LA PAGINA DI TIZIANA 2010

(Tutti i Libri di Luigi Ficacci - Viaggio nella Memoria, Mauthausen 2010 - di Angela Cannizzaro, VEDI

30/7/10 – Atti contro natura (2)

Er prete è un coso nero contro la Patria e la modernità (Trilussa)
Molti religiosi sono sospettosissimi. Sembra che – per motivi puramente religiosi, si intende – sull’iniquità la sappiano moto più lunga dei reprobi (Kipling)
Il sesso è  l’ossessione dei maschi celibi invecchiati dentro le gerarchie che hanno fatto del corpo la loro dolorosa prigione, in nome di uno Spirito che campa nutrendosi di divieti, condanne e altrui sofferenze (Pino Corrias)

Nei giorni di fango in cui in Germania si parlava degli orrori della pedofilia clericale, il teologo tedesco David Berger, scandalizzato dall’accostamento tra omosessualità e pedofilia, decise di scrivere sul quotidiano Frankfurter Rundschau  un editoriale per fare outing sulla sua omosessualità e in cui affermò che le posizioni della Chiesa cattolica sull’argomento erano ipocrite e bigotte, e, soprattutto, causa della crescita dell’omofobia. Contestualmente decise di dimettersi dalla direzione della rivista conservatrice Theologisches.
A distanza di tre mesi è stato licenziato dalla pontificia Accademia San Tommaso d’Aquino, congedo che Berger  contesta in quanto sostiene che il catechismo del 1992 vieta l’atto omosessuale ma le persone omosessuali devono “essere accettate con rispetto compassione e sensibilità”.  
Non amando nessun tipo di esclusione e/o deferimento sia pure per un prete, auguri a Berger.  Però è bene ricordare che nell’ottobre del 2005 un documento ufficiale della Santa Sede impartiva le modalità per accogliere aspiranti sacerdoti, reiterando il divieto di dare gli ordini sacri a quanti praticano l’omosessualità, ma anche a quelli sospettati di sostenere la cultura gay o anche di presentare “tendenze omosessuali profondamente radicate anche senza metterle in pratica”. Nella revisione del catechismo del 1997 è stato inserito un passaggio in cui si dice che l’inclinazione omosessuale è “oggettivamente disordinata”. E nel catechismo degli adulti curato dalla Cei, l’omosessualità è trattata nel paragrafo Disordini sessuali insieme a masturbazione, fornicazione, prostituzione, adulterio, incesto e stupro.
Quando l’Onu, su proposta (2009) del presidente francese Sarkozy e con le firme di 27 Stati dell’Ue, avanzò una risoluzione che chiedeva la depenalizzazione dell’omosessualità nelle legislazioni del mondo, il Vaticano insieme ai Paesi islamici fondamentalisti rifiutò di aderirvi. Lo stesso rifiuto si ebbe anche nel gennaio 2006, quando il Parlamento europeo approvò una risoluzione contro l’omofobia con la quale si invitavano i parlamentari europei a condannare “ogni avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e dei transessuali, e di legiferare contro “le discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso”.  Su pressione del Vaticano  gli europarlamentari italiani di Forza Italia (oggi confluiti nel Pdl), Udc, Lega e Margherita (oggi confluiti nel Pd), ligi alle volontà d’Oltretevere si schierarono contro il progetto anti-discriminatorio.
Abbiamo sentito le voci delle gerarchie anche in seguito alla scontatissima inchiesta di Panorama: “venite allo scoperto invece di approfittare dei benefici della tonaca”.
Per la mia cultura l’agire della Chiesa cattolica è criminoso. Ed è da criminali avere rapporti con questa gente.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

26/7/10 – Atti contro natura 1, http://www.nessundio.net/blog/2010/07/26/4266/


29/7/10 – Bugie estive

Estate/ sei calda come i baci che ho perduto/ sei piena di un amore che è passato/che il cuore mio vorrebbe cancellare/ odio l’estate

I telegiornali impacchettati da veri professionisti nell’arte di rivestire il nulla con pomposità fanno diventare l’ ESODO* dei vacanzieri il fatto del giorno per tutta l’estate.  Dopo le risibili interviste sul caldo – mai una domanda ai padroni del vapore sul perché gli autobus romani abbiano aria condizionata rara, perché siano state rimosse le pensiline alle fermate dell’autobus proprio a luglio … - i  cosiddetti giornalisti si spostano sui caselli dell’autostrada a chiedere dove andate, quanto vi fermate, quando tornate. 
La scorsa settimana la ministro del Turismo Brambilla, ha presentato l’indagine quantitativa sui comportamenti turistici degli italiani.  Il dato boom è che 30 milioni di italiani hanno pianificato una vacanza tra luglio e settembre contro il 25.9 dell’anno scorso.  Dice Michela Vittoria Brambilla che il turismo è la prima attività produttiva del Paese, però (e si para il culo) non ci sarà aumento del fatturato perché gli albergatori hanno ridotto i prezzi.
Notizia per i boccaloni e i minzolini alla quale ha reagito subito (il disfattista e forse comunista) Trefiletti di Federconsumatori  che ha chiesto al ministro di essere realista e di non diffondere “dati mendaci”. Secondo l’organizzazione “la contrazione dei flussi turistici per questa stagione sarà preoccupante, con una caduta sotto la soglia del 40% dei cittadini che potranno usufruire di una vacanza”. Anche Cinzia Renzi di Fiavet (Fed. italiana associazione imprese viaggi e turismo) conferma i dati sulle 13mila agenzie di viaggio che denunciano gravi carenze di prenotazioni. Per il presidente degli albergatori Bernabò Bocca il 46,3% degli italiani non si muoverà, e uno su 4 lo farà per mancanza di soldi.
Come se non bastasse, paesi nostri diretti competitori come Turchia, Spagna, Grecia  utilizzano il da noi poco utilizzato sistema all inclusive che assicura spese certe e contenute.
Nella vacanza italiana l’albergo e il ristorante rappresenta il 60% mentre il 40% va in trasporti e tempo libero. Il tempo della vacanza si contrae e il fatturato scende. Visto che il governo ha pensato bene di ripristinare un ministero che era stato cancellato con un referendum popolare, almeno che questo dicastero provasse a mettere a punto le strategie per implementare il turismo nei prossimi secoli invece di partorire imbarazzanti e inutili spot.
Del resto come pensare alle vacanze con disoccupazione, cassa integrazione e blocco dei contratti per milioni di lavoratori? Che però non esistono nel paradiso di bugie dei telegiornali di Vaticalia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

        Ci sia permesso ricordare ai giornalisti, gli stessi con i quali siamo stati solidali sulla questione legge-bavaglio, ma dai quali vorremmo qualche cosa di serio di tanto in tanto, che la parola esodo non vuol dire spostamento in massa, ma spostamento in massa forzoso. Potrebbero ad esempio utilizzarla qualora volessero descriverci lo spostamento di aquilani dalla loro città distrutta alle newtown e negli alberghi della costa.
T.F.  


26/7/10 – Atti contro natura

All’ospedale Gaetano Pini di Milano, un giovane gay non ha potuto donare il sangue. E’ giusto? Si 31,4% No 68,6% (sondaggio corriere.it)

L’espressione contro natura è una terminologia utilizzata dalla Chiesa cattolica riguardo la morale sessuale. Ma la teologia cristiana ignora la natura perché guarda attraverso gli occhiali del creazionismo, che considera le persone e l’universo  un dono di Dio. Sembra un paradosso quindi il richiamo alla natura da parte di chi alla natura non crede. Ma, è anche incredibile che la Chiesa cattolica che sentenzia, giudica, condanna con grande sicumera, basi le sue sicurezze su fonti  labili.  Nel catechismo di Pio X (papa dal 1903 al 1914) la sodomia era tra i quattro peccati  che gridano vendetta al cospetto di Dio, gli altri tre sono omicidio volontario, oppressione dei poveri, frode. Gridano vendetta, cioè provocano la punizione divina come nel Genesi viene distrutta la città di Sodoma.  Però, l’assunto che il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo si rifacciano alla Bibbia è una affermazione quanto meno gonfiata (i fatti del cristianesimo sono narrati nei Vangeli). Come si sa nel libro si racconta la storia del popolo di Israele e non ha un carattere propriamente religioso come vogliono sostenere i cristiani, ma è piuttosto un romanzo epico (come i più noti e non sfruttati a fine religioso Iliade e Odissea) . Nell’episodio biblico a cui la Chiesa romana si richiama per condannare l’omosessualità, non c’è questa assertività, tanto che  Dio  si lamenta perché il popolo non ubbidisce e discute su ogni cosa. I cristiani dicono di essere figli di Abramo, ma Abramo contratta con Dio: se a Sodoma esistono cinquanta giusti… o anche un solo giusto tu distruggeresti con una pioggia di fuoco la città di Sodoma? E dice a Dio : il giudice di tutta la terra non giudica secondo giustizia (Genesi 18:25-32).   L’omosessualità era molto diffusa tra i popoli mediorientali nel periodo storico dei fatti raccontati nella Bibbia, ma non era comune, secondo il libro, tra gli Ebrei. Raccontiamo l’episodio: Lot viveva a Sodoma quando due angeli arrivarono in città e Lot li invitò ad entrare a casa sua per mangiare e riposarsi. Rapidamente si sparse la voce che a casa di Lot c’erano due uomini bellissimi e presto una folla di uomini anziani e giovani si recò in quella casa chiedendo: dove sono gli uomini che sono venuti da te? Falli uscire. Lot comprese che gli abitanti di Sodoma volevano violentare i suoi ospiti, e decise, pur con dolore, di offrire le sue due giovani figlie vergini  pur di salvaguardare i sui ospiti. La folla allora si scagliò contro Lot per sfondare l’uscio, ma i due angeli afferrarono Lot e colpirono la gente di fuori con un bagliore accecante, così essi si affannarono inutilmente a cercare un’entrata (Genesi 19:1-11)
Secondo molti commentatori in questo passo il peccato va ricercato nella concupiscenza di “cosa altrui”. Nel Levitico (che elenca le regole che gli ebrei devono osservare), l’omosessualità è comunque da evitare. Non dovrete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con la donna: è una pratica mostruosa (Levitico 18:22). Perché tanta severità per pratiche così poco conosciute tra gli Ebrei? Probabilmente perché l’omosessualità è intesa come mezzo di culto a divinità pagane, come leggiamo in Deuteronomio 23:17, dove si fa riferimento al prostituto sacro. Però troviamo anche passi delicati e che ci indicano rapporti omosessuali improntati a grande tenerezza. Il primo episodio è riferito a David, futuro re di Israele, e a Gionathan, figlio di re Saul. Il loro è un rapporto intenso e per l’amore che gli portava, Gionathan fece giurare David, perché:
l’amò più di un fratello (I Samuele 18:4), David, l’amò come l’anima sua (I Samuele 18:1) E David dopo la morte dell’amico dirà: Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna (II Samuele 1:26). E lo stesso Saul dirà al figlio : Figlio di una donna perduta! Non so forse  che sei legato al figlio di Isaia, a vergogna tua e a vergogna della nudità di tua madre?(I Samuele 20:30).. La Chiesa cattolica ha un giudizio sprezzante sulle donne, quindi non prende neanche in esame di giudicarle per la loro omosessualità, ma nella Bibbia troviamo anche passi che riguardano l’amore fra donne.  Il racconto riguarda Ruth che, rimasta vedova , potrebbe ricongiungersi alla sua famiglia  ma chiede alla suocera di rimanere con lei: non chiedermi di abbandonarti, lasciami venire con te, dove tu abiterai abiterò con te. Solo la morte potrà separarmi da te (Ruth 1:16-20) . Ruth decide di rimanere con Noemi e leggiamo che si unisce a lei (davka bah) proprio come leggiamo nel Genesi quando un uomo lascia padre e madre per unirsi alla donna (davka) . Sotto al cielo e nei libri esistono molte più realtà di quante sembra comprenderne la Chiesa cattolica e sant’Agostino (se si offende l’ordine naturale si offende Dio stesso in qualità di ordinatore della natura).  E’ complesso coniugare il cristianesimo e la modernità soprattutto quando non si ha nessuna propensione e interesse per la concezione postcreazionista – e quindi naturale – del mondo e delle persone.

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 24 /7/10 – Magic Italy

“Discendere dalle scimmie! Oh caro, speriamo che non sia vero. Ma se lo è, allora preghiamo che non si sappia in giro” (la moglie del vescovo di Worcester, Inghilterra, dopo che fu illustrata la teoria evolutiva di Darwin)

Immagino sia molto provinciale lamentarsi per una minivacanza di una settimana, alla quale peraltro nessuno mi ha costretta, in un posto incantevole della costiera amalfitana, in un albergo che, secondo classifiche non so da chi stilate, ha la piscina più bella del mondo. Francamente non so se veramente Caruso sia passato di qui cantando, ma quello che mi sorprende e al contempo scoccia è che in quest’albergo lussuosissimo la connessione internet è considerata una richiesta da marziani e il solo computer dell’albergo è nella reception.  Ora, come dicevo all’inizio, per una vacanza di una settimana si parte col solo bagaglio a mano, e non ci si trascina dietro il computer, per quanto piccolo ingombrante, con tutti gli annessi e connessi che ti fanno sembrare da subito una rompiscatole agli eventuali compagni di gita. Quindi, dopo le opportune rimostranze, l’albergo, che è in effetti molto bello, mi ha dato la possibilità di utilizzare un piccolo computer. Questa premessa per dire che l’accesso a internet è più facile nelle tende beduine, nel deserto dei Gobi, nelle distese della Patagonia piuttosto che nella magic Italy (nonostante  spot del premiere)

Come abbiamo più volte scritto, le cose delle donne non sono rilevanti politicamente. Quindi non c’è niente da sorprendersi che sia passata come acqua sul marmo la decisione dei giudici della Corte costituzionale che ha bocciato la norma riguardante la carcerazione immediata per gli stupratori decisa con un decreto legge lo scorso anno. Secondo i giudici della Consulta non può essere tolta al magistrato la facoltà di disporre misure alternative al carcere per chi stupra una donna o un bambino. Il decreto legge, come si ricorderà, fu voluto fortemente dalla ministro Carfagna in seguito ad una ondata di stupri e forse anche in virtù che uno dei must del governo era l’ordine pubblico.  La motivazione della Corte osserva che “per quanto odiosi e riprovevoli, i fatti che integrano i delitti in questione ben possono essere e in effetti spesso sono meramente individuali e tali, per le loro connotazioni, da non postulare esigenze cautelari affrontabili solo e rigidamente con la misura massima”.  L’unica risposta alla decisione, al momento, solo quella della ministro per le Pari Opportunità che ha detto: “non esiste e non possiamo accettare una classifica della brutalità… chi violenta una donna o un bambino deve entrare in carcere da subito. L’intervento della Corte è lontano dal sentire dei cittadini e ci allontana dalla tolleranza zero contro i crimini sessuali”.
E’ probabile che il silenzio della partitocrazia sia stato determinato dal caldo, da una certa simpatia per i giudici che va (un po’ troppo) forte in certi settori, dalla forte antipatia che i ministri di questo governo si attirano pure quando, come in questo caso e non me ne vengono in mente altri, hanno ragione. Certi silenzi,  numerosi per la verità, quando provengono dal secondo partito italiano, provocano un forte imbarazzo a quelle persone che hanno votato per il Pd.
Molte righe invece sono state scritte sul caso del giudice israeliano che ha condannato per stupro un uomo che intratteneva rapporti sessuali con  una donna  alla quale aveva taciuto il suo status di sposato con prole oltre alla sua etnia. Ovviamente la sentenza è stata un buon motivo per la stampa vaticaliana per sottolineare il razzismo israeliano-ebraico. E magari sarà pure così. Non sarebbe stato male però scrivere che le maglie della condanna per  stupro in quel paese sono molto elastiche e molto benevole – o paternaliste – nei confronti delle donne. Casi come quello riportato si verificano con una certa frequenza nei tribunali. Lo scorso anno destò un certo scalpore la vicenda di un funzionario governativo che otteneva sesso  promettendo licenze di costruzione. La sua carriera di bugiardo è terminata con il licenziamento, la condanna per millantato credito e stupro. Forse eccessivo, ma punire le menzogne, che spesso feriscono gli ingenui cuori innamorati, non è male.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

 


20/7/10 – Oggi parliamo di donne (3)

C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre, la donna (Pitagora)

Nel prossimo anniversario della morte di Benazir Bhutto, uccisa il 27 dicembre del 2007 dagli estremisti islamici, verrà presentato ufficialmente un partito politico pachistano interamente femminile, Girls of Bhutto. La leader, Uraima Satmar, era amica e collaboratrice di Bhutto. Il nuovo partito godrà dell’aiuto del Movimento nazionale unito, una formazione di immigrati indiani,  il cui obiettivo è la lotta ai talebani.  Satmar dice che Bhutto è un modello per molte giovani pachistane che sono stanche dell’estremismo islamico e dello strapotere maschile ammantato di principi pseudo religiosi.
Oggi nel Pakistan le donne sono costrette  a girare con il burqa, le bambine hanno un limitato accesso all’istruzione, le mogli e le figlie sono completamente assoggettate a padri e mariti.  Le madri non hanno nessun ascendente sui figli maschi che vengono instradati alle scuole coraniche.  Nelle zone rurali diverse donne sono state lapidate per adulterio, in seguito a processi più che sommari.  Per punire mogli infertili, o per altri futili motivi, i mariti tirano acido corrosivo in faccia alle loro donne, senza che nessuna autorità intervenga per porre fine allo scempio. Nelle grandi città, Peshawar, Islamabad, Karachi, si parla di costituire squadre di polizia anti-acido, ma si prende tempo perché il governo centrale teme di mostrarsi troppo puntuta con i talebani.  Dai primi giorni di agosto una piccola emittente televisiva,  trasmetterà un talk condotto da donne sfigurate con l’acido che inviteranno un ospite in studio a parlare della questione.
Sarà difficile fermare i fanatici talebani, forse le donne ce la faranno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.direfarepensare.it/InRicordodiBenazirBhutto.html


18 /7/10 – Oggi parliamo di donne (2)

Non distinguo più l’inverno dall’estate dallo stato dell’erba o dell’erica delle lande, ma dal vapore o dal gelo che si formano sui vetri. Io che un tempo camminavo nei boschi di faggi ammirando il colore azzurro che prendono le penne della gazza quando cadono, io che incontravo sul mio cammino il vagabondo e il pastore… vado di stanza in stanza, col piumino in mano  (Virginia Woolf,  Le Onde)

Forse è il troppo amore, possibile l’emulazione, o anche – perché no – il gran caldo di questi giorni. Scuse  balorde che servono a  non guardare in faccia la verità, a rassicurarci, anche su quegli uomini che, magari per un po’, facciamo camminare vicino a noi.  E’ possibile che la realtà sia molto peggiore. La violenza degli uomini è profonda e trae la sua linfa dalla storia del Paese. 
Nel libro di Caterina Soffici, Ma le donne no*, si fa il punto su alcune date fondamentali: fino al 1963 era in vigore lo ius corrigendi che dava al marito il diritto di colpire la moglie accusata, a suo personalissimo giudizio, di aver commesso errori. Fino al ’68 l’adulterio era reato, le donne potevano essere incarcerate per due anni mentre gli uomini – a meno che non destassero un eccessivo scandalo pubblico - potevano tradire tranquillamente la moglie. Fino al 1975 l’uomo esercitava la patria potestà su tutta la famiglia. Solo l’introduzione del nuovo diritto di famiglia ha abolito la potestà maritale dando pari diritti ai coniugi. E il delitto d’onore, quello che fa rovesciare le budella ogni volta che un fanatico musulmano uccide la moglie e fa scrivere fiumi di inchiostro ai civilissimi compatrioti senza memoria?  Fino all’81 era in vigore nel nostro ordinamento,  e l’uomo che uccideva la moglie, la figlia, la sorella, “nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della sua famiglia” aveva diritto a tutte le attenuanti e subiva una pena dai tre ai sette anni. Ma se la donna uccideva il marito per lo stesso caso, era condannata all’ergastolo.  Solo nel 1996, dopo un faticoso dibattito durato venti anni, è stata approvata la legge sulla violenza sessuale, dichiarando il reato contro la persona e non contro la morale. Sono date che dovremmo ricordare ogni volta che un uomo ammazza una donna perché è geloso, è debole, è passionale.
Ci vogliono tanti anni per cambiare la testa di un popolo. I maschi italiani – a volte pure quelli che amiamo - di strada ne devono fare ancora tanta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*http://www.nessundio.net/libri.htm (25/2)
http://www.youtube.com/watch?v=0XgcrupDQFk
http://www.youtube.com/watch?v=sXdx6icfzuQ
http://www.youtube.com/watch?v=HON2XYn8Q2w


15/7/10 – Oggi parliamo di donne  

http://www.youtube.com/watch?v=OI9ZwtA6QOw&feature=related

Le pene e le leggi previste per i vari reati in qualsiasi paese del mondo rispecchiano la cultura di quei paesi, e il dovuto rispetto per le nazioni dovrebbe prevalere sulla tentazione di imporre agli altri i propri criteri di giudizio. Si precisa inoltre che il nuovo codice penale islamico, in via di approvazione dall’assemblea Consultiva islamica iraniana, non menziona la pena di lapidazione (dal comunicato dell’Ambasciata in Italia della Repubblica islamica dell’Iran in seguito agli articoli sulla condanna per lapidazione dell’adultera Sakineh)

La storia di Sakineh Mohammadi Ashtiani somiglia a quella di tante altre donne condannate dai tribunali dei paesi islamici più radicali. E’ stata accusata di avere fatto sesso con due uomini al di fuori del matrimonio, una confessione estorta con novantanove frustate, poi la condanna. Grazie ai due figli della donna che hanno pubblicizzato il caso, si sono mobilitate organizzazioni per i diritti umani e molta gente comune. Il tribunale iraniano ha deciso di rinviare l’esecuzione della lapidazione, ma non si sa per quanto.
All’interno delle istituzioni iraniane lo scandalo internazionale destato dal caso, ha avviato un confronto sulla legittimità della lapidazione. Nel Corano questa pena non è mai citata per punire l’adulterio, anche se i tribunali islamici richiamano il testo per giustificare il metodo.  L’adulterio (zina) è una delle sei offese che Allah prescrive di punire con le frustate (le altre sono falsa accusa di adulterio, furto, rapina, apostasia  e ubriachezza).  Oggi il codice penale iraniano – che è in corso di revisione come ha comunicato l’Ambasciata iraniana in Italia –  descrive in maniera articolata la lapidazione: “le pietre usate non devono essere troppo grandi da uccidere subito il condannato né troppo piccole da non poter essere considerate pietre”.  Alla vittima viene fatto indossare un sudario, viene calata in una buca ricoperta di terra,  fino alla vita l’uomo, fino al petto la donna. Se l’adulterio è stato dimostrato in tribunale con una confessione dell’adultera/o è il giudice che scaglierà la prima pietra, se invece è dimostrato da testimoni saranno loro i primi a lanciare.
La traduzione di zina è adulterio, ma di fatto comprende ogni atto sessuale ritenuto illegale:  sesso non coniugale, sodomia, stupro, incesto. Il giudizio più complesso è l’intreccio tra stupro e adulterio. E’ frequente che la vittima di stupro è accusata anche di adulterio se non riesce a dimostrare di essere stata costretta al rapporto sessuale. E’ orribile è vero. Ma non deve farci dimenticare che nel nostro Paese ancora oggi il primo giudizio sullo stupro è “era in giro di sera, era una donna leggera, vestiva scollato”. Spiace ricordare il caso di una sedicenne di Montalto di Castro, comune laziale, dove il sindaco Pd  pagò, con apposita delibera comunale, le spese legali a un branco di maschi poco più che adolescenti definendo in  consiglio la stuprata una mignotta.  In quel partito non c’è stata nessun tipo di condanna per il sindaco e i consiglieri, neanche da parte delle donne.
Nel mondo islamico, specialmente nelle zone rurali, l’accusa di adulterio è usata come mezzo di controllo sulle donne. Rarissimi gli uomini puniti per adulterio.

All’inizio del 2011 nascerà una super agenzia delle Nazioni Unite, UnWomen, contro le discriminazioni di genere. Avrà il compito di fare pressione sui 192 paesi dell’Assemblea generale sui temi dell’integrazione femminile e della lotta alle disuguaglianze. Il rischio è che diventi un ghetto dove si discute di diritti ma senza esportarli nei luoghi della politica. E’ probabile che sarà chiamata a dirigere l’agenzia Michelle Bachelet, già presidente del Cile. Emma Bonino dice che nessun paese aderente alle Nazioni Unite ha risolto i problemi nei confronti delle donne e ricorda come in Italia permanga la barriera contro i nuovi diritti, “dalla Ru 486 alla procreazione assistita, oltre alla perpetuazione del familismo come ammortizzatore sociale, un modo ipocrita per costringere le donne a farsi carico di anziani e bambini”. Solo l’8% dei bambini italiani ha accesso all’asilo nido contro il 40-45% dell’Ue.  

Anche la sensuale Sherazad rischia di sparire. “Le mille e una notte”,  le storie di Aladino, Sinbad il marinaio, Ali Babà e i quaranta ladroni, fanno arrabbiare gli islamici fanatici egiziani perché la protagonista, Sherazad,  è una eretica, figlia di Sassanidi, re della Persia pre islamica (641 d.C.) . Il procuratore generale ha ritenuto irricevibile la richiesta di censura  dello zibaldone fantastico, ma è molto probabile che, approfittando della tensione di un difficile transizione che la malattia di Mubarak  provoca nel paese, i fondamentalisti tornino all’attacco.  
Essere donne è ancora, in troppo mondo, difficile.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=asH9sUD0A-s

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Nel mondo

80% le quote di donne sul totale delle vittime del traffico di esseri umani (stime da un minimo di 500mila a 2 milioni di persone in tutto il mondo) 60 milioni le giovani sotto i 18 anni che sono costrette ai matrimoni forzati 141 gli Stati nel mondo dove lo stupro domestico è legale 48,4% la percentuale di popolazione femminile sopra i 15 anni di età economicamente inattiva, contro il 22,3% degli uomini 18,7 milioni le donne rimaste disoccupate dopo la crisi economica del 2008 517 milioni le donne che non sanno leggere e scrivere: i 2/3 del totale di 776 milioni di analfabeti del mondo 1 su 16 le donne che rischiano di morire per cause legate al parto in Africa. In Europa il rapporto è di una donna su 1.400

E in Italia

46,1% il tasso di occupazione delle donne italiane (la media europea è del 58,3%) 16,8% il divario retributivo  tra uomini e donne in Italia 6.7 milioni le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale (il 31,9%)  193 le donne presenti in Parlamento (il 20,3%) 847 le sindaco (il 10,59%) 2 le presidenti di Regione  (Fonte Nazioni Unite)
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13/7/10 - Cannibali

Caro Giulio, non ti sarà sfuggito che la delibera comunale per il riordino e l’aumento delle tariffe per i taxi romani, prevede uno sconto del 50%  sulla corsa  per i genitori che accompagnano i bambini al Bambino Gesù. Escluso lo sconto per i reparti pediatrici degli altri ospedali. Non ti sembra una marchetta all’ospedale della Santa Sede? Tiziana

La cronaca: Vespa ha organizzato una cena nella sua bella casa a Trinità dei Monti  - avuta in affitto da Propaganda Fide per appena (prezzo del tutto fuori mercato) 6mila € al mese -  per il cinquantesimo della sua attività giornalistica. Ospiti il premier con la figlia Marina, Casini, il governatore della Banca d’Italia Draghi, il segretario di Stato vaticano Bertone, il presidente di Generali Geronzi, Letta.  In poche righe ecco sintetizzato il mood del paese. Il contorto groviglio di informazione, politica, Chiesa e giustizia, se vogliamo ricordare che la signora Vespa è un importante magistrato.  Le persone – o il popolo come è tornato in auge chiamare i sudditi – possono partecipare ad elezioni parademocratiche, ma tanto poi la gestione delle loro vite viene fatta intorno ad un tavolo di una casa elegante affittata a prezzo amicale. E’ probabile che in nessun’altro paese dell’Occidente si discuterebbe di allargare la compagine governativa attovagliati a casa di un giornalista e davanti ad un capo di Stato estero. Ma è anche possibile che il suddetto straniero sia il deus ex machina per la new entry.  Politicamente  la cena sarà infruttuosa, perché il premier è ormai saldamente ostaggio di Tremonti e Bossi avendo commesso l’impoliticità di pungersi con Fini.
All’epoca di Mani pulite, la Chiesa era ritenuta (erroneamente beninteso) l’unica istituzione moralmente solida e capace di sopravvivere indenne al disfacimento politico-istituzionale del Paese.
Ora il disfacimento che in molti sospettavamo è palese ed è stato messo in evidenza proprio dai meccanismi della politica.  Appalti, scambi di mazzette, regalie varie… nessuna sorpresa per una Chiesa che si è fatta Stato.
La religione più ingenua e banale del mondo si è trasformata nei secoli in una teocrazia che ha lasciato tracce di sangue sul suo cammino -  sterminando popoli, convertendo a forza, rinchiudendo nei ghetti, stringendo patti con i dittatori - e trovando sempre il modo per rinascere dalle sue ceneri presentandosi ripulita mediante due pater ave gloria, è il partner ideale della politica senza etica.
E mentre questa scia di sangue veniva tracciata, nascosti dietro i riti medioevali alcuni preti molestavano dei bambini. Il papa ha parlato di Maligno, di male che si annida al suo interno. Non smettono il loro linguaggio medioevale e questo forse è il mondo a cui vogliono rimanere ancorati.  Ovviamente insieme alla classe politica e al governo più provinciale, classista e antimoderno dell’Occidente.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


11/7/10 - Incongruenti

“Parlano della libertà di stampa come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri, ma in democrazia non esistono diritti assoluti” (l’amatissimo Silvio)
“Le grida di l’Aquila  l’Aquila, sono continuate minacciose” (dal sito del tg1)

La manovra economica è indispensabile, e francamente nessuno contesta questa affermazione. In caso è arrivata tardi e probabilmente è troppo al ribasso. Il governo, che non è di destra né populista, ma solo pericolosamente imbecille, ha deciso di evitare l’aumento diretto delle tasse e i prelievi sulle rendite finanziarie, sulle banche e sui redditi più alti, e si è trovato a dover spolpare solo due categorie: l’impiego pubblico e le autonomie locali.
Gli impiegati dello Stato sono considerati, soprattutto dal ministro che dovrebbe rappresentarli, dei privilegiati fannulloni e non godono di grandi simpatie; le regioni invece dovranno gestire il malcontento quando saranno costrette a ridurre – e tagliare – servizi fondamentali. Quando il cittadino dovrà fronteggiare i tagli, non piglierà a insulti il premier, che del resto furbescamente dice che ha le mani legate dalla Costituzione e dai “giudici che sono tutti comunisti”, piuttosto con il presidente della Regione o coi sindaci che hanno ottenuto dal governo ampi spazi per aumentare le tasse municipali.
Oltre ai sindaci e ai presidenti delle province (ente inutilissimo ma gran succhiatore di risorse e il cui mantenimento è caro a tutti i partiti) sono salite sul carro dei graziati diverse categorie:  le forze dell’ordine che hanno ricevute rassicurazioni oltre che dal ministro dell’Economia, da quello dell’Interno e della Difesa; la rai, per la quale si era parlato di un taglio degli emolumenti del 20%, rientrato e per i dipendenti e per i collaboratori. L’Usigrai, il corporativo sindacato dei garantiti giornalisti rai, era stato durissimo con i ventilati tagli che li riguardava. E dopo questo pacco dono come potrà pretendere chi vorrebbe una informazione libera e corretta che in rai criticheranno i tagli incongruenti che riguarderanno le altre categorie? Escono bene anche le imprese, almeno stando a ciò che ha riferito Marcegaglia. Benino anche i magistrati che sono riusciti a far correggere in parte i tagli ai giovani professionisti.  Benissimo – al momento – per gli agricoltori che hanno avuto l’emendamento sponsorizzato dalla Lega per l’esenzione dalle multe sull’esubero delle quote latte. Anche se l’Ue ha minacciato sanzioni al governo, nel quale caso le multe per le quote dovremo pagarle tutti. Il ministro dell’Economia garantisce che sicuramente non cambierà il saldo finale della manovra. Guai quindi a chi non si trova lo sponsor forte.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

15/6/2010 – http://www.nessundio.net/blog/2010/06/15/4100/

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NoGod ai Mondiali di calcio

La fotografa sudafricana Zanele Muholi  nei giorni dei Mondiali di calcio, ha esposto le sue foto in una importante galleria di Città del Capo. Volti femminili in bianco e nero. Tutte sono lesbiche, molte sono calciatrici. Muholi ha fondato nel 2008 la Thokozani Football Club, squadra che parteciperà ai giochi gay di Colonia che si svolgeranno ad agosto.  Molti passi sono stati fatti in Sudafrica sulla strada dei diritti ma le lesbiche sono considerate dei paria: una delle calciatrici ritratta nella mostra è stata lapidata nel 2007. Se ne parla pochissimo, ma esiste nel Paese un macabro rituale che prevede lo stupro collettivo delle omosessuali prima di essere ammazzate.
I miracoli tirano e il polpo Paul dell’acquario di Oberhusen vive il suo momento di celebrità. Ha indovinato sette  pronostici consecutivi, cioè una probabilità statistica di accadimento di poco più dell’1%.  Chissà l'oracolo Paul dove poggerebbe i suoi tentacoli se nell’acquario venisse calata una foto di Fini e una di Berlusconi.
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8/7/10 -   Cialtroni

Superato brillantemente l’ostacolo Brancher, il Cavaliere punta dritto verso Fini. Rimane da capire quali meriti ci siano da applaudire, visto che la nomina del ministro, sfiduciato persino dalla Gazzetta Ufficiale, era scientemente mirata a tamponare una falla giudiziaria. Ora tocca al Presidente della Camera, contro cui convergono le truppe del Capo. Se fosse soltanto un problema di numeri la partita non si giocherebbe. Sta di fatto che in questi due anni si sono sfaldati nell’ordine: la Protezione Civile (braccio operativo onnipotente del Capo), il partito (pdl) nei vertici e sul territorio, le amicizie internazionali (rimangono Gheddafi e Putin) e, persino la ciambella di salvataggio di ultima istanza (la Chiesa) (lettera a un quotidiano)

Renata Polverini, ha celebrato i suoi cento giorni da presidente della Regione Lazio alla grande. Non nel salotto di Ballarò di Giovanni Floris che l’ha imposta al grande pubblico tirandogli la volata per il successo elettorale, ma sotto un fresco gazebo bianco pronta a tagliare il nastro al nuovo reparto accettazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù.  Come si sa l’amministrazione della sanità è competenza della regione e Polverini era così sorridente e carina con le scarpe basse e l’abitino di lino bianco che sembrava che l’ospedale lo avesse aperto lei. Come è noto invece il Bambino Gesù, che si occupa della salute dei bambini romani, laziali e del sud dell’Italia, è di proprietà della Santa Sede e dalla regione non prende solo la convenzione ma cospicue cifre. In questo caso 2.5 milioni di €. Si dirà che il Paese se li riprende con l’interesse grazie alla cura dei bambini, però questo è un discorso peloso.  Perché, come è giusto che sia, ogni bambino curato, ogni tonsilla, ogni valvola cardiaca, ogni ernia, ogni lunga permanenza nell’incubatrice (l’ospedale è una eccellenza per i prematuri), viene pagata dal sistema sanitario nazionale.
Polverini, insieme al sindaco di Roma Alemanno, ha annunciato raggiante che entro due anni sarà attivo un nuovo centro ambulatoriale e per brevi degenze del Bambino Gesù accanto alla Basilica di san Paolo.  Detto così, e come hanno riferito le cronache romane dei principali giornali e il tgr rai, non possiamo che alzare il calice. Ma, se si conosce il genesi della storia, si cambia idea. Il prezioso terreno accanto alla Basilica durante il giubileo del 2000 era stato concesso in uso dal sindaco Rutelli alla Santa Sede, e al responsabile dell’evento cattolico card. Crescenzio Sepe,  per agevolare il riposo dei pellegrini. In quel periodo infatti c’erano tavolini e sedie, piccoli chioschi per la vendita di panini ecc. In attesa della fine della kermesse il quartiere favoleggiava su uno spazio riservato all’Università Roma 3 -  il rettorato e le diverse facoltà sono sparpagliate nelle vie limitrofe - accompagnato da un megaparcheggio interrato che, in effetti, avrebbe avuto un suo perché in considerazione del fatto che a pochi metri di distanza c’è una importante stazione della metro B (san Paolo Basilica) e una fermata del treno per Ostia (che è una megaperiferia della città).
Ma, finita la festa gabbato lo santo, dove per gabbati si intendono i romani. 
Il sindaco Veltroni  ha preferito non pungersi con la spinosa questione, e Alemanno ha tolto le spine concedendo il terreno al Vaticano. Ma poi, io mi domando se un sindaco ha l’autorità di regalare cose che dovrebbe gestire. Nel frattempo nessuno dice niente. Già inquieta parecchio il federalismo demaniale che è stato approvato tra gli applausi governativi, ma con simili amministratori c’è da avere veramente paura.
In un periodo di vacche magrissime colpisce favorevolmente il cittadino contribuente la decisione adottata dall’amministrazione di Castel Gandolfo - nel paese c’è la residenza estiva del papa -  che quest’anno non farà il consueto concerto in onore del pontefice per non prosciugare le esauste casse comunali. Benedetto XVI non patirà, perché il sindaco di Roma la ricca, ha ripristinato il concerto in suo onore il 29 giugno, santi Pietro e Paolo patroni della città. Era stato soppresso dal sindaco Nathan.

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NoGod ai Mondiali di calcio

Gli argentini chiedono al ct Maradona di non lasciarli. La presidenta Cristina Kirchner, ha invitato la squadra alla Casa Rosada, ma Lionel Messi dice che non è possibile perché non sono degni di tanto onore. Dieguito vuole ritirarsi e la Federcalcio argentina afferma che sarà lui a decidere il proprio futuro. “Alla fine – scrive Darwin Pastorin sull’Unità – ascolterà soltanto il pulsare delle sue vene, quelle vene perennemente aperte, le vene dell’America latina, bellezza e naufragio, le vene di un campione unico e irripetibile”.

Cesar Cigliutti è il presidente di una associazione omo argentina (www.cha.org.ar) , ed è convinto che il 14 luglio al Senato passerà la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, già approvata alla Camera il 5 maggio scorso.  La Chiesa cattolica avrebbe voluto negoziare l’unione civile a livello nazionale, ma ancora più negativi nei confronti del mondo gay sono gli evangelici. Che, del resto, sono ormai più numerosi dei cattolici in tutta l’America latina.  Cigliutti dice che il calcio è omofobico, anche se, ricorda, Maradona anni fa venne trovato nudo con altri uomini durante una festicciola….
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6/7/10 – Sciopero

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)

La Fnsi ha stabilito un giorno di sciopero  il 9. Io aderirò, malgrado quello che scrivo di seguito.
Lo sciopero, ma sarebbe meglio dire la serrata giacché la Fnsi è il sindacato unico dei giornalisti - in palese contrasto con lo Statuto dei lavoratori - è indetto per contrastare la legge sulle intercettazioni telefoniche voluta fortissimamente dal Presidente del Gran Consiglio. E’ una legge confusa, eccessiva, inefficace e, soprattutto, sciocca. Se lo scopo è difendere la privatezza come va dicendo un premier che somiglia sempre più a Napoleone nelle barzellette del matto, basterebbe sanzionare, così come previsto dalle normative vigenti, i capi delle procure della Repubblica dove il segreto non  è tutelato e da dove filtrano ai media documenti riservati. 
I giornalisti italiani, con poche lodevoli eccezioni, sono un ossimoro.
Prima di tutto c’è l’Ordine dei giornalisti  che contrasta palesemente con l’art. 21 della Costituzione (secondo capoverso: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). Poi i giornalisti italiani sono dipendenti di De Benedetti, di Berlusconi, di Mediobanca, di Caltagirone, fino ad arrivare ai paladini della libera informazione a posto fisso della Rai, che dipendono direttamente dalla politica.  Come sanno anche i sassi un giornalista per entrare in Rai deve rispondere a una corrente di partito di governo, perché quell’azienda non accetta curricula né, da più di venti anni, ha indetto concorsi.  Alla faccia dell’indipendenza dalla politica, molti giornalisti rai sono o sono stati deputati e eurodeputati. Il Lazio ha funzionato come un vaso comunicante con la rai avendo avuto ben due presidenti della regione.
Sempre più spesso le rivelazioni giornalistiche arrivano dal sito Dagospia o da qualche blog, mentre per i servizi di denuncia si ripiega sulle Iene. Ultimamente molto addomesticate dagli occhiuti politici che pur di stare davanti a una telecamera  non temono di rivelare al mondo che l’America  è stata scoperta nell’800. 
Mentre  operai, ricercatori, studenti… scioperano per finire sui giornali, i giornalisti scioperano per non farli uscire, regalando così a Berlusconi una giornata di sogno. Qualcuno ha provato a proporre forme alternative allo sciopero: un giorno di quotidiani gratis, un editoriale unico (da Mauro della Repubblica a Feltri del Giornale non vogliono la legge bavaglio), un oscuramento delle notizie parlamentari… ma niente, perché i dirigenti della Fnsi del giornalismo e della libertà di informazione tutto ignorano. O se ne disinteressano. Ad esempio non  parlano dei giovani che hanno difficoltà enormi per accedere alla professione, delle retribuzioni risibili per le strisce, dello scarto altissimo tra un redattore di desk e un direttore. Perfino le newsletter dell’Ordine, o addirittura quella del Giornalista pensionato, sono gestite da professionisti già garantiti mentre potrebbero essere utili palestre per i giovani e i tantissimi disoccupati (alcune migliaia).
Per fare chiarezza su questi punti, per discutere di una professione che niente ha a che vedere con la libertà  e l’indipendenza, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi potrebbero indire un bel convegno.  E poi chiudere per sempre.

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NoGod ai Mondiali di calcio

I giornalisti non ne hanno parlato, ma il 10 giugno, in Thailandia, è stato dato un calcio d’inizio particolare: la “Coppa del mondo 2010 dietro le sbarre”. Gli atleti sono stati selezionati  tra i 10mila detenuti stranieri di 90 nazionalità diverse che si trovano nelle prigioni del Paese. La prima partita, come a Città del Capo, è stata Sudafrica-Messico, l’ultima si disputerà lo stesso giorno di quello africano. Il campionato è stato organizzato nel carcere di Klong Prem, a nord di Bangkok.  Le partite vengono trasmesse dalla tv locale Pbs.  I giocatori e il pubblico, circa 300 persone, sono state selezionate tra i detenuti che hanno tenuto una buona condotta.
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5/7/10 – Epilogo

Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare (Antico proverbio arabo)

Un mese fa la vicenda della Freedom Flotilla partita dalla Turchia per forzare il blocco israeliano a Gaza, teneva banco animando le piazze e rinfocolando, ad esempio in Italia, i mai sopiti livori antiebraici traducendo la protesta in attacchi mirati nell’antico ghetto di Roma. Senza eccessivo scandalo neanche nel mondo politico, usualmente  pronto a dare la sua opinione su tutto.
Nel frattempo Israele ha deciso di allentare un po’ il blocco e aumentare le quantità di merci che, prima della vicenda della imbarcazione turca,  erano fissate in 15.000 tonnellate alla settimana e che escludevano troppi prodotti, dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come gelatine e creme.  Il valico di Rafiah, cioè il confine egiziano, è stato aperto dall’Egitto solo per pochi giorni e con il contagocce. Delle promesse di aiuto per il controllo ai confini israeliani offerto dall’Ue ad oggi sono solo documenti scritti e parole.
Uno studio della rivista inglese Lancet  ha diffuso i risultati di una inchiesta che dimostra, dopo un anno dall’azione militare israeliana “piombo fuso” a Gaza (27 dicembre 2008 - 18 gennaio 2009), che la chiusura del confine continua ad avere un effetto devastante sulle condizioni di salute della popolazione. Solo il 26% dice di avere dei pasti regolari tre volte al giorno, scarso l’accesso al latte che viene consumato regolarmente solo da ¼ degli intervistati . Secondo il ricercatore Niveen Abu-Rmeileleh  della Università di Birzeit (Cisgiordania)  il 70% delle famiglie non è in grado di procurasi il cibo. Gaza è amministrata da Hamas che ha imposto la sharia sulla striscia rendendo molto disagevoli le condizioni della parte laica o meno fanatica della popolazione.  Perfino una colonia estiva per i bambini, finanziata dall’Unhcr, è stata smantellata violentemente perché ritenuta troppo occidentale. I paesi arabi continuano una strategia adottata da sempre con i palestinesi, cioè tenerli in miseria per usarli come una arma contro Israele. Sembra che anche l’Ue  abbia sposato questa tattica.  La Ong israeliana Gisha  per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla difficile situazione di Gaza, ha prodotto una simulazione on line: safe passage come il nome del corridoio previsto dagli accordi di Oslo 1993 che doveva collegare, via Israele, Gaza con la Cisgiordania. Si digita www.spg.org.il e si tenta di arrivare in Cisgiordania. Ma il risultato è sempre lo stesso: la strada è sbarrata.  Grazie anche alla comunità internazionale che ha rimosso Gaza da qualsiasi road map.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

2/6/10
– La Flotilla pacifista
non era animata dalle migliori intenzioni, ma in uno scontro tra militari e civili, sono i militari che hanno torto. Non si abborda una flottiglia di pacifisti ben disposti ad usare coltelli e bastoni sui soldati calati dagli elicotteri  senza calcolare tra le probabili conseguenze la carneficina. Un errore tecnico si trasforma in una sciagura politica e umana in un soffio.  E su questo c’è l’unanimità, soprattutto all’interno di Israele che ha inondato di pesantissime critiche il governo Netanyahu.  La mattanza dei cosiddetti pacifisti  resterà incollata addosso agli israeliani -  non al governo -  per parecchio tempo: mediaticamente niente di nuovo, perché quel paese ha sempre avuto una pessima stampa. L’unica possibilità che rimane al Paese per abilitarsi è togliere l’assedio a Gaza. Tre anni dopo l’avvento di Hamas (quando Ismail Haniyeh dichiarò finita la laicità perseguita dall’Anp),  Gaza rimane sigillata. Israele garantisce 15.000 tonnellate di aiuto ogni settimana, ma secondo le Nazioni Unite è poco perché i beni vietati (dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come balsami per capelli e gelatine) sono troppi. Non è più praticabile che solo Israele risponda di questa situazione. La comunità internazionale ha rimosso Gaza da qualsiasi road map, l’Egitto apre con il contagocce il valico di Rafiah perché teme l’invasione di palestinesi nel suo territorio,  i pacifisti invece di fare pressione sulla Lega araba (che mai li ascolterebbe) preferiscono associarsi a missioni dubbie. Del resto la Turchia non nega che alla partenza delle navi i militanti hanno inneggiato al jihad ricordando Khaybar (una città saudita dove Maometto sconfisse una tribù ebraica). Lo sconsiderato attacco della scorsa notte ha isolato ancora di più il governo Netanyahu che, non va dimenticato, è stato eletto dopo le chiusure europee poste alla bravissima e moderata Tzipi Livni.  L’attuale ministro degli Esteri Lieberman ha incarognito i rapporti con la Turchia (anche se con Erdogan il paese si sta islamizzando e si sta scegliendo nuovi partner) tagliandosi i ponti con uno storico amico. La Turchia sfrutta la situazione nel tentativo di assumere una leadership nel Medioriente (ma non è detto che i suoi desiderata andranno a buon fine).  L’azione di forza israeliana ha prodotto una ondata di consensi ad Hamas assestando un duro colpo all’Autorità palestinese accusata dai seguaci di Hamas di tradire la causa nazionale perché negozia col nemico sionista, indebolendo la posizione di Abu Mazen e sfibrando sempre più il processo di pace.  Al solito turba, ma non sorprende, la veloce posizione di condanna del Vaticano.  Che ci piacerebbe sentire per una volta  che si è pentita di riconoscere qualche anno fa quel Paese di cui, come del resto molti, non comprende l’esistenza.  Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi, ma ha il dovere di non sbagliare.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it

15 anni fa, il 3 luglio del ’95, Alexander Langer 
si suicidò provocando una grande emozione in tutti quelli che conobbero la sua militanza e il suo impegno.  Vogliamo ricordarlo con un passo su Mani Pulite scritto per la rubrica “Lettere dall’Italia”  che teneva sulla rivista tedesca Kommune: “Ciò che i giudici hanno fatto è stato giusto e aderente al loro mandato, ma non può portare a concludere che la politica scacciata dal tempio debba essere sostituita dalla giustizia e che l’onestà da sola possa in futuro garantire l’agire politico: questo sarebbe un cortocircuito. Il potere dei giudici, o addirittura il giustizialismo come surrogato della politica, non è certo la soluzione. Le rivendicazioni democratiche e libertarie non possono  finire in pasto a scorciatoie demagogiche o al nuovo potere delle toghe. E tanto meno a processi spettacolo di stampo giacobino”. 

Il sito della fondazione dedicata a Langer è www.alexanderlanger.org

2/7/10 -  Politici  che odiano le donne

 Contenete il più possibile il loro desiderio di sapere nei limiti della norma e insegnategli che il loro sesso deve avere nei riguardi della scienza un pudore delicato, quasi simile a quello che ispira l’orrore del vizio (F. Fénelon, De l’education des filles)

Alla donna disse: “Farò grandi le  sofferenze tue e della tua gravidanza, partorirai figli con doglia e avrai desiderio di tuo marito; egli dominerà su di te”.  Questo lo leggiamo nel Genesi (3:16), che è il primo libro della Bibbia.  Non so se ci sia oggi qualche setta religiosa che vive seguendo questi comandi, so per certo che gli ebrei, che ritrovano nell’Antico testamento la fonte del proprio sapere, della propria cultura, dei propri insegnamenti, hanno una idea della ricerca scientifica e del benessere del corpo mille e più volte avanzata di quanto prescritto dall’Eterno alla povera Eva, come si usa dire hanno un piede sul pontile e uno sul vaporetto. 
Non sembrano pensare così invece i politici che, come si sa, amministrano qualsiasi respiro delle nostre vite, come morire e come nascere.
Si può partorire senza dolore, restando sveglie e abbracciando subito il neonato, facendo l’anestesia epidurale. Non è un intervento avveniristico e sofisticato. La regina Vittoria, non quella di Norvegia che si è sposata qualche giorno fa, ma quella inglese, nel 1885 partorì così.
Per la nostra sanità l’epidurale è una stravaganza: che in alcune regioni è a costo 0 ma solo per donne da 39 anni in su, per altre regioni invece non è prevista per cui l’intervento anestetico si paga dai 400 agli 800 €. Se la donna non vuole soffrire ma non ha la disponibilità della cifra, le viene offerto il parto cesareo che si fa in anestesia generale e che costa alle regioni molto di più. Oltre al costo per la collettività, la donna deve smaltire l’intervento che prevede punti di sutura interni e esterni, degenza, dolori post-chirurgici; spesso il cesareo pregiudica anche eventuali parti successivi. In Italia un bambino su 4 nasce con il parto cesareo (40% dei parti), mentre meno del 10% sono i parti con l’epidurale. Di questo 10 solo il 5 in ospedali e cliniche convenzionate con il sistema sanitario nazionale. La Bibbia – o meglio la interpretazione più retriva possibile di quel libro – è  evidentemente il manuale che ispira i politici italiani quando si parla di donne.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Promemoria.
4/12/09 -
Secondo il ministro Sacconi la donna che vorrà abortire con la pillola Ru486 dovrà comunque stare tre o quattro giorni in ospedale rimanendoci fino all’avvenuta espulsione del feto. Una decisione che, per il ministro, è determinata dal rispetto della legge 194 che prevede per l’aborto chirurgico una sosta all’ospedale. Al di là dell’impossibilità di applicare questo regolamento - è noto che il malato anche morente può, dietro sua responsabilità, lasciare l’ospedale - è evidente che la questione è un'altra. Si vuole riaffermare che per le donne abortire deve essere faticoso, doloroso, avvilente, snervante, impegnativo, angoscioso, degradante, ignominioso.  La legge 194 contiene la via di fuga per i medici di obiettare perfino nel servizio pubblico. In realtà nella stragrande maggioranza dei casi copre dei medici fannulloni (nel senso offensivo che usa il ministro Brunetta), oppure che vogliono fare carriera senza perdere tempo per interventi non gratificanti per un chirurgo (come un dentista che cava un dente piuttosto che impiantare un bell’incisivo), o ancora che  desiderano esercitare in ospedali di enti religiosi, e, per ultimo ma non ultimo, intervenire ambulatorialmente nei loro studi privati  dietro sostanzioso compenso. E’ evidente che l’introduzione della Ru486 scriverebbe la parola fine a queste avvilenti storie.  Ma, il ministro del Welfare (che vuol dire benessere), non vuole consentire alle donne che governa di essere maggiorenni. E allora per giustificare l’ingiustificabile si concentrano in bella sequenza tutti i più frusti, umilianti luoghi comuni sulle donne scervellate che se facilitate abortirebbero un giorno si e un giorno pure. Riuscirà il ministro Sacconi con la sua ignorante cocciutaggine a tenere l’Italia fuori dal mondo civile?  Anche questa volta siamo davanti a scelte ideologiche ma difficilmente applicabili, così come è successo per le ronde o per l’immigrazione clandestina. Sono norme che gettano veleno nella società, e qualcuno si chiederà: se la politica le donne le vede come delle stolte che inghiottono una pilloletta come fosse una zolletta di zucchero, perché non posso permettermelo io che sono il marito e la schiaffeggio, io che sono il collega e le faccio mobbing, io che sono il corteggiatore respinto e le faccio lo stalking? Quelle del ministro sono norme fatte per compiacere la Chiesa romana, solo le gerarchie non certo le cattoliche, ma che non impediranno alle italiane di assumere la Ru486 come succede già in alcune regioni e nel resto del mondo. La politica del ministro del Welfare renderà difficile la vita al personale sanitario intelligente, alle donne più povere, ma nella realtà è stupida e di corto respiro. Perché le donne, e per fortuna sempre in numero crescente, hanno consapevolezza e rispetto di sé, e sanno che nessun Sacconi potrà costringerle ad un ricovero coatto o alle grinfie di un aborto chirurgico non deciso da sole.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il Ghana è il maggior produttore di cacao del mondo per la cui raccolta sono impiegate quasi esclusivamente donne. La squadra, l’unica africana arrivata tra le prime otto, è accompagnata, come tradizione locale da un pastore. I ghanesi si rivolgono a Dio prima della partita, nell’intervallo e alla fine. Sono in maggioranza evangelici, ma si uniscono al rito anche giocatori musulmani. Dopo la vittoria con gli Stati Uniti anche il presidente ghanese, John Atta Mills, si è unito alla preghiera.  Questa sera il Ghana incontrerà l’ Uruguay.
Per seguire le partite senza distrarsi dalla religione, a Riad sono comparse delle moschee mobili. Grossi camion con rubinetti per consentire le abluzioni ai fedeli, distribuzione di tappeti da srotolare sui marciapiedi, schermi spenti per cinque minuti, il tempo di rivolgersi ad Allah. Purtroppo per i tifosi un paio di giorni fa il muezzin ha chiamato alla preghiera durante i calci di rigore della partita Giappone Paraguay.
Un ristorante di Phoenix, in Arizona, ha inserito nel menu un hamburger di leone in omaggio ai Mondiali sudafricani. Gli animalisti hanno minacciato di far saltare il locale.
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30/6/10 – O orgoglio o pregiudizio

http://www.youtube.com/watch?v=fVR44jgic6c   

Perché sabato 3 luglio, anche se a Roma farà molto caldo e si starebbe meglio a mollo in piscina, bisogna andare al gay pride?  Intanto per le motivazioni suggerite dagli organizzatori: “vogliamo affermare  con forza diritti e uguaglianza per tutte e tutti, perché desideriamo vivere in una società inclusiva, laica, aperta, solidale che accoglie e non discrimina o violenta le diversità”.
Poi per rispetto di una storia giovane ma che è parte della nostra vita. La marcia si tenne per la prima volta nel giugno del 1970 e da allora ogni anno, nell’anniversario del 28 giugno 1969 giorno degli scontri di Stonewall.  Quaranta anni fa negli Stati Uniti non c’erano movimenti per i diritti degli omosessuali, l’associazione americana di psichiatria definiva l’omosessualità una malattia mentale. Eppure di diritti civili si parlava: per i neri, per le donne, per i poveri.
Lo Stonewall Inn, locale del Greenwich Village a Manhattan, la sera del 27 giugno 1969 era gremito. Era morta Judy Garland, icona del mondo gay, e nel locale si intonavano alcune sue canzoni. Sei agenti della polizia di New York, quattro uomini e due donne, sopraggiunsero allo Stonewall per controllare che non venissero venduti alcolici, nonostante da due anni fosse decaduto l’obbligo di servire alcol agli omosessuali. I poliziotti fecero uscire i clienti uno alla volta tra gli insulti e trattennero i travestiti pretestuosamente. Cose abituali, ma quella sera qualcuno si ribellò ai soprusi. Non solo i travestiti e gli omosessuali che frequentavano il locale, anche persone che erano lì per passare una serata o gente che si trovava a camminare su quella strada. I poliziotti vennero ridotti all’impotenza. Il giorno dopo i giornali fecero resoconti picareschi, descrivendo una guerra di “ridicole checche che piagnucolavano mascara imbrattati di rossetto”, cronache che rafforzarono, invece di offendere, l’orgoglio degli insorti. Il seme era stato gettato, e nei giorni successivi nacque la pianta dei diritti civili che scelse di chiamarsi movimento gay, che cominciò a battersi per i suoi diritti. Lo Stonewall Inn è stato dichiarato monumento nazionale ed è tappa “obbligatoria” per chi vuole conoscere la storia della libertà. Il gay pride - nel 1970 c’erano poche centinaia di persone  a New York – quest’anno  è stato aperto dal sindaco Bloomberg e dal governatore Paterson. In Gran Bretagna David Cameron e Nick Clegg hanno accolti i rappresentanti dei movimenti omosessuali a Downing Street.  A Napoli  è intervenuta la sindaco Iervolino.
I gay pride sono nati per rivendicare orgogliosamente se stessi e per richiedere pari diritti. Che in Italia sono molto lontani dall’essere ottenuti essendo il paese abbarbicato a una pervicace diffusione di modelli “morali” unici .  Per cui sabato 3 bisognerà sfilare da piazzale dei Partigiani fino a piazza Venezia, non irritarsi per quegli omosessuali in servizio permanente effettivo che faranno dichiarazioni fesse, non storcere il naso davanti a cartelli che non ci piacciono, e se possibile divertirsi anche un po’ ballicchiando durante il percorso. E soprattutto ricordarsi che in un mondo dispari si vive veramente male.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


28/6/10 –  Evangelizzare

“I vescovi sono stati trattenuti per nove ore senza bere né mangiare, non sono mica bambini” (card. Bertone)L’articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari)

Benedetto XVI ha istituito il ministero per la evangelizzazione dell’Occidente, un continente che, a detta del papa, sta perdendo la propria identità religiosa. Come è noto l’idea venne per prima al fondatore di Comunione e Liberazione don Giussani  il quale propose l’idea a Giovanni Paolo II che non riuscì o non volle attuare l’idea. Mentre Benedetto XVI, ancora da cardinale nel 2000, aveva  parlato della indispensabilità di portare il messaggio cristiano all’occidente distratto e secolarizzato. E per amore dell’idea stava per scatenare l’ennesima guerra di religione col discorso di Ratisbona che proprio di evangelizzazione trattava.  
Questa idea della ri-evangelizzazione è veramente assurda. L’occidente ha avuto anche una storia cristiana fatta di poche luci e molte ombre, ma ha poi avuto uno sviluppo  che lo ha portato ad una scelta diversa, assegnando alla religione un posto spesso importante, ma scegliendo la laicità come cardine dello Stato.
Comunione e Liberazione in Italia garantisce che il cambiamento intervenuto in Occidente, e cioè la laicizzazione delle istituzioni pubbliche, del costume, dell’istruzione, non si dispieghino liberamente in Vaticalia. Nota è soprattutto la gestione della sanità lombarda, regione roccaforte del movimento ecclesiale, e notissime le posizioni oscurantiste del vicepresidente della Camera Lupi. E’ questo che si vuole esportare anche nel resto del continente?  La gerarchia vaticana è viziata  evidentemente dal fatto che da noi, a parte un breve periodo di cui non a caso si preferisce non parlare, ancora gode dei privilegi di quando era Stato pontificio. Lo ha dimostrato nei giorni scorsi la vicenda legata al card. Sepe e alla spregiudicata gestione di Propaganda fide - e che nella sua ragione sociale ha l’evangelizzazione - su cui velocemente è stata messa la sordina (grazie anche alla volenterosa distrazione dei giornalisti). Abituati alla sottomissione dello Stato italiano le gerarchie vaticane mal tollerano quando fuori dai confini dello stivale ci si azzarda a trattarli come i comuni mortali.  E così la perquisizione della diocesi di Bruxelles-Malines è stata deplorata dai numeri 1 e 2 della Santa Sede, e la stampa amica ha scavato a fondo sulla vita del giudice De Troy  che fu molle nei confronti di un grave reato finanziario… screditare le persone quando si ha il carbone bagnato in casa è una strategia di attacco pericolosa. Il rapporto tra il giudice e la Chiesa belga è iniziato negli anni ’90. In quel periodo il Belgio tremava per i delitti del pedofilo Dutroux, e si iniziava a parlare di abusi commessi da preti. La Chiesa si vide costretta  a creare una “Commissione sul trattamento delle denunce”, e il governo accettò che fosse questa a vagliare i rapporti e a interrogare “pastoralmente” gli accusati e a scegliere quali dossier trasmettere alla magistratura. Ma, considerata la scarsa collaborazione dimostrata dai prelati, la procura, non vincolata dal patto stabilito tra Chiesa e governo,  ha proceduto.  Non impulsivamente, giacché il giudice De Troy  aveva inviato nel lontano 1998 una lettera alla conferenza episcopale che elencava 87 preti accusandoli di abusi alla quale nessuno ha mai risposto.
La domanda è: la rievangelizzazione serve per mettere tagliole e mordacchie? E ancora, qual è il modello che la Chiesa vuole diffondere?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Se è consueto saltare sul carro del vincitore, è normale scendere di corsa dal carro del perdente. E il calcio, ahimè, è  archetipo  del costume italico.
Ma la nazionale esclusa dai Mondiali è l’immagine del Paese morente?
L’Italia vinse due titoli mondiali consecutivi nel 1934 e nel 1938. Mussolini poteva ricavarne: “le prodezze sportive accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto”. Ma per più di qualcuno, la mia famiglia ad esempio, quegli anni non furono memorabili. Poi si rivinse in Spagna nel 1982: c’era  Pertini a tifare per gli azzurri, presidente partigiano, socialista, laico, simpatico. In quell’anno vennero ammazzati dalla mafia Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, il terrorismo sterminò sedici persone, i fedayn palestinesi spararono agli ebrei romani che uscivano dalla sinagoga uccidendo un bambino. Altro titolo mondiale nel 2006: gli azzurri accolti a Roma trionfalmente a Palazzo Chigi, da dove una carinissima ministro dello Sport Melandri, salì fisicamente sul camion aperto che attraversò (immobilizzandolo) il centro cittadino per una intera serata.  Niente quella vittoria portò alla politica e al paese. Ma è giusto così, il calcio è un gioco, e ogni parallelismo è risibile. Non sembrano capirlo i nostri insignificanti politici che hanno sgomitato per lasciare il loro inutile epitaffio sulla sconfitta (un po’ annunciata) della nazionale italiana.  Anche il Segretario di Stato vaticano ha detto la sua.
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Sulla "Reconquista" vaticana dell'Italia e dell'Europa leggi anche QUI LEGGI


25/6/10 – Bavagli

“Lei è un imbecille, s’informi…”  (Totò)

Il blogger Don Sturber, dopo l’intervista al generale McChrystal che ha criticato pesantemente il presidente Obama, chiede che alla rivista Rolling Stone venga assegnato il premio Pulitzer.  Non  solo per  l’intervista al generale, ma anche per i preallarmi sul disastro BP. La rivista, fondata nel 1967, pur essendo un magazine “leggero”, svolge un ruolo di primo piano nel dibattito politico e nel corso del tempo ha messo a segno degli scoop che hanno fatto epoca. Ad esempio la rivista scoprì la doppia vita di Patricia Hearst, l’ereditiera prima rapita e poi arruolatasi nell’esercito di liberazione simbionese, o il reportage firmato da Robert Kennedy jr. nel 2004 nel quale veniva spiegato come l’amministrazione Bush rubò la vittoria a John Kerry, impedendo agli elettori dell’Ohio di recarsi alle urne. Alla base del successo del magazine giornalisti innamorati del mestiere, nessun servilismo verso i potenti, editori indipendenti.
Qualche giorno fa un importante quotidiano, commentando i fatti riguardanti lo spregiudicato cardinale Sepe, motteggiava i giornalisti che non arretrano davanti a nulla e che non hanno più rispetto per il clero. Magari fosse. I media italiani hanno il guinzaglio cortissimo e temono i potenti di cui spesso sono servi.  Non tutti, è ovvio, ma sarebbe opportuno, specie alla vigilia di uno sciopero (9 luglio)  ripensare un po’ ad una professione che in Italia ha imboccato una deriva pericolosa. Bene fanno i giornalisti a scioperare contro la legge bavaglio che, qualora passasse così come vuole il nostro amatissimo premier, introdurrebbe la censura, ma non è possibile glissare ancora sulle scelte scriteriate che editori, testate e singoli giornalisti operano.
E’ possibile che si sia trascinato al di là di ogni ragionevole senso il caso Noemi e nessuno è mai riuscito a mettere alle corde il premier e il governo sulla questione economica che, nei fatti,  è stata una quasi sorpresa per la maggior parte dei media? E perché mai nessun giornalista ricorda al militaresco ministro della Difesa che quando era all’opposizione insieme al suo partito non votò a favore del rifinanziamento delle missioni militari?  Chi ha impedito la partecipazione delle testate alle numerose conferenze stampa in cui si denunciavano gli sfratti che Propaganda fide e altri enti religiosi operavano a Roma?  Chi vieta ai giornalisti della cronaca romana di scrivere che non ci sono state masse che hanno manifestato per chiedere al sindaco di aggiustare la madonna d’oro di Monte Mario? Mentre Ballarò si occupava di promuovere l’immagine di Polverini lanciandola alla guida della Regione Lazio, programmi simili nel resto dell’Occidente affrontavano la questione pedofilia nella Chiesa (e non solo nella Chiesa). Qualcuno ha legato le mani di Floris per affrontare questo tema? Certamente la cautela massima mostrata sul tema da Santoro in Annozero  ci fa venire più di un dubbio sulla sua schiena dritta.  E ancora, è giusto che un giornalista aspiri al posto fisso? Non sarebbe il caso che le star della rai – che certamente non hanno il problema di portare il latte ai pupi – lasciassero quei posti che hanno ottenuto per merito di partito (l’ultimo concorso per giornalisti in rai c’è stato l’84) per mettersi onorevolmente sul mercato così come avviene nel resto del mondo? E non sarebbe opportuno che cominciassero a voltare la testa anche un po’ fuori dal Paese? Il mondo cambia ma con questo giornalismo non credo che ce ne accorgeremo.  
Critiche ambiziose ma legittime giacché sono iscritta all’Ordine dei giornalisti (un ossimoro, l’ordine per un mestiere che dovrebbe essere il più libero e meno irreggimentato del mondo) dal lontanissimo ’82. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it   - Qui i vostri COMMENTI

24/5/10 – Ciriole  qui
http://www.nessundio.net/blog/2010/05/24/4008/

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NoGod ai Mondiali di calcio

Inviati RAI ai mondiali: Eugenio De Paoli, Jacopo Volpi, Bruno Gentili, Marco Civoli, Fabrizio Failla, Carlo Paris, Enrico Varriale, Amedeo Goria, Marco Mazzocchi, Alessandro Forti, Paolo Arcaro, Gianni Cerqueti , Stefano Bazzotto, Paolo Paganini, Simona Rolandi, Gianni Bezzi, Alberto Rimedio, Marco Lollobrigida, Salvatore Bagni, Fulvio Collovati,  Ubaldo Righetti, Carlo Longhi, Daniele Tombolino, Sandro Mazzola (l’unico che sembra capirci qualcosa), Gian Piero Gasperini, Beppe Dossena, Marino Bartoletti, Ivan Zazzeroni + tecnici e qualcun altro di cui mi sfugge il nome.
In collegamento con piazza da Siena a Roma: Maurizio Costanzo, Giampiero Galeazzi, Paola Ferrari. 

Il chiacchiericcio dei “giornalisti” RAI, è molto più molesto delle pur  fastidiose vuvuzelas.
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23/6/10 -   Sepe

“Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia che la situazione venga chiarita pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali. Il cardinale Sepe, come ha già detto egli stesso, collaborerà ovviamente per parte sua a questo chiarimento. Naturalmente bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti fra Santa Sede e Italia, che siano evidentemente connessi a questa vicenda”  (dal comunicato della sala stampa vaticana)

Il cardinale Crescenzio Sepe è solo un disinvolto trafficone che scambia favori e affari, o la sua personalità è più complessa come si sono affrettati a dire il senatore Buttiglione (già ministro dei Beni Culturali e “in affari” per diversi restauri) e l’ascoltatissimo Saviano che lo ha definito “l’unico punto di riferimento per la Campania insieme al mons. Nogaro di Caserta”? 
Il cardinale Sepe dal 1997 al 2000 ha ricoperto l’incarico di Segretario generale del Comitato organizzatore del Giubileo con piglio manageriale.  I romani lo ricordano in azione, insieme al sindaco Francesco Rutelli, nella spinosa questione dello sventramento del Gianicolo osteggiato fino all’ultimo dal sovrintendente ai beni archeologici Adriano La Regina. Un colpo mortale alla città,  diventato oggi un megaparcheggio privato per l’ospedale Bambino Gesù (di cui Silvano era ai tempi amministratore e poi consulente (insieme a Balducci) di Sepe alla Propaganda fide) e per i pullman del Vaticano. Dopo la distruzione del Gianicolo, corrispondono ad un “peccato veniale” le faraoniche infrastrutture  di Tor Vergata servite per ospitare il mega-incontro tra i giovani e Giovanni Paolo II, e rivelatesi del tutto inutili per la città.  Come premio per gli scempi operati a Roma col volenteroso aiuto del sindaco Rutelli e  che hanno favorito il Vaticano, il cardinale nel 2001 diventa  responsabile della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda fide), uno dei dicasteri più potenti e ricchi di tutta la Curia e  Balducci ne diviene consultore, cioè uno degli esperti esterni a cui il Vaticano si rivolge su singole materie. Angelo Balducci  è un  personaggio chiave del giubileo 2000 per i rapporti tra Comune di Roma e Santa Sede; riceve nel 1995 dall’allora segretario di Stato vaticano Angelo Sodano, la prestigiosa nomina di  “gentiluomo di sua santità”, un incarico che non decade con la fine di un pontificato ma che rende il titolare un membro a vita della famiglia pontificia. Per l’Annuario pontificio è una dignità che viene attribuita a persone che si distinguono per prestigio personale e che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede. Dopo solo  cinque anni, il che sembra desueto per la durata degli incarichi vaticani, il card. Sepe lascia il suo ruolo di Prefetto di Propaganda fide per passare alla diocesi di Napoli nel maggio 2006.  La diocesi è avvilita dopo la gestione del card. Michele Giordano, inseguito da processi per usura e abusi edilizi dai quali successivamente esce assolto.  La diocesi guidata da Sepe oltre Napoli comprende 24 comuni della provincia, 287 parrocchie, 453 preti, 700 religiosi, 2.000 suore. Sepe è legato alla comunità di S.Egidio ed ha organizzato a Napoli  un incontro interreligioso per la pace. Ha indossato la stola di don Peppino Diana, il prete ucciso dai camorristi a Casal di Principe nel 1994 applaudito dai fans di Libera convocati da don Ciotti per la giornata della memoria. Si è pizzicato più volte con la sindaco di Napoli Iervolino e, durante l’annosa questione spazzatura napoletana, ostacolò Guido Bertolaso quando lavorava per conto di Prodi, lo favorì quando lavorò per Berlusconi.  Ai tempi della spazzatura governo Prodi, Bertolaso accusò Sepe col quale – pare – arrivò più volte ai ferri cortissimi durante il giubileo 2000. Il gossip romano raccontava anzi che Bertolaso andasse in giro a dire: quando sarà finito l’anno santo mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe.
Difficilmente il sassolino se lo toglierà la procura di Perugia che accusa il cardinale di concorso in corruzione e corruzione aggravata mentre era prefetto di Propaganda fide. L’art. 15 del Concordato del 1929, ahimè ancora vigente, attribuisce a quel palazzo le stesse immunità che si riconoscono ai diplomatici degli Stati esteri. Il passaporto vaticano di Sepe gli garantisce l’immunità diplomatica. Inviolabilità personale, inviolabilità domiciliare, immunità dalla giurisdizione civile e penale.  Il cardinale non può essere fermato, perquisito o arrestato. Con l’eccezione dei crimini internazionali, non può essere perseguito per gli atti commessi nell’esercizio delle sue funzioni, la cui responsabilità ricade sul Vaticano. Le indagini sull’arcivescovo di Napoli sembrano destinate a infrangersi lì.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Per gli economisti europei la Slovacchia è un miracolo: il paese è riuscito a mantenere uno sviluppo costante nonostante la crisi globale e l’ingresso, nel 2009, nella moneta unica. Il pil crescerà del 4,8% nel 2010. La nazionale è arrivata per la prima volta ai mondiali e pare che abbia buone opportunità grazie anche al centrocampista, Marek Hamsik, che gioca nel Napoli. La Slovacchia si incontrerà con l’Italia giovedì 24.
Il regime di Pyongyang come accoglierà al rientro la squadra che ha avuto ben sette goal dal Portogallo?  Nel 1966 i giocatori nordcoreani, che perdettero clamorosamente ai mondiali di calcio che si disputavano in Inghilterra, al loro rientro vennero ristretti in un lager per essere rieducati su ordine di Kim Il Sung. Sarà più clemente il figlio e attuale dittatore Kim Jong Il? Quali saranno le punizioni in una dittatura asiatica paranoica con bomba atomica per i giocatori della Corea del Nord?
Cosa lasceranno al povero Sudafrica questi Mondiali di calcio? Non sarà questa manifestazione l’ennesimo cavallo di Troia per depredare ancora il Paese (e il continente)?
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21/6/10 – Scelte prioritarie

Il 24 giugno dopo cinque mesi dal tornado che ha sconciato alberi e strade della capitale e le cui tracce sono ancora evidenti,  la madonna d’oro di don Orione (a Monte Mario) torna al suo posto grazie al restauro offerto dal Campidoglio e dai costruttori romani  (160mila €). 
Il 29 giugno
, santi Pietro e Paolo patroni di Roma, per volere del sindaco Alemanno,  torna il concerto in piazza del Campidoglio in onore del papa. Il primo cittadino ha rassicurato i romani: “a costo zero perché finanziato da sponsor da me reperiti” (dalla cronaca di Roma)

Due proposte, molto simili, sono al vaglio della Commissione Lavoro di Montecitorio. Una è promossa da Alessia Mosca (Pd) e l’altra da Barbara Saltamartini (Pdl) e chiedono il congedo di paternità obbligatorio per 4 giorni. L’avvio della discussione non è stato eccezionale: Giuliano Cazzola, presidente della Commissione, primo firmatario della proposta Saltamartini, ha avviato i lavori spiegando che aveva firmato perché Saltamartini lo aveva irretito col suo fascino (è seguita reazione giustamente furiosa della deputata)  e che, stante il momento duro per l’economia, quattro giorni di congedo a carico del datore di lavoro e del sistema di previdenza sono  impraticabili. Per la verità Saltamartini è stata irrisa anche dal noto gentleman Feltri che con un tagliente editoriale su Il Giornale l’ha definita inadatta a formulare leggi sul tema considerato che non ha figli.  Oddio, il risibile pensiero è piuttosto corrente, avendo scelto di non avere figli mi sono sentita ripetere questa stracca litania più volte e, ahimè, più volte anche da insoddisfatte madri.  
In Italia c’è una legge che permette ai padri di rimanere a casa dal lavoro per i primi tre anni di vita del bambino, ma ad oggi solo il 4% degli uomini lo richiede. Lo scopo dei 4 giorni obbligatori sarebbe – almeno secondo le proponenti – quello di invogliare e responsabilizzare ad un nuovo concetto di famiglia. Apprezzabile tentativo ma, secondo me, sarebbe opportuno estendere l’obbligo di rimanere a casa dal lavoro per cinque mesi, quei cinque mesi croce e delizia per tutte le donne che presentano un curriculum. Infatti mica va bene che le giovani donne debbano sacrificare il loro lavoro, le loro aspirazioni, il 20% dello stipendio, perfino il tempo libero, anche se decidono di avere un figlio non da sole ma con eventuale compagno. Mi capita di selezionare qualcuno per un lavoro, e gli uomini sono sempre spensierati  su una eventuale paternità. Per quel che posso applico una discriminazione positiva, favorisco sempre e solo donne. Un mio piccolo contributo al mondo dispari nel quale viviamo. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Su questa pagina http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm   14/6/10 - Lavoratrici

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NoGod ai Mondiali di calcio

Wayne Rooney, attaccante inglese, indossa abitualmente una vistosa croce. Dice che è orgoglioso di portarla perché ci tiene a mostrare la sua cattolicità, e ha un po’ sofferto di essersela dovuta togliere durante la partita con l’Algeria. Mark Whittle, capo delle relazioni pubbliche della Fifa, fischia il fuorigioco a un giornalista che vorrebbe approfondire il tema: we don’t do religion. L’unica religione ai mondiali deve essere il calcio! Ma in Somalia il calcio è questione di vita o di morte, perché i fondamentalisti islamici puniscono con durezza chi perde tempo a guardare illegalmente le partite della coppa del mondo considerate una maledizione per l’essere umano.
L’Italia non brilla e i c.t. in poltrona criticano le scelte fatte: magari Cassano della Sampdoria (e Balotelli, Totti…) avrebbero fatto bene. Intanto il sampdoriano si è sposato con Carolina: un matrimonio misto, lui ateo lei cattolica: mentre la sposa  prendeva la comunione lo sposo è restato in piedi davanti all’altare.
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17/6/10 – Ad occhi chiusi

Oriente e Occidente – Occorre capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie (Cristina Sivieri Tagliabue, Alfabeto Bonino, Bompiani,  € 14)
Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle (André Gide)

Il socialista Elio Di Rupo probabilmente diventerà il premier del Belgio. I suoi genitori, contadini abruzzesi, partirono da San Valentino in Abruzzo Citeriore e arrivarono in Belgio per sfuggire alla povertà. La famiglia si stabilì a Morlanwelz  cittadina vallona (tremila italiani su 18mila abitanti). Dopo appena un anno di lavoro in una miniera di carbone, il padre morì e il giovane Di Rupo rimase con la madre e i sette fratelli. Recentemente ha detto “a differenza di altri figli di immigrati i miei fratelli ed io siamo cresciuti impregnati di cultura belga perché la pubblica assistenza ci seguiva in tutto, e oggi sono fiero di essere belga e di avere radici italiane”.  Mentre Di Rupo alzava il calice per brindare alla sua vittoria, in Italia un tribunale confermava l’ergastolo a Katawi Dafani per avere ucciso un anno prima la figlia 18enne Sanaa, accusata dal padre di avere costumi occidentali. La deputata Souad Sbai presidente delle donne marocchine in Italia si è rammaricata del fatto che il processo è stato disertato dalle femministe che non si sono dichiarate parte civile in difesa della sfortunata ragazza. Comprendo il rammarico di Sbai, ma un movimento non è un partito, e da quel movimento sono nate molte delle cose che oggi appaiono naturali, ad esempio il ministero delle Pari Opportunità che si è costituito parte civile. Quello che dovrebbe preoccupare la deputata è l’indifferenza pressoché  totale che ha circondato questo e altri episodi di cronaca legati agli immigrati che arrivano in Italia.  I media li considerano fatti che riguardano persone con una particolare etnia e/o religione. Credo che Sbai dovrebbe temere questa deriva cavalcata con furore dalla politica, ad esempio negando la cittadinanza in tempi più brevi, non riconoscendo la cittadinanza a chi nasce qui, considerando gli stranieri solo come appartenenti a una comunità religiosa. Per intenderci, la povera Sanaa Dafani difficilmente avrebbe potuto aspirare a fare il premier italiano.
Purtroppo le esperienze di molti paesi europei non ci insegnano nulla. L’Olanda, paese di gente per bene che ama i tulipani e gli zoccoli di legno e le case con grandi vetrate, ha preferito concedere molto ai pochissimi che chiedevano di vivere come in una casbah, condannando chi si era spostato dal suo paese per vivere diversamente alla casbah.  Gli olandesi esasperati votano  Wilders, che  vivendo in una paese più  civile e laico del nostro è solo islamofobo, mentre da noi abbiamo i leghisti che sono omofobi islamofobi calabrofobi eppure crociati. I musulmani che vivono in Italia oggi sono per i nove decimi persone che accettano la cultura politica italiana (e per verificarlo basta passare davanti ad una scuola elementare e gettare uno sguardo ai genitori per vedere addirittura un eccesso di assimilazione), cioè europea. Non si deve consentire agli europei su richiesta di pochi leader religiosi di accettare che si costituiscano comunità o ghetti musulmani. Similmente trovo paradossale che si possa discutere di una legge per vietare il burqa, perché è previsto dalle nostre norme che nello spazio pubblico il volto sia scoperto e si deve essere rigorosi nel far rispettare la norma. Sarebbe come invocare una legge per proibire le infrazioni mentre si guida. Questo è già previsto dal codice della strada e se la polizia municipale, ad esempio a Roma, preferisce far finta di non vedere chi parcheggia in quarta fila il problema appare di altra natura.  Chi vuole introdurre leggi sul burqa o similari, ne ha bisogno per ragioni elettorali e sa di mentire, perché gli immigrati e i musulmani non compiono più crimini degli italiani. Queste fughe in avanti sono particolarmente insidiose ovunque, ma in Vaticalia, paese semiteocratico, potrebbero metter definitivamente la parola fine al paese laico a cui molti di noi (velleitariamente) aspirano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il primo ministro neozelandese ha annunciato la sua presenza in Sudafrica per sostenere gli All Whites che incontreranno l’Italia. Il premier John Key guida il paese dal 2008 sostenuto dal National Party che fa del patriottismo il suo caposaldo. Ad Aotearoa, il nome maori  della Nuova Zelanda, dicono che il premier parte per fuggire dalle critiche che lo inseguono: l’economia del paese è in forte crisi e il suo governo è in caduta libera, e una vittoria sportiva… è il vecchio panem et circenses.  
Italia-Nuova Zelanda si disputerà domenica 20 giugno. Esattamente un anno prima moriva Neda, uccisa dalla polizia iraniana mentre partecipava ad una manifestazione dell’Onda verde. L’Iran non è presente con la sua squadra ai mondiali, ma gli iraniani amano il calcio. Sappiamo che non sarà così, ma sarebbe bello che i tifosi sugli spalti mostrassero dei cartelli per ricordare le speranze nel cambiamento della giovane Neda.

http://www.ilpost.it/2010/06/16/documentario-neda-agha-soltan/

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15/6/2010 – Le grandi manovre

Si dice spesso che la natura “con le zanne rosse e tra gli artigli la preda” è crudele. L’ho sentito ripetere dagli allevatori, mentre cercavano di convincermi che proteggevano i loro animali da ciò che sta al di là delle recinzioni. La natura più che madre è matrigna, vero. Ed è altrettanto vero che gli animali allevati nelle fattorie d’eccellenza hanno spesso una vita migliore di quella selvatica. Ma la natura non è crudele. E neppure lo sono gli animali che in natura si uccidono e talvolta si torturano a vicenda. La crudeltà dipende da che cosa s’intende per crudeltà, e dalla capacità di contrastarla. O di ignorarla. (Jonathan Safran Foer, Se niente importa, Guanda, € 18)
Mio marito ed io abbiamo perso il lavoro. Perché parlate sempre di interecettazioni? (lettera all’Unità)

E’ evidente che una manovra economica richieda sacrifici, per questo  è fondamentale sapere come questi verranno distribuiti. Al momento nella manovra proposta dal governo non c’è traccia del contributo degli italiani ricchi ai sacrifici che il Paese è chiamato a fare. I redditi da lavoro dipendente e le pensioni saranno colpiti dalle addizionali Irpef che le regioni aumenteranno per incrementare  le entrate. Nel frattempo ci saranno degli italiani che guarderanno i sacrifici degli altri senza pagare pegno. Sarà una domanda retorica e sciocco chiederselo, ma la crisi è colpa del professore o dell’impiegato del ministero?  In altri Paesi, per esempio la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, le manovre sono di entità maggiore della nostra, ma i contributi sono spalmati su tutta la popolazione. Perché non alzare – almeno a livello europeo – le imposte sulle rendite finanziarie?  La tassa sui patrimoni è argomento di dibattito in tutta Europa, perché in Italia rimane un tabù? E la Cei, farà qualche passo indietro nelle sue continue richieste per scuole religiose, ora di religione, chiese,viaggi papali, benefit del Vaticano (che come si sa a Roma non paga né acqua, né raccolta rifiuti, né ztl). Almeno su questo l’opposizione dovrebbe alzare la voce: redditi alti e banche come contribuiranno alla soluzione della crisi economica?  Vano pensare che l’opposizione chieda conto degli affari Cei. Giova ricordare a questo proposito come nella finanziaria proposta tre anni fa dal ministro dell’Economia Padoa Schioppa (governo Prodi)  avesse ventilato la proposta di richiedere il pagamento Ici ai beni ecclesiastici attirandosi una ridda di improperi: una dura reprimenda dal presidente della Camera (Bertinotti) a editoriali razzisti su Italia oggi (agisce così perché non è cattolico?), tra gli altri.
Purtroppo l’opposizione governativa è silente su molte questioni, anche quelle che la strafottenza del premier pone su un piatto d’argento. E’ indubbiamente importante che Silvio abbia mediato tra Svizzera e Libia, ma inquieta un po’ che neanche l’opposizione chieda conto al governo della chiusura dell’ufficio libico dell’Unhcr  (Acnur) . Come è noto questo ufficio doveva provvedere a registrare i respingimenti ed era il perno intorno al quale ruotava il trattato italo-libico. Intanto la Libia ha già ricevuto tre tranche del maxirisarcimento stabilito dal governo Berlusconi, le motovedette per il pattugliamento delle coste e il permesso per mille lavoratori autonomi libici in deroga ai flussi migratori. Mentre l’Italia non riesce – e non vuole – sapere che fine fanno i migranti respinti. Spiace doverlo ripetere così spesso, ma a che serve una opposizione accucciata per prendersi meglio i colpi in testa?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

 “Se uno nasce quadrato non muore tondo”, è il libro-biografia di Rino Gattuso, centrocampista del Milan, e che, insolitamente, il calciatore ha dedicato alla suocera. Nato a Schiavonea di Corigliano Calabro, lì ha avviato una azienda di pulitura di molluschi che da lavoro a molti compaesani e ai numerosi famigliari. In conferenza stampa ha detto che i politici non dovrebbero occuparsi di calcio così come i calciatori non si occupano di politica. Durante l’ultima tornata elettorale, disse: “condivido molte delle cose che dice Bossi. Apprezzo in particolare l’idea del federalismo fiscale, ognuno deve governare da solo, in questo modo viene responsabilizzato molto di più. Anche da me in Calabria i fondi che arrivano dall’Europa potrebbero essere utilizzati meglio”.  Si vede che pur essendo nato quadrato ogni tanto diventa tondo. Durante una trasferta spagnola dichiarò un certo disgusto per i matrimoni uomosessuali (sic) ma, al momento, non si sa se ha cambiato idea pure su questo.
Non si parla più della proposta del ministro  della Semplificazione Calderoli di “tagliare” i premi milionari che gli Azzurri percepirebbero in caso di buon piazzamento. Con una ironia che ha sorpreso, loro hanno deciso di devolvere gli eventuali bonus alla fondazione per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In molti hanno letto la scelta come una ripicca nei confronti del ministro leghista e probabilmente è così. Ma meglio, molto meglio, della richiesta  degli olimpici che  da Pechino chiesero (ma non ottennero) la detassazione dei premi. Richiesta ancor più spudorata considerato che molti atleti olimpici sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali…

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13/6/10 - Lavoratrici

Voglio restare incantata dal tuo occhio divino, voglio diventare la preda del tuo amore. Un giorno, così spero, tu scenderai su me per portarmi via nel rogo dell’amore, mi tufferai finalmente in quell’ardente abisso per far di me in eterno la tua felice vittima (Santa Teresa del Bambino Gesù)
Lavoro otto ore fuori casa, quando torno la sera trovo una famiglia di cinque persone. Non credo che arriverò a 65 anni (commento in un blog)

L’Unione europea dice che le donne devono essere uguali agli uomini. Benissimo, in molte non aspettavamo che di sentire queste parole. Andare tutti in pensione alla stessa età è giusto perché così si potrà sanare la diversità di trattamento previdenziale che penalizza le donne economicamente.
Naturalmente potremmo soffermarci a parlare del discutibile comportamento dei ministri Sacconi e Brunetta che, prima hanno rilasciato interviste per dire che mai avrebbero accettato diktat da Bruxelles, poi hanno ringraziato per l’ultimatum consci di aver portato a casa l’unica – e gratis – riforma strutturale del loro inconcludente governo. Ma potremmo anche, per equità, ricordare come durante l’ultimo governo Prodi il ministro dell’Economia Padoa Schioppa venne irriso da sindacati e colleghi di coalizione per la sua proposta di accelerare l’adeguamento richiesto dalla Ue. Per cui con serenità possiamo affermare che bypartisanamente e con il volenteroso disimpegno dei sindacati, nessun aggiustamento è stato posto in essere per favorire il lavoro delle donne che, stante l’arretratezza culturale del Paese, si trovano con un carico domestico sulle spalle estraneo alle congeneri europee.
Di fatto le donne dispongono ogni giorno di 81 minuti e mezzo di tempo libero in meno degli uomini. Ma non è solo questo ovviamente. Il principe dei problemi delle donne è rappresentato dai bambini, che, quando ci sono, mancando le strutture, costringono le mamme a lasciare il lavoro. E anche a privare i bambini dei preziosi anni di socialità da condividere negli asili nido. Linda Laura Sabbadini, che dirige le indagini sulle condizioni e la qualità della vita dell’Istat, ci ricorda che il divario tra il tasso di occupazione delle donne senza figli e quelle con due, tre o più figli, è di 4.5, 10, 22 punti.  
Il prepensionamento, considerato una sorta di premio di consolazione, “nacque per consentire alle mogli di accudire i mariti che andavano in pensione prima”, scrive l’economista Andrea Ichino (A. Ichino e E. Alesina, L’Italia fatta in casa, Mondadori)  perpetua l’idea che il lavoro femminile è provvisorio e inessenziale.  Le donne, invece di farsi trascinare nel gorgo del vittimismo accettando tutele, dovrebbero chiedere un controllo affinché la spesa risparmiata venga investita in servizi per liberarle dal lavoro di cura dei piccoli e degli anziani, e per l’emancipazione culturale degli uomini che, nella quasi totalità, vivono come saprofiti alle spalle delle loro fidanzate, figlie, mogli, madri. Controllare il rapace ministro dell’Economia, che ha bisogno di fare cassa, sarà complesso, ma non meno di svegliare quella sinistra a cui tante di noi fanno riferimento e che abbiamo sempre dovuto trascinare come una pelle d’orso pulciosa sulle battaglie di civiltà, dal divorzio all’aborto.
Al momento dobbiamo essere grate all’Ue  di cui dovremmo invocare i diktat anche per l’adozione ai singoli e il riconoscimento delle coppie omosessuali. Magari sottoponendo alla nostra inefficace classe politica la lista presentata da Choisir, una associazione francese presieduta dalla storica femminista Gisele Halimi, che ha scelto di ogni paese le leggi più attente alle necessità delle donne. Nell’elenco l’Austria per la legislazione più avanzata sul matrimonio, la Spagna per quella sul divorzio e la violenza domestica, la Francia per quelle sullo stupro, il Belgio per le unioni civili, la Svezia per i congedi di maternità e paternità, l’Estonia per la potestà genitoriale, la Lituania per quelle sul mobbing. L’Italia non è presente. Magari questo adeguamento imposto dall’Ue potrebbe essere lo stimolo per un primo passo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il 15 agosto del 2008 l’ex vescovo Fernando Lugo, seguace della teologia della liberazione, si è insediato alla presidenza del Paraguay interrompendo l’ininterrotto dominio durato 68 anni del Partito Colorado, espressione della ricca borghesia di proprietari terrieri della regione. Oggi i liberali del vicepresidente Federico Franco si agitano accusandolo di “chavismo” e rinfacciandogli i  figli illegittimi. Lugo dice che li riconosce tutti per dargli un avvenire. Una parte della sinistra estrema è passata alla lotta armata costringendo il presidente a dichiarare lo stato d’emergenza.   Dal 1998 il Paraguay è presente ai Mondiali, nel 2002 arrivò agli ottavi. L’Albirroja si incontrerà con l’Italia il 14 giugno.

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5/6/10 – L’odore dei soldi

Mio zio era il compianto mons. Pedica, di cui mi onoro di portare il cognome e di cui conservo gelosamente la foto con papa Wojtyla. Mia zia era madre badessa a Rossano Calabro. E’ colpa mia se vengo da una famiglia molto legata alla Chiesa? Aggiunga che dentro l’Idv, ho fondato i teo-leg, cattolici per la legalità. Le dico questo per spiegare i miei rapporti col Vaticano. Con Propaganda Fide ho avuto i primi contati nel ’93. Io faccio una vita da cattolico. Vado a messa e, quando capita, frequento con entusiasmo il Vaticano (Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori, trovacase per i suoi colleghi)

Mi rendo conto che sto invecchiando quando mi sorprendo a ricordare che quello che mi sembrava così orrendo allora, era molto meglio dell’oggi. Non mi riferisco alle pene d’amore o alle discussioni con i genitori (anche quello per la verità, che l’età insegna la misura) ma piuttosto alla vita civile e politica. Non credo che oggi sarebbe possibile confrontarsi su temi quali il nuovo diritto di famiglia o l’aborto. O la revisione concordataria che, ben lungi dall’estirpare quel cancro, mise fine alla religione di Stato che, oltre ad essere un ossimoro, metteva in seria difficoltà la vita di chi, per nascita o scelta, seguiva una fede diversa da quella cattolica. Gli esempi sono tanti: dalla legge 40 che, di fatto, divide le italiane in classi, quelle che possono recarsi all’estero per la fecondazione eterologa e quelle che non possono partire e restano frustate nel loro desiderio di maternità. Al testamento biologico diventato un terreno di scontro medioevale mentre, solo nel 2005, la commissione Sanità del Senato aveva approvato all’unanimità un articolato – poi decaduto – che non vedeva divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale e considerava le dichiarazioni anticipate di trattamento impegnative per le scelte sanitarie del medico*.  Ai programmi televisivi, dove è ormai obbligatorio ostentare la fede cattolica oltre ad una dose di moralismo da sacra famiglia che non ha rispondenza nella società.  Alla maternità, che deve essere vissuta come una missione e non più come una opzione, con i media che esaltano l’allattamento al seno per tanto tempo e le madri in casa dal lavoro ad accudire il pupo.
Eravamo già nel gorgo quando nel 2007 Paola Binetti, allora in versione Pd, dichiarò che l’omosessualità era una devianza della personalità, creando un certo stupore, non scandalo per carità, tra i suoi colleghi.  L’ennesimo ragazzo malmenato a Roma perché omosessuale, ha chiesto – velleitariamente -  di approvare una legge sull’omofobia. E non ha destato meraviglia che il sindaco  Alemanno – eletto anche perché aveva promesso tolleranza zero sulla microcriminalità oggi in aumento -  ha dichiarato di essere contrario a questa richiesta perché ideologica. Abbiamo toccato con mano come i fatti di pedofilia clericale** abbiano lasciato freddi e indifferenti gli italiani, anzi.  Li smuoveranno, forse, le notizie sulle immense proprietà immobiliari vaticane affittate sottomercato a politici, giornalisti, sindacalisti… Ma ci credo poco anche se, mi dice l’amico Sandro Masini*** sconsolato come me dal presente, la gente si sente toccata solo quando gli insidiano il portafoglio. Sarà, l’idea che mi sono fatta  è che purtroppo l’italiano ammira e invidia pure chi i soldi li ha e li fa anche senza capire come.  Ma questa è una opinione e, come va di moda in molti ambienti, non parlatemi di fatti che ho già le mie opinioni. Non sorprenderà i lettori di questa rubrica che le opinioni a cui mi riferisco oggi sono quelle che riguardano Israele da un lato – per cui i convincimenti sui gravi delitti si danno sempre a caldo senza valutare i fatti neanche per un secondo – e sulla Santa Sede, che con il suo passato e presente ardisce indicare strade etiche al mondo accodandosi a liberi e democratici paesi come il Sudan e il Pakistan.  Detto ciò sono soddisfatta che l’Italia abbia votato alle Nazioni Unite come Obama, e mi auguro che quanto prima sia eliminata la stretta a Gaza, ma con il contributo della comunità internazionale che fino ad oggi se n’è fottuta. A meno che non si preferisca che quella fetta di Medioriente diventi la succursale di Teheran (di giorno mi pento di averti incontrato di notte ti vengo a cercare). E giacché siamo in argomento non sarebbe male che la  comunità internazionale (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa)  buttasse un occhio, magari il viaggio papale li aiuterà, sul nord di Cipro che la Turchia sempre più ottomana, ha trasformato in uno stato fantoccio. Richieste velleitarie come quelle del povero omosessuale picchiato la cui storia è stata raccontata nei tg solo perché è stato colpito in via del Fagutale proprio sotto le finestre dell’ex ministro Scajola. Ahi serva Italia...

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 *Antonio Del Pennino, Di che vita morire, Gaffi, € 13.50
** http://www.caramellabuona.org/
*** Sandro Masini, presidente dell’Associazione Giuditta Tavani Arquati http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm

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Lunedì 7 giugno 2010, ore 21.00

Palazzo della Cultura – via del Portico d’Ottavia 72 – Roma

dall’Ungheria all’Olanda chi sono e dove sono le nuove camicie brune

VIAGGIO ALL’INTERNO DELLA GALASSIA NERA

intervengono

Stefano Gatti, responsabile del portale Osservatorio sull’antisemitismo del CDEC - Umberto Ranieri, coordinamento nazionale PD - Filippo Rossi, direttore Fare Futuro web magazine - Giacomo Kahn, direttore Shalom


3/6/10 –  delizie turche*  

“Poiché amo Israele, sono il primo a dire che lo Stato ebraico spesso si merita le dure condanne che gli piombano addosso. Però non è un segreto che il mondo presta una attenzione sproporzionata agli sbagli di Israele. Senza voler giustificare nessuno, dico che dovremmo fare più attenzione ai motivi dietro il nostro occhio critico” Jonathan Safran Foer

I sostenitori della Turchia nella Ue, Stati Uniti in testa, temono che una grande potenza islamica non integrata nell’Europa possa volgersi ai confinanti, l’Iran, la Siria, l’Iraq.  Nel 2002 il partito Giustizia e Sviluppo (Akp) guidato da Recep Tayyp Erdogan ha vinto per la prima volta le elezioni  dopo anni di governi a guida kemalista, cioè la formazione repubblicana ispirata da Kemal Ataturk,  fondatore della Turchia moderna. L’Akp è un partito islamico moderato e ha creato immediatamente inquietudine tra gli alleati della Nato. I negoziati per l’adesione alla Ue, avviati nel 2005, prevedono 35 punti da osservare per conquistare un posto a Starsburgo, tra cui la riformulazione  del codice penale che prevede la pena di morte, e la attenuazione del nazionalismo che penalizza (o cancella del tutto) le minoranze. Al momento dei 35 punti ne sono stati evasi otto, ma, nonostante gli sforzi turchi, sembra improbabile un ingresso considerata la netta opposizione di Francia e Germania. Ma il mondo non ruota intorno all’Europa, anzi, e non sembra proprio che i turchi elettori di Erdogan smaniano per entrare nella Ue.  Il Transatlantic Trends che studia gli orientamenti dell’opinione pubblica in America e in Europa, mostra che (dati del 2008) il 55% della popolazione turca non si sente parte dell’Occidente.  Il consigliere diplomatico di Erdogan, l’ambasciatore Ahmet Davutoglu oggi ministro degli Esteri, sta ridisegnando il paese. Ha ostentato  la sua fede islamica, è stato in grado di normalizzare i rapporti con la Siria e ha rimesso in moto quelli difficilissimi con l’Armenia, ha rinsaldato i legami con l’Iran. In questo disegno la durezza nei confronti di Israele  ha dato alla Turchia una rinnovata forza nel mondo musulmano.  Le manifestazioni contro Israele di questi giorni traggono linfa dalla riscoperta delle radici religiose islamiche che col kemalismo erano represse. Radici religiose che Erdogan ha saputo cogliere e mettere a frutto ma che allontanano dall’Europa. Erdogan, ed è umanamente comprensibile, aspira a giocare un ruolo nel mondo musulmano sempre più affluente piuttosto che fare il numero nell’Europa divisa e debole che conosciamo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 * dicesi delizie turche dei dolci zuccherosissimi che la maggiornaza della popolazione mondiale trova stucchevoli ma che io adoro

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Da La Stampa, un articolo di Marta Ottaviani : Tra gli ebrei di istanbul, al sicuro ma inquieti"
Istanbul, interno di una sinagoga

A poche ore dall'attacco di Israele alla Mavi Marmara il primo pensiero di molti in Turchia è andato a loro, ebrei di fede e turchi di nazionalità. Sono i sefarditi, che vivono nel Paese dalla Mezzaluna da quando era ancora impero ottomano, per la precisione dal 1492, quando la Reconquista di Isabella di Castiglia la Cattolica, e Ferdinando II di Aragona li costrinse alla fuga. Sospesi fra la loro fede e la loro madre patria vivono con apprensione queste ore. La Turchia è la loro casa, ma questo è il momento della calma. Proprio per questo il premier Erdogan due giorni fa ha pensato a loro, sottolineando che i Sefarditi sono «sotto la diretta protezione dello Stato». Come a dire che nessuno nel Paese gli farà mai del male.
Ma la situazione potrebbe scappare di mano, soprattutto a causa degli animi esacerbati. Due giorni fa un ciclista israeliano che partecipava a una competizione internazionale ha rischiato un pugno. Le prenotazioni negli alberghi sono state cancellate quasi tutte. Le autorità della comunità ebraica di Istanbul preferiscono non parlare. Sul loro sito hanno pubblicato un sintetico comunicato stampa con il quale partecipano con dolore alla notizia dell'attacco da parte della marina israeliana. Pochi giorni fa, prima dell'attacco, il rabbino capo della Turchia, Ishak Haleva, rispondendo al quotidiano islamico «Yeni Shafak», aveva definito «inappropriato» fare a lui domande sulla questione palestinese, sottolineando che gli ebrei di Turchia non avevano nulla che vedere con la situazione.
Incontrare i sefarditi in questi giorni non è facile. Si sa che sono circa 20 mila, distribuiti soprattutto a Istanbul e nella zona attorno al quartiere di Beyoglu, fin dai tempi dell'Impero Ottomano punto di riferimento per gente di ogni etnia e religione.
Per carpire qualche informazione sulla loro quotidianità ci si deve rivolgere alla redazione del quotidiano «Shalom», edito in turco e che tira circa 4000 copie. Gli scaffali sono pieni di Cd di musica, libri e giornali. E arriva la prima sorpresa. Sono tutti in turco e in spagnolo antico, la lingua che li contraddistingue e che hanno ereditato dai padri, tramandandola oralmente da secoli. In ebraico ci sono solo le scritte su alcuni oggetti sacri.
«I sefarditi di Istanbul sono fra i pochi gruppi di ebrei che non vivono in Israele a non parlare l'ebraico», spiega Gila Erbes, direttore della testata. Ha un tono pacato. «Mi sento sicura, ma il momento è difficile», ammette. Fuori da quelle stanze, ad Ankara, il premier turco islamico moderato sta tornando ad attaccare lo stato di Israele, parlando di «sanguinoso massacro» e di «punizione necessaria». Il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, sta chiedendo agli Stati Uniti una condanna ferma dell'attacco e tutti i giornali turchi, anche i più liberali, sono usciti con titoli duri contro Tel Aviv. La loro condizione di ebrei in Turchia, a chi non è turco e non conosce la storia del Paese sembra paradossale, invece da loro viene vissuta con grande naturalezza.
«Siamo arrivati qui 500 anni, abbiamo sempre vissuto bene - continua Erbes -. Abbiamo forti legami con Israele e siamo ebrei. Ma Istanbul è la nostra casa». La loro è una quotidianità «tranquilla e discreta», che ha risentito drammaticamente, in termini di sicurezza, in seguito agli attentati di Al Qaeda del novembre 2003, che costarono la vita a 66 persone fra cui 16 ebrei. «Siamo una comunità coesa e organizzata, i più religiosi parlano l'ebraico, la stragrande maggioranza osserva le feste. Con l'attività editoriale del nostro quotidiano e della nostra casa editrice cerchiamo di mantenere viva la nostra cultura e le nostre tradizioni. Soprattutto lo spagnolo antico la cui conoscenza purtroppo si sta perdendo. Abbiamo 4 centri fra parte europea e parte asiatica che usiamo per attività culturali e che difficilmente sono riconosciuti da chi non li conosce, lì allestiamo spettacoli e creiamo momenti conviviali per la comunità».
Una vita discreta ma non occulta. Uno dei cori di bambini più famosi, le Estreyikad de Estambul, sono composte da bambini sefarditi fra i 9 e i 14 anni. Ogni anno Istanbul partecipa alla Giornata europea per la promozione della cultura ebraica, a cui partecipano soprattutto persone esterne alla comunità. Una delle sinagoghe più belle di Beyoglu è la sinagoga italiana, a poca distanza dalla Torre di Galata e dove le vetrine di un venditore di arredi sacri ebraici convivono pacificamente da decenni con quelle di un venditore di kebab. Uno dei luoghi di culto più antichi e rappresentativi, dove appena due settimane fa è stata celebrata in un trionfo di rose bianche la festa dello Shavuot, che ricorda la consegna a Mosè delle tavole con i dieci comandamenti.
Di sinagoghe a Istanbul se ne contano a decine anche perché fino all'inizio del XX secolo i sefarditi qui erano circa 150 mila. Hanno una scuola, un ospedale sul Corno d'oro dove si curano anche tanti turchi. Il ristorante di cucina kosher ha chiuso di recente perché travolto dalla crisi. Una vita che corre tranquilla con i suoi ritmi e alcune tradizioni locali, soprattutto nel campo culinario e musicale, dove i sefarditi hanno melodie e piatti diversi da quelli ashkenaziti. «La cosa più strana - conclude Erbes - è quando andiamo in vacanza in Spagna e iniziamo a parlare: ci guardano come se tornassimo dal passato». Sorride. Che qualcosa possa cambiare per i sefarditi non ci vuole nemmeno pensare


2/6/10 – Ragione e sentimento

Un crimine di guerra presuppone che ci siano dei militari che aprono il fuoco, deliberatamente e senza preavviso, su persone inermi che subiscono solamente. Qui, non sono sicuro che le cose siano andate così. C’è stato uno scambio di violenze, anche se ovviamente di proporzioni diverse (Amos Oz)

La Flotilla pacifista non era animata dalle migliori intenzioni, ma in uno scontro tra militari e civili, sono i militari che hanno torto. Non si abborda una flottiglia di pacifisti ben disposti ad usare coltelli e bastoni sui soldati calati dagli elicotteri  senza calcolare tra le probabili conseguenze la carneficina. Un errore tecnico si trasforma in una sciagura politica e umana in un soffio.  E su questo c’è l’unanimità, soprattutto all’interno di Israele che ha inondato di pesantissime critiche il governo Netanyahu.  La mattanza dei cosiddetti pacifisti  resterà incollata addosso agli israeliani -  non al governo -  per parecchio tempo: mediaticamente niente di nuovo, perché quel paese ha sempre avuto una pessima stampa.
L’unica possibilità che rimane al Paese per abilitarsi è togliere l’assedio a Gaza.
Tre anni dopo l’avvento di Hamas (quando Ismail Haniyeh dichiarò finita la laicità perseguita dall’Anp),  Gaza rimane sigillata. Israele garantisce 15.000 tonnellate di aiuto ogni settimana, ma secondo le Nazioni Unite è poco perché i beni vietati (dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come balsami per capelli e gelatine) sono troppi. Non è più praticabile che solo Israele risponda di questa situazione. La comunità internazionale ha rimosso Gaza da qualsiasi road map, l’Egitto apre con il contagocce il valico di Rafiah perché teme l’invasione di palestinesi nel suo territorio,  i pacifisti invece di fare pressione sulla Lega araba (che mai li ascolterebbe) preferiscono associarsi a missioni dubbie. Del resto la Turchia non nega che alla partenza delle navi i militanti hanno inneggiato al jihad ricordando Khaybar (una città saudita dove Maometto sconfisse una tribù ebraica). Lo sconsiderato attacco della scorsa notte ha isolato ancora di più il governo Netanyahu che, non va dimenticato, è stato eletto dopo le chiusure europee poste alla bravissima e moderata Tzipi Livni.  L’attuale ministro degli Esteri Lieberman ha incarognito i rapporti con la Turchia (anche se con Erdogan il paese si sta islamizzando e si sta scegliendo nuovi partner) tagliandosi i ponti con uno storico amico. La Turchia sfrutta la situazione nel tentativo di assumere una leadership nel Medioriente (ma non è detto che i suoi desiderata andranno a buon fine).  L’azione di forza israeliana ha prodotto una ondata di consensi ad Hamas assestando un duro colpo all’Autorità palestinese accusata dai seguaci di Hamas di tradire la causa nazionale perché negozia col nemico sionista, indebolendo la posizione di Abu Mazen e sfibrando sempre più il processo di pace.  Al solito turba, ma non sorprende, la veloce posizione di condanna del Vaticano.  Che ci piacerebbe sentire per una volta  che si è pentita di riconoscere qualche anno fa quel Paese di cui, come del resto molti, non comprende l’esistenza.  
Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi , ma ha il dovere di non sbagliare.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui vostri COMMENTI

Quella che faceva rotta su Gaza non è una Flotilla di pacifisti, sostiene il governo israeliano. E non ha tutti i torti. Basti pensare che il Free Gaza Movement ha risposto picche al padre di Gilad Shalit - il soldato israeliano prigioniero nella Striscia da quattro anni – che aveva chiesto loro di premere su Hamas affinché fosse permesso al soldato di ricevere una visita dalla Croce Rossa o lettere dalla famiglia (L. Spinola, Il Riformista))

Delle sei navi della flottiglia attaccata da Israele, tre sono state fornite dalla Ong turca Insani Yardim Vakfi (Fondazione per l’aiuto umanitario),   legata al governo.  L’organizzazione ha stretti legami con il leader di Hamas a Damasco Khaled Meshaal e con i Fratelli musulmani in Egitto. A Gaza ha aperto una sede.  Il 7 aprile scorso Yildirim, fondatore del gruppo, durante una conferenza stampa a Istanbul disse che la flottiglia sarebbe stata una prova per lo stato ebraico: “se Israele dovesse opporsi alla flottiglia – aveva detto – sarebbe come una dichiarazione di guerra di quei paesi i cui attivisti si trovano a bordo delle navi”. Dopo i tragici fatti si potrebbe affermare che Yildirim è stato preveggente.

Orsetta Calamai, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


30/5/10 – Baluardi maschilisti

 “Ti piace il mio vestito?” “Oh si, mi sei sempre piaciuta con questo vestito” “Questo vestito è nuovissimo. Se per caso ti interessa l’ho comprato apposta per la circostanza” “Scusami cara. Comunque mi piaci sempre in nero” “In simili momenti desidero quasi avere un’altra ragione per portare il nero” (Dorothy Parker, The lovely leave)
“Neppure sapevo parlare con le donne. Un uomo è in gran parte quel che fa, dice, pensa di essere, anche se per nessun uomo di un certo spessore l’identità fila così liscia. Ma una donna? Parli sempre con qualcosa che le è stato fatto fare, pensare, dire, da pressioni dolci o acerbe; oppure la trovi ammutolita nella zona opaca di distanza che ne prende” (Rossana Rossanda, Le altre, Bompiani)

Per iniziativa dell’associazione Pari e Dispare (si chiama così, dispare, ed è presieduta da Bonino) e con il voto di settanta parlamentari di tutti gli schieramenti è stata approvata in Commissione di vigilanza rai l’istituzione di un Osservatorio per monitorare la rappresentazione distorta della figura femminile in tv. Servirà?  Probabilmente quello che aiuterebbe una corretta informazione sarebbe annullare la rai e tutti gli ammennicoli di partito che ruotano intorno a quella azienda, ma siccome così non sarà nel breve periodo, purtroppo, va tenuta nella massima considerazione qualsiasi iniziativa che punti ad una normalizzazione di quel porcaio. Secondo una indagine Censis, su 578 programmi dei sette canali principali (rai mediaset e la 7), gli argomenti a cui la donna è associata sono per il 31,5% spettacolo e moda, 14,2% violenza fisica, 12,4% giustizia. Solo per il 4,8% alla politica, 2% alla realizzazione professionale,  6,6% al mondo della cultura. Naturalmente c’è chi ha gridato al moralismo per questa iniziativa e ricorda di quando le gemelle Kessler  venivano mortificate da collant neri e coprenti. Ma non c’entra nulla: nessuno ha paura delle gambe delle donne se stanno ballando o se fanno sport o mostrano come si fa la ceretta o illustrano un nuovo modello di lettino ginecologico. Il guaio è che per essere in tv, sia per presentare i bambini canterini che per dare la propria opinione sulla piovosità della prossima estate,  le donne vestono come se dovessero svegliare i sensi sopiti di un marito barzotto (che vuol dire né  troppo crudo né troppo cotto).  Per non parlare di quello che fanno in tv:  in pochissime conducono programmi giornalistici,  qualcuna si presenta con seni traballanti (sappiamo che sono così quando si sollevano a forza col wonderbra), si fingono idiote per partecipare a pupa e secchione o a uomini e donne, e, peggio del peggio, la 45enne un po’ bollita che fa la levatrice seriale di smandrappate.  Nei tg le donne vengono intervistate esclusivamente per sapere l’andamento dei prezzi delle zucchine (che ovviamente costano meno di quando c’era il governo Prodi), o per sapere cosa pensano della fine del tempo pieno alle elementari (qui la cosa è talmente grave che fanno passare pure qualche madre che si lagna un po’, ma poco però). Lo scorso fine settimana due splendide cinquantenni, le architette Odile Decq e Zaha Hadid,  hanno tenuto banco a Roma per l’inaugurazione delle loro opere (Macro e Maxxi). Hanno avuto l’onore di una intervista? No, certo, ma abbiamo avuto descrizione dei loro abiti stravaganti (secondo il giudizio insindacabile del giornalista rai legato al tubino nero della signora Hepburn). Mancava solo che il giornalista dicesse che Hadid era soprappeso. Per la cronaca, l’una e l’altra in conferenza stampa hanno detto cose più che interessanti e i loro vestiti erano bellissimi al pari del loro lavoro. In sintesi abbiamo più dell’altra metà del cielo che si finge idiota per andare in tv. Perché certo nessuno ci crede che le donne seminude che dominano gli schermi siano delle idiote “le disegnano così”.
Così come naturalmente non crediamo  al fatto che i preti macchiatisi dell’orrendo reato della pedofilia andranno dannati all’inferno. O meglio, proprio riesce difficile credere che uomini adulti, spesso colti, credano a queste cose. In comune con la scorretta informazione italiana, la clericaglia sprezza le donne. Per  Newsweek  (nel numero ora in edicola) la Chiesa cattolica sembra voler limitare il campo d’azione delle religiose riducendo la loro modesta indipendenza dai vertici maschili. A tal fine Benedetto XVI ha deciso ispezioni in cento comunità di suore americane che hanno già dovuto riempire questionari sulla loro missione e le loro finanze. Secondo il settimanale ha destato parecchio sconcerto nelle gerarchie che le suore abbiano appoggiato la riforma sanitaria di Obama al contrario delle richieste dei vescovi. Suor Joan Chittister, che ha una rubrica sullo Huffington Post, ha scritto “la Chiesa che predica l’eguaglianza è ancora uno degli ultimi baluardi della discriminazione sessuale”. Non è l’ultimo, e noi vaticaliane lo sappiamo.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Il papa è tornato nuovamente sulla figura di Pio XII parlando della recente pubblicazione del card. Celso Costantini, e ne ha ricordato il soccorso ai bisognosi durante la guerra. Riproponiamo quanto scritto su papa Pacelli

5/1/10 - Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


29/5/10 – Oro alla Patria

Sarebbe giusto che come accaduto in Francia in cui uno dei maggiori centri di arte contemporanea è stato dedicato a Pompidou anche il Museo di arte contemporanea di Roma, il Maxxi, completato grazie agli sforzi essenziali di questo governo, fosse dedicato al presidente Berlusconi”(Manuela Repetti, deputato Pdl e compagna del ministro Bondi. E’ lei che si presenta così)

Ammetto di non essere mai stata una grande estimatrice del premier, ma, se si può dire così, in questi giorni è riuscito a toccare il fondo della mia grande pazienza tolleranza serenità e connaturata predisposizione a comprendere le ragioni degli altri. Mica per la pesantezza della manovra che lui e il suo governo si apprestano a varare ma per le vergognose bugie che con sfrontatezza ripete. I tagli saranno massicci, i sacrifici graveranno sulle spalle della parte più povera del Paese e, soprattutto non è vero che non aumenteranno le tasse. I tagli alle Regioni si tradurranno in diminuzione dei servizi, specialmente quelli essenziali sulla salute. I sacrifici saranno particolarmente pesanti a Roma, in parte perché il sindaco se l’è tirata facendo smargiassate con la formula 1 (c’è già un premio a Monza, a che serve questa cosa cafona a Roma) e le olimpiadi (era candidata da tempo Venezia ed è stato di pessimo gusto inserirsi in questa storia che, qualora si confermasse la scelta del Cio, ci porterebbe alla bancarotta definitiva) irritando la Lega che, come ben si sa, se ne frega del Paese e fa solo gli affari del suo elettorato, e poi perché gli utili idioti – e questo è il senso della definizione – si usano e si gettano. Il magnifico Silvio anche questa volta, già all’incontro di Confindustria lo ha fatto, dirà che è colpa delle sinistre che hanno governato fino a ieri (dimostrando che non ha memoria neanche dei suoi governi), che non può fare nulla che comandano poteri forti sud le briglie della costituzione colpa della Grecia e bla bla bla. E nessuno, giornalisti di regime innanzitutto, gli chiederà perché ha frinito fino a ieri come una cicala. E quel che è peggio la maggior parte degli italiani gli crederà. L’opposizione ha un compito difficile. Certamente non potrà sottrarsi ad una eventuale azione di cura – si muore un po’ per poter vivere - ma non può neanche avallare una manovra che andrebbe a colpire solo quel ceto medio che rappresenta il grosso del suo elettorato rendendosi complice di ingiustizie. Perché l’astuto Silvio ha pensato di mettere al riparo i ricchi e gli evasori fiscali professionisti. Magari sarebbe opportuno che il centrosinistra smettesse per un pelo di battibeccare sul nulla e aprisse discorsi di ampio respiro: sull’economia, certamente, ma anche su aspetti che possano determinare scelte culturali e sociali per un più lungo periodo e che riguardano le nostre vite di persone comuni. Provando a fare breccia anche in quella parte di elettorato di centrodestra che, sicuramente ci sarà, non si riconosce nella sopraffazione né nei manganelli.

Tiziana Ficacci, www.nodod.it - Qui i vostri COMMENTI

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28/5/10 –  Loro boicottano

Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto (G. Leopardi, Pensieri)

I fatti: qualche giorno fa Coop e Conad hanno annunciato che non venderanno più nei loro supermercati  prodotti provenienti dai territori occupati in Cisgiordania.  La decisione è stata rivendicata da una rete di associazioni (capofila è l’associazione cattolica Pax Christi)  che si chiama Stop Agrexco formatasi un anno fa per boicottare tutte le merci made in Israel.
Bene così, ognuno è libero di aderire alle campagne che crede.  
Però Coop e Conad hanno voluto fare delle precisazioni, addirittura comprando pagine sui principali quotidiani, per chiarire che i punti vendita delle due catene distribuiscono regolarmente i prodotti provenienti da Israele, e che “il boicottaggio è azione estranea ai valori che sono solidarietà eticità cooperazione trasparenza”,  ma sono in corso verifiche  solo su datteri e erbe aromatiche. E ancora, la Coop parla di “decisione obbligata”, facendo riferimento a disposizioni fiscali e amministrative Ue, ma gli alimenti Agrexco sono in regola con la normativa comunitaria sull’origine dei prodotti: che si sappia se vengono dai territori è informazione non richiesta dalla Ue. La Conad invece ha precisato che i pompelmi sono stati sospesi in quanto la stagionalità è finita in aprile (tra l’altro i pompelmi israeliani non vengono dalla Cisgiordania) e quando le produzioni riprenderanno le forniture proseguiranno regolarmente. La questione è diventata un caso politico: il ministro degli Esteri Frattini ha parlato di provvedimento razzista e sono arrivate molte critiche anche da sinistra capeggiate da Furio Colombo. A favore del boicottaggio invece Cgil e Fiom che hanno diffuso una dichiarazione di sostegno ribadendo l’illegalità della politica israeliana.  Il direttore amministrativo della Agrexco, il sig. Shimon Alchasov, ha spiegato che solo lo 0,4% dei prodotti della società provengono dalle comunità della valle del Giordano (territori occupati)  e lì lavorano quasi esclusivamente palestinesi e stagionali che arrivano dal confine (cioè dalla Giordania). Certamente se gli israeliani si ritirassero da quei territori, come molti israeliani auspicano, il problema sarebbe risolto, la Agrexco non si occuperebbe della produzione ortofrutticola e magari i palestinesi produrrebbero  datteri da soli. Purtroppo per loro a Gaza, territori che per fortuna gli israeliani hanno liberato, Hamas  ha preferito distruggere le serre riducendo sul lastrico gli operai. Ma è giusto che ognuno si determini da sé perché niente è più prezioso dell’indipendenza e della libertà. E anche di scegliere l’integralismo di Hamas. 
Le contraddittorie dichiarazioni di Coop e Conad , pongono una domanda. Perché le due aziende giustificano quello che sembra essere un boicottaggio ideologico? Per quanto sia un ossimoro agire nel mercato e  operare boicottaggi economici, è nel pieno diritto  delle due catene farlo.  Anzi, sarebbe auspicabile che un metodo rigoroso venisse applicato ad ampio raggio; sapere se l’uvetta turca proviene dal Kurdistan, o se il made in China include il Tibet, o anche, e su questo i sindacati italiani attenti alla legalità  potrebbero dare una mano, se le succose arance calabresi sono state raccolte a Rosarno. Tracciabilità totale, per tutti, non solo per i soliti. Altrimenti pare un pregiudizio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


26/5/10 – La nostra vita

…voglio dedicare questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere migliore il nostro Paese nonostante questa classe dirigente. (Elio Germano*, palma d’oro come migliore attore al Festival di Cannes per il film La nostra vita)

Come era previsto la manovra lacrime e sangue non è equa. Niente dimezzamento degli inutilissimi parlamentari, niente cancellazione delle province, niente accorpamento dei piccoli comuni, niente diminuzione di ministri sottosegretari ecc., e, ovviamente, nessun sacrificio per la Cei. Una sciocchezza? Mica tanto. Se tutti dobbiamo sacrificarci per rimediare agli errori che la nostra insulsa classe politica ha prodotto nel corso degli anni perché non chiederli anche a protagonisti così significativi della vita italiana? In occasione della annuale ramazzata dell’8 per mille i begli spot ci informano delle mirabolanti opere di bene che la Cei fa nel mondo (senza nessuna possibilità di verifica a differenza delle altre fedi che hanno stipulato le intese con lo Stato) mentre alle nostre latitudini  vediamo qualche mensa che fruisce del lavoro dei volontari (pur sempre uno sfruttamento) qualche riciclo dei nostri cappotti vecchi e un po’ di elemosina concessa “a tempo limitato”  agli sfortunati aquilani (ma solo perché atto molto mediatico). Niente di nuovo.
Nel niente di nuovo neanche sorprende la mancanza di reazione del Vaticano davanti al comma 24 della legge-bavaglio. Come è noto quel comma prevede che il pm informi, anche a rischio del decorso delle indagini, il Vaticano qualora si imbatta nelle intercettazioni in un sacerdote. Certamente l’indecenza è del governo che fa questa regalia, ma la Chiesa che accetta? E ancora abbiamo i gonzi, specie tra i politici della sedicente sinistra che normalmente siedono nella falce della luna calante, che si feriscono le orecchie  a sentire  che  un asilo parrocchiale del padovano nega la mensa al bambino, o che alcuni preti abbiano stuprato i ragazzetti a loro affidati. Almeno i politici governativi non mostrano stupido stupore.   
Costretti come siamo a scegliere tra il marcio e il muffo ci si butta sul bello che nel nostro Paese non dovrebbe mancare. Buio pesto anche qui, se a Roma nella più importante della sovrintendenze ai beni culturali il sindaco ha insediato un Broccoli dipendente rai (quello che ha detto che il Colosseo si rompe perché è vecchio), o il  ministro  Bondi che decide  di insediare Sgarbi a capo del polo museale di Venezia, dopo averlo già nominato commissario per il padiglione Italia alla prossima biennale di Venezia (giugno 2011) e supervisore per le acquisizioni di opere contemporanee per la collezione del Maxxi (che aprirà il 30 maggio). Sgarbi a volte fa ridere pur non facendo il comico, per alcuni è un buon divulgatore, sicuramente ha molte idee, certamente è volgarissimo,  e dovunque è stato ha fatto casini: danni come sottosegretario col ministro Urbani, sfracelli come assessore alla cultura di Milano, e come sovrintendente regionale in Veneto fu condannato per assenteismo. Indubbiamente ha un fornito curriculum televisivo, ma serve quello per mettergli in mano istituzioni e incarichi?  
Preferite la danza? Allora non avrete perso Fracci verso Alemanno. Come si sa l’étoile è sta nominata dieci anni fa alla direzione del teatro dell’Opera e ora il sindaco ha deciso per un altro nome. Legittimo, ma come si fa a prenderla in giro per due anni negandole un appuntamento? Carla Fracci , grazie al suo talento, ha ballato con Nureyev, Barishnikov, Vassiliev, Bruhn, Iancu… e volteggiando con loro li ha fatti conoscere in Italia e di questo dobbiamo esserle grati. Ma voi, lo vedete un sindaco di Berlino, di Parigi, di New York che sceglie chi deve dirigere un teatro?
Ma, se sulla classe politica possiamo stendere un velo – meglio sarebbe un pesante drappo nero -  che possiamo dire dell’insieme della nostra classe dirigente? Dei nostri intellettuali abituati a mangiare nelle greppie di partito, che hanno  le piaghe di decubito al cervello per essere stati troppo tempo fermi sulla stessa idea. Non si può dire altro dei prestigiosi firmatari del velleitario progetto bibbia a scuola.  La Bibbia dovrebbe essere affiancata all’Iliade all’Odissea alla Divina Commedia. Tutto questo senza opportuna formazione degli insegnanti che, siamo certi, sceglieranno qualche passo del vangelo (che in realtà non è bibbia) e gli daranno una lettura religiosa alla cristiana.  Qualcuno spiegherà  “ai professori di lettere” che alla Bibbia, quella vera cioè l’Antico Testamento, Freud ha dedicato pagine e pagine tanto da parlare di psicosomatica legandola alle mille malattie di Mosè?  O che per capire se stessi  bisogna dare un nome alle cose come il creatore (che è una figura simbolica) fece con il giorno e la notte mettendo fine al caos?  E che il peccato contro natura  - Lot che viveva a Sodoma (Genesi 19:1-11), Onan sapeva che se fosse nato un figlio non sarebbe stato suo (Genesi 38:9),  Solo la morte potrà separarmi da te dice Ruth alla suocera da cui non vuole lasciare (Ruth 1:16-20), Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna, dice David (II Samuele 1:26) - è solo frutto di traduzioni tendenziose. E saranno in grado gli insegnanti di cogliere il suono onomatopeico della lingua in cui fu scritto il libro (il serpente che tentò Eva in ebraico è nakasc e il suono è uno strisciare e sibilare).  E’ prevedibile che qualora questo vanaglorioso progetto andasse in porto il professore racconterà che c’era tutto un disordine, arrivò Dio e in sette giorni fece i maschi le femmine gli alberi e i conigli. Con tanti saluti, soprattutto alla scienza.

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*Elio Germano è stato Accio in Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, lo svitato del paese in Come Dio comanda di Gabriele Salvatores, uno studente con la passione del gioco d’azzardo ne Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, il Sorcio in Romanzo Criminale di Michele Placido.

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ROMA - Giovedì 27 maggio 2010 - Sala conferenze Piazza Montecitorio 123A

Ore 17.30 proiezione del documentario “Pannunzio & Il Mondo” di Nello AJELLO
Ore 18,30 interventi di Adolfo BATTAGLIA, Giuseppe BEDESCHI, Massimo BORDIN, Luigi COMPAGNA, Tullio DE MAURO, Stefano FOLLI,, Antonio MACCANICO

Massimo Teodori
PANNUNZIO
Dal “Mondo” al Partito radicale: vita di un intellettuale del Novecento - Edizioni Mondadori


24/5/10 – Ciriole

A Roma la ciriola è uno sfilatino di pane molto mollicoso. Costa meno della rosetta e dello sciapo e per questo non si trova mai. La ciriola è anche un pesce di fiume di scarsa qualità e molto sgusciante. Se ti chiamano er ciriola, vuol dire che fai il pesce in barile

Molto imbarazzo, molte reticenze, molto non detto, molta – troppa – comprensione. Così mi è sembrata la puntata di Annozero sulla pedofilia. Già un anno fa, visionando il filmato inglese della BBC, Santoro aveva mostrato timidezza davanti a mons. Fisichella * consentendogli di ripetere più volte che erano vicende isolate e lontane nel tempo. Per creare un clima amicale e favorevole al prelato il giornalista invitò persone poco preparate che il pepato porporato dominò con facilità. Lo stesso questa volta. Stucchevole l’intervento del presidente della Puglia Vendola, che ha esordito parlando del suo sconcerto per il misfatto della Chiesa, prudente la rassegna di Travaglio. Indubbiamente la pedofilia e il silenzio che l’ha coperta è cosa gravissima, ma sembra quanto meno lunare mostrarsi sorpresi o - peggio – dare per dato che è la prima macchia di quella associazione. Oppure non stiamo parlando della stessa Chiesa cattolica, quella che ha sterminato popoli, convertito a forza, rinchiuso nei ghetti, stretto patti con i dittatori - dall’Italia all’Argentina – e che non vede e non sente quando questo per lei è meglio. Gli ospiti di Santoro ci hanno tenuto a fare outing sulla loro cattolicità a scanso di equivoci (pare molto in auge la banalità che solo i cattolici possono parlare dei cattolici*, solo le madri possono parlare della maternità*…). Ma l’ovatta con cui hanno foderato i loro discorsi sarà stato miele per le orecchie della clericaglia. Guardando la puntata – anche se riconosco che, ad eccezione di un 8 e mezzo e mi manda rai3, Santoro è stato l’unico che ha parlato della questione - lo spettatore è rimasto con la convinzione che il grosso dei fatti sono lontani da noi e che il caso italiano testimoniato da una vittima, era roba di tanti anni fa. Santoro, pure se convinto di essere il mejo figo del bigoncio, è pur sempre un giornalista italiano e, evidentemente, avrà avuto le sue ragioni per evitare, ad esempio, di parlare di un processo in corso (altre volte lo ha fatto) che riguarda don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma Alemanno, che proprio il giovedì in cui è andato in onda Annozero ha visto la testimonianza del vescovo Reali della diocesi di Porta Rufina che ha raccontato che aveva consigliato a Conti “di non abbracciare e baciare bambini in pubblico” , e ha aggiunto che non ha mai pensato di avvertire il Vaticano “perché non conoscevo l’iter da seguire”.
Per uno che sta lasciando la rai perché censura le notizie e gli mette la mordacchia , certamente sarebbe stata una bella cosa indagare il perché e il percome il sindaco Alemanno, che ha perfino un delegato alla vita e uno all’infanzia, abbia dimenticato di costituire la città parte civile nel processo a don Conti. Magari, anche con l’aiuto dell’avv. Ghedini, si sarebbe potuto scoprire se prima della dimenticanza aveva inviato il delegato capitolino ai rapporti con il Vaticano (c’è) a consultarsi con i papalini.
Sarà che ci siamo un po’ viziati guardando troppa BBC, ma è sembrato un programma giusto per un protettorato, come del resto è equo visto che l’Italia lo è.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Mons. Fisichella da sabato guida il ministero dell’evangelizzazione.

http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm
il 29/4/10 , che ognuno parli per sé 8/3/10, 22/4/10


21/5/10 – Christian Index

Il pastore cerca sempre di persuadere il gregge che il loro interesse e il suo coincidono (Stendhal)

Negli scandalosi scandali della cricca degli appalti è emersa – finalmente – la questione case di proprietà della Santa Sede. Un palazzotto svenduto in via dei Prefetti, un paio di palazzi accanto a Palazzo Madama affittati al Senato, proprietà prestigiosissime della Propaganda Fide locate a prezzo di favore a politici e giornalisti. Sembra che l’affitto dell’appartamento di Bruno Vespa, una villa a tre piani in zona piazza di Spagna, precisamente sotto Villa Medici,  abbia fatto aggrottare più di un ciglio nei Sacri Palazzi perché considerato troppo basso, tanto da essere all’origine del cambio di presidente dell’ente religioso. Sarà un chiacchiericcio?  Al momento nessun politico ha profferito verbo su questo ennesimo tentacolo della piovra vaticana e non sorprende.
Viene in mente un oscuro episodio accaduto negli anni ’60.  Fiorentino Sullo era ministro dei Lavori pubblici e presentò una riforma urbanistica che intaccava gli interessi e le proprietà del Vaticano. La parte più clericale della Dc e dell’Msi scatenarono sulle spalle del ministro  una campagna violenta accusandolo di essere – pensa te – comunista e omosessuale. Il Borghese, rivista  in auge in quegli anni, dedicò molti articoli sui presunti gusti sessuali del politico, addirittura imbastendo una storia tra il politico e il suo autista perché una foto ritrasse Sullo “con uno sguardo lascivo”.  Il ministro sicuramente non era comunista e probabilmente non era omosessuale, ma quei pettegolezzi affossarono la riforma e la carriera del politico.  
E’ un fatto che, nonostante la questione casa sia uno dei problemi enormi di Roma, e Roma sia la città dove maggiori sono le proprietà vaticane, nessun sindaco mai si è posto l’obiettivo di censire le case della Chiesa mentre tanti cittadini sono stati sfrattati senza motivo (la morosità per esempio) e senza avere possibilità di opporsi come avrebbero potuto fare con un proprietario italiano. 
Intanto la Stoxx, una casa di investimento di Francoforte, ha lanciato sul mercato il Christian Index,  una selezione di aziende  quotate sullo Stoxx Europe 600  basato su un codice etico stilato da un comitato di teologi, porporati e dall’agenzia stampa missionaria Misna.  La Santa Sede è rappresentata da mons. Gianfranco Piovano, già direttore dell’Obolo di san Pietro.  Nel paniere di aziende non ci sono imprese che investono in armamenti, pornografia, gioco d’azzardo, farmaci per il controllo delle nascite. Ma c’è la British Petroleum e la Rio Tinto, tanto per dire che la contraccezione inquina e la BP no. Alla faccia dell’etica! Tra le aziende quotate dallo Stoxx Europe 600 anche Vodafone e il Banco Santander, considerati in genere titoli difensivi, che, almeno teoricamente, garantiscono il rendimento.  Se ripassasse sulla via di Damasco san Paolo certamente non potrebbe più dire che il denaro è la radice di tutti i mali. 

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19/5/10 - Capitale infetta, nazione corrotta

La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia, Il Cavaliere e la notte, Adelphi, 8 €)

Qualche giorno fa a Roma si è sbriciolato un po’ di Colosseo. Manco tanto, un pezzetto di malta, ma quella calcina è il simbolo plastico del degrado. A Roma non funziona niente e si vive male. Ma si vive male maestosamente: una buca sull’asfalto è una voragine che quando piove le macchine ci affondano e le persone sul marciapiede vengono schizzate fin sopra i capelli, non esiste più un angolo di strada che non sia sommerso di macchine moto biciclette, parcheggiare sugli scivoli per l’handicap è normale, anzi, la maggior parte degli automobilisti presume che sia una faciltazione per le moto. Ovunque nel mondo i ciclisti danno una idea di salute e amore per l’ambiente, a Roma il ciclista è pericolosissimo perché pedala sui marciapiedi e se per caso ti azzardi a dirgli di andare sulla strada ti risponde vacce te a fatt’ammazzà dalle machine.  Del resto il pedone rischia anche camminando sui marciapiedi, perché tombini, buchi, manifesti a strati che si staccano dai muri – a volte ancora collosi -  catene lasciate intorno ad alberi e pali mentre la moto e/o la bici sono in uso, radici di alberi che svellono l’asfalto, monconi di tronco, cacche di cane umide, rendono la passeggiata a rischio caduta. In genere il caduto viene sempre aiutato da qualcuno che lo sollecita a fare una denuncia al Comune… Ovunque manifesti e cartelloni anche in pieno centro. Nascono associazioni per denunciare gli abusi, ma quasi tutti sono autorizzati dall’amministrazione capitolina.  Gli autobus sono un’araba fenice (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa), e talmente pieni che invidi i polli che almeno hanno lo spazio di un foglio a4.  La metro, unica al mondo, diffonde musicaccia e pubblicità, talmente fastidiosa da rendere un’oasi di pace la discesa in piazza di Spagna piuttosto che a Termini.  I taxi sono un servizio pubblico, ma talmente costoso che lo stesso tassista dimentica di essere tale e si comporta come se il malcapitato fruitore fosse un ospite sgradito. Di fatto gli autisti pubblici sono una etnia: quelli degli autobus sono dei poveracci senza nessuna etica e maltrattano in maniera indecorosa i poveracci come loro: fanno finta di non sentire la richiesta di fermata, ripartono di corsa se uno è zoppetto o anziano, maltrattano i romeni – che i romani chiamano rumeni -  parlano al telefono dei cazzi loro e si scocciano se per caso qualcuno azzarda la richiesta di una strada che generalmente dicono di non conoscere anche se è sul loro percorso. I tassisti invece fumano e scoreggiano sul taxi mentre aspettano al posteggio, viaggiano solo con tagli da 100 € e per portarti da piazza Bologna a piazza Venezia vorrebbero passare per il raccordo anulare. Inoltre autobus e metro sono spesso fermi per sciopero del personale; rivendicazioni quasi sicuramente ragionevolissime, ma rivolte verso gli utenti e gradite alle aziende che risparmiano l’usura dei mezzi semifatiscenti mentre  hanno già incamerato i soldi dei biglietti degli utenti che si vedono sottratto dall’abbonamento almeno un mese all’anno. Dal canto loro i cervelloni dell’Atac, per l’arroganza di uno, hanno soprresso una importante fermata per ben trenta linee di autobus senza neanche ipotizzare una variante (che sarebbe chiedere all’arrogante di spostarsi nel luogo per lui riservato ma che lui disprezza perché fa troppo istituzionale).  E’ peggiorata la città con la discesa degli onorevoli del nord,  i giovani deputati leghisti con pochette verde e cravatte con nodi esagerati  che dopo aver rotto le palle al mondo con Roma ladrona si sparpagliano nei più cafoni e cari ristoranti e bar da piazza Navona al Pantheon. Ma è anche la città dove Cesare Salvi, quello che ha scritto Il costo della politica, parla al cellulare a voce di testa nei vicoli di Roma mentre stai facendo un prelievo al bancomat e fai un cenno come a dire abbassa la voce e lui ti manda a fanculo e dice al telefono na stronza, chissà che se crede da esse.   Il centro storico ha quasi completamente espunto i nativi, in compenso ci abitano i vip. Che sono valletti, velini, giornalisti (una professione una volta nobile, oggi da servo) politici liftati. Spesso in affitto in case di proprietà della Santa Sede. E ancora, a Roma parecchi romani non sanno dove sta Porta Pia.  La città è sporchissima, ma per il decoro urbano il sindaco ha firmato pletore di ordinanze per smaltire mignotte e travestiti dalle strade, però in via Urbana e viale Giotto (vicino a casa mia) ci sono anche alle due del pomeriggio. E comunque non sembrava e non sembra un gran problema.  In questa situazione il sindaco che è stato eletto promettendo ordine e sicurezza pensa in grande: Olimpiadi, Formula 1, due stadi, ritocchi all’Ara Pacis (appena fatta) per 45milioni di € e altre stronzate. In compenso gli internazionali di tennis (che si tengono a Roma praticamente da sempre) possono essere pure trasferiti a Milano. Si vanta del successo avuto coi mondiali di nuoto , purtroppo il sindaco non conosce gli idiomi esteri né prende l’autobus, altrimenti avrebbe sentito giovani norvegesi, tedeschi, americani, definire “pittoresca” la navetta pomposamente chiamata Nuoto per raggiungere i giochi. Sto sciocco!  Passando davanti al Colosseo ferito i centurioni romani con i sandali birkenstock e il collant di lana marrone indicano ai turisti, che puntano il dito, la casa dell’ex ministro Scajola (e di Lory Del Santo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.ilpost.it/roma/files/2010/05/orologi.jpg   (che ci crediate o no, questi orologi sono in via Nazionale e le foto sono state scattate contemporaneamente)

http://www.ilpost.it/2010/05/18/no-le-olimpiadi-no/


17/5/10 – Ripetere giova.

“Questa non è una pipa”,
scrisse il pittore René Magritte sotto l’immagine di una pipa. “Questa non è una ingiustizia”,  dice il Consiglio di Stato rispetto a un suo provvedimento sull’ora facoltativa di religione.

Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Lorenzo Milani)

La sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza determinante dell’insegnamento della religione “ai fini dell’attribuzione del credito scolastico” intacca il principio d’uguaglianza e inserisce un criterio di esclusione per chi quel “credito” non può o non vuole accumularlo.  La sentenza del Consiglio di Stato ricorre a un raggiro, applicando gli stessi parametri ai corsi alternativi, ma tutti sanno che quei corsi mancano nella maggioranza delle scuole. Oltre ad essere un ossimoro parlare di ora alternativa ad una ora facoltativa. L’ordinanza proposta dal ministro dell’Istruzione Fioroni (Pd)  e abbracciata dall’attuale ministro Gelmini, ha riportato di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della prima sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano  parlato del carattere illiberale della sentenza  perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”. Cosa vuol dire? Che a distanza di trenta anni  delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale, è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati  della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi, giornalisti, artisti, valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico intenti a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia,  che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è discutibile che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei.  Eppure, queste insignificanti e pericolose  proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me - il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ora-di-religione-nei-crediti-formativi-verso-nuove-discriminazioni/

 


14/5/10 – Gola

I golosi si scavano la fossa con i denti

 Il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’accordo conclusosi tra conservatori (tory) e liberaldemocratici (libdem) inducono ad alcune riflessioni amare. Intanto che in pochi giorni si è arrivati ad un accordo nonostante le grandi diversità fra i due partiti e i due leader (David Cameron e Nick Clegg). La giovane età del primo ministro e del vice e dei principali ministri (George Osborne a 39 anni è il più giovane cancelliere dello scacchiere nella storia del Regno Unito, equivalente al nostro ministro dell’economia) , il “vecchio” William Hague, ministro degli Esteri è del ’61.  Ma non è solo l’età che da l’idea del nuovo, ma lo stile, l’approccio con gli elettori, il rapporto con le minoranze. Ben diversa la situazione in Italia dove gli stessi uomini si ripropongono limitandosi a cambiare partito, fondandone di nuovi, inventandosi fondazioni dai nomi roboanti, incontrandosi in splendidi borghi medioevali. E il tutto senza mai una autocritica sui danni che hanno prodotto. Stupefacente in questo senso l’intervento di Veltroni che ha chiesto un cambio di passo al segretario del Pd (Bersani) da poco eletto col sistema delle primarie. Con una sicumera così sfrontata da non specificare su cosa si deve cambiare il passo, e, dimenticando che sotto la sua guida ha regalato la più grande vittoria a Berlusconi, e per questo capolavoro si è dimesso da sindaco di Roma (non propriamente l’ultima della città) dopo essere stato eletto con un voto bulgaro. E cosa c’è di peggio di tradire la fiducia di chi ti ha votato?
Talmente vecchi e muffiti questi leader che perdono le staffe quando gli si ricordano le loro magagne, che ostacolano la crescita di quei pochi giovani che, capito l’andazzo, dopo il primo libero pigolio si ingegnano a cercare la cordata che gli consentirà se non la guida un posto nella fila.
Dal nostro cortile addirittura nobile è sembrato il gesto di Gordon Brown che ha lasciato la guida del Labour per consentirne la ricostituzione. David Miliband*,  ministro degli Esteri del governo Brown, si è candidato alla leadership del partito laburista. Non è l’unico candidato, ma è dato per vincente e, per quel che conta, io tifo per lui.
Un antico detto recita ne uccide più la gola che la fame: il grasso ostruisce le carotidi e pian piano l’ossigeno non arriva più al cervello e crepi. E’ possibile che questa sia la fine dei nostri ingordi uomini politici, il grave non è il loro soffocamento, anzi, ma che ci trascinano nel baratro con loro.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*David Miliband  è figlio di una polacca, Marion Kozak, e di un belga Ralph Miliband, intellettuale marxista. Si dice ateo ma non manca mai di sottolineare la rilevanza che le origini ebraiche hanno avuto nella formazione della sua identità, anche politica, perché lo hanno reso più partecipe alle questioni delle minoranze. Dopo gli studi di economia e filosofia ad Oxford entra in politica negli anni ’90 diventando ben presto il più stretto collaboratore di Tony Blair.


12/5/10 – Insabbiatori e bonificatori

“Aderisco all’iniziativa come credente e come sindaco di Roma, città che ha un legame speciale di riconoscenza e devozione con il Santo Padre, al quale vogliamo testimoniare il nostro sostegno e il nostro filiale affetto in un momento di difficoltà per la Chiesa” (dal sito del Comune di Roma, adesione alla manifestazione dei movimenti ecclesiali domenica prossima in piazza san Pietro)
Affermi  che non hai fratelli. Bene, dimostramelo (proverbio ebraico)

Un gruppo numeroso di intellettuali, scienziati, imprenditori, parlamentari hanno scritto una lettera al segretario del Pd , chiedendogli di non chiudere la porta all’energia nucleare cedendo ad una tentazione demagogica e antiscientifica. Tra i firmatari Umberto Veronesi, Margherita Hack, Edoardo Boncinelli, Gilberto Corbellini, Pietro Ichino.
Appello  interessante che, speriamo, entri a far parte del dibattito tra una cretineria e l’altra inseguita dai frivoli cosiddetti giornalisti italiani.
Non bisogna aver paura del progresso scientifico e tecnologico, ma si può ragionevolmente affidare la costruzione e la gestione di centrali nucleari ad una classe politica e imprenditoriale che non conosce regole e rigore? E dove i controllori sono troppo spesso in balia dei controllati. L’Italia è il paese dove non si verifica il calcestruzzo e si ignorano le norme antisismiche, franano le rocce le coste e i costoni, interi paesi sono inghiottiti dal fango e, per trasandatezza nella manutenzione, cade un pezzo di intonaco del Colosseo e crolla parte della volta  della Domus Aurea. Tutte cose gravissime, ma quasi nulla al confronto delle possibili conseguenze di una trascuratezza e superficialità nella  costruzione e gestione di una centrale.  Va inoltre ricordato che fino a qualche giorno fa il progetto era nelle mani di Scajola persona inaffidabile (giudizio politico e non pregiudizio) e casinara. Di più, dove verrebbero innalzate queste centrali? I presidenti delle regioni, di destra e sinistra, escludono che possa succedere nella loro regione, e del resto la densità della popolazione altissima in Italia restringe di molto le possibilità.  A meno che non si vogliano sacrificare le coste della Sardegna o della Puglia che è più vantaggioso sfruttare turisticamente.  E ancora, se i lavori iniziassero oggi (e non è così) i primi vantaggi, cioè quel 10% di energia elettrica prodotto dalle nuove centrali, sarebbe usufruita fra un paio di generazioni. Sarebbe più sensato investire soldi (di cui tra l’altro l’Italia non dispone) in energie rinnovabili così come si fa in parecchi paesi europei.  Insomma, è un argomento complesso che non può essere osservato attraverso le lenti spesse dell’ideologia e non sarebbe male che Bersani, al quale è stata scritta la lettera, partecipasse al dibattito. In fin dei conti se si guida un partito se ne deve dimostrare anche l’utilità. Se non si discute di nulla – oppure solo di scissioni, abbandoni, valzer di segretari - a che serve il Pd?  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

12/05I10 - Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro la sentenza del Tar
e la religione concorre a credito come voluto da Fioroni (Pd) e successivamente da Gelmini (Pdl). Di seguito il commento scritto in occasione della presentazione del ricorso al Tar
   

22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico

Le reazioni alla sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione hanno visto un salto di qualità nei commenti, tali da appesantire ancora di più il clima oscurantista di Vaticalia.

Qualcuno ha infatti parlato del carattere illiberale dell’illuminismo. Va detto che l’illuminismo, come del resto qualsiasi cosa, si può criticare, ma marchiare con idee ritenute spregiative le opinioni con le quali non si è d’accordo mettendosi sul pulpito a pontificare, è parte di una retorica che è storicamente appannaggio della cultura illiberale. O degli Stati fondati sull’intolleranza come le dittature e le teocrazie. Per superare la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso delle organizzazioni laiche, atee e di tutte le confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano, lese nel principio di imparzialità davanti allo Stato, è stato inserito nella Gazzetta ufficiale il nuovo regolamento che consente ai prof. di religione di contribuire alla determinazione del credito scolastico. In questo modo l’ordinanza Fioroni (Pd) è stata promossa, riportando di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Una manovra a dir poco insolente, visto che un regolamento dovrebbe essere rispettoso della legge. Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano  parlato del carattere illiberale della sentenza perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”. Cosa vuol dire? Che a distanza di trenta anni  delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non esistono modi più consoni per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini dello stivale, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”?
Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. Del resto chi propone lo studio della storia delle religioni dovrebbe porsi quanto meno una domanda: i professori saranno sempre scelti dalla Cei? Se la situazione non fosse così grave, sarebbe interessante vedere una disputa teologica tra un tredicenne ebreo (prima di quella età gli ebrei non possono ricevere insegnamenti religiosi da estranei ma solo dai famigliari) e un professore selezionato dalla Cei. Ma, la domanda regina che dovremmo porci è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me - il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/27/1488/
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/09/2122/
http://www.liberalsocialisti.org/eventibio/bio/guido_calogero.htm


 

 


10/5/10 –  Sodano e Gomorra

Le cornacchie affermano che basta una sola cornacchia a distruggere il cielo. La cosa è indubitabile, ma non dimostra nulla contro il cielo, poiché il cielo significa appunto incompatibilità con le cornacchie (Franz Kafka, Gli otto quaderni in ottavo)

E’ di circa dieci giorni fa (anche se in Italia la notizia è stata diffusa  con qualche giorno di ritardo) la pesante critica dell’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn* contro l’ex segretario di Stato vaticano cardinale Angelo Sodano, colpevole di aver mancato di rispetto alle vittime degli abusi sessuali definendo chiacchiericcio nel corso della messa di pasqua il disvelamento in corso dei tanti casi di pedofilia ad opera del clero. Termine che turbò vescovi e cardinali sparsi nel mondo, molto meno quelli italiani pure se il portavoce Lombardi rappattumò velocemente  dichiarando che non era stata una volontà di sminuire il problema.  Ma Schoenborn  ha anche detto che Sodano “impedì l’istruzione di una indagine sul caso del cardinale Groer 15 anni fa, contrariamente a quello che avrebbe desiderato fare l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger”. Hans Groer, arcivescovo della capitale austriaca prima di Schoenborn, fu coinvolto in una storia di abusi a metà degli anni ’90. L’arcivescovo di Vienna più volte aveva parlato degli ostacoli frapposti dalla curia romana, ma solo qualche giorno fa ha fatto a chiare lettere il nome del segretario di Stato. E ha aggiunto che se la situazione è catastrofica in Irlanda, lo è anche nel resto d’Europa e che le uscite dalla Chiesa sono addirittura massicce in Austria e Germania.  E ancora, il vescovo tedesco Walter Mixa della diocesi di Agusta e ordinario militare che si è dimesso nei giorni scorsi perché indagato per abusi, era stato nominato dal papa nel 2005, il che è un grave smacco per chi ha deciso di ripulire la Chiesa dalle incrostazioni più rugginose. 
Benedetto XVI ha compiuto nel suo pontificato molti passi scriteriati, dalla riammissione dei lefebvriani alle parole sulla presunta buonafede e bontà di Pio XII, nonché  l’ostentata sicumera della superiorità del cattolicesimo sulle altre fedi e, questo in assoluta continuità col suo predecessore, la reiterazione dei  principi non negoziabili che cozzano con qualsiasi dialogo con la modernità.  Una discontinuità con Giovanni Paolo II sembra essere stata segnata per la vicenda Legionari di Cristo. Secondo alcuni commentatori sembrerebbe anche che Benedetto XVI sia particolarmente afflitto “dalla cricca del Giubileo” e a tal proposito  è stato ricordato un suo intervento  del  1998 al convegno dei movimenti ecclesiali in preparazione del Gran Giubileo 2000 dove disse di “non trovarsi a suo agio in una struttura celebrativa permanente”.  Secondo Gianluigi Nuzzi, giornalista di Libero e autore di Vaticano S.p.A. (chiarelettere, € 15) , il papa vorrebbe tagliare le sedi cardinalizie di Bologna, Firenze e Torino retrocedendole a sedi episcopali,  favorendo nuovi cardinali, tutti stranieri, di paesi tenuti fino ad oggi in secondo piano come Messico, Giappone, Pakistan. Progetto malvisto dalla curia romana che sconterebbe quella “sporcizia nella Chiesa” che il papa tedesco evocò a ridosso della sua elezione.
Non solo pedofilia, ma appalti, gentiluomini di sua santità, palazzetti di proprietà vaticana venduti ai ministri ecc.

L’arcivescovo che strapazza la curia

L’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn  è stato il primo a scusarsi per le colpe dei sacerdoti invitando a parlare le vittime nella cattedrale di Vienna. Ha nominato una donna, l’ex governatrice della Stiria Waltraud Klasnic, a capo di una commissione di indagine indipendente sugli abusi sessuali dei preti. Alberto Melloni, storico del Concilio Vaticano II, dice di lui “decidere di chiedere scusa, di chiedere a tutta la chiesa di fare penitenza non è cosa da poco. … lo ricordo giovane studente dell’ordine dei domenicani. E’ un teologo che guarda avanti, è superiore ad Hans Kung”.   Guido Horst direttore di Vatican Magazine-Germania, racconta che quando si stava per sostituire il suo predecessore  Hans Groer, Schoenborn era vescovo ausiliare a Vienna. Giovanni Paolo II gli preferiva Kurt Krenn. Ma Schoenborn cominciò  a mobilitare i media attaccando Groer per presunti casi di pedofilia. La nomina arrivò anche grazie all’enorme popolarità e ammirazione che ottenne la sua denuncia.  Nel 2004 scrisse un articolo sul New York Times di dura critica all’evoluzionismo darwiniano aprendo alla teoria del disegno intelligente (sic). Lo scorso anno revocò l’incarico al vescovo di Linz, Gerhard Wagner dopo che questi si era scagliato contro Harry Potter definendolo satanico, per aver detto che le catastrofi naturali sono scatenate dall’inquinamento spirituale e aver dichiarato che l’omosessualità è una malattia curabile. In molti sostengono che queste posizioni di apertura al contemporaneo dell’arcivescovo di Vienna, sono dettate più dalla paura di alienarsi i media  e l’intellighenzia laica del paese piuttosto che per reali convincimenti. Si è pronunciato per l’abolizione del celibato e per la possibilità dell’ingresso delle donne nella liturgia. Celebrando i funerali di Thomas Klestil, ex presidente austriaco, presenti la vedova e la moglie divorziata del defunto, disse: “non è facile per la chiesa trovare la giusta via tra la protezione del matrimonio e della famiglia da un lato e la compassione per le debolezze umane dall’altro”.  Era stato considerato papabile nel 2005. Ma sul trono per ora c’è Ratzinger.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

 *si dovrebbe scrivere Schonborn con due puntini sulla prima o

6/5/10 – Piccoli passi ,  http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm (vedi sotto)


8/5/10 - Festa della mamma
 
Domenica 9 maggio è la festa della mamma.
Vorreste farle un regalino ma vi sentite a disagio perché pensate sia la festa della madonnina? Niente vero. L’idea della celebrazione venne nel 1908 ad Anna Jervis, militante pacifista che invitava le mamme d’America a unirsi contro la guerra di secessione e a costituire una rete per la riconciliazione tra le parti. Scelse la data del 10 maggio, anniversario della morte di sua madre. L’idea venne ripresa da parecchi stati federali fino a quando, nel 1914, il presidente Wilson istituzionalizzò la festa fissandone la data alla seconda domenica di maggio. Dall’America la celebrazione venne rapidamente esportata in altri paesi; in Italia venne diffusa da un francescano di Assisi che ha dato una lettura diversa dell’appuntamento. Date il significato reale alla festa e fate tranquillamente gli auguri alla mamma!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

6/5/10 – Piccoli passi

Vittorio Messori testualmente afferma: “è risaputo che l’80% dei casi di abusi sui minori avvengono in famiglia. E la famiglia come reagisce in questi casi? Non denuncia quasi mai ma tende a riparare la cosa al proprio interno. La chiesa fa lo stesso”. L’affermazione è sociologicamente esatta, ma socialmente (e, se posso dire, moralmente) spaventosa. Quella “riparazione” non ha nulla, ma proprio nulla, di riparatorio: non ha alcuna funzione terapeutica sotto il profilo psicologico né sotto quello relazionale e produce, frequentemente, effetti devastanti, patologie, conflitti irrisolti. Contribuisce a perpetuare la tendenza predatoria nelle vittime, le condanna all’infelicità o, comunque, a una vita di silenzio e di vergogna, omertà e colpevolizzazione. Dio ce ne scampi e liberi da una simile riparazione (Luigi Manconi, Il Foglio)

Chi mai in Italia potrebbe pensare che la Chiesa è oscurata dai media? Eppure mons. Domenico Pompili ritiene sia così. E ne parla in relazione all’ipotesi, ventilata all’interno della Cei, che gli scandali e il forte calo del Pil potrebbero incidere sulle donazioni relative all’8 per mille. Pompili ritiene infatti che l'informazione dia troppo peso alla pedofilia e pochissimo al convegno chiesa e internet o alle posizioni assunte sull’Unità d’Italia. In attesa delle dichiarazioni dei redditi la Cei prepara le contromosse: intanto dichiarando che una Chiesa troppo ricca in un paese povero non va bene, e poi che per i prossimi anni la rendicontazione dovrà essere più dettagliata per far conoscere meglio i microprogetti intrapresi, così come fanno le altre confessioni. Nel 2009 la Cei ha percepito 913,2 milioni di € versati dallo Stato come anticipo e 54,3 milioni di € di conguaglio per le somme del 2006. Sono leggermente diminuite (34,9 milioni di €) le quote che lo Stato elargisce alla Chiesa in ragione delle scelte dei contribuenti che esprimono la loro preferenza alle altre fedi che hanno siglato intese con lo Stato italiano. Secondo le informazioni circolate negli ultimi tempi, sono allo studio provvedimenti di tagli alle spese per la gestione di uffici e burocrazia nella Cei.
Pompili a parte, i media italiani non sembrano particolarmente concentrati sugli scandali vaticani. Ad esempio, perché non dare più spazio alla vicenda Legionari di Cristo che pure potrebbe segnare un punto a favore del papa? Per la stampa tedesca e austriaca da cardinale Ratzinger avrebbe voluto intervenire sulla setta, ma la potente prelatura dell’Opus Dei, padrona della Santa Sede e ventriloquo di Giovanni Paolo II, e l’allora presidente Cei Camillo Ruini, bloccarono l’inchiesta. Una volta papa, Benedetto XVI ha riaperto l’indagine arrivando al commissariamento e dando il via all’operazione pulizia. Operazione complessa perché all’interno della setta c’era un sistema di relazioni costruito intorno a Marcial Maciel Degollado, “sul silenzio dei circostanti” a proposito del “meccanismo di difesa” della sua vita indegna. E, soprattutto, perché molti in Vaticano sapevano le vicende relative ai Legionari e ben poco hanno fatto per reagire. Presto o prima sarebbe il caso di rileggere la figura di papa Giovanni Paolo II in maniera meno agiografica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Su Chiesa e pedofilia in questa stessa pagina più sotto vedi
- 27/4 Dis-informazione
- 14 /4 Fare la cosa giusta,
- 29/3 L’oppio dei popoli ,
.

Sull’8 per mille vedi 25/4 L’otto

Segnaliamo interessante articolo sull’antisemitismo nella Chiesa cattolica
http://www.quest-cdecjournal.it/focus.php?issue=1&id=196



5/5/10 – I federali   

Quali meccanismi rigorosi possono evitare che lo Stato centrale possa trovarsi a dover ripianare i debiti creati a livello regionale? (Lorenzo Bini Smaghi)

Di cosa parliamo quando parliamo di federalismo? Intanto, anche se questa fola sembra tutta targata Lega  va ricordato che l’attuale opposizione non ha mai contrastato il federalismo fiscale.  Cosa vuol dire federalismo? A stare ai suoi esegeti decentramento devoluzione libertà di decisione su varie materie, stando al dizionario un insieme di più Stati che hanno una politica comune e dislocano in periferia solo una porzione del potere legislativo.  Chi attua il federalismo? Intanto gli Stati Uniti, ma anche la Svizzera. Entrambi grandi paesi che nulla hanno a che vedere, anche per  dimensione, con il nostro. Secondo il ministro Roberto Calderoli il passaggio al federalismo sarà privo di costi :  per miracolo, al confronto la liquefazione del sangue di san Gennaro è scienza esatta, le regioni meridionali cesseranno il loro sperperio in posti letto, falsi invalidi, servizi esagerati, pasti a bambini insolventi, e i bilanci – olè – in pareggio. Ovviamente al nord che invece è geneticamente migliore le cose saranno perfette, gli ospedali solo di eccellenza, ai feti verrà data degna sepoltura, i maestri mai e poi mai avranno la vocale larga, non ci saranno pericolose centrali nucleari e i fiori spunteranno dai cannoni.  Inoltre è francamente insopportabile questa lettura “lombrosiana” del sud, per cui tutto quello che succede da Roma in giù è furto ai danni del nord produttivo, anche e soprattutto per l’indolenza la pigrizia la sporcizia delle persone che, come dice la canzoncella “voi col sapone non vi siete mai lavati”.  In sintesi il federalismo spezzerà l’Italia in venti sub-statarelli con statuti confusi , e il sud si prenderà una mazzata che lo stenderà in maniera definitiva (che in parte ci starebbe anche bene visto che, anche nella mia Regione, si votano con fiducia presidenti che con la Lega sono alleati  subalterni grazie alla intelligente politica dell’uomo più furbo del mondo). Ma il disastro non sarà solo di tipo economico. Piccoli assaggi li abbiamo avuti con le fughe in avanti  dei neopresidenti di Piemonte e Veneto che hanno tentato di interpretare una legge dello Stato. Un disastro iniziato con gli enormi poteri concessi ai sindaci che emettono ordinanze incredibili. Primi cittadini che rifiutano finanziamenti regionali perché dovrebbero ridistribuirli agli stranieri o che fissano una multa per chi indossa il burqa. Paesi come la Francia o il Belgio sono arrivati a decisioni in questo senso dopo decenni di dibattito che ha coinvolto politicamente e culturalmente i paesi nella loro interezza, qui un sindaco ridicolizza una questione che dovrebbe essere la materia sulla quale discutere nel nostro prossimo futuro.  Mentre nel Parlamento non si discute più ai sindaci manca solo di battere moneta. Sarebbe opportuno tornare in fretta agli amministratori che lavorano per la città e al più fanno qualche ordinanza sulle deiezioni canine o il colore dei fiori delle aiole.
Infine, visto che la Lega ama straparlare della Roma magnacciona nella quale si attovaglia con gusto , come è possibile che senza fiatare abbia votato a favore di un finanziamento per ripianare il buco di bilancio lasciato dal sindaco di Catania (ora purtroppo malato ma intimo amico del premier), o regalato a vanvera dei soldi al sindaco di Roma più che altro perché col suo odioso chiacchiericcio aveva stancato Tremonti?  Non si sa se augurarsi in un veloce ripensamento del federalismo o nell’attuazione rapida per toccare rapidamente il fondo. Dal quale, pare, si possa solo risalire.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Sulla pagina  www.jcall.eu  è possibile leggere e firmare un appello per la sopravvivenza di Israele come stato ebraico e democratico. Il pericolo non proviene soltanto dalla minaccia di nemici esterni , ma anche dall’occupazione delle colonie in Cisgiordania e nei quartieri arabi di Gerusalemme est. La petizione invoca il principio di due popoli due stati (peraltro formalmente riconosciuto dal premier israeliano Netanyahu) , e l’aiuto della comunità internazionale per fare pressione sulle due parti in lotta e le aiuti a giungere a una composizione rapida e ragionevole del conflitto. Tra i firmatari Bernard-Henry Lévy, l’ex presidente svizzera Ruth Dreyfuss, il rabbino di Bruxelles David Meyer, il premio Nobel per la fisica Daniel Cohen Tannoudji, il filosofo Alain Finkielkraut, Daniel Cohn-Bendit, Gad Lerner. 


3/5/10 – Nemici

Nei due schieramenti politici italiani i diritti civili contano poco. Talmente poco che al momento in Italia i diritti dei figli naturali non sono equiparati a quelli nati all’interno del matrimonio. Ai singoli – che tra l’altro pagano tasse più alte esattamente come ai tempi del duce – non viene riconosciuta, ad esempio, la possibilità di adottare come negli altri paesi europei. Nessuno status hanno gli omosessuali, se non quello di fare i ridicoli pupazzi in qualche trasmissione televisiva. Si è sempre (erroneamente) pensato che a sinistra c’è una maggiore sensibilità ai diritti civili e con una compiacenza veramente fastidiosa si è taciuto sui diritti negati a Cuba, tra l’altro. Ma l’imbarazzante silenzio continua per le donne costrette a subire culture arcaiche o superstizioni religiose in larga parte del mondo arabo, si tace sulla applicazione della sharia da parte di alcuni movimenti come hamas. Dalla rivista Sette, riportiamo stralci di un articolo di Stefano Jesurum sulla difficile situazione degli omosessuali palestinesi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

C’è chi dice gay, omosessuale, e c’è chi dice luti – sodomita, contro natura.
Per il mondo musulmano froci, finocchi, “disonore” di padri e fratelli maschi. Perseguitati, spesso torturati, a volte ammazzati. Gay e luti sono di nuovo stretti gli uni agli altri, in Israele, nel lavorare per la riuscita di un “telefono amico” in lingua araba. La nuova help-line è frutto dei coraggiosi sforzi di Aswat (organizzazione di Haifa per i diritti delle lesbiche arabe) e di Al-qaws (associazione per la diversità sessuale nella società palestinese di Gerusalemme).
Secondo il movimento, almeno un 10% ei palestinesi che vivono in Israele e nei Territori occupati è gay. Due, tre, enne volte discriminati dalla sorte e dal mondo. Shàul (massiccia corporatura di paracadutista in netto contrasto con l’acquosità malinconica degli occhi celesti), militante del gruppo telavivino Agudà per la difesa dei diritti individuali, mi raccontava tempo fa degli oltre cinquecento individui tra i venti e i trent’anni – omosex, bisex, trans – che ancora si nascondono nei sobborghi più squallidi di Tel Aviv. Non possono lavorare perché non hanno il permesso di soggiorno, e vivono nel terrore di essere arrestati e rispediti a casa. Ovvero impacchettati e ricacciati a Ramallah, Gaza, Nablus. Palestinesi che convivono con un compagno ebreo e in questo modo – oltre che ad amare liberamente – si nascondono dalle famiglie che danno loro la caccia. Se li trovassero, purificherebbero col sangue il disonore di un figlio o un fratello haràm, proibito.
Ed ecco che le lote di liberazione vanno avanti anche tra nemici. Lottano e vincono. Ponti e non muri…
Nel ’93 Uzi Even, docente universitario di chimica, sfidò il Parlamento israeliano con parole di libertà. Lo cacciarono dall’intelligence dell’esercito e poi gli tolsero il grado di ufficiale riservista… Yitzhak Rabin modificò la legge militare e ordinò che i gay non fossero più discriminati. Così oggi il capo degli stati maggiori riuniti statunitensi, ammiraglio Mike Mullen, discute con il collega israeliano Gabi Ashkenazi di cooperazione bilaterale, ma anche dell’atteggiamento da mantenere verso i soldati (e le soldatesse) omosessuali, materia in cui Tsahal ha ormai parecchio da insegnare (
sjesururm@corriere.it)


2/5/10 – Votare

Oggi è il santo natale. Il grande varietà religioso comincerà alle ore nove e trenta: il cappellano Charlie vi farà sapere come il mondo libero riuscirà a far fuori il comunismo con l’aiuto di Dio e di alcuni marines (Full metal jacket)

Birminghan è la città inglese con il più alto numero di musulmani: 170mila abitanti di fede islamica e 116 moschee.  Qui si verificano scontri tra gli hooligans (i teppisti del Birminghan City e quelli dell’Aston Villa), scontri interetnici tra inglesi e pakistani fomentati dai membri del Bnp (British National Party) e dai fondamentalisti religiosi.  L’amministrazione della città è guidata dai Tory, da questa città ha preso forza il Bnp che attualmente ha due seggi al Parlamento europeo. Gli ulema, per la prima volta, hanno approvato un documento “muslim vote 2010” per invitare i cittadini inglesi islamici a registrarsi per accedere al voto del 6 maggio. Nell’atto si invitano i correligionari a votare per contrastare i partiti di estrema destra e antislamici. Nick Clegg dei LibDem ha colto al volo la situazione e ha picchiato duro su Gordon Brown (Labour) per la guerra in Iraq. La politica estera di Cameron (Tory) viene percepita di continuità con quella del Labour che pure in questa città amministrata dai conservatori ha assegnato il seggio a Westminster al Labour. La parlamentare uscente Gisela Stuart  spera di essere riconfermata e per questo si è spinta a giurare che il locale Queen Elizabeth Hospital , che sorge proprio nei quartieri maggiormente abitati dai musulmani, non subirà ridimensionamenti nonostante i tagli annunciati dal governo centrale alla sanità pubblica.
In Italia non ci si iscrive per votare e la maggior parte delle persone si presenta all’appuntamento senza conoscere i programmi, cosa del resto difficilissima considerato che l’informazione è un lavoro “sotto padrone”, sovente ben remunerato per tenere a bada le bestiole scrittrici.  Per cui a Roma – e mi taccio sul governo centrale - ci ritroviamo con un sindaco che è stato abilissimo nel farsi eleggere evocando lo spettro di zingari assassini e romeni stupratori, col risultato che da quando c’è lui sono aumentati stupri, violenze sugli omosessuali, tensioni di tipo razzista. Dopo aver rotto le scatole a mezzo mondo sull’enorme buco lasciato da Veltroni che perfino Tremonti è stato costretto a ridimensionare, il grande amministratore ha detto che per la pulizia del concerto del 1° maggio non ci sono soldi e quindi  gli organizzatori se la pulissero. Immagino che sia l’invidia per “il molto più di un milione” che viene spontaneamente a san Giovanni a sentirsi la musica che ha spinto il sindaco di Roma che, per tradizione consolidata negli anni, fa pagare ai romani acqua e raccolta rifiuti del Vaticano. Sia chiaro, a me del concerto che sento pure da casa, neanche interessa, ma si può negare pure il piacere di stare insieme a sentire musica gratis a giovani che hanno poco futuro? Perfino Il Giornale diretto da Feltri ha trovato un inutile esborso di denaro la diretta del concertone in rai. Sembra che in Italia, oltre al consueto razzismo nei confronti degli stranieri, ci sia il classismo. Ti piacciono i Baustelle e Paolo Nutini? Bene te li vedi nel loro tour pagando e non a gratis a san Giovanni e meno che mai nella tv pubblica che deve utilizzare il satellite per collegarsi con quattro straccioni dell’isola dei famosi o pagare Clerici che fa cantare i bambini. Intanto il sindaco Alemanno fa il punto sul suo lavoro, addirittura con faccia da bronzo pretesca in conferenza stampa,  e osa dire che tutto va bene madamina la marchesina. Con l’azienda municipalizzata Acea (azienda distribuzione acqua creata nientemeno che dall’amministrazione Nathan) che per la prima volta non da dividendi agli azionisti, con l’assurda operazione di decoro per nascondere le prostitute  (a tutte le ore in strada, da via Urbana a via Giotto e immagino che questo accada anche nella degradatissima periferia romana),  con lo sgretolamento della domus aurea e con l’annuncio cretino di tirar giù un muretto dell’odiata teca dell’ara pacis spendendo 45 milioni di € (ma non ci sono i soldi per pulire la piazza occupata dai giovani amanti della musica!), nonostante Roma sia entrata ra le prime cinque città con la bolletta più salata per la raccolta rifiuti (non certo tra le prime cinque città più pulite) e, ahimè, con gli autobus sempre più sconosciuti. Intanto piove o c’è il sole, er papa magna.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Il primo maggio tra festa e repressione è la mostra che fino al 30 ottobre sarà visibile presso l’Archivio centrale dello Stato (Roma), e curata da Gianna Granati.  E’ la storia della festa dei lavoratori dalle origini (la manifestazione europea voluta dall’Internazionale nel 1890) al secondo Dopoguerra, con un focus sul lavoro femminile.  Documenti, fotografie, riviste, volantini, bandiere dei movimenti operai. Per ricordarsi anche quanta fatica ci è voluta per ottenere diritti elementari che oggi sembrano a rischio tra l’indifferenza dei più

30/4/10 – Auguri   

Marco Pannella il 2 maggio compie 80 anni. Per il suo compleanno un gruppo bipartisan di parlamentari ha deciso di fargli un regalo particolare: i finiani  Benedetto Della Vedova e Flavia Perina, i piddini Roberto Giachetti ed Ermete Realacci e il pidiellino Gaetano Pecorella hanno promosso una raccolta di firme da sottoporre al presidente della Repubblica per chiedergli di  nominarlo senatore a vita.  Le persone a lui più vicine dicono che non ci tiene. Ma Della Vedova insiste “noi raccogliamo le firme anche per regalargli l’opportunità di dire di no”. (Vanity Fair)

Come si possono fare gli auguri a Pannella che compie 80 anni? Ci proviamo parlando di un libro uscito qualche mese fa col bel titolo Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti),  una conversazione di Stefano Rolando (Bompiani, 15 €) con Marco Pannella.
Pannella parla della sua vita politica e di sé “come monumento virtuale e ancora ingombrante”, e insieme alla storia del cittadino Marco corre parallela quella dello Stato. Nell’intervista si racconta di un partito radicale vivo e operante da ben 57 anni che ha sempre lavorato per l’”unità laica delle forze” per la costruzione di una alternativa alle attuali classi dirigenti di regime. Grande attenzione viene riservata al confronto con il mondo comunista. “Da una vita inseguo i comunisti per assorbirli, megalomane come sono, nella rivoluzione liberale. Cito come esempio il referendum sul divorzio: lì riuscimmo ad assorbirli. Prima erano contrari, poi all’ultimo momento accettarono di sostenerlo e vennero con noi. Il loro popolo era d’accordo con quella iniziativa politica, ma i dirigenti avevano paura di perdere, e avevano paura che andassero con la dc. La battaglia sul divorzio e l’aborto ha unito l’Italia: è la democrazia che unisce. Ne discutevano tutti, giovani, anziani, uomini, donne, al nord come al sud”.  In parallelo il rapporto con la dc e il mondo cattolico, mai però ricercato nel modo viziato della partitocrazia ma cercando un confronto sui grandi temi della vita, come accadde con la campagna sulla fame nel mondo che vide – molto artatamente però –  interesse da parte di Giovanni Paolo II.  Marco Pannella descrive il partito radicale come una linea retta e che è vissuta con continuità, mentre le altre proposte politiche sono tutte morte. “Siamo il più vecchio partito italiano e, a naso, direi anche quello che durerà di più tra quelli che ci sono oggi”.  Il primo digiuno non si dimentica mai, e così Marco lo racconta : “era una calda mattina di primavera del 1961. All’Arc de Triomphe a Parigi, un vecchio anarchico nonviolento digiunava per protestare contro la guerra in Algeria… io allora vivevo là come corrispondente de Il Giorno, e mi unii a lui. Dopo cinque giorni lui smise, e smisi anch’io. Però la causa, quella contro la guerra coloniale, la riportai in Italia con me”.  Quello che emerge, leggendo le belle pagine - che mi commuovono perché ci ritrovo la parte migliore della mia vita - , è che Marco è  protagonista di campagne laiche di originale umanesimo che, attraverso la sua esposizione, spesso sovraesposizione, ha permesso ai “giovani pannelliani”, quelli di sempre ma anche quelli che lo sono stati per un’ora, di gestire in forme efficaci la campagna divorzista, quella dell’obiezione di coscienza, quella per la legalizzazione dell’aborto, e la straordinaria strategia referendaria  che permise a masse di persone comuni di esprimersi e deliberare su temi fondamentali, dal codice Rocco alla legge Reale, dalla legge al finanziamento pubblico dei partiti alla responsabilità penale dei giudici, dalla discussione sugli ordini professionali al sostituto d’imposta, tutti temi vigilati dalla casta partitocratrica che è riuscita, spesso e criminalmente, ad invalidare con aggiustamenti partitocratici il risultato dei referendum.  Avere ragione sempre in anticipo isola? E’ probabile, ma non per Marco che risponde: “Sono loro che sono soli! Loro con le loro scorte! Io cammino per strada, nessuno mi chiede raccomandazioni, ma se prendiamo un’iniziativa tutti gli italiani ne discutono e prendono posizione. Perché i problemi che noi poniamo sono quelli delle famiglie italiane” .
Allora, che aggiungere? 100 di questi giorni!  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


28/4/10 - Evangelizzazione

Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia. Con albagia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico; chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società… Uomini che hanno la stessa religione hanno diverse fibre morali, e uomini che hanno diverse religioni hanno eguali modi di comportarsi moralmente. Questa esperienza non esiste per il clericale. Esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. (Gaetano Salvemini, prefazione a Il programma scolastico dei clericali, 1951)

Nei sacri palazzi è tempo di nuovi incarichi. Mons. Fisichella, “splendido 58enne”, cappellano di Montecitorio, rettore dell’Università lateranense e presidente della Pontificia accademia per la vita, guiderà un ministero dell’evangelizzazione. Non andrà missionario in territori sperduti a rischio di essere mangiato da qualche cannibale, ma resterà nell’occidente, in Europa soprattutto, continente che sta perdendo, secondo Benedetto XVI, la propria identità religiosa. La primogenitura appartiene a don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, che suggerì l’idea a Giovanni Paolo II che pur sollecitato non attuò mai il programma. Mentre Benedetto XVI, ancora da cardinale nel 2000, aveva parlato della indispensabilità di portare il messaggio cristiano all’occidente distratto e secolarizzato. Del resto nella lezione di Ratisbona che tanto irritò il mondo islamico, papa Ratzinger proprio dell’evangelizzazione parlava. La Chiesa torna ad indossare l’abito, peraltro mai dismesso, del depositario della verità, possibilmente da imprimere con la forza e che, volentieri, veste in bianco e marrone come il domenicano che converte l’infedele. Un incarico che mons. Fisichella - che in questi giorni ha sposato le ragioni della Lega al punto di recarsi nell’ ufficio del governatore del Piemonte per un caffè - svolgerà al meglio. Per la sua facilità a tenere insieme il pratico e l’assurdo, come ha dimostrato con l’accorata difesa dell’ennesima sbrasonata del premier che si è messo in fila per prendersi la comunione durante un funerale trasmesso in diretta tv. I bizantinismi semantici del monsignore hanno liberato Silvio da un peso che l’opprimeva da tempo. Ricordate quando a Tempio Pausania durante la messa chiese all’officiante ragione dell’esclusione dalla sacra mensa e il prete imbarazzato gli rispose: presidente, lei che può si rivolga a chi è più in alto. Chissà se intendeva l’Eterno o il papa? Secondo noi Silvio non è tipo da perdere tempo con lo spirito ma piuttosto “va alla ciccia”. Sintesi perfetta dell’intesa Berlusconi-Fisichella nel simpatico corsivo di Massimo Gramellini sulla Stampa che di seguito riportiamo. “Molti divorziati devoti che non possono ricevere la comunione hanno osservato con stupore la foto che ritraeva il presidente del Consiglio con un’ostia in bocca durante i funerali di Vianello. Quell’uomo, han ragionato gli esclusi, ha un divorzio alle spalle e un altro in arrivo: come ha potuto accostarsi al sacramento? Esiste forse un lodo divino che anche in questo campo gli consente ciò che è vietato ai comuni mortali? Oppure il generoso avv. Mills ha testimoniato sotto giuramento di essere lui il marito di tutte le mogli, comprese quelle offshore, restituendolo a una dimensione di virginea purezza? A mettere un po’ d’ordine in questo guazzabuglio ci ha pensato mons. Fisichella, assolvendo il premier con formula piena: “solo al fedele separato e risposato è vietato comunicarsi, poiché sussiste uno stato di permanenza nel peccato. Ma il presidente, essendosi separato dalla seconda moglie, è tornato a una situazione ex ante”. Quindi se un divorziato si risposa con successo la comunione non gliela si può dare. Se invece ridivorzia , allora potrà di nuovo avvicinarsi all’altare. In teoria uno potrebbe passare da un matrimonio all’altro senza mai smettere di comunicarsi, purché abbia cura di farlo negli intervalli. Che destino, quell’uomo: qualunque cosa faccia ha sempre bisogno di un’interpretazione autentica che gli fornisca una scappatoia. E la trova, sempre”. Si può dire meglio?

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27/4/10 – Dis-informazione

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare/così solita e banale che non merita nemmeno/due colonne sul giornale (F. Guccini)

Don Piero Gelmini è noto per essere a capo di un grande centro di recupero per tossicodipendenti maschi, per utilizzare invece di psicoterapia e/o farmaci il rivoluzionario metodo detto cristoterapia, per avere come responsabile della comunicazione Alessandro Meluzzi, già deputato di Forza Italia e opinionista di punta dei talk show più trash della tv nostrana, per avere tra i più cari amici ed estimatori sottosegretari come Giovanardi, deputati come Gasparri, e per godere di donazioni cash da parte del premier. Solo i più attenti però sanno che Piero Gelmini non può più fregiarsi del titolo di don in quanto tornato allo stato laicale per meglio affrontare le pesanti accuse di molestie mossegli da parecchi ragazzi che hanno frequentato i suoi centri.
Molti romani hanno conosciuto don Ruggero Conti durante la campagna elettorale che ha portato Alemanno al Campidoglio. Il prete era in pole position per ricoprire il ruolo di assessore ai servizi sociali ma non se ne fece più nulla solo perché si erano accumulate denunce di molestie e pedofilia ai danni dei ragazzini che frequentavano l’oratorio. Come è noto il Comune di Roma da parecchi anni si costituisce parte civile nei casi che maggiormente destano sconcerto nella popolazione, ma per un motivo misterioso, o meglio miracoloso, il sindaco non diede mandato per costituire parte civile la città. Il processo a don Conti , così come quello a Gelmini, sono avvolti in una nube densa che li nasconde ai giornalisti. Il diritto all’informazione, a giornalisti che non siano solo e sempre servi garantiti dalla fnsi, dall’usigrai e dall’ordine (l’ordine dei giornalisti esiste in Italia e in qualche altro paese d’operetta) per fortuna ha casa in altri paesi, guarda caso quelli da dove sono partite le commissioni d’inchiesta per i preti pedofili. Se non ci fosse stata una stampa libera, e in Irlanda e negli Stati Uniti c’è stata, il Vaticano non sarebbe stato costretto a guardare in faccia la realtà che le gerarchie avrebbero volentieri continuato ad ignorare. Nel libro Il Peccato nascosto (ed. Nutrimenti, € 12, di Anonimo) si rende conto delle indagini giornalistiche che hanno portato all’emersione degli scandalosi fatti consumati nelle muffose sacrestie. Di particolare interesse la storia dell’arcivescovo Bernard Law che in seguito ai servizi del Boston Globe – che vinse un Pulitzer per le inchieste sulla pedofilia - nel 2002 dovette rifugiarsi precipitosamente in Vaticano da Boston. Oggi è arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore (una delle 4 basiliche romane, le altre sono san Pietro, san Giovanni, san Paolo) ed è la prova vivente degli insabbiamenti vaticani. Grande spazio è dedicato al capitolo irlandese con il rapporto Murphy che analizza gli abusi che, nella solo Dublino, dal ’75 al 2004 hanno fatto 320 vittime, e il cui lavoro è stato monitorato dai telegiornali e dalla stampa. C’è anche una sezione del libro dedicata all’Italia. Bella e simbolica la copertina dove è ritratto un papa che ha il volto coperto dalla mozzetta rossa alzata dal vento.
Va anche detto che nei paesi dove è emerso lo scandaloso comportamento occultato dalle gerarchie, i governi non sono stati a guardare e le popolazioni sono turbate e scosse dagli avvenimenti. In Belgio, dove c’è da molti anni una crisi di identità che mette a rischio la continuazione della convivenza fra valloni e fiamminghi, le dimissioni del vescovo pedofilo di Bruges (fiammingo) hanno dato un ulteriore colpo al dialogo tra i due gruppi etnici che avevano come punto d’incontro l’essere entrambi cattolici.
In Italia invece tutto scorre tranquillamente. Gli spot per l’8 per mille rimandano immagini celestiali, con una faccia di bronzo il papa dalla finestra parla del buon pastore…
Del resto l’Italia è un paese bizzarro. Mentre sto scrivendo vedo su la7 il presidente della Camera con la sua orribile cravatta rosa che agita il dito sotto il naso del premier, ma, scrive il radicale Rocco Berardo sul suo blog, che nel resoconto della Direzione nazionale sul sito del Pdl Fini è stato cancellato. Dopo il caso Radek epurato dalle fotografie di Stalin eccetto che per le mani, nel sito Pdl cancellato il presidente della Camera ma non il premier che gli risponde. Ma il Pdl non è un partito, P sta per popolo… o forse per Perimetro.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Sabato 1° maggio, segnaliamo il “1° Memorial Luca Coscioni”, meeting nazionale di atletica leggera promosso dall’associazione sportiva Libertas.
L’evento si terrà ad Orvieto, la città dove è nato Luca. La ragione del sostegno radicale a questa manifestazione sportiva per ricordare Luca la troviamo nelle sue stesse parole: ‘‘Certe volte mi domando cosa mi tiene in vita. E’ la maratona. E’ l’averla corsa che non mi fa mai chinare il capo. Sono nel fango, cado, mi rialzo e cado. Ma ogni volta che mi rimetto in piedi, per poi subito dopo ricadere, mi accorgo che il fango non mi si è attaccato addosso. Sono pulito, devo esserlo’’. Luca è stato un grande leader del nostro partito che ci ha guidato in tante battaglie politiche come presidente dell’Associazione Luca Coscioni e presidente di Radicali Italiani, per questo saremmo felici della tua presenza per ricordarlo assieme in occasione di questo evento.Il meeting nazionale di atletica leggera si svolgerà il 1° maggio presso la pista nuova “Luigi Muzi” di Orvieto dalle ore 15.15 alle ore 18.30.

Ti aspettiamo.
Giulia Simi, vice segretaria dell’Associazione Luca Coscioni ,
Marco Cappato segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Per informazioni www.lucacoscioni.it
Per confermare la propria partecipazione scrivere a
info@lucacoscioni.it oppure telefonare allo 06.68979286.
In partenza da Roma sarà disponibile un pullman alla quota di 15 euro per andata e ritorno. Il servizio sarà confermato solo se garantiranno la loro presenza un numero adeguato di persone. La promessa di versamento andrà fatta via email a
info@lucacoscioni.it entro lunedì 26 aprile. La partenza è prevista alle ore 11 di sabato 1° maggio da via Florida, inizio via Botteghe Oscure. Il ritorno a Roma è previsto per le 23

 

 


25/4/10 – L’otto   

In tempi men leggiadri e più feroci/I ladri si appendevano alle croci/In tempi non feroci e più leggiadri/Si appendono le croci in petto ai ladri (F. Cavallotti 1842-98)

Lo scorso anno in questo periodo – c’era appena stato il terremoto nell’aquilano - alcune associazioni laiche e i radicali avevano sollecitato il governo a chiedere che i fondi dell’8x1000  fossero riservati allo Stato: la legge infatti prevede che quei fondi vengano destinati soprattutto al contrasto delle calamità naturali anche se è successo che quei denari siano stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. Da quando è stato istituito l’8x1000 nessun governo – mai nessun governo – ha pensato di  farsi un po’ di pubblicità come fanno le religioni che, avendo siglato intese con lo Stato, hanno diritto al contributo.  L’ingenuissima Livia Turco parecchi anni fa provò a chiederli per i bambini poveri e l’allora cassiere pontificio, mons. Attilio Nicora, tacciò l’iniziativa di “sleale concorrenza alla Chiesa”.
Come è noto dell’8x1000 lo Stato raccoglie ben poco; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8x1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2008).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5x1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni della Chiesa cattolica  nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra)  decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5x1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8x1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno invasiva per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Volendo fare qualcosa per sé, si può andare al cinema a vedere Agorà, il nuovo film del regista cileno residente in  Spagna, Alejandro Amenabar (Mare dentro, The Others) interpretato da Rachel Weisz, che ha rischiato di non uscire da noi perché nessun distributore lo considerava commerciale, fino a quando Sonia Raule  al timone di Mikado, stimolata dal tam tam della rete e dalla raccolta di 11 mila firme, ha preso a cuore la vicenda decidendo di distribuirlo. Agorà racconta la storia di Ipazia di Alessandria, filosofa pagana del 300 d. C., diventata la vittima degli strali del vescovo Cirillo per non aver obbedito ai precetti che obbligavano le donne al silenzio. E’ un film che tutti dovrebbero vedere perché ci mette in guardia  dei  rischi che corre un mondo dominato dai fanatismi del fideismo. I cristiani che distruggono la biblioteca che contiene mille anni di sapere, ci richiama alla mente i roghi dei libri bruciati dai nazisti, mentre il velo imposto con la violenza sul viso di Ipazia  ci ricorda la schiavitù del  burqa.  Agorà è una parabola sul dolore e il sacrificio che si deve affrontare per la conquista della libertà dalla superstizione e dal fondamentalismo.
Se invece si è a Roma lunedì 26 aprile alle 21.00 al Caffè Letterario (via Ostiense 45) segnalo l’incontro con Arnoldo Foà che sarà intervistato da Daniel Della Seta in   occasione dell’uscita del libro  Autobiografia di un artista burbero edito da Sellerio. Sarà proiettato il filmato di Alan Bacchelli e Lorenzo Degl’Innocenti  Almeno io Fo…à.


22/4/10 – Moralismi

Ce l’abbiamo fatta Eminenza, Bonino non è più un nostro problema” (Silvio a Bertone durante il party per il 5° anniversario dell’intronazione di BXVI)
moralista (mo-ra-lì-sta) – Persona che tende ad attribuire prevalente o esclusiva importanza a rigide e spesso eccessive considerazioni di ordine morale (Devoto Oli, dizionario della lingua italiana)

Per alcuni intellettuali e politici il femminismo ha portato le giovani generazioni di femmine a fare un uso sfrenato del loro corpo che di fatto mostra il fallimento di quel movimento e, così per non farsi mancare niente, si aggiunge la colpa anche al solito ‘68. Sembra essere una rilettura quanto meno disinvolta facilitata anche dalla sciocchezze sostenute dal Segretario di Stato vaticano che ha accreditato che la sfrenatezza sessuale di quegli anni ha indotto molti sacerdoti ad abusare dei fanciulli che gli erano stati affidati. Nessun periodo, ovviamente, è privo di ombre, ma in quegli anni molte donne hanno compiuto una vera e propria rivoluzione che ha portato al cambiamento della loro vita, di quella di molti uomini e, sicuramente del maggior rispetto dei bambini. E’ in quegli anni che è maturata la legge per punire lo stupro, ritenuto fino allora un reato contro il pudore e non contro la persona, l’emersione degli aborti clandestini che costituivano la prima causa di morte per le donne e da cui scaturì la legge 194, il dibattito sulla conoscenza e la salute del proprio corpo. E in quegli anni sono nate e cresciute donne che per la prima volta hanno potuto scegliere: di sposarsi o no, di avere figli o no… Adesso in molti sostengono che quel periodo è il garante di ragazze che aspirano solo a fare le veline, le chellerine del premier o che vogliono vincere il grandefratello per farsi i seni misura decima. E’ senza dubbio vero che il femminismo non ha portato tutto quello che desideravamo. Ad esempio l’accesso al lavoro è ancora irto di ostacoli, a parità di funzioni non sempre le retribuzioni corrispondono a quelle degli uomini, la maternità emargina dal lavoro perché non esistono servizi sociali adeguati, e non si innalza l’età della pensione non certo per generosità, peraltro non richiesta, ma solo perché si conta sui prepensionamenti femminili affinché le donne diano assistenza agli anziani per i quali non esiste altro tipo di aiuto se non quello famigliare. A tutto ciò va aggiunto che gli uomini hanno fatto pochissimi passi verso la modernità e lo sviluppo e, nonostante la loro riconosciuta inferiorità culturale, molte donne continuano incomprensibilmente a soggiacere “al maschio”. La campagna moralistica italiana, che, ahimè, è stata ributtata al centro del dibattito grazie alle campagne di stampa sulle abitudini sessuali del premier, si è scelta il cavallo di battaglia. Per cui i pomeriggi televisivi sono pieni di talk show che discettano dell’importanza del matrimonio, del diritto del nascente ad avere papà e mamma preferibilmente sposati in chiesa, e, perché no, della vera madre come una volta, che allatta il pupo fino all’università senza abbandonarlo nelle mani di qualche addetto prezzolato che, sia mai, cambiando il pannolino fa crescere il pupo con la frustrazione dell’abbandono (la qual cosa giustifica il bullismo, l’alcolismo e anche l’omicidio dei genitori e dei nonni, e, peggio di ogni cosa, la strafottenza sulla metro).
Non sarà che la società moralistica italiana ha paura di donne libere? Libere ovviamente di fare le ricercatrici aspirando al Nobel o di utilizzare il proprio corpo per trovarsi un posto al Parlamento (per sedersi da entrambi i lati di quelle due Camere, di sfruttare la loro bellezza per scippare incarichi da maschi barzotti. Insomma , libere di fare le stronze esattamente come l'altra metà della terra. E’ insopportabile questa genia di moralisti col ditino alzato che stabilisce quale è la donna che si comporta bene e quale male. Quanto ai guasti del femminismo… ma che guasti, ce ne vorrebbe un po’ di più, perché non è accettabile che ci siano donne sole. Sole quando non trovano un medico nella sanità pubblica che le aiuti ad abortire e devono pagare (lo stronzo obiettore), quando le giovanissime trovano gli ostacoli vaticaliani che gli precludono e le colpevolizzano per la contraccezione, quando non riescono a lavorare e sono povere ed emarginate.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Di seguito riportiamo un breve commento sulla decisione governativa (ancora oggi non definita) di porre limiti ad alcune libertà di scelta delle giovani donne

14/12/09 – Tette di Stato

C’era bisogno di un ddl (per essere effettivo si attende una risposta del garante della privacy) che vietasse la mastoplastica additiva alle minorenni? Secondo Francesca Martini, sottosegretario leghista alla Salute, nota alle cronache di colore per aver mostrato fieramente il suo avambraccio alle telecamere de il Fatto quotidiano (talk rai2 condotto da Monica Setta) pronta a inocularsi il vaccino per la nuova influenza , si si si. Non sarebbe stato meglio ricordare ai medici, attraverso il loro Ordine, che è buona norma aspettare la fine dello sviluppo prima di affettare una bambina? E non esiste il famoso consenso informato che per i minorenni deve essere, per ora, controfirmato da un genitore o da un tutore adulto? Per la mia cultura è un po’ difficile da comprendere, ma sembra che un numero crescente di adolescenti si senta umiliata da un seno misura seconda e, per uscire dal disagio si organizza con le protesi. Personalmente consiglierei un analista che le aiuterebbe a comprendere l’origine del disagio e, soprattutto, ad apprezzare la bellezza dei seni, che risiede nella forma, nella consistenza… e non solo nel volume. Ma, non siamo tutti uguali ed è equo che una giovane, ben informata dal medico degli eventuali rischi sanitari per l’oggi e per il futuro, faccia quel che creda col suo corpo. Il legislatore e la politica non dovrebbero occuparsi di questi argomenti, anche perché, guarda il caso, riguardano sempre solo la repressione delle donne, dal seno alla ru486. Più utile sarebbe far crescere le ragazze con una maggiore consapevolezza di sé, e forse qui il legislatore, e la politica, potrebbero intervenire lavorando per l’eliminazione di qualsiasi discriminazione di genere. Ma, piaccia o no, le ragazze devono poter interrompere la gravidanza (come in Spagna) e ritoccarsi il seno quando vogliono.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


20/4/10 – Occidente?

 “Tu sei solo una creatura infernale mentre io rappresento il credo professato da popoli interi. Lo sai che la religione cristiana è seguita da più di un miliardo di persone?”  “Capirai, anche la ruota della fortuna”  (dal film Riposseduta, parodia dell’Esorcista)
Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri. La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani (Pietro Nenni all’Assemblea costituente 27 marzo ’47)

Domenica scorsa aprendo i lavori dell’assemblea del Pd, la presidente Bindi ha fatto gli auguri al papa per il suo quinto anno di pontificato. Il vicepresidente della Camera Lupi, ha ribattuto con orgoglio a Bocchino che lo accusava di essere un maestro della lottizzazione per conto di Comunione e Liberazione,  che la sua connotazione ecclesiale è apprezzata da tutti i colleghi. 
Cosa c’è di malato nel nostro Paese? Intanto l’articolo 7 della Costituzione che ha creato una condizione superprivilegiata per la Chiesa. L’articolo nella pratica impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo  sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Di fatto gran parte della nostra legislazione, si pensi alla legge 40 o alla indisponibilità del fine vita, ma anche il non riconoscere i più elementari diritti civili della persona, sembra essere guidato dal “diritto naturale”. Che appare come un riferimento concettuale e giuridico immodificabile nel tempo, quanto assoluto e valido per tutti, e quindi che da tutti deve essere accettato.  Proprio come prevede la Chiesa cattolica per i suoi dogmi.
Sarà una preoccupazione eccessiva, ma la domanda è lecita: Vaticalia, o meglio la Chiesa cattolica che così pesantemente condiziona un paese a sovranità limitata come l’Italia, è compatibile con l’Occidente? 
Gli Stati Uniti, culla dell’Occidente, hanno sempre guardato con sospetto alla Chiesa cattolica che percepiscono come una minaccia ai loro valori, quelli che noi chiamiamo, spesse volte con sprezzo, la religione civile dell’America che guarda più, forse, all’eroismo delle figure epiche dell’antico testamento che ai miracoli del vangelo. Due mesi prima della sua storica elezione come primo presidente cattolico nel 1960, John Kennedy pronunciò a Houston un discorso per rassicurare la sua indipendenza dalla Chiesa: “Credo in una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato  è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica al presidente che cosa fare, e nessun pastore protestante dica ai suoi per cui votare; un Paese in cui nessuna Chiesa o scuola confessionale riceva fondi pubblici o goda di privilegi, dove a nessuna persona venga negato l’accesso alla vita pubblica perché la sua religione è diversa da quella del presidente che ha il diritto di nominarlo o degli elettori che potrebbero eleggerlo. Credo in una America che non è ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebrea, nella quale nessun uomo pubblico chiede o accetta istruzioni , su questioni di pubblico interesse, dal papa, dal Consiglio nazionale delle chiese o da qualsiasi fonte ecclesiastica, dove nessun organo religioso cerca d’imporre la propria volontà direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari, e dove la libertà religiosa è così indivisibile che ogni azione contro una Chiesa è un’azione contro tutte” .  Non è un caso che in un paese che ha accolto e digerito questo discorso siano nate le prime denunce, a partire dagli anni Cinquanta, ai preti pedofili.  Il cardinale di Chicago Joseph Bernardin, sul finire del 1991 rende pubblico che un prete della sua diocesi, già colpevole di abusi e perdonato, non soltanto li aveva reiterati ma era stato ricollocato in un seminario.  Una parte della gerarchia cattolica americana ha mostrato al mondo una Chiesa  penitente che tenta di recuperare l’integrità riconoscendo le proprie colpe attraverso la denuncia dei crimini alla giustizia civile. Seppure con tempi lunghissimi, la Chiesa americana – una parte considerevole di essa –  si è mossa secondo i principi del pensiero occidentale. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Con ritrosia i media vaticaliani hanno timidamente parlato del grave scandalo riguardante i Legionari di Cristo. www.nogod.it ne aveva parlato già dallo scorso anno. Ripubblichiamo il post di seguito per i nostri lettori. Il papa era appena stato operato al polso che si era fratturato cadendo mentre “i quattro gatti”, è un riferimento ai pochi presenti alle benedizioni domenicali del papa che fruttarono una rimozione di un giornalista del tg3 che descriveva la piazza san Pietro semivuota con questo esempio.

20/7/09 – Il polso della situazione

Abituati al guinzaglio corto i coraggiosi giornalisti italiani hanno pensato di relegare nelle brevi di cronaca il documentario Vows of Silence presentato dal loro collega Jason Berry durante il FictionFest di Roma appena concluso. Il documentario è la storia della setta dei Legionari di Cristo fondata dal pedofilo messicano Marcial Maciel Degollado, sottoposto a due inchieste da parte del Vaticano, morto nel 2008 dopo essere stato invitato a non parlare più in pubblico. Insieme al regista ha presentato il documentario Jose Barba Martin, ex seminarista e abusato, che ha deciso di parlare solo nel ’94, quando sentì il papa (era sul trono Giovanni Paolo II) accreditare come esempio padre Maciel.
Parlare dei Legionari di Cristo è come mettere le mani in un nido di vespe. Per l’annuario pontificio del 2006, la setta contava 125 sedi, 1.960 religiosi di cui 664 sacerdoti, e anche per l’anno in corso ben 50 giovani hanno richiesto di entrare in seminario. Numeri pesanti in considerazione del calo di vocazioni nel mondo.  Berry accusa Giovanni Paolo II di aver protetto padre Maciel perché capobastone di ben 60mila fedeli e  in grado di portare cospicui fondi alla chiesa. Benedetto XVI da cardinale aveva chiusi entrambi gli occhi, ma ora ha avviato una terza indagine dopo aver ascoltato 50 testimoni. L’indagine vuole fare luce su quanto l’immoralità del fondatore dei Legionari abbia inciso sulla vita della congregazione e del movimento dei fedeli da lui fondato. Mercoledì 15 maggio William Levada, prefetto della dottrina della fede e il segretario di Stato Tarcisio Bertone, hanno bussato alla porta della sede romana (l’Ateneo Regina Apostolorum, imponente costruzione sulla via Aurelia). La commissione d’inchiesta è composta da cinque religiosi (Ricardo Watti Urquidi, vescovo messicano, Ch. Chaput, arcivescovo di Denver, Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria, Ricardo Ezzato Andrello, arcivescovo cileno, Blazquez Perez, vescovo di Bilbao) che hanno avuto contatti con la setta. Hanno il compito di capire se il movimento deve essere definitivamente chiuso o se, e questa è la versione più auspicata dalla Chiesa di Roma, sostituire la leadership attraverso un capitolo generale (cioè una riunione interna). La commissione d’inchiesta è stata sollecitata dai membri dei Legionari Usa, incoraggiati dal tentativo di pulizia e di punizione dei tanti preti pedofili che in quella regione sta operando.
I quattro gatti che contano sull’informazione gentilmente concessa dalla rai, oggi sanno che il polso papale, dopo anestesia locale, ha subito due piccoli fori e, a cielo coperto (senza bisturi) sono stati inseriti due fili metallici per mettere in trazione la frattura. Interessante sicuramente, ma anche la storia dei Legionari di Cristo, c’è anche il documentario di Berry, sarebbe bene sapere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it 


16/4/10 –  Nell’ebraismo

Mostrami un segno o D-o… altrimenti… io mi ribellerò contro di Te. Se tu non osserverai il tuo patto, neppure io manterrò quella promessa, e tutto sarà finito, noi ci rifiuteremo di essere ancora il Tuo popolo eletto (Il Kotzker Rebbe)
Rabbi Yeoshua intervenne nella discussione sostenendo che nella bibbia è detto “la Legge non è in cielo”*. Gli studenti gli chiesero cosa intendesse dire. “Significa che dal momento in cui la Legge ci venne data sul Monte Sinai, non abbiamo più bisogno di voci celesti per decidere, perché è scritto “segui la maggioranza”**. E gli studenti chiesero, come la prese Dio? E il Rabbi rispose che non si adirò affatto, ma sorrise e disse: “i miei figli mi hanno messo in minoranza”.  Non so di altra religione i cui libri sacri abbiano osato arrivare a una conclusione come questa. (Martin Buber,  Racconti )
*Deuteronomio 30,12
** Esodo 23,2

E’ possibile che il problema pedofilia esista anche in altri ambienti religiosi chiusi. Proviamo a gettare uno sguardo nell’ebraismo che questi giorni è stato tirato in ballo a sproposito dai promotori del complotto. Nell’ebraismo non esiste un equivalente del seminario, le scuole rabbiniche sono spazi aperti e misti. Nel chiuso del mondo ultraortodosso, che opera soprattutto in Israele e negli Stati Uniti, la pedofilia e le molestie sessuali possono prendere forma nella yeshivah (le yeshivoth sono scuole di studi talmudici) , che vengono frequentate da maschi  dai 13 anni, o nei mikvoth (bagni rituali). Il fenomeno sembra essere limitatissimo, ma più casi sono stati raccolti dall’Association of Rape Crisis Centers in Israel, ong nata per raccogliere denunce di abusi e violenze sessuali. L’associazione è diffusa in tutto il paese con call center riservati ad adolescenti, donne, haredim (religiosi) e ultraortodossi.  E’ bene sapere che l’ambiente ultraortodosso - che la maggior parte delle persone conosce solo per il film Kadosh (sacro) di Amos Gitai - è un mondo che vive seguendo codici comportamentali  specifici.  I giovani appartenenti a questi gruppi, hanno una soglia del pudore molto alta e alcuni termini sono addirittura sconosciuti; spesso anche un semplice sfioramento del corpo può essere frainteso e quindi l’Associazione ha  deciso di utilizzare per questo gruppo particolare telefonisti provenienti dall’ambiente ultraortodosso.
Anche i casi di molestie avvenuti in ambienti religiosi vengono giudicati dalla giustizia comune (le corti rabbiniche hanno competenza solo sugli affari religiosi), e se un rabbino viene riconosciuto colpevole, non c’è possibilità che venga riassegnato in altre scuole o sinagoghe.
Un particolare scandalo e scalpore ha destato il recente caso di Mordechai Elon, conosciuto come il rabbino Motti, popolarissimo perché conduttore di uno show televisivo. Amato dalla destra israeliana e dai coloni per le sue critiche feroci al governo Sharon che guidò (giustissimamente nel 2005) il ritiro israeliano da Gaza, è stato accusato da Takana, un autorevole forum di rabbini che combattono le molestie sessuali.  Takana sostiene che Elon ha avuto comportamenti sessuali dubbi con molti studenti maschi e giovani donne. La Corte suprema si pronuncerà entro la fine di aprile, ma nel frattempo il rabbino è stato costretto a lasciare lo show televisivo e, soprattutto, l’insegnamento.  Il 70% degli israeliani, amanti di sondaggi e ghiotti di dibattiti, pretendono regole chiarissime e controlli sui rabbini. Yedioth Ahronot, il quotidiano più diffuso, ha dedicato al tema degli abusi sessuali un dossier a puntate che ha visto il contributo di esponenti laici e religiosi di primissimo piano.
Zohar (splendore) una associazione di rabbini, ha organizzato un seminario un paio di settimane fa prendendo le mosse dal caso Elon per approntare regole che scongiurino l’evenienza di un nuovo scandalo. Ma, soprattutto, per studiare modalità di comunicazione all’interno di comunità ultraortodosse che  potrebbero non essere attrezzate a riconoscere gli abusi e/o affrontare il trauma delle vittime. Perché, come ricorda il Talmud “se il topo si infila nel buco è perché il buco è largo abbastanza”.

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14 /4/10 –  Fare la cosa giusta

I silenzi di Pio XII sulla Shoah e quelli di Benedetto XVI sulla pedofilia: tutto tace in Vaticano. Rispetto a Pio XII smetterei, per una volta, di parlare solo e soltanto di Shoah. Faccio due esempi: l’operazione Sturzo, cioè quell’alleanza con monarchici e fascisti sostenuta dal papa nell’immediato dopoguerra per garantirsi il comune di Roma e che De Gasperi non approvò. E poi la scomunica dei comunisti e  dei socialisti. Questioni di ordine politico, le possiamo mettere in discussione o no?  Qualcuno ci dice quali sono i paletti che possono essere superati o si tratta sempre e soltanto di un attacco al papa? Questo o quello che sia, perché un dialogo senza opinioni divergenti non è un dialogo. I silenzi a volte sono necessari per motivi tattici o strategici, ma chi si sente rispondere no comment deve sapere che i silenzi generano domande. Vorrei sapere una volta per tutte quali sono i paletti che non vanno superati con la Santa Sede… Ho la sensazione che ci sia – non tanto da parte di chi muove la critica quanto da parte di chi è oggetto della critica – la tentazione di generalizzarla per presentarla come profondamente ingiusta. Di nuovo, dalla critica all’aggressione. Così si trasforma una posizione lecita in una illecita. Con tanto di scivolamento semantico… Noi abbiamo vissuto Shoah e antisemitismo e tutto questo ha significato stermini e nessuno oggi minaccia la chiesa di sterminio. Vaticano basso Impero? Tutti complottano e l’unico che non complotta è la vittima. Io credo che bisogna avere il coraggio di ammettere che quando coloro che dovrebbero essere educatori e confidenti si comportano in forme condannabili vadano condannati (Amos Luzzatto, già presidente Ucei)
La chiesa non ha bisogno di un esorcismo ma di un sexorcismo (Maureen Dowd, New York Times)Arriveranno a Roma il prossimo 31 ottobre, anniversario della Riforma protestante di Lutero, le vittime degli abusi sessuali del clero cattolico. Il raduno avverrà nei dintorni di piazza san Pietro. Non una manifestazione contro, assicurano gli organizzatori, ma un meeting mondiale (ansa)  
http://www.cronachelaiche.it/2010/04/io-vittima-di-un-prete-pedofilo/

Riuscire a fare la cosa giusta anche nei momenti più bui e tragici e dolorosi della vita è una dimostrazione di intelligenza. Per fare la cosa giusta – e pretendere che anche gli altri la facciano – bisogna avere un codice di comportamento condiviso. Codice che sembra sconosciuto ai vertici della Chiesa cattolica che hanno adottato fino ad oggi strategie sgangherate per difendersi dalle crescenti rivelazioni  sulla pedofilia del clero.
Non dovevamo aspettare questo avvenimento per conoscere l’analfabetismo della Chiesa in materia di rigore morale,  trasparenza, emersione, verità. Ma, nonostante quello che sapevamo, sorprende ugualmente tanta  protervia e improvvisazione. Intanto la Chiesa non sembra comprendere le dimensioni  che lo scandalo va assumendo e aver convocato una conferenza stampa nella sede dell’Osservatore Romano escludendo la stampa italiana lascia più che perplessi.  Per quanto riguarda gli spericolati confronti con le persecuzioni degli ebrei, scombussola che la Chiesa si addentri in argomenti che certamente non l’hanno mai vista innocente. Seppur scrostate le ruggini più dolorose, le gerarchie cattoliche mostrano di non aver ancora elaborato il Concilio II che è alla base del – pur zoppicante – dialogo tra l’ebraismo e il cattolicesimo. Le affermazioni del predicatore della casa pontificia Raniero Cantalamessa, del vescovo di Grosseto Giacomo Babini (attacco sionista), del vescovo di Cerreto Sannita Michele De Rosa (capisco che abbiano sofferto per l’olocausto ma non possono farne una bandiera), mostra con evidenza queste crepe rese più larghe dalla riammissione dei vescovi lefebvriani promossa da Benedetto XVI.  Sconcertanti poi le convinzioni sulla  sessualità  del Segretario di Stato Bertone (la coraggiosa rai news 24 per attutire il colpo ha evitato di tradurre la dichiarazione sul rapporto omosessualità-pedofilia rilasciata dal cardinale in spagnolo durante la visita in Cile!). Mentre in nessun conto, almeno dai media vaticaliani, sono state tenute le enunciazioni del vescovo di Bolzano Karl Golser, che  sulla scia dei colleghi tedeschi e austriaci ha aperto uno sportello che ha già raccolto sei denunce, e ha ben chiarito che la pedofilia non ha nessun rapporto né con l’omosessualità né con il celibato.  Come non dare ragione a Maureen Dowd che sul NYTimes scrive che “l’aver considerato le suore dei paria nella gerarchia ecclesiastica  e le donne degli esseri inferiori, trasforma spesso il sacerdozio in una vocazione abbracciata da individui sessualmente confusi”.  Del resto considerare la pedofilia un peccato che si può perdonare mentre l’aborto non consente assoluzione mostra palesemente le ragioni dell’editorialista americana. 
Cosa sarebbe “fare la cosa giusta” per il papa?  Affrontare politicamente l’ammissione di una crisi profonda dell’istituzione ecclesiale  e del suo rapporto con la società. Chiedere scusa alle vittime, certamente se lo ritiene invitare il clero e i fedeli alla preghiera e alla penitenza, ma soprattutto  non sottrarsi alla giustizia umana che prevede per i pedofili il carcere oltre al risarcimento economico per le vittime. Fino ad oggi la Chiesa cattolica ha sempre salvaguardato la ragione di Stato, forse è arrivato il momento di comprendere che una fede, seppur importante come quella cattolica, non può essere una sorta di società alternativa che legifera in base al diritto canonico. Questo è contro il pensiero occidentale, quello che ci fa rispettare la vita di tutti, bambini e donne comprese.  Sorprende come molti volenterosi pompieri mascherati da politici, giornalisti, intellettuali,  siano pronti a condannare (comprensibilmente) le teocrazie islamiche e chiudano un occhio sulla Chiesa fattasi Stato.  

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Su questo argomento guarda anche su questa pagina

5/1/10 – Pio XII
11/1/10 -  Benedetto XVI in sinagoga
15/1/10 – Benedetto XVI e gli ebrei
20/1/09 – Storie
17/3/10 – Scaricabarile
18/3/10 – Scaricabarile (2)
29/3/10 –  L’oppio dei popoli 


Questa rubrica va in vacanza fino al 15 aprile. L’augurio è sempre lo stesso e vale anche per me: non abbrutite nel luogo comune. A presto, Tiziana

 29/3/10 –  L’oppio dei popoli  

Il Vaticano è la tomba del diritto, della democrazia e della giustizia. E’ doveroso chiedere l’abdicazione di Ratzinger e l’indizione di libere elezioni democratiche per la nomina del suo successore, la messa al bando di Bertone e di tutti i personaggi coinvolti nelle vicende, la censura a priori delle mendaci veline di padre Lombardi, l’abrogazione del “diritto” canonico in quanto utilizzato come pretestuosa fonte giuridica per l’occultamento dei pedofili, lo scioglimento della Cei, che da tale “diritto” trae personalità giuridica e l’abolizione del concordato, responsabile di finanziare coi soldi pubblici un’organizzazione così. E’ assurdo tenersi in casa un tale residuato prebellico, un pozzo senza fondo dove spariscono ingenti risorse pubbliche e dal quale esce solo fango (Roberto Martina, Il Riformista)

La Chiesa cattolica si sente accerchiata, sotto tiro, vorrebbe avere l’agio di discutere tranquillamente del marcio che sta iniziando a grattare, e mal tollera la curiosità e lo sprezzo del mondo. Un atteggiamento incredibile per un ente che ha l’ambiziosa presunzione di dettare regole etiche al mondo, spesso imponendole con la forza. La feroce teocrazia per dominare ha usato nel tempo armi diverse:  l’inquisizione,  le conversioni forzate, la chiusura nei ghetti, la complicità con le dittature in tutte le parti del mondo, l’insabbiamento delle voci critiche al suo interno (qualche giorno fa la Chiesa non ha commemorato l’anniversario della morte di Romero, teologo della liberazione, definito zelante pastore da Giovanni Paolo II), le Conferenze episcopali utilizzate come clave politiche. La Chiesa cattolica ha inflitto al mondo il suo veleno senza mai pagare pegno.  Forse è arrivato il momento della resa dei conti, e questo lo si deduce dalle reazioni sgangherate che i vertici stanno assumendo.  Intanto hanno immediatamente reagito dicendo che la pedofilia non è prerogativa solo loro (è ovvio, ma questo non diminuisce la loro parte di responsabilità), e poi aggiungendo che è stata la liberazione sessuale 68ina a traviare alcuni preti (una scemenza che non merita repliche), si è tirato in ballo il celibato (una offesa per tutti quelli che non hanno una vita sessuale condivisa), e, per ultimo, qualcuno ha denunciato l’assenza di donne nel clero che avrebbero potuto calmare la bestialità del maschio. Tutte motivazioni che non sembrano tenere in nessun conto che la pedofilia è una perversione sessuale, un crimine schifoso e ancora più grave se viene compiuto quando ci è stata affidata la cura – volendo anche spirituale – di qualcuno.
La Chiesa non vuole ammettere che lo scandalo è il silenzio complice, il non avere punito i responsabili né attraverso il diritto canonico né tanto meno col diritto penale, quello che compete agli uomini. Non sembrano capire questi uomini adulti che  punire i responsabili è  il solo modo che potrebbe mostrare un pentimento, e che in parte, solo in parte, può risarcire le vittime.
Il papa Benedetto XVI nella lettera ai vescovi irlandesi, chiede ai religiosi di pentirsi davanti a Dio e ai tribunali, ma mentre benedice le palme a san Pietro ricorda al gregge che “da Dio viene il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio”.  L’arcivescovo Schoenborn, ha deciso di affidare alla ex governatrice della regione di Vienna  il giudizio sui crimini della pedofilia; i prelati francesi chiedono scusa, quelli tedeschi sono in subbuglio, gli svizzeri fanno una black list,  e il New York Times ha dimostrato con i suoi articoli che nessuno, neanche il papa, è superiore al diritto di cronaca.  Solo i vescovi italiani non sembrano provare né pentimento né compassione per le vittime, e nel corso del loro ultimo incontro invece di scrostare un po’ di ruggine dalle loro facce di bronzo, hanno avuto il tempo di scagliare l’anatema sui politici che potrebbero insediare le loro cliniche convenzionate e non adempienti ai piani di rientro economici.  Hanno trovato supporto e conforto nella politica, nelle istituzioni  e nei giornalisti. E questo a noi non ci sorprende: troppo vicini nel tempo sono i fatti che riguardano don Lelio Cantini di Firenze, uno dei pochi casi di pedofilia secondo mons. Fisichella, difeso strenuamente dal senatore Quagliarello,  don Pierino Gelmini amico intimo dei ministri Giovanardi e Gasparri, don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma che, per ricambiare il favore dei voti si distrasse al momento di costituire come parte lesa la città (come si fa da diverse consiliature per i casi di stupro e molestie).  
Mentre l’Occidente si disintossica, l’Italia continua ad essere preda dell’oppio dei popoli: la divisione tra Stato e Chiesa è sottile grazie all’ambiguo articolo 7 della Costituzione, da noi la Chiesa controlla i centri nevralgici della società attraverso le sue mille emanazioni e si occupa di molti servizi sociali, dell’istruzione, del tempo libero.  Va aggiunto a ciò il fatto che il nostro Paese è privo di identità culturale e ha bisogno di identificarsi in idee forti anche se sceme. Non possiamo imporre al Vaticano la democrazia e la trasparenza come pure sarebbe necessario in un regime dittatoriale, ma dovremmo pretendere che il nostro governo faccia rispettare da quella monarchia lo stato di diritto e le leggi del paese nel quale opera. Così come sembra stiano facendo gli altri governi nei confronti dei loro governati.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=1ot2fF0nW8A
http://www.deastore.com/libro/crime-irvine-welsh-m-bocchiola-guanda/9788860884039.html

 

26/3/10 – Post  romanocentrico

I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli: li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli i soldi. Così hanno inventato la guerra, ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna… ma chi paga siamo sempre noi (dal film  Novecento di B. Bertolucci)
Ricorda la prima legge della politica: le schede non fanno il risultato. Gli scrutatori fanno il risultato! (dal film Gangs of NY di M. Scorsese)

Ma a chi era destinato l’intervento del presidente della Cei Angelo Bagnasco dove ha raccomandato che bisogna proteggere la vita?  Sappiamo che quel richiamo non era per Emma Bonino. La leader radicale si è fatta conoscere per essere una irriducibile nemica dell’aborto clandestino, piaga suppurante che provocava invalidità e morte,  è ha contribuito alla legalizzazione dell’aborto. I vescovi non hanno nessun interesse né per le donne né per l’aborto, ma temono Bonino che ha dichiarato che vuole essere commissario della Sanità. E la sanità laziale è appannaggio delle congregazioni cattoliche che con scarsi controlli ingrassano a spese della Regione. Infatti rivorrebbero Storace che si è autocandidato alla carica e che produsse un buco spaventoso che portò i laziali a pagare oltre al normale ticket un plus di 10 € su farmaci e analisi.  La Chiesa teme la cultura radicale del rigore morale, della trasparenza, della emersione.   
Il premier del fare ha sostenuto che Bonino è una incompetente, eppure lui la indicò al posto di Commissario europeo ricavandone una delle sue poche buone intuizioni politiche.  E poi  la sfotticchia perché, come Bresso, non è una strafiga. Una concezione fuori epoca delle donne tipica degli imbolsiti che dicono “la tua amichetta” e che,  probabilmente, gli alienerà la fiducia di molte, che – e direi per fortuna – assomigliano più a quelle donne che alle intelligenti sgallettate che lo sfruttano e lo insaccano (e fanno bene).  Il premier, al quale dovrebbero tremare le vene dei polsi per la situazione economica del paese dove il popolo che ama rinuncia al dentista e non compra più la frutta, si perde in chiacchiere per lanciare Santoro su tutte le reti possibili e immaginabili (e con la cultura cattolica che intride il Paese inventare un martire è pericoloso) e fa campagne contro i magistrati che hanno superato ogni limite.  Intanto insieme ad Alemanno* sta tentando di porre mano allo “scippo” della lista Pdl che, come è noto, non hanno presentato.  Si sa che il sindaco voleva far sostituire i nomi per sfavorire Samuele Piccolo, che, sostenuto dall’Opus Dei, riuscì ad avere più preferenze d’er più alle elezioni comunali. Però si chiama panino e mano militare dei radicali.  Pare che Alemanno si sia scocciato di fare il sindaco di Roma e si voglia proporre come spalla destra del premier. E’ certo che a Roma non sta brillando. A voler essere di manica larga gli si può accreditare la chiusura del campo nomadi Casilino 900 (lavoro del prefetto che ha eseguito un piano preparato dalla precedente amministrazione), e qualcuno (non certo i romani che ne pagheranno il prezzo in ulteriori tribolazioni quotidiane di traffico e rumori) aggiunge la Formula Uno all’Eur (per la quale non esiste nessuna delibera, sarebbe un pacco dono all’organizzatore, un pezzo di città subappaltato graziosamente) . Il resto stronzate, come le armi ai pizzardoni ma solo a quelli che le vogliono, concessioni fuori mercato ai tassisti, abolizione di strade a scorrimento veloce riservate ai bus, soppressione di iniziative culturali rimpiazzate dal ridicolo carnevale romano, svuotamento del festival del cinema ritenuto fighetto ma che invece metteva in circolo parecchio lavoro, persistenza delle buche ma addebitate a dio pluvio (sic). In compenso presenzialismo imbarazzante in tutte le chiese, messe,  incensi turiboli ostensori.  Se Veltroni aveva promosso viaggi per giovani studenti romani nei luoghi dello sterminio degli ebrei romani, Alemanno accompagna gli studenti a vedere le foibe (bene, ma quale il rapporto con Roma?), a Salò,  a Lourdes (concedendo anche piccoli prestiti agli impiegati comunali desiderosi di unirsi al pellegrinaggio) e il 10 aprile a Hiroshima. Ottimo! Va anche detto che l’amore per i viaggi il sindaco lo condivide con un nutrito staff e , così per riaffermarne i valori cristiani, tutta la famiglia ( e forse per estendere questa unità madre figlio non ha creato neanche un nuovo posto negli asili nido) . E ancora, le aziende municipalizzate date in omaggio ai camerati, alcuni così criminali che si sono dovuti dimettere (senza considerare che le azioni dell’Acea in un anno sono precipitate, probabilmente per agevolare la vendita all’amico Caltagirone).  Per risolvere i problemi dei mancati consiglieri Pdl alla Regione, ha offerto un rimpasto con sostituzione di assessori al Campidoglio, il che non sarebbe certamente un peggioramento per Roma considerato il basso livello di quelli esistenti.  Le rogne di Roma sono così tante che qualcuno da’ Alemanno in via di dimettersi per più alte missioni, e per la poltrona capitolina sarebbe sponsorizzata Giorgia Meloni.  In questo sfascio una eventuale vittoria di Polverini** (che dal suo piccolo sindacato è diventata popolare grazie alle mille ospitate a Ballarò offerte dall’acuto, se pur ingiustamente oscurato, Floris) sarebbe la ciliegia avvelenata sulla torta di panna marcia.
Io voterò Bonino, darò la preferenza a un socialista a caso, così, solo per il gusto di dire che socialista è una parola di sinistra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

** tale l’arroganza di questa genia di persone che il cerimoniale del Campidoglio, che dispone il palco delle istituzioni per la commemorazione alle Fosse Ardeatine il 24 marzo, Polverini è stata sistemata tra il sindaco e Ignazio il ministro dell’Attacco.  Infastidite e dispiaciute le associazioni dei partigiani, dei deportati e della comunità ebraica che hanno rilevato che la candidata non è ancora Presidente della Regione.

 

25/3/10 -  Polemiche ebraiche

“Il lupo e l’agnello dormiranno insieme”, dice l’Antico Testamento. Ma è probabile che l’agnello dormirà pochissim
La vera felicità non consiste nello stuolo di amici, ma nel pregio e nella buona scelta (Ben Jonson)

In questi giorni la cronaca romana dei principali quotidiani ha dato ampio risalto a una crisi esplosa all’interno della Cer (comunità ebraica romana),  e che ha mandato in sollucchero gli antipatizzanti, moltissimi in realtà, degli ebrei.
La Cer è un organismo che amministra le questioni degli ebrei iscritti alla comunità romana. E’ bene sapere che si è ebrei se si ha una madre ebrea, e si può scegliere o anche no, ma in genere si sceglie, di iscriversi alla comunità pagando una quota annuale che si calcola sulla base dei propri redditi, e che non è bassa. Le cariche della comunità vengono rinnovate ogni 4 anni con elezioni a suffragio universale  nelle quali si nomina un presidente  e gli assessori: sono vere e proprie elezioni con liste, candidati, preferenze.  La diatriba, forse la più pesante che – almeno io – si ricorda, è scoppiata grazie alla vittoria schiacciante e già da due consiliature, da parte dell’attuale presidente, l’attivissimo  Riccardo Pacifici.  I consiglieri di minoranza dopo un anno in cui lamentano di essere stati poco consultati in varie questioni gestionali (il che certo non fa parte nè dell'etica ebraica nè delle consuetudini)  si sono dimessi bloccando così i lavori della Comunità. Le accuse riguardano un eccessivo decisionismo della presidenza sulle istituzioni comunitarie. Ma la minoranza riconosce che  l’ospedale israelitico (convenzionato) è una eccellenza nel desolante panorama della sanità laziale, che le cariche del centro culturale ebraico sono un po’ immobili anche se il centro lavora bene, e che potrebbe esserci nelle scuole un maggior ricambio nella direzione. Quello che punge di più è stato un eccesso di  precipitazione nell’invito di Benedetto XVI in sinagoga non compreso da tutta la comunità, e l’accusa, questa si grave, di aver ripulito con photo opportunity alcuni personaggi politici impresentabili. 
Dite voi se non sono cose da inzupparci il pane, l’ebreo un po’ stronzo che è pure fascio si porta bene e ci si può infilare anche la solita critica ad Israele. Che, beninteso, è un paese che non può essere certamente esente da critiche, anzi, ma sarebbe auspicabile un po’ di equilibrio soprattutto per chi vive in Vaticalia. 
Per l’amore di verità gli assessori dimissionari hanno riconosciuto che all’indomani dell’arrivo del sindaco Alemanno, Pacifici insieme alla lettera di auguri scrisse che Veltroni aveva garantito alla città meno atti antiebraici rispetto ad altre capitali europee augurandosi una continuità (che non c’è stata e che è stata continuamente rimarcata). E anche che il presidente della Cer  è intervenuto, senza successo, per la nomina in importanti aziende romane di noti personaggi alla Andrini “contro froci, ebrei e comunisti” (Andrini si è dimesso in seguito alle scandalose rivelazioni Mokbel-Telecom).  La comunità ha inoltre assicurato estrema vicinanza con la comunità lgbt, avviata fattivamente nel 2000 con la partecipazione al gay pride fortemente osteggiato dalla Santa Sede perché macchiava i festeggiamenti del giubileo, solidarizzando con tutte le tante aggressioni a sfondo sessuale verificatesi nella capitale e moltiplicatesi con l’avvento di Alemanno (come del resto stupri e aggressioni varie).  Pacifici si è molto risentito con la minoranza per questa accusa, soprattutto perché qualche giorno prima, anche un po’ travalicando il suo ruolo, si era spinto in una specie di endorsement nei confronti di Bonino al cui partito è iscritto da molti anni.  Per il momento si è siglata una tregua, ma non è escluso che se la situazione non si sanerà a novembre si torni al voto, in puro stile ebraico di discussione e discussione.  Picaresca e divertente è stata considerata dai quotidiani romani, anche la notizia sulle “ciambellette”. A Pesach (che quest’anno inizia al tramonto del 28 marzo e finisce il 6 aprile e che ricorda il passaggio dalla condizione di schiavitù in Egitto alla libertà del deserto) è noto che non si mangiano cibi lievitati. Per antica e sconosciuta tradizione a Roma si usa però una farina particolare per confezionare ciambelline e fettuccine. Quest’anno i dirigenti religiosi che sovrintendono alla kasherut  hanno vivamente sconsigliato l’uso casalingo di questa farina come usa in tutta la diaspora. Apriti cielo… come ovunque la religione si impasta con tradizioni, abitudini, farine.  Si aggiunga a ciò che un gruppo assai attivo e sempre più numeroso si incontra per parlare di ebraismo riformato e vorrebbe anche la beracah (benedizione) del rav per le coppie omosessuali. Del resto l’ebraismo si contraddistingue per essere una religione che ha un piede sul pontile e uno sul vaporetto, o meglio uno nella tradizione e uno nella modernità. Ed è anche il popolo con una religione che ricerca l’intelligenza della scienza per migliorare la vita. E , se crede,  ringrazia quotidianamente “D-o per il dono dell’intelligenza”.  E  soprattutto è una comunità che lascia liberi gli iscritti di votare e cambiare idea,  magari divertendo le cronache locali con storie di farina e discussioni interne, evitando di dare regole morali al mondo

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Vedi anche su questa pagina :

11/1/10 -  Benedetto XVI in sinagoga
15/1/10 – Benedetto XVI e gli ebrei
8/3/10 – Oltraggio


24/3/10 - Evergreen

Però Renata ci vorrebbe un po’ di decenza.
Emma i miliardi di debito della Sanità c’erano dalla giunta BadaloniMa voi li avete raddoppiati
Abbiamo creato tre strutture d’eccellenza
E venduto 56 ospedali
Noi vogliamo cambiare
Si, con Storace, auguri
Noi non taglieremo nessun posto letto
Ma se li ha decisi il tuo governo
Io rinegozierò il piano, io ci ho messo la faccia
Tu hai giurato su Berlusconi
(confronto Bonino – Polverini – tribuna elettorale rai, 9.30 a.m. )

Att. Olimpia Tarzia
Mentre era impegnata
al Consiglio Regionale (2000-2005) ebbe, non so in che modo ma comunque furtivo, il mio indirizzo al quale per un periodo inviò posta non richiesta. All’ennesima spedizione di immagini di feti – usati spregiudicatamente dalla sua organizzazione Movimento per la vita che si giovava della affrancatura postale della Regione e quindi a spese dei laziali tutti - le feci scrivere da un legale, per dissuaderla dal continuare ad usare il mio indirizzo. E le lettere non arrivarono più. Ora è tornata alla carica con i suoi depliant, bugiardi perfino nella foto che la ritrae e che non le somiglia da almeno venti anni, mostrando una vanità sciocca che fa fare passi indietro all’intero genere femminile. Prevedo che se sarà eletta, con ancora più arroganza continuerà con la spedizione di giornaletti, piedini di feti, testi di canzoncine… quindi sono costretta a diffidarla dall’ utilizzare ancora il mio indirizzo. Le chiedo di non costringermi a ricorrere di nuovo alle vie legali.Tiziana Ficacci

Chissà se il cardinale Bagnasco è un po’ geloso di Berlusconi. Il cardinale per dare indicazione di voto ai cittadini deve convocare tutti i vescovi, distribuire un paper, indossare abiti carnevaleschi e sfoggiare ingombranti crocefissi, mentre al premier basta guardarci negli occhi. Abbindola col suo eloquio le persone, esattamente come fanno i guru delle sette (e che cosa è la Chiesa? Ha uno status diverso da una setta solo per l’alto numero dei suoi aderenti) anche se usando la razionalità nessuno se ne spiega la ragione. Come in tutte le consorterie religiose bisognerebbe indagare sulla fragilità psicologica degli adepti, sulle insicurezze dei singoli, sul bisogno di una guida che li illuda nella vita eterna, nella guarigione delle malattie, nella remissione dei peccati. Le smargiassate del premier si giovano dell’appoggio dei media (praticamente quasi tutti, non mi fisserei sul solo direttore del tg1) che addirittura per commentare i complimenti che il presidente del Consiglio ha rivolto a Benedetto XVI per la lettera ai vescovi irlandesi lo ha appaiato a frau Merkel che ha sobriamente apprezzato il documento considerato improcrastinabile. Non proprio la stessa cosa mi sembra. Per non irritare il padroncino i valorosi giornalisti italiani hanno cassato l’interessante iniziativa lanciata dal neocattolico Tony Blair. Cioè un concorso per cortometraggi riservato ai giovani (norme sul sito ufficiale della “Tony Blair Faith Foundation”, sezione Faith Short) che in tre minuti dovranno illustrare la bellezza della loro religione. E così se Silvio è riuscito a spuntare la vittoria della mediazione di Obama per la sanità garantita agli americani meno ricchi fregandolo con notizie di prima mano sulla eradicazione del cancro in tre anni (e senza fondi per la ricerca) , sul piano della cinematografia è stato superato da un ex premier.
Comunque, Bagnasco-Berlusconi hanno dato le loro indicazioni che certamente disattenderemo.

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22/3/10 – Provvedimenti

Esistono tre tipi di despota: il despota che tiranneggia il corpo, il despota che tiranneggia l’anima, e il despota che tiranneggia sia l’anima che il corpo. Il primo viene chiamato re, il secondo papa, il terzo maggioranza (O. Wilde)

Tra il 2008 e il 2009 gli italiani hanno consumato solo l’indispensabile e hanno tagliato tutto il tagliabile: servizi, viaggi, bar, ristoranti, spese sanitarie (-2,7% bar e ristoranti, -4,7% internet e comunicazione, -3,8% abbigliamento, -7,9% arredamento e ristrutturazioni).
Il governo ha annunciato un decreto che prevede 300 milioni di incentivi a cui si aggiungono 120 milioni di sgravi fiscali per sostenere una domanda che è ben distante da una ripresa nonostante gli entusiasmi del governo in carica. Piccoli aiuti a pioggia, apparentemente un po’ alla come viene, anche per non cadere nelle maglie degli aiuti di Stato condannati dagli organi di controllo Ue sulla concorrenza: 60 milioni per le cucine componibili, 50 milioni per gli elettrodomestici (esclusi lavatrici e frigoriferi), 60 milioni per materiali immobili a basso consumo energetico, 12 milioni per motocicli, 20 alla banda larga, 8 ai rimorchi. E ancora 20 milioni per l’acquisto di macchinari agricoli, 40 per gru a torre, 10 per motori ad alta efficienza, 20 per la nautica. Per quanto attiene agli sgravi fiscali sono previsti sconti pari a 70 milioni per la realizzazione di campionari tessili e altri 50 divisi fra sostegno all’innovazione nel settore aeronautico ed emittenza televisiva locale. La data di partenza per gli sconti, salvo cambiamenti dell’ultimo momento sempre possibili nel governo Barnum, dovrebbe essere il 6 aprile, esattamente, come ha ricordato il ministro per lo Sviluppo economico Scajola, il giorno dopo pasquetta. C’è da augurarsi che gli italiani trovino nell’uovo di cioccolata invece che il solito portachiavi almeno un paio di banconote viola, giacché gli incentivi, essendo modestissimi, potranno essere usufruiti solo dai primi fortunati. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, visto che gli sconti avranno una durata prevista di circa tre mesi. Se fossi un dirigente del Pd farei notare la miserabilità del governo più su questi numeri piuttosto che sul millantato milione di manifestanti in piazza san Giovanni. Considerato che con un raro senso delle istituzioni il sindaco ha introdotto i lavori del raduno, poteva suggerire al premier di tenersi sui 500mila, cifra più realistica (ma comunque iperbolica) per l’estensione della piazza. Però bisogna riconoscere che il premier, almeno per il momento, non risulta abbia fatto rimuovere il questore che ha sottostimato i partecipanti – nonostante Ignazio il ministro dell’Attacco abbia rilevato “che c’è del marcio a san Vitale”-, e va anche tenuto in conto che un premier che prometta al popolo l’ eradicazione del cancro entro tre anni va, come minimo, votato (anche se i soliti corvacci avrebbero preferito il trattamento sanitario obbligatorio). Sono altresì d’accordo con l’amatissimo sul maggior rispetto della privacy, anzi, per il futuro gradirei non ricevere sms con l’invito di raggiungerlo in piazza.
Molto più felpato il provvedimento papale che, pur se con crimimoso ritardo, è arrivato. Le vittime avrebbero gradito, e sarebbe stato equo, parole di scuse che non ci sono state perché alla Chiesa non compete la compassione. Oggi anche i vescovi italiani, buon ultimi rispetto ai loro colleghi, affronteranno l’argomento. Intanto, dopo il senatore Pera continuano le lezioni dei sedicenti atei (nell’articolo l’autore si definisce non credente) che impartiscono lezioni: Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera si preoccupa della scristianizzazione dell’Occidente e dell’Italia in particolare. Scrive l’editorialista: “Il celibato, il maschilismo, la pedofilia, l’autoritarismo gerarchico, la manipolazione della vera figura di Gesù, l’adulterazione dei testi fondativi , la complicità nella persecuzione degli ebrei, le speculazioni finanziarie, il disprezzo verso le donne e la conseguente negazione dei loro diritti, il sessismo antiomosessuale, il disconoscimento del desiderio di paternità e maternità, il sostegno al fascismo, l’ostilità all’uso dei preservativi e dunque l’appoggio di fatto alla diffusione dell’aids, la diffidenza verso la scienza, il dogmatismo e perciò l’intolleranza congenita: la lista è pressocché infinita … si aggiunga a questo un radicalismo enfatico nutrito d’acrimonia, un chiedere conto dal tono oltraggiato e perentorio che da tutta l’idea di voler preludere a una storica resa dei conti”. Fermo restando che il lungo elenco stilato dall’editorialista delle colpe che gli ateisti addebitano alla Chiesa è, ahimè, carente per difetto, e anche una sola delle nefandezze citate autorizzerebbe al pubblico ludibrio, viene da chiedersi dove l’impaurito Della Loggia veda questi laicisti o ateisti col forcone. Mi piacerebbe averne le coordinate, così almeno potrei frequentare per una volta qualcuno che pensa come me. Sarebbe auspicabile che la gente comune prendesse atto dei reati della Chiesa cattolica e si regolasse di conseguenza. Di poche cose siamo certi, ma che la società tutta trarrebbe giovamento da una maggiore trasparenza e pulizia siamo sicuri. Ma la potenza di fuoco messa in piedi dalla corporazione giornalistica è prodromo di ogni peggio.

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P.S. E sempre a proposito della corporazione della (dis)informazione: c’è qualcosa di inquietantemente patetico in Giovanni Floris che deposto (ingiustissimamente) dal suo talk show di approfondimento (?) gira le sette chiese tv a spiegare le vessazioni di regime. Sarebbe molto più credibile se, insieme agli eroici Santoro e Annunziata, si dimettesse dal suo lucroso incarico in rai. Da bravo giornalista troverebbe un altro microfono dal quale parlare, stavolta con più ragione, della rai di regime che censura giornalisti che vogliono fare informazione (?). In mancanza di schiena dritta Floris potrebbe riflettere sul suo fattivo contributo alla creazione dei nuovi mostri: dopo Brambilla, Polverini che potrebbe pure diventare presidente della Regione Lazio. (T.F.)


18/3/10 – Scaricabarile (2)

Pensavo non fosse giusto perdonare, sono per il rigore e il rispetto della legge. Poi ho capito che il perdono è generosità” (da una delle mille interviste rilasciate dal sindaco di Roma il cui figlio adolescente è stato picchiato in una piazza romana (e vaffanculo al rigore della legge!))

Il dibattito pedofilia nella Chiesa si sta allargando a macchia d’olio, tanto che il papa ha deciso di anticipare la lettera alla Chiesa d’Irlanda dal giovedì santo al 19 marzo, data simbolica in cui i cattolici ricordano san Giuseppe artigiano (e i consumisti la festa del papà). Intanto il mondo politico italiano comincia a muoversi. Il via lo ha dato il senatore Marcello Pera, già presidente del Senato, con una lunghissima lettera al Corriere della Sera dove preannuncia la guerra : “la questione dei sacerdoti pedofili o omosessuali scoppiata da ultimo in Germania ha come bersaglio il Papa… è in corso una guerra fra il laicismo e il cristianesimo”, e continua denunciando la “grossolanità” di quanti sostengono che non potranno affidare i giovani ai sacerdoti con tranquillità portando all’idea che “la Chiesa non ha autorità morale, dunque l’educazione cattolica è pericolosa, dunque il cristianesimo è un inganno e un pericolo”. Ieri scrivevamo che la Germania e il premier Merkel hanno dato prova di sensibilità ed equilibrio nel chiedere chiarezza e rigore alla Chiesa per quanto accaduto e taciuto, mentre il senatore Pera scrive “è incredibile che soprattutto la Germania, mentre si batte continuamente il petto per la memoria di quel prezzo che inflisse a tutta l’Europa, oggi, che è tornata democratica, se ne dimentichi e non capisca che la stessa democrazia sarebbe perduta se il cristianesimo venisse ancora cancellato. La distruzione della religione comportò allora la distruzione della ragione… Sul piano etico, è la barbarie di chi uccide un feto perché la sua vita nuocerebbe alla salute psichica della madre. Di chi dice che un embrione è un grumo di cellule per esperimenti. Di chi ammazza un vecchio perché non ha più una famiglia che se ne curi. Di chi affretta la fine di un figlio perché non è più cosciente ed è incurabile…” . E aggiunge Pera che non è solo colpa di noi semplici umani, ma soprattutto “di quei teologi frustrati dalla supremazia intellettuale di Benedetto XVI, quei vescovi incerti che ritengono che venire a compromesso con la modernità sia il modo migliore per aggiornare il messaggio cristiano”. Ma non basta, le critiche più aspre sono per “quei cancellieri venuti dall’Est che esibiscono un bel ministro degli esteri omosessuale mentre attaccano il Papa su ogni argomento etico, o quelli nati all’Ovest che pensano che l’Occidente deve essere laico, cioè anticristiano”. Non ho riportato i brani peggiori, e soprattutto non ho censurato parole di compassione per gli abusati. Nella lettera del senatore Marcello Pera neanche una riga, neanche una parola è stata dedicata a loro.
Una lettera aperta di un politico italiano che è prodromo di ogni peggio.

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17/3/10 – Scaricabarile

Incuriosita de sape’ che c’era/Una Colomba scese in un pantano /S’inzaccherò le penne e bonasera./Un Rospo disse: - commarella mia,/vedo che, pure te, caschi ner fango…/- Però nun ce rimango… -/Rispose la Colomba. E volò via (Trilussa)

Rimaniamo fermi immobili e col fiato sospeso in attesa di lunedì, quando la Cei abbatterà il muro ipocrita del silenzio per parlare degli abusi sessuali compiuti dal clero. Buon ultima la clericaglia italiana affronterà un problema che i colleghi occidentali stanno discutendo da tempo. Intanto la diocesi Bolzano-Bressanone ha aperto uno sportello per le denunce di maltrattamenti da parte dei preti. Pare che prima di pasqua – giovedì santo – arriverà la lettera del pontefice alla Chiesa d’Irlanda che dovrebbe essere una guida per tutta la gerarchia. Intanto Camillo Ruini scalda i muscoli e mostra sorpresa per il can can mediatico sugli abusi della Chiesa rilevando che la pedofilia non è una loro prerogativa. Purtroppo è vero, conti irrisolti con la sessualità appartengono a una fetta troppo larga della popolazione, ma speriamo che l’informazione non cali il sipario sui questo tema. Sono tanti i piccoli abusati in famiglia, ma moltissimi sono i parenti che con ingenua fiducia affidano i loro bambini a oratori, centri scout legati ad associazioni confessionali, scuole cattoliche. E se si prendono le dovute cautele quando si assume una baby sitter, o si acquista il casco quando si regala un motorino all’adolescente, è bene che si mettano a punto misure quando un giovanetto si accosta ad una tonaca. Vedremo anche se la politica sarà in grado di sorprenderci. La Germania, paese che a me sembra abbia riletto un po’ di più dell’Italia la sua storia recente, si è mostrata molto dura ed esigente con la Conferenza episcopale tedesca, una schiena dritta mostrata già nel caso della infausta riammissione dei lefevriani.
I vari Berlusconi Bersani Bondi Bindi saranno in grado di dire beh? o solo beeee?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


17/3/10 – Scaricabarile

Incuriosita de sape’ che c’era/Una Colomba scese in un pantano /S’inzaccherò le penne e bonasera./Un Rospo disse: - commarella mia,/vedo che, pure te, caschi ner fango…/- Però nun ce rimango… -/Rispose la Colomba. E volò via (Trilussa)

Rimaniamo fermi immobili e col fiato sospeso in attesa di lunedì, quando la Cei abbatterà il muro ipocrita del silenzio per parlare degli abusi sessuali compiuti dal clero. Buon ultima la clericaglia italiana affronterà un problema che i colleghi occidentali stanno discutendo da tempo. Intanto la diocesi Bolzano-Bressanone ha aperto uno sportello per le denunce di maltrattamenti da parte dei preti. Pare che prima di pasqua – giovedì santo – arriverà la lettera del pontefice alla Chiesa d’Irlanda che dovrebbe essere una guida per tutta la gerarchia. Intanto Camillo Ruini scalda i muscoli e mostra sorpresa per il can can mediatico sugli abusi della Chiesa rilevando che la pedofilia non è una loro prerogativa. Purtroppo è vero, conti irrisolti con la sessualità appartengono a una fetta troppo larga della popolazione, ma speriamo che l’informazione non cali il sipario sui questo tema. Sono tanti i piccoli abusati in famiglia, ma moltissimi sono i parenti che con ingenua fiducia affidano i loro bambini a oratori, centri scout legati ad associazioni confessionali, scuole cattoliche. E se si prendono le dovute cautele quando si assume una baby sitter, o si acquista il casco quando si regala un motorino all’adolescente, è bene che si mettano a punto misure quando un giovanetto si accosta ad una tonaca. Vedremo anche se la politica sarà in grado di sorprenderci. La Germania, paese che a me sembra abbia riletto un po’ di più dell’Italia la sua storia recente, si è mostrata molto dura ed esigente con la Conferenza episcopale tedesca, una schiena dritta mostrata già nel caso della infausta riammissione dei lefevriani. I vari Berlusconi Bersani Bondi Bindi saranno in grado di dire beh? o solo beeee?

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P.S.
Mentre il premier passa il suo tempo a telefonare alle authority, agli amici dittatori, a organizzare la difesa del figlio di Gheddafi dai cattivi svizzeri – in una parola a sacrificarsi per noi – arricchisce ogni giorno di più. Ma nel regno dell’armonia c’è una domanda che vorremmo rivolgere al ministro dell’Economia Tremonti, il ministro che volle farsi uomo comune mostrando un reddito di un impiegato medio. Come si occulta la rendita?


15/3/10 - Sviluppo e crescita

Porta guasta. Non si apre. Out of order (su molte porte della metro B di Roma)

Going for growth 2010 è l’ultimo rapporto dell’Ocse che conferma il divario di produttività tra l’Italia e il resto delle economie più avanzate. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha denunciato più volte il quindicennio perduto per la crescita. Viene da chiedersi se l’Italia ha attuato le condizioni minime per contrastare gli esiti peggiori della crisi. Sembrerebbe di no, persa come è in sanguinose quanto improduttive dispute partitiche. Anche nel caso delle recenti elezioni regionali – in particolare mi riferisco al Lazio per la mia posizione geografica – solo la candidata del centro sinistra ha avanzato ad oggi qualche idea per ripianare il buco della sanità (allargatosi a dismisura con la gestione Storace (dx) e appena rabberciato da Marrazzo (sx) di cui con troppa faciloneria sessuofobica il Pd si è liberato) e misure per lo sviluppo legato alla green economy , mentre la candidata di centro destra si muove populisticamente rassicurando le diverse categorie sociali.
Lo Stato e le pubbliche amministrazioni spendono male, mentre dovrebbero avere programmi controllabili e rendiconti precisi per valutarne i benefici. Sarebbe l’ora di un processo di semplificazione legislativa e soprattutto di riforme – alcune liberalizzazioni e soprattutto la giustizia civile – per modernizzare l’elefantiaca burocrazia italiana, oltre a promuovere una lotta reale contro l’evasione fiscale.
Anche le retribuzioni dovrebbero essere collegate alla produttività, ma con tetti verso l’alto e verso il basso. Non è ammissibile sentire lavoratori che percepiscono salari di 800 € mensili e arbitri (o quel che è il sig. Collina) 500mila € l’anno. E soprattutto, innovazione, ricerca scientifica, formazione, infrastrutture. La politica dovrebbe servire per stimolare, o anche guidare, scelte economiche che stimolino sviluppo e crescita. Più facile promettere un milione di posti di lavoro e l’eliminazione delle tasse e dell’Irap, tanto in conferenza stampa nessun giornalista chiederà mai conto delle promesse.

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12/3/10 – Chiese

Burqa – Secondo me non c’è bisogno di specificare. Basta fare una legge che dica semplicemente: non si possono usare copricapo che rendano impossibile l’identificazione nei luoghi pubblici. Il problema religioso non c’è; Oriente e Occidente – Occorre capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie (Cristina Sivieri Tagliabue, Alfabeto Bonino, € 14)
Italia - nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 è cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale (Caterina Soffici, Ma le donne no, Feltrinelli, €14)

Nei giorni scorsi è morto l’imam Mohammed Sayed Tantawi, guida dell’Università teologica di Al Azhar, figura preminente per il miliardo e più di musulmani sunniti sparsi nel mondo. Nel 2003 durante la Conferenza organizzata da Emma Bonino al Cairo sul tema delle mutilazioni genitali femminili, proclamò che la pratica era contraria all’islam. Dando così un grande impulso alla campagna per abolirla in Egitto, sostenuto da Susanna, moglie di Hosni Mubarak che lo nominò e che a giorni indicherà il suo successore (forse Ali Jumaa, attuale Grande Mufti d’Egitto, sulle stesse posizioni di Tantawi), e dalle ostetriche e infermiere addirittura scese in sciopero per difendere la salute e l’integrità del corpo femminile. Lo scorso anno si schierò contro il niqab, a favore dei trapianti d’organi, per l’aborto anche se solo in casi particolari, e per la maggior presenza delle donne in politica. E’ stato accusato dai fanatici di essere “un crociato anti islam” per aver raccomandato ai musulmani di Francia di seguire le leggi di quel paese compreso il divieto di velo, per aver stretto la mano a Shimon Peres e condannato i kamikaze.
Solo qualche giorno fa la candidata alla guida della Regione Lazio per i berlusconi (destra è parola nobile che è meglio non utilizzare per i disonesti) Renata Polverini , si è recata in visita al Centro islamico di Roma e si è bardata con uno sciarpone a coprirle anche la frangia pure nei locali esterni alla moschea. Polverini si è mossa come quasi tutti i politici italiani mostrando subalternità alle istituzioni religiose, anche quando non esiste da parte loro esplicita richiesta.
Come è noto la Carta costituzionale è considerata ormai obsoleta e carta straccia, tranne che per l’art.7 , quello che stabilisce che lo Stato italiano è subalterno alla Chiesa cattolica. Tanto abituati sono gli italiani a chinare il capo ai potenti della Chiesa che lo chinano pure all’islam. Ma come gli animali da soma, non si inchinano ad un eventuale credo o alla spiritualità, ma capiscono solo la frusta. Quindi si cercano gli esponenti più improbabili, fondamentalisti e fanatici, condannando i musulmani laici - sicuramente la maggioranza - e i cattolici laici - sicuramente la maggioranza - a marionette disarticolate alle quali viene tolta la voce. Noi che diamo troppo spazio e peso ai singoli conati del papa prendendoci anche lo scomodo di controbattere le sue sciocchezze, ci siamo condannati a vivere in un Paese dove il tricolore è meno rappresentativo dell’identità italiana del crocefisso, ora estendiamo l’arroganza dei gerarchi religiosi, ma quelli più fanatici beninteso, ai musulmani, che magari arrivano nel nostro Paese oltre che per sbarcare il lunario per liberarsi dal peso di un regime teocratico. A meno che non viviamo in una landa deserta qualche cittadino del Bangladesh , del Pakistan, del Marocco, dell’Albania, lo conosciamo e sappiamo quanto è legato ad Allah. Lo scorso ramadan perfino i sindacati entrarono in fibrillazione impauriti di ritrovarsi qualche disidratato nei campi, quando, come suggeriscono gli imam, il digiuno si può interrompere in caso di lavoro faticoso. Non mi stanco mai di ricordare la mia personale esperienza per il Comune di Roma all’assessorato alla multietnictà (cassato dal sindaco Alemanno) dove mai in più anni uno straniero ha chiesto di avere spazi di preghiera, ma campi da cricket, disbrigo pratiche burocratiche, manifestazioni culturali, e – esattamente come i romani - autobus, case, pulizia. Purtroppo la maggior parte delle persone ha una informazione solo televisiva, per cui adesso si porta bene il terrorismo islamico – che esiste certo, ma non riguarda tutti come i giornali e le tv del padrone tendono ad accreditare - per cui lo Sposini di turno casca dalla montagna del sapone quando commenta il caso di un padre che segrega a casa la figlia (gravissimo certo), ignorando che in Italia il nuovo diritto di famiglia è stato varato solo nel ’75 (leggi i dati nel titolo). Il pericolo grande è che qualche persona più ingenua o in malafede possa cadere nelle spire dei Wilders e simili, promuovendo qualsiasi pensiero antimoderno: islamofobia, omofobia, antisemitismo, segregazione delle donne… in una parola: solo cristiani, bianchi, biondi. E questo l’abbiamo già vissuto solo qualche decennio fa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

P.S.
Il nostro premier non ha trovato neanche il tempo per andare in Parlamento a discutere del legittimo impedimento che lo dichiara troppo impegnato per frequentare i tribunali. In effetti Silvio fa mille cose: spende un’ora del suo tempo per leggere una memoria legale sui fatti della lista Pdl nel Lazio, partecipa a manifestazioni per ricordare che Emma è radicale e, soprattutto, ci moltiplica i Sabatinelli… e questo non ci dispiacerebbe!


10/3/10 - Furbi

Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita (I, II e III legge fondamentale della stupidità. Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino, € 8.80)

Secondo uno studio del prof. Satoshi Kanazawa della London School of Economics e pubblicato dalla rivista Social Psychology Quarterly, le persone con un quoziente intellettivo più alto sono più propense all’ateismo, a ideologie liberal e, se maschi, alla monogamia. Il ricercatore ha incrociato i dati di due diversi studi effettuati negli Stati Uniti con migliaia di pazienti sottoposti al test del quoziente di intelligenza e domande di vario genere. I soggetti che si definivano atei avevano un punteggio medio di 103, mentre i credenti 97; quelli di ideologia liberal una media di 106 contro 95 dei conservatori. Inoltre, il maschio sessualmente monogamo è risultato in media più intelligente, mentre nessuna differenza è stata rilevata per le femmine. Secondo lo studioso della LSE le differenze pur non grandi sono significative perché mostrano la tendenza delle persone intelligenti ad allontanarsi da comportamenti comuni e rassicuranti.
Se il professor Kanazawa avesse studiato analoghi test a un campione di italiani, forse il risultato sarebbe stato diverso. Infatti qui l’intelligenza non è eccessivamente quotata, il pensiero libero e diverso dalla massa beota televisiva è controllato, le minoranze represse o ridotte a macchiette, i diversi, intesi anche come stranieri, emarginati e fatti oggetto dal grande fratello di qualsiasi nefandezza. Inoltre il maschio sposato ma sessualmente vivace fuori dal letto coniugale, invece di essere giudicato banale è considerato un gran figo. Nel nostro inutilmente amato Paese – meglio sarebbe rispolverare Metternich: l’Italia è un’espressione geografica - ciò che conta è la furbizia. C’è qualcuno che pensa che il papa o l’alto clero creda nella resurrezione, all’immacolata concezione, alle piaghe di padre Pio? Si tratta di persone intelligenti che hanno alle spalle studi nelle migliori scuole e università, viaggi, letture. Lo studio della teologia è servito loro per entrare in una casta, e per mantenere una casta occorre un gregge. E qui subentra la furbizia delle gerarchie cattoliche che risiede nel convincere le pecore ad essere felici di venire condotte a brucare l’erba, mentre il pastore che le guida gode e ingrassa sulle loro sofferenze e sul loro modesto pasto. Allora possiamo dire che l’ateo è intelligente? Sembra un azzardo, considerato che spende parte della sua vita a confutare le tesi cretine di chi confida nella menzogna globale. E anche, più praticamente, si fa infinocchiare spesso dai furbi cattolici. Si prenda ad esempio la annosa questione dell’ora di religione. Finalmente si derubrica dal concordato mussoliniano la criminosa religione di stato. Gratis? No davvero, si danno una serie di prebende tra cui l’ora confessionale facoltativa nella scuola. Che fanno gli intelligenti atei? Abboccano alle falene in tonaca che propongono l’ora alternativa. Non furbi evidentemente, si illudono che la scuola italiana che sta co na scarpa e na ciavatta da sempre, finanzia l’ora alternativa all’ora facoltativa, senza neanche accorgersi che è un ossimoro. Ed ecco il pastore che troneggia sempre di più con la sua furbizia sull’intelligente (forse). Poi c’è la categoria dei politici che cambiano posizione come canna al vento. I campioni dell’intelligenza sono i socialisti che hanno contribuito a erodere quel pensiero, perché erano furbi e riuscivano a farsi nominare in qualche asl per comprare la casa alla figlia o farsi una casetta al mare o acquistarsi i vestiti da Davide Cenci, e quando hanno distrutto il nobile pensiero si sono messi con l’intelligentone signor B., si vergognano un po’ e continuano a dirsi socialisti e fanno gli utili idioti al regime, schifoso come il fascismo e pure ridicolo. Poi gli intelligenti esaltati - che hanno gli occhi come la rana che guarda in una sola direzione - si sono inventati che il mondo islamico ci ammazzerà tutti, fornendo biada ai fondamentalisti cattolici e alla sempre più potente casta clericale, che neanche si è accorta che fare santa in fretta una missionaria che convertiva tutti per una ciotola di riso ha esacerbato l’Asia. E gli stessi esaltati se ne fregano di sostenere i giovani iraniani che vogliono uscire dalla teocrazia, preferendo impegnarsi a difendere il crocefisso razzista sul muro, impegnandosi a diffondere il pregiudizio su quei nati musulmani che lasciano i loro paesi anche per fuggire alla teocrazia. E poi i maschi infedeli… sprecano tutte le loro energie nel raccontare cose mirabolanti per giustificare le loro triple vite… poveracci e divertenti.

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8/3/10 – Oltraggio

io non ho paura che possa esserci una svolta autoritaria: ho paura che possa esserci qualsiasi svolta senza che neppure ce ne accorgiamo. Ho paura che, presi dalla faziosità, non riusciamo più a chiamare le cose – vere – col loro nome. Ho paura che questo Paese affoghi ancora di più nell’ignavia, nell’accidia, in quell’indolenza molto italiana che, mischiata alla crisi e alla paura, è prodromo di ogni peggio (Filippo Facci)
1) Tutto ciò che va su due gambe è nemico 2) tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è un amico 3) nessun animale vestirà abiti 4) nessun animale dormirà in un letto 5) nessun animale berrà alcolici 6) nessun animale ucciderà un altro animale 7) tutti gli animali sono uguali… Poi passarono un po’ di anni e iniziarono a succedere cose strane e uno degli animali si ricordò di quei punti scritti sul muro e andò a leggere. Non vi era scritto più nulla, fuorché: Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni animali sono più uguali degli altri (George Orwell, La Fattoria degli Animali)

Riassumo i fatti per i distratti, gli indifferenti, quelli che hanno viaggiato per l’Etiopia e la Calabria. Ormai più di un mese fa una puntata dell’Infedele (la 7) condotto da Lerner, è stata dedicata all’affaire Boffo e alla presunte divisioni all’interno del Vaticano. Tra gli ospiti il vicedirettore de Il Giornale Sallusti, il quotidiano che rivelò “l’informativa” sul direttore di Avvenire, e Nuzzi autore di Vaticano S.p.A.. Commentando il libro si è parlato dello Ior e delle finanze vaticane non proprio limpidissime. L’indomani Sallusti ha scritto un editoriale su Gad Lerner che invece di gettare fango sulle cose vaticane meglio avrebbe fatto a commentare le vicende del finanziere americano Madoff, e piuttosto che occuparsi delle bagattelle sessuali di Berlusconi (quella sera non trattate ma forse Sallusti si riferiva ad un pregresso) denunciare quello zozzone di Katsav presidente di Israele. Come è noto anche ai distratti, gli indifferenti e quelli che hanno viaggiato per l’Etiopia e la Calabria, il finanziere Madoff, che ha fregato mezzo mondo con le sue spericolate operazioni finanziarie è stato condannato a 150 anni di carcere che sta scontando in una prigione di New York, mentre Katsav si è dimesso da presidente in seguito alla denuncia per molestie sessuali avanzata da una sua collaboratrice e un tribunale israeliano lo sta giudicando. Quindi Sallusti ha fatto pure due esempi sbagliati ma non è tanto questo che importa, quanto il fatto che ha delimitato il campo di azione di Lerner in base alla sua etnia. L’editoriale di Sallusti è caduto nel vuoto (n-e-l- v-u-o-t-o) con la sola eccezione di una misurata lettera aperta al direttore de Il Giornale da parte di Gattegna presidente dell’Ucei (unione comunità ebraiche italiane), esprimente disappunto per l’editoriale. Qualche giorno fa è arrivata finalmente la risposta di Feltri che ha ribadito le tesi del suo vice, aggiungendo che i finanzieri ebrei sono dei gran malfattori (il che magari è anche vero), e che Lerner farebbe meglio a ficcare il naso lì (con particolare enfasi sul naso di Gad che in verità è spiccatamente semita) prima di sproloquiare sulle cose degli altri (sic). Inoltre ha respinto le accuse mossegli di pregiudizio antiebraico in quanto difensore strenuo di Israele. Che c’entra? Israele è un paese che può più o meno essere amato, ma non può essere esente da critiche da parte di nessuno. Questi difensori acritici di Israele che si sono puntati la bandierina sul bavero della giacchetta e poi magari votano per chi porta la celtica al collo, puzzano moltissimo. Se valutassero quel paese per la sua storia e la sua politica, magari ne apprezzerebbero anche la laicità e il rispetto per le minoranze religiose, o l’equiparazione delle coppie omosessuali, o la libertà di cura e la possibilità di decidere sul fine vita, o anche, il primo esercito che non discrimina gli omosessuali. In realtà Feltri ha dimostrato un forte pregiudizio antiebraico perché si è consentito di scrivere di cosa può occuparsi un giornalista ebreo, probabilmente un pensiero condiviso dalla maggior parte degli italiani, anche se scritto così spavaldamente non si vedeva dal ’38.
Questi filoisraeliani in servizio permanente effettivo non sono solo bugiardi, ma pericolosi. Infatti mascherano con il loro amore, che comprende anche la difesa dei “valori della chiesa cattolica” dal crocefisso obbligatorio alla tortura della vita artificiale, una pericolosa arretratezza culturale e addirittura il seme infetto dell’islamofobia.
Feltri e Il Giornale ben rappresentano l’italiano medio che rappresenta la maggioranza del nostro Paese. Mediocre, arrogante, invidioso, trasgressore di regole e legalità. Del resto non possiamo ignorare chi è il proprietario di quella testata e come sta coprendoci di cacca isolandoci dal resto del mondo civile.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


5/3/10 - Scorpioni

Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

Perché l’Italia è un paese fermo? Ha senso che mentre gli altri camminano, talvolta anche in direzioni sbagliate, noi siamo inchiodati a sentire Polverini che incita i suoi fans a cantare “come può un scoglio arginare il mareeee”, laddove per scoglio deve intendersi l’imbroglio non riuscito dei cacicchi del Pdl?  Spesso ci si chiede il perché della lentezza italiana rispetto alla veloce Spagna che pure si è liberata da un regime totalitario dopo di noi e, come noi, conosce il peso della teocrazia.  Credo che qui finiscano le somiglianze. La Spagna infatti è un paese che ha imboccato la modernità da tempo, a cominciare dalle infrastrutture che lasciano a bocca aperta il turista (specialmente se ci sei ritornato a distanza di vent’anni). Alla fine del suo mandato il primo ministro  Aznar, commissionò un sondaggio dal quale risultò che gli spagnoli  trovavano una istituzione screditata la Chiesa cattolica  e solo al terzo o quarto posto il governo in carica. Tenendo a mente quel sondaggio, e dopo due mandati ai socialisti, i dirigenti del partito popolare sono stati tiepidissimi con il clero per le nuove normative sull’aborto recentemente varate dal governo guidato da Zapatero.  Come è noto i politici italiani prevengono i desiderata della Chiesa a sprezzo del ridicolo, come per la questione crocefisso, o danneggiando economicamente e culturalmente i propri cittadini, come per il caso della costosa ora di religione facoltativa nelle scuole. Quale sarebbe però la reazione degli italiani se dovessero dare un giudizio sulla Chiesa cattolica? Certamente io non ho visto manifestazioni di piazza a sostegno della richiesta - che ha inorgoglito il nostro ministro degli Esteri - per inchiodare la croce sulle pareti delle scuole, ma non vedo genitori che non iscrivono i bambini alla ora facoltativa di religione. Se pure hanno qualche ragione nell’essere turbati dal vedere i propri figlioli giocare nei corridoi senza maestro che gli spiega le regole fondamentali del nascondino, non hanno nessuna coscienza che con questo atteggiamento perpetrano l’arroganza clericale. Ed è difficile che qualcosa cambi senza pagare un piccolo prezzo. C’entra con questo il familismo, padre e padrone dell’italiano, quello che per la famiglia tutto si fa e s’abbozza, pure l’ora confessionale per non traumatizzare il pupo lasciandolo giocare con gli amichetti agnostici. Certo che questi non sono argomenti che entrano nei talk show rai, inspiegabilmente chiusi in questo mese. Ovviamente non si può che essere solidali con Floris Paragone Santoro Vespa che per un mese hanno avuto un incomprensibile stop. Va però detto per la verità che questi quattro giornalisti, bravissimi sicuramente ma non persone di cui si è gettato lo stampo,  non hanno nessun problema a sospendere per una estate che comincia a primavera e finisce in autunno e per il santo natale che dura un mese il loro lavoro.  Dei quattro però vorrei dire che ho disprezzato il loro atteggiamento di sufficienza per le questioni legate alle elezioni regionali: “dovrei forse mettermi a fare domande a candidati di partitini”? Perché no?  E’ così insignificante sapere cosa propongono i diversi candidati? E’ o no un problema che il centro destra nel Lazio ha creato uno strappo nella sanità che il suo successore ha molto parzialmente ripianato? O che in Lombardia non si faccia un aborto? O che il Piemonte da cui è partita l’Italia passi alla Lega?  E’ possibile che la gente comune in questo paese valga zero?  E’ poi così diversa l’arroganza della Chiesa da quella della politica o di quella dell’informazione che non informa? 

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3/3/10 – L’isteria pdl

Oddio, è una battuta per carità, ma se continua così la prossima volta il Pdl per presentare le liste è meglio che chiama la Protezione civile (Pierferdinando Casini, presidente Udc)
Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione (prima legge fondamentale della stupidità secondo Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino € 8.80)

Secondo il presidente del Senato quel che conta è la sostanza e non la forma.
Oggi è chiaro quasi a tutti che la legge elettorale - e i suoi corollari - deve essere corretta, ma le regole, che non si cambiano mai in corsa,  garantiscono un po’ tutti, in special modo i piccoli e i poveri.  E’ veramente sorprendente che Renata Polverini si consenta di criticare i radicali che, a suo dire, sono appesi alla burocrazia cavillosa, quando dimostrano in maniera talmente appassionata da disturbare i più, il loro attaccamento alla legalità e al rispetto delle regole. L’eccesso di stupidità messo in campo nella presentazione delle liste del Pdl è stato così evidente che l’accusa calunniosa mossa ai radicali di violenza privata è ridicola.
Del tutto criminale invece continuare a invocare l’ammissione di una lista mai presentata come anche il presidente del Senato sembrerebbe richiedere. Anche questa volta le gerarchie cattoliche non ci hanno sorpreso e rimangano saldamente al fianco della parte politica che ha eletto a normalità la calunnia l’imbroglio e il furto. 

Tiziana Ficacci  www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


1/3/10 – Se niente importa*  

Pineider Spa – Fornitura materiale vario (album, portablocchi, cartelle), € 78.163,20
Cogeda Sistemi – Fornitura cartucce toner, € 12.773,20
Fiori e piante Demi Monde – Fornitura addobbi floreali, € 64.020,00
Bulgari Italia Spa – Fornitura 45 ciotoline in argento, € 22.500,00
Mediamerket Spa – Fornitura televisori e noleggio plasma, € 347.348,00
Centro ricerche musicali Agorà Srl – Progetto L’Aquila per il G8, €193.996,00
(alcune tra le spese più singolari del G8 dell’Aquila)

Volendo proprio buttarsi sul surreale, fare una cosa trash, o anche solo cretina, da martedì 2 marzo si può andare in libreria a comprare L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio edito da Mondadori. L’autore, manco a dirlo, è il nostro amatissimo premier. Il libro è il frutto dei pensieri raccolti da Berlusconi all’indomani dell’epico lancio della miniatura del duomo, corredati dai numerosi biglietti, messaggi, sms, ricevuti durante la convalescenza. La filosofia espressa dal libro non è molto diversa da quella del manuale fotografico che re Silvio fece recapitare agli italiani all’indomani della sua discesa in campo: “le riforme non sono più rinviabili anche se non sono sentite dalla gente”, ma anche “devi avere il sole in tasca e tirarlo fuori al momento giusto per donarlo con un sorriso a tutte le persone con cui vieni in contatto”. Credo che il libretto avrà successo esattamente come quei manuali che ti spiegano – e momentaneamente convincono - come perdere trenta chili in sette giorni mangiando meringhe e lasagne a pranzo e cena.  Credo che il libretto avrà successo perché per molti quei bignamini sono l’unica lettura che si concedono, e l’autore del nuovo  amor vincit omnia lo sa benissimo.
La depravazione della quasi totalità del mondo politico e buona parte di quello imprenditoriale sembra connaturato alla storia italiana, radicato nel pensiero e nella cultura del Paese. Probabilmente per l’incapacità di sentirsi parte di una comunità ampia, per il familismo  che tutto giustifica, per la mentalità cattolica che tutto assolve, per l’assoluta diffidenza nei confronti dello Stato che porta  ad una mancanza di rispetto per ogni regola, da quelle apparentemente piccole come il parcheggio in doppia fila sullo scivolo dell’handicap, all’evasione fiscale che è il reato comune più grave che c’è.   L’anomalia di un premier che attacca tutti i giorni i poteri dello Stato, anche mentre si scoprono gli altarini degli eletti all’estero (una legge che sarebbe bene abolire, magari dando il voto agli stranieri che qui vivono e pagano le tasse, invece di consentire a chi ha lontane origini italiane di determinare la politica nazionale) o della protezione civile.
Ricordate il fastoso G8 dell’Aquila. Bellissimo. E commovente:  Merkel a Onna, la diafana signora Sarkozy in visita alla chiesa della anime sante, Obama in camicia bianca tra le macerie … la mia amica Coralie che ha fatto la fanatica tutta l’estate con le spugne e le creme solari date in omaggio ai giornalisti accreditati… ma a cosa è servito tutto ciò?  Sicuramente Berlusconi e Bertolaso ne hanno tratto grande visibilità, il fantastico duo che ha messo in piedi una meraviglia in pochi giorni, ma a beneficio di chi? E’ stato equo spendere tutto quel denaro? A oggi 8mila aquilani continuano a vivere in alberghi e  residence sulla costa, 1.100 sono in caserma, 31mila in case prese in affitto. E’ possibile che niente importa?  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Se niente importa è il bel titolo dell’ultimo libro di Jonathan Safran Foer (Guanda, 18 €). L’autore ricorda la sua infanzia, quando ospite della nonna, prima di lasciarlo andare lo prendeva in braccio, per affetto, ma anche per verificare che durante la sua ospitalità non fosse dimagrito. Preoccupazione di una donna quasi morta di fame durante l’ultima guerra, ma che aveva rifiutato carne di maiale non consona al suo pensiero religioso, perché “se niente importa, non c’è niente da salvare”. Diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne. Il libro è il resoconto di una approfondita indagine che l’ha portato negli allevamenti intensivi, gli ha fatto conoscere l’uso dei farmaci per ammorbidire le carni, l’uccisione, la violenza che subisce il nostro cibo quotidiano. Una riflessione sul dolore degli animali, la differenza fra umano e inumano, tra chi accetta le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi la mette in discussione.


26/2/10 – Bonino 3

Imparate a suonare!” “E lei a comporre!” “Allora andate tutti a fare in culo!” Questo scambio di battute, conclusosi con relativo lancio di leggii e parti, risale ai primi anni ’80 ed ebbe per protagonisti l’autore Luigi Nono e l’orchestra del Maggio fiorentino, in occasione della prova generale di “Varianti per violino e 38 strumenti” del compositore veneziano morto nel 1990
Meglio un culo che una faccia da culo (manifesto elettorale di Tinto Brass, candidato nel Veneto)

Il lupo perde il pelo ma non il vizio è un adagio che ben sintetizza lo stile del Pd. Convinti di essere i mejo fighi del bigoncio, hanno cominciato a rilasciare interviste a destra e a manca sul fatto che forse Bonino non è stata la giusta scelta per la presidenza della Regione Lazio. Sia chiaro, il Pd poteva designare chi voleva invece di accodarsi a Bonino candidatasi per la sua lista. Ma ha oggi il diritto di accorgersi – e pentirsi - che ha candidato una radicale? I soliti stronzi che popolano la stampa di regime (praticamente tutte le testate in edicola), dicono che Bonino è ostaggio di Pannella come fosse una qualsiasi Finocchiaro o Brambilla. Non lo credo, anzi disprezzo chi lo sostiene. Perché questi giudici dattilografi non sono neanche sfiorati dall’idea che una persona può muoversi in base alle proprie idee e/o i propri sogni; non sono lambiti neanche lontanamente dal pensiero che per qualcuno conta la democrazia e l’equità, e non solo una comoda poltrona.
Emma Bonino solo raramente è ricorsa allo sciopero della fame e della sete, e una donna non più giovanissima che con i suoi 45 chilogrammi affronta un metodo di protesta così oneroso, non merita almeno una seria riflessione invece che giudizi superficiali e trancianti? E’ così distante dal pensiero del Pd la legalità, il rispetto delle leggi elettorali, il diritto a conoscere per deliberare? Oppure fa schifo la pelle screpolata, le labbra spaccate, il corpo rinsecchito? Deve essere proprio questo che da disagio, considerato che pochi sono stati i pensieri dedicati dai nostri pseudopolitici e pseudointellettuali alla morte del cubano Orlando Zapata, un combattente per la libertà rinchiuso in carcere dal 2003. Condannato a trentasei anni per aver richiesto diritti civili e vilipeso Fidel Castro, il muratore di Santiago di Cuba Zapata aveva cominciato uno sciopero della fame durato ottantacinque giorni. La sua morte non ha destato clamore, non voglio pensare perché la lobby castrista e antiamericana è forte in Vaticalia.
La vera vergogna è quella del Pd che dovrebbe, dopo aver deciso di stare con lei, sostenere Bonino per quello che è non come la vorrebbe chi le rema contro.
Svegliatevi dormienti!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

13/1/10 – http://www.nessundio.net/blog/2010/01/13/3436/

25/1/10 – http://www.nessundio.net/blog/2010/01/25/3488/

http://www.fainotizia.it/2008/01/21/il-funo-fa-male-marco-smetti


23/2/10 - Partito confessionale

Caro cittadino, l’ostello Termini della Caritas ha bisogno di ristrutturazioni urgenti. E’ nostro dovere dare una casa a chi non ce l’ha. Dai il tuo contributo attraverso questo centralino. E’ il sindaco di Roma, Gianni Alemanno che te lo chiede (messaggio del sindaco che chi chiama il centralino del Comune di Roma (060606) è obbligato a sentire prima che l’operatore risponda)

Di santi ne abbiamo tanti, ma sicuramente di un altro ce n’è bisogno: papa Wojtyla è stato per Roma e per l’Italia la figura più importante dell’ultima parte della nostra storia (Polverini, candidata alla guida della Regione Lazio)

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha difeso l’autonomia del sostegno a Bonino, candidata della Lista Bonino-Pannella, alla guida della regione Lazio. Per il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, è scorretta l’opzione radicale sui valori del Pd. Il deputato Giorgio Merlo, Pd di provenienza Margherita sostiene che i cattolici hanno un ruolo “fondazionale” mentre i radicali sono “funzionali”. L’amabile Bersani prima o poi, meglio sarebbe prima, dovrà decidere l’identità politica del partito: continuare a tenere il piede in due scarpe, come si è visto, non fa fare un passo in nessuna direzione.
D’altro canto i cattolici che esigono una analogia assoluta tra fede e politica – e i teodem usciti dal Pd per accasarsi temporaneamente in altre formazioni politiche sembrano volerlo - dovrebbero farsi un partito confessionale. Certamente sarebbe un passo da gambero sulla strada della modernità, ma sarebbe anche un modo per contarsi in maniera definitiva. Infatti sta diventando sempre più improponibile per un Paese che ha l’ambizione di sedere nella Ue, sentir parlare di ricoveri coatti per l’interruzione della gravidanza (mentre per asportare la tiroide si sta in ospedale due giorni e mezzo, per una ernia inguinale o la cataratta un paio d’ore), o non avere equiparazioni per le famiglie omosessuali… e mi fermo qui per non tagliare una foresta intera per avere la carta per scrivere tutti i divieti imposti in Vaticalia. In un paese normale avere o no una religione dovrebbe far parte della sfera privata e personale di ognuno. Se si sceglie di militare in un partito che si trova a votare, per esempio, sull’eutanasia per interpretare la volontà della maggioranza degli elettori, si può anche non essere d’accordo ma si dovrebbe accettare il principio di democrazia.
Se i teodem faranno il partito confessionale, suggerisco come presidente onorario Gianni Alemanno (fascista poi An oggi Pdl) che si inventò una funzionaria comunale maldestra esemplarmente punita con la sospensione dall’incarico, per giustificare la mancata costituzione di parte civile del Comune di Roma nel processo per il presunto prete pedofilo, suo amico e consigliere politico. Scavalcando in questo modo anche Benedetto XVI che già nel suo viaggio australiano e oggi con i vescovi irlandesi, ha stabilito che i preti pedofili sono una vergogna per la Chiesa e i criminali devono essere giudicati in tribunali civili. Alleluia!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

13/10/09 – Er più  http://www.nessundio.net/blog/2009/10/13/2770/


22/2/10 - Via Padova

Cosa portare con sé da Roma al momento d’andare via? Personalmente andrei sul classico, quindi opterei per un bambolotto di panno Lenci, un bersagliere, un carabiniere, una guardia svizzera con alabarda… volendo spaziare, una maxi penna tipo Carioca tempestata di vedute romane. Lo stesso modello di quella che papa Wojtyla donò a Lec Walesa, e quest’ultimo usò per firmare uno storico patto con il generale Jaruzelski nella sua Polonia. Andrei sul classico perché non mi pare che Roma abbia prodotto nel frattempo nulla di nuovo, nulla di più moderno (Fulvio Abbate, ROMA guida non conformista alla città, Cooper, € 12)

Via Padova a Milano è una via lunga, semicentrale abitata soprattutto da stranieri extracomunitari dove, qualche giorno fa, un ragazzo egiziano è stato ucciso per futilissimi motivi. Un episodio di cronacaccia, tipico delle grandi metropoli, ma che ha scatenato la furia leghista che pure governa la città e la regione da tantissimi anni. A Roma invece via Padova è una strada di circa 400 metri che va da via delle Province a via Catanzaro, dritta come una spada, tranquilla fino alla noia. Una prima parte è più sciccosa, con dei palazzoni bellissimi costruiti negli anni Trenta e ben mantenuti e un secondo tratto più caotico, anche per il fatto che un brutto cinema è diventato una sinagoga di rito tripolino. Grazie alle frenesie governative sulla sicurezza la sobria volante dei carabinieri che lì davanti stazionava, è stata rimpiazzata da una jeep con tre soldati, peraltro quasi sempre bei ragazzi, con mimetica e fucile spianato. Quindi, anche chi passasse lì per caso – ma per quale caso si passa in via Padova? – si accorgerebbe che lì c’è una sinagoga, e magari si chiederebbe anche perché. In realtà la zona Bologna, un quartiere destinato al ceto medio, piccolo ma con pretese, è diventato il territorio d’elezione degli ebrei espunti dalla Libia quaranta anni fa, probabilmente per caso, verosimilmente per imitare un amico già lì da tempo. E così, ignorata dalla più parte degli abitanti del quartiere, nella zona c’è una enclave di ebrei che vive come se non avesse ancora lasciato Tripoli. Se esci la mattina presto in via Padova incontri giovani maschi con la chippà che vanno al tempio, poi dopo un po’ si tuffano nel kosher bakery café, poggiano l’astuccio dei tefillin sui tavolini e si tuffano sui cornetti e dolci senza lievito animale, che io mangio ma che riconosco pesanti come sassi. Ci sono parecchi lubavich con il cappello duro e gli tzizit che spuntano dal soprabito, che spingono passeggini mentre le loro mogli, quasi sempre incinte, comprano il pane e i dolcetti al miele e corrono al lavoro. Lasciando via Padova finiscono i ragazzi con la chippà e i lubavich camminano rasente il muro e a passo svelto. Le scale della chiesa di sant’Ippolito a pochi metri di distanza, sembrano ergersi come un confine di sicurezza . Appena poco più su, piazza Bologna, con l’ufficio postale littorio, le scale fanatiche ma ancora, nonostante le richieste dei residenti, inaccessibile per chiunque abbia un handicap o anche solo una gamba ingessata. Bologna è anche una delle principali stazioni della metro B, a volte mi è capitato di vedere tutte le scale mobili funzionanti, ma soprattutto mi sorprende perché puntualmente l’8 dicembre il personale della metro allestisce albero di natale e presepio! Dalla piazza parte via Sambucuccio d’Alando, una strada corta che porta le ferite della guerra: da un lato un paio di palazzi crivellati dai colpi di fucile dei mitragliatori tedeschi , dall’altro la casa di Pilo Albertelli, professore di filosofia che insegnava agli studenti “la fedeltà socratica alla verità e al dovere” prima di morire alle Fosse Ardeatine, e come è scritto nella lapide che i suoi compagni di Giustizia e Libertà gli hanno dedicato. Lo scorso anno il 24 marzo, mi sono trovata per caso alla sua commemorazione quando due vigili hanno portato una corona, l’hanno appesa e sono ripartiti velocemente anche per togliere la vettura dalla doppia fila. Eravamo in tre… compresi i due vigili. Macchine ovunque, anche perché ci sono genitori che accompagnano bambini alla scuola Fratelli Bandiera dove insegnò il maestro Manzi, l’inventore della trasmissione Non è mai troppo tardi, che permise a milioni di italiani di ottenere la licenza elementare. Erano i tempi della rai servizio pubblico sul serio, oggi neanche il direttore della scuola sa più chi era Manzi. Speriamo che ai bambini dicano chi erano i fratelli Bandiera. Parallela corre via Livorno dove c’è la lapide rotta di Eugenio Colorni, strada conosciuta perché c’era la sezione più nera dell’msi, poi diventata di tutto, oggi addirittura Milizia. La zona infatti è piena di fascisti molesti che disegnano svastiche e celtiche sui muri, attaccano manifesti ovunque sull’anniversario dei vari fascisti morti, sull’onore all’rsi ecc., ma questo, per il momento, non ha un riscontro elettorale, considerato che, con grande scherno di tutti questi odiosi facinorosi attivisti, il municipio è in mano al cosiddetto centrosinistra. Oltre ai nomi delle province (ma via Torino è in via Nazionale e via Perugia sta al Pigneto) la toponomastica è ricca di donne: via Stamira, Piccarda Donati, Eleonora d’Arborea, Duchessa di Galliera, Isabella d’Aragona, Contessa Bertinoro… In questo quartiere è cresciuta la fascistissima Francesca Mambro e tanti fascisti ora in rai, alla Camera, al Campidoglio. Passeggiando si incontra Alessandra Mussolini e sua madre, grandi frequentatrici delle bancarelle dei bangla; entrambe tirano sul prezzo delle finte pashmine e delle finte prada. Ma anche Luigi De Marchi allo sma che compra il latte e che è una gioia salutare e Remo Remotti che qui è nato e riempie gli occhi coi suoi vestiti coloratissimi. In via Arezzo ha abitato Aldo Fabrizi, in via Monaci nell’immediato dopoguerra ci fu il delitto Fenaroli che interessò molto i romani. E’ un quartiere così, come tanti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/ritratti.htm 15/10/08 – Fuori dal coro ma senza stonare

http://www.la7.it/tv/dettaglio_puntata.asp?id=535&prog=16729

http://no-luogo.it/mamma-roma-addio-remo-remotti/


19/2/10 – Potere assoluto

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio (Philip Roth)

Da dieci anni ogni domenica il presidente Chavez parla con i venezuelani: inizia alle 11 di mattina e continua per ore, addirittura 8. Per festeggiare il decennale del suo interventismo radiotelevisivo, ha deciso di inaugurare una nuova forma di dialogo con i suoi cittadini chiamata Chavez de repente (all’improvviso), cioè incursioni a sorpresa nell’etere per i distratti, o i furbi, che sfuggono alle sue prediche.  Chiacchierare a lungo, spesso a vanvera, scegliere la politica degli annunci è un modello politico che evidentemente accomuna leader di diverse latitudini ma che in comune hanno delle allergie. Ad esempio l’avversione per il Parlamento, l’insofferenza per i giudici, la fobia per i partiti, il rigetto per qualsivoglia regola o regolamento che conduce a governare, nel senso di condurre le bestie al pascolo,  a colpi di plenipotenziari. Figure che ricordano i zar, i basta con le chiacchiere, i ci penso da solo. L’homus berlusconianus della politica del fare, spesso è uno che si assume grandi responsabilità e rischi, qualche volta arriva ad essere il candidato ideale per togliere le castagne dal fuoco anche ai primi della classe, ma, si sa, i primi della classe a volte sono più bravi, e ti liquidano con una battuta che ti taglia le gambe in quella parte del mondo per parecchio tempo. Spesso i plenipotenziari sono abilissimi: danno una immagine di invincibilità ma in molti li vedono come abili propagandisti. Si prenda ad esempio il caso del prefetto di ferro dell’Aquila dove moltissimo è stato fatto, molte case sono state costruite nuove di zecca (ricordate il premier che faceva tintinnare le chiavi davanti al viso degli aquilani estratti?), i primi giorni dentiere ed occhiali sono stati prontamente forniti ai nostri connazionali, ma ad oggi poco o niente si sa dello stato della ricostruzione, anche se sembra inaccettabile ai più dilazionare la ricostruzione della città addirittura al 2032 (come da Decreto terremoto Abruzzo, dl 39). L’idea dell’uomo solo al comando che risolve i problemi complessi che ogni società deve affrontare, è, sostiene Alessandro Campi di Farefuturo “la caratteristica saliente del berlusconismo terminale”.  In questo delirio di potere assoluto, non c’è soltanto l’abuso, ma lo spreco del potere. Soldi, capacità, lavoro, sentimenti… tutto finisce in un frullatore che non produce salse gustose ma un altro colpo alla mitica seconda repubblica mai nata. Viene utile rileggere Ignazio Silone che in Uscita di sicurezza scriveva:  “In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva plausibile. Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. La natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. La ricostruzione edilizia, a causa dei numerosi brogli, frodi, furti, camorre, truffe, malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale la convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra”.
E questo è.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=PZR6N

http://www.ibs.it/code/9788889772386/bonaccorsi-manuele/potere-assoluto-protezione.htm


http://www.youtube.com/watch?v=3UUS65a1c6Y


16/2/10 –  Un sentore di libertà

 Per Giulio C.  Vallocchia,  schiettamente percorso da eroici furori anticlericali
Posto di fronte all’alternativa tra abiurare o morire, Bruno rispose: “che non deve né può ritrattare, e che non ha da ritrattare e che non ha materia di ritrattazione, e che non sa su cosa debba ritrattare”. La sentenza di morte per eresia fu pronunciata l’8 febbraio del 1600. Bruno arse sul rogo alzato a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600, l’anno del Giubileo (Atti del processo a Giordano Bruno, Sellerio, € 9.00)

Roma 9 giugno 1889, domenica di Pentecoste, piazza Campo de’ Fiori è pavesata con stendardi colorati. Tutt’intorno alla piazza grandi tabelloni dove sono scritte frasi pronunciate da Bruno, come “tremate più voi nel pronunziare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Si inaugura il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul viso, pensieroso e raccolto, in una severità accentuata dal bronzo della statua. L’iscrizione dice “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”.  Un corteo parte da piazza Esedra (che oggi si chiama piazza della Repubblica) alle 9. Secondo i giornali cattolici sono meno di cinquemila, per il Messaggero ventimila . In testa al corteo i reduci garibaldini, poi  il rettore e i professori dell’università di Roma, i rappresentanti delle università straniere, quelli della municipalità con il sindaco di Roma, le associazioni di Nola, le logge massoniche. Mancano esponenti del governo (presieduto da Francesco Crispi), ma ci sono membri della Camera dei deputati. Il percorso del corteo, che passa per via Nazionale e piazza Venezia prima di entrare in Campo de’ Fiori, è salutato festosamente dai romani. L’oratore ufficiale della cerimonia è il repubblicano Giovanni Bovio, deputato dal 1876, massone. Come massone e anticlericale è Ettore Ferrari, deputato liberale e scultore del monumento. Al termine della cerimonia il corteo si reca al Campidoglio per rendere omaggio al busto di Garibaldi.
Una giornata memorabile per Roma, nera per il clero. Il papa, che aveva minacciato di lasciare la captale qualora fosse stato scoperto il monumento, passa la giornata digiuno e prostrato davanti alla statua di san Pietro mentre “l’idra rivoluzionaria debaccava per le strade della città”.   Il 29 giugno, festa di san Pietro e Paolo, in tutte le chiese di Roma si celebrano messe di riparazione, e l’aristocrazia romana si reca per una funzione in san Pietro. Il 30 giugno il papa Leone XIII  denuncia l’oltraggio fatto alla Chiesa considerando il bronzo di Bruno il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”.  Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, ascaro dell’attacco al mondo moderno, scrive che la statua di Bruno “segna il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico”.  La piazza Campo de’ Fiori  “deve rinominarsi Campo Maledetto in attesa che al posto del monumento si erga una Cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesù”.
E’ bene ricordare che la proposta di rimuovere la statua di Bruno dalla piazza fu avanzata dalla stampa cattolica nel 1929 in occasione della stipula dei Patti Lateranensi, incontrando però l’opposizione di Mussolini.

Il 17 febbraio alle 16.45 la storica Associazione nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno, insieme al Comune di Roma, deporrà corone e ricordi a Giordano Bruno in piazza Campo de’ Fiori.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Segnalazione libraria
Anna Foa, Giordano Bruno, il Mulino, € 9.00

Nell’anno santo 1600, Giordano Bruno, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo de’ Fiori. Per più di un secolo la sua memoria appartenne a pochi, fino all’800, quando Bruno fu riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in un santo martire dell’oscurantismo religioso, simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza. L’immagine che la cultura italiana si è costruita di lui, subito dopo l’Unità, è un tassello significativo della costruzione dell’identità italiana. Il libro ripercorre a ritroso la storia della trasformazione in simbolo di Giordano Bruno, dalla combattuta inaugurazione del monumento nel 1889 fino al processo e al rogo, con un’opera di scavo che ci restituisce un personaggio enigmatico, capace di grandezze e miserie, di utopie politiche e di condotte spregiudicate, dedito alle arti magiche e insieme precursore del pensiero filosofico moderno.

Anna Foa insegna  Storia moderna nell’Università La Sapienza di Roma.


6/2/10 – A che punto è la notte?

“Morgan ha sbagliato ma non va massacrato. Bisogna dargli un’altra possibilità…”. Un po’ più di coraggio, dài Bersani. Non dico che dovevi dire: “Condivido Morgan”. Potevi dire: “Non condivido ma vorrei vivere in un Paese libero”. Neanche Bersani ha osato spingersi fino a questo punto (cioè fino a esprimere chiaramente il suo pensiero). Perché? E’ un uomo prudente. Già, temo che la campagna bigotta d’estate contro gli eccessi sessuali di Berlusconi abbia lasciato nella sinistra uno strascico “beghino” che sarà lungo e difficile eliminare. (Piero Sansonetti, Gli Altri)

 Già è passato un anno dalla morte di Eluana Englaro e la legge sul testamento biologico che il Parlamento aveva minacciato all’indomani delle scompostezze che aveva provocato nel mondo partitico italiano il decesso della donna - il disegno di legge Calabrò - si strascica stracca. Le posizioni nel frattempo si sono cristallizzate ancora di più, grazie all’arroccamento bypartisan  di molti (nei partiti) nella difesa estremista della vita comunque e per tutti.
Ieri notte è morta Francesca, alla quale solo due mesi fa era stato diagnosticato un tumore tra i più cattivi. In questo breve periodo ha usufruito solo di cure antidolorifiche decise dalle due giovanissime figlie… se penso che solo fino a qualche giorno fa alla Camera i deputati parlavano di quanti milligrammi di morfina si possono somministrare a un malato terminale.
Lo Stato può fissare delle regole, può varare una norma di legge con pochi semplici articoli che diano ampia libertà di scelta, perché le questioni legate alla vita, alla morte, alla libertà di cura devono restare di appartenenza della persona, dei familiari e amici, del medico personale. E’ così difficile per i parlamentari comprendere che certe tecniche mediche possono diventare, per alcuni, invasive o non sopportabili? E veramente offende i sentimenti religiosi di qualcuno stabilire che l’idratazione e l’alimentazione forzate possono essere interrotte? La libertà di opinione è solo la libertà di sostenere le opinioni di qualche politicastro sostenuto da media compiacenti?  Il manipolo di parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la maggioranza dei cattolici italiani – ha deciso di fare leggi oscurantiste che loro non rispetteranno mai, non legiferano perché hanno una diversa base valoriale della gente comune, ma solo perché ignorano che la democrazia è importante.  
Dove sono i cittadini che dopo la decisione della Corte di Strasburgo sul crocefisso hanno manifestato nelle piazze per chiederne l’obbligatorietà? Quali sono i cittadini che hanno chiesto al ministro degli Esteri di sondare i colleghi europei per verificare la possibilità di chiedere “una moratoria sull’aborto”? Lo zero virgola raccolto dalla lista pazza di Ferrara vale più del resto della popolazione italiana?  Conta più una teocrazia che in questi giorni sta mostrando al mondo la telenovela Boffo Vian (e in ansia per le “rivelazioni” che Feltri il 22 febbraio potrebbe rendere all’ordine dei giornalisti  per audizioni sulla “manina”?)
Domande, troppe e retoriche.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Questa rubrica sarà in vacanza fino al 16 febbraio.


4/2/10 – Il premier in gita

Si tende a considerare Israele come una turbativa autogenerata, autoprodotta, che sarebbe meglio non esistesse perché, qualunque cosa faccia, crea problemi. E questo perché si ignorano, o si rimuovono, le circostanze nelle quali il Paese, dopo una lunga gestazione, ha iniziato a esistere... se ciò è sbagliato, se ciò ha reso infelice qualcuno, Israele non ha sbagliato da solo ed è giusto che l’Europa se ne ricordi.( dalla lettera di adesione di Alessandra Pontecorvo  alla proposta di Pannella per Israele in Europa )

 Sefi Hendler, direttore dell’allegato settimanale del quotidiano Haaretz  dice che su Berlusconi c’è molta curiosità dovuta in gran parte agli scandali a sfondo sessuale che lo hanno coinvolto e che, generalmente, attraggono molto la stampa israeliana. E’ stato descritto (anche dai giornali Yediot Ahronot e Israel Ha Yom) come un leader eletto dal popolo ma controverso, ci si è soffermati sul divorzio e sui processi pendenti. Ma i quotidiani hanno arricchito il quadro parlando anche del caso Marrazzo (accreditatissimo come prossimo corrispondente rai nel paese) e del clima di ricatti e pettegolezzi che agita la politica italiana. Haaretz (che in Italia definiremmo un quotidiano di sinistra) gli ha fatto una lunga intervista corredata da una vignetta che lo mostra al galoppo alla volta di Gerusalemme: sul cavallo con lui Noemi. Yediot Ahronot, il quotidiano più diffuso, ha descritto Berlusconi  vicino allo Stato ebraico a parole, ma pericolosamente vicino a Teheran grazie a rapporti economici intensissimi.  Quel che è certo è che in Italia il viaggio del capo dell’esecutivo è stato seguito mediaticamente come lo sbarco del primo uomo sulla luna. Il presidente del Consiglio ha fatto le classiche cose che gli ospiti fanno lì: arrivo all’aeroporto Ben Gurion, visita allo Yad Vashem, il saluto del coro dei bambini che cantano Andando a Cesarea, la visita alla Foresta delle Nazioni sul monte Herzl per piantare un ulivo, il discorso alla Knesset come George Bush, Nicolas Sarkozy, Angela Merkel  (ma non Romano Prodi nel 2007, mentre intervenne al parlamento israeliano Giovanni Spadolini). Va detto che ha condito il suo viaggio delle solite sbrasonate che ben conosciamo. Intanto gli otto ministri e una delegazione di oltre cento persone (definita dalla stampa costume italiano perché comparata ad analoga pletorica delegazione del sindaco di Roma), le richieste tipiche degli uomini di spettacolo per la suite al King David (un albergo bellissimo, e dal piano riservatogli, l’ultimo, si vede tutta Gerusalemme e il Golan), l’esagerazione con il personale del Keren Kayemeth sui suoi ulivi a Villa Certosa (addirittura uno con l’impronta di Gesù), le solite invettive alla stampa per salvare Netanyahu da domande puntute (ma lì consentite) non gli hanno impedito di dire un paio di cose interessanti. La prima, più semplice, è stata quella di affermare che la visita allo Yad Vashem gli ha lasciato una profonda traccia. Benissimo. Allora cerchi di fare pulizia tra le sue fila,  dove ha appena riammesso il leader della Destra Storace che solo qualche giorno fa si è mostrato deluso per non aver potuto inserire Tilgher, noto ai più per aver sostenuto che la risiera di San Sabba non era un lager, nelle liste elettorali della regione Lazio. La seconda, ben più complicata, è stata la sua reiterata proposta di vedere Israele in Europa. Va ricordato che il suggerimento viene da Pannella, con forza nel 2006, per offrire una tutela ad Israele aggredito. Proposta che portò allo sdegno quasi unanime in Europa, unanime in Italia, spesso con motivazioni risibili come quella di Massimino D’Alema, uno degli uomini politici più inconcludenti della storia recente e dannoso per il libero dispiegarsi della sinistra, che notò acutamente che Israele non rientrava nei confini europei. Cioè, uno che aspirava al posto di Mr. Pesc ha una visione ottocentesca dell’Europa dei confini.  Va ricordato che gli israeliani sono molto pragmatici e mai hanno presentato domanda di ammissione all’Unione europea. Se Berlusconi vuole rendere onore a questo pragmatismo, affidi a Marco Pannella, che ha una competenza sui temi internazionali sicuramente più alta della sua e una credibilità maggiore dell’attuale (ma anche di tutti i precedenti) ministro degli Esteri, il compito di verificarne l’eventuale effettività, altrimenti questi suoi sogni si trasformeranno in abbagli. Il presidente del consiglio durante la visita e nel discorso alla Knesset,  ha tenuto il punto fermo sulle questioni iraniane. L’idea israeliana è di comminare a quel paese dure sanzioni economiche, ma se l’Italia continuerà a mantenere piene relazioni economiche con Teheran il concetto stesso di sanzione diventa fragile. E per quanto possa essere stata gradevole e gradita la visita in Israele, stia certo il nostro premier che l’amico Benjamin gli chiederà conto delle parole stillanti latte e miele usate durante questi tre giorni.

P.S. Mi sembra doveroso aggiungere che uno statista, come Berlusconi crede di essere, non  dovrebbe consentirsi di rispondere che scriveva e non ha visto il Muro. Anche se gli israeliani lo chiamano Barriera difensiva e sanno che li salva dai terroristi, lo vedono e ne conoscono la pesantezza per i palestinesi.

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2/2/10 – Così stanno le cose (forse)

Vasti strati della popolazione italiana accusano il Vaticano e l’alto clero non di aver scatenato l’attuale guerra, ma di aver fatto causa comune con la dittatura fascista per venti anni, e di avere perciò assunto una parte di responsabilità nella politica fascista e nelle sue conseguenze, compresa la presente guerra con le indicibili sofferenze e i disastri  che ne sono derivati per l’Italia (Gaetano Salvemini, luglio 1943)

A che servono i giornali? 
Tra l’altro a gestirsi fette di Chiesa cattolica se stiamo ai rimpalli tra Il Foglio (Ferrara), Libero (Belpietro), Osservatore romano  (Vian) e Il Giornale (Feltri). 
Il Foglio e Libero hanno pubblicato più articoli secondo i quali il direttore dell’Osservatore  sarebbe la manina che ha fatto arrivare sulla scrivania del direttore del Giornale le carte su Boffo ex direttore di Avvenire. Ferrara e Belpietro hanno sostenuto che il cardinale Ruini avrebbe informato Benedetto XVI sul tradimento di Vian probabilmente con la complicità della Santa Sede. Feltri si è fatto intervistare da Ferrara e ha parlato di una provenienza istituzionale, cioè vaticana, dell’”informativa” su Boffo.
Cavolate? Secondo Sandro Magister, vaticanista dell’Espresso, il complotto c’è stato, e scrive “quella su Boffo è stata un’operazione nata dentro la Chiesa”.  Per Ferrara è possibile che Vian abbia lavorato in combutta con una  lobby interna al Corriere della Sera capeggiata da Ernesto Galli della Loggia,  che mirava a capovolgere la linea ruiniana (Boffo era stato scelto da don Camillo) impegnata a posizionare la Chiesa sul centrodestra attraverso le questioni bioetiche. Secondo l’interpretazione di Ferrara la lobby è intervenuta all’indomani del caso Englaro, sul quale Boffo tenne una linea talmente oscurantista che una larga fetta della Chiesa non ha gradito , almeno nei toni.  Naturalmente la Santa Sede respinge questo chiacchiericcio derubricando le varie posizioni a fantapolitica.  Certo è che Ferrara in questi giorni ha picchiato duro il nuovo direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, accusato di essere un molle negatore del cristianesimo perché non ha scritto nessun editoriale sulla “peccaminosa Emma” candidata alla presidenza della Regione Lazio, relegando un articolo di Massimo Delle Foglie (presidente di Scienza & Vita) contro Bonino in pagine interne.  La nuova generazione di politici cattolici auspicati da Bagnasco, sembrerebbero diversi dai cattolici politici del suo predecessore Ruini. Nel frattempo si fa sempre più insistente la voce che Dino Boffo presto sarà una firma di Repubblica.

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1/2/10 – Adesioni passive

E in fondo perché no? Perché non andarcene/da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile/ricominciare da zero (Natan Zach, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)

O da una parte o dall’altra: così sembra essersi ridotto il Paese e noi con lui. Privi ormai di curiosità per le idee degli altri  ci adeguiamo acriticamente  al pensiero unico, diviso in una corrente di destra e una di sinistra. Aumentano siti e blog  ma ognuno di noi resta arroccato sulle sue posizioni  non avendo nessun interesse a mettersi in discussione, e così la magnifica rete diventa un miscuglio di informazione anodina che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica, cioè esattamente il contrario di quel che dovrebbe essere. 
In onore del politicamente corretto, che spesso decliniamo scorrettamente tanto da aver paura di prendere posizioni dissonanti col filone d’appartenenza, potremmo raccogliere l’invito della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) che chiede ai media di adottare un blog iraniano censurato dal regime.  Ogni sabato alle 19, madri iraniane si incontrano al parco Laleh a Teheran e vestite di nero portano con sé una foto, spesso di ragazzi giovanissimi. E’ sorprendente come nel nostro canale di pensiero l’Iran interessi così poco e così poco ci colpisca sapere che il nostro Paese è il primo partner commerciale in Europa di quella teocrazia violenta. 
In onore del politicamente scorretto, oggi mi riconosco di più, scrivo un po’ di cose in libertà.
Vivo a Roma e uso esclusivamente mezzi pubblici. La sera lavoro fino a tardi e prendo spesso il taxi, che trovo esclusivamente perché lavoro in pieno centro. Dopo le dieci le donne sole usufruiscono di uno sconto gentilmente concesso dal Comune di Roma, ma i tassisti lo schifano, anzi appena sali ti avvertono che se gli chiedi l’abbuono loro ci rimettono di tasca loro e ti tocca sentirli per tutto il viaggio che allungano in maniera incredibile se insisti che lo esigi. In linea di massima coprono il tassametro con un pupazzo o il gagliardetto della squadra, difficilmente ottieni il resto perché i tassisti viaggiano solo con banconote da 100 €.  Sul taxi il cliente non fuma, ma il tassista ti accoglie in una macchina dove fino ad un secondo prima ha fumato e/o scoreggiato. Il sindaco Gianni Alemanno concederà ai tassisti - che hanno contribuito ad eleggerlo in quanto promise la non liberalizzazione del servizio che la corporativa categoria temeva come la peste -  un aumento delle tariffe.  Non serve un genio per capire che per decongestionare il traffico bisogna incoraggiare l’uso del mezzo pubblico anche diminuendo le tariffe. L’aumento è solo una concessione corporativa  che prevede anche il ritocco della tariffa da Fiumicino da 40 a 45 € . Un notevole trasferimento di ricchezza (5 euro di aumento per n corse) per legge, da cittadino privato a tassinaro. Ha senso questo aumento? Un collaboratore del sindaco, con pragmatismo e spregiudicatezza, ha detto ai tassisti : “gli aumenti scatteranno dopo le elezioni regionali, così voi tassisti sarete contenti, ma il giorno del voto i cittadini  non avranno ancora fatto i conti con le nuove tariffe” . Questa dichiarazione tra virgolette pubblicata sul Corriere della Sera non è stata smentita… sicché.
E neanche si parla più delle diciotto (18) linee di autobus che provenienti da via del Corso, via del Teatro Marcello, via Nazionale, per raggiungere largo Argentina  saltano la fondamentale fermata palazzo Grazioli, sede di molti uffici e anche residenza privata del premier. Un gesto da servi da parte del prefetto e dell’Atac che, tra l’altro, non risponde a nessun criterio di sicurezza. Se il premier è in pericolo è doveroso e giusto proteggerlo, ad esempio consigliandogli vivamente di rimanere a palazzo Chigi che è pure un bel posto e che gli spetta di diritto. Dobbiamo assuefarci all’ingiustizia? Continuare ad essere vinti in un mondo di vincitori? O scegliere la strada del confronto di idee fra di noi per tentare di uscire dalla secca?  

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29/1/10 – Burqa

Uno straniero mi segnala di aver veduto il 15 aprile a Massaua un sottufficiale della regia marina giocare amichevolmente a carte con un indigeno. Deploro nella maniera più grave queste dimestichezze e ordino siano evitate (dispaccio del 5 maggio 1936 di B. Mussolini a R. Graziani)
Meno extracomunitari, meno forze che vanno a ingrossare la criminalità (S. Berlusconi, CdM del 28 gennaio 2010) 

Qualche giorno prima delle elezioni europee Nicolas Sarkozy dichiarò che il burqa “non sarà mai il benvenuto sul territorio della Repubblica francese”. Poi, la maggioranza presidenziale avviò un dibattito sull’identità nazionale che ben presto scappò di mano ai suoi patrocinatori per lasciare spazio, dietro l’anonimato garantito da internet, a quanti mescolavano immigrazione-islam-terrorismo ecc.. Dibattito riequilibrato dal presidente direttamente dalle colonne di Le Monde che ha ribadito che “la religione islamica deve essere messa allo stesso livello d’uguaglianza con tutte le altre religioni”.  Come ulteriore gesto per rassicurare gli islamici francesi  ingiustamente impallinati da gratuiti insulti nel corso del dibattito dai toni padani,  Sarkozy , recandosi al cimitero militare di Notre Dame de Lorette, ha reso omaggio a “tutti i militari morti per la Francia qualunque sia la loro origine e fede”.  L’innesco alla questione divieto di burqa (che nella nazione riguarda circa 2000 donne) è stata avviata da un minisindaco (comunista) della cintura parigina che si è rifiutato di celebrare un matrimonio dove la donna della coppia era nascosta da un drappo pesante. La sua protesta è stata raccolta prontamente dalla ministro delle Politiche per le periferie Fadela Amara, che ha richiesto la messa al bando del costume. Per il momento è stato accolto il divieto nei soli servizi pubblici e le donne integralmente velate non potranno più avvalersi dei servizi erogati dallo Stato. Una interdizione totale del burqa su tutto il territorio potrebbe incorrere in un pronunciamento contrario del Consiglio costituzionale o addirittura in una condanna della Corte europea dei diritti della persona.  
Secondo gli esegeti della dottrina/legge islamica, il volto coperto non è richiesto dal corano (così come le mutilazioni genitali femminili) ma è piuttosto una tradizione appartenente ad alcune aree geografiche. La commissione Stasi, che ha deciso saggiamente che i simboli religiosi e identitari non possono essere esibiti in pubblico, troverà il modo di limitare questo indumento che umilia le donne. Argomenti complessi che spaventano quando vengono affrontati nel nostro inutilmente amato Paese. Quando parla la Lega per reazione anche a me viene voglia di intabarrarmi! La ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna propone il divieto, precisando che il burqa è pericoloso per la sicurezza stando ben attenta, come le volenterose deputatesse Pd, a non parlare di simbolo religioso, sia mai che venga messo in discussione il mascheramento di suore e/o preti.  Come al solito gran dibattiti pecorecci in tv, dove la questione si rimpalla  tra Santanchè, che scappuccia le donne per strada con le sue manine, e l’imam de’ quartiere, in genere un furbastro che invece di vendere gli ombrelli fuori la metro si è improvvisato leader spirituale. Fuori dal dibattito i musulmani laici – e comunque non fondamentalisti come il bravo Abdallah Redouane responsabile del centro culturale della Grande Moschea di Roma invitato solo una volta a Porta a Porta – tagliati fuori  perché i nostri politici preferiscono parlare con le marginalità religiose che ritengono siano vicine e in grado di gestire i rapporti con i fondamentalisti potenziali terroristi. Del resto uno dei primi atti del ministro degli Interni Maroni , è stato quello di annullare la Consulta islamica, formata da diverse realtà anche molto moderate, istituita dal suo predecessore Pisanu e confermata da Amato.  Nessun passo indietro viene chiesto alla Chiesa cattolica, anzi,  la partitocrazia tutta tiene bordone con la questione crocefisso, un simbolo che, con palese evidenza, è obsoleto in una società che, solo la politica non vede, è fortemente mutata.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

Vedi 9/11/09 - http://www.nessundio.net/blog/2009/11/09/2931/


27/1/10 – Convenzioni

Il cuore rallenta la testa cammina/In quel pozzo di piscio e cemento/A quel campo strappato dal vento/A forza di essere vento. (Khorakhané -  De Andrè, Fossati)

Convenzionalmente anche quest’anno tv e istituzioni celebreranno per la decima volta la Giornata della memoria che, in apparenza, gode di una grande benestare. Mi permetto però di dubitare. In un Paese che si divide su tutto, trovare un simbolo, un evento, una data per ricomporre le diverse posizioni e raggiungere un consenso suona  artificiale. La giornata della memoria sembra piuttosto un comodo mezzo per arrivare alla normalizzazione di avvenimenti aspri della storia, un percorso che sembra avere come obiettivo finale la dimenticanza. Tanto più che i fatti in questione riguardano un periodo storico non ancora argomento di una riflessione serena e composta, ma sono oggetto di rivendicazioni di quanti ne comprendono l’importanza come origine di identità e di potere.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Il popolo ebraico è contraddistinto da una storia circolare, sempre in bilico tra caduta e riscatto. Schiavi in Egitto e liberi nel deserto; in esilio dopo la distruzione del tempio ma realizzando l’attesa per il futuro. La Shoah, la catastrofe, è stata la sospensione della loro storia, un lungo periodo nero, un buco che ha risucchiato sei milioni di persone. La commemorazione del 27 gennaio è parte di chi questa storia l’ha scritta non di chi l’ha subita, tanto che in Israele e tra gli ebrei della diaspora, il giorno dedicato al ricordo della vittime e della volontà di resistere è il 16 aprile che serba la memoria dell’insurrezione del ghetto di Varsavia nel ‘43. Non fa parte del pensiero etico ebraico il perdono, e non per arroganza, ma perché è una azione che attiene alla responsabilità personale: solo chi subisce può assolvere il suo persecutore. I sei milioni hanno il diritto al nostro ricordo oggi e ci impongono di non continuare ad essere vento, di non dimenticare chi oggi subisce il dispotismo della discriminazione: i rom, le donne, gli omosessuali, i poveri…

Tiziana Ficacci  (dal sito www.direfarepensare.it)

http://www.cronachelaiche.it/2010/01/memorie-amnesie-rimozioni/


25/1/10 –  Bonino 2

Stimo da sempre i Radicali. Abbiamo a cuore le stesse cose: il rispetto della Costituzione, la libertà religiosa, i diritti delle minoranze (Pacifici, presidente Comunità ebraica romana a La Repubblica)
Quando ero governatore del Lazio ho fatto la legge sugli oratori e ho costruito una cappella dentro la Regione. Poi ho messo nello statuto una serie di riferimenti a valori come la famiglia e la vita. Se Bonino vince riscrive lo statuto? (Storace)

Come è noto il potere corrompe, ma anche la corsa per un posto alla guida della regione infetta. Qualcuno ricorda Polverini di prima? Era contro l’omofobia e sfilava con Concia, sdegnava il razzismo, scioperava (ben sei volte) contro il governo, raccontava che aveva sofferto come una pazza nel collegio delle suore cattive. A pochi giorni dall’avvio della sua campagna la bella foto dei manifesti con camicia bianca e jeans a vita bassa, rigorosamente senza simboli di partito, rischia di non somigliarle più. Dice di conoscere solo la coppia tradizionale, vuole il ricovero coatto per la Ru, si fa benedire da un prelato dei Legionari di Cristo (ordine sotto inchiesta per espressa volontà di BXVI), si mette in lista Olimpia Tarzia del Movimento per la vita che considera più importante  l’embrione che una donna,  si fa guidare come una mentecatta da Francesco Storace, noto per il suo ottuso fascismo e per aver prodotto crateri nella sanità laziale, viene accolta da un selva di braccia tese nella tana del fascista Tilgher (il 25 aprile è stato il giorno più buio per l’Italia), accetta e ride per battute sul Marrazzo cocainome che va a trans (sai che unicità). Ospite a Omnibus su La 7 si rimangia il fair play promesso e denuncia Bonino come abortista. E questo è lo scoop che hanno tirato fuori i grandi giornali: Bonino che pratica un aborto col metodo Karman, adottato oggi in tutti gli ospedali. Più di qualche imbecille con la melma fino al collo che in teoria dovrebbe sostenerla, chiede a Emma di rinnegare quel periodo: patetici stronzi che dovrebbero, al suo passaggio, solo per questo inchinarsi. E soprattutto questi schifosi dimenticano che la più parte degli italiani aderì a quelle idee, addirittura confermandole con un referendum. Ripugnanti che danno la biada a quello zero virgola che ha sputtanato ancora di più gli italiani con la mortifera lista presentata da Giuliano Ferrara, ovvero l’uomo che passa da un fideismo pericoloso (lo stalinismo) all’altro (il cristianesimo difeso con le crociate). Ultimi titoli di giornale per Tinto Brass, che se conferma la sua presenza in lista io personalmente voterò. Anzi, non lo vedo proprio male in una Italia che sta scivolando sempre più nella sessuofobia. Noi che voteremo convintamente Emma non possiamo sapere come governerà il Lazio, ma possiamo essere certi della sua trasparenza amministrativa.  Intanto è bene vedere chi c’è dietro alle candidate, ma soprattutto la capacità di autonomia di ognuna: una delle due ha prestigio e autonomia che l’altra non ha mai mostrato e difficilmente potrà mostrare nei prossimi cinque anni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 http://www.nessundio.net/blog/2010/01/13/3436/


22/1/10 -   Sintonie

Cercavo in te la tenerezza che non ho/la comprensione che non so/trovare in questo mondo stupido/ …Non sarà facile,ma sai/si muore un po’ per poter vivere
“Ad esempio le persone con le lentiggini non sono considerate una minoranza da quelle senza lentiggini. Non sono una minoranza nel senso in cui la intendiamo. Perché? Perché una minoranza si considera tale solo quando costituisce una minaccia, vera o presunta, per la maggioranza” (C. Isherwood, Un uomo solo)

Tom Ford, talentuoso stilista, racconta che dopo aver lasciato Gucci ha avuto un senso di vuoto. Ha giocato molto a golf e a tennis, si è molto annoiato e si è sentito colpevole della “logo ossession” da lui alimentata. Un vuoto di senso, di mancanza di futuro che ha trasmesso al personaggio del film “A single man” - interpretato da un Colin Firth in stato di grazia - col quale ha esordito nella regia.
Il film è la cronaca di una giornata di George , professore di letteratura in un college della West Coast, che medita di uccidersi perché non regge al dolore per la morte del suo compagno Jim. La storia è tratta dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood  (Adelphi, 16 €) . “Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto, vivano assieme ogni giorno, cucinino  gomito a gomito sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti. Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l’uno contro il corpo dell’altro, per sbaglio o no, sensualmente, aggressivamente, maldestramente, impazientemente, in collera o in amore – immaginate che profonde, ma invisibili tracce devono lasciarsi alle spalle. L’ingresso della cucina è troppo stretto… Ed è lì che quasi tutte le mattine George prova la sensazione di trovarsi all’improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto – come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E’ lì che si arresta di colpo, turbato dalla novità, e, come la prima volta, capisce che Jim è morto. E’ morto”.
Siamo a Los Angeles nel 1962: c’è la crisi dei missili a Cuba, c’è grande tensione, ma il professore non pensa al futuro perché ha deciso di spararsi, forse dentro un sacco a pelo per non creare disagio a chi dovrà poi mettere tutto in ordine. Scriverà qualche lettera per gli amici, lascerà i soldi per la domestica, disporrà gli abiti per il funerale. Non tutto si svolgerà così, perché in realtà la vita è buffa. Nel frattempo abbiamo conosciuto l’amica Charley (Julianne Moore) , i vicini di casa bigotti, il bellissimo Kenny, il giovane studente appena intravisto ma che forse è troppo tardi per toccare… il tutto svolto in ambienti chic e sofisticati, tra muri beige e neri, orchidee e calle bianche, abiti perfetti. 
Il dolore, il lutto e la sua difficile elaborazione, quei picchi di eccitazione che a volte prendono dopo una perdita, la tentazione di vivere comunque, la paura di dimenticare le persone che abbiamo amato, l’ineluttabile discesa nella depressione, sono tappe che ci riguardano tutti. 
La consolazione del professore, nelle sue ultime ore, è la grazia, l’armonia.  “Un uomo solo” è un libro bello- e Tom Ford ha il merito di avercelo fatto rileggere grazie al suo “A single man” - perché esprime senza parabole un amore per la bellezza così grande che consente al protagonista di rimanere fedele al suo compagno fino alla morte. Anzi, è un libro sulla bellezza dei libri, un omaggio alla letteratura, pieno di allusioni, intelligenza, cultura. Ma i nemici sono sempre in agguato e c’è  l’assassino che uccide la bellezza e la grazia, ed ecco che questo film che pure parla di sentimenti che riguardano tutti, viene liquidato da Giorgio Carbone su Libero “come un raffinato affare di checche”. Invece è solo un ritratto di un uomo dolente, che, nel suo ordinario dolore racconta più di tanti manifesti la normalità dell’amore omosessuale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Christopher Isherwood  ha scritto, tra gli altri, Addio a Berlino (da cui è stato tratto il film Cabaret con Liza Minnelli) e Viaggio in una guerra insieme a W.H. Auden


20/1/09 – Storie

Non è accettabile che i minuti che si vogliono far risparmiare a chi attraversa lo stretto  di Messina costruendo il ponte valgano di più della sofferenza che si impone agli abitanti dell’Aquila, dilazionando la ricostruzione della città addirittura sino al 2032 (come da Decreto terremoto Abruzzo, dl 39). Le priorità del Paese le si vuole portare avanti come se all’Aquila non fosse successo nulla, come se vite di sacrifici, per comprarsi una casa o avviare una attività economica, non meritassero un ripensamento delle priorità nazionali.  L’Ue dovrebbe dirottare parte dei fondi che mette a disposizione per i  progetti, verso la ricostruzione dell’Aquila, rendendo così concreto il suo impegno alla solidarietà tra Stati membri che è uno dei suoi valori fondanti come recitano i primi articoli della Costituzione europea. (lettera di Ascanio De Sanctis a Il Riformista) 

“Cito la testimonianza, semplice e toccante, di Leone Sabatello, da poco scomparso: al Collegio militare – il luogo dove erano stati raccolti dopo la razzia del 16 ottobre – ci chiedevano se qualcuno era di religione cattolica o se volevamo diventare cattolici. Qualcuno ha detto di si, ma noi ci siamo raccolti tutti quanti in famiglia e siamo rimasti quelli che siamo sempre”. Così il rav Di Segni nell’incontro di domenica alla sinagoga con Benedetto XVI. Il pontefice ha riconosciuto che la Shoah è stato un dramma singolare –  avrebbe potuto dir meglio utilizzando la parola unico -  e non ha rinunciato a dire che anche la sede apostolica (cioè il papa Pio XII)  “svolse una azione di soccorso spesso nascosta e discreta”.   Insomma.
Certamente un incontro importante, ma non tale da giustificare i toni trionfalistici dell’informazione vaticaliana. Le divergenze restano nella lettura dei fatti storici più recenti, da Pio XII al ruolo della Chiesa  cattolica durante il nazismo e il fascismo, alla dolorosa questione dei bambini, talvolta messi in salvo dalle istituzioni religiose ma la cui identità ebraica è stata cancellata. E’ importante il confronto perché il dialogo è possibile riconoscendo ognuno le proprie mancanze, senza, soprattutto, mai credere di possedere la verità ma, al contrario , rispettando le differenze. Da un punto di vista ebraico sembra che il problema riguarda soprattutto la Chiesa che avrebbe bisogno di una riflessione critica, quello che nell’ebraismo si chiama teshuvà.
Fin qui il rapporto tra le due religioni.
Senza archiviare la questione Pio XII, quando in Italia si farà una riflessione sul ruolo della volenterosa gente comune, degli intellettuali, degli accademici, nell’accettazione delle leggi razziali varate nel ’38?  Ricorda Pigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, che né Croce, né Einaudi, né De Nicola, senatori del regno d’Italia, si presentarono in aula il 20 dicembre 1938, giorno in cui si approvarono le leggi razziali. Oppure il questionario sulla razza accettato dai professori universitari ai quali i docenti non opposero resistenza con la sola eccezione di Benedetto Croce, forse anche per giustificarsi dell’assenza al Senato.
Fra qualche giorno, ritualmente e noiosamente, verrà celebrata la Giornata della Memoria e ci toccherà vedere qualche rappresentante delle istituzioni con la lacrima delle grandi occasioni.  Sarebbero auspicabili meno lacrime e più riflessioni sui fatti recenti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2010/01/15/3443/


18/1/10 – Stili di vita

“Se lei si preoccupa di quello che pensa la gente su questo argomento posso illuminarla. Io sono un’autorità su come far pensare la gente”( Charles Foster Kane nel film Quarto potere di Orson Welles)

A San Francisco (California) si è riunita la Corte Federale che ha accolto una petizione di due coppie, la prima formata da due donne, la seconda da due uomini. Le due coppie sostengono che la Proposition 8, cioè l’emendamento alla Costituzione dello Stato della California che afferma che il matrimonio è tra un uomo e una donna, viola la garanzia costituzionale che garantisce l’uguaglianza dei diritti dei cittadini. Il punto di forza della petizione delle due coppie è che hanno gli stessi doveri degli altri cittadini ma non gli stessi diritti, per primo quello di pagare le tasse.
L’argomento scelto dalle coppie è potente. Infatti nella società americana le tasse sono il corpo fondamentale del diritto di cittadinanza,  perché pagare le tasse è un diritto-dovere, un dovere che – se assolto – deve assicurare anche il diritto di cittadinanza. Per i sostenitori della Proposition 8 l’istituto matrimoniale ha come scopo principale la procreazione e l’educazione della prole, ma altrettanto pronta è stata la risposta dei petitori che hanno portato come esempio George Washington, padre della nazione, coniugato, senza figli. Altro punto di forza delle coppie proponenti è il perché della intromissione dello Stato all’interno di una coppia. Per comprendere questo punto,  bisogna tenere presente che in California lo stato non ritiene di dover intervenire nelle questioni private tra coniugi, cioè non si devono spiegare i motivi di un divorzio. Si pensi che da noi un giudice sconosciuto alla coppia tenta di mediare una riconciliazione trascinando i tempi, facendo lievitare le spese della separazione e talvolta anche il dolore che la fine di un rapporto d’amore porta con sé.  E successivamente lo sconosciuto giudice stabilisce chi è la parte lesa, se il divorzio ha un addebito, qual è il coniuge debole, insomma, gli eterni bambini sotto tutela o di un giudice, o di un medico, o di un prete.  A pensarci, un cittadino italiano che chiede venga rispettato il suo diritto di cittadinanza perché paga le tasse, si mostra subito come un fesso cretino non in grado di evaderle.  Quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa (ultimo governo Prodi) disse che pagare le tasse era bellissimo venne spernacchiato  in tutte le lingue del mondo. In realtà l’economista (che si spese per cancellare l’iniquo privilegio dell’esenzione ici ai beni ecclesiastici, anche in quel caso spernacchiato da tutti compresi i ministri del suo governo e perfino del presidente della Camera) aveva vissuto troppo all’estero e non ricordava che nel suo Paese l’evasore Valentino Rossi è un eroe, gli atleti delle Olimpiadi (in genere poliziotti o carabinieri) approfittano del podio per chiedere uno sgravio fiscale e anche il primo ministro per strizzare un occhio a una parte cospicua dell’elettorato trova che evadere è comprensibile (ma si guarda dall’abbassare le tasse). Insomma, lo Stato è un re stronzo al quale il cittadino suddito cerca costantemente di ribellarsi, evadendo le tasse se possibile, affidandosi alla bontà degli amici chiedendogli di staccarlo dai  macchinari qualora dovesse toccarci in sorte di non poterlo fare da soli, pagando per abortire in clinica senza umiliarci se dovesse capitare…  Il guaio grosso è che il cittadino italiano, così abituato, tira a fregare tutti.  Per cui quella che ti abita di sopra che è tanto perfettina e ti da il volantino delle primarie “perché partecipare è importante”, decide di appiccicare il similparquet senza preparare il pavimento con l’isolante e se ne frega se ti sfracassa i timpani camminando, quello che non vuole inquinare usa la bicicletta ma per fare prima cammina sul marciapiede e ti strilla di spostarti per strada… e tu passi da idealista cretino se pensi di far notare che non si fa. Ma quello che veramente è intollerabile è il clima di rissa continuo alimentato dai politicastri insieme ai “colleghi dell’informazione” che non informano ma si animano solo quando c’è la possibilità di creare rissa. Prendiamo il recente caso della diversità di opinione tra alcuni rabbini in occasione della visita del pontefice al tempio. Invece di elogiare il dibattito interno che in altre religioni  quali ad esempio la cattolica, è proibito visto che c’è un solo capo, si fomenta la guerra inventando una zizzania che non esiste. Dovrebbe essere noto anche ai più sprovveduti  che laddove esistono due ebrei ci sono almeno 3 o 4 opinioni diverse, ma non lo sa l’ineffabile giornalista del servizio pubblico rai che chiede al sant’Egidio un incredibile parere. Intanto, alla chetichella, è passato un piccolo aumento per gli insegnanti. Bene,  220  euro in più, seppure lordi, fanno comodo, ma no, sono solo per i docenti di religione! Nel frattempo un parlamentare leghista di cui non voglio citare neanche il nome per significargli tutto il mio disprezzo mostra le sue radici padane: ignoranza, grossolanità, clericalismo, sessuofobia. E basta così. Aggiungiamo l’articolo di Massimo Granellini sulla Stampa che ben chiarisce i miei sentimenti di oggi.
“Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente. Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano.
Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno. A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


15/1/10 – Benedetto XVI e gli ebrei

Ventiquattro anni fa (13 aprile 1986) papa Giovanni Paolo II varcò la soglia della sinagoga di Roma accolto dal rabbino Elio Toaff.  La visita significò per la prima volta disponibilità, e portò ad un risultato concreto: il riconoscimento di Israele da parte del Vaticano. Ricorda il rabbino Riccardo Di Segni “la disparità tra noi e loro venne messa da parte. Riteniamo importante che il nuovo pontefice confermi questa impostazione”.
Domenica 17 gennaio, 2 Shevat 5770 che nel calendario ebraico corrisponde al Moed di piombo, giorno in cui gi ebrei romani ricordano la salvezza  dalle fiamme appiccate nel 1793 al ghetto, papa Benedetto XVI  si recherà in visita alla più antica comunità ebraica della diaspora. Una visita che Pagine ebraiche, rivista della comunità,  ha sintetizzato con una vignetta in cui il pontefice traversa il Tevere su una corda tesa utilizzando una pertica per tenersi in equilibrio con  scritto da un lato conversione e dall’altro  - più piccolo –  dialogo.
Più deportati romani diserteranno il Tempio Maggiore per recarsi alle Fosse Ardeatine accompagnati da numerosi correligionari.

Diventando papa, Benedetto XVI ha tentato di riportare la Chiesa sulla via della tradizione.
Prima mossa è stata la restaurazione della Messa Tridentina in latino, abolita dal Concilio Vaticano II. Il 7 luglio 2007 il Segretario di Stato ha pubblicato il Motu Proprio, documento scritto e firmato dal papa,  reintroducendo l’uso della messa latina di papa Pio V (1566-1572).  Con questo atto Benedetto XVI ha inteso riportare all’interno della Chiesa la confraternita di san Pio X, fondata nel 1970 a Econe (Svizzera) dal vescovo Marcel Lefebvre in rifiuto del Concilio Vaticano II.  Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI.  Nonostante la sospensione Lefebvre consacra quattro vescovi aprendo lo scisma e viene scomunicato. Per i lefebvriani  gli ebrei rimangono deicidi, ed educano i loro fedeli all’antisemitismo che considera gli ebrei responsabili dell’uccisione di Gesù.
La preghiera del venerdì santo sugli ebrei è stata modificata più volte. Nel 1959 papa Giovanni XXIII decise di abolire l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei. Papa Paolo VI  introduce la preghiera in italiano e introduce una condanna dell’antisemitismo. Benedetto XVI il 4 febbraio 2008 modifica la preghiera del venerdì santo cancellando due volte l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei, ma con la conservazione del passo che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù Cristo.  Secondo rav Riccardo Di Segni è la prova del “ritorno della speranza di conversione degli ebrei” come previsto nel testo pre-conciliare.  Benedetto XVI il 25 gennaio 2009 dice: “Nel caso di san Paolo alcuni preferiscono non usare il termine conversione perché era già credente, era un ebreo fervente, dunque non passò da una condizione di non fede a una condizione di fede, dagli idoli a Dio, e non dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”.  Per Benedetto XVI il giudaismo non è una fede separata ma una fase antica della storia del cristianesimo. Certamente una ombra nera sulla strada del dialogo tra fedi, per cui è l’ebraismo che dovrebbe avvicinarsi al cristianesimo.  Come del resto si legge in un  documento ratzingeriano del 2000, Dominus Jesus, in cui è scritto: “il dialogo non sostituisce ma accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa”.  Può interessare agli ebrei un dialogo che ha come obiettivo la loro conversione?  Nella nuova versione della vecchia preghiera, unica occasione in cui la Chiesa prega per gli ebrei, si esprime la speranza che questi si convertano.
Il 21 gennaio 2009 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione episcopale  revocò la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani  guidati da mons. Bernard Fellay superiore generale della confraternita di san Pio X. La questione divenne di interesse mediatico quando uno dei quattro, il vescovo inglese Richard Williamson  rilasciò una intervista alla televisione svedese andata in onda il 22 gennaio 2009 in cui negava la Shoah; il Vaticano non chiese a Williamson di ritrattare le sue dichiarazioni. Un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II “autorizzando”  contemporaneamente la negazione della Shoah. Molte dichiarazioni di condanna vennero pronunciate da confraternite episcopali (in Germania, Austria, Francia, Svizzera). La cancelliera Angela Merkel accusò apertamente il papa di avere dato il permesso di negare la Shoah, aggiungendo che il Vaticano non aveva ancora prese adeguate posizioni sull’olocausto.  Il 4 febbraio 2009 il Segretario di Stato vaticano finalmente intervenne  dicendo che il papa aveva voluto soltanto eliminare l’impedimento al dialogo con i 4 vescovi, ribadendo che il riconoscimento del Concilio Vaticano II è una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della confraternita di san Pio X e che le posizioni di Williamson sulla Shoah sono inaccettabili.  Nel frattempo la superficialità della Chiesa rispetto alle posizioni negazioniste del vescovo inglese,  provocano forti reazioni nel mondo, più deboli in Italia, e viene diffusa la notizia che il papa non conosceva queste posizioni.  A distanza di alcuni mesi dalla revoca della scomunica, Williamson non ha ritrattato ma è rimasto dentro la Chiesa con funzioni non autorizzate di vescovo.  Il 10 marzo 2009 Benedetto XVI ha fatto un gesto inconsueto e coraggioso inviando una lettera a tutti i vescovi per spiegare il suo comportamento  e riconoscendo che questa sua disattenzione aveva messo a rischio i rapporti con gli ebrei e la pace all’interno della chiesa. Non solo, ha ringraziato gli ebrei per avere evidenziato l’equivoco.  Comunque, è rimasta la remissione della scomunica ai quattro vescovi perché, ha ricordato il papa, non si può rimanere indifferenti ad una comunità che ha 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 università, 117 confratelli, 164 consorelle e migliaia di fedeli.  In sintesi né il papa né il suo entourage si è posto la domanda se questa riammissione avrebbe creato problemi con gli ebrei; anche strano appare che all’interno della curia nessuno fosse a conoscenza delle posizioni negazioniste di Williamson. Il rabbino David Rosen dell’American Jewish Commitee , ha messo in relazione questo episodio con le parole pronunciate da Benedetto XVI ad Auschwitz il 28 maggio 2006 in cui disse che “sei milioni di polacchi , un quinto della nazione, persero la vita nella seconda guerra mondiale”. Tornato in Vaticano si corresse “Hitler fece sterminare 6 milioni di ebrei ad Auschwitz- Birkenau e in altri campi analoghi”.   La correzione, rara in un papa, è un gesto apprezzabile, specie per gli ebrei che nelle quotidiane benedizioni della mattina ringraziano Dio per il dono del ripensamento (ma anche per l’intelligenza che, come vediamo, spesso manca anche in persone di alto potere).
Il 12 maggio 2008, in occasione delle presentazione delle credenziali di Mordechay Lewy, nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il papa ha detto di ritenere Israele responsabile del “declino allarmante della popolazione cristiana in Medio Oriente” (in Israele la popolazione cristiana è stabile, la forte emigrazione è dai territori palestinesi); ha accusato Israele per l’eccesso di difesa ma senza dire una parola sul terrorismo subito e chiedendo al solo Israele di assumersi la soluzione di due stati sovrani e indipendenti fianco a fianco. E  infine “le trattative su questioni economiche e fiscali”, oltre ai “visti per collaboratori della Chiesa”, cosa quanto mai pericolosa perché la Chiesa vuole portare in Erez Israel preti dai paesi arabi, per cui sono richiesti grossi controlli di sicurezza.Domenica 19 aprile 2009, il papa, parlando da piazza san Pietro diede il suo pieno sostegno alla conferenza di Ginevra contro il razzismo e la xenofobia, e parlò di paesi vittima del terrorismo escludendo dall’elenco Israele.  L’8 maggio 2009 il papa arriva in visita ufficiale in Giordania e fra l’11 e il 15 maggio visita Israele e l’Autorità palestinese. Verrà evitato accuratamente  per tutta la durata della visita di chiamare Israele col suo nome utilizzando il termine improprio Terra Santa.  Visitando Yad Vashem il papa tiene una lezione biblica  sull’importanza del nome di ogni vittima (yad vashem = ricordo di ogni nome) . Ma il direttore di Yad Vashem è deluso perché si aspettava una forte condanna del nazismo.  Per ultimo, ma solo in ordine di tempo, l’accelerazione decisa per la beatificazione di Pio XII. Le beatificazioni sono una questione interna alla Chiesa, anche se alcune di queste hanno importanza anche per altri, in questo caso gli ebrei, poiché se c’è un dialogo in corso è evidente che verrebbe troncato se Pio XII diventasse beato e successivamente santo.  L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy ha ribadito che in seno alla Chiesa persiste l’antigiudaismo e non tutti hanno accettato l’enciclica Nostra Aetate. Quanto alla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII, permangono dubbi. Aiuti dati segretamente da religiosi sono indubbiamente esistiti, e la prova è che alti gradi della Chiesa hanno contribuito a salvare gli ebrei, come ad esempio a Firenze e a Genova, mentre in altre località, come a Venezia, il patriarca era in sintonia con i nazisti. Quindi se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII probabilmente sarebbe stata la stessa per tutti.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

5/1/10 – Pio XII  http://www.nessundio.net/blog/2010/01/05/3336/
11/1/10 -  Benedetto XVI in sinagoga  http://www.nessundio.net/blog/2010/01/10/3394/
11/5/09 –  terrasanta http://www.nessundio.net/blog/2009/05/11/1636/
18/5/09 – Ripensamenti  http://www.nessundio.net/blog/2009/05/17/1674/


13/1/10 – Bonino

Parlo mai di astrofisica io? Parlo mai di biologia io? Parlo mai di neuropsichiatria? Di botanica? Di algebra? Io non parlo delle cose che non conosco! (Michele Apicella, Sogni d’oro, 1981)

Fondamentali in tutte le battaglie civili e di libertà, ai Radicali italiani viene sempre impedito di sedere sulla poltrona più importante che spetta di diritto ai rappresentanti della partitocrazia. Marco Pannella, leader indiscusso e indiscutibile,  non è mai stato indicato per nessun incarico istituzionale, eppure è stato in grado di stravolgere  gli scenari politici italiani mostrando più volte come il re fosse nudo. Bonino, senz’altro in misura inferiore rispetto alle sue capacità,  ha ricoperto alcuni incarichi istituzionali. La prima volta nel ’95 fu nominata dal governo Berlusconi commissario europeo, e mostrò una competenza e una autorevolezza che mise d’accordo perfino gli italiani. Tanto che nel ’99 alle elezioni europee la lista Bonino arrivò all’8,5%. Poi ministro della Repubblica nel governo Prodi nel 2006, oggi vicepresidente del Senato in quota Pd (che nelle ultime elezioni con molti mal di pancia ha nominato una quota di radicali alla Camera e al Senato).   Al momento, come è purtroppo noto, nessun radicale (e nessun socialista) siede al Parlamento europeo, grazie all’intesa sullo sbarramento al 4%, l’unico accordo, oltre a certe camarille rai, che il Pd veltroniano ha raggiunto con il Pdl. Come candidata al governo della Regione Lazio, Emma Bonino è alla guida di uno schieramento composto da una forza più numerosa del piccolo partito dei Radicali italiani.
Potrebbe anche essere un nuovo inizio per il Pd - ad oggi una stracca riedizione del compromesso storico Pci-Dc che tanti guasti ha portato, tra cui la fine dei socialisti, l’aggressività crescente del clero, Berlusconi premier -  che con gli abbandoni annunciati degli ultrà religiosi e  dell’Udc,  disporrebbe della facoltà di ricostruire un partito su un terreno sgombro di macerie. Dopo tanto chiacchiericcio sulla centralità del voto cattolico, il Pd  si allinea a una personalità che il mondo ecclesiale  più oscurantista guarda con sospetto. E questa si che è una vittoria radicale, è la caduta di una barriera che divide un mondo cattolico intramato nel tessuto del fondamentalismo e un universo di cattolici che hanno detto si all’aborto e si sono schierati con papà Englaro. L’azione lampo di Bonino, anche se malauguratamente non dovesse vincere, potrebbe sparigliare il minuetto della partitocrazia non solo nel Lazio.  
Probabilmente in nessuna altra regione italiana ci sarà un confronto tra due persone del calibro di Bonino e Polverini.  La peste italiana del “governo dei partiti” rischia di soffocare due candidate di indubbia qualità -  una storia di ribellioni all’esistente la prima, una visione statalista e sindacale la seconda -  nel balletto di promesse che la ricerca della vittoria porta con sé.
Certamente  Renata Polverini appare la candidata più statica e conformista.
Certamente con Emma Bonino e i Radicali tutto è possibile.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

Quoziente familiare

In politica, specie durante le elezioni,  famiglia vuol dire una società chiusa basata sull’aiuto dei e ai nonni, sbarrata all’esterno, arretrata, in cerca continua di una raccomandazione o almeno di un aiutino per trovare un lavoro o lavoretto ai più giovani. Il quoziente familiare, proposto dalla candidata Polverini, è un meccanismo fiscale che serve a sostenere le famiglie più numerose. In Francia una famiglia monoreddito con tre figli e una rendita di 35mila € è esente da tassazione. E’ questo che ha in mente Polverini e i suoi sostenitori? No, piuttosto, e per il momento, piccoli bonus per evitare un aggravio sui servizi. Bonino ritiene che calcolare l’imponibile dividendo il reddito complessivo di una famiglia in base al numero dei componenti rischia di aggravare ulteriormente la sindrome tipicamente italiana della donna in casa.  Il quoziente, secondo Emma, non spingerebbe le donne a cercarsi un lavoro, mentre riterrebbe essenziale incentivare asili nido e stanziare fondi per favorire le politiche di conciliazione.  Se la radicale diventasse governatore vorrebbe introdurre il bilancio di genere, “significherebbe valutare le voci di bilancio dal punto di vista delle pari opportunità, analizzare quanto viene speso sulla base di un principio di qualità, di beneficio per le donne”.  In Italia ancora meno delle metà delle donne lavora contro la media europea di sei su dieci.

Orsetta Calamai, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


11/1/10 -  Benedetto XVI in sinagoga

“Fascista” mi diceva ogni tanto passandomi vicino. E lo diceva con disprezzo, come fosse stata una parolaccia. “So’ fascista e me ne vanto. “Bella roba sterminatore di ebrei”. “Che c’entrano gli ebrei?”, perché  dicevo che non era vero niente, che avevano inventato tutti gli americani, era propaganda: “Ma ti pare possibile che un essere umano si mette a sterminare sei milioni di ebrei?” “Ci stanno i filmati”. “Si, i filmati. Ma quelli hanno Hollywood. Sono tanto bravi a fare i film di cento anni fa, che ci mettono a farne uno sui campi di sterminio? E’ tutto finto, o ti credi che davvero Clark Gable muore tutte le volte?”  E comunque, per sicurezza, ogni volta aggiungevo: “E poi gli ebrei sono sempre stati i padroni della finanza mondiale, hanno strozzato l’Italia fascista e prima ancora hanno ammazzato Gesù Cristo”. (A. Pennacchi, Il fasciocomunista, Mondadori, € 17)

Con il Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII su forte pressione del rabbino Jules Isaac e portato a compimento da Paolo VI, si sono avviati lentamente i rapporti tra  ebrei e cattolici, ma due millenni di “teologia del disprezzo” non si cancellano facilmente . Dopo il Concilio e in particolare negli anni Ottanta, alcuni gesti e pronunciamenti da parte ecclesiastica crearono l’illusione che un sereno scambio di idee fosse possibile. Un abbaglio però, perché i rapporti tra le due religioni – e i rapporti diplomatici tra Santa Sede e Israele – già con Giovanni Paolo II hanno subito una frenata. La Chiesa ha di recente confermato  che l’obiettivo della conversione degli ebrei non è venuto meno, e questo vuol dire che c’è una fondamentale non accettazione dell’identità ebraica. E la storia, anche la più recente, insegna che dalla non accettazione scaturiscono animosità, odio, persecuzioni…
E’ bene ricordare che l’antisemitismo teologico è stata una costante nella storia della Chiesa. Ricorda lo storico Adam Smulevich che uno dei santi più venerati dal cattolicesimo, Ambrogio, fu violentemente antisemita al punto di minacciare di  scomunica l’imperatore Teodosio che voleva punire i cristiani che bruciavano le sinagoghe. Mutatis mutandis, perché Pio XII avrebbe dovuto diventare il difensore degli ebrei? Per quanto riguarda l’accelerazione della beatificazione di quest’ultimo, va sottolineato che, grazie alla svolta impressa da Giovanni Paolo II che ha promosso una gran quantità di santi,  può sembrare che per la Chiesa ormai la santità deve essere collettiva e coinvolgere gli stessi vertici, giacché tutti i papi contemporanei sono stati indicati alla venerazione  (tra cui Pio IX, il papa del Sillabo), e il diverso livello di santità è evidentemente legato alla durata del processo di canonizzazione.  Oltre alla questione di Pio XII, che sembra lasciare indifferenti i cattolici ai quali viene indicata per il culto una figura quanto meno controversa - gli ebrei potranno pure continuare a protestare inutilmente e tra l’indifferenza, ma i cattolici davanti ad un santo potranno solo inginocchiarsi - , papa Benedetto XVI ha compiuto un gesto che porta indietro la Chiesa – e la civiltà – a tempi preconciliari: cioè la riproposizione , avvenuta nel febbraio del 2008, dell’auspicio alla conversione degli ebrei contenuto nel vecchio Missale Romanum tridentino di Pio V. Un episodio definito da rav Giuseppe Laras , presidente dell’assemblea rabbinica italiana , “una sconfitta dei presupposti stessi del dialogo tra ebrei e cattolici” .
Il 17 gennaio papa Benedetto XVI sarà nel ghetto di Roma per visitare la sinagoga (tempio maggiore) della capitale,  invitato da rav Riccardo Di Segni all’indomani della salita al trono di Pietro.  Un invito che ha il suo perché in una città e in un Paese dove atti di antisemitismo sono sempre più frequenti, e dove l’influenza della Chiesa cattolica sulla vita civile arriva spesso a mettere a rischio il principio di laicità. Basti pensare alla negazione delle nuove famiglie, alla bioetica, all’ora di religione  o all’esposizione dei crocefissi.  In sintesi, nel nostro Paese non si pone tanto il problema di libertà della religione ma piuttosto di libertà dalla religione, cioè dalla tutela di interferenze e pressioni da parte del clero che segnano, nel mondo ebraico, un arretramento rispetto al proprio sentire religioso.
In tale contesto la visita del papa agli ebrei viene vissuta con una reale apprensione, addirittura più di qualcuno ipotizza contestazioni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

Sulla conversione vedi  20/11/09 – ConVersioni
Sulla beatificazione vedi  5/1/10 – Pio XII


7/1/10 – Craxi

Perché la gente deve essere costretta a vivere in via Togliatti, via Almirante, via Craxi? Se il ricordo resiste dopo almeno due generazioni, vuol dire che si tratta di storia. Sennò è un’operazione politica, con sentimenti e risentimenti. (Marco Pannella intervistato dal Corriere della Sera, 31.12.’09)

In questi giorni, e almeno fino al 19, ci si accapiglia sulla memoria di Bettino Craxi.  Il fuoco alle polveri lo ha dato il sindaco di Milano che, giusto dopo dieci anni come prevede la legge sulla toponomastica, vorrebbe titolare una via al leader socialista. Voci silenti quando Veltroni, allora sindaco di Roma, dedicò una strada a Paolo Di Nella  - che quelli della mia età hanno conosciuto come picchiatore fascista fuori la scuola – o l’iniziativa di Alemanno che ha dedicato una piazza ai fascisti non redenti Bigonzetti, Ciavatta e Recchioni,  si sono alzate in stridenti strilli per questa proposta milanese.
E’ opportuno ricordare che Craxi ha avuto condanne passate in giudicato, che è stato un grande del socialismo europeo, che ha avuto intuizioni che quelli del pci con tutte le capriole che hanno fatto ancora non hanno raggiunto. A Craxi va dato atto che ha  provato a costruire una sinistra liberale e antiautoritaria, certamente critica nei confronti dei comunisti che appena appena si incamminavano per il sentiero della democrazia. Tentò, ostacolato in tutti i modi, di superare l’odioso concordato, riuscendo a cancellare la religione di Stato con la revisione (che per lui doveva essere un primo gradino) avversata da Berlinguer e successivamente semiaffossata  con la cresta sull’otto per mille volontario nato per sostituire l’obbligatoria congrua di Stato.  Sbagliò molto, in omaggio alla sua grande amicizia con Yasser Arafat, quando non consegnò agli americani gli assassini dell’Achille Lauro, e soprattutto quando cominciò a circondarsi di mezze figure che, con la loro ingordigia e l’estraneità alla Politica, crearono il partito del malaffare. Serve ricordare che il sistema riguardò tutti i partiti della prima Repubblica,che si sono sapientemente ricclati nella seconda, ma i servi di cui Craxi colpevolmente si circondò, ne fecero l’unico capro espiatorio, l’unico che “non poteva non sapere”.  Oggi quei dirigenti rapaci di seconda terza e quarta fila che hanno trovato casa (e ministeri) in Forza Italia-Pdl, amano raccontarsi che il Psi sia stato liquidato per via giudiziaria e su mandato dei postcomunisti.  Ignorando che c’è stata da quella parte un, seppur tardivo, ripensamento: i funerali di Stato rifiutati dalla famiglia e proposti da D’Alema, mostrano che l’offerta era in sé incompatibile con la tentazione di una lettura criminale. Successivamente la Fondazione Italianieuropei (2003) organizzò un convegno su “Riformismo socialista e Italia repubblicana”, relatori Stefania Craxi, Gianni De Michelis, Rino Formica applauditi dall’allora  stato maggiore dell’ Ulivo, per arrivare passando da Fassino “la sfida di Craxi colse i comunisti impreparati e mise a nudo il loro ritardo a misurarsi con la modernità”, a Veltroni “interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando”. Meglio i servi sciocchi che governano insieme alla Lega che considera Craxi non un nemico, ma il nemico? Meglio affidare la vendita del dvd voluto dalla figlia (alcuni estratti mostrati In mezz’ora rai3 da Lucia Annunziata) a Il Giornale di Feltri, uno dei torquemada del segretario del Psi?
Addolora che ad accreditare l’accidiosa lettura sia Stefania Craxi - alla quale umanamente non si può che essere vicini - che sul piano politico sta affossando la figura di suo padre accostandolo al premier oggi in carica.  Se qualcosa accomuna le due figure sono  i giudici e la cortigianeria, non certo la statura politica.  Certo è che, come dice Marco Pannella che non si è mai rimangiato la stima e l’amicizia come solo le persone libere sanno ,  se Craxi si fosse fatto arrestare e processare, il leader socialista sarebbe uscito senza ombre e la storia avrebbe avuto un sviluppo migliore (ad esempio senza Berlusconi).
Lunedì 11 gennaio su rai2 Minoli  curerà uno speciale di "La Storia siamo noi" e promette inediti mai visti. Contemporaneamente su rai1 una messa speciale su Porta a Porta.  Il 14 gennaio su rai2 Luca Josi, ultimo segretario dei giovani socialisti presenterà un suo dvd “intimo e personale” su Craxi.

 Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Per una diversa opinione http://www.cronachelaiche.it/2010/01/craxi-come-giordano-bruno-e-giuseppe-garibaldi-milano-gli-dedichera-una-strada/


5/1/10 – Pio XII

Nella difficoltà di valutare l’operato di una persona, la tradizione rabbinica indica che il giudizio non è tanto per ciò che un individuo ha fatto, quanto piuttosto, per ciò che non ha fatto e che avrebbe potuto fare.
C’è forse in noi qualcosa di inadeguato, respingente, sgraziato che spieghi il trattamento riservatoci? Sarà forse la parlata aspra, il pensiero contorto, la sospettosità istintiva, l’ansia mal dissimulata nel tentativo di presentarsi “alla pari”? (Gad Lerner, Scintille, Feltrinelli € 15)

Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

E ancora....

VatiRAItalia

Pio XII un papa impegnato contro l’antisemitismo. E non dal comportamento ambiguo nei confronti  della persecuzione nazista degli ebrei, come lo definisce quella targa apposta sotto la sua foto esposta allo Yad Vashem a Gerusalemme.
Così la nuova fiction Sotto il cielo di Roma, prodotta dalla cattolica Lux Vide per la rai vuole presentare la figura di Pacelli, assolutamente in linea con il Vaticano che, con la decisione di papa Ratzinger , ha sciolto ogni eventuale dubbio della Chiesa sulla sua santità e sulla sua eroicità spirituale e ha acceso le polemiche (solo) da parte del mondo ebraico. A chi ha definito la fiction “militante”, il produttore Luca Bernabei della Lux Vide ha replicato: “noi non sposiamo una causa, raccontiamo la storia nel modo più obiettivo possibile, anche grazie al contributo di vari esperti”. Nelle due puntate dirette da Christian Duguay il papa protegge gli ebrei dentro conventi e luoghi religiosi sicuri per l’extraterritorialità vaticana. La Lux Vide ha potuto lavorare sui documenti per la causa di beatificazione di Pio XII, concentrandosi sul suo rapporto con il nazismo. Scritta da Francesco Arlanch e Fabrizio Battelli pensando a film del neorealismo come Roma città aperta. Sotto il cielo di Roma, rende noto un episodio storico: il piano per rapire Pio XII l’8 settembre 1943, mettendo le mani sull’uomo che è rimasto l’unica autorità nel territorio italiano spaccato in due dall’avanzata degli Alleati. E’ l’ordine che arriva da Berlino, dalla voce stessa del Fuhrer. Accanto a quella storia, quella di due ragazzi ebrei, David (Marco Foschi) e Miriam (Alessandra Mastronardi già nei Cesaroni), scampati alla razzia del Ghetto il 16 ottobre e che trovano rifugio proprio in un convento travestendosi da religiosi. Pio XII è interpretato da James Cromwell, mentre nel cast ci sono anche Ettore Bassi, Margot Sikabony (la Maria di Un medico in famiglia) e Cesare Bocci (collega del commissario Montalbano)

Stefania Latorre, www.nogod.it

http://apocalisselaica.it/varie/eventi-storici/qaprite-archivi-su-pio-xiiq
http://apocalisselaica.it/varie/cristianesimo-cattolicesimo-e-altre-religioni/bufera-su-pio-xii


3/1/10 –  Barricate    

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)

Riuscirà il cambio del calendario a portarci un periodo meno maleducato, ignorante, insolente, cafone, villano, zotico come quello appena trascorso? 
Leggiamo sulla Padania, quotidiano del partito del ministro dell’Interno: “ci vuole un’altra Lepanto. La Chiesa nel 1571 seppe coalizzare la cristianità, mentre oggi certa Chiesa pare arrendevole, schiacciata com’è su posizioni solidaristiche che sono perdenti di fronte all’altrui aggressività”. Di fronte a tanta becera ignoranza è difficile rispondere anche se verrebbe da chiedersi a quale Chiesa si riferiscano i padani. A quella di Benedetto XVI che accoglie sotto il suo mantello dorato i lefevriani? O quella che disprezzando sentimenti e storia prova a santificare Pio XII? Ma forse i razzileghisti parlano di Dionigi Tettamanzi che ha insozzato le sue babbucce di velluto per visitare i carcerati, oppure  di Crescenzio Sepe che ha proposto la riffa per i bimbi napoletani poveri, o addirittura del santopadre che si è recato a mangiare le polpette dei poveri alla superassistita mensa di sant’Egidio. Se i redattori della Padania fossero stati un po’ più acuti avrebbero potuto suggerire dove andare a combattere la nuova Lepanto. Scartata la Grecia che pare sia Europa, Leptis Magna? Oppure no che lì il capo è diventato amico degli italiani perché si riprende quelli che respingiamo.
Arrogantemente Vittorio Feltri su Il Giornale si è sbrigato a fare un pastiche  tra Oriana Fallaci- terrorista nigeriano-immigrati clandestini per attaccare il presidente della Camera. “Fermiamo gli immigrati islamici. Mica vorremo assegnare la cittadinanza a gente tra la quale è probabile siano reclutati assassini potenziali destinati a distruggerci?”  Piacerebbe chiedere a Feltri: perché, se hanno la cittadinanza non possono fare lo stesso i terroristi?  E ancora, che legame può esserci tra un terrorista figlio di un ricco banchiere con bell’appartamento a Kensigton e i migranti che vengono a cercarsi condizioni di vita migliore e che spesso lasciano i loro paesi proprio per fuggire da sistemi teocratici?
Mettere in campo idee così pericolose – e consentitemelo così idiote – per una questione di cucina interna è veramente vomitevole. Questa politica dell’odio, schiumante veleno, che disprezza le rare eccellenze culturali del nostro paese per pura invidia  e che utilizza la religione cattolica e i cattolici come una clava, che vive di paura e la trasmette, farà molti danni, specie nell’assenza totale di una credibile controparte.  Spiace che nelle fiacche file della sinistra  non si levino voci stentoree per chiedere politiche di integrazione che bonifichino quelle zone scure di sospetto che popolazioni diverse portano con sé. E avvilisce parecchio l’indifferenza con cui i politicastri guardano all’Iran, dove oggi ad essere messo alle corde è proprio quell’islam moderato col quale dovremmo aspirare a convivere.  E se l’Europa, e magari anche l’Italia,  facesse qualcosa per aiutare quell’onda giovane verde-islam  a dare un calcio al regime degli ayatollah, sarebbe un modo serio per dare uno stop al terrorismo, altro che i vaneggiamenti xenofobi dei mitomani italiani.
Quanto alla politica interna, temo che ancora per un po’ dovremo subire i titoli di Feltri per blindare una leadership tenace ma morente. Ma il tempo sarà gentile, e prima o poi vedremo una destra simile a quella degli altri paesi europei. Cosa farà la stracca sinistra quando questi nuovi protagonisti avanzeranno?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

Guarda qui il libro intervista a Marco Pannella   http://www.nessundio.net/libri.htm

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