In NoGod we trust - In NessunDio confidiamo
Le religioni non sono tutte uguali, ma alcune sono peggiori delle altre

ORA DI ATEISMO A SCUOLA

LE RELIGIONI UCCIDONO

FERMIAMO LE STRAGI INSEGNANDO CHE DIO E' UN'INVENZIONE DEGLI UOMINI

Dio è un'invenzione degli uomini e intorno a questa invenzione sono stati costruiti sistemi di potere formidabili che da una parte si presentano vestiti d'amore e di bontà e dall'altra costituiscono di fatto il più potente alibi per i più efferati delitti. La promessa del premio ultraterreno, il paradiso, per chi uccide e si fa uccidere in nome di quella invenzione è stato ed è il più potente moltiplicatore della ferocia umana. Depotenziare le religioni denunciandone l'invenzione è il modo più rapido per abbassarne almeno le potenzialià distruttive che ancora oggi provocano migliaia di morti nelle guerre di religione tuttora in corso in tutto il mondo con migliaia di morti. La diffusione a livello planetario della critica delle religioni costituisce l' idea di partenza di un progetto mirato al contenimento dei crimini commessi all'insegna della guerra santa in nome di un qualsiasi dio.

L' appello per l' ora di ateismo a scuola, è prima di tutto il tentativo di richiamare l' attenzione dei nostri lettori sulle potenzialità distruttive della pace mondiale derivanti dalla "professione di fede". Vale a dire l' obbligo per i credenti soprattutto dei due monoteismi più totalitari e totalizzanti (cristianesimo e islam, ma non solo), di propagandare e diffondere la fede nelle verità assolute, eterne, indiscutibili e immodificabili dettate dalle rispettive entità soprannaturali di riferimento. Tale obbligo di "professione", sarebbe in sè del tutto legittimo, se non si fosse accompagnato nei secoli fino ad oggi dalla contestuale abitudine a imporre la fede con la forza, la violenza, le guerre sante e le stragi degli avversari anche interni alle due fedi, nonchè di noi atei colpevoli di non voler credere ad alcuna versione della Menzogna Globale. Da questa realtà indiscutibile prende le mosse il nostro invito a quella reazione culturale provocatoriamente chiamata "sì all' ora di ateismo a scuola".

Vivendo in Italia, infatti, pur pensando alla necessità di provocare una reazione planetaria di critica delle religioni intese come Menzogna Globale (LEGGI), vogliamo cominciare proprio da qui a dare un segnale di Resitenza alla pervasività dei Sistemi di potere religioso. Una Resistenza che utilizzi esclusivamente le armi irrinunciabili della cultura e della libertà di espressione.

Da noi, fin dal 1984 con la firma del Concordato craxiano fu cancellata l' ignobile definizione di religione cattolica "unica religione dello Stato" imposta dalla Chiesa a Mussolini nel primo Concordato del '29, e fu trasformata l' ora di religione nelle scuole da imposizione rifiutabile in scelta libera da compiere al momento dell' iscrizione a scuola. Fu certamente una conquista ma l'ora di religione, anche se può non essere scelta, rimane un privilegio esclusivo riservato al solo Sistema religioso dominante politicamente nel nostro Paese, quello cattolico.

In un paese perfetto in cui avere una fede religiosa e seguirne i culti e i precetti facesse parte dei diritti personali senza debordare nella sfera politico-giuridica coinvolgente e speso cogente per l'intera collettività non avrebbe alcun senso proporre un'ora di "critica delle religioni" nelle scuole. Le religioni, la loro storia e la connessa e inscindibile storia della libertà di pensiero, ivi compreso l' ateismo, farebbero parte dei normali programmi scolastici all' interno delle tradizionali materie di storia, filosofia, geografia, letteratura e sociologia.

Ma in Italia la religione cattolica non è un fatto privato e circoscritto alla comunità dei credenti. Essa è per sua natura una "professione" (obbligo di diffusione) protetta e incentivata da leggi anacronistiche e collidenti con la laicità delle Istituzioni.

Poichè è impensabile che la situazione politica italiana consenta di liberarci dalla pervasività delle gerarchie cattoliche oggi, e da quelle islamiche domani qualora i seguaci di Allah diventassero a loro volta maggioritari, l' unica risposta possibile è la diffusione della "critica delle religioni" a partire dalla scuola.

Poichè è prevista la possibilità per le scuole di fornire ore alternative riservate ai "non avvalentesi" dell' ora di religione cattolica, la nostra idea è quella di preparare un "pacchetto didattico" articolato su vari temi : dalla storia e critica delle religioni, storia della libertà di pensiero (ivi comprese le concezioni del mondo non dipendenti dalla fede in entità soprannaturali), e soprattutto educazione civica tesa a sviluppare il "supremo principio costituzionale" della laicità come educazione al rispetto di tutte le opinioni e di tutte le diversità culturali e sessuali.
Certo, l' ambizione dell' iniziativa sarebbe quella di poter sviluppare questa proposta con la stessa dignità e le modalità riconosciute agli insegnanti della relgione cattolica, ma ci acconteremmo anche di un' ora al mese, al trimestre, o addirittura una volta all' anno, pur di offrire agli studenti l' antidoto culturale all' indottrinamento esclusivo di una sola religione.

Il "pacchetto didattico" potrebbe essere preparato dalle associazioni impegnate nella difesa della laicità delle Istituzioni e diffuso nelle scuole a cura di volontari formati a cura delle stesse associazioni, e senza costi aggiuntivi per i magri bilanci degli istituti scolastici.

Per brevità e per dare alla proposta un sostanzioso impatto mediatico abbiamo intitolato l' appello "SI' ALL' ORA DI ATEISMO NELLE SCUOLE", ma vi invitiamo a firmarlo solo se condividete le motivazioni culturali che abbiamo appena qui sopra esposto.

FIRMA QUI 

 

 

 

12/03/06 - Sergio Romano ha risposto sul Corriere della Sera di ieri
al nostro Comunicato riguardante la richiesta di insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche.
Trascriviamo nell'ordine il comunicato, la risposta di Sergio Romano e la nostra replica di oggi.

11/03/06 - Ora di religione islamica.
Il Comunicato di NO GOD dell' 8/03/06 riceve una risposta da Sergio Romano sul Corriere della Sera.
Ora di religione: un po' a tutti o niente a nessuno Il Comunicato di NO GOD.
Una delle prime richieste avanzate al ministro Pisanu dalla Consulta islamica recentemente istituita è stata quella di introdurre un'ora di Islam nelle scuole.
Per il momento solo come materia alternativa da offrire agli studenti che non intendono avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.
È chiaro che se questa ulteriore pretesa di indottrinamento si aggiungesse a quella già accordata in esclusiva alla religione cattolica, non si vede perché non dovrebbero essere consentite ore di ebraismo, protestantesimo, buddismo, induismo e via dicendo. Molti di questi sistemi religiosi, peraltro, sono ufficialmente riconosciuti dallo Stato che ha stipulato con essi quelle intese che consentono la destinazione a loro favore dello scandaloso 8 per mille. Ma se viene codificato il diritto di insegnare le religioni (che oggi sono la causa spesso e l'alibi sempre per guerre e stragi), perché non dovrebbe essere parimenti insegnato l'ateismo?
Sarebbe questo l'unico antidoto indispensabile per depotenziare le capacità di sopraffazione e violenza insite in tutte le concezioni del mondo rivelate da immaginarie entità soprannaturali come verità assolute e immodificabili.
E infine, poiché gli insegnanti di cattolicesimo sono pagati dallo Stato, ma scelti dai vescovi, ci domandiamo quale autorità islamica, protestante, ebraica e via dicendo sceglierà i nuovi docenti? E avranno la stessa insindacabile autonomia di giudizio accordata ai vescovi? E senza alcun controllo sui contenuti di pace e/o di guerra santa della religione insegnata?Giulio C. Vallocchia ,
La risposta di Sergio Romano.
Caro Vallocchia, tralascio la sua discutibile requisitoria contro le religioni e vado all'argomento principale della sua lettera. Non credo che la scuola possa divenire una sorta di supermercato dove ogni gruppo sociale, religioso o comunitario ha diritto a uno spazio vuoto da riempire con i suoi gusti e le sue inclinazioni. Vogliamo davvero organizzare classi separate per un paio di buddisti o atei? Siamo certi che qualche gruppo non pretenda più tardi l'insegnamento della storia del Paese d'origine o addirittura corsi di lingua materna, come fece il governo italiano per i suoi immigrati in molti Paesi europei sin dagli anni Settanta? Credo che in queste faccende la praticità e il buon senso siano più importanti di certi astratti principi democratici. E credo che il problema dell'ora di religione possa essere affrontato soltanto in due modi. Il primo tiene conto dei numeri. Fino a quando il cattolicesimo era la confessione di quasi tutti gli italiani, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole poteva essere considerato una sorta di legato storico, consolidato dalla tradizione e dal consenso, attivo o passivo, di una larga maggioranza. Ma nel momento in cui i musulmani sono grosso modo un milione e l'Islam è ormai la seconda religione della società italiana, mi sembra difficile negare agli uni ciò che viene concesso agli altri. Non so se il cardinale Renato Raffaele Martino esprima interamente la posizione della Chiesa, ma il fatto che il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace approvi l'insegnamento del Corano nelle scuole della Repubblica è un passo in questa direzione. Il secondo elimina il problema sopprimendo l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche della penisola. Immagino le difficoltà. La Conferenza episcopale protesterà. I corifei delle «radici cristiane» sosterranno che gli italiani rinuncerebbero in tal modo alla loro identità. I diplomatici ricorderanno che occorre modificare il Concordato, vale a dire avviare una procedura negoziale terribilmente lunga e complicata. Eppure questa sarebbe probabilmente la soluzione migliore. Non sono il solo a pensarlo. In una bella intervista data a Giacomo Galeazzi ( la Stampa del 9 marzo), un intellettuale cattolico che qualcuno definirebbe integralista, Vittorio Messori, ha detto: «Altro che insegnare l'Islam, fosse per me cancellerei pure un vecchio relitto concordatario come l'attuale ora di religione. In una prospettiva cattolica la formazione religiosa può solo essere una catechesi e nelle scuole statali, che sono pagate da tutti, non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie a spese dei fedeli». E allorché Galeazzi gli ha chiesto se questo non sia «un passo verso la laicizzazione dell'istruzione», Messori ha risposto: «Guardi che a togliere i crocifissi dai luoghi pubblici e il finto insegnamento della nostra dottrina nelle scuole dovremmo essere proprio noi cattolici. A che serve sfogliare un giornale in classe con un sacerdote o discutere di religione mettendole tutte sullo stesso piano? Così si crea solo confusione, non si trasmette la fede, la si disperde. Lo Stato deve lasciare che ogni confessione si attrezzi come vuole, ma a spese sue. Io mi quoterei volentieri per un nuovo assetto della catechesi». Per usare un termine conforme all'argomento, queste parole, caro Vallocchia, mi sono parse sacrosante.
12/03/06 - La replica di NO GOD a Sergio Romano


Caro Dr. Romano,
innanzi tutto la ringrazio per la risposta alla mia lettera sul problema dell'insegnamento scolastico delle religioni. Mi permetta di complimentarmi anche per aver citato, attraverso quella risposta, l'Associazione di cui sono presidente. Succede molto raramente, infatti, che i mezzi di informazione pubblica e privata nel nostro Paese lascino trapelare l'esistenza di organizzazioni rappresentative di cittadini atei. Non intendo dilungarmi in merito ai contenuti della sua cortese risposta, ma ritengo necessario precisare che gli atei non sono così poco numerosi come sembra ritenere anche lei, forse a causa della mancanza di statistiche ufficiali. Eppure fonti non sospette di matrice cattolica ci assegnano percentuali di tutto rispetto, e una recente ricerca dell'Istituto Piepoli, effettuata nel 2003 per conto della Fondazione Roma Europa presieduta dal Prof. De Rita sulla religiosità nella capitale d'Italia e del cattolicesimo, ha rilevato un 6 % di cittadini dichiaratamente atei. Se estendessimo tale dato all'intero Paese dovremmo calcolare che sono almeno 3 milioni e 600 mila gli italiani atei. Per non parlare poi degli agnostici e degli indifferenti. Relativamente all'esistenza o meno delle varie divinità gli atei sono quindi il gruppo sociale più numeroso dopo i cattolici, meritevoli quindi di un'attenzione che le Istituzioni e i media, con poche coraggiose eccezioni, si guardano bene dal rivolgere loro.
La saluto cordialmente,
Giulio C.Vallocchia
Presidente di NO GOD - Atei per la Laicità degli Stati


10/10/2004 - Documento di NO GOD sul problema dell'insegnamento della religione nei programmi scolastici.

Premesso che come atei di NO GO riteniamo che le religioni, come tutte le altre concezioni filosofiche del mondo, abbiano avuto e continuino ad avere una grande importanza nella storia del'umanità, come laici siamo anche convinti che la neutralità delle Istituzioni (ivi compresa l'Istituzione scolastica) rispetto a tanta diversità deve essere garantita e rafforzata.
Ora avviene in Italia che, a causa dell'inserimento dei Patti Lateranensi nel testo costituzionale con il riconoscimento quindi del Concordato che di quei Patti fa parte, l'insegnamento della sola religione cattolica entra come materia facoltativa nei programmi di istruzione delle scuole di ogni ordine e grado.
Il Concordato craxiano del 1984 lo ha ribadito con lievi modifiche che non alterano la sostanza.
Gli atei di NO GOD ritengono che comunque si tratti di un abuso al solo scopo di favorire una sola ed esclusiva religione, anche se seguita più o meno convintamente da un'alta percentuale di cittadini.
Gli atei di NO GOD ritengono che in uno Stato laico, come dovrebbe essere quello italiano, tutte le concezioni del mondo, religiose o atee, possano essere opportunamente conosciute e studiate all'interno delle discipline a ciò deputate nei programmi scolastici, vale a dire storia, filosofia, letteratura.
Poiché però in Italia vige un concordato che attualmente privilegia lo studio di una sola religione, gli atei di NO GOD, in base al dettato costituzionale che garantisce la libertà di professare qualunque fede religiosa e, per estensione, anche qualunque altra concezione filosofica del mondo che non faccia riferimento a immaginarie divinità, ritengono che il diritto di insegnare anche tutte le altre concezioni del mondo non possa essere negato ai rappresentati delle altre comunità religiose o delle associazioni filosofiche non confessionali, come appunto NO GOD.
In sostanza, o si abbatte quello che attualmente è un "privilegio" esclusivo (ed è la situazione ottimale che NO GOD preferirebbe) o si trasforma il privilegio di una sola confessione religiosa in un diritto per tutti.
In questo caso NO GOD - Atei per la Laicità degli Stati rivendica la sua rappresentatività in sede di trattativa con le Istituzioni delegate allo studio e alla soluzione del problema in questione.


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