LA PAGINA DI TIZIANA 2010

(Tutti i Libri di Luigi Ficacci - Viaggio nella Memoria, Mauthausen 2010 - di Angela Cannizzaro, VEDI

28/12/10 – Buone feste

L’albero addobbato, il presepe illuminato da mille lucine. Un centinaio di turisti e romani affollano piazza Venezia per una foto ricordo. Ma all’improvviso l’incantesimo si spezza: in quella mangiatoia sul prato il bambinello non c’è. “L’hanno rubato”, “se lo sono dimenticato”, commenta la gente.  “Ma certo, ormai viviamo in una società multietnica – cerca di spiegare la signora Franca al marito – non l’hanno messo apposta per non fare torto a nessuno”. Il signor Carlo non la prende bene: “ma statte zitta, qui siamo a Roma, nun lo devono tocca’.Mo’ ce manca solo questo…” Accanto due carabinieri, che “certificano” l’assenza del bambinello, non sanno resistere alla battuta: “beh, si, ci hanno mandato qui a cercarlo”. Il Campidoglio dopo una serie di verifiche su un’assenza tanto importante quanto imprevedibile, assicura: “si tratta di un impedimento tecnico. E’ stato impossibile fare i collegamenti elettrici con la pioggia. Ora lo mettiamo subito”. Ma fino a tarda sera, nonostante le rassicurazioni, l’attesissimo ospite non si è visto. (Flavia Fiorentino, Corriere della Sera, cronaca di Roma)
Il vecchio trasportato dalle renne è un re perché è vestito di scarlatto. Non è un essere mitico, poiché non c’è mito che renda conto della sua origine e delle sue funzioni; e non è nemmeno un personaggio di leggenda, poiché non è collegato a nessun racconto semistorico. Appartiene piuttosto alla famiglia delle divinità. E’ la divinità di una sola fascia di età della nostra società e la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinità è che gli adulti non credono in lui, benché incoraggino i propri figli a crederci (Claude Lévi Strass, Babbo Natale giustiziato, Sellerio)
Sondaggio Uaar - Sei solito fare doni durante la festività del natale ?
http://www.uaar.it/sei-solito-fare-doni-durante-la-festivit-cristiana-del-natale

Durante la grande abbuffata delle feste di fine anno, un lieve fastidio pervade quelli che, almeno non a pieno titolo, partecipano al banchetto. Intanto tutti quelli che non sanno se sia il caso di augurare buon natale. Nel mio studio un anno brindammo al solstizio, quest’anno abbiamo (hanno) optato per una più banale bicchierata per i consueti saluti pre-vacanze.  Per quel che mi riguarda sono grata per tutte le feste che mi consentono di dedicarmi agli affari miei, ma non posso fare a meno di sorprendermi, ogni anno con una certa meraviglia, che il mondo cristiano rende onore ad uno sfigato pupetto ebreo che riconosce come messia e addirittura figlio di Dio!
Ma con maggiore stupore constato che il mondo cristiano con il suo capo in testa, accetta ben volentieri tutte le degenerazioni che la “sacra festa” comporta. I ridicoli babbo natale vestiti di rosso per esempio. Ricorda Volli in un suo articolo su moked.it, la bizzarra trasformazione della figura : “dicono gli storici di un mitico hagios Nikolaos – letteralmente santo vincitore del popolo, forse mai esistito forse vescovo di Myra in Licia – in san Nicola da Bari, san Nicola il grande, san Niccolò, sinterclass, santa Klaus, santa e basta. Passato in ultimo negli anni Trenta dal tradizionale verde alla divisa della pubblicità della Coca Cola”.  E ancora l’albero pagano, le abbuffate di cibi unti e grassi, la befana al posto dei re magi, l’inaugurazione del presepio benedetto dal pontefice con il sindaco di Roma  tra le statue di Maria e Giuseppe, i giornalisti del servizio pubblico che garruli augurano buone feste, i trenini aspettando la mezzanotte con lo spumante in mano, i dodici chicchi d’uva inghiottiti nel primo minuto dell’anno nuovo… indossando mutande rosse ovviamente.   
Noi auguriamoci, come sempre, di non abbrutire nel luogo comune.

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24 /12/10 – Amabili resti

21 dicembre ore 10, annuncio di Atac (azienda romana trasporti) “è stato trovato un ordigno sulla metro B”. Ore 14.24, primo comunicato del sindaco “bomba atta a esplodere”. Ore 14.45, secondo dispaccio del sindaco “la notizia è preoccupante”. Ore 15.31, terzo messaggio del sindaco “dopo ulteriori verifiche con gli artificieri risulta che l’ordigno non poteva esplodere, perché il rudimentale congegno non era in grado di provocare un’esplosione”. Ore 16.21, quarto bollettino del sindaco “non ci sono problemi per i cittadini”. La Procura di Roma ha aperto un  fascicolo ipotizzando il reato di procurato allarme. Inspiegabilmente contro ignoti

E’ natale, non carnevale, quindi  ‘sta cosa non è uno scherzo. Il ministro degli Esteri Frattini (che non trema quando il suo premier, unico leader europeo* incontra il presidente bielorusso) ha scritto una letteraccia, supportato dalla Polonia (paese col quale condividiamo il regime semiteocratico) al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, chiedendo  il ritiro di tre milioni di eurodiari scolastici distribuiti gratis in 21 mila scuole europee, perché l’agenda non riporta le festività religiose cristiane che sono, secondo il ministro italiano, le fondamenta dell’Europa. Il commissario Ue per la difesa dei consumatori il maltese e probabilmente cattolico John Dalli a cui fa capo l’iniziativa, ha spiegato che nell’agenda le indicazioni culturali e religiose sono marginali rispetto alle informazioni utili ad avvicinare i giovani ai diritti e ai doveri dell’Ue. Insomma, l’agenda è una sorta di manuale di educazione civica, ma per Frattini che si è preso di recente i complimenti dal papa per aver difeso le sorti del crocefisso simbolo della nazione, si può fare di più e meglio. Perciò chiede il ritiro dell’euroagenda dalle scuole dell’Ue per proteggere le nostre radici. Grazie!
Altro giro altra corsa.
Il sindaco di Roma Alemanno querela  il Pd romano che ha impiastricciato la città con manifesti  che recitano: Atac, Ama, Acea: assunti 4000 amici, Alemanno vergogna. Non lo fa certo per lui che, come è noto, con parentopoli non c’entra niente, o meglio, non sapeva. Ma per noi romani che non possiamo essere offesi da queste bugie affisse sui muri. Ancora grazie!
Non dispiacerà agli agnostici lettori di NoGod una chiusa in stile natalizio romano.
Questi i fatti: a Roma sono aperti i cantieri della linea metro B1, e la seconda stazione dovrebbe chiamarsi Annibaliano, come la piazza in cui verrà aperta la stazione. E’ la prassi adottata per la linea B ed A (Lepanto per l’uscita in via Lepanto, Bologna per l’uscita in piazza Bologna, san Paolo Basilica per l’uscita a san Paolo…) . Ma già un comitato di bravi cittadini sta facendo pressioni all’assessorato alla Mobilità per titolare la stazione a sant’Agnese, giacché in quell’area c’è il complesso archeologico di santa Agnese. Vero, naturalmente, il complesso archeologico esiste e sarà visibile proprio accanto all’uscita della seconda stazione della metro B1. E’ probabile che il comune di Roma accoglierà la richiesta. Nel caso di risposta positiva, annuncio che raccoglierò firme per rinominare la fermata Piramide (c’è la piramide Cestia) in “9/10 settembre ’43, resistenza militare ai nazisti”.

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*la prima volta il premier incontrò Lukashenko a Roma dove il presidente era stato ricevuto da Benedetto XVI. La seconda volta Silvio si è recato a Minsk

 vedi anche http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm  12/12/10 –  Er più 


22/12/10 – Zona rossa (3)

… non si vuole coinvolgere Alemanno nei crimini commessi a Roma, a opera della destra eversiva. Ma fu nell’82 che all’attuale sindaco di Roma capitò di finire in carcere per poi essere regolarmente assolto dall’accusa di aver lanciato bottiglie incendiarie contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica. E’ mai possibile che Alemanno odi se stesso, o almeno una parte di sé, a tal punto da infierire su tutto ciò che quella parte di sé evoca, magari nell’opposto campo  ideologico? Insomma, perché mai i La Russa e gli Alemanno devono invocare la forca contro gli studenti che fanno – eventualmente – le medesime cose da loro fatte? Ah come deve essere potente e insidioso il complesso di inferiorità che li pervade e che li induce a inseguire una rispettabilità borghese-istituzionale che, palesemente, sembra sfuggire loro, facendoli apparire sempre un po’ goffi, con la cravatta e la sintassi malferme, con la mano che sembra irresistibilmente tesa a scattare nel saluto romano. (Luigi Manconi, rubrica Politicamente correttissimo, Il Foglio, 21 dicembre)
“Possiamo fermare il progresso e la modernità perché gli abitanti dell’Eur hanno paura del rumore dei bolidi della Formula 1? E’ possibile che i figli delle famiglie dei romani non possano avvantaggiarsi della crescita economica  perché una parte della città vuole dormire e non si vuole mettere i tappi nelle orecchie per cinque giorni all’anno? Possiamo stare sempre a pensare al rumore, agli alberi, a quello che forse crolla?” (il sindaco Alemanno all’incontro con i cittadini a Eur Spa, Sala Quaroni, 21dicembre)

Gran casino in Erez come di consueto. No, non per le ennesime rivelazioni di Wikileaks  che raccontano le richieste dell’Anp ad Israele per proteggersi da Hamas. Quello gli israeliani – e pure il resto del mondo senza paraocchi -  lo sapevano anche senza i file diffusi da Assange, ma per la annosa e tremenda questione degli ultraortodossi.
Gli haredim (timorati)  passano la maggior parte della loro vita a studiare la Torah e il Talmud, in genere preferiscono far lavorare le mogli, si sposano giovani e fanno tanti figli. Sono una minoranza che in un paese laico come Israele è, vengono vissuti come un ostacolo, non tanto per il loro stile di vita – ogni volta che qualcuno di loro, specialmente haredim gerosolimitani, si spinge sfacciatamente a imporre regole religiose alla società viene represso, talvolta anche brutalmente, dalla polizia – ma per il peso economico che i loro usi comportano.
A mettere napalm sul fuoco ha contribuito un provvedimento voluto fortemente dal premier Benjamin Netanyahu che ha aumentato il budget di 5 milioni di  € all’anno (era di 25) per le loro esigenze. Da ormai più di trenta anni qualsiasi governo concede finanziamenti ai gruppi religiosi per finanziare le scuole rabbiniche, quasi sempre perché il piccolissimo ma determinante e ricattatorio partito religioso fa da ago della bilancia, ma adesso la Corte suprema ha chiesto di porre dei limiti perché è intollerabile una disparità tra i cittadini. Netanyahu ritiene di aver fatto una vera rivoluzione liberale, perché pur aumentando il budget, per la prima volta ha stabilito che gli studenti delle scuole rabbiniche possono percepire denaro solo per un periodo di cinque anni e comunque non oltre i 29 anni di età.  Dopo i religiosi dovranno cercarsi un lavoro. Ma gli oppositori trovano che ci siano delle gravi falle nel provvedimento che, ad esempio,  non è retroattivo. Su 22 ministri otto hanno votato contro il provvedimento (tutti i laburisti). Il capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi ha chiesto di revocare l’esenzione al servizio di leva agli haredim, perché ritiene che diversamente è impossibile chiedere un sacrificio di tre anni ai ragazzi che obbligatoriamente devono svolgere il servizio militare. Secondo il quotidiano Haaretz fra meno di dieci anni gli haredim potrebbero essere il 20% della popolazione; e avere una parte così cospicua della popolazione che non partecipa ai processi produttivi e di difesa metterebbe a rischio – insieme a tutte le altre note cose – l’esistenza dello Stato.  La parte più sana degli ultraortodossi è rappresentata dalle donne che, lavorando, tendono ad integrarsi con la società.
Gli israeliani che si godono la vita nella terra del latte e del miele e che lavorano e pagano le tasse, non hanno nulla contro chi prega e promuove interessanti pilpul (dibattiti), anzi. Solo che non tollerano di dover pagare per chi fa scelte così personali.

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20/12/10 – Zona rossa (2)

Fa impressione vedere personaggi che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, fare la predica ai ragazzi di oggi. Lo stupore di Alemanno per la mitezza dei giudici di Roma e lo spettacolo orribile di un  signore che fa il ministro della Difesa che in tv offende un giovane contestatore, rappresentano bene la contraddizione fondamentale del nostro tempo. Non c’è una classe dirigente. Se fossi un poliziotto a 1.200 € al mese,  mi ribellerei all’idea che prendano le mie difese due personaggi privilegiati che sono passati senza autocritica dagli scontri di piazza con le bandiere della destra alle seggiole del potere per dono berlusconiano… Non è moralismo fare la morale quando gente con biografie discutibili governa la sicurezza, le città, la politica economica, l’immagine del paese. (Peppino Caldarola, Mambo)

Nel recente dibattito sulla sfiducia al governo, Casini ha disapprovato l’esibizionismo del premier nell’indicare la Chiesa come suo grande sponsor (e il premier con le mani giunte ha scosso la testa come a commiserarlo). Ma è vero che Casini, che è il segretario del partito di centro e cattolico, è stato strapazzato dai suoi capi spirituali per l’amicizia politica con Fini ritenuto il caporione dei laicisti (sic).  A quest’ultimo le gerarchie della Santa Sede gliel’avevano giurata già dal 2008, quando, in occasione del 70ennale della promulgazione delle leggi razziali, disse: “Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche”. Una chiamata in correità che, in effetti, nessun politico si era mai consentito.  
E ancora, il neonato terzo polo (Casini-Fini-Rutelli e altri) è già storpio, giacché nelle primissime uscite sono emersi i nodi relativi ai temi etici (il nuovo nome dei diritti civili). Quando si presenterà l’occasione – dice La Malfa - voteranno secondo coscienza, un voto che è il paravento politico utilizzato per compiacere la Chiesa
Essendo questo lo stato dell’arte, sarebbe auspicabile che la Chiesa partecipasse in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade negli Stati Uniti. Ma nel regime concordatario italiano ciò non è possibile. Nella nostra Costituzione (che non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo  sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Nel frattempo i nostri bravi politici rimangono asserragliati nei palazzi sacri delle istituzioni a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con le primarie).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


17/12/10 -  Zona rossa   

Olaf (upon what were once knees)/
does almost ceaselessly repeat/“there is some shit I will not eat” (E. E. Cummings, Sing of  Olaf glad and big)
La febbre è salita quando si è saputo della vittoria della maggioranza, ed è normale perché non sopportano più questo governo né il suo capo e non hanno nel Parlamento nessuno che li rappresenti. E dagli e dagli faranno proseliti, recluteranno i più giovani, perché se non hai grande futuro ti viene voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico della democrazia… Quando gli studenti inglesi se la sono presa anche con Carlo e Camilla nessuno ha gridato al regicidio e alla fine della democrazia (Lanfranco Pace, Il Foglio)
Dice il sindaco di Roma che gli scontri di lunedì hanno provocato danni per 20 milioni di €. Dicono i commercianti della via che i danni sono di circa 150mila € (diversi quotidiani ro
mani)

Viktor Orban, premier ungherese, è uno dei buoni amici stranieri di Silvio Berlusconi (come Putin, Gheddafi, Lukashenko, Chavez, Bertone).  L’Ungheria è un paese di cui si parla poco, al più qualcuno di noi è stato a Budapest la bella città attraversata dal Danubio. 
Nel primo semestre del 2011 il paese avrà la presidenza dell’Unione europea, ma, è legittimo chiederselo, all’Europa va bene?
In questi giorni alcuni quotidiani ungheresi sono usciti con le pagine bianche per protestare contro una norma che entrerà in vigore a gennaio e che limiterà la libertà di stampa. Sarà istituito un organo di controllo, cinque membri di nomina politica, lottizzato interamente da Viktor Orban.  In questo modo tutti i media ungheresi saranno controllati dai partiti di governo - tra cui anche Jokkib partito xenofobo di ispirazione nazista – e saranno sanzionati ad ogni piccolo sgarro. Con multe così salate da decretare la chiusura di giornali e emittenti radiotelevisive.
Orban dispone di oltre i due terzi del Parlamento, una maggioranza che gli consente di poter cambiare la Costituzione. 
Qualcuno ne parla?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò”  E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento


14/12/10 –  Libri

Nei cable di Wikileaks sul Vaticano ce n’è uno che parla della riunione ad alto livello per decidere quale linea adottare contro Il Codice da Vinci, il libro di Dan Brown che criticava l’Opus Dei

Qualche settimana fa la comunità ebraica romana ha organizzato  una piccola manifestazione in Campo dei Fiori accanto alla statua di Giordano Bruno, per ricordare i roghi cattolici del Talmud (raccolta di insegnamenti ebraici trascritti intorno al V secolo). L’incontro è stato propiziato da una interessante conferenza tenuta da Adin Steinsaltz (http://www.gadlerner.it/2010/11/26/dialogo-con-rav-steinsaltz.html) che ha dedicato gran parte della sua vita a riordinare questo libro fondamentale per gli ebrei. Durante la cerimonia la Comunità ebraica romana ha chiesto all’amministrazione capitolina di apporre un targa nella piazza che ricordi il rogo dei libri, quelli ebraici e tutti gli altri. Al momento non c’è stata risposta.  
L’Unione delle comunità ebraiche italiane è impegnata nella traduzione del monumentale libro e per la cui traduzione occorreranno tempo e denaro. Ritenendo che la lettura del Talmud potrebbe essere utile e interessante per chiunque volesse saperne di più del fondamentale testo ebraico, l’Ucei un anno fa chiese al Ministero dell’Istruzione di finanziare una parte del lavoro. 
Ha fatto bene l’Ucei? Teoricamente si, perché un libro è un bene prezioso per chiunque, oggi o domani, desideri leggerlo per informarsi, soprattutto vivendo in un paese dove il pensiero libero è soffocato dal pensiero unico cattolico. Le risposte del ministero sono state vaghe, ma il pericolo in un paese dispari come è il nostro, è quello di essere – e per una minoranza, religiosa o no, è mortale – esposti a ricatti.
E’ quindi con sgomento gli ebrei hanno letto, la mattina dell’8 dicembre sul quotidiano Libero il titolo “Talmud tradotto, Berlusconi soffia gli ebrei al Fli” firmato da Franco Bechis. Nell’articolo poche righe vengono dedicate al finanziamento per la traduzione – anche perché al momento non c’è stata una attribuzione di denaro ma solo progetti – mentre si prosegue che gli ebrei in maggioranza finiani devono abbassare la testa davanti a Berlusconi per i quattrini. C’è qualcosa di vero? O è solo perché un deputato di etnia ebraica, Alessandro Ruben, è un Fli?  Al direttore del quotidiano Libero, Maurizio Belpietro, Renzo Gattegna, presidente Ucei, ha scritto: “Sono rimasto stupito e costernato nel leggere l’articolo firmato da Bechis. E’ grave che un professionista cada in un errore tanto grossolano e che confonda una iniziativa culturale, la cui progettazione risale a tanti mesi fa,  con un presunto mercanteggiamento elettorale che non è mai avvenuto né potrebbe mai avvenire. Le chiedo di riesaminare ciò che è stato pubblicato, tenendo presente che gli ebrei italiani si sono sentiti offesi e sono preoccupati per la riproposizione di vecchi stereotipi che in passato hanno prodotto lutti e orrori”.
E’ bene ricordare che gli ebrei in Italia sono un numero esiguo, non hanno un leader né spirituale né politico, gli organismi comunitari sono eletti – non nominati -  e le cariche vengono rinnovate ogni quattro anni.   A Roma, dove c’è  il più alto numero di ebrei italiani, sia il sindaco che la presidente della Regione fanno a gara a segnalare i loro appuntamenti istituzionali con la comunità ebraica, che non sono superiori a quelli del presidente della Provincia, e, soprattutto, non sono diversi da quelli intrattenuti con i loro predecessori di diverso orientamento politico.
Piccoli fatti di un paese alla deriva.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it   - Qui i vostri COMMENTI

13/9/10 - Che ai media sia venuto in mente di paragonare il paventato rogo del corano da parte del pastore battista americano al falò nazista del 1933 sembra scontato. Bruciarono tra le fiamme i libri di Heinrich Heine, Stefan Zweig, Bertold Brecht, Karl Marx… ma che la Chiesa cattolica si rifaccia a quei roghi lì sembra l’ennesima rimozione del Vaticano.  Chissà perché agli inventori del cristianesimo e delle sue più suppuranti degenerazioni cattoliche, non siano venuti in mente gli affreschi tardocinquecenteschi  sul trionfo  delle fiamme dei libri eretici custoditi nei musei vaticani. Negli Atti degli apostoli  leggiamo “molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone  bruciavano i loro libri davanti a tutti”.  Durante le crociate i cristiani bruciarono le biblioteche a Costantinopoli, i roghi antieretici e antiebraici dell’Inquisizione, la distruzione dei manoscritti arabi a Granada  (1499), i falò dei libri luterani (1524) e i libri sacri dei Maya (1562). E in Italia  i roghi cattolici del Talmud ebraico, e l’ incredibile Index librorum prohibitorum ideato da papa Paolo IV nel 1558 e abolito solo nel 1966 . La parola stessa  autodafè (= atto di fede) è il termine adottato durante l’Inquisizione che, fatta dai bravi cattolici che volevano convertire gli eretici (musulmani e ebrei) prevedeva anche il rogo delle persone dopo averle avvolte in panni ghiacciati per dargli il tempo di ravvedersi. Non sembra un azzardo sostenere che i nazisti nel 1933, europei di religione prevalentemente cristiana, si rifacessero a quegli esempi. Anche altri fanatici religiosi hanno usato lo sbrigativo metodo del fuoco, e l’islam radicale non è da meno dei colleghi cristiani della menzogna globale.  In tempi recenti l’ayatollah Khomeini , ripreso il possesso dell’Iran nel 1980, organizzò un rogo di 80mila libri. Dei giorni nostri anche la condanna a morte per Salman  Rushdie autore dei Versetti satanici.  Clamoroso il caso del ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni che dopo aver annunciato di voler bruciare i libri di scrittori israeliani venne candidato per la guida dell’Unesco. Per fortuna bocciato, insieme all’Italia suo grande sponsor. Il ministro è stato l’ispiratore del falò di seimila volumi del poeta omosessuale dell’ottavo secolo Abu Nuwas. E se fondamentalisti cristiani americani hanno bruciato copie del Codice da Vinci di Dan Brown e Harry Potter, come dimenticare la sentenza del solito giudice parruccone e moralista italico che volle bruciare una copia del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci ?  All’elenco dei roghi non si possono dimenticare le bandiere bruciate, ahimè, anche da molti dirigenti politici nostrani (che negano di averlo fatto materialmente ma erano ad un cm di distanza dal rogo il che li rende due volte idioti). Anche una setta di ebrei superextraultraortodossi assai marginale e pure perseguita per questi gesti, brucia libri considerati demoniaci. Ci si dovrebbe indignare di più per queste cose, ma ci si abitua. Dopo gli annunci di roghi muore qualcuno da qualche parte del mondo, ma le vite degli altri, dei nemici, non contano. E nessuno piange le vite dei morti morti inutilmente. E’ diventato un lusso  piangere per quello che gli arroganti interpreti della religione ci hanno costretto a diventare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


12/12/10 – Er più

Recitar! Mentre preso dal delirio, non so più quel che dico, e quel che faccio! Eppur è d’uopo, sforzati! Bah! Sei tu forse un uom? Tu sei Pagliaccio! Vesti la giubba, e la faccia infarina. La gente paga, e ridere vuole qua. E se Arlecchin t’invola Colombina, ridi, Pagliaccio, e ognun applaudirà! Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor. Ah, ridi Pagliaccio… (Mascagni)
La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco Alemanno ne è la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre) e ha, nonostante la forte crisi economica, fatto erogare prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes. Pensando di onorare l’architettura fascista - appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito - ha deciso di dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti colpiti così come per la sua beatificazione. Ha portato corone a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui (dal Sessanta all’Ottanta), ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – ai presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha lanciato idee grandiose (ad esempio radere al suolo e ricostruire Tor Bella Monaca, una borgata insana) dal palco di Cortina InContra. Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che non farà più (del resto non ha mai iniziato) asili nido perché è meglio fare delle convezioni coi privati.
Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata di alcuni. Ha un conflitto di interessi enorme come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti – la intelligente della coppia – che già titolare di un incarico al ministero delle Pari Opportunità, con Pollastrini ieri e oggi con Carfagna, è ora anche consigliere della Regione Lazio. Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli paradossali, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, perché aspirante statista nazionale – è stato l’ascaro di cui si è servito Silvio ad agosto per la tentata ricucitura coi futuristi (sic) – e quindi disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo avrebbe aiutato ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (nessuno ama ricordare le sue gesta di ministro dell’Ambiente, manco lui). Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non è bastata l’esperienza della Regione Lazio con Storace che ha prodotto un buco nella sanità di proporzioni inaudite (con la sua presidenza addirittura si arrivò a pagare un plus sul ticket per farmaci e analisi)? Nella mia giovinezza, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in via delle Milizie con i camerati, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Riconosco che non era un granché. Molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada, molti topi sono usciti dalle fogne e spesso sono rimasti accecati dalla luce del giorno.

Tiziana Ficacc
i, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Le aziende municipalizzate del Comune di Roma sono un serbatoio clientelare per i diversi amministratori di comune provincia e regione. Quello che oggi sorprende, oltre al numero e agli incarichi distribuiti soprattutto dirigenziali, è il silenzio del solitamente loquace ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Infatti la legge Brunetta sulla p.a., obbliga le amministrazioni pubbliche a reclutare il personale attraverso concorsi pubblici. Cioè le assunzioni per chiamata diretta sono fuorilegge. Di particolare interesse quanto dichiarato da Roger Abravanel (sul blog Merito del Corriere della Sera) che ricorda come assunzioni di tipo familistico, che definisce “sfregi alla meritocrazia”, avvengono soprattutto in aziende che non sono esposte alla concorrenza e che agiscono in monopolio.
Shirel Debash, www.nogod.i
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9/12/10 – Spot

Il 12 dicembre, alle 21
, al Teatro Nuovo Colosseo a Roma, l’Ambasciata degli Stati Uniti, organizza un concerto a ingresso libero dal titolo “Broadway Night”, dedicato alla comunità omosessuale e trans, in collaborazione con Gay Help Line e con il patrocinio del Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio. Le cose cambieranno, rassicura  l’ambasciatore Usa a Roma, David H. Thorne, nell’invito  visibile su http://mmedia.kataweb.it/video/27297460/l-ambasciatore-usa-testimonial-di-gay-help-line   

Sostiene Berlusconi che Fini vuole sfiduciarlo perché intende varare una legge per dare il voto agli immigrati  che così voteranno i comunisti che gli consentiranno di entrare in frotte sempre più corpose nel nostro paese dove rapiscono e stuprano ragazzine oltre ovviamente a fregarci i posti di lavoro.  Ammettiamolo, non c’è nessuno come l’amatissimo Silvio capace di intercettare gli istinti più bassi del popolino coadiuvato da Santanchè (ex traditrice tornata alla casa del padre e premiata con la poltrona di sottosegretario) e Sallusti (direttore de Il Giornale di famiglia).  Sembrava propizio al disegno elettoralistico del cav. il fermo del marocchino per il caso della bambina Yara sparita dalla sua casa nella bergamasca, rivelatosi poi estraneo alla vicenda. Qualcuno meno peggio ha ricordato che non tutti i marocchini sono assassini di giovinette (e neanche fanatici religiosi aggiungo di mio), mentre alla xenofobia di Brembate   – né da destra né da sinistra -  si è risposto col garantismo.
Ma è vero che gli stranieri che vivono nel nostro Paese voterebbero per i comunisti (sic)? 
Secondo il demografo Gianpiero Dalla Zuanna gli immigrati dell’Est Europa, i cinesi e gli asiatici dello Sri Lanka e del Bangladesh, se potessero votare in Italia sceglierebbero partiti di destra. I nordafricani e i latinoamericani preferirebbero la sinistra. I romeni che vivono numerosi in Italia e che hanno votato nel 2009 per le presidenziali del loro paese presso le ambasciate, hanno scelto il conservatore Basescu (ben il 78%). 
Ovviamente se continua la politica persecutoria nei confronti degli immigrati promossa dalla Lega e cavalcata dal partito dell’amore (pdl), i moderati lavoratori stranieri potrebbero rodersi.  E questo è uno dei tantissimi (milioni di milioni di milioni + 1) di svarioni del premier che ha intortato (ahimè, milioni di milioni di milioni + 1) di italiani col mito dell’uomo che si è fatto da sé, e che al contempo maltratta il prototipo dell’uomo che si è fatto da sé, che è quello che lascia il suo paese alla ricerca di migliori condizioni di vita (magari per affrancarsi da teocrazie e da dittature) per emancipare sé e le persone a lui vicine.

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7/12/12 –  Panni sporchi.

A bello, i punti cardinali so’ quattro
. Sceglitene uno e va da quella parte (Magnani a Totò in Risate di gioia)
Gli italiani hanno perso l’orgoglio e la spinta personale. La speranza – un domani nell’aldilà – è la trappola inventata da chi ci comanda. Ci vorrebbe la rivoluzione (Mario Monicelli in Rai per una notte)

Se oggi diamo per dato che – almeno nell’Occidente – a parità di lavoro uomini e donne guadagnino lo stesso stipendio, il merito è di un gruppo di operaie di uno stabilimento della Ford di Dagenham, nell’Essex in Gran Bretagna.
Nel 1968 quella fabbrica rappresentava il cuore industriale del Paese grazie alla Ford che dava lavoro a 55mila operai. Tra loro 187 donne specializzate nella cucitura dei sedili.
Le operaie dovevano sottostare alla disparità salariale allora vigente tra lavoratori e lavoratrici, cioè lavoravano al di sotto del minimo sindacale. I vertici della Ford decisero di declassarle ancora di più, con un conseguente ed ulteriore abbassamento della paga. Le donne cominciarono a scioperare per ottenere lo stesso salario dei colleghi maschi e, dopo una dura lotta portata avanti più per il principio che per una reale consapevolezza politica, riuscirono a trovare ascolto presso la baronessa Barbara Castle, ministro laburista del governo di Harold Wilson.
Grazie alla perseveranza delle scioperanti della Ford e alla fermezza di Castle, nacque la Equal Pay Act  varata nel 1970, che stabiliva parità di retribuzione tra i sessi per uguale lavoro.
Di questo parla il film We Want Sex di Nigel Cole (L’erba di Grace), con una strepitosa Miranda Richardson (Ballando con uno sconosciuto, The Hours, Harry Potter e il calice di fuoco) che interpreta la raffinata ministro Castle.  
A vedere il film a tratti sembra di essere ai giorni nostri: le minacce di delocalizzazione della fabbrica che alcuni dirigenti Ford rivolgono al ministro Castle, ricorda la stessa strategia  adottata da Fiat (e Omsa tanto per parlare di lavoro femminile). L’inadeguatezza dei sindacati, è la stessa che abbiamo visto nel corso degli ultimi anni in Italia dove, pur avendo una grande presenza, i dirigenti delle organizzazioni sindacali non hanno compreso la trasformazione del mercato del lavoro, preferendo tutelare (poco) alcune fasce protette. La protesta per custodire i diritti, quello di essere donna per esempio, ritenuti privilegi.  Nei titoli di coda una panoramica sulle lavoratrici di oggi ci ricorda come oggi, esattamente come quaranta anni fa, La grande guerra per le donne è ancora in corso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=29294
http://www.antoniodecurtis.org/risate.htm
http://video.libero.it/app/play/?id=db85b3282c9593d373eecb893db254b0
http://www.youtube.com/watch?v=eSI4XARGWCU


27/11/10 - Poche luci e molte ombre

Best city for the gay tourism, premio sponsorizzato da MTV, è andato a Tel Aviv. In lizza c’erano Barcellona, Las Vegas, Rio, Toronto. Già da tempo Comune e comunità omosessuale lavorano insieme per organizzare eventi, spazi, appuntamenti per attirare turisti.
Il Vaticano ha un potere enorme… ci sono le cupole e il cupolone (Kathryn Carlisle, Business Week)

Nel libro intervista Luce del mondo, il giornalista Peter Seewald  chiede al papa Benedetto XVI come viva la quotidianità. Il papa da interessanti risposte sull’arredamento del suo studio “i mobili li ho portati dalla mia precedente abitazione”, sull’isolamento “non c’è, perché vedo molti capi di Stato, spesso con i famigliari al seguito e incontro tanta gente interessante”, sul tempo libero “poco, perché c’è sempre qualcosa da leggere”,  sulla vita famigliare insieme alle suore laiche addette all’ordine dei suoi appartamenti. (Una di queste suore è stata investita ed è purtroppo deceduta nei giorni scorsi in via Nomentana all’altezza di via Pola il che  testimonia ancora una volta come a Roma la vita dei pedoni sia pericolosissima stante l’imbarbarimento degli automobilisti, motociclisti, ciclisti). Di questa escursione nel privato papale è interessante quel che dice rispetto ai programmi “guardo i notiziari insieme ai miei segretari, e qualche volta anche un dvd… c’è un film molto bello su santa Giuseppina Bakhita, una donna africana. Poi don Camillo e Peppone” .
Non sorprende che il papa si diverta a vedere le stilettate che don Camillo (Fernandel) infié al sindaco di Brescello Peppone (l’indimenticato Gino Cervi)
E’ probabile che il papa abbia gustato, e probabilmente capito molto dell’Italia, leggendo anche alcune pagine del libro Don Camillo di Giovannino Guareschi da cui i film sono tratti.
Riportiamo un breve passaggio del racconto La Bomba  (da Don Camillo, Guareschi, Rizzoli) per i lettori di Nogod:
“Si era ormai a Pasqua: radunati in sede tutti i capoccia del capoluogo e delle frazioni, Peppone stava sudando come un maledetto per spiegare come i compagni deputati avessero fatto benissimo a votare per l’approvazione dell’articolo 7.  Prima di tutto è per non turbare la pace religiosa del popolo, come ha detto il Capo, il quale sa benissimo quello che dice e non ha bisogno che glielo insegniamo noi. Secondariamente per evitare che la reazione sfrutti la faccenda piagnucolando sulla triste storia di quel povero vecchio del papa, che noi cattivoni vogliamo mandare ramingo per il mondo… perché il fine giustifica i mezzi e  per arrivare al potere tutto fa brodo. In quel preciso istante la porta dello stanzone si spalancò ed entrò don Camillo con l’aspersorio in mano, seguito da due chierichetti col secchiello dell’acqua santa e la sporta per le uova. Senza dire una parola, don Camillo si avanzò di qualche passo e asperse d’acqua santa tutti presenti  …e fece il giro  ficcando in mano a ciascuno dei presenti un santino. E fu come se fosse passato il vento stregato che fa diventare di sasso la gente. A bocca aperta Peppone guardò sbalordito il santino che aveva tra le mani, poi guardò la porta, indi esplose in un urlo quasi disumano: Tenetemi o l’ammazzo”.
Sappiamo come è andata.  I politici neanche chiedono più di essere tenuti, e invocano l’aspersorio per essere benedetti. Grazie a quell’articolo 7 così fortemente voluto dal migliore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html
http://www.nessundio.net/blog/2010/11/25/4629/

A Roma, sabato 27 novembre alle 18, presso l’edicola di piazza Cola di Rienzo, il secondo appuntamento del riedicola tour del cantautore Francesco Spaggiari. Più informazioni su www.riedicola.com . Il video del concerto presso l’edicola di piazza Sonnino qui http://www.youtube.com/watch?v=e7Xg-Y3_4Ek


25/11/10 – Brambilla

Roma è sporchissima, mentre se vai ad Istanbul puoi leccare le strade (Reha Erus, Hurriyet)Oggi l’italiano medio non si vergogna più delle proprie astuzie o furbizie per arginare il fisco, i controlli, la legalità (Marcelle Padovani, Le Nouvel Observateur)
La gente non protesta perché probabilmente, per una cultura tutta cattolica, prevalgono fatalismo e rassegnazione (Guy Dinmore, Financial Times)

Il sistema economico italiano è ingessato da oltre dieci anni, e i governi che si sono succeduti non sono riusciti ad invertire una tendenza che ci tiene a distanza di almeno un paio di punti di Pil rispetto ad altri paesi europei. Dopo i tagli orizzontali (e con l’accetta) di Tremonti, ci sarebbe bisogno di una politica maggiormente mirata al rilancio dell’economia che, al momento, non sembra nell’agenda del governo. Mentre  aspettiamo che l’opposizione esca dalla catatonia creando alleanze e indicando pochi punti chiari su economia, lavoro e ambiente, sarebbe il caso di mettere sotto schiaffo la ministrissima del  Turismo Michela Vittoria Brambilla. Nel suo sito non c’è traccia del lavoro che si presume dovrebbe fare, ma piuttosto molte belle fotografie di animali e dichiarazioni di intenti, piuttosto condivisibili, su una sperata fine della caccia, stop alla partecipazione di animali in sagre e pali, il tutto condito con cuoricini e foto bordate di stelline esattamente come fa un qualsiasi adolescente nel suo diario. Caruccio, ma Brambilla non è il ministro degli animali.
Eppure il turismo potrebbe dare un respiro alla nostra economia. Fino agli anni Sessanta  l’Italia era al terzo posto per flussi turistici per la bellezza dei luoghi e per l’ospitalità di albergatori e ristoratori. Verso la metà degli anni Ottanta il flusso si è invertito verso paesi altrettanto belli ma con servizi di maggiore qualità.
Tra i tanti provincialismi del Paese, c’è anche la sicumera che l’Italia è il paese più bello che c’è, ingenuità che ha portato gli amministratori a dormire sugli allori, e che a Roma mostra per intero la sua faccia di bronzo.  Oltre alle consuete trascuratezze che la città subisce, il sindaco già missino ha deciso di distruggere anche l’Eur con la cafonata della Formula 1, (che ai più maliziosi sembra un escamotage per regalare, in cambio di pochissimo, cubature in una zona di prestigio a padrini politici) distruggendo anche il patrimonio dell’architettura fascista che il suo duce ispiratore concepì.  Mentre sulla bella piazza della Repubblica, tra le Terme di Diocleziano, nella chiesa degli angeli e dei martiri i carabinieri con l’alta uniforme rendono omaggio alla vergine, una patrona istituita apposta per loro da Pio XII (e oltre al ridicolo intoppano la città).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui vostri COMMENTI

A Roma, sabato 27 novembre alle 18, presso l’edicola di piazza Cola di Rienzo, il secondo appuntamento del riedicola tour del cantautore Francesco Spaggiari.  Più informazioni su www.riedicola.com . Il video del concerto presso l’edicola di piazza Sonnino qui http://www.youtube.com/watch?v=e7Xg-Y3_4Ek


Dogma (dòg-ma) s.m. (pl. –i) 
- Principio che si accoglie per vero o per giusto, senza esame critico o discussione. Nella religione cattolica, verità rivelata da Dio o definita dalla Chiesa come tale. (dizionario Devoto-Oli della lingua italiana)

Nella prossima edizione di Ballando sotto le stelle si esibirà nel tango, nella rumba, nel valzer e nel twist, una coppia formata da donne. E’ la prima volta che succede.  Una vip, lesbica, danzerà con una ballerina conosciutissima e ammirata in tutto il Paese. Gruppi religiosi fanatici hanno protestato, ma il ministro degli Affari Sociali (di destra), ha messo in riga i contestatori ricordando che le persone non possono essere giudicate per le loro libere scelte sessuali, e una lesbica che partecipa ad un programma seguito come Ballando sotto le stelle è un modello positivo per una società moderna e in evoluzione.
La ballerina vip si chiama Gili Shem-Tov, è una giornalista sportiva molto conosciuta e apprezzata,  ha adottato una bambina con la sua compagna con la quale ha siglato una unione riconosciuta dallo Stato. Dorit Milman, la sua compagna di ballo, è eterosessuale e ha già vinto la scorsa edizione del reality lo scorso anno in coppia con un uomo. Insieme a loro si esibiranno undici coppie che, quest’anno, verranno giudicate tra gli altri dall’ex bagnina di Baywatch Pamela Anderson. Ovviamente il tutto non accade in Italia, ma in Israele.

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22 /11/10 –  … e se domani (e sottolineo se)

I registri comunali sul biotestamento non valgono, solo lo Stato può legiferare in materia. Sei d’accordo? Si 25,9%, No 74,1% (sondaggio Corriere della Sera)
Si vedono in tv i difensori a oltranza della vita che, dopo aver bollato la parola eutanasia come pratica nazista, utilizzano tranquillamente, magari nello stesso programma, il mantra staccare la spina a un governo moribondo senza curarsi minimamente del corto circuito semantico (commento in un blog)

Scoprire di essere malati è bruttissimo. Sapere che – forse – la tua malattia potrebbe giovarsi di una ricerca che in questo paese non si fa, è deprimente. Non avere troppi parenti che, secondo un calcolo meramente statistico, ti sopravviveranno,  ti porta senza lentezza a riempire i moduli della Fondazione Veronesi. Aggrava molto questi momenti tristi della vita - tristi, ma vita – il farfugliamento continuo che siamo costretti a sentire da politici e gerarchie ecclesiastiche. 
Ringalluzziti da una piccola apparizione della moglie di Welby e dal papà di Eluana in un programma televisivo, le iene mai sazie hanno ripreso a nutrirsi di carogne. Vorrebbero i sedicenti “sostenitori della vita”, avere anche loro un microfono in quel programma. Ma non esiste un gruppo pro e uno contro l’eutanasia. Piuttosto c’è  chi vorrebbe una scelta e chi non vuole concederla. Il giornalista Antonio Socci, che sta vivendo la tribolazione della figlia Caterina gravemente ammalata,  si scaglia ancora contro il padre di Eluana che ha pensato diversamente da lui. 
Chi oggi desidera di poter morire e chi no, non sono sullo stesso piano. Nessuno impone  a Socci di fare scelte diverse da quelle che sostiene per sé e per sua figlia. Per questo in quel programma hanno fatto bene ad offrire il microfono a chi patisce una mancanza di libertà.

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http://www.ilpost.it/2010/11/16/saviano-racconta-welby/


21/11/10 - Scrivere

Scrivere consente di mettere il proprio pensiero come in aspettativa, a disposizione di coloro, donne e uomini, che oggi o domani potranno ascoltarlo  (Luce Irigaray)

Arabian Business è una rivista che ogni anno stila una lista dei cento uomini più potenti del Medio Oriente e quest’anno – a sorpresa – c’è il nome di Wael Abbas, un blogger egiziano.
Abdel Kareem Nabil Suleiman, noto con il nome di Wael Abbas,  in carcere dal 6 novembre 2006 con l’accusa di avere irriso l’islam e offeso il presidente egiziano Hosni Mubarak, è stato liberato qualche giorno fa. Gli appelli, soprattutto quelli internazionali, hanno contribuito alla scarcerazione anche se, come ha denunciato Reporter senza frontiere, quattro anni lasciano il segno.
Prima del 2006 era stato arrestato un paio di volte per aver postato qualche critica di troppo sugli eccessi religiosi e autoritari nel Paese, oltre ad essere espulso dalla prestigiosa università di Alessandria dove frequentava la facoltà di legge inseguendo il sogno di diventare avvocato dei diritti umani.
Le autorità egiziane temono come la peste i blogger, anzi il solo fatto di avere un blog porta chiunque sotto la lente di ingrandimento. Di fatto sono i giovani ad essere considerati una minaccia all’integrità del paese che, come si sa, si appresta alle elezioni presidenziali nel 2011. Le autorità procedono “a strascico” reprimendo qualsiasi manifestazione giovanile di velato dissenso, dall’arresto collettivo del gruppo che si recava a rendere omaggio alle vittime di una strage di copti verificatasi lo scorso natale, fino ad arrivare al processo davanti alla corte marziale per il blogger Ahmed Mustafa che denunciava la corruzione all’interno dell’Accademia militare nazionale. Colpirne uno per educarne cento, la strategia adottata da Mubarak (che non è lo zio di Ruby rubacuori) sembra non funzionare. Per fortuna.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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26/9/10 – Alcune settimane fa i moderatori di Facebook hanno cancellato l’account dei Fratelli musulmani che sono immediatamente corsi ai ripari creando una versione islamicamente corretta del social network. Mohammed Badie, capo del movimento, ha presentato Ikhwan book (ikhwan=fratelli), somigliante a Facebook nell’interfaccia ma “controllato” sull’uso delle foto, nella diffusione di particolari sulla vita privata, ecc.
Il nuovo social network giocherà un ruolo fondamentale per le elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo anno (2011) in Egitto.  Come è noto in quel Paese i Fratelli sono fuori legge dagli anni ’50, ma vengono tollerati dalle autorità e sono amatissimi da una larga parte della popolazione. Già adesso  i portavoce del movimento stanno supportando candidati per le prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno ad ottobre del 2010.  I Fratelli puntano a rafforzare le forze anti governative, tra cui il nuovo movimento lanciato dall’ex presidente dell’ Agenzia atomica internazionale e premio Nobel per la pace Mohammed el Baradei.  E proprio el Baradei nei giorni scorsi ha pagato pegno sui social network che hanno pubblicato le foto di sua figlia Laila in costume – un accollatissimo due pezzi – ma che la società conservatrice egiziana ha mal tollerato. Appena nato il social network ha già diecimila utenti. I Fratelli musulmani sono particolarmente bravi nell’uso della rete. Qualche mese fa nell’anniversario della morte di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli, inaugurarono “Ikhwan wiki”, enciclopedia on line simile a Wikipedia.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it


19/11/10 – Liberi

I complementariani sono cristiani Usa che credono in uomini e donne complementari, non uguali e non interscambiabili, perché così esplicitamente voluti da Dio. Ho scoperto lo stimolante filone grazie a un articolo dell’International Herald Tribune e all’anima pia che me l’ha tradotto. L’aspetto più goloso della faccenda  sono le complementariane, creature straordinarie come l’evangelizzatrice texana Priscilla Shirer che in un suo libro ha scritto: “Satana farà tutto ciò che è in suo potere per indurci a prendere il comando delle nostre case, invece le donne devono pregare, e chiedere a Dio che rinnovi in loro uno spirito di sottomissione” (Camillo Langone, Preghiera)

Piccola e curiosa notizia sul New York Times sulle svolte dei cattolici in Belgio.  A Buizingen, a sud-ovest di Bruxelles, è spuntato un movimento alternativo alla chiesa cattolica, per il momento esplicitato  con la messa celebrata da un civile al posto del prete. Willy Delsaert, un pensionato delle ferrovie, capeggia il movimento celebrando personalmente nella chiesa cattolica don Bosco (il cui anziano prete è morto e non è stato sostituito) la messa. Il rito si svolge senza gerarchie: i fedeli si riuniscono tra i banchi e condividono il pane, o meglio l’ostia, dichiarando così il desiderio di far parte di una comunità. Secondo il New York Times  con questa formula i parrocchiani stanno guidando un movimento che ha radici profonde e sfida secoli di dottrina della chiesa cattolica romana, consumando la comunione (eucaristia)  senza preti.  Nel Belgio ormai sono una ventina le chiese cattoliche senza preti, molte nella parte fiamminga del paese. Secondo l’analisi del quotidiano il movimento è una reazione  nei confronti del Vaticano per aver nominato arcivescovo di Bruxelles e primate del Belgio Andrè-Joseph Léonard, molto conservatore e nominato da Benedetto XVI  proprio per contrastare l’eccesso di voglia di cambiamento del gregge belga.  Che, va ricordato, è profondamente turbato dai molti casi di pedofilia che si sono registrati nel clero. L’Università cattolica di Lovanio, che è l’università più antica d’Europa, ha fatto formale richiesta per cancellare l’aggettivo dalla sua denominazione.
In Belgio la tentazione di una chiesa cattolica libera dai laccioli del clero non è nuova. Ricorda il vaticanista Paolo Rodari che già prima del Concilio Vaticano II  il teologo Edoardo Schillebeeckx introdusse  elementi che ispirarono  una interpretazione del catechismo  che rileggeva  alcuni dogmi, quali la verginità della Madonna e il ruolo del papa.

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17  /11/10 – La famiglia

Non sono d’accordo per gli aiuti economici alle donne sole, perché è un incentivo ad avere figli senza padri (Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare)
Per aiutare le famiglie numerose, dobbiamo aumentare la pressione fiscale sui singoli e sulle coppie con pochi figli (Gianni Alemanno, sindaco di Roma)
L’aumento della pressione fiscale sui singoli non va vista come una tassa sul celibato, ma è un modo intelligente di ridistribuire i carichi fiscali più equamente sostenendo chi investe sul futuro del paese attraverso i figli (Francesco Belletti, presidente del Forum per le ass. familiari)

La Conferenza nazionale di Milano sulla famiglia ha invocato maggiori aiuti dallo Stato, non certo servizi sociali come nidi aperti 24 ore al giorno come, ad esempio, in quasi tutti i paesi europei, ma chiedendo sgravi fiscali per le famiglie numerose (no tax area). Oggi i figli sono una scelta che gli adulti possono fare disponendo di tutte le informazioni per valutare i costi e i benefici. Ed è quindi improponibile che chi sceglie i benefici, cioè la gratificazione affettiva che lo stupore dei bambini e la curiosità degli adolescenti potrebbe dare, debba costare a chi questo beneficio non vuole o, peggio, pretendere sovvenzioni da chi magari volendo non può avere figli (spesso per gli ostacoli frapposti dalla legge 40 o per le adozioni negate ai singoli e alle coppie di fatto). Inoltre, è bene non dimenticarlo mai, la sovrappopolazione non riguarda solo il sud del mondo, ma anche la nostra penisola che ha una densità di popolazione superiore al resto d’Europa (195 persone per chilometro quadrato contro 32 della media europea).
Gli incolti politici italiani vanno ripetendo come garruli pappagalli che se non si fanno figli nessuno pagherà le pensioni dei padri. Convenzionalità, perché i neonati di oggi lavoreranno fra oltre vent’anni, quando gli anziani in più (i baby boomer nati nei ’50) quasi non ci saranno più (sic).  Quanto a quelli che temono che gli immigrati cancelleranno la nostra limpieza de sangre, si può solo rispondere che questo è: spariremo, del resto sono spariti gli etruschi  se svanirà l’odierna razza italica sarà difficile pure che qualcuno ci dedichi un bel museo a Valle Giulia. http://www.archeologia.beniculturali.it/pages/atlante/S75.html
Ma capoccioni come sono i politici – si badi bene, di entrambi gli schieramenti, perché le scemenze sono rigorosamente bypartisan -  ciangottano di quoziente familiare - si calcola l’imponibile dividendo il reddito complessivo di una famiglia in base al numero dei componenti – e che teoricamente favorisce la natalità ma porta le donne a rimanere in casa a curare i figli che il sistema fiscale porterebbe a procreare.  
Con queste piccole detrazioni si incoraggiano modelli  dannosi per l’ambiente (ogni persona in più è un carico sul pianeta), e le donne potrebbero passare la fascia d’età tra i 30 e i 40 fuori dalla vita lavorativa e pronte, una volta arrivate ai cinquanta, a curare i genitori anziani e a sprofondare nella depressione. Se, come si pensava fino a qualche tempo fa, la partecipazione delle donne al lavoro è un traguardo per il Paese, il quoziente familiare è un ostacolo posto all’obiettivo della piena autonomia delle donne. Alcune proposte, depositate in parlamento, prevedono una tassazione diversificata per le donne che, durante la vita lavorativa, potrebbero avere maggiori difficoltà con la gestione dei figli. Ma di questo non si è discusso alla Conferenza della famiglia, perché i figli in Italia sono previsti solo in coppia. 

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Francesco Spaggiari è un cantautore romano che ha trovato un metodo per promuovere il suo cd Hotel Balima. Il suo album verrà distribuito nelle edicole, e proprio davanti a queste terrà dei piccoli concerti. Si parte il 20 novembre alle 18 davanti al chiosco dei giornali di piazza Sonnino a Trastevere. Sul sito www.riedicola.com  gli appuntamenti del tour.
Hotel Balima è la storia di un cantante di strada che in seguito all’abbandono del proprio cane, trova il coraggio di scrivere le sue prime canzoni.


15/11/10 - Il lodo cristiano (2) (vedi su questa pagina il 27/10/10)

Pierluigi Battista - Direttore,  leggo sul Foglio della crescente “irrilevanza” della Chiesa cattolica sulla scena della politica italiana. Meglio così, non crede? Invece di occuparsi di tipologie familiari, materia profana appannaggio piuttosto di sociologi e avvocati matrimonialisti, la Chiesa, finalmente libera da preoccupazioni sugli equilibri parlamentari della nostra Repubblica, potrebbe illuminare noi laici su questioni meno socio-assistenziali tipo: il mistero della transustanziazione, la resurrezione dei corpi, l’enigma della trinità, l’esistenza dell’aldilà e via dicendo. Dice che si tratta di cose secondarie rispetto al tema della reversibilità della pensione per il partner superstite nelle coppie di fatto non regolarmente sposate?
Elefantino - Da un punto di vista secolare, decisamente secondarie. Vita e matrimonio sono socialmente più importanti dei dogmi. Non si governano i popoli con i paternoster.

Si racconta che Giovanni da Capistrano* abbia passato tutta la sua vita  a ordinare pogrom per gli ebrei e organizzare crociate contro i musulmani ritenendo che le due religioni erano una minaccia per il cristianesimo. Sosteneva, tra le varie cose, che gli ebrei avevano la strampalata convinzione che ogni persona poteva essere salvata dalla propria religione. In effetti gli ebrei pensano che, così come esistono diverse lingue per comunicare, le persone hanno trovato modalità diverse per parlare con Dio che è in grado di comprenderle tutte. Similmente pensano la maggioranza delle religioni, buddisti, induisti… mentre il totale disinteresse sull’argomento riguarda la maggior parte dell’umanità, ed è bene non dimenticarlo mai. E’ evidente che questo pensiero “paritario” sul rapporto con l’Eterno mal si concilia col cristianesimo (la cui divisione più suppurante si chiama cattolicesimo) e con l’islamismo, entrambe religioni trionfaliste e sicure di detenere la verità.
Quando due religioni di questo peso vivono vicine e hanno l’obiettivo della conversione e vogliono farsi Stato, è inevitabile che lo scontro non può che portare la morte.
Contrariamente a quel che sembra non è solo l’islam ad essere in guerra permanente contro gli infedeli, ma anche il cristianesimo (che ormai si è annesso qualsiasi sottosezione del cristianesimo, grazie al potere mediatico ed economico del Vaticano), seppure le scimitarre musulmane possano sembrare più crudeli. La testa, come si sa, si taglia in molti modi.  
Ci getta nello sconforto sapere dei cristiani che vengono perseguitati nei paesi musulmani, soprattutto perché non può sfuggirci che in Pakistan piuttosto che in Iraq si è cristiani perché si è nati per caso nel “campo sbagliato”. E la libertà religiosa (e dalla religione) fa parte della nostra educazione. Spiace che la Chiesa cattolica si sia accorta oggi delle persecuzioni nei confronti dei cristiani, mentre ha scelto il silenzio – e talvolta la complicità – quando le oppressioni hanno riguardato altre minoranze. Alcuni editorialisti accusano l’occidente di scarsa sensibilità, ma non è vero,  come  non c’è indifferenza nei confronti di tutte le vittime del fanatismo qualunque sia la loro fede o etnia. I cristiani stanno pagando il fio delle loro colpe nei confronti dell’islam (si pensi alla Spagna, ma anche alla Sicilia) e cercano una solidarietà pelosa che non potranno avere. Non certo per simpatia nei confronti del mondo islamico che sta espungendo dal suo mondo i cristiani (così come già fatto con gli ebrei arabi), ma perché l’occidente conosce i cristiani. I giornali hanno riportato le parole della povera Asia Bibi, che rischia il capestro per il suo cristianesimo in terra pachistana, e che ricorda  Gesù che si è sacrificato per tutti noi. Parole desuete e commoventi da ascoltare per credenti e non credenti, perché qui di Gesù non parla nessuno, qui si parla di potere e 8 per mille.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Predicatore (Capistrano 1386 – Ilok, Croazia, 1456). Giurista e governatore di Perugia, nel 1416 divenne frate minore e amico di Bernardino da Siena; fu inquisitore contro gli ebrei. Predicò in tutta Europa la difesa dai turchi, diresse il comando di una parte dello schieramento militare cristiano a Belgrado. La chiesa lo ha fatto santo e lo festeggia il 23 ottobre.

Il “tribunale” dell’Ordine dei giornalisti – una corporazione nata durante il fascismo e totalmente sconosciuta nei paesi dove esiste la libertà di stampa – ha deciso di sospendere l’antipatico Feltri per tre mesi.  Fa illividire la pelle un giurì  di giornalisti che impedisce ad uno di loro di esprimersi. E’ un bavaglio, e il bavaglio non può essere tollerato per nessuno. Sarebbe opportuno che i giornalisti lavorassero (purtroppo un referendum indetto nel ’97 su proposta dei Radicali per l’abolizione dell’ordine non raggiunse il quorum) per la cancellazione di questa corporazione censoria che decide chi può o no esprimere le sue idee.


11/11/10 – Veneto

Per le gerarchie ecclesiastiche le fregnacce dette da questo governo – dai rifiuti di Napoli al terremoto dell’Aquila alla fine del cancro all’indimenticato milione di posti di lavoro… - non contano davanti alla promessa di soffocare i temi civili che, grazie all’insipienza politica di destra e sinistra, ormai si chiamano temi etici.
Tradizionalmente la Chiesa cattolica stabilisce rapporti esclusivamente con i potenti – dittatori sanguinari compresi -  ma con questo premier  ha una timidezza in più. Dopo aver sperimentato la potenza dei giornali del capo con l’affaire Boffo (già direttore dell’Avvenire, quotidiano della Cei), le gerarchie sono ben attente a non uscire dai ranghi, nel terrore che il premier gli scagli tra le gambe Feltri e Belpietro alla ricerca dei preti pedofili. E con simili giornalisti si potrebbe arrivare a scoprire vizi fin sull’altare del Bernini ,che come si sa sta a san Pietro. (2/11/10 –  Unfit to run Italy)

E’ difficile essere solidali con il Veneto alluvionato quando il presidente della regione, ma pomposamente si fa chiamare governatore, Luca Zaia  dice che “è una vergogna spendere 250 milioni per i quattro sassi di Pompei”.  Lo stesso Luca Zaia che con tanta sicumera stigmatizzava appena un paio di settimane fa la mondezza napoletana e la diversità antropologica dei meridionali.  E pensare che il governatore Zaia è autorevole esponente di quel partito che da 15 anni è la spina dorsale dei governi che hanno ridotto al lumicino le priorità ambientali, hanno condonato qualsiasi abuso edilizio, non hanno messo un soldo per salvaguardare il (suo) territorio. Oggi Zaia chiede soldi e aiuti a tutti gli italiani,  e si scusa  col premier per i veneti intemperanti che hanno osato contestarlo.  Proprio come gli italiani del sud che i leghisti disprezzano, i veneti hanno assistito ai comizi dei “governanti”, alla conferenza stampa in prefettura, alle promesse mirabolanti e ai pochi milioni di euro assegnati.
Nella tragedia il Veneto è identico al resto dell’Italia ferita, vittima dello Stato inadempiente, oppresso da una classe dirigente senza progetti per il futuro, vilipeso da cittadini senza scrupoli che hanno pensato solo agli affari loro comportandosi da padroni degli alberi e dei fiumi.
E’ difficile essere solidali col Veneto supercattolico che impugna i crocefissi per scacciare gli immigrati, che regala la bibbia al patriarca di Venezia (evidentemente Zaia pensa che il prelato non l’abbia letta) , che si oppone alle leggi dello Stato per rendere più difficile la vita alle donne che desiderano abortire, che sega le panchine per non far sedere gli sfaccendati stranieri, che vuole il federalismo punitivo nei confronti del mezzogiorno.
E’ difficile in questo momento non detestare il Veneto che ci ha indotto questi pensieri razzisti che con intelligenza (romanacentrica ) supereremo. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


8/11/10 –  Fatti extraterritoriali

Dopo l’incendio all’ospedale pediatrico Bambino Gesù
, il Sindacato della polizia municipale (Sulpm) denuncia come in virtù dell’extraterritorialità di cui gode la struttura, non sia possibile effettuare i controlli di agibilità. Il segretario generale del Sulpm  fa l’esempio del caso di morte di un paziente, evenienza rispetto alla quale la magistratura non può disporre il sequestro delle cartelle cliniche, salvo il passaggio per le vie diplomatiche (ilpost.it)
Quand’anche sia provato che il genere umano abbia a lungo progredito e possa ancora progredire, nessuno può sostenere che non possa ora cominciare il suo regresso (Immanuel Kant, Il conflitto delle facoltà, 1798)

Marco Alparone è il sindaco (pdl) di Paderno Dugnano. Sabato si è recato con i documenti anagrafici all’ospedale di Niguarda per celebrare il matrimonio di Salvatore Catalano, 57 anni, con Antonella Ruinno, 38 anni. I due convivono da tempo, hanno anche una figlia con un grave handicap, e avevano finalmente fissato la data delle nozze per il 20 novembre. Antonella ha fatto di tutto affinché si celebrasse il matrimonio, per amore, certo, ma soprattutto per dare una tutela in più alla sfortunata figlietta.  Purtroppo però non è stato possibile celebrare il matrimonio, perché le condizioni di Salvatore - gravemente ustionato in seguito all’esplosione all’Eureco di Paderno Dugnano -  non lo hanno consentito. Il sindaco Alparone ha spiegato che non esistono le condizioni minime perché l’uomo, anche solo con un cenno, possa dire il suo si. I medici lo tengono sedato farmacologicamente perché i dolori delle ustioni sono fortissimi e perché così si preservano complicazioni interne. Finché il cuore reggerà. Del cuore di Antonella non sappiamo niente invece.
Una situazione simile a quella della sfortunata coppia di Paderno Dugnano, un paio di anni fa si è consumata all’interno dell’ospedale militare del Celio. Un soldato gravemente ferito in Afghanistan ha potuto sposare la sua compagna dalla quale aveva avuto tre bambini. Un gesto di comprensione consentito dall’esercito - il soldato era clinicamente morto - e celebrato da un cappellano militare. Per giustificare, sebbene compassionevolmente nessuno richiese una giustificazione, il cappellano militare mostrò una lettera nel quale il soldato aveva promesso alla sua compagna di sposarla non appena fosse tornato dalla missione.
Due pesi e due misure che l'anacronistico art. 7 della Costituzione legittima .

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5/11/10 – Tra gli Amish

Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore? (Boezio, De consolatione philosophiae)

Chester Mast è rinchiuso da maggio in una prigione nel nord del Missouri. Ha solo 26 anni, è sposato e ha tre figli piccoli e sulla sua testa pende una accusa pesante come un incudine: stupro e molestie ai bambini.  I suoi crimini sarebbero stati compiuti in due stati, il Missouri e il Wisconsin, nell’arco di un decennio. Mast  ha una folta barba rossa, non i baffi però, che sono proibiti dalla sua religione perché rappresentano un simbolo della vita militare e della sua violenza. E’ un amish, gruppo religioso protestante che veste e lavora in maniera anacronistica rifiutando il progresso e ispirandosi alla bibbia. La storiaccia criminosa – la prima udienza del processo si svolgerà il 15 dicembre -  ha turbato la piccola comunità religiosa di Pike County (Missouri) composta da circa settanta nuclei famigliari, e gli altri abitanti della contea. Nelle guide locali gli amish sono definiti the simple people, vengono rispettati  perché molto pacifici, perché la loro presenza da un grosso contributo al turismo (il colore locale è garantito dal calesse trascinato dai cavalli, gli abiti fuori dal tempo, le cuffie delle donne e i cappelli di feltro degli uomini), perché i prodotti da forno che preparano artigianalmente sono commercializzati  e apprezzati in tutta la contea.
Ma il terribile (presunto) crimine di Mast  ha spalancato la porta sugli abusi nelle piccole congregazioni religiose. Si è appreso infatti che la comunità  era a conoscenza degli abusi sessuali compiuti da Mast ed era stato bandito già nel 2004, ma solo nel 2009, dopo sofferti dibattiti interni,  è stata decisa la denuncia all’autorità giudiziaria.  In una lunga intervista al New York Times, il saggio della comunità di Pike County ha spiegato che la decisione della denuncia è stata presa dopo aver costatato l’irrecuperabilità del giovane e l’insuccesso del gruppo che voleva recuperarlo. Per la cultura amish, fatti come quelli di Mast vengono avvertiti come un fallimento spirituale di tutti, e possono essere parzialmente riscattati con una ammissione completa dell’errore e risolti con una preghiera comunitaria. Però ora Mast è in prigione, e i membri della sua comunità hanno cercato di convincerlo a confessare e a farsi giudicare. La sua avvocato ha interrotto bruscamente le visite degli amish perché compromettono la sua strategia difensiva. Per gli amish l’avvocato è una specie di diavolo perché sta impedendo a Mast di confessare ed espiare fino in fondo il suo peccato.  

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Gli Amish, cristiani anabattisti, nel 1500 lasciarono la Svizzera per le persecuzioni religiose e nel 1730 si stabilirono in Pennsylvania e Ohio. Primi obiettori di coscienza della storia Usa, oggi sono circa 200mila e parlano un dialetto tedesco. A 16 anni i ragazzi/e hanno un periodo di libertà fuori dalla comunità prima di decidere il battesimo e l’eventuale ritorno in comunità.

http://cinema-tv.corriere.it/film/witness-il-testimone/02_81_69.shtml


2/11/10 –  Unfit to run Italy  

A dire il vero, non ho alcuna visione d’avvenire, neanche a un anno di scadenza, a maggior ragione a vent’anni. E’ già abbastanza difficile vivere al presente… Le profezie non mi interessano (avendo avuto a suo tempo qualche problema con i profeti, francamente non aspiro a questo mestiere). Qualunque sia l’impegno che mettiamo ad analizzare le probabilità, so che l’unica cosa di cui possiamo esser sicuri è che quel che accadrà supererà le nostre facoltà di previsione. Sarà forse meglio di quanto speriamo o peggio di quanto temiamo. La Storia ci prende sempre di sorpresa. Posso dire cosa mi piacerebbe vedere: meno religione, più giustizia, meno reality, più benevolenza, meno confusione durante i tea parties, più intelligenza e meno calcio… Ma se non avessi diritto che a un solo auspicio, meno religione mi andrebbe benissimo. Molta meno religione. Preferibilmente, che la religione non ci fosse affatto. Questo abbasserebbe il livello di idiozia mondiale di almeno una buona metà. Forse di più. Sarebbe sufficiente (Salman Rushdie, La Règle du Jeau)

Massimino D’Alema ha invitato la Chiesa a provocare una crisi di governo chiedendo una ingerenza nella vita politica del Paese. Se non ora, quando, chiede. E sbaglia pure la citazione che per esteso dice:  “se non ora quando e se non noi chi per noi”, ed è contenuta nei Pirqé Avoth (= massime dei padri);  ha tutto un altro significato e niente ha a che vedere col cattolicesimo del quale, con tutta evidenza, è intriso il capoccione comunista ora Pd.  Non è la prima volta che i politici del Pd tirano la mozzetta ai prelati prendendo, tra l’altro, sonori calci in faccia. Questi ottusi professionisti della politica invocano un rigore moralistico che non è utile agli italiani e che, è già successo, si ritorce contro chi lo invoca (vedi il dossier su Marrazzo e i transessuali, estratto in vista delle elezioni regionali nel Lazio che lo vedevano vincente).  Inutili i tentativi di invocare la sacralità della famiglia – che parole stonate dalla sinistra che non ha preso coscienza di come le famiglie italiane siano mutate a dispetto di una legislazione che non tutela i cambiamenti – perché il Vaticano e la Cei, sebbene in imbarazzo di fronte alle prodezze del premier, non recedono dall’asse privilegiato stabilito con il governo Berlusconi. Per le gerarchie ecclesiastiche le fregnacce dette da questo governo – dai rifiuti di Napoli al terremoto dell’Aquila alla fine del cancro all’indimenticato milione di posti di lavoro… - non contano davanti alla promessa di soffocare i temi civili che, grazie all’insipienza politica di destra e sinistra, ormai si chiamano temi etici.
Tradizionalmente la Chiesa cattolica stabilisce rapporti esclusivamente con i potenti – dittatori sanguinari compresi -  ma con questo premier  ha una timidezza in più. Dopo aver sperimentato la potenza dei giornali del capo con l’affaire Boffo (direttore dell’Avvenire, quotidiano della Cei), le gerarchie sono ben attente a non uscire dai ranghi, nel terrore che il premier gli scagli tra le gambe Feltri e Belpietro alla ricerca dei preti pedofili. E con simili giornalisti si potrebbe arrivare a scoprire vizi fin sull’altare del Bernini (che come si sa sta a san Pietro).  
D’Alema, che ama dipingersi come politico intelligente, invece di chiedere l’aiuto della Chiesa (il frutto non cade mai troppo lontano dall’albero, e alla malleveria di Togliatti dobbiamo l’art. 7 della Costituzione), dovrebbe fare bene l’opposizione. Ad esempio non perdendo energie per spiegare che il premier ha superato la soglia dei suoi poteri, che a questo penseranno la magistratura e i giornali. Se si vuole cancellare Berlusconi, l’opposizione crei alleanze, prepari una squadra di governo, compili una agenda  con pochi punti precisi su economia, lavoro, ambiente. E non si gingilli parlando dei divertimenti del premier ma si occupi dei dolori del Paese. E soprattutto, tenga ben lontano qualsiasi ulteriore ingerenza della Chiesa cattolica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Martedì 2 novembre, ore 21.00
Il Pitigliani – Via Arco de’ Tolomei, 1, Roma
Presentazione del libro di Mario Pirani
 POTEVA ANDARE PEGGIO
Mezzo secolo di ragionevoli illusioni

Intervengono, insieme all’autore, Anna Foa, Arrigo Levi, Benedetto Carucci Viterbi


 

27/10/10 – Il lodo cristiano  

Il passato è il prologo (da La Tempesta, W.S.)
Al mondo ci sono molte religioni, ma solo due, quella cristiana e quella islamica, sostengono di essere le fortunate depositarie del messaggio definitivo di Dio all’umanità, e che sia compito loro diffonderlo al resto del mondo, eliminando qualsiasi ostacolo possa intralciare il cammino (Bernard Lewis)*

La Chiesa di Ratzinger non ha potuto fare a meno di farsi giudice della scena internazionale, non limitandosi a condannare Israele per i territori occupati, cioè quelli conquistati militarmente nel 1967, ma la terra tout court, la terra promessa biblica (assegnata con una risoluzione Onu nel 1947). E così la questione politica diventa questione teologica cancellando la patina di tolleranza che la Chiesa si era data riconoscendo lo Stato di Israele.  Monsignor Cyrille Saint Bustros, arcivescovo greco-melchita  e presidente della Commissione che ha steso il messaggio finale del Sinodo sul medio oriente, scrive: “per noi cristiani non si può più parlare di terra promessa al popolo giudeo… la terra promessa è tutta la terra. Non vi è più un popolo scelto… perché il nuovo testamento ha superato il vecchio”.  Non ci appassiona il dibattito teologico, ma ci interessa ribadire che la Chiesa di Roma non sopporta che esista qualcuno che interpreta la bibbia in maniera diversa, soffre di non essere riuscito ad annettere e convertire il popolo ebraico, patisce chi non riconosce la sua superiorità. Come scrive Donatella Di Cesare su Pagine ebraiche : “la cattolicità non può sopportare il resto di Israele che non permette al suo presunto universalismo di trionfare. Perché l’imperium per eccellenza è la Chiesa, la cui espansione, cioè l’evangelizzazione spesso forzata e coatta di interi popoli, ha assunto nei secoli forme imperialistiche e violente”.
Per quanto riguarda la schizofrenia rispetto al mondo musulmano c’è poco da dire. Basti ricordare come il Vaticano condannò Israele quando 200 palestinesi si barricarono nella basilica della natività di Bet’lem (nel 2002) prendendo in ostaggio i frati che, tra l’altro, tennero a pane secco e acqua. Come ha affermato David Rosen, direttore del dipartimento per gli Affari interreligiosi dell’American Jewish Committee, la Chiesa attacca Israele (e gli ebrei) perché non paga pegno, se attaccasse l’islam radicale pagherebbe un prezzo altissimo.   

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Bernard Lewis, professore emerito di studi sul vicino oriente all’Università di Princeton, considerato una delle voci più autorevoli sull’islam e sul medio oriente. All’età di 94 anni, ha appena pubblicato per la Oxford University Press “Fede e potere: la religione e la politica nel medio oriente” un compendio di saggi che mostrano la relazione tra governo e religione nel mondo islamico.

15/1/10 Diventando papa, Benedetto XVI ha tentato di riportare la Chiesa sulla via della tradizione.
Prima mossa è stata la restaurazione della Messa Tridentina in latino, abolita dal Concilio Vaticano II. Il 7 luglio 2007 il Segretario di Stato ha pubblicato il Motu Proprio, documento scritto e firmato dal papa,  reintroducendo l’uso della messa latina di papa Pio V (1566-1572).  Con questo atto Benedetto XVI ha inteso riportare all’interno della Chiesa la confraternita di san Pio X, fondata nel 1970 a Econe (Svizzera) dal vescovo Marcel Lefebvre in rifiuto del Concilio Vaticano II.  Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI.  Nonostante la sospensione Lefebvre consacra quattro vescovi aprendo lo scisma e viene scomunicato. Per i lefebvriani  gli ebrei rimangono deicidi, ed educano i loro fedeli all’antisemitismo che considera gli ebrei responsabili dell’uccisione di Gesù. La preghiera del venerdì santo sugli ebrei è stata modificata più volte. Nel 1959 papa Giovanni XXIII decise di abolire l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei. Papa Paolo VI  introduce la preghiera in italiano e introduce una condanna dell’antisemitismo. Benedetto XVI il 4 febbraio 2008 modifica la preghiera del venerdì santo cancellando due volte l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei, ma con la conservazione del passo che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù Cristo.  Secondo rav Riccardo Di Segni è la prova del “ritorno della speranza di conversione degli ebrei” come previsto nel testo pre-conciliare.  Benedetto XVI il 25 gennaio 2009 dice: “Nel caso di san Paolo alcuni preferiscono non usare il termine conversione perché era già credente, era un ebreo fervente, dunque non passò da una condizione di non fede a una condizione di fede, dagli idoli a Dio, e non dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”.  Per Benedetto XVI il giudaismo non è una fede separata ma una fase antica della storia del cristianesimo. Certamente una ombra nera sulla strada del dialogo tra fedi, per cui è l’ebraismo che dovrebbe avvicinarsi al cristianesimo.  Come del resto si legge in un  documento ratzingeriano del 2000, Dominus Jesus, in cui è scritto: “il dialogo non sostituisce ma accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa”.  Può interessare agli ebrei un dialogo che ha come obiettivo la loro conversione?  Nella nuova versione della vecchia preghiera, unica occasione in cui la Chiesa prega per gli ebrei, si esprime la speranza che questi si convertano. Il 21 gennaio 2009 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione episcopale  revocò la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani  guidati da mons. Bernard Fellay superiore generale della confraternita di san Pio X. La questione divenne di interesse mediatico quando uno dei quattro, il vescovo inglese Richard Williamson  rilasciò una intervista alla televisione svedese andata in onda il 22 gennaio 2009 in cui negava la Shoah; il Vaticano non chiese a Williamson di ritrattare le sue dichiarazioni. Un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II “autorizzando”  contemporaneamente la negazione della Shoah. Molte dichiarazioni di condanna vennero pronunciate da confraternite episcopali (in Germania, Austria, Francia, Svizzera). La cancelliera Angela Merkel accusò apertamente il papa di avere dato il permesso di negare la Shoah, aggiungendo che il Vaticano non aveva ancora prese adeguate posizioni sull’olocausto.  Il 4 febbraio 2009 il Segretario di Stato vaticano finalmente intervenne  dicendo che il papa aveva voluto soltanto eliminare l’impedimento al dialogo con i 4 vescovi, ribadendo che il riconoscimento del Concilio Vaticano II è una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della confraternita di san Pio X e che le posizioni di Williamson sulla Shoah sono inaccettabili.  Nel frattempo la superficialità della Chiesa rispetto alle posizioni negazioniste del vescovo inglese,  provocano forti reazioni nel mondo, più deboli in Italia, e viene diffusa la notizia che il papa non conosceva queste posizioni.  A distanza di alcuni mesi dalla revoca della scomunica, Williamson non ha ritrattato ma è rimasto dentro la Chiesa con funzioni non autorizzate di vescovo.  Il 10 marzo 2009 Benedetto XVI ha fatto un gesto inconsueto e coraggioso inviando una lettera a tutti i vescovi per spiegare il suo comportamento  e riconoscendo che questa sua disattenzione aveva messo a rischio i rapporti con gli ebrei e la pace all’interno della chiesa. Non solo, ha ringraziato gli ebrei per avere evidenziato l’equivoco.  Comunque, è rimasta la remissione della scomunica ai quattro vescovi perché, ha ricordato il papa, non si può rimanere indifferenti ad una comunità che ha 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 università, 117 confratelli, 164 consorelle e migliaia di fedeli.  In sintesi né il papa né il suo entourage si è posto la domanda se questa riammissione avrebbe creato problemi con gli ebrei; anche strano appare che all’interno della curia nessuno fosse a conoscenza delle posizioni negazioniste di Williamson. Il rabbino David Rosen dell’American Jewish Commitee , ha messo in relazione questo episodio con le parole pronunciate da Benedetto XVI ad Auschwitz il 28 maggio 2006 in cui disse che “sei milioni di polacchi , un quinto della nazione, persero la vita nella seconda guerra mondiale”. Tornato in Vaticano si corresse “Hitler fece sterminare 6 milioni di ebrei ad Auschwitz- Birkenau e in altri campi analoghi”.   La correzione, rara in un papa, è un gesto apprezzabile, specie per gli ebrei che nelle quotidiane benedizioni della mattina ringraziano Dio per il dono del ripensamento (ma anche per l’intelligenza che, come vediamo, spesso manca anche in persone di alto potere). Il 12 maggio 2008, in occasione delle presentazione delle credenziali di Mordechay Lewy, nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il papa ha detto di ritenere Israele responsabile del “declino allarmante della popolazione cristiana in Medio Oriente” (in Israele la popolazione cristiana è stabile, la forte emigrazione è dai territori palestinesi); ha accusato Israele per l’eccesso di difesa ma senza dire una parola sul terrorismo subito e chiedendo al solo Israele di assumersi la soluzione di due stati sovrani e indipendenti fianco a fianco. E  infine “le trattative su questioni economiche e fiscali”, oltre ai “visti per collaboratori della Chiesa”, cosa quanto mai pericolosa perché la Chiesa vuole portare in Erez Israel preti dai paesi arabi, per cui sono richiesti grossi controlli di sicurezza. Domenica 19 aprile 2009, il papa, parlando da piazza san Pietro diede il suo pieno sostegno alla conferenza di Ginevra contro il razzismo e la xenofobia, e parlò di paesi vittima del terrorismo escludendo dall’elenco Israele.  L’8 maggio 2009 il papa arriva in visita ufficiale in Giordania e fra l’11 e il 15 maggio visita Israele e l’Autorità palestinese. Verrà evitato accuratamente  per tutta la durata della visita di chiamare Israele col suo nome utilizzando il termine improprio Terra Santa.  Visitando Yad Vashem il papa tiene una lezione biblica  sull’importanza del nome di ogni vittima (yad vashem = ricordo di ogni nome) . Ma il direttore di Yad Vashem è deluso perché si aspettava una forte condanna del nazismo.  Per ultimo, ma solo in ordine di tempo, l’accelerazione decisa per la beatificazione di Pio XII. Le beatificazioni sono una questione interna alla Chiesa, anche se alcune di queste hanno importanza anche per altri, in questo caso gli ebrei, poiché se c’è un dialogo in corso è evidente che verrebbe troncato se Pio XII diventasse beato e successivamente santo.  L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy ha ribadito che in seno alla Chiesa persiste l’antigiudaismo e non tutti hanno accettato l’enciclica Nostra Aetate. Quanto alla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII, permangono dubbi. Aiuti dati segretamente da religiosi sono indubbiamente esistiti, e la prova è che alti gradi della Chiesa hanno contribuito a salvare gli ebrei, come ad esempio a Firenze e a Genova, mentre in altre località, come a Venezia, il patriarca era in sintonia con i nazisti. Quindi se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII probabilmente sarebbe stata la stessa per tutti. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


 

25/10/10 –  Gli sportivi

Il sindaco (di Roma) conferma il gran premio di Formula 1 alle Tre Fontane, zona sottoposta a vincolo ambientale, e ribadisce che l’iniziativa produrrebbe un indotto stimato in un miliardo di € all’anno. Ma di che cosa si tratta? Sarebbe possibile conoscere fonti e destinazioni di questo enorme flusso di denaro? Ce n’è anche per il fisco? (lettera al Corriere della Sera - cronaca di Roma)
Non abbiamo il diritto di essere pigri (G. Salvemini)

Di calcio  NoGod se ne è occupato durante i Mondiali sudafricani. (leggi quello di sotto)  Cercammo di dare una lettura – seppur parzialissima – un po’ diversa, con brevi flash sui paesi che inizialmente competevano con l’Italia e piccole curiosità. Insomma,  calembour estivi.
E oggi? Oggi parliamo di Ciro Ferrara. In molti lo conosceranno per la pubblicità di Danette, soffice crema di Danone, spot che per un periodo ha interpretato anche con moglie e figlioli.  Da qualche giorno oltre che testimone dello yogurtino è il tecnico dell’Under 21.
Il suo curriculum è questo: spalla di Marcello Lippi in Nazionale, diventa allenatore della Juventus, una squadra importante (anche se è andata avanti da Agnelli, cioè con aiutini) e ha inanellato una serie di insuccessi clamorosi. Lippi pensava di cedergli il suo incarico dopo i Mondiali del Sudafrica, ma Ferrara andò così male con i bianconeri che venne addirittura esonerato. Il suo contratto con Danone però non è stato cassato, anzi  addirittura oggi canta in gruppo con Conti, Carrà, Marcuzzi, Sandrelli le virtù del bifido. Dopo la catastrofe Juventus sarebbe stato meglio farlo proseguire tranquillamente nella pubblicità, invece che fa la Federazione calcio? Lo chiama all’Under 21. Magari gli dirà bene e vincerà tutto, ma non sembra proprio una scelta fatta in base al merito. Lo so è una cavolata ‘sta cosa, ma forse è vero che il calcio è il paradigma italico.

Tiziana Ficacci www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Nogod ai mondiali di calcio in Sudafrica

15/6/10“Se uno nasce quadrato non muore tondo”, è il libro-biografia di Rino Gattuso, centrocampista del Milan, e che, insolitamente, il calciatore ha dedicato alla suocera. Nato a Schiavonea di Corigliano Calabro, lì ha avviato una azienda di pulitura di molluschi che da lavoro a molti compaesani e ai numerosi famigliari. In conferenza stampa ha detto che i politici non dovrebbero occuparsi di calcio così come i calciatori non si occupano di politica. Durante l’ultima tornata elettorale, disse: “condivido molte delle cose che dice Bossi. Apprezzo in particolare l’idea del federalismo fiscale, ognuno deve governare da solo, in questo modo viene responsabilizzato molto di più. Anche da me in Calabria i fondi che arrivano dall’Europa potrebbero essere utilizzati meglio”.  Si vede che pur essendo nato quadrato ogni tanto diventa tondo. Durante una trasferta spagnola dichiarò un certo disgusto per i matrimoni uomosessuali (sic) ma, al momento, non si sa se ha cambiato idea pure su questo. Non si parla più della proposta del ministro  della Semplificazione Calderoli di “tagliare” i premi milionari che gli Azzurri percepirebbero in caso di buon piazzamento. Con una ironia che ha sorpreso, loro hanno deciso di devolvere gli eventuali bonus alla fondazione per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In molti hanno letto la scelta come una ripicca nei confronti del ministro leghista e probabilmente è così. Ma meglio, molto meglio, della richiesta  degli olimpici che da Pechino chiesero (ma non ottennero) la detassazione dei premi. Richiesta ancor più spudorata considerato che molti atleti olimpici sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali…

17/6/10 - Il primo ministro neozelandese ha annunciato la sua presenza in Sudafrica per sostenere gli All Whites che incontreranno l’Italia. Il premier John Key guida il paese dal 2008 sostenuto dal National Party che fa del patriottismo il suo caposaldo. Ad Aotearoa, il nome maori  della Nuova Zelanda, dicono che il premier parte per fuggire dalle critiche che lo inseguono: l’economia del paese è in forte crisi e il suo governo è in caduta libera, e una vittoria sportiva… è il vecchio panem et circenses.  Italia-Nuova Zelanda si disputerà domenica 20 giugno. Esattamente un anno prima moriva Neda, uccisa dalla polizia iraniana mentre partecipava ad una manifestazione dell’Onda verde. L’Iran non è presente con la sua squadra ai mondiali, ma gli iraniani amano il calcio. Sappiamo che non sarà così, ma sarebbe bello che i tifosi sugli spalti mostrassero dei cartelli per ricordare le speranze nel cambiamento della giovane Neda.

21/6/10 - Wayne Rooney, attaccante inglese, indossa abitualmente una vistosa croce. Dice che è orgoglioso di portarla perché ci tiene a mostrare la sua cattolicità, e ha un po’ sofferto di essersela dovuta togliere durante la partita con l’Algeria. Mark Whittle, capo delle relazioni pubbliche della Fifa, fischia il fuorigioco a un giornalista che vorrebbe approfondire il tema: we don’t do religion. L’unica religione ai mondiali deve essere il calcio!
Ma in Somalia il calcio è questione di vita o di morte, perché i fondamentalisti islamici puniscono con durezza chi perde tempo a guardare illegalmente le partite della coppa del mondo considerate una maledizione per l’essere umano.
L’Italia non brilla e i c.t. in poltrona criticano le scelte fatte: magari Cassano del Sampdoria (e Balotelli, Totti…) avrebbero fatto bene. Intanto il sampdoriano si è sposato con Carolina: un matrimonio misto, lui ateo lei cattolica: mentre la sposa  prendeva la comunione lo sposo è restato in piedi davanti all’altare.

23/6/10 - Per gli economisti europei la Slovacchia è un miracolo: il paese è riuscito a mantenere uno sviluppo costante nonostante la crisi globale e l’ingresso, nel 2009, nella moneta unica. Il pil crescerà del 4,8% nel 2010. La nazionale è arrivata per la prima volta ai mondiali e pare che abbia buone opportunità grazie anche al centrocampista, Marek Hamsik, che gioca nel Napoli. La Slovacchia si incontrerà con l’Italia giovedì 24.
Il regime di Pyongyang come accoglierà al rientro la squadra che ha avuto ben sette goal dal Portogallo?  Nel 1966 i giocatori nordcoreani, che persero clamorosamente ai mondiali di calcio che si disputavano in Inghilterra, al loro rientro vennero ristretti in un lager per essere rieducati su ordine di Kim Il Sung. Sarà più clemente il figlio e attuale dittatore Kim Jong Il? Quali saranno le punizioni in una dittatura asiatica paranoica con bomba atomica per i giocatori della Corea del Nord?

25/6/10 - Inviati RAI ai mondiali: Eugenio De Paoli, Jacopo Volpi, Bruno Gentili, Marco Civoli, Fabrizio Failla, Carlo Paris, Enrico Varriale, Amedeo Goria, Marco Mazzocchi, Alessandro Forti, Paolo Arcaro, Gianni Cerqueti , Stefano Bazzotto, Paolo Paganini, Simona Rolandi, Gianni Bezzi, Alberto Rimedio, Marco Lollobrigida, Salvatore Bagni, Fulvio Collovati,  Ubaldo Righetti, Carlo Longhi, Daniele Tombolino, Sandro Mazzola (l’unico che sembra capirci qualcosa), Gian Piero Gasperini, Beppe Dossena, Marino Bartoletti, Ivan Zazzeroni + tecnici e qualcun altro di cui mi sfugge il nome. In collegamento con piazza da Siena a Roma: Maurizio Costanzo, Giampiero Galeazzi, Paola Ferrari.  Il chiacchiericcio dei “giornalisti” RAI, è molto più molesto delle pur  fastidiose vuvuzelas.

28/6/10 - Se è consueto saltare sul carro del vincitore, è normale scendere di corsa dal carro del perdente. E il calcio, ahimè, è  archetipo  del costume italico. Ma la nazionale esclusa dai Mondiali è l’immagine del Paese morente? L’Italia vinse due titoli mondiali consecutivi nel 1934 e nel 1938. Mussolini poteva ricavarne: “le prodezze sportive accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto”. Ma per più di qualcuno quegli anni non furono memorabili. Poi si rivinse in Spagna nel 1982: c’era  Pertini a tifare per gli azzurri, presidente partigiano, socialista, laico, simpatico. In quell’anno vennero ammazzati dalla mafia Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, il terrorismo sterminò sedici persone, i fedayn palestinesi spararono agli ebrei romani che uscivano dalla sinagoga uccidendo un bambino. Altro titolo mondiale nel 2006: gli azzurri accolti a Roma trionfalmente a Palazzo Chigi, da dove una carinissima ministro dello Sport Melandri, salì fisicamente sul camion aperto che attraversò (immobilizzandolo) il centro cittadino per una intera serata.  Niente quella vittoria portò alla politica e al paese. Ma è giusto così, il calcio è un gioco, e ogni parallelismo è risibile. Non sembrano capirlo i nostri insignificanti politici che hanno sgomitato per lasciare il loro inutile epitaffio sulla sconfitta (un po’ annunciata) della nazionale italiana.  Anche il Segretario di Stato vaticano ha detto la sua.

2/7/10 - Il Ghana è il maggior produttore di cacao del mondo per la cui raccolta sono impiegate quasi esclusivamente donne. La squadra, l’unica africana arrivata tra le prime otto, è accompagnata, come tradizione locale da un pastore. I ghanesi si rivolgono a Dio prima della partita, nell’intervallo e alla fine. Sono in maggioranza evangelici, ma si uniscono al rito anche giocatori musulmani. Dopo la vittoria con gli Stati Uniti anche il presidente ghanese, John Atta Mills, si è unito alla preghiera.  Questa sera il Ghana incontrerà l’ Uruguay.
Per seguire le partite senza distrarsi dalla religione, a Riad sono comparse delle moschee mobili. Grossi camion con rubinetti per consentire le abluzioni ai fedeli, distribuzione di tappeti da srotolare sui marciapiedi, schermi spenti per cinque minuti, il tempo di rivolgersi ad Allah. Purtroppo per i tifosi un paio di giorni fa il muezzin ha chiamato alla preghiera durante i calci di rigore della partita Giappone Paraguay. Un ristorante di Phoenix, in Arizona, ha inserito nel menu un hamburger di leone in omaggio ai Mondiali sudafricani. Gli animalisti hanno minacciato di far saltare il locale

6/7/10 - I giornalisti non ne hanno parlato, ma il 10 giugno, in Thailandia, è stato dato un calcio d’inizio particolare: la “Coppa del mondo 2010 dietro le sbarre”. Gli atleti sono stati selezionati  tra i 10mila detenuti stranieri di 90 nazionalità diverse che si trovano nelle prigioni del Paese. La prima partita, come a Città del Capo, è stata Sudafrica-Messico, l’ultima si disputerà lo stesso giorno di quello africano. Il campionato è stato organizzato nel carcere di Klong Prem, a nord di Bangkok.  Le partite vengono trasmesse dalla tv locale Pbs.  I giocatori e il pubblico, circa 300 persone, sono state selezionate tra i detenuti che hanno tenuto una buona condotta.

8/7/10 - Gli argentini chiedono al ct Maradona di non lasciarli. La presidenta Cristina Kirchner, ha invitato la squadra alla Casa Rosada, ma Lionel Messi dice che non è possibile perché non sono degni di tanto onore. Dieguito vuole ritirarsi e la Federcalcio argentina afferma che sarà lui a decidere il proprio futuro. “Alla fine – scrive Darwin Pastorin sull’Unità – ascolterà soltanto il pulsare delle sue vene, quelle vene perennemente aperte, le vene dell’America latina, bellezza e naufragio, le vene di un campione unico e irripetibile”. Cesar Cigliutti è il presidente di una associazione omo argentina (www.cha.org.ar) , ed è convinto che il 14 luglio al Senato passerà la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, già approvata alla Camera il 5 maggio scorso.  La Chiesa cattolica avrebbe voluto negoziare l’unione civile a livello nazionale, ma ancora più negativi nei confronti del mondo gay sono gli evangelici. Che, del resto, sono ormai più numerosi dei cattolici in tutta l’America latina.  Cigliutti dice che il calcio è omofobico, anche se, ricorda, Maradona anni fa venne trovato nudo con altri uomini durante una festicciola….

11/7/10 - La fotografa sudafricana Zanele Muholi  nei giorni dei Mondiali di calcio, ha esposto le sue foto in una importante galleria di Città del Capo. Volti femminili in bianco e nero. Tutte sono lesbiche, molte sono calciatrici. Muholi ha fondato nel 2008 la Thokozani Football Club, squadra che parteciperà ai giochi gay di Colonia che si svolgeranno ad agosto.  Molti passi sono stati fatti in Sudafrica sulla strada dei diritti ma le lesbiche sono considerate dei paria: una delle calciatrici ritratta nella mostra è stata lapidata nel 2007. Se ne parla pochissimo, ma esiste nel Paese un macabro rituale che prevede lo stupro collettivo delle omosessuali prima di essere ammazzate.
I miracoli tirano e il polpo Paul dell’acquario di Oberhusen vive il suo momento di celebrità. Ha indovinato sette pronostici consecutivi, cioè una probabilità statistica di accadimento di poco più dell’1%.  Chissà Paul dove poggerebbe i suoi tentacoli se nell’acquario venisse calata una foto di Casini  e una di Bossi. Cosa lasceranno al Sudafrica questi Mondiali di calcio? Non sarà questa manifestazione l’ennesimo cavallo di Troia per depredare ancora il Paese (e il continente) ?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


 

24/10/10 – Al Sud

Finalmente si è capito chi pagherà il conto del federalismo fiscale. L’ha spiegato, con il candore che lo rende uno dei personaggi rivelatori della politica italiana, Roberto Calderoli. Le Regioni potranno aumentare l’addizionale Irpef sino al 3%; in cambio, saranno diminuite le imposte sulle aziende. E i lavoratori dipendenti? Ha risposto Calderoli: “certo, si può fare il caso di un lavoratore dal reddito medio-alto che paga l’addizionale Irpef ma che non beneficia né del calo dell’Irap né dell’Ires. Ma quanti sono in questa situazione?”. In questa situazione sono i salariati, che pagano le tasse vuoi per virtù vuoi per necessità; e i loro redditi, che per le statistiche sono medio-alti, nella realtà sono medio-bassi.  …Resta un dato: la distribuzione iniqua del carico fiscale è il vero scandalo italiano. Se il federalismo, anziché correggerlo, lo aggrava, non serve a molto.  http://blog.aldocazzullo.it 

Grande effetto mediatico per il tricolore bruciato a Terzigno. Gesto forte, anche perché è possibile che quel sud si stia chiedendo quale sia la propria appartenenza alla comunità nazionale. Domanda legittima dopo il ventennio leghista diventato cultura di governo. Il sud è ormai dipinto come una palla al piede per lo sviluppo, mentre il federalismo è il toccasana per disfarsi del mezzogiorno ingordo e inutile, che è bene lasciare al suo ruolo non essenziale.
La rivolta di Terzigno nasce dall’incuria della politica degli ultimi anni, ma affonda le radici per il lungo abbandono che rafforza l’interesse, in tutto il Mezzogiorno, per il partito del sud. In prossimità del centocinquantesimo dell’Unità d’Italia è un campanello d’allarme.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it   - Qui i vostri COMMENTI

Terroni, il libro di Pino Aprile (edizioni Piemme, euro 17.50) che ha venduto quasi duecentomila copie in un paio di mesi, racconta la storia del sud dall’Unità ad oggi raccontando l’appropriazione indebita di queste terre ad opera del nord

C’è solo un paese dove i cristiani sono cresciuti in numero in tutto il medio oriente: in Israele da 34 mila che erano nel 1949 sono diventati 163mila, e saranno 187mila nel 2020. Invece, nei paesi musulmani i cristiani diminuiscono, ma le cinquanta chiese ospitate al sinodo preferiscono dare addosso a Israele, dove godono di piena libertà di culto e di espressione.  Attaccano Israele perché non pagano pegno, se attaccassero l’islam radicale invece pagherebbero un prezzo altissimo. Il tatticismo che usano li condanna al suicidio. (David Rosen, direttore del dipartimento per gli Affari interreligiosi dell’American Jewish Committee)


22/10/10 –  Carne

Quando si dice che la religione sta tornando, in realtà si confonde la religiosità con il fenomeno socioculturale che la vede trasformarsi in strumento di lotta politica. Un fenomeno che riguarda quelle aree dove c’è e torna la povertà economica, e dove c’è e torna l’ignoranza. La religiosità vissuta come fatto privato, stigmatizzata da Benedetto XVI, è un fenomeno culturale molto diverso. Che non solo è compatibile con la laicità, ma a certe condizioni può arricchirla (Gilberto Corbellini, www.ilsole24ore.com)
C’è solo un passo tra lo spargere sangue animale e lo spargere sangue umano (Isaac B. Singer)
La Chiesa è attrezzata,
e può vantare un’esperienza più che millenaria di lobbying. I laici? (http://www.uaar.it/news/2010/10/15/dio-non-torna-tornato-clericalismo/)

“Se niente importa” è un bel libro di Jonathan Safran Foer (Guanda, € 18), insieme racconto, inchiesta e testimonianza. L’autore invita alla riflessione, mostrando nel dolore degli animali – e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è più debole e senza voce – il confine fra umano e inumano, fra chi accetta senza riflettere le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione. Foer ha percorso gli Stati Uniti visitando gli allevamenti dove gli animali, dai maiali alle galline, dalle mucche alle pecore, vivono in spazi ristretti, spesso impilati sicché quelli nelle gabbie sottostanti vivono sommersi dagli escrementi. In più gli animali sono sottoposti a regimi alimentari impropri, tra cui massicce dosi di farmaci. Sono animali malaticci inviati nei mattatoi dove vengono uccisi con scariche elettriche. Spesso sono ancora vivi mentre, sul tapis roulant, si avviano alla dissezione.
Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con la quale ha stabilito che la carne proveniente da animali che non sono stati storditi prima dell’uccisione devono avere una etichetta che riporta l’informazione. Benissimo, è una norma in più che potrà tranquillizzare i carnivori. Nel riportare la notizia alcuni organi di stampa cialtroni , Padania in testa, hanno attribuito la mancanza di intontimento dell’animale alla sola macellazione halal, cioè quella in uso tra gli islamici. Non è il solito attacco xenofobo ma è soprattutto ignorante. In Italia la macellazione avviene in mattatoi controllati dalle Asl che garantiscono lo stordimento agli animali. La macellazione rituale halal è la stessa che usano gli ebrei, cioè col taglio netto alla giugulare affinché l’animale muoia sul colpo, perché, come viene prescritto ritualmente “l’uomo è superiore all’animale ma non ne è il padrone”.  A Roma ebrei e musulmani - che macellano nell’unico mattatoio comunale che esiste in città -  hanno raggiunto un accordo per cui i musulmani prendono i quarti posteriori giacché gli ebrei consumano solo i quarti anteriori dell’animale. 
Di tanto in tanto si legge di macellazioni clandestine, ma non sono legate a riti religiosi, quanto piuttosto a mercato (nero) parallelo.  
Questi riti legati al cibo, seppur razionalmente ridicoli, sono molto importanti per chi vuole identificarsi con la sua religione/cultura, perché aiutano a mantenere un baluardo all’assimilazione e a fortificare la propria identità.  Del resto nessun laico (o ateo intelligente*) desidererebbe mai l’assimilazione di chi ha una religione che trasformi i singoli in greggi ammaestrati, perché è lo spazio pubblico che deve essere neutro, mentre  per la spesa degli alimentari e per la propria vita personale ognuno si regola come preferisce.   
Accreditare come ha fatto la stampa deteriore che la macellazione rituale non prevede lo stordimento dell’animale, è il solito rimescolamento del fango che serve a fomentare guerricciole di cui proprio non si sente il bisogno.  Le uniche necessità che ha un paese sano sono regole certe per tutti, anche per gli animali
E doveroso aggiungere che  diete vegetariane ben calibrate sono adatte alle persone in tutti gli stadi del ciclo di vita, compresa la gravidanza, l’allattamento, l’infanzia e l’adolescenza. Hanno un apporto minore di colesterolo e grassi saturi e un apporto maggiore di fibre, magnesio, potassio, vitamine C ed E, folacina, carotenoidi, flavonoidi e fitochimici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it   - Qui i vostri COMMENTI

* Gli Incoerenti http://www.nessundio.net/blog/2010/10/16/4521/ 


20/10/10 –  La negazione

Una legge contro il negazionismo secondo me non sarebbe né una scelta intelligente, né una scelta lungimirante. Non aiuta né a farsi un’opinione, né a far maturare una coscienza civile. L’Italia ha bisogno di una pedagogia, di una didattica della storia, di un modo serio e argomentato di discutere e di riflettere sui fatti della storia. Non servono leggi che hanno il solo effetto di incrementare la categoria dei martiri (David Bidussa, storico delle idee)

Con una lettera inviata a la Repubblica il 15 ottobre, il presidente della comunità ebraica romana, ha proposto di introdurre una legge per il reato di negazionismo.  La richiesta è arrivata all’indomani dell’ennesimo intervento del professore Claudio Moffa  che, nella lezione conclusiva del master “Mattei nel vicino e medio oriente” all’università di Teramo, ha sostenuto che non c’è alcun documento autografo di Hitler che dica di sterminare gli ebrei. Va detto che il professore queste tesi le ha sostenute recentemente anche durante una lezione svolta nella sede della Federazione nazionale della stampa (sic) senza nessuno scandalo (ad eccezione di Riccardo Chiaberge che segnalò l’incongruenza della conferenza su Il Fatto).  Il prof. Moffa spadroneggia sul web, ad esempio sul sito del partito di Storace*.
Se può essere comprensibile lo scoramento che ha spinto il presidente della Cer Riccardo Pacifici – per il quale nutro stima e affetto –  nel formulare una proposta così forte, va ribadito che il negazionismo è un male culturale e sociale  che deve essere contrastato con mezzi culturali e sociali, e  imboccare la strada di vietarlo per legge è un azzardo che la democrazia liberale potrebbe non sostenere.  Consegnarsi ad una legge penale su questi temi è una debolezza, è una resa delle ragioni della nostra cultura.
Non sorprende che i si più squillanti all’eventuale legge, sono venuti da quei leader eredi morali di quanti firmarono il manifesto della razza. Così come non hanno stupito le dichiarazioni degli impettiti Polverini e Alemanno (presidente della regione Lazio e sindaco di Roma), che alzata la bocca dal fiero pasto – cioè le rituali corone per ricordare il rastrellamento del 16 settembre ’43 – annunciano viaggi ad Auschwitz, ormai diventati un magma indistinto con la visita alle foibe e a Hiroshima, tour inseriti dal sindaco nei percorsi offerti agli studenti. E al diavolo la specificità della Shoah.
Piuttosto è il mondo accademico che deve trovare il modo per non far salire in cattedra questi professori: chi non conosce i frattali non insegnerà matematica, chi ignora la teoria dei giochi non parlerà di statistica, chi non sa la storia non può occupare abusivamente una cattedra. Il pensiero, anche quello demente, può essere praticato, anche urlato, ma non da una aula universitaria.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*14/10/10 – Ampliare    http://www.nessundio.net/blog/2010/10/14/4515/

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-10-17/2010101716916529.pdf
http://80.241.231.25/ucei/Viewer.aspx?ID=2010101616908786


18 /10/10 – Integrarsi

Maricica, romena di 32 anni, ora è morta. Per una lite banale e un pugno ricevuto in faccia. Alessio, romano di 20 anni, ora si dice pentito amaramente. Fine della storia avvenuta alla stazione Anagnina di Roma. Derubricata a qualche titolo in cronaca. Ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se le parti fossero state invertite. I titoli sarebbero in politica e non in cronaca, si urlerebbe all’invasore violento, si darebbe la caccia all’untore. Il punto è che tutti i morti sono uguali, nessuna distinzione di passaporto ed etnia. E la verità che si tende a ignorare nascondendosi dietro la foglia di fico dell’uomo nero, è che c’è troppa violenza nelle nostre città. Ma per capire il risentimento che dalle periferie al centro le percorre tutte, da Nord a Sud, occorre avere orecchie fini, anime adatte e soprattutto la passione di capire. Qualità che mancano alla nostra politica, totalmente assente in questa vicenda. E forse anche un po’ in tutti noi. Se la cronaca ne offre occasione siamo diventati veloci a urlare all’untore. Altrimenti dimentichiamo presto, aspettando l’occasione successiva. (www.ilsole24ore.com)

Non sono tutte belle le famiglie italiane, ed importante è poterne uscire. A Modena qualche settimana fa una donna pachistana è stata uccisa a sassate dal marito perché si è opposta al matrimonio forzato della figlia. La cronaca ci racconta che la giovane era stata ritirata dalla scuola che frequentava con successo perché il padre temeva una possibile indipendenza della ragazza.  Come ben sappiamo noi italiani che solo da poco (e parzialmente) siamo usciti dal medioevo più cupo*, le trasformazioni individuali sono spinte da modifiche culturali esterne, a volte aiutate con l’osservanza delle leggi vigenti (ad esempio il rispetto della 152/1975 che impone di girare col volto scoperto), altre adeguando le normative ai tempi moderni. Se si accelerassero i tempi per la cittadinanza, o anche se si consentisse ai bambini nati qui di avere la nazionalità, si offrirebbe una possibilità di tutela in più a quanti, per tradizioni culturali e religiose, sottomettono donne e figlioli.
In Gran Bretagna  l’esecutivo Blair, ha provato ad arginare la piaga dei forced marriages alzando il limite del consenso al matrimonio per gli extracomunitari a 21 anni, e nel 2005 aprendo lo sportello governativo Forced Marriage Unit. Nel 2007 il parlamento ha legiferato il Forced Marriage Act per supportare e reinserire nella società le donne costrette a matrimoni non autorizzati. La Scozia sta preparando un nuovo provvedimento che renderebbe il matrimonio forzato un reato penale.
Ovviamente il problema della sottomissione delle donne in Gran Bretagna è ben lungi dall’essere risolto, anche se la presenza di alcune donne pachistane nel parlamento, tra cui Sayeeda Warsi  in una eminente posizione nel partito di Cameron, lascia ben sperare.
Sui matrimoni forzati la Gran Bretagna ha prodotto film e libri, alcuni noti anche da noi. Tra questi Il Budda delle periferie e Mio figlio il fanatico dello scrittore anglopachistano Hanif Kureishi. O Londonistan di Melanie Parker.  Tanti anche i film, tra cui East is East che analizza la profonda frattura tra la prima e la seconda generazione di immigrati dal Pakistan, e London River con Blenda Blethyn. Senza dimenticare il capostipite My Beautiful Laundrette di Stephen Frears, dove a rifiutare il matrimonio è Omar, innamorato del bell’amico d’infanzia Johnny.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*In Italia nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale. (dal libro di Caterina Soffici, Ma le donne no, Feltrinelli)

http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php/1997-Kureishi-Hanif-Il-Budda-delle-periferie
http://it.movies.yahoo.com/e/east-is-east/index-368836.html
http://www.youtube.com/watch?v=xzSdRNxWJbs


16/10/10 – Gli incoerenti

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L’indifferenza è il peso morto della storia. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. E allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.” (Antonio Gramsci, 1891-1937. Fondatore del Partito comunista italiano, 1921)
La Chiesa è attrezzata, e può vantare un’esperienza più che millenaria di lobbying. I laici? (http://www.uaar.it/news/2010/10/15/dio-non-torna-tornato-clericalismo/)

Nick Clegg, vice primo ministro inglese, è al centro di durissime polemiche, accusato principalmente di incoerenza.  Come è noto il politico LibDem si  dice ateo, e grazie anche a questa sua dichiarazione, percepita come una maggiore neutralità di giudizio, si è conquistato il voto dei musulmani* . Clegg, sposato con una spagnola cattolica, ha tre figli che ha battezzato, ma in campagna elettorale ha teso a interpretare questo fatto come un piccolo omaggio alla cultura della sua compagna. In Inghilterra i credenti – escludendo i musulmani – non sono tantissimi (si dichiarano tali solo il 10%)  e tra questi solo il 2% sono cattolici.  Una volta arrivato al governo l’ateo Clegg ha iscritto suo figlio al London Oratory, prestigiosissima scuola cattolica.  In Gran Bretagna le scuole cattoliche non sono come le nostre Villa Flaminia o san Giuseppe Demerode, dove l’unico requisito per essere accolti è avere un cospicuo conto bancario, ma viene richiesto agli studenti di appartenere ad una parrocchia di quartiere, con tanto di dichiarazione da parte del parroco, e la provata fede dei genitori. Come non bastasse  Clegg ha anche forzato sul domicilio, in quanto la scuola è a Chelsea, mentre lui e la sua famiglia abitano a Putney. E a Londra la ripartizione territoriale degli studenti  è rigidissima.  La scuola scelta dal vicepremier è considerata integralista rispetto ad altri istituti cattolici, gli studenti sono obbligati a pregare più volte al giorno oltre a frequentare la messa giornalmente. Gli insegnanti sono di livello altissimo, il che rende possibile un curriculum prestigioso per accedere alla fine del corso di studio ai più autorevoli college universitari.  
I talk show, i giornali, ma anche gli elettori, stanno martellando Clegg perché dia spiegazioni credibili sulla scelta, che oltre ad essere incoerente sul piano etico mostra un eccesso di classismo, ahimè tipico tra i borghesi piccoli piccoli, quelli del vorrei anche se non potrei.  E’ molto interessante questa “curiosità” sulla vita privata dei politici.  Curiosare in questo privato qui, sarebbe importante anche nel nostro amato Paese. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Birminghan è la città con il più alto numero di musulmani: 170mila abitanti di fede islamica e 116 moschee. In questa città ha preso forza il Bnp (British National Party) e si è radicato il fondamentalismo pachistano. Qui Clegg ha preso molti voti


14/10/10 – Ampliare

E in fondo perché no? Perché non andarcene da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile  ricominciare da zero (Nathan Zac, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)

L’abbraccio di Silvio Berlusconi non si è fermato al reintegro di Francesco Storace, leader de La Destra, ma si estende ai satelliti del politico fascista. Piero Puschiavo, leader di Fiamma futura ha stretto un rapporto con La Destra e, nel caso possibile di elezioni primaverili, entrerà nel Pdl e da lì nel Parlamento. Puschiavo, prima di Fiamma futura,  è stato il fondatore di Veneto Fronte Skinhead e dirigente di Fiamma tricolore.  Negli anni ’90 è stato rinviato a giudizio per apologia di genocidio e istigazione all’odio razziale. Nel 2005 è stato assolto e risarcito con 10mila € per i ritardi giudiziari. Agli atti (e alla memoria) è rimasto il testo dei manifesti del suo movimento apparsi a Verona: “Siamo un gruppo di giustizieri nazifascisti. Rivendichiamo la nostra territorialità messa a dura prova con l’arrivo dei cani negri che contaminano la nostra terra”.  Rispetto al fascismo Puschiavo dice: “la storia non deve essere rinnegata”; sull’omosessualità : “non dico che sono delinquenti, ma l’omosessualità è una patologia da curare”; sull’immigrazione: “deve essere contrastata completamente”; sull’ebraismo : “non siamo antisemiti ma antisionisti e l’Italia dovrebbe rompere i rapporti con Israele” (posizione condivisa con molta sinistra). Più esponenti di Fiamma futura sono consiglieri in parecchi piccoli comuni veneti, generalmente eletti all’interno di liste civiche.
Che l’amatissimo Silvio abbia un certo pendant  per i fascisti è cosa innegabile. Non  solo perché volle fortissimamente Ciarrapico al Senato (contro il parere di Fini), ma anche per il suo recente innamoramento per Daniela Santanchè, promossa colonnella sul campo. Dopo aver abbandonato Alleanza Nazionale perché i suoi esponenti avevano le palle di velluto (le sue uscite sono volgarissime come è noto), entrò ne La Destra di Storace candidandosi premier. Memorabile una sua intervista “barbarica” rilasciata a Daria Bignardi, in cui ne disse di ogni a Silvio, impegnandosi pubblicamente a non dargliela (sic).  Entrata alla grande nel Pdl è stata insignita dal titolo di sottosegretaria al Programma, esautorando del tutto il fuori sincrono Rotondi.  La sottosegretaria  ruppe con Fini (pallemosce), reo – seppur con un ritardo di oltre cinquanta anni – di dire che il fascismo fu un male assoluto, fascismo da lei rivendicato con orgoglio.
Domanda doverosa: il governo e il Pdl sono antifascisti?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Francesco Storace è stato “governatore” della Regione Lazio. Durante la sua presidenza si è prodotto un buco nella sanità che, ad oggi, è rappezzato in piccolissima parte. Presentatosi per il secondo mandato, venne scalzato da Piero Marrazzo. Ai danni del quale ci furono pedinamenti e intercettazioni, che Storace disse di conoscere e di non averne parlato perché troppo scabrosi. In vista di una possibile rielezione di Marrazzo uscirono le storie sugli amori trans del politico di centrosx. A tutt’oggi non si sa chi li ha rivelati. Daniela Santanchè, 50 anni, indossa bellissime scarpe con i tacchi altissimi e cammina con passo sicuro e  disinvolto sui sampietrini romani che sono, come noto, sconnessi. Ha anche belle borse.

1/11/09
- E’ evidente che il triste caso del presidente della regione Lazio Piero Marrazzo è esploso adesso perché adesso era utile a qualcuno, prima o poi sapremo a chi. Presto l’ex governatore  tornerà al suo posto in rai, magari parteciperà ad un porta a porta dove spiegherà perché – forse – ha scelto di farsi ricattare, probabilmente scriverà un libro che andrà a ruba e questo sarà uno dei tanti momenti difficili che capitano nella vita ma che poi finiscono.
Su Novella 2000 un amico di Natalì racconta che il presidente passava spesso la sera per fare un bagno caldo, guardare la televisione in accappatoio, parlare della giornata di lavoro e della famiglia. In cambio di questo calore sembra che aiutasse l’ospitale amica a pagare il mutuo della casa in Brasile. Giornali e talk show sono unanimi  nel dire che la vita privata ognuno se la gestisce come crede, però sulla punta della lingua c’è il veleno. Perché mai Marrazzo che pure aveva soldi, potere, una moglie bellina, andava con quel mascherone zinnuto? E certo non mancano le spiegazioni degli espertoni: omosessualità non confessata, identità fragile, ricerca della trasgressione ma anche del relax. Probabile, ma che importa dirlo. Resta il fatto che abbandonarsi tra le braccia di una persona che non chiede, morbida e avvolgente, magari  imperfetta ma che ci rassicura sulle nostre performance, è quello che tutti cerchiamo. Qualcuno questo calore lo da gratuitamente a uomini o donne che ne gioiscono, altri lo pagano, ma è questo il problema? Bello sarebbe stato se  Marrazzo avesse convocato una conferenza stampa per dire “ si, vado con i trans, questi sono i miei gusti sessuali, sto bene così”. Si potrebbe obiettare che lui ha una moglie, ma chi l’ha detto che tutte le famiglie devono essere quelle del mulino bianco? E siamo sicuri che le mogli (o i mariti) che amano non comprendono? Se il presidente avesse parlato avrebbe in un colpo solo vendicato tutti quelli che hanno amori un po’ veloci, a part time,  passioni difficili… Che sono compatiti dai parenti serpenti perché non ti sei riprodotto come un coniglio e non vivi col patema d’animo di come tenerti stretto il marito. Cari signori dei talk show che vi chiedete come sia il sesso ( e l’affetto e l’amore)  al di fuori della capannetta che vi siete costruiti per sussiego alla normalità, è bene che sappiate che il cuore batte anche senza la famigliola del mulino bianco. E batte forte.
Dispiace che in questo Paese non si può dire a voce alta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


13/10/10 – Guerra di classe

Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
… le donne  potrebbero essere le uniche che incontrando una donna infagottata, avrebbero la capacità di chiedere se è possibile che ai loro occhi siamo così impure da non potere scambiarci un sorriso. Domandare se usano gli strumenti della libertà democratica, che tanto ci è costata, per abolire la libertà, loro e nostra
http://www.nessundio.net/blog/2010/09/20/4438/ )
Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per  cose giuste (Philip Roth. Indignazione, Einaudi)

L’immigrazione porta con sé stili di vita, spesso conditi da arretratezze religiose, che cozzano con la nostra quotidianità. Della complicatezza si giovano i movimenti xenofobi e razzisti che ormai fanno man bassa di voti in Italia, Ungheria, Olanda, Svezia, Austria… Seppellito il multiculturalismo, la strada da percorrere sarebbe l’integrazione,  e c’è chi si ispira al modello  Gert Wilders di una assimilazione forzata che porti tutti ad adeguarsi alla cultura dominante considerando gli stranieri, soprattutto quelli islamici, potenziali nemici. Più o meno è quello che propone la Lega che contrappone il crocefisso all’islam. La differenza fra Wilders – che oggi da un appoggio esterno al governo democristiano-liberale olandese – e la Lega nostrana, è che l’Olanda è un paese non teocratico. Per cui il segretario del Pvv, seppure in modo illiberale, rivendica Amsterdam come capitale dell’omosessualità (per esempio) e la Lega rivendica il crocefisso inchiodato sui muri e la salsiccia di maiale pucciata nel cappuccino in chiave antislamica. La crisi economica favorisce questi movimenti che confermano che separare l’emotività dalla razionalità è complicato. E purtroppo gli elettori non possono avvalersi di uno psichiatra che li aiuti a districarsi tra parte bassa e alta del corpo mentre votano.
Quanto all’eccesso di malevolenza nei confronti degli immigrati islamici è bene tenere a mente un paio di cose:  alle nostre latitudini la situazione delle donne è certamente migliore che negli Stati islamici, ma certo non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché siamo ad un diverso livello di sviluppo*. Viene bene questo esempio: in Turchia una direttora di un settimanale è stata licenziata perché, in occasione del bicentenario della nascita di Darwin, ha messo la foto del naturalista in copertina. Ma anche in Occidente (non solo in Italia) autorevoli politici e intellettuali vorrebbero far passare il disegno intelligente unito all’evoluzione come teoria scientifica. Credo che dovremmo tendere all’emancipazione degli immigrati, soprattutto di quelli che ancora non riescono a districarsi dalla superstizione religiosa, mentre sembra che ci stiamo spensieratamente avviando a un generale arretramento delle nostre società.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Si dice: orrori come questo sono sempre successi. E’ vero: le pareti di casa hanno sempre coperto stupri, incesti e botte. Ma è vero solo a metà, dunque è falso. Perché la sproporzione fra l’arcaismo degli uomini e la modernità delle ragazze è una novità enorme. Nelle figure della adolescente Sarah e di suo zio si è incarnata atrocemente. Uno dei due era mostruosamente fuori posto, e dunque ha violato e tolto al mondo quella per la quale la vita era una promessa… Chi si accontenta di osservare che “è sempre successo” dovrebbe tirarne le conseguenze. Che proprio questo resti uguale in un mondo così cambiato, bisognerà pur spiegarlo. (Piccola Posta di Adriano Sofri)

 

11/10/10 – Demografia totalitaria*  

E’ quel che ammiro negli italiani più giovani, la lenta diminuzione dell’ambizione, il riconoscere che il meglio è alle loro spalle… noi americani potremmo imparare molto dal loro aggraziato declino (Gary Shteyngart, Super Sud True Love Story, libro che presto sarà edito in Italia per Einaudi)

Il sindaco di Roma, coadiuvato dall’assessore all’istruzione Laura Marsilio e dalla delegata alla famiglia e alle pari opportunità Lavinia Mennuni, nella splendida cornice del Bioparco, sabato 9 ha premiato le mamme di famiglie numerose con un bonus di 500 €, tessere metrebus e aci, un pacco con prodotti caseari”. Il sabato 9 a cui si riferisce il breve comunicato emesso dal Campidoglio è quello di tre giorni fa e non un sabato degli anni Trenta come potrebbe sembrare. E’ il picaresco modo in cui il sindaco Alemanno ha deciso di festeggiare il voto – ovviamente all’unanimità – che ha deliberato il quoziente familiare alla romana. Con una concessione all’evo in cui viviamo anche le famiglie di conviventi potranno accedere ai bonus.  L’agevolazione alle coppie irregolari non deve essere stata una scelta indolore, perché in politica – specie durante le elezioni – famiglia vuol dire una società chiusa basata sull’aiuto dei e dai nonni, sbarrata all’esterno, arretrata, alla continua ricerca di una raccomandazione o di una spintarella per trovare un lavoro o lavoretto ai figli.
Il quoziente familiare, invocato dai politici con la stessa frequenza con cui si fabbricano dossier giornalistici per screditare i colleghi che potrebbero farti ombra,  è un meccanismo fiscale che serve a sostenere le famiglie più numerose. Ad esempio in Francia una famiglia monoreddito con tre figli e una rendita di 35mila € è esente da tassazione, oltre a godere di quei diritti estesi a tutta la popolazione che prevedono assegni familiari fin dalla gravidanza, bonus per il baby sitting, nidi, permessi dal lavoro retribuiti. E’ questo che ha deliberato la giunta capitolina? Manco per niente, per il momento piccole gratifiche  a chi ha più di tre figli e un reddito inferiore a 25mila €. I bonus sono tessere per i mezzi pubblici, qualche piccolo sconto sulle utenze del gas e dell’energia, e pochissimo altro.
Le famiglie premiate dal sindaco al bioparco rappresentano oggi una vera anomalia, e con tutta la generosità e apertura di cui siamo capaci, pensare ad una congenere di 43 anni con 12 figli viene un moto di repulsa più che di disponibilità. La signora Ricci, supermamma romana, ha tenuto a dichiararsi di solidi principi cattolici  oltre che felice di aver accolto tutti i figli che le sono stati inviati. E questo è il tratto che ci divide, nella società moderna le donne scelgono, e non accettano doni dal cielo dagli sconosciuti. Con tutta evidenza il bonus capitolino morrà di morte naturale cozzando miseramente sulle casse vuote, quelle stesse casse esauste che hanno provocato la diminuzione di chilometri percorsi dei mezzi pubblici, che tradotto vuol dire meno autobus per strada, il prosciugamento degli spettacoli culturali che pure attraevano numerosi turisti,  la mancanza di programmazione per lavori importanti come il prolungamento della metro, la ricerca disperata di eventuali sponsor per la gestione di aziende municipalizzate, in passato fiore all’occhiello della capitale (è appena il caso di ricordare che si deve all’indimenticato sindaco Nathan** la creazione delle municipalizzate) .  Queste risibili riformette comunali non devono farci perdere di vista che il quoziente familiare, che da destra e sinistra i diversi leader politici propongono, prevede di calcolare l’imponibile dividendo il reddito complessivo di una famiglia in base al numero dei componenti. Questa misura aggraverebbe ulteriormente la sindrome italiana della donna a casa. Il quoziente sarebbe un deterrente all’uscita da casa delle donne, per le quali sarebbe più opportuno incentivare asili nido e stanziare fondi per favorire politiche di conciliazione, e anche, e questo sarebbe nella possibilità degli enti locali (se qualcuno magari dall’opposizione lo avesse ricordato al sindaco moretto) introdurre il bilancio di genere***.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Carl Ipsen, DEMOGRAFIA TOTALITARIA, Il Mulino, 29 €
La politica demografica fascista, cioè il complesso delle misure adottate dal regime per gestire i comportamenti demografici degli italiani, si espresse a diversi livelli: i controlli sulle migrazioni interne e sull’emigrazione, la creazione di nuovi centri abitati in Italia (si pensi alla bonifica dell’agro pontino) e nelle colonie africane, l’istituzione dell’Opera nazionale maternità e infanzia (con il lodevole intento di abbattere la maternità infantile), l’incoraggiamento alla procreazione (attraverso anche la punitiva tassa sui celibi) , i provvedimenti contro i matrimoni fra italiani e “non ariani”. In questo contesto furono rafforzati i servizi statistici ufficiali  (l’stituto nazionale di statistica fu creato nel 1926), mentre l’attenzione di demografi, economisti e storici venne richiamata sui problemi della popolazione, primo tra tutti la denatalità. La politica demografica fascista è stato un tentativo – non riuscito – di plasmare una nuova società italiana. Ipsen insegna storia nell’Università della California a Berkeley.

**(19/11/07) Cento anni fa Ernesto Nathan saliva le scale del Campidoglio con scarsa convinzione. Nato a Londra da una famiglia di ebrei tedeschi, cresciuto fra l’Inghilterra e Milano, era convinto che Roma era una città troppo provinciale e piena di trasformisti per poter gettare le basi di un cambiamento politico. Arrivato per la prima volta a Roma nel 1870 per lavorare come amministratore al giornale mazziniano La Roma del Popolo, aderì nel 1879 alla sinistra storica nello schieramento guidato da Francesco Crispi. Nel 1887 entrò nella Massoneria e dopo due anni fu eletto nel Consiglio comunale con delega ai Beni culturali e all’Economato. Un incarico importante considerato che in quegli anni Roma era diventata la capitale dell’Italia unita e che vedeva una vorticosa crescita demografica. Nel 1907 divenne sindaco, carica che tenne fino al 1913. Un frequente intercalare romano recita “nun c’è trippa pe’ gatti”  che potremmo leggere come un motto della sua amministrazione. Se da una parte la frase liquidò la superflua spesa del cibo per i gatti che soggiornavano negli archivi capitolini, dall’altra si può applicare alla sua ispirazione etica mazziniana, alle sue innovazioni, al suo governo riformista che impose limiti alla speculazione privata, e che, purtroppo, decretò la fine del suo governo usando come pretesto le sue posizioni sulla guerra di Libia. “Fino a quando un solo scolaro, entro la nostra cerchia amministrativa, non può ricevere istruzione e educazione civile in ambiente sano e consono, le considerazioni del bilancio finanziario devono cedere il passo alle imperative esigenze del bilancio morale e intellettuale”. Questa nobile affermazione rivela molto dell’uomo, che cercò sempre la collaborazione di intellettuali  e artisti d’avanguardia , da Duilio Cambellotti a Sibilla Aleramo, da Umberto Boccioni a Maria Montessori che fu a capo del Comitato nazionale donne italiane di cui facevano parte anche la moglie e la figlia di Nathan. Durante il suo incarico vennero aperti 150 asili comunali che fornivano anche la refezione (per intenderci oggi sono 320). Il 1911, cinquantenario dell’Unità, fu l’occasione per l’amministrazione di avviare un programma urbanistico che dalle case operaie di San Lorenzo arriva ai Fori, passando per il palazzo di Giustizia, la passeggiata archeologica che contemplava il verde pubblico, la creazione del quartiere Prati. Nacquero in quegli anni, per sottrarre i servizi di pubblica utilità alla speculazione privata, le prime aziende municipalizzate, tra le quali la centrale elettrica Montemartini (dal nome dell’assessore ai Lavori pubblici) sulla via Ostiense , inaugurata nel 1913 e che oggi è uno dei musei più affascinanti della città con la sua giustapposizione di marmi romani e macchinari di archeologia industriale. Nathan fu anche il primo a iniziare l’acquisizione pubblica di opere d’arte per i musei. Durante l’amministrazione Nathan la notte del 20 settembre spettacolari fuochi d’artificio facevano brillare la città, per ricordare  ai romani che non erano più sudditi del papa ma cittadini italiani. Tiziana Ficacci,www.nogod.it

***significherebbe valutare le voci di bilancio dal punto di vista delle pari opportunità, analizzare quanto viene speso sulla base di un principio di qualità, di beneficio per le donne. In Italia ancora meno delle metà delle donne lavora contro la media europea di sei su dieci.


 6 /10/10 – La coda

Tritare finemente prezzemolo, aglio, cipolla e carota. Tagliare la coda a pezzetti, lavarla e immergerla in acqua bollente.  Intanto lasciare soffriggere in una pentola il tritato e poi unire la coda sbollentata fino a che la carne sarà colorita: salare, pepare, continuare la rosolatura bagnando con vino bianco. Quando questo sarà evaporato unire una o due cucchiaiate di salsa di pomodoro. Coprire e cuocere il tutto a fuoco moderatissimo per circa 4 ore. Pulire le coste del sedano, tagliarle a pezzi e unirle alla carne dopo le 4 ore di cottura, lasciano la coda sul fuoco ancora per mezz’ora. Versare la carne sul piatto di portata servendola col suo sugo e ben calda.  (Ricetta per la coda alla vaccinara secondo Turchese Colonna)

Al sindaco di Roma non è sfuggito che le scuse “del Bossi”, seppur tirate con le tenaglie, sono state porte ai romani* e non ai suoi amministratori.  Probabilmente è per questo che ha organizzato per il 6 ottobre un pranzo davanti a Palazzo Chigi offrendo coda alla vaccinara (piatto romano) e polenta (cibo del nord) in segno di amicizia con i potenti leghisti che secondo la vulgata hanno fatto concessioni alal Capitale. Magari l’ennesima stupidaggine del sindaco servirà a  cambiare l’usuale tarallucci e vino  in polenta e coda. Perché la politica italiana è folclore.  Il Risorgimento è stato un intrigo dei poteri forti, la Resistenza che conta è solo quella elettrica e l’Rsi una comitiva di bravi ragazzi, la Costituzione serve per bloccare i lavori del premier, il tricolore è buono per nettarsi il culo, la Capitale è porcacciona,  e il fascistone Ciarrapico è senatore della Repubblica. E mica solo… ci si mette pure il papa a dire che la mafia non è in sintonia col vangelo, e pensare che la maggior parte di noi è cresciuta pensando che non è compatibile con la vita.  E’ probabile che queste cose la gente le ha sempre pensate, del resto in Italia nessuno ha mai preso le distanze nette dal fascismo e in tanti amano dirsi eredi del cattolicissimo De Gasperi che era antisemita esattamente come Ciarrapico.  Ma qualcuno li ha sciolti e il difficile sarà rimetterli in gabbia ’sti  schifosi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Umberto Bossi durante una selezione del concorso di Miss Padania a Lazzate (Monza) : “dopo il federalismo si farà il decentramento dei ministeri che non possono stare tutti a Roma, dove trovi le scritte S.P.Q.R. (Senatus Popolusque Romanus), che qui a nord si dice sono porci questi romani”.

6/10/10 – La coda (2)

Senatore Ciarrapico, testina fascista: il plurale di kippah (femminile singolare) fa kippot. Presidente Berlusconi: la scuola dirimpettaia non era israeliana, era israelitica. In inglese di dice “worst possibile scenario”. In ciociaro “peggio de così se more” (Sergio Della Pergola)

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha avuto nel corso degli anni un ripensamento critico rispetto all’antisemitismo, ma altre personalità che militano nel centro destra fanno emergere una inquietante continuità con il fascismo che, è sempre utile ricordare, “non ha mai risposto dei suoi crimini davanti al tribunale della Storia”. 
Particolarmente fastidioso è risultato in questi ultimi giorni l’ostentare amicizia nei confronti di Israele e le mille e più amplificate storie di salvataggio degli ebrei. Come ha saggiamente ricordato Amos Luzzatto, già presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane,  a questo spropositato numero di salvataggi ha in larga misura contribuito la falsità della Chiesa cattolica, che per assolvere Pio XII e il suo silenzio sui milioni di ebrei deportati e uccisi, ha gonfiato il numero dei pochi salvati. 
Se dovessimo dare per vere le storie - abbiamo sentito i salvataggi da parte del premier e del senatore Ciarrapico - di tutti questi ebrei, alla fine della guerra avremmo dovuto registrare almeno sei milioni di ebrei in più.  E comunque i cosiddetti salvatori si guardano bene dal raccontare quanto hanno guadagnato per offrire un cm di spazio a qualcuno – esattamente come la barzelletta, vera, raccontata da Silvio* – e ancora meno lo ha fatto la caritatevole Chiesa che quando ha aperto le porte lo ha fatto dietro pagamento. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Ho ospitato degli ebrei e gli ho chiesto di pagare una certa cifra al giorno tanto si sa sono ricchi. Che dici, devo dirgli che Hitler è morto (barzelletta raccontata dal premier)


4/10/10 – Letture  (s)consigliate

Per carità, anche il presidente del Consiglio ha diritto di vivere il suo momento no e straparlare. Però la storia delle pressioni su Barack Obama per salvare la finanza mondiale, unita a quella della lunga telefonata con Vladimir Putin per fermare l’attacco alla Georgia, che segue l’amicizia osmotica con Mohammar Gheddafi, speculare alla dichiarazione: “anche io sono israeliano”(Ciarrapico permettendo), beh, lasciano quasi senza fiato. A questo punto bisognerebbe prendere atto di una triste realtà: Berlusconi lo capiscono meglio all’estero. Fors’anche in qualche lontana isoletta dei Caraibi? (Luca Mangoni, il Riformista)

Saranno contenti alla Cei – a al Vaticano che gentilmente circonda l’Italia – del continuo aumento di politici e intellettuali che spingono alla lettura della Bibbia?  Incalzata da Famiglia cristiana il ministro Gelmini si è mostrata entusiasta di introdurre il libro nelle scuole, il presidente della Regione Veneto si è addirittura spinto a dire che ne offrirà una copia al patriarca di Venezia (evidentemente il politico dubita che il religioso l’abbia letta), l’assessore all’istruzione di quella Regione ne ha decretato l’obbligo di lettura a scuola, e, per ultimo, la sponsorizzazione di autorevoli intellettuali come Margherita Hack. Scartando i fondamentalismi alla veneta, cosa dire? Leggere una cosa in più è sempre meglio che una in meno.  Personalmente credo che la bibbia - cioè l’antico testamento e non come erroneamente si pensa anche il vangelo detto impropriamente nuovo testamento - sia una lettura interessante, mai noiosa, con tanti personaggi femminili di gran carattere (Rachele, Ester, Miriam, Debora, Ruth…).  Se si ha la pazienza e la voglia di leggere il testo in ebraico, magari traslitterato, può essere una sorpresa scoprire i suoni onomatopeici che accompagnano il racconto. E come dimenticare l’interpretazione che Freud ha dato del libro di Giobbe, l’uomo a cui succedeva di tutto perché il suo occhio vedeva Dio ma il suo orecchio non lo sentiva, in pratica lo schema dell’analisi freudiana, o le malattie di Mosè definite dal grande scienziato psicosomatiche. Insomma, una lettura che vale sicuramente prima o poi fare.
A scuola si leggono l’Iliade, dove si raccontano le vicende della guerra di Troia causate dal rapimento di Elena da parte di Paride, e l’Odissea, dove vengono narrate le peregrinazioni di Ulisse dalla fine della guerra di Troia al suo ritorno in patria. Nella Bibbia si riportano le vicende del popolo ebraico, prima schiavo in Egitto e poi in movimento verso la terra promessa (che Mosè vedrà solo da lontano). Si badi, la Bibbia è libro caro agli ebrei perché narra la storia dei  padri, ma non lo considerano testo religioso.
Sembra però che i nostri volenterosi politici vogliano attribuire all’affascinante libro una valenza religiosa. A questo punto, chi dovrebbe aiutare gli studenti nella lettura? I bravi professori formati dalla Cei la cui materia è facoltativa e che dovrebbero limitarsi all’insegnamento del catechismo cattolico? O il professore di lettere? Ci saranno nel caso passasse l’idea dei corsi di formazione per gli insegnanti che, come la maggior parte degli italiani, non conoscono la Bibbia? Una idea come si vede impraticabile al momento, come le tante proposte estemporanee che vengono fatte con tanto di raccolta di firme e che la gente, compresi rispettabili intellettuali, sottoscrive superficialmente. Come sanno quelli che frequentano la Chiesa cattolica e il catechismo, mai si fa cenno all’Antico testamento se non per alcuni passaggi che riguardano la creazione di Adamo ed Eva.
La mia conclusione è che la Bibbia non verrà introdotta nelle scuole, soprattutto per il disinteresse – e più – da parte della Cei.  Sull’accidia della ministro Gelmini non sembra il caso di aggiungere, se non che dovrebbe conoscere più di altri lo stato dell’istruzione e sentirsi obbligata a proporre reali programmi di studio che permettano agli studenti di competere con i loro colleghi europei.
Anche da questo episodio inerente la Bibbia, si evince che i politici italiani sono dei servi sciocchi. Vogliono omaggiare i vescovi, ma sbagliano pure i termini.
Chi invece sembra aver capito benissimo che la religione è una branca (rapace e potente) della politica è il presidente francese. Sarkozy sarà ricevuto l’8 ottobre in Vaticano, probabilmente per chiarire la questione rom. Benedetto XVI all’indomani dei primi rimpatri lesse in francese un richiamo “ad accogliere le legittime diversità umane”. Apparentemente una presa di distanza, ma la Chiesa cattolica francese, non sembra essere ostile alla politica sicurtaria del presidente. L’arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois in una omelia nella cattedrale di Notre-Dame ha detto che la questione è complessa e almeno quelli che compiono reati devono essere ricondotti alla frontiera (ma i rom rimpatriati sono stati discriminati per la loro etnia e non per reati commessi).  E a parte qualche critica di mons. Agostino Marchetto – che comunque ha lasciato l’incarico – l’Osservatore Romano non ha mai messo in discussione politiche sicurtarie di nessun tipo.

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1/10/09 - Leader
 
Abbiamo sentito
il leader in pectore della sinistra intelligente, Nichi Vendola, ripetere più volte ieri ad Annozero che Lavitola è l'erede della testata di Nenni. Non sembra l'inizio di una fulgida carriera (o forse si) mistificare sulla sinistra liberale e socialista che forse oggi non c'è più ma fa parte della storia di molti. Il consiglio a Vendola è di studiare almeno la storia recente. Non gli mancheranno parole barocche per raccontarcela.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

“Il Psi di Riccardo Nencini – informa una nota dell’ufficio stampa - ha chiesto, tramite il suo tesoriere e rappresentante legale Oreste Pastorelli, al liquidatore patrimonionale del vecchio Psi di adoperarsi per tutelare la proprietà della storica testata socialista “Avanti!” anche considerando il danno di immagine che ha provocato e continua a provocare spacciandosi come “quotidiano socialista dal 1896” quello attualmente in edicola diretto da Valter Lavitola. Il quotidiano Avanti! in edicola e nel web, salito alla ribalta della cronaca per le affermazioni del suo direttore a proposito della vicenda Fini-Tulliani, sta infatti utilizzando impropriamente una testata che non gli appartiene. Quella registrata nel 1996 presso il Tribunale di Roma, al registro della stampa, è infatti “L’Avanti!” con l’articolo determinativo proprio perché la società che ne è editrice non è proprietaria della testata originale del Psi.
A questo punto ci sono due certezze: il liquidatore del Psi ha l’obbligo di porre in essere tutte le azioni a tutela del patrimonio del disciolto Partito socialista italiano in cui rientra la storica testata; il quotidiano diretto da Valter Lavitola non ha nulla a che vedere con il quotidiano – conclude la nota - che venne diretto, tra gli altri, da Pietro Nenni”.



30/9/10 – S.P.Q.R. (2)

 …di Fini ormai sappiamo tutto e la sua vita privata è stata sezionata a vivo. Fini, con le sue debolezze e i suoi guai familiari, non ha più segreti per l’opinione pubblica. Ed è la terza carica dello Stato. Invece si vuole che la stessa opinione pubblica ignori che cosa abbia davvero fatto il premier nelle vicende che lo vedono imputato. Tutta la verità su Montecarlo e nessuna verità sul caso Mills? … Questa volta il premier e il suo staff si sono dati, come si suol dire, la zappa sui piedi. Non possono più invocare indulgenze o salvacondotti. “Trattamento Fini” anche per Berlusconi. Se l’è cercato. (Peppino Caldarola, Mambo)

Nonostante i numeri (342) che il premier ha avuto per continuare la sua (in)azione di governo, la Lega si sta portando avanti con la campagna elettorale e prende al balzo la palla tirata in campo dal senatùr con l’offesa suina ai romani che il Pd vorrebbe sfiduciare e che determinerebbe la loro uscita dal governo. Come si sa i politici  arrivano in ritardo a comprendere quello che la gente comune  afferra immediatamente. Fini, ad esempio, ha impiegato 50 anni per capire che  il fascismo è il male assoluto e 15 per dire che il cav. è inattendibile. Il premier solo adesso inizia a intendere che la Lega Nord Padania non può essere domata con le zollette di zucchero.  Il ministro delle Riforme Bossi (cioè un fancazzista del nord considerato il livello di riforme attuate da questo governo) non demorde sull’SPQR declinato come porci romani, e recita un intervento fiume da Radio Padania col sottofondo musicale di una canzone di Alberto Fortis “e vi odio a voi romani, io vi odio a tutti quanti, distruttori di finanze e nati stanchi, siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente, io ti odio grande Roma decadente”.  L’assurdo è che “il Bossi” ha pure un po’ di ragione. Non c’è romano, neanche tra quelli che hanno salutato romanamente (cioè a braccio teso) l’ascesa del sindaco moretto, che non si sia accorto come Roma sprofondi ogni giorno di più nel degrado e nella sporcizia. In compenso Alemanno, antipatico fin dal nome,  si vanta di fare il mediatore tra Fli e Pdl, propone la città per  assurdità padane come la Formula 1, è convinto che la città sia in grado di organizzare le Olimpiadi, ha trasformato il festival del Cinema di Roma – che secondo il precedente sindaco doveva essere una kermesse sul cinema – in un competitore della Mostra di Venezia riuscendo così ad indebolire entrambi gli appuntamenti a favore di Cannes. All’ombra di questi campioni della buona amministrazione del Pdl, il partito dei padani si è gonfiato a dismisura. Anche perché si è diffusa l’idea che i leghisti sono bravi e amministrano bene: per cui invece di guardare i marchi della scuola di Adro titolata a Miglio (e pensare che lì nacquero Emilio ed Enrico Dandolo che combatterono nelle Cinque Giornate di Milano e nella difesa di Roma nel 1849 dove Enrico cadde eroicamente) si dovrebbe guardare l’ampiezza della mensa e la funzionalità della palestra. Perfino i preti rimangono in silenzio nonostante i limiti  posti alla Fiera del Rosario che dal 1865 si tiene a San Donà del Piave, perché non vogliono far sfilare  le chilometriche cosce delle miss padane vicino ai gonfaloni delle madonne e dei cristi.  E che dire del Veneto di Luca Zaia, la regione dello ius sanguinis, del prima i veneti dello statuto regionale, dell’inno nazionale da suonare solo in casi rarissimi… anche in quella terra felice 100mila posti di lavoro si sono persi e a fine dicembre scadranno le casse integrazione straordinarie. La sanità ha un buco consolidato di un miliardo di €, prodottosi in dieci anni ma di cui nessuno ha mai parlato.  E a guidare la sanità nella regione sono stati negli ultimi anni Flavio Tosi oggi sindaco di Verona, e Francesca Martini oggi sottosegretario alla Salute. Non sapevano del buco? Intanto la commissione statuto lavora alacremente allo statuto della regione, al regolamento della regione, all’inno della regione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

28/9/10 – S.P.Q.R.


28/9/10 – S.P.Q.R.*

Solo Preti Qui Regnano

Un testa a testa tra due fratelli, giovani, figli di immigrati, ebrei, ha indicato il futuro della sinistra britannica.  Ha vinto di misura Ed Miliband, il minore, con il 50,65% dei suffragi contro il 49,35%. I candidati erano cinque: David ed Ed Miliband, Ed Balls, ministro dell’Istruzione nel governo ombra, Diane Abbot, giornalista giamaicana, la prima donna nera membro della Camera dei Comuni e Andy Burnham, ministro della Salute nell’ultimo governo Brown.  Marion Kozak, la madre dei Miliband, pur essendo iscritta al Labour Party, ha preferito non partecipare ai lavori del congresso. Il padre, Ralph, è  uno dei più noti studiosi del marxismo, figlio di un ebreo polacco che combatté i nazisti nell’Armata Rossa sepolto accanto a  Karl Marx nel cimitero di Highate.
Da noi il più conosciuto dei due è David, ministro degli Esteri con Blair e Brown, amatissimo dal Segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Ed, soprannominato  Red Ed fin dai tempi dell’Università ad Oxford, è stato ministro dell’Ambiente nel gabinetto di Gordon Brown. 
Il nuovo capo del Labour Party ha vinto grazie al sostegno delle Trade Unions e per la grande distanza presa dall’intervento militare in Iraq.  Appena investito ha detto “oggi è l’inizio del lavoro di una nuova generazione, di una nuova stagione politica per il partito e la Gran Bretagna, un paese troppo segnato dalle disuguaglianze”.  Ovviamente, i più calorosi auguri a Ed Miliband per ogni successo. Già qualche leader in pectore della sinistra italiana pensa di camminare sulle orme del giovane Ed. 
Non confondiamo la tela con la seta! 
Il livello dei candidati segretari del Labour era elevato, tutti hanno avuto esperienze amministrative e incarichi istituzionali di altissimo livello, hanno fatto una lunga campagna all’interno del partito con un articolato dibattito congressuale, e per nulla al mondo si sarebbero sgambettati sui quotidiani con noiosissime lettere agli italiani (che peraltro hanno subito i loro insuccessi). 
Ma, soprattutto, viene da chiedersi se mai un non cattolico potrebbe oggi aspirare a dirigere qualcosa. Ed Miliband, ebreo, è talmente libero di dire che “Dio interessa a molti, non a me”. Il fratello, David, manda i suoi figli in una scuola cattolica “perché lì ci sono ottimi insegnanti”.  Nella recente visita di Benedetto XVI, il premier David Cameron e il vice Nick Clegg, hanno salutato il papa con cordiali strette di mano.  Clegg in campagna elettorale non ha esitato a definirsi ateo, anche se i suoi tre figli sono battezzati per decisione della moglie cattolica.  Il viaggio del papa in Gran Bretagna è stato coperto, secondo molti commentatori pure troppo, dal capo struttura per le trasmissioni religiose ed etiche della BBC Aaquil Ahmed, giornalista di fede musulmana.
In Italia nessun politico importante è non cattolico. Nel parlamento, ripartiti fra i due poli, ci sono tre ebrei e due protestanti, e una musulmana nel pdl. Né atei (il Presidente della Camera balbettò qualcosa un paio d’anni fa) né altre minoranze religiose. Nel passato governo Prodi, il ministro dell’Economia Padoa Schioppa, che non è ebreo, è stato “tacciato” per tale per aver segnalato che esisteva il problema dell’iniqua esenzione Ici alla Chiesa. Per la cronaca l’ex ministro aveva avuto una moglie ebrea, la signora Fiorella Kostoris, da cui è divorziato da almeno trenta anni.
La regressione politica italiana comporta la decadenza nell’intero tessuto sociale. Per cui abbiamo avuto un giornalista, Bechis ora scrittore di Libero, che implose  quando l’allora direttore del tg1 Riotta voleva nominare Genah, ebreo, vaticanista. E più recentemente, l’oggi direttore de Il Giornale Sallusti, ammonì durante una puntata dell’Infedele, Lerner che parlava di Ior di occuparsi dei banchieri della sua etnia. Il tutto senza nessuno scandalo, anzi con lo scandaloso silenzio dei sedicenti laici.
Qualche giorno fa, per le commemorazioni laiche del 20 settembre, è stato ricordato come il generale Cadorna** per sottrarre i soldati italiani alla scomunica del papa re, fece sparare il primo colpo di cannone ad un soldato ebreo. Quel colpo di cannone liberò gli ebrei rinchiusi nell’ultimo ghetto europeo, e sembrò aprire un varco per la libertà di pensiero di ognuno. Oggi quella breccia sembra chiusa a qualsiasi libertà. Perché sempre e solo preti qui regnano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Anche questo!
Porci detto ai romani da un ministro della Repubblica italiana. Ecco cosa capita ad avere un sindaco – perché, è a lui che era rivolta la volgare battuta. O no? – che invece di amministrare una città morente, preferisce andare in giro per dibattiti e convegni a straparlare di formula 1, olimpiadi, abbattimenti  di periferie pur non essendo in grado di ripianare una buca. Oltre alle umilianti parate nei santuari bardato coi colori della città. Siamo arrivati al fondo, speriamo di riuscire a trovare la forza per risalire e liberarci  di questa classe politica-zavorra.

** Intervento di Anna Foa
al convegno organizzato dalla Consulta Laica di Roma
http://moked.it/blog/2010/09/21/xx-settembre-gli-ebrei-di-roma-dal-ghetto-allemancipazione/

 


27/9/10 –  Diffidare dalle imitazioni

“L’Avanti!” di cui Walter Lavitola è direttore è una testata che nulla ha a che vedere con il Psi: chi conosce le vicende degli anni ’90 sa bene che quel nome fu rubato con un cavillo, taroccato con un articolo e un apostrofo e portato nell’area politica del centrodestra. Il quotidiano del Psi fin dalla sua nascita si è sempre chiamato Avanti! senza l’articolo determinativo. Il Psi edita dal 1995 il settimanale Avanti! della domenica nel quale ovviamente non scrive Lavitola (dal comunicato stampa di Riccardo Nencini, segretario Psi)

Alcune settimane fa i moderatori di Facebook hanno cancellato l’account dei Fratelli musulmani che sono immediatamente corsi ai ripari creando una versione islamicamente corretta del social network. Mohammed Badie, capo del movimento, ha presentato Ikhwan book (ikhwan=fratelli), somigliante a Facebook nell’interfaccia ma “controllato” sull’uso delle foto, nella diffusione di particolari sulla vita privata, ecc.
Il nuovo social network giocherà un ruolo fondamentale per le elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo anno (2011) in Egitto.  Come è noto in quel Paese i Fratelli sono fuori legge dagli anni ’50, ma vengono tollerati dalle autorità e sono amatissimi da una larga parte della popolazione. Già adesso  i portavoce del movimento stanno supportando candidati per le prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno ad ottobre del 2010.  I Fratelli puntano a rafforzare le forze anti governative, tra cui il nuovo movimento lanciato dall’ex presidente dell’ Agenzia atomica internazionale e premio Nobel per la pace Mohammed el Baradei.  E proprio el Baradei nei giorni scorsi ha pagato pegno sui social network che hanno pubblicato le foto di sua figlia Laila in costume – un accollatissimo due pezzi – ma che la società conservatrice egiziana ha mal tollerato*. Appena nato il social network ha già diecimila utenti. I Fratelli musulmani sono particolarmente bravi nell’uso della rete. Qualche mese fa nell’anniversario della morte di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli, inaugurarono “Ikhwan wiki”, enciclopedia on line simile a Wikipedia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*L’autorevole premio Nobel si è ben guardato dal difedere il diritto della figlia e di tutte le donne di abbronzarsi in costume, e, in definitiva, di autodeterminarsi. Ma ha dichiarato che la foto era stata scattata furtivamente in una piscina privata. Come dire, tutto si può fare nel privato purché in pubblico ci si mostri col collo alto.

 

23/9/10 - giallosvezia

Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)
Alla visione repubblicana della Francia che non fa distinzione fra le origini dei suoi cittadini – visione condivisa da tutte le sfumature dell’arco costituzionale repubblicano, dai comunisti ai gollisti – si sostituisce oggi un’idea antica e pericolosa, fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica (Laurent Joffrin, direttore di Libération)
Si sa che gli zingari sono ladri. Al mio paese quando arrivavano si chiudevano porte e finestre ma li trattavamo bene. Bossi, invece che occuparsi degli zingari dovrebbe occuparsi di altri ladri (Pier Luigi Bersani che si crede – sbagliando -  meglio di Bossi
)

Se esiste un posto al mondo dove il multiculturalismo avrebbe dovuto prosperare, è la Svezia. Paese libero dal flagello di Dio, culturalmente omogeneo, orgoglioso della libertà dai principi indiscutibili del pregiudizio, antinazionalista, rispettoso delle minoranze, delle donne, magnanimi con gli immigrati, biondissimi. Il folkhemmet, cioè la casa di tutto il popolo, è(era) il modello socialdemocratico su cui la Svezia si è retta per anni proponendosi come un faro per il suo welfare state, si è spento  con il  fragoroso 5% (20 seggi su 349) dei Democratici di Jimmi Akesson, formazione di destra antimmigrazione che rivendica la Svezia agli svedesi.
Solo dieci anni fa nessuno in Svezia avrebbe ipotizzato che Lars Vilks,  vignettista autore di caricature su Maometto, avrebbe dovuto utilizzare la scorta perché minacciato di morte. A Malmo, la città dove il rom Ibrahimovic (oggi al Milan) ha studiato e si è appassionato al calcio, nel mese di marzo la comunità islamica con il sostegno di intellettuali svedesi (tra cui il giallista Mankell citato sotto il titolo di questo post) voleva impedire la partecipazione della squadra israeliana impegnata nella Coppa Davis. Per la sicurezza dei tennisti e degli spettatori Svezia e Israele hanno giocato a porte chiuse nel Baltic Hall di Malmo (per la cronaca ha vinto la Svezia). 
Nelle case svedesi dalla grandi vetrate arredate con i mobili Ikea , si sono verificati parecchi delitti d’onore, in quel Paese sconosciuti (a differenza dell’Italia che abolì il delitto d’onore solo nell’81, quando il marito o padre offeso era punito con un massimo di sette anni).  Gustave Blix, rappresentate del partito Moderato di Fredrik Reinfeldt oggi al governo e che ha avuto la maggioranza dei voti (172 seggi su 349), si dice preoccupato dello sviluppo di politiche anti immigrazione in Europa. Ed è sicuro che i Democratici rappresentano una minoranza esigua della società svedese che ha intercettato voti di scontenti che sarà possibile recuperare, perché la visione sull’economia e sul welfare esteso a tutti è comune anche nella nuova formazione. Pure l’attuale ministro per l’Integrazione, Nyanko Sabuni, figlia di congolesi musulmani, nemica del fondamentalismo, firmataria di una legge che vieta il velo alle studentesse, si dice certa che questa è solo una fase e che la società svedese ha gli anticorpi per contrastare la xenofobia.
Intanto alla tre giorni Millenium organizzata dall’Onu, si parla di aiuti ai pvs e dimezzamento della povertà. Il presidente francese, spalleggiato da Zapatero, ha fatto una proposta che secondo molti puzzi di capriola dopo il casino fatto con i rom. Monsieur le président infatti è stato per un semestre alla guida della Ue, e quella sarebbe stata la giusta sede per chiedere l’introduzione della Tobin tax.  L’imposta trae il nome dal premio Nobel dell’Economia James Tobin che nel 1972 decise di codificare una intuizione del grande economista John Maynard Keynes.
Tobin propose di introdurre una tassa su tutte le transazioni finanziarie con un’aliquota molto bassa, lo 0,1%, con lo scopo di contrastare la speculazione finanziaria liberando così risorse da destinare a favore dei Paesi più poveri (e anche per l’integrazione degli zingari considerati la feccia dell’umanità) . Oggi, anche se applicata al solo mercato valutario, garantirebbe 1200 miliardi di  $ all’anno. E’ probabile che la proposta di Sarkozy cadrà nel vuoto soprattutto per la contrarietà dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina), una sorta di direttorio delle economie in via di espansione.
Mentre leggiamo con un po’ di turbamento che il governatore della Regione Veneto Luca Zaia ha scritto una irata lettera al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri  per chiedergli di licenziare il poliziotto bergamasco della serie “Distretto di polizia” perché è un tontolone che fa sfigurare i padani, passano in rai gli spot  di “Le ragazze dello swing” .  E’ probabile che la rai troverà il modo di infilare santini e madonne anche in questa fiction, ma la storia del trio Lescano, cioè le tre sorelle Leschan, figlie di un circense ungherese e di una ebrea olandese, sulla carta è interessante. Diventate popolarissime grazie allo swing, una specie di jazz autarchico, ottengono dopo l’introduzione delle leggi razziali (1938) uno status speciale che consente loro di continuare a cantare. Maramao perché sei morto, Pippo non lo sa (quando passa ride tutta la città sembrava però fare il verso al gerarca Achille Starace), Tulli Tulli Tulipan hanno varcato gli anni e la guerra. Nel novembre del 1943 vennero arrestate a Genova e tradotte a Marassi. Uscite raggiunsero fortunosamente la madre nascosta nel Canavese. Le sorelle Bandiera  ieri e oggi le Marinetti si sono ispirate ad Alessandra, Giuditta e Caterinetta Lescano.

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20/9/10 - Soffiare sul fuoco

Abdel Muti al-Bayyumi, influente membro del consiglio dei religiosi della moschea al-Azhar del Cairo, si è detto più che favorevole alla nuova legge che vieta il burqa  nei luoghi pubblici e che entrerà in vigore in Francia nell’aprile del 2011. L’imam egiziano dice “il burqa non ha basi  religiose, non c’è un riferimento nel corano e nella sunna. E del resto il divieto è in vigore nell’università di ricerche islamiche di al-Azhar”. Oltre ad aver scritto un libro sull’argomento, l’imam si è rivolto ai fratelli di Francia e d’Europa affinché desistano dall’utilizzo (france24.com) .

Per vietare il burqa basterebbe aggiungere una parola alla legge 152/1975, quella che vieta di girare col passamontagna. Un supermercatino di via Cavour dove vado spesso, dopo un furto operato da un  motociclista col casco integrale,  ha fatto una vetrofania con la legge e nessuno si scandalizza. Il buon senso dice che non è possibile che una donna indossi una galera ambulante, ma il gusto della politica, o meglio dell’appartenenza partitica, fa dividere anche su questo. Per cui si finisce col decidere che è ben altro che serve e si giustifica l’islam più involuto. Proibire il burqa è una mossa contro il fondamentalismo che serve a rafforzare i moderati e isolare gli estremisti. Potrebbe avere anche controindicazioni. Ad esempio, le donne smetteranno il burqa o smetteranno di andare in pubblico? E la scelta, la faranno i mariti e i padri?  Le decisioni politiche non sono né semplici né indolori, ma non aiuta la supponenza del “politicamente corretto”, l’altra faccia del paternalismo.  Stupisce che la sinistra abbia lasciato completamente in mano alla destra ai populisti agli xenofobi ai razzisti, la lotta contro l’islamizzazione delle nostre città, lasciando la mano libera ai loschi figuri che rappresentano questi movimenti di vietare la costruzione di luoghi per la preghiera, così come previsto dalla nostra Costituzione, o di organizzare ridicole manifestazioni innalzando salsicce e prosciutti, carni che non mangiano i musulmani – ma anche gli ebrei che pure non si terrorizzano alla vista dell’innocente porco -  e il cui uso aumenta il rischio cardiovascolare tanto per dire come sono intelligenti i manifestanti.  E ferisce che le donne italiane, che pure hanno lottato duramente per ottenere uno straccetto di parità, siano piuttosto insensibili alla sopraffazione che mole musulmane subiscono, così come è stato plasticamente evidente durante le manifestazioni per Sakineh Mohammadi Ashtiani.  Eppure le donne  potrebbero essere le uniche che incontrando una donna infagottata, magari fuori una scuola come è successo a Sonnino,  avrebbero la capacità di chiedere se è possibile che ai loro occhi siamo così impure da non potere scambiarci un sorriso. Domandare se usano gli strumenti della libertà democratica, che tanto ci è costata, per abolire la libertà, loro e nostra.
Nel frattempo il centrodestra leghista (che ormai il Bossi tratta il Berlusca come la trota) della rai, ha dato il via alla produzione del film di Renzo Martinelli (Porzus, Il mercante di pietre, Barbarossa) su Marco d’Aviano dal titolo 11 settembre. E’ la ricostruzione della grande battaglia combattuta nella Vienna assediata dai turchi l’11 e 12 settembre 1683. La Lega santa, compattata dal frate cappuccino Marco d’Aviano,  vinse le truppe dell’impero ottomano guidate dal pascià Kara Mustafà e pronte ad invadere l’Europa. Un fatto storico che, secondo la sinossi presentata dal regista, avrà una lettura marcatamente antislamica.
Il turco sconfitto in battaglia venne decapitato e la testa mozzata esposta a Costantinopoli. Marco d’Aviano  morì il 14 agosto 1699 nel convento dei cappuccini di Vienna stringendo tra le mani il crocefisso che sedici anni prima aveva alzato verso il cielo sull’altura di Kahlenberg. Come si vede l’origine del male è sempre lì, nel conflitto di religioni.
Le Crociate di Ridley Scott, che Martinelli ha definito una marchetta, prendeva in esame le due parti, cioè musulmani e cristiani, senza esaltare le posizioni di nessuno. In genere i marchettari sono quelli che si vendono ad una parte. Perché poi il problema, almeno in Italia, è sempre quello: provare a picconare con la croce per dimenticarsi di amministratori incapaci e crisi economica. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Su questa stessa pagina vedi anche

23/8/10 – Il nervo scoperto
6/9/10 –  Shuqran ya rais  
13/9/10 –  Fuoco e fiamme


18 /9/10 –  A Roma   

SETTEMBRE 20 MERCOLEDI’ - S.Eustachio, soldato e martire
1870 Entrata delle truppe italiane in Roma - 1897 Nascita di Giannino
Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo. (incipit de Il giornalino di Gian Burrasca, ed Giunti, € 6.90)

Il governo italiano guidato da Giovanni Lanza nel momento in cui i bersaglieri entravano nella Roma pontificia il 20 settembre 1870, considerava di riservare al papa la Città Leonina - oggi rione Borgo - che si dispiega sulla riva destra del Tevere e arriva fino a Castel Sant’Angelo.  Le mura erano state fatte erigere da Leone IV come massima protezione della basilica vaticana e al suo interno vivevano circa 15mila persone.  Il generale italiano Raffaele Cadorna aveva l’ordine di consegnare al re Vittorio Emanuele II tutta la città di Roma con l’eccezione della Città Leonina, così come stabilito dalla clausola  voluta dal governo di Firenze (capitale dal 1865 al 1871). E per questo i soldati italiani non oltrepassarono il ponte sant’Angelo.
Ma il giorno dopo, il 21 settembre, il comandante pontificio Hermann Kanzler  recapitò al generale Cadorna un biglietto di Pio IX, chiedendogli di mandare le sue truppe nella Città Leonina per garantire la sicurezza del papa. Infatti nel  quartiere Borgo si erano verificati disordini causati “dallo sdegno popolare contro i gendarmi pontifici” anche se questi preferirono dire che si trattava di agitatori prezzolati.
Cominciò il rimpallo: le autorità italiane avrebbero voluto al più presto lasciare la Città Leonina per dimostrare riguardo nei confronti di Pio IX, la Santa Sede attenta a non accettare “regali” che avrebbero legittimato ciò che consideravano  - e ancora oggi in buona sostanza considerano – una usurpazione di tutto il suo territorio
Il 2 ottobre era previsto il plebiscito e gli ambienti patriottici si prodigarono affinché gli abitanti della Città Leonina non fossero esclusi dal voto.  Del resto nel quartiere era forte il sentimento anticlericale, e, soprattutto, sembrava incomprensibile agli abitanti del rione essere considerati in maniera diversa dai romani che anelavano di ricongiungersi all’Italia lasciandoli sotto il dominio del pontefice.
Finalmente il governo di Firenze cedette e fu allestito un seggio anche per i residenti di Borgo.  Il risultato fu di 1546 si e nessun no.
In tutta Roma i voti favorevoli furono 40mila, 46 i contrari. Nel Lazio 130mila si e 1500 no.
Pio IX dichiarò l’annessione ingiusta e invalida e si dichiarò prigioniero del governo italiano.
Il papa venne “liberato”  nel 1929 con la nascita dello Stato vaticano grazie ai Patti Lateranensi. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


15/9/10 – Cool Britannia

“Il lupo e l’agnello dormiranno insieme”, dice l’Antico Testamento. Ma è probabile che l’agnello dormirà pochissimo       

Il 16 settembre a Edimburgo un sovrano, la regina Elisabeth II, accoglierà un sovrano (o meglio teocrate), Benedetto XVI. E’ una visita di Stato, quella di Giovanni Paolo II, 28 anni fa, fu una visita pastorale. La Gran Bretagna ha un governo trasparente e democratico, una diplomazia intraprendente, un apparato giovane e ottimista. La Santa Sede è una teocrazia chiusa e maschilista.  
Nella conferenza stampa che si è svolta martedì scorso al Foreign Office per mettere a punto i dettagli della visita, Lord Patten, vicerettore dell’Università di Oxford organizzatore per conto del governo di coalizione della visita papale, e l’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols, hanno espresso ottimismo per la visita.
Aaquil Ahmed, capo struttura per le trasmissioni religiose ed etiche della BBC, ha organizzato una equipe di giornalisti ed esperti per coprire l’evento in tv e radio. Ahmed, musulmano, è Head of Religious & Ethical Broadcasting dell’emittente britannica già da qualche anno. Il suo incarico fu criticato da chi temeva che la sua nomina facesse perdere il carattere cristiano delle istituzioni nazionali. Si ricorderà che un paio di anni fa si vociferò di una direzione della redazione religiosa in RAI per Raffaele Genah, che venne stoppata velocemente perché non suddito di Santa Romana Chiesa. In RAI è chiesta la limpieza de sangre, alla BBC pare di no*.  
Peter Tatchell, leader del movimento omosessuale, ha curato dei documentari per Channel 4 che andranno in onda nei giorni della visita. Uno dei documentari percorre le tappe di un abuso sessuale compiuto per anni su una donna ad opera di un sacerdote. Un altro è sulla revoca della scomunica dei quattro vescovi della Fraternità San Pio X fondata da Marcel Lefebvre che identifica la Chiesa cattolica e il papato come fortemente antisemita . Un terzo documentario sarà sul viaggio africano del papa, la sua posizione sui preservativi e il ruolo di “untore” della Chiesa.
Ruth Gledill, corrispondente religiosa del Times, scrive che “il Vaticano segue con attenzione ciò che dicono gli opinion-maker inglesi perché percepiscono il Regno Unito come uno degli stati più laici del mondo” (però, a differenza della Francia ha una chiesa di Stato). La Chiesa cattolica in Gran Bretagna ha perso tutte le battaglie sulle questioni di civiltà: ricerca e adozione per le coppie omosessuali su tutte. I cattolici sono stati costretti a chiudere gli uffici per le adozioni la cui gestione era molto lucrosa.
Nick Clegg, vicepremier e leader dei Lib-Dem, è il primo politico importante a dichiararsi ateo (sebbene sposato con una spagnola cattolica che ha imposto il battesimo ai suoi tre figli), e ha confidato che vuole conoscere da vicino “questo affascinante teologo bavarese”. Il papa incontrerà l’intera classe politica britannica nella Westminster Hall, l’unica ala medioevale rimasta nel palazzo.
Ad Hyde Park si svolgerà  la veglia di preghiera che utilizzerà le strutture allestite dalla BBC per una serie di importanti concerti di musica. Sono previste 130mila persone. Per il concerto e per il comizio papale si devono pagare cinque sterline e passare attraverso importanti misure di sicurezza.
I gadget  commemorativi sono per tutte le tasche. Felpe, medaglioni, tazze, portachiavi, spille… acquistabili  su www.thepapalvisit.org.uk . Il ricavato coprirà  parte delle spese degli organizzatori (parte dei costi è sostenuta dallo Stato, parte dalla Chiesa cattolica inglese).
In concomitanza con l’arrivo del papa, i protestanti scozzesi - che hanno recentemente ammesso al sacerdozio le donne e hanno aperto all’ordinazione degli omosessuali – hanno adottato la decisione di non parlare più di Dio come persona di genere maschile. “Vogliamo parlare di Dio al di là del suo genere per una questione di correttezza politica. Stiamo cercando di usare un linguaggio che permetta adeguatamente di descrivere ciò che è indescrivibile, appunto il genere di Dio”.
Italiani per bene, niente salti di gioia. Il papa tornerà a Roma in tempo per il 20 settembre*.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* E del resto l’Italia è l’unico Paese al mondo dove esiste il giornalista vaticanista. Negli altri Paesi, come nella BBC, c’è il giornalista esperto di temi religiosi.
** http://www.nessundio.net/XXsettembre.htm


13/9/10 –  Fuoco e fiamme

 Quando il regime ordinò che fossero arsi in pubblico i libri di contenuto malefico un poeta scoprì che i suoi libri erano stati dimenticati. Corse al suo scrittoio e scrisse ai potenti una lettera bruciatemi, scrisse, bruciatemi. (Bertold Brecht, Il rogo dei libri)
Gli spettatori occupavano le tribune allestite e osservavano l’Autodafè. Il tribunale dell’Inquisizione era presieduto da frati di diversi ordini, da giudici, notai, e grandi di Spagna. Sul rogo potevano finire quattro classi di eretici: i pertinaci che non si pentivano dei propri errori, i recidivi che ricadevano nell’eresia, i sospetti che cercavano di salvarsi attraverso la fuga e infine i sospetti morti che venivano bruciati in effigie. La punizione per eresia era antica quanto la Chiesa stessa. (Daniela Tedeschi, Sefarad)

Che ai media sia venuto in mente di paragonare il paventato rogo del corano da parte del pastore battista americano al falò nazista del 1933 sembra scontato. Bruciarono tra le fiamme i libri di Heinrich Heine, Stefan Zweig, Bertold Brecht, Karl Marx… ma che la Chiesa cattolica si rifaccia a quei roghi lì sembra l’ennesima rimozione del Vaticano S.p.A.  Chissà perché agli inventori del cristianesimo e delle sue più suppuranti degenerazioni cattoliche, non siano venuti in mente gli affreschi tardocinquecenteschi  sul trionfo  delle fiamme dei libri eretici custoditi nei musei vaticani. Negli Atti degli apostoli  leggiamo “molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone  bruciavano i loro libri davanti a tutti”.  Durante le crociate i cristiani bruciarono le biblioteche a Costantinopoli, i roghi antieretici e antiebraici dell’Inquisizione, la distruzione dei manoscritti arabi a Granada  (1499), i falò dei libri luterani (1524) e i libri sacri dei Maya (1562). E in Italia  i roghi cattolici del Talmud ebraico, e l’ incredibile Index librorum prohibitorum ideato da papa Paolo IV nel 1558 e abolito solo nel 1966 . La parola stessa  autodafè (= atto di fede) è il termine adottato durante l’Inquisizione che, fatta dai bravi cattolici che volevano convertire gli eretici (musulmani e ebrei) prevedeva anche il rogo delle persone dopo averle avvolte in panni ghiacciati per dargli il tempo di ravvedersi. Non sembra un azzardo sostenere che i nazisti nel 1933, europei di religione prevalentemente cristiana, si rifacessero a quegli esempi.
Anche altri fanatici religiosi hanno usato lo sbrigativo metodo del fuoco, e l’islam radicale non è da meno dei colleghi cristiani della menzogna globale.  In tempi recenti l’ayatollah Khomeini , ripreso il possesso dell’Iran nel 1980, organizzò un rogo di 80mila libri. Dei giorni nostri anche la condanna a morte per Salman  Rushdie autore dei Versetti satanici.  Clamoroso il caso del ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni che dopo aver annunciato di voler bruciare i libri di scrittori israeliani venne candidato per la guida dell’Unesco. Per fortuna bocciato, insieme all’Italia suo grande sponsor. Il ministro è stato l’ispiratore del falò di seimila volumi del poeta omosessuale dell’ottavo secolo Abu Nuwas.
E se fondamentalisti cristiani americani hanno bruciato copie del Codice da Vinci di Dan Brown e Harry Potter, come dimenticare la sentenza del solito giudice parruccone e moralista italico che volle bruciare una copia del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci ?  All’elenco dei roghi non si possono dimenticare le bandiere bruciate, ahimè, anche da molti dirigenti politici nostrani (che negano di averlo fatto materialmente ma erano ad un cm di distanza dal rogo il che li rende due volte idioti). Anche una setta di ebrei superextraultraortodossi assai marginale e pure perseguita per questo, brucia libri considerati demoniaci.
Ci si dovrebbe indignare di più per queste cose, ma ci si abitua. Dopo gli annunci di roghi muore qualcuno da qualche parte del mondo, ma le vite degli altri, dei nemici, non contano. E nessuno piange le vite dei morti morti inutilmente. E’ diventato un lusso piangere per quello che gli arroganti interpreti della religione ci hanno costretto a diventare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.dillinger.it/farenheit-451-truffaut-e-bradbury-per-una-lezione-di-liberta-46604.html


11/9/10 -  Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia
Trilussa

Tutto si può dire tranne che Roma sia governata. La città è molto sporca, il traffico è caotico - lo è stato anche durante le settimane estive grazie al dimezzamento dei mezzi pubblici del tutto ingiustificato visto che la popolazione non si dimezza -, la microcriminalità, il cavallo di battaglia destrista nelle ultime elezioni, è in aumento, tanto che anche i giornali filogovernativi hanno rinunciato a nascondere l’esistente. Il sindaco dei romani passa tutto il suo tempo in dibattiti fighetti a Cortina o al superconvegno di Comunione e Liberazione, da dove annuncia pure cose interessanti – ad esempio demolire le periferie fatiscenti – ma totalmente a piffero visto che l’amministrazione non ha soldi neanche per ripianare le buche delle strade.  Stante lo sfascio il sindaco Alemanno ha deciso che l’argomento all’ordine del giorno per  la salvezza della città e dei romani è la cacciata degli zingari.  Di passaggio a Parigi, dove guidava l’ennesimo pellegrinaggio alla santa croce addolorata madonna cuore di gesù bambino trafitto al cuore e sanguinante da ferite purulente, ha chiesto lumi su come trattare la questione e ha stabilito che la città può ospitare seimila zingari mentre nei campi ce ne sono settemila e cento. Quindi un esubero di millecento che sporcano la città, impediscono di ripianare le buche, fanno barricate sulle strade per non far camminare gli autobus e fregano il posto negli asili nido. Naturalmente il sindaco, impegnato a fare il pontiere (secondo lui, mentre non è neppure in grado di ripristinare la fermata di ben 23 linee di autobus che per l’arroganza di uno non fermano più nella fondamentale via del Plebiscito ora nomignolata palazzo Grazioli residenza del presidente del Consiglio)  per il premier, non spiega perché non si deve superare il fatidico seimila, ma è desideroso di appiccicarsi sul petto la medaglietta di quello che ha cacciato 1.100 zingari. Non chi delinque, chi è zingaro.  
Mi riesce difficile pensare che la nuova formazione – non ancora partito – futuro e libertà* , possa dare vita ad un raggruppamento di destra liberale come quella che, in concorso con altre forze, fece l’Unità d’Italia. Ormai la destra se l’è presa il pdl e la lega, la destra becera e populista che rappresenta così bene il sindaco di Roma. Sotto un braccio una croce, sotto l’altro un decreto di espulsione su base etnica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Fini a Mirabello ha affermato che se non fosse stato espulso dal Pdl avrebbe detto qualcosa sulla visita di Gheddafi che col suo folclore e la corte delle fanciulle ha riportato indietro le lancette della storia. Ma anche il presidente della Camera, così come tutti i critici del viaggio di Gheddafi ha eluso il fatto che per la prima volta in assoluto - fatte salve le riparazioni di guerra, quali quelle sostenute dalla Germania dopo la Seconda guerra mondiale - viene monetizzato e pagato il danno subito da un Paese per un evento, cioè la colonizzazione della Libia, accaduto ben un secolo prima (1911). 

Su questa pagina 27/8/10 – Zingari 
http://www.nessundio.net/blog/2010/08/27/4341/


8/9/10 –  L’8 settembre

Ogni ministro deve fare un saldo della sua attività dopo un certo numero di anni. Giulio Tremonti negli ultimi 10 anni ha retto quel ministero per più di 7, con responsabilità piena e incontrastata. E il Paese è andato in declino. Lo dimostrano i numeri della Banca d’Italia, Nell’ultimo decennio l’incremento di produttività  dell’ora lavorata è stato del 3%, mentre nei paesi dell’Eurozona del 14. Il pil è cresciuto del 15% contro una media dell’Eurozona del 25. La spesa primaria ha registrato un incremento medio annuale del 4,6%. L’indice di occupazione si è fermato al 57%, mentre nel 1992 era al 61. (Paolo Cirino Pomicino intervistato da Panorama)
Si usa decodificare le lettere che insieme indicano il numero dell’anno ebraico come se fossero una sigla per attribuirgli un senso augurale. Questa sera inizierà l’anno 5771, taw-shin-‘ain-alef. Una proposta è tehè shanà ‘im ahava, cioè  un anno con amore. Non sarebbe male. 

Dall’inizio dell’anno a luglio i cassintegrati a 0 ore sono stati oltre 650mila. Secondo Mania (la Repubblica), “è un pezzo del nostro sistema industriale che si sta insabbiando, per il quale i segni di ripresa potrebbero non arrivare mai”.  E un pezzo importante della nostra industria letteralmente parte. Benetton (abbigliamento) porta all’estero le produzioni, così come Bialetti (le famose caffettiere), e Omsa (calze), solo per citare qualche nome.
A giugno i tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico (vacante dal 4 maggio con le dimissioni di Scajola) sono arrivati a 170.  Riguardano quasi 400mila lavoratori e uno su 4 rischia di perdere il posto, cioè 109.278 persone.
Le vertenze riguardano imprese con almeno 150-200 dipendenti, quelle piccole si arrangiano. Scrive Mannironi (la Repubblica) “i  6 dipendenti della Tekmi di Ponte San Pietro lo hanno saputo a fine turno che la fabbrica chiudeva. Ai 48 della Streglio la notizia è arrivata dal tribunale che ha sancito il fallimento della storica cioccolateria piemontese. Poi ci sono le comunicazioni formali come quella della Basell di Terni che ha mandato a spasso 140 lavoratori… Medie o piccole, famose o sconosciute, nell’industria o nei servizi, le aziende che non vedranno la ripresa sono centinaia”. 
Poi ci sono i grandi gruppi come Fiat e Telecom, e le imprese già in amministrazione straordinaria, più o meno 200-250mila posti a rischio.
Il settore auto conta 9mila posti in pericolo,  nello spicchio degli elettrodomestici rischiano in 8mila, nella chimica di base sono in  bilico 4500 posti, nell’alimentare la crisi ha colpito marchi come Berni, quella del famoso Condiriso e dei funghetti, e addirittura tremano i 600 della Findus di Cisterna di Latina. Ma anche  Fini (tortellini, non presidenti della Camera) di Modena ha licenziato 40 dipendenti.  Tra la Puglia e la Basilicata si perdereranno ben 5mila posti su 15mila impiegati nel mobile imbottito. Nel settore tecnologico (ex Eutelia, Omnia Network, Phonemedia) ben 20mila lavoratori potrebbero non essere reintegrati. La crisi non risparmia neanche la siderurgia (dalla Lucchini di Piombino al gruppo Riva di Taranto). Un tracollo poi lo registra il settore della ceramica con  -5mila lavoratori. 
Potrebbe salvare qualche posto di lavoro un ministro dello Sviluppo? Forse si, ma se riesce a trovare nuove risorse che non siano già ipotecate da Tremonti per i conti pubblici.

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6/9/10 –  Shuqran ya rais   

Non ho nessuna compassione per la ragazza di Colognola picchiata e pugnalata all’addome dal fidanzato marocchino che a suon di botte le ha fatto perdere il bambino che portava in grembo. Sono decenni che va avanti questa storia di ragazze italiane che si mettono con gli islamici, i quali pretendono da loro che portino il velo e altri comportamenti estranei alla nostra cultura Se poi succede qualcosa ecco i visi lacrimosi e disperati con appelli alle autorità (lettera del sig. Carlo Ferrazza a La Stampa)
Gli attivisti marocchini del Mali (Mouvement Alternatif pour les Libertés Individuelles) chiedono una legge che non punisca chi mangia in pubblico durante il ramadan, così come quella già in vigore in Tunisia, Libano e Siria. I seguaci del Mali non sono contro l’islam, ma temono il propagarsi di atti fondamentalisti come successo in Iran e a Gaza dove chi ha rotto il digiuno in pubblico è stato minacciato di morte (www.france24.com)

Sarebbe il caso di ringraziare il colonnello Gheddafi che ci ha messo davanti a tutte le nostre paure. Lo ha fatto molto bene quando ha avanzato la richiesta di avere dall’Europa 5 miliardi all’anno per fermare gli immigrati. Che, ha spiegato, fanno più figli e vi schiacceranno con la potenza dei numeri.  Senza nessun rossore ha detto che le vite delle persone valgono meno di zero, ma hanno un prezzo se scagliate sui nostri marciapiedi.  Non ci siamo neanche scandalizzati troppo della sfida del capo libico, che conosce la nostra paura di un mondo che sta spalancando le porte  a milioni di esseri umani. Fra tanti che sono arrivati sulle nostre coste, anche delinquenti crudeli. Alle nostre mafie, lontane dall’essere debellate, si sono aggiunte quelle albanesi cinesi nigeriane romene… e molti bravi italiani si sono messi paura, specie quelli più poveri costretti a condividere la propria marginalità con gli ultimi arrivati. C’è chi ha fondato la sua fortuna politica sulle paure che valgono milioni di voti, ma che non servono a questi leader sciocchi per affrontare il grande cambiamento che si sta verificando nell’Occidente.  E’ assodato che non è possibile accogliere chiunque voglia venire, e per questo servono politiche immigratorie intelligenti, compresi gli accordi con Paesi confinanti per bloccare arrivi selvaggi.  Ma per governare il cambiamento serve una classe dirigente di altissimo livello che, almeno in Italia, ancora non abbiamo visto.
In Germania i due partiti al governo – i Cristiano democratici di Merkel e i Liberal democratici – hanno chiesto l’apertura di un dibattito vasto sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione che faccia il punto sui progressi fatti e sui problemi da risolvere senza reticenze né tabù. Anche l’Spd è d’accordo, pure  se ritiene la Germania in una posizione migliore rispetto agli altri stati europei.
Ed è l’Spd ad essere in queste ultime settimane nell’occhio del ciclone grazie  alla pubblicazione del libro Deutschland schafft sich ab (La Germania si autodistrugge) di Thilo Sarrazin da sempre in quel partito, membro del direttorio della Bundesbank (che ha avviato le procedure per la sua rimozione) ed ex ministro delle Finanze della città-stato di Berlino.  Nel libro il politico ribadisce tesi che ha esposto da tempo, quali la stupidità degli immigrati turchi e arabi in genere, non necessariamente correlata alla loro religione, che con il loro basso livello intellettivo intaccherebbero la superiorità dei tedeschi (qualcosa di molto simile la disse anche il nostro Silvio rivendicando la superiorità intellettiva dell’Occidente, si badi non il livello di sviluppo, prima dell’innamoramento per Gheddafi). La questione genetica è cara a Sarrazin che ha scritto anche che gli ebrei hanno un gene in comune che li fa più intelligenti e quindi benvenuti come immigrati. Solo che qualche tedesco è (ancora, malgrado tutto) ebreo e non è un immigrato. E gli ebrei non sono né più né meno intelligenti del resto della popolazione mondiale.  Oltre ad essere un  razzista Sarrazin è anche un classista che si vanta fino alla nausea di discendere da Federico il Grande ed avere ascendenti francesi e inglesi (anche se il suo nome sembra avere radici turche). Nel 2007 si è vantato di aver messo a punto, frequentando degli iperdiscount, una spesa tipo per i berlinesi poveri fissata in 3,76 € al giorno per contestare l’assegno sociale che fissava la quota giornaliera in 5 €. Inoltre rifiutò di sottoscrivere, nonostante le pressioni del suo partito, tariffe energetiche speciali per i poveri.  Nonostante quello che hanno riportato i giornali per qualche frase picaresca che Sarrazin ha usato nelle interviste, il suo furore non è antislamico ma etnico.  L’islam è al più una aggravante. Addirittura il politico dell’Spd ha forti pregiudizi sulle persone basse che chiama amichevolmente nani.
Per il suo furore in molti hanno voluto affiancare il nome di Sarrazin a quello di Fallaci, ma per il momento il politico tedesco ci ha risparmiato lo svolazzar di tonache intorno alla sua persona. Ancora abbiamo negli occhi e nelle orecchie gli scambi di salamelecchi  tra la giornalista fiorentina e  Rino Fisichella, al quale la scrittrice ha anche lasciato la sua notevole biblioteca.  E così  una che ha denunciato il pericolo che l’Occidente potesse essere risucchiato dall’islam fanatico (giusta preoccupazione) ha finito per abbracciarsi i nemici naturali dell’Occidente.
Tutta questa collera non fa fare nessun passo avanti verso l’unica strada che potrebbe salvare le nostre vite in un mondo in cambiamento: circoscrivere le religioni nella sfera privata attraverso un rigido rispetto della laicità nelle istituzioni, e la considerazione delle persone indipendentemente dalla loro etnia. Anche degli zingari. Però serve intelligenza non emotività.

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Su questa pagina  23/8/10 – Il nervo scoperto http://www.nessundio.net/blog/2010/08/23/4332/


1/9/10 - I baci mai dati

http://www.lourdes-france.org/index.php?goto_centre=ru&contexte=it&id=666&id_rubrique=666

A Catania, che è una città che ha diverse cose belle, c’è lo strano quartiere Librino.  Progettato negli anni ’60 da Kenzo Tange assomiglia ai quadri di De Chirico, ma invece dei manichini è abitato da persone “difficili”. Roberta Torre, la regista milanese ma che innamorata della Sicilia è diventata siciliana, ha ambientato a Librino il film che verrà presentato alla  Mostra di Venezia il 3 settembre nella sezione Controcanto.  I baci mai dati racconta la storia di una 13enne, Manuela (Carla Marchese), che si inventa di aver visto la Madonna. In breve viene circondata da questuanti, persone che gli chiedono grazie, guarigioni, lavori, numeri del lotto. Patisce la sua popolarità la parrucchiera (Piera Degli Esposti), che prima del prodigio di Manuela era la fattucchiera di fiducia del quartiere. Donatella Finocchiaro è la madre della ragazzina che fiuta subito l’affare, veste la figliola di suora e si mette alla cassa. La regista Roberta Torre ha consigliato Finocchiaro di ispirarsi ai vestiti sempre sopra le righe e mal portati  della  provincialotta Simona Ventura.
Nel 1997 Torre portò alla Mostra del cinema di Venezia il premiatissimo Tano da morire che vinse il premio De Laurentiis per l’opera prima (ebbe anche due Nastri d’argento e un David di Donatello). Tano da morire ridicolizzava la mafia, I baci mai dati prende in giro alcuni aspetti religiosi legati alla credulità.
Roberta Torre dice che la fede è una cosa seria e si definisce credente  anche se non cattolica. Cresciuta in una famiglia atea ma interessata al soprannaturale, ritiene di essere stata miracolata. Qualche anno fa è uscita illesa dalla sua auto slittata su una lastra di ghiaccio, scesa dall’auto si è appoggiata al guard rail  e una vettura l’ha mancata per un pelo. 

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30/8/10 -  Intesi?

Sofia, l’Italia è come Montecarlo, puoi vivere solo se hai già i soldi in tasca. Insomma, è un paese per turisti. (Amara Lakhous, Divorzio all’islamica in viale Marconi, E/O, 16 euro)
Quando i baci miei tu rimpiangerai/puoi tornar chérie a Montecarlo/questo nostro amor puoi salvare ancor/oh chérie con me a Montecarlo (Johnny
Dorelli)

Il cancro della religione di Stato continua a mietere vittime. Si, va bene, il nostro è un paese laico e viene garantita la libertà religiosa, ma sappiamo bene che così non è. L’Italia è stata laica per poco, diciamo dall’Unità al ’29. Poi c’è stato l’accordo tra Mussolini e la Santa Sede, i cosiddetti Patti lateranensi. Il fascismo utilizzò la Chiesa per coprirsi le spalle e compiere con la sua garanzia infami lordure, tra cui le leggi razziali da essa ispirate (a tal proposito è bene leggere il nuovo lavoro di Yosef Haim Yerushalmi, Assimilazione e antisemitismo razziale, edito da Giuntina che spiega come l’antisemitismo razzista non è un’esclusiva del nazismo, perché è nato prima ed è connesso con l’antigiudaismo cristiano).
Finita la dittatura la questione non è stata più la divisione fra Stato e Chiesa, ma il rapporto di supremazia fra i due contraenti. La pietra tombale sulla laicità e l’uguaglianza dei cittadini, è stata posta con l’art. 7 della Costituzione fortemente voluto da Togliatti e che fece tremare le vene ai polsi ai socialisti. Piace ricordare a questo proposito un passo del discorso che Nenni pronunciò all’Assemblea costituente il 27 marzo ’47: “Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri. La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani”.
L’art. 7, impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo  sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Tra i due contraenti concordatari, lo Stato e la Chiesa cattolica, chi ha in questo paese il sopravvento?  
Per fare finta di non essere una teocrazia, per fare finta di credere che ci sia la libertà religiosa (quello di non essere religiosi non è diritto contemplato) lo Stato italiano ha aggiunto al cancro del concordato le metastasi delle intese. Utili per ottenere la possibilità di non recarsi al lavoro per alcune festività (all’inizio dell’anno comunichi al tuo datore di lavoro i giorni in cui non ti recherai al lavoro, impegnandoti a recuperare quei giorni che non possono essere cumulati. Invece le feste cattoliche sono obbligatorie per tutti, e, in caso di turni, ti danno diritto a una doppia retribuzione), e soprattutto l’ambito 8 x mille. Ma siccome il diavolo fa le pentole e non i coperchi, continua  la pagliaccesca storia dell’ora di religione, prerogativa del cattolicesimo, aggravata da quanti caparbiamente invece di chiederne la soppressione continuano, come vuole la Cei, a chiedere insegnamenti alternativi all’ora facoltativa.  Ghiaccio bollente!
Alla Chiesa cattolica, Tavola valdese, Chiesa luterana, Unione delle comunità ebraiche, Avventisti del 7° giorno, Assemblee di Dio, si aggiungeranno i cristiani ortodossi, buddisti, mormoni*, induisti e Testimoni di Geova.  La Cei mastica amaro la concorrenza, ma ingoia il rospo: preferisce dividere il bottino piuttosto che mettere in discussione l’intero sistema di furto con raggiro dell’8 x mille. Al tavolo magnaccione non potranno sedersi gli islamici, e questa è una cosa incomprensibile. Sono divisi, si dice, però non si tiene in nessun conto che le intese sono state stipulate con diverse chiese cristiane, frammentate litigiose e incoerenti. Ma con la bocca piena. Si reputa l’islam reo di poligamia e non in linea con il rispetto della donna. Tutto? Perché se il governo italiano che da la pagella (e la torta) pensa che l’islam sia tutto così, fa vincere a tavolino i fondamentalisti. Che magari vinceranno pure, ma perché lo deve decidere (in anticipo) il governo italiano? Si badi bene che la trasparenza richiesta ai musulmani non viene chiesta a nessuno, anzi, la Chiesa cattolica (solamente) non è tenuta neanche a rendicontare i soldi dell’8 x mille. Così come nessuna delle religioni delle intese è tenuta ad esibire titoli di studio, trasparenza linguistica, ecc. Non sarebbe male che, almeno per equità, i beneficiati vecchi e nuovi delle intese si chiedessero in quale libertà religiosa confida un governo e uno Stato che si muove con tale doppiopesismo.  Ma è troppo chiedere realismo e senso civico a chi è convinto di essere il padrone del mondo (e che impunemente invece di chiedere soldi ai suoi aderenti (in effetti le comunità ebraiche lo fanno) preferisce spillare i soldi allo Stato depredando noi contribuenti) .

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*8/6/09 - Periferia di Roma, Bufalotta: qui si vengono a cercare i mobili all’Ikea e si finisce per abboffarsi di salmone e dolcetti di sego, insoddisfatti dalla esangue libreria Billy. Volendo, presto si potrà venire a pregare l’angelo Moroni, che è il profeta che annuncia il vangelo al mondo. In via Settebagni sui circa 15mila acri di terreno (1 acro = 4050 metri quadri), da tempo proprietà della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni, più nota come chiesa Mormone, è cominciata la costruzione del primo tempio italiano, il dodicesimo in Europa. Si dice che la fede mormone sia destinata a diventare una delle grandi religioni, intanto è quella che sta aumentando più rapidamente nell’occidente. Joseph Smith, fondatore del mormonismo nel 1893, pose la prima pietra su una collina nella contea di Manchester (stato di NY) chiamandola Cumorah e oggi luogo di pellegrinaggio, ha fin dall’inizio teso a diffondere una immagine pubblica e accattivante della religione. Ad esempio provando a scalare la Casa Bianca, candidandosi alle presidenziali nel 1844. Allora le possibilità erano limitatissime, mentre è noto che nelle recenti elezioni il repubblicano Mitt Romney, governatore del Massachusetts, è arrivato a un soffio dalla candidatura. E i malpensanti dicono che Obama ha riservato un posto di rilievo a Jon Huntsman, già governatore dello Utah e oggi ambasciatore a Pechino, per toglierselo dai piedi. I mormoni infatti avrebbero ben visto, dopo un presidente nero, un presidente santo (così si chiamano tra loro i mormoni) nel 2012. Il libro di Mormon è alla base dei romanzi di Stephanie Meyer, autrice della saga fantasy Twilight, da cui sono derivati i film con i vampiri innamorati che tanto successo hanno anche da noi. Poi c’è la serie televisiva, prodotta da Tom Hanks, Big Love che racconta la quotidianità del fondamentalismo mormone attraverso la vita  di un marito con tre mogli, rappresentando  il tabù mormone. Nel 1890 la chiesa dei santi degli Ultimi giorni ha rinunciato alla poligamia, nonostante il fondatore Smith avesse ricevuto questo comandamento direttamente da Dio. La rinuncia è il frutto di un accordo - una mediazione - col governo americano, mai perdonato dai fondamentalisti alla chiesa ufficiale. Nel seguito talent show American Idol, è emerso il cantante David Archuleta, mormone doc. Ai suoi concerti le ammiratrici indossano magliette con su scritto mormon girl. Il testo di una sua canzone dice più o meno “sono un ragazzo mormone e questo è il mio orgoglio e la mia gioia… noi abbiamo la vita eterna, innamorati di un ragazzo mormone”.
Non sappiamo come saranno accolti i mormoni in Vaticalia, certamente la concorrenza dei cattolici sul terreno del proselitismo è  forte e la clericaglia locale troverà mezzi, magari mungendo le casse italiane, per screditare la concorrenza. Una cosa ci sentiamo però di consigliarla ai nuovi apostoli della menzogna globale: accanto all’angelo Moroni un buffet con dolcetti meno stucchevolmente grassi di quelli dell’Ikea potrebbero attirare qualche (goloso) visitatore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 

27 /8/10 – Zingari   

Funzionario di prefettura nella Parigi dell’Ottocento, Alphonse Bertillon rivoluzionò le tecniche della criminologia grazie al “bertillonnage”, un sistema integrato di misurazione antropometriche, schedature fotografiche, impronte. Iniziò a sperimentare i nuovi sistemi con i vagabondi per garantirgli di non essere confusi con i criminali. Nel 1912 una legge speciale sui nomadi impose a ciascuno di loro un tesserino antropometrico. Parigi sperimentò un’ondata di razzismo antirom violentissima.  
In un momento come questo il politicamente corretto non paga. Servono scelte coraggiose, come quelle che sta facendo Berlusconi (ministro dell’Istruzione Gelmini intervistata dal Corriere della Sera)

In Europa spirano venti xenofobi e razzisti. Le politiche di sicurezza prendono il sopravvento, come se mostrare gli incisivi fosse una espressione di buon governo. Sarkozy smantellando i campi degli zingari (espulsi 8mila nomadi dall’inizio dell’anno) otterrà poco, perché già da destra e da sinistra si sono levate voci disgustate per l’arroganza di un presidente in calo di consensi. La stampa francese, meno asservita al padrone della nostra,  accusa il presidente di voler distrarre l’opinione pubblica  dal fallimento delle sue politiche economiche e sociali. Non è casuale che in Italia le mosse francesi siano piaciute ai ministri Maroni e Gelmini, ai sindaci Moratti e Tosi. Anzi, di più: Maroni vuole estendere l’esclusione non solo agli zingari, ma anche ai comunitari. Tosi e Moratti trovano un eccesso di bontà i 300 € consegnati a ogni zingaro adulto che toglie il disturbo.  Il papa, cioè la persona che più conta  in Italia, ha pronunciato parole generiche, le stesse che ogni volta dice sulle guerre in corso e sulle catastrofi ambientali. Qualche prete si appella all’Europa, dimenticando però che l’Ue ci chiede di equipararci anche sui temi dei diritti civili. Il Pd , che sempre più è solo motivo di imbarazzo per quelli che lo hanno votato, sugli zingari non ha speso neanche una parola. Neanche gli organizzatori di appelli in servizio permanente hanno pensato di chiedere una firma . E’ evidente che questo silenzio è la volenterosa condanna di una intera etnia nel cuore dell’Europa. E neanche sorprende.

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Di seguito un breve articolo di Donatella Di Cesare da Pagine ebraiche

Nomadi. Il diritto di avere diritti.

“Noi profughi” è il titolo di un breve saggio pubblicato da Hannah Arendt nel 1943. La descrizione dei profughi ebrei, che erano riusciti a varcare le frontiere dell’Europa di Hitler, prefigura le pagine che in Origini del totalitarismo vengono dedicate alla vicenda degli apolidi, ai senza-stato, alle non-persone. Arendt affronta la complessa questione della “cittadinanza”. L’umanità si è organizzata in stati-nazione. Ma che ne è di chi si trova tra un confine nazionale e l’altro? Di chi è senza patria, senza stato , o senza nazione?
Come gli zingari: “nomadi” perché trasversali? Diventa “irregolare” o almeno “indesiderato” - si potrebbe rispondere in termini ormai usuali. Nel sistema degli stati-nazione, chi non ha stato, chi non ha una appartenenza nazionale, perde automaticamente i diritti umani, finisce , nel mondo globalizzato, per trovarsi fuori dall’umanità. Perché ha diritto ad essere umano solo chi è cittadino . “Ci siamo accorti – avverte Arendt – che esiste un diritto ad avere diritti”. Ma questo “diritto ad avere diritti” – questione politica e filosofica che resta aperta – non può essere garantito e non viene infatti garantito. Oggi più che mai. Il diritto si arresta di fronte allo straniero che è una non-persona.
Il cosiddetto rimpatrio degli zingari in Francia, promulgato da Sarkozy e minacciato anche in Italia, fa vergogna all’Europa. Mentre i turisti vanno e vengono liberi di circolare, i rom e i sinti vengono sottoposti a una espulsione poliziesca coatta spacciata come scelta volontaria. Per “fare ritorno” in Romania che, come si sa, non è la loro patria: Nessuno li vuole. Ma non si tratta solo di denunciare il trattamento subito da persone che a tutti gli effetti vengono considerate “indesiderate”. Si tratta di un regresso pericoloso a una concezione premoderna della cittadinanza basata sui diritti diseguali.
Donatella Di Cesare


25/8/2010 – Il gatto nero

Apre il libro la Sibilla/e predice la ventura/l’8 e il 7, ecco sfavilla/e col 5 l’assicura (Il vero libro dei sogni, Salani)
E Dio disse a Mosé : “Ecco il paese che io ti ho promesso, ma tu non vi entrerai. Tiè”. E Mosè morì.

La convinzione che il mondo sia abitato da esseri sovrannaturali e da forze invisibili è comune alla maggioranza delle tradizioni e delle religioni.  E che angeli e demoni siano in grado di influenzare gli eventi tormenta e attrae credenti e agnostici.  In questi giorni è possibile visitare una mostra al Bible Lands Museum di Gerusalemme che racconta quanto elementi di superstizione fossero estremamente radicati nella tradizione del popolo ebraico. In mostra i principali oggetti riconducibili a pratiche occulte: pendenti contro il malocchio, pergamene di benedizione da tenere in casa, oggettini di protezione per i neonati.  In particolare questi piccoli amuleti per le culle richiamano alla bella leggenda di Lilith: la donna era stata creata insieme ad Adam da una zolla di terra.  Lilith non tollerava di essere subalterna ad Adam e decise di lasciare il giardino dell’Eden. Si unì ad Asmodai e altri diavoli che incontrò nei pressi del mar Rosso, e partorì un numero esagerato di demoni. Ma Adam che pativa di nostalgia per la bella Lilith  chiese a Dio di riportarla da lui. Così tre angeli – Sanwy, Sansanwy, Smnglf, vennero spediti a cercare la fuggitiva. Quando la ritrovarono le ordinarono di tornare, altrimenti i suoi figli demoni sarebbero morti. Lilith scongiurò di non toccarli e promise che non avrebbe mai toccato i discendenti di Adam e della sua nuova compagna Eva se si dicevano a voce alta i nomi dei tre angeli. I cui nomi  spesso troneggiano sulle culle di molti piccini ebrei.
E ancora sono esposte ricette di pozioni, feticci… oggetti che pur richiamandosi alla simbologia della mistica ebraica si rifanno a tradizioni posteriori. L’ebraismo è molto chiaro su queste superstizioni. Nel Deuteronomio (quinta parte del Pentateuco dove sono raccolte le norme e le indicazioni che Mosè suggerisce  agl’Israeliti dopo l’uscita dal deserto) si trova la proibizione di esercitare la magia: non si dovrà trovare in mezzo a te chi farà passare suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco, né chi farà sortilegi o chi farà l’indovino, il mago o lo stregone, l’incantatore o il negromante (18:10).
Il confine tra religione e superstizione è labile, e la fascinazione per questa chincaglieria da parte dell’agnostico è inspiegabile. Sarà per l’amore sfrenato per lo shopping ma sono uscita dalla mostra con l’hamsa (amuleto a forma di mano) da mettere nel portafoglio per moltiplicare i soldini, un paio di braccialetti di Rachel (un filo d’argento intrecciato con un cordino rosso che protegge le donne da qualsiasi cosa), e con un ciondolino con i nomi dei tre angioletti da regalare alla mia amica che aspetta un pupetto che nascerà a novembre.

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p.s. Ogni tanto una bella notizia: auguri a Gianna Nannini che aspetta un bebè.

23 /8/10 – Il nervo scoperto

La Shoah ha cancellato 20 milioni di ebrei in cinque anni senza un perché. Ci uccidevano come insetti: non ci riprenderemo mai da quello che abbiamo perso. Per questo l’antisemitismo mi preoccupa, può succedere di nuovo. Possiamo evitarlo con la democrazia, combattendo contro il razzismo  (A. B. Yeoshua, scrittore israeliano)
Se rispondiamo alla tragedia dell’11 settembre con la censura smarriremo il valore americano più sacro: la libertà e con esso la nostra essenza stessa di americani (E. Jong, scrittrice americana)
Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)

Quando si andava a New York e si saliva sulle Torri gemelle, magari in una giornata chiara, si aveva la sensazione di essere sul tetto della civiltà occidentale… anche  esteticamente.  Andare oggi a NY e vedere il triste baratro di Ground Zero porta a pensieri scuri e complessi. I terroristi erano islamici, ma non rappresentavano tutto l’islam. Però non è possibile sapere se una parte dell’islam abbia espresso rammarico. Sicuramente una parte ha gioito. Le vittime dell’11 settembre avevano molti credi diversi, c’erano anche musulmani, e riassumevano un’idea di Occidente pluralista che i terroristi non sopportano.
La polemica  è nota: offende le vittime un centro culturale e didattico – che dovrebbe sorgere a pochi isolati da Ground Zero - che permetterebbe a tutti i newyorchesi e ai numerosi turisti di approfondire la loro conoscenza sull’islam?  Il dibattito sulla costruzione del centro è diventato, come spesso accade per le cose senza senso, una questione simbolica. Qualche giorno fa l’Associated Press ha chiesto di utilizzare un linguaggio più preciso per evitare equivoci: nel promemoria inviato ai giornalisti si legge che “nell’edificio in cui verrà costruito il centro si tengono funzioni religiose già dal 2009”.  Il Time Magazine ha documentato – con un filmato – che la moschea esiste da oltre un anno e ad oggi a nessuno era sembrata inopportuna al punto di scatenare un dibattito di bandiera.
Interessò meno l’Occidente perché riguardava l’arroganza della Chiesa cattolica ritenuta a torto meno cattiva del fondamentalismo islamico, ma ad Auschwitz, dove vennero sistematicamente sterminati zingari, ebrei e omosessuali, a lungo monache carmelitane elessero quel luogo a sede del loro convento, piantando anacronistiche croci ai piedi delle quali si raccolse in preghiera Giovanni Paolo II, rappresentante supremo di quella Chiesa che fu mallevadore dello sterminio. Anche per queste uccisioni non tutti i cattolici, ma certamente una maggioranza si, tacquero. 
Il no al centro islamico sembra essere punitivo per quei musulmani moderati come Feisal Abdul Rauf,  l’imam promotore della Cordoba House, che ha posizioni chiare sull’islam: non perde occasione per condannare ogni forma di terrorismo, ripete continuamente che le religioni devono convivere, reclama pari  diritti per le donne e condanna quei paesi che applicano la sharia. Considera gli Stati Uniti una società ideale perché incoraggia la diversità e garantisce la libertà individuale e religiosa (come scrive nel suo libro What’s right with Islam is what’s right with America). I rappresentanti della gerarchia cattolica, di cui in Italia subiamo quotidianamente le frustate, credono alla libertà individuale?
Come al solito il problema sembra essere che in qualsiasi situazione a tutti si chiede di fare un passo indietro tranne che alle religioni, ritenute portatrici di valori positivi. Purtroppo anche molti sedicenti laici provano inferiorità davanti alle fedi, invece le religioni possono offrire qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani. Eppure molte persone per bene sono disposte a dare credito alla Chiesa che non riconosce i diritti delle donne, quelli degli omosessuali… e chi nega un diritto li nega tutti, amatissimi lettori di Nogod.
Come sempre accade, nei dibattiti di bandiera i sondaggisti la fanno da padrone, per cui apprendiamo che 2/3 degli americani sono contrari alla Cordoba House. Ma il gioco dei sondaggi è pericoloso. Come risponderebbero gli italiani se venisse loro posta la domanda: sei favorevole alla costruzione di una moschea, di una sinagoga, di un centro atei, di un campo nomadi davanti al tuo palazzo?

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25/8/09 - Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso  è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale. Molti commentatori, stimolati dalla plumbea atmosfera italiana cavalcata dalla Lega con l’apprezzamento di un numero ben più ampio del suo bacino elettorale, si sono convinti che qualsiasi musulmano viva sul nostro territorio sia lì pronto con la scimitarra per decapitarci. In occasione del ramadan, che per gli effetti della luna quest’anno è già arrivato e il prossimo anno arriverà ancora prima, sono insorti imprenditori che temono un calo nell’attività produttiva. Preoccupazione un po’ gonfiata se invece che ai pregiudizi ci atteniamo alle statistiche: grosse fabbriche, ad esempio in Francia, non hanno mai registrato una diminuzione della produttività durante le festività musulmane. Inoltre i sudditi di Allah che lavorano sono adulti e in grado di comprendere il loro stato di salute, e sono perfettamente a conoscenza che il corano offre una serie di deroghe al digiuno (versetto 184). Una tempesta in un bicchiere d’acqua che ha però eccitato gli istinti più bassi delle persone, accolti da qualche sindacato di categoria che, pronto a violare l’art. 3 della Costituzione, ha proposto  liberatorie nelle contrattazioni. Il tutto nel silenzio dei (pochi) laici che dovrebbero avere a cuore la libertà religiosa.  E’ innegabile che la fede islamica  rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi europei non può non essere complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove il Paese è ampiamente secolarizzato ma per convenzione e convenienza la classe politica tiene il piede in due scarpe) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi quelli che invece preferiscono altri modelli, o che lasciano il loro paese per abbandonare una situazione che non condividono. Inchiodarli ad uno stereotipo, così come succede per noi italiani che abbiamo fama di arretrati bigotti mafiosi e mammoni, è ingiusto. La deputata Souad Sbai, che ha a lungo collaborato con il Comune di Roma presso l’assessorato alla multietnicità (soppresso dal sindaco Alemanno), ha denunciato più volte inascoltata quanto la situazione delle donne muti arrivando in Europa, per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani. Avendo lavorato per un periodo in quell’assessorato, posso testimoniare che mai sia arrivata una richiesta per aumentare luoghi di preghiera o separazione nelle scuole…, ma piuttosto spazi per incontrarsi nel tempo libero o campi per il gioco del cricket, incremento di autobus di collegamento con le periferie, sicurezza. Richieste non diverse da quelle che fanno (inascoltati) i romani. Invece di raccogliere le istanze dei lavoratori che vivono da noi, le istituzioni scelgono di parlare con i gruppi religiosi convinte di essere aiutate nella lotta al fondamentalismo. E così i laici vengono tagliati fuori da qualsiasi dialogo. Una possibile via di uscita potrebbe essere quella di avere regole certe per ogni cittadino (ovvio anche italiano) senza tenere in nessun conto né il paese d’origine, né la religione.  Però anche la Chiesa deve fare un passo indietro, dalla intromissione nella scuola alla vita politica pubblica. Altrimenti come si può pretendere che i musulmani non avanzino richieste affini? Non saranno certo le croci utilizzate strumentalmente come simboli dell’identità italiana a fermare il mondo ai confini della penisola.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


12 /8/10 -  Al palo

Passa un porco e je dico ciao maiale
Passa un asino e je dico ciao somaro
Forse ste bestie nun me capiranno
Ma armeno c’ho la soddisfazione
De dì le cose come stanno
Senza paura d’annà a finì in prigione
Trilussa

In questi ultimi giorni oltre alle consuete violenze maschili sulle donne soprattutto ad opera dei sedicenti padroni, cioè mariti e fidanzati, diverse turiste straniere sono state violentate da nostri giovani connazionali. Sindaci assessori e altri tipi di bestie politiche, si affrettano a ricordare che queste signorine sono ubriache, seminude e disponibili.  E’ appena il caso di ricordare che lo stupro si verifica durante un rapporto sessuale, e anche se una donna è consenziente lo deve essere dall’inizio dell’incontro alla fine. Ma i casi denunciati non rientrano in questa categoria, sono piuttosto il frutto della opinione che i maschi hanno di una donna che si diverte balla e beve con le amiche. Sarebbe forse il caso di riflettere su questi giovani italiani, spesso anche nostri figli, che hanno un giudizio così retrivo sulle donne e una opinione così esclusiva di sé e del loro appeal.  Certamente non tutti gli uomini sono animali, ma è congruo ammettere che un numero notevole di loro vive libero nelle città consapevole di essere impunito.  Lo stupro è l’apoteosi della violenza maschile sulle donne, ma il maschilismo è prepotente e la politica partitante, sempre aiutata dagli scribi di corte, ce ne da ampi spaccati un giorno si e un giorno pure. Per cui una deputata che decide di uscire da un partito sicuramente lo fa perché vuole compiacere il nuovo fidanzato, e se si decide di azzoppare un rivale politico lo si fa attraverso la moglie (piccolo inciso: la destra sta dando al Paese una immagine di sé che potrebbe trascinarla via e bene sarebbe farla scannare tranquillamente senza parteggiare).  
Frutto di maschilismo a arretratezza culturale anche le numerose vicende di discriminazione nei confronti degli omosessuali che vengono scacciati addirittura dalle spiagge se accennano ad una tenerezza. Verrebbe da chiedersi se gli italiani sono antropologicamente diversi dal resto dell’Occidente che non riescono a tirar fuori le gambe dai lacci del moralismo clericale  e dal ciarpame partitico. Ormai l’Italia è rimasto, insieme a pochi altri, il Paese che non riconosce una parte dei suoi cittadini, non perché sono spregevoli assassini o evasori fiscali ecc., ma perché al momento di fare sesso - una cosa che sfrondata da qualche momento di passione e da un po’ di romanticismo è francamente irrilevante se non per se stessi – scelgono una persona come sé.
Il giudice californiano che ha dichiarato incostituzionale l’esito del referendum locale che aveva bocciato il matrimonio tra omosessuali, lo ha fatto perché ha ritenuto che i tempi cambiano. E’ arrivato a questa risoluzione attraverso l’ascolto di parecchie coppie omosessuali rilevando che non esistevano diversità nel rapportarsi con il lavoro, la famiglia, il tempo libero, i bambini.  La proibizione dei matrimoni omosessuali – ha concluso il giudice – è il frutto di un’epoca in cui si riteneva che la differenza di sesso portasse con sé anche una differenza di ruolo nella società e nella famiglia. Quell’epoca è passata, e se si hanno in merito opinioni diverse, moralistiche o religiose, bisogna tenerle per sé. In altre parole, uomini e donne non hanno più socialmente ruoli che li pongono sui diversi gradini della scala e le leggi e la politica non si occupano di opinioni personali.
Vero nell’Occidente, non in Italia dove un sindaco si permette di dire che la ragazza era ubriaca e dove un deputato afferma che una collega non pensa con la sua testa.

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10/8/10 – La secca

Se c’è una cosa che questa legislatura ci ha insegnato è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prender parte a cori che allietano le serate del nostro presidente chansonnier. Una nuova vittoria elettorale farebbe aumentare ancora il numero degli aspiranti, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono (Mario Ricciardi, Brideshead)

Il federalismo invocato ormai come panacea da destra e sinistra è un bluff per favorire i ricchi. Prova ne è la trovata della cedolare secca sugli affitti, in parte determinata dalla improvvida cancellazione dell’Ici, che poi è stata l’unica promessa mantenuta dal premier in materia di diminuzione di tasse. E’ appena il caso di ricordare che durante l’ultimo sfortunato governo Prodi, caduto sotto i colpi dei ministri Ferrero e Mastella con l’aiuto del presidente della Camera*,  il governo aveva riordinato l’imposta diminuendola per i redditi inferiori a 30mila €.  La generosità di Silvio fatta con il portafoglio statale – che è roba che non merita né rispetto né conoscenza secondo il nuovo modo di fare politica – ha portato i comuni ad avere il piatto vuoto. E siccome riempirlo con l’aumento delle mense degli scolari e il  plus del biglietto dell’autobus, oltre che non basta porterebbe alla bocciatura alle prossime elezioni, si è corso ai ripari con la cedolare secca sugli affitti, che favorisce i grandi proprietari di immobili e rastrella qualche entrata fiscale dai piccoli proprietari.
Il decreto attuativo stabilisce che dal 2011 i proprietari di immobili affittati avranno la facoltà di scegliere se continuare a seguire le norme attuali o preferire la cedolare secca del 20%. Scegliendo questa seconda opzione, una flat tax (tassa piatta) si annulla sia l’Irpef che le addizionali e i bolli. Le tasse piatte creano un effetto distorsivo, in questo caso voluto, e i benefici prodotti si moltiplicano quanto maggiore è il reddito del contribuente proprietario. Cioè, se il proprietario ha un reddito superiore a 100mila € all’anno, il beneficio, in termini di meno tasse, sarà del 45%. Un piccolo proprietario il cui reddito annuo è nella media, cioè 22 mila €, il risparmio scenderebbe al 16%. Un conto facile: i più ricchi usufruirebbero di uno sgravio di tre volte superiore ai meno abbienti.
Non bastasse questa iniquità, il testo governativo cancella ogni differenza con i canoni concordati, ossia quella misura nata in sostituzione dell’equo canone, che prevede accordi comunali per contenere i costi degli affitti. Chi sceglieva questo regime pagava l’imposta non sull’85% del canone ma solo sul 58,5%.  Con la cancellazione di questo bonus, a rimetterci saranno gli affittuari che si troverebbero davanti un mercato degli affitti completamente libero. Inoltre il ministro della Complicazione Calderoli, guarda caso un sostenitore del federalismo (a parole, in quanto la Lega dice federalismo ma intende secessione), ha preteso e ottenuto l’abbassamento della cedolare dal 25% al 20%, in questo modo rendendo praticamente impossibile il pareggio dei conti, ovvero l’equivalenza fra quello che viene in meno al fisco dopo l’abbassamento dell’aliquota e quello che verrebbe in più dall’emersione del nero. Perché ovviamente  sono gli affitti in nero la gran piaga che difficilmente potrà essere sanata stante l’abulia della guardia di finanza  che non vede e non sente (mai nessuno che alzi il culo dalle poltroncine degli uffici, dai vigili ai poliziotti) e che potrebbero giovarsi di un incrocio tra utenze telefoniche, elettriche… e case sfitte. Sia mai una cosa normale, meglio una ennesima ordinanza legge decreto, per giustificare lo spropositato numero di ministri e parlamentari rubapane (e molto companatico) a tradimento.

Tiziana Ficacci  www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

* A proposito di Ici non possiamo dimenticare la scomposta reazione di stampo clericale del presidente della Camera Bertinotti, quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa fece notare durante la finanziaria l’incongruenza dell’esenzione Ici ai beni ecclesiastici.  


8 /8/10 -  Priest pass

Credo in qualcosa, ma non nella favole. E, soprattutto, sono piuttosto anticlericale. (Sergio Muniz, vincitore Isola dei Famosi 2)
Mio padre ha preso da sua zia May: rifiutava la bibbia perché diceva che il personaggio centrale non era assolutamente credibile (il protagonista di Crimini e misfatti, di Woody  Allen)

Bruce Clark, giornalista cattolico irlandese, ha curato un dossier per l’Economist  dove racconta  che Dio è vivo ma la Chiesa no.  Un quadro con cifre e motivi della crisi istituzionale del cattolicesimo che affonda le sue radici ben prima della deflagrazione pedofilia. La schifosa vicenda è stato solo un combustibile, ma il detonatore era avviato da tempo. 
Il secolo non riesce a fare a meno del bisogno di credere, ma ha affondato l’istituzione: le gerarchie sono percepite come screditate, e la pretesa di superiorità morale e sociale della Chiesa è in caduta libera. Nel dossier non mancano i tanti casi in cui il clero è compromesso con il potere temporale, la vanità tronfia di molti rappresentanti e, soprattutto in Europa, l’incapacità di rispondere alle esigenze delle persone. Una lettura utile anche se conferma che l’Italia – o, per meglio dire, Vaticalia – è un mondo a sé.
E’ proprio di qualche giorno fa l’osservazione tranciante di un membro autorevole della Cei,  sulla irrilevanza della classe dirigente italiana. Un paradosso, visto che la Chiesa in Italia fa parte a pieno titolo di quel vertice, collaborando a indebolirlo ogni volta che qualche spirito libero – molto raramente in verità – fa sentire la sua voce non per chiamare ad una rivoluzione ma solo per allinearsi all’Occidente. E se Famiglia Cristiana torna a criticare il governo dipingendolo con un capo attorniato da maggiordomi, ben coperto rimane il restante mondo cattolico, dalla  Cei ai vari movimenti molto più rilevanti di don Sciortino, che sembrano aver completamente abbandonato la questione religiosa-teologica considerandosi un partner politico del complesso e picaresco mosaico della vita italica.
Intanto la scorsa settimana Roma ha vissuto giornate difficili. Una vera e propria invasione di giovani chierichetti/e, in gran parte tedeschi, sparpagliati per la città hanno reso faticosa la già faticosa vita dei romani.  Come è noto il sindaco Alemanno (anche detto Aledanno o Lupomanno) ha deciso che l’estate la popolazione si riduce a metà (gli altri sindaci stimavano, anche loro sbagliando, i romani il 30% in meno) e di conseguenza ha dimezzato auto e metro.  Nella calca della metro B il chiacchiericcio dei chierici tedeschi mi faceva pensare a storie di famiglia, ma io quella lingua la so bene e so che i chierichetti parlavano di turiboli e indirizzi per comprare scarpe e camicie. Nervi saldi quindi, ma certo un cattolico tedesco non è mica semplice da elaborare. Intanto pensi a Pio XII e ti sale la pressione. Compressi come polli d’allevamento un ladro sfortunato mi taglia la borsa (costosissima) senza riuscire a prendere nulla. Neanche m’arrabbio se penso che sarà stato uno zingaro nipote di zingari scampati allo sterminio dei nazisti. Pensieri odiosi, il nazismo è nato in Germania ma quel pensiero attecchisce ovunque, e le borse seppur costose si ricomprano. Ma i cattolici tedeschi continuano a inquietarmi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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5/1/10 - Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma. E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo. La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

 

5/8/10 –  Ultimi fuochi d’agosto

Vorrei proprio vedere quei 20 milioni di combattenti padani pronti a battersi! Possibile che i miei concittadini romani, gli abitanti del Centro e del Sud e anche la parte più nobile del Nord non reagiscano? Ognuno può pensarla come vuole, ma io trovo ingiusto che si permetta ai ministri di fare certe sparate, mentre, per le stesse dichiarazioni, si persegue l’uomo della strada (una lettera al Corriere della Sera dal lettore Fabio Todini)

Anche alla luce di questi ultimi tuoni d’agosto, viene da chiedersi se il Pd serva.
Se – se – come più di un commentatore ipotizza una terza forza in caso di elezioni anticipate in tempi brevi, è probabile che i democristiani che oggi militano in quella formazione, trovino più naturale allearsi con l’Api di Rutelli o con l’Udc di Casini. E’ possibile che in questo caso, votando con il porcellum, i bersaniani verranno espunti dal Parlamento. Spiace per Bersani che pure nell’ultimo governo Prodi fu un buon ministro, ma questo è.  Secondo me i bersaniani dovrebbero riflettere, possibilmente al chiuso e non occupando qualsiasi aiola con le feste dell’unità o come si chiamano oggi, sul perché sono arrivati a questo punto. Ad esempio potrebbero chiedersi  come è stato possibile che un paese che ha avuto il partito comunista più grande del mondo ha la classe operaia e impiegatizia più povera e bistrattata dell’occidente, in questo modo condannando all’irrilevanza la più parte della popolazione che, negletta e umiliata, si vendica non votandoli. Può passare sotto silenzio che i bersaniani sono stati anche fisicamente assenti a Pomigliano? O può essere taciuto che durante la votazione in parlamento sulla manovra economica i bersaniani hanno deciso di andare in pullman – con un ritardo di oltre un anno – all’Aquila?
Se il Pd sparirà finirà una parte della nostra storia, ma è bene anche dirsi che oggi, così come è, questo partito è fonte di imbarazzo per chi lo ha votato. E’ insostenibile la pretesa di D’Alema di definirsi intelligente e continuamente fare ipotesi sbagliate come in Puglia, ingiustificabili le azioni di Veltroni che, nonostante i romani lo avessero eletto con il   70%  dei voti, si è dimesso anzitempo consegnando la città ad Alemanno ,  inqualificabile candidare capolista in importanti città un paio di belle ragazze (solo perché belle e amiche), assurdo non avere sostenuto Bonino alla Regione Lazio (che comunque senza nessun aiuto da parte della coalizione a Roma ha stravinto). E ancora, da suicidio accodarsi alla campagna giornalistica di Repubblica sulle pupe del premier, azione che gli si è immediatamente ritorta contro con la vicenda Marrazzo, nota ai più da anni e venuta allo scoperto grazie al direttore di Chi (giornale di gossip della famiglia del premier) solo perché i sondaggi lo davano  in odore di rielezione.  La totale confusione – per meglio dire inconsistenza – sui temi bioetici e dei diritti civili, accompagnata ad una sudditanza affettata  allo strapotere vaticano, del resto connaturata alla sua storia,  fino alla apertura di credito di queste ultime ore nei confronti della Lega, completano il quadro.
Per crescere l’albero ha bisogno di essere potato, così i bersaniani dovrebbero studiare le loro radici, dissodare il terreno e provare a mettere a dimora nuove piantine. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui vostri COMMENTI


2/8/10 – Basta ritocchi

Fortunate sono quelle ragazze messe al mondo da genitori intelligenti, ambiziosi, che non hanno mai avuto figli maschi… Tillie Olsen, Silences

Il governo licenzia a raffica divieti più o meno inattuabili e illiberali.
Uno su tutti mi disturba: l’impedimento posto alle ragazze minorenni di modificarsi il seno. Sarebbe stato molto meglio invece che porre l’ennesimo veto per le donne - perché è ovvio che se un minorenne si vuole mettere le protesi ai polpacci come pure usa può continuare a farlo - segnalare ai medici attraverso il loro Ordine che è buona norma aspettare la fine dello sviluppo prima di affettare una bambina.  Per la mia cultura è un po’ difficile da comprendere, ma sembra che un numero crescente di adolescenti si senta umiliata da un seno misura seconda e, per uscire dal disagio si organizza con le protesi. Personalmente consiglierei un analista che le aiuterebbe a comprendere l’origine del disagio e, soprattutto, ad apprezzare la bellezza dei seni, che risiede nella forma, nella consistenza… e non solo nel volume. Ma, non siamo tutti uguali ed è equo che una giovane, ben informata dal medico degli eventuali rischi sanitari per l’oggi e per il futuro, faccia quel che creda col suo corpo. Il legislatore e la politica non dovrebbero occuparsi di questi argomenti, anche perché, guarda il caso, riguardano sempre solo la repressione delle donne, dall’estetica alla Ru.
Più utile sarebbe far crescere le ragazze con una maggiore consapevolezza di sé, e forse qui il legislatore, e la politica, potrebbero intervenire lavorando per l’eliminazione di qualsiasi discriminazione di genere.
Purtroppo l’ondata moralistica – non di morale ovviamente – che pervade i politicastri è ampiamente diffusa dai mezzi d’informazione (quelli con cui siamo stati solidali per la legge bavaglio ma che poco si occupano dell’obbligo di rettifica persino nei blog che di fatto chiuderebbe la rete) e, sorprendentemente (!) coinvolge quasi sempre donne.  Che sia la graziosa Bélen che ha preso un po’ di cocaina - il che non è reato ed è usanza molto diffusa anche tra i giornalisti e gli impiegati di ogni ordine e grado -, o passare al setaccio la vita delle fidanzate dei politici per screditarli (mentre potrebbero essere facilmente sbugiardati con il loro).
Sembra difficile comprendere ai grintosi giornalisti italiani che la sfera privata è alla base del vivere civile. E piaccia o no, ognuno ha diritto al rispetto, sia che voglia aumentarsi il seno, che abbia avuto un fidanzato vecchio e cadente al quale ha spillato parecchio denaro, o che passi la sua vita sullo step per mantenere la sfericità dei glutei.
Piaccia o no, ognuno, e soprattutto le donne, deve avere la libertà di vivere come crede – ovviamente se queste libertà non sono reati - senza il fiato sul collo della politica e dei giornalisti d’assalto*.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui vostri COMMENTI

*ai quali come sempre chiediamo di fare i cani di guardia della classe politica e non i cani fedeli e devoti con la lingua penzolante in attesa di una crocchetta.

 

30/7/10 – Atti contro natura (2)

Er prete è un coso nero contro la Patria e la modernità (Trilussa)
Molti religiosi sono sospettosissimi. Sembra che – per motivi puramente religiosi, si intende – sull’iniquità la sappiano moto più lunga dei reprobi (Kipling)
Il sesso è  l’ossessione dei maschi celibi invecchiati dentro le gerarchie che hanno fatto del corpo la loro dolorosa prigione, in nome di uno Spirito che campa nutrendosi di divieti, condanne e altrui sofferenze (Pino Corrias)

Nei giorni di fango in cui in Germania si parlava degli orrori della pedofilia clericale, il teologo tedesco David Berger, scandalizzato dall’accostamento tra omosessualità e pedofilia, decise di scrivere sul quotidiano Frankfurter Rundschau  un editoriale per fare outing sulla sua omosessualità e in cui affermò che le posizioni della Chiesa cattolica sull’argomento erano ipocrite e bigotte, e, soprattutto, causa della crescita dell’omofobia. Contestualmente decise di dimettersi dalla direzione della rivista conservatrice Theologisches.
A distanza di tre mesi è stato licenziato dalla pontificia Accademia San Tommaso d’Aquino, congedo che Berger  contesta in quanto sostiene che il catechismo del 1992 vieta l’atto omosessuale ma le persone omosessuali devono “essere accettate con rispetto compassione e sensibilità”.  
Non amando nessun tipo di esclusione e/o deferimento sia pure per un prete, auguri a Berger.  Però è bene ricordare che nell’ottobre del 2005 un documento ufficiale della Santa Sede impartiva le modalità per accogliere aspiranti sacerdoti, reiterando il divieto di dare gli ordini sacri a quanti praticano l’omosessualità, ma anche a quelli sospettati di sostenere la cultura gay o anche di presentare “tendenze omosessuali profondamente radicate anche senza metterle in pratica”. Nella revisione del catechismo del 1997 è stato inserito un passaggio in cui si dice che l’inclinazione omosessuale è “oggettivamente disordinata”. E nel catechismo degli adulti curato dalla Cei, l’omosessualità è trattata nel paragrafo Disordini sessuali insieme a masturbazione, fornicazione, prostituzione, adulterio, incesto e stupro.
Quando l’Onu, su proposta (2009) del presidente francese Sarkozy e con le firme di 27 Stati dell’Ue, avanzò una risoluzione che chiedeva la depenalizzazione dell’omosessualità nelle legislazioni del mondo, il Vaticano insieme ai Paesi islamici fondamentalisti rifiutò di aderirvi. Lo stesso rifiuto si ebbe anche nel gennaio 2006, quando il Parlamento europeo approvò una risoluzione contro l’omofobia con la quale si invitavano i parlamentari europei a condannare “ogni avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e dei transessuali, e di legiferare contro “le discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso”.  Su pressione del Vaticano  gli europarlamentari italiani di Forza Italia (oggi confluiti nel Pdl), Udc, Lega e Margherita (oggi confluiti nel Pd), ligi alle volontà d’Oltretevere si schierarono contro il progetto anti-discriminatorio.
Abbiamo sentito le voci delle gerarchie anche in seguito alla scontatissima inchiesta di Panorama: “venite allo scoperto invece di approfittare dei benefici della tonaca”.
Per la mia cultura l’agire della Chiesa cattolica è criminoso. Ed è da criminali avere rapporti con questa gente.

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26/7/10 – Atti contro natura 1, http://www.nessundio.net/blog/2010/07/26/4266/


29/7/10 – Bugie estive

Estate/ sei calda come i baci che ho perduto/ sei piena di un amore che è passato/che il cuore mio vorrebbe cancellare/ odio l’estate

I telegiornali impacchettati da veri professionisti nell’arte di rivestire il nulla con pomposità fanno diventare l’ ESODO* dei vacanzieri il fatto del giorno per tutta l’estate.  Dopo le risibili interviste sul caldo – mai una domanda ai padroni del vapore sul perché gli autobus romani abbiano aria condizionata rara, perché siano state rimosse le pensiline alle fermate dell’autobus proprio a luglio … - i  cosiddetti giornalisti si spostano sui caselli dell’autostrada a chiedere dove andate, quanto vi fermate, quando tornate. 
La scorsa settimana la ministro del Turismo Brambilla, ha presentato l’indagine quantitativa sui comportamenti turistici degli italiani.  Il dato boom è che 30 milioni di italiani hanno pianificato una vacanza tra luglio e settembre contro il 25.9 dell’anno scorso.  Dice Michela Vittoria Brambilla che il turismo è la prima attività produttiva del Paese, però (e si para il culo) non ci sarà aumento del fatturato perché gli albergatori hanno ridotto i prezzi.
Notizia per i boccaloni e i minzolini alla quale ha reagito subito (il disfattista e forse comunista) Trefiletti di Federconsumatori  che ha chiesto al ministro di essere realista e di non diffondere “dati mendaci”. Secondo l’organizzazione “la contrazione dei flussi turistici per questa stagione sarà preoccupante, con una caduta sotto la soglia del 40% dei cittadini che potranno usufruire di una vacanza”. Anche Cinzia Renzi di Fiavet (Fed. italiana associazione imprese viaggi e turismo) conferma i dati sulle 13mila agenzie di viaggio che denunciano gravi carenze di prenotazioni. Per il presidente degli albergatori Bernabò Bocca il 46,3% degli italiani non si muoverà, e uno su 4 lo farà per mancanza di soldi.
Come se non bastasse, paesi nostri diretti competitori come Turchia, Spagna, Grecia  utilizzano il da noi poco utilizzato sistema all inclusive che assicura spese certe e contenute.
Nella vacanza italiana l’albergo e il ristorante rappresenta il 60% mentre il 40% va in trasporti e tempo libero. Il tempo della vacanza si contrae e il fatturato scende. Visto che il governo ha pensato bene di ripristinare un ministero che era stato cancellato con un referendum popolare, almeno che questo dicastero provasse a mettere a punto le strategie per implementare il turismo nei prossimi secoli invece di partorire imbarazzanti e inutili spot.
Del resto come pensare alle vacanze con disoccupazione, cassa integrazione e blocco dei contratti per milioni di lavoratori? Che però non esistono nel paradiso di bugie dei telegiornali di Vaticalia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

        Ci sia permesso ricordare ai giornalisti, gli stessi con i quali siamo stati solidali sulla questione legge-bavaglio, ma dai quali vorremmo qualche cosa di serio di tanto in tanto, che la parola esodo non vuol dire spostamento in massa, ma spostamento in massa forzoso. Potrebbero ad esempio utilizzarla qualora volessero descriverci lo spostamento di aquilani dalla loro città distrutta alle newtown e negli alberghi della costa.
T.F.  


26/7/10 – Atti contro natura

All’ospedale Gaetano Pini di Milano, un giovane gay non ha potuto donare il sangue. E’ giusto? Si 31,4% No 68,6% (sondaggio corriere.it)

L’espressione contro natura è una terminologia utilizzata dalla Chiesa cattolica riguardo la morale sessuale. Ma la teologia cristiana ignora la natura perché guarda attraverso gli occhiali del creazionismo, che considera le persone e l’universo  un dono di Dio. Sembra un paradosso quindi il richiamo alla natura da parte di chi alla natura non crede. Ma, è anche incredibile che la Chiesa cattolica che sentenzia, giudica, condanna con grande sicumera, basi le sue sicurezze su fonti  labili.  Nel catechismo di Pio X (papa dal 1903 al 1914) la sodomia era tra i quattro peccati  che gridano vendetta al cospetto di Dio, gli altri tre sono omicidio volontario, oppressione dei poveri, frode. Gridano vendetta, cioè provocano la punizione divina come nel Genesi viene distrutta la città di Sodoma.  Però, l’assunto che il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo si rifacciano alla Bibbia è una affermazione quanto meno gonfiata (i fatti del cristianesimo sono narrati nei Vangeli). Come si sa nel libro si racconta la storia del popolo di Israele e non ha un carattere propriamente religioso come vogliono sostenere i cristiani, ma è piuttosto un romanzo epico (come i più noti e non sfruttati a fine religioso Iliade e Odissea) . Nell’episodio biblico a cui la Chiesa romana si richiama per condannare l’omosessualità, non c’è questa assertività, tanto che  Dio  si lamenta perché il popolo non ubbidisce e discute su ogni cosa. I cristiani dicono di essere figli di Abramo, ma Abramo contratta con Dio: se a Sodoma esistono cinquanta giusti… o anche un solo giusto tu distruggeresti con una pioggia di fuoco la città di Sodoma? E dice a Dio : il giudice di tutta la terra non giudica secondo giustizia (Genesi 18:25-32).   L’omosessualità era molto diffusa tra i popoli mediorientali nel periodo storico dei fatti raccontati nella Bibbia, ma non era comune, secondo il libro, tra gli Ebrei. Raccontiamo l’episodio: Lot viveva a Sodoma quando due angeli arrivarono in città e Lot li invitò ad entrare a casa sua per mangiare e riposarsi. Rapidamente si sparse la voce che a casa di Lot c’erano due uomini bellissimi e presto una folla di uomini anziani e giovani si recò in quella casa chiedendo: dove sono gli uomini che sono venuti da te? Falli uscire. Lot comprese che gli abitanti di Sodoma volevano violentare i suoi ospiti, e decise, pur con dolore, di offrire le sue due giovani figlie vergini  pur di salvaguardare i sui ospiti. La folla allora si scagliò contro Lot per sfondare l’uscio, ma i due angeli afferrarono Lot e colpirono la gente di fuori con un bagliore accecante, così essi si affannarono inutilmente a cercare un’entrata (Genesi 19:1-11)
Secondo molti commentatori in questo passo il peccato va ricercato nella concupiscenza di “cosa altrui”. Nel Levitico (che elenca le regole che gli ebrei devono osservare), l’omosessualità è comunque da evitare. Non dovrete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con la donna: è una pratica mostruosa (Levitico 18:22). Perché tanta severità per pratiche così poco conosciute tra gli Ebrei? Probabilmente perché l’omosessualità è intesa come mezzo di culto a divinità pagane, come leggiamo in Deuteronomio 23:17, dove si fa riferimento al prostituto sacro. Però troviamo anche passi delicati e che ci indicano rapporti omosessuali improntati a grande tenerezza. Il primo episodio è riferito a David, futuro re di Israele, e a Gionathan, figlio di re Saul. Il loro è un rapporto intenso e per l’amore che gli portava, Gionathan fece giurare David, perché:
l’amò più di un fratello (I Samuele 18:4), David, l’amò come l’anima sua (I Samuele 18:1) E David dopo la morte dell’amico dirà: Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna (II Samuele 1:26). E lo stesso Saul dirà al figlio : Figlio di una donna perduta! Non so forse  che sei legato al figlio di Isaia, a vergogna tua e a vergogna della nudità di tua madre?(I Samuele 20:30).. La Chiesa cattolica ha un giudizio sprezzante sulle donne, quindi non prende neanche in esame di giudicarle per la loro omosessualità, ma nella Bibbia troviamo anche passi che riguardano l’amore fra donne.  Il racconto riguarda Ruth che, rimasta vedova , potrebbe ricongiungersi alla sua famiglia  ma chiede alla suocera di rimanere con lei: non chiedermi di abbandonarti, lasciami venire con te, dove tu abiterai abiterò con te. Solo la morte potrà separarmi da te (Ruth 1:16-20) . Ruth decide di rimanere con Noemi e leggiamo che si unisce a lei (davka bah) proprio come leggiamo nel Genesi quando un uomo lascia padre e madre per unirsi alla donna (davka) . Sotto al cielo e nei libri esistono molte più realtà di quante sembra comprenderne la Chiesa cattolica e sant’Agostino (se si offende l’ordine naturale si offende Dio stesso in qualità di ordinatore della natura).  E’ complesso coniugare il cristianesimo e la modernità soprattutto quando non si ha nessuna propensione e interesse per la concezione postcreazionista – e quindi naturale – del mondo e delle persone.

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 24 /7/10 – Magic Italy

“Discendere dalle scimmie! Oh caro, speriamo che non sia vero. Ma se lo è, allora preghiamo che non si sappia in giro” (la moglie del vescovo di Worcester, Inghilterra, dopo che fu illustrata la teoria evolutiva di Darwin)

Immagino sia molto provinciale lamentarsi per una minivacanza di una settimana, alla quale peraltro nessuno mi ha costretta, in un posto incantevole della costiera amalfitana, in un albergo che, secondo classifiche non so da chi stilate, ha la piscina più bella del mondo. Francamente non so se veramente Caruso sia passato di qui cantando, ma quello che mi sorprende e al contempo scoccia è che in quest’albergo lussuosissimo la connessione internet è considerata una richiesta da marziani e il solo computer dell’albergo è nella reception.  Ora, come dicevo all’inizio, per una vacanza di una settimana si parte col solo bagaglio a mano, e non ci si trascina dietro il computer, per quanto piccolo ingombrante, con tutti gli annessi e connessi che ti fanno sembrare da subito una rompiscatole agli eventuali compagni di gita. Quindi, dopo le opportune rimostranze, l’albergo, che è in effetti molto bello, mi ha dato la possibilità di utilizzare un piccolo computer. Questa premessa per dire che l’accesso a internet è più facile nelle tende beduine, nel deserto dei Gobi, nelle distese della Patagonia piuttosto che nella magic Italy (nonostante  spot del premiere)

Come abbiamo più volte scritto, le cose delle donne non sono rilevanti politicamente. Quindi non c’è niente da sorprendersi che sia passata come acqua sul marmo la decisione dei giudici della Corte costituzionale che ha bocciato la norma riguardante la carcerazione immediata per gli stupratori decisa con un decreto legge lo scorso anno. Secondo i giudici della Consulta non può essere tolta al magistrato la facoltà di disporre misure alternative al carcere per chi stupra una donna o un bambino. Il decreto legge, come si ricorderà, fu voluto fortemente dalla ministro Carfagna in seguito ad una ondata di stupri e forse anche in virtù che uno dei must del governo era l’ordine pubblico.  La motivazione della Corte osserva che “per quanto odiosi e riprovevoli, i fatti che integrano i delitti in questione ben possono essere e in effetti spesso sono meramente individuali e tali, per le loro connotazioni, da non postulare esigenze cautelari affrontabili solo e rigidamente con la misura massima”.  L’unica risposta alla decisione, al momento, solo quella della ministro per le Pari Opportunità che ha detto: “non esiste e non possiamo accettare una classifica della brutalità… chi violenta una donna o un bambino deve entrare in carcere da subito. L’intervento della Corte è lontano dal sentire dei cittadini e ci allontana dalla tolleranza zero contro i crimini sessuali”.
E’ probabile che il silenzio della partitocrazia sia stato determinato dal caldo, da una certa simpatia per i giudici che va (un po’ troppo) forte in certi settori, dalla forte antipatia che i ministri di questo governo si attirano pure quando, come in questo caso e non me ne vengono in mente altri, hanno ragione. Certi silenzi,  numerosi per la verità, quando provengono dal secondo partito italiano, provocano un forte imbarazzo a quelle persone che hanno votato per il Pd.
Molte righe invece sono state scritte sul caso del giudice israeliano che ha condannato per stupro un uomo che intratteneva rapporti sessuali con  una donna  alla quale aveva taciuto il suo status di sposato con prole oltre alla sua etnia. Ovviamente la sentenza è stata un buon motivo per la stampa vaticaliana per sottolineare il razzismo israeliano-ebraico. E magari sarà pure così. Non sarebbe stato male però scrivere che le maglie della condanna per  stupro in quel paese sono molto elastiche e molto benevole – o paternaliste – nei confronti delle donne. Casi come quello riportato si verificano con una certa frequenza nei tribunali. Lo scorso anno destò un certo scalpore la vicenda di un funzionario governativo che otteneva sesso  promettendo licenze di costruzione. La sua carriera di bugiardo è terminata con il licenziamento, la condanna per millantato credito e stupro. Forse eccessivo, ma punire le menzogne, che spesso feriscono gli ingenui cuori innamorati, non è male.

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20/7/10 – Oggi parliamo di donne (3)

C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre, la donna (Pitagora)

Nel prossimo anniversario della morte di Benazir Bhutto, uccisa il 27 dicembre del 2007 dagli estremisti islamici, verrà presentato ufficialmente un partito politico pachistano interamente femminile, Girls of Bhutto. La leader, Uraima Satmar, era amica e collaboratrice di Bhutto. Il nuovo partito godrà dell’aiuto del Movimento nazionale unito, una formazione di immigrati indiani,  il cui obiettivo è la lotta ai talebani.  Satmar dice che Bhutto è un modello per molte giovani pachistane che sono stanche dell’estremismo islamico e dello strapotere maschile ammantato di principi pseudo religiosi.
Oggi nel Pakistan le donne sono costrette  a girare con il burqa, le bambine hanno un limitato accesso all’istruzione, le mogli e le figlie sono completamente assoggettate a padri e mariti.  Le madri non hanno nessun ascendente sui figli maschi che vengono instradati alle scuole coraniche.  Nelle zone rurali diverse donne sono state lapidate per adulterio, in seguito a processi più che sommari.  Per punire mogli infertili, o per altri futili motivi, i mariti tirano acido corrosivo in faccia alle loro donne, senza che nessuna autorità intervenga per porre fine allo scempio. Nelle grandi città, Peshawar, Islamabad, Karachi, si parla di costituire squadre di polizia anti-acido, ma si prende tempo perché il governo centrale teme di mostrarsi troppo puntuta con i talebani.  Dai primi giorni di agosto una piccola emittente televisiva,  trasmetterà un talk condotto da donne sfigurate con l’acido che inviteranno un ospite in studio a parlare della questione.
Sarà difficile fermare i fanatici talebani, forse le donne ce la faranno.

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http://www.direfarepensare.it/InRicordodiBenazirBhutto.html


18 /7/10 – Oggi parliamo di donne (2)

Non distinguo più l’inverno dall’estate dallo stato dell’erba o dell’erica delle lande, ma dal vapore o dal gelo che si formano sui vetri. Io che un tempo camminavo nei boschi di faggi ammirando il colore azzurro che prendono le penne della gazza quando cadono, io che incontravo sul mio cammino il vagabondo e il pastore… vado di stanza in stanza, col piumino in mano  (Virginia Woolf,  Le Onde)

Forse è il troppo amore, possibile l’emulazione, o anche – perché no – il gran caldo di questi giorni. Scuse  balorde che servono a  non guardare in faccia la verità, a rassicurarci, anche su quegli uomini che, magari per un po’, facciamo camminare vicino a noi.  E’ possibile che la realtà sia molto peggiore. La violenza degli uomini è profonda e trae la sua linfa dalla storia del Paese. 
Nel libro di Caterina Soffici, Ma le donne no*, si fa il punto su alcune date fondamentali: fino al 1963 era in vigore lo ius corrigendi che dava al marito il diritto di colpire la moglie accusata, a suo personalissimo giudizio, di aver commesso errori. Fino al ’68 l’adulterio era reato, le donne potevano essere incarcerate per due anni mentre gli uomini – a meno che non destassero un eccessivo scandalo pubblico - potevano tradire tranquillamente la moglie. Fino al 1975 l’uomo esercitava la patria potestà su tutta la famiglia. Solo l’introduzione del nuovo diritto di famiglia ha abolito la potestà maritale dando pari diritti ai coniugi. E il delitto d’onore, quello che fa rovesciare le budella ogni volta che un fanatico musulmano uccide la moglie e fa scrivere fiumi di inchiostro ai civilissimi compatrioti senza memoria?  Fino all’81 era in vigore nel nostro ordinamento,  e l’uomo che uccideva la moglie, la figlia, la sorella, “nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della sua famiglia” aveva diritto a tutte le attenuanti e subiva una pena dai tre ai sette anni. Ma se la donna uccideva il marito per lo stesso caso, era condannata all’ergastolo.  Solo nel 1996, dopo un faticoso dibattito durato venti anni, è stata approvata la legge sulla violenza sessuale, dichiarando il reato contro la persona e non contro la morale. Sono date che dovremmo ricordare ogni volta che un uomo ammazza una donna perché è geloso, è debole, è passionale.
Ci vogliono tanti anni per cambiare la testa di un popolo. I maschi italiani – a volte pure quelli che amiamo - di strada ne devono fare ancora tanta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*http://www.nessundio.net/libri.htm (25/2)
http://www.youtube.com/watch?v=0XgcrupDQFk
http://www.youtube.com/watch?v=sXdx6icfzuQ
http://www.youtube.com/watch?v=HON2XYn8Q2w


15/7/10 – Oggi parliamo di donne  

http://www.youtube.com/watch?v=OI9ZwtA6QOw&feature=related

Le pene e le leggi previste per i vari reati in qualsiasi paese del mondo rispecchiano la cultura di quei paesi, e il dovuto rispetto per le nazioni dovrebbe prevalere sulla tentazione di imporre agli altri i propri criteri di giudizio. Si precisa inoltre che il nuovo codice penale islamico, in via di approvazione dall’assemblea Consultiva islamica iraniana, non menziona la pena di lapidazione (dal comunicato dell’Ambasciata in Italia della Repubblica islamica dell’Iran in seguito agli articoli sulla condanna per lapidazione dell’adultera Sakineh)

La storia di Sakineh Mohammadi Ashtiani somiglia a quella di tante altre donne condannate dai tribunali dei paesi islamici più radicali. E’ stata accusata di avere fatto sesso con due uomini al di fuori del matrimonio, una confessione estorta con novantanove frustate, poi la condanna. Grazie ai due figli della donna che hanno pubblicizzato il caso, si sono mobilitate organizzazioni per i diritti umani e molta gente comune. Il tribunale iraniano ha deciso di rinviare l’esecuzione della lapidazione, ma non si sa per quanto.
All’interno delle istituzioni iraniane lo scandalo internazionale destato dal caso, ha avviato un confronto sulla legittimità della lapidazione. Nel Corano questa pena non è mai citata per punire l’adulterio, anche se i tribunali islamici richiamano il testo per giustificare il metodo.  L’adulterio (zina) è una delle sei offese che Allah prescrive di punire con le frustate (le altre sono falsa accusa di adulterio, furto, rapina, apostasia  e ubriachezza).  Oggi il codice penale iraniano – che è in corso di revisione come ha comunicato l’Ambasciata iraniana in Italia –  descrive in maniera articolata la lapidazione: “le pietre usate non devono essere troppo grandi da uccidere subito il condannato né troppo piccole da non poter essere considerate pietre”.  Alla vittima viene fatto indossare un sudario, viene calata in una buca ricoperta di terra,  fino alla vita l’uomo, fino al petto la donna. Se l’adulterio è stato dimostrato in tribunale con una confessione dell’adultera/o è il giudice che scaglierà la prima pietra, se invece è dimostrato da testimoni saranno loro i primi a lanciare.
La traduzione di zina è adulterio, ma di fatto comprende ogni atto sessuale ritenuto illegale:  sesso non coniugale, sodomia, stupro, incesto. Il giudizio più complesso è l’intreccio tra stupro e adulterio. E’ frequente che la vittima di stupro è accusata anche di adulterio se non riesce a dimostrare di essere stata costretta al rapporto sessuale. E’ orribile è vero. Ma non deve farci dimenticare che nel nostro Paese ancora oggi il primo giudizio sullo stupro è “era in giro di sera, era una donna leggera, vestiva scollato”. Spiace ricordare il caso di una sedicenne di Montalto di Castro, comune laziale, dove il sindaco Pd  pagò, con apposita delibera comunale, le spese legali a un branco di maschi poco più che adolescenti definendo in  consiglio la stuprata una mignotta.  In quel partito non c’è stata nessun tipo di condanna per il sindaco e i consiglieri, neanche da parte delle donne.
Nel mondo islamico, specialmente nelle zone rurali, l’accusa di adulterio è usata come mezzo di controllo sulle donne. Rarissimi gli uomini puniti per adulterio.

All’inizio del 2011 nascerà una super agenzia delle Nazioni Unite, UnWomen, contro le discriminazioni di genere. Avrà il compito di fare pressione sui 192 paesi dell’Assemblea generale sui temi dell’integrazione femminile e della lotta alle disuguaglianze. Il rischio è che diventi un ghetto dove si discute di diritti ma senza esportarli nei luoghi della politica. E’ probabile che sarà chiamata a dirigere l’agenzia Michelle Bachelet, già presidente del Cile. Emma Bonino dice che nessun paese aderente alle Nazioni Unite ha risolto i problemi nei confronti delle donne e ricorda come in Italia permanga la barriera contro i nuovi diritti, “dalla Ru 486 alla procreazione assistita, oltre alla perpetuazione del familismo come ammortizzatore sociale, un modo ipocrita per costringere le donne a farsi carico di anziani e bambini”. Solo l’8% dei bambini italiani ha accesso all’asilo nido contro il 40-45% dell’Ue.  

Anche la sensuale Sherazad rischia di sparire. “Le mille e una notte”,  le storie di Aladino, Sinbad il marinaio, Ali Babà e i quaranta ladroni, fanno arrabbiare gli islamici fanatici egiziani perché la protagonista, Sherazad,  è una eretica, figlia di Sassanidi, re della Persia pre islamica (641 d.C.) . Il procuratore generale ha ritenuto irricevibile la richiesta di censura  dello zibaldone fantastico, ma è molto probabile che, approfittando della tensione di un difficile transizione che la malattia di Mubarak  provoca nel paese, i fondamentalisti tornino all’attacco.  
Essere donne è ancora, in troppo mondo, difficile.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=asH9sUD0A-s

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Nel mondo

80% le quote di donne sul totale delle vittime del traffico di esseri umani (stime da un minimo di 500mila a 2 milioni di persone in tutto il mondo) 60 milioni le giovani sotto i 18 anni che sono costrette ai matrimoni forzati 141 gli Stati nel mondo dove lo stupro domestico è legale 48,4% la percentuale di popolazione femminile sopra i 15 anni di età economicamente inattiva, contro il 22,3% degli uomini 18,7 milioni le donne rimaste disoccupate dopo la crisi economica del 2008 517 milioni le donne che non sanno leggere e scrivere: i 2/3 del totale di 776 milioni di analfabeti del mondo 1 su 16 le donne che rischiano di morire per cause legate al parto in Africa. In Europa il rapporto è di una donna su 1.400

E in Italia

46,1% il tasso di occupazione delle donne italiane (la media europea è del 58,3%) 16,8% il divario retributivo  tra uomini e donne in Italia 6.7 milioni le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale (il 31,9%)  193 le donne presenti in Parlamento (il 20,3%) 847 le sindaco (il 10,59%) 2 le presidenti di Regione  (Fonte Nazioni Unite)
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13/7/10 - Cannibali

Caro Giulio, non ti sarà sfuggito che la delibera comunale per il riordino e l’aumento delle tariffe per i taxi romani, prevede uno sconto del 50%  sulla corsa  per i genitori che accompagnano i bambini al Bambino Gesù. Escluso lo sconto per i reparti pediatrici degli altri ospedali. Non ti sembra una marchetta all’ospedale della Santa Sede? Tiziana

La cronaca: Vespa ha organizzato una cena nella sua bella casa a Trinità dei Monti  - avuta in affitto da Propaganda Fide per appena (prezzo del tutto fuori mercato) 6mila € al mese -  per il cinquantesimo della sua attività giornalistica. Ospiti il premier con la figlia Marina, Casini, il governatore della Banca d’Italia Draghi, il segretario di Stato vaticano Bertone, il presidente di Generali Geronzi, Letta.  In poche righe ecco sintetizzato il mood del paese. Il contorto groviglio di informazione, politica, Chiesa e giustizia, se vogliamo ricordare che la signora Vespa è un importante magistrato.  Le persone – o il popolo come è tornato in auge chiamare i sudditi – possono partecipare ad elezioni parademocratiche, ma tanto poi la gestione delle loro vite viene fatta intorno ad un tavolo di una casa elegante affittata a prezzo amicale. E’ probabile che in nessun’altro paese dell’Occidente si discuterebbe di allargare la compagine governativa attovagliati a casa di un giornalista e davanti ad un capo di Stato estero. Ma è anche possibile che il suddetto straniero sia il deus ex machina per la new entry.  Politicamente  la cena sarà infruttuosa, perché il premier è ormai saldamente ostaggio di Tremonti e Bossi avendo commesso l’impoliticità di pungersi con Fini.
All’epoca di Mani pulite, la Chiesa era ritenuta (erroneamente beninteso) l’unica istituzione moralmente solida e capace di sopravvivere indenne al disfacimento politico-istituzionale del Paese.
Ora il disfacimento che in molti sospettavamo è palese ed è stato messo in evidenza proprio dai meccanismi della politica.  Appalti, scambi di mazzette, regalie varie… nessuna sorpresa per una Chiesa che si è fatta Stato.
La religione più ingenua e banale del mondo si è trasformata nei secoli in una teocrazia che ha lasciato tracce di sangue sul suo cammino -  sterminando popoli, convertendo a forza, rinchiudendo nei ghetti, stringendo patti con i dittatori - e trovando sempre il modo per rinascere dalle sue ceneri presentandosi ripulita mediante due pater ave gloria, è il partner ideale della politica senza etica.
E mentre questa scia di sangue veniva tracciata, nascosti dietro i riti medioevali alcuni preti molestavano dei bambini. Il papa ha parlato di Maligno, di male che si annida al suo interno. Non smettono il loro linguaggio medioevale e questo forse è il mondo a cui vogliono rimanere ancorati.  Ovviamente insieme alla classe politica e al governo più provinciale, classista e antimoderno dell’Occidente.

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11/7/10 - Incongruenti

“Parlano della libertà di stampa come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri, ma in democrazia non esistono diritti assoluti” (l’amatissimo Silvio)
“Le grida di l’Aquila  l’Aquila, sono continuate minacciose” (dal sito del tg1)

La manovra economica è indispensabile, e francamente nessuno contesta questa affermazione. In caso è arrivata tardi e probabilmente è troppo al ribasso. Il governo, che non è di destra né populista, ma solo pericolosamente imbecille, ha deciso di evitare l’aumento diretto delle tasse e i prelievi sulle rendite finanziarie, sulle banche e sui redditi più alti, e si è trovato a dover spolpare solo due categorie: l’impiego pubblico e le autonomie locali.
Gli impiegati dello Stato sono considerati, soprattutto dal ministro che dovrebbe rappresentarli, dei privilegiati fannulloni e non godono di grandi simpatie; le regioni invece dovranno gestire il malcontento quando saranno costrette a ridurre – e tagliare – servizi fondamentali. Quando il cittadino dovrà fronteggiare i tagli, non piglierà a insulti il premier, che del resto furbescamente dice che ha le mani legate dalla Costituzione e dai “giudici che sono tutti comunisti”, piuttosto con il presidente della Regione o coi sindaci che hanno ottenuto dal governo ampi spazi per aumentare le tasse municipali.
Oltre ai sindaci e ai presidenti delle province (ente inutilissimo ma gran succhiatore di risorse e il cui mantenimento è caro a tutti i partiti) sono salite sul carro dei graziati diverse categorie:  le forze dell’ordine che hanno ricevute rassicurazioni oltre che dal ministro dell’Economia, da quello dell’Interno e della Difesa; la rai, per la quale si era parlato di un taglio degli emolumenti del 20%, rientrato e per i dipendenti e per i collaboratori. L’Usigrai, il corporativo sindacato dei garantiti giornalisti rai, era stato durissimo con i ventilati tagli che li riguardava. E dopo questo pacco dono come potrà pretendere chi vorrebbe una informazione libera e corretta che in rai criticheranno i tagli incongruenti che riguarderanno le altre categorie? Escono bene anche le imprese, almeno stando a ciò che ha riferito Marcegaglia. Benino anche i magistrati che sono riusciti a far correggere in parte i tagli ai giovani professionisti.  Benissimo – al momento – per gli agricoltori che hanno avuto l’emendamento sponsorizzato dalla Lega per l’esenzione dalle multe sull’esubero delle quote latte. Anche se l’Ue ha minacciato sanzioni al governo, nel quale caso le multe per le quote dovremo pagarle tutti. Il ministro dell’Economia garantisce che sicuramente non cambierà il saldo finale della manovra. Guai quindi a chi non si trova lo sponsor forte.

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15/6/2010 – http://www.nessundio.net/blog/2010/06/15/4100/

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NoGod ai Mondiali di calcio

La fotografa sudafricana Zanele Muholi  nei giorni dei Mondiali di calcio, ha esposto le sue foto in una importante galleria di Città del Capo. Volti femminili in bianco e nero. Tutte sono lesbiche, molte sono calciatrici. Muholi ha fondato nel 2008 la Thokozani Football Club, squadra che parteciperà ai giochi gay di Colonia che si svolgeranno ad agosto.  Molti passi sono stati fatti in Sudafrica sulla strada dei diritti ma le lesbiche sono considerate dei paria: una delle calciatrici ritratta nella mostra è stata lapidata nel 2007. Se ne parla pochissimo, ma esiste nel Paese un macabro rituale che prevede lo stupro collettivo delle omosessuali prima di essere ammazzate.
I miracoli tirano e il polpo Paul dell’acquario di Oberhusen vive il suo momento di celebrità. Ha indovinato sette  pronostici consecutivi, cioè una probabilità statistica di accadimento di poco più dell’1%.  Chissà l'oracolo Paul dove poggerebbe i suoi tentacoli se nell’acquario venisse calata una foto di Fini e una di Berlusconi.
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8/7/10 -   Cialtroni

Superato brillantemente l’ostacolo Brancher, il Cavaliere punta dritto verso Fini. Rimane da capire quali meriti ci siano da applaudire, visto che la nomina del ministro, sfiduciato persino dalla Gazzetta Ufficiale, era scientemente mirata a tamponare una falla giudiziaria. Ora tocca al Presidente della Camera, contro cui convergono le truppe del Capo. Se fosse soltanto un problema di numeri la partita non si giocherebbe. Sta di fatto che in questi due anni si sono sfaldati nell’ordine: la Protezione Civile (braccio operativo onnipotente del Capo), il partito (pdl) nei vertici e sul territorio, le amicizie internazionali (rimangono Gheddafi e Putin) e, persino la ciambella di salvataggio di ultima istanza (la Chiesa) (lettera a un quotidiano)

Renata Polverini, ha celebrato i suoi cento giorni da presidente della Regione Lazio alla grande. Non nel salotto di Ballarò di Giovanni Floris che l’ha imposta al grande pubblico tirandogli la volata per il successo elettorale, ma sotto un fresco gazebo bianco pronta a tagliare il nastro al nuovo reparto accettazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù.  Come si sa l’amministrazione della sanità è competenza della regione e Polverini era così sorridente e carina con le scarpe basse e l’abitino di lino bianco che sembrava che l’ospedale lo avesse aperto lei. Come è noto invece il Bambino Gesù, che si occupa della salute dei bambini romani, laziali e del sud dell’Italia, è di proprietà della Santa Sede e dalla regione non prende solo la convenzione ma cospicue cifre. In questo caso 2.5 milioni di €. Si dirà che il Paese se li riprende con l’interesse grazie alla cura dei bambini, però questo è un discorso peloso.  Perché, come è giusto che sia, ogni bambino curato, ogni tonsilla, ogni valvola cardiaca, ogni ernia, ogni lunga permanenza nell’incubatrice (l’ospedale è una eccellenza per i prematuri), viene pagata dal sistema sanitario nazionale.
Polverini, insieme al sindaco di Roma Alemanno, ha annunciato raggiante che entro due anni sarà attivo un nuovo centro ambulatoriale e per brevi degenze del Bambino Gesù accanto alla Basilica di san Paolo.  Detto così, e come hanno riferito le cronache romane dei principali giornali e il tgr rai, non possiamo che alzare il calice. Ma, se si conosce il genesi della storia, si cambia idea. Il prezioso terreno accanto alla Basilica durante il giubileo del 2000 era stato concesso in uso dal sindaco Rutelli alla Santa Sede, e al responsabile dell’evento cattolico card. Crescenzio Sepe,  per agevolare il riposo dei pellegrini. In quel periodo infatti c’erano tavolini e sedie, piccoli chioschi per la vendita di panini ecc. In attesa della fine della kermesse il quartiere favoleggiava su uno spazio riservato all’Università Roma 3 -  il rettorato e le diverse facoltà sono sparpagliate nelle vie limitrofe - accompagnato da un megaparcheggio interrato che, in effetti, avrebbe avuto un suo perché in considerazione del fatto che a pochi metri di distanza c’è una importante stazione della metro B (san Paolo Basilica) e una fermata del treno per Ostia (che è una megaperiferia della città).
Ma, finita la festa gabbato lo santo, dove per gabbati si intendono i romani. 
Il sindaco Veltroni  ha preferito non pungersi con la spinosa questione, e Alemanno ha tolto le spine concedendo il terreno al Vaticano. Ma poi, io mi domando se un sindaco ha l’autorità di regalare cose che dovrebbe gestire. Nel frattempo nessuno dice niente. Già inquieta parecchio il federalismo demaniale che è stato approvato tra gli applausi governativi, ma con simili amministratori c’è da avere veramente paura.
In un periodo di vacche magrissime colpisce favorevolmente il cittadino contribuente la decisione adottata dall’amministrazione di Castel Gandolfo - nel paese c’è la residenza estiva del papa -  che quest’anno non farà il consueto concerto in onore del pontefice per non prosciugare le esauste casse comunali. Benedetto XVI non patirà, perché il sindaco di Roma la ricca, ha ripristinato il concerto in suo onore il 29 giugno, santi Pietro e Paolo patroni della città. Era stato soppresso dal sindaco Nathan.

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NoGod ai Mondiali di calcio

Gli argentini chiedono al ct Maradona di non lasciarli. La presidenta Cristina Kirchner, ha invitato la squadra alla Casa Rosada, ma Lionel Messi dice che non è possibile perché non sono degni di tanto onore. Dieguito vuole ritirarsi e la Federcalcio argentina afferma che sarà lui a decidere il proprio futuro. “Alla fine – scrive Darwin Pastorin sull’Unità – ascolterà soltanto il pulsare delle sue vene, quelle vene perennemente aperte, le vene dell’America latina, bellezza e naufragio, le vene di un campione unico e irripetibile”.

Cesar Cigliutti è il presidente di una associazione omo argentina (www.cha.org.ar) , ed è convinto che il 14 luglio al Senato passerà la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, già approvata alla Camera il 5 maggio scorso.  La Chiesa cattolica avrebbe voluto negoziare l’unione civile a livello nazionale, ma ancora più negativi nei confronti del mondo gay sono gli evangelici. Che, del resto, sono ormai più numerosi dei cattolici in tutta l’America latina.  Cigliutti dice che il calcio è omofobico, anche se, ricorda, Maradona anni fa venne trovato nudo con altri uomini durante una festicciola….
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6/7/10 – Sciopero

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)

La Fnsi ha stabilito un giorno di sciopero  il 9. Io aderirò, malgrado quello che scrivo di seguito.
Lo sciopero, ma sarebbe meglio dire la serrata giacché la Fnsi è il sindacato unico dei giornalisti - in palese contrasto con lo Statuto dei lavoratori - è indetto per contrastare la legge sulle intercettazioni telefoniche voluta fortissimamente dal Presidente del Gran Consiglio. E’ una legge confusa, eccessiva, inefficace e, soprattutto, sciocca. Se lo scopo è difendere la privatezza come va dicendo un premier che somiglia sempre più a Napoleone nelle barzellette del matto, basterebbe sanzionare, così come previsto dalle normative vigenti, i capi delle procure della Repubblica dove il segreto non  è tutelato e da dove filtrano ai media documenti riservati. 
I giornalisti italiani, con poche lodevoli eccezioni, sono un ossimoro.
Prima di tutto c’è l’Ordine dei giornalisti  che contrasta palesemente con l’art. 21 della Costituzione (secondo capoverso: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). Poi i giornalisti italiani sono dipendenti di De Benedetti, di Berlusconi, di Mediobanca, di Caltagirone, fino ad arrivare ai paladini della libera informazione a posto fisso della Rai, che dipendono direttamente dalla politica.  Come sanno anche i sassi un giornalista per entrare in Rai deve rispondere a una corrente di partito di governo, perché quell’azienda non accetta curricula né, da più di venti anni, ha indetto concorsi.  Alla faccia dell’indipendenza dalla politica, molti giornalisti rai sono o sono stati deputati e eurodeputati. Il Lazio ha funzionato come un vaso comunicante con la rai avendo avuto ben due presidenti della regione.
Sempre più spesso le rivelazioni giornalistiche arrivano dal sito Dagospia o da qualche blog, mentre per i servizi di denuncia si ripiega sulle Iene. Ultimamente molto addomesticate dagli occhiuti politici che pur di stare davanti a una telecamera  non temono di rivelare al mondo che l’America  è stata scoperta nell’800. 
Mentre  operai, ricercatori, studenti… scioperano per finire sui giornali, i giornalisti scioperano per non farli uscire, regalando così a Berlusconi una giornata di sogno. Qualcuno ha provato a proporre forme alternative allo sciopero: un giorno di quotidiani gratis, un editoriale unico (da Mauro della Repubblica a Feltri del Giornale non vogliono la legge bavaglio), un oscuramento delle notizie parlamentari… ma niente, perché i dirigenti della Fnsi del giornalismo e della libertà di informazione tutto ignorano. O se ne disinteressano. Ad esempio non  parlano dei giovani che hanno difficoltà enormi per accedere alla professione, delle retribuzioni risibili per le strisce, dello scarto altissimo tra un redattore di desk e un direttore. Perfino le newsletter dell’Ordine, o addirittura quella del Giornalista pensionato, sono gestite da professionisti già garantiti mentre potrebbero essere utili palestre per i giovani e i tantissimi disoccupati (alcune migliaia).
Per fare chiarezza su questi punti, per discutere di una professione che niente ha a che vedere con la libertà  e l’indipendenza, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi potrebbero indire un bel convegno.  E poi chiudere per sempre.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

I giornalisti non ne hanno parlato, ma il 10 giugno, in Thailandia, è stato dato un calcio d’inizio particolare: la “Coppa del mondo 2010 dietro le sbarre”. Gli atleti sono stati selezionati  tra i 10mila detenuti stranieri di 90 nazionalità diverse che si trovano nelle prigioni del Paese. La prima partita, come a Città del Capo, è stata Sudafrica-Messico, l’ultima si disputerà lo stesso giorno di quello africano. Il campionato è stato organizzato nel carcere di Klong Prem, a nord di Bangkok.  Le partite vengono trasmesse dalla tv locale Pbs.  I giocatori e il pubblico, circa 300 persone, sono state selezionate tra i detenuti che hanno tenuto una buona condotta.
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5/7/10 – Epilogo

Chi vive in un’isola deve farsi amico il mare (Antico proverbio arabo)

Un mese fa la vicenda della Freedom Flotilla partita dalla Turchia per forzare il blocco israeliano a Gaza, teneva banco animando le piazze e rinfocolando, ad esempio in Italia, i mai sopiti livori antiebraici traducendo la protesta in attacchi mirati nell’antico ghetto di Roma. Senza eccessivo scandalo neanche nel mondo politico, usualmente  pronto a dare la sua opinione su tutto.
Nel frattempo Israele ha deciso di allentare un po’ il blocco e aumentare le quantità di merci che, prima della vicenda della imbarcazione turca,  erano fissate in 15.000 tonnellate alla settimana e che escludevano troppi prodotti, dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come gelatine e creme.  Il valico di Rafiah, cioè il confine egiziano, è stato aperto dall’Egitto solo per pochi giorni e con il contagocce. Delle promesse di aiuto per il controllo ai confini israeliani offerto dall’Ue ad oggi sono solo documenti scritti e parole.
Uno studio della rivista inglese Lancet  ha diffuso i risultati di una inchiesta che dimostra, dopo un anno dall’azione militare israeliana “piombo fuso” a Gaza (27 dicembre 2008 - 18 gennaio 2009), che la chiusura del confine continua ad avere un effetto devastante sulle condizioni di salute della popolazione. Solo il 26% dice di avere dei pasti regolari tre volte al giorno, scarso l’accesso al latte che viene consumato regolarmente solo da ¼ degli intervistati . Secondo il ricercatore Niveen Abu-Rmeileleh  della Università di Birzeit (Cisgiordania)  il 70% delle famiglie non è in grado di procurasi il cibo. Gaza è amministrata da Hamas che ha imposto la sharia sulla striscia rendendo molto disagevoli le condizioni della parte laica o meno fanatica della popolazione.  Perfino una colonia estiva per i bambini, finanziata dall’Unhcr, è stata smantellata violentemente perché ritenuta troppo occidentale. I paesi arabi continuano una strategia adottata da sempre con i palestinesi, cioè tenerli in miseria per usarli come una arma contro Israele. Sembra che anche l’Ue  abbia sposato questa tattica.  La Ong israeliana Gisha  per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla difficile situazione di Gaza, ha prodotto una simulazione on line: safe passage come il nome del corridoio previsto dagli accordi di Oslo 1993 che doveva collegare, via Israele, Gaza con la Cisgiordania. Si digita www.spg.org.il e si tenta di arrivare in Cisgiordania. Ma il risultato è sempre lo stesso: la strada è sbarrata.  Grazie anche alla comunità internazionale che ha rimosso Gaza da qualsiasi road map.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

2/6/10
– La Flotilla pacifista
non era animata dalle migliori intenzioni, ma in uno scontro tra militari e civili, sono i militari che hanno torto. Non si abborda una flottiglia di pacifisti ben disposti ad usare coltelli e bastoni sui soldati calati dagli elicotteri  senza calcolare tra le probabili conseguenze la carneficina. Un errore tecnico si trasforma in una sciagura politica e umana in un soffio.  E su questo c’è l’unanimità, soprattutto all’interno di Israele che ha inondato di pesantissime critiche il governo Netanyahu.  La mattanza dei cosiddetti pacifisti  resterà incollata addosso agli israeliani -  non al governo -  per parecchio tempo: mediaticamente niente di nuovo, perché quel paese ha sempre avuto una pessima stampa. L’unica possibilità che rimane al Paese per abilitarsi è togliere l’assedio a Gaza. Tre anni dopo l’avvento di Hamas (quando Ismail Haniyeh dichiarò finita la laicità perseguita dall’Anp),  Gaza rimane sigillata. Israele garantisce 15.000 tonnellate di aiuto ogni settimana, ma secondo le Nazioni Unite è poco perché i beni vietati (dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come balsami per capelli e gelatine) sono troppi. Non è più praticabile che solo Israele risponda di questa situazione. La comunità internazionale ha rimosso Gaza da qualsiasi road map, l’Egitto apre con il contagocce il valico di Rafiah perché teme l’invasione di palestinesi nel suo territorio,  i pacifisti invece di fare pressione sulla Lega araba (che mai li ascolterebbe) preferiscono associarsi a missioni dubbie. Del resto la Turchia non nega che alla partenza delle navi i militanti hanno inneggiato al jihad ricordando Khaybar (una città saudita dove Maometto sconfisse una tribù ebraica). Lo sconsiderato attacco della scorsa notte ha isolato ancora di più il governo Netanyahu che, non va dimenticato, è stato eletto dopo le chiusure europee poste alla bravissima e moderata Tzipi Livni.  L’attuale ministro degli Esteri Lieberman ha incarognito i rapporti con la Turchia (anche se con Erdogan il paese si sta islamizzando e si sta scegliendo nuovi partner) tagliandosi i ponti con uno storico amico. La Turchia sfrutta la situazione nel tentativo di assumere una leadership nel Medioriente (ma non è detto che i suoi desiderata andranno a buon fine).  L’azione di forza israeliana ha prodotto una ondata di consensi ad Hamas assestando un duro colpo all’Autorità palestinese accusata dai seguaci di Hamas di tradire la causa nazionale perché negozia col nemico sionista, indebolendo la posizione di Abu Mazen e sfibrando sempre più il processo di pace.  Al solito turba, ma non sorprende, la veloce posizione di condanna del Vaticano.  Che ci piacerebbe sentire per una volta  che si è pentita di riconoscere qualche anno fa quel Paese di cui, come del resto molti, non comprende l’esistenza.  Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi, ma ha il dovere di non sbagliare.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it

15 anni fa, il 3 luglio del ’95, Alexander Langer 
si suicidò provocando una grande emozione in tutti quelli che conobbero la sua militanza e il suo impegno.  Vogliamo ricordarlo con un passo su Mani Pulite scritto per la rubrica “Lettere dall’Italia”  che teneva sulla rivista tedesca Kommune: “Ciò che i giudici hanno fatto è stato giusto e aderente al loro mandato, ma non può portare a concludere che la politica scacciata dal tempio debba essere sostituita dalla giustizia e che l’onestà da sola possa in futuro garantire l’agire politico: questo sarebbe un cortocircuito. Il potere dei giudici, o addirittura il giustizialismo come surrogato della politica, non è certo la soluzione. Le rivendicazioni democratiche e libertarie non possono  finire in pasto a scorciatoie demagogiche o al nuovo potere delle toghe. E tanto meno a processi spettacolo di stampo giacobino”. 

Il sito della fondazione dedicata a Langer è www.alexanderlanger.org

2/7/10 -  Politici  che odiano le donne

 Contenete il più possibile il loro desiderio di sapere nei limiti della norma e insegnategli che il loro sesso deve avere nei riguardi della scienza un pudore delicato, quasi simile a quello che ispira l’orrore del vizio (F. Fénelon, De l’education des filles)

Alla donna disse: “Farò grandi le  sofferenze tue e della tua gravidanza, partorirai figli con doglia e avrai desiderio di tuo marito; egli dominerà su di te”.  Questo lo leggiamo nel Genesi (3:16), che è il primo libro della Bibbia.  Non so se ci sia oggi qualche setta religiosa che vive seguendo questi comandi, so per certo che gli ebrei, che ritrovano nell’Antico testamento la fonte del proprio sapere, della propria cultura, dei propri insegnamenti, hanno una idea della ricerca scientifica e del benessere del corpo mille e più volte avanzata di quanto prescritto dall’Eterno alla povera Eva, come si usa dire hanno un piede sul pontile e uno sul vaporetto. 
Non sembrano pensare così invece i politici che, come si sa, amministrano qualsiasi respiro delle nostre vite, come morire e come nascere.
Si può partorire senza dolore, restando sveglie e abbracciando subito il neonato, facendo l’anestesia epidurale. Non è un intervento avveniristico e sofisticato. La regina Vittoria, non quella di Norvegia che si è sposata qualche giorno fa, ma quella inglese, nel 1885 partorì così.
Per la nostra sanità l’epidurale è una stravaganza: che in alcune regioni è a costo 0 ma solo per donne da 39 anni in su, per altre regioni invece non è prevista per cui l’intervento anestetico si paga dai 400 agli 800 €. Se la donna non vuole soffrire ma non ha la disponibilità della cifra, le viene offerto il parto cesareo che si fa in anestesia generale e che costa alle regioni molto di più. Oltre al costo per la collettività, la donna deve smaltire l’intervento che prevede punti di sutura interni e esterni, degenza, dolori post-chirurgici; spesso il cesareo pregiudica anche eventuali parti successivi. In Italia un bambino su 4 nasce con il parto cesareo (40% dei parti), mentre meno del 10% sono i parti con l’epidurale. Di questo 10 solo il 5 in ospedali e cliniche convenzionate con il sistema sanitario nazionale. La Bibbia – o meglio la interpretazione più retriva possibile di quel libro – è  evidentemente il manuale che ispira i politici italiani quando si parla di donne.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Promemoria.
4/12/09 -
Secondo il ministro Sacconi la donna che vorrà abortire con la pillola Ru486 dovrà comunque stare tre o quattro giorni in ospedale rimanendoci fino all’avvenuta espulsione del feto. Una decisione che, per il ministro, è determinata dal rispetto della legge 194 che prevede per l’aborto chirurgico una sosta all’ospedale. Al di là dell’impossibilità di applicare questo regolamento - è noto che il malato anche morente può, dietro sua responsabilità, lasciare l’ospedale - è evidente che la questione è un'altra. Si vuole riaffermare che per le donne abortire deve essere faticoso, doloroso, avvilente, snervante, impegnativo, angoscioso, degradante, ignominioso.  La legge 194 contiene la via di fuga per i medici di obiettare perfino nel servizio pubblico. In realtà nella stragrande maggioranza dei casi copre dei medici fannulloni (nel senso offensivo che usa il ministro Brunetta), oppure che vogliono fare carriera senza perdere tempo per interventi non gratificanti per un chirurgo (come un dentista che cava un dente piuttosto che impiantare un bell’incisivo), o ancora che  desiderano esercitare in ospedali di enti religiosi, e, per ultimo ma non ultimo, intervenire ambulatorialmente nei loro studi privati  dietro sostanzioso compenso. E’ evidente che l’introduzione della Ru486 scriverebbe la parola fine a queste avvilenti storie.  Ma, il ministro del Welfare (che vuol dire benessere), non vuole consentire alle donne che governa di essere maggiorenni. E allora per giustificare l’ingiustificabile si concentrano in bella sequenza tutti i più frusti, umilianti luoghi comuni sulle donne scervellate che se facilitate abortirebbero un giorno si e un giorno pure. Riuscirà il ministro Sacconi con la sua ignorante cocciutaggine a tenere l’Italia fuori dal mondo civile?  Anche questa volta siamo davanti a scelte ideologiche ma difficilmente applicabili, così come è successo per le ronde o per l’immigrazione clandestina. Sono norme che gettano veleno nella società, e qualcuno si chiederà: se la politica le donne le vede come delle stolte che inghiottono una pilloletta come fosse una zolletta di zucchero, perché non posso permettermelo io che sono il marito e la schiaffeggio, io che sono il collega e le faccio mobbing, io che sono il corteggiatore respinto e le faccio lo stalking? Quelle del ministro sono norme fatte per compiacere la Chiesa romana, solo le gerarchie non certo le cattoliche, ma che non impediranno alle italiane di assumere la Ru486 come succede già in alcune regioni e nel resto del mondo. La politica del ministro del Welfare renderà difficile la vita al personale sanitario intelligente, alle donne più povere, ma nella realtà è stupida e di corto respiro. Perché le donne, e per fortuna sempre in numero crescente, hanno consapevolezza e rispetto di sé, e sanno che nessun Sacconi potrà costringerle ad un ricovero coatto o alle grinfie di un aborto chirurgico non deciso da sole.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il Ghana è il maggior produttore di cacao del mondo per la cui raccolta sono impiegate quasi esclusivamente donne. La squadra, l’unica africana arrivata tra le prime otto, è accompagnata, come tradizione locale da un pastore. I ghanesi si rivolgono a Dio prima della partita, nell’intervallo e alla fine. Sono in maggioranza evangelici, ma si uniscono al rito anche giocatori musulmani. Dopo la vittoria con gli Stati Uniti anche il presidente ghanese, John Atta Mills, si è unito alla preghiera.  Questa sera il Ghana incontrerà l’ Uruguay.
Per seguire le partite senza distrarsi dalla religione, a Riad sono comparse delle moschee mobili. Grossi camion con rubinetti per consentire le abluzioni ai fedeli, distribuzione di tappeti da srotolare sui marciapiedi, schermi spenti per cinque minuti, il tempo di rivolgersi ad Allah. Purtroppo per i tifosi un paio di giorni fa il muezzin ha chiamato alla preghiera durante i calci di rigore della partita Giappone Paraguay.
Un ristorante di Phoenix, in Arizona, ha inserito nel menu un hamburger di leone in omaggio ai Mondiali sudafricani. Gli animalisti hanno minacciato di far saltare il locale.
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30/6/10 – O orgoglio o pregiudizio

http://www.youtube.com/watch?v=fVR44jgic6c   

Perché sabato 3 luglio, anche se a Roma farà molto caldo e si starebbe meglio a mollo in piscina, bisogna andare al gay pride?  Intanto per le motivazioni suggerite dagli organizzatori: “vogliamo affermare  con forza diritti e uguaglianza per tutte e tutti, perché desideriamo vivere in una società inclusiva, laica, aperta, solidale che accoglie e non discrimina o violenta le diversità”.
Poi per rispetto di una storia giovane ma che è parte della nostra vita. La marcia si tenne per la prima volta nel giugno del 1970 e da allora ogni anno, nell’anniversario del 28 giugno 1969 giorno degli scontri di Stonewall.  Quaranta anni fa negli Stati Uniti non c’erano movimenti per i diritti degli omosessuali, l’associazione americana di psichiatria definiva l’omosessualità una malattia mentale. Eppure di diritti civili si parlava: per i neri, per le donne, per i poveri.
Lo Stonewall Inn, locale del Greenwich Village a Manhattan, la sera del 27 giugno 1969 era gremito. Era morta Judy Garland, icona del mondo gay, e nel locale si intonavano alcune sue canzoni. Sei agenti della polizia di New York, quattro uomini e due donne, sopraggiunsero allo Stonewall per controllare che non venissero venduti alcolici, nonostante da due anni fosse decaduto l’obbligo di servire alcol agli omosessuali. I poliziotti fecero uscire i clienti uno alla volta tra gli insulti e trattennero i travestiti pretestuosamente. Cose abituali, ma quella sera qualcuno si ribellò ai soprusi. Non solo i travestiti e gli omosessuali che frequentavano il locale, anche persone che erano lì per passare una serata o gente che si trovava a camminare su quella strada. I poliziotti vennero ridotti all’impotenza. Il giorno dopo i giornali fecero resoconti picareschi, descrivendo una guerra di “ridicole checche che piagnucolavano mascara imbrattati di rossetto”, cronache che rafforzarono, invece di offendere, l’orgoglio degli insorti. Il seme era stato gettato, e nei giorni successivi nacque la pianta dei diritti civili che scelse di chiamarsi movimento gay, che cominciò a battersi per i suoi diritti. Lo Stonewall Inn è stato dichiarato monumento nazionale ed è tappa “obbligatoria” per chi vuole conoscere la storia della libertà. Il gay pride - nel 1970 c’erano poche centinaia di persone  a New York – quest’anno  è stato aperto dal sindaco Bloomberg e dal governatore Paterson. In Gran Bretagna David Cameron e Nick Clegg hanno accolti i rappresentanti dei movimenti omosessuali a Downing Street.  A Napoli  è intervenuta la sindaco Iervolino.
I gay pride sono nati per rivendicare orgogliosamente se stessi e per richiedere pari diritti. Che in Italia sono molto lontani dall’essere ottenuti essendo il paese abbarbicato a una pervicace diffusione di modelli “morali” unici .  Per cui sabato 3 bisognerà sfilare da piazzale dei Partigiani fino a piazza Venezia, non irritarsi per quegli omosessuali in servizio permanente effettivo che faranno dichiarazioni fesse, non storcere il naso davanti a cartelli che non ci piacciono, e se possibile divertirsi anche un po’ ballicchiando durante il percorso. E soprattutto ricordarsi che in un mondo dispari si vive veramente male.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


28/6/10 –  Evangelizzare

“I vescovi sono stati trattenuti per nove ore senza bere né mangiare, non sono mica bambini” (card. Bertone)L’articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari)

Benedetto XVI ha istituito il ministero per la evangelizzazione dell’Occidente, un continente che, a detta del papa, sta perdendo la propria identità religiosa. Come è noto l’idea venne per prima al fondatore di Comunione e Liberazione don Giussani  il quale propose l’idea a Giovanni Paolo II che non riuscì o non volle attuare l’idea. Mentre Benedetto XVI, ancora da cardinale nel 2000, aveva  parlato della indispensabilità di portare il messaggio cristiano all’occidente distratto e secolarizzato. E per amore dell’idea stava per scatenare l’ennesima guerra di religione col discorso di Ratisbona che proprio di evangelizzazione trattava.  
Questa idea della ri-evangelizzazione è veramente assurda. L’occidente ha avuto anche una storia cristiana fatta di poche luci e molte ombre, ma ha poi avuto uno sviluppo  che lo ha portato ad una scelta diversa, assegnando alla religione un posto spesso importante, ma scegliendo la laicità come cardine dello Stato.
Comunione e Liberazione in Italia garantisce che il cambiamento intervenuto in Occidente, e cioè la laicizzazione delle istituzioni pubbliche, del costume, dell’istruzione, non si dispieghino liberamente in Vaticalia. Nota è soprattutto la gestione della sanità lombarda, regione roccaforte del movimento ecclesiale, e notissime le posizioni oscurantiste del vicepresidente della Camera Lupi. E’ questo che si vuole esportare anche nel resto del continente?  La gerarchia vaticana è viziata  evidentemente dal fatto che da noi, a parte un breve periodo di cui non a caso si preferisce non parlare, ancora gode dei privilegi di quando era Stato pontificio. Lo ha dimostrato nei giorni scorsi la vicenda legata al card. Sepe e alla spregiudicata gestione di Propaganda fide - e che nella sua ragione sociale ha l’evangelizzazione - su cui velocemente è stata messa la sordina (grazie anche alla volenterosa distrazione dei giornalisti). Abituati alla sottomissione dello Stato italiano le gerarchie vaticane mal tollerano quando fuori dai confini dello stivale ci si azzarda a trattarli come i comuni mortali.  E così la perquisizione della diocesi di Bruxelles-Malines è stata deplorata dai numeri 1 e 2 della Santa Sede, e la stampa amica ha scavato a fondo sulla vita del giudice De Troy  che fu molle nei confronti di un grave reato finanziario… screditare le persone quando si ha il carbone bagnato in casa è una strategia di attacco pericolosa. Il rapporto tra il giudice e la Chiesa belga è iniziato negli anni ’90. In quel periodo il Belgio tremava per i delitti del pedofilo Dutroux, e si iniziava a parlare di abusi commessi da preti. La Chiesa si vide costretta  a creare una “Commissione sul trattamento delle denunce”, e il governo accettò che fosse questa a vagliare i rapporti e a interrogare “pastoralmente” gli accusati e a scegliere quali dossier trasmettere alla magistratura. Ma, considerata la scarsa collaborazione dimostrata dai prelati, la procura, non vincolata dal patto stabilito tra Chiesa e governo,  ha proceduto.  Non impulsivamente, giacché il giudice De Troy  aveva inviato nel lontano 1998 una lettera alla conferenza episcopale che elencava 87 preti accusandoli di abusi alla quale nessuno ha mai risposto.
La domanda è: la rievangelizzazione serve per mettere tagliole e mordacchie? E ancora, qual è il modello che la Chiesa vuole diffondere?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Se è consueto saltare sul carro del vincitore, è normale scendere di corsa dal carro del perdente. E il calcio, ahimè, è  archetipo  del costume italico.
Ma la nazionale esclusa dai Mondiali è l’immagine del Paese morente?
L’Italia vinse due titoli mondiali consecutivi nel 1934 e nel 1938. Mussolini poteva ricavarne: “le prodezze sportive accrescono il prestigio della nazione e abituano gli uomini alla lotta in campo aperto”. Ma per più di qualcuno, la mia famiglia ad esempio, quegli anni non furono memorabili. Poi si rivinse in Spagna nel 1982: c’era  Pertini a tifare per gli azzurri, presidente partigiano, socialista, laico, simpatico. In quell’anno vennero ammazzati dalla mafia Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, il terrorismo sterminò sedici persone, i fedayn palestinesi spararono agli ebrei romani che uscivano dalla sinagoga uccidendo un bambino. Altro titolo mondiale nel 2006: gli azzurri accolti a Roma trionfalmente a Palazzo Chigi, da dove una carinissima ministro dello Sport Melandri, salì fisicamente sul camion aperto che attraversò (immobilizzandolo) il centro cittadino per una intera serata.  Niente quella vittoria portò alla politica e al paese. Ma è giusto così, il calcio è un gioco, e ogni parallelismo è risibile. Non sembrano capirlo i nostri insignificanti politici che hanno sgomitato per lasciare il loro inutile epitaffio sulla sconfitta (un po’ annunciata) della nazionale italiana.  Anche il Segretario di Stato vaticano ha detto la sua.
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Sulla "Reconquista" vaticana dell'Italia e dell'Europa leggi anche QUI LEGGI


25/6/10 – Bavagli

“Lei è un imbecille, s’informi…”  (Totò)

Il blogger Don Sturber, dopo l’intervista al generale McChrystal che ha criticato pesantemente il presidente Obama, chiede che alla rivista Rolling Stone venga assegnato il premio Pulitzer.  Non  solo per  l’intervista al generale, ma anche per i preallarmi sul disastro BP. La rivista, fondata nel 1967, pur essendo un magazine “leggero”, svolge un ruolo di primo piano nel dibattito politico e nel corso del tempo ha messo a segno degli scoop che hanno fatto epoca. Ad esempio la rivista scoprì la doppia vita di Patricia Hearst, l’ereditiera prima rapita e poi arruolatasi nell’esercito di liberazione simbionese, o il reportage firmato da Robert Kennedy jr. nel 2004 nel quale veniva spiegato come l’amministrazione Bush rubò la vittoria a John Kerry, impedendo agli elettori dell’Ohio di recarsi alle urne. Alla base del successo del magazine giornalisti innamorati del mestiere, nessun servilismo verso i potenti, editori indipendenti.
Qualche giorno fa un importante quotidiano, commentando i fatti riguardanti lo spregiudicato cardinale Sepe, motteggiava i giornalisti che non arretrano davanti a nulla e che non hanno più rispetto per il clero. Magari fosse. I media italiani hanno il guinzaglio cortissimo e temono i potenti di cui spesso sono servi.  Non tutti, è ovvio, ma sarebbe opportuno, specie alla vigilia di uno sciopero (9 luglio)  ripensare un po’ ad una professione che in Italia ha imboccato una deriva pericolosa. Bene fanno i giornalisti a scioperare contro la legge bavaglio che, qualora passasse così come vuole il nostro amatissimo premier, introdurrebbe la censura, ma non è possibile glissare ancora sulle scelte scriteriate che editori, testate e singoli giornalisti operano.
E’ possibile che si sia trascinato al di là di ogni ragionevole senso il caso Noemi e nessuno è mai riuscito a mettere alle corde il premier e il governo sulla questione economica che, nei fatti,  è stata una quasi sorpresa per la maggior parte dei media? E perché mai nessun giornalista ricorda al militaresco ministro della Difesa che quando era all’opposizione insieme al suo partito non votò a favore del rifinanziamento delle missioni militari?  Chi ha impedito la partecipazione delle testate alle numerose conferenze stampa in cui si denunciavano gli sfratti che Propaganda fide e altri enti religiosi operavano a Roma?  Chi vieta ai giornalisti della cronaca romana di scrivere che non ci sono state masse che hanno manifestato per chiedere al sindaco di aggiustare la madonna d’oro di Monte Mario? Mentre Ballarò si occupava di promuovere l’immagine di Polverini lanciandola alla guida della Regione Lazio, programmi simili nel resto dell’Occidente affrontavano la questione pedofilia nella Chiesa (e non solo nella Chiesa). Qualcuno ha legato le mani di Floris per affrontare questo tema? Certamente la cautela massima mostrata sul tema da Santoro in Annozero  ci fa venire più di un dubbio sulla sua schiena dritta.  E ancora, è giusto che un giornalista aspiri al posto fisso? Non sarebbe il caso che le star della rai – che certamente non hanno il problema di portare il latte ai pupi – lasciassero quei posti che hanno ottenuto per merito di partito (l’ultimo concorso per giornalisti in rai c’è stato l’84) per mettersi onorevolmente sul mercato così come avviene nel resto del mondo? E non sarebbe opportuno che cominciassero a voltare la testa anche un po’ fuori dal Paese? Il mondo cambia ma con questo giornalismo non credo che ce ne accorgeremo.  
Critiche ambiziose ma legittime giacché sono iscritta all’Ordine dei giornalisti (un ossimoro, l’ordine per un mestiere che dovrebbe essere il più libero e meno irreggimentato del mondo) dal lontanissimo ’82. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it   - Qui i vostri COMMENTI

24/5/10 – Ciriole  qui
http://www.nessundio.net/blog/2010/05/24/4008/

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NoGod ai Mondiali di calcio

Inviati RAI ai mondiali: Eugenio De Paoli, Jacopo Volpi, Bruno Gentili, Marco Civoli, Fabrizio Failla, Carlo Paris, Enrico Varriale, Amedeo Goria, Marco Mazzocchi, Alessandro Forti, Paolo Arcaro, Gianni Cerqueti , Stefano Bazzotto, Paolo Paganini, Simona Rolandi, Gianni Bezzi, Alberto Rimedio, Marco Lollobrigida, Salvatore Bagni, Fulvio Collovati,  Ubaldo Righetti, Carlo Longhi, Daniele Tombolino, Sandro Mazzola (l’unico che sembra capirci qualcosa), Gian Piero Gasperini, Beppe Dossena, Marino Bartoletti, Ivan Zazzeroni + tecnici e qualcun altro di cui mi sfugge il nome.
In collegamento con piazza da Siena a Roma: Maurizio Costanzo, Giampiero Galeazzi, Paola Ferrari. 

Il chiacchiericcio dei “giornalisti” RAI, è molto più molesto delle pur  fastidiose vuvuzelas.
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23/6/10 -   Sepe

“Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia che la situazione venga chiarita pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali. Il cardinale Sepe, come ha già detto egli stesso, collaborerà ovviamente per parte sua a questo chiarimento. Naturalmente bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti fra Santa Sede e Italia, che siano evidentemente connessi a questa vicenda”  (dal comunicato della sala stampa vaticana)

Il cardinale Crescenzio Sepe è solo un disinvolto trafficone che scambia favori e affari, o la sua personalità è più complessa come si sono affrettati a dire il senatore Buttiglione (già ministro dei Beni Culturali e “in affari” per diversi restauri) e l’ascoltatissimo Saviano che lo ha definito “l’unico punto di riferimento per la Campania insieme al mons. Nogaro di Caserta”? 
Il cardinale Sepe dal 1997 al 2000 ha ricoperto l’incarico di Segretario generale del Comitato organizzatore del Giubileo con piglio manageriale.  I romani lo ricordano in azione, insieme al sindaco Francesco Rutelli, nella spinosa questione dello sventramento del Gianicolo osteggiato fino all’ultimo dal sovrintendente ai beni archeologici Adriano La Regina. Un colpo mortale alla città,  diventato oggi un megaparcheggio privato per l’ospedale Bambino Gesù (di cui Silvano era ai tempi amministratore e poi consulente (insieme a Balducci) di Sepe alla Propaganda fide) e per i pullman del Vaticano. Dopo la distruzione del Gianicolo, corrispondono ad un “peccato veniale” le faraoniche infrastrutture  di Tor Vergata servite per ospitare il mega-incontro tra i giovani e Giovanni Paolo II, e rivelatesi del tutto inutili per la città.  Come premio per gli scempi operati a Roma col volenteroso aiuto del sindaco Rutelli e  che hanno favorito il Vaticano, il cardinale nel 2001 diventa  responsabile della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda fide), uno dei dicasteri più potenti e ricchi di tutta la Curia e  Balducci ne diviene consultore, cioè uno degli esperti esterni a cui il Vaticano si rivolge su singole materie. Angelo Balducci  è un  personaggio chiave del giubileo 2000 per i rapporti tra Comune di Roma e Santa Sede; riceve nel 1995 dall’allora segretario di Stato vaticano Angelo Sodano, la prestigiosa nomina di  “gentiluomo di sua santità”, un incarico che non decade con la fine di un pontificato ma che rende il titolare un membro a vita della famiglia pontificia. Per l’Annuario pontificio è una dignità che viene attribuita a persone che si distinguono per prestigio personale e che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede. Dopo solo  cinque anni, il che sembra desueto per la durata degli incarichi vaticani, il card. Sepe lascia il suo ruolo di Prefetto di Propaganda fide per passare alla diocesi di Napoli nel maggio 2006.  La diocesi è avvilita dopo la gestione del card. Michele Giordano, inseguito da processi per usura e abusi edilizi dai quali successivamente esce assolto.  La diocesi guidata da Sepe oltre Napoli comprende 24 comuni della provincia, 287 parrocchie, 453 preti, 700 religiosi, 2.000 suore. Sepe è legato alla comunità di S.Egidio ed ha organizzato a Napoli  un incontro interreligioso per la pace. Ha indossato la stola di don Peppino Diana, il prete ucciso dai camorristi a Casal di Principe nel 1994 applaudito dai fans di Libera convocati da don Ciotti per la giornata della memoria. Si è pizzicato più volte con la sindaco di Napoli Iervolino e, durante l’annosa questione spazzatura napoletana, ostacolò Guido Bertolaso quando lavorava per conto di Prodi, lo favorì quando lavorò per Berlusconi.  Ai tempi della spazzatura governo Prodi, Bertolaso accusò Sepe col quale – pare – arrivò più volte ai ferri cortissimi durante il giubileo 2000. Il gossip romano raccontava anzi che Bertolaso andasse in giro a dire: quando sarà finito l’anno santo mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe.
Difficilmente il sassolino se lo toglierà la procura di Perugia che accusa il cardinale di concorso in corruzione e corruzione aggravata mentre era prefetto di Propaganda fide. L’art. 15 del Concordato del 1929, ahimè ancora vigente, attribuisce a quel palazzo le stesse immunità che si riconoscono ai diplomatici degli Stati esteri. Il passaporto vaticano di Sepe gli garantisce l’immunità diplomatica. Inviolabilità personale, inviolabilità domiciliare, immunità dalla giurisdizione civile e penale.  Il cardinale non può essere fermato, perquisito o arrestato. Con l’eccezione dei crimini internazionali, non può essere perseguito per gli atti commessi nell’esercizio delle sue funzioni, la cui responsabilità ricade sul Vaticano. Le indagini sull’arcivescovo di Napoli sembrano destinate a infrangersi lì.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Per gli economisti europei la Slovacchia è un miracolo: il paese è riuscito a mantenere uno sviluppo costante nonostante la crisi globale e l’ingresso, nel 2009, nella moneta unica. Il pil crescerà del 4,8% nel 2010. La nazionale è arrivata per la prima volta ai mondiali e pare che abbia buone opportunità grazie anche al centrocampista, Marek Hamsik, che gioca nel Napoli. La Slovacchia si incontrerà con l’Italia giovedì 24.
Il regime di Pyongyang come accoglierà al rientro la squadra che ha avuto ben sette goal dal Portogallo?  Nel 1966 i giocatori nordcoreani, che perdettero clamorosamente ai mondiali di calcio che si disputavano in Inghilterra, al loro rientro vennero ristretti in un lager per essere rieducati su ordine di Kim Il Sung. Sarà più clemente il figlio e attuale dittatore Kim Jong Il? Quali saranno le punizioni in una dittatura asiatica paranoica con bomba atomica per i giocatori della Corea del Nord?
Cosa lasceranno al povero Sudafrica questi Mondiali di calcio? Non sarà questa manifestazione l’ennesimo cavallo di Troia per depredare ancora il Paese (e il continente)?
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21/6/10 – Scelte prioritarie

Il 24 giugno dopo cinque mesi dal tornado che ha sconciato alberi e strade della capitale e le cui tracce sono ancora evidenti,  la madonna d’oro di don Orione (a Monte Mario) torna al suo posto grazie al restauro offerto dal Campidoglio e dai costruttori romani  (160mila €). 
Il 29 giugno
, santi Pietro e Paolo patroni di Roma, per volere del sindaco Alemanno,  torna il concerto in piazza del Campidoglio in onore del papa. Il primo cittadino ha rassicurato i romani: “a costo zero perché finanziato da sponsor da me reperiti” (dalla cronaca di Roma)

Due proposte, molto simili, sono al vaglio della Commissione Lavoro di Montecitorio. Una è promossa da Alessia Mosca (Pd) e l’altra da Barbara Saltamartini (Pdl) e chiedono il congedo di paternità obbligatorio per 4 giorni. L’avvio della discussione non è stato eccezionale: Giuliano Cazzola, presidente della Commissione, primo firmatario della proposta Saltamartini, ha avviato i lavori spiegando che aveva firmato perché Saltamartini lo aveva irretito col suo fascino (è seguita reazione giustamente furiosa della deputata)  e che, stante il momento duro per l’economia, quattro giorni di congedo a carico del datore di lavoro e del sistema di previdenza sono  impraticabili. Per la verità Saltamartini è stata irrisa anche dal noto gentleman Feltri che con un tagliente editoriale su Il Giornale l’ha definita inadatta a formulare leggi sul tema considerato che non ha figli.  Oddio, il risibile pensiero è piuttosto corrente, avendo scelto di non avere figli mi sono sentita ripetere questa stracca litania più volte e, ahimè, più volte anche da insoddisfatte madri.  
In Italia c’è una legge che permette ai padri di rimanere a casa dal lavoro per i primi tre anni di vita del bambino, ma ad oggi solo il 4% degli uomini lo richiede. Lo scopo dei 4 giorni obbligatori sarebbe – almeno secondo le proponenti – quello di invogliare e responsabilizzare ad un nuovo concetto di famiglia. Apprezzabile tentativo ma, secondo me, sarebbe opportuno estendere l’obbligo di rimanere a casa dal lavoro per cinque mesi, quei cinque mesi croce e delizia per tutte le donne che presentano un curriculum. Infatti mica va bene che le giovani donne debbano sacrificare il loro lavoro, le loro aspirazioni, il 20% dello stipendio, perfino il tempo libero, anche se decidono di avere un figlio non da sole ma con eventuale compagno. Mi capita di selezionare qualcuno per un lavoro, e gli uomini sono sempre spensierati  su una eventuale paternità. Per quel che posso applico una discriminazione positiva, favorisco sempre e solo donne. Un mio piccolo contributo al mondo dispari nel quale viviamo. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Su questa pagina http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm   14/6/10 - Lavoratrici

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NoGod ai Mondiali di calcio

Wayne Rooney, attaccante inglese, indossa abitualmente una vistosa croce. Dice che è orgoglioso di portarla perché ci tiene a mostrare la sua cattolicità, e ha un po’ sofferto di essersela dovuta togliere durante la partita con l’Algeria. Mark Whittle, capo delle relazioni pubbliche della Fifa, fischia il fuorigioco a un giornalista che vorrebbe approfondire il tema: we don’t do religion. L’unica religione ai mondiali deve essere il calcio! Ma in Somalia il calcio è questione di vita o di morte, perché i fondamentalisti islamici puniscono con durezza chi perde tempo a guardare illegalmente le partite della coppa del mondo considerate una maledizione per l’essere umano.
L’Italia non brilla e i c.t. in poltrona criticano le scelte fatte: magari Cassano della Sampdoria (e Balotelli, Totti…) avrebbero fatto bene. Intanto il sampdoriano si è sposato con Carolina: un matrimonio misto, lui ateo lei cattolica: mentre la sposa  prendeva la comunione lo sposo è restato in piedi davanti all’altare.
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17/6/10 – Ad occhi chiusi

Oriente e Occidente – Occorre capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie (Cristina Sivieri Tagliabue, Alfabeto Bonino, Bompiani,  € 14)
Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle (André Gide)

Il socialista Elio Di Rupo probabilmente diventerà il premier del Belgio. I suoi genitori, contadini abruzzesi, partirono da San Valentino in Abruzzo Citeriore e arrivarono in Belgio per sfuggire alla povertà. La famiglia si stabilì a Morlanwelz  cittadina vallona (tremila italiani su 18mila abitanti). Dopo appena un anno di lavoro in una miniera di carbone, il padre morì e il giovane Di Rupo rimase con la madre e i sette fratelli. Recentemente ha detto “a differenza di altri figli di immigrati i miei fratelli ed io siamo cresciuti impregnati di cultura belga perché la pubblica assistenza ci seguiva in tutto, e oggi sono fiero di essere belga e di avere radici italiane”.  Mentre Di Rupo alzava il calice per brindare alla sua vittoria, in Italia un tribunale confermava l’ergastolo a Katawi Dafani per avere ucciso un anno prima la figlia 18enne Sanaa, accusata dal padre di avere costumi occidentali. La deputata Souad Sbai presidente delle donne marocchine in Italia si è rammaricata del fatto che il processo è stato disertato dalle femministe che non si sono dichiarate parte civile in difesa della sfortunata ragazza. Comprendo il rammarico di Sbai, ma un movimento non è un partito, e da quel movimento sono nate molte delle cose che oggi appaiono naturali, ad esempio il ministero delle Pari Opportunità che si è costituito parte civile. Quello che dovrebbe preoccupare la deputata è l’indifferenza pressoché  totale che ha circondato questo e altri episodi di cronaca legati agli immigrati che arrivano in Italia.  I media li considerano fatti che riguardano persone con una particolare etnia e/o religione. Credo che Sbai dovrebbe temere questa deriva cavalcata con furore dalla politica, ad esempio negando la cittadinanza in tempi più brevi, non riconoscendo la cittadinanza a chi nasce qui, considerando gli stranieri solo come appartenenti a una comunità religiosa. Per intenderci, la povera Sanaa Dafani difficilmente avrebbe potuto aspirare a fare il premier italiano.
Purtroppo le esperienze di molti paesi europei non ci insegnano nulla. L’Olanda, paese di gente per bene che ama i tulipani e gli zoccoli di legno e le case con grandi vetrate, ha preferito concedere molto ai pochissimi che chiedevano di vivere come in una casbah, condannando chi si era spostato dal suo paese per vivere diversamente alla casbah.  Gli olandesi esasperati votano  Wilders, che  vivendo in una paese più  civile e laico del nostro è solo islamofobo, mentre da noi abbiamo i leghisti che sono omofobi islamofobi calabrofobi eppure crociati. I musulmani che vivono in Italia oggi sono per i nove decimi persone che accettano la cultura politica italiana (e per verificarlo basta passare davanti ad una scuola elementare e gettare uno sguardo ai genitori per vedere addirittura un eccesso di assimilazione), cioè europea. Non si deve consentire agli europei su richiesta di pochi leader religiosi di accettare che si costituiscano comunità o ghetti musulmani. Similmente trovo paradossale che si possa discutere di una legge per vietare il burqa, perché è previsto dalle nostre norme che nello spazio pubblico il volto sia scoperto e si deve essere rigorosi nel far rispettare la norma. Sarebbe come invocare una legge per proibire le infrazioni mentre si guida. Questo è già previsto dal codice della strada e se la polizia municipale, ad esempio a Roma, preferisce far finta di non vedere chi parcheggia in quarta fila il problema appare di altra natura.  Chi vuole introdurre leggi sul burqa o similari, ne ha bisogno per ragioni elettorali e sa di mentire, perché gli immigrati e i musulmani non compiono più crimini degli italiani. Queste fughe in avanti sono particolarmente insidiose ovunque, ma in Vaticalia, paese semiteocratico, potrebbero metter definitivamente la parola fine al paese laico a cui molti di noi (velleitariamente) aspirano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il primo ministro neozelandese ha annunciato la sua presenza in Sudafrica per sostenere gli All Whites che incontreranno l’Italia. Il premier John Key guida il paese dal 2008 sostenuto dal National Party che fa del patriottismo il suo caposaldo. Ad Aotearoa, il nome maori  della Nuova Zelanda, dicono che il premier parte per fuggire dalle critiche che lo inseguono: l’economia del paese è in forte crisi e il suo governo è in caduta libera, e una vittoria sportiva… è il vecchio panem et circenses.  
Italia-Nuova Zelanda si disputerà domenica 20 giugno. Esattamente un anno prima moriva Neda, uccisa dalla polizia iraniana mentre partecipava ad una manifestazione dell’Onda verde. L’Iran non è presente con la sua squadra ai mondiali, ma gli iraniani amano il calcio. Sappiamo che non sarà così, ma sarebbe bello che i tifosi sugli spalti mostrassero dei cartelli per ricordare le speranze nel cambiamento della giovane Neda.

http://www.ilpost.it/2010/06/16/documentario-neda-agha-soltan/

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15/6/2010 – Le grandi manovre

Si dice spesso che la natura “con le zanne rosse e tra gli artigli la preda” è crudele. L’ho sentito ripetere dagli allevatori, mentre cercavano di convincermi che proteggevano i loro animali da ciò che sta al di là delle recinzioni. La natura più che madre è matrigna, vero. Ed è altrettanto vero che gli animali allevati nelle fattorie d’eccellenza hanno spesso una vita migliore di quella selvatica. Ma la natura non è crudele. E neppure lo sono gli animali che in natura si uccidono e talvolta si torturano a vicenda. La crudeltà dipende da che cosa s’intende per crudeltà, e dalla capacità di contrastarla. O di ignorarla. (Jonathan Safran Foer, Se niente importa, Guanda, € 18)
Mio marito ed io abbiamo perso il lavoro. Perché parlate sempre di interecettazioni? (lettera all’Unità)

E’ evidente che una manovra economica richieda sacrifici, per questo  è fondamentale sapere come questi verranno distribuiti. Al momento nella manovra proposta dal governo non c’è traccia del contributo degli italiani ricchi ai sacrifici che il Paese è chiamato a fare. I redditi da lavoro dipendente e le pensioni saranno colpiti dalle addizionali Irpef che le regioni aumenteranno per incrementare  le entrate. Nel frattempo ci saranno degli italiani che guarderanno i sacrifici degli altri senza pagare pegno. Sarà una domanda retorica e sciocco chiederselo, ma la crisi è colpa del professore o dell’impiegato del ministero?  In altri Paesi, per esempio la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, le manovre sono di entità maggiore della nostra, ma i contributi sono spalmati su tutta la popolazione. Perché non alzare – almeno a livello europeo – le imposte sulle rendite finanziarie?  La tassa sui patrimoni è argomento di dibattito in tutta Europa, perché in Italia rimane un tabù? E la Cei, farà qualche passo indietro nelle sue continue richieste per scuole religiose, ora di religione, chiese,viaggi papali, benefit del Vaticano (che come si sa a Roma non paga né acqua, né raccolta rifiuti, né ztl). Almeno su questo l’opposizione dovrebbe alzare la voce: redditi alti e banche come contribuiranno alla soluzione della crisi economica?  Vano pensare che l’opposizione chieda conto degli affari Cei. Giova ricordare a questo proposito come nella finanziaria proposta tre anni fa dal ministro dell’Economia Padoa Schioppa (governo Prodi)  avesse ventilato la proposta di richiedere il pagamento Ici ai beni ecclesiastici attirandosi una ridda di improperi: una dura reprimenda dal presidente della Camera (Bertinotti) a editoriali razzisti su Italia oggi (agisce così perché non è cattolico?), tra gli altri.
Purtroppo l’opposizione governativa è silente su molte questioni, anche quelle che la strafottenza del premier pone su un piatto d’argento. E’ indubbiamente importante che Silvio abbia mediato tra Svizzera e Libia, ma inquieta un po’ che neanche l’opposizione chieda conto al governo della chiusura dell’ufficio libico dell’Unhcr  (Acnur) . Come è noto questo ufficio doveva provvedere a registrare i respingimenti ed era il perno intorno al quale ruotava il trattato italo-libico. Intanto la Libia ha già ricevuto tre tranche del maxirisarcimento stabilito dal governo Berlusconi, le motovedette per il pattugliamento delle coste e il permesso per mille lavoratori autonomi libici in deroga ai flussi migratori. Mentre l’Italia non riesce – e non vuole – sapere che fine fanno i migranti respinti. Spiace doverlo ripetere così spesso, ma a che serve una opposizione accucciata per prendersi meglio i colpi in testa?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

 “Se uno nasce quadrato non muore tondo”, è il libro-biografia di Rino Gattuso, centrocampista del Milan, e che, insolitamente, il calciatore ha dedicato alla suocera. Nato a Schiavonea di Corigliano Calabro, lì ha avviato una azienda di pulitura di molluschi che da lavoro a molti compaesani e ai numerosi famigliari. In conferenza stampa ha detto che i politici non dovrebbero occuparsi di calcio così come i calciatori non si occupano di politica. Durante l’ultima tornata elettorale, disse: “condivido molte delle cose che dice Bossi. Apprezzo in particolare l’idea del federalismo fiscale, ognuno deve governare da solo, in questo modo viene responsabilizzato molto di più. Anche da me in Calabria i fondi che arrivano dall’Europa potrebbero essere utilizzati meglio”.  Si vede che pur essendo nato quadrato ogni tanto diventa tondo. Durante una trasferta spagnola dichiarò un certo disgusto per i matrimoni uomosessuali (sic) ma, al momento, non si sa se ha cambiato idea pure su questo.
Non si parla più della proposta del ministro  della Semplificazione Calderoli di “tagliare” i premi milionari che gli Azzurri percepirebbero in caso di buon piazzamento. Con una ironia che ha sorpreso, loro hanno deciso di devolvere gli eventuali bonus alla fondazione per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In molti hanno letto la scelta come una ripicca nei confronti del ministro leghista e probabilmente è così. Ma meglio, molto meglio, della richiesta  degli olimpici che  da Pechino chiesero (ma non ottennero) la detassazione dei premi. Richiesta ancor più spudorata considerato che molti atleti olimpici sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali…

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13/6/10 - Lavoratrici

Voglio restare incantata dal tuo occhio divino, voglio diventare la preda del tuo amore. Un giorno, così spero, tu scenderai su me per portarmi via nel rogo dell’amore, mi tufferai finalmente in quell’ardente abisso per far di me in eterno la tua felice vittima (Santa Teresa del Bambino Gesù)
Lavoro otto ore fuori casa, quando torno la sera trovo una famiglia di cinque persone. Non credo che arriverò a 65 anni (commento in un blog)

L’Unione europea dice che le donne devono essere uguali agli uomini. Benissimo, in molte non aspettavamo che di sentire queste parole. Andare tutti in pensione alla stessa età è giusto perché così si potrà sanare la diversità di trattamento previdenziale che penalizza le donne economicamente.
Naturalmente potremmo soffermarci a parlare del discutibile comportamento dei ministri Sacconi e Brunetta che, prima hanno rilasciato interviste per dire che mai avrebbero accettato diktat da Bruxelles, poi hanno ringraziato per l’ultimatum consci di aver portato a casa l’unica – e gratis – riforma strutturale del loro inconcludente governo. Ma potremmo anche, per equità, ricordare come durante l’ultimo governo Prodi il ministro dell’Economia Padoa Schioppa venne irriso da sindacati e colleghi di coalizione per la sua proposta di accelerare l’adeguamento richiesto dalla Ue. Per cui con serenità possiamo affermare che bypartisanamente e con il volenteroso disimpegno dei sindacati, nessun aggiustamento è stato posto in essere per favorire il lavoro delle donne che, stante l’arretratezza culturale del Paese, si trovano con un carico domestico sulle spalle estraneo alle congeneri europee.
Di fatto le donne dispongono ogni giorno di 81 minuti e mezzo di tempo libero in meno degli uomini. Ma non è solo questo ovviamente. Il principe dei problemi delle donne è rappresentato dai bambini, che, quando ci sono, mancando le strutture, costringono le mamme a lasciare il lavoro. E anche a privare i bambini dei preziosi anni di socialità da condividere negli asili nido. Linda Laura Sabbadini, che dirige le indagini sulle condizioni e la qualità della vita dell’Istat, ci ricorda che il divario tra il tasso di occupazione delle donne senza figli e quelle con due, tre o più figli, è di 4.5, 10, 22 punti.  
Il prepensionamento, considerato una sorta di premio di consolazione, “nacque per consentire alle mogli di accudire i mariti che andavano in pensione prima”, scrive l’economista Andrea Ichino (A. Ichino e E. Alesina, L’Italia fatta in casa, Mondadori)  perpetua l’idea che il lavoro femminile è provvisorio e inessenziale.  Le donne, invece di farsi trascinare nel gorgo del vittimismo accettando tutele, dovrebbero chiedere un controllo affinché la spesa risparmiata venga investita in servizi per liberarle dal lavoro di cura dei piccoli e degli anziani, e per l’emancipazione culturale degli uomini che, nella quasi totalità, vivono come saprofiti alle spalle delle loro fidanzate, figlie, mogli, madri. Controllare il rapace ministro dell’Economia, che ha bisogno di fare cassa, sarà complesso, ma non meno di svegliare quella sinistra a cui tante di noi fanno riferimento e che abbiamo sempre dovuto trascinare come una pelle d’orso pulciosa sulle battaglie di civiltà, dal divorzio all’aborto.
Al momento dobbiamo essere grate all’Ue  di cui dovremmo invocare i diktat anche per l’adozione ai singoli e il riconoscimento delle coppie omosessuali. Magari sottoponendo alla nostra inefficace classe politica la lista presentata da Choisir, una associazione francese presieduta dalla storica femminista Gisele Halimi, che ha scelto di ogni paese le leggi più attente alle necessità delle donne. Nell’elenco l’Austria per la legislazione più avanzata sul matrimonio, la Spagna per quella sul divorzio e la violenza domestica, la Francia per quelle sullo stupro, il Belgio per le unioni civili, la Svezia per i congedi di maternità e paternità, l’Estonia per la potestà genitoriale, la Lituania per quelle sul mobbing. L’Italia non è presente. Magari questo adeguamento imposto dall’Ue potrebbe essere lo stimolo per un primo passo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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NoGod ai Mondiali di calcio

Il 15 agosto del 2008 l’ex vescovo Fernando Lugo, seguace della teologia della liberazione, si è insediato alla presidenza del Paraguay interrompendo l’ininterrotto dominio durato 68 anni del Partito Colorado, espressione della ricca borghesia di proprietari terrieri della regione. Oggi i liberali del vicepresidente Federico Franco si agitano accusandolo di “chavismo” e rinfacciandogli i  figli illegittimi. Lugo dice che li riconosce tutti per dargli un avvenire. Una parte della sinistra estrema è passata alla lotta armata costringendo il presidente a dichiarare lo stato d’emergenza.   Dal 1998 il Paraguay è presente ai Mondiali, nel 2002 arrivò agli ottavi. L’Albirroja si incontrerà con l’Italia il 14 giugno.

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5/6/10 – L’odore dei soldi

Mio zio era il compianto mons. Pedica, di cui mi onoro di portare il cognome e di cui conservo gelosamente la foto con papa Wojtyla. Mia zia era madre badessa a Rossano Calabro. E’ colpa mia se vengo da una famiglia molto legata alla Chiesa? Aggiunga che dentro l’Idv, ho fondato i teo-leg, cattolici per la legalità. Le dico questo per spiegare i miei rapporti col Vaticano. Con Propaganda Fide ho avuto i primi contati nel ’93. Io faccio una vita da cattolico. Vado a messa e, quando capita, frequento con entusiasmo il Vaticano (Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori, trovacase per i suoi colleghi)

Mi rendo conto che sto invecchiando quando mi sorprendo a ricordare che quello che mi sembrava così orrendo allora, era molto meglio dell’oggi. Non mi riferisco alle pene d’amore o alle discussioni con i genitori (anche quello per la verità, che l’età insegna la misura) ma piuttosto alla vita civile e politica. Non credo che oggi sarebbe possibile confrontarsi su temi quali il nuovo diritto di famiglia o l’aborto. O la revisione concordataria che, ben lungi dall’estirpare quel cancro, mise fine alla religione di Stato che, oltre ad essere un ossimoro, metteva in seria difficoltà la vita di chi, per nascita o scelta, seguiva una fede diversa da quella cattolica. Gli esempi sono tanti: dalla legge 40 che, di fatto, divide le italiane in classi, quelle che possono recarsi all’estero per la fecondazione eterologa e quelle che non possono partire e restano frustate nel loro desiderio di maternità. Al testamento biologico diventato un terreno di scontro medioevale mentre, solo nel 2005, la commissione Sanità del Senato aveva approvato all’unanimità un articolato – poi decaduto – che non vedeva divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale e considerava le dichiarazioni anticipate di trattamento impegnative per le scelte sanitarie del medico*.  Ai programmi televisivi, dove è ormai obbligatorio ostentare la fede cattolica oltre ad una dose di moralismo da sacra famiglia che non ha rispondenza nella società.  Alla maternità, che deve essere vissuta come una missione e non più come una opzione, con i media che esaltano l’allattamento al seno per tanto tempo e le madri in casa dal lavoro ad accudire il pupo.
Eravamo già nel gorgo quando nel 2007 Paola Binetti, allora in versione Pd, dichiarò che l’omosessualità era una devianza della personalità, creando un certo stupore, non scandalo per carità, tra i suoi colleghi.  L’ennesimo ragazzo malmenato a Roma perché omosessuale, ha chiesto – velleitariamente -  di approvare una legge sull’omofobia. E non ha destato meraviglia che il sindaco  Alemanno – eletto anche perché aveva promesso tolleranza zero sulla microcriminalità oggi in aumento -  ha dichiarato di essere contrario a questa richiesta perché ideologica. Abbiamo toccato con mano come i fatti di pedofilia clericale** abbiano lasciato freddi e indifferenti gli italiani, anzi.  Li smuoveranno, forse, le notizie sulle immense proprietà immobiliari vaticane affittate sottomercato a politici, giornalisti, sindacalisti… Ma ci credo poco anche se, mi dice l’amico Sandro Masini*** sconsolato come me dal presente, la gente si sente toccata solo quando gli insidiano il portafoglio. Sarà, l’idea che mi sono fatta  è che purtroppo l’italiano ammira e invidia pure chi i soldi li ha e li fa anche senza capire come.  Ma questa è una opinione e, come va di moda in molti ambienti, non parlatemi di fatti che ho già le mie opinioni. Non sorprenderà i lettori di questa rubrica che le opinioni a cui mi riferisco oggi sono quelle che riguardano Israele da un lato – per cui i convincimenti sui gravi delitti si danno sempre a caldo senza valutare i fatti neanche per un secondo – e sulla Santa Sede, che con il suo passato e presente ardisce indicare strade etiche al mondo accodandosi a liberi e democratici paesi come il Sudan e il Pakistan.  Detto ciò sono soddisfatta che l’Italia abbia votato alle Nazioni Unite come Obama, e mi auguro che quanto prima sia eliminata la stretta a Gaza, ma con il contributo della comunità internazionale che fino ad oggi se n’è fottuta. A meno che non si preferisca che quella fetta di Medioriente diventi la succursale di Teheran (di giorno mi pento di averti incontrato di notte ti vengo a cercare). E giacché siamo in argomento non sarebbe male che la  comunità internazionale (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa)  buttasse un occhio, magari il viaggio papale li aiuterà, sul nord di Cipro che la Turchia sempre più ottomana, ha trasformato in uno stato fantoccio. Richieste velleitarie come quelle del povero omosessuale picchiato la cui storia è stata raccontata nei tg solo perché è stato colpito in via del Fagutale proprio sotto le finestre dell’ex ministro Scajola. Ahi serva Italia...

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 *Antonio Del Pennino, Di che vita morire, Gaffi, € 13.50
** http://www.caramellabuona.org/
*** Sandro Masini, presidente dell’Associazione Giuditta Tavani Arquati http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm

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Lunedì 7 giugno 2010, ore 21.00

Palazzo della Cultura – via del Portico d’Ottavia 72 – Roma

dall’Ungheria all’Olanda chi sono e dove sono le nuove camicie brune

VIAGGIO ALL’INTERNO DELLA GALASSIA NERA

intervengono

Stefano Gatti, responsabile del portale Osservatorio sull’antisemitismo del CDEC - Umberto Ranieri, coordinamento nazionale PD - Filippo Rossi, direttore Fare Futuro web magazine - Giacomo Kahn, direttore Shalom


3/6/10 –  delizie turche*  

“Poiché amo Israele, sono il primo a dire che lo Stato ebraico spesso si merita le dure condanne che gli piombano addosso. Però non è un segreto che il mondo presta una attenzione sproporzionata agli sbagli di Israele. Senza voler giustificare nessuno, dico che dovremmo fare più attenzione ai motivi dietro il nostro occhio critico” Jonathan Safran Foer

I sostenitori della Turchia nella Ue, Stati Uniti in testa, temono che una grande potenza islamica non integrata nell’Europa possa volgersi ai confinanti, l’Iran, la Siria, l’Iraq.  Nel 2002 il partito Giustizia e Sviluppo (Akp) guidato da Recep Tayyp Erdogan ha vinto per la prima volta le elezioni  dopo anni di governi a guida kemalista, cioè la formazione repubblicana ispirata da Kemal Ataturk,  fondatore della Turchia moderna. L’Akp è un partito islamico moderato e ha creato immediatamente inquietudine tra gli alleati della Nato. I negoziati per l’adesione alla Ue, avviati nel 2005, prevedono 35 punti da osservare per conquistare un posto a Starsburgo, tra cui la riformulazione  del codice penale che prevede la pena di morte, e la attenuazione del nazionalismo che penalizza (o cancella del tutto) le minoranze. Al momento dei 35 punti ne sono stati evasi otto, ma, nonostante gli sforzi turchi, sembra improbabile un ingresso considerata la netta opposizione di Francia e Germania. Ma il mondo non ruota intorno all’Europa, anzi, e non sembra proprio che i turchi elettori di Erdogan smaniano per entrare nella Ue.  Il Transatlantic Trends che studia gli orientamenti dell’opinione pubblica in America e in Europa, mostra che (dati del 2008) il 55% della popolazione turca non si sente parte dell’Occidente.  Il consigliere diplomatico di Erdogan, l’ambasciatore Ahmet Davutoglu oggi ministro degli Esteri, sta ridisegnando il paese. Ha ostentato  la sua fede islamica, è stato in grado di normalizzare i rapporti con la Siria e ha rimesso in moto quelli difficilissimi con l’Armenia, ha rinsaldato i legami con l’Iran. In questo disegno la durezza nei confronti di Israele  ha dato alla Turchia una rinnovata forza nel mondo musulmano.  Le manifestazioni contro Israele di questi giorni traggono linfa dalla riscoperta delle radici religiose islamiche che col kemalismo erano represse. Radici religiose che Erdogan ha saputo cogliere e mettere a frutto ma che allontanano dall’Europa. Erdogan, ed è umanamente comprensibile, aspira a giocare un ruolo nel mondo musulmano sempre più affluente piuttosto che fare il numero nell’Europa divisa e debole che conosciamo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 * dicesi delizie turche dei dolci zuccherosissimi che la maggiornaza della popolazione mondiale trova stucchevoli ma che io adoro

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Da La Stampa, un articolo di Marta Ottaviani : Tra gli ebrei di istanbul, al sicuro ma inquieti"
Istanbul, interno di una sinagoga

A poche ore dall'attacco di Israele alla Mavi Marmara il primo pensiero di molti in Turchia è andato a loro, ebrei di fede e turchi di nazionalità. Sono i sefarditi, che vivono nel Paese dalla Mezzaluna da quando era ancora impero ottomano, per la precisione dal 1492, quando la Reconquista di Isabella di Castiglia la Cattolica, e Ferdinando II di Aragona li costrinse alla fuga. Sospesi fra la loro fede e la loro madre patria vivono con apprensione queste ore. La Turchia è la loro casa, ma questo è il momento della calma. Proprio per questo il premier Erdogan due giorni fa ha pensato a loro, sottolineando che i Sefarditi sono «sotto la diretta protezione dello Stato». Come a dire che nessuno nel Paese gli farà mai del male.
Ma la situazione potrebbe scappare di mano, soprattutto a causa degli animi esacerbati. Due giorni fa un ciclista israeliano che partecipava a una competizione internazionale ha rischiato un pugno. Le prenotazioni negli alberghi sono state cancellate quasi tutte. Le autorità della comunità ebraica di Istanbul preferiscono non parlare. Sul loro sito hanno pubblicato un sintetico comunicato stampa con il quale partecipano con dolore alla notizia dell'attacco da parte della marina israeliana. Pochi giorni fa, prima dell'attacco, il rabbino capo della Turchia, Ishak Haleva, rispondendo al quotidiano islamico «Yeni Shafak», aveva definito «inappropriato» fare a lui domande sulla questione palestinese, sottolineando che gli ebrei di Turchia non avevano nulla che vedere con la situazione.
Incontrare i sefarditi in questi giorni non è facile. Si sa che sono circa 20 mila, distribuiti soprattutto a Istanbul e nella zona attorno al quartiere di Beyoglu, fin dai tempi dell'Impero Ottomano punto di riferimento per gente di ogni etnia e religione.
Per carpire qualche informazione sulla loro quotidianità ci si deve rivolgere alla redazione del quotidiano «Shalom», edito in turco e che tira circa 4000 copie. Gli scaffali sono pieni di Cd di musica, libri e giornali. E arriva la prima sorpresa. Sono tutti in turco e in spagnolo antico, la lingua che li contraddistingue e che hanno ereditato dai padri, tramandandola oralmente da secoli. In ebraico ci sono solo le scritte su alcuni oggetti sacri.
«I sefarditi di Istanbul sono fra i pochi gruppi di ebrei che non vivono in Israele a non parlare l'ebraico», spiega Gila Erbes, direttore della testata. Ha un tono pacato. «Mi sento sicura, ma il momento è difficile», ammette. Fuori da quelle stanze, ad Ankara, il premier turco islamico moderato sta tornando ad attaccare lo stato di Israele, parlando di «sanguinoso massacro» e di «punizione necessaria». Il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, sta chiedendo agli Stati Uniti una condanna ferma dell'attacco e tutti i giornali turchi, anche i più liberali, sono usciti con titoli duri contro Tel Aviv. La loro condizione di ebrei in Turchia, a chi non è turco e non conosce la storia del Paese sembra paradossale, invece da loro viene vissuta con grande naturalezza.
«Siamo arrivati qui 500 anni, abbiamo sempre vissuto bene - continua Erbes -. Abbiamo forti legami con Israele e siamo ebrei. Ma Istanbul è la nostra casa». La loro è una quotidianità «tranquilla e discreta», che ha risentito drammaticamente, in termini di sicurezza, in seguito agli attentati di Al Qaeda del novembre 2003, che costarono la vita a 66 persone fra cui 16 ebrei. «Siamo una comunità coesa e organizzata, i più religiosi parlano l'ebraico, la stragrande maggioranza osserva le feste. Con l'attività editoriale del nostro quotidiano e della nostra casa editrice cerchiamo di mantenere viva la nostra cultura e le nostre tradizioni. Soprattutto lo spagnolo antico la cui conoscenza purtroppo si sta perdendo. Abbiamo 4 centri fra parte europea e parte asiatica che usiamo per attività culturali e che difficilmente sono riconosciuti da chi non li conosce, lì allestiamo spettacoli e creiamo momenti conviviali per la comunità».
Una vita discreta ma non occulta. Uno dei cori di bambini più famosi, le Estreyikad de Estambul, sono composte da bambini sefarditi fra i 9 e i 14 anni. Ogni anno Istanbul partecipa alla Giornata europea per la promozione della cultura ebraica, a cui partecipano soprattutto persone esterne alla comunità. Una delle sinagoghe più belle di Beyoglu è la sinagoga italiana, a poca distanza dalla Torre di Galata e dove le vetrine di un venditore di arredi sacri ebraici convivono pacificamente da decenni con quelle di un venditore di kebab. Uno dei luoghi di culto più antichi e rappresentativi, dove appena due settimane fa è stata celebrata in un trionfo di rose bianche la festa dello Shavuot, che ricorda la consegna a Mosè delle tavole con i dieci comandamenti.
Di sinagoghe a Istanbul se ne contano a decine anche perché fino all'inizio del XX secolo i sefarditi qui erano circa 150 mila. Hanno una scuola, un ospedale sul Corno d'oro dove si curano anche tanti turchi. Il ristorante di cucina kosher ha chiuso di recente perché travolto dalla crisi. Una vita che corre tranquilla con i suoi ritmi e alcune tradizioni locali, soprattutto nel campo culinario e musicale, dove i sefarditi hanno melodie e piatti diversi da quelli ashkenaziti. «La cosa più strana - conclude Erbes - è quando andiamo in vacanza in Spagna e iniziamo a parlare: ci guardano come se tornassimo dal passato». Sorride. Che qualcosa possa cambiare per i sefarditi non ci vuole nemmeno pensare


2/6/10 – Ragione e sentimento

Un crimine di guerra presuppone che ci siano dei militari che aprono il fuoco, deliberatamente e senza preavviso, su persone inermi che subiscono solamente. Qui, non sono sicuro che le cose siano andate così. C’è stato uno scambio di violenze, anche se ovviamente di proporzioni diverse (Amos Oz)

La Flotilla pacifista non era animata dalle migliori intenzioni, ma in uno scontro tra militari e civili, sono i militari che hanno torto. Non si abborda una flottiglia di pacifisti ben disposti ad usare coltelli e bastoni sui soldati calati dagli elicotteri  senza calcolare tra le probabili conseguenze la carneficina. Un errore tecnico si trasforma in una sciagura politica e umana in un soffio.  E su questo c’è l’unanimità, soprattutto all’interno di Israele che ha inondato di pesantissime critiche il governo Netanyahu.  La mattanza dei cosiddetti pacifisti  resterà incollata addosso agli israeliani -  non al governo -  per parecchio tempo: mediaticamente niente di nuovo, perché quel paese ha sempre avuto una pessima stampa.
L’unica possibilità che rimane al Paese per abilitarsi è togliere l’assedio a Gaza.
Tre anni dopo l’avvento di Hamas (quando Ismail Haniyeh dichiarò finita la laicità perseguita dall’Anp),  Gaza rimane sigillata. Israele garantisce 15.000 tonnellate di aiuto ogni settimana, ma secondo le Nazioni Unite è poco perché i beni vietati (dai materiali da costruzione alle sostanze vischiose come balsami per capelli e gelatine) sono troppi. Non è più praticabile che solo Israele risponda di questa situazione. La comunità internazionale ha rimosso Gaza da qualsiasi road map, l’Egitto apre con il contagocce il valico di Rafiah perché teme l’invasione di palestinesi nel suo territorio,  i pacifisti invece di fare pressione sulla Lega araba (che mai li ascolterebbe) preferiscono associarsi a missioni dubbie. Del resto la Turchia non nega che alla partenza delle navi i militanti hanno inneggiato al jihad ricordando Khaybar (una città saudita dove Maometto sconfisse una tribù ebraica). Lo sconsiderato attacco della scorsa notte ha isolato ancora di più il governo Netanyahu che, non va dimenticato, è stato eletto dopo le chiusure europee poste alla bravissima e moderata Tzipi Livni.  L’attuale ministro degli Esteri Lieberman ha incarognito i rapporti con la Turchia (anche se con Erdogan il paese si sta islamizzando e si sta scegliendo nuovi partner) tagliandosi i ponti con uno storico amico. La Turchia sfrutta la situazione nel tentativo di assumere una leadership nel Medioriente (ma non è detto che i suoi desiderata andranno a buon fine).  L’azione di forza israeliana ha prodotto una ondata di consensi ad Hamas assestando un duro colpo all’Autorità palestinese accusata dai seguaci di Hamas di tradire la causa nazionale perché negozia col nemico sionista, indebolendo la posizione di Abu Mazen e sfibrando sempre più il processo di pace.  Al solito turba, ma non sorprende, la veloce posizione di condanna del Vaticano.  Che ci piacerebbe sentire per una volta  che si è pentita di riconoscere qualche anno fa quel Paese di cui, come del resto molti, non comprende l’esistenza.  
Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi , ma ha il dovere di non sbagliare.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui vostri COMMENTI

Quella che faceva rotta su Gaza non è una Flotilla di pacifisti, sostiene il governo israeliano. E non ha tutti i torti. Basti pensare che il Free Gaza Movement ha risposto picche al padre di Gilad Shalit - il soldato israeliano prigioniero nella Striscia da quattro anni – che aveva chiesto loro di premere su Hamas affinché fosse permesso al soldato di ricevere una visita dalla Croce Rossa o lettere dalla famiglia (L. Spinola, Il Riformista))

Delle sei navi della flottiglia attaccata da Israele, tre sono state fornite dalla Ong turca Insani Yardim Vakfi (Fondazione per l’aiuto umanitario),   legata al governo.  L’organizzazione ha stretti legami con il leader di Hamas a Damasco Khaled Meshaal e con i Fratelli musulmani in Egitto. A Gaza ha aperto una sede.  Il 7 aprile scorso Yildirim, fondatore del gruppo, durante una conferenza stampa a Istanbul disse che la flottiglia sarebbe stata una prova per lo stato ebraico: “se Israele dovesse opporsi alla flottiglia – aveva detto – sarebbe come una dichiarazione di guerra di quei paesi i cui attivisti si trovano a bordo delle navi”. Dopo i tragici fatti si potrebbe affermare che Yildirim è stato preveggente.

Orsetta Calamai, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


30/5/10 – Baluardi maschilisti

 “Ti piace il mio vestito?” “Oh si, mi sei sempre piaciuta con questo vestito” “Questo vestito è nuovissimo. Se per caso ti interessa l’ho comprato apposta per la circostanza” “Scusami cara. Comunque mi piaci sempre in nero” “In simili momenti desidero quasi avere un’altra ragione per portare il nero” (Dorothy Parker, The lovely leave)
“Neppure sapevo parlare con le donne. Un uomo è in gran parte quel che fa, dice, pensa di essere, anche se per nessun uomo di un certo spessore l’identità fila così liscia. Ma una donna? Parli sempre con qualcosa che le è stato fatto fare, pensare, dire, da pressioni dolci o acerbe; oppure la trovi ammutolita nella zona opaca di distanza che ne prende” (Rossana Rossanda, Le altre, Bompiani)

Per iniziativa dell’associazione Pari e Dispare (si chiama così, dispare, ed è presieduta da Bonino) e con il voto di settanta parlamentari di tutti gli schieramenti è stata approvata in Commissione di vigilanza rai l’istituzione di un Osservatorio per monitorare la rappresentazione distorta della figura femminile in tv. Servirà?  Probabilmente quello che aiuterebbe una corretta informazione sarebbe annullare la rai e tutti gli ammennicoli di partito che ruotano intorno a quella azienda, ma siccome così non sarà nel breve periodo, purtroppo, va tenuta nella massima considerazione qualsiasi iniziativa che punti ad una normalizzazione di quel porcaio. Secondo una indagine Censis, su 578 programmi dei sette canali principali (rai mediaset e la 7), gli argomenti a cui la donna è associata sono per il 31,5% spettacolo e moda, 14,2% violenza fisica, 12,4% giustizia. Solo per il 4,8% alla politica, 2% alla realizzazione professionale,  6,6% al mondo della cultura. Naturalmente c’è chi ha gridato al moralismo per questa iniziativa e ricorda di quando le gemelle Kessler  venivano mortificate da collant neri e coprenti. Ma non c’entra nulla: nessuno ha paura delle gambe delle donne se stanno ballando o se fanno sport o mostrano come si fa la ceretta o illustrano un nuovo modello di lettino ginecologico. Il guaio è che per essere in tv, sia per presentare i bambini canterini che per dare la propria opinione sulla piovosità della prossima estate,  le donne vestono come se dovessero svegliare i sensi sopiti di un marito barzotto (che vuol dire né  troppo crudo né troppo cotto).  Per non parlare di quello che fanno in tv:  in pochissime conducono programmi giornalistici,  qualcuna si presenta con seni traballanti (sappiamo che sono così quando si sollevano a forza col wonderbra), si fingono idiote per partecipare a pupa e secchione o a uomini e donne, e, peggio del peggio, la 45enne un po’ bollita che fa la levatrice seriale di smandrappate.  Nei tg le donne vengono intervistate esclusivamente per sapere l’andamento dei prezzi delle zucchine (che ovviamente costano meno di quando c’era il governo Prodi), o per sapere cosa pensano della fine del tempo pieno alle elementari (qui la cosa è talmente grave che fanno passare pure qualche madre che si lagna un po’, ma poco però). Lo scorso fine settimana due splendide cinquantenni, le architette Odile Decq e Zaha Hadid,  hanno tenuto banco a Roma per l’inaugurazione delle loro opere (Macro e Maxxi). Hanno avuto l’onore di una intervista? No, certo, ma abbiamo avuto descrizione dei loro abiti stravaganti (secondo il giudizio insindacabile del giornalista rai legato al tubino nero della signora Hepburn). Mancava solo che il giornalista dicesse che Hadid era soprappeso. Per la cronaca, l’una e l’altra in conferenza stampa hanno detto cose più che interessanti e i loro vestiti erano bellissimi al pari del loro lavoro. In sintesi abbiamo più dell’altra metà del cielo che si finge idiota per andare in tv. Perché certo nessuno ci crede che le donne seminude che dominano gli schermi siano delle idiote “le disegnano così”.
Così come naturalmente non crediamo  al fatto che i preti macchiatisi dell’orrendo reato della pedofilia andranno dannati all’inferno. O meglio, proprio riesce difficile credere che uomini adulti, spesso colti, credano a queste cose. In comune con la scorretta informazione italiana, la clericaglia sprezza le donne. Per  Newsweek  (nel numero ora in edicola) la Chiesa cattolica sembra voler limitare il campo d’azione delle religiose riducendo la loro modesta indipendenza dai vertici maschili. A tal fine Benedetto XVI ha deciso ispezioni in cento comunità di suore americane che hanno già dovuto riempire questionari sulla loro missione e le loro finanze. Secondo il settimanale ha destato parecchio sconcerto nelle gerarchie che le suore abbiano appoggiato la riforma sanitaria di Obama al contrario delle richieste dei vescovi. Suor Joan Chittister, che ha una rubrica sullo Huffington Post, ha scritto “la Chiesa che predica l’eguaglianza è ancora uno degli ultimi baluardi della discriminazione sessuale”. Non è l’ultimo, e noi vaticaliane lo sappiamo.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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Il papa è tornato nuovamente sulla figura di Pio XII parlando della recente pubblicazione del card. Celso Costantini, e ne ha ricordato il soccorso ai bisognosi durante la guerra. Riproponiamo quanto scritto su papa Pacelli

5/1/10 - Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


29/5/10 – Oro alla Patria

Sarebbe giusto che come accaduto in Francia in cui uno dei maggiori centri di arte contemporanea è stato dedicato a Pompidou anche il Museo di arte contemporanea di Roma, il Maxxi, completato grazie agli sforzi essenziali di questo governo, fosse dedicato al presidente Berlusconi”(Manuela Repetti, deputato Pdl e compagna del ministro Bondi. E’ lei che si presenta così)

Ammetto di non essere mai stata una grande estimatrice del premier, ma, se si può dire così, in questi giorni è riuscito a toccare il fondo della mia grande pazienza tolleranza serenità e connaturata predisposizione a comprendere le ragioni degli altri. Mica per la pesantezza della manovra che lui e il suo governo si apprestano a varare ma per le vergognose bugie che con sfrontatezza ripete. I tagli saranno massicci, i sacrifici graveranno sulle spalle della parte più povera del Paese e, soprattutto non è vero che non aumenteranno le tasse. I tagli alle Regioni si tradurranno in diminuzione dei servizi, specialmente quelli essenziali sulla salute. I sacrifici saranno particolarmente pesanti a Roma, in parte perché il sindaco se l’è tirata facendo smargiassate con la formula 1 (c’è già un premio a Monza, a che serve questa cosa cafona a Roma) e le olimpiadi (era candidata da tempo Venezia ed è stato di pessimo gusto inserirsi in questa storia che, qualora si confermasse la scelta del Cio, ci porterebbe alla bancarotta definitiva) irritando la Lega che, come ben si sa, se ne frega del Paese e fa solo gli affari del suo elettorato, e poi perché gli utili idioti – e questo è il senso della definizione – si usano e si gettano. Il magnifico Silvio anche questa volta, già all’incontro di Confindustria lo ha fatto, dirà che è colpa delle sinistre che hanno governato fino a ieri (dimostrando che non ha memoria neanche dei suoi governi), che non può fare nulla che comandano poteri forti sud le briglie della costituzione colpa della Grecia e bla bla bla. E nessuno, giornalisti di regime innanzitutto, gli chiederà perché ha frinito fino a ieri come una cicala. E quel che è peggio la maggior parte degli italiani gli crederà. L’opposizione ha un compito difficile. Certamente non potrà sottrarsi ad una eventuale azione di cura – si muore un po’ per poter vivere - ma non può neanche avallare una manovra che andrebbe a colpire solo quel ceto medio che rappresenta il grosso del suo elettorato rendendosi complice di ingiustizie. Perché l’astuto Silvio ha pensato di mettere al riparo i ricchi e gli evasori fiscali professionisti. Magari sarebbe opportuno che il centrosinistra smettesse per un pelo di battibeccare sul nulla e aprisse discorsi di ampio respiro: sull’economia, certamente, ma anche su aspetti che possano determinare scelte culturali e sociali per un più lungo periodo e che riguardano le nostre vite di persone comuni. Provando a fare breccia anche in quella parte di elettorato di centrodestra che, sicuramente ci sarà, non si riconosce nella sopraffazione né nei manganelli.

Tiziana Ficacci, www.nodod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.fondazionemaxxi.it/


28/5/10 –  Loro boicottano

Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto (G. Leopardi, Pensieri)

I fatti: qualche giorno fa Coop e Conad hanno annunciato che non venderanno più nei loro supermercati  prodotti provenienti dai territori occupati in Cisgiordania.  La decisione è stata rivendicata da una rete di associazioni (capofila è l’associazione cattolica Pax Christi)  che si chiama Stop Agrexco formatasi un anno fa per boicottare tutte le merci made in Israel.
Bene così, ognuno è libero di aderire alle campagne che crede.  
Però Coop e Conad hanno voluto fare delle precisazioni, addirittura comprando pagine sui principali quotidiani, per chiarire che i punti vendita delle due catene distribuiscono regolarmente i prodotti provenienti da Israele, e che “il boicottaggio è azione estranea ai valori che sono solidarietà eticità cooperazione trasparenza”,  ma sono in corso verifiche  solo su datteri e erbe aromatiche. E ancora, la Coop parla di “decisione obbligata”, facendo riferimento a disposizioni fiscali e amministrative Ue, ma gli alimenti Agrexco sono in regola con la normativa comunitaria sull’origine dei prodotti: che si sappia se vengono dai territori è informazione non richiesta dalla Ue. La Conad invece ha precisato che i pompelmi sono stati sospesi in quanto la stagionalità è finita in aprile (tra l’altro i pompelmi israeliani non vengono dalla Cisgiordania) e quando le produzioni riprenderanno le forniture proseguiranno regolarmente. La questione è diventata un caso politico: il ministro degli Esteri Frattini ha parlato di provvedimento razzista e sono arrivate molte critiche anche da sinistra capeggiate da Furio Colombo. A favore del boicottaggio invece Cgil e Fiom che hanno diffuso una dichiarazione di sostegno ribadendo l’illegalità della politica israeliana.  Il direttore amministrativo della Agrexco, il sig. Shimon Alchasov, ha spiegato che solo lo 0,4% dei prodotti della società provengono dalle comunità della valle del Giordano (territori occupati)  e lì lavorano quasi esclusivamente palestinesi e stagionali che arrivano dal confine (cioè dalla Giordania). Certamente se gli israeliani si ritirassero da quei territori, come molti israeliani auspicano, il problema sarebbe risolto, la Agrexco non si occuperebbe della produzione ortofrutticola e magari i palestinesi produrrebbero  datteri da soli. Purtroppo per loro a Gaza, territori che per fortuna gli israeliani hanno liberato, Hamas  ha preferito distruggere le serre riducendo sul lastrico gli operai. Ma è giusto che ognuno si determini da sé perché niente è più prezioso dell’indipendenza e della libertà. E anche di scegliere l’integralismo di Hamas. 
Le contraddittorie dichiarazioni di Coop e Conad , pongono una domanda. Perché le due aziende giustificano quello che sembra essere un boicottaggio ideologico? Per quanto sia un ossimoro agire nel mercato e  operare boicottaggi economici, è nel pieno diritto  delle due catene farlo.  Anzi, sarebbe auspicabile che un metodo rigoroso venisse applicato ad ampio raggio; sapere se l’uvetta turca proviene dal Kurdistan, o se il made in China include il Tibet, o anche, e su questo i sindacati italiani attenti alla legalità  potrebbero dare una mano, se le succose arance calabresi sono state raccolte a Rosarno. Tracciabilità totale, per tutti, non solo per i soliti. Altrimenti pare un pregiudizio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


26/5/10 – La nostra vita

…voglio dedicare questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere migliore il nostro Paese nonostante questa classe dirigente. (Elio Germano*, palma d’oro come migliore attore al Festival di Cannes per il film La nostra vita)

Come era previsto la manovra lacrime e sangue non è equa. Niente dimezzamento degli inutilissimi parlamentari, niente cancellazione delle province, niente accorpamento dei piccoli comuni, niente diminuzione di ministri sottosegretari ecc., e, ovviamente, nessun sacrificio per la Cei. Una sciocchezza? Mica tanto. Se tutti dobbiamo sacrificarci per rimediare agli errori che la nostra insulsa classe politica ha prodotto nel corso degli anni perché non chiederli anche a protagonisti così significativi della vita italiana? In occasione della annuale ramazzata dell’8 per mille i begli spot ci informano delle mirabolanti opere di bene che la Cei fa nel mondo (senza nessuna possibilità di verifica a differenza delle altre fedi che hanno stipulato le intese con lo Stato) mentre alle nostre latitudini  vediamo qualche mensa che fruisce del lavoro dei volontari (pur sempre uno sfruttamento) qualche riciclo dei nostri cappotti vecchi e un po’ di elemosina concessa “a tempo limitato”  agli sfortunati aquilani (ma solo perché atto molto mediatico). Niente di nuovo.
Nel niente di nuovo neanche sorprende la mancanza di reazione del Vaticano davanti al comma 24 della legge-bavaglio. Come è noto quel comma prevede che il pm informi, anche a rischio del decorso delle indagini, il Vaticano qualora si imbatta nelle intercettazioni in un sacerdote. Certamente l’indecenza è del governo che fa questa regalia, ma la Chiesa che accetta? E ancora abbiamo i gonzi, specie tra i politici della sedicente sinistra che normalmente siedono nella falce della luna calante, che si feriscono le orecchie  a sentire  che  un asilo parrocchiale del padovano nega la mensa al bambino, o che alcuni preti abbiano stuprato i ragazzetti a loro affidati. Almeno i politici governativi non mostrano stupido stupore.   
Costretti come siamo a scegliere tra il marcio e il muffo ci si butta sul bello che nel nostro Paese non dovrebbe mancare. Buio pesto anche qui, se a Roma nella più importante della sovrintendenze ai beni culturali il sindaco ha insediato un Broccoli dipendente rai (quello che ha detto che il Colosseo si rompe perché è vecchio), o il  ministro  Bondi che decide  di insediare Sgarbi a capo del polo museale di Venezia, dopo averlo già nominato commissario per il padiglione Italia alla prossima biennale di Venezia (giugno 2011) e supervisore per le acquisizioni di opere contemporanee per la collezione del Maxxi (che aprirà il 30 maggio). Sgarbi a volte fa ridere pur non facendo il comico, per alcuni è un buon divulgatore, sicuramente ha molte idee, certamente è volgarissimo,  e dovunque è stato ha fatto casini: danni come sottosegretario col ministro Urbani, sfracelli come assessore alla cultura di Milano, e come sovrintendente regionale in Veneto fu condannato per assenteismo. Indubbiamente ha un fornito curriculum televisivo, ma serve quello per mettergli in mano istituzioni e incarichi?  
Preferite la danza? Allora non avrete perso Fracci verso Alemanno. Come si sa l’étoile è sta nominata dieci anni fa alla direzione del teatro dell’Opera e ora il sindaco ha deciso per un altro nome. Legittimo, ma come si fa a prenderla in giro per due anni negandole un appuntamento? Carla Fracci , grazie al suo talento, ha ballato con Nureyev, Barishnikov, Vassiliev, Bruhn, Iancu… e volteggiando con loro li ha fatti conoscere in Italia e di questo dobbiamo esserle grati. Ma voi, lo vedete un sindaco di Berlino, di Parigi, di New York che sceglie chi deve dirigere un teatro?
Ma, se sulla classe politica possiamo stendere un velo – meglio sarebbe un pesante drappo nero -  che possiamo dire dell’insieme della nostra classe dirigente? Dei nostri intellettuali abituati a mangiare nelle greppie di partito, che hanno  le piaghe di decubito al cervello per essere stati troppo tempo fermi sulla stessa idea. Non si può dire altro dei prestigiosi firmatari del velleitario progetto bibbia a scuola.  La Bibbia dovrebbe essere affiancata all’Iliade all’Odissea alla Divina Commedia. Tutto questo senza opportuna formazione degli insegnanti che, siamo certi, sceglieranno qualche passo del vangelo (che in realtà non è bibbia) e gli daranno una lettura religiosa alla cristiana.  Qualcuno spiegherà  “ai professori di lettere” che alla Bibbia, quella vera cioè l’Antico Testamento, Freud ha dedicato pagine e pagine tanto da parlare di psicosomatica legandola alle mille malattie di Mosè?  O che per capire se stessi  bisogna dare un nome alle cose come il creatore (che è una figura simbolica) fece con il giorno e la notte mettendo fine al caos?  E che il peccato contro natura  - Lot che viveva a Sodoma (Genesi 19:1-11), Onan sapeva che se fosse nato un figlio non sarebbe stato suo (Genesi 38:9),  Solo la morte potrà separarmi da te dice Ruth alla suocera da cui non vuole lasciare (Ruth 1:16-20), Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna, dice David (II Samuele 1:26) - è solo frutto di traduzioni tendenziose. E saranno in grado gli insegnanti di cogliere il suono onomatopeico della lingua in cui fu scritto il libro (il serpente che tentò Eva in ebraico è nakasc e il suono è uno strisciare e sibilare).  E’ prevedibile che qualora questo vanaglorioso progetto andasse in porto il professore racconterà che c’era tutto un disordine, arrivò Dio e in sette giorni fece i maschi le femmine gli alberi e i conigli. Con tanti saluti, soprattutto alla scienza.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Elio Germano è stato Accio in Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, lo svitato del paese in Come Dio comanda di Gabriele Salvatores, uno studente con la passione del gioco d’azzardo ne Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, il Sorcio in Romanzo Criminale di Michele Placido.

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ROMA - Giovedì 27 maggio 2010 - Sala conferenze Piazza Montecitorio 123A

Ore 17.30 proiezione del documentario “Pannunzio & Il Mondo” di Nello AJELLO
Ore 18,30 interventi di Adolfo BATTAGLIA, Giuseppe BEDESCHI, Massimo BORDIN, Luigi COMPAGNA, Tullio DE MAURO, Stefano FOLLI,, Antonio MACCANICO

Massimo Teodori
PANNUNZIO
Dal “Mondo” al Partito radicale: vita di un intellettuale del Novecento - Edizioni Mondadori


24/5/10 – Ciriole

A Roma la ciriola è uno sfilatino di pane molto mollicoso. Costa meno della rosetta e dello sciapo e per questo non si trova mai. La ciriola è anche un pesce di fiume di scarsa qualità e molto sgusciante. Se ti chiamano er ciriola, vuol dire che fai il pesce in barile

Molto imbarazzo, molte reticenze, molto non detto, molta – troppa – comprensione. Così mi è sembrata la puntata di Annozero sulla pedofilia. Già un anno fa, visionando il filmato inglese della BBC, Santoro aveva mostrato timidezza davanti a mons. Fisichella * consentendogli di ripetere più volte che erano vicende isolate e lontane nel tempo. Per creare un clima amicale e favorevole al prelato il giornalista invitò persone poco preparate che il pepato porporato dominò con facilità. Lo stesso questa volta. Stucchevole l’intervento del presidente della Puglia Vendola, che ha esordito parlando del suo sconcerto per il misfatto della Chiesa, prudente la rassegna di Travaglio. Indubbiamente la pedofilia e il silenzio che l’ha coperta è cosa gravissima, ma sembra quanto meno lunare mostrarsi sorpresi o - peggio – dare per dato che è la prima macchia di quella associazione. Oppure non stiamo parlando della stessa Chiesa cattolica, quella che ha sterminato popoli, convertito a forza, rinchiuso nei ghetti, stretto patti con i dittatori - dall’Italia all’Argentina – e che non vede e non sente quando questo per lei è meglio. Gli ospiti di Santoro ci hanno tenuto a fare outing sulla loro cattolicità a scanso di equivoci (pare molto in auge la banalità che solo i cattolici possono parlare dei cattolici*, solo le madri possono parlare della maternità*…). Ma l’ovatta con cui hanno foderato i loro discorsi sarà stato miele per le orecchie della clericaglia. Guardando la puntata – anche se riconosco che, ad eccezione di un 8 e mezzo e mi manda rai3, Santoro è stato l’unico che ha parlato della questione - lo spettatore è rimasto con la convinzione che il grosso dei fatti sono lontani da noi e che il caso italiano testimoniato da una vittima, era roba di tanti anni fa. Santoro, pure se convinto di essere il mejo figo del bigoncio, è pur sempre un giornalista italiano e, evidentemente, avrà avuto le sue ragioni per evitare, ad esempio, di parlare di un processo in corso (altre volte lo ha fatto) che riguarda don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma Alemanno, che proprio il giovedì in cui è andato in onda Annozero ha visto la testimonianza del vescovo Reali della diocesi di Porta Rufina che ha raccontato che aveva consigliato a Conti “di non abbracciare e baciare bambini in pubblico” , e ha aggiunto che non ha mai pensato di avvertire il Vaticano “perché non conoscevo l’iter da seguire”.
Per uno che sta lasciando la rai perché censura le notizie e gli mette la mordacchia , certamente sarebbe stata una bella cosa indagare il perché e il percome il sindaco Alemanno, che ha perfino un delegato alla vita e uno all’infanzia, abbia dimenticato di costituire la città parte civile nel processo a don Conti. Magari, anche con l’aiuto dell’avv. Ghedini, si sarebbe potuto scoprire se prima della dimenticanza aveva inviato il delegato capitolino ai rapporti con il Vaticano (c’è) a consultarsi con i papalini.
Sarà che ci siamo un po’ viziati guardando troppa BBC, ma è sembrato un programma giusto per un protettorato, come del resto è equo visto che l’Italia lo è.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Mons. Fisichella da sabato guida il ministero dell’evangelizzazione.

http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm
il 29/4/10 , che ognuno parli per sé 8/3/10, 22/4/10


21/5/10 – Christian Index

Il pastore cerca sempre di persuadere il gregge che il loro interesse e il suo coincidono (Stendhal)

Negli scandalosi scandali della cricca degli appalti è emersa – finalmente – la questione case di proprietà della Santa Sede. Un palazzotto svenduto in via dei Prefetti, un paio di palazzi accanto a Palazzo Madama affittati al Senato, proprietà prestigiosissime della Propaganda Fide locate a prezzo di favore a politici e giornalisti. Sembra che l’affitto dell’appartamento di Bruno Vespa, una villa a tre piani in zona piazza di Spagna, precisamente sotto Villa Medici,  abbia fatto aggrottare più di un ciglio nei Sacri Palazzi perché considerato troppo basso, tanto da essere all’origine del cambio di presidente dell’ente religioso. Sarà un chiacchiericcio?  Al momento nessun politico ha profferito verbo su questo ennesimo tentacolo della piovra vaticana e non sorprende.
Viene in mente un oscuro episodio accaduto negli anni ’60.  Fiorentino Sullo era ministro dei Lavori pubblici e presentò una riforma urbanistica che intaccava gli interessi e le proprietà del Vaticano. La parte più clericale della Dc e dell’Msi scatenarono sulle spalle del ministro  una campagna violenta accusandolo di essere – pensa te – comunista e omosessuale. Il Borghese, rivista  in auge in quegli anni, dedicò molti articoli sui presunti gusti sessuali del politico, addirittura imbastendo una storia tra il politico e il suo autista perché una foto ritrasse Sullo “con uno sguardo lascivo”.  Il ministro sicuramente non era comunista e probabilmente non era omosessuale, ma quei pettegolezzi affossarono la riforma e la carriera del politico.  
E’ un fatto che, nonostante la questione casa sia uno dei problemi enormi di Roma, e Roma sia la città dove maggiori sono le proprietà vaticane, nessun sindaco mai si è posto l’obiettivo di censire le case della Chiesa mentre tanti cittadini sono stati sfrattati senza motivo (la morosità per esempio) e senza avere possibilità di opporsi come avrebbero potuto fare con un proprietario italiano. 
Intanto la Stoxx, una casa di investimento di Francoforte, ha lanciato sul mercato il Christian Index,  una selezione di aziende  quotate sullo Stoxx Europe 600  basato su un codice etico stilato da un comitato di teologi, porporati e dall’agenzia stampa missionaria Misna.  La Santa Sede è rappresentata da mons. Gianfranco Piovano, già direttore dell’Obolo di san Pietro.  Nel paniere di aziende non ci sono imprese che investono in armamenti, pornografia, gioco d’azzardo, farmaci per il controllo delle nascite. Ma c’è la British Petroleum e la Rio Tinto, tanto per dire che la contraccezione inquina e la BP no. Alla faccia dell’etica! Tra le aziende quotate dallo Stoxx Europe 600 anche Vodafone e il Banco Santander, considerati in genere titoli difensivi, che, almeno teoricamente, garantiscono il rendimento.  Se ripassasse sulla via di Damasco san Paolo certamente non potrebbe più dire che il denaro è la radice di tutti i mali. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


19/5/10 - Capitale infetta, nazione corrotta

La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini (Leonardo Sciascia, Il Cavaliere e la notte, Adelphi, 8 €)

Qualche giorno fa a Roma si è sbriciolato un po’ di Colosseo. Manco tanto, un pezzetto di malta, ma quella calcina è il simbolo plastico del degrado. A Roma non funziona niente e si vive male. Ma si vive male maestosamente: una buca sull’asfalto è una voragine che quando piove le macchine ci affondano e le persone sul marciapiede vengono schizzate fin sopra i capelli, non esiste più un angolo di strada che non sia sommerso di macchine moto biciclette, parcheggiare sugli scivoli per l’handicap è normale, anzi, la maggior parte degli automobilisti presume che sia una faciltazione per le moto. Ovunque nel mondo i ciclisti danno una idea di salute e amore per l’ambiente, a Roma il ciclista è pericolosissimo perché pedala sui marciapiedi e se per caso ti azzardi a dirgli di andare sulla strada ti risponde vacce te a fatt’ammazzà dalle machine.  Del resto il pedone rischia anche camminando sui marciapiedi, perché tombini, buchi, manifesti a strati che si staccano dai muri – a volte ancora collosi -  catene lasciate intorno ad alberi e pali mentre la moto e/o la bici sono in uso, radici di alberi che svellono l’asfalto, monconi di tronco, cacche di cane umide, rendono la passeggiata a rischio caduta. In genere il caduto viene sempre aiutato da qualcuno che lo sollecita a fare una denuncia al Comune… Ovunque manifesti e cartelloni anche in pieno centro. Nascono associazioni per denunciare gli abusi, ma quasi tutti sono autorizzati dall’amministrazione capitolina.  Gli autobus sono un’araba fenice (che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa), e talmente pieni che invidi i polli che almeno hanno lo spazio di un foglio a4.  La metro, unica al mondo, diffonde musicaccia e pubblicità, talmente fastidiosa da rendere un’oasi di pace la discesa in piazza di Spagna piuttosto che a Termini.  I taxi sono un servizio pubblico, ma talmente costoso che lo stesso tassista dimentica di essere tale e si comporta come se il malcapitato fruitore fosse un ospite sgradito. Di fatto gli autisti pubblici sono una etnia: quelli degli autobus sono dei poveracci senza nessuna etica e maltrattano in maniera indecorosa i poveracci come loro: fanno finta di non sentire la richiesta di fermata, ripartono di corsa se uno è zoppetto o anziano, maltrattano i romeni – che i romani chiamano rumeni -  parlano al telefono dei cazzi loro e si scocciano se per caso qualcuno azzarda la richiesta di una strada che generalmente dicono di non conoscere anche se è sul loro percorso. I tassisti invece fumano e scoreggiano sul taxi mentre aspettano al posteggio, viaggiano solo con tagli da 100 € e per portarti da piazza Bologna a piazza Venezia vorrebbero passare per il raccordo anulare. Inoltre autobus e metro sono spesso fermi per sciopero del personale; rivendicazioni quasi sicuramente ragionevolissime, ma rivolte verso gli utenti e gradite alle aziende che risparmiano l’usura dei mezzi semifatiscenti mentre  hanno già incamerato i soldi dei biglietti degli utenti che si vedono sottratto dall’abbonamento almeno un mese all’anno. Dal canto loro i cervelloni dell’Atac, per l’arroganza di uno, hanno soprresso una importante fermata per ben trenta linee di autobus senza neanche ipotizzare una variante (che sarebbe chiedere all’arrogante di spostarsi nel luogo per lui riservato ma che lui disprezza perché fa troppo istituzionale).  E’ peggiorata la città con la discesa degli onorevoli del nord,  i giovani deputati leghisti con pochette verde e cravatte con nodi esagerati  che dopo aver rotto le palle al mondo con Roma ladrona si sparpagliano nei più cafoni e cari ristoranti e bar da piazza Navona al Pantheon. Ma è anche la città dove Cesare Salvi, quello che ha scritto Il costo della politica, parla al cellulare a voce di testa nei vicoli di Roma mentre stai facendo un prelievo al bancomat e fai un cenno come a dire abbassa la voce e lui ti manda a fanculo e dice al telefono na stronza, chissà che se crede da esse.   Il centro storico ha quasi completamente espunto i nativi, in compenso ci abitano i vip. Che sono valletti, velini, giornalisti (una professione una volta nobile, oggi da servo) politici liftati. Spesso in affitto in case di proprietà della Santa Sede. E ancora, a Roma parecchi romani non sanno dove sta Porta Pia.  La città è sporchissima, ma per il decoro urbano il sindaco ha firmato pletore di ordinanze per smaltire mignotte e travestiti dalle strade, però in via Urbana e viale Giotto (vicino a casa mia) ci sono anche alle due del pomeriggio. E comunque non sembrava e non sembra un gran problema.  In questa situazione il sindaco che è stato eletto promettendo ordine e sicurezza pensa in grande: Olimpiadi, Formula 1, due stadi, ritocchi all’Ara Pacis (appena fatta) per 45milioni di € e altre stronzate. In compenso gli internazionali di tennis (che si tengono a Roma praticamente da sempre) possono essere pure trasferiti a Milano. Si vanta del successo avuto coi mondiali di nuoto , purtroppo il sindaco non conosce gli idiomi esteri né prende l’autobus, altrimenti avrebbe sentito giovani norvegesi, tedeschi, americani, definire “pittoresca” la navetta pomposamente chiamata Nuoto per raggiungere i giochi. Sto sciocco!  Passando davanti al Colosseo ferito i centurioni romani con i sandali birkenstock e il collant di lana marrone indicano ai turisti, che puntano il dito, la casa dell’ex ministro Scajola (e di Lory Del Santo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.ilpost.it/roma/files/2010/05/orologi.jpg   (che ci crediate o no, questi orologi sono in via Nazionale e le foto sono state scattate contemporaneamente)

http://www.ilpost.it/2010/05/18/no-le-olimpiadi-no/


17/5/10 – Ripetere giova.

“Questa non è una pipa”,
scrisse il pittore René Magritte sotto l’immagine di una pipa. “Questa non è una ingiustizia”,  dice il Consiglio di Stato rispetto a un suo provvedimento sull’ora facoltativa di religione.

Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Lorenzo Milani)

La sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza determinante dell’insegnamento della religione “ai fini dell’attribuzione del credito scolastico” intacca il principio d’uguaglianza e inserisce un criterio di esclusione per chi quel “credito” non può o non vuole accumularlo.  La sentenza del Consiglio di Stato ricorre a un raggiro, applicando gli stessi parametri ai corsi alternativi, ma tutti sanno che quei corsi mancano nella maggioranza delle scuole. Oltre ad essere un ossimoro parlare di ora alternativa ad una ora facoltativa. L’ordinanza proposta dal ministro dell’Istruzione Fioroni (Pd)  e abbracciata dall’attuale ministro Gelmini, ha riportato di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della prima sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano  parlato del carattere illiberale della sentenza  perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”. Cosa vuol dire? Che a distanza di trenta anni  delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale, è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati  della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi, giornalisti, artisti, valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico intenti a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia,  che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è discutibile che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei.  Eppure, queste insignificanti e pericolose  proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me - il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ora-di-religione-nei-crediti-formativi-verso-nuove-discriminazioni/

 


14/5/10 – Gola

I golosi si scavano la fossa con i denti

 Il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’accordo conclusosi tra conservatori (tory) e liberaldemocratici (libdem) inducono ad alcune riflessioni amare. Intanto che in pochi giorni si è arrivati ad un accordo nonostante le grandi diversità fra i due partiti e i due leader (David Cameron e Nick Clegg). La giovane età del primo ministro e del vice e dei principali ministri (George Osborne a 39 anni è il più giovane cancelliere dello scacchiere nella storia del Regno Unito, equivalente al nostro ministro dell’economia) , il “vecchio” William Hague, ministro degli Esteri è del ’61.  Ma non è solo l’età che da l’idea del nuovo, ma lo stile, l’approccio con gli elettori, il rapporto con le minoranze. Ben diversa la situazione in Italia dove gli stessi uomini si ripropongono limitandosi a cambiare partito, fondandone di nuovi, inventandosi fondazioni dai nomi roboanti, incontrandosi in splendidi borghi medioevali. E il tutto senza mai una autocritica sui danni che hanno prodotto. Stupefacente in questo senso l’intervento di Veltroni che ha chiesto un cambio di passo al segretario del Pd (Bersani) da poco eletto col sistema delle primarie. Con una sicumera così sfrontata da non specificare su cosa si deve cambiare il passo, e, dimenticando che sotto la sua guida ha regalato la più grande vittoria a Berlusconi, e per questo capolavoro si è dimesso da sindaco di Roma (non propriamente l’ultima della città) dopo essere stato eletto con un voto bulgaro. E cosa c’è di peggio di tradire la fiducia di chi ti ha votato?
Talmente vecchi e muffiti questi leader che perdono le staffe quando gli si ricordano le loro magagne, che ostacolano la crescita di quei pochi giovani che, capito l’andazzo, dopo il primo libero pigolio si ingegnano a cercare la cordata che gli consentirà se non la guida un posto nella fila.
Dal nostro cortile addirittura nobile è sembrato il gesto di Gordon Brown che ha lasciato la guida del Labour per consentirne la ricostituzione. David Miliband*,  ministro degli Esteri del governo Brown, si è candidato alla leadership del partito laburista. Non è l’unico candidato, ma è dato per vincente e, per quel che conta, io tifo per lui.
Un antico detto recita ne uccide più la gola che la fame: il grasso ostruisce le carotidi e pian piano l’ossigeno non arriva più al cervello e crepi. E’ possibile che questa sia la fine dei nostri ingordi uomini politici, il grave non è il loro soffocamento, anzi, ma che ci trascinano nel baratro con loro.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*David Miliband  è figlio di una polacca, Marion Kozak, e di un belga Ralph Miliband, intellettuale marxista. Si dice ateo ma non manca mai di sottolineare la rilevanza che le origini ebraiche hanno avuto nella formazione della sua identità, anche politica, perché lo hanno reso più partecipe alle questioni delle minoranze. Dopo gli studi di economia e filosofia ad Oxford entra in politica negli anni ’90 diventando ben presto il più stretto collaboratore di Tony Blair.


12/5/10 – Insabbiatori e bonificatori

“Aderisco all’iniziativa come credente e come sindaco di Roma, città che ha un legame speciale di riconoscenza e devozione con il Santo Padre, al quale vogliamo testimoniare il nostro sostegno e il nostro filiale affetto in un momento di difficoltà per la Chiesa” (dal sito del Comune di Roma, adesione alla manifestazione dei movimenti ecclesiali domenica prossima in piazza san Pietro)
Affermi  che non hai fratelli. Bene, dimostramelo (proverbio ebraico)

Un gruppo numeroso di intellettuali, scienziati, imprenditori, parlamentari hanno scritto una lettera al segretario del Pd , chiedendogli di non chiudere la porta all’energia nucleare cedendo ad una tentazione demagogica e antiscientifica. Tra i firmatari Umberto Veronesi, Margherita Hack, Edoardo Boncinelli, Gilberto Corbellini, Pietro Ichino.
Appello  interessante che, speriamo, entri a far parte del dibattito tra una cretineria e l’altra inseguita dai frivoli cosiddetti giornalisti italiani.
Non bisogna aver paura del progresso scientifico e tecnologico, ma si può ragionevolmente affidare la costruzione e la gestione di centrali nucleari ad una classe politica e imprenditoriale che non conosce regole e rigore? E dove i controllori sono troppo spesso in balia dei controllati. L’Italia è il paese dove non si verifica il calcestruzzo e si ignorano le norme antisismiche, franano le rocce le coste e i costoni, interi paesi sono inghiottiti dal fango e, per trasandatezza nella manutenzione, cade un pezzo di intonaco del Colosseo e crolla parte della volta  della Domus Aurea. Tutte cose gravissime, ma quasi nulla al confronto delle possibili conseguenze di una trascuratezza e superficialità nella  costruzione e gestione di una centrale.  Va inoltre ricordato che fino a qualche giorno fa il progetto era nelle mani di Scajola persona inaffidabile (giudizio politico e non pregiudizio) e casinara. Di più, dove verrebbero innalzate queste centrali? I presidenti delle regioni, di destra e sinistra, escludono che possa succedere nella loro regione, e del resto la densità della popolazione altissima in Italia restringe di molto le possibilità.  A meno che non si vogliano sacrificare le coste della Sardegna o della Puglia che è più vantaggioso sfruttare turisticamente.  E ancora, se i lavori iniziassero oggi (e non è così) i primi vantaggi, cioè quel 10% di energia elettrica prodotto dalle nuove centrali, sarebbe usufruita fra un paio di generazioni. Sarebbe più sensato investire soldi (di cui tra l’altro l’Italia non dispone) in energie rinnovabili così come si fa in parecchi paesi europei.  Insomma, è un argomento complesso che non può essere osservato attraverso le lenti spesse dell’ideologia e non sarebbe male che Bersani, al quale è stata scritta la lettera, partecipasse al dibattito. In fin dei conti se si guida un partito se ne deve dimostrare anche l’utilità. Se non si discute di nulla – oppure solo di scissioni, abbandoni, valzer di segretari - a che serve il Pd?  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

12/05I10 - Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro la sentenza del Tar
e la religione concorre a credito come voluto da Fioroni (Pd) e successivamente da Gelmini (Pdl). Di seguito il commento scritto in occasione della presentazione del ricorso al Tar
   

22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico

Le reazioni alla sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione hanno visto un salto di qualità nei commenti, tali da appesantire ancora di più il clima oscurantista di Vaticalia.

Qualcuno ha infatti parlato del carattere illiberale dell’illuminismo. Va detto che l’illuminismo, come del resto qualsiasi cosa, si può criticare, ma marchiare con idee ritenute spregiative le opinioni con le quali non si è d’accordo mettendosi sul pulpito a pontificare, è parte di una retorica che è storicamente appannaggio della cultura illiberale. O degli Stati fondati sull’intolleranza come le dittature e le teocrazie. Per superare la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso delle organizzazioni laiche, atee e di tutte le confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano, lese nel principio di imparzialità davanti allo Stato, è stato inserito nella Gazzetta ufficiale il nuovo regolamento che consente ai prof. di religione di contribuire alla determinazione del credito scolastico. In questo modo l’ordinanza Fioroni (Pd) è stata promossa, riportando di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Una manovra a dir poco insolente, visto che un rego