LIBERAUSCITA
ASSOCIAZIONE PER IL TESTAMENTO BIOLOGICO E LA DEPENALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA
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28/01/12 - Riceviamo da LiberaUscita.

Testamento biologico ed eutanasia. Alcuni chiarimenti sulla risoluzione recentemente votata al Consiglio d'Europa che ha creato alcune perplessita circa una ipotetica proibizione di qualsiasi forma dieutanasia e suicidio assistito.

Riceviamo dalla ns. presidente Maria Laura Cattinari la seguente notizia:

STRASBURGO, 26 GENNAIO 2012

Si' al testamento biologico, ma un fermo no all'eutanasia e al suicidio assistito. Questo il concetto chiave contenuto nella risoluzione votata dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in cui si chiede ai governi dei 47 Stati membri di emanare leggi che permettano ai loro cittadini di esprimere la propria volonta' sui trattamenti e le cure che desiderano ricevere in caso che nel momento in cui i medici debbano prendere una decisione non siano piu' in grado di indicare cosa desiderano.
Nel documento arrivato in aula mancava qualsiasi riferimento all'eutanasia o al suicidio assistito, ma un certo numero di parlamentari, tra cui gli italiani Luca Volonte' (Udc) e Renato Farina (Pdl) hanno insistito per avere una sorta di clausola che specificasse che la risoluzione non trattava queste due questioni e che ''l'eutanasia, intesa come l'uccisione volontaria o per omissione di un essere umano dipendente per il suo supposto beneficio dovrebbe essere sempre proibita''.
Nella risoluzione viene anche chiesto agli Stati che non lo hanno ancora fatto, come l'Italia, di ratificare e attuare in ogni sua parte la Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, conosciuta anche come Convenzione di Oviedo. L'Assemblea stila una lista di principi e di misure concrete che gli Stati devono seguire nel regolamentare il testamento biologico, come quella di evitare moduli complicati o oneri troppo alti in modo da assicurare che tutti possano accedere al testamento biologico.

Commenti.

Nonostante il riferimento in negativo ad eutanasia e suicidio assistito,  dobbiamo leggere in positivo questa Risoluzione rivolta ai 47 Paesi membri dell'Unione affinchè sia attuata in ogni sua parte la Convenzione di Oviedo (1997). Vi si invitano i singoli Governi a normare il Testamento Biologico rispettando una lista di principi minimi comuni.
Maria Laura Cattinari

La notizia è senz'altro positiva ed è la conferma della giustezza della battaglia che LiberaUscita sta conducendo in Italia da ormai dieci anni. Adesso il problema italiano sarà passare dal dire al fare. Non credo che il Governo "tecnico" attuale si caricherà di questo spinoso adempimento - anche se il Vaticano si sarebbe "dichiarato soddisfatto" della presa di posizione del Consiglio d'Europa - per cui dovremo attendere le prossime elezioni politiche e sperare che "il vento cambi" veramente.
Aggiungo che la clausola inserita da Luca Volontè e Renato Farina può essere condivisa, purchè si continui precisando che "L'eutanasia, intesa come assistenza al suicidio di una persona che chiede e vuole porre fine alla sua vita per non prolungare le sue sofferenze, dovrebbe essere sempre consentita". Il termine "eutanasia" significa infatti, in italiano ma anche in tutte le lingue, "buona morte". E la "buona morte" non esiste quando la persona interessata non la vuole ed anzi si oppone. Usare il termine "eutanasia" per giustificare uccisioni di massa, come accaduto ad Auschwitz, o omicidi singoli, come fanno Volontè e Farina, è un modo indegno e falso di travisare la realtà a scopi interessati.

Giampietro Sestini

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La violenza dell’accanimento terapeutico - di Corrado Augias
da: la Repubblica di mercoledì 28 settembre 2011

Caro Augias,
un uomo di 98 anni, ormai cieco, affetto da demenza senile, semiparalizzato: rifiuta di alimentarsi, sente di essere giunto alla fine. Da tempo i due figli hanno consegnato alla direzione della casa di riposo un documento in cui chiedono, nel rispetto della volontà paterna, dì evitare accanimento terapeutico, compresa la nutrizione artificiale. La nuova dirigente sanitaria, giovane medico di 32 anni, forte della sua "scienza e coscienza", non intende rispettare il legittimo desiderio di un uomo che pesa ormai solo:13 kg, Posiziona un sondino naso gastrico imponendogli l'alimentazione artificiale, un flacone di 1500 calorie giornaliere. Non farlo, sostiene, sarebbe come non dare da mangiare e da bere alle sue figlie di 2 e 4 anni.
L'uomo di notte si strappa il sondino. A fronte dell'opposizione dei figli a rimetterglielo, il medico chiama i carabinieri che arrivano alla Rsa per consentire alla professionista, dicono, di fare il suo lavoro: il sondino viene rimesso, I'uomo di nuovo alimentato e un'altra volta di notte se lo strappa.
La sequenza si ripete per 4 volte nel giro di pochi giorni finché la natura, più misericordiosa di certi uomini, interviene a liberare il povero vecchio da quella tortura.
Resta il dolore dei familiari per un padre cui si potevano risparmiare giorni di gratuita sofferenza e la cui volontà è stata calpestata. Familiari trattati da delinquenti e per i quali si è ritenuto di dover chiamare i carabinieri. Come dice il sen. Ignazio Marino, una legge amica della vita deve rispettare le scelte delle persone; coloro che vogliono tutte le terapie che esistono oggi e quelle che esisteranno domani, dovranno essere protetti e dovranno averle, ma a coloro che non le vogliono dovrà essere consentito di accettare liberamente la fine naturale della propria vita.

Gisella Bottoli, Adriano Tosi, Marisa Clementoni Tretti, Anna Facchinetti -  Brescia
Loredana Lonati - Botticino

Risponde Corrado Augias

Non ci sono parole per commentare una tale cieca ferocia che ben presto trarrà nuovo alimento dal Ddl Calabro (che il suo Dio lo perdoni) sulle dichiarazioni anticipate di trattamento o testamento biologico.
La signora Seila Bernacchi di Pisa mi ha scritto: «I parlamentari che hanno approvato il principio dell'indisponibilità della vita umana si sono resi responsabili di mettere sotto sequestro il corpo dei cittadini. Un potere violento dovrebbe avere il coraggio di rispondere a questa domanda: chi dispone di questa indisponibilità? Davvero 300 parlamentari? Davvero quei 300 non eletti dai cittadini possono pensare di !imitarne in maniera così autoritaria la volontà?".
Quando quelle norme andranno in mano a qualche giovane medico inconsapevole, la somma delle sofferenze è destinata ad accrescersi. Questi fanatici osano ancora parlare di 'fine naturale della vita'.

 

Commento. Se anziché consegnare un documento a “loro” firma, i figli avessero potuto consegnare un documento a firma autentica del padre, forse la “scienza e coscienza” della dottoressa per la vita a tutti i costi avrebbe vacillato. Anche per questo tutti dovrebbero mettere per iscritto le loro volontà per il fine della vita. (Sestini)

 

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10/08/11 - La Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita
che la Santa Inquisizione vaticana sta facendo approvare dai suoi zuavi pontifici che presidiano il parlamento vaticaliano suscita perplessita anche all'interno della Caritas.
Una sgnalazione dal Segretario di LiberaUscita.

La ns. vice-presidente Meri Negrelli ci segnala il sottoriportato articolo sulla posizione assunta dalla Caritas altoatesina in merito all'infame disegno di legge licenziato - per ora - dalla Camera dei Deputati.
Mentre rileviamo con soddisfazione che all'interno della Chiesa cattolica stanno sempre più emergendo posizioni "laiche" rispetto alla posizione "fondamentalista" della gerarchia vaticana sul tema della fine della vita, non possiamo non rilevare che la Caritas altesina si limita a  dare "un colpo al cerchio e uno alla botte".
Cosa significa infatti "Il medico è obbligato a rispettare le direttive anticipate di trattamento e a tenerle in debito conto nel SUO processo decisionale"? E se decide di non tenerne conto, cosa succede? Dice la Caritas altoatesina "Nel caso decida in contrasto con la volontà del paziente, DEVE GIUSTIFICARE la sua scelta".
A chi? Al medico primario? ai parenti del paziente, ed a quali parenti nell'ordine di preferenza? Al Giudice, e in base a cosa deciderà il Giudice? Oppure a Dio? Ed a quale Dio se il medico non è cattolico oppure è ateo oppure semplicemente agnostico? Oppure semplicemente alla sua coscienza, con le prevedibili conclusioni nel caso di medici "obiettori" di coscienza?
Circa l'idratazione e l'alimentazione forzata, la Caritas altoatesina ammette che sono un trattamento sanitario, ma anzichè concludere che possono essere rifiutate dal paziente perviene alla conclusione che "è giusto che siano valutate da un medico, sempre però nel rispetto delle volontà espresse dal paziente in ogni sua forma". E se la valutazione del medico non combacia con quella del paziente, chi decide? Insomma, si ritorna al circolo vizioso sopra descritto.
Cordiali saluti.
Giampietro Sestini

La Caritas altoatesina delusa dal disegno di legge Calabrò
Il Servizio Hospice della Caritas altoatesina si dichiara deluso dalla recente approvazione del disegno di legge sul testamento biologico alla Camera dei deputati. "Cosl l'autodeterminazione della persona non è più presente per le situazioni in cui, per i più diversi motivi, non si può decidere da soli", afferma Gunther Rederlechner, responsabile del Servizio Hospice della Caritas. Un testamento biologico secondo gli standard internazionali, serve allorquando una persona non è più in grado di comprendere, di esprimere il proprio giudizio o di comunicare le proprie volontà a causa di una malattia invalidante o nella fase terminale della vita. Il rispetto della volontà o l'autodeterminazione sono però necessari allo scopo di salvaguardare la dignità del morente e dei malati, anche se questo non significa semplicemente il "compimento di un desiderio ", Piuttosto si tratta di armonizzare il bene del paziente con la sua volontà.
"II fatto che un testamento biologico non comporti alcun vincolo di responsabilità per il medico, introduce una relazione di sfiducia nel rapporto medico-paziente ". sostiene Rederlechner. "Sarebbe importante trovare una via di mezzo tra l'obbligo di attenersi in modo assoluto alle direttive contenute nel testamento biologico - che non lascerebbe alcun margine di intervento giustificato a medici, infermieri e famigliari - e l'assoluto svincolo e libertà da parte del personale medico rispetto ad ogni tipo di intervento sanitario, come prescritto da questa legge.
Sarebbe il caso di proporre - come nel caso dell'Austria - un testamento biologico "rispettoso" delle volontà del paziente. In quel caso il medico è obbligato a rispettare le direttive anticipate di trattamento e a tenerle in debito conto nel suo processo decisionale. Nel caso decida in contrasto con la volontà del paziente, deve giustificare questa sua scelta. Ma non prevedere alcun vincolo di responsabilità - come deciso in Italia - farà emergere il problema che le persone in futuro non si affideranno al testamento biologico come strumento di tutela dei loro diritti. "Ognuno penserà: Perché dovrei perdere del tempo e riflettere sul questo tipo di disposizione se, alla fine, non conterà nulla?", chiede Rederlechner.
Il Servizio Hospice di Caritas giudica criticamente anche il fatto che l'alimentazione e l'idratazione artificiali, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, non possono essere respinte o interrotte, "E' comprovato che, nella fase terminale della malattia, l'idratazione artificiale del paziente risulta spesso più dannosa che altro. Se imposto per legge, ciò comporterebbe non solo benefici ma anche sofferenze inutili al paziente", afferma Rederlechner. "Dal momento che l’alimentazione e l’idratazione artificiale necessitano di un intervento medico, è giusto che tale decisione sia valutata da un medico, sempre però nel rispetto delle volontà espresse dal paziente in ogni sua forma”, aggiunge il responsabile del servizio Hospice.

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4/08/11

FINE VITA, LA SFIDA DA TREVISO: GIUDICE AUTORIZZA INTERRUZIONE CURE
da: www.repubblica.it di mercoledì 3 agosto 2011

TREVISO - E' destinato a far discutere il decreto firmato dal giudice trevigiano Clarice di Tullio per permettere a una paziente di 48 anni di rifiutare le cure. La storia, riportata oggi dal Gazzettino, risale all'inizio dell'anno. La donna, affetta da una grave malattia degenerativa, era stata ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Treviso.
Nonostante il quadro clinico stesse precipitando, la paziente aveva rifiutato sia la trasfusione, essendo testimone di Geova, sia la tracheotomia permanente, che le avrebbe permesso di limitare il deficit respiratorio. Da qui la richiesta, di potere scegliere di sospendere, in caso di necessità, le terapie salva-vita.
Le condizioni della donna erano poi migliorate, al punto da permetterle di ritornare a casa, ma la paziente aveva comunque deciso di inoltrare la richiesta al giudice se la situazione fosse nuovamente peggiorata. "Non voglio che la mia vita venga prolungata se i medici sono ragionevolmente certi che le mie condizioni sono senza speranza", aveva detto la donna. Una richiesta che il giudice ha deciso di accogliere, nominando anche il marito come amministratore di sostegno.
Le motivazioni.
Una decisione che si scontra con il disegno di legge sul biotestamento approvato il mese scorso alla Camera 1 e in procinto di approdare al Senato alla riapertura dei lavori dopo l'estate. Il magistrato ha motivato il provvedimento basandosi sul codice deontologico dei medici e sui principi, accolti anche della Cassazione, secondo cui il consenso del paziente rappresenta un presupposto indispensabile per qualsiasi intervento medico.
Se anche il Senato dovesse approvare il disegno di legge la decisione del giudice di Treviso potrebbe essere ininfluente: la tutela della paziente sarebbe infatti solo ed esclusivamente del medico curante.

Commento del Segretario di LiberaUscita.

Anche se il Senato dovesse approvare il testo incivile licenziato dalla Camera, non è detto che la decisione del giudice di Treviso diverrebbe automaticamente ininfluente. La trasfusione di sangue e la respirazione artificiale non rientrano infatti nel divieto previsto esplicitamente per l’alimentazione e l’idratazione artificiale che “non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento” (art. 3 comma 4). Ciò fermo restando che, in barba al principio della autodeterminazione stabilito dalla Costituzione, anche per la trasfusione e la respirazione artificiale la decisione finale spetterebbe – secondo Calabrò - al medico e non al paziente.

Giampietro Sestini

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17/07/11 - Alcune riflessioni anche da parte di cattolici sulla Legge per la Tortura Obbligatoria di Fine Vita. Tratte dalla mailing-list di LberaUscita.

Riportiamo qui sotto una bellissima lettera inviata a Corrado Augias da una lettrice e pubblicata su "la Repubblica" di oggi col titolo "I cattolici e il biotestamento".
Più sotto l'articolo di don Paolo Farinella, parroco a Genova, pubblicato su "il Fatto" di ieri col titolo "La legge truffa sul fine vita". 
Più sotto ancora il messaggio ricevuto dal ns. socio Giorgio Grossi sul tema testamento biologico, politica, referendum, cui segue un commento dello scrivente.
Cordiali saluti.
Giampietro Sestini
 
I CATTOLICI E IL BIOTESTAMENTO 
da: la Repubblica di sabato 16 luglio 2011
Caro Augias, ho vissuto accanto a mio padre in sala di rianimazione per cinque mesi. Lui immobile dipendente in ogni suo movimento dagli infermieri e da noi famigliari. Tracheotomizzato, attaccato ad un respiratore senza il quale i suoi polmoni non avrebbero più funzionato perché forse Dio aveva deciso che la sua vita era giunta al termine. Nutrito con una macchina che pompa il "cibo" predigerito nell'intestino attraverso un buco nell'addome. Sottoposto ogni giorno a una gastroscopia e a una broncoscopia per un totale di circa 300 endoscopie. Incapace di parlare, ogni giorno prelievi, iniezioni, trattamenti, trasfusioni, lastre, tac. Lucidissimo, ha lottato sino all'ultimo come un leone. Cattolico credente, ha pregato da solo, insieme alle sue figlie e a sua moglie (noi recitavamo le preghiere lui muoveva le labbra), insieme al nostro Padre Spirituale, un frate che l'ha accompagnato con dolcezza, pazienza e fatica nel suo calvario.
Voleva guarire, credeva nella scienza, non si sarebbe mai sognato di rifiutare le cure. Eppure, qualche ora prima di andarsene, quando di lui non era rimasto che un mucchietto d'ossa, incapace anche di muovere la testa, nei suoi occhi ancora vigili ho letto la rassegnazione al volere di Dio, la consapevolezza che questa lotta forsennata per strappare in modo disumano qualche giorno, mese di vita era una lotta degli uomini, non riguardava Dio. Per chi crede in Cristo e nel Vangelo, la morte non è la fine della vita. E' un trapasso a una vita più completa, quella dello spirito.
Cosa c'è di religioso e di cristiano nel disporre della vita altrui? La decisione di lasciarsi andare alla fine naturale della vita è personale, intima, spirituale, religiosa; un abbandono cristiano tra le braccia di quel Dio nel quale crediamo, o, per chi non crede in Dio, un abbandonarsi al fluire della Natura, del tempo, della vita stessa. Questa legge non ha nulla di cristiano, una legge inutile, una prevaricazione sull'uomo e su Dio, un insulto ai cristiani, cattolici e non, ai credenti in altre religioni, agli atei, alla libertà civile.
Oggi mio padre avrebbe compiuto 71 anni, è morto 7 mesi fa. In memoriam.
L. Catastini
Risponde Corrado Augias
Curo da più di dieci anni questa rubrica, ho letto e pubblicato lettere su quasi ogni argomento. Il racconto della signora Catastini mi ha commosso. Ci vuole molta crudeltà per far approvare una legge come quella sul testamento biologico con la sua ferocia, la sua povera visione meccanicistica della vita, come se la vita stesse tutta nell'animazione di alcuni organi e nella capacità di certe macchine di tenerli in movimento. Io, non cattolico, ho una concezione un po' più spirituale della nostra povera esistenza.
Mi consola solo il pensiero che quella legge è comunque destinata a fallire.

LA LEGGE TRUFFA SUL FINE VITA - DI DON PAOLO FARINELLA
da: il Fatto Quotidiano di venerdì 15 luglio 2011
La vendetta è compiuta. Il Parlamento al soldo di Bertone e, in questo caso anche della Cei, si è vendicata di Beppino Englaro e della sentenza della Corte di cassazione che ha riconosciuto la liceità di porre fine ad un dramma disumano che vita non era perché essere un vegetale non è più vita da essere umano. Il Parlamento ha votato una legge infame che obbliga il medico a staccare la spina solo se «è accertata assenza di attività cerebrale», cioè quando l’individuo ormai è morto.
E’ un delirio da qualsiasi punto di vista la si guardi e gli pseudo-legislatori non se ne rendono conto, o, se se ne rendono conto, sono doppiamente colpevoli perché la loro scelta, anzi, imposizione, è un atto di protervia, un sopruso, una violenza non solo della coscienza, ma anche di quella «legge naturale» con la quale tanto spesso fanno i gargarismi per placare gli spasmi della loro ingordigia ideologica. La legge è un atto contro la magistratura che viene esautorata completamente e senza una riforma costituzionale. Il parlamento venduto aggira e svuota  anche l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
Il cardinale Angelo Bagnasco ha detto che «la legge non è una legge “cattolica”, ma rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte». Questa è la prova che essa è una prova di forza tra il potere religioso che agisce per interposto Parlamento e un Parlamento che non rappresenta più nessuno. In caso di referendum, questa legge-truffa verrebbe spazzata via all’unanimità.
Imporre la nutrizione e l’idratazione forzate, a prescindere dalla volontà dell’individuo, significa non rispettare la natura, la quale, se non vi fosse accanimento meccanico, accompagnerebbe a morte naturale con più mitezza e più rispetto. In questo modo si prolunga all’infinito una sofferenza, anche disumana, fine a se stessa, altro che rispetto della vita. Se fosse rispetto della vita, allora tutti costoro che hanno firmato questa legge o che l’hanno voluta o che hanno contribuito ad averla, dovrebbero, se fossero coerenti, armarsi di borraccia e saccoccia e andare in Africa, in India, in Italia, in Cina… nel mondo e, testo alla mano, dovrebbero obbligare con la forza tutti coloro che muoiono di fame e di sete a lasciarsi nutrire e a idratarsi.
Il diavolo è anche umoristico, a volte. La legge che impone di sospendere le cure quando uno è ormai morto, è stata varata quasi contemporaneamente all’approvazione della legge finanziaria, una vergognosa ammucchiata a tarallucci e vino tra maggioranza e opposizione. Questa legge uccide l’Italia, affama i pensionati, violenta i bambini, le donne, gli operai, i poveri, i malati, i vecchi e lo stesso governo fa varare una legge per  «difendere la vita». No, non c’è più religione, non vi sono nemmeno le stagioni e Dio se ne è andato nel deserto a squagliarsi al sole, sgomento da tanto cinismo omicida. I cardinali invece plaudono, beoti.
Se non fanno questo, vuol dire che quella legge vale solo per affermare chi comanda in Italia e non per salvare una sola vita. Senza tenere presente che volere costringere a restare in vita apparente, ad ogni costo, è anche un atto che contraddice, per i cristiani, la risurrezione e la vita oltre la morte. Se costoro che si trastullano con i principi cattolici fossero almeno religiosi, dovrebbero correre verso la morte che è «il luogo» dell’incontro con il Signore della vita, anche e specialmente oltre la morte. Se fossero religiosi dovrebbero pregare di morire, loro, perché il desiderio di Dio dovrebbe folgorarli. Invece prendiamo atto che vogliono imporre a tutti di piangere in questa valle di lacrime e vorrebbero pure che anche i non credenti vi piangano cantando.

IL TESTAMENTO BIOLOGICO E LA POLITICA
da: giorgiogrossi1935@libero.it, giovedì 14 luglio 2011
La Camera ha approvato un ddl sul testamento biologico che è contro la Costituzione e contro l'opinione della stragrande maggioranza degli italiani.
I veri motivi, al di là delle dichiarazioni populiste dei responsabili, sono essenzialmente due: ottenere la copertura della Chiesa in occasione delle prossime elezioni (non dimentichiamo che l'Italia è politicamente spaccata a metà) e dividere il campo avverso: prima di tutto il "terzo Polo", che si è spaccato dopo essere appena nato, ma anche il PD, dove alcuni deputati cattolici hanno dimostrato di non essere laici, o "maturi", come direbbe Prodi (ma anche De Gasperi).
Non considerano, gli "strateghi" berlusconiani, che la vicenda contribuirà a far aumentare la protesta e il cambiamento del vento verrà alimentato dai prossimi, ulteriori sacrifici imposti agli italiani da un Governo che fino a ieri dichiarava che la crisi non ci riguarda e che non avrebbe mai messo "le mani nelle tasche degli italiani".
Il fatto positivo è che il ddl, già pessimo e anticostituzionale, è stato anche peggiorato: se sarà convertito in legge dal Senato diverrà un'arma formidabile nelle mani dei laici per ottenerne l'annullamento da parte della Suprema Magistratura.
Per carità, senza ricorrere al referendum, che potrebbe non raggiungere il quorum vista la sicura opposizione della Chiesa (vedasi legge sulla fecondazione assistita).
Giorgio Grossi
 

Commento. La conclusione del nostro socio Giorgio Grossi ci deve far riflettere, prima di assumere iniziative
per un referendum che potrebbe rivelarsi controproducenti.
Infatti  dobbiamo considerare che:
- la legge, come noi sosteniamo, è anticostituzionale perché è contro l'art. 13 e l'art. 32. Su tali infrazioni è competente a giudicare la Corte Costituzionale. Al limite, se anche il referendum dovesse confermare la legge, spetterebbe sempre alla Suprema Corte pronunciarsi su eventuali ricorsi;
- gli ultimi referendum hanno ottenuto il quorum perché vertevano su problemi di carattere generale (nucleare ed acqua) e di natura politica anti-Berlusconi (legittimo impedimento) ma anche perché sono stati appoggiati (almeno i primi due) dalla Chiesa, che su tali argomenti   non ha potuto tirarsi indietro;
- se dovessimo andare al referendum SOLTANTO sul testamento biologico, trattandosi di un solo argomento e per di più osteggiato dalla Chiesa, non è affatto sicuro che otterremo il quorum.
Credo che sia per tutti questi motivi che i radicali - notoriamente fautori dell'istituto referendario sino all'esagerazione - hanno deciso di non proporlo.
Giampietro Sestini
 

 

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COORDINAMENTO LAICO NAZIONALE
18 MAGGIO 2011
COMUNICATO STAMPA

BIOTESTAMENTO, PROSEGUE E S'ALLARGA
RIVOLTA ARANCIONE CONTRO CRUDELE LEGGE CALABRO'

I portavoci del Coordinamento Laico Nazionale, Maurizio Cecconi e Cinzia Gori,
in merito alla manifestazioni in tutta Italia contro il ddl Calabrò.

 

“Il Coordinamento Laico Nazionale ha lanciato, durante la conferenza stampa a Montecitorio del 27 aprile, la rivolta arancione, invitando i cittadini e le cittadine italiani a indossare qualcosa di color arancio (una sciarpa, una maglietta, un fiocco), per testimoniare fisicamente che la stragrande maggioranza degli italiani – 74,7% sondaggio Eurispes – è favorevole a una legge sul testamento biologico che consenta agli individui di scegliere se accettare o rifiutare le terapie mediche in caso, comprese alimentazione e idratazione articificiale”.

Tre quarti degli italiani sono dunque contrari al ddl Calabrò, che non esitiamo a definire contro e non per il testamento biologico, crudele perché creerà maggiori sofferenze personali, incostituzionale perché contrario all’articolo 32 della nostra Carta, liberticida perché sottrarrà agli individui il diritto di autodeterminare tanto la propria vita quanto il proprio fine-vita”.

“La rivolta arancione è partita con slancio da Rimini e Trento, è proseguita a Mestre e a Terni, per approdare infine a Torino: presidi davanti alla prefettura, banchetti informativi, convegni e distribuzione di fiocchi arancioni. Uno solo slogan: “SULLA MIA VITA SCELGO IO – NO alla crudeltà della legge Calabrò””.

“Grazie all'impegno delle associazioni aderenti al Coordinamento Laico Nazionale, la rivolta arancione ora s'allarga, in coincidenza con l'avvio delle votazioni sul testo Calabrò alla Camera dei Deputati”.

Mercoledì 18 maggio doppio appuntamento: sit-in a Bologna nella centrale piazza del Nettuno alle ore 18.00, sotto le finestre del Comune; a Verona, alle ore 21.00, assemblea pubblica alla sala circoscrizionale di via Brunelleschi, dove la cittadinanza è invitata a discutere il tema del testamento biologico”.

Giovedì 19 maggio, alle ore 11,30, sempre a Verona a Palazzo Barbieri, conferenza stampa delle associazioni promotrici e dei consiglieri firmatari la mozione per il registro dei biotestamenti”.

Venerdì 20 maggio è il momento della manifestazione a Roma: appuntamento a Piazza di Montecitorio, davanti alla Camera dei Deputati, dalle ore 15.00 alle ore 18.00”.

Sabato 21 maggio tocca a: Venezia, dove sarà allestito un banchetto informativo al concerto serale in programma a Forte Gazzera; Udine, dalle ore 16.30 alle ore 19.00 in Piazza San Giacomo, manifestazione con “abbraccio laico arancione” del Comune, per inviare un forte messaggio alle Istituzioni; Castelvetro (Modena), dalle ore 08.30 alle ore 13.30, raccolta firme per chiedere l'istituzione del registro dei biotestamenti; Verona, dalle ore 14.30 alle ore 18.30, in via Roma, sit-in con distribuzione di fiocchi arancioni”.

Domenica 22 maggio, sempre a Verona, presidio informativo arancione in piazza Erbe, dalle ore 14.30 alle ore 18.30”.

Martedì 24 maggio, doppio appuntamento a Saronno (Varese): dalle ore 17.30 alle ore 19.30, presso la libreria “Pagina 18” in via Verdi, Beppino Englaro presenterà i suoi due libri; dalle ore 21.00, all'auditorium “Aldo Moro”, conferenza pubblica sul testamento biologico e sulla richiesta di registro pubblico. Ospiti d'eccezione: Beppino Englaro, Valerio Pocar e Silvio Viale”.

“Queste le date e le iniziative in programma per i prossimi giorni della rivolta arancione. Il Coordinamento Laico Nazionale si mette a dispozione di quelle realtà che, nei loro territori, vorranno ulteriormente arricchire la mobilitazione”.

 

Maurizio Cecconi
Cinzia Gori
portavoci

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11/05/11 - Dal Segretario di LiberaUscita riceviamo e pubblichiamo

Afferma Piergiorgio Odifreddi nel suo libro "Caro Papa ti scrivo...", a proposito dei grandi irrisolti misteri sulle origini dell'universo, della vita e della coscienza:

"Al confronto di questi veri misteri, ancora una volta quelli delle religioni, dai dogmi ai miracoli, non appaiono che misere caricature, buone soltanto per coloro che credono appunto che "beati sono i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei Cieli" (Matteo, 5,3). Io preferisco credere invece che beati siano i ricchi di Spirito, perché di essi è la repubblica della Terra".

Vedasi il brano sottoriportato, pubblicato su "la Repubblica" di oggi.

Giampietro Sestini

ECCO IL CREDO DI UN LAICO - DI PIERGIORGIO ODIFREDDI

da: la Repubblica di martedì 10 maggio 2011

Alla fine del nostro confronto, lei, caro papa Ratzinger, sa ormai che il suo non è un Credo che possiamo condividere, né che io possa professare. Ma cosa dunque potrei professare, se proprio volessi pregare? In conclusione, prima dei commiati, cercherò brevemente di riassumere la mia posizione, sfrondandola degli argomenti che ho portato a suo sostegno, e cristallizzandola appunto in una forma il più possibile parallela al suo Credo, benché opposta nella sostanza.

Così facendo manterrò, da un lato, un legame formale con la tradizione occidentale, che ha aderito fino al Medioevo e al Rinascimento alle formule della professione di fede che abbiamo appena finito di commentare. Ma, dall´altro lato, opererò una cesura sostanziale col contenuto di quelle stesse formule, che a partire dall´Era Moderna e Contemporanea sono state sempre più identificate come l´espressione di una fede sorpassata filosoficamente, inadeguata storicamente e sbagliata scientificamente.

Nello stilare il mio Credo mi schiererò allo stesso tempo a favore del realismo scientifico e storico, che accetta tutto ciò che c´è, o è accaduto, e contro l´illusionismo fantascientifico e fantastorico, che indulge in ciò che non c´è, o non è mai accaduto. Anche se, come d´altronde non fa neppure il Credo originale, non tenterò di completare il mio Credo positivo con un suo complemento negativo, che pretendesse di enumerare e specificare in dettaglio ciò in cui non credo. (…)

Se dunque proprio volessi adattarmi a parlare il suo linguaggio e decidessi di professare anch´io la fede in un solo Dio, che mi trascende e mi sovrasta, ai voleri del quale volessi e dovessi inchinarmi, e che potessi adorare e amare, questo sarebbe la Natura, che tutto genera da sé e per sé.

Così come, se decidessi di avere un solo Signore e Salvatore, questo sarebbe l´Uomo o l´Umanità. Da ritenere non il metaforico primogenito della Natura, col diritto biblico di "soggiogare la terra e dominare su ogni essere vivente" (Genesi, 1, 28), ma il letterale ultimogenito, col dovere naturale di rispettare e preservare l´ambiente e tutte le altre forme di vita. E, soprattutto, da considerare come un´entità superiore agli individui che la compongono, e della quale gli uomini dovrebbero chiedersi costantemente che cosa possono fare per essa, invece di limitarsi a pretendere soltanto che l´Umanità e la Natura facciano qualcosa per loro.

Ma questo duplice "materialismo umanistico" e "umanesimo materialista" sarebbe un ben misero sostituto della religione, se non fosse accompagnato da una fede non solo nella Natura e nell´Uomo, ma anche nello Spirito che si manifesta nella coscienza che noi abbiamo del mondo e di noi stessi.

Uno Spirito puramente immanente, che procede dalla Natura e dall´Uomo, e che noi giustamente consideriamo una nostra caratteristica tanto costitutiva, da arrivare a commettere spesso due complementari errori di sopravvalutazione al suo riguardo. Ritenendolo, da un lato, trascendente, invece che emergente. E, dall´altro lato, necessariamente umano, invece che legato soltanto alla complessità di un sistema: in particolare, già attualmente presente in altri animali superiori, e potenzialmente anche nelle macchine in generale, e nei computer in particolare.

Come uomini, però, a noi interessano soprattutto il nostro Spirito e le sue conquiste: prima fra tutte, la sorprendente scoperta che la Natura non è caotica, come ci si sarebbe potuto aspettare, bensì ordinata. E che il suo ordine non appare soggettivamente imposto dall´Uomo, come quello alfabetico delle parole di un linguaggio. Bensì risulta oggettivamente intrinseco alle cose, come quello matematico degli oggetti aritmetici o geometrici, o quello logico dei ragionamenti.

Nella Natura si manifesta dunque un ordine universale, che si chiama Logós in greco, Ratio in latino e Ragione in italiano. Il che ci permette di dare un senso letterale al versetto metaforico del Rig Veda, poi annesso dal versetto 1,1 di Giovanni: "in principio era la Ragione, e la Ragione era presso Dio, e Dio era la Ragione". Intendendo, naturalmente, per "Dio" la Natura.

Analogamente possiamo interpretare il versetto 1,14: "la Ragione si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", intendendolo nel senso che la ragione umana è uno dei modi in cui la Ragione cosmica si manifesta nell´ordine della Natura. Essendone una manifestazione, essa partecipa della Sua essenza. E può percepirne altre analoghe manifestazioni, che esprime in quelle leggi di Natura, la cui ricerca e scoperta costituiscono gli scopi primi e ultimi dell´impresa scientifica. Ma essendone appunto soltanto una manifestazione, la ragione umana trova nella Ragione cosmica una trascendenza che la sovrasta, e al cospetto della quale non può che percepire la propria limitatezza.

Il cerchio aperto dalla mia riformulazione laica del Credo si chiude dunque con la scoperta che non soltanto le parole della sua professione di fede possono essere reinterpretate sensatamente. Ma che anche l´esperienza religiosa trova una sua sublimazione nel sentimento che l´Uomo arriva a provare di fronte alla Natura attraverso la mediazione dello Spirito, e più specificamente di quella sua quintessenza che è la Ragione.

Si arriva così a una "vera religione", profonda e intellettuale, che gli scienziati da Pitagora ad Einstein hanno da sempre professato, e di cui le religioni istituzionali costituiscono soltanto superficiali caricature. Di qui i motti che esprimevo, forse in maniera un po´ provocatoria, fin dagli inizi della mia opera divulgativa in Il Vangelo secondo la scienza. Da un lato, che la matematica e la scienza sono l´unica vera religione, il resto è superstizione. E, dall´altro lato, che la religione è la matematica, o la scienza, dei poveri di spirito.

Anche questa "vera religione" ha i suoi misteri, che si manifestano anzitutto nell´astratta e stupefacente constatazione che l´Uomo può comprendere qualcosa della Natura. E poi, nei concreti e stimolanti problemi scientifici che ancora non hanno trovato soluzione definitiva: primi fra tutti, le origini dell´universo dal vuoto, della vita dalla materia inanimata, e della coscienza dai primati superiori.

Al confronto di questi veri misteri, ancora una volta quelli delle religioni, dai dogmi ai miracoli, non appaiono che misere caricature, buone soltanto per coloro che credono appunto che "beati sono i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei Cieli" (Matteo, 5,3). Io preferisco credere invece che beati siano i ricchi di Spirito, perché di essi è la repubblica della Terra.

Quanto alla mia professione di fede, è dunque così che enuncerei il mio Credo laico. Come promesso, sulla falsariga del suo: "Credo in un solo Dio, la Natura, Madre onnipotente, generatrice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, l´Uomo, plurigenito Figlio della Natura, nato dalla Madre alla fine di tutti i secoli: natura da Natura, materia da Materia, natura vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre. Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla Madre e dal Figlio, e con la Madre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti dell´Intelletto. Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un´altra vita in un mondo che non verrà".

(Brano tratto dal libro di Piergiorgio Odifreddi “Caro Papa ti scrivo…”, edizioni Mondadori)

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2/03/11 - Dal Segretario di LiberaUscita Giampietro Sestini.

Il ddl Calabrò sul testamento biologico sarà discusso dalla Camera il 7 marzo p.v. Nel riportare il comunicato diramato oggi dall'Agenzia ASCA, per i reali contenuti del ddl si rimanda ai commenti pubblicati sul notiziario IL PUNTO trasmesso ieri, con i quali il ns. socio onorario Stefano Rodotà lo ha definito, motivandolo,  ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale.
GS

 
(ASCA) - Roma, 1 mar - Dichiarazioni anticipate di trattamento non vincolanti, nessun ufficio dedicato per la raccolta delle Dat, in caso di controversie tra medico curante e fiduciario il parere espresso dal collegio di medici non sarà vincolante né non vincolante per il medico curante. Il collegio insomma dovrà dare solo un parere. Queste le ultime modifiche apportate al ddl sul testamento biologico dalla Commissione Affari Sociali della Camera che ha dato mandato al relatore Domenico Di Virgilio di portare il testo in aula con i voti favorevoli di Pdl, Lega Nord e Udc, contrati Pd e Idv.

L'Api si è astenuta e Fli non era presente al voto. Il provvedimento è composto da nove articoli e la commissione ha approvato gli emendamenti del relatore per recepire due condizioni: una arrivava dalla Commissione Bilancio, l'altra dalla Affari Costituzionali. La commissione non ha invece recepito le osservazioni della Commissione Giustizia che chiedeva di rendere vincolanti le dichiarazioni anticipate di trattamento. Il testo approderà in aula della Camera lunedì prossimo, il 7 marzo, dopo oltre due anni dall'inizio dell'iter parlamentare.

NOVITA' INTRODOTTE IN COMMISSIONE. Dall'apertura su alimentazione e idratazione, alla platea cui si riferisce per arrivare al modo in cui si potranno fare le dichiarazioni anticipate di trattamento, la Commissione Affari Sociali della Camera ha apportato delle modifiche al ddl Calabrò arrivato dal Senato sul testamento biologico esaminando i 9 articoli di cui è composto il testo. Come spiegato dal presidente della Commissione Giuseppe Palumbo, ''in aula può darsi che verranno fatte ulteriori modifiche, noi oggi abbiamo recepito due condizioni: una arrivava dalla Commissione Bilancio, l'altra dalla Affari Costituzionali, ma potrebbe essere che in aula verranno fatti ulteriori cambiamenti''. Ecco cosa prevede il testo.

ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE. Non sono considerate terapie, come previsto nel ddl Calabrò, ma potranno essere sospese se dovessero risultare non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari o addirittura dovessero danneggiarlo.

SI ALLARGA LA PLATEA. La legge non è rivolta solo ai pazienti in stato vegetativo, ma anche a chi si trova ''nell'incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze''.

MODALITA'. Valide solo le Dat espresse nelle forme previste dalla legge: soltanto in forma scritta o dattiloscritta con la firma autografata del ''paziente''. Vengono quindi esclusi video o ricostruzioni postume. Le dat non saranno vincolanti e alla fine a decidere sarà il medico perché se dalla sottoscrizione della Dat al momento della malattia vi fossero progressi scientifici, il dottore non potrebbe utilizzarli. Infine, non vi sarà nessun ufficio dedicato per la raccolta delle Dat e in ogni caso dall'entrata in vigore del testo non dovranno derivare oneri a carico della finanza pubblica.

ASSISTENZA A STATI VEGETATIVI NEI LEA. Ai pazienti in stato vegetativo sarà garantita l'assistenza ospedaliera, residenziale o domiciliare, prevista nei Livelli Essenziali di Assistenza.

FAMILIARI. Se un paziente non dovesse nominare un fiduciario, i suoi compiti saranno adempiuti dai familiari nell'ordine previsto dal Codice Civile.

COLLEGIO MEDICO. Le volontà espresse dal paziente nelle dichiarazioni anticipate di trattamento restano non vincolanti per il medico curante In caso di controversie tra medico e fiduciario il parere espresso dal collegio di medici non sarà vincolante né non vincolante per il medico curante. Il collegio insomma dovrà dare solo un parere. 

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22/02/11 - Riceviamo dal Segretario di LiberaUscita

Su www.autodeterminazione.it potrete leggere e firmare l'appello diramato ieri, e già firmato da circa 20.000 persone, contro l'espropriazione del diritto a governare liberamente la propria vita, di cui è promotore il ns. socio onorario Stefano Rodotà unitamente a Gilda Ferrando, Alessandro Pace e Pietro Rescigno.

Su http://www.radioradicale.it/scheda/321803/manifestazione-per-dire-no-alla-legge-contro-il-testamento-biologico potrete sentire e vedere il sit-in svoltosi ieri mattina a Roma, davanti Montecitorio, promosso dal neo Coordinamento Laico Nazionale, con la partecipazione di numerose associazioni laiche tra cui anche LiberaUscita, contro la proposta di legge Calabrò contraria alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e al principio democratico e laico della autodeterminazione sulla propria vita.

Cordiali saluti.
Giampietro Sestini
 


16/02/11 - Biotestamento, in commissione alla Camera parere positivo alla legge

L'Udc vota compatto: "Ddl equilibrato, lo difenderemo in aula". No del Pd: "Incostituzionale". La prossima scadenza è prevista per lunedì prossimo

ROMA - Parere favorevole della commissione Affari costituzionali della Camera al disegno di legge sul biotestamento. Ma con due condizioni: esplicitare maggiormente cosa debba intendersi per eutanasia e sopprimere la vincolatività del parere del collegio medico sulle terapie cui eventualmente sottoporre il paziente. Per i deputati Udc Paola Binetti, Pierluigi Mantini, Deodato Scanderebech e Mario Tassone si tratta di "un parere importante che fa da garanzia ad una legge che è continuamente accusata di essere incostituzionale e nei confronti della quale si minacciano ricorsi fin dal primo momento in cui sara' approvata e diventera' esecutiva. E' un dibattito acceso e intensamente partecipato, una proposta di valori alta, con un confronto tra tutela della vita e ruolo della liberta' letti alla luce dei principi costituzionali, mentre la Costituzione faceva da quadro di riferimento".
Il parere della Commissione Affari costituzionali "garantisce che l'esame e' stato attento e approfondito, che le diverse interpretazioni sono state prese in considerazioni, ma che alla fine ha prevalso la convinzione che si tratti di un ddl equilibrato. Per questo l'Udc ha votato in modo compatto a favore del parere e si prepara a sostenere la legge in aula". La prossima scadenza e' prevista per lunedi' prossimo e per l'inizio della discussione generale in aula.

IL 'NO' DEL PD: "TESTO INCOSTITUZIONALE"
- "Irresponsabili. Hanno rifiutato di vedere le evidenti incostituzionalità di un testo irragionevole e autoritario". Lo dice in una nota Barbara Pollastrini, riguardo al parere favorevole sulla proposta di legge sul testamento biologico espresso oggi a maggioranza dalla prima commissione della Camera. "Hanno rifiutato- continua- di vedere le evidenti incostituzionalita' di un testo irragionevole e autoritario. Non hanno voluto ascoltare gli appelli appassionati di medici, associazioni e famiglie che arrivano a dire che nessuna legge è meglio che una brutta legge. Hanno colpito principi basilari della Carta contenuti negli articoli 2, 3, 13, e 32. Su una materia tanto sensibile una classe dirigente autonoma e lungimirante avrebbe dovuto ricercare un largo consenso. Ma questo ceto politico, in ansia di rilegittimazione, sceglie di procedere con passo pesante. Lo fa in giorni drammatici per il Paese, quando sarebbe richiesto un soprassalto di saggezza almeno su un tema che riguarda la vita intima di ognuno di noi". Oggi tutto il gruppo Pd in prima commissione ha votato contro il parere della maggioranza presentando un proprio parere di incostituzionalità. "Ora- conclude Pollastrini- il confronto riprenderà in aula. Ancora una volta in gioco è la dignità della persona e il senso profondo della nostra Costituzione".
(da: www.dire.it)

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11/02/11 - Articolo segnalato da Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita.

ILLEGALITÀ E BIOPOLITICA NEL NOME DI ELUANA- DI STEFANO RODOTÀ

da: il Manifesto di giovedì 10 febbraio 2011 – Intervista di Eleonora Martini

Stefano Rodotà è stato fin dalle prime ore uno dei più lucidi testimoni della dolorosa vicenda di Eluana Englaro, e di come il governo Berlusconi due anni fa, all'epilogo della terribile storia; si «infognò sempre più nell'illegalità» — per usare le sue stesse parole — cercando di non rispettare nessuna delle sentenze emesse dalla Corte costituzionale, dalla Cassazione, dal Tar. E da quel corpo di donna, manipolato a piacimento del raìs, perfetto esempio della deriva bio-politica del centrodestra, ripercorriamo con lui il filo nero che ci porta fino ai giorni nostri.

Professor Rodotà, cosa pensa di questa prima "Giornata degli stati vegetativi" celebrata ieri, inventata dal governo per tornare a flagellare la memoria della povera Eluana?

È’ l'ennesima prova del pessimo gusto e della pessima cultura di questa maggioranza e della mancanza di rispetto delle persone. Basti ricordare quando il Presidente del consiglio arrivò a dire che Eluana poteva avere dei figlio quando nel primo anniversario della morte mandò una lettera all'istituto di suore dove la donna era stata ricoverata per anni dicendosi dispiaciuto per non aver potuto salvare la vita di Eluana. Qui c'è un'espressione proprietaria della vita delle persone: non è il re taumaturgo che si è visto negare il diritto di imporre le mani, ma l'autocrate che vuole avere il potere sulla vita. Questa è la vicenda. E questo è lo stile e la politica che ancora ci vengono riproposti: con una "Giornata" indetta quasi contro coloro che hanno voluto percorrere fino in fondo una strada di legalità per ottenere il rispetto massimo della dignità e della volontà di Eluana. E con un ddl sul testamento biologico che va su una via esattamente opposta, di totale mancanza di rispetto delle persone.

Non le sembra che la storia di Eluana sia emblematica almeno per due motivi: lo sdoganamento Istituzionale dell'illegalità diffusa e la biopolitica del centrodestra?

Certo, Beppino Englaro dovrebbe essere preso ad esempio di cittadino modello: si rifiutò di pubblicare una foto recente della figlia, cosa che avrebbe convinto l'opinione pubblica, e non ha mai voluto seguire i consigli dei tanti che, anche dalle colonne dei maggiori quotidiani, gli suggerivano di evitare la prova di forza e risolvere invece il problema come fanno tutti: senza clamore, di nascosto. E invece proprio di fronte allo scempio quotidiano di legalità lui ha voluto correre tutti i rischi della legalità, presentando anche ricorsi che potevano trasformarsi in un boomerang. Ha detto semplicemente: ci sono i giudici. Beppino Englaro non voleva a tutti i costi avere ragione, ma consacrare Il diritto. Dall'altra parte Invece c'era un governo che avrebbe fatto qualunque cosa pur di vincere.

È esattamente così. Governo e maggioranza si sono sempre più infognati nell'illegalità Faccio tre esempi quando sollevarono davanti alla Corte costituzionale il conflitto tra poteri dello Stato sostenendo che la Cassazione aveva invaso il potere del legislatore, e naturalmente ricevendo una fortissima bacchettata. E poi quando si cercò di forzare la mano con un decreto legge che non venne firmato da Napolitano, o quando Sacconi tentò di intimidire le cliniche con una direttiva. Per quanto riguarda la deriva biopolitica -che per fare un esempio sta nella lettera citata prima o nel ddl attualmente all'analisi della Camera- diciamo la verità, è però a un livello infimo.

In breve, cosa pensa del testo di legge sulle "Dichiarazioni anticipate di trattamento" nella versione in cui approderà In Aula alla Camera li 21 febbraio?

Lo definirei con cinque aggettivi: è un ddl ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale. A questo punto si apre di nuovo un fronte di illegalità perché si entra di nuovo in rotta di collisione con sentenze recenti della Corte costituzionale, e si manifesta appunto la pura volontà di un governo che vuole espropriare i cittadini dal diritto di decidere liberamente della loro vita.

Entriamo nel merito.

La legge è ideologica perché nell'articolo t si dice che la vita è indisponibile, cosa che dal punto di vista giuridico è del tutto falsa, come dimostrano un'infinità di casi: da quello dei Testimoni di Geova a chi rifiuta le cure e si lascia morire. La vita dunque è disponibile e, partendo da questa falsa premessa, si vuole impone un puro punto di vista: la legge è perciò autoritaria. Poi è menzognera perché sbugiarda perfino il titolo: malgrado un delirio burocratico, queste "direttive anticipate" non valgono nulla. E scaricando le responsabilità sul medico, anziché evitare aprirà molti contenziosi giuridici. Avremo non uno, ma 100, 1000 casi Englaro. È sgrammaticata perché si contraddice in più punti, come quando dice che le direttive possono essere revocate in ogni momento e poi afferma che bisogna farlo in forma scritta e davanti a un medico generalista (che non si sa cosa sia). Ciò vuoi dire che se in televisione dichiaro di aver cambiato idea rispetto a quanto scritto nel testamento biologico, e subito dopo ho un incidente che mi riduce in stato vegetativo, quella mia dichiarazione davanti a milioni di persone non vale. Infine, è anticostituzionale perché, tra i tanti motivi, limita la libertà di cura e il diritto fondamentale all'autodeterminazione. Ed è perciò destinata a subire numerose sentenze di bocciatura da parte della Corte costituzionale.

Succederà come con la legge 40 sulla fecondazione artificiale, per la quale si evocava il rischio di eugenetica come ora si evoca l'eutanasia: sarà inapplicabile, verrà smontata pezzo per pezzo dalle sentenze, e farà vittime proprio nelle famiglie. Non crede?

Il parallelo è assolutamente azzeccato, e mostra appunto l'ideologia che c'è dietro questa maggioranza. E non parliamo solo di proibizionismo, ma del governo autoritario dei corpi delle persone. C'è una linea costante che accompagna la biopolitica in tutto l'arco dell'esistenza: non solo sul nascere e sul morire, ma anche sul vivere. Infatti si è riaperta in questi giorni, anche all'interno del Pd, la questione delle unioni di fatto. Anche in questo caso si cerca di impedire il libero governo della vita. E anche qui c'è una sentenza della Corte costituzionale che l'anno scorso ha riconosciuto il «diritto fondamentale» delle persone anche dello stesso sesso a scegliere le forme di convivenza, e ha intimato al legislatore di dare attuazione a questo diritto. Al momento, quindi, di nuovo, il rifiuto di dare seguito a una sentenza costituzionale mostra che il potere politico vuole mantenere il controllo sul. la vita delle persone, disconoscendo i loro diritti fondamentali.

Da Eluana al giorni nostri: non vede un filo che unisce quel corpo esanime di donna che nella realtà manipolata da Berlusconi »aveva le mestruazioni e poteva ancora procreare», con l'uso strumentale delle donne restituito dalle ultime cronache?

C'è una linea, è vero, non è una forzatura. Il fatto è che Berlusconi non è proprio capace di concepire le donne e il loro corpo se non come un oggetto di possesso. Sul corpo di Eluana c'era un'idea di possesso totale. «È tutto mio», diceva Benigni nella trasmissione di Saviano e Fato. È così: lui non è capace di concepire gli altri, e specificamente le donne e il loro corpo, come qualcosa che possa essere sottratto al suo dominio personale.

La "Giornata degli stati vegetativi", il testamento biologico, le imposte municipali cancellate per gli immobili della Chiesa: cosa cerca di ottenere Berlusconi?

In questo momento di forte difficoltà la maggioranza cerca di apparire di nuovo come la parte politica di riferimento per il Vaticano. Ma è un gioco strumentale così evidente che è stato svelato e contrastato anche da Famiglia Cristiano. E perfino Casini ha detto no, non si possono coinvolgere questioni così importanti nella miserabile faccenda della sopravvivenza del governo.

 

Commento.

In verità, nell’incontro tenuto il 9 febbraio a Roma, presso l’Aula Magna della Facoltà Valdese, ove è stato uno dei relatori sul tema “Chi decide sul fine-vita?”, ai  cinque aggettivi con i quali ha definito il ddl Calabrò nella suddetta intervista (ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale) Stefano Rodotà ne aveva aggiunti altri due: truffaldino e contraddittorio, anch’essi adeguatamente motivati.

Gli altri relatori al convegno, coordinato da Paolo Flores d’Arcais, sono stati dom Giovanni Franzoni (altro socio onorario di LiberaUscita), il sen. Ignazio Marino, lo scienziato Giorgio Parisi ed il teologo valdese Daniele Garrone, il quale ha annunciato che tutti i mercoledì, dal 26 gennaio al 30 marzo, dalle ore 18:00 alle 19:30, presso i locali della Chiesa evangelica valdese di via Marianna Dionigi 59 (Piazza Cavour) sarà possibile avere informazioni e sottoscrivere il proprio testamento biologico. Il modello proposto dalla Chiesa valdese può essere scaricato da: www.chiesavaldese.org/romapiazzacavour/

Giampietro Sestini



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8/02/11 - COMUNICATO

Alle associazioni ed ai referenti laici di Roma
e p.c. ai responsabili nazionali e territoriali di LiberaUscita

Loro email

Cari amici,

in riferimento alla proposta di alcuni di voi di organizzare a Roma una manifestazione analoga a quella indetta da Micromega a Torino per il 9 febbraio, ritieniamo opportuno ricordare la posizione ufficiale decisa dalla ns. associazione sin dal 23 dicembre 2010 e condivisa da molte altre associazioni e da molti esponenti laici, posizione non comunicata alla stampa perchè moltissimo ci premeva e ci preme l'unità del movimento, come dimostrato dalla riunione di 19 associazioni svoltasi il 29 gennaio a Modena su ns. iniziativa (v. messaggio sottoriportato).

L'inqualificabile iniziativa del Governo di proclamare "Giornata nazionale degli stati vegetativi" il 9 febbraio, ricorrenza della liberazione di Eluana, ha l'obiettivo di porre in contrapposizione le associazioni e le famiglie delle persone in stato vegetativo (definite "pro vita") con le associazioni e le persone che si battono per la difesa del diritto all'autodeterminazione (definite "pro morte£): sarebbe un grave errore politico e strategico cadere nel tranello.
Consideriamo anche un errore dichiarare "NON VITA" lo stato vegetativo permanente o persistente (v. comunicato EXIT sotto riportato), compito che non compete certo a noi. 
Il problema è sempre e solo uno: la libertà di scelta ed il rispetto per tutte le scelte libere e responsabili verso di sè e verso gli altri.
Ricordiamo ancora una volta che Beppino Englaro, il più legittimato a decidere come ricordare il 9 Febbraio, anniversario della morte di sua figlia, per quel giorno ha semplicemente chiesto il silenzio.
Cordiali saluti,

Maria Laura Cattinari - Presidente di LiberaUscita
Meri Negrelli - Vice-presidente
Giampietro Sestini - Segretario     

23 dicembre 2010

- A Paolo Flores d'Arcais - Micromega
- A Tullio Monti - Consulta laica torinese
Loro email

Cari  amici,
comprendiamo e condividiamo le ragioni che Vi hanno indotto a lanciare la giornata di mobilitazione nazionale per la "libertà di scelta" in occasione del 9 febbraio, in reazione all'ultima offesa che il Governo ha voluto fare alla memoria di Eluana proclamando per tale data la "giornata nazionale degli stati vegetativi".
Ciò premesso, la nostra associazione ha deciso, dopo numerose consultazioni, di non aderire alla vs. "chiamata" per le seguenti ragioni:
1) la decisione di Beppino Englaro di non voler esser coinvolto in uno scontro sul significato del 9 febbraio;
2) la decisione dell'associazione per Eluana  di lasciare la giornata del 9 febbraio al silenzio;
3) la maturata consapevolezza che una contrapposizione sul significato di quella data verrebbe inevitabilmente spacciata dal Governo e dalle forze integraliste come una contrapposizione tra il partito "pro vita" e quello "pro morte";
4) il rischio di essere catalogati davanti all'opinione pubblica come "contrari agli stati vegetativi", ossia contrari ad aiutare chi versa in quello stato e le loro famiglie, cosa assolutamente non vera ma comunque destinata a creare una frattura con quel mondo, poi difficilmente ricomponibile. Sarebbe un errore che non possiamo permetterci;
5) per ultimo, ma non meno importante giacchè anche questa vicenda lo  ha dimostrato ampiamente, l'assenza di un coordinamento tra le nostre associazioni ci esporrebbe impreparati ad una guerra mediatica contro forze molto più potenti ed organizzate di noi. Anche per questo abbiamo ritenuto nostro preciso dovere non diramare  comunicati pubblici della ns. posizione poichè moltissimo ci preme l'unità del movimento.
Ci permettiamo pertanto di chiedervi di riesaminare la Vostra decisione e, in caso affermativo, di volerne dare comunicazione alla stampa, lasciando a chi compete il disonore di aver voluto strumentalizzare la data della liberazione di Eluana.
Ovviamente, siamo a disposizione per altre iniziative in una data diversa, purchè preventivamente concordate.
Cordiali saluti
Maria Laura Cattinari - Presidente nazionale
Meri Negrelli - vice Presidente nazionale
Giampietro Sestini - Segretario nazionale

COMUNICATO STAMPA DI EXIT – ITALIA
ASSOCIAZIONE ITALIANA PER IL DIRITTO AD UNA MORTE DIGNITOSA -TORINO
Il giorno Mercoledì, 9 Febbraio 2011 è stato proclamato da questo Governo, “Giornata per gli Stati Vegetativi” nella più grande irrispetuosità nei confronti delle persone che soffrono e che si trovano in tale situazione.
Quello di STATO VEGETATIVO, permanente o persistente, non è da considerarsi VITA !
La EXIT-Italia, Associazione Italiana per il Diritto ad una Morte Dignitosa – Torino,  WWW.EXIT-ITALIA.IT  Tel.: 011/7707126  Mail box: exit-italia@fastwebnet.it, insieme a tutte le associazioni laiche italiane e coordinate dalle Consulte per la Laicità delle Istituzioni e la Segreteria di MICROMEGA, farà una manifestazione nazionale lo stesso giorno in tutte le città d’Italia per ribadire il DIRITTO DI LIBERA SCELTA che spetta ad ogni essere umano affinchè possa decidere della fine della propria esistenza: una fine che tutti noi vogliamo che sia dignitosa e soprattutto senza inutili ed atroci sofferenze.

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20/11/10

Si riporta qui sotto il Comunicato stampa diramato dalla Presidente nazionale di LiberaUscita in merito alla circolare governativa che definisce "privi di validità" i registri per i biotestamenti e, di seguito, le notizia apparsa sulla stampa con un breve commento del segretario nazionale. 

CIRCOLARE DEL GOVERNO CONTRO I REGISTRI DEI BIOTESTAMENTI

Comunicato stampa di LiberaUscita

In merito alla circolare ministeriale sui registri comunali per i testamenti biologici dei Ministri Maroni, Fazio e Sacconi, l'associazione LiberaUscita  precisa quanto segue:
Pur non avendo avuto ancora modo di leggere direttamente la circolare, da quanto abbiamo letto dai lanci d'agenzia e dalla stampa on-line, apprendiamo con vivo stupore che ben tre Ministri si sono scomodati per diramare una circolare che non ha nessun fondamento giuridico.
Ribadiamo che il Comune che istituisce il registro dei testamenti biologici non deborda in nessun modo da quelle che sono le sue competenze (Al Comune compete il compito, delegatogli dallo Stato, di fornire servizi alle persone. Il registro consiste nell'autenticazione, registrazione e conservazione, da parte di un Ufficio del Comune delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rilasciate dalle persone interessate. Semplici atti amministrativi sulla base di quanto previsto dall'art. 76 del dpr 445/2000. Nelle dichiarazioni il dichiarante afferma di avere steso il proprio testamento biologico, di avere nominato un proprio fiduciario. Copia delle DAV (dichiarazioni anticipate di volontà) possono essere depositate presso l'Ufficio del registro a garanzia della volontà del dichiarante).
Il Comune non entra nel merito del contenuto delle DAV ma, con il registro riempie un vuoto di tipo amministrativo che è, a ben vedere, l'unico vuoto esistente poiché nel nostro ordinamento non esiste un vuoto normativo sull'autodeterminazione terapeutica che è un diritto costituzionalmente garantito dall'art.32, diritto che è stato confermato ed acclarato ormai da numerose sentenze della Magistratura a partire dalle sentenze dell'ottobre 2007 sui casi Welby ed Englaro fino alla sentenza 438 del dic. 2008 della Corte Costituzionale, senza dimenticare i decreti di nomina di amministratore di sostegno del Giudice tutelare Guido Stanzani del tribunale di Modena.
Ribadiamo: lo strumento del registro delle DAV è assolutamente legittimo e si inserisce nel nostro contesto legislativo. Diciamo meglio è un'attività del Comune pienamente legittima e anzi doverosa, è un servizio che è compito degli Enti locali rendere disponibile. Si risponde così anche alla richiesta dell'Ordine dei medici che, nel loro codice deontologico all' art.38 "Autonomia del cittadino e direttive anticipate di trattamento" prevedono che il medico debba tener conto di quanto precedentemente espresso dalla persona in merito alle terapie purché certo e documentato. Il registro comunale questo fa: dà certezza di data e di firma alle DAV a garanzia della volontà delle persona e a tutela dei medici che quella volontà intendono rispettare.
Oggi più che mai invitiamo vivamente i Comuni di Modena che non hanno ancora provveduto a fornire questo servizio ai loro cittadini a farlo al più presto poiché per difendere il diritto e la Costituzione non è mai troppo presto. Quanto al coraggio civile che occorre in certe battaglie invito tutti a leggere la testimonianza del Sindaco di Udine Furio Honsell con cui si chiude il bellissimo libro "Gli ultimi giorni di Eluana" di Amato De Monte e Cinzia Gori che saranno a Modena il 23 novembre alle ore 17,15 per presentarlo presso l'Aula Magna della Facoltà di lettere e filosofia. Evento organizzato da LiberaUscita  unitamente al Comitato Articolo 32 di cui LiberaUscita fa parte.
La Presidente
Maria Laura Cattinari

GOVERNO: I REGISTRI DEI BIOTESTAMENTI NON SONO VALIDI
Da: www.repubblica.it di venerdì 19 novembre 2010

I registri sul biotestamento fatti nascere da circa settanta tra Comuni e municipi delle grandi città sono privi di qualunque efficacia giuridica: lo indica una circolare dei ministri della Salute, Ferruccio Fazio, del Welfare, Maurizio Sacconi e degli Interni, Roberto Maroni, indirizzata ai Comuni.
Lo ha reso noto il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, precisando che ….. i "Registri sono una presa in giro". Nella circolare, spiega Eugenia Roccella, "si dice che tali registri attivati da alcuni Comuni sono in realtà assolutamente inefficaci, ovvero privi di qualunque efficacia giuridica". Questi registri, rileva ancora, "rappresentano solo una provocazione politica e prendono in giro il cittadino poiché sono 'regolamenti' di una legge, quella sul biotestamento, che non c'è". Dunque, chiarisce il sottosegretario, "è evidente che non essendoci una legge in materia, il medico non può ottemperare ad alcuna richiesta di tipo eutanasico indicata nei registri. Il medico, cioè, non può che riferirsi alle normative esistenti, che vietano ogni attività eutanasica". Obiettivo della circolare, prosegue Roccella, è quello di "mettere in guardia il cittadino, che deve sapere che le volontà lasciate attraverso i registri dei Comuni non hanno alcun effetto, e che questo non è un servizio ai cittadini anche se viene spacciato per tale". "Ora serve una 'stretta' per varare in tempi brevi la legge sul testamento biologico, che ha compiuto il suo iter parlamentare nelle commissioni e deve solo passare in aula alla Camera per il varo definitivo".
In ogni caso, sottolinea Roccella, la situazione attuale non è di 'vacatio legis': "C'è la legge che vieta il suicidio assistito, e che già da sola basta a rendere inefficace qualsiasi iniziativa in tal senso".
La circolare dei ministri. In linea generale, spiega la nota congiunta, "occorre considerare che la materia del 'fine vita' rientra nell'esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata. L'intervento del Comune in questi ambiti appare pertanto esorbitante rispetto alle competenze proprie dell'ente locale e si traduce in provvedimenti privi di effetti giuridici". Secondo i ministri Maroni, Fazio e Sacconi, dunque, presso i cui ministeri erano giunte le richieste dei Comuni, "nessuna norma di legge abilita il Comune a gestire il servizio relativo alle dichiarazioni anticipate di trattamento". Una legge dello Stato, prosegue la circolare, "è particolarmente necessaria perché vengono implicate anche altre materie come la tutela della salute, della famiglia e della privacy, nell'ambito delle quali il Comune non può certamente agire in assenza di una disciplina statale che ponga principi e definisca la competenze di vari soggetti pubblici coinvolti". Quindi, concludono i ministri, "non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento. Anzi, nell'attuale quadro si potrebbe ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso a iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore".
Cardinale Sgreccia: bene governo. "Hanno fatto bene" i ministri Maroni, Fazio e Sacconi, perché "i Comuni non hanno alcuna competenza di accogliere liste di biotestamenti finché non c'è una legge" che lo prescriva, afferma all'Ansa il neo-cardinale Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Le iniziative di alcuni Comuni nascevano piuttosto, ha aggiunto Sgreccia, da "una forma di pressione ma è inutile affogare i Comuni di questo compito: hanno ben altri problemi come far vivere la gente e procurare il lavoro e non farla morire".
Englaro: "Dicano come ma volontà va rispettata". "Se i registri non hanno valore, dicano loro cosa lo ha purché la volontà dei cittadini sia rispettata anche nel momento in cui non possono più difendersi e dire esattamente cosa vogliono" dice all'Ansa Beppino Englaro 1, il padre di Eluana, morta il 9 febbraio  2del 2009 dopo 17 anni di stato vegetativo permanente e una lunga battaglia legale 3. "Se si riesce ad avere delle leggi ad hoc il cittadino si organizza e difende come può - ha aggiunto Beppino - quello che conta è che ci sia un documento, che può essere il registro o la tessera sanitaria, dove sta scritto chiaramente quali sono le sue volontà rispetto ai trattamenti di fine vita".
Mina Welby: "Validi perché autografi". I registri comunali sul biotestamento raccolgono le "volontà autografe da parte di un soggetto" e in quanto "autografi devono essere validi" afferma Mina Welby. "Si tratta - sottolinea  - di attestazioni scritte in forma autografa e, dunque, attestazioni che devono valere anche se non c'è una legge in materia". In altri termini, afferma Mina Welby, "fa fede la firma autografa del soggetto". "La mia firma sotto un documento in cui si dice cosa fare nel caso la mia salute peggiori - afferma ancora la moglie di Piergiorgio Welby 4, affetto da distrofia muscolare e che fu aiutato a morire nel 2006 da un medico poi prosciolto 5 - indica una volontà che credo debba essere rispettata dal medico. La mia firma autografa credo abbia valore perché sulla salute di un individuo non possono essere i ministri a decidere ma il soggetto stesso". Secondo Mina Welby, "ogni medico sarà contento di sapere quale è la volontà del paziente. La volontà del singolo deve avere forza e va rispettata e questo - conclude Mina Welby - va attuato nella legge all'esame del Parlamento".
Presidente Municipio Roma annuncia ricorso. "La circolare ministeriale, contro la quale ricorreremo, non soltanto è un atto politico discriminatorio e autocratico, ma contiene un palese errore di natura giuridica, perché alcune amministrazioni locali, tra cui il nostro Municipio che l'ha sperimentato per primo in Italia, garantiscono la validità delle dichiarazioni di volontà di fine vita attraverso la forma dell'atto notorio sostitutivo" afferma il presidente del X Municipio di Roma, Sandro Medici, che nella Capitale ha attivato un registro per il testamento biologico aperto ai cittadini di tutto il Comune di Roma. L'idea del registro nel X municipio fu appoggiata da Mina Welby perché questo era il quartiere dove visse il marito Piergiorgio. Sono circa mille i cittadini che si sono iscritti al registro del X Municipio: "Si tratta soprattutto di persone anziane - spiega Medici - ma ci sono anche giovani e coppie omosessuali".
Torino: "Applicheremo delibera". Il Comune di Torino non si ferma: malgrado la circolare del governo, il capoluogo piemontese adotterà la delibera votata di recente dal Consiglio comunale che istituisce proprio un registro per le dichiarazioni anticipate di trattamento. Lo rende noto Giovanni Maria Ferraris, assessore ai servizi civici del Comune di Torino. "Il Consiglio comunale - sottolinea Ferraris - è sovrano per le decisioni assunte e stiamo lavorando per applicare la delibera di iniziativa popolare".
Pd: "Si discuta in Parlamento". "Tre ministri e un sottosegretario si sono scomodati per scrivere una circolare che non ha un fondamento giuridico. Infatti, non c'è una legge che vieti ai Comuni l'iniziativa dei registri per la raccolta dei testamenti biologici. Potremmo discutere sull'efficacia dei registri, anzi dovremmo farlo in Parlamento con uno spirito aperto, non di crociata" dice Margherita Miotto, capogruppo Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio. "Forse, dietro l'iniziativa dei quattro esponenti del governo  si nasconde solo la cattiva coscienza per gli ingenti tagli alla sanità e alle politiche sociali che hanno imposto al Paese", conclude.

Idv: "Circolare è un atto intimidatorio". "La circolare vergata dai ministri Maroni, Sacconi e Fazio per il cinquanta per cento assomiglia a un'intimidazione mentre per la restante metà sembra un atto puramente propagandistico" afferma Silvana Mura (Idv). "Più il governo si avvicina alla fine - rileva - più aumenta la sua arroganza come dimostra questo tentativo di tornare all'assalto in tema di testamento biologico. Ancora una volta, come spesso accade nei temi etici e sociali, si tratta di una posizione ipocrita volta a impedire con gli atti amministrativi quello che hanno tentato di impedire con una legge talmente pessima in tema di testamento biologico che neppure la maggioranza ha avuto il coraggio di approvarla".
Oltre 70 i registri in Italia. Sono più di 70 tra capoluoghi, piccoli Comuni e municipi delle grandi città in tutta Italia le amministrazioni che hanno scelto la strada di attivare, in mancanza di una legge nazionale, i registri per le disposizioni di fine vita. A lanciare l'idea dei registri erano stati i Radicali e l'associazione Luca Coscioni, mobilitati dopo il caso di Eluana. Capofila era stato il X Municipio di Roma, e in quell'occasione la prima a depositare il suo testamento biologico era stata Mina Welby. Ma sono molti i Comuni in cui la giunta ha approvato la delibera che istituisce il registro dei testamenti: da Arezzo a Cagliari, da Genova a Empoli, da Gorizia a La Spezia, passando per Firenze, Caserta, Rimini, fino a Modena, Massa, Pistoia, Pisa e Piacenza. Ultimo arrivato il Comune di Reggio Emilia, e prima c'era stata Torino. Laddove la proposta non ha trovato il via libera delle giunte si sono sviluppati percorsi alternativi come a Milano, dove la Chiesa Valdese ha aperto uno sportello pubblico per depositare il testamento biologico, o Napoli, dove è stato attivato uno sportello per la raccolta grazie alla collaborazione della Fondazione Umberto Veronesi.
Commento. Siamo arrivati alla frutta. Pur di ottenere l’appoggio della Chiesa, anzi della gerarchia vaticana, tre ministri del traballante Governo Berlusconi non esitano a schierarsi contro la Costituzione, che all’art. 32 dispone: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Il fatto che circa un centinaio fra Comuni e Province, dopo aver svolto gli approfondimenti giuridici del caso, abbiano deliberato di accettare ed autenticare le dichiarazioni dei cittadini circa i trattamenti sanitari ai quali NON VOGLIONO essere obbligati non avrebbe – secondo loro - alcun valore. Siamo ai confini del vilipendio della Costituzione, secondo un’abitudine di questo Governo. A parte la ineffabile Roccella, altra amazzone con il cilicio insieme alla Binetti ma entrambe convinte di essere nel giusto, è sorprendente la metamorfosi politica del Ministro Sacconi, il quale vorrebbe rappresentare i “socialisti”, dai quali proviene, dimenticandosi però che il “socialismo” significa anzitutto laicità dello Stato. In Italia invece, grazie anche a Sacconi, chi impartisce ordini ai Comuni non è lo Stato, ma il mons. Sgreccia. (Giampietro Sestini)      

 

 

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10/10/10

COMMISSIONE BILANCIO CAMERA: SOPPRIMERE I REGISTRI

Da: aduc salute n° 40/2010
Non ci sono le risorse per approvare il disegno di legge sul testamento biologico, a meno che non si sopprimano alcune norme.


E', in sintesi, quello che emerge dalla proposta di parere della commissione Bilancio della Camera. Per questo, il relatore in commissione, Roberto Commercio (MPA), d'accordo con il sottosegretario all'Economia, Alberto Giorgetti, ha chiesto al governo la relazione tecnica sul provvedimento. In attesa dei chiarimenti dal ministero della Salute, che dovrebbero arrivare in settimana, il parere è quindi in 'stand-by'. I dubbi della 'Bilancio' sul testo, licenziato dal Senato il 26 marzo 2009 e fermo alla Camera da più un anno, creeranno inevitabilmente problemi alla commissione di merito, la Affari sociali, che, per inviare il ddl in aula, ha bisogno dei pareri delle altre commissioni competenti (oltre alla Bilancio, la Affari costituzionali e la Giustizia). I 'paletti' imposti alla Affari sociali dalle altre commissioni comporterebbero infatti modifiche su alcune parti.
Nel mirino della Bilancio, sono finiti la classificazione dell'assistenza ai pazienti in stato vegetativo tra i livelli essenziali di assistenza (i LEA) e la sostenibilità amministrativa e finanziaria, da parte delle Asl, di appositi uffici per registrare le DAT (le dichiarazioni anticipate di trattamento). "Abbiamo visto che per ora la copertura non c'è - spiega il relatore della Bilancio - d'accordo con il rappresentante del governo, abbiamo quindi deciso di chiedere la relazione tecnica, per capire se si può rivedere il parere. Penso che avremo tutte le carte in settimana".
Quanto alle norme del ddl sul testamento biologico, che secondo la commissione Bilancio della Camera, non hanno copertura economica, si chiede di sopprimere il secondo comma dell'articolo 1, in cui si prevedono politiche sociali ed economiche per la presa in carico di pazienti e, in particolare, di soggetti incapaci di intendere e di volere, siano essi cittadini italiani o stranieri. Si chiede di espungere dal testo anche il comma 1 dell'articolo 5, quello che introduce i livelli essenziali di assistenza per le persone in stato vegetativo o aventi altre forme neurologiche correlate.
Ma non sono questi gli unici punti sui quali si prevedono costi non sostenibili per le casse dello Stato. La commissione Bilancio, per poter dare un parere alla Affari sociali, chiede infatti al governo chiarimenti anche sul comma 1 dell'articolo 4, quello sulle DAT. Nella 'bozza' di parere è scritto che sono necessarie garanzie sulla sostenibilità amministrativa e finanziaria per le Asl dei nuovi procedimenti a loro carico, compresa la compilazione presso i medici di medicina generale delle DAT. Si chiede quindi si sopprimere la previsione di "uffici dedicati" alla redazione delle volontà sul fine vita. La Bilancio chiede infine al governo che dall'istituzione dei collegi medici nelle strutture ospedalieri o di ricovero, che dovranno esprimersi sulle controversie, non derivino nuovi o maggiori costi a carico dello finanza pubblica.
Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, in proposito ha dichiarato: "Le osservazioni della commissione Bilancio della Camera sulla legge del testamento biologico - spiega infatti Turco - confermano che la maggioranza, sui temi della bioetica e della vita, è capace solo di fare annunci. L'assistenza ai malati terminali, però, può essere garantita solo con adeguati finanziamenti. L'unica cosa su cui nel Governo sono generosi e non risparmiano sono gli slogan, anche su temi delicati come questo. L'esperienza della legge sulle cure palliative ce lo dimostra: sono abbondanti negli annunci, ma avari nelle risorse".

Commento di Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita.

Tutto fa brodo per sabotare il testamento biologico. Adesso la Commissione Bilancio della Camera, che deve esprimere il parere sul disegno di legge all’esame della Commissione Affari sociali, si inventa un’altra scusa: non esistono i fondi necessari per istituire presso le ASL gli "uffici dedicati” alla redazione delle volontà di fine vita. Gli onorevoli deputati della Commissione Bilancio non sono forse a conoscenza che tali registri sono in via di attuazione presso molti Comuni, senza oneri aggiuntivi rispetto alla normale attività di autocertificazione che fa capo ai predetti enti a norma di legge?

A meno che la Commissione Bilancio non intenda volutamente cancellare un servizio pubblico da sempre reso dai Comuni, esiste un modo semplice per risolvere il problema dei costi delle ASL: non incaricarle di tale servizio. Anzi, a questo punto, facciano a meno di approvare un disegno di legge che è contro il diritto alla autodeterminazione sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. 

Giampietro Sestini

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25/09/10 - Attenzione, è in arrivo la Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita.
Presentata dal ministro Sacconi la Legge voluta fortemente di gerarchi della SS Vaticana per impedire ai cittadini di poter decidere sulla propria vita, sulla propria salute e sul proprio corpo. Un amaro commento della Presidente di LiberaUscita.

 

Al Convegno "Primum vivere-l'agenda bioetica del Governo" da poco conclusosi abbiamo sentito affermare dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi che la maggioranza di governo intende riprendersi la Legge sul Testamento Biologico (ddl in materia di alleanza terapeutica, consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento) rallentata nel suo iter dall'ostruzionismo di una minoranza del Pdl. Intende giungere all'approvazione per sanare al più presto il "buco" aperto dalla "sentenza creativa della magistratura" sul caso Englaro. Sentenza che, dice il Ministro, ha dato vita ad una "falla eutanasica: ora c'è un'esigenza oggettiva di chiuderla".

Per quanto sia sempre doloroso, almeno per me, leggere simili dichiarazioni, posso dire che purtroppo non potevamo aspettarci altro dal Ministro Sacconi che rimane ligio e fedele  alle posizioni espresse dalle alte gerarchie vaticane: "bisogna disinnescare le pericolose derive dell'autonomia del paziente che portano alla sfiducia verso il medico e alla sua deresponsabilizzazione". "..Non può esserci spazio all'autodeterminazione dell'individuo poichè questa va contro le radici cristiane della nostra cultura. La vita è un bene indisponibile". Parole, queste ultime del Cardinale Bertone (Segretario di Stato del Vaticano) pronunciate poco prima dell'approvazione in Senato del Ddl Calabrò (26 Marzo 2009).
 
Non v'è dubbio che stiamo assistendo nel nostro Paese ad un tentativo di vera restaurazione ante anni '70 ma, nonostante la disinformazione e la diseducazione, per non dir di peggio, delle reti televisive, salvo qualche eccezione, l'opinione pubblica continua a rispondere nei sondaggi in modo inequivocabile a favore dell'autodeterminazione (vedi Sondaggio Eurispes Gennaio 2010). Questo dato ci conforta e ci stimola nel nostro impegno quotidiano e ci dà la certezza che se anche questa maggioranza riuscirà a varare una legge incostituzionale che ci sottrarrà il  diritto di decidere sulle cure che potrebbero esserci fatte, sarà una Legge presto cancellata e che resterà negli atti parlamentari a disonore di chi la votò.
 
Ringrazio e plaudo al Sen. Ignazio Marino che in risposta a quanto sopra ha rivolto un invito al PD e a tutte le forze politiche che hanno a cuore il principio di autodeterminazione delle persone ammalate affinchè esprimano una posizione unitaria sulla Legge sul Testamento Biologico, rispettando il dettato costituzionale e le evidenze scientifiche di cui siamo in possesso.
 
Ricordo che di estrema importanza è la mobilitazione in atto per far crescere in tutt'Italia il numero del Registri Comunali dei Testamenti Biologici, la più poderosa risposta dal basso contro chi vuole sottrarci il diritto costituzionale all'autodeterminazione terapeutica. Registri Comunali che Eugenia Roccella ha bollato come una "provocazione ideologica", questo è, per lei, LA LIBERTA'!!!
 
Maria Laura Cattinari
presidente Associazione Libera-Uscita

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6/08/10 - Testamento biologico, il sottosegretario Eugenia Roccella manovra sulla libertà di decisione.

Tortura di fine vita obbligatoria e annullamento delle volontà espresse nei registri comunali. Un commento del Segretario di LiberaUscita.

Da: ASCA - Roma, 5 agosto 2010

 I registri per i testamenti biologici che qualche comune ha approntato sono ''una forma di deregulation, iniziative estemporanee che non possono offrire un reale servizio al cittadini con le necessarie tutele e garanzie, soprattutto circa il consenso informato'', per questo ''stiamo elaborando una risposta comune con il ministero dell'Interno''. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, durante la presentazione dell'agenda bioetica del Governo, questo pomeriggio a Palazzo Chigi.
I Comuni, ha aggiunto, ''si stanno organizzando nelle maniere più diverse, c'è chi fa un deposito diretto al Comune, chi va dal notaio, chi li manda al ministero che li rimanda al mittente. Insomma, occorre fare ordine''.
Infine, il sottosegretario ha parlato della legge sul testamento biologico in discussione in Parlamento: ''E' ormai giunta al termine del suo iter parlamentare e non penso ci saranno tatticismi per impedirne il varo''.

Commento. 
Se i Comuni si stanno organizzando, sia pure con modalità non identiche, per riconoscere ai loro cittadini la possibilità di depositare - nel rispetto delle leggi vigenti - dichiarazioni anticipate di volontà sulla loro vita, è appunto perchè il Governo sinora ha fatto orecchie di mercante nei confronti delle loro richieste ed anzi, attraverso i rappresentanti della sua maggioranza nei Consigli comunali, ha tentato in ogni modo di impedire l'approvazione dei registri dei biotestamenti.   
Oggi, di fronte al proliferare dei registri a livello comunale e provinciale (il cui elenco può essere richiesto alla scrivente associazione), il Ministero della salute e quello dell'interno intenderebbero “offrire un reale servizio ai cittadini  con le necessarie garanzie e tutele”.
Se veramente fosse questa l'intenzione, il modo per realizzarla è abbastanza semplice: istituire un registro  nazionale al quale i Comuni possano trasmettere per via telematica e protetta le dichiarazioni anticipate di fine vita depositate dai cittadini e regolarmente autenticate. A tale registro potranno così rivolgersi, sempre in via telematica, i sanitari delle strutture pubbliche che avessero in cura pazienti incapaci di intendere e di volere per conoscere le loro eventuali volontà (vedasi in proposito l’art. 8 del disegno di legge n. 800 presentato dal sen. Adriano Musi: “È istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali il Registro delle dichiarazioni anticipate di volontà, basato su un archivio unico nazionale informatico”).
Il timore, invece, è che dietro le dichiarazioni pubblicitarie si nasconda l’obiettivo di vietare o comunque rendere difficoltose le dichiarazioni anticipate di volontà, in analogia a quanto il Governo intenderebbe fare con la legge sul testamento biologico di prossima approvazione.
Vedremo, nell’occasione, quale sarà il comportamento dei nuovi gruppi parlamentari che fanno riferimento all'attuale Presidente della Camera
(gps).
   



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15/11/09

Repetita iuvant. Abbiamo già parlato su questo sito del libro "Vaticano S.p.A" di Gianluigi Nuzzi con una recensione di Tiziana Ficacci ( LEGGI ), ma ci fa piacere segnalare di nuovo quel libro grazie al commento di una socia dell'Associazione LiberaUscita.

Da Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita.
Riportiamo la cronaca della presentazione del libro "Vaticano S.P.A." inviataci dalla ns. responsabile di Torino, Graziella Sturaro.
 

VATICANO S.P.A. - TUTTO NEL NOME DEL SIGNORE

La città di Torino, il 12 ottobre scorso, ha visto la presentazione del libro “Vaticano S.p.A” edito da Chiarelettere presso l’unione culturale “Franco Antonicelli” a cura dell’associazione Amici della consulta torinese per la laicità delle istituzioni, con l’introduzione e la conduzione di Federico Calcagno, Presidente dell’associazione e giornalista RAI, la partecipazione di Gianluigi Nuzzi, inviato di “Panorama” ed autore del libro, di don Franco Barbero fondatore della comunità cristiana di base di Pinerolo “Viottoli”, del coordinatore della consulta Tullio Monti e di Edoardo Tortarolo, docente all’Università del Piemonte orientale.

Attraverso questa coraggiosa inchiesta Nuzzi ci porta nelle segrete stanze dei sacri palazzi del Vaticano grazie a monsignor Dardozzi, figura molto importante dello IOR (Istituto Opere di Religione) il quale ha dato vita ad un immenso archivio costituito da 4000 documenti inediti  permettendo di ricostruire la gestione delle finanze vaticane svelando gli intrighi, le ambiguità, le omissioni e forse, è anche il caso di dire, le enormi truffe, di un meccanismo creato sistematicamente “ad hoc”, una vera holding all’interno della Santa Sede.

Suddiviso in due parti, nella prima viene descritta l’ascesa del sacerdote Paul Casimir Marcinkus grazie all’appoggio del cardinale di New York, Francis J. Spellman, figura molto oscura (definito dall’autore come l’elemento che fece da trait d’union tra la CIA e la Democrazia Cristiana onde evitare l’ascesa della sinistra al governo italiano), la sua alleanza con Michele Sindona, il famoso banchiere siciliano noto per i suoi legami con la mafia e la Propaganda Due di Licio Gelli ed i rapporti con Roberto Calvi noto anch’esso per le sue truffaldine operazioni finanziarie.

Ma qualcosa non andò per il verso giusto

Il 12 settembre 1978 il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria. Tra questi Marcinkus e il suo segretario Donato de Bonis che diventerà ben presto prelato, ossia il tramite tra la banca e i cinque cardinali della Commissione di controllo che dovrà riferire direttamente al Sommo Pontefice. persona ineccepibile che non mantiene più contatti con le figure equivoche della finanza come il suo predecessore  ma che inizierà a creare un sistema di riciclaggio di denaro entro le mura del Vaticano con conti criptati. Nasce così il famigerato deposito “Fondazione Cardinale Francis Spellman” gestito per conto di Giulio Andreotti. Altro evento oscuro la morte improvvisa di Papa Luciani dopo aver dichiarato la sua intenzione di far luce sulle ombre dello IOR.

Intanto per Sindona la situazione sta ormai precipitando ed organizza l’omicidio di Ambrosoli avvenuto nel luglio del 1979 mentre Calvi nel giugno del 1982 verrà trovato impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra. Nell’agosto dello stesso anno si dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano.

Nelle pagine seguenti è possibile esaminare la vicenda Enimont dal 1989 all’apertura delle inchieste. Dopo il suicidio di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, ormai iscritti nel registro degli indagati, una tempesta si abbatte sullo IOR grazie al lavoro dei magistrati mentre sui giornali si anticipa la notizia dei presunti collegamenti con il Vaticano.

Tra il 1992 ed il 1993 una serie di eventi segneranno il paese nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica: gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del giornalista Mino Pecorelli, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e la presunta implicazione di Giulio Andreotti con cosa nostra.

Esplode anche lo scandalo delle mazzette Enimont e dai documenti di Dardozzi risulta evidente come qualcuno abbia violato il segreto istruttorio in quanto la santa Sede era già stata informata.

Con il processo del 1994 vengono imputati molti politici tra i quali  Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Umberto Bossi e Claudio Martelli ma nell’elenco non vi è nemmeno un sacerdote e nessun ecclesiastico viene ascoltato come testimone.

E ancora montagne di denaro versate su fantomatici conti a favore di Istituti o Fondazioni benefiche divenuti strumenti per attività finanziarie occulte come per esempio il movimento ecclesiale “Lumen Christi” volto alla diffusione della fede cattolica in America Latina o la “St. Francis of Assisi Foundation” che coinvolgerà numerose compagnie assicurative.

Ma nel bilancio del Vaticano c’è ancora posto per le offerte delle sante messe e  per i defunti, donazioni di denaro, di arredi antichi, di opere d’arte e proprietà immobiliari sparse per l’Europa.

Del resto lo stesso Marcinkus aveva sostenuto che “Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”.

La seconda parte del libro si muove da nuove e inedite testimonianze da cui emergono legami con la mafia e il progetto di costruzione di un “grande centro” giusto per ricordare che la Chiesa non si occupa solo delle anime ma anche di politica e questioni di Stato.

Siamo ormai di fronte ad una banca mondiale appartenente all’unica teocrazia esistente.

Restano ancora molti punti oscuri come la destinazione di fondi per finanziare le minoranze cattoliche nei paesi dell’Est e i regimi totalitari in America Latina.  

Parole molto dure e di condanna quelle pronunciate da don Franco Barbero di Pinerolo che con la sua amara ironia ha commentato la doppiezza e il degrado della Chiesa sostenendo l’assoluta necessità della laicità dello Stato e delle istituzioni dove “Dio non c’entra e mentre la Chiesa continua a parlare di diritti si dirige sempre dalla parte opposta” lontana dai deboli e dai bisognosi “vera scuola di affarismo ed ipocrisia…sistema di reale corruzione, di ricatto economico, continuando a seminare la paura di parlare”.

E ancora ha aggiunto che “La grande bestemmia è la Chiesa gerarchica in cui si tende a salvare l’immagine piuttosto che cambiare la sostanza”.

Toni più pacati sono giunti da Edoardo Tortarolo che ha trattato degli intrecci tra Vaticano ed economia sottolineando come la forza del libro sia la documentazione perfettamente inserita nel contesto e commentata, senza entrare nel merito di quali fossero le motivazioni di Dardozzi per avere reso pubblico l’archivio dopo la sua morte lasciandola tra le volontà testamentarie e su cui si sono fatte le più svariate ipotesi, ma chiedendosi invece, come storico, quali siano state le modalità di costruzione e di raccolta di queste prove e commentando anche la fragilità del contesto politico italiano in cui si muovono le vicende descritte.

Tullio Monti è intervenuto ricordando che mentre si sono tenuti segreti i rapporti tra Sodano e Pinochet si sono rifiutati i funerali a Piergiorgio Welby e ritenendo di non avere fiducia che lo IOR possa cambiare visti i suoi 4000 dipendenti ed i 44000 correntisti tra ecclesiastici e privati.

Ha anche ricordato come l’elemento più inquietante sia l’enorme massa di denaro che il Vaticano aspira dai cittadini italiani ogni anno. Secondo i calcoli più recenti effettuati dal matematico Piergiorgio Odifreddi, al miliardo di euro dell’8 per mille bisogna aggiungere i soldi elargiti per gli stipendi degli insegnanti di religione e la loro assunzione in ruolo, per i finanziamenti delle scuole cattoliche e le cinque università, per la fornitura di servizi idrici alla città del Vaticano, per l’Opus Dei, per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per la ristrutturazione di edifici religiosi, per gli stipendi dei cappellani militari, per il fondo di previdenza del clero, per l’ospedale di padre Pio a san Giovanni Rotondo, per il finanziamento degli oratori, per la costruzione di edifici di culto, ecc…ecc…

Occorre ancora aggiungere una parte dei finanziamenti pubblici alla sanità, di cui una grossa parte viene ancora gestita da istituzioni cattoliche, senza considerare le mancate entrate dovute alle esenzioni ICI per gli edifici vari appartenenti al clero.

Questo libro, che tra l’altro vanta 180.000 copie vendute in quattro mesi, riesce a tenere desta l’attenzione del lettore il quale si trova proiettato in una sorta di “thrilling fantapolitico-finanziario”, documentato minuziosamente, dal finale molto inquietante con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e l’ennesima somma di denaro scomparsa dopo essere stata affidata al noto teologo e demonologo, nonché esorcista, monsignor Corrado Balducci morto nel settembre del 2008. Forse uno scherzo del diavolo?                

Purtroppo anche questo illustre ecclesiastico finirà nel calderone dei cupi ed ambigui personaggi in abito talare che, rifacendosi ai principi dell’Opus Dei, si potrebbero forse definire spiriti che hanno desiderato la santità nell’esercizio del loro ministero? O come direbbe Max Weber ci troviamo di fronte ad un’azione politica in cui l’etica della convenzione si oppone all’etica della responsabilità? D’altronde il fine giustifica i mezzi.

E se un messaggio positivo è giunto in questi giorni dall’arcivescovo Mariano Crociata, segretario generale della CEI, dall’assemblea di Assisi, il quale ha condannato la malavita organizzata in tutte le sue forme sostenendo che mafiosi, camorristi e affiliati alla ‘ndrangheta “sono già scomunicati… chi vive in queste realtà già automaticamente è fuori dalla comunione ecclesiale e dalla Chiesa, anche se si ammanta di una falsa religiosità”, possiamo concedere il beneficio del dubbio e affermare che si tratta solamente di una nuova teologia del lavoro o per meglio dire degli affari.

Naturalmente tutto nel nome del Signore.

E a questo punto credo non ci sia bisogno di altri commenti.

Graziella Sturaro

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COMUNICATO STAMPA del 9 novembre ’09
 
 "NEL MUNICIPIO XI, DA OGGI, TUTTI I CITTADINI ROMANI POTRANNO DEPOSITARE IL PROPRIO TESTAMENTO BIOLOGICO"
 
La Giunta del Municipio Roma XI già il 21 maggio scorso ha istituito il Registro dei testamenti biologici e delle disposizioni di fine vita. A partire da questa data, ogni cittadino residente nel Municipio XI ha avuto la possibilità di depositare presso gli uffici anagrafici del Municipio, le proprie decisioni in ordine alla volontà o non volontà ad essere sottoposto a trattamento sanitario, inclusa l'idratazione e l'alimentazione forzate, nella eventualità di trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti. Con una ulteriore innovazione il Registro del Municipio XI ha previsto, oltre al testamento biologico, anche la possibilità di depositare le proprie volontà sulle forme (civili o religiose) di esequie funebri, sulla volontà in punto di morte di avvalersi o meno dell'assistenza religiosa, sulla volontà o meno di utilizzare il corpo per la donazione degli organi, sulla volontà o meno di essere cremati.
Ora, a partire da oggi, attraverso la modifica apportata alla precedente delibera, non solo i residenti locali, ma tutti i cittadini residenti nel Comune di Roma potranno depositare le proprie volontà presso il Municipio XI – dichiarano Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI e Andrea Beccari, Assessore Politiche Sociali del Municipio Roma XI.
Mentre il Parlamento discute la legge indecorosa licenziata dal Senato e approdata alla Camera, una legge contro e non per la libertà di scelta del cittadino dal momento che: riduce il testamento ad una semplice espressione di orientamento non vincolante per il medico, esclude l'idratazione e l'alimentazione forzati dal testamento e trasforma la figura del fiduciario in una sorta di secondino del testatore; il Municipio XI rilancia e mette a disposizione di tutta la cittadinanza romana il Registro dei Testamenti Biologici e di fine vita.
E' importantissimo dare la possibilità al maggior numero di cittadini di depositare le proprie volontàconcludono Catarci e Beccari - prima che una nuova legge, voluta più dalle gerarchie ecclesiali e certamente in contrasto con la volontà popolare, espressamente anti-Costituzionale, limiti le volontà espresse dei cittadini e limiti la libertà di ogni individuo di autodeterminare il proprio destino.


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9/09/09 - Dal Segretario di LiberaUscita

Cari amici,
il "Comitato art. 32 per la libertà di cura" di Modena, di cui fa parte LiberaUscita rappresentata dalla ns. vice-presidente nazionale prof.ssa Maria Laura Cattinari, che sentitamente ringraziamo, ha deciso di raccogliere le sottoscrizioni dei cittadini necessarie per presentare al Consiglio comunale la proposta di istituire il registro per i testamenti biologici.
Il modulo predisposto dal Comitato è un utile esempio di come procedere in tali casi, in quanto contiene: la richiesta di  delibera ai sensi dello statuto comunale, lo spazio per le sottoscrizioni e per le relative autenticazioni, il testo della proposta di delibera, l'informativa ai sensi della legge sulla privacy.
Allo scopo di agevolare analoghe iniziative presso altri comuni, si allega il modulo in questione.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini

 

PROGETTO DI DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE DI COMPETENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE
OGGETTO:ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE RELATIVE AI TRATTAMENTI SANITARI
TESTAMENTO BIOLOGICO
I sottoscritti, ai sensi dell’art. 3 del “Regolamento sugli istituti di partecipazione dei cittadini” come richiamato dall’art. 11 dello Statuto del Comune di Modena approvato con delibera CC n.232 del 15.7.91 e successive modificazioni, presentano il progetto di deliberazione di competenza del Consiglio Comunale che, allegato al presente modulo, ne forma parte integrante e sostanziale. I sottoscritti dichiarano di essere a conoscenza delle sanzioni derivanti dall’apposizione di firme false o dalla sottoscrizione di dichiarazioni mendaci.


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Io sottoscritto_____________________________autentico le otto firme sopra riportate in qualità di consigliere comunale o funzionario incaricato. Le firme sono state apposte in mia presenza.
Modena
Firma e timbro dell’Ufficio

ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE RELATIVE AI TRATTAMENTI SANITARI 
 TESTAMENTO BIOLOGICO

ART. 1 –ISTITUZIONE DEL REGISTRO DEI TESTAMENTI BIOLOGICI

  1. E’ istituito un Registro dei testamenti Biologici presso l’Ufficio Comunale di Stato Civile.
  2. L’iscrizione al registro consente l’archiviazione delle dichiarazioni anticipate di volontà relative a trattamenti sanitari espresse dai cittadini, denominate, ai fini della presente delibera “Testamento biologico”.

ART. 2 MODALITA’ DI TENUTA DEL REGISTRO

  1. L’iscrizione al Registro può essere richiesta da tutti i residenti nel Comune di Modena.
  2. Le iscrizioni nel registro avvengono sulla base di un’istanza, alla quale è allegata una dichiarazione con firma autenticata a norma di legge che raccoglie le dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti di natura medica, nella quale ogni cittadino possa esprimere la propria volontà di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante, o in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione. Nel medesimo atto l’interessato può nominare uno o più fiduciari, che controfirmano per accettazione, con lo specifico compito di controllare, al verificarsi delle condizioni, il rispetto delle volontà espresse dal beneficiato.
  3. Contestualmente l’interessato, ai fini della legge sulla privacy, rilascia o meno l’autorizzazione a comunicare a chiunque ne faccia richiesta o a determinati soggetti, l’esistenza di Direttive Anticipate di Trattamento sanitario ed il loro contenuto: l’Ufficio comunale competente, a richiesta degli interessati, attesta l’iscrizione nel registro e rilascia copia del testamento biologico ricevuto dal cittadino
  4. Il venir meno della situazione di residenza nel Comune non comporta la cancellazione dal registro.
  5. L’ufficio comunale preposto cura la tenuta del registro su supporto informatico, con modalità e criteri tali che consentano un agevole collegamento coi Registri Telematici di altri comuni.
  6. Le Dichiarazioni non perdono di validità se non su richiesta del dichiarante e non necessitano di alcuna riconferma. I soggetti le cui dichiarazioni sono inserite nel Registro ricevono un’informativa periodica biennale sulle medesime dichiarazioni in corso di validità nonché sulle modalità per la loro eventuale modifica o cancellazione.

ART. 3  DISPOSIZIONI FINALI

  1. Entro 30 giorni dall’approvazione della presente delibera, gli organi comunali designati redigeranno apposito regolamento per l’attuazione del contenuto della delibera.
  2. L’Amministrazione comunale si attiva affinchè le disposizioni della presente delibera e del regolamento siano pubblicizzate in tutto il territorio comunale nelle forme più opportune.

ART.4 PREVENTIVO DI SPESA
            Si prevede una spesa di circa €. 1.000,00 per l’attivazione del servizio e nessuna spesa per la manutenzione a regime dello stesso posto che l’attività necessaria impegna pochissimo tempo e potrà essere svolta marginalmente dal personale dei servizi demografici.

Informativa ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, “Codice in materia di trattamento dei dati personali”
Il “comitato Articolo 32. Per la libertà di cura di Modena” promotore della presente iniziativa titolare del trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 13 del citato D.Lgs.196/2003, informa che i dati personali forniti all’atto della sottoscrizione, saranno trattati per dare corso alla iniziativa medesima. Il conferimento dei dati è necessario per la validità della sottoscrizione.
I dati personali  saranno trattati «in modo lecito e secondo correttezza», così come disposto dall’articolo
11 del D.Lgs. 196/2003.
Il trattamento sarà effettuato con il supporto di strumenti cartacei, informatici o telematici. Potranno accedere, e quindi venire a conoscenza dei tuoi dati, esclusivamente i soggetti autorizzati ed i destinatari dell’istanza.
I dati da te forniti saranno trattati all’interno del Comitato e utilizzati dai responsabili e/o incaricati
del trattamento anche per l’invio di comunicazioni o materiale relativo alla presente iniziativa,
I tuoi dati non saranno soggetti a comunicazioni o diffusione oltre quanto stabilito in questa informativa. In
qualsiasi momento potrai opporti a tale trattamento inviando una richiesta al Titolare del trattamento ai
recapiti riportati di seguito.
Titolare del trattamento è Il comitato Articolo 32. Per la libertà di cura di Modena”. Inviando un’e-mail all’indirizzo comitatoart32.modena@gmail.com  potrai richiedere l’elenco aggiornato dei soggetti nominati Responsabili del trattamento. In ogni momento potrai esercitare i diritti di cui all’articolo 7 del citato D.Lgs. 196/2003, che riproduciamo di seguito integralmente.
Diritto di accesso ai dati personali e altri diritti
5. L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano,
anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.
6. L’interessato ha diritto di ottenere l’indicazione:
a. dell’origine dei dati personali;
b. delle finalità e modalità del trattamento;
c. della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;
d. degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5,comma 2;
e. dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono
venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.
7. L’interessato ha diritto di ottenere:a. l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati;
b. la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
c. l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b)sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.
8. L’interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:
a. per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
b. al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Ho letto l’informativa e acconsento al trattamento dei miei dati personali da parte di “comitato Articolo 32. Per la libertà di cura di Modena” autorizzandone la consegna al Comune di Modena, coerentemente con lo scopo della presente raccolta di firma.
Modena
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4/08/09 - Riceviamo dall'Associazione LiberaUscita e volentieri pubblichiamo

DEBBIE PURDY VINCE LA CAUSA ALLA CAMERA DEI LORDS 

di Frances Gibb, editorialista legale – da: The Times di venerdì 31 luglio 2009

Traduzione per LiberaUscita di Alberto Bonfiglioli

Dopo la decisione di ieri della Camera dei Lords, i famigliari che aiutino i parenti malati terminali a mettere fine alla loro vita non rischieranno più un processo penale.

Il Procuratore Generale dovrà predisporre con urgenza una “Guida” che chiarisca la legge dopo che Debbie Purdy, sofferente di sclerosi multipla, ha vinto uno storico giudizio presso la Camera dei Lords.

La “Guida” non eliminerà il reato di suicidio assistito previsto dal “Suicide Act” del 1961 ma chiarirà la situazione delle persone che aiutino un parente a morire in circostanze di “suicidio assistito compassionevole”.

Nella loro decisione unanime, i cinque giudici della Suprema Corte hanno stabilito che il Procuratore Generale dovrà rendere esplicite le circostanze in cui  si procederà alla incriminazione e quelle in cui non si procederà. É la prima volta che si chiede al Procuratore Generale di dettagliare tali circostanze..

Keir Starmer, QC (Queen's Counsel, avvocato consulente della Regina, ndr), e Procuratore Generale, prevede di emanare la “Guida” entro otto settimane, per poi proporre un progetto di legge che potrà essere sottoposto alla pubblica opinione. La legge finale dovrebbe essere varata nella prossima primavera. “Ci hanno passato un testimone molto pesante” ha dichiarato il Procuratore a The Times. “Questo passo é estremamente difficile e comporta questioni molto sensibili. Ma ce la faremo”.

La signora Purdy é uscita dalla Camera dei Lords per ringraziare i suoi sostenitori. Ha detto che era in estasi. “Sento come se fossi una persona normale. Questo fatto mi ha restituito la vita. Voglio viverla appieno, ma non voglio soffrire inutilmente alla fine. Questa decisione significa che posso fare una scelta informata insieme a Omar (suo marito, il violinista cubano Omar Puente, ndr), che gli permetta di viaggiare con me all’estero per mettere fine alle mie sofferenze. Sono grata ai giudici per aver ascoltato e sollevato questo caso”.

Lord Pannick, QC in rappresentanza della signora Purdy, ha dichiarato di sperare che la “Guida” del Procuratore Generale  garantisca “che  qualcuno, di fronte al tremendo richiamo della signora Purdy, avrà almeno il conforto di sapere che il coniuge o l’amico che gli stringerà la mano mentre muore non finirà imputato in Old Bailey”. (Old Bailey, edificio che ospita la corte criminale inglese per l’area di Londra ed eccezionalmente per altre aree dell’Inghilterra. ndr)

L’avvocato della signora Purdy, Saimo Chahal, dello studio legale Bindmans, ha detto: “E’ una vittoria fantastica anche in considerazione del fatto che é stata una decisione unanime e che si tratta della Camera dei Lords, l’ultima istanza di giudizio, la quale allarga così l’ambito dell’articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti Umani”.

In una dichiarazione dopo il verdetto, il Procuratore Generale Mr Starmer ha detto: “La Procura ha  grande comprensione delle circostanze personali della signora Purdy e della sua famiglia. Ci sforzeremo per definire un testo provvisorio al più presto possibile che delinei i principali fattori sia a favore sia contro il processo penale. A tal fine, un gruppo di lavoro elaborerà delle proposte durante l’estate, che saranno esaminate in modo da poterle implementare verso la fine di settembre. Una volta pubblicata la “Guida”, procederemmo ad una consultazione pubblica che ci consenta di conoscere l’ampia varietà di punti di vista sull’argomento”.

Sino ad oggi, 115 persone hanno viaggiato dalla Gran Bretagna alla Svizzera, per essere assistiti a morire. Otto casi sono stati denunciati  alla Procura Generale ma nessun parente é stato imputato. Tuttavia, l’incertezza ha indotto  alcune persone a fare l’ultimo viaggio da sole, senza accompagnatori, in modo che questi non corrano il rischio di subire un processo penale.

Lord Hope of Craighead, dando lettura al verdetto, ha affermato: "Per tale motivo altre persone hanno abbandonato l’idea del suicidio assistito e hanno avuto una morte penosa e indegna”.

Sarah Wootton, direttrice di “Dignity in Dying”, ha detto che il verdetto dovrebbe fare chiarezza nella ”attuale confusione legale”. Ha aggiunto: “Una legge che non si capisce, anche se sostenuta o applicata dalla maggioranza del pubblico, è inadeguata. Il verdetto distingue tra l’incitazione malevola al suicidio e il sostegno compassionevole a chi ha deciso di morire. Questi atti sono trattati in modo diverso. Sempre più persone vogliono scegliere come finire la loro vita. Tuttavia, sino ad ora la legge non ha chiarito se le persone che accompagnano qualcuno a morire all’estero subiranno o meno un processo”.

 Il mese scorso, una proposta di emendamento alla legge vigente, presentato da Lord Falconer of Thoroton, che avrebbe eliminato il rischio di un processo penale  per chi accompagna a morire all’estero un malato terminale, era stata respinta dalla Camera dei Lords, riunita non come Corte di Giustizia ma come seconda Camera legislativa.

NB. Per la versione originale dell’articolo:

www.timesonline.co.uk/tol/business/law/article6733559.ece

Per il testo completo della sentenza:

www.publications.parliament.uk/pa/ld200809/ldjudgmt/jd090730/rvpurd-1.htm)

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23/10/02 - Dal Segretario di LiberaUscita, Giampietro Sestini.
(Si può fare un copia e incolla del testo aggiungendo il nome del sottoscrittore)

La ns. vice-Presidente, prof. Maria Laura Cattinari, ha inviato ai componenti della 12° Commissione Sanità del Senato, in previsione della discussione sui ddl per il testamento biologico, il messaggio sottoriportato, che condividiamo pienamente.
Sarebbe auspicabile che i nostri soci e simpatizzanti sostengano l'iniziativa con  messaggi analoghi o similari. A tale scopo alleghiamo l'elenco dei senatori che compongono la Commissione, con le relative email.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini

Oggetto: testamento biologico

Pregiatissime/i Senatrici e Senatori
della  Commissione Sanita’
SENATO della Repubblica

Sono un socio  di LiberaUscita, associazione nazionale, laica e apartitica  (www.liberauscita.it) che da anni è impegnata per ottenere anche nel nostro Paese una buona legge che consenta di rispettare la volontà della persona nell’esercizio del suo diritto, costituzionalmente garantito (art.32) di poter rifiutare qualunque trattamento sanitario, non imposto per legge, anche quando sia sopraggiunta, per i più diversi motivi, l’incapacità in intendere e di volere.
Una siffatta legge sulle DIRETTIVE ANTICIPATE DI TRATTAMENTO deve a mio avviso contemplare tre irrinunciabili condizioni:

- i NIA (trattamenti di nutrizione ed idratazione artificiali) devono rientrare a pieno titolo tra i trattamenti terapeutici rinunciabili;

- la volontà espressa dalla persona deve essere ritenuta vincolante per il personale sanitario (medici, paramedici, infermieri)

- la nomina, da parte della persona che stende l’atto, di un FIDUCIARIO, parente od amico, che sia la sua VOCE per tutto quanto non presente nel documento delle direttive anticipate di trattamento. “ Decida lui, il Fiduciario, in mia vece”.

Se la legge che Vi apprestate a varare dovesse essere priva anche di uno solo  di questi tre punti, la riterrei iniqua e già superata nei fatti dalle nuove esigenze e consapevolezze maturate dalla stragrande maggioranza delle e degli Italiane/i, così come appare chiaro da anni in tutti i sondaggi variamente commissionati.

PIUTTOSTO CHE UNA CATTIVA LEGGE, MEGLIO NESSUNA LEGGE

AugurandoVi di tutto cuore un proficuo lavoro,

................................................................................

Attenzione :

dopo aver copiato e incollato il testo nella vostra lettera
(firmandola con il vostro nome e cognome)

selezionate l'intero indirizzario
fate un copia e incolla con il tasto destro del mouse
e incollatelo nello spazio destinatari della vostra e.mail

tomassini_a@posta.senato.it ; saccomanno_m@posta.senato.it ; rizzotti_m@posta.senato.it ; rizzi_f@posta.senato.it ; poretti_d@posta.senato.it ; montani_e@posta.senato.it ; massidda_p@posta.senato.it ; marino_i@posta.senato.it ; levimontalcini_r@posta.senato.it ; ghigo_e@posta.senato.it ; fosson_a@posta.senato.it ; digirolamo_l@posta.senato.it ; digiacomo_u@posta.senato.it ; delillo_s@posta.senato.it ; cosentino_l@posta.senato.it ; chiaromonte_f@posta.senato.it ; calabro_r@posta.senato.it ; bianconi_l@posta.senato.it ; bianchi_d@posta.senato.it ; bassoli_f@posta.senato.it ; astore_g@posta.senato.it ; gustavino_c@posta.senato.it ; dambrosiolettieri_l@posta.senato.it ; gramazio_d@posta.senato.it ; bosone_d@posta.senato.it


12/10/08 - Il commento di Giampietro Sestini in calce a questo articolo.

ELUANA ENGLARO È PEGGIORATA - DI PIERO COLAPRICO
Da: www.repubblica.it di sabato 11 ottobre 2008
Sono peggiorate all'improvviso le condizioni di salute di Eluana Englaro, la donna di 37 anni in stato vegetativo permanente dal gennaio 1992. L'emorragia che ha provocato l'aggravamento della sua situazione clinica si è però arrestata spontaneamente, senza alcun intervento dei medici, chiamati dalle suore Misericordine che la accudiscono nella casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco. Le funzioni sono riprese e la paziente continua a essere alimentata e idratata con il sondino che da anni la tiene in vita.
"Se questo non è un inferno...", ha detto il padre di Eluana, Beppino Englaro, lasciando a tarda sera la clinica dove è ricoverata sua figlia. "Sono stato chiamato questa mattina: mi hanno detto che la situazione era grave. In ospedale abbiamo trovato per la prima volta un'alleanza terapeutica, e si è deciso di non ricorrere a trasfusioni".

Nel pomeriggio l'emorragia si è invece fermata spontaneamente. "Mi sarei aspettato una fine pacifica e senza polemiche" ha dichiarato il professor Carlo Alberto Defanti, medico curante della donna uscendo dalla clinica, "ma forse non sarà così perché il suo fisico sta reagendo". Il neurologo ha confermato che Eluana ha sofferto "un'emorragia uterina molto abbondante, non sappiamo per quali cause" ma, ha aggiunto, "nel pomeriggio si è arrestata. Se non ricomincia potrebbe riprendersi", ha spiegato Defanti il quale ha detto che "per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, me stesso e la clinica a non adottare misure salvavita". "Misure che potevano essere utili in una condizione normale, ma non in questa" ha concluso. Qualsiasi intervento non avrebbe infatti portato alcun miglioramento significativo nella non-vita di Eluana.
In tutti questi anni a Eluana non era mai accaduto nulla di grave ma la sua vita è sempre stata appesa a un filo. In qualsiasi momento si sarebbe potuto produrre un qualcosa di imprevisto, di diverso dalla sospensione dell'alimentazione forzata, al centro di una disputa giuridica che dura da una decina d'anni. Lo scorso luglio il padre aveva ottenuto l'autorizzazione alla sospensione del trattamento. Una decisione che ha scatenato polemiche e dibattiti a non finire e ulteriori ricorsi. L'ultima decisione spetta alla Cassazione che ha fissato un'udienza per l'11 novembre.
Il padre Beppino, che da anni si batte per una "morte dignitosa", ha passato il pomeriggio in ospedale accanto alla figlia. Secondo Franca Alessio, curatrice speciale della donna, Eluana era "in fin di vita". "Sono andata a trovarla intorno alle 13 - ha raccontato - e le suore mi hanno detto che le sue condizioni erano gravissime. Siamo in una fase critica. Aspettiamo solo il progredire della situazione" ha detto l'avvocato lasciando la casa di cura. "E' stato concordato con i medici di non fare trasfusioni - ha aggiunto - e non c'è stato un rifiuto da parte del padre".
"E' chiaro che la ragazza non sta bene, ora vedremo cosa succede" ha detto Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro. "Che il padre sia andato a trovare Eluana è già accaduto altre volte - ha detto Angiolini - non è che sia qualcosa di eccezionale. Sta male, ora vedremo cosa succederà".
"Di fronte a questo inaspettato e improvviso peggioramento, l'importante è che le decisioni da prendere siano lasciate al tutore. Dunque al papà Beppino" è stato il commento di Mario Riccio, l'anestesista che ha assistito Piergiorgio Welby. Quanto è avvenuto, ha aggiunto, "è un chiaro esempio dell'importanza della figura del fiduciario".
Per l'anestesista, assolto dall'accusa di aver aiutato a morire l'esponente radicale, "la situazione è radicalmente cambiata. Eravamo abituati a considerare statiche le condizioni di Eluana, ma ora il peggioramento conferisce realmente al padre la possibilità di decidere. Perché molti atti medici, altrimenti necessari per mantenere in vita chi viene colpito da emorragia cerebrale, nel caso di Eluana possono configurarsi come accanimento terapeutico".

 

Commento del Segretario di LiberaUscita.

Siamo vicini a papà Beppino in questo momento difficile. Ci consola leggere che questa volta non è solo. Leggiamo infatti che il prof. Defanti, medico curante di Eluana, ha dichiarato "per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, me stesso e la clinica a non adottare misure salvavita". Mi chiedo però: certamente la famiglia (e credo anche il medico curante) è da moltissimi anni d’accordo “a non adottare misure salvavita” (ivi compresa l’alimentazione e l’idratazione forzata), ma perché la clinica delle Miserecordine, che da moltissimi anni sottopone Eluana a misure salvavita non volute, questa volta è d’accordo? Mi viene un dubbio: che sia per loro preferibile che Eluana muoia per emorragia, ossia per morte “naturale” e quindi voluta dal Signore, piuttosto che per distacco dalle macchine, come deciso dalla giustizia degli uomini? Fra l’altro, così eviterebbero l’ennesima sentenza a loro contraria, quella che la Cassazione emetterà l’11 novembre p.v. , e tutto lo scalpore connesso alla successiva decisione di papà Beppino di staccare definitivamente la spina e porre termine alla tortura della figlia.   
Giampietro Sestini


9/10/08 - Riceviamo dal Segretario di LiberaUscita, Giampietro Sestini, questo commento aggiornato sul caso Englaro.

Cari amici, oggi 8 ottobre 2008 si sono verificati due importanti avvenimenti che influeranno in futuro sull'iter del testamento biologico.

1. La Corte d'appello di Milano ha "congelato" la sua precedente richiesta alla Cassazione di sospendere l'esecutività del decreto emesso da altri magistrati della stessa Corte i quali avevano autorizzato Beppino Englaro a staccare i tubi che alimentano da 16 anni la figlia Eluana. Si tratta di un "ripensamento" di una decisione che avevamo definito inqualificabile, che probabilmente è avvenuto sulla base dei segnali circa il probabile rigetto da parte della Cassazione. 
Siamo sicuri che l'11 ottobre, allorchè la Cassazione prenderà ugualmente in esame il ricorso (ora "congelato") presentato dalla Corte d'Appello contro l'esecutività di una sua stessa sentenza, avremo la conferma definitiva che papà Englaro potrà legittimimamente procedere a far cessare la tortura di sua figlia.

2. Poche ore fa, la Corte Costituzionale ha respinto - come avevamo previsto - il ricorso presentato dalla Camera e dal Senato avverso la sentenza della Corte di Cassazione per uno pseudo "conflitto di competenza".

Questi due eventi confermano, per altri versi, i nostri sospetti. La Chiesa cattolica ha preso atto che, legge o non legge, gli italiani che decideranno sulla fine della propria esistenza potranno farlo in base alle leggi già vigenti. Per questo motivo la CEI, ossia il Papa, ossia l'intera Chiesa cattolica, hanno deciso di cambiarle, accettando il testamento biologico ma privandolo della sua parte più delicata ed importante, ossia proibendo il distacco dalle "terapie di sostegno", sovrapponendo le decisioni del medico a quelle del paziente interessato e rifiutando la ricostruzione della volontà del paziente non più capace di esprimersi nel caso che non abbia lasciato alcuna volontà scritta. Sulla base di queste considerazioni, prevediamo uno scontro politico non indifferente e dall'esito incerto in Parlamento, anche perchè ambedue gli schieramenti hanno paura di perdere i voti dei cattolici in un paese spaccato a metà. 
Nel riportare qui sotto le prime notizie stampa apparse su internet, comunico con l'occasione che venerdì 10 ottobre sarà in libreria il libro "Storia di una morte opportuna", scritto dal ns. socio onorario Mario Riccio con la collaborazione di Gianna Milano. La prefazione è di Stefano Rodotà, altro socio onorario di LiberaUscita. Il libro è il diario del caso Welby, come il libro di Chaussoy è stato per il caso Humbert, ma fa anche il punto sulla situazione della bioetica in Italia.
Cordiali saluti

Giampietro Sestini 


2/10/08 - Dal Segretario di LiberaUscita

Riceviamo e inoltriamo il commento del nostro socio onorario, Franco Toscani, alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della CEI, mons. Betori, circa i contenuti di una possibile legge sul testamento biologico.
Giampietro Sestini
 
Carissimi,

anni fa avevo scritto questo "pezzo", uscito sulla rivista di medical humanities "Janus" col titolo "Living Will, o Living Wish?". Ero certo che sarebbe finita così, ma sotto sotto conservavo ancora un pò di speranza, se non nei confronti dei massimi sistemi della politica, almeno nel buon senso e nell'interesse delle singole persone che vivono in questo sventurato paese. E invece mi sbagliavo: ormai l'Italia è patria di rassegnati e di drogati dai reality, inermi nei confronti di chiunque, incapaci di svegliarsi da questo letargo tossico nemmeno quando viene minacciato il proprio corpo e la propria anima.

Ve lo propongo come un divertissement  amaro.

L'unico consiglio nuovo che potrei dare al malato dell'articolo (cioè a tutti noi) è: "Scappa, emigra, se puoi.". 

Si salvi chi può.

Franco Toscani

Living will or living wish? Dialogo tra un malato e il suo medico

- Dottore, sono preoccupato. Ormai non sono più giovane, cominciano gli acciacchi e mi sto rendendo conto che prima o poi  anch’io mi ammalerò seriamente e morirò. Alla morte sono anche preparato, ma quello che temo è la sofferenza inutile. Sa, l’accanimento terapeutico eccetera…

- La legge le dà il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento che lei non condivida. Basta dire di no, e i medici si fermano.

- Questo lo so, ma cosa succede se finisco per rimbambirmi, o andare in coma. Ha presente tutti quei vecchietti, più o meno svaniti, in ospizio o in ospedale…Mi vedo già in un letto con gli occhi persi, pieno di tubi, e tutti che tirano dritto. Se mi ritroverò paralizzato, o in coma irreversibile, o con l’Alzheimer, o con un cancro terminale, vorrei essere lasciato morire in pace. Se passa una legge sul Living Will, come in America, vorrei averne uno anch’io da tenere in tasca. Guardi, ne avrei fatto uno, mi dica se va bene.

- Non va bene

- Ma se non l’ha letto..!!

- E’ scritto su un modulo prestampato. Deve essere scritto tutto a mano.

- Ma chi l’ha detto?

- Il Comitato Nazionale per la Bioetica. E poi deve farsi assistere da un medico, che deve controfirmare.

- Va bene. Lo riscrivo a penna. E poi, già che sono qui, mi assista lei. Mi spieghi tutto, così potrò dire di essere stato ben informato, e me lo controfirmi.

- Lo posso fare per le cose che riguardano le malattie generiche. Per quelle specialistiche si deve rivolgere ad uno specialista.

- A chi, ad un oncologo?

- Se si aspetta che le venga un cancro, sì. Ma potrebbe prendere anche qualche altra malattia. Vediamo un po’.. Direi che dovrebbe anche consultare un neurologo per le malattie neurologiche, ma anche un cardiologo, sapesse quanti infarti ci sono ancora! Ma anche un ematologo. E un rianimatore. E un infettivologo per l’AIDS, e un geriatra, e un otorinolaringoiatra. Naturalmente anche pneumologo e nefrologo. E.…

- Ho capito, da ogni specialista possibile!

- No, direi che si potrebbero escludere il pediatra e il ginecologo.

- Ci perderò almeno un mese.

- Ogni anno. Non vorrà che un documento così grave non abbia una scadenza. Metta che dopo averlo scritto si scopre una nuova cura: si giocherebbe la possibilità di approfittarne.

- Ma io ho scritto “malattia terminale”, “condizioni irreversibili” ecc. Se non lo sono più e mi si può guarire e far vivere bene, è ovvio che…

- Non è ovvio un bel niente. La data di scadenza ce l’ha perfino l’acqua minerale! E poi, guardi che ha scritto delle cose che non stanno né in cielo né in terra: ad esempio che non vuole la nutrizione artificiale.

- E perché non dovrei? Non voglio tubi, non voglio essere nutrito a forza, non voglio gli antibiotici se mi viene una polmonite. Voglio solo che se ho dolore mi venga data della morfina e che mi si lasci morire in pace. E poi cosa c’entra: potrò ben fare come mi pare..?!

- No. Non può chiedere cose che contraddicono il diritto positivo, le regole di pratica medica, la deontologia medica.

- E come faccio a sapere se contraddicono o meno il diritto positivo?

- Basta chiederlo al medico. O al prete. Però cattolico, altrimenti non vale. Può rifiutare solo le terapie sproporzionate o straordinarie. Rifiutarne altre comporterebbe una finalità eutanasica.

- Ma sta scherzando? Che senso avrebbe nutrirmi per tenermi in una vita da vegetale!

- La nutrizione non è “terapia”, e quindi non può rifiutarla. E anche sull’antibiotico avrei da ridire. E’ chiaramente un mezzo tutt’altro che straordinario.

- E il sangue, allora? Non mi dirà che le trasfusioni non sono ordinarie! Mettiamo che diventi  Testimone di Geova.

- Sconsiglio vivamente. In Italia, per le minoranze non è aria. Raccomanderei piuttosto una iscrizione all’Opus Dei. Comunque, se vuole essere sicuro di venir preso sul serio deve scrivere che non vuole che le siano fatti interventi sproporzionati che palesemente costituiscano accanimento terapeutico.

- Cioè?

- Ad esempio, che se ha un cancro terminale e le viene un infartaccio, non la si sottoponga a by-pass, o che, con un Alzheimer avanzatissimo non le sia fatta una chemioterapia di terzo livello se le viene anche un cancro del pancreas.

- Ma io non voglio nemmeno che mi si facciano un sacco di altre cose..!!

- Si accontenti. Piuttosto che niente è meglio piuttosto.

- Mi accontenterò pensando che almeno le situazioni più demenziali mi saranno risparmiate.

- Dipende.

- Come “dipende”! Sono o non sono “direttive anticipate”? Una “direttiva” è una cosa che dirige, che obbliga a fare. Una specie di “ordine” che va eseguito. O no? Se i medici non ubbidiscono finiscono in galera!!

- No. Non sono “direttive anticipate” ma “Dichiarazioni anticipate di trattamento”. Il CNB dice che nella Convenzione di Oviedo, in inglese le hanno chiamate “whishes” cioè desideri. Un conto è ordinare, un’altro desiderare. Uno può desiderare ciò che vuole e dichiararlo quanto gli pare. Se vado in mezzo ad uno stadio e dichiaro che detesto il calcio dovrei aspettarmi che venga sospesa la partita? Con le direttive si “fa fare”, con le dichiarazioni si “fa conoscere”. Non crederà che si possa obbligare un medico ad accontentare qualsiasi desiderio, e di chiunque per giunta! E poi, chi è incapace di intendere e volere di solito non è in grado di pretendere né di obbligare nessuno.

- Immagino che la persona che ho nominato come fiduciario si premurerà di esigere che i miei desideri, oltretutto gli ultimi, siano esauditi.

- Sbagliato. I compiti del fiduciario - le leggo testualmente - “dovrebbero esclusivamente riassumersi nell’individuazione, in costante dialogo e confronto con i medici curanti, del miglior interesse del paziente divenuto incapace di intendere e di volere, a partire dalle indicazioni lasciate da costui nelle sue dichiarazioni anticipate.”

- Vede che è come dicevo io? Il fiduciario è quello che individua qual’è la cosa che va meglio per me!

- E allora? Quand’anche l’avesse individuata, il medico non lo può obbligare: deve semplicemente concordare con lui la via concreta da seguire. E per concordare si deve essere d’accordo in due. E se il medico non è d’accordo, farà quello che crede meglio fare.

- Devo quindi solo sperare di trovare un medico che la pensa come me?

- Esatto. Ma cosa credeva, che veramente il potere di decisione sarebbe stato lasciato a gente come lei? Inesperti e ignoranti, che solo perché hanno letto l’inserto Salute del giornale credono di sapere cosa sia meglio per loro? Ma mi faccia il piacere! Il documento del CNB indica chiaramente che i desideri devono essere tenuti in considerazione ma che questo non significa che debbano essere soddisfatti. Un medico non può essere costretto a fare cose che non condivide. I suoi desideri, li terrà in considerazione per quel tanto che meritano, e ,nel caso non li esaudisca,  ne scriverà in cartella le motivazioni. Certo che dipende da chi è il medico: la valutazione degli eventi di fine vita si basa sostanzialmente sul suo modo di pensare, sulla sua etica. Ma vada tranquillo, io la penso come lei, e le prometto di accontentarla.

- E se lei è in ferie, o ammalato, o muore prima di me..?

- Ahimè!

- Come sarebbe!!?? Mi sta dicendo che il mio Living Will è una lettera a Babbo Natale ma che chi decide quali regali comprare resta sempre il medico? Oltre tutto un medico che magari è lì solo per caso, o perché è di turno? Se non se la sente di accontentarmi, che giri il problema a qualcun altro meglio disposto!!

- Ma si rende conto di quello che dice? Secondo lei, se mi venisse a chiedere di ammazzare sua moglie, invece di cacciarla a pedate, dovrei dirle no grazie non me la sento e darle il numero di telefono del killer che abita al piano di sotto?

- Ma allora se questo documento non mi garantisce un bel niente, cosa devo fare per evitare una morte lenta e indegna? Suicidarmi?

- Potrebbe essere una soluzione. Ma chi è in stato terminale confuso o in coma, di solito non ci riesce. Le suggerirei di diventare terminale la settimana di Ferragosto. Sono via tutti, fa caldo e nessuno ha voglia di discutere. Non si fa ricoverare così chiameranno me, che sono qui perché vado in ferie in giugno. E’ molto probabile che non le farei l’antibiotico, non le metterei una sonda nasogastrica per nutrirla, non la risusciterei se andrà in arresto cardiaco, non le farei una trasfusione....

- Come sarebbe a dire “è molto probabile”...?

- Bè, da qui ad allora potrei cambiare opinione.


19/09/08 - Dal Segretario di LiberaUscita

Riportiamo qui sotto l'articolo del nostro socio onorario Stefano Rodotà, pubblicato oggi su "la Repubblica", che spiega in modo esauriente e convincente perchè il diritto non può "divenire solo il custode delle arretratezze e delle paure". La tecnoscienza ha modificato e sconvolto profondamente i paradigmi della nostra vita, ma "quando viene il momento di dare spazio alla regola giuridica, troppo spesso si impugnano gli strumenti vecchi. Timorosi del nuovo, l’unica norma possibile sembra essere il divieto".
Sono questi i principi per i quali ci battiamo.
Grazie Stefano 

Giampietro Sestini

 

SE LA LEGGE REGOLA LA VITA E LA MORTE – DI STEFANO RODOTA’ da: la Repubblica di giovedì 18 settembre 2008Ai politici prepotenti, ai giuristi impazienti, agli eticisti saccenti si addice l’ammonimento di Michel de Montaigne: «La vita è un movimento ineguale, irregolare e multiforme». Quest’intima sua natura fa sì che la vita appaia come irriducibile ad un carattere proprio del diritto: il dover essere eguale, regolare, uniforme. Da qui, da quest’antico e ineliminabile conflitto, nascono le difficoltà che oggi registriamo, più intense di quelle del passato perché l’innovazione scientifica e tecnologica fa progressivamente venir meno le barriere che le leggi naturali ponevano alla libertà di scelta sul modo di nascere e di morire. Proprio la natura, con le sue leggi che apparivano sottratte alla volontà umana, allontanava dal diritto l’obbligo di misurarsi con quel conflitto. I grandi codici, pur aprendosi tutti con una parte dedicata alle “persone”, ne ignoravano del tutto la fisicità, facendo minimi accenni al nascere e al morire. Di questi punti estremi del ciclo vitale si limitavano a registrare la naturalità. Era la natura che governava, e il diritto poteva silenziosamente stare a guardare.

«Nella disciplina storica per molto tempo ha prevalso l’idea che il corpo appartenesse alla natura». Questa confessione di Jacques Le Goff può apparire sorprendente, perché da sempre riti e regole del potere, ma pure i ritmi della vita quotidiana e le pratiche mediche e magiche, hanno scandito le modalità d’uso del corpo, la sua libertà o il suo essere oggetto d’implacabile coercizione. Coglieva, però, un dato culturale, oggi sempre più respinto sullo sfondo da una artificialità che ci avvolge sempre più intensamente, che supera le barriere naturali, che consente scelte dove prima era solo caso o necessità. Di questo ci ha parlato la vicenda di Piergiorgio Welby e ci parla oggi quella di Eluana Englaro. Di questo ci parlano i tre milioni di bambini nati con le tecniche di procreazione assistita. Di questo ci parla Oscar Pistorius che, privo della parte inferiore delle gambe, le sostituisce con protesi in fibra di carbonio e non solo corre e vince nelle paraolimpiadi, ma si vede riconosciuto anche il diritto a partecipare alle olimpiadi vere e proprie, fa cadere la barriera tra “normodotati” e portatori di protesi e impone così una nuova nozione di normalità.
Lo sappiamo da molti anni, almeno da quando nel 1970 si inventò il termine bioetica, che un mondo nuovo s’apriva davanti alle riflessioni ed alle pratiche concrete, e ciò evocava pure un nuovo bisogno di regole, tanto che si è cominciato a parlare di biodiritto. Vi è un campo di regole - etiche, giuridiche - alle quali la vita dovrebbe essere sottoposta. Come, però? Ed è questa domanda, ineludibile, che fa del rapporto tra vita e regole un tema che sopravanza tutti gli altri, e sembra essere uno di quelli che, con intensità maggiore, danno il tono al nostro tempo, alla nostra civiltà.
E vero, una nuova riflessione è necessaria, perché la tecnoscienza ha sconvolto paradigmi consolidati, incide sull’antropologia stessa quale si era venuta costruendo nella storia dell’umanità. Ma questo invito è spesso accompagnato da una contraddizione, nella discussione italiana soprattutto. Si invocano categorie nuove ma, quando viene il momento di dare spazio alla regola giuridica, troppo spesso si impugnano gli strumenti vecchi. Timorosi del nuovo, l’unica norma possibile sembra essere il divieto. No all’interruzione dei trattamenti di sopravvivenza, no al testamento biologico, no alla procreazione assistita (e no a quel nuovo modo di organizzare le relazioni personali rappresentato dalle unioni di fatto). Ma può il diritto divenire solo il custode delle arretratezze e delle paure?
La strumentazione giuridica, costruita in altro clima e per altri obiettivi, deve essere profondamente rimeditata. L’unico protagonista non può essere un legislatore che s’impadronisce d’ogni dettaglio, e giudica e manda una volta per tutte. L’unica tecnica giuridica disponibile non può essere ritrovata nel divieto, al tempo stesso eccessivo e vano. La vita non può essere sacrificata da una norma costrittiva, che dovrebbe ricostruire una situazione artificiale di impossibilità al posto di quella naturale, travolta dal progresso scientifico. Questa è pretesa vana, verrebbe quasi da dire innaturale, mentre la parola giusta è autoritaria.
Questo significa abbandonare ogni ancoraggio, muoversi senza bussola nel mare aperto e drammatico di innovazioni che danno alla vita e al suo governo tratti sconvolgenti e persino drammatici? Niente affatto. Vi è un forte nucleo di principi dai quali muovere, che possono essere riassunti nella formula della “costituzionalizzazione della persona”, resa evidente non solo dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ma soprattutto dalla progressiva riscoperta della trama profonda della nostra Costituzione. Una trama che fa emergere libertà e dignità nella duplice dimensione individuale e sociale, legandole indissolubilmente (“l’esistenza libera e dignitosa” di cui parla l’articolo 36) e, quindi, escludendo che il riferimento alla dignità possa divenire tramite per l’imposizione di punti di vista limitativi della libertà e della coscienza della persona; che ribadisce il diritto alla libertà personale (articolo 13); che fa del “rispetto della persona umana” (articolo 32) un limite che lo stesso legislatore non può valicare; che esclude la possibilità di discriminazioni sulla base delle “condizioni personali” (articolo 3).
Il governo della vita è così posto anzitutto nelle mani della persona, e ciò esige un diverso modo d’intendere la regola giuridica, che si fa flessibile, discreta, capace di seguire la vita nelle varie sue sfaccettature, singolarità, irregolarità, mutevolezze. Riferimento a principi comuni, ma non chiusura in un unico schema. La contraddizione disvelata dall’ammonimento di Montaigne è così superata? Conclusione eccessiva: ma è certo che ci si muove in una dimensione dove il conflitto trova diversi e più adeguati strumenti di composizione.
Torniamo al caso di Eluana Englaro, drammaticamente ancora aperto. Il punto di svolta è stato rappresentato dalla sentenza della Corte di Cassazione dell’ottobre 2007 che, dopo aver ricostruito i principi di riferimento con un rigore raro anche in analoghe sentenze di altri paesi, li ha poi riferiti al caso concreto, affidando alla Corte d’appello di Milano il compito di attuarli. Sono poi venuti le ripulse e le resistenze, l’illegittimo rifiuto della Regione Lombardia di dare attuazione alla decisione dei giudici nelle proprie strutture ospedaliere, addirittura il conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte costituzionale dal Parlamento, che afferma d’essere stato espropriato dai giudici del suo esclusivo potere legislativo istituzionale.
Una guerriglia istituzionale è in corso, che nega l’umana pietà, ma che mette pure in evidenza un impasto tra arretratezza culturale e piccola furbizia politica. Non è pensabile che il Parlamento segua con una regolazione minuta, di dettaglio, ogni innovazione prodotta da scienza e tecnologia. Compito suo è quello della legislazione per principi che esige, poi, l’ineliminabile mediazione giudiziaria, sul duplice versante dell’adattamento alle specifiche vicende individuali e della risposta ai quesiti viavia posti dall’innovazione, ai quali non ci si può sottrarre senza negare giustizia a chi la chiede.
Ma l’insistenza sulle prerogative del Parlamento ha un obiettivo di breve periodo. Sostenendo che il legislatore è il solo ad aver diritto di parola in determinate materie, si crea la premessa per norme che formalmente riconoscono le nuove esigenze, ma sostanzialmente le rinchiudono nei vecchi schemi. Gli oppositori di ieri si dichiarano pronti a sostenere una legge sul testamento biologico. In che modo, però? Escludendo che si possa rinunciare all’idratazione e all’alimentazione forzata e che le decisioni dell’interessato possano avere valore vincolante per il medico. Così, quello che viene presentato come il riconoscimento d’un diritto assume i colori d’una restaurazione, perché è una forzatura l’esclusione dalle terapie rifiutabili dell’idratazione e dell’alimentazione (Ignazio Marino non si stanca di ricordarci quanti siano gli interventi terapeutici che devono accompagnarle e lo stesso cardinale Barragan riconosce che vi sono casi in cui esse altro non sono che accanimento terapeutico). E perché subordinare alla valutazione del medico la portata del testamento biologico contraddice il principio consolidato del valore del consenso informato dell’interessato.
Così una politica intimamente debole cerca di impadronirsi della vita delle persone. Ma così segna una distanza, mostra la sua incapacità di comprendere il mondo che cambia, rinuncia a fare del diritto uno strumento rispettoso della libertà e della stessa umanità delle persone.


17/09/08 - CASSAZIONE: IL MALATO HA DIRITTO A NON CURARSI
da: agenzia ASCA – martedì 16 settembre 2008La legge italiana impone che sia “riconosciuto al paziente un vero e proprio diritto a non curarsi, anche se tale condotta lo esponga al rischio di morte”. A sostenerlo, con una sentenza depositata in mattinata è la terza sezione civile della Cassazione, chiamata a giudicare sul ricorso di un testimone di Geova cui erano state praticate delle trasfusioni di sangue senza il suo consenso. Il diritto a non curarsi è un “principio di indubbia rilevanza costituzionale che emerge tanto dal codice di deontologia medica, quanto dai documenti del comitato nazionale di bioetica del 1992”. Secondo i supremi giudici, però, la volontà del paziente di evitare le cure deve essere comunicata con una dichiarazione “articolata, puntuale ed espressa”, formulata dal paziente come da un “rappresentante ad acta”. Nel 1990 Mirko G., testimone di Geova, portato all'ospedale di Pordenone in gravissime condizioni, fu sottoposto ad alcune trasfusioni sebbene avesse addosso un cartoncino con su scritto “no sangue”. La corte di appello di Pordenone, come la corte di Cassazione, ha considerato quella dichiarazione non sufficiente ad esprimere un “non consenso informato”. Visto però che in seguito alle trasfusioni, Mirko G. contrasse l'epatite B, sarà risarcito dalla corte di appello di Pordenone. Commento. Con questa sentenza la Cassazione conferma la linea tenuta in occasione del ricorso Englaro. E’ un altro piccolo passo avanti verso la legalizzazione del testamento biologico. Quello che non comprendiamo è la frase “sarà risarcito dalla Corte di appello di Pordenone”. Poiché il risarcimento dovrà essere a carico di chi ha compiuto la trasfusione non voluta, ossia l’ospedale, è presumibile che tale frase vada intesa come “sarà risarcito dall’ospedale di Pordenone nella misura stabilita dalla competente corte d’appello” . Vedremo sulla stampa di stamani come stanno le cose

Giampietro Sestini , Segretario di LiberaUscita

 

3/08/08 . Da Gampietro Sestini, Segretario di LiberaUscitaSiamo al trionfo dell’ipocrisia. Sono almeno sette anni che il Parlamento, governato per cinque anni dal centrodestra e per due dal centrosinistra, non riesce, o meglio non vuole legalizzare il testamento biologico. Poi, finalmente, la Corte di Cassazione accoglie uno dei tanti ricorsi presentati dal padre di Eluana Englaro sulla base di un articolo della nostra Costituzione che dice esattamente: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.  Di conseguenza, la Cassazione rinvia il caso ai giudici milanesi, disponendo di accertare quale era l’effettiva volontà di Eluana quando era capace di intendere e di volere e quindi di decidere in conformità. I giudici, dopo aver accertato sulla base di varie circostanze che Eluana non avrebbe voluto essere sottoposta al trattamento che l’affligge da 16 anni, autorizzano il padre al distacco del sondino nasogastrico. Succede il finimondo. La Chiesa ed i politici filoclericali di ambedue gli schieramenti (ma in maggior parte del centrodestra) si scatenano per impedire a papà Englaro di eseguire una sentenza emessa in nome del popolo italiano e in aderenza alla Costituzione repubblicana. Il tribunale di Milano ricorre contro una sentenza dei suoi giudici.
Il senatore Cossiga propone addirittura un “conflitto di attribuzione” davanti la Corte Costituzionale fra i poteri del Parlamento e quelli della Magistratura. Tale proposta viene approvata a maggioranza dai due rami del Parlamento, dimenticando che se veramente esistesse un “buco nella rete del diritto” sarebbe appunto compito e dovere del Parlamento colmarlo, approvando una legge che per sette anni non ha voluto approvare.E la ciliegina sulla torta dell’ipocrisia la mette il Senato. Infatti, prevedendo che la Corte Costituzionale respingerà – come è naturale - la tesi di un “conflitto di attribuzione” fra i poteri dello Stato, il Senato ha deliberato all’unanimità di approvare entro il 2008 la legge per il testamento biologico.

In tal modo i senatori “filoclericali” intendono stabilire per legge che l’alimentazione e l’idratazione artificiale NON COSTITUISCONO trattamento sanitario e NON VIOLANO il rispetto della persona umana, e pertanto NON RIENTRANO nei casi previsti dall’art. 32 della Costituzione, mentre i senatori “laici”  intendono stabilire il contrario. E poiché i primi sono molto di più dei secondi, è facile prevedere come andrà a finire.
Con buona pace  della laicità delle istituzioni, della autodeterminazione della persona umana e dello Stato di diritto.  

Giampietro Sestini 
 


16/07/08 - Articolo tratto da La Repubblica,
commentato da Giampietro Sestini, Segrtario di LiberaUscita
MIA MOGLIE È PRIGIONIERA MA LEI VUOLE VIVERE - DI FRANCESCO BERETTA
da: la Repubblica di mercoledì 15 luglio 2008.

Caro direttore, è tardi, è quasi mezzanotte, Laura dorme abbracciata ad Alice. Anche questa sera è riuscita ad andare a letto con la sua mamma, e fino a quando non la porterò nel suo lettino potrà godere delle sue “gambe morbide”. «Stai attenta a non toccare i tubi della mamma» le ho detto prima di salutarla, con la paura che potesse inavvertitamente manomettere il ventilatore che permette a Laura di respirare.
Gli amici di una vita sono andati via da poco; una piacevole serata: pennette al sugo, una pepata di cozze, un fritto misto e per concludere qualche prugna gustosa presa al mercato stamattina. Ripenso a quella lettera della figlia di Livia su ‘La Repubblica” di oggi. Non mi è piaciuta, non mi rispecchia e credo che non rispecchi moltissimi altri “amici” che come me vivono direttamente la sclerosi laterale amiotrofica.
Laura mi chiama. Con uno degli ultimi muscoli che riesce a contrarre volontariamente attiva il campanello che mi fa allontanare dal computer per aiutarla. Ha freddo, la sistemo e torno a scrivere.
Ma per chi sto scrivendo? Per me, sicuramente. Si scrive sempre per se stessi, per fare il punto, per “esserne certi”. Forse per Ale e Marco, i miei figli “grandi” che condividono consciamente questa avventura della mamma ammalata. Forse per la nostra famiglia, allargata da chi negli anni ha deciso di starci vicino nonostante le difficoltà. Forse per chi invece ha deciso di “stare alla finestra” per paura, per “rispetto”, per non sporcarsi le mani,perché non ha tempo … Forse per chi non ci conosce e non vorrei che si facesse un’idea distorta di cosa vuol dire vivere una malattia riesumata quando la cronaca porta a parlare di eutanasia e così poco ricordata nella fatica affrontata da chi la vive ogni giorno. Che parole pesanti, che strana sensibilità, che orgoglio difficile da condividere quello della figlia di Livia.
E’ da quasi otto anni che a Laura è stata diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica e il decorso della malattia si sta manifestando nella sua tragica normalità. Non cammina più da 6 anni, non usa più le mani da 5, non parla più da 4, si alimenta attraverso un sondino nello stomaco da 3, da qualche mese respira aiutata da un respiratore e da una tracheotomia. Eppure è serena! Certo non è felice di essere ammalata, preferiva certamente la sua “vita precedente”. Libera e indipendente, amante della bicicletta e della vita all’aria aperta ha dovuto rinunciare a tutto e costruirsi un nuovo equilibrio per affrontare la malattia con la speranza di sconfiggerla.
In questi anni ha continuato a fare la mamma e la moglie, a gestire la sua casa, a fare la spesa e a fare acquisti via internet, a dare buoni consigli e ad amare tutti quelli che aveva intorno. Ha persino iniziato a scrivere, riuscendo a farsi pubblicare tre volumi da un’importante casa editrice. Ha finanziato un progetto in Africa, ha raccolto fondi per la ricerca sulla SLA, ha guadagnato soldi per pagare l’università dei nostri figli.
Vive con grande dignità la sua vita, anche se in modo diverso dal “solito”, amando ed essendo amata da tutte le persone che le sono vicine o che la contattano da lontano. E’ questo il vero coraggio! Cercare di vivere la propria vita con pienezza. Nonostante tutto, nonostante le difficoltà diventino ogni giorno più pesanti, nonostante la stanchezza, nonostante la ricerca non trovi una strada che alimenti le nostre speranze.
Poi, a cadenza quasi periodica, i giornali tornano a parlare di noi. Un nuovo caso di cronaca riporta alla ribalta la nostra malattia, le nostra “tragedia”, le nostre fatiche. Non per cercare di alleviarle, per venirci incontro, per darci nuovi ausili, nuovi supporti, nuovi finanziamenti alla ricerca o maggiori contributi per l’assistenza. L’obiettivo è sempre supportare le tesi a favore di una legislazione sull’eutanasia. Questo argomento per noi non è un tabù, anche se non abbiamo mai pensato che fosse vicino alla nostra esperienza personale, ma vorremmo che nei limiti imposti dalla nostra condizione ci venissero garantite le possibilità per poter continuare a vivere con dignità e in libertà.
In questi ultimi anni il dibattito pubblico e la richiesta alle istituzioni si è incentrata sulla richiesta della libertà di poter morire. Ciò che noi chiediamo alle istituzioni è che i malati e le loro famiglie siano finalmente messi nelle condizioni di essere liberi di vivere. 

Commento.

Anzitutto desideriamo esprimere al sig. Francesco Beretta, marito di Laura, tutta la solidarietà della nostra associazione per la tremenda malattia che ha colpito la sua Laura e, con essa, l’intera sua famiglia. Ciò detto, occorre una precisazione. Quando il sig. Francesco dice giustamente che ai malati andrebbero garantiti “nuovi ausili, nuovi supporti, nuovi finanziamenti alla ricerca e maggiori contributi all’assistenza”, ma afferma che se ciò non si verifica è dovuto al fatto che “il dibattito pubblico e la richiesta alle istituzioni si è incentrata sulla richiesta della libertà di poter morire”, dobbiamo rilevare che una simile motivazione è del tutto infondata. La carenza di assistenza deriva invece da servizi sociali non adeguati e dalla scarsità dei fondi disponibili, parte dei quali - è bene ricordarlo - sono utilizzati per continuare a torturare per sedici anni persone innocenti. La verità è che in Italia tutti sono giustamente LIBERI di vivere, ma alcuni, per loro disgrazia, sono COSTRETTI a vegetare.

Giampietro Sestini


15/07/08 - Un commento sul caso Eluana Englaro

> Marco Cappato, radicale presidente dell'associazione Luca Coscioni,
> ritiene invece che l'iniziativa di Ferrara non faccia altro che
> «scaricare sul corpo
> di Eluana le loro ossessioni ideologiche e clericali».

Semplice, lineare, asciutto.

> Quindi, in quanto cittadino
> italiano, Eluana non avrebbe goduto di tutte le garanzie previste
> dalla legge. Cìoè si avrebbe una conseguenza irreparabile di una
> sentenza non ancora sottoposta all'ultimo vaglio.

Ricapitoliamo.
Per quella bella testa della Roccella:
 - se ti obbligano, contro la tua volonta', a rimanere per 16 anni
attaccata a delle macchine che ti mantengono in vita, ed i tribunali
avallano questa forma di moderna tortura, allora hai tutte le garanzie
previste dalla legge
 - se un tribunale sentenzia che *la tua volonta'* debba prevalere su
ogni altra deliberazione e decisione, riguardo al tuo rimanere per 16
anni attaccata a macchine a cui non avresti voluto stare attaccata
neppure per un minuto, vengono meno le garanzie previste dalla legge

Indi, in Italia, apprendo, esiste la garanzia di venire torturati, con
l'aggravante di subire tale trattamento mentre si e' incoscienti ed
incapaci di difendersi.

La cosa e' coerente con la visione del mondo cattolica/feticista, in
effetti.

> Intanto una mozione firmata dal senatore a vita Cossiga e dal
> vicecapogruppo
> del Pdl Quagliariello chiede al Senato di sollevare davanti alla
> Consulta conflitto di attribuzioni nei confronti della Cassazione,
> perché il collegio presieduto da Gabriella Luccioli, invece di
> applicare le norme in vigore,

Ah, la Costituzione, per quanto riguarda diritto di cura e liberta'
individuali di autodeterminazione, non e' piu' in vigore?
Digia', dopo appena tre mesi dalle elezioni?
Diobono, speravo aspettassero un paio di mesi di piu', prima di
sequestrare gli ultimi brandelli di democrazia liberale rimasti in
questo povero paese martoriato.

> avrebbe «espropriato» il Parlamento
> della sua potestà legislativa con una
> vera e propria invasione di campo.

Questa, devo dirlo, ha del geniale.
Dopo due mesi di serrata attivita' legislativa per sottrarre alla
magistratura le sue prerogative, a colpi di salvapremier ed immunita'
per le alte cariche dello stato, ora si denuncia l'invasione di campo
della magistratura sull'attivita' del parlamento.

C'e' del genio, in certi arnesi tanto impegnati a riproporci clima
culturale e leggi del ventennio.

E guarda te cosa mi tocca dire, io che sono sempre stato un pompiere,
di fronte agli alti lài circa l'emergenza democratica...
O, forse, se ora inizio a dirlo anche io, forse ci siamo davvero...

R.C.

12/07/08 - ELUANA: "E' QUESTIONE DI GIORNI"
da Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita
LECCO - I tempi non sono ancora decisi, ma ormai "si tratta di giorni, che siano due o tre non conta. Ormai non sono più anni". Il papà di Eluana Englaro è determinato come lo è stato in questi nove anni a lasciar morire sua figlia. E sarà l'Hospice di Airuno, in provincia di Lecco, ad ospitare Eluana nelle ultime ore di vita. Una notizia che giunge dopo una giornata di polemiche e di incertezze sulla struttura dove dovrà essere staccato il sondino nasogastrico che alimenta e idrata artificialmente la ragazza, in coma da sedici anni.
L'Hospice di Airuno. E' stata la curatrice Franca Alessio a rendere pubblico che si tratterà dell'ospedale di Airuno. La struttura, spiega la curatrice, "non ha posto alcuna pregiudiziale ad accogliere Eluana: è disponibile nei modi e nei tempi che la situazione, delicata e comunque dolorosa, prevede. Tutto sarà fatto secondo i tempi tecnici che il medico incaricato ci indicherà: senza alcuna fretta, ma avendo come unico fine l'interesse di Eluana".
Il medico. A staccare materialmente il sondino potrebbe essere il dottor Carlo Alberto Defanti, prima in forza all'Azienda ospedaliera Niguarda di Milano. Se così fosse, si porrebbe rimedio all'eventualità di non trovare un medico disposto a interrompere l'alimentazione artificiale. Un'eventualità che comunque non ha mai spaventato Beppino Englaro, che oggi aveva detto: "Non ho ancora chiarito se sarò io a togliere il sondino a Eluana. Ma non è un problema né per me né per un medico".
L'agonia avrà termine. Per dare l'addio a sua figlia, Beppe Englaro non aspetterà dunque i due mesi nei quali la procura può fare ricorso contro la sentenza della corte d'Appello di Milano. L'ipotesi avanzata nelle ore successive alla decisione dei giudici, è stata scartata. Vittorio Angiolini, uno degli avvocati che ha tutelato gli interessi della giovane donna nel procedimento, ha fatto sapere che "l'interesse di Eluana comporta il disporre l'interruzione dei trattamenti di sostegno vitale artificiale in atto".
Adesso serve riservatezza. Nel mezzo delle polemiche mai sopite di questi giorni il padre di Eluana continua a ripetere che "la sentenza è chiara e di massimo livello, e noi vogliamo agire con trasparenza cristallina", ma "adesso richiamo tutti all'esigenza di rispettare la riservatezza per la dignità personale di Eluana". Beppe Englaro si dice poi "stupito del clamore" sollevato dalla sentenza dei giudici di Milano.
Dietro front del professore. Dopo l'iniziale disponibilità espressa da Riccardo Maffei, primario anestesista dell'ospedale di Lecco, ad aiutare la ragazza nell'ultima fase della sua vita, era arrivato il dietro front del professore che, con una dichiarazione ufficiale, aveva chiarito che la sua posizione "è sempre stata e sempre sarà per la vita, qualunque essa sia". Nella vicenda di Eluana oggi era intervenuto anche l'Ordine dei medici di Lecco, che aveva invitato esplicitamente i propri membri ad opporre l'obiezione di coscienza, che sarebbe "non solo comprensibile ma auspicabile".
Avvenire: “Scelta necrofila". La ragazza sarà quindi trasferita lontana dalla casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, gestita dalle suore Misericordine, da sempre contrarie a qualsiasi forma di "eutanasia mascherata". Le critiche delle gerarchie ecclesiastiche alla sentenza della corte d'Appello di Milano, restano durissime: "La decisione dei giudici è obiettivamente necrofila - scrive oggi l'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale - apre le porte alla morte e chiude alla vita".

Commento. Emessa la sentenza in esecuzione dei principi contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nella Convenzione di Oviedo, nella Costituzione Italia, nella ordinanza della Suprema Corte di Cassazione, inizia la controffensiva del Vaticano e dei clericali
L'Avvenire, che aveva già classificato "grave" la sentenza di Milano, adesso parla di "necrofila". Stasera la Televisione di Stato ha dedicato dieci secondi alla dichiarazione di papà Englaro di voler eseguire le volontà di sua figlia Eluana e poi cento secondi  al prete della Chiesa adiacente la casa di cura ove Eluana è ricoverata, il quale ha affermato che la ragazza è bellissima, sta bene, e che se i genitori non se ne vogliono prendere cura ci penseranno loro. L'ordine dei medici di Lecco ha invitato i propri aderenti ad opporre l'obiezione di coscienza. Forse anche per questo, o forse per timore di eventuali  "ritorsioni", il primario anestesista dell'ospedale di Lecco si è rimangiato la sua disponibilità ad aiutare Eluana nell'ultima fase della sua vita.Non soltanto, quindi, il Vaticano-Stato estero si pronuncia sul contenuto delle leggi che il Parlamento italiano dovrebbe approvare o respingere, ma incita anche a non applicare le sentenze emesse dai tribunali dopo otto gradi di giudizio. Se questa non è "disobbedienza incivile" ditemi come può essere definita.

Giampietro Sestini 
 


10/07/08 - Comunicato di LiberaUscita sul caso Englaro

E’ dal 18 gennaio 1992, da quando è stata coinvolta in un incidente stradale, che Eluana giace in una clinica di Lecco, alimentata con un sondino nasogastrico, paralizzata, incosciente, muta, praticamente morta, ininterrottamente e inutilmente torturata per seimiladiciotto giorni, proprio lei che, avendo vissuto un caso analogo accaduto ad un suo amico sciatore, si era pronunciata contro tale accanimento terapeutico, peraltro vietato dalla Costituzione.
Per tutto questo tempo suo padre Beppino si è battuto con dignità e con determinazione per ottenere il riconoscimento del diritto di sua figlia ad interrompere la tortura alla quale era sottoposta, rifiutandosi sempre di tentare scorciatoie all’italiana.
Oggi finalmente, dopo la storica sentenza della Corte di Cassazione che ha accolto l’ultimo degli otto ricorsi da lui presentati disponendo che “il giudice può autorizzare la disattivazione” del sondino previo accertamento della volontà del paziente, la Corte d’Appello di Milano ha posto fine alla dolorosa vicenda.
“LiberaUscita” , associazione per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell’eutanasia, ritiene che un ulteriore passo verso il riconoscimento giuridico del principio della  autodeterminazione sia stato compiuto. In un paese civile, sarebbe peraltro logico che in casi del genere si riconoscesse - contestualmente al distacco del sondino alimentatore - il diritto ad una morte dignitosa, senza attendere che sopravvenga dopo diversi giorni la cosiddetta “morte naturale”.
Anche per questo “LiberaUscita” continuerà la sua battaglia di civiltà e di libertà, insieme ai cittadini che vorranno sostenerla.
    
Giampietro Sestini - Segretario “LiberaUscita”
 www.liberauscita. it – info@liberauscita. it


7/04/08 - Da Giampietro Sestini Segretario di LiberaUscita Si riporta qui sotto l'articolo di Claudio Siniscalchi pubblicato su "Libero" del 23 aprile. A parte la strumentalizzazione del titolo chiaramente voluta dalla linea editoriale (Zapatero non ha inventato nulla: ha solo dato parziale applicazione a norme vigenti in Spagna ed a livello universale contro l'accanimento terapeutico, maliziosamente qualificate come una sorta di eutanasia), dobbiamo costatare come la decisione della Spagna di "istituire nelle comunità autonome (leggi per l'Italia: i Comuni) appositi registri dove i cittadini possano indicare  in piena libertà la loro decisione di ricevere o meno determinati trattamenti medici" coincide perfettamente con l'iniziativa lanciata a Roma da LiberaUscita ed altre associazioni laiche per NUOVI SERVIZI DI CITTADINANZA.
Come si ricorderà, la nostra proposta tendeva appunto ad istituire presso i Comuni - e nelle grandi città presso i Municipi - appositi registri per i testamenti biologici, registri da utilizzare anche per l'attuazione di altri diritti della persona, dalle unioni di fatto alla cremazione, dalla donazione degli organi al tipo di commiato, ecc.
A Roma, oltre 60 candidati hanno sottoscritto il nostro appello: speriamo che il prossimo ballottaggio ne porti qualcuno in Consiglio comunale e nei Consigli municipali.
Anche per questo occorre andare a votare.
Cordiali saluti

Giampietro Sestini

 Da "Libero" del 23 aprileZAPATERO INVENTA LA MORTE DIGNITOSA - QUASI EUTANASIA

In tutto il territorio spagnolo, da oggi, sarà possibile evitare l’accanirnento terapeutico, facendo un testamento sanitario. Al malato viene così riconosciuta la facoltà di disporre delle proprie volontà, in caso si trovasse nell’impossibilità di poterle esprimere. Non è un passo verso I’etnanasia, che resta comunque vietata dalla legge, ma un tentativo di affrontare un problema etico assai dibattuto. La moderna medicina, attraverso terapie farmacologiche, alimentazione, idratazione e respirazione artificiali, riesce ormai a prolungare la vita anche per periodi molto lunghi. Ma è una vita? A domandarselo sono in molti. E ogni tanto il pietoso caso di un malato terminale, o film tra loro molto differenti nel senso come “La farfalla e lo scafandro” e “Mare dentro”, rilanciano il dibattito. Le posizioni al riguardo sono molto distanti. I pro-life sj oppongono; i sostenitori dell’eutanasia ovviamente la pensano in maniera opposta.Il confine tra l’accanimento terapeutico e la preservazione della vita ormai si è fatto davvero sottile. Agli spagnoli viene riconosciuto il diritto di poter lasciare per iscritto la loro volontà, nel caso dovessero trovarsi in futuro nelle condizioni di non potersi pronunciare sulla continuazione di cure impiegate per il mantenimento artificiale della vita. Non si tratta dalle più parti auspicata eutanasia “attiva”, che resta illegale in Spagna. Ma un’indicazione da lasciare a medici o parenti, Costretti spesso a dover prendere decisioni sulle scelte terapeutiche più indicate per un malato terminale, o colpito da danni cerebrali irreversibili.La regolamentazione dei “testamenti vitali” completa il percorso avviato dal Parlamento spagnolo con l’approvazione, nel 2002, della cosiddetta “legge sulla autonomia del paziente”. Con la legge divenne possibile istituire nelle comunità autonome appositi registri dove i cittadini potessero indicare, in stato di piena facoltà, la loro decisione di ricevere o meno determinati trattamenti medici. I dati contenuti nei registri finiscono in un archivio centrale, depositato presso il ministero della Sanità, dove attualmente sono raccolti 30.500 “testamenti” inviati da dodici delle diciassette comunità spagnole. La legge tutela comunque i medici dal non dover obbligatoriamente seguire le volontà del malato: la parola definitiva sulle terapie da seguire, o da bloccare, spetta sempre alle équipe sanitarie.La nuova normativa viene incontro solo parzialmente alle aspettative dell’associazione Dmd (Derecho a Morir Dignamente, diritto a morire dignitosamente). Da anni questa associazione si batte per l’interruzione volontaria della vita, e da tempo denuncia le difficoltà burocratiche della legge, poiché ad esempio il registro sanitario contenente le volontà dei malati non è accessibile durante i fine settimana o di notte, e che vi sono ancora lentezze nell’archiviazione digitale dei dati. L’associazione, attiva sin dagli anni Sessanta in favore della “morte dignitosa”, consiglia di compilare il “testamento sanitario” basandosi sull’assistenza medica, al fine di avere tutte le informazioni al riguardo; e soprattutto di lasciarne copie a un notaio o in famiglia. La legge spagnola continua dunque a vietare richieste di eutanasia e di trattamenti contrari alla medicina tesa a salvaguardare la vita, Su questo non ci sono margini di dubbio.Con la nuova normativa sanitaria Zapatero non dovrebbe aprire un nuovo fronte polemico con la chiesa cattolica spagnola. Anche perché già i fronti aperti sono diversi. Quello che resta da capire è se questa nuova normativa serva ad aggirare l’ostacolo. Visto che l’eutanasia non è formalmente raggiungibile, il” testamento sanitario” può rivelarsi un valido escamotage per introdurla nella sostanza della pratica di tutti i giorni, senza di fatto introdurla formalmente.

Per il momento non si registrano reazioni da parte della Conferenza Episcopale Spagnola, né vi sono prese di posizione di associazioni e organi di stampa ad essa vicini. Ma da domani ha inizio una nuova fase. Condurrà all’eutanasia?


7/04/08 - Da Giampietro Sestini Segretario di LiberaUscita La nostra Meri Negrelli ci ha inviato l'articolo sottoriportato, che commenta l'iniziativa del notaio Luigi Aricò, nostro socio, di autenticare le dichiarazioni anticipate di volontà per l'onorario simbolico di un euro (neppure le spese effettive).
L'articolo è stato pubblicato in occasione del convegno indetto il 5 aprile a Firenze dalla Chiesa Valdese, notoriamente sensibile verso il testamento biologico e l'eutanasia, al quale hanno partecipato anche il nostro Presidente Giancarlo Fornari ed il ns. socio onorario Mario Riccio.
A Meri, Luigi, Giancarlo e Mario i ringraziamenti di LiberaUscita.
Giampietro Sestini

TESTAMENTO BIOLOGICO: BASTA UN EURO - DI EDOARDO SEMOLA Da: il Corriere della Sera di sabato 5 aprile 2008
Un atto di disobbedienza civile, un prezzo politico: un euro soltanto.
E’ la battaglia personale del notaio Luigi Aricò, che nel suo studio certifica i testamenti biologici anche se non potrebbe: in 80 si sono già rivolti a lui.
Diritti civili? Disobbedienza civile. Mentre in campagna elettorale i temi cosiddetti “etici” faticano a trovare spazi di discussione, a Firenze c’è un notaio si dà da fare con la sua personale battaglia per il testamento biologico. Anzi, di più: li redige direttamente i “testamenti biologici”. Ne ha già certificati ottanta. E tutti al prezzo simbolico, o politico, di un euro.
Luigi Aricò è un “disobbediente”. Ha un lussuoso ed austero studio notarile in piazza Strozzi numero uno. Si entra, accomodandosi in una delle due “savonarola” in legno del suo studio, e si comincia: «Buongiorno notaio, vorrei dettare le mie condizioni di fine vita». Linguaggio formale, come si richiede in uno studio notarile.  «Dopo poco però – racconta Aricò – passano alle parole che conosciamo tutti: testamento biologico, eutanasia».
Eutanasia? Ma è illegale. 
«E’ quello che vogliono. In un modo o nell’altro, pensano tutti all’eutanasia». «Un anno fa, quando ancora si pensava che i diritti civili avrebbero trovato uno sbocco parlamentare – continua – il Consiglio Nazionale del Notariato si rese disponibile a redigere testamenti biologici e a istituire un registro nazionale, e questa disponibilità non è mai stata ritirata».
Aricò non ha fatto altro che passare dalla teoria alla pratica. «Perché non è permesso ma neppure proibito». E perché «ci sono margini d’azione, a cominciare dall’immagine di un notaio che si espone in prima persona».
Come oggi, quando il notaio Aricò parteciperà ad un dibattito sul tema nei locali della Chiesa Valdese di via Manzoni numero uno a Firenze, alle 17, insieme a Mario Riccio, l’anestesista di Piergiorgio Welby, e Giancarlo Fornari, Presidente di «LiberaUscita».
L’unico problema ad oggi insormontabile è la forza cogente di questi atti: «bisognerà arrivare a rendere “normale” che un medico segua queste disposizioni di fine vita. Senza una legge non lo si può costringere».

L’importante è dare un segnale forte: un euro per ogni «living will». «Gratis non potevo, per una questione di dignità professionale, ma era giusto che il prezzo fosse soltanto simbolico». Certo, se poi si vuole registrare l’ultima bio-volontà nel registro nazionale «con l’imposta si passa a 168 euro».
Ma chi sono gli avventori dello studio di Aricò che con tanto anticipo pensano a quando la vita porrà loro difficili e dolorose scelte? La voce si è sparsa principalmente attraverso il passaparola: «le persone che vengono da me sono generalmente di medio-alta estrazione sociale, dai 5° anni in su, anche se è venuta anche una ragazza di 30 anni a cui hanno dato 6 mesi di vita. Sono tutti consapevoli, leggono i giornali e spesso hanno anche buone conoscenze scientifiche».
Dalle parole ai fatti, dunque. Perché Firenze è un campo di battaglia, di resistenza, civile: «Non conosco i nomi dei medici, ma so che anche a Firenze l’eutanasia clandestina si pratica».
E la giustizia? «Nel tribunale di Firenze ci sono magistrati illuminati e all’avanguardia su questi temi – sostiene il notaio Aricò – magistrati che se fossero coinvolti potrebbero e saprebbero motivare bene certe scelte coraggiose».


5/04/08 - Da Libera Uscita Nel riportare qui sotto l'articolo di Miriam Mafai pubblicato su "la Repubblica" del 3 aprile, ricordo che abbiamo avuto modo di esprimerci sul tema allorché la federazione nazionale degli infermieri stava approvando un nuovo codice deontologico che prevedeva, tra l'altro, che in presenza di richieste dei pazienti "in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, l'infermiere si avvale dell’obiezione di coscienza" (vedi: IL PUNTO n° 43).  Sostenemmo in quella occasione che un codice professionale di categoria non può essere contrario alla legge, alla quale – come giustamente osserva Miriam Mafai – tutti debbono attenersi, quali che siano le scelte etiche o religiose individuali. Di conseguenza, se un dottore o un farmacista si rifiutano di prescrivere o di vendere un prodotto farmaceutico consentito dalla legge, commettono un reato. O cambiano il loro comportamento o vanno sostituiti. Ci saremmo atteso che l’on. Gasparri, che aveva proposto il licenziamento di 67 professori soltanto perché avevano esercitato il loro diritto democratico di scrivere una lettera al Magnifico (?) Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, si sarebbe scagliato ancora più drasticamente contro coloro (il medico e il farmacista di Pisa) che impedivano ad altri cittadini di esercitare il loro diritto democratico. Ma Gasparri nulla ha detto in proposito. Aggiungo che la formulazione proposta per il nuovo codice deontologico degli infermieri allargava a dismisura il concetto di “obiezione di coscienza”, in quanto lo legava non soltanto ai” principi etici della professione” ma anche ai “valori” del singolo infermiere. Non soltanto, dunque, un infermiere testimone di Geova potrebbe rifiutarsi - come ipotizzato da Miriam Mafai - di prelevare il sangue ad un malato che ne ha bisogno, ma addirittura un infermiere razzista potrebbe rifiutarsi di curare un negro perché “in contrasto con i propri valori”. E’ triste dover costatare che mentre i gravissimi problemi del pianeta dovrebbero essere affrontati con il massimo di solidarietà da tutti gli esseri umani, il nostro Paese di distingue per le divisioni, la rissosità, l’egoismo individuale e di corporazione, l’inosservanza delle leggi, la criminalità diffusa, il razzismo, la mancanza di un senso unitario dello Stato  e ora anche di laicità delle istituzioni.Cordiali saluti
Giampietro Sestini    QUANDO IL MEDICO RIFIUTA LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO – DI MIRIAM MAFAIDa: la Repubblica di mercoledì 2 aprile2008Un medico non può rifiutarsi di prescrivere la cosiddetta “pillola del giorno dopo” a una donna che ne faccia richiesta. Né un farmacista può rifiutarsi di venderla. Né il medico né i il farmacista possono in questo caso fare ricorso alla obiezione di coscienza. Al contrario rischiano una sanzione disciplinare dell’azienda sanitaria dalla quale dipendono e una denuncia alla magistratura.E’ quanto è accaduto recentemente a Pisa dove la guardia medica e il pronto soccorso hanno rifiutato a due ragazze l’anticoncezionale di cui avevano bisogno.“Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione”: così recita l’articolo 9 della legge 194. E’ in questo caso e solo in questo caso, esplicitamente previsto dalla legge, che un medico può rifiutarsi di dare assistenza a una paziente. E’ impensabile che questa facoltà venga estesa, quale che ne sia la giustificazione, alla prescrizione e alla vendita di un anticoncezionale.Ma a Pisa, nei giorni scorsi, questo è accaduto. Può darsi, naturalmente, che si tratti di un caso isolato. Di un medico o di un farmacista che forse immagina di vivere nello Stato Pontificio anziché nella nostra Repubblica. Qualcuno, spero, lo convincerà che si è sbagliato e che anche in quel di Pisa valgono le nostre leggi.Ma non vorremmo, invece, che questo episodio fosse il segnale, da parte cattolica, di qualcosa di diverso, di una nuova campagna (culturale? politica? ideologica?) contro le donne e il loro pieno diritto di servirsi di tutti gli anticoncezionali autorizzati dalla legge (dalla spirale alle pillola del giorno prima a quella del giorno dopo). Il cui uso, tra l’altro, andrebbe largamente promosso, quale che sia in materia la posizione della Chiesa, anche per evitare gravidanze indesiderate e l’eventuale ricorso all’aborto.Un caso analogo a quello di Pisa si verificò, a quanto ricordiamo, nell’ormai lontanissimo 1994 quando un farmacista e una dottoressa cattolica si rifiutarono di prescrivere e di vendere contraccettivi appellandosi alle proprie convinzioni religiose. All’epoca il ministro della Sanità, la democristiana Maria Pia Garavaglia, richiamò immediatamente il farmacista e la dottoressa al rispetto delle leggi dello Stato italiano che consentivano la vendita dei contraccettivi (e ne ebbe per questo un duro richiamo dell’Osservatore Romano).Nessun dubbio che un analogo richiamo alle leggi dello Stato italiano verrà espresso dall’attuale ministro della Sanità, dall’Azienda Sanitaria da cui dipendono il medico e il farmacista di Pisa, e dal Consiglio Regionale della Toscana che aveva già avvertito che sarebbero stati responsabili di interruzione di pubblico servizio i medici che avessero rifiutato di prescrivere la “pillola del giorno dopo”.E tuttavia non possiamo fare a meno di valutare l’episodio di Pisa come allarmante non solo per quanto si riferisce alla condizione delle donne, alla loro libertà e al loro diritto alla contraccezione, ma anche per quanto si riferisce al principio di laicità del nostro paese. In particolare quando, come oggi accade, la Chiesa cattolica rivendica una maggiore presenza nello spazio pubblico. Ma questa maggiore presenza nello spazio pubblico non può comportare la imposizione di una serie di scelte etiche di matrice cattolica a tutta la nostra società, ormai largamente secolarizzata. Né, tantomeno, la possibilità o il diritto per i cattolici, di sottrarsi alle leggi dello Stato quando queste sembrino loro in contrasto con le proprie convinzioni religiose.Nella sfera privata questa possibilità è certamente garantita. Il cattolico potrà certamente non fare ricorso né al divorzio né all’aborto (per citare due leggi dello Stato nei confronti delle quali la Chiesa conferma legittimamente la sua intransigenza), ma una analoga scelta non è possibile né pensabile quando il cattolico opera nella sfera pubblica (come nel caso del farmacista o del medico di Pisa). Nella sfera pubblica infatti valgono per tutti, quali che siano le scelte etiche o religiose, le leggi dello Stato.

Ed è bene che sia così. A nessuno di noi, penso piacerebbe vivere in una società nella quale dovessimo chiedere al medico o al farmacista cui ci rivolgiamo quotidianamente quali sono le sue profonde convinzioni religiose. Faccio un esempio classico a proposito della necessaria neutralità di coloro che operano nello spazio pubblico, I Testimoni di Geova, come noto, sono contrari alle trasfusioni di sangue e la loro richiesta, per quello che so, viene rispettata nei nostri ospedali quando avanzata da un adulto cosciente. Ma un medico testimone di Geova che operi in un ospedale non potrà rifiutare, per quello che so, una trasfusione di sangue a un paziente che ne abbia bisogno. O dovrò chiedere al medico che mi opera, prima di entrare in sala operatoria, quali sono le sue convinzioni religiose?


10/03/2008 - Dal Segretario di LiberaUscitaLeggiamo che il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, ha dichiarato che “sarà sua cura accertare se i valori cristiani sono realmente supportati da un vero impegno dei cattolici presenti nei vari schieramenti politici e dal rispetto promesso dai leader di quegli schieramenti».Banco di prova di tale accertamento sarà il "rifiuto di leggi sul testamento biologico e sulle coppie di fatto, il veto a nuove norme sulla diagnosi pre-impianto degli embrioni e, contemporaneamente, la richiesta di un pieno finanziamento delle scuole cattoliche" aggirando così il preciso dettato costituzionale.Apprendiamo inoltre che, secondo Benedetto XVI, “l’uomo ha sete di conoscenza dell’infinito, e vuole arrivare alla fonte della vita per sconfiggere la morte. Ma se si trovasse una pillola dell’immortalità sarebbe uno scenario spaventoso: il mondo si riempirebbe di vecchi e non ci sarebbe più spazio per i giovani”.Mi chiedo: come farà il cardinale Bertone ad accertare se “i valori cristiani sono realmente supportati da un vero impegno dei cattolici presenti nei vari schieramenti politici”? Anzitutto: come li identificherà? E poi, li interrogherà uno per uno? Farà firmare loro un atto scritto di impegno prima di autorizzare i parroci a votare per loro? Accetterà per valide anche le dichiarazioni firmate dai cattolici che di fatto si comportano pubblicamente contro i dettami della Chiesa?  Inoltre: che cosa in concreto hanno “promesso” i leader dei vari schieramenti politici alla Chiesa Cattolica? E' vero che la legge elettorale voluta dal Governo  Berlusconi conferisce alla Chiesa cattolica un vero e proprio potere di ricatto nei confronti di TUTTI gli schieramenti, ma i politici si illudono se credono veramente di aumentare i loro consensi prendendo ordini dalla Chiesa. Le elezioni spagnole dovrebbero pure insegnare qualcosa.

Circa lo “scenario spaventoso” pronosticato da Ratzinger qualora l’uomo prosegua nella sua “sete di conoscenza”, si tranquillizzi pure. La scienza può aiutare l’uomo a soffrire meno su questa terra e - forse - conoscere le sue origini e quelle dell’universo, non certo a renderlo immortale. O invece il teologo Ratzinger teme appunto che attraverso la scienza si arrivi alla conclusione che non esiste alcun Dio? Sarebbe questo veramente uno "scenario spaventoso", ma per tutte le religioni, non certo per gli uomini.
Altrettanto incomprensibile appare il timore che per colpa della scienza  il mondo si riempia di vecchi quando viene espresso da chi predica "crescete e moltiplicatevi" e condanna l'uso dei contraccettivi. 
Cordiali saluti

Giampietro Sestini


Lunedì 28 gennaio 2008, alle ore 17:00
presso la Biblioteca della Camera dei Deputati
Sala del Refettorio - Via del Seminario 76, Roma
sarà presentato il libro
Non sono un assassino
Il caso “Welby-Riccio” francesedi Frédéric Chaussoy
Prefazione di Mario RiccioScritto con la collaborazione di Valérie Péronnet - Traduzione dal francese di Christiane Krzyzyk
Edizione italiana a cura di LiberaUscita,  associazione per la depenalizzazione dell’eutanasia e la legalizzazione del testamento biologico -  InEdition editrice - Edizioni di Lucidamente

Il giovane francese Vincent Humbert è da tre anni legato ai macchinari dopo uno scontro con un camion che lo ha reso tetraplegico, muto e quasi cieco. Vincent rifiuta questa esistenza e con l’aiuto del pollice riesce a dettare una supplica al  presidente Chirac – Le chiedo il diritto di morire – che commuoverà la Francia. Questo libro è la drammatica autodifesa di Frédéric Chaussoy, il medico responsabile del servizio
rianimazione dell’Ospedale Elio Marittimo di Berck-sur-Mer che insieme alla madre di Vincent ha risposto alle  invocazioni del giovane. Incriminati per omicidio, entrambi verranno prosciolti dal giudice istruttore per “aver agito per motivi di particolare valore umano e sociale”.

Con l’occasione si svolgerà una tavola rotonda sul tema:
“Il testamento biologico dopo la sentenza della Cassazione”Partecipano:
Giancarlo Fornari - Presidente di LiberaUscita
Gennaro Mariconda – Presidente emerito del Consiglio nazionale del NotariatoIgnazio Marino - Presidente della Commissione Sanità del SenatoMario Riccio - Medico, specialista in anestesia e rianimazioneIgnazio Patrone – Magistrato di CassazioneCoordina:
Silvano Miniati – Segretario generale ADAInterverranno, fra gli altri: Luigi Aricò, Rossana Cecchi, Maria Di Chio, Giovanni Franzoni, Alessandra Sannella, Mina Welby

Per informazioni: LiberaUscita, Via Genova 24 Roma – mobile: 338.9595790 (Anna Cicogna) – fax: 06.47823807 email: info@liberauscita.it – NB. Per accedere alla sala è necessario presentare un documento di riconoscimento


15/11/07 - UNA LUCE NEL BUIO: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE – DI Giancarlo FORNARI
( Presidente di LiberaUscita )

Dovrebbe essere ormai vicino alla conclusione il tragico caso di Eluana Englaro grazie a una lucida, argomentata sentenza della Cassazione (n. 21748-07 - Prima sezione civile, Presidente Maria Gabriella Luccioli, estensore Alberto Giusti). Come abbiamo commentato “a caldo”, la sentenza si segnala non solo perché dovrebbe finalmente far cessare l'incredibile accanimento medico-giudiziario, protrattosi oltre quindici anni, nei confronti dell'infelice Eluana ma anche perché afferma in modo netto e con logica ineccepibile alcuni importanti principi di diritto in materia di decisioni di fine vita.Non ultimo quello della validità - anche in mancanza dell'attesa legge - delle direttive anticipate e quello dell'efficacia quanto meno interpretativa della Convenzione internazionale di Oviedo che le riconosce. Altrettanto importante è l'aver affermato che al contrario di quanto sostengono le gerarchie cattoliche i trattamenti cosiddetti di sostegno vitale (e cioè l'alimentazione, l'idratazione e la ventilazione forzata) sono veri e propri atti medici, che pertanto rientrano nel divieto di accanimento terapeutico e possono essere – al pari degli altri trattamenti – rifiutati dall'interessato.  Il coraggio della legalitàUna sentenza che si limita ad applicare in modo logico e corretto la legge, ma che si può quasi definire una rarità nel clima di soggezione politica e culturale ai diktat, sempre più arroganti, delle gerarchie vaticane sui temi eticamente sensibili e, in particolare, su tutto quanto riguarda le scelte di fine vita. Per avere un'idea di questa “rinuncia della politica” può bastare questa citazione: “Decisi di non partecipare più alle votazioni e ne diedi notizia al Presidente del Senato”. (...) “Ma naturalmente, qualora fossero in ballo questioni di natura etica che attengano alla mia coscienza di appartenente alla Chiesa Cattolica e di suddito del Vescovo di Roma, io voterei perché «salus coscientiarium, defensio juris naturalis et christianae societatis, suprema lex esto»”. Chi ha scritto queste frasi in una lettera al Corriere il 9 novembre 2007 è un certo Francesco Cossiga, uno che è stato presidente della Repubblica Italiana e come tale ha giurato fedeltà alla nostra Costituzione, “suprema lex” dello Stato Italiano, e per questo è poi diventato anche senatore a vita. E adesso apprendiamo con raccapriccio che il Cossiga non era (non si sentiva) il “primo cittadino” dello Stato italiano ma il “primo suddito” del vescovo di Roma; e che per lui la lex suprema non era (non è) la nostra Costituzione, come noi ingenuamente pensavamo, ma il breviario della Chiesa cattolica. Ecco perché si è costretti a scomodare gli aggettivi “coraggiosa”, “rivoluzionaria”, per questa sentenza che non a caso è stata attaccata in modo pesante dalle gerarchie vaticane. Non a caso l'Osservatore Romano ha parlato di "relativismo dei valori", che risulta "inaccettabile soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita". Addirittura, secondo il giornale del Papa, "nel vuoto legislativo, una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia". Come sempre il Vaticano fa del terrorismo, visto che per questo bisognerebbe passare sui cadaveri dei Cossiga e dei Rutelli, per non parlare delle Binetti, dei Fioroni e dei cattofascisti alla Storace.  Ma c'è di più, perché "introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili". "Attribuire a ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza" (cosa che la Cassazione, per la verità, non ha neppure detto) avrebbe infatti "delle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico".  Ben diverso, invece, il commento di Stefano Rodotà (vedi l'intervista rilasciata a “Resistenza laica”), secondo il quale i giudici “sono partiti dai principi” come quello della “libertà di cura”, della “tutela del diritto alla salute”, della “illegittimità di trattamenti medici contrari al rispetto della persona umana fissato dall'art. 32 della Costituzione”. Così facendo la Cassazione “ha reso esplicita la trama costituzionale che, come ben si sa, in queste materie, è oggetto di applicazione diretta ai rapporti tra privati. In ipotesi come queste non c’è bisogno dell’intermediazione del legislatore”. Il percorso logico E infatti è proprio dalla Costituzione, da quella lex suprema spesso ignorata, che ha preso le mosse la sentenza: stabilendo, innanzitutto, che esiste un diritto, consacrato dall'articolo 32, all'autodeterminazione delle cure. Cardine di questo diritto è l'informazione: il paziente deve essere informato, ad opera del medico, del tipo di cure praticate e della loro efficacia in termini di rapporto costi-benefici. E le cure possono essere intraprese solo “dopo” che il paziente vi abbia dato il suo “consenso informato”, che costituisce quindi l'unica legittimazione del trattamento sanitario. Anche nel codice di deontologia medica del 2006 – ricorda la Corte - si ribadisce che «Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l'acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente». Il consenso informato “ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale”. Ciò è conforme al principio personalistico che secondo la Corte anima la nostra Costituzione, la quale “vede nella persona umana un valore etico in sé, vieta ogni strumentalizzazione della medesima per alcun fine eteronomo ed assorbente, concepisce l'intervento solidaristico e sociale in funzione della persona e del suo sviluppo e non viceversa, e guarda al limite del «rispetto della persona umana» in riferimento al singolo individuo, in qualsiasi momento della sua vita e nell'integralità della sua persona, in considerazione del fascio di convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche che orientano le sue determinazioni volitive”. Non siamo, cioè, nello Stato etico che volevano i totalitaristi fascisti e ora vorrebbero i totalitaristi cattolici: la società e le sue leggi non possono trasformare in un “dovere” il “diritto” alla vita e alla salute della persona.  Niente limiti all'autodeterminazioneDeve perciò escludersi – ha ribadito la Corte - che il diritto all'autodeterminazione terapeutica del paziente incontri un limite “allorché da esso consegua il sacrificio del bene della vita”.“Benché sia stato talora prospettato un obbligo per l'individuo di attivarsi a vantaggio della propria salute o un divieto di rifiutare trattamenti o di omettere comportamenti ritenuti vantaggiosi o addirittura necessari per il mantenimento o il ristabilimento di essa, il Collegio ritiene che la salute dell'individuo non possa essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva.” Non esiste, in altri termini, un “dovere di curarsi” come principio di ordine pubblico. Il medico potrà, semmai, provare a “persuadere”, ma non potrà mai “imporre”. Anche il codice della sanità pubblica francese, nel testo modificato dalla cosiddetta Legge Leonetti (approvata in Francia sull'onda dell'emozione suscitata dal tragico caso di Vincent Humbert, vedi: www.liberauscita.it/online/wpcontent/uploads/2007/11/legge_leonetti.pdf) stabilisce che “quando una persona in fase avanzata o terminale di una affezione grave e incurabile, qualunque ne sia la causa, decide di limitare o arrestare ogni trattamento, il medico rispetta la sua volontà dopo averlo informato delle conseguenze della sua scelta”.   Le direttive anticipate e il caso EnglaroOvviamente le cose cambiano se l'interessato non è in grado di manifestare la propria volontà a causa di uno stato di incapacità totale, a meno che, dice la Corte – facendo una prima, importante ammissione implicita della validità del testamento biologico - “non abbia, prima di cadere in tale condizione, allorché era nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, specificamente indicato, attraverso dichiarazioni di volontà anticipate, quali terapie egli avrebbe desiderato ricevere e quali invece avrebbe inteso rifiutare nel caso in cui fosse venuto a trovarsi in uno stato di incoscienza”. Ma questo non è il caso di Eluana Englaro, la quale “non ha predisposto, quando era in possesso della capacità di intendere e di volere, alcuna dichiarazione anticipata di trattamento”, ed ora è affidata, per la sopravvivenza fisica, all'alimentazione e idratazione artificiali somministratele attraverso un sondino nasograstrico. Per le sue condizioni, Eluana è stata interdetta ed il padre è stato nominato suo legale rappresentante. Ed è grazie al rappresentante, afferma la Corte, che si potrà ricreare il necessario dualismo medico-paziente in ordine all'accettazione e alla praticabilità delle cure. Il diritto di accettare o respingere i trattamenti sanitari non può essere infatti limitato, se non si vuole calpestare il principio costituzionale di eguaglianza, alle persone in grado di intendere e di volere, ma deve essere esteso agli incapaci, che lo esercitano - in mancanza di direttive anticipate – attraverso il proprio rappresentante.  La Convenzione di OviedoQuesto potere è espressamente previsto dalla nostra legislazione e la stessa Convenzione di Oviedo afferma che “quando una persona maggiore di età non possiede – a causa di un handicap mentale, di una malattia o di altro motivo similare (ad esempio, uno stato comatoso), la capacità di dare il consenso ad un intervento, questo non può essere effettuato senza l'autorizzazione del suo rappresentante”. In ogni caso, “nessun intervento può essere effettuato su di una persona incapace se non per il suo beneficio diretto”.     E secondo la Corte, è possibile invocare le prescrizioni della Convenzione, anche se questa non ha ricevuto ancora la ratifica dallo Stato italiano sebbene una legge del Parlamento l'abbia autorizzata.   E' chiaro che la Convenzione, fino alla ratifica, dovrà cedere di fronte a norme interne contrarie, ma può e deve essere utilizzata (come si evince anche dalle sentenze della Corte costituzionale) nell'interpretazione di norme interne al fine di dare a queste una lettura il più possibile ad essa conforme. I principi della Convenzione, in altri termini, “fanno già oggi parte del sistema e da essi non si può prescindere”. Il limite dei poteri del rappresentanteQuesto non vuol dire – tiene a puntualizzare la Corte – che il rappresentante abbia un potere indiscriminato di esprimere i propri intendimenti in ordine ai trattamenti sanitari dell'incapace.  Il suo intervento incontra infatti dei limiti, connaturati al fatto che la salute è un diritto personalissimo e che la libertà di rifiutare le cure "presuppone il ricorso a valutazioni della vita e della morte, che trovano il loro fondamento in concezioni di natura etica o religiosa, e comunque (anche) extragiuridiche, quindi squisitamente soggettive".Proprio in base al carattere personalissimo del diritto alla salute dell'incapace non compete al tutore, investito di una funzione di diritto privato, un potere incondizionato di disporre della salute della persona in stato di totale e permanente incoscienza. Nel consentire al trattamento medico o nel dissentire dalla prosecuzione dello stesso sulla persona dell'incapace, la rappresentanza del tutore è infatti sottoposta a un duplice ordine di vincoli: egli deve, innanzi tutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace; e, nella ricerca del best interest, deve decidere non “al posto” dell'incapace né "per" l'incapace, ma "con" l'incapace: quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche”.  La sentenza del tribunale tedescoMa, al contempo, il tutore non può nemmeno trascurare l'idea di dignità della persona dallo stesso rappresentato manifestata, prima di cadere in stato di incapacità, dinanzi ai problemi della vita e della morte. E qui la Corte fa un richiamo a numerose sentenze di giurisdizioni estere, tra le quali ci sembra importante citare la sentenza 17 marzo 2003, con la quale il Bundesgerichtshof afferma che se un paziente non è capace di prestare il consenso e la sua malattia ha iniziato un decorso mortale irreversibile, devono essere evitate misure atte a prolungargli la vita o a mantenerlo in vita qualora tali cure siano contrarie alla sua volontà espressa in precedenza sotto forma di cosiddetta “disposizione del paziente”: e ciò in considerazione del fatto che la dignità dell'essere umano impone di rispettare il suo diritto di autodeterminarsi, esercitato in situazione di capacità di esprimere il suo consenso, anche nel momento in cui questi non è più in grado di prendere decisioni consapevoli. E se non fosse possibile accertare tale chiara volontà del paziente, si può valutare l'ammissibilità di tali misure secondo la sua presunta volontà, la quale deve, quindi, essere identificata, di volta in volta, anche sulla base delle decisioni del paziente stesso in merito alla sua vita, ai suoi valori e alle sue convinzioni”. La condizione del malato in S.V.P. Anche su questo punto la posizione della Corte è estremamente chiara. Da un lato afferma che la persona in stato vegetativo permanente “è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente”. Ma - “accanto a chi ritiene che sia nel proprio miglior interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, anche privo di coscienza - c'è chi, legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno”.Secondo la Cassazione, uno Stato, come il nostro, organizzato, per fondamentali scelte vergate nella Carta costituzionale, sul pluralismo dei valori, e che mette al centro del rapporto tra paziente e medico il principio di autodeterminazione e la libertà di scelta, non può che rispettare anche quest'ultima decisione.All'individuo che, prima di cadere nello stato di totale ed assoluta incoscienza, tipica dello stato vegetativo permanente, abbia manifestato, in forma espressa o anche attraverso i propri convincimenti, il proprio stile di vita e i valori di riferimento, di non voler accettare l'idea di un corpo destinato, grazie a terapie mediche, a sopravvivere alla mente, l'ordinamento dà quindi la possibilità di far sentire la propria voce in merito alla disattivazione di quel trattamento attraverso il rappresentante legale. Il quale, nell'esprimere quella voce, deve però sottostare a precisi limiti.  Conta la volontà del rappresentato e non quella del rappresentanteLa ricerca della presunta volontà della persona in stato di incoscienza - ricostruita, alla stregua di chiari, univoci e convincenti elementi di prova, non solo alla luce dei precedenti desideri e dichiarazioni dell'interessato, ma anche sulla base dello stile e del carattere della sua vita, del suo senso dell'integrità e dei suoi interessi critici e di esperienza - assicura che la scelta in questione non sia espressione del giudizio sulla qualità della vita proprio del rappresentante, ancorché appartenente alla stessa cerchia familiare del rappresentato, e che non sia in alcun modo condizionata dalla particolare gravosità della situazione, ma sia rivolta, esclusivamente, a dare sostanza e coerenza all'identità complessiva del paziente e al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona. Tirando le somme: “in una situazione cronica di oggettiva irreversibilità del quadro clinico di perdita assoluta della coscienza, può essere dato corso, come estremo gesto di rispetto dell'autonomia del malato in stato vegetativo permanente, alla richiesta, proveniente dal tutore che lo rappresenta, di interruzione del trattamento medico che lo tiene artificialmente in vita, allorché quella condizione, caratterizzante detto stato, di assenza di sentimento e di esperienza, di relazione e di conoscenza - proprio muovendo dalla volontà espressa prima di cadere in tale stato e tenendo conto dei valori e delle convinzioni propri della persona in stato di incapacità - si appalesi, in mancanza di qualsivoglia prospettiva di regressione della patologia, lesiva del suo modo di intendere la dignità della vita e la sofferenza nella vita”. Le misure di “sostegno vitale” sono vere e proprie terapie“Non v' è dubbio infatti, secondo la Corte, che “l'idratazione e l'alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscono un trattamento sanitario. Esse, infatti, integrano un trattamento che sottende un sapere scientifico che è posto in essere da medici, anche se poi proseguito da non medici, e consiste nella somministrazione di preparati implicanti procedure tecnologiche. Tale qualificazione è convalidata dalla comunità scientifica internazionale (si veda nel sito www.liberauscita.it il documento dei medici specialisti di tali trattamenti); si allinea, infine, agli orientamenti della giurisprudenza costituzionale, la quale ricomprende il prelievo ematico - anch'esso "pratica medica di ordinaria amministrazione" - tra le misure di "restrizione della libertà personale quando se ne renda necessaria la esecuzione coattiva perché la persona sottoposta all'esame peritale non acconsente spontaneamente al prelievo".  Un'ultima precisazione riguarda i poteri/doveri del giudice: non spetta a lui ordinare ai medici di “staccare la spina”, ma controllare la legittimità della scelta del rappresentante legale ed eventualmente autorizzarla.  Il principio di dirittoSulla base di queste considerazioni la Corte ha stabilito il seguente principio di diritto al quale dovrà adeguarsi la decisione del giudice del rinvio (un'altra sezione della Corte d'Appello di Milano): “Ove il malato giaccia da moltissimi anni (nella specie, oltre quindici) in stato vegetativo permanente, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificia1mente in vita mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore speciale, il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario (fatta salva l'applicazione delle misure suggerite dalla scienza e dalla pratica medica nell'interesse del paziente), unicamente in presenza dei seguenti presupposti: (a) quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; (b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona. Ove l'uno o l'altro presupposto non sussista, il giudice deve negare l'autorizzazione, dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dal grado di salute, di autonomia e di capacità di intendere e di volere del soggetto interessato e dalla percezione, che altri possano avere, della qualità della vita stessa”. ConclusioniCome risulta evidente dalle ampie citazioni che ne abbiamo fatto, la sentenza ha risolto con grande equilibrio la problematica relativa alle decisioni di fine vita nei confronti di una persona che si trovi in uno stato vegetativo permanente. E siccome i paletti posti nei confronti della interruzione dei trattamenti di sostegno vitale (le condizioni di cui ai punti a e b) sono estremamente scrupolosi, non condividiamo affatto il timore – espresso dalla nostra vice presidente Maria Di Chio in un commento peraltro interessante, pubblicato nel sito dell’associazione- che la sentenza si presti ad essere interpretata “in modo più largo e grossolano” e quindi ad offrire “la possibilità di intervenire su soggetti in SV per interromperne l’alimentazione artificiale”.Avremmo, semmai, il timore contrario, perché nel momento in cui subordina l'interruzione del trattamento non solo alla verifica di una precedente volontà in tal senso dell'interessato ma anche all'accertamento della irreversibilità dello stato vegetativo permanente la Corte entra indirettamente in contraddizione (come rilevato dalla stessa Di Chio) con le precedenti affermazioni, contenute nella sentenza, che il consenso informato è l’unico fondamento della legittimità dell’atto medico.  Ma riteniamo si tratti di una contraddizione solo apparente, determinata dal fatto che la Corte, avendo ammesso una certa elasticità nel giudizio che dovrà essere dato circa la volontà di Eluana di interrompere le terapie (ricostruibile in forma anche inespressa, “attraverso i propri convincimenti”), ha voluto cautelarsi dalle accuse che sicuramente le sarebbero state rivolte dai tanti “defensores juris naturalis et christianae societatis” in circolazione.  Torneremo su questo punto tra poco. Intanto vogliamo però ribadire che qualche marginale perplessità non toglie nulla al grande valore della sentenza, che può essere considerata una pietra miliare lungo il difficile cammino del sistema giuridico verso un assetto equilibrato della materia riguardante le scelte di fine vita, per i principi che contiene e che vanno bene al di là del caso su cui si è trovata a giudicare: perché riafferma i valori della dignità della vita e dell'autonomia della persona di fronte a imposizioni dello stato, della società, delle religioni, dei giudici, dei medici; perché ribadisce che “la salute dell'individuo non può essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva” e che il rapporto medico-paziente deve essere necessariamente un rapporto dualistico, all'interno del quale, se c'è contrasto, la volontà che deve prevalere è quella del paziente e non quella del medico, quali ne siano le conseguenze (con ciò risolvendo in senso positivo casi come quello Welby-Riccio); perché afferma che nello stato di incapacità occorre fare riferimento alla volontà precedentemente espressa dal paziente (con ciò dando indiretto riconoscimento legale al testamento biologico); perché, infine, riconosce la validità nel nostro ordinamento, sia pure al momento solo ai fini interpretativi, della Convenzione di Oviedo.   Che fareCome bene ha detto il nostro socio onorario Veronesi, con questa sentenza si ripete nel nostro Paese “una situazione capovolta, in cui sono i giudici a sopperire alla politica. Non è la prima volta che la nostra magistratura dimostra una fedeltà ai principi della Costituzione e un'apertura ai nuovi valori e bisogni dei cittadini, che purtroppo non sa esprimere la classe politica”.Purtroppo la citazione che abbiamo fatto all'inizio dimostra quanto sia problematico immaginare che questa classe politica possa arrivare a scelte che siano sia pure in minima contraddizione con i valori – presentati a priori come “non negoziabili” – che esprimono le gerarchie vaticane, che non lasciano passare un giorno senza esprimere la loro feroce opposizione non solo all'eutanasia ma pure al testamento biologico. E se di quest'ultimo volessero sentir parlare, sarebbe in una forma svirilizzata, in quanto: a) non potrebbe contenere la contrarietà alle misure di idratazione, alimentazione e ventilazione forzata le quali, al contrario di quanto affermano i medici, per le gerarchie cattoliche (che naturalmente sanno di medicina più dei medici), non sono atti medici ma “pratiche naturali”; b) si dovrebbe lasciare ai medici l'ultima parola nel senso che questi, secondo scienza e coscienza, avrebbero il potere/dovere di applicare o no le indicazioni contenute nel testamento. Che si stia andando o comunque si possa andare in Senato verso una soluzione di questo tipo lo hanno fatto capire gli stessi rappresentanti del centro sinistra, come si può leggere dall'intervista che pubblichiamo. Un vero capolavoro - se venisse fuori una legge del genere - di ipocrisia gesuitica.Queste conseguenze sono scontate se i laici - o i sedicenti laici, a questo punto bisogna dire - pensano di poter trattare sui temi etici (come purtroppo li ha invitati a fare lo stesso Presidente Napolitano) con persone od enti che si dichiarano portatori di verità assolute e valori “non negoziabili”. I risultati a questo punto sono due: o non si fa nessuna legge o si fa una legge come vorrebbero loro. E quindi si finisce sempre con dargli ragione.  E' una fortuna che quando si dovette discutere la legge sul divorzio ci fosse gente in Parlamento che non stava troppo a negoziare con chi era portatore di un valore assoluto come l'indissolubilità del sacramento matrimoniale, altrimenti staremmo ancora a combattere con la Sacra Rota. Laicismo significa, invece, capire che ci sono persone che possono avere valori diversi, e cercare di trovare un contemperamento normativo che assicuri un'equa dignità e un giusto riconoscimento a questi valori. Come fa ad esempio la Cassazione, nella sentenza che abbiamo esaminato, quando afferma che “accanto a chi ritiene che sia nel proprio miglior interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, anche privo di coscienza, c'è chi, legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno”. Sottinteso: perché dovremmo rispettare la volontà del primo e non anche quella del secondo? E' sempre della loro vita, che si tratta. Allo stesso modo, accanto a chi considera un “valore assoluto” e “non negoziabile” l'indissolubilità del matrimonio ed è disposto a rispettare questo dogma anche se il coniuge si è macchiato delle colpe più gravi, dall'abuso di droga a quello dei figli (“perché l'uomo non deve separare ciò che Dio ha unito”) c'è anche chi considera suo diritto mettere fine a un vincolo che può provocare solo dolori. Se il primo vuole rispettare il dogma della religione in cui crede, affar suo, ma perché dovrebbe obbligare a rispettarlo anche il secondo – che non crede, oppure crede diversamente da lui?  Per il testamento biologico siamo di fronte ancora una volta, come purtroppo sempre in questo paese, al conflitto tra tolleranza/intolleranza, pluralismo/assolutismo. Non solo la Chiesa cattolica vuole (del tutto giustamente) che siano rispettati i suoi valori ma pretende di imporli a tutti: non solamente ai suoi seguaci e militanti, ma a tutto il resto del mondo; e di imporli non attraverso la persuasione e la predicazione ma mediante una legge dello Stato, ancora e sempre suo braccio secolare. Il vero credente è convinto che la vita sia un dono di Dio e non sia lecito in nessun modo abbreviarla?  Benissimo, è nel suo pieno diritto. Ma perché dovrebbe voler vietare a chi in Dio non crede affatto o a chi, pur credendovi, ritiene che in alcune circostanze la vita possa essere non un dono ma una terribile condanna, di abbreviarla se ritiene di non poterla più sopportare?Inutile porre queste domande agli zelanti “sudditi del vescovo di Roma”, quelli che considerano il suo breviario “suprema lex” e si alzano con la febbre per andare a votare contro qualunque progetto possa minimamente discostarsi dai diktat di oltre Tevere.  E quindi, visto che se ne discute inutilmente da più di un anno, archiviamo ormai, in questo clima politico, ogni residua speranza di vedere approvata anche in Italia una legge sul testamento biologico che non sia un orribile pateracchio. Certo, come ha detto Veronesi, una legge che stabilizzi le volontà del cittadino e le renda vincolanti sarebbe auspicabile, ma meglio nessuna legge che una cattiva legge. Tanto più ora che la Cassazione ha affermato in modo preciso la validità delle direttive anticipate e l'efficacia nel nostro ordinamento (sia pure ai fini interpretativi) della Convenzione di Oviedo. E non ci preoccupa – relativamente allo stato vegetativo permanente – la condizione della irreversibilità posta dalla sentenza, in quanto la riteniamo limitata alla fattispecie oggetto di giudizio, e cioè a situazioni, come quella di Eluana, in cui manca una direttiva esplicita e formale del paziente. In ogni caso, come suggerisce giustamente Di Chio, se vogliamo garantirci dal prolungamento ad libitum delle cure in tali condizioni non terminali, dovremo inserire molte e dettagliate specificazioni nel nostro formulario delle direttive anticipate.Accantonate dunque - salvo miracoli in cui da laici però poco crediamo - le aspettative circa una prossima legalizzazione del testamento biologico, l'alternativa che oggi si apre davanti ad associazioni come la nostra, dopo la sentenza della Cassazione sul caso Englaro, è quella di adoperarsi il più possibile per sensibilizzare l'opinione pubblica e incentivare le persone a sottoscrivere il testamento, ormai considerato valido nel nostro Paese in base alla Convenzione di Oviedo e come logica estensione del consenso informato alle cure. Sapendo – citiamo ancora Veronesi - di essere giuridicamente protetti dalla Costituzione e da una Magistratura (ricordiamo anche il proscioglimento di Mario Riccio ad opera del Gup della Capitale) che dimostra di avere la forza di difenderla. Per usare una frase purtroppo negli ultimi tempi abusata da uomini politici dai comportamenti tutt'altro che cristallini, è bello sapere che ci sono dei giudici a Roma.Giancarlo Fornari, Presidente di Libera uscita

(Il testo originale della sentenza è pubblicato nel sito di LiberaUscita, rubrica “Documenti”).


6/11/07 - Sintesi e commento a cura di Maria Di Chio dell' Associazione LiberaUscita

Sentenza della Cassazione su Eluana Englaro.

La sentenza della Cassazione inizia ricostruendo la storia delle sentenze su Eluana. Ecco l’iter.

Il Tribunale di Lecco con decreto 2 /2/2006 ha dichiarato inammissibile il ricorso di Beppino Englaro, con il quale chiedeva per sua figlia Eluana l’emanazione di un ordine di interruzione dell’alimentazione forzata mediante sondino nasogastrico:

  1. né il tutore né il curatore speciale possono chiedere l’interruzione dell’alimentazione, perché tale domanda rientra nei diritti personalissimi, per i quali il nostro ordinamento giuridico non ammette la rappresentanza;

   2)   anche se il tutore e il curatore potessero farlo, la domanda dovrebbe essere rigettata, perché contrasta con i principi espressi dall’ordinamento costituz, ai sensi dell’art. 2 e 32 (art. 2: doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; art. 32: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività).In base agli art. 13 e 32 della Cost ogni persona capace di intendere e volere può rifiutare qualsiasi trattamento terapeutico e nutrizionale fortemente invasivo, anche se necessario alla sua sopravvivenza. Ma, se la persona non è capace, il conflitto tra diritto di libertà e di autodeterminazione e diritto alla vita è solo ipotetico e  deve risolversi a favore di quest’ultimo. Infatti, non potendo la persona esprimere alcuna volontà, non vi è alcun profilo di autodeterminazione o di libertà da tutelare.Contro tale decreto B. E ha proposto reclamo alla Corte d’appello di Milano, chiedendo l’interruzione dell’alimentaz forzata, in quanto “ trattamento invasivo della sfera personale, perpetrato contro la dignità umana”.
La C. d’appello di Mi con decreto 16/12/2006 ha dichiarato ammissibile il ricorso e lo ha rigettato nel merito.

  1. Ammissibile: nel potere di “cura della persona” , conferito al rappresentante legale dell’incapace, deve essere compreso il diritto-dovere di esprimere il consenso informato (CI) alla terapia medica. Data la totale incapacità di E. e le gravi conseguenze dell’interruzione, il tutore o il curatore deve rivolgersi al giudice per ottenere l’interruzione.
  2. Nel merito: le dichiarazioni di E. riportate dai testimoni non possono avere il valore di una personale, consapevole ed attuale determinazione volitiva, maturata con assoluta cognizione di causa. La Corte non condivide la tesi del tutore che di fronte ad un trattamento medico, in questo caso l’alimentazione forzata,  solo l’accertamento di una precisa volontà, espressa da E, quando era cosciente, favorevole alla prosecuzione della vita ad ogni costo, potrebbe indurre a valutare come non degradante e non contrario alla dignità umana il trattamento, che oggi le viene imposto.

Inoltre l’interruzione dell’alimentazione equivarrebbe ad un’eutanasia indiretta omissiva.
Secondo i giudici, non si possono accettare distinzioni tra vite degne e non degne di essere vissute, dovendosi far riferimento unicamente al bene vita costituzionalmente garantito, indipendentemente dalla qualità della vita stessa e dalle percezioni soggettive che di questa qualità si possono avere. 
Inoltre , poiché E è sottoposta solo ad un trattamento di nutrizione, che, indipendentemente dalle modalità invasive con cui viene eseguito, è sicuramente indispensabile e che, se sospeso, condurrebbe la stessa a morte, il giudice deve tener conto delle irreversibili conseguenze della sospensione, cioè la morte dell’incapace, e deve necessariamente operare un bilanciamento tra diritti parimenti garantiti dalla Cost, quali quello alla autodeterminazione e dignità della persona e quello alla vita. Questo bilanciamento “non può che risolversi a favore del diritto alla vita, se si osserva la collocazione sistematica (art.2) dello stesso, privilegiata rispetto agli altri (art. 13 e 32), all’interno della Cost.” Tanto più che, alla luce di disposizioni normative interne e convenzionali, la vita è un bene supremo, non essendo configurabile l’esistenza di un “diritto a morire” ( Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza 29/4/2002 nel caso Pretty c. Regno Unito).
Commento:  la tesi del tutore, per cui  un trattamento medico , che prolunga la vita, può essere valutato non degradante e non contrario alla dignità umana, solo se l’incapace, quando era cosciente, ha espresso una precisa volontà per il proseguimento della vita ad ogni costo, è molto pericolosa, perché ammette che un trattamento mirante al prolungamento della vita   possa essere oggettivamente considerato degradante , per cui, in mancanza di espressione della volontà del paziente, debba essere interrotto. Invece è chiaro che tale decisione deve essere del tutto soggettiva e personalissima, così come deve esserlo  la valutazione di quell’ “ad ogni costo”. Bene ha fatto quindi la Corte a rifiutarla. Ricorso di Beppino Englaro alla Corte di Cassazione:
B. E. chiede alla Corte di affermare come principio di diritto il divieto di accanimento terapeutico, e cioè che nessuno debba subire trattamenti invasivi, anche se finalizzati al prolungamento artificiale della vita, senza che ne sia concretamente ed effettivamente verificata l’utilità e il beneficio.
Secondo il ricorrente, la C. d’app ha frainteso e travisato il significato della indisponibilità ed irrinunciabilità  del diritto alla vita. Tale indisponibilità e irrinunciabilità del diritto alla vita sono garantite per evitare che altri si arroghi arbitrariam il diritto di interrompere la vita altrui, ma è sbagliato intendere l’indisponibilità della vita come un interesse altrui, pubblico o collettivo, sopraordinato e distinto da quello della persona che vive.
Del resto l’art.13 della Cost postula l’esplicazione del potere della persona di disporre del proprio corpo  E la giurisprudenza della Corte di Cassazione sul consenso informato ha chiarito che l’intervento del medico è di per sé legittimo solo se basato sul consenso libero ed informato del paziente. Perciò il diritto alla vita, proprio perché irrinununciabile ed indisponibile spetta solo al suo titolare e non può essere trasferito ad altri, che lo costringano a vivere. Quindi per E. non è questione di diritto alla vita, ma solo della legittimità delle decisioni di un uomo, solitamente il medico, di intervenire sul corpo di una persona per prolungarne la vita.
Per l’incapace ci deve essere l’esigenza di rango costituz che il trattamento invasivo della persona sia erogato sotto il diretto controllo dell’autorità giudiziaria, perché rientra nell’ambito dell’art.13 della Cost.
La Corte d’app ha svolto sotto quest’aspetto un ragionamento contraddittorio: ha dichiarato ammissibile il ricorso del tutore, quindi ha riconosciuto che il trattamento invasivo di E sia sottoposto al controllo dell’autorità giudiziaria, ma ha rifiutato di ammettere un limite all’intervento medico , quando il trattamento medico incida sul diritto alla vita. 
Questa contraddizione nasce da un’impostazione errata, perché l’autolegittamazione del medico ad intervenire, anche per trattamenti necessari alla sopravvivenza, deve arrestarsi quando quei trattamenti si configurino come accanimento terap. Quando il trattamento è sproporzionato, inutile, futile e non serve alla salute, esso esula dal concetto di cura e il medico non può praticarlo. Il ricorrente contrasta la tesi secondo cui, perché la conservazione della vita è un bene in sé, qualsiasi trattamento volto a tale scopo non potrebbe configurarsi come accanimento. Ma per E. il protrarsi della vita,  non lo spegnersi, è artificiale, in quanto mero prodotto dell’azione che un uomo compie nella sfera individuale di un’altra persona.
Il medico deve astenersi da quei trattamenti che, pur suscettibili di prolungare il vivere, non rechino beneficio e utilità per il paziente, e consistano solo nel “sottrarlo all’esito naturale e fatale dello stato in cui si trova e nel forzarlo a mantenere talune funzioni vitali”. L’individualità umana , in cui si ripone “la dignità” degli art. 2-13-32 della Cost, andrebbe perduta se un’altra persona potesse illimitatamente ingerirsi nella sfera personale dell’incapace per manipolarla fino al punto di imporre il mantenimento di funzioni vitali altrimenti perdute.
L’accurata verifica dell’utilità o del beneficio del trattamento per chi lo subisce, andrebbe fatto proprio e soprattutto, quando il trattamento stesso miri a prolungare la vita, spostando le frontiere fra la vita e la morte.
Certo non si deve distinguere fra vite degne e non degne di essere vissute, ma non è la vita in sé suscettibile di essere indegna, lo è solo il protrarre artificialmente la vita, oltre quello che altrimenti avverrebbe, grazie all’intervento di altri.
Lo SVP è uno stato unico e differente da qualunque altro, non accostabile in alcun modo a stati di handicap o di minorità, ovvero a stati di eclissi della coscienza e volontà in potenza reversibili,come il coma. Nello stato di SVP , a differenza di altri, può darsi effettivamente il problema del riscontro di un qualunque beneficio o una qualunque utilità tangibile dei trattamenti o delle cure, solo finalizzate a posporre la morte sotto l’angolo visuale biologico.Commento: ho messo in rilievo le parti più discutibili del ricorso, che si basa su due argomentazioni, l’accanimento terap e il CI, necessario perché un trattamento medico sia legittimo, come se esse si rafforzassero a vicenda. In realtà esse rientrano in due sfere diverse di ragionamento e di logica e accostarle in questo modo crea confusione. L’accanimento terap, una volta riconosciuto da tutti gli interessati, poiché non lecito, dovrebbe immediatamente cessare e quindi dovrebbe essere interrotto ogni trattamento medico sproporzionato e futile. Il CI, invece, poiché è il fondamento che legittima l’attività di cura del medico, è indispensabile per ogni trattamento, sia esso futile o no o necessario per la sopravvivenza, e non può venire meno se il rifiuto del trattamento pone in pericolo la sopravvivenza o ha sicuramente come conseguenza la morte del paziente. Infatti, e qui il ricorso ha ragione, l’indisponibilità della vita e quindi il diritto alla vita hanno lo scopo di difendere ognuno dall’aggressione altrui, per cui nessuno può togliere la vita ad un altro, in quanto esiste il dovere fondamentale di non uccidere, ma non implicano che il soggetto  non possa esercitare la sua libertà e autodeterminazione, scegliendo di suicidarsi. Ora si tratta di decidere come l’incapace possa esprimere il suo CI, e qui la sentenza della Corte d’app, diversamente dal decreto del Tribunale di Lecco, riconosce al tutore il diritto-dovere del CI per l’incapace, di cui ha “la cura della persona”.
Quanto alla tesi dell’accanimento terap, su cui il ricorso insiste, esso postula quello che ho messo in evidenza in giallo, cioè che la condizione di SVP sia diversa da una qualsiasi altra condizione di invalidità, sia un vivere solo biologico, quindi degradante e contrario alla dignità umana, poiché la vita della persona  coincide con l’attività della mente e la capacità di relazionarsi con il mondo esterno e gli altri. Si tratta di una concezione della vita basata sulla qualità della vita, che divide nettamente vita biologica da quella  che viene chiamata biografica, o, se vogliamo, personale. La prima non è degna di essere vissuta, la seconda invece è degna e va salvaguardata. L’affermaz che il trattamento, cui è sottoposta E. non le reca alcun beneficio e utilità , ma la sottrae solo all’esito naturale e fatale dello stato in cui si trova, è inesatto e viziato dal presupposto taciuto, cioè che la vita in SVP non sia vita degna di essere vissuta, che essa sia solo un prolungamento artificiale della vita, contrario alla dignità umana. Invece la persona in SVP non è un malato terminale, non è neppure un malato in senso stretto, ma un invalido gravissimo, il più grave nella scala delle invalidità. Infatti, se si interrompono l’alimentazione e idratazione artificiale, di cui ha bisogno perché non può muovere le mani e quasi sempre non può controllare la deglutizione, ma che assimila perfettamente perché le funzioni di assimilazione del cibo sono integre, morirà, non per il decorso di una sua ipotetica malattia, ma per denutrizione e disidratzione. Così è morta T. Schiavo dopo 14 giorni e con somministrazione di morfina, sebbene si dica che le persone in SVP non possono sentire fame, sete e dolore. L’alimentazione e idratazione forzate non hanno lo scopo di prolungare la vita, ma di evitare la morte per denutrizione e disidratazione, che è cosa disumana. Quando il ricorso parla di imporre il mantenimento di funzioni vitali altrimenti perdute, dice, in buona o mala fede, una cosa inesatta. Le funzioni vitali, necessarie appunto per vivere, sono conservate nel paziente in SVP, ciò che ha perso,( ma esiste un margine d’incertezza), è la coscienza di sé e del mondo esterno , coscienza, che probabilmente (ma non è certo) non recupererà più, soprattutto quando  giace in tale condizione da molti anni. Dopo aver ripercorso in questo modo l’iter giudiziario, la sentenza della Cassazione prende inizio, affermando che  in ordine logico è preliminare la questione delle dichiarazioni di E., se corrispondano, in generale, ai suoi convincimenti sul significato della dignità della persona. La Corte collega questi convincimenti al tema del consenso informato. Infatti il consenso informato costituisce di norma legittimazione e fondamento del trattamento sanitario. Il principio del CI ha un sicuro fondamento nelle norme della Cost. art.2 e art. 13, che proclama l’inviolabilità della libertà personale. Rifiutare la terapia o interromperla è conforme al principio personalistico che anima la nostra Cost. Deve escludersi che il diritto all’autodeterminazione terapeutica del paziente incontri un limite se comporta il sacrificio del bene della vita. Il Collegio ritiene che la salute dell’individuo non possa essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva. Il diritto del singolo alla salute implica, come tutti i diritti di libertà, la tutela del suo risvolto negativo: il diritto di perdere la salute, di non curarsi…di lasciarsi morire.
L’obbligo giuridico del medico di praticare e continuare la terapia cessa quando tale obbligo venga meno, e l’obbligo, fondandosi sul consenso del malato, cessa quando il consenso viene meno, al suo posto s’impone il dovere giuridico del medico di rispettare la volontà del paziente contraria alle cure.
Il diritto di rifiutare trattamenti sanitari non si basa su un diritto generale ed astratto ad accelerare la morte, ma sul diritto all’integrità del corpo e a non subire interventi invasivi indesiderati.
Nel caso dell’incapace, superata  l’urgenza dell’intervento medico derivante dallo stato di necessità, deve imporsi l’istanza personalistica alla base del principio del CI ed il principio di parità di trattamento fra gli individui, a prescindere dal loro stato di capacità. Si deve perciò ricreare il dualismo  dei soggetti nel processo di elaborazione delle decisioni mediche: tra medico che deve informare e paziente, che attraverso il legale rappresentante possa accettare o rifiutare i trattamenti prospettati. La Corte ritiene che il tutore debba “prendersi cura” anche della salute dell’incapace e quindi dare il consenso ai trattamenti.
Ma l’intervento del rappresentante legale è sottoposto a limiti, connaturati nel fatto che la salute è un diritto personalissimo e che (Corte di Cass, ord 20/4/2005, n. 8291) la libertà di rifiutare le cure  “presuppone il ricorso a valutazioni della vita e della morte, che trovano il loro fondamento in concezioni di natura etica o religiosa, e comunque extragiuridiche, quindi squisitamente soggettive.” Perciò il tutore è sottoposto a 2 vincoli: 1) deve agire nell’esclusivo interesse dell’incapace (best interest) e 2) nella ricerca del best interest deve decidere CON l’incapace.
Non v’è dubbio che la scelta del tutore deve essere a garanzia dell’incapace, quindi rivolta oggettivamente a preservarne e tutelarne la vita. Ma il tutore non può nemmeno trascurare l’idea di dignità della persona manifestata dall’incapace dinanzi ai problemi della vita e della morte.
Questa attenzione alle peculiari circostanze del caso concreto e soprattutto ai convincimenti espressi dal diretto interessato quando era capace, è costante, sia pure nella diversità dei percorsi argomentativi, nelle decisioni adottate in altri ordinamenti nella controversia per la sospensione delle cure per malati in SVP, in situazioni di mancanza di testamento di vita. Qui la sentenza cita il caso Quinlan negli USA (1976), quando fu adottato il principio del substituted judgement test, per cui la Corte permise ai genitori di Karen la sospensione della ventilazione forzata alla figlia in SVP. (La sentenza non si sofferma, però, a dire che, poiché Karen, staccato il ventilatore, respirò in modo autonomo, i genitori non chiesero l’interruzione dell’alimentazione forzata, perché, secondo loro, era umanamente dovuta, e così Karen visse ancora molti anni, fino alla morte naturale. Il caso, con tutte le discussioni che lo accompagnarono, portò poi al riconoscimento legale delle direttive anticipate).
Caso Cruzan (1990): è quello , che più assomiglia alla situazione di E. Alla fine fu permessa l’interruzione dell’alimentazione e N. Cruzan morì.
Caso Bland (1993): di questo caso la Corte dice che l’House of Lords ha utilizzato la diversa tecnica del best interest, per arrivare alla conclusione, secondo cui, in assenza di trattamenti autenticamente curativi e data l’impossibilità di recupero della coscienza, è contrario al miglior interesse del paziente protrarre l’alimentazione e idratazione artificiali, ritenuti trattamenti invasivi ingiustificati della sua sfera corporea. (La Corte non si dilunga, giustamente, sulla radicale differenza di questa sentenza rispetto a quelle per N. Cruzan o T. Schiavo, basate sull’espressione di volontà delle due pazienti, ricostruite tramite testimonianze, giudicate valide e sufficienti dai giudici. La sentenza su T. Bland non si basa sulla volontà del ragazzo, di cui non c’era nessuna testimonianza, ma sul fatto che l’interruzione del trattamento era nel miglior interesse del paziente. Ora è evidente che un paziente in SVP non ha più, data la natura della sua invalidità, un qualche interesse, di qualsiasi genere, può avere solo il diritto di continuare a vivere, alla pari di qualunque altra persona, indipendentemente dalla sua invalidità. Se si nega che vivere in quello stato sia nel miglior interesse dell’incapace e di conseguenza gli si nega il diritto alla vita, è solo perché si giudica quello stato inaccettabile e degradante. Si giudica, cioè, sulla base della qualità della vita e solo alle vite qualitativamente degne si riconosce il diritto alla vita. Proprio per questo P. Singer esalta questa sentenza come il primo passo verso un capovolgimento di valori, per cui la sacralità, e quindi l’intangibilità, della vita umana,  non viene più riconosciuta a qualsiasi essere umano, ma solo a quelli che rientrano nella definizione di “persona”)
La Corte non si dilunga in queste precisazioni, ma mostra di conoscere bene le implicazioni della sentenza Bland, infatti subito dopo (pag. 49, 7.5) afferma questo:
“Chi versa in SVP è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizione di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente.” Poi continua a sottolineare che il malato in SVP, la cui dignità di essere umano non è affatto diminuita, non deve essere abbandonato, ma ha diritto di pretendere cure e sostegno solidali fino alla morte, a prescindere da quanto la vita sia precaria e da quanta speranza vi sia di recuperare le funzioni cognitive.
Ma la Corte riconosce anche che  vi sia chi, legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritenga assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitivamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno. Proprio sulla base dei diritti costituzionali all’autodetermin e alla libertà, lo Stato non può che rispettare questi convincimenti e questa libertà di scelta. All’individuo che, prima di cadere nella condizione di SVP, abbia  manifestato in forma espressa o anche attraverso i propri convincimenti, il proprio stile di vita e i valori di riferimento, l’inaccettabilità per sé dell’idea di un corpo destinato grazie a terapie mediche a sopravvivere alla mente, l’ordinamento dà la possibilità di far sentire la propria voce in merito alla disattivazione di quel trattamento attraverso il rappresentante legale. ( Da notare l’importanza di questi elementi per ricostruire la volontà dell’incapace, infatti la Corte li ripeterà spesso nel corso della sentenza ( pag.51, 52, 53, 55,57,58) , consapevole della novità che essi introducono nel nostro ordinamento, che non riesce ancora a legalizzare le direttive anticipate, in cui le proprie scelte, ispirate ai propri valori e al proprio concetto di dignità, sono messe per iscritto e firmate.)
La Corte prende poi in considerazione l’idrataz e alimentaz artificiali con sondino nasogastrico e, allineandosi al parere della maggioranza della comunità scientifica internazionale, li dichiara trattamenti sanitari, così come sono stati riconosciuti dalla giurisprudenza nei casi Cruzan e Bland ( e possiamo aggiungere Schiavo).  Successivamente, però, aggiunge che “ al giudice non può essere chiesto di ordinare il distacco del sondino nasogasrtico: una pretesa di tal fatta non è configurabile di fronte ad un trattamento sanitario, come quello di specie, che, in sé, non costituisce oggettivamente una forma di accanimento terapeutico e che rappresenta piuttosto un presidio proporzionato rivolto al mantenimento del soffio vitale, salvo che nell’imminenza della morte, l’organismo non sia più in grado di assimilare le sostanze fornite o che sopraggiunga uno stato di intolleranza, clinicamente rilevabile, collegato alla particolare forma di alimentazione.” ( E così la Corte rifiuta la tesi di B. E che la figlia sia sottoposta ad accanimento terapeutico mediante l'’drataz e alimentaz artificiali).
Piuttosto l’intervento del giudice esprime una forma di controllo della legittimità della scelta nell’interesse dell’incapace e, basandosi sulla ragionevolezza derivata dalle circostanze del caso concreto, si manifesta autorizzando o meno la scelta del tutore.
Quindi la decisione del giudice, dato il coinvolgimento nella vicenda del diritto alla vita come bene supremo, può essere nel senso dell’autorizzazione solo
 a)quando la condizione di SV sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e
b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato d’incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona.
Allorché l’una o l’altra condizione manchi, il giudice deve negare l’autorizzazione, dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dal grado di salute, di autonomia e di capacità di intendere e di volere del soggetto interessato , dalla percezione che altri possano avere della qualità della vita stessa, nonché della mera logica utilitaristica dei costi e dei benefici.
In conclusione la Corte rileva che i giudici di appello hanno omesso di accertare se la richiesta di interruzione del trattamento, presentata dal padre in veste di tutore, riflettesse gli orientamenti di vita della figlia. Tale accertamento dovrà essere effettuato dal giudice del rinvio. Perciò la causa viene rinviata ad una diversa sezione della Corte d’app di Mi,  che deciderà adeguandosi al seguente principio di diritto:
“ Ove il malato giaccia da moltissimi anni, nella specie oltre 15, in SVP, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificialmente in vita mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutriz e idrataz, su richiesta del tutore che lo rappresenta….il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario ( fatta salva l’applicazione delle misure suggerite dalla scienza e dalla pratica medica nell’interesse del paziente), unicamente in presenza dei seguenti presupposti:
a)quando la condizione di SV sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre che la persona abbia la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e
b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti, della voce del rappresentato, tratta dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato d’incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona.
Allorché l’una o l’altra condizione manchi, il giudice deve negare l’autorizzazione, dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dal grado di salute, di autonomia e di capacità di intendere e di volere del soggetto interessato , dalla percezione che altri possano avere della qualità della vita stessa, nonché della mera logica utilitaristica dei costi e dei benefici.”

Commento conclusivo

 A questo punto possiamo fare qualche altra osservazione conclusiva, oltre a quelle già inserite nel corso della sintesi della sentenza. È’ evidente che tale sentenza conferma ulteriormente la legittimità del comportamento del dr. Riccio nei riguardi di Piergiorgio Welby. Affermando con forza e con gli adeguati riferimenti giuridici che il CI è il fondamento, che legittima l’intervento del medico sul paziente, e che l’obbligo della cura da parte del medico viene meno, se manca o se viene revocato il CI, si toglie ogni dubbio su ciò che il medico deve fare di fronte ad un paziente che rifiuta la terapia. Questo principio è valido anche per l’incapace, che, attraverso il suo rappresentante legale, può far valere la sua volontà, anche se non ha lasciato per iscritto  disposizioni sui trattamenti che intende rifiutare, in determinate condizioni  estreme.
La sentenza accetta la definizione dell’alimentaz e idrataz artif quali trattamenti sanitari, che si possono interrompere se il paziente li rifiuta o se risultano, a parere concorde dei medici, futili.
Nello stesso tempo nega che l’alimentaz e idrataz artif possano essere considerati espressione di accanimento terapeutico nei riguardi di una persona in condizione di SVP, anche se tale condizione dura da molto tempo e appare quasi certamente irreversibile. Ribadisce che la persona in SVP è persona a tutti gli effetti, che la sua vita non può essere considerata indegna di vivere e che la società ha il dovere di salvaguardarla e di prestarle tutte le cure necessarie fino alla morte naturale.
Con questa presa di posizione la Corte mostra di non condividere le linee guida, che nel sett 1992 la Appleton International Conference, integrata da specialisti provenienti da 9 paesi, inclusi gli USA e la Gran Bretagna, ha stilato per raccomandare di lasciar morire i pazienti in SVP:
“ Il paziente con diagnosi affidabile (da notare: affidabile!) di SVP non nutre interessi egoistici. Di conseguenza, a meno che non compaia la richiesta espressa in direttiva anticipata, non vi è un motivo attinente agli interessi del paziente affinché si prosegua con il trattamento che lo mantiene in vita, incluse l’alimentaz e l’idrataz artificiali. E’ crudele alimentare un ottimismo irrealistico ed è ingiusto permettere il consumo prolungato delle risorse sociali a sostegno di questi pazienti oltre un necessario periodo di educazione e adattamento per la famiglia. (all’idea della morte, ovviam).
Desidero ringraziare la Corte per non avere accettato posizioni di questo genere.
A questo punto penso sia bene chiarire meglio la condizione di SVP, della quale spesso si parla, in buona o mala fede, in modo approssimativo ed emotivo.  La diagnosi di SVP presenta molte difficoltà, non esiste infatti nessun esame strumentale, neppure tra le ultimissime tecniche di imaging funzionale (Pet, Spect), che possa consentire di diagnosticare con certezza questa condizione. Solo un’attenta osservazione clinica, che necessita di un approccio in più valutazioni, con presenza di persone familiari, in un ambiente tranquillo, può aiutare a capire se la persona si trova in SV. L’osservazione deve essere prolungata e continua, condotta da più persone, che si occupano del soggetto e gli danno sensazioni di sicurezza e protezione. I test, fatti da consulenti esterni, in genere neurologi, attenti soprattutto al quadro neurologico, essendo limitati nel tempo e saltuari, difficilmente possono cogliere un fuggevole segno di coscienza, che magari non si ripresenta più per un lungo periodo. Colpisce il fatto che chi si prende cura con affetto di queste persone e non vuole che siano lasciate morire, insiste nel riportare lievi segni di comprensione da parte dei propri cari. Naturalmente l’autorevole parere medico bolla queste testimonianze come illusorie, dettate dal desiderio di instaurare un rapporto affettivo con chi, invece, secondo loro, non può provare sentimenti ed emozioni. Ho vissuto accanto ad un malato in Sv, condizione causata da un tumore al cervello in fase ormai terminale. Non abbiamo negato al nostro caro, per affrettarne la morte, l’idratazione artific, ma non lo abbiamo nutrito, poiché non poteva più assimilare il cibo, e questo d’accordo con i medici volontari cattolici, che lo assistevano in casa. Ma nessuno di noi, che lo assistevamo, avrebbe saputo dire se era cosciente, se capiva, almeno a tratti, se soffriva, oltre all’evidente sofferenza fisica, anche psicologicamente. Sapevamo solo che non comunicava più in nessun modo.  Ma il soggetto in Sv, non affetto da una patologia mortale, non è assimilabile ad un malato terminale, infatti, se adeguatamente assistito, può vivere molto a lungo. Si può farlo morire solo sospendendo l’alimentaz e idrataz. La prognosi è legata a 3 fattori: l’età, la causa determinante la condizione di SV e la durata della condizione. Tanto più giovane è la persona, tanto migliore è la prognosi, indipendentemente dalla causa che ha determinato la condizione. Gli stati vegetativi secondari a trauma cranico hanno una prognosi più favorevole rispetto a quelli causati da anossia cerebrale. Tanto più a lungo perdura la condizione,  tanto peggiore è la prognosi, e il recupero della coscienza oltre un anno è un evento altamente improbabile. Tuttavia non ci sono casistiche significative, fondate su studi accurati e accompagnate da un serio follow-up. Quindi, se la prognosi funzionale di questi pazienti è senz’altro severa, tuttavia “ a tutt’oggi non è possibile definire con certezza uno SV come irreversibile, almeno nel senso di una mancata ripresa della coscienza. Ciò è particolarmente vero nel caso di lesioni cerebrali post-traumatiche. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, è possibile predire un rischio di disabilità severa. Se questo dato debba poi essere utilizzato per commisurare l’intensità dell’approccio terapeutico, rimane da stabilire, soprattutto in funzione della definizione di disabilità accettabile.” ( Latronico et al. 2000)
Per queste ragioni ultimamente si tende a non usare  più i termini di persistente o permanente, in quanti non scientificamente accettabili, e a parlare solo di SV.
Il dr. Guizzetti  da 10 anni dirige un reparto, che accoglie 20 soggetti in SV, presso Il Centro don Orione di Bergamo. In questi anni ha visto 12 ospiti migliorare notevolmente, con ripresa delle relazioni ambientali stabile, dell’eloquio, dell’alimentazione per via orale, con guarigione dei decubiti. Tale risultato è stato ottenuto con un trattamento assistenziale continuo e accurato, con un trattamento riabilitativo estensivo, non intensivo, volto al perseguimento del maggior benessere possibile dell’individuo, a prescindere dal grado di recupero delle autonomie che si possa  ottenere. Bisogna soprattutto comunicare con questi pazienti come se potessero sentire e capire, si devono accudire in modo tranquillo, mandando messaggi tranquillizzanti, spiegando loro quello che si sta facendo. Anche se “ per definizione” chi si trova in questa condizione, dovrebbe aver perso ogni capacità di relazione ambientale, in realtà ciò non si può dimostrare in modo certo. L’unica cosa che si può sicuramente affermare, è che hanno perso la capacità di relazionarsi secondo le normali modalità di comunicazione linguali e gestuali. R., svegliatosi dopo 17 mesi, ha raccontato come fosse per lui angosciante il momento del bagno, che pure veniva eseguito con ogni cautela e attenzione. 
Quest’anno in un articolo, apparso in Gran Bretagna, un ricercatore scientifico ha dichiarato di aver catturato con una risonanza magnetica funzionale, una apparecchiatura nuova e sofisticata, uno stato mentale inatteso in una paziente in SV da 5 mesi: su stimolazione ad immaginare una partita a tennis, si attivavano le aree del cervello corrispondenti. A distanza di un anno la donna non presentava i miglioramenti previsti, dato l’esito dell’esame, ma su stimolazione era appena in grado di girare gli occhi un attimo. Gli interrogativi posti da questo studio sono molti: la risonanza magnetica funzionale può forse anticipare contenuti di coscienza, prima che si veda una manifestazione esterna della coscienza? Può forse confermare che, anche quando apparentemente la coscienza è persa, in realtà ci sono attivazioni del cervello, che dimostrano un minimo di contenuto? Oppure rivela che il soggetto, apparentemente in SV, è in realtà affetto dalla sindrome”Locked-in”, cioè la coscienza è intatta, ma il paziente è completamente paralizzato e in genere può muovere solo gli occhi.
Problemi non da poco. Se queste tecniche di imaging  funzionale continueranno ad evidenziare che certe aree della corteccia cerebrale dei soggetti in SV mostrano ancora una funzionalità, come potrà applicarsi la sentenza della Corte di Cassaz?
La sentenza, infatti , pone come condizione all’autorizzazione di sospendere l’alimentaz per E, che la condizione di SV sia irreversibile e che non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di qualche , sia pure flebile, recupero della coscienza….I giudici, evidentemente, hanno voluto motivare rigorosamente le condizioni dell’interruzione, ma con questo le hanno anche rese scientificamente difficili, sebbene  sia convinta che si troveranno autorevoli giudizi di autorevoli medici che certificheranno essere tale la condizione di E.  Il sen. Marino, come sempre prudente e conciliante, ha parlato di “ragionevole certezza”. Ma la “ragionevole certezza” corrisponde alla richiesta dei giudici?
Quanto alla seconda condizione, ritengo che per E. le testimonianze siano veritiere, che veramente non avrebbe mai voluto vivere come l’amico, che aveva visto continuare a vivere senza più coscienza. Ma, se si trovasse in SV, un ragazzo/a giovane, amante dei viaggi, dello sport, curioso del mondo, con un’intensa vita di relazione, che non avesse mai espresso opinioni sulla condizione di SV, il suo stile di vita, la sua personalità potrebbero valere come espressione dei suoi convincimenti personali sulla vita e sulla morte e della sua concezione di dignità della persona?
La condizione espressa dai giudici, con molta serietà e accuratezza, nei riguardi di E., penso si presterà facilmente ad essere interpretata in modo più largo e grossolano e quindi ad offrire la possibilità di intervenire su soggetti in SV, per interromperne l’alimentaz artificiale.
Infine ultime osservazioni: la sentenza nel suo principio di diritto è strettamente legata al caso concreto di E. (v. ad es. quel moltissimi anni , ovviamente specifico per E, ma per altri? Cinque o sei anni potranno essere considerati “moltissimi anni”?) Inoltre essa non sfugge ad una contraddizione interna, che l’avvicina alla sentenza della corte d’app di Mi. Se il CI è l’unico fondamento della legittimità dell’atto medico e, se risulterà chiaro che l’interruzione dell’alimentaz e idrataz artif corrisponde alla volontà di E. e al suo concetto di dignità della persona, perché mai l’interruzione dovrebbe essere condizionata dalla certezza di irreversibilità della condizione di SV, che al massimo potrà essere certificata con “ragionevole certezza”? Forse E. avrebbe voluto vivere in condizione di minimo stato di coscienza o di gravissima disabilità, priva di autonomia mentale e fisica? Molto probabilmente no, ma non l’ha detto. Quindi, se vogliamo garantirci dal sopravvivere in tali condizioni, non terminali, dovremo inserire molte e dettagliate specificazioni nelle nostre direttive anticipate.
 In realtà la sentenza mostra che i giudici hanno avvertito il conflitto fra diritto alla vita e diritto all’autodeterminazione terapeutica e hanno cercato di venirne fuori, accettando il sacrificio del bene vita solo nel caso che E si trovi esattamente e totalmente nella condizione, di cui ha parlato. Probabilmente i giudici ritengono che gli standard scientifici riconosciuti a livello  internazionale siano in grado di garantire l’assoluta irreversibilità della condizione di E. E probabilmente sarà così, nonostante i dubbi e le riserve avanzate da una minoranza di medici e nonostante la medicina non sia certo una “scienza”, nel senso stretto di questa parola. 
In conclusione la sentenza della Cassaz, che probabilm risolverà il doloroso caso di E., mostra tuttavia quanto sia difficile conciliare il personalismo e il principio di solidarietà sociale, che sono alla base della nostra Cost, con la cultura che domina le Corti europee e statunitensi, tendenti ad enfatizzare la totale autodeterminazione del singolo e ad estendere il campo dei diritti fondamentali a sempre nuovi diritti individuali.

Maria Di Chio


25/09/07 - Da LiberaUscita

Ad ottobre sarà stampato, su iniziativa della nostra Associazione in collaborazione con InEdition e con la traduzione di Christiane Kryzik, il libro di Frèdèric Chaussoy "Je ne suis pas un assassin". Chaussoy è il medico che ha assistito sino alla fine Vincent Humbert, il tetraplegico francese che aveva chiesto al Presidente Chirac di poter morire.

Considerato le analogie con il caso Welby, abbiamo chiesto al dr. Mario Riccio di scrivere la prefazione.Nell'invitare tutti i ns. soci a diffondere la notizia, si inviano in allegato le bozze della prima pagina di copertina, della prefazione del dr. Riccio e della introduzione del nostro Presidente Fornari.Si fa riserva di comunicare la data della stampa e quella della/e presentazione/i al pubblico. In accordo con il Presidente Fornari, si è deciso che LiberaUscita presenterà formale richiesta di assistere all'udienza pubblica della Corte di Cassazione sul caso Englaro che si terrà  GIOVEDI' 4 OTTOBRE p.v. al Palazzo di Giustizia di Roma, Piazza Cavour, 4° piano, aula A.Le udienze inizieranno alle ore 10. Si prevede che l'udienza Englaro, che è l'ultima in elenco, si terrà verso mezzogiorno.Al fine di compilare la richiesta suddetta si invitano tutti i soci e simpatizzanti che volessero partecipare a trasmettere per email o telefono (3475083853) i loro estremi (nome, cognome, luogo e data di nascita, località di residenza).La richiesta sarà inviata alla Segreteria della Cassazione nella serata di venerdì 28 settembre p.v. Cordiali saluti.
Giampietro Sestini


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EUTANASIA: SONDAGGIO CHOC
da: Agenzia DIRE di venerdì 21 settembreUn anestesista rianimatore su due praticherebbe l'eutanasia se la legge lo consentisse. Quasi all'unanimita', nove su dieci sono per il si' al testamento biologico, mentre sette su dieci respingono le raccomandazioni del Vaticano di non interrompere mai l'alimentazione, l'idratazione e la ventilazione artificiale ad un malato critico terminale. Infine, quattro anestesisti rianimatori su dieci dicono che nella loro attivita' professionale hanno ricevuto da congiunti stretti di malati in condizioni estreme la richiesta di "staccare la spina". Questo e' il risultato di un sondaggio che ha coinvolto un campione di trecentocinquanta anestesisti rianimatori al Congresso della Siared-Aaroi, in corso a Napoli, alla Stazione Marittima. "Sono consapevole- dice Vincenzo Carpino, presidente dell'Aaroi- che i risultati del sondaggio faranno certamente discutere perche' si tratta di affermazioni di specialisti che tutti i giorni sono in frontiera, al capezzale del malato critico e che hanno potuto esprimere il loro punto di vista in pieno anonimato. Sono risultati che vanno spiegati". "Per quanto riguarda il primo quesito- aggiunge- e cioe' se il medico intervistato fosse favorevole o no a staccare la spina in presenza di una legge, la risposta e' in linea con quanto l'Aaroi da tempo sta sostenendo, e cioe' che il Parlamento prenda finalmente in carico il problema e legiferi. In un senso, o nell'altro, e cioe' per il si', o per il no all'eutanasia, per togliere al medico la responsabilita' morale. Un anestesista rianimatore su due praticherebbe l'eutanasia, se autorizzato dalla legge: e' un dato che dimostra, nonostante molte affermazioni contrarie che il medico e' dalla parte del malato". Per quanto riguarda la domanda sul testamento biologico, prosegue, "il si' e' netto, nove su dieci chiedono al Parlamento, che ancora una volta viene chiamato in causa, di varare una legge. Questo nella consapevolezza che nel nostro Paese, nonostante le polemiche, anche accese, i dibattiti ed il coinvolgimento dell'opinione pubblica c'e' il silenzio legislativo che, alla luce del risultato del sondaggio, va colmato". Secondo Carpino, "il testamento biologico dovrebbe prevedere la norma che consente al paziente di poter cambiare il testamento in qualunque momento. Inoltre, una norma dovrebbe prevedere l'assistenza del medico di famiglia per certificare che chi fa il testamento e' nel pieno delle sue facolta' mentali. Gli anestesisti rianimatori in Italia fra pubblici e privati, ospedalieri ed universitari, sono circa dodicimila". Carpino afferma che poi la maggioranza, anche se ristretta, degli anestesisti rianimatori e' contraria al recepimento della recente raccomandazione del Vaticano di non interrompere mai l'alimentazione, l'idratazione e la ventilazione artificiale ad un malato critico terminale. Questo vuol dire che forse questa raccomandazione andrebbe rivisitata, anche perche' la maggioranza degli anestesisti rianimatori non l'accetta, alla luce del sondaggio. Quattro anestesisti su dieci hanno dichiarato che una o piu' volte congiunti di malati in condizioni estreme hanno chiesto di staccare la spina.

"E' un dato inquietante - commenta Carpino - e che smentisce quanti sostengono che tutti i familiari stretti dei malati vogliono che al loro caro non venga staccata la spina".


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16/09/07 - LiberaUscita

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Di fronte all’ultima, ennesima presa di posizione della Chiesa contro il principio dell’autodeterminazione del malato in materia di trattamenti sanitari ai quali essere sottoposto (leggi articolo allegato), ci sia consentito qualche commento.1. Chi ancora auspicava un “ravvedimento” della Chiesa in merito ai trattamenti sanitari forzati CONTRO la volontà dei malati, può perdere ormai ogni speranza. La pronuncia della Congregazione per la dottrina della Fede è una sentenza senza appello, partorita dopo due anni di gestazione, che si ricollega ai papi Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II,  che è stata approvata dal papa attuale Benedetto XVI, che è conforme al pensiero dell’intera Conferenza Episcopale Italiana e – ne siamo sicuri – del Sant’Uffizio di beneamata memoria.  2. Evidentemente il ministro della salute, Livia Turco,  confonde la laicità con la vigliaccheria quando dichiara che «lo Stato è laico, per cui non è detto che si debba commentare tutto quello che dice il Papa». La verità è che lo Stato, o meglio il Governo, è schiavo della Chiesa, grazie alla sciagurata legge elettorale (approvata dal precedente Governo) che le consente di ricattare politicamente e a tutto campo sia la maggioranza che la minoranza. La strategia del “ricatto politico” è iniziata con l’invito-minaccia rivolto ai cattolici di astenersi dal voto in occasione del referendum sulla legge per la fecondazione assistita, è proseguita con l’opposizione ai DICO, al testamento biologico e al divorzio breve, con la richiesta di revisione della legge sull’aborto, col rifiuto di pagare l’ICI sugli immobili destinati ad esercizi commerciali, senza parlare dell'eutanasia. Tutto ciò in barba al Concordato.  Il “no comment” del Ministro non è ispirato dalla saggezza ma dalla paura.  2.«La vita è dono di Dio e spetta solo a Dio decidere quando deve considerarsi conclusa». E’ un ritornello che ci sentiamo ripetere continuamente, al quale abbiamo sempre risposto, terra-terra, che se la vita è un dono di Dio all’uomo, è l’uomo che ha il diritto di disporne. In caso contrario non è un dono, ma un prestito, un “leasing” con patto di riservato dominio. Ma anche volendo accedere alla seconda ipotesi di un “dono non donato”, resta il fatto che Dio avrebbe nel tempo cambiato idea. Ossia, per milioni di anni, quando non esistevano le macchine per l’alimentazione e la ventilazione forzata, Dio decideva che gli uomini dovevano crepare. Oggi, che la scienza (la stessa scienza per altri versi demonizzata dalla Chiesa) ha inventato macchine e farmaci per prolungare la vita oltre il suo termine naturale, Dio “avrebbe” deciso che gli uomini prima di morire debbano essere sottoposti ad una tortura da loro non voluta. Vista così, ha ragione Marco Cappato quando accusa la Chiesa di aver assunto «paradossalmente una posizione materialista». 3. In determinati casi, è però la Chiesa a decidere al posto di Dio. Infatti, “quando il paziente non assimila cibo e liquidi»,  di fronte al «sopraggiungere di complicazioni»,  nei  «casi di estrema povertà», se l'ammalato vive «in regioni molto isolate e povere», allora il trattamento artificiale può essere sospeso. E allora, a chi spetta decidere sulla fine del 'dono'? A Dio? Alla Chiesa? Talora all'uno e talora all'altra? E il principio di autodeterminazione, che fine ha fatto?4. Secondo la Congregazione  per la Dottrina della Fede, coloro che sostengono il diritto del paziente a “staccare la spina” «mettono in dubbio la stessa 'qualità umana' dei pazienti in stato vegetativo permanente». Niente di più falso e demagogico. Nessuno mette in dubbio la “qualità umana” dei pazienti in stato vegetativo permanente, semmai è la Congregazione della Fede a dubitarne, visto che non riconosce loro il diritto che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Costituzione Italiana  garantiscono a TUTTI gli esseri umani.5. Ci fa piacere che la Congregazione della Fede abbia riconosciuto che «l'ammalato ha sempre diritto ad una assistenza sanitaria di base (nutrizione, idratazione, igiene, riscaldamento, ecc.) ed alla prevenzione delle complicazioni legate all'allettamento. Questi ammalati hanno anche diritto a un intervento riabilitativo mirato ed al monitoraggio dei segni clinici di una eventuale ripresa». Giusto. Ma spetta al legislatore italiano stabilire modi e forme dell’assistenza sanitaria, visto che viene finanziata con le tasse pagate dai cittadini italiani. O forse era un richiamo a quelle nazioni dove l’assistenza sanitaria pubblica non è prevista?6. Il segretario della Federazione medici di famiglia, Giacomo Milillo, quando dichiara che «occorre intervenire caso per caso, rispettare la volontà del paziente e non si può dire che l'alimentazione forzata sia un metodo naturale» sembra ignorare che in Italia è REATO rispettare la volontà del paziente.7. Ed infine Luca Volontè, capogruppo UDC alla Camera. Ha plaudito - non avevamo dubbi - all'iniziativa pontificia, arrivando ad accusare i sostenitori dell’eutanasia di «essere becchini anticattolici». Grazie, caro Volontè, di un epiteto così cortese e democratico: Lei dà ragione a Beppe Grillo quando sostiene che la classe politica italiana deve andare affanculo.Cordiali saluti.

Giampietro Sestini

 

11/05/07 - Da LiberaUscitaS'informa che una delegazione della ns. associazione, composta dal Presidente prof. Giancarlo Fornari, dallo scrivente Segretario e dalle consulenti scientifiche Rossana Cecchi, prof.ssa all'Istituto di medicina sociale della Sapienza, ed Alessandra Sannella, prof.ssa di bioetica della Sapienza, è stata ricevuta oggi pomeriggio dall'Ufficio di Presidenza della 12° Commissione Sanità del Senato presieduto dal sen. prof. Ignazio Marino per l'audizione in merito alle problematiche connesse alle proposte di legge sul "testamento biologico" o "direttive anticipate di trattamento sanitario". 
Si trascrive qui sotto il comunicato-stampa emesso al termine dell'audizione. Per ulteriori informazioni, si allega il pro-memoria consegnato alla Commissione con la sintesi dell'esposizione orale del ns. Presidente.
Cordiali saluti.
Giampietro Sestini - Segretario di LiberaUscita 

COMUNICATO STAMPA 

Una delegazione di "LiberaUscita", l'associazione per la depenalizzazione dell'eutanasia e per dare valore legale al testamento biologico, è stata ricevuta oggi dalla Commissione Sanità del Senato nell'ambito delle audizioni finalizzate ad approfondire i contenuti di una eventuale legge sulle direttive anticipate."LiberaUscita", nel richiamarsi al disegno di legge presentato dal sen. Giorgio Benvenuto, alla cui stesura ha collaborato, ha sottolineato quanto segue:1. Occorre ribadire il principio, sancito dall'art. 32 della costituzione, che ogni persona ha il diritto di accettare o rifiutare i trattamenti sanitari, sia che debbano essere iniziati sia che lo siano già stati.2. Nel concetto di trattamento sanitario devono essere ricompresi anche i c.d. trattamenti di "sostegno vitale", quali l'idratazione e l'alimentazione forzata.3. Il diritto alla autodeterminazione dei trattamenti sanitari deve valere anche per le persone che si trovino in stato di incoscienza, dando valore legale alle direttive espresse anticipatamente.4. Tramite le direttive anticipate la persona - in caso di malattia in fase terminale o di lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante, tale da impedirle una normale vita di relazione o da ridurla in stato vegetativo permanente – può esprimere la volontà di non essere sottoposta ad alcun trattamento terapeutico né di sostegno vitale attraverso macchine o altri sistemi artificiali, anche se già iniziato. In ogni caso, al paziente deve essere riconosciuto il diritto alle terapie necessarie per il controllo del dolore, anche se queste dovessero accelerarne la morte.5. Le direttive devono essere redatte per iscritto, non necessariamente autenticate da un pubblico ufficiale e possono contenere l'indicazione di un fiduciario incaricato di far rispettare le volontà del testatore e di decidere nelle situazioni non previste.6. Il medico ha l'obbligo di rispettare le volontà espresse dal paziente anche quando dalla loro osservanza può derivare l'anticipazione della sua morte. Egli può eccezionalmente disattendere le indicazioni del testamento solo se dalla sua data la scienza medica abbia compiuto, nella materia, progressi tali che, qualora fossero stati conosciuti dal paziente, lo avrebbero indotto a modificarle. In tal caso deve informare il fiduciario. In mancanza del fiduciario o se questi è contrario, la questione va sottoposta al Comitato etico al quale spetta la decisione.Per "LiberaUscita" è in ogni caso essenziale che la futura legge stabilisca espressamente il diritto di autodeterminazione della persona, l'inclusione nel concetto di trattamento sanitario delle misure di sostegno vitale, l'obbligo del medico di rispettare le volontà espresse nel testamento biologico. In caso contrario, sarebbe preferibile lasciare le cose come stanno.  

Roma, 10 maggio 2007




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23/01/06 - EUTANASIA - Riceviamo dal Segretario di LiberaUscita questo messaggio che volentieri pubblichiamo

Nei giorni scorsi, la "Rosa nel pugno" (socialisti e radicali) ha presentato in Parlamento i seguenti progetti di legge in materia di eutanasia:
- l'11 gennaio 2006, il sen. Roberto Biscardini ed altri 5 senatori del gruppo misto hanno presentato in Senato il pdl 3726 contenente"Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina dell'eutanasia". Non appena disponibile, trasmetteremo il testo completo.
- il 17 gennaio 2006, l'on.le Enrico Buemi, sempre del gruppo misto, ha presentato alla Camera, con lo stesso oggetto e presumibilmente lo stesso contenuto, il pdl 6269.
Come era prevedibile, si sono scatenate subito le polemiche, anche perchè i progetti prevedono l'eutanasia per i bambini, tematica molto delicata che va oltre il criterio del consenso degli interessati, che è oggetto di sperimentazione soltanto in Olanda e che in Italia rischia oggi di far naufragare ogni possibile ipotesi di depenalizzazione dell'eutanasia.
Il quotidiano dei vescovi, l'Avvenire, ha subito duramente attaccato il progetto della "Rosa nel pugno" con questi commenti:
<Il comunismo ieri, la "libera scelta" oggi. Una libera scelta che si fonde con il sogno umano di onnipotenza, il desiderio degli individui di governare totalmente la propria vita, di escludere il caso, di ignorare il senso del limite. Se un tempo il fantasma che s'aggirava per l'Europa era quello del comunismo, capace di suscitare panico in alcuni e speranza in altri, oggi è in circolazione un nuovo, ambiguo fantasma: la libera scelta. L'eutanasia nessuno la vuole: si tratta di cifre forzate, statistiche non omogenee, percorsi sanitari che spingono a formulare la domanda.>
Appare così chiaro che l'obiettivo della Chiesa non è tanto l'eutanasia nè la sua estensione ai bambini, ma il libero arbitrio e tutto ciò che ad esso è collegato (PACS, fecondazione assistita, aborto, divorzio, ecc). Secondo la Chiesa, se gli esseri umani sono lasciati a se stessi, rischiano di "ignorare il senso del limite", ossia di non obbedire più ai limiti imposti dalla religione, come peraltro già avviene in Italia (vedi i risultati dell'indagine Eurispes sul tema "italiani e la Chiesa", che riportiamo per conoscenza in allegato).
A ciò aggiungasi un preoccupante e strisciante giudizio politico, laddove si citano i fantasmi del comunismo (alias: l'opposizione) ignorando quelli ben più tragici per l'Europa e per l'Italia del nazi-fascismo (secondo la stessa logica, la maggioranza).
LiberaUscita ha precisato la sua posizione con il seguente comunicato stampa diramato ieri dal Presidente Fornari:

Comunicato stampa

SI' ALL'EUTANASIA PER CHI LA CHIEDE. MA NON PER I BAMBINI!"L'Associazione LiberaUscita, che si batte da anni per la depenalizzazione dell'eutanasia e per il testamento biologico ed ha sponsorizzato disegni di legge basati sul principio della responsabile autodeterminazione della persona, non condivide la possibilità di scavalcare questo requisito essenziale.Prevedere - come è scritto nel disegno di legge presentato in questi giorni in Parlamento dalla "Rosa nel pugno" - che l'eutanasia possa riguardare anche soggetti che non l'hanno richiesta eche non si trovano nella piena capacità di intendere e volere - in particolare bambini - significa snaturare il principio della autodeterminazione, portando acqua al mulino degli oppositori e moltiplicando i già tanti ostacoli che si frappongono, particolarmente in Italia, all'approvazione di una legge giusta e civile. Altra cosa è il divieto di accanimento terapeutico, divieto che deve trovare applicazione anche nei casi di alimentazione e idratazione forzata, in modo da risolvere casi come quello di Eluana Englaro che i nostri giudici obbligano a tenere da tredici anni in stato vegetativo permanente nonostante le ripetute richieste dei genitori.

Al di là del merito di queste iniziativa, LiberaUscita auspica comunque che sia possibile, superando opposizioni basate solo su dogmi, riaprire il confronto delle opinioni su un tema così delicato e complesso come l'eutanasia, evitando che sia accantonato come se non esistesse e non fosse condiviso - come dimostrano recenti inchieste - da gran parte degli italiani."

TESTAMENTO BIOLOGICOIl 12 gennaio scorso, in allegato a "il Sole 24 ore", è stato pubblicato il libro edito dalla Fondazione Umberto Veronesi "Testamento biologico - Riflessioni di dieci giuristi".Il libro contiene i contributi di Salvatore Patti, Pietro Rescigno, Guido Alpa, Lorenzo d'Avack, Luigi Balestra, Gilda Ferrando, Michele Sesta, Diana Vincenti Amato, Giovanni Bonilini nonchè della nostra socia e consulente scientifica Rossana Cecchi, che ringraziamo vivamente per il suo appassionato impegno.La prefazione è del prof. Umberto Veronesi, nostro socio onorario ed autore del libro "Diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza", di cui abbiamo dato notizia in occasione della sua presentazione e che ieri sera è stato oggetto della trasmissione "Che tempo fa" di Fabio Fazio su RAI 3.Il libro consta di 200 pagine e si trova in vendita al modico prezzo di 3 euro IN TUTTE LE EDICOLE per un mese dalla pubblicazione (quindi sino al 12 febbraio p.v.).LAICITA'L'associazione culturale "Civiltà Laica" di Terni ha organizzato per sabato 11 febbraio p.v. un pomeriggio di incontri e dibattiti sul tema " Chi ha paura di Charles Darwin?". L'iniziativa si svolgerà, con il patrocinio del Comune di Terni, presso la sala comunale in via Aminale 22, con inizio alle ore16. La partecipazione è libera. Su richiesta, invieremo la locandina con il programma.Cordiali saluti

Giampietro Sestini

 

LIBERAUSCITA

GIOVEDI'19 FEBBRAIO 2004, ORE 11,30IL SEN. ALESSANDRO BATTISTI
PRESENTERA' ALLA STAMPA
LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA
"DEPENALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA"
SENATO DELLA REPUBBLICA
AULA GIALLA
INGRESSO: CORSO RINASCIMENTOSARANNO PRESENTI I SENATORI
COFIRMATARI DELLA PROPOSTA


Informazioni: Liberauscita - Associazione per la depenalizzazione dell'eutanasia
Via Genova, 24 - 00184, Roma - www.liberauscita.it - info@liberauscita.it
Tel. 0647823807 - 0647885980 - Fax 0648931008


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