RITRATTI DI SIGNORI
( pagina gemellata con Donne in Gamba sul sito www.liberelaiche.it )
Cronologia 29/12/09 - I fratelli Pennacchi, 25/11/09 - Paul Casimir Marcinkus, 7/10/09 - Roman Polanski, 14/09/09 - Alan Turing, 10/09/09 - Mike Bomgiorno, 17/06/09 - Daniel Carasso, 3/06/09 - Ambasciatore Miguel Diaz, 17/04/09 - Celestino V, 6/04/08 - Arcivescovo Vincent Nichols, 2/04/09 - I Fiorentini, 18/03/09 - Gino Girolimoni, 2/03/09 Ariel Sharon, 26/02/09 Arcivescovo Timothy Dolan, 30/01/09 Mino Reitano; 31/12/08 Samuel P. Huntington; 18/12/08 Gianfranco FINI; 16/12/08 Nigel OWENS; 4/12/08 Magdi ALLAM; 3/12/08 Emanuele LATTANZI; 24/11/08 Sandro CURZI; 21/11/08 Nicola LATORRE; 13/11/08 Nicolas SARKOZY; 4/11/08 John McCAIN e Barack OBAMA; 29/10/08 GIULIO CESARE; 22/10/08 Gianfranco ROTONDI; 15/10/08 Luigi DE MARCHI; 13/10/08 Klaus WOWEREIT |
29/12/09 – Famiglie coi fiocchi Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare) Una scaletta traballante, un albero di natale troppo alto, la voglia di mettere una palla proprio su quel ramo lassù… e l’inevitabile caduta. Una costola puntuta perfora il pancreas e la vita finisce in un soffio, in un modo che pare pure cretino raccontare. Gianni Pennacchi, è morto così un paio di settimane fa: una morte curiosa come un po’ tutta la sua vita. Gianni aveva 64 anni e faceva il cronista parlamentare: prima alla Stampa, poi negli anni ’70 virò a destra e passò all’Indipendente e infine a Il Giornale. Nell’affettuoso necrologio del collega Stefano Di Michele leggiamo “poteva scrivere di tutti, capi politici, tromboni dimezzati, mezzecalzette, impettiti di sinistra e di destra, ma nessuno si salvava dallo sberleffo, dallo sguardo da cui traspariva un principio di saggezza alla Totò: lei è un imbecille, s’informi…” Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI http://www.youtube.com/watch?v=7rZJF8o_ZV0 |
25/11/09 – Piove o c’è il sole… (er papa magna) Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barbe lunghe, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza. (O. Fallaci, Intervista con la Storia, 1974) Cicero è un sobborgo di Chicago, noto per aver dato i natali ad Al Capone e a Paul Casimir Marcinkus. Nato nel 1922 da una famiglia di immigrati lituani, il padre è un lavavetri che mantiene con fatica i cinque figli. A 13 anni si iscrive ad una scuola della diocesi e successivamente si trasferisce nel seminario di Munderlein (Illinois) dove studia filosofia e teologia. Nel 1947 è sacerdote in una parrocchia di quartiere a Chicago. Nel 1950 è a Roma a studiare Diritto canonico. Nel 1952 viene invitato a frequentare uno stage presso la sezione inglese della Segreteria di Stato su segnalazione dei professori dell’Università Gregoriana che avevano indicato il suo nome al segretario particolare di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Durante il Concilio Vaticano II si occupa della logistica dei vescovi che, da tutto il mondo, giungono a Roma. La sua carriera spicca il volo con i viaggi apostolici di papa Paolo VI, al quale intanto ha insegnato l’inglese. Nel 1969 è vescovo e viene trasferito allo Ior. Nel 1972 è coinvolto in uno scandalo per titoli azionari falsificati che il Vaticano ha acquistato dalla mafia. L’indagine, svolta dalla Fbi, si conclude con un proscioglimento di Marcinkus, ma da il la alla negativa reputazione del prelato. Sono gli anni di Michele Sindona e poi di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, con cui lo Ior è in affari. I modi di agire di Paul Marcinkus sono così spicci che si attira parecchie critiche. Una su tutte è quella del patriarca di Venezia Albino Luciani che, nel ’75, ebbe con lui degli scontri inerenti la cessione della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano senza essere neanche avvertito. Quando Luciani divenne papa col nome di Giovanni Paolo I manifestò l’intenzione di rimuovere Marcinkus, opera non portata a termine per la prematura scomparsa del papa che, in molti, anche per questo, videro con sospetto. Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II, successore di Giovanni Paolo I, che pur conosceva la spregiudicatezza di Marcinkus, lo prende in estrema simpatia, lo nomina arcivescovo e nel 1981 lo promuove presidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Il finanziere si occupa della vita economica dello Stato e, in questa veste, è ricordato con grande affetto dai lavoratori, che godono grazie al suo operato di enormi privilegi economici e fiscali. La banca vaticana fa da intermediaria alle società fantasma per le operazioni di Calvi che nel 1992 muore impiccato sotto un ponte a Londra. Marcinkus viene tirato in ballo per le lettere di patrocinio che lo legano alle società e sulle quali, indirettamente, il banchiere di Dio esercita il controllo. Prove che portano gli inquirenti a chiedere il suo arresto per concorso in bancarotta fraudolenta, mai concesso dal Vaticano. Il cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli, negozia con il governo italiano un accordo con il quale lo Ior versa 244 milioni di $ ai creditori dell’Ambrosiano quale risarcimento. Praticamente una ammissione di colpevolezza. La cifra viene raccolta anche grazie all’aiuto dell’Opus Dei che, come compenso, riceve lo status di prelatura personale del papa (attraverso una modifica del diritto canonico). Giovanni Paolo II indice nell’83 un Anno santo straordinario per rimpinguare le casse vaticane, dissanguate dopo il pagamento ai creditori. Nonostante i danni provocati, Marcinkus è rimasto a capo dello Ior fino all’89, sempre difeso da Giovanni Paolo II. In molti, probabilmente per nobilitarlo, dicono che abbia finanziato Solidarnosc. Pecunia non olet, e senza soldi - forse - la storia dell’Occidente avrebbe potuto essere diversa. Tracce di una “operazione Polonia” sono state trovate nei verbali del consiglio di amministrazione dell’Ambrosiano. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-11086.htm |
7/10/09 – Scusatemi se, con nessuno di voi, non ho niente in comune Quando una trota attirata dalla mosca abbocca all’amo e si scopre incapace di nuotare liberamente, comincia a dibattersi e a guizzare fra gli spruzzi, e a volte riesce a fuggire. Spesso, s’intende, soccombe alla sorte ineluttabile. Nello stesso modo l’essere umano impegna la lotta con le circostanze ambientali, con gli ami cui resta agganciato. A volte supera le difficoltà, a volte ne viene sopraffatto. Il mondo altro non vede che il suo lottare, e naturalmente lo fraintende. Il pesce libero stenta a capire ciò che sta succedendo al pesce preso all’amo. (Karl A. Menninger) “Molto spesso sono visto come un malefico nano”, dice di sé nella sua autobiografia il regista Polanski. La vicenda, secondo il critico Mereghetti “sembra un suo film: una persona si presenta per ricevere un premio e ad accoglierlo ci sono le guardie per arrestarlo”. Nato a Parigi nel ’33 da una famiglia polacca, Roman Polanski, al secolo Lieblin, tornò nel 1937 in Polonia e, con il nazismo, finì con la famiglia nel ghetto di Varsavia. Lui, bambino, riuscì a fuggire, sua madre invece fu portata ad Auschwitz, dove morì. Finita la guerra gli Usa diventarono la sua casa. Il 10 marzo del 1977 Polanski invitò una Samantha di 13 anni – su pressione della madre secondo l’autobiografia - a posare per lui per una sessione fotografica per l’edizione francese di Vogue. E finì per usarle violenza dopo averle fatto bere champagne insieme a una dose di quaalude, un barbiturico. Quando avvenne il fatto il regista, che otto anni prima aveva perso la moglie Sharon Tate incinta di otto mesi, per mano della furia omicida della setta satanica di Charles Manson, era all’apice della sua popolarità. Film come Chinatown e Rosemary’s Baby ne avevano fatto uno dei registi più acclamati e ricercati di Hollywood. Scrive Soria su La Stampa “Portò la giovane Samantha a casa di Jack Nicholson dove non c’era nessuno. La invitò a spogliarsi, a entrare insieme nell’idromassaggio. Lo sorprese Anjelica Houston (allora compagna di Nicholson)”. Seguì la denuncia alla polizia e Polanski si trovò con sei capi di imputazione, tra cui stupro, sodomia, sesso orale con una minorenne. Alcuni amici provarono a sostenere che la ragazza era una specie di Lolita e il giudice sembrò accettare una pena ridotta. Ma poi rinnegò le sue promesse e il regista scelse la fuga. Nel 2003, in una lettera aperta al Los Angeles Times, Samantha Geiger, oggi 45enne con tre figli residente alle Hawaii, e che ha risolto con un accordo economico la sua causa civile contro il regista, chiese alla procura distrettuale di Los Angeles che il caso fosse archiviato. “Ho avuto una vita felice e altrettanto auguro a Polanski. Anche se ero giovanissima mi resi conto che non avrebbe avuto un processo equo”, scrisse la donna nella lettera aperta. Un paio d’anni fa, parlando del suo orrendo crimine, il regista disse: “l’unica cosa che voglio è lasciarmi alle spalle quella storia. Credo di aver pagato il mio sbaglio. Tornerei negli Usa per affrontare il processo, ma credo che i media americani si sovrappongano alla giustizia, e credo che l’esito del processo sarebbe un inferno, non per colpa del sistema giudiziario ma dei media”. Fino ad oggi l’unico rischio reale di arresto il regista lo aveva corso in Israele dove fu acclamato per Il Pianista, ma che lasciò in maniera rocambolesca appena ebbe sentore di fermo dai suoi legali. Si dice che gli svizzeri avrebbero voluto accontentare gli americani dopo il braccio di ferro sui conti segreti e lo scandalo Ubs, fiumi di $ sottratti al fisco americano. Oggi è in prigione a Zurigo, non ha ottenuto gli arresti domiciliari perché potrebbe fuggire. 700 artisti hanno sottoscritto un appello per la sua immunità, firmato, tra gli altri, da Barbareschi, Monicelli, Tornatore, Placido, Bellocchio, Sorrentino. Aspesi su la Repubblica ha scritto: “arte e pedofilia si sono spesso intrecciate, suscitando dibattiti fumosi e, nel dubbio, si è sempre preferito pensare che se l’artista era devoto alle adolescenti o addirittura alle bambine, era esclusivamente per ragioni intellettuali. Carrol fotografa bambine per immortalarne l’innocenza, Balthus dipingeva bambine con le gambette spalancate per pura passione grafica…” . “No, il lodo Polanski no. D’accordo, come regista è un genio, ma non può evitare una condanna per questo”, ha scritto Rodotà sul Corriere della Sera. In sintonia col buon senso del ministro della Giustizia svizzero, Eveline Widmer-Schlumpfsuch: “la biografia di una persona non deve definire un trattamento di favore davanti alla legge”. Dopo l’arresto, il regista ha parlato con la moglie, l’attrice Emmanuelle Seigner, madre di Morgana ed Elvis, i figlioli ai quali ha dedicato Oliver Twist: “sono arrivato e mi hanno arrestato, ne ho passate tante, stai tranquilla, anche questa si risolverà”. Per il processo a don Ruggero Conti guarda il 18/6/09, |
14/9/09 – Lavare l’onta Oh se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare) Era nato a Londra nel 1912 e nella sua breve carriera accademica aveva pubblicato lavori che hanno cambiato la nostra vita, dando impulso, con la sua ricerca, all’intelligenza artificiale. Veniva da una famiglia della middle class, non uno studente brillante ma piuttosto un bambino prima e un ragazzo poi, solitario, molto sensibile, affascinato dai misteri della natura. Respinto dal preside della sua scuola perché utilizzava metodi non convenzionali per risolvere complessi quesiti matematici. Fortunatamente la scuola finì e il giovane entrò al King’s College di Cambridge, un ambiente dove la matematica e le scienze che amava erano il pane quotidiano. E neppure essere diversi sembrava un gran problema. Il giovane seguì le lezioni di Keynes, e di Wittgenstein e si applicò al “problema della decisione”, arrivando alla “macchina di Turing” un sistema in grado di svolgere alcune funzioni della mente umana. Era un originale che, come ha ricordato Piergiorgio Odifreddi, lavorava a maglia e giocava a tennis completamente nudo, e per queste stramberie il sistema accademico non lo premiò come il suo genio avrebbe imposto. Arrivò la guerra mentre il matematico lavorava alle sue macchine. L’intelligence lo assunse per decrittare i codici con i quali comunicavano i comandi nazisti. Dalla necessità di gestire una quantità elevata di numeri e combinazioni presero il via, nel corso degli anni successivi, le elaborazioni scientifiche che aprirono la porta alla progettazione dei primi computer. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI * “A nome del governo britannico e di coloro che vivono liberamente grazie al lavoro di Alan, sono fiero di dire: perdonaci “ Gordon Brown |
10/9/09 – Fiato alle trombe E' morto l'unico amico di Silvio che faceva domande (F d'E.) Bongiorno Mike : Sedicenne, cittadino americano, era in Italia con la madre di nazionalità italiana, sfollato l’8 settembre sulle Alpi piemontesi, attraversava nei mesi invernali i valichi alpini innevati, recando messaggi in Svizzera per conto della Resistenza. Catturato dai tedeschi e incarcerato a Milano, a San Vittore, venne scambiato con prigionieri tedeschi in seguito a trattative tra i comandi alleato e germanico, potendo così raggiungere il padre a New York e collaborare alle emissioni radiofoniche in italiano La voce dell’America. |
17/6/09 – Lo yogurt è buono e fa bene Qualche giorno fa, alla bella età di 103 anni, è morto il sig. Daniel Carasso. Suo padre, che faceva il medico a Salonicco, si chiamava Isaac Carasso; nel 1912, per sfuggire alle guerre balcaniche, lasciò la Grecia per la Spagna stabilendosi a Barcellona. Ai suoi pazienti che soffrivano di digestione lenta, il dott. Isaac consigliava di mangiare lo yogurt come aveva appreso dalle popolazioni balcaniche. Avendo l’uzzolo per gli affari cominciò a importare il prodotto dalla Bulgaria facendolo commercializzare dalle farmacie. Lo yogurt ebbe talmente tanto successo che il dott. Isaac iniziò, nel 1919, a produrlo direttamente dando vita all’industria Danone, il nomignolo col quale veniva chiamato affettuosamente suo figlio Daniel. Che continuò l’impresa del padre in Francia dove quest’anno si festeggiano i 100 anni del marchio, come ricordano i divertenti spot mostrati sulla tv francese. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI Questa sera Nogod parteciperà alla serata di vicinanza con l’Iran, indetta da il Riformista e Radio Radicale, in piazza Farnese a Roma dalle 18,30 http://www.ilriformista.it/publisher/Prima%20pagina/section/. In Iran si spara su chi protesta, si mandano a morte gli oppositori, si impiccano gli omosessuali, si arrestano le donne che non accettano di sottomettersi. Quando si alza la voce delle persone che chiedono la libertà non possiamo tapparci le orecchie. Probabilmente lo faranno i governi, compreso il nostro. E’ la realpolitik che accarezza i dittatori dal verso del pelo sperando di essere mangiata per ultima. Ma si sa, nella palude si salva solo il coccodrillo. |
3/6/09 – Ambasciator non porta pena Si sa che la Santa Sede è sempre più disomogenea con il resto del mondo, e una dimostrazione di questo suo non saper stare al mondo, fu la freddezza con la quale accolse Barack Obama. La teocrazia vaticana ha creato rogne enormi al presidente per sostituire l’ambasciatore Usa presso il Vaticano Mary Ann Glendon, carissima a Giovanni Paolo II, prima donna ad aver rappresentato la teocrazia alla Conferenza Onu sulle Donne (Pechino ’95). Sono stati proposti nomi di prestigio, tra cui quello di Carolina Kennedy, che ha fatto storcere il naso al Vaticano, fino ad arrivare a Miguel Diaz. Il neoambasciatore fa parte di Catholics in Alliance for the Common Good, cattolici che, tra l’altro, si sono spesi per l’elezione di Obama. Questo gruppo è stato fortemente osteggiato dai vescovi, perché, sostenevano, confondeva la testa ai fedeli passando in secondo piano i temi prioritari della difesa della vita sempre e comunque. (*) Ricordate il presidente del Paraguay Fernando Lugo? Era un esponente della teologia della liberazione, poi si è dedicato alla politica ed è uscito dalla Chiesa. All’indomani del suo insediamento alla presidenza (15 agosto 2008) l’ex vescovo ha riconosciuto due bambini avuti da due donne diverse. Ed è diventato “padre” della campagna Paternidad responsabile. Su derecho, tu obligacion, promossa dal ministero della Gioventù. In Paraguay molti bambini non vengono riconosciuti e perdono diritti, anche per la difficoltà delle madri a veder riconosciuto il nucleo famigliare irregolare. Il suo esempio, si spera, farà da traino per spingere i padri ad assumersi le proprie responsabilità. Ieri Fernado Lugo veniva chiamato il vescovo dei poveri, oggi il presidente dei bambini. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
17/4/09 – Aumento delle cubature. Dei cimiteri In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva plausibile. Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. La natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. La ricostruzione edilizia, a causa dei numerosi brogli, frodi, furti, camorre, truffe, malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale la convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra. (Ignazio Silone, Uscita di sicurezza) Pietro Angelerio da Morrione dopo 713 anni, ancora non trova pace. Probabilmente per il nome d’arte che si è scelto: Celestino V. La mummia del papa del gran rifiuto è stato spostata dalla sua teca posta nella splendida basilica di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila, in un’ala della stessa chiesa che dovrebbe essere più protetta. Ma il corpo del “santone” viene reclamato da Isernia, città di cui è patrono. Un tour nella città molisana Celestino V lo aveva già fatto nel maggio del 1986, quindi una nuova casa in quella città sicuramente sarebbe ben vista anche da lui, sostengono gli isernini devoti. La peregrinazione si addice al papa che, secondo i racconti, avrebbe desiderato vivere nell’isolamento e nella preghiera ma, per camarille di palazzo, dovette cambiare i suoi piani. Noto ai più per il III canto dell’Inferno dantesco “poscia ch’io ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”, ai devoti del santone non piace questo richiamo alla viltà, supponendo che la rinuncia venne fatta per amore di Dio che non riconosceva nei sacri palazzi. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
6/4/09 – Crepa padrone, tutto va bene Tanto tuonò il cardinale Giovanni Battista Re che Benedetto XVI ha fatto piovere sull’arcidiocesi di Westminster Vincent Nichols. |
2/4/09 - So cosa stai pensando “hai sparato 5 o 6 colpi?” ti dirò la verità, ho perso il conto. Ma dal momento che questa è una 44 magnum, la pistola più potente del mondo, devi farti una domanda: ti senti fortunato?* Firenze è (o è stata) città di eretici e santi anticonformisti. La città di Savonarola, fratacchione che, veemente, tuonò contro la corruzione della Chiesa e che per questo venne bruciato in piazza della Signoria. E fu anche la città di don Lorenzo Milani, prete scomodo che la curia esiliò a Barbiana tra le asprezze del Mugello. Città di guelfi e ghibellini, si è divisa anche per il conferimento della cittadinanza a Beppino Englaro. L’arcivescovo Giuseppe Betori, fedele reggitonaca di Camillo Ruini ha trovato il conferimento della cittadinanza una offesa alla città, ma il nuovo fiorentino è stato accolto amicalmente da don Enzo Mazzi della comunità dell’Isolotto e da don Alessandro Santoro del quartiere povero delle Piagge. Englaro ha partecipato alla assemblea eucaristica celebrata da don Mazzi, che si è rivolto ai fedeli spiegando che “le consonanze con Beppino sono più profonde delle differenze. Ci accomuna a lui l’idea che la morte non è un tabù”. E don Santoro ha chiesto perdono ad Englaro per le posizioni della Chiesa “se la Chiesa è quella che in questo tempo hanno fatto vedere i vertici e il mio vescovo, io non mi ci riconosco più”. *Clint Eastwood, una 44 magnum per l’ispettore Callaghan |
18/3/09 – Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni e stupirete tutti gli altri A Roma, tra il 1924 e il 1928, il sentimento popolare venne sconvolto da una lunga serie di rapimenti, violenze sessuali, omicidi. Tutto era iniziato nel marzo del ’24 con il rapimento di una bimbetta a piazza Cavour, ritrovata alle pendici di Monte Mario scempiata da uno stupro. Seguito a giugno da un rapimento di una pupetta in via del Gonfalone e ritrovata, stuprata e strangolata, nei pressi della basilica di San Paolo. Seguì un tentativo (fallito) di rapimento di una piccola in via Paola… “Il rapitore delle bambine sta mettendo in difficoltà la mia politica” disse Mussolini al fedele questore Emilio De Bono, già quadrunviro della marcia su Roma, “è riuscito perfino ad avvelenare il giubileo (’25) mentre sto tentando la conciliazione con il Vaticano. Il bruto va trovato assolutamente”. La regina Elena di Savoia, interpretando lo sgomento delle madri, pose una lapide al Verano per la quattrenne Rosina, rapita a piazza San Pietro e uccisa dalle orrende sevizie. A questo punto, l’arresto di un “mostro” urge, anche per distogliere l’attenzione dalle accuse che un deputato socialista, Giacomo Matteotti, rivolgeva ai fascisti e al loro sistematico uso della violenza, e per distrarre gli italiani dai morsi della fame. Il mostro alza il tiro compiendo ancora stupri e omicidi di bimbe sempre più piccole, e il cerchio si stringe intorno al sor Gino. Attenti al nome: Gino Girolimoni, un appellativo che è penetrato con forza nella lingua, arrivando a coniare un neologismo che definisce quanto di più turpe esiste: il pedofilo stupratore. Gino Girolimoni viene riconosciuto da un oste che dichiara di averlo visto tenere per mano una bimbetta. A niente varrà la testimonianza del padre della bambina che aveva sostato nell’osteria con la figlia. Girolimini è il mostro perfetto: uomo dalle idee liberali, scapolo, benestante e che in più assisteva gli operai che cercavano aiuto dopo un infortunio sul lavoro; un tipo d’uomo sgradito al regime. Pian piano il castello accusatorio crollò grazie alle indagini del commissario Giuseppe Dosi che trovò il vero assassino e che compilò un dossier che inviò a Mussolini, parlando diffusamente delle leggerezze compiute durante le indagini e delle coperture politiche date al vero assassino. Che si rivelò in Ralph Lionel Brydges, pastore anglicano, arrestato – e rilasciato - a Capri mentre stava stuprando una bambina. Il pastore era un assiduo frequentatore della Santa Sede e finì i suoi giorni in Sudafrica dove, anche lì, diede sfogo alla sua turpitudine. Il regime preferì insabbiare la questione per non compromettere il rapporto con il Vaticano, (era ormai alle spalle quel fascismo-movimento ateo repubblicano e futurista), la Voce Repubblicana accusò il regime di non aver indagato sull’omicidio Matteotti impegnato come era a inventarsi mostri, il questore Dosi venne arrestato e internato in manicomio accusato di megalomania. Riconosciuto innocente Girolimoni non riuscì mai a reinserirsi e venne sistematicamente respinta la sua domanda per il cambio di cognome. La memoria collettiva dimentica malvolentieri ciò che ha avuto modo di immagazzinare attraverso le parti basse del corpo. Il sor Gino morì nel ’61, viveva solo in una stanzetta in lungotevere degli Artigiani dove faceva il calzolaio. Al suo funerale partecipò il commissario Dosi, uscito dal manicomio dopo la Liberazione. Lui riuscì a riabilitarsi, al punto di diventare un importante membro della Interpol. A Dosi dobbiamo la verità su Girolimoni, sul pastore anglicano, e il salvataggio dei fascicoli che documentano il passaggio dei prigionieri dei nazisti alla prigione di via Tasso. Ma questa è un’altra storia. p.s. per saperne di più film Girolimoni. Il mostro di Roma, regia di Damiano Damiani con Nino Manfredi, 1972. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
2/3/09 – La precauzione suprema è morire Nei giorni estremi del caso E., qualche giornale ha parlato, a sproposito, del corpo inerme di Sharon. I media israeliani non hanno mai smesso di seguire il battito lento di quel cuore. A Tel Hashomer, una cittadina che ruota intorno allo Sheba Medical Center, nel reparto neurologia B, Ariel Sharon vive in coma dal gennaio 2006. Paziente importante, è stato sottoposto a diversi interventi (ben sette al cervello) ma non ha mai ripreso conoscenza. E’ attaccato al respiratore, è arrivato a pesare 50 kg e subisce continue infezioni polmonari. Il coraggioso capitano ferito dagli inglesi, il comandante di tre guerre, il soldato che non volle fermare il massacro di Sabra e Chatila* compiuto dai falangisti cristiani, il politico tante volte ministro, l’undicesimo premier, l’ideatore - insieme al movimento pacifista Shalom akshav - della barriera difensiva, il regista dello sgombero dei coloni da Gaza, il fondatore di Kadima, giace immobile nel letto vigilato dai figli Gilad, Omri, Inban. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI ** L’esercito. L’acronimo sta per Tsavà Haganà LeIsrael, forze per la difesa di Israele |
26/2/09 - Avevano sete e li abbiamo dissetati. Avevano fame e li abbiamo diffamati Il costante insegnamento della Chiesa sulla dignità della vita umana deve essere osservato da tutti i cattolici e in special modo dai legislatori. Lo ha ricordato Benedetto XVI qualche giorno fa alla speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, la signora Pelosi, in visita in Vaticano. Per vigilare sui politici americani è sbarcato nella grande mela Timothy Dolan nominato dal papa arcivescovo di New York. |
30/1/09 – E i ballerini aspettano su una gamba l’ultima carità di un’altra rumba Ci sono dei momenti in cui questo nostro inutilmente amato Paese, sembra veramente spaccato in due. La morte prematura di Mino Reitano, ha evidenziato la frattura tra “i bravi-colti-intelligenti” e i “poveri-ignoranti-provinciali-eancheunpòfasci”. L’ottimista Mino, morto a 64 anni dopo due anni vissuti da malato, ha una storia di quelle che non fanno figo. Nato a Fiumara (Reggio Calabria), 1.100 abitanti, un paese che ha senso solo perché lì è nato lui. E lui ha ringraziato cantando Gente di Fiumara. Beniamino in onore di Gigli, padre ferroviere, prestissimo orfano di madre, studia al conservatorio. Emigra ad Amburgo e fonda il gruppo Benjamin and his brothers con i suoi fratelli, prima di Michael Jackson e i Jackson Five. Pare che abbia suonato con i Beatles quando ancora si chiamavano Quarrymen. Ha scritto per Mina e Vanoni, e molte delle sue canzoni fanno parte del costume nazionale. Le immagini rimandate in questi giorni ce lo hanno ricordato felice a Sanremo, appagato insieme a sua moglie Patrizia, generoso nell’abbracciare l’animalesco Bossi per fargli cantare Italia Italia. Aveva una idea un po’ desueta di famiglia: con i suoi primi soldi comprò alcuni ettari di terreno ad Agrate Brianza per riunire tutta la sua numerosa parentela in una specie di ranch. Religiosissimo, durante la sua malattia per un momento sperò in padre Pio. Gli snobboni, come Lamberto Sposini che comunque conduce La vita in diretta uno dei programmi più trash della rai, hanno preferito ignorare che Reitano è stato un artista e hanno ridacchiato su alcuni atteggiamenti molto semplici del cantante. Nel salotto di Vespa hanno officiato una cerimonia triste e di circostanza con le solite donne scosciate e con la lacrimuccia per tutte le stagioni. Striscia la notizia lo ha ricordato ospite del programma al bancone con le veline e Ezio e Enzino. Cuore matto Little Tony, accreditatosi suo miglior amico, ha detto che l’entusiasmo lo ha sostenuto fino alla fine. Al sito papanews.it, Reitano, poco prima di morire, ha dato la sua versione del cristianesimo: “perdono quelli che ho offeso senza accorgermi. Il cristianesimo è saper dimenticare rancori e risentimenti, abbandonarsi alla comprensione”. Il suo atteggiamento fiducioso e la religiosità infantile, ha intenerito i cuori degli ammiratori. A noi sarebbe piaciuto sentirlo cantare My way - amava molto Frank Sinatra e spesso ne cantava la canzone - quell’and did it my way che tanto gli somigliava. Ma potevano i media farsi sfuggire la possibilità di confezionare l’ennesimo santino? (Intanto il sindaco leghista Tosi dichiara di amare De Andrè, i colti progressisti si vergognano di Reitano e poi si chiedono “perché vince Berlusca?”). |
31/12/08 - Se lo faccio una volta sono un filosofo. Se lo faccio due volte sono un pervertito (con le mie scuse al sig. Voltaire) Samuel P. Huntington è morto il giorno prima di Natale a 81 anni a Marthas Vineyard, isola delle vacanze al largo di Cape Code. La notizia è stata diffusa attraverso il sito dell’Università di Harvard dove aveva insegnato per 58 anni. Suoi studenti sono stati Francis Fukuyama, autore del libro La fine della storia e Fareed Zakaria direttore di Newsweek International. I più lo conoscevano per Lo scontro di civiltà (’96) dove sosteneva che i nuovi conflitti, dopo la fine della Guerra Fredda, non si sarebbero più basati su divisioni ideologiche, ma sulle differenze culturali fra le maggiori civilizzazioni mondiali. In particolare fra la civiltà occidentale e quella islamica per la diversità di tradizioni e valori. Molti considerarono il saggio una provocazione, una incitazione alla intolleranza, anche se dopo l’11 settembre (2001) in parecchi ne riconobbero il pragmatismo. Secondo Robert Kaplan, il filosofo politico apparteneva ad un razza in estinzione, in grado di coniugare “ideali liberal con una comprensione profondamente conservatrice della storia e della politica internazionale”. Fu consulente della Casa Bianca durante la presidenza Carter, una parentesi, perché ha sempre definito il suo ambiente naturale l’università. Che però non l’ha amato molto: nominato due volte all’Accademia delle scienze è stato respinto dai colleghi che lo rimproveravano di essere un sostenitore della discriminazione razziale. Il suo ultimo lavoro Chi siamo? tocca un nervo scoperto della società statunitense, cioè la massiccia immigrazione sudamericana che potrebbe, secondo Huntington, aiutare a scrivere la parola fine al sogno americano |
18/12/08 – Un perdente di successo Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. (Gianfranco Fini al 70ennale delle leggi razziali) Sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, chiami ora in causa la Chiesa cattolica (Osservatore Romano) Gianfranco Fini presidente della Camera, la terza carica dello Stato italiano, è stato duramente attaccato dall’Osservatore Romano, organo della Santa Sede. Che, va ricordato, è il piccolo Stato teocratico che vive e prospera all’interno del nostro Paese prosciugando le risorse fisiche ed economiche degli italiani e la pazienza dei romani. Il presidente della Camera è intervenuto alla cerimonia per ricordare i 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e, davanti a una platea di studenti, politici dei diversi schieramenti, membri della comunità ebraica, ha detto l’ovvio. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
16/12/08 – Il rugby è un gioco maschio Hanner Amser in gallese vuol dire Metà tempo, ed è il titolo dell’autobiografia, uscita da poco in Inghilterra, di Nigel Owens.Owens è uno degli arbitri di rugby considerati più bravi, nato a Mynyddcering nel Galles 37 anni fa. Nel maggio del 2007, durante una intervista dichiarò di essere omosessuale. Nessuno glielo aveva chiesto, l’intervista era centrata su questioni tecniche legate all’arbitraggio, ma il suo outing è stato un modo per togliersi un peso dopo quello, ancora più pesante, di cui si era liberato parlando della sua condizione alla famiglia. Ora questo libro, che è una raccolta di emozioni dopo il cambiamento dovuto alla rivelazione del proprio sé. Owens dice che il rugby è un gioco maschio ma non machista, e i colleghi tutti - e i tifosi tutti - gli sono sempre stati vicini. Nel libro l’arbitro racconta la sua giovinezza, dura, perché desiderava avere dei figli, una famiglia regolare… Racconta di quando uscì da casa, dopo aver scritto una lettera ai suoi genitori, per suicidarsi. Letta la lettera i genitori lo rintracciarono rivolgendosi alla polizia. Venne accompagnato in ospedale con un elicottero dove lo aspettavano i genitori piangenti. Forse tristi per non poter aver un nipote, ma felici di averlo ritrovato sano. Owens ammette che raccontare l’omosessualità alla famiglia è stato difficile, sicuramente più che arbitrare davanti a 80mila persone.Il rugby è un mondo a parte? Owens ammette di amare il calcio, ma ha qualche riserva che un omosessuale possa trovarsi a suo agio, è uno sport, pensa, dove circolano ancora troppe battutine.Hanner Amser, è la storia di chi ha trovato ostacoli sulla sua strada, ma è riuscito, con fatica, a superarli. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
4/12/08 – Da vicino nessuno è normale C’era una volta Magdi Allam che raccontava su la Repubblica la trasformazione dell’islam in fondamentalismo islamico. A molti non piaceva perché pareva che questa sua denuncia fosse un tradimento peloso alle sue origini. Sembrava più bello pensare ad un Cairo fatato, una Tangeri misteriosa, una Tripoli fascinosa e il pungente giornalista un po’ rompeva. Ma Allam non voleva essere l’ennesima Sherazade e si indignava che l’occidente non comprendesse l’avanzata (di pochi) fondamentalisti. Poi venne l’11 settembre, Magdi Allam era considerato un grande giornalista, l’islamico al quale tutti avrebbero dato in sposa la loro figliola. Ad una presentazione di un suo libro i giornalisti Gad Lerner e Lucia Annunziata facevano a chi lo elogiava di più. Finalmente la consacrazione, vicedirettore vicario del Corriere della Sera, una carriera che ha corso insieme all’avanzata del fondamentalismo islamico. Cominciano le grandi inchieste sul Corsera sulla poligamia nascosta nel nord est, sui matrimoni forzati delle giovani pachistane, sui burqa imposti alle donne. Nel frattempo Allam divorziò, conobbe una nuova donna e ebbe un terzo bambino che chiamò David. Proprio mentre diventava papà, Allam lanciò un manifesto per denunciare le persecuzioni dei cristiani nei paesi arabi; sterminio che assimila alle cacce che espunsero completamente gli ebrei sefarditi da quei paesi, e che lui, egiziano, aveva spesso raccontato in belle pagine. La manifestazione indetta il 4 luglio dello scorso anno vide pochissimi partecipanti anche se aveva goduto delle autorevoli firme di Marcello Pera e Camillo Ruini. Preceduto da un fitto chiacchiericcio finalmente la notte di Natale, in mondovisione, Magdi Allam viene accompagnato alla fonte battesimale dal padrino Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera e fedelissimo del ciellino Formigoni) per ricevere il sacramento dalle mani di Benedetto XVI. Da quel giorno il giornalista si firma Magdi Cristiano Allam, anche se meglio sarebbe stato Magdi cattolico o Magdi papolatra. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
3/12/08 – Un cuoco a Mumbai I grandi alberghi sono molto più pericolosi degli aeroporti. Concentrano turisti, convegni, banchetti; hanno negozi lussuosi, ristoranti. Garantire la sicurezza in un albergo che deve essere il più possibile accessibile risulta difficile. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
24/11/08 – La botte piena e la moglie ubriaca Ci sono persone che hanno la rara fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto. Sandro Curzi sembra rientrare in questa categoria. Comunista dalla culla fu resistente nel gruppo romano capeggiato da Reichlin. Con un curriculum così era l’uomo giusto per le avventure editoriali del Grande Partito Comunista. Entrò in rai con un concorso fasullo che servì per salvare i giornalisti di Paese Sera che chiudeva. Del resto tutti i concorsi rai per giornalisti sono artefatti. Quando nel ‘77 nacque rai 3 – la prima rete era per i dc e la seconda per i socialisti – Biagio Agnes, potente presidente di viale Mazzini, propose il nome di Curzi. Il suo tg ruppe gli schemi, notizie un po’ diverse, facce nuove, parecchie donne, molti comizi… divenne ben presto Telekabul, nomignolo inventato da Giuliano Ferrara. I giornalisti, che ancora oggi sono in video, erano spesso figli importanti, figli di amici, parenti. Del resto Curzi ha avviato alla professione figlia e genero senza farsi troppi scrupoli. Anche se va ricordato che gli eredi delle caste hanno una marcia in più grazie al latte che succhiano fin da neonati! Quando nel ’93 arrivò la stagione dei professori, passò a Tmc di Cecchi Gori. Diresse l’informazione portandosi dietro le mogli di qualche papavero rai e quando ruppe col proprietario non si comportò diversamente dalla sua creatura Santoro: visse il cambiamento di condizione come un furto, non alla ‘ggente, ma a lui personalmente. Maurizio Costanzo lo ospitò nel suo show tutte le sere per un breve editoriale. Memorabile un suo attacco dal teatro Parioli alla giornalista Grimaldi del tg1 - che pare avesse condotto una diretta soporifera - sponsorizzando al suo posto l’onnipresente Alba Parietti tra gli applausi sbragati del pubblico più qualunquista del mondo. Che lui chiamava popolo. Un capitolo a parte la passione da uomo vecchio per le donne, promosse spesso per la vanità che riuscivano ad accarezzare. Partecipò al Festival di Sanremo in un gruppo chiamato riserva indiana, e difese il calciatore Di Canio che aveva fatto un saluto fascista ai suoi sostenitori. Disse che era per difendere la Lazio che ieri ha giocato con la maglia listata di nero. Entrò in Rifondazione comunista e diresse Liberazione fino al 2005. Aveva un numero esagerato di golfini lilla, glicine e rosa, e molte sciarpe di seta. Pur ripreso per i capelli (che non aveva) più volte per il tumore al polmone non smise mai l’antipatica abitudine, frequente nelle persone piene di sé, di fumare la pipa lasciando una scia fastidiosa al suo passaggio fregandosene dell’olfatto degli altri. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
21/11/08 – Qualcuno di cui sparlare La prima volta è stato su la 7, poi la scena è stata passata alla moviola da Striscia la notizia. I fatti: Donadi (Idv) sbraita contro l’elezione sleale di Villari (Pd) alla vigilanza rai. Bocchino (vicepresidente Pdl alla Camera) annaspa, e Latorre (vicepresidente Pd al Senato) passa un “pizzino” a Bocchino, che legge e recita: “voi dell’opposizione avete fatto lo stesso con Pecorella, non l’avete voluto alla Consulta e abbiamo scelto Frigo”. L’appunto del senatore Pd viene accartocciato, ma Piroso, diligente conduttore del programma, lo ha raccolto e ricomposto con lo scotch per mostrarlo alle telecamere. Nicola Latorre è abituato alle intercettazioni. Nella stagione dei furbetti del quartierino era suo il numero più rovente. E’ antipatico a pelle perché accusato di essere occhi e orecchi di Massimino D’Alema; in realtà insieme a Max vorrebbe scavalcare Veltroni a sinistra parlando con Vendola e a destra inciuciando con Casini. Nato 54 anni fa a Fasano (Brindisi), era segretario della Fgci del suo paese quando conobbe D’Alema, capo dei giovani comunisti. Si piacquero e Max lo voleva con sé a Roma, ma Nicola rimase a lavorare in banca per non deludere la moglie, accontentandosi della famiglia e di fare il sindaco del paesotto. Il simpaticissimo Claudio Velardi, che contro ogni logica di conservazione è andato a fare l’assessore al Turismo alla regione Campania, chiamò Latorre a Palazzo Chigi quando il leader Ds divenne Presidente del Consiglio. Il risotto che fece epoca (e ridere) cucinato da D’Alema a Porta a Porta era girato nella sua cucina. E sempre casa sua fu il teatro dell’incontro tra Di Pietro e D’Alema ai tempi della candidatura di Di Pietro al Mugello. Un secolo fa… E’ uomo elegantissimo, porta i gemelli con estrema disinvoltura e ha una passione per gli occhiali colorati. Ama le donne che pensa sicure di sé, che non gli chiedono nulla, e che non necessariamente gli diano ragione. A qualcuno di noi piacque quando all’indomani del risultato elettorale, disse che lo inquietava il discorso del papa alla Cei in cui affermò che occorreva resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto solo privato. Oggi che Villari, con una mossa che rimanda al Pcus, è stato scacciato dal Pd, ci rimane solo Latorre di cui sparlare. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - Qui i vostri COMMENTI |
13/11/08 – Un americano a Parigi Di Nicolas Sarkozy si possono dire parecchie cose, ma certamente non che è uomo noioso. Ha trattato la sua avversaria Ségolène Royal (che venerdì nel congresso di Reims annuncerà la sua candidatura alla direzione del Partito socialista) come si tratta una controparte politica senza antiquate e fesse galanterie. Ci ha fatto un po’ sognare con la sua bellissima moglie Cecilia e con la bella nuova moglie Carla. Mogli pensanti e parlanti, secondo qualcuno pure troppo. |
4/11/08 – Scherzetto o dolcetto? |
John Sidney McCain III è nato il 29 agosto ’36 su una nave ospedale che stava attraversando il Canale di Panama. Il padre e il nonno ammiragli. A 25 anni era un cadetto dell’Accademia Navale. Alla guida di un aereo da caccia durante una esercitazione in Spagna, trancia i fili dell’alta tensione rischiando una strage. Durante la guerra del Vietnam è ristretto per sei anni in una cella. Gli rompono i denti, gli legano le braccia dietro la schiena, quasi muore disidratato. Torna a casa nel 1973 e trova sua moglie Carol sfigurata da un incidente d’auto. Divorzia per sposarsi nel 1979 con Cindy Hensley, bella giovane e ricca. Nel 1982 diventa deputato dell’Arizona. Reaganiano con cautela, nasce il mito del maverick, l’indipendente. Nel 1997 si candida per le elezioni ma Bush lo travolge. Nel 2000 il democratico John Kerry gli propone di unirsi in un ticket contro Bush, ma McCain vuole restare fedele ai repubblicani. Nel 2007 si è attestato davanti al preparato Mitt Romney e al messianico Mike Huckabee. Poi è arrivato l’endorsement di Sylvester Stallone, quello del generale della prima guerra del Golfo Schwarzkopf, di Arnold Schwarzenegger e di Rudy Giuliani. La sua campagna si è colorata di scoop velenosi e ridicoli: una relazione con una lobbista di aziende di telecomunicazioni, un tradimento dei suoi commilitoni ad Hanoi, forse un figlio nero. Falsità. E allora si passa alle gaffe. Interrogato su quante case possiede risponde, non so devo consultarmi con i miei collaboratori. La risposta è 8 per un valore immobiliare complessivo di 13 milioni di $. Lo staff di Obama si è buttato su questa gaffe per sottolineare la lontananza del candidato repubblicano dai bisogni della maggioranza dei cittadini. Dice: “sono repubblicano perché penso che il governo deve rispettare i nostri problemi, la sicurezza della nostra nazione, non debba tassarci più del dovuto, perché i giudici devono rafforzare le nostre leggi non farne di nuove”. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
Barack Hussein Obama nasce ad Honolulu, nelle isole Hawaii, il 4 agosto 1961. Il padre è nato sulle rive del lago Vittoria in Kenya e, grazie ad uno scambio tra studenti, si trova alle Hawaii dove conosce Ann originaria del Kansas, ma che vive con la sua famiglia ai tropici. Amore, rapido matrimonio e ancor più rapido ritorno in patria di Barack senior. Nel ’64 Ann sposa un manager indonesiano di una compagnia petrolifera e porta il figlio con lei a Giakarta. Ben presto il piccolo Barack torna dai nonni con i quali cresce poi si iscrive alla facoltà di Antropologia della Columbia (NY), e successivamente si trasferisce a Chicago per lavorare in un gruppo di assistenza sociale gestito da una chiesa. Dopo un paio di anni si iscrive all’Università di Harvard dove si laurea in legge e diventa il primo direttore nero della Law Review. Torna a Chicago specializzandosi in cause di vittime della discriminazione. Conosce Michelle e insieme hanno due deliziose bambine. Nel 1996 diventa senatore dell’Illinois. Si è fissato un obiettivo: riconquistare quel 38% di americani che considerano la fede cristiana il fondamento della loro esistenza, in particolare gli evangelici che sono lo zoccolo duro del partito repubblicano. Lui è metodista, ma accusato di essere musulmano. Colin Powell, suo sostenitore, ha detto: “perché, non si può essere liberi di essere musulmani in America?” Obama ha strappato quasi subito alla preparatissima Clinton il sostegno di Hollywood. Nel maggio 2007 Oprah Winfrey, definita da Forbes la celebrità più potente del pianeta, annuncia il suo sostegno. Ha smesso di fumare quando ha avuto la conferma di essere il candidato democratico. Per mostrare la sua sensibilità per chi non gode del sistema sanitario, ha raccontato la triste vicenda di sua madre, ammalatasi del devastante cancro alle ovaie a soli 53 anni, e che temeva di mandare sul lastrico la sua famiglia a causa delle spese mediche. Arriva l’endorsement di Ted Kennedy e il 28 agosto a Denver il sostegno dei Clinton. Dice: “il problema non è che McCain non abbia a cuore i problemi che assillano gli americani. E’ che non li conosce e non li capisce”. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
29/10/08 – Dal mito al sito Si dice che era un uomo solo, nonostante fosse sempre circondato da collaboratori e amanti. Amò molto: le sue tre mogli Calpurnia, Cornelia, Pompeia, la figlia Giulia. Non nascose mai la sua bisessualità e i suoi nemici facevano circolare la facezia: “Cesare, marito di tutte le mogli, moglie di tutti i mariti”. Catullo dedicò poesie, le bazzecole, ai suoi amori omosessuali. Mamurra di Formia fu il suo compagno preferito, non solo amante, ma amico di gozzoviglie, di orge. Amò profondamente Servilia, la madre di Bruto, e Cleopatra. |
22/10/08 - Cercavo in te la tenerezza che non ho/ la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido Gianfranco Rotondi è un vero democristiano dalle sette vite. Ha iniziato nella Dc, poi il Ppi il Cdu, l’ Udc e la Dca. Adesso è ministro per l’Attuazione del programma ed è in procinto di confluire nel Pdl. Siccome il programma da attuare è scarsino, insieme al collega Brunetta che non sa vedersi fermo, ha partorito il DiDoRe, che non è il nuovo Ciocorì ma l’acronimo di Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi. Apriti cielo! Le unioni civili non fanno parte del programma e così i due ministrini hanno tolto la loro firma dalla proposta di legge e l’hanno gettata nel mare mosso dei parlamentari del Pdl. Le firme raccolte ad oggi sono 42, se si arriva ad 80 magari si potrà iniziare un dialogo con il Pd (dove anche lì ci sarà un apriti cielo!). |
15/10/08 – Fuori dal coro ma senza stonare “La faccia esangue, gli occhi verdognoli… un individuo squallido e sgradevole. Questo giovanotto ispira una incontrollata e irragionevole sensazione di ripugnanza”. Così sul Borghese Gianna Preda, nel 1961, descrive il prof. Luigi De Marchi. Non solo, un anno prima l’Osservatore romano ne aveva chiesto l’arresto, mentre i responsabili di una delle tante opere assistenziali ecclesiastiche - sentendosi offese dal suo lavoro - gli fanno la posta sotto casa; e infastidiscono Maria Luisa Zardini, allora sua moglie, impegnata a spiegare la contraccezione nelle periferie. Ma, che cosa aveva mai fatto questo signore?
Klaus Wowereit è sindaco di Berlino, città dove è nato, dal 2001. E’ dell’ala sinistra dell’SPD e molti osservatori prevedono per lui un futuro da primo ministro, specie se il prossimo anno l’attuale capo del dicastero degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (SPD) dovesse perdere le elezioni dell’anno prossimo contro Angela Merkel. |