HOME PAGE

LA PAGINA DI TIZIANA

21/12/06 - Vuoti legislativi e vuoti natalizi.

Sofferente, senza speranza, appena quarantunenne ed amante della vita, al medico e amico Robert Klopstock che esitava a praticargli l’iniezione mortale di morfina, Franz Kafka disse: “mi uccida, altrimenti è un assassino”.

Chissà se il vuoto legislativo che ha rinviato alla politica partitante la risposta sul caso Welby, sarà il nulla o uno spazio da riempire. Per colmare il vuoto di senso delle feste natalizie (se non si ha la fortuna di salire su un bell’aereo il giorno di natale) si può leggere qualcosa su come altri colmano i vuoti.
A me è sembrato “pieno” il libro di Giovanni Matteo Quer, Democrazia e diritti umani in Israele, Proedi, euro 10.
Il sistema israeliano non poggia su una costituzione scritta ma su leggi fondamentali votate in parlamento e sulle decisioni prese dall’Alta Corte di giustizia su singoli casi. La Corte decide sulla base dei principi della legislazione israeliana valutando anche il pensiero ebraico e la giurisprudenza degli altri paesi democratici. Nel libro sono descritti diversi casi studiati dall’Alta Corte che, in questi anni, ha affrontato la pratica della tortura negli interrogatori (proibiti dalla Corte), il comportamento dell’esercito nei territori palestinesi dopo la guerra del 1967, la legittimità della costruzione della barriera di difesa. La barriera (che con malizia e una punta di volgarità viene tradotta muro)ideata da David Grossman e Amos Oz, voluta e fatta costruire da Ariel Sharon, per decisione della Corte ha subito modifiche al tracciato proposto dal governo. La Corte è intervenuta per conciliare i 32 diversi culti religiosi riconosciuti nel paese, dare risposte su conflitti tra morale religione e libertà, discriminazione femminile, ricerca scientifica, eutanasia, legittimità di matrimoni tra omosessuali.
L’autore lavora in una ong di Betania, città sotto amministrazione palestinese.   Tiziana Ficacci


20/12/06 - Dove sono finiti ?

""""Il dissenso non può essere rinchiuso in confini geografici, non può essere sepolto da un potere cieco e feroce, perché tutti noi siamo, al di là delle distanze, sempre connessi. Navighiamo in internet, recuperiamo immagini ed informazioni dagli stessi media, ci confrontiamo con posizioni ed esperienze estranee e diverse dalla nostra. E ciò ci consente di sperare che lì ci sono energie fresche e moderne per sfondare la terribile cortina della repressione teocratica, per favorire un lento, forse lentissimo, processo di democratizzazione e trasformazione """" (dall’appello di Tobia Zevi e Daniele Nahum dell’Unione giovani ebrei italiani)

In Iran la libertà di parola non c’è per gli studenti che, con coraggio, hanno gridato morte al tiranno al presidente Mahmoud Ahmadinejad. Le notizie che arrivano dall’Iran non sono rassicuranti. Tre o quattro di quelli che hanno affrontato il presidente al Politecnico sarebbero scomparsi. Potrebbero essere nel carcere di Evin, nella sezione 209, la camera della tortura. Secondo il Guardian già durante la contestazione il  presidente iraniano aveva conteso i giovani ricordandogli che il codice disciplinare prevede tre stelle, equivalenti alla sospensione dagli studi, e i tre stelle potrebbero essere inviati per decreto a fare i sergenti nell’esercito. Babak Zamanian, portavoce del Comitato studentesco dell’Università Kabir, racconta che vigilanti piantonano i pensionati dove dormono gli studenti sovversivi.  Riferisce il giovane Armin Salmasi, “il giorno della contestazione al Politecnico, altri universitari di altre città hanno fatto sentire la loro voce”. Gli studenti temono una dura repressione e, dice Salmasi, “il movimento studentesco sta diventando sotterraneo come prima della rivoluzione”.
Tobia Zevi ha lanciato un appello al quale hanno ad oggi aderito: giovani musulmani d’Italia, unione dei giovani ebrei, generazione U, associazione giovanile studenti iraniani, azione universitaria, movimento studenti cattolici, unione degli universitari, unione degli studenti, fed.universitaria dei cattolici italiani, acli giovani, forum naz. dei giovani, Partito Radicale transnazionale, giovani udeur-verdi-idv-socialisti-margherita-forza italia, sinistra giovanile, azione giovani, per manifestare a sostegno degli studenti iraniani.
Giovedì 21 dicembre ore 20, ambasciata iraniana a Roma, Via Nomentana angolo Via Santa Costanza.
Per comunicare l’adesione teheran2007@libero.it


18/12/06 - L' elemento folcloristico eravamo noi ( * )

1- Finalmente Fassino ha scoperto le carte. Durante il Consiglio nazionale DS ha mirato al cuore imponendo all’interno del partito la discussione sulla questione cattolica in previsione del partito democratico che verrà(?).”Una questione aperta è quella della laicità davanti all’emergere di nuove questioni antropologiche. Dobbiamo scegliere quale metodo adottare: possiamo rispondere in termini identitari, facendo anche di drammatici e inediti dilemmi quali la dura sofferenza di Welby l’ennesima occasione per dividerci in modo ideologico, - ha detto Fassino al Consiglio - oppure trovare il coraggio di ascoltare e comprendere le ragioni dei diversi approcci e cercare insieme soluzioni condivise. La laicità non è il rifugio di una presenta e illusoria neutralità in uno spazio asettico”. Secco e preciso come del resto le parole di Serafini, senatrice DS (e moglie del capo, lo scrivo solo perché lei lo fa pesare): “Dai cattolici ho imparato molto e rivendico nel dialogo con loro un approccio pragmatico. Abbiamo soltanto un’alternativa: parlare, confrontarci, mediare. Altrimenti rischiamo il bis del referendum sulla fecondazione assistita”. Sembra la posizione del segretario, segnare una certa continuità con il moralismo del Pci già mostrato ai tempi dell’aborto e della famigerata posizione di Togliatti sul concordato. Inoltre sembrerebbe una sua candidatura alla eventuale leadership del partito democratico che verrà (?).

2- Dopo l’approvazione del Settimo programma quadro sulla ricerca (vedi 4-12), Prodi ha dato la sua disponibilità a fare parte di nuovo (contrariamente a quanto sostenuto dal ministro per la Ricerca Mussi) dell’eventuale minoranza di blocco per impedire all’UE di finanziare la ricerca sulle cellule staminali embrionali estratte dopo il 2006. Sembra però un passo inutile in quanto la Germania (che sta per assumere la presidenza dell’Unione) vuole tenersi bassa sull’argomento. Quindi nessun finanziamento diretto alla distruzione di embrioni ma milioni di euro per le staminali estratte da embrioni anche dopo il 2006
.
3- I vuoti legislativi e l’ignorante e arrogante inerzia della politica partitante (vedi sotto 26/9/06) ancora una volta allontana il nostro paese dalla normalità europea. Diceva il marchese De Sade: “per l’uomo non c’è altro inferno che la stupidità e la malvagità dei suoi simili”.

Tiziana Ficacci

( * ) - Giorgio Manganelli in un reportage del 1975 su un viaggio in Arabia del presidente Leone

 

16/12/06 - Passò quel tempo,  Enea, che Didone a te pensò.
E’ sciolta la catena, e del tuo nome or mi rammento appena (*
)

Dopo la visita di B16 la Turchia è rientrata nel cono d’ombra, ma, a noi che amiamo la democrazia e la laicità la vita di quel paese continua a interessarci.
E’ di questi giorni un duro confronto tra il presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer e il primo ministro Recep Tayyip Erdogan sulla data delle elezioni. Secondo Sezer, laico e legato alla memoria di Kemal Ataturk, è necessario eleggere presto il nuovo parlamento perché il capo dello Stato non può essere eletto da una assemblea vecchia in cui l’Akp, il partito islamico moderato di Erdogan, detiene quasi due terzi dei seggi. Secondo il quotidiano Milliyet, il presidente ha incontrato Devlet Bahceli, presidente del Mhp, formazione nazionalista cui fanno riferimento i Lupi grigi , destra conservatrice ma laici e oppositori dell’attuale premier. L’Mhp è ora il terzo partito e potrebbe agevolmente superare lo sbarramento del 10% per entrare nell’assemblea nazionale. Erdogan aspira fortemente alla carica di Presidente della Repubblica, una ipotesi che il mondo politico e imprenditoriale teme. Se questo diventasse realtà la Turchia avrebbe una first lady col velo e l’Europa un aspirante membro più prossimo all’oriente che all’occidente. La scorsa settimana il generale Yasar Buyukanit si è fortemente risentito con Erdogan per aver inviato a Bruxelles la proposta sulla risoluzione di Cipro senza averlo consultato. (guarda anche 29.11/27.11/9.11/1.11) - Tiziana Ficacci

(*) Metastasio, Didone abbandonata, Atto II, scena IV


14/12/06 - Le leggi son, ma chi pone mano ad esse ? (*)

Levigare, limare, smussare, distinguere, specificare, sminuire, sdrammatizzare, ridimensionare e, soprattutto, non nominare mai il matrimonio. Sarà solo tutela dei diritti delle persone, né più né meno di quello che aveva previsto il programma. Non parlare più di pacs ma aggiustare il tiro su qualcosa che non turbi le famiglie (leggi Vaticano). No, non sono i ccs, (i minimalisti contratti di convivenza solidale di Rutelli) di natura strettamente privata e non pubblica. Per carità (o amor di Dio) niente papillon e veli bianchi, perché il rito non ci sarà ma basterà un’iscrizione a un apposito registro comunale, un atto burocratico che sancirà qualcosa che già c’è, cioè “un legame affettivo non assolutamente equiparabile al matrimonio”. Spicciativa anche la fine dell’unione di fatto, che dovrebbe avvenire su richiesta di un solo componente. Pieni di spine i capitoli riguardanti la reversibilità della pensione e della successione, giacché, si sa, la disciplina tributaria e quella previdenziale sono di rilevanza pubblica perché attivano oneri che riguardano lo stato e non ci si può giocherellare come con il resto. L’adozione ovviamente resta  fuori perché la ciccia messa sul fuoco basta e avanza per scottarsi non solo le dita ma tutto il corpo.
A chi è rivolto questo volonteroso lavoro delle microministre? Soprattutto alle coppie omosessuali, nominate poco poco, alle quali però si riserva lo status di cittadini di serie b. Altrimenti perché negargli il più semplice e sbrigativo dei contratti, il matrimonio? (Tiziana Ficacci)
(*) Dante, Purgatorio, XVI, 97


12/12/06 - Venite tutte avanti mie belle mascherette.

Nel dibattito che si è aperto sull’eutanasia mi colpisce  in particolare un argomento: quello che dice il no all’eutanasia lo impone la nostra civiltà – cultura – tradizione.  Insomma, i valori, una parola che vorrei eliminare dal dibattito politico e magari da tutte le discussioni pubbliche.  Potrei facilmente dire che quello che per me è un valore non necessariamente lo è per altri e chiudere qui, oppure domandare chi stabilisce quali sono i nostri valori, chi marca il confine tra quello che può stare dentro o fuori le nostre case (la nostra civiltà) e chi, soprattutto, garantisce sulla giusta applicazione di questi principi. Probabilmente sto scrivendo banalità, lo ammetto senza timore.  Viceversa l’alternativa è lo stato etico , cioè la cancellazione dei miei-nostri valori, della mia-nostra civiltà, della mia-nostra cultura, quella che mi è stata insegnata dalla mia famiglia, dalla scuola, dagli amici, cioè la tradizione liberale -  democratica - laica.
No all’eutanasia (al matrimonio omosessuale, alla fecondazione assistita, ai simboli religiosi solo nei luoghi sacri, alla libertà di ricerca, e alle mille altre cose che semplificherebbero le nostre vite)  perché lo impone la nostra civiltà, fa parte di una visione del mondo che ignora l’idea di modernizzazione e secolarizzazione della società italiana.  Una visione del mondo che, secondo me, sta avviandosi in fretta al declino (nonostante la classe politica)  anche se inevitabili saranno le ferite. Tiziana Ficacci

12/12/06 - Scheda sul Comitato Nazionale di Bioetica.

Francesco Paolo Casavola è il nuovo presidente del Comitato nazionale di bioetica. Viene descritto come un cattolico particolarmente attento al laicismo e con grande conoscenza e pratica dell’arte della mediazione.
Storico del Diritto romano e costituzionalista è stato nominato nel 1986 giudice alla Consulta della quale è stato presidente dal 1992 al 1995.
Nel 1989 fu il redattore della sentenza che abolì l’ora di religione a scuola lasciando ai singoli la libertà di avvalersene. Tra il 1993 e il 1994 ha fatto parte della Commissione di arbitrato per la ex Iugoslavia, e dal 1996 al 1998 è stato garante per l’editoria. Ora è presidente dell’Enciclopedia Treccani.
Da alcune posizioni sostenute anche nel recente passato (nella discussione sulla legge 40 e sui temi etici in genere sollecita ad un più largo uso dello strumento referendario)sembrerebbe che per il giurista la democrazia abbia il primato sull’etica. (T.F.)


9/12/06 - Nessun dorma.

Il 5 dicembre il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha sospeso Davide Mattellini, direttore della Voce di Mantova, dopo un esposto presentato un anno prima dal presidente della Comunità ebraica di Mantova per quanto da lui scritto dopo una volgare polemica innestata da Mario Borghezio sul simbolo della Croce Rossa. Il leghista aveva affermato che la Mezzaluna islamica e la Stella di David israeliana avevano chiesto di sostituire la croce con un rombo rosso. E’ appena il caso di ricordare che il cambiamento di simbolo è stata scelta autonoma della CRI per il timore di attentati in alcuni paesi islamici. La Voce di Mantova titolò in prima pagina: “Ora anche gli ebrei contro la croce. Cancellare quella croce per accontentare i sottanoni degli arabi o gli israeliani coi trecciolini che s’inzuccano contro il muro è una bestemmia bella e buona. Ma che cosa siete perdio? Vi ha morso un vampiro, se alla vista di una croce scappate via… Sarà ma a me comincia a nascere il sospetto che un popolo, per aver subito 40 persecuzioni in duemila anni, sempre vittima non deve essere stato. Quantomeno un po’ rompicoglioni lo è…” Il direttore Mattellini, non pago di aver scritto questi poco originali luoghi comuni, rispondendo alla lettera di plauso del coordinatore provinciale di Azione Sociale di Alessandra Mussolini, definisce “una tracotanza ebraica il fatto che Israele ha protestato con il Vaticano perché il Papa non lo ha citato tra gli stati vittime di terrorismo”. Nella difesa di Mattellini (che è possibile leggere su www.odg.mi.it/docview.asp?DID=2581 ) dichiara “non merito una Norimberga e  le mie opinioni  sono condivise da oltre il 15% della popolazione”.

Non voglio esprimermi  sul provvedimento (peraltro tardivo e dopo una denuncia), ma vorrei segnalare che quanto affermato da Mattellini è condiviso e sostenuto da una percentuale molto maggiore  da quella da lui denunciata. Forme diverse di antisemitismo sono presenti in molti cattolici praticanti, in quasi tutti i politici che individuano nei soli valori cristiani modelli di comportamento al posto dei valori laici e, soprattutto, da molte persone che trovandosi in situazioni di ambiguità politica si muniscono di bandierine israeliane durante qualche corteo per alleggerire i sensi di colpa provocati dalle loro scelte (fingendo di non vedere la croce celtica sbandierata qua e là nel loro stesso corteo). Il prossimo 27 gennaio , giornata della memoria, vedremo politici di entrambi gli schieramenti ricordare con voce tremante la Shoah, in realtà ricordando il solo ebreo che sa fare l’ebreo, cioè il soccombente.
Tiziana Ficacci


8/12/06 - Incidenti (ridicoli) di percorso.

Già in una piccola nota che figura in questa pagina (vedi al 17/09/06) avevo rilevato un certo stato confusionale del ministro dell’Istruzione Fioroni, astro luminoso nel firmamento della Margherita. Ma, la scorsa settimana  si è toccato il fondo (ma esiste un fondo per i politicanti italiani?).
I fatti: il ministro, trascurando quei noiosi temi riguardanti l’ora confessionale, lo scarso studio delle materie scientifiche, i locali fatiscenti in cui troppi studenti sono costretti a vivere, ha condotto la sua personale battaglia ai videogiochi e alle offerte internet che corrompono le fragili menti dei ragazzi. La notizia è finita sul tavolo del commissario europeo  per l’Informazione Viviane Reding, che ha fermamente ricordato che esiste già una regolamentazione europea, e, soprattutto, che esiste una cosa che si chiama libertà di espressione.
La notizia del ministro ottocentesco è corsa di bocca in bocca e invece di mettersi una mordacchia e coprirsi il capo di cenere, lo sprovveduto Fioroni, a chi gli faceva notare che neanche le aspre misure adottate dal governo americano dopo l’11 settembre avevano toccato internet, “lo sventurato rispose” citando il caso della Cina, anche se sottolineando la diversità degli obiettivi (sic). Secondo Luca Sofri non è “niente male che un supercattolico rivaluti il vecchio alibi favorevole alla repressione comunista a fin di bene”. Del resto anche dei suoi gulag Stalin diceva che avevano obiettivi diversi dai lager di Hitler.  Fin qui notizie ordinarie che la scombiccherata democrazia del nostro paese ci ammannisce frequentemente. Il ridicolo arriva leggendo il blog di Sofri che ricorda come durante gli affannosi tentativi di censura del ministro il suo sito era infestato da migliaia di messaggi spam pornografici lì giacenti da alcuni mesi. Ora il sito è chiuso per aggiornamento. Speriamo non solo del sito.
Tiziana Ficacci


6/12/06 - Madamina il catalogo è questo....

Cat Stevens sarà uno dei protagonisti del megaconcerto in onore dei Nobel per la pace che si terrà a Oslo l’11 dicembre. Come è noto il cantante  si è convertito all’islam prendendo il nome di Yusuf Islam ma, come spesso accade per i neofiti, ha caricato di troppi significati la sua conversione disseminandola di dichiarazioni poco pacifiche. Recentemente è stato espulso da Israele per la sua instancabile raccolta di fondi a favore di Hamas; dichiarò che se Rushdie, colpito dalla fatwa, avesse bussato alla sua porta lo avrebbe personalmente portato da Khomeini; si è vantato di avere ottimi  rapporti con il predicatore Omar Bakri, bandito dal Regno Unito; di essere amico di Omar Abdel-Rahman condannato per terrorismo negli Usa. Tra le sue dichiarazioni quella sul niqab, “la bellezza e la forma della donna non deve essere vista da maschi che non le sono vicini”. Sul terrorismo “il problema non è l’islam ma troppo poco islam”. Sull’ebraismo “gli ebrei non sembrano rispettare Dio né la sua creazione. Non ci sarà giustizia fino a che gli ebrei non lasceranno la terra santa dove solo l’islam potrà portare la pace”.
Dopo aver elogiato la teologia wahabita che considera haram (proibiti), gran parte degli strumenti musicali, ha avuto un ripensamento: “per me cantare ancora significa riaffermare la creatività del pensiero islamico”. Un pensiero che canterà ai Nobel per la pace che lo applaudiranno.

Tiziana Ficacci


4/12/06

Scogli bioetici impediscono la navigazione.
Troppi veti incrociati impediscono la nomina del Comitato nazionale di bioetica scaduto a maggio. La soluzione (che non sembra dietro l’angolo) probabilmente sarà all’insegna di una lottizzazione all’interno delle forze di governo. Il Comitato potrebbe essere composto da una trentina di esperti, circa la metà del precedente, con i nove (9) partiti della maggioranza che dovranno esprimere tre nomi lasciando quindi una scheggia agli indipendenti.Settimo programma quadro europeo per la ricerca

Il programma, che prevede finanziamenti per studi che utilizzano cellule staminali embrionali, godrà di fondi per 52 miliardi di euro (fondo approvato dall’europarlamento giovedì scorso). Come è noto a maggio il ministro della Ricerca Mussi ha ritirato la scandalosa firma del nostro paese dalla dichiarazione etica contro il finanziamento di ricerche che implicano la distruzione di embrioni sostenuta anche da Germania, Polonia, Austria, Slovacchia, Malta. La vergognosa firma italiana faceva in modo che venisse meno la minoranza di blocco che impediva il finanziamento comunitario di quel tipo di ricerca.

Tiziana Ficacci


2/12/06
L' ultimo bacio mia dolce bambina
Brucia sul viso come gocce di limone.

Patrizia Del Monte, dirigente Ucoii vedrebbe con favore la poligamia in Italia.
Barbara Pollastrini, ministro delle Pari opportunità ha detto “un secco no”.
Hamza Piccardo, segretario Ucoii dice “no proprio la poligamia in Italia, ma chiediamo tolleranza” .
Valdo Spini *, ha presentato un progetto di legge sulla libertà religiosa che all’art.11 prevede la non obbligatorietà, per il ministro di culto, di leggere agli sposi gli articoli del codice civile sui diritti/doveri dei coniugi.
La sociologa Chiara Saraceno “contraria alla poligamia, vede una dose di ipocrisia in una società che permette l’adulterio, e la poligamia seriale consentita dal divorzio”. Però aggiunge “E’ assurdo che la legge la ratifichi perché nasce da una asimmetria tra uomo e donna”.
Katia Belillo, dilibertiana, ”no alla poligamia perché è discriminatoria, a meno che, non sia possibile per le donne sposarsi con più di un uomo.
Katia Zanotti, diesse,”non c’entra con le nostre regole giuridiche”.
Susanna Mancini, docente di Diritto comparato  “la poligamia viola l’uguaglianza di genere. Non può essere assimilata ad altre forme di convivenza, come ad esempio i pacs, che allargano i diritti.Come per le mutilazioni genitali, ci sono situazioni non accettabili nel nome del rispetto di un’altra cultura”.

* sulla mozione Turco sulla esenzione ici si è astenuto

1/12/06 - La vita turbinosa di Binetti.

Crea sconcerto e al contempo diverte la vita della senatrice Paola Binetti. Capata dal mazzo da Rutelli per la sua “integrità dolce” e per rabbonire don Camillo, si è fatta conoscere subito per la sua frenesia. Ha spuntato le unghie a Bindi e Melandri che “pacseggiavano”, ha espresso partecipazione per la morte di Coscioni ma al contempo ha sentito il bisogno di dire che non era riuscita a convincerle sulle staminali, si è spinta fuori confine per bacchettare Zapatero (ma a quest’uomo fischieranno le orecchie ?) reo di non aver partecipato alla messa valenciana del papa, ha liquidato Welby come un depresso poco accudito, ha contestato la rai che ha trasmesso il peccaminoso film su due lesbiche sposate e, ciliegia su torta di panna, ha preparato una mozione contro il decreto sui 40 spinelli del ministro della Salute Turco raccogliendo anche il voto dell’ulivista  Serafini, compagna di partito di Turco e moglie di Fassino. Che donna ! Per la causa lavora di fino e riesce anche ad agire sulle piccole invidiuzze tra femmine. Che donna! Tiene alta la temperatura etica del Senato.

Tiziana Ficacci


29/11/06 - Turchia. Cosa trova B16

Finalmente Benedetto XVI è arrivato ad Ankara, rasserenato dalla manifestazione di domenica inferiore per adesioni alle aspettative degli organizzatori, rassicurato dall’incontro con il premier Erdogan con il quale ha fatto qualche passo indietro sul no all’ingresso in Europa, leggermente strapazzato dal gran muftì. Hrant Dink è un giornalista armeno sotto processo per violazione dell’articolo 301 del codice penale. Il 301 punisce gli oltraggi all’identità turca ed è sottolineato con la penna rossa nel Turkey 2006 Progress Report presentato dal Commissario all’allargamento. Dink sostiene che il problema della Turchia non è il rischio dell’islamizzazione ma il nazionalismo: “Erdogan fino ad oggi non ha fatto niente di islamista in quattro anni di governo, non ha neanche corretto la legge che vieta alle donne di coprirsi la testa negli uffici pubblici e nelle università. La ministro delle Politiche familiari e delle donne è sempre scoperta. La moglie di Erdogan indossa il foulard, ma le mogli di ben sei ministri non lo indossano. Se oggi il progresso di democratizzazione del paese ha qualche possibilità di progredire, dobbiamo dire grazie a Erdogan e al suo impegno per l’ingresso nell’Unione europea”.
Emre Oktem,professore di diritto internazionale all’università di Galatasaray, denuncia il paradosso turco: “laici e militari da sempre fautori dell’adesione turca all’Ue, ora indietreggiano perché adottare gli standard europei potrebbe indebolire il nazionalismo con la concessione di maggiori diritti alle minoranze”.
Tiziana Ficacci
(Sulla Turchia vedi anche 27/11-26/11-9/11-1/11)

27/11/06 - Altri che aspettano B16

All’indomani del discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, Ali Bardakoglu fu il più critico tra i religiosi islamici. Individuò nella lezione papale una frustata agli sforzi compiuti per riconciliare le religioni e, nello stesso tempo, mostrava l’odio nel cuore di Joseph Ratzinger. Martedì Bardakoglu, presidente dell’ufficio governativo per gli affari religiosi della Turchia, incontrerà il papa, ma su Ratisbona non deflette : “se un politico o un leader religioso dice cose sbagliate è un dovere dire la cosa giusta e presentare la nostra religione. Ma siamo un paese civile e se qualcuno viene come ospite, lo accogliamo con il massimo degli onori”. In Turchia le tensioni interreligiose esistono: lo stesso Bardakoglu ricorda l’episodio di Trebisonda quando il prete cattolico Santoro venne ucciso, ma non tace  il disappunto con la Santa Sede per le pressioni sulla libertà di culto perché, dice “qui tutte le religioni vivono in libertà. E se gruppi decidono di indire manifestazioni contro la visita, qui sono libere di farlo perché la Turchia è un paese democratico e laico”.
Il motivo ufficiale della visita pastorale è l’incontro con il patriarca ortodosso Bartolomeo I, il quale amerebbe uno stato ecumenico anche se nel paese vivono solo 1600 ortodossi. Altro motivo di fastidio per la figura di Benedetto XVI è legato alla sua opposizione – espressa nel 2004 quando era ancora cardinale – all’entrata del paese nella UE. Molti turchi definiscono, con rabbia e dolore, l’Unione un club cristiano.
Nel discorso di Ratisbona, che noi laici abbiamo letto come un attacco all’Occidente (una ragione che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito della sottocultura è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture), per gli islamici è stato un attacco ai principi fondamentali dell’islam. Dice Bardakoglu: ”mostrare come fonte di violenza il corano e presentare il pensiero islamico come irrazionale non è giusto. Tra Dio e il musulmano non c’è nessun tramite, non c’è gerarchia e questo dimostra la libertà e la razionalità islamica”.
Benedetto XVI abiterà nella casa di Giovanni XXIII  (Roncalli) che fu delegato apostolico in Turchia dal 1935 al 1944, e ricorderà la visita del 1967 di Paolo VI (Montini), due pontefici rimossi con forza dal pontificato di Giovanni Paolo II.
Tiziana Ficacci
(Sulla Turchia vedi anche 26/11 - 9/11 - 1/11)


25/11/06 - Nella giornata contro la violenza sulle donne due recensioni di Tiziana FicacciAriel Levy, Sporche femmine scioviniste, Castelvecchi, euro 15
Tredicenni che si menano per gelosia e invidia, fanno schioccare l’elastico del tanga quando incontrano un maschio quindicenne e il venerdì vanno ai rainbow party dove si fanno giochi tipo la bottiglia. Con qualche piccola variante come quella molto in voga: ogni ragazza ha un rossetto diverso, si estrae un maschio e ognuna gli fa un pompino e alla fine lui rimane colorato. Le ragazze si divertono (e immagino anche l’estratto); spesso ci si filma. Levy racconta di una ragazza di una prestigiosa scuola di NY che mandò il suo video a un ragazzo, che lo  girò agli amici che lo passarono in rete, e la ragazza diventò popolare. Leggiamo che le ragazzine sembrano contente di questa bulleria, contente di vestirsi da zoccole, abbordare ragazzi molto casualmente,  fare sesso fra loro. Niente di male ovviamente, il solo problema mi sembra, leggendo la ricerca, che tutto viene scelto solo per il riconoscimento sociale dimostrando un certo conformismo. E’ probabile che queste bulle abbiano assorbito da noi tanto femminismo da essere diventate dei maschi. Forti, libere, un po’ stronze. Sporche femmine scioviniste.

Giulia Galeotti, Storia del voto alle donne in Italia, Biblink, euro 24
La strada che portò al voto alle donne è una vicenda di lotta e sofferenza, di ostinazione ottusa e caparbia determinazione “che ha condotto le italiane da soggetti esclusi dall’agorà a cittadine”. Il voto alle donne non ha riguardato solo l’ambito politico, ma ha avuto a che fare con una mentalità radicata nei secoli che ha visto la contrapposizione tra uomo/pubblico e donna/privato. Una specie di ghettizzazione delle donne “incompatibili per la natura muliebre votata alla casa e alla famiglia”, che  rappresentò un escamotage per entrare ma che successivamente (e ancora oggi ne risentiamo) ha rallentato la possibilità di affrancarsi dallo stereotipo secondo il quale le donne rappresentano solo se stesse mentre gli uomini rappresentano tutti. Il lungo saggio è diviso in due parti: l’accidentato percorso di emancipazione femminile dall’Unità d’Italia al fascismo e poi dalla Resistenza all’Assemblea costituente. Ma sarà solo la partecipazione delle donne alla lotta partigiana a dare la spinta per l’attuazione del decreto Bonomi che decise il voto alle donne.


24/11/06 - Mazal Tov (1) Amit e UziAmit Kama è stato il primo parlamentare dichiaratamente gay alla Knesset (2) in rappresentanza del Meretz (3). Insegna Teoria della comunicazione all’Academic College di Emek Yezreel.  Quando era giovane venne cacciato dall’esercito e nel 1993 portò al successo la campagna per l’abolizione delle discriminazioni di gay e lesbiche nello Tsahal (4). Dopo quindici anni di convivenza Amit ha sposato Uzi Even in Canada. Tornando in Israele non potendo registrarsi come coppia sposata (5) si è rivolto (insieme ad altre coppie) all’Alta Corte di giustizia che ha votato con sei voti favorevoli su sette approvando le unioni. La nuova coppia ha adottato un ragazzo gay al quale hanno dato i loro cognomi, Yossi Even-Kama, che dal 1996 al 1999 ha servito l’esercito come soldato gay. La sua adozione potrà essere riconosciuta in Israele dove la legge prevede che solo gli sposati possono adottare.
Amit Kama dice: “Ero pessimista e mi sbagliavo. La società israeliana e il suo sistema legale sono più aperti di quanto credessi. Mi aspetto dagli ortodossi un po’ di rumore, ma la Corte conta di più”.
E Amit Kama ed Uzi Even non temono “il diluvio antiebraico che arriverà col nero mantello” evocato dal ministro per gli Affari religiosi Yitzhak Cohen, membro del partito Shas (6).
Tiziana Ficacci

(1) - Buona fortuna. Espressione usata nei matrimoni e nelle nascite
(2) - Parlamento israeliano
(3) - Partito di sinistra
(4) - Esercito israeliano
(5) - Molte coppie israeliane si sposano fuori dal paese e al rientro  fanno registrare il contratto. In Israele il matrimonio è sotto il controllo  del rabbinato (=solo religioso). Tutti i matrimoni vengono registrati.
(6) - Partito dei religiosi


22/11/06 - Mazal Tov (1) Israele

Chi conosce Israele non sarà rimasto sorpreso della sentenza emessa dall’Alta Corte di Giustizia che ha riconosciuto cinque coppie omosessuali sposatesi in Canada (dove il matrimonio tra gay e lesbiche è possibile dal 20 luglio 2005). Ancora abbiamo memoria della recente deliberazione della Corte israeliana sulla opportunità del gay pride rinviato più volte per motivi di sicurezza - sempre forti in quel paese - e che, per la particolare occasione, anche gli ebrei utltraordossi, con i loro anatemi superstiziosi, hanno contribuito a rendere insicuro.
L’Associazione dei Diritti Civili aveva rivolto una petizione al ministero dell’Interno nell’interesse di queste cinque coppie, raccogliendo un rifiuto, mentre  la Corte, alla quale l’Associazione si è appellata, ha accolto positivamente la richiesta ammonendo lo stato di “avere una percezione della vita famigliare condizionata dall’omofobia”.
Itay Pinkas, esponente autorevole della comunità gay che si è sposato in Canada, con felicità ha dichiarato “che è giunto il momento dell’orgoglio (pride) e che adesso bisogna estendere i diritti a tutte le coppie”. Ovviamente di segno opposto la risposta di Yitzhak Cohen, ministro per gli Affari religiosi (2) :”l’Alta Corte ha profanato e strappato via l’ultima mezuzah (3) dalla porta. L’unico matrimonio è quello che Mosè ha indicato a Israele”. Esecrazione da parte del legislatore ultraortodosso Moshe Gafni che ha dichiarato alla radio dell’esercito, la più ascoltata nel paese, che “l’Alta corte ha violato la barriera che proteggeva il paese trasformandolo in Sodoma e Gomorra (4) ”. Sempre alla radio dell’esercito Yossi Ben-Ari, promotore della petizione al ministero dell’Interno ha liquidato i commenti di Gafni come frenesia,  ha ringraziato la Corte “per il suo progressismo” ma ha ricordato che la strada da percorrere èancora molto lunga. Quel che è certo è che ieri la radio dell’esercito ha ricevuto dediche di affetto, Congratulations, I love Israel, tanti tanti Mazal Tov e in serata molti locali di Tel Aviv hanno esposto la stella di David circondata da cuori e da stelle. (5)
Tiziana Ficacci


(1) - Buona fortuna. Espressione usata soprattutto nei matrimoni e nelle nascite
(2) - Dello Shas, il partito dei religiosi

(3) - Piccolo astuccio metallico contenente una pergamena con passi biblici, si fissa allo stipite destro della porta per mettere la casa sotto la protezione di Dio

(4) - Le due città citate nella Bibbia e distrutte per il comportamento peccaminoso  dei suoi abitanti

(5) -Secondo un recente sondaggio curato da Renato Mannheimer, il 70% degli italiani ignora la risoluzione ONU che portò alla creazione dello Stato di Israele; il 40% non sa quando ebbe inizio il conflitto tra israeliani e palestinesi; nell’attuale centro-sinistra il 12% è contrario all’esistenza di Israele.


21/11/06 - Geografia delle nozze gay

“In tutte le nostre tradizioni il matrimonio è in sostanza l’unione tra un uomo e una donna. La comprensione della struttura del matrimonio non è di carattere esclusivamente religioso, ma è condivisa dalla società e dalle culture di tutto il mondo durante i secoli… Come istituzione sociale il matrimonio concerne principalmente il bene comune e non i diritti individuali… Il matrimonio tra un uomo e una donna merita una protezione speciale del governo ed un riconoscimento sociale.” E’ la dichiarazione sul matrimonio firmata a Ottawa (Canada) da ben quaranta leader di varie religioni. Con tutta evidenza si annuncia battaglia alla legge federale sulle nozze anche per gay e lesbiche. La legge venne approvata il 20 luglio 2005 al Senato canadese e ottenne l’approvazione della Corona con la firma del(l’allora) governatore Adrienne Clarkson. I conservatori, in quel momento all’opposizione, si batterono perché ci fosse una diversa definizione di matrimonio, cioè che si definisse matrimonio quello fra uomo e donna, perché la definizione “tra due persone” oscura il principale fine del matrimonio.
Anche il parlamento del Sudafrica ha approvato un progetto di legge per la legalizzazione del matrimonio omosessuale.“Rompendo con il passato abbiamo bisogno di lottare e di resistere a qualsiasi forma di pregiudizio e discriminazione, compresa l’omofobia”, dice il ministro dell’Interno Nosiviwe Mapisa-Nqakula. Anche in questo paese la chiesa si è schierata contro definendo questa legge “un colpo contro la democrazia”.
In America latina, Città del Messico e Buenos Aires hanno approvato una legislazione che consente le unioni civili anche a persone dello stesso sesso.
Tiziana Ficacci


20/11/06 - Coppie di fatto. Un Decreto Legislativo potrebbe aprire una breccia nel muro politico-religioso anti-gay.

Qualche giorno fa al Consiglio dei Ministri si è discusso lo schema di decreto legislativo che dovrebbe recepire (come spesso in ritardo) la direttiva europea 38/2004 in materia di ricongiungimenti familiari.
L’art. 2 del decreto definisce familiare “il partner che abbia contratto con il cittadino dell’ UE  l’unione  registrata sulla base della legislazione di uno stato membro qualora la legislazione dello stato membro ospitante equipari l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello stato membro ospitante”. In Italia quindi non si applica visto che la legislazione non equipara. Ma, all’art. 3 la direttiva dice: “Senza pregiudizio del diritto personale di libera circolazione  e di soggiorno dell’interessato, lo stato membro ospitante, conformemente alla sua legislazione nazionale, agevola l’ingresso e il soggiorno delle  persone con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata”. Panico al Consiglio dei ministri quando al passo successivo si legge : ”Lo stato membro ospitante effettua un esame approfondito della situazione personale e giustifica l’eventuale rifiuto del loro ingresso o soggiorno”.  Solo il ministro Giuliano Amato sembra capire il senso del decreto e spariglia (e sorprende) proponendo un nuovo schema che riprende il testo della direttiva silenziando tutti compreso il ministro della famiglia  Rosy Bindi sicura che nulla succederà. Ma, lo scorso anno a Firenze un giudice ha applicato la direttiva accordando il ricongiungimento a un italiano e al suo compagno neozelandese. La direttiva 38/2004  è stata approvata durante il semestre di presidenza italiana, con Buttiglione ministro (distratto evidentemente) delle Politiche comunitarie.
Tiziana Ficacci


16/11/06 - Il significato della vita

Richard Dawkins, professore di comunicazione della scienza all’università di Oxford ha dedicato il suo ultimo libro all’ateismo. The God delusion (l’illusionedi Dio), purtroppo ancora non è disponibile in italiano* ma negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è un gran successo ed è il titolo più venduto su Amazon.com, la più grande libreria digitale del mondo. L’autore è stato spinto a questo studio dopo l’11 settembre che ha letto come il più impressionante risultato del fanatismo religioso. Dawkins individua, anche tra i credenti più moderati, un fertile terreno di coltura per l’estremismo. “Il problema è che i credenti, diciamo moderati, a qualunque religione appartengano, contribuiscono a creare un’atmosfera più confortevole e sicura per gli estremisti, perché promuovono l’idea della fede come virtù assoluta e obbligano tutti a un rispetto eccessivamente devoto della religione”. Il libro si propone di dimostrare che Dio non c’è; perché l’uomo è il prodotto di una lenta evoluzione che in 13 miliardi di anni ha portato all’oggi. Utilizzando come fonte Ch.Darwin, l’autore contesta i creazionisti ponendosi una domanda: “Chi ha creato Dio? Perché un Dio capace di disegnare un universo del genere deve essere una entità supremamente complessa e altamente improbabile, la cui esistenza necessita di spiegazioni ancora più grandi di quelle necessarie a spiegare la nostra esistenza”. Alla prevedibile domanda che non si può fornire prova assoluta che Dio non esiste, il professore risponde:”Ci sono un’infinità di cose di cui non possiamo provare in modo definitivo l’inesistenza… eppure non le prendiamo sul serio, a meno che non vi sia qualche ragione concreta per credere che esistano. Perché dovremmo ragionare diversamente su Dio?” Particolarmente interessante è l’analisi sulla trasmissione della credenza; Dawkins richiama la nostra attenzione sulla recettività dei bambini ai quali gli adulti raccontano che Dio esiste e questa fede viene trasmessa da generazione in generazione. “Non esitiamo a dire che un bambino è cristiano o musulmano, eppure non ci sogneremmo mai di dire che un bambino è marxista. Con la religione si fa una eccezione”. Al quesito più comune su quale è il senso della vita se non si crede, la risposta piuttosto condivisibile del professore è: “l’esistenza avrebbe un significato assai maggiore. La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura”.

* Disponibili in italiano, Il gene egoista e Il racconto dell’antenato entrambi pubblicati da Mondadori


14/11/06 - I Discepoli di Dio - Marco Damilano, Il partito di Dio, Einaudi, euro 14.50

Un proverbio romano dice “piove o nun piove, er papa magna”. Con lo stesso fatalismo oggi potremmo dire “Prodi o Berlusconi a comandare è sempre il papa”. In estrema sintesi è questo che emerge scorrendo l’ultimo libro di Damilano, giornalista de l’Espresso, quando leggiamo “la chiesa, dopo il trionfo al referendum sulla fecondazione, sembra l’unico potere forte in circolazione”. L’autore parte dalla fine della DC e dall’ascesa al vertice della Cei di Ruini. Don Camillo è descritto come un astuto politico che esercita il comando con pugno di ferro in guanto di cachemire, fino a quando, nel ’95, prende atto che l’unità dei cattolici è finita. E da  vita (con molta abilità) alla più grande operazione di riposizionamento  della chiesa italiana. Nasce il Partito di Dio: la chiesa che gioca in prima persona conquistando le leve del potere economico e politico. La Cei di Ruini fa tacere i dissidenti, riconduce all’ordine movimenti e associazioni, controllando tutto fino alla più minuscola diocesi. E i “funzionari di Dio” , gli uomini di fede, sono dei manager. E l’Italia è “il fronte avanzato della nuova battaglia che la chiesa combatte a livello mondiale”. Una tragedia? Si probabile, anche se Damilano sceglie di chiudere con le parole di don Milani: “Per un prete, quale tragedia più grossa potrà venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti…”
Tiziana Ficacci


12/11/06 - 5 saggi per l’islam italiano

Nell’aprile del 2007 sarà pronta la Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione , fortemente voluta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, all’indomani della grana creatasi tra musulmani radicali e moderati dopo la pubblicazione da parte dell’Ucoii di un manifesto antisemita. La Carta dovrà essere sottoscritta dai nuovi cittadini che si impegneranno a rispettare i principi laici della nostra società. Cinque giuristi redigeranno il documento, elaborato sulle fedi islamica,ortodossa, buddista.

Di seguito un breve ritratto dei cinque saggi nominati dal Viminale.
Il coordinatore dei cinque è Carlo Cardia. Professore di diritto ecclesiastico e Filosofia del diritto all’università Roma Tre. Ha redatto la legislazione ecclesiastica italiana, dal Concordato alle Intese. E’ stato membro della Commissione consultiva per la libertà religiosa della presidenza del Consiglio. Nel gennaio 2002 durante un’audizione parlamentare sul tema della libertà religiosa, disse: ”Non si può dire che le confessioni religiose abbiano tutte diritto a un’intesa, ma neppure il contrario”.
Khaled Fouad Allam, deputato Margherita, nato in Algeria, ha studiato islamologia e sociologia a Parigi. Insegna Sociologia del mondo arabo all’università di Trieste. Allam cercherà di modernizzare - ricorrendo alla fonte giuridica dell’Ijtihad (interpretazione)- il messaggio coranico per aggirare il reato di apostasia.
Adnane Mokrani, tunisino, insegna all’università gregoriana è un fautore della contestualizzazione del messaggio cranico.
Francesco Zannini, docente del Pisai (Pontificio istituto degli studi arabi e islamici) dove insegna Teologia islamica e contemporanea. Fautore del dialogo interreligioso è certo che sia possibile trovare valori comuni condivisibili per tutti gli immigrati.
Roberta Aluffi Beck-Peccoz, docente di Sistemi giuridici comparati presso l’università di Torino. Ha scritto sul diritto di famiglia e la libertà di coscienza nei paesi musulmani. Scrive :”Gli stati a prevalenza musulmana sono prudenti, se non freddi, nei confronti di molti dei documenti internazionali in materia di diritti umani che contrastano con alcuni principi fondamentali della loro comune tradizione giuridica”.


10/11/06 - Un marito per tre

Bill Henrickson (l’attore Bill Paxton) è un commerciante di Salt Lake City, nello Utah. E’ sposato con Barb. Con Nicky. Con Margie. Tutte e tre perché Bill è un mormone, e i mormoni ammettono la poligamia. Le tre donne vivono in case vicine con i rispettivi figli e, a turno, si dividono il marito per la notte. E’ il tema di Big Love, serie tv “scandalosa” (vedi sotto 11.10.’06)prodotta da Tom Hanks per la rete Hbo e che potremo vedere dal 13 novembre tutti i lunedì alle 22.45 su Fox Life. Oltre agli usuali problemi degli sposati, ogni moglie deve fronteggiare le proprie difficoltà personali: Nicky (Chloe Sevigny già vista in Melinda & Melinda)dipendente dallo shopping compulsivo, Barb (Jeanne Tripplehorn di Sliding Doors) poco materna con i suoi tre figli, e Margie (Ginnifer Goodwin)la moglie più giovane in preda alla ossessività e alla gelosia sessuale.
Una serie che ha fatto parecchio discutere in America. Nello Stato dello Utah, di tradizioni mormone, la poligamia è fuori legge dal 1890, anche se è segretamente praticata da circa 30mila persone.
Tiziana Ficacci


9/11/06 - Turchia in Europa ?Due rapporti, il primo preparato dal Commissario all’Allargamento, il finlandese Olli Rehn, e il Turkey 2006 progress report, si sono abbattuti ieri come una frusta su quei turchi che aspirano a entrare nell’UE. Il maggiore ostacolo sembra essere la mancata soluzione  della questione cipriota*. Ma, anche i diritti civili, in particolare le questioni riguardanti le donne, le minoranze, la libertà religiosa, non sembrano ancora essere equiparabili agli standard europei. Molte persone sono state processate per avere espresso liberamente le proprie opinioni, e in troppi casi la polizia ha fatto uso eccessivo della forza. Non c’è diritto di sciopero. Giuridicamente le donne sono tutelate, ma, nella pratica, i diritti delle donne sono largamente disattesi nelle regioni più povere. Nel Sudest molte neonate non vengono registrate all’anagrafe, con gravi conseguenze sui matrimoni forzati e i delitti d’onore poiché risulta complicato identificare queste donne. Proselitismo e propaganda religiosa non sono formalmente proibiti. L’indicazione obbligatoria della propria religione è stata abolita solo per alcuni documenti, ma non su tutti, lasciando quindi aperte le porte a possibili discriminazioni. Ancora: le comunità religiose non islamiche non hanno personalità giuridica e non possono avere beni. Secondo Massimo Introvigne, autore del saggio La Turchia e l’Europa. Religione e politica nell’islam turco (Sugarco) , “se le norme in vigore sono ancora quelle volute da Ataturk e dai suoi successori, che vietano anche agli islamici alcune manifestazioni di pratica religiosa, nella vita quotidiana quei divieti, e in particolare quello del velo nei luoghi pubblici, sono largamente disattesi, a parte alcune situazioni sulle quali c’è un forte controllo, come le università, le scuole , i ministeri e il Parlamento.”

 *Il governo turco ha interrotto le relazioni diplomatiche con Cipro nel 1974, quando inviò l’esercito a occupare il nord dell’isola

 

7/11/06 - Italiani, brava gente.“Prima di tutto vorrei precisare…” Prego. “Non sono antisemita, non ho nulla contro gli ebrei, anzi”. Paolo Salom, ottimo giornalista del Corriere della Sera, è un po’ stupito. Non pensava che Alessandro Gatto, 49enne artista trevigiano, avrebbe accettato di spiegare le ragioni che lo hanno portato a spedire una sua vignetta sull’Olocausto al concorso organizzato a Teheran e fortemente voluto dal presidente Ahamadeinejad.

La giuria ha deciso di assegnargli un premio speciale (un trofeo e tre monete d’oro) che gli sarà recapitato in Italia. La vignetta di Gatto riproduce la giacca a strisce bianche e azzurre dell’internato ebreo nei campi di concentramento nazisti: dietro le strisce, che formano le sbarre di una prigione, si vede un arabo dall’espressione intimidita. Il messaggio è chiaro: i perseguitati di un tempo sono diventati i persecutori di oggi. E dietro Israele, paese nato per gli spaventosi sensi di colpa europei e per risarcire gli ebrei dallo sterminio voluto da Hitler, c’è l’ombra del nazismo. Parecchie delle 220 vignette in mostra alla Casa della caricatura iraniana hanno insistito sullo stesso concetto. Il ministro iraniano della Cultura Hossein Saffar-Harandi ha ringraziato gli autori giunti da sessanta paesi che, ha detto “hanno accettato di esporsi al pericolo per far conoscere al mondo la realtà”.Il ministro ha spiegato “che l’odio può avere una sua bellezza se viene espresso contro le azioni dei tiranni, e in particolare della tirannia sionista: allora vengono espressi amore e bontà verso le vittime di tale tirannia”. Il vignettista italiano non ha avuto problemi a partecipare ad un concorso che aveva fini chiaramente politici e strumentali perché, dice “rispondo solo del mio lavoro e sono il primo a condannare le altre vignette che hanno partecipato al concorso”.

Come italiani dobbiamo essere orgogliosi che un nostro connazionale si sia meritato un premio speciale. Oppure no?

Tiziana Ficacci


11/06/06 - Scherzare su Allah

Shazia Mirza,comica, trentenne, inglese, figlia di immigrati dal Pakistan, l’8 novembre andrà in India per una tournée sponsorizzata dal British Council. Dopo l’11 settembre la sua comicità ha sdrammatizzato la paura dei suoi connazionali non musulmani, burlandosi dell’ignoranza sui dettami della sua fede (non bevo alcol, non fumo, non faccio sesso… ma prendo qualche pastiglia di ecstasy… il corano non dice niente contro…). Ma infrange anche alcuni tabù della sua religione sulla famiglia (mia madre sta cercando di combinarmi il matrimonio da quando avevo diciotto… mesi), e addirittura sul profeta (stavo pregando quando qualcuno mi ha tastato il culo. Ma ho pensato, stai tranquilla, alla Mecca può essere soltanto la mano di Allah).
Shazia Mirza ha un rapporto complicato con l’hijab, che ha iniziato ad indossare quando il pubblico cominciava a dubitare della sua fede. Continua a ricevere minacce da integralisti islamici (non hanno nulla a che vedere con la mia fede)e ancora oggi non riesce a convincere i suoi genitori a seguire i suoi spettacoli.


6/11/06 - Il matrimonio fa bene alla copula.

Una ricerca sui costumi sessuali nel mondo pubblicata sulla rivista inglese Lancet, svela che chi è sposato fa più sesso di chi non vive in coppia.
La curatrice della ricerca Kaye Wellings, ha un cv coi fiocchi sulla salute riproduttiva e sessuale, e non sembrerebbe un occulto agente della lobby pro-monogamia-mandante Vaticano. Pare che bisogna farsene una ragione, dare alla ricerca il credito scientifico che merita e mandare in soffitta l’ateologo Michel Onfray (facciamola finita con la monogamia e la fedeltà), o il filosofo Jacques Attali (la monogamia è una convenzione sociale che non durerà in eterno). Oltre a tutte le poste del cuore dove sembrava che dopo un paio d’anni i matrimoni finissero davanti alla tv con gli sposi in pigiamone di pile e il plaid in tartan sulle gambe. Secondo Lancet le gioie del sesso praticato vanno agli sposati. Grazie alla monogamia, che porta al raggiungimento della confidenza perfetta, garanzia di infinita gioia sensuale. Il sesso sfrenato (!) di noi soli, l’eccitazione di una nuova conquista… in realtà solo una gran fatica.
P.S. Ricordare che quando il coniugato di turno ci dice “come te nessuno mai” sta parlando della tazzina di nescafè quando arriva e della tisana al finocchio quando se ne va.


1/11/06 - Turchia . L’allarme dei militari sulla perdita della laicità

In Turchia (che B16 si appresta a visitare il 28 novembre in una visita definita “delicata”) i militari sono l’istituzione più credibile del paese e godono di un sostegno popolare che non è mai sceso sotto il 70%; e se il capo supremo delle Forze armate, il generale Yasar Buyukanit interviene sostenendo che si profila la minaccia reazionaria dell’islam estremista, probabilmente deve essere ascoltato con attenzione.
I sociologi dicono che in Turchia l’islam radicale non è in crescita: negli ultimi anni le presenze alla preghiera del venerdì nelle 55.000 moschee del paese sono salite da 9 a 13 milioni, però non è aumentato il numero di coloro che vanno a pregare ogni giorno.
Sembra che la Repubblica turca, fondata da Kemal Ataturk nel 1923 con una forte identità laica, si sia sfilacciata e che , con l’arrivo del premier Recep Tayyip Erdogan, dal 2003 al governo con il partito islamico moderato Giustizia e sviluppo, abbiano preso il sopravvento  quanti vivevano in situazioni marginali nelle periferie e nelle campagne.
Durante i funerali di GP2 l’unica donna islamica con la testa coperta era la moglie del premier turco, e questo ha dato una grande frustrazione alle turche che si ritengono le donne più moderne del mondo musulmano.
Il presidente del Parlamento Bulent Arinc, seconda carica dello Stato, ha dichiarato che il laicismo deve essere ridiscusso e ridefinito.
Una volta l’anno si riunisce l’alto comando delle Forze armate, presieduto dal premier, per discutere  le espulsioni di soldati sospettati di appartenere a gruppi estremisti di destra, di sinistra, o religiosi (islamici). E il premier Erdogan firma le conclusioni apponendo la postilla : sottoscrivo ma non condivido. Il timore dei militari è che si stia violando l’eredità della rivoluzione laica di Ataturk e che Erdogan a maggio possa candidarsi alla presidenza della Repubblica e vinca, segando le gambe alla laicità.
Tiziana Ficacci


29/10/06 - Che imbarazzo! Vent’anni fa credevamo in Dio

Wired, mensile americano di tempi moderni, ha dedicato un dossier ai nuovi ateisti con una inchiesta del giornalista Gary Wolf che incontra tre scrittori.
Il primo, Richard Dawkins è autore di “The God delusion” un libro che disfa in maniera scientifica la tesi dell’esistenza di Dio. Partendo dalla osservazione che la percentuale di non credenti è maggiore tra le persone istruite, Dawkins ritiene avversari da convincere non i credenti ma gli atei che tacciono: chiede un coming out che tolga chi non crede in Dio da una condizione di minoranza silenziosa schiacciata dai rumorosi credenti. L’autore inoltre ritiene che l’obiettivo più importante del suo lavoro poggia sulla educazione dei più piccoli, a cui le famiglie credenti insegnano a considerare un ambito in cui ragione e pensiero scientifico non contano, corrompendo sul nascere il loro approccio al pensiero indipendente e alla libera scelta.
Il secondo autore sentito da Wolf è Sam Harris che ne “La fine della fede”* e in “Letter to a christian nation” , sostiene che il maggior pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi siano i fondamentalismi islamici, ma ricorda che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, per la loro negazione della realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi, per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Per Harris presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo ai tempi in cui si riteneva che la schiavitù era ritenuta normale.
Il terzo autore è il filosofo Daniel Dennet autore di “Breaking the spell”. Per l’autore si tratta di rompere l’incanto perché, sostiene, una specie che inganna i bambini per garantire che mantengano la fede da adulti, merita di scomparire. Ma Dennet riconosce che le religioni hanno un ruolo difficilmente sostituibile nell’articolazione di un sistema di valori necessario ad ogni essere umano. Perciò deve essere sostituita da una specie di religione della ragione in cui anche i tabù siano frutto di una elaborazione razionale.
* Recensione del libro “La fine della fede” in basso ->

 

28/10/06 - Sam Harris, La fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione, Nuovi Mondi Media, euro 18.50

Un bestseller negli Usa che ha fruttato ad Harris il premio Pen 2005, finalmente esce in Italia. Il libro-manifesto tagliuzza il Dio degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani. Leggiamo: “non possiamo più ignorare che miliardi di persone che ci vivono accanto credono nella metafisica del martirio, o nella verità dell’apocalisse, o in una qualsiasi delle altre nozioni fantasiose che da millenni si annidano nelle menti dei fedeli. Bisogna tenerne conto perché ora quelle stesse persone possiedono armi chimiche, nucleari. Se non vogliamo che parole come Dio o Allah distruggano il nostro mondo, dobbiamo considerarli alla stregua di Apollo e Baal”.
Dice Harris :“l’islam non è l’unico credo soggetto a questo orrore. I leader occidentali sbagliano quando insistono nel dire che non siamo in conflitto con l’islam; tuttavia dobbiamo gestire un rapporto problematico anche con il cristianesimo e con l’ebraismo”. L’autore ripercorre la storia delle religioni per concludere: “dovremmo deciderci a riconoscere che tutti gli uomini e le donne ragionevoli hanno un comune nemico: la fede stessa”.
Siamo in Italia, e l’editore pubblica un piccola nota:”pur dissociandoci in parte dai contenuti di questo libro, riteniamo che la sua pubblicazione possa contribuire al dibattito sulla laicità”. Lascia qualche dubbio questa nota visto che l’editore ha i diritti per il prossimo libro di Harris, Letter to a christian nation. Tiziana Ficacci

28/10/06 - Zalkind Hourwitz, Apologia degli ebrei, Medusa Edizioni, € 11.50

Nel 1787 l’Accademia delle arti e delle scienze di Metz mise a concorso un premio per la migliore esposizione sul tema “C’è modo di rendere gli ebrei più felici e più utili alla Francia?”.
In quel paese nel tardo Settecento l’atteggiamento verso gli ebrei era estremamente colpevolizzante per il timore che la religione non gli consentisse di accettare le leggi francesi. L’idea corrente era quella di “rigenerare” questa etnia, togliendogli le abitudini alimentari, la ritualità, la prospettiva della Terra promessa. Il premio per il contributo più originale venne assegnato a Zalkind Hourwitz, un venditore ambulante che veniva da uno shtetl* della Polonia che aveva una idea ben diversa: il sistema per rendere gli ebrei felici e utili? Smettere di renderli felici e inutili. Leggiamo: “non sono gli ebrei, ma i cristiani che bisognerebbe rigenerare. Offrire la possibilità di avere altre occupazioni e rendere possibile l’accesso alla cittadinanza.  Cittadini come gli altri, lavoratori come gli altri, ben presto gli ebrei si integreranno nella collettività dei cristiani senza per questo rinunciare alla loro identità  religiosa. Occorre vietare ai rabbini l’esercizio di qualsiasi potere al di fuori della sinagoga; bisogna aprire ai bambini le porte delle scuole pubbliche, proibire l’uso dell’ebraico nelle transazioni commerciali”.
Le tesi di Hourwitz sembrarono così buone ai funzionari della monarchia borbonica che il 23 maggio 1789 (50 giorni prima della presa della Bastiglia) l’ambulante ebreo diventò il conservatore dei libri e dei manoscritti orientali presso la Bibliothèque royale. Purtroppo l’emancipazione ottenuta dagli ebrei nel 1791 durante la rivoluzione, venne quasi azzerata da Napoleone.  Tiziana Ficacci

27/10/06 - Una tv ridicola

In una giornata tipo, in tv vediamo ragazze bellissime che girano seminude, pseudopsichiatri e preti pulp come  venerati opinionisti, cultura ridotta in quiz, fiction su papi e santi sempre buoni, famiglie che si riabbracciano dopo anni di liti negli studi televisivi, comici sguaiati che fanno continue ed esasperate allusioni sessuali, ma… sono tutti cristiani devoti.
Perché in televisione pare che tutto sia consentito tranne la bestemmia.
Eppure la bestemmia dal 1999 non è più reato; l’offesa a Dio o ad una sua personificazione non dovrebbe di per sé essere più grave di una offesa a una etnia o a un sesso, ma nessuno viene espulso da un programma o da un reality per razzismo o sessismo. Esempio rapido: il ministro Di Pietro a quelli del calcio riferendosi a un suo compagno di partito passato ad altra formazione lo ha definito il solito giudeo. Il presentatore Magalli a Italia sul due si è dichiarato molto preoccupato per la pericolosa amicizia tra due maschi di un reality (tra gli sghignazzi degli altri opinionisti presenti). Di Pietro non è stato accusato di razzismo, Magalli non è stato accusato di omofobia. Non si può certo dire che la televisione, pubblica e commerciale, sia attenta alla eticità. Quindi, l’unica spiegazione è l’ipocrisia: l’esternazione della religiosità (solo cattolica ovviamente) come unica copertura. E questo all’interno di un gigantesco bordello.
Sia chiaro: a me il bordello, il casino, il lupanare, il postribolo, il trash mi piace. Ma sarebbe il caso di buttare l’ipocrisia.
Tiziana Ficacci  

 

24/10/06 - Uno sciopero per garantire i garantiti

Oggi e domani due giorni di sciopero dei giornalisti radiotelevisivi, proseguimento di quello di tre giorni di due settimane fa della carta stampata. I giornalisti però con lo sciopero non c’entrano niente perché sono i direttori che decidono. Le redazioni e gli uffici stampa tacciono e si godono quel giorno di vacanza “che male non ci fa”.
La Fnsi (Federazione nazionale della stampa), l’anacronistico Ordine dei giornalisti, l’Usigrai (giornalisti Rai), hanno una visione antica, arcaica, primitiva, vecchia, superata, sorpassata della professione giornalistica, arroccandosi nella salvaguardia di privilegi senza senso e senza etica.  Trattano i giornalisti come impiegati garantiti vita natural durante (beninteso, tralasciando i giovani colleghi a bussare alla porta). Non capiscono la modernità e sono incapaci di governarla. Continuano a ignorare i nuovi media e il nuovo modo di svolgere la professione. Non si può continuare – dai giornali, dalla tv, dai siti internet, dagli uffici stampa – a spiegare come il mondo stia cambiando attraverso la flessibilità e la mobilità, e poi poggiare la penna per rivendicare il posto fisso e lo scatto.
Tiziana Ficacci


21/10/06 - Ridere dei propri scheletri.

Ieri sera alla Festa del Cinema di Roma negli Eventi Speciali, è stato presentato il film Borat-cose culturali imparate di America per fare beneficio gloriosa nazione di Kazakistan. Il Borat del titolo è Sacha Baron Cohen, uno splendido inglese trentacinquenne, popolare negli Usa per l’Ali G Show, programma di Channel 4. La fila per la proiezione era lunghissima, ma come per tutte le cose che succedono in questa Festa, e ormai a Roma, molto ordinata e serena.
La storia è semplice: Borat Sagdiyev  è un giornalista della tv kazaca in visita a NY per girare un documentario sulla cultura americana. Vede una puntata di Baywatch e si innamora di Pamela Anderson e via on the road verso la California per conoscerla, portarla in Kazakistan e sposarla. Ovviamente a beneficio del popolo kazaco che Borat racconta come un paese arretrato, antisemita, misogino, tanto che nella realtà il governo kazaco ha protestato in via ufficiale. Borat per raccontarsi presenta sua sorella, la seconda miglior prostituta del paese; lo stupratore del villaggio, una sorta di eroe; il fratello ritardato , che ha una mucca nel salotto; la festa del paese, la corsa all’ebreo, ispirata al carnevale romano pre-1870*. Raggelanti le battute sugli ebrei, e del resto chi meglio di un ebreo ortodosso come Cohen conosce gli ebrei? Si ride parecchio, ci si riconosce in questo provinciale volgare che impazzisce davanti alle vetrine di Victoria’s Secret, discetta con le femministe americane, ed è apertamente, spavaldamente e spregiudicatamente razzista.
Il film  è una corrosiva parodia dell’era Bush e dell’occidente. Molti paragonano Cohen a Peter Sellers.
Tiziana Ficacci

*quando gli ebrei fungevano da asini montati dai romani sotto gli occhi del pontefice.  Correndo da Via del Corso e Piazza della Cancelleria. Durante il carnevale, prima della quaresima.


20/10/06 - Parlare d'amore e essere morto.

Sarebbe stato bello che la rai, rispondendo all’appello del presidente della Repubblica di discutere sul caso Welby, avesse trasmesso il film di Alejandro Amenabar Il mare dentro.
Il film racconta la vita di Ramon Sampedro Camean, meccanico navale, che a causa di un tuffo in acqua bassa si frattura la settima vertebra. Da quel momento per 28 anni ha chiesto il diritto ad una morte dignitosa.
Nel 1996, anno della sua morte, è stato pubblicato Cartas desde el infierno, una raccolta di lettere e poesie che Sampedro ha scritto tenendo una penna nella bocca, e che Amenabar ha usato come schema per il suo film che si svolge prevalentemente nella sua stanza, con i parenti e gli amici che si affaccendano intorno al suo letto e che, infine, con complicità e amore, lo aiutano a morire.
Ramon Sampedro è stato il primo spagnolo a chiedere ufficialmente l’eutanasia*, infrangendo i pilastri giuridici, etici e religiosi di uno Stato che con un immaturo paternalismo si definiva custode della sua vita. Ramon si considerava un morto cronico, diceva che la sua orizzontalità lo umiliava e lo faceva sentire come un neonato. Ma non era disperato né depresso : “il mio equilibrio consiste nel sapere che si può sopravvivere addomesticando l’inferno, ma senza dimenticare che è assurdo rimanerci”. Nel libro ci sono le lettere ai giudici, ai preti, al papa, al re. Lo Stato e la religione erano i suoi nemici naturali perché impedivano la sua volontà. “Dare sacralità alla sofferenza mi pare la forma più crudele di schiavitù”, dice in una delle sue lettere.
Ma ci sono anche poesie bellissime come questa: 

Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una saetta,
il mio corpo cambiato non è più il mio corpo,
è come penetrare il centro dell’universo.Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco che va ripetendo,
senza parole:
più dentro, più dentro, fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo.Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio essere morto,
perché io con la mia bocca resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.
Tiziana Ficacci

*in dibattito al parlamento


18/10/06 - In Gran Bretagna

Ruth Kelly, ministro inglese per le Comunità, ha promosso una campagna per suggerire ai musulmani moderati che la sicurezza nazionale potrebbe essere compromessa a causa dei loro correligionari estremisti, indicando i campus universitari come possibili luoghi di reclutamento. Secondo il Guardian si parla di un monitoraggio preventivo nelle università. Wakkan Khan, presidente della Federazione degli studenti islamici ha dichiarato che sarebbe la più grande violazione ai diritti degli studenti musulmani sul territorio della Gran Bretagna.
Alan Johnson, ministro per l’Educazione, ha detto che tutte le faith school (scuole religiose) dovranno lasciare il 25% dei posti a studenti di altre o nessuna fede; per i musulmani è un tentativo di annacquare il loro diritto all’autonomia.
Sir Richard Dannant, il generale che qualche giorno fa ha scosso il paese criticando fortemente la partecipazione alla guerra irachena, ha detto che l’abbandono delle radici giudaico-cristiane porterà danni al paese.
Jack Straw, ex ministro degli Esteri, ha creato una baraonda quando ha scritto che avrebbe preferito guardare in faccia e non solo negli occhi le musulmane.
Scandalo tra i musulmani per la presa di posizione del deputato islamico Shahid Malik in difesa della scuola che ha sospeso la maestra Aishah Azmi che indossava il niqab davanti alla scolaresca.
Peter Hain, ministro per l’Irlanda del Nord, è intervenuto a favore di Nadia Eweida che sfoggiava una piccola croce fuori dal colletto della divisa della British Airways.
A favore della signora Eweida, non in difesa della laicità sul posto di lavoro.
Succede in questi giorni in Gran Bretagna.   

Tiziana Ficacci

15/10/06 - Stili di vita.

Nei giorni scorsi la comunità amish di Paradise (Pennsylvania) ha deciso di radere al suolo la scuola dove, qualche settimana prima, un abitante non amish del luogo ha ucciso cinque bambine.
Gli amish hanno deciso di gestire la tragedia con i riti e i ritmi che ne fanno un gruppo a sé in America, sul quale però è forse il caso di riflettere.
I fatti: un lattaio di 32 anni una mattina si sveglia, saluta la moglie, accompagna a scuola i figli, parcheggia il suo camioncino fuori la piccola scuola di Paradise. Entra nella scuola, fa uscire i maschi e la maestra. Lega le gambe delle bambine con il nastro adesivo,poi telefona alla moglie dicendole di antichi ricordi di molestie quando aveva dodici anni, e che è arrabbiato con le donne, con il mondo, con Dio. Poi spara a cinque bambine, tre sono morte sul colpo, due in ospedale.
Gli amish, cristiani anabattisti* hanno fatto cose strane. Hanno mostrato compostezza nei servizi funebri, convinti per cultura, non per rito, a una vita dopo la morte. Sono andati a incontrare la moglie dell’assassino delle loro bambine perché il rancore non ha posto nel cuore e il perdono è la regola. Hanno assistito al funerale del lattaio consolando la moglie. Poi sono tornati a lavorare. Elaboreranno insieme il lutto, calmeranno le sofferenze delle bimbe sopravvissute e conforteranno le famiglie ferite. La comunità ammorbidirà il trauma della violenza.
Non è un giudizio, ma questo stile di vita fa pensare. 

*nel 1500 lasciarono la Svizzera per le persecuzioni religiose e nel 1730 si stabilirono in Pennsylavia e Ohio. Primi obiettori di coscienza della storia Usa, i 200 mila Amish parlano un dialetto tedesco. A 16 anni i ragazzi/e hanno un periodo di libertà fuori dalla comunità  prima di decidere il battesimo e il rientro nella comunità.
Tiziana Ficacci


13/10/06 - Un Premio Nobel ecumenico.

Anche quest’anno  il copione è stato rispettato e il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato allo scrittore turco Orhan Pamuk, incriminato nel 2005 per aver duramente denunciato il silenzio della Turchia  sul massacro di 1 milione di armeni e 30mila curdi, autore dell’interessante “Il libro nero”. Le motivazioni degli accademici svedesi sembrano essere più per meriti politici che culturali: “scoperta di nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture”.
 E’ almeno dal 1976 (quando venne assegnato a Saul Bellow) che il premio segue logiche che poco hanno a che fare con la letteratura, privilegiando un metodo dove la geopolitica e l’ideologia hanno un ruolo cruciale. 
Nel tentativo (anche nobile) di assegnare il premio per incoraggiare qualche letteratura “altra”, per premiare  una voce “scomoda”, si finisce col dare il megafono a scrittori che spesso si sono dimostrati molto conformisti (tutti ricordiamo lo scrittore Saramago che paragonò Gaza ad Auschwitz), percorrendo gravi esclusioni come quella del  poeta italiano Mario Luzi (compensato con il titolo di senatore a vita).
Sarebbe stato bello un Nobel per la letteratura a Philip Roth (pensate a come sarebbe stato interessante  un suo discorso a Stoccolma sulla società americana) o ad Amos Oz (pensate a come sarebbe stato utile sentire uno scrittore israeliano che scrive di fanatismo) o a Paul Auster (pensate a come sarebbe stato consolatorio sentirlo raccontare di amore e di sesso non ancora a dicembre ma neanche nel maggio della vita).
Tiziana Ficacci.


11/10/06 - Il sacro in TV.

“Le teorie illuministiche, che avevano interessato circoscritte élite culturali e di censo, attraverso la tv sono diventate eresie di massa… un appiattimento al peggiore materialismo consumistico… un unico schema di concezioni immanentistiche, di relativismo etico, che ignora costantemente la presenza di Dio Creatore
”.

Sembrerebbe un intervento papale sull’edonismo tv, invece è un infuocato discorso di Ettore Bernabei, presidente onorario di Lux Vide, casa di produzione di fiction a tematica religiosa che ha fornito alla Rai il megaprogetto Bibbia, la vita di quasi tutti i santi del calendario e dello strapopolare Don Matteo. Insomma, uno che ha portato milioni di uomini e donne a “riflettere sull’ordine creato” davanti alla tv.
Agostino Saccà, capo di Raifiction, oltre a rassicurare il ministro Amato su personaggi coloured politicamente corretti, ha annunciato per la stagione in corso una fiction avventuroso-favolistica sui Re Magi, “La stella dei re” prodotta da Edwige Fenech per celebrare il Santo Natale tv; Beppe Fiorello in “San Giuseppe Moscati, il medico dei poveri”, eroe della chiesa fine-Ottocento; “Papa Luciani”, con Neri Marcorè già visionato in anteprima da B16. Mediaset tiene botta e dopo lo strepitoso successo di “Karol” della scorsa stagione,per il giorno consacrato al panettone e alle sue uvette, ci ammannisce la “Sacra famiglia” con Alessandro Gassman (che strafigo com’è ci porterà sulla via-di-damasco).
Negli Stati Uniti, regno del cinema, esistono portali come ChristianAnswer.net dove è possibile trovare homevideo  tipo Catechumen, The Bible Game,ecc. C’è anche un premio assegnato dalla Evangelical Christian Publisher Association  che premia per categorie: fiction allegorica, fiction apocalittica, storie su giovani donne forti che rivendicano un ruolo tradizionale e riscoprono Dio, ecc.
L’industria culturale religiosa va per la maggiore, ma c’è un timido boicottaggio da parte dell’America laica. Ha stupito la censura di un film prodotto dalla chiesa Battista di Albany (Georgia) che racconta la storia di un allenatore di football che fa miracoli e che è stato vietato ai minori di 16 anni, praticamente equiparando la superstizione religiosa alla violenza. Polemiche anche per la serie prodotta da Tom Hanks per Hbo “Big Love”, la storia di un mormone poligamo. Mentre continua a imperversare “7th Heaven” sulla famiglia di un pastore californiano in cui ogni episodio tratta un tema morale/moralistico.E’ trasmesso con successo anche in Italia, ma è in agguato un taglio alla deliziosa Jenny Beal, protagonista femminile che ha dichiarato il suo amore per una donna. Troppo per la figlia di un pastore, anche se per fiction!
Tiziana Ficacci


8/10/06 - Libere come l' acqua.

Per quanto tempo ancora sarò vedova? Chuyia fa appena in tempo a fare questa domanda mentre le tagliano i capelli, la mandano via da casa e la portano a vivere in un ricovero che ospita una quindicina di donne. Perché è una sposa bambina e il suo promesso sposo è morto e la donna sposata appartiene per metà a suo marito e se il marito muore anche lei è per metà morta. E chi è per metà morta deve soffrire, per dispetto ammazza i liberi pappagallini e non può mangiare i fritti che sono tanto buoni. Questo vuole la religione indù. Chuyia è polposa come una ciliegia, è vivace e monella come può esserlo una bambina in un mondo adulto. Nell’inferno della reclusione a vita si lega a una giovane vedova che si prostituisce e che è innamorata di un sostenitore di Gandhi.
Siamo in India nel 1938, è l’alba della lotta per l’indipendenza, e Gandhi si intravede appena sullo sfondo. Tra le libertà che si è imposto di conquistare per il suo popolo, anche quella per le donne umiliate, segregate, oppresse. E’ un film bellissimo, fa piangere, ma ci fa anche battere i piedi al ritmo della musica e dei balli tipici dei film di Bollywood, e ci riempie gli occhi con  mille colori delle polveri sulle facce delle protagoniste.
Oggi l’India è un paese democratico e indipendente, la segregazione delle vedove è proibita per legge, anche se ancora un milione sembrano esserci. Una avvilente tradizione che resiste ai governi, alla crescita economica, alla ricchezza, all’intercultura. E’ il tema di WATER, film della regista indiana Deepa Metha, ultimo di una trilogia sugli elementi naturali (Terra, Fuoco i due precedenti). Sponsorizzato da Amnesty International (che ha presentato il film e la regista a Roma presso la Casa del Cinema) è in concorso per gli Oscar  come miglior film in lingua straniera.
Deepa Metha, che da anni vive in Canada, ha incontrato molte difficoltà per la realizzazione del film. I fondamentalisti indù nel 2000 hanno bruciato il luogo delle riprese e minacciato gli attori, tanto che il set è stato trasferito nello Sri Lanka con un nome in codice per non attirare sospetti.
Lo scontro fra religione e società, fra fede e coscienza è ormai il problema centrale della nostra epoca, ed è ingigantito quando i governi fanno finta di nulla per paura di guai peggiori. Ma nascondere la testa sotto la sabbia non ha mai salvato la convivenza civile né la pace.
WATER di Deepa Metha, con Lisa Ray, Selma Biswas,John Abraham, Waheeda Rehman


Tiziana Ficacci


6/10/06 - Un americano alle prese con l'ora di religione

L’amico americano a Roma è alle prese con l’esonero del figlio, mezzo-ebreo-mezzo-americano, dall’ora di religione nella scuola elementare. Non può fare a meno di ricordare che nella sua lingua to exonerate vuol dire assolvere, discolpare.  Per essere esentati basta farlo presente, questa piece of cake cattolica distribuita nelle scuole italiane è solo un optional.
Racconta l’americano a Roma: la settimana scorsa c’è stato l’incontro genitori-figli per il primo anno di scuola elementare. Maestra carinissima, genitori attenti e preparati, domande e risposte su metodi di insegnamento della lettura della scrittura della matematica. Descrizione dettagliata succulent del cibo della mensa. Il maestro di musica ci suona un po’ la chitarra e una bella ragazza ci spiega il programma di ginnastica. In questa scuola si fa un’ora di inglese alla settimana e i sorrisi dei genitori nella mia direzione mi gratificano. In ultimo arriva il momento  dell’ora di religione. Ammetto il pregiudizio, mi aspettavo un prete vestito da prete, con l’aria da prete e l’appetito del prete, invece arriva una gracile bimbetta alla quale viene chiesta l’età: 21 anni, il che vuol dire che per il ciclo di studi italiani non è laureata! Revelation: le ore sono 2. I genitori di 6 bambini (la classe è di 17), chiedono l’esonero. Bene, il mio little boy non passerà il tempo da solo. La “professoressa” passa a illustrare il suo programma: “insegneremo il correct significato del Natale e della Pasqua. Parleremo tanto del bambino Gesù. E poi parleremo delle altre religioni, ma poco, solo i nomi delle feste”. I genitori dell’ora di religione-si, ascoltano senza porre domande. Probabilmente gli è stato insegnato ad accettare in silenzio l’autorità della chiesa anche se viene da una professoressa-bambina che non ha seguito il regolare percorso (di studio e di graduatoria) dei maestri che staranno insieme al mio little boy insegnandogli a leggere a scrivere a fare le addizioni e i saltelli.
Beh, devo aggiungere altro?
No, ho capito quello che volevi dire Mel.


5/10/06 - La Tyrannie de la pénitence. Essai sur le masochisme occidental*
è il saggio di Pascal Bruckner uscito da pochi giorni in Francia.


Nel libro si parla del senso di colpa che aleggia sull’Europa e che impedisce la reazione all’islamizzazione incombente.
Secondo l’autore il senso di colpa non è che l’estrema conseguenza dello spirito critico, della capacità di rimettersi costantemente in causa, appannaggio intellettuale dell’Europa che ormai sta degenerando nell’autodemolizione e nell’odio di sé.
Bruckner, firmatario dell’appello in difesa di Redeker, ricorda come il professore sia minacciato di morte per aver scritto che l’islam è violento. “Siamo tornati al ‘600, quando la chiesa regnava sulle coscienze. Con la differenza che a regnare è una minoranza che si ispira al Corano. Molti dicono che non dobbiamo lanciare provocazioni. Ma si può essere tolleranti con quelli che si comportano da barbari?”. L’autore sostiene che la tirannia della penitenza trionfa perché l’Europa è stanca e dopo venti secoli di guerre e sangue vuole ritirarsi. “E’ come se dicesse lasciatemi in pace, e il pacifismo senza se e senza ma è un sintomo” . Per Bruckner l’unica possibile via d’uscita è parlare con l’islam moderato, in Francia – e in Europa – maggioranza, spiegando che “il pericolo viene dai salafisti, dai wahabiti, dai Fratelli musulmani che cercano di conquistare le masse colpendo i nostri valori in nome del rispetto della differenza. Perché accettare la poligamia, le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati è inammissibile nel paese dei diritti dell’uomo, come lo è considerare che il volto di una donna senza velo è un’infamia”.
Tiziana Ficacci.

*La tirannia della penitenza. Saggio sul masochismo occidentale (ed. Grasset)


4/10/06 - Ammettere la paura.

Redecker, insegnante di filosofia di Tolosa, collaboratore di Les Temps modernes (rivista fondata da Sartre) dove ha scritto che l’islam è violento e che nel Corano abita la violenza della conversione forzata, è stato presentato da Al Jazeera come l’islamofobo del momento. L’opinione pubblica francese ha respinto le minacce ma con molti distinguo. Come quello del ministro dell’Educazione che ha ricordato al professore la prudenza che ogni impiegato dello Stato deve avere. 
Lo stesso per le vignette danesi o per il discorso del papa a Ratisbona, il confine fra solidarietà e cautela, fra difesa della libertà di espressione e rispetto della religione, è fragile.
Qualche giorno fa un giornale libanese filo-Hezbollah ha lanciato uno sguaiato attacco a uno degli oratori al seminario sponsorizzato dall’IHEU (International Humanist and Ethical Union) organizzazione alla quale aderiscono associazioni laiche e atee di tutto il mondo. Tema dell’incontro celebrato presso la sede ginevrina delle Nazioni Unite era Hezbollah vs Human Rights: Redressing the Balance* e le accuse del giornale libanese quella che l’oratore “intrattiene rapporti con organizzazioni americane e israeliane”.
All’IHEU aderisce anche l’UAAR, associazione che ha un sito prestigioso, un coordinamento nazionale,circoli territoriali, una rivista, e  ha scelto di non denunciare con forza questa notizia.
Glucksmann ha scritto che la libertà va difesa, che una democrazia soccombe quando tollera la trasformazione della libertà di pensiero in dissidenza clandestina. E noi potremo continuare a dire quello che pensiamo senza paura ?
Tiziana Ficacci

*Hezbollah contro i diritti dell’uomo: ripristinare l’equilibrio


2/10/06 - SICUMERE

C’è un diritto alla morte così come c’è un diritto alla vita?
Io risponderei: Sì!
Nella prassi diviene però molto più difficile poiché il morire, l’agonia stessa, è un lento paralizzarsi della libera possibilità di decidere…
P. Welby

Il no all’accanimento terapeutico sembra essere il punto di partenza comune agli otto disegni di legge presenti in Parlamento. Ma, a dividere schieramenti e partiti è il crinale tra la legalizzazione dell’eutanasia/testamento biologico. E le acque agitate sono soprattutto a sinistra (il centro destra sembra più compatto nella totale chiusura).Il capogruppo dell’Ulivo alla Camera Franceschini dice che in ballo ci sono tre questioni: l’eutanasia, il testamento biologico,l’accanimento terapeutico e a esse corrispondono altrettanti punti di vista. Marini della Margherita non concede spazio alla parola eutanasia, Bertinotti non vuole sciupare l’appello del Presidente, il ministro Ferrero è pro-eutanasia mentre Diliberto (Comunisti italiani) e Pecoraro (Verdi) nicchiano. Di Pietro e il suo partito (Italia dei Valori) sono per legiferare sulla questione, no secco di Mastella (Udeur) e Rutelli (Margherita). Confusione eccezionale tra i DS, con lo schieramento pro-eutanasia che schiera Angius, Manconi, Mussi, Salvi e quelli per il testamento biologico con Turco, Violante, D’Alema, Latorre. Prudenza estrema per Amato.
Anche al Vaticano piccoli distinguo. Se il cardinale Carlo Maria Martini ha dichiarato  di non voler condannare chi compie l’eutanasia “per puro sentimento di altruismo”, arriviamo al capo, papa Benedetto XVI che ci ammonisce (tutti): ci sono temi non negoziabili e il rispetto della vita umana è uno di questi. Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita ricorda che la vita non è nostra; è un dono e come tale va conservata con cura. La chiesa è contraria all’accanimento terapeutico se si intende una terapia sproporzionata, e per quanto riguarda le cure palliative attenti!!! a non farle diventare eutanasia mascherata. Per quanto riguarda giornalisti, opinionisti, compagnia di giro, mi piace ricordare il commento pulp di Guzzanti: “non ci vuole molto a prevedere che, così come il divorzio è diventato ripudio e l’aborto contraccezione, l’eutanasia porterà alla eliminazione legale di chiunque sia di peso per famiglie o strutture pubbliche”.
Viviamo nello stesso mondo, ma lo guardiamo con occhi diversi.
Tiziana Ficacci


30/09/06 - Oliviero Toscani  e Marco Rubiola, HOMOFOBICUS, (Kaos edizioni), euro 30.00

Nella volgare e gratuita televisione generalista italiana non ci sono campagne pubblicitarie specificamente rivolte alla comunità glbt. In questo bel libro sono raccolte le immagini della campagna Ra-Re (quella con i maschi che si toccano il pene), corredate dalle reazioni degli italiani e raccolte attraverso la posta elettronica dallo stesso Toscani. La campagna Ra-Re alla fine venne bocciata dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria e tolta dalla circolazione.
Tiziana Ficacci


29/09/06 - Pestare l'acqua nel mortaio.

I riflettori sul caso Welby si sono spenti lasciando senza risposta l’unica domanda che era stata posta. Decidere di sé è un diritto? La parola autodeterminazione è parte del dibattito? Se decido di buttarmi dalla finestra e rimango illesa, dopo che succede, vengo processata? E’ solo il malato costretto all’immobilità che non può decidere della propria vita? La classe politica, autorevolmente chiamata a discutere dal presidente della Repubblica, deve discutere e approfondire, ma poi deve scegliere. Sarà in grado di farlo ispirandosi alla laicità, l’unico principio che rispetta tutti? Alla fine della fiera, dopo i discorsi sul senso del vivere e del morire, ci sarà qualcuno che negherà questo diritto in sede legislativa?
Tiziana Ficacci


26/09/06 - Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica (Luca Coscioni) 

E’ difficile credere che il parlamento sia in grado di affrontare con conoscenze scientifiche e buon senso un dibattito così importante come quello posto da Piergiorgio Welby. Come ha scritto il Riformista, sarà duro vedere la sfilata di politici e “opinionisti” moderati dal Vespa di turno dividersi tra i problemi di morale e quelli dell’audience, i primi stando attenti a non sporcarsi mani e coscienza con una materia che interessa chi non vota o presto non voterà, i secondi attenti a mostrare lacrime e sofferenze sul malato inquadrato, raccontando le proprie personali lacerazioni e i propri personali sensi di colpa. E’ difficile credere che un provvedimento del genere passerà mai: i laici in parlamento sono sparuta minoranza e verrebbero fatalmente battuti dai cattolici o da quelli che fingono di esserlo per opportunismo. La recente esperienza sulla legge 40 e la ricerca sulle cellule staminali non lascia spazio all’ottimismo. Il nostro paese è democratico ma non troppo, almeno non fino al punto di consentire l’applicazione del fondamentale principio “godo della mia libertà finché non comprometto i principi degli altri”.
Il rispetto che paesi come l’Olanda, la Svizzera, il Belgio hanno per i propri cittadini, qui è reso impossibile dalla prepotenza vaticana che impone regole anche a chi non si riconosce nell’arretratezza culturale e nelle superstizioni religiose del cristianesimo.
Davanti alle difficoltà che si prospettano, saremmo tentati di sperare che i politici ignorino la richiesta del presidente della Repubblica, e che continui il distacco esistente tra politica e vita. E ai nostri cari che soffrono continueremo a pensare da soli con la complicità e la pietà di medici e amici.
A meno che, come è successo per il divorzio e l’aborto, la legislazione rinunci alla pretesa di parlare di valori, offrendo possibilità di scelta alla luce di principi rigorosi e ragionevoli.
Tiziana Ficacci


24/09/06 - Zapatero, ogni giorno un po' di più.

Che dire? Appena insediato ha reso onore al suo predecessore Jose Maria Aznar affermando che le sue riforme economiche avevano fatto crescere il paese e quindi avrebbe continuato su quel percorso. Come aveva annunciato una metà del suo governo è di donne. Come richiesto dagli spagnoli ha ritirato le truppe dall’Iraq. Rispondendo a un dibattito montante che indicava la chiesa come l’istituzione più screditata , sta avviando azioni che limitano il potere di cui ha goduto fino ad oggi, e con misure economiche, e con la non obbligatorietà dell’insegnamento della religione nella scuola, e con l’indicazione a cancellare i simboli del franchismo dagli edifici religiosi. Ha allargato le giustificazioni per il riconoscimento dello status di rifugiato, facendo rientrare tra le motivazioni anche le violenze domestiche sulle donne. Ha approvato una legge perché il divorzio - al pari di altri contratti - sia velocizzato. Ha reso possibile il matrimonio - al pari di altri contratti - per le persone omosessuali. Ha approvato una legge per cui le modelle delle sfilate spagnole devono avere una taglia superiore alla 38, aiutando le ragazze a non sprofondare nell’anoressia. Ha permesso la clonazione a scopo di ricerca. Ha avviato il dibattito sull’eutanasia. Sembrerebbe l’operato di un buon governo liberalsocialista.
Ma, Zapatero ha , secondo me, mostrato di essere un vero leader politico quando, in occasione del viaggio del papa a Valencia per il convegno mondiale delle famiglie cattoliche, ha scelto di incontrarlo nella sede vescovile e di disertare la messa. Trattandolo quindi come un capo di Stato e non un leader religioso. E ha riproposto questa condizione nei giorni scorsi dichiarando, a testa alta e schiena dritta, la sua solidarietà a Benedetto 16 scompostamente attaccato dagli estremisti islamici, dimostrando di essere dalla parte della libertà di parola. Senza nessun sussiego perché gli Stati parlano agli Stati. E non ci sono altri obblighi.
Tiziana Ficacci


22/09/06 - Questa sera, al calare del sole, per il calendario ebraico comincerà l'anno 5767.

La proposta radicale  di accogliere Israele in Europa, presentata ciclicamente con tenerezza e passione dal leone Pannella, sembra destinata anche questa volta a fallire. C’è una Europa che sa che Israele fa parte delle proprie radici e della propria identità, e un’altra, maggioritaria, per cui questo paese è solo un problema. E certo non è questa l’Europa  su cui Israele può contare.
Ha scritto Pietro Citati: “Che l’esercito israeliano non avanzasse con la velocità consueta, che cento soldati israeliani morissero, e soprattutto che i lucidi ed elegantissimi missili di Hezbollah colpissero Haifa, suscitava nelle prose dei nostri giornalisti un buon umore inconsueto… Anche coloro che non sono apertamente antisemiti considerano Israele una grandissima seccatura,che turba la tranquillità dei loro sonni. Se una notte, possibilmente di sabato, una misteriosa bomba atomica facesse scomparire Israele, fino ai bambini di due giorni, sarebbe per loro una liberazione piacevolissima”. Dandosi di gomito i più “corretti”, a gran voce gli altri, questa insofferenza emerge in continuazione. Tanto che su un quotidiano nazionale Gianni Vattimo scrive: “il danno più grave che ci ha fatto lo sterminio nazista degli ebrei è stato la nascita dello stato d’Israele”
Un rapporto di Amnesty International ha contato, nell’ultimo conflitto, 159 cittadini israeliani e 4.262 civili feriti, quasi mezzo milione di persone trasferite per sfuggire ai 4.000 missili lanciati da Hezbollah, più di un milione ha vissuto per un mese nei rifugi, 6.000 case danneggiate. E dall’Europa non c’è stata una voce di solidarietà… Israele è un problema degli israeliani  mentre il Libano è affare di tutti.
Questa sera, all’imbrunire, per Israele inizia un nuovo anno. Shanà Tovà, Israele.
Tiziana Ficacci


21/09/06 - La Danimarca stroncata dal senso di colpa
Ralf Pittelow, consigliere di Rasmussen ultimo premier socialdemocratico danese e Karen Jespersen, ex ministro socialdemocratico del Welfare, insieme hanno scritto Islamisti e ingenuisti, una analisi della questione islamica in Danimarca dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto pubblicate dal Jyllands_Posten che crearono scompiglio (e morti) nel mondo islamico. Gli autori raccontano che quando scoppiò il caso dei disegni satirici,  l’opinione pubblica fu compatta nella difesa del diritto all’indipendenza della stampa, ma, mentre la rabbia montava i danesi da difensori del pensiero libero cominciarono a chiedersi cosa avevano sbagliato per la mancata integrazione dei neodanesi di seconda e terza generazione. Gli autori tratteggiano un profilo della comunità islamica in Danimarca in cui c’è una minoranza con ottimo lavoro  che ha accettato il modello danese, e una maggioranza con occupazioni meno prestigiose  che, via internet, è legata alla comunità di appartenenza e a gruppi fondamentalisti. Gli ingenuisti sono i danesi caratterizzati dai sensi di colpa e dalla paura e da una forma di criptorazzismo. Infatti una larga parte di danesi giustifica le rivolte islamiche considerando l’umorismo e la satira un bene che può essere usufruito solo da un popolo “ben pasciuto”. Da tutto il libro trapela la gran paura che serpeggia nel paese, tanto che viene richiamata la compattezza che l’Europa tutta registrò nel condannare la fatwa  verso lo scrittore Rushdie (che essendo musulmano poteva essere conteso dai leader della sua religione) contro i mille distinguo che hanno accompagnato la crisi delle vignette (disegnate da non musulmani e quindi non passibili di fatwe)
Tiziana Ficacci


21/09/06 - TERRORISMO, TERRORISTI E ATTENTATI - Un interessante florilegioCaleb Carr, Terrorismo, Mondadori, euro 16.60
Carr, esperto di questioni militari di cui scrive su Time e New York Times in questo saggio ci racconta come nell’antichità gli eserciti distruggessero le città conquistate massacrandone gli abitanti con lo scopo di terrorizzare il nemico. Nel Medioevo cristiani e musulmani passavano a fil di spada intere popolazioni inermi; in epoca moderna monarchi come Luigi XIV teorizzavano l’uso politico dell’eliminazione fisica dei neocombattenti; durante la Guerra civile americana nacque l’eufemismo di “guerra totale” a designare la politica raccapricciante del generale unionista Sherman di uccidere “ogni uomo, ogni donna, ogni bambino del Sud”. Carr però sostiene che la tecnica del terrore è controproducente: a lungo termine non ottiene il crollo psicologico del nemico, ma ne mobilita tutte le risorse di resistenza, ed è proprio per questo che non ha, fino ad oggi, conseguito successi duraturi. Il terrorismo, conclude l’autore, non sarà sradicato scendendo a patti con i suo agenti, né attraverso la loro eliminazione fisica; esso terminerà quando sarà percepito come una strategia e una linea di condotta che non produce nulla se non il fallimento degli ideali che l’hanno ispirato.(T.F.)

Marco Fossati, Terrorismo e terroristi, Mondadori, euro 14.00
Se un attacco terroristico è un crimine, se ne può dare una definizione che consenta di riconoscerlo indipendentemente dal soggetto che lo compie? Uno sguardo storico, in forma antologica, che raccoglie scritti di Marco Polo, Giovanni di Salisbury, Robespierre, Lelio Basso, Alberto Moravia, Ben Netanyahu, Adriano Sofri, Noam Chomsky… (T.F.)
Katja Doubek, Il grande libro degli attentati, Newton Compton Editori, euro 12.50
In alcuni casi l’attentatore  vuole cambiare il corso della storia, in altri è spinto da un odio personale o dal desiderio di abbattere una tirannide. Doubek racconta i principali attentati storici, da quello contro Giulio Cesare all’uccisione di Pim Fortuyn.(T.F.)
Leonardo Vittorio Arena, Kamikaze, Le scie Mondadori, euro 18.00
Che nesso c’è tra gli aviatori suicidi della Seconda guerra mondiale e i terroristi odierni che si fanno esplodere tra la popolazione civile per seminare la strage? Sullo sfondo la campagna delle Filippine, gli scontri di Okinawa fino all’epilogo di Hiroshima e dell’atomica. L’autore insegna filosofia dell’Estremo Oriente. (T.F.)
Benny Morris e Ian Black, Mossad, Rizzoli, euro 22.00
Ripercorre come un thriller fatti realmente accaduti, restituendoci il ritratto di una nazione che è stata una guerra in ogni momento della sua esistenza e che vede dipendere il proprio futuro dalla necessità di conoscere i suoi nemici, di prevedere le loro intenzioni e far fallire i loro piani. Morris insegna all’università Ben Gurion di Beer sheba, Black è un giornalista di Guardian.(T.F.)

Bernard Lewis, La crisi dell’Islam, Le scie Mondadori, euro 16.50
Ripercorrendo 13 secoli di storia del mondo arabo Lewis arriva a inquadrare i fatti cruciali del XX secolo, che hanno condotto al violento scontro attuale. La creazione dello Stato ebraico, la Guerra fredda, la Rivoluzione iraniana, la sconfitta sovietica in Afghanistan, la guerra del Golfo e gli attacchi suicidi dell’11 settembre.Spiegandoci le ragioni per cui molti musulmani rifiutano oggi in modo sempre più dogmatico la modernità a favore di un passato tanto glorioso quanto anacronistico. Lewis dirige a Princeton la facoltà di studi del Vicino Oriente. (T.F.)


18/09/06 - “Ciò che è accaduto in questo piccolo angolo dell’Europa nordoccidentale potrebbe succedere ovunque”

Con queste parole si chiude il libro del saggista olandese Ian Buruma (Murder in Amsterdam, editore Penguin) in cui ripercorre l’incontro con la morte del regista Theo Van Gogh massacrato durante il Ramadan due anni fa nel centro di Amsterdam.
Recensito da Christopher Caldwell per il New York Times col bel titolo Faith and Death, egli sostiene che il merito di Buruma  è di mostrare come in alcuni casi “le libertà che diamo per scontate non siano un trionfo sulla decadenza ma un altro nome per essa”.
Il libro ha l’andamento del giallo, in ogni pagina si racconta il passo della morte che si avvicina alla preda. La mattina del 2 novembre Mohammed spara allo stomaco di Van Gogh. Poi tira fuori un coltello e gli taglia la gola. Poi infila la lama nel petto. Poi infilza una lettera su un secondo coltello e immerge anche questo. Una donna gli grida: “Non puoi farlo”. “Si, posso”, risponde il giovane Mohammed. ”Ora saprete che cosa dovete aspettarvi in futuro”. La donna in seguito si rifiuterà di confermare perfino che quel giovane era vestito come un islamista.
L’assassino aveva scritto “Diventerete tutti un obiettivo. Sarà solo una frazione di secondo e vi troverete morti. Cercherete voi stessi fra intestini e pezzi di carne. La vita si trasformerà in un inferno”. Nel suo appartamento verrà trovato un cd-rom col filmato dell’esecuzione del giornalista Daniel Pearl.
Theo Van Gogh apparteneva ad una famiglia importante per la storia del paese. Fra i fondatori del socialismo e della Resistenza olandese, uno zio era stato un dirigente della fraternità studentesca e si rifiutò di aderire al nazismo. Aiutò molti ebrei a lasciare il paese e fu fucilato nel 1945. Anni dopo il regista Theo Van Gogh vedrà se stesso dentro questa storia di resistenza morale al totalitarismo ”gli stivali sono di nuovo in marcia, ma stavolta vestono caffettani  e si nascondono dietro le barbe”, scrisse Van Gogh. Nel frattempo Mohammed rifiuta la società che lo ha educato al multiculturismo, parla di sharia, ha imparato che gli infedeli meritano la morte. Gli piacciono le “facili” ragazze olandesi e dopo l’11 settembre cerca la verità. Il monumento di Theo Van Gogh è un po’ distante dalla strada dove è stato ucciso, perché i vicini hanno paura. Sua madre ha detto “credo che la storia di Theo sia quella dove si vede di più qual è la posta in gioco per l’Europa”
Si dice che gli olandesi siano un popolo soddisfatto, al punto di essere orgogliosi di una tolleranza che confina con l’indifferenza.
Tiziana Ficacci


17/09(06 - La scuola pacifista
In occasione dell’inizio dell’anno scolastico il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ha detto che la scuola è un elemento fondamentale per sconfiggere il terrorismo abbattendo paure e pregiudizi,  e ha invocato una formazione interculturale, fondamentale per costruire una pace duratura.
Mettere insieme così tanti concetti sembra rivelare una certa confusione.
La pace duratura può nascere solo dalla sconfitta del terrorismo e non da una disordinata programmazione interculturale. La scuola è uno strumento di trasmissione dell’eredità culturale tra generazioni che deve essere aggiornata con la ricerca e l’innovazione per essere sempre più attuale.
La confusione multiculturale è l’opposto del confronto tra culture che nasce dal riconoscimento delle diversità. Il politicamente corretto della scuola pacifista e multiculturale auspicata da Fioroni non sembra rappresentare un esempio affidabile. Tiziana Ficacci
17/09/06 - La Via Sacra
Lo spazio lasciato libero dall’ecomostro di Punta Perotti e che chiudeva come una saracinesca  l’orizzonte di Bari, potrebbe presto essere sostituto dalla Città di Pietra. Claudio D’Amato Guerrieri, docente di Composizione architettonica al Politecnico di Bari ha proposto alla Biennale di Venezia di far rinascere in quell’area la Via Sacra – il percorso dell’antica processione di San Nicola da Myra – come punto d’incontro fra la cristianità d’Oriente e d’Occidente (Città di Pietra). I progetti presentati prevedono tutti un tempio cristiano (con 16 cappelle per le differenti confessioni), un monastero ortodosso, una facoltà di studi teologici, biblioteca, auditorium, sale congressi, una foresteria e un albergo, un centro commerciale. Le idee presentate daranno vita a un concorso internazionale per Punta Perotti.
Sembra che nel nostro paese ci sia una corsa a “battezzare” le vie. Sempre più le lapidi con “qui dormì Garibaldi” sono affiancate a “inchini ai papi”. Pensiamo al caso di GP II. Non solo decine di vie, viali e piazze, ma anche passeggiate sul lungomare (Soverato, provincia di Catanzaro), ponti (Prato), teatri (Ceppaloni, Benevento), aule universitarie (Catanzaro) , giardini pubblici (da Cremona a Corleone), stadi (Francavilla Fontana, Nardò, Rosario, Nocera Superiore), statue e monumenti bronzei (da Noceto, nel parmense, a San Giovanni Rotondo), parcheggi (Otranto), scuole (Tropea, Castellammare di Stabia), perfino un aeroporto, quello di Bari, dedicato a Wojtyla nel maggio 2005 dal presidente della Puglia, Nichi Vendola.
Portano il nome del papa anche due montagne: la “Cima Giovanni Paolo II” del Gran Sasso e la “Punta Giovanni Paolo II” nel Parco dell’Adamello Brenta, dove GPII amava sciare. Tiziana Ficacci

 

 

 

 

14/09/06 - LA DONNA DELL’ANNOSeyran Ates, donna tedesca dell’anno 2005, la più celebre avvocato di origine turca della Germania si è ritirata. Con un piccolo comunicato sul suo sito “intorno a me c’è un clima pesantissimo di intimidazione” ha informato le clienti che affollavano lo studio berlinese.
Qualche settimana fa era stata presa a calci e pugni dal marito di una donna che aveva tutelato in una causa di divorzio. E non è stato dato seguito alla denuncia, come del resto non è mai stata accolta la richiesta di una scorta dopo un violento attacco del quotidiano turco Hurryet diffuso in Germania. Ates ha messo sotto accusa anche l’SPD, il suo partito, per una politica dell’emigrazione che minimizza i problemi. “Coltiva l’idea di una società multiculturale – dice l’avvocato – ma non ha mai guardato dentro le case. Chiede ai cittadini coraggio civile, ma non tutela chi questo coraggio lo mostra pubblicamente”.
Seyran Ates è arrivata in Germania da Istanbul a sei anni, e a 15 ha deciso di studiare legge. A 17 scappa da casa, uno scandalo per la famiglia la strada verso la libertà per lei. Una volta laureata comincia a battersi contro l’obbligo di portare il velo, i matrimoni forzati e i delitti d’onore, denuncia i politici che vedono l’autorità sulle donne come parte di un’altra cultura che va rispettata perché ciò è “politicamente corretto”. Il conformismo ha chiuso lo studio dell’avvocato delle donne turche.

Tiziana Ficacci


12/09/06 - Cinema
La coppia scoccia in tutti i modi

Lui ha un favore da chiedere al fratello, un vero favore: “Fai sesso con la mia ragazza che amo tanto, lei è d’accordo, insieme ti abbiamo organizzato un incontro nella stanzetta vis-a-vis del carcere. Fai tutto con lei, ma non baciarla e , se puoi, non farla venire. Forse è meglio che neanche la fai spogliare, tirale giù i pantaloni e basta, così è sicuro che non viene”.
Lui è il protagonista di Azul oscuro casi negro (Blu quasi nero) presentato alla 63° Mostra del cinema di Venezia nella sezione Giornate degli autori, del regista spagnolo Daniel Sanchez Arevalo, film premiato dall’UAAR per la non convenzionale idea della famiglia. Lui, l’attore Antonio de la Torre che abbiamo già visto in Volver marito ubriacone di Penelope Cruz, è in carcere innamorato di una detenuta. Il sistema carcerario spagnolo è molto sensibile alla sessualità dei propri ospiti e le persone in coppia (etero o omo, coniugata o no) una volta al mese possono usufruire della stanza vis-a-vis con un bel lettone. 
Lui però è sterile, lei però vuole un figlio, ed ecco allora subentrare il fratello.
Curiosamente nella stessa sezione è stato presentato anche il film francese Sept Ans dove un detenuto convince il secondino a fare sesso con sua moglie purché registri sospiri e ansimi per poi poterli riascoltare. “Ricorda però – dice al secondino – che mentre sei con lei tu sei me”.
Al di là della situazione particolare in cui si trovano i protagonisti di questi due film, va preso atto che il sesso di coppia (finalmente) sta velocemente declinando. Senza eccessive speculazioni, probabilmente ha ragione la simpatica Elena Santarelli che in Vita Smeralda dice all’amica cameriera  McDonald’s in cerca di una vacanza “strafiga” tra Billionaire e Hotel Mallia : la cosa è inflazionata, non tira più, ormai si va solo in tre.
Tiziana Ficacci


11/09/06 - Preghiera per la Patria.

Da pochi giorni abbiamo assistito in diretta tv alla ”messa a terra” (sbarco sembrava parola troppo guerrafondaia) dei nostri militari in Libano. Non è proprio chiarissimo quello che faranno, ma dobbiamo goderci questo momento in cui la sinistra radicale (meglio sarebbe dire la sinistra dello status quo), si è inventata i soldati arcobaleno e si è persuasa che la missione metterà una camicia di forza agli israeliani che, come è noto, “eccedono nella difesa” quando vengono bombardati.
L’affetto per la missione è stato rilevato anche dalla stampa internazionale che pure ha mostrato qualche esitazione sulla gestione dell’operazione italiana in merito alla composizione del contingente: sembra che i mezzi anfibi che abbiamo visto sulle spiagge di Tiro non siano in grado di resistere ai raggi Rpg che pullulano nelle riserve di Hezbollah e nelle armerie delle fazioni libanesi minori. Ma, non dobbiamo avere timori per il nostro esercito in quanto nei loro zaini c’è un prezioso libretto.
E’ il piccolo vangelo da combattimento che monsignor Bagnasco, ordinario militare d’Italia, e oggi arcivescovo di Genova, ha fatto stampare appositamente per la missione. 511 pagine color kaki come la mimetica, piccolo piccolo per stare comodamente nella tasca. Nella pagina accanto alla Preghiera per la Patria c’è anche una scheda per annotare il grado e il reparto di appartenenza. In tutto 30.000 copie.
Tiziana Ficacci

8/09/06
"Children of Men" a Venezia


Sembra piacere parecchio ai giornalisti che affollano la Mostra del Cinema di Venezia Children of men, film del regista messicano Alfonso Cuaròn. Il film è tratto dal romanzo di P.D. James (edito da Mondadori) e racconta di un mondo senza bambini, in crisi di civiltà, parecchie piccole guerre, tensioni fra migranti.
Cuaròn ambienta il film nel 2027. Le donne non rimangono più incinta da 18 anni ma non viene spiegato il perché. Forse lo stress, forse l’alimentazione chimica, forse le mutazioni genetiche, forse cultura.  C’è una ostetrica che ricorda come tutto cominciò, cioè con una serie di aborti spontanei nel 2009. Quando compare l’unica donna incinta, la prima dopo 18 anni, l’umanità si sente minacciata al punto che la giovane scappa salendo su una nave che emerge dalla nebbia.
Cuaròn dice che il suo non è un film di fantascienza ma una visione realistica del presente, è un film che parla della civiltà che stiamo distruggendo ogni giorno nella vita e nei valori.
Tiziana Ficacci

4/09/06
L 'integrazione si impara a scuola.


Leggo su Il Foglio della prossima uscita  di A Home from Home un libro inchiesta del giornalista della BBC  George Alagiah. L’autore conduce il lettore attraverso una Gran Bretagna scioccante, nelle zone e nei quartieri testimoni del fallimento della via inglese all’integrazione. Attenzione però: A Home from Home non è una condanna  del multiculturalismo, ma piuttosto del mutamento di un progetto. E non potrebbe essere altrimenti in quanto Alagiah è un esempio di integrazione. Immigrante da Ceylon è oggi uno dei più noti giornalisti della BBC. La sua riconoscenza è soprattutto per la scuola che è stata in grado di trasmettergli l’identità britannica pur preservando la sua cultura d’origine. Autorevole esponente della comunità tamil, Alagiah è insieme a Trevor Phillips, capo della Commission for Racial Equality (istituita dal governo Blair)e caraibico, John Sentamu, arcivescovo di York africano, Salman Rushdie scrittore indiano, Hanif Kureishi scrittore e saggista pachistano, tra le personalità che danno lustro al loro paese d’adozione. Il fallimento e la degenerazione sono palesi in alcune testimonianze dello studio. Racconta Helen, caraibica immigrata nel ’59, che “si subiva un po’ di razzismo, ma si poteva contare sulla solidarietà degli altri immigrati. Oggi invece dove abito sono tutti bengalesi che vivono chiusi nella loro comunità impermeabile agli estranei”. Altro caso illustrato dal libro-inchiesta è quello del piccolo Joshua unico bianco tra pachistani in una scuola elementare di Mayflower, nella periferia est di Londra, vittima della segregazione multiculturalistica.
Alagiah sostiene che la degenerazione del progetto multiculturale ha portato all’aumento  dell’estremismo islamico, delle mutilazioni genitali femminili, dei matrimoni forzati, frutti marci dell’indulgenza che la Gran Bretagna ha mostrato rispetto ad azioni in contrasto con i suoi principi. Frutti marci che maturano nelle scuole religiose dove si forma un permaloso apartheid, dove si vive per anni nei ghetti e si ignora lo stile di vita del paese in cui si abita. E, se come dice Alagiah la scuola è una incubatrice, questi giovinetti corrono il rischio di non sfondare la scatola di vetro.
Uno studio importante, quanto quello che un paio di anni fa degli insegnanti francesi scrissero per denunciare il fallimento della via francese all’integrazione di fronte alla resa della scuola laica nelle banlieue parigine.
Tiziana Ficacci


2/09/06 - Recensione libro.
Furio Biagini : Il ballo proibito, storie di ebrei e di tango. Le Lettere, Euro 15,00


Suonatemi un tango
Che sia razionalista o mistico
Ma che possa capirlo anche la nonna
Suonatelo con ardore.

Tra il 1875 e il 1914 sbarcarono a Buenos Aires più di 5 milioni di stranieri. Molti degli immigranti erano ebrei che provenivano dai più disparati luoghi dell’Europa orientale. Dalla fusione di tutte le culture che in quella città si erano incontrate nasceva il tango, una affermazione di identità e un rito che liberava dalle angosce della vita. L’apporto degli ebrei a questa avventura collettiva, composta di centinaia di avventure individuali, ha contribuito a fare di questo ballo-canzone un’arte universale. Per molti di loro il tango, musica e danza scandalosa per la borghesia locale, fu un mezzo di assimilazione e non è un caso se entrambi ebbero come comuni nemici i militari golpisti e i movimenti fascisti. Musica nata a Buenos Aires, il tango è stato luogo di incontro e di creazione collettiva per persone venute da ogni parte del mondo e anche l’apporto giudaico fa parte delle basi sulle quali si appoggia: l’universalità della vita.
(T.F.)

2/09/06
Manuela Lesbica in una fiction TV


Martedì 5 settembre su Canale 5 inizia la fiction in sei puntate   “L’onore e il rispetto” con la regia di Salvatore Samperi  e che vedrà protagonista la bella Manuela Arcuri.
Una storia di emigrazione ambientata negli anni Cinquanta, con famiglie che dal sud si spostano al nord cariche di speranze, sogni, illusioni. In questo contesto si svolge la storia di Nella (Arcuri) aspirante modella, con una madre debole e un patrigno alcolista che la stupra: dopo la violenza resta incinta e il suo bambino lo darà in adozione. Nella tenta di uccidere il patrigno , finisce in prigione e lì incontra Maria con la quale avvia una relazione sentimentale.
Naturalmente dobbiamo aspettare di vedere la fiction per poter dare un qualsiasi giudizio, ma senz’altro è interessante che una attrice popolare ricopra il ruolo di lesbica, una figura ancora (semi)sconosciuta in televisione.
Durante  la conferenza stampa di presentazione del dramma tv, Manuela Arcuri  rispondendo alla domanda di un giornalista ha confessato di aver provato un notevole imbarazzo nel baciare la sua collega. Ha inoltre ricordato che mentre le è molto facile rifiutare il corteggiamento di un uomo che non desidera, quando le attenzioni le vengono da una donna la mortifica dire di no per paura di offendere la sua congenere.
Tiziana Ficacci

2/09/06
Ancora sullo stupro


La maggior parte degli stupri – due su tre secondo le indagini statistiche sull’argomento – non viene denunciata per paura e/o vergogna. La paura e il pudore sono determinati dal fatto che la maggior parte delle volte gli stupratori sono membri della propria famiglia o conoscenti.
Questo vuol dire che meno di una donna su dieci viene violata da uno sconosciuto, cioè dall’uomo nero che si nasconde dietro i cespugli. Secondo l’Istat l’8,6% dei casi rispetto alle 2.744 denunce fatte in Italia nel 2005.
Più di un giornale, più di un politico, più di un sindaco, hanno usato i recenti casi nel tentativo di rastrellare qualche facile consenso della parte più arretrata del nostro paese, nascondendo colpevolmente ancora una volta la realtà. Contribuendo  a tenere chiusa la finestra di fronte a quello che di più  pericoloso c’è nella  nostra società: la famiglia chiusa, l’analfabetismo sessuale, il disprezzo per le donne.
Tiziana Ficacci


29/08/06 - Il Ghetto di Venezia ?

Domani inizia la 63° Mostra del Cinema di Venezia che quest’anno, per la prima volta, vedrà l’assegnazione, tra gli altri, di due premi speciali.  Il primo è quello che l’ UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) assegnerà ad un' opera che si distingua  per i valori del laicismo e il rispetto dei diritti umani (www.uaar.it),  e il secondo è quello che l’associazione CinemArte e Arcigay attribuiranno al miglior film a tematica gay. 
Quest’ultimo, dall’edizione 2007 della Mostra sarà assegnato annualmente grazie ad un accordo scaturito tra il direttore Marco Muller e il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini.
Non teme l’Arcigay che questo premio possa rinchiudere i gay in un recinto? O non bastano le orribili discriminazioni che ancora oggi escludono i gay dalla prassi (matrimonio, adozione…)?
Speriamo che ispirati dal luogo in cui si assegna la Coppa Volpi - Venezia è la città che nel 1516 istituì il primo ghetto -  i giurati scelti dall’Arcigay che assegneranno il premio a tematica gay, saliranno sul palco e , novelli Shylock, cominceranno a denunciare : “…non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni?… se ci pungete non diamo sangue noi? Se ci fate solletico non ridiamo? Se ci ammaliamo non moriamo? Se siamo come voi in tutto… vogliamo assomigliarvi.”
 
Tiziana Ficacci 

 

27/08/06 - IL NEMICO INTERNO

Non capisco più l’Occidente. O almeno quella parte che, come ha sostenuto in un suo editoriale “l’elefantino” , si comporta come il nemico interno, la quinta colonna di al Quaida.
Analizziamo quello che è successo in questo ultimo mese relativamente alla guerra mediorientale.
L’importante scrittore norvegese che chiede lo scioglimento dello stato di Israele come entità sionista e/o razzista, che conferma l’assioma che qui è possibile dileggiare  l’ ebraismo, la laicità e la democrazia israeliana, mentre la cultura di morte islamista non si può sfiorare neanche con un fumetto satirico.
Poi c’è l’inizio della guerra autodifensiva  di Israele contro gli Hezbollah . E’ il caso di ricordare che Israele è il paese che si è ritirato dal Libano nel 2000, che si è ritirato da Gaza un anno fa, che ha un governo di centro sinistra che ha nel primo punto del suo programma il ritiro dalla Cisgiordania, che ha avuto morti e feriti civili per attacchi kamikaze (proporzionalmente superiori ai morti dell’11 settembre), che è minacciato di annientamento dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Ebbene questo piccolo paese si è sentito rivolgere nell’ultimo mese soltanto appelli a cessare il fuoco (cioè a soccombere), mentre da solo si è trovato davanti ad un nemico reso fortissimo dopo anni di indifferenze e complicità della dirigenza europea.
Di più: in Italia, dove è presente una consulta islamica istituita dal precedente governo, siede l’ucoii, che ha sentito il bisogno di acquistare pagine di giornali per comparare le atrocità inflitte dagli israeliani a quelle dei nazisti. Ma qui c’è anche una legge del 1998 che prevede la reclusione fino a tre anni per chi diffonde idee fondate sull’odio razziale o etnico. Ma qui c’è anche la senatrice Lidia Menapace che, come l’ucoii, non vuole riconoscere l’unicità della shoah, perché c’è stato anche lo sterminio dei curdi dove  “sono morti in 400mila solo perché erano finiti” (sic).
In questa parte di Occidente oggi però è un giorno storico. La prossima settimana tremila soldati italiani andranno a raggiungere la missione Unifil. Forse questa missione non disarmerà (e chi lo vuole?) Hezbollah, forse accelererà il passaggio del Libano a uno stato islamico, forse accentuerà la debolezza geopolitica di Israele.
L’espressione “nemico interno” , culturalmente e politicamente scorretta, fa paura. Ma qui, l’ideologia ha un ruolo centrale, come la guerra estiva nel medioriente, una guerra ideologica tra due principi, due sistemi di valori, due modelli culturali.
Tiziana Ficacci


12/08/06 - Il più grave dei delitti.

In questi giorni tremendi di guerra in Medio Oriente, a Gerusalemme, poco distante dai confini della battaglia, si è consumato il più grave dei delitti. Un giovane cooperante italiano è stato vigliaccamente pugnalato mentre con alcune amiche sorseggiava una birra. Sorprenderà forse che definisco il più grave dei delitti un solo singolo omicidio mentre popolazioni civili, dall’una parte e dall’altra, vengono spazzate via.
Angelo è un ragazzo di Monterotondo, pieno di entusiasmo e ingenuità giovanili che ha aderito all’appello del Progetto Sviluppo, ong della CGIL, per lavorare quindici giorni al centro Burj Al Luqluq dentro le mura della Città Vecchia. Angelo era molto impegnato, era il coordinatore dei giovani comunisti del suo paese, andava sempre a Ballarò quando c’era Bertinotti, e da questo angolo di mondo guardava ad Israele: “questa terra è stata vissuta, abitata, coltivata dai palestinesi” si legge nel suo blog, “si fa fatica a tollerare l’arroganza dei soldati israeliani, i loro sguardi, la violenza giornaliera sui palestinesi, anche se si esprime solo battendo lo sportello di jeep in corsa”.
Con questi sentimenti il giovane Angelo accudiva ai tanti bisogni dei bambini palestinesi, i più poveri, quelli che abitano in quella zona di Gerusalemme. Angelo è morto, forse per mano di un fanatico, una morte assurda che forse poteva accadere con le stesse modalità in un vicolo di Napoli piuttosto che durante una gita in un affluente paese del Nordeuropa. Cose così del resto succedono continuamente. Quello che definisco il più grave dei delitti è quello di cui si è macchiato il coordinatore di Progetto Sviluppo. Mandare giovani sostanzialmente impreparati (in quale lingua Angelo si rivolgeva ai bambini palestinesi?), senza copertura economica, senza conoscenza degli usi locali (forse l’omicida era irritato dalla bevanda alcolica? Forse dalle quattro ragazze da cui era accompagnato?), è il vero delitto.
Di più: chiudere repentinamente un progetto disilludendo i bambini che dovevano farne parte. Paura per un personale scelto in maniera leggera o constatazione dell’inutilità del progetto?
I paesi del Nordeuropa, la Francia, il Giappone, gli Stati Uniti, le agenzie delle Nazioni Unite, hanno un personale altamente specializzato che opera nei paesi in via di sviluppo e nelle zone di guerra. Non è nel programma del governo, ma forse all’interventista ministro degli Esteri andrebbe girata una richiesta: per favore D’Alema , riordini la cooperazione italiana, faccia in modo che non ci siano più giovani ragazzi nel fiore della vita che muoiono inutilmente.
Caro Angelo, è vero quello che hai scritto nella tua ultima email: qui l’assurdità fa parte della vita.  

Tiziana Ficacci


12/08/06 - Promuovere la laicità

Un paio di settimane fa in Francia il deputato socialista Jean Glavany ha depositato all’Assemblea nazionale il progetto di legge n.3236 volto a Promuovere la laicità.
Al patto laico che nel 1905 sostituì il patto tra Napoleone e il papa del 1801, Glavany propone di abbinare una legge che determini il principio costituzionale della laicità per tradurre nella vita quotidiana questo nobilissimo valore.
Per prima cosa è prevista l’ istituzione di un Osservatorio nazionale sulla laicità - del quale faranno parte storici, filosofi, sociologi, insegnanti - che dovrebbe innalzare il dibattito e dare suggerimenti al governo.
Poi l’elaborazione di una Carta della laicità, sulla quale dovrebbero giurare i giovani che diventano maggiorenni e chi ottiene la nazionalità francese.
Un servizio civile di sei mesi, obbligatorio per consentire il confronto delle diversità.
Un Centro per la memoria dell’immigrazione per ricordare la ricchezza della diversità, sempre applicando il principio della laicità.
Nel progetto di legge si prevede l’accesso televisivo, ora accordato alle maggiori religioni, anche alle convinzioni filosofiche, umaniste, atee e agnostiche.
I comuni dovranno tenere conto delle diverse esigenze in materia di sepoltura e cimiteri. Si ribadisce la più rigorosa neutralità negli ospedali, nella funzione pubblica e nell’esercito, ma si prevede che in alcune strutture (ospedali, carceri), si possano finanziare luoghi destinati all’esercizio di pratiche religiose e/o filosofiche.
Nel progetto di legge si affronta anche l’annosa questione dell’Alsazia e della Mosella, regioni dove ancora vige il Concordato di Napoleone (che prevede la nomina dei vescovi da parte del Presidente), proponendo , in attesa della abrogazione così come nel resto del paese, una sorta di sistema italiano (il nostro Concordato del 1984).
Tiziana Ficacci


9/08/06 - In principio In principio era uso sproporzionato della forza, cioè, pochi morti israeliani. Il nord del paese vive nei bunker, nei campeggi approntati in tutta fretta, presso gli amici o i parenti. Dall’altra parte della barricata bambini usati come bersagli, tardive lacrime di leader, imbarazzanti mistificazioni.
Una su tutte, il numero delle vittime. A Cana i morti erano 58, tre giorni dopo, quando la notizia si era impressa nella mente di ognuno di noi, l’organizzazione Human Rights Watch ha rivelato che erano 28. Beninteso, anche una sola vittima è un tragico evento ma in una guerra, soprattutto così dispari, anche l’immagine è una arma.
Per avere lo stesso peso i morti devono avere una qualche appartenenza? I morti del Darfour, quelli della Cecenia, i massacri fra iracheni non meritano che un breve trafiletto, non entrano nelle preghiere di Sua Santità. Il primo ministro israeliano, stanco delle critiche che dall’inizio della guerra nel Sud del Libano gli arrivano dall’Europa, ha dichiarato che non vuole prediche da chi ha attaccato il Kosovo uccidendo diecimila civili, tra l’altro senza subire attacchi missilistici sui propri territori.
In questa parte del mondo che si chiama Occidente, c’è un immenso problema di retorica. La nostra retorica umanitaria non prevede la guerra, la tragedia, l’inevitabile. Non vogliamo raccontare la spavalda crudeltà di un nemico.
Gli Hezbollah vanno all’essenziale.Porgono il loro dramma nei colori cupi dei dipinti caravaggeschi.
Loro hanno il senso del sacro nella morte piuttosto che nella vita.
Potrebbero vincere.

Tiziana Ficacci


6/08/06 - Musulmane e colpi di calore.

Una spiaggia per sole donne, inaccessibile a occhi esterni, protetta da veli e divieti, con personale femminile, dalle bagnine alle bariste.Il comune di Riccione ha già approvato la delibera e aspetta solo la richiesta di qualche occhiuto imprenditore che trasformi il prezioso arenile romagnolo in una riserva protetta per le ricche turiste arabe. La spregiudicata assessore al Demanio Loretta Villa sottolinea come una città vocata al turismo debba essere in grado di soddisfare le diverse esigenze, e, del resto, non è stato così anche quando Riccione accolse negli anni ’60 i turisti tedeschi offrendo insieme alla piadina i colesterolici salsicciotti?
Ma, un grasso wurstel di maiale è paragonabile a questa assertività nei confronti di tradizioni culturali che non rispettano i diritti della persona? O non sarà l’ennesimo caso di razzismo travestito dal bonario (e superato) multiculturalismo?
Il multiculturalismo è un relativismo che rifiuta l’idea dei valori universali mentre il pluralismo culturale, per intenderci il modello americano, riconosce la varietà della civiltà, tenendo ben fermi i valori comuni a tutta l’umanità.
Il tipo di delibera approvata a Riccione imprigiona i musulmani in identità chiuse e immobili. Pensare che gli islamici non sono in grado di fare le riflessioni critiche che conducono alla laicità e   all’accettazione dei diritti della persona significa ritenerli inferiori. E’ una forma di razzismo inconscio perché considera una cultura diversa dalla nostra incapace di raggiungere la nostra comprensione alla tolleranza, alla differenza, alla libertà. Fermo restando che se una donna araba vorrà bagnarsi con la gallabia (una lunga tunica bianca) saremo felici di nuotarle accanto. (Tiziana Ficacci)


25/07/06 - Giaffa (Haifa). Quello che poteva essere.
Una riflessione di Tiziana Ficacci

Haifa ha i colori di una città israeliana, però le voci sono arabe. Si sdraia tra il mare e la montagna. E’ una città mista. Sul monte Carmelo le vie sono ordinate, gli alberghi sono moderni, i caffè e i ristoranti sono all’aperto. Verso il Mediterraneo si incontra il bellissimo santuario dei Baha’ì, una religione perseguitata in diversi paesi e che qui ha edificato il suo sampietro. Uno splendido giardino circonda un edificio con la cupola che ricorda una moschea. I vialetti curati, le siepi ordinate, una atmosfera raccolta, sparisce avvicinandosi al centro. Haifa ridiventa araba e israeliana. Le due lingue si mescolano insieme ai suoni e alle musiche. Le strade sono ripide, piene di botteghe dai sapori orientali e negozi occidentali. E il traffico caotico di ogni città israeliana, di ogni città mediorientale. 260mila abitanti. Una città che ha tante facce. Antica per avere una storia da raccontare: catturata nel 638 dai musulmani, poi presa dai crociati nel 1100, passata spesso di mano, fino al 22 aprile 1948 quando le forze di autodifesa israeliane, l’Haganah, l’hanno conquistata spingendo all’esodo migliaia di arabi. Altri sono rimasti e hanno avuto la cittadinanza. Haifa è un modello di convivenza, ma questo non l’ha risparmiata e i rapporti interetnici ne hanno patito. L’ultimo attacco per mano di uno stato arabo lo ha subito nel gennaio del 1991 con gli scud sparati da Saddam Hussein. Poi, durante l’intifada la città è stata segnata dal passaggio dei kamikaze e in un parcheggio di bus hanno iniziato a raccogliere le carcasse degli auto sventrati dalle bombe. Non un museo ma un ricordo. I terroristi hanno ucciso nei ristoranti tanto gli ebrei israeliani che gli arabi israeliani. Clienti e camerieri, ebrei e musulmani, accomunati dalla morte. Lo ha raccontato bene lo scrittore Abraham Yehoshua, che qui vive. In una intervista ha raccontato un episodio del 2002. Un terrorista palestinese si è fatto saltare nel locale sulla spiaggia dove andava a mangiare di solito: “La bomba ha falciato i due camerieri arabi con cui spesso mi fermavo a parlare e una intera famiglia di ebrei. Ho deciso di andare al funerale dei due ragazzi”.
Prima che la rivolta palestinese sconvolgesse il paese, Haifa era una città di sinistra. Uno dei sindaci più noti era Mitzna, bravo a gestire la municipalità e progressista, mandato a sfidare Ariel Sharon. Una sconfitta senza appello confermata nelle elezioni del 2006. Kadima ha avuto il 28,9% dei voti contro il 16,9% dei laburisti. Ad Haifa convivono tradizione levantina e tecnologia, cultura e scienza. Haifa ospita un importante porto commerciale intorno al quale si sviluppa una attività frenetica. Ancora bar, chioschetti, ristoranti dagli odori inconfondibili di felafel e spiedini di carne. Dai colori inconfondibili del rosso dei cocomeri e dell’arancio delle albicocche e del giallo dei limoni. Lungo le banchine le barche e le navi militari, primo scudo contro le infiltrazioni terroristiche. L’antico e la modernità insieme: la città è fiera del Technion, l’istituto di ricerche scientifiche all’avanguardia in più campi. Civili e militari. Qui scelgono di insegnare professori non conformisti. Qui, per primo, hanno colpito i razzi degli Hezbollah.


Visite dall' 1/09/06
Free web counter