TITOLI e RECENSIONI (più sotto)
8/12/11 - I DOVERI DELLA LIBERTA’, Emma Bonino (intervistata da Giovanna Casadio), Laterza, € 12 |
| 8/12/11 - I DOVERI DELLA LIBERTA’, Emma Bonino (intervistata da Giovanna Casadio), Laterza, € 12 Una luminosa e serena autobiografia intellettuale e politica. Temi fondamentali: la legalità, i diritti, i doveri, le regole, il corpo delle donne, il rapporto tra il potere e la libertà dei singoli. Ma anche le delusioni, la fuga in Egitto per studiare l’arabo, qualche delusione privata. Una storia – fin qui – straordinaria. |
8/12/11 - FINANZA CATTOLICA, Ferruccio Pinotti, Ponte alle Grazie, € 14 I pii banchieri, che fanno pubblica professione di fede, praticano comportamenti economici che di caritatevole non hanno nulla. Il libro-inchiesta ricostruisce le vicende di banche grandi e piccole, società… riconducibili al potere dei cattolici. Casi di casse rurali, gestioni deviate di opere assistenziali, fondazioni e istituzioni religiose, la bancarotta Sindona, lo Ior e la Popolare di Lodi. E ancora i successi del patron della finanza cattolica Giovanni Bazoli. Non è certamente una sorpresa, ma una conferma che il mondo cattolico ignora il significato della parola etica. L’autore è un giornalista che ha ricevuto il Premio nazionale della Stampa cattolica italiana nel 1998. |
14/11/11 - Un maledetto imbroglio. IL CRIMINE - assolto e amnistiato a pagamento di Alessandro Corvisieri, Paleario Editore, € 30. Dello stesso autore. E ancora: "La Chiesa di Roma" - Quale apostolicità, quale primato. Paleario Editore, € 20 - Una indagine storiografica e filologica approfondita sulle falsificazioni, manipolazioni e invenzioni su cui la Chiesa cattolica fin dalle origini ha tentato senza riuscirvi di affermare un presunto primato dei papi romani sull'intera cristianità. Tutti questi volumi assolutamente indispensabili per conoscere attraverso una documentazione ricchissima che cosa è e cosa veramente rappresenta la Chiesa Cattolica Apostolica Romana se non vengono reperiti in libreria possono essere richiesti direttamente all'autore : Alessandro Corvisieri, tel. 06.4745776 |
| 30/08/11 - GEOGRAFIA DELL’ITALIA CATTOLICA, Roberto Cartocci, Il Mulino, € 15 L’autore misura il livello di secolarizzazione utilizzando cinque indicatori: 1- la frequenza alla messa domenicale, 2-il numero dei matrimoni civili, 3-i figli nati fuori dal matrimonio, 4-il rifiuto alla frequenza dell’ora facoltativa confessionale a scuola, 5-la scelta dell’8 per mille a favore della Chiesa cattolica. I dati raccolti danno una risposta chiara sulla divisione in due del Paese con una demarcazione che corre sull’asse Roma-Rieti-Ascoli. L’area cattolica del lombardo-veneto, specialmente nelle grandi città, di fatto non esiste più e la già zona bianca si accosta alle regioni più secolarizzate che sono Liguria, Emilia , Toscana. Non sorprende - ancora una volta - che zone più sviluppate e ricche del paese abbandonano scelte irrazionali e reazionarie. La ricerca mostra che la maggiore accelerazione della secolarizzazione è stata sperimentata negli Ottanta. Il posto tradizionale della Chiesa cattolica, venne occupato in quegli anni da movimenti (Comunione e Liberazione, sant’Egidio…) molto penetrativi ma circoscritti territorialmente. In estrema sintesi secondo lo studio quello che la Chiesa ha perso è la forte articolazione che, rende più difficile creare un partito unico che assommi i cattolici come nel passato la democrazia cristiana. Conclude Cartocci che la Chiesa cattolica ha maggiormente perso proprio laddove i movimenti di ispirazione cattolica ( vedi Comunione e Liberazione in Lombardia) è più forte |
| 4/08/11 - Due saggi importanti che raccontano come la difficoltà di accettare una diversità etnica, o meglio la non accettazione della perfetta integrazione di una etnia diversa da quella maggioritaria, portò ad uno smottamento della società francese del periodo. (T.F.). |
ALFRED DREYFUS, l’onore di un patriota. Vincent Duclert, Fayard, € 30 Il capitano Alfred Dreyfus (1859-1935), nato da una famiglia ebrea borghese di Mulhouse, aveva un curriculum perfetto: entrato a 20 anni al politecnico, sceglie la carriera militare nell’artiglieria. Ammesso alla Scuola superiore della guerra, si laurea tra i primi con una impeccabile menzione. Diventa un ufficiale brillante, elegante, colto, amante dei cavalli, amato dalle donne. Un viatico perfetto per la carriera di generale, ma è ebreo. E incarna troppo l’integrazione degli ebrei francesi tramite il lavoro e la promozione repubblicana. Diventa il capro espiatorio di una intera classe, il simbolo di un non appartenente ad una casta che ha fatto troppo strada senza le adeguate protezioni. Dreyfus era un obiettivo succulento di uno stato maggiore che non voleva né ebrei né moderni ufficiali ai livelli alti di comando. Come ultimo affronto Dreyfus venne colpito anche nella sua personalità, descritto come uomo indifferente alla propria sorte, indegno del ruolo di prestigio che si era invece conquistato grazie alle sue capacità. Non divenne mai più generale nonostante la sua completa riabilitazione. Infatti il libro perora il trasferimento al Pantheon delle sue spoglie, come simbolo di uomo ingiustamente accusato ed emblema del nuovo spirito repubblicano. Duclert è un docente alla Scuola di alti studi di scienze sociali e all’Ena. . |
L’AFFARE DREYFUS, la storia l’opinione l’immagine, Norman L. Kleeblatt e altri, Bollati Boringhieri, € 28 Per dodici anni la Francia fu lacerata dai più violenti contrasti intorno al caso di Alfred Dreyfus. La vicenda del brillante ufficiale ingiustamente accusato di spionaggio, sconvolse il periodo con la tragedia giudiziaria e sociale, le polemiche politiche, lo scontro sul militarismo, il patriottismo, il sionismo, il rapporto tra l’eterna Chiesa cattolica e lo Stato, l’antisemitismo popolare indotto dalla fede cristiana e cattolica. Grandi scrittori e artisti si interrogarono sul dilemma ragione di Stato etica. Con la vicenda nasce l’intellettuale moderno e con lui il quarto potere, un potere che molto deve alla scoperta dell’uso propagandistico dell’immagine (nel 1895, l’anno in cui Dreyfus viene degradato, nasce il cinema). Kleeblatt, già direttore del Jewish Museum di New York, e gli altri autori, offrono più punti di vista sulla vicenda. Insieme ai saggi, una ricca selezione di immagini, caricature , testimonianze. |
Sempre su questo tema ricordiamo altra recensione apparsa in questa pagina il 28/10/06 Nel 1787 l’Accademia delle arti e delle scienze di Metz mise a concorso un premio per la migliore esposizione sul tema “C’è modo di rendere gli ebrei più felici e più utili alla Francia?”. In quel paese nel tardo Settecento l’atteggiamento verso gli ebrei era estremamente colpevolizzante per il timore che la religione non gli consentisse di accettare le leggi francesi. L’idea corrente era quella di “rigenerare” questa etnia, togliendogli le abitudini alimentari, la ritualità, la prospettiva della Terra promessa. Il premio per il contributo più originale venne assegnato a Zalkind Hourwitz, un venditore ambulante che veniva da uno shtetl della Polonia che aveva una idea ben diversa: il sistema per rendere gli ebrei felici e utili? Smettere di renderli felici e inutili. Leggiamo: “non sono gli ebrei, ma i cristiani che bisognerebbe rigenerare. Offrire la possibilità di avere altre occupazioni e rendere possibile l’accesso alla cittadinanza. Cittadini come gli altri, lavoratori come gli altri, ben presto gli ebrei si integreranno nella collettività dei cristiani senza per questo rinunciare alla loro identità religiosa. Occorre vietare ai rabbini l’esercizio di qualsiasi potere al di fuori della sinagoga; bisogna aprire ai bambini le porte delle scuole pubbliche, proibire l’uso dell’ebraico nelle transazioni commerciali”. |
8/06/11 - PECCATO e REDENZIONE, le due imposture su cui poggia il cristianesimo. Leo Zen, Uni Service Editrice, 14,50 Euro. E' il titolo dell'ultimo libro di Leo Zen, Uni Service Editrice, 14,50 Euro. Abbiamo già recensito tre precedenti lavori di Zen : La Mala Religione (vedi LIBRI in data 23/06/09) e Il Falso Jahvè e L'invenzionde del cristianesimo (vedi LIBRI in data 12/01/09). In quest'ultima fatica, Peccato e Redenzione, l'autore affronta la più straordinaria e crudele mistificazione che costituisce il core business del cristianesimo, la favoletta del peccato originale e quella dell'incarnazione di Jahvè in un rivoluzionario ebreo dell'epoca di Tiberio imperatore. Leo Zen denuncia, con il grande merito della completezza delle informazioni e il dono della sintesi, tutta l'assurda mistificazione chiamata "cristianesimo" inventata da Paolo di Tarso per imporre la "sua" religione basata su un peccato originale la cui espiazione perseguita l'umanità da duemila anni. Per la gioia e la gloria dei preti che ne gestiscono il relativo business religioso e degli psicanalisti che devono curarne i conseguenti e micidiali sensi di colpa. Un libro da non perdere che parte dallo sbugiardamento della presunta "originalità" ebraica della favoletta di Adamo ed Eva, scopiazzata pari pari da una leggenda sumerica che precede di 20 secoli la prima stesura della Bibbia ebraica, e che, attraverso un'attenta anailisi di testi e autori, arriva a chiarire abbondantemente il meccanismo perverso che la versione cristiana della Menzogna Globale utilizza per perpetuare il suo potere sulle moderne e incolpevoli vittime dell'invenzione di Paolo di Tarso. |
4/05/11 - UN ITALIANO DIVERSO GIACOMO MATTEOTTI, Giampaolo Romanato, Longanesi, € 20 Tiziana Ficacci, www.nogod.t |
22/03/11 - PAROLA DI DONNA, Ritanna Armeni Ponte alle Grazie, € 16.50 Armeni ha chiesto a 100 donne di commentare 100 parole che hanno cambiato il senso o ne hanno acquistato uno nuovo. Le parole intorno alle quali si è formato il femminismo: autocoscienza di Monica Lanfranco, personale di Gabriella Bonacchi, liberazione di Franca Fossati, differenza di Ida Dominjanni. Ma anche le parole politiche: libertà di Clara Sereni, lavoro di Susanna Camusso, autostima di Maria Luisa Agnese, autorità di Franca Chiaromonte, emancipazione di Marisa Rodano. E le nuovissime parole che ci fanno disperare: bioetica di Luisella Battaglia, fecondazione assistita di Nicoletta Tiliacos… e ancora diritti di Barbara Pollastrini e – parola bellissima – eguaglianza di Laura Pennacchi . Quelle che ci fanno paura: morte di Michela Mugia, invidia di Gabriella Turnaturi, misoginia di Selma Dall’Olio. Quelle che mancano di rispetto : lesbica di Anna Paola Concia, massaia di Silvia Ballestra… e quelle apparentemente tranquille: marito di Barbara Palombelli, convivenza di Annalena Benini. Secondo un sondaggio citato nel libro la parola più amata dalle donne è indipendenza. Cento parole, alle donne del resto le parole non mancano mai, per costruire un dibattito impregnato di una fondamentale parola: autorevolezza. Armeni, già portavoce di Bertinotti, ha condotto 8 e mezzo con Ferrara, ha lavorato al manifesto, all’Unità, a Il Riformista. |
22/03/11 - IL CONFESSORE DI CAVOUR, Lorenzo Greco Manni, € 15 Padre Giacomo da Poirino (1808-1885), è il francescano dei Minori riformati che intese compiere fino in fondo il sacerdozio pagando lo scontro tra Stato e Chiesa. Infatti fra Giacomo decise di amministrare i sacramenti al suo parrocchiano Cavour in punto di morte pur se scomunicato. |
4/10/10 - L'ORO DEL VATICANO, Claudio Rendina Newton Compton Editori, Euro 12,90 Peter Boom |
13/09/10 - SENZA DIO. DEL BUON USO DELL'ATEISMO. Giulio Giorello, Longanesi €11 Come vivere, agire, lottare, morire quando si può contare solo su noi stessi? E’ la sfida cruciale per un nuovo illuminismo, inteso non solo come difesa di fronte al dispotismo, ma come compagno di strada anche per coloro che ancora avvertono il bisogno d’amore a cui un tempo si dava il nome di Dio. Da ateo protestante, l’autore non mira a dimostrare che Dio non c’è, ma a definire l’orizzonte di un’esistenza senza Dio, che prescinda cioè da qualsiasi forma di sottomissione al divino, rifiutando rassegnazione e reverenza, ritrovando il piacere della sperimentazione nella scienza e nell’arte, e riscoprendo infine il gusto della libertà, soprattutto quando essa appare eccessiva alle burocrazie di qualsiasi chiesa. Un ateismo non dogmatico che può essere utilizzato persino dal credente stanco della furia dei vari fondamentalismi che hanno sostituito alll’eventuale Grazia del Signore, il paesaggio desolato della repressione e dell’intolleranza. Giorello è ordinario di Filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi saggi : Di nessuna chiesa (2005), Un manifesto per credenti e non credenti (2008), Lussuria (2010) |
2/8/10 - PANNUNZIO, Massimo Teodori, Mondadori , € 19.50 La celebrazione della nascita di Mario Pannunzio ha offerto a Teodori l’occasione per una immersione completa negli archivi, custoditi presso la Camera dei Deputati, nella corrispondenza, nel fondo Carandini, nella raccolta del Mondo, il settimanale che per diciassette anni , dal 1949 al 1966, mise insieme le intelligenze più acute del Paese. Teodori riporta fedelmente quello che ci serve per assaporare il gusto di un grande giornalismo di idee. L’autore ripercorre gli anni del Ventennio, spiegando l’a-fascismo di Pannunzio, il sodalizio grafico con Leo Longanesi, e il passaggio alla politica del grande giornalista che, dopo aver preso a sediate un ufficiale della milizia al Caffè Aragno (ormai diventato una delle tante jeanserie di via del Corso a Roma) si mette a studiare Tocqueville per assorbire dal liberale antibonapartista l’essenza della sua vita: difendere la libertà ma armonizzandola con l’uguaglianza e la moderazione. E ancora i settanta giorni al carcere di Regina Coeli, l’uscita dal partito liberale dopo la svolta destrorsa del ’47, la fondazione del Mondo, il battersi per una terza forza anche chiudendosi il naso e fiancheggiare la Dc pur di attaccare l’odiato Pci considerato non democratico (nel 1951 Pnnunzio scrive: Togliatti non ha nemmeno il sospetto di cosa sia un intellettuale). Un libro che gronda di una cosa di cui si sono perse le tracce: moralità Su questa pagina anche : 26/10/09 – Teodori, Contro i clericali; 1/12/08 - Teodori, Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista |
2/8/10 - PANNUNZIO, DA LONGANESI AL MONDO, Più autori, Rubbettino, € 17 Scrive Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio di Torino, nell’introduzione: “ignorato in vita come figura minoritaria e quindi trascurabile agli occhi dei più, ma esaltato in morte persino da coloro che si erano preoccupati, come osservò Pannella, di non fare conoscere al Paese la sua grandezza” . E’ un volume collettivo che il Centro torinese ha voluto in occasione del centenario della nascita del fondatore del Mondo. Vengono raccontate le inchieste – senza paraocchi né servilismo – su Pola e Trieste, sui prigionieri italiani in Unione Sovietica, sull’oro di Dongo e gli omicidi politici commessi nel biennio ’46-’47. Molte pagine sono dedicate al settimanale Mondo, punto di riferimento del liberalismo italiano. Analizzata con attenzione la passione di Pannuznio per il Risorgimento, collante della nazione. |
14/5/10 - SACRE SFILATE , Luca Scarlini, Guanda, € 12 “Più la Chiesa è in crisi, più si difende ricorrendo al fasto e all’eleganza. Quello che fa oggi Ratzinger lo faceva anche Paolo VI negli anni della contestazione sessantottina”. Parola di Luca Scarlini che nel suo libro racconta le strategie estetiche del Vaticano. Sete e damaschi, stoffe elaborate e barocche, abiti di alta sartoria, scarpe di fattura originale: “sotto il soglio di Pietro – scrive - si mettono in scena vere e proprie sfilate di moda”. Fasto e lusso sfrenato in verità lontanissimi dai precetti biblici, ma considerati indispensabili per catturare l’attenzione dei fedeli. Ogni dettaglio è studiato con la massima cura, ogni vestito o accessorio ha un nome specifico, con abiti da giorno e da sera, da cerimonia, da pranzo, da visita benefica o mondana. Nell’abbigliamento sono previsti anche guanti, detti chiroteca, con magnifici ricami e lunghi fino al gomito, sandali e ombrellini vezzosi. Ratzinger ha perfezionato il look sotto il segno della griffe: le famose scarpine rosso Prada, che non erano di Prada ma di un artigiano, tale Adriano Stefanelli, calzolaio novarese che ha Bush e Berlusconi tra i propri clienti; lussuosi completi di Gattinoni, eleganti occhiali da vista Cartier demi-lune modello Santos, e per quelli da sole i preziosi Serengeti. Non per niente Ratzinger è finito nella lista degli uomini più eleganti dell’anno della rivista Esquire, cosa che pare abbia molto rallegrato il pontefice, convinto che la magia degli abiti sia un modo efficace per propagare il verbo. A che prezzo? Segreto vaticano. Ma se per vestire un cardinale serve qualche decina di migliaia di euro… Caterina Soffici, Vanity Fair |
25/02/10 - MA LE DONNE NO, Caterina Soffici, Feltrinelli, € 14 “A 30 anni dalle richieste femministe su divorzio e aborto, qui le teenager vogliono lavorare come showgirl, ballerine e vallette di quiz” (Adrian Michaels inviato a Milano del Financial Times) Ogni giorno un maschio italiano gode di 81 minuti e mezzo di tempo libero in più di una donna. Del resto l’Italia è la società più maschilista d’Europa. Facciamo un po’ di ordine: nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale. Oggi le donne sembra che abbiano smesso di combattere per difendere i propri diritti. Il libro racconta storie, personaggi e fenomeni imprevedibili durante la mia giovinezza, come il velinismo politico o le soubrette che si fingono deficienti per acchiappare l’audience. Storie di lavoro “a parità di lavoro le italiane guadagnano il 26% in meno dei colleghi”, ma anche successi “il caso di Renata assunta dall’Ikea nel ’96 come responsabile del controllo di gestione del negozio di Grugliasco (To) . Promossa vicedirettore mentre è in maternità per la nascita del primo figlio, poi a direttore durante la maternità del secondo”. E vistose assenze “le donne italiane nel Parlamento sono il 10,4%, in Svezia il 45%”. Le quote rose, emendamento alla legge elettorale presentato da Stefania Prestigiacomo nel 2003, naufragato in Aula il 12 ottobre 2005, prevedevano di riservare alle donne il 25% dei posti in lista e sanzionava con un 10% dei rimborsi elettorali i partiti che violavano la norma. Voti a favore 140, contrari 452”. Il confronto con l’estero umilia, ma dimostra che un mondo meno sessista è possibile : “nella Spagna di Zap l’obbligo di lavori domestici per gli uomini fa parte , per legge, dei doveri coniugali”, ma anche “ la Norvegia è stato il primo Paese a introdurre la paternità obbligatoria : 10 settimane al 100%, o 12 all’80% dello stipendio. In Danimarca i mesi sono 6 al 100% e altri 6 al 90%. In Svezia il congedo parentale è di 16 mesi da dividere a scelta tra i genitori”. Il sottotitolo del libro è “come si vive nel paese più maschilista d’Europa”. La mia risposta è male, specie se ti avevano preparato e avevi lavorato per qualcosa di diverso. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
18/12/09 - LE NOSTRE STORIE SONO I NOSTRI ORTI (MA ANCHE I NOSTRI GHETTI) , Marco Pannella con Stefano Rolando, Bompiani, 15 € Pannella parla della sua vita politica e di sé “come monumento virtuale e ancora ingombrante”, ma insieme alla storia del cittadino Marco c’è quella dello Stato. Nell’intervista si racconta di un partito vivo e operante da ben 57 anni che ha sempre lavorato per l’”unità laica delle forze” per la costruzione di una alternativa di classe alle attuali classi dirigenti di regime. Particolare attenzione viene riservata al confronto con il mondo comunista. “Da una vita inseguo i comunisti per assorbirli, megalomane come sono, nella rivoluzione liberale. Cito come esempio il referendum sul divorzio: lì riuscimmo ad assorbirli. Prima erano contrari, poi all’ultimo momento accettarono di sostenerlo e vennero con noi. Il loro popolo era d’accordo con quella iniziativa politica, ma i dirigenti avevano paura di perdere, e avevano paura che andassero con la dc. La battaglia sul divorzio e l’aborto ha unito l’Italia : è la democrazia che unisce. Ne discutevano tutti: giovani, anziani, uomini, donne, al nord come al sud”. In parallelo il rapporto con la dc e il mondo cattolico, mai però ricercato nel modo viziato della partitocrazia ma cercando un confronto sui grandi temi della vita, come accadde con la campagna sulla fame nel mondo che vide – molto artatamente però – interesse da parte di Giovanni Paolo II. Marco Pannella descrive il partito radicale come una linea retta e che è vissuta con continuità, mentre le altre proposte politiche sono tutte morte. “Siamo il più vecchio partito italiano e, a naso, direi anche quello che durerà di più tra quelli che ci sono oggi”. Il primo digiuno non si dimentica mai, e così Marco lo racconta : “era una calda mattina di primavera del 1961. All’Arc de Triomphe a Parigi, un vecchio anarchico nonviolento digiunava per protestare contro la guerra in Algeria… io allora vivevo là come corrispondente del Giorno, e mi unii a lui. Dopo cinque giorni lui smise, e smisi anch’io. Però la causa, quella contro la guerra coloniale, la riportai in Italia con me”. Quello che emerge, leggendo le belle pagine - che mi commuovono perché ci ritrovo la parte migliore della mia vita - , è che Marco è protagonista di campagne laiche, di originale umanesimo, e che, attraverso la sua esposizione, talvolta sovraesposizione, ha permesso ai “giovani pannelliani”, quelli di sempre ma anche quelli che lo sono stati per un’ora, di gestire in forme efficaci la campagna divorzista, quella dell’obiezione di coscienza, quella per la legalizzazione dell’aborto, e la straordinaria strategia referendaria che permise a masse di persone comuni di esprimersi e deliberare su temi fondamentali, dal codice Rocco alla legge Reale, dalla legge al finanziamento pubblico dei partiti alla responsabilità penale dei giudici, dagli ordini professionali al sostituto d’imposta, tutti temi vigilati dalla casta partitocratrica che è riuscita, spesso e criminalmente, ad invalidare con aggiustamenti partitocratici il risultato dei referendum. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
11/12/09 - Shopping Di seguito i miei titoli. Questi libri saranno ancora più godibili se letti mangiando croccanti biscotti senza grassi animali (www.mondodilaura.com) - Tiziana Ficacci 11/12/09 - DI TANTI PALPITI, Franca Valeri e Patrizia Zappa Mulas, La Tartaruga, € 16 Di tanti palpiti è il titolo rossiniano del bel libro scritto da Franca Valeri insieme a Patrizia Zappa Mulas, che racconta le passioni della sua vita, il teatro di parola e quello musicale, la scenetta e la romanza, l’humor e il melodramma, il riso e il pianto. Di tanti palpiti è una trasmissione di Radio Tre, ancora in onda, che Franca Valeri ha condotto dal 1999 al 2003 commentando col suo spirito e la sua intelligenza i personaggi della Traviata, di Aida, della Norma e che ritroviamo in queste pagine. Davanti ai geni, pochissimi e Franca Valeri lo è, bisognerebbe inchinarsi, oppure leggere questo bel libro. 11/12/09 - FIGLIE E RIBELLI, Jessica Mitford, Bur € 11 La trascrizione di 30 ore di conversazioni registrate tra il 2000 e il 2001 tra la popstar e il rabbino Boteach, amico intimo di Jackson e sua guida spirituale. Stravaganti le idee di Jacko sulle donne. Di Madonna la popstar racconta: “mi telefonava e mi diceva che si stava toccando e io le dicevo smettila, e lei voglio che appena metto giù il telefono ti tocchi pensandomi. Poi quando ci incontravamo mi diceva, questo è il dito che ho usato ieri”. O anche: “la mia prima ragazza, Tatum O’Neal che ha vinto l’oscar per Luna di carta… io avevo 16 anni e lei 13. Lei voleva fare tutto e io niente perché ero un testimone di Geova e dovevo rispettare molti valori. Lei non capiva l’innocenza mentre io l’adoro. |
30/11/09 - LA PRESA DI ROMA, Claudio Cerasa, Bur Rizzoli, € 9.80
La sua poi, non è una semplice scelta politica ma è anche frutto di un personale percorso di fede: è così cattolico, il sindaco, che quando fu nominato ministro chiamò un prete per benedire una per una le stanze occupate fino a pochi giorni prima dal predecessore Alfonso Pecoraro Scanio (pag. 82) Il 28 aprile Gianni Alemanno viene eletto sindaco di Roma e la capitale d’Italia cambia bandiera dopo 15 anni. L’autore racconta come è avvenuta la conquista con la facile individuazione dei punti lasciati scoperti nel corso degli ultimi anni dal centro sinistra. In particolar modo le periferie, praticamente isolate dal resto della città, e puntando con abilità all’insicurezza della città. Nella realtà Roma durante la campagna elettorale alemanniana risultava essere una città, confrontata ad esempio con la più piccola e con molto meno abitanti Milano, molto più sicura con meno scippi, meno furti e, soprattutto meno stupri (vengono riportati i dati statistici). L’attuale sindaco e il suo staff seppero sfruttare al meglio un orribile reato, lo stupro e l’uccisione della signora Reggiani da parte di uno sbandato romeno, e un secondo stupro di una giovane che, a tutti, sembrò una montatura. Salvatori della giovane due ragazzi vicinissimi al partito del sindaco, difensore dello stupratore uno dei più noti penalisti romani anche lui molto vicino ad Alemanno, insomma una vicenda che ha avuto l’andamento del giallo. Ma, il capolavoro del sindaco è stato il rapporto col Vaticano. Non che i diretti predecessori (Rutelli e Veltroni) avessero lesinato in favori e cortesie, ma il sindaco di estrema destra è stato in grado di lavorarsi le parrocchie e contemporaneamente le gerarchie, più una gran sintonia creata con l’opera romana pellegrinaggi, alla quale ha concesso autobus autisti riparazione tutto a carico del Campidoglio, per gli ingombranti pulman Roma cristiana. Poi la promessa di nuove parrocchie (faremo di tutto perché a Roma possano nascere tutte le parrocchie di cui c’è bisogno. Il Comune appoggerà la realizzazione dei luoghi di culto cattolici con la concessione di terreni – ansa 1 dicembre 2008). L’apoteosi però è stata raggiunta con il rapporto con CL, mediato dalla moglie Isabella Rauti che partecipa attivamente agli esercizi di fede del movimento. Grazie al buon rapporto con Comunione e liberazione il sindaco è riuscito a far eleggere anche i suoi protetti alle europee. Spinetta nel fianco è il consigliere Samuele Piccolo sostenuto dall’Opus Dei e che a soli 27 anni ha avuto ben 11.996 preferenze. Pur aennino è fuori dal controllo del sindaco col quale ha avuto varie incomprensioni ripianate con il regalo al consigliere della gestione del concorso/assunzioni del personale Ama (azienda municipale raccolta rifiuti) selezionati dal centro Elis, affiliazione dell’Opus Dei. Analogamente Alemanno si è mosso con i poteri forti, che a Roma sono i costruttori, che per partecipare ai ricchi appalti non hanno avuto nessuna difficoltà a cambiare casacca. Lo stesso per il generone romano capeggiato da Giovanni Malagò, presidente tra l’altro del circolo Aniene (circolo sportivo ma vero centro del potere romano da dove partono perfino le nomine per la rai), patron dei recenti mondiali di nuoto. Nel frattempo il sindaco ha sostituito presidenti e consigli di amministrazione di tutte le aziende municipalizzate insediando fedelissimi (molti ex picchiatori fascisti), e chi ha osato qualche osservazione è stato allontanato con modalità che Berlusconi si sogna. Tiziana Ficacci, www.nogod.it Diversi commenti sul Sindaco di Roma qui |
26/10/09 - CONTRO I CLERICALI. Massimo Teodori, Longanesi € 16
Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia. Con albagia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico; chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società… Uomini che hanno la stessa religione hanno diverse fibre morali, e uomini che hanno diverse religioni hanno eguali modi di comportarsi moralmente. Questa esperienza non esiste per il clericale. Esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. (Gaetano Salvemini, prefazione a Il programma scolastico dei clericali, 1951) Contro i clericali racconta mezzo secolo di storia italiana individuando persone, gruppi e forze che sono stati i protagonisti, laici e clericali, del conflitto combattuto nella società, nella politica e nella legislazione. Sono indicati nomi, vengono raccontati fatti, misfatti, voltafaccia, sono riportati appelli, dichiarazioni, lettere, vengono chiariti i nessi tra pressioni ecclesiastiche e rinunce politiche. Grande spazio viene riservato alla legge sul divorzio nata in ambito socialista e diventata legge grazie alla abnegazione del partito radicale, è raccontata con dovizia di particolari la tiepidezza dei comunisti che non consideravano prioritaria la battaglia dei diritti civili. Che infatti frenarono le battaglie successive come quella dell’aborto, raccontato anche attraverso la disobbedienza civile, i processi e gli arresti. Interessante quello che Teodori definisce l’harakiri di Pannella, cioè lo scioglimento del partito nell’aprile del 1989 e dei successivi errori commessi con alleanze sbagliate. Nonostante le aspettative di molti Pannella non è stato in grado, benché la sua indiscussa integrità e la sua superiorità culturale lo facessero sperare, dopo lo sfascio di tangentopoli di coagulare intorno a sé quel mondo laico e socialista che aveva vissuto la tempesta. Un ritratto è dedicato a Ignazio Marino definito da Fassino “persona stimabile ma mi pare che la sua impostazione più che laica sia laicista, e penso che forme di integralismo laicista non facciano bene al Pd e alla sua credibilità”, a Gianfranco Fini per cui l’autore scrive “di fronte alle questioni morali attinenti alla bioetica, non si può dire che lo spartiacque culturale passi necessariamente tra destra e sinistra, o tra conservatori e riformatori, bensì è più realistico affermare che la divisione è tra liberali e illiberali, tra ragionevoli praticanti del dubbio e dogmatici assertori della verità”. Ma soprattutto è raccontato il laico spretato, cioè il convertito dell’ultima ora come Marcello Pera, Giuliano Ferrara, Gaetano Quagliarello, Eugenia Roccella in cerca di un ancoraggio religioso per colmare le loro crisi di identità. O, come forse è più probabile “sono riconducibili alla categoria dell’opportunismo coronato, della scalata al piccolo potere”. Caso a parte quello di Magdi Allam a cui vengono dedicate gustose paginette. Molto interessanti i capitoli riguardanti la richieste di infilare le radici cristiane nella Costituzione europea da parte dei papi, e quello dedicato alla spaventosa legge 40 e alla successiva rilettura della Corte costituzionale dell’aprile 2009 che ne ha abolito le parti più grottesche. Molto spazio viene dedicato anche alla politica di Ruini, al suo successo personale per l’astensionismo nel referendum, una sorta di rivincita dopo la sconfitta divorzista del 12 maggio 1974. E poi l’oggi, no alle coppie omosessuali, la scusa del tagliando alla 194 per restringere la libertà di scelta delle donne, le storie di Luca, Pergiorgio ed Eluana. Secondo Teodori “Benedetto XVI ha impresso una svolta tradizionalistica che tende ad annullare il pluralismo e la tolleranza fatti propri dal Concilio Vaticano II” e anche “il mondo berlusconiano ha rincorso fin dal primo momento l’approvazione della gerarchia ecclesiastica oltre l’ovvio sostegno della base cattolica che una volta votava Dc. Ha acconsentito che fossero approvati provvedimenti e leggi clericali non solo su temi “etici” ma anche su questioni di interesse economico”. Nel Pd invece “un gruppo di nuovi aderenti guidato da Binetti si adoperava per sostenere le tesi vaticane nella legislazione italiana”. In questo modo il bipolarismo è il quadro ideale per accogliere le istanze clericali, nonostante non corrispondessero al sentire della maggior parte degli italiani. Bibliografia e indice dei nomi ricchissimi rendono il libro una lettura indispensabile. Massimo Teodori è stato per tre legislature parlamentare radicale. Tiziana Ficacci, www.nogod.it Scorrendo in basso troverete una scheda del suo libro Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista |
26/6/09 - LA RIBELLE E IL PAPA RE, Claudio Fracassi, Mursia, € 18 Il diritto dell’autorità civile di organizzare pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù; l’idea che debba separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa, sono tendenze da condannare. (Pio IX, Sillabo) Ottobre 1867 a Roma. I patrioti sono pronti all’insurrezione. Tra loro Giuditta Tavani Arquati (http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm) , un ragazzo arrivato dal Nord e un garibaldino in marcia per liberare la città dal Papa Re per restituirla all’Italia. L’autore racconta le loro piccole-grandi storie intrecciandole, vite destinate a scrivere una pagina dolorosa e bella della storia. Come un romanzo viene raccontata la vita a Trastevere, dove sorgevano fabbriche di tessuti e vetrerie e il lanificio Ajani, punto di ritrovo di Giuditta e dei patrioti romani, a Borgo, la zona di San Pietro, al Ghetto, dove erano costretti gli ebrei in un paio di strade malsane frequentemente allagato per le esondazioni del Tevere, la quotidianità e gli scandali della corte di Pio IX. Si racconta la impossibile spedizione dei fratelli Cairoli, l’entrata nello Stato pontificio, la battaglia degli ottomila volontari di Garibaldi, l’attentato di Monti e Tognetti. Dopo tre anni Porta Pia. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
23/06/09 - LA MALA RELIGIONE (la religione nemica dell'uomo), Leo Zen, Editrice UNI Srvice, € 14,50 E' uscito per i tipi di UNI Service l'ultimo libro di Leo Zen, un autore a noi caro che abbiamo già recensito per i suoi precedenti libri "L'invenzione del cristianesimo" e "Il Falso Jahvè" (vedi LIBRI in data 12/01/09). Ora Leo Zen affronta nuovamente il tema dei danni che le religioni, o meglio, i sistemi religiosi che in questo sito amiamo chiamare complessivamente la MenzognaGlobale, hanno provocato e continuano a provocare all'intera umanità. L'analisi, spietata ma efficace grazie anche alla facilità di lettura e alla capacità di sintesi, arricchisce una letteratura che sta crescendo in titoli e in qualità in tutto il mondo, a testimonianza della rinascita di un nuovo illuminismo. Anche Leo Zen, in conclusione del suo libro, auspica come noi di combattere le religioni totalitarie e totalizzanti, anche quelle più criminali e terroristiche, con le sole armi di cui possiamo legittimamente avvalerci, quelle della cultura e della difesa della libertà di critica che i sedicenti "possessori" della verità assoluta cercano di impedire con ogni mezzo. |
26/5/09 - VATICANO S.p.A., Gianluigi Nuzzi, chiarelettere, € 15,00 Stanno per chiudere la morsa. Fonti amiche della Guardia di finanza mi hanno allertato (Caloia, presidente Ior, informato in tempo reale sull’attività dei magistrati durante l’inchiesta Mani pulite) La storia raccontata in questo libro parte dall’apertura di un archivio custodito in Svizzera e oggi finalmente accessibile. Si tratta di quattromila documenti riservati della Santa Sede. E il libro racconta la finanza vaticana attraverso lettere, relazioni e bilanci, molti riprodotti nel volume. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
2/4/09 - LA MEZZALUNA E LA SVASTICA, David G. Dalin e John F. Rothmann, Lindau, 24 € I due storici americani ci raccontano come negli anni Trenta si creò una strana alleanza tra nazismo e islam radicale. Eppure nel Mein Kampf Hitler non ebbe parole di stima per il mondo arabo. Gli arabi erano infatto considerati razza inferiore come gli ebrei solo meno pericolosi. Ma, leggiamo nel saggio, il Gran Muftì di Gerusalemme Hal Amin al-Husany, nel 1941 venne accolto in Germania dallo stato maggiore nazista e da Hitler. Al Husany strinse rapporti con il capo delle SS Himmler, visitò Auschwitz, e venne inviato in Bosnia per addestrare un corpo speciale di Waffen SS islamiche da scagliare, in nome della guerra santa, contro gli inglesi. Naturalmente tutto questo succedeva dopo la I guerra mondiale, all’indomani della dichiarazione Balfour che aveva aperta la strada dell’emigrazione ebraica in Palestina. L’antisemitismo di Hitler, forgiatosi su modello del cattolicesimo, diventò per una parte della leadership araba un punto di riferimento. Anche per i dirigenti baathisti di Siria e Iraq, alcuni dei quali hanno costituito la classe dirigente di Damasco e Bagdad dopo la seconda guerra mondiale (ad esempio Saddam Hussein in Iraq). Al Husany fu protetto dall’Egitto e riuscì a schivare il processo di Norimberga, e, secondo i due storici, ha influenzato la classe dirigente palestinese tra cui il premio Nobel per la pace Arafat, grande estimatore dei Protocolli dei Savi di Sion. E’ probabile che il saggio sia un po’ troppo di parte e che sposi acriticamente la tesi sul fascismo islamico. E’ comunque utile per tentare una lettura diversa, in genere eccessivamente buonista, di alcuni movimenti come Hamas o Al Qaida. |
25/03/09 - IL LAMENTO DEL PREPUZIO, Shalom Auslander, Guanda, € 15.50 E Dio disse a Mosè: “Ecco il paese che io ti ho promesso, ma tu non vi entrerai. Tiè” . Nascere nello Stato di NY, crescere nella comunità ebraica ortodossa di Monsey, frequentare la yeshiva*. Un modo di credere in Dio che è un vero problema. Lo racconta Auslander scrivendo le sue memorie di bambino, adolescente, giovane uomo, sfiorando continuamente la blasfemia con il pennino imbevuto nell’inchiostro del sarcasmo. Terzo figlio di una coppia piccolo-borghese, il giovane Shalom cresce con l’ossessione di Dio (“Dio è qui, Dio è lì, Dio è ovunque in ogni dì”), una specie di grande fratello pronto a condannare con spietata lucidità (“guidare di sabato è portare a termine il lavoro di Hitler”). Attento a non infrangere neanche una delle 613 mitzvoth** per non incappare nella collera divina (“l’uomo pianifica e Dio se la ride”), a schivare le bacchettate del rebbe***, le polpettine kosher**** della mamma, e assimilando i rimbrotti del padre. Finalmente Auslander si innamora di Orli, scopre che sta per diventare padre e comincia a sentirsi come Moshe che porta in salvo gli ebrei nella Terra promessa. E questo è l’argomento del libro: si può portare un figlio in una Terra promessa che non esiste? Il romanzo è un’ode all’agnosticismo e alla voglia di una ribellione impossibile. Malgrado la liberazione raggiunta dall’osservanza rigida, lo scrittore rimane “penosamente, straziatamente, incurabilmente, miserabilmente religioso”. Ciò che mai gli viene meno è l’ironia che lo accompagna fino all’ultima pagina, quella riservata ai ringraziamenti “ti prego Dio, non uccidere mia moglie a causa di questo libro. Non uccidere né mio figlio né i miei cani. Se devi per forza uccidere qualcuno uccidi Geoff Kloske… (seguono editori e colleghi vari). Dopotutto è solo un libro!” Auslander scrive per il New York Times Magazine e collabora alla trasmissione radiofonica This American Life. Tiziana Ficacci, www.nogod.it *scuola di studi talmudici |
9/02/09 - PERCHE’ LAICO, Stefano Rodotà, Laterza, € 15
Esperto di diritto e privatezza, il cosentino Rodotà compulsa in quattro capitoli lo stato di salute della laicità. E parte dal terribile articolo 7 della Costituzione, un atto di deferenza e sudditanza dei comunisti alla Chiesa e di cui oggi ancora paghiamo la pesantezza. Ma Rodotà pur riconoscendo il grande limite di Togliatti, non assolve Nenni che per un eccesso di pragmatismo riformista non ha giustamente valutato l’anomalia concordataria. (http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html ) Il giurista ritiene che debba essere superato lo steccato tra clericalismo e anticlericalismo e propone per questo una laicità light aperta al dialogo e non arrendevole ma anzi portatrice di valori. La laicità come metodo e non una sequela di prescrizioni. Che in realtà, è prassi non dei laici – ridotti ormai al lumicino – ma del mondo cattolico. Rodotà auspica una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita del paese, adottando anche gli strumenti tecnologici quali internet ecc., perché solo con la conoscenza delle istituzioni il cittadino esce dallo stato di minorità. Un bel libro sicuramente ma che, almeno a me, è sembrato un libro dei sogni completamente scollato dalla realtà. La partecipazione del cittadino, anche nelle forme più basiche come quando denunciamo un piccolo sopruso per un parcheggio abusato, viene ignorato generando quei fenomeni di qualunquismo che stanno distruggendo la nostra società. Naturalmente siamo in sintonia con Rodotà quando ci ricorda che i diritti civili sono i diritti degli altri e per questo non possiamo fare a meno della laicità. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
| 15/01/09 - RUBARE LE ANIME , Marina Caffiero (a cura) , ed. Viella, € 22 Anna Del Monte, giovane ebrea romana appartenente ad una ricca e colta famiglia del Ghetto di metà Settecento, venne strappata alla famiglia nel 1749 e rinchiusa con la forza per tredici giorni nella casa dei catecumeni per essere indotta a convertirsi. Una raccolta ricchissima di documenti relativi al caso di Anna, una testimonianza della fiera opposizione ai tentativi di farle accettare il battesimo. Capacità di rispondere sul piano dottrinale agli argomenti che avrebbero dovuto intaccare la sua fede e la sua identità, forza fisica, astuzia, cultura… per resistere alla conversione e tornare libera alla sua famiglia. Una lettura interessante perché oggi come ieri lo scopo principale della chiesa cattolica è quello della conversione, come testimonia la devozione alla figura di Madre Tersa di Calcutta. Marina Caffiero insegna Storia moderna alla Sapienza. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
12/01/09 - IL FALSO JAHVE' e L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO di Leo Zen, entrambi editi da Clinamen 15 Euro Da Re Giosia a Paolo di Tarso. I codificatori dell'ebraismo e del cristianesimo in due imperdibili libri di Leo Zen. Entrambi editi da Clinamen al costo di 15 Euro, hanno lo straordinario merito di sintetizzare in meno di 150 pagine un' accurata raccolta di tutte le contraddizioni, le mistificazioni e le invenzioni che caratterizzano la Bibbia, sia per quanto riguarda l'Antico che il Nuovo Testamento. Due veri prontuari tascabili, aggiornati con tutte le novità scaturite dalle più recenti scoperte archeologiche, storiche e filologiche, che mettono in condizione il lettore di confutare documentatamente due delle tre versioni abramitiche della Menzogna Globale, ebraismo e cristianesimo, ma che possono anche costituire il sedimento culturale per confutare la terza di tali versioni, quella islamica. Due libri importanti per chiunque intenda rispondere con le armi della cultura e dell'informazione sia ai credenti nella Toràh, che ai diffusori delle favolette cristiane, ed anche ai ben più aggressivi spacciatori dell' oppio dei popoli nella versione musulmana. |
8/01/09 - CASA DARWIN, Randal Keynes, Einaudi, € 26 E’ un libro sulle gioie e i dolori famigliari del grande naturalista inglese. Dal 1831 al ’36 Darwin navigò intorno al mondo ricercando e raccogliendo reperti e contemporaneamente soppesando i pro e i contro della vita matrimoniale. E se contro il matrimonio c’era la perdita di libertà di movimento e l’obbligo di frequentare i parenti, a favore giocò l’avere figli e il conforto di una compagna e amica costante. Lo scienziato si sposò nel 1839 con la cugina Emma Wedgwood. Emma era una brava pianista e Darwin assunse per lei un maestro che era stato insegnante di Mendhelsson. Insieme andavano allo zoo di Londra e la domenica, anche se senza partecipazione religiosa, lui la accompagnava alla Chiesa Unitariana. Nonostante i consigli di suo padre, Erasmus Darwin, le aveva parlato delle sue perplessità religiose. Ebbero otto figli che preferirono far vivere nel Kent a circa trenta chilometri da Londra. Nella splendida campagna inglese il naturalista accompagnava i bambini in escursioni alla scoperta di animali e forme di vita. Nel libro molte pagine sono dedicate agli appunti di Darwin sulle malattie dei piccini: Willy e George varicella nel 1845; Etty e Betty scarlattina nel ’49… purtroppo Annie morì di tifo. In quel periodo la morte di un figlio era un evento probabile che veniva accolto come inevitabile, ma non per Darwin che ne soffrì enormemente. Il volume è ricco di illustrazioni e fotografie. Tiziana Ficacci, www.nogod.it - |
29/12/08 - TOGLIATTI e AMENDOLA, la lotta politica nel pci dalla Resistenza al terrorismo
- Ugo Finetti, Ares, € 22 - Non sarei rimasto stupito più di tanto se nell’ultimo libro di Ugo Finetti dedicato ai rapporti tra Togliatti (Palmiro, segretario del pci dal 1944 al 1964, anno della morte) e Amendola (Giorgio, figlio del deputato e ministro liberale prefascista Giovanni, alto dirigente del pci dal 1943 al 1980) l’autore sorvolasse su di una considerazione essenziale a giudizio di chi scrive: e cioè che se è vero che Amendola non portò mai all’estremo i suoi contrasti – in ordine cronologico – con Togliatti, Secchia, Longo, Ingrao e, da ultimo, Berlinguer, è altrettanto vero che i suoi possibili interlocutori Nenni, Saragat, La Malfa, non gli offrirono mai sponde convinte. Invece Finetti, e gliene va dato atto, vecchio socialista autonomista di Milano, segretario della Fgsi (federazione giovanile socialista italiana) del capoluogo lombardo, nenniano e poi craxiano doc, nota, soprattutto dopo i tentativi amendoliani tesi a porre il problema della riunificazione delle forze laiche e socialiste (articolo su Rinascita del 24 novembre ’64) che la sconfitta di Amendola all’interno della direzione piccista è dovuta alla mancanza di interlocutori nell’area laico-socialista dopo la breccia aperta da Bobbio (e prima assai timidamente da Francesco De Martino) . Nenni minimizza: Amendola non è rappresentativo (uno dei gravi errori di miopia politica , tra i tanti ahimè, del tardo Nenni). Saragat (che di lì a pochi giorni diventerà presidente della Repubblica , anche perché sarà proprio Amendola a convincere il pci, dapprima orientato su Fanfani, a far arrivare i suoi voti al “traditore”, soprannome utilizzato da Gian Carlo Pajetta per il fondatore del psdi) pensa, appena salito al Quirinale, che è più urgente la riunificazione tra psi e psdi. La Malfa (Ugo, segretario del partito repubblicano italiano) ondeggia tra Amendola e Ingrao (Pietro, fascista, poi comunista, direttore de l’Unità, presidente della Camera nel 1976). Ma tale minimizzazione da parte dei grandi socialisti non è di per sé sufficiente ad invalidare l’impressione di un dirigente politico che, seppure costretto ad operare in un apparato chiuso e monolitico come quello del fu pci, ed avendo tutto sommato alla sua portata la possibilità di far decollare i suoi numerosi distinguo in qualcosa di più rilevante in termini di rottura interna, non abbia però saputo, o voluto, portare la sua azione alle estreme conseguenze politiche, magari con una sua corrente o con una scissione. Tale fu, ad esempio, il caso del 20° congresso del pcus (partito comunista dell’Unione sovietica) del febbraio 1956 nel qaule Nikita S. Kruscev (dirigente bolscevico, segretario del pcus dal ’54 al ’64) denunciò i crimini di Stalin nel famoso “rapporto segreto”che poi tanto segreto non fu, perché i massimi capi del comunismo mondiale, a cominciare da Togliatti, ne furono preventivamente informati e omaggiati di una copia. Togliatti, appena tornato in Italia, impedì che il rapporto venisse pubblicato e agì come se nulla fosse avvenuto. Però i mormorii montavano e allora Amendola provò a cavalcare la tigre del vulimme sapé , che non fece assolutamente breccia nel muro di gomma togliattiano. Malgrado le cautele di Togliatti , il New York Times del 4 giugno ’56 pubblicò integralmente il rapporto (glielo aveva passato Kruscev…) . Il fatto è che Amendola non era amato nel pci: giocavano forse contro di lui il fatto di non essere comunista della prima ora, di non essere mai stato in carcere, di non aver partecipato alla guerra di Spagna, di essere considerato un “attesista” all’epoca della Resistenza ad eccezione del “botto” di via Rasella, da lui progettato e fatto eseguire dai gappisti-piccisti a Roma il 23 marzo 1944 e che portò il giorno dopo all’immane strage-rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Un ordine, quello dell’attentato, mostruoso in sé e del quale non si pentì mai ma che gli servì per rintuzzare gli attacchi di immobilismo che gli venivano dai “duri e puri” Longo e Secchia da Milano. (Luigi Longo, capo delle brigate internazionali pro repubblicani durante la guerra civile in Spagna, vice segretario del pci sotto Togliatti, segretario del partito dopo la morte di questi avvenuta nell’agosto ’64, fino al 1969; Pietro Secchia, più volte arrestato durante il fascismo, capo partigiano, responsabile dell’organizzazione del pci). Ma nemmeno via Rasella fece apprezzare di più questo spurio figlio del partito , che due mesi dopo fu spedito a Milano, visto che Roma, dopo il massacro delle Fosse Ardeatine, non era insorta come speravano i dirigenti piccisti . Molto istruttive le pagine che Finetti dedica alla questione Secchia-Seniga. Giulio Seniga era il factotum di Secchia: sparì (ma poi riapparve… nelle amorevoli e amichevoli braccia del psi…) e sparirono pure 600 milioni di lire custoditi nella cassaforte di “Botte” (il soprannome di Secchia detto così perché tifoso del ciclista Bottecchia). A proposito di diversità , anche se Finetti non lo scrive, Togliatti non denunciò Seniga alla magistratura per il furto. Non lo fece perché, in tal caso, avrebbe dato ragione a chi gli contestava di beccare fondi sovietici . |
19/12/08 - LA VIA LATTEA, Piergiorgio Odifreddi e Sergio Valzania, Longanesi € 16.60 Si potrebbe fare un confronto interessante anche seduti su un divano, ma Odifreddi e Valzania, due persone notoriamente piene di sé, hanno deciso di conversare (a spese della rai) in cammino verso il santuario di Santiago de Compostela che ha trasmesso brani del dialogo durante il viaggio che si è svolto tra il 24 aprile e il 26 maggio scorso. In Spagna e in Portogallo la galassia che gli antichi chiamavano Via Lattea si chiama Cammino di Santiago, perché indica la via da est a ovest che porta al luogo della supposta sepoltura di Giacomo (cioè Iago = Sant’Iago). La via lattea è il titolo di un film di Luis Bunuel (del 1969) che, in modo surreale, ripercorreva la storia dei dogmi e delle eresie. I due hanno deciso di intraprendere questo viaggio per vari motivi: Valzania per devozione mistica, Odifreddi sulle orme del film, entrambi per il collegamento radio 3 rai e il successivo libro che è, come dire, la classica strenna natalizia “politicamente corretta”.(per altri titoli vai su http://www.liberelaiche.it/libri.html ) I due, con il supporto in alcuni momenti dello storico cattolico Franco Cardini, hanno discusso di fede, scienza, senso della vita, mal di piedi… I due hanno una grande ironia e la capacità di ascoltare gli argomenti dell’altro pur avendo due radicate e diverse convinzioni: ateo “impentitente” il primo, credente nella fede cattolica l’altro. Il tipo di discussione che i due hanno portato avanti per gli oltre 790 chilometri del pellegrinaggio, sarebbe quella che magari ci piacerebbe ascoltare qualche volta nei talk televisivi. Odifreddi insegna Logica preso l’Università di Torino e ha recentemente sostenuto la supremazia degli istituti tecnici (lui è un geometra) sui licei. Valzania è direttore dei programmi radiofonici della rai. Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
1/12/08 - STORIA DEI LAICI NELL'ITALIA CLERICALE E COMUNISTA, Massimo Teodori, Marsilio, € 19.50 Massimo Teodori racconta “il cammino dei gruppi politici e culturali che non rinunciarono alla idealità e alla pratica dell’antitotalitarismo laico, liberale e socialista, ossia all’anticomunismo e all’antifascismo democratici, anche quando la Guerra fredda attraversava le fasi più acute”. E’ un libro importante che ha il pregio di fare luce sul pensiero di intellettuali e dirigenti la cui storia è ignorata anche dai sedicenti laici nostrani. I pochi veri laici sanno che l’assente della storia repubblicana è un partito laico, alternativo a quello delle due chiese (dc e pci). Tiziana Ficacci, www.nogod.it |
STAMINALIA, Armando Massarenti, Guanda, € 14 Ci sono delle commissioni che finanziano i propri membri, i bioeticisti che tifano per la morale unica, le politiche di ricerca dettate dal Vaticano. Massarenti racconta di come un dibattito filosofico, morale e scientifico iniziato male, ha determinato scelte sbagliate. Il libro è un resoconto rigoroso di un ambito cruciale della ricerca da cui è giusto attendersi la rivoluzione medica del futuro e che per questo ha scatenato ovunque lotte di potere come quella tra la ricerca sulle staminali embrionali, considerata immorale da Bush e dal Vaticano, e le staminali adulte considerate etiche. Massarenti scrive per il supllemento culturale de Il Sole 24 ore occupandosi di filosofia della scienza ed è direttore della rivista Etica e Economia. Tiziana Ficacci |
IL PURGATORIO DEI LAICI, Paolo Bonetti, Dedalo, € 15 Per l’autore è insopportabile l’ateismo devoto “di chi adora la forza, ma sa di non possederla in proprio e si affida allora a un’istituzione che funge da agenzia di protezione”. Perché secondo lo storico “considerano la Chiesa una donna a ore, da assumere o licenziare per i servizi o i disservizi che, di volta in volta, può rendere”. Interessanti riflessioni su religione, politica e costume. L’autore accusa la gerarchia ecclesiastica di “mostrare maggiore comprensione e apertura verso gli eterosessuali delinquenti che verso gli omosessuali per bene”. Bonetti si riconosce nella religione della libertà promossa da Benedetto Croce di cui è un riconosciuto studioso. Tiziana Ficacci |
20/8/08 - IL MONDO DI SERGIO – UNA STORIA VERA DEI NOSTRI GIORNI - Mauro Paissan con Elvira e Salvatore Piscitello - Fazi Editore, 184 pp, 16 € |
14/07/08 - APPLAUSI E SPUTI, Le due vite di Enzo Tortora - Vittorio Pezzuto, Sperling & Kupfer, € 15.00 Uno degli episodi più indecifrabili della (in)giustizia italiana è quello che ha riguardato Enzo Tortora. La sua vita è raccontata in questo bellissimo libro di Vittorio Pezzuto, giornalista e radicale. Gli inizi alla Rai dove - sembra assurdo oggi se pensiamo a Carlo Conti o ai giornalisti bujaccari - entrò attraverso un regolare concorso. Dopo le cronache per la radio del Giro d’Italia, alternate col noioso lavoro all’ufficio propaganda e sviluppo nella sede rai di Torino, viene finalmente notato e promosso al piccolo schermo come presentatore, insieme alla Pampanini, del programma Primo applauso, una sorta di concorso per nuovi talenti in cui nasceranno artisticamente Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Carattere tosto, Tortora entra facilmente in conflitto con i dirigenti rai che inciuciano sui risultati dei quiz per portare in alto la posta. Viene esiliato per tre anni alla tv svizzera. Nel frattempo si sposa per la seconda volta e ha le due figlie Silvia e Gaia. Nel 1965 la sua popolarità è enorme grazie alla conduzione de La Domenica Sportiva che smette di essere un arido bollettino dei risultati per diventare un divertente e garbato caleidoscopio che mescola attualità e spettacolo, calcio e sport meno popolari, spezzoni di filmati e dichiarazioni in diretta dei protagonisti. Sarà il primo a comparire in tv con un piede ingessato, sarà il primo che rifiuterà lo scoop del pianto facile, evitando di dare in diretta la morte di un calciatore perché la mamma non era ancora stata avvertita. Contemporaneamente collabora a La Domenica del Corriere, fa spettacoli per i detenuti, duetta con Mike Buongiorno, Raffelal Carrà e l’esordiente Pippo Baudo e, soprattutto inventa Portobello un programma innovativo che conquista il pubblico. Il successo del programma è talmente grande e popolare, che cominciano ad arrivargli accuse di reazionario. Su Albo TV un lettore gli scrive che usurpa in video il posto che potrebbe essere meglio occupato da Dario Fo e che lui è un fascio. Tortora gli risponde: “circa il panorama ideologico del mondo dello spettacolo mantengo le mie più vive riserve. Io rispetto tutti, ma eccoci nel 1945: il fascismo muore sotto i colpi degli alleati e dei partigiani veri. Ma Dario Fo passava il tempo fra i famigerati paracadutisti di Salò. Io, studente, sparavo come un fesso contro i fascisti nella liberazione di Genova. Fu un caso dunque che non ho impallinato i suoi idoli. Ma ora basta di avvelenare il paese con queste buffonate”. Carattere e sicurezza della propria storia! |
22/05/08 - LA QUESTUA - Curzio Maltese, Serie Bianca Feltrinelli, € 14.00
“In quasi trent’anni di giornalismo, avevo felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo, di me. E di altri cinquantotto milioni di connazionali. Il papa e i vescovi intervengono nella vita pubblica italiana molto di più di quanto non faccia l’Unione europea alla quale siamo vincolati”. Ed è facile capire, con questo tuonante incipit, come Curzio Maltese ripercorra il solco della grande inchiesta sulle “robe” vaticane dopo quella di Ernesto Rossi che, sul Mondo, nel 1960 scriveva: “quando si tratta della roba i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata come quella della principessina che non riuscì a chiudere occhio tutta la notte per il pisello che le avevano messo sotto sette materassi” . Un libretto da leggere tutto di un fiato, magari cominciando dal capitolo sull’8 per mille: “la campagna 2005 della Saatchi e Saatchi è costata alla Chiesa 9 milioni di €. Il triplo di quanto la Chiesa ha donato alle vittime dello tsunami: tre milioni, lo 0,3% della raccolta. Nello stesso anno l’Ucei (unione delle comunità ebraiche), versò per lo Sri Lanka e l’Indonesia 200mila €, il 6% del suo (estremamente inferiore) 8 per mille. Un’offerta in proporzione venti volte superiore, in un’area dove non esistono comunità ebraiche”. Per poi proseguire con il capitolo sull’Ici “secondo gli studi dell’Anci , ogni anno i comuni italiani perdono oltre 400 milioni di € a causa di una esenzione fiscale illegittima e contraria alle norme europee sulla concorrenza”. Per continuare col turismo della fede “la Chiesa si affida al testimonial Luciano Moggi… o alla Mistral, agenzia turistica fondata da Bud Spencer e salvata dal penultimo governo Berlusconi con una operazione giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della coalizione”. Per passare a uno degli scandali più grossi “l’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti circa un miliardo di euro all’anno”. E ancora e ancora… Tabelle, grafici e torte completano la lettura. Questo agile libretto, che dovrebbe diventare per noi che vogliamo un paese che spende per i cittadini un manuale, è stato possibile grazie alla collaborazione che Maltese, giornalista di la Repubblica ed esperto di cronaca giudiziaria, ha avuto da Maurizio Turco, deputato radicale e segretario dell’associazione www.anticlericale.net, e da Carlo Pontesilli, fiscalista esperto di privilegi ecclesiastici e promotore in Italia e Europa di iniziative volte alla loro eliminazione. |
18/3/08 – CONTRO GIULIANO: NOI UOMINI, LE DONNE E L’ABORTO, Adriano Sofri, Sellerio , 2008, 139 pagine, €10 Le idee malate che il giornalista Giuliano Ferrara ha messo in campo preoccupano molti di noi e la tendenza diffusa è di considerarlo pazzo. Il suo collega e amico Adriano Sofri ha tentato di capire, come solo l’affetto di un amico può fare, e ha dedicato queste intense 139 pagine da leggere in un soffio: “Questi sono i miei pensieri a proposito della crociata. Sono pensieri da maschio che discute con un altro maschio”. Cominciamo con “se la tavolata è di soli uomini, si possono dire cazzate sull’aborto, senza farsi problemi, senza temere sorprese. Come in una cena senza negri, se vi piacciono le barzellette dei negri”. E “quando proclami che l’aborto è lo scandalo supremo del nostro tempo, io non ci credo. Una bambina, un bambino che viene al mondo è la cosa più bella, ma un embrione abortito non è la cosa più brutta. La cosa più brutta è un bambino nato che muore di fame o di abbandono o di violenza, che si aggrappa al seno vuoto della madre”. E affonda “l’hai chiamata crociata. Ti sei compiaciuto che fosse di parte. Ti avevo avvisato che avrebbe offeso e scandalizzato tante donne e tanti uomini, e li avrebbe drizzati contro di te… hai voluto rompere, dividere”. “Sei contro il preservativo , contro la contraccezione. Strada facendo hai estremizzato questa insensata obiezione… sei arrivato man mano a sostenere che non si faccia l’amore se non accettando che ne risulti una nuova vita. Pazzia. …a proposito della pillola Ru486, da dove viene questa smania proibizionista in uno come in te in cui perfino il divieto di fumo sembra oltre che fisicamente insopportabile, civilmente oltraggioso?” e ancora “dici che occorre una rivoluzione culturale, ma non è detto che le rivelazioni culturali debbano essere autoritarie o tiranniche”. E infine “tu non fai che ripetere di non volere che mai una donna sia perseguitata per aver abortito, e ti spingi fino a lodare la prudenza della Chiesa che non chiede la cancellazione della 194. Ma questa è la superficie della cosa. Il suo fondo è che quel mondo e quelle autorità della Chiesa sopportano la 194 solo perché sentono di non avere la forza di rovesciarla, e ripristinare, non l’aborto zero, ma l’aborto braccato, infamato e clandestino. Non dovresti, per coerenza, chiedere anche ai credenti diventati la tua nuova famiglia di accettare la 194 come tu proclami di accettarla?” Forse piacerebbe a Giuliano il frammento di Euripide che dice: quelli che Dio vuol distruggere, prima li fa impazzire. |
| 22/02/08 - VIAGGIO NEL SILENZIO, Vania Gaito, ed. chiarelettere, € 12.00 Un libro sulla pedofilia nel clero, fenomeno a lungo taciuto su cui con fatica si alza il velo. Le gerarchie ecclesiastiche si sono preoccupate solo di nascondere il fenomeno, per niente di fermarlo o aiutare le vittime. Nel libro vengono ricostruiti molti episodi, ad esempio quello di don Gelmini, il caso di don Contini, la storia dei Legionari di Cristo e casi di giovani preti vittime di abusi sessuali, rivelando un quadro assai squallido del clero. Ampia inchiesta su come si svolge l’educazione nei seminari, e in che modo viene contrastata la libera espressione della sessualità. Secondo l’autrice potrebbe essere la mancanza di un normale sviluppo psico-sessuale che determina la tendenza alla pedofilia. Gaito è una psicologa, nel maggio 2007 ha tradotto il documentario della BBC Sex Crimes and Vatican che ha pubblicato sul sito Bispensiero al quale collabora attivamente. Tiziana Ficacci |
22/02/08 . PRIME DONNE, Ritanna Armeni, ed. Ponte alle Grazie, € 16.00 A molte donne le lotte femministe degli anni Settanta sembrano superate e anche inutili. L’offensiva sul diritto alla salute, il “veto” alla fecondazione assistita e la lista contro l’aborto ad esempio, induce a un ripensamento. Utile quindi il libro di Armeni che esplora i campi preclusi alle donne. Ad esempio la casa della politica e del potere, perlopiù maschile. Le donne nello scorso secolo sono riuscite ad occupare qualche poltrona, ma gli uomini mantengono intatta la loro egemonia . Armeni rifiuta il vittimismo e chiede alle donne di avere il coraggio di scendere in campo , di non avere timidezze nel desiderare (maschilmente) il potere. Armeni, giornalista, conduce 8 ½ su La7, ed è opinionista del quotidiano Liberazione. Per la stessa casa editrice ha pubblicato La colpa delle donne. Tiziana Ficacci |
28/1/08 - Di seguito due libri che abbiamo scelto per ricordare il Giorno della Memoria. Il primo per non dimenticare come le responsabilità della Chiesa, sorda davanti all’avanzata del nazismo, zitta di fronte all’ingiustizia delle leggi razziali italiane, cieca davanti alle deportazioni di ebrei, sia proseguita fino alla collaborazione nella fuga dei nazisti. Il secondo per ricordare che l’uomo, anche nelle condizioni bestiali in cui è stato - e in molte parti del mondo ancora è - costretto a vivere, la vita non è una povera cosa che ci è stata concessa in prestito in attesa della redenzione, ma la continua ricerca della speranza nella felicità, qui e ora. |
LA FUGA DEI NAZISTI MENGELE, EICHMANN, PRIEBKE, PAVELIC DA GENOVA ALL’IMPUNITA’, Andrea Casazza, ed. Il Melangolo, € 13 Genova è la città che è stata indicata dallo storico Uki Goni (lo scrittore di Operazione Odessa) come luogo di passaggio, soggiorno e imbarco di alcuni dei più noti e sanguinari ufficiali delle SS, collaborazionisti francesi e croati. Dalla fine del 1948 agli inizi del 1951, sono transitati in quella incolpevole città, criminali come il duce degli ustascia Ante Pavelic, il boia di Lione Klaus Barbie, il capitano delle SS Erich Priebke, responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine. Grazie alla desecretazione degli archivi del centro di immigrazione di Buenos Aires avvenuta nella primavera del 2003, vengono ora ricostruite le modalità di arrivo e di soggiorno a Genova, i dettagli della partenza e della successiva latitanza, spesso molto felice, nell’Argentina di Peron. Attraverso l’analisi dei documenti si alza il sipario sulla complicità della chiesa cattolica. L’organizzazione delle fughe e soprattutto le formalità di imbarco e l’accoglienza, sono state opera di sacerdoti. Giova sempre ricordare la complicità e il silenzio della chiesa romana, specie in questi giorni in cui anche i mallevadori dei misfatti, amano piangere. Tiziana Ficacci www.nogod.it . |
SHOAH, Claude Lanzmann, Einaudi (libro + dvd di 570’), € 38 Dodici anni di lavoro per documentare l’orrore dei sopravvissuti del Sonderkommando. Non deportati comuni quindi, ma relegati a lavorare nelle camere a gas e nei crematori, quelli che “hanno visto morire il loro popolo”. Lanzmann da voce ai testimoni polacchi che videro arrivare i convogli, mentre lo sfondo delle loro testimonianze sono i campi di Auschwitz, Treblinka, Sobibor. Nel libro, oltre ai dialoghi del film, un capitolo è dedicato all’intervista a Maurice Rossel che il 23 giugno del 1944 visitò il lager di Theresiensdat in qualità di capo delegazione della Croce rossa. Rossel racconta del sadismo straordinario dei nazisti, abili e perfetti organizzatori, che mai avrebbero avuto bisogno dell’aiuto delle loro vittime, “quei politici e quegli ebrei che credevano di poter sopravvivere un minuto in più”. Filip Muller, ex deportato ad Auschwitz e ex membro di un Sonderkommando racconta a Lanzmann “chi vuole vivere è condannato alla speranza”. E questa frase non riusciamo a togliercela dalla testa neanche dopo le nove ore del film. |
29/11/07 - LA BUSSOLA D’ORO – LA LAMA SOTTILE – IL CANNOCCHIALE D’AMBRA, Philip Pullman, Salani, € 12.00 l’unoStorie fantastiche, incredibili invenzioni, ritmo martellante, abbondanti complessità di toni: favoloso, immaginifico, epico, drammatico, mistico, lirico. Una metafora della condizione umana che propone temi di riflessione filosofica (libero arbitrio, caso, necessità) con lo scopo di emozionare e divertire. La Bussola d’oro costituisce la prima parte della trilogia Queste oscure materie che comprende anche La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra. Philip Pullman con la trilogia ha avuto nel 2001 il Whitbread Book of the Year (assegnato per la prima volta a libri per bambini) e nel 2005 ha vinto l’Astrid Lindgren Memorial Award, il premio più prestigioso del mondo riservato all’infanzia. |
| 5/11/07 - CROCE E DELIZIA - Usi abusi e disusi di un simbolo, Clara Gallini, Bollati Boringhieri , € 8 E’ un viaggio lungo i luoghi segnati dalla croce: chiese, campanili, androni, stanze da letto, confini, vette, processioni, eserciti. Simbolo che spesso è abusato, tra sacro e profano, religioso e civile, pubblico e privato. Il percorso indicato da Gallini inizia con i capiletto che adornavano da nord a sud stanze di poveri e ricchi, sotto di cui si nasceva, si faceva sesso, si moriva. Ormai si nasce e si muore fuori dal letto di casa e le croci sono scomparse dalle camere da letto. Il crocefisso è stato sfrattato (quasi sempre) dagli androni dei palazzi per lasciare il posto ai meno superstiziosi e più sicuri sistemi di videoallarme. Resistono invece le croci a vigilanza di interi paesaggi, mete di turismo non necessariamente di carattere religioso. La croce appare nei movimenti neofascisti e in quelli pacifisti, non teme il ridicolo nei cortei di destra e sinistra, ed è il soggetto di contese tra le diverse fazioni dello scudocrociato (ex dc). Resiste tenace nelle scuole e negli uffici pubblici grazie alla delibera della Corte costituzionale che ne ha sancito la legittimità rimettendo in vigore un decreto ministeriale degli anni Venti, addirittura pre-concordato. Crocette d’oro e di diamanti fanno bella mostra di sé tra seni esagerati di vallettine e giornaliste tv, sui petti pelosi di maschi buzzurri, sui bicipiti luccicanti di bei calciatori, e tra punk che la mescolano con la svastica. Tiziana Ficacci,www.nogod.it 5/11/07 |
5/11/07 - PERCHE’ MI TORTURATE ? STORIA DELL’UOMO RINCHIUSO IN UNA GABBIA GRANDE QUANTO IL SUO CORPO, a cura di Gabriele Vidano e Letizia Mozzi, prefazione di Gianni Vattimo, Tea, € 10 |
31/10/07 - FURORE GIACOBINO, Luca Volontè, Aliberti, € 18.50 E’ possibile che Luca Volontè abbia scritto un saggio? Si, e al buontempone che me lo ha regalato un grazie sincero, perché il laborioso lavoro del deputato Udc ripercorre, dal 2005 al 2007, tematiche e battaglie culturali (che spesso per salvarci rimuoviamo dalla memoria) che vedono protagonista la chiesa “attaccata” aspramente dai guerriglieri laicisti. Troviamo nell’ordine il referendum sulla legge sulla procreazione, il raduno di Loreto, i privilegi fiscali, le accuse di pedofilia a don Gelmini, le critiche alla messa in latinorum. Una raccolta di articoli, citazioni, nomi e cognomi dei superlaici anticlericali che “tentano di ottenebrare ogni parola della chiesa”. Volontè attacca il “laicismo statalista e multiculturale”, i due modi con cui “l’etica pubblica in voga” affronta la dimensione religiosa istillando “l’idea di società nuova, anticattolica, pratica politica oggi”. Spiace solo che il libro non abbia schede di aggiornamento. Sarebbe stato interessante avere la posizione del defensor fidei sull’obiezione di coscienza dei farmacisti. Tiziana Ficacci,www.nogod.it 31/10/07 |
2/10/07 - LE RADICI PAGANE DELL' EUROPA, Luciano Pellicani, Ed. Rubbettino, € 18 Alle origini della civiltà moderna non ci sono le radici cristiane, ma piuttosto il portato della cultura greco-romana. E’ la tesi proposta da Luciano Pellicani, storico e stimatissimo direttore della rivista socialista Mondoperaio. |
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ALL' OMBRA DEL MELOGRANO, Tariq Ali, Baldini Castoldi Dalai, € 18
L’autore, analista politico della sinistra radicale e firma prestigiosa della New Left Review, pakistano, laureato a Oxford, si dichiara ateo. E’ un profondo conoscitore dell’islam e in questo bel libro Ali da una sua interpretazione sulla crepa tra cristiani e musulmani che, sostiene, si è consumata nel XV secolo nella Spagna della Riconquista. In quel momento, quando il mondo islamico viene scacciato con violenza, perde la sua apertura verso la diversità e si trasforma in società fondamentaliste. La storia si svolge a Grenada (dall’arabo Gharnata) nel 1499, sette anni dopo la resa della Spagna islamica alla regina Isabella (artefice della de-ebreizzazione e de-musulmanizzazione del paese, e per la quale è in corso la causa di santificazione). I personaggi della vicenda sono l’arcivescovo Ximenes de Cisneros, grande inquisitore che ordina l’annullamento della cultura islamica attraverso la distruzione di manoscritti di scienza, matematica, filosofia; Cortés, futuro conquistador dell’impero azteco; i componenti del casato dei Banu Hudayl che vedono sgretolare il loro mondo. Tutto si svolge all’ombra dei melograni, che ancora oggi danno il nome alla città e che proprio in questi giorni offrono i loro succosi frutti. |
IL DOLORE E LA POLITICA, Andrea Boraschi e Luigi Manconi, Mondadori , € 13 Così come stabilisce la Costituzione molti malati chiedono e ottengono la sospensione delle cure per abbreviare faticosi dolori. Però c’è chi è in stato di incoscienza e viene sottoposto a interventi medici invasivi penosi, o chi è mantenuto all’infinito in stato vegetativo senza che abbia potuto scegliere questo cambiamento di condizione. Boraschi e Manconi denunciano la lesione alla autodeterminazione (diritto spesso leso nel nostro inutilmente amato paese) e propongono l’introduzione del testamento biologico, attraverso cui ognuno può stabilire il limite delle cure in caso si trovasse nell’incapacità di poterle esprimere lucidamente, nominando un fiduciario che garantisca l’esecuzione dei suoi desiderata. Nel libro vengono riportati gli ostacoli che questa proposta di buon senso riscontra nell’attualità politica italiana che si vomita addosso sulla “fine naturale della vita”, quando è evidente che la medicina è un prodotto artificiale del genio umano. Rodotà, che scrive un capitolo del libro, sostiene che le difficoltà di introdurre una legislazione sul testamento biologico risiede nella (pretesa) egemonia culturale della chiesa, alla quale, beninteso, la classe politica al completo si genuflette accreditando il paese come culla dello stato etico (ovviamente facendo macelleria messicana del termine). |
CASA DARWIN, Randal Keynes, Einaudi, € 26 Bellissimo libro sulle gioie e i dolori famigliari del grande naturalista inglese. Dal 1831 al ’36 Darwin navigò intorno al mondo ricercando e raccogliendo reperti e contemporaneamente soppesando i pro e i contro della vita matrimoniale. E se contro il matrimonio c’era la perdita di libertà di movimento e l’obbligo di frequentare i parenti, a favore giocò l’avere figli e il conforto di una compagna e amica costante. Lo scienziato convolò a nozze nel 1839 con la cugina Emma Wedgwood. Emma era una brava pianista e Darwin assunse per lei un maestro che era stato insegnante di Mendhelsson. Insieme andavano allo zoo di Londra e la domenica, anche se senza partecipazione religiosa, lui la accompagnava alla Chiesa Unitariana. Nonostante i consigli di suo padre, Erasmus Darwin, le aveva parlato delle sue perplessità religiose. Ebbero otto figli che preferirono far vivere nel Kent a circa trenta chilometri da Londra. Nella splendida campagna inglese il naturalista accompagnava i bambini in escursioni alla scoperta di animali e forme di vita. Nel libro molte pagine sono dedicate agli appunti di Darwin sulle malattie dei piccini: Willy e George varicella nel 1845; Etty e Betty scarlattina nel ’49… purtroppo Annie morì di tifo. In quel periodo la morte di un figlio era un evento probabile che veniva accolto fatalmente, ma non per Darwin che ne soffrì enormemente. In quegli anni scrisse l’Origine della specie. |
NON DIRE NOTTE, Amos Oz, Feltrinelli, € 15 La crisi amorosa di una coppia come metafora dei rapporti tra israeliani e palestinesi e della condizione umana. Il 60enne Theo è un grande urbanista che ha disegnato nuovi quartieri ma che poi va a vivere in America latina. Lì incontra Noa e decidono di tornare in Israele. Sceglie di non lavorare più, perché per vivere gli basta l’amore di sua moglie e la bellezza del deserto del Negev. Arriva la crisi quando un allievo di Noa muore per overdose e lei decide di seguire un progetto di riabilitazione per giovani drogati. Theo si sente escluso ma capisce che per aiutarla nel suo progetto deve rinunciare a ogni tentativo di aiutarla : “devo rincantucciarmi, come attenuare il dolore controllando il respiro”. Come sempre negli scritti di Oz, una semplice descrizione rivela uno stato interiore, e così descrive le mani di Noa: “le dita sono già un po’ avvizzite, la pelle è rugosa, un reticolo di vene bluastre e di macchie di pigmentazione fa assomigliare il dorso a una zolla di terra. Come se i suoi veri anni fossero stati temporaneamente aspirati via da tutto il resto del corpo per confluire lì, nelle mani, dove fanno pazientemente riserva di vecchiaia, in attesa del primo cedimento”. Amos Oz , tra i fondatori di Shalom akshav, insegna letteratura all’università Ben Gurion. Tra i suoi tanti libri ricordo Una storia di amore e di tenebra (Feltrinelli € 12) autobiografia in forma di romanzo che racconta l’esistenza tragica dei suoi genitori lituani, la Gerusalemme degli anni trenta, quaranta, cinquanta (Gerusalemme è una vecchia ninfomane che spreme sino allo spasimo, prima di scrollarsi via da dosso con uno sbadiglio un amante dopo l’altro, è una mantide che sbrana chi la monta mentre è ancora dentro di lei), la nostalgia dell’Europa (nella scala dei valori dei miei genitori tutto ciò che era occidentale stava culturalmente più in alto. Malgrado Hitler consideravano la Germania più civile di Polonia e Russia; la Francia ancor più della Germania, l’Inghilterra era ancor più su della Francia), la scelta di diventare socialista e vivere nel kibbutz (Hulda fu la mia casa dal ’54 all’85), la fatica di recidere le proprie radici (Lo zio dedicò lunghi anni alla redazione di un libro su Gesù nel quale affermava che non aveva l’intenzione di fondare una nuova religione perché gli stava bene di rimanere ebreo), la pena del suicidio della madre (Mi misi a odiare mamma e tutti i suoi mal di testa e quello sciopero silenzioso contro di noi) fino ad abbandonare il suo cognome cambiandolo in Oz (forza, coraggio) per crescere (Avevo sviluppato una larvata invidia per la sessualità femminile, infinitamente più ricca, delicata e complessa, come il violino sta al tamburo) e scindere (Già appena venuto al mondo mi aspettava sulla soglia una donna cui avevo appena provocato un dolore e che pure contraccambiava con tenerezza amorevole porgendomi un seno. Quanto al sesso maschile, quello mi aspettava al varco con in mano il coltello del circoncisore) |
DIO NON E' GRANDE. COME LA RELIGIONE AVVELENA OGNI COSA - Christopher Hitchens, Einaudi Stile libero, 14.50 Le religioni insegnano agli uomini a considerarsi spregevoli, miserabili e colpevoli peccatori prostrati davanti a un dio irato e geloso, il quale li avrebbe creati o dalla polvere o dal fango o da un grumo di sangue. Le posizioni della preghiera imitano quella del servo davanti a un monarca irritabile. La vita è di per sé una povera cosa: un intervallo in cui prepararsi per l’aldilà o per la venuta del messia. La religione insegna alle persone a essere presuntuose, perché le rassicura che Dio si prende cura di ognuno raccontandogli che l’universo è stato creato proprio per loro. Chi pratica ostentatamente una religione spesso è superbo perché è convinto che sta compiendo un lavoro per conto di Dio. E’ questa è la condivisibile posizione di Hitchens, il cui saggio è uscito ieri in Italia (e di cui Nogod aveva anticipato le reazioni americane, vedi 2/5/07 in http://www.nogod.it/tiziana2007.htm) . Libro colto e intelligente scritto da un colto intelligente che contesta tutte le religioni (ebraismo senza fare antisemitismo, cristianesimo pur non addentrandosi nelle questioni economiche che a noi italiani ci colpiscono duramente, islamismo senza la solita sottomissione nostrana, buddismo senza paura di essere definito politicamente scorretto…), ma non coccolandosi nel facile disprezzo “di cassetta” di chi comunque crede. Hitchens , inglese ma forse più popolare negli Usa, convinto liberal, si è distinto per il suo favore alla guerra in Iraq e per le sue (incomprensibili) prese di posizione a favore del fumo nei locali pubblici. Tiziana Ficacci 13/06/07 |
NECESSARIO E SUPERFLUO, Silvia Cecchini, Palombi&Partner, 15 euro Necessario è dare al popolo i mezzi per uscire dalla subalternità: cultura, scuole, salute. Superfluo è il finanziamento per nutrire i gatti di largo Argentina: depennando la voce dal bilancio comunale con la postilla non c’è trippa per gatti. E’ il programma sintetico della giunta Nathan sindaco di Roma nel 1907, esattamente cento anni fa. Il sindaco è ritratto nelle vignette, numerose nel volume, con un enorme cilindro mentre sale le scale del Campidoglio accompagnato da un interprete col dizionario. Un modo di beffeggiare un repubblicano, ebreo, massone, di padre inglese, chiamato al difficile compito di trasformare la capitale della chiesa nella capitale dello stato unitario. In realtà Nathan conosceva molto bene Roma, dove, chiamato da Mazzini, diresse la rivista La Roma del Popolo . Formò una coalizione di liberali, radicali, repubblicani e socialisti e affrontò un percorso in salita puntando sulla valorizzazione della cultura. Spinto alle dimissioni nel 1913, per la bocciatura della legge sulle aree fabbricabili, studiata per bloccare la speculazione edilizia e osteggiata dalle imprese fondiarie a suon di ricorsi. |
RICORDI DELLA VITA E DEI TEMPI DI ERNESTO NATHAN, Andrea Bocchi, ed. Maria Pacini Fazzi, da richiedere alla Domus Mazziniana di Pisa L’amministrazione Nathan affrontò, sciogliendoli, quattro grossi nodi. Vennero moltiplicate le scuole permettendo ai piccoli romani di assolvere all’obbligo dell’istruzione elementare; garantire le indispensabili misure igieniche introducendo il concetto di medicina sociale; avviata una politica alloggiativa e urbanistica disegnando strade dotate di illuminazione elettrica; creazione di nuovi mercati alimentari per contenere il continuo aumento dei prezzi dei cibi. |
La Spia di Dio, Juan Gomez Jurado, Longanesi 18 Euro Siamo a Roma nell’aprile del 2005. Giovanni Paolo II è morto. Piazza San Pietro è piena dei fedeli del papa. Intanto fervono i preparativi per il conclave. Due candidati papabili di area liberal vengono uccisi con un raccapricciante rituale condito di mutilazioni e messaggi biblici disseminati su e intorno ai corpi. L’ispettore di polizia Paola Dicanti, italianissima ma specializzata (profiler) presso l’FBI, ha il compito di trovare l’assassino. Ovviamente il Vaticano oppone mille ostacoli all’indagine fino al punto di negare i delitti. Poi arriva il fighetto e misterioso padre Fowler che sembra sapere tutto, e allora l’ispettore Dicanti… |
ROMA. Guida non conformista alla città. Fulvio Abbate - Euro 12 Esiste una Roma “personale”, attraverso cui condurre il turista amico per confondergli le idee e aprirgli gli occhi sulle peculiarità della città. Abbate, ironico osservatore del costume che possiamo leggere sul il Foglio, l’Unità, E-Polis, da palermitano romanizzato ci guida per strade-ricordi-abitudini-persone romane. Di seguito due voci per gli amici di Nogod: |
Ernesto Rossi, morto nel 1967, fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà, e pagò l’opposizione al fascismo con il carcere e il successivo confino a Ventotene. Tra i fondatori del Partito d’Azione, sottosegretario alla Ricostruzione nel governo Parri, combatté nel dopoguerra le degenerazioni della giovane repubblica con la militanza politica e una intensa attività di giornalista e saggista. Un paio d’anni prima di morire Ernesto Rossi si definisce così: “Io appartengo alla sparutissima schiera di coloro che credono ancora sia dovere di ogni uomo civile prendere la difesa dello Stato laico contro le ingerenze della Chiesa in Parlamento, nelle scuole, nella pubblica amministrazione, e ritengono che quest’obiettivo sia, nel nostro paese, più importante di qualsiasi altro – politico, giuridico o economico – in quanto il suo conseguimento costituirebbe la premessa indispensabile per qualsiasi seria riforma di strutture: io sono, cioè, sulle posizioni di quello che la maggior parte degli esponenti della nostra sinistra democratica oggi definisce vieto anticlericalismo e pregiudizio piccolo-borghese”. |
Ernesto Rossi, Pagine Anticlericali, Samonà e Savelli, lire 350E’ un libro che dovrebbe essere ristampato perché possa essere letto da tutti. Soprattutto da quelli che militano o simpatizzano nella sinistra e destra laica perché si convincano che, se non si prendono di petto gli equivoci concreti sui quali il pensiero della Chiesa si fonda, la nostra fragile democrazia sarà sempre bugiarda. Commentando questo fondamentale testo, lo stesso Rossi nel 1961 scrisse: “Croce e i crociani hanno fatto un tale pasticcio con cattolicesimo, cristianesimo, misticismo, tradizione, divina provvidenza, storia, ecc, che nessuno riesce più a capire cosa è veramente la Chiesa nella società moderna. E gli equivoci sono stati enormemente accresciuti dall’approvazione dell’art. 7 della Costituzione e della abilissima tattica del dialogo delle sinistre con le forze cattoliche”. Tiziana Ficacci |
Ernesto Rossi, Il Sillabo e dopo, Kaos Edizioni, euro 14.46La singolarità di questo bel libro è rappresentata dal fatto che è costituito quasi completamente da brani di testi ufficiali di Pio IX e dei suoi successori fino a Paolo VI. Testi scelti dallo stesso autore per documentare le posizioni della Chiesa su temi sensibili della vita civile, in conformità con le affermazioni del Sillabo, che condannava come “errori dell’età nostra” le più significative conquiste della civiltà. Tiziana Ficacci |
ANTISEMITISMO DI SINISTRA - Gadi Luzzatto Voghera, Einaudi, 8 Euro |
| MONDO CONTEMPORANEO, rivista di storia diretta da Mario Toscano, Renato Moro, Luigi Goglia, ed. Franco Angeli Questo numero della rivista è dedicato alla stampa cattolica romana dopo la Breccia di Porta Pia. Dopo il 1870 a Roma si passò da 60 testate a 317. A favore dell’autorecluso Pio IX c’era l’Osservatore Romano e La Civiltà Cattolica, il popolare La Frusta e l’umoristico Il Cassandrino tra i più letti. Nella stampa del periodo era frequente l’equivalenza tra liberali ed ebrei, tanto da arrivare a un parallelo tra questione romana e questione giudaica. I liberali per la Civiltà Cattolica sono dei novelli giudei esecutori dei decreti della “frammassoneria mondiale”. Pio IX invece attaccò direttamente giornalisti liberali come Edoardo Arbib fondatore de La Libertà soprannominato elegantemente “il perfido giudeo della libertà servitore del ghetto”. Molti articoli erano dedicati all’ingratitudine del popolo deicida trattato con magnanimità da Gregorio Magno, Alessandro II… e soprattutto da Pio IX, e invece “tra i primi, che pettoruti, insultanti, ed alteri mossero incontro a chi coll’accento di libertà sulle labbra apprestava la prigionia del pontificato”. Con tutta evidenza - penso all’ultima querelle S.S. verso Israele - le cose non sono cambiate. Dopo la Breccia di Porta Pia scolari e insegnanti ebrei accedettero alle scuole, e l’Osservatore Romano scrive “gli iscritti sono 500 ma più di 250 sono pronipoti di Abramo, Isacco e Giacobbe; onde in caso di un plebiscito in quella scuola la legge ebraica la vincerà su quella cristiana. Questo pure sarebbe progresso”. |
OLTRE IL SOCIALISMO - Antonio Polito. Marsilio – Formiche, 9 euro |
LA FINE DELLA FAMIGLIA - Roberto Volpi, Mondadori, 16.50 euro |
CORSO ACCELERATO DI ATEISMO - Antonio Lopez Campillo e Juan Ignacio Ferreras, Castelvecchi, 6 euro
L’ateismo è privo di una dottrina specifica: vive delle scoperte dei fisici, dei biologi, dei chimici, degli antropologi,dei sociologi… succhia un po’ (culturalmente parlando),non elabora dottrine strutturate e quindi si sottrae a ogni tentativo di dogmatizzazione. Secondo gli autori (e piacerebbe sottoscriverlo) l’ateismo è caratterizzato da una morale laica nel senso etimologico del termine “cioè che appartiene al popolo, senza caste”. Il Corso accelerato in veloci lezioni ci ricorda che i non credenti sono pensatori critici, svantaggiati, perché non vivono di certezze. Alla riflessione e al confronto bisogna esercitarsi praticamente perché l’ateo rivendica il diritto al dubbio e al confronto. Riassumendo (e non sembri un paradosso) : “l’ateo crede (conosce) in tutti gli dèi, perché crede (conosce) in tutti i bisogni che l’uomo, nel corso della Storia, ha dovuto affrontare”. |
LE VERE SIGNORE NON PARLANO DI SOLDI - Anna Talò, Corbaccio, euro 14.60 Le donne gestiscono benissimo i soldi, il problema è che non ne parlano e ne guadagnano ancora troppo pochi. Tuttora è forte la discriminazione salariale che le porta a guadagnare il 25% in meno dei colleghi. Talò - studiosa del pensiero della differenza – ha ascoltato 14 donne per parlare di cosa rappresentano i soldi e quali i comportamenti che queste dovrebbero adottare per migliorare la propria posizione economica. Per la scrittrice Lidia Ravera i soldi “sono un coefficiente universale, la lingua più semplice e il desiderio più ovvio”, per la calciatrice Viviana Schiavi “se chiedi a un ragazzo cosa si aspetta ti risponde soldi e carne fresca, le donne tergiversano sui sentimenti”, per la dirigente politica di FI Michela Brambilla “i soldi sono il miglior mezzo di comunicazione comprensibile da tutti”. Tra le intervistate l’attrice Lella Costa, il direttore del Secolo d’Italia Flavia Perina, l’economista Loretta Napoleoni, la divorzista Wanda Lops, la scienziata Amalia Finzi. Donne di potere e vere signore, che parlano di soldi perché li hanno e non se ne vergognano (e per questo li hanno). |
| IL QUARTO SEGRETO DI FATIMA - Antonio Socci, Rizzoli, euro 17 Vi presentiamo un libro che potrebbe essere legittimamente candidato al primo premio nel Festival dell' editoria fanta-religiosa, se esistesse questa specifica branca libraria. Anche se, per la verità, è difficile non considerare appartenente alla pura "fantasy" l' intera produzione dedicata alla Menzogna Globale : le religioni. Ma quando esce un libro di Antonio Socci, un vero appassionato della Madonna oltre che il più accreditato antagonista di Vittorio Messori nella gara a chi la spara più grossa nello spaccio dei miracoli, come potevamo ignoralo ? Di questo "Quarto segreto di Fatima" (ma i segreti "rivelati" sono stati molti di più) ci fornisce una divertita recensione Tiziana Ficacci. GCV |
SONO EBREO, ANCHE - Arturo Schwarz, Riflessioni di un ateo anarchico,Garzanti , 9 euro |
LA TIRANNIA DELLA PENITENZA - Saggio sul masochismo occidentale - Pascal Bruckner, Guanda, 11 euro |
PERCHE' NON POSSIAMO ESSERE CRISTIANI (e meno che mai cattolici) - Piergiorgio Odifreddi, Longanesi, 16 euro |
MATRIMONIO E MORALE - Bertrand Russell, Longanesi, 11 euro |
LA BONTA' DI DIO E IL MALE DEL MONDO : IL PROBLEMA DELLA TEODICEA - Gerhard Streminger (traduzione di Paolo Malberti) - Effelle Editori - Euro 25 - Un libro il cui nocciolo è la critica sistematica (come solo i filosofi tedeschi sanno fare) delle varie teodicee, ossia di tutti i tentativi finora fatti, da parte delle tre religioni monoteistiche, per giustificare il male del mondo e dimostrare così la bontà di dio. Nonostante il tema sia abbastanza impegnativo, il libro è di facile lettura ed aiuta molto bene ad inquadrare il dilemma tra la bontà di Dio (ammesso che esista) e il male del mondo (che realmente esiste). Ma il problema non è stata risolto e difficilmente potrà esserlo. "Nel libro ogni argomento teologico viene esattamente analizzato e sitematicamente confutato dal punto di vista scettico. Ai non credenti insegna ad aggirare, tramite considerazioni razionali, ogni argomentazione apparentemente insuperabile dei teologi. La conclusione del libro è devastante : alla luce dei mali del mondo non può esistere un dio buono. Questo tocca ogni religione monoteista: giudaica, cattolica e musulmana" (da Germania Cattolica - www.kath.de) - Vedi anche http://members.aon.at/gstremin/gg_prolog.htm e http://members.aon.at/gstremin/strem2_it.pdf |
| 4/01/07 - UNA NUOVA STAGIONE PER LA CHIESA, Il Mulino (6/2006) Sezione speciale con saggi di Alberto Melloni, Marco Ventura, Franco Garelli e Marco Damilano. Tutto è lecito! D’accordo, ma è tutto utile? Certamente tutto è lecito, ma non mi lascerò dominare da qualsiasi desiderio. (*) |
21/12/06 - DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI IN ISRAELE - Giovanni Matteo Quer, Proedi, Euro 10. |
16/11/06 - SPORCHE FEMMINE SCIOVINISTE - Ariel Levy, Castelvecchi, Euro 15 |
16/11/06 - STORIA DEL VOTO ALLE DONNE IN ITALIA - Giulia Galeotti, in Italia, Biblink, Euro 24 |
| 16/11/06 - L' ILLUSIONE DI DIO (The God Delusion) - Richard Dawkins, Mondadori Richard Dawkins, professore di comunicazione della scienza all’università di Oxford ha dedicato il suo ultimo libro all’ateismo. The God delusion (l’illusionedi Dio), purtroppo ancora non è disponibile in italiano (ma è in prossima uscita in edizione Modadori)* ma negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è un gran successo ed è il titolo più venduto su Amazon.com, la più grande libreria digitale del mondo. L’autore è stato spinto a questo studio dopo l’11 settembre che ha letto come il più impressionante risultato del fanatismo religioso. Dawkins individua, anche tra i credenti più moderati, un fertile terreno di coltura per l’estremismo. “Il problema è che i credenti, diciamo moderati, a qualunque religione appartengano, contribuiscono a creare un’atmosfera più confortevole e sicura per gli estremisti, perché promuovono l’idea della fede come virtù assoluta e obbligano tutti a un rispetto eccessivamente devoto della religione”. Il libro si propone di dimostrare che Dio non c’è; perché l’uomo è il prodotto di una lenta evoluzione che in 13 miliardi di anni ha portato all’oggi. Utilizzando come fonte Ch.Darwin, l’autore contesta i creazionisti ponendosi una domanda: “Chi ha creato Dio? Perché un Dio capace di disegnare un universo del genere deve essere una entità supremamente complessa e altamente improbabile, la cui esistenza necessita di spiegazioni ancora più grandi di quelle necessarie a spiegare la nostra esistenza”. Alla prevedibile domanda che non si può fornire prova assoluta che Dio non esiste, il professore risponde:”Ci sono un’infinità di cose di cui non possiamo provare in modo definitivo l’inesistenza… eppure non le prendiamo sul serio, a meno che non vi sia qualche ragione concreta per credere che esistano. Perché dovremmo ragionare diversamente su Dio?” Particolarmente interessante è l’analisi sulla trasmissione della credenza; Dawkins richiama la nostra attenzione sulla recettività dei bambini ai quali gli adulti raccontano che Dio esiste e questa fede viene trasmessa da generazione in generazione. “Non esitiamo a dire che un bambino è cristiano o musulmano, eppure non ci sogneremmo mai di dire che un bambino è marxista. Con la religione si fa una eccezione”. Al quesito più comune su quale è il senso della vita se non si crede, la risposta piuttosto condivisibile del professore è: “l’esistenza avrebbe un significato assai maggiore. La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura”. * Disponibili in italiano, Il gene egoista e Il racconto dell’antenato entrambi pubblicati da Mondadori |
14/11/06 - IL PARTITO DI DIO - Marco Damilano, Einaudi, euro 14.50 Un proverbio romano dice “piove o nun piove, er papa magna”. Con lo stesso fatalismo oggi potremmo dire “Prodi o Berlusconi a comandare è sempre il papa”. In estrema sintesi è questo che emerge scorrendo l’ultimo libro di Damilano, giornalista de l’Espresso, quando leggiamo “la chiesa, dopo il trionfo al referendum sulla fecondazione, sembra l’unico potere forte in circolazione”. L’autore parte dalla fine della DC e dall’ascesa al vertice della Cei di Ruini. Don Camillo è descritto come un astuto politico che esercita il comando con pugno di ferro in guanto di cachemire, fino a quando, nel ’95, prende atto che l’unità dei cattolici è finita. E da vita (con molta abilità) alla più grande operazione di riposizionamento della chiesa italiana. Nasce il Partito di Dio: la chiesa che gioca in prima persona conquistando le leve del potere economico e politico. La Cei di Ruini fa tacere i dissidenti, riconduce all’ordine movimenti e associazioni, controllando tutto fino alla più minuscola diocesi. E i “funzionari di Dio” , gli uomini di fede, sono dei manager. E l’Italia è “il fronte avanzato della nuova battaglia che la chiesa combatte a livello mondiale”. Una tragedia? Si probabile, anche se Damilano sceglie di chiudere con le parole di don Milani: “Per un prete, quale tragedia più grossa potrà venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti…” Tiziana Ficacci |
| 28/10/06 - Sam Harris, La fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione, Nuovi Mondi Media, euro 18.50 Un bestseller negli Usa che ha fruttato ad Harris il premio Pen 2005, finalmente esce in Italia. Il libro-manifesto tagliuzza il Dio degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani. Leggiamo: “non possiamo più ignorare che miliardi di persone che ci vivono accanto credono nella metafisica del martirio, o nella verità dell’apocalisse, o in una qualsiasi delle altre nozioni fantasiose che da millenni si annidano nelle menti dei fedeli. Bisogna tenerne conto perché ora quelle stesse persone possiedono armi chimiche, nucleari. Se non vogliamo che parole come Dio o Allah distruggano il nostro mondo, dobbiamo considerarli alla stregua di Apollo e Baal”. Dice Harris :“l’islam non è l’unico credo soggetto a questo orrore. I leader occidentali sbagliano quando insistono nel dire che non siamo in conflitto con l’islam; tuttavia dobbiamo gestire un rapporto problematico anche con il cristianesimo e con l’ebraismo”. L’autore ripercorre la storia delle religioni per concludere: “dovremmo deciderci a riconoscere che tutti gli uomini e le donne ragionevoli hanno un comune nemico: la fede stessa”. Siamo in Italia, e l’editore pubblica un piccola nota:”pur dissociandoci in parte dai contenuti di questo libro, riteniamo che la sua pubblicazione possa contribuire al dibattito sulla laicità”. Lascia qualche dubbio questa nota visto che l’editore ha i diritti per il prossimo libro di Harris, Letter to a christian nation. Tiziana Ficacci |
28/10/06 - Zalkind Hourwitz, Apologia degli ebrei, Medusa Edizioni, € 11.50 Nel 1787 l’Accademia delle arti e delle scienze di Metz mise a concorso un premio per la migliore esposizione sul tema “C’è modo di rendere gli ebrei più felici e più utili alla Francia?”. In quel paese nel tardo Settecento l’atteggiamento verso gli ebrei era estremamente colpevolizzante per il timore che la religione non gli consentisse di accettare le leggi francesi. L’idea corrente era quella di “rigenerare” questa etnia, togliendogli le abitudini alimentari, la ritualità, la prospettiva della Terra promessa. Il premio per il contributo più originale venne assegnato a Zalkind Hourwitz, un venditore ambulante che veniva da uno shtetl* della Polonia che aveva una idea ben diversa: il sistema per rendere gli ebrei felici e utili? Smettere di renderli felici e inutili. Leggiamo: “non sono gli ebrei, ma i cristiani che bisognerebbe rigenerare. Offrire la possibilità di avere altre occupazioni e rendere possibile l’accesso alla cittadinanza. Cittadini come gli altri, lavoratori come gli altri, ben presto gli ebrei si integreranno nella collettività dei cristiani senza per questo rinunciare alla loro identità religiosa. Occorre vietare ai rabbini l’esercizio di qualsiasi potere al di fuori della sinagoga; bisogna aprire ai bambini le porte delle scuole pubbliche, proibire l’uso dell’ebraico nelle transazioni commerciali”. Le tesi di Hourwitz sembrarono così buone ai funzionari della monarchia borbonica che il 23 maggio 1789 (50 giorni prima della presa della Bastiglia) l’ambulante ebreo diventò il conservatore dei libri e dei manoscritti orientali presso la Bibliothèque royale. Purtroppo l’emancipazione ottenuta dagli ebrei nel 1791 durante la rivoluzione, venne quasi azzerata da Napoleone. Tiziana Ficacci |
| LA TYRANNIE DE LA PENITENCE. Essai sur le masochisme occidental, Pascal Bruckner, Ed. Grasset
Nel libro si parla del senso di colpa che aleggia sull’Europa e che impedisce la reazione all’islamizzazione incombente. *La tirannia della penitenza. Saggio sul masochismo occidentale (ed. Grasset) |
HOMOFOBICUS - Oliviero Toscani e Marco Rubiola, Kaos edizioni, euro 30.00 Nella volgare e gratuita televisione generalista italiana non ci sono campagne pubblicitarie specificamente rivolte alla comunità glbt. In questo bel libro sono raccolte le immagini della campagna Ra-Re (quella con i maschi che si toccano il pene), corredate dalle reazioni degli italiani e raccolte attraverso la posta elettronica dallo stesso Toscani. La campagna Ra-Re alla fine venne bocciata dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria e tolta dalla circolazione. Tiziana Ficacci |
TERRORISMO, TERRORISTI E ATTENTATI - Un interessante florilegio a cura di di Tiziana Ficacci Bernard Lewis, La crisi dell’Islam, Le scie Mondadori, euro 16.50 |
| PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLE ERESIE CRISTIANE, Michel Thèron- Ed. Il Melangolo, Euro 20
L’originale storico delle religioni ha catalogato duecento voci maturate in oltre duemila anni di cristianesimo. Si parte dalla A di Abbecedari (anabattisti del XVI secolo convinti che la conoscenza non si apprende dalla lettura ma direttamente dallo spirito santo) alla Z di Zwingliani (seguaci del riformatore svizzero Zwingli rivale di Lutero), passando attraverso la M di Mammillari (fazione di anabattisti tolleranti che nel 400, in un tribunale ecclesiastico, perdonò un ragazzo che aveva toccato i seni di una promessa sposa). |
IL BALLO PROIBITO, storie di ebrei e di tango. Furio Biagini - Le Lettere, Euro 15,00 Suonatemi un tango Che sia razionalista o mistico Ma che possa capirlo anche la nonna Suonatelo con ardore.Tra il 1875 e il 1914 sbarcarono a Buenos Aires più di 5 milioni di stranieri. Molti degli immigranti erano ebrei che provenivano dai più disparati luoghi dell’Europa orientale. Dalla fusione di tutte le culture che in quella città si erano incontrate nasceva il tango, una affermazione di identità e un rito che liberava dalle angosce della vita. L’apporto degli ebrei a questa avventura collettiva, composta di centinaia di avventure individuali, ha contribuito a fare di questo ballo-canzone un’arte universale. Per molti di loro il tango, musica e danza scandalosa per la borghesia locale, fu un mezzo di assimilazione e non è un caso se entrambi ebbero come comuni nemici i militari golpisti e i movimenti fascisti. Musica nata a Buenos Aires, il tango è stato luogo di incontro e di creazione collettiva per persone venute da ogni parte del mondo e anche l’apporto giudaico fa parte delle basi sulle quali si appoggia: l’universalità della vita. Tiziana Ficacci |
IL CONTROLLO DELLA FERTILITA'. Carlo Flamigni - Utet Libreria, euro 42 |
| IL PROBLEMA ISRAELE. Diplomazia italiana e PCI di fronte allo Stato ebraico (1948-1973), Luca Riccardi, Ed. Guerini Studio, euro 29.50 I complessi rapporti tra Stato italiano e Israele, dal 1948 al 1973, sono oggetto di un recente saggio di Luca Riccardi docente di storia delle relazioni internazionali all’Università di Cassino. Giovanni Lubrano di Scorpaniello |
CERCO UN ATEO PER PARLARE DI DIO. Dialoghi online - Marco Cagnotti, Umberto De Vanna - Ed. Ancora, Milano 2006, pagg. 128, euro 11,00. |
| CRISTIANESIMO
ADDIO, Uta
Ranke-Heinemann - Cristianesimo addio (U. R.-H. - Abschied vom Christentum,
Patmos Verlag Düsseldorf 2004) Biografia di Uta Ranke-Heinemann,
l'autrice di “Eunuchi per il regno dei cieli - La Chiesa cattolica
e la sessualità” e “Così non sia. Introduzione
al dubbio di fede" Rizzoli, Milano 1993 In attesa che questo nuovo libro trovi un editore e un traduttore in Italia il nostro amico S.... dalla Svizzera ci regala questa bella recensione. A coloro che hanno letto con interesse, piacere e
profitto i due bestseller di Uta Ranke Heinemann - “Eunuchi per
il regno dei cieli - La Chiesa cattolica e la sessualità”
e “ Così non sia. Introduzione al dubbio di fede"
- Rizzoli Milano 1993, possiamo consigliare l’accattivante profilo
biografico di questa singolarissima studiosa che è stata la prima
donna a diventare titolare di una cattedra di teologia cattolica (nel
1969).
Il libro non è stato ancora tradotto in italiano e forse non lo sarà mai. Può essere dunque letto solo da chi conosce la lingua di Goethe. Cogliamo comunque l’occasione per riparlare un po’ di questa donna. I due bestseller di cui sopra sono stati scritti rispettivamente nel 1988 e nel 1992 e hanno riscosso un successo mondiale. Sono entrambi libri dissacranti che fanno a pezzi l’etica sessuale cattolica l’uno e praticamente tutte le credenze del cristianesimo l’altro. Con questi libri l’autrice aveva di fatto già tagliato ogni ponte con l’ortodossia e la fede: “si è scomunicata da sola” dissero i buoni cristiani. In effetti la Ranke-Heinemann aveva passato il segno, ogni segno. Come diretta conseguenza le fu ritirata la “venia legendi”, perse cioè il posto, come il suo collega Hans Küng. In Germania però in questi casi si crea una nuova cattedra per i professori licenziati dalla Chiesa (nelle università germanofone le università hanno una facoltà di teologia!). Tale è stato il caso per i due qui nominati che almeno finanziariamente non ci hanno rimesso. Nel suo secondo libro la Ranke sembrava nonostante tutto considerarsi ancora cristiana e magari anche cattolica (a buon diritto, visto che noi tutti, secondo quell’ispirata parola di un grande, “non possiamo non dirci cristiani”). Personalmente mi chiedevo in che cosa potesse la Ranke ancora credere dopo aver distrutto praticamente tutto - con un linguaggio sferzante e chiarissimo che non lasciava il minimo dubbio sulle sulle sue idee. Una chiarezza che consigliamo ai tanti e troppi venditori di fumo nostrani che si fanno chiamare modestamente filosofi quando sono semplicemente degli imbroglioni che nascondono la propria nullità di pensiero in discorsi assolutamente incomprensibili o ridicoli. Ma torniamo alla nostra teologa. Dodici anni dopo il suo secondo libro esce ora questa biografia scritta da un suo conoscente in cui traccia non solo un breve profilo biografico di Uta Ranke-Heinemann, ma ci rivela la sua successiva evoluzione. Sì, Uta ha ora tagliato e definitivamente ogni ponte con la fede cristiana e la Chiesa cattolica, come dice il titolo del libro (“Cristianesimo addio”). Tutto quel grandioso edificio che costituisce la dottrina della Chiesa cattolica, sulla quale si sono esercitate intelligenze profonde e acutissime per quasi due millenni e su cui si sono scritti centinaia di migliaia o milioni di commenti, si fonda sul puro nulla, visto che i vangeli e gli altri scritti non sono che favole piene di inverosimiglianze, astrusità e ridicolaggini. Queste affermazioni non sono campate in aria. La Ranke è una studiosa seria che ha passato la vita sui libri. Le conclusioni a cui è giunta sono condivise non solo dai non credenti, ma anche da tanti cristiani ai quali sono cadute grazie a lei le fette di salame dagli occhi e hanno potuto rendersi conto dell’assurdità di certi dogmi come anche della perversione a cui il fanatismo religioso può giungere, quello cattolico nella fattispecie - e che purtroppo non è ancora superato. Ancora oggi la Chiesa rivendica infatti un’autorità morale sull’intera società umana - e politici vili e filosofi tromboni si mettono al suo servizio, gli uni per calcolo, gli altri per intrinseca stupidità. Uta Ranke-Heinemann è anche un “personaggio”. Ama la provocazione - secondo lei assolutamente necessaria - e usa un linguaggio diretto e spesso sferzante. Le piace dare spettacolo - perché no? Il fratello si è spesso vergognato di vedere la sorella fare la pagliaccia nei tanti talk-shows a cui è stata invitata. Le piace mettere bene in vista le sue magnifiche e lunghe gambe. Ma non è ovviamente ciò che conta. Anche se può risultare sgradevole e offensiva (un sociologo trovò un suo libro pieno di veleno e cattiveria - senza averlo magari neanche letto e solo sfogliato, altrimenti ben altre cose avrebbero dovuto scandalizzarlo) bisogna pur concentrarsi su quel che dice più che sul come le dice. E chi ha ancora un po’ di umanità e di cuore non potrà che darle quasi sempre o spesso ragione. Si rimane infatti allibiti davanti agli abissi di stupidità e sadismo di cui hanno dato mostra singoli uomini di Chiesa e la Chiesa stessa come istituzione (altro che divina!). E se non ti scandilizzi di questo di che cosa ti scandalizzi mai? Si leggano per esempio gli scritti di Alfonso de’ Liguori, uno dei pochissimi maestri della Chiesa: uno dei tanti casi patologici. Oggi un Alfonso de’ Liguori sarebbe internato in manicomio. Ai suoi tempi (appena duecento anni fa) era un maestro di teologia morale consultato, ascoltato e venerato. Un bellissimo esempio di “relativismo”: ieri ascoltato - in un determinato periodo storico - oggi da considerarsi un pazzo o un perverso (il buon Alfonso se doveva conferire con una donna si sedeva all’altro estremo della panca voltandole le spalle - che gentilezza e squisitezza di maniere!). Mutantur tempora et nos mutamur in illis - dicevano gli antichi. Questa legge di natura viene oggi bollata come relativismo - dal papa, e dalle sue nuove truppe di complemento, i filosofi tromboni e gli atei-devoti. Colpisce
nell’infanzia e gioventù di Ranke-Heinemann la sua voracità
di apprendere. Leggeva in continuazione. I genitori se ne preoccuparono
persino. Era apparentemente insensibile alle bellezze della natura,
non faceva che leggere e studiare. Ovviamente prima della classe, ottimi
voti senza apparente sforzo. Si può restare anche perplessi e
compiangerla un po’: perché non di soli libri vive l’uomo.
E tuttavia dobbiamo esserne un po’ anche egoisticamente contenti:
perché Uta Ranke-Heinemann ha accumulato un tesoro di conoscenze
di cui ci ha reso poi partecipi coi suoi libri “leggibili e comprensibili”
oltre che divertenti. Di sé dice che non ha mai passato un’ora
con le mani in mano. Per via di un’insonnia cronica anche le sue
notti sono state in parte occupate da letture e studi.Uta
Ranke-Heinemann era di famiglia protestante (il padre, Gustav Heinemann
ricoperse la carica di Presidente della Repubblica federale di Germania
nel dopoguerra). Si convertì al cattolicesimo per poter sposare
Edmund Ranke, cattolico. I genitori si opposero a lungo e in ogni modo
a questa relazione (cosa un po’ sorprendente considerati il loro
grado d’istruzione e la loro cultura). La sua conversione fu un
avvenimento sconvolgente in famiglia che fu digerito, e non completamente,
solo dopo anni. s. p. |
| IL
LIBRO NERO DEL CRISTIANESIMO - Duemila anni di crimini nel nome di Dio
Jacopo Fo, Sergio Tomat, Laura Malucelli pagg. 350 - € 15.50 - Papa Woytila ha chiesto perdono per alcuni crimini commessi dalla Chiesa Cattolica. Purtroppo, negli ultimi 2.000 anni, i misfatti del Cristianesimo sono stati tanti: caccia alle streghe e agli eretici, Inquisizione, schiavismo, colonialismo, appoggio a dittature europee e sudamericane, pedofilia... E quante vite sono state distrutte, direttamente o indirettamente, dallo strapottere cattolico e, più in generale, cristiano? Il calcolo esatto è impossibile ma ci troviamo comunque di fronte a un orrore di proporzioni bibliche sul quale i libri di storia spesso tacciono. Un libro che ripercorre la storia della religione monoteista più diffusa al mondo attraverso le sue gesta più sanguinarie e repressive. Il risultato è un horror che non ha nulla da invidiare a Stephen King. Un bestseller che ha già venduto 50.000 copie e che ora torna, riveduto e aggiornato, in edizione economica. |
| ILLUSIONI
E DISINCANTI -
Dagli scenari incantevoli dell'infanzia ai luoghi ingannevoli dell'età
adulta - di Amedeo Pingitoreedito Klipper edizioni 2005 Euro 9,6 I complessi rapporti di coppia, le emozioni, i "turbamenti" affettivi ed esistenziali che spesso rendono i legami dipendenti da una precarietà strutturale senza uscita. L'autore, basandosi su una consistente casistica significativa, frutto di una lunga e diretta analisi, offre un contributo originale di conoscenza in cui sono rintracciabili elementi di una quotidianità esistenziale molto diffusa nella nostra realtà |
| ATEISMO
FILOSOFICO NEL MONDO ANTICO - di Carlo Tamagnone Editrice Clinamen pp.308 Euro 24,70 La recente uscita del saggio di Tamagnone Ateismo filosofico nel mondo antico rende pubblico un testo di questo singolare filosofo che circolava già da tempo in una ristretta cerchia di suoi amici. Dico ‘singolare’ non perché ci sia nelle sue tesi qualcosa che attenga una particolare singolarità del fare filosofia, quanto piuttosto in riferimento alle sue premesse epistemologiche, al suo metodo e alla sua posizione di ‘cane sciolto’ nel consesso dei filosofi contemporanei. Tamagnone non è un filosofo di professione, ma di quella che potrebbe parere una manchevolezza egli ne fa un vanto, rivendicando l’esperienza di decenni di attività professionali eminentemente pratiche (e tanto lontane dalla filosofia) come patrimonio d’esperienza per il suo filosofare stesso, in opposizione a quei fondamenti metafisici e teorici che molti filosofi si affannano a porre (spesso dogmaticamente) per costruirci sopra i loro sistemi, che si presentano talvolta come vere ‘cattedrali’ del pensiero astratto. E non uso il termine ‘cattedrali’ a caso, perché è proprio Tamagnone a sostenere che la filosofia della tradizione idealistica dominante, da Platone sino agli idealismi contemporanei, sia perlopiù una teologia. Questa avrebbe costruito cattedrali metafisiche dove Dio (il Dio-Volontà personale o il Dio-Necessità impersonale, secondo l’accostamento tamagnoniano) è il presupposto fondante di tali sistemi. Tale posizione (dove il Dio dei monoteismi sarebbe appaiabile a quello dei panteismi) non è facilmente condivisibile e può risultare fortemente opinabile, ma devo anche dire che egli la sostiene da tempo con tanto caparbia convinzione da riuscire talvolta ad argomentarla in modo abbastanza convincente. Il suo ateismo radicale e il suo anti-platonismo risultano talvolta eccessivi, così come può stimolare legittimo scetticismo il suo pluralismo ontologico, dalla cui teorizzazione deriva il dualismo reale (che lui preferisce ora chiamare dualismo antropico reale) che ci ha esposto in Necessità e libertà. Anche abbastanza sorprendente il suo atteggiamento iconoclasta nei confronti di grandi figure della filosofia (da Platone, a Hegel, a Husserl) che mi sembra talvolta un poco strumentale e non del tutto motivata. Ma le sue posizioni teoriche, talvolta estremistiche, non coincidono poi col suo atteggiamento antropologicamente critico, che si caratterizza invece per una relativa tolleranza storiografica e un riconoscimento del ruolo importante sia delle religioni che delle metafisiche nella costruzione delle comunità e delle culture umane. Ma Ateismo filosofico nel mondo antico riserva un’ulteriore sorpresa, se non altro perché nei suoi precedenti scritti Tamagnone aveva sempre accentuato l’aspetto sintetico del ragionamento, mentre qui mostra un’invidiabile capacità di operare in un modo analitico rigoroso e direttamente ‘sul testo’. Abbandonato il piano personale della Weltanschauug pluralistico-dualistica esposta in Necessità e libertà egli si avventura qui sul terreno dell’oggettività critica e dell’analisi filologico-ermeneutica che è propria degli ‘addetti ai lavori’ della filosofia antica, e lo fa senza titubanze contraddicendo spesso e volentieri storici riconosciuti e prestigiosi. Non solo, ma con quello svincolo dall’establishment, che è la sua principale risorsa (ma anche talvolta il suo limite), egli ci offre una rilettura inconsueta e anticonvenzionale di una storia della filosofia antica ormai sclerotizzata (sia nella manualistica che nella saggistica ermeneutica) che giudica ripetitive o con estensioni arbitrarie al di là di ogni logica culturale concreta. In questo senso Tamagnone ci richiama alla concretezza dei contenuti e all’analisi dei testi con un rigore notevole e molto poco frequente nei filosofi non professionisti. Abbiamo in questo saggio la chiara testimonianza di come sia possibile, in un’isolamento intellettuale profondo e asettico, riuscire a conseguire risultati euristici e filologici di prim’ordine quali compaiono raramente di questi tempi. Mi sembra poi straordinaria l’idea di ricorrere all’antroponimia per dimostrare che Leucippo non può essere nato ad Elea (come una tradizione spuria ha potuto accreditare) ma che versosimilmente ha avuto i propri natali in un contesto ionico; probabilmente Mileto (come alcune testimonianze accreditano), o in altri luoghi della fascia ionica orientale (oggi Asia Minore). Per quanto attiene alla struttura e ai contenuti di Ateismo filosofico nel mondo antico esso è costituito da due capitoli a carattere introduttivo e propedeutico all’argomento principale del saggio e che riguardano un’analisi del fenomeno religioso dal punto di vista antropologico, nel suo nascere e nel suo strutturarsi attraverso le diverse culture, e che fa riferimento non già all’antichità ma a quei gruppi umani contemporanei portatori di culture arcaiche che si collocano in molti casi antropologicamente ‘aldiquà’ di quel mondo antico dove è nata la filosofia. Apparentemente, come egli stesso rileva, questa parte sembra poco coerente con gli sviluppi storiografici concernenti la filosofia antica che vengono sviluppati nei successivi quattro capitoli, va però detto che esso risulta indubbiamente utile per comprendere il senso dell’analisi successiva e delle conclusioni a cui egli arriva. Anche se poi se ne trae il senso di una certa frattura non sufficientemente mediata tra la parte antropologica citata e la successiva filosofica, concernente l’ateismo antico, che assume un carattere molto differente dal punto di vista della struttura espositiva.La parte più interessante del saggio è costituita dal quarto capitolo, che è a suo modo un piccolo saggio assolutamente perfetto nella sua struttura analitica, e che è rivelativo non soltanto dell’acutezza di Tamagnone ma anche del pressappochismo e dell’approssimazione con cui prestigiosi storici della filosofia hanno trattato il pensiero atomistico. Credo sia la prima volta, per quanto mi risulta, che viene affrontato di petto il problema della fondamentale e incredibile contraddizione insita nei documenti relativi all’atomismo di Leucippo e Democrito, dove risulta alternativamente che la necessità o il caso, due elementi ontologici che possono ben dirsi ‘ossimorici’ nella loro opposizione (per cui l’una esclude l’altra) convivono aporeticamente nel pensiero atomistico. Il nostro filosofo si concede qualche arbitrio (per esempio quando attribuisce a Democrito un frammento che era stato tradizionalmente attribuito a Leucippo), ma alla fine dell’analisi non si può che dargli ragione, perché effettivamente il rompicapo dell’atomismo comincia per la prima volta ad assumere una struttura plausibile nella revisione che qui ne viene proposta. Il quinto capitolo ci offre un confronto interessante tra l’etica cirenaica e quella epicurea e se ne rilevano alcuni aspetti solitamente trascurati, mettendo in evidenza come talvolta la figura di Epicuro sia andata soggetta a qualche elemento agiografico di troppo. L’ultimo paragrafo di questo capitolo è relativo a un’analisi del pensiero di Lucrezio, con la quale viene messa anche in evidenza la discrepanza esistente tra l’edonistica etica epicurea e il drammatico esistenzialismo del poeta romano che del greco intende celebrare la figura e il pensiero ontologico. Conclude il libro il capitolo sesto, che è dedicato al pensiero indiano antico, dove in alcuni sistemi di pensiero sono rilevabili aspetti tendenzialmente atei, se non atei in senso stretto. Anche qui l’analisi è condotta con rigore, anche se (come Tamagnone stesso riconosce) l’interpretazione del pensiero orientale viene fatta con un ‘ottica occidentale’, che (in quanto tale) finisce forse per perdere di vista il senso più profondo di un pensiero che si fonda su presupposti intuitivi e mistici specifici, che ben poco hanno a che fare con le modalità logiche e razionalistiche con cui si è costruita la filosofia dell’Occidente. So che Tamagnone odia le ideologie e che spesso se ne definisce indefesso avversario, però non posso fare a meno di osservare che il taglio impresso da lui a quest’opera, indubbiamente pregevole, pecca proprio di una certa ideologizzazione dell’ateismo. Infatti esso viene assunto come un specie di filosofia dell’avvenire che per il fatto stesso di negare Dio e tutte le altre ipostasi metafisiche aprirebbe orizzonti ontologici ed esistenziali sostanzialmente nuovi e ricchi di promesse per un’umanità futura. Anche se non vi sono dubbi sull’onestà intellettuale del nostro autore non si può fare a meno di ricordare che gli ateismi storici non parrebbe proprio abbiano onorato tale prospettiva. Si deve però riconoscere a Tamagnone che egli pone a base della propria concezione del mondo il concetto di una libertà a vasto raggio, che può essere considerato proprio il requisito mancante a qualche ben nota realizzazione storica dell’ateismo. Ma occorre riconoscere, e finisco, che questo lavoro sull’ateismo antico mette una pietra miliare per la ricostruzione non solo della filosofia atea nell’antichità, ma che potrebbe diventare il punto di partenza anche di ogni successiva analisi dell’ateismo filosofico relativo alle epoche successive. Per chi è ateo, indubbiamente, Ateismo filosofico nel mondo antico è un’opera stimolante (ma non sempre di facile lettura) e può rappresentare una sorta di testo canonico di quell’ateismo ‘teorico’ che Tamagnone persegue e che contrappone a quello ‘pratico’, spesso soltanto emozionale, irriflessivo, acritico e talvolta (aggiungo io) anche un poco violento nelle sue espressioni verbali troppo polemiche.
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TRATTATO
DI ATEOLOGIA - di Michel Onfray. "Decostruire i monoteismi, smontare le teocrazie:
due nozioni-chiave di Michel Onfray per guarire la "nevrosi infantile
dell'umanità"". Libération |
| Giulio
Gioriello. Di nessuna chiesa. La libertà del laico. ISBN 88-7078-975-6, Raffaello Cortina Editore, Milano 2005, pagine 79, € 7,50. La laicità, di questi tempi, non se la passa tanto bene! Questo lo sappiamo da tempo, ma i risultati degli ultimi referendum ne hanno dato la conferma. Ora abbiamocardinali che giocano contemporaneamente il ruolo dei politici e quello degli unici portatori d’autorità morale e spirituale. Il compito dei cittadini-sudditi, credenti e non, sarebbe quello di inchinarsi ai loro voleri e valori, obnubilando qualsiasi forma d’autonomia di pensiero. Certo! Tutto ciò che non rientra nei dettami catechetici dell’ormai papa Benedetto XVI, viene bollato come “relativismo etico”, considerato “un lasciarsi portare qua e là da ogni vento di dottrina” fino ad arrivare ad essere una dittatura “che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. In risposta a questo “rinnovato” assolutismo etico, Giulio Giorello, professore di Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano, ha scritto un libro, un coraggioso pamphlet, che rivendica la libertà del laico a non avere nessuna chiesa. Nella fascia blu che avvolge la copertina c’è scritto: “I laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare”. Come non essere d’accordo?Lo scontro, spiega il filosofo della scienza, è “tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione”. Giorello rivaluta e difende il relativismo, inteso come impossibilità, da parte dell’uomo, di raggiungere certezze assolute e definitive e non come arbitrio incontrollato e privo di regole. Ammettiamo, però, che il termine relativismo si presta a slogan fuorvianti, quelli che inducono i Pera e i Ratzinger a tuonare frasi come: “No alla dittatura del relativismo!”, frase strumentale e ad effetto per colpire il cuore della laicità dello Stato e della libertà di ricerca. A nostro dire sarebbe più corretto parlare di pluralismo, ma di fronte alla questione terminologica Giorello, però, non sembra preoccuparsi molto, anche se tenderebbe a preferire il termine “fallibilismo”, caro a Popper e a Peirce, cioè la capacità di imparare dagli errori, attraverso il confronto e la critica. Il relativismo, non essendo una religione o un dogma, è un atteggiamento mentale che consente ad ogni teoria di avere i suoi critici e i suoi difensori pubblici. Permette ad ogni posizione di avere il suo buon diritto a misurarsi e a mostrare i suoi fondamenti. Ed è proprio la scienza l’attività più imparentata al relativismo. Di nessuna Chiesa è un libro di poche pagine, ma denso di concetti filosofici che a prima lettura possono apparire ostici per chi non è addetto ai lavori. Tuttavia fornisce molti spunti di riflessione che, specie in alcuni punti, sono illuminanti, compensando l’iniziale e superabile difficoltà interpretativa. Due esempi: “La solidarietà ha tre fili (natura, tecnica e società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa – purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora nella teoria”. “Una società aperta e libera dovrebbe disporre di strutture protettive atte a garantire la tolleranza e a scoraggiare non solo l’intollerante, ma qualsiasi ‘ingegnere di anime’ che, spinto da un irrefrenabile ‘altruismo’, voglia imporre le proprie ricette per plasmare l’uomo e la donna ‘nuovi’, costringendoli a scegliere quello che lui giudica essere il bene”. Recensione
di Rosalba Sgroia, |
| NON
SOTTOMESSA - Contro
la segregazione nella società islamica
- Introduzione di Adriano Sofri di Ayaan Hirsi Ali (Ed. Einaudi Euro 11,50) |
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Dal
big bang a dio, il lungo viaggio della vita Troverà il
libro nel sito www.geocities.com/biochimicaditutti
. Il libro non è coperto da copyright ed è liberamente
e gratuitamente scaricabile da tutti coloro che fossero interessati
a saperne di più sul viaggio che ci ha fatti ciò che siamo
in tutte le nostre componenti sia fisiche che metafisiche (spiritualità
compresa!). |
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Nicola Ghezzani, psicologo e psicoterapeuta, vive e lavora a Roma dove ha contribuito alla formulazione dei principi della Psicoterapia dialettica. E' consulente scientifico presso associazioni di pazienti e di mutuo aiuto. Con Franco Angeli ha già pubblicato Uscire dal panico (2000), su ansia, fobie e attacchi di panico, Volersi male (2002), sulle patologie masochistiche e la depressione e Crescere in un mondo malato. Bambini e adolescenti in una società in crisi (2004). |
| NECESSITA'
E LIBERTA' - L'ateismo oltre il materialismo di Carlo Tamagnone Editrice Clinamen (www.clinamen.it), Firenze 2004, pagine 289, Euro 23,80 ( Recensione di Fabio Bazzani ) Vi sono due errori ermeneutici fondamentali, scriveva Schopenhauer, che attraversano l'intera storia del pensiero occidentale e che lo connotano in situazione di radicale distanza dal vero: l'interpretazione idealistica e l'interpretazione materialistica della realtà; né l'una né l'altra, di fatto, rappresentano la realtà, poiché tanto l'una quanto l'altra forniscono di essa una lettura parziale, rinserrandola in una dimensione che, o su un versante oppure sull'altro, ne elimina elementi basilari e costitutivi. Tanto l'idealismo quanto il materialismo, infatti, pur se caratterizzati da una differente determinazione del soggetto, sono accomunati, nondimeno, dal medesimo "sguardo" sul soggetto medesimo e sul suo necessario rapporto con l'oggetto, un rapporto che viene scorto non in termini di correlazione bensì in termini di causazione: l'idealismo fa del soggetto la precedenza assoluta, la causa dell'oggetto, dimenticando, in tal modo, che l'unico rapporto tra loro sussistente è quello della correlazione conoscitiva (non si può pensare ad un soggetto senza un oggetto, anche perché, in ogni caso, il soggetto medesimo è sempre oggetto a se stesso); il materialismo, per parte sua, riconduce quella precedenza assoluta, quel momento causativo, all'oggetto in quanto tale (è l'oggetto ad esser causa del soggetto), dimenticando che dell'oggetto neppure si potrebbe parlare se non vi fosse un soggetto che lo dice e che, quindi, lo pensa e lo ha pensato. Idealismo, da un parte, e materialismo, dall'altra, conclude Schopenhauer, approdano, ognuno per suo verso, ad una forma di metafisica religiosa: il primo, divinizzando la soggettività (che diviene, così, Spirito, Sostanza, Idea, Dio, Causa incausata ecc.); il secondo, divinizzando l'oggettività (che diviene Realtà Oggettiva, Materia ecc.). Questo materialismo, ancora, con l'eliminare il soggetto medesimo dall'ambito dell'esistenza e dell'esperienza - o perlomeno, scorgendovelo solo in una forma tutto sommato accessoria e marginale -, con l'ignorarne le figure pluralmente articolate sia in senso di proiezione che di introiezione conformemente alle quali la vita del soggetto stesso si articola, "reca la morte nel cuore"; si tratta di quel materialismo, appunto assimilabile ad un'idea di totale immanenza della materia - che però, poiché astratto dalla connotazione vitale della materia in quanto tale, giunge a rovesciarsi in una metafisica della più sterile trascendenza della materia stessa -, lo stesso Marx non esitava a definire "volgare". È questa complessa e plurilivellare cornice problematica che, a mio avviso, fa da sfondo all'ultima fatica di Carlo Tamagnone, a quel suo Necessità e libertà che già nel titolo, classico ed impegnativo, rispecchia secoli di dibattito filosofico e riformula questioni ancora per molti versi aperte ed irrisolte. La necessità e la libertà sono, per l'autore, le categorie attraverso le quali leggere la realtà nel suo insieme, una realtà che è plurale ed irriducibile ad uno; ma non solo, la libertà e la necessità rappresentano anche l'articolarsi reale, vitale, della realtà - da qui, anche, il carattere plurale di essa -, tenendo conto del quale risulta non praticabile, conoscitivamente errato, un approccio monistico, tipico di ogni metafisica e di ogni religione, nelle sue declinazioni idealistiche o materialistiche dogmatico-radicali. La visione dell'opera di Tamagnone è prospettica: definisce un approccio ermeneutico inedito che disancora, emancipa, il materialismo dalla deriva metafisica, "morta", "volgare", "religiosa", grazie ad una valorizzazione di quelle componenti esistenziali ed esperienziali che, lo si comprenda o meno, sono imprescindibili in ogni percorso di conoscenza, dal momento che il punto di avvio e di sviluppo di ogni sapere non può muovere che da una interrogazione del soggetto interrogante, interrogazione che è innervata nella nostra esistenza ed esperienza medesime. In questo senso, vale a dire in una prospettiva antimetafisica, antimonistica, anche il sottotitolo dell'opera, "L'ateismo oltre il materialismo", è molto significativo e ricco di sollecitazioni: solo un'idea di materialismo scaturente da un approccio analitico di indagine che faccia rientrare nella dimensione correlata della soggettività e della oggettività i motivi dell'esperienza, costituenti in quanto tali una realtà non riconducibile a monotematicità, è in grado di liberare il pensiero dalla metafisica religiosa, tanto dalla religione dell'idea quanto dalla religione della materia, da una ontologia materialistica che di frequente continua ad esprimersi secondo gli stilemi di un sorpassato positivismo e di un male interpretato marxismo. E se le filosofie di Schopenhauer e di Marx possono, sotto alcuni riguardi, essere ricordate come i riferimenti impliciti, perlomeno sotto il profilo dell'inquadramento problematico e per qualche indicazione di metodo, della riflessione di Tamagnone, un altro pensatore classico può forse essere richiamato ad antecedenza della prospettiva pluralistica, atea ed "oltrematerialistica" che egli propone; mi riferisco a Feuerbach ed alla sua antropologia integrata dalla fisiologia, ad una dimensione della teoresi, che Tamagnone definisce "dualismo reale" e che appunto determina un approccio analitico all'esperienza ed all'esistenza di tutti gli enti su uno sfondo pluralistico; il che, poi, a ben vedere, altro non è se non la realtà in quanto molteplicità di forme. Fabio Bazzani |
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VATICANI
TALEBANI - di Valter Vecellio "E' una marea
nera che sale, e ci sommerge; tutto travolge, ammorba e inquina. E'
la marea clericale.." |
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La misura
dell'infinito - di Roberto Sabatini La dimensione religiosa
in cui l'umanità si affanna da secoli si è proposta come
il più alto livello spirituale raggiungibile dagli esseri umani. |
| Sudan Schiava - di Mende Nazer Ed. Sperling & Kupfer, 2003, 16 euro Quella di Mende
Nazer non è una favola crudele o una storia di ieri, ma una vicenda
venuta alla luce a Londra nel corso del 2000, raccolta dal giornalista
inglese Damien Lewis. Mende, che in sudanese significa gazzella, è
una ragazzina dodicenne della tribù dei nuba. Vive felice in
un villaggio di montagna formato da capanne di fango con il tetto di
paglia, e sogna di diventare medico. Ma l'arrivo di predoni mujaheddin,
appartenenti alle milizie, stronca i suoi sogni. Strappata alle montagne
della Nuba insieme ad altre bambine, sarà violentata e venduta
a una ricca famiglia araba di Karthoum. Da quegli uomini che bruciano,
stuprano e rapiscono in nome di Allah, Mende, cresciuta secondo i precetti
musulmani, apprende che può esserci un modo crudele di intendere
la religione. Da una vecchia nuba, rinchiusa da anni in una ricca dimora
araba della capitale, impara una parola terribile: abda, schiava. Recensione di Geraldina Colotti - LE MONDE diplomatique |
| XX SETTEMBRE 1870….E
QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE di Maurizio Marchetti - Fabio Croce Editore pp. 120 - 10.00 Presentazione a cura dell'autore Questo mio III° libro si riallaccia al I°: La santa inquisizione, La Fiaccola, 1998. Non a caso infatti qualcuno mi fece rilevare che ne La santa inquisizione argomentai lungamente i papi che pontificarono nel Medioevo e nel periodo rinascimentale, ma fui superficiale nel trattare i pontificati del periodo risorgimentale; credo che questo libro abbia reso "giustizia". I papi trattati infatti sono: Pio VI°, Pio VII°, Leone XII°, Pio VIII°, Gregorio XVI° e Pio IX° … il beato. Per cui tutto il periodo risorgimentale: dalla I° repubblica romana del 1798/99 alla breccia di Porta Pia del 1870. La dittatura papale non fu diversa dalle altre, fu peggio. Nei regimi dittatoriali, di destra di sinistra che siano, si perseguitano tutti coloro che contestano il regime e quindi il reato è politico; ad esempio in Italia, durante il fascismo, a chi non possedeva la tessera del partito non era concesso di lavorare nella pubblica amministrazione; così pure nei paesi dell'est. Eccessi coercitivi si raggiunsero poi nella Germania Nazista, dove i contrari al regime venivano internati nei campi di lavoro, e nella Russia di Stalin dove i dissidenti venivano esiliati in Siberia. Si sa, questi regimi hanno avuto tutti chi più chi meno vita breve, nessuno ha raggiunto il secolo. La dittatura papale è durata quasi mille e cinquecento anni e il suo nefasto dominio ci perseguita ancora. Nei secoli, dove il potere temporale regnava incontrastato, si perseguitava l'individuo non solo per incompatibilità col regime ma soprattutto per motivi di fede, vedi lo scellerato tribunale della Santa Inquisizione che ho definito e lo ribadisco tuttora fu lo strumento più mostruoso che mente umana potesse concepire. Ogni individuo che solo osava pensare con il proprio cervello o che metteva in discussione i dogmi imposti da S. Romana Chiesa, veniva arrestato e se impenitente arso vivo. La spietata lotta all'eresia, la caccia alle streghe, la controriforma, l'esasperata lotta contro la scienza e contro ogni forma di progresso, questo era l'oscurantismo clericale, che nel Medioevo raggiunse l'apice del suo "splendore". Il Galatei scrisse che sotto il potere temporale perirono 8 milioni di persone, in seguito ricercatori più accurati sostennero che le vittime superarono i 10 milioni, considerando le guerre di religione e i massacri compiuti nel nome di dio nelle Americhe e in Africa. Infine vorrei aggiungere al loro curriculum, e questa è una mia considerazione personale, la loro responsabilità nell'olocausto. E' chiaro come il sole che i 6 milioni di ebrei furono uccisi dai nazisti, ma è anche vero che l'odio antigiudaico è di matrice cristiana, come l'istituzione del ghetto, il colore giallo da indossare sui propri vestiti come segno di riconoscimento per evitare ogni commistione con i cristiani, le prediche coatte, l'impossibilità di lavorare in propri negozi fuori dal ghetto e tutte le altre restrizioni a cui gli ebrei furono sottoposti durante il potere papale; infine non è un mistero che molti gerarchi nazisti riuscirono a rifugiarsi in America latina e nella Spagna franchista grazie all'aiuto vaticano. Per cui è vero quello che disse Aldo di Castro: se uno ruba e l'altro guarda sono responsabili tutti e due …. ma a noi hanno rubato la vita. Maurizio Marchetti · Libri scritti da Maurizio Marchetti: 1. "La Santa Inquisizione" edito da La Fiaccola - Ragusa 2. "Mea culpa" edito da Fabio Croce Editore - Roma 3. "XX settembre 1870…" edito da Fabio Croce Editore |
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A
cura di Carlo Brunori Jacopo
Fo, Sergio Tomat, Laura Malucelli |
| Lunedì
7 Aprile 2003 il Prof. Mario Alighiero Manacorda ha presentato
il libro "Chiesa e schiavitù" di Alessandro Corvisieri, Paleario Editore - E. 18,00 Nella "Casa delle Culture" a Trastevere, affollatissima fino alla porta d'ingresso, Mario Alighiero Manacorda ha presentato questa nuova fatica di Alessandro Corvisieri: un libro straodinariamente ben documentato su un fenomeno di atroce disumanità del quale credevamo che la chiesa cattolica fosse del tutto incolpevole, anzi addirittura strenua avversaria. E invece no. Un formidabile lavoro di ricerca compiuto su testi rarissimi, alcuni dei quali introvabili persino nella Biblioteca Nazionale, ha consentito a Corvisieri di smentire la vulgata secondo la quale il sollecito e amorevole lavoro della chiesa nei secoli avrebbe contribuito ad eliminare l'inumana pratica.Il libro documenta molto bene peraltro anche il lavoro di omissione e disinformazione compiuto da preti e intellettuali per nascondere le responsabilità della chiesa cattolica sul mantenimento del fenomeno. Alla brillante presentazione di Manacorda ( un vero sollievo intellettuale per chi ancora crede che la laicità sia un valore in questo paese in piena deriva clericale ), hanno fatto seguito le dotte e insieme gustose annotazioni dell'autore. Un libro assolutamente da non perdere. Recensione a cura di Giulio C.Vallocchia |
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Recensione a cura di Massimo D'Angeli. Roberto Verolini
- "Il Dio laico: caos e libertà"; ed. Armando,
Roma, 1999; pagg. 268, euro 15,00 |
| Su www.galileonet.it
la recensione de "La Repubblica dei numeri"
un libro di Piergiorgio Odifreddi, un matematico laico |
| GESU'
LAVA PIU' BIANCO
- Ovvero come la Chiesa inventò il marketing Edizioni Minimum Fax Autore Bruno Ballardini, prezzo lire 16.000 numero di pagine 174 , collana filigrana. Gesù lava più bianco dimostra come le tecniche che si insegnano ai manager nelle più prestigiose e moderne scuole di marketing del mondo siano state in realtà utilizzate (se non addirittura inventate) dalla Chiesa cattolica in duemila anni di storia. Come l'autore scrive nell'introduzione, "questo libro vuole mostrare in concreto l'impressionante bagaglio tecnico e la preparazione dei più grandi strateghi della storia". Un testo inconsueto e provocatorio che tratta con rara semplicità argomenti complessi, e che susciterà ampio interesse di pubblico nei credenti come nei laici. Gesù lava più bianco dimostra come le tecniche che si insegnano ai manager nelle più prestigiose e moderne scuole di marketing del mondo siano state in realtà utilizzate (se non addirittura inventate) dalla Chiesa cattolica in duemila anni di storia. Come l'autore scrive nell'introduzione, "questo libro vuole mostrare in concreto l'impressionante bagaglio tecnico e la preparazione dei più grandi strateghi della storia". Un testo inconsueto e provocatorio che tratta con rara semplicità argomenti complessi, e che susciterà ampio interesse di pubblico nei credenti come nei laici. L'autore Bruno Ballardini, pubblicitario e docente di Tecniche della Comunicazione Pubblicitaria, ha pubblicato L'avventura come mestiere (Dedalo, 1985) e per Castelvecchi La morte della pubblicità (1994, 1998) e Manuale di disinformazione (1995). l'autore Bruno Ballardini, pubblicitario e docente di Tecniche della Comunicazione Pubblicitaria, ha pubblicato L'avventura come mestiere (Dedalo, 1985) e per Castelvecchi La morte della pubblicità (1994, 1998) e Manuale di disinformazione (1995). |
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LA
POSIZIONE DELLA MISSIONARIA In
occasione della santificazione di Madre Teresa di Calcutta torna un
libro che fa sentire una voce fuori dal coro Christopher Hitchens La
posizione della missionaria (teoria e pratica di Madre Teresa) traduzione
di Eva Kampmann introduzione di Antonio Pascale 7,75 euro 126 pagine
isbn 88-87765-69-3 collana: filigrana il libro Il celebre saggista e
polemista americano Hitchens ci propone una insolita analisi della figura
di Madre Teresa di Calcutta, rafforzata dalle testimonianze affidabili
e ben documentate di alcune suore ed ex infermiere che lavorarono per
la missionaria di origine albanese, nonché di un autorevole medico,
Robin Fox, direttore di una delle più importanti riviste mediche al
mondo, The Lancet). Hitchens sottopone all'attenzione del lettore gli
aspetti più contraddittori dell'attività della religiosa e mette in
discussione, in maniera coraggiosa e politicamente scorretta, l' "etica
della sofferenza" che ne è alla base. "Se esiste un inferno, Hitchens
ci andrà per questo libro" (New York Press) |
| "LA BIBBIA
DEI NON CREDENTI" di Francesco Antonioli - Piemme, pp. 222, euro 14,90. Recensione a cura di C.Brunori. Cinquanta figure di spicco dell'Italia di oggi leggono a modo loro un passo dal Vecchio o Nuovo Testamento. Da non credenti, appunto, segnalando le ragioni del loro scetticismo o l'attualità di certe pagine. Il curatore del volume , Francesco Antonioli, spiega nell'introduzione: «Definirli "non credenti" semplifica molto rispetto a chi non ama classificazioni e che, a seconda dei casi, può dirsi ateo, agnostico, tiepido, tormentato, religioso ma non osservante, in ricerca, non credente, appunto, ma anche miscredente». Destra e sinistra sono ben rappresentate. Ci sono scienziati (Hack, Regge), imprenditori (Romilda Bollati, Dettori), storici e filosofi (Cacciari, Natoli, Rusconi), politici (Bertinotti, Borghezio, Violante), i due ex terroristi Tuti e Segio, giornalisti (Gramellini, Lerner, Mo, Veneziani), uomini di spettacolo (Arbore, Cavani, Grillo, Guccini, Nichetti, Volo) e scrittori (Ceronetti, Consolo, De Luca, De Crescenzo) ed altri ancora. A proposito di De Crescenzo leggiamo un suo pensiero: "Un Dio buono che condanna o che permette il male non si può concepire. Nella mia vita ho assistito a vicende terribili: penso al calvario di mio nipote distrutto dalla sclerosi multipla. Ma perché Dio l'ha fatta venire a Francesco e non invece a quello sciagurato assassino che ha ammazzato due bambine inglesi? Al nodo di fondo si arriva presto: Dio esiste? Io, non sapendolo, posso chiamare tutto ciò che non so «Dio». Anche scervellandomi, non riesco a far altro che ragionare con i criteri che conosciamo: larghezza, lunghezza, altezza, tempo che passa". |
| La favola
di Cristo - di Luigi Cascioli E. 12,50 |
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