IN NOGOD WE TRUST

RELIGIONI E GAY

14/06/08

"L'omosessualità
è un argomento complesso
che sarebbe sbagliato
discutere qui.
Dico che la violenza
e la trasgressione
sono cugine"
 (Monsignor Vecchi).
  ***
"No a forme deboli
 e deviate di amore"
 (Papa Ratzinger)
  ***
"L'omosessualità
e il matrimonio tra due donne
è un dramma grave
per una famiglia,
è una cosa riprovevole
e costituisce un problema"
(Cardinal Tonini)
  ***
"Mettere in regola,
di fronte alla legge,
le cosiddette
"coppie di fatto" gay
e lesbiche comprese?
E' il tradimento dell'ordine
stabilito da Dio.
Altro che progresso:
"Viviamo in una società marcia
con legislatori vecchi bacucchi
che vogliono scardinare
il disegno della creazione
incentrato sulla distinzione
 maschio-femmina.
"Lerce certe femministe
che non rispettano l'architettura
della natura"
e "Scimmie" le donne
che decantano in tv
le nuove frontiere
della morale del sesso"
(Monsignor Maggiolini )
  ***
"I Pacs?
Niente nuove norme
per un capriccio"
(Cardinale Trujillo)
  ***
"La chiesa ribadisce
il suo no a forme deboli
e deviate di amore"
(Cardinale Ruini)
  ***
 ". immaginare un mondo
di bimbi figli della provetta,
di adozioni gay e lesbiche,
di manipolazioni genetiche,
equivale a condannare
le nuove generazioni
al caos e alla disperazione"
(Cardinale Tonini).
  ***
"I pacs (.) rappresentano
un'offesa contribuendo
a destabilizzare
la famiglia"
(Papa Ratzinger).
  ***
"La campagna finisce
per porre sullo stesso piano
omosessualità ed eterosessualità (.)
questi messaggi
sono fortemente diseducativi
e possono avere un esito
devastante tra i giovanissimi"
(la Diocesi di Venezia
sulla campagna
contro l'omofobia).
  ***
"Non si debbono trasformare
in diritti quelli
che sono interessi
privati o doveri
che stridono
con la legge naturale"
 (Papa Ratzinger).
  ***
Bestiario omofobico
raccolto dagli amici Radicali


14/03/08 - SALVO L' IRANIANO GAY:
PLAUSO DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO, DI NESSUNO TOCCHI CAINO, DEL GRUPPO EVERYONE E DELL'ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI AL GOVERNO INGLESE PER LA SCELTA DI SOSPENDERE LA DEPORTAZIONE DI MEDHI KAZEMI. E' UNA VITTORIA DELLA CIVILTA' E DELLE DEMOCRAZIE
.

 Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti:

 " Il Ministro degli Interni britannico, Jacqui Smith, ha deciso oggi di sospendere la procedura che prevede la deportazione in Iran del ragazzo gay Medhi Kazemi dove lo attendeva la pena di morte. Quanto avvenuto oggi è il risultato della mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea le Associazioni Nessuno Tocchi Caino, il Gruppo EveryOne, il Partito Radicale Nonviolento e l'Associaizone radicale Certi Diritti insieme a molte associazioni lgbt europee, media e network internazionali, in particolare la stampa di Spagna, Italia, Olanda e Gran Bretagna, che lottano per la libertà e la democrazia. Non possiamo che esprimere al Governo britannico i nostri più sentiti ringraziamenti per la scelta di salvare la vita a Medhi. Occorre ora garantire, e su questo vigileremo, che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale".

COMUNICATO STAMPA
13 marzo 2008
MEHDI KAZEMI E’ SALVO!
GRUPPO EVERYONE FESTEGGIA CON I SUOI ALLEATI
E ANNUNCIA NUOVE CAMPAGNE PER LA VITA

Dopo la storica approvazione dell’urgente Risoluzione europea sul cado di Seyed Mehdi Kazemi (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&language=EN&reference=P6-RC-2008-0111), l'Home Office britannico, Jacqui Smith, ha deciso poche ore fa di sospendere la procedura che prevede la deportazione in Iran del ragazzo gay, membro del Gruppo EveryOne.

Quanto avvenuto oggi è il risultato della mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea il Gruppo EveryOne con il Partito Radicale Nonviolento e le Associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti. "Quando ci siamo assunti l'impegno di tentare di salvare Mehdi," dichiarano con entusiasmo i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "il giovane gay iraniano era destinato alla deportazione a alla morte sulla forca in Iran. Poi attorno a noi e ai nostri alleati si è creata una rete di solidarietà che ha evitato un altro crimine contro i Diritti Umani. E' il primo passo verso una società non più indifferente, ma capace di rispettare i diritti dei profughi, che sono l'anello più debole dell'umanità".

Non si può che esprimere la più profonda soddisfazione per questa grande vittoria sul campo dei diritti umani, che ha portato alla salvezza di una vita umana e ha scritto una pagina importante di Storia europea: d'ora in poi i massimi organismi garantiranno che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE, che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale.

"E' un trionfo per la civiltà umana," concludono i leader di EveryOne, "preludio alle nostre nuove campagne, il cui fine è la salvaguardia dei profughi e di altre minoranze perseguitate. Mentre festeggiamo la salvezza di una vita, però, dobbiamo lottare perché le nazioni si pongano sulla via dei Diritti Umani e abbandonino persecuzioni e ingiustizie che sono il retaggio di epoche che è necessario lasciarsi alle spalle".

Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne Tel: (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

 

 

COMUNICATO STAMPA
11 marzo 2008

RIFUGIATO GAY IRANIANO, SARA’ ESPIULSO DA OLANDA
ENTRO 72 ORE MEHDI DEPORTATO IN REGNO UNITO

 GRUPPO EVERYONE: RICHIESTO IMMEDIATO INCONTRO CON GORDON BROWN

E’ di poche ore fa la notizia che l’appello di asilo di Seyed Mehdi Kazemi, il 19enne iraniano membro del Gruppo EveryOne che rischia la morte per omosessualità in Iran, è stato respinto dall’Olanda. Il ragazzo, detenuto al momento presso il centro di detenzione dell’aeroporto di Rotterdam, è stato giudicato oggi dalla Suprema Corte Olandese – Paese in cui si era rifugiato dopo che il Regno Unito gli aveva negato la richiesta di asilo. “Mehdi sarà deportato nel Regno Unito entro 72 ore a partire dalle 14 di oggi. Ci sono forti possibilità che l'Home Office UK decida di deportarlo in Iran, dove lo attende la pena di morte per 'lavat'” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne. “La notizia della prossima deportazione a Londra proviene da fonti sicure del Ministero dell’immigrazione olandese”.

Il Gruppo EveryOne sta richiedendo attraverso canali internazionali un incontro immediato con il premier britannico Gordon Brown. “Abbiamo inoltre mobilitato il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito e le associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti, che si sono finora mobilitate al nostro fianco per salvare la vita al ragazzo. Probabilmente” proseguono gli attivisti “già stasera o domattina un membro del Gruppo EveryOne incontrerà direttamente Mehdi al centro di detenzione di Rotterdam”.

Saranno resi noti ulteriori particolari della vicenda nelle prossime ore.

Gruppo EveryOne      Tel: (+ 39) 334-8429527
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COMUNICATO STAMPA
24 febbraio 2008

RIFUGIATO GAY IRANIANO RISCHIA DEPORTAZIONE DA REGNO UNITO, URGENTE APPELLO ALL’EUROPA

 GRUPPO EVERYONE: “E’ GIA’ CONDANNATO A MORTE PERCHE’ GAY, FERMIAMO L’ENNESIMO CRIMINE DEL GOVERNO BROWN

                                                                                                                                                   
MARTEDI’ FISSATO IL VOLO CHE PORTERA’ IL GIOVANE MEHDI KAZEMI DA AMSTERDAM A LONDRA, DA CUI VERRA’ SUCCESSIVAMENTE DEPORTATO IN IRAN. IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DEL REGNO UNITO DA PARTE DELL’UNIONE EUROPEA, NONCHE’ L’IMMEDIATA CONCESSIONE DELL’ASILO AL DICIANNOVENNE, CHE DA POCHI GIORNI E’ DIVENUTO MEMBRO EFFETTIVO DELL’ASSOCIAZIONE. IN IRAN E’ RICERCATO DOPO CHE IL SUO PARTNER – GIUSTIZIATO PERCHE’ OMOSESSUALE NELL’APRILE 2006 – AVEVA CONFESSATO LA LORO RELAZIONE AMOROSA.

Si chiama Seyed Mehdi Kazemi, ha poco meno di vent’anni ed è uno dei membri del Gruppo EveryOne. E’ un iraniano omosessuale che a novembre 2005 si è recato da Teheran a Londra per motivi di studio, e che è stato costretto a richiedere l’asilo come rifugiato all’Home Office del Regno Unito in seguito alla scoperta, da parte delle autorità iraniane, della sua relazione omosessuale con un altro ragazzo, già condannato a morte e giustiziato nell’aprile del 2006. Parham, il suo partner dall’età di 15 anni, era stato infatti arrestato dalla polizia di Teheran con la fatidica accusa di “lavat” (sodomia) dopo essere stato colto dalle autorità iraniane in compagnia di un altro ragazzo, mentre Medhi già soggiornava in Inghilterra e frequentava il college. Nel corso di un interrogatorio in carcere, Parham è stato costretto dai suoi aguzzini a riferire nomi e cognomi di tutti gli uomini con cui aveva intrattenuto relazioni, tra cui lo stesso Mehdi. La polizia iraniana si è già presentata a casa del padre di Mehdi, a Teheran, intimandogli la custodia del figlio per sottoporlo a giudizio.

E’ di pochi mesi fa il verdetto negativo dell’Home Office Britannico, che ha respinto la richiesta d'asilo: Medhi dovrà essere re-impatriato nel suo Paese d’origine perché, secondo il Governo Britannico, non corre rischi di alcun tipo. Medhi è dunque fuggito clandestinamente dall’Inghilterra, intenzionato a raggiungere il Canada, ma è stato fermato dalla polizia di frontiera tedesca. Una volta ascoltata la sua storia, è stato mandato in Olanda (nota per concedere lo status di rifugiati ai gay iraniani), in consegna sempre alle forze di polizia. Tuttavia, il Regno Unito ha presentato in questi giorni all’Olanda una richiesta formale di ripresa in consegna, secondo il Trattato di Dublino e secondo il regolamento CE 343/2003, di Mehdi, per poi provvedere alla sua deportazione in Iran.

Omar Kuddus, dell’associazione Gay Asylum UK, racconta al Gruppo EveryOne di aver ricevuto una telefonata da Mehdi il 18 febbraio scorso, nella quale il ragazzo lo ha informato che è già stato fissato il volo che martedì 26 febbraio lo riporterà in Inghilterra: partirà alle 8 del mattino (ora olandese) da Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam, e arriverà a Heatrhrow, Londra, intorno alle 8.30 del mattino (ora inglese).

“Chiediamo una forte presa di posizione dell’Unione Europea, con un commissariamento nei confronti del Governo di Brown” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne, che ha preso in consegna il caso, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Il Regno Unito continua imperterrito nel violare le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti dei rifugiati, nonché le direttive e i regolamenti europei che disciplinano le richieste di asilo: lo ha fatto con la lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, negandole lo status di rifugiata per non poter provare la sua omosessualità; lo ha ripetuto, appena un mese fa,” continuano “con la vergognosa deportazione nel Ghana di Ama Sumani, malata terminale di cancro che aveva chiesto disperatamente di potersi curare in Inghilterra, a causa dell’impossibilità di farlo nel suo Paese d’origine.”

Il Gruppo EveryOne chiede ufficialmente al Parlamento Europeo e all’Alto Commissario per i Rifugiati dell’ONU, António Guterres, di far sì che venga subito fermata la deportazione del ragazzo e venga concesso allo stesso, nell’immediato, lo status di rifugiato. E’ di appena il 31 gennaio scorso la presa di posizione della Commissione Europea, secondo cui “gli Stati membri non possono espellere o rifiutare lo status di rifugiato alle persone omosessuali senza tenere conto del loro orientamento sessuale, delle informazioni sulla relativa situazione nel paese di origine, ivi comprese le disposizioni legislative e regolamentari e il modo in cui sono applicate”.

“E’ ora che quanto espresso dalla Commissione europea divenga realtà” concludono i rappresentanti di EveryOne. “Invitiamo tutta la società civile a esprimere il proprio sdegno nei confronti dell’operato del Governo Britannico, che mina ai valori della libertà e della dignità stessa della persona”.

La storia completa del giovane, nonché la sua testimonianza, inviata all'Iranian Queer Organization, sarà presto disponibile in italiano sul sito www.everyonegroup.com.

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COMUNICATO STAMPA

12 febbraio 2008

GAY, IRAN: GRUPPO EVERYONE CHIEDE INCONTRO URGENTE CON L'AMBASCIATORE IRANIANO A ROMA

GLI ATTIVISTI: “INVITIAMO LE MIGLIAIA DI FIRMATARI DELLA PETIZIONE A SCRIVERE ALL'AMBASCIATA CHIEDENDO CHE I GIOVANI OMOSESSUALI HAMZEH E LOGHMAN SIANO RISPARMIATI"

     Ha superato oggi le 12.500 sottoscrizioni la petizione per la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour (www.petitiononline.com/irangay), i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati a Sardasht, nell’Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di “mohareb” e “lavat”, che hanno confessato sotto tortura di amarsi e rischiano la messa a morte.

Gli attivisti del Gruppo EveryOne hanno indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell’Iran, in cui chiedono un urgente incontro per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese.

“Signor Ambasciatore,” si legge nella lettera, firmata dai leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “viviamo in un tempo difficile, in cui spesso la luce e il buio, l'amore e l'odio, la giustizia e l'ingiustizia si confondono. Signor Ambasciatore, Le chiediamo di far sì che le supreme Autorità iraniane mostrino un po' di luce. […] Siamo a chiedere a Lei di mobilitarsi” continua la lettera “affinché quei due ragazzi, che stanno per essere condannati solo perché si amano in modo diverso, vengano risparmiati. L'omosessualità esiste in tutti i Paesi del mondo ed è sempre esistita, anche fra i grandi uomini del passato. Attraverso di Lei, vogliamo supplicare il presidente Ahmadinejad e i giudici della repubblica Islamica di restituire a quei giovani la loro libertà, i loro sogni, la loro possibilità di fare del bene”.

Il Gruppo EveryOne invita tutti i sottoscrittori della petizione, e così tutti coloro che credono ancora nel valore della vita umana e della convivenza civile, a inviare all’Ambasciata Iraniana a Roma, in via Nomentana 361/363, una lettera o una cartolina – o un’e-mail a Ambassador@iranembassy.it, info@iranembassy.it e ebassiran.rome@hotmail.comrecante due brevi frasi: “Life for Hamzeh and Loghman. Stop executions in Iran”.

“Chiediamo all’Ambasciatore Abolfazl Zohrevand di confermare il suo impegno per la tutela delle minoranze e di levare la sua voce autorevole per convincere Teheran a non versare il sangue di Hamzeh e Loghman, a non ripetere ancora una volta il martirio di giovani innocenti, come avvenne nel giugno del 2005 con Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, le immagini della cui esecuzione hanno sconvolto il mondo, e lo scorso 5 dicembre, con l’impiccagione, nel carcere di Dizel Abad a Kermanshah, del ventunenne Makwan Moloudzadeh, il cui nome è diventato un simbolo mondiale per la lotta contro l’omofobia , la pena di morte e i trattamenti disumani e degradanti nei confronti dei perseguitati. Crediamo che l'Ambasciatore sia l'interlocutore ideale per parlare di vita in Iran; non va dimenticato il suo impegno nel Progetto di Cipro per la Pace (1999) né la sua sensibilità verso il tema dei Diritti Umani”.

“Vita per Hamzeh e Loghman. Stop alla pena di morte in Iran” ripetono Malini, Pegoraro e Picciau. “Due semplici frasi per un cambiamento che la maggior parte degli iraniani chiede insieme a noi: ci auguriamo che l'Ambasciatore sia disponibile al dialogo e che la nostra richiesta venga condivisa e supportata da tutti i cittadini, dalle forze politiche, dalle associazioni e organizzazioni per i diritti umani e civili a livello italiano e internazionale”.

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29/01/08 - Islam assassino.

La versione sciita della religione inventata da Maometto manifesterà ancora una volta in Iran la sua matrice criminale. Due giovani gay, colpevoli di amarsi, verranno impiccati se la mobilitazione internazionale promossa da everyone.com non riuscirà ad impedirlo. Nel mondo occidentale abbiamo costretto da almeno tre secoli la chiesa cattolica a spegnere i roghi ferocemente accesi in nome della loro immaginaria entità soprannaturale sotto le donne, i liberi pensatori, e gli omosessuali. Oggi il papa e i suoi tribunali della Santa Inquisizione non possono più continuare a mandarli al rogo, ma hanno ancora in mano le torce con cui alimentare le fiamme dell' accanimenbto mediatico contro le donne che vogliono conservare il diritto a decidere sulla propria maternità, uomini e donne che vogliono avere il diritto di decidere sul proprio corpo, la propria salute, e la propria vita, e contro le persone omosessuali che chiedono il riconoscimento giuridico del loro rapporto affettivo, nè più nè meno di qualsiasi coppia etero che si ama. Ma, almeno per il momento, la storica e intrinseca malvagità delle gerarchie cattoliche (e di molte anche se non tutte le confessioni cristiane) è tenuta a bada nel mondo occidentale dalle legislazioni laiche e democratiche nate con l' illuminismo. Nel mondo islamico, invece, le norme dettate da Maometto, su suggerimento della sua ipotetica divinità, e quelle drivanti dai detti e dalle sentenze a lui attribuite, costituiscono tuttora il retroterra a cui attingono le legislazioni dei Paesi a maggioranza islamica. E in alcuni Paesi non sono solo fonte di ispirazione, ma norme totalmente e integralmente cogenti da cui non si può prescindere per nessuna ragione. E in quei Paesi la malvagità disumana che siamo riusciti ad arginare nel mondo cristiano, continua ad esprimersi in tutte le sue potenzialità omicide contro le donne che vogliono affermare la loro libertà sessuale, contro gli uomini e le donne che si rifiutano di credere all' esistenza di dio o che smettono di credere in Allah per cambiare religione, e contro gli omosessuali che si amano liberamente seguendo il proprio naturale orientamento sessuale. In Iran in questo momento due ragazzi rischiano di essere impiccati. Per questo vi invitiamo a sottoscrivere la Petizione che può salvare la loro vita. LEGGI


29/01/08 - Petizione per la vita di Hamzeh e Loghman: due giovani gay che si amano e rischiano la condanna a morte in Iran. E non dimentichiamoci di Pegah: il Regno Unito potrebbe consegnarla al boia
 
Firmala su www.petitiononline.com/irangay/petition.html e diffondila a quante più persone possibile
 
Destinatari: Alto Commissariato per I Diritti Umani dell'ONU; Alto Commissariato per i Rifugiati dell'ONU; Segretario Generale dell'ONU; Federazione Internazionale dei Rifugiati Iraniani; Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad; Ministro della Giustizia della Repubblica Islamica dell'Iran Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi; Governo del Regno Unito; Segretario dell'Home Office del Regno Unito; National Coalition of Anti-Deportation Campaigns (NCADC); Presidente del Parlamento Europeo; Presidente della Commissione Europea; Ambasciata Britannica in Italia; Ambasciata Iraniana in Italia; Ambasciata Iraniana nel Regno Unito; Partito Radicale Trans-nazionale
 
Petizione per la vita di Hamzeh e Loghman: due giovani gay che si amano e rischiano la condanna a morte in Iran. E non dimentichiamoci di Pegah: il Regno Unito potrebbe consegnarla al boia
 
del Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com)
 
La Repubblica Islamica dell'Iran perseguita gli omosessuali, i dissidenti e i liberi pensatori, attuando nei loro confronti una politica criminale. Le relazioni omosessuali in Iran sono considerate un crimine passibile di sadiche punizioni corporali e della pena di morte. Il 23 gennaio 2008 Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, due ragazzi gay di appena 18 e 19 anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale. La loro confessione è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il reato di chi è "nemico di Allah" e Lavat, sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di Allah". In Iran esistono tuttavia anche 
personalità politiche e religiose moderate, che vorrebbero cambiare le cose ed evitare che tanti innocenti perdano la vita. Il popolo iraniano per la maggior parte è contrario all'orrore delle condanne alla forca e alla lapidazione; solo pochi fondamentalisti ritengono che tortura e fustigazione siano strumenti leciti. I movimenti clandestini per i diritti umani si battono con eroismo contro queste pratiche barbariche e a rischio delle loro vite cercano di costruire un Iran migliore, in cui le minoranze siano rispettate e la vita umana torni a essere un valore. Migliaia di islamici ritengono che Allah sia un Dio d'amore e che la pena di morte e le punizioni corporali crudeli siano crimini contro l'umanità. Ricordiamo che il 5 dicembre 2007 un ragazzo iraniano innocente fu martirizzato dal regime di Teheran e quindi assassinato sulla forca. Da tutto il mondo, in risposta alla campagna per la vita di Makwan Moloudzadeh avviata dal Gruppo EveryOne, migliaia di islamici, cristiani, induisti, buddisti e laici avevano inviato fiori rossi e bianchi al presidente Ahmadinejad e ai giudici dell'Iran: rossi, perché non fosse versato sangue innocente; bianchi per supplicare i carnefici di risparmiare la vita di un altro condannato senza alcuna colpa. Una grande campagna internazionale che è servita solo a ritardare un'esecuzione già decisa. Così Makwan è oggi il simbolo del martirio di tanti innocenti, vittime di un regime spietato. Ricordiamo che anche Pegah Emambakhsh, lesbica iraniana che si trova attualmente nel Regno Unito, in attesa del giudizio in appello, rischia di essere  deportata in Iran, verso la tortura e la lapidazione. Il Gruppo EveryOne ha ricevuto notizie poco confortanti dal Regno Unito, dove la Corte d'Appello è orientata a non concedere asilo all'iraniana, in spregio a tutte le Convenzioni internazionali. Pegah è annientata dall'atteggiamento del governo inglese e ci ha comunicato di essere stanca di lottare, di non voler più apparire sulle pagine dei giornali, di non credere più a quela che Anne Frank definì "l'intima bontà dell'uomo". Dobbiamo rispettare la volontà di Pegah, ma dobbiamo essere pronti a dire no al governo del Regno Unito, che ha abbandonato la via del rispetto dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei rifugiati.  Dobbiamo essere pronti a sollevare un coro di proteste, in tutto il mondo, per fermare la mano del boia e dei suoi complici. Ecco perché vi invitiamo a dedicare a questa 
petizione qualche minuto del vostro tempo; aderite con la vostra firma e poi inviate una protesta a tutti gli indirizzi indicati qui sotto, perché molte vite umane e il concetto stesso di giustizia, il valore stesso dei Diritti Umani, sono in gioco.
 
Per il Gruppo EveryOne:
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Arsham Parsi, Laura Todisco, Glenys Robinson, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Francesca Turuani, Alessandro Matta, Cristos Papaioannou, Paul Albrecht.


**** Per ulteriori informazioni, puoi contattare il Gruppo EveryOne:  

matteo.pegoraro
@everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com

Telefono: +39 334 8429527 - Fax: +39 055 0518897 ****


20/12/07 - Ferocia islamica. Mentre la chiesa cattolica, non potendo più bruciare gli omosessuali sui roghi, si accontenta per il momento di rivendicare solo il diritto di offenderli e discriminarli, in Iran e in altri paesi musulmani vengono regolarmente impiccati. Ma la ferocia criminale insita nella religione islamica, come in tutte le ideologie politiche e religiose totalitarie e totalizzanti, trova la possibilità di manifestarsi anche e soprattutto contro le donne, che possono essere impiccate anche per il solo fatto di non indossare il velo. LEGGI

20/12/07 - Italia e Palestina a confronto. Mentre da noi i cattolici rivendicano il diritto di offendere e discriminare le persone omosessuali senza rischi legali, in Palestina i musulmani perseguitano e uccidono i cristiani. Verrebbe da dire ben gli sta, così imparano sulla loro pelle cosa vuol dire essere oggetto di persecuzione. Ma sappiamo bene che chi è ammalato del morbo dell' integralismo religioso certi insegnamenti non li capirà mai, nè quando è persecutore nè quando è perseguitato. LEGGI


30/10/07 - COMUNICATO di FACCIAMO BRECCIA
sulla Manifestazione a ricordo delle vittime dei fascisti spagnoli durante la guerra civile del 1933/36

Facciamo Breccia rivendica il sostegno all’azione compiuta ieri da un gruppo di attivisti/e di “Militant” che, sulla chiesa di S. Eugenio a Roma, gestita dall’Opus Dei e dove furono celebrati i funerali del fondatore Echevarria, hanno affisso una gigantografia della Guernica di Picasso e la scritta “Chi ha ucciso, torturato e sfruttato non può essere beato”. Parimenti sostiene il volantinaggio di un nostro comunicato compiuto – in territorio italiano – da parte di simpatizzanti del nostro coordinamento, a cui la Digos ha poi sequestrato i volantini dopo aver condotto i due ragazzi in questura. Atti simbolici che hanno raggiunto il core e la testa di tutte e tutti coloro che lottano in Italia in nome dei valori della laicità e dell’antifascismo.

La beatificazione di 498 franchisti (“casualmente” nell’anniversario della marcia su Roma) voluta dal Vaticano è un fatto politico, che va ad inserirsi in un progetto ad ampio spettro della gerarchia d’oltre Tevere.

Con il papato Ratzinger la chiesa cattolica ha fatto un salto di qualità: priva di rappresentanti credibili “noleggiati” nei partiti collaterali, scende in campo direttamente nel nome della restaurazione di un sistema che, come nella Spagna franchista, la veda soggetto dominante (in terra, e non in cielo) e beatifica quelli che, da destra, ne difesero il potere temporale.

Facciamo Breccia denuncia la politica italiana per non aver detto nulla su questo ennesimo sdoganamento del fascismo e sul potere che il Vaticano si arroga nella riscrittura revisionista della storia.

Contro queste operazioni ideologiche rivendichiamo l’azione delle/gli antifasciste/i di Roma – etichettati dai media come autonomi, anarchici, no global – che hanno voluto difendere la memoria delle migliaia di donne e uomini che hanno lottato in Europa contro il nazi-fascismo e che sono morti per mano dei franchisti, dei fascisti, dei nazisti e nei campi di concentramento.

Allora chiediamo all’on. Folena di Rifondazione Comunista, che dichiara (su Repubblica) “non va sottovalutato il fatto che manifestazioni come quelle di ieri, oltre ad essere strumentali, possono avvelenare il clima sociale” se non crede che anche i partigiani e le partigiane abbiano avvelenato il clima sociale. Noi crediamo che lo abbia avvelenato lui votando, nella scorsa finanziaria, l’esenzione dall’ICI per le proprietà, anche a scopo di lucro, della chiesa cattolica. O anche quello non è stato un atto politico, ma solo spirituale?

A chi, come Giordano Bruno Guerri su “Il Giornale”, scrive che ad essere in piazza ieri erano “probabilmente” coloro che in altre occasioni avevano urlato “Dieci, cento, mille Nassirya”, rispondiamo che fuori dalla chiesa di S. Eusebio ieri c’erano gli stessi e le stesse che, in altre occasioni, hanno scandito lo slogan “10, 100, 1000 Porta Pia”.

Coordinamento Facciamo Breccia

29 ottobre 2007

 

20/06/07 - Perché non posso essere cattolico.
Pubblichiamo questo messaggio di Massimo Consoli, memoria storica del Movimento LEGABIT (LGBT = Lesbiche, Gay, Bisex e Transgender).


Roma, 20 giugno 2007, mercoledi’

Le mie scuse.
Mi devo scusare con tutti voi. Sabato non c’ero, a guidare il Pride, come vi avevo promesso. Il giorno prima avevo ancora 39,4 di febbre, lo stesso del giorno dopo, e poi febbre alta fino a ieri notte. Questa situazione di alte gradazioni continua da piu’ di un mese, mentre e’ un anno e mezzo che faccio su e giu’ con gli ospedali sempre per via dello stesso motivo. I medici non sanno darmi una spiegazione esauriente anche se, ormai, tendono a pensare che sia una febbre oncologica, dovuta al cancro.

Mi scuso per la buca che vi ho dato. Pensate a come mi sento, io, che sono stato il primo italiano a partecipare all’organizzazione di un Pride in Europa (avvenne ad Amsterdam, nel 1971), ed a festeggiarlo in Italia (fu nel 1976, all’Ompo’s di Roma), in periodi nei quali nel nostro paese quasi nessuno ancora sapeva cos’era successo, nella Christopher Street di New York, quel 28 giugno del 1969.

Non sono mai stato cosi’ depresso come in questi giorni e l’unica consolazione che ho avuto e’ stato di vedere in TV (con molta sofferenza, perche’ quando la temperatura e’ alta non riesco ne’ a leggere e ne’ a fissare immagini), quella marea umana di gay, lesbiche, trans, eterosolidali, eteropartecipi e simpatizzanti vari di tutte le salse, a marciare per la difesa dei propri diritti e per i diritti della societa’ italiana, anche per la difesa dei diritti dei nostri piu’ accaniti nemici che, poi, sono sempre i primi ad avvantaggiarsene…

Sperando che possiate perdonarmi, accludo qui di seguito l’articolo che avevo pubblicato su “Liberazione” la settimana prima del nostro Pride, per l’ottimo svolgimento del quale ringrazio gli organizzatori, in primis, e per tutti, il circolo Mario Mieli di Roma.

Liberazione, 10 giugno 2007, domenica

Perche’ non posso essere cattolico, di Massimo Consoli

E’ da quando ho raggiunto una certa maturita’ politica che ho notato un fatto curioso: ogni volta che mi sono trovato a confrontarmi con un mio diritto, che mi sembrava naturale e legittimo, ad impedirmi di usufruirne si ergeva sempre una particolare classe di individui.

Perche’ “particolare”?

Perche’ tra di loro, questi individui, avevano delle caratteristiche speciali che li caratterizzavano in un certo modo: erano cattolici.

Ho sofferto molto, durante la mia infanzia e adolescenza. Ho sofferto molto fino all’eta’ di diciassette anni. Ho pensato in maniera ossessiva al suicidio. E questo perche’? Per un solo motivo: ero gay e non mi accettavo.

Ho cominciato piuttosto presto a capire che c’era qualcosa, in me, che non rientrava nel gradimento generale della societa’.

Ho utilizzato tutti gli strumenti che avevo a disposizione. Ho comprato un numero infinito di libri e di giornali cercando di capire chi fossi e per quale motivo. Ho parlato con chiunque fosse disposto ad ascoltarmi (ben poche persone, in realta’), e mi sono sentito sempre peggio, come se stessi sprofondando in chissa’ quale baratro di abiezione e perversione.

La chiesa cattolica mi ha spiegato, con abbondanza di particolari, che io non avrei mai potuto aspirare al regno di Dio, non importa cosa avessi fatto di buono nella vita. Sarei potuto essere la persona migliore del mondo, ma il fatto di essere gay mi assegnava automaticamente un biglietto di sola andata per l’inferno.

Ma questo non m sembrava giusto! Com’era possibile che io fossi responsabile di un qualcosa del quale non avevo nessuna responsabilita’, che non avevo voluto e che non avevo cercato in nessun modo? Come poteva essere giusto un Dio che mi condannava senza possibilita’ di appello, senza permettere di giustificarmi in alcun modo? Un Dio che mi si presentava feroce, malvagio, impietoso ed anche falso e ipocrita perche’ appariva sotto altre vesti che non gli spettavano.

Col trascorrere del tempo ho cercato di approfondire questo argomento che mi stava cosi’ a cuore. Una delle cose che piu’ mi appassionavano era la religione, la storia della religione, la storia del cristianesimo. Cosi’, ho potuto scoprire che, in effetti, la mia non era stata una sensazione. Il cristianesimo, e soprattutto il cattolicesimo romano, mi appariva sempre piu’ come un’istituzione che mirava soltanto ad una cosa: il potere! Tutto il resto era una sovrastruttura necessaria per confondere gli ingenui e abbindolare i puri di cuore, per farli cadere nella rete e presentarli all’esterno come modelli da imitare, visto che le gerarchie ecclesiastiche erano abitualmente impresentabili.

Il cristianesimo condanna il politeismo, ma in nessuna religione ci sono cosi’ tanti dei (chiamati «santi») come nel calendario cattolico.

Parla della necessita’ di esser poveri, ma la Chiesa e’ stata per secoli la struttura piu’ ricca e potente.

Vuole i suoi sacerdoti celibi, ma pretende sposato il resto della popolazione.

E’ sempre stato contro l’omosessualita’, ma in nessuna comunita’ come nel clero questa la si pratica con cosi’ tanta convinzione.

Dice agli altri: "Crescete e moltiplicatevi", sostenendo che coloro che non vogliono i figli sono degli egoisti, ma loro si guardano bene dal mettere su famiglia.

Invita a «non uccidere», ed e’ responsabile dei piu’ grandi eccidi nella storia dell'umanita’.

Dice di non fare guerre, e sono poche quelle non scatenate dal Papa.

Del resto, sono proprio loro hanno inventato un detto: «fai quello che il prete ti dice di fare, ma non fare quello che fa lui».

Ci sono sempre stati dei preti a nostro favore. Fin da quando ero bambino sentivo i piu’ grandi che dicevano: “Le acque si stanno smuovendo. Avete sentito cosa ha detto don Filippo, quel prete di Modena secondo il quale anche gli omosessuali possono andare in paradiso?”.

Troppi ce ne sono stati di preti di Modena, di Firenze, di Reggio Calabria, di Torino e di chissa’ddove. Ma dove sono finiti? E’ la chiesa di Roma quella che conta e che e’ sempre, drasticamente, antiomosessuale. Tutti gli altri sono polvere sollevata artificialmente per confondere, nascondere, illudere.

Questo puo’ sembrare strano. Ci sono molti studi, molte ricerche (Sipe, Wagner…) che rivelano come nel clero cattolico ci sia una percentuale di omosessualita’ che arriva fino all’80 per cento! Com’e’ possibile che una struttura che ne e’ cosi’ profondamente impregnata rinneghi se stessa fino a questo punto?

In realta’, bisogna stare attenti alle parole. La chiesa di Roma e’ stata sempre molto brava nel linguaggio usato. Spesso ha impiegato secoli per modificare il senso delle parole e portarlo a soddisfare i propri interessi (vedi il caso dei Benandanti, sul quale Carlo Ginsburg ha scritto un libro illuminante).

In questi ultimi anni la chiesa ha operato una sottile distinzione tra “omosessuali” e “gay”. E noi, oggi, stiamo assistendo ad una lotta feroce tra gli omosessuali, che sono quelli che vivono con dolore la propria condizione e sono sottomessi alla sua autorita’, ed i gay, che sono quelli che rivendicano con orgoglio quella stessa condizione e pretendono di essere felici anche al di fuori del suo magistero.

E’ logico che vinceranno i gay, perche’ sono ormai storicamente predisposti alla vittoria, ma e’ anche vero che, dopo questa guerra, la chiesa di Roma ne uscira’ fuori profondamente trasformata.

Massimo Consoli

 


19/06/07 - LETTERA APERTA DI FACCIAMO BRECCIA AL MOVIMENTO LEGABIT
(LGBT
= Lesbiche Gay Bisex Transgender)

Ha fatto di tutto, la gerarchia cattolica, per non rifare il medesimo errore del 2000. Giorni e giorni chiusa nel silenzio stampa per evitare di pubblicizzare con i suoi attacchi il Pride di Roma.
Ma ormai l'Italia lo sapeva che il più grosso ostacolo alla libertà nel nostro paese sono proprio loro, i gerarchi della CEI e la subalternità della classe politica a loro, e così i numeri ci sono stati anche senza il loro contributo, numeri più alti di quelli del Family CEI.
Il giorno dopo il Pride, il Vaticano ha addirittura evitato il rito dell'Angelus mandando Ratzinger ad Assisi, a parlare di integralismi islamici, tanto per distogliere l'attenzione dagli integralismi nostrani che, per una volta, si sono rivelati non
essere maggioritari nel nostro paese.
Ma non ce l'ha fatta, la CEI, a star zitta fino in fondo. E così domenica ecco un box di Avvenire, prontamente ripreso dalla stampa, e in particolare da Repubblica (che, evidentemente, aspettava solo un cenno…). Chiarisce lunedì "Repubblica": "A scatenare la reazione dei vescovi, un carro con la scritta 'No vat'…" e via narrando di "croci" nere sulla
cupola di San Pietro, insomma il nostro simbolo NO VAT.
E l'onorevole Franco Grillini, che ancora – evidentemente – pensa di poter rappresentare il movimento, prende subito posizione: "Gli slogan anti Papa sono stati una 'robina' che Avvenire ha trovato per fare polemica…"
Ad Avvenire avevamo già risposto, ad analoga indignazione espressa dopo la Manifestazione "Diritti ora" con una lettera di Graziella Bertozzo che diceva: "Il Vaticano si deve rassegnare ad un fatto: se interviene direttamente in politica sarà trattato né più né meno che come un potere politico e, come ogni potere politico, contro di lui saranno usate le armi dell'ironia da parte di chi quel potere subisce.
Semplicemente questo è accaduto sabato in piazza: non più uomini mascherati da donne (troppo facile…), ma donne ed uomini che mettevano alla berlina i loro copricapo e i loro vezzi, quelli di un potere esclusivamente maschile che pretende di governare le nostre vite."
Per Avvenire - a questo punto è chiaro - siamo identificati/e. E siamo soddisfatti/e che sia così. Sono i nostri contenuti – fra l'altro – a rendere regolarmente furiosa la gerarchia vaticana. Perché le nostre parole non sono né false né vuote, né – aggiungiamo – sono state solo nostre, ma sono divenute slogan, scritte, bandiere che hanno percorso tutto il corteo. Parole, fra l'altro, elaborate in modo approfondito e con rigore intellettuale nell'ambito del convegno che abbiamo organizzato il giorno precedente e che – guarda caso – si intitolava: "Nessun dogma: parole di laicità". La pesantezza delle nostre parole non era dunque affatto inconsapevole, tutt'altro. E chi ha voluto vedere ha visto: "Nonostante colori, lustrini e musica dance, la manifestazione ha avuto un contenuto "politico" serio, come dimostravano le tante bandiere "No Vat", contro le gerarchie ecclesiastiche…" (Il Meridiano – Risposta laica al Family day).
Ci rivolgiamo invece con questa lettera aperta a tutto il movimento gay, lesbico e transessuale con cui abbiamo condiviso il percorso di avvicinamento a questo Pride, davvero unitario nei suoi intenti, obiettivi e modalità, così come nel successo ottenuto. Riteniamo di poter dire che ognuno/a di noi ha fatto la propria parte, avendo come riferimento il documento politico comune, e che fra le altre cose dice: "Le nostre rivendicazioni, si inseriscono in un quadro politico ed istituzionale desolante, in un clima sociale e culturale d'odio alimentato dalle gerarchie cattoliche e sostenuto da una politica debole e in affanno, perché ha completamente smarrito i valori fondanti della convivenza e del pluralismo ideale. È in atto un conflitto di cui vogliamo assumerci l'onere, che cerca di connotarsi come uno scontro fra civiltà, tra eterosessuali e cittadini lgbt, tra cattolici ed atei, tra migranti e italiani, ed invece ha lo scopo di imporre un pensiero
unico, un arretramento sul terreno delle conquiste sociali e di cancellazione di ogni tipo di speranza di riscatto ed emancipazione dei differenti vissuti, identità ed orientamenti sessuali."
Proprio la rappresentazione esplicita di questa parte si è assunta Facciamo Breccia, e non solo a nome proprio ma a nome di molte/i. Che la nostra posizione espressamente critica nei confronti del Vaticano non fosse una forzatura lo ha dimostrato la piazza, dove l'intervento di Elena Biagini a nome di Facciamo Breccia è stato applauditissimo, suscitando il coro unanime delle centinaia di migliaia di persone presenti in piazza San Giovanni che hanno gridato "Vergogna, vergogna, vergogna" all'indirizzo di chi, vescovo o politico, quotidianamente insulta e denigra le nostre vite e i nostri desideri. Quella che l'onorevole Franco Grillini definisce "robina" è dunque anche quel documento politico del Pride, a causa del quale il futuro partito democratico e le Pollastrini varie hanno aderito al Pride ma non alla sua piattaforma. Quella "robina" è la denuncia esplicita nei confronti di una classe politica genuflessa ai diktat del vaticano, è quella
"robina" che ha portato in piazza un milione di persone e che, a quanto pare, continua ad inbarazzare i politici italiani, indipendentemente dal loro orientamento sessuale e politico.

Coordinamento Facciamo Breccia

 

2/05/07 - Dal Circolo Mario Mieli - Covo di terroristi

Esprimiamo piena solidarietà ad Andrea Rivera , che per aver osato esprimere dei giudizi critici sul papa e sul vaticano si vede attaccato da tutti fronti come fosse un criminale.
Il giovane presentatore si è limitato ad esprimere liberamente le sue idee circostanziando e motivando le sue opinioni.

Non vediamo come queste idee possano ritenersi violente o intolleranti, o possano ledere la libertà religiosa di chicchessia, come qualcuno ha paventato. Andrea Rivera ha infatti criticato fatti specifici (la scelta di non celebrare il funerale di Welby e di celebrare invece quello di personaggi assai più controversi come Pinochet).
Oggi addirittura l’Osservatore Romano parla di terrorismo. Se la libertà di pensiero e di critica anche nei confronti di istituzioni religiose è da considerarsi terrorismo, allora tutto il Circolo di cultura Omosessuale Mario Mieli, che della sua libertà di pensiero e di critica è fieramente orgoglioso, si autoaccusa di terrorismo,  dal momento che consideriamo che la società che vuole Ratzinger sia una società buia e intollerante.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, auspica che si levino più forti e numerose da parte del mondo politico, della cultura, del sindacato e del lavoro, le voci in solidarietà verso chi ha il coraggio delle proprie idee e di esprimerle liberamente e in maniera non servile. Non vorremmo ritrovarci ai tempi dell’Inquisizione e dell’Indice dei libri proibiti.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

 

1/05/07 - Censurare la condotta omosessuale

Ecco a voi la soluzione trovata dalla cHIESA e finalmente palesata da un sincero (quanto anacronistico) Gianni Baget Bozzo.
Sulle sempre piu' ingloriose pagine de Il Giornale commenta la nota posizione del Parlamento europeo sulla questione omosessuale.

Si rimane quasi sbalorditi dalla lineare apertura alla reale posizione della cHIESA. Si legge direttamente dalla penna di Gianni Baget Bozzo che per la cHIESA "l'atto omosessuale era considerato «contro natura» e colpito come scelta libera".
Oggi invece la cHIESA ha cambiato posizione (per modo di dire). Infatti "la condizione omosessuale e' considerata alla stregua di una situazione obiettiva SREGOLATA". Con questo si ammette da una parte che effettivamente non si tratta di una libera scelta dei soggetti di essere omosessuali ma dall'altra parte si sottolinea FORTEMENTE "l'accoglimento positivo delle persone inclinate all'omosessualità, pur considerandone colpevoli l'atto".

A questo punto mi inchino devotamente ritenendomi perfino fortunato per non essere stato messo sul patibolo.

Con questa formula diplomatica, elegante nella sua esposizione, si sta cercando di allentare la pressione alla quale la cHIESA, colpevolmente, e' sottoposta.

L'articolo pare calmo e quieto ma un attacco deve pur celarlo. E puntale arriva un crudele affondo alla ormai nota (quanto fantasiosa) "Lobby Omosessuale" del Parlamento europeo.
La scoperta sconcertante di Baget Bozzo e' che addirittura la POTENTE lobby, pur definendosi omosessuale, USI la nota questione al solo fine di combattere il cattolicesimo.
Riassumo in termini piu' comprensibili:
C'e' qualcuno potente al Parlamento europeo, non si sa se sia gay o no, ma forte di una lobby definita "omosessuale", si fa scudo dei gay per attacare il cattolicesimo.
Se non avete capito, non importa: nemmeno io.

In ogni caso abbiamo individuato i cattivi della storia, non piu' gli omosessuali ma questa fantomatica lobby pseudo-frocia che si aggira come un'ombra nell'Istituzione non piu' atta ad uniformare i diritti dell'Europa ma bensi' a sconfiggere la religione cattolica.

Abbiamo anche la definizione del buono, ovviamente, la cHIESA che dopo aver concluso con il "linguaggio del peccato contro natura", puo' tranquillamente continuare con la sua evoluzione.

Baget Bozzo non si meraviglia affatto che la lobby anticattolica sia di chiara matrice rossa. Il disegno di lotta al cattolicesimo vede coinvolte anche figue che storicamente sono contro la cHIESA cattolica, figure che "CONFINANO" anche con i terrosisti, PERSINO nella CGL.

Signori, per dire a me che sono uno di sinistra ci vuole del coraggio, ma dopo aver definito, senza successo,  gli omosessuali come una massa deforme di pedofili goduriosi e peccaminosi, l'attacco si sposta sul piano dell'antiterrorismo.

La lotta al terrorismo giustifica guerre tra Stati, adesso cosa dobbiamo aspettarci un bombardamento dei circoli ARCIGAY?


D.C.

 

1/05/07 - Tratto dal Notiziario del Circolo UAAR di Bologna

3) Nella notte fra il 6 e il 7 settembre 2006 due studenti universitari
sono stati aggrediti di fronte alla sede del centro gay e lesbico ”Il
Cassero”. La motivazione dell'aggressione è stata l’orientamento
sessuale dei due ragazzi, individuati come omosessuali e per questo
pesantemente insultati e poi violentemente colpiti dagli aggressori
(vedi odg Consiglio Comunale di Bologna, 7/9/2006
http://www.cassero.it/show.php?1067 )
Il commento di Ernesto Vecchi, vescovo ausiliario di Bologna, è stato
che la violenza è cugina della trasgressione.
A fronte delle reazioni levatesi da gran parte della società civile e
della politica, Vecchi precisa che è stato interpretato male, e per
coniugare le parole usate ("trasgressione" e "violenza") rettifica
dicendo «Volevano portarmi sul discorso dell’omosessualità ma ho detto
no, dell’omosessualità in questo momento non parlo perché è un problema
molto delicato. Parlo invece della violenza che è in escalation nella
nostra società perché spinge verso la trasgressione» (fonte sito del
Cassero http://www.cassero.it/show.php?1070 )
Ora commentare con «la violenza è cugina della trasgressione» un fatto
del genere fornisce una giustificazione morale alla violenza condotta su
chi "trasgredisce".
La violenza ci sembra più cugina di chi fa affermazioni del genere.
E poi una precisazione come quella riportata sopra non convince: il
fatto che gli aggrediti fossero omosessuali era centrale nel fatto
accaduto, poche storie.
E quanta indelicatezza nella frase «l'omosessualità [...] è un problema
molto delicato»: problema molto delicato lo sarà per la gerarchia
ecclesiastica, per i gay il problema sono personaggi che li pestano in
quanto tali.
(Vedi altri dettagli sul fatto
http://www.cassero.it/show.php?1061 )


18/04/07 - E se ci fosse un sindacato gay ?

A volte mi risulta veramente difficile seguire quelli che per me sono dei punti fermi (o almeno dovrebbero esserlo).

Non e' cosa nuova il mio continuo monitorare i nefasti presagi minacciati dai nemici dei DICO.
Anche su Il Giornale di oggi (17 Aprile) si legge che la famiglia sta subendo attacchi sia dal punto di vista culturale che politico per colpa dei DICO.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=171490&START=0&2col=

Per fortuna il mio testone di legno non si scalfisce molto facilmente, altrimenti comincerei veramente a dubitare sulla innoquita' della categoria conviventi (riferendomi ai soli omosesuali dato che molti dei catastrofisti sono a loro volta gia conviventi eterosessuali)
Mi pare quasi normale che dopo una lunga serie di martellamenti psicologici si cominci ad essere seriamente intimoriti dalle "gravi conseguenze sociali" che questo comporterebbe.
E poi bada bene a non parlare di omofobia!!! Ogni portavoce che si rispetti inserisce un macroscopico "NO OMOFOBIA" in ogni discorsetto scritto per il catastrofista di turno.
E ti si infilano frasette del tipo "Anche LORO hanno bisogno di tutela". (paragonabile a " quei poveracci" dichiarato da Bossi)

Chissa' perche' leggo in queste espressione una falsa compassione che non aiuta niente e nessuno.

Ci sarebbe anche da analizzare, e fare un discorso a parte, la dichairazione "I gay, per esempio, sono persone ma non categorie e perciò hanno dei bisogni, non diritti». (Giuro che se comincio a commentare questo mi fermo tra 6 pagine).

Queste perle arrivano dalla magistrale sintesi celebrale del portavoce del Famili Day. Quindi non dovrei stupirmi, ma la cosa mi inquieta ancora, perche' il portavoce della manifestazione pro-family - anti-gay e' l'ex segretario della Cisl Savino Pezzotta.

Saro' forse un idealista ma l'istituzione storica  "sindacato" e' una cosa che io reputo essere cosa degna e DIRITTO garantito (Stando alla dichiarazione di Pezzotta, pure i lavoratori dovrebbero essere persone e non categoria. Pertanto anche loro non avrebbero diritti ma bisogni; ERGO = aboliamo il sindacato??????)

Anche se i moderni sindacati sono di fatto partiti politici con diritto di veto sulla politica di governo, l'istituzione storica del sindacalismo dovrebbe avere come concetto base "LA DIFESA DELLA PARTE DEBOLE della catena produttiva, ovvero i lavoratori intesi come CATEGORIA".

Un sindacalista, specie se al vertice di un sindacato, dovrebbe avere un istinto ANIMALESCO per la difesa dei diritti (e non dei bisogni). Dovrebbe reagire furiosamente ad ogni sopruso.

Invece no! Oggi il sindacato ti porta diritto alla poltrona di sindaco, a quella di parlamentare (e anche di piu') o addirittura ti apre la strada per diventare IL PORTAVOCE DELLA MANIFESTAZIONE PIU' RAZZISTA E OSCURANTISTA che sia stata organizzata dallo sbarco degli americani in sicilia.
 
Mi sento come su una piccola isoletta in pieno oceano e con una flotta di squali CROCIATI che aspettano che io metta un piede in acqua.

PS
Qualcuno sta anche tagliando la palma per togliermi anche il diritto all'ombra.

D.C.


16/04/07 - Se Victor Hugo fosse ancora tra noi, prenderebbe spunto per farne un libro di successo: "Gli intolleranti".

Si ricomincia. Altra chiesa imbrattata con accuse alle posizioni oscurantiste e omofobiche del vATICANO.
Ribadisco che la mia posizione non cambia: non e'  questo il modo di dimostrare opinioni. Si deve uscire allo scoperto e affrontare il problema in modo civile. Questo nascondersi dietro "vili azioni minatorie" non fa altro che rafforzare la posizione di chi politicamente DEVE difendere la cHIESA, senno' torna a casa a fare l'agricoltore, lasciando ad altri la sua bella poltrona.

Leggo il seguente articolo dalle pagine de Il Giornale:
«Basta omofobia» Imbrattati i marmi della chiesa
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=171276

...e riporto:

"Ignoti hanno imbrattato, scrivendo con vernice spray nera «Stop omofobia»"

Vabbe, non condivido il mezzo ma sicuramente il contenuto.

" la facciata in marmo, restaurata di recente, della chiesa di San Michele degli Scalzi, edificata alla metà del XII secolo a ridosso dell'argine dell'Arno, nel quartiere residenziale delle Piagge a Pisa"

Vabbe', il danno e' limitato, perche' la chiesa non paga i restauri dei SUOI monumenti e stabili, lo fa lo Stato italiano.

"A denunciare l'accaduto è stato il consigliere comunale di Forza Italia Riccardo Buscemi che parla di «clima di tensione e di intolleranza che sta crescendo intorno al Family Day organizzato dal mondo cattolico per il 12 maggio a Roma»".

COSA ???? Scusate rileggo ancora, non capisco. Adeso gli intolleranti sono quella gran massa di froci DA METTERE AL MURO ? (leggasi le minacce di Milano poco riportate dai quotidiani)
Questo e' veramente ridicolo. Associare la parola intolleranti alla categoria piu' insultata degli utlimi due anni e' un ardire pari alla negazione della shoah.
 
E l'autore ci ritorna su, sottolineando:
 "La gravità di quanto accaduto - ha aggiunto Buscemi - è duplice: è la cartina di tornasole di un'intolleranza che anche a Pisa si manifesta contro il magistero della Chiesa cattolica, la quale peraltro non è omofoba, ma contraria all'attuale disegno di Legge sui Dico."
 
Magistero della cHIESA ?? Con il suo magistero la cHIESA dovrebbe comunicare il suo insegnamento "to whom it concerns" ( tradotto in termini intrafrontalieri sarebbe "solo a chi gli interessa").
In ogni caso tranquilli, tutti tranquilli perche' la cHIESA non e' omofobica. Pare che nessuno si ricordi ancora quando il precedente pAPA disse che gli omosessuali GUARIRANNO al cospetto di Dio. Ma nooooooooon e' omofobia questa, e' solo una diagnosi medica. Eppure anche questo e' "Magistero della cHIESA" con il quale il pAPA, usando una formula straordinaria di questo istituto, ha pronunciato ex cathedra la sua verità di fede di (ovvia) natura dogmatica, frutto della sua democraticissima infallibilità papale.

Suggello all'articolo e' una accusa di analfabetismo culturale che viene palesato imbrattando i muri delle chiese. Dato che la percentuale di scritte contro la cHIESA e' sicuramente una minima parte di tutto il resto del mondo graffitaro, non mi dispiacerebbe che il volenteroso assessore fiorentino si prodigasse affinche' tutti i muri di firenze fossero ripuliti e non piu' imbrattati. E non solo dalle scritto contro la cHIESA. 
D.C.

12.04.2007 - UNIONI CIVILI: RADICALI ROMANI AGGREDITI A LA SAPIENZA MENTRE RACCOGLIEVANO LE FIRME. LA POLITICA E I MEDIA NON SOTTOVALUTINO.

Dichiarazione congiunta di Rita Bernardini, Segretaria Radicali Italiani, e di Alessandra Pinna, Presidente dell'Associazione Radicali Roma:


"Questo pomeriggio" dichiara Alessandra Pinna "con altri due compagni mi trovavo davanti all'entrata dell'Università La Sapienza per un tavolo di raccolta firme per la proposta di delibera popolare finalizzata
all'istituzione del Registro delle Unioni Civili al Comune di Roma. Mentre stavamo raccogliendo le ultime firme, soddisfatti della buona risposta che i giovani avevano mostrato verso la nostra iniziativa, un uomo sulla
quarantina, che già ci aveva precedentemente mostrato in modo del tutto pacifico il suo disappunto sulla proposta di delibera popolare, si è repentinamente scagliato violentemente sul tavolo cercando di ribaltarlo e si è impossessato dei moduli di raccolta firme tentando di strapparli. Due di noi, aiutati da due passanti, lo hanno bloccato mentre cercava di svincolarsi violentemente fino all'arrivo della Polizia. Nel mentre gridava 'a mali estremi, estremi rimedi' definendoci 'distruttori della famiglia'. Quanto accaduto oggi è gravissimo e purtroppo emblematico della deriva violenta verso la quale il nostro Paese sembra dirigersi. Solo pochi giorni fa, tra il silenzio di media e politici, alla libreria Babele di Milano sono apparse scritte omofobiche e minacce nei confronti di Imma Battaglia, Presidente del Di'Gay Project, associazione copromotrice della raccolta firme. L'aggressione di oggi conferma il clima violento contro coloro che stanno conducendo democraticamente una battaglia di libertà per l'estensione dei diritti civili, diritti che non incidono assolutamente su quelli della famiglia tradizionale."

"Il clima di odio e di intolleranza" dichiara Rita Bernardini "che certi fautori della 'famiglia naturale' stanno alimentando nei confronti di inermi e pacifici cittadini che chiedono l'affermazione dei diritti per le coppie omosessuali, comincia a destare serie preoccupazioni che non possono essere sottovalutate dalla politica e dai mezzi di informazione. Oggi, all'Università La Sapienza sono stati aggrediti i militanti di Radicaliroma che, al tavolo regolarmente annunciato alle forze dell'ordine, raccoglievano le firme per presentare al Comune di Roma una
proposta di delibera per l'istituzione del registro delle Unioni Civili. Ieri l'Associazione Radicaliroma aveva presentato in una conferenza stampa il progetto che in pochi giorni ha già raccolto le sottoscrizioni di 4.000
romani (lo Statuto del Comune ne prevede 5.000 da raccogliere in tre mesi): il fatto che i giornali romani, pressoché all'unanimità, oggi abbiano taciuto è forse peggiore del gesto violento del quarantenne che oggi si è scagliato violentemente contro i giovani militanti tentando di distruggere i moduli di raccolta e ribaltando il tavolo al grido 'affosserò la vostra proposta perché voi volete distruggere la famiglia!'. La censura della stampa si rivolge, infatti, contro tutti i cittadini che usano gli strumenti della 'democrazia diretta' per promuovere iniziativa politica concreta. Da parte mia, ringrazio Alessandra Pinna, Piero Bonano e Mirko Paladino per avere reagito con la nonviolenza al difficile episodio odierno e per tutto il lavoro civile che stanno portando avanti per la città di Roma."

www.radialiroma.com

31/03/07 - Guardati in Cagnasco. Comunicato del Circolo Mario Mieli.

Mons . Bagnasco, neo presidente CEI si scaglia ancora una volta contro la legalizzazione di forme stabili di convivenza definendole aberrazioni al pari di pedofilia e incesto.
La campagna di odio e di disinformazione iniziata dal generale, nuovo presidente dei vescovi italiani, non conosce sosta neanche per la Pasqua e continua ad additare ed ingiuriare milioni di italiani che vivono in coppia senza essere sposati.

La Chiesa che usa queste parole è la stessa Chiesa che per interessi di bottega ha sempre mirato a coprire e a insabbiare i numerosi casi pedofilia emersi al suo interno, compreso il caso dell’allora Cardinal Ratzinger che, essendo divenuto Papa, pur chiamato in giudizio negli USA, ha adesso opposto la sua qualità di “capo di Stato” per sottrarsi al giudizio. Evidentemente un pastore tanto pronto a lanciare anatemi e condanne al suo gregge ritiene di essere superiore al giudizio degli uomini sugli stessi temi che a parole condanna. Ci dica general Bagnasco, non è aberrante anche questo?

Se Bagnasco è preoccupato per il problema della pedofilia si faccia un giro per  gli oratori e i convitti e collabori con la giustizia italiana qualora scopra che qualcosa non va piuttosto che scagliarsi contro i cittadini omosessuali e coloro che convivono.

Di fronte a questa crescente animosità verbale Il Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede un incontro urgente con il Ministro dell’Interno, che già si è dimostrato attento ai problemi di rapporto tra religione e diritti umani, perché preoccupato dell’escalation di odio, e diffamazione nei confronti della comunità e dei cittadini GLBT. Siamo inoltre pronti ad intraprendere nuove e incisive forme di protesta civile contro questa vera e propria aggressione mediatica.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Per il Direttivo Andrea Maccarone

Tel 065413985
Cell 3497355715
www.mariomieli.org

 

22/03/07 - Family Day. Comunicato Stampa del Circolo Mario Mieli.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli valuta i fondamenti e gli scopi del Family Day come totalmente agli antipodi rispetto alle richieste del movimento omosessuale e  transessuale italiano, ma anche come contrapposti a qualunque idea nuova e diversa di famiglia.

Con occhio più attento le basi del Family Day mettono in discussione la possibilità stessa di riconoscimenti e tutele per i comportamenti personali e affettivi dei cittadini non coincidenti con l’etica cattolica.

I promotori dell’evento del 12 maggio dichiarano in modo inequivocabile che la ragione del loro manifestare è la difesa del modello di famiglia tradizionale, inteso come quello basato esclusivamente sui canoni della religione catolica.  Tale difesa si traduce nella richiesta che solo tale modello debba essere previsto nell’ordinamento italiano, a scapito di qualunque novità normativa per le forme diverse di famiglia, sia pure esistenti nella realtà (coppie di fatto eterosessuali e coppie omosessuali in genere).

E’ perfettamente legittimo, anzi è la virtù più grande di una democarazia, che ognuno possa scendere in piazza a favore o contro qualcosa. Il Mario Mieli, democratico e laico fino all’osso, riconosce l’utilità e il valore prezioso di ogni manifestazione dove si esprimano pacificamente richieste e opinioni di singoli o di gruppi di cittadini.

E’ indubbia l’importanza che tali contenuti emergano chiari,  affinché il dibattito culturale e politico non ne venga inquinato, e affinchè ognuno, che scelga di aderire o meno, ne sia pienamente consapevole e responsabile.

E’ chiaro come il sole che il Family Day non è a favore della famiglia, intesa ampiamente come entità storico-sociale, e nemmeno vuole spingere per i cosiddetti “aiuti alle famiglie”, al di là dei corollari usati strumentalmente come ad esempio i sostegni ai redditi deboli.

La manifestazione è contro le tutele giuridiche rivolte ad ogni tipo di famiglia diversa da quella ritenuta giusta dai promotori.

Conseguenza lapalissiana è che la manifestazione è contro ogni riconoscimento delle coppie omosessuali, dunque contraria ad ogni raggiungimento della piena equiparazione di tutti i cittadini, al di là del loro orientamento sessuale.

Il Circolo Mario Mieli vede invece  nell’appuntamento del Pride del 9 giugno a Roma l’occasione per tutti di scendere in piazza per rivendicare contenuti esattamente contrari a quelli del Family Day, in perfetta coerenza con 35 anni di battaglie politiche e culturali del movimento omosessuale e transessuale.

Il Family Day caricherà il Pride di ulteriore urgenze e necessità. Il Pride unitario e nazionale, ossia posto da tutte le associazioni omosessuali e transessuali italiane, si fonderà sui concetti di laicità, piena autodeterminazione dei singoli, pari dignità e pari diritti, temi sicuramente condivisi anche da molte persone che gay non sono e che troveranno in quell’appuntamento l’occasione per ribadirli con forza.

Valutiamo quindi come impossibile che qualunque associazione gay possa trovare nel Family Day un qualsiasi tipo di vicinanza, così come immaginiamo impossibile che le singole persone omosessuali e transessuali possano aderire a idee che negano la loro stessa esistenza.

Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

 

Da l' Unità , 2 nov 06 : ABUSI SESSUALI, RIVISTA GAY ACCUSA CONSIGLIERE DI RATZINGER.

Il periodico francese Tetu svela la denuncia di un giovane contro monsignor Anatrella, ABUSI SESSUALI. Questa è l'accusa che pende sul gesuita francese Tony Anatrella, il «monsignore» psicanalista, una della voci più autorevoli e più intransi-enti della Chiesa cattolica, ascoltata anche da Ratzinger, nel campo della psicologia omosessuale e della psicologia sociale. Una vera autorità in materia, mons. Anatrella è stato autore di numerose pubblicazioni su salute, sessualità e famiglia. Suo è il capitolo su «Omosessualità ed Omofobia» di Lexicon, la poderosa pubblicazione sui temi della morale sessuale rivolta ad educatori e alla gerarchia cattolica. Uno scritto di tale intransigenza verso le ragioni del mondo omosessuale da creare scalpore e forti reazioni. Ora, per l'ascoltato consulente di dicasteri vaticani, è scattata una denuncia. È stata depositata lo scorso 30 ottobre alla polizia minorile di Parigi da un giovane proveniente dall'ambiente cattolico che ha affermato di avere subito abusi sessuali proprio da parte di monsignor Anatrella. La notizia è stata rilanciata dal sito on line della rivista per gay e lesbiche «Tetu», una delle più famosa e diffusa in Francia. L'avvocato del gesuita e psicanalista, Benoit Chabert, interpellato dalla rivista, si affretta a negare tutto: «Si tratta di una calunnia» afferma. Ma non sarebbe questa l'unica accusa contro il «prete» psicologo, esperto in devianze sessuali e acerrimo avversario delle ragioni degli omosessuali, in particolare verso i «preti gay», come ha avuto modo di chiarire dalle colonne dell'Osservatore Romano spiegando le ragioni per le quali va loro sbarrata loro la strada dei seminari e nel febbraio scorso era stato uno dei principali relatori alle giornate di studio sulla questione gay organizzate presso l'Università Lateranense di Roma dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II sulla Famiglia. Vi è, infatti, anche un altro caso. Quello di un ex seminarista, Daniel Lamarca, che nell''87, quando aveva 23 anni, era in cura da mons. Anatrella per cercare di «guarire» dalla sua omosessualità. Sull'ultimo numero della rivista cattolica francese «Golias» il giovane racconta i metodi applicati da Anatrella durante le sue sedute di psicoanalisi. Alcune sedute di «lavoro corporale», denuncia, sarebbero sfociate in «veri e propri rapporti sessuali». È a causa di questa traumatica «esperienza» che avrebbe deciso di lasciare il seminario. Il giovane racconta di aver denunciato l'accaduto anche all'arcivescovo di Parigi di allora, il cardinale Lustiger che avrebbe promesso di intervenire. Ma non pare sia accaduto nulla. Proprio da qui parte la rivista Golias per lanciare il suo attacco al gesuita. Ora è la procura di Parigi ad indagare.
Ma le reazioni arrivano. L'associazione omosessuale cristiana «David et Jonathan» - sentita da «Tetu» - che si è sempre detta sorpresa per l'estrema violenza e l'oltranzismo delle proposte del «prete-psichiatra» verso gli omosessuali, si interroga «alla luce degli ultimi avvenimenti sulla «legittimità di Tony Anatrella ad essere ancora considerato portavoce della Chiesa sull'omosessualità». Prende posizione anche l'Arcigay. Il segretario nazionale Aurelio Mancuso si chiese se la Chiesa cattolica riuscirà mai a chiedere davvero perdono per tutte le sofferenze che ha procurato ai giovani gay nel mondo. E a proposito del caso Anatrella sottolinea come «questo portavoce della Chiesa in materia di omosessualità, sia evidentemente uno dei tanti omofobici cattolici, che hanno grandi problemi personali rispetto alla propria sessualità».

 

14/03/07 - Sempre più in basso.

Dopo essere stati scaricati anche dalla Bindi;
Dopo essere stati definiti POVERACCI che elemosinano presunti diritti;
Dopo essere stati definiti dei DEVIATI;
e dopo essere stati scaricati in Parlamento dallo stesso Governo.....ecco che gli alieni omosessuali vengono finalmente definiti CONTRO NATURA da S.S. Papa Benedetto XVI
Le carte sono state scoperte.

Oggi tutti si scandalizzano se un non vedente viene chiamato cieco, se un operatore ecologico viene appellato spazzino o se un diversamente abile viene definito un handicappato.

NESSUNO invece si e' accorto della ennesima infamia che ormai ha definitivamente catalogato come CONTRO NATURA gli omosessuali.
Praticamente un vitello a due teste, un'anatra con 4 zampe, un polifemo tutto verde e gelatinoso importato dallo spazio. Contro natura, vale a dire INESISTENTE sul piano della creazione naturale delle cose. Un Frankenstein di chissa' quale laboratorio di esperimenti.

Questo puo' voler dire tante cose:
- che proveniamo da un mondo dove la NORMALE natura del pianeta terra e' sconosciuta;
- o cha la natura abbia commesso un errore;
- o che la natura stessa stia facendo un esperimento anticoncezionale per compensare il dilagare umano della Cina.

Una cosa e' certa: la continua campagna diffamatoria dovrebbe finire su di un banco internazionale di giustizia per la difesa dei diritti dell'uomo.
L'italia si pregia di andare in giro per il mondo a salvare i  kosovari dalla sterminazione serba, a difendere i kurdi dagli irakeni, gli irakeni da Hussein, i congolesi dai congolesi, i somali dai signori della guerra etc, MA..... non si accorge della terribile discriminazione casalinga, che si' nasce in uno stato straniero, il Vaticano, ma che nessuno nel tempio italiano per la difesa dei miei diritti, il Parlamento, se ne sta accorgendo.

Non mi stupirei se dal prossimo consiglio di sicurezza dell'ONU arrivasse un monito a Italia e vATICANO affinche' cessino questi toni antisemiti nei confronti degli omosessuali.
Pare paurosamente il preambolo di un genocidio.

Io adoro essere smentito nei miei toni sempre polemici e a volte esagerati, ma mi si dica quale potrebbe essere il prossimo passo se (e sottolineo se) il Governo dovesse insistere con il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali.

A questo punto il binomio DEVIATO-CONTRO NATURA e' una condizione psico-fisica che esige un intervento medico. Non potendo parlare di devianza in senso legale - non essendo ANCORA l'omosessualita' un reato - dovremmo allora parlare di devianza mentale.
I primi deviati mentali, i primi pazzi per intenderci, furnono sottoposti a terapie sperimenali atroci fino ad arrivare all'elettroshock, adesso (per fortuna) proibito.

Sarebbe una bella campagna inviare una richiesta di aiuto via email alla Binetti, e per conoscenza a tutti i parlamentari: il ripristino dell'elettroshock affinche' si provi a guarire sti poveracci deviati omosessuali contro natura.
S.D.


13/03/07 - Comunicato del Circolo Mario Mieli

Ospite di un convegno su “Tempi moderni e... Famiglia” il ministro per le Politiche della famiglia, Rosy Bindi ha affermato che "La famiglia è tra un uomo e una donna e quindi il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare". Non contenta ha precisato di "non essere favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali.

Evidentemente la Ministro, ubriaca di potere, immagina adesso di poter esercitare autorità anche sul legittimo desiderio di genitorialità dei cittadini, che non può appartenere ad altri che ai singoli, protetta dai principi fondamentali della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.
Le dichiarazioni della Bindi sono inaccettabili e degne di uno stato etico che non si accontenta di stabilire leggi di convivenza ma pretende di entrare nelle scelte più intime e personali dei cittadini e di imporre uniformità morale.

Questi toni, queste parole pongono la Bindi fuori di un dibattito civile e moderno e ci mettono di fronte a una evidente inadeguatezza al ruolo di Ministro della Famiglia. Le sue parole infatti insultano tutti i gay e le lesbiche, in particolare quelli che hanno già dei figli. Loro sono una realtà vera e in costante crescita, mentre la cecità del governo relega le loro famiglie in situazione di concreta emarginazione e difficoltà, non dando risposte alle legittime richieste di diritti e di riconoscimenti che tutelino proprio quei figli, frutto vero di scelte di amore spesso sofferte.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede al Presidente del Consiglio Romano Prodi, di correggere queste affermazioni e di chiarire la posizione del Governo e chiede con forza la rettifica del Ministro.

Per una vera parità dei diritti, per il matrimonio omosessuale, per una legge umana sulla fecondazione assistita e il diritto alla genitorialità saremo ancora una volta in piazza per il Pride nazionale di Roma il 9 giugno. Non siamo citadini di serie B e non lasceremo che nessuno pretenda di poter controllare i nostri desideri e la nostra voglia di vita e diritti.

Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel 065413985
Cell  3497355715


8/03/07

Caro Giulio,
La questione si sta facendo sempre più grave. Basta leggere il seguente articolo (Il Giornale del 7 marzo 2007) per capire che ormai la questione sull'omosessualità va ben oltre la barzelletta dei DICO, per sconfinare in presunte patologie curabili da fantomatici maghi del sociale o (peggio) della medicina.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=161963&START=0&2col
"I gay? Sono malati, noi possiamo guarirli" . Il titolo è sia un'infamia che una violazione dell'etica della medicina moderna. L'omosessualità venne inclusa nella nosografia ufficiale nel primo DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali), classificata nei "Disturbi sociopatici di personalità". Nel 1968 il DSM II la classifica invece come "deviazione sessuale" insieme alla pedofilia, necrofilia, feticismo, transessualismo. Nel DSM III viene eliminata l'omosessualità egosintonica (cioè accettata dalla persona) e viene introdotta una nuova definizione: l'omosessualità egodistonica,  che si verifica quando l'orientamento sessuale crea angoscia e non viene adeguatamente accettata.Nel 1987 viene rimossa anche questa categoria. Le ultime ricerche scardinano del tutto il modello patologico dell'omosessualità ed evidenziano che non c'è nessuna relazione diretta tra l'orientamento omosessuale e la psicopatologia. Purtroppo per Paolo Sorbi, sociologo, ex sessantottino, cresciuto in un ambiente che non si può proprio definire di destra (vedi articolo), le cose non stanno così. Egli sostiene essere possibile la guarigione degli omosessuali attraverso  "un corso per reimpostare la vita di gay, credenti o no, che vogliono uscire dall'omosessualità, perché la vivono come un problema". La sua esposizione lascia intendere l'omosessualità come una malattia psichica, una DEVIANZA come l'alcolismo o la tossicodipendenza Sorbi azzarda anche una considerazione piuttosto allarmante: «La scienza è dalla nostra parte». La scienza ha cercato anche di curare la DEVIANZA riscontrata nei malati mentali, proponendo cure che al tempo erano all'avanguardia: l'elettroshock e iniezioni di qualsiasi sostanza inibitoria dei sensi.
Gli omosessuali vengono fotografati dall'articolo di Sorbi come ANORMALI. Dice Sorbi: «Nella loro sessualità c'è un intreccio tra una scelta filosofica del vizio e i problemi di trauma infantile. Ci sono molti omosessuali felici. Ma c'è un'omosessualità vissuta in modo drammatico". E ancora insiste: "La società è minata da questa quinta colonna del relativismo nichilista di cui gli omosessuali sono un potere da rovesciare". Giulio, ripeto sempre nei miei messaggi che ormai vi è una campagna del terrore contro gli omosessuali. Addirittura si parla di un POTERE DA ROVESCIARE (altro che talebani). L'articolo parla anche dei soliti traumi che un bambino può subire durante la sua infanzia e "questi traumi possono essere assolutamente superati attraverso una pratica di autocomprensione"». E' mia modesta opinione che si stia andando pericolosamente verso la ricerca spasmodica di consensi attraverso un vero e proprio odio contro gli omosessuali. Si cerca di dare una giustificazione patogena a quella che è una scelta adottata da chi segue liberamente il proprio istinto naturale. E ci si spaccia anche per guaritori di questo presunto male della società. Da qui alla ricerca della "pulizia sociale", il passo potrebbe essere brevissimo. Eppure non mi pare che siano passati molti anni da chi ha cercato la razza perfetta eliminando coloro che (a suo dire) non corrispondevano al criterio di perfezione individuato in una sola razza. La mia domanda è la seguente: quando dobbiamo cominciare a preoccuparci veramente prima che sia troppo tardi ? D.C.

8/03/07 - Comunicato del Circolo Mario Mieli

La senatrice Binetti, invitata qualche giorno fa alla trasmissione Tetris di La7, ha dichiarato che «L´omosessualità è una devianza della personalità». Quindi, incalzata dal conduttore Luca Telese, ha anche rincarato la dose, argomentando che essere gay è «un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico».

La terminologia confusamente medico-scientifica usata dalla dottoressa Binetti risulta degna più di parodie che di un serio dibattito. Risulta infatti fondata solo sulle convinzioni religiose e non certo sulle basi scientifiche che vorrebbero far credere l’altisonanza dei suoni e la laurea in medicina della teocratica Binetti.

Ribadiamo l’inaccettabilità di toni e di concetti denigratori e discriminatori nei confronti degli omosessuali, volti soltanto a diffondere informazioni false, offensive e istigatorie di odio e disprezzo nei confronti di cittadini e della loro dignità.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ancora una volta proporrà formale querela nei confronti di un Senatore della nostra Repubblica e invita tutti i cittadini che hanno a cuore la democrazia nel nostro Paese a fare altrettanto.

Scarica il modello di querela dal sito www.mariomieli.org, stampalo e compilalo in ogni sua parte. Poi presentalo presso il commissariato di polizia o la caserma dei carabinieri a te più vicini; oppure, presentalo direttamente presso gli sportelli della Procura della Repubblica. Gli indirizzi delle Procure della Repubblica di tutta Italia li trovi sempre su www.mariomieli.org

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
tel 065413985, Fax 065413971
Cell 3497355715



18/02/07 - Caro Giulio,

secondo me la Chiesa non ce l'ha a morte con gli omosessuali, o non sono
loro il bersaglio privilegiato dei suoi attacchi. Certo, per lei gli
omosessuali sono degli infamoni e dei reprobi da condannare, ma non più di
qualsiasi altra persona che esercita la sessualità al di fuori dei suoi
schemini, spacciati oggi per legge naturale a cui tutti - anche i non
cattolici e i non credenti - devono attenersi.

Insomma la Chiesa rivendica il primato di guida dell'umanità, oggi come nel
medioevo (bisognerebbe rileggersi il "Dictatus papae" di papa Gregorio VII,
celebrato come uno dei grandi papi e "canonizzato", in realtà un tiranno che rivendicava il potere assoluto spirituale e
temporale in grazia del mandato di Cristo - forse mai esistito).

E il tema che meglio si presta per rivendicare il suo specialissimo ruolo è
ancora e sempre il sesso con tutti gli annessi e connessi: rapporti pre ed
extramatrimoniali, matrimonio indissolubile, onanismo, aborto,
omosessualità, famiglia. Di tutto questo nel vangelo non c'è traccia, anzi
come ricordava ieri Severino nel suo brillante intervento, il fantomatico
Gesù aizzava i suoi discepoli contro la famiglia: chi non rinnega padre e
madre, fratelli e sorelli, non è degno di me.

Insomma, voglio dire che non è l'omosessualità soprattutto che sta indigesta a Ruini e Ratzinger. E' la sessualità "disordinata" che non li fa
dormire e temere la fine della famiglia e dell'umanità, in realtà la fine
del loro potere (e certamente per costoro l'omosessualità è fra le
pratiche disordinate da condannare, ma come le altre). Non vedo dunque un
odio speciale per gli omosessuali. La Chiesa odia semplicemente tutti coloro
che non le riconoscono quella autorità di cui si vanta.

Ratzinger conferma ciò che si temeva: è peggio ancora di Wojtyla che almeno era sportivo e aitante, quasi un bell'uomo, e aveva perciò anche un po' di appeal, ed era anche capace di scherzare. Questo è
veramente un noiosissimo pastore fissato sulle questioni del sesso (invero secondo tradizione cattolica). A volte mi fa pena, poveretto.


S.P.

18/02/07 - Caro Giulio,
ti segnalo un articolo de Il Giornale di oggi 18 febbraio: LEGGI

L'articolo si apre con un riferimento alla lobby gay denunciata dal papa (con la p minuscola). Ovvio che con un appoggio cosi' altisonante il riferimento e' di sicuro effetto (o forse no?). Chi scrive credo che sia la Carfagna (CHI?? boh, sara' una di quei pensanti-filosofi-politici che se ne stanno raccolti sui libri e poi emettono giudizi di saggezza?). Invece no!!! La Carfagna e' una soubrette che dopo l'anonimato televisivo, o comunque dopo una breve notorietà non certo data dalle sue capacità professionali, cerca momenti di gloria in Parlamento (con la P maiuscola ancora per poco). ELLA si firma "Deputata di Forza Italia".
Indecorosamente imposta il discorso sulla parola "Costituzionalmente" (come avverbio riferito alla Carta del nostro Paese) e costituzionalmente (nel senso anatomico della parola per indicare il limite fisiologico di una persona), per giustificare una sua bravata intellettuale.

La frase incriminata, lo sapete gia, e': I GAY SONO COSTITUZIONALMENTE STERILI
E' stata tacciata di ignoranza costituzionale (nel senso di Carta, nell'altro senso mi astengo dal giudicare ma in ogni caso valuto di conseguenza).
Leggendo le sue giustificazioni mi pongo alcuni quesiti/dubbi.
Serviva veramente un convegno sulla famiglia per dichiarare pubblicamente che i gay sono sterili per ovvia costituzione fisiologica ? (seguono 5 minuti di sgomento e silenzio)
Vi prego, se qualcuno di voi pensasse ancora che i gay possano in qualche modo procreare, fatevi illuminare dalla Carfagna.
Oppure, la Sig.na Costituzionalmente erudita ha imparato un nuovo termine e ha voluto diffondere il proprio concetto inondando di poco dubbia prosopopea culturale la stanca platea presente e alquanto assonnata?
"La seconda che hai detto"!!! - citando un mitico Guzzanti.
E' ovvio che questo è, e resta, un mio parere costituzionalemnte sterile ma Costituzionalmente abbastanza aggiornato per ricordare alla Carfagna che la nosta Carta PRIMA , molto prima della famiglia, parla dei diritti individuali di UGUAGLIANZA. Se un articolo successivo contrasta con i precedenti o eliminiamo quello o togliamo TUTTI quelli che precede.
Ma il contrasto non c' è perché non credo che la nostra carta dica: o sei individuo o sei famiglia. La Costituzione tutela entrambi.

Ancora, la Carfagna affonda: (...) la famiglia ha la sua unicità in quel magico e misterioso atto che è la nascita di un nuovo essere (...)

Pertanto, abbasso la vita coniugale e viva le trombate procreative! Chi se ne frega se il marito beve, bestemmia e picchia moglie e bambini ? Tanto la famiglia è unica solo perché si creano figli e non perché sia espressione di amore.
Hoops, altro punto. Come con gli omosessuali, al rogo anche tutte le famiglie "sterili" che non hanno figli perché fisiologicamente sterili o perché non vogliono per motivi economici o di opportunità.

Ed ecco qui che si arriva alla OMOFOBIA pura: (...) Basta questa considerazione, semplice e razionale prima che giuridica e politica, a far comprendere che non esiste alcuna ragione per cui uno Stato debba garantire a due omosessuali di essere riconosciuti come coppia (...)

La razionalità, cara la mia Carfy, servirebbe nel selezionare le persone che varcano la porta del nostro Parlamento. Queste espressioni a dir poco razziste non devono entrare in Parlamento e tantomeno non devono essere proferite con presunta/pretesa ragione da parte di un parlamentare.

Ed ecco che l'articolo si conclude con l'ennesima previsione catastofica: il pericolo di crollo è grande !!

L'ho gia segnalato in un mio commento precedente, la guerra contro i diritti delle coppie di fatto è psicologica prima che giuridica. Si sta cercando di infondere paura VERA nei confronti di quei cittadini che non corrono IL PERICOLO di diventare una coppia di fatto ma che, sotto sotto, meravigliosamente se ne infischiamo.

Apriamo gli occhi. Perplesso, D.C.

11/1/07 - BENEDETTO DISCO ROTTO

Incontrando il sindaco di Roma, Veltroni, e  i Presidenti della Provincia e della Regione, Gasbarra e Marrazzo, ricevuti per gli auguri di inizio d'anno, Papa Ratzinger non ha perso l'occasione per ripetersi ancora una volta sulle unioni omosessuali, definendo i progetti per attribuire "impropri riconoscimenti giuridici" a "forme di unione" diverse dal matrimonio "pericolosi e controproducenti" che finiscono "inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio".
L'ossessione del pontefice su questo tema ha assunto dimensioni tanto parossistiche da apparire patologica. Ci sembra chiara adesso la ragione dell'annullamento del concerto di natale in vaticano, sostituito da uno stridulo disco rotto.
Speriamo che le nostre amministrazioni si dimostrino davvero laiche e mature e guardino di più ai problemi e alle richieste di diritti civili dei cittadini che ai vagheggiamenti di un capo di stato straniero.
Tutte queste genuflessioni e visite a un pontefice che mira sempre più ad assumere un chiaro ruolo politico sulla scena pubblica del nostro Paese, e in particolare di Roma, ci sembrano assolutamente inappropriate e irrispettose della sensibilità di tutti i cittadini, soprattutto di fronte alla assoluta disattenzione nei confronti dei cittadini GLBT che vede le stesse amministrazioni troppo spesso latitanti.
Gravi su questa linea appaiono l'intitolazione della Stazione Termini a Giovanni Paolo II da parte del sindaco Veltroni (per cui è già stata indetta una manifestazione di protesta sabato 13 gennaio ore 10:30 a via Giolitti), e l'annullamento immotivato del convegno sugli “olocausti dimenticati” inizialmente previsto per la giornata della memoria (27 gennaio) in Protomoteca.

Roma, 10 gennaio 2007
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel. 06/5413985   Fax 06/5413971


8/1/07 - Comunicato del Circolo Mario Mieli. Repetita iuvant!

Ancora una volta il Papa davanti agli ambasciatori di 175 Paesi lancia l'allarme per le "minacce" contro "la struttura naturale della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna". Sono in atto, ha detto Benedetto XVI, "tentativi di relativizzarla conferendole lo stesso statuto di forme di unione radicalmente diverse". Tutto ciò costituisce una offesa "e contribuisce a destabilizzarla".
Con un amaro senso di rassegnazione ci sentiamo ancora una volta costretti a replicare a siffatte esternazioni, assolutamente preconcette ed ideologiche e che non trovano nessun riscontro concreto nei Paesi in cui tali legislazioni sono da tempo state adottate. La miglior risposta sarebbe, infatti il silenzio e l'indifferenza verso affermazioni che per l'infimo livello argomentativo e l'assoluta mancanza di novità non possono certo definirsi delle notizie.
Papa Benedetto XVI prosegue cocciutamente nella sua ossessione crociata contro le unioni omosessuali. La pretesa di dettare al mondo la morale unica accettabile, ribadita con cadenza ormai quotidiana, sa ormai di stantio e di abusato. Forse il pontefice non si rende conto che le leggi di uno Stato laico e democratico non possono e non devono uniformarsi all'etica religiosa, e si dimostra sempre meno sensibile all'autonomia della politica. La sua assoluta mancanza del senso del tempo in cui viviamo ci muove quasi a compassione verso tali sintomi di disadattamento e sarebbe utile donargli una macchina del tempo per consentirgli di tornare al Medioevo dove tra roghi e raffinate tuniche di broccato Benedetto troverebbe finalmente pace (e lascerebbe in pace noi)!
Nel ribadire l'infondatezza delle affermazione vaticane sulla famiglia, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli invita la classe politica italiana tutta a dimostrare autonomia e senso dello Stato marcando in modo inequivocabile i limiti e i confini delle istituzioni democratiche rispetto alle ripetitive e stonate esternazioni curiali.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli


22/11/09 - Comunicato di ARCI GAY

"L'Osservatore Romano non si accorge, o forse sì, di fomentare pregiudizio e ostilità contro lesbiche e gay. Altro che carità pastorale: siamo alla richiesta di confinare nel campo dell'anormalità milioni di uomini e donne" così Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, a proposito della condanna del quotidiano del Vaticano contro la fiction Rai di Lino Banfi "Il padre delle spose".
"Dispiace - continua Lo Giudice - che questo atteggiamento discriminatorio diventi oggetto di crociate politiche come quelle della senatrice Paola Binetti, quinta colonna dell'integralismo clericale nelle fila del centrosinistra".
"Piuttosto che inveire contro un'immagine reale e serena dell'amore omosessuale, perché le gerarchie cattoliche non si preoccupano di quelle donne lesbiche oggetto di violenza, come Doriana e Marcella, una giovane coppia della provincia di Brescia, simile a quella del film di Banfi, bersaglio da settimane di volgari e violente intimidazioni. Non ha niente da dire su questo l'Osservatore Romano?".
Proprio ieri l'ennesimo gesto di intolleranza. Una minacciosa scritta "muori lesbica", accompagnata da una svastica, una croce celtica e le lettere "FN", è stata infatti incisa sul cofano della macchina di Doriana Di Giovanni, una delle due ragazze. E' il settimo episodio del genere subìto dalla coppia nell'ultimo mese. La catena di danneggiamenti e minacce è infatti stata inaugurata dall'intrusione vandalica nell'abitazione delle due giovani, a Mazzano, lo scorso 23 ottobre.
Una manifestazione in solidarietà alle due ragazze è stata promossa dal comitato Arcigay di Brescia per sabato prossimo, 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L'iniziativa che si terrà in piazza della Loggia a Brescia, ha ricevuto l'adesione dei ministri Barbara Pollastrini, Emma Bonino, Paolo Ferrero Alfonso Pecoraro Scanio, oltre che della sottosegretaria Patrizia Sentinelli e di numerose personalità e associazioni nazionali e locali.



17/11/06 - Riceviamo da Di' Gay Project onlus digayproject@gmail.com - www.digayproject.org

Comunicato stampa

La sera del 15 novembre la trasmissione di rai Uno Porta a Porta ha affrontato il tema delle unioni civili e del matrimonio tra coppie omosessuali a  partire dalla programmazione della fiction “Il padre delle spose”  interpretato da Lino e Rosanna Banfi  che sarà  trasmesso dalla stessa rete il 20 novembre prossimo.

Ci consideriamo oltraggiati dai toni utilizzati dal conduttore Vespa e dagli On. Buttiglione  e Prestigiacomo ; da più parti si è definita l’omosessualità un peccato ed uno stile di vita non conforme alla dottrina della Chiesa cattolica.  Men che meno è lecito riferirsi alle coppie omosessuali come soggetti cui riconoscere diritti.

Siamo ugualmente delusi dalle affermazioni della Ministra Bindi, benchè non consideri peccato il modo di essere di milioni di persone,  il programma dell’unione parla chiaro: si al riconoscimento dei diritti dei singoli componenti una unione civile ma assolutamente nessun  diritto alla coppia.

Siamo delusi, parimenti, dalla posizione moderata dell’On. Grillini  troppo preoccupato a spiegare che la proposta di cui è primo firmatario NON prevede assolutamente la possibilità di adozione e procreazione per le coppie omosessuali,  in contrapposizione alla maggioranza del movimento GLBT.

Ancora una volta assistiamo alla lontananza della Politica dalla società civile e dalle migliaia di gay e lesbiche che sono famiglia, nella quotidianità di rapporti affettivi che meritano rispetto e dignità.  Famiglie coronate da figli , nati, magari, da precedenti matrimoni o dal ricorso alla procreazione assistita .

SIAMO PARTE LESA E VALUTEREMO L’EVENTUALITA’ DI ADIRE ALLE VIE LEGALI  CONTRO QUELLE PERSONE CHE CON IL LORO INTERVENTO HANNO DIFFAMATO LE PERSONE OMOSESSUALI .

L’informazione veicolata nella trasmissione Porta a Porta incentiva la violenza contro gay e lesbiche ed insinua subdolamente  il “senso di colpa” perché peccatori  condannati dalla dottrina cattolica.

Abbiamo assistito ad una manifestazione di omofobia politica e mediatica contraria al servizio pubblico.

Chiediamo un contradditorio pubblico che veda coinvolte le Associazioni gay e lesbiche nel rispetto della libertà di espressione e della par condicio in una puntata specifica della stessa Porta a Porta.

Sosteniamo la fiction “Il Padre delle spose” e ne organizzeremo una visione pubblica , cui invitiamo fin da ora Lino Banfi e sua figlia Rosanna ad unirsi alla comunità GLBT romana.

Continueremo nei giorni a seguire la mobilitazione con sit-in di protesta sotto il Ministero dell’On Bindi  .

Di Gay Project Onlus


12/11/06 - Comunicato Stampa di
Articolo Tre Associazione Omosessuale ONLUS - Palermo
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli - Roma


''Continuo a dire che il termine Pacs, che voi continuate ad usare, non  esiste nel vocabolario del Centrosinistra'': il ministro per le Politiche della Famiglia, Rosy Bindi, ha risposto cosi' ai giornalisti, a San Canzian d'Isonzo (Gorizia), sulla questione  dei Pacs e delle coppie di fatto.
''Ieri - ha spiegato il ministro - abbiamo semplicemente recepito una direttiva europea che, di fatto, nel nostro Paese  non ha nessuna efficacia, perchè non essendo nel nostro Paese regolamentate forme di convivenza diverse dalla famiglia, non siamo in grado di riconoscere - ha precisato - la figura del partner come requisito di libera circolazione. "Ma al tempo stesso - ha concluso - non discrimineremo le persone che fanno scelte diverse ''.
 
Ancora una volta la Bindi si nasconde dietro un vacuo formalismo da azzeccagarbugli piuttosto che guardare ai problemi reali delle coppie e delle famiglie italiane, che sarebbe quello di cui il suo ministero dovrebbe occuparsi.
 
Alla ministra-maestrina dalla penna blu, appassionata di vocabolario e Costituzione, consigliamo di rileggere gli articoli 2 e 3 della suddetta Costituzione che parlano di libertà e uguaglianza.
Le ricordiamo che l'applicazione INTEGRALE delle direttive europee è per l'Italia un obbligo e non un menù alla carta dalla quale scegliere a piacimento in base ai diktat di Oltretevere.
 
Aspettiamo poi, ribaltando il suo ragionamento, di capire come la ministra pensa di continuare a mantenere situazioni privilegiate per alcune forme familiari senza discriminarne altre. La contraddizione di "termini" dovrebbe essere evidente a una donna tanto attenta al vocabolario!
Ed a proposito di vocabolario, la ministra farebbe bene a parlare di quello che a lei appartiene ed usa consultare, poiché anche nel nostro centro-sinistra esistono vocabolari più ricchi e completi del suo, entro cui termini come Pacs, uguaglianza, rispetto e pari dignità sono contemplati.

Articolo Tre Associazione Omosessuale ONLUS - Palermo
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli - Roma


9/11/06 - COMUNICATO STAMPA

IL VATICANO E LA NON ADERENZA AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA

Ancora una volta il Vaticano dà prova della sua scarsissima aderenza ai valori della democrazia, del pluralismo e della laicità. Commentando la notizia dell'imminente World Pride di Gerusalemme, infatti, la sala stampa della Santa Sede "esprime la sua viva disapprovazione per tale iniziativa perché essa costituisce un grave affronto ai sentimenti di milioni di credenti ebrei, musulmani e cristiani" che "riconoscono il particolare carattere sacro della città di Gerusalemme e chiedono che la loro convinzione sia rispettata".
Proprio il carattere multietnico e multiculturale della città e la carica simbolica legata ai valori del rispetto e della pace che la convivenza di tante confessioni religiose nel corso dei millenni ha saputo dimostrare rendono Gerusalemme la sede più adatta a raccogliere il testimone di Roma per il secondo World  Pride.

Ricordiamo in proposito che proprio per motivi di sicurezza legati alla situazione locale la Manifestazione è stata più volte rinviata ed infine autorizzata solo per il doveroso intervento della Corte Suprema Israeliana che ha decretato l'impossibilità per un Paese democratico e laico di proibire la libera manifestazione del Pensiero. Negli scorsi mesi gruppi di religiosi ortodossi hanno addirittura lanciato l'infame iniziativa di una taglia per chiunque uccida degli omosessuali a Gerusalemme.

La Chiesa Cattolica farebbe bene a fare ammenda degli orrendi crimini perpetrati in passato ai danni di migliaia di omosessuali bruciati sui roghi dall'inquisizione  condannando queste iniziative di morte  e di odio piuttosto che quelle di chi manifesta semplicemente per i propri diritti e per un mondo più giusto e pacifico.

Il Circolo Mario Mieli, organizzatore del World Pride di Roma nel 2000, testimonia la sua più completa solidarietà ai gay di tutto il mondo che coraggiosamente hanno deciso di essere presenti al World Pride di Gerusalemme e al Jerusalem Open House che organizza la manifestazione e che sta lottando da anni per poterla svolgere in serenità e sicurezza, e si augura che le autorità israeliane non vogliano ascoltare le voci di chi interpreta come “sistematiche offese ai valori religiosi” il desiderio di poter manifestare liberamente per il proprio diritto all'esistenza e alla visibilità.

 

Roma, 9 novembre 2006
Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”
Segreteria Politica
Andrea Maccarrone - Andrea Berardicurti - a.berardicurti@mariomieli.org
06/5413985   3397126198


7/11/06
NO VAT - PIU' AUTODETERMINAZIONE, MENO VATICANO
www.facciamobreccia.org



COMUNICATO STAMPA
FACCIAMO BRECCIA LANCIA LA CAMPAGNA ADOTTA UN'ANATRELLA


Tony Anatrella, gesuita e psichiatra francese nonché principale consulente del Vaticano in materia di omosessualità, è stato accusato da due ragazzi di abusi sessuali nei loro confronti.
La cosa non ci stupisce affatto: da tempo Facciamo Breccia sottolinea come l'accanimento vaticano (e fascista) nei confronti della libera espressione delle sessualità, in particolare delle persone omosessuali e delle loro relazioni affettive, sia il fin troppo chiaro sintomo di una sessualità repressa.
Uno degli abusi denunciati sarebbe avvenuto  durante gli  esercizi di lavoro corporeo che Anatrella usa come forma di terapia nella cura delle tendenze omosessuali. -
Tony Anatrella è anche il redattore della voce Omosessualità e omofobia nel Lexicon - Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche (Edizioni Dehoniane, 2003), un lavoro voluto dal Vaticano per ridefinire il significato di parole considerate "ambigue". Il Lexicon è stato curato dal cardinale di origine colombiana Alfonso Lopez Trujillo, famoso per le sue radicali e parallele battaglie contro la teologia della liberazione e contro i diritti riproduttivi delle donne in America Latina.
Anatrella si inserisce dunque nelle oltre ottocento pagine redatte da vari autori cattolici su progetto del Pontificio Consiglio per la famiglia, in un progetto dichiaratamente teso a influenzare gli indirizzi politici e legislativi degli organismi nazionali e internazionali in tema di etica, sessualità e famiglia, - dunque anche di diritti riproduttivi delle donne e diritti di cittadinanza di lesbiche, gay e trans.
Il gesuita, accusato di abusi sessuali in Francia, usa, come i nazisti nei confronti degli ebrei, la teoria della cospirazione - per affossare ogni rivendicazione di cittadinanza da parte di gay e lesbiche; inoltre sostiene che l'omofobia è un "termine creato dalle associazioni omosessuali per stigmatizzare tutti quelli che si interrogano e non accettano la banalizzazione e la normalizzazione dell'omosessualità".

Sappiamo bene che ciò che alla Chiesa Cattolica fa più paura è l'uscita dal nascondimento di gay, lesbiche e trans e la loro entrata in una dimensione politica, la rivendicazione e l'orgoglio dell'essere omosessuali come pratica che destabilizza i valori precostituiti.

Per chi, come noi, vive serenamente la propria sessualità, la sessualità - ed in particolare l'omosessualità - repressa altrui rappresenta un problema nel momento in cui contribuisce ad inasprire posizioni intolleranti e inquisitorie che hanno come effetto quello di alimentare e legittimare l'omofobia e la violenza a livello culturale e sociale.

Per questo Facciamo Breccia lancia la campagna ADOTTA UN'ANATRELLA, con l'obiettivo di aiutare le criptochecche ad uscire dal nascondimento, invitandole a partecipare alle nostre gaie Frocessioni perché anche la loro sessualità possa essere vissuta apertamente e alla luce del giorno, in maniera libera, senza ricorrere alla violenza degli abusi e senza più il bisogno di generare fantasmi inquisitori.



1/11/06 - Intervento di Sergio Rovasio pubblicato su Il Foglio del 1 novembre 2006

I gay uniscono finalmente arabi e israeliani, il miracolo si compie il 10 novembre prossimo in occasione del 2° Gay Word Pride di Gerusalemme. Presente una delegazione del Partito Radicale Transnazionale

Al 2° Gay World pride di Gerusalemme del prossimo 10 novembre sarà presente anche una delegazione del Partito Radicale Transanzionale composta da Marco Cappato, deputato europeo, Sergio Rovasio, Segretario Generale del Gruppo Parlamentare Rosa nel Pugno e Sharon Nizza, militante del Prt che vive a Gerusalemme.

Il GayWorld Pride, convocato per la prima volta a Gerusalemme per l'agosto 2005 fu rinviato all'anno successivo per motivi di sicurezza a causa del ritiro degli israeliani dai territori di Gaza. Nel luglio 2006 fu nuovamente rinviato al settembre successivo a causa della guerra israelo-libanese in corso. Nel frattempo le autorità continuavano a tentennare su una data certa finchè la Open House, organizzazione israeliana per la difesa dei diritti Glbt, fece nuovamente ricorso alla Corte suprema che impose al Comune e alla Polizia la data del 10 novembre 2006. La prima volta il ricorso riguardava il divieto del Sindaco conservatore ultraortodosso, Uri Lupiolansky, che si oppose allo svolgimento della manifestazione: fu condannato economicamante a risarcire la Open House e gli fu imposto di esporre in tutto il percorso della sfilata le bandiere arcobaleno, simbolo universale del movimento gay. La Corte suprema israeliana prese la sua decisione con la seguente motivazione: "E' diritto delle persone glbt sfilare in una democrazia compiuta come Israele".

Le tre religioni miracolosamente unite:

Nel frattempo sono arrivati gli anatemi delle tre religioni, unite miracolosamente per la prima volta grazie all'evento gay mondiale: il Gran Muftì di Gerusalemme (il cui predecessore era alleato di Hitler contro gli ebrei ) si è alleato con la chiesa ortodossa ebraica più oltranzista e, insieme al Papa, hanno chiesto alle autorità di vietare una manifestazione di "esaltazione della sodomia" nella città santa. Lo stesso Presidente della Corte islamica della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, lo Sceicco Tassi Tamini, ha fatto richiesta alla Corte suprema di annullare la manifestazione.

Il Rabbino capo sefardita d'Israele, Shlomo Amar, ha chiesto l'intervento del Papa che peraltro era già intervenuto con una lettera alle autorità cittadine nel 2005, forse dimenticando che il Vaticano non riuscì a fermare il primo gay world pride di Roma che si svolse nell'anno domini del Giubileo del 2000 con oltre 500.000 partecipanti.

Il Rabbino capo sefardita dice che "occorre opporsi a questo orribile evento" e che "Gerusalemme è sotto attacco da parte di gente cattiva e diabolica..."; gli fa eco il Rabbino capo aschenazita di Mosca, Yona Metzger, che insieme al Patriarcarcato ortodosso di Russia, ha chiesto anche lui la cancellazione dell'evento.

Gay arabi e israeliani uniti. La politica araba-israliana unita.

La Open House è un'organizzazione gay cittadina dove militano arabi e israeliani uniti sotto lo slogan 'amore senza confini', lo stesso del gay world pride. Il miracolo in questa città si compie anche tra coloro che sono contro la manifestazione; alla Knesset infatti i parlamentari arabi sono alleati con quelli conservatori israeliani per impedirne lo svolgimento. Capeggiano l'opposizione il deputato della Lista araba unita alla Knesset, Ibrahim Sarsur, e il deputato conservatore e rabbino Yitshak Levi che ha addirittura raccolto firme tra i suoi colleghi per impedire la manifestazione. Il 92% della popolazione araba di Gerusalemme – sostiene Sarsur - non vuole la parata.

La maxi-taglia contro i gay:

A luglio 2006 furono distribuiti a Gerusalemme centinaia di volantini dove si prometteva "una taglia di 20 mila Shekel (poco più di 3.000 Euro) a chiunque uccida un residente di Sodoma e Gomorra", nel volantino veniva anche minuziosamente spiegato come fabbricare in casa una molotov battezzata per l'occasione 'Shliesel Special' in onore dell'ebreo ortodosso che al gay pride di due anni fa si scagliò armato di un coltello contro alcuni partecipanti al corteo, ferendone tre. Si leggeva ancora nel volantino: "Durante questa parata si prevede che 300 mila bestie corrotte marceranno attraverso la città Santa di Gerusalemme, aspettando avidamente la possibilità di mostrarsi davanti ai nostri figli e alla nostra sacra Torah". Gli ebrei ortodossi smentirono di essere responsabili di questo volantino perché "non è questo il nostro modo di comportarci nel mezzo di una battaglia".Nel quartiere di Gerusalemme Mea Sharim è stato impedito a un esponente del Partito Meretz, Sa'ar Netanel di fotografare questi volantini, dopo le minacce è stato cacciato. Questo quartiere è abitato dagli ultra-ortodossi più oltranzisti, quelli che non riconoscono lo Stato di Israele perché fondato dagli uomini e non da Dio.

Secondo il Partito ultra-ortodosso 'United Torah Judaism' ci sarà un contro-corteo di almeno 250.000 partecipanti lungo lo stesso percorso della manifestazione gay. Poi il movimento fuorilegge di estrema destra 'Kahane Chai' ha annunciato una marcia dal Muro del pianto al parco dell'Indipendenza, il leader del gruppo, il rabbino Meir Kahane - ucciso a New York nel 1990 – era il teorico dell'espulsione di tutti gli arabi dallo Stato ebraico e per la creazione di uno Stato teocratico in Israele. Inoltre le minacce di morte, contro i partecipanti alla manifestazione gay, da parte di Hillel Wiess e Baruch Marzel, rispettivamente portavoce del Sinedrio e leader dell'estrema destra, sono state oggetto di una recente denuncia da parte della Open House per istigazione all'omicidio verso i gay.

Sergio Rovasio

 

da REPUBBLICA del 22.7.2005
LE IDEE
Dal complotto anti-Fini alla campagna contro le unioni gay
QUELL'ITALIA MASCHIA CHE IL VESCOVO RIMPIANGE
di FRANCESCO MERLO

ODORA di caprone maschio l´estate italiana, di quella "virilità" che il vescovo di Pistoia, come ha raccontato ieri su "Repubblica" Marco Politi, ha addirittura proposto come modello civile e come valore assoluto in una lunga e sdegnata lettera al consiglio comunale della sua città. Lo stesso afrore emana dai tre onorevoli maschi di Alleanza nazionale La Russa, Gasparri e Matteoli.

QUELL'ITALIA MASCHIA RIMPIANTA DAL VESCOVO

Che in un bar di Roma, con una bella signora tenuta sullo sfondo, hanno appunto sfogato la loro arcaica e cameratesca virilità irridendo e delegittimando, non senza invidia, il loro capo Gianfranco Fini perché sarebbe «malato» di sesso, consumato d´amore, come lo fu Cesare tra le gambe di Cleopatra. Ed è in fondo, e sia pure per via indiretta, la stessa puzza di virilità che ci arriva dagli stupratori in serie, stranieri e italiani, che stanno selvaggiamente segnando le cronache di questa nostra stagione: al Sud, al Centro e al Nord d´Italia.
Simone Scatizzi, classe 1932, è monsignore dal 1977, vescovo a Pistoia da ben 24 anni. Da sempre dunque ha consacrato a Dio la propria virilità, se ne è liberato, vi ha rinunziato, immaginiamo con una fatica e con un dolore ripagati dalla fede. Monsignore Scatizzi vorrebbe tuttavia che la virilità venisse restaurata e praticata dagli altri. Lamenta infatti «la femminilizzazione della società», denuncia «un´educazione purtroppo ormai in gran parte nelle mani femminili». Persino l´uso della droga e l´abuso dell´alcol, secondo questo battagliero vescovo, derivano da un allentamento dei freni inibitori del maschio, dalla perdita dell´identità maschile, dal declino fisico e culturale dell´universo maschiocentrico. Anche monsignore rilancia dunque l´odore del maschio, che fu il mito arcaico della peggiore Italia, quella dell´onore e del disonore, un mito al quale noi meridionali abbiamo fornito intelletto e cultura. Ma il vescovo si spinge ancora più lontano e propone un modello di società maschile da Arabia Saudita, dove più conseguentemente e più seriamente di lui, le autorità religiose, libri sacri alla mano, vietano alle donne anche la guida dell´auto. E mettono i gay in prigione.
Ma, come dicevamo, l´odore del maschio italiano in questa estate è ubiquitario. Nel partito meno femminile d´Italia, quei tre maschi al bar hanno ferito il padre, hanno azzannato il capobranco, che è vicepremier e ministro degli Esteri, non solo dandogli del tremebondo, come ha raccontato un cronista del quotidiano "Il Tempo" armato di registratore, ma solfeggiando e danzando attorno al totem della virilità. Ci hanno raccontato i colleghi del "Tempo" che la parte più rivoltante e animalesca della registrazione di quel turpiloquio è stata censurata dalla direzione del giornale per motivi di decenza, trattando esplicitamente e dettagliatamente di una intensa, presunta passione fisica del capo.
Ebbene, quei tre maschi al bar che irridevano licenziosamente sono gli stessi che piacciono al monsignore di Pistoia e, alla fine, anche a quel partito della psicologia coatta nel quale militano gli stupratori che sono diventati gli odiosi protagonisti non solo della cronaca nera, ma anche del dibattito politico. I leghisti, guidati dal ministro Calderoli, li vorrebbero castrare, ma solo quando sono stranieri. Qualcun altro li vorrebbe invece simbolicamente mandare a sostituire le insegnanti donne che, secondo il vescovo, «difettano di virilità» e dunque «confondono i generi», con danno irreversibile alla psiche dei futuri uomini, femminilizzati o gay.
Eppure, sino a qualche anno fa, sarebbe stato impensabile immaginare rigurgiti di questo genere. Ci pareva infatti che le elucubrazioni sulla virilità fossero rimaste sepolte in quel feroce passato del nostro sud, dove la virilità era valore ma solo perché non c´era spazio per coltivare altri valori di civiltà, come la cortesia, la dolcezza, la cultura, il pudore, la fragilità, insomma quella gentilezza dei costumi maschili che è la femminilità.
Tuttavia dobbiamo essere grati al vescovo di Pistoia che ha indirizzato spropositi, luoghi comuni e banalità arcaiche al consiglio comunale della sua città. Solo in superficie la sua lettera ha per scopo la condanna dell´istituzione dei registri civili comunali per le unioni di fatto, anche tra partner gay. In realtà l´ambizione è quella di rifondare tutta l´etica quotidiana in nome di una restaurazione del catechismo. Monsignor Scatizzi cerca infatti di dar forma di sistema morale a tutto l´imprendibile del nostro tempo. Viene fuori allo scoperto la sua intolleranza verso una cristianità e un gregge che sono fatti di mille minoranze non previste dal vecchio codice tradizionalista. Manifesta con chiarezza l´incapacità di capire e di affrontare quelle macchine di desideri che sono i giovani di oggi. È il suo disorientamento che lo spinge a straparlare con presunzione scientifica di un Dna eterosessuale predeterminato dalla natura oltre che da Dio.
Abbiamo il sospetto che questo trattatello di filosofia pistoiese sia figlio della" nuova" chiesa di Ruini e del Papa tedesco, e davvero ci domandiamo se questa chiesa riuscirà a riformare la cristianità o se sarà invece la cristianità a svegliare questa chiesa così ingessata, a restituire alla nostra simpatia tutta la sua ricchezza morale e culturale. Monsignore non denunzia infatti il peccato, come fece ingenuamente Rocco Buttiglione davanti al Parlamento europeo, ma la caratura civile e politica dei gay, intesi come femminilizzazione del maschio, come deriva nichilista, come perdita della virilità. Alla fine, spingendosi sino a paragonare gli omosessuali ai pedofili, ai mafiosi e ai terroristi, il vescovo dà l´impressione di essere non fuori dal mondo, ma contro il mondo, ricostruito e rappresentato a partire dai propri pregiudizi. È infatti legittimo che il monda possa non piacergli, ma prima dovrebbe conoscerlo.
Ebbene, caro monsignore, ci sono a questo mondo gay virili e persino donne che amano i gay virili, i duri con le movenze femminili. E ci sono anche femmine virili, dove la virilità è una risorsa psicologica e morale, come ci sono maschi virili dove la virilità è invece un disvalore. Credere che la virilità sia il sesso è tipico dello stupratore. Perché, e monsignore non lo sa, il sesso è un gioco complesso dove sicuramente non c´è spazio per la virilità, ma per la mascolinità e la femminilità.
Se al monsignore hanno detto un´altra cosa, visto che conosce l´amore sessuale per sentito dire, allora l´hanno imbrogliato. E quella sua lettera ai consiglieri comunali di Pistoia non è, come lui dice, sfogo e ansia civile di un cittadino come gli altri, ma la confessione e il lamento di un imbrogliato, di un raggirato nel mercato della vita.
Caro monsignor Scatizzi, ci creda, non è dell´afrore del maschio che abbiamo bisogno. Dicono che dopo le lucciole stiano scomparendo anche le farfalle. In compenso, ci stiamo ripopolando di caproni.

Esecuzione di due ragazzi gay in Iran. Londra - 21 Luglio 2005

Due ragazzi gay sono stati giustiziati pubblicamente in Iran lo scorso 19 luglio per il "reato" di omosessualità.
I giovani sono stati impiccati in Piazza Edalat (della Giustizia) nella città di Mashad, a nord est dell'Iran. La loro condanna a morte è arrivata dalla corte n. 19.
In Iran è vigente la legge islamica della Sharia, che commina la pena di morte in caso di sesso gay.

Le foto scioccanti dell'esecuzione sono ai seguenti collegamenti:

http://www.outrage.org.uk/imagezoom.asp?file=37
http://www.outrage.org.uk/imagezoom.asp?file=38
http://www.outrage.org.uk/imagezoom.asp?file=39


Un giovane aveva 18 anni, l'altro meno di 18 anni.
Sono stati identificati solo attraverso le loro iniziali, M.A. e A.M.
Hanno ammesso(probabilmente sotto tortura) di aver praticato sesso ma hanno assuntoin loro difesa che la maggior parte dei giovani ragazzi ha rapportisessuali tra di loro e che non erano consapevoli che l'omosessualitàvenisse punita con la morte.

Prima della loro esecuzione, i giovani sono stati tenuti in prigione per 14 mesi e severamente colpiti con 228 frustate.

La lunghezza della loro detenzione lascia presupporre che essi commisero le cosiddette infrazioni più di un anno prima, quando erano probabilmente attorno all'età di 16 anni.
Ruhollah Rezazadeh, l'avvocato del ragazzo più piccolo (sotto i 18 anni), si era appellato al fatto che egli fosse troppo giovane per essere giustiziato e che la corte avrebbe dovuto prendere in considerazione la sua tenera età (presumibilmente 16 o 17 anni). Ma la Corte Suprema di Teheran lo ha condannato lo stesso all'impiccagione.
Secondo il codice penale iraniano, le bambine di nove anni e i ragazzi di 15 possono essere impiccati.
Tre altri giovani ragazzi gay Iraniani sono ricercati dalla polizia, ma sono riusciti a nascondersi e non si riesce a trovarli. Se catturati, anche loro dovranno subire l'esecuzione.
Notizie delle due esecuzioni sono riportate da ISNA (l'Agenzia giornalistica studentesca Iraniana), il 19 luglio.
Una notizia più recente da "Iran In focus", presumibilmente basata sul servizio originale ISNA, ha dichiarato che i ragazzi sono stati giustiziati per avere assalito sessualmente un 13enne. Ma il servizio della ISNA non menziona alcuna violenza sessuale.
Anche un servizio delle esecusioni sul sito del rispettato movimento democratico di opposizione, Il Consiglio Nazionale della Resistenza in Iran, non fa riferimento ad un atto di violenza sessuale.
La notizia della violenza sessuale potrebbe essere una copertura per minare la compassione pubblica nei confronti dei ragazzi (una tattica frequente del regime Islamico in Iran).
O potrebbe anche essere che il 13enne fosse un partecipante consenziente ma che la legge iraniana (come la legge del Regno Unito) ritiene che nessuna persona di quella età sia capace di consenso sessuale a che quindi qualsiasi contatto di tipo sessuale sia automaticamente considerato per la legge una violenza carnale.
Se il 13enne fosse stato violentato, perchè non è stato identificato e processato (per la legge iraniana sia le vittime che i colpevoli di reati sessuali devono essere puniti) ?

Il racconto completo in lingua Farsi dall'ISNA, con le tre foto al collegamento seguente:
http://isna.ir/Main/NewsView.aspx?ID=News-556874

"Questa è solol'ultima barbarie degli Islamo-fascisti in Iran", ha detto PeterTatchell del gruppo di diritti umani OutRage di Londra!
"L'intero paese è una gigantesca prigione, con le regole islamichesostenute da detenzioni senza processo, torture e omicidi sovvenzionatidallo stato".
"Secondo gliattivisti dei diritti umani in Iran, oltre 4.000 lesbiche e gay sonostati giustiziati da quando gli Ayatollah sono saliti al potere nel1979".
"In totale, si stima che 100.000 iraniani sono stati messi a mortenegli ultimi 26 anni di governo clericale. Le vittime includono donneche hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio e gli avversaripolitici del governo islamico".
"Lo scorso agosto, una ragazza 16enne, Atefeh Rajabi, è stata impiccata per "atti incompatibili con la castità."


Il Governo laburista della Gran Bretagna mira a raggiungere relazioniamichevoli con questo regime omicida, includendo aiuti e scambicommerciali. Noi sollecitiamo la comunità internazionale a trattarel'Iran come uno stato canaglia, ad interrompere le relazionidiplomatiche, ad imporre sanzioni sugli scambi e a dare praticosupporto all'opposizione democratica e di sinistra all'internodell'Iran", ha dichiarato Mr Tatchell.

Azioni Urgenti:

Protesta all'ambasciatore dell'Iran:


Indirizzo dell'ambasciata iraniana nel Regno Unito:
info@iran-embassy.org.uk
Tel: 020 7225 3000
Fax: 020 7589 4440
Iranian Ambassador
Embassy of Iran
16 Prince’s Gate
London SW7 1PT

Indirizzi dell'ambasciata iraniana in Italia:

Ambasciata della Repubblica Islamica dell' Iran in Italia.

00162 Roma (RM)
Via Nomentana, 361
06 86328493
06 86391029


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