LIBRI - RECENSIONI

14/11/11 - Un maledetto imbroglio.
Parliamo delle "tasse di penitenzieria" con cui la chiesa cattolica per secoli si è fatta pagare a peso d'oro l'assoluzione dai peggiori delitti, salvando la pelle ai più feroci criminali.... purché con i soldi in mano. L'ultima fatica in due tomi di Alessandro Corvisieri, uno scrittore e saggista di cui abbiamo già presentato e recensito le precedenti imperdibili opere. Questa volta la sua ricerca storica è sfociata in due volumi dal titolo " IL CRIMINE - assolto e amnistiato a pagamento" - Paleario Editore ed è particolarmente importante perché tutta la documentazione a cui ha attinto sta misteriosamente scomparendo dalle biblioteche pubbliche italiane. Intanto una campagna ben orchestrata di disinformazione cerca di occultare la miserabile vendita delle "assoluzioni" dai peggiori delitti con cui si sono arricchiti la chiesa e un numero grandissimo di papi.

IL CRIMINE - assolto e amnistiato a pagamento di Alessandro Corvisieri, Paleario Editore, € 30.
I due volumi non sono ancora in distribuzione nelle librerie ma posono essere richiesti direttamente all'autore
Tel. 06.4745776

Dello stesso autore.
Lunedì 7 Aprile 2003 il Prof. Mario Alighiero Manacorda ha presentato il libro
"Chiesa e schiavitù" di Alessandro Corvisieri, Paleario Editore - €. 18,00

Nella "Casa delle Culture" a Trastevere, affollatissima fino alla porta d'ingresso, Mario Alighiero Manacorda ha presentato questa nuova fatica di Alessandro Corvisieri: un libro straodinariamente ben documentato su un fenomeno di atroce disumanità del quale credevamo che la chiesa cattolica fosse del tutto incolpevole, anzi addirittura strenua avversaria. E invece no. Un formidabile lavoro di ricerca compiuto su testi rarissimi, alcuni dei quali introvabili persino nella Biblioteca Nazionale, ha consentito a Corvisieri di smentire la vulgata secondo la quale il sollecito e amorevole lavoro della chiesa nei secoli avrebbe contribuito ad eliminare l'inumana pratica.
Il libro documenta molto bene peraltro anche il lavoro di omissione e disinformazione compiuto da preti e intellettuali per nascondere le responsabilità della chiesa cattolica sul mantenimento del fenomeno. Alla brillante presentazione di Manacorda (un vero sollievo intellettuale per chi ancora crede che la laicità sia un valore in questo paese in piena deriva clericale), hanno fatto seguito le dotte e insieme gustose annotazioni dell'autore.
Un libro assolutamente da non perdere.
Recensione a cura di Giulio C.Vallocchia

E ancora:

"La Chiesa di Roma" - Quale apostolicità, quale primato. Paleario Editore, € 20 - Una indagine storiografica e filologica approfondita sulle falsificazioni, manipolazioni e invenzioni su cui la Chiesa cattolica fin dalle origini ha tentato senza riuscirvi di affermare un presunto primato dei papi romani sull'intera cristianità.
"La Chiesa di Roma" - Conseguenze del primato. Paleario Editore, € 20
"La Chiesa di Roma" - Conseguenze del primato, Letture. Paleario Editore, € 15

Tutti questi volumi assolutamente indispensabili per conoscere attraverso una documentazione ricchissima che cosa è e cosa veramente rappresenta la Chiesa Cattolica Apostolica Romana se non vengono reperiti in libreria possono essere richiesti direttamente all'autore : Alessandro Corvisieri, tel. 06.4745776


Di nessuna chiesa. La libertà del laico
Giulio Gioriello. Di nessuna chiesa. La libertà del laico.
ISBN 88-7078-975-6, Raffaello Cortina Editore,
Milano 2005, pagine 79, € 7,50.


La laicità, di questi tempi, non se la passa tanto bene! Questo lo sappiamo da tempo, ma i risultati degli ultimi referendum ne hanno dato la conferma. Ora abbiamocardinali che giocano contemporaneamente il ruolo dei politici e quello degli unici portatori d’autorità morale e spirituale. Il compito dei cittadini-sudditi, credenti e non, sarebbe quello di inchinarsi ai loro voleri e valori, obnubilando qualsiasi forma d’autonomia di pensiero. Certo! Tutto ciò che non rientra nei dettami catechetici dell’ormai papa Benedetto XVI, viene bollato come “relativismo etico”, considerato “un lasciarsi portare qua e là da ogni vento di dottrina” fino ad arrivare ad essere una dittatura “che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

In risposta a questo “rinnovato” assolutismo etico, Giulio Giorello, professore di Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano, ha scritto un libro, un coraggioso pamphlet, che rivendica la libertà del laico a non avere nessuna chiesa. Nella fascia blu che avvolge la copertina c’è scritto: “I laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare”. Come non essere d’accordo?

Lo scontro, spiega il filosofo della scienza, è “tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione”. Giorello rivaluta e difende il relativismo, inteso come impossibilità, da parte dell’uomo, di raggiungere certezze assolute e definitive e non come arbitrio incontrollato e privo di regole.

Ammettiamo, però, che il termine relativismo si presta a slogan fuorvianti, quelli che inducono i Pera e i Ratzinger a tuonare frasi come: “No alla dittatura del relativismo!”, frase strumentale e ad effetto per colpire il cuore della laicità dello Stato e della libertà di ricerca. A nostro dire sarebbe più corretto parlare di pluralismo, ma di fronte alla questione terminologica Giorello, però, non sembra preoccuparsi molto, anche se tenderebbe a preferire il termine “fallibilismo”, caro a Popper e a Peirce, cioè la capacità di imparare dagli errori, attraverso il confronto e la critica. Il relativismo, non essendo una religione o un dogma, è un atteggiamento mentale che consente ad ogni teoria di avere i suoi critici e i suoi difensori pubblici. Permette ad ogni posizione di avere il suo buon diritto a misurarsi e a mostrare i suoi fondamenti. Ed è proprio la scienza l’attività più imparentata al relativismo.

Di nessuna Chiesa è un libro di poche pagine, ma denso di concetti filosofici che a prima lettura possono apparire ostici per chi non è addetto ai lavori. Tuttavia fornisce molti spunti di riflessione che, specie in alcuni punti, sono illuminanti, compensando l’iniziale e superabile difficoltà interpretativa. Due esempi: “La solidarietà ha tre fili (natura, tecnica e società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa – purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora nella teoria”. “Una società aperta e libera dovrebbe disporre di strutture protettive atte a garantire la tolleranza e a scoraggiare non solo l’intollerante, ma qualsiasi ‘ingegnere di anime’ che, spinto da un irrefrenabile ‘altruismo’, voglia imporre le proprie ricette per plasmare l’uomo e la donna ‘nuovi’, costringendoli a scegliere quello che lui giudica essere il bene”.


Recensione di Rosalba Sgroia,
tratta dal sito dell' UAAR
Luglio 2005



Dal big bang a dio, il lungo viaggio della vita
Abbiamo ricevuto dalla Prof.ssa Bruna Tadolini questa cortese lettera che volentieri pubblichiamo con i nostri ringraziamenti


Egregio Signore,
mi chiamo Bruna Tadolini, sono nata a Bologna nel '49, ho una abilitazione magistrale, una maturità scientifica, una laurea in scienze biologiche, sono felicemente sposata, ho due bravi figli e negli ultimi trent'anni e più ho percorso la carriera universitaria (contrattista, ricercatore, professore associato presso l'Università di Bologna, professore ordinario di biochimica presso l'Università di Sassari). In questi anni oltre a svolgere ricerca e fare tanta didattica, oltre ad essere stata direttore di una scuola di specializzazione ed essere coordinatore di un dottorato di ricerca in biochimica, biologia e biotecnologie molecolari ho dedicato buona parte del mio tempo liberoalla ideazione ed alla scrittura di un libro che si intitola appunto "Dal big bang a dio. Il lungo viaggio della vita". Questo impegno è nato dalla convinzione che sia un fondamentale dovere morale degli scienziati dare un proprio contributo alla lotta contro l'irrazionalità, soprattutto in un momento in cui è estremamente forte l'attacco alla scienza.

Le trascrivo qui di seguito il contenuto della pagina di presentazione del libro:

"La Biochimica è la materia che studia i processi chimici che permettono alla vita di esistere in tutte le sue forme ed espressioni.
Quindi
- E' lo strumento per capire cosa sia la vita e come funzioni!
- E' lo strumento per rispondere alle domande che l'essere vivente Homo sapiens si pone da sempre: Chi siamo? Da dove veniamo?
- E forse è anche lo strumento che ci permetterà di rispondere alla domanda: Dove andiamo?
Ma la Biochimica è una materia complessa. Questo sito si propone di fornire un aiuto a chi vuole capire la
Biochimica e quindi capire la vita. Vi troverete un libro in cui si riassume il lungo viaggio che ha permesso alla vita di nascere e di divenire ciò che conosciamo. Il viaggio si snoda dal Big Bang alla sintesi delle prime molecole organiche, alla loro organizzazione in un organismo vivente, all'evoluzione fisica degli organismi viventi, alla loro evoluzione metafisica cioè all'evoluzione delle sensazioni, dei sentimenti, della morale, di Dio"

Troverà il libro nel sito www.geocities.com/biochimicaditutti . Il libro non è coperto da copyright ed è liberamente e gratuitamente scaricabile da tutti coloro che fossero interessati a saperne di più sul viaggio che ci ha fatti ciò che siamo in tutte le nostre componenti sia fisiche che metafisiche (spiritualità compresa!).
Ritenendo che lei e quelli che condividono una visione "senza dio" della vita possano essere interessati alla sua lettura mi sono permessa di segnalarglielo.
Cordiali saluti
Prof.ssa Bruna Tadolini
brunatado@tiscali.it



Nicola Ghezzani
AUTOTERAPIA

Guarire la propria psiche con strumenti personali

(Editore Franco Angeli, pg. 144, 15 euro)

Una delle maggiori angosce che affliggono la persona che soffre nella psiche è la confusa varietà dell’offerta psicoterapeutica. A terapia avviata, uno dei suoi maggiori problemi è la dipendenza dallo psicoterapeuta, dai gruppi o le scuole di terapia, dagli psicofarmaci.
Il presente libro nasce dalla consapevolezza che l’individuo sofferente è in grado di risolvere sia il problema dell’incertezza delle scelte, sia quello della dipendenza se è coinvolto nella sua terapia in prima persona, non solo e non tanto come paziente di qualcuno, bensì come terapeuta di se stesso.
Intervallato da pagine di limpida autobiografia, il libro descrive le tappe che hanno portato l’autore dalla sua personale vicenda esistenziale all’elaborazione del concetto e della prassi dell’autoterapia. Scrive Ghezzani: «Alcuni degli psicoterapeuti più noti sono stati anche, nella loro vita, dei grandi autoterapeuti. …Che cos’è un autoterapeuta? …Nella mia concezione, autoterapeuta è colui che, in fasi particolari della vita, abbia dovuto impegnarsi nella risoluzione di problemi psichici personali, e non solo sia riuscito, almeno in parte, a risolverli, ma, soprattutto, si sia impegnato a fornire una testimonianza diretta delle operazioni poste in essere per superarli, una testimonianza in grado di raggiungere persone costrette o interessate a compiere anch’esse lo stesso percorso. …Pertanto, definisco autoterapeuta chi abbia documentato il percorso effettuato per giungere all’autoguarigione. …Se la mente è un artefatto sociale, così come è stata costruita essa è egualmente suscettibile – secondo gradi relativi – di essere rimodellata da un’azione consapevole».
Guidandoci lungo un percorso che da Carl Gustav Jung va ad Ivan Illich per giungere fino a Michel Foucault e alle filosofie post-strutturaliste, il libro di Nicola Ghezzani descrive e documenta la possibilità filosofica, neuropsicologica e psicoterapeutica di un radicale e profondo percorso di autoterapia, che mentre svela al soggetto come si sono costituite la sua mente e la sua personalità gli offre l’occasione di rimodellarle e portarle così a più adeguati livelli di funzionamento.

Nicola Ghezzani, psicologo e psicoterapeuta, vive e lavora a Roma dove ha contribuito alla formulazione dei principi della Psicoterapia dialettica. E' consulente scientifico presso associazioni di pazienti e di mutuo aiuto. Con Franco Angeli ha già pubblicato Uscire dal panico (2000), su ansia, fobie e attacchi di panico, Volersi male (2002), sulle patologie masochistiche e la depressione e Crescere in un mondo malato. Bambini e adolescenti in una società in crisi (2004).


NECESSITA' E LIBERTA' - L'ateismo oltre il materialismo
di Carlo Tamagnone

Editrice Clinamen (www.clinamen.it), Firenze 2004, pagine 289, Euro 23,80
( Recensione di Fabio Bazzani )

Vi sono due errori ermeneutici fondamentali, scriveva Schopenhauer, che attraversano l'intera storia del pensiero occidentale e che lo connotano in situazione di radicale distanza dal vero: l'interpretazione idealistica e l'interpretazione materialistica della realtà; né l'una né l'altra, di fatto, rappresentano la realtà, poiché tanto l'una quanto l'altra forniscono di essa una lettura parziale, rinserrandola in una dimensione che, o su un versante oppure sull'altro, ne elimina elementi basilari e costitutivi. Tanto l'idealismo quanto il materialismo, infatti, pur se caratterizzati da una differente determinazione del soggetto, sono accomunati, nondimeno, dal medesimo "sguardo" sul soggetto medesimo e sul suo necessario rapporto con l'oggetto, un rapporto che viene scorto non in termini di correlazione bensì in termini di causazione: l'idealismo fa del soggetto la precedenza assoluta, la causa dell'oggetto, dimenticando, in tal modo, che l'unico rapporto tra loro sussistente è quello della correlazione conoscitiva (non si può pensare ad un soggetto senza un oggetto, anche perché, in ogni caso, il soggetto medesimo è sempre oggetto a se stesso); il materialismo, per parte sua, riconduce quella precedenza assoluta, quel momento causativo, all'oggetto in quanto tale (è l'oggetto ad esser causa del soggetto), dimenticando che dell'oggetto neppure si potrebbe parlare se non vi fosse un soggetto che lo dice e che, quindi, lo pensa e lo ha pensato. Idealismo, da un parte, e materialismo, dall'altra, conclude Schopenhauer, approdano, ognuno per suo verso, ad una forma di metafisica religiosa: il primo, divinizzando la soggettività (che diviene, così, Spirito, Sostanza, Idea, Dio, Causa incausata ecc.); il secondo, divinizzando l'oggettività (che diviene Realtà Oggettiva, Materia ecc.). Questo materialismo, ancora, con l'eliminare il soggetto medesimo dall'ambito dell'esistenza e dell'esperienza - o perlomeno, scorgendovelo solo in una forma tutto sommato accessoria e marginale -, con l'ignorarne le figure pluralmente articolate sia in senso di proiezione che di introiezione conformemente alle quali la vita del soggetto stesso si articola, "reca la morte nel cuore"; si tratta di quel materialismo, appunto assimilabile ad un'idea di totale immanenza della materia - che però, poiché astratto dalla connotazione vitale della materia in quanto tale, giunge a rovesciarsi in una metafisica della più sterile trascendenza della materia stessa -, lo stesso Marx non esitava a definire "volgare". È questa complessa e plurilivellare cornice problematica che, a mio avviso, fa da sfondo all'ultima fatica di Carlo Tamagnone, a quel suo Necessità e libertà che già nel titolo, classico ed impegnativo, rispecchia secoli di dibattito filosofico e riformula questioni ancora per molti versi aperte ed irrisolte. La necessità e la libertà sono, per l'autore, le categorie attraverso le quali leggere la realtà nel suo insieme, una realtà che è plurale ed irriducibile ad uno; ma non solo, la libertà e la necessità rappresentano anche l'articolarsi reale, vitale, della realtà - da qui, anche, il carattere plurale di essa -, tenendo conto del quale risulta non praticabile, conoscitivamente errato, un approccio monistico, tipico di ogni metafisica e di ogni religione, nelle sue declinazioni idealistiche o materialistiche dogmatico-radicali. La visione dell'opera di Tamagnone è prospettica: definisce un approccio ermeneutico inedito che disancora, emancipa, il materialismo dalla deriva metafisica, "morta", "volgare", "religiosa", grazie ad una valorizzazione di quelle componenti esistenziali ed esperienziali che, lo si comprenda o meno, sono imprescindibili in ogni percorso di conoscenza, dal momento che il punto di avvio e di sviluppo di ogni sapere non può muovere che da una interrogazione del soggetto interrogante, interrogazione che è innervata nella nostra esistenza ed esperienza medesime. In questo senso, vale a dire in una prospettiva antimetafisica, antimonistica, anche il sottotitolo dell'opera, "L'ateismo oltre il materialismo", è molto significativo e ricco di sollecitazioni: solo un'idea di materialismo scaturente da un approccio analitico di indagine che faccia rientrare nella dimensione correlata della soggettività e della oggettività i motivi dell'esperienza, costituenti in quanto tali una realtà non riconducibile a monotematicità, è in grado di liberare il pensiero dalla metafisica religiosa, tanto dalla religione dell'idea quanto dalla religione della materia, da una ontologia materialistica che di frequente continua ad esprimersi secondo gli stilemi di un sorpassato positivismo e di un male interpretato marxismo. E se le filosofie di Schopenhauer e di Marx possono, sotto alcuni riguardi, essere ricordate come i riferimenti impliciti, perlomeno sotto il profilo dell'inquadramento problematico e per qualche indicazione di metodo, della riflessione di Tamagnone, un altro pensatore classico può forse essere richiamato ad antecedenza della prospettiva pluralistica, atea ed "oltrematerialistica" che egli propone; mi riferisco a Feuerbach ed alla sua antropologia integrata dalla fisiologia, ad una dimensione della teoresi, che Tamagnone definisce "dualismo reale" e che appunto determina un approccio analitico all'esperienza ed all'esistenza di tutti gli enti su uno sfondo pluralistico; il che, poi, a ben vedere, altro non è se non la realtà in quanto molteplicità di forme.

Fabio Bazzani


VATICANI TALEBANI - di Valter Vecellio
Ed. Stampa Alternativa -  . 7,00
(recensione a cura di Carlo Brunori)

"E' una marea nera che sale, e ci sommerge; tutto travolge, ammorba e inquina. E' la marea clericale.."
Ed ancora " ..Intanto continuano a ficcare il naso tra le nostre lenzuola, si arrogano il diritto di stabilire per noi quel che è giusto e quel che è sbagliato; ci impongono i loro modelli, interferiscono nella nostra vita; esigono e pretendono di fare quello che vogliono, ma impediscono a noi di poter vivere come si preferisce. E chiamateci pure anticlericali d'antan, chissenefrega. Non se ne può davvero più. Ci lascino campare."
Con questi ed altri pensieri "fuori dalle righe", Valter Vecelio, introduce questo breve volume (136 pagine) appena uscito in libreria. In esso vengono raccolte le pagine più significative che "spiriti liberi" hanno scritto in difesa della laicità dello Stato e contro l'arroganza d'oltre Tevere. Nel libro vengono riportate le pagine più significative ed attuali del pensiero di Leone Cattani, Benedetto Croce, Vittorio De Capraris, Giuseppe Donati, Antonio Gramsci, Romolo Murri, Adolfo Omodeo, Gabriele Pepe, Leopoldo Piccardi, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Ignazio Silone e Marco Pannella.


La misura dell'infinito - di Roberto Sabatini
Edizioni Associate Editrice Internazionale srl - E. 13,10

La dimensione religiosa in cui l'umanità si affanna da secoli si è proposta come il più alto livello spirituale raggiungibile dagli esseri umani.
Questo lavoro vuole mostrare che, invece, proprio la cultura del sacro e del divino costituisce la più formidabile barriera all'emergere e all'affermarsi di una spiritualità pienamente umana, libera, adulta.
L'opera conduce il lettore a fare i conti con l'illusione del credere e dello sperare, con i deliri di grandezza e immortalità, con i bisogni di senso e significato e lo mette di fronte alle sue paure, ai suoi vuoti, alle sue domande senza risposta. E' proprio toccando questo fondo che si comprende l'urgenza di abbandonare le posizioni egocentriche, gli antropomorfismi e i provvidenzialismi divini, le protezioni magiche del sacro, di non temere la libertà ed assumersene la piena responsabilità, di smettere di negare la morte, di credere che l'Io sia veramente tutto per noi, di ritenersi il centro dell'universo e di avere per forza chissà quale superiore scopo.....
Affermare che è l'umano la misura dell'infinito non costituisce infatti qui l'ennesima edizione del nostro irriducibile antropocentrismo, ma solo la costatazione che nell'infinità priva di senso che ci circonda e di cui facciamo intimamente parte, proprio noi troviamo una prodigiosa e infinita sequenza di significati.


Sudan
Schiava - di Mende Nazer
Ed.
Sperling & Kupfer, 2003, 16 euro

Quella di Mende Nazer non è una favola crudele o una storia di ieri, ma una vicenda venuta alla luce a Londra nel corso del 2000, raccolta dal giornalista inglese Damien Lewis. Mende, che in sudanese significa gazzella, è una ragazzina dodicenne della tribù dei nuba. Vive felice in un villaggio di montagna formato da capanne di fango con il tetto di paglia, e sogna di diventare medico. Ma l'arrivo di predoni mujaheddin, appartenenti alle milizie, stronca i suoi sogni. Strappata alle montagne della Nuba insieme ad altre bambine, sarà violentata e venduta a una ricca famiglia araba di Karthoum. Da quegli uomini che bruciano, stuprano e rapiscono in nome di Allah, Mende, cresciuta secondo i precetti musulmani, apprende che può esserci un modo crudele di intendere la religione. Da una vecchia nuba, rinchiusa da anni in una ricca dimora araba della capitale, impara una parola terribile: abda, schiava.
Dai suoi nuovi padroni, riceverà un appellativo: yebit, ragazza indegna di nome. Ormai ventenne, dopo anni di fatiche e sevizie, la ragazza sarà venduta a Londra a un noto funzionario dell'ambasciata sudanese, e lì riuscirà a fuggire. Dopo, conoscerà il calvario dell'immigrata senza diritti, a rischio di rimpatrio in un paese furibondo verso la «schiava» ribelle. E intanto il suo pensiero va alla piccola nuba che, a Khartoum, ha preso il suo posto in seno alla ricca famiglia.
Sono infatti decine di migliaia le donne africane ridotte in schiavitù tra il 1987 e il 2000, sotto la copertura di governi che, tuttavia, intrattengono buoni rapporti con l'Occidente «laico e tollerante».
Il racconto di Mende, reso in uno stile semplice e diretto, consente di riflettere sui meccanismi della tratta del terzo millennio, che prospera nei paesi poveri e lacerati come il Sudan, costituendo una delle ferite aperte dell'Africa post coloniale.

Recensione di Geraldina Colotti - LE MONDE diplomatique


XX SETTEMBRE 1870….E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE
di Maurizio Marchetti - Fabio Croce Editore pp. 120 -   10.00
Presentazione a cura dell'autore

Questo mio III° libro si riallaccia al I°: La santa inquisizione, La Fiaccola, 1998. Non a caso infatti qualcuno mi fece rilevare che ne La santa inquisizione argomentai lungamente i papi che pontificarono nel Medioevo e nel periodo rinascimentale, ma fui superficiale nel trattare i pontificati del periodo risorgimentale; credo che questo libro abbia reso "giustizia". I papi trattati infatti sono: Pio VI°, Pio VII°, Leone XII°, Pio VIII°, Gregorio XVI° e Pio IX° … il beato. Per cui tutto il periodo risorgimentale: dalla I° repubblica romana del 1798/99 alla breccia di Porta Pia del 1870. La dittatura papale non fu diversa dalle altre, fu peggio. Nei regimi dittatoriali, di destra di sinistra che siano, si perseguitano tutti coloro che contestano il regime e quindi il reato è politico; ad esempio in Italia, durante il fascismo, a chi non possedeva la tessera del partito non era concesso di lavorare nella pubblica amministrazione; così pure nei paesi dell'est. Eccessi coercitivi si raggiunsero poi nella Germania Nazista, dove i contrari al regime venivano internati nei campi di lavoro, e nella Russia di Stalin dove i dissidenti venivano esiliati in Siberia. Si sa, questi regimi hanno avuto tutti chi più chi meno vita breve, nessuno ha raggiunto il secolo. La dittatura papale è durata quasi mille e cinquecento anni e il suo nefasto dominio ci perseguita ancora. Nei secoli, dove il potere temporale regnava incontrastato, si perseguitava l'individuo non solo per incompatibilità col regime ma soprattutto per motivi di fede, vedi lo scellerato tribunale della Santa Inquisizione che ho definito e lo ribadisco tuttora fu lo strumento più mostruoso che mente umana potesse concepire. Ogni individuo che solo osava pensare con il proprio cervello o che metteva in discussione i dogmi imposti da S. Romana Chiesa, veniva arrestato e se impenitente arso vivo. La spietata lotta all'eresia, la caccia alle streghe, la controriforma, l'esasperata lotta contro la scienza e contro ogni forma di progresso, questo era l'oscurantismo clericale, che nel Medioevo raggiunse l'apice del suo "splendore". Il Galatei scrisse che sotto il potere temporale perirono 8 milioni di persone, in seguito ricercatori più accurati sostennero che le vittime superarono i 10 milioni, considerando le guerre di religione e i massacri compiuti nel nome di dio nelle Americhe e in Africa. Infine vorrei aggiungere al loro curriculum, e questa è una mia considerazione personale, la loro responsabilità nell'olocausto. E' chiaro come il sole che i 6 milioni di ebrei furono uccisi dai nazisti, ma è anche vero che l'odio antigiudaico è di matrice cristiana, come l'istituzione del ghetto, il colore giallo da indossare sui propri vestiti come segno di riconoscimento per evitare ogni commistione con i cristiani, le prediche coatte, l'impossibilità di lavorare in propri negozi fuori dal ghetto e tutte le altre restrizioni a cui gli ebrei furono sottoposti durante il potere papale; infine non è un mistero che molti gerarchi nazisti riuscirono a rifugiarsi in America latina e nella Spagna franchista grazie all'aiuto vaticano. Per cui è vero quello che disse Aldo di Castro: se uno ruba e l'altro guarda sono responsabili tutti e due …. ma a noi hanno rubato la vita. Maurizio Marchetti ·
Libri scritti da Maurizio Marchetti:
1. "La Santa Inquisizione" edito da La Fiaccola - Ragusa
2. "Mea culpa" edito da Fabio Croce Editore - Roma
3. "XX settembre 1870…" edito da Fabio Croce Editore

A cura di Carlo Brunori

Georges Minois, Storia dell’ateismo
Pagg. 671 - € 28.41 Editori Riuniti
Si dice che Dio sia morto nel diciannovesimo secolo. Ma in realtà l’ateismo è antico come il pensiero umano, e sin dalle origini si è posto come uno dei modi di vedere il mondo: un mondo nel quale l’uomo è solo di fronte a se stesso e alla natura. La storia dell’ateismo non è solo il negativo della storia delle grandi credenze religiose; è la storia di tutti gli uomini – scettici, liberi pensatori, materialisti, libertini – che hanno cercato di dare un senso alla propria vita al di fuori della fede. Come le grandi religioni, l’ateismo si è caratterizzato per la sua pluralità, per essersi concretizzato in forme diverse, spesso antagoniste tra loro, fino alla nostra epoca, nella quale il confine tra fede e incredulità sembra essersi fatto più sfumato.

Mario Guarino, Beato Impostore - Controstoria di padre Pio
Pagg. 165 – € 12,91 KAOS edizioni

Da vivo la Chiesa lo bollò come impostore e lo osteggiò; da defunto lo ha beatificato in nome del “Dio Denaro”. È il leggendario padre Pio, il cui solo miracolo è stato quello di originare un enorme giro di denaro intorno alla propria fantomatica "santità". In questo libro si racconta come lo scaltro frate, a colpi di mistificazioni e leggende, superstizione e credulità popolare, intrighi e affari, sia riuscito a diventare un santo all’italiana.

Jacopo Fo, Sergio Tomat, Laura Malucelli
Il libro nero del Cristianesimo Duemila anni di crimini nel nome di Gesù
pp. 360 - € 18,08 Editore Fo Jacopo

Papa Woytila ha compiuto un gesto storico: chiedere perdono per i crimini compiuti dalla Chiesa Cattolica negli ultimi 2000 anni. Quante vite sono state distrutte, direttamente o indirettamente, dallo strapotere del clero? Quante persone sono state uccise? 500 milioni? Un miliardo? Il calcolo esatto è impossibile ma siamo di fronte a un orrore di proporzioni bibliche sul quale i libri di storia tacciono. Caccia alle streghe e agli eretici, l’Inquisizione, schiavismo, colonialismo. Il sangue scorre a fiumi nella storia del cristianesimo. Un Horror che non ha nulla di invidiare a Stephen King.


Lunedì 7 Aprile 2003 il Prof. Mario Alighiero Manacorda ha presentato il libro
"Chiesa e schiavitù" di Alessandro Corvisieri, Paleario Editore - E. 18,00

Nella "Casa delle Culture" a Trastevere, affollatissima fino alla porta d'ingresso, Mario Alighiero Manacorda ha presentato questa nuova fatica di Alessandro Corvisieri: un libro straodinariamente ben documentato su un fenomeno di atroce disumanità del quale credevamo che la chiesa cattolica fosse del tutto incolpevole, anzi addirittura strenua avversaria. E invece no. Un formidabile lavoro di ricerca compiuto su testi rarissimi, alcuni dei quali introvabili persino nella Biblioteca Nazionale, ha consentito a Corvisieri di smentire la vulgata secondo la quale il sollecito e amorevole lavoro della chiesa nei secoli avrebbe contribuito ad eliminare l'inumana pratica.Il libro documenta molto bene peraltro anche il lavoro di omissione e disinformazione
compiuto da preti e intellettuali per nascondere le responsabilità della chiesa cattolica sul mantenimento del fenomeno. Alla brillante presentazione di Manacorda ( un vero sollievo intellettuale per chi ancora crede che la laicità sia un valore in questo paese in piena deriva clericale ), hanno fatto seguito le dotte e insieme gustose annotazioni dell'autore. Un libro assolutamente da non perdere.
Recensione a cura di Giulio C.Vallocchia

Recensione a cura di Massimo D'Angeli.

Roberto Verolini - "Il Dio laico: caos e libertà"; ed. Armando, Roma, 1999; pagg. 268, euro 15,00
Ecco uno studio scientifico sulla cultura nel passaggio dalla scimmia all'ominide e all'homo sapiens; argomentando si propone una originale classificazione delle religioni, si parla dei modelli culturali sottesi, delle condizioni socioeconomiche e della personalità. Per descrivere la prima religione si attinge da fisiologia, neuroscienze, etologia, filosofia, psicologia, e dai recenti sviluppi in antropologia, etno-paleontologia, biologia, e genetica. É bene essere scientificamente scettici, ma lo permettono sia il linguaggio (confutabile e senza troppi assunti) che il tipo di fonti utilizzate (206 riferimenti canonici tra cui 28 di "Le scienze"). Il rigore si nota nel dedicare un lungo spazio alla collocazione cronologica dell’origine delle religioni in base a riscontri di paleofonetica e paleoanatomia. Un’indagine sulle religioni è utile perchè gli effetti diretti delle costruzioni culturali sono forti, ma più forti sono quelli indiretti di ogni visione della vita, soprattutto se questa non è contestualizzata. Le religioni sono emerse dal momento in cui gli ominidi ebbero capacità cognitive tali da poter pensare a concetti come "la morte". Si sostiene – con molta prudenza – l’ipotesi di De Marchi per cui lo shock che ne derivò portò alla costruzione di concetti come "vita ultraterrena". Tale prima elaborazione non richiedeva i barocchi orpelli delle religioni moderne, ed il solo diffondere questa idea ... Per Verolini il contenuto primario delle religioni è uno:"la credenza [in una vita…] d'oltretomba" che chiama "religione minimale", a-teologica; e solo dopo certi mutamenti socioeconomici venne "inserita" una divinità. L’ipotesi originale si annuncia leggendo "Ed ecco un aspetto decisivo, sinora assolutamente ignorato [...] Le prime esperienze religiose [...] sorsero in un contesto socioculturale già considerevole e, importante, strutturato eticamente". Il modello religioso è funzionale alla risoluzione di problemi culturali contingenti, e i problemi degli uomini del neolitico erano diversi da quelli d’oggi. Tra "razionalismo" e "fede" si propone una terza opzione: "Nella cultura occidentale è in atto da secoli un acceso scontro filosofico tra ateismo e teismo […] Si definisce così […] l'esistenza di un inedito "terzo polo" filosofico in cui molte istanze del pensiero laico […] vengono armonicamente composte" per una concezione del sacro più plausibile. La terza via è proposta con un paradigma "distinto da quelli classici […] ove poi eventualmente collocare, ma questa volta secondo modalità inedite, la valenza esperienziale e culturale forse più profonda ed universale dell'universo Uomo: il sacro. Ma attenzione: un sacro laico". Il nocciolo. L’ipotesi è originale e rivoluzionaria: si prende posizione proponendo tra le religioni preistoriche ("teoetotomie") e quelle storiche una dicotomia, una differenza qualitativa, un salto irreversibile. L’autore colloca cronologicamente il tagliente spartiacque e lo definisce "una vera e propria mutazione culturale". Le differenze tra le due religioni sono già note ma Verolini le pone in un contrasto inconciliabile: quando e dove la seconda modalità emerse essa cancellò del tutto la prima. Due culture, due modelli religiosi, due tipi di società e di persone: tracciare un solco netto ha forti implicazioni e sarà utile rileggere di scienze umane. L'autore critica Marx e di Freud, ma più interessante è la rilettura (o la lettura ?) scientifica del libro della Genesi: i fatti mitici narrati nei libri sacri sono collocati cronologicamente, storicamente e culturalmente. Verolini scrive di narrazioni mitiche, del diluvio universale, della caduta dell'uomo dal paradiso terrestre, del "peccato originale", e delle implicazioni filosofiche conseguenti. La carne al fuoco è molta e appetitosa, con spiegazioni dei fatti preistorici oltre la cortina fumogena del mito. Si usa la psicologia di Freud ma essa ha avuto poco successo. Questo limite è reso esplicito " L'approccio meramente speculativo e sistematico, fondato sull'analisi introspettiva, condotto da Freud [...] appare in certi aspetti datato [...].", ma lui sceglie di proseguire con tale metodo e ciò è molto problematico anche se ne critica i contenuti. É utile sapere di scienze umane e leggere con delle grosse e scettiche pinze. Per i temi trattati (effetti della morte di una persona amata) è più pertinente la psicologia di Bowlby, i filoni dell'etologia, e dell'attaccamento a figure significative, che hanno portato a discrete rivoluzioni. La scrittura inizialmente è un pò ruvida, la struttura non è proprio da libro scientifico ma quasi da narrativa, come un giallo; questo può nascondere definizioni e concetti, e le ipotesi centrali da quelle di contorno, ma rende al lettore il pathos e il calore umano necessari. Ecco un mezzo per conoscere la nostra storia e il nostro aspetto più peculiare: la cultura, usando la scienza "normale". Le osservazioni appaiono plausibili e le ipotesi coerenti con i dati usati, ma sull’ipotesi-dicotomia principale è difficile pronunciarsi. A prescindere da ipotesi e teorie già il metodo, le descrizioni, la mole e l'autorevolezza delle fonti, e il senso critico usato, fanno dello studio un valido strumento di conoscenza, utile per approfondire la relatività delle religioni e per avventurarsi in un viaggio umano.


Su www.galileonet.it la recensione de "La Repubblica dei numeri" un libro di Piergiorgio Odifreddi,
un matematico laico LEGGI

GESU' LAVA PIU' BIANCO - Ovvero come la Chiesa inventò il marketing
Edizioni Minimum Fax

Autore Bruno Ballardini, prezzo lire 16.000 numero di pagine 174 , collana filigrana.
Gesù lava più bianco dimostra come le tecniche che si insegnano ai manager nelle più prestigiose e moderne scuole di marketing del mondo siano state in realtà utilizzate (se non addirittura inventate) dalla Chiesa cattolica in duemila anni di storia. Come l'autore scrive nell'introduzione, "questo libro vuole mostrare in concreto l'impressionante bagaglio tecnico e la preparazione dei più grandi strateghi della storia". Un testo inconsueto e provocatorio che tratta con rara semplicità argomenti complessi, e che susciterà ampio interesse di pubblico nei credenti come nei laici. Gesù lava più bianco dimostra come le tecniche che si insegnano ai manager nelle più prestigiose e moderne scuole di marketing del mondo siano state in realtà utilizzate (se non addirittura inventate) dalla Chiesa cattolica in duemila anni di storia. Come l'autore scrive nell'introduzione, "questo libro vuole mostrare in concreto l'impressionante bagaglio tecnico e la preparazione dei più grandi strateghi della storia". Un testo inconsueto e provocatorio che tratta con rara semplicità argomenti complessi, e che susciterà ampio interesse di pubblico nei credenti come nei laici.
L'autore Bruno Ballardini, pubblicitario e docente di Tecniche della Comunicazione Pubblicitaria, ha pubblicato L'avventura come mestiere (Dedalo, 1985) e per Castelvecchi La morte della pubblicità (1994, 1998) e Manuale di disinformazione (1995). l'autore Bruno Ballardini, pubblicitario e docente di Tecniche della Comunicazione Pubblicitaria, ha pubblicato L'avventura come mestiere (Dedalo, 1985) e per Castelvecchi La morte della pubblicità (1994, 1998) e Manuale di disinformazione (1995).

LA POSIZIONE DELLA MISSIONARIA
(Ed. MINIMUM FAX)

In occasione della santificazione di Madre Teresa di Calcutta torna un libro che fa sentire una voce fuori dal coro Christopher Hitchens La posizione della missionaria (teoria e pratica di Madre Teresa) traduzione di Eva Kampmann introduzione di Antonio Pascale 7,75 euro 126 pagine isbn 88-87765-69-3 collana: filigrana il libro Il celebre saggista e polemista americano Hitchens ci propone una insolita analisi della figura di Madre Teresa di Calcutta, rafforzata dalle testimonianze affidabili e ben documentate di alcune suore ed ex infermiere che lavorarono per la missionaria di origine albanese, nonché di un autorevole medico, Robin Fox, direttore di una delle più importanti riviste mediche al mondo, The Lancet). Hitchens sottopone all'attenzione del lettore gli aspetti più contraddittori dell'attività della religiosa e mette in discussione, in maniera coraggiosa e politicamente scorretta, l' "etica della sofferenza" che ne è alla base. "Se esiste un inferno, Hitchens ci andrà per questo libro" (New York Press)

QUESTA DONNA È UNA SANTA ? E QUESTO LIBRO È UNA BESTEMMIA ?

Dunque, permetteteci di raccontarvi una storiella curiosa, che noi qui a minimum fax usiamo ormai come caso di studio (o, a al limite, come barzelletta).Quando il libro La posizione della missionaria di Christopher Hitchens - un pamphlet del grande polemista americano che analizza in maniera chirurgica le contraddizioni dell'operato della suora albanese - stava per uscire in Italia nel 1997, ci fu una così pressante richiesta dalle librerie che addirittura fummo costretti a far aumentare la tiratura al tipografo mentre il libro era ancora in stampa: da 2.000 a 4.000 copie. Era estate, faceva caldo, e il nostro tipografo dovette passare qualche giorno di agosto in più nella sua sala-macchine per colpa nostra. Poi il libro fu stampato, arrivò in casa editrice, partì per i distributori ed era finalmente pronto per arrivare nelle librerie il 5 di settembre.Vi dice niente questa data?Esatto, ci avete preso: è il giorno in cui Madre Teresa morì, scatenando una corsa alla beatificazione non solo negli uffici ai piani alti del Vaticano, ma in tutta Italia, dove fiorirono nel giro di pochi giorni una quantità incedibile di libri agiogafici dedicati alle preghiere, ai miracoli, ai fioretti, alle foto, agli insegnamenti, alle radici di Madre Teresa.Ora, credete che in un paese come il nostro, nelle nostre librerie, con la nostra religione di stato, sui nostri media ci fosse spazio per l'unico libro che proponeva una voce fuori dal coro?Se avete risposto come pensiamo, eccovi alcuni dati: a fronte delle 180 copie spedite ai giornalisti, uscirono due sole recensioni. Di quelle 4.000 copie ne sono state vendute, in cinque anni, 573.Il libro ci è stato reso in tempi record: dopo nemmeno un mese, quegli stessi librai per le cui pressanti richieste il nostro tipografo aveva dovuto rinunciare a due giorni di ferie, ci hanno rispedito indietro la quasi totalità delle copie ordinate, per far posto sugli scaffali ai fioretti, ai miracoli e agli insegnamenti della suora, che ormai era già diventata beata e si avviava a diventare santa, come sta succedendo proprio in questi giorni.Il fatto è che noi qui a minimum fax siamo un po' testardi, o forse semplicemente non sappiamo fare bene il nostro mestiere: mentre tutti ci consigliavano di mandare al macero le oltre 3.000 copie che avevano inondato il nostro magazzino, abbiamo preferito aspettare. Volevamo tenercele, perché speravamo che un giorno sarebbero arrivati i famosi tempi migliori.Sì, è vero, nel frattempo piccoli movimenti agnostici o atei hanno comprato una o due copie a settimana, qualche sito internet barricadero, qualche cellula di resistenza ha sparso la voce che il libro esisteva. Ma paradossalmente è proprio ora che Madre Teresa viene proclamata santa che noi crediamo siano arrivati quei tempi migliori: è il momento giusto per dare finalmente voce a questo libro.Dategli un'occhiata, se non avevate avuto l'opportunità di farlo nel 1997: sono poco più di cento pagine e ci vuole mezzo pomeriggio. Se ci aiuterete, forse qualcuno scoprirà anche l'altra metà della storia di Santa Teresa...
Con fiducia irrefrenabile,Marco Cassini e Daniele di Gennaro

 

"LA BIBBIA DEI NON CREDENTI"
di Francesco Antonioli - Piemme, pp. 222, euro 14,90.
Recensione a cura di C.Brunori.

Cinquanta figure di spicco dell'Italia di oggi leggono a modo loro un passo dal Vecchio o Nuovo Testamento. Da non credenti, appunto, segnalando le ragioni del loro scetticismo o l'attualità di certe pagine. Il curatore del volume , Francesco Antonioli, spiega nell'introduzione: «Definirli "non credenti" semplifica molto rispetto a chi non ama classificazioni e che, a seconda dei casi, può dirsi ateo, agnostico, tiepido, tormentato, religioso ma non osservante, in ricerca, non credente, appunto, ma anche miscredente». Destra e sinistra sono ben rappresentate. Ci sono scienziati (Hack, Regge), imprenditori (Romilda Bollati, Dettori), storici e filosofi (Cacciari, Natoli, Rusconi), politici (Bertinotti, Borghezio, Violante), i due ex terroristi Tuti e Segio, giornalisti (Gramellini, Lerner, Mo, Veneziani), uomini di spettacolo (Arbore, Cavani, Grillo, Guccini, Nichetti, Volo) e scrittori (Ceronetti, Consolo, De Luca, De Crescenzo) ed altri ancora. A proposito di De Crescenzo leggiamo un suo pensiero: "Un Dio buono che condanna o che permette il male non si può concepire. Nella mia vita ho assistito a vicende terribili: penso al calvario di mio nipote distrutto dalla sclerosi multipla. Ma perché Dio l'ha fatta venire a Francesco e non invece a quello sciagurato assassino che ha ammazzato due bambine inglesi? Al nodo di fondo si arriva presto: Dio esiste? Io, non sapendolo, posso chiamare tutto ciò che non so «Dio». Anche scervellandomi, non riesco a far altro che ragionare con i criteri che conosciamo: larghezza, lunghezza, altezza, tempo che passa".

La favola di Cristo - di Luigi Cascioli
E. 12,50 LEGGI