OSSERVATORIO SULL'ISLAM
a cura di Marcus Prometheus - marcusprometheus@gmail.com
8/02/12 - A che punto siamo con la sharìa in Europa. Seconda puntata sull'iter del provvedimento che dovrà impedire la libertà di espressione e la critica delle religioni Seconda puntata. Il "Processo di Istanbul", un processo perverso Nina Shea riferisce sulla conferenza tenutasi a Washington con l'OIC, al fine di attuare le risoluzioni delle Nazioni Unite che, con il pretesto di combattere "l'intolleranza religiosa", minacciano di portare alla repression di qualsiasi critica dell'Islam. L'incontro di Washington è stato progettato a Istanbul nel mese di luglio, da qui il nome "Processo di Istanbul." Il processo è stato denunciato [come nocivo soprattutto per i mussulmani laici e moderati non fondamentalisti o per le minoranze che ne saranno le prime vittime in tutto il mondo] da leader musulmani in Nord America in una dichiarazione di cui Tarek Fatah è uno dei firmatari. [Fatah e’ un moderato politico Canadese di origine Pakistana fondatore del Muslim Canadian Congress.] Il segretario di Stato Hillary Clinton ha chiuso Mercoledì 14 dicembre 2011 il "Processo di Istanbul", una conferenza internazionale di tre giorni a porte chiuse sulle misure contro "l'intolleranza religiosa, gli stereotipi negativi e stigma", organizzato dal Dipartimento di Stato. La conferenza aveva lo scopo di "attuare" la risoluzione 16/18 adottata lo scorso marzo 2011 dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite su questo tema. Questa conferenza è stata una follia, anche se la Clinton ha difeso la libertà di religione e di parola nelle sue osservazioni conclusive. La Risoluzione 16/18 costituisce il pericoloso progetto di criminalizzazione della "diffamazione delle religioni" nel mondo. L'applicazione di una legge universale sulla blasfemia è stata spinto senza sosta per 12 anni dall'Organizzazione per la Cooperazione islamica che e’ basata in Arabia Saudita, una organizzazione essenzialmente religiosa che si e’ assunta il compito di "combattere la diffamazione dell'Islam". L'OIC emette delle fatwa (decreti religiosi islamici) e altre direttive per punire l'espressione pubblica della apostasia dall'islam, cosi’ come anche la "islamofobia". I leader della campagna della OIC - Arabia Saudita, Iran, Egitto e Pakistan – imprigionano i "bestemmiatori" o li condannano a morte. La Risoluzione 16/18 deplora l'intolleranza religiosa, ma attraverso un'abile manovra del Dipartimento di Stato, non imponeva apertamente alcuna restrizione alla libertà di parola. L'amministrazione [USA] avrebbe dovuto fermarsi lì. Invece, quando ha co-presieduto una "riunione ad alto livello" della OIC sulla islamofobia a Istanbul nel mese di luglio 2011, la Clinton ha invitato l'OIC a Washington per discutere su come applicare "la risoluzione 16/18. Anche se la conferenza di Washington e’ finita con nessuna conclusione reale, essa non avrebbe neppure essere stata tenuta, per i seguenti motivi:
A Istanbul, la signora Clinton ha detto che gli Stati Uniti non vogliono restrizioni alla libertà di parola. Tuttavia, il suo annuncio della conferenza ha rilanciato immediatamente le richieste dell'OIC che l'Occidente punisca I discorsi anti-islamici. Come riportato dalla OIC, "Gli incontri futuri che si terranno [a Washington]. consentiranno l'adozione di legislazioni nazionali da parte degli Stati interessati da questo problema, e la formulazione di leggi internazionali per prevenire l'incitamento all'odio derivante dalla diffamazione delle religioni ".
Quando si e’ aperta la conferenza, un avvocato governo ha presentato un quadro distorto della storia del fanatismo nei confronti delle minoranze religiose, compresi i musulmani, senza spiegare il nostro modello (occidentale) relativamente di successo in termini di rispetto delle libertà individuali della religione e di parola in una società straordinariamente tollerante e pluralista. Egli ha detto ai partecipanti, alcuni dei quali rappresentanti delle nazioni più repressive al mondo, che l'America potrebbe imparare dalla loro esperienza nella protezione della tolleranza religiosa.
L'Unione Europea ha imposto l'adozione di norme sui discorsi di incitamento all'odio religioso, dopo lo scoppio di rivolte e altre violenze nel mondo in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto in un giornale danese. La Conferenza (OIC) intensificherà le pressioni esercitate sugli Stati Uniti di conformarsi a queste nuove "best practices" (migliori norme) mondiali.
I diplomatici statunitensi dovrebbero porre fine alla "Processo di Istanbul" e iniziare a promuovere con energia e fiducia le virtù del nostro Primo Emendamento.[della Costituzione USA: Liberta’ assoluta di parola e diffusion del pensiero] Essi devono essere accuratamente informati circa la posizione intransigente della OIC sulle leggi sulla blasfemia e sulla portata delle atrocità associate a quelle leggi. Devono interrompere l'invio di segnali di un consenso su questi temi tra noi e l'OIC. Soeren Kern (traduzione di Marcus Prometheus da http://www.stonegateinstitute.org/2734/criminalize-free-speech ) QUI la Prima Puntata LEGGI |
6/02/12 - La Commissione Europea alleata degli islamisti per criminalizzare la liberta’ d’espressione. Non accetteremo maiche vengano approvate leggi che impediscano la lbertà di espressione, anche se emanate da istituzioni europee. Per comprendere meglio cosa sta succedendo vi proponiamo la traduzione di questa pagina web http://www.stonegateinstitute.org/2734/criminalize-free-speech curata dal nostro amico Marcus Prometheus. LEGGI - A tutto islam. Un nostro cortese lettore ci segnala le varie forme che assume il processo di islamizzazione del mondo occidentale. LEGGI - La sharìa si sovrappone al diritto civile in Germania. Incredibile rinuncia al rispetto delle regole comuni in favore delle norme religiose dell'islam. La sharia è proposta in Renania Palatinato, per ora "solo" in campo civile: ma sharìa al posto del diritto di famiglia tedesco e' comunque disintegrazione, non integrazione. LEGGI - Da notare anche il cartello SHARIAH ZONE esposto in una quindicina di zone nel LONDONISTAN (ex Gran Bretagna) : Divieto di fumo, divieto di bevande alcoliche, inclusa la birra, divieto di tacchi a spillo ed abbigliamento femminile normalmente rilassato, ed addirittura divieto di MUSICA di CONCERTI! |
17/01/12 - GERT WILDERS: le verita' per cui lo hanno ASSOLTO: Io difendo il carattere, l'identità, la cultura e la libertà dell'Europa, Io non incito a odiare
Le parole di Geert Wilders al processo che ha dovuto subire in Olanda per aver denunciato la violenza dell'islam GERT WILDERS: le verita' per cui lo hanno ASSOLTO: Ecco il discorso di Geert Wilders, prima della sentenza, che nessun giornale italiano ha ritenuto di segnalare, merita l'attenzione di tutti. Seguono poi 2 articoli sulla SENTENZA di assoluzione che ha posto fine alla sua persecuzione politica tramite accuse fasulle Geert Wilders: Signor Presidente e membri della Corte, Sono qui a causa di ciò che ho detto. Sono qui per aver parlato. Io ho parlato, parlo e continuerò a parlare. Molti sono rimasti in silenzio ma non Pim Fortuyn, non Theo van Gogh e non io. Sono costretto a parlare perchè l'Olanda è sottomessa all'islam. Come ho sostenuto molte volte l'islam è principalmente un'ideologia, un'ideologia di lotta, distruzione, conquista. E' mia profonda convinzione che l'islam è una lotta ai valori occidentali, alla libertà di parola, all'eguaglianza fra uomo e donna, fra etero e omosessuali, fra credenti e non credenti. Ovunque nel mondo possiamo vedere come la libertà si allontana dall'islam. Giorno dopo giorno vediamo che la nostra società vacilla. L'islam è l'opposto della libertà. Rinomati studiosi di islam di tutto il mondo sono d'accordo su questo. I miei testimoni esperti sottoscrivono questa visione. Ci sono molti testimoni sull' islam che la Corte non mi ha permesso di chiamare a testimoniare. Tutti sono d'accordo con le mie affermazioni. Loro mostrano che io dico la verità. Oggi, sotto accusa, è la verità. "Noi dobbiamo vivere nella verità - dicevano i dissidenti sotto le leggi comuniste - perchè la verità ci renderà liberi." Verità e libertà sono strettamente connesse. Dobbiamo dire la verità perchè altrimenti perderemo la libertà. Questa è la ragione per cui io ho parlato, parlo e continuerò a parlare. Le affermazioni per le quali sono stato accusato sono affermazioni che io ho fatto nella mia funzione di politico che partecipava a un pubblico dibattito nella nostra società. Le mie affermazioni non erano rivolte ad individui ma all'islam e al processo di islamizzazione. Questa è la ragione per cui la Pubblica Accusa ha concluso che io dovevo essere messo a tacere. Signor Presidente, membri della Corte, Io sto agendo all'interno di una lunga tradizione che desidero onorare. Sto rischiando la mia vita in difesa della libertà in Olanda. Di tutte le nostre conquiste la libertà è la più preziosa e la più vulnerabile. Molti hanno dato la loro vita per la libertà. Abbiamo ricordato questo nella commemorazione del mese di maggio ma la lotta per la libertà risale a molto prima. Ogni giorno auto blindate mi conducono indietro davanti alla statua di Johan De Witt nel Hofvijver all'Aia. De Witt scrisse "Il Manifesto della vera libertà" e pagò per la libertà con la sua vita. Ogni giorno vado nel mio ufficio passando attraverso Binnenhof dove Johan van Oldenbarneveldt fu decapitato dopo un processo politico. Piegato sul suo bastone l'anziano Oldenbarneveldt indirizzò le sue ultime parole al suo popolo. Disse:" Ho agito con onore e onestà come un buon patriota" Queste parole sono anche le mie. Io non desidero tradire la fiducia di 1.5 milioni di persone che votano per il mio partito. Io non desidero tradire il mio paese. Ispirato da Johan von Oldenbarneveldt e Johan de Witt voglio essere un politico che serve la verità e percià difende la libertà delle province olandesi e del popolo olandese. Voglio essere onesto, voglio agire con onestà e questa è la ragione per cui voglio proteggere la mia terra nativa dall'islam. Tacere è tradimento. Questa è la ragione per cui ho parlato, parlo e continuerò a parlare. Libertà e verità. Io pago il prezzo ogni giorno. Giorno e notte devo essere protetto da gente che vuole uccidermi. Non mi sto lamentando di questo. Parlare è stata una mia propria decisione. Comunque quelli che mi accusano e altri islamisti che mi criticano non sono stati portati qui oggi. Io sono stato portato qui e di questo sì mi lamento. Io considero questo processo un processo politico. I valori del D66 ( un partito liberale olandese di sinistra ) e l'NRC Handelsblad (un giornale olandese di sinistra ) non saranno mai portati davanti a un giudice in questo paese. Una delle lamentele è che le loro intenzioni sono chiaramente politiche. Anche domande che io ho posto in Parlamento e cooperazione con l'SGP sono state portate come allegato contro di me dal signor Rabbae dei GroenLinks ( il partito olandese dei verdi disinistra ). Quelli di sinistra amano riempirsi la bocca con la separazione dei poteri. Quando non possono vincere politicamente perchè la gente ha capito le loro bieche manovre, cercano di vincere attraverso i tribunali. Qualunque sarà il vostro verdetto, questa è l'amara conclusione di questo processo. Questo processo è anche surreale. Io sono stato paragonato agli assassini Hutu in Rwanda e a Mladic. Solo pochi minuti fa qui alcunihanno dubitato della mia salute mentale. Sono stato definito un nuovo Hitler. Mi chiedo se anche quelli che mi hanno definito con tali nomiverranno anche processati e, se no, se la Corte ordinerà la messa sotto accusa. Probabilmente no. E questo è proprio giusto perchè la libertà di parlare si applica anche ai miei oppositori. Il mio diritto a un giusto processo è stato violato. L'ordine del tribunale di Amsterdam di processarmi non era solo una decisione ma un verdetto di condanna emesso da giudici che mi hanno condannato anche prima ancora prima che questo processo cominci. Signor Presidente, membri della Corte, voi dovete decidere adesso se la libertà è ancora di casa in Olanda. Franz Kafka disse." Uno vede il sole tramontare lentamente, eppure resta sorpreso quando all'improvviso si fa buio." Signor Presidente, membri della Corte, non permettete che le luci si spengano in Olanda. Esauditemi: ponete fine a questa situazione kafkiana. Esauditemi. La libertà politica richiede che ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti sia permesso dar voce alle opinioni che circolano nella società. Esauditemi perchè io sono convinto che in voi sta la libertà di opinione e di espressione di milioni di olandesi. Esauditemi. io non incito a odiare, io non incito a discriminare ma io difendo il carattere, l'identità, la cultura e la libertà dell'Olanda. Questa è la verità. Questa è la ragione per cui sono qui. Questa è la ragione per cui parlo. Questa è la ragione per cui, come Martin Luther prima della Dieta imperiale di Worms, dico : " Sono qui e non posso fare altro." Questa è la ragione per cui ho parlato, parlo e continuerò a parlare. Signor Presidente, membri della Corte, per quanto io sia qui da solo, la mia voce è la voce di molti. Questo processo non è contro di me. E' contro qualcosa di molto più grande. La libertà di espressione è la sorgente di vita della nostra civiltà occidentale. Non lasciate che questa sorgente si secchi per accogliere un'ideologia totalitaria. La "libertà - disse il presidente americano Dwight Eisenhower - vive nei cuori, nelle azioni, nello spirito degli uomini e così la si deve guadagnare e rinfrescare ogni giorno altrimenti, come un fiore reciso dalle sue radici vitali, appassirà e morirà." Signor Presidente, membri della Corte, voi avete una grande responsabilità. Non tagliate la libertà in Olanda dalle sue radici, la nostra libertà di espressione: Esauditemi. Scegliete la libertà.. Ho parlato, parlo ed è mio dovere. Non posso fare altrimenti. Continuerò a parlare. Grazie. |
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18/06/11 - LEGGETE il CORANO in ordine CRONOLOGICO (a cura di Marcus Prometheus)
Qua tutti abbiamo una idea abbastanza calzante della realta' del Cristianesiomo o almeno del Cattolicesimo fastidioso prepotente invasivo e succhia risorse in Italia. Leggete il sito thereligionofpeace.com sulle realizzazioni dell'Islam contemporaneo. Poi per capirne il perche' leggete anche il Corano, da Voi stessi, senza farVi influenzare da nessuno ne' filoislamico ne' antislamico. Dunque tutte le sure Meccane (con dichiarazioni di pace e tolleranza, sono abolite). Dunque e' necessario conoscere quali siano le sure meccane e quali quelle Medinesi (aggressive e intolleranti, tutte in vigore) In inglese un elenco cronologico delle Sure lo potete trovare qui: http://www.wikiislam.com/wiki/Chronological_Order_of_the_Quran In Italiano lo ho tradotto io e ne ho ricavato 2 tabelle: Praticamente tutte le versioni disponibili del Corano sono stampate per tradizione in un ordine molto strano, la cui regola ordinatrice approssimativamente e' la lunghezza dei capitoli. Se si vuol leggere il CORANO nell'ordine in cui si ritiene sia stato scritto da Maometto (o piu' esattamente dettato agli scribi dato che non sapeva scrivere) e' consigliabile stampare la Tabella 1 per avere un riferimento facile e veloce.
Fine Tabella 1 T A B E L L A 2
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28/05/11 - LEGGETE IL CORANO in ordine cronologico !
dal nostro amico Marcus Prometheus Qua tutti abbiamo una idea abbastanza calzante della realta' del Cristianesiomo o almeno del Cattolicesimo fastidiosamente invasivo e succhia risorse in Italia. Pero' ci sono anche alcuni atei molto deferenti verso l'Islam. Secondo me molto anche per mancanza di conoscenza.
L'Islam non sara' la medicina che ci liberera' dal cattolicesimo vaticano o da niente altro
L'Islam, se non lo combattiamo, sara' il veleno che ci uccidera' definitivamente, ma Vi prego non credete me LEGGETE IL CORANO e prendetelo sul serio!
Leggete il sito thereligionofpeace.com sulle realizzazioni dell'Islam contemporaneo.
Poi per capirne il perche' Leggete anche il Corano da Voi stessi, senza farVi influenzare da nessuno ne' filoislamico ne' antislamico.
E tenete anche conto che nel Corano esistono capitoli (detti sure) scritti alla Mecca, tutti pacifici e tolleranti (quando Maometto aveva poche decine di seguaci e nessun potere armato) e sure scritte posteriormente a Medina (quando Maometto comandava un esercito di predoni, e che incitano a rubare ammazzare, stuprare, fare la guerra in eterno fino alla sottomissione totale degli infedeli salvo brevi tregue se necessario ed usando anche la Taqyya o dissimulazione). Ebbene le sure posteriori abrogano quelle anteriori in caso di contrasto! Insomma tolleranza zero!
C'e' pero' una difficolta', normalmente le sure di quasi tutti i Corani in circolazione NON sono ordinate in ordine cronologico, ma secondo lunghezza, dalla sura piu' lunga all'inizio del libro alla sura piu' corta alla fine.
Esistono pero' elenchi di quali siano le sure Meccane (con dichiarazioni di pace e tolleranza, tutte abolite) e quali siano le sure Medinesi (aggressive ed intolleranti, tutte in vigore)
In inglese un elenco cronologico delle Sure lo potete trovare qui:
Buona Lettura!
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23/03/11 - Un articolo commentato dal nostro amico Marcus Prometheus. L'Egitto regalato ai fondamentalisti. |
22/03/11 - Articolo segnalato dal nostro amico Marcus Prometheus Cambiare tutto per non cambiare nulla? |
13/02/11 - Articolo segnalato dal nostro amico Marcus Prometheus Contro la sottomissione nell'islam. |
20/01/11 - Inviato dal nostro amico Marcus Prometheus |
6/12/10 Work in progress : L'Islamizzazione dell'Europa
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26/09/10 - NESSUNA DISTINZIONE FRA STATO E RELIGIONE. *Sul SOLE24ORE di oggi, 25/09/2010, a pag. 17, con il titolo "Non c'è |
12/09/10 - Manuale per assassini in libera vendita in libreria La liberta' di religione e' un diritto fra i tanti, non e' e non puo' essere incondizionata, ma trova posto e limiti fra gli altri diritti,La Costituzione Italiana giustamente subordina la liberta’ di tutte le religioni al rispetto dell’Ordine Pubblico. Una legge Italiana proibisce la propaganda di odio, violenza, razzismo, genocidio antisemitismo. Domanda: ma chi diffonde e predica quanto sopra (piu’ asservimento donne, morte a gay ed apostati) come si inquadra? |
30/08/10 Macho e gentiluomo (da La Stampa Blog) LEGGI Io sono tendenzialmente macho. Se fosse per me, prenderei le donne per i capelli e le trascinerei nella mia caverna per stuprarle, ovviamente dopo averle stordite con un buon colpo di clava sulla testa. Ma non lo faccio perché sono un gentiluomo e la civiltà mi ha insegnato a controllare i miei istinti. Ecco perché disapprovo chi non li controlla. |
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Gianfranco Amato, mercoledì 14 luglio 2010 |
11/07/10 - Articolo da il Foglio segnalato da Marcus Prometheus L’eurabia è dentro di noi Al di là dei numeri, è il destino di “un continente in balia della paura e del silenzio”
William Underhill di Newsweek avrebbe potuto leggersi le statistiche dei delitti d’onore in Germania e discuterne con Seyran Ates, l’avvocatessa di Berlino che ha chiuso lo studio legale dopo l’ultima aggressione subita a una fermata del metrò. Seyran era con una cliente musulmana che voleva divorziare dal marito. Lui le pesta entrambe, gridando “hure!”, puttana. A pochi chilometri da lì avrebbe potuto visitare la Deutsche Oper, che ha cancellato dalla stagione lirica l’Idomeneo di Mozart per timore di rappresaglie islamiste. Sempre a Berlino avrebbe potuto parlare con il direttore del quotidiano tedesco Die Welt, Roger Köppel, che stava per essere pugnalato a morte da un giovane ingegnere di origine pakistana entrato nel suo ufficio armato di coltello. Avrebbe potuto studiarsi i numeri delle “ragazze scomparse” in Inghilterra, vittime dimenticate delle centinaia di matrimoni forzati che Benjamin Whitaker, in un rapporto per le Nazioni Unite, ha inserito tra le nuove schiavitù. Avrebbe potuto andare a Stoccolma e prendere tra le mani una t-shirt di gran moda fra i giovani musulmani: “2030 – Poi prendiamo il controllo”.
Avrebbe potuto vedere come nella penisola scandinava, austera e lontana, dove durante la guerra si ebbero straordinari gesti di protezione degli ebrei, a Stoccolma, Göteborg e Malmö, prima città europea a maggioranza islamica, le comunità ebraiche sono costrette a spendere un quarto del budget in misure di sicurezza. Lì avrebbe scoperto anche il cadavere di Samira Munir, la politica norvegese di origine pakistana minacciata di morte dagli islamisti per la sua difesa dei diritti delle donne. Il suo corpo è stato trovato non lontano dal centro di Oslo.
A Copenaghen avrebbe potuto far visita a Kurt Westergaard, il vignettista che disegnò Maometto col turbante-bomba e che oggi deve vivere con un sistema di protezione che allerta la polizia in caso di pericolo. Avrebbe potuto recarsi a Bruxelles e apprendere che il primo nome dei nuovi nati non è più da molto tempo François, ma Mohammed.
Avrebbe potuto fare un salto in Italia, dove ci sono circa trentamila donne musulmane che hanno subìto la mutilazione genitale. Qui, in mezzo a noi, ora. Avrebbe potuto vedere con i propri occhi come la croce rossa di San Giorgio sia scomparsa da aeroporti, taxi e pompieri in Gran Bretagna su pressione islamica.
La stessa Gran Bretagna che oggi vede triplicare il numero delle corti islamiche.
Avrebbe potuto andare nella moschea El Mouchidine di Osdorp, in Olanda, dove l’imam ha gridato “cani infedeli” ad alcuni studenti appena arrivati in gita scolastica davanti alla locale moschea.
Da lì avrebbe potuto passare per Rotterdam, con i suoi quartieri segregati come monoliti e con i minareti dai quali si incita all’uccisione degli omosessuali.
Già che c’era avrebbe potuto intervistare quell’insegnante di scuola elementare a Mozaiek che ha raccontato come i suoi studenti musulmani, in visita al museo Anna Frank di Amsterdam, le abbiano detto che “i nazisti avrebbero dovuto uccidere più ebrei”.
Nella stessa città dove, oltre a Galileo, arrivarono gli ebrei spagnoli in fuga dall’Inquisizione e oggi invece regna la paura più glaciale. Avrebbe potuto sfogliare la fitta black list di scrittori, artisti, professori, giornalisti e politici minacciati di morte dal fondamentalismo.
Pochi mesi fa, all’uscita da un supermercato, un islamista ha aggredito Robert Redeker, il filosofo francese costretto a nascondersi nel proprio paese per un articolo scritto tre anni fa:
“Sei Redeker, hai insultato l’islam. Sei un mascalzone. Sei protetto, altrimenti finiresti male”.
William Underhill di Newsweek non ha fatto nulla di tutto questo. Perché, in piena legittimità, ha preferito esercitare una potenza rassicurante e dissuasiva su milioni di lettori del grande settimanale americano. Il giornalista americano ha cercato di spiegare che “Eurabia” è un mito, uno spauracchio,“una speculazione basata sulla speculazione”, una finzione costruita ad arte, la proiezione allarmista di una manciata di studiosi e politici della “far right”. La destra nasty, cattivissima, sporca, intollerante e xenofoba in cui secondo il cronista di Newsweek tutto si equivale, dal filoisraeliano e atlantista Geert Wilders all’antisemita, negazionista dell’Olocausto e suprematista bianco Nick Griffin del British National Party.
Dell’Eurabia il Foglio è andato a parlarne con la grande studiosa che ha coniato quel termine, ripreso e reso incandescente da Oriana Fallaci qualche anno dopo. Si tratta di Bat Ye’or, resa famosa in tutto il mondo dal libro “Eurabia” (Lindau editore), ormai un modo di dire per indicare il rischio che l’occidente corre. Nel dicembre del 2002 apparve su Internet un suo articolo, tradotto in diverse lingue, dal titolo “Le dialogue Euro-Arabe et la naissance d’Eurabia”.
Oriana Fallaci ne rimase folgorata e rese celebre questa storica durissima. In molti altri ripresero la tesi di Bat Ye’or, a cominciare da Niall Ferguson e Bernard Lewis.
Nata in Egitto, cittadina britannica, residente in Svizzera, Bat Ye’or l’Eurabia la chiama anche “dhimmitude”, da dhimmi, cioè sottomessi, come venivano definiti i cristiani e gli ebrei che dall’ottavo secolo sono stati obbligati alla tassa sulle minoranze.
La dottoressa Rachel Ehrenfeld, una delle autorità mondiali in materia di finanziamento occulto al terrorismo e direttrice dell’American Center for Democracy di New York, nel suo libro “Funding Evil” ha seguito le tracce lasciate dalle varie organizzazioni non governative che servono da facciata per l’incanalamento dei fondi occulti verso l’islamismo in Europa. Il suo libro venne pubblicato negli Stati Uniti dalla casa editrice Bonus Books. Dopodiché Ehrenfeld riceve una email spedita dagli avvocati inglesi di un milionario saudita da lei citato, in cui le intimano, fra l’altro, di togliere dalla circolazione e distruggere tutte le copie invendute del libro, scrivere un pubblica lettera di scuse e fare una donazione a un ente di carità indicato dai sauditi. Per intentare la causa di diffamazione contro Rachel Ehrenfeld, ai sauditi basta acquistare una ventina di copie del libro “Funding Evil” su Internet e farsele recapitare in territorio inglese. La battaglia legale, durata due anni, è terminata il 20 dicembre 2007 alla Corte d’Appello dello stato di New York. Ehrenfeld è stata condannata.
[e' la cosiddetta jihad legale in gran voga non solo in Europa, ma ancor peggio in USA, nota di Marcus Prometheus]
Il caso Ehrenfeld è pura Eurabia. “Se William Underhill cercava di contestare la crescente influenza islamica in Europa e la sua ostilità ai valori occidentali, ha fallito”, dice al Foglio Rachel. “Sostiene che le proiezioni demografiche sui musulmani come maggioranza in Europa nel 2025 sono false.
Ma quali studi porta a suo favore?”. E comunque “il vero problema non è la demografia, ma l’imposizione di norme basate sulla sharia e che contraddicono la società libera e democratica”.
Come nel suo caso.
“Il reporter di Newsweek ignora l’influenza politica, finanziaria, sociale e culturale, la rapida espansione della sharia basata su istituzioni finanziarie in Europa.
I leader islamici in Europa non propongono integrazione, ma cinque volte al giorno incitano alla distruzione degli ‘infedeli’ che hanno aperto loro la porta.
E distruzione non significa necessariamente violenza, ci sono molti modi per indebolire ed eliminare la cultura e i valori occidentali. Fondi sauditi o provenienti da Golfo, filantropia islamica e fondi finanziari di Hezbollah e Hamas, Hizb ut-Tahrir e Al Muhajiroun, per citare soltanto alcune organizzazioni terroristiche internazionali, stanno esportando la sharia nella vita di tutti i giorni in Europa.
La politica stessa degli europei riflette l’influenza islamica.
I discorsi dell’odio contro gli ebrei sono in crescita, così come ogni critica dell’islam e dei musulmani è proibita.
Questa non è l’Europa liberale di dieci anni fa”.
Ciò che non emerge dall’analisi di Newsweek è la sottomissione delle donne musulmane europee. Psicologa alla City University di New York, Phyllis Chesler è una madrina del movimento femminista (il suo “Le donne e la pazzia”, è stato un libro di culto alla fine degli anni Settanta). “Bat Ye’or ha ragione quando descrive Eurabia”, dice Chesler al Foglio. “Perché mentre molti immigrati musulmani amano l’occidente, ce ne sono altrettanti ostili alla modernità, alla democrazia, agli ‘infedeli’. Non vogliono assimilarsi o integrarsi.
Hanno il compito di convertire i dhimmi e governare lo stato secondo la sharia.
Vivono in Europa, ma è come se non avessero mai lasciato il Pakistan, la Turchia, l’Afghanistan, l’Algeria.
Hanno creato un universo parallelo, pericoloso per l’Europa. In questo senso l’islam è il più grande esecutore al mondo di un apartheid di genere e religioso. Donne in burqa, niqab, hijab, sono ovunque nelle strade europee. I delitti d’onore infestano l’Europa e, come ho sempre cercato di dimostrare, sono omicidi ben diversi dalla violenza domestica dell’occidente. L’Europa ha accolto il flusso di immigrati ostili per dimostrare che non era ‘razzista’, che non erano stati gli europei a uccidere sei milioni di ebrei.
Oggi si ritrovano così a giustificare l’olocausto di Israele predicato dai musulmani”.
Arriviamo a lei, la teorica di Eurabia, Bat Ye’or.
“La copertina di Newsweek e l’articolo di William Underhill pretendono di spiegare che l’emergenza dell’Eurabia è una speculazione.
Ma Eurabia esiste, viviamo nell’Eurabia, non è il domani, ma oggi, qui. Eurabia rappresenta un’ideologia che, per raggiungere i suoi obiettivi, fa leva su numerosi strumenti strategici, politici e culturali. E’ un nuovo ‘spazio della dhimmitudine’ creato dai politici, dagli intellettuali e dai media europei, Eurabia è un’entità culturalmente ibrida, fondata sull’antioccidentalismo e sulla giudeofobia.
Quando le sinagoghe e i cimiteri ebraici devono essere sorvegliati come nei paesi islamici dove i mausolei cristiani ed ebraici sono distrutti perché la libertà di espressione e di fede non è un diritto costituzionale, questa è Eurabia.
Il dialogo euro-arabo ha importato in Europa la tradizione anticristiana e antiebraica dell’islam inscritta nell’ideologia jihadista da tredici secoli.
Quando in Europa critici dell’islam, musulmani e non musulmani, devono nascondersi o vivere sotto la protezione delle guardie del corpo, come Geert Wilders e molti altri, questa è Eurabia.
Le celebri caricature di Flemming Rose, riprese anche da altri giornali, a cui hanno fatto seguito le minacce di morte al filosofo francese Robert Redeker, autore di un articolo, ritenuto blasfemo, apparso su Le Figaro il 19 settembre 2006, hanno esasperato l’opinione pubblica. Quando l’insegnamento nelle università, nella cultura, nell’editoria viene controllato in gran parte dalla Anna Lindh Foundation o dalla Alleanza delle civilizzazioni (strumento dell’Organizzazione della conferenza islamica, ndr), questa è Eurabia.
Quando i bambini ebrei non possono frequentare una scuola pubblica senza essere aggrediti e i ragazzi ebrei sono minacciati per strada, o rapiti e uccisi come il francese Ilan Halimi, questa è Eurabia.
Quando dimostrazioni islamiche di massa nelle città europee invocano la distruzione di Israele, questa è Eurabia.
I nostri multiculturalisti non ci danno le chiavi per conciliare i valori della sharia con quelli della laicità europea, i contenuti della Carta islamica dei diritti umani con quelli della Dichiarazione universale, l’espandersi dell’imperialismo islamico e i principi di libertà e uguaglianza tra i popoli e tra i sessi”.
Nell’analisi di Bat Ye’or, Eurabia è un continente in balia della paura, del silenzio, della dissimulazione e della diffamazione, che non ha ormai più niente a che vedere con l’Europa che conoscevamo. “Eurabia è un coacervo di società lacerate tra la xenofobia, il desiderio di riscatto, l’autodifesa e la disperazione, nel graduale sfaldarsi dei loro leader politici, disperatamente aggrappati ai cliché che hanno costruito in trent’anni.
Eurabia esiste laddove ci sono donne velate e le leggi della sharia sono applicate, quando l’ideologia islamica e antisionista fiorisce, dove le istituzioni democratiche non sono che il ricordo scarnificato del proprio passato”.
Da alcuni anni la morsa dell’apartheid politico, economico, culturale, artistico e scientifico di Eurabia si è stretta intorno a Israele. Di questo Newsweek non parla affatto. “E’ stata la questione palestinese lo strumento utilizzato dal jihad per disgregare l’Europa: essa ha costituito infatti il fondamento e l’impianto organico su cui è sorta Eurabia, il cuore dell’alleanza e della fusione euroarabe, germogliate sul terreno dell’antisionismo.
Ora, i rapporti tra Europa e Israele, cristianesimo ed ebraismo, non investono soltanto l’ambito geostrategico, ma rappresentano il vincolo ontologico e la linfa vitale di tutta la spiritualità dell’Europa. Israele, infatti, si è costruito sulla liberazione dell’uomo, mentre la dhimmitudine lo imprigiona nella schiavitù.
Eurabia è figlia del ‘palestinismo’ e non mi meraviglierei se un giorno, sotto la bandiera dell’Eurabia palestinizzata, i soldati eurabici corressero a sterminare in Israele i discendenti della Shoah. Il secondo Olocausto sarà chiamato:
‘Pace, amore e giustizia per la Palestina’
e ‘Liberazione dall’apartheid’”.
Leggendo Newsweek e gli altri campioni del giornalismo liberal si capisce quanto l’America sia ben lontana per capire Eurabia, che è un’idea e un destino più che una geografia o un flusso migratorio. L’oceano separa le certezze ireniche di William Underhill dalla paura che striscia nelle nostre città. Sebbene proprio in Eurabia sia nato l’11 settembre 2001. In un quartiere di vecchie case d’anteguerra in mattoni rossi, in una larga e squallida strada che fronteggia una ringhiera di sbarre. E’ a Wilhelmsburg, il quartiere industriale di Amburgo, in tre locali al terzo piano, che abitava e pregava Mohammed Atta, il capo degli attentatori delle Twin Towers. Furono pianificate in Eurabia quel milione di tonnellate di detriti e tremila esseri umani trasformati in un mucchio di rovine fumanti. di Giulio Meotti http://www.ilfoglio.it/soloqui/2974 |
29/05/10 - Segnalazione di Marcus Prometheus MORTI NEL NOME DI ALLAH *1992/2002 11/6/1996 8/8/2000 5/2/2001 11/9/2001 11/4/2002 8/5/2002 5/8/2002 25/9/2002 Pakistan: terroristi islamici assaltano la sede di 23/10/2002 Ottobre 2002 28/11/2002 12/5/2003 16/5/2003 05/06/2003 5/8/2003 7/8/2003 19/8/2003 29/8/2003 27/10/2003 8/11/2003 12/11/2003 15/11/2003 20/11/2003 05/12/03 9/12/03 6/12/03 4/01/2004 5/1/2004 1/2/2004 9/2/2004 11/2/2004 2/3/2004 Iraq: con mortai e kamikaze musulmani sunniti a Baghdad e Karbala uccidono 11/3/2004 29/3/2004 Italia: a Brescia un marocchino si fa saltare in aria con la sua auto, piena 5/4/2004 20/4/2004 21/4/2004 Riad (Arabia Saudita): kamikaze su autobomba si fa saltare in aria 27/4/2004 27/4/2004 01/05/2004 03/05/2004 07/05/2004 09/05/2004 Grozny (Cecenia) - terroristi islamici fanno esplodere una bomba 18/5/2004 Setif(Algeria): due bombe sistemate da terroristi islamici 20/5/2004 Cecenia: DECAPITATO UN OSTAGGIO RUSSO IN CECENIA. LA VITTIMA E' UN CIVILE DI MEZZA ETA' UCCISO A COLPI D'ASCIA 30/5/2004 31/5/2004 02/06/2004 06/06/2004 08/06/2007 12/06/2004 18/6/2004 22/6/2004 24/6/2004 4/8/2004 5/8/2004 10/8/2004 25/8/2004 26/08/04
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11/05/10 - Sgnalazione di Marcus Prometheus *Riportiamo dal CORRIERE della SERA del 10/05/2010, a pag. 25, |
8/05/10 - Segnalazione di Marcus Prometheus *Non c'è relazione fra terrorismo islamico e povertà Mohamed Atta, l'asso dell'11 settembre, non aveva conosciuto un giorno di |
7/05/10 - Segnalazione di Marcus Prometheus. " Vietate le puntate di South Park con Maometto. 'Abbiamo paura' " La società svedese affiliata al canale televisivo americano Comedy Central ha deciso di non trasmettere due discussi episodi del popolare cartone animato South Park in cui Maometto appare travestito da orso. Lo riporta il sito Icenews. «Comedy Central ha deciso di non mandare in onda in Svezia questi due episodi di South Park. È una decisione che abbiamo preso con molta difficoltà. Comedy Central crede fortemente nella libertà di espressione», è scritto in un comunicato del network. «Tuttavia - prosegue la nota - la sicurezza dei nostri impiegati è la nostra priorità ed è per questo che abbiamo deciso di prendere queste misure precauzionali». Il portavoce dell’affiliata svedese, Peter von Satzgerl, ha detto che la decisione è stata presa in conformità con le «direttive internazionali» del canale americano. Le puntate contestate di South Park erano andate in onda per la prima volta lo scorso 14 aprile. Subito dopo, sul sito revolutionmuslim.com, gli autori del cartone Matt Stone e Trey Parker erano stati minacciati di fare la stessa fine del regista Theo Van Gogh, assassinato nel 2004 ad Amsterdam da un estremista musulmano. Il suo assassino, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, gli sparò otto colpi di pistola e successivamente gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio Submission «Sottomissione». Domenico Ferrara : " Facebook censura a tempo di record chi critica i musulmani " Guai a parlar male dell’Islam che subito scatta la mobilitazione. Ancora peggio se si crea un gruppo su Facebook di diecimila iscritti, la cui unica colpa è quella di interrogarsi sulla legittimità della religione islamica in Italia. Censurato in men che non si dica. Tempo fa, per rimuovere il gruppo che voleva l’uccisione dei bambini affetti dalla sindrome di Down c’è voluto del tempo e il caso è dovuto finire sui giornali. Ma per «No all’Islam in Italia» è bastato un video messo su YouTube da una ragazza musulmana, dal nickname Velina1993, per scatenare la mobilitazione generale. La giovane islamica invitava gli utenti a segnalare il gruppo perché conteneva commenti incitanti all’odio e al razzismo. E in un paio di giorni la rimozione del gruppo è avvenuta. Eppure, nella presentazione di “No all’Islam in Italia”, si leggeva: «Siamo un gruppo apolitico, questa pagina non serve a fare propaganda politica, non serve per insultare e per incitare alla violenza». Eppure nonostante il gruppo si dichiarasse attento a rimuovere ogni pubblicazione non idonea, la sua vita è stata breve. Perché, oltre a coloro i quali volevano creare un’area di discussione, di confronto e di dibattito sui precetti della religione musulmana, sono apparsi anche commenti inopportuni. Così il gruppo è stato eliminato e puntuale è arrivato il ringraziamento, sempre sul web, della promotrice della segnalazione a tutti coloro che hanno sostenuto la sua causa. La mobilitazione per rimuovere “No all’Islam in Italia” è stata istantanea e ha raggiunto risultati inaspettati per celerità, soprattutto se si pensa a quanti siti o gruppi che inneggiano al terrorismo e incitano all’odio verso gli occidentali o al razzismo siano ancora in giro sul web o a quanto tempo sia trascorso prima di riuscire a rimuoverli. Basta navigare su Internet per trovarne alcuni che inneggiano alla Jihad o all’odio nei confronti dei cristiani. Su questi non c’è nessun controllo. Intanto, gli ideatori di “No all’Islam in Italia” non si sono arresi e hanno creato altri gruppi regionali dallo stesso titolo di quello censurato. Tutti legati dallo stesso filo conduttore: discutere su argomenti riguardanti l’Islam senza scadere nella propaganda politica. Sperando che anche questi siti non scatenino altre mobilitazioni per colpa di alcuni commenti inopportuni. «Non si può filtrare tutto perché si dovrebbe stare a controllare il gruppo 24 ore su 24- ha spiegato l’amministratore del gruppo veneto- . Siamo per il confronto aperto, ho pure invitato Velina1993 a discutere, ma non ho ricevuto risposta». «Sono aperto al dialogo con i musulmani- ha continuato il curatore di “No all’Islam in Italia Veneto- ma, nel mio nuovo gruppo, l’unico musulmano che si è iscritto ha cominciato a recitare i versi del Corano». |
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° 4/05/10 - Segnalazione di Marcus Prometheus sul fallito attentato di ieri a New York. |
25/04/10 - da Marcus Prometheus Islamisti e Cristianisti uniti contro la civilta' occidentale La Chiesa di Spagna per il velo islamista e contro la laicita'. Qui i vostri COMMENTI |
24/04/10 - da Marcus Prometheus *Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli* Cordiali saluti a tutti i liberi e laici |
21/04/10 - Da Marcus Prometheus Erano le 8.45 del mattino del 2 novembre 2004, quando il regista Theo van Gogh, noto polemista e autore di un film che denunciava la violenza dell’islam contro le donne e mostrava versetti del Corano scritti sui loro corpi, stava pedalando verso l’ufficio. Mohammed Bouyeri, un ragazzo di origine marocchina, gli sparò allo stomaco, gli incise la gola e gli piantò una lama nel petto. Su quel coltello era infilata una lettera: cinque pagine che invocavano la guerra santa contro i “sionisti e i crociati”. Il bersaglio principale era la deputata olandese e dissidente somala Ayaan Hirsi Ali, che aveva scritto con Van Gogh il cortometraggio “blasfemo”. Ma in cima alla lista dei nemici di Bouyeri c’erano anche l’“ebreo” Job Cohen, sindaco di Amsterdam, e Geert Wilders. Saranno proprio loro due che alle prossime elezioni di giugno si contenderanno la guida del governo dei Paesi Bassi, assieme allo storico partito dei cristiano- democratici. Wilders è il controverso e popolare leader del Partito per la libertà, Cohen è la nuova guida scelta per risollevare il leggendario Partito laburista. Proprio Ayaan Hirsi Ali aveva scritto una lettera molto dura contestando il modello di Cohen per l’integrazione degli immigrati musulmani: “Caro signor Cohen, lei ha commesso un grave e fondamentale errore affermando che le minoranze islamiche dei Paesi Bassi potrebbero integrarsi tramite la loro religione”. Hirsi Ali chiamò “sceicco Cohen” il sindaco di Amsterdam. Tutti si aspettavano che a guidare la sinistra olandese sarebbe stato Wouter Bos, il “Kennedy olandese” al quale è attribuita in gran parte la spettacolare rimonta (secondo i sondaggi) degli eredi di Wim Kok. Invece sarà questo grigio professore universitario che ha governato a lungo Amsterdam, cinquantaseienne alfiere della tolleranza e dell’integrazione forzata. Cohen nel 2001 officiò ad Amsterdam il primo matrimonio omosessuale al mondo. E se le urne premieranno i laburisti, passerà alla storia come il primo premier ebreo della storia olandese. Cohen viene da una famiglia patrizia ebraica di Amsterdam, i suoi nonni morirono nel campo di concentramento di Bergen- Belsen, lo stesso in cui trovò la morte Anna Frank nel marzo 1945. I genitori si salvarono nascondendosi durante l’occupazione nazista. A favore di Cohen va senz’altro il merito di aver valorizzato uno dei pochissimi politici musulmani minacciati di morte dai fondamentalisti, Ahmed Aboutaleb, assessore ad Amsterdam con Cohen e attualmente sindaco di Rotterdam, anche lui spesso minacciato di morte in questi anni. Aboutaleb nasce da una gaffe terribile. Pensando che il microfono fosse spento, il socialdemocratico Rob Oudkerk si avvicinò a Cohen e gli sussurrò qualcosa a proposito di “quegli sporchi marocchini”. Un colpo durissimo alla famosa tolleranza di sinistra. Cohen corse ai ripari chiamando Aboutaleb. Cohen è diventato sindaco nel gennaio 2001. Prima quindi dello schianto delle Torri Gemelle. Ha visto la sua città trasformarsi da icona della libertà in metropoli sospetta, intimidita furiosa per la crescita del fondamentalismo islamico. Senza dubbio il professore, noto per aver “razionalizzato” il quartiere a luci rosse della città e aver proposto al governo di legalizzare anche la coltivazione della cannabis, è riuscito a evitare che Amsterdam si trasformasse in una banlieue parigina infuocata, con moschee e scuole islamiche vandalizzate, morti, pestaggi e casi di razzismo. Uno studio della Fondazione Anna Frank contò 106 episodi di violenza in tutta l’Olanda dopo l’omicidio Van Gogh, ma ad Amsterdam la polizia ne censì uno. Per molti fu merito anche della politica di Cohen, che quella sera chiamò la città a raccolta nella centrale piazza Dam. Cohen non è un relativista in stile canadese, crede invece che tutti gli immigrati che arrivano in Olanda debbano diventare figli dell’illuminismo che ha reso celebre la palude dei Paesi Bassi. Sull’onda dell’assassinio di Van Gogh, la città di Amsterdam produsse un video che doveva servire a presentare agli immigrati la quintessenza dell’“olandesità”. Il video consiste di spezzoni di un documentario sulla vita di Guglielmo d’Orange, immagini di tulipani e mulini a vento, bagnanti nudi sulla spiaggia, scene da un matrimonio gay e viene presentato ai musulmani appena arrivati. Ovviamente la tolleranza obbligatoria non funzionò nel caso dell’assassino del regista. La nomina di Cohen è stata una grande delusione per quella sinistra che sperava, al fine di fermare il ciclone Wilders che proprio a sinistra e fra gli operai delle periferie sta conquistando tanti voti, che sarebbe stato un altro laburista a risollevare la vecchia gloria socialdemocratica su cui poggia lo stato olandese. Per capire Cohen bisogna parlare con Paul Scheffer, il più celebre saggista socialdemocratico d’Olanda. Scheffer è stato un solitario sostenitore, da sinistra, dell’intervento americano in Iraq. Il politologo dell’Amsterdam University è stato il primo ad aver detto che il multiculturalismo olandese aveva miseramente fallito e che il suo consenso è vuoto. Lo fece nel 2000 con un articolo “Il dramma multiculturale” sul quotidiano Nrc Handelsblad. Scheffer spiegò che si era formata una sottoclasse che rifiutava i valori olandesi, che in nome della tolleranza ci si stava alienando gli immigrati e che non c’era posto per una religione che non vuol sentir parlare di separazione di stato e moschea e di rispetto per gli omosessuali. Manco a dirlo, Scheffer fu linciato dagli stessi compagni di partito. Si era in un periodo in cui l’unica preoccupazione dell’Olanda era l’abbondanza economica. “Job Cohen è un leader pieno di qualità e la gente lo voterà per avere quiete nell’Olanda di Van Gogh, perché Cohen è apolitico, un sindaco pragmatico, abile nonché un uomo di integrità”, dice Scheffer al Foglio. “Ma dall’altro lato è un conservatore radicale, nel senso che vuole lo status quo sul multiculturalismo. Il suo motto è ‘tenere tutti insieme’, il suo modello è stato quello di una segregazione sociale, in nome del multiculturalismo ortodosso in cui tutto si ristagna e si contiene. Il conflitto deve essere evitato, bisogna essere soft spoken sulle ideologie e la religione. E’ la prima volta che Cohen interviene nell’arena politica, perché ad Amsterdam il sindaco non è eletto direttamente. Nella segregazione di Cohen non si vive assieme e in nome di certi valori universali, ognuno resta nel suo pezzetto di società. Cohen è un pacificatore tradizionalista che non porterà a una svolta la sinistra sui temi di cui si parla da anni. Nel popolo laburista c’è stato un piccolo cambiamento sul multiculturalismo, ma i leader sono rimasti dei relativisti. E questo non sarà una cosa buona per l’Olanda”. Cohen si è sempre accreditato come colui che ha evitato la guerra civile ad Amsterdam dopo l’assassinio di Theo van Gogh. “Ma non credo che da quell’omicidio Cohen abbia tratto nulla per evitare la segregazione ad Amsterdam”, prosegue Scheffer. “E non credo abbia una idea per l’Olanda. La sua idea di Olanda civilizzata e tollerante è fin troppo passatista e ha una proiezione soprattutto internazionale, da copertina di Time magazine. Nonostante sia ebreo, Cohen è stato molto riluttante nel denunciare l’antisemitismo nuovo che ammorba l’Olanda. Pochi oggi in Olanda vogliono portare a tema l’odio antiebraico da parte delle comunità islamiche. E si preferisce fare molta retorica sullo sterminio degli ebrei olandesi durante la Seconda guerra mondiale. Cohen dice: noi ebrei fummo traditi dalla maggioranza olandese, quindi non dobbiamo fare lo stesso con i musulmani. E’ un modo di pensare pieno di cliché. Alla sinistra serve più critica sulla libertà religiosa e di parola, deve capire che l’immigrazione porta conflitti che vanno governati e non ignorati”. Proprio Theo van Gogh, che non lesinava attacchi feroci ai suoi nemici, criticò duramente Job Cohen per come governava la sua città, Amsterdam. Gli diede perfino del “quisling”, collaborazionista, in una lettera inviata poco prima dell’omicidio. “Il più grande vantaggio è che il sindaco di Amsterdam è un utile idiota che cerca continuamente il ‘dialogo’ con noi”, scrisse Van Gogh impersonando gli islamisti. “Cohen pensa che siamo persone ragionevoli che vogliono vivere in pace. Cohen usa la parola ‘rispetto’, un termine innocuo che anche noi usiamo per dare l’impressione d’una minoranza discriminata. Chiediamo rispetto, cioè stiamo per sottometterti”. A giugno, in Olanda, si vota anche e soprattutto su questa favola nera. La lettera di Van Gogh si conclude in un rendez-vouz con la morte: “Dormite bene, bravi cittadini di Amsterdam”. Qui i vostri COMMENTI |
19/04/10 - da Marcus Prometheus I predicatori dell'odio |
18/04/10 - da Marcus Prometheus *Riportiamo dall'OPINIONE di oggi, 16/04/2010, l'articolo di Dimitri Buffa °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° *Somalia: aperta una scuola dove i bambini imparano a emulare i padri terroristi suicidi* °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° *IL LIBRO NERO DELL'ISLAM* |
4/04/10 - Da Marcus Prometheus 1) - Dimostrazione revanscista di preghiera islamica nella Cattedrale di Cordova Cordova 6 islamisti austriaci fanno dimostrazione revanscista di preghiera islamica nella Cattedrale di Cordova e feriscono due guardie a coltellate. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° 2) - Miracoli in Terra Santa Se qualcuno aveva ancora un dubbio , sul perche si chiama Terra Santa , beh da oggi se lo può levare. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°. 3) - Articolo da il Giornale, segnalato da Marcus Prometheus
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3/04/10 http://www.youtube.com/watch?v=BmemCBxDNUM&feature=related |
31/03/10 Parte da Gaza la riconquista islamica dell'Europa. Hamas invoca la conquista islamica di Roma
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dal FOGLIO , del 25/03/2010, a pag. II l'articolo di Carlo Panella dal titolo " Vi insegno i miei errori ", introduzione al suo libro Ayatollah atomici. Tutto quello che non ho capito della Rivoluzione iraniana 1978-1979 (248 pp, Mursia, 12 euro). Da trentadue anni lavoro su quanto ho sbagliato nelle mie entusiastiche corrispondenze da Teheran sulla Rivoluzione iraniana guidata dall’ayatollah Khomeini, pubblicate sul quotidiano Lotta Continua e trasmesse da Radio Popolare di Milano. Ne ripropongo una cernita, in presa diretta col passato.Un errore soltanto non ammetterò mai, anche se oggi va di moda affermare che fu tale: la Rivoluzione contro lo scià Reza Pahlevi non soltanto era giusta, ma indispensabile. Il regime dello scià era autoritario, antidemocratico e feroce (fonti attendibili calcolano 100 mila oppositori imprigionati, quattromila torturati, cinquemila uccisi, spesso senza processo, e non meno di otto-diecimila vittime della repressione delle manifestazioni nel 1978-79), ma era innanzitutto un regime rigido. Era, essenzialmente, un regime stupido. Era talmente infarcito di corruzione e ferocia da essere incapace della minima flessibilità riformista, della minima manovra politica che, fatta per tempo, l’avrebbe salvato. Un regime che non comprese che il suo progetto modernista era fallito, che aveva coinvolto solo un’esile patina di privilegiati, ma non era condiviso da un popolo rimasto profondamente islamico.Un regime che a fronte del contraccolpo provocato dalla fortissima contrazione dei consumi, dopo il boom del prezzo del petrolio del 1973, e del disagio sociale conseguente, seppe soltanto mettere in campo l’esercito a sparare sulla folla. Un regime che non sapeva cosa fosse la politica e che la confondeva con il comando imperiale. Un regime che lavorò con la sua rigidità feroce e sanguinaria ad allargare il consenso popolare nei confronti di Khomeini, anche nei settori più laici e filoccidentali della società iraniana. Detto questo, torno al punto: ripropongo un mio lavoro pieno di errori, di analisi errate, di incapacità di cogliere gli sviluppi successivi. Sviluppi tragici e orrendi, come vediamo. Dunque, non solo una sfida a me stesso – e anche ad altri – a non nascondere ma a evidenziare gli sbagli commessi, perché contengono semi fertili, ma un’occasione per riandare al cuore del problema straordinario e terribile che oggi l’Iran degli ayatollah propone. Quella Rivoluzione che fu corale come poche, che fu popolare come nessuna nel Novecento, che coinvolse tutte le forze politiche iraniane oggi si è sedimentata in un enorme blocco sociale costituito da milioni e milioni di iraniani che esprimono consenso a un regime feroce e letteralmente apocalittico. Un regime che si caratterizzò da subito con una vera e propria vendetta degli uomini sulle donne, alle quali tolse quel poco di parità di diritti che avevano conquistato (unico vanto del regime dello scià), per imprigionarle con le catene di una legge coranica umiliante e vergognosa. Catene alle donne che sono il perfetto simbolo della società, dell’“Uomo nuovo islamico” che vogliono far trionfare. Un regime che forgiò una “religione di morte” che ha più contatti di quanto non si pensi con l’ideologia nazista, incluso il Führerprinzip, incluso il culto della morte, incluso l’odio per l’ebreo “seminatore di complotti”. Un consenso popolare a un regime perfettamente simboleggiato da un Mohammed Ahmadinejad che fonde in un tutt’unico antisemitismo viscerale la proclamata volontà di distruggere Israele e di denunciare il “complotto ebraico” planetario che ne permise la nascita, “inventando” la Shoah, con la repressione più feroce del dissenso interno, con il progetto di dotarsi di un arsenale di bombe atomiche. C’è dunque un rapporto diretto tra l’ideologia, la religione della morte che iniziò a essere forgiata in quella rivoluzione, i suoi obiettivi apocalittici e la costruzione della bomba atomica, il cui fine va ben oltre il rafforzamento dell’Iran quale potenza regionale. L’Iran post khomeinista di oggi pretende più di quanto non abbia compreso Barack Obama. Non gli basta ottenere un riconoscimento internazionale della propria leadership, anche se persegue questo obiettivo. Se questa fosse la sua unica aspirazione, in parte – ribadisco: in parte – sarebbe anche opportuno e saggio riconoscerglielo. Ma la sua vera aspirazione è esportare la Rivoluzione islamica, rompere il cerchio dell’islamismo in un paese solo a cui fu costretto dall’attacco “controrivoluzionario” di Saddam Hussein nel 1980. Su questo punto sbagliano analisi le cancellerie occidentali, che commettono oggi lo stesso errore commesso da Chamberlain nel 1938 a Monaco, quando si mosse nella convinzione che Hitler si accontentasse del riconoscimento del suo ruolo di potenza nazionale e della conseguente mano libera per annettersi la Cecoslovacchia. Errore non di viltà, ma di incomprensione dell’essenza dei progetti dell’avversario che non era soltanto la “terra”, lo “spazio vitale”, ma che puntava a forgiare nei forni di Auschwitz una nuova umanità Judenfrei, libera dalla “zavorra degli ebrei”. Ma se oggi, per paradosso, l’occidente abbandonasse al suo destino Israele (e purtroppo non manca chi se lo augura in Europa, e non solo nell’estrema sinistra), nulla cambierebbe nelle strategie iraniane. Anzi. Esattamente come allora, questo scambio darebbe carburante alla rivoluzione khomeinista perché la missione dell’Iran islamico è la costruzione, attraverso l’idolatria della morte, dell’Uomo nuovo, dell’Utopia. L’arsenale atomico cui l’Iran sta lavorandoè ben più che la base per una “deterrenza” regionale che moltiplichi permille il peso nazionale dell’Iran. E’ anche questo, ma è soprattutto una dimensione nuova, un’invenzione che ha del fantastico e dell’orrorifico: quella a cui puntano l’ayatollah Khamenei e Ahmadinejad è un’atomica al servizio della Rivoluzione islamica dal basso, che attiri con la sua immensa potenza le coscienze dei musulmani e li spinga a ribellarsi ai “falsi Califfi”, essenza originaria dello sciismo. Una bomba che sia di copertura e di stimolo al contagio della Rivoluzione khomeinista in tutto il mondo islamico, a iniziare dal Golfo, dal Libano e da Gaza, e che elimini Israele dalle carte geografiche. Questa è la nuova “dottrina” che l’Iran ha messo in atto. Dottrina che purtroppo ha successo, perché da quando Khamenei, tramite Ahmadinejad, ha iniziato ad attuarla, l’Iran ha preso il controllo del sud del Libano con Hezbollah e di Gaza con Hamas, come autorevolmente ha testimoniato lo stesso Abu Mazen, che ha dichiarato: “Il processo decisionale di Hamas è nelle mani di Teheran”. Questo è dunque il lascito della Rivoluzione islamica del 1978-79 in Iran. Un’evoluzione sconvolgente, logico sviluppo della novità ideologica più clamorosa di quella rivoluzione: la religione della morte, l ’esaltazione del martirio islamico, del kamikaze. E’ l’irrompere sulla scena di un nuovo nefasto totalitarismo: l’ideologia del martirio, non già extrema ratio del fedele combattente, ma dovere specifico, massima aspirazione di ogni credente musulmano. Religione di morte seguita da una massa di migliaia e migliaia di kamikaze. Scisma – sì: scisma – nell’islam e nello stesso mondo sciita, che ha attecchito nello stesso mondo sunnita. E’ la prima ideologia totalitaria di massa sorta non in alveo laico, come il nazismo e il fascismo, il comunismo, ma nel solco di una religione più che millenaria. Di questo esito non colsi nessun germe quando seguii, entusiasta, la Rivoluzione guidata dall’ayatollah Khomeini a Teheran, preso – e confuso – dal carattere assolutamente non violento di quella rivolta. Ingannato dal fatto – peraltro incontestabile – che mai in quei mesi Khomeini avesse dato il minimo ordine di rivolta violenta. Oggi si legge una chiara linea di continuità tra quelle manifestazioni di allora e il consenso enorme, forse minoritario, ma tuttavia immenso, che Ahmadinejad e gli ayatollah oltranzisti oggi riscuotono ancora – va detto: ancora – in Iran. Sicuramente Ahmadinejad non ha avuto i 24 milioni di voti che – grazie a evidenti brogli – vanta nelle elezioni presidenziali del giugno 2009, ma certo si avvicina ai 15, se non ai 20 milioni di elettori che hanno fiducia in lui. Per trovare un paragone, bisogna, di nuovo, riandare agli anni Trenta, al consenso di massa nei confronti del nazismo e del fascismo e della loro apocalisse promessa. Per imparare a leggere il pericolo iraniano, bisogna tenere presente la lezione di Renzo De Felice e di François Furet, sul rapporto tra dittature totalitarie e consenso popolare. Un’evoluzione possibile che allora non compresi, non intuii, che anzi fraintesi totalmente. Un terribile lascito delle giornate del 1978, che tutti abbiamo sofferto nel vedere le immagini dell’agonia di Neda nel giugno del 2009. Perché lo scandalo di quella morte non è solo nella vita straziata di quella giovane che rantola sull’asfalto, tra le urla del padre. Lo scandalo più misterioso è altrove: nel suo assassino. Non uno sgherro, uno scherano: ma un giovane, un ventenne, un bassiji, replica contemporanea di Hitlerjugend, che l’ha uccisa sicuro di ammazzare il demonio che lei, ai suoi occhi, impersonava. Ahmadinejad è appunto il rappresentante proprio di quella generazione di pasdaran e bassiji che aveva venti, trent’anni nel 1978 e che poi ha portato su di sé il peso di morte – e di quegli otto anni di guerra che iniziarono per difendere la patria e continuarono nel vano tentativo di esportare la Rivoluzione. La sua biografia unisce in sé le due fasi e la sua strategia ne è la riproposizione. Ahmadinejad è presidente per il semplice fatto che tutto il potere è oggi nelle mani del patto di sangue che lega pasdaran e ayatollah e mullah oltranzisti. Sono loro ad avere elaborato il passo successivo alla strategia, fallita, di Khomeini: dotarsi di quella bomba atomica che – se fosse stata nelle loro disponibilità nella guerra del 1980-88 – avrebbe permesso di “portare la rivoluzione” a Baghdad. Ahmadinejad, non a caso, è riuscito a imporsi sulla scena mondiale brandendo due spade, l’una legata all’altra: la costruzione dell’atomica e la distruzione di Israele, la “scomparsa di Israele dalla faccia della terra”. Israele, dunque. L’errore che più mi brucia, perché non compresi che dentro quella rivoluzione erano piantati i semi di un antisemitismo di massa – che riscuote consenso in tutta la umma islamica – dalle profonde connotazioni religiose. La generazione di pasdaran e bassiji che Ahmadinejad rappresenta crebbe nella certezza che arrivare sino a Baghdad sarebbe stata tappa fondamentale per regolare una volta per tutte i conti col sionismo, celebrando ogni anno la “giornata di al Quds” che Khomeini aveva instaurato. Di questo allora non compresi la portata. Quando i miei interlocutori attaccavano Israele, non vi facevo caso, convinto com’ero che il tema fosse quello della fine dell’occupazione israeliana dei territori occupati nel giugno del 1967. Commisi l’errore dei tanti che ancora oggi pensano che l’antisionismo di Ahmadinejad si riferisse a un problema “di terra araba” illegittimamente occupata da Israele nella Guerra dei Sei Giorni. Il 20 gennaio 1978 la mia cecità arrivò al punto di farmi salutare con gioia la partecipazione di migliaia di ebrei in un corteo per Khomeini, convinto come ero che fosse la prova di una volontà ecumenica del futuro stato islamico, che si sarebbe limitato ad appoggiare le rivendicazioni nazionaliste dell’Olp, rispettando in pieno gli ebrei, parte del “popolo del Libro”. Non avevo capito nulla. Non era così: quell’antisionismo era ed è parte di un profondo odio nei confronti degli ebrei, era ed è antisemitismo e si riferiva non alla Cisgiordania e Gaza, ma all’esistenza stessa di Israele. La negazione della Shoah riporta infatti alla visione degli ebrei che Khomeini – Corano alla mano (là dove spesso gli ebrei vengono insultati e derisi per aver “falsificato la parola parola di Dio”) – così riassume nel secondo capoverso della sua premessa al suo trattato sul Governo islamico: “Sin dai primi momenti, gli ebrei hanno seminato divisione e zizzania dentro la comunità dei credenti musulmani”. Negando la Shoah, Ahmadinejad a questo si riferisce, a un odio per gli ebrei che ha le sue ragioni precedenti alla fondazione dello stato di Israele, al sionismo, all’odio per il “complotto ebraico”. Quella che definisce un’“invenzione” mirata a ottenere dall’Onu, con la frode, il governo su Gerusalemme e sulla Palestina sarebbe parte di un millenario complotto ebraico, già denunciato e combattuto dal Profeta a Medina. Solo Israele, sin da allora, ebbe sentore di quanto si stava incubando a Teheran. Solo Israele, oggi, comprende il pericolo della fusione tra i progetti atomici iraniani e la riproposizione – con immenso seguito di massa nel mondo islamico – di un antisemitismo su base coranica. Solo Israele si erge a difesa non solo di se stessa e degli ebrei, ma anche dei valori dell’occidente contro una nuova barbarie, mentre l’Europa e lo stesso Obama tentennano, non colgono l’essenza del pericolo, sperano di poterla confinare in una dinamica di “deterrenza”, di trattativa sulle “sfere di influenza”. Solo a Israele, purtroppo, è affidata la responsabilità di un’azione militare che – esaurite le vie diplomatiche e politiche – impedisca la messa a punto di un arsenale atomico dal dichiarato obiettivo antisemita. (…) Nel giugno del 2009, per la prima volta, una parte della società iraniana si è ribellata e, a fronte dei palesi brogli elettorali in occasione della seconda elezione a presidente della Repubblica di Ahmadinejad è scesa in piazza. Lo ha fatto anche perché ha visto che proprio quegli ayatollah iracheni – i più autorevoli nel mondo sciita, quelli di Najaf, il “Vaticano” degli sciiti – che più duramente avevano contrastato Khomeini e la sua Costituzione islamica sono riusciti a costruire ai confini dell’Iran uno stato retto da una Costituzione che si basa proprio su quei principi che ci raccontavano i dirigenti iraniani – sconfitti e eliminati – della Rivoluzione iraniana del 1979. Grazie e solo grazie all’abbattimento per via militare del regime di Saddam Hussein in Iraq per decisione di George W. Bush, gli sciiti, gli iraniani vedono oggi ai loro confini rafforzarsi uno stato che si basa su saldi principi islamici, ma che è democratico. Il principio ispiratore della Costituzione della Repubblica dell’Iraq è esattamente quello che ci spiegavano Banisadr, Bazargan e l’ayatollah Taleghani: in assenza del dodicesimo Imam, il potere di rapportarsi al Verbo, al Corano, di calarlo nella società umana, è del popolo tutto, non di un uomo, di un filosofo, di un giureconsulto, di un Rahabar. Milioni, sono milioni gli iraniani che ogni anno passano il confine e vanno in pellegrinaggio a Najaf e Kerbala, in Iraq. A milioni vedono nascere e lentamente consolidarsi, nel contrasto durissimo al terrorismo, una promessa di democrazia. Il “contagio iracheno” si sta dimostrando antidoto forte alla volontà di “esportare la rivoluzione khomeinista” che è il cuore della strategia dell’ayatollah Khamenei e di Ahmadinejad. Antidoto forte, ma non sufficiente. Perché chi si oppone al regime iraniano, come si è visto in questi mesi, non ha di fronte solo un apparato repressivo feroce. I pasdaran, i bassiji che uccidono Neda e i ragazzi come Neda a Teheran, i giudici islamici che impiccano i rivoltosi hanno dietro di sé un terribile consenso popolare. Minoritario, forse, ma che forma una massa critica immensa. In Iran, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, assisteremo allo scontro tra due blocchi sociali: quello forgiatosi con la Rivoluzione e con la guerra del 1980-88 e quello che vuole ciò che volevano i primi rivoluzionari iraniani: costruire una democrazia in alveo islamico. (…) Assisteremo nei prossimi mesi a uno scontro epocale, che si intreccerà con il braccio di ferro che la comunità internazionale è costretta a mettere in atto per impedire che venga realizzata la prima “bomba atomica per la Rivoluzione” della storia. Fino a quando, una seconda rivoluzione, che temo sarà insanguinata, non seppellirà, finalmente, la prima. |
13/03/10 San Francisco. Terroristi islamici anti-gay sparano in faccia a un uomo che"sembrava" gay. PST SAN FRANCISCO -- Three cousins from Hayward have been charged in San Francisco with a hate crime and assault for allegedly firing a BB rifle at the face of a man they believed was gay, an attack the men videotaped, authorities said Wednesday. http://komunistelli.oknotizie.virgilio.it/go.php?us=597400a0ac0fda89
Mohammad Habibzada, Shafiq Hashemi and Sayed Bassam, all 24, are scheduled to be arraigned today in San Francisco Superior Court. They are free on $50,000 bond apiece. The victim of Friday's attack was walking on the 3200 block of 16th Street near Guerrero Street about 10 p.m. when a car pulled up and someone inside opened fire with a BB rifle, police said. The man was hit in the face but refused medical treatment, said Lt. Lyn Tomioka, spokeswoman for the Police Department. He reported the shooting to police, who pulled over a car that matched the assailants' vehicle a short distance away and arrested the three Hayward men. Investigators believe the assailants chose the victim because he appeared to be gay. When the men were pulled over, police found a video camera that was used to film the shooting, investigators said. Assistant District Attorney Victor Hwang, the prosecutor in the case, said the men are cooperating in the investigation. Authorities are looking into whether the attack was isolated or whether there have been similar BB gun shootings elsewhere in the Bay Area. Police have been unable to find victims to support any additional allegations, but Hwang said, "We believe we have the evidence to show that there was targeting of individuals who they believed to be gay." He added, "We know about this one case. We want to know about if there are any other cases." Un sito pro Hamas diffonde false notizie di "fonti palestinesi" °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Come salvarsi la pelle se catturati dai terroristi islamici di Al Qaeda. Mali/ Al Qaida: Spagnola liberata dopo sua conversione all'Islam °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Tutti contro Geert Wilders, il politico olandese che denuncia il pericolo nazi-islamista. Dal blog "La Sentinella della Libertà" blog liberale, laico, libertario. http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2010/03/12/lo-spauracchio/ Da qualche tempo chi osa infrangere i sacri tabù del benpensantismo europeista viene immediatamente,se non passato per le armi,sottoposto ad una sorta di gogna mediatica con epiteti poco gratificanti come quelli di fascista,xenofobo,egoista e via salmodiando. La liturgia si è ripetuta anche dopo la straordinaria affermazione del Partito della Libertà di Geert Wilders nelle recenti elezioni municipali olandesi,preludio alle ben più importanti legislative in calendario per il prossimo 9 giugno a seguito dell’inopinata caduta dell’esecutivo Balkeneende sul prolungamento della missione in Afghanistan.......... il seguito qui °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Qui i vostri COMMENTI |
12/03/10 12/3/10 – Chiese Burqa – Secondo me non c’è bisogno di specificare. Basta fare una legge che dica semplicemente: non si possono usare copricapo che rendano impossibile l’identificazione nei luoghi pubblici. Il problema religioso non c’è; Oriente e Occidente – Occorre capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie (Cristina Sivieri Tagliabue, Alfabeto Bonino, € 14) Nei giorni scorsi è morto l’imam Mohammed Sayed Tantawi, guida dell’Università teologica di Al Azhar, figura preminente per il miliardo e più di musulmani sunniti sparsi nel mondo. Nel 2003 durante la Conferenza organizzata da Emma Bonino al Cairo sul tema delle mutilazioni genitali femminili, proclamò che la pratica era contraria all’islam. Dando così un grande impulso alla campagna per abolirla in Egitto, sostenuto da Susanna, moglie di Hosni Mubarak che lo nominò e che a giorni indicherà il suo successore (forse Ali Jumaa, attuale Grande Mufti d’Egitto, sulle stesse posizioni di Tantawi), e dalle ostetriche e infermiere addirittura scese in sciopero per difendere la salute e l’integrità del corpo femminile. Lo scorso anno si schierò contro il niqab, a favore dei trapianti d’organi, per l’aborto anche se solo in casi particolari, e per la maggior presenza delle donne in politica. E’ stato accusato dai fanatici di essere “un crociato anti islam” per aver raccomandato ai musulmani di Francia di seguire le leggi di quel paese compreso il divieto di velo, per aver stretto la mano a Shimon Peres e condannato i kamikaze. Tiziana Ficacci, www.nogod.it °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Omicidio Ilan Halimi: il caso del Daniel Pearl francese Il Foglio.it <http://www.ilfoglio.it/zakor/61> °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Qui i vostri COMMENTI |
11/03/10 Da Informazione Corretta del 6/03/10 *La terribile verità sull'islam secondo Mosab Hassan Yousef, il "figlio di Dal Corriere della Sera - Articolo di Ennio Caretta Arrestata la prima jihadista americana
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9/03/10 Dal Sole - 24 ore Idee - Islam radicale Su questo articolo il Commento di Marcus Prometheus
Marcus Prometheus: Dissento. Per me la risposta e' in modo chiaro la F , ovvero la religione secondo l'interpretazione e la predicazione effettuata da quel vero e proprio nuovo culto della morte scismatico dell'islam che e' il TANATO - ISLAM JIHADISTA e TERRORISTA (da tanathos in greco = morte).
Marcus Prometheus: Questo e' corretto. Brasiliani, Filippini, Indiani, eccetera, invece costoro non fanno la jihad. M. Naim:
Marcus Prometheus: Mi sembra un ragionamento fallace parlare di quanti attentati subiscano. Le Democrazie fanno meno attentati, M. Naim:
Marcus Prometheus: Corretto. M. Naim:
Marcus Prometheus: Non e' la conoscenza della religione ma la fede in una certa interpretazione della religione che produce il tanato islamismo terrorista. Quindi religione si' come fede e fanatizzazione ed invece religione no, se intesa come conoscenza seppure delle interpretazioni conservatrici, che comunque non prevedevano il martirio suicida fino alle ondate di bambini iranaiani mandati a sminare in massa i campi minati iraqeni con l'esplosione dei loro corpi da Khomeini in persona. M. Naim: Il 25% dei partecipanti ai programmi di riabilitazione per terroristi in Arabia Saudita ha precedenti penali e solo il 5% aveva condotto in precedenza una vita religiosa attiva. La varietà e complessità tra i terroristi sono molto spiccate, come in qualsiasi altro gruppo umano. In genere, sono poche le notizie certe sulle origini dei terroristi e sul loro profilo psicologico. Tranne che molti di loro sono ingegneri. Marcus Prometheus: Sono neofiti neo convertiti alla nuova forma di islam il tanato-islamismo, e come tutti i neofiti o born again sono piu' fanatici e piu' fanatizzabili di chi acquisisce piu' tranquillamente la fede dei padri.
Marcus Prometheus: Pari pari come il fenomeno dei ri-nati nel cristianesimo USA solo che la' i pastori non li mandano a farsi esplodere ma dicono loro di smettere di bere e poco piu'. M. Naim:
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9/03/10 Femministe e musulmane?
Sarah Di Nella [4 Marzo 2010] Carta in edicola dal 5 marzo dedica la copertina a un fenomeno sconosciuto ma diffuso, quello del femminismo islamico. Di questi tempi, le donne musulmane non godono esattamente di una buona pubblicità in Italia, né del resto in alcun paese europeo. Mentre in Francia si discute di identità nazionale, con gli scivoloni razzisti che l’istituzione di un «ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale» lasciava presagire con largo anticipo, in Italia comuni piccoli e grandi scoprono una non meglio precisata «ispirazione cristiana della vita», tanto da escludere dall’asilo bambini le cui famiglie non vi si riconoscono. È accaduto a Goito, un paese del mantovano, e sicuramente accadrà altrove. Accade anche, però, che le edizioni Al Hikma pubblichino in Italia alcuni libri di Asma Lamrabet, una delle esponenti di spicco di un movimento nato vent’anni fa e che da allora non ha smesso di crescere: il femminismo islamico: quasi un ossimoro, per i luoghi comuni correnti, a cui Carta dedica la copertina del numero in edicola da venerdì 5 marzo. Si tratta di un movimento complesso, che a volte fatica a riconoscersi in questa definizione ed è animato da donne di fede musulmana. Un movimento globale, che riunisce donne dei paesi arabo-musulmani, convertite europee e statunitensi, musulmane africane e asiatiche, che hanno deciso di rileggere il Corano, smontando versetto per versetto le letture patriarcali, misogine e maschiliste che per secoli ne sono state date e rivendicando una giustizia di genere che – affermano – non è affatto osteggiata dalla lettera dei testi sacri dell’Islam, ma dalle letture storiche che ne sono state fatte. Questo movimento, racconta Renata Pepicelli in «Femminismo islamico», un saggio appena pubblicato da Carrocci – che usa internet per diffondersi e connettersi, e che agisce su due piani: quello intellettuale e quello dell’attivismo sociale. Mentre nel primo caso le donne si concentrano sull’esegesi dei testi sacri, nel secondo si impegnano contro l’analfabetismo, i matrimoni forzati o la discriminazione. Al centro dell’azione delle femministe islamiche, in molti paesi, è il diritto di famiglia, proprio perché è in quell’ambito che i diritti delle musulmane vengono più calpestati. Anche se la battaglia dall’interno dell’islam sarà ancora lunga e faticosa, perché sono per ora ben pochi gli uomini convinti dalla rilettura dei testi, alcuni dei quali non esitano a dichiararsi a loro volta «femministi islamici». Molti altri preferiscono continuare a usufruire dei privilegi che la lettura tradizionale del Corano gli conferisce. Per le musulmane occidentali, i temi principali sono invece l’accesso condiviso da uomini e donne alla moschea, il diritto a indossare liberamente il velo, o la lotta contro gli stereotipi razzisti. In Italia, le associazioni di donne musulmane non hanno accolto le istanze di quel movimento. Come spiega Patrizia Khadija del Monte, dell’European muslim network, sono così occupate a difendersi dal governo, dalle istituzioni e dal clima ostile che si respira nel paese, che hanno preferito affermare la propria identità in modo piuttosto conservatore. La principale associazione di donne musulmane, l’Admi [Associazione delle donne musulmane in Italia], aderisce tuttavia all’European forum of muslim women, che si dà da fare perché le donne possano svolgere un ruolo di primo piano nell’Islam. Resta il nodo, affrontato su Carta da Lucia Sorbera, del Centro interdipartimentale di ricerca e studi sulle politiche di genere dell’Università di Padova, del rapporto – spesso conflittuale – di questo movimento con gli altri femminismi. Sono molte le reticenze nei confronti di chi propone la religione come orizzonte possibile di emancipazione. Piano piano però questo filone di pensiero traccia la sua strada. E sulla scia del Marocco, dove la mobilitazione delle femministe laiche e poi di tutta la società, ha portato nel 2004 alla riforma del codice di famiglia, molte lavorano per ottenere più diritti. È il caso di molti collettivi, primo tra tutti quello delle Sisters in Islam malesiane, che hanno lanciato una piattaforma per l’uguaglianza dei diritti, Musawah, alla quale aderiscono una cinquantina di organizzazioni. Di sicuro, il femminismo – laico o islamico che sia – sta smuovendo qualcosa in tutti gli Islam. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Qui i vostri COMMENTI
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7/03/10 Geert Wilders alla Camera dei Lord di Londra
Ecco Roberto Giardina, il primo eroe eurabico
Souad Sbai avvelenata, 2a puntata, a chi interessa ? °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Qui i vostri COMMENTI |
6/03/10 Hanno tentato di avvelenare Souad Sbai |