LA PAGINA DI TIZIANA 2011

Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Due siti che piacciono a Tiziana SITO N. 1 - SITO N. 2

30 /12/11 – Augurarsi che…

Armageddon was yesterday. Today we have a serious problem

Finalmente questo convulso e per certi versi drammatico anno sta finendo.
Sembra difficile che mangiarsi le luttuose lenticchie porterà soldi, che ingollarsi i 12 chicchi d’uva nel primo minuto dell’anno frutterà mesi di pari dolcezza, che bagnare tonde mele nel miele addolcirà i giorni. Le persone che ricordano l’uscita dalla guerra, raccontano che almeno c’erano tante aspettative. Quelli nati con me, sebbene non abbiano quasi mai realizzato i loro ambiziosi sogni, hanno avuto un paio di opzioni. E oggi? Scartata la possibilità della profezia Maja (e comunque arrivarci al 12.12.12) qui tocca starci.
Augurarsi che il governo clericobancario almeno serva a radere al suolo i partiti che zavorrano la crescita etica del Paese: non saranno certo questi spilungoni col turibolo in mano a migliorare le nostre povere vite, ma il fatto che non scoreggiano e ruttano in piazza è una base per un mm di ottimismo. Augurarsi che i populisti che hanno ridotto a brandelli l’etica e l’economia scompaiano non dovrebbe rappresentare una spesa inutile, anzi. Augurarsi che la constatazione che con lo stipendio e la pensione non si campa e che la casetta che ritenevamo la nostra via di fuga è diventata un lusso, porti all’eutanasia delle parassite gerarchie ecclesiastiche. Augurarsi che scompaia il sindaco di Roma, autonominatosi amministratore unico delle nostre paure e che ha ridotto la città al set perpetuo di Romanzo criminale, che ha involgarito la città disseminandola di ridicoli angeli con tromba, che ha promosso l’assunzione di amici e conoscenti (439 al Campidoglio, 684 all’Atac, 1.518 all’Ama, 435 all’Acea, 227 a Risorse per Roma e tutti in posizioni apicali) che ha impoverito i cittadini sciupando i soldi per accattivarsi il Vaticano (ad esempio portando piccoli romani a vedere il gatto con gli stivali… ma solo quelli selezionati dagli oratori), e con lui la presidente della Regione Lazio che avvilisce il genere femminile con la sua grossolanità rimpannucciata di abiti costosi, e tutti i laziali con le concessioni di gaudenti vitalizi, tagli alla sanità, oltre a benefici da stato pontificio per sé e sua madre che sono palpabili ai romani residenti tra la Piramide e l’Aventino. Augurarsi che l’ordine dei giornalisti e la fnsi convochino un bel convegno per decidere di chiudere per sempre per aprire le porte ai free che, più di tanti giornalisti culoni, fanno informazione. Augurarsi di vedere facce nuove nei talk show che vanno in vacanza per il santonatale, meritato riposo di giornalisti garantiti che dopo averci sfranto l’anima temendo le censure berlusconiane si fanno fotografare in montagna accanto all’ onorevole col maglione. Augurarsi che i blogger italiani scrivano meno ma linkino di più, magari promuovendo il confronto con i colleghi. Augurarsi che don Verzè si trascini nella polvere i suoi amici, quelli che varano ospedali per il mezzogiorno e quelli che pontificano dalle cattedre della sua università. Augurarsi che il santopadre affacciandosi dalla finestra (ma sarebbe più appropriato il balcone) si ricordi che quello che fanno i fanatici che uccidono i cristiani, loro lo hanno già fatto, e per parlare autorevolmente bisogna almeno sanare il proprio passato. Augurarsi che la classe dirigente e politica di un Paese che si pensa democratico si emancipi dalla Chiesa cattolica anche rivedendo la Costituzione. Augurarmi che mia sorella esaurisca i viaggi nei deserti arabi e africani lasciandomi a Roma con papà che ha novanta anni. Augurandovi, soprattutto, di non imbarbarire nel luogo comune.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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...e siccome ho tanto parlato degli amministratori laziali, vorrei ricordare che io Roma la amo molto e per questo linko http://www.iloveroma.it/articoli/romanel2012.htm e http://mondodelbelli.blogspot.com/


20/12/11 - Gli auguri

Il vecchio trasportato dalle renne è un re perché è vestito di scarlatto. Non è un essere mitico, poiché non c’è mito che renda conto della sua origine e delle sue funzioni; e non è nemmeno un personaggio di leggenda, poiché non è collegato a nessun racconto semistorico. Appartiene piuttosto alla famiglia delle divinità. E’ la divinità di una sola fascia di età della nostra società e la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinità è che gli adulti non credono in lui, benché incoraggino i propri figli a crederci (Claude Lévi Strauss, Babbo Natale giustiziato, Sellerio)
Il 25 dicembre ragazzi miei, è l’antica festa pagana del Sol invictus, il sole invincibile, che coincide con il solstizio d’inverno… spesso le nuove religioni adottano le festività già esistenti per rendere la conversione meno traumatica. E’ un fenomeno che si chiama trasmutazione. Aiuta la gente ad abituarsi alla nuova fede: i fedeli mantengono le stesse festività, pregano negli stessi templi, usano gli stessi simboli. L’unica cosa che cambia è l’oggetto di culto, il dio che si adora (Angeli e demoni, Dan Brown, Mondadori)

Potevamo sottrarci agli auguri del periodo? Certamente no.
Come ogni anno la vostra ingenua Biancaneve si sorprende che il mondo cristiano renda onore ad uno sfortunato pupetto ebreo che riconosce come messia e addirittura - chi glielo avesse mai detto - figlio di Dio! E ancora, il teocrate vaticano, gran cerimoniere della celebrazione, che accetta di buon grado tutte le degenerazioni che la “sacra festa” comporta. I babbo natale ciccioni vestiti di rosso, l’albero pagano, i cotechini che trasudano unto, la befana al posto dei re Magi, le inaugurazioni dei presepi insieme ai sindaci (come dimenticare il sindaco di Roma fra le statue del presepe di piazza san Pietro lo scorso anno. Era meno alto di Giuseppe!), il feticismo della benedizione dei bambinelli Gesù, i programmi sciropposi della rai - garruli giornalisti in testa - che augurano il buon natale e salutano il santopadre mentre commossi seguono le funzioni religiose… Cose che diventano addirittura sobrie se confrontate ai riti del passaggio al nuovo anno: trenini festosi aspettando la mezzanotte, i dodici chicchi d’uva inghiottiti nel primo minuto dell’anno, lo spumante, e le incredibili mutande rosse.
La vita, ahimè, è complicata, e se serve ad alleggerire un po’ l’affanno tutto questo è benvenuto, e non sarà certo l’incredulità di Biancaneve a smorzare i festeggiamenti.
Auguriamo ai lettori di NoGod di non abbrutire nel luogo comune.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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L’Africa è il solo continente che secondo le previsioni raddoppierà la sua popolazione entro il 2045 raggiungendo i 2 miliardi di persone. Il numero di The Economist in questa settimana in edicola, riflette sulla sfida demografica africana e sui rischi che i Paesi più poveri dovranno affrontare, a meno di non elaborare politiche efficaci di controllo delle nascite e introdurre forme di contraccezione. Stati come il Niger e la Liberia, che dovrebbero raddoppiare il numero di abitanti in meno di 20 anni, Secondo stime riportate dal settimanale, un quarto delle donne africane è favorevole ma non ha accesso ai contraccettivi. Le difficoltà sono dovute a resistenze culturali, fiacca volontà politica, scarsi livelli di istruzione femminile
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18/12/11 – Le parole per dirlo

“Bisogna sapere che nel Paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra, l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e, la mattina dopo, di levata, tornando nel campo che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro quanti chicchi di grano può avere una bella spiga” (C.Collodi,Le avventure di Pinocchio, cap. 18)

Le vittime del raid punitivo in un campo nomadi torinese e l’omicidio di due senegalesi in un mercato di Firenze, meriterebbero almeno le parole giuste. La cronaca italiana di questi anni è prodiga di episodi più o meno gravi che recano un indubbio stigma razzista. La adolescente torinese che si è inventato uno stupro da parte di uno zingaro è intrisa di pregiudizi, i torinesi che hanno partecipato al pogrom hanno agito al posto di istituzioni che ritengono inefficaci, l’omicida dei senegalesi ha agito spinto dalle sue convinzioni nenonaziste e negazioniste. Sono episodi gravi, ancora più pericolosi in un periodo di dura crisi che nutre rancori, invidie, tabù. La timidezza nel denunciare a piena gola il razzismo montante, è una forma di complicità.
Non è un segno d’amore negare che il nostro Paese ha coperto e approvato secoli di antigiudaismo cattolico, ha praticato un colonialismo feroce e predatorio, e, negli ultimi decenni, ha emanato leggi e circolari discriminatorie e meschine nei confronti dei migranti.
Nessuno di noi ama sentirsi dire che è razzista, ma se ci facessimo un breve e sincero esame, ci renderemmo conto di quante preclusioni abbiamo. Soprattutto nei confronti degli zingari rom nomadi sinti, anche se è caricaturale sforzarsi di usare la definizione giusta quando da destra a sinistra si pensa che siano un popolo di ladri. Nei loro confronti è viva una forma di razzismo etnico: è ovvio che ci sono zingari onestissimi, ma a nessuno frega niente, i rom sono un problema sociale che va estirpato, non meritano né un futuro né hanno diritto a poter sperare in una vita alternativa per sé e i loro figli. I nazisti sterminarono gli zingari e gli ebrei insieme, perché razze inferiori neanche buone per la sudditanza ma solo per la morte. Della Shoah gli ebrei hanno - con fatica - testimoniato, del Porrajmos manca pure la memoria. Quelli tra di loro che ce l’hanno fatta, i Togni gli Orfei, cercano di farlo dimenticare che appartengono a quell’etnia lì.
Non ci porta nelle strade il fuoco che viene usato per mandarli via: per loro mai una parola, neanche da quei leader di partito che non perdono una piazza. Anche la Chiesa cattolica, che ha la superbia di affermare che protegge gli ultimi, sulle etnie non scherza, e ripete, per silenzi reticenze e tardive prese di posizione, le pagine più schifose della sua storia: antisemitismo, pedofilia, complicità con le dittature, furto. I media di regime, come sempre volenterosi carnefici, non risparmiano caratteri cubitali: nel maggio del 2008 raccontavano che nel quartiere di Ponticelli a Napoli gli zingari volevano rubarsi una bambina. Niente vero, ma un manipolo di giustizieri picchiò un romeno che neanche conosceva quel campo nomadi che venne smantellato dalla furia delle brave persone. Così come tanta enfasi venne riservata a due rom accusati immotivatamente di un brutto stupro ai danni di una coppietta romana; così appetibile il fatto che, nonostante il veloce rilascio, ai due non si diede pace continuando il massacro nei laidi programmi televisivi. O i due arrestati a Catania per un inesistente rapimento, scarcerati dopo 4 mesi senza neanche le scuse dei media che ci avevano campato sopra.
Ma non solo. La scorsa estate a Roma un membro della comunità ebraica venne assassinato mentre rientrava a casa e l’omicidio velocemente attribuito a un giro d’usura. Le indagini presero un'altra strada e i giornalisti dovettero scusarsi per il riflesso condizionato dovuto ad antichi stereotipi sul commerciante ebreo. E l’assassinato non era neanche un commerciante. O anche una interlocutrice infantile e grossolana che credendo che sei ebrea vuole da te conto dell’omicidio di Arrigoni (crudelmente ucciso per un regolamento di conti fra organizzazioni palestinesi). Che fare? Le sbarri le porte di casa tua, ma il razzismo di cui è imbevuta continua a suppurare con lei.
E cosa è se non razzismo, la faccia feroce ostentata ai giovani nordafricani che sbarcavano in massa lo scorso marzo? Eppure l’Italia avrebbe potuto esibire un volto gentile a quei giovani disperati, esaminare le posizioni di ognuno, accogliere gli aventi diritto e rimpatriare gli altri, mostrando un paese accogliente ma rispettoso delle leggi, mentre si è preferito gridare al feroce Saladino.
E’ meglio abbandonare il mito di italiani brava gente. E l’unica strada è riconoscere quanto percorrere caparbiamente strade sbagliate ci porti nel baratro. Pubblico e privato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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E’ morto Vittorio (Wicky) Hassan stroncato da un brutto tumore. Aveva 57 anni ed era un amico. Era molto conosciuto a Roma, soprattutto per il suo lavoro. Era il titolare del marchio di abbigliamento Sixty e Murphy e Nye. Nel 1983 il suo negozio Energie di via del Corso stupì i passanti con le vetrine realizzate da Andrea Pazienza. Wicky era un ebreo osservante, omosessuale, legato da anni a Stefano col quale aveva adottato 3 bambini. Il dolore per la sua perdita è mitigato dal ricordo di una persona appassionata alla libertà.


14/12/11 – A destra

Mentre me leggo er solito giornale
Spaparacchiato all’ombra d’ un pajaro
Vedo un porco e je dico: - addio majale! –
Vedo un ciuccio e je dico : - addio somaro! -
Forse ste bestie nun me capiranno
Ma provo armeno la soddisfazione
De poté di le cose come stanno
Senza paura de finì in priggione (Trilussa)

http://www.iloveroma.it/articoli/ilconodinatale.htm

La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco di Roma Alemanno ne rappresenta la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno santi Pietro e Paolo) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre) e ha, nonostante la forte crisi economica, fatto erogare prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes, oltre a finanziare in maniera esagerata la beatificazione del papa piuttosto che provvedere ai bisogni dei romani. Pensando di onorare l’architettura fascista - appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito – provò a dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti feriti così come per la sua esaltazione. Ha portato ghirlande a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui (dal Sessanta all’Ottanta), ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – a presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha proposto progetti faraonici (ad esempio radere al suolo e ricostruire il quartiere Tor Bella Monaca) . Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che è meglio non aprire nidi perché conviene fare convezioni con le suore. Ha inscenato un vergognoso banchetto imboccando Bossi e i suoi di coda alla vaccinara. Ha fatto installare una inopportuna ed enorme statua di Gran Premio II alla stazione senza neanche vagliare il bozzetto. Contro ogni buon senso ha creato un disastro spostando importanti capolinea dalla brutta piazza san Silvestro in funzione dei deputati che la useranno come parcheggio privato (esattamente come fanno i senatori nella piazza di san Luigi dei francesi). Ha paragonato una abbondante pioggia al terremoto dell’aquilano, e siccome è ripiovuto si è compreso che se a Roma nevicherà la città dovrà essere evacuata. Ha difficoltà perfino a scegliere l’albero di natale che, per malleveria nei confronti delle gerarchie della Santa Sede, ha circondato con i personaggi del presepio provincializzando una città che pure ha avuto nei secoli una nobile storia di inclusione. Usa senza ritegno la comunità ebraica romana come una coperta, tentando di essere all’altezza degli auguri fattigli per la sua elezione, quando gli si ricordò che con i suoi due predecessori non c’erano stati episodi di discriminazione.
Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata di alcuni. Ha un conflitto di interessi grosso come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti cooptata alla Regione Lazio attraverso il listino bloccato della presidente Polverini. Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli parossistici, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, poiché aspirante statista nazionale è disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo aiuterebbe ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (un velo discreto copre i suoi anni da ministro dell’Ambiente dove, pare, fece peggio del suo predecessore Pecoraro Scanio che non si era accorto della spazzatura napoletana). Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non bastava l’esperienza della Regione Lazio con Storace che produsse un buco nella sanità di proporzioni inaudite e che ormai neanche lui nega più? Nella mia giovinezza da “compagna”, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in via delle Milizie con i “camerati”, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Una frase di cui faccio ammenda. Però molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada senza nostalgia e molti topi sono usciti dalle fogne. Talvolta sono rimasti accecati dalla luce del giorno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


12 /12/11 – Diritti essenziali

C’era una volta…- Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

In questi convulsi e per certi versi drammatici giorni non resta che augurarci che si conservi almeno una apparenza dei pochi diritti acquisiti negli anni della nostra giovane e singhiozzante democrazia.
Tra l’aumento dell’Ici, il blocco del contratto di lavoro, la pensione che si allontana, il possibile ticket sui ricoveri ospedalieri oltre al plus già esistente sulla diagnostica e le visite specialistiche… sembra essere poca cosa che all’interno del decreto cosiddetto salvapaese, sia stato inserita la fine del segreto bancario. Dal 1° gennaio 2012 le banche trasmetteranno gli estratti conto individuali all’Agenzia delle entrate, trattandoci tutti come potenziali criminali che bisogna controllare perché forse potrebbero evadere. L’obiezione potrebbe essere quella del male non fare paura non avere. Per quel che mi riguarda – ma sono certa che è così per la maggior parte delle persone - l’Agenzia delle entrate rimarrà stupita di conoscere la mia metodicità nelle spese, così come un eventuale telefono sotto controllo annoierebbe chiunque dovesse trascrivere le mie telefonate, ecc ecc. Ma di questo passo si arriverà facilmente al prelievo del dna per essere esclusi da eventuali episodi criminosi che pure potrebbero verificarsi nel nostro condominio quartiere città. Il sistema partitocratrico che ha tartassato solo lavoratori e pensionati preferendo lasciare porte girevoli all’evasione di molte categorie sociali, si avvale oggi di norme che fanno a pezzi la libertà di ogni individuo nel tentativo di bloccare qualche evasore.
Piuttosto che stringere lo spazio dei diritti e della riservatezza come uno Stato totalitario, si iniziasse a parlare di pari doveri. E’ particolarmente odioso sentire i media di regime, come sempre asserviti alla partitocrazia, fare capziosi distinguo sui beni della Chiesa, sulle mense che sfamano i poveri e sull’ottimo sistema di welfare dei preti… Intanto è fin troppo facile – almeno a Roma - rilevare che la maggior parte degli edifici delle mense Caritas non sono proprietà della Chiesa.
La Chiesa cattolica ha facile gioco nell’affermare che anche le religioni delle intese le onlus e le ambasciate sono esentate così come previsto dal decreto istitutivo Ici (n. 504 del 30.12.’92). Non sarebbe male che queste categorie facessero un passo avanti col versamento dell’ ici in mano, per prima cosa perché è odioso mangiare brioche in tempo di fame, e, soprattutto, per non essere appaiati alla Chiesa cattolica di cui certamente non condividono la quantità dei beni immobili. Non sarebbe male che a fare il passo fossero i valdesi che per primi vollero l’intesa con lo Stato italiano dando il via a quelle metastasi aggiuntesi al cancro concordatario che hanno minato il corpo morente dello Stato italiano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 


9/12/11 - Quel che strozza…

Madamina il catalogo è questo delle belle che amò il padron mio (Leporello)

Come è noto ai pochi ma intelligenti e distinti lettori di questa pagina, è convinzione di NoGod che la Chiesa cattolica oltre ad essere un fattore di arretratezza culturale dei cittadini è motivo di impoverimento economico per le indebite elargizioni concesse dai governi italiani.
L’articolo 1 del concordato fra l’Italia e la Santa Sede siglato nel 1984 recita : “La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti e alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. Se la corretta interpretazione dell’articolo dice che ognuno dei contraenti si impegna a non interferire nelle cose dell’altro, è però sufficientemente fumoso – uno Stato libero sul territorio di un altro? – per consentire gli equivoci e i travasi che conosciamo e che sono dolenti per tutti noi e laceranti per quei cattolici responsabili che pure esisteranno.
Sarebbe un grosso segno di discontinuità da parte del presidente Monti – in attesa della cancellazione dell’articolo 7 e quel che ne scaturisce – almeno il rispetto del concordato. Ricorda l’ambasciatore Sergio Romano (non un pericoloso laicista, parola che ormai viene brandita come una scure da chiunque emetta una vagito sulle prepotenze ecclesiastiche) che Mussolini non fu concordatario quando dichiarò guerra all’Azione cattolica, e la Chiesa non fu concordataria quando la Segreteria di Stato partecipò alla redazione della Costituzione rivedendo e discutendo i singoli articoli che i deputati della democrazia cristiana sottoponevano alla sua attenzione. E, in tempi più vicini a noi, quando Camillo Ruini in qualità di presidente della Cei, invitò gli italiani ad astenersi dal voto nel referendum sulla procreazione assistita.
E ancora, il cardinale Angelo Bagnasco, erede di Ruini, ritenuto un giorno vicino e un giorno lontano dal governo Berlusconi ( e tirato per la mozzetta un giorno dal Pd un giorno dal Pdl), grazie all’azione di lobbyng promossa dalla Cei a favore dei diversi partiti, di fatto bloccando qualsiasi passo in direzione dei diritti civili esistenti in tutto l’Occidente.
Chiedere alla Chiesa cattolica di rispettare le leggi italiane, compreso il concordato da lei sottoscritto, non ha niente di ideologico né di anticlericale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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12/10/11 – Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera
la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”. Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso , definito il simbolo della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati. Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”. In quel momento il governo era di coalizione; né totalitario né dittatoriale”.( Michele Sarfatti, storico) I patti lateranansi firmati nel 1929 tra Mussolini e Pio XI (rappresentato dal cardinale Gasparri), oltre a garantire alla Chiesa la libertà spirituale e il suo governo, stabilirono che lo Stato pagasse una forte somma a risarcire ciò che era stato perso con l’Unità d’Italia, concessero una porzione di Roma, il Vaticano, permisero il riconoscimento civile del matrimonio religioso, accordarono l’insegnamento religioso nelle scuole e il riconoscimento giuridico degli ordini religiosi. Inoltre lo Stato si faceva carico di molte spese, la congrua, concesse un vero stipendio statale ai preti nell’esercito e nelle scuole (pure oggi sono scelti dalle diocesi e retribuiti dallo Stato). Finito il fascismo e nata la Repubblica venne inserito nella Costituzione (1948) l’art. 7, L’Articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari) di fatto una conferma dei patti siglati dal duce. I democristiani per un ricambio generoso all’aiuto avuto, i comunisti perché volevano mantenere la pace religiosa. Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri… La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento, non si tornerà indietro su quello che è stato acquisito dal Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani (Pietro Nenni – dal discorso dell’Assemblea costituente del 27 marzo 1947) Il comunismo clericale diventa letteratura con Giovannino Guareschi “Si era ormai a Pasqua: radunati in sede tutti i capoccia del capoluogo e delle frazioni, Peppone stava sudando come un maledetto per spiegare come i compagni deputati avessero fatto benissimo a votare per l’approvazione dell’articolo 7. Prima di tutto è per non turbare la pace religiosa del popolo, come ha detto il Capo, il quale sa benissimo quello che dice e non ha bisogno che glielo insegniamo noi. Secondariamente per evitare che la reazione sfrutti la faccenda piagnucolando sulla triste storia di quel povero vecchio del papa, che noi cattivoni vogliamo mandare ramingo per il mondo… perché il fine giustifica i mezzi e per arrivare al potere tutto fa brodo. In quel preciso istante la porta dello stanzone si spalancò ed entrò don Camillo con l’aspersorio in mano, seguito da due chierichetti col secchiello dell’acqua santa e la sporta per le uova. Senza dire una parola, don Camillo si avanzò di qualche passo e asperse d’acqua santa tutti presenti …e fece il giro ficcando in mano a ciascuno dei presenti un santino. E fu come se fosse passato il vento stregato che fa diventare di sasso la gente. A bocca aperta Peppone guardò sbalordito il santino che aveva tra le mani, poi guardò la porta, indi esplose in un urlo quasi disumano: Tenetemi o l’ammazzo”(Giovannino Guareschi, La Bomba, da Don Camillo) Nel 1957 la rivista Il Mondo diretta da Ernesto Rossi avanzò la proposta di abrogare il concordato attirandosi proteste del mondo cattolico e non solo. Successivamente la questione è stata ripresa solo da Pannella. Una consistente parte del partito socialista (in particolare Lelio Basso) , i repubblicani (Giovanni Spadolini) alcuni indipendenti (Ferruccio Parri) chiedevano almeno una revisione, soprattutto per la questione dell’incongrua e anticostituzionale (già dal 1948) dicitura di “unica religione di Stato”, i finanziamenti e la scelta degli insegnanti nelle scuole. Ma il fronte laico non riuscì mai a compattarsi perché la maggioranza dei parlamentari composta da democristiani e comunisti temevano come la peste di alienarsi la Chiesa. Oltre a Il Mondo, anche il Corriere della Sera nel 1977 fece grandi campagne giornalistiche sui privilegi economici della Chiesa. Fiorirono in quel periodo commissioni di studio, bozze di revisione… ma la Chiesa aveva alleati – come si dice oggi bypartisan – in Parlamento. Nel 1984 il Presidente del Consiglio Bettino Craxi insieme a Giovanni Paolo II (rappresentato da mons. Casaroli), siglarono un accordo di modifica del Concordato. Venne votato da tutto il Parlamento con l’astensione dei liberali e il voto contrario dei radicali e del Pdup. Fu un compromesso, probabilmente molto al ribasso, Craxi disse che era solo un primo gradino, ma ad oggi il secondo ancora non è stato salito. Si abolì con quella firma l’assurdo riferimento al cattolicesimo come unica e sola religione ufficiale (che tante umiliazioni costò ai bambini e adolescenti (e loro genitori) che dovevano passare attraverso le forche caudine del preside e degli insegnanti per essere esonerati dall’insegnamento cosa che li esponeva alla gogna dei bambini (e dei loro genitori) nati con lo stigma del cattolicesimo). Si abolì la congrua sostituita dal volontario 8 per mille, si stabilì una maggiore autonomia nel diritto di famiglia. Ma il veleno, si sa, è nella pratica. Dopo un primo anno in cui i liberi contributi dell’8 per mille scarseggiavano, si ricorse ad un meccanismo truffaldino (messo a punto da Tremonti, noto tributarista chiamato per una consulenza al ministero delle Finanze da Rino Formica), la soppressione dell’obbligo dell’ora di religione costrinse a inserirla facoltativa perfino nella scuola materna (!) e sempre durante l’orario scolastico, si stabilì che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico come quelle statali , ma senza rendere nessun conto allo Stato, si concessero privilegi ad enti religiosi che dichiaravano di svolgere un servizio sociale. Via l’Iva su terreni, fabbricati e via soprattutto la tassa di successione. Inoltre, sulla schiena dello Stato anche gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.
Veniamo all’oggi. Nel 2007 l’Ue ha chiesto spiegazioni all'Italia sull’eccesso di privilegi della Chiesa in materia fiscale, sollevando un polverone tra le gerarchie ecclesiastiche e la partitocrazia. Nell’ultimo ventennio in modo incrementale sono stati introdotti nuovi favoritismi: l’esenzione Ici e Ires, nuovi finanziamenti alla editoria cattolica, convenzioni privilegiatissime nel settore sanitario. Ho sempre inteso e sempre chiaro fummi/Che argento ch’a lor basti non han mai/O veschi, o cardinali, o pastor summi (Ludovico Ariosto, Satire,1534)
Nel 2011 (irpef 2010) la Chiesa cattolica con l’8 per mille ha raccolto 1.118 milioni di euro. E’ noto che la volontarietà dei contribuenti è apparente, perché è il 35% dei contribuenti che attribuisce l’8 alla Chiesa cattolica. Poi ci sono i 360 milioni per gli stipendi degli insegnanti dell’ora di religione, 460 milioni per il culto pastorale, 235 milioni per interventi caritativi, 700 milioni versati da Stato e enti locali per le convenzioni (scuola e sanità). Venite, la celebre,/La santa Bottega,/A prezzi di fabbrica/Vi scioglie, vi lega, /Fa spaccio di meriti, /Cancella peccati… /Venite! I solvibili /Saranno beati! (Olindo Guerrini, In morte di un reverendo strozzino, 1877) Naturalmente questo accade solo in Italia. In Spagna esiste un meccanismo simile all’8 per mille, ma le quote non espresse rimangono nelle casse statali. In Germania c’è nel modulo delle tasse la possibilità di dare il 9 per mille a qualsiasi religione, nel resto dell’Europa i contributi volontari alle religioni sono slegati dalle tasse che i cittadini versano allo Stato. Nella manovra economica nessun contributo è stato richiesto dallo Stato alla Chiesa cattolica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


6/12/11 – La testa del re

Nel 2009 lo studente musulmano berlinese Y.M. strappò in tribunale il permesso di pregare a scuola durante l’intervallo. Nel quartiere multietnico di Wedding, era una grande vittoria. Invano la preside si era lamentata degli inconvenienti pratici e del rischio di tensioni. Y.M. e i suoi amici stendevano per terra, in corridoio, un indumento e si inginocchiavano per le preghiere di rito. Tanto peggio per gli studenti, anche musulmani, a disagio con l’ostentazione dell’islam. Al tribunale amministrativo di Berlino interessò solo la libertà religiosa di Y.M, cui tutto doveva piegarsi. Le autorità locali ricorsero contro la sentenza sostenendo che l’imposizione a tutti del diritto di uno studente di pregare durante l’orario scolastico ledeva la neutralità religiosa propria dell’istruzione dello Stato e il 30 novembre la Corte amministrativa federale ha dato loro ragione. La preside era libera di concedere uno spazio in cui Y.M. potesse pregare, ma non aveva l’obbligo di consentire al giovane di inginocchiarsi nei corridoi. Il diritto di libertà religiosa non è illimitato. L’unico diritto illimitato a scuola è quello alla conoscenza, allo spirito critico, alla tolleranza e al pluralismo. Nella scuola pubblica si sta in ginocchio solo davanti al sapere.. (Marco Ventura, La lettura)

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, una riflessione seria andrebbe fatta su una delle caste più odiose, quella dei giornalisti di regime, che regge lo strascico alla partitocrazia e non vuole neanche sentirselo dire. Come è noto in Italia esiste l’Ordine dei giornalisti che contrasta palesemente con l’articolo 21 della Costituzione (secondo capoverso: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). Inoltre i giornalisti sono i dipendenti di De Benedetti, di Berlusconi, di Mediobanca, di Caltagirone, fino ad arrivare ai paladini della libera informazione a posto fisso della rai, che dipendono direttamente dal palazzo. Come sanno anche i sassi un giornalista per entrare in rai deve rispondere non ad un partito ma ad una corrente di partito, perché quell’azienda non accetta curricula né, da più di venti anni, ha indetto concorsi. Alla faccia dell’indipendenza dalla politica, molti giornalisti rai sono o sono stati deputati e eurodeputati. Il Lazio ha funzionato come un vaso comunicante con la rai avendo avuto ben due presidenti di regione. Le indagini giornalistiche arrivano dalla stampa estera, oppure da inchieste fatte dai pochi giornalisti indipendenti, alcune anticipazioni dal sito dagospia – non a caso la più parte degli abbonati di quel sito sono redazioni di grandi giornali – e qualche notizia di malcostume arriva alle masse attraverso le Iene, che però ultimamente sono molto addomesticate. Senza contare l’enorme bacino di siti e blog che i giornalisti garantiti saccheggiano guardandosi bene dal nominarli.
I lavoratori, gli studenti, quelli colpiti da calamità naturali (sic), che scioperano e sfilano in corteo per finire sui giornali e in tv, vengono bellamente ignorati perché i privilegiati microfonomuniti preferiscono intervistare quei politici sanguisughe che si rubano le idee dei cortei indossando – ahimè – sciarpe, caschi, distintivi della protesta
I giornalisti garantiti non parlano mai dei giovani che hanno difficoltà enormi per accedere alla professione giornalistica, delle retribuzioni risibili per le strisce, dello scarto altissimo tra un redattore di desk e un direttore. Perfino le newsletter dell’Ordine, o addirittura quella del Giornalista pensionato, sono gestite da professionisti già garantiti mentre potrebbero essere utili palestre per i giovani e i tantissimi disoccupati (alcune migliaia). Per fare chiarezza su questi punti, per discutere di una professione che cosi come è niente ha a che vedere con la libertà e l’indipendenza, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi potrebbero indire un bel convegno. E poi chiudere per sempre.
Il malcostume corrompe, e grande è stato il mio sconcerto quando, un paio di giorni fa, l’ufficio stampa dell’Accademia di Francia, inviando un invito per l’inaugurazione del restauro di una sala di Villa Medici, ha richiesto per l’accredito oltre ad un documento (e questo è usuale, partecipando all’incontro il ministro della Cultura) la tessera dell’Ordine. Per intenderci, neanche la Santa Sede la richiede. E’ forse una questione di lana caprina, ma a me il fatto che la Francia, il paese che ha tagliato la testa al re, mi chieda il numero della tessera dell’Ordine (la mia è la numero 56964 rilasciata il 17-2-’89, ma non è per la privatezza che mi sono scandalizzata) per andare a una ordinaria conferenza stampa mi turba non poco. So che la Francia e i francesi a molti italiani non piacciono, per me non è così. Intanto per la questione della testa del re: non c’è episodio che ha capovolto il corso della storia dell’umanità come la Rivoluzione francese. Nel surreale dibattito sulla questione delle radici cristiane europee (cosa ovvia quanto inutile da scrivere in una Costituzione che deve unire) , un punto fermo lo mise il presidente Chirac ricordando che i francesi il problema con Dio lo avevano risolto da un pezzo.
So che molti criticano Nicolas Sarkozy (fossi stata francese lo avrei votato o lo voterei? No e no) ritenendolo un asservito alla Chiesa cattolica. Credo invece che non sia così. E’ vero che i suoi predecessori occuparono con più sobrietà il tronetto canonicale in Laterano riservato ai presidenti francesi, mentre Sarkò ostentò un imbarazzante segno della croce, ma disse anche che come presidente di tutti i francesi si rallegrava per una possibile visita di Benedetto XVI per la gioia che ciò avrebbe comportato ai cittadini cattolici (e solo a quelli). Ricordò la morte del cardinale Jean Marie Lustiger e si è intrattenuto sul mistero della sua conversione (il cardinale adottato da una famiglia che lo salvò dalla follia nazista era nato ebreo), ma ha anche ricordato che la laicità francese è libertà. “Libertà di credere o non credere, libertà di praticare una religione e libertà di cambiarla, libertà di non venire offesi nella propria sensibilità da pratiche ostentatrici, libertà per i genitori di far impartire ai figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in funzione del proprio credo. I cittadini francesi hanno convinzioni diverse. Perciò la laicità si afferma come necessità e opportunità, condizione della pace civile.” E questo alla presenza di Ruini dentro la bella basilica di san Giovanni in Laterano dove i rappresentanti delle nostre istituzioni si recano col cappello in mano. E più recentemente ha voluto dare fiducia a quell’islam “che non ha nulla a che vedere col volto orribile di questi folli di Dio che uccidono tanto i cristiani che gli ebrei, tanto i sunniti che gli sciiti”. Concetti importanti che derivano dalla carica ideale e dalla forza teorica della laicità di cui quel Paese che ha tagliato la testa al re è intriso. E’ per questa storia che anche l’ultimo presidente francese interpreta, che mi imbarazza turba e preoccupa che mi abbiano chiesto la tessera dell’Ordine che in Francia i giornalisti non sanno cosa sia.

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2/12/11 – A occhi aperti

Ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso – la più ardua – è stata quella della libertà di assentire… Se mi capiterà mai di subire la tortura – e si incaricherà la malattia, senza dubbio, d’impormela -, non sono assolutamente certo di ottenere da me stesso l’impassibilità, ma avrò almeno la risorsa di rassegnarmi ai miei lamenti (M. Yourcenar, Memorie di Adriano)
Finché si stringono in mano le ortiche non si sentono le punture. Il dolore inizia quando si allenta la presa. (G. Stein)

Robert Guédiguian è un regista francese di origine armena, che ha spesso raccontato la vita degli operai e del proletariato. Così come ne Le nevi del Kilimangiaro, che è il titolo del suo ultimo film e di una canzone del ‘66 che per i due protagonisti, Marie Claire e Michel, è la colonna sonora del loro amore. Lei lavora ad ore presso una anziana, lui è un operaio e sindacalista, che perde il lavoro per una ristrutturazione. La coppia ha due figli e un cognato in prepensionamento, al quale viene rubata una somma di denaro - un regalo dei figli per un viaggio in Africa - da un collega di Michel e come lui disoccupato. E questo è il nucleo del film, la riflessione di Michel sul furto, la presa d’atto che è morta la solidarietà di classe, il valore in cui lui aveva sempre creduto. Il giovane ladro giustifica il furto con le sue misere condizioni e scaglia su Michel invettive antisindacali. Forse è l’insoddisfazione delle nuove generazioni, ma le accuse fanno vacillare le idee di socialismo umanitario di Michel e Marie Claire.
Gli amici di Lucio Magri – che ha scelto un suicidio assistito - hanno parlato di profonda depressione determinata dalla morte dopo una lunga malattia della moglie, e dalla amarezza che la politica gli ha riservato. I commentatori in servizio permanente hanno ritenuto che i motivi per l’eutanasia non sussistessero, giacché ci sono farmaci efficaci e bravi psichiatri per curare l’ insidiosa malattia. Come sempre la libertà è la cosa più preziosa ed è equo che ognuno dica la sua, anche se francamente un prontuario delle malattie consentite per porre fine ad uno strazio è una roba che non è bello sentire. Quello che invece (secondo me) sarebbe utile, è chiedersi qual è il nostro rapporto con la morte e la malattia. Della morte si parla pochissimo, delle persone che patiscono un lutto per niente. Nessuno è attratto dai racconti estremi che riguardano la vita di un malato al punto finale e delle persone che vivendogli accanto sono state così prossime alla morte. E se pure con fatica e con l’aiuto di esperti e dell’intelligenza si può comprendere la morte, sembra impossibile accettare la consunzione del corpo che, sedato nel dolore fisico, disfa la mente.
Quanto alle speranze affidate alla politica, per molti neanche uno dei sogni della giovinezza si è avverato.

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Elio Di Rupo è diventato il premier del Belgio. I suoi genitori, contadini abruzzesi, partirono da San Valentino in Abruzzo Citeriore e arrivarono in Belgio per sfuggire alla povertà. La famiglia si stabilì a Morlanwelz cittadina vallona (tremila italiani su 18mila abitanti). Dopo appena un anno di lavoro in una miniera di carbone, il padre morì e il giovane Di Rupo rimase con la madre e i sette fratelli. Il politico ha detto: “a differenza di altri figli di immigrati i miei fratelli ed io siamo cresciuti impregnati di cultura belga perché la pubblica assistenza ci seguiva in tutto, e oggi sono fiero di essere belga e di avere radici italiane”. E’ quello che vorremmo per i giovani stranieri che oggi vivono con noi
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1/12/11 - Cambiare

Esistono tre tipi di despota: il despota che tiranneggia il corpo, il despota che tiranneggia l’anima, e il despota che tiranneggia sia l’anima che il corpo. Il primo viene chiamato re, il secondo papa, il terzo maggioranza (O. Wilde)

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, non si dovrebbe dimenticare che il sistema partitocratrico, specialmente in questa interminabile seconda Repubblica, si è avvitato sempre di più alla Chiesa cattolica trascinando con sé il valletto fedele, ovvero i media (merita di essere citato un manager di ristrutturazioni aziendali che prima di licenziare si consulta col suo padre spirituale. Il tutto raccontato a La vita in diretta (rai1) davanti a sbigottiti dismessi operai Fiat di Termini Imerese). Non vanno dimenticati i convegni come quello del dipartimento economico del Pd che ha chiamato a raccolta il fior fiore del partito per discutere su Il lavoro nella riflessione della Chiesa di Benedetto XVI. Né la tardiva rivelazione di Concita De Gregorio che, da direttore dell’Unità, ebbe la confidenza di un importante dirigente del Pd sul disimpegno per l’elezione di Bonino alla Regione Lazio. De Gregorio ha dimostrato di essere il cane da grembo del Pd, anche se la notizia non esiste giacché l’intelligentissima Bindi aveva detto più volte che era meglio Polverini alla guida della Regione Lazio. Tenere a mente anche che Veltroni sta corteggiando Andrea Riccardi, oggi ministro, perché lo vorrebbe candidato sindaco di Roma. E anche Ignazio Marino, commentando l’eutanasia di Magri, ha parlato del partito della morte e della vita, piuttosto che c’è chi vorrebbe una scelta e chi non vuole concederla, perché oggi, ancora, chi desidera di poter morire e chi no, non sono sullo stesso piano. E, soprattutto, ricordare che questa era l’opposizione al peggiore governo della Repubblica.

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La trasmissione di Milena Gabanelli Report (rai 3), si occuperà delle vicende del san Raffaele nella puntata di domenica 11 dicembre. L’inchiesta è condotta da Alberto Nerazzini che è andato ad indagare, in Italia e all’estero, nei segreti del gruppo guidato fino a pochi mesi fa da don Luigi Verzé
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21/11/11
Dalla distruzione di Sodoma si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot disubbidisce e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue.

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, non si dovrebbe dimenticare che gli ultimi anni partitocratrici sono stati sconciati anche dal moralismo indotto dalla trivialità dell’ex premier. Sebbene sia risultato un facile esercizio commentare le signore cooptate in parlamento e oltre (come se i loro colleghi maschi fossero stati scelti in prestigiose scuole di politica), non può essere dimenticato lo scandalo delle donne che si sono prestate, come spesso, a fare da spalla al peggior maschilismo travestito da politica. Addirittura avviando cretini dibattiti sul dubbio sentimento materno di Gelmini (già ministro dell’Istruzione) tornata al lavoro a pochi giorni dal parto. Addirittura intervistando la escort, la ragazza pentita e quella entusiasta. Addirittura elevando al rango di maestro del pensiero mogli che tardivamente prendevano coscienza dei comportamenti del coniuge. La strada del moralismo è particolarmente viscida, e si trascina via la libertà che ognuna ha di scegliere la vita che crede. Benché sia difficile condividere l’opzione di una donna che per spianarsi la strada decida di abbandonare la posizione verticale, per quanto sia improbabile che indicheremmo a modello un comportamento simile ad una nostra figlia, è ben più di un passo indietro non riconoscere l’autonomia di ogni donna, dimenticare che non esiste un modello unico di comportamento femminile e lasciarsi cadere nella misoginia giudicante. Ci vorrà parecchio per scrollarsi di dosso i bacilli del berlusconismo, ma intanto un esamino di coscienza tutto al femminile andrebbe fatto. Potranno aiutare al ripensamento le tre neoministre, personalità femminili, professioniste, classe dirigente. Sembrano essere donne – e questo indipendentemente dalle posizioni politiche e filosofiche che ognuno di noi ha – che hanno un curriculum esemplare nel loro settore, che hanno fortemente voluto la loro carriera, e che sono pure mamme e nonne così come in genere ci vogliono. Speriamo che facciano, insieme ai loro colleghi, poche cose ma serie per tutti i cittadini. E che ricordino che l’Italia è parecchio indietro rispetto ad altri Paesi dove le nostre congeneri sono premier, segretario di stato, ministri…, che abbiano presente che il governo di emergenza deve varare misure per l’occupazione femminile che ci vede nelle ultime posizioni. Sapere al governo donne che hanno studiato hanno lavorato hanno fatto fatica è incoraggiante. Certamente non è mia intenzione fare la ola ad un governo clericobancario (benché io sia favorevole al ripristino dell’Ici da cui sono stata grazie a Silvio esonerata, credo improbabile che il governo Monti sia equo al punto di far pagare la tassa sugli immobili anche alla Chiesa), ma sembra difficile pensare che le donne oggi al governo possano affermare “non sono d’accordo per gli aiuti economici alle donne sole, perché è un incentivo ad avere figli senza padre” come disse la sottosegretario al Welfare (sic) Eugenia Roccella. Appare anche improbabile che il premier Mario Monti, dal quale ci aspetteremmo una vera riforma fiscale, possa sostenere come Gianni Alemanno, incredibilmente sindaco di Roma, che “dobbiamo aumentare la pressione fiscale sui singoli e sulle coppie con pochi figli, un modo intelligente per ridistribuire i carichi fiscali più equamente, sostenendo chi investe sul futuro del paese attraverso i figli”.
Nel frattempo sarebbe auspicabile una moratoria dei talk show-chiacchiericcio appannaggio dei partiti. Magari cambiando la compagnia di giro si potrebbe iniziare a parlare di politica, che in troppi credono sia il sistema partitocratrico.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


28/11/11 – Pinkwashing

La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins, nell’Illusione di Dio)

Sull’onda del premio assegnato lo scorso anno da Mtv a Tel Aviv come città più gay-friendly, l’Ente del turismo israeliano ha deciso di avviare una campagna mirata ad attrarre le persone omosessuali a visitare la città. E noto che il Paese è stato il primo a non avere riserve su donne e uomini omosessuali nell’esercito, a proteggere dagli assalti dei fanatici ultraortodossi i festosi gay pride, a consentire l’adozione. Lo scorso anno il ministro degli Affari sociali intervenne per condannare le critiche che venivano da alcune frange di religiosi gerosolimitani che trovavano scandaloso che la rete nazionale trasmettesse Ballando sotto le stelle (da noi è su Rai 1), dove si esibiva una coppia di ballerine (la vip era una giornalista sportiva, che ha adottato una bambina con la sua compagna con la quale ha siglato una unione riconosciuta dallo Stato. La sua partner di ballo, eterosessuale, aveva già vinto la scorsa edizione del reality in coppia con un uomo). Una vacanza a Tel Aviv, per vedere la spiaggia bianca e il lungomare pieno di negozietti, il boulevard piantumato a cipressi che sbocca verso il mare, i palazzi Bauhaus degli anni ’30, i ristoranti e i locali notturni… tutto ciò anche vivendo serenamente la propria omosessualità. Dove sta lo scandalo? Secondo un editoriale del NYT trattasi di pinkwashing, ovvero una operazione di lavaggio attraverso una politica liberal per coprire le violazioni dei diritti dei palestinesi. E ancora, l’editoriale si spinge ad affermare che molti omosessuali che temono (giustamente) il fondamentalismo islamico e cristiano, guardano ad Israele come un paese che potrebbe unirli e proteggerli, sottovalutando che il subdolo scopo del sionismo è quello di armarli in una sorta di crociata contro l’islam. Un discorso delirante - seppure consentito e soprattutto senza pericolo di ritorsioni - ma che è parso realistico a molti commentatori nostrani che usualmente dipingono quel paese in preda ad un delirio religioso. Un editoriale razzista e omofobo perché dipinge gli omosessuali, anche israeliani, come persone che non hanno a cuore i palestinesi, che come tutti hanno diritto a tutti i diritti, compreso quello di avere uno Stato e poter vivere la loro sessualità liberamente, cosa che oggi gli viene negata. Per la cronaca, il claim della campagna è Tel Aviv una estate senza fine.
Però abbiamo imparato una nuova parola : pinkwashing.
Una bella lavatura in rosa non dispiacerebbe in molte questioni della vita. Ad esempio un cretto di meringa che ci protegga nel difficile rapporto con la morte e la sensazione che siamo smarriti sopravvissuti alla rovina. Esiste una continuità tra ciò che passa e quel che resta? E’ possibile essere meno soli davanti alla morte, oppure bisogna rassegnarsi al fatto che ognuno deve gestire da solo il dolore della separazione? Come si esce dalla sofferenza fisica di essere i superstiti mentre ci si aspettava che i nostri morti fossero le nostre guide? E se si può comprendere la morte, come è possibile accettare la consunzione del corpo, la malattia, il male, il supplizio che, sedato il dolore fisico, è vissuto dalla mente? Come si fa a continuare normalmente la vita di tutti i giorni quando si ha la cognizione del dolore?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Fino all’8 gennaio presso il Museo di Roma in Trastevere, piazza sant’Egidio 1
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Cento Volte Primavera, Fotografie di Tel Aviv dal 1909 ad oggi. Il 7 dicembre alle 18, visita guidata da Roly Kornblit, curatore della mostra (nella sua vita quotidiana dentista)

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3/1/11 Gli haredim (timorati) passano la maggior parte della loro vita a studiare la Torah e il Talmud, in genere preferiscono far lavorare le mogli, si sposano giovani e fanno tanti figli. Sono una minoranza che in un paese laico come Israele è, vengono vissuti come un ostacolo, non tanto per il loro stile di vita – ogni volta che qualcuno di loro, specialmente haredim gerosolimitani, si spinge sfacciatamente a imporre regole religiose alla società viene represso, talvolta anche brutalmente, dalla polizia – ma per il peso economico che i loro usi comportano. A gettare napalm sul fuoco ha contribuito un provvedimento voluto fortemente dal premier Benjamin Netanyahu che ha aumentato il budget di 5 milioni di € all’anno (era di 25) per le loro esigenze. Da ormai più di trenta anni qualsiasi governo concede finanziamenti ai gruppi religiosi per finanziare le yeshivot (scuole religiose), quasi sempre perché il piccolissimo ma determinante e ricattatorio partito religioso (Shas) fa da ago della bilancia. Ma adesso la Corte suprema ha chiesto di porre dei limiti perché è intollerabile una disparità di trattamento verso i cittadini. Netanyahu ritiene di aver fatto una vera rivoluzione liberale, perché pur destinando più risorse economiche, per la prima volta è stato fissato che gli studenti delle scuole rabbiniche possono percepire denaro solo per un periodo di cinque anni e comunque non oltre i 29 anni di età. Dopo quell’età i religiosi dovranno cercarsi un lavoro. Ma gran parte degli israeliani trovano che ci siano delle gravi falle nel provvedimento che, ad esempio, non è retroattivo. Su 22 ministri otto hanno votato contro il provvedimento (tutti i laburisti), che – è doveroso ricordarlo – quando hanno governato da soli (in questo momento sono in coalizione con il Likud, che definiamo –impropriamente -destra)) si sono guardati dal tagliare i privilegi ai religiosi. Il capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi ha chiesto di revocare l’esenzione al servizio di leva agli haredim che ritiene ingiusta rispetto ai tre anni (due per le ragazze) di vita militare a cui i giovani sono chiamati obbligatoriamente. La situazione si è fatta così esplosiva – secondo il quotidiano Haaretz fra meno di dieci anni gli haredim potrebbero essere il 20% della popolazione, e avere una popolazione così alta che non partecipa ai processi produttivi e di difesa potrebbe mettere in ginocchio il Paese – che addirittura un rabbino del partito ultraortodosso, Chaim Amsellem, ha dichiarato che pur essendo la Torah la cosa più importante del mondo, il suo studio finanziato dallo Stato dovrebbe essere riservato solo a grandi studiosi e non, come oggi, a chiunque decida di definirsi religioso pur di non lavorare. Per tutta risposta è stato espulso dal partito e definito un Amelek (Deuteronomio, 25:17,18). Eppure proprio i religiosi potrebbero salvare la situazione. E’ di questi giorni una intelligente campagna pubblicitaria del movimento conservative (masorti) israeliano apparsa su giornali e manifesti. L’inserzione simula le Pagine gialle con i molti maestri della tradizione ebraica, divisi in categorie merceologiche dei mestieri che praticavano pur studiando e insegnando la Torah: falegnami, calzolai, medici… Ma ancora più grande clamore ha suscitato la presa di posizione di Dov Halbertal, già direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i suoi valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”. Come spesso capita, la parte più sensibile e attenta tra gli ultraortodossi sono le donne che, lavorando, a differenza dei loro sfaccendati mariti, mostrano una maggiore propensione ad integrarsi con il resto della avanzata società israeliana. Tiziana Ficacci, www.nogod.it


26/11/11 – Informazione corretta

Il filo che divide la farsa dalla tragedia è sottilissimo (W. Shak.)
Che importa dei fatti quando si hanno opinioni?
Scrivi in modo sintetico quello che sai, tutto il resto linkalo
Ci sono le cupole e il cupolone

Su questa pagina abbiamo spesso descritto i media come la parte più putrescente della casta, che grazie alla schiavitù in cui vengono tenuti dai padrini di partito che gli porgono il tozzo di pane, si guardano dal mordergli la mano.
E’ avvilente vedere giornalisti, di cui spesso conosciamo il percorso svolto in ginocchio (questa città è un baccello), che dimenticano i fatti per meglio sposare le opinioni del politico che in quel momento impugna la bandiera.
Di grande squallore è stata la vicenda legata al falso quotidiano Avanti diretto dal faccendiere e amico di Silvio Walter Lavitola. Come è noto il vero Partito socialista italiano, che grazie all’abbaglio presuntuoso di Veltroni non è entrato in parlamento, ha un suo organo stampa che niente ha a che vedere col falso Avanti dello spregiudicato amico di Silvio, ma è troppo faticoso per i giornalisti di regime starlo a spiegare. Nel link alcuni chiarimenti per chi avesse voglia di conoscere i fatti. Appresi i quali si potrà continuare ad avere le proprie opinioni al riguardo, ma almeno sapendo.
http://www.avantidelladomenica.it/site/434/Default.aspx
Di particolare interesse sull’argomento questo articolo di Giuliano Zincone sul Corriere della Sera di cui riportiamo alcuni brani:
…Nella scorsa puntata di In Onda su La 7, si discuteva della difficoltà di tenere insieme coalizioni di governo, all’interno delle quali ciascun partito desidera affermare la propria identità. Il sarcastico La Russa ha strillato che, nella cosiddetta Prima repubblica, i liberali non creavano problemi, perché si accontentavano di esserci, al governo con il loro 1%. Falso. Il Pli raggiunse il 6% nel 1963, e scelse l’antagonismo ogni volta che il programma della maggioranza non lo convinceva. I liberali si batterono contro il regionalismo e contro la nazionalizzazione dell’energia elettrica, arrivando all’ostruzionismo parlamentare. Benché piccolo anche il Pli aveva le correnti, una delle quali voleva una opposizione integrale contro la Dc. … Quante bugie, quante calunnie scaturiscono dalla tv e diventano senso comune… Non si può pretendere che i conduttori siano onniscienti, però non sarebbe difficile avere una squadretta di esperti nel backstage di ogni talk show. Con l’aiuto dei motori di ricerca, potrebbero immediatamente smentire e confermare le affermazioni dei contendenti. E testimoniare, per esempio, che il Pli valeva più dell’1%.
La gente normale se ne accorge ogni giorno di più che il Paese perde colpi e non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Abbiamo bisogno di bilanci sinceri e pubblici, di un esame di coscienza che ci consenta di specchiarci collettivamente nella verità. La stampa di regime che occupa la scena italiana non può far parte del rinnovamento di cui il Paese ha bisogno.

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24/11/11 – Sensibilità

Il prete, senza cui non vi sarebbe tirannide, è come la gramigna; se non si sradica sino all’ultimo pelo, essa si propaga subito ed invade, infetta la pianta umana che commise il delitto di non spegnerla… Nizza aveva nel 1860 un solo convento; venduta da Bonaparte ai preti, essa in dieci anni, ha partorito ventinove di codesti ricoveri di depravazione (12 marzo 1871, Garibaldi scrive a una rivista soresina)
E’ più grave la presenza di principi non accettabili nel programma politico che non nella pratica di qualche militante (mons. Crepaldi, arcivescovo di Trieste)

Che cosa è più sacrilego? Secondo il portavoce della Santa Sede l’immagine fotoscioppata di papa Benedetto XVI che bacia l’imam di Al Azhar nella pubblicità Benetton ora ritirata. In parecchi hanno ritenuto empio il comico Crozza truccato da papa che spara agli schifosi piccioni di piazza san Pietro. In tanti hanno trovato blasfemo il vero papa Benedetto XVI che riceve in regalo l’ennesimo crocefisso da B. quando ancora era premier.
E’ la sensibilità di ognuno che segna la differenza.
Qualche giorno fa Bernard Law, arciprete di santa Maria Maggiore (una delle 4 basiliche patriarcali di Roma, le altre sono san Giovanni, san Paolo, san Pietro), ha compiuto 80 anni. Naturalmente cento di questi giorni… soprattutto per l’aria di Roma. Infatti il cardinale ha un passato talmente marcio che ammorbava il cielo della città. Costretto a dimettersi da arcivescovo di Boston nel 2002 per non aver denunciato i sacerdoti macchiatisi di pedofilia, viene intronato nel 2004 nella basilica romana. Per ricambiare la cortesia del salvacondotto, nel 2005 celebrò una messa funebre in onore di Gran Premio II.
Ma le pressioni dei cattolici americani e delle vittime dei religiosi pedofili ha spinto il teocrate (sensibile?) alla sostituzione. Per la cronaca al suo posto è andato Santos Abril y Castello. Sebbene il colonnato di san Pietro non finisca con via della Conciliazione ma lambisce con le sue tenaglie tutta la città e la nazione, avere uno che copre reati in una bella basilica (che, per inciso e per non perdere il vizio, custodisce le spoglie mortali di Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas e autore di un fallito golpe), è un peso in meno per una città che è stata nella sua storia così provata dalla violenza della Chiesa cattolica (delle sue gerarchie e dei suoi volenterosi carnefici)
Se c’è una cosa che la partitocrazia ci ha insegnato, è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prendere parte ai cori che allietano il cuore della teocrazia vaticana. Una nuova vittoria elettorale a questi stessi partiti (da destra a sinistra, compresi quelli che al momento non hanno sedie in parlamento) non farebbe che aumentare ancora il numero degli aspiranti al coro, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Dal 29 novembre su La 7, Gianluigi Nuzzi condurrà Gli Intoccabili, programma di inchieste sui rapporti oscuri tra politica, economia, criminalità organizzata. Nuzzi è l’autore di Vaticano S.p.A, una serrata inchiesta sullo Ior. Il giornalista ritiene che c’è molto da indagare su questa teocrazia che prospera all’interno di Roma. Si parlerà di questo anche nel programma


21/11/11 – Cambiare

Dalla distruzione di Sodoma si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot disubbidisce e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue.

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, non si dovrebbe dimenticare che gli ultimi anni partitocratrici sono stati sconciati anche dal moralismo indotto dalla trivialità dell’ex premier. Sebbene sia risultato un facile esercizio commentare le signore cooptate in parlamento e oltre (come se i loro colleghi maschi fossero stati scelti in prestigiose scuole di politica), non può essere dimenticato lo scandalo delle donne che si sono prestate, come spesso, a fare da spalla al peggior maschilismo travestito da politica. Addirittura avviando cretini dibattiti sul dubbio sentimento materno di Gelmini (già ministro dell’Istruzione) tornata al lavoro a pochi giorni dal parto. Addirittura intervistando la escort, la ragazza pentita e quella entusiasta. Addirittura elevando al rango di maestro del pensiero mogli che tardivamente prendevano coscienza dei comportamenti del coniuge. La strada del moralismo è particolarmente viscida, e si trascina via la libertà che ognuna ha di scegliere la vita che crede. Benché sia difficile condividere l’opzione di una donna che per spianarsi la strada decida di abbandonare la posizione verticale, per quanto sia improbabile che indicheremmo a modello un comportamento simile ad una nostra figlia, è ben più di un passo indietro non riconoscere l’autonomia di ogni donna, dimenticare che non esiste un modello unico di comportamento femminile e lasciarsi cadere nella misoginia giudicante. Ci vorrà parecchio per scrollarsi di dosso i bacilli del berlusconismo, ma intanto un esamino di coscienza tutto al femminile andrebbe fatto. Potranno aiutare al ripensamento le tre neoministre, personalità femminili, professioniste, classe dirigente. Sembrano essere donne – e questo indipendentemente dalle posizioni politiche e filosofiche che ognuno di noi ha – che hanno un curriculum esemplare nel loro settore, che hanno fortemente voluto la loro carriera, e che sono pure mamme e nonne così come in genere ci vogliono. Speriamo che facciano, insieme ai loro colleghi, poche cose ma serie per tutti i cittadini. E che ricordino che l’Italia è parecchio indietro rispetto ad altri Paesi dove le nostre congeneri sono premier, segretario di stato, ministri…, che abbiano presente che il governo di emergenza deve varare misure per l’occupazione femminile che ci vede nelle ultime posizioni. Sapere al governo donne che hanno studiato hanno lavorato hanno fatto fatica è incoraggiante. Certamente non è mia intenzione fare la ola ad un governo clericobancario (benché io sia favorevole al ripristino dell’Ici da cui sono stata grazie a Silvio esonerata, credo improbabile che il governo Monti sia equo al punto di far pagare la tassa sugli immobili anche alla Chiesa), ma sembra difficile pensare che le donne oggi al governo possano affermare “non sono d’accordo per gli aiuti economici alle donne sole, perché è un incentivo ad avere figli senza padre” come disse la sottosegretario al Welfare (sic) Eugenia Roccella. Appare anche improbabile che il premier Mario Monti, dal quale ci aspetteremmo una vera riforma fiscale, possa sostenere come Gianni Alemanno, incredibilmente sindaco di Roma, che “dobbiamo aumentare la pressione fiscale sui singoli e sulle coppie con pochi figli, un modo intelligente per ridistribuire i carichi fiscali più equamente, sostenendo chi investe sul futuro del paese attraverso i figli”.
Nel frattempo sarebbe auspicabile una moratoria dei talk show-chiacchiericcio appannaggio dei partiti. Magari cambiando la compagnia di giro si potrebbe iniziare a parlare di politica, che in troppi credono sia il sistema partitocratrico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

4/10/10 – Letture (s)consigliate Saranno contenti alla Cei del continuo aumento di politici e intellettuali che spingono alla lettura della Bibbia? Incalzata da Famiglia cristiana il ministro Gelmini si è mostrata entusiasta di introdurre il libro nelle scuole, il presidente della Regione Veneto si è addirittura spinto a dire che ne offrirà una copia al patriarca di Venezia (evidentemente il politico dubita che il religioso l’abbia letta), l’assessore all’istruzione di quella Regione ne ha decretato l’obbligo di lettura a scuola, e, per ultimo, la sponsorizzazione di autorevoli intellettuali come Margherita Hack. Scartando i fondamentalismi alla veneta, cosa dire? Leggere una cosa in più è sempre meglio che una in meno. Personalmente credo che la bibbia - cioè l’antico testamento e non come erroneamente si pensa anche il vangelo detto impropriamente nuovo testamento - sia una lettura interessante, mai noiosa, con tanti personaggi femminili di gran carattere (Rachele, Ester, Miriam, Debora, Ruth…). Se si ha la pazienza e la voglia di leggere il testo in ebraico, può essere una sorpresa scoprire i suoni onomatopeici che accompagnano il racconto. E come dimenticare l’interpretazione che Freud ha dato del libro di Giobbe, l’uomo a cui succedeva di tutto perché il suo occhio vedeva Dio ma il suo orecchio non lo sentiva, in pratica lo schema dell’analisi freudiana, o le malattie di Mosè definite dal grande scienziato psicosomatiche. Insomma, una lettura che vale sicuramente prima o poi fare. A scuola si leggono l’Iliade, dove si raccontano le vicende della guerra di Troia causate dal rapimento di Elena da parte di Paride, e l’Odissea, dove vengono narrate le peregrinazioni di Ulisse dalla fine della guerra di Troia al suo ritorno in patria. Nella Bibbia si riportano le vicende del popolo ebraico, prima schiavo in Egitto e poi in movimento verso la terra promessa (che Mosè vedrà solo da lontano). Si badi, la Bibbia è libro caro agli ebrei perché narra la storia dei padri, ma non lo considerano testo religioso. Sembra però che i nostri volenterosi politici vogliano attribuire all’affascinante libro una valenza religiosa. A questo punto, chi dovrebbe aiutare gli studenti nella lettura? I bravi professori formati dalla Cei la cui materia è facoltativa e che dovrebbero limitarsi all’insegnamento del catechismo cattolico? O il professore di lettere? Ci saranno nel caso passasse l’idea dei corsi di formazione per gli insegnanti che, come la maggior parte degli italiani, non conoscono la Bibbia? Una idea come si vede impraticabile al momento, come le tante proposte estemporanee che vengono fatte con tanto di raccolta di firme e che la gente, compresi rispettabili intellettuali, sottoscrive superficialmente. Come sanno quelli che frequentano la Chiesa cattolica e il catechismo, mai si fa cenno all’Antico testamento se non per alcuni passaggi che riguardano la creazione di Adamo ed Eva. La mia conclusione è che la Bibbia non verrà introdotta nelle scuole, soprattutto per il disinteresse – e più – da parte della Cei. Sull’accidia della ministro Gelmini non sembra il caso di aggiungere, se non che dovrebbe conoscere più di altri lo stato dell’istruzione e sentirsi obbligata a proporre reali programmi di studio che permettano agli studenti di competere con i loro colleghi europei. Anche da questo episodio inerente la Bibbia, si evince che i politici italiani sono dei servi sciocchi. Vogliono omaggiare i vescovi, ma sbagliano pure i libri.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Visite consigliate

Fino al 15 gennaio – Fotografare la storia, Stefano Lecchi e la Repubblica Romana del 1849, Palazzo Braschi, Roma, da martedì a domenica dalle 10 alle 20 – Ingresso10 €

Lecchi, pittore fotografo, è a Roma dal 1849 al 1859, anni in cui realizza un reportage di guerra, fissando le rovine dei combattimenti della Repubblica romana. E’ una testimonianza dei luoghi dove Garibaldi e giovani patrioti avevano difeso la città assediata dal corpo di spedizione francese inviato a restaurare il potere papale. 35 fotografie – carte salate da calotipo – affiancate da foto scattate nel 2011 negli stessi luoghi e con le stesse inquadrature delle immagine di Lecchi .


15/11/11 – Autunno europeo

Non si può aprire un’epoca nuova nella società italiana cacciando via una sola persona. Sarebbe bello se Confindustria, le organizzazioni corporative, i media e la Chiesa cattolica che lo hanno sostenuto per anni, ricevendone un tornaconto, facessero un esame di coscienza. Nessuno chiede loro di pagare il conto di questo dissesto, ma tutti ci auguriamo che oggi non si vengano a sedere in cattedra (Marco Russo, lettera al Corriere)
Frattini, ex responsabile della Farnesina, sta organizzando un mercatino natalizio di beneficenza per disfarsi dei ricordi di viaggio… Brunetta, già ministro della P.A., ha imballato i regali. Il più brutto? Un mappamondo con la luce dentro, regalo di Confindustria… Brambilla, ex ministro del Turismo, è soddisfatta di avere reso l’Italia un paese amico degli animali  (da vari quotidiani)
“Rimettere la fermata dell’Atac in via del Plebiscito” di fronte a Palazzo Grazioli, residenza privata di B. Lo chiedono i commercianti e i passeggeri delle 18 linee strategiche per il traffico romano. La decisione di sopprimere la fermata era stata presa dal prefetto della capitale Giuseppe Pecoraro alla fine del 2009, dopo che un folle aveva ferito l’allora premier a Milano lanciandogli una statutetta. (ovunque)   

Gli “omicidi del kebab” sono una serie di delitti compiuti da neonazisti ai danni di immigrati turchi verificatisi in Germania tra il 2000 e il 2007. Le indagini su due neonazisti suicidi li hanno collegati agli assassinii di nove cittadini di origine turca. Modalità che richiamano quanto successo in Italia tra il 1977 e il 1984 quando il gruppo Ludwig (Marco Furlan e Wolfgang Abel che stanno scontando appena 28 anni) uccise nel Nordest italiano 28 persone che avevano rinnegato Dio, cioè omosessuali, tossici, frequentatori di cinema porno.  Più o meno nello stesso momento in cui in Germania si diramava la notizia della conclusione della vicenda degli omicidi ai danni dei turchi, a Londra venivano arrestati 170 attivisti dell’ultradestra che volevano infiltrarsi tra i manifestanti che occupano il sagrato di st. Paul  per protestare contro lo strapotere del capitalismo finanziario. E a Varsavia gruppi di estrema destra in buona compagnia di hooligans  si sono scontrati con la polizia. E lì presto ci saranno i Campionati europei di calcio, uno sport che in genere porta in strada facinorosi di vario tipo. Nei giorni scorsi a Roma, una città che sempre più assomiglia al set di Romanzo criminale,  è stato arrestato un amico di Gabriele Sandri, tifoso laziale ucciso da un poliziotto mentre si recava allo stadio,  che aveva in  macchina  chiavi inglesi, tirapugni, martelli, sbarre... Intanto in Grecia nel governo di unità nazionale allestito per  arginare la crisi,  ha esordito un partito di ultradestra, e, sarà un caso, il Silvio dimissionato ha scelto di fare la sua prima telefonata da deputato semplice a un consesso di La Destra di Storace.
La crisi economica mondiale oltre a creare le giuste paure per i tagli economici e dei posti di lavoro, genera anche timori viscerali e miopi intolleranze, così come in Europa i gruppi che temono l’islam in modo esagerato e al limite dell’odio etnico, e che sono ostili alle migrazioni, hanno preferito non denunciare che il norvegese Breivik, che alla fine di questo luglio commise una strage di giovani socialisti sulla piccola isola di Utoya,  compì il massacro nel nome della loro causa. E preferiscono dimenticare che l’innominabile si compì nel centro dell’Europa cristiana e bianca e pura.
Ebbene, sarebbe un buon esercizio contare almeno fino a 777.777 prima di gridare all’irrazionale, magari anche vigilando sulla fanatica ultradestra che è ancora così presente in Europa e in Italia. E da noi con un bel più, grazie al volenteroso contributo della Chiesa cattolica che tanto fa contro le minoranze e le diversità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

1/1/11 – La rivoluzione non è un pranzo di gala
3/11/11 – La rivoluzione non è un pranzo di gala (2)


11/11/11 – Antinomie

Circa 8 malati di cancro su 10 hanno subito un peggioramento economico e lavorativo. Compresa la perdita del posto. E 1 su 3 teme che i tagli limitino la disponibilità delle cure anticancro innovative (Censis, indagine su 1000 malati e 700 caregiver)
Tristo chi se presenta a li cristiani/scarzo e cencioso. Inzino  pe’ le scale/lo vanno a mozzicà  puro li cani (G.G.Belli, Er merito, dai Sonetti)
8 novembre ore 18 – Il sindaco partecipa al ricevimento in occasione della ricorrenza della Festa della Beta Vergine Maria, Regina della Palestina e patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro; 9 novembre ore 11 – Il sindaco interviene all’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Lateranense (dall’agenda del sindaco di Roma, pag. 618 televideo Lazio) 
   

Una cosa che non si dice  più è che in questo Paese ci sono i ricchi e i poveri.  Una volta, si diceva gli sfruttatori e gli sfruttati. Linguaggio vecchio? Forse, però questo è.
I poveri, che sono la più parte della popolazione, non hanno nessuna visibilità. Qualche riga la meritano i terremotati e gli alluvionati – perché  i disastri sono nei quartieri più disgraziati – mezza riga la conquista chi muore sul lavoro. Ma se i sommersi sono stranieri non sono salvati da un paio di righe. Chi mai scrive di quei tanti che la mattina si svegliano che è ancora notte, salgono su corriere sporche e treni maleodoranti, poi prendono autobus e metropolitane piene come carri bestiame (e senza neanche avere la compassione che si riserva agli animali) per recarsi a fare lavori frustranti, faticosi, sottopagati. Chi mai scrive delle file nelle asl per prendere un appuntamento, dei troppi giovani che pietiscono per lavori risibili, dei malati poveri, delle tante donne straniere che curano gli anziani e puliscono le case mentre i loro bambini sono soli con i loro vecchi.  Ha ferito molti l’affermazione di B. (non dire gatto se non l’hai nel sacco) sui ristoranti e i luoghi di villeggiatura sempre pieni (panza piena nun crede ar diggiuno, scriveva Belli) ma è il solo volgare? Niente dobbiamo dire dei sindacati che basiscono quando muoiono le sarte di Barletta che guadagnano 4 euro l’ora? Cosa pensano che percepiscono quei tanti lavoratori che si portano a casa 600 euro al mese? Si riempiono la bocca della parola precario, ma non sono stati in grado con i loro profumati uffici studi di vedere come il lavoro si stava trasformando; e non facessero finta di camminare sulle orme di Di Vittorio, perché anche loro si sono paurosamente imborghesiti. Niente dobbiamo dire di quei cronisti che si sono battuti come leoni per rimettere sull’altare la madonnetta di gesso distrutta dai total black infiltratisi in un corteo di protesta a Roma, e non si sono spesi per i negozianti con le vetrine spaccate o i cittadini che hanno perso le automobili? Neanche un trafiletto hanno meritato questi incolpevoli disgraziati che ancora non sanno se e quando riavranno qualcosa e da chi.  Non saremmo giustificati se graffiassimo il viso a quei giornalisti di regime (anche se rimpannucciati con abiti di apparente diverso colore) che mentre un sindaco ripete che c’è il debito lasciato dai suoi predecessori e annuncia giri di vite su scuola, raccolta rifiuti, trasporti… il sedicente giornalista si dimentica di chiedere conto, prendiamo una cosa a caso, dei 4 milioni di euro per la beatificazione di Gran Premio II?  Perché la tenutaria del grande bordello, supportata dai media che si commuovono quando vedono uno svolazzar di tonaca, è abile nel far credere che aiuta gli ultimi. Grande spazio, invece che ai poveri, è stato dato all’offerta di un milione di €  dell’8 per mille agli alluvionati di Genova. Ma ci si rende conto di quanto poco è? Sebbene, e questo è doveroso riconoscerlo, la cifra è doppia a quella versata per i terremotati dell’aquilano (ai bambini però furono offerte uova di cioccolato). E tutti tacciono sul fatto che la Chiesa cattolica è un fattore di impoverimento, oltre che culturale anche economico, della società italiana. Le sbandierate mense caritas, nelle quali purtroppo aumenteranno i commensali, sono una partita di giro. Quel pranzo che domani consumeremo è stato pagato da noi, dai servizi che regioni e comuni ci hanno sottratto per concedere a loro. A Roma perfino una percentuale di 3 centesimi su ogni biglietto d’autobus venduto, cioè, un prelievo forzoso a beneficio di uno. E perché non ricordare mai che la mancanza di diritti civili danneggia soprattutto i più poveri? Cosa può fregare  al ricco che l’omosessuale povero trova indispensabile riversare la pensione al compagno/a della vita, e cosa può interessare di una assurda e inutile legge sul biotestamento, un dono dei parlamentari alla Chiesa cattolica, quando se hai i soldi puoi comprarti pure una buona morte?
L’antinomia per eccellenza è quella tra i ricchi e la gente normale, che è ormai povera.
I giornalisti di regime che vanno a lavorare tardi e trovano gli autobus (che non prendono) meno affollati, e che si danno il tu con i parlamentari, e che se si va in giro intorno a Palazzo Chigi li si vede attovagliati insieme ai politici che dovrebbero sorvegliare come cani da guardia, preferiscono fargli i cani da grembo per avere domani un programma, la direzione di una rete, di un tg, di un quotidiano. Questi benpagati professionisti (che godono anche della casagit, ottima assicurazione sulle malattie che copre perfino i funerali e il convivente di qualsiasi genere) sono un tumore maligno della società che deve essere rimosso in cambio di una informazione corretta che emancipi i cittadini.
La grande crisi che stiamo sperimentando e dalla quale per uscire impiegheremo decenni, trasformerà le nostre vite. Ma c’è nel Paese (forse) una coorte di persone più umane e sensibili, che non dovrebbe accucciarsi sulle divisioni partitocratriche, o fare calcoli se domani quello o quell’altro potrà guadagnare qualche voto in più, o ergersi a purissimi. Piuttosto sarebbe il caso di dire no alla compagnia di giro che affolla i palinsesti dalla mattina alla notte fingendo di sapere quello di cui straparla. Un no secco ai privilegiati che mangiano brioche in tempo di guerra, e maggiore attenzione a chi proverà a farci uscire dal mare di ghiaccio in cui ci siamo trascinati. Potrebbe anche verificarsi che, magari fra un decennio, anche questa fatiscente classe politica si sia dissolta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  (o la brunetta dei ricchi e poveri) - Qui i vostri COMMENTI

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Segnaliamo ai curiosi lettori di NoGod questi interessanti appuntamenti:  

Sabato 12 novembre alle 18 , La Civiltà cattolica, Via di Porta Pinciana 1, Roma
Presentazione del libro di Aldo Maria Valli, Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini. Ne parleranno Eugenio Scalfari, già direttore di la Repubblica, Bartolomeo Sorgi, gesuita, Aldo Maria Valli, vaticanista rai e autore del libro.
Domenica 13 novembre ore 10–16, Centro Bibliografico Ucei, Lungotevere Sanzio 5, Roma
Gli ebrei romani tra Risorgimento ed Emancipazione (1814 – 1914)
Tra gli argomenti trattati: Elite e società ebraica, le figure di Samuel Alatri, Crescenzo Del Monte, Ernesto Nathan; la Comunità ebraica di Roma negli anni del pontificato di Pio IX; Artisti e committenti ebrei dall’Unità d’Italia al 1914.


7/11/11 - This must be the place
di Paolo Sorrentino, con Sean Penn, Frances McDormand, David Byrne

Vanessa Hessler, modella italo-americana, ultima sua fatica la Cenerentola andata di recente in onda su rai1. Nel passato Vanessa aveva avuto una relazione con il quinto figlio di Gheddafi, Mutassim, ucciso dai ribelli. Quattro anni di passione che Vanessa non rinnega e, raccontandoli a Diva e Donna, aggiunge alcune considerazioni forse un po’ ingenue, ma legittime, sul clan Gheddafi… Pareri che non sono piaciuti ai dirigenti della compagnia telefonica tedesca Alice per cui Vanessa è ben pagata testimonial. Le chiedono di ritrattare quelle dichiarazioni, ma lei rifiuta, e la licenziano. Gli eroi sono certamente altri, ma il piccolo gesto di resistenza – e vogliamo aggiungere di lealtà postuma? – di Vanessa sorprende, e non si può dire negativamente. Perché dei tanti che nel tempo sono stati alla corte di Gheddafi, e dei molti che negli anni hanno fatto affari più o meno leciti con lui piegandosi senza apparente fastidio alle sue bizzarrie, l’unica a pagare è lei, condannata per aver espresso un parere, magari con un po’ di leggerezza mediatica e senza il salvagente di sapienti elaborazioni culturali. Di tanti cortigiani abili nel dileguarsi al momento opportuno, viene pubblicamente additata solo una ragazzina, ingenua quanto si vuole, che paga per non essere stata capace – solo lei? – di riconoscere la banalità del male. Lei che, come tanti altri, ha avuto la chance o la sfortuna di vedere il male da vicino. (Maria Luisa Agnese, Corriere della Sera)

Cheyenne guarda la vita che scorre via dalla sua bella villa.  Era un divo pop rock prima del suicidio di due adolescenti, forse indotto dalle sue malinconiche canzoni. Ha il cuore ferito e una moglie affettuosa. Poi gli muore il padre col quale non parlava da anni e l’evento luttuoso lo spinge a muoversi. Il padre, ebreo, era stato ristretto in un campo di concentramento non riuscendo mai né a vendicarsi né a dimenticare un soldato tedesco che lo aveva ripetutamente umiliato. Il viaggio di Cheyenne  alla ricerca del nazista per vendicare il padre, è un racconto morale che fa riflettere sulla malinconia e il vuoto di senso.  La consapevolezza del dolore spinge il protagonista del film a ritornare in partita. Il finale del film è aperto: forse è possibile ri-trovarsi per dare una speranza a quelli che verranno dopo di noi.  
Quale deve essere il posto?
Magari il cuore che è la sede della nostra memoria.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 http://www.youtube.com/watch?v=jzfPkV4LObQ


3/11/11 – La rivoluzione non è un pranzo di gala (2)

Continuiamo a ripeterci che l’Italia non è mai stata razzista, invece il razzismo è innegabile. Vogliamo parlare dei campi di concentramento italiani in cui c’erano bambini croati e sloveni? O vogliamo fare un esempio di complicità collettiva? Dopo le leggi razziali, circa 1200 cattedre universitarie vennero tolte a docenti ebrei e assegnate immeritatamente ad altri. Uno solo rifiutò, Massimo Bontempelli… Nel 2009 siamo risultati il secondo Paese più razzista d’Europa nei confronti degli omosessuali dopo la Lituania. I siti di tifosi di calcio più razzisti sono quelli italiani… Bossi, che ha la responsabilità di aver detto cose pesanti, è ora vittima di razzismo: in rete non si fa fatica a trovare chi lo chiama “paralitico di merda”… c’è tanto razzismo contro i disabili, gli omosessuali, gli immigrati neri, gli arabi… il web è una pattumiera d’odio contro gli ebrei… ci sono on line delle canzonacce orrende del gruppo 99 Fosse (con la F) che irridono ad Anna Frank o ai bimbi inceneriti nei forni. La questione dell’antisemitismo non è al centro dei pensieri del ministro dell’Interno (Gian Antonio Stella alla presentazione dell’Almanacco Guanda, L’Italia è razzista?Dove porta la politica della paura, 25 €)
“Ad esempio le persone con le lentiggini non sono considerate una minoranza da quelle senza lentiggini. Non sono una minoranza nel senso in cui la intendiamo. Perché? Perché una minoranza si considera tale solo quando costituisce una minaccia, vera o presunta, per la maggioranza” (C. Isherwood, Un uomo solo)

Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso  è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale. Ma quanto tempo ci vuole? Ed è possibile che i paesi arabi, a noi tanto vicini, non possano apprendere nulla dai nostri errori?  Dai nostri affanni e discriminazioni quotidiane?
Chissà perché molti osservatori che temono tanto (e giustamente) il fanatismo religioso musulmano, ritengono che il cristianesimo –  e la sua degenerazione più suppurante che è il cattolicesimo –  sia meno pericoloso. Il cattolicesimo, con i dogmi superstiziosi, con le ridicole esibizioni del papa vestito come il mago Otelma, è più grave perché si manifesta in paesi che, più o meno, sono democratici.  In Europa i gruppi che temono l’islam e che sono ostili alle migrazioni, hanno preferito non denunciare che il norvegese Breivik, che alla fine di questo luglio commise una strage di giovani socialisti sulla piccola isola di Utoya,  compì il massacro nel nome della loro causa.
I supercritici della zoppicante primavera araba sarebbe bene che tenessero in mente un paio di cose: alle nostre latitudini la situazione delle donne e di alcune minoranze è sicuramente più buona che negli Stati islamici, ma certo non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma solo perché abbiamo un diverso livello di sviluppo. Oggi si incendia la sede di un giornale che ha disegnato Maometto, ieri l’inquisizione mandava direttamente al rogo le persone, e, in tempi più recenti, faceva finta di non vedere. Qualche tempo fa in Turchia (paese governato da un partito islamico moderato) la direttore di un settimanale è stata licenziata perché, in occasione del bicentenario della nascita di Darwin, mise la foto del naturalista in copertina. Ma anche nell’Occidente (non solo in Vaticalia)  autorevoli politici e intellettuali vorrebbero sostituire alla teoria dell’evoluzione il creazionismo.  Basta accendere la tv per vedere spacciate come notizie vere storie di miracolati, nei talk show sono chiamati a dire la loro dei preti che, a costo di passare per degli idioti, sostengono delle disonestà (e se a qualcuno fosse sfuggito, in uno dei momenti più drammatici per la storia italiana, nel salotto di Bruno Vespa si parlava di Lourdes). 
Un paio di anni fa, quando il Tar del Lazio accolse il ricorso di associazioni laiche e fedi delle intese che si opponevano all’inserimento dell’ora facoltativa di religione nella valutazione degli studenti sentendosi lese nel diritto di imparzialità davanti allo Stato, i pensatori unici  arrivarono a parlare del carattere illiberale dell’illuminismo. Ovviamente l’illuminismo, come tutto, si può criticare, ma marchiare con idee ritenute spregiative le opinioni con le quali non si è d’accordo  è parte di una retorica che è  appannaggio della cultura illiberale e degli Stati fondati sull’intolleranza come le dittature e le teocrazie. Prima di commentare le teocrazie islamiche, sarebbe opportuno mettere un po’ d’ordine in casa propria. Da noi c’è l’ora di religione cattolica nelle scuole, in realtà facoltativa, ma che per marchingegni schifosi che ricordano i bizantinismi dell’otto per mille, è di fatto obbligatoria. A distanza di oltre trenta anni dalle  intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si rimane inchiodati al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate. Ancora oggi sembra che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale (!) diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”. Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E chi propone lo studio della storia delle religioni dovrebbe porsi quanto meno una domanda: i professori saranno sempre scelti dalla Cei? Se la situazione non fosse così grave, sarebbe interessante vedere una disputa teologica tra un dodicenne ebreo (prima di quella età gli ebrei non possono ricevere insegnamenti religiosi da estranei ma solo dai famigliari) e un professore selezionato dalla Cei.
Così combinati, noi italiani possiamo giudicare le spente primavere arabe? Potremmo, al più, dolerci per i nostri comuni dolori.
Ma, la domanda regina che dovremmo porci è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”.
E’ questo complesso di inferiorità – per me - il vero problema. E applicarlo anche all’islam al quale vorremmo inchiodare tutti i paesi arabi e anche i manifestanti della primavera, non serve a nessuno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

1/8/11 –  Fenomeni soprannaturali
21/9/11 –  Fuoco e fiamme
1/1/11 – La rivoluzione non è un pranzo di gala


1/11/ 11 – La rivoluzione non è un pranzo di gala

L’abbattimento del tiranno è un caso più clinico che politico. Il potere non è abituato a ruzzolare nella polvere, anche se questo è il suo incubo. Quando succede è goffo, patetico, moccioso. Perciò diventa improvvisamente membro del genere umano. Prima, sul piedistallo, posava da statua in uniforme, spietato e impettito. Braccato dai suoi sudditi, dalle benvenute rivoluzioni arabe, chi ricorda che fu un rivoluzionario? Abbatté da soldato il trono del suo re, impose la Repubblica. Scrisse libretti verdi a imitazione di quelli rossi di Mao. Poi si ammantò di veli beduini, si trasformò in despota, in sommo sacerdote: succede nel delirio di potere. Ora tutti i capi di Stato che s’inchinarono a lui, gli strinsero la mano, corrono a lavarsela per scongiuro, per disinfettarla dal contagio del potere crollato. Nel doppiofondo di ogni potente che firmò con lui trattati con la stessa penna, si è spalancato il cunicolo dove è terminata la corsa di Gheddafi. Un brivido a serpentina nella schiena coglie tutti loro alla vista del socio stramazzato al suolo. Toccano ferro con mano sudata. (Erri De Luca, Vanity Fair)

L’ammirazione di qualche mese fa per la primavera araba sembra essersi attenuata. La grande vittoria del partito degli islamici moderati in Tunisia, ha creato allarme nell’Occidente che si è mostrato sorpreso che quei paesi vogliano riscoprire le loro radici musulmane. Non tranquillizza che i leader affermino che democrazia e religione potranno convivere così come accade in Turchia, e inquieta moltissimo il caso della Libia e i molti riferimenti alla legge islamica.  Eppure in molto nord del mondo, e noi vaticaliani dovremmo essere gli ultimi a sorprenderci,  Stato e Chiesa non sono compiutamente divisi.  A lungo si è discusso se inserire le radici cristiane nel trattato costituzionale dell’Europa (e dobbiamo ringraziare soprattutto i francesi e il presidente Chirac in particolare, per aver stoppato il surreale dibattito), e il presidente americano giura sulla bibbia senza che ci si scandalizzi per il gesto feticista. Non si comprende perché l’occidente si debba stupire che quel mondo non voglia rinunciare alla propria religione, sembra quasi che nella condanna ci sia una forma di colonialismo (cristiano?). Importanti commentatori italiani che stanno col dito alzato sulle scelte di quei paesi e che sembrano patire già la nostalgia per la stabilità perduta pagata da quei popoli con la dittatura, non  si accorgono della deriva addirittura pagana  (che ha toccato l’acme nei  giorni scorsi con la questione della madonnina di gesso rotta da un gruppo di total black e che ha fatto passare in secondo piano le vere devastazioni compiute dai facinorosi) che sta prendendo la nostra società.  Tornando alla primavera: è evidente che quando si deve ricostruire uno Stato, spesso con situazioni economiche dure, la strada è lunga e complessa. I movimenti islamici moderati avranno un grande peso grazie alla parziale democratizzazione, le minoranze avranno vita dura, i giovani, le donne, tutti quelli che hanno manifestato per il cambiamento e per amore di una compiuta democrazia, avranno una vita difficile, Israele sarà ancora più un capro espiatorio... certo molto conterà l’atteggiamento che terrà l’occidente. Ogni primavera ha le sue incertezze, ma prima o poi l’estate arriva.
Da parte nostra possiamo fare gli auguri a questi paesi sapendo che raggiungere il livello di sviluppo e democrazia è strada impervia. Purtroppo siamo lontani dall’aver raggiunto quel livello che pure appartiene a paesi come noi europei ma che hanno saputo sciogliersi dal giogo del cristianesimo – noi paghiamo il prezzo di non avere ancora abbattuta la breccia di porta pia   – e hanno classi dirigenti più colte e curiose del mondo in movimento.  
Nel frattempo  alla Camera  è ripresa la discussione sulla legge anti-burqa. Il testo presentato dalla maggioranza dice che sarà vietato qualsiasi indumento che renda difficoltoso il riconoscimento utilizzando  abiti e accessori  di ogni tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, a meno che non ci sia un giustificato motivo per farlo. Così formulata la norma non potrà mai avere una applicazione, perché chiunque potrà dire che sta morendo di freddo e indossa il passamontagna, oppure segue un precetto religioso e indossa il burqa.  Tanto rumore per nulla! Come al solito la maggioranza che si occupa solo di pancia mette in campo questioni ad effetto. Un modo sensato di ragionare sarebbe rispolverare il principio di laicità che aiuterebbe a stilare regole e norme certe per tutti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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5/8/11 - … i membri della commissione Affari costituzionali hanno dato il via libera per la eventuale trasformazione in legge, di un provvedimento che proibisce l’uso di burqa  e niqab* nei luoghi pubblici ma con l’eccezione di alcuni casi particolari. Previsto il carcere e niente cittadinanza per chi costringe le donne a indossare il velo, introducendo così un nuovo reato. In Italia, come è noto, esiste una legge che vieta di coprirsi il volto in pubblico per ragioni di sicurezza, ed è la 152 del 1975. Per mostrare che esistono, i volenterosi membri della Commissione hanno modificato l’art. 1 del testo esistente, aggiungendo a “celare il volto”, le parole “anche con indumenti etnici e culturali come il niqab e il burqa”.  I superficialissimi membri della Commissione ritengono che queste cinque parole siano un passo avanti verso l’integrazione, un gesto di libertà nei confronti delle donne. Le persone più imbarazzanti della politica italiana come Santanchè, ne rivendicano la primogenitura.  Tra le mille e più cose che l’opposizione poteva dire, si è limitata ad un generico il burqa non lo indossa nessuno, il che francamente è una cosa stupidissima da dire anche se, per il momento, vera. Speriamo ma non contiamo che siano più preparati quando il provvedimento arriverà in aula forse ad ottobre. Ad esempio, perché non accelerare la pratica della cittadinanza che potrebbe essere l’unico baluardo per proteggere le donne da retaggi di culture diverse dalla nostra?**  E siamo certi che il Parlamento non abbia niente di importante da fare sulla dignità delle donne anche italiane?  Evocare l’islam invece è più facile e può portare qualche voto sollecitando la pancia degli islamofobi, intrisi a tal punto dal germe del cattolicesimo di ritenersi superiori a tutto e tutti. Chi è sicuro della propria identità e integrità non teme certo una religione, ma piuttosto la teocrazia e il non rispetto delle leggi uguali per tutti. (E, giova ripeterlo, non è previsto che in Italia si possa circolare col volto coperto)Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Il burqa, particolarmente usato in Afghanistan, copre completamente il corpo femminile dalla testa ai piedi, incluso il volto, con una griglia di tessuto all’altezza degli occhi. Il niqab è un tipo di velo integrale molto utilizzato nei Paesi del Golfo. Esiste in diversi stili e lunghezze, copre il capo e il volto ma non gli occhi.
** Tra l’altro acquisizioni recenti per l’Italia. Nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1966 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale.


30/10/11 – Partitocrazia  

“Che male c’è? Le Maserati sono italiane e costano meno delle berline tedesche… anche se io preferisco servirmi di una vecchia e solida Audi perché la Maserati la reputo troppo sportiva”. Così il ministro La Russa replica al deputato Fiano che ha denunciato lo sperpero di denaro pubblico alla Difesa a causa dell’acquisto di 19 Maserati blindate destinate ai dirigenti del ministero
Tutti i tuoi ministri, tutti i tuoi funzionari ti ubbidiscono per non essere defenestrati; ma l’intera nazione si vergogna. Il tuo genio  proteiforme possa suggerirti la via per rimediare al tuo errore. Siimi grato dell’avvertimento. Ti saluto con un grido terribile: Italia! Italia! Italia! (dalla lettera del 12 settembre ’38 di Angelo Fortunato Formiggini a Mussolini)

Ci piacerebbe credere che B. sia una persona unica, purtroppo è una parte di noi, una cellula del nostro dna collettivo. C’è un B. in ognuno di noi ed è per questo che non riusciamo a sbarazzarcene.
La politica del fare – o meglio, del dire – ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali dando peso e visibilità alla Chiesa cattolica, la più corrotta delle istituzioni.  La Santa Sede, che in Italia è il vero potere, strozza con nastri di seta, garbo e intuito. E ha intuito per prima come il vanesio B., non in linea con quello che le gerarchie considerano corretto, era ricattabile: la sua amoralità e incoerenza ha consentito concessioni economiche e stretta sui temi sociali, quelli che i cosi neri contro la patria e la modernità, chiamano temi etici.  B. come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo i suoi oppositori che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui.  
Intanto sarebbe  utile sapere cosa intende fare il partito più grande dell’opposizione.
Vuole un governo tecnico? Le elezioni? L’alleanza con Di Pietro e Vendola? L’alleanza con Casini? Per la candidatura a Palazzo Chigi, Bersani Zingaretti o Renzi? Le idee per uscire dalla crisi quelle della Fiom o quelle della Bce? 
E’ evidente che Silvio è re per difetto dei suoi oppositori, ma a defenestrarlo ci debbono pensare i cittadini con armi (figurate) proprie?  I cittadini protestano non quando lo stomaco è vuoto, come amerebbero pensare gli antiquati deputati assisi in parlamento, ma quando sono consapevoli delle ingiustizie che subiscono.  E che non vengono solo da B., ma vengono dalle infinite legislature di Bindi che non darebbe mai in adozione un bambino ad una coppia di omosessuali, dall’arroganza di D’Alema che invoca l’intervento del Vaticano contro B., dal barocco Vendola che intitola un aeroporto pugliese a Gran Premio II e forse vorrebbe fare l’attore, dal giustizialista Di Pietro che ha portato Scilipoti alla Camera. Via B., ma via anche questo vecchiume privilegiato e incolto buono solo per i talk show degli agevolati giornalisti di regime

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


29/10/11 – La ciccia (della questione) 3

Mangiare carne è digerire le agonie di altri esseri viventi (Marguerite Yourcenar)

La Lega, la punta di diamante dell’islamofobia italiana, per bocca del suo capogruppo alla Regione Lombardia (lo stesso che canta canzoni sui napoletani che ignorano l’invenzione del sapone) ha proposto che si vieti la macellazione halal.
Proposte simili, immaginiamo con dibattiti più alti, si sono verificate in molti paesi, per ultimo l’Olanda che ha vietato questo tipo di macellazione.  Se si vuole essere politicamente corretti si cita il partito animalista olandese che si preoccupa della sofferenza degli animali, se si vuole essere sinceri è una misura discriminatoria e punitiva per i musulmani che vivono in quei paesi e promossa dai partiti xenofobi.
Se la  proposta  della Lega (bocciata anche dal Pdl suo partner alla Regione Lombardia)  mostra, come direbbe lo spiritoso Travaglio, il lento degradare della politica dal lombrico alla muffa,  in un paese normale si dovrebbe discutere del fatto che esiste la possibilità che due diritti, quello della libertà religiosa e quello dei diritti degli animali, possano scontrarsi. Per cercare un eventuale punto di equilibrio l’Associazione di cultura  Hans Jonas http://www.hansjonas.it/ promuove un convegno (domenica 6 novembre presso il Collegio rabbinico italiano) sugli animali e la sofferenza. Parleranno del tema il giurista Eligio Resta, il direttore dell’Istituto di zooprofilassi Stefano Cinotti, la docente di filosofia Laura Quercioli Mincer, il rabbino Riccardo Di Segni. 

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8/7/11 – La ciccia (della questione) 2


Si chiama schechità la macellazione rituale ebraica secondo le regole della kasherut, cioè l’insieme di norme che regola la vita degli ebrei anche per quanto riguarda l’alimentazione. A effettuarla è lo schochet, un ebreo religioso. La schechità è eseguita con una lama affilatissima che recide la trachea, l’esofago, le carotidi e le giugulari, facendo attenzione a che l’animale non soffra. La morte è istantanea. La macellazione islamica è considerata halal (consentita), quando la dhabiba, ovvero la recisione della gola dell’animale, avviene in modo da risparmiare all’animale sofferenze inutili.  Per gli islamici l’animale deve essere rivolto verso la Mecca. 


Forse Benedetto XVI qualche ragione l’ha avuta nel ripristinare l’antico messale del venerdì santo dove chiama i perfidi giudei alla conversione. Perché un po’ perfidi lo saranno davvero se si ostinano a molestare gli animali attraverso la  schechità. In diversi paesi europei e da qualche giorno anche in Olanda non sarà più possibile questo tipo di macellazione insieme a quella halal che coinvolgerà un numero molto più alto di carnivori di cultura islamica.  Anche in Italia è stato varato un Manifesto degli scienziati italiani, firmato dallo stimatissimo prof. Veronesi e dal ministro in carica del Turismo Brambilla. L’intento del Manifesto è nobilissimo, perché si propone di ridurre ed eliminare le numerose forme di sofferenza degli animali che la società tollera. Contiamo sul fatto che essendo firmatario il prof. Veronesi, persona sensibile e preparata e  scevro da pregiudizi e tesi precostituite, non punti, come ha fatto la commissione scientifica olandese, alla sola macellazione rituale – che può essere criticata per la superstizione dell’idea che il sangue possa essere veicolo di impurità… - ma non perché infligge dolore all’animale. Non è amorevole verso le bestie lo stordimento con la scarica elettrica o  il gas soffocante, che il più delle volte lascia che l’animale si avvii sui tapis roulant verso i macchinari per la dissezione completamente  sveglio. Che la macellazione ebraica e islamica faccia soffrire di più l’animale è da dimostrare: il dissanguamento non è una lenta agonia ma un rapidissimo svuotamento che induce shock e perdita di coscienza. Senza contare che se può essere considerata stupida superstizione ritenere il sangue impuro, certamente non è salutare mangiarselo. I nutrienti della carne, del resto facilmente sostituibile, sta nei tessuti. Ma è legittimo attentare alla propria salute liberamente, a nessuno verrebbe in mente di proibire il sanguinaccio che si ottiene sgozzando il maiale e impastando il sangue caldo con farina e spezie, e che è considerato cibo prelibato al pari di fegato fegatelli coratella.  Proprio in Olanda la prima misura che i nazisti presero quando invasero il Paese, fu di proibire la macellazione kasher per stanare con più facilità gli ebrei da avviare alle camere a gas. Forse è esagerato affermare che oggi il motivo è lo stesso (!), ma a scatenare inutili guerre di religione spesso sono anche i laici fragili e insicuri di se’. In Olanda probabilmente si vogliono colpire i musulmani. Che per un malinteso senso del multiculturalismo gli olandesi  hanno circoscritto nei ghetti  non  consentendo agli immigrati di inserirsi – condannando anche la maggioranza di chi espatria per  lasciare le teocrazie alla ricerca del cambiamento - e oggi non ne possono più della mancanza di integrazione di cui sono i principali colpevoli. E si comincia dalle cose più d’impatto e facili come è uso della partitocrazia.
Quanto al Manifesto italiano è evidente che deve essere aggiunto qualche altro paragrafo. Ad esempio accertarsi di come gli animali siano sfruttati negli allevamenti intensivi. O come vengano derubati della loro dignità tanti cani e gatti che vivono negli appartamenti. Oppure additare alla riprovazione manifestazioni anacronistiche come il palio di Siena (dove oltre all’abuso degli animali, anche agli uomini che vestono in velluto in piena estate dovrebbe essere proposto qualche test di intelligenza).
La questione della macellazione  è un argomento residuale nell’Occidente che è sempre più orientato a diete vegetariane e vegane , ma apre un capitolo su quanto l’Occidente bianco e cristiano (che ha assistito indifferente allo sterminio etnico di minoranze e che ogni santa domenica  ricorda di mangiare il corpo di Cristo e di bere il suo sangue) sia disposto ad aprire alle culture diverse. L’integrazione culturale delle minoranze dovrebbe avvenire negli spazi pubblici,  consentendo lo stesso livello di istruzione per le donne, controllando che i matrimoni non siano combinati, che ci sia una effettiva parità all’interno delle coppie… Stranamente in Italia dove vediamo gruppi che plaudono per la decisione olandese (con idem sentire atei e crociati della Lega), si tace sul cavallo morto a Siena durante un ridicolo rodeo, si mangia un filetto al sangue, non ci si scandalizza perché cittadini siano discriminati in base alle loro scelte sessuali.  Comunque, è sempre bene sottolinearlo, in qualsiasi mattatoio italiano l’animale è sottoposto a stordimento: le bestie, una minoranza, sottoposte a schechità e dhabiba, muoiono subito e soffrono meno. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

17/6/11 -  La ciccia (della questione)


28/10/11 – Rosso pompeiano

E’ fatta! La Ue ci da 105 milioni di € (Galan, ministro dei Beni culturali)
E’ complicato  proteggere case vecchie di duemila anni dal sole dalla pioggia dai terremoti. Ci vuole una amministrazione internazionale (M. Beard, Daily Telegraph)

Da quanto tempo non andate a Pompei?  Se, come la maggioranza degli italiani, ci siete andati con la gita scolastica, forse è bene che lasciate intatto il ricordo. Se invece ci siete tornati, è fin troppo banale riconoscere in questo bene unico che si sbriciola, le condizioni del nostro umiliato Paese.
Sterpaglie erbacce e arbusti sono ovunque, guide improbabili sono divise per bande e si contendono i turisti più sprovveduti e polposi, i cani randagi sono pericolosi e molestano le caviglie dei visitatori che alla fine gli cedono la rosetta con la bresaola  nel tentativo di liberarsene.
Ogni anno due milioni e mezzo di turisti si recano a Pompei, e più di un milione va in pellegrinaggio al santuario dedicato alla Madonna. Ma, secondo i calcoli della banca Merril Lynch, sono solo il 5% i benefici economici che vengono tratti da questo bengodi che ci è toccato in sorte. Incredibilmente delle 160 persone che lavorano nella zona archeologica, ci sono solo cinque operai e un (1) archeologo. Fino a 18 anni fa c’era un mosaicista che, andato in pensione, non è stato sostituito. La municipalità che non è in grado di trarre beneficio dai suoi beni sarebbe felice di radere al suolo la zona archeologica. I pompeiani accusano i turisti di fare traffico e produrre spazzatura. Nei brutti bar e ristoranti si mangia da schifo e si spende tanto. Incredibile a dirsi ma fuori dall’ingresso degli scavi c’è un vivace giro di prostituzione che, insieme alla madonna di Pompei con le stelle in testa, racconta dell’Italia più di quanto vorremmo sapere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Secondo le stime dell’Unfpa (United Nations Population Fund) entro il 31 ottobre saremo 7 miliardi
E’ probabile che il traguardo sarà superato grazie a un bebè asiatico, considerati i ritmi di crescita demografica di quel continente.
Vediamo come siamo arrivati a questo incredibile numero in appena 200 anni

1804 – 1 miliardo
la città più popolata è Pechino con un milione e 100mila abitanti
1927 – 2 miliardi
in appena 123 anni la popolazione raddoppia e arriva a 2 miliardi di cui ¼  vive in Cina. Si svolge a Ginevra la Conferenza sulla Popolazione e per la prima volta si parla di sovrappopolazione.  In Italia ci sono 30 milioni di abitanti
1960 – 3 miliardi
si è arrivati a questa cifra nonostante i 50 milioni di morti (militari e civili) della II guerra mondiale. in questi anni Città del Messico passa da 5 a 9 milioni di abitanti
1974 – 4 miliardi
un miliardo in più in soli 14 anni. Nel 1980 la Cina raggiunge 1 miliardo. In Italia si arriva a 55 milioni
1987 – 5 miliardi
l’11 luglio si raggiungono i 5 miliardi e in quella data si celebra la Giornata della popolazione
1999 – 6 miliardi
continua ad aumentare il ritmo di crescita, un miliardo in appena 12 anni. L’India raggiunge il miliardo di persone
2011 – 7 miliardi
secondo le stime dell’Unfpa raggiungeremo gli 8 miliardi nel 2025 www.unfpa.org

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26/10/11 – Zona grigia?

“Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo” (Fiesta)
E’ impressionante vedere membri del governo e sindaci di importanti città che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, scagliarsi con impetuosità contro i violenti di oggi.  Se fossi un poliziotto mi rivolterei all’idea che a prendere le mie difese siano personaggi privilegiati che – senza autocritica – sono passati dagli scontri di strada  alle poltroncine del potere concesse dalla fatina B. Moralismo? Consentito, quando a fare la morale ci sono persone dalla biografia discutibile che governano (dal post precedente)

In linea di massima sarei contro la violenza, anche se alcuni schiaffi a quei piccolo borghesi con due soldini che allignano nel mio condominio e – ahimè – tra i consanguinei,  li darei più che volentieri pure convinta che gli farebbero bene.  Ma è veramente insopportabile che negli inutili dibattiti giornalistici con i soliti più che decotti politici, i violenti delle manifestazioni siano individuati e condannati come gli attentatori delle libertà democratiche. Intanto, perché è detestabile la logica del capro espiatorio. Intanto, perché un solo grande banchiere ci mette un minuto a fare molti più danni di mille black bloc. Intanto, perché un solo presidente del Consiglio riesce a trascinare nel fango un intero paese con poche mosse. Intanto, perché quando c’è un comune sentire tra la partitocrazia e i media la definizione corretta è stampa di regime.
Ma hanno coscienza i furbi - non intelligenti - membri della partitocrazia che chi sfila nelle strade non li sopporta più e che non hanno nessuno che li rappresenta in Parlamento? E dagli e dagli è pure normale che si fanno proseliti, che saranno reclutati i più giovani, e che, a furia di sgolarsi inascoltati, magari viene pure la voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico delle democrazie, e quando gli scontri di piazza diventano violenti negli altri paesi, è successo a Londra proprio questa estate, nessuno ha gridato alla fine della democrazia o al regicidio.
E ancora, siamo proprio certi che l’Italia sia un paese democratico? Non dovrebbe questa parola includere equità, pari opportunità, giustizia?  Si dice che un paese è democratico quando elegge una maggioranza, ma perché sia vero ciò dovrebbe avvenire in un ambiente democratico. La legge elettorale italiana lo è? Tutti i cittadini hanno la possibilità di essere correttamente informati? I grandi giornalisti delle importanti testate, informano liberamente o rispondono solo ai loro editori?
Capita che in ambiente scarsamente democratico le libere elezioni eleggano dei dittatori, rappresentanti di movimenti terroristi, partiti fondamentalisti : capita fuori dall’Italia – e siamo pronti a riconoscerlo - ma non solo.
E ancora, è francamente insopportabile la velenosità di sindaci di importanti città e membri del governo che si scagliano contro chi ha fatto cose così simili alle loro. E’ noto a tutti i selci romani che nell’82 l’attuale sindaco di Roma finì in carcere per aver gettato bottiglie incendiarie contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica. Venne poi assolto, e va bene così, talmente bene che nessuno di noi si scandalizza che, assolto, sia entrato nel cosiddetto gioco democratico. Ma è mai possibile  che questo uomo odi così tanto il suo passato al punto di dare addosso su gesti che gli evocano quei ricordi? Un passato male elaborato che porta alcuni leader a rincorrere una rispettabilità piccolo borghese-istituzionale. E questo tipo di politici con la spada sguainata (spesso col crocefisso sfoderato) sono proprio come i piccolo borghesi, che appaiono sempre un po’ goffi, col colletto della lacoste alzato e la sintassi malferma, a parole anticonformisti ma convenzionali e ridicoli come il comò rococò.  Non è moralismo questo, in caso sicurezza e orgoglio delle proprie origini, sociali e politiche. E poi non è moralismo fare la morale ai piccolo borghesi che intossicano la nostra società e ai politici che hanno biografie discutibili e governano l’immagine del paese.

Tiziana Ficacci www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


20/10/11 – Daspo

Da cattolico non mi ha mai convinto l’idea che dovessi schierarmi in un partito o in un altro, al contrario continuo a pensare che il contributo delle proprie convinzioni può essere dato efficacemente in qualsiasi organizzazione, meglio senza l’ostentazione dell’appartenenza al mondo cattolico (molleo 81, lettera al Corriere della Sera)
Non ritengo che il Paese abbia bisogno dei cattolici, anzi. L’esempio che ci fornisce la storia è  che la religione non solo non è un collante, ma al di sopra di una massa critica di popolazione diviene invece un forte elemento di divisione. Con ciò non vorrei certo negare ai cattolici l’espressione, ma rimane assodato che non possono essere maggioranza nel dibattito bensì voce autorevole quanto quella dei non religiosi (Sergio S., lettera al Corriere della Sera)

Chissà se prima o poi la partitocrazia italiana sarà studiata con la stessa attenzione con cui l’entomologo seziona l’insetto.  Mentre il mondo si scuote e anche in Italia si gettano alle  ortiche gli schematismi e le contrapposizioni partitiche per porre al centro del dibattito il capitalismo, le banche e la falsa democrazia che gli regge il gioco, la  partitocrazia vede come organizzarsi per il futuro. Al momento non sappiamo se gli indignati italiani saranno ridotti all’afasia dai total black o dai parlamentari che, lontanissimi dai bisogni materiali ed etici delle persone, si stanno avvitando da venti anni su B. si e su B. no, con il solo risultato di tenerlo inchiodato al suo posto. (E a tal proposito non possiamo esimerci dal ricordare la pessima figura fatta dalla sedicente opposizione con la sciagurata scelta di lasciare per un giorno il Parlamento ad un manipolo di sostenitori di un governo putrescente. Il tutto per meglio gettarsi sui microfoni di giornalisti compiacenti).
Nel frattempo assistiamo a scene orribili: è impressionante vedere membri del governo e sindaci di importanti città che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, scagliarsi con impetuosità contro i violenti di oggi.  Se fossi un poliziotto mi rivolterei all’idea che a prendere le mie difese siano personaggi privilegiati che – senza autocritica – sono passati dagli scontri di strada  alle poltroncine del potere concesse dalla fatina B. Moralismo? Consentito, quando a fare la morale ci sono persone dalla biografia discutibile che governano.
Non bastasse questo indecente spettacolo abbiamo l’evergreen, cioè la Chiesa all’attacco.
Le gerarchie ecclesiastiche vogliono occuparsi di tipologie familiari – materia che dovrebbe essere competenza di sociologi o avvocati matrimonialisti – di diritti civili,  diventati grazie a loro temi etici,  di medicina, di scienze. Se ne fregano di illuminare noi agnostici dubbiosi senza fede, sull’enigma della transustanziazione, sulla resurrezione dei corpi, sul mistero della trinità, la possibilità dell’aldilà, ecc ecc. Argomenti interessanti, sicuramente di più rispetto allo spirituale tema della reversibilità della pensione per il partner superstite nelle coppie di fatto etero od omo. Ma, per questi sordidi tromboni che hanno fatto dei loro corpi la loro dolorosa prigione, decidere come morire e come vivere sono temi più importanti dei dogmi, perché sanno che i popoli non si governano con le avemaria e i padrenostro.
Siccome i cattolici che sono in diaspora in tutti gli schieramenti non accettano integralmente la concezione laica dello Stato, sarebbe un bene che si costituissero in un partito unico finendo una ipocrisia fastidiosa che ostacola  la contemporaneità. Meglio finirla con queste doppiezze, meglio che la Chiesa partecipi in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade, ad esempio, negli Stati Uniti. Purtroppo nella nostra Costituzione (che, ahimè, non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo i nostri parlamentari rimangono inutilmente asserragliati nei talk show a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con la farsa delle primarie).

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15/10/11 –  Senza limiti

Silenzio! Sua santità Pio XII sta insegnando alla morte come si arrota la falce (Indro Montanelli, Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti, Rizzoli)
Noi occidentali ci riteniamo più civilizzati, ma manteniamo un lato intollerante. Basta pensare alla Chiesa: pratica la tolleranza, non il rispetto. Cioè, “tu mi fai schifo, ma puoi comunque starmi vicino” (Marcello Simoni, autore del libro Il mercante di libri maledetti, Newton Compton)

Nei giorni scorsi autorevoli membri della Chiesa cattolica si sono incontrati con i lefebvriani ad Albano laziale. Per dirsi cosa?
Come è noto, le incomprensioni tra ebrei e cattolici si sono accentuate per la liberalizzazione fortemente voluta da Benedetto XVI dell’antico messale di san Pio V che, nella versione precedente a quella rivista nel 1962 da Giovanni XXIII contiene l’invocazione pro perfidis iudaeis.  Una mossa dettata dall’antisemitismo mai estirpato completamente dal cattolicesimo alla quale ben presto si è  aggiunta la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebrviani (tra cui Williamson, sostenitore di tesi negazioniste sulla shoah) e la volontà del papa di sbloccare il processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.

Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.  (5/1/10 Tiziana Ficacci)

In un fascicolo dedicato a Pio XII di cui si loda il silenzio, si legge: “nel luglio del 1942 la forte protesta dei vescovi dei Paesi bassi contro le persecuzioni antisemite ha avuto il solo risultato di estendere queste persecuzioni agli ebrei convertiti. In quell’occasione è stata arrestata la carmelitana Edith Stein che avrebbe presto offerto la vita in riparazione per l’infedeltà del suo popolo che non ha voluto riconoscere Cristo”.

L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare a Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa  assistente di Edmund Husserl,  si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventando monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.  Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz, deportata perché ebrea, morta perché ebrea. Arrestata chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione? (20/11/09 Tiziana Ficacci)

E’ legittimo chiedersi, stante la convinzione di superiorità della Chiesa cattolica quale sia il senso dell’incontro previsto ad Assisi per il 27 ottobre sul dialogo tra le religioni.

Con il Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII su forte pressione del rabbino Jules Isaac e portato a compimento da Paolo VI, si sono avviati lentamente i rapporti tra  ebrei e cattolici, ma due millenni di “teologia del disprezzo” non si cancellano facilmente . Dopo il Concilio e in particolare negli anni Ottanta, alcuni gesti e pronunciamenti da parte ecclesiastica crearono l’illusione che un sereno scambio di idee fosse possibile. Un abbaglio però, perché i rapporti tra le due religioni – e i rapporti diplomatici tra Santa Sede e Israele – già con Giovanni Paolo II hanno subito una frenata. La Chiesa ha di recente confermato  che l’obiettivo della conversione degli ebrei non è venuto meno, e questo vuol dire che c’è una fondamentale non accettazione dell’identità ebraica. E la storia, anche la più recente, insegna che dalla non accettazione scaturiscono animosità, odio, persecuzioni… E’ bene ricordare che l’antisemitismo teologico è stata una costante nella storia della Chiesa. Scrive lo storico Adam Smulevich che uno dei santi più venerati dal cattolicesimo, Ambrogio, fu violentemente antisemita al punto di minacciare di  scomunica l’imperatore Teodosio che voleva punire i cristiani che bruciavano le sinagoghe. Mutatis mutandis, perché Pio XII avrebbe dovuto diventare il difensore degli ebrei? Per quanto riguarda l’accelerazione della beatificazione di quest’ultimo, va sottolineato che, grazie alla svolta impressa da Giovanni Paolo II che ha promosso una gran quantità di santi,  può sembrare che per la Chiesa ormai la santità deve essere collettiva e coinvolgere gli stessi vertici, giacché tutti i papi contemporanei sono stati indicati alla venerazione  (tra cui Pio IX, il papa del Sillabo), e il diverso livello di santità è evidentemente legato alla durata del processo di canonizzazione.  Oltre alla questione di Pio XII, che sembra lasciare indifferenti i cattolici ai quali viene indicata per il culto una figura quanto meno controversa - gli ebrei potranno pure continuare a protestare inutilmente e tra l’indifferenza, ma i cattolici davanti ad un santo potranno solo inginocchiarsi - , papa Benedetto XVI ha compiuto un gesto che porta indietro la Chiesa – e la civiltà – a tempi preconciliari: cioè la riproposizione , avvenuta nel febbraio del 2008, dell’auspicio alla conversione degli ebrei contenuto nel vecchio Missale Romanum tridentino di Pio V. (11/1/10 Tiziana Ficacci)

In tale contesto non stupiscono i sondaggi che vedono un aumento di antisemitismo anche in Italia. Il dialogo tra le fedi deve interessare i laici?  Probabilmente si, stante il fatto che in Italia oltre che della libertà di religione è essenziale la libertà dalla religione. L’influenza della Chiesa cattolica nella vita civile mette a rischio la laicità ma fa fare passi indietro anche ad altre fedi, ad esempio all’ebraismo, su temi quale il fine vita in discussione oggi, come nel passato su divorzio e aborto temi per i quali il cattolicesimo ha posizioni non condivise neanche da altre religioni.  

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15/1/10 – Diventando papa, Benedetto XVI ha tentato di riportare la Chiesa sulla via della tradizione.
Prima mossa è stata la restaurazione della Messa Tridentina in latino, abolita dal Concilio Vaticano II. Il 7 luglio 2007 il Segretario di Stato ha pubblicato il Motu Proprio, documento scritto e firmato dal papa,  reintroducendo l’uso della messa latina di papa Pio V (1566-1572).  Con questo atto Benedetto XVI ha inteso riportare all’interno della Chiesa la confraternita di san Pio X, fondata nel 1970 a Econe (Svizzera) dal vescovo Marcel Lefebvre in rifiuto del Concilio Vaticano II.  Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI.  Nonostante la sospensione Lefebvre consacra quattro vescovi aprendo lo scisma e viene scomunicato. Per i lefebvriani  gli ebrei rimangono deicidi, ed educano i loro fedeli all’antisemitismo che considera gli ebrei responsabili dell’uccisione di Gesù. La preghiera del venerdì santo sugli ebrei è stata modificata più volte. Nel 1959 papa Giovanni XXIII decise di abolire l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei. Papa Paolo VI  introduce la preghiera in italiano e introduce una condanna dell’antisemitismo. Benedetto XVI il 4 febbraio 2008 modifica la preghiera del venerdì santo cancellando due volte l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei, ma con la conservazione del passo che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù Cristo.  Secondo rav Riccardo Di Segni è la prova del “ritorno della speranza di conversione degli ebrei” come previsto nel testo pre-conciliare.  Benedetto XVI il 25 gennaio 2009 dice: “Nel caso di san Paolo alcuni preferiscono non usare il termine conversione perché era già credente, era un ebreo fervente, dunque non passò da una condizione di non fede a una condizione di fede, dagli idoli a Dio, e non dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”.  Per Benedetto XVI il giudaismo non è una fede separata ma una fase antica della storia del cristianesimo. Certamente una ombra nera sulla strada del dialogo tra fedi, per cui è l’ebraismo che dovrebbe avvicinarsi al cristianesimo.  Come del resto si legge in un  documento ratzingeriano del 2000, Dominus Jesus, in cui è scritto: “il dialogo non sostituisce ma accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa”.  Può interessare agli ebrei un dialogo che ha come obiettivo la loro conversione?  Nella nuova versione della vecchia preghiera, unica occasione in cui la Chiesa prega per gli ebrei, si esprime la speranza che questi si convertano. Il 21 gennaio 2009 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione episcopale  revocò la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani  guidati da mons. Bernard Fellay superiore generale della confraternita di san Pio X. La questione divenne di interesse mediatico quando uno dei quattro, il vescovo inglese Richard Williamson  rilasciò una intervista alla televisione svedese andata in onda il 22 gennaio 2009 in cui negava la Shoah; il Vaticano non chiese a Williamson di ritrattare le sue dichiarazioni. Un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II “autorizzando”  contemporaneamente la negazione della Shoah. Molte dichiarazioni di condanna vennero pronunciate da confraternite episcopali (in Germania, Austria, Francia, Svizzera). La cancelliera Angela Merkel accusò apertamente il papa di avere dato il permesso di negare la Shoah, aggiungendo che il Vaticano non aveva ancora prese adeguate posizioni sull’olocausto.  Il 4 febbraio 2009 il Segretario di Stato vaticano finalmente intervenne  dicendo che il papa aveva voluto soltanto eliminare l’impedimento al dialogo con i 4 vescovi, ribadendo che il riconoscimento del Concilio Vaticano II è una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della confraternita di san Pio X e che le posizioni di Williamson sulla Shoah sono inaccettabili.  Nel frattempo la superficialità della Chiesa rispetto alle posizioni negazioniste del vescovo inglese,  provocano forti reazioni nel mondo, più deboli in Italia, e viene diffusa la notizia che il papa non conosceva queste posizioni.  A distanza di alcuni mesi dalla revoca della scomunica, Williamson non ha ritrattato ma è rimasto dentro la Chiesa con funzioni non autorizzate di vescovo.  Il 10 marzo 2009 Benedetto XVI ha fatto un gesto inconsueto e coraggioso inviando una lettera a tutti i vescovi per spiegare il suo comportamento  e riconoscendo che questa sua disattenzione aveva messo a rischio i rapporti con gli ebrei e la pace all’interno della chiesa. Non solo, ha ringraziato gli ebrei per avere evidenziato l’equivoco.  Comunque, è rimasta la remissione della scomunica ai quattro vescovi perché, ha ricordato il papa, non si può rimanere indifferenti ad una comunità che ha 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 università, 117 confratelli, 164 consorelle e migliaia di fedeli.  In sintesi né il papa né il suo entourage si è posto la domanda se questa riammissione avrebbe creato problemi con gli ebrei; anche strano appare che all’interno della curia nessuno fosse a conoscenza delle posizioni negazioniste di Williamson. Il rabbino David Rosen dell’American Jewish Commitee , ha messo in relazione questo episodio con le parole pronunciate da Benedetto XVI ad Auschwitz il 28 maggio 2006 in cui disse che “sei milioni di polacchi , un quinto della nazione, persero la vita nella seconda guerra mondiale”. Tornato in Vaticano si corresse “Hitler fece sterminare 6 milioni di ebrei ad Auschwitz- Birkenau e in altri campi analoghi”.   La correzione, rara in un papa, è un gesto apprezzabile, specie per gli ebrei che nelle quotidiane benedizioni della mattina ringraziano Dio per il dono del ripensamento (ma anche per l’intelligenza che, come vediamo, spesso manca anche in persone di alto potere).
Il 12 maggio 2008, in occasione delle presentazione delle credenziali di Mordechay Lewy, nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il papa ha detto di ritenere Israele responsabile del “declino allarmante della popolazione cristiana in Medio Oriente” (in Israele la popolazione cristiana è stabile, la forte emigrazione è dai territori palestinesi); ha accusato Israele per l’eccesso di difesa ma senza dire una parola sul terrorismo subito e chiedendo al solo Israele di assumersi la soluzione di due stati sovrani e indipendenti fianco a fianco. E  infine “le trattative su questioni economiche e fiscali”, oltre ai “visti per collaboratori della Chiesa”, cosa quanto mai pericolosa perché la Chiesa vuole portare in Erez Israel preti dai paesi arabi, per cui sono richiesti grossi controlli di sicurezza. Domenica 19 aprile 2009, il papa, parlando da piazza san Pietro diede il suo pieno sostegno alla conferenza di Ginevra contro il razzismo e la xenofobia, e parlò di paesi vittima del terrorismo escludendo dall’elenco Israele.  L’8 maggio 2009 il papa arriva in visita ufficiale in Giordania e fra l’11 e il 15 maggio visita Israele e l’Autorità palestinese. Verrà evitato accuratamente  per tutta la durata della visita di chiamare Israele col suo nome utilizzando il termine improprio Terra Santa.  Visitando Yad Vashem il papa tiene una lezione biblica  sull’importanza del nome di ogni vittima (yad vashem = ricordo di ogni nome) . Ma il direttore di Yad Vashem è deluso perché si aspettava una forte condanna del nazismo.  Per ultimo, ma solo in ordine di tempo, l’accelerazione decisa per la beatificazione di Pio XII. Le beatificazioni sono una questione interna alla Chiesa, anche se alcune di queste hanno importanza anche per altri, in questo caso gli ebrei, poiché se c’è un dialogo in corso è evidente che verrebbe troncato se Pio XII diventasse beato e successivamente santo.  L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy ha ribadito che in seno alla Chiesa persiste l’antigiudaismo e non tutti hanno accettato l’enciclica Nostra Aetate. Quanto alla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII, permangono dubbi. Aiuti dati segretamente da religiosi sono indubbiamente esistiti, e la prova è che alti gradi della Chiesa hanno contribuito a salvare gli ebrei, come ad esempio a Firenze e a Genova, mentre in altre località, come a Venezia, il patriarca era in sintonia con i nazisti. Se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII probabilmente le gerarchie avrebbero agito all’unisono. Tiziana Ficacci, www.nogod.it


12/10/11 –  Concordato (ripetere giova)

Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”.  Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso , definito il simbolo  della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati.  Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”.  In quel momento il governo era di coalizione;  né totalitario né dittatoriale”.( Michele  Sarfatti, storico)

I patti lateranansi firmati nel 1929 tra Mussolini e Pio XI (rappresentato dal cardinale Gasparri), oltre a garantire alla Chiesa la libertà spirituale e il suo governo, stabilirono che lo Stato pagasse una forte somma a risarcire ciò che era stato perso con l’Unità d’Italia, concessero una porzione di Roma, il Vaticano, permisero il riconoscimento civile del matrimonio religioso, accordarono l’insegnamento religioso nelle scuole e il riconoscimento giuridico degli ordini religiosi. Inoltre lo Stato si faceva carico di molte spese, la congrua, concesse un vero stipendio statale ai preti nell’esercito e nelle scuole (pure oggi sono scelti dalle diocesi e retribuiti dallo Stato).
Finito il fascismo e nata la Repubblica venne inserito nella Costituzione (1948) l’art. 7,
L’Articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari)
di fatto una conferma dei patti siglati dal duce.  I democristiani per un ricambio generoso all’aiuto avuto, i comunisti perché volevano mantenere la pace religiosa.
Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri… La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento, non si tornerà indietro su quello che è stato acquisito dal Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani (Pietro Nenni – dal discorso dell’Assemblea costituente del 27 marzo 1947)
 Il comunismo clericale diventa letteratura con Giovannino Guareschi
“Si era ormai a Pasqua: radunati in sede tutti i capoccia del capoluogo e delle frazioni, Peppone stava sudando come un maledetto per spiegare come i compagni deputati avessero fatto benissimo a votare per l’approvazione dell’articolo 7.  Prima di tutto è per non turbare la pace religiosa del popolo, come ha detto il Capo, il quale sa benissimo quello che dice e non ha bisogno che glielo insegniamo noi. Secondariamente per evitare che la reazione sfrutti la faccenda piagnucolando sulla triste storia di quel povero vecchio del papa, che noi cattivoni vogliamo mandare ramingo per il mondo… perché il fine giustifica i mezzi e  per arrivare al potere tutto fa brodo. In quel preciso istante la porta dello stanzone si spalancò ed entrò don Camillo con l’aspersorio in mano, seguito da due chierichetti col secchiello dell’acqua santa e la sporta per le uova. Senza dire una parola, don Camillo si avanzò di qualche passo e asperse d’acqua santa tutti presenti  …e fece il giro  ficcando in mano a ciascuno dei presenti un santino. E fu come se fosse passato il vento stregato che fa diventare di sasso la gente. A bocca aperta Peppone guardò sbalordito il santino che aveva tra le mani, poi guardò la porta, indi esplose in un urlo quasi disumano: Tenetemi o l’ammazzo”(Giovannino Guareschi, La Bomba,  da Don Camillo)
Nel 1957 la rivista Il Mondo diretta da Ernesto Rossi avanzò la proposta di abrogare il concordato attirandosi proteste del mondo cattolico e non solo.  Successivamente la questione è stata ripresa solo da Pannella.  Una consistente parte del partito socialista (in particolare Lelio Basso) , i repubblicani (Giovanni Spadolini) alcuni indipendenti (Ferruccio Parri) chiedevano almeno una revisione, soprattutto per la questione dell’incongrua e anticostituzionale (già dal 1948) dicitura di “unica religione di Stato”, i finanziamenti e la scelta degli insegnanti nelle scuole. Ma il fronte laico non riuscì mai a compattarsi perché la maggioranza dei parlamentari composta da democristiani e comunisti temevano come la peste di alienarsi la Chiesa. Oltre a Il Mondo, anche il Corriere della Sera  nel 1977 fece grandi campagne giornalistiche sui privilegi economici della Chiesa.  Fiorirono in quel periodo commissioni di studio, bozze di revisione… ma la Chiesa aveva alleati – come si dice oggi bypartisan – in Parlamento.
Nel 1984 il Presidente del Consiglio Betino Craxi insieme a Giovanni Paolo II (rappresentato da mons. Casaroli), siglarono un accordo di modifica del Concordato. Venne votato da tutto il Parlamento con l’astensione dei liberali e il voto contrario dei radicali e del Pdup.  Fu un compromesso, probabilmente molto al ribasso, Craxi disse che era solo un primo gradino, ma ad oggi il secondo ancora non è stato salito.  Si abolì  con quella firma l’assurdo riferimento al cattolicesimo come unica e sola religione ufficiale (che tante umiliazioni costò ai bambini e adolescenti (e loro genitori) che dovevano passare attraverso le forche caudine del preside e degli insegnanti per essere esonerati dall’insegnamento cosa che li esponeva alla gogna dei bambini (e dei loro genitori) nati con lo stigma del cattolicesimo). Si abolì la congrua sostituita dal volontario 8 per mille, si stabilì una maggiore autonomia nel diritto di famiglia. Ma il veleno, si sa, è nella pratica. Dopo un primo anno in cui i liberi contributi dell’8 per mille scarseggiavano, si ricorse ad un meccanismo truffaldino (messo a punto da Tremonti, noto tributarista chiamato per una consulenza al ministero delle Finanze da Rino Formica), la soppressione dell’obbligo dell’ora di religione costrinse a inserirla facoltativa perfino nella scuola materna (!) e sempre durante l’orario scolastico, si stabilì che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico come quelle statali , ma senza rendere nessun conto allo Stato,  si concessero privilegi ad enti religiosi che dichiaravano di svolgere un servizio sociale. Via l’Iva su terreni, fabbricati e via soprattutto la tassa di successione. Inoltre, sulla schiena dello Stato anche gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.
Veniamo all’oggi. Nel 2007 l’Ue ha chiesto spiegazioni all'Italia sull’eccesso di  privilegi della Chiesa in materia fiscale,  sollevando un polverone tra le gerarchie ecclesiastiche e la partitocrazia.
Nell’ultimo ventennio in modo incrementale sono stati introdotti nuovi favoritismi: l’esenzione Ici e Ires, nuovi finanziamenti alla editoria cattolica, convenzioni privilegiatissime nel settore sanitario.
Ho sempre inteso e sempre chiaro fummi/Che argento ch’a lor basti non han mai/O veschi, o cardinali, o pastor summi (Ludovico Ariosto, Satire,1534)
Nel 2011 (irpef 2010) la Chiesa cattolica con l’8 per mille ha raccolto 1.118 milioni di euro. E’ noto che la volontarietà dei contribuenti è apparente, perché è il 35% dei contribuenti che attribuisce l’8 alla Chiesa cattolica. Poi ci sono i 360 milioni per gli stipendi degli insegnanti dell’ora di religione, 460 milioni per il culto pastorale, 235 milioni per interventi caritativi, 700 milioni versati da Stato e enti locali per le convenzioni (scuola e sanità).
Venite, la celebre,
La santa Bottega,
A prezzi di fabbrica
Vi scioglie, vi lega,
Fa spaccio di meriti,
Cancella peccati…
Venite! I solvibili
Saranno beati!
(Olindo Guerrini, In morte di un reverendo strozzino, 1877)
Naturalmente questo accade solo in Italia. In Spagna esiste un meccanismo simile all’8 per mille, ma le quote non espresse rimangono nelle casse statali. In Germania c’è nel modulo delle tasse la possibilità di dare il 9 per mille a qualsiasi religione, nel resto dell’Europa i contributi volontari alle religioni sono slegati dalle tasse che i cittadini versano allo Stato. Nella manovra economica nessun contributo è stato richiesto dallo Stato alla Chiesa cattolica.

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10/10/11 – L’illazione

A Roma i lavori della metro B1 navigano a vista. Se e quando ci sarà, una delle stazioni si dovrebbe chiamare Annibaliano come la piazza in cui verrà aperta la stazione. E’ la prassi adottata per la linea B ed A (Lepanto per l’uscita in via Lepanto, Spagna per piazza di Spagna, Bologna per l’uscita in piazza Bologna,  san Paolo Basilica per l’uscita a san Paolo…). Ma un comitato di solerti cittadini ha fatto sentire la sua voce all’assessorato alla Mobilità per titolare la stazione a sant’Agnese, giacché in quell’area c’è il complesso archeologico di santa Agnese. Vero naturalmente, il complesso archeologico esiste e sarà visibile proprio accanto all’uscita della seconda stazione della metro B1. E’ probabile che il comune di Roma accoglierà la richiesta complicando la vita di quanti si muovono per la città avendo come riferimento la toponomastica. Chissà se il primo sindaco postfascista di Roma accetterebbe una eventuale modifica del nome della fermata Piramide (perché c’è la piramide Cestia) in “9/10 settembre ’43, resistenza militare ai nazisti” che lì combatterono il nemico

Qualche giorno fa i due giovani Amanda e Raffaele sono stati assolti per insufficienza di prove dall’omicidio della loro amica Meredith uccisa durante un gioco erotico fra più persone. Prontamente gli scalmanati di B. hanno gridato al pessimo lavoro dei giudici (ma non anche di chi ha svolto materialmente le indagini, ris in testa, che ha commesso errori grossolani) tentando di assestare un altro colpo a questa categoria. Tanto ridicolo zelo accusatorio attira le simpatie su questa classe, ma è possibile che il parere debba presto essere rivisto. Prima o poi B. non farà più parte della nostra vita – ma i colpi di coda saranno ancora violenti e provocheranno dolore al Paese – e per allora dovremo essere pronti a ricostruire mattone su mattone il pensiero libero che in questa eterna seconda repubblica è stato distrutto. A cominciare dalle ingerenze vaticane invocate e chiamate doveroso monito, passando a dire che la nostra Costituzione è la più bella del mondo (compreso l’articolo 7 immagino).
E’ probabile che è stato programmato per aiutare la veemenza  antigiudici del capo, ma credo che dovrebbe essere accolto con interesse il film diretto e interpretato dal musicista Lelio Luttazzi che sarà presentato il 30 ottobre al Festival del cinema di Roma (e la stessa sera in tv su Rai5).  “L’illazione” racconta la vicenda giudiziaria del garbato showman, accusato nel 1970 di essere uno spacciatore di droga, errore che lo portò in prigione per 27 giorni ma che determinò negativamente la sua carriera oltre che la sua vita.  Il film, girato nel ’72, racconta le vicende di un gruppo di persone  tra cui un giudice, che, attraverso conversazioni informali, imbastisce un processo kafkiano contro un medico che da vittima di lettere anonime si ritrova ben presto sul banco degli indiziati. L’attore Luttazzi che ne film interpreta il medico, si rivolge al giudice accusandolo di costringere le persone a vivere in un dubbio perenne, sentendosi rispondere dal  giudice che la giustizia energica e severa serve al popolo che deve essere tutelato. Il caso Luttazzi nacque da una intercettazione telefonica, il che renderà difficile la serena lettura di questo film, che magari sarà anche un’operina banale,  ma che dovrebbe farci riflettere che una reale riforma della giustizia andrebbe affrontata. Fermo restando che nessuna riforma può essere affrontata da B. - che specula sulle intercettazioni che sono indispensabili per ogni indagine (anche se non possono essere il solo strumento di indagine) e che non ha accuse fesse come quelle del povero Luttazzi - e dal suo governo al quale manca qualsiasi tipo di equilibrio e senso dell’equità e delle istituzioni. Ma anche dovrebbe farci pensare a quanto sia pericoloso il giustizialismo che oggi per alcuni è l’unica voce nell’agenda politica. Lelio Luttazzi , morto a luglio dello scorso anno, scrisse dopo la sua detenzione il libro Operazione Montecristo, dal quale Alberto Sordi trasse Detenuto in attesa di giudizio, forse il suo film migliore come regista.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Vittorio Pezzuto, APPLAUSI E SPUTI, Le due vite di Enzo Tortora, Sperling & Kupfer, € 15
Uno degli episodi più indecifrabili della (in)giustizia italiana è quello che ha riguardato Enzo Tortora. La sua vita è raccontata in questo bellissimo libro di Vittorio Pezzuto. Gli inizi alla Rai dove - sembra assurdo oggi - entrò attraverso un regolare concorso. Dopo le cronache per la radio del Giro d’Italia, alternate col noioso lavoro all’ufficio propaganda e sviluppo nella sede rai di Torino, viene finalmente notato e promosso al piccolo schermo come presentatore, insieme alla Pampanini, del programma Primo applauso, una sorta di concorso per nuovi talenti in cui nasceranno artisticamente Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Carattere tosto, Tortora entra facilmente in conflitto con i dirigenti rai che inciuciano sui risultati dei quiz per portare in alto la posta. Viene esiliato per tre anni alla tv svizzera. Nel frattempo si sposa per la seconda volta e ha le due figlie Silvia e Gaia. Nel 1965 la sua popolarità è enorme grazie alla conduzione de La Domenica Sportiva che smette di essere un arido bollettino dei risultati per diventare un divertente e garbato caleidoscopio che mescola attualità e spettacolo, calcio e sport meno popolari, spezzoni di filmati e dichiarazioni in diretta dei protagonisti. Sarà il primo a comparire in tv con un piede ingessato, sarà il primo che rifiuterà lo scoop del pianto facile, evitando di dare in diretta la morte di un calciatore perché la mamma non era ancora stata avvertita. Contemporaneamente collabora a La Domenica del Corriere, fa spettacoli per i detenuti, duetta con Mike Buongiorno e l’esordiente Pippo Baudo e, soprattutto inventa Portobello un programma innovativo che conquista il pubblico. Il successo del programma è talmente grande e popolare, che cominciano ad arrivargli pesanti accuse che lo dipingono come un reazionario. Su Albo TV un lettore gli scrive che usurpa in video il posto che potrebbe essere meglio occupato da Dario Fo e che lui è un fascio. Tortora gli risponde: “circa il panorama ideologico del mondo dello spettacolo mantengo le mie più vive riserve. Io rispetto tutti, ma eccoci nel 1945: il fascismo muore sotto i colpi degli alleati e dei partigiani veri. Ma Dario Fo passava il tempo fra i famigerati paracadutisti di Salò. Io, studente, sparavo come un fesso contro i fascisti nella liberazione di Genova. Fu un caso dunque che non ho impallinato i suoi idoli. Ma ora basta di avvelenare il paese con queste buffonate”. Carattere e sicurezza della propria storia! Tutto bene? No, perché l’inferno si prende Tortora nell’83. L’arresto, le manette in diretta, una accusa pesantissima: associazione per delinquere di stampo camorristico. Fanno il suo nome un gruppo di pentiti: prima tre, poi otto, infine ben trentadue testimonianze contro di lui. Le prove sono fiacche, le dichiarazioni contraddittorie, ma la giustizia italiana evitava, allora come oggi, di fare indagini, affidandosi solo ai pentiti (ieri) e/o alle intercettazioni telefoniche (oggi), e il risultato fu sette mesi di carcere. Il liberale Tortora trova l’appoggio dei radicali. Dichiarerà: “ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito”. I radicali lo fanno eleggere al Parlamento europeo, ma il bisogno di giustizia e il senso di equità, lo portano a dimettersi dalla carica rinunciando all’immunità. Sotto processo per due anni, fino all’86, quando finalmente il tribunale di Napoli lo assolve e apre un processo per i pentiti che, vigliacchi, provano a chiedere uno sconto di pena. Venerdì 20 febbraio 1987, 12 milioni di spettatori guardano  Enzo Tortora che inizia il nuovo ciclo di Portobello  che esordisce con un “Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche: una me la consentirete. Molta gente ha vissuto con me e ha sofferto con me in questi anni. Molti mi hanno offerto quello che potevano, per esempio hanno pregato per me e io questo non lo dimenticherò e li ringrazio tutti. Un’altra cosa dovete consentirmi di aggiungere. Sono qui per parlare a nome di chi parlare non può. E sono molti, e sono troppi…” Solo allora parte la sigla. Il tempo a disposizione di Tortora non è tanto, dopo solo due anni un tumore se lo porta via, nel maggio dell’88.

Nel 1987 si svolge il referendum sulla responsabilità civile dei giudici, destinato come molte cose italiane buone a finire nella spazzatura. Dopo il successo del referendum popolare l’Associazione nazionale magistrati  sostenne che il risultato segnava una paurosa involuzione democratica tesa a neutralizzare l’azione dei magistrati. I giudici che allegramente colpirono un uomo noto, hanno continuato le loro balorde carriere.
Il resto è l’oggi, dove alcuni giudici (ovviamente non la maggioranza che rispettiamo), credono di essere ai tempi dell’inquisizione. Magari mettendo sotto schiaffo la valletta che ha tirato un po’ di coca (che non è reato) per sputtanarla sui giornali di Silvio che in questo caso non ha niente da dire sui giudici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


7/10/11 - Fare il punto (2)

Fra le reazioni sfuggenti del centrodestra alle parole del card. Bagnasco sui politici che “ammorbano l’aria”, un colpo di genio l’ha avuto Maurizio Sacconi: “Nel breve i parlamentari che apprezzano il suo messaggio sanno di dover concorrere alla definitiva approvazione della legge sul fine vita”.  Tiè, sempre perfido Sacconi. Che ama mettere in un vicolo cieco, i suoi interlocutori. Come nella barzelletta sulle monache, alle quali bastava dire no per non essere violentate. Peccato che a tutti noi, con la legge in questione, non basterà aver detto no, perché lo Stato rinunci a violentare la nostra scelta. Ma questo è un vicolo cieco, un cul de sac che non interessa Sacconi (Balthazar, Cattivi pensieri)
Sotto Palazzo Grazioli, la residenza romana di B., nessuno può più sedersi né appoggiarsi alle fioriere per ragioni di sicurezza. Lo spiegano i funzionari che l’anno scorso hanno soppresso prima il parcheggio destinato ai residenti, poi anche le fermate dell’autobus (18 linee). Una piccola zona rossa intorno alla quale sta crescendo il furore dei cittadini ai quali viene perfino impedita la sosta per scaricare la spesa. Solo le auto blu hanno diritto al parcheggio e di notte bivaccano a decine, controllate da agenti di polizia e carabinieri trasformati in posteggiatori. I quaranta Big Jim della guardia presidenziale fanno i duri con i  passanti. Tengono quel che resta del premier in un vuoto d’aria, curando che nei trasferimenti non incappi mai in clamorose contestazioni… (Pino Corrias, Vanity Fair)

Qualche anno fa il regista Moretti, che a voce alta disse l’ovvio affermando che con gli attuali leader non si sarebbe mai cavato un ragno dal buco, fornì di esca una serie di manifestazioni che sembravano poter smuovere quel monolitico piombo dei partiti.  Quel movimento morì strozzato quando a circondare i palazzi del potere insieme alla gente comune apparsero i potenti segretari di partito, i deputati, i senatori. Appena ieri (13 febbraio) sebbene su un appello discutibile (basti ricordare il richiamo alla coscienza religiosa della nazione) donne di diverse età e culture riempirono le piazze. Ma le manifestazioni  erano  piene di segretari di partito che si buttavano in braccio ai giornalisti (soprattutto della rai che, si sa, è una pertinenza di palazzochigi) che per  qualche ora sgrullarono quell’albero per coglierne i frutti con la loro risibile immagine spiattellata sugli schermi all’ora di cena. Per non dire del popolo viola che è praticamente guidato dal capo ufficio stampa dell’Idv.  Anche le associazioni omosessuali non sono riuscite a portare a casa niente, neanche (ed era una piccola cosa) l’aggravante nei reati per omofobia.  E’ probabile che il motivo di tanta scarsezza di successo, oltre che di capacità di indignazione durevole, sia determinata dalla inadeguatezza di spogliarsi da ideologie vecchie e superate che allignano a destra e sinistra e si incardinano in formazioni partitiche. Invece nelle grandi capitali dell’Occidente assistiamo alla nascita di movimenti trasversali per età e cultura, che vogliono confrontarsi con i potentati dell’economia di mercato. Non sono espressioni folcloristiche, ma contestazioni che segnano passaggi epocali.
E’ deprimente che per disturbare la tranquillità degli inquilini dei palazzi del potere italiano sia dovuto intervenire un “padrone” che ha interpretato il buon senso di quella imprenditoria saldamente radicata sul territorio. Ebbene, dopo quella lettera critica a tutta pagina sui grandi quotidiani deputati e deputatesse hanno sentito la necessità di rispondergli piccati (Bindi che è stata al governo con Mastella gli ha rinfacciato di essergli amico, La Russa gli ha dato dello scarparo che deve comprarsi le pagine per farsi sentire, e tutti gli hanno detto di scendere in politica se vuole parlare). Ebbene, questi campioni della democrazia con infinite legislature alle spalle, se si fossero presi lo scomodo di fare un po’ di spesa al supermercato, o fossero saliti qualche volta su un autobus, quelle cose di senso comune le avrebbero sentite dire dai cittadini.
E visto che ci occupiamo – modestamente con questo piccolo sito – di comunicazione, basta con questi talk show con pochi argomenti, con sempre gli stessi reiteratamente invitati nelle medesime trasmissioni.  Sarebbe, secondo me, l’ora di dare un calcio a questo morbo che è nato nella politica e si è esteso a tutto il Paese - e che ha annientato il libero pensiero, o meglio il pensare autonomamente - di dividersi in fronti contrapposti,  prendere posizioni pro o contro, da una parte o dall’altra, che ci costringe a cantare in cori. Cori stonatissimi .

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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La regista Angela Cannizzaro e Eugenia Serafini docente di Disegno all’Università della Calabria, presentano un progetto multimediale: FLASH  POETRY , emozioni poetiche intense sintetizzate in 4 grafiche acquerellate da Eugenia e trasformate in brevissimi film da Angela
Sabato 8 ottobre, ore 17.30 – 22.00 allo “Studiolo di Eugenia”
Roma, via dei Marsi, 11 - quartiere San Lorenzo (Mura Aureliane) autobus 3, 19, 71


5/10/11 -  Fare il punto

La vecchia zitella ha i suoi benefici. Può andare, venire, discorrere, scrivere, partire, ritornare. Può vestirsi come le pare, ricevere visite quando vuole e godere di una libertà d’azione che non hanno le signorine. Maritarsi è un bene. Ma è anche un male. Non maritarsi è un male. Ma anche un bene (Matilde Serao)
“La patonza deve girare” sarà forse l’unico programma politico che un giorno connoterà il governo di Berlusconi. Patonza è uno dei sinonimi volgari dell’organo genitale femminile, una sineddoche per indicare una donna appetibile dal punto di vista sessuale. Nel dizionario delle “brutte parole”, la paranza sta tra la patata e il pelo. Il pelo rimanda a un altro programma politico, quello di Cetto La Qualunque “cchiù pilu pi tutti” (Aldo Grasso)
 

Adesso a parlare di femminismo c’è il rischio che qualcuno ti definisca oltre che ridicola anche passatista antiquata ecc. ecc.  E invece sarebbe proprio il caso di rispolverarlo quel femminismo che ci insegnava che le donne non si devono strumentalizzare mai. Specialmente tra donne.
Fermo restando che l’obiettivo di mandare via un premier sempre più simile al dittatore dello stato libero delle banane è più che lodevole, e sorvegliare il potere anche nei suoi comportamenti privati è un canone della democrazia, tirare dentro le ragazze di Silvio con nomi cognomi abitudini travestimenti ecc ecc, giudicandole, è inaccettabile. Il premier, un qualsiasi premier, non può consentirsi simili comportamenti e sarebbe normale in qualsiasi angolo di mondo che si presentasse dai pubblici ministeri e che, soprattutto, si dimettesse per il bene del Paese. E non certo per lo stile di vita condannato dal cardinale Bagnasco.  Sappiamo bene che a quel trombone per purificare l’aria non gli basta un Silvio più composto, ma punta sui nostri letti, quelli dove ci divertiamo e quelli dove ci ammaliamo.
Ma torniamo alle ragazze. Le giovani, non sprovvedute, non povere, non sfruttate, laureate e spesso “di  madre lingua straniera”,  hanno partecipato ad uno scambio. E torniamo al femminismo che ci ha insegnato a riconoscere l’autonomia di ogni donna, perché non esiste un modello unico di comportamento femminile. Basisco al pensiero che giovani fanciulle scelgano di vendere il loro corpo, ma mi rifiuto di cadere nella misoginia.
Piuttosto mi piacerebbe vedere un colpo di reni da parte delle (poche) donne della classe dirigente del nostro Paese, che rimangono inerti quando l’Ue comunica che tra i 27 paesi siamo i penultimi per l’occupazione femminile. Che l’agenda di Lisbona che fissava un obiettivo minimo di 60% di donne al lavoro vede l’Italia inchiodata al 46%.  Che prendessero atto che le donne non sono libere di avere figli perché solo 9 bambini su 100 trovano il posto all’asilo. Che anche quando le donne sono bravissime – e lo sono, basti il dato che su 100 laureati 65 sono donne – la carriera è ostacolata perché le valutazioni che danno gli uomini (purtroppo ai vertici ci sono quasi sempre loro) non sono legate al merito ma alla giovane età e alla bellezza.
Se si continua a fare così le pesce in barile  prima o poi il bunga bunga di Silvio va nel dimenticatoio, ma ci toccherà sorbirci quello di qualcun’altro.
Ma torniamo a noi.  Per le cinquantenni (ahimè, quanto tempo è passato! Ma alcuni momenti sono stati belli) che hanno vissuto quel momento indimenticabile del femminismo, dove indipendentemente dall’età dalla cultura dall’appartenenza ideologica e politica si era sorelle, rappresenterebbe una grande chance trasmettere alle nostre figlie quello che ci ha insegnato il femminismo: la compattezza di genere. Questo è il punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi. Purtroppo capita spesso che le donne che riescono a imporsi per le loro capacità invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano, come se temessero una concorrenza. Le donne che perdono la memoria delle donne, anche in politica e nei diversi schieramenti, prima o poi ci rimettono.

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3/10/11 – Er più

La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)
Solo nell’ultimo mese il Comune di Roma ha dato l’ennesimo patrocinio a manifestazioni della estrema destra neo fascista, prima ospitando in Campidoglio le associazioni della X Mas e repubblichini (per il secondo anno consecutivo) per un riconoscimento di due marò, poi ha sponsorizzato l’iniziativa di un gruppo dell’estrema destra in memoria di uno dei più famigerati antisemiti del XX secolo Céline, scrittore francese che già negli anni ’30 teorizzava lo sterminio ebraico. (A. Perugia, rubrica La voce dei lettori, SHALOM, settembre 2011)
Sul Colle capitolino la storia è complessa e imbarazzante. Un’altra delle anomalie della democrazia italiana. Sono vicini a noi? La risposta sembrerebbe affermativa, ma quanto sincera o dettata dal bisogno di avere una calda coperta ebraica? (A. Di Consiglio, rubrica La voce dei lettori, SHALOM, settembre 2011)
Quando i topi  escono dalle fogne, vengono accecati dalla luce del sole

Proseguono le passeggiate per stabilire quale parte di Roma godrà delle colate di cemento per le Olimpiadi. Nonostante il piano regolatore le zone prescelte per il momento sono altre. Pare però che sia stato graziato il galoppatoio di Tor di Quinto per la sua unicità. Pescante del Cio, ha avvisato il sindaco che la città favorita è Istanbul. Non domo Alemanno si è spinto a lanciare una colletta internazionale per meglio presentare la città. Mentre la recessione economica mozzica le caviglie di gran parte del mondo, Roma si appresta a sganciare al Cio 50 milioni di € a fondo perduto per una manifestazione che vive solo per la vanità di politici e di atleti che sono al di fuori del mondo normale e per i quali  quel che conta è la frazione di secondo. 
E ancora, l’ufficio stampa del Campidoglio ha inoltrato ai giornalisti (anche a me) l’invito per partecipare all’incontro della corrente alemanna nel pdl. Passi usare gli indirizzi, ma in genere si ha il garbo di cambiare il mittente… comunque lì il sindaco di Roma tentando di surfare sul disprezzo che i cittadini nutrono per i politici ha detto: mai più Minetti. Pure sua moglie però è stata eletta nel listino bloccato della presidente della Regione Lazio. Al momento l’iniziativa più visibile di Isabella Rauti come presidente del consiglio regionale, è stato il convegno ispirato alla frase “damose da fa, semo romani”   pronunciata da Gran Premio II.  
Per mancanza di soldi – i 4 milioni spesi per festeggiare il beato Gran Premio, Gianni Letta non ha nessuna intenzione di rifonderli a mani bucate Alemanno – il sindaco ha chiesto contributi per rattoppare i buchi della città. Prontamente l’ambasciatore del Belize (noto a Striscia la notizia)  ha firmato un assegno di 10mila € per riparare un tritone della fontana di piazza Navona.  A questo punto? Però nei cantieri, la gran parte aperti dalla passata amministrazione, è comparso un orologio digitale segnatempo che scandisce i giorni mancanti alla conclusione dei lavori, del costo di 5mila € ognuno. Dopo la coda alla vaccinara offerta dal sindaco ai leghisti davanti alla Camera*,  oggi si piange perché la Lega è riuscita a sottrarre a Roma l’Alenia che assorbe oltre 200 addetti, e che verrà smembrata tra Piemonte e Lombardia. Il sindaco lo ha saputo mentre col casco in testa inaugurava la chiusura di una buca sull’asfalto, da una anticipazione del CorSera e ha chiesto un incontro a Finmeccanica. Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire. Poi c’è la ridicola figura con l’Ance (i costruttori) ai quali ha chiesto scusa per i cantieri che probabilmente chiuderanno ma non è colpa sua. Un evidente appeal che il leader in pectore del centrodestra ha col suo partito al governo. E pensare che quando si muove in proprio riesce a fare 4000 assunzioni per chiamata diretta nelle aziende comunali, soprattutto in posizioni apicali. Naturalmente il sindaco ha presenziato in Vaticano alla consegna da parte del principe Ruspoli, grottesco esponente della nobiltà nera,  del vessillo papale bucherellato dagli spari dei bersaglieri entrati a Porta Pia. Del resto il 20 settembre un anno il sindaco ha deciso di dedicare il ricordo non ai militari che hanno liberato Roma dal papa ma agli zuavi pontifici che quel regno difendevano; magari per il prossimo anniversario si arriverà a “i morti non hanno colore” che tanto piace al governo in carica. E per oggi non parleremo dei più di trenta omicidi dall’inizio dell’anno, molti dei quali irrisolti e della scandalosa vergognosa infame pertinacia mostrata da Alemanno che pretendeva sanzioni e multe per i lavoratori di Termini Imerese che, chissà perché, sono venuti a protestare a palazzo Chigi. Per la cronaca mentre camminavano in ordine sparso da santi Apostoli ai palazzi del potere, i romani li applaudivano per incoraggiarli. A qualcuno sono scese anche un paio di lacrime.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - COMMENTI

*La Lega stigmatizzò violentemente il tentativo di scippo da parte di Roma della gara di Formula 1. Preoccupazione inutile, visto che l’idea di fare un circuito a Roma era solo nella testa del sindaco, ma i costosi piani di fattibilità sono stati pagati dai romani, così come il patron della F1 Ecclestone ha chiarito con una lettera pubblica. Per le scuse il sindaco di Roma, sputtanando i cittadini romani, offrì ai leghisti un ultracafonal pranzo davanti a Palazzo Chigi a base di coda alla vaccinara e polenta.

6/9/11 – Servo vostro

Domenico Scilipoti, capo del Movimento di responsabilità nazionale e il Movimento sociale italiano-Destra nazionale di cui è segretario nazionale Gaetano Saya, conosciuto per il  suo razzismo etnico, sono sempre più vicini, grazie alla comune visione su famiglia, cristianità, sicurezza, economia e stato sociale. Domanda banale: la maggioranza (e il Pdl) è antifascista?(volendo su questa pagina 7/2/11)


1/10/11 – Almeno fra noi (nota personale)

Io e Walter non eravamo sposati e per l’ospedale dove era ricoverato questo era un problema, così come lo è per la legge italiana. Mi hanno anche allontanata dalla rianimazione dicendo “tanto lei non è la moglie”. Ora è presto ma vorrei che questa mia bruttissima esperienza servisse, nel nome e nel ricordo di Walter, a fare qualcosa di giusto per gli altri (Rossana Podestà intervistata da Vanity Fair)
Ogni posto nel mondo è bellissimo, dipende da ciò che stiamo cercando (Walter Bonatti)
http://www.lascatolachiara.it/articoli/girodelmondo60sec.htm

Sebbene abbia sorpreso un po’ che alla signora Podestà sia stato impedito di accedere alla rianimazione per assistere agli ultimi momenti di vita del compagno Bonatti, è bene sapere che quando una persona entra nella spirale della malattia perde ogni diritto a causa del familismo che governa la nostra arretrata società e per la legislazione che gli corrisponde.
Scrivo questa breve nota cari lettori di NoGod, perché dalla mia esperienza personale possiate trarre qualche indicazione utile se vi doveste trovare in una simile condizione.
Sono stata accanto ad un amico nella fase finale della sua vita.  Non era il mio fidanzato, compagno, amante, ma amico da oltre trenta anni, cosa immensamente più significativa essendo (per me) l’amicizia il più prezioso dei sentimenti. I medici non fanno giri di parole e gli spiegano le sue condizioni e il suo tempo. Lui decide che io devo essere l’unica persona informata sulle cure e per questo sono stati  firmati moduli davanti al medico e ad un legale della clinica. Però, l’oncologo e il radiologo mi informano che in caso di coma potrebbero esserci dei problemi. Tanta attenzione nei miei confronti c’è – forse - perché il mio sfortunato amico è ricoverato in una delle cliniche più prestigiose (e costose) della città. E’ nella mia cultura il pubblico più che il privato, anche se ho l’età per sapere che il mondo è dispari e i soldi contano. Nonostante l’assunzione di un infermiere privato h24, l’oncologo mi consiglia di affidarmi ad una onlus. Questa è una scelta che deve essere fatta con oculatezza badando alla serietà della organizzazione ma anche alla aconfessionalità. L’onlus consente, una volta che il malato sceglie di tornare a casa invece che in un hospice, di accompagnare con maggiore garbo il malato verso la morte, grazie agli antiepilettici, anticonvulsivi, antidolorifici, farmaci che le asl forniscono con il contagocce perché in Vaticalia è nobile morire contorcendosi. E, soprattutto, quando il malato va in coma rispettano la decisione di non idratare (cioè non bentelan in vena e non catetere per l’urina). Tutto a posto? No, perché nonostante i documenti firmati dal malato ed espressione della sua volontà, l’oncologo e i medici della onlus mi hanno spiegato che l’intervento di un parente anche per la particolarità della malattia (metastasi al cervello) sarebbe potuto essere determinante.  Due mesi e mezzo vissuti nell’ansia di veder sbucare i due nipoti, fortunatamente non hanno mai neanche telefonato, di una parente petulante che desiderava una delega per i beni di famiglia, delle strigliate dell’oncologo che mi ha picchiato in testa perché chiedeva che ponessi un filtro alla (un paio di visite e qualche telefonata)  petulante che creava uno stato di tensione al malato con la necessità di aumentare i calmanti. Ma anche le rassicurazioni da parte del ruvido medico della onlus: stia tranquilla, chi se lo accolla un terminale.  E infatti così è stato. Da sola ho deciso di interrompere la radio e la chemio palliativa quando le metastasi hanno colpito anche le ossa, ho deciso che tornare a casa sarebbe stato bene, e sola sono stata fino all’ultimo minuto. E questo grazie (veramente grazie) a parenti distaccati seppure informati della irreparabilità della malattia. Ma l’arroganza del familismo alza la testa quando si muore. Come sciacalli arrivano. E inizia il vilipendio del corpo. Per esempio imponendo un abito scuro su cui non sono intervenuta sapendo che mi aspettava una battaglia più forte: quella del funerale religioso che si voleva imporre ad un intelligente anticlericale  e le trattative per una bara senza simboli e la macchina con la croce retrattile. Ma, soprattutto, intorno al morto c’è la corsa ad aprire cassetti, guardare tra i libri, soppesare banalissime cornicette d’argento, mettere in controluce la posata che forse, anzi sicuramente è, di famiglia (trascurando il libro autografato da Carducci, la bandiera di lana di Nenni, il collage di Pistoletto che vale quanto un appartamento).   Incredibilmente parenti mai visti prima e che dicono che però telefonavano continuamente (quando? Io ero lì e le poche ore che  mancavo – e ringrazio chi mi ha consentito di non lavorare per la durata della malattia - l’infermiere mi riferiva di ogni respiro) si sentono in obbligo di arrivare da fuori Roma per essere presenti intorno al morto. Il parente che si sente più titolato chiede conto delle spese sostenute, se il conto corrente ha altre firme, se l’assicurazione copre il funerale. Per il quale, tra l’altro, ho disposto già i biglietti viola in una scatola.  Sospettata (accusata, diciamo meglio) di aver fregato dei soldi (per fortuna ho conservato fino all’ultima fattura per l’assicurazione), ma anche domande imbarazzate  “sai se ha investito del denaro in titoli?”, o l’incredibile perché non firmi un assegno e svuoti il conto? Seguono lettere del nipote avvocato  che mi scrive chiedendo conto di  piatti e pentole regalate alla cameriera anche in assenza di disposizioni dello zio (è vero, mai avevo affrontato col mio caro amico il discorso sul vasellame da cucina acquistato alla upim), o di un lontano cugino molto gentile (unico parente venuto in visita ben due volte), ma che si è allineato di corsa ai parenti legittimi nonostante la mia intercessione per fargli avere dei libri (in una biblioteca di milioni di libri ne aveva scelti una ventina che aveva in prestito).  Se avete un amico che sta morendo, guardatevi dai parenti, e sappiate che l’amicizia non è contemplata nell’agenda dei piccoli borghesi arricchiti.
Dopo un mese ho saputo quello che i parenti cercavano e che non hanno trovato perché nascosto ai loro occhi da tempo, con eleganza anche a mia insaputa. Una buona parte di quel tesoretto sarà gestito da una onlus per i malati terminali che per vivere dignitosamente i loro ultimi giorni hanno bisogno di affetto, cure e tanto denaro.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 29 settembre 2011

Quando un giorno, la sinistra laica inveirà contro le “ingerenze vaticane”, ricordate che l’ingerenza era per miracolo diventata “doveroso monito” il giorno in cui il presidente della Cei Bagnasco aveva scomunicato gli impresentabili stili di vita incarnati da Berlusconi. Gioiscono per il lieto evento i titoli del Fatto quotidiano, dell’Unità, di Repubblica. Minimizzano quelli di destra, che sono papisti e devoti sempre tranne quando la Chiesa li bacchetta sull’immigrazione o, appunto, sulla disordinata condotta di vita del premier. Non c’è da stupirsi, perché destra e sinistra condividono il possesso di un saldo e indistruttibile doppio registro mentale e lessicale: si chiama inammissibile ingerenza , intollerabile invadenza, inconcepibile intromissione, quando la parola della Chiesa va contro di te, si chiama accorata preoccupazione quando il messaggio vaticano va contro i tuoi nemici. Tuttavia la sinistra dovrebbe maneggiare con più cura i nuovi entusiasmi filoclericali, perché quello degli stili di vita non è decisamente il terreno più propizio per saldare una duratura alleanza antiberlusconiana con le gerarchie vaticane. Nello stile di vita deprecabile e peccaminoso i vescovi tendono infatti a includere: il riconoscimento delle unioni civili tra omosessuali; l’accettazione delle coppie di fatto eterosessuali non consacrate da un matrimonio; l’uso del profilattico; il diritto a un testamento biologico che garantisca al malato di poter disporre della dignità di una libera scelta quando non sarà in condizione di esprimersi. Io credo che la Chiesa abbia sempre il diritto di dire la sua, come è diritto di chi fa le leggi non tenerne conto. Ma chi grida all’ingerenza quando vengono colpiti pilastri di uno stile di vita non succubo delle direttive vaticane non dovrebbe compiacersi se lo stile di vita viene brandito per colpire l’avversario. Senza considerare che nello stesso testo in cui il cardinale Bagnasco ha sferzato il premier si auspica che il legislatore metta rapidamente mano a una brutta legge sul fine vita. Che si plachino presto i bollenti spiriti neoclericali


27/9/11 –  Il popolo

Quando esisterà uno Stato palestinese, tutti riconosceranno i due Stati, che coopereranno  tra loro invece di farsi la guerra. Solo allora la regione diventerà un luogo di prosperità, invece che di terrorismo (Ekmeleddin Ihsanoglu, segretario Organizzazione conferenza islamica)
In Israele molti hanno paura e non vedono nulla di primaverile nelle rivolte arabe, ma solo una crescita d’odio contro di noi. In Egitto hanno cercato di linciare degli israeliani nella nostra ambasciata. Chiamiamola primavera solo quando vedremo fiorire germogli di cambiamento, di democrazia non violenta, di pazienza nel dialogo (Alon Hilu, scrittore israeliano, autore di La tenuta Rajani - Einaudi)
Gli uomini governati dalla ragione non desiderano per se stessi nulla che non desiderino anche per il resto dell’umanità (Baruch Spinoza)  

All’inizio di questa estate appena finita,  una pagina facebook dedicata all’aumento del prezzo del cottage cheese – una via di mezzo tra lo jocca e il primo sale sempre presente nel frigo degli israeliani -  ha innestato una rivolta popolare. Pressate dallo scontento le aziende casearie hanno abbassato i prezzi dei formaggi, ma ormai il sentiero della protesta popolare era imboccato. Eroina della rivolta sociale è Daphne Leif, 25enne di Tel Aviv, che, sfrattata, ha deciso di piantare un tenda in Rothschild Boulevard, la strada più chic della città. In pochi giorni la via si è riempita di tende con migliaia di giovani, famiglie, anziani che lamentano di non arrivare alla fine del mese e di essere continuamente indebitati con le banche. La protesta si è estesa presto nelle altre città, Gerusalemme, Haifa, Beer Sheva, e periodicamente dalle tendopoli partono manifestazioni.  Clamorose, perché hanno visto la partecipazione anche di 300mila persone, un numero straordinario per un paese di sette milioni di abitanti.  Numeri così alti e proteste così compatte, si erano viste solo per l’assassinio di Rabin o per il massacro di Sabra e Chatila nell’82.  L’atmosfera della tendopoli di Tel Aviv ricorda vagamente Woodstock: si organizzano corsi di yoga, sedute di analisi offerte gratuitamente dagli psicologi, dibattiti politici, concerti, spazi per i bambini. Ma il clima di allegria è solo apparente: Israele, al momento, sembra essere immune dalla crisi economica mondiale con un Pil in crescita del 4,8%. Gli stipendi secondo l’Ocse sono nella media europea (e quindi più alti di quelli italiani), ma il costo della vita è altissimo. Affitti, ma anche cibo, e soprattutto tasse che rappresentano il 50% del reddito. A questo va aggiunto che il cittadino israeliano passa tre anni a fare il servizio militare e poi diverse settimane all’anno nei miluim, il servizio di riserva. Il premier Netanyahu – che in governi passati è stato un bravo ministro delle Finanze – ha promosso una commissione di studio, ma nei sondaggi più della metà degli israeliani disapprova il suo operato. In Israele è la prima volta che si protesta per il disagio sociale, per la disparità tra classi, per il peso economico della difesa (il 7% del Pil) e del fastidio ormai non più sopportabile che comporta quel 25% di popolazione composta da haredim (ebrei ultraortodossi) che non lavorano e vivono di sussidi statali. 
Gli indignati sembrano avere l’impegno di una generazione senza passato politico, e che, paradossalmente, nelle loro laiche proteste ricordano che l’ebraismo parla di equità (tzedek), anche nell’economia. Quello che sta accadendo a Tel Aviv è un sintomo importante per Israele e il suo progetto. Dalle tende si guarda con distacco ad Abu Mazen, Netanyahu, Erekat, Barak che negoziano da sempre, e del resto gli israeliani sono abituati a guardare al palazzo dell’Onu come “alla vetrina delle certezze e delle ambiguità del mondo”.  Sarebbe opportuno usare ogni mezzo occidentale perché la parte migliore dei popoli è stanca e svuotata dalla guerra, e vorrebbero crescere in pace in un mondo equilibrato, equo e acculturato. Intanto condividiamo lo slogan degli indignati israeliani ha’am doresh tzedek hevrati (il popolo chiede equità sociale).
Tutti noi abbiamo bisogno di incoraggiamento e di auguri. Agli israeliani, popolo delle tende, che si accingono ad entrare nell’anno 5772 , Shanà Tovà.

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23/9/11 – Ingerenze

Ai miei fratelli cattolici ricorderei solo questo: che san Paolo ci ha sempre chiesto di pregare per re e principi non in misura della loro coerenza morale e assenza di vizi, ma in misura che garantisse al popolo “pace e tranquillità di vita”. Venendo all’osso è dirimente questo: da una parte, anche il solo atto di governo come il cassato decreto per graziare Eluana da morte per fame e per sete, firmato dal reprobo. Dall’altra un premier cattolicissimo che, in quel di Roma, su territorio italiano, per invito di istituzioni italiane, in un tempio della libera ricerca e della sapienza, non è stato capace nemmeno di garantire la libertà di parola al papa. (Luigi Amicone, direttore Tempi, settimanale di Comunione e Liberazione)
Sono anni che il cardinale Bagnasco chiede coerenza e serietà ai politici cattolici e monsignor Crociata è arrivato proporre loro Maria Goretti, come esempio. La Chiesa condanna i comportamenti e lo fa in modo severo. Non ci si può aspettare che faccia dei j’accuse alle persone, verso le quali tiene sempre un atteggiamento improntato alla misericordia. (Paola Binetti, deputato Udc e membro dell’Opus Dei)
Il buon nome si fonda più sull’apparenza che sui fatti. Perciò se uno non è casto sia almeno cauto (Baltasar Graciàn, gesuita che nel ‘600 scrisse l’Oracolo manuale)

Puntuali come la morte tornano i giornali, i blog, forse qualche sparso cattolico a chiedere perché la Chiesa taccia sull’amoralità del principe. Nei sacri palazzi non importa né di Berlusconi né di altri. La Chiesa tace non per rispetto istituzionale ma perché è pronta – qualora ci fosse un passaggio del testimone – a cambiare cavallo. E’ interessata a che non venga meno il suo ruolo di primo piano nella società e vita pubblica italiana. Qualche ingenuo (nei giornali, nei blog, nella minoranza di cattolici) crede che la Chiesa sia interessa alle politiche che riguardano la famiglia, ma nonostante i clericaloni quali Lupi, Sacconi, Roccella in importanti settori del governo, fino ad oggi hanno avuto tante parole e pochi fatti. Il papa in persona, ricevendo gli amministratori laziali, ha ricordato la questione, però ha anche aggiunto di pregare per il sindaco di Roma e perché la città accolga le Olimpiadi (sic), mentre si è ben guardato dal pregare perché non si erodano ancora i servizi sociali di cui hanno bisogno soprattutto le famiglie e i poveri. In un quadro così degradato la Chiesa non dispera - magari contestualizzando il favoreggiamento alla prostituzione minorile, le barzellette volgari, l’uso improprio del crocefisso… - di ricevere ancora sostegni per le sue scuole e per i suoi servizi sociali. Nello sfascio etico ed ideologico del nostro Paese, la Chiesa vuole continuare ad essere l’istituzione che fornisce la scala dei valori di riferimento della società italiana. Paradossalmente la Chiesa cattolica, considerata istituzione marginale in tutto l’Occidente, è tenuta a galla dalla decadenza della politica italiana.

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21/9/11 – Fuoco e fiamme
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Quando il regime ordinò che fossero arsi in pubblico i libri di contenuto malefico un poeta scoprì che i suoi libri erano stati dimenticati. Corse al suo scrittoio e scrisse ai potenti una lettera bruciatemi, scrisse, bruciatemi. (Bertold Brecht, Il rogo dei libri)
Gli spettatori occupavano le tribune allestite e osservavano l’Autodafè. Il tribunale dell’Inquisizione era presieduto da frati di diversi ordini, da giudici, notai, e grandi di Spagna. Sul rogo potevano finire quattro classi di eretici: i pertinaci che non si pentivano dei propri errori, i recidivi che ricadevano nell’eresia, i sospetti che cercavano di salvarsi attraverso la fuga e infine i sospetti morti che venivano bruciati in effigie. La punizione per eresia era antica quanto la Chiesa stessa. (Daniela Tedeschi, Sefarad)
Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone bruciavano i loro libri davanti a tutti (Atti degli apostoli).

Qualche tempo fa a un pastore battista americano girò l’uzzolo di bruciare copie del corano. Per fortuna venne dissuaso dall’idea che ricordava tanto i falò nazisti del 1933. Quegli esaltati bruciarono tra le fiamme i libri di Heinrich Heine, Stefan Zweig, Bertold Brecht, Karl Marx. Ma i roghi, come i ghetti, non erano creazioni loro. Basta fare un giro nei musei vaticani per ammirare gli affreschi tardocinquecenteschi sul trionfo delle fiamme dei libri eretici.
Durante le crociate i cristiani bruciarono le biblioteche a Costantinopoli, i roghi antieretici e antiebraici dell’Inquisizione, la distruzione dei manoscritti arabi a Granada (1499), i falò dei libri luterani (1524) e i libri sacri dei Maya (1562). E in Italia i roghi cattolici del Talmud ebraico, e, come un rogo virtuale, l’ incredibile Index librorum prohibitorum ideato da papa Paolo IV nel 1558 e abolito solo nel 1966 . La parola stessa autodafè (atto di fede) è il termine adottato durante l’Inquisizione che, fatta dai bravi cattolici che volevano convertire gli eretici (musulmani e ebrei) prevedeva anche il rogo delle persone dopo averle avvolte in panni ghiacciati per dargli il tempo di ravvedersi. Non sembra un azzardo sostenere che i nazisti nel 1933, europei di religione prevalentemente cristiana, si rifacessero a quegli esempi.
Anche altri fanatici religiosi hanno usato lo sbrigativo metodo del fuoco, e l’islam radicale non è da meno dei colleghi cristiani della menzogna globale. In tempi recenti l’ayatollah Khomeini , ripreso il possesso dell’Iran nel 1980, organizzò un rogo di 80mila libri. Dei giorni nostri anche la condanna a morte per Salman Rushdie autore dei Versetti satanici. Clamoroso il caso dell’ex ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni (presente negli ultimi governi di Mubarak) che dopo aver annunciato di voler bruciare i libri di scrittori israeliani venne candidato per la guida dell’Unesco. Per fortuna bocciato, insieme all’Italia suo grande sponsor. L’ex ministro Hosni è stato l’ispiratore del falò di seimila volumi del poeta omosessuale dell’ottavo secolo Abu Nuwas.
E se fondamentalisti cristiani americani hanno bruciato copie del Codice da Vinci di Dan Brown e Harry Potter, come dimenticare la sentenza del solito giudice parruccone e moralista italico che volle bruciare una copia del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci? All’elenco dei roghi non si possono dimenticare le bandiere bruciate, ahimè, anche da molti dirigenti politici nostrani . E poi una setta di ebrei superextraultraortodossi assai marginale e pure perseguita per questo, brucia libri considerati demoniaci.

Da qualche giorno a Roma, nella piazza Campo de’ Fiori dove il 17 febbraio del 1600 arse l’eretico Giordano Bruno, c’è una targa in ottone dorato installata tra i sampietrini della piazza che ricorda il rogo dei libri ebraici del Talmud ordinato dal papa Giulio II. In quella piazza il 9 settembre del 1553, corrispondente al giorno del capodanno ebraico 5314, davanti ad una folla plaudente composta soprattutto da membri della Chiesa cattolica, arsero i libri ebraici.
A scoprire la targa il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni insieme all’assessore alla Cultura Dino Gasperini. Questa volta, ed è una eccezione che va sottolineata con il lapis rosso in questa città clericale, alla inaugurazione non c’era nessun prete.

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http://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451_(film)


20/9/11 - Non rubateci anche la morte

Numerosi esperti prevedono che tra 20 - 30 anni, potrebbe verificarsi un terremoto spaventoso nell’area urbana di Tokyo, e tuttavia gli abitanti continuano a condurre una vita normale. Perché non impazziscono di terrore? In giapponese abbiamo un termine, mujò, per indicare che non vi è nulla di permanente a questo mondo, che ogni cosa è transitoria. Tutto ciò che esiste si estingue, tutto muta costantemente. Non esiste alcun equilibrio eterno, non vi è nulla di sufficientemente immutabile in cui si possa riporre eterna fiducia. Anche così noi giapponesi abbiamo saputo cogliere una forma di bellezza dentro questa rassegnazione. Se osserviamo la natura ammiriamo d’estate le lucciole e in autunno le foglie gialle dei boschi. Osserviamo ogni cosa con passione perché la bellezza svanisce in brevissimo tempo (Haruki Murakami)
Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo! A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso di Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: a mio credere il burattino è bell’è morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo! Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero! E lei non dice nulla? Domandò la Fata al Grillo-parlante Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)

Il disegno di legge sul testamento biologico è stato incardinato in commissione Salute del Senato. Il relatore Calabrò ha annunciato tempi veloci per la terza lettura del provvedimento perché “dalla Camera non sono giunte modifiche sostanziali” per cui dovrebbe diventare legge a Palazzo Madama. Radicali e Idv hanno chiesto alla commissione di procedere con una serie di audizioni e hanno annunciato “approfondimenti e modifiche importanti”. Questa settimana è convocato un ufficio di presidenza per fissare il calendario dei lavori a cominciare dalla discussione generale che potrebbe iniziare la settimana successiva.
Quindi, il dado è tratto. A meno di ripensamenti degli ultimi istanti, la cancellazione per via legislativa del diritto costituzionale alla scelta delle cure mediche sarà cosa fatta. Le volontà dei malati e le opinioni dei loro amici e parenti saranno insignificanti, mentre ai medici, spogliati dei loro saperi, sarà riservato il ruolo di padroni delle nostre vite. Lo Stato che non si occupa della buona vita e delle buone cure mediche, si vuole riscattare con quella che crede essere una morte opportuna.
La maggioranza dei parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la più parte dei cattolici – ha deciso il varo di una legge oscurantista che potrà non rispettare grazie alle garanzie economiche di cui gode, non lo fa perché, come sostiene con arroganza, ha una scala valoriale più alta e nobile di quella dei cittadini comuni, ma perché ignora che la democrazia è importante. I parlamentari contano sull’altra parte suppurante della casta, quella giornalistica, che copre le loro nefandezze per garantirsi il posto nei media di regime, e che mai promuoverà dibattiti e scriverà articoli per aprire gli occhi alle persone, scippandogli il diritto alla corretta informazione.
E’ la conseguenza della teocrazia-dittatura l’accanimento di una legge che afferma il predominio statale nella decisione di aspetti privati sul come vivere e come morire, e che non mette sullo stesso piano i cittadini che vogliono fare scelte diverse. Ed è incompatibile con la modernità uno Stato che vuole impadronirsi della professionalità dei medici, ai quali va chiesto di rapportarsi con i colleghi di altre discipline, con gli infermieri, con i tecnici, ma soprattutto con i malati e le persone a lui vicine. Questi importanti professionisti devono essere in grado di condividere angosce e paure, ma anche infondere ottimismo, no essere al soldo del politico rubagalline grazie al quale possono forse diventare primari. Perché poi, nella vita normale, la maggior parte dei medici sono persone per bene, e chiedono l’aiuto di amici e parenti per rispettare i desideri dei malati aiutandoli “ad entrare nella morte ad occhi aperti”.

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18/9/11 - I confini del ’67

Quando Yitzkak Rabin è stato ucciso, il 4 novembre 1995, la Roadmap aveva fatto costanti passi avanti per tre anni e mezzo. La gente ci credeva, accorreva nelle piazze a centinaia di migliaia, com’è avvenuto la sera in cui è stato assassinato Rabin… In prima fila c’erano soprattutto giovani e giovanissimi. Studenti, soldati di leva, liceali. Figli di una Tel Aviv laica e liberale, ragazzi cresciuti all’ombra dell’Intifada, della guerra in Libano e della disillusione generale verso gli ideali sionisti dei padri fondatori. Era la prima generazione lontana dalle ideologie. … Aviv Geffen decise di cantare Livkòt Lehà (piangendo la tua morte) : “è una canzone dedicata a tutti coloro che hanno lottato per la pace ma che non sono qui per vederla”, disse. Finito il numero di Geffen, Rabin e sua moglie Leah andarono a complimentarsi con la rockstar … davanti a tutti il primo ministro gli stampò un bacio in fronte: “Sharta nehedar” disse, “hai cantato benissimo”. Quelle furono le sue ultime parole. Pochi secondi più tardi, un altro giovane, il venticinquenne Ygal Amir, prese la mira e sparò quattro colpi: due colpirono il premier, altri due la guardia del corpo. Erano le nove e mezza di sera. Due ore più tardi la morte di Rabin fu annunciata davanti alla folla raccolta davanti all’ospedale Ichilov di Tel Aviv (Anna Momigliano, Karma Kosher, Marsilio, €13)

La Palestina per troppi rappresenta una scusa per l’inazione. Forse la costituzione di uno Stato riconosciuto alle Nazioni Unite porterebbe quel Paese ad una seria discussione al proprio interno, a comprendere il tempo perso, a capire quali sono i leader arabi che li hanno strumentalizzati fino ad oggi, e, soprattutto, all’isolamento di gruppi fondamentalisti che non spiacciono all’Occidente. Ma, non tutti i palestinesi sono a favore del seggio alle Nazioni Unite: Abu Mazen è smentito dalle divergenze esistenti tra Fatah e Hamas.
Barak Obama, e la molto più preparata Hillary Clinton, dicono che “i territori del ’67 devono essere la base per il trattato di pace fra Israele e Palestina”.
I territori del ’67 sono quelli che lo Stato di Israele ottiene nel ’48, dopo che l’Onu decide di dividere l’area del mandato britannico fra arabi ed ebrei, con Gerusalemme città internazionale. Israele approva la soluzione delle Nazioni Unite e il presidente David Ben Gurion proclama l’indipendenza e la nascita dello Stato. I palestinesi la rifiutano e con altri paesi arabi dichiarano guerra al neo Stato perdendola. Per gli israeliani è lo Yom ha Azmaùth (giorno dell’indipendenza) per i palestinesi è la Nakba (catastrofe). Con la risoluzione Onu Israele aveva metà del territorio mandatario, dopo la guerra ne raggiunge quasi i ¾. Questi ¾ (o Green line) sono i territori del ’67. Intanto Gaza viene occupata dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania. Anche durante la crisi di Suez (’56) i confini restano invariati. Durante la guerra dei Sei giorni (’67) Israele occupa tutta l’attuale Cisgiordania , Gerusalemme, Gaza, il Golan e il Sinai. Il Sinai verrà riconsegnato quasi subito, in cambio di un trattato di pace, all’Egitto. Le conquiste territoriali del ’67 non saranno riconosciute dall’Onu. Le risoluzioni 242 e 338 chiedono il ritiro dai territori precedenti al ’67 riconoscendo invece le conquiste del ’48 (i ¾ ). Quei territori sono uno dei principali ostacoli al raggiungimento della pace (almeno da parte israeliana).
Alla metà degli anni Novanta si registra un significativo passo verso la pace: fra il ’94 e il ’96 vengono redatti gli accordi di Oslo con l’impegno di Israele a riconoscere la Palestina e la Palestina a riconoscere Israele. Le speranze muoiono con la bocciatura da parte palestinese della proposta di pace di Camp David nel 2000 - c’era il presidente Usa Bill Clinton, il palestinese Arafat e l’israeliano Barak - e l’avvio dell’intifada. Le immagini che ricordiamo sono Arafat che scende dalla scaletta dell’aereo facendo il gesto della vittoria, le elezioni americane vinte anche per questa sconfitta da Bush, un cinismo tra gli israeliani che ha portato, quasi ininterrottamente, a governi molto litigiosi e di destra in Israele.
Oggi i palestinesi vivono praticamente allo sbando, gli israeliani sono in gran parte disillusi e stanchi. Il presidente Obama sembra incamminato su una montagna di sapone, ma gli israeliani dovrebbero considerare questa proposta. Pragmatica, concreta, realistica.
Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi , ma ha il dovere di non sbagliare.
Sebbene non ci sia motivo di contestare la critica dura, per alcune parti anche condivisibile, che molti critici fanno ad Israele (in toto, non ai suoi governi), riesce difficile credere ad una Ue e ai sedicenti pacifisti che prestano il fianco a leader intrisi di fanatismo religioso, spesso violenti, sempre maschilisti, e a regimi che ignorano sistematicamente i diritti delle persone. C’entrerà pure qualcosa il fatto che l’Ue, in particolare paesi semiteocratici come il nostro, mostrano un attaccamento forte alla religione – che è una disciplina e non un valore spirituale – e vogliono espungere chiunque si trovi a nn condividere la stessa fede. In realtà nella Ue si discriminano anche i musulmani con motivi spesso, anche se non sempre, pretestuosi, che però sono temuti perchè parimenti violenti e quindi più rispettati. E’ incredibile che la religione debba determinare i comportamenti della maggioranza a scapito della democrazia

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16/9/11 - E quest’anno chi ci porti?

… io non ho paura che possa esserci una svolta autoritaria: ho paura che possa esserci qualsiasi svolta senza che neppure ce ne accorgiamo. Ho paura che, presi dalla faziosità, non riusciamo più a chiamare le cose –vere– col loro nome. Ho paura che questo Paese affoghi ancora di più nell’ignavia, nell’accidia, in quell’indolenza molto italiana che, mischiata alla crisi e alla paura, è prodromo di ogni peggio

Siccome ogni giorno porta la sua pena, tendiamo a dimenticarci di cose accadute poco prima. Ma pensando alla fine di Gheddafi di cui questi giorni parliamo, inevitabilmente il pensiero corre al rettore della Sapienza Luigi Frati che invitò il satrapo a tenere una conferenza nell’aula magna. Il dittatore svolse il tema più o meno così: “demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie. Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede sulle sedie” . Non bastasse l’aver invitato un simile pasticcione, forse motteggiando Silvio, il rettore Frati non si tenne, e testualmente disse “vorrei dire qualcosa sulle sue incantevoli amazzoni, ma in sala c’è mia moglie”. Già, la moglie. Perché Frati è un uomo probo e tiene alla famiglia. Per tenersela vicina ha piazzato moglie, figlia e figlio nell’ateneo. Difficilmente qualcuno gli chiederà un passo indietro per i salamelecchi fatti al colonnello.
Del resto Frati non è ben cosciente di cosa sia una Università. Nel 2008 all’illustre rettore venne in mente di far aprire l’anno accademico da Benedetto XVI. Sia ben chiaro, invitare il papa in una sede universitaria non è certamente proibito (anche se nel tempio del sapere ci si aspetterebbe la divulgazione del pensiero razionale e meglio sarebbe che il papa si limitasse al trono di san Pietro) ma l’apertura dell’anno accademico è qualcosa di altamente simbolico. Come è noto molti docenti e studenti si irritarono per il disprezzo che il rettore mostrò per l’istituzione accademica e inscenarono composte manifestazioni. Alle quali scompostamente risposero tutti i partiti e tutti i media. Il quotidiano Il Foglio (i cosiddetti atei devoti che “utilizzano la fede degli altri” per darsi un argomento) organizzò una veglia per difendere il diritto del papa ad aprire l’anno accademico; purtroppo però venne annullata perché Benedetto XVI timoroso di eventuali contestazioni decise di non andare. Ma i politici (Livia Turco, Daniela Santanchè, l’onnipresente Gasparri…) che si erano predisposti alla protesta la trasferirono a piazza san Pietro all’angelus. L’allora ministro dell’Università e ricerca, Fabio Mussi (oggi trasmigrato a Sel del religioso Vendola) prese la parola alla Camera per disapprovare i giovani che avevano minacciato la serenità e la letizia della gitarella papale (tacendo sul rettore che proprio in quei giorni era nella bufera perché aveva sostenuto la docenza dei figli). Il presidente Napolitano scrisse una lettera dove si disse convinto che la visita “avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana”. Tacquero invece gli altri leader spirituali, abituati allo strapotere del teocrate vaticano e alla paura che incute ai politici italiani.
Sembra incredibile, ma in quei giorni si parlò di “qualche decina di impiegati della docenza che fanno traballare la democrazia”. E Europa (quotidiano del Pd) titolò “da oggi tutti meno liberi”, ancora più grave perché utilizzarono pure una frase di Nenni che certamente non aveva nel cuore i ridicoli gonnelloni come tutti i socialisti veri (e che non approvò l’art. 7 voluto invece da Togliatti).
E adesso tutti a stracciarsi le vesti per la richiesta di processare il papa per crimini contro l’umanità. Non se ne farà nulla purtroppo*, ma la richiesta delle vittime di pedofilia di denunciare il papa alla Corte penale dell’Aja , per la copertura degli orrendi crimini è giusta. L’allora cardinale Ratzinger consigliò di risolvere i crimini all’interno dei sacri palazzi con la complicità di Gran Premio II. E questo è.

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* Perfino il sondaggio proposto dal moderatissimo Corriere della Sera, preceduto da un editoriale di Aldo Cazzullo sdegnato per “l’offesa al papa” – riscuote il 75,9% dei si favorevoli alla denuncia al tribunale dell’Aja contro uno striminzito (ma comunque eccessivo) 24,1%.

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- Sabato 17 settembre, ore 15,30 a Roma ,
da piazzale Porta Pia, Marcia per una nuova Breccia fiscale” . Per dire basta ai Patti Lateranensi, al nuovo Concordato, ed ai privilegi economici vaticani. Sarà una manifestazione colorata e festosa, da non perdere :)

- Martedì 20 settembre, ore 16,30 a Roma – “Maratona oratoria per la commemorazione della Breccia di Porta Pia” nei pressi della stele che ricorda i soldati caduti nella presa di Roma


14/9/11 – Ribellarsi

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio (Philip Roth)
Cca’ chi more fa ‘n affare
Che bello il cav con il lifting. Non gli si darebbe più di quarant’anni. Con le attenuanti generiche, anche trentacinque (Mattia Feltri)

I giovani arabi che hanno gettato un seme di speranza nell’appena passata primavera, si ribellavano ai regimi nati all’indomani della Seconda guerra mondiale, i cui dirigenti promettevano di rinnovare i fasti della grandezza araba del passato attraverso equità sociale e modernizzazione, ma che ben presto sono sprofondati nella corruzione e nell’autoritarismo. Spesso lasciando spazi aperti in cui si sono infiltrati prepotentemente leader religiosi fanatici. L’iniziativa politica dei manifestanti che denunciava quei guasti è ben presto passata di mano. Secondo Time , che ha preparato un ricco dossier sull’argomento, le rivolte arabe sono diventate il bottino della Turchia, del Qatar e dei paesi occidentali che devono riposizionarsi. Il risultato di quei giorni di speranza saranno gestiti da altri più abili nel calcolo degli equilibri politici, tra cui eserciti e partiti islamici. In Egitto e Tunisia di fatto sta già avvenendo, in Libia religiosi e militari hanno supportato i ribelli e hanno già occupato le poltrone del potere, in Siria sono “i” ribelli. Sembra – leggendo le analisi del magazine - che il tessuto sociale dei paesi non sia pronto al cambiamento proposto dalle giovani e dai giovani insorti. Soprattutto, e questo farà la vera differenza, l’Occidente prediligerà le soluzioni che si vanno configurando, anche perché i partiti islamici sembrano una garanzia per tenere alla larga i nemici naturali del nostro mondo, cioè i jihadisti armati. Pessimisticamente il dossier conclude che gli scontri non saranno tra religiosi e laici ma tra i diversi schieramenti religiosi. L’unica cosa che pare veramente certa è che gli attori che hanno innescato le rivolte non potranno salire sul palco.
Noi invece a protestare nelle piazze ci andiamo pochino e ben divisi per categorie, e facciamo la ola ai politici in corteo, che poi ovviamente sono gli unici intervistati dai tg e si fregano pure gli spazi alle proteste dei manifestanti. Se andiamo avanti così, se pure Berlusconi si farà da parte, il risultato sarà quello di una bocca a cui è stato tolto il dente malato ma è rimasto un vistoso buco che non consente il sorriso. Intanto avremmo bisogno di grossi dosi di informazioni corrette. Finita l’estate – una estate dove l’informazione tv è stata inesistente – tornano i soliti Vespa e Floris… e privilegiati vari al soldo dei partiti come tutti i lavoratori del servizio pubblico che sanno solo chiamare i Gasparri i D’Alema i Cicchitto i Rutelli, o peggio, lanciare le nuove star. Polverini invierà cravatte e gran torte a Floris per averla miracolata, è lui che deve ringraziare per averla assisa sulla seggiola della Regione Lazio altro che cavaliere. Mai un programma tv, o anche un Panorama o Espresso, che abbiano fatto una analisi su quello che è successo in Grecia che, in sintesi estrema, aveva un governo di centro destra che truccava i conti alla Ue e nascondeva i debiti ai cittadini. Poi poi è stata strangolata dalle Olimpiadi del 2004, continuamente vessata dalle richieste della Chiesa ortodossa e i rappresentanti erano sempre più corrotti. Poi i greci hanno percepito che c’era qualcosa che non andava e hanno votato per i socialisti (che tra l’altro promettevano tagli drastici alla Chiesa) che probabilmente saranno sterminati visto che Papandreu ha dichiarato che il paese è in guerra ma che stanno gestendo i guasti fatti da altri. Forse somiglia un po’ al nostro paese e nessuno ci vuole spaventare?
E’ possibilissimo che gli altri – Obama, Sarkozy, Cameron, Merkel… - siano impreparati e sprovveduti come i nostri leader, ma hanno alle spalle un Paese che li spinge ad aprirsi al mondo. Abbiamo bisogno di una classe dirigente – che comprenda non solo politici, ma intellettuali, studenti, giornalisti, noi…- che facciano bilanci impietosi ma onesti, che favoriscano un esame di coscienza collettivo che ci permetta di specchiarci nella verità. Allora potremmo avviare riforme radicali. E buon vento a tutti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


11/9/11 – Buonsenso

In nessuna piazza storica di Roma sono presenti alberi (piazza Navona, del Popolo, Montecitorio, Campo de’ Fiori, Torre Argentina, Pantheon…) perché non adatti all’architettura dei luoghi. Forse l’allontanamento dei capolinea degli autobus a piazza San Silvestro con la scusa degli alberi è stato chiesto dai deputati che occupano i palazzi circostanti, così che nel girovagare lì intorno non debbano più incrociare la plebaglia che attende il servizio di trasporto pubblico. Prima la sparizione della fermata in via del Plebiscito, ora quest’altro colpo di genio (lettera di Antonio Coppi al Corsera)
A Lampedusa un turista incontra meno migranti che nel resto d’Italia; in compenso ci sono più forze dell’ordine che al G8 di Genova nel 2001. Talvolta i migranti tentano di uscire dai due centri di accoglienza… ed è allora che il turista li vede. Proprio come l’altro giorno quando insieme agli adulti sono fuggiti dei bambini. Per fare il bagno in mare! Ora un turista di Lampedusa si chiede: con tutte queste forze dell’ordine, non si potrebbe far si che ogni giorno i “bambini invisibili” sperimentino la libertà di fare almeno un bagno nel mare come i loro coetanei turisti? (lettera di Paolo Izzo al Corsera)

In effetti quando andavo a scuola e poi all’università, insomma quando ero giovane, avevo una idea diversa di rivoluzione. Purtroppo vivere in Vaticalia mi porta a riconoscere come rivoluzionaria una ovvietà. Ma, questo è.
L’Istituto nazionale di statistica (Istat) campionerà, così come fortemente richiesto dal mondo omosessuale e come usa in tutti i paesi civili, una realtà affettiva fino ad oggi nascosta. Il tutto con una casella da barrare accanto alla voce “convivente in coppia con l’intestatario”. Fino ad oggi era prevista (per i non sposati) solo la casella coabitazione, che non è necessariamente affettiva, ma può riguardare due studenti, anziano/a badante… La mappatura delle coppie omo sarà dedotta dal genere dei due dichiaranti perché, nonostante il medioevo imperante nel nostro Paese, non è ammesso fare una domanda sull’orientamento sessuale. Ovviamente i dati raccolti dall’Istat sono anonimi. Il sottosegretario Carlo Giovanardi - ma dico, non basterebbe la presenza di questa figura nel governo a convincere anche il più ghediniano dei berlusconiani a mollare il capo al suo destino e impegnarsi a fondare un partito di destra sinistra liberale di centro, insomma qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’intelligenza - è sicuro che non sia poi questa gran conquista visto che queste coppie per fortuna sono pochissime, così come insignificanti sono i casi di omofobia. Secondo il sociologo Marzio Barbagli le coppie omosessuali rappresentano il 10% della popolazione italiana, in tendenza con gli altri paesi dell’Occidente.
Giustamente esultano le organizzazioni per i diritti degli omosessuali e il portale gay.it pubblicizza la novità istat con lo slogan fai contare il tuo amore.
Peccato che nessuno ha informato il direttore della prima rete rai, il sig. Mazza, già direttore del tg2 e redattore de Il Secolo, (cioè un postfascista) che solo pochi giorni fa si è reso protagonista della ridicola soppressione di una puntata di Un ciclone in convento. L’episodio raccontava un matrimonio gay celebrato dal sindaco ma in una chiesa.
In un paese normale Mazza sarebbe stato licenziato con ignominia su due piedi, ma è anche vero che in un paese normale i parlamentari non si vantano della loro omofobia e/o della loro sottomissione alla Chiesa di Roma, notoriamente discriminatoria nei confronti di qualsiasi minoranza e restia a riconoscere i reati, anche sessuali, commessi al suo interno. Cosa peraltro vera ormai solo in Italia.
Del resto la connessione tra una Chiesa screditata e una classe politica pericolosa è un connubio inscindibile. Perfino nel decennale di un atto terroristico che più di altri ha colpito il mondo e che oggi commossi ricordiamo, il sindaco di Roma ha sentito imperante la necessità di aprire le commemorazioni con una messa nella bella chiesa di san Gregorio al Celio. Cerimonia religiosa quanto mai impropria considerato che, statisticamente, le convinzioni filosofiche dei morti delle Torri gemelle dovevano essere ben di più di quelle conosciute dal sindaco Alemanno. Un modo per sancire che al morto cattolico il sindaco di Roma si inchina, mentre il musulmano e l’ateo s’attacca ar tram (raffinata espressione romanesca).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

In Europa i matrimoni tra omosessuali sono possibili in Islanda, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda, Belgio, Germania.
Unioni civili per le coppie omosessuali sono riconosciute in Francia, Slovenia, Croazia, Svizzera


10/9/11 – Siamo umani, per favore (3)

E’ difficile , via via che ci si addentra negli anni, resistere al sovrannaturale. Me lo sono sentito venire addosso anch’io. Riesco ancora a tirare avanti facendone a meno, ma che tentazione, a quarantacinque anni, fingere che i morti continuino a vivere; i propri morti, quelli degli altri non contano ( E. M. Forster, Passaggio in India)

E’ iniziato il processo agli assassini di Vittorio Arrigoni. Purtroppo il suo legale, che in ottemperanza allo sprezzo che il pacifista italiano nutriva per Israele ha scelto di entrare a Gaza dall’Egitto, non ha potuto raggiungere il tribunale per la prima udienza. Pazienza.
Intanto il segretario dell’Olp Rabbo ha annunciato che per il 30 settembre chiederà all’Assemblea delle Nazioni Unite “l’adesione dello Stato di Palestina con le frontiere del 1967 con Gerusalemme est come capitale, perché questo favorirà il rilancio serio del processo di pace”. I genitori di Shalit hanno chiesto, per il momento senza successo, un incontro con Rabbo per perorare la causa del figliolo.

21/6/11 – Siamo umani, per favore (2)

Le cornacchie affermano che basta una sola cornacchia a distruggere il cielo. La cosa è indubitabile, ma non dimostra nulla contro il cielo, poiché il cielo significa appunto incompatibilità con le cornacchie (Franz Kafka, Gli otto quaderni in ottavo)

A
lla fine del mese un gruppo di attivisti pacifisti italiani salirà sulle navi di Freedom Flotilla 2 per recarsi a Gaza. Ai pacifisti vanno tutti i nostri auguri per la buona riuscita della loro missione, e, soprattutto, li ringraziamo per il bello slogan “restiamo umani”. Se possiamo avanzare una richiesta ai nostri connazionali che a giorni si imbarcheranno, è di ricordare il soldato Gilad Shalit - l’anno scorso i passeggeri della flottiglia rifiutarono l’incontro con i famigliari del giovane - che venne rapito e non catturato da un commando che lo consegnò ad Hamas, cinque anni fa su territorio israeliano in una operazione di guerra.
Non c’è motivo di contestare la critica dura, per certi aspetti anche condivisibile, che i pacifisti muovono ai governi israeliani, ma lo slogan restiamo umani avrà più senso e forza se non presterà il fianco ai signori della guerra intrisi da fanatismo religioso violento e maschilista, e a regimi che ignorano sistematicamente i diritti delle persone, soprattutto delle donne.
Sarebbe equo che sulla Freedom Flotilla, oltre alle bandiere palestinesi, campeggiasse un vessillo che ricordi come non è propriamente umano trattenere un prigioniero senza processo, senza visite di organizzazioni internazionali, colpevole, in definitiva, solo di esistere. Sarebbe una dimostrazione, oltre che di intelligenza, di essere umani.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

18/4/11 – Siamo umani, per favore

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sinerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente (non sempre perfetto ovviamente) e stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana (è appena il caso di ricordare come un presidente della Camera comunista inveì contro un ministro dell’Economia della sua coalizione che voleva eliminare l’iniquo privilegio dell’Ici alla Cei).
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

23/5/11 - I confini del ’67

Quando Yitzkak Rabin è stato ucciso, il 4 novembre 1995, la Roadmap aveva fatto costanti passi avanti per tre anni e mezzo. La gente ci credeva, accorreva nelle piazze a centinaia di migliaia, com’è avvenuto la sera in cui è stato assassinato Rabin… In prima fila c’erano soprattutto giovani e giovanissimi. Studenti, soldati di leva, liceali. Figli di una Tel Aviv laica e liberale, ragazzi cresciuti all’ombra dell’Intifada, della guerra in Libano e della disillusione generale verso gli ideali sionisti dei padri fondatori. Era la prima generazione lontana dalle ideologie. … Aviv Geffen decise di cantare Livkòt Lehà (piangendo la tua morte) : “è una canzone dedicata a tutti coloro che hanno lottato per la pace ma che non sono qui per vederla”, disse. Finito il numero di Geffen, Rabin e sua moglie Leah andarono a complimentarsi con la rockstar … davanti a tutti il primo ministro gli stampò un bacio in fronte: “Sharta nehedar” disse, “hai cantato benissimo”. Quelle furono le sue ultime parole. Pochi secondi più tardi, un altro giovane, il venticinquenne Ygal Amir, prese la mira e sparò quattro colpi: due colpirono il premier, altri due la guardia del corpo. Erano le nove e mezza di sera. Due ore più tardi la morte di Rabin fu annunciata davanti alla folla raccolta davanti all’ospedale Ichilov di Tel Aviv (Anna Momigliano, Karma Kosher, Marsilio, €13)

Ha detto Barak Obama che
“i territori del ’67 devono essere la base per il trattato di pace fra Israele e Palestina”.
I territori del ’67 sono quelli che lo Stato di Israele ottiene nel ’48, dopo che l’Onu decide di dividere l’area del mandato britannico fra arabi ed ebrei, con Gerusalemme città internazionale. Israele approva la soluzione delle Nazioni Unite e il presidente David Ben Gurion proclama l’indipendenza e la nascita dello Stato. I palestinesi la rifiutano e con altri paesi arabi dichiarano guerra al neo Stato perdendola. Per gli israeliani è lo Yom ha Azmaùth (giorno dell’indipendenza) per i palestinesi è la Nakba (catastrofe). Con la risoluzione Onu Israele aveva metà del territorio mandatario, dopo la guerra ne raggiunge quasi i ¾. Questi ¾ (o Green line) sono i territori del ’67. Intanto Gaza viene occupata dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania. Anche durante la crisi di Suez (’56) i confini restano invariati. Durante la guerra dei Sei giorni (’67) Israele occupa tutta l’attuale Cisgiordania , Gerusalemme, Gaza, il Golan e il Sinai. Il Sinai verrà riconsegnato quasi subito, in cambio di un trattato di pace, all’Egitto. Le conquiste territoriali del ’67 non saranno riconosciute dall’Onu. Le risoluzioni 242 e 338 chiedono il ritiro dai territori precedenti al ’67 riconoscendo invece le conquiste del ’48 (i ¾ ). Quei territori sono uno dei principali ostacoli al raggiungimento della pace (almeno da parte israeliana).
Alla metà degli anni Novanta si registra un significativo passo verso la pace: fra il ’94 e il ’96 vengono redatti gli accordi di Oslo con l’impegno di Israele a riconoscere la Palestina e la Palestina a riconoscere Israele. Le speranze muoiono con la bocciatura da parte palestinese della proposta di pace di Camp David nel 2000 - c’era il presidente Usa Bill Clinton, il palestinese Arafat e l’israeliano Barak - e l’avvio dell’intifada. Le immagini che ricordiamo sono Arafat che scende dalla scaletta dell’aereo facendo il gesto della vittoria, le elezioni americane vinte anche per questa sconfitta da Bush, un cinismo tra gli israeliani che ha portato, quasi ininterrottamente, a governi molto litigiosi e di destra in Israele.
Oggi i palestinesi vivono praticamente allo sbando, gli israeliani sono in gran parte disillusi e stanchi. Il presidente Obama sembra incamminato su una montagna di sapone, ma gli israeliani dovrebbero considerare questa proposta. Pragmatica, concreta, realistica.Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi , ma ha il dovere di non sbagliare.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


6/9/11 – Servo vostro

La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)
“Non mi ero mai accorto che Alemanno fosse un antifascista. Quando militavamo insieme in Alleanza nazionale tutto mi sembrava tranne che lo fosse e questa continua smemoratezza del sindaco di Roma a me pare semplicemente stupefacente” (F. Storace, segretario La Destra)
La cristiana religione, che è quella di quasi tutta l’Europa, non è per se stessa favorevole al viver libero; ma la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero (Vittorio Alfieri, Della tirannide, 1878, libro I, cap.VIII
)

La manovra economica - è opportuno non dimenticare che sono stati bocciati all’unanimità gli emendamenti dei Radicali sul finanziamento pubblico ai partiti e sugli iniqui privilegi economici alla Chiesa cattolica -, sembra aver riportato l’irrisolto Alemanno ai fasti della sua campagna per l’elezione a sindaco, quando sulle spoglie di una donna orribilmente assassinata da uno sbandato straniero, si proclamò amministratore unico delle insicurezze dei cittadini. Acqua sotto i ponti ne è passata da quel momento, la maggior parte dei romani si è accorta che la microcriminalità aumenta, la spazzatura si accumula, i lavori di manutenzione ordinaria vengono inaugurati dal sindaco abbigliato col casco e il gilet catarifrangente, gli autobus sono sempre più rari e scalcagnati, non si è creato un solo posto nuovo nei nidi, i già scarsi servizi per gli anziani, come la tessera gratuita per gli autobus il servizio per la spesa i minibus per il trasporto dei malati… sono ricordi. Sembra che Alemanno diventato uomo di lotta e di governo e corteggiato prezzemolino dei media, sia stato miracolato dalla crisi a cui potrà attribuire la sua inidoneità (anche se Il Giornale del padrone con la penna di Sallusti gli sta preparando il trattamento Boffo)
Però, pur nella sua riconosciuta incompetenza amministrativa, c’è un campo dove si è distinto, quello del servilismo alla Chiesa dove è riuscito a superare i suoi pur sottomessi predecessori.
Dopo pochi giorni dalla sua elezione, si presentò in Vaticano con un mantello marrone e il cappello a falde larghe, stile dei pellegrini in cammino per Santiago di Compostela. Non era carnevale – anche se pure su quel fronte il sindaco e la sua signora hanno dato spettacolo - ma era il suggello di amore con l’amministratore delegato dell’Opera romana pellegrinaggi, padre Cesare Atuire. La potentissima organizzazione, sita in via della Pigna (tra il Pantheon e largo Argentina. Qualche anno fa un gruppo di ingenui abitanti dei palazzi circostanti ha avviato una azione legale perché la sopraelevazione costruita in modo truffaldino sul palazzo gli ha sbarrato la visuale) è considerata l’agenzia di viaggio più importante del mondo. Tra le mete Lourdes, Fatima, terrasanta, Santiago ma anche Cortina, Ischia, Malta. Per accreditarsi Alemanno, oltre a prendere parte a molti pellegrinaggi, ha autorizzato tutti i 25.444 dipendenti comunali a partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes, riconoscendogli un permesso speciale e facilitando un piccolo prestito. Poca roba però rispetto alle agevolazioni fornite al servizio Roma cristiana. Già Veltroni, nel 2007, si era impegnato a offrire all’Orp 13 vetture da utilizzare ogni giorno al servizio di pullman Roma cristiana, fornendo autisti, pagando la benzina, occupandosi della manutenzione, della pulizia, dell’assicurazione, della biglietteria. L’Orp, bontà sua, forniva i testi dell’audioguida e catechisti volontari. Non solo, per accelerare le pratiche, il servizio non era considerato mezzo turistico, la qual cosa avrebbe richiesto tempi lunghi per i permessi, bensì mezzi a disposizione dei pellegrini. Quindi un servizio pastorale al costo di 18 euro al biglietto. Solo che Trambus aveva già dei pullman che offrivano questo servizio: Roma cristiana (bus rosso a 16 €), Archeobus (bus verde a 8 €), e Roma in un giorno (bus blu a 20 €) il cui incasso va per intero al Comune. Una volta salito al Campidoglio Alemanno ha pensato bene di eliminare l’indebita concorrenza del pullman rosso. L’Orp ha deciso di proseguire i suoi tour Roma cristiana con una società interamente privata, lasciando sul groppo del Comune il personale assunto, gli autobus, ecc. Il danno al momento si è concretizzato con una denuncia dell’Ue per la violazione delle direttive europee a Trambus, perché secondo i regolamenti comunitari doveva essere controllata al 100% dal Comune, e una segnalazione per danni erariali presso la Corte dei conti. Gli autobus bianchigialli – ora privati - continuano a girare per Roma, solo che adesso il pellegrino che ci sale compra una card che gli da diritto di transitare per l’intera giornata sui mezzi pubblici romani. Sempre farina del sacco alemanno, il pacchetto a 195 € riservato alle famiglie: 2 giorni per 4 persone, pernottamento e prima colazione in hotel a tre stelle, visita ai Musei vaticani e giro sul pullman Roma cristiana. Il tutto organizzato da Orp. Il lettore di Nogod è già informato della installazione della statua di Gran Premio II davanti alla stazione, opera avuta in dono, una roba da dittatorello dello stato delle banane che neanche commissionano, o meglio fanno un concorso, e prendono la prima cosa che capita purché odori di incenso. E naturalmente i soldi spesi senza copertura per la beatificazione di Gran Premio II con il corollario di mostre, tanto da trasformare i Capitolini da museo della città a esposizione trash di reliquie del cattolicesimo più becero.
Ma non basta, Alemanno ha perfezionato anche la cancellazione della storia risorgimentale della città, in particolare quella dei rapporti tra Repubblica romana e Chiesa cattolica.

Flashback: il 9 febbraio 1849 cade lo Stato pontificio, Pio IX si rifugia a Gaeta e viene proclamata la Repubblica romana, guidata da Mazzini, Saffi e Armellini. Durerà solo cinque mesi , ma apre il ghetto e abolisce la pena di morte. Le battaglie vennero combattute sul Gianicolo, colle che sorge alle spalle di Trastevere. A ricordo il complesso monumentale del Gianicolo, la statua di Garibaldi, i busti dei combattenti , l’ossario dei caduti , qualche targa, la toponomastica di Trastevere. (io ho abitato in via Luciano Manara e via Roma libera).
Grazie alla perseveranza di pochi, tra cui quella di Sandro Masini presidente dell’Associazione Giuditta Tavani Arquati, della cui amicizia il responsabile di questo sito ed io ci onoriamo, e dell’attuale segretario dei Radicali Mario Staderini, finalmente c’è stata un' opera di ripulitura della zona anche in occasione del 150° dell’Unità. Ma i piccoli autobus turistici promessi e le brochure informative non si sono viste. Anche la statua di Ciceruacchio, ovvero Angelo Brunetti protagonista della rivolta popolare, ha subito un lungo iter di rimozioni e spostamenti e non è stata più ricollocata nella sua posizione originaria. Per l’eroina trasteverina Giuditta Tavani Arquati, che venne uccisa il 25 ottobre 1867 in via della Lungaretta da una pattuglia di zuavi pontifici mentre preparava una insurrezione contro il governo di Pio IX, succede qualcosa di analogo ai busti del Gianicolo. Né Rutelli né Veltroni hanno mai presenziato alla cerimonia, anche se in loro rappresentanza mandavano degli assessori. Ora, la nuova amministrazione invia rappresentanti sempre meno autorevoli, un anno addirittura una persona che per la sua inesistente posizione istituzionale non potette indossare neanche la fascia tricolore. Ma l’apoteosi del sindaco Alemanno è stata raggiunta con le celebrazioni del 20 settembre a Porta Pia, per ricordare quando, nel 1870, Roma venne formalmente annessa al Regno d’Italia e fu ufficialmente decretata la fine dello Stato pontificio. Un anno il sindaco ha deciso di dedicare il ricordo non ai militari che hanno liberato Roma dal papa ma agli zuavi pontifici che quel regno difendevano. Lo scorso anno ha consegnato, complici anche le più alte istituzione dello Stato italiano, le chiavi al Segretario di Stato vaticano. Si può fare di più? Mancano pochi giorni, vedremo presto.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm


4/9/11 - I religiosi

Quand’anche sia provato che il genere umano abbia a lungo progredito e possa ancora progredire, nessuno può sostenere che non possa ora cominciare il suo regresso (Immanuel Kant, Il conflitto delle facoltà, 1798)
http://www.nessundio.net/blog/2011/08/31/5206/

Qualche giorno fa è finito il mese di ramadan, una festa importante per molti italiani che hanno quella fede e per molti stranieri musulmani. Lo scorso anno sindacati e imprenditori temevano che per il caldo la produttività dei lavoratori, specie quelli impiegati nell’agricoltura, sarebbe diminuita. Quest’anno non ci sono state frenesie, i produttori hanno capito che non tutti i musulmani sono così osservanti e molti usufruiscono delle deroghe al digiuno suggerite dal corano. Un passo avanti considerato che lo scorso anno gli imprenditori pretendevano delle liberatorie contrattuali per il mese di ramadan.
E’ vero che la fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti comuni a tutte le religioni, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi occidentali è complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove la società civile è ampiamente secolarizzata, ma per convenzione e convenienza la politica rimane il braccio esecutivo della Santa Sede. Una realtà che dovrebbe farci contare almeno fino a 10mila prima di trinciare giudizi) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati musulmani che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi, probabilmente la maggioranza, quelli che lasciano il loro paese alla ricerca del cambiamento. Molte donne denunciano che la loro condizione, una volta arrivate in Italia, muta peggiorando per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani.
I sindaci che celebrano le festività religiose delle comunità musulmane presenti nel loro territorio, farebbero meglio a provvedere alle vere richieste di questi cittadini che non sono difformi da quelle dei nativi. Più “politicamente corretto” e di alta visibilità, togliersi le scarpe e fingersi immersi nella preghiera, parlare con i capi religiosi, magari con la segreta convinzione di acquisire immunità da eventuali attacchi di gruppi fondamentalisti religiosi. Col risultato di tagliare fuori le maggioranze laiche delle comunità di immigrati che in caso di fondamentalismo periscono per prime. E’ impensabile però che un sindaco – prendiamone uno a caso, quello di Roma - che nella sua agenda di lavoro (consultabile alla pagina 618 del televideo rai-regione) ogni giorno partecipa d una messa e/o ad un incontro con esponenti delle gerarchie vaticane – spesso in tandem con la sua vice o con un paio di assessori - abbia una lettura della vita al di fuori della religione. Del resto l’Italia non è mai stato un vero paese laico, perché la laicità nasce dalla pluralità delle visioni della morale e riesce a contenerle tutte. Noi invece, come ci ricorda il filosofo Marramao, siamo vissuti nel contesto che tratteggiò Machiavelli, con santa madre chiesa che ripara l’Italia dalle guerre religiose soffocandola in una incubatrice storica.
Si è molto discusso nei siti simili a questo, del dubbio intervento della vicesindaco di Milano che non solo ha partecipato alla cerimonia religiosa, ma ha anche promesso diversi luoghi per sunniti, sciti … (si sbrigassero invece di perdersi in chiacchiere di consentire la costruzione di un luogo di culto come è in qualsiasi città del mondo civile). Ancora peggio ha fatto l’irrisolto Alemanno che ha organizzato la cena dello sdigiuno al Campidoglio, invitando non i rappresentanti della comunità musulmana, ma gli ambasciatori dei Paesi musulmani. Sancendo così che Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia… siano paesi islamici, contribuendo a posare una lastra tombale su quei tentativi di primavera araba che certamente vedeva tra i manifestanti religiosi e no. Poi ci si preoccupa ipocritamente se la Libia virerà sul fondamentalismo! Sarebbe più sensato accreditare che tra Oriente e Occidente non è in corso uno scontro di civiltà né di religione, ma piuttosto una lotta tra dittature (cosa sono le teocrazie?) e democrazie.
E’ evidente che il farsesco gesto del sindaco Alemanno - che probabilmente replicherà con altre religioni gettando lo scompiglio all’interno delle comunità, perché è pericoloso politicamente per una minoranza rifiutare un invito del genere, specie da un sindaco così prono ai diktat cattolici, anche se se ne riconosce la ridicolaggine - intendeva scimmiottare le cene alla Casa Bianca che il presidente Obama ha organizzato con le diverse comunità di fede (e con altre minoranze, tra cui gli omosessuali). Ma quello che ha fatto grande, tra luci e ombre, quel Paese è stato proprio non avere una religione di riferimento alla quale inchinarsi. Gli Stati Uniti, culla dell’Occidente, hanno sempre guardato con sospetto alla Chiesa cattolica che percepiscono come una minaccia ai loro valori, quelli che noi chiamiamo, spesse volte con sprezzo, la religione civile dell’America che guarda più, forse, all’eroismo delle figure epiche dell’antico testamento che ai miracoli del vangelo. Due mesi prima della sua storica elezione come primo presidente cattolico nel 1960, John Kennedy pronunciò a Houston un discorso per rassicurare la sua indipendenza dalla Chiesa: “Credo in una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica al presidente che cosa fare, e nessun pastore protestante dica ai suoi per chi votare; un Paese in cui nessuna Chiesa o scuola confessionale riceva fondi pubblici o goda di privilegi, dove a nessuna persona venga negato l’accesso alla vita pubblica perché la sua religione è diversa da quella del presidente che ha il diritto di nominarlo o degli elettori che potrebbero eleggerlo. Credo in una America che non è ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebrea, nella quale nessun uomo pubblico chiede o accetta istruzioni , su questioni di pubblico interesse, dal papa, dal Consiglio nazionale delle chiese o da qualsiasi fonte ecclesiastica, dove nessun organo religioso cerca d’imporre la propria volontà direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari, e dove la libertà religiosa è così indivisibile che ogni azione contro una Chiesa è un’azione contro tutte” . Non è un caso che uno dei presidenti che ha creato più danni agli americani e non solo, sia stato Bush jr., che aveva come faro il cristianesimo fondamentalista. L’applicazione del discorso del presidente cattolico rappresenterebbe una svolta per il nostro disgraziato Paese. Avere regole certe per ogni cittadino senza tenere conto né del paese d’origine né della religione, che – va sempre ribadito – per la maggioranza delle persone del mondo così come per gli italiani - statisticamente quasi tutti cattolici - non ha nessuna rilevanza. Ma anche alla Chiesa cattolica dovrebbe essere chiesto un passo indietro evitando le intromissioni continue e le pretese economiche, che non consentono uno sviluppo armonioso ed imparziale della società. Intanto cancellando l’art. 7 della Costituzione che neanche i gruppi di atei o le microbiche organizzazioni laiche hanno rinunciato a fare. Perché purtroppo anche molto mondo laico ha paura di vivere senza religione. In troppi si arrabattano cercando qualcosa che pensano meno peggio – e tra le religioni delle intese sicuramente nessuna ha l’arretratezza culturale del cattolicesimo – ma si può serenamente parlare del furto dell’otto per mille quando si accetta che anche le altre religioni – sebbene le molliche – si spartiscano la torta? Sarebbe il caso, ad esempio, di essere un po’ più netti con i valdesi che hanno inaugurato la stagione delle intese con lo Stato (le metastasi del cancro concordatario) e si sono battute fieramente prima per ottenere l’8 e poi la truffaldina ripartizione della quota non espressa. Non che le altre non si siano accodate, ma c’è un plus di colpa per l’iniziatore. Anche con questa malleveria da parte dei laici si assolvono le religioni che invadono lo Stato, ritenendole portatrici di valori positivi.
E’ legittimo essere pessimisti nei confronti di ciò che continuerà a fare la partitocrazia italiana con gli stranieri classificati in base alla religione di maggioranza del loro paese, ed è legittimo da parte nostra essere timorosi per il futuro, per l’esplosione dei ghetti che i nostri politici dilettanti costruiscono. Certamente ripercorreremo gli errori, fatti probabilmente in buona fede mentre noi non avremo neanche quella scappatoia, dai paesi del nord Europa. E anche ad alimentare in questo modo quei partiti xenofobi razzisti egoisti che stanno riportando il Vecchio continente nell’incubo dell’arianità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html


2/9/11 - Vivere (è come perdere tempo)

La bozza finale della Costituzione sarà sottoposta all’approvazione del Parlamento il 1° ottobre e il testo finale sarà giudicato da referendum. Sapremo presto se David – gli islandesi – vincerà su Golia – il potere politico-finanziario di stampo neoliberista – il tutto senza spargere una stilla di sangue. (29/8/11, Azioni rivoluzionarie http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm )
La Rete è un formidabile strumento di democrazia e di conoscenza. Gli innumerevoli tam tam digitali contribuiscono a diffondere idee nobili e nobili principi, quali la democrazia e la libertà di stampa e civica, il rispetto dei diritti umani, la lotta al razzismo, all’antisemitismo, all’islamofobia, all’omofobia. Sarebbe forse la salvezza del pianeta se il modello Islanda si diffondesse come un virus, per una volta buono. Il pessimismo mi spinge a temere che un paese in cui a molti piacciono le zone bige e gli uomini bigi, che giustificano e avallano i personali imbrogli, un paese in cui a molti piace essere servi per non fare la fatica di pensare o di agire secondo scienza e coscienza, difficilmente potrà avere una vera rivoluzione, sia essa cruenta o pacifica. Alla Riforma abbiamo preferito i bianchi sepolcri ornati d’oro delle chiese barocche, ad una Nazione orgogliosamente laica abbiamo preferito l’art. 7 della Costituzione. L’ottimismo mi spinge da quasi dieci anni a questa parte a tener su un piccolo sito di informazione e divulgazione nella speranza che qualche giovane, anche solo per copiare una ricerca storica o scientifica, finisca con l’avere la chance di una opinione in più, di un pensiero che si sforza di essere libero (commento nel blog di Nogod di Anna www.direfarepensare.it )
“Per lungo tempo sono andato a letto presto la sera” (incipit della Recherche)

Il grave momento che stiamo vivendo non deve farci dimenticare che, oltre ad avere una partitocrazia che gestisce in maniera dilettantesca la crisi economica distribuendo in modo dispari il peso della risoluzione, continua a maltrattarci anche sul piano dei diritti civili condannandoci ad essere i paria del mondo occidentale. Quando la fame mozzica sembra secondario pretendere diritti sociali, ma è proprio la povertà che condanna agli abusi. Perché è chiaro che quei parlamentari che emanano leggi per compiacere le gerarchie cattoliche, non legiferano così perché hanno una scala valoriale alta e nobile non compresa dai cittadini comuni, ma perché ignorano l’abc della democrazia e sono consapevoli che il loro reddito e la loro informazione gli consentirà di non usufruire mai delle leggi che promulgano. La cosa più incredibile è come il sistema partitocratrico, in particolare quello oggi al comando, che ogni tre per due protesta per l’ingerenza dello Stato, della magistratura, delle regole stabilite dalla Costituzione, voglia affermare il predominio del parlamento nelle decisioni che attengono agli aspetti più privati della nostra vita, compromettendo la libertà di cura, come e quando morire, bloccando l’accesso alla fecondazione assistita, bocciando proposte che spianerebbero la strada ai matrimoni tra persone omosessuali. Di più, per quanto riguarda ciò che di più prezioso ci appartiene – la nostra vita e la nostra morte – chiedono la complicità dei medici, che nella quasi totalità non ci stanno a fare gli sgherri del potere.
La scandalosa legge licenziata dalla Camera sul biotestamento - nei 150 anni dell’Unità, l’Italia ha visto cattolici laici, la stessa Democrazia cristiana è riuscita a tenere la barra ferma sulla distinzione tra Stato e Chiesa. Oggi la Chiesa non ha nessun pudore nel sostenere un governo reazionario per cercare una centralità che l’intelligenza delle persone non gli concede più. Questa legge è una macchia di fango indelebile nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia che ebbe come tratto distintivo la separazione fra Stato e Chiesa – è stata immediatamente archiviata dalla casta giornalistica, che teme, evidentemente, di affrontare un argomento che se fosse posto all’attenzione del grande pubblico potrebbe scatenare una rivolta popolare che metterebbe a rischio la comoda greppia in cui mangiano e che gli è concessa dal capobastone di turno. Meglio tacere, pensano i liberi giornalisti di stampa&regime, si chiamino Floris, Paragone, Santoro, Vespa, per citare solo quelli del servizio pubblico rai… rai che dovrebbe essere venduta per alleggerire le spalle del ceto medio e medio basso dal peso della manovra.
E invece, anche mentre lo stomaco brontola, sarebbe il caso di parlare di come i nostri incapaci parlamentari si sentano liberi di negare quello che non rifiuterebbero ai loro animali. Nessuno di noi è preparato alla morte di una persona cara, forse nessun padre nessun fidanzato nessun amico, ci chiederà adesso è arrivato il momento in cui tu…, ma lo sappiamo che confidano in noi – nell’amore affetto amicizia che per tutta una vita gli abbiamo riservato - per sapere quando arriverà quel momento. Non possiamo tirarci indietro, essere egoisti, anche se è difficile lasciare andare via chi amiamo… ecco, vorremmo che non ci venisse proibita almeno la stessa compassione che riserviamo ai cani. E che venisse rispettata la nostra privatezza e quella dei nostri cari. Senza imporre dolori inutili e umiliazioni; anche chi crede in Dio è consapevole che alcune vite vengono prese troppo presto e altre troppo tardi. Così come chi crede in Dio non approva esenzioni fiscali ad organizzazioni che discriminano le donne e gli omosessuali. Che almeno si ravvedano come hanno fatto tardivamente per la schiavitù e i vaccini prima di mostrarsi in pubblico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Ai nostri morti
Piccola anima, smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere nei luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti… (Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)
Con l’arte, lottiamo per l’eternità; ma questo non serve a niente perché noi siamo mortali (Philippe Garrel, regista)

Per essere aggiornati sulla 68° Mostra del cinema di Venezia
http://www.lascatolachiara.it/immagini/venezia2011/venezia2011.htm
http://www.iloveroma.it/immagini/venezia2011/venezia2011.htm


31/8/11 – Voi siete qui

Una volta amavo Roma
perché ero giovane
e sapevo percorrere le colonne di Venere
la via Appia dalla notte all’alba
dormivo al Colosseo
e ammiravo i Caravaggio nella chiesa
senza dover pagare per la luce
Ora sono stanco a Roma
forse perché sono vecchio
e ho perso il mio amore per l’antica bellezza
Ora so solo bere nei bar (Gregory Corso)

Dal 27 ottobre al 4 novembre partirà, nonostante le picconate del sindaco Alemanno per cui attori e maestranze giocano, mentre il vero lavoro è solo quello in miniera o le sperperate che fa lui e i suoi colleghi dei partiti, la sesta edizione del “Festival internazionale del film” di Roma, così “ribattezzato” dall’acuto primo cittadino per trasformare una innocente kermesse in un concorrente per la storica Mostra del cinema di Venezia (fiaccandoli così entrambi a favore di Cannes).
In attesa che, in omaggio al suo clericalismo, chiami anche santo l’Auditorium Parco della Musica dove si svolgerà la manifestazione, godiamoci l’annuncio che ad aprire sarà il film The Lady di Luc Besson. La pellicola, fuori concorso, racconta la storia umana e politica di Aung San Suu Kyi, la signora birmana (interpretata da Michelle Yeoh) che da decenni è attiva contro la dittatura militare nel suo paese. Suu Kyi, è stata costretta agli arresti domiciliari quasi ininterrottamente dal 1989 al 2007, le è stato negato qualsiasi contatto con l’esterno e non le è stato consentito nemmeno di assistere il marito, morto qualche anno fa in Inghilterra. Nel 1991 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Besson, regista di Leon e Il quinto elemento, sarà a Roma insieme agli attori.
Intanto alla Mostra del cinema di Venezia (http://www.lascatolachiara.it/articoli/pensandovenezia2011.htm) che inizia oggi,verrà ospitato l’8 settembre per le Giornate degli autori il documentario di Alessandro Boschi e Alberto Crespi Voi siete qui. Una passeggiata per Roma insieme a celebri spezzoni di film qui ambientati, e i motivi per cui i registi li hanno scelti. Il palazzone di via XXI Aprile dove Scola ambientò Una giornata particolare, la via Margutta dove abitava Gregory Peck di Vacanze romane, il palazzone di Portonaccio dove Totò spiegava come si apre una cassaforte ne I soliti ignoti, via delle Zoccolette dove i due bulli di Un sacco bello di Verdone aspettavano le turiste che dormivano dalle suore, il gazometro delle Fate ignoranti di Ozpetek (turco romano), i quartieri Spinaceto e Garbatella di Moretti in Caro diario, il Pigneto di Accattone di Pasolini, l’Altare della Patria dell’Ora di religione di Bellocchio, il Ghetto di Febbre da cavallo.
In alcuni casi Roma si è trasformata, quartieri popolari sono diventati di moda, il palazzone di via XXI Aprile inaugurato nel 1936 da Mussolini per le famiglie dei lavoratori statali, adesso è conteso a 10mila € al metro quadro, lo splendido lungotevere dei Vallati che è in quasi tutti i film di Verdone è un orinatoio a cielo aperto, i preziosi Mercati generali di Ozpetek rischiano di marcire dietro i tubi di immaginari lavori in corso… A passeggiare oggi per la città sembra incredibile che Renato Rascel potesse cantare che Pure d’inverno a Roma è primavera. Ma è sempre attuale il me cojoni!, scandito ogni tre per due dal compianto Bombolo, indimenticata spalla di Tomas Milian-er Monnezza

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

11/7/11 – Il gatto di La Capria http://www.nessundio.net/blog/2011/07/11/5038/
Per seguire la Mostra di Venezia guarda il sito dell’amica di Tiziana, www.lascatolachiara.it


29/8/11 – Azioni rivoluzionarie

Cosa hai fatto per tutto questo tempo? Sono andato a letto presto la sera (Noodle-De Niro, C’era una volta in America di Sergio Leone)

Si può provare a fare una rivoluzione senza spargere sangue? L’Islanda ci sta provando.
I fatti: alla fine del 2008 inizia la crisi americana dei mutui subprime, l’Islanda che aveva fatto degli investimenti viene travolta dal crollo della borsa e le tre banche principali dell’isola vengono nazionalizzate. Nel 2009 la corona (moneta locale) tracolla dell’85% rispetto all’€, il Paese è in bancarotta. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) eroga un prestito di un miliardo e mezzo di €, mentre un miliardo viene concesso da Danimarca e Norvegia. Ma il tutto viene percepito dagli islandesi come una cura palliativa che da sollievo ma non piega la malattia, non accettano questa soluzione e protestano a Reykjavik davanti al Parlamento armati di pentole e cucchiai. Non soddisfatti di una generica promessa di elezioni costringono, con le proteste, il governo alle dimissioni. Nasce un esecutivo di coalizione a maggioranza socialdemocratica - guidato da Jòhanna Sigurardòttir a cui la stampa vaticaliana ha dedicato un malmostoso ritrattino perché sposata con una donna - che redige un piano di rientro dal debito con una tassazione per quindici anni a carico di ogni nucleo familiare, pari a 100 € mensili. Gli islandesi riscendono in piazza e il presidente Ragnar Grimsson indice un referendum al quale il 93% dei cittadini risponde no, il debito contratto dalle banche non può essere scaricato sulle spalle dei cittadini. Il governo fa default (cioè è inadempiente nei pagamenti), viene cancellato il debito estero perché causato da azioni delittuose di banchieri in combutta con membri del governo. Ben presto vengono spiccati mandati di cattura per banchieri e manager e la materia diventa competenza dell’Interpool. Fiaccata nelle sue infrastrutture economico-finanziarie, l’Islanda decide di ripartire da zero. Prova a fare a meno dei partiti servi dei mercati, e nel novembre del 2010 l’assemblea dei cittadini, formatasi grazie alla rete, prepara la nuova Costituzione che corregge quella in vigore dal 1944, l’anno di indipendenza dell’Islanda dalla Danimarca. I costituenti sono 25 cittadini scelti tra 522 candidati, non appartenenti a partiti. Sono avvocati, giornalisti, matematici, agricoltori, impiegati, un pastore (di anime), un regista… i costituenti si avvalgano dei suggerimenti inviati dai cittadini tramite facebook e twitter. Una prima bozza è stata presentata alla fine di luglio in Parlamento. Tra gli articoli, che determinano il modello economico e la legge elettorale, un particolare rilievo viene assegnato alla preservazione dell’ambiente e al diritto dei cittadini di vigilare sui dati e provvedimenti del governo. La bozza finale della Costituzione sarà sottoposta all’approvazione del Parlamento il 1° ottobre e il testo finale sarà sottoposto a referendum. Sapremo presto se David – gli islandesi – vincerà su Golia – il potere politico-finanziario di stampo neoliberista – il tutto senza spargere una stilla di sangue.
L’Islanda ha una superficie che corrisponde ad 1/3 dell’Italia e la popolazione non raggiunge un ottavo di quella di Roma. Forse le cose sono più semplici quando si è di meno e non si è torturati dal caldo. Ma sarebbe opportuno guardare all’isola di ghiaccio, alla rivoluzione delle idee messa in atto da cittadini abusati che non hanno voluto tollerare che si calpestassero i loro diritti. Nella popolosa Roma persone apparentemente normali, dibattono da anni se sia il caso di abbattere il muretto che delimita l’ingresso al museo dell’Ara Pacis (tra l’altro alla modica cifra di 600mila €), e si fanno carte false per candidare la città alle Olimpiadi, una incredibile kermesse dove gente giovane ma adulta vive una vita in cui una frazione di secondo in più o in meno determina il proprio valore. Sarebbe il caso di sfruttare la crisi economica che ci morde per cambiare le nostre vite, provando a dare priorità a quel che conta. Anche usando “il buon senso”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.arapacis.it/
http://gadget.wired.it/reviews/audio/2011/08/04/bjork-biophilia-album-app-13916.html


26/8/11 - Qualsiasi pensiero è lecito?

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)

Gaetano Saya, leader del Partito nazionalista italiano, ebbe un momento di notorietà all’inizio della legislatura, quando la Lega propose come panacea le ronde padane. Come è noto quell’iniziativa è finita presto nel nulla mentre la politica sicuritaria del governo – e in particolare di alcuni sindaci – si è tradotta in un più alto numero di episodi di microcriminalità (a Roma, ad esempio, 28 delitti dall’inizio dell’anno, più un discreto numero di stupri e violenze verso omosessuali) e un clima da anni ’70.
Torniamo a Gaetano Saya, ex dirigente dell’Msi-Dn e fondatore del Dipartimento studi strategici antiterrorismo, che ha lanciato su un social network il reclutamento per la “guardia nazionale” convocando una manifestazione-convegno per la fine di settembre a Genova. Nel “Programma per la liberazione dell’Italia” pubblicato sul suo sito (www.gaetanosaya.org) , tra le altre cose si legge che “può essere cittadino dello Stato solo chi sia connazionale. Può essere connazionale solo chi sia di sangue italiano”. Gli immigrati sono chiamati indistintamente “nuovi barbari”, gli omosessuali “pederasti, pervertiti, finocchi”. Dopo un forte protesta dell’Ucei (unione comunità ebraiche italiane) , l’Ufficio antisdiscriminazioni razziali del ministero per le Pari opportunità ha avviato una indagine. Nel frattempo Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica, ha dichiarato che se entro il 20 settembre le istituzioni non prenderanno posizione, gli ebrei italiani organizzeranno una manifestazione contro questo neopartito xenofobo. Già da ora, nonostante la mia proverbiale pigrizia, aderisco all’appello lanciato da Pacifici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


22/8/11 – Settimo non rubare

“Se il Vaticano rinunciasse definitivamente ai suoi sogni temporali l’Italia, profana o laica, dovrebbe fornire al Vaticano gli aiuti materiali, le agevolazioni materiali per scuole, chiese, ospedali o altro, che una potenza profana ha a sua disposizione. Perché lo sviluppo del cattolicesimo nel mondo, l’aumento dei quattrocento milioni di uomini, che in tutte le parti della terra guardano a Roma, è di un interesse e di un orgoglio anche per noi che siamo italiani” (Mussolini, discorso alla Camera, 21 giugno 1921)
In quei giorni (8 luglio 1921) la legge sulla nominatività dei titoli emanata dall’on. Giolitti, aveva messo la Santa Sede in grande allarme. In quella legge essa quasi vedeva il proposito del governo di voler distruggere in due o tre generazioni tutto il patrimonio delle comunità religiose… l’opposizione del Vaticano alla legge sulla nominatività obbligò l’on. Giolitti a presentare le dimissioni da presidente del Consiglio. L’Osservatore Romano del 27-28 febbraio 1922 si rallegrò perché la più lunga crisi ministeriale che si fosse mai avuta in Italia era stata finalmente conclusa con la formazione di un governo di coalizione, presieduto dall’on. Facta, dalla quale erano esclusi soltanto i socialisti. In risposta ai giornale che avevano accusato la Santa Sede di essere stata la responsabile della eccezionale lunghezza della crisi, col suo veto al ritorno al governo di Giolitti, il giornale del Vaticano affermò che “la Santa Sede era, voleva e doveva rimanere completamente estranea alle questioni di politica italiana, sia estera che interna, come ad ogni partito di ogni colore”(da Il Sillabo e dopo, Ernesto Rossi, Kaos edizioni, € 14.46)
A Roma gli autobus stanno andando verso l’estinzione grazie alla sconsiderata politica dell’attuale sindaco. Note le assunzioni di massa in ruoli apicali di parenti e amici nella municipalizzata. Come ulteriore sfregio ai romani, chi in questi giorni acquisterà un biglietto metrebus (1 €) finanzierà obbligatoriamente con 3 centesimi la Caritas, organizzazione religiosa. Contemporaneamente è stato annunciato l’aumento del biglietto a 1.50 dal 1° gennaio. Contiamo che la Caritas ci dia almeno il pranzo che abbiamo contribuito, nostro malgrado, a pagare (del resto paghiamo anche le loro sedi)

Benedetto XVI avrà avuto un momento di ottimismo nel vedere la gran folla di giovani plaudenti a Madrid. Ha toccato con mano come il bisogno di credere nel soprannaturale non decresce, anzi, nell’assenza di leader privi di visione, il gregge potrebbe aumentare. Ma il papa ha visto anche i giovani spagnoli, poveri di futuro, critici con la vanità tronfia dei rappresentanti cattolici e che mal tollerano di vedersi spogliati per celebrare il nulla.
Nel crepuscolo della ragione i laici insicuri dovrebbero esser particolarmente cauti con quei preti colti ed eleganti che accarezzano gli incerti dal verso del pelo. E anche con quei cattolici (o anche altre religioni) moderati, che con la loro comprensione e apertura all’irrazionale creano una atmosfera confortevole per gli estremisti che promuovono l’idea della fede come verità assoluta. Obbligandoci tutti ad un rispetto eccessivo della religione (è appena il caso di ricordare come Bindi, Casini, Gasparri abbiano dato la stessa risposta alla proposta sviluppatosi sul web di chiedere il conto anche alla Chiesa). I giovani spagnoli, o quelli che rispondono all’appello su facebook, non sono persone che protestano perché hanno la pancia vuota, ma lo fanno perché conoscono i propri diritti e non accettano più di vederseli scippati. Anche dai giornalisti del servizio pubblico di cui conosciamo l’inefficienza ma di cui non possiamo più tollerare il fanatismo apologetico con cui celebrano le gesta del papa in ogni suo spostamento.
La strada è in salita, ma potrebbe rendere più agevole il cammino non accettare più nessun politico che non abbia al centro del suo programma almeno l’abolizione dell’art. 7 della Costituzione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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12/4/11 – Come ogni anno l http://www.nessundio.net/blog/2011/04/12/4835/
19/7/11 – Manovre a dx e sx http://www.nessundio.net/blog/2011/07/19/5060/
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=13COYV


19/8/11 – A Roma se spenne e se spanne

Basta una scintilla perché queste cose possono certamente sfociare in ribellismi. O può essere anche una tensione sorda e forse perfino più pericolosa, un disamore totale (P. Bersani, Il Messaggero 18 agosto)
Macelleria sociale suona offesa verso i macellai, perché per tagliare un buon filetto ci vuole cura e attenzione (M. Renzi, La Stampa 18 agosto)
2/5/11- Santo dubito http://www.nessundio.net/blog/2011/05/02/4866/

Fatto l’inganno, trovata la legge.
Più o meno così si è agito anche per la grottesca questione della statua di Gran Premio II (orrore, una ampolla del suo sangue questi giorni è in trasferta a Madrid) installata in uno spicchio del piazzale antistante la stazione Termini. Dopo le critiche – che però erano soprattutto sulla opportunità di collocare una statua del papa in città – il sindaco Aledanno ha prontamente nominato una commissione dietro espressa richiesta della Santa Sede. La commissione, presieduta dal soprintendente ai beni culturali Umberto Broccoli, da Francesco Buranelli, segretario della commissione pontificia per i beni culturali della Chiesa, Giovanni Carbonara direttore della scuola di specializzazione per il restauro dei monumenti e da Vittoria Ciarelli direttore dello Gnam (galleria nazionale arte moderna), hanno chiesto allo scultore Oliviero Rainaldi di apportare sostanziose correzioni alla statua.
Ricordiamo l’antefatto: 1° la statua è stata donata a Roma dalla Fondazione Angelucci, 2° gli Angelucci sono una nota famiglia di imprenditori sanitari che hanno fattivamente collaborato ad aprire la voragine della sanità laziale, 3° la statua è stata donata a Roma e non alla Santa Sede in occasione della beatificazione, 4° l’amministrazione capitolina ha chiesto l’approvazione vaticana, 5° il sindaco ha mandato i bozzetti ma non l’ultimo modellino alla SS che ha protestato in modo veemente quando la statua è stata inaugurata. Sorprende che uno scultore decida di apportare modifiche così grosse ad una sua opera e che sono “fisiognomica del volto, saldatura e inclinazione della testa, movimento del braccio, del mantello e della spalla, plastica del retro e caduta a spiombo dal lato sinistro”. Praticamente viene chiesto ad una opera di arte contemporanea di diventare una statua che abbia le perfette sembianze di un umano. Vedremo se questo sarà fatto o se, come per tutte le cose promesse in questi anni alemanni, saranno annunci buoni per le conferenze di stampa&regime che preferiscono esercitarsi sui grandi temi piuttosto che umiliarsi a scrivere che Alemagno ha divorato i servizi essenziali.
Non è dato sapere se le eventuali modifiche saranno a carico della Fondazione Angelucci, dell’artista, o, come probabile, dell’amministrazione. La commissione non ha dedicato un etto dei suoi interventi alla evidente sproporzione della statua in un angoletto così piccolo e, ovviamente, sull’improprietà di un manufatto di carattere sacro, oggi. Si potrebbe, volendo, aggiungere che a pochi metri dalla statua del papa c’è un terriccio nudo e spelacchiato come bordo alle terme, o al monumento ai caduti seminascosto, mentre GPII gode di un bordo di roselline bianche e gialle che suggeriscono la bandiera dello Stato teocratico. Si potrebbe obiettare anche sulla composizione della commissione dove non c’era neanche un esperto di arte contemporanea né un urbanista. E soprattutto nessuno ha neanche preso in esame che Roma non dovrebbe accettare una statua in regalo da un artista semisconosciuto, ma piuttosto commissionare delle opere e nel frattempo valorizzare quello che ha già. Tanto per dire, la testa di Mitoraj a piazza Monte Grappa dileggiata dai vandali e nascosta dalle sterpaglie. Secondo la commissione Polonia e Messico avrebbero ospitato volentieri la statua.
Quello che appare probabile è che la statua di Gran Premio II rimarrà lì individuata dagli autisti dell’Atac e dai romani come un esageratamente grosso spartitraffico. Passo spesso lì con il 649 o il 75 e ho l’agio di notare che nessuno la degna di uno sguardo, anche perché grande come è per ammirarla dovrebbe essere vista dall’altro lato della piazza. Certo sono ben lontani i tempi del sindaco Nathan che ordinava statue che non guardassero verso san Pietro…
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ponte_Risorgimento_-_Mitoraj_fontana_della_Dea_Roma_1000871.JPG

Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Bisogna guardare con attenzione a Madrid dove in questi giorni una concentrazione di giovani prega e protesta. E’appena il caso di ricordare che il servizio pubblico rai, che ha ignorato i fatti di Norvegia e manovra economica perché faceva caldo, è tornata in forza a seguire il viaggio papale intervistando soprattutto giovani italiani. E’ solo il caso di ricordare che non ci aspettiamo che un giornalista prenda posizione, ma piuttosto riferisca correttamente esprimendosi con i termini giusti. I papa boys (sic) non sono contestati dai laicisti, ma piuttosto da giovani che ritengono che un paese laico, specie in un momento di crisi economica, deve essere avveduto nelle spese. Non è sorprendente che il premier spagnolo vada ad accogliere B16 all’aereoporto, è sorprendente il nostro sottosegretario Letta che gli bacia la mano. Ma questi sono i giornalisti italiani, la parte più purulenta della casta partitica. Tranquilli perché sono convinti che la gente non protesta perché intrisa di cultura cattolica dove prevale il fatalismo e la rassegnazione. Ancora per molto?


17/8/11 – Siamo troppi (e in molti dannosi)

Ripassa domani, realtà./Basta per oggi, signori (Ferdinando Pessoa)
A dire il vero, non ho alcuna visione d’avvenire. E’ già abbastanza difficile vivere al presente… Le profezie non mi interessano (avendo avuto a suo tempo qualche problema con i profeti, francamente non aspiro a questo mestiere). Qualunque sia l’impegno che mettiamo ad analizzare le probabilità, so che l’unica cosa di cui possiamo esser sicuri è che quel che accadrà supererà le nostre facoltà di previsione. Sarà forse meglio di quanto speriamo o peggio di quanto temiamo. La Storia ci prende sempre di sorpresa. Posso dire cosa mi piacerebbe vedere: meno religione, più giustizia, meno reality, più benevolenza, meno confusione durante i tea parties, più intelligenza e meno calcio… Ma se non avessi diritto che a un solo auspicio, meno religione mi andrebbe benissimo. Molta meno religione. Preferibilmente, che la religione non ci fosse affatto. Questo abbasserebbe il livello di idiozia mondiale di almeno una buona metà. Forse di più. Sarebbe sufficiente (Salman Rushdie, sul sito di BHL, La Règle du Jeau)
Chi paga? “L’evento – dice il sindaco – dovrebbe costare 3,5/ 4 milioni di euro. Ma poi lo vedremo a pie’ di lista. E Gianni Letta, col governo, si è impegnato a coprirne una parte”. Anche il Vaticano farà il suo: “La Santa Sede ci è venuta incontro. Tutti i video che ci sono in città sono pagati dall’Opera Romana Pellegrinaggi”. (Alemanno al Corriere della Sera del 1° maggio sugli scandalosi costi sostenuti per la beatificazione di GPII)

Questo è l’anno in cui gli esseri umani diventeranno 7 miliardi (secondo i calcoli dei demografi intorno al 31 ottobre). Oggi dovremmo essere 6,94 miliardi : 4 miliardi in Asia (60% del totale), 1 miliardo in Africa (15%), 733 milioni in Europa (11%), 589 milioni in America latina e Caraibi (9%), 353 milioni in Nord America (5%) e 25 milioni in Oceania (0,5%). A queste cifre l’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) aggiunge che 2,1 miliardi di persone sono analfabete, e di queste il 66% è costituito da donne. In base alle stime che tengono conto dei tassi di crescita l’umanità dovrebbe subire nel volgere dei prossimi 10 anni un incremento di un miliardo di persone (per arrivare allo stesso numero – nel 1804 – ci sono voluti millenni).
Una riflessione sulla erosione dei suoli, sul consumo dei beni non rinnovabili, sul carico ambientale di ogni nuovo nato, sulla salute delle donne, sulla qualità di vita di un pianeta sovrappopolato, non sembra toccare la maggior parte del mondo, specie quella porzione in cui la religione detta le regole.
Sembra essere, tra gli altri Paesi, anche il caso della Russia.
Al principio dell’estate si è svolto a Mosca un summit promosso dal Congresso mondiale delle famiglie – WCF (comprendetene 60 paesi), che ha l’obiettivo di ripristinare la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della società civile. All’evento hanno partecipato demografi, economisti, sociologi e, soprattutto, religiosi, tra cui importanti esponenti della Chiesa ortodossa russa. L’incontro è stato ospitato presso l’Università di Stato e l’anfitrione è stata Svetlana Medvedeva, moglie del presidente Dimitri Medvedev. La first lady russa si è ritagliata un importante spazio nella politica russa occupandosi di politiche famigliari, il ruolo che il marito ricopriva durante la presidenza Putin. Ha collaborato fattivamente con il patriarca della Chiesa ortodossa Alessio II e oggi con il successore Kirill I. Svetlana è a capo del programma “Cultura morale e spirituale delle prossima generazione di Russia”, che patrocina orfanotrofi, pellegrinaggi, oratori. Quando i giornalisti parlano di lei, ama che i servizi vengano illustrati con le foto che la ritraggono genuflessa nel duomo di Mosca. Il suo strettissimo rapporto con la Chiesa ortodossa ha rafforzato il ruolo politico del marito (così che i detrattori lo chiamano burattino di Putin e di Svetlana).
Nel 2003 Vladimir Putin varò un piano di incremento demografico approvando aiuti per le famiglie numerose. Dimitri Medvedev si è spinto oltre offrendo premi e promozioni nel lavoro alle famiglie numerose. Secondo i dati Unfpa la popolazione russa diminuirà di 136 milioni nel 2030.
Il patriarca Kirill I ha particolarmente apprezzato l’incontro, ed ha inviato un messaggio ribadendo l’inviolabilità della pena di morte, la necessità di rendere sempre più complesso e difficile l’accesso all’aborto e alla contraccezione, la repressione dell’omosessualità. Intanto la possibilità di abortire, in Russia consentita da tempo, è diventata macchinosa e complessa così come nel periodo staliniano. Tutte le dittature colpiscono le donne e vedono nel numero la forza!
Altro paese che teme la solitudine e l’estinzione della sua pura razza ariana è l’Ungheria che, nel silenzio stupefacente dei commentatori ha guidato il primo semestre Ue. Come è noto quel Paese ha riscritto la Costituzione con un continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo momento del concepimento. Con tali presupposti non è sembrato grave che il governo ungherese utilizzasse i fondi messi a disposizione dalla Ue per una campagna sulle pari opportunità per scoraggiare l’aborto. Pare che l’ideatore della campagna che utilizza delle banalità dette da madre Teresa di Calcutta, sia stato proprio il premier Viktor Orban. L’Ue, finalmente, ha intimato all’Ungheria di ritirare questa campagna e restituire il denaro per il progetto grazie alla commissaria Viviane Reding. Rattrista che questi due paesi abbiano scelto di passare da un fideismo ad un altro senza sperimentare mai l’entrata nella modernità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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15/6/11 –
L’alba del nazismo
(in Ritratti di Signori) LEGGI alla data del 21/09/2010 – “vecchi bavosi”

Avrebbe reagito con tanta scompostezza il “galletto francese” se a fargli la giusta reprimenda fosse stato monsieur Reding invece che madame? I fatti: in calo di consenso principalmente per la crisi economica, il presidente francese Sarkozy ha stabilito che gli zingari devono essere respinti soddisfacendo così il bisogno di sicurezza che anima l’elettorato impaurito dall’incerto futuro. La signora Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, il 14 settembre ha accusato il governo francese per il respingimento degli zingari. Il passaggio che ha mandato via di testa il presidente francese è stato “pensavo che l’Europa non sarebbe più stata testimone di questo genere di situazioni dopo la seconda Guerra mondiale. Le discriminazioni etniche o razziali non hanno posto in Europa. Sono convinta che alla Commissione non resta altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Francia per non avere rispettato la legislazione dell’Unione europea”.
E’ sempre brutto avere delle accuse così dure specie quando chi le fa ha ragione, ma deve essere pesante quando vengono da una donna. Non occorre essere misogino, anzi il presidente pare che sia portato a scegliersi come mogli donne forti e intelligenti, ma un uomo è pur sempre un uomo.
Reding è stata nomignolata la signora in rosso per l’abito che indossava durante l’intervento critico nei confronti della Francia, dama di ferro, palle d’acciaio, e via col solito corredo che si usa con le donne che non piacciono.
Reding, a differenza della maggior parte dei nostri politici che siedono nel Parlamento italiano ed europeo, ha un curriculum.
59enne con tre figli maschi, divorziata, è commissaria dal 1999. Nata in una piccola città del Lussemburgo (uno staterello che Sarkozy giudicherà - probabilmente - da operetta) ha studiato alla Sorbona conseguendo un dottorato in Scienze umane. Era il ’68 e Reding partecipa alle rivolte studentesche, ma mal tollera il ruolo secondario riservato alle donne e sceglie di militare nel movimento femminista. A 27 anni diventa editorialista di punta del Luxemburger Wort e si fa la nomea di tosta e battagliera. Viene votata presidente dell’Unione giornalisti Lussemburgo e nel 1979 è eletta al Parlamento lussemburghese nelle fila dei cristiano sociali. Approda nel Parlamento europeo nel 1989 e guida la delegazione del suo Paese nel Ppe. Il Lussemburgo la indica come Commissario europeo (nel 1999 durante la guida di Romano Prodi) e riceve la delega per l’Istruzione media e sport. Nel 2004 (guida Barroso) ricopre l’incarico Informazione e media. Tutti noi consumatori le dobbiamo la riduzione dei costi sul roaming, per cui possiamo ricevere e fare telefonate e sms dalla Lituania o dall’Armenia senza avere costi proibitivi. Oggi col suo nuovo incarico si occupa dei deboli e conta di portare a termine durante il suo mandato la Carta europea per le donne “per sancire una dichiarazione volta ad affermare i valori di noi tutte”.   
Questa è la signora che ha  sgrullato monsieur le président.
http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-09-19/2010091916677746.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


5/8/11 –  Razza padrona   

Questo è il complicato apparato giuridico, pronto a funzionare con efficacia pratica anche se non confessato nella Costituzione, nel quale si trova immessa una repubblica democratica governata da un partito di cattolici, qual è oggi l’Italia: i suoi governanti dovrebbero essere soltanto espressione e strumento della sovranità popolare interna, ma in realtà, come appartenenti al più vasto ordinamento internazionale dei fedeli, possono essere regolati da quella suprema autorità esterna i cui ordini non ammettono discussioni. …Si ha così il singolarissimo fenomeno di una repubblica democratica i cui governanti sono, spiritualmente ma non per questo meno rigorosamente, alle dipendenze di una monarchia assoluta: di un sovrano assoluto che ha il potere di dettare legge, attraverso questa compenetrazione dei due ordinamenti, a uno Stato che formalmente si regge a repubblica (Piero Calamandrei, Repubblica pontificia, Il Ponte, giugno 1950)
Dopo tutto nella stessa forma cavouriana “libera Chiesa in libero Stato”, la “libertà” della Chiesa sembra essere uguale alla “libertà” dello Stato, ma è in realtà assai privilegiata in confronto. Per lo Stato , infatti, essere “libero”, significa essere “liberale”, cioè rispettoso della libertà di tutti i cittadini, e quindi anche dei cattolici e delle loro organizzazioni; mentre per la Chiesa essere “libera” significa essere franca da controlli, e quindi anche dall’obbligo di essere “liberale” nel suo interno (Guido Calogero, Introduzione a La Conciliazione, Parenti, 1957)

Finalmente gli italiani possono tirare un sospiro di sollievo per la chiusura agostana del parlamento.  Un mese e più di tregua da leggi personali, da deliberazioni agghiaccianti che toccano i nostri cuori come quella sul biotestamento, da provvedimenti che infangano la nostra integrità di cittadini come la bocciatura sulle norme che escludono l’aggravante nei reati per omofobia, da norme sul lavoro che fanno strame della emancipazione dei lavoratori nell’ultimo secolo, etc. etc.
Per chiudere in bellezza, come usa dire, gli scriteriati membri della commissione Affari costituzionali hanno dato il via libera per la eventuale trasformazione in legge, di un provvedimento che proibisce l’uso di burqa  e niqab* nei luoghi pubblici ma con l’eccezione di alcuni casi particolari (!). Previsto il carcere e niente cittadinanza per chi costringe le donne a indossare il velo, introducendo così un nuovo reato. In Italia, come è noto, esiste una legge che vieta di coprirsi il volto in pubblico per ragioni di sicurezza, ed è la 152 del 1975. Per mostrare che esistono, i volenterosi membri della Commissione hanno modificato l’art. 1 del testo esistente, aggiungendo a “celare il volto”, le parole “anche con indumenti etnici e culturali come il niqab e il burqa”.  I superficialissimi membri della Commissione ritengono che queste cinque parole siano un passo avanti verso l’integrazione, un gesto di libertà nei confronti delle donne. Le persone più imbarazzanti della politica italiana come Santanchè, ne rivendicano la primogenitura.  Tra le mille e più cose che l’opposizione poteva dire, si è limitata ad un generico il burqa non lo indossa nessuno, il che francamente è una cosa stupidissima da dire anche se, per il momento, vera. Speriamo ma non contiamo che siano più preparati quando il provvedimento arriverà in aula forse ad ottobre. Ad esempio, perché non accelerare la pratica della cittadinanza che potrebbe essere l’unico baluardo per proteggere le donne da retaggi di culture diverse dalla nostra?**  E siamo certi che il Parlamento non abbia niente di importante da fare sulla dignità delle donne anche italiane?  Evocare l’islam invece è più facile e può portare qualche voto sollecitando la pancia degli islamofobi, intrisi a tal punto dal germe del cattolicesimo di ritenersi superiori a tutto e tutti. Chi è sicuro della propria identità e integrità non teme certo una religione, ma piuttosto la teocrazia e il non rispetto delle leggi uguali per tutti. (E, giova ripeterlo, non è previsto che in Italia si possa circolare col volto coperto)
Ha un po’ sorpreso la sorpresa di molti media, che i parlamentari vorrebbero le ferie anche per fare il pellegrinaggio (che va avanti dal 2004) in terrasanta (e almeno per non offendere la geografia sarebbe opportuno dire che i parlamentari si recano in Israele e nelle zone amministrate dall’Autorità palestinese per visitare i luoghi della tradizione religiosa cristiana snobbando quelli dell’ebraismo e dell’islam che sono anche di più e non meno suggestivi), mentre nella Commissione Affari costituzionali hanno legiferato in ottemperanza alla religione per loro di riferimento, ponendo mano ad una legge di buon senso e utile per la sicurezza di tutti come quella del 1975.  I riferimenti al Belgio e alla Francia sono totalmente fuori sincrono, considerato che in quei paesi sono proibiti i simboli che ostentano una religione, pur avendo il Belgio una maggioranza cattolica. La minoranza laica italiana, ahimè sempre più lasca, non ha niente da dire che la Commissione Affari costituzionali ha legiferato in modo religiosamente corretto? (che qui vuol dire sottostare al cattolicesimo).

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*Il burqa, particolarmente usato in Afghanistan, copre completamente il corpo femminile dalla testa ai piedi, incluso il volto, con una griglia di tessuto all’altezza degli occhi. Il niqab è un tipo di velo integrale molto utilizzato nei Paesi del Golfo. Esiste in diversi stili e lunghezze, copre il capo e il volto ma non gli occhi.
** Tra l’altro acquisizioni recenti per l’Italia. Nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale.


1/8/11 –  Fenomeni soprannaturali

Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore? (Boezio, De Consolazione Philosophiae)
Se un’imposta sulla ricchezza una tantum può abbattere il nostro debito per qualche decina di punti e tranquillizzare i mercati, non possiamo sottrarci … Di Vittorio nel piano di lavoro della Cgil propose più lavoro, anche pagato a parità di salario, se gli altri avessero fatto la loro parte. Certo, una cosa del genere presuppone un clima, un impegno collettivo per la salvezza e lo sviluppo del Paese. Presuppone che chi lo chiede sia  credibile agli occhi di coloro a cui viene richiesto. Presuppone una élite dirigente, non solo politica, che sappia smuovere il Paese (Giuliano Amato)
L’Osservatore Romano ha pubblicato in prima pagina  la nota del Quirinale che annuncia per il triennio 2011-13 la restituzione al Tesoro di 15 milioni di €, tagli di stipendi pensioni e spese varie. Che il Vaticano prepari una analoga sorpresa allo Stato italiano? (Scettica blu)

Che dire all’inizio di agosto?
Intanto che pare proprio che Dio continua ad essere vivissimo, specie in chi fa guerre  in o usando il suo nome. Però sembra che la Chiesa cattolica sia in crisi: ormai neanche fa più notizia che i cittadini dei paesi dove si reca in visita il papa manifestino contro le spese che lo Stato appronta per la sicurezza e l’organizzazione. E’ probabile che la schifosa questione della pedofilia sia stata un combustibile, ma il detonatore  era pronto da tempo. Il bisogno di credere nel soprannaturale non diminuisce, ma almeno l’istituzione affonda: le gerarchie sono percepite come screditate, la pretesa di superiorità morale e sociale della Chiesa è in caduta libera. Il clero è compromesso con il potere temporale, la vanità tronfia di molti rappresentanti e l’incapacità di rispondere alla società sono riconosciute da ognuno. L’Italia, uno dei paesi più culturalmente arretrati dell’Europa (ora che anche Malta ha conficcato una banderilla nel toro approvando il divorzio), è un mondo a sé. 
Il papa, dalla sua finestra estiva di Castel Gandolfo, ha richiamato la classe politica (italiana ovviamente, se osasse parlare della Germania la signora Merkel gli legherebbe la lingua, come ha già fatto quando osò reintegrare sotto il suo manto protettivo i lefevriani negazionisti, fornendo biada ai movimenti neonazisti) ad una maggiore serietà, ma ciò è un paradosso. In Italia la Chiesa cattolica fa parte a pieno titolo della classe dirigente e collabora attivamente dettando leggi oscurantiste. Qualche raro politico che di tanto in tanto vorrebbe allinearsi all’Occidente, viene stroncato.  Di tanto in tanto la minoranza laica abbraccia qualche isolato prete che si traveste con la pelle d’agnello,  pende dalle labbra di Famiglia Cristiana che dipinge il capo del governo come un uomo attorniato da maggiordomi, senza prendere in considerazione che queste piccole frange,  così come la loro casa madre,  hanno completamente abbandonato la questione religiosa-teologica considerandosi partner politico del bugiardo e picaresco mosaico della vita italica.
Cos’altro si può scrivere all’inizio di agosto?
Che non abbiamo sentito una gran vergogna per la bocciatura della norma sull’omofobia, che pure era una piccola cosa. (un apprezzamento particolare da parte mia per la presa di posizione severa delle comunità ebraiche attraverso le dichiarazioni di Riccardo Pacifici). Se l’Italia fosse un paese libero dalla mordacchia cattolica, approverebbe i matrimoni omosessuali, il cui divieto è frutto di un’epoca in cui si riteneva che la differenza di sesso portasse con sé anche una differenza di ruolo nella società e nella famiglia. Quell’epoca è passata e sarebbe equo che se si hanno in merito opinioni diverse, moralistiche o religiose, venissero custodite per sé o al massimo discusse col proprio terapista.  Così come sarebbe opportuno che molti rappresentanti del governo tenessero per sé, senza svergognarci ulteriormente davanti al mondo, idee malate, come il garantismo preteso per amici e parenti ma non per i migranti che  patiscono il reato di clandestinità, una odiosa tassa pagata solo per la loro condizione. O che abbandonassero la presunta superiorità morale che li porta a decidere  sui temi privatissimi della vita e della morte. O che smettessero di affollare i media addebitando una odiosa manovra economica all’Europa, che ci chiede si di rientrare dal debito, ma non suggerisce di farlo taglieggiando soltanto il ceto medio e medio basso.
Cos’altro si può dire all’inizio di agosto?
In un momento così, è possibile che non sentiamo più le baruffe di Santoro, le polemiche di Vespa, il finto aplomb di Floris, che sgomitano per informare dalla rai su quel che accade? Vacanze?

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28/7/11 – Le affinità elettive

Come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasto in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto “una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato… e molto probabilmente si sarebbe spenta senza lasciar traccia di sé”. Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI (Emilio Gentile)
Quello che è apparso chiaro ad Oslo e sull’isola di Utoya, è che il delirante odio antislamico di destra, può rivelarsi pericoloso tanto quanto il veleno qaedista contro gli infedeli… bisognerà chiedersi se i gruppi che in Europa e negli Stati Uniti si fanno portatori di ideologie antislamiche e ostili alle migrazioni denunceranno ciò che Breivik ha commesso nel nome della loro causa (Roger Cohen, International Herald Tribune)

Qualche anno fa – allora lavoravo al Comune di Roma presso l’assessorato alla Multietnicità fortemente voluto dal sindaco Veltroni -  vennero rapite due ragazze, le due Simone, durante la sciagurata guerra in Iraq vissuta da George Bush jr come una crociata.  Per perorare la liberazione delle due ragazze il sindaco si recò presso il Centro Islamico della Grande Moschea – peraltro di orientamento molto moderato -  dove fu accolto da un gruppetto striminzito ma plaudente. Sembrava a (quasi) tutti - l’inevitabile codazzo di  stampa&regime  in testa -  il posto giusto per battersi per il rilascio considerato che in Iraq la maggioranza dei cittadini erano e sono musulmani.  Analogamente,  se rapiscono un cinese in Italia, il sindaco di Pechino dovrebbe recarsi  in una chiesa cattolica (meglio se riconosciuta dal Vaticano!) per chiedere il rilascio del suo cittadino. Sembra difficile però che il sindaco di un qualsiasi altro paese del mondo possa commettere una tale sciocchezza.
Anche se… Quando venne nominato papa Giovanni Paolo II ero a Bilbao.  C’era la televisione accesa in un bar dove  con attenzione si seguiva l’evento, e ricordo che il cameriere disse, con un tono di rivalsa,  che il papa non era italiano ma polacco. A me sembrò una buona notizia avere un italiano  in meno che faceva il teocrate. In realtà il barista, stante il mio spagnolo somarone, aveva capito che ero italiana e mi aveva ascritto al cattolicesimo. E’ più o meno quello che facciamo noi: se  nasci in Somalia morirai di fame entro il 5° anno di età, se nasci  in Iran sei musulmano e, visto che qualche anno fa lo ha detto anche Fallaci che è una grande giornalista (?), nasci pure con la scimitarra in mano. Viviamo di miti  e fantasie pericolose.
Quello che maggiormente impensierisce  è che molte di queste paure sono manifestate anche in ambienti non religiosi. Preoccupante, perché se anche chi non crede, crede che chiunque creda a queste credenze, stiamo messi male. Altre schifezze, ad esempio in Italia il berlusconismo, non sigilla i nuovi nati: nessuno – mi sembra – si sognerebbe di dire che un bimbo italiano è berlusconiano. Neanche se nascevi nel 1937 eri  automaticamente fascista.  Probabilmente un leghista – uno a caso  – direbbe che un bambino bergamasco è padano e per sovrappiù paladino dei valori cristiani. Sarebbe opportuno tagliare il nodo gordiano del pericoloso islam tenuto a bada con il crocefisso usato come una clava. Noi siamo occidentali, rivendichiamo la nostra storia, se italiani il Risorgimento ad esempio, e facciamola finita con questa storia dei criminali invasori. L’islam è pericoloso come tutto se non viene posto un limite o un controllo. Un paese serio deve dare regole certe ai cittadini che vivono sul suo territorio, certamente è difficile darle quando un Paese si riconosce in discutibili simboli religiosi piuttosto che nelle bandiera. A Roma abbiamo avuto una direttrice di scuola elementare – probabilmente una bravissima insegnante – che per venire incontro agli scolari stranieri voleva sostituire il nome della scuola Carlo Pisacane con quella di un poeta asiatico. Allo stesso modo il sindaco di Adro che aveva dipinto il simbolo leghista perfino sui banchi della scuola comunale, ha calpestato le sue origini dimenticando che in quel paese erano nati i fratelli Dandolo, giovani eroi della Repubblica romana. Questo succede perché il paese ignora e vilipende la sua storia e invece di integrare gli immigrati, che spesso hanno anche una religione anche se non gli tarla la testa 24 ore su 24,  gli crea il recinto, senza niente imparare dall’esperienza negativa degli altri paesi europei.
Invece di trovare giustificazioni estreme al gesto dell’attentatore norvegese, il cattolicissimo Socci ad esempio vorrebbe togliergli l’etichetta di fondamenalista cristiano perché il cristianesimo è amore (chissà se lo era anche durante l’Inquisizione o coi silenzi assensi di Pio XII), o il simpatico eurodeputato  Borghezio  che afferma che le sue idee di fondo poi non erano così campate in aria perché in fondo i musulmani prima o poi un attentato lo fanno e quindi è meglio essere pronti, e poi chi se ne frega dei fatti quando hai delle opinioni.
Invece sarebbe opportuno concentrarsi  su quello che cova dentro casa nostra, magari usando per una volta il buon senso. Il bravo oncologo dice che quando si è avuto un tumore, anche se ti pizzicano i capelli potrebbe dipendere da qualche cellula tumorale che cova  nel tuo corpo. E devi diffidare da quei medici che ti fanno fare nuove ricerche invece di controllare quella cosa lì con la semplicissima pet (che però non è a carico del servizio sanitario nazionale).
Noi in Italia abbiamo due tumori che ancora non siamo riusciti a demolire: il fascismo e il potere delle gerarchie cattoliche, parte integrante del nostro Stato. Partiamo da lì.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui ivostri COMMENTI

Principali partiti di estrema destra e xenofobi con accanto il nome del leader :

AUSTRIA , Partito della liberta (Fpo), Heinz-Christian Strache/Alleanza per il futuro dell’Austria (Bzo), Josef Bucher,
BELGIO, Nuova alleanza fiamminga, Bart De Wewer,
BULGARIA, Ataka, Volen Siderov,  
DANIMARCA, Partito del popolo, Pia Kjaersgaard,
FINLANDIA, Veri finlandesi, Timo Soeni,
FRANCIA, Fronte Nazionale, Marine Le Pen,
GRAN BRETAGNA, Partito nazionale britannico, Nick Griffin/Partito per l’indipendenza (Ukip), Nigel Garage,
ITALIA, La Destra, Francesco Storace/Lega, Umberto Bossi,
OLANDA, Partito della libertà. Geert Wilders,
POLONIA, Lega delle famiglie polacche, Witold Balazak,
REP.CECA, Sovranità, Jana Bobosikova,
ROMANIA, Grande Romania, Corneliu Vadim Tudor,
SLOVACCHIA, Partito nazionale, Jan Slota,
SVEZIA, Democrazia svedese, Jimmie Akesson,
UNGHERIA, Jobbik, Gabor Vona


26/7/11 – Chi ha ucciso Melania Rea?

Il sesso è un prurito momentaneo.L’amore non ti lascia mai in pace (Amis Kingsley, An ever fixed mark)
La moderna famiglia individuale è fondata sulla schiavitù dichiarata o taciuta della moglie… nella famiglia il marito rappresenta la borghesia e la moglie il proletariato (Friedrich Engels)

Salvatore Parolisi, caporale maggiore dell’esercito italiano, addestratore di reclute, è stato arrestato perché fortemente indiziato di aver ucciso la moglie Melania Rea.
Secondo le mille ricostruzioni che tv e giornali ci hanno generosamente fornito, pare che Salvatore abbia condotto la moglie in una zona di campagna, forse le ha confessato che voleva lasciarla definitivamente perché amava un’altra,  lei si è abbassata i pantaloni – pare di sentire la sua voce: perché, io cosa ho di meno? mentre si sfilava l’anello e lo gettava rabbiosamente in terra – e lui l’ha presa da dietro, non per abbracciarla come forse lei si sarebbe aspettata, ma per storcerle il collo.  Il tutto mentre la piccola figlia della coppia dormiva in auto. L’uomo è ritenuto colpevole – è in carcerazione preventiva perché gli inquirenti  lo credono pericoloso e possibile inquinatore delle prove – per il cumulo di menzogne che ha raccontato, per la sua personalità dubbia, per essere un traditore seriale. Pare che Melania sapesse di questa attitudine di suo marito, e soprattutto della storia con Ludovica alla quale aveva anche telefonato chiedendogli di non distruggere la sua famiglia. Sempre secondo le ricostruzioni il caporale era preso tra due fuochi: da un lato la moglie che lo minacciava di non fargli vedere più la bambina se l’avesse lasciata, dall’altro l’amante che voleva festeggiare la pasqua in un albergo di Amalfi e presentarlo ufficialmente come fidanzato ai suoi genitori. I colleghi della caserma dicono che in effetti è usuale avere relazioni sessuali con le soldatesse che ogni tre mesi si avvicendano. Relazioni sessuali però, non amore, e se Ludovica si era innamorata è perché non era saputa stare alle regole. Insomma, se Salvatore ha ucciso Melania è anche un po’ colpa di Ludovica che lo premeva per indurlo ad una decisione. Lo testimoniano i tantissimi sms e messaggi facebook ,  nei quali lei lo implora di prendere una decisione.
Melania pare che non avesse confidato a nessuno – men che meno alla famiglia che pure sentiva più volte al giorno – le crepe che minavano il suo amore, nell’illusione che tacendo il fantasma sparisse? o per non mettere in discussione quello che ci si aspetta da una donna? - un po’ di pazienza, si sa come sono gli uomini - o per non svelare neanche alle amiche che la sua bella storia d’amore era tutta una bugia?
E’ possibile che tre ragazzi belli e giovani si siano così impastoiati nelle convenzioni? Alla maggior parte di noi è capitato di essere traditi – in amore e non solo – e ci è sembrato che il cielo cadesse, ma dopo un po’ ci siamo accorti che rimaneva al suo posto. E’  così difficile imparare – e perché la famiglia non ce lo insegna? - che non bisogna innamorarsi di chi non ci riama?  Perché per le donne è così istintivo dare l’amore in più a chi non lo merita né lo capisce?
Domande alle quali i soliti sgaramboni, preti in testa, dei salotti televisivi (addirittura una sessione estiva della sguaiata “vita in diretta”  sulla rete 1 del servizio pubblico nazionale per seguire il caso) non daranno risposte.
Intanto un’altra bella donna marcisce inutilmente sotto terra.

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25/7/11 – Il senso del limite

Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione – disse solennemente il Corvo. Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega, - soggiunse la Civetta, - ma per me, quando il morto piange è segno che gli dispiace di morire (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, cap. 16)

Questo http://www.uaar.it/news/2011/07/18/kosher/  e questo  http://80.241.231.25/ucei/PDF/  sono due articoli usciti in questi giorni. Entrambi contengono delle notizie dolorose, il primo perché, pur riguardando una porzione minuscola di persone, mostra una superstizione sciocca e pericolosa, la seconda perché coinvolge un intero gruppo etnico che ha il “solo torto” di essere non cattolico in un paese cattolico. Forse perché pittoresca, diciamo così, la prima notizia è stata praticamente su tutti i quotidiani. Così come quella del cane indemoniato, notizia palesemente falsa, anche se la più parte dei media italiani ha preferito dimenticarsi di raccontare che era una bufala creata a tavolino da un sito di ebrei ultraortodossi israeliani. Così come vengono super evidenziate le pericolose, seppur represse prontamente, manifestazioni di ultra-ortodossi in Israele che pretendono – senza riuscirci - di distruggere la laicità e la grande libertà di quel Paese. Turba molto che a diffondere notizie così, anche con particolare sguaiataggine, siano organi di stampa che non basiscono davanti alle maggiori perversioni cattoliche del paese in cui vivono, anzi, sono portati a definirsi brave persone perché appartenenti a questa forma di fideismo. Seppure tutte le religioni lasci(a)no la porta spalancata ad una serie di inquietanti domande, sarebbe il caso di ricordare quanto il cristianesimo, e la sua versione più suppurante cioè il cattolicesimo,  permei così tanto il nostro Paese, al punto che anche quelli che si definiscono atei (ed è uno strano vezzo definirsi nettamente, una paura della libertà di pensiero?), preferiscono affondare il coltello nelle minoranze delle minoranze, tenere come il burro, piuttosto che affrontare, ad esempio, una seria campagna per l’abolizione dell’art. 7 della Costituzione, o anche la soppressione della costosa ora di religione a scuola.
E questo sarebbe un buon momento. La repulsa che i cittadini  mostrano per la casta non esclude – se ci si prende lo scomodo di parlare con la gente comune, pratica invisa ai politici e ai giornalisti  -  i privilegiati membri della Cei. I favori concessi dallo Stato al Vaticano – specialmente a Roma palpabilissimi – non dolgono meno dei lussi della crapulona partitocrazia. Il ceto medio, anche quando non si trova in condizioni di difficoltà economica,  si offende per l’ostentazione.  Lo sfoggio e l’esibizione è il tratto distintivo della Chiesa cattolica e certamente non c’è bisogno di uno psicanalista per comprendere a chi la partitocrazia si ispira.
I cittadini protestano non quando lo stomaco è vuoto, ma quando sono consapevoli delle ingiustizie che subiscono, quando sono consci che la zavorra – partiti che costano e non decidono, Chiesa che succhia la linfa vitale dello Stato per perpetuare se stessa, Vaticano che si fa gli affari suoi come Stato estero ma che è una sanguisuga  -  non gli consentono più di stare in piedi. 
Ovviamente il nostro sguardo deve essere sempre attento a quello che succede nel mondo. Io ad esempio sono molto turbata che l’ebraismo italiano - era di un ebreo il primo colpo di fucile per entrare dalla breccia di Porta Pia,  notevoli i contributi alla storia del Risorgimento e all’Unità d’Italia, ebreo Ernesto Nathan riconosciuto il più grande sindaco laico di Roma, importantissimi i contributi alla Resistenza, fondamentale il  ruolo della minoranza ebraica per la laicità dello Stato -  guardi in questo momento con troppa attenzione ai Lubavitchers, una corrente mistica dell’ebraismo, che hanno un approccio un po’ “cristiano” alla religione, al punto di intestarsi il Moschiach’s address, cioè l’indirizzo del Messia  (che verrà?)  presso la loro grande sede di Brooklyn , 770 Eastern Parkway.
In un momento in cui la prima reazione a un terribile atto di terrorismo in Europa ci induce a pensare al fondamentalismo islamico, quando da parecchi anni – si pensi alle denunce dello  scrittore Stieg Larsson* -  si denuncia l’emergente  fanatismo cristiano antislamico di stampo nazista (si deve essere critici con l’islam fanatico, ma non con l’islam in toto condannando in questo modo una qualsiasi persona sia nata in una parte di mondo) che pure abbiamo già sperimentato in Europa solo qualche decennio fa, dovrebbe farci riflettere.
Non possiamo sceglierci  né l’epoca né la società in cui nascere, ma questo non vuol dire che dobbiamo accettarne le depravazioni come inevitabili.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Stieg Larsson, nato in Svezia nel 1954, era nato in Svezia nel 1954. Giornalista, esperto di movimenti di estrema destra, consulente del ministero di Giustizia svedese. Nel 1995, dopo l’omicidio di cinque ragazzi a Stoccolma per mano di estremisti di destra, fondò la rivista Expo. Bersaglio di gruppi neonazisti , visse per anni protetto dalla polizia. E’ morto improvvisamente nel 2004. Non coniugato, l’enorme patrimonio è passato al suo erede, il fratello, gettando nello sconforto la sua compagna con la quale aveva vissuto venti anni. La trilogia Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava col fuoco, La regina dei castelli di carta, pubblicati in Italia da Marsilio ha venduto – in Italia – tre milioni di copie. http://www.nessundio.net/blog/2011/07/02/5016/


23/7/11 – Stato di diritto

Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi, ma si sbagliano

Da domenica la grande mela sarà ancora più Grande. Il 24 luglio, infatti, è il primo giorno di applicazione della recente legge che autorizza nello Stato di New York la celebrazione di matrimoni anche tra persone dello stesso sesso.  Data attesa da così tanto tempo da aver creato un vero e proprio ingolfamento negli uffici, tanto che il sindaco Bloomberg ha proposto una lotteria tra i richiedenti arrivando a 764 sposalizi.  Un po’ lo sappiamo dai film, ma per sposarsi negli Usa le pratiche da sbrigare sono veramente poche: ci si presenta in municipio con i documenti in regola. Niente certificato esposto per 15 giorni nelle sedi comunali come da noi,  ma solo una richiesta generica tre giorni prima all’ufficio competente. E, senza aspettare risposta, si arriva negli uffici col vestito della festa e il bouquet in mano.  Anche con il numero chiuso sarà ugualmente  un vero primato per NY che arrivò nel 2003 alla cifra record di 621 matrimoni celebrati il giorno di san Valentino, protettore degli innamorati e dei malati di epilessia.  Naturalmente gli estratti potranno essere coppie omo o etero. Si ipotizza che anche nelle prossime settimane bisognerà procedere a questo sistema sia a Manhattan che a Brooklyn, Queens, Bronx, Staten Island. 
Dietro a questa grande festa di domenica c’è anche un piccolissimo contributo italiano.  In molti ricordano il sindaco di New York Rudolph Giuliani, gran fautore della tolleranza zero, teorico della broken window che ha avuto anche da noi emuli, che hanno interpretato la finestra rotta arrestando la zingarella e al contempo spalancando porte e finestre per lasciare entrare nei posti di comando gli amici coi tirapugni più fighi. Giuliani, italiano di terza generazione, ha lavorato per questo risultato, prestandosi anche a travestirsi nelle maniere più improbabili e divertenti durante i gay pride.  E ha passato il testimone al più composto ma deciso Bloomberg che ha speso molto del suo tempo all’affermazione del diritto per le coppie omosessuali. E poi c’è il governatore dello Stato di NY, Andrea La Guardia che ha ritenuto l’equiparazione del diritto come dato imprescindibile per la civiltà. Nipote di Fiorello La Guardia - è anche il nome dell’aeroporto di NY - l’uomo che come interprete ha aiutato i nostri connazionali che arrivavano ad Ellis Island, probabilmente in condizioni peggiori di come oggi arrivano gli stranieri a Lampedusa, e che poi diventò sindaco della città nel 1933.
Intanto in Italia si continua a negare questo basilare diritto. Non è accettabile sentire Giovanardi (e compagnia) dire che lui rispetta gli omosessuali ma la famiglia è altra cosa. Chi afferma questo deve essere chiamato col suo nome, cioè razzista, e senza timore di aver abusato della parola. Chi nega un istituto come il matrimonio ad una parte di cittadini in base al pregiudizio e all’idea vagamente animalesca che il matrimonio ha il solo scopo della riproduzione e dell’accudimento dei cuccioli, dovrebbe subire un trattamento sanitario obbligatorio – al momento è l’unico consentito e prevede le cure per chi fa del male a sé e agli altri - che lo riconduca ai nostri giorni. Nessuno impedisce a Giovanardi di vestirsi come un Borgia, magari starebbe anche bene, ma può lui e i suoi compagni della partitocrazia impedire alle persone di vivere normalmente come nel resto del mondo occidentale? Che ne sa lui di Anna che da sette anni vive con la sua compagna e non può godersi una bella giornata di festa insieme agli amici e i parenti, per una volta vestita bene, tra i confetti e le posate d’argento che vorrebbe mettere nella lista di nozze?  Auguri a tutti quelli che si amano, o almeno ci provano. Agli altri una bella poesia, e state calmi che prima o poi l’amore arriva.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
oppure  sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore
(W.H. Auden)


20//7/11 – Corpi al sole

Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata rivolgendosi  ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo!
A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso di Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:  a mio credere il burattino è bell’è morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!
Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece il burattino è sempre vivo; ma se  per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero!
E lei non dice nulla? Domandò la Fata al Grillo-parlante
Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto.  (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)

Tanti anni fa, quando giovanissima partecipavo a cortei gridando l’utero è mio e lo gestisco io addirittura autodenunciandomi per un aborto, c’era sempre qualcuno – un insegnante, i genitori… -  che mi ricordavano quanto non fosse elegante parlare di queste cose in pubblico, e mi chiedevano perché, io che ero così consapevole di me, rischiavo di farmi arrestare  per denunciarmi di cose che non avevo mai fatto. A pensarci oggi provo tenerezza e ammirazione per quei cortei e per me, spavalda e coraggiosa. Il femminismo è stato il primo movimento che ha parlato dei nostri desideri e delle nostre necessità a partire dal corpo, intanto insegnandoci a conoscerlo. Si leggeva “noi e il nostro corpo” scritto da un collettivo di donne di Boston, si commentavano i modi più innovativi e tradizionali per partorire,  si studiava per prepararsi a importanti lavori e si faceva la maglia, si discuteva di filosofia e si usciva dagli schematismi dell’eterosessualità.  Anni formidabili, e non solo perché eravamo giovani e piene di aspettative.
Un po’ di tempo è passato, ma l’unica azione politica che continua ad avere un senso – e il mio rispetto -  è quella che mette in gioco i nostri corpi. La riforma del sistema penitenziario, in apparenza così lontana dal corpo, è quanto di più fisico possa esserci. E  Pannella, col suo digiuno e il suo corpo sempre più scarno, ignorato dai partiti che niente sanno degli affanni quotidiani, ha il rispetto dei carcerati che sanno che il digiuno di Marco interpreta la loro unica proprietà.  Succede nelle carceri italiane, succede nei centri di permanenza degli stranieri, il rifiuto del rancio così come la tremenda cucitura delle labbra. 
Hanno messo in gioco ciò che avevano  Luca Coscioni e Piergiorgio Welby mostrando il loro corpo sofferente. Spiegandoci che per guarire c’è bisogno della ricerca scientifica e che si deve poter morire nel momento in cui la vita ci diventa sofferenza.
L’unica cosa che veramente ci appartiene è il nostro corpo e nessuna folle legge, nessuno scandaloso partito potrà derubarci del nostro corpo.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Con 160 voti favorevoli e 148 contrari il 18 maggio 1978 il Senato approvò la legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” emanata dal Capo dello Stato Giovanni Leone il 22 maggio. Fino ad allora il Codice Rocco giudicava reato l’aborto e puniva con il carcere chi abortiva. Prima della legge troppe donne morivano sotto i ferracci di improvvisate “mammane”. Nel 1973 il deputato socialista Loris Fortuna, lo stesso del divorzio, presentò al Parlamento la prima proposta di legalizzazione dell’aborto. La svolta è rappresentata da una sentenza della Corte costituzionale, del 18 febbraio 1975, secondo cui la salute e i diritti della madre prevalgono su quelli del nascente. Nel 1976 ci fu una proposta della radicale Adele Faccio. Poi nel 1977 la Camera approvò un progetto di legge preparato dalla Commissione Giustizia e Sanità, ma al Senato, con due soli voti di scarto, la legge non passò. Il 9 giugno 1977 il testo fu ripresentato alla Camera dal socialista Vincenzo Balzamo. Nel 1978 si arrivò alla legge 194.
http://www.direfarepensare.it/dossier_194_2008.html
http://www.fainotizia.it/2008/01/21/il-funo-fa-male-marco-smetti


19/7/11 – Manovre a dx e sx

Il ministro Giulio Tremonti ha detto: “Siamo come sul Titanic, neanche la 1° classe è al sicuro”. Vorrei ricordare che sul Titanic i passeggeri della 1° classe si salvarono al 60%, quelli della 2° al 40% e quelli della 3° al 25%, così come si salvò il 25% dell’equipaggio (lettera al Corriere della Sera di Arnaldo Alberti)
Ci sono parole che se sono troppo evocate fanno pensare immediatamente al loro contrario: una di queste è onestà. Perché deve nascere un partito degli onesti? La parola deriva dal latino honos-oris e sta a significare la migliore disposizione d’animo e di comportamento che esista. Per questo, un uomo che è soltanto onesto, un onest’uomo, non è tenuto in molta considerazione: “Ti ho insegnato a essere onesto, perché intelligente non sei” dice Madre Courage a un suo figlio. All’ “onesto Iago”, Shakespeare nell’Otello mette in conto tre morti: da allora, ogni volta che qualcuno si definisce onesto c’è da temere che sia pronto a tradire (Aldo Grasso)
Un professore uscito dall’adunanza di un Istituto di alta cultura, in cui erano quel giorno cancellati i nomi di illustri israeliti ebbe a dire: “eppure eravamo tutti contrari”. Alla nostra osservazione del perché avessero ciò fatto, ebbe a rispondere: “siamo tutti pecore, così ridotti dopo sedici anni di regime assolutista”. In alcune facoltà universitarie i rettori e i presidi, come sommo di coraggio, ebbero a dire parole di saluto e “di rispetto” ai colleghi insigni “uscenti” (ma realmente cacciati col decreto). Un mio tentativo di organizzare una protesta  fra i professori non ha fatto un sol passo  (Ernesta Bittanti Battisti, Diario 1938 – 1943, Manfrini, Trento)

Destra e sinistra pari sono? Abbiamo paura di dare una risposta affermativa a questa domanda per timore di essere tacciati di qualunquismo e perché, soprattutto se non più giovanissimi, dovremmo dire addio a tanti sogni accarezzati in gioventù.
Una riflessione su questa domanda si può fare a partire dalla politica economica seguita da questo governo nei suoi tre anni. Delle liberalizzazioni annunciate non se ne ha traccia . E’ vero che c’è un emendamento nella manovra che impegna il ministro dell’Economia entro il 31 dicembre 2013 a “uno o più programmi per la dimissione dello Stato e di enti pubblici non territoriali”. Promessa scritta sulla sabbia quasi sicuramente. Liberalizzazione non è una parolaccia, solo bisogna controllare il come e quanto.  Poi c’è lo spinoso capitolo delle Province (è corretto scrivere anche provincie) che nessuno ha intenzione di abolire come abbiamo recentemente visto. Il Pd ha fieramente respinto la proposta dell’Idv (confusa si, ma comunque un segnale) per non scontentare gli eletti in 40 province dove è al governo riuscendo a scontentare gli elettori nelle altre 110.  
Sia a destra che a sinistra manca totalmente una idea, anche culturale, di come riformare le pensioni. La manovra ha stabilito che chi ha 40 anni di contributi andrà in pensione un mese più tardi nel 2012, due mesi nel 2013, tre mesi nel 2014. Però è vero che le statistiche dicono che in Italia l’età reale della fine lavorativa è  di 61,1 anni, tre anni sotto la media Ocse.  E’ evidentemente uno spreco che un paese indebitato come l’Italia non può consentirsi e che però cammina di pari passo con la mancanza di servizi di cui, soprattutto le donne, patiscono. E l’opposizione potrebbe dare suggerimenti su come innalzare l’età pensionistica gratificando i lavoratori, ma sembra non avere idee se non quella di preservare le donne in una riserva indiana mandandole in pensione prima per sopperire ai bisogni di anziani e bambini che i servizi sociali ignorano.  L’iniqua manovra economica si evidenzia soprattutto con il pagamento dei ticket sanitari, una vera e propria tassa sulla malattia. Nelle Regioni guidate dalla sinistra c’è un rifiuto dell’iniquo balzello, ma scarseggiano proposte di ampio respiro su come arginare le voragini nel sistema sanitario nazionale prodotte da ambedue gli schieramenti. Le regioni, ad esempio, hanno patrimoni immobiliari che in una situazione emergenziale come questa potrebbero alienare.
Lo slogan ripetuto come un mantra “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” è particolarmente insultante.  Primo perché non è stato mai vero e le tasche sono del ceto medio e del ceto basso e bassissimo. Ma un governo in carica con una opposizione che suggerisce, deve mettere le mani nella tasca degli italiani ricchi.  A febbraio di quest’anno Giuliano Amato propose una imposta di 30mila € per ogni italiano facente parte del 30% più agiato. Mentre il governo accolse con sprezzo la proposta, la sinistra ha reagito con terrore essendo Amato, pur se non impegnato nel parlamento, ascrivibile al Pd . Oltre l’Oceano invece c’è un numero di super ricchi (Warren Buffet, Steven Spielberg, Bill Gates…) che concedono generose donazioni allo Stato, con lo scopo di ridurre la forbice tra le élites e le masse. Che vuol dire, quando il paese patisce chi ha di più è chiamato a fare la sua parte. Neanche quello che sta avvenendo nel vicino Mediterraneo – con le terribili involuzioni che potrebbero verificarsi – fa aprire gli occhi alle classi dirigenti italiane pigre e miopi.  In quei paesi una ristretta fascia di popolazione si è arricchita smodatamente mentre il resto della società vede degradare il proprio train de vie.  L’inizio della seconda Repubblica ha evidenziato i buchi della politica italiana,  oggi diventati burroni . In questo momento se l’opposizione vuole fare qualcosa per aiutare il paese e non solo salvarsi le penne, potrebbe fare utili proposte e non sdraiarsi sulle mortifere posizioni governative che non investe sulla crescita e taglia alla ndo' cojo cojo. Intanto potrebbe raccogliere la vasta protesta anticasta  che si è sviluppata sulla rete ma che è vivace anche nei capannelli che si formano alle fermate degli autobus (a Roma* vere folle stante la diminuzione dei passaggi dei mezzi pubblici) e alle casse dei supermercati.  Intervenire sugli interessi parassitari, tagliare sui finanziamenti alle scuole religiose, chiudere i rubinetti Stato-Cei, ad esempio sospendendo per un paio di anni l’8 per mille alle comunità religiose.  In maniera diversa la sinistra così come oggi la conosciamo potrebbe sparire, non necessariamente a favore della destra oggi al governo. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* A Roma gli autobus stanno andando verso l’estinzione grazie alla sconsiderata politica dell’attuale sindaco. Note le assunzioni di massa per parenti e amici nella municipalizzata. Come ulteriore sfregio ai cittadini chi in questi giorni acquisterà un biglietto metrebus (1 €)  finanziarà obbligatoriamente con 3 centesimi la Caritas, benemerita organizzazione privata e religiosa. Nello stesso giorno è stato annunciato l’aumento del biglietto a 1.50 dal 1° gennaio. Contiamo che la Caritas ci dia almeno il pranzo che abbiamo contribuito, nostro malgrado, a pagare.

 5/7/11 -  Essere donne


18/7/11 - Porci e porci
 
Leggiamo su Rinascita a firma di Maurizio Barozzi un approfondito articolo sulla  vicenda di Strauss Kahn.)  Barozzi, oltre a parlare della solita “lobby”, inizia definendo DSK non solo “askenazita”, ma anche “circonciso”, per arrivare a contrapporre gli “eletti” ai “goym”. Chi leggerà fino in fondo questo articolo troverà le ragioni di tanto astio “antisemita”: Strauss Kahn dichiarò, anni addietro, di “pensare ogni mattina a come aiutare Israele”. Ciò è incomprensibile ed inaccettabile per Barozzi che scrive che “a considerare gli ebrei UN PO’ DIVERSI dagli altri si fa antisemitismo. Insomma, non accetta che un cittadino, ebreo o non ebreo nulla cambia, possa avere nei suoi pensieri quotidiani le questioni di Israele così come un altro, magari, pensa alle proprie collezioni di farfalle o al Darfour. 
Ricordiamo sempre a tutti gli uomini, compreso ovviamente DSK, che lo stupro è un crimine. http://www.cronachelaiche.it/2011/05/ci-sono-porci-e-porci/ 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


15/7/11 – Così ci rubate anche la morte

Quando il futuro è architettato da un carnevale di idioti/fai meglio ad andartene/Non voglio essere il soldato che segue il capitano di una nave che affonda/di sacerdoti che si aggrappano ai loro dogmi/che escono ad armare i loro fucili/con la croce tenuta alta (Violet Hill, Coldplay)
Sofferente, senza speranza, appena 41enne ed amante della vita, al medico e amico Robert Klopstock che esitava a praticargli l’iniezione mortale di morfina, Franz Kafka disse: “mi uccida, altrimenti è un assassino

E’ difficile stabilire quale sia il punto più offensivo per l’intelligenza, della legge licenziata alla Camera sul biotestamento (Disposizioni di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento, Dat). Forse l’emendamento che parla di sospensione dell’alimentazione ai pazienti in “accertata assenza di attività cerebrale integrata cortico-sottocorticale”. In parole semplici, i morti. O anche, che alimentazione e idratazione forzata non sono terapie ma forme di sostegno vitale (perciò obbligatorie). E le terapie mediche, non sono vitali? E ancora, le persone nel Dat possono indicare solo i trattamenti sanitari accettati, non quelli rifiutati. Ha un senso? La legge “garantisce che il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche e agli obiettivi di cura”. Nella pratica mettere il catetere per estrarre l’urina (cioè l’idratazione) o una flebo (cioè il cibo) a un terminale in coma, è una cosa inutile sul piano della guarigione o anche del sollievo, che qualsiasi medico o infermiere eviterà di fare, a meno che non si chiami Mengele (o sia un parlamentare italiano). Inoltre nei nove articoli di questa legge non si parla di infermieri che sono le figure professionali più vicine ai malati. E che nel caso di un malato terminale fanno iniezioni di farmaci che evitino convulsioni o scosse epilettiche conducendolo in maniera più gentile verso l’ultimo respiro. Per una legge che sancisce che “la vita umana è un diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza”, non sorprende che il fiduciario debba essere un parente. Non un convivente, non un amico. Anche in questo i parlamentari hanno mostrato ampiamente di non conoscere la realtà: ognuno di noi sa che gli unici parenti sui quali può contare sono i genitori, i più fortunati magari si fidano di un fratello, ma pochissimi consegnerebbero i propri averi ad un cugino, figurarsi il bene più prezioso che è la propria vita. Nella vita normale i malati, spesso persone non giovanissime, possono contare solo sugli amici - ai quali a volte chiedono di tenere lontani i parenti – e i medici sono ben felici di poter delegare le incombenze più tristi come comunicare l’ineluttabilità della malattia che ha colpito i loro assistiti. Medici e infermieri cercano il sostegno di amici e parenti, e questi in parlamento lo ignorano.
I parlamentari, e con questa legge lo dimostrano una volta di più, attribuiscono una inesistente sacralità al lavoro del medico, caricando questi importanti lavoratori anche di cose che non li riguardano. E’ di questi giorni l’iniziativa del ministro per l’Istruzione Gelmini di ridurre di un anno (da 5 a 4) il corso di laurea in medicina. Potrebbe essere utile introdurre , come negli Stati Uniti, la possibilità di avere degli insegnamenti che aiutino la comunicazione. Il medico deve essere in grado di rapportarsi con i colleghi di altre discipline, con gli infermieri, con i tecnici, ma soprattutto con i malati e le persone a lui vicine. Deve essere in grado di condividere angosce e paure, ma anche saperli entusiasmare. Così vogliamo i medici, non dei censori delle volontà del malato.
Aggiungo una esperienza personale che ho vissuto recentemente. Ho assistito fino al suo ultimo respiro un caro amico malato terminale. Morto in casa come desiderava, senza inutili accanimenti, con un infermiere privato istruito dal medico e dall’onlus per malati terminali. Nella sua cartella clinica – rilasciata da una delle cliniche romane più note e specializzate in oncologia – c’era un foglio firmato dal malato e controfirmato da un infermiere con il mio nome indicato come unica persona da informare sul decorso della malattia e le terapie. Lo stesso sulla scheda della onlus. Oggi constato che con questa legge, la nota clinica, la onlus, i medici, gli infermieri, l’infermiere privato, il mio caro amico ed io, siamo fuorilegge. Nella tristezza che cammina con me dal giorno infelice della sua morte, posso solo dire che l’amato Gianni è scampato almeno a questo fondamentalismo. Oggi avrebbe compiuto gli anni, e come sempre avrebbe offerto un bel pranzo a me e ad altri amici. E magari avrebbe ripetuto il suo motto: l’amore è dei coraggiosi, tutto il resto solo coppie.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Segnaliamo sull’argomento trattato
il film di Alejandro Amenabar Il mare dentro.
Il film racconta la vita di Ramon Sampedro Camean (il sempre bravo e fascinoso Bardem), meccanico navale, che a causa di un tuffo in acqua bassa si frattura la settima vertebra. Da quel momento e per 28 anni ha chiesto il diritto ad una morte dignitosa.
Nel 1996, anno della sua morte, è stato pubblicato Cartas desde el infierno, una raccolta di lettere e poesie che Sampedro scrisse tenendo una penna nella bocca, e che Amenabar ha usato come schema per il suo film che si svolge prevalentemente nella sua stanza, con i parenti e gli amici che si affaccendano intorno al suo letto e che, infine, con complicità e amore, lo aiutano a morire.
Ramon Sampedro è stato il primo spagnolo a chiedere ufficialmente l’eutanasia infrangendo i pilastri giuridici, etici e religiosi di uno Stato che con un immaturo paternalismo si definiva custode della sua vita. Ramon si considerava un morto cronico, diceva che la sua orizzontalità lo umiliava e lo faceva sentire come un neonato. Ma non era disperato né depresso : “il mio equilibrio consiste nel sapere che si può sopravvivere addomesticando l’inferno, ma senza dimenticare che è assurdo rimanerci”. Nel libro ci sono le lettere ai giudici, ai preti, al papa, al re. Lo Stato e la religione erano i suoi nemici naturali perché impedivano la sua volontà. “Dare sacralità alla sofferenza mi pare la forma più crudele di schiavitù”, dice in una delle sue lettere.
Ma ci sono anche poesie bellissime come questa e che Amenabar sceglie per chiudere il film 
Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso/nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà/che fanno vero un desiderio nell’incontro./Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una saetta/il mio corpo cambiato non è più il mio corpo/è come penetrare il centro dell’universo/Il tuo sguardo il mio sguardo, come una eco che va ripetendo/senza parole, più dentro, più dentro, /fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo/Però, sempre mi sveglio/ mentre io voglio essere morto/ perché io con la mia bocca resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli

http://www.ryderitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=117%3Abioetica-e-religione-ebraica&catid=36%3Abioetica-e-medicina&Itemid=56&lang=it

 

13/7/11 – Prima che sia notte

Il  bigotto  rende ciò che è essenziale secondario, e ciò che è secondario essenziale (Benedetto Carucci Viterbi, rabbino)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

La commissione Affari costituzionali del Senato ha in questi giorni in calendario l’esame dei disegni di legge di approvazione di sei intese stipulate nel 2007 con testimoni di Geova, buddisti, mormoni, hindi, ortodossi dell’Esarcato e Chiesa apostolica. Le intese sono previste dall’art. 8 della Costituzione italiana concepito per mettere una toppa allo scandaloso art. 7.  Come è noto la prima intesa fu firmata nel 1984 con i valdesi (si aggiunsero poi gli avventisti, battisti, ebrei, assemblea del 7°giorno, e per ultimo i luterani). Le fedi che hanno avuto l’intesa si spartiscono anche la torta dell’8 per mille. Anche per questo ingiusto contributo i primi a chiedere le quote non ripartite sono state i valdesi. Paradossalmente (o forse no considerato che è molto difficile coltivare il pensiero libero) i valdesi che hanno volontariamente perpetrato l’arbitrio ai cittadini che non si riconoscono in nessuna fede aggiungendo metastasi al cancro del concordato Italia-Vaticano, sono particolarmente stimati e simpatici anche a chi sostiene di non avere sussiego nei confronti delle religioni.  Saranno auditi in commissione i rappresentanti delle fedi delle intese oltre ovviamente alla Chiesa cattolica per decidere l’ingresso delle nuove religioni. Ma è  la torta dell’8 x mille che preoccupa e divide. Soprattutto cattolici e valdesi che sono quelli che oggi percepiscono di più e che fanno campagne pubblicitarie mirate alla raccolta dei fondi . Far entrare i nuovi sarebbe aprire una porticina  agli ortodossi romeni ucraini e bulgari e i musulmani.
Estirpare una mala pianta, soprattutto se si è piantata volontariamente, è molto difficile, ma quando arriveremo a parlare, almeno all’interno della minoranza laica,  di quanto iniquo sia finanziare le religioni attraverso le tasse che dovrebbero servire a pagare servizi per noi tutti così come previsto dall’art. 53 della Costituzione.  Anche se più di una volta ho sottoscritto l’8 x mille ad una delle fedi minori che per motivazioni etiche non utilizza le cifre per scopi religiosi (più per l’imprinting dato al commercialista qualche anno fa che per una precisa volontà. Sbrigarsi a correggere questa assurda pigrizia!) la casella dovrebbe essere firmata a favore dello Stato.
E’ evidente che l’Italia non riesce a chiudere i conti con la religione. In Spagna e in Grecia i socialisti, che oggi sono al governo nei due paesi, vinsero le elezioni interpretando la determinazione degli elettori anche prendendo le distanze dalla Chiesa, cattolica in Spagna ortodossa in Grecia. 
Nel recente disastro greco – come è noto il governo di centro destra ha truccato per anni i dati sul  debito – le privatizzazioni , che pure potrebbero dare un soffio di vita all’estenuato paese, sono complicate perché molti dei beni pubblici che potrebbero essere venduti sono immobili e terreni la cui proprietà non è dello Stato ma della Chiesa ortodossa. Proprio le grandi proprietà della Chiesa ortodossa vennero denunciate dal premier Papandreu come uno dei fattori di corruzione morale ed economica della Grecia. Un altro particolare che non si ama ricordare è che le Olimpiadi del 2004 sono state una concausa del baratro economico di quel paese (The Economist dixit(. Lunedì scorso Alemanno ha convocato un consiglio comunale (l’ennesimo) per la candidatura di Roma ai giochi olimpici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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8/6/09 - Periferia di Roma, Bufalotta:
qui qualche giorno fa si è consumato l’ennesimo stupro dell’era alemanianna, qui si vengono a cercare i mobili all’Ikea e si finisce per abboffarsi di salmone e dolcetti di sego, insoddisfatti dalla esangue libreria Billy (che se ci appoggi il vocabolario si imbarca). Volendo, presto si potrà venire a pregare l’angelo Moroni, che è il profeta che annuncia il vangelo al mondo. In via Settebagni sui circa 15mila acri di terreno (1 acro = 4050 metri quadri), da tempo proprietà della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni, più nota come chiesa Mormone, è cominciata la costruzione del primo tempio italiano, il dodicesimo in Europa. Si dice che la fede mormone sia destinata a diventare una delle grandi religioni, intanto è quella che sta aumentando più rapidamente nell’occidente. Joseph Smith, fondatore del mormonismo nel 1893, pose la prima pietra su una collina nella contea di Manchester (stato di NY) chiamandola Cumorah e oggi luogo di pellegrinaggio, ha fin dall’inizio teso a diffondere una immagine pubblica e accattivante della religione. Addirittura provando a scalare la Casa Bianca, candidandosi alle presidenziali nel 1844. Allora le possibilità erano limitatissime, mentre è noto che nelle recenti elezioni il repubblicano Mitt Romney, governatore del Massachusetts, è arrivato a un soffio dalla candidatura. E i malpensanti dicono che Obama ha riservato un posto di rilievo a Jon Huntsman, già governatore dello Utah e oggi ambasciatore a Pechino, per toglierselo dai piedi. I mormoni infatti avrebbero ben visto, dopo un presidente nero, un presidente santo (così si chiamano tra loro i mormoni) nel 2012. Il libro di Mormon è alla base dei romanzi di Stephanie Meyer, autrice della saga fantasy Twilight, da cui sono derivati i film con i vampiri innamorati che tanto successo hanno anche da noi. E poi c’è la serie televisiva, prodotta da Tom Hanks, Big Love che racconta il quotidiano del fondamentalismo mormone attraverso la vita  di un marito con tre mogli, rappresentando  il tabù mormone. Nel 1890 la chiesa dei santi degli Ultimi giorni ha rinunciato alla poligamia, nonostante il fondatore Smith avesse ricevuto questo comandamento direttamente da Dio. La rinuncia è il frutto di un accordo - una mediazione - col governo americano, mai perdonato dai fondamentalisti alla chiesa ufficiale. Nel seguito talent show American Idol, è emerso il cantante David Archuleta, mormone doc. Ai suoi concerti le ammiratrici indossano magliette con su scritto mormon girl. Il testo di una sua canzone dice più o meno “sono un ragazzo mormone e questo è il mio orgoglio e la mia gioia… noi abbiamo la vita eterna, innamorati di un ragazzo mormone”.
Non sappiamo come saranno accolti i mormoni in Vaticalia, certamente la concorrenza dei cattolici sul terreno del proselitismo è  forte e la clericaglia locale troverà mezzi, magari mungendo le casse italiane, per screditare la concorrenza. Una cosa ci sentiamo però di consigliarla ai nuovi apostoli della menzogna globale: accanto all’angelo Moroni un buffet con dolcetti meno stucchevolmente grassi di quelli dell’Ikea potrebbero attirare qualche visitatore.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


11/7/11 – Il gatto di La Capria

Porta Pia – Sulla base del monumento dedicato ai fanti piumati, in corrispondenza di una frase attribuita al fondatore del corpo Alessandro La Marmora, “nulla resiste al bersagliere”, qualcuno con vernice spray rossa, ha aggiunto “tranne Rosalba”.
I sampietrini – Inventati nel Cinquecento per agevolare il passo delle carrozze, pavimentano le  strade cittadine. Si tratta di cubetti di basalto tagliati a forma di piramide tronca, I più grandi misurano 12 x 12 x 18. Detti anche serci sono, si, un simbolo di Roma, eppure molti residenti gioiscono quando, periodicamente, l’autorità preposta decide di sostituirli con l’asfalto.
Souvenir - Cosa portare con sé da Roma al momento d’andare via? Personalmente andrei sul classico, quindi opterei per un bambolotto di panno Lenci, un bersagliere, un carabiniere, una guardia svizzera con alabarda… volendo spaziare, una maxi penna tipo Carioca tempestata di vedute romane. Lo stesso modello di quella che papa Wojtyla donò a Lec Walesa, e quest’ultimo usò per firmare uno storico patto con il generale Jaruzelski nella sua Polonia. Andrei sul classico perché non mi pare che Roma abbia prodotto nel frattempo nulla di nuovo, nulla di più moderno (Fulvio Abbate, ROMA guida non conformista alla città, Cooper, € 12)

In un bel palazzo a piazza Grazioli vive lo scrittore Raffaele La Capria. Ha un bel gattone che è spesso sdraiato sul davanzale a prendersi il caldo e il fresco. Nella stessa piazza c’è Palazzo Grazioli, reso celebre dal pendolare milanese costretto, per mettere una toppa a certi suoi affari, a scendere in campo a Roma. Sfortunatamente per il gatto, che dalla sua finestra sarà costretto pure a vedersi le cene eleganti del premier, la piazza, tranquillissima nonostante sia ad un passo da piazza Venezia, è diventato uno dei punti più putrefatti della città.
Prima, lo scrittore Raffaele La Capria, sottobraccio a sua moglie, scendeva da uno dei 18 autobus che fermavano  in via del Plebiscito e rientrava a casa sua. Poi, il pendolare milanese ha ordinato al sindaco e al prefetto che per la sua sicurezza – e per consentire ai suoi amici di percorrere contromano il pezzo di strada che da via degli Astalli (dove ha abitato fino alla sua morte Anna Magnani) porta all’ingresso del Plebiscito  – gli autobus non fermano più.  A quasi due anni dalla censura della fermata, dopo migliaia di lettere di protesta, raccolte di firme, proteste dei commercianti della strada, qualche giorno fa il portavoce dei servizi per la mobilità di Roma attraverso una lettera aperta al Corriere della Sera ha risposto a Raffaele La Capria. E gli ha detto che si, la soppressione determina disagi, “ma lo stato dei luoghi e le discipline viarie non offrono alcuna ubicazione adeguata a realizzare una valida fermata alternativa”. Chiunque conosca la pianta della città sa che non è una questione di lana caprina, perché piazza Venezia  è grandissima e la soppressione della fermata per ben 18 linee è un abuso enorme per i già maltrattati utenti dei mezzi pubblici.
Questo è un fatto. Uno dei fatti. Roma è morta davanti ai nostri occhi.
E’ possibile che in ogni romano ci sia una memoria di bellezza che gli consente di resistere a questo degrado.  Perché la bellezza della città  è reale.  Quella dei gatti ad esempio, che cercano di salvarsi dall’aggressività dei grassi piccioni che li insidiano in largo Argentina e che non sanno che alla Piramide quegli uccelli non ci sono. Ma, incredibilmente, ci crescono i capperi, come a Pantelleria.
L’ombra cupa delle mille chiese, il camminare sudaticcio dei troppi preti e suore che con i loro vestiti sintetici fanno del corpo la loro dolorosa prigione,  le stradine intorno al Pantheon infestate dai parlamentari che strillano nei telefoni e vestono perennemente in cachemire anche d’estate. E non si accorgono che in quella bolgia di bar per cafoni, suonatori, bancarelle, lavori in corso, quella cupola a qualche romano fa stringere il cuore per la sua perfezione. Del resto, niente sanno della vita dei cittadini comuni e dell’affanno del vivere. E al centro vicoli aggrovigliati che la notte diventano l’inferno dei residenti, rinascimento luccicante, bei palazzi e sventramenti dell’era fascista, poche costruzioni moderne, lo splendido Maxxi per esempio, che ancora non si sono integrate col resto della città. E ovunque sfascio, buche nell’asfalto, abusi pubblicitari, tubi innocenti rugginosi con appesi cartelli scoloriti dei lavori in corso, i cantieri delle piscine per i mondiali di nuoto ancora chiusi… forse per quelli che si svolgeranno? , le macchine  ovunque, gli scivoli utilizzati per parcheggiarsi ovunque, perfino le biciclette a Roma sono un carico che attenta alla tranquillità. Gli autobus in via Nazionale stracarichi, con i volenterosi che spingono a braccia le persone dentro il 64 nel tentativo di entrarci pure loro e farlo ripartire… Dolore e rabbia. Forse si, nel cuore dei romani c’è un piccolo frutto di bellezza e di grazia che gli consente di vivere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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22/2/10 -
Via Padova a Milano è una via lunga, semicentrale abitata soprattutto da stranieri extracomunitari  dove, qualche giorno fa, un ragazzo egiziano è stato ucciso per futilissimi motivi. Un episodio di cronacaccia, tipico delle grandi metropoli, ma che ha scatenato la furia leghista che pure governa la città e la regione da tantissimi anni. A Roma invece via Padova  è una strada di circa 400 metri che va da via delle Province a via Catanzaro, dritta come una spada, tranquilla fino alla noia. Una prima parte è più sciccosa, con dei palazzoni bellissimi costruiti negli anni Trenta e ben mantenuti e un secondo tratto più caotico, anche per il fatto che un brutto cinema è diventato una sinagoga di rito tripolino. Grazie alle frenesie governative sulla sicurezza la sobria volante dei carabinieri che lì davanti stazionava, è stata rimpiazzata da una jeep con tre soldati, peraltro quasi sempre bei ragazzi, con mimetica e fucile spianato. Quindi, anche chi passasse lì per caso – ma per quale caso si passa in via Padova? – si accorgerebbe che lì c’è una sinagoga, e magari si chiederebbe anche perché. In realtà la zona Bologna, un quartiere destinato al ceto medio, piccolo ma con pretese, è diventato il territorio d’elezione degli ebrei espunti dalla Libia quaranta anni fa, probabilmente per caso, verosimilmente per imitare un amico già lì da tempo. E così, ignorata dalla più parte degli abitanti del quartiere, nella zona c’è una enclave di ebrei che vive come se non avesse ancora lasciato Tripoli. Se esci la mattina presto in via Padova incontri giovani maschi con la chippà che vanno al tempio, poi dopo un po’ si tuffano nel kosher bakery café, poggiano l’astuccio dei tefillin sui tavolini e si buttano sui cornetti e dolci senza lievito animale, che io mangio ma che riconosco pesanti come sassi. Ci sono parecchi lubavich con il cappello duro e gli tzizit che spuntano dal soprabito, che spingono passeggini mentre le loro mogli, quasi sempre incinte,  comprano il pane e i dolcetti al miele e corrono al lavoro.  Lasciando via Padova  finiscono i ragazzi con la chippà, e i lubavich camminano rasente il muro e a passo svelto. Le scale della chiesa di sant’Ippolito a pochi metri di distanza, sembrano ergersi come un confine di sicurezza . Appena poco più su, piazza Bologna, con l’ufficio postale littorio, le scale fanatiche ma ancora, nonostante le richieste dei residenti, inaccessibili per chiunque abbia un handicap o anche solo una gamba ingessata.  Bologna è anche una delle principali stazioni della metro B; a volte mi è capitato di vedere tutte le scale mobili funzionanti,  ma soprattutto mi sorprende perché puntualmente l’8 dicembre il personale della metro allestisce albero di natale e presepio!  Dalla piazza parte via Sambucuccio d’Alando, una strada corta che porta le ferite della guerra: da un lato un paio di palazzi crivellati dai colpi di fucile dei mitragliatori tedeschi , dall’altro la casa di Pilo Albertelli, professore di filosofia che insegnava agli studenti “la fedeltà socratica alla verità e al dovere” prima di morire alle Fosse Ardeatine, e come è scritto nella lapide che i suoi compagni di Giustizia e Libertà gli hanno dedicato. Lo scorso anno il 24 marzo, mi sono trovata per caso alla sua commemorazione quando due vigili hanno portato una corona, l’hanno appesa e sono ripartiti velocemente anche per togliere la vettura dalla doppia fila. Eravamo in tre… compresi i due vigili. Macchine ovunque, anche perché ci sono genitori che accompagnano bambini alla scuola Fratelli Bandiera dove insegnò il maestro Manzi, l’inventore della trasmissione Non è mai troppo tardi, che permise a milioni di italiani di ottenere la licenza elementare. Erano i tempi della rai servizio pubblico sul serio, oggi neanche il direttore della scuola sa più chi era Manzi. Speriamo che ai bambini dicano  chi erano i fratelli Bandiera. Parallela corre via Livorno dove c’è la lapide rotta di Eugenio Colorni, strada conosciuta  perché c’era la sezione più nera dell’msi, poi diventata di tutto, oggi addirittura Milizia. La zona infatti è piena di fascisti molesti che disegnano svastiche e celtiche sui muri, attaccano manifesti ovunque sull’anniversario dei vari fascisti morti, sull’onore all’rsi ecc., ma questo, per il momento, non ha un riscontro elettorale, considerato che, con grande scherno di tutti questi odiosi facinorosi attivisti, il municipio è in mano al cosiddetto centrosinistra.  Oltre ai nomi delle province (ma via Torino è in via Nazionale e via Perugia sta al Pigneto) la toponomastica è ricca di donne: via Stamira, Piccarda Donati, Eleonora d’Arborea, Duchessa di Galliera, Isabella d’Aragona, Contessa Bertinoro…  In questo quartiere è cresciuta la fascistissima Francesca Mambro e tanti fascisti ora in rai, alla Camera, al Campidoglio. Passeggiando si incontra Alessandra Mussolini e sua madre, grandi frequentatrici delle bancarelle dei bangla; entrambe tirano sul prezzo delle finte pashmine e delle finte prada. Ma anche Luigi De Marchi allo sma che compra il latte e che è una gioia salutare e Remo Remotti che qui è nato e riempie gli occhi coi suoi vestiti coloratissimi. In via Arezzo ha abitato Aldo Fabrizi, in via Monaci nell’immediato dopoguerra ci fu il delitto Fenaroli che interessò molto i romani.  E’ un quartiere romano come tanti.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


8/7/11 – La ciccia (della questione) 2

Si chiama schechità la macellazione rituale ebraica secondo le regole della kasherut, cioè l’insieme di norme che regola la vita degli ebrei anche per quanto riguarda l’alimentazione. A effettuarla è lo schochet, un ebreo religioso. La schechità è eseguita con una lama affilatissima che recide la trachea, l’esofago, le carotidi e le giugulari, facendo attenzione a che l’animale non soffra. La morte è istantanea. La macellazione islamica è considerata halal (consentita), quando la dhabiba, ovvero la recisione della gola dell’animale, avviene in modo da risparmiare all’animale sofferenze inutili.  Per gli islamici il macellaio non deve essere religioso, ma l’animale deve essere rivolto verso la Mecca. 

Forse Benedetto XVI qualche ragione l’ha avuta nel ripristinare l’antico messale del venerdì santo dove chiama i perfidi giudei alla conversione. Perché un po’ perfidi lo saranno davvero se si ostinano a molestare gli animali attraverso la macellazione kasher. In diversi paesi europei e da qualche giorno anche in Olanda non sarà più possibile questo tipo di macellazione insieme a quella halal che coinvolgerà un numero molto più alto di carnivori di cultura islamica.  Anche in Italia è stato varato un Manifesto degli scienziati italiani, firmato dallo stimatissimo prof. Veronesi e dal ministro in carica del Turismo Brambilla. L’intento del Manifesto è nobilissimo, perché si propone di ridurre ed eliminare le numerose forme di sofferenza degli animali che la società tollera. Contiamo sul fatto che essendo firmatario il prof. Veronesi, persona sensibile e preparata e  scevro da pregiudizi e tesi precostituite, non punti, come ha fatto la commissione scientifica olandese, alla sola macellazione rituale – che può essere criticata per la superstizione dell’idea che il sangue possa essere veicolo di impurità… - ma non perché infligge dolore all’animale. Non è amorevole verso le bestie lo stordimento con la scarica elettrica o  il gas soffocante, che il più delle volte lascia che l’animale si avvii sui tapis roulant verso i macchinari per la dissezione completamente  sveglio. Che la macellazione ebraica e islamica faccia soffrire di più l’animale è da dimostrare: il dissanguamento non è una lenta agonia ma un rapidissimo svuotamento che induce shock e perdita di coscienza. Senza contare che se può essere considerata stupida superstizione ritenere il sangue impuro, certamente non è salutare mangiarselo. I nutrienti della carne, del resto facilmente sostituibile, sta nei tessuti. Ma è legittimo attentare alla propria salute liberamente, a nessuno verrebbe in mente di proibire il sanguinaccio che si ottiene sgozzando il maiale e impastando il sangue caldo con farina e spezie, e che è considerato cibo prelibato al pari di fegato fegatelli coratella.  Proprio in Olanda la prima misura che i nazisti presero quando invasero il Paese, fu di proibire la macellazione kasher per stanare con più facilità gli ebrei da avviare alle camere a gas. Forse è esagerato affermare che oggi il motivo è lo stesso, ma a scatenare inutili guerre di religione spesso sono anche i laici fragili e insicuri di se’. In Olanda probabilmente si vogliono colpire i musulmani. Che per un malinteso senso del multiculturalismo gli olandesi  hanno circoscritto nei ghetti  non  consentendo agli immigrati di inserirsi – condannando anche la maggioranza di chi espatria per  lasciare le teocrazie alla ricerca del cambiamento - e oggi non ne possono più della mancanza di integrazione di cui sono i principali colpevoli. E si comincia dalle cose più d’impatto e facili come è uso dei partiti (si pensi alla  manovra economica italiana che aumenta i ticket per le visite specialistiche invece di razionalizzarne l’abuso che ne fanno i superficiali medici di famiglia. Facile e pericoloso).
Quanto al Manifesto italiano è evidente che deve essere aggiunto qualche altro paragrafo. Ad esempio accertarsi di come gli animali siano sfruttati negli allevamenti intensivi. O come vengano derubati della loro dignità tanti cani e gatti che vivono negli appartamenti. Oppure additare alla riprovazione per manifestazioni anacronistiche come il palio di Siena (dove oltre all’abuso degli animali, anche agli uomini che vestono in velluto in piena estate dovrebbe essere proposto qualche test di intelligenza).
La questione della macellazione  è un argomento residuale nell’Occidente che è sempre più orientato a diete vegetariane e vegane , ma apre un capitolo su quanto l’Occidente bianco e cristiano (che ha assistito indifferente allo sterminio etnico di minoranze e che ogni santa domenica  ricorda di mangiare il corpo di Cristo e di bere il suo sangue) sia disposto ad aprire alle culture diverse. L’integrazione culturale delle minoranze dovrebbe avvenire negli spazi pubblici,  consentendo lo stesso livello di istruzione per le donne, controllando che i matrimoni non siano combinati, che ci sia una effettiva parità all’interno delle coppie… Stranamente in Italia dove vediamo gruppi che plaudono per la decisione olandese, si tace sul cavallo morto a Siena durante un ridicolo rodeo, si mangia un filetto al sangue, non ci si scandalizza perché cittadini siano discriminati in base alle loro scelte sessuali.  Comunque, è sempre bene sottolinearlo, in qualsiasi mattatoio italiano l’animale è sottoposto ad un leggero stordimento: le bestie, una minoranza, sottoposte a schechità e dhabiba, muoiono subito e soffrono meno.

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17/6/11 -  La ciccia (della questione)
 http://www.nessundio.net/blog/2011/06/17/4979/


6/7/11 –  La nave dei dannati

Ora come ora applicando la Convenzione di Oviedo firmata anche dall’Italia, il testamento biologico troverebbe comunque il suo rispetto e la sua applicazione. Basta lasciare le proprie volontà a un notaio. Con la legge si rende obbligatoria la vita artificiale (Umberto Veronesi) www.ryderitalia.it

La legge sul biotestamento è definitivamente affossata? Siccome ogni giorno ha la sua pena,  è possibile che il parlamento malato ritiri fuori l’argomento, ma certo non sarebbe male che la partitocrazia tirasse una riga nera su quella parola per non tornarci mai più sopra.  Su questioni tanto importanti - cosa è più importante del come e quando vivere e del come e quando  morire? - non si scherza. Lo Stato non dovrebbe consentire che esponenti di partito, leader religiosi, caste mediche, associazioni culturali, movimenti, pensino di poter dare indicazioni schierandosi ideologicamente.  Nella società dispari in cui viviamo l’unica cosa che veramente ci appartiene è il nostro corpo,  che sempre meno in Italia possiamo curare tutti allo stesso modo. Per garantire pari diritti alla salute dovrebbero lavorare i governi e i partiti. Invece questo consesso di ingordi, servi dell’uno o dell’altro padrone, fanno i boss con beni che non sono nella loro disponibilità.
Mentre intorno ai letti  (pratici lettini elettrici che i malati quasi sempre pagano con i loro soldi, 18 euro al giorno in affitto o 4mila euro in contanti se lo acquistano) dei sofferenti si schierano le diverse fazioni, assistiamo al paradosso di ospedali che dimettono malati in fase avanzata, spesso  anziani, con terapie complesse e difficili da effettuare a casa senza l’aiuto di un infermiere e una rete di amici, e senza soprattutto  che esista una rete efficiente  che possa aiutarli gratuitamente. Di questo si parla? 
Potrebbe essere di qualche utilità l’esperienza inglese che non ha ceduto a tentennamenti etici. Il Royal College of General Practitioner in accordo con il Royal College of Nursing, ha stabilito che i medici di famiglia chiederanno ai malati terminali di mettere per scritto le loro volontà di fine vita.  L’obiettivo non è quello di schedarli per prepararli all’inferno, ma per offrire le più giuste terapie senza deludere il malato e senza venir meno all’integrità di medici e infermieri.  Alcuni commentatori, tra cui la minoranza cattolica inglese, hanno dichiarato che è una porta spalancata sull’eutanasia, ma non è così. Intanto perché per il momento la decisione è richiesta ai soli malati terminali e non agli infermi in stato vegetativo. Da noi una decisione di questo tipo porterebbe a un circo senza fine, addirittura all’interno della stessa categoria medica che a tutt’oggi si avvale dell’obiezione di coscienza per pratiche che non condivide adducendo motivazioni ideologiche, morali o religiose davanti ad atti medici previsti dalla legge italiana. E senza nessuna sanzione né riprovazione morale anche quando i sanitari sono dipendenti del servizio pubblico.
Il rispetto è una parola desueta nel nostro lessico. Rispolverarla sarebbe bene per tutti noi, come bene sarebbe fare un passo indietro tutti quanti. La sofferenza e il dolore della malattia e della morte esige rispetto, silenzio ideologico  e libertà di scelta personale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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11/3/11 – Assistiamo in questi giorn
i al tentativo di cancellazione per via legislativa del diritto costituzionale alla scelta delle cure. La legge in discussione prevede che né la volontà del malato né le opinioni delle persone di fiducia conteranno, ma il dominus assoluto sarà il medico riconosciuto pubblico ufficiale. Lo Stato che poco si occupa della buona vita e delle buone cure dei cittadini, vuole riscattarsi con quella che politici mercenari considerano una buona morte. Il manipolo di parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la maggioranza dei cattolici – ha deciso di licenziare leggi oscurantiste che loro non rispetteranno mai, non legiferano così  perché hanno una scala valoriale più alta e nobile di quella dei comuni cittadini come pure alcuni interventi di parlamentari lasciano trapelare, ma perché ignorano che la democrazia è importante. Resta incomprensibile l’accanimento a voler legiferare su come morire da parte di una maggioranza governativa che ogni momento protesta per l’ingerenza dello Stato e che vuole affermare il predominio statale nella decisione su aspetti privati come la libertà di cura e la buona morte. Sentire – grazie a radio radicale – gli interventi sulla Calabrò imporrebbe, questa volta si, il trattamento sanitario obbligatorio che, come si sa, è previsto solo in casi eccezionali  per malati di testa che potrebbero nuocere a sé o ad altri.  Infatti sembra che si potrà continuare a decidere se farsi curare o no, ad esempio un malato di tumore se crede potrà rifiutare radioterapia o chemioterapia. E i medici continueranno a farci firmare il consenso informato per un impianto dentario,  asportare la tiroide, inserire un port. Ma se siamo in coma diventiamo proprietà dello Stato. E i medici, saranno disponibili a prendersi questa rogna? Nel mondo normale il medico chiede l’aiuto e il consenso degli amici per parlare con il malato e aiutarlo davanti all’inarrestabilità della morte. Ma de che stamo a parlà?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 

5/7/11 -  Essere donne

Simone de Beauvoir di Sartre diceva: “non mi potrà mai venire alcun male da quest’uomo, a meno che non muoia prima di me”. Quando Sartre morì, i parenti non la fecero neanche entrare nell’appartamento del filosofo. Ricevette per ricordo una sedia e un paio di scarpe.

Fa molta tristezza che in un paese considerato civile ci sia bisogno di una legge presentata da una parte di donne dei diversi schieramenti partitici per ottenere che i Consigli di amministrazione e i collegi sindacali delle società quotate e a controllo pubblico, gradualmente dal 2012 al 2015, arrivino ad avere almeno un terzo dei componenti donna.  Le sostenitrici – veri sostenitori non ce ne sono - delle cosiddette quote rosa*, ritengaono che il Paese non è pronto ad arrivare in maniera naturale all’evoluzione. Insomma,  il potere è maschile e se non si  scardina questo santuario con legge e imposizioni non c’è niente da fare. E’ la sconfitta dell’intelligenza.
Misure similari sono state intraprese nel nordeuropa, ma parecchi anni fa, su modello americano che, per uscire dalla segregazione razziale impose le quote soprattutto per l’accesso all’istruzione.
Questo è lo stato dell’arte, e quindi a collo torto dobbiamo pure essere grate per questa legge che ci promuove per numero. Ma siamo consce che una legge è ben poca cosa, specie in un Paese che non conosce il metro del merito per distribuire gli incarichi. Molto più significative sono le proposte sostenute in questi giorni da Emma Bonino e che possono essere consultate sul sito www.ingenere.it.
Ad esempio quella di utilizzare i 4 miliardi di euro  risparmiati per effetto dell’aumento dell’età pensionabile delle dipendenti della pubblica amministrazione per favorire politiche di conciliazione tra tempi di lavoro e di vita. Nel 2010 e 2011 quei soldi lì sono già stati risucchiati dai giochi delle manovre finanziarie. O anche le proposte avanzate dall’ufficio studi della Banca d’Italia di rivedere il sistema degli assegni familiari e delle detrazioni ridistribuiti per incarichi familiari con lo scopo di spostare risorse per incentivare l’occupazione delle donne.
Proposte che hanno l’impronta femminile, quell’arte che le donne possiedono di usare ciò che hanno per inventarsi ciò che desiderano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it   - Qui i vostri COMMENTI

* Non abbiamo molte aspettative dai media di regime, ma se invece che rosa le quote si chiamassero di genere, sarebbe meglio.


2/7/11 - Il cane giudio

Il passato è il prologo (da La Tempesta, W.S.)

Circa un mese fa la stampa italiana ha riportato la notizia che una corte rabbinica ha condannato alla lapidazione un cane nel quale si era reincarnato qualche diavolaccio. Anche NoGod ha riportato questa notizia commentando con qualche perplessità (corte rabbinica? anima reincarnata in un animale?) l’articolo scritto da Francesco Battistini del Corriere della Sera.  Era una bufala. Il quotidiano israeliano Ma’ariv che per primo aveva riportato la vicenda, l’ha smentita con lo stesso clamore che aveva riservato al fatto. Va sottolineato che lo spazio della smentita è stato richiesto dal rabbinato (che non è una corte giudicante ma un insieme di rabbini eletti da altri rabbini - a loro volta sostenuti dai fedeli - che vigilano sulla correttezza delle tante norme che regolano l’ebraismo) dietro la minaccia di un processo per diffamazione.  La bufala è stata organizzata non dai soliti antisemiti antisionisti antistatodisraele… ma è nata all’interno del paese, con la complicità di un gruppo di  haredim (=timorati, gruppi molto religiosi) , al punto di rilasciare una falsa intervista all’autorevole quotidiano Yediot. Un modo per testare come sia facile screditare una setta religiosa in un paese che tollera sempre meno questi stili di vita?  Oppure l’esasperazione di un paese ultralaico che non sopporta questi gruppi?  L’analisi sulla società israeliana è sicuramente interessante - come non essere affascinati da un paese dove coesiste Meah Shearim che chiude il quartiere per lo shabbat e Tel Aviv che vince il premio di mtv perché è la città più gay friendly del mondo? - ma cercare di comprendere se una notizia è vera o no, in qualsiasi parte del mondo avvenga, non sarebbe un errore. E anche senza minacce sarebbe bene chiedere scusa e pubblicare una rettifica quando si è pubblicizzata una bufala pur se scritta da altri.  Noi di NoGod siamo contenti che nessuna consesso religioso israeliano abbia fatto una cosa così assurda e ci rallegriamo per il cane al quale auguriamo una vita lunga e serena. E speriamo di poter smentire presto il pestaggio del clero ortodosso alle manifestazioni del gay pride e i terribili soprusi che le teocrazie islamiche perpetrano nei confronti delle donne.   

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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3/1/11 -  Gli haredim (timorati)  passano la maggior parte della loro vita a studiare la Torah* e il Talmud**, in genere preferiscono far lavorare le mogli, si sposano giovani e fanno tanti figli. Sono una minoranza che in un paese laico come Israele è, vengono vissuti come un ostacolo, non tanto per il loro stile di vita – ogni volta che qualcuno di loro, specialmente haredim gerosolimitani, si spinge sfacciatamente a imporre regole religiose alla società viene represso, talvolta anche brutalmente, dalla polizia – ma per il peso economico che i loro usi comportano. A gettare napalm sul fuoco ha contribuito un provvedimento voluto fortemente dal premier Benjamin Netanyahu che ha aumentato il budget di 5 milioni di  € all’anno (era di 25) per le loro esigenze. Da ormai più di trenta anni qualsiasi governo concede finanziamenti ai gruppi religiosi per finanziare le yeshivot (scuole religiose), quasi sempre perché il piccolissimo ma determinante e ricattatorio partito religioso (Shas) fa da ago della bilancia. Ma adesso la Corte suprema ha chiesto di porre dei limiti perché è intollerabile una disparità di trattamento verso i cittadini. Netanyahu ritiene di aver fatto una vera rivoluzione liberale, perché pur destinando più risorse economiche, per la prima volta è stato fissato che gli studenti delle scuole rabbiniche possono percepire denaro solo per un periodo di cinque anni e comunque non oltre i 29 anni di età.  Dopo quell’età i religiosi dovranno cercarsi un lavoro. Ma gran parte degli israeliani trova che ci siano delle gravi falle nel provvedimento che, ad esempio,  non è retroattivo. Su 22 ministri otto hanno votato contro il provvedimento (tutti i laburisti), che – è doveroso ricordarlo – quando hanno governato da soli (in questo momento sono in coalizione con il Likud, che definiamo –impropriamente -destra)) si sono guardati dal tagliare i privilegi ai religiosi.  Il capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi ha chiesto di revocare l’esenzione al servizio di leva agli haredim che ritiene ingiusta rispetto ai tre anni (due per le ragazze) di vita militare a cui i giovani sono chiamati obbligatoriamente. La situazione si è fatta così esplosiva – secondo il quotidiano Haaretz fra meno di dieci anni gli haredim potrebbero essere il 20% della popolazione, e avere una popolazione così alta che non partecipa ai processi produttivi e di difesa potrebbe mettere in ginocchio il Paese – che addirittura un rabbino del partito ultraortodosso, Chaim Amsellem, ha dichiarato che pur essendo la Torah la cosa più importante del mondo, il suo studio finanziato dallo Stato dovrebbe essere riservato solo a grandi studiosi e non, come oggi, a chiunque decida di definirsi religioso pur di non lavorare.  Per tutta risposta è stato espulso dal partito e definito un Amelek***. Eppure proprio i religiosi potrebbero salvare la situazione. E’ di questi giorni una intelligente campagna pubblicitaria del movimento conservative (masorti) israeliano apparsa su giornali e manifesti. L’inserzione simula le Pagine gialle con i molti maestri della tradizione ebraica, divisi in categorie merceologiche dei mestieri che praticavano pur studiando e insegnando la Torah: falegnami, calzolai, medici…  Ma ancora più grande clamore ha suscitato la presa di posizione di Dov Halbertal, già direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i suoi valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”.  Come spesso capita, la parte più sensibile e attenta tra gli ultraortodossi sono le donne che, lavorando, a differenza dei loro sfaccendati mariti, mostrano una maggiore propensione ad integrarsi con il resto della avanzata società israeliana.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Insegnamento. E’ la legge data da Dio a Mosè sul Sinai. Contenuta nel Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio)
**Il complesso delle discussioni giuridiche ed esegetiche sulla Bibbia e sulla legge tradizionale,come si svolgevano nelle accademie rabbiniche palestinesi e babilonesi nel secondo-quinto secolo d.C. Il Talmud si compone della Mishnah (codice delle leggi) e della Ghemarà (l’interpretazione).
***ricordati di ciò che ti fece Amalek  quando eri in viaggio, allorché uscisti dall’Egitto, che ti assalì sulla strada e colpì tutti coloro che affranti erano rimasti indietro mentre tu eri stanco e sfinito, e non temette Iddio (Deuteronomio, 25:17,18)

L’articolo integrale di Halbertal qui
http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/israel-must-separate-religion-from-politics-1.331937


30/6/11 –   La puzza (ovvero come farsi nuove nemiche ignorando il politicamente corretto)

Quand’uno dice: “Questo te l’ho detto/Cinquanta volte” – intende redarguirti./Se un poeta: “Cinquanta versi ho scritto!”/Dice – temi che intenda recitarteli./Cinquanta ladri fanno una gran banda./A cinquant’anni è raro che l’amore/Con amore si paghi. Ma un bel po’/Ne puoi comprare con cinquanta scudi. (George Byron, Don Giovanni )
http://www.cronachelaiche.it/2011/06/ma-il-vento-e-sempre-lo-stesso/

Berlusconi prima o poi finisce, ma certamente lascerà uno strascico maleodorante da cui sarà difficile liberarsi. Fallimenti in economia, incremento della spaccatura tra destra e sinistra,  scarsa credibilità internazionale, nessun passo in avanti nel contemporaneo. Non bastasse questo l’amoralità del premier ha portato – anche tra persone normali – ad avere reazioni esagitate per fatti poco significanti. Un paradosso poco profumato, che pure continua a tenere banco, è la campagna pubblicitaria della festa dell’Unità a Roma. Invece di soffermarsi sull’idea stessa della Festa, se sia il caso di tenere per così tanti giorni baracche installate in un posto bello di Roma  (ci sono persone che vengono qui una sola volta nella vita e si trovano davanti quella sorta di baraccopoli, un po’ come se andando a Petra trovassimo il Khazneh incappucciato), e soprattutto se sia legittimo contribuire al degrado romano con l’attacchinaggio di così tanti manifesti in maniera abusiva su ogni cm. di muro, le più brillanti intelligenze italiane si sono messe a discettare sulle ginocchia  della signorina ritratta. Il manifesto ritrae una gonnella che svolazza sulle ginocchia di una giovinetta per illustrare il claim “cambia il vento” . E’ vero, appena visto tutti noi che non ne possiamo più dell’uso distorto ed esagerato del corpo femminile nell’era del bunga bunga, abbiamo reagito come il cane di Pavlov.  Ma ad un secondo sguardo è doveroso ricordarsi che una minigonna rossa con le ginocchia in vista e le scarpette piatte, si associa ad altre stagioni in cui una veste mossa dal vento era simbolo di libertà e emancipazione per le donne. La campagna è composta da vari manifesti, tra cui il solito maschio con la cravatta che vola. Ovviamente nessun uomo (e donna) ha protestato perché la cravatta, oltre ad essere fuori moda da almeno un ventennio, è il nodo al quale non rinunciano  politici, banchieri e giornalisti/comparse rai. Cioè la scoria del maschio italico.
Siccome le prigioni spesso arrivano ad essere amiche (e non lo dice l’ammirevole Rita Bernardini, una congenere di cui dovremmo andare fiere, ma Emily Dickinson) si commentano le ginocchia della ragazzina e si applaude alle quote rosa nei cda senza chiedersi come in un paese che non riconosce il merito – neanche degli uomini – verranno selezionate le donne (che comunque anche se amiche faranno meglio). Oppure ci si accoda ai maschi di partito contro l’innalzamento delle pensioni alle donne – che andando in pensione prima, si occupano prima a tempo pieno dei vecchi e dei pupi di casa (e le operaie non c’entrano che il lavoro usurante è già riconosciuto) – senza dire nulla dei 4 miliardi di euro che ci sono già stati sottratti e che dovevano essere investiti nei servizi.  Del resto, molte donne hanno taciuto, quando non sono state complici, delle feroci critiche alle ministre pdl alle quali corrispondeva silenzio tombale per gli impresentabili ministri maschi, oppure, sempre silenzio, ai titoli sparati sulla mi... Brambilla quando qualche mese prima indossavamo la maglietta per difendere Bindi definita brutta da un mostriciattolo.   
Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi. Facciamo che almeno per una volta non sia vero.

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28/6/11 -  VatiRomItalia

Venite, la celebre
La santa Bottega
A prezzi di fabbrica
Vi scioglie, vi lega
Fa spaccio di meriti
Cancella peccati…
Venite! I solvibili
Saranno beati!
(Olindo Guerrini, 1877)

Mercoledì 29 giugno santi Pietro e Paolo patroni di Roma.  
Sarebbe più coerente per la città festeggiare  il 21 aprile, giorno in cui si ricorda il solco tracciato da Romolo e Remo. Come corretto sarebbe  festeggiare su scala nazionale il 20 settembre (entrata dei bersaglieri a Roma e fine dello Stato pontificio) piuttosto che  l’8 dicembre (Immacolata concezione) e il 6 gennaio (visita dei re Magi al bambino Gesù).
San Paolo esprime bene l’arroganza del cattolicesimo il cui unico scopo è la conversione e l’acquisizione del potere. La basilica di san Paolo sorge tra la Montagnola e la Piramide Cestia (in via Ostiense) teatro il 9 settembre 1943 del generoso tentativo di una parte dell’esercito e di volenterosi che si opposero ai tedeschi che stavano invadendo la città.
Quest’anno, alla vigilia della pasqua cattolica, un gruppo di zingari si accampò nei giardini della basilica di san Paolo e il sindaco di Roma, insieme alla direzione della basilica e la caritas, si mosse per reprimere gli occupanti, prima dividendo le famiglie non facendo rientrare quelli che si erano spostati per acquistare il cibo, poi offrendo denaro e colombe Bauli per mandarli via.  Oggi a spese del comune sono alloggiati in brutti locali della caritas. 
Paradossalmente (ma non sorprendendo) nessun eroico giornalista ha ricordato l’episodio squallido quando il papa ha ricevuto, qualche domenica fa, degli zingari. Invito, tra l’altro, tardivo. Mentre avveniva il loro sterminio ad opera dei nazisti nell’Europa bianca e cristiana i predecessori di Benedetto XVI  tenevano gli occhi ben chiusi, nonostante molti di loro  fossero anche cattolici.  Poco notato anche che il teocrate ha evitato di chiedere scusa, anzi li ha lodati per la loro sottomissione “che non ha preteso né Stati né riconoscimenti”.
Guarda caso tutte le scuse sono buone per il Vaticano di attaccare chi pensa diversamente da sé e prova ad alzare il capino. (E siccome in quelle parole si intravedeva una piccola critica ad Israele, il silenzio è stato tombale).  

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23/6/11 –  Penso che questo sia un nemico

Se avrò un solo momento di vita nell’Italia liberata dai Goti, quell’ultimo momento di vita voglio dedicarlo, come individuo libero, alla lotta contro la fede cattolica. Se morirò avendo distrutto nel cuore di un solo italiano la fede nella Chiesa cattolica, se avrò educato un solo italiano a vedere nella Chiesa cattolica la pervertitrice sistematica della dignità umana, non sarò vissuto invano. (Gaetano Salvemini, lettere, agosto 1930)
Il potere temporale sono i beni che i preti e i frati posseggono in tutti i paesi d’Italia: questi beni sono la forza di Roma in Italia, in Ispagna, e per tutto dove stanno. Togliete loro questi beni che essi hanno acquistato togliendoli alle vedove, ai pupilli, ingannando i creduli, vendendo il paradiso, ciurmando la buona gente: togliete questi beni ed avrete distrutto il potere temporale. I clerici faranno ogni sforzo per conservarli, verranno a tutte le transazioni: si faranno anche maomettani per ritenere i beni che sono la vita, la verità, il Dio vivo e vero per loro. E noi dovremmo transigere sopra ogni cosa: meno che su questa. Togliete i danari ai preti. E li vedrete diventare agnelli e udrete il papa dire: Possumus et volumus (Luigi Settembrini, Scritti vari, 25 maggio 1865)

Qualche giorno fa ho vissuto come protagonista un episodio che mai avrei immaginato nella mia vita da cui pure non voglio escludere nulla. Per una visita di “condoglianze”, nel soggiorno di casa mia, sul divanetto di pelle rigido, si è seduto nientepopodimenoche un religioso domenicano. Una figura inquietante – per me – fin dall’abito: una tonaca bianca con due piegoni e un mantello nero col cappuccio. I domenicani sono conosciuti come frati predicatori, nacquero nel 1215 per combattere l’eresia. Capirete, cari amici di NoGod, che avere nel soggiorno uno così, seppure ufficialmente ospite per ricordare insieme a me l’amico che era stato suo compagno al liceo, un filo di sudore sulla schiena c’è stato. Troppo vivi nei miei occhi gli affreschi tardocinquecenteschi  che mostrano il trionfo delle fiamme dei libri, le immagini del rogo di Giordano Bruno, le preghiere intorno agli eretici durante l’autodafè, i miseri giudei rimasti fuori dal ghetto e costretti a sentire le prediche dei frati per tutta la notte…  
Sarò troppo nervosa.
Forse.
Eppure credo che se anche tutte le idee e le posizioni devono essere ascoltate, sarebbe equo avere pesanti riserve su quelle di chi appartiene a sette fideiste.  Mi è sembrato incredibile che questo frate domenicano, un vero uomo di mondo e figura preminente all’interno della sua comunità (e che forse leggerà questa cosa), si sia spinto a darmi manforte quando gli ho raccontato di una pretesa volontà di imporre un funerale religioso al suo compagno di liceo, uno spirito libero sebbene battezzato, stigmatizzando come ignoranti incolti e poco rispettosi  del libero pensiero quei parenti conformisti che volevano imporre quella decisione. E pensare che io li avevo definiti solo sciatti e menefreghisti. Tradendo, seppure davanti a una persona irrecuperabile come me, la missione della Chiesa cattolica che è quella di rivolgersi e pascersi dell’ignoranza .   Si è anche mostrato  disponibile a dichiarare che per una persona che non crede, niente possono le preghiere perché l’onnipotente sa e giudica. Frasi in libertà che una persona di moderata intelligenza incasella nel giusto scomparto: quello delle parole in libertà per l’appunto.
Ma queste figure eleganti di preti invece di scoraggiare i credenti dubbiosi li alimentano, accarezzando gli incerti  dal verso del pelo. Credo che i più pericolosi sono i credenti moderati a qualunque religione appartengano.  Perché contribuiscono a creare una atmosfera confortevole e sicura agli estremisti – anche ai terroristi in nome della fede – perché promuovono l’idea della fede come verità assoluta. Obbligando poi tutti a un rispetto eccessivo della religione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


21/6/11 – Siamo umani, per favore (2)

Le cornacchie affermano che basta una sola cornacchia a distruggere il cielo. La cosa è indubitabile, ma non dimostra nulla contro il cielo, poiché il cielo significa appunto incompatibilità con le cornacchie (Franz Kafka, Gli otto quaderni in ottavo)

Alla fine del mese un gruppo di attivisti pacifisti italiani salirà sulle navi di Freedom Flotilla 2 per recarsi a Gaza. Ai pacifisti vanno tutti i nostri auguri per la buona riuscita della loro missione, e, soprattutto, li ringraziamo per il bello slogan “restiamo umani”. Se possiamo avanzare una richiesta ai nostri connazionali che a giorni si imbarcheranno, è di ricordare il soldato Gilad Shalit - l’anno scorso i passeggeri della flottiglia rifiutarono l’incontro con i famigliari del giovane - che venne rapito e non catturato da un commando che lo consegnò ad Hamas, cinque anni fa su territorio israeliano in una operazione di guerra.
Non c’è motivo di contestare la critica dura, per certi aspetti anche condivisibile, che i pacifisti muovono ai governi israeliani, ma lo slogan restiamo umani avrà più senso e forza se non presterà il fianco ai signori della guerra intrisi da fanatismo religioso violento e maschilista, e a regimi che ignorano sistematicamente i diritti delle persone, soprattutto delle donne. 
Sarebbe equo che sulla Freedom Flotilla, oltre alle bandiere palestinesi, campeggiasse un vessillo che ricordi come non è propriamente umano trattenere un prigioniero senza processo, senza visite di organizzazioni internazionali, colpevole, in definitiva, solo di esistere. Sarebbe una dimostrazione, oltre che di intelligenza, di essere umani. 

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18/4/11 – Siamo umani, per favore
Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sinerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente (non sempre perfetto ovviamente) e stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana (è appena il caso di ricordare come un presidente della Camera comunista inveì contro un ministro dell’Economia della sua coalizione che voleva eliminare l’iniquo privilegio dell’Ici alla Cei).
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

5/7/10 – Epilogo http://www.nessundio.net/blog/2010/07/05/4192/


17/6/11 -  La ciccia della questione

C’è solo un passo tra lo spargere sangue animale e lo spargere sangue umano (Isaac B. Singer)
L’articolo 98 del testo unico delle leggi elettorali per la Camera afferma che chiunque sia investito di un potere, di un servizio o di una funzione pubblica, nonché il ministro di qualsiasi culto, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni se induce gli elettori all’astensione

Gli olandesi amano gli animali ed è l’unico paese europeo dove ci sono deputati  del partito animalista. Grazie anche al loro contributo in questi giorni il Parlamento discuterà se mettere al bando la macellazione rituale che riguarda 364mila bestie all’anno. La macellazione halal (che riguarda il gran numero di musulmani di quel paese) e quella kosher (che riguarda i pochi ebrei olandesi), consiste in un solo unico colpo inferto da una lama affilatissima manovrata da un esperto che recide la giugulare e le vie respiratorie facendo morire immediatamente l’animale. Secondo musulmani ed ebrei, come è noto accomunati in molti riti del vivere e del morire, è fondamentale che l’animale soffra il meno possibile. Il divieto per questo tipo di macellazione è già in vigore in Svezia e Austria, ma in Olanda il dibattito è più pruriginoso perché, e soprattutto è la sparuta comunità ebraica olandese che lo ricorda, fu il primo provvedimento emanato dai nazisti che settanta anni fa invasero il paese. I liberali al governo e i socialisti all’opposizione sono favorevoli al divieto, mentre Geert Wilders, capo del partito nazionalista anti-islam, è fortemente imbarazzato. Dopo aver disprezzato apertamente l’islam accomunando in un unico pentolone tutti i lettori del corano come terroristi  riducendo al ghetto anche quelli che respingono l’estremismo, adesso è in difficoltà perché per accreditarsi politicamente aveva cercato l’appoggio degli ebrei ortodossi vilipesi dagli estremisti islamici e che sono maggiormente legati al rispetto della kasherut.  E ben gli sta, a lui e ai suoi elettori, perché quando si fa politica e si vota non seguendo l’intelligenza ma la parte emotiva e bassa del corpo prima o poi se ne pagano le conseguenze.
Anche se in apparenza l’animale è il protagonista del dibattito, sembra che in gioco ci sia ben altro. L’interesse dei bovini, pecore, polli e capre, è, con tutta evidenza, quello di non essere ammazzati: che siano storditi con una scarica elettrica o che gli vengano recise le giugulari, non cambia la sostanza del problema.  Prova ne è che il dibattito parlamentare  non ha coinvolto la maggioranza di cittadini laici, tra cui musulmani ed ebrei, che sono la maggioranza in Olanda così come nella maggior parte del mondo.  Perché è opportuno ricordarlo continuamente che le persone nel mondo che si alzano dal letto la mattina col chiodo di Dio in testa è una minoranza nel mondo. Ma è anche utile ricordare che le diete vegetariane ben calibrate sono adatte alle persone in tutti gli stadi del ciclo di vita, compresa la gravidanza, l’allattamento, l’infanzia e l’adolescenza. Hanno un apporto minore di colesterolo e grassi saturi e un apporto maggiore di fibre, magnesio, potassio, vitamine C ed E, folacina, carotenoidi, flavonoidi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Glossario
Si chiama schechità la macellazione rituale ebraica secondo le regole della kasherut, cioè l’insieme di norme che regola la vita degli ebrei anche per quanto riguarda l’alimentazione. A effettuarla è lo schochet, un ebreo religioso. La schechità è eseguita con una lama affilatissima che recide la trachea, l’esofago, le carotidi e le giugulari, facendo attenzione a che l’animale non soffra. La morte è istantanea. La macellazione islamica è considerata halal (consentita), quando la dhabiba, ovvero la recisione della gola dell’animale, avviene in modo da risparmiare all’animale sofferenze inutili.  Per gli islamici il macellaio non deve essere religioso, ma l’animale deve essere rivolto verso la Mecca.
 

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22/10/10
- “Se niente importa” è un bel libro di Jonathan Safran Foer (Guanda, € 18), insieme racconto, inchiesta e testimonianza. L’autore invita alla riflessione, mostrando nel dolore degli animali – e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è più debole e senza voce – il confine fra umano e inumano, fra chi accetta senza riflettere le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione. Foer ha percorso gli Stati Uniti visitando gli allevamenti dove gli animali, dai maiali alle galline, dalle mucche alle pecore, vivono in spazi ristretti, spesso impilati sicché quelli nelle gabbie sottostanti vivono sommersi dagli escrementi. Gli animali sono sottoposti a regimi alimentari impropri, tra cui massicce dosi di farmaci. Sono animali malaticci inviati nei mattatoi dove vengono uccisi con scariche elettriche e spesso sono ancora vivi mentre, sul tapis roulant, si avviano alla dissezione.
Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con la quale ha stabilito che la carne proveniente da animali che non sono stati storditi prima dell’uccisione devono avere una etichetta che riporta l’informazione. Benissimo, è una norma in più che potrà assolvere i carnivori. Nel riportare la notizia alcuni organi di stampa, Padania in testa, hanno attribuito la mancanza di intontimento dell’animale alla sola macellazione halal, cioè quella in uso tra gli islamici. Non è il solito attacco xenofobo, è anche crassa ignoranza. In Italia la macellazione avviene in mattatoi controllati dalle Asl che garantiscono lo stordimento agli animali. La macellazione rituale halal è la stessa che usano gli ebrei, cioè col taglio netto alla giugulare affinché l’animale muoia sul colpo, perché, come viene prescritto ritualmente “l’uomo è superiore all’animale ma non ne è il padrone”.  A Roma ebrei e musulmani - che macellano nell’unico mattatoio comunale che esiste in città -  hanno raggiunto un accordo per cui i musulmani prendono i quarti posteriori giacché gli ebrei consumano solo i quarti anteriori dell’animale.  Si ipotizza di macellazioni clandestine, ma non sono legate a riti religiosi, quanto piuttosto a mercato (nero) parallelo, pericoloso perché manca il controllo sanitario degli animali.  
Questi riti legati al cibo, seppur razionalmente difficili da spiegare, sono molto importanti per chi vuole identificarsi con la sua religione/cultura, perché aiutano a mantenere un baluardo all’assimilazione e a fortificare la propria identità.  Del resto nessun ateo intelligente  desidererebbe mai l’assimilazione di chi ha una religione che trasformi i singoli in greggi ammaestrati, perché è lo spazio pubblico che deve essere neutro, mentre  per la propria vita personale ognuno si regola come preferisce. Accreditare come ha fatto la stampa deteriore che la macellazione rituale non prevede lo stordimento dell’animale, è il solito rimescolamento del fango che serve a fomentare guerricciole di cui proprio non si sente il bisogno.  Le uniche necessità che ha un paese sano sono regole certe per tutti, anche per gli animali.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


15/6/11 – L’alba del (neo)nazismo

Ahi giorno sovra gli altri infame e tristo,
Quando vessil di servitù la Croce
E campion di tiranni apparve Cristo!
(Giosuè Carducci, “Voci di preti” in Juvenilia)

Principali partiti di estrema destra e xenofobi con accanto il nome del leader : AUSTRIA , Partito della liberta (Fpo), Heinz-Christian Strache/Alleanza per il futuro dell’Austria (Bzo), Josef Bucher, BELGIO, Nuova alleanza fiamminga, Bart De Wewer, BULGARIA, Ataka, Volen Siderov, DANIMARCA, Partito del popolo, Pia Kjaersgaard, FINLANDIA, Veri finlandesi, Timo Soeni, FRANCIA, Fronte Nazionale, Marine Le Pen, GRAN BRETAGNA, Partito nazionale britannico, Nick Griffin/Partito per l’indipendenza (Ukip), Nigel Garage, ITALIA, La Destra, Francesco Storace/Lega, Umberto Bossi, OLANDA, Partito della libertà. Geert Wilders, POLONIA, Lega delle famiglie polacche, Witold Balazak, REP.CECA, Sovranità, Jana Bobosikova, ROMANIA, Grande Romania, Corneliu Vadim Tudor, SLOVACCHIA, Partito nazionale, Jan Slota, SVEZIA, Democrazia svedese, Jimmie Akesson, UNGHERIA, Jobbik, Gabor Vona

Finalmente l’Ue alza (piano) la voce  sulla punitiva legge sull’aborto  http://www.uaar.it/news/2011/06/12/ue-chiede-ungheria-di-fermare-la-campagna-anti-aborto/  come segnala il sito  www.uaar.it.
L’Ungheria  attualmente è alla presidenza del semestre europeo. Nonostante il Paese sia così esposto è riuscito (il 18 aprile) ad approvare la nuova Costituzione con 262 voti a favore e 44 contrari. Il Paese, o meglio la nazione, basa la sua identità su una tradizione cristiana e che individua nella famiglia il presupposto  della sua unità e civiltà. Contrari a questa anacronistica impostazione le opposizioni, Socialdemocratici e Verdi, ma anche il partito ultranazionalista e xenofobo Jobbik.  Il premier Viktor Orban ritiene che la nuova Costituzione è il compimento del processo di democratizzazione avviato con la fine del comunismo. Infatti, fino a questa nuova stesura, la Carta in vigore era quella del 1949 opportunamente modificata nel 1989. Quello che maggiormente turba è il continuo e fuori tempo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo attimo del concepimento. L’incipit della Costituzione è “O Signore, benedetta sia la nazione ungherese”, e subito dopo viene omaggiata “la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta la Nazione ungherese”. Questo riferimento è incredibilmente grave per un paese che siede in Europa, perché Stefano è stato il primo re magiaro che sconfisse un pretendente non cristiano imponendo con la forza il cristianesimo in un paese che era un mosaico di etnie e religioni. Per questi motivi la Costituzione nel suo preambolo conferma l’indissolubilità del legame al cristianesimo. Sulla famiglia la Costituzione afferma che il Paese si basa sulla famiglia e non esistono spazi “per stili di vita alternativi”.  Stupisce tanto silenzio indifferente da parte europea che – difficile negarlo - sembra un déjà vu.
Era immaginabile che con la  fine del nazifascismo,  dell’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica e con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema  si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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17/12/10 Viktor Orban, premier ungherese, è uno dei buoni amici stranieri di Silvio Berlusconi (come Putin, Gheddafi, Lukashenko, Chavez, Bertone).  L’Ungheria è un paese di cui si parla poco, al più qualcuno di noi è stato a Budapest la bella città attraversata dal Danubio.  Nel primo semestre del 2011 il paese avrà la presidenza dell’Unione europea, ma, è legittimo chiederselo, all’Europa va bene? In questi giorni alcuni quotidiani ungheresi sono usciti con le pagine bianche per protestare contro una norma che entrerà in vigore a gennaio e che limiterà la libertà di stampa. Sarà istituito un organo di controllo, cinque membri di nomina politica, lottizzato interamente da Viktor Orban.  In questo modo tutti i media ungheresi saranno controllati dai partiti di governo - tra cui anche Jokkib partito xenofobo di ispirazione nazista – e saranno sanzionati ad ogni piccolo sgarro. Con multe così salate da decretare la chiusura di giornali e emittenti radiotelevisive. Orban dispone di oltre i due terzi del Parlamento, una maggioranza che gli consente di poter cambiare la Costituzione.  Qualcuno ne parla?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/6/11 – Più realisti del re

Il  bigotto  rende ciò che è essenziale secondario, e ciò che è secondario essenziale (Benedetto Carucci Viterbi, rabbino)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

L’ orgogliosa marcia dell’Europride - che si è svolta sabato 11 giugno e che si è conclusa con tanto di lettura del messaggio del Segretario di Stato Clinton che ha ricordato come i diritti degli omossessuali siano diritti umani e con Lady Gaga , per la cui presenza si è mosso in prima persona l’ambasciatore Usa in Italia operando una sorta di cooperazione verso un paese in via di sviluppo diritti civili -  non dovrebbe lasciare indifferente la classe dirigente del nostro amato  Paese.  Il  tartagliante videomessaggio di Alemanno, al quale un ufficio stampa normale avrebbe suggerito almeno una photo opportunity  con l’artista, ha mostrato plasticamente come i politici italiani non vivano nel secolo.  In ogni democrazia – anche sedicente – sui temi fondamentali dei diritti civili si aprirebbe un dibattito, si confronterebbero le opinioni anche alla luce della trasformazione dell’Italia in una società multietnica . Ma il timore di dispiacere gli uomini vaticani nell’affrontare argomenti laici, cioè che interessano tutti,  è troppo forte. La destra populista oggi al governo concede grandi favori alla teocrazia erodendo il bilancio pubblico, ed è genuflessa sugli argomenti che potrebbero trasformare il Paese in un paese moderno. Dal canto suo la sinistra è tentennante ancora oggi su temi che ritiene minoritari e borghesi, mentre è noto che la mancanza di diritti civili colpisce soprattutto chi ha meno. Non è possibile dimenticare il comportamento defilato tenuto dai partiti di centro sinistra in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e il pasticcio incredibile sul biotestamento. Quando si parla di vita e di morte, argomento dove lo Stato non dovrebbe sopportare scelte ideologiche religiose,  beh, perfino su quei temi, i partiti pensano di poter dire la loro schierandosi sempre a favore della arretrata dottrina cattolica che non riguarda la maggior parte degli italiani.  E ancora, come non citare i limiti imposti alla ricerca sulle staminali così come piace alla Santa Sede, e  l’assenza di una idea forte sulla scuola pubblica.
Stupisce che Vladimir Luxuria - a meno che non abbia fatto ironia - all’indomani della manifestazione Europride, chieda di essere ricevuta insieme alla comunità glbt dal papa così come il re vaticano ha fatto con i rom. A parte che  andrebbe denunciato  che l’invito papale agli zingari è assai tardivo, perché mentre avveniva il loro sterminio ad opera dei nazisti nell’Europa bianca e cristiana i predecessori di Benedetto XVI tenevano gli occhi ben chiusi, e ha evitato pure di chiedere scusa lodandoli per la loro sottomissione “che non ha preteso né Stati né riconoscimenti”,  ma qual è la controparte di Luxuria? Lo Stato italiano, l’Unione europea, il Vaticano? Va bene tutto, l’importante è chiarirsi se la nostra bandiera è il tricolore o il vessillo giallobianco.
Non solo la mancanza di chiarezza laica rende più limacciosa la nostra vita, ma il bigottismo politico devasta le nostre città. Si pensi per un attimo la figura che i romani fanno ogni giorno che un cittadino scende alla stazione Termini, e trovano ad accoglierli l’inopportuna statua di Giovanni Paolo II. Che mai la Santa Sede avrebbe collocato sotto l’oppressivo, ma bello, colonnato di piazza san Pietro, mentre Roma se la trova sul groppo  nella sua assoluta incongruità. Il Campidoglio, sopraffatto dalle critiche per una statua così grande in un angoletto così piccino, ha istituito una commissione di esperti (che ovviamente ha un costo) che ad oggi ha stabilito che un simile mammozzone sarebbe meglio collocarlo in un interno.  Resterà lì, si consumerà col guano dei piccioni, e sarà lo spartitraffico per il 75, il 649…
Intanto il 4 luglio al Vaticano si svolgerà la mostra “Splendore della vita e bellezza della carità” per festeggiare il sessantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Ratzinger.  Sono stati invitati grandi artisti tra cui Anish Kapoor, Bill Viola, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sandro Chia, e architetti come Daniel Libeskind, Zaha Hadid, Santiago Calatrava. La lista degli invitati ci mostra che alla Santa Sede gli artisti li conoscono. Lasciano ad Alemanno e a Roma, cioè al cortile di casa, quelli meno eclettici che si esercitano con statue di bronzo che fanno arrossire. Anche se l’installazione  di Gran Premio II di Oliviero Rainaldi va considerata più che per la sua bruttezza (opinabile come qualsiasi opera d’arte) per la sua   inopportunità.  
La chiusa è la solita: diamoci una svegliata per favore, altrimenti somigliamo a Venditti-Corrado Guzzanti quando canta : “subiamo abusi, insulti e corruzione, ma ci arrabbiamo per l’esondazione dell’Aniene”. In fin dei conti è solo un affluente del Tevere. In fin dei conti invece di tre colori sulla bandiera due.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Segnaliamo agli attenti lettori di NoGod il convegno su Vittorio Castiglioni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma dal 1903 al 1911.  Castiglioni è stato uno studioso delle teorie evolutive di Darwin che apprezzava, e si interessò alla cremazione. Mercoledì 15 giugno alle 16.30, Centro Bibliografico UCEI, Lungotevere Sanzio 5, Roma .


11/6/11 – In televisione

L’amore è dei coraggiosi. Tutto il resto è coppia (G.L.)

Mentre il servizio pubblico della rai si barcamena su come sostituire il programma annozero, su Fox dal 21 giugno (e su Cielo in chiaro da ottobre) parte una serie che sembra interessante per il