LA PAGINA DI TIZIANA 2009
     

I laici che non sanno contrastare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono di avere per se stesse. (Guido Calogero)

30/12/09 - Perdere l’amore

Da lunedì 28 dicembre sarà soppressa la fermata degli autobus in via del Plebiscito davanti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Una decisione presa per fluidificare il traffico e per ragioni di sicurezza (dal comunicato stampa dell’Atac del 26.12.09)
E’ o non è il nostro presidente del Consiglio Unto dal Signore? Ora bisogna solo attendere che qualche suo seguace proponga di indicare nel 22 dicembre (giorno del perdono a Tartaglia) una ricorrenza da festeggiare con partecipazione di popolo nel santuario di Arcore (Peppino Caldarola, il Riformista)

Commentando la spinta al papa il premier ha detto: “dobbiamo davvero contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio”. Una dichiarazione poco intelligente perché accredita – audacemente – che i due fatti, l’aggressione al premier e la spinta al pontefice, sono entrambe figlie del contesto velenoso in cui viviamo (secondo Silvio). E’ un messaggio del tutto infondato come molte affermazioni che abbiamo sentito in questi giorni, ahimè, a media unificati.
Se il gesto esecrabile del lancio della miniatura del duomo doveva sortire l’effetto di un abbassamento delle penne di tutti i pavoni del parlamento, sembra evidente che ciò, almeno a sentire le numerose telefonate e messaggi di questi giorni, non è successo. Il premier continua ad essere ben lontano dallo statista che crede di essere e si mostra, come sempre, tracimante.
Tra l’altro, sarebbe interessante sapere qual è il clima di odio che circonda il santopadre. La sortita del teologo confuso su Pio XII non sembra aver destato lo sconcerto che la gravità del fatto avrebbe meritato, non ha avuto neanche l’onore di un approfondimento giornalistico (neanche degli pseudorivoluzionari che preferiscono scherzare coi fanti ma lasciando in pace i santi).
La questione cattolica, uno dei grandi nodi del Paese al pari della mafia, dell’evasione fiscale e della mancanza di equità sociale (ecc), è ben lontana dall’essere risolta, e gli auguri di natale del premier al papa mostrano gli anni luce che mancano alla soluzione del problema. Il governo, ha promesso Silvietto al papa, sarà in linea con i valori proposti dalla Chiesa cattolica. Intanto ha fatto diffondere subito la notizia che in virtù dell’amore che lo ha pervaso, ha regalato alle deputatesse una bel pendaglio a forma di croce. Strasburgo toglie il crocefisso e io me ne frego della Corte e ve la regalo a tutte, tie’.
Oltre alle leggi personali annunciate con amore cosa ci porterà il 2010? Probabilmente leggi che sembreranno partorite dall’agenda dei vescovi. Per intanto il premier è entrato nella storia dei santi col perdono dato al suo assalitore, lo stracco rito di un disgraziato paese che non si riconosce nella giustizia ma cristianamente perdona, sia che ti venga portata via la casa per lo smottamento che avevi denunciato, sia che ti ammazzino la figliola che nessuno ha ascoltato quando denunciava che l’ex fidanzato la perseguitava. Ovviamente dal 7 febbraio in poi tutto con amore: basta con la vecchia e stantia storia della politica che serve per dare forza alle ragioni dei deboli.
Non zuccheroso perdono ma giustizia vuole Ilaria Cucchi. La chiede per suo fratello Stefano che a 31 anni è morto perché selvaggiamente picchiato in carcere. Chiede giustizia mentre il ricordo del giovane sbiadisce: i medici che non si erano accorti delle fratture sono stati reintegrati, i carabinieri e gli agenti penitenziari si rimpallano la responsabilità, persino il documento dei Dap che ha ammesso errori negligenze e soprusi, viene raccontato in poche righe. Gli auguri – sinceri e affettuosi – sono per Ilaria e le persone che credono che il rigore della legge non deve essere disgiunto dalla tutela della dignità della persona.
Auguri per un 2010 sereno, pieno di salute e di crescita (come si usa dire).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=hgDT8mX_uOM


18/12/09 – Vacanza

Questa rubrica si prende qualche giorno di vacanza. Nel frattempo vi auguro di non abbrutire nel luogo comune. A presto, Tiziana

E’ tempo di liberarsi, andate e festeggiate: Il Natale, la Hannukah, la Kwanza, il Solstizio. Qualunque cosa vi renda felici: tanti auguri a tutti!” Eccolo il messaggio natalizio del marchio Gap che sta dividendo gli americani. La scelta di uno spot che unisce festività diverse “per non discriminare nessuno”, infatti, ha provocato l’ira dell’Afa, l’Associazione delle famiglie. A far arrabbiare i tradizionalisti americani, più della Hannukah (festa ebraica iniziata l’11 dicembre) e la Kwanza (antico rito della comunità afroamericana che inizia il 26 dicembre), è stato il riferimento al Solstizio: “Un rito di magia pagana paragonato al Santo Natale non è accettabile”.( Laura Fiengo, Vanity Fair , n.51)

Il 25 dicembre ragazzi miei, è l’antica festa pagana del Sol invictus, il sole invincibile, che coincide con il solstizio d’inverno… spesso le nuove religioni adottano le festività già esistenti per rendere la conversione meno traumatica. E’ un fenomeno che si chiama trasmutazione. Aiuta la gente ad abituarsi alla nuova fede: i fedeli mantengono le stesse festività, pregano negli stessi templi, usano gli stessi simboli. L’unica cosa che cambia è l’oggetto di culto, il dio che si adora (Angeli e demoni, Dan Brown, Oscar Mondadori € 13)

Sono solo dei frammenti. Li hanno trovati mesi fa, negli scavi di una tomba al Campo del Sangue, l’orto di Gerusalemme che Giuda comprò per trenta denari. Sono d’un sudario dell’epoca di Gesù, dice la squadra di archeologi israeliani, americani, canadesi, che li ha studiati a lungo per arrivare a una conclusione: “è un tessuto a trama molto semplice, ottenuto con l’uso soltanto di due fili intrecciati”, quanto basta a dimostrare che l’altro e ben più celebre sudario (la sacra sindone) sarebbe in realtà un falso, perché il suo ordito è molto più complesso e con più fili, fu introdotto solo in epoca successiva”. Tornano dunque i dubbi sulla fotografia del Cristo custodita nel Duomo di Torino. Il team internazionale, che ha pubblicato la sua ricerca negli Usa, sulla rivista PloS One della Public Library, ha trovato il nuovo sudario nei pressi della tomba di Hannah, il sacerdote che processò Cristo. Avvolgeva la salma d’un uomo morto di lebbra. E’ in cotone, tessuto a mano con un sistema semplicissimo usato nella Giudea del I secolo; secondo il professor Orot Shamir, un metodo ben diverso dalla torcitura della Sindone, tipica invece della Grecia o dell’Italia. La nuova scoperta arriva a pochi mesi dall’ostensione della reliquia di Torino, che dopo dieci anni verrà di nuovo mostrata ai fedeli. (Francesco Battistini, Corriere della Sera, 17.12.’09)

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16/12/09 - Deprecabile                       

E’ chiaro che anche la magistratura ha contribuito a creare un clima così. Questo è il vero motivo per cui occorre cambiare la Costituzione. Anche la caccia all’uomo giudiziaria ha creato il contesto in cui è stata possibile l’aggressione. La magistratura deve essere ricondotta al suo ruolo. Che è al di sopra e al di fuori della politica. I magistrati non devono fare politica; sarebbe come se il Papa o la Chiesa pretendessero di farla. (Don Verzè, fondatore del San Raffaele, intervistato dal Corriere della Sera)

Per fortuna oggi il premier lascia l’ospedale. Altri leader politici, più importanti di lui, come Olof Palme, Yitzhak Rabin, Benazir Bhutto, sono morti gettando nello sconforto i loro Paesi. L’aggressione dello squilibrato con la statuina del duomo aggiunge un tocco surreale alla situazione che fa pensare più al caso di John Lennon  che ad un gesto di “terrorismo politico” con precisi mandanti morali come hanno sobriamente raccontato, prima nei salotti televisivi e poi alla Camera, i parlamentari pdl. Per aggiungere un ulteriore tocco di irrazionale solo negli interventi dei deputati Pd si è fatto cenno al problema della sicurezza del presidente.
Due giorni di gran via vai all’ospedale, e quelli che prima erano tutti contro sono stati tutti intorno. Il moderato Casini che proponeva fronti nazionali per fermare il Cav, dava un appiglio sul quale lavorare a Bersani, e Fini sembrava poter intravedere una destra senza Berlusconi.  Cambiamenti che si sono infranti come il naso e i denti del premier.  Come dire che il gesto di Tartaglia, che è acclarato che ha disturbi psichiatrici,  ha annientato in pochi secondi una tela incompleta ma tessuta faticosamente. Casini si è dovuto ringoiare tutto,  e Fini si è recato al capezzale del ferito col capo cosparso di cenere.
In molti pensano che se stamattina si votasse Berlusconi sfiorerebbe l’80%. Oggi si, domani forse. Il premier ha troppe volte infranto l’accordo con le istituzioni, ha litigato oltremisura con il Capo dello Stato, una figura generalmente rispettata dagli italiani, minando le poche sicurezze dei cittadini nei fondamenti della Repubblica.  In questo momento la violenza del bipolarismo forzato è troppo forte per trascurare la difesa delle istituzioni democratiche. Oggi siamo appesi al buon senso mostrato dal Presidente della Camera che ha stigmatizzato, per l’ennesima volta, l’espropriazione del Parlamento per il continuo ricorso alla fiducia.

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14/12/09 – Tette di Stato

I tuoi seni sono grappoli d’uva (7:8); le tue poppe sono più dolci del vino (7:4); il tuo seno è una tazza rotonda (7:3).  Cantico dei Cantici, (che sui seni ha ragione)

C’era bisogno di un ddl (per essere effettivo si attende una risposta del garante della privacy) che vietasse la mastoplastica additiva alle minorenni? Secondo Francesca Martini, sottosegretario leghista alla Salute, nota alle cronache di colore per aver mostrato fieramente il suo avambraccio alle telecamere de il Fatto quotidiano (talk rai2 condotto da Monica Setta) pronta a inocularsi il vaccino per la nuova influenza , si si si.  Non sarebbe stato meglio ricordare ai medici, attraverso il loro Ordine, che è buona norma aspettare la fine dello sviluppo prima di affettare una bambina? E non esiste il famoso consenso informato che per i minorenni deve essere, per ora,  controfirmato da un genitore o da un tutore adulto?
Per la mia cultura è un po’ difficile da comprendere, ma sembra che un numero crescente di adolescenti si senta umiliata da un seno misura seconda e, per uscire dal disagio si organizza con le protesi. Personalmente consiglierei un analista che le aiuterebbe a comprendere l’origine del disagio e, soprattutto, ad apprezzare la bellezza dei seni, che risiede nella forma, nella consistenza… e non solo nel volume. Ma, non siamo tutti uguali ed è equo che una giovane, ben informata dal medico degli eventuali rischi sanitari per l’oggi e per il futuro, faccia quel che creda col suo corpo. Il legislatore e la politica non dovrebbero occuparsi di questi argomenti, anche perché, guarda il caso, riguardano sempre solo la repressione delle donne, dal seno alla ru486.
Più utile sarebbe far crescere le ragazze con una maggiore consapevolezza di sé, e forse qui il legislatore, e la politica, potrebbero intervenire lavorando per l’eliminazione di qualsiasi discriminazione di genere. Ma, piaccia o no, le ragazze devono poter interrompere la gravidanza (come in Spagna) e ritoccarsi il seno quando vogliono.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

29/9/09 – Gli uomini non cambiano http://www.nessundio.net/blog/2009/09/29/2692/
17/11/2009 – Il MURO che non cade http://www.nessundio.net/blog/2009/11/17/2987/
4/12/09 – Sic et simpliciter http://www.nessundio.net/blog/2009/12/04/3167/

A Roma un 15 dicembre con i fiocchi per i patiti del gossip.
Presso la sala Mocenigo dell’Empire Palace Hotel in via Aureliana presentazione del libro Gradisca, presidente di Patrizia D’Addario. A parlarne insieme a lei Luca Telese (Il Fatto), Norma Rangeri (il manifesto) e l’editore Alberto Castelvecchi.  Stesso giorno e stessa ora (17.30) presso la Casa internazionale delle donne in via della Lungara presentazione de Il pesce rosso non abita più qui di Maria Gabriella Genisi. Il libro racconta le peripezie erotico-sentimentali di un ministro berlusconiano (Bondi?), e verrà commentato da Fabrizio d’Esposito (il Riformista).


12/12/09 – Squilibri (2)

Ma va a ciapà i ràtt (Castelli a Saviano)

Nella guerra civile  in cui viviamo da un po’ di tempo (il premier quando parla sembra non ricordare che ha governato 8 anni degli ultimi 15, e che dei tre  presidenti “comunisti” di cui si lamenta Carlo Azeglio Ciampi è stato eletto anche con i suoi voti.  Vuole fare la riforma della giustizia? E’ un leader populista e sa che l’immunità parlamentare gli elettori, anche i suoi, non l’abbozzerebbero, e la separazione delle carriere dividerebbe la maggioranza) passanoin subordine cose gravissime. 
Gianluca Ensoli, medico del Cie (centri di identificazione e di espulsione degli immigrati) di Ponte Galeria a Roma, racconta che vengono somministrati farmaci in tre turni: il giorno il valium e il tavor, la sera il minias. Somministrare farmaci è lo strumento per eccellenza delle dittature. I diversi, cioè gli stranieri poveracci che ambiscono a cambiare la loro condizione, vengono trattati come pazzi da contenere. Questo è orribile ed ancora più agghiacciante è come la Lega, il partito più importante nella compagine governativa, spinga all’odio verso queste persone.  Il vicesindaco di Milano (pdl provenienza an) ha mostrato grande preoccupazione per le minacciate raccolte di firme anti minareti, e ha precisato che al momento non esistono richieste in questo senso da parte delle comunità islamiche.  Tempeste in bicchieri d’acqua ma che servono a mettere in movimento idee malate, parole malate. E che portano con prepotenza la religione al centro del dibattito in una sorta di primitive crociate.  
Ho ritrovato  un post di un paio d’anni fa sulla libertà religiosa    LEGGI e mi rendo conto che la situazione è addirittura peggiorata.  Il laicismo, la sobrietà, l’eleganza, sembrano lontane.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Articolo 18 – Libertà di pensiero, di coscienza e di religione… ma meglio se è quella cattolica
Tiziana Ficacci - resistenzalaica.it   sabato 08 dicembre 2007
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Da tempo immemorabile la tolleranza non è la caratteristica della religione, anzi, tutto il contrario. Nel corso del tempo la religiosità è stata alla base dell’identità della tribù, della nazione e della comunità. Questa identità è stata il fondamento della separazione dal mondo e causa del conflitto tra israeliti e cananei, cristiani e romani, musulmani e ebrei, sik e induisti, protestanti e cattolici.
Ogni religione è radicata in una particolare esperienza o senso del sacro o interessi specifici e giura sulla propria unicità e superiorità. Sono andate perdute vite umane in guerre e persecuzioni, più per la religione che per ogni altra singola causa. Continuamente l’intolleranza religiosa ha costituito l’ossatura del pregiudizio razziale ed è la ragione della discriminazione politica e sociale nei confronti dei non e diversamente credenti.
Le religioni sono tutte fortemente autoritarie e, diversamente da quanto pensiamo alle nostre latitudini, questo non riguarda solo le fedi di rivelazione profetica (ebraismo, islamismo, cristianesimo), ma anche le religioni mistiche (induismo, buddismo, confucianesimo, taoismo). Leggiamo, ad esempio, in testi buddisti: “Non vi è nessuna altra via per guadagnare la salvezza se non mediante l’insegnamento di Budda”.
I maggiori programmi verso la libertà religiosa non sono nati dalle confessioni religiose, dai sinodi, dai concili, ma dalle costituzioni, dai corpi legislativi, dalle corti di giustizia.
L’art. 7 della Costituzione italiana regola i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica attraverso i Patt Lateranensi L’articolo scritto nel ’48 presumeva che i Patti del ’29 sarebbero stati presto revisionati, e non indica per le revisioni cambiamenti costituzionali. Ma dopo le modifiche apportate nell’84 nessun governo ha voluto scottarsi con la bollente patata vaticana.
In Italia, paese sottoscrittore della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo la libertà religiosa esiste?
Si, se si considera che qualsiasi religione può essere praticata senza subire persecuzioni. No, se si considera che a tutt’oggi c’è un concordato che, seppur scrostato dalle ruggini più marce con la revisione dell’84, sancisce la superiorità di una religione sulle altre ignorando il diritto di chi non ha religione.
Lo Stato italiano ha cercato nel corso del tempo di arginare questa pesante disarmonia siglando intese con le minoranze religiose esistenti sul territorio (11 agosto ’84, Tavola valdese; 22 novembre 1988, Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno; 22 novembre 1988, Assemblee di Dio in Italia; 8 marzo 1989, Unione delle comunità ebraiche in Italia; 29 novembre 1995, Chiesa evangelica Luterana in Italia; 12 aprile 1995, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) e stilando bozze di intesa (con l’Unione Buddista italiana e con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, entrambe in attuazione dell’art. 8, terzo comma della Costituzione).
Con l’Accordo con la Chiesa cattolica siglato nell’84 la religione cattolica smette di essere religione di Stato, ma non cessano le discriminazioni per le minoranze e i non credenti.
Finisce l’assurdo obbligo dell’ora di religione che ha bollato con epiteti infami molti studenti costretti a produrre certificati per l’esonero. Ma rimane nelle classi elementari l’abitudine di organizzare il presepio, le carole natalizie, il terrorismo sul corpo che risorge nei riti pasquali, il crocefisso alle pareti. Malcostume dovuto al pessimo stato dell’istruzione e alla crassa ignoranza e pigrizia degli insegnanti che toccano il loro fondo con la maestra. Purtroppo quasi sempre donna, il che rende questa critica ancora più amara.
Altro grande elemento di discriminazione è vigente nell’informazione. Avete presente i giornalisti che annunciano il santo padre (il papa, il pontefice, il capo della Santa Sede), o che, peggio, vi fanno gli auguri in coda al Tg di buon natale? Ricordate una telegiornalista che salutava la domenica buon Giorno del Signore? Avete presente il crocefisso mostrato su improbabili seni di presentatrici, vallette ecc? Ecco, questa ostentazione non sempre è indolore per chi crede diversamente, è fastidiosa per chi non crede. Patetici sono i politicamente corretti che fanno gli auguri per le festività confondendo il giorno di kippur per una festa allegrotta o che offrono da bere durante il digiuno di ramadan. Ma un augurio in più, alla fine, fa comunque sempre piacere.
Come ignorare le discriminazioni linguistiche? Ancora oggi capita di riempire moduli dove il nome è segnalato come nome di battesimo, e quanto è urtante sentir dire cristiano, bravo cristiano, siamo tutti cristiani. E questo per dire siamo tutti brave persone. Recentemente un importante quotidiano romano per commentare un efferato crimine titolava “Non siamo più cristiani”.
Argomento a sé l’ipocrisia degli uomini politici e il loro vigliacco soggiacere al potere del regno vaticano. Va usato per loro un disprezzo biblico. Nell’Esodo, Faraone non ha nome, è il cattivo per antonomasia. Lo stesso per i politici, non hanno diritto a nessuna indulgenza e riconoscimento.
Cosa significa equità per una persona appartenente ad una minoranza religiosa o non credente? L’abrogazione dell’art. 7 della Costituzione. L’abolizione delle intese, metastasi del cancro concordatario. La libertà di disporre dei propri soldi da versare a comunità di fede (o anche spenderli per sé). La libertà di poter mandare i bambini in qualsiasi scuola senza doverli sostenere perché diversi


9/12/09 - Squilibri

Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi. Ma si sbagliano (D. de Rougemont)
Surtout pas trop de zèle (Talleyrand)

Il Presidente della Repubblica incontrando il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone ha sostenuto che l’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale per la società italiana. Ha dimenticato però di dire quanto costa  questo essenziale a ogni italiano, anche a quei tanti che non sono interessati all’acquisto. Intanto ieri i romani hanno avuto il primo assaggio del colonialismo natalizio da parte della Santa Sede, con la città bloccata per la consueta passeggiata papale alla statua dell’immacolata in piazza Mignanelli (restaurata qualche anno fa dallo stilista Valentino, non tanto per devozione ma perché nella piazza c’era la sede del suo atelier e lo irritava la colonna nero carbone).  La rai ha seguito la diretta della preghiera, ma nonostante l’appassionata retorica il vaticanista  De Carli, ha fallito  il miracolo dei pani e dei pesci mostrando una piazza vuotina ma  un sindaco (e consorte)  in preda all’orgasmo davanti al santopadre. 
Niente bagno di folla per Benedetto XVI, ma i suoi grattacapi non finiscono qui. Infatti questo venerdì saranno a rapporto il cardinale Sean Brady, primate d’Irlanda e monsignor Diarmuid Martin arcivescovo di Dublino, per discutere degli abusi sessuali nelle scuole cattoliche.  Sarà esaminato il rapporto Murphy , cioè l’inchiesta su quanto accaduto negli istituti cattolici di Dublino negli ultimi dieci anni. Dai vari rapporti e resoconti è emersa una specie di complicità tra la Chiesa e le istituzioni governative che hanno spesso archiviato le denunce delle vittime. Sembra che il papa voglia fare un repulisti, tardivo ma comunque utile e apprezzabile.
Sarà stato perché le celebrazioni dei vent’anni della caduta del muro avevano dato troppo lustro a Berlino che i media vaticaliani hanno deciso di relegare alle brevi l’ennesima notizia alla città tedesca. Eppure la capitale dell’ateismo, secondo la definizione del cardinale Walter Kasper, dal prossimo anno santificherà le feste, per cui la domenica sarà vietato lo shopping. Lo ha stabilito una sentenza della Corte costituzionale con questa motivazione “un semplice interesse economico dei mercanti e l’interesse dei consumatori non sono abbastanza fondamentali per giustificare le eccezioni di apertura dei negozi”. Le chiese e i sindacati felici, il sindaco Klaus Wowereit* annuncia contromisure.  Avremmo gradito sentire qualche commento per questi ultrà della santa domenica; ci consoliamo con la polizia e il sindaco di Gerusalemme che reprimono, anche un po’ violentemente, i pochi ma tignosi ultraortodossi che pretendono il riposo sabbatico per supermercati e piscine. Tov yalla bye, come dicono i giovani israeliani che salutano almeno in tre lingue.
Intanto si vedono parecchi piumini-sciarpe-guanti viola (ametista, ciclamino, indaco, lavanda, lilla, malva, melanzana, mosto, porpora, prugna) per le strade, e non si sa se esprimano antiberlusconismo o solo empatia per un colore finalmente sdoganato dalle grinfie della quaresima.  Quello che di più fastidioso rimane dell’ondina viola  è la sicumera di alcuni di aver smosso il mondo essendo i depositari della verità (tutti papi nel senso di pontefice), e i politici di sx che “stanno col movimento” da mignatte, succhiando linfa senza neanche prendersi lo scomodo di crearsi un movimento (ergo una idea)   da soli.  Indipendentemente dal colore della nostra sciarpa, siamo in parecchi a volere un governo diverso dall’attuale, magari mettendo in campo idee senza sentirci ogni volta tacciati di intelligenza col nemico (intelligenza?) se non sposiamo il giustizialismo , la delazione, il gossip moralistico. Ci piace il corsivo di Francesco Piccolo sull’Unità “…siamo in tanti, la pensiamo in maniera diversa su tante cose, ma siamo costretti a stare sempre insieme con forcaioli, violenti, reazionari, comici diventati messia, gente che starà bene soltanto quando vedrà tutti in galera, altri che fanno una satira di serie c, altri che mandano mail a tutto il mondo con barzellette su Berlusconi o sull’altezza di Brunetta. Dicono, è Berlusconi che ci costringe a farlo. Ecco, è esattamente questa conclusione che respingo con tutta forza: non voglio essere peggiore di quello che sono, perché lo sarei da 15 anni e ancora per qualche anno, suppongo. E si può essere peggiori in modo cosciente, e addirittura volontario, per un giorno o per una settimana, ma non per un Ventennio”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* 13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco


7/12/09 – Consigli (non richiesti)

Luttuoso, curiale, legato alla quaresima? Beh, come bisogna chiamarli questi quindici anni con Silvio? E comunque il viola (ametista, ciclamino, indaco, lavanda, lilla, malva, melanzana, mosto, porpora, prugna) alle brune con gli occhi verdi e l’incarnato chiaro sta benissimo.

Certamente la piazza san Giovanni era piena,  e comunque in Italia ci sono molto più di un milione di persone che vorrebbero un governo diverso anche se sabato non erano al corteo. In quella piazza però c’erano tanti giovani e quello che pensano, da dove vengono, come formano la propria cultura dovrebbe essere importante per l’opposizione.  Vedendo la manifestazione in tv (rainews24 e sky)  scandalizzavano i vari Civati, Franceschini, Ferrero… e altri così stinti di cui non ricordo neanche il nome, che si buttavano sui microfoni (soprattutto della rai dove i giornalisti bene o male sono dipendenti della politica partitica) ma venivano schizzati via dai manifestanti.
Cosa dovrebbero fare i partiti di opposizione?  I miei suggerimenti (naturalmente non richiesti) oggi sono per il Pd del simpatico ma statico Bersani.
Il duo Ferrero-Diliberto si è unito in una formazione rosso antico, e l’esperienza di Sinistra e Libertà, dopo la defezione dei socialisti assolutamente estranei a quella esperienza, e al riposizionamento dei Verdi, sembra arrivata alla fine. I leader della fu Rifondazione comunista rischiano di consumare la loro piccolissima eredità puntando tutto su Nichi Vendola da ricandidare alla regione Puglia. Probabilmente il governatore ne uscirebbe sconfitto e calerebbe il sipario su quell’esperienza politica. Sarebbe tanto complicato per Vendola e i suoi entrare nel Pd bersaniano portando il loro patrimonio di idee?  Quanto alla regione Puglia, il Pd ha un candidato perfetto, e cioè Massimino D’Alema. E’ una idea pazza?  Certo per chi aveva la velleità di diventare mr. Pesc mr. Puglia sembrerebbe un passo indietro, ma arriva il momento per tutti in cui è meglio abbassare il capo davanti ad ambizioni eccessive, riconoscere che persone migliori di noi occupano posti più prestigiosi, e che è il caso di lavorare per quello che sappiamo fare. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


6/12/09 – Simul stabunt, simul cadent

Something is rotten in the state of Denmark!  (Shakespeare, Amleto, Atto I, Scena IV)

Dal 7 al 18 dicembre si terrà a Copenaghen le quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Al centro di questo vertice internazionale i negoziati per l’ampliamento della Convenzione sui cambiamenti climatici e per la firma di un nuovo accordo sul clima che aggiorni il Protocollo di Kyoto.  Nella conferenza preparatoria di Poznan i delegati si sono accordati su progetti ambiziosi per prevenire, a partire dal 2013, gli effetti dannosi del riscaldamento climatico.
Secondo gli scenari previsti dall’Ippc (Intergovernamental Panel on Climate Change, la task force scientifica sul clima delle Nazioni Unite) entro la fine del secolo si potrebbe avere un innalzamento della temperatura fino a 5°.
Ma, la cosa che ci preme sottolineare dell’ampia e interessante documentazione preparatoria della Conferenza di Copenaghen, sono i dati che dimostrano come l’andamento climatico non è legato alla variabilità naturale. Infatti, leggiamo nei documenti predisposti dall’Ipcc “ci sono nuove e forti evidenze che la maggior parte del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni sia attribuibile ad attività umane”. Fenomeni meteorologici estremi conducono a spostamenti di popolazioni; i mutamenti climatici infatti determineranno l’incremento di elevati flussi migratori che, secondo le stime delle Nazioni Unite, coinvolgeranno almeno 50 milioni di persone entro il 2010, in gran parte donne e bambini.  I cambiamenti climatici si correlano  strettamente all’urbanizzazione. Infatti è stato calcolato che nei prossimi 20 anni la popolazione delle aree urbane raddoppierà da 2,5 a 5 miliardi nelle megalopoli (Bombay, Città del Messico, Delhi, Dakar, Lagos, San Paolo, Tokyo), e ci sarà, per la contaminazione delle falde acquifere, un incremento del tasso di mortalità infantile fino a 12 volte rispetto alle città più piccole e con servizi adeguati.
Oggi la popolazione mondiale si assesta sui 6,7 miliardi di persone che diventeranno, secondo le proiezioni, almeno 9 nel 2050.  Concentrati soprattutto in alcuni continenti: in Asia la percentuale si attesterà a livelli stabili del 59%; in Africa la percentuale raddoppierà (al 20%); in America latina la percentuale raggiungerà il 9%; in Europa la percentuale scenderà dal 12 al 7%. Un aumento demografico ma anche, come si vede dai dati, un cambiamento nella distribuzione della popolazione fra i vari continenti.
E questo pone la richiesta di una più equa distribuzione  delle risorse sociali ed economiche tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo. Nel corso dell’ultimo secolo si è utilizzata 10 volte più energia  che nel millennio precedente… il pianeta riuscirà  a sostenere la crescita demografica attraverso le sue risorse?
La questione demografica e quella energetica rappresentano due sfide interconnesse, due volti dello stesso problema che a Copenaghen non potranno essere eluse.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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4/12/09 – Sic et simpliciter

Il vero guaio delle donne è che devono sempre cercare di adattarsi alle teorie degli uomini sulle donne (D.H. Lawrence)
Il voto, pensai, non significa nulla per le donne. Dovremmo armarci (Edna O’Brien)

Secondo il ministro Sacconi la donna che vorrà abortire con la pillola Ru486 dovrà comunque stare tre o quattro giorni in ospedale rimanendoci fino all’avvenuta espulsione del feto. Una decisione che, per il ministro, è determinata dal rispetto della legge 194 che prevede per l’aborto chirurgico una sosta all’ospedale. Al di là dell’impossibilità di applicare questo regolamento - è noto che il malato anche morente può, dietro sua responsabilità, lasciare l’ospedale - è evidente che la questione è un'altra. Si vuole riaffermare che per le donne abortire deve essere faticoso, doloroso, avvilente, snervante, impegnativo, angoscioso, degradante, ignominioso. 
La legge 194 contiene la via di fuga per i medici di obiettare perfino nel servizio pubblico. In realtà nella stragrande maggioranza dei casi copre dei medici fannulloni (nel senso offensivo che usa il ministro Brunetta), oppure che vogliono fare carriera senza perdere tempo per interventi non gratificanti per un chirurgo (come un dentista che cava un dente piuttosto che impiantare un bell’incisivo), o ancora che  desiderano esercitare in ospedali di enti religiosi, e, per ultimo ma non ultimo, intervenire ambulatorialmente nei loro studi privati  dietro sostanzioso compenso.
E’ evidente che l’introduzione della Ru486 scriverebbe la parola fine a queste avvilenti storie. 
Ma, il ministro del Welfare (che vuol dire benessere), non vuole consentire alle donne che governa di essere maggiorenni. E allora per giustificare l’ingiustificabile si concentrano in bella sequenza tutti i più frusti, umilianti luoghi comuni sulle donne scervellate che se facilitate abortirebbero un giorno si e un giorno pure.
Riuscirà il ministro Sacconi con la sua ignorante cocciutaggine a tenere l’Italia fuori dal mondo civile?  Anche questa volta siamo davanti a scelte ideologiche ma difficilmente applicabili, così come è successo per le ronde o per l’immigrazione clandestina. Sono norme che gettano veleno nella società, e qualcuno si chiederà, se la politica le donne le vede come delle stolte che inghiottono una pilloletta come fosse una zolletta di zucchero, perché non posso permettermelo io che sono il marito e la schiaffeggio, che sono il collega e le faccio mobbing, che sono il corteggiatore respinto e le faccio lo stalking? Quelle del ministro sono norme fatte per compiacere la Chiesa romana, solo le gerarchie non certo le cattoliche, ma che non impediranno alle italiane di assumere la Ru486 come succede già in alcune regioni e nel resto del mondo. La politica del ministro del Welfare renderà difficile la vita al personale sanitario intelligente, alle donne più povere, ma nella realtà è stupida e di corto respiro.  Perché le donne, e per fortuna sempre in numero crescente, hanno consapevolezza e rispetto di sé, e sanno che nessun Sacconi potrà costringerle ad un ricovero coatto o alle grinfie di un aborto chirurgico non deciso da sole.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.direfarepensare.it/dossier_194_2008.html
http://www.perstefanocucchi.blogspot.com/


2/12/09 – Guardie svizzere

I minareti sono parte integrante delle moschee, sarebbe come costruire una chiesa senza campanile. Se la proliferazione delle moschee è per loro (la Lega) fonte di preoccupazione allora dovrebbero preferire di gran lunga che ciò avvenga alla luce del sole. Ma consentire la libertà religiosa per poi vietarne i segni esteriori è perlomeno ipocrita (Emma Bonino intervistata da Il Fatto quotidiano)

Ora il Vaticano si imbarazza per il brio leghista che vuole ridisegnare la bandiera usando i simboli del cattolicesimo e, verrebbe da dire, ben vi sta. Prima hanno accettato che il cattolicesimo venisse ridotto ad una religione razziale nei talk show pecorecci, oggi si accorgono che i loro difensori sono xenofobi e razzisti.
Però il disegno della Lega non sembra così estemporaneo.
Nel precedente governo Berlusconi, quando ministro dell’Interno era Pisanu, era stata avviata una Consulta islamica. Il suo successore, Amato, durante il governo Prodi, continuò il progetto formando anche una Consulta giovanile interreligiosa. Era un tentativo di avviare un cammino per individuare una rappresentanza dell’islam italiano, così come in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna. Il ministro Maroni  ha stoppato tutto. I membri (tra gli altri il Coreis, la Lega islamica mondiale in Italia, il Centro islamico culturale della Grande Moschea di Roma, l’Associazione delle donne marocchine) hanno scritto al ministro per riprendere i contatti, ma non sono stati gratificati  da una risposta. Un modo per far incancrenire la situazione e magari far crescere il fondamentalismo.
Il referendum svizzero ha innestato un effetto domino che ha coinvolto diversi leader europei che propongono plebisciti inaccettabili e contro l’occidente. Perché, è bene ricordare che l’occidente ha delle regole che sono la misura della nostra cultura e il nostro sviluppo e che garantiscono le minoranze nella legalità, e far rispettare le regole attiene alla politica, non certo alla religione. La nostra Costituzione sancisce la libertà religiosa, ma anche i pari diritti per le donne, l’integrità fisica delle bambine e la loro istruzione, una sola moglie per volta. Queste sono le regole che lo Stato italiano deve chiedere di rispettare, non certo la costruzione di un luogo di culto che deve essere regolamentato dai piani regolatori dei singoli comuni (e che ci venga garantito il rispetto del silenzio, tanto dei muezzin che in Italia ancora non conosciamo, che delle campane delle chiese la cui inopportunità sperimentiamo ogni giorno). 
Quanto alla croce o crocifisso sulla bandiera, ricordiamo  tutti l’uso che Bossi ne voleva fare appena qualche anno fa.  A proposito di questo simbolo del cattolicesimo è interessante quel che ricorda lo storico Michele Sarfatti : “Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”.  Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso , definito il simbolo  della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati.  Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”.  In quel momento il governo era di coalizione;  né totalitario né dittatoriale”.
Fin qui lo storico Sarfatti. Io non so se siamo vicini ad una nuova forma di totalitarismo, però la via indicata sembra essere quella della religione dominante.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.deastore.com/libro/il-ritorno-di-dio-viaggio-marco-politi-mondadori/9788804512509.html
http://www.noisiamochiesa.org/Archivio_NSC/attual/Politi.Vigli.htm
http://www.longanesi.it/scheda.asp?editore=Longanesi&idlibro=6770&titolo=LO+SCISMA
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=118&sez=120&id=32293 http://zamparini.wordpress.com/2009/12/01/minareti-e-crocifissi/


30/11/09 - Calamita cattolica

Gesù, la Madonna e lo Spirito Santo vogliono andare in vacanza. Betlemme, propone lo Spirito Santo. Ma Gesù dice, ci siamo stati tante volte. Allora Gerusalemme. E Gesù replica anche lì siamo andati tante volte. Allora andiamo a Lourdes. E la Madonna risponde, si, si, lì non ci sono mai andata (dal film Lourdes di Jessica Hausner)
La Madonna è triste e san Giuseppe amorevolmente le si avvicina e le chiede perché sei triste? Lei non risponde e lui insiste: Maria, perché sei triste? E lei vabbè te o dico, preferivo una femminuccia (Silvio ai vertici del Pdl)

Sarà forse vero che quando l’uomo si vede con l’acqua alla gola si rivolge alla religione. E’ difficile spiegare altrimenti  la decisione di Gordon Brown, in un momento così difficile per sé e per il suo partito, di porre mano all’ abolizione dell’Act of Settlement, cioè la legge approvata tre secoli fa che impedisce alla famiglia reale britannica di convertirsi al cattolicesimo pena la rinuncia al diritto di successione al trono. Sembra che stiamo parlando di pestare l’acqua nel mortaio, ma in realtà sarebbe un gran cambiamento perché la regina è capo dello Stato e capo della chiesa anglicana (guarda http://www.nessundio.net/blog/2009/11/27/3106/   ).  La revisione riguarderebbe anche l’abolizione della clausola che accorda la preferenza ai maschi rispetto alle femmine (gli eredi al trono sono Charles e Andrew e i loro figli precedono la loro sorella principessa Anna che è la primogenita della regina Elisabeth).  Parlamentari laburisti e conservatori concordano che l’Act of Settlement, che prevede un esplicito giuramento del monarca a non convertirsi al cattolicesimo per salire sul trono, è obsoleto e anche poco rispettoso della libertà individuale, ma la cavillosità della modifica e il disinteresse dei britannici hanno sempre consigliato di soprassedere.  Del resto anche Tony Blair per convertirsi al cattolicesimo, fede di sua moglie Cherie e dei loro figlioli, ha aspettato la fine del suo mandato.
I maligni, ma spesso un po’ di cattiveria è vicina alla verità, sostengono che Brown vuole questa revisione per accostare il suo nome a qualcosa che non sia solo l’aver portato il partito laburista al minimo storico.  Regalmente la regina Elisabeth tace.
In Gran Bretagna i cattolici sono 4,2 milioni contro 25 milioni di anglicani. Il gran numero di polacchi e latinoamericani immigrati per lavoro nel paese, fanno si che le chiese cattoliche siano piuttosto affollate la domenica.  

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9/12/09 - Squilibri

Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi. Ma si sbagliano (D. de Rougemont)
Surtout pas trop de zèle (Talleyrand)

Il Presidente della Repubblica incontrando il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone ha sostenuto che l’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale per la società italiana. Ha dimenticato però di dire quanto costa  questo essenziale a ogni italiano, anche a quei tanti che non sono interessati all’acquisto. Intanto ieri i romani hanno avuto il primo assaggio del colonialismo natalizio da parte della Santa Sede, con la città bloccata per la consueta passeggiata papale alla statua dell’immacolata in piazza Mignanelli (restaurata qualche anno fa dallo stilista Valentino, non tanto per devozione ma perché nella piazza c’era la sede del suo atelier e lo irritava la colonna nero carbone).  La rai ha seguito la diretta della preghiera, ma nonostante l’appassionata retorica il vaticanista  De Carli, ha fallito  il miracolo dei pani e dei pesci mostrando una piazza vuotina ma  un sindaco (e consorte)  in preda all’orgasmo davanti al santopadre. 
Niente bagno di folla per Benedetto XVI, ma i suoi grattacapi non finiscono qui. Infatti questo venerdì saranno a rapporto il cardinale Sean Brady, primate d’Irlanda e monsignor Diarmuid Martin arcivescovo di Dublino, per discutere degli abusi sessuali nelle scuole cattoliche.  Sarà esaminato il rapporto Murphy , cioè l’inchiesta su quanto accaduto negli istituti cattolici di Dublino negli ultimi dieci anni. Dai vari rapporti e resoconti è emersa una specie di complicità tra la Chiesa e le istituzioni governative che hanno spesso archiviato le denunce delle vittime. Sembra che il papa voglia fare un repulisti, tardivo ma comunque utile e apprezzabile.
Sarà stato perché le celebrazioni dei vent’anni della caduta del muro avevano dato troppo lustro a Berlino che i media vaticaliani hanno deciso di relegare alle brevi l’ennesima notizia alla città tedesca. Eppure la capitale dell’ateismo, secondo la definizione del cardinale Walter Kasper, dal prossimo anno santificherà le feste, per cui la domenica sarà vietato lo shopping. Lo ha stabilito una sentenza della Corte costituzionale con questa motivazione “un semplice interesse economico dei mercanti e l’interesse dei consumatori non sono abbastanza fondamentali per giustificare le eccezioni di apertura dei negozi”. Le chiese e i sindacati felici, il sindaco Klaus Wowereit* annuncia contromisure.  Avremmo gradito sentire qualche commento per questi ultrà della santa domenica; ci consoliamo con la polizia e il sindaco di Gerusalemme che reprimono, anche un po’ violentemente, i pochi ma tignosi ultraortodossi che pretendono il riposo sabbatico per supermercati e piscine. Tov yalla bye, come dicono i giovani israeliani che salutano almeno in tre lingue.
Intanto si vedono parecchi piumini-sciarpe-guanti viola (ametista, ciclamino, indaco, lavanda, lilla, malva, melanzana, mosto, porpora, prugna) per le strade, e non si sa se esprimano antiberlusconismo o solo empatia per un colore finalmente sdoganato dalle grinfie della quaresima.  Quello che di più fastidioso rimane dell’ondina viola  è la sicumera di alcuni di aver smosso il mondo essendo i depositari della verità (tutti papi nel senso di pontefice), e i politici di sx che “stanno col movimento” da mignatte, succhiando linfa senza neanche prendersi lo scomodo di crearsi un movimento (ergo una idea)   da soli.  Indipendentemente dal colore della nostra sciarpa, siamo in parecchi a volere un governo diverso dall’attuale, magari mettendo in campo idee senza sentirci ogni volta tacciati di intelligenza col nemico (intelligenza?) se non sposiamo il giustizialismo , la delazione, il gossip moralistico. Ci piace il corsivo di Francesco Piccolo sull’Unità “…siamo in tanti, la pensiamo in maniera diversa su tante cose, ma siamo costretti a stare sempre insieme con forcaioli, violenti, reazionari, comici diventati messia, gente che starà bene soltanto quando vedrà tutti in galera, altri che fanno una satira di serie c, altri che mandano mail a tutto il mondo con barzellette su Berlusconi o sull’altezza di Brunetta. Dicono, è Berlusconi che ci costringe a farlo. Ecco, è esattamente questa conclusione che respingo con tutta forza: non voglio essere peggiore di quello che sono, perché lo sarei da 15 anni e ancora per qualche anno, suppongo. E si può essere peggiori in modo cosciente, e addirittura volontario, per un giorno o per una settimana, ma non per un Ventennio”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* 13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco

7/12/09 – Consigli (non richiesti)

Luttuoso, curiale, legato alla quaresima? Beh, come bisogna chiamarli questi quindici anni con Silvio? E comunque il viola (ametista, ciclamino, indaco, lavanda, lilla, malva, melanzana, mosto, porpora, prugna) alle brune con gli occhi verdi e l’incarnato chiaro sta benissimo.

Certamente la piazza san Giovanni era piena,  e comunque in Italia ci sono molto più di un milione di persone che vorrebbero un governo diverso anche se sabato non erano al corteo. In quella piazza però c’erano tanti giovani e quello che pensano, da dove vengono, come formano la propria cultura dovrebbe essere importante per l’opposizione.  Vedendo la manifestazione in tv (rainews24 e sky)  scandalizzavano i vari Civati, Franceschini, Ferrero… e altri così stinti di cui non ricordo neanche il nome, che si buttavano sui microfoni (soprattutto della rai dove i giornalisti bene o male sono dipendenti della politica partitica) ma venivano schizzati via dai manifestanti.
Cosa dovrebbero fare i partiti di opposizione?  I miei suggerimenti (naturalmente non richiesti) oggi sono per il Pd del simpatico ma statico Bersani.
Il duo Ferrero-Diliberto si è unito in una formazione rosso antico, e l’esperienza di Sinistra e Libertà, dopo la defezione dei socialisti assolutamente estranei a quella esperienza, e al riposizionamento dei Verdi, sembra arrivata alla fine. I leader della fu Rifondazione comunista rischiano di consumare la loro piccolissima eredità puntando tutto su Nichi Vendola da ricandidare alla regione Puglia. Probabilmente il governatore ne uscirebbe sconfitto e calerebbe il sipario su quell’esperienza politica. Sarebbe tanto complicato per Vendola e i suoi entrare nel Pd bersaniano portando il loro patrimonio di idee?  Quanto alla regione Puglia, il Pd ha un candidato perfetto, e cioè Massimino D’Alema. E’ una idea pazza?  Certo per chi aveva la velleità di diventare mr. Pesc mr. Puglia sembrerebbe un passo indietro, ma arriva il momento per tutti in cui è meglio abbassare il capo davanti ad ambizioni eccessive, riconoscere che persone migliori di noi occupano posti più prestigiosi, e che è il caso di lavorare per quello che sappiamo fare. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


6/12/09 – Simul stabunt, simul cadent

Something is rotten in the state of Denmark!  (Shakespeare, Amleto, Atto I, Scena IV)

Dal 7 al 18 dicembre si terrà a Copenaghen le quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Al centro di questo vertice internazionale i negoziati per l’ampliamento della Convenzione sui cambiamenti climatici e per la firma di un nuovo accordo sul clima che aggiorni il Protocollo di Kyoto.  Nella conferenza preparatoria di Poznan i delegati si sono accordati su progetti ambiziosi per prevenire, a partire dal 2013, gli effetti dannosi del riscaldamento climatico.
Secondo gli scenari previsti dall’Ippc (Intergovernamental Panel on Climate Change, la task force scientifica sul clima delle Nazioni Unite) entro la fine del secolo si potrebbe avere un innalzamento della temperatura fino a 5°.
Ma, la cosa che ci preme sottolineare dell’ampia e interessante documentazione preparatoria della Conferenza di Copenaghen, sono i dati che dimostrano come l’andamento climatico non è legato alla variabilità naturale. Infatti, leggiamo nei documenti predisposti dall’Ipcc “ci sono nuove e forti evidenze che la maggior parte del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni sia attribuibile ad attività umane”. Fenomeni meteorologici estremi conducono a spostamenti di popolazioni; i mutamenti climatici infatti determineranno l’incremento di elevati flussi migratori che, secondo le stime delle Nazioni Unite, coinvolgeranno almeno 50 milioni di persone entro il 2010, in gran parte donne e bambini.  I cambiamenti climatici si correlano  strettamente all’urbanizzazione. Infatti è stato calcolato che nei prossimi 20 anni la popolazione delle aree urbane raddoppierà da 2,5 a 5 miliardi nelle megalopoli (Bombay, Città del Messico, Delhi, Dakar, Lagos, San Paolo, Tokyo), e ci sarà, per la contaminazione delle falde acquifere, un incremento del tasso di mortalità infantile fino a 12 volte rispetto alle città più piccole e con servizi adeguati.
Oggi la popolazione mondiale si assesta sui 6,7 miliardi di persone che diventeranno, secondo le proiezioni, almeno 9 nel 2050.  Concentrati soprattutto in alcuni continenti: in Asia la percentuale si attesterà a livelli stabili del 59%; in Africa la percentuale raddoppierà (al 20%); in America latina la percentuale raggiungerà il 9%; in Europa la percentuale scenderà dal 12 al 7%. Un aumento demografico ma anche, come si vede dai dati, un cambiamento nella distribuzione della popolazione fra i vari continenti.
E questo pone la richiesta di una più equa distribuzione  delle risorse sociali ed economiche tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo. Nel corso dell’ultimo secolo si è utilizzata 10 volte più energia  che nel millennio precedente… il pianeta riuscirà  a sostenere la crescita demografica attraverso le sue risorse?
La questione demografica e quella energetica rappresentano due sfide interconnesse, due volti dello stesso problema che a Copenaghen non potranno essere eluse.

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4/12/09 – Sic et simpliciter

Il vero guaio delle donne è che devono sempre cercare di adattarsi alle teorie degli uomini sulle donne (D.H. Lawrence)
Il voto, pensai, non significa nulla per le donne. Dovremmo armarci (Edna O’Brien)

Secondo il ministro Sacconi la donna che vorrà abortire con la pillola Ru486 dovrà comunque stare tre o quattro giorni in ospedale rimanendoci fino all’avvenuta espulsione del feto. Una decisione che, per il ministro, è determinata dal rispetto della legge 194 che prevede per l’aborto chirurgico una sosta all’ospedale. Al di là dell’impossibilità di applicare questo regolamento - è noto che il malato anche morente può, dietro sua responsabilità, lasciare l’ospedale - è evidente che la questione è un'altra. Si vuole riaffermare che per le donne abortire deve essere faticoso, doloroso, avvilente, snervante, impegnativo, angoscioso, degradante, ignominioso. 
La legge 194 contiene la via di fuga per i medici di obiettare perfino nel servizio pubblico. In realtà nella stragrande maggioranza dei casi copre dei medici fannulloni (nel senso offensivo che usa il ministro Brunetta), oppure che vogliono fare carriera senza perdere tempo per interventi non gratificanti per un chirurgo (come un dentista che cava un dente piuttosto che impiantare un bell’incisivo), o ancora che  desiderano esercitare in ospedali di enti religiosi, e, per ultimo ma non ultimo, intervenire ambulatorialmente nei loro studi privati  dietro sostanzioso compenso.
E’ evidente che l’introduzione della Ru486 scriverebbe la parola fine a queste avvilenti storie. 
Ma, il ministro del Welfare (che vuol dire benessere), non vuole consentire alle donne che governa di essere maggiorenni. E allora per giustificare l’ingiustificabile si concentrano in bella sequenza tutti i più frusti, umilianti luoghi comuni sulle donne scervellate che se facilitate abortirebbero un giorno si e un giorno pure.
Riuscirà il ministro Sacconi con la sua ignorante cocciutaggine a tenere l’Italia fuori dal mondo civile?  Anche questa volta siamo davanti a scelte ideologiche ma difficilmente applicabili, così come è successo per le ronde o per l’immigrazione clandestina. Sono norme che gettano veleno nella società, e qualcuno si chiederà, se la politica le donne le vede come delle stolte che inghiottono una pilloletta come fosse una zolletta di zucchero, perché non posso permettermelo io che sono il marito e la schiaffeggio, che sono il collega e le faccio mobbing, che sono il corteggiatore respinto e le faccio lo stalking? Quelle del ministro sono norme fatte per compiacere la Chiesa romana, solo le gerarchie non certo le cattoliche, ma che non impediranno alle italiane di assumere la Ru486 come succede già in alcune regioni e nel resto del mondo. La politica del ministro del Welfare renderà difficile la vita al personale sanitario intelligente, alle donne più povere, ma nella realtà è stupida e di corto respiro.  Perché le donne, e per fortuna sempre in numero crescente, hanno consapevolezza e rispetto di sé, e sanno che nessun Sacconi potrà costringerle ad un ricovero coatto o alle grinfie di un aborto chirurgico non deciso da sole.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.direfarepensare.it/dossier_194_2008.html
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2/12/09 – Guardie svizzere

I minareti sono parte integrante delle moschee, sarebbe come costruire una chiesa senza campanile. Se la proliferazione delle moschee è per loro (la Lega) fonte di preoccupazione allora dovrebbero preferire di gran lunga che ciò avvenga alla luce del sole. Ma consentire la libertà religiosa per poi vietarne i segni esteriori è perlomeno ipocrita (Emma Bonino intervistata da Il Fatto quotidiano)

Ora il Vaticano si imbarazza per il brio leghista che vuole ridisegnare la bandiera usando i simboli del cattolicesimo e, verrebbe da dire, ben vi sta. Prima hanno accettato che il cattolicesimo venisse ridotto ad una religione razziale nei talk show pecorecci, oggi si accorgono che i loro difensori sono xenofobi e razzisti.
Però il disegno della Lega non sembra così estemporaneo.
Nel precedente governo Berlusconi, quando ministro dell’Interno era Pisanu, era stata avviata una Consulta islamica. Il suo successore, Amato, durante il governo Prodi, continuò il progetto formando anche una Consulta giovanile interreligiosa. Era un tentativo di avviare un cammino per individuare una rappresentanza dell’islam italiano, così come in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna. Il ministro Maroni  ha stoppato tutto. I membri (tra gli altri il Coreis, la Lega islamica mondiale in Italia, il Centro islamico culturale della Grande Moschea di Roma, l’Associazione delle donne marocchine) hanno scritto al ministro per riprendere i contatti, ma non sono stati gratificati  da una risposta. Un modo per far incancrenire la situazione e magari far crescere il fondamentalismo.
Il referendum svizzero ha innestato un effetto domino che ha coinvolto diversi leader europei che propongono plebisciti inaccettabili e contro l’occidente. Perché, è bene ricordare che l’occidente ha delle regole che sono la misura della nostra cultura e il nostro sviluppo e che garantiscono le minoranze nella legalità, e far rispettare le regole attiene alla politica, non certo alla religione. La nostra Costituzione sancisce la libertà religiosa, ma anche i pari diritti per le donne, l’integrità fisica delle bambine e la loro istruzione, una sola moglie per volta. Queste sono le regole che lo Stato italiano deve chiedere di rispettare, non certo la costruzione di un luogo di culto che deve essere regolamentato dai piani regolatori dei singoli comuni (e che ci venga garantito il rispetto del silenzio, tanto dei muezzin che in Italia ancora non conosciamo, che delle campane delle chiese la cui inopportunità sperimentiamo ogni giorno). 
Quanto alla croce o crocifisso sulla bandiera, ricordiamo  tutti l’uso che Bossi ne voleva fare appena qualche anno fa.  A proposito di questo simbolo del cattolicesimo è interessante quel che ricorda lo storico Michele Sarfatti : “Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”.  Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso , definito il simbolo  della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati.  Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”.  In quel momento il governo era di coalizione;  né totalitario né dittatoriale”.
Fin qui lo storico Sarfatti. Io non so se siamo vicini ad una nuova forma di totalitarismo, però la via indicata sembra essere quella della religione dominante.

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http://www.deastore.com/libro/il-ritorno-di-dio-viaggio-marco-politi-mondadori/9788804512509.html
http://www.noisiamochiesa.org/Archivio_NSC/attual/Politi.Vigli.htm
http://www.longanesi.it/scheda.asp?editore=Longanesi&idlibro=6770&titolo=LO+SCISMA
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=118&sez=120&id=32293 http://zamparini.wordpress.com/2009/12/01/minareti-e-crocifissi/

 


27/11/09 – ConVersioni (2)

Il lupo e l’agnello dormiranno insieme”, dice l’Antico Testamento. Ma è probabile che l’agnello dormirà pochissimo.
Se due cavalcano un cavallo, uno deve andare dietro (W. Shakespeare)

Non tutti gli  anglicani  hanno condiviso la svolta liberal in favore del sacerdozio femminile e omosessuale. Le comunità tradizionali sono insorte per queste aperture e il primate di Canterbury, Rowan Williams, non è stato in grado di mediare fra le diverse visioni dell’anglicanesimo. Approfittando delle difficoltà la Congregazione per la Dottrina della fede ha consentito ai tradizionalisti di ricongiungersi ai cattolici. Ma, la Chiesa di Roma, per sua natura ambigua, non si è confrontata con il primate di Canterbury, cosa che ha fatto gridare al tradimento il vescovo di Southwark Tom Butler e ha spaccato la chiesa anglicana. All’indomani della sua elezione al trono di Pietro, Benedetto XVI  disse di “essere disposto a fare quanto in suo potere per promuovere la fondamentale causa dell’ecumenismo”, non aveva parlato apertamente di conversioni ma questa annessione gestita silenziosamente ci somiglia tanto.  Domenica scorsa il primate e il papa si sono incontrati e hanno dichiarato di avere una comune volontà ecumenica ma Williams sembra vittima di un raggiro ordito a sua insaputa. “Farebbe meglio a chiedersi non come si sarebbe comportato Gesù, quanto piuttosto Oliver Cromwell” ha scritto provocatoriamente The Times dell’arcivescovo.  Non bastasse questo il prossimo anno Benedetto XVI  si recherà in Gran Bretagna dove si prevede che annuncerà la beatificazione di John Henry Newman, cardinale inglese morto nel 1890, convertitosi al cattolicesimo dall’anglicanesimo.
Sembrano esserci due filoni del cristianesimo, uno più avanzato a cui appartiene la Chiesa d’Inghilterra e quello meno avanzato (o tradizionale) a cui fa riferimento il cattolicesimo e la chiesa ortodossa greca e russa.  E’ noto, del resto, che i rapporti fra la Chiesa di Roma e il Patriarcato di Mosca sono identici nella dottrina sociale ed etica.  Di questo pari sentire ne abbiamo avuto una recente dimostrazione con la presa di posizione comune per la sentenza sul crocefisso quando la chiesa ortodossa greca e quella di Mosca si sono immediatamente schierate con la Chiesa cattolica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Lo scisma anglicano
Lo scisma della Chiesa anglicana dalla Chiesa cattolica si consumò nel XVI secolo, dopo il divorzio di Enrico VIII
I tradizionalisti
Negli anni recenti i tradizionalisti anglicani hanno contestato la scelta di ammettere al sacerdozio e all’episcopato le donne e gli omosessuali e si sono riavvicinate alla Chiesa di Roma
L’apertura del Vaticano
Il mese scorso la Chiesa cattolica ha deciso di varare una costituzione apostolica in cui si prevede l’istituzione di ordinariati per la riammissione degli anglicani. E’ previsto l’ingresso anche di preti sposati e in casi eccezionali anche di seminaristi con famiglia.

Su questo argomento
20/11/09 – ConVersioni


26/11/09 - Capre e  cavoli

Olaf (upon what were once knees) does almost ceaselessly repeat “there is some shit I will not eat”. E. E. Cummings, Sing of  Olaf glad and big (*)

Sembrava la solita voce messa in giro per parlare male di Berlusconi, invece, per non tradire il detto il peggio è sempre certo, c’è stata la conferma. Il premier lunedì partirà alla volta di Minsk, in Bielorussia, per incontrare Alexander Lukashenko, amabilmente nominato dal Dipartimento di stato americano l’ultimo dittatore europeo. Non è stato comunicato il motivo del viaggio, ma probabilmente il premier dirà che è per mediare un eventuale ingresso della Bielorussia in Europa.  In quel paese oltre all’analfabetismo democratico, è in vigore la pena capitale, e la Germania, la Francia e la Spagna non vogliono sentir parlare di una ipotesi del genere. 
Di questo scellerato viaggio si parla poco, così come dell’incontro avuto ad aprile a palazzo Grazioli in occasione della visita del presidente bielorusso in Vaticano,  ma sarebbe il caso che i media provassero a chiedere conto di queste spedizioni berlusconiane, magari sottraendo un po’ di tempo al fumoso moralismo sessuofobico che ha preso l’abbrivio e che ci sta rimandando l’immagine delle transessuali mostrificandole e facendoci fare a tutti almeno 999 passi indietro. Nel frattempo il premier annuncia che vuole parlarci di sé a reti unificate. Vuole spiegarci la “riforma” della giustizia, mentre il paese è afflitto da paure che riguardano la vita quotidiana, non quella di essere rapinati da un immigrato, foss’anche un clandestino, ma dall’assenza di prospettive. Perché, la ripresina che ciclicamente il ministro dell’Economia racconta, non riguarda le famiglie che vivono pesantemente il peso della crisi.
Nel frattempo Massimino D’Alema, che nella direzione del Pd ha detto “non dobbiamo aprire una polemica con il partito socialista europeo, che soffre di una debolezza di cui noi siamo stati partecipi”,  il Pse sta tentando di ricucire lo strappo  offrendo un incarico prestigioso al mancato mr Pesc. Intanto Massimino parteciperà al congresso del Pse il 7-8 dicembre a Praga, per l’eventuale presidenza della Feps (Foundation for european progressive studies) si è preso un po’ di tempo.
Molti interventi durante la direzione del Pd, specie di provenienti dalla Margherita, hanno ipotizzato di rompere col Pse.  La questione dell’adesione al gruppo, ampiamente dibattuta nel Pd fin dalla sua accidentata nascita, non è passata inosservata tra i leader europei, ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo della mancata promozione di D’Alema per le sceneggiate sgradevoli sull’affiliazione internazionale.

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Su questo argomento
3/11- Mr. Europe,
23/11 - Amori e disamori

Video ameno

(*) Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò”  E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento


24/11/09 – La Presidenta in Vaticano

Mia Buenos Aires/terra in fiore/che vedrà la mia fine/al tuo riparo/non ci sono delusioni/volano gli anni/si dimentica il dolore/Come una carovana/i ricordi passano/come una scia/dolce di emozione/Voglio che tu sappia/che già solo evocandoti/scompaiano i dolori/del cuore (Alfredo La Pera, Mia amata Buenos Aires)

Sabato 28 novembre Cristina Kirchner e Michelle Bachelet, le presidenti dell’Argentina e del Cile, saranno ricevute dal papa per celebrare i 25 anni  della pace fra i due paesi dopo una controversia territoriale nella quale fu mediatrice la Santa Sede.Sembra difficile però, che tra Benedetto XVI e la presidenta Kirchner  voleranno baci e abbracci, a causa dello scompiglio che la notizia di un imminente matrimonio omosessuale argentino ha portato nei sacri palazzi.
Già da qualche mese nel Parlamento argentino c’era un vivace dibattito sull’introduzione dei matrimoni omosessuali, ma l’accelerazione è stata impressa da un giudice di Buenos Aires, la signora Gabriela Seijas, che ha ritenuto incostituzionali gli articoli del codice civile che stabiliscono il matrimonio solo fra un uomo e una donna deliberando che l’unione è possibile anche fra una coppia dello stesso sesso. La decisione è arrivata dopo la battaglia legale intrapresa da Jose Di Bello e Alex Freyre ai quali il Comune di Buenos Aires aveva negato il matrimonio. I due fidanzati, entrambi sieropositivi, hanno deciso di sposarsi il 1° dicembre, giornata mondiale della lotta contro l’aids. Il governatore di Buenos Aires, Mauricio Macri, ha annunciato che non farà ricorso contro il verdetto, perché – ha detto – il mondo cambia, non si può impedire alla gente di amare e vivere con chi vuole e gli argentini preferiscono avere anche questa opzione. E’ evidente che la sentenza e la decisione del potentissimo governatore Macri, metterà sciolina alle decisioni parlamentari.
Tutto bene? Mica tanto visto che l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio, ha cominciato a menare fendenti a destra e manca. Intanto definendo leggero e inconsistente il governatore Macri. Nella nota pubblicata dall’Osservatore Romano, l’arcivescovo si è addentrato in una lunga riflessione sul matrimonio, istituzione del diritto romano, che stabilisce che la parola matrimonium è riferita al diritto di ogni donna ad avere figli. L’eterosessualità, prosegue la nota dell’Osservatore, non è discriminazione ma il presupposto del matrimonio.
Per il momento sembra prevalere da parte della Chiesa una sorta di rassegnazione, ma è probabile che si sta solo riavendo dallo shock  che una tale decisione potrebbe rappresentare per l’America latina tutta.  Vedremo sabato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


23/11/09 – Amori e disamori

Fai le cose che sai fare e falle meglio che puoi, il resto linkalo (Jeff Jarvis)
Marcello Marchesi raccontava di un tale che affogò perché si vergognava a gridare aiuto

La delusione (dell’intero mondo politico, della presidente di Confindustria, di Pippo Baudo, di Platinette…)  per la mancata nomina dell’italiano Massimino D’Alema al vertice della politica estera europea,  dovrebbe lasciare il posto ad una riflessione meno emotiva e un po’ più politica.
Si può comprendere la dietrologia dei primi giorni che addossava al nostro premier un suo disimpegno, ma solo chi non ha idea di come funziona Bruxelles può continuare a sostenerlo. Berlusconi, dopo il goffo tentativo di imporre Mauro (pdl) alla presidenza del parlamento Ue - incarico che era riservato alla Polonia e che solo un presuntuoso errore di calcolo dovuto all’incompetenza o del premier o dei suoi consiglieri ha provocato - in questo frangente si è mosso con passo felpato e secondo le regole. Il gruppo Pse, soprattutto Schulz e Rasmussen, aveva chiesto la disponibilità a D’Alema per la candidatura a Mister Pesc, il governo italiano ha dato la sua apertura a sostenerlo con dichiarazioni reiterate del ministro degli Esteri Frattini.  Per Roberto Gualtieri, eurodeputato di fede dalemiana, i socialisti europei hanno dimostrato la loro debolezza e la subalternità alla signora Merkel, in particolare Schultz che non ha opposto resistenza quando è saltata la candidatura italiana. Tutta colpa del Pse dunque? Certamente il gruppo ha dimostrato di essere secondo ai governi, ma non ci si può illudere che sia passata inosservata la sceneggiata dell’adesione  del Pd al Pse ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo dell’indecisione sull’affiliazione internazionale. Per il senatore Nicola Latorre, alter ego di Massimino (ma molto più fascinoso), nel gruppo Pse hanno prevalso scelte nazionaliste. Dice il senatore : “il traguardo del Pse deve essere la costruzione dell’Europa politica, se invece il Pse resta fermo ai riformismi nazionali allora sorge un problema e noi del Pd dobbiamo affrontarlo”. Auguri.
Onde evitare gli alti lai di chi trova politicamente scorretto che in queste righe non ci siano i soliti insulti al premier, rimedio subito ricordando che Berlusconi si trova bene con Putin e Gheddafi e che, pare sembra si dice, presto rincontrerà il presidente bielorusso già accolto a palazzo Grazioli in occasione della sua visita, qualche mese fa, al teocrate vaticano.
Francamente odioso invece l’atteggiamento della stampa e dei politici italiani sulle nomine di basso profilo. Se è vero che sarebbe stato molto meglio per l’Europa avere rappresentanti che dessero l’idea che l’Ue comprende il nuovo ordine mondiale, la scelta diversa non significa che il belga Van Rompuy e la britannica lady Ashton siano privi di talento.
Il presidente belga potrebbe essere in grado di costruire consenso tra i 27 anche se certamente vederlo a tu per tu con il presidente americano piuttosto che cinese sembra difficile. Più di lui conterà però Catherine Ashton: intanto controllerà un budget multimiliardario e uno staff di migliaia di persone disseminate nel mondo, e certamente i suoi studi prestigiosissimi nella London School of Economics, il suo passato semirivoluzionario (addirittura attenzionata dai servizi britannici), il suo interesse all’educazione (sottosegretaria all’’istruzione), al sociale, alle minoranze e in particolar modo ai diritti degli omosessuali,  saranno utili nel momento in cui dovrà sintetizzare la posizione dei 27. 
Quel che è certo è che oggi nell’Unione, come nella Fattoria di Orwell, tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. E al resto del mondo difficilmente questo è sfuggito.  

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Su questo argomento vedi anche:

3/11/09 – Mr. Europe
http://www.thefrontpage.it/?p=799
http://www.cronachelaiche.it/2009/11/d%e2%80%99alema-non-sara-ministro-degli-esteri-dell%e2%80%99unione-europea/


20/11/09 – ConVersioni

Non voglio il realismo: voglio magia! Si, si: magia! Io tento di fare della magia: altero la realtà, non dico la verità ma quella che vorrei fosse la verità. (Blanche Dubois in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams)

Papa Giovanni Paolo II presto beato?  Probabile e, diciamo la verità, buona parte del mondo è del tutto indifferente. Sembra però una grave mancanza di tatto aver messo in cima alla lista delle motivazioni per la promozione di GPII  la conversione al cattolicesimo di un ebreo polacco, per questo passaggio da una fede ad un'altra, addirittura guarito da un malanno.
L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare all’uso di Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa.  Su di lei si stanno pubblicando saggi, libri, film, si organizzano convegni e conferenze tentando il più possibile di cancellare le sue tracce di ebrea. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa  assistente di Edmund Husserl,  che si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.  Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz, deportata perché ebrea, morta perché ebrea. Arrestata  nel convento chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una nartire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?
Sarà bene tenere a mente questa storia, soprattutto nel momento in cui papa Benedetto XVI si recherà in visita al Tempio Maggiore di Roma il 17 gennaio. Che non è solo la data delle Giornata del decotto dialogo tra ebrei e cattolici, ma è il giorno in cui, nel lunario del 5770 (2010) cadrà il Moed di piombo, data in cui gli ebrei romani ricordano la salvezza dall’assedio antisemita e dalle fiamme appiccate nel 1793 al ghetto.  Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni  ha già chiarito al Vaticano che questa non sarà solo una visita ad un luogo di culto. Davanti al ritorno di influenze improprie del cattolicesimo ufficiale su tutte le questioni riguardanti la vita dei cittadini, anche non cattolici, la richiesta del rabbino al papa sembra quanto meno una domanda di chiarezza.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788831172936/storia-di-una-famiglia-ebrea-lineamenti-autobiografici-linfanzia-e-gli-anni-giovanili.html
http://www.uaar.it/ateismo/opere/107.html
http://www.nostreradici.it/dialogo-DiSegni.htm

 


18/11/09 –  Roma 16/18 novembre 2009, per non morire più di fame

 “Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo” (Fiesta)
La mancanza di cibo è la più terribile arma di distruzione di massa  e le vittime sono gli innocenti (Luìs Inacio Lula, presidente del Brasile)

Jacques Diouf direttore generale della Fao dal 1994, invece di fare un (1) giorno di sciopero della fame avrebbe dovuto dimettersi.  Nel 2000 l’organizzazione annunciò che avrebbe dimezzato la percentuale degli affamati entro il 2015 e oggi, dopo un decennio in cui questo obiettivo è ben lontano dall’essere raggiunto, lui è ancora al suo posto. Ancora oggi Diouf ha chiesto 44 miliardi di € che, tra l’altro, non avrà, ma i soldi da soli non servono se manca una visione strategica. Intanto la povertà non si affronta se non si parla di democrazia  e se non si comprende il senso e l’utilità delle biotecnologie che devono sposarsi con istruzione, educazione, salute, modernizzazione, prioritario ruolo delle donne.  Diouf, incoraggiato dal sindaco di Roma che si è unito alle 24 ore di digiuno, sembra lavorare (poco) solo per fornire ai poveri una ciotola di riso.
Eppure Diouf, senegalese cittadino del mondo che ha cazzeggiato amabilmente con il nostro premier, dovrebbe sapere che  il piatto non lo riempiono i tiranni. Basti per tutti la presenza di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe  che affama il suo ricco paese per piegare la resistenza interna. E basta soprattutto ricordare il monito del grande economista Amartya Sen, studioso delle carestie che ricorda che “nessun governo democratico potrebbe vivere affamando i suoi elettori”.
Folle folle folle idea quella della sindachessa Isabella Rauti, che comunque ha anche un incarico  assegnatogli dalla ministra Carfagna, che ha partecipato al vertice delle  dittatrici. Piccolo elenco: la moglie di Ahmadinejad completamente coperta dal chador nero che ha denunciato il pianto dei bambini di Gaza all’egiziana Suzanne Mubarak, dimenticando però di chiederle se il suo grande paese gli apriva le frontiere. Poi Aisha Hassan , prima dama della Somalia un paese dove si è messi a morte dopo un processo sommario, Grace Mugabe dello Zimbabwe il paese più povero dell’Africa nera. Alle mogli si è aggiunta la signora Maria Esther Reus Gonzalez, ministro della Giustizia di Cuba paese che viola costantemente diritti civili e umani. In compenso il sindaco Alemanno prima ha organizzato un bel cocktail, poi si è ricordato che era di cattivo gusto ingozzarsi al Campidoglio a pochi metri dalla Fao e ha annullato tutto. Chissà chi ha mangiato il rinfresco ordinato.  In compenso il sindaco Alemanno prima ha imbottigliato i romani in una morsa di traffico e poi ha chiesto scusa. Pare che la prossima volta invece di isolare la Fao dal resto della città faranno un corridoio di fuga. La strada dello sviluppo è lunga e tortuosa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

er più, ovvero er sindaco pasticcione

Ricordate la visita di Benedetto XVI al Campidoglio il 9 marzo? Al Sindaco Alemanno sembrava un po’ poco la solita  statuina della  lupacchiotta che allatta Romolo e Remo e decise di donare un bel terreno a via dell’Inviolatella Borghese, dentro il parco di Veio. Il dono doveva servire a don Giovanni D’Ercole (appena nominato vescovo ausiliario dell’Aquila) per il villaggio degli ercolini.  Da subito iniziarono proteste da parte degli abitanti della zona, spalleggiati da Italia Nostra, che fecero ricorso al Tar perché quell’area era stata assegnata dal demanio al Comune per destinarla a parco pubblico. La Santa Sede accortasi della situazione in cui era stata messa dal sindaco pasticcione ha deciso di fare un passo indietro. Il sindaco ne ha preso atto e ha riacquisito il terreno che sarà finalmente destinato a parco per i cittadini tutti volendo potranno passeggiarci anche gli ercolini) . Per rappezzare col papa il Campidoglio ha concesso un palazzo in via Gomenizza 81 (angolo via Teulada) dove i famosi ercolini si spera troveranno pace.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


17/11/2009 – Il MURO che non cade

era buono da mangiare piacevole a vedersi e desiderabile perché faceva acquistare intelligenza,  prese il frutto e ne mangiò (Genesi 3:6)… farò grandi le sofferenze tue e della tua gravidanza, partorirai figli con doglia  e avrai desiderio di tuo marito che dominerà su di te (Genesi 3:16)

Molti commentatori hanno notato che a Berlino, durante le celebrazioni del ventennale della caduta del muro, ne è crollato un altro: il ministro degli Esteri Guido Wastervelle ha presenziato a tutte le cerimonie, dalle funzioni religiose al concerto, dai discorsi dei Nobel e dei testimoni al pranzo, insieme al suo fidanzato. Bellissimo, speriamo di vedere presto questa normalizzazione delle coppie omosessuali anche al femminile. Come si sa, tutto quello che avviene nel mondo dei maschi è più semplice, o comunque accettato anche se ob torto collo, a differenza di quanto accade nel mondo delle donne.
Nel muro compatto fatto di uomini - nel senso di maschi - davanti alla porta di Brandeburgo  si vedeva la piccola crepa prodotta da due donne, Angela Merkel e Hillary Clinton. Entrambe le signore, con bellissime sciarpe colorate, hanno vissuto gli anni del femminismo, hanno condiviso la fatica di farsi strada in un mondo maschilista, tutte e due hanno raggiunto un grado così alto di potere politico esclusivamente per i loro meriti, l’una e l’altra sanno come scegliersi una giacca per coprire le piccole magagne che segnano il corpo di chi ha dedicato più tempo alla crescita intellettuale  che alla cura del fisico.
E’ un muro che mostra poche fessure quello che tiene lontane le donne dal potere politico.
Probabilmente è per questo che è passato come un fatto insignificante – in un paese che protesta per la libertà di stampa ma mai per il diritto ad essere informati -  quanto successo all’ospedale Sacco di Milano che, durante le interminabili vacanze di natale non offrirà l’analgesia epidurale  alle partorienti. Questo per rispettare le ferie degli anestesisti, che,  pagando 900 € , potranno essere però rintracciati.  E così Eva continua a scontare la colpa di aver offerto il frutto della conoscenza a quell’insulso di Adamo continuando a partorire con dolore. Come è noto il sistema sanitario nazionale ha inserito da pochissimo la prestazione grazie all’impegno del ministro Turco nel penultimo governo, ma il fatto che in un periodo di contrazione economica è la prima prestazione sanitaria a saltare la dice lunga sul rispetto delle donne e dei nascituri che in questo paese, che si riempie la bocca con la parola famiglia, c’è.

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15 /11/09 – Chi difende il crocefisso?

L’ultima volta che ha pianto? Mi viene sempre da piangere quando alla fine della messa cantiamo il Salve Regina. La persona scomparsa che richiamerebbe in vita? Mi vengono in mente solo persone vive che manderei a morte (Io donna intervista Camillo Langone)

La ragionevole sentenza di Strasburgo ha gettato nel panico  i cattolici fanatici italiani. Ma anche i vertici ortodossi greci hanno accusato il colpo.  L’arcivescovo di Atene ha convocato un sinodo ad hoc per dare una risposta forte a quello che viene erroneamente considerato un attacco ai simboli cristiani, e per avere più forza sta tentando un accordo con la Chiesa di Roma. Come è noto tra ortodossi e cattolici c’è una dialogo che dura da decenni con alti e bassi,  ma non è escluso che la difesa di simboli comuni possa funzionare da propellente.  I vertici della chiesa ortodossa greca temono, oltre alle sempre crescente secolarizzazione, il nuovo governo guidato dai socialisti che durante la recente campagna elettorale hanno preso l’impegno con gli elettori di tassare il ricco patrimonio ecclesiale.
La chiamata alla mobilitazione dei cristiani europei da parte della Grecia al momento non sembra aver raccolto sostenitori nel resto dell’Europa. I protestanti europei, in sintonia con quelli italiani, respingono decisamente che il crocefisso sia un simbolo identitario e/o culturale, ma riconoscendone la valenza religiosa ritengono che la sua collocazione naturale sia nella coscienza e nel cuore di chi crede.  Presto sapremo se la Santa Sede preferirà aprire alla chiesa ortodossa greca (e moscovita) o se guarderà al resto d’Europa.

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Su questo argomento anche

5/11/09 La fine della religione
9/11/09 Ogni giorno ha la sua croce
14/11/09 Guerra asimmetrica


14/11/09 – Guerra asimmetrica

Io penso che una comunità sia tanto più ricca quanto meno pesi nei rapporti civili la differenza fra credenti e non credenti. La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe dar fastidio ad alunni che pratichino altre religioni o siano atei

In questi giorni abbiamo capito che i politicastri italiani non conoscono la differenza tra l’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo che è una istituzione del Consiglio d’Europa. Che ha picchiato il nostro paese in pochi giorni su argomenti che molto hanno a che fare con la sottomissione dell’Italia alla Santa Sede. Quasi sotto silenzio è passato il caso del professore Luigi Lombardi Vallauri, docente dell’Università Cattolica di Milano, che undici anni fa non ebbe rinnovato l’incarico perché le sue opinioni furono ritenute “nettamente contrarie alla dottrina cattolica”. Lombardi  Vallauri ricorse al Tar, poi al Consiglio di Stato, senza successo. Decise allora di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che gli ha dato ragione. Il provvedimento ha condannato l’Italia per avere violato la libertà d’espressione del professore definendo “priva di motivazione e presa in assenza di un reale contraddittorio” la decisione dell’ateneo. Come si vede, il prof. Vallauri e la famiglia di Abano per la questione del crocefisso a scuola hanno percorso le stesse strade. Entrambi i dispositivi difendono i diritti individuali della persona compreso l’aspetto religioso.
Ed è davvero sbalorditivo che politici e commentatori contestino la sentenza sul crocefisso in nome dello Stato per imporre a tutti una medesima religione.
Come era prevedibile c’è stato il ricorso del governo e raccolte di firme degli eurodeputati di entrambi gli schieramenti. E’anche arrivato il sostegno, per il momento, della Grecia che si appella ai cristiani europei.
E’ probabile che la guerra dei crocefissi l’Italia (governativa/politica) la perderà a favore della democrazia (che contempla i diritti di tutti), ma la contesa sarà lunga e totalmente squilibrata. Da una parte chi crede nel diritto, e dall’altra chi legge nel crocefisso un significato religioso, culturale, politico, identitario. L’accozzaglia di motivazioni che i difensori del simbolo portano è, pur se nel lungo periodo, perdente. Un certo riserbo dei vertici della Chiesa, che comunque incoraggia gli ascari dei partiti, è forse da leggere in una eventuale preoccupazione determinata dall’aumento degli studenti di fede islamica. Se la Chiesa si espone troppo sulla difesa del simbolo religioso e del valore spirituale per gli studenti che dovrebbero esserne confortati, potrà opporsi ad un eventuale analoga richiesta dei musulmani? A meno che non voglia ricorrere alla conversione forzata (né lontana né estranea alla sua storia) dovrebbe cedere alle richieste islamiche.
Più prudente, almeno per il momento, farlo difendere dagli “utili idioti” della politica come simbolo culturale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Sull’argomento anche
5/11/09, La fine della religione e
9/11/09, Ogni giorno ha la sua croce

Segnaliamo ai lettori di No God presentazione del Rapporto annuale Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) “In un mondo che cambia: donne, popolazione, clima” - mercoledì 18 novembre ore 11.00, Sala della Stampa estera, via dell’Umiltà 83/c Roma 


12/11/09 – Integralisti

Qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico, educativo o sociale, se diventa pensiero unico produce degenerazioni (Michael Haneke, Il nastro bianco)

A via del Moretto n. 13 ieri c’era ressa. La strada, un vicoletto che parte da piazza San Silvestro, è la sede del presidio sanitario di Palazzo Chigi, e nella sala rianimazione (stanza 361) si faceva il test antidoping mediante prelievo del capello. Il promotore, l’incredibile Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli stupefacenti, è riuscito a raccogliere “bei nomi”, tra cui Casini, Binetti, Meloni. Di Pietro rivendica la paternità del progetto mentre il sindaco di Roma Alemanno già sventola il risultato del test. Mary Star annuncia che si sottoporrà anche se incinta (auguri, speriamo che sia femmina, ma che c’entra?) mentre Cicchitto, Ferrero, Boniver e Concia annunciano che mai si sottoporranno all’antidoping. Nel frattempo i talk televisivi si interrogano se il test deve essere reso obbligatorio, se è il caso che vi si sottopongano i magistrati (magari anche quelli di Strasburgo), e, soprattutto, se i renitenti debbano lasciare la politica. Temo che ancora per qualche giorno andremo avanti sul tema, sovrapponendo il gabinetto di analisi per l’antidoping ai presidi sanitari che somministrano il vaccino antinfluenzale.
Quest’ultima imbarazzante trovata ben si inserisce nel filone sessuale inaugurato con la ricerca sulle escort del capo che hanno avuto il solo scopo di squadernare la vita di donne che, piaccia o no, fanno un lavoro che non è perseguibile penalmente. Ovviamente qui si inserirà una vocina che dirà che il capo promuove le sue conquiste, e che le elette/nominate erano le preferite del sultano ma, vi prego, dite una parola anche per gli eletti/nominati. A meno che non siate in grado di fornire i curricula dei maschi meritevoli evidentemente usate lo stesso metro di giudizio. Per intanto questa “campagna etica” ha lasciato sul campo le spoglie del presidente della Regione Lazio che si è dimesso per aver subito un ricatto sessuale. In un ambiente così malsano sguazzano pesci velenosi. Si prenda il caso della Santanchè che ha deciso di intraprendere una campagna violenta contro l’islam spacciandola per lotta di liberazione della donna. Ovviamente siamo d’accordo che dobbiamo essere intransigenti con l’islam fanatico e radicale ma possiamo rimanere in silenzio con una che strappa il velo alle donne disturbandole durante le loro festività? Oppure rimanere indifferenti davanti ai vari Salvini e leghisti assortiti, benedetti dalla clericaglia televisiva, che coltivano l’islamofobia come ideologia promuovendo l’inamovibilità dei crocefissi  esasperando il cattofondamentalismo. E si può tacere dell’on. Mussolini che dice che un trans è uno scherzo della natura? Siamo messi maluccio mi sembra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi hanno debuttato on line con un sito di approfondimento politico www.thefrontpage.it , cioè la prima pagina dal titolo del film con Lemmon e Matthau. Rondolino e Velardi si avvarranno di una rete di collaboratori che rimarranno rigorosamente anonimi.


11/11/09 – Vent’anni dopo

Sono stato qui a Ovest giusto vent’anni fa, fine dicembre, e a capodanno sulla Unter den Linden fui scambiato per Pavarotti da folle ubriache per la quali intonai l’aria ovvia della gelida manina. Era la festa del grande collasso pieno di speranze. (Giuliano Ferrara,  Il Foglio)

Si dice che la vittoria ha tanti padri. Ne abbiamo avuta ampia prova durante le celebrazioni della caduta del muro. Lech Walesa era raggiante davanti alla porta di Brandeburgo mentre spingeva la prima delle quindicimila tessere del domino, scenografia predisposta a simulare il muro. Il premio Nobel polacco che, beninteso, ha il suo posto nella storia per essersi messo alla guida di Solidarnosc, ha dato il merito della fine del comunismo della caduta del muro e forse anche della scomparsa dei cattivi a papa Wojtyla. Può essere, ma a me non sembra che le cose siano andate così.  Sarò banale ma credo che il muro, e quel tipo di comunismo, sia finito per consunzione. Forse il papa polacco ha acceso qualche riflettore in più sulla Polonia, ma quel paese che pure si strinse fortemente intorno al suo vescovo, si sarebbe immerso con la stessa fiducia nelle sacre acque del Gange pur di scrollarsi di dosso l’anacronismo di quel regime. Di più. L’eccessivo entusiasmo di Walesa e la fiducia cieca nel teocrate vaticano, gli hanno fatto ben presto dimenticare molti compagni della prima ora per  consegnare il suo paese nelle mani dei nazionalisti che hanno portato al governo-presidenza dei gemelli Kazchinsky , governo caduto sotto i colpi dell’Ue per le sue posizioni antisemite il fondamentalismo cattolico le leggi punitive sulle donne. Verosimilmente anche il gemello presidente non sarà riconfermato alla carica . Di fatto la Polonia ha scontato  un isolamento culturale che altri paesi dell’area comunista hanno superato con più facilità. Naturalmente il discorso sulla fine di una epoca è molto più complesso, ma non è accettabile questa sopravvalutazione del papa, reiterata anche in momenti che tutti viviamo con solennità e commozione.
Come ovvio quasi tutti i politici italiani hanno dichiarato di aver dato un colpo di piccone proprio il 9 novembre. Un tempismo che manco Rostropovich con il suo violino….
Sul filo della vanità il sindaco Alemanno ha promosso una manifestazione piuttosto pacchiana e ha detto “quel giorno ci ha insegnato la fine del totalitarismo, del comunismo, del fascismo”.  Pare che sia stato bacchettato dall’onnipresente moglie perché ha dimenticato ateismo e velinismo. A tanto cretinismo come reagire? Con l’ironia come fa il bravo Lanfranco Pace che scrive “abbiamo conosciuto l’umidità, il caldo, l’inflazione percepiti, ora abbiamo anche il muro percepito tirato su alla svelta a piazza di Spagna per ricordare Berlino e il 9 novembre di venti anni fa. Suvvia, se c’è una cosa che percepire proprio non si può è un muro: o ci sbatte contro o lo si tira giù”.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

sul sindaco di Roma vedi 13/10/09


9/11/09 – Ogni giorno ha la sua croce

In Arabia Saudita un pedofilo di 22 anni è stato decapitato e poi messo in croce nel deserto. Aveva stuprato 5 bambini
Dio è morto. Ma il viceministro della Salute Fazio assicura fosse già affetto da patologie pregresse (www.francesco-nardi.com)
La frase “potete morire ma non toglieremo mai il crocifisso dalle aule” non può mai significare un augurio di morte per qualcuno. Come è evidente nel linguaggio comune, significa che in nessun caso riuscirete a farci togliere il crocifisso. Non capirlo è malafede. (il ministro della Difesa risponde alle (poche) critiche per il suo intervento a La vita in diretta)
Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre (Winston Churchill)

Scrive l’Avvenire che con sentenze come quella di Strasburgo l’Europa diventa terra di nessuno. Sembra essere una riflessione dettata dalla paura. A ben vedere infatti la deliberazione non è frutto del laicismo esasperato di giudici comunisti che hanno alzato il gomito (Feltri dixit), ma una sentenza europea.  Se, per una volta tutti uniti, i politici nostrani sono scattati in piedi davanti alla maestà del crocefisso e molti italiani intervistati e sondaggiati hanno dichiarato di non sentirsi turbati per la presenza dell’immagine, è perché sono fondamentalmente disinteressati al mondo che li circonda. E’ vero che noi italiani – e soprattutto romani – siamo abituati alle chiese, ai preti e alle suore onnipresenti,  al cupolone che si vede da ogni parte della città, inciampiamo nei simboli talmente spesso che neanche li consideriamo. Sono così frequenti che la geniale ministro Mary Star pensa che è il simbolo della nostra cultura e che, in qualche misura, ci caratterizza, al pari della tazzina di caffè, della pizza e del manico di bambù della borsa Gucci.  A differenza dei saggi  giudici che hanno sentenziato non di imporre qualcosa ma di non imporre qualcosa, noi italiani non consideriamo, a causa del nostro estremo provincialismo, che le persone che vengono da realtà differenti possano sentirsi escluse da un simbolo, ma, soprattutto, si chiudono gli occhi davanti alle persone educate che hanno fatto grande il paese pur non essendo cattoliche e, anche se al genio politico attuale risulta indigesto, sono innegabilmente italiane. Va per la verità detto che la maggior parte delle scuole e degli uffici pubblici – e non da oggi – hanno deciso di togliere l’effigie dai muri proprio per evitare scatenamenti di guerre non necessarie alla vita quotidiana.  Guerre volgari e ignoranti che in questi giorni vediamo in tv e dove i furbi della Cei hanno pensato bene di mandare le terze-quarte-quinte file della clericaglia lasciando a scannarsi sul logo del cattolicesimo il peggio della feccia televisiva da salotto RaiSet. La capacità politica della Conferenza episcopale del resto la conosciamo anche per la difesa che fa dell’ora di religione, che sostiene essere non confessionale ma un approfondimento della nostra cultura. Non quindi una religione ma un modo di vivere, e chi lo rifiuta respinge un pezzo fondamentale dell’identità nazionale.  Del resto lo Stato concordatario, o Vaticalia concede moltissimo al Vaticano come l’annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota che ha effetti civili e viene consentito con motivazioni che una società normale non potrebbe mai accettare. Esattamente come le Corti islamiche che ci fanno giustamente orrore. Ora ci sono i soliti intellettuali che mangiano nelle greppie di regime, qualunque regime, che per difendere il simbolo individuano che il vero problema è il finanziamento alla scuola religiosa. Alla buon’ora. E sempre i soliti soloni dichiarano che nessun altro idolo li disturberebbe, come se nelle scuole italiane ci fossero simboli di altre fedi.  Non sono esperta di religione, materia che è conosciuta soprattutto dagli atei, ma per quel poco che so di ebraismo, mai un ebreo attaccherebbe su una porta una mezuzah o esporrebbe una menorah laddove non è rispettata, indipendentemente dal suo grado di religiosità. Noi critichiamo i paesi islamici perché usano al posto del codice civile il corano mentre pensiamo che imporre in Italia un simbolo religioso in un istituto pubblico sia normale, come è normale riconoscere un annullamento di matrimonio del tribunale rotale.  Approfittando del furore razzista di una parte degli italiani che pensano di usare la croce come una clava da spaccare in testa al presunto terrorista che lava i vetri al semaforo, molti sindaci hanno cominciato a distribuire croci. A Roma un consigliere comunale, peraltro fino allora sconosciuto anche a me che sono attentissima alla politica locale, ha distribuito crocette fuori le scuole conquistandosi due righe sui giornali.
Anche questa frenesia dei nuovi crociati ricade sulle spalle dei cittadini che intanto pagheranno la moltiplicazione del suppellettile. Come per l’analisi del capello dei vari sindaci (che fanno gli sciacalli sulle stronzate dei colleghi), pari a 500 € cadauno pagate dal Coni, ente pubblico che si succhia il nostro Irpef.
Siamo lontani, parecchio lontani, da quei Paesi che prendono in carico la vita dei loro cittadini. Pensiamo alla vicina Francia e ai paesi del nordeuropa che accolgono ogni neonato con cospicui assegni e, soprattutto, mettendogli a disposizione da subito nidi per consentire ai loro genitori di continuare una vita produttiva, o la Spagna che ha deciso di estendere alle sedicenni il diritto di abortire senza ricorrere alla tutela della famiglia che, in alcune particolari condizioni, potrebbe interferire con le loro decisioni, o la Gran Bretagna che per tutelare i giovani da gravidanze precoci  piuttosto che dal bullismo omofobo introdurrà l’educazione sessuale nelle scuole. Piccoli esempi che cozzano con l’indifferenza che vediamo da noi, dove addirittura i medici scelgono di non vaccinarsi fregandosene di contagiare (forse) i loro clienti.
Concludendo, il crocifisso addosso ce lo porteremo ancora per un po’, per cui potrebbe esserci di conforto quanto scrive Emilio Gentile sul Sole 24 Ore: “… come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasto in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto “una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato… e molto probabilmente si sarebbe spenta senza lasciar traccia di sé”. Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI”
E questo per chi si è riempito la bocca dicendo che il crocefisso è la nostra identità culturale.

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5/11/09 –  La fine della religione


5/11/09 –  La fine della religione

Il pastore cerca sempre di persuadere il gregge che il loro interesse e il suo coincidono (Stendhal)ù
La religione è l’oppio dei popoli. Lo ha detto Marx a Bruno Vespa per il suo ultimo libro (www.francesco-nardi.com)
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione)

Il crocefisso diventò obbligatorio quando il fascismo decise che la religione cattolica era di Stato. La Costituzione nel 1948 sancì l’uguaglianza delle religioni davanti alla legge, successivamente la revisione del Concordato nel 1984 migliorò la situazione, ma solo formalmente. I vantaggi della revisione, tra cui la fine della congrua obbligatoria sostituita dall’8 per mille opzionale o l’obbligo dell’ora di religione trasformata in facoltativa, sono stati vanificati da modifiche legislative e da cavillosità burocratiche.   
La decisione della Corte di Strasburgo è ineccepibile, anche se sappiamo già che non verrà rispettata.  Per il momento però, perché la religiosità che viene difesa coi simboli inchiodati ai muri, con i preti che a pasqua benedicono addirittura la porta che non gli apri, che scampanano fastidiosamente, che difendono l’ora di religione nella scuola attribuendogli poteri taumaturgici, sono morenti.  Quando si accredita che un simbolo religioso rappresenta la tradizione, l’abitudine, la consuetudine, addirittura l’identità, quando si sostiene che se non ti piace non lo guardi tanto non significa niente, vuol dire che non c’entra con la religione, e che presto finirà come finiscono le usanze. Una mattina ci sveglieremo e ci accorgeremo che imbiancando i muri dei tribunali, delle scuole, degli uffici pubblici, non è stata riappesa l’immagine, e constateremo che era una cosa che non serviva , inopportuna,  come oggi la mia cartella  di (vera) pelle verde delle elementari sarebbe fuori epoca sulle spalle dei ragazzini che utilizzano zainetti colorati.  
E’ evidente che alla politica italiana non frega nulla di questo, le tante pagine della sentenza di Strasburgo non le leggeranno neanche sotto tortura come non leggono né studiano anche altre cose e si vede. Chiacchiereranno per un po’ dell’inamovibilità del suppellettile con la stessa superficialità di cui parlano delle nostre vite. Ben più politiche le prese di posizione dell’altro Stato italiano, quello del Vaticano, che per bocca del cardinale Walter Kasper , presidente del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani,  avverte che “la laicità è legittima perché viviamo in una società pluralista  nella quale convivono diverse idee e dobbiamo avere tolleranza e rispetto verso gli altri”. Da crisi diplomatica l’intervento del Segretario di Stato che ha inteso rispondere addirittura all’Europa per una condanna che riguarda l’Italia. 
I nuovi crociati del cattolicesimo, quelli che accreditano il simbolo come un pezzo di legno con su un pupazzo (tra l’altro offendendo i sentimenti religiosi dei veri cattolici), pensano di usarlo come una arma contro l’invadenza islamica. Non li sfiora nemmeno che la barriera agli  Stati teocratici è promuovere “il principio di laicità,  l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”.  Su questo modo di trattare uno dei loro simboli religiosi, i cattolici non rispondono. E’ forse un segno che sono molto meno numerosi di quel che si pensa.

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Democrazia, Laicità, Diversità – 11 novembre ore 17.30, Camera dei Deputati, Sala della Mercede, Via della Mercede 55  www.hansjonas.it


3/11/09 –  Mr. Europe

Ci sono dei momenti in cui il mondo si diverte, tutti ridono, scherzano, fanno casino. E invece tu ti senti sola, sola da morire. Pensi che nessuno ti capisce. Ma può bastare un attimo e ti senti di nuovo 3 metri sopra il cielo (dal trailer del film Amore 14,  di Federico Moccia)

Massimino D’Alema da un po’ di giorni si sente tre metri sopra il cielo. Il premier infatti ha deciso, per una volta, di comportarsi come un politico normale e ha dichiarato che se ci sarà un gradimento europeo sponsorizzerà baffino all’importantissimo ruolo. Certamente toglierselo dalle scatole sarebbe una opportunità per la politica italiana, in primis per il neosegretario del Pd, altrimenti costretto a tenersi il corvaccio sul groppo. Perché pur se la leggenda dice che D’Alema è intelligentissimo,  politicamente ha contribuito più a rompere che a costruire, distruggendo qualsiasi esperimento non lo vedesse al comando.  Dovrà vedersela però con un altro leader del gruppo socialista europeo, obiettivamente molto più preparato di lui, che, secondo me, se avesse la meglio potrebbe stroncare definitivamente le gambe a Massimino.  E’ David Miliband, ministro degli Esteri del governo Brown, nato nel ’65, figlio di Ralph uno dei più noti studiosi del marxismo, a sua volta figlio di un ebreo polacco che combatté i nazisti nell’Armata Rossa e sepolto accanto a Carlo Marx nel cimitero di Highgate.  A vantaggio di D’Alema c’è il fatto che non ha nessun’altra ambizione né possibilità che quella di fare il ministro degli Esteri europeo, Miliband potrebbe aspirare alla leadership del suo partito.
L’italiano ha una visione piuttosto antiquata, che tiene molto alla realpolitik (ricordate la Serbia e i bombardamenti sui civili?), l’inglese  sembrerebbe più attento alla dimensione etica.  E’ molto probabile che l’inglese presto non avrà il suo partito al governo che – quasi sicuramente – andrà ai conservatori di Cameron i quali non considerano al centro del loro cuore l’Unione europea.  Quel che è certo è che in Europa continuerà a dominare l’asse franco-tedesco che potrebbe lavorare meglio con D’Alema.  Per entrambi i candidati conta il peso che i rispettivi paesi metteranno nella loro promozione, e come è noto il nostro premier è molto umorale e, va ricordato, promuovere D’Alema vuol dire rinunciare al commissario ai Trasporti, l’opaco ma fedele Antonio Tajani.
Il post comunista italiano non è stato, da ministro degli Esteri, molto equilibrato, anzi ha sempre parteggiato per una parte ad esempio nel conflitto israelo-palestinese (in linea con la tradizione d.c. – p.c.i. che è il brodo di coltura del politico).
A tutto ciò va aggiunto che D’Alema, nonostante le sue ambizioni, ha fatto pochi progressi nello studio dell’inglese, il che, con tutta evidenza, è un notevole svantaggio a meno che non voglia costantemente camminare con la bravissima interprete Chiara Ingrao nel taschino.
So che la mia opinione conta meno di nulla, esattamente come quella di qualsiasi cittadino costretto a subire una classe politica che non occorre descrivere visto che è sotto gli occhi di chiunque, ma voglio lo stesso scrivere che per me D’Alema dovrebbe salire sulla sua bella barca e circumnavigare la terra una volta poi un’altra e poi un’altra. Non solo per lui auspico un lungo periodo di riposo, è ovvio, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare.  

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1/11/09 – Palpiti

Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità (A. Gide)
Bello/bello e impossibile/con gli occhi neri e il suo sapor  mediorientale…
…è uno strano dolore morire di nostalgia per qualcosa che non vedrai mai (A.B.)

E’ evidente che il triste caso del presidente della regione Lazio è esploso adesso perché adesso era utile a qualcuno, prima o poi sapremo a chi. Presto l’ex governatore  tornerà al suo posto in rai, magari parteciperà ad un porta a porta dove spiegherà perché – forse – ha scelto di farsi ricattare, probabilmente scriverà un libro che andrà a ruba e questo sarà uno dei tanti momenti difficili che capitano nella vita ma che poi finiscono.
Su Novella 2000 un amico di Natalì racconta che il presidente passava spesso la sera per fare un bagno caldo, guardare la televisione in accappatoio, parlare della giornata di lavoro e della famiglia. In cambio di questo calore sembra che aiutasse l’ospitale amica a pagare il mutuo della casa in Brasile. Giornali e talk show sono unanimi  nel dire che la vita privata ognuno se la gestisce come crede, però sulla punta della lingua c’è il veleno. Perché mai Marrazzo che pure aveva soldi, potere, una moglie bellina, andava con quel mascherone zinnuto? E certo non mancano le spiegazioni degli espertoni: omosessualità non confessata, identità fragile, ricerca della trasgressione ma anche del relax. Probabile, ma che importa dirlo. Resta il fatto che abbandonarsi tra le braccia di una persona che non chiede, morbida e avvolgente, magari un po’ cicciotta e imperfetta ma che ci rassicura sulle nostre performance, è quello che tutti cerchiamo. Qualcuno questo calore lo da gratuitamente a uomini o donne che ne gioiscono, altri lo pagano, ma è questo il problema?
Bello sarebbe stato se  Marrazzo avesse convocato una conferenza stampa per dire “ si, vado con i trans, questi sono i miei gusti sessuali, sto bene così”. Si potrebbe obiettare che lui ha una moglie, ma chi l’ha detto che tutte le famiglie devono essere quelle del mulino bianco? E poi esiste questo mulino bianco?  E ancora, siamo sicuri che le mogli (o i mariti) che amano non capiscono?
Se il presidente avesse parlato avrebbe in un colpo solo vendicato tutti quelli che hanno amori un po’ veloci, a tempo limitato,  passioni difficili,  rapporti condivisivi. Che sono compatiti dai parenti serpenti perché non ti sei riprodotto come un coniglio e non vivi col patema d’animo di come tenerti stretto il marito. Cari signori dei talk show che vi chiedete come sia il sesso ( e l’affetto e l’amore)  al di fuori della capannina che vi siete costruiti per assoggettarvi alla normalità, è bene che sappiate che in molti non hanno  la famigliola del mulino bianco ma il cuore, a volte, batte forte.
Dispiace che in questo Paese non si può dire a voce alta.

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Vedi anche sotto, al   26/10/09 –  Sessuofobici


30/10/09 – Montalto di Castro, Italia

Una storia firmata dal regista di Oggi sposi Luca Lucini, con l’inno di Mameli al femminile e l’augurio di un futuro in rosa. Ma l’ultimo spot di Calzedonia, azienda in cui lavorano 1.500 donne e che ha venduto 30 milioni di calze e collant nei primi 7 mesi del 2009, ha fatto subito discutere. Richieste di ricorso all’authority, polemiche tra sottosegretari, dubbi sull’opportunità dello sfruttamento pubblicitario dell’inno nazionale. Ma vi ricordate cosa fece Jimi Hendrix a Woodstock con quello americano? E Brian May dei Queen con quello inglese? (Magazine)

Di episodi simili ce ne sono veramente tanti, ma quello di Montalto di Castro ha raggiunto livelli che – almeno io – non credevo possibili. I fatti: il 31 marzo del 2007 otto giovani stuprano una 15enne. Il sindaco Salvatore Carai, zio di uno del branco, fa stanziare dalla giunta 40mila € per pagare la loro difesa. Anna Finocchiaro ne chiese  l’allontanamento dai Ds, si prese un “talebana del cazzo” e naturalmente non ci fu espulsione dal partito. Fassino, in quel periodo segretario, ne chiese l’esclusione dalle liste per il congresso di fondazione del Pd, ma con la voce così  bassa che non venne sentito.  Alcune donne del Pd, neanche troppe,  hanno chiesto a Carai di ritirare il suo nome dalla lista per le primarie del Pd, ma anche questa volta senza successo.
Gli otto stupratori, nel frattempo qualcuno è diventato maggiorenne, si sono detti pentiti, hanno promesso di non farlo più, è stato sospeso il processo e i ragazzi sono stati affidati ai servizi sociali.  Insomma, hanno confessato che la ragazza non era consenziente. Nonostante ciò l’intero paese ha messo al bando la ragazza che, tutto sommato, si è divertita pure lei, se l’è cercata, va in giro con la  minigonna,  in definitiva è una facilotta. 
Il caso di Montalto di Castro è la punta tagliente del disprezzo per le donne che si respira nel Paese, e certamente che a guidare questa onda di limo sia il sindaco, cioè la politica, non aiuta. Pare di essere tornati ai tempi in cui la violenza sessuale era un reato contro la morale, contro la vittima che provoca i suoi violentatori. Fino a qualche anno fa sembrava che pur se non sconfitta, questa concezione della vita fosse in diminuzione. Forse questa malattia predatoria è insita nel maschio. Forse è impossibile debellarla. Forse non è possibile frenare la natura cacciatrice dell’uomo. Sarebbe opportuno non chiudere gli occhi davanti a chi denuncia il dolore per un Paese che degrada, né respingere l’utilizzo dei farmaci così come stanno facendo paesi civilissimi come la Francia, la Spagna, il nordeuropa. Soprattutto uscire dalla poltiglia in cui grazie alle caste politico-giornalistiche siamo immersi, e lavorare ad una operazione culturale che ricordi al Paese che le donne non sono solo corpi da depredare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

(vedi anche 29/9/09 –  Gli uomini non cambiano)


28/10/09 – Cambiamenti ?

Vauro nella vignetta di prima pagina del “manifesto” di domenica non resiste e fa dire a Franceschini, assieme a Bersani e Marino, nella posizione a 90° dei centometristi ai blocchetti di partenza: “ok ragazzi, ma siamo sicuri che non ci sia Marrazzo?” La paura del diverso si sublima in battute aggressive e rivelatrici. La legge sull’omofobia, nonostante il lavoro di Concia, non è passata. Ora si capisce perché. (Cinzia Leone)
Lo vedi, lì c’è Marino, la sagra c’è dell’uva…s’annamo a mette lì, Nannì Nannì

Prima di tutto auguri a Pierluigi Bersani per l’inequivocabile risultato popolare riportato alle primarie, vincitore nonostante fosse tra i tre quello che meno credeva a questo espediente parademocratico per scegliere il segretario. La strada che il simpatico dovrà percorrere è ripida, ma il dossier più scottante sembra essere quello del rapporto col mondo cattolico.  Enrico Letta e Rosi Bindi, entrambi cattolici e candidati alle precedenti primarie che videro vincente Veltroni, raccolsero allora il 24%. In questa competizione Franceschini, cattolico e passatista nonostante qualche sparata elettorale  maramaldesca, ha raggranellato il 34%. Non potrà essere sottovalutato dal nuovo segretario il risultato di Marino, un rotondo 14%, votato anche - e senz’altro i vertici del Pd ne sono a conoscenza - da non elettori o elettori tiepidi del partito. La sua battaglia sul biotestamento lo ha reso popolare tra quelli che non ne possono più delle continue e sempre maggiori ingerenze della Chiesa, che viene soddisfatta bipartisanamente in campo cosiddetto etico ed economico. Anche Marino, come non ha mai smesso di ricordare fino alla noia - allontanando peraltro possibili elettori annoiati dall’inutile cantilena -  è cattolico, ma come Prodi è un cattolico adulto che non piace alla Chiesa e sta sulle palle ai movimenti cattolici.  
Se è vero che siano stati i governi Berlusconi che hanno concesso le prebende più generose alla Chiesa come l’accordo siglato tra Cei e ministro della Cultura (in quel momento Urbani) per la tutela dei beni culturali di interesse religioso, o il provvedimento che esonerava gli enti ecclesiastici  dal pagamento dell’Ici, è altresì vero che nel pur breve periodo di governo di centrosinistra non si siano corretti questi provvedimenti (per la verità il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ci tentò, ma gli venne eretto un muro, alzato anche da rifondazione comunista e dal presidente della Camera Bertinotti che con tutta evidenza preferirono attribuire soldi alla Chiesa piuttosto che ai lavoratori ed anche per questo sono stati giustamente puniti dagli elettori). Capita l’antifona i tre hanno sgomitato a definirsi laico + 1, anche se nessuno dei tre ha osato dire che dirsi laici in un paese concordatario ha poco senso. Adesso Bersani, forse il  più agnostico dei politici in circolazione insieme ai suoi grandi elettori Massimino l’antipatico D’Alema e Nicola l’amatissimo Latorre,  da un lato deve soddisfare la richiesta di libertà degli ignaziomariniani  e  un eventuale accordo elettorale con l’Udc di Casini, che certamente ha un punto di vista diametralmente opposto. E’ probabile che i nostri (tiepidi) auguri non gli basteranno.
Intanto la terra continua a ruotare, e in questi giorni due professori hanno destato la nostra attenzione. Luigi Lombardi Vallauri, docente dell’Università Cattolica di Milano, undici anni fa non ebbe rinnovato l’incarico perché le sue opinioni furono ritenute “nettamente contrarie alla dottrina cattolica”. Lombardi  Vallauri ricorse al Tar, poi al Consiglio di Stato, senza successo. Decise allora di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che gli ha dato ragione. Il provvedimento condanna l’Italia per avere violato la libertà d’espressione del professore e definisce “priva di motivazione e presa in assenza di un reale contraddittorio” la decisione dell’ateneo.  Più ordinaria invece la vicenda di Antonio Caracciolo, 59 anni, ricercatore di Filosofia del diritto all’università la Sapienza di Roma, gestore di 33 blog , coordinatore provinciale dei club di Forza Italia a Seminara (RC).  E’ convinto che sia una leggenda che nei campi di concentramento siano davvero esistite le camere a gas. Non è il primo non sarà l’ultimo a sostenerlo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

http://www.laboratorioroma.it/canzone%20romana/nanni.htm


26/10/09 –  Sessuofobici

Bisogna ave’ er coraggio de’ di’ le cose come stanno. La nostra società è schiava del dogma dell’eterosessualismo coatto imposto da un sistema che pare dominato dar cattolicesimo imperante in cui nessuno, in realtà, confida più (Massimo Marino detto el vole’, conduttore scaciatissimo di ViviRoma programma che va in onda dalle 2 di notte in poi sulle emittenti laziali, animatore di liste civiche (a favore di Veltroni e Marrazzo), fortemente impegnato per l’utilizzazione delle cellule staminali per la ricerca scientifica)

Quando si parla di islam moderato con il quale dialogare, quando si spera nella tregua in medio oriente, quando ci si illude sulla pace, generalmente si guarda verso la Giordania di re Abdallah, figlio del mai troppo compianto re Hussein. Nella sua recentissima visita in Italia il re, accompagnato dalla bella e capace regina Rania, singolarmente non è stato accolto dal premier in “vacanza” dal suo amico Putin.  Più che uno sgarbo una vera e propria idiozia che nessuno nel governo e soprattutto nell’informazione ha rilevato. Che la politica sia ormai ridotta ad un mero esercizio di arroganza da parte della maggioranza e una totale assenza dell’opposizione è cosa nota e sembra per il momento immutabile. Quello che aggrava, se possibile, ancora di più la situazione è l’ondata sessuofobica che ha invaso l’informazione. Eserciti opposti si affrontano a colpi di diffamazioni personali utilizzando giornali - e giornalisti che un tempo si occupavano di politica -  che si sono specializzati nel gossip sessuale. Sorprende, come nell’ultimo caso che ha visto primo attore il presidente della Regione Lazio, che si indaghi in largo e lungo sulla passione dei maschi per i transessuali   - addirittura un quotidiano ha stilato una classifica, lolite a destra trans a sinistra – ,si mappi la città di Roma  sui percorsi del “vizio”, ci si soffermi sulle reazioni della moglie del porcaccione, e si dedichino poche righe ai carabinieri presunti ricattatori e a quello che al momento sembra l’unico gravissimo errore del presidente, cioè aver ceduto al ricatto senza denunciarlo per tempo proprio mentre si chiede a noi piccola gente di denunciare usurai, estortori, violenti e violentatori.
Non è indispensabile stabilire chi per primo ha cominciato la guerra delle mutande, quello che è utile però, è vedere a cosa sta portando questo guardonismo moralista. Né la signora D’Addario né la Corte costituzionale hanno scalfito di un etto il granitico governo, messosi in discussione da solo sulla questione economica, l’unica che può creare fratture con i suoi elettori.  Le partite Iva e le piccole imprese hanno smosso più di mille escort, e le domande che i media dovrebbero fare al governo sono se intende rimanere immobile come Tremonti  propone e impone, se bisogna spendere e spandere come sta facendo Obama, se bisogna tagliare drasticamente le tasse come ha dichiarato Merkel presentando il nuovo esecutivo.  Ma il giornalismo pettegolo fa vendere ed è utile in assenza di idee da una parte e dall’altra. Non ci resta che aspettare chi si stufa prima delle stronzate.
La sessuofobia è una vera e propria malattia mentale che alberga nella testolina del teocrate vaticano che, ricevendo i farmacisti cattolici (sicuramente esisteranno anche i farmacisti romanisti, laziali e puttanieri ), ha intercesso per loro affinché possano obiettare su quei farmaci mortiferi come la cosiddetta pillola del giorno dopo. Come si sa la pillola del giorno dopo la compra chi ha peccato il giorno prima quindi il papa in maniera subliminale si riferiva a chi fa sesso. E’ probabile che il criptoclericalismo governativo accolga l’ultima scemenza papale, nel caso sarebbe equa la richiesta di obbligare i farmacisti obiettori a non vendere preservativi, stimolanti, ritardanti,  lubrificanti, vibratori, anellini… e tutte quelle cose che fanno più divertente il sesso ma che non servono strettamente alla riproduzione. Oltre alla scritta a caratteri cubitali sulla vetrina: qui si obietta. Io non voglio contribuire con la mia connettivina, aspirina, cerotti, ad ingrassare un sessuofobico. Che si curasse la testa coi soldi suoi.

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23/10/09 - Vivement dimanche

Palle – disse la regina – se le avessi sarei io il re !  

Cosa fare domenica 25 ottobre durante le primarie del Pd? Qualcuno andrà a votare per Marino abbagliato dalla presunta laicità del politico. Io non voterò, per prima cosa perché non mi sembra serio votare per il segretario di un partito che non è il mio, potrei farlo magari per un possibile candidato premier. I tre aspiranti segretari sono l’espressione di un monolite, perché – è bene ricordare – che queste primarie non hanno consentito la candidatura di Pannella (che avrei votato volentieri) e di Grillo; e questo è grave per un partito che vuol chiamarsi democratico. I tre concorrenti non hanno detto una parola che è una sulle clamorose assenze del loro gruppo che hanno consentito il varo dello scudo fiscale, cioè il megacondono per gli evasori. Perché nel loro pestarsi ridicolmente i piedi nel banale confronto fatto alla tv di partito che neanche tutti gli iscritti conoscono, non hanno fatto cenno alla questione morale che pure li ha visti protagonisti in Campania e in Puglia. Perché non hanno espresso una idea né sull’economia né sulla giustizia, né sulla politica internazionale, né sui diritti civili. Marino, che si dichiara laico, aprirebbe sul biotestamento e sulle unioni omosessuali, ma confonde i diritti civili con la laicità. E’ probabile che Marino sia il meno coinvolto negli apparati di partito, è possibile che sia in buona fede, è credibile che sia meno provinciale, ma i buoni propositi del medico sembrano essere poca cosa per guidare un condominio, figurarsi un partito che dovrebbe opporsi a Berlusconi. I tre sono incredibilmente lontani dal mondo reale, e sembrano rappresentare bene quella classe di borghesucci che orecchiano i discorsi politicamente corretti ma mostrano la loro incoltura, per intenderci quelli che vanno a lavorare in bicicletta perché è un mezzo che non inquina ma pedalano sui marciapiedi, che amano gli animali e ti impongono le cacche dei loro fuffi perfino sugli autobus, che danno del tu alla romena ma si guardano bene dal versarle i contributi.
Ma, nessuna crisi di panico, il 25 ottobre si possono fare tante cose.
Si può andare a fare una passeggiata a Trastevere, in via della Lungaretta, e rendere omaggio alla memoria di Giuditta Tavani Arquati. La targa marmorea a lei dedicata, fu coperta con uno strato di calce dopo il Concordato del 1929 e venne recuperata solo dopo la Liberazione.
O anche partecipare alla Giornata nazionale dello sbattezzo dell’uaar, che ricorda, a distanza di dieci anni, quando la Chiesa cattolica venne obbligata dal Garante della privacy ad annotare sul registro dei battezzati la volontà di Luciano Franceschetti, allora segretario dell’uaar, di non appartenerle più. Un atto importante quello dello sbattezzo, politico e civile, che spunterebbe la pretesa della Chiesa di sostenere che il 96% degli italiani sono cattolici.
Io invece passerò una giornata allegra, perché il 25 ottobre compio gli anni e si sa, qualche regalino lo ricevi sempre e qualche dolcetto con gli amici lo mangi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

http://www.claudiocolombo.net/Dvd/finalmentedomenica.htm
http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm
http://www.uaar.it/news/2009/06/08/ottobre-giornata-nazionale-dello-sbattezzo/


21/10/09 – Pagliacciate turchesi

Due casi che hanno fatto gran rumore: il primo riguarda il pedinamento del giudice Mesiano da parte di Canale 5. Il secondo riguarda l’accusa rivolta a Augias di essere stato una spia dei cecoslovacchi. Del giudice milanese abbiamo scoperto che come cittadino tifava per Prodi e che usava calzini color turchese. Del secondo sappiamo che forse ha fatto colazione con un funzionario di una ambasciata di un paese dell’est. Dopo le escort è un altro passo avanti del giornalismo di inchiesta. Continuate così cari amici combattenti, e finalmente si avvererà un sogno del ’68 e una risata vi sommergerà. (Peppino Caldarola, Mambo)

Per prima cosa vorrei dedicare una riga al turchese, che è un minerale di colore dal verde al celeste col quale si fanno dei bei monili.  Parola che deriva dal francese turquoise , cioè originario della terra dei turchi. I giacimenti più ricchi della pietra si trovano in Iran da cui il colore di tante moschee.  Questo per dire che i giornalisti diffondono false notizie sui pedalini del giudice che, come sa chiunque utilizzi la lavatrice, erano probabilmente dei calzini da tennis stinti da una canottiera blu. Falsità reiterata dal segretario del Pd che si è presentato con l’orrida calzetta cilestrina a bracarella dimostrando pure il suo pessimo gusto.
Allora, abbiamo appurato che dei tre candidati alla segreteria Pd, Franceschini è da cassare per la sua mancanza di stile, poca serietà, eccesso di deriva pagliaccesca.  Bocciato, anche perché molti  dei suoi sostenitori hanno dichiarato che se vincono gli altri se ne vanno, come i bulletti che si portano via il pallone quando non segnano.  Poi c’è Bersani,  forse potrebbe fare delle riforme, ma sarebbe inchiodato ai giochi di astuzia che D’Alema fa per non annoiarsi e che hanno immobilizzato il paese da almeno venti anni. Infine Marino che è l’unico parlamentare del centro sinistra a non avere spocchia nei confronti dei radicali, dice di essere laico ma ogni tre per due ricorda di essere cattolico.  I giudizi che ho dato sui tre sono superficiali? Lo ammetto, ma ad ascoltare i tre è difficile farsi una idea di quello che hanno in mente per opporsi al premier. Eppure – sempre secondo me ovviamente – punti di debolezza Berlusconi li sta mostrando. Intanto sulla politica internazionale dove è evidente un allentamento con gli Stati Uniti  proprio mentre la presidenza Obama è vicinissima, come mai prima, alla Ue.  E anche in Europa, dove il presidente è sempre più distante  da Merkel e Sarkozy, e con Brown non ci sono gli stessi afflati avuti con Blair. L’idea berlusconiana di porsi al centro del Mediterraneo grazie al suo pendant con la Libia, sembra essere una idea fallimentare, così come l’asse con i paesi dell’est un po’ bruciacchiato dalla competizione con la Polonia per l’elezione del presidente del Palmento europeo. Inoltre il premier comincia ad essere finalmente prigioniero del suo conflitto di interesse, la commistione tra affari politici ed economici comincia ad emergere (si pensi alla commistione rai-mediaset), così come risulta evidente la frattura fra classe dirigente e lavoratori. Mi sembra che a questi pochi punti di fiacchezza, nessuno dei tre candidati abbia proposto delle alternative, mentre hanno mostrato con dovizia di particolari i loro conflitti  e le loro debolezze caratteriali.
In estrema sintesi sembra che il Pd si vada configurando, chiunque ne sia il segretario, come un partito borghese di sinistra che mantiene le distanze dal mondo reale. Dai poveracci , per intenderci la maggioranza di noi, che la mattina ci alziamo per andare a lavorare, saliamo sulla metro puzzolente, facciamo la fila alla posta, ci scontriamo con impiegati frustrati dalle stesse cose che feriscono noi e che si sfogano su altri poveracci. Ricapitolando, il Pd è la borghesia che si è impossessata della sinistra italiana e che è responsabile della fine del socialismo e della modernità. E anche della fatina di Pinocchio, quella coi capelli turchini.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=DTiyHUx19tQ


19/10/09 -  Ridicolaggini

L’Italia non è mai stato un paese laico. La laicità nasce dal conflitto religioso, dalla pluralità delle visioni della morale. Noi invece siamo vissuti nel contesto che tratteggiò già Machiavelli, con Santa Madre Chiesa che ripara l’Italia dalle guerre religiose, tenendola però in una incubatrice storica . Peraltro in questo periodo la stessa idea di Unità d’Italia, operazione laica che si era realizzata sul piano della letteratura e della cultura molto prima che su quello della politica,  mi sembra messa in stato di revoca, non dico nelle intenzioni ma senz’altro nella suggestione, dalle logiche convergenti della Santa Sede e della Lega. (Giacomo Marramao)

Questo non è un paese per deboli di stomaco.
Non facciamo in tempo a digerire  le ultime dichiarazioni di Gelmini sulla religione a scuola che si scatena Farefuturo sull’ora di islam. Secondo il viceministro delle Attività produttive  Adolfo (sic) Urso serve per l’integrazione, garantisce la libertà religiosa e italianizza l’islam.  Porsi il problema del benessere degli immigrati è sicuramente lodevole, ma proprio con la religione a scuola?  Già nel 2006 Giuseppe Pisanu , in quel periodo ministro dell’Interno, aveva proposto alla Consulta islamica l’introduzione dell’insegnamento dell’islam come materia facoltativa.  Ma oggi la Consulta, con Maroni ministro, è stata soppressa, e nessuno a Farefuturo si è premurato di sapere cosa pensano i musulmani italiani. Siccome in Italia si scimmiotta, viene citato l’esempio Sarkozy. In realtà già da ministro dell’Interno monsieur le président aveva previsto la formazione di imam francesi con provate conoscenze giuridiche e culturali con lo scopo di limitare nuclei di fondamentalismo. Purtroppo dalla Francia non si prova a copiare la laicità che contraddistingue quel paese, che mai proporrebbe un insegnamento religioso nelle scuole. Incongruente la proposta anche per la scelta: in Italia ci sono immigrati dell’est di religione ortodossa, molti asiatici probabilmente interessati ad altro, senza considerare che esistono anche italiani con altre fedi. E naturalmente la maggioranza di agnostici e atei che, almeno ufficialmente, non hanno nessuna voce (ma su(lla maggioranza di) questi bisognerebbe fare un discorso a parte, considerato che è la loro ignavia e conformismo che li porta ad essere trasparenti).
Notevole la reazione  del ministro dell’Agricoltura Zaia, che propone ora di cattolicesimo obbligatoria per i piccoli musulmani. Neanche originale, i domenicani facevano le ronde per raccogliere gli ebrei e portarli nelle chiese anche per tutta la notte…  ma interessante anche quello che dice D’Alema che è convinto che oggi chi non segue l’ora di religione a scuola usufruisce di un’ora di educazione civica. Insomma, sembra che tra proponenti e avversari si parli della materia a grugniti. Come al solito i giornalisti nostrani,  servi compiacenti del potere anche se di tanto in tanto manifestano per lagnarsi della loro condizione di schiavi,  compulsano presidente della Cei e vescovi come se piovesse, anche se, ovviamente, non dovrebbe competere a loro la risposta.  Con simili pensatori arriveremo ben presto a quell’Eurabia paventata da molti. Soprattutto patiranno i laici musulmani che vengono completamente ignorati e che magari hanno lasciato i loro paesi per fuggire dalle teocrazie. Le religioni, e soprattutto i sostenitori inconcludenti delle religioni che niente sanno dell’integrazione ma magari pensano all’assimilazione, devono fare un passo indietro,  guardare agli altri paesi dell’Occidente, prendere atto che a scuola si va per studiare, e che la felicità e il benessere dei cittadini, tutti anche quelli stranieri, passa attraverso le pari opportunità, fra cui anche la libertà religiosa, ma questo è scritto nella nostra (traballante) Costituzione.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

 

19/10/09 – Pellegrinaggi

Fra pochi giorni (9 novembre) saranno venti anni dalla caduta del muro. Per i lettori di Nogod una piccola guida per un “pellegrinaggio” a Berlino. 

Porta di Brandemburgo, quella dove l’11 novembre dell’89 i berlinesi, impazziti di gioia, passavano e ripassavano. Entrate nello Stillraum, la stanza del silenzio, creata nel 1994. L’ingresso è sotto l’arco. La stanza è piccola e bisogna stare in assoluto silenzio. Per riflettere e sentire, forte, il peso della storia.

Museo della Stasi, è il palazzone del film Le vite degli altri. Sulla Normannenstrasse , tante finestre e tante stanzette con scrivanie, oggi vuote. Era una centrale di ascolto piena di registratori, microspie, prese elettriche. Vi darà dolore e angoscia.

Kunst und Kalter Krieg , al Deutsches Historisches Museum la mostra l’Arte e la guerra fredda. Artisti tedeschi dell’est e dell’ovest si confrontano.  Prima di approdare a Berlino la mostra è stata a Los Angeles ed è stata acclamata dal New York Times.

Checkpoint Charlie, era l’unico punto di passaggio tra est e ovest, il confine dove “la città diventava muta, sorda, cieca”. E’ un po’ un trabocchetto per i turisti e ti vendono le magliette con scritto “state lasciando il settore americano”. Ma, ricordate?  Parliamo di un pellegrinaggio.

Oberbaumbrucke , è un ponte. I poliziotti del popolo, i vopos, stavano sulle torrette e sparavano su chi provava a fuggire.  

Castello di Babelsberg, è a Potsdam. Qui venivano scambiati i prigionieri della guerra fredda.

Neues Museum, riaperto sabato 17 per ricordare i venti anni con la bellezza. Si trova nella (ex) parte est della città, oggi pieno centro. Il museo venne svuotato (e saccheggiato) nel 1939 e nel 1943 fu gravemente danneggiato dai bombardamenti. David Chipperfield, l’architetto inglese che ha diretto il restauro del museo, ha inserito elementi e materiali moderni dove c’era da ricostruire ma ha lasciato le tracce dei buchi dei bombardamenti. Ad accogliervi il busto di Nefertiti, arrivata in Germania dall’Egitto nel 1912. Da vedere, perché una cosa bella è una gioia per sempre!

Aviva De Benedetti e Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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15/10/09 - Sentenza arbitrale

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

Nel numero di ottobre di Shalom, mensile ebraico di informazione e cultura, leggo che le iscrizioni alla scuola ebraica di Roma sono aumentate dell’8%, e, caso piuttosto singolare nella storia dell’istituto, molti iscritti approdano dopo aver frequentato una scuola pubblica. L’incremento è in parte dovuto al fatto che la elementare Vittorio Polacco, la media Angelo Sacerdoti e il liceo Renzo Levi sono oggi accorpate in un unico edificio molto bello e funzionale dove i ragazzi possono disporre del campo di calcetto, basket e badminton, di laboratori all’avanguardia per lo studio delle materie scientifiche, ecc. Molti dei miei amici che hanno deciso di iscrivere i bambini alla elementare Polacco lo fanno soprattutto per sottrarre i piccolini non tanto alle due ore di religione che ovviamente non scelgono essendo, almeno fino ad oggi, non ancora ripristinata l’obbligatorietà dell’insegnamento confessionale, ma per evitargli presepi, carole natalizie, storie di gesubambini, spalmate durante tutto l’orario. Perché, come è noto, il cattolicesimo più che una religione in questo paese dall’identità incerta è la cultura predominante che unifica gli italiani incatenandoli all’arretratezza. Con tutta evidenza la parte più arretrata del paese è quella maggiormente asservita a questo sentire, che ritroviamo nella classe politica e dirigente. Quindi nessuno stupore che gli ultimi due ministri dell’Istruzione, Fioroni pd prima e Gelmini pdl adesso, vogliano considerare l’ora di religione – è bene sempre ricordarlo insegnamento facoltativo – alla pari con le altre materie. Personalmente ritengo la religione argomento incompatibile con gli insegnamenti scolastici, al pari della storia delle religioni, mediazione proposta addirittura da partiti, senza considerare che il problema sarebbe che la Cei, che sceglie gli insegnanti confessionali, probabilmente manterrebbe lo scettro anche per questo allargamento dell’insegnamento.
Rischiando di essere noiosamente ripetitiva, mi sembra opportuno ricordare che il ministro Gelmini con questo suo reiterato comportamento viola l’art. 3 (cittadini uguali senza distinzione di sesso, religione, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali), art. 7 (si abdica all’indipendenza tra Stato e Chiesa e si riconosce la superiorità della Chiesa), art. 8 (violazione delle intese) della Costituzione.
Questa ri-considerazione dell’ora di religione come materia curriculare, fa strame delle intese stipulate con lo Stato con altre confessioni religiose; è un ritorno al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate. Inoltre, la continua riproposizione dell’ora di religione come insegnamento tradizionale-culturale, porta a descrivere gli scolari e gli studenti che rinunciano all’ora di religione cittadini che rifiutano un pezzo dell’identità nazionale, diventando uno studente da sorvegliare oggi e domani un cittadino sospetto da rieducare.
Come si sa una volta piantata l’erbaccia è difficile da estirpare. L’errore di aver insistito sull’ora alternativa, fortemente accreditata dalla Cei che ne conosceva l’inapplicabilità nella maggior parte degli istituti, è stato un errore – certamente in buona fede – commesso anche da molte associazioni laiche. Prenderne atto sarebbe un piccolo passo in avanti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.uaar.it/node/1731


14/10/09 – Maschi e madonne

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)
I rasoi fanno male/I fiumi sono freddi/Le pistole sono illegali/I cappi cedono/Il gas è nauseabondo/Tanto vale vivere (Dorothy Parker)

Brahim Nait-Balk allenatore della squadra di calcio Paris Foot Gay (guarda 9/10/09 ) è un musulmano francese di origine marocchina che vive nella periferia parigina. Racconta della violenza omofoba di cui è stato vittima nel libro “Un homo dans la cité”. Oltre all’impegno sportivo, Nait-Balk è ideatore del programma radiofonico Homomicro (www.homomicro.net) e si occupa di una associazione di handicappati. Nel libro racconta di essere stato stuprato molte volte a causa della sua omosessualità che lo ha reso fragile davanti agli occhi di suoi correligionari che non accettano la sua “deviazione”. Nait-Balk afferma che è un problema legato al fanatismo religioso perché certi musulmani non accettano che altri come loro siano omosessuali.
Anche i parlamentari italiani non accettano gli omosessuali, gli negano i diritti basilari quali la possibilità di sposarsi e adottare bambini, e si irrigidiscono pure se si ventila l’ipotesi, peraltro molto minimal, del disegno Concia sull’omofobia. Il Pd da magma informe qual è, ha sbagliato come al solito le previsioni portando alla bocciatura il provvedimento, e adesso bisogna sperare nel ddl proposto da Carfagna.
Il segretario Pd in questo frangente si è accorto che il voto di Binetti è un signor problema, a me sembra un problema quello che i partiti pensano della libertà di coscienza. Che è libertà di scelta e non quella di votare leggi e/o provvedimenti che cancellano il diritto di scelta degli altri e la libertà delle persone. Invece di nascondersi sotto una pietra i tre aspiranti segretari sono andati a fare i simpatici a Le Iene. Certo i tre sono dei verginelli davanti a Veltroni che ha pensato bene di snobbare la convenzione Pd preferendo la poltroncina di Che tempo che fa.
Bel maschione robusto con faccia da prete quello che si è affacciato ieri nei tg regionali del Lazio per chiedere “a chi di dovere” di risistemare in fretta la statua (frantumatasi in seguito a una tromba d’aria scatenatasi su Roma) della madonna d’oro di nove metri posta in zona Monte Mario in un edificio usucapito dal Don Orione perchè torni a troneggiare sulla città. L’edificio ci risulta essere una proprietà ex-Gil, quindi statale, per cui mai è stato pagato il dovuto a nessuno. La pupazzona d’oro venne posta abusivamente nel ’53 fortemente voluta da Pio XII che, pare, tra un silenzio e l'altro, aveva promesso una statua a Roma. Ai tempi si opposero con forza al manufatto religioso i liberali di Villabruna. Sarebbe opportuno evitare oggi almeno di far pagare ai romani il ripristino di questo pacchiano mascherone.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


13/10/09 – Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia
Trilussa

Il 28 aprile del 2008, Gianni Alemanno ha strappato Roma al centrosinistra che governava da 15 anni la città. Tanti sono i ricordi di quella serata: i saluti romani sullo scalone d’onore del Campidoglio, le bandiere con la celtica, i cori. Il sindaco, da subito, se ne dissociò, ma in città i fascisti si sono sentiti legittimati, liberi di scorrazzare, attaccare manifesti in onore della rsi, celebrare messe per quei caduti (con preti complici ben contenti di officiare), indire manifestazioni, insultare lo stesso sindaco quando si è “troppo sbilanciato” con le visite alla comunità ebraica e con, obtorto collo la toccata e fuga al gay village appeso al braccio della moglie (sicuramente più intelligente di lui e che lo tiene vistosamente per le palle).
La sua unica parola d’ordine è la sicurezza. Per cui oggi a Roma è tutto vietato, bere una birra o mangiare un gelato seduti su un gradino, col risultato che a divieti così scemi non si risponde nemmeno e in compenso aumenta il caos. Secondo il prefetto di Roma, scelto dal sindaco, l’unica emergenza è quella dei rom e poi, con un bello stacco, quella abitativa. Gli sfrattati, quelli che hanno occupato non infastidendo nessuno, anzi salvando edifici dal degrado al quale erano avviati, vengono rimossi per una questione di decoro, e il loro sfratto/occupazione viene considerato secondo l’ufficio stampa capitolino al pari di un reato.
Gli zingari sono trattati come birilli, spostati da una parte all’altra della città, aggravando i problemi di inserimento dei bambini costretti a raggiungere la scuola con pulmini. Ai disagi sociali la sola risposta è ordine pubblico. Prigioniero della sua agenda non si guarda intorno e non nota che i vigili urbani sono inesistenti, ma intanto si decide di armarli, chissà se spareranno ai possessori dei tanti motorini e biciclette buttate per strada come mai si erano viste. Le pochissime idee messe in campo, la commissione Attali presieduta da Marzano (dopo che Amato lasciò precipitosamente in seguito a incredibili affermazioni del sindaco sul fascismo), le manifestazioni sul futurismo…, scomparse miseramente senza sostituire la vivace estate romana (quest’anno scoloritissima) che pure incanalava molti giovani che adesso, per noia, si sentono legittimati a fare i bulli per la città. Inoltre aziende municipali e giunta piena di nomi senza qualità, centinaia di delegati (allo sport, alla salute, ai rapporti col Vaticano, alla vita…) imbarazzanti per curricula, assunzioni di persone con fedina penale sporchetta… E certo non gratis, il capo ufficio stampa del Campidoglio ha uno stipendio di 118mila € all’anno, contro i 40mila assegnati alla stessa figura dal sindaco precedente. E ancora viaggi esagerati con famiglia e staff supergonfi. Presenze quotidiane in tutte le chiese, con attribuzione di doni, per festeggiare santi improbabili. L’amicizia con i preti è un capitolo a sé, don Conti ad esempio, presunto pedofilo sotto processo al quale con escamotage poco chiari il sindaco ha evitato la costituzione civile da parte della città.
Gianluca Iannone, leader di Casa Pound e grande elettore del sindaco, dice che la violenza appartiene a tutte le metropoli e quella sui deboli è sintomatica della modernità. Gens Romana, associazione che si riconosce in Alemanno, ha pensato bene di manifestare contro il ’68 impiastricciando i manifesti del film sull’argomento di Placido. Il regista, un po’ sputtanandolo, si è rivolto direttamente al sindaco per far cessare gli stupidi sit in davanti ai cinema che proiettano la pellicola.
In questo ambiente sono aumentate piccole violenze quotidiane, tra cui le aggressioni agli omosessuali che Alemanno stigmatizza, senza riconoscere che se crei un clima ostile, non pubblicizzando il gay village , oppure non dando patrocini al gay pride, anzi mutilando il percorso del corteo e, soprattutto, derubricando ad atti di bullismo tali aggressioni, è inutile pure fare l’indignato. Alemanno dovrebbe comprendere che solo un ambiente sano aiuta lo sviluppo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Sul sindaco vedi 4 maggio,27 maggio, 18 giugno, 22 luglio, 7 settembre sempre su questa pagina.


12/10/09 - Giovedì gnocchi.

Per Berlusconi “la Consulta, il Quirinale, la stampa e i magistrati sono di sinistra”. Non ha citato il Pd (F.d’E.)
Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per cose giuste (Philip Roth)

Diciamo che sarebbe stato molto più opportuno che il premier per contraddire Bindi le avesse dato della cogliona o della farabutta. Invece ha preferito la battuta, vecchia e già utilizzata da quell’altro volgare di Sgarbi, della Rosi più bella che intelligente. Nel salotto di Porta a Porta, l’inqualificabile padrone di casa pagato coi soldi del canone, ha taciuto all’offesa alla sua ospite come Casini Castelli e Alfano. Berlusconi è la rappresentanza plastica della stronzaggine maschile che con la sua battutaccia su Bindi si aggiunge alla schifosa immagine femminile riproposta nelle pubblicità. Con le donne che continuano a fare il bucato e a non godersi le gite coi bambini perché pensano alle macchie, che mangiano uno yogurtino piuttosto che rivolgersi al medico se hanno problemi intestinali, e che, solo loro per carità, devono stare attente a non traspirare deodorandosi ogni parte del corpo fino alla consunzione. Il femminismo ha condotto una grande rivoluzione ma le donne politicamente sono ancora troppo assenti e quelle poche che sono nei partiti, da destra a sinistra, hanno comportamenti scandalosamente inutili e punitivi nei confronti del loro genere. Sarebbe stato opportuno che ai ripetuti attacchi alla veramente bella e raccomandata Carfagna, non si fossero aggiunte comiche sguaiate, le scortesie dei manifesti del gay pride che nulla aggiungevano alla critica politica, il silenzio complice delle signore dell’opposizione. Il mondo cambia e siamo sempre lì, con i maschi che vivono di fantasie da rincretiniti sulle belle gnocche, senza considerare che le donne italiane sono più somiglianti a Rosi Bindi che a Mara Carfagna.
Pare proprio che il destino delle donne conti meno di quello degli animali. Degli asini sicuramente. Giornali e tg ci hanno raccontato la commovente storia dello zoo di Gaza vuoto dopo l’ultimo conflitto, e dove l’ingegnoso proprietario per divertire i bambini ha dipinto le strisce sugli asinelli mascherandoli da zebre. E’ probabile che da Ramat Gan, città israeliana con un ricchissimo zoo, presto arriveranno vere zebre e vere giraffe per allietare i bambini palestinesi. Ma chi alleggerirà il dolore delle donne di Gaza alle quali è stato vietato di utilizzare la bicicletta e la motoretta per spostarsi.? Però è per il loro bene, perché una donna in bicicletta può dare scandalo e le reazioni maschili potrebbero essere incontrollate, e andare in moto è pericoloso per una donna che potrebbe cadere se non cingesse alla vita il guidatore maschio, così ha detto Hamas che governa la Striscia. .
In fondo è fatto tutto per il nostro bene.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


9/10/09 – Lodo scorsoio

L’agricoltore cinese Hao Xlanzhang, dopo 6 anni di tentativi, ha ottenuto un raccolto di pera a  forma di Buddha. E’ riuscito a plasmarne la forma facendo crescere i germogli in appositi stampi (Vanity Fair 30 settembre)

Il Créteil Bébel si è rifiutato di giocare con il Paris Foot Gay perché sono una squadra di musulmani osservanti e non accettano di confrontarsi con chi esibisce stravaganze sessuali. Nessuno ha accolto la notizia con sorpresa perché si sa che le religioni sono portatrici di una cultura arretrata. Però, alla tv francese è stato intervistato l’allenatore del Paris Foot Gay (Brahim Nait-Balk) che ha esordito esibendo la sua religione e le sue origini: musulmano e marocchino. Ha raccontato di conoscere bene l’islam e di accettare le differenze, religiose, etniche, sessuali.
I fatti si sono svolti in Francia, ma se fossero successi in Italia? Domanda assurdina, visto che sembra lontana una eventuale squadra Roma Calcio Gay, ad esempio. Qui da noi le squadre al più giocano nel Clerical Cup… Comunque, accettando l’ipotesi per assurdo, i servi dell’informazione rai et similia avrebbero sicuramente intervistato, magari accanto a Santanchè con la  bava alla bocca, il musulmano sessuofobico del Créteil..
Rimanendo in ambito sportivo alle Olimpiadi di Londra 2012, l’International Boxing Association ha autorizzato le pugili a salire sul ring con il capo coperto, purché il viso rimanga scoperto affinché gli arbitri possano controllare dove arrivano i pugni. E’un’apertura alle donne islamiche particolarmente attesa dai paesi arabi, dove pare che le donne amino particolarmente questo sport. C’è una squadra afgana e una iraniana che aspettavano dal Cio (comitato olimpico) la possibilità di far partecipare le squadre femminili, mentre in Egitto la squadra boxa, in genere, a capo scoperto. Che aggiungere? Speriamo che queste boxeur a capo coperto sappiano affrontare a suon di cazzotti gli uomini e i leader spirituali che vogliono sopraffarle. Di positivo c’è che alle Olimpiadi di Londra entra finalmente il principe (secondo me) dello sport, cioè il golf, che si gioca con belle scarpe, bei pantaloni e pratiche polo. E se vogliamo continuare a parlare di abiti, pure io credo che il burqa debba essere vietato, trovo terribile questa sorta di prigione ambulante. Ma, mi sembra pure stupido che una col burqa venga arrestata come vuole la Lega. Sono persuasa che i cambiamenti debbano essere di carattere culturale e non fatti a forza di manette. Certamente in un Paese laico il discorso sembra più foriero di successo. Un paese che, come è successo in Francia, ha preferito dare spazio alla squadra di calcio gay piuttosto che a quella dei fondamentalisti e che chiede alle donne di non indossare il burqa ma neanche le crocette. Invece da noi i musulmani laici, o comunque non fondamentalisti, sono sempre tagliati fuori perché le istituzioni scelgono di parlare con i gruppi religiosi convinte di essere aiutate nella lotta al fondamentalismo. L’unica via di uscita sembra essere quella di avere regole certe per ogni cittadino (ovvio anche italiano) senza tenere in nessun conto né il paese d’origine, né la religione.  Però anche la Chiesa deve fare un passo indietro, dalla intromissione nella scuola alla vita politica pubblica. Altrimenti come si può pretendere che i musulmani non avanzino richieste affini? Non saranno certo le radici cristiane utilizzate come simboli dell’identità italiana a fermare il mondo. Le religioni, come ho scritto più volte, possono offrirci qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


6/10/09 – Fango

I padani si aspettavano la loro Bravehart, si accontenteranno di un prodotto da History Channel su TelePadania? Come la prenderanno i leghisti disoccupati a sapere che 20 milioni, molti dei quali statali anche per il sostegno del ministero dei Beni Culturali sono stati buttati così? E poi, scusate, il regista Martinelli per risparmiare ha girato in Romania dove c’è lo “zingarume romeno” a basso costo, parole sue. Non era meglio far lavorare comparse padane? Perché conciare così male due bei fiè come il Raz e la Kasia? Forse è per tutte queste domande che l’applauso è stato tiepido, di facciata. (Luca Mastrantonio commenta per il Riformista il film Barbarossa prodotto da RaiCinema)
OnePoll.com
, società inglese che si occupa di ricerche di mercato, ha interpellato 15.000 donne distribuite in venti paesi del mondo. E ha scoperto che le donne vorrebbero che gli uomini si lavassero di più (Dario Cresta-Dina, la Repubblica 1/0)

Chiudere la rai sarebbe un piccolo passo avanti per la libertà di informazione. L’azienda è come una torta, due fette chi governa, una chi sta all’opposizione. E questo è il motivo per cui nessun partito vuole l’abolizione della rai, perché prima o poi sa che gli toccheranno le due fette. Chi ci lavora lo sa e si fa concavo per mantenersi il posto, e si mette sulle punte dei piedi per fare posto ai nuovi che gli spartitori assumono in cambio di. La torta piace molto anche alle bestiole della Santa Sede che godono di una intera redazione con apposito palazzotto vicino allo Stato, oltre naturalmente ai vaticanisti con ufficio a Saxa Rubra. I programmi contenitore, sempre condotti da giornalisti, e che occupano quasi tutta la giornata (uno mattina, la vita in diretta, l’arena, italia sul due, cominciamo bene…) hanno servizi che sembrano portare indietro il Paese anni luce. Così abbiamo Massimo Giletti (arena - domenica in) che invita a dibattere se la “calunnia” (cameratesche battute dei colleghi Pitt e Damon) su una presunta omosessualità di Clooney non gli rovini la vita se qualcuno dovesse crederci. Sulle seggiolette de la vita in diretta, invece, Sposini invita a dibattere se rimanere in Afghanistan consultando Parietti e Carlo Conti. Mentre Bianchetti (italia sul 2) si interroga se il matrimonio dura di più se ci si sposa illibati. I telegiornali, e tralasciamo l’editoriale di Minzolini che ha il primato di aver parlato male di una manifestazione, sono banali e riguardano tutte e tre le reti. Molto spesso i corrispondenti esteri addirittura rimasticano articoli dei giornali italiani, tanto che io credo che quando Botteri (tg3) ci racconta di Obama, abbia un fondale con la Casa Bianca e stia comodamente in qualche posto più divertente. Intere regioni del mondo, compresa ad esempio la vicina Germania, sono semisconosciute nei tg rai. Programmi, che niente hanno a che vedere col servizio pubblico, sono costosi reality come l’isola dei famosi, o l’anacronistico festival di Sanremo, o stupidissime fiction su famiglie felici dove i giovani hanno lavori fighissimi, carabinieri quasi sempre idioti salvati da furbi preti, poliziotti giustizieri (e giustizialisti), e, soprattutto le vite di tutti i santi (in arrivo sant’Agostino), i papi (presto Pio XII), medici e poliziotti guidati nella loro vita dalla luce di Dio. Naturalmente tutto questo è a carico dei contribuenti che pagano 106 € all’anno per questa programmazione. Finché c’è questa situazione il canone rai si deve pagare, perché tutte le tasse anche se inique i cittadini per bene le pagano. Ma chi tiene alla libertà di informazione deve chiedere un solo canale rai criptato, chi lo sceglie lo paga e se lo vede. I giornalisti e/o artisti che rimangono fuori si mettono sul mercato mondiale (senza “voglio il mio microfono”, che i media non è solo rai2) e si cercano un lavoro come fanno tutti, giornalisti e no.

Tiziana Ficacci,www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.teledurruti.it/?p=690


2/10/09 – Il coltello nell’acqua

Il direttore del tg5, Clemente J. Mimun, è disponibile a ospitare il confronto tv tra gli sfidanti delle primarie Pd, con modalità e ospiti da concordare insieme. D’accordo lo staff di Marino e Bersani, mentre Franceschini preferisce un confronto su Youdem-tv o su altre testate. I tre sfidanti restano comunque uniti nel chiedere ufficialmente alla rai di ospitare il dibattito a tre sulle proprie reti e in prima serata.
La legge non è uguale per tutti. Se Vespa occupa il video e continuerà a farlo con il 13% di share, ad Antonella Clerici è destinato un diverso finale. Tutti pazzi per la tele, il talk show da lei condotto, si avvia alla serrata. Il programma è calato di un altro punto percentuale passando dal 15,43% al 14,32%. Erano previste 8 puntate. (il Fatto Quotidiano, pag.15)
La fedeltà
è un secondo lavoro (Luca Argentero intervistato da Novella 2000)

Allora ci siamo, sabato in piazza del Popolo manifestazione per la libertà di stampa. Chi potrebbe astenersi dal partecipare affinché un diritto sancito dalla Costituzione sia onorato? Lo sforzo organizzativo è quello riservato ai grandi eventi: centinaia di pullman, cinque treni, delegazioni in nave dalla Sardegna. Inoltre, confluiranno nella piazza i precari della scuola che protestano contro i tagli Gelmini. La Fnsi (federazione nazionale della stampa) organizza l’evento insieme a Pd e Italia dei valori. I presupposti perché la data sia memorabile ci sono tutti, anche se fa strano che la Fnsi, nel rispetto dell’autonomia dei suoi iscritti che dovrebbero garantire la neutralità dell’informazione, organizzi insieme a partiti. Che l’informazione italiana sia limitata è un dato di fatto, ma la domanda conseguente è se questo è il tipo di manifestazione che serve per tutelarla. Se è vero che ci hanno scosso le richieste di Berlusconi alle aziende di togliere la pubblicità agli organi di stampa critici con il suo governo, che ci hanno fatto anche un po’ ridere le domande di Romani che non vede il servizio pubblico della Dandini, che fa aggricciare la pelle Vespa e il premier che stravolgono il palinsesto, appare eccessivo sfilare in difesa dei contratti milionari del superapparato giornalistico rai che è complice, o vittima ma gli esiti sono identici, della scarsa informazione che subiamo. Oltre che per le star dei grandi giornali che li utilizzano ormai per parlarsi fra di loro. Sento dire che il direttore di Famiglia Cristiana prenderà la parola dal palco. Essendo una strenua difensora dell’art. 21, ci mancherebbe che voglio togliere la parola al paolino, ma non vorrei contribuire ad elevare ad eroe uno che ha minato il governo Prodi per il lasco tentativo di quella compagine di varare il riconoscimento delle unioni omosessuali, o aver stigmatizzato il tentativo di Veltroni per aver accolto nove radicali. Soprattutto non vorrei andare a “battezzare” qualche semidio del giornalismo nostrano a spese di tutti quei giovani che vorrebbero accostarsi alla professione, o a tutti gli operatori dell’informazione che non godono della copertura di grosse testate ai quali la Fnsi non da lo stesso peso dei martiri dell’usigrai (giornalisti della rai). Do ai lettori di Nogod, una notizia piccola piccola che purtroppo non si trova nei giornali e che nessun tg ha dato preferendo, per parlare delle donne straniere che vivono in Italia, intervistare la picaresca Santanchè. La notizia è questa: “Una risoluzione Onu per mettere al bando la pratica delle mutilazioni genitali femminili. E’ l’obiettivo indicato dalla vice presidente del Senato Emma Bonino che ne ha parlato durante una tavola rotonda organizzata da Non c’è pace senza giustizia che ha presentato i dati dell’Oms. Secondo i dati sarebbero circa 120 milioni le bambine e le donne che hanno subito mutilazioni, 35 mila le immigrate vittime di questa pratica prima di venire in Italia o una volta arrivate, più di mille le bambine che potrebbero subire la mutilazione qui”. La mia domanda è, quale giornalista sarebbe stato censurato se avesse dedicato qualche cm. del suo spazio a questa notizia?
Ovviamente auguri alla manifestazione di sabato, e auguri sinceri a tutti quei giornalisti che non piegano la schiena e che pure ci sono nel mondo.

Tiziana Ficacci, iscritta all’ordine dei giornalisti dall’89, www.nogod.i - Qui i vostri COMMENTI

Art. 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

http://www.comingsoon.it/scheda_film.asp?key=18892&film=Il-coltello-nell-acqua


30/9/09 – Gabbie

E quindi affronto l’ultimo sipario/ho vissuto una vita piena/ho viaggiato su tutte le strade/ma più, molto più di questo/l’ho fatto a modo mio

Nei giorni scorsi un noto matematico ha deciso di restituire un premio assegnatogli qualche anno fa, perché non desiderava che il suo nome figurasse accanto al vincitore di quest’anno. Decisione legittima e che, sia ben chiaro, nessuno ha criticato. Ha però colpito, soprattutto la giuria molto politically correct, la motivazione: il collega vincitore non è stato conteso per il lavoro premiato, ma perché ritenuto un fondamentalista sionista islamofobo. Accuse probabili, essendo – sempre secondo l’accusa – il vincente un noto ex comunista, e si sa che spesso da un fideismo si passa ad un altro. In sintesi, per un motivo ideologico, o meglio per una diversa visione del mondo, ci si mette sotto i piedi l’iscrizione nel libro d’oro dei matematici. Sembrerebbe il solito caso di doppia morale: la libertà di pensiero va bene se coincide con le mie idee, no se non coincide con le mie.
Più o meno la stessa doppiezza per la questione Polanski. Nella sua bella biografia Roman pubblicata nell’84, il regista racconta l’incontro con la tredicenne, l’assoluta mancanza di inibizioni della ragazzina, le pressioni della madre per avere servizi fotografici, l’indifferenza di Anjelica Huston e di Jack Nicholson, il sostegno di Dino De Laurentis. Ma, tutto ciò, oltre la faticosa infanzia e il raccapricciante omicidio di sua moglie Sharon al nono mese di gravidanza, non toglie che il regista ha fatto sesso con una bambina infrangendo le regole della convivenza civile. Il suo genio, innegabile, non può, come sostengono le molte autorevoli firme di colleghi e influenti ministri dei governi francese e polacco, giustificarlo da un crimine. L’attore e deputato Luca Barbareschi che ha lavorato con Polanski in Amadeus (era uno splendido Salieri) di Paul Shaffer, lo difende perché, racconta, in certi ambienti succede di avere proposte di ragazzine disposte a tutto. Sicuramente è così, come il mondo della politica ci ha mostrato in questi ultimi mesi, ma invocare il lodo Polanski (felice espressione di Maria Laura Rodotà) è fare un torto a tutte le ragazzine del mondo.
Doppiezza estrema nei freschi difensori del canone rai. Con tutta evidenza la campagna di Libero e Il Giornale sulla fuga dall’iniqua tassa per non finanziare annozero è pretestuosa; all’azienda andrebbero chiusi i rubinetti per la sua intera programmazione, da miss Italia a la vita in diretta, passando da ballarò a porta a porta agli incredibili telegiornali, per la goffaggine dei programmi d’evasione e per la scarsa professionalità dei duemila giornalisti. Il deputato radicale eletto nel Pd Marco Beltrandi, ricorda come la rai stia trasgredendo a tutti gli obblighi del servizio pubblico, evadendo quanto stabilito dal contratto di dotare almeno il 60% del palinsesto degli strumenti indispensabili per i non vedenti e non udenti, la mancata attuazione del sistema qualitel, la scomparsa delle tribune politiche e degli spazi autogestiti. La rai non è mai stata pluralista ma lottizzata e sarebbe salutare, soprattutto per la cassa, svendere una azienda che non è in grado di stare sul mercato e che grava sui cittadini contribuenti (lavoratori dipendenti e pensionati, ca va sans dire). Stupisce che (quei) giornalisti che sabato manifesteranno per la libertà di stampa vogliano mostrare solidarietà per una azienda che non garantisce corretta informazione e che perpetra lo spreco anche attraverso esosi contratti a star del giornalismo a tesi, soubrette e presentatori perennemente in ginocchio!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://video.google.com/videoplay?docid=-6426242044766176794#


29/9/09 – Gli uomini non cambiano

Gli uomini quando escludono Dio dal loro orizzonte possono giungere a quelle assurdità della storia che l’esperienza del comunismo ha mostrato anche nella Repubblica Ceca. Ma il santopadre è stato accolto da una incredibile apatia della popolazione che pure ha subito tale asprezza (Raffaele Luise, tg3)
Il 29 settembre Berlusconi compie 73 anni, finalmente il tg1 può aprire con una festa del premier (F d'E, il Riformista)
Andrà a visitare il Louvre? No, sono devota di padre Pio (D’Addario a Parigi confonde il Louvre con Lourdes)
Le religioni possono offrirci qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani (25/8/09, scorrendo in basso)

La Catalogna (la regione della Spagna con Barcellona come capoluogo) è coraggiosa. E’ stata la prima delle diciassette regioni - comunidades – ad applicare le leggi zapateriane sul matrimonio omosessuale nel 2004, e nel 2006 la prima a fare chiarezza sulla morte assistita per i malati terminali, favorendo la volontà del malato e sanzionando l’apatia immobile dei medici. Oggi affronta a viso aperto lo stupro e la pedofilia, approvando un “protocollo di trattamento farmacologico coadiuvante nel recupero dei delinquenti sessuali”, aprendo la strada alla cosiddetta castrazione chimica per chi serialmente commette violenze sessuali su donne e bambini. Montserrat Tura, consigliera per la Giustizia catalana, ha spiegato che i criminali entreranno nel progetto su base volontaria e chi lo sceglierà non avrà sconti di pena ma diritto alla libertà vigilata. La scelta della Catalogna avviene dopo un lungo dibattito che ha coinvolto il parlamento spagnolo, a seguito della violenza e uccisione a Siviglia di Mari Luz di 5 anni, da parte di un pedofilo recidivo scarcerato per una leggerezza del pm. Il fatto ha dato il via ad una parziale riforma delle pene per i reati sessuali che contemplano libertà vigilata dopo la scarcerazione per termine della pena e un registro che censisce gli stupratori e che può essere consultato su richiesta alle autorità. L’esecutivo socialista aveva ipotizzato anche la castrazione chimica ma il progetto si arenò in Parlamento. La Catalogna, governata da socialisti, comunisti e verdi, ancora una volta ha mostrato coraggio nell’infrangere i luoghi comuni del buonismo maschilista. Si sa che la castrazione chimica non esclude completamente la volontà di commettere nuovamente una violenza sessuale, ma le statistiche parlano del 70-80% di efficacia.
In Vaticalia la castrazione chimica è argomento politicamente scorretto come un po’ tutto ciò che riguarda giustizia e sicurezza, col risultato che ad occuparsene è la nuova destra che fa i danni che abbiamo davanti agli occhi. Continuiamo a parlare di Spagna: in quel paese, dove la pillola del giorno dopo si acquista senza prescrizione medica, le donne possono abortire a 16 anni senza il permesso dei genitori. E’ una decisione corretta, perché se è vero che una giovane a quell’età ha bisogno di essere consigliata e guidata, la decisione di vedere la trasformazione del proprio corpo e l’accettazione o no di un’altra vita, è argomento che può riguardare solo e soltanto lei. Inoltre, e non è cosa di poco conto, lo Stato protegge la scelta di una giovane donna anche da eventuali interferenze famigliari che potrebbero ostacolare la sua decisione. Si pensi al rapporto che un cittadino italiano ha con lo Stato, dove le decisioni personali sono sottomesse a quelle di giudici, medici, fiduciari… Che la superiorità spagnola sia determinata oltre che dal socialismo dal numero di donne che siedono nell’esecutivo?
Nei giorni scorsi il tar ha condannato la giunta provinciale di Taranto perché non ha rispettato le cosiddette quota rosa. Che il maschilismo in politica sia un imperativo è dimostrato anche da questa risibile espressione, che potrebbe essere resa prendendo a prestito l’ affirmative action americana. Machismo condiviso da entrambi gli schieramenti, come dimostra la giunta tarantina (centrosinistra), e i quotidiani scontri ai vertici del pd e del pdl che non vedono nessuna presenza femminile. Di più, le pochissime donne presenti nei partiti abituate a reggere le giacche dei loro colleghi quando, raramente, qualcuna arriva a fare la ministra, non dubitano delle modalità usate per occupare quei posti. E se qualcuna fra di loro brilla di luce propria (a me viene in mente solo Bonino) si cerca di tenerla alla larga preferendo accoccolarsi nelle consorterie maschili. Eppure, se i partiti avessero voluto rispettare le “quote rosa” con il porcellum avrebbero avuto l’agio di farlo. Alla infelice situazione partitica mette un carico la religione che, combinata con l’arretratezza culturale, provoca sui corpi delle donne sfracelli. Pochi giorni fa abbiamo assistito al tristissimo caso di una donna che si è suicidata e ha ucciso i suoi bambini di 5 e 6 anni depressa per il divorzio e la solitudine. Con la sua nota sensibilità il papa, che vive sulla luna, all’indomani del triste fatto ha condannato il divorzio e le famiglie allargate. Si può? E ancora, quante Sanaa vivono in Italia? Da noi c’è un razzismo espresso, che è quello che vuole cacciare tutti i musulmani e i diversi, e poi c’è il razzismo mascherato che è quello che dice che è bene lasciar fare perché hanno culture diverse. Se avessimo mostrato sempre questa indifferenza, oggi in Italia avremmo ancora i matrimoni combinati e il delitto d’onore (cassato solo nell’81). Non credo che possiamo permetterci giudizi troppo duri sull’arretratezza culturale-religiosa dei padri delle Sanaa, quando accettiamo di buon grado che un omosessuale non abbia riconosciuto nessun diritto. Che fare? Potremmo intanto non lasciare sole le donne, non ghettizzarle nelle periferie della città, non contrapporre ad una scelta religiosa l’inviolabilità del terreno a dieci chilometri dal Duomo, non isolare i loro figli dando biada ai fautori dell’ora di religione a scuola, lavorare per l’integrazione come la parte meno esaltata del governo sembra voler fare (anche se le ipotesi espresse appaiono molto confuse).
La loro libertà, delle Sanaa e delle loro madri, è la nostra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.youtube.com/watch?v=g1nrmqM0XWY
http://video.libero.it/app/play/?id=ca1484fbcf8848ca4df46c44fa4f9ffb
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=31282


16/9/09 – E’ la stampa, bruttezza

Lei è dalla parte del torto”. “Ingenuo. E’ il torto che è dalla mia parte” (Altan)
Il Risorgimento raccontato da Pellicciari perseguitò i cattolici, si impossessò con la forza delle terre dalla Chiesa, saccheggiò conventi, mise al bando gli ordini religiosi, confiscò con brutalità e vandalizzò migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi, quadri, sculture, oggetti sacri, inghiottiti in un battibaleno nelle insaziabili fauci di chi aveva architettato quel complotto massonico e anticristiano. E’ questo il Risorgimento che il premier apprezza?(P. Battista, Corriere della Sera)

Non fare domande è una cosa molto irritante. Ad esempio, sbarca alla mostra di Venezia il presidente venezuelano Chavez e tutti a dire che i comunisti (?) lo hanno accolto col tappeto rosso. Ci fosse stato un giornalista, dico uno, che avesse ricordato che in Italia l’unico presidente del Consiglio che lo ha ricevuto è stato Silvio durante il precedente mandato, che, tra l’altro, gli organizzò anche un incontro con l’ex miss Venezuela e star del Bagaglino Aida Yespica . O anche: il sindaco Alemanno dice che il problema di Roma è la sicurezza e che le donne se la sera escono gli zingari (sic) e i romeni (sic) le stuprano e le squartano. Vabbè, mettiamo più luci, per eliminare le zone buie. Per farlo nel mio municipio (XI, quello della Garbatella e dei Cesaroni) occorrono 60mila €, ma è troppo banale, è meglio spendere 800mila € per consegnare tessere metrebus per tre mesi ai militari di carriera perché così rinunciano all’auto privata (i colonnelli anche a eventuali autisti), salgono sui bus e danno una percezione di sicurezza ai romani. E nessun giornalista chiede conto di questo perverso percorso mentale. E ancora: sull’annosa questione dell’ora di religione il ministro dell’Istruzione trova legittima la richiesta della Chiesa cattolica di avere una supremazia sulle altre visioni del mondo. E nessuno le chiede conto di questa rigidità di pensiero oltre che, è superfluo pure ricordarlo, la sua mancanza di correttezza politica. Ma non finisce qui: sul quotidiano Libero (12 settembre) la storica Angela Pellicciari si compiace che il Presidente del Consiglio ha raccomandato ai giovani Pdl la lettura del suo ultimo lavoro Risorgimento da riscrivere. Una cosa talmente inaspettata che Pellicciari prosegue l’articolo raccontando la sorpresa del suo editore (Ares). In effetti con la sua affermazione il mitico Silvio ha mandato all’aria 150 anni di storiografia ufficiale, perché la storica, tra l’altro, consiglia di celebrare l’anniversario chiedendo scusa alla Chiesa. Grazie al primo della classe Pierluigi Battista che legge Libero e scrive sul Corriere della Sera, ora siamo tutti informati di questo consiglio di lettura del Presidente del Consiglio, ma che fa Battista? Bacchetta gli antiberlusconi che non si sono resi conto della gravità delle affermazioni del capo, però neanche per l’anticamera del suo laborioso cervello gli viene in mente di chiedergli: sua maestà, perché ha consigliato quel libro? Inoltre: qualcuno ha chiesto ai ministri Brunetta e Bondi che si sono scagliati sulla occupazione culturale della sinistra come mai loro gestiscono i posti ma sono incapaci di gestire i contenuti? E ovviamente buio pesto sulla pressione fiscale (aumentata) sul piano case (monco) sull’ambiente (ma forse si ignora anche la parola) riforma della giustizia (promessa in campagna elettorale), integrazione, rapporti con il resto del mondo, ecc ecc. Certo che il premier, come tutti, dovrebbe avere una vita specchiata, ma siamo certi che la domanda sulla sua salute mentale sia indispensabile e non piuttosto un utile diversivo? Oppure, non sono state un terribile errore di valutazione le dieci domande “leggerine” di Repubblica?
Poco da chiedere ma molto da piangere sullo strapotere di Vespa, talmente imbolsito da aver paura anche della concorrenza, perché la rai è argomento da maneggiare con cura siccome “quando Berlusconi governa ha in mano le reti sue e quelle che diventano sue per via politica. Con effetti a volte plumbei e a volta ridicoli, più per la qualità della informazione televisiva che per il suo pluralismo. Ma questo, come si sa, è un problema politico che l’opposizione non è riuscita a risolvere, o perché perde le elezioni o perché non sa fare leggi in materia neanche quando le vince. E del resto, anche il Pd come il Pdl ha abbondantemente scambiato la lottizzazione per pluralismo.” Ma quelli seduti su sedie diverse dalla rai, potrebbero chiedere quando arriveranno (forse alla fine di ottobre e allora bravissimo il premier) le case dell’Aquila dopo quelle offerte dalla Croce Rossa a Onna. O chiedere al loquace vescovo dell’Aquila come si permette di parlare male dei cittadini che non sono pienamente soddisfatti mentre lui con la sua pancia piena continua a mangiare sulle spalle dei contribuenti italiani compresa me che pago qualsiasi tipo di tassa mi venga richiesta e cerca di ottenere anche le posate d’oro leccando il sedere del premier .
Marco Pannella e Emma Bonino sono stati ironici sulla manifestazione del 19 per la libertà di stampa, loro che sulla stampa e regime non l’hanno mai mandata a dire. I giornalisti italiani, spiace dirlo ma è così per la stragrande maggioranza di loro, non sono il cane da guardia del regime, ma i cuccioli fedeli del sistema. In sintonia con il governo e la classe politica sono privi di contatto con la realtà e, come i membri del governo, rivelano una concezione autoritaria della vita.
Poche domande e la presunzione di dettare l’agenda politica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Di seguito due trailer di film, diversi ma neanche tanti entrambi da vedere

http://www.youtube.com/watch?v=K16XU1w_f4c
http://www.youtube.com/watch?v=IvYCW1LVFIE

Questa pagina tornerà il 29 settembre e nel frattempo… non abbrutite nel luogo comune.


12/9/09 – Punti fermi

Si cerca caviale Beluga e si trovano uova di lompo (dall’agenda di Giampaolo Tarantini)

Presentando il libro Confini, scritto a quattro mani con Galli della Loggia, il cardinale Camillo Ruini ha ribadito come le religioni, tutte le religioni, abbiano titoli per influire sulla scena pubblica  compresa la dimensione politica. Con questa affermazione Ruini apre la porta oltre che per sè, anche alla prepotenza islamica come già successo in alcuni paesi europei. Ma ha anche aggiunto: “tra i cattolici si trovano non pochi sostenitori di una religiosità spirituale che sono facilmente critici nei confronti delle religioni, mentre fra i laici sono numerosi quelli che un tale ruolo pubblico delle religioni non solo lo riconoscono ma lo auspicano”. E con questo mette a tacere anche tutti quelli che perdono il loro tempo a cercare l’”affidabile” in Parlamento. In uno dei paesi più disapprovati del mondo, cioè Israele*, lo scrittore Amos Oz ha dato vita a Hadush (acronimo di hofesh-dat-shivion, libertà-religione-uguaglianza). La nuova formazione sarà presentata lunedì 14 al numero 16 di Rothschild Boulevard a Tel Aviv - il luogo da cui nel ’48 David Ben Gurion  proclamò l’indipendenza del Paese - con lo scopo di arginare la fetida ondata lanciata dagli ultraortodossi (da non confondere con i religiosi che, anche se minoranza, vengono stimati e rispettati dagli israeliani laici). Cardine del programma di Hadush, al quale aderiscono anche 180 rabbini, battere il fondamentalismo religioso denunciandone soprattutto il peso economico. Secondo la Banca centrale gli ultraortodossi sono un peso morto per l’economia, per i costi insostenibili delle scuole religiose, per i giovani che rifiutano il servizio militare e perché gli integralisti non lavorano e vivono scroccando pensioni sociali.  Ci sarà il tempo di capire se questo nuovo partito avrà un esito positivo nel circo pazzo della politica israeliana, ma  la denuncia dello spreco di denaro è un buon avvio.
Tornando in Vaticalia  tiene banco l’annosa questione dell’ora di religione che non finiremo mai di ripetere che è facoltativa ma costosissima e grava sulle spalle dei contribuenti.  E non smette di creare odiose forme di discriminazione, addirittura da parte dei membri del governo che, per il loro incarico, dovrebbero essere neutrali su questioni così sensibili. E’ più che evidente che la soluzione migliore consisterebbe nel fatto  che gli studenti italiani fossero messi in grado quanto meno di raggiungere i loro colleghi europei sfruttando l’orario scolastico con insegnamenti reali, ma questo non sembra possibile anche grazie alla timidezza dell’esiguo mondo laico. All’indomani (nell’84) della trasformazione dell’ora di religione da obbligatoria in facoltativa,  ingenui pompieri si sono affrettati a portare acqua al mulino della Cei proponendo fantasiose ore alternative a discrezione (e spese) degli istituti scolastici, oppure proponendo ore multiconfessionali, sbragando sul fatto che una religione qualsiasi, dall’induista all’avventista, sia meglio della matematica o del meraviglioso tempo libero**. Tempo libero che repelle ai genitori dei bambini costretti al segno della croce per evitargli un momento di intima riflessione, chissà perché. Sarebbe stato più utile al varo dell’ora facoltativa, muoversi per tentare di spostare l’ora confessionale alla settima ottava ora… difficile? Probabile, ma la vita, si sa, non è un lungo fiume tranquillo e partire da rinunciatari è un pessimo inizio per i figlioli.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Voi conoscete l’uomo e la donna arabi e palestinesi solo se incontrano una pallottola israeliana… solo quando vi serve per denunciare il vostro continuo nemico di oggi, si chiami Usa o Israele (Marco Pannella al Parlamento nel 2001)
** A Roma, alla scuola elementare Pisacane, ci sono molti bambini musulmani che durante l’ora di religione cattolica frequentano una scuola coranica vicino all’istituto. E magari le loro famiglie hanno lasciato paesi teocratici alla ricerca della moderazione senza sapere che venivano in Vaticalia.

21/7/09 - Risveglio http://www.nessundio.net/blog/2009/07/21/2222/

22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico
http://www.nessundio.net/blog/2009/08/22/2420/


10/9/09 – E ancora

Se Dio non c’è non può essere negato… darsi da fare per smentirlo fa sorgere il sospetto che possa esistere. “Il problema è che in base alla convinzione che la gente creda, che il Paese sia composto al 95% di cattolici, poi le cose vanno in un certo modo, i soldi pubblici vengono distribuiti in una certa maniera, l’8 per mille finisce…” (Romagnoli domanda, Carcano, segretario uaar risponde, Vanity Fair, n.37)

Allora le scuole inizieranno il giorno prefissato in caso quando ci sarà il picco del contagio, cioè nei giorni di Natale le scuole potrebbero riaprire qualche giorno più tardi però non è detto che sia così forse no forse si in realtà la nuova influenza non è così grave quindi inutile fare allarmismi però nel frattempo in alcuni licei per decreto ai ragazzi sarà proibito baciarsi (sic) e nella metropolitana milanese si annunciano dispenser con l’amuchina intanto i medici di base non sanno niente il vaccino è arrivato ma ancora non è testato va fatto agli studenti ma non agli insegnanti, agli autisti e ai pompieri si ma agli impiegati di banca no Dio (sempre che ci sia) ci strafulmini se vogliamo impiccare il governo ma questa confusione crea un po’ d’angoscia e poi se andiamo all’ospedale con il raffreddore e un po’ di tosse i medici riconoscono l’influenza o ci mandano a casa prescrivendoci il succo di pera come alla sfortunata piccolina accompagnata dai nonni all’ospedale di Locri che poi è morta fra qualche giorno partono gli spot per dirci come evitare di contagiarci intanto laviamoci le mani e mettiamoci la mano davanti alla bocca quando tossiamo e guardiamo il sito www.pandemicflu.gov che non l’ha fatto il governo italiano che comunque ha detto che l’influenza è una bagattella e insomma una parola una e che sia una..

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

23/7/09 – 48 milioni di vaccini e 500mila posti di lavoro
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/23/2238/


9/9/09 - Coazione a ripetere

Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

L’affare Boffo si è consumato – fino ad oggi – portando scompiglio in ambienti religiosi ma senza mai trattare argomenti religiosi. Il direttore di Avvenire non si è dimesso per non recare disdoro alla Chiesa per la sua presunta omosessualità, un “peccato” che lui stesso ha violentemente stigmatizzato nei suoi editoriali, o per il reato di molestie nei confronti di una donna, ma perché, come ha scritto nella sua lettera, violentato nella privatezza sua e della sua famiglia e desideroso di fuggire da guerre editoriali. Ovviamente questi i fatti noti, ma non mancano letture diverse.
L’atteggiamento della stampa e della politica italiana, con particolare riferimento al Pd, si è chiusa a cosca nei confronti dell’amorale direttore dell’Avvenire che, preme ricordare, nell’ambito della libertà di stampa ha paragonato la legge sulla fecondazione assistita agli esperimenti del dott. Mengele, le donne che abortiscono a delle criminali, il sig. Englaro ad un assassino, gli omosessuali alla feccia della terra. La vicinanza a Boffo poteva essere espressa più sobriamente, al contrario fior di direttoroni, congiuntamente a eurodeputati Pd, si sono offesi con Feltri (peraltro odiosissimo) per l’attentato al giornale dei vescovi. Deludente anche l’atteggiamento delle principali associazioni omosessuali che hanno rilevato l’intento omofobico del direttore del Giornale, dimenticando di ricordare, ad eccezione di Grillini, i pesantissimi attacchi che Boffo, braccio armato di Ruini e i suoi, ha sferrato nei confronti del mondo lgbt. Insomma, la solita doppia morale dei moralisti che decide amici e nemici a seconda delle convenienze del momento.
Sarà il tempo a dirci se l’affaire Boffo porterà mutamenti nell’assetto politico, ma certamente a giovarsi di un eventuale cambiamento – ammesso che ci sia - non sarà l’opposizione. I post post post comunisti hanno cambiato sigle, ma continuano a perpetrare gli errori del Migliore che credendo di mettersi in tasca la Chiesa agevolò l’art. 7 della Costituzione, dimostrando, e questa è la prova della loro inconsistenza laica, di subire il fascino ricattatorio della religione. Illudendosi per qualche flebile critica di isolati vescovi offesi dall’ ingiustizia dei respingimenti, che la Chiesa è madre generosa, dimenticando invece che la Santa Sede fa affari solo con i crociati antislam (religione che teme perché simile e concorrenziale) e con chi gli garantisce che il Paese rimanga alla loro mercé, attraverso i temi cosiddetti etici, quelli che, come è noto, condannano gli umili a patire. Con buona pace dei giornalisti, in testa quelli di Repubblica, che hanno tirato le mozzette della clericaglia per ottenere un rimprovero al premier che, naturalmente, non c’è stato, in ottemperanza al proverbio cane non mangia cane. E’, per me, parecchio grave non essere in grado di riconoscere i nemici. In Vaticalia Berlusconi tende al fascismo ma la teocrazia si mette sotto i piedi pure lui e usa Feltri come una granata .

Tiziana Ficacci, www.nogod.it -Qui i vostri COMMENTI

http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html

Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri. La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani”. (Pietro Nenni all’Assemblea costituente, 27 marzo ’47)


7/9/09  – Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia

Trilussa

Non capita spesso nella imponente basilica di San Pio X a Lourdes* di vedere un politico parato a festa. Monsignor Jacques Perrier, vescovo di Lourdes, ha festeggiato l’evento dedicando al sindaco Alemanno un banchetto a parte, in prima fila e un bel tappeto giallo e azzurro sotto i piedi. Dietro al sindaco con la fascia tricolore, vigili in alta uniforme, il supernutrito staff capitolino e l’onnipresente moglie velata e in nero.  E ovviamente il gruppo di impiegati comunali che ha goduto di uno speciale prestito concesso, per la prima volta nella storia dell’ente per questo pellegrinaggio Comune-diocesi. Monsignor Perrier ha ricordato al sindaco che in Francia sarebbe impossibile pensare ad una simile cooperazione tra la curia e una amministrazione comunale, e pronto Alemanno ha risposto “in Italia ci hanno provato, ma non ci sono mai riusciti…”. Non contento di aver trascinato il gonfalone della città in pellegrinaggio, ha portato la croce nella processione fino alla grotta delle apparizioni, a sprezzo di quei romani che tutti i giorni, affrontando la città sempre più in disfacimento, portano croci ben più pesanti di quella che ha utilizzato per la sua esibizione.
La vicinanza coi molti sofferenti che si recano in pellegrinaggio non ha recato sollievo al cuore nero del sindaco. Mentre il vescovo lo aspergeva con l’incenso, nelle stesse ore a Roma veniva nominato il nuovo amministratore delegato dell’Ama servizi Stefano Andrini. Nel 1989 Andrini, insieme ad una squadraccia (con lui anche Mario Vattani, oggi consigliere diplomatico del sindaco) lasciò a terra due ragazzi. Non solo, Andrini ha sempre rivendicato le sue simpatie per il nazismo e il suo disprezzo per ebrei e omosessuali. Da qualche anno si è iscritto ad An e oggi è del Pdl. E’ entrato all’Ama, per chiamata diretta come dirigente, nell’ottobre del 2008. Oggi la nomina come amministratore delegato perché ritenuto (forse per il suo curriculum di picchiatore?) l’unico candidato in grado di svolgere il recupero crediti.
Ai romani però sembra che questo sindaco va bene. E va bene soprattutto alla stampa compiacente e generosa che lo tratta come uno statista.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

""" Gesù, la Madonna e lo Spirito Santo vogliono andare in vacanza. Betlemme, propone lo Spirito Santo. Ma Gesù dice, ci siamo stati tante volte. Allora Gerusalemme. E Gesù replica anche lì siamo andati tante volte. Allora andiamo a Lourdes. E la Madonna risponde, si, si, lì non ci sono mai andata (dal film Lourdes di Jessica Hausner presentato alla Mostra di Venezia) """

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7/9/09 – Il ’48

Egregio direttore, sono Carlo Cortesi, ho 24 anni, frequento la facoltà di Scienze Politiche a Firenze e sono iscritto e attivista del Pd. Le scrivo perché in queste settimane in cui si parla tanto di laicità e di rapporto mondo politico-Chiesa, navigando su internet ho scoperto il programma di un’iniziativa di Quarta Fase, l’associazione di Dario Franceschini. Nulla da eccepire sul programma , interessante e senz’altro ricco di spunti.. L’unico neo è che il programma di domenica 13 prevede ore 9.30 Santa Messa con don Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni. Molto modestamente ritengo che la laicità sia un modo di fare e di approcciarsi alle cose, sia nella vita che nella politica. Da iscritto al Pd, da credente che cerca sempre di avvicinarsi laicamente alle cose, credo che sia inaccettabile che all’interno di un’iniziativa del partito  si inserisca nel programma la celebrazione della messa. E lo dico anche da credente convinto che sia una mancanza di rispetto verso i credenti inserire una celebrazione in una iniziativa  politica. Tanto più se l’iniziativa vede partecipare il segretario nazionale e ricandidato del Pd e autorevoli esponenti che lo sostengono. (lettera a Il Riformista)

 La protagonista della politica italiana è la religione. Questo avviene in un paese secolarizzato, dove i cattolici osservanti sono si e no il 30% ma gli iscritti all’ora facoltativa di religione nella scuola sono il 90%, dove le chiese sono vuote e dove il vicino d’ombrellone ha difficoltà a completare il cruciverba perché ignora chi si è venduto la primogenitura per un piatto di lenticchie.  La vicenda Boffo ha ricompattato sotto le insegne della Chiesa quei pochissimi laici del Pd, che si sono affrettati a parlare di libertà di stampa (giusto), dimenticando di colpo il killeraggio dell’Avvenire che paragona l’aborto al nazismo. E sempre in nome della libertà di stampa, chi è quel giornalista che ha chiesto al Berlusconi furente conto del perché un Presidente del Consiglio sente tutti i giorni la Santa Sede? E ancora, perché per stigmatizzare l’attacco di Feltri il tg 3 dice che non si “pente”? E inoltre: perché la giornalista per comunicarci il nome del primo deceduto per la nuova influenza dice il “nome di battesimo”? O perché specificare funerali laici per la presidente di Emergency? Pentimento, solidarietà, nome di battesimo sono espressioni scorrette grammaticalmente. E anche per spiegare i propri progetti si ricorre al santissimo. Dice Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera “per noi la politica giusta sull’immigrazione è quella degli aiuti a casa loro. D’altronde anche la Chiesa nella sua storia ha messo in atto questa politica, basti pensare alle missioni”.
Il cattolicesimo ha perso – credo – le sue caratteristiche religiose per diventare una cultura. Piena di riti, come  i pellegrinaggi dei politici con Fisichella, le crocette di brillantini tra i seni delle giornaliste e delle vallette, il segno della croce dei calciatori. In un paese con scarsa identità la Chiesa cattolica  da sicurezza, illude le persone di avere radici profonde. Una cosa diversa è credere, che è difficile e raro perché non fa parte della natura dell’uomo che è portato per la sua intelligenza alla razionalità. Infatti i credenti sul serio sono pochi e quasi mai cattolici. Ma una fede come quella che gli italiani hanno per il cattolicesimo è facile, rassicurante e consolatoria. Per questo credo che sia difficilissima da sradicare. E, quel che è più grave è impossibile far entrare nella testa vuota (o vuotissima) dei politici che la Chiesa non deve essere l’interlocutore privilegiato del pubblico potere. Non consentire che il clero intervenga “informalmente” in sede legislativa suggerendo ai parlamentari le soluzioni più benaccette quando sono in ballo scelte politiche che riguardano l’etica con questo tipo ci cultura cattolica dominante sarà difficile che finisca. Si parlerà anche di questo http://www.anticlericale.net/node/109…….

P.S. Nei panni di Berlusconi mai e poi mai avrei fatto una causa civile all’Unità, ma se fossi l’unico direttore donna di un quotidiano italiano mai e poi mai avrei scritto un dossier, coadiuvata da giornaliste, sulla presunta impotenza di Berlusconi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2009/07/19/2198/

 


3/9/09 – L’intelligenza può farci vivere meglio

Noi siamo incredibilmente fortunati per avere il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi possiamo dirci ancora più fortunati perché possiamo comprendere e apprezzare e godere l’universo come nessuno delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. E questo da il significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura. (R.Dawkins, L’illusione di Dio, Mondadori)

Forse anche tu dovresti convenire con me che in una società liberale sanzionare con attività di polizia o con giudizi morali e religiosi le diversità sessuali è segno di caduta della civiltà. (dalla lettera di P. Caldarola a D. Boffo)

L’anagrafe di Nuova Delhi riporta che nel 2008 sono nate 1004 femmine contro 1000 maschi. Un dato rivoluzionario in un paese che vede come una iattura la nascita di una bambina e pratica l’aborto selettivo. La rivista scientifica Lancet scrive che i fetocidi femminili hanno impedito la nascita di 10 milioni di bambine negli ultimi 20 anni portando l’India ad avere il peggiore rapporto tra uomini e donne. Le femmine non sono gradite nelle case indiane perché rappresentano un peso che la famiglia dovrà accollarsi attraverso la dote che servirà a trovare un marito. L’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), finanzia in quel Paese progetti che aiutano, attraverso piccoli contributi economici, ad evitare l’aborto selettivo. Ma i cambiamenti sono determinati più che per il compenso di 10.000 rupie che le famiglie ricevono quando iscrivono una bimba all’anagrafe, dalla emancipazione femminile. Per prevenire i fetocidi femminili il governo centrale proibisce che venga rivelato il sesso del nascituro attraverso l’ecografia, ma - fatta la legge trovato l’inganno -, è fiorente il business dei laboratori di ecografia clandestina. Il primo ministro Manmohan Singh, lanciando l’annuale campagna per la pianificazione delle nascite che indica come modello tre figli per donna, ha definito gli aborti selettivi una vergogna nazionale, non compatibile con la prosperità e l’istruzione crescente degli indiani.
Cambiare i modelli demografici è la più grossa scommessa per il futuro del mondo, ma è messa a rischio dagli estremisti religiosi e politici. Molto clamore ha generato uno studio allarmistico che ha decretato che nel 2050 un europeo su cinque sarà musulmano. Uno studio poco rigoroso però, perché non tiene conto di nessuna variabile. Cioè da per scontato che i flussi dalle aree cosiddette islamiche rimangano sempre sostenuti e soprattutto che le donne continuino ad avere un alto numero di figli. Sono due ipotesi che non prevedono il cambiamento. Paesi islamici, come Marocco, Pakistan, Egitto, stanno riducendo sensibilmente la dimensione della famiglia. In Iran già oggi una donna ha due bambini come in Francia o Germania. E ancora, le donne immigrate in Europa hanno meno figli e le seconde generazioni dichiarano di volerne ancora meno delle loro coetanee italiane. E questo perché la maggior parte degli immigrati assumono i modelli del paese in cui vivono, beninteso se i governi con le loro politiche non li ghettizzano, come è successo in molti paesi europei che hanno preferito la strada delle concessioni, soprattutto religiose, piuttosto che l’integrazione. Una scelta che è apparsa generosa, ma che ha creato la cosiddetta Eurabia.
Anche la disinformazione è una ghettizzazione: i media hanno (stra)parlato del ramadan gettando allarmi ingannevoli, senza però rivelarci che sono una minoranza i musulmani che si attengono rigidamente al digiuno. Leggendo alcune dichiarazioni di leghisti o ultracattolici (come sempre i gerarchi cattolici danno il loro sostegno alle cause peggiori) sembrerebbe che le strade delle nostre città siano intasate da uomini rivolti alla Mecca; forse, a Roma, ci sarà un po’ più di traffico in zona moschea (moschea che, va ricordato, è stata costruita non utilizzando i fondi dei cittadini italiani come per chiese, oratori ecc.) ed è il minimo che una città deve offrire a cittadini che contribuiscono alla crescita del Paese.
Discorso diverso è quando la demografia si pone l’obiettivo di utilizzare i nuovi nati come bombe. E’ il caso della striscia di Gaza dove sono stati sospesi da Hamas i programmi sanitari per la contraccezione e l’aborto sicuro finanziati dalle Nazioni Unite senza creare scandalo, soprattutto tra i vaticaliani*.
Come è ovvio, il sentiero dello sviluppo è lungo e complicato, ma non è il caso di aggiungere su quella strada le zeppe del pregiudizio. Perché chi emigra dal proprio paese ha, prima di tutto, una grande determinazione al cambiamento.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Sergio Della Pergola, Israele e Palestina: la forza dei numeri, Il Mulino, € 15
Nel 1947, al momento della nascita dello Stato di Israele sancito dalla risoluzione delle Nazioni Unite, c’erano 630mila ebrei e circa la metà di arabi (musulmani e cristiani). Nel 1975 guerre e migrazioni avevano invertito il rapporto: tre milioni di ebrei, il doppio dei palestinesi. Oggi l’alta natalità degli arabi li porta alla parità: nel 2005 4milioni e ½ contro 5milioni e 234mila ebrei. Secondo uno scenario di alto incremento demografico, nel 2020 ci sarà il sorpasso con quasi 7milioni di ebrei e 8milioni e mezzo di palestinesi. Per il demografo, di origine toscana, sarebbe auspicabile lo sviluppo separato dei due Stati per ridurre l’impatto della demografia nell’alimentare il conflitto esistente (da www.direfarepensare.it)


1/9/09 -  Saluti da Roma

Noi della Lega ci riteniamo gli avamposti nella trincea della Chiesa. Potremmo dire che siamo i nuovi crociati (Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura)
Caso Boffo-Feltri : continuano le aggressioni ai gay (F. d’E)
Il Pdl non vuole lezioni di laicità. Non sono proprio interessati all’argomento (I dardi di Nardi)
Non è accettabile mettere sotto inchiesta il giornale dei vescovi (D. Sassoli, eurodeputato Pd)

Agosto è finito e ha lasciato un po’ di sofferenza. A  87 anni è morta Elvira Sabbadini Paladini, direttore del piccolo ma importante Museo di via Tasso, che custodisce la storia della resistenza e delle torture naziste a Roma.  La signora Sabbadini era la moglie di Arrigo Paladini, uno dei torturati, accompagnava i visitatori nelle stanze della casa prigione, soprattutto studenti, soprattutto stranieri. Avrebbe dovuto ricevere a giorni l’onorificenza di grande ufficiale al merito della Repubblica.  Le istituzioni si palleggiano la sorte del piccolo museo, la morte della signora e l’ amministrazione comunale  cialtrona potrebbero scrivere la parola fine alla memoria di via Tasso.
Intanto il sindaco di Roma parte per Lourdes  “per gettare un ponte tra le due città”. L’ ultracattolico Alemanno - di ritorno dal meeting di CieLle  dove ha vantato il suo  buon rapporto con Bertone e Benedetto XVI parlando dei valori della famiglia tradizionale, di farmaci e di biotestamento - avrà un suo momento di apoteosi quando saluterà i 1100 pellegrini romani. Il Comune di Roma, per la prima volta nella sua storia, ha concesso piccoli prestiti ai dipendenti desiderosi di partecipare al pellegrinaggio. Anche i romani agnostici pregano perché a Lourdes avvenga un miracolo… a scelta, le dimissioni del sindaco e la sua giunta o un a città risanata dalla biancasignora.
Scontata la pena, anche se tra fughe dal carcere e generosi sconti,  è libero uno dei massacratori del Circeo. Una bruttissima storia che ha segnato la vita di molte romane della mia età. Per la brutalità di quel delitto compiuto da tre giovani della Roma bene, tre pariolini si diceva in quegli anni, nei confronti di due ragazze di modeste condizioni. Non solo uno stupro, ma un delitto politico. I tre giovani bene, militanti della stessa destra  del sindaco Alemanno e della sua onnipresente moglie Isabella Rauti, mai si sarebbero sognati di legare un laccio al collo ad una loro amica. Rosaria Lopez venne uccisa dopo una notte di sevizie, Donatella Colasanti si salvò fingendosi morta. A soli 47 anni, esattamente dopo 30 anni da quello strazio, un cancro l’ha portata via.  Sarebbe equo per tutti non dimenticare le due donne, perché con loro lo stupro finì di essere un reato contro la morale per diventare un reato contro la persona. Persone, così come non le avevano valutate i tre bravi ragazzi della Roma bene. Proprio come spesso oggi qualcuno considera i diversi da sé. Magari pensando di dare priorità ad alcuni diritti.  Purtroppo anche qualcuno tra noi, sembra cadere dal pero, senza neanche un foglia di fico per coprirsi, e senza poter passare il cerino acceso a nessuno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.viatasso.eu/
http://sifmanci.myblog.it/archive/2008/09/30/massacro-del-circeo-il-gioco-macabro-di-tre-bravi-ragazzi.html
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28/8/09 – Serve un po’ d’ordine

Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore; si credono potenti e gli va bene quello che fanno, e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali (Povera patria, Franco Battiato, 1980)

Berlusconi che va alla Perdonanza celestiniana è lo stesso uomo che fa il damerino con le escort e le ministre? Lo vedremo indossare la berretta purpurea del cardinale Bertone per farsi fotografare con tutti i preti intorno?  Il ministro Calderoli che indossò una grottesca canotta islamofoba che portò scompiglio nel reattivo mondo musulmano (e morti a Bengasi in Libia per l’appunto) è la stessa persona che adesso smania dalla voglia  di salire in groppa sul cammello di Gheddafi?  Il ministro La Russa che ha disseminato la città di soldati in mimetica (bei ragazzi per la verità) per difendere il patrio suolo dalle orde di “zingaracci” e di “branchi rumeni”, è lo stesso che si è messo a fare il rappresentante  per piazzare le frecce tricolori  ai governi amici? La Lega che voleva sfondare la breccia col carroccio (see) è la stessa “che incarna la cultura di territori radicalmente cristiani e che vogliamo  mantenere tali” ? Ed è Debora Serracchiani , quella che per circa mezz’ora fece sospettare che era possibile un Pd meno bigotto, che oggi dice che  “la società italiana è cambiata in senso multireligioso  e quindi a scuola un’ora di formazione sulle religioni monoteiste, e si i gay si possono sposare ma, step by step, dopo un periodo di convivenza certificata”? E ancora è Bersani che critica la Lega che ha fatto la linguaccia ai preti per dire come è buona la Caritas coi migranti (che proprio non c’entra nulla) e il nato vecchio Enrico Letta che ripete ossessivamente che le giovani coppie devono fare più bambini che sono tanto belle le famiglie numerose.  Tanti sforzi per niente,  perché  al Vaticano della presunta bontà non frega niente, vogliono solo i milioni dell’otto per mille e i benefit del concordato. E come ricorda Cossiga “la Chiesa fece accordi anche con Hitler e Mussolini tacendo sulla Shoah”. E alla Perdonanza ci va il cavaliere a mostrare lo scettro di defensor fidei.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/


27/8/09 – Realpolitik

Imprenditore milanese beccato con la jeep anfibia (!) sulla spiaggia nell’isoletta di Budelli. In Costa Smeralda i riccastri fanno i gavettoni con lo champagne. Ah, il buon gusto della lotta di classe (Stefano Di Michele, Il Foglio)
I vogatori del rione Portaccia, uno dei cinque che partecipano al palio marinaro di Castiglion della Pescaia, sono stati multati (100 €) dal sindaco Pdl, per aver indossato durante la gara una canottiera rossa con la caricatura del premier sovrastata da un cartello divieto d’accesso (vari giornali)

Il sindaco Alemanno si è mosso in maniera adeguata perché si è reso conto che si stava sgretolando il punto cardine del suo programma, la sicurezza, che non riguarda soltanto l’omofobia ma anche gli immigrati e le donne. Andrea Berardicurti, segretario del Mario Mieli ha spiegato così l’apertura del sindaco di Roma alla richiesta della deputata Pd Anna Paola Concia di recepire la legge contro l’omofobia che potrebbe essere definita di buon senso e importante per entrambi i poli. Il problema è che il Pdl potrebbe pure rispondere affermativamente mentre non è sfuggito a nessuno che dal Pd non siano venute grandi sostegni alla comunità omosessuale ad eccezione (un po’ tardiva in verità) del candidato alla segreteria Ignazio Marino, odoroso di incenso, che si è recato al Gay Village.  Intanto l’Arcigay ha denunciato che alla Festa nazionale del Pd di Genova non ci sia in programma nessun incontro tra partito e associazioni omosessuali. Imma Battaglia, presidente DiGay Project , non dimentica le umiliazioni che il sindaco ha inflitto al Gay Pride al quale ha rifiutato di concedere il patrocinio,  trova inaspettato il  si ad una visita al Gay Village e pensa che forse stia nascendo una destra moderna.
Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ieri ha fatto il pienone alla Festa Pd, si è trovato in sintonia con Franco Marini, compagno sul palco, sulle politiche dell’immigrazione e di una evidente dipendenza del Pdl dalla Lega dai temi della sicurezza a quelli economici. Ma il presidente ha raccolto applausi da divo del rock quando, nominando i cattolici ma laici Scoppola ed Elia, ha ribadito che non esiste nel paese un conflitto tra laici e cattolici , ma tra laici e clericali. Franco Marini ha preferito non replicare.
Apprezzamenti per Gianfri anche dal Sinodo valdese* che lo ha dichiarato, insieme al Presidente della Repubblica, il solo uomo politico laico in tema di biotestamento e temi etici, e anche aperture dalla comunità ebraica che lo ritiene l’unico interlocutore possibile su laicità e immigrazione tanto da invitarlo ad un confronto su questi temi il 16 settembre.  Finora solo Violante ha avuto un analogo invito consultivo.
Questo avviene nel silenzio del Pd col quale, di fatto, non si confronta più nessuno. Cogliendo al volo la infelice battuta sul “festino” ( “questa è una festa non un festino e per questo Berlusconi non è stato invitato” ha detto lo spiritoso organizzatore della convention Pd)  i ministri si sono smarcati , i radicali , tra l’altro eletti in nove nelle liste del partito, non sono stati invitati, così i socialisti. Socialisti e radicali, che è come dire che del riformismo non frega niente.  Nel frattempo Berlusconi se ne va per santuari come qualsiasi italiano, e tra lo svolazzar di tonache si prova un po’ di nostalgia per lo sfarfallio delle gonnelle delle escort.  Il mondo cambia, gli operai accannano i sindacati e salgono sulle gru, e solo cariatidi sfigate parlano di comunisti e cattocomunisti. Intanto li incontra Berlusconi, che abbraccia Putin, Chavez (per il quale ha convocato la bella Aida Yespica), Lukashenko (ricevuto in Europa solo da lui e da B16) e il sedicente amico del popolo Gheddafi. Solo se si tocca il fondo  si risale (speriamo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Dopo i cattolici i valdesi sono i secondi percettori del gettito dell’8 per mille (quest’anno circa 8 milioni di €). Hanno richiesto di usufruire della quota non espressa e fra tre anni potranno accedere alla cifra che, presumibilmente, raddoppierà l’entrata. Su modello dei valdesi anche le comunità ebraiche hanno richiesto la quota non espressa e, presumibilmente lo faranno anche le altre fedi che hanno stipulato le intese con lo Stato italiano. Per un paese laico il concordato è il cancro, le intese le metastasi. (tf)


25/8/09 – L’intelligenza può combattere il fondamentalismo

In caminu s’accontzat barriu (Il carico si aggiusta durante il percorso, proverbio sardo)
Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)

Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso  è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale. E’ difficile condividere l’ottimismo di Harris da Roma, Italia, dove ancora si è culturalmente assolti se si spancia un giovane che bacia un amico, si accusa di leggerezza una ragazzina che denuncia lo stupro, o se ci si racconta di essersela cercata a un gruppo di persone morte in prossimità delle nostre coste. Molti commentatori, stimolati dalla plumbea atmosfera italiana cavalcata dalla Lega con l’apprezzamento di un numero ben più ampio del suo bacino elettorale, si sono convinti che qualsiasi musulmano viva sul nostro territorio sia lì pronto con la scimitarra per decapitarci. In occasione del ramadan, che per gli effetti della luna quest’anno è già arrivato e il prossimo anno arriverà ancora prima, sono insorti imprenditori che temono un calo nell’attività produttiva. Preoccupazione un po’ gonfiata se invece che ai pregiudizi ci atteniamo alle statistiche: grosse fabbriche, ad esempio in Francia, non hanno mai registrato una diminuzione della produttività durante le festività musulmane. Inoltre i sudditi di Allah che lavorano sono adulti e in grado di comprendere il loro stato di salute, e sono perfettamente a conoscenza che il corano offre una serie di deroghe al digiuno (versetto 184). Una tempesta in un bicchiere d’acqua che ha però eccitato gli istinti più bassi delle persone, accolti da qualche sindacato di categoria che, pronto a violare l’art. 3 della Costituzione, ha proposto  liberatorie nelle contrattazioni. Il tutto nel silenzio dei (pochi) laici che dovrebbero avere a cuore la libertà religiosa.     E’ innegabile che la fede islamica  rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi europei non può non essere complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove il Paese è ampiamente secolarizzato ma per convenzione e convenienza la classe politica tiene il piede in due scarpe) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi quelli che invece preferiscono altri modelli, o che lasciano il loro paese per abbandonare una situazione che non condividono. Inchiodarli ad uno stereotipo, così come succede per noi italiani che abbiamo fama di arretrati bigotti mafiosi e mammoni, è ingiusto. La deputata Souad Sbai (Pdl), che ha a lungo collaborato con il Comune di Roma presso l’assessorato alla multietnicità (soppresso dal sindaco Alemanno), ha denunciato più volte inascoltata quanto la situazione delle donne muti arrivando in Europa, per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani. Avendo lavorato per un periodo in quell’assessorato, posso testimoniare che mai sia arrivata una richiesta per aumentare luoghi di preghiera o separazione nelle scuole…, ma piuttosto spazi per incontrarsi nel tempo libero o campi per il gioco del cricket, incremento di autobus di collegamento con le periferie, sicurezza. Richieste non diverse da quelle che fanno (inascoltati) i romani. Invece di raccogliere le istanze dei lavoratori che vivono da noi, le istituzioni scelgono di parlare con i gruppi religiosi convinte di essere aiutate nella lotta al fondamentalismo. E così i laici vengono tagliati fuori da qualsiasi dialogo. Una possibile via di uscita potrebbe essere quella di avere regole certe per ogni cittadino (ovvio anche italiano) senza tenere in nessun conto né il paese d’origine, né la religione.  Però anche la Chiesa deve fare un passo indietro, dalla intromissione nella scuola alla vita politica pubblica. Altrimenti come si può pretendere che i musulmani non avanzino richieste affini? Non saranno certo le croci utilizzate strumentalmente come simboli dell’identità italiana a fermare il mondo ai confini della penisola. Le religioni possono offrirci qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Art. 3 della Costituzione italiana  “Tutti hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

http://www.loccidentale.it/articolo/
http://www.uaar.it/ateismo/opere/127.html
http://www.uaar.it/ateismo/opere/180.html  
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/28/2270/


22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico

Se siete “quelli comodi” che “state bene voi”. Se altri vivono per niente perché i “furbi” siete voi. Se siete “ipocriti abili”, non siete mai colpevoli. Se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci. Sorridete! Gli spari sopra… sono per noi. (Vasco, Gli spari sopra, 1993)

Le reazioni alla sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione hanno visto un salto di qualità nei commenti, tali da appesantire ancora di più il clima oscurantista di Vaticalia.
Qualcuno ha infatti parlato del carattere illiberale dell’illuminismo. Va detto che l’illuminismo, come del resto qualsiasi cosa, si può criticare, ma marchiare con idee ritenute spregiative le opinioni con le quali non si è d’accordo mettendosi sul pulpito a pontificare, è parte di una retorica che è storicamente appannaggio della cultura illiberale. O degli Stati fondati sull’intolleranza come le dittature e le teocrazie. Per superare la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso delle organizzazioni laiche, atee e di tutte le confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano, lese nel principio di imparzialità davanti allo Stato, è stato inserito nella Gazzetta ufficiale il nuovo regolamento che consente ai prof. di religione di contribuire alla determinazione del credito scolastico. In questo modo l’ordinanza Fioroni (Pd) è stata promossa, riportando di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Una manovra a dir poco insolente, visto che un regolamento dovrebbe essere rispettoso della legge.
Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano parlato del carattere illiberale della sentenza perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”.
Cosa vuol dire?
Che a distanza di trenta anni delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate?
Che non esistono modi più consoni per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini dello stivale, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica?
Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”?
Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. Del resto chi propone lo studio della storia delle religioni dovrebbe porsi quanto meno una domanda: i professori saranno sempre scelti dalla Cei? Se la situazione non fosse così grave, sarebbe interessante vedere una disputa teologica tra un tredicenne ebreo (prima di quella età gli ebrei non possono ricevere insegnamenti religiosi da estranei ma solo dai famigliari) e un professore selezionato dalla Cei.
Ma, la domanda regina che dovremmo porci è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”.
E’ questo complesso di inferiorità – per me - il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/27/1488/
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/09/2122/
http://www.liberalsocialisti.org/eventibio/bio/guido_calogero.htm


21/8/09 – Benedetto XVI e il nazismo

La battuta “eu nao creio”, pronunciata dal protagonista prima di sprofondare nelle acque del lago, fu ridoppiata e sostituita con “Deus, Deus… è a verdade”, su suggerimento amichevole del censore (dal Dizionario dei film di Mereghetti, Baldini Castoldi Dalai editore, voce dedicata al film brasiliano Questa notte mi incarnerò nel tuo cadavere)

Secondo Benedetto XVI la Shoah è responsabilità di un manipolo di atei e non dei nazisti. La convinzione del papa potrebbe essere liquidata sbrigativamente con l’affermazione che il papa è un teologo confuso che a parole condanna l’antisemitismo ma riaccoglie nella sua Chiesa il vescovo negazionista Williamson accettandone le condizioni. Probabilmente il papa vuole minimizzare le responsabilità del nazismo al quale aderì militando nella hitlerjugend (da giovane naturalmente, ma non tutti i giovani aderirono). E della Chiesa cattolica di cui oggi è il massimo rappresentante.
La ricerca storica ha evidenziato come in Germania l’opinione pubblica fosse al corrente di quel che stesse succedendo. Forse in molti non condividevano il progetto dello sterminio degli ebrei europei, ma erano al corrente dei massacri e accettavano, come del resto in gran parte dell’Italia cattolica, che gli ebrei sparissero pian piano dalla vita sociale. Le affermazioni di Benedetto XVI creano imbarazzo soprattutto alla Germania che sta faticosamente seguendo un percorso di rilettura della propria storia, analizzando le effettive responsabilità del popolo tedesco. Basta per questo ricordare le forti reazioni del cancelliere Angela Merkel e di parte della Chiesa cattolica tedesca per il rientro del vescovo Williamson nell’alveo della Chiesa cattolica.
Attribuire la responsabilità della Shoah a una nazione nichilista è un modo facile per buttare sbrigativamente nella spazzatura gli orrori del nazismo, nato in una Europa cristiana (e osservato da una Italia cattolica).
Poche le reazioni di sostegno nei confronti degli atei, così attenti alla figura di Dio seppure per negarlo, vigliaccamente accusati dal teocrate vaticano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2009/05/17/1674/intervista Di Segnihttp://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=N40N3
http://www.ibs.it/code/9788804442417/goldhagen-daniel-j-/volenterosi-carnefici-hitler.htmlhttp://www.uaar.it/news/2009/08/10/nuovo-sondaggio-sul-sito-uaar-77/


3/8/09 – …e svanì nella tempesta della vita quotidiana

Bisognerebbe che un po’ tutti nel centrodestra riflettessero sul fatto che oltre al Ponte sullo Stretto di Messina e l’aeroporto di Malpensa ci sono altre cose che contano. Questa pastiglietta che si assume per espellere il feto annullando il senso di colpa è pericolosa. Credo che contro la pillola la Lega possa ingaggiare una seria battaglia (on. Massimo Polledri)

Debbie Purdy è una 46enne di Bradford (Yorkshire) malata di sclerosi multipla che presto si recherà alla Dignitas, in Svizzera, per mettere fine alla sua vita dolorosa accompagnata dal marito Omar Puente, un violinista di origine cubana. Al rientro Puente non sarà perseguito. Infatti, anche se solo formalmente, la Gran Bretagna punisce con una pena fino a 14 anni di carcere, chiunque agevoli, sia pure solo accompagnando un sofferente, il suicidio assistito. Farà giurisprudenza il parere emesso la scorsa settimana (30 luglio) dai Law Lords di Londra che hanno sancito che la legge sulla punibilità è poco chiara e deve essere approfondita; nel frattempo è sospesa la applicabilità della pena. Decisione presa anche grazie alla spinta di un sondaggio pubblicato con grande rilievo sul Times, in base al quale il 74% dei britannici è favorevole all’eutanasia.
Anche in Italia i sondaggi dei quotidiani rilevano continuamente che la gente è favorevole al testamento biologico e molto di più. Per colpa sicuramente nostra, abbiamo una classe dirigente (non solo politica) che mette in discussione la scienza, e ci ridicolizza davanti al resto del mondo per questioni inesistenti quali, ad esempio, l’introduzione della RU486. Politici (che coprono spesso e volentieri scandali sanitari) mostrano di preoccuparsi dei rischi legati al farmaco accreditando 26 casi di morte, anche se l’Oms e l’Istituto Superiore di Sanità stimano 11 casi (dall’87) di donne che sono morte per un rapporto di causalità. In realtà sappiamo che le resistenze sono dovute a questioni “etiche”, cioè quello che la Chiesa, interlocutore privilegiato del pubblico potere, considera etico. Roccella, sottosegretario al Welfare (si chiama così ed è una delle tante ridicolaggini di Magic Italy), contraria alla 194, è politica ideologica e antidemocratica e risponde solo alle sue idee e a quelle della Santa Sede, un club di gente non democratica e soprattutto con soci solo maschi. Sacconi, ministro del Welfare (con l’aggravante che un tempo è stato socialista) chiede garanzie e impone improponibili paletti punitivi. Paesi che non sono meno rigorosi del nostro dal punto di vista della tutela della salute pubblica accettano che le donne abortiscano nel modo che considerano meno traumatico.  Qui si da credito ai monsignori Elio Sgreccia e Rino Fisichella, di cui, intimamente, non frega (quasi sicuramente) niente a nessuno.
Sarebbe bene che il Presidente del Consiglio meditasse durante le sue vacanze, che per essere all’altezza dei leader mondiali dovrebbe quanto meno giudicare gli italiani che governa alla pari dei cittadini degli altri paesi, e non come degli eterni minorenni che devono essere messi sotto la tutela di medici e Sacconi. E per non essere un Presidente dimezzato, che all’estero poi gli chiacchierano dietro, non deve consentire che il clero e i suoi volenterosi camerieri intervengano in sede legislativa suggerendo ai parlamentari le soluzioni più gradite quando sono in ballo decisioni politiche che coinvolgono l’etica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Essere donna è difficile, ma quasi sempre è molto più interessante. Una piccola galleria di donne qui http://www.liberelaiche.it/donne_in_gamba.html

Questa paginetta si prende qualche giorno di vacanza. Nel frattempo… non abbrutite nel luogo comune.


31/7/09 – Inchiodati dal Dna

Moralità è l’atteggiamento che adottiamo verso le persone che ci sono personalmente antipatiche (O. Wilde, Un marito ideale)

Non è saggio usare la morale nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in disordine la domenica (M. Twain, Taccuini)

Manca un po’ al 25 ottobre, data scelta per le primarie che eleggeranno il segretario del Partito democratico, ma ad oggi quella che a me è sembrata l’occasione persa per fare una cosa utile al Paese a alle donne, è stata la gestione del caso del presunto stupratore seriale. Brevemente: a Roma si sono verificati diverse violenze carnali con le stesse modalità. L’arrestato è  responsabile del circolo Torrino del Pd, Bianchini, espulso immediatamente. Dal carcere ha tacciato di stalinismo i vertici del Pd che in effetti potevano, in attesa della eventuale sentenza di condanna, sospenderlo cautelativamente. Il neoiscritto Angius (ritornato all’ovile dopo aver soggiornato nelle diverse caselle dei frammenti della sinistra) ha raccontato a tutta la stampa italiana di come avesse ricevuto la tessera dal funzionario incriminato, descrivendolo eccitato per l’incontro con un leader (ma va), ma con uno strano sguardo che faceva riflettere… e poi la scomposta reazione di Marino che ha dichiarato immediatamente che il caso dimostrava la fallacità della questione morale nel Pd. 
Se i dirigenti Pd invece di farsi mancare la terra sotto i piedi, magari in attesa di un secondo test (che ieri ha dato, di nuovo, esito positivo), invece di lanciarsi accuse per non aver verificato il certificato penale, avrebbero scoperto che Bianchini, che pure si era già macchiato di un tentativo di abuso sessuale (nel ’97) aveva un certificato penale immacolato. Infatti il magistrato, a seguito della promessa di Bianchini di “non farlo più” aveva ordinato la non iscrizione sul casellario giudiziario. E così, con buona pace dei gareggianti del Pd che non sono più tornati sull’argomento, abbiamo appreso che un reato tanto odioso gode della discrezionalità di un magistrato dal cuore tenero. Atto dovuto alle donne sarebbe stato denunciare questo modus operandi.
Spiace un po’ scriverlo, ma anche il candidato Marino sembra aver nascosto un po’ di polvere sotto il tappeto. Entrato a gamba tesa sfoggiando la laicità come un fiore all’occhiello, sembra piuttosto un neofita di questo argomento. Con in più la presunzione di essere depositario di una maggiore sensibilità derivante dalla sua professione medica. Insomma, si propone di tutelarci, è un medico che ci tiene per mano e ci da un illuminato parere se desideriamo abortire, o se scegliamo come e per quanto tempo curarci. Entrambe le questioni, che ovviamente meritano attenta riflessione, dobbiamo deciderle da noi e non certo con un medico (qualsiasi medico) che non ci è superiore in nulla. Per dirla tutta, Marino è un cattolico, e come tale vuole guidarci. La questione della laicità non si affronta concedendo gentilmente l’adozione ai singoli (ma Marino lo sa che è l’Europa che ci obbliga ad adeguarci?), o allineandosi agli altri paesi per il riconoscimento delle coppie omosessuali. Queste sono questioni di civiltà non di laicità. Essere laici significa non accettare che la Chiesa sia un interlocutore privilegiato del pubblico potere. Non consentire che il clero intervenga “informalmente” in sede legislativa suggerendo ai parlamentari le soluzioni più benaccette quando sono in ballo scelte politiche che riguardano l’etica, dovrebbe essere la linea guida di un nuovo Partito, il cui risultato potrebbe riguardarci tutti, anche quelli di noi che, per il momento, non lo hanno mai votato. Non credo che Marino, che dice di ispirarsi all’opera di Aldo Moro, sia in grado di farlo. Forse Bersani e Franceschini, che sulle spalle portano il fardello di due partiti illiberali e entrambi piegati dal peso della Chiesa cattolica nel corso della loro storia,  potrebbero tentare con più successo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui vostri COMMENTI


30/7/09 –  Gattopardi

E’ una Roma destinata al ceto medio, piccolo e piccolo piccolo, fra l’edificio delle poste di piazza Bologna e piazza Ruggero di Sicilia, c’è una scuola elementare dal tratto turrito, la Fratelli Bandiera, ci insegnava Alberto Manzi, l’inventore della trasmissione “Non è mai troppo tardi” (Fulvio Abbate, Roma, guida non conformista alla città, Cooper , € 12)* 

La Lega ha molte idee e spesso riesce a realizzarle. Spara in alto su tutto: dalla superiorità della polenta sulla pizza, ai professori che devono stringere le vocali, al ritorno delle odiose gabbie salariali… fino ad imporre ronde e reato di clandestinità. Soddisfacendo, va riconosciuto, una gran parte del popolo, perché non c’è nessun partito che riesca ad intercettare le volontà degli elettori come la Lega e nessun parlamentare così capace di battersi per il suo elettorato. La Lega ha vinto e ha fatto proseliti tra i falsi innovatori che minacciano di fondare il partito del Sud che, probabilmente, contano sulle presunte virtù miracolose del federalismo. I leghisti hanno scavato una strada tra i revisionisti antirisorgimentali, tra gli egoismi di chi pensa per sé, alla propria gente, al “suo” popolo. E non è solo miss Padania o il campionato di calcio disputato con le regioni non riconosciute, entrambi fatti gravissimi ma considerati folcloristici tanto da essere trasmesso in tv il concorso delle miss e seguito dalle redazioni sportive il campionato, ma anche si chiede che cinema e tv dedichino storie ai personaggi locali, e che i biondi ragazzi del nord non siano più preda di insegnanti meridionali. Al Sud parecchi rimpiangono i Borboni, e poco si interrogano sulla classe dirigente che eleggono e che li condanna a vivere nel sottosviluppo. Mentre nel governo oggi in carica, ministri siciliani non si offendono se il collega ministro leghista dice che si recherà in vacanza all’estero (Sardegna) e che i napoletani si riconoscono, ahimè, dalla puzza. E la Chiesa, cialtrona come sempre, non si fa scrupolo di farsi utilizzare in chiave antislamica, benedicendo - senza neanche ridacchiare - i celtici e longobardi. (Se il Pd smettesse di litigare al suo interno, potrebbe tentare di fare un progetto per provare a bloccare il disfacimento dell’Italia).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

*Fulvio Abbate, Roma, guida non conformista alla città, Cooper , € 12  Esiste una Roma “personale”, attraverso cui condurre il turista amico per confondergli le idee e aprirgli gli occhi sulle peculiarità della città. Abbate, ironico osservatore del costume, da palermitano romanizzato ci guida per strade-ricordi-abitudini-persone romane. Il maestro Manzi ideò il programma Non è mai troppo tardi permettendo a moltissimi italiani di conseguire la licenza elementare e contribuendo all’importante compito di far parlare l’italiano corretto a tutti gli italiani. Di seguito due voci dal libro per i lettori di Nogod:

I funerali di GPII – “Alleluja alleluja, osanna osanna, nun se dorme n’cazzo!” Sono le parole pronunciate ai microfono del TG1 da una signora, abitante del quartiere Borgo, durante le solenni, oceaniche, interminabili esequie di papa Wojtyla.

Il circolo Giustizia e Libertà, Trionfale – In fondo a via Andrea Doria… nel blocco delle storiche case popolari dove visse e operò da elettricista il pensatore anarchico Errico Malatesta, al civico 79, c’è il circolo Giustizia e libertà, fondato nel 1948 dai partigiani azionisti del rione. Nei locali seminterrati la presenza di Ferruccio Parri non sembra essere mai venuta meno… accanto a lui, come in una quadreria civile, i volti di Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Fausto Nitti. La memoria dell’azionismo e delle ragioni del liberal-socialismo sopravvivono così in pochi metri quadri di locali strappati alla mutazione d’uso. L’insegna modellata nel neon alle spalle del tavolo dove prendono posto i relatori, il simbolo del movimento delle formazioni partigiane, un pugnale custodito da una fiamma e le lettere che compongono il programma politico del movimento, Giustizia e libertà, appunto. Poi, due antiche bandiere rosse che vedono ancora spiccare quel simbolo che parla di insurrezione e risorgimento. Ci sono i busti marmorei di Aldo Eluisi, eroe azionista, già Ardito del popolo, ucciso il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine, e di Massimo Gizzio; la scheda segnaletica di Cencio Baldazzi, le copie incorniciate di “l’Italia libera”, organo del Partito d’Azione, un disegno di Carlo Levi donato al circolo dalla vedova Baldazzi, la bandiera dei perseguitati politici del Trionfale e una lettera di Parri che parla di Resistenza e risarcimenti… In via Andrea Doria torna in mente ciò che in L’orologio scrisse Carlo Levi di Parri e degli altri intransigenti che desideravano un’Italia di giusti e di liberi: “fiori su un letamaio”.


28/7/09 – Il regno islamico della regina Elisabetta di Inghilterra

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. (art. 7 della Costituzione italiana)

E’ ammessa la poligamia, naturalmente il diritto di menare le mogli e promulgare il divorzio senza sentire il parere della donna, la cui testimonianza ovviamente non ha lo stesso peso di quella di un uomo. Dimenticate la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, perché in Inghilterra le corti della sharia sono già 85 (grazie a un comma del British Arbitration Act). Sono i tribunali islamici che giudicano a porte chiuse. Addirittura, per la loro agilità nei giudizi, possono essere scelti anche da inglesi non musulmani. L’Inghilterra, quella dell’habeas corpus, il Paese che ha tagliato la testa a due sovrani facendo da modello alla più nota decapitazione di Luigi XVI, la Gran Bretagna della rivoluzione industriale, il paese cool delle suffraggette e poi delle minigonne, della bella principessa amica di Elton John… tollera sul suo territorio un altro sistema legislativo. E così molti e molte che fuggono dai loro paesi per non sottostare a leggi e giudizi iniqui, se li ritrovano in occidente. Apartheid legale, dice il Times, che è l’anticipazione  di richieste che potrebbero snaturare e sconvolgere lo Stato di diritto all’interno dell’Europa. Non è astratta l’ipotesi di vedere un cittadino britannico fustigato in piazza, o una donna ripudiata. Non si possono far lavorare insieme due sistemi legislativi, soprattutto quando uno è teocratico.
Esattamente come non è possibile riconoscere la sovranità di  uno Stato teocratico all’interno di un altro Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


27/7/09 – Asimmetria

La paura del rilievo che gli ultraortodossi stanno assumendo in Israele, in particolare a Gerusalemme, ha creato qualche problema alla liberissima informazione israeliana. Per parecchi giorni le prime pagine dei quotidiani e i talk televisivi hanno dedicato molto spazio alla madre affamatrice, ovvero al caso della donna che aveva un bambino apparentemente non malato ma inscheletrito.   http://www.nessundio.net/blog/2009/07/21/2222/
Dopo diverse perizie mediche - la donna è agli arresti domiciliari - sembra che il bimbo sia affetto da una rara patologia e la madre ha una depressione non così profonda come era stata diagnostica in un primo tempo. Insomma, la vicenda si merita almeno “la presunzione di innocenza”, e l’appartenenza della donna al gruppo Neturei Karta (per intenderci è il gruppo al quale appartengono i rabbini che hanno partecipato al convegno negazionista promosso da Ahmadinejad) ha dato una spinta alla precipitosa condanna. Fermo restando che i gruppi ultraortodossi rimangono un grave problema per quel paese e che la vicenda della madre affamatrice resta tutta da appurare, è evidente che anche in questo caso i media italiani, che hanno trascurato di raccontare il seguito della vicenda, hanno dimostrato, per l’ennesima volta, un totale strabismo.
La lettura disarmonica dei fatti che si verificano nel medioriente,  dipende probabilmente dalla paura dei giornalisti (e fini pensatori come il caro Odifreddi) ad usare parole di critica nei confronti dell’islam, e, soprattutto, dalla sottocultura cattolica di cui il nostro paese è imbevuto e che tende ad accettare che un membro di altra religione, specie se ebreo, possa essere ucciso impunemente.  In questi giorni è trapelata la notizia sul no opposto dalla Santa Sede a un incontro papa-presidente della Camera: è per l’ovvia verità detta da Fini sulla assoluta indifferenza mostrata dalla Chiesa nel ’38 alla promulgazione delle leggi razziali. Indifferenza “ripianata” con qualche sporadico aiuto e protezione (sempre pagata con denaro sonante) garantita a pochi ebrei; argomento così fastidioso per la clericaglia (e non sono immuni dalla mia critica i cattolici cosiddetti per bene che non parlano) che vogliono chiuderlo con la santificazione di Pio XII che però non hanno il coraggio di sancire.  Come si vede  il giudizio su perfidi giudei  è immutato.
Non si spiega altrimenti perché nessun quotidiano italiano e nessun fine intellettuale senta la necessità di spendere una parola su un dibattito che in Francia (e in molti paesi europei) sta tenendo banco perfino sui giornaletti rosa. Mi riferisco alla vicenda giudiziaria sul caso Halimi. Brevemente riassumo i fatti: un gruppo di delinquenti guidati da Youssouf Fofana, di origine ivoriana, rapisce l’ebreo Ilan Halimi, lo tiene prigioniero seviziandolo per alcune settimane per poi ucciderlo bruciandolo. Fofana, condannato all’ergastolo, ha usato come linea difensiva, il fatto che gli ebrei sono ricchi capitalisti, conquistandosi la simpatia di molti osservatori.
La disinformazione e la mancanza di rispetto che un paese semiteocratico come il nostro ha nei confronti delle minoranze religiose, dei non credenti, degli atei, sommato al sussiego impaurito dell’islam, dovrebbe farci riflettere sui rischi di una degenerazione civile e morale accentuata da una classe politica che si ispira alla dottrina della chiesa .
Certamente in pochi, anche tra i politici e il clero, pensa che gli ebrei vadano eliminati perché sono ricchi, ma la cupa ideologia che ha armato Fofana e i suoi accoliti, raccoglie molti più seguaci di quanto si sia disposti ad ammettere. E il successo dei partiti neonazionalisti che hanno avuto buoni risultati nelle recenti elezioni europee lo dimostra. Un link fin troppo evidente tra l’antisemitismo del Novecento e il radicalismo islamista e che si basa ancora sul fatto che gli ebrei sono ricchi e potenti e colpirli altro non è che un fatto di giustizia sociale.
Questo è, e mi sembra che la religione non c’entra niente, c’entra solo il potere prepotente del più forte che non esita  a gustare il sapore del sangue. E se niente ci aspettiamo di buono dalla  clericaglia e dalla partitocrazia, due caste che vivono e prosperano sull’abulica inerzia della classe giornalistica, con sempre più sgomento ci chiediamo dove sono finiti i liberi pensatori.  

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25/7/09 – “oggi so’ matta”

Pare che sia più probabile che il Pd trovi un leader e il Pdl diventi un partito serio piuttosto che vincere al superenalotto. Il numero di combinazioni di 6 numeri su 90 sono 622 milioni. La giocata minima, quella che costa 1 € (cifra alla quale consiglierei di attenersi), è di due combinazioni di 6 numeri ciascuna. Si hanno 2 possibilità su 622 milioni. Non è semplice vincere certo, anzi, ma sognare, anche se per un momento, affidandosi all’irrazionale  confidando nella statistica,  tutto sommato è divertente.

Buona fortuna ai lettori di www.nogod.it che compreranno, oggi, un biglietto. E auguri, perché tutti i vostri desideri si realizzino, anche senza milioni di milioni di milioni.  

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23/7/09 – 48 milioni di vaccini e 500mila posti di lavoro

L’italiano ha un tale culto della furbizia che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno

Per la Santa Sede non basta essere cattolici ma occorre un bollino. L’aspirante ministro della Salute Fabio Fazio sembra che dovrà fare sosta al Welfare ai comandi di Sacconi e sorvegliato dalla sua omologa sottosegretaria  Roccella, visto che entrambi i due “politici” danno più garanzie alla teocrazia. Fazio viene considerato ondivago sulla bioetica e la ricerca scientifica. Seppure per  motivi  opposti a quelli della Chiesa, anche la comunità scientifica lo ritiene tale, per essersi deresponsabilizzato e aver lasciato cadere il bando dei finanziamenti per la ricerca con le cellule staminali embrionali. Insomma, un Fazio fatuo. Sono sembrati però un tantino sopra le righe i rimbrotti di Gelmini, Brunetta, Calderoli, e alla fine Sacconi, che per tagliare la testa al toro ha promesso 48 milioni di vaccini per chiudere la diatriba. Disputa sorta su una questione non tanto leggera: cioè, come affrontare una pandemia. Il governo cerca di smorzare i toni su tutto, per cui in Italia la crisi economica ci accarezza, il terremoto è manna dal cielo, e i treni arrivano in orario. Se è un bene dare un segnale di ottimismo in economia, sottovalutare può spingere velocemente nel baratro i più fragili (il cnel ha appena comunicato la possibile perdita di 500mila posti di lavoro), ma svalutare un virus è grave quanto un eccesso di allarme. Fazio ha prospettato - con misura - l’ipotesi di un ritardo dell’apertura delle scuole valutando le statistiche sanitarie dell’Oms (organizzazione mondiale della sanità). Invece Sacconi ha promesso il vaccino entro la fine dell’anno, quando le scuole saranno già aperte da un pezzo e il virus potrebbe aver colpito.  Bene ha fatto Fazio anche a parlarne (sobriamente) ai tg, perché avvertire le persone di una possibile emergenza in arrivo, è utile a non scatenare il panico. Del resto, il modello adottato dal medico sottosegretario non si discosta da quello che stanno facendo gli altri paesi. Insomma, in questo caso Fazio si è comportato come un ministro della Salute (seppure in pectore) di un paese normale. Il problema è che questo Paese non è normale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI



22/7/09  – Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia

Trilussa

Vacanze americane per Alemanno. Er più, con nutrita schiera e famiglia, si è recato in visita di lavoro a New York per farsi spiegare dal ruvido ex sindaco della Grande Mela Rudy Giuliani come si fa a raddrizzare l’osso del collo agli scapestrati romani, come rinchiudere nei ghetti gli schifosi zingaracci, segare le gambe alle mignotte, tosare il pelo ai delinquenti rumeni, spaccare la schiena con gli spazzoloni ai lavavetri. Invece pare che Rudy abbia raccontato alla ciumachella la teoria del vetro rotto, e cioè quel principio che spiega che se manca un vetro ad una finestra, quasi sicuramente si aggiungerà una maniglia difettosa e poi un sacchetto di spazzatura abbandonato sulla strada. Insomma, la vecchia e ovvia storia che solo un ambiente sano aiuta lo sviluppo. Chissà se il sindaco romano, per l’occasione vestito come uno dei Soprano’s, ha raccontato a Giuliani che a Roma la ‘monnezza si accumula vicino ai bidoni perché l’Ama non la raccoglie che ancora non parte il piano di redifinizione delle microaree, mentre è già annunciato l’aumento della tassa per il prossimo anno. Chissà se, forte del suo gessato, gli ha raccontato che, tanto per gradire, l’Atac (azienda dei trasporti) ha dimezzato le corse fino al 15 settembre e che solo il 30% dei bus ha l’aria condizionata… e soprattutto chissà se ha raccontato a Giuliani di come ha preso le distanze dal gay pride, trattando gli omosessuali come degli appestati. Perché noi lo ricordiamo il ruvido ex sindaco di NY che mentre individuava i veri criminali sfilava alla testa della gay parade vestito da donna. E sospettiamo anche che abbia tenuta nascosta la sua “dimenticanza” vigliaccamente attribuita a funzionari, e che ha fatto scadere i termini per la costituzione di parte civile del Comune per un processo ad un prete amico presunto pedofilo. Il guaio è che i nostri politicanti locali sono convinti che se uno è di destra (secondo il loro metro storto, perché Giuliani è repubblicano non fascio) possono condividere i loro modi arroganti e incompetenti. La sindaca, Isabella Rauti, che abbiamo visto in azione con le first lady (complimenti a Carla Bruni che ha bypassato l’inutile e costoso appuntamento  evitando di stringere la mano al sindaco che ha cassato gli appuntamenti  più significativi  dell’ultra50ennale gemellaggio con Parigi), vestita ancora per una volta in maniera allucinante (e questo fatto di non trovare mai l’abito giusto denota una grande impreparazione per il ruolo che non le spetta ma che si è dato), e che segue il marito come una ombra cercando di prevenirlo nelle sue cafonaggini (il sindaco di Roma non conosce, tra l’altro, una parola di inglese, né ha una lontana idea del cerimoniale, e tocca con le mani le foto delle mostre come ha documentato il tgr), con tutta evidenza lo tiene per le palle. Anche se, da mogliettina sottomessa, racconta a Gioia: “come faccio a tenere il punto sul medico da scegliere quando lui è impegnato a gestire l’esondazione del Tevere?” . Come spiegarlo? Il Tevere non è mai esondato, altrimenti invece di essere qui a scrivere l’ennesima invettiva sull’incapace amministratore, starei a nuotà fra la monnezza del Tevere. Sembrano eccessive queste critiche? Ne ho elencate solo alcune, ma sono tutte ampiamente documentabili attraverso la nostra stampa che certo non può essere considerata barricadiera.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

guarda qui     http://www.nessundio.net/blog/2009/06/18/1963/  per altre vicende d’er più

P. S. Arrivano le prime risposte all’annunciato tour di Buttiglione
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/20/2215/ : Scrive il New York Times che la riforma sanitaria che il presidente Usa vorrebbe varare prima della pausa estiva elargirà fondi federali pro-aborto sia agli enti pubblici che alle assicurazioni private. Smetterà B16 di pregare per Obama?


21/7/09 – Risveglio

“Cos’è l’antisionismo? E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole è antisemitismo. Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo” Martin Luther King

Hit’orerùt, risveglio, è il nome di un gruppo neonato a Gerusalemme perché sia rispettata la laicità da parte degli ultraortodossi che, specie negli ultimi mesi, si sono guadagnati spazi sui giornali per alcune illogiche proteste, tra le quali quelle per l’apertura durante lo shabbat (che va dal tramonto del venerdì a quello del sabato) di supermercati, negozi, parcheggi. Proteste che, per la verità, vedono la repressione da parte della polizia e le durissime reprimende degli amministratori locali. La città della pietra si è trasformata lentamente, mentre il resto degli abitanti pian piano si trasferiva verso Tel Aviv, la città della sabbia. La protesta che ha fatto traboccare il vaso è stata quella ai danni di un parcheggio gestito da copti. E se un ebreo laico può fare spallucce ma non trova scandaloso essere rimproverato da un suo correligionario, non può ammetterlo se le restrizioni sono rivolte a non ebrei. Il sindaco di Gerusalemme è Nir Barkat, eletto con grande maggioranza in una lista civica che si ispira al movimento politico di Tommy Lapid, molto forte negli anni ’90 e oggi sparito sotto i colpi del terrorismo subito e delle guerre patite e inflitte. Barkat ha concesso i permessi per l’apertura dei negozi e gli ultraortodossi hanno reagito manifestando scompostamente. Grandissimo spazio, anche in Italia, ha avuto la protesta degli ultraortodossi per l’arresto di una madre e per contrastare la presenza di assistenti sociali che erano intervenuti in un grave caso di maltrattamento a minore. Maltrattamento che, è bene chiarire, non rispondeva ad un rituale religioso ma a uno stato di depressione della madre. Questi episodi violenti riguardano una piccola porzione di haredim, che sono gli ebrei ultra ortodossi che vivono in comunità chiuse al mondo esterno e che, nella quasi totalità, non riconoscono l’autorità dello Stato di Israele. Una minoranza quindi in una minoranza. Ovviamente non devono essere confusi con gli ortodossi, che sono ebrei molto osservanti e che sono perfettamente inseriti nella società ultramoderna di quel paese. Anzi, vengono rispettati anche dagli ebrei non osservanti, e questo anche tra chi vive in diaspora. Per un ebreo laico, ad esempio romano, avere un amico o un vicino di casa ortodosso è un grande onore.
Episodi, questi, che non possono certo essere trascurati, anzi i media israeliani dedicano grande attenzione allo sconcerto che fatti di tale violenza creano nella popolazione, ma dispiace un po’ che lo Stato venga raccontato solo per questi fatti, significativi ma marginali e opportunamente contenuti. Intanto perché noi che siamo un paese semiteocratico, non condanniamo i comportamenti simili a quelli degli ultraortodossi gerosolimitani della maggioranza dei nostri parlamentari che addirittura prevengono i desiderata del Vaticano, imponendo regole assurde (lungaggini senza senso per il divorzio, incredibili difficoltà d’accesso alla l. 194, proibizione per la fecondazione assistita, mancanza di qualsiasi riconoscimento alle coppie omosessuali…) anche a chi cattolico non è.
Si pensi a come è stata affrontata la vicenda del testamento biologico. Nel dicembre 2005 la Knesset (parlamento unicamerale) ha approvato una legge che stabilisce le modalità per interrompere il sostegno artificiale alle persone senza speranza di guarigione. La legge prevede una volontà scritta, e inoltre obbliga i medici a chiarire con i malati fino a che punto vogliono spingersi in avanti con le cure. Se il malato decidesse di “finire”, il compito deve essere affidato a un timer per non gravare sulle coscienze di medici, personale sanitario e parenti. Pieno rispetto delle volontà individuali, quindi, una decisione che ha trovato d’accordo laici e religiosi. Apparentemente le questioni di bioetica, così come il riconoscimento delle coppie omosessuali (che in Israele vengono riconosciute al pari di quelle eterosessuali compresa l’adozione e la reversibilità della pensione) all’occhio viziato dell’italiano che riconosce solo il cattolicesimo come ombelico del mondo, sembrano questioni più complesse che una banale apertura di negozi il sabato. In realtà così non è, in quanto l’ebraismo è una religione che ha un piede nel passato e uno nella modernità. I testi rabbinici infatti non danno una unica regola su queste questioni e, soprattutto, quando sono stati scritti non potevano prevedere i progressi della medicina, mentre qualsiasi rabbino, pur l’assoluta maggioranza condannando le violenze degli ultraortodossi, concorda sulla necessità di rispettare il riposo sabbatico.
I giudizi che tutti noi possiamo dare sulle religioni è benvenuto, - del resto quello che il sito pensa sulla menzogna globale è noto ai lettori - anche provando a rispettare e comprendere i sentimenti di ognuno, ma prima di scriverli qua sotto è sempre bene essere un po’ informati. E se poi si tolgono le lenti affumicate del pregiudizio antisemita (quello è) ignorante e supponente parlando di Israele, magari sarebbe meglio.

Tiziana Ficacci
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20/7/09 – Esportare  anomalie

Marcello Marchesi raccontava di un tale che affogò perché si vergognava a gridare aiuto

Ci piacerebbe che qualche volenteroso politico dell’opposizione, ma perché no anche della maggioranza, acquistasse una pagina di qualche prestigioso giornale straniero per denunciare come il nostro Paese stia sprofondando nel ridicolo. Non sto parlando dell’esuberanza di un uomo vecchio, né delle tante forzature alla Costituzione frutto di confusione mentale più che di scelte ideologiche, ma di una storia che si trascina da tempo e che da tanto tempo ha inchiodato l’Italia ad essere il paese dove è più complicato vivere.
In questi giorni il ministro degli Esteri Franco Frattini sta sondando i partner dell’Onu e dell’Ue per verificare le disponibilità e le aperture dei diversi Stati. Su cosa? Sulla moratoria sull’aborto, pensata dall’on. Buttiglione con un percorso simile a quello intrapreso per la moratoria sulla pena di morte. Buttiglione,  che oltre a tutti i difetti noti è anche un fumatore di sigaro, con protervia da politico tenuto acceso anche all’interno dei musei, è pronto a fare un tour, accompagnato dalla signora Mary Ann Glendon per attivare i gruppi pro-life americani. Che sono quei movimenti che, non troppo raramente, assaltano cliniche, molestano donne, uccidono qualche medico. La signora Glendon, autorevole membro dell’Opus Dei, è stata ambasciatrice Usa presso la SS negli anni della presidenza Bush, molto amica di Giovanni Paolo II con il quale condivideva anche le origini polacche, ed è stata la prima donna scelta dal Vaticano per rappresentare la teocrazia alla conferenza Onu sulle donne (Pechino ’95). Buttiglione, che sostiene di sapere 55.000 lingue e di darsi del tu con tutti i filosofi del mondo, ignora che durante la Conferenza Onu sulla Popolazione (Cairo ’94) e quella sulle donne (Pechino ’95)i programmi d’azione firmati dalla quasi totalità dei paesi condannarono l’uso dell’aborto forzato, che, peraltro, è praticato soltanto dalla Cina che pure firmò i due documenti. A meno che l’onorevole dell’Udc, che in effetti ha sempre più l’aspetto di un pugile suonato, non parli a nuora perché suocera intenda e voglia revisionare la 194, una legge che in trenta anni ha dimezzato il numero di aborti. http://www.direfarepensare.it/dossier_194_2008.html
Spiace che l’Italia, che pure ha belle coste, penso alla Puglia che ha dato i natali a Buttiglione anche se certo non è il suo figlio più riuscito, bei monti e belle città, e tanta bella gente (qualche uomo e molte donne) senta il bisogno di esportare le idee più stronze e animalesche che passano nella testa dei suoi figli peggiori. E proprio in questi giorni in cui ci si muove verso l’estero per le vacanze siamo costretti a partire gravati dal pesante handicap che il cattolico fondamentalista che chissà che peccatacci ha fatto, deve farci scontare mettendoci in ridicolo davanti al mondo intero.

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20/7/09 – Il polso della situazione

Scriveva Leo Longanesi: “La parola democrazia mi destava una insofferenza fisica , come l’odore stantio dei vecchi cassetti o l’alito guasto di certe vecchie; sentivo nell’aria un odore di muffa, di umida miseria, un odore di cavoli lessi nelle scale della nuova società, come in certe vecchie portinerie, un odore di farisei. Poi scoprii che corrispondevano a un mio giudizio storico e morale”.  Si può dire meglio?

Abituati al guinzaglio corto i coraggiosi giornalisti italiani hanno pensato di relegare nelle brevi di cronaca il documentario Vows of Silence presentato dal loro collega Jason Berry durante il FictionFest di Roma appena concluso. Il documentario è la storia della setta dei Legionari di Cristo fondata dal pedofilo messicano Marcial Maciel Degollado, sottoposto a due inchieste da parte del Vaticano, morto nel 2008 dopo essere stato invitato a non parlare più in pubblico. Insieme al regista ha presentato il documentario Jose Barba Martin, ex seminarista e abusato, che ha deciso di parlare solo nel ’94, quando sentì il papa (era sul trono Giovanni Paolo II) accreditare come esempio padre Maciel.
Parlare dei Legionari di Cristo è come mettere le mani in un nido di vespe. Per l’annuario pontificio del 2006, la setta contava 125 sedi, 1.960 religiosi di cui 664 sacerdoti, e anche per l’anno in corso ben 50 giovani hanno richiesto di entrare in seminario. Numeri pesanti in considerazione del calo di vocazioni nel mondo.  Berry accusa Giovanni Paolo II di aver protetto padre Maciel perché capobastone di ben 60mila fedeli e  in grado di portare cospicui fondi alla chiesa. Benedetto XVI da cardinale aveva chiusi entrambi gli occhi, ma ora ha avviato una terza indagine dopo aver ascoltato 50 testimoni. L’indagine vuole fare luce su quanto l’immoralità del fondatore dei Legionari abbia inciso sulla vita della congregazione e del movimento dei fedeli da lui fondato. Mercoledì 15 maggio William Levada, prefetto della dottrina della fede e il segretario di Stato Tarcisio Bertone, hanno bussato alla porta della sede romana (l’Ateneo Regina Apostolorum, imponente costruzione sulla via Aurelia). La commissione d’inchiesta è composta da cinque religiosi (Ricardo Watti Urquidi, vescovo messicano, Ch. Chaput, arcivescovo di Denver, Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria, Ricardo Ezzato Andrello, arcivescovo cileno, Blazquez Perez, vescovo di Bilbao) che hanno avuto contatti con la setta. Hanno il compito di capire se il movimento deve essere definitivamente chiuso o se, e questa è la versione più auspicata dalla Chiesa di Roma, sostituire la leadership attraverso un capitolo generale (cioè una riunione interna). La commissione d’inchiesta è stata sollecitata dai membri dei Legionari Usa, incoraggiati dal tentativo di pulizia e di punizione dei tanti preti pedofili che in quella regione sta operando.
I quattro gatti che contano sull’informazione gentilmente concessa dalla rai, oggi sanno che il polso papale, dopo anestesia locale, ha subito due piccoli fori e, a cielo coperto (senza bisturi) sono stati inseriti due fili metallici per mettere in trazione la frattura. Interessante sicuramente, ma anche la storia dei Legionari di Cristo, c’è anche il documentario di Berry, sarebbe bene sapere.

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17/9/09 – La prevalenza del cretino

La mozione presentata dal Pd al Senato sulla moralità, inizia dichiarando che “la presente mozione non è diretta ad aprire un dibattito su tali temi specifici”. Prosegue affermando “chi governa deve essere credibile e assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”, ma affermando che “queste sfere devono rimanere distinte”. E allora perché mai devono essere coerenti? Conclude elencando un astruso decalogo di norme di comportamento cui dovrebbero attenersi i membri del governo al fine di “mantenere la credibilità che l’Italia ha recuperato a livello internazionale attraverso l’impegno che ha caratterizzato l’organizzazione del G8”. Un complimento rivolto proprio a quel Berlusconi che la mozione vorrebbe censurare. (da un editoriale non firmato del Riformista)

Il cretino è ormai la categoria prevalente nella politica. Come altro definire se non cretineria politica la mozione presentata al Senato dal Pd che mostra le spaccature interne di quel partito che, per riverire la campagna - più che rispettabile ma giornalistica - di Repubblica, ha dovuto presentare una mozione inquisitoria e bacchettona che dice e non dice. Tacendo, o intervenendo tiepidamente, sullo scudo fiscale e la revisione del sistema pensionistico . Accodandosi agli alti lai per la buona riuscita organizzativa del G8, anche se, va detto, solo quello di Genova ebbe un coordinamento infausto, non si ha memoria di vertici catastrofici preparati da altri paesi. Spiace che il Pd, le cui sorti non possono che riguardarci tutti, anche quelli di noi che mai nessuna fiducia hanno accordato al progetto di addizionare due vecchi partiti illiberali, non riesca a rendersi conto di aver toccato il fondo. La vulnerabilità che mostra davanti alle incursioni di un Grillo, i nervi (di Marino soprattutto) che saltano davanti al fatto che un loro dirigente forse è uno stupratore mentre c’è silenzio tombale sulla lievitazione delle iscrizioni napoletane, l’incoronazione ad icona di una dirigente locale di mezza età neanche fosse la nuova Rosa Luxemburg… beh, questo smarrimento sembra il frutto di miopia e cretinismo.
Non so che tipo di aggettivo si possa usare per la presa di posizione del sindaco di Roma sulla sentenza Gabbo. Come si sa il poliziotto che sparò al tifoso ultras della Lazio Gabriele Sandri ha avuto sei anni di reclusione. Poco? Così sostengono i familiari dello sfortunato giovane e gli ultras che hanno reagito attaccando una caserma dei carabinieri e una camionetta della polizia, reiterando le gesta compiute venti mesi fa quando misero a ferro e fuoco Roma. Un politico accorto si sarebbe dovuto muovere col felpato passo del gatto, e invece Alemanno ha rispolverato l’aggressività dei suoi anni giovanili (celtica al collo, ma senza pugno di ferro) e ha annunciato che parlerà con i ministri della Giustizia e dell’Interno per tentare di ripianare l’iniqua sentenza. Il sindacato di polizia è insorto, e la posizione presa dal sindaco sembrerebbe dare copertura a quegli ultras che più che giustizia si aspettavano, probabilmente, un segnale di immunità per le loro scorribande negli stadi. Passo d’ippopotamo quindi, niente gatto. Animale, ahimè, che porta male ai giornalisti-pecorelle rai che li chiamano in causa imprudentemente http://www.nessundio.net/blog/2009/07/16/2169/
E inchinandosi alla Chiesa coprono le manovre delle diverse fazioni Pd che si stanno contendendo poltrone, seggiole e strapuntini della terza rete della rai.

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11/7/09 – Quando prevale il fanatismo

Oggi sarà emessa la sentenza nei confronti di Youssof Fofana che nel 2006 ha rapito, stuprato e ucciso il francese Ilan Halimi perché ebreo.  Il corpo bruciato di Halimi venne ritrovato, a tre settimane dal suo sequestro, nella periferia parigina. Il pm ha chiesto il massimo della pena per Fofana che, però, conta su un collegio di difesa coi fiocchi e anche una certa comprensione. Infatti l’assassino e i suoi complici hanno sostenuto che il rapimento di Halimi è stato determinato dall’odio sociale che l’ebreo in quanto tale porta con sé e dalla prepotenza e aggressività di Israele nei confronti dell’islam. Cioè l’antisemitismo  e lo sprezzo della democrazia.
Il collegio di difesa è composto da Emmanuel Ludot, già coordinatore del collegio di difesa di Saddam Hussein e da Isabelle Coutant-Peyre, moglie del terrorista Carlos “lo Sciacallo”, nella prima parte della sua vita farfugliante e sedicente comunista, poi convertitosi all’islam. Carlos guidò il commando palestinese che assassinò gli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco. Ilan Halimi era un 21enne  commesso in un negozio di telefonia mobile, rapito perché ricchissimo come tutti gli ebrei. Accortosi dell’abbaglio il rapitore ha infierito in modo orribile su Halimi, con l’aiuto dei suoi amici.
Ucciso a Parigi, a solo 21 anni, perché ebreo. Da
Informazione Corretta

Vows of Silence è il documentario del giornalista Jason Berry presentato al FictionFest di Roma. Chissà se mai potremo vederlo nella tv per la quale paghiamo il canone conoscendo il fanatismo fideista dei suoi dirigenti. Il documentario è la storia della setta dei Legionari di Cristo fondata dal pedofilo messicano Marcial Maciel, sottoposto a due inchieste da parte del Vaticano, morto nel 2008 dopo essere stato invitato a non parlare più in pubblico. Berry accusa Giovanni Paolo II di aver protetto padre Maciel perché capobastone di ben 60mila fedeli e  in grado di portare cospicui fondi alla chiesa. Benedetto XVI da cardinale aveva chiusi entrambi gli occhi, ma ora ha avviato una terza indagine dopo aver ascoltato 50 testimoni. Padre Maciel oltre ad essere l’artefice di numerosissime molestie, ha formato parecchi seminaristi con un metodo che potrebbe esser definito lavaggio del cervello. Insieme al regista ha presentato il documentario Jose Barba Martin, ex seminarista e abusato, che ha deciso di parlare solo nel ’94, quando sentì il papa accreditare come esempio padre Maciel.

Grazie ad astruse alchimie, verrà trovato un inghippo per tenersi le indispensabili badanti, il nostro welfare che, beninteso, ci paghiamo da noi. Sia chiaro però, niente pizzaioli, idraulici, muratori, contadini, solo badanti e solo donne. Che sia chiaro poi, che se il datore di lavoro trovasse sul mercato una badante a miglior prezzo, potrà licenziare condannando l’immigrato a lasciare il paese. Da oggi quindi niente pretese, né giovedì libero, né aiuto “de amica rumena” per pulire i vetri, né, tanto meno, ferie retribuite. Altrimenti fuori, marsc, te ne torni a casa. In conclusione aveva ragione il ministro Maroni, bisogna essere cattivi. E del resto, che questa è casa nostra lo sapevamo, altrimenti perché alzare la voce solo quando il depuleghista Salvini ha ipotizzato che i napoletani non usano il sapone e silenzio totale per la proposta di apartheid sulla metro?

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9/7/09 – Laico, se ci sei batti un colpo

Trovo sorprendente il giudizio che Fassino attribuisce al candidato Marino: senza background e laicista, quasi integralista. Mi preoccupa l’avversione all’impostazione del professore in tema di diritti della persona. E se fosse proprio questa la causa dell’“amalgama mal riuscita”? Quando si accorgeranno che le varie anime confluite nel Pd, unitamente a quelle che non ce l’hanno fatta (socialisti), non sono riuscite a dare un’identità forte al partito e a convivere, proprio perché non hanno definito un ambito comune sulla bioetica e sui diritti? Avessero affrontato quell’argomento in via prioritaria ed esaustiva, oggi avremmo un grande partito riformista di sinistra (Luca Mangoni, Il Riformista)

Considero il maggior freno allo sviluppo e alla modernità dell’Italia la sottocultura cattolica  di cui è imbibito il Paese. Con superficialità si diventa sudditi del canceroso Stato pontificio battezzando i neonati, si iscrivono i figlioli all’ora facoltativa  di religione per timore di discriminazione, forzandone fin da piccolini la capacità critica e privandoli del più grande dono che un genitore può fare al figlio, la libertà di pensiero, e via via accettando tutte le regole imposte. Il tragico è che ciò avviene in un Paese che il cattolicesimo non sa neanche cosa sia. Basti pensare agli assurdi moduli anagrafici per la richiesta del documento di identità dove viene richiesto il nome di battesimo. Non è, come potrebbe sembrare, una violazione di un dato sensibile, ma una richiesta assurda giacché il nome di battesimo è quello imposto dai padrini alla fonte battesimale. Abbiamo assistito ai funerali (solenni, non più di Stato) degli sfortunati connazionali viareggini, dove l’arcivescovo di Lucca col dito alzato ha ripetuto il retorico mai più tra gli applausi del presidente della Repubblica, della Camera e del Senato. Bum! La terza enciclica del papa si sta prendendo complimenti a destra e sinistra, anche se ribadisce cose ovvie: ci vuole etica in economia, che è come dire che se piove prendi l’ombrello. E qualche burlone (Gotti Tedeschi, in pole position per la poltrona dello Ior) lo candida addirittura al Nobel per l’economia.
Anche l’importante appuntamento del G8 già ha registrato un paio di scivolate sulla sdrucciolevole strada della chiesa. Il Presidente del Consiglio e ospite dell’appuntamento ha pensato bene di leggere, come se fosse un documento straordinario, la lettera di B16 tra la totale indifferenza degli altri leader, e le ministre che hanno sostituito la first lady sono andate in Vaticano vestite in total black e con la testa coperta dal velo. Qualsiasi dama che vive in verticale sa che il nero di mattina non usa e per quel tipo di visita il cerimoniale vaticano non richiede il capo coperto. Le spire del serpente clericale hanno stretto con forza i giornali (considerati impropriamente di sinistra), ovviamente il simulacro dell’opposizione e, temo temo temo, l’esile mondo laico italiano. Non solo il composito mondo a noi vicino ha tirato la mozzetta dei preti per chiedere la scomunica di Silvio, ma quando il presidente della Cei ha trovato una formula fumosa dico-non dico troppo, ci si è ben guardati dallo stigmatizzare l’ingerenza vaticana. I lettori di questa rubrica conoscono la mia ostilità per il governo in carica e l’insofferenza al comportamento istrionico del Presidente, ma tentare di scacciare l’uomo forte con l’uomo forte e nero (er prete è ‘n coso nero contro la Patria e la modernità) va bene? Con quale faccia, dopo questo silenzio per l’uomo politico che è comunque stato votato dalla maggioranza dei nostri connazionali, potremo intervenire sulle prossime ingerenze vaticane? Subiamo quotidianamente l’antistorica presenza della Chiesa romana, dobbiamo ora delegare al santopadre anche la scelta del primo ministro? E, soprattutto, siamo certi che se mai (ma non lo credo) Berlusconi dovesse cadere per la sua dubbia moralità ciò non lascerebbe una scia maleodorante di moralismo?

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6/7/09 – Soldi (sporchi)

Sabato 4 luglio  la Santa Sede ha pubblicato il bilancio rivelando al mondo preoccupato che è in rosso.  Il disavanzo è pari a quasi un milione (911.514 €) . Il dato è stato fornito dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone dopo tre giorni di lavoro del Consiglio dei Quindici (i cardinali che sovrintendono ai problemi organizzativi ed economici).  Sul bilancio ha gravato soprattutto il settore della comunicazione (entrate  per 253.953.869 € e uscite per 254.865.383), in particolare radio vaticana che si è convertita già da qualche settimana alla raccolta  pubblicitaria. Anche l’Obolo di san Pietro ha registrato una flessione (il paese più generoso è l’Italia). Contrariamente alle aspettative non è stata diramata nessuna notizia sui cambiamenti al vertice dello Ior (la banca vaticana), anche se voci dai sacri palazzi fanno intendere che presto Ettore Gotti Tedeschi, oggi presidente del Banco di Santander – Italia, assumerà la presidenza.  Secondo Gianluigi Nuzzi, che ha scritto il fortunato Vaticano S.p.A (chiarelettere, € 15) basandosi sull’archivio di monsignor Dardozzi, consigliere della Segreteria di Stato del Vaticano dal 1983 al 2003 (alcuni documenti sono visibili su blog.chiarelettere.it), il bilancio diffuso dalla Santa Sede è del tutto fuorviante e parziale proprio perché tace sulle attività dello Ior. Per confermare questa sua convinzione, Nuzzi cita il bilancio del 1994 che parlava di un avanzo di 2.4 miliardi di lire, mentre nell’archivio Dardozzi si legge che l’utile dello Ior era di 72.5 miliardi di lire. Inoltre Nuzzi ritiene che, a differenza del resto del mondo, il Vaticano non ha subito perdite grazie alle vendite di immobili e agli investimenti in oro. Va ricordato che lo Ior non risponde alle norme antiriciclaggio come le altre banche estere. Pur operando nel cuore di Roma.
Nella enciclica Caritas in Veritate, licenziata da Benedetto XVI nella giornata di san Pietro e Paolo (29 giugno), si parla di crisi e esigenza  di riportare l’etica al centro della vita economica. Encomiabile obiettivo, anche se è lecito nutrire qualche dubbio che a parole così alte seguano fatti. Del resto noi non dimentichiamo che Giovanni Paolo II si recò in Sicilia a condannare la mafia, mentre lo Ior risciacquava i soldi di Vito Ciancimino.

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 19/1/09 – I belong to money (dalla curva di San Siro all’indirizzo di Kakà)


5/7/09 – La terra trema

…la plebe sempre all’opra china/senza ideali in cui sperar…
Con una abile manovra diversiva il capo indiano Cavallo pazzo, attirò, nel 1876 a Little Big Horn il Settimo cavalleria comandato dal generale Custer sterminandolo.

Chissà se Silvio Berlusconi ha pensato a Cavallo pazzo quando tra le macerie fumanti, mentre prometteva dentiere e tailleur scuri alle anziane aquilane, emotivamente spostò il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Forse intuiva che le promesse che andava facendo a quei nostri disgraziati connazionali, difficilmente sarebbero state mantenute e meglio era tenersi aperta una via di fuga per distrarre gli osservatori. Ed ora è finalmente  tutto pronto per il G8: l’aeroporto di Preturo ampliato, la strada per arrivare alla scuola della Guardia di Finanza asfaltata e verniciata in modo di simulare un praticello, allestito un campo per il basket di Obama… e soprattutto il modo per ripiegare verso mete più tranquille qualora, come può accadere, si verificassero scosse sismiche. L’asso nella manica di Silvio è un filmato per i giottini, un catalogo dove gli 8 potranno scegliersi una chiesa, un paese, un muro da adottare per il rifacimento. Si sa che i tedeschi ricostruiranno Onna, già distrutta una volta dagli antenati nazisti, e un paio di chiese  saranno rifatte dagli Usa. Meglio di niente, certo, anche se i Grandi dovrebbero mettere mano al portafoglio per altre cose e altri paesi. E del resto l’amatissimo Silvio aveva detto, all’indomani del terremoto, che l’Italia non aveva bisogno di aiuti. Impulsivo, è evidente, perché se andiamo a vedere con calma il decreto Abruzzo non ci sono i  soldi promessi. Intanto è coperta solo la ricostruzione delle prime case e solo dei residenti. Il terremotato che ha diritto ai soldi ancora non può averli perché il governo non ha ancora scritto l’ordinanza per rendere spendibili gli stanziamenti; per cui quelli che stanno in albergo, nelle tende, dai parenti, non possono iniziare i lavori che gli consentirebbero di rientrare in casa. I comuni sono senza entrate ormai da tre mesi, mentre i terremotati dovranno, da gennaio, restituire all’erario quanto finora non corrisposto. Gli umbri solo adesso, cioè dopo dieci anni, hanno cominciato a restituire le tasse sospese per l’evento sismico. Sembra passato un secolo da quando Silvio prometteva le new town alla giapponese, per poi passare alle case campus, e alla fine promettere “tutti dentro le casette nuove” a settembre. Però i cantieri sono in alto mare, e dopo una fuga di notizie svelata dal quotidiano il manifesto, lo stesso Bertolaso ha dovuto ammettere che ben cinque siti individuati sono a grave rischio idrogeologico. Se l’emergenza dei primissimi giorni è stata ben gestita (non è detto, certo, ma è altamente probabile che un qualsiasi governo sarebbe riuscito) adesso sembra che si navighi a vista e le conferenze stampa  al chiuso di Silvio sembrano testimoniarlo. E anche le passerelle dei ministri sono finite, scomparsa anche Gelmini che pure aveva promesso la nascita di una nuova Bocconi all’Aquila. Come? E dove dovrebbero stare gli eventuali studenti?
Per aggiungere casino il redivivo Veltroni (lo stesso che ha disperazzato il voto del 70% dei romani dimettendosi anzitempo dall’incarico di sindaco) porterà il 9 luglio all’Aquila una sfilza di premi Nobel per la pace  guidati da Clooney. Stento ancora a credere che questo sia vero.
Se l’Abruzzo non riuscirà ad uscire dall’impasse nei tempi promessi, allora si che potrebbe saltare la testa di Silvio, altro che foto scollacciate.
In questa complessa situazione la fiacchissima opposizione invece di studiare il modo migliore per tornare al governo alle prossime elezioni, si becca (ad oggi Adinolfi, Bersani, Franceschini, Marino) per chi deve guidare il nulla, “s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
Se il Pd continuerà questa lotta al coltello tra vecchi democristiani  e vecchi comunisti, diventerà un partitino sempre più marginale. Mentre  come sciacalli, Vendola e Ferrero  stanno lì a guardare che fanno al Pd per capire quale brandello di carne potranno abbrancare. E la terra continua a tremare.

Tiziana Ficacci
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2/7/09 – La comunità lgbt alla Casa Bianca

Non ricordo più se piansi… ma qualcosa mi toccò dentro il giorno che la musica morì  (Don McLean, American Pie)

Lunedì scorso (29 giugno) il presidente americano ha ricevuto la comunità lgbt alla Casa Bianca in occasione  del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Erano le prime ore del 28 giugno del ’69 quando al Greenwich Village di New York scoppiò una rivolta spontanea che diede il la al movimento per i diritti degli omosessuali. Il mondo, non tutto e non tutto con la stessa gioia e libertà,  ricorda la data con i gay pride.  Stonewall Inn era un gay bar del Village dove la polizia faceva spesso irruzione, e gli uomini e le donne che lì si incontravano accettavano rassegnati queste incursioni. Fino al 28 giugno, quando sei poliziotti si trovarono circondati da persone del quartiere che si misero a cantare we shall overcome (ci imporremo noi). Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta, ricorda: “chiunque era in quella folla sapeva che non si sarebbe più tornati indietro. Quella notte sentimmo che l’unica libertà che ci era concessa era quella di esigerla”.  A distanza di un anno sfilarono i primi gay pride, contemporaneamente a New York, Washington, Chicago e Los Angeles. Il presidente Obama accogliendo i 250 leader del movimento lgbt (si stima che il 70% della comunità lo ha votato) ha comparato la lotta degli omosessuali a quella dei neri per la loro forza e l’ineluttabilità, ma prevedendo le critiche ha detto che come quella degli afro-americani ha bisogno di tempo per vedere soddisfatti i giusti diritti. Secondo la comunità lgbt, Obama sta prendendo troppo tempo rispetto alle promesse della campagna elettorale, allorquando aveva giurato che avrebbe eliminato immediatamente la formula don’t ask don’t tell (non chiedere non dire), introdotta nel 1993 dal presidente Clinton come compromesso con il Pentagono, per consentire agli omosessuali di stare nell’esercito; e la legge in Difesa del matrimonio che permette agli stati di non riconoscere un matrimonio celebrato in altro stato. Obama ha promesso che entro la fine del suo mandato queste discriminazioni saranno superate. Intanto in sei stati (Massachussets, Connecticut, Iowa, Vermont, Maine e New Hampshire) il matrimonio è legale e il 57% della popolazione è favorevole alla parità dei diritti.  
E lo Stonewall Inn?  Nel corso del tempo è diventato una pizzeria, un ristorante, un negozio di calzature. Poi, nel 1995, è tornato alla comunità e oggi, come la Statua della Libertà, è nella lista dei siti storici più importanti d’America.

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26/6/09 – Piove o c’è il sole, r’ papa magna

 Il nemico ha deposto le armi, lo scopo è stato raggiunto, tanta fatica viene finalmente premiata: il Vaticano ha cessato di interferire con la vita italiana. Roma è libera. Anche l’Osservatore Romano non osserva più; in genere vigila sui fatti nostri con mille occhi, ma oggi sono chiusi, concentrati sul ritorno delle reliquie di san Paolino a Nola. Grazie alla carrellata di luoghi comuni entrati impetuosamente nel letto del Governo sono spariti per incanto il moralismo, la scorribanda teodem e la predichetta sul bene comune. L’unica cosa è che non pensavo che tutto ciò potesse accadere grazie a questa maggioranza. (Roberto Martina, il Riformista)

 Prepotenza dice il giornalaio, sopruso secondo il barista, ingiustizia per il fruttarolo, commannano loro dicono tutti gli altri. Motivo del contendere? La festa rionale di san Paolo. Come è noto i patroni di Roma sono i santi Pietro e Paolo che vengono ricordati il 29 giugno. Ma, in quella data si chiude anche l’anno paolino  per cui quel giorno verrà il papa a celebrar messa alla basilica di san Paolo alla presenza di vescovoni e cardinaloni. In sintesi estrema, lo scorrazzare fuori dalle mura vaticane del papa e i suoi, vieterà la festa rionale, o meglio, verrà rimandata al prossimo fine settimana. Con buona pace dei commercianti che speravano di avere qualche cliente in più e dei fedeli che magari sarebbero andati a portare candele a san Paolo nel giorno della sua festa. Anche il papa, quindi, secondo una tendenza sperimentata in città da un anno a questa parte, si muoverà nel vuoto: infatti ormai tutti gli eventi che potrebbero presentare qualche rischio, da una partita ad una visita di un politico straniero, vedono la città interdetta agli abitanti. E anche il papa si renderà complice dell’amministrazione, togliendo quel poco a chi ha poco e si accontenta di poco, cioè a quelle persone desiderose di passare una giornata mangiando porchetta, sbirciando le bancarelle, guardando i fuochi d’artificio.
Sarebbe più dignitoso che Roma festeggiasse in altre date, ad esempio il 21 aprile giorno in cui si ricorda il solco tracciato da Romolo e Remo. Ma, pare che tutte le città hanno un santo patrono, e del resto che dire di un paese che festeggia l’8 dicembre e il 6 gennaio piuttosto che il 20 settembre? Ci sta poi che san Paolo è uno dei santi più antipatici del calendario e che esprime tutta la protervia del cattolicesimo che l’unico obiettivo che si pone è quello della conversione per tutti. A ciò va anche aggiunto che la basilica di san Paolo sorge tra la Montagnola e la Piramide Cestia, in zona Ostiense, teatro, il 9 settembre 1943, del generoso tentativo di una parte dell’esercito e di volenterosi che si opposero ai tedeschi che stavano per invadere Roma; ma ahimè, la zona viene ormai ricordata solo per la basilica vaticana.  
Se i romani non potranno recarsi nel tempio liberamente nel giorno di san Paolo, il sindaco ha già annunciato che parteciperà alla solenne messa celebrata dal papa. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa dove ha comunicato ai romani (che in questi giorni hanno ricevuto la prima rata semestrale dell’Ama (per me 127.30 €) e si chiedono perché visto che la città è sempre più sporca e di questo non si può accusare il sindaco precedente) che dall’1 al 4 settembre andrà a Lourdes. La gita è particolarmente significativa visto che, per la prima volta, i dipendenti comunali potranno partecipare al pellegrinaggio usufruendo di particolari condizioni economiche, grazie al contributo dell’Ipa (Istituto previdenza dei dipendenti amministrativi) grazie a un accordo tra l’assessore al personale del Comune di Roma e l’amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Alemanno ha voluto graziosamente aggiungere che sarà accompagnato nel pellegrinaggio dalla moglie. E queste sono le conferenze stampa del Comune di Roma. Anche col vento e con la grandine, il papa stia tranquillo che continuerà a magnà.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it  - Qui i vostri COMMENTI

Vedi per i sudditi papalini http://www.nessundio.net/blog/2009/06/14/1918/
e per il lavoro  del sindaco  http://www.nessundio.net/blog/2009/06/14/1913/  


24/6/09 – Come direbbe la Sentinella *: chapeau

Il mio primo impegno sarà di andare a pregare sulla tomba di La Pira (Matteo Renzi, neosindaco Pd di Firenze)
L’arretramento del centrodestra lascia ben sperare ed emerge l’importanza positiva degli accordi Pd-Udc (Francesco Rutelli, Pd)
Franceschini è il segretario di un partito surreale: perde alle europee e festeggia, perde ora ed è contento (Daniele Capezzone, Pdl)

Monsieur le Président probabilmente è il politico europeo che ha più cose in comune con Barack Obama. Come lui non viene dalle élites tradizionali, come lui è un avvocato, come lui è figlio di divorziati, come lui ha origini esotiche (figlio di migranti ungheresi con una goccia di ebraismo), come lui ha una moglie bella e parlante. Nicolas Sarkozy in campagna elettorale denunciò i ritardi della società francese a sostenere il principio della discriminazione positiva all’americana. Appena eletto volle con sé, fra i ministri, molte donne con sperimentati curricula tra cui due maghrebine e una senegalese. E poi Francia e Stati Uniti sono democrazie presidenziali che hanno scritto nella Storia i valori e i diritti fondamentali dell’uomo.
Nella bella provincia italiana, tendenza intellettualoide sinistrese, il presidente francese viene dipinto come un questurino e assimilato ai nostri peggiori fascisti. In realtà è un moderno politico di destra. Il suo discorso di Versailles è il frutto di una modifica costituzionale da lui fortemente voluta e che gli ha consentito di parlare ai due rami del Parlamento in seduta comune. Secondo il portavoce dei Socialisti Benoit Hamon è stata una mera operazione di immagine, permessa dal successo riportato nelle recenti elezioni europee. Che hanno anche fruttato il 16% ai Verdi guidati dall’inossidabile Cohn Bendit, un boom che ha motivato Sarkozy ad annunciare un impegno ecologista, oltre ai consueti temi attinenti la sanità, la revisione dell’età pensionabile, l’implementazione del settore pubblico nel mercato finanziario. Tra le misure nuove, sollecitato dalla forte richiesta di un minisindaco (comunista) della cintura parigina che si è rifiutato di celebrare un matrimonio a una donna col burqa, ha definito l’abito un segno di asservimento che nulla ha a che fare con la religione. In Francia, come in tutta Europa, le donne imprigionate nella gabbia di stoffa è in aumento, qualcuna lo sceglie, le altre? La ministro alle Politiche delle periferie Fadela Amara, fondatrice del gruppo Ni putes ni soumises, ha chiesto di vietarlo. In molti hanno visto in questa nuova battaglia per il riconoscimento della superiorità dello Stato laico una sottile contrapposizione con Obama che al Cairo ha affermato che chi vuole può portare il velo. Già ora in Francia i funzionari pubblici non devono avere segni visibili di appartenenza religiosa (per salvaguardare lo spazio pubblico). Dice Alain Touraine, sociologo francese e membro della commissione Stasi istituita per garantire la neutralità dello Stato repubblicano, la sottile differenza tra Usa e Francia risiede nel fatto che  la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti gettò le basi per un ordinamento laico della società americana e per una rigorosa separazione delle autorità civili da quelle religiose. Questa separazione si è affermata più tardi in Francia, rafforzata dalla Rivoluzione, ed è diventata la strada per emancipare la formazione delle classi dirigenti dall’influenza delle chiese. Le decisioni assunte dalla Commissione Stasi (2005) che hanno riaffermato la neutralità della sfera pubblica, si è resa indispensabile per le pressioni provenienti dalle periferie dove i gruppi etnici tendono ad affermare la propria identità religiosa e culturale, soprattutto in difesa delle donne, quasi sempre obbligate a seguire le tradizioni religiose del gruppo di appartenenza.
Riuscirà Nicolas a salvare le islamiche di Francia? Prima di storcere il naso sul presidente blin blin, pensiamo per un attimo alle nostre congeneri che vivono (vivono?) a Kabul e a Teheran.
Chissà come affronteremo (presto saremo obbligati a farlo) qui nella provinciale Italia questo dibattito, schiacciati come siamo dall’egemonia politico-culturale della Chiesa cattolica?

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* http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/ (blog amico)


22/6/09 – E’ qui la festa?

Non è saggio usare la morale nei giorni feriali; così succede che la troviamo in disordine la domenica. (Mark Twain)
Scappate via, sluggiate, furistieri,/fora, pe’ccarità,ch’entra l’istate/Presto, fate fagotti, sgommerate/che mommò a Roma so affaracci seri. (G.G.Belli, I sonetti, sonetto 2081)  

Sulla facciata di Palazzo Grazioli c’è il tricolore. Nessuno si permette di far notare quanto sia incongruo lo sventolio. Dentro il palazzo ci sono parecchi uffici – un paio di banche, la sede di red tv, tre-quattro studi legali, l’autorevole ufficio per le pubbliche relazioni di Claudio Velardi – dove lavorano delle persone che non sono dipendenti pubblici. Epperò c’è anche la casa, o come viene ampollosamente definita, la residenza privata di Silvio. Se è l’abitazione privata allora, via la bandiera e che entrino pure le ragazze e i materassi a tre posti. Sarebbe bene che chi assume incarichi importanti per il Paese occupasse i luoghi deputati. A Palazzo Chigi, che è pure un bellissimo posto, Silvio potrebbe ricevere tutti i capi di Stato che crede come prima di lui hanno fatto gli altri primi ministri. Nel suo libro di memorie, Cherie Blair racconta di quando lei e suo marito furono ricevuti a Villa Certosa e di come, durante una passeggiata con l’esuberante ospite, suo marito Tony si rese conto che la stampa inglese lo avrebbe fatto a pezzi. E’ evidente che altri ospiti (amatissimi dal cav.) non hanno lo stesso timore della stampa visto che sono usi a farla tacere per sempre. Eppure Silvio ha fatto da Villa Certosa conferenze stampa e fior di giornalisti entrano e escono da palazzo Grazioli convinti di entrare nella succursale di Palazzo Chigi. La sovrapposizione tra case private e edifici istituzionali  sminuisce di importanza le sedi preposte. Del resto la stessa casta che occupa il Parlamento non ne riconosce la sacralità, come abbiamo potuto recentemente sperimentare, allorquando  (bipartisanamente) volevano offrire il Senato a un leader che nel suo paese il parlamento non sa cosa sia. Quanto alle questioni di donne, escort, veline ecc. ecc., benissimo fa la stampa a stargli appresso come un bracco, specie se le signorinette in questione assurgono a deputate… però alcuni toni da inquisitore moralista preoccupano e manco poco, comprese quelle tirate alle mozzette per avere una condanna da qualche arciprete. Malissimo fa l’opposizione, smarrita nel vuoto politico-culturale e organizzativo, a cavalcare la via delle mignotte, lasciando il nostro Presidente sfrecciare come una ferrari su una autostrada senza traffico. Sarebbe bene incalzarlo sulle riforme che non fa, grazie anche agli ostacoli che gli pone la sua maggioranza. A meno che non si vogliano definire riforme le leggi personali e l’egemonia politico-culturale legata alla sua visione del mondo che si combina – ahimè – al montante malcostume che si registra nella nostra società. Sperare, come da lungo editoriale del direttore emerito della Repubblica, che Silvio si dimetta non può essere un programma politico. Per intanto, il titolare dell’opposizione, potrebbe ricordare all’elettorato abulico e scorderello che i 370 € di quattordicesima che i pensionati al minimo si sono trovati in busta (non da ritirare con la sofisticata social card) e la diminuzione della bolletta elettrica per i più poveri, è eredità del governo Prodi.

Auguri a Meryl Streep che oggi compie 60 anni VEDI

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18/6/09 – Er più

 La lumachella de la Vanagloria, ch’era strisciata sopra n’obbelisco guardò la bava e disse: già capiscoche lascerò n’impronta ne la storia. Trilussa

E’ difficile stare dietro a tutto quello che fa il sindaco, ma ci siamo presi l’oneroso impegno di informare, almeno su quanto di più eclatante fa, i lettori di Nogod che non vivono a Roma e che non sono raggiunti dalle gesta der più. Avevamo appena finito di piangere/ridere sulla riverente accoglienza al Muammar el Gheddafi e sulla goffaggine del suo staff (pletorico e ben remunerato) che ha mandato almeno dieci inviti stampa dando titoli al capo della Giamahiria utilizzando come modello il rag. Fantozzi col suo capo. Salvo il giorno dopo, forse impaurito dai tanti rilievi fattigli per aver organizzato pulmini di impiegati precettati per riempire la piazza, rilasciare una intervista a la Stampa indossando i tacchetti del leader politico dando consigli di comportamento al colonnello. Sarebbe stato auspicabile che almeno per il mese di giugno si mettesse uno stop, ma per Alemanno una gaffe (politica) al giorno è un obbligo. Notevole la questione dell’amico prete presunto pedofilo. I fatti: tra le polemiche ha preso il via il processo per pedofilia a don Ruggero Conti, ex parroco della Chiesa della Natività di Maria Santissima di Selva Candida, finito in manette il 30 giugno e accusato di violenze su 7 bambini tra il ’98 e il 2008. Don Ruggero è amico e grande elettore del sindaco, anzi, Alemanno lo aveva individuato come garante per la famiglia e le periferie. Come è noto, il Comune di Roma ormai da parecchi anni si costituisce parte civile nei casi di violenza sessuale. Durante la prima tranche del processo, rinviato al 7 luglio, il tribunale ha accolto la costituzione di parte civile delle famiglie delle presunte vittime, della onlus Caramella buona e dell’esponente Radicale Mario Staderini*, possibile grazie ad una norma (art. 9 del testo unico degli enti locali)che permette a qualsiasi cittadino elettore di prendere posizione a fianco delle vittime nei giudizi in cui manca l’amministrazione pubblica di riferimento. Il pubblico ministero infatti ha comunicato che il Comune non si era costituito parte civile nel processo, leggendo una lettera firmata da Alemanno che ha motivato la scelta con una “non completa conoscenza degli atti”. Il portavoce del sindaco, Simone Turbolente (che è a capo del pomposo staff che ha eletto re il colonnello Gheddafi) ha negato la lettera letta dal pm, e (perfino) Francesco Storace, antico sodale partitico del sindaco ora capogruppo di Destra al Campidoglio, ha chiesto di non esporre la città al ridicolo. Ma per giustificare una stronzata così, occorre un capro espiatorio, trovato nella funzionaria Rita Camilli, prontamente rimossa dal suo incarico, e individuta come colei che si era assunta la decisione di non far costituire parte civile il Comune. Ma l’Alemanno imbufalito, ha promesso altri tagli di teste eccellenti, anche perché pure per lo stupro di luglio di una coppia olandese  aveva fatto (e Roma con lui) la stessa ridicola figura. Il radicale Mario Staderini ha chiesto che almeno il capo ufficio stampa si dimetta, il che sarebbe comunque un bel risparmio visto il suo non indifferente stipendio (la cui cifra è stata stabilita da una delibera di giunta quindi è atto pubblico), ben al di sopra di qualsiasi retribuzione sia stata mai concessa dal precedente sindaco. In questa vicenda l’ha fatta da padrone il radicale Mario Staderini che ha mostrato la lettera firmata il 4 giugno dal sindaco  dove si legge “il sottoscritto dichiara di non costituire l’amministrazione comunale nel processo sopra indicato”. Nella determinazione dirigenziale del 25 maggio si legge che “la legittimazione alla costituzione di parte civile per i reati di violenza sulle donne non appare automaticamente trasferibile alla violenza sui minori”. E così sia!
Ma, non finisce qui. Sappiamo che l’assessore al patrimonio, sempre grazie all’ottimo Staderini che ha monitorato lo scempio, per farsi eleggere al parlamento europeo è quello che ha imbrattato di più la nostra bella città, e l’assessore al bilancio, un tecnico, minaccia le dimissioni. E ancora, nicchia sulla richiesta di intitolare un tratto di via Nomentana, all’altezza dell’ambasciata dell’Iran, al 9 luglio ‘99, data in cui cominciarono le prime proteste degli studenti iraniani, mentre sgomita per stravolgere la toponomastica a favore di qualsiasi militante missino sia morto, ammazzato o per cause naturali. Ammetto di aver avuto i brividi vedendo le braccia tese nel saluto fascista che ha accolto Alemanno, ma non sapevo che dietro quell’anacronistico  saluto c’era la totale incapacità di amministrare. LEGGI http://www.nessundio.net/blog/2009/05/27/1751/

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* Mario Staderini è stato consigliere al Municipio I (centro) nella ultima e breve consiliatura Veltroni. Nonostante il consueto embargo alle attività dei Radicali, è stato uno dei personaggi politici locali più citati dai media per la sua intensa attività. Tra l’altro la richiesta di censimento degli immobili della Chiesa. E’ stato l’animatore di una bella manifestazione dal suggestivo titolo chi ha paura del Risorgimento?, per richiedere il restauro dei busti del Gianicolo. E tante altre cose. Per la serie, un radicale vale più di cento di un qualsiasi altro partito…

 In Iran si spara su chi protesta, si mandano a morte gli oppositori, si arrestano le donne che non accettano di sottomettersi, si impiccano gli omosessuali. Quando si alza la voce delle persone che chiedono la libertà non possiamo tapparci le orecchie. Probabilmente lo faranno i governi, compreso il nostro. E’ la realpolitik che accarezza i dittatori dal verso del pelo sperando di essere mangiata per ultima. Ma si sa, nella palude si salva solo il coccodrillo. Nogod è vicino ai cittadini iraniani. 


17/6/09 – Dalla pelle al cuore

 Considero i referendum come gli avvenimenti più democratici mai verificatisi in Italia. Quelli che hanno dato veramente un’immagine di questo paese che non si ha mai attraverso i risultati delle elezioni politiche o amministrative. Da queste si ha un Paese in cui nulla si muove, tutto è uguale, si è contenti di come vanno le cose. Dai referendum, anche da quelli persi, si ha invece l’immagine che c’è in questo popolo l’ansia di mutare qualcosa. Leonardo Sciascia alla fine degli anni ‘70

Sarebbe il caso che ognuno si prendesse le proprie responsabilità, facciamo un nome a caso il Presidente della repubblica, per porre un freno alla sbrigliatezza di Roberto Maroni, guarda caso ministro dell’Interno pur essendo un rivendicatore della Padania is not Italy. Siamo avvezzi a quasi tutto, ma ci mancava un ministro che per il suo ruolo deve vigilare sulle operazioni di voto fare proclami e neanche troppo velate minacce ai presidenti di seggio, istigandoli quasi a magnasse le schede dei referendum pur di non consegnarle agli elettori. Sono in molti che chiamano all’astensione, anche – con una faccia che non saprei dire come – quelli che hanno raccolto le firme. Ma, almeno non sono ministri. Sarebbe il caso che Napolitano, visto che Berlusconi non lo fa, richiamasse all’ordine l’intemperante ministro (che peraltro ha anche accusato l’antipaticissimo D’Alema di istigare le Brigate rosse). Non possiamo certo dimenticare che l’abulia di Ciampi , che accettò i giuramenti dei ministri leghisti presentatisi con cravatte e pochette verdi, ha sdoganato i ministri e i parlamentari in divisa, cosa che non succedeva neanche durante il fascismo. Per quanto riguarda il referendum io andrò a votare e voterò tre convinti NO. Non ho niente contro l’astensione, spesso mi è capitato di non votare, ma non posso tollerare che ci siano partiti e movimenti che chiedano l’astensione, proprio come fece il pessimo don Camillo. Sulla Lega anche  I 19/5/09 - W l’Italia… l’Italia sulla luna

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Questa sera Nogod parteciperà alla serata di vicinanza con l’Iran, indetta da il Riformista e Radio Radicale, in piazza Farnese a Roma dalle 18.30 http://www.ilriformista.it/publisher/Prima%20pagina/section/. In Iran si spara su chi protesta, si mandano a morte gli oppositori, si impiccano gli omosessuali, si arrestano le donne che non accettano di sottomettersi. Quando si alza la voce delle persone che chiedono la libertà non possiamo tapparci le orecchie. Probabilmente lo faranno i governi, compreso il nostro. E’ la realpolitik che accarezza i dittatori dal verso del pelo sperando di essere mangiata per ultima. Ma si sa, nella palude si salva solo il coccodrillo.  
Ci vediamo a  piazza Farnese   , e non solo per la paura di essere mangiati.


15/6/09 – Il bambino rapito

Non ho nascosto al Santo Padre la penosa impressione che questo triste affare sta producendo… Sua Santità è rimasto profondamente turbato… ma non si sente autorizzato a restituire al giudaismo un bambino divenuto cristiano (l’ambasciatore francese a Roma al suo ministro degli Esteri)

Una notte del giugno 1858 la polizia di Bologna (che era parte dello Stato pontificio) bussò alla porta di Marianna e Momolo Mortara. I gendarmi chiesero di vedere i bambini e quando arrivarono al letto di Edgardo, di sei anni, il comandante comunicò ai tremanti genitori che il bimbo era stato battezzato da una loro serva e quindi doveva essere prelevato. I coniugi Mortara in effetti erano ebrei e una loro domestica pensando che il piccolo Edgardo fosse in fin di vita pensò bene di battezzarlo prendendo l’acqua da un secchio e biascicando una formula in latinorum. Padre Feletti, che aveva orecchiato la cosa, inviò un rapporto al Sant’Uffizio e, da Roma, arrivò veloce un ordine: sottrarre il bimbo battezzato ai genitori ebrei. Edgardo strappato alla famiglia venne inviato alla Casa dei catecumeni a Roma (zona Monti, via dei Catecumeni), il luogo in cui “confortati” da prelati cattolici, gli ebrei venivano fatti convertire. La vicenda di Edgardo rimbalzò dallo Stato pontificio al resto dell’Europa suscitando sdegno, soprattutto in Francia e Inghilterra dove vennero avviate campagne stampa per la liberazione del bambino. Pio IX rispose alle critiche dicendo che, in buona sostanza, quegli ebrei se l’erano cercata in quanto era a loro interdetto avere servi cristiani.
Il caso Mortara segnò profondamente i rapporti tra la Santa Sede e l’opinione pubblica europea. Napoleone III fece pubblicare un comunicato che dichiarava di “non voler apparire complice di quanto avveniva a Roma”. Poteva durare ancora, al centro del continente, uno Stato governato con sistemi medievali?
Probabilmente oggi a nessuna collaboratrice domestica di ebrei verrebbe in mente di battezzare un pupetto, ma sono le famiglie cattoliche che devono stare attente. Con troppa superficialità le famiglie battezzano i loro bambini, spesso per non deludere i parenti, o perché sono inibiti nel festeggiare una nascita (che si sarebbe un motivo per festeggiare) senza un rito calato dall’alto. Con la stessa abulia, quando il bimbetto è più grande, si decide di avvalersi dell’ora di religione cattolica, insegnamento facoltativo, facendosi intortare con la questione che si studiano un po’ la storia delle religioni. In questo modo si copre un abuso, visto che il programma riguarda la sola religione cattolica, grazie all’indolenza dei famigliari dell’innocente bambino. Molti genitori per coprire la loro pigrizia, dicono di temere l’isolamento dei loro pargoletti, in questo modo togliendogli la capacità di critica. E questo già dall’asilo, poi ci si stupisce se gli adolescenti hanno la sola aspirazione di andare al grande fratello (e talvolta ammazzano pure i genitori). Di passività in passività si arriva a sposarsi magari in chiesa e quando si arriva al momento del funerale si trova un prete che non vuole la cremazione o cose così. Poi tocca ai poveri e pochi laici, difendere (a parole beninteso, visto che si è in numero sempre più esiguo) questa gente che viene maltrattata. Sarebbe il caso di pensarci bene prima di battezzare i bambini perché, è bene tenerlo a mente, si nasce italiani, e col battesimo si diventa sudditi della teocrazia vaticana.

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12/6/09 - Sgradevole salamelecco

Vorrei dire qualcosa sulle sue incantevoli amazzoni, ma in sala c’è mia moglie (il rettore della Sapienza Luigi Frati motteggia Silvio)
Il popolo è sovrano, e quindi non ha bisogno di votare (il colonnello)

Per fortuna (anche degli sciagurati Nicola Latorre e Massimino D’Alema che non vedevano scandalo) il colonnello Gheddafi non ha parlato in Senato. Nella più appartata Sala Zuccari ha espresso giudizi antioccidentali e la veloce presa di distanza del ministro degli Esteri Frattini ha scongiurato (forse) un serio incidente diplomatico con gli Stati Uniti alla vigilia dell’incontro di Berlusconi con Obama.
C’è stata troppa fretta nel promuovere a statista il leader libico. Come in troppi paesi africani, in quel paese non ci sono tracce di democrazia; lì non esiste un parlamento e i dissidenti sono perseguitati. L’Assemblea del popolo è guidata dal capo dello Stato e Gheddafi ha auspicato che anche in Italia si dissolvano i partiti per qualcosa di analogo. E se erano doverose le tardive scuse al popolo libico per il passato colonialista dei nostri bisnonni, qualche parola sarebbe stata gradita per le migliaia di italiani scacciati dalla Libia senza alcun risarcimento. E’ ancora in dubbio che una rappresentanza, che dovrebbe essere guidata dalla signora Ortu, sia ricevuta. Niente neanche per gli ebrei (che nulla avevano a che fare con la politica coloniale) allontanati dalla Libia di re Idris nel 1967 dopo la guerra dei Sei giorni, costretti a una fuga precipitosa quando salì al potere Gheddafi (1 settembre 1969). Non un aaa sui missili che nell’86 vennero sparati su Lampedusa.
L’invito dell’Italia a Gheddafi era nell’ordine naturale delle cose, e per questo giorno hanno lavorato schieramenti trasversali per anni (gran feste nelle tende beduine da Pisanu a Latorre passando per Sgarbi). Ma sarebbe stato utile un rapporto tra pari, le nostre scuse si, ma anche qualche domanda. Ad esempio, perché non chiedere che fine fanno i rimpatriati dei gommoni respinti dalla nostra marina che opera davanti a Tripoli con le unità militari libiche?
Il cerimoniale pomposo organizzato da Palazzo Chigi, al quale ha dato una robusta e imbarazzante dose di servilismo il sindaco di Roma (che terrorizzato dall’effetto piazza vuota già sperimentato con Benedetto XVI ha fatto organizzare pulmini dalle municipalizzate, dimostra una totale mancanza di equilibrio tra l’Italia che ha voltato pagina e la Libia che non ha neanche cominciato a girarla. Un sussiego eccessivo per il colonnello che ha presieduto nel 2003 la Commissione per i Diritti umani delle Nazioni Unite, e che continua a incarcerare i dissidenti e aiuta Omar al Bashir il presidente del Sudan accusato di crimini di guerra in Darfur. Ci piacerebbe comunque avere una risposta dai volenterosi politici italiani, che condividono solo in parte ciò che ha raccontato il colonnello, sul passaggio Vaticano = teocrazia  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

guarda anche http://www.nessundio.net/blog/2009/06/10/1883/


8/6/09 - Vampiri

La vita è un insensato tragicomico ciclo di dolore e isolamento, intervallato da disperati momenti di assurda speranza in un salvatore che non viene mai (Samuel Beckett)

Periferia di Roma, Bufalotta: qui qualche giorno fa si è consumato l’ennesimo stupro dell’era alemaniana, qui si vengono a cercare i mobili all’Ikea e si finisce per abboffarsi di salmone e dolcetti di sego, insoddisfatti dalla esangue libreria Billy (che se ci appoggi il vocabolario si imbarca). Volendo, presto si potrà venire a pregare l’angelo Moroni, che è il profeta che annuncia il vangelo al mondo. In via Settebagni sui circa 15mila acri di terreno (1 acro = 4050 metri quadri), da tempo proprietà della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni, più nota come chiesa Mormone, è cominciata la costruzione del primo tempio italiano, il dodicesimo in Europa. Si dice che la fede mormone sia destinata a diventare una delle grandi religioni, intanto è quella che sta aumentando più rapidamente nell’occidente. Joseph Smith, fondatore del mormonismo nel 1893, pose la prima pietra su una collina nella contea di Manchester (stato di NY) chiamandola Cumorah e oggi luogo di pellegrinaggio, ha fin dall’inizio teso a diffondere una immagine pubblica e accattivante della religione. Addirittura provando a scalare la Casa Bianca, candidandosi alle presidenziali nel 1844. Allora le possibilità erano limitatissime, mentre è noto che nelle recenti elezioni il repubblicano Mitt Romney, governatore del Massachusetts, è arrivato a un soffio dalla candidatura. E i malpensanti dicono che Obama ha riservato un posto di rilievo a Jon Huntsman, già governatore dello Utah e oggi ambasciatore a Pechino, per toglierselo dai piedi. I mormoni infatti avrebbero ben visto, dopo un presidente nero, un presidente santo (così si chiamano tra loro i mormoni) nel 2012. Il libro di Mormon è alla base dei romanzi di Stephanie Meyer, autrice della saga fantasy Twilight, da cui sono derivati i film con i vampiri innamorati che tanto successo hanno anche da noi. E poi c’è la serie televisiva, prodotta da Tom Hanks, Big Love che racconta il quotidiano del fondamentalismo mormone attraverso la vita  di un marito con tre mogli, rappresentando  il tabù mormone. Nel 1890 la chiesa dei santi degli Ultimi giorni ha rinunciato alla poligamia, nonostante il fondatore Smith avesse ricevuto questo comandamento direttamente da Dio. La rinuncia è il frutto di un accordo - una mediazione - col governo americano, mai perdonato dai fondamentalisti alla chiesa ufficiale. Nel seguito talent show American Idol, è emerso il cantante David Archuleta, mormone doc. Ai suoi concerti le ammiratrici indossano magliette con su scritto mormon girl. Il testo di una sua canzone dice più o meno “sono un ragazzo mormone e questo è il mio orgoglio e la mia gioia… noi abbiamo la vita eterna, innamorati di un ragazzo mormone”.
Non sappiamo come saranno accolti i mormoni in Vaticalia, certamente la concorrenza dei cattolici sul terreno del proselitismo è  forte e la clericaglia locale troverà mezzi, magari mungendo le casse italiane, per screditare la concorrenza. Una cosa ci sentiamo però di consigliarla ai nuovi apostoli della menzogna globale: accanto all’angelo Moroni un buffet con dolcetti meno stucchevolmente grassi di quelli dell’Ikea potrebbero attirare qualche visitatore.

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4/6/09 – Vanity Fair

Mantovano (sottosegretario agli Interni) ha detto di ritenersi laico perché per sostenere le posizioni della Chiesa sui temi della vita, della sessualità, della morte, non fa ricorso alla fede ma ai valori del diritto naturale. Pannella (leader Radicale) gli ha risposto, però per sostituire alla fede i concetti del diritto naturale ammanti quest’ultimo dello stesso fondamentalismo che accompagna la visione dogmatica della religione. In effetti il diritto naturale prospettato da Mantovano appare come un riferimento concettuale e giuridico immodificabile nel tempo, quanto assoluto e valido per tutti, e dunque che da tutti deve essere accettato. Così come prevede la Chiesa per l’insieme dei suoi dogmi. Pannella ha detto di essere rispettoso della fede altrui sino al limite in cui non si pretenda di imporre la visione religiosa a chi non crede (Stefano Munafò, il Riformista)

Una società laica dovrebbe salvaguardare la libertà di tutti rimanendo imparziale fra le parti, mentre il buon cittadino deve ricordarsi che, pur se credente, non deve imporre le proprie regole agli altri, ma piuttosto chiedere garanzie che vengano rispettate le proprie scelte di vita. Il dramma però è che le istituzioni non sono laiche e la scuola è solo la punta dell’iceberg.
Il caso del professore di Cesena       http://www.nessundio.net/blog/2009/06/03/1822/        ha portato di nuovo in primo piano l’irrisolto problema dell’ora di religione cattolica nella scuola pubblica. Come è noto gli insegnanti di religione cattolica sono a carico del pubblico bilancio così come i cappellani militari, carcerari, ospedalieri. Potrebbe essere una soluzione rispettosa offrire alternative all’ora confessionale, anche se, in un Paese libero non dovrebbe essere l’istruzione pubblica a preoccuparsi dell’educazione religiosa, non mancando la possibilità di accedere alle diverse istituzioni religiose che liberamente operano sul territorio nazionale. Tra le anomalie italiane il sussiego alle gerarchie vaticane, come è noto, sembra essere al momento un ostacolo insormontabile, e anche le persone (politici, intellettuali, media) più vicine all’idea della società aperta preferiscono non smuovere le acque. A questo proposito è interessante il ricordo di Gadi Polacco, consigliere dell’Ucei, che da giovane liberale non tollerando che esistessero cappellani militari solo per chi era cattolico, propose all’allora ministro della Difesa Spadolini (nell’82 durante il governo Fanfani) cappellani per chiunque, si sentì rispondere “già abbiamo abbastanza cappellani cattolici, ci mancherebbe di averne anche di altre religioni…” . Ma non per questo pose mano alla questione abrogando la figura del cappellano militare, come sarebbe stato auspicabile e come ci dovremmo augurare per l’ora di religione a scuola.

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Anche io come Giulio Vallocchia, curatore di questo sito che generosamente mi ospita, invito a votare per chi può garantire laicità. Mi sembra che soltanto la Lista Bonino-Pannella possa assicurare questa possibilità. Assegnerò la preferenza a Emma Bonino che stimo per la sua integrità e il suo perfetto curriculum. Mi preme però segnalare che non amo l’esibizione del maghen David che i radicali indossano sul bavero. Usare la stella gialla come simbolo politico della discriminazione avalla l’equazione politica ebreo=vittima, prodotto dalla storia ma oggi non più accettabile. E, come scrive Elena Loewenthal, “non è degna delle nobili pannelliane battaglie dei radicali sostenute sempre per scopi non egoistici”. Non so se i radicali raggiungeranno il quorum, ma non mi sembra questo il momento di abbandonare le proprie idee per esportare anomalie e antimodernità in Europa. Tiziana Ficacci


27/5/09 – Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia
Trilussa

Deve essere vero che fa più danni lo stupido che l’assassino. Se poi lo stupido assomiglia alla lumachella di Trilussa il cerchio si chiude perfettamente.
Un po’ di fatti: il sindaco Alemanno si è recato qualche giorno fa a Gerusalemme, con una delegazione talmente folta da destare meraviglia in un paese che vanta da sempre politici informali e pratici. La gita capitolina aveva lo scopo di ritirare una targa assegnata ai romani e per titolare uno slargo, accanto alla sinagoga italiana della città gerosolimitana, a Roma. Una sorta di ponte storico “pacificatore”  in memoria di quando i Romani fecero schiavi gli abitanti della Giudea, episodio storico che è mirabilmente raccontato sull’Arco di Tito (davanti al Colosseo). Alemanno eccitato dalla targa, ha fatto lo smargiasso come mai… si è recato a Sderot e si è preso di striscio un kassam (che però non lo ha colpito), e si è improvvisato mediatore di pace (!!!) offrendo una sede romana per l’ambasciata dello stato palestinese (e speriamo che lo Stato ci sia presto, ma non spetta al comune offrire sedi prestigiose). Tornando a casa ha trovato al varco associazioni islamiche capeggiate da Hamza Piccardo e rappresentanti di paesi arabi che hanno protestato con forza, perché inaugurare piazza Gerusalemme (una palina in pietra rosa nella zona del ghetto da scoprire mercoledì 27) con gemellaggio e presenza del sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, è un formale riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.
La fuga alemanniana dalla cerimonia è stata comunicata a Barkat con un fax spedito di sabato (che in Israele shabbat sia festa lo sanno pure i selci), ufficialmente per la partita della Champions. Ovviamente lì non si sono bevuti la questione della sicurezza determinata dalla partita di cui tutti, per primo Alemanno, erano a conoscenza da mesi, anzi il primo cittadino di Gerusalemme era stato invitato all’Olimpico dal suo omologo romano. E se ieri i giornali sotto l’immagine del moretto scrivevano rimu (inganno), il primo ministro Netanyahu ha parlato di tradimento politico. Barkat oggi sarà a Roma per placcare Alemanno, e se non riuscirà a fissare una data per la cerimonia saranno problemi grossi che non potranno certamente essere leniti da un posto in tribuna all’Olimpico.
Che Alemanno sia stato un errore anche per la coalizione che lo sostiene è fatto acclarato. Il richiamo di Berlusconi sulla trascuratezza della capitale, poi leggermente rettificato  (ma sappiamo che il cav. la prima cosa che dice è quella che pensa) è stato un avvertimento per il vanaglorioso. Il famoso buco di bilancio che Alemanno ha tentato di allargare oltre ogni pudore, è stato ripianato e stoppato da palazzochigi. Ma, sul fronte decoro-sicurezza-trasporti, la città già ferita è ora morente sotto gli occhi di tutti.
Ovviamente la nostra preoccupazione non è che Alemanno rappresenti una palla al piede per Berlusconi, la nostra tristezza è per la città umiliata.
Quanto all’altra creatura morente, l’opposizione che rincorre il cav. cavalcando le dieci domande da salotto moralista di Repubblica sperando di sconfiggerlo coi pettegolezzi, si riscuota dalla sua debolezza politica, magari riflettendo sul fatto che ha consegnato la città  delle Fosse Ardeatine e del 16 ottobre, ad un clericofascista incompetente. E anche ponendo domande – serie e sue però – sulla modesta azione del governo da lui presieduto.

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Vedi anche qui http://www.nessundio.net/blog/2009/05/04/1567/


25/5/09 – Ho visto cose…

Come tutte le famiglie, le nostre al servizio diplomatico si presentano in diverse configurazioni (Segretario di Stato Usa, signora Clnton che comunica i pieni diriti ai diplomatici gay, Corriere della Sera)
A Roma, il 26 maggio a piazza di Pietra, ci sarà una singolare parata guidata da Carlo Giovanardi, a sostegno della candidatura di Berlusconi al Nobel (ansa)

Il 15 maggio Rama Yade, sottosegretaria agli Esteri francese, ha lanciato l’appello per la depenalizzazione universale dell’omosessualità al Congresso mondiale sui diritti dell’uomo a Parigi alla presenza di delegati di cento paesi. Il 18 dicembre scorso la mozione venne votata all’Assemblea generale dell’Onu da 67 stati dei cinque continenti. La mozione puntava a isolare gli ottanta stati che considerano l’omosessualità un crimine contro natura spesso (in sette stati) punendola con la morte. L’Italia cadde sull’orlo di una crisi di nervi per essersi dovuta (con fatica) scostare per una volta dal Vaticano. Come si ricorderà mons. Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso l’Onu, avvertì che gli stati che non riconoscono l’unione tra due persone dello stesso sesso (omofobi, diremmo noi e il buon senso) sarebbero stati messi alla gogna. A tenere bordone alla malvagia posizione vaticana si aggiunse la Siria che spiegò che i diritti universali non includono i diritti specifici delle persone. Il presidente Sarkozy e l’intero governo, hanno sostenuto con forza Rama Yade, che il 15 maggio ha potuto rinnovare il suo impegno dichiarando che “non ci sono discriminazioni minori, ma solo sfide non colte. I diritti sono indivisibili negarne uno significa compromettere tutti gli altri; davanti alle discriminazioni, di origine, di età, di orientamento sessuale, di genere, la nostra volontà deve essere ferma, non per imporre un modello di società, ma per combattere lo spirito di intolleranza lesivo della dignità umana”. In Francia l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1981; oggi il ministro della Salute Roselyne Bachelot vuole derubricare la transessualità dalle “affezioni psichiatriche di lunga durata” mentre Martine Aubry, segretario del Ps, chiede all’Onu di rifiutare la transfobia.
Il 17 maggio Cuba ha festeggiato il cinquantenario della Rivoluzione con la consueta sfilata nelle vie dell’Avana. Nel calendario delle manifestazioni la sfilata più bella è stata quella degli omosessuali che, a passo di danza negli allegri ritmi latino americani, hanno percorso le vie del centro per sfociare nei giardini di Pabellòn di Cuba, il cuore della capitale. Solo fino a poco tempo fa Fidel Castro “i froci” li spediva ai lavori forzati col garbo consueto delle dittature. Invece oggi sua nipote, Mariela Castro Espin, figlia di Raùl, direttrice del Centro nazionale per l’educazione sessuale, è stata la madrina della giornata contro l’omofobia.
Giovedì 21 maggio a Genova, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha partecipato ad un convegno organizzato dall’Arcigay sul disagio giovanile. Come è ovvio il ministro ha detto che è contro ogni forma di discriminazione, anche se ritiene irricevibile la richiesta di equiparazione tra coppie etero e omo e insostenibile l’adozione. Per chiarire la sua condanna a qualsiasi forma di discriminazione, Meloni ha pronunciato un chiaro no a eventi come il gay pride che si terrà appunto a Genova il 27 giugno. Il ministro è stata nettissima, ma il capogruppo dei senatori del pdl genio Gasparri, ha disapprovato l’intervento di Meloni all’arcigay che, svolgendosi a Genova poteva sembrare un tacito assenso al gay pride.
Continua intanto la protesta di Marco Pannella che, in una intervista all’Unità tra l’altro ha detto : abbiamo parlato dei diritti degli omosessuali e ci hanno chiamato froci. Adesso vedo che si ascoltano le ragioni degli omofobi”.

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22/5/09 – Pannella il resistente

L’80enne combattente di tante battaglie si è autoinvitato, al quinto giorno di digiuno, ad Annozero. Smunto, in una lucente camicia bianca, tra i campioni della partitocrazia che minano e discreditano la nostra democrazia. Agli accreditati soloni neanche per un attimo è venuto in mente che il digiunatore era lì per parlare delle elezioni europee e dell’assurdo sistema imposto dai partiti che uccide il diritto all’informazione. Noi gente comune cosa possiamo fare per interrompere questo circolo vizioso? Poco, pochissimo. Affidarci alla Politica forse, che in pochi però fanno. Per quel che conta io voterò per chi prova (e ancora ci crede), cioè la lista Bonino alle europee. Voto intile?, forse si, ma quando sarò nel chiuso della mia stanzetta non dovrò vergognarmi delle facce ospiti fisse degli Annozeri, Porte e porte, Matrix, Ottoemezzi, Tetris…

Di seguito un post di un anno fa sulla salute di Emma e di Marco. Qui i vostri COMMENTI

21/1/08 – La Costituzione ha 60 anni, cosa cambierebbe ?

“Intanto vorrei che fosse applicata e poi cambierei l’art.7. Vorrei che fossero aboliti i Patti Lateranensi”. (Vittorio Zincone domanda Emma Bonino risponde)

 “Dopo 43 anni da fumatore incallito, lo scorso ottobre ho gettato la spugna”. Sul Financial Times la decisione di Christopher Hitchens di spegnere la sigaretta, ha avuto il rilievo riservato allo scoop. Hitchens, autore, tra l’altro, di “Dio non è grande: come le religione avvelena ogni cosa” e “La posizione della missionaria” (entrambi in http://www.nogod.it/libri.htm), è noto per aver stigmatizzato polemicamente tutte le restrizioni al fumo. Alla soglia dei 60 anni, l’uomo che si faceva fotografare con la sigaretta persino durante la doccia o mentre si rasava, che non riusciva a spegnerla neanche durante i dibattiti tv, ha dichiarato che smette: “per vivere di più per vedere la sconfitta dei miei nemici”. Durante uno dei programmi più laschi della rai, Marco Pannella interrompendo i lai degli altri ospiti per il bavaglio imposto al papa (per la questione della Sapienza), ha citato poche cifre: dal 19 aprile del 2005 al 14 gennaio del 2008 il tg1 ha dedicato il 34,45% dei servizi al governo e il 29.13% al Vaticano. Ora, se anche un programma così insignificante per l’informazione e per l’intrattenimento come Porta a Porta, può essere rischiarato dalla presenza del grande Pannella, perché non preoccuparci anche della sua salute? La risibile politica italiana, mai risorta dalle macerie di tangentopoli, può contare solo sul minuscolo drappello radicale (e spero di qualche socialista). Le poche belle figure di questo governo sono state coadiuvate dai radicali. Si pensi per un attimo alla moratoria per la pena di morte, che ha consentito al ministro degli Esteri, che tanto si è mosso e ha tanto viaggiato, di fare la sua unica bella figura (a meno che qualcuno non voglia credere alla missione in Libano). O alle posizioni economiche assunte dal ministro Bonino, ai coraggiosi interventi che ha fatto, ricoprendo a pieno il suo ruolo di ministro per il Commercio, in Cina e in Russia dove ha parlato agli imprenditori di diritti umani. Una cosa, con tutta evidenza, che può riuscire solo ad una persona con identità solida. Quando Bonino, dopo il suo impegno di Commissario europeo, intraprese un lungo digiuno per attrarre attenzione sulla campagna per le staminali, ricordo che l’andai a salutare davanti a Palazzo Chigi portandole in regalo una crema idratante. Ero turbata dalla sua pelle squamata. Ascoltavo Radio Radicale quando Bordin, durante una conversazione con Pannella, si accorse che stava male. Ho ascoltato i bollettini medici di Marco come si fa per una persona carissima. E come per le poche persone care che ho, anche lui mi suscita nervosismi, fastidi e molti disaccordi. Tanti, tra quelli che conosco, che formalmente condividono la resistenza laica, mantengono una spocchia nei confronti dei radicali, forse spiegabile con l’aspirazione a mangiare da ospitali greppie di partito (raramente, ma qualche casella si libera quando serve una foglia di fico per coprire l’eccesso di malefatte). Durante le ultime elezioni amministrative sono stata sommersa da elenchi provenienti da liste di atei, di agnostici, di dubbiosi, di laici, di laici di più, con sfilze di candidati dalla margherita ai supercomunisti, ma con vistose assenze nella riga della rosa nel pugno. Una formazione finita e io non capisco il perché e ancora mi rodo il fegato. La gente comune come me, che si sente impotente dinanzi alle gerarchie ecclesiastiche, che non solo impediscono di legiferare per riconoscere nuovi diritti ai cittadini, ma rischiano, addirittura, di far scomparire garanzie acquisite in tempi meno servili, possono contare solo sulla forza del drappello radicale. Per questo credo che Pannella e Bonino debbano assolutamente smettere di fumare. Per vedere, come Hitchens, la sconfitta dei malvagi.

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21/5/09 – Cattolici in politica

C’è una sproporzione tra le chiese vuote e Benedetto XVI che ogni giorno dobbiamo sorbirci sulla rai. La politica, anche a sinistra, riserva al Vaticano un’obbedienza formale” Marco Bellocchio, regista

C’è un drappello di parlamentari cattolici che vuole fare delle leggi che piacciono molto a loro, piacciono molto alla Chiesa ma piacciono molto meno alla maggioranza degli italiani. La differenza tra loro e me, tra loro e la maggioranza di noi, non è una diversa base valoriale, ma l’incrollabile consapevolezza che la democrazia viene prima” Filippo Facci, giornalista

Solo un minuto dopo l’elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti, la Conferenza dei vescovi americani ha richiamato al valore irrinunciabile della vita. Ma secondo il giornalista Enrico Beltramini che sa di cose americane, non c’è mai stata un’amministrazione così cattolica, neanche quando il presidente era JFK. Sono cattolici il vicepresidente Joe Biden, la speaker (terza carica) Nancy Pelosi, quattro ministri del governo su dodici. E ancora lo sono ¼ dei membri del Congresso mentre il 54% della popolazione di fede cattolica ha votato per il presidente. Segno evidente che non ubbidiscono alle gerarchie giacché le posizioni obamiane sugli embrioni e l’aborto erano esplicite. Il bell’intervento (pubblicato integralmente dal Sole 24ore) all’Università cattolica di Notre Dame, che ha registrato qualche malumore, il boicottaggio di alcuni vescovi che sono riusciti a raccogliere ben 360.000 firme contro di lui e la polemica assenza di Mary Ann Glendon, ambasciatrice (di Bush) presso la Santa Sede, ha mostrato come Obama sta disegnando una nuova America. Un paese fatto di minoranze – culturali, religiose, etniche – dove la cultura bianca e cristiana è già minoranza e non può pretendere di avere supremazie.
Ricordate anche che l’ironia ultima della fede è che ammette necessariamente il dubbio. E’ il credere in cose non viste. Sapere con certezza ciò che Dio ha pianificato per noi o che cosa ci chiede è oltre la nostra capacità di esseri umani. E questo dubbio deve temperare le nostre passioni, renderci diffidenti nei confronti del troppo moralismo. Deve costringerci a lasciarci aperti e curiosi … Se c’è una legge della quale possiamo dirci certi è quella che lega i credenti di ogni religione a coloro che non credono. Dobbiamo trattarci l’un l’altro come vogliamo essere trattati”. Sembrerebbe la strada giusta da percorrere, come lo scrosciante applauso del rettore dell’Università Notre Dame e degli studenti ha accolto queste parole.
Questo negli Stati Uniti.
Più o meno nelle stesse ore in Italia il presidente della Camera Gianfri Fini (terza carica dello Stato, cioè omologo di Nancy Pelosi), ha detto che “il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso”. Enunciazione ovvia e banale che ha imbarazzato la sua parte politica producendo reazioni da manicomio.
Nella nostra Costituzione c’è lo scellerato art. 7, che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. La domanda che ci facciamo, ma conoscendo un po’ la risposta, è: tra i due contraenti concordatari, lo Stato e la Chiesa cattolica, chi ha in questo paese il sopravvento?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


19/5/09 - W l’Italia… l’Italia sulla luna

Padraig Harrington, il golfista irlandese vincitore delle ultime 2 edizioni del prestigioso Open Championship, ha sperimentato una tecnica che costringe chi esegue il colpo a fare una corsa prima di toccare palla sul tee di partenza. In questo modo la pallina percorre in media 27 metri in più.

La Lega conta troppo. Non è bastata la tassa sul federalismo, passata con l’irresponsabile astensione dell’opposizione, e del cui peso economico ancora non siamo pienamente coscienti, che Bossi principia a parlare di gabbie salariali*. Ovviamente col silenzio/assenso dei ministri Sacconi e Brunetta che ardiscono dirsi socialisti. I lettori più giovani ignorano che l’abolizione delle gabbie fu lotta sindacale, ma anche emancipazione politica e culturale per il Sud. Gli sgangherati leghisti sostengono che al sud ci sono i mercatini rionali gestiti dai contadini mentre al nord la spesa si fa alla esselunga e si spende il doppio. Questa fine analisi socio-economica sarà stata dettata dalla vista, durante le vacanze, di qualche banchetto folcloristico che vende capperi e finocchietto a Pantelleria piuttosto che limoni a Procida, ma chi vive a sud sa che non è così. Anzi, il mezzogiorno è gravato dalla mancanza di infrastrutture e servizi essenziali. I diktat della Lega sono troppo gravosi anche per un governo di destra e anche per la silente opposizione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*fino al 31 luglio ’72 il territorio nazionale era diviso in zone all’interno delle quali, a parità di mansioni, veniva corrisposto ai lavoratori dell’industria un salario diverso con oscillazioni del 3%. Milano-Torino-Genova, erano le città dove le retribuzioni erano più alte

Xenofobi*

La Lega conta troppo. Al momento l’Italia è l’unico paese europeo ad avere ministri appartenenti ad un partito xenofobo. Anche altrove si fanno i respingimenti, anche in altri momenti e con altri governi si sono fatti i rimpatri (fine degli anni ’90), ma sono le modalità utilizzate che ci attirano l’ostilità dell’Europa e dell’Onu. Prendere in esame l’idea di negare l’istruzione pubblica e le cure mediche, chiedere la separazione sugli autobus, eleggere miss Padania e organizzare il torneo di calcio… e soprattutto introdurre il reato di clandestinità usando una norma penale per uno scopo non appropriato mette in discussione (e in pericolo) lo Stato di diritto. Istituire le ronde per legittimare gli impulsi di intolleranza di chi vuole una giustizia fai-da-te è una tassa troppo alta, anche per un governo di destra e per una opposizione colpevole di mancanza di proposta politica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* persone che nutrono una indiscriminata avversione verso gli stranieri


18/5/09 – Ripensamenti

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio per conquistare il potere. (Philip Roth)

Sua Santità Benedetto XVI e il Segretario di Stato card. Tarcisio Bertone hanno ricevuto la loro prima carta d’imbarco . Volo El Al LY2009. Sorpresa e un po’ di imbarazzo da parte dei giornalisti italiani. (Corriere della Sera)

Cosa resterà del viaggio del papa in Israele?  Fatte salve le immagini “turistiche” come la formale commozione allo Yad Vashem (ma senza la visita al memoriale) e il bigliettino infilato nelle fessure del Kotel, che avrà contenuto il pensierino edificante tipico del turista suggestionato dal luogo sacro, rimane il discorso politico sull’abbattimento dei muri. In sintesi estrema, onore agli ebrei morti (senza  ricordare le responsabilità del cattolicesimo) ma nessuna comprensione per gli israeliani. Qualche frase generica sul terrorismo il pontefice l’ha detta: “esistono serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza”,  senza fare cenno agli attentati dei kamikaze o ai missili, ma, in vero spirito bipartisan, condannando entrambi. B16 ha ricordato come i palestinesi soffrano gli eventi del 1948, cioè la nascita dello Stato di Israele, e come il muro li intrappoli  e impedisca qualsiasi contatto con i loro fratelli. Peccato che il papa del “si abbatta il muro” non abbia menzionato il fatto che senza barriera difensiva i fratelli arabi (che poi sono gli stessi che aveva insultato coll’inopportuno discorso di Ratisbona) andavano a farsi saltare nelle discoteche e sugli autobus.
Generica l’invocazione dei due Stati, considerando la rottura tra Hamas e Abu Mazen, e inutile perché mai ha richiamato al riconoscimento dello Stato di Israele. Niente di religioso ma molto di politico poi, indossare più volte la kefiah. Del resto è anche difficile comprendere quali siano le reali intenzioni di un pontefice che teme e condanna l’antisemitismo ma si limita ad un ammonimento al vescovo negazionista Williamson, dando l’impressione di uno studioso di teologia confuso chiamato a ricoprire un incarico per il quale è totalmente incapace.  Lasciando Israele, al momento di uno scambio di saluti, che è apparso freddamente protocollare sia con il presidente che con il primo ministro, il papa che era stato ampiamente criticato dai media per la sua apatia verso i sopravvissuti alla Shoah, dimenticando il suo passato nella hitlerjugend (e passi pure che forse fare il giovane nazista era doveroso in quel momento) ha voluto ricordare che l’olocausto è figlio di un paese ateo (sic).
Mentre i giornali israeliani tirano un sospiro per la fine di un viaggio che ha tenuta impegnata la sicurezza nell’operazione “tunica bianca” drenando risorse economiche, il ministro del Turismo Stas Misezhnikov (di Israel Beiteinu), spera che la visita papale attiri turismo, in calo per la guerra a Gaza e per la recessione economica. Misezhnikov, immigrato dalla Russia nel 1982, vorrebbe attirare i ricchi russi, ma punta anche sugli evangelici americani. Quanto ai pellegrini italiani, è noto che la maggior parte di loro ignorano del tutto la storia dello Stato ebraico. Mentre fanno la fila agli sportelli dei passaporti la loro guida – quasi sempre un prete – si affanna a spiegargli  che non devono farsi mettere il timbro, altrimenti non saranno più liberi di andare da nessuna parte. In realtà sono “alcuni altri paesi” ad impedire l’ingresso se sul passaporto c’è il timbro di Israele. Nei programmi di viaggio dei pellegrini italiani non c’è nessun luogo ebraico significativo da visitare (il Muro del Pianto, la Tomba di Rachele, la Grotta di Machpelà, le tombe di Maimonide…) ma solo la Via dolorosa, la Sala dell’Ultima Cena, il Santo Sepolcro… Raramente in questi viaggi è compreso lo Yad Vashem. Ovviamente le guide scelte sono sempre di religione cattolica, e mal disposte nei confronti di Israele che infatti chiamano solo terrasanta, così come hanno fatto sempre i giornalisti italiani (più giusto però chiamarli vaticaliani) durante il viaggio del papa.

Opportuno sarebbe un ripensamento all’interno del governo dove la Lega conta troppo. Al momento l’Italia è l’unico paese europeo ad avere ministri appartenenti ad un partito xenofobo. Anche altrove si fanno i respingimenti, anche in altri momenti e con altri governi si sono fatti i rimpatri (fine degli anni ’90), ma sono le modalità utilizzate che ci attirano le condanne dell’Europa e dell’Onu. Prendere in esame l’idea di negare l’istruzione pubblica e le cure mediche, chiedere la separazione sugli autobus, eleggere miss Padania e organizzare il torneo di calcio… e soprattutto introdurre il reato di clandestinità usando una norma penale per uno scopo non appropriato mette in discussione lo Stato di diritto. Istituire le ronde per legittimare gli impulsi di intolleranza di chi vuole una giustizia da far west è una tassa troppo alta, anche per un governo di destra e per una opposizione colpevole di mancanza di proposta politica.   

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


14/5/09 – Politicanti

 “Se lei si preoccupa di quello che pensa la gente su questo argomento posso illuminarla. Io sono un’autorità su come far pensare la gente” Charles Foster Kane nel film Quarto potere di Orson Welles

La Camera dei deputati oggi licenzierà il pacchetto sulla sicurezza. Gli interventi dell’opposizione, alcuni anche molto articolati e che abbiamo potuto seguire solo grazie a radio radicale, hanno richiamato i proponenti ad ascoltare i vescovi. La (cosiddetta) sinistra ha perso molto pelo ma nessun vizio. Quel che ne resta non riesce a comprendere che è del tutto inutile rincorrere il voto cattolico, perché anche se i vescovi alzano piano la voce sulle politiche migratorie guardano solo alla ciccia. Su bioetica e famiglia, ragione sociale della Chiesa, il Pdl sembra offrire ponti e procura pane; per quanto riguarda il companatico la maggioranza, con la malleveria dell’Udc, offre mozioni per denari sonanti alla scuola privata oltre al potenziamento “culturale” della famigerata ora di religione.
Ricordiamo bene il disimpegno del leader del Pd Franceschini ai tempi del referendum sulla legge 40 determinato dalla sua fede. Oggi, oltre a mettere i suo scherani pancia a terra per portare voti al capolista del centro Italia alle europee (Sassoli, che attraverso mail ha invitato a pregare affinché il pacchetto sicurezza fosse respinto), si batte come un leone per il si al referendum elettorale.
Bene, grazie tanto. Mai referendum è stato più improvvido, mal scritto e mal gestito. La vittoria del si sarebbe un ennesimo modo per togliere il diritto di chi è in minoranza di essere rappresentato, perché basterà un voto in più per rimettere ad uno solo tutto il potere. Se non si raggiungerà il quorum ci toccherà tenerci quell’obbrobrio di porcello a vita. Se vinceranno i si nessuno conterrà il dittatorello. Credo che il 21 giugno niente terme di Saturnia, meglio andare a votare no.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


11/5/09 –  terrasanta

Rabbi Yeoshua intervenne nella discussione sostenendo che nella bibbia è detto “la Legge non è in cielo”*. Gli studenti gli chiesero cosa intendesse dire. “Significa che dal momento in cui la Legge ci venne data sul Monte Sinai, non abbiamo più bisogno di voci celesti per decidere, perché è scritto “segui la maggioranza”**. E gli studenti chiesero, come la prese Dio? E il Rabbi rispose che non si adirò affatto, ma sorrise e disse: “i miei figli mi hanno messo in minoranza”.  Non so di altra religione i cui libri sacri abbiano osato arrivare a una conclusione come questa. (Martin Buber,  Racconti )
*Deuteronomio 30,12
** Esodo 23,2

La questione è nota e ampiamente trattata su questo sito: le incomprensioni tra ebrei e cattolici si sono accentuate per la liberalizzazione fortemente voluta da Benedetto XVI dell’antico messale di san Pio V che, nella versione precedente a quella rivista nel 1962 da Giovanni XXIII contiene l’invocazione pro perfidis iudaeis.  E’ sembrato ai più una prova dell’antisemitismo mai estirpato completamente dal cattolicesimo. A questo si è aggiunta la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebrviani (tra cui Williamson, sostenitore di tesi negazioniste sulla shoah) e la possibilità che il papa sblocchi il processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.
E’ comprensibile quindi che gli ebrei che vivono nella diaspora, guardino con attenzione, apprensione, speranza, al viaggio del papa in Israele (e ci aspettiamo che i giornalisti vaticaliani chiamino Israele col suo nome e non terrasanta). Ma se gli ebrei, che sono esigua minoranza nel mondo, guardano al dialogo tra le religioni, gli israeliani sono completamente disinteressati all’argomento e, come scrive il quotidiano Haaretz, pregano tanto in questi giorni, ma solo perché tutto fili liscio considerate anche le enormi spese per la sicurezza e l’accoglienza che hanno fatto storcere il naso praticamente a ogni cittadino.  Per Amnon Ramon, esperto di relazioni tra lo Stato di Israele e la Santa Sede,  anche i membri del governo non considerano il viaggio fondamentale.  Come è noto il governo si è insediato da poco e, ad eccezione del ministro del Welfare, il laburista Yitzhak Herzog da sempre impegnato nel dialogo inter-religioso, gli altri ministri hanno in mente solo argomenti pratici.  Ad esempio la sovranità dei luoghi santi del cristianesimo che il Vaticano rivendica e che rappresentano un rilevante problema economico.
Le maggiori domande che si fanno i media israeliani riguardano ciò che Benedetto XVI dirà sulla questione palestinese: tutti si aspettano belle parole sulla pace ma nessuno crede che potranno sortire un qualche risultato. Si sa, e lo sa anche lo staff vaticano che pure sceglie l’ambiguità, che i problemi dei cristiani palestinesi che aspettano con gioia la visita del papa, difficilmente  potranno giovarsi dell’incontro, perché i loro problemi sono determinati da hamas non certo dagli israeliani. La visita invece potrebbe portare qualche beneficio ai cristiani israeliani che vivono in maniera pacifica con gli ebrei (che si dichiarano laici al 70%)  ma che scontano un problema di mancata integrazione economica rispetto al resto della popolazione, arabi compresi.
Accennavamo prima alle aspettative degli ebrei della diaspora. Soffermiamoci per un attimo sugli ebrei italiani che vivono, compostamente, in un paese che solo sulla carta non ha una religione di Stato e dove è un prerequisito fondamentale che un politico si dichiari, prima che capace e onesto, cattolico.  Pensate a cosa vuol dire per una piccola ma antichissima minoranza religiosa, una legislazione ispirata dalla Chiesa cattolica. Qualche sera fa ho partecipato ad un incontro, promosso dalla comunità ebraica romana, sul testamento biologico, argomento tabù nel parlamento italiano.  Come si sa la gestione della fine della vita – o per chi crede il passaggio da questa vita ad un’altra – da un grande potere a chi riesce a convincere di saperla controllare. Riccardo Di Segni, medico presso l’ospedale san Giovanni e rabbino capo di Roma,  ha spiegato un brano della Torah (Emòr) che prescrive che i sacerdoti non debbono avere rapporti con i cadaveri. Si pensi che gli ebrei erano appena usciti dall’Egitto dove tutta la religione e il sacerdozio erano basati sulla gestione della morte e dell’aldilà. La Torah, ha detto il rabbino, è religione di vita e non di speculazione sulla morte.
Il pensiero unico del cattolicesimo, oltre a privare gli italiani di una maggiore cultura e conoscenza degli altri mettendo uno scivolo a posizioni insopportabili sulla società multietnica, unito alla scarsa laicità del Paese,  è un limite per tutti i cittadini - che siano credenti o no - e una fonte di sofferenza continua per chi confida nell’equità e nella giustizia.

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8/5/09 – Solo per chi distingue la (mano) destra dalla sinistra

Amy, il coniglio più grande del mondo dal peso di 20 kg, è morta per un attacco di cuore dopo il viaggio dalla sua casa di Worcester (GB) verso Milano. Secondo il Telegraph, Amy si stava recando presso gli studi Mediaset per partecipare allo show dei record, il programma in onda su Canale 5 condotto da Barbara D’Urso (Ansa)

Ci mancava pure l’affaire moglie-marito per allontanarsi dalla via del dibattito politico. Invece sarebbe interessante capire le motivazioni e gli eventuali sbocchi delle dichiarazioni di Gianfranco Fini: perfette sul 25 aprile, apprezzabili i distinguo in materia etica, precisi gli argomenti sull’immigrazione, preziosi i richiami (isolati) alla laicità delle istituzioni. Sembrerebbe che la Destra italiana, una parte almeno, abbia incluso i valori della Sinistra. Pure sarebbe stato degno di attenzione (ah, maledetto l’amore e la sua fine!) il sondaggio del Sole-24 ore che rileva che il 60% del voto operaio è diviso tra pdl e lega. La Sinistra ha reagito scompostamente e, soprattutto, sorpresa. Il segretario Pd ha detto che lo strapotere elettorale degli avversari trasformerà l’Italia in Turkmenistan (repubblica ex sovietica), Ferrero (già segretario di Rc) ha disconosciuto come operai questo 60% traditore.
Le diverse Sinistre fanno le arrabbiate se l’opposizione vince e nel frattempo non propongono nessuna alternativa. Intanto il cav. fa il brillante parlando delle sue cavolate e Franceschini cita l’Avvenire, sperando in un Berlusconi sconfitto (ma non credo) dalla moglie piuttosto che dalla proposta politica della Sinistra. Tutto ciò mentre la lega alza il tiro, e l’opposizione butta in caciara la questione xenofoba citando le leggi razziali del ‘38 invece che l’art. 34 della Costituzione e gli articoli 1, 2 e 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, mentre tira la mozzetta alla clericaglia perché sanzioni la moralità di Berlusconi. Ma si è mai visto un prete che strapazza un potente?  Sempre in palla ma isolatissimi i Radicali che mettono in guardia dalla fine della politica, anche se il maghen David sul bavero è usato a sproposito (e mi da molto fastidio).
Noi, gente comune mediamente più intelligente dei parlamentari, cosa possiamo fare per uscire dalla mota? Tenerci informati, lamentandoci, perché l’informazione è un diritto che ci viene negato, ma è anche un dovere esserlo (conoscere per deliberare come dicono i radicali, che però sono meglio senza maghen David sul bavero).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

p.s. Domenica 10 maggio è la festa della mamma. Vorreste farle un regalino ma vi sentite a disagio perché pensate sia la festa della madonnina? Niente vero. L’idea della celebrazione venne nel 1908 ad Anna Jervis, militante pacifista che invitava le mamme d’America a unirsi contro la guerra di secessione e a costituire una rete per la riconciliazione tra le parti. Scelse la data del 10 maggio, anniversario della morte di sua madre. L’idea venne ripresa da parecchi stati federali fino a quando, nel 1914, il presidente Wilson istituzionalizzò la festa fissandone la data alla seconda domenica di maggio. Dall’America la celebrazione venne rapidamente esportata in altri paesi; in Italia venne diffusa da un francescano di Assisi che ha dato una lettura diversa dell’appuntamento. Date il significato reale alla festa e fate tranquillamente gli auguri alla mamma! Auguri Angela!

http://www.nessundio.net/blog/2008/12/18/418/
http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.pdf
http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm


4/5/09 – Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia
Trilussa

Chissà se il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è ispirato alla lumachella di Trilussa per la sua agenda del 1° maggio. Contrariamente al buon senso e alla tradizione degli ultimi anni infatti, ha evitato di salutare i giovani che hanno affollato il tradizionale concerto di San Giovanni per ricordare i lavoratori - quest’anno le morti bianche – optando per un omaggio a san Giuseppe artigiano patrono dei lavoratori. Il sigillo clerico-romano è una specialità del sindaco moretto, che già lo ha sperimentato per il suo primo 21 aprile al Campidoglio mettendo sotto protezione della chiesa Romolo e Remo, secondo la leggenda fondatori della città.
Un anno è passato da quando il sindaco è salito in Campidoglio salutato dai sostenitori a braccia tese tra lo sventolio di bandiere con la croce celtica. Come abbiamo constatato il fascismo, più o meno goffamente rinnegato, non ha provocato scandalo tra i romani che lo hanno scelto nonostante la sua storia.
Il 28 aprile il sindaco dei romani ha convocato, anche se sconsigliato dal suo staff, una conferenza stampa sui generis, cioè alla presenza dei giornalisti ai quali però sono state proibite le domande. E quindi i meschinetti hanno annotato sui loro taccuini: in un anno fuori dalla crisi, Roma era a rischio adesso è salva e Berlusconi nei prossimi giorni verrà in Campidoglio. E ancora, sconfitta la prostituzione (che ha cambiato zone), l’abusivismo (?) e bonificati i campi rom (che vuol dire trasferimento da una parte all’altra della città). Annullato il parcheggio del Pincio (al quale il centro destra aveva dato l’occhei nella passata giunta), accorpate le aziende della mobilità (metro e bus erano state spacchettate). La chicca è stato l’annuncio della carta bimbo per le famiglie poverissime che verrà attivata l’8 maggio festa della mamma. Interessante il lapsus sullo steccato ideologico superato del 25 aprile, diventato nella foga alemanniana 25 luglio (il 25 luglio del ’43 è la data sulla sfiducia data a Mussolini dal Gran consiglio del fascismo).
E gli assessori? Quello al Commercio vanta l’inaugurazione del mercato Trionfale, opera messa su dalla passata giunta e osteggiata dall’allora opposizione, l’assessora alla Scuola cita i viaggi ad Auschwitz, invenzione veltroniana-doc, l’assessore all’Ambiente detta ai presenti di aver approvato il regolamento sulle botticelle, non ancora calendarizzato però. Il clou lo raggiunge il delegato allo Sport che annuncia come suoi eventi storici della città, quali gli Internazionali di tennis, e i giochi equestri a piazza di Siena (uno dei miei primi ricordi di infanzia) e quello all’Urbanistica che comunica il riassetto di piazza Augusto Imperatore, lavoro già deliberato e avviato dalla passata giunta. Con spudoratezza viene citato come momento difficile della città l’alluvione. Per piovere è piovuto, ma il Tevere è forse esondato?
Solo un cenno alla microcriminalità, che ovviamente non c’è più anche se i giornali un giorno si e un giorno si aprono con qualche accoltellamento, ferimento, stupro. Che Dio, così presente nella vita della giunta capitolina, ce la mandi buona.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/25/1465/


30/4/09 – Ma che so’ tanti 5 milioni di euri ?

Fino ad oggi la Cei ha stanziato per i terremotati dell’aquilano 5 milioni di € più 500 uova di cioccolato, regalo personale del santopadre, per i piccoli terremotati.
La prima tranche, 3 milioni, è stata allocata dopo un paio di giorni e gli allocchi hanno fatto oooooo! Nel frattempo Emma Bonino, le piccole e frammentate associazioni laiche e l’uaar, hanno provato a chiedere che i fondi dell’8x1000 fossero riservati allo Stato. La legge prevede che quei fondi vengano destinati, soprattutto, al contrasto delle calamità naturali, anche se è successo che i fondi sono stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. In venti anni dall’istituzione dell’8x1000, nessun governo – mai nessun governo – ha pensato a farsi un po’ di pubblicità così come fanno le confessioni che hanno diritto al contributo. Noi avremmo messo la mano sul fuoco, volendo anche tutte e due, che anche questo governo avrebbe evitato “la concorrenza scorretta alla Chiesa”, come ebbe a dire il cassiere pontificio mons. Attilio Nicora all’ingenua Livia Turco che propose di destinare la quota statale dell’8 ai bambini poveri. Ma sia  mai che le tragedie portino ad un ripensamento… così il cardinale Angelo Bagnasco si è affrettato ad andare tra le macerie per testimoniare preghiere e vicinanza aggiungendo altri 2 milioni, dichiarati con clamore ai microfoni dei giornalisti leccaculo. La pensata della Cei è evidente: perché dare soldi allo Stato che non è nemmeno in grado di controllare come si fa il cemento armato, quando ci siamo noi? Noi che abbiamo scritto quel bell’editoriale sull’Avvenire per dire che la solidarietà non è più una emergenza ma uno stile di vita.
Come è noto dell’8x1000 lo Stato raccoglie le mollichelle; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8x1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2007).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5x1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni, indovinate di chi, nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra)  decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5x1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8x1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno molesta per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato. 

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


29/4/08Ridi ridi, che prima o poi succede… (II)*

Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna; uno vivere di repubblica bene ordinata nella città nostra, Italia liberata da tutti i barbari e liberato il mondo dalla tirannide di questi scellerati preti (Francesco Guicciardini)

Finalmente ieri il santopadre si è recato in visita ai terremotati dell’aquilano portando certamente conforto a molti. E noi, che pure non abbiamo eccessiva stima dell’uomo, siamo felici per i nostri connazionali che hanno tratto sostegno dall’incontro. Però, una domanda dobbiamo farcela, anche se certo siamo un po’ ripetitivi: chi tra i due contraenti concordatari, Italia e Chiesa cattolica, ha in questo paese il primato?
La tv pubblica, la decotta rai, quella per cui paghiamo il canone, una delle tasse più odiose e inique in assoluto, ha messo i suoi riflettori su tutta la visita. Gli sfollati, massacrati continuamente da sciocche domande dei giornalisti, per la verità non sembravano entusiasti, piuttosto pareva un “proviamo anche con Dio non si sa mai”.
Guido Bertolaso è parso rispettoso ma non prono; il sottosegretario, come è noto, conosce bene le bestiole vaticane per essersi fatto le ossa come organizzatore del Giubileo 2000 agli ordini di Rutelli-sindaco. Ne uscì benissimo, ma una sua frase, “alla fine mi toglierò i sassolini dalle scarpe”, creò un incidente diplomatico con mons. Crescenzio Sepe, allora segretario generale del Giubileo 2000. Solo a Napoli, dove Bertolaso è stato il comandante della spazzatura e Sepe è cardinale, si sono riappacificati grazie alla mediazione di Gianni Letta. I giornalisti rai non hanno perso l’occasione per sfoggiare la solita mediocrità e il consueto leccaculismo. Qualcuno si è spinto a spiegare passi dal vangelo secondo Paolo (gli evangelisti sono Matteo, Marco, Luca, Giovanni), hanno dato conto della vita di papa Celestino V in maniera pagliaccesca e con citazioni a piffero
(guarda http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/) , hanno confuso i preti e le suore con i sindaci ecc. 
Chi ha il primato, lo Stato italiano o la teocrazia della Santa Sede? Guardando dirette e tg, calcolando i minuti e minuti, il biancovestito vince sul cav. (che, piaccia o no, è il presidente del Consiglio).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* http://www.nessundio.net/blog/2009/04/27/1488/

27/4/09 – Ridi ridi, che prima o poi succede…

Dunque, ragazzi, 64 anni fa l’Italia fu liberata dai nazi-fascisti…
Scusi prof, posso farle una domanda?
Certo, caro, dimmi pure.
Mi spiega allora perché La Russa è ministro?
(jena@lastampa.it)

In una bella intervista del Corriere della Sera a Paolo Poli, l’attore, che ci ha abituato a una dissacrante satira sulla Chiesa, ha affermato che “il miglior talento politico italiano è il cardinale Ruini, più bravo di D’Alema e Fini messi insieme”. Come non essere d’accordo? Il cardinale è stato il deus ex machina della trasformazione-involuzione del nostro Paese, quel progetto culturale per il quale, dopo la fine dell’incarico alla Cei, sta lavorando con ancora più alacrità. La strada percorsa da don Camillo è stata particolarmente facilitata dalla mancanza di etica e laicità del nostro Paese. E’ comprensibile l’impegno che gli uomini delle istituzioni hanno in questi giorni profuso per celebrare al meglio il 25 aprile, ma è sorprendente come nessuno, da Napolitano in giù, abbiano pensato di rispondere a Benedetto XVI che ha parlato dell’ora di religione (ovviamente cattolica) come fondamentale per la costruzione di una sana laicità. Conosciamo che con la prima revisione concordataria (che nei desideri di Craxi doveva essere un primo passo di un percorso… ma tangentopoli arrivò al momento opportuno!) la religione cattolica non è più di Stato, e nelle scuole è diventata materia di cui ci si può avvalere facoltativamente. Purtroppo, anche per il disimpegno del Pci (teoricamente meno ovvio di quello della Dc), non si poté arrivare alla completa eliminazione dell’ora confessionale dai programmi di studio. Nel corso degli anni in molti hanno elaborato alchimie complesse per rendere un obbligo quest’ora, spesso, ahimè, col volenteroso aiuto di sedicenti laici che addirittura propongono l’insidioso studio delle religioni, rinunciando in questo modo anche all’idea della superiorità del pensiero laico. Dando il via libera silenzioso a funerali di Stato celebrati in chiesa, crocifissi nei luoghi pubblici (li abbiamo visti affissi perfino nelle tende-scuola per i piccoli terremotati dell’aquilano), esibizione di simboli e diffusione di superstizioni catto-religiose nella televisione di Stato finanziata col canone .
E’ deprimente che in Italia, un paese che pure ha avuto un pensiero laico di altissimo livello europeo, non c’è stata la capacità di tradurlo in una formazione politica. Spazzato via il partito repubblicano, già minuscolo e ora disperso tra pd e pdl, e il dissolvimento del psi (ovviamente gli ex socialisti nel pdl hanno abiurato alle loro idee come dimostrano un giorno si e un giorno si), il mondo laico è inesistente, se non fosse per il piccolo drappello radicale che purtroppo non riesce a coalizzare intorno a sé un numero significativo di elettori. E’ probabile che la realizzazione del  sogno di Cavour, si sia infranto prima con il fascismo e successivamente con quella parte di sinistra che volle portare nella Costituzione gli scellerati Patti lateranensi attraverso l’articolo 7, che hanno creato una condizione superprivilegiata per la Chiesa. Articolo che nella pratica impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo  sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili.
C’è da chiedersi se è solo per crassa e ingiustificata ignoranza che continua la farsa dell’8 per mille e la scelta dell’ora di religione nella scuola. E ci si chiede perché i media, contrariamente ai loro colleghi di altri paesi, sentano il bisogno di fare la ola a qualsiasi grugnito pontificio. Qualche giorno fa, durante un convegno, un pastore valdese faceva notare come nessun giornalista aveva rilevato che durante la prima visita di Benedetto XVI al Quirinale, il teocrate indossasse la stola appartenuta a Pio IX, il papa re. Una scelta non casuale per una visita in un palazzo a quei tempi sacro.
Sorprendentemente l’Italia (insieme ai più significativi paesi dell’Occidente) ha, nella recente conferenza sul razzismo, avuto una posizione diversa da quella della Santa Sede. Che naturalmente è stata accolta con tiepidezza dall’opinione pubblica e addirittura stigmatizzata dalla stampa, specie di sinistra, che ha apprezzato la realpolitik della teocrazia. Qualcuno potrà pensare che sarà stata una presa di distanza dal governo, ma è  più probabile che si attribuisca alla Santa Sede una maggiore credibilità. Non bisogna trascurare il fatto  che il Vaticano è la porta girevole dei dittatori, ad esempio oggi verrà ricevuto dal santopadre il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko, che stando a due passi, con l’occasione sarà a colazione col Presidente del Consiglio. Un ripensamento del cav. sembra ormai impossibile. Sempre di più c’è da chiedersi chi tra i due contraenti concordatari, Italia e Chiesa cattolica, abbia in questo paese il sopravvento.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Vedi  http://www.nessundio.net/libri.htm 1/12/08 - Massimo Teodori, Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista, Marsilio, € 19.50


23/4/09 – Le occasioni perdute

L’Italia è riuscita a perdere l’occasione offerta dalla Conferenza di Ginevra sul razzismo detta Durban II. Non certo per la mancata partecipazione, come sostenuto da parecchi anche se ipocritamente a voce bassa. Le riunioni preparatorie del summit, infatti, avevano già deciso il risultato che è stato ratificato da 100 paesi e la presenza Ginevra avrebbe avuto il solo scopo di rafforzare l’immagine del satrapo iraniano.  L’occasione persa per i giornalisti e osservatori vari, è stata quella di analizzare attentamente il comportamento della Santa Sede. Come è noto il Vaticano gode dello status di osservatore alle Nazioni Unite, ma i nostri media hanno equiparato  la loro posizione a quella di uno stato membro. Ad esempio misurando la scelta dell’Italia non alla Germania (assente a Ginevra) o alla Francia (presente), ma al Vaticano. Le interviste a padre Lombardi (portavoce della SS) hanno occupato uno spazio molto maggiore se confrontate con quelle di Frattini che, piaccia o no, è il nostro ministro degli Esteri.
Sembrerebbe superato parlare di divisione fra Stato e Chiesa, ma piuttosto ci si chiede quale è il rapporto di supremazia fra Italia e Santa Sede sottoscrittori del Concordato; che come è noto impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo  sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Insomma un libera Chiesa in poco libero Stato.
Va inoltre sottolineato che lo status di osservatore non vieta alla teocrazia di fare una opera di lobby. Tutti ricordiamo l’operatività dello scorso anno dove la SS sorprese parecchi non ratificando la convenzione Onu sui “Diritti delle persone disabili” in quanto capziosamente contrabbandò il documento a un incentivo all’aborto terapeutico (sic). Per non parlare dell’interventismo dell’allora portavoce vaticano Navarro Valls durante la conferenza sulla Popolazione (’94) e sulle Donne (’95), dove la Santa Sede trovò punti di congiunzione  con l’Arabia Saudita, con il Sudan, col Principato di Monaco,  ma egemonizzando con le sue oscurantiste posizioni soprattutto la stampa italiana che addirittura invia, unico Paese, i vaticanisti a queste conferenze.
Eppure i giornalisti-mammola italiani avrebbero potuto scrivere qualcosa sul fatto che il Vaticano ha dichiarato che non vuole appiattirsi sull’Occidente identitario, e magari esercitarsi anche a scrivere quali sono le radici cristiane del paese che i politici nominano ogni due per tre.
Della conferenza rimarrà l’invettiva di Ahmadinejad e la benedizione di Benedetto XVI rivolta alla conferenza. Chi vuole potrà giudicare se “chi si somiglia si piglia” o se il proverbio è superato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


22/4/09 - ... d’un peccato medesimo al mondo lerci

A Dakar (Senegal) la Corte d’Appello ha annullato le condanne per omosessualità comminate a 9 uomini disponendone l’immediata scarcerazione. La sentenza aveva suscitato molte proteste, in special modo francesi, tanto da costringere lo stesso presidente Sarkozy ad intervenire. I 9 erano stati arrestati nel corso di una manifestazione che informava sulla prevenzione dell’aids.
Una coppia di uomini, che aveva presentato ricorso al tribunale di Venezia denunciano il Comune della città della gondoleta per essersi rifiutato di affiggere le pubblicazioni del matrimonio che avevano richiesto, hanno avuto la notifica che la questione è stata rimessa alla Consulta. E’ possibile, quindi, che la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi per colmare il vuoto legislativo sulla questione. La mancata accoglienza della richiesta di matrimonio, viola ben quattro punti della Carta costituzionale: parità, uguaglianza, diritto alla famiglia e potestà legislativa. Ed è con queste modalità (non possono esserci gruppi sociali o categorie private di alcuni diritti di cui usufruiscono gli altri) che in alcuni Stati americani è stato introdotto il matrimonio per tutti.
L’omosessuale più bello del mondo, amato da uomini  e donne anche per alcuni bei film (Another Country, Maurice…) e per le sue scombiccherate prese di posizione, si è sottoposto ad un lifting francamente esagerato. Rupert Everett, 49enne appena appena stropicciato, si è talmente ritoccato al punto di aver alimentato illazioni su un trapianto osseo. Fermo restando che ognuno col suo corpo e la sua faccia fa quello che gli pare, se per caso si trovasse a leggere questo sito voglio comunicargli che andava bene anche con le occhiaie e le guance un po’ rilassate.

Tornando seri, oggi la professoressa Rita Levi Montalcini varca il secolo,
http://www.liberelaiche.it/donne_in_gamba.html#asso-nella-manica
Auguri!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


20/4/09 – Espiazione

Al mio paese sono riusciti a costruire un palazzo di 4 piani a 8 metri dal mare. Ma la cosa raccapricciante è che la facciata rivolta al mare, che gode di uno spettacolare panorama, è una liscia parete senza finestre. I balconi danno all’interno, sullo squallore urbano. E’ intollerabile l’abusivismo che abbrutisce la costa, ma avrebbe un’attenuante estetica, che ci abita si gode la vista. Invece no, questa bruttura non è solo  per l’ambiente, ma anche per i condomini, quasi a scontare il privilegio di avere una casa sul mare con il divieto di vederlo. Ma la ragione è più miserabile: con l’affaccio al mare sarebbe entrata più umidità. (Marcello Veneziani, Sud, Mondadori, € 17.50)

Il Belgio, paese dove da sempre regna la monarchia più vicina alla Chiesa cattolica, il laico parlamento ha condannato il papa per la posizione assunta sui preservativi. Ma già chiarimenti puntuti c’erano stati un anno fa rispetto all’eutanasia dello scrittore Hugo Claus, stigmatizzata dal cardinale Danneels, al quale prontamente il governo rispose che in quel paese l’eutanasia era già legge da 7 anni. Sempre più il Belgio somiglia alla vicina Olanda, unico paese che ha richiamato il suo ambasciatore all’indomani delle dichiarazioni sulla bambina brasiliana che abortì dopo aver subito lo stupro da parte del padre. Due secoli fa Olanda e Belgio erano un regno unito sotto Guglielmo d’Orange, il quale voleva separare la Chiesa riformata protestante dallo Stato. Si ribellarono i belgi cattolici, ma la storia conta.
E se la storia conta qualcosa in quei paesi, ciò succede pure da noi. Signora mia, qualche anno fa qui era tutta campagna… signori miei fino al 1870, qui era tutto der papa. L’Italia è stata laica solo per poco, diciamo dall’Unità al ’29. Ha smesso presto di esserlo, per lo scellerato accordo firmato da Mussolini con la Santa Sede nel 1929, l’infame concordato. E se il fascismo utilizzò la Chiesa per coprirsi le spalle e compiere tranquillamente e con la sua malleveria infami lordure, tra cui le leggi razziali, finita la dittatura la questione non è stata più la divisione fra Stato e Chiesa, ma il rapporto di supremazia fra i due contraenti. La pietra tombale, come si sa, è stata posta con l’art. 7 della Costituzione fortemente voluto da Togliatti e che fece tremare le vene ai polsi ai socialisti. Piace ricordare a questo proposito un passo del discorso che Pietro Nenni pronunciò all’Assemblea costituente (27 marzo ’47): “Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri. La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani”.
Dopo questo che dire?
Ha senso parlare del segretario del Pd che sceglie come capolista per il centro-Italia alle europee (le liste composte come se si trattasse di “discarica Europa”, e se arriviamo a comprenderlo per il Pdl è inspiegabile per il Pd) il giornalista Sassoli perché “cattolico” e rassicurante? O, nelle melense cronache tv del terremoto, lasciare indietro il ricordo dell’ultimo morto dopo giorni di agonia, per gioire del viaggio pontificio? O chiedersi perché si debba sottolineare il rito civile di un matrimonio aquilano? O domandarsi perché i giornalisti, che dovrebbero essere i cani di guardia del sistema, sono tutti addomesticatissimi cani da grembo?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


8/4/09 – Siamo tutti abruzzesi

Il drammatico terremoto dell’Aquila è una prova difficile per il governo e per il suo capo. Quando l’emozione sarà più contenuta e sarà passato il momento di disperazione che ci viene rimandato dalle tragiche immagini, la classe dirigente del Paese dovrà dimostrarci che c’è un modo per uscire dalle tragedie trovando un percorso diverso da quello che prevalse, ad esempio, in Irpinia*. Ci si aspetta dal governo una rapidità decisionale simile a quella intrapresa per la spazzatura a Napoli, e la presenza di Berlusconi sul posto dalle prime ore sembrerebbe voler andare in questa direzione. Lascia perplessi l’aver respinto, almeno nella prima fase, gli aiuti internazionali offerti fin dalle prime ore. Un popolo fiero, come ha detto il capo del governo in conferenza stampa, fa pensare a gente feroce, mentre accettare gli aiuti che ti vengono offerti è da persone intelligenti. Siamo un paese di benessere, dice Berlusconi. Speriamo.
Il più grande giornalista del mondo, l’abruzzese Bruno Vespa, col suo abito di fresco di lana ha girato tra le macerie dell’Aquila, soffermandosi sulle ferite più spettacolari, sul peluche stropicciato, chiamando l’emotività sullo spaesamento di un anziano, invocando un disseppellimento per l’audience. E ha implorato che al più presto siano ripristinate le chiese. Certo la nostra vita sarebbe più povera senza Santa Maria di Collemaggio, ma sarebbe anche il caso di chiedere a chi è proprietario delle chiese di tirarsi su le maniche. Fa colpo che la Cei, grande esperta in comunicazione, abbia concesso 3 milioni** di € dell’8 per mille, restaurare le chiese costa molto di più. Spiace che la Protezione civile non chieda contributi in prima persona e lasci mano libera ai privati, Caritas in testa, per collette straordinarie. Spiace che davanti a salvataggi i giornalisti parlino di miracoli e non di capacità e abnegazione di chi scava.
Se la casa dello studente, i palazzi nuovi, il nuovissimo ospedale fossero stati realizzati con sistemi antisismici… E’ difficile non temere il volto oscuro della natura che fa tremare la terra seppellendo vite portando paura e distruzione. Spesso è più buio l’agire dell’umano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

* Sandro Pertini, l’unico presidente laico e socialista della storia repubblicana, si recò in Irpinia, dove nel 1980 un terremoto si portò via 2.735 persone. Parlò a reti unificate per denunciare lo Stato che non era stato in grado di proteggere quei territori e che non sapeva organizzare gli aiuti. 36 i comuni colpiti dal sisma, nel decreto preparato per le zone sismiche diventarono 280. 60mila miliardi furono spartiti tra i terremotati, molti soldi si trasformarono in ville e piscine e imprese fasulle.

** nel 2005 le entrate dell’8 per mille sono state di 886.989 milioni di € per la Cei, 85.904 per lo Stato, 5.770 per la Chiesa valdese, 3.654 per l’Unione delle Comunità ebraiche, 2.567 della Chiesa luterana.

6/4/09 – Si scrive etica, si legge moralismo

“Quand’anche sia provato che il genere umano abbia a lungo progredito e possa ancora progredire, nessuno può sostenere che non possa ora cominciare il suo regresso” Immanuel Kant, Il conflitto delle facoltà, 1798

Da un lato c’è l’astro nascente del Pd, la 38enne Debora Serracchiani, che ha esordito lodando la sua Udine che ha accolto Eluana, e ha proseguito dicendo che “la libertà di coscienza non deve essere il paravento dietro il quale nascondersi se non siamo uniti”. E dall’altro il presidente del Senato Renato Schifani, che approfitta di una missione istituzionale all’estero per difendere la libertà di coscienza che ha consentito, con la legge 40, di sancire l’inferiorità della donna sull’embrione.
E’ possibile che nel Parlamento la coscienza dei politici sia nera come quella che ha consentito la legge 40 o il ddl Calabrò, e che, in entrambi i casi ha visto la trasversalità. Per cui abbiamo il presidente della Camera Fini che plaude alle decisioni della Corte costituzionale che confermano ciò che da segretario di An aveva sostenuto votando al referendum, e Dario Franceschini reggente  temporaneo del Pd, che al referendum preferì astenersi.  Ma la vera novità del momento è il conflitto in corso tra le due cariche istituzionali che probabilmente capeggiano due correnti, o, come forse è più corretto dire, due diversi modi di intendere il centrodestra.
Il presidente del Senato difende la libertà di coscienza pur sapendo che è usata come un paravento politico per compiacere la Chiesa, mentre il presidente della Camera denuncia il rischio dello Stato etico che si corre quando la coscienza parlamentare cancella i diritti civili dei cittadini, religiosi o no, a favore delle gerarchie vaticane.
E’ auspicabile che in questa guerra tra istituzioni e in parlamento per vedere chi ha la coscienza più lunga, i politici non poggino altra zavorra sulle spalle dei cittadini che, religiosi e no, sono in grado di comprendere la differenza tra il bene e il male. Al contrario di quei ministri che ufficialmente si devono occupare di lavoro, questione che dovrebbe fargli tremare le vene dei polsi, ma aspirano alla ginecologia.

P.S. Mica sarebbe stato brutto se in questi giorni qualcuno avesse “minacciato” Karzai e il suo governo di ritirare le truppe dall’Afghanistan. Mica è giusto che i soldati devono difendere un governo reazionario che consente agli sciiti di torturare le proprie mogli. Non rischiamo, con l’eccesso di garbo che i G20 hanno voluto mantenere, di perdere la faccia davanti alla popolazione che teme il ritorno dei talebani?

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30/3/09 – Uscire dagli equivoci

Io penso che una comunità sia tanto più ricca quanto meno pesi nei rapporti civili la differenza fra credenti e non credenti. Mi pare al contrario che il direttore (Giuliano Ferrara), non credente anche lui, voglia approfondire sempre più il solco che separa e oppone, non nella politica personale, ma nei rapporti civili, credenti da non credenti. No?  (A.Sofri, Piccola Posta su Il Foglio)

E’ ovvio che un grande partito ha bisogno di un leader forte, ma qui mi pare che sia proprio la presenza di una leadership indiscutibile come quella di Berlusconi a rendere più difficile il maturare di un’idea condivisa della politica e della democrazia. E questo secondo me è un limite che alla lunga può mettere in discussione la stessa tenuta del Pdl. (Nicola Latorre, vicecapogruppo  Pd al Senato)

Ben 65mila firme in pochi giorni in calce a un appello, proposto dal sito notredamescandal.com, per chiedere che non sia il presidente Obama il prossimo 17 maggio a tenere il discorso per le cerimonie di laurea presso la Notre Dame University, una delle più note università cattoliche americane. Tra i firmatari anche parecchie porpore, non dome nemmeno dalla scelta della seconda oratrice, la signora Mary Ann Glendon, ambasciatrice presso la Santa Sede durante la presidenza Bush e rappresentante del Vaticano alla Conferenza delle Nazioni Unite sulle donne (Pechino 1995). La bordata più pesante è arrivata dal vescovo John D’Arcy della diocesi di South Bend, che boicotterà la cerimonia perché “il presidente Obama ha dimostrato con le sue azioni di non essere disponibile a considerare sacra la vita”. La Casa Bianca ha risposto con una nota nella quale ha ribadito che il presidente accoglie con interesse “lo spirito di dibattito e la sana espressione di pareri contrari riguardo a questioni importanti ed è onorato di avere il sostegno di milioni di persone di tutte le fedi religiose”.
Una nota che rivela stile e grande disponibilità al dialogo, ma soprattutto prova a far uscire dall’equivoco il mondo cattolico dalla pretesa di esser l’unica fede del globo terracqueo.
Equivoci invece non sciolti al varo del Pdl.
Come è noto le briciole dei socialisti sopravvissute alla tempesta di tangentopoli, trovarono un peloso ricovero sotto l’ombrello di Forza Italia. Ospitalità che mai Berlusconi tradusse in candidature, ma inserendo successivamente personaggi appartenenti al Psi, però rigorosamente scelti dalla seconda e terza fila. Si pensi a Caldoro, nato alla politica successivamente alla fine del Psi craxiano, o Cicchitto, esponente della corrente lombardiana mai assurto a segreterie o direzioni, o Sacconi e Brunetta, rappresentanti di secondo piano, e addirittura Stefania Craxi, figlia di Bettino, autonominatasi vestale del pensiero craxiano solo dopo la morte del padre (trasformandolo pure in un familista). Senza contare che c’è stata una parte della diaspora socialista che mai si è concessa ad alchimie politiche ambigue, e, molto onorevolmente, figure che pur avendo nel passato ricoperto incarichi prestigiosi hanno preferito ritirarsi, accettando l’idea che solo il diamante dura per sempre. La domanda, in sintesi, è questa. E’ giusto che un socialista stia accanto a Gelmini che dice che si è risposto all’emergenza educativa segnalata dal papa? O a Carfagna che grida alla vittoria della fine dell’epopea gramsciana? O a Ronchi che esulta per la fine degli eredi sconfitti del ’68? O a Schifani per cui la laicità non può trasformarsi in omissione di responsabilità? O ad Alemanno che ha dichiarato di aver ripianato i debiti del Comune di Roma in due mesi (!) e aver scoperto (sempre in due mesi) i Fori. O  con i 4 giovani che all’inizio della kermesse hanno irriso il femminismo? O a Gasparri che è Gasparri? Sarebbe opportuno che i socialisti che si trovano in questa congerie, riflettesse se è cultura socialista un Sacconi che dice “abbiamo riconosciuto i valori della vita non possiamo non dirci veri cristiani”, o Brunetta che ha, per eccitare la platea, detto “faccio leva sul vostro rancore”. Tra l’altro seppur si può trovare un punto d’accordo su alcune categorie di lavoratori “fannulloni”, è sgradevole ripetere la parola ad libitum per chi si rifà a Brodolini. E’ bene che i socialisti capiscano che in quel mucchio sono ex. Punto.
Quanto al resto, specie per quelli come me che si sono messi alle spalle il numero 52, moriremo berlusconiani, grazie alla incapacità della sinistra che nel corso degli ultimi venti anni si è dimenata tra le strategie del compromesso storico e quella, appena sfiorata, dell’unità socialista per tentare qualcosa di vagamente simile alla socialdemocrazia.
Inoltre, per ultimo  ma non ultimo, dichiararsi socialisti nel Pdl aumenta le rughe. Almeno se confronto la mia pelle liscia con quella della sottosegretaria Stefania Craxi pure più giovane di me (e fa anche danni alla memoria visto che la signora dimentica che suo padre è stato sbianchettato dai libri che il cav. ha voluto spedirci a casa).

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27/3/09 – Suppellettili di Stato

“Abbiamo due appartenenze, una alla Chiesa, una alla politica. Per tutti noi cattolici, come per Franceschini, il vero capo è lui: il papa”. Così Pierluigi Castagnetti autorevole esponente del Pd.

A dirla tutta la battuta non sorprende più di tanto. Anche se incuriosisce un po’ sapere cosa passa nella testa - e come fanno a svoltare la giornata - questi obsoleti oggetti d’arredamento dei vari partiti. Chissà se mentre scalda il comodo seggetto parlamentare Castagnetti ha mai avuto modo di leggere la Costituzione, ad esempio l’art.98, quello che dice che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione. Si potrà obiettare che non è l’unico e che almeno lo dice. Abbiamo ben visto come ieri votando il biotestamento-farsa, senatori della Repubblica hanno servito il Capo di uno Stato estero, senza dichiararlo, anzi, come ha fatto l’irruente senatore Quagliarello, respingendo l’addebito.

Tiziana Ficacci
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Suppellettili di Stato (II)

Berlusconi parla e Fini risponde in maniera sempre più dura. Ieri ha bollato le ultime pulcinellate del cav. con un termine che ben descrive il Presidente del Consiglio: parole qualunquiste. Il Presidente della Camera sembra essere sempre più solo, si pensi ai suoi ex colonnelli, il papista Gasparri e il ministro La Russa che disprezza il 25 aprile. Quello di Fini è un percorso personale importante e che si dispiega da un po’ di anni. Nel congresso di scioglimento di An, ha disegnato il profilo di una destra europea democratica, multiculturale, aperta verso gli stranieri e le diverse scelte di vita. Prima o poi Berlusconi uscirà di scena, magari andando a sedersi al Quirinale; allora nel Pdl molti correranno a prendere il suo posto, ed è possibile che il designato sarà un suddito fedelissimo. Ma il populismo berlusconiano potrebbe essere rifiutato da chi aspira ad un paese normale. Al varo del mostro Pdl, dove c’è posto per tutti a parole e dove uno comanda, va riconosciuto a Fini di aver saputo guardare lontano, di aver sottratto la maggioranza del suo partito al fascismo più nero, di tenere testa a Berlusconi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

Guarda anche http://www.nessundio.net/ritratti.htm 18/12/08 – Un perdente di successo


24/3/09 – Meravigliosa rai

La meravigliosa storia di suor Bakhita  è la miniserie in due puntate di Giacomo Campiotti che la rai si appresta (il 5-6 aprile) ad ammannire al pubblico. Bakhita è nata nel Sudan nel 1869 e, dopo dolorose vicissitudini, arriva in Italia per fare la bambinaia in una famiglia veneta. Incontra le suore canossiane, si converte al cristianesimo, si arruola, muore nel 1947 e viene canonizzata nell’ottobre del 2000 da Giovanni Paolo II. Quale storia migliore per accompagnare il teleabbonato alla santa pasqua?
A completare il quadro interviste a profusione alla interprete senegalese-italiana di Bakhita che, pur essendo musulmana, dichiara di essersi sentita toccata dall’alito divino interpretando la suora. E’ probabile che sia vero e siamo certamente felici per la giovane interprete così autorevolmente sfiorata, ma quale senso ha questa produzione continua di storie di santi? Che comunque non saranno mai stati così ginocchioni come i conduttori e i giornalisti raimediaset.
Sempre per raifiction Noi credevamo, è l’ambizioso progetto del regista Mario Martone, direttore del Teatro Stabile di Torino, che si avvale dell’aiuto di Anna Banti e Giancarlo De Cataldo. Per gli autori, che hanno cominciato a girare da un paio di settimane, sarà un kolossal in costume, una sorta di La meglio gioventù in salsa risorgimentale per rievocare trenta anni di storia, dal 1830 al 1863. La sfida, dice De Cataldo, è di rievocare un passato eroico non troppo lontano per suggerire anche una riflessione sull’Italia di oggi, un Paese che spesso sembra senza memoria. Giuseppe Mazzini sarà interpretato da Toni Servillo, il che potrebbe essere almeno una garanzia di recitazione.
Non ci resta che incrociare le dita e sperare di non vedere un san Carlo Poerio, un san Carlo Pisacane, un san Aurelio Saffi, un san Urbano Rattazzi, un san Giuseppe Garibaldi…
Nel frattempo Fiorello va su sky e Mike Buongiorno pure, per programmi che avrebbero potuto essere fatti per le reti rai. Fra non molto arriverà il giorno in cui sulle reti generaliste non ci sarà più nulla di guardabile e per passare un paio d’ore la sera  bisognerà pagare per vedere qualcosa. E chi non avrà soldi per agganciarsi alla parabola peggio per lui, gli rimarrà comunque da pagare il canone rai per il solo fatto di avere una televisione in casa. Che magari trasmetterà 25 ore al giorno le cazz… vaticane, ma con il consenso di pd e pdl che dialogano solo sulla rai e con il nuovo bambolotto-presidente rai, scelto bipartisan, bello biondo e che dice sempre si.
Intanto il mondo nuovo sta venendo giù e voi non sembrate aver capito nemmeno quello vecchio. Auguri.

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p.s. oggi i romani ricordano l’eccidio delle Fosse Ardeatine


21/3/09 - Complici del silenzio (nonostante la primavera)

I mondiali di calcio che si disputarono in Argentina nel 1978, sono al centro del film Complici del silenzio del regista Stefano Incerti che potremo vedere dal 17 aprile. Due giornalisti italiani si recano nel paese per gustarsi le gesta di Zoff, Gentile e Zaccarelli allenati da Enzo Bearzot, ma capiranno subito che la realtà di quel paese è terribile. I dirigenti azzurri radunano i giornalisti chiedendogli di non soffermarsi su questioni extra sportive, ricordando che già in Cile qualche anno prima arbitraggi punitivi avevano penalizzato alcune curiosità. Incerti documenta la partita Argentina-Perù, evidentemente truccata, per consentire il passaggio della squadra ospite. Finì che l’Argentina vinse con l’Olanda per 3 a 1, il cannoniere argentino Mario Alberto Kempes non strinse la mano al generale Jorge Videla al momento della premiazione, ma ugualmente il dittatore si servì di quella vittoria. Probabilmente fra qualche anno ci saranno film su Silenzio a Pechino o Quante schifezze copre lo sport.
Ultima porcheria sportiva in ordine di tempo i ridicoli giochi del Mediterraneo, una brutta copia delle inutili Olimpiadi. I fatti sono noti: a giugno a Pescara si svolgeranno i sedicesimi Giochi del Mediterraneo e per voto unanime dei paesi arabi non parteciperà Israele. Quattro anni fa la Spagna, su proposta dell’allora ministro degli Esteri Moratinos, propose di far partecipare i palestinesi, ma gli Stati arabi pur di escludere Israele lasciarono fuori anche i loro fratelli che ritengono brutalizzati da Israele e per questo anche loro ci hanno messo su un carico. Non sarò certo io ad aggiungermi ai banditori  dell’unità e del significato di fratellanza e pace dello sport. Trovo abominevole l’esibizione del corpo supertonico di persone che vivono in un mondo parallelo (e inutile) dove una frazione di secondo fa la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Quello che mi preme sottolineare è il rumore del nulla che circonda i giochi di Pescara. Abbiamo deplorato (sconcertati) il silenzio del governo italiano sulle sconsiderate parole del papafricano su preservativi e aborto sicuro, ma, con tutta evidenza, questo è un governo che alza la voce solo a intermittenza. L’educato ministro degli Esteri Frattini nei giorni scorsi ha detto la sua su Durban II (summit dell’Onu sul razzismo) muovendosi astutamente un secondo prima dell’Olanda, ma solo dopo essersi accertato che stava per intervenire, e ha preferito delegare la questione giochi al commissario Mario Pescante, che ha voluto solo balbettare l’augurio che fra quattro anni a Volvos (in Grecia) la questione spinosa venga risolta. Un bel tacer non fu mai scritto!
Tra l’altro la gravità della questione risiede anche nel fatto che in Italia gli sportivi, così come avveniva in Urss, sono atleti di Stato (polizia, carabinieri, finanza…). Pagati da qui alle prossime olimpiadi con 50mila € annui dal Coni (cioè soldi pubblici), oltre allo stipendio mensile di carabiniere, poliziotto, guardia forestale, con il solo scomodo di indossare la divisa in qualche manifestazione. Divisa che tra l’altro consente di cazzeggiare nei reality  e pubblicizzare merendine (ipercaloriche).
Concludendo, lo scombinato avamposto Vaticalia celebrerà sul suo territorio una manifestazione judenfrei. Il ministro degli Esteri non ha competenze (né parole) sui giochi, il commissario Pescante dimostra la sua inutile inutilità. Come ha segnalato il sito Dagospia che lo ha ritratto  nella sua volgarità beota mentre magna e beve insieme alla liftatissima moglie Susanna. Per quel che conto (praticamente zero) boicotterò i giochi sognando di essere in un paese che ha il coraggio di dire vaffanculo, almeno ogni tanto, alla vanità e ai quattro soldi guadagnati chiudendo gli occhi.

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19/3/09 – Avamposto Vaticalia

Ma perché, secondo lei il papa ci crede davvero? Persone di così grande cultura possono bersi questa invenzione di Dio? Un salvataggio dell’umanità dall’incubo del niente. Ma come si fa a sospettare che una persona come il papa possa pensare che siamo a Nazareth, si presenta un angelo di quattro metri e dice alla Madonna “tu avrai un figlio dallo Spirito Santo”, questo bambino nasce e non si limita a dire “sono il messia” ma dice anche “sono figlio di Dio”. Motivo per cui lo crocifiggono. E allora poi si dice che è risorto. Mi dica lei se è pensabile. (Paolo Villaggio intervistato su la Stampa)

Veramente è solo un incompreso il papa? Davvero esagerano quei governi che, ministro degli Esteri francese* in testa, temono le conseguenze per le critiche all’utilità del preservativo per arginare il contagio dell’aids?
Anche per la trasferta africana sembra in atto il format Ratzinger: la battuta azzardata del santopadre, le critiche degli esperti, l’indignazione dell’opinione pubblica, lo spiazzamento della massa dei cattolici, la retromarcia vaticana, la ricerca di un capro espiatorio e, infine, il disagio e la disaffezione dei fedeli.
La Chiesa di B16 pare abbia un problema di gestione, di “governance debole”. Abbiamo assistito al moltiplicarsi di dichiarazioni personali di importanti prelati, come il cardinale Barragan che ha chiamato assassino il signor Englaro, o il vescovo Marchetto che si è scagliato contro le ronde (e la Santa Sede si è affrettata a prendere le distanze da quest’ultimo). Noi di Vaticalia siamo assuefatti a questi schemi mutuati dalla politica nostrana, ma sono eccezionali per la gerarchia ecclesiastica, un corpo coeso e sempre molto prudente nelle sue esternazioni. Dichiarazioni che mostrano una sfaldatura al vertice e che sorprende i governi dei paesi occidentali. Il bravo Marco Politi su la Repubblica nota che per la prima volta da un secolo e mezzo, il papa e il segretario di Stato non provengono dalla carriera diplomatica; Ratzinger è un teologo e il cardinale Bertone è un canonista. Secondo Marco Tosatti, vaticanista de la Stampa, più che il pontefice il bersaglio delle critiche è Tarcisio Bertone, inviso soprattutto al cardinale G.Battista Re, prefetto della Congregazione dei vescovi che avrebbe voluto l’incarico di segretario di Stato. Certo è che la lettera del papa indirizzata ai vescovi non ha precedenti, così come non ha precedenti una crisi così grave. Secondo il teologo Vito Mancuso, la questione della riabilitazione dei vescovi lefebvriani (tra cui il nazista Williamson) ha rappresentato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il commento del The Sunday Times che ha parlato di un pontefice “che sta guidando la Chiesa e i suoi 1,2 miliardi di fedeli come un monarca, separato dal mondo esterno, aiutato solo da consiglieri fidati ma inetti”, ci sembra un giudizio vicino al vero. Così come sembra possibile ciò che ha dichiarato il teologo Hans Kung a Le Monde che teme che la Chiesa rischia di diventare una setta mentre molti cattolici non si aspettano più niente da questo papa.
Sarà in grado la viziata classe politica italiana, e il governo in carica, a uscire fuori da Vaticalia? I governi spagnolo, tedesco e francese, le dichiarazioni di Barroso (Ue), ecc., hanno dimostrato di non temere il potere spirituale. Il “non commento le parole del papa” del ministro degli Esteri italiano, l’educatissimo Frattini, mostrano un sussiego al potere spirituale che certo non lo classifica tra gli statisti (né tra gli uomini liberi).

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* Bernard Kouchner, fondatore di Medici senza frontiere


18/3/09 – Tornare è un po’ morire

 Il tempo preso per discutere con serenità del testamento biologico, non sembra essere servito a molto. L’art. 1 che sancisce l’indisponibilità della vita e l’art. 3 che esclude la possibilità che alimentazione e idratazione possano essere oggetto di disposizioni anticipate, non consentono equivoci. Una volta che la legge sarà approvata impedirà a ognuno di noi di chiedere di non essere tenuto in vita indefinitivamente nel caso ci trovassimo in situazioni analoghe a quelle di E.
E’ evidente che c’è un arretramento rispetto all’interpretazione della Costituzione proposta da due sentenze della magistratura.  Quagliarello e i suoi amici, possono ben dire ai loro referenti d’ oltre Tevere di aver compiuto la missione richiesta. Gli emendamenti proposti da autorevoli membri del Pd (ad esempio quelli di Rutelli) danno l’idea di una concezione paternalistica della medicina e dei rapporti medico-cliente. E ancora una volta le libertà individuali vengono interpretate come fastidiose interferenze di individui stravaganti. Noi liberali dobbiamo arrenderci al fantasma del tradizionalismo cattolico che si aggira per l’Italia? La responsabilità di questa atmosfera soffocante non è solo della Chiesa, ma della frastagliata pattuglia trasversale che si insinua nella politica italiana usando toni da crociata. Stanchi delle prepotenze clericali sembrerebbe quasi scontato gettare la spugna, perché pare proprio che l’Italia ha perso il treno per la libertà.  

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI


8/3/09 – Su / di noi / nemmeno una nuvola

L’Istat ci dice che il 69% degli stupri sono compiuti da mariti, fidanzati, conoscenti, mentre il 10% sono opera di stranieri. I dati sono dello scorso anno, perciò conosciuti dal governo Berlusconi mentre avviava la populistica campagna sicurezza.
E’ certamente positivo che sia stato approvato un decreto antistupro  http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/decreto_anti_stupri/          che contiene alcune norme di buon senso condivisibili da chiunque. Come il gratuito patrocinio per le donne abusate, la limitazione degli arresti domiciliari per chi è accusato di stupro, l’introduzione del reato di stalking (fortemente voluto dal ministro Carfagna che purtroppo conosce il reato ma non la pronuncia). Nonostante questo frenetico attivismo sembra che l’attenzione “politica” sia tutta incentrata sulla presenza degli immigrati soprattutto romeni, etnia cattiva (non si sa se per il conte Dracula o per il figlio di Ceasescu che strappò le unghie alla ginnasta olimpica Nadia Comaneci). Insomma, il decreto antistupro non sembra colpire il cuore della questione, cioè il fatto che la violenza sulle donne è problema culturale. Certo fa colpo sentire il ministro Calderoli e la deputata Mussolini che parlano di castrazione chimica (preventiva?), fa schiamazzo come il 10% di stupri compiuti da stranieri. E’ comodo fare come le scimmiette – non vedo non sento non parlo – e nascondere la violenza sulle donne sotto la coltre dell’ipocrisia. Sullo stupro http://www.liberelaiche.it/libereda.html#meravigliosacreatura

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui trovate oltre al contributo di Tiziana anche l'articolo di Umberto Eco ridicolizzato in termini statistici da Marcus Prometheus e potete inserire i vostri COMMENTI


6/3/09 – Stare a casa ?

Così siamo le ultime in Europa (Bonino, senatrice radicale)
Le donne hanno un altro lavoro: educare e crescere i figli, gestire la famiglia e mandare avanti la casa (Calderoli, ministro per la Semplificazione legislativa)

Mandare le donne in pensione qualche anno prima degli uomini, si sa che è un esiguo risarcimento per gli svantaggi che le donne subiscono quotidianamente e durante la vita lavorativa. Al posto di armonizzare il lavoro esterno e il lavoro casalingo, tutti i governi hanno preferito mantenere l’esistente e fregarsene alla grande degli avvertimenti di economisti e sociologi che chiedevano di allineare l’età della pensione delle donne a quelle degli uomini.
Come ricorda Bonino siamo le ultime in Europa, ben lontane dagli obiettivi della strategia di Lisbona di un tasso di occupazione al 60% entro il 2010. Solo il 46% delle donne lavora, contro il 57% della media Ocse. Ad eccezione dei politici che fingono di non sapere, l’inconciliabilità tra lavoro e figli influisce sulla mancata scelta di avere figli (non sempre un male ma è malissimo che le donne non possano scegliere liberamente se e quanti figli avere). Solo il 30% delle donne che hanno avuto figli ha la possibilità di ritornare al lavoro. Per evitare l’invecchiamento della popolazione, per non estinguere la preziosa “razza italica”,  la statistica, ci dice che ogni donna dovrebbe avere due figli; siamo fermi a 1.2, ben lontani quindi dal livello di sostituzione, e nel breve periodo lo sentiremo sulla spesa per le pensioni, sempre meno foraggiata dai contributi dei lavoratori attivi.
Per le donne lavorare è complicato. Secondo Eurostat più del 90% delle donne ha un orario rigido contro il 55% della Danimarca, il 47% della Germania, il 45% della Svizzera. Gli asili nido sono pochi e costosi, e presto non sarà più garantito per tutti gli scolari il tempo pieno e la mensa. I congedi parentali sono chiesti da 2 padri su 100.
Secondo la studiosa di politiche familiari Chiara Saraceno, le politiche sul lavoro femminile sono sempre state marginalizzate nel dibattito politico, perchè “da tutte le parti politiche e dei sindacati, c’è un modello di famiglia basata sul maschio produttore di reddito”. Il lavoro domestico (dati Isfol) vale 300 miliardi di €, 23 punti di Pil. Che dovrebbero essere nelle tasche delle donne.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI

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5/3/09 – Che sensazione di leggera follia…

Mentre scrivo non so se in Campidoglio si sta lavorando a qualche nuovo divieto o ordinanza. Quel che è certo è che in questo momento squadre di addetti con scopa e straccio stanno tirando a specchio il Palazzo Senatorio per accogliere degnamente il vescovo di Roma, cioè papa Benedetto XVI*. La città è tappezzata già da un po’ di giorni di manifesti di saluto e abbraccio dei romani al papa dal gusto assai discutibile… che indubbiamente avrebbero passato la censura. Infatti da un po’ di giorni la città si è dotata di una commissione che valuti i contenuti dei manifesti pubblicitari. La decisione della commissione censura-manifesti è arrivata dopo che la concessionaria per la pubblicità sui mezzi di trasporto locali (Atac) ha rifiutato un manifesto della Fondazione Al Gore ritenuto blasfemo. Bene ha fatto il fotografo Oliviero Toscani a reagire all’ennesimo atto censorio chiedendo al sindaco di rimuovere, visto che ci tiene tanto a correggere slogan e comportamenti, la croce celtica che porta appesa al collo.
E’ ormai quasi un anno che sul colle capitolino si è insediata la nuova amministrazione e non si contano gli atti sconclusionati e completamente privi di logica compiuti dal sindaco e dai suoi. Ho addirittura ricevuto una telefonata allarmata dalle Filippine da una persona che non sentivo da anni, perché le gran piogge di dicembre erano state vendute come un alluvione. Per memoria, il Tevere non è esondato, ma le foto del sindaco con l’impermeabile e affannato (lo è sempre, forse non è sereno e in pace con se stesso) hanno dato quell’immagine della città. Del resto “a Roma coprifuoco per i cornetti” è un titolo di giornale che a noi ci fa incazzare ma fuori confine può essere inteso come una nuova cosca mafiosa o camorristica (camorra e mafia però non sono problemi gravi come i rom). Certo è incredibile pensare che a Parigi, Madrid, New York se ti gira l’uzzolo puoi farti anche una zuppa di cipolle, due tapas, o un hot dog alle 3 di notte, e magari anche comprarti un paio di mutande, mentre qui l’artigiano cornettaro è inquisito perché con la scusa del bombolone forse ti rifila pure una birra. La notte si dorme, devono aver pensato gli intelligenti assessori, non si va in giro a mangiare i cornetti. Intanto già chi voleva condividere il dolcetto con una mignotta, così tanto per non mandarlo tutto in cosce, deve fare molta più fatica. Perché le lavoratrici si sono riconvertite in tante signorine bon ton con abiti di tartan e borsette chanel, e i maschi, in genere non sveglissimi, prendono parecchie cantonate sprecando corteggiamenti laddove sono richiesti € fruscianti.
Certo è