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14/06/05

Sussidiarietà e servitù agognata.

Confessare di essere umiliati, annichiliti, anzi, dall'esito sconcertante del referendum è cosa ovvia e spontanea per quanti speravano che almeno sull'attacco alle fondamentali libertà individuali e di fronte allo "stupro di stato" sancito da questa legge (mi riferisco all'obbligo di impianto dei tre ovuli, previsto da questa mostruosa ed aberrante legge) ci sarebbe stato un sussulto di dignità, un minimo di reazione civile...

Sono molte le opzioni prospettiche validamente assunte riguardo al fallimento della consultazione; quella che maggiormente rende ragione dell'accaduto, secondo me, parte dalla considerazione dell'ignoranza abissale del popolo italiano (il 46% della popolazione è analfabeta "di ritorno"; solo l'11,6% compra un quotidiano, e la metà acquista gazzette sportive) e dalla conseguente attitudine a "delegare", specie per quel che riguarda le scelte che richiedono, appunto, capacità di riflessione, di astrazione, di individuazione di filoni ideologici e concettuali e, soprattutto, di argomentazione retoricamente organizzata ed efficace delle proprie posizioni.
Quando non si sa pensare né parlare (la parola è pensiero fattuale), non c'è nulla di più rassicurante che affidare ad altri l'elaborazione e la difesa delle "proprie" idee; naturalmente, questi "altri" risulteranno tanto più autorevoli e convincenti quanto più si accrediteranno di sensibilità etica, cultura e antica ascendenza (la maledetta "tradizione", che induce speciosamente ad identificare ciò che si è sempre fatto con ciò che si deve per sempre fare!).
Ecco che il cerchio si chiude e i prelati si candidano a diventare (in assenza di leaders politici carismatici e di intellettuali coraggiosi e impegnati nel sociale) l'ideale approdo delle menti vacanti e vacillanti.

Ho letto alcuni dei commenti pubblicati sul vostro sito; il loro astioso e risentito sarcasmo interpreta bene anche il mio stato d'animo.
Nel presentare tutte le donne come vittime, però, si cade in errore, purtroppo; sono moltissime, infatti, le donne italiane che hanno dimostrato, ahimé, di amare follemente il collare, la subalternità; ancora di più quelle che, mai discriminate perché privilegiate per nascita e contesto d'appartenenza, hanno propagandato la necessità "morale" di affossare i più importanti e sudati diritti delle donne.
La mia rabbia si concentra soprattutto su queste ultime, su queste intriganti intrallazzatrici da salotto buono, che prostituiscono ogni giorno la propria dignità, non già - come le povere creature costrette a farlo per la strada - per violenza o fame, ma per effimera notorietà, per comodità e per squallido arrivismo.
Io sono un'insegnante: anche tra le colleghe ho trovato spessissimo esempi di disgustoso qualunquismo e pavida acquiescenza ai diktat del clero, con speciale riguardo ad un nauseante ed ipocrita familismo, teso a riprodurre e stabilizzare dinamiche antisociali di chiusura "nucleare" e rapporti rigidamente gerarchici, caratteristiche, queste, entrambe tipiche dei clan mafiosi.

Non voglio tirarla in lungo; voglio solo far comprendere, affinché si colgano "alla lontana" alcune delle cause profonde di certe cocenti sconfitte civili, il ruolo essenziale e l'onnipervasività della Chiesa nella scuola statale, violentemente e indecorosamente esposta, dal Ministero attuale, al ricatto di vescovi e parroci.
Non bisogna dimenticare, infatti, che quest'anno verranno immessi in ruolo, con priorità assoluta e a detrimento di tutti gli altri insegnanti vincitori di concorsi o specializzati nelle nuove scuole attivate da consorzi universitari (i quali ultimi resteranno precari ancora per anni!) ben 10.000 insegnanti di religione (in maggioranza donne), che finora sono entrati in classe e hanno percepito uno stipendio statale esibendo, come unico titolo, un certificato stilato dal loro vescovo, attestante la "mistica" e biunivoca corrispondenza tra la loro qualità di bravi e devoti parrocchiani e le loro capacità "didattiche" ed "educative".
Questi "docenti", sanati in extremis con un concorso-burla la scorsa primavera, raggiungeranno, grazie al servizio reso alla parrocchia, una tranquillità e stabilità economica che resta un miraggio per moltissimi italiani in possesso di lauree faticosamente conseguite!

Io credo che non sia per nulla azzardato ritenere che quei 10.000 (9.927, per la precisione)siano rimasti a casa, in occasione del referendum... E' inutile, perciò, chiamare in causa esclusivamente valori, motivi e giustificazioni di tipo ideologico, politico e coscienziale: per quanto possa sembrare riduttivo, volgare e banalizzante, infatti, la Chiesa alligna anche e, anzi, soprattutto perché offre sicurezza economica ai suoi raccomandati, alimentando e favorendo il malcostume del clientelismo, del nepotismo e del favoritismo interessato, quel malcostume che nel nostro paese (no, non lo scrivo più con la maiuscola!) si configura come vero e proprio sistema di reclutamento concorrenziale ed alternativo, in ambiti lavorativi e istituzionali centrali e "strategici" per la vita culturale e produttiva.

Se vuole davvero essere autonomo, perciò, lo Stato deve mettersi in condizione di non necessitare più delle funzioni "sussidiarie" della Chiesa. Deve, insomma, trovare le risorse per bastare a se stesso.
Molte università, la scuola, gli innumerevoli enti di beneficenza ecclesiastici (in realtà comitati affaristici ben organizzati e con scoperte finalità politiche, come si è visto dal comportamento riprovevole del Sig. Scelli, desideroso, dopo la gavetta fatta alla Charitas, di ricevere la sua "ricompensa", in termini di visibilità politica, da Forza Italia) sono, spesso, "succursali" di parrocchie e cattedrali, con tutte le conseguenze prevedibili.

Ciò che va proscritto e sconfitto, perciò, non è tanto la pronità alle idealità della Chiesa (che sotto sotto nessuno dei parrocchiani condivide o a cui ognuno resta, magari, del tutto indifferente, nel proprio intimo) ma l'aspirazione di una grossa e disonesta fetta di popolo ad emanciparsi economicamente eludendo le vie impervie della formazione e della selezione ed offrendo, più semplicemente, i propri servigi ad una qualunque "chiesa".
Scelta questa via, infatti, ci vuol poco a capire che, tra le "chiese", la "Chiesa" è il più efficiente e promettente ufficio di collocamento presente sul territorio, e a simulare, quindi, entusiasmi ed eroici furori per la sua santa causa, con un occhio al paradiso e uno alla sistemazione!


Marcella Ràiola

13/06/05

Le truppe pontificie riconquistano
definitivamente l’Italia.

Incoraggiati dai precedenti segnali, continui e
“bipartisan”, di devota sottomissione provenienti dal
mondo politico, gli Ayatollah cattolici elevano ora
solenni Te Deum di ringraziamento, e pianificano la
normalizzazione del Bel Paese, che troppo si era
allontanato dalla retta via.

Nel 1974 il Maligno si impossessò dei cuori e delle
menti italici, e il referendum sul Divorzio sfociò in
un risultato impensabile: gli italiani si espressero a
favore del divorzio!
Pochi anni dopo, perdurando la possessione diabolica,
quelle stesse anime perdute difesero la legge che
consentiva alle donne di abortire.

Le Leggi Morali furono travolte dall’ondata di
libertinaggio che si abbattè sull’Italia, il peccato
trionfava ovunque, i Pastori, italiani, polacchi o
teutonici, contemplavano addolorati la dispersione
dell’amato gregge. Il cuore dell’Eterno era sempre più
gonfio di dolore e ira; nella Sua mente si affacciava
il ricordo dei bei tempi andati, quando per punire i
peccatori mandava un Diluvio sulla Terra per
sterminarli. Ma la Provvidenza, mossa a pietà verso il
buon popolo italiano, mandò un Angelo, che assunse le
forme più consone ai tempi moderni. Si chiamava
Maggioritario, illuminò le menti dei politici,
offuscate da troppi anni di demonio Proporzionale, e
le persuase che occorreva procacciarsi il voto
dell’elettorato cattolico conquistando la fiducia e la
benevolenza delle Sante Gerarchie Vaticane.

L’atteso miracolo si realizzò: Deputati e Senatori
accorsero in massa a prostrarsi , sgomitando per
arrivare primi (si vociferava addirittura su sgambetti
e colpi bassi di vario genere), e nel buio delle loro
menti si accesse la fiamma illuminante della Verità.
Come in Iran il Parlamento legifera secondo i dettami
della Guida Suprema, l’Ayatollah Kamenhei, così in
Italia si iniziò finalmente a prestare il dovuto
ascolto alle parole del Pontefice, e a disporre le
menti all’illuminazione che ne promanava. Un colpo di
coda delle forze del Demonio fu sventato agevolmente:
un gruppetto di Parlamentari, illudendosi ancora sulla
laicità delloStato (pericoloso retaggio degli anni in
cui dominavano le forze del Male), ebbe l’ardire di
presentare una proposta di Legge che mirava a ridurre
i tempi necessari per adire il divorzio, dopo la
separazione dei coniugi.
La proposta fu respinta a schiacciante maggioranza, in
concomitanza con l’accorato appello del Pontefice in
difesa della Famiglia. La Luce della Verità
rischiarava il Parlamento Italiano.

Alle quotidiane cerimonie di beatificazione o
santificazione dei fulgidi esempi di esercizio eroico
delle Virtù Cristiane presenziavano in massa i
Politici, sia quelli di spicco, sia quelli ignoti ai
loro stessi familiari. Restava qualche isolato servo
di Satana a pigolare calunnie infamanti: sostenevano
che Escrivà de Balaguer fosse stato un sostenitore del
Caudillo o che un prelato slavo elevato agli altari
avesse ostentato simpatie naziste durante
l’occupazione hitleriana. Qualcuno si spingeva oltre,
e borbottava espressioni di biasimo per il più recente
sostegno dato dalla Chiesa Cattolica alle dittature
sudamericane, giungendo addirittura a criticare
Monsignor Pio Laghi, con la pretestuosa argomentazione
che il Cardinale, durante il suo soggiorno argentino,
fece un discorso benedicente ai militari freschi di
golpe e giocava a tennis con l’Ammiraglio Massera,
mentre i sovversivi subivano il giusto castigo nel
garage Olimpo, in attesa di essere scaraventati nel
Rio de la Plata. La Chiesa, giustamente, avvallava le
dittature nel nome della difesa "dei valori cristiani
minacciati dall'aggressione di una ideologia rifiutata
dal popolo.” Parola del Cardinal Pio Laghi.
Ma le calunnie furono stroncate: l'interessato e il
Vaticano smentirono qualsiasi responsabilità. Il 27
aprile 1995 il cardinale Laghi dichiarava: “come
potevo supporre che stavo trattando con dei mostri,
capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità
simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per
omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico
peccato era l'ignoranza di ciò che veramente
capitava”.
E’ noto a chiunque, infatti, che i dittatori cattolici
sono buoni per definizione, che non fanno nulla di
male a nessuno, e che “I soldati adempiono il loro
dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova
in pericolo.” (parola di Pio Laghi). Di fronte a
queste parole ispirate si insinuava addirittura che
difficilmente un Nunzio Apostolico possa ignorare cosa
realmente accade nel Paese che ospita la sua
Nunziatura! Ma si trattava solo di veleni sparsi dalla
coda del Maligno. La Verità trionfa sempre, ed il
Cardinal Laghi è attualmente Prefetto della
Congregazione per l'educazione cattolica, da dove
illumina le menti parlando di difesa della vita e di
rispetto per la dignità dell’uomo e dell’embrione.

Intanto la “Reconquista” proseguiva con sempre
maggiore vigore. Il Parlamento approvava una Legge che
disponeva il passaggio in ruolo degli Insegnanti di
Religione. I Vescovi indicano le persone idonee
all’insegnamento della Religione, che vengono
finalmente assunte, ipso facto, come dipendenti dello
Stato, senza l’odiosa procedura del pubblico concorso.
L’autorità del Vescovo, finalmente, prevaleva sui
vetusti principi su cui si fondava lo Stato.

Nel frattempo le statue della Madonna e di Padre Pio
iniziarono a piangere copiosamente, si narra che nei
palinsesti della televisione di Stato alcuni fedeli
ebbero la visione di Socci, mentre il vicario del
Vicario di Cristo levava, sempre più ascoltata, la sua
possente voce.

E, finalmente, venne il 12 giugno 2005.

Lo sparuto gruppo di ribelli, miscredenti e immorali,
datosi alla macchia, è ora braccato dai Guardiani
della Virtù, e, con l’aiuto dello Spirito Santo, sarà
presto debellato definitivamente.

La difesa della Vita potrà finalmente essere
completata con l’abrogazione della legislazione
sull’aborto; la Famiglia non sarà più insidiata:
l’odiosa pratica del divorzio verrà finalmente
ricacciata nel ventre di Satana. Nessuno oserà più
parlare di tutela giuridica per le coppie di fatto,
men che mai per quella turpe fattispecie fondata su
immonde pratiche sodomitiche. La vendita dei
preservativi, espressione di una cultura della morte,
potrà finalmente essere vietata.

La donna, nata da una costola di Adamo, tornerà
finalmente nel ruolo che le è proprio: sorridente
Regina della casa e Angelo del focolare, Moglie devota
e sottomessa all’autorità del Consorte. Per una più
incisiva tutela dell’unità della Famiglia, oltre al
divorzio, si potrà abrogare anche la Separazione
legale tra i coniugi, perniciosa fucina di egoismi
edonistici.

Che fare ora? Cerchiamo di trovare un po’ di
ottimismo, pensando magari alla saga di Star War: i
ribelli subiscono una serie di batoste a raffica, ma
resistono, e alla fine l’Impero viene sconfitto.

Comunque Dio non esiste. Se esistesse, avrebbe
incenerito Ferrara, recatosi in pellegrinaggio a
Loreto.

Valerio Bruzzone
Roma


10/06/05

E’ molto curioso quello che sto provando in questi giorni, io che sono donna.
Rabbia, frustrazione, senso di impotenza.

Tutte le battaglie che ho combattuto per la libertà e l’uguaglianza tra donna e uomo si stanno disfacendo sotto i miei occhi,

Accendo la TV e poi subito spengo non appena ascolto un serioso uomo politico o un prete o un “professore” venduto che parlano e sparlano di embrioni, di vita, di morte, di anima.

Mi sembra di vivere in un mondo irreale, di essere tornata in un Medio Evo con annessa TV.

Anche allora si discuteva sull’anima e c’erano accesi dibattiti teologici per decidere se le donne ne possedessero una o no. Il dibattito era molto serio: le donne possono essere considerate portatrici di intelletto, anima, spiritualità?

Oggi pare che la soluzione a questo dilemma, dopo tanti secoli, sia stata trovata: l’embrione è vita, quindi ha l’anima. La donna però è subordinata all’embrione, quindi se ne deduce che l’anima non ce l’abbia. Facile, no?

E’ la rivincita del maschio, del padre, che in questi ultimi anni si era sentito emarginato dal suo ruolo, dopo la ventata femminista.

E’ bello vedere tutti questi uomini, loro sì possessori di anima, agitarsi felici per aver preparato questo bel piattino della legge 40 con la complicità della Chiesa sessuofobica e di qualche gallina di parlamentare donna che sta in Parlamento per ragioni non del tutto chiare.

E’ bello vedere Giuliano Ferrara che si rianima tutto, sentendosi finalmente uomo dopo essere stato per anni sottomesso al dominio di sua moglie.

E’ bello vedere Francesco Rutelli, ex radicale ateo, che si inginocchia (metaforicamente e no) davanti a Ruini per ritrovare una sua identità maschile che qualcuno aveva messo in dubbio.

E’ bello vedere Berlusconi che non si pronuncia ancora perché non sa se sentirsi macho oppure no (quando gli saranno ricresciuti tutti i capelli forse lo sapremo).

E’ bello vedere Giovanardi, per il quale si potrebbe riproporre, modificata, l’antica battuta di Fortebraccio: “Si fermò una macchina davanti a Montecitorio. Lo sportello si aprì e non scese nessuno: era Giovanardi”. Egli parla e non sa nulla, però gli hanno detto che deve dire “astensione” e lui lo dice. Ma siamo sicuri che Giovanardi, quando era embrione, avesse un’anima?

Si evince facilmente che questa battaglia non è per l’embrione o per la vita, ma del maschio contro la femmina, considerata da questa legge infame come un contenitore, una specie di vaso dove l’uomo, rigorosamente marito o convivente, depone il suo seme, che in un battibaleno diventa embrione e quindi soggetto di diritto. (tutto questo in contrasto con il codice civile). Però, in questo modo il padre è certo.

Pensate alla soddisfazione di Umberto Bossi, di Roberto Maroni, di Galan, Castelli etc: tutti quelli che per combattere l’islam diventano più islamici degli ayatollah. Pensate a Marcello Pera, a Sandro Bondi, cosiddetti “laici devoti”, che dichiarano per editto il valore della “famiglia”. Pensate a Mastella, o a Marini che sognano un ritorno agli anni ’50 dove le donne “scostumate” venivano pubblicamente schiaffeggiate e le adultere rinchiuse in carcere.

Donne, ribellatevi. Alle prossime elezioni mandateli tutti a casa. Votate per le loro mogli.

Francalaica


Referendum: Quattro SI per tante speranze
Di Jusi Pomenti

“Sulla vita non si vota” è lo slogan dei sostenitori del “no” e degli astensionisti ai quattro quesiti referendari su cui ci pronunceremo il 12 e 13 giugno relativi alla legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita. Peccato,però,che sulla vita si legifera e il legislatore,in questo caso,ha tenuto conto solo delle ragioni di una parte della popolazione non garantendo la “libertà di coscienza” personale.
Questa legge impone alla donna la fecondazione di non più di tre ovuli con l’obbligo di impiantarli tutti contemporaneamente;è vietata,inoltre l’analisi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche. Questo vuol dire ignorare l’eventualità di parti plurigemellari pericolosi sia per la donna che per il feto.E’ vietata,inoltre, la fecondazione eterologa; una pratica che consente la procreazione assistita tramite donatori esterni alla coppia a cui si ricorre in casi di grave sterilità.
il “cuore” di questa legge è rappresentato dall’articolo 1 che garantisce all’ovulo,ancor prima che diventi embrione,gli stessi diritti della madre e di ogni persona nata e,tale equiparazione, rischia di mettere in discussione la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza.
Leggendo il quesito referendario n° 1, poi, la domanda sorge spontanea:come può esistere una legge che dia ad un embrione gli stessi diritti di una persona costretta su una sedia a rotelle? E’ possibile legiferare affinché questa persona non abbia la benché minima speranza di guarire e di condurre una vita normale? Di fatto,la legge 40/2004, impedendo la ricerca sulle cellule staminali embrionali, toglie ogni speranza di scoprire cure per malattie gravissime come,per esempio,Parkinson,diabete, sclerosi, morbo di Alzheimer, tumori ecc. Nel nostro paese esistono migliaia di embrioni non più impiantabili, perché vecchi o malati, che non potranno mai svilupparsi; allora perché non utilizzarli per la ricerca? Se da una persona adulta clinicamente morta possono essere espiantati gli organi per salvare altre vite umane, per quale motivo delle cellule in una provetta destinate a morire non possono essere usate allo stesso scopo?
Si può tranquillamente affermare che,in linea generale, la 40/2004 è una legge contro la salute delle donne,la ricerca scientifica e le coppie sterili.
E’ molto facile vincere il referendum facendo campagna per l’astensionismo;questa posizione è ancora più grave se presa da parlamentari che hanno già presa posizione votando la legge in parlamento. Andare a votare e votare Sì significa essere solidali con chi oggi non può
mettere al mondo un figlio;significa dare una speranza a chi oggi soffre a causa di una malattia
che domani la scienza potrebbe curare.Si vota per una speranza in più, per una vita migliore.