LAICITA' APPLICATA - LIBERTA' DI PENSIERO - CONTRIBUTI E TESTIMONIANZE

Razzismo e antirazzismo.                                                                

30/07/11

Caro amico,

sì, ho ricevuto il tuo ultimo messaggio a cui volevo subito rispondere, ma poi non l'ho fatto. Visto però che mi solleciti rimedio adesso, anche perché l'argomento - il razzismo - m'interessa molto.

Comincerò con una tesi quasi provocatoria:

«Gli Italiani non sono razzisti.»

Come non lo sono gli Svizzeri, i Tedeschi, gli Svedesi, gli Olandesi, i «Veri Finlandesi» (la sorpresa delle ultime elezioni in Finlandia).
E non lo sono nemmeno i Leghisti italiani, nonostante i loro atteggiamenti e discorsi beceri  (Bingo Bongo, negri con la sveglia al collo).

C'è una grande confusione. Il termine razzista ha soppiantato fascista, che è quasi scomparso. Razzista, fascista, antisemita sono insulti con cui si vuole bollare, squalificare e demonizzare chi non la pensa come noi. Con un fascista non si discute, è irrecuperabile (come il «borghese»: in «Teorema» (1968) di Pasolini si diceva che un borghese resta un borghese. Cioè un fascista). Letta in un blog: "Dio, come odio i razzisti!". Immagino che a dire una cosa simile sia stata una orgogliosa antirazzista ... cioè una razzista all'incontrario!

Fino a diciamo vent'anni fa non si parlava di razzismo in Italia (ma ricordo che Natalia Ginzburg, morta nel 1991, vi accennava). Il cosiddetto razzismo in Italia ... dilaga da quando la Lega di Bossi si è imposta al nord e da quando l'Italia, ma anche il resto dell'Europa, sono state invase dai disperati del terzo mondo. Questa invasione, perché di questo si tratta, è per il momento ancora contenuta, ma potrebbe assumere dimensioni enormi, destabilizzanti, perché sono decine e decine di milioni, se non centinaia, che vorrebbero trasferirsi in Europa: com'è possibile ospitare, integrare tutta questa gente? Li si chiama immigrati, emigranti, clandestini, extra-comunitari, ma sono in realtà puri e semplici «invasori». Solo che adesso le invasioni si fanno senza armi: i disperati arrivano armati della loro povertà e della comprensibile aspirazione a una vita migliore. E ovviamente sui disarmati e poveracci non si può sparare ... Ma a che cosa servono allora i nostri eserciti? A combattere in Afghanistan, in Iraq, in Libano, in Libia (in Libia non sono ancora sbarcati, ma è solo questione di tempo).
Una volta gli eserciti servivano a difendere le frontiere e l'integrità territoriale dei rispettivi paesi. Oggi invece sembra che il compito primario sia ... combattere il terrorismo ovunque nel mondo (così quel vecchio arnese di Napolitano - che non si smentisce: ieri inneggiava ai carri armati sovietici in Ungheria, oggi alla nostra aggressione alla Libia). 
Quando una popolazione si "sente" invasa ci sono ovviamente fenomeni di rigetto, di resistenza: è fisiologico, la cosa più naturale del mondo. Qualsiasi organismo "sano" reagisce alle aggressioni: in caso d'infezioni sviluppa anticorpi. Intendiamoci: fenomeni migratori sono sempre esistiti e continueranno ad esistere. Ma c'è un limite, oltrepassato il quale la popolazione indigena manifesta insofferenza, poi ostilità che può assumere forme violente (per es. i pogrom contro gli Italiani nella Francia del sud il secolo scorso). Ma qual è questo limite, si può precisarlo? Difficile dire. Uno sosteneva una volta che superato il 7% c'è sempre  una reazione. Secondo me questa cifra è opinabile: una reazione ci può essere anche sotto il 7% e magari una più massiccia invasione non suscita crisi di rigetto: dipende da molti fattori. Gli stranieri in Svizzera costituiscono oggi addirittura il 22% della popolazione (quasi un quarto), e non c'è stato ancora un sollevamento o una caccia allo straniero (ma una certa allergia o insofferenza agli stranieri c'è sempre stata, e il partito di maggioranza - l'UDC, Unione democratica di centro - ha il vento in poppa grazie alla sua posizione piuttosto ostile verso gli stranieri). La reazione subentra anche in caso di soggettiva sensazione di invasione: per es. contro i tedeschi e gli svizzeri che hanno fatto man bassa di terre e poderi in Toscana.

Ovviamente il «razzismo biologico» (superiorità di una razza su di un'altra) è superato definitivamente, anche perché - come osservi - non ci sono "razze" diverse della specie h. sapiens sapiens: apparteniamo tutti alla stessa specie, con alcuni sottotipi (con tratti somatici diversi: occhi a mandorla, colore della pelle ecc.). Tanto è vero che oggi si preferisce parlare di «razzismo identitario» che non disprezza e perseguita altri gruppi umani, ma vuole lo stesso «escluderli», discriminare ecc.
Il fatto è però questo, che l'animale sociale h. sapiens sapiens tende naturalmente a costituirsi in gruppi, sempre e ovunque. Senza il gruppo l'individuo non può sopravvivere: il gruppo offre diversi vantaggi per la sopravvivenza, non da ultimo il senso di «appartenenza» che è anzi fondamentale. Si va dal gruppo minimo o di base al gruppo allargato: la famiglia, amici e conoscenti, la nazione (una volta si diceva popoli, ma di questo passo presto anche il concetto di popolo sarà considerato razzista). Ci sono dei tratti caratteristici e inconfondibili che distinguono un popolo - cioè un gruppo numeroso di persone - da un altro? Difficile dire, sì e no. Comunque differenze ci sono, palpabili, come costatiamo viaggiando. Anzi, è proprio questo il bello dei viaggi: arrivare in un luogo completamente diverso dal nostro abituale, non solo per il paesaggio, ma anche per gli abitanti, il loro modo di vivere, la mentalità, i comportamenti ecc. A volte le differenze sono minime - e tendono a scomparire anche queste con la crescente interconnessione e omogeneizzazione dell'umanità: ovunque McDonald, ovunque l'inglese (che purtroppo non so: pensavo che quattro lingue - italiano, francese, tedesco, spagnolo e magari il portoghese - mi sarebbero bastate, invece ... ho trascurato proprio la lingua più importante!). Comunque differenze ci sono ancora, eccome! Si va dalla lingua - probabilmente il più forte fattore identitario - ad usi e costumi per fortuna ancora diversi. Comunque noi formiamo sempre dei gruppi, la tendenza ad associarsi, aggregarsi è spontanea e innata : è nel gruppo - ristretto o allargato - che ci riconosciamo, che ci sentiamo bene e protetti. Io non posso sentirmi bene in una massa anonima di milioni o miliardi d'individui. È nel gruppo che io conto qualcosa perché gli altri mi conoscono E MI CHIAMANO PER NOME. È in uno spazio ristretto (quartiere, città, paese) che io mi muovo a mio agio perché conosco ogni angolo e non avverto pericoli. Certo io non conosco tutta l'Italia, ma se mi trovassi a Bolzano potrei almeno comunicare, farmi capire (lì anche in tedesco!): è già qualcosa, non poter comunicare, anche cose elementari, è una cosa veramente angosciosa: in Svezia mi trovai malissimo per questo, non capivo e non mi capivano!

Ed ora siamo di fronte a questo fenomeno della globalizzazione. Si dice che gli Stati, le nazioni non contano più - e di conseguenza anche i popoli, cioè i gruppi allargati d'individui. Ma come detto, senza gruppo non si può vivere, non ci si può sentire bene, protetti. Perciò assistiamo oggi in Europa al fenomeno della ri-nazionalizzazione, alle resistenze dei vari gruppi, cioè dei popoli che non vogliono scomparire in una massa anonima di consumatori. L'Unione Europea è una costruzione sbagliata. Vogliono farci credere che siamo tutti europei: una sola moneta, libera circolazione (vale a dire invasione, infiltrazione di altri gruppi), presto una sola lingua franca - l'inglese. Lingua, storia, cultura non devono contare più nulla: siamo tutti europei e tutti fratelli (il papa invita all'accoglienza di tutti gli africani). E invece no: io sono anche e soprattutto italiano, anche dopo mezzo secolo trascorso in Svizzera.

Beh, potrei continuare ancora un po', ma mi fermo qui (per oggi). Comunque consiglio di partire dalla ... psicologia. Psicologia elementare. Un esempio banale, ma secondo me calzante. Quando arrivano dei nuovi vicini come reagiamo? Prima bisogna conoscerli un po', si osservano i loro comportamenti: sono gentili, simpatici, affidabili, educati ecc. ?  I nostri rapporti dipenderanno da questi e altri fattori. Forse ci limiteremo per decenni a buongiorno e buona sera, forse avremo cordiali rapporti di buon vicinato, magari diventeremo anche amici. Comunque inizialmente saremo cauti, osserveremo come si comportano: ci vuole un po' di tempo per conoscersi un po'. E comunque la NATURALE DIFFIDENZA verso il nuovo, il diverso è iscritta nei nostri geni. Senza questa naturale difesa saremmo subito preda del primo malintenzionato. Ho adottato qualche mese fa un povero gattino che mi faceva pena: era un randagio senza dimora, estremamente pauroso, ogni movimento brusco o un passo verso di lui lo allarmava. Adesso siamo quasi amici, non ha più paura, si fida, anzi gli piace qui da me (cibo assicurato ecc.). Ma c'è voluto del tempo! Insomma, direi che è quasi contro natura buttare subito le braccia al collo a qualcuno che non si conosce (e che magari ti sfila subito il portafogli).
Ora questi atteggiamenti naturali - iniziale cautela e diffidenza, osservazione, attendismo, o anche freddezza e indifferenza - se rivolti a un extra-comunitario sono subito bollati come manifestazioni di razzismo o latente razzismo! Persino il presidente della Commissione svizzera contro il razzismo e l'antisemitismo ha ammesso che c'è in lui - come in ognuno di noi - un latente razzismo che bisogna reprimere! Ma andiamo! Di questo passo dovremo reprimere ogni moto spontaneo. Praticamente non si può più dire o fare qualcosa senza discriminare qualcuno!

Ti consiglio un libro che ho molto apprezzato: "Pluralismo, multiculturalismo e estranei - Saggio sulla società multietnica", Rizzoli 2000. Autore Giovanni Sartori, che fra parentesi ha spesso riproposto - sulla prima pagina del Corriere - la questione dell'esplosione demografica (articoli poi raccolti nel libro "La terra scoppia", sempre Rizzoli). Il saggio di Sartori ha solo un centinaio di pagine, è un po' arido ma illuminante. Inutile dire che il bravo Giovanni è considerato dall'intellighenzia di sinistra un razzista.
Io - che sono stato tutta la vita di sinistra - non ne posso più della presunta superiorità morale della sinistra! Ma quale superiorità morale! Se gli Italiani votano ancora Berlusconi (che è sicuramente il più squallido presidente del consiglio che abbiamo mai avuto) è proprio perché tutti vedono che l'Italia mica può risorgere con quegli scalzacani di sinistra. Come se la sinistra sapesse come si gestisce l'economia! La sinistra ci vuole tutti uguali - tutti poveri -, invece siamo grazie a Dio tutti almeno un po' diversi (se no sai che noia!).

Be', scusa la lunga chiacchierata, ma mi sentivo in argomento. Spero che non mi darai del razzista! Ovviamente respingo fin d'ora il complimento! Razzisti sono gli antirazzisti casomai.

Saluti
S.P
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9/04/08 - Da Maria Antonietta Coscioni

Caro Giancarlo,
avrei voluto, innanzitutto, - per l’impegno che investe la tua Associazione  sulle questioni del testamento biologico e dell’eutanasia, che sono da sempre per noi, radicali, dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, urgenti e necessarie per l’agenda politica del nostro Paese -  che la lettera pubblicata su www.liberauscita.it fosse a me spedita direttamente. Provo a spiegare il perché!
E’ il dubbio che  hai sollevato sulla mia “scelta” , come scrivi tu di “girare intorno al problema”,  di “non rispondere” alla ascoltatrice di RadioRadicale,  a lasciarmi un po’ esterrefatta.
A quel dubbio potrei rispondere  raccontandoti alcuni momenti terribili, nella fase terminale di vita di Luca, quando ascoltavo la  volontà, la sua lucida volontà, di non voler essere attaccato al ventilatore. Non lo faccio, è troppo doloroso.  Ma la sua volontà, è stata rispettata; l’ho, l’abbiamo rispettata. E, puoi starne certo, che lotterò, come in passato, con l’Associazione, con i Radicali, dentro e fuori il Parlamento affinché la volontà della persona, sia rispettata sempre,  fino all’ultimo momento della vita che ritenga degno di essere vissuto. Vorrei che in questo momento interrompessi la lettura di questa mia, per scriverne un’altra per invitare urgentemente i tuoi amici e conoscenti a votare i Radicali nell’unico modo in cui possono farlo, votando il PD.
Ora provo invece  a risponderti, pensando  tu sia un cittadino che non sa nulla di me, del mio impegno politico, che non conosce l’Associazione Luca Coscioni, che non conosce i Radicali. 
Non capisco il tuo riferirti ai radicali come se fossero una "confraternita", che vuole "mascherarsi da democristiani", oppure il perché  tu abbia scritto che "non ho avuto il coraggio" e che sono costretta "parlare più o meno come la Binetti" oppure che nel filo diretto ho "girato in modo viscido attorno al tema".
       Confermo quanto detto nel filo diretto di RadioRadicale all'ascoltatrice che mi chiedeva quale atteggiamento avrei tenuto su una materia come quella dell'eutanasia nell'ipotesi fossi eletta in Parlamento. Come ci hanno insegnato, Luca Coscioni prima e Piergiorgio Welby dopo , la dignità della vita che si sceglie di vivere, la dignità fino agli ultimi istanti di essa, dunque nel processo del morire, la "morte opportuna" – come Piergiorgio la chiamava – sono allo stesso modo, e credo con coerenza, al centro dell'iniziativa radicale tutta.
Nel filo diretto ho spiegato che sono candidata nel Friuli Venezia Giulia la terra del socialista e radicale Loris Fortuna., che ha legato il suo nome a straordinarie battaglie di libertà e di liberazione, dimenticato dalla storia patria e dalla neonata Costituente Socialista.
Fortuna, assieme a Marco Pannella, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e tanti altri, ha assicurato al paese tutto, riforme laiche degne di uno stato moderno, quali sono la legge sul divorzio e sull'aborto nonché – e anche questo ho ripetuto durante il filo diretto –un disegno di legge per depenalizzare l'eutanasia.
 Quanto Luca, Piergiorgio e noi tutti abbiamo fatto per garantire l'autodeterminazione dell'individuo, anche nelle scelte di fine vita, è cosa che a chi dice di essere attento ai radicali non credo di dover riassumere in queste poche righe.
Sull'eutanasia in particolare, però - permettimi di ricordarlo a tutti gli associati di Libera Uscita che si recheranno tra pochi giorni alle urne - fuori come dentro il Parlamento non ci siamo fermati un attimo. Negli anni abbiamo presentato proposte di legge di iniziativa popolare per depenalizzare l'eutanasia, abbiamo organizzato la raccolta di decine di migliaia di firme per chiedere un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina in Italia; nell'ultima legislatura abbiamo depositato un progetto di legge in materia.
Consentimi infine di notare che, per fugare qualsiasi dubbio, sarebbe bastato andarsi a riprendere le poche righe che ho scritto in occasione della morte di Chantal Sébire, la donna francese scomparsa qualche settimana fa: "Noi crediamo – scrivevo - che sia un atto di misericordia e di amore comprendere e – quando viene esplicitamente richiesto – consentire l'interruzione di inutili sofferenze. Da una parte, c'è l'ipocrisia tetragona di chi preferisce che il fenomeno resti clandestino, ingovernato e ingovernabile, lasciando tutt'al più che a pietosi medici e infermieri e alle loro coscienze il compito di praticare l'eutanasia; dall'altra c'è chi, come noi, si batte perché ci sia una legge che regolamenti il fenomeno, e non come ora, un arbitrio di fatto.   Tutti i sondaggi demoscopici certificano che la maggioranza dell'opinione pubblica è sulle nostre posizioni, e che ancora una volta è il mondo della politica a non saper e voler comprendere quello che invece è chiaro ed evidente a tutti. Non per un caso si sono opposti anche a una commissione d'inchiesta che monitorasse la situazione e verificasse lo stato dei fatti. Quanti sono, in Italia, i casi come quelli di Chantal Sebire? E perché deve esser loro negata la possibilità di cui ha beneficiato Hugo Class? Ci siamo battuti e continueremo a batterci, in Parlamento e fuori perché queste inutili sofferenze, a chi lo chiede, siano risparmiate".
Niente altro da aggiungere, da parte mia. Non un momento da perdere, da parte di noi tutti. Domenica 13 e lunedì 14 chi voterà Partito Democratico contribuirà a far sì che il prossimo Parlamento e la politica politicante non eliminino i radicali e quindi chi da sempre si batte, per regolamentare quelle che alcuni definiscono "questioni eticamente sensibili" e che noi preferiamo definire "i nuovi diritti civili"
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8/04/08 - Dal Presidente di LiberaUscita

Ci può dire come la pensa veramente sull'eutanasia, cara Maria Antonietta Coscioni?
Lettera aperta a una candidata radicale

Giancarlo Fornari, Presidente di Libera Uscita, ha indirizzato a M. Antonietta Coscioni, candidata alle elezioni politiche nelle liste del Pd del Friuli Venezia Giulia, la seguente lettera aperta.

Cara Coscioni, come Presidente di un'associazione che si batte – e lo ha fatto spesso insieme ai radicali – per la causa dell'eutanasia, mi spiace dirle che sono rimasto francamente sconcertato dalla risposta da lei data domenica 6 aprile alla domanda di un'ascoltatrice, in una  trasmissione di Radio radicale dedicata alla sua candidatura nelle liste del Pd.
La domanda era stata posta da una signora di Roma, la quale, dopo aver ricordato che su Radio radicale c'è una rubrica settimanale dal titolo “Vivere e morire” incentrata sulla difesa dell'eutanasia, ha citato una frase di Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità del Senato, secondo cui l'eutanasia consiste nel somministrare un veleno come si fa nelle camere della morte texane. Come parlamentare - le ha quindi chiesto l'ascoltatrice – Lei pensa di agire attivamente in favore di questa pratica? 
Ora dovrebbe essere per tutti evidente che questo paragone con l'esecuzione capitale, che effettivamente il senatore Marino ha fatto più volte per giustificare la sua contrarietà all'eutanasia, e che non a caso come associazione noi gli abbiamo contestato ufficialmente mesi fa,  è assolutamente infondato. Tanto che il prof. Marino, da quella persona di grande correttezza che è, ci ha risposto assicurandoci che non l'avrebbe più utilizzato.
E in effetti l'esecuzione capitale è un atto violento con il quale si uccide una persona che vorrebbe vivere, l'eutanasia è un atto di pietà con il quale si mette fine alla vita di  una persona che vuole morire. A prescindere dal mezzo usato, sia lo stesso nei due casi oppure no, è evidente che tra loro c'è una differenza enorme, e ci vuole una buona dose di ipocrisia – cosa che non si può dire certo del senatore Marino, per il quale abbiamo grandissima stima – per sostenere il contrario.
Niente di tutto ciò nella sua risposta, nella quale lei ha sorvolato tranquillamente sulle espressioni usate dall'ascoltatrice e lungi dal confermare l'impegno degli eletti del partito radicale in direzione della depenalizzazione dell'eutanasia si è anzi preoccupata di escluderlo, in modo tortuoso. Non ha detto che è a favore e neppure che è contro, ha fatto solo dei discorsi generici sulla vita e sulla dignità della vita che lasciano il tempo che trovano e che non hanno fatto capire minimamente quale fosse il suo pensiero al riguardo. 
Infatti Lei ha tenuto a precisare – cito testualmente - che “quella trasmissione di Radio radicale non è una trasmissione pro eutanasia tout court, spiega semplicemente cosa succede in Italia, in Europa e nel mondo per quanto riguarda la legislazione sulle scelte di fine vita”.
Quindi nulla più che una asettica trasmissione culturale, come potrebbe farla Rai Education.
Ed ha aggiunto - riporto sempre testualmente: “Posso dire che l'attività dei radicali, l'attività in particolare dell'associazione Luca Coscioni riguarda la difesa e la dignità  della vita in tutti i momenti fino all'ultimo momento utile che una persona ritiene di poter sostenere e di poter vivere. Il nostro impegno è anche quello di far conoscere, di portare in  Parlamento la conoscenza di come si muore in Italia, di quanta sofferenza c'è, di quanta sofferenza è soffocata, di quanto... riaprendo tutta quella questione che si è fermata in questa legislatura – l'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina. E soprattutto accogliere le istanze della parte degli italiani, che sono davvero molti, per un'assistenza domiciliare, per un'assistenza alla vita, alla dignità delle persona fino al momento della morte”.
Queste le sue  parole. Quindi dovremo vedere la pattuglia dei deputati radicali, nella descrizione che lei ne ha dato, come una specie di  comunicatori della sofferenza, il cui compito è far sapere agli altri deputati come si muore. Impegnati tutt'al più a proporre indagini conoscitive sull'eutanasia  ma non certo a chiederne la legalizzazione, ci mancherebbe. E parallelamente impegnati – come lei ha detto testualmente, perché non ci siano equivoci – nell'assistenza alla vita fino all'ultimo istante; una specie di volontari domiciliari della buona morte. Una confraternita.
Mentre lei parlava – purtroppo non sono potuto intervenire in diretta perché ero alla guida e non avevo con me il telefonino – si poteva percepire chiaramente il suo imbarazzo  nel toccare questi temi. Lei non ha avuto il coraggio di dire che è a favore dell'eutanasia e neppure di dire che è contro. Non ha avuto il coraggio di dire che l'atto di chi raccoglie le  drammatiche invocazioni di persone come Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli o Vincent Humbert o Ramon Sampedro o come, proprio in queste ultime settimane, l'infelice Chantal Subire non ha niente a che vedere con l'atto feroce di chi spegne la vita di un condannato.  Non ne è stata capace e ha girato in modo tortuoso e se mi permette, anche un po' viscido attorno al problema, rispondendo alla maniera dei democristiani di una volta. Ma almeno loro lo facevano in modo meno goffo.
E a questo punto mi domando: questa sua reticenza è una posizione personale o è una linea imposta ai radicali (o da loro stessi autoimposta) come tassa di ammissione nel grande calderone delle liste democratiche? Il mascherarsi da democristiani, il silenzio, l'evitare di assumere posizione sui temi eticamente più delicati dipendono da una sua scelta o sono il prezzo pagato dai radicali per entrare alla Camera accanto ai teocon? La candidatura nel Pd è  il piatto di lenticchie per il quale si è accettato di vendere l'anima? Il logo con cui adesso vi presentate nella lista di Veltroni, dismessa la Rosa nel Pugno che tante speranze aveva suscitato in molti tra noi, è diventato il Bavaglio?
Queste che le sto rivolgendo, gentile signora Coscioni, non sono domande retoriche.
Come Presidente dell'associazione Libera uscita mi stavo infatti preparando a indirizzare ai nostri iscritti l'invito a votare, in caso di incertezza, per il partito che sia pure con molti limiti ha al suo interno una pattuglia radicale, capace di  rappresentare un contraltare alle troppe presenze fondamentaliste che annovera. Queste sue dichiarazioni sono state per me un brutto colpo. Dopo averla ascoltata mi guarderò bene dal rivolgere un appello in favore suo e del Partito democratico.
Se Lei deve parlare più o meno come la Binetti preferisco quest'ultima, che quanto meno ha l'orgoglio delle sue idee ha e non ha paura di difenderle. Mentre lei, ammesso che ne abbia, se le tiene ben nascoste. Se dovesse essere eletta – cosa che a questo punto non mi auguro – non credo proprio che i laici potrebbero contare su lei per le loro battaglie.
Ha ancora pochissimi giorni per farmi avere una smentita, che sarei felicissimo di leggere e  pubblicare. Ma possibilmente non nello stile dei dorotei. Di quelli ne abbiamo avuti fin troppi nella nostra storia politica, non abbiamo bisogno di loro nipotini in veste pseudo-radicale..
Nell'attesa di questo chiarimento, pronto a ritrattarmi quando arriverà ufficialmente, le invio i miei cordiali saluti

Giancarlo Fornari

Presidente di Libera Uscita - Associazione per le depenalizzazione dell'eutanasia e per la legalizzazione del testamento biologico


5/04/08 - LAICITA' APPLICATA - Importante iniziativa a Roma

Cari amici,
l'incontro di stamattina con la stampa ed i candidati alle elezioni comunali e municipali di Roma per il lancio dell'appello per i NUOVI SERVIZI DI CIITTADINANZA si è svolto positivamente. La sala riunioni di via Genova era piena di candidati di tutte le liste (assenti totalmente quelli del centrodestra malgrado siano stati regolarmente invitati), di rappresentanti di associazioni laiche e di semplici cittadini. I lavori sono stati registrati da Radio Radicale e da GBR TV. Presente anche un inviato di Panorama.
Il sottoscritto ha aperto la riunione quale responsabile dell'associazione ospitante, Claudio Bocci (Altrevie) ha illustrato il contenuto dell'iniziativa e Francesco Paoletti (UAAR) ha coordinato il dibattito. Al termine è stato diramato il comunicato stampa sotto riportato. 
Allo scopo di completare l'elenco informativo di tutte le associazioni laiche di Roma, elenco che sarà trasmesso a tutti non appena completato, si pregano le associazioni che non abbiano ancora provveduto di volermi inviare i loro dati essenziali (denominazione, scopo, responsabili, sede, telefono, fax, email, sito web).
Cordiali saluti
Giampietro Sestini
Segretario di LiberaUscita 

COMUNICATO STAMPA - con preghiera di diffusione

All’incontro tenutosi stamattina presso la sede dell’Associazione LiberaUscita,  sul tema “Nuovi servizi di cittadinanza”,  hanno partecipato numerosi  candidati delle diverse liste al Consiglio comunale ed ai Consigli municipali di Roma, rappresentanti delle Associazioni laiche promotrici dell’iniziativa e personalità della politica e della cultura.
Le Associazioni promotrici hanno presentato ed illustrato il testo di un Appello rivolto a TUTTI i candidati alle prossime elezioni amministrative di Roma affinché si impegnino, qualora eletti, a promuovere sui territori l’istituzione di “NUOVI SERVIZI DI CITTADINANZA” ispirati al principio della laicità delle Istituzioni come la realizzazione di registri per il testamento biologico e per le unioni civili, di spazi per il commiato laico e il matrimonio civile, l’insegnamento dell’educazione civica e della cultura della laicità.
Le adesioni all’Appello, che vanno inoltrate all’indirizzo di posta elettronica altrevie@gmail.com,  saranno diffuse alla stampa mercoledì 9 aprile 2008 e contestualmente riportate nel sito web www.altrevie.it nonché nei siti di tutte le Associazioni promotrici.
L’Appello ha già raccolto l’adesione di numerosi candidati nonché di personalità pubbliche. Fra gli altri Corrado Augias, Alessandro Battisti, Giorgio Benvenuto, Luigi Berlinguer, Adele Cambria, Franca Coen, Franco Grillini, Sergio Lariccia, Miriam Mafai, Ignazio Marino, Stefano Rodotà, Mina Welby.

 

Le associazioni promotrici (elenco provvisorio): Altrevie, Giordano Bruno, Circolo Mario Mieli, Crides, Democrazia Laica, Fondazione Critica Liberale, Giustizia e Libertà, Gruppo laico di ricerca, Italialaica, LiberaUscita, NoGod, Società laica e plurale, SOS razzismo, UAAR.

 

Roma, 4 aprile 2008

***************************************************
LiberaUscita
Associazione nazionale laica e apartitica
per la legalizzazione del testamento biologico
e la depenalizzazione dell'eutanasia 
Via Genova, 24 - 00184 Roma
apertura sede: lun-merc-ven. ore 8:30 - 10:30
tel e fax: 0647823807
sito web: www.liberauscita.it 
email: info@liberauscita.it 


20/02/08 -

*Daniela Santus *

 Insegno Geografia Culturale e Geografia dei Paesi Mediterranei
all'Università di Torino. I miei interessi di ricerca, ormai da anni, si
concentrano particolarmente sulla situazione mediorientale.

Dal momento che ho sempre ritenuto significativamente utile, per gli
studenti, potersi confrontare non soltanto con le parole della docente
titolare del corso, quanto anche con le testimonianze di studiosi o
scrittori o anche di persone comuni che vivono nei Paesi mediorientali (con
particolare attenzione per Israele e Territori Palestinesi), negli anni ho
invitato numerosissime persone alle mie lezioni. Penso a Joel De Malach
(l'inventore dell'irrigazione a goccia nel Negev), ai tre giovani pacisfisti
israeliani dell'organizzazione Israel at Heart, al reduce di Auschwitz Nedo
Fiano, alla scrittrice Nava Semel, all'economista e diplomatico Elazar
Cohen, al Rettore dell'Università Ebraica di Gerusalemme prof. Rabinowich,
al Rettore dell'Università Palestinese di Al-Quds Sari Nusseibeh, al
direttore dell'Istituto Palestinese per il Monitoraggio dei Diritti Umani
Bassam Eid.

Tuttavia dal 2005 a questa parte si è scatenata una vera e propria "caccia
all'israeliano". Boicottaggi accademici supportati da firme di intellettuali
di prestigio quali Vattimo, ad esempio, ma anche vere e proprie
intimidazioni contro la mia persona - rea di essere sionista - come
cartelloni e manifesti affissi per mesi e mesi sulle bacheche universitarie
senza che alcuno abbia mai avuto il coraggio o la volontà di chiederne la
rimozione.

Lo scorso anno una lettera di minacce di morte mi raggiunse in Università,
ma in questo caso la mia colpa non era quella di essere "sionista", bensì di
essere politicamente vicina a Gianfranco Fini (l'unico politico italiano, a
mio parere, significativamente vicino a Israele e al popolo ebraico).

Ora c'è la Fiera del Libro. Io non sono un editore. Nè sono tra gli
organizzatori. Eppure nell'atrio del Palazzo Universitario, quest'oggi, al
fianco di una gigantesca bandiera palestinese e accanto al banchetto dove si
raccoglievano adesioni per il boicottaggio di Israele e veniva pubblicizzata
la contro-fiera, veniva distribuito un dossier di poco più di venti pagine
contro, guarda che caso, la Santus sionista.

Questo dossier ripercorre le tappe degli incontri-scontri tra me e gli
autonomi in occasione dell'invito, nel 2005, di Elazar Cohen
(viceambasciatore dello Stato d'Israele). Ma non si tratta soltanto di una
rassegna stampa. Al suo interno compaiono lettere da me inviate al Rettore,
al Preside di quel tempo (quello che disse ai giornalisti che non mi avrebbe
dato la sua solidarietà), a una giornalista de La Stampa. Lettere ottenute
chissà come.

L'amarezza sta soprattutto nel pensare che, in fondo, in questi due anni mi
ero convinta di essere riuscita a instaurare per lo meno un rapporto
dialettico con questi giovani. Tanto che, prima di notare quest'ennesima
"colonna infame", avevo proposto loro di seguire i dibattiti della
"contro-fiera del libro" se avessero accettato di invitare due scrittori
palestinesi consigliati dal dott. Bassam Eid (il palestinese che, appunto,
dirige il Centro di Monitoraggio per i Diritti Umani). Sarebbe stata una
vera occasione dialettica.

Invece ho capito che non si può parlare con questi giovani. Peccato.

Mi chiedo tuttavia come faccia il Rettore dell'Università di Torino Ezio
Pelizzetti a continuare a concedere loro spazi per portare avanti una
propaganda che, di fatto, va contro gli stessi interessi del popolo
palestinese, oppresso dalla corruzione dell'Autorità Palestinese da un lato
e dalla ferocia delle esecuzioni sommarie di Hamas dall'altro lato. Mi
chiedo come si faccia a continuare a chiudere gli occhi di fronte all'odio
che generazioni di giovani palestinesi sono costretti a introiettare grazie
all'indottrinamento che i leaders impongono loro per farli diventare
martiri. Mi chiedo come si faccia a restare muti di fronte al grido di aiuto
che persone come Bassam Eid rivolgono al mondo.

Eppure così è. E questi giovani monopolizzano e colonizzano tali e tanti
spazi universitari che nessun altro si sognerebbe di poter ottenere. Cosa
accadrebbe infatti se un gruppo di studenti facesse la medesima cosa, ma al
contrario? Cosa accadrebbe se al posto della bandiera palestinese ci fosse
quella israeliana e se sui muri delle bacheche comparissero le foto dei
bambini orrendamente mutilati dagli attentati palestinesi contro gli
scuolabus, nei mercati, nei centri commerciali? Cosa accadrebbe se venissero
esposti cartelloni aggiornati con la conta dei lanci dei missili palestinesi
sulle città israeliane? O le foto dei sacchi neri di plastica che coprono le
vittime?

Ce lo siamo chiesti io e il collega Ugo Volli, entrambi colpevoli di essere
ebrei e di amare la Terra d'Israele. E' per questo motivo che giovedì
mattina, alle 9.00, ci presenteremo in Università indossando una stella
gialla sul petto - per ricordare ciò che è stato - e una bandiera d'Israele
sulle spalle come se fosse un talleth, un manto di preghiera, per
testimoniare che Israele esiste ed è la casa di tutti di ebrei perseguitati
nel mondo. E noi, anche se dovessimo rimanere in due soltanto, lo
difenderemo sempre.

 

21/01/08 - Sul caso La Sapienza un nuovo commento del Prof Armando Gnisci, Professore Associato di critica letteraria e letterature comparate all' Università La Sapienza di Roma

Forse arriva un tempo nuovo
Insisto. Ieri, domenica 20 gennaio, Prodi ha chiesto agli italiani di oltrepassare e di dimenticare l’episodio triste della Sapienza-noRazzinger. Esso non deve diventare in alcun modo una ferita aperta sulla quale continuare a infierire. Ecco il punto: i cattolici politici hanno paura proprio di questo. E io non credo che l’episodio si debba sotterrare sotto il trantran del gossip giornaliero politicospettacolarevolgare che ci opprime. Credo anzi che l’episodio vada interpretato come un sintomo e vada praticato come l’inizio di una via verso il futuro. La via della nostra decolonizzazione dal doppio legame infame che ci vincola al potere cattolico apostolico della Roma vaticana. Un vincolo bimillenario che opprime solo noialtri italiani, ormai soli con un vescovo-pastore [epískopos] dai mille occhi che ci avvelena e ammanetta. Come ho mostrato nel mio recente libro, Decolonizzare l’Italia, Bulzoni 2007, noialtri italiani non apparteniamo ancora a una nazione libera e indipendente, dopo 3000 anni di colonizzazione da parte di tutti: dai greci ai romani fino ai sabaudi e oltre, soli nella braccia del papa e nella rete degli statunitensi. Questa sudditanza tutta e solo nostra va tagliata via. È ora. Il laicismo è una menzogna ipocrita che riguarda solo i cattolici che fanno politica (Casini et alii)e i non credenti che fanno politica (Mussi et alii). L’episodio “triste” va allargato in una breccia che ci apra finalmente la via che vada oltre questa storia infame. Abbiamo appena incominciato ad alzare la fronte verso l’orizzonte del mondo. Non fermiamoci, non fermatevi. Io non mi fermo, anche se vivo da esule e bandito nella mia stessa “patria”. Chi si ferma è perduto, diceva un principe napoletano-bizantino.

armando gnisci


18/01/08 - Tornano le squadracce fasciste

COMUNICATO STAMPA
DEVASTATA L'AULA AUTOGESTITA DAL COLLETTIVO DI FISICA

SIT-IN - CONFERENZA STAMPA OGGI, ORE 16 SOTTO AL
RETTORATO DELLA
SAPIENZA

Ci avete dipinto come violenti e intolleranti. Il
rettore ieri ci ha
chiuso fuori dalla città universitaria come pericolosi
bande medievali pronte
alla devastazione e al saccheggio. Aspettavate di
vederci cadere nella
trappola e scontrarci con le forze dell'ordine. Non è
accaduto, ma questo clima ha
portato a degli atti punitivi che hanno colpito l'aula
studenti di fisica, il
gabbiotto autogestito di geologia e l'aula occupata di
giurisprudenza.
Questa mattina entrando nell'aula occupata di Fisica,
gli studenti
hanno trovato foto e manifesti strappati dalle pareti
e armadi, computer e
libri imbrattati con bombolette; uno spettacolo in
perfetto stile squadrista.
I luoghi simbolo dell'università che vorremmo, dove
gli studenti si
incontrano, studiano e dibattono liberamente.
Sapevamo di aver fatto cosa grande e sgradita a molti,
ce l'hanno fatta
pagare e speriamo che i responsabili di questi atti
non vadano oltre. Ma
questo non deve cancellare i contenuti che in questi
giorni abbiamo prodotto.
Il Re è nudo.
L'atteggiamento del Vaticano ha dimostrato, al di là
delle parole, la
natura eminentemente politica di questa istituzione.
La quasi totalità
dell'arco politico istituzionale, non riuscendo a far
altro che a balbettare
insulti a noi e servilistiche scuse al Papa,
sottraendosi poi, esattamente come
Ratzinger,alle contestazioni, ha dimostrato una volta
di più la distanza che lo
separa dalla società reale, che ormai non riesce più
non solo a rappresentare,
ma neanche ad interpretare. E ha anche dimostrato di
essere ostaggio di una
Chiesa sempre più prepotente e delle sue lobbie. Le
istituzioni universitarie, il
rettore Guarini in testa, con la loro gestione
ridicola e incompetente
dell'intera situazione prima e con la militarizzazione
tanto surreale
quanto autoritaria della piazza nella giornata di
giovedì hanno reso
evidente la crisi di potere che attraversano e
l'incapacità di governare un corpo
studentesco che parla ormai una lingua che non
capiscono. I media, se ce ne fosse
ancora bisogno, con la loro caccia al mostro e con la
totale mistificazione
della realtà che hanno operato, hanno dimostrato
ancora una volta di essere
mero strumento di propaganda del potere e di
indottrinamento della società
civile.
Quando abbiamo iniziato non pensavamo che sarebbe
venuto a galla tutto
questo.
E nemmeno pensavamo che il rettore sarebbe arrivato a
tanto,
dimostrando di aver perso totalmente il controllo di
sé stesso, prima che dell'Università.
Vietare l'accesso alla città universitaria agli
studenti che volevano
manifestare, chiedendo il dispiegamento di un numero
enorme di forze dell'ordine in
assetto antisommossa a bloccare gli ingressi,
impedendo la normale
circolazione di chiunque in uno spazio pubblico e
lasciando che, invece, i
fascistelli di Alleanza Universitaria scorrazzassero
liberamente per le strade della
nostra università è degno solo di una dittatura.
Guarini si deve dimettere.
Ma quello che è successo non può essere cancellato.
Non importa quanto
o quanti abbiano capito, noi c'eravamo. Non si potrà
più tornare
indietro.
Abbiamo dimostrato che gli studenti possono decidere
dell'università.
Abbiamo dimostrato che il Papa può essere contestato
come qualsiasi uomo su
questa terra senza che nessun fulmine colpisca
chicchessia.
Abbiamo dimostrato che il dibattito in questo Paese
sulle questioni della scienza, delle
ingerenze culturali e politiche del Vaticano sulla
ricerca e sul pensiero
scientifico è indegnamente arretrato e censurato.
Abbiamo dimostrato che chi
dissente e lo fa con la forza delle proprie idee viene
additato da tutti come Il
Mostro.
E se a molti ha dato fastidio, vuol dire solo che
abbiamo colpito nel segno.

COLLETTIVO RESISTENZA-FISICA

COORDINAMENTO DEI COLLETTIVI SAPIENZA


15/01/08 - Riceviamo dal prof. Armando Gnisci, Professore Associato di critica letteraria e letterature comparate all' Università La Sapienza di Roma

Forse arriva un tempo nuovo 15 gennaio 2008

Vivo alla Sapienza dal 1964, studente prima, poi precario e poi professore.
Oggi questa università impossibile da sopportare per la sua decadenza, ha
inaugurato forse un tempo nuovo: ha rifiutato, docenti e studenti insieme,
la sua origine, l’ha riscattata e avviata all’estinzione: Bonifacio VIII,
un papa infernato ancora vivo da Dante; e ha rifiutato la sua sudditanza e
quella di un’intera nazione alla Chiesa cattolica apostolica romana e al
suo capo, rappresentante visibile di un dio invisibile. Una situazione
antichissima e unica al mondo che ci condanna alla decadenza e alla
perversione storica.
Sapienza di Roma rifiuta il papa nel gennaio 2008: è un tempo nuovo che arriva, e non una data più o meno memorabile.. La nostra corte politica e
la nostra comunicazione televisiva possano insultarci e vergognarsi di aver
studiato alla Sapienza; chi rivendica come suoi antenati Epicuro e
Lucrezio, Federico II e Giordano Bruno, Marx, Nietzsche e Bertrand Russell,
oltre il mezzolaico Galileo degli scienziati fisici, torna a resistere e a
riproporre un’Italia che non vuole essere più colonia di nessuno, e
soprattutto di un pontefice del nulla.

armando gnisci professore di letteratura


11/11/06 - Chi aspetta B16?

La protesta a santa Sofia (Haghia Sophia) e la manifestazione di oggi a Istanbul contro il papa “ignorante e bugiardo” è organizzata da due gruppi, il partito della Grande Unione e il partito della Felicità. Sono due formazioni minori che raffigurano due correnti politiche storiche che si legano la prima al nazionalismo e l’altra all’islam politico.
La Grande Unione (BBP)
Il partito è nato da un frammento dell’MHP, il movimento nazionalista fondato nel ’69. E’ il partito dei Lupi grigi, organizzazione paramilitare coinvolta nell’attentato a Giovanni Paolo II, alla uccisione di leader curdi, a sindacalisti. Nazionalista con pennellate razziste, l’MHP ha lentamente accentuato la componente laica. Ciò ha portato alla scissione dell’ala islamista che si è unificata sotto la sigla BBP: un mix mortale di nazionalismo e islamismo. Nelle elezioni del 2002 il BBP ha ottenuto l’1% dei voti, l’8,33% l’MHP.
Il partito della Felicità (Saadet partisi)
E’ il discendente del partito islamico fondato da Necmettin Erbakan nel ’70 e che dopo gli scioglimenti forzati decisi dalla corte costituzionale ha cambiato il suo nome in partito dell’ordine, della salvezza, dello stato sociale… Oggi è il solo partito che vuole il superamento della laicità. Alle scorse elezioni ha avuto il 2,48% dei voti, ma aggrega intorno a sé molte simpatie.E’ stato questo raggruppamento infatti che organizzò le imponenti manifestazioni sulle “vignette blasfeme”. I seguaci di questo partito appartengono alla parte della popolazione più povera e spaventata dalla modernizzazione.
La legge elettorale turca prevede uno sbarramento del 10%, e quindi nessuno di questi partiti è rappresentato in parlamento.

(Approfondimenti nella Pagina di Tiziana alle date dell' 1/11/06 e del 9/11/06)

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