LA PAGINA DI TIZIANA 2012


Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Due siti che piacciono a Tiziana SITO N. 1 - SITO N.2

23/2/12 - Tutti ricordano la sconfitta di Napoleone al largo di Trafalgar (21 ottobre 1805). Per terra le sue armate erano (fino a un certo momento) imbattibili. Per mare mai. Può essere utile ripassare il giudizio che dava dei suoi ammiragli nel volume Manuale del capo (Einaudi 2009). Riuscì a cambiare l’esercito, a fondare l’impero ma non a convincere i suoi ammiragli. Furono gli unici a non capire che bisognava cambiare. Che non accettarono mai i suoi ordini-consigli (Nicola Saldutti)
Viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza (Albert Camus)

Ricorda Vincenzo Trione, esperto di arte e design, che nei primi anni Settanta a NY interi quartieri, vagoni della metropolitana, facciate di palazzi, sono invasi da graffiti che gridano con i colori la necessità di una generazione di esserci.  E ancora, richiama alla nostra attenzione  un reportage di Tahar Ben Jelloun nella Tripoli di Gheddafi dove non ci sono né manifesti pubblicitari, né illuminazioni, solo poster con le foto del colonnello.
Nei giorni scorsi a Londra la Serpentine Gallery ha organizzato un seminario presso il Royal College of Art sulle scelte di alcuni artisti arabi che sono stati e che continuano ad essere attivi nella fase del difficile cambiamento politico e sociale dei loro Paesi.
Al Cairo, all’indomani dei fatti di piazza Tahrir, guidati dall’artista Ganzeer, molti altri (Khaled, El Teneen, Keizer, Hosni) hanno deciso di decorare i muri della città, di dare vita ad un’ “arte attinente alla vita”. Su un lato del palazzo del governo egiziano è stato dipinto un grande murales che ricorda le 850 persone uccise nei giorni della rivolta. Ma anche il disegno di una enorme scacchiera dove tutti i pedoni sono in piedi nelle loro caselle tranne il re che cade. E poi una Hello Kitty in mogliettina rosa che brandisce un mitra, grandi volti  di ragazze e ragazzi che gridano silent no more, e un Assad con i baffi di Hitler e un braccio proteso nel saluto a braccio teso dal quale pendono degli impiccati.
Su “il Giornale dell’Arte” ci si interroga su cosa fare di questi murales: lasciarli scomparire “abbandonati al loro destino transitorio” oppure salvarli perché testimoni di un momento di svolta? Mentre i critici  dibattono, piacerebbe che l’Occidente stesse accanto a questo fermento di libertà che si esprime anche col colore, questo lieve sentore di democrazia e di indipendenza che arriva dal mondo arabo. Guai a ignorare questo friccicore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Metà del volto di Zakia
è stato cancellato dall’acido gettatole in faccia dal marito. Ciò che resta – un occhio, una parte del naso, la bocca – lo nasconde il niqab. E’ una delle 150 vittime l’anno (dichiarate) di attacchi con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto, lei cerca giustizia in tribunale. Lo racconta Saving Face, documentario candidato all’Oscar (Viviana Mazza)

http://www.serpentinegallery.org/


21/2/12Apri gli occhi e guardami in tutto il mio splendore, perché a questo punto del viaggio hai visto cose tali da esser in grado di sostenere la luce del mio sorriso (XIII Canto del Paradiso)
Non più andrai farfallone amoroso/notte e giorno d’intorno girando/delle belle turbando il riposo
(Con le mani andrò/dove sento il cuore/che mi fa capire come stai/aspettando me)

Forse ce ne vergogniamo. Deve essere questo il motivo per cui scriviamo poco dei troppi omicidi di donne.  Lo scorso anno si chiuse con l’orribile assassinio della 24enne Stefania consumato sotto gli occhi del nonno che tentava di difenderla mentre sua madre era dai carabinieri a denunciare per stalking l’ex fidanzato della giovane. Fu la 97esima donna ammazzata dal fidanzato marito padre amante. Ad oggi, e siamo solo alla metà del secondo mese dell’anno, le vittime sono già 20. E ovunque: da Napoli a Modena, da Crema a Trapani, da Trieste a Sassari.  
Raptus sessuale? Violenza familiare? Delitto passionale?
Sembrano cose che non ci riguardano o che appartengono ad un Paese marginale che la maggior parte di noi non abita. Siamo pronti a rilevare quando una di queste tante uccisioni è di una straniera, così si può scrivere che riguarda culture distanti da noi, furori religiosi. Ma non è vero. Sono gli uomini che non cambiano, insicuri, fragili, smarriti, che non riescono ad accettare che le donne che credono di aver scelto sono stufe di loro. Della loro inadeguatezza intellettuale, della loro scarsa fantasia, della loro inutilità.  Non sono esemplari rari, sono i maschi che vediamo in televisione, che frequentano i nostri uffici, le nostre città, qualche volta forse anche il nostro letto. 
Continuiamo a far finta di niente? 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Caterina Soffici, MA LE DONNE NO, Feltrinelli,  € 14
Ogni giorno un maschio italiano ha 81 minuti e mezzo di tempo libero in più di una donna. L’Italia è la società più maschilista d’Europa. Solo nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 viene cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale. Il libro racconta storie, personaggi e fenomeni imprevedibili durante la mia giovinezza, come il velinismo politico o le soubrette che si fingono deficienti per acchiappare l’audience. Storie di lavoro “a parità di impiego le italiane guadagnano il 26% in meno dei colleghi”, ma anche successi “il caso di Renata assunta dall’Ikea nel ’96 come responsabile del controllo di gestione del negozio di Grugliasco, promossa vicedirettore mentre è in maternità per la nascita del primo figlio, poi a direttore durante la maternità del secondo”. E vistose assenze “le donne italiane nel Parlamento sono il 10,4%, in Svezia il 45%”. Le quote rose, emendamento alla legge elettorale presentato da Stefania Prestigiacomo nel 2003, naufragato in Aula il 12 ottobre 2005, prevedere di riservare alle donne il 25% dei posti in lista e sanzionava con un 10% dei rimborsi elettorali i partiti che violavano la norma. Voti a favore 140, contrari 452”.  Il confronto con l’estero umilia, ma dimostra che un mondo meno sessista è possibile: “in Spagna  l’obbligo di lavori domestici per gli uomini fa parte, per legge, dei doveri coniugali”, ma anche “ la Norvegia è stato il primo Paese a introdurre la paternità obbligatoria: 10 settimane al 100%, o 12 all’80% dello stipendio. In Danimarca i mesi sono 6 al 100% e altri 6 al 90%. In Svezia il congedo parentale è di 16 mesi da dividere a scelta tra i genitori”.  Il sottotitolo del libro è “come si vive nel paese più maschilista d’Europa”.  La mia risposta è male, specie se ti avevano preparato e avevi lavorato per qualcosa di diverso. 
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Resilienza  è l’atto che compiono i naufraghi nel risalire sulle imbarcazioni rovesciate. Il termine indica anche il processo emotivo che permette alle persone che hanno subito un trauma acuto o cronico di ricostruire in senso positivo la propria vita.  Con il termine coping si intende il processo che le persone mettono in atto per fronteggiare e ridurre lo stress. Segnaliamo due libri Valutare la resilienza di Laudadio, Mazzocchetti, Fiz Perez, Carocci editore, € 16.50 e “Colpire lo stress: il coping” di Laudadio, Fiz Perez, Franco Angeli editore, € 16.00


19/2/12 – The Complete Spot Paintings 1986-2011 fino al 10 marzo presso la Galleria Gagosian, Via Crispi 16, Roma , da martedì a sabato dalle 10,30 alle 19.  “I was always a colourist, I’ve always had a phenomenal love of colour… I mean, I just move colour around on its own. So that’s where the spot paintings came from to create that structure to do those colours, and do nothing.  I suddenly got what I wanted. It was just a way of pinning down the joy of colour” (Damien Hirst)

Il grande avvenimento culturale dell’era alemanna sta per compiersi. Annunciato come evento – richiesta di accredito con settimane di anticipo, valanghe di mail per precisare spostare aggiustare l’ora della conferenza stampa, permessi centellinati per foto e riprese – ai Musei Capitolini dal 1° marzo  sarà visibile al pubblico Lux in arcana. L’Archivio segreto vaticano presta un centinaio dei suoi documenti a Roma: sono reperti importanti come la bolla di deposizione di Federico II, la scomunica di Leone X a Lutero, gli atti del processo a Galileo Galilei, la lettera su corteccia scritta dagli italiani d’America a Leone XIII…   
L’Archivio segreto vaticano è stato fondato da Paolo V nel 1612. La documentazione copre un arco cronologico di circa dodici secoli (VII –XX secolo), ed è articolata in oltre 600 fondi archivistici e si estende per 85 km lineari di scaffalature. I depositi del materiale archivistico sono dislocati in diversi ambienti del Palazzo apostolico e nel bunker sotterraneo voluto da Paolo VI e inaugurato da Gran Premio II nel 1982, un locale su due piani ricavato nel sottosuolo del Cortile della Pigna dei Musei vaticani.  Sarà interessante vedere e leggere un documento fondamentale del dogma cattolico come l’Ineffabile Deus di Pio IX  sulla Immacolata concezione (1854), o la bolla Inter Cetera di Alessandro VI (1493) che decretava la spartizione tra spagnoli e portoghesi delle terre del nuovo mondo scoperto da Cristoforo Colombo, e la lettera a Pio IX della veggente di Lourdes. E’ una mostra importante perché questi documenti sono visibili in Vaticano solo a studiosi specializzati o ad ecclesiastici.
Naturalmente quello che ci piacerebbe vedere degli Archivi vaticani sono i documenti secretati (magari prima delle sbianchettature), che riguardano la nostra storia recente quali quelli sulla vita e le azioni di  Pio XII, o anche, oltre agli atti del diabolico processo a Galileo, i documenti e le bolle di Paolo IV che favorì l’Inquisizione e le violente misure contro gli ebrei che segnarono la vita di quel popolo sotto tutti i pontefici.  E’ inutile aggiungere che la facile e scontata scelta di prestare documenti ai Musei Capitolini è un ribadire che Roma (ahimè) è strettamente e dolorosamente connessa alla storia del papato.

Ineffabile Deus
La proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, che stabiliva l’immunità di Maria dal primo istante della sua esistenza, cioè dal peccato originale, oltre ad accrescere nei fedeli la devozione per la Vergine, costituì il passo decisivo per la definizione dell’infallibilità papale. L’atto pontificio, sebbene fosse il frutto di una lunga consultazione avviata dal 1848 con i vescovi delle varie diocesi e arrivato  solo nel 1854,  dimostrava l’autorità sovrana della Chiesa nella dottrina e nell’infallibilità del vicario di Cristo in terra.

La lettera di Bernadette
Il 7 gennaio 1844, cioè dieci anni prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, nasceva a Lourdes Bernadette Soubirous.  Alla giovane, l’11 febbraio 1858, presso la grotta di Massabielle apparve una piccola e giovane signora con veste e velo bianco, fascia blu in vita, rose dorate sui piedi e un rosario tra le mani che le chiede di tornare lì tutti i giorni per due settimane. L’apparizione non svela la sua identità fino al 25 marzo  quando dirà a Bernadette di essere l’immacolata concezione. La ragazzina ignora il senso di quella espressione che esprime un dogma definito solo pochi anni prima. Ai Musei Capitolini sarà visibile la lettera che Bernadette il 17 dicembre 1876 invierà, dal convento dove è suora, a Pio IX , nella quale definendosi “un piccolo zuavo di vostra santità, armato di preghiera e sacrificio” auspica al papa una speciale raccomandazione su di lui che ha proclamata immacolata la santissima vergine. Tiziana

Kim Minjung. Il segno della luce. Macro Testaccio, Roma, fino al 4 marzo.
Un grande lavoro di Kim Minjung  realizzato per questa mostra
. E’ un’opera di circa trenta metri che appartiene al ciclo Mountains, opere che Minjung ha cominciato a realizzare dal 1997 e in cui la luce (e il colore) gioca un ruolo fondamentale dal grigio perla al nero assoluto. Il genesi di questa serie è una passeggiata all’alba, una roccia sul mare, lo studio delle onde. L’artista, arrivata dalla Corea nel 1991, ha studiato all’Accademia di Brera a Milano e vive per lunghi periodi nel nostro Paese
(dal comunicato stampa Zetema) : In occasione dell’anniversario della morte di Giordano Bruno, arso vivo sul rogo a Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600 per le sue convinzioni giudicate eretiche dal Tribunale dell'Inquisizione romana, oggi venerdì 17 febbraio 2012 l’Archivio Segreto Vaticano svela il 17° documento esposto ai Musei Capitolini per la mostra Lux in arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela: il Sommario del processo a GIORDANO BRUNO.
Il documento, da oggi online su www.luxinarcana.org, è eccezionalmente rilevante perché gli atti del processo a carico di Giordano Bruno sono oggi perduti, forse mandati al macero insieme agli altri processi del Sant’Uffizio, prima che gli archivi romani - trasferiti a Parigi per ordine di Napoleone nel 1810 - venissero restituiti alla Santa Sede tra il 1815 e il 1817. Del dossier rimane solo questo sommario, contenente ampi estratti del suo fascicolo processuale. Grazie alla partnership tecnologica con Accenture - azienda Globale di Management Consulting, Technology and Outsourcing - dal 29 febbraio, data di inaugurazione della mostra, una sofisticata app - sviluppata appositamente per l’Archivio Segreto Vaticano in questa occasione - consentirà, ad esempio, di inquadrare con il proprio tablet o smartphone la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori e vedere nello schermo accendersi il rogo, aprire i documenti collegati al processo del filosofo, rivivere con video ulteriori approfondimenti sulla vita e le idee del frate domenicano. La app che Accenture ha sviluppato permetterà inoltre di esplorare tutti i documenti della mostra con contenuti approfonditi e multimediali, accrescendo l’esperienza culturale ed emozionale dell’evento. L’attesissima mostra Lux in arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela, ideata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura, a cura di Alessandra Gonzato, Marco Maiorino, Pier Paolo Piergentili e Gianni Venditti, aprirà al pubblico dalle ore 17.30 di mercoledì 29 febbraio 2012. Per il primo giorno i Musei Capitolini prolungheranno l’orario di apertura fino alle ore 21.30. Sarà possibile visitare la mostra fino al 9 settembre 2012.Il catalogo che accompagna la mostra è edito da Palombi Editori (cm 29,7 x 21, pagine: 224 a colori, euro 14.00) ed ha due versioni, in italiano e in inglese.I documenti fino ad oggi rivelati, sono online sul sito della mostra www.luxinarcana.org insieme con notizie e approfondimenti su personaggi e curiosità legate all’Archivio Segreto Vaticano.


15/2/12 – Posto di fronte all’alternativa tra abiurare o morire, Bruno rispose: “che non deve né può ritrattare, e che non ha da ritrattare e che non ha materia di ritrattazione, e che non sa su cosa debba ritrattare”. La sentenza di morte per eresia fu pronunciata l’8 febbraio del 1600. Bruno arse sul rogo alzato a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600, l’anno del Giubileo (Atti del processo a Giordano Bruno)

Nell’anno santo 1600, Giordano Bruno, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo de’ Fiori. Per più di un secolo la sua memoria appartenne a pochi, fino all’800, quando Bruno fu riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in un martire dell’oscurantismo religioso, simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza. L’immagine che la cultura italiana si è costruita di lui, subito dopo l’Unità, è un pezzo significativo della costruzione dell’identità italiana.
Di seguito una breve ricostruzione della inaugurazione del monumento, ai cui piedi, venerdì 17 febbraio alle ore 17, la storica Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno, porterà serti di alloro e corone di fiori. Nel nome di Giordano Bruno si parlerà di  Emancipazione e Uguaglianza. Interverranno: Maria Mantello (Giordano Bruno – il coraggio dell’emancipazione), Francesco De Martini (Giordano Bruno – libertà e scienza), Elena Coccia (Beni Comuni), Gianni Ferrara (Liberi dal bisogno – il valore laico della Costituzione). Presenta Antonella Cristofaro
A tenere in vita la nazione e a spingerla sicura per le vie del progresso, occorre che gli animi dei cittadini siano emancipati per davvero dal tradizionale servaggio in cui li ha messi la Chiesa, che questa sia ridotta in termini tali da non avere né forza né potestà da contendere allo Stato alcuno degli uffici di pubblico educatore, Eleveremo, perciò, il monumento a Giordano Bruno, in Campo di Fiori, in atto di espiazione delle colpe dei nostri avi, la cui morale ignavia fu ragione del nostro ritardato progresso politico, perché serva come da simbolo alle moltitudini della libertà di coscienza, che avranno col tempo viva e potente, quando cresceranno di coltura, e perché sia monito salutare a tutti gli abili, e a tutti i trepidi che parlano di conciliazione senza arrossire (Antonio Labriola, da una lettera al Comitato pisano per le onoranze a Bruno)

Roma 9 giugno 1889
, domenica di Pentecoste, piazza Campo de’ Fiori è pavesata con stendardi colorati. Tutt’intorno alla piazza grandi tabelloni dove sono scritte frasi pronunciate da Bruno, come “tremate più voi nel pronunziare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Si inaugura il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul viso, pensieroso e raccolto, in una severità accentuata dal bronzo della statua. L’iscrizione dice “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”.  Un corteo parte da piazza Esedra (oggi piazza della Repubblica) alle 9. Secondo i giornali cattolici sono meno di cinquemila, per il Messaggero ventimila. In testa al corteo i reduci garibaldini, poi  il rettore e i professori dell’università di Roma, i rappresentanti delle università straniere, i membri della municipalità con il sindaco di Roma, le associazioni di Nola, le logge massoniche. Mancano esponenti del governo presieduto da Francesco Crispi, masfilano molti deputati. Il percorso del corteo, che passa per via Nazionale e piazza Venezia prima di entrare in Campo de’ Fiori, è salutato festosamente dai romani. L’oratore ufficiale della cerimonia è il repubblicano Giovanni Bovio, deputato dal 1876, massone. Come massone e anticlericale è Ettore Ferrari, deputato liberale e scultore del monumento. Al termine della cerimonia il corteo si reca al Campidoglio per rendere omaggio al busto di Garibaldi.
Una giornata memorabile per Roma, nera per il clero. Il papa, che aveva minacciato di lasciare la capitale qualora fosse stato scoperto il monumento, passa la giornata digiuno e prostrato davanti alla statua di san Pietro mentre “l’idra rivoluzionaria debaccava per le strade della città”.   Il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, in tutte le chiese di Roma si celebrano messe di riparazione, e l’aristocrazia romana si reca per una funzione in san Pietro. Il 30 giugno il papa Leone XIII  denuncia l’oltraggio fatto alla Chiesa considerando il bronzo di Bruno il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”.  Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, ascaro dell’attacco al mondo moderno, scrive che la statua di Bruno “segna il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico”.  La piazza Campo de’ Fiori  “deve rinominarsi Campo Maledetto in attesa che al posto del monumento si erga una Cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesù”.
E’ bene ricordare che la proposta di rimuovere la statua di Bruno dalla piazza fu avanzata dalla stampa cattolica nel 1929 in occasione della stipula dei Patti Lateranensi, incontrando però l’opposizione di Mussolini.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Altri interessanti appuntamenti:

18 febbraio - Partecipiamo tutti al sit in davanti l’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede a viale delle Belle Arti, organizzato dall'UAAR

19  febbraio, ore 15.30
. Il Gruppo Laico di Ricerca propone in Piazza Salvatore in Lauro. Incontri per Strada: Le memorie di Tor di Nona
Ricordi raccontati nel luogo dove, nel gennaio  1949, grandi assemblee popolari sancivano l'inizio della straordinaria avventura della Repubblica Romana e dove, agli inizi dell'anno 1600, nel terribile carcere di Tor di Nona, fu imprigionato Giordano Bruno
.


14/2/12 Scrivere consente di mettere il proprio pensiero come in aspettativa, a disposizione di coloro che, oggi o domani, potranno ascoltarlo (Luce Irigaray)

Ogni tre per due mi sento chiedere se ho un profilo facebook. Me lo sollecitano perfino amici che sento tre volte al giorno al telefono. Persone con le quali raggiungo il record della telefonata chilometrica prima di cena, mi dicono che è un peccato che non sono su fb perché avrei potuto partecipare ad una discussione esaltante importante stimolante. A me sembra sufficiente avere l’email per le comunicazioni veloci, per qualche scambio di foto, e poi l’immenso mondo fatto di chiacchiere passeggiate colazioni telefonate appuntamenti.  Sembra però che io con queste convinzioni mi muova nel medioevo, e che scrivere le proprie piccole e modeste opinioni su un sito – una forma di nudità (intellettuale) che ne accoglie un’altra mi pareva – sia superato quanto firmare un assegno con la piuma d’oca.
E’ obsoleto un sito a disposizione di chiunque? A me sembra antipatico che su fb si debba chiedere se si può entrare. L’amicizia poi!  Ma l’amicizia è il più prezioso e fragile dei sentimenti, non avremo sbagliato la traduzione? 
Io non sono una persona popolare e carismatica e manco voglio diventarlo, non voglio essere oggetto di curiosità, non voglio che qualcuno si aggreghi alla mia community (sic) per spiare quello che ho mangiato o di che colore mi sono fatta i capelli. Io sono una solitaria e voglio rimanerlo e quello che pensano i miei (pochi e selezionati) amici sulle questioni per me importanti lo so.
Aspirerei a leggere in rete, attraverso link blog siti lettere, delle idee (che rompano il mare di ghiaccio che è dentro e fuori di noi) delle persone che non conosco.
In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni (come più volte scritto) scambiarsi idee anche fra sconosciuti nell’immenso mare della rete, secondo me servirebbe. (comunque mi dicono che si può fare un profilo aperto e, come insegna Bond, mai dire mai)

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI


12/2/12 - Il vocabolo inglese “valentine” significa sia innamorato, sia biglietto d’amore. E’ il riferimento più sicuro per la festa dei cuori, giacché il nesso con il  santo resta avvolto nell’incertezza come le vicende che ne hanno caratterizzato la vita. Forse fu bastonato e decapitato il 14 febbraio  di un anno intorno al 270. Forse a Roma. Forse a Terni. Perché è il patrono degli innamorati? Alcuni suppongono che fu un modo per cristianizzare la festa romana di Lupercalia. Parrebbe insomma che per abolire la non poco delicata usanza, in virtù della quale i ragazzi pagani tiravano a sorte le fanciulle in onore della dea Giunone Februata, alcuni pastori sostituissero i nomi delle ragazze con quelle dei santi (Armando Torno)

Celebrare una messa in onore dei morti non è cosa discutibile né da discutere. Un po’ diverso se alla messa partecipa il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio e se la rai dedica una intera mattina all’evento.  La messa in questione ha riguardato i morti e i dispersi della Costa Concordia naufragata al Giglio, un episodio che ha ferito e rattristato il Paese. L’Italia, che pure ha compiuto 150 anni, non è a tutt’oggi ancora in grado di celebrare un evento triste in modo laico, così da consentire la partecipazione di tutti gli italiani. Invece, come scriveva qualche giorno fa Sergio Romano rispondendo ad una lettrice offesa dalla sua affermazione che le notizie riguardanti il papa erano eccessive,  anche in questa occasione gli italiani non cattolici sono stati ridotti “allo stato di captive audience, cioè uomini e donne che devono assistere  a uno spettacolo scelto da altri”. 
E’ difficile amare il proprio Paese quando in momenti collettivi di dolore – per i morti del terremoto dell’aquilano, per il rientro delle salme dei soldati, per i viareggini bruciati dal combustibile, per l’omicidio della giovane di Avetrana… -  l’unica possibilità è raccogliersi attorno ad un altare.  Ignorare che in questo paese esistono non credenti e credenti in altro, è una offesa da parte dello Stato che, con tutta evidenza, preferisce continuare ad essere subalterno alla Santa Sede piuttosto che onorare tutti i suoi cittadini. Ricorda da vicino – troppo da vicino - quello che fece l’ultimo re d’Italia quando firmò, in ossequio al fascismo, le leggi razziali che condannavano milioni di italiani. E’ offensivo che lo Stato italiano non riesca ancora a fare un passo per superare l’articolo 7 della nostra Costituzione, quello che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. L’unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Potrei aggiungere che una Chiesa che vuole dominare anche sui non credenti è una offesa anche a quei cattolici che si riconoscono nella storia di Cristo che predicava la compassione. Ma non è  una cosa che mi riguarda perché questa storia non mi appartiene.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Scrivevamo il 20/11/09
- L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare a Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Su di lei si stanno pubblicando saggi, libri, film, si organizzano convegni e conferenze tentando il più possibile di cancellare le sue origini. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa  assistente di Edmund Husserl,  che si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.  Tra il 1933 e il 1938 chiese udienza a Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata, ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz, deportata e morta perché ebrea. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?
Tiziana Ficacci,
www.nogod.it

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Resilienza
  è l’atto che compiono i naufraghi nel risalire sulle imbarcazioni rovesciate. Il termine indica anche il processo emotivo che permette alle persone che hanno subito un trauma acuto o cronico di ricostruire in senso positivo la propria vita.  Con il termine coping si intende il processo che le persone mettono in atto per fronteggiare e ridurre lo stress. Segnaliamo due libri “Valutare la resilienza” di Laudadio, Mazzocchetti, Fiz Perez, Carocci editore, € 16.50 e “Colpire lo stress: il coping” di Laudadio, Fiz Perez, Franco Angeli editore, € 16.00


8/2/12Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia. Con albagia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico; chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società… Uomini che hanno la stessa religione hanno diverse fibre morali, e uomini che hanno diverse religioni hanno eguali modi di comportarsi moralmente. Questa esperienza non esiste per il clericale. Esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. (Gaetano Salvemini, prefazione a Il programma scolastico dei clericali, 1951)
La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins)

Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso  è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale.  
Ogni giorno noi italiani vediamo quanto sia sproporzionato lo spazio che i media concedono ai sospiri del papa, della Cei, al parere dell’ultimo parroco. Ogni giorno sentiamo le persone che si indignano dei beni sottratti a tutti gli  italiani a favore delle gerarchie ecclesiastiche.
Questo train de vie  ci umilia come italiani, anche perché sappiamo che i nostri concittadini, anche molti cattolici, non condividono l’onnipresenza della Santa Sede, né vogliono sentirsi  il fiato sul collo per le frenesie sessuofobiche  e per i troppi dogmi sul come vivere e come morire.
Partendo da questa ovvia e banale constatazione, non si comprende perché dobbiamo continuare a pensare che ogni cittadino musulmano sia un invasato. Se il disgraziato nasceva qualche metro più in là magari era cristiano. I cittadini musulmani, che ormai conosciamo anche nel nostro Paese, per la maggioranza sono esattamente come noi, hanno le nostre stesse aspettative e desideri. Sicuramente fa scalpore che qualche cittadino del Bangladesh o del Marocco ammazza la moglie o la figlia perché si occidentalizza, ma è inammissibile che un italiano si scandalizzi per questo, come se  ignorasse che drammi familiari uguali sono stati una realtà fino a poco tempo fa.
Facciamo un po’ di ordine: nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale. Possiamo scandalizzarci di qualcuno che proviene da un paese che ha un diverso livello di sviluppo e che fra qualche anno raggiungerà il nostro? E noi quando riusciremo a raggiungere i diritti civili del resto dell’occidente? Quando le donne avranno realmente pari diritto e non si sarà discriminati per le proprie scelte sessuali ad esempio?  Non c’è una punta di razzismo nel pregiudizio secondo il quale il mondo musulmano non è culturalmente adatto alla libertà? Attenti che è quello che in molti paesi europei dicono di noi vaticaliani. E tutto ciò con la religione non c’entra – e l’agnostico lo riconosce - ma c’entra semmai molto con la malleveria della politica insulsa alla gerarchia teocratica.  E per ultimo, questo atteggiamento schizzato nei confronti degli islamici, mette il bavaglio a quei tanti che hanno animato le primavere arabe. Non accompagnare i cittadini che hanno contestato le dittature e che percorrono l’accidentato difficile duro sentiero della democrazia, è scellerato.
Qual è il dovere dei laici? Intanto dare spazio alla storia del pensiero laico, poi non  criminalizzare le religioni ma neanche ritenerle portatrici -senza se e senza ma - di valori positivi. Le religioni possono offrire qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani. 
La moderazione e la sobrietà nei giudizi ci serve per compiere il percorso verso la fragile meravigliosa e misteriosa felicità umana .

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Il Guggenheim, l’avanguardia americana 1945-1980
, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, Roma, fino al 6 maggio:  59 opere esposte, tra cui Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Rick Serra…  Le opere esposte provengono dai musei Guggenheim di Bilbao, NY e Venezia . Esposte anche le opere vendute al Guggenheim nel ’91 dal collezionista italiano Giovanni Panza di Biumo (nella totale indifferenza delle istituzioni italiane)


6/2/12 - Il simposio della Gregoriana (sulla pedofilia) dovrà sciogliere due nodi fondamentali. Dovrà o no il vescovo denunciare sempre i crimini alle autorità di polizia? O deve farlo solo nei paesi dove lo obbliga la legge? Papa Ratzinger finora non ha dato l’ordine di denunciare immediatamente. Tutte le associazioni a tutela delle vittime invece lo esigono. Il secondo nodo riguarda l’apertura di indagini per scoprire i crimini insabbiati del passato. Molti episcopati, fra cui l’italiano, non vorrebbero imboccare la strada della trasparenza a 360 ° (Marco Politi, Il Fatto, 4.2.12)

Antonietta Meo, detta Nennolina, è una bambina romana colpita da osteosarcoma. Le viene amputata una gamba e la piccina scrive letterine a Gesù: “ti prego, ridammi la mia gambina. Se non vuoi, capirò”. Intenerisce il cuore  pensare al dolore della povera Nennolina, nata nel 1930 e morta appena sette anni dopo; chissà se la compassione che proviamo per la romanina è la stessa che, nel dicembre del 2007, guidò Benedetto XVI a firmare il decreto per riconoscere le virtù eroiche della bimba che presto potrebbe diventare la più giovane santa della Chiesa cattolica. Da serva di Dio, titolo ottenuto nel 1972 e che è il primo gradino per la strada della santità, il percorso è stato lentissimo nonostante le pressioni dell’Azione cattolica e, sorprendentemente, non accelerò neanche sotto il regno di Gran Premio II che pure licenziò moltissimi santi e beati, taluni assai controversi come Pio IX, il papa del Sillabo*.  Le spoglie della bambina sono conservate in Santa Croce in Gerusalemme (interessante chiesa tra Porta Maggiore e la basilica di san Giovanni) in una cripta ricavata appositamente. Si possono vedere anche le mirabilia (letterine, disegni, abitini, giocattoli) appartenute alla piccola. All’interno della chiesa è attivo un gruppo di postulanti che sollecitano, raccogliendo firme, un aumento della velocità della pratica al papa. La lentezza è legata alla questione dell’età: è possibile che una bambina così piccola possa avere coscienza della propria fede e la forza per esercitarla in condizioni estreme? La Congregazione della causa dei santi nel 1981 emise una dichiarazione con la quale la Chiesa riconosceva che i bambini possono realizzare azioni eroiche di fede.
Ovviamente la questione della santità è un fatto interno alla Chiesa che poco o nulla interessa all’agnostico, ma, al netto della tenerezza che proviamo davanti al dolore e alla fiducia in Gesù della piccola Nennolina, una fiducia che spesso i malati hanno, il pensiero corre alla beata Quartina, antenata del Marchese del Grillo**, che doveva l’onore dell’altare alla premonizione che una rosa con cui si era punta al mattino, sarebbe sfiorita nel corso della giornata.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Il Sillabo elencava 80 proposizioni mediante le quali la Chiesa condannava quelli che riteneva gli errori capitali del pensiero filosofico e politico, e in pratica tutta la filosofia moderna
** Il Marchese del Grillo, film di Mario Monicelli del 1981 con Alberto Sordi tratto da Il Marchese del Grillo leggenda romana, di Raffele Giovagnoli pubblicato nel 1877


3/2/12 – Non mi sembra giusto che gli italiani non cattolici siano ridotti in alcune circostanze allo stato di “captive audience”, espressione inglese che definisce una platea composta da persone “prigioniere”, vale a dire uomini e donne che devono assistere a uno spettacolo scelto da altri. E’ quello che accade quando la tv pubblica trasmette la messa domenicale o registra fedelmente tutte le apparizioni papali, anche quando non trasmettono alcuna informazione. I fedeli hanno diritto di essere confortati nella loro fede…ma per questo in uno Stato liberale, esistono le televisioni private, la stampa edificante, l’editoria delle congregazioni, i bollettini ecclesiastici. Quando leggo l’Osservatore Romano ammiro la serietà con cui questo giornale cerca di conciliare il compito di celebrare e quello d’informare. Quando la rai registra fedelmente le pubbliche apparizioni del papa, penso che quello non sia il suo mestiere (Sergio Romano, rubrica lettere Corriere della Sera)
Lui morirà ed io morirò/Lui lascerà l’insegna, io lascerò dei versi/A un certo momento morirà anche l’insegna, e anche i versi/Dopo un po’ morirà la strada dov’era stata l’insegna/E la lingua in cui erano stati scritti i versi/Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo (Fernando Pessoa)

Alcuni ricercatori dell’Università di Chicago hanno effettuato un test sui ratti. I topolini avevano di fronte due situazioni: potevano mangiare la cioccolata oppure liberare un altro ratto imprigionato in un tubo. Alla fine, gli animali preferivano liberare il loro simile e poi condividere con lui la cioccolata. Partendo da questa ricerca Peter Singer, filosofo dell’etica presso l’Università di Princeton, in un lungo editoriale sul New York Times si chiede se sia possibile produrre un farmaco che crei compassione in chi non prova questo sentimento. E’ una domanda interessante quella di Singer, perché è frequente la suprema indifferenza degli esseri umani di fronte a una evidente e tragica sofferenza di altri esseri umani. Sebbene sia equo il rispetto del libero arbitrio, che non è un dono del cielo ma il frutto dell’intelligenza, è lecito chiedersi se la vita abbia un senso quando non si riesce a provare empatia per i simili.
Per dare un giudizio sull’operato di una personalità pubblica, bisogna avere la pazienza della storia. Per questo è stata una roba brutta leggere sentire vedere commenti così precipitosi – in un senso e nell’altro - sulla figura del presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro mentre il suo corpo era ancora caldo. Intanto, sembra banale ma bisogna dirlo, quando una persona muore si deve stare in silenzio perché non c’è niente di più triste della fine della vita. Magari soffermarsi un attimo sul dolore della figlia e dei suoi amici non avrebbe fatto male.
Ci piace ricordare il presidente Scalfaro  con le parole di Curzio Malaparte che - in riferimento al noto episodio in cui giovane deputato dc scelbiano, chiese ad una donna di infilarsi il bolero perché le sue spalle erano troppo provocanti - scrisse: a giudicare dai lamenti, dalle minacce, dalle esortazioni, dalle preghiere e dai progetti dell’onorevole Scalfaro, si direbbe che l’Italia sia un sobborgo di Sodoma, la Bestia dell’Apocalisse, un museo dei vizi, una scuola di depravazione, una sentina di impurità”. Ma anche le sue parole rivolte a Gran Premio II in visita al Quirinale : La laicità dello stato è un presupposto che nulla toglie alla fede di chi crede nei valori cristiani”, e ancora, alla vigilia del giubileo mentre i rappresentanti  di tutti i partiti correvano a mettersi il crocefisso all’occhiello: la laicità dello Stato è sacra e non accetta facilmente delle scene di contaminazione che, sulla piazza di san Pietro, sono capitate qualche settimana fa. Non le accetto perché vi è una dignità dello Stato ed una dignità della Chiesa”.
Un altro fatto che mostra la fine dell’empatia è firmato Alessandro Sallusti direttore de Il Giornale, che ha deciso di rispondere alle antipatiche critiche del settimanale tedesco Der Spiegel, titolando “a noi Schettino a voi Auschwitz”. Un modo disinvolto di volgere al proprio scopo i simboli della Shoah, coprendo, nel tentativo di risvegliare l’orgoglio nazionale offeso, di negare la responsabilità del fascismo e dell’Italia e degli italiani di quegli anni.  Un forma di negazionismo quella di Sallusti, perché nega la responsabilità di chi di quei fatti è corresponsabile.
Degna di nota, infine, è la mancanza di empatia nei confronti delle donne, ahimè spesso dalle stesse donne. Si è naturalmente liberi di dare il giudizio che si crede del ministro del Lavoro Elsa Fornero, ma che venga definita emotiva e piangente come di solito le donne sono è sconsolante. E’ appena il caso di ricordare che le donne che hanno partorito, cosa peraltro naturale, non dovrebbero pensare di avere una marcia in più rispetto alle congeneri che hanno deciso di astenersi dalla maternità.

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Sabato 4 febbraio
si potranno acquistare delle reticelle di arance e contribuire con pochi euro alla ricerca sul cancro. In particolare quest’anno l’Airc pone l’accento sugli effetti del sale.  L’uso eccessivo infatti aumenta il rischio, fino al 70%, di andare incontro a tumori apparentemente meno correlati all’alimentazione, come quello al polmone, al testicolo, alla vescica. In Italia il consumo medio giornaliero di sale è di 13 grammi, ne dovremmo utilizzare la metà (www.airc.it)


29/1/12La madre della pidiellina Michaela Biancofiore viene dimessa da una casa di riposo dell’Inpdap. Vi occupava una doppia con una persona con cui aveva dichiarato di essere sposata, ma non era vero. “Convive con il suo compagno da 20 anni e lo considera ovviamente il marito”, la difende la figlia. E il regolamento Inpdap che considera vincolante lo stato matrimoniale è “vetusto”. Peccato che la vetusto-cattolica Biancofiore avesse sostenuto che le unioni di fatto eterosessuali, i pacs, oltre che, Dio non voglia, le coppie omosessuali, non sono equiparabili allo stato matrimoniale. E che i cattolici devono essere “contro i pacs senza se e senza ma”. Tranne il ma di mamma, ovviamente  (Balthazar)
Una semplice domanda: “perché i sindacati agricoli offrono gratis prodotti ortofrutticoli in zone dove gli abitanti sono più che benestanti (per esempio piazzale Flaminio) e non nelle periferie dove gli abitanti tirano il collo? Forse perché i giornalisti con i loro cameraman vanno in periferia solo per la cronaca nera ma non per una regalia di ortofrutta e di conseguenza niente articoli e riprese per i sindacati? (lettera di Gianfranco Ferri sul Corriere Roma)
I sommersi vivono nella coscienza dei salvati, attraverso i quali giunge l’eco del loro strazio, della loro disperazione (P. Levi)
 

Nonostante il governo decisionista lo sentiamo ogni giorno di più che l’Italia perde colpi e non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Avremmo bisogno di rendiconti  sinceri e pubblici, di una analisi collettiva che ci permetta di specchiarci nella verità. Invece continua a non accadere niente di questo, ognuno di noi continua a borbottare tra sé, al massimo con qualche amico.
Appena ieri si sono concluse le grandiosi manifestazioni televisive-istituzionali sulla Giornata della memoria* e abbiamo appreso che l’Italia con quella follia non c’entra, qui non ci sono state leggi razziali, non volenterosi carnefici civili e militari, non silenzi – meglio, complicità -  pontificie. Oceani di indulgenza sul nostro passato razzista così possiamo continuare a non assumerci la responsabilità di quel che facciamo.
L’italiano sente di appartenere all’Europa nord-occidentale libera e moderna, ama quel modello, ma vive ed appartiene a un paese irrimediabilmente diverso e lontano. Due appartenenze in conflitto fra loro per il peso della religione, l’eterno conflitto tra modernità e cattolicesimo. Lo sappiamo tutti che la Chiesa di Roma è lontana dai suoi adepti in tema di sessualità, famiglia, bioetica, staccata dalla vita delle persone quanto gli schifosi scandali sessuali che si compiono nelle mille ovattate stanze dei conventi. Lo scollamento che in altri Paesi europei - la Francia la Germania il Belgio - viene denunciato, qui da noi è accettato come fosse un fatto fisiologico che la Chiesa sia corrotta e che dia la linea alla partitocrazia.  Riusciamo a sentirla tutti, sulla nostra pelle e sulle nostre vite, la diversità di questo inutilmente amato Paese? Magari ci piacerebbe abitare in un posto dove si pratichi la giustizia (degli uomini) e non la finta carità (della religione). 
Decenni e decenni spesi a tessere una tela di presentabilità (per modo di dire ovviamente) e la trama ne lascia vedere le ambiguità e gli errori.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* 23/1/12La mia storia mi ha abbandonato;  

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Scrivevamo il 30/1/2009
...la bella accoglienza parigina, aveva portato B16 a parlare di laicità positiva alla francese, e il trionfale viaggio negli Usa con la torta di compleanno approntata dai Bush, avevano fatto sentire il pontefice anche qualcosa in più di un semplice rappresentante dell’Eterno. Ma, il diavolo è in agguato: la Francia presenta a nome della Ue una mozione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità costringendo il Vaticano a schierarsi con i paesi che puniscono l’orrenda perversione con la pena di morte. Peggio, se possibile, è andata con gli Usa, con il neopresidente Obama che ha annunciato lo sblocco dei fondi alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e alle ong che si occupano di family planning e aborto.
Rimane il disegno restauratore e pre-conciliare: uno dietro l’altro i lefevriani riabilitati portano avanti la teoria degli ebrei come popolo deicida. B16 si è spacciato raffinato teologo e intanto ha reintrodotto la preghiera sulla conversione dei perfidi per rimarcare il mai sopito antiebraismo della Chiesa romana.
E perfino in Italia nonostante le badesse Roccella e Binetti guardiane della cultura della sofferenza, pare che la sfortunata Eluana presto troverà pace. E nonostante gli anatemi anche la Ru 486 entrerà nel prontuario medico come nel resto del mondo sviluppato. Un avvertimento per Berlusconi così attento ai sondaggi: ne commissioni uno per vedere il reale gradimento degli italiani verso i gerarchi della SS prima di varare quell’orrendo  disegno sul testamento biologico.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


25/1/12 –  “All’Isola del Giglio è naufragata una idea della modernità”. Parole di Nichi Vendola. Ora non si è capito se è una frase che suona bene o, semplicemente, un auspicio per il ritorno dei canotti (commento di un lettore che non ne può più degli sproloqui emotivi e improvvisati sui fatti della Costa Concordia)
E’ sufficiente voltare lo sguardo ai mondiali di nuoto del 2009, uno dei Grandi eventi affidati alla Protezione civile, al quale siamo arrivati addirittura senza che la piscina dove si sarebbero dovute svolgere le gare fosse completata. E che ha avuto strascichi giudiziari tali da compromettere ancora di più la nostra credibilità (Sergio Rizzo, Corsera)  

Sostiene Gianni Petrucci, presidente del Coni, che se il premier Mario Monti non firma l’affidavit entro il 15 febbraio per consentire la candidatura di Roma alle Olimpiadi, le agenzie di rating ci giudicherebbero malissimo, perché “avrebbero l’idea che neanche il premier si fida dall’Italia”, mentre un si sortirebbe l’effetto opposto, perché “persino i bookmaker ci danno favoriti”. Alemanno sostiene che l’operazione è a costo zero, ma in estrema sintesi il catalogo è questo: 9,8 miliardi di € è la spesa complessiva per organizzare i Giochi del 2020 tra opere pubbliche e gare; 4,7 miliardi è la spesa pubblica che bisognerebbe sostenere ritenendo che il resto rientri tramite sponsor privati, diritti televisivi, biglietti. Per la fase della candidatura occorrono 15 milioni (la città potrebbe comunque non essere scelta, per cui la cifra è a fondo perduto).  Questi numeri non tranquillizzano del tutto Monti, consapevole sia dell’oscillazione continua dello spread che di altri fattori: il dolore del Paese costretto a gravi rinunce, ma anche le ripercussioni dello sforzo necessario a sostenere le Olimpiadi con l’occhio fermo sulla Grecia: dalla vittoria di Atene 2004 e dai soldi sborsati per i Giochi è nato il default greco.
Se i giochi olimpici del ’60 furono una grande opportunità per la città, addirittura avanzò del denaro che venne impiegato per infrastrutture aggiuntive, dopo ci sono stati i mondiali di calcio il giubileo e i mondiali di nuoto che hanno portato entrate molto al di sotto delle aspettative e gravi scandali: opere pubbliche inutili, impianti mai finiti, sprechi incredibili.  E’ vero che il cuore degli uomini cambia (forse) e l’onestà arriva (può essere) e la trasparenza amministrativa potrebbe diventare realtà (bah), ma il pressing di Petrucci, Gianni Letta, e il sindaco su palazzochigi, sembra mostrare un interesse che sembra il prodromo di ogni peggio. Si vedrà di che morte dobbiamo morire, ma possiamo nel frattempo chiederci se per fare sviluppo e infrastrutture l’unica strada percorribile sia imboccare la strada sdrucciolevole delle Olimpiadi. Non sarebbe meglio per Roma, possibilmente non ostacolando gli sponsor privati, una messa in forma dei suoi splendidi monumenti che si sbriciolano e in parte invisibili come la Domus Aurea? Perché non completare i lavori al mausoleo di Augusto? O rendere sicure le splendide ville? E perché non consentire ai romani la possibilità di avere una metropolitana come le grandi capitali europee? Veramente dobbiamo rincorrere e vezzeggiare gli atleti, persone per le quali un decimo di secondo fa la differenza, e ancora peggio gli atleti italiani (come ai tempi del pcus mantenuti a spese del regime, i nostri sono carabinieri finanzieri finanche guardie carcerarie), che non hanno nessun rossore a chiedere di avere detassati i premi (che tra l’altro negli altri paesi non prendono). Siamo certi che gli sportivi sono dei modelli da prendere in considerazione? Ma davvero una nuotatrice da record (oggetto di disputa perché definita di pura razza padana nonostante il vezzo di avvolgersi nel tricolore) può essere un modello per i nostri eventuali figli? Intanto i ginnasti italiani sono una stravaganza, ad esempio fra loro non c’è un omosessuale, un ateo, un colto, quindi sono fuori dalle statistiche.  E poi occupano tutti i palinsesti tv con le loro sciocchezze e le loro pubblicità. E ancora, ha un senso nel 2012  questa leggenda dello sport che unifica porta la pace e bla bla bla. 

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Sono 6 le città annunciate per la candidatura all’organizzazione dei Giochi : Roma, Doha (Qatar), Tokyo (Giappone), Istanbul (Turchia), Madrid (Spagna) Baku (Azerbaigian).  Entro il 15 febbraio  le città presentano ufficialmente la propria candidatura al Cio diventando così applicant cities. A maggio l’annuncio della short list e le città prescelte diventano candidate cities. A gennaio 2013 presentazione dei dossier di candidatura (con dati, garanzie economiche, supporto governativo) al Cio. Ad aprile 2013 il Cio visita le città, e ad agosto verranno date le pagelle ad ogni città e il 7 settembre 2013 viene annunciata la città prescelta. 

 

23/1/12La mia storia mi ha abbandonato; all’improvviso, sento mancare l’equilibrio, come chi è smarrito e, tra il passato e il futuro, scivola fuori dal tempo. Più tardi, mi riprenderò da questo crollo e seguirò quel richiamo insistente, la voce che proviene dalla grigia nebbia che ora mi circonda e mi chiama a vivere di nuovo. In questo momento, però, sono ignaro di tutto, non capisco nulla, sto sulla soglia tra vita e morte, con il corpo in avanti, proteso verso la morte, la testa ancora rivolta all’indietro, in direzione della vita, e il piede titubante sollevato per muovere il passo. Per andare dove? E’ indifferente, perché chi farà quel passo, non sarò più io, ma qualcun altro… (Imre Kertész ,scrittore ungherese Nobel 2002, da  “Io,un altro”, Bompiani)

Anche quest’anno istituzioni e media celebrano il 27 gennaio la Giornata della memoria, istituita in ricordo dello sterminio del popolo ebraico, dei rom, e delle persecuzioni dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. In un Paese che si divide su tutto, trovare un simbolo, un evento, una data per ricomporre le diverse posizioni e raggiungere un consenso suona falso. La giornata della memoria in questo contesto, sembra un mezzo per arrivare alla normalizzazione di avvenimenti aspri della storia, un percorso che sembra avere come obiettivo finale la dimenticanza. Tanto più che i fatti in questione riguardano un periodo storico non ancora argomento di una riflessione serena, ma sono oggetto di rivendicazioni di quanti ne comprendono l’importanza come origine di identità e di potere. Particolarmente falso, a tratti anche offensivo all’orecchio dei sopravvissuti e dei loro figli, suona il cordoglio di alcuni politici che non hanno  reciso con decisione e chiarezza i legami con chi quella tempesta provocò.  Poco saggio è stato fare finta di niente e continuare, ad esempio, a fare accompagnare da alcuni sindaci i cosiddetti viaggi della memoria ad Auschwitz.
Ma molto dobbiamo alla determinazione dell’Anpi, dell’Aned, delle Comunità ebraiche che tengono, con fatica e in solitudine, aperta questa dolorosa pagina della storia recente.
Piacerebbe quest’anno non sentire, da parte della Chiesa cattolica, la solita tiritera sulla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII. Come è noto, protezioni date segretamente da religiosi ad ebrei sono indubbiamente esistite, ma  molti prelati, ad esempio il patriarca di Venezia,  erano in sintonia con i nazisti. Se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII questo non sarebbe successo. E’ utile ricordare che quando Benedetto XVI si è recato in Israele (che non ha mai chiamato col suo nome ma, impropriamente, terrasanta) nel maggio 2009, visitando Yad Vashem tenne una dotta conferenza sull’importanza del  nome di ognuno (yad vashem = ricordo di ogni nome) evita di condannare il nazismo.
Per chi è a Roma indichiamo gli appuntamenti organizzati dalla Casa della Memoria e della Storia (via san Francesco di Sales 5), che ricorderà la data con manifestazioni fino al 30 gennaio.
http://www.culturaroma.it/4?spazio_cultura=1
A chi vorrà ricordare la Shoah insieme agli ebrei, ricordiamo che il giorno indicato è il 16 aprile che serba la memoria dell’insurrezione del ghetto di Varsavia nel 1943.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it .- Qui i vostri COMMENTI


21/1/12 -  Dalla distruzione di Sodoma  si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot  disubbidisce  e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia  aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue (ma questo racconto che potrebbe fornirgli utili indicazioni, i cattolici non lo conoscono perché l’Italia è un Paese completamente secolarizzato)

Il governo Monti – che ci attendiamo abbia la possibilità di trarre il Paese dalla secca -  è stato lodato e blandito dai media e dalla Santa Sede per la sua forte impronta cattolica. Nel  disastro della Costa Concordia, a sentire i programmi televisivi più trash ma più seguiti, la parte del leone negli aiuti è stata fatta dal prete del Giglio che ha usato i paramenti per coprire gli ignudi e dalle tre suore dell’isola che hanno ospitato i salvati, i sommersi invece sono stati benedetti dal vescovo di Pitigliano. Tra i cardinali annunciati dal papa, un numero maggioritario (saranno elettori nel prossimo conclave) sono italiani.  Mentre il resto del mondo - seppure tra primavere che somigliano ad inverni, economie che falliscono, involuzioni politiche – cammina, l’Italia sembra rimanere inchiodata all’anno Mille.
Ma è così veramente? In un interessante studio di Roberto Cartocci (vedi  http://www.nessundio.net/libri.htm ,  30/8/11)  l’Italia sembra essere un paese completamente secolarizzato. Gli italiani, nelle grandi città e soprattutto al nord, hanno quasi completamente abbandonato le pratiche religiose. Anche quelli che si definiscono cattolici e ancora battezzano i figli e celebrano funerali religiosi, si distaccano completamente dall’insegnamento della Chiesa, soprattutto respingendo la dottrina sessuofobica. Essendo aumentata l’istruzione e la cultura della popolazione, i cattolici ritengono di dover agire secondo la loro coscienza, e si sentono nel giusto a decidere sul come vivere e come morire. Anche se molti commentatori ancora si richiamano alle vittorie elettorali dei referendum sul divorzio e l’aborto, meglio è rimanere all’oggi, quando i tanti sondaggi sul caso Englaro hanno dato risultati sorprendenti contrapposti alla chiusura della Chiesa e della partitocrazia.  Nello studio di Cartocci inoltre, emerge un dato che lascia ben sperare per un prossimo cambiamento civile della nostra società: i nati negli anni Ottanta, cioè i venti-trentenni,  non si identificano con il cattolicesimo e men che meno nel concetto che è il fondamento dell’italianità.  E’ probabile che questi giovani se troveranno un lavoro e decideranno di avere figlioli, difficilmente li battezzeranno. E’ possibile che presto  l’ora facoltativa di religione non verrà più richiesta, finalmente finendo questa discriminazione fastidiosa tra studenti che sminuisce il concetto di pari opportunità tra cittadini sancito dall’art. 3 della Costituzione. E’ inoltre interessante notare che sono soprattutto le donne ad allontanarsi dalla religione cattolica. In sintesi estrema la maggior parte degli italiani continua a credere, si definisce genericamente cristiano, ma quello che non tollera sono i diktat di tipo ruiniano, cioè la non negoziabilità di alcuni temi che attengono alla coscienza personale.  Anche l’idea ampiamente supportata dai media, che i movimenti come Comunione e Liberazione o Sant’Egidio siano dei contenitori giganteschi, è fallace. Sono si importanti concentrazioni di voti e potere, ma non sono in espansione da ormai parecchi anni. Se questi movimenti fino ad oggi sono stati un vivaio di uomini di partito, cominciano a mostrare la corda per la malleveria che hanno mostrato nei confronti – spesso essendone i protagonisti - della corruzione e degradazione politica, e  per il grande conflitto di interessi di cui sono portatori. E’, ad esempio, molto sgradevole che il ministro Riccardi (di cui condivido la proposta sulla cittadinanza agli stranieri nati in Italia) sommi su di sé la delega alla cooperazione, campo nel quale il Sant’Egidio che presiede, fa concorrenza ad altre ong immensamente più capaci nel lavoro nei paesi in via di sviluppo.
Oltre ad una importante crescita economica e ad un azzeramento dei partiti (è realistico pensare che nel 2013 ci saranno i Casini, Di Pietro, Bersani,Alfano? Allora proprio a niente serve questo duro momento che stiamo vivendo?) l’Italia avrebbe bisogno di un bagno di verità e di un confronto serio anche con i cittadini cattolici. A loro spetterebbe il compito di chiedere un profondo ripensamento alle gerarchie che, spogliatesi dal potere temporale, potrebbe giovare alla religione stessa.  Potrebbero, ad esempio, guardare al dibattito molto acceso che si sta svolgendo in Israele dopo i gravi attacchi di alcune frange di religiosi ultra ortodossi nei confronti di altri religiosi. Quel Paese ha dimostrato di avere gli anticorpi necessari per fronteggiare il fanatismo montante e per questo sotto controllo della società impegnata in una riflessione sui rapporti tra Stato e religione affrontata senza reticenze.

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Scrivevamo un anno fa

24/1/11 Contestualizzare è la parola d’ordine che i parlamentari del Pdl e i giornalisti lacchè si sono passati di bocca in bocca.  Così il sottosegretario alla Famiglia Giovanardi  spiega, a chi faceva notare che il premier pur divorziato prende la comunione ai funerali degli alpini, come il vescovo che è sicuramente cattolico sia in grado di distinguere tra le diverse situazioni. Oppure il direttore di Tempi  Amicone che ricorda come “il cattolico Prodi non abbia garantito a sua santità di poter intervenire senza essere contestato all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, mentre l’empio Berlusconi ha provato a graziare Eluana”. … Leader di partito, che pure denunciano il profilo anticostituzionale del premier, chiedono come Di Pietro “dove sono i cattolici del Pdl? Ascoltino il papa”. O D’Alema, che già dal 2 novembre scorso disse “ingerite, ingerite, se non ora quando?” . O Vendola che afferma “la Chiesa da utili insegnamenti etici ai laici”.  E’ grave che personale politico che dovrebbe identificarsi con il paese che rappresenta, provi una tale sottomissione nei confronti della Chiesa cattolica al punto di vederla come deus ex machina per espungere il premier. Gioco facile hanno avuto i giornali e i politici di B. che hanno descritto “i comunisti” come quelli che “chiudono un occhio sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia”, come scrive forbitamente Ferrara,  oppure come dice più rudemente il leghista Castelli: “meglio la sinistra che vuole un premier omosessuale e porta in parlamento transessuali, travestiti, tutta quella roba lì?”. Molto più realista il commento del cattolicissimo Buttiglione, vicepresidente della Camera, che conoscendo le gerarchie cattoliche ricorda che “il Vaticano non può tacere perché oggi si è davanti a uno scandalo pubblico. Non intervenire avrebbe significato mostrarsi conniventi a una situazione immorale. Per la Chiesa, comunque, è meglio un donnaiolo che fa buone leggi che un bigotto che fa leggi sbagliate”. Nucara, repubblicano dai tempi di Spadolini e che ha deciso di andare a ingrossare il Pdl, ha mantenuto ferma la barra sulla laicità e ha dichiarato “con il dovuto rispetto per le alte cariche dello Stato della Chiesa, che si dichiarano preoccupate per le leggi e per la morale italiane, riteniamo che farebbero bene a occuparsi in primis dei casi di pedofilia all’interno delle loro comunità. Casi confessati e quindi più diseducativi delle ipotesi di reato contestate all’Italia”.  Si badi, l’anziano Nucara non parla di premier, ma di Italia, perché pure se Berlusconi con la sua presenza ci inquina pure l’aria che respiriamo, è innegabile che una ingerenza dalla Santa Sede offende il nostro Stato, tutto e non solo il premier.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it 


18 /1/12 - La reazione emotiva connessa a un evento traumatico può diventare un eterno e ossessivo presente, con effetti invalidanti. A lungo, complice la psicoanalisi, si è ipotizzato che la soluzione risiedesse nel ricordare meglio quanto ci spaventava: una volta portata in superficie, la memoria avrebbe smesso di perseguitarci, come se avessimo disattivato una bomba. E se potessimo cancellare il ricordo invece che rincorrerlo?  Se fossimo in grado di rimuovere un frammento del nostro passato, un po’ come si cancella un file dal computer? … Se la cancellazione di un fallimento amoroso potrebbe suscitare perplessità tali da spingere molti a condannarla, pensiamo a un’aggressione o a una guerra. … La convinzione che sarebbe una scorciatoia moralmente discutibile potrebbe dipendere dall’impossibilità, finora, di eseguire una operazione del genere  proprio come la volpe dichiarava di non volere l’uva (Chiara Lalli,  La lettura, n.9)

Secondo un rapporto Censis pubblicato nei giorni scorsi, nel nostro Paese sono più di 2,3 milioni le persone che hanno avuto nella loro vita una diagnosi di tumore. Il 57% ha superato la malattia da 5 anni e circa 800mila da almeno 10 anni. Ben 690mila malati sono in età lavorativa e tornare al lavoro è una necessità oltre che psicologica anche economica. Ma è un diritto spesso negato: c’è chi perde il posto e chi si vede decurtata una parte dello stipendio, e molti  vorrebbero cambiare posizione ma temono di chiederlo per paura di indebolire la propria figura davanti al datore di lavoro. Secondo il rapporto Censis 85mila malati di cancro hanno perso il lavoro negli ultimi cinque anni. Se si ha la sfortuna di ammalarsi di tumore si entra in una spirale dolorosa che difficilmente le persone non colpite dalla sciagura riescono a immaginare.
Il lavoro di cura e assistenza ai malati oncologici è svolto quasi per intero dalle donne: madri, mogli, figlie, amiche. La Federazione delle associazioni oncologiche (Favo), ha intervistato 700 caregivers (si chiamano così quelli che assistono i malati). Il 29% dice di avere avuto impatti negativi sulla propria salute: ansia, tristezza, disturbi del sonno. Oltre il 59%  finisce con l’assumere farmaci, il 4% ricorre ad un ricovero. Le assenze  dal lavoro portano inevitabilmente ad una diminuzione del reddito mentre contemporaneamente le spese aumentano. Se il/la malata che viene assistita è moglie/marito, si può richiedere il part time, avvicinamenti di sede, permessi e congedi straordinari.  Le persone che hanno un tumore hanno bisogno di cose pratiche, qualcuno che pensi alla loro casa, che curi le pratiche con l’assicurazione, che vada in banca, che segua le terapie, ma soprattutto hanno bisogno di affetto, rassicurazioni, verità e credibili bugie. Chi assiste un malato grave si annulla, finisce col sentirsi colpevole se il suo caro muore, si tormenta chiedendosi se il suo protetto ha capito fino in fondo con quanta devozione gli si stava vicino.  Si assorbono come spugne dolori, sofferenze, tensioni, e in genere non si riesce a scaricarle. E’ molto difficile che amici, parenti, colleghi, siano disposti a sentire i racconti estremi che riguardano la malattia e la morte.  Ecco, la morte. In genere non se ne parla, come se tacendo di questa parte della nostra vita si cancellasse questo fantasma che incombe su noi tutti. Qualche volta ad alleggerire il supplizio di Tantalo che i ricordi ci assegnano c’è qualche amico. Con la sua presenza, il tempo, l’esserci.

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Scrivevamo un anno fa

11/6/11 … Laura Linney, protagonista di “The Big C”,  presenta così la serie: “invecchiare è un privilegio. In un’era che premia la perfezione fisica e la giovinezza dimentichiamo che non a tutti è concesso di arrivare ad una certa età”.  La sitcom, in onda su Fox dal 21 giugno e da ottobre in chiaro su Cielo, vede protagonista Catherine alla quale viene diagnosticato un melanoma al quarto stadio. In una storia così, ci può essere lo spazio per ridere? Pare di si, e questo è anche il motivo per cui la serie ha vinto un Golden Globe. Dice Linney: “è l’humour che deriva da ciò che la vita fa agli esseri umani”.  Catherine è una donna come tante, con figli adolescenti un po’ bulli, un marito con il quale le cose vanno mediocremente, un fratello col quale intrattiene rapporti appena formali.  Si può vivere così quando sai che hai i mesi contati? Catherine decide di non affrontare cure faticose e di non dire niente della malattia a amici e famigliari ma  rivoluziona, tra lo stupore di tutti, la sua vita. A partire dal riassetto del giardino di casa dove fa scavare una piscina pur  abitando nella fredda Minneapolis.  Insieme a Laura Linney (già vista in The Truman Show) nella serie c’è Liam Neeson, Alan Alda, Cynthia Nixon. Mentre noi vedremo fra qualche giorno la prima serie, si sta girando la seconda. Il che da un lampo di ottimismo a tutti quelli che hanno il melanoma al quarto stadio (e che, ahimè, oggi vuol dire fase terminale)


16/1/12I cittadini devono capire che il tempo dei soldi per tutti è finito. Ci odiano perché non regaliamo a chiunque pensioni di invalidità e finanziamenti (Giorgio Stracquadanio, deputato pdl, intervistato da Vanity Fair)
Cerimonia all’Eliseo per Umberto Eco, insignito del titolo di Commandeur de la Légion d’honneur, dal presidente. “Per la Francia la cultura è un valore fondamentale – ha detto Sarkozy - un uomo ha bisogno di bere, mangiare, acculturarsi. E infatti l’iva sui libri in Francia è allo stesso livello di quella sui beni di prima necessità… la cultura non deve essere uno strumento di distinzione o divisione sociale”. Nicolas Sarkozy ha chiesto a Umberto Eco di intrattenersi un giorno con lui a proposito del bello “ingiustamente escluso dal dibattito culturale a vantaggio del legittimo” (vari quotidiani)
Una lite su facebook sulla gestione della storica sede dell’ex msi in via Acca Larenzia, Una frattura profonda fra le tante anime dell’estrema destra, sancita da un aspro confronto sul social network il 31 dicembre scorso. E’ il movente del tentato omicidio di Francesco Bianco, 51 anni, ex terrorista dei Nar e ora dipendente Atac – finito nel vortice di Parentopoli e sospeso per qualche giorno dall’azienda per frasi antisemite postate dal pc aziendale – ferito a colpi di pistola la sera del 2 gennaio scorso a Tivoli. Secondo i carabinieri il mandante della spedizione è Carlo Giannotta, 58 anni, responsabile della sede simbolo dei camerati romani… Giannotta arrestato nella sua abitazione stava per partire per il Brasile.  Sono stati emessi anche decreti di perquisizione nei confronti dei suoi familiari, e fra questi del figlio Mirko, attualmente responsabile del Decreto urbano del Campidoglio, e Fabio, già arrestato nel 2006 per detenzione di armi. Perquisizione anche per Gianluca Iannone, leader nazionale di CasaPound , negli ultimi giorni al centro delle polemiche per l’esultanza , ancora una volta su facebook, mostrata per la morte del capo dell’Antiterrorismo Pietro Saviotti (vari quotidiani)


http://www.gagosian.com/

Tripudio di pubblico ma niente lenoni di partito per Damien Hirst, l’artista contemporaneo più famoso del mondo, presente (in video) e con le sue installazioni nella meravigliosa galleria romana di Larry Gagosian di via Francesco Crispi. Per lui il più eclettico dei galleristi si è inventato un vernissage in simultanea in tutte e undici le sue gallerie sparse nel mondo. Undici mostre e un solo tema: “The Complete Spot Paintings 1986-2011”, una rassegna che raccoglie venticinque anni di quadri a pallini, secondo Hirst un modo per immortalare la gioia del colore. La mostra si potrà visitare fino al 10 marzo da martedì a sabato dalle 10.30 alle 19. Intanto al Macro, gioiello di architettura contemporanea realizzato dalla francese Odile Decq vincitrice del concorso internazionale per la sistemazione degli stabilimenti della birra Peroni di via Nizza si sonnecchia, addirittura riducendo l’orario (martedì-domenica dalle 11 alle 19). L’assessore alla Cultura di Roma Capitale (ora si dice così, come se Capitale lo fosse diventata con Alemanno) Umberto Croppi aveva provato a fare una divisione tra Fondazione e Museo non per una sua intuizione geniale, ma perché è il metodo usato in tutto il mondo  per favorire l’ingresso dei privati con prestiti di opere e investimenti. L’assessore, defenestrato da Alemanno perché finiano, è stato sostituito da Dino Gasperini che ha nominato un nuovo direttore del museo promettendo che entro l’anno ci sarà una delibera che perfezionerà la Fondazione. Non c’è all’orizzonte nessun nome di nuovo partner anche se forse sarà mantenuto il contributo Enel di 500mila € già esistente con la passata gestione. Al momento il Macro sembra essere una cattedrale nel deserto, un meraviglioso guscio non in grado di ospitare gli artisti che preferiscono le gallerie private e, soprattutto, gli altri Paesi.
Poi c’è la questione (naturalmente ci sono le questioni di tutte le distruzioni non riuscite come l’Eur con la formula 1, o quelle in corso, come la confusione dei bus in centro per “valorizzare” piazza san Silvestro, e le proposte di annientamento di Tor di Quinto per le Olimpiadi che forse riusciremo ad evitare)  riguardante la statua di Gran Premio II che il sindaco di Roma accettò in dono da una fondazione privata per lasciare una ferita tangibile della beatificazione. Si è successivamente saputo che il bozzetto non era stato visionato il che non giustifica il risultato, né soprattutto la collocazione all’aperto di una statua concepita dall’artista per l’interno. Dopo le aspre critiche vaticane il sindaco ha istituito una commissione che ha stabilito non di rimuovere ma di fare alcune correzioni ora in corso. Tra cui un innalzamento della statua che già oggi sembra un enorme meteorite caduto in una zona fitta. E’ inutile commentare l’assurdità di questa operazione, resta però una domanda aperta sul perché i media, i partiti di opposizione e, soprattutto, gli operatori culturali e gli artisti, tacciano su questa ferita a Roma. Non sarà perché la stazione Termini è una zona dove passano quasi esclusivamente pendolari? Cioè i poveracci?  Perché dei poveri, forse non è una novità, nessuno si interessa e nessuno pensa che abbiano diritto alla grazia e alla bellezza. Poi ci sarebbe il capitolo degli antifascisti che forse non esistono più (perché gli affari si possono fare anche con loro?)

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Scrivevamo un anno fa 

17/1/11 – I tribunali ecclesiastici hanno deliberato che Giovanni Paolo II sarà proclamato beato il prossimo 1° maggio. La data coincide con un lungo ponte festivo in Polonia, paese dal quale sono previsti molti pellegrini. I lacchè che allignano in ogni giornale, hanno scritto che la data, domenica in albis, è stata scelta perché  il papa è stato un prete lavoratore. Secondo la norma cinque anni sono il tempo minimo prima del quale non è possibile aprire un processo di beatificazione. Quello di Karol Wojtyla è stato avviato il 28 giugno 2005, appena dopo tre mesi dalla morte (2 aprile), per concessione di una dispensa ad personam concessa da Benedetto XVI. Il 1° maggio 2011 per la prima volta un papa “eleverà agli onori degli altari”, un suo predecessore. La santità è questione interna alla Chiesa che non può interessare un non credente o un non cattolico. Però la beatificazione è una indicazione di un modello a cui tutti possono guardare, un esempio che può influenzare la società. Ma perché beato Giovanni Paolo II?  Ufficialmente la motivazione è la guarigione di una suora, ma tra i motivi addotti anche la sua universalità, la capacità di pentimento e di perdono, la stima per i giovani, il modo di vivere la malattia.  Ma è molto più probabile che la fretta sia stata determinata dalla consapevolezza della Chiesa cattolica di essere una minoranza, in difficoltà anche con un cristianesimo sempre più diviso (questione che nonostante l’attività di globetrotter Wojtyla non ha neanche scalfito), e rispolverare la grande devozione popolare per il papa polacco, è uno spot pubblicitario di notevole impatto.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/1/12 La cristiana religione, che è quella di quasi tutta l’Europa, non è per se stessa favorevole al viver libero; ma la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero (Vittorio Alfieri, Della tirannide, 1878, libro I, cap.VIII)

Tra le tante cose che riguardano la Costituzione ungherese recentemente approvata, anche il cristianesimo come regione della nazione. Su questo particolare aspetto non mancano parole piene di entusiasmo da parte di importanti commentatori. Ad esempio il parlamentare dell’Udc Buttiglione apprezza le posizioni antiaboriste di Orban e il fino a ieri sottosegretario alla Famiglia Giovanardi loda la difesa del matrimonio tradizionale.  Tutto sommato parecchio apprezzamento da parte dei partiti xenofobi italiani, fino a ieri nella maggioranza governativa, per la difesa della identità nazionale ungherese che resiste all’annessione europea (dalla Ue però si accettano i soldi della Bce). Chissà se il silenzio di Pio XII  era, come sostiene con parecchie licenze interpretative il neoministro Riccardi, una strategia per mettere in salvo ebrei e porre un argine al comunismo , o una convergenza della Chiesa con le idee cavalcate dalle estreme destre europee. Tutto sommato non accettare altre etnie e  religioni diverse nell’Europa cristiana poteva essere un metodo per non annacquare la propria identità.

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(scrivevamo un anno fa) 15/6/11
Il premier Viktor Orban ritiene che la nuova Costituzione è il compimento del processo di democratizzazione avviato con la fine del comunismo. Fino a questa nuova stesura, la Carta in vigore era quella del 1949 opportunamente modificata nel 1989. Quello che maggiormente turba è il continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo attimo del concepimento. L’incipit della Costituzione è “O Signore, benedetta sia la nazione ungherese”, e subito dopo viene omaggiata “la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta la Nazione ungherese”. Questo riferimento è incredibilmente grave per un paese che siede in Europa, perché Stefano è stato il primo re magiaro che sconfisse un pretendente non cristiano imponendo con la forza il cristianesimo in un paese che era un mosaico di etnie e religioni. Per questi motivi la Costituzione nel suo preambolo conferma l’indissolubilità del legame al cristianesimo. Sulla famiglia la Costituzione afferma che il Paese si basa sulla famiglia e non esistono spazi “per stili di vita alternativi”.  Tanto silenzio da parte europea sembra un déjà vu. Era immaginabile che con la  fine del nazifascismo,  dell’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica e con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema  si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

(scrivevamo due anni fa) 5/1/10
Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


11/1/12 -  Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita(I,II e III, legge fondamentale della stupidità. Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino,  € 8.80)

La sera del 7 gennaio 1978, cinque militanti missini stanno uscendo dalla sezione di via Acca Larenzia al Tuscolano a Roma. Il gruppetto viene investito da una raffica di colpi sparati da un commando dell’ultrasinistra, armato di una skorpion appartenuta al cantante Jimmy Fontana e poi utilizzata dalle Br per uccidere l’economista Ezio Tarantelli. Franco Bigonzetti muore sul colpo, Francesco Ciavatta cerca di fuggire ma viene inseguito e freddato alle spalle.  Informati della sparatoria una folla di militanti missini si raduna in via Acca Larenzia, scoppiano dei disordini e un terzo giovane, Stefano Recchioni, viene ucciso da un colpo sparato ad altezza d’uomo da un capitano dei carabinieri. Una targa apposta fuori la sede della sezione ricordava i tre giovani “vittime della violenza politica”. Forse per un clima percepito come più acquiescente, tre settimane fa la targa ha subito qualche modifica , e i tre giovani sono “vittime dell’odio comunista e dei servi dello Stato”
Nel frattempo nella provincia di Vercelli si verifica uno strano caso. Nella seconda metà del XIII secolo ad Ossola (nel novarese) l’eretico fra Dolcino resistette coi suoi seguaci a una crociata lanciata da Clemente V e durata due anni. Catturato insieme alla sua compagna Margherita fu arso vivo sulla pubblica piazza a Vercelli il 1 giugno 1307. Dante lo mette all’Inferno (XXVIII), Dario Fo gli ha dedicato fiumi di parole.  Sei secoli dopo, cioè nel 1907, per l’anniversario della sua morte, alcuni socialisti vercellesi commissionarono una lapide che avrebbe dovuto essere collocata nel luogo dell’esecuzione: “a fra Dolcino qui in Vercelli dalla tirannide sacerdotale attanagliato ed arso per aver predicato la pace e l’amore tra gli uomini. Oggi che l’antica speranza rivivente nei secoli sta con la nuova era per diventare realtà”. Ritrovata nel 1998, la lapide è stata offerta alla Provincia che l’ha rifiutata.  
I morti continuano a vivere se ne ricordiamo il nome. Addolora  che le giovani vittime di via Acca Larenzia, che non sono morte per difendere la libertà o la terra dall’invasione ma per un malinteso senso della politica, debbano subire il mulinello di chi vuole accaparrarsi la sedia più a destra.

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Guarda anche 8/1/12


10/1/12Siamo in sette miliardi sulla Terra e saranno nove miliardi nel 2050. L’aspettativa di vita che negli anni 50 era di 48 anni, oggi è di 68. Negli anni 50 ogni mille nati ne morivano 133, oggi 46. Allora una donna metteva al mondo sei figli, oggi due. Ma il divario fra chi è davvero ricco e chi è troppo povero continua ad aumentare. Quanti miliardi di poveri si potrà permettere la Terra del 2050? (Giuseppe Remuzzi, La Lettura)
Numerosi esperti prevedono che tra 20 - 30 anni, potrebbe verificarsi un terremoto spaventoso nell’area urbana di Tokyo, e tuttavia gli abitanti continuano a condurre una vita normale. Perché non impazziscono di terrore? In giapponese abbiamo un termine, mujò, per indicare che non vi è nulla di permanente a questo mondo, che ogni cosa è transitoria. Tutto ciò che esiste si estingue, tutto muta costantemente. Non esiste alcun equilibrio eterno, non vi è nulla di sufficientemente immutabile in cui si possa riporre eterna fiducia. Anche così noi giapponesi abbiamo saputo cogliere una forma di bellezza dentro questa rassegnazione. Se osserviamo la natura ammiriamo d’estate le lucciole e in autunno le foglie gialle dei boschi. Osserviamo ogni cosa con passione perché la bellezza svanisce in brevissimo tempo (Haruki Murakami)

La Regione Lombardia ha deciso che comunicherà agli assistiti della sanità regionale il costo delle prestazioni erogate. Il motivo addotto è di responsabilizzare (o colpevolizzare?) i cittadini che si ammalano.  Tra Stato e cittadini c’è – almeno teoricamente – un patto non scritto: il cittadino paga le tasse, lo Stato fornisce i servizi essenziali: l’emocromo, ma anche un costosissimo trapianto se si è così sfortunati di averne la necessità. Se sprechi esistono le Regioni hanno il dovere, nell’interesse dei contribuenti, di verificare. E’ appena il caso di ricordare che nella splendida isola della sanità lombarda illustri medici (condannati finalmente) toglievano polmoni e mammelle sane per intascare denaro, mentre al san Raffaele  si sovrafatturava. 
Pagare le tasse è bellissimo? Un ministro (che tra l’altro aveva fatto notare al suo governo di centrosinistra -che si arrabbiò molto- che l’esenzione  dell’Ici alla chiesa era molto stonata) lo sostenne e ancora oggi – sebbene sia morto – viene spernacchiato. In realtà aveva ragione, pagare le tasse vuol dire che si percepisce un reddito, forse si hanno delle proprietà, e si contribuisce allo sviluppo e al benessere di ognuno. Naturalmente il discorso vale in teoria, perché in Italia la maggior parte delle persone che possono evitano di pagare azzoppando il meccanismo. E non hanno neanche il disprezzo della società:  solitariamente ancora trasecolo quando vedo in tv uno sportivo che, scoperto evasore, continuò imperterrito a pubblicizzare qualcosa.
Ma torniamo alla sanità lombarda. Non è che il fine ultimo sarà che se si ha un irpef piccolino (ad esempio un reddito di 28mila €) puoi fare solo una appendicectomia,  se invece salti a 70mila l’anno puoi fare un bypass coronario, e così via? Già oggi il sistema sanitario nazionale non offre ai malati terminali la chemio e la radio palliativa che, si badi, non è accanimento terapeutico ma un modo per affrontare con maggiore autonomia le cure antalgiche.
Ma torniamo alla questione di chi mette le mani nelle tasche di chi. Il premier Monti ha precisato che le mani nelle tasche degli italiani le mettono quegli italiani che non pagano. E ha anche aggiunto che ogni cittadino dovrà pretendere scontrini e ricevute. Da un premier così per bene ci si aspetta che non possa consentire ancora a lungo l’evasione dell’ici alla Chiesa. Per la precisione a qualsiasi ente religioso.

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8/1/12Quasi ovunque, e spesso anche per questioni squisitamente tecniche, il fatto di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, ha sostituito il fatto di pensare. E’ una peste che si è originata nel contesto politico e si è diffusa a tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero (Simone Weil)
“Non mi ero mai accorto che Alemanno fosse un antifascista. Quando militavamo insieme in Alleanza nazionale tutto mi sembrava tranne che lo fosse e questa continua smemoratezza del sindaco di Roma a me pare semplicemente stupefacente” (F. Storace, segretario La Destra)
http://www.cronachelaiche.it/2012/01/il-cimitero-delle-intenzioni/

Dice Gianni Alemanno - incredibilmente sindaco di Roma - che per il momento non ci sarà una via dedicata a Giorgio Almirante, almeno fino a quando non ci sarà una storia condivisa. Sostiene il sindaco che “il segretario dell’msi è stato un grande italiano che ha dedicato la sua attività politica principalmente alla pacificazione tra gli italiani e che ha sempre lottato contro la violenza, il razzismo e il terrorismo”. E’ per questi nobilissimi motivi che, secondo il sindaco, meriterebbe l’intitolazione di una strada ma, aggiunge “la mia parte politica vorrebbe una strada, ma si procederà solo quando l’approfondimento storico e il dibattito civile e culturale permetteranno a tutti di comprendere il reale significato del percorso di Almirante”.
Chissà se a suggerire al sindaco questo slittamento sia stata la constatazione che la toponomastica* della città non è riempire caselle per soddisfare questo o quello, ma piuttosto l’osservazione che nelle strade e intorno ai monumenti c’è gente che vive. Come pensa che si sentono quelli che abitano accanto alle equivoche targhe che ha inaugurato dedicate ai giovani fascisti per i quali sarebbe stato meglio forse piangere per una inutile morte, così come per i loro antagonisti del momento del resto, provocata da equivoci storici. O cosa pensa che sentano le persone che rispettano l’armonia nel vedere la installazione raffigurante Gran Premio II ficcata come un cuneo gigante tra gli autobus il palazzo Massimo e le terme di Diocleziano (senza considerare il frustrato rispetto della laicità con un simile manufatto). O, sembra una stupidata ma è il portato di questa degenerazione, gli angeli con la tromba piro-piro che hanno involgarito e disturbato la città durante le feste natalizie. Avere gusto, garbo, intelligenza, il coraggio di liberarsi dagli schematismi ideologici e familiari, richiede intelligenza e cultura che non tutti abbiamo. In un bel racconto di Antonio Debenedetti, si racconta la storia del latinista Nebuloni, al quale, dopo che la vedova ha percorso un lungo e faticoso iter per riconoscergli una strada, finalmente gliene viene dedicata una in una decentrata periferia romana. Accade però che in quella strada venga uccisa una prostituta che lì batteva. Solo allora la vedova prenderà coscienza degli sforzi fatti per sopportare quel matrimonio: “Maledetta strada! Nemmeno lo sapessero i signori del Comune e, con loro, quell’intrigante della senatrice Nardacci. E’ stato il colmo assegnare al puttaniere e latinista, più puttaniere che latinista Nullo Nebuloni la strada delle prostitute. Giusto, anche troppo giusto e ben fatto, grazie! Mille grazie! Così, tutto va a finire in cacca!”*

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*le norme di legge che disciplinano la toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei, sono indicate nella legge 23.6.1927 n. 1188
*Antonio Debenedetti, Spavaldi e strambi, Rizzoli

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Il 9, il 10 e l’11 gennaio l’artista Gunter Demnig sarà a Roma per installare 72 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in memoria dei deportati razziali, politici, militari.

L’idea di Demnig è del 1993, quando, davanti ad una obiezione di una signora che sosteneva che a Colonia non c’erano mai stati rom, decise di dedicarsi alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: zingari, ebrei, omosessuali, politici, testimoni di Geova… L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante pietre d’inciampo. Sampietrini di ottone lucente, su cui è scritto il nome del deportato, l’età, il luogo di deportazione, e, quando possibile, la data di morte. Le prime pietre d’inciampo italiane sono del 2010. Il progetto romano è promosso da Aned (Ass, Nazionale ex deportati), Anei (Ass, nazionale ex internati), Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), Federazione delle amicizie ebraico cristiane, Museo storico della Liberazione. Il progetto ha il patrocinio del Presidente della Repubblica e dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. La pietre sono finanziate da sottoscrizioni private, il costo di ognuna, compresa l’installazione, è di 100 €. Il primo sampietrino di quest’anno sarà installato a via Urbana 2 in memoria di don Pietro Pappagallo, sacerdote che durante l’occupazione nazista di Roma dette asilo ai perseguitati. Denunciato da una spia tedesca fu arrestato, condannato a morte e assassinato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 (la figura di don Pappagallo interpretato da Aldo Fabrizi, è illustrata nel film Roma città aperta di Roberto Rossellini). Il sampietrino - ed è la prima volta che accade - è stato commissionato da don Francesco Pesce, parroco di Santa Maria ai Monti. Questa chiesa ha visto il dolore e l’ingiustizia, provocati dalla pretesa di superiorità dei cattolici: infatti è stata la sede della Confraternita dei Catecumeni e Neofiti, dove avevano luogo i battesimi forzati degli ebrei che vivevano nel ghetto, ma anche di luterani e qualche musulmano. Desidero segnalare che, nel III municipio, l’11 gennaio alle 9.30 in via Alessandro Torlonia 9, saranno poste 5 pietre a ricordo della famiglia Finzi.
Lunedì 9 gennaio alle ore 9.30, presso la Galleria Roma club, via Baccina 66 verrà presentato alla stampa l’intero progetto e il calendario della posa delle 72 pietre.
www.memoriedinciampo.it

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


4/1/12 “A lungo termine, ci vuole ottimismo: le rivoluzioni arabe porteranno a democrazie più solide, come in Tunisia e Marocco. In Egitto e in Libia il percorso è più difficile. Ma è un errore pensare che questi Paesi non abbiano i nostri stessi sogni di democrazia. Per vedere i risultati, gli uomini abbiano la stessa pazienza della storia” (Itamar Rabinovich, docente di politica araba, Università di Harvard)

Il cuore ha accelerato il battito vedendo la piazza Tahrir che ha accolto il nuovo anno augurandosi il cambiamento. Ce la faranno gli egiziani a non farsi mangiare dal fanatismo della minoranza? L’islam moderato sembra avere difficoltà a imporsi, e non trova la strada per affrontare la modernizzazione, l’analfabetismo e la povertà: è l’incapacità che spalanca la porta agli islamici radicali. Le minoranze fanatiche (qui parliamo di quelle religiose, ma il discorso vale anche per i partiti regionalisti) vincono quando i moderati sono poco presentabili. Come nel caso della Palestina quando Hamas vinse contro la corruzione del Fatah.
Inoltre andare alle urne non vuol dire elezioni democratiche. Le votazioni si devono svolgere in ambiente democratico: una società civile, diritti per le donne, possibilità di esercitare il libero pensiero, accesso all’informazione.
Molti egiziani vorrebbero un paese laico e noi glielo auguriamo. Però neanche bisogna stupirsi se molti non vogliono rinunciare alle proprie radici religiose, perché cambiare richiede tempo e fastidiosi sono i toni di alcune critiche che mostrano la superiorità di una visione filosofica della vita su un’altra, una specie di colonialismo cristiano. Peggio ancora fanno alcuni commentatori che si spingono a mostrare nostalgia per la stabilità perduta pagata da quei popoli con la dittatura.
Purtroppo, così come nella vita privata, voltare pagina richiede tempi lunghi e percorsi faticosi. Per questo è meglio non dimenticare mai che da noi la situazione delle donne e di alcune minoranze è sicuramente migliore che negli Stati islamici, ma non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché abbiamo un diverso livello di sviluppo e, in molti casi ma non in Italia, completa secolarizzazione.
Per questo motivo fa disperare la rivolta messa in atto da una parte di haredim in Israele, paese di provata democrazia, che pretenderebbero una divisione rigida fra i sessi, cosa che peraltro non è scritta in nessun libro ma è in caso il frutto di un movimento messianico nato nel Seicento nell’est europeo, così come non esiste nessun precetto che preveda di fare figli a raffica, né che in una coppia il sostentamento economico debba essere addossato solo alle mogli. Allevati per lungo tempo dai partiti religiosi, eterni aghi della bilancia nel circo pazzo della politica israeliana, ormai sono fuori controllo. Questi fanatici si ribellano violentemente alle leggi di quel Paese avanzatissimo nei confronti di donne, omosessuali, minoranze religiose. A tutt’oggi la posizione più dura nei confronti dei facinorosi della Torah è stata quella di Dov Halbertel che per lungo tempo ha ricoperto l’incarico di direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i loro valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”. Parole chiare che possono valere anche alle nostre latitudini. La religione che è diventata una branca della politica, quella che pretende di governare le vite di tutti, è una miccia sempre accesa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Scrivevamo un anno fa
5/1/11
L’eccidio alla chiesa copta di Alessandria sembra presagire il collasso del regime di Hosni Mubarak. Una incognita per gli equilibri di cristallo di tutto il medio oriente, con la possibilità di un incremento di scontri fino alle elezioni presidenziali fissate a novembre. La parte liberale della società egiziana è al fianco dei copti e i Fratelli musulmani hanno condannato, con tanto di comunicato stampa, l’attentato. Molti egiziani sono stufi delle mancate riforme democratiche promesse da Mubarak, e potrebbero imboccare la via dei partiti religiosi. I Fratelli sembrano in grado di intercettare quella società che un tempo vantava un laicismo inesistente nel resto del medio oriente, tessuto con fatica da Nasser e Sadat e che sembra essersi sfilacciato nella mani di Mubarak. I Fratelli musulmani aspirano a governare l’Egitto e per questo hanno bisogno di mettere una linea di confine tra loro e il terrorismo, insomma, hanno bisogno di rifarsi una immagine. Nel paese sono molto popolari grazie all’impegno sociale, ai servizi paralleli a quelli offerti dallo Stato ma molto più efficienti.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2012/2012-01-02/2012010220561187.pdf


2./1/12 - Il Console italiano in Giappone è stato deferito alla Commissione disciplinare della Farnesina. Si tratta di Mario Vattani, 45 anni, nominato ad Osaka dall’ex ministro degli Esteri Frattini a luglio mentre era consigliere per le Relazioni diplomatiche del sindaco di Roma Alemanno. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha disposto l’immediato deferimento del console quando ha appreso che Vattani è il fondatore della band Sotto fascia, gruppo col quale si è esibito lo scorso maggio durante un raduno di Casa Pound. Il video su youtube lo mostra inneggiante alla bandiera nera e alla Rsi, attorniato da fan che fanno il saluto romano. Mario Vattani è il figlio di Umberto, ex segretario generale della Farnesina. Il 45enne Vattani è stato prosciolto nel ’91 dall’accusa di aver aggredito due giovani (uno gravemente ferito) di sinistra in uno scontro davanti al cinema Capranica (adiacenze Pantheon). E’ stato consigliere diplomatico di Alemanno, prima al ministero dell’Agricoltura e successivamente al Campidoglio. Il suo incarico al Comune fu contestato isolatamente dall’Anpi (Carlo Smuraglia) e dalla comunità ebraica (Riccardo Pacifici).(da vari quotidiani del 31.12.11)

Come fa un paese a diventare xenofobo e razzista?
Una rilevante disoccupazione, la recessione economica, la convinzione di avere alle spalle un passato di agiatezza e privilegio, un ceto medio depresso e avvilito, un nordest lontano dalla capitale convinto di essere sfruttato da terroni crapuloni e privilegiati che lavorano nello Stato, una opinione pubblica consapevole che la classe politica è ormai diventata una casta intenta a farsi gli affari suoi, la convinzione che il Paese sia in mano agli stranieri che rubano lavoro e diritti, la crescita di partitini regionalisti che accarezzano e coltivano identità locali meschine ed egoiste, il convincimento che il resto del mondo complotta o rida alle spalle, giovani umiliati e arrabbiati. Tutto questo in un ambiente sulla carta democratico, cioè con un governo non eletto dai cittadini ma legittimato dal parlamento, e che è il risultato di una crisi sociale, economica, politica, culturale, etica. Ma sole, queste cose non bastano a spiegare il perché di rinascenti forme di antisemitismo, di spregio etnico nei confronti dei rom, di pretese superiorità razziali dei figli della lupa.
La repulsa nasce da lontano, forse dalla non accettazione della storia. Si potrebbe arrivare ad ipotizzare che la pura razza italica non ha fatto ancora pace con il Risorgimento e le sue conquiste politiche e civili. Brutalmente stoppate dai fascismi a tutt’oggi presenti nel sistema partitocratrico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

18/12/11 – Le parole per dirlo



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