
LIBERAUSCITA
ASSOCIAZIONE PER IL TESTAMENTO BIOLOGICO E LA DEPENALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA
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28/01/12 - Riceviamo da LiberaUscita. Testamento biologico ed eutanasia. Alcuni chiarimenti sulla risoluzione recentemente votata al Consiglio d'Europa che ha creato alcune perplessita circa una ipotetica proibizione di qualsiasi forma dieutanasia e suicidio assistito. Riceviamo dalla ns. presidente Maria Laura Cattinari la seguente notizia: STRASBURGO, 26 GENNAIO 2012 Si' al testamento biologico, ma un fermo no all'eutanasia e al suicidio assistito. Questo il concetto chiave contenuto nella risoluzione votata dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in cui si chiede ai governi dei 47 Stati membri di emanare leggi che permettano ai loro cittadini di esprimere la propria volonta' sui trattamenti e le cure che desiderano ricevere in caso che nel momento in cui i medici debbano prendere una decisione non siano piu' in grado di indicare cosa desiderano. Commenti. Nonostante il riferimento in negativo ad eutanasia e suicidio assistito, dobbiamo leggere in positivo questa Risoluzione rivolta ai 47 Paesi membri dell'Unione affinchè sia attuata in ogni sua parte la Convenzione di Oviedo (1997). Vi si invitano i singoli Governi a normare il Testamento Biologico rispettando una lista di principi minimi comuni. La notizia è senz'altro positiva ed è la conferma della giustezza della battaglia che LiberaUscita sta conducendo in Italia da ormai dieci anni. Adesso il problema italiano sarà passare dal dire al fare. Non credo che il Governo "tecnico" attuale si caricherà di questo spinoso adempimento - anche se il Vaticano si sarebbe "dichiarato soddisfatto" della presa di posizione del Consiglio d'Europa - per cui dovremo attendere le prossime elezioni politiche e sperare che "il vento cambi" veramente. LiberaUscita |
La violenza dell’accanimento terapeutico - di Corrado Augias Caro Augias, Gisella Bottoli, Adriano Tosi, Marisa Clementoni Tretti, Anna Facchinetti - Brescia Risponde Corrado Augias Non ci sono parole per commentare una tale cieca ferocia che ben presto trarrà nuovo alimento dal Ddl Calabro (che il suo Dio lo perdoni) sulle dichiarazioni anticipate di trattamento o testamento biologico.
Commento. Se anziché consegnare un documento a “loro” firma, i figli avessero potuto consegnare un documento a firma autentica del padre, forse la “scienza e coscienza” della dottoressa per la vita a tutti i costi avrebbe vacillato. Anche per questo tutti dovrebbero mettere per iscritto le loro volontà per il fine della vita. (Sestini) ***************************************** |
10/08/11 - La Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita La ns. vice-presidente Meri Negrelli ci segnala il sottoriportato articolo sulla posizione assunta dalla Caritas altoatesina in merito all'infame disegno di legge licenziato - per ora - dalla Camera dei Deputati. La Caritas altoatesina delusa dal disegno di legge Calabrò ***************************************** |
4/08/11 FINE VITA, LA SFIDA DA TREVISO: GIUDICE AUTORIZZA INTERRUZIONE CURE TREVISO - E' destinato a far discutere il decreto firmato dal giudice trevigiano Clarice di Tullio per permettere a una paziente di 48 anni di rifiutare le cure. La storia, riportata oggi dal Gazzettino, risale all'inizio dell'anno. La donna, affetta da una grave malattia degenerativa, era stata ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Treviso. Commento del Segretario di LiberaUscita. Anche se il Senato dovesse approvare il testo incivile licenziato dalla Camera, non è detto che la decisione del giudice di Treviso diverrebbe automaticamente ininfluente. La trasfusione di sangue e la respirazione artificiale non rientrano infatti nel divieto previsto esplicitamente per l’alimentazione e l’idratazione artificiale che “non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento” (art. 3 comma 4). Ciò fermo restando che, in barba al principio della autodeterminazione stabilito dalla Costituzione, anche per la trasfusione e la respirazione artificiale la decisione finale spetterebbe – secondo Calabrò - al medico e non al paziente. ***************************************** |
17/07/11 - Alcune riflessioni anche da parte di cattolici sulla Legge per la Tortura Obbligatoria di Fine Vita. Tratte dalla mailing-list di LberaUscita. Riportiamo qui sotto una bellissima lettera inviata a Corrado Augias da una lettrice e pubblicata su "la Repubblica" di oggi col titolo "I cattolici e il biotestamento". da: il Fatto Quotidiano di venerdì 15 luglio 2011 La vendetta è compiuta. Il Parlamento al soldo di Bertone e, in questo caso anche della Cei, si è vendicata di Beppino Englaro e della sentenza della Corte di cassazione che ha riconosciuto la liceità di porre fine ad un dramma disumano che vita non era perché essere un vegetale non è più vita da essere umano. Il Parlamento ha votato una legge infame che obbliga il medico a staccare la spina solo se «è accertata assenza di attività cerebrale», cioè quando l’individuo ormai è morto. E’ un delirio da qualsiasi punto di vista la si guardi e gli pseudo-legislatori non se ne rendono conto, o, se se ne rendono conto, sono doppiamente colpevoli perché la loro scelta, anzi, imposizione, è un atto di protervia, un sopruso, una violenza non solo della coscienza, ma anche di quella «legge naturale» con la quale tanto spesso fanno i gargarismi per placare gli spasmi della loro ingordigia ideologica. La legge è un atto contro la magistratura che viene esautorata completamente e senza una riforma costituzionale. Il parlamento venduto aggira e svuota anche l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Il cardinale Angelo Bagnasco ha detto che «la legge non è una legge “cattolica”, ma rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte». Questa è la prova che essa è una prova di forza tra il potere religioso che agisce per interposto Parlamento e un Parlamento che non rappresenta più nessuno. In caso di referendum, questa legge-truffa verrebbe spazzata via all’unanimità. Imporre la nutrizione e l’idratazione forzate, a prescindere dalla volontà dell’individuo, significa non rispettare la natura, la quale, se non vi fosse accanimento meccanico, accompagnerebbe a morte naturale con più mitezza e più rispetto. In questo modo si prolunga all’infinito una sofferenza, anche disumana, fine a se stessa, altro che rispetto della vita. Se fosse rispetto della vita, allora tutti costoro che hanno firmato questa legge o che l’hanno voluta o che hanno contribuito ad averla, dovrebbero, se fossero coerenti, armarsi di borraccia e saccoccia e andare in Africa, in India, in Italia, in Cina… nel mondo e, testo alla mano, dovrebbero obbligare con la forza tutti coloro che muoiono di fame e di sete a lasciarsi nutrire e a idratarsi. Il diavolo è anche umoristico, a volte. La legge che impone di sospendere le cure quando uno è ormai morto, è stata varata quasi contemporaneamente all’approvazione della legge finanziaria, una vergognosa ammucchiata a tarallucci e vino tra maggioranza e opposizione. Questa legge uccide l’Italia, affama i pensionati, violenta i bambini, le donne, gli operai, i poveri, i malati, i vecchi e lo stesso governo fa varare una legge per «difendere la vita». No, non c’è più religione, non vi sono nemmeno le stagioni e Dio se ne è andato nel deserto a squagliarsi al sole, sgomento da tanto cinismo omicida. I cardinali invece plaudono, beoti. Se non fanno questo, vuol dire che quella legge vale solo per affermare chi comanda in Italia e non per salvare una sola vita. Senza tenere presente che volere costringere a restare in vita apparente, ad ogni costo, è anche un atto che contraddice, per i cristiani, la risurrezione e la vita oltre la morte. Se costoro che si trastullano con i principi cattolici fossero almeno religiosi, dovrebbero correre verso la morte che è «il luogo» dell’incontro con il Signore della vita, anche e specialmente oltre la morte. Se fossero religiosi dovrebbero pregare di morire, loro, perché il desiderio di Dio dovrebbe folgorarli. Invece prendiamo atto che vogliono imporre a tutti di piangere in questa valle di lacrime e vorrebbero pure che anche i non credenti vi piangano cantando. IL TESTAMENTO BIOLOGICO E LA POLITICA da: giorgiogrossi1935@libero.it, giovedì 14 luglio 2011 La Camera ha approvato un ddl sul testamento biologico che è contro la Costituzione e contro l'opinione della stragrande maggioranza degli italiani. I veri motivi, al di là delle dichiarazioni populiste dei responsabili, sono essenzialmente due: ottenere la copertura della Chiesa in occasione delle prossime elezioni (non dimentichiamo che l'Italia è politicamente spaccata a metà) e dividere il campo avverso: prima di tutto il "terzo Polo", che si è spaccato dopo essere appena nato, ma anche il PD, dove alcuni deputati cattolici hanno dimostrato di non essere laici, o "maturi", come direbbe Prodi (ma anche De Gasperi). Non considerano, gli "strateghi" berlusconiani, che la vicenda contribuirà a far aumentare la protesta e il cambiamento del vento verrà alimentato dai prossimi, ulteriori sacrifici imposti agli italiani da un Governo che fino a ieri dichiarava che la crisi non ci riguarda e che non avrebbe mai messo "le mani nelle tasche degli italiani". Il fatto positivo è che il ddl, già pessimo e anticostituzionale, è stato anche peggiorato: se sarà convertito in legge dal Senato diverrà un'arma formidabile nelle mani dei laici per ottenerne l'annullamento da parte della Suprema Magistratura. Per carità, senza ricorrere al referendum, che potrebbe non raggiungere il quorum vista la sicura opposizione della Chiesa (vedasi legge sulla fecondazione assistita). Giorgio Grossi Commento. La conclusione del nostro socio Giorgio Grossi ci deve far riflettere, prima di assumere iniziative ***************************************** |
COORDINAMENTO LAICO NAZIONALE BIOTESTAMENTO, PROSEGUE E S'ALLARGA I portavoci del Coordinamento Laico Nazionale, Maurizio Cecconi e Cinzia Gori,
“Il Coordinamento Laico Nazionale ha lanciato, durante la conferenza stampa a Montecitorio del 27 aprile, la rivolta arancione, invitando i cittadini e le cittadine italiani a indossare qualcosa di color arancio (una sciarpa, una maglietta, un fiocco), per testimoniare fisicamente che la stragrande maggioranza degli italiani – 74,7% sondaggio Eurispes – è favorevole a una legge sul testamento biologico che consenta agli individui di scegliere se accettare o rifiutare le terapie mediche in caso, comprese alimentazione e idratazione articificiale”. “Tre quarti degli italiani sono dunque contrari al ddl Calabrò, che non esitiamo a definire contro e non per il testamento biologico, crudele perché creerà maggiori sofferenze personali, incostituzionale perché contrario all’articolo 32 della nostra Carta, liberticida perché sottrarrà agli individui il diritto di autodeterminare tanto la propria vita quanto il proprio fine-vita”. “La rivolta arancione è partita con slancio da Rimini e Trento, è proseguita a Mestre e a Terni, per approdare infine a Torino: presidi davanti alla prefettura, banchetti informativi, convegni e distribuzione di fiocchi arancioni. Uno solo slogan: “SULLA MIA VITA SCELGO IO – NO alla crudeltà della legge Calabrò””. “Grazie all'impegno delle associazioni aderenti al Coordinamento Laico Nazionale, la rivolta arancione ora s'allarga, in coincidenza con l'avvio delle votazioni sul testo Calabrò alla Camera dei Deputati”. “Mercoledì 18 maggio doppio appuntamento: sit-in a Bologna nella centrale piazza del Nettuno alle ore 18.00, sotto le finestre del Comune; a Verona, alle ore 21.00, assemblea pubblica alla sala circoscrizionale di via Brunelleschi, dove la cittadinanza è invitata a discutere il tema del testamento biologico”. “Giovedì 19 maggio, alle ore 11,30, sempre a Verona a Palazzo Barbieri, conferenza stampa delle associazioni promotrici e dei consiglieri firmatari la mozione per il registro dei biotestamenti”. “Venerdì 20 maggio è il momento della manifestazione a Roma: appuntamento a Piazza di Montecitorio, davanti alla Camera dei Deputati, dalle ore 15.00 alle ore 18.00”. “Sabato 21 maggio tocca a: Venezia, dove sarà allestito un banchetto informativo al concerto serale in programma a Forte Gazzera; Udine, dalle ore 16.30 alle ore 19.00 in Piazza San Giacomo, manifestazione con “abbraccio laico arancione” del Comune, per inviare un forte messaggio alle Istituzioni; Castelvetro (Modena), dalle ore 08.30 alle ore 13.30, raccolta firme per chiedere l'istituzione del registro dei biotestamenti; Verona, dalle ore 14.30 alle ore 18.30, in via Roma, sit-in con distribuzione di fiocchi arancioni”. “Domenica 22 maggio, sempre a Verona, presidio informativo arancione in piazza Erbe, dalle ore 14.30 alle ore 18.30”. “Martedì 24 maggio, doppio appuntamento a Saronno (Varese): dalle ore 17.30 alle ore 19.30, presso la libreria “Pagina 18” in via Verdi, Beppino Englaro presenterà i suoi due libri; dalle ore 21.00, all'auditorium “Aldo Moro”, conferenza pubblica sul testamento biologico e sulla richiesta di registro pubblico. Ospiti d'eccezione: Beppino Englaro, Valerio Pocar e Silvio Viale”. “Queste le date e le iniziative in programma per i prossimi giorni della rivolta arancione. Il Coordinamento Laico Nazionale si mette a dispozione di quelle realtà che, nei loro territori, vorranno ulteriormente arricchire la mobilitazione”.
Maurizio Cecconi Coordinamento Laico Nazionale |
11/05/11 - Dal Segretario di LiberaUscita riceviamo e pubblichiamo Afferma Piergiorgio Odifreddi nel suo libro "Caro Papa ti scrivo...", a proposito dei grandi irrisolti misteri sulle origini dell'universo, della vita e della coscienza: "Al confronto di questi veri misteri, ancora una volta quelli delle religioni, dai dogmi ai miracoli, non appaiono che misere caricature, buone soltanto per coloro che credono appunto che "beati sono i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei Cieli" (Matteo, 5,3). Io preferisco credere invece che beati siano i ricchi di Spirito, perché di essi è la repubblica della Terra". Vedasi il brano sottoriportato, pubblicato su "la Repubblica" di oggi. Giampietro Sestini
ECCO IL CREDO DI UN LAICO - DI PIERGIORGIO ODIFREDDI da: la Repubblica di martedì 10 maggio 2011 Alla fine del nostro confronto, lei, caro papa Ratzinger, sa ormai che il suo non è un Credo che possiamo condividere, né che io possa professare. Ma cosa dunque potrei professare, se proprio volessi pregare? In conclusione, prima dei commiati, cercherò brevemente di riassumere la mia posizione, sfrondandola degli argomenti che ho portato a suo sostegno, e cristallizzandola appunto in una forma il più possibile parallela al suo Credo, benché opposta nella sostanza. Così facendo manterrò, da un lato, un legame formale con la tradizione occidentale, che ha aderito fino al Medioevo e al Rinascimento alle formule della professione di fede che abbiamo appena finito di commentare. Ma, dall´altro lato, opererò una cesura sostanziale col contenuto di quelle stesse formule, che a partire dall´Era Moderna e Contemporanea sono state sempre più identificate come l´espressione di una fede sorpassata filosoficamente, inadeguata storicamente e sbagliata scientificamente. Nello stilare il mio Credo mi schiererò allo stesso tempo a favore del realismo scientifico e storico, che accetta tutto ciò che c´è, o è accaduto, e contro l´illusionismo fantascientifico e fantastorico, che indulge in ciò che non c´è, o non è mai accaduto. Anche se, come d´altronde non fa neppure il Credo originale, non tenterò di completare il mio Credo positivo con un suo complemento negativo, che pretendesse di enumerare e specificare in dettaglio ciò in cui non credo. (…) Se dunque proprio volessi adattarmi a parlare il suo linguaggio e decidessi di professare anch´io la fede in un solo Dio, che mi trascende e mi sovrasta, ai voleri del quale volessi e dovessi inchinarmi, e che potessi adorare e amare, questo sarebbe la Natura, che tutto genera da sé e per sé. Così come, se decidessi di avere un solo Signore e Salvatore, questo sarebbe l´Uomo o l´Umanità. Da ritenere non il metaforico primogenito della Natura, col diritto biblico di "soggiogare la terra e dominare su ogni essere vivente" (Genesi, 1, 28), ma il letterale ultimogenito, col dovere naturale di rispettare e preservare l´ambiente e tutte le altre forme di vita. E, soprattutto, da considerare come un´entità superiore agli individui che la compongono, e della quale gli uomini dovrebbero chiedersi costantemente che cosa possono fare per essa, invece di limitarsi a pretendere soltanto che l´Umanità e la Natura facciano qualcosa per loro. Ma questo duplice "materialismo umanistico" e "umanesimo materialista" sarebbe un ben misero sostituto della religione, se non fosse accompagnato da una fede non solo nella Natura e nell´Uomo, ma anche nello Spirito che si manifesta nella coscienza che noi abbiamo del mondo e di noi stessi. Uno Spirito puramente immanente, che procede dalla Natura e dall´Uomo, e che noi giustamente consideriamo una nostra caratteristica tanto costitutiva, da arrivare a commettere spesso due complementari errori di sopravvalutazione al suo riguardo. Ritenendolo, da un lato, trascendente, invece che emergente. E, dall´altro lato, necessariamente umano, invece che legato soltanto alla complessità di un sistema: in particolare, già attualmente presente in altri animali superiori, e potenzialmente anche nelle macchine in generale, e nei computer in particolare. Come uomini, però, a noi interessano soprattutto il nostro Spirito e le sue conquiste: prima fra tutte, la sorprendente scoperta che la Natura non è caotica, come ci si sarebbe potuto aspettare, bensì ordinata. E che il suo ordine non appare soggettivamente imposto dall´Uomo, come quello alfabetico delle parole di un linguaggio. Bensì risulta oggettivamente intrinseco alle cose, come quello matematico degli oggetti aritmetici o geometrici, o quello logico dei ragionamenti. Nella Natura si manifesta dunque un ordine universale, che si chiama Logós in greco, Ratio in latino e Ragione in italiano. Il che ci permette di dare un senso letterale al versetto metaforico del Rig Veda, poi annesso dal versetto 1,1 di Giovanni: "in principio era la Ragione, e la Ragione era presso Dio, e Dio era la Ragione". Intendendo, naturalmente, per "Dio" la Natura. Analogamente possiamo interpretare il versetto 1,14: "la Ragione si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", intendendolo nel senso che la ragione umana è uno dei modi in cui la Ragione cosmica si manifesta nell´ordine della Natura. Essendone una manifestazione, essa partecipa della Sua essenza. E può percepirne altre analoghe manifestazioni, che esprime in quelle leggi di Natura, la cui ricerca e scoperta costituiscono gli scopi primi e ultimi dell´impresa scientifica. Ma essendone appunto soltanto una manifestazione, la ragione umana trova nella Ragione cosmica una trascendenza che la sovrasta, e al cospetto della quale non può che percepire la propria limitatezza. Il cerchio aperto dalla mia riformulazione laica del Credo si chiude dunque con la scoperta che non soltanto le parole della sua professione di fede possono essere reinterpretate sensatamente. Ma che anche l´esperienza religiosa trova una sua sublimazione nel sentimento che l´Uomo arriva a provare di fronte alla Natura attraverso la mediazione dello Spirito, e più specificamente di quella sua quintessenza che è la Ragione. Si arriva così a una "vera religione", profonda e intellettuale, che gli scienziati da Pitagora ad Einstein hanno da sempre professato, e di cui le religioni istituzionali costituiscono soltanto superficiali caricature. Di qui i motti che esprimevo, forse in maniera un po´ provocatoria, fin dagli inizi della mia opera divulgativa in Il Vangelo secondo la scienza. Da un lato, che la matematica e la scienza sono l´unica vera religione, il resto è superstizione. E, dall´altro lato, che la religione è la matematica, o la scienza, dei poveri di spirito. Anche questa "vera religione" ha i suoi misteri, che si manifestano anzitutto nell´astratta e stupefacente constatazione che l´Uomo può comprendere qualcosa della Natura. E poi, nei concreti e stimolanti problemi scientifici che ancora non hanno trovato soluzione definitiva: primi fra tutti, le origini dell´universo dal vuoto, della vita dalla materia inanimata, e della coscienza dai primati superiori. Al confronto di questi veri misteri, ancora una volta quelli delle religioni, dai dogmi ai miracoli, non appaiono che misere caricature, buone soltanto per coloro che credono appunto che "beati sono i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei Cieli" (Matteo, 5,3). Io preferisco credere invece che beati siano i ricchi di Spirito, perché di essi è la repubblica della Terra. Quanto alla mia professione di fede, è dunque così che enuncerei il mio Credo laico. Come promesso, sulla falsariga del suo: "Credo in un solo Dio, la Natura, Madre onnipotente, generatrice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, l´Uomo, plurigenito Figlio della Natura, nato dalla Madre alla fine di tutti i secoli: natura da Natura, materia da Materia, natura vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre. Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla Madre e dal Figlio, e con la Madre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti dell´Intelletto. Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un´altra vita in un mondo che non verrà". (Brano tratto dal libro di Piergiorgio Odifreddi “Caro Papa ti scrivo…”, edizioni Mondadori) ***************************************** |
2/03/11 - Dal Segretario di LiberaUscita Giampietro Sestini. Il ddl Calabrò sul testamento biologico sarà discusso dalla Camera il 7 marzo p.v. Nel riportare il comunicato diramato oggi dall'Agenzia ASCA, per i reali contenuti del ddl si rimanda ai commenti pubblicati sul notiziario IL PUNTO trasmesso ieri, con i quali il ns. socio onorario Stefano Rodotà lo ha definito, motivandolo, ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale. L'Api si è astenuta e Fli non era presente al voto. Il provvedimento è composto da nove articoli e la commissione ha approvato gli emendamenti del relatore per recepire due condizioni: una arrivava dalla Commissione Bilancio, l'altra dalla Affari Costituzionali. La commissione non ha invece recepito le osservazioni della Commissione Giustizia che chiedeva di rendere vincolanti le dichiarazioni anticipate di trattamento. Il testo approderà in aula della Camera lunedì prossimo, il 7 marzo, dopo oltre due anni dall'inizio dell'iter parlamentare. NOVITA' INTRODOTTE IN COMMISSIONE. Dall'apertura su alimentazione e idratazione, alla platea cui si riferisce per arrivare al modo in cui si potranno fare le dichiarazioni anticipate di trattamento, la Commissione Affari Sociali della Camera ha apportato delle modifiche al ddl Calabrò arrivato dal Senato sul testamento biologico esaminando i 9 articoli di cui è composto il testo. Come spiegato dal presidente della Commissione Giuseppe Palumbo, ''in aula può darsi che verranno fatte ulteriori modifiche, noi oggi abbiamo recepito due condizioni: una arrivava dalla Commissione Bilancio, l'altra dalla Affari Costituzionali, ma potrebbe essere che in aula verranno fatti ulteriori cambiamenti''. Ecco cosa prevede il testo. ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE. Non sono considerate terapie, come previsto nel ddl Calabrò, ma potranno essere sospese se dovessero risultare non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari o addirittura dovessero danneggiarlo. SI ALLARGA LA PLATEA. La legge non è rivolta solo ai pazienti in stato vegetativo, ma anche a chi si trova ''nell'incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze''. MODALITA'. Valide solo le Dat espresse nelle forme previste dalla legge: soltanto in forma scritta o dattiloscritta con la firma autografata del ''paziente''. Vengono quindi esclusi video o ricostruzioni postume. Le dat non saranno vincolanti e alla fine a decidere sarà il medico perché se dalla sottoscrizione della Dat al momento della malattia vi fossero progressi scientifici, il dottore non potrebbe utilizzarli. Infine, non vi sarà nessun ufficio dedicato per la raccolta delle Dat e in ogni caso dall'entrata in vigore del testo non dovranno derivare oneri a carico della finanza pubblica. ASSISTENZA A STATI VEGETATIVI NEI LEA. Ai pazienti in stato vegetativo sarà garantita l'assistenza ospedaliera, residenziale o domiciliare, prevista nei Livelli Essenziali di Assistenza. FAMILIARI. Se un paziente non dovesse nominare un fiduciario, i suoi compiti saranno adempiuti dai familiari nell'ordine previsto dal Codice Civile. COLLEGIO MEDICO. Le volontà espresse dal paziente nelle dichiarazioni anticipate di trattamento restano non vincolanti per il medico curante In caso di controversie tra medico e fiduciario il parere espresso dal collegio di medici non sarà vincolante né non vincolante per il medico curante. Il collegio insomma dovrà dare solo un parere. *****************************************
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22/02/11 - Riceviamo dal Segretario di LiberaUscita Su www.autodeterminazione.it potrete leggere e firmare l'appello diramato ieri, e già firmato da circa 20.000 persone, contro l'espropriazione del diritto a governare liberamente la propria vita, di cui è promotore il ns. socio onorario Stefano Rodotà unitamente a Gilda Ferrando, Alessandro Pace e Pietro Rescigno. |
16/02/11 - Biotestamento, in commissione alla Camera parere positivo alla legge
L'Udc vota compatto: "Ddl equilibrato, lo difenderemo in aula". No del Pd: "Incostituzionale". La prossima scadenza è prevista per lunedì prossimo ROMA - Parere favorevole della commissione Affari costituzionali della Camera al disegno di legge sul biotestamento. Ma con due condizioni: esplicitare maggiormente cosa debba intendersi per eutanasia e sopprimere la vincolatività del parere del collegio medico sulle terapie cui eventualmente sottoporre il paziente. Per i deputati Udc Paola Binetti, Pierluigi Mantini, Deodato Scanderebech e Mario Tassone si tratta di "un parere importante che fa da garanzia ad una legge che è continuamente accusata di essere incostituzionale e nei confronti della quale si minacciano ricorsi fin dal primo momento in cui sara' approvata e diventera' esecutiva. E' un dibattito acceso e intensamente partecipato, una proposta di valori alta, con un confronto tra tutela della vita e ruolo della liberta' letti alla luce dei principi costituzionali, mentre la Costituzione faceva da quadro di riferimento". Il parere della Commissione Affari costituzionali "garantisce che l'esame e' stato attento e approfondito, che le diverse interpretazioni sono state prese in considerazioni, ma che alla fine ha prevalso la convinzione che si tratti di un ddl equilibrato. Per questo l'Udc ha votato in modo compatto a favore del parere e si prepara a sostenere la legge in aula". La prossima scadenza e' prevista per lunedi' prossimo e per l'inizio della discussione generale in aula. IL 'NO' DEL PD: "TESTO INCOSTITUZIONALE" - "Irresponsabili. Hanno rifiutato di vedere le evidenti incostituzionalità di un testo irragionevole e autoritario". Lo dice in una nota Barbara Pollastrini, riguardo al parere favorevole sulla proposta di legge sul testamento biologico espresso oggi a maggioranza dalla prima commissione della Camera. "Hanno rifiutato- continua- di vedere le evidenti incostituzionalita' di un testo irragionevole e autoritario. Non hanno voluto ascoltare gli appelli appassionati di medici, associazioni e famiglie che arrivano a dire che nessuna legge è meglio che una brutta legge. Hanno colpito principi basilari della Carta contenuti negli articoli 2, 3, 13, e 32. Su una materia tanto sensibile una classe dirigente autonoma e lungimirante avrebbe dovuto ricercare un largo consenso. Ma questo ceto politico, in ansia di rilegittimazione, sceglie di procedere con passo pesante. Lo fa in giorni drammatici per il Paese, quando sarebbe richiesto un soprassalto di saggezza almeno su un tema che riguarda la vita intima di ognuno di noi". Oggi tutto il gruppo Pd in prima commissione ha votato contro il parere della maggioranza presentando un proprio parere di incostituzionalità. "Ora- conclude Pollastrini- il confronto riprenderà in aula. Ancora una volta in gioco è la dignità della persona e il senso profondo della nostra Costituzione". (da: www.dire.it) ***************************************** |
11/02/11 - Articolo segnalato da Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita. ILLEGALITÀ E BIOPOLITICA NEL NOME DI ELUANA- DI STEFANO RODOTÀ da: il Manifesto di giovedì 10 febbraio 2011 – Intervista di Eleonora Martini Stefano Rodotà è stato fin dalle prime ore uno dei più lucidi testimoni della dolorosa vicenda di Eluana Englaro, e di come il governo Berlusconi due anni fa, all'epilogo della terribile storia; si «infognò sempre più nell'illegalità» — per usare le sue stesse parole — cercando di non rispettare nessuna delle sentenze emesse dalla Corte costituzionale, dalla Cassazione, dal Tar. E da quel corpo di donna, manipolato a piacimento del raìs, perfetto esempio della deriva bio-politica del centrodestra, ripercorriamo con lui il filo nero che ci porta fino ai giorni nostri. Professor Rodotà, cosa pensa di questa prima "Giornata degli stati vegetativi" celebrata ieri, inventata dal governo per tornare a flagellare la memoria della povera Eluana? È’ l'ennesima prova del pessimo gusto e della pessima cultura di questa maggioranza e della mancanza di rispetto delle persone. Basti ricordare quando il Presidente del consiglio arrivò a dire che Eluana poteva avere dei figlio quando nel primo anniversario della morte mandò una lettera all'istituto di suore dove la donna era stata ricoverata per anni dicendosi dispiaciuto per non aver potuto salvare la vita di Eluana. Qui c'è un'espressione proprietaria della vita delle persone: non è il re taumaturgo che si è visto negare il diritto di imporre le mani, ma l'autocrate che vuole avere il potere sulla vita. Questa è la vicenda. E questo è lo stile e la politica che ancora ci vengono riproposti: con una "Giornata" indetta quasi contro coloro che hanno voluto percorrere fino in fondo una strada di legalità per ottenere il rispetto massimo della dignità e della volontà di Eluana. E con un ddl sul testamento biologico che va su una via esattamente opposta, di totale mancanza di rispetto delle persone. Non le sembra che la storia di Eluana sia emblematica almeno per due motivi: lo sdoganamento Istituzionale dell'illegalità diffusa e la biopolitica del centrodestra? Certo, Beppino Englaro dovrebbe essere preso ad esempio di cittadino modello: si rifiutò di pubblicare una foto recente della figlia, cosa che avrebbe convinto l'opinione pubblica, e non ha mai voluto seguire i consigli dei tanti che, anche dalle colonne dei maggiori quotidiani, gli suggerivano di evitare la prova di forza e risolvere invece il problema come fanno tutti: senza clamore, di nascosto. E invece proprio di fronte allo scempio quotidiano di legalità lui ha voluto correre tutti i rischi della legalità, presentando anche ricorsi che potevano trasformarsi in un boomerang. Ha detto semplicemente: ci sono i giudici. Beppino Englaro non voleva a tutti i costi avere ragione, ma consacrare Il diritto. Dall'altra parte Invece c'era un governo che avrebbe fatto qualunque cosa pur di vincere. È esattamente così. Governo e maggioranza si sono sempre più infognati nell'illegalità Faccio tre esempi quando sollevarono davanti alla Corte costituzionale il conflitto tra poteri dello Stato sostenendo che la Cassazione aveva invaso il potere del legislatore, e naturalmente ricevendo una fortissima bacchettata. E poi quando si cercò di forzare la mano con un decreto legge che non venne firmato da Napolitano, o quando Sacconi tentò di intimidire le cliniche con una direttiva. Per quanto riguarda la deriva biopolitica -che per fare un esempio sta nella lettera citata prima o nel ddl attualmente all'analisi della Camera- diciamo la verità, è però a un livello infimo. In breve, cosa pensa del testo di legge sulle "Dichiarazioni anticipate di trattamento" nella versione in cui approderà In Aula alla Camera li 21 febbraio? Lo definirei con cinque aggettivi: è un ddl ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale. A questo punto si apre di nuovo un fronte di illegalità perché si entra di nuovo in rotta di collisione con sentenze recenti della Corte costituzionale, e si manifesta appunto la pura volontà di un governo che vuole espropriare i cittadini dal diritto di decidere liberamente della loro vita. Entriamo nel merito. La legge è ideologica perché nell'articolo t si dice che la vita è indisponibile, cosa che dal punto di vista giuridico è del tutto falsa, come dimostrano un'infinità di casi: da quello dei Testimoni di Geova a chi rifiuta le cure e si lascia morire. La vita dunque è disponibile e, partendo da questa falsa premessa, si vuole impone un puro punto di vista: la legge è perciò autoritaria. Poi è menzognera perché sbugiarda perfino il titolo: malgrado un delirio burocratico, queste "direttive anticipate" non valgono nulla. E scaricando le responsabilità sul medico, anziché evitare aprirà molti contenziosi giuridici. Avremo non uno, ma 100, 1000 casi Englaro. È sgrammaticata perché si contraddice in più punti, come quando dice che le direttive possono essere revocate in ogni momento e poi afferma che bisogna farlo in forma scritta e davanti a un medico generalista (che non si sa cosa sia). Ciò vuoi dire che se in televisione dichiaro di aver cambiato idea rispetto a quanto scritto nel testamento biologico, e subito dopo ho un incidente che mi riduce in stato vegetativo, quella mia dichiarazione davanti a milioni di persone non vale. Infine, è anticostituzionale perché, tra i tanti motivi, limita la libertà di cura e il diritto fondamentale all'autodeterminazione. Ed è perciò destinata a subire numerose sentenze di bocciatura da parte della Corte costituzionale. Succederà come con la legge 40 sulla fecondazione artificiale, per la quale si evocava il rischio di eugenetica come ora si evoca l'eutanasia: sarà inapplicabile, verrà smontata pezzo per pezzo dalle sentenze, e farà vittime proprio nelle famiglie. Non crede? Il parallelo è assolutamente azzeccato, e mostra appunto l'ideologia che c'è dietro questa maggioranza. E non parliamo solo di proibizionismo, ma del governo autoritario dei corpi delle persone. C'è una linea costante che accompagna la biopolitica in tutto l'arco dell'esistenza: non solo sul nascere e sul morire, ma anche sul vivere. Infatti si è riaperta in questi giorni, anche all'interno del Pd, la questione delle unioni di fatto. Anche in questo caso si cerca di impedire il libero governo della vita. E anche qui c'è una sentenza della Corte costituzionale che l'anno scorso ha riconosciuto il «diritto fondamentale» delle persone anche dello stesso sesso a scegliere le forme di convivenza, e ha intimato al legislatore di dare attuazione a questo diritto. Al momento, quindi, di nuovo, il rifiuto di dare seguito a una sentenza costituzionale mostra che il potere politico vuole mantenere il controllo sul. la vita delle persone, disconoscendo i loro diritti fondamentali. Da Eluana al giorni nostri: non vede un filo che unisce quel corpo esanime di donna che nella realtà manipolata da Berlusconi »aveva le mestruazioni e poteva ancora procreare», con l'uso strumentale delle donne restituito dalle ultime cronache? C'è una linea, è vero, non è una forzatura. Il fatto è che Berlusconi non è proprio capace di concepire le donne e il loro corpo se non come un oggetto di possesso. Sul corpo di Eluana c'era un'idea di possesso totale. «È tutto mio», diceva Benigni nella trasmissione di Saviano e Fato. È così: lui non è capace di concepire gli altri, e specificamente le donne e il loro corpo, come qualcosa che possa essere sottratto al suo dominio personale. La "Giornata degli stati vegetativi", il testamento biologico, le imposte municipali cancellate per gli immobili della Chiesa: cosa cerca di ottenere Berlusconi? In questo momento di forte difficoltà la maggioranza cerca di apparire di nuovo come la parte politica di riferimento per il Vaticano. Ma è un gioco strumentale così evidente che è stato svelato e contrastato anche da Famiglia Cristiano. E perfino Casini ha detto no, non si possono coinvolgere questioni così importanti nella miserabile faccenda della sopravvivenza del governo.
Commento. In verità, nell’incontro tenuto il 9 febbraio a Roma, presso l’Aula Magna della Facoltà Valdese, ove è stato uno dei relatori sul tema “Chi decide sul fine-vita?”, ai cinque aggettivi con i quali ha definito il ddl Calabrò nella suddetta intervista (ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale) Stefano Rodotà ne aveva aggiunti altri due: truffaldino e contraddittorio, anch’essi adeguatamente motivati. Gli altri relatori al convegno, coordinato da Paolo Flores d’Arcais, sono stati dom Giovanni Franzoni (altro socio onorario di LiberaUscita), il sen. Ignazio Marino, lo scienziato Giorgio Parisi ed il teologo valdese Daniele Garrone, il quale ha annunciato che tutti i mercoledì, dal 26 gennaio al 30 marzo, dalle ore 18:00 alle 19:30, presso i locali della Chiesa evangelica valdese di via Marianna Dionigi 59 (Piazza Cavour) sarà possibile avere informazioni e sottoscrivere il proprio testamento biologico. Il modello proposto dalla Chiesa valdese può essere scaricato da: www.chiesavaldese.org/romapiazzacavour/ Giampietro Sestini ***************************************** |
8/02/11 - COMUNICATO Alle associazioni ed ai referenti laici di Roma Loro email Cari amici, in riferimento alla proposta di alcuni di voi di organizzare a Roma una manifestazione analoga a quella indetta da Micromega a Torino per il 9 febbraio, ritieniamo opportuno ricordare la posizione ufficiale decisa dalla ns. associazione sin dal 23 dicembre 2010 e condivisa da molte altre associazioni e da molti esponenti laici, posizione non comunicata alla stampa perchè moltissimo ci premeva e ci preme l'unità del movimento, come dimostrato dalla riunione di 19 associazioni svoltasi il 29 gennaio a Modena su ns. iniziativa (v. messaggio sottoriportato). L'inqualificabile iniziativa del Governo di proclamare "Giornata nazionale degli stati vegetativi" il 9 febbraio, ricorrenza della liberazione di Eluana, ha l'obiettivo di porre in contrapposizione le associazioni e le famiglie delle persone in stato vegetativo (definite "pro vita") con le associazioni e le persone che si battono per la difesa del diritto all'autodeterminazione (definite "pro morte£): sarebbe un grave errore politico e strategico cadere nel tranello.
23 dicembre 2010 - A Paolo Flores d'Arcais - Micromega Cari amici,
comprendiamo e condividiamo le ragioni che Vi hanno indotto a lanciare la giornata di mobilitazione nazionale per la "libertà di scelta" in occasione del 9 febbraio, in reazione all'ultima offesa che il Governo ha voluto fare alla memoria di Eluana proclamando per tale data la "giornata nazionale degli stati vegetativi". Ciò premesso, la nostra associazione ha deciso, dopo numerose consultazioni, di non aderire alla vs. "chiamata" per le seguenti ragioni: 1) la decisione di Beppino Englaro di non voler esser coinvolto in uno scontro sul significato del 9 febbraio; 2) la decisione dell'associazione per Eluana di lasciare la giornata del 9 febbraio al silenzio; 3) la maturata consapevolezza che una contrapposizione sul significato di quella data verrebbe inevitabilmente spacciata dal Governo e dalle forze integraliste come una contrapposizione tra il partito "pro vita" e quello "pro morte"; 4) il rischio di essere catalogati davanti all'opinione pubblica come "contrari agli stati vegetativi", ossia contrari ad aiutare chi versa in quello stato e le loro famiglie, cosa assolutamente non vera ma comunque destinata a creare una frattura con quel mondo, poi difficilmente ricomponibile. Sarebbe un errore che non possiamo permetterci; 5) per ultimo, ma non meno importante giacchè anche questa vicenda lo ha dimostrato ampiamente, l'assenza di un coordinamento tra le nostre associazioni ci esporrebbe impreparati ad una guerra mediatica contro forze molto più potenti ed organizzate di noi. Anche per questo abbiamo ritenuto nostro preciso dovere non diramare comunicati pubblici della ns. posizione poichè moltissimo ci preme l'unità del movimento. Ci permettiamo pertanto di chiedervi di riesaminare la Vostra decisione e, in caso affermativo, di volerne dare comunicazione alla stampa, lasciando a chi compete il disonore di aver voluto strumentalizzare la data della liberazione di Eluana. Ovviamente, siamo a disposizione per altre iniziative in una data diversa, purchè preventivamente concordate. Cordiali saluti Maria Laura Cattinari - Presidente nazionale Meri Negrelli - vice Presidente nazionale Giampietro Sestini - Segretario nazionale COMUNICATO STAMPA DI EXIT – ITALIA ***************************************** |
20/11/10 Si riporta qui sotto il Comunicato stampa diramato dalla Presidente nazionale di LiberaUscita in merito alla circolare governativa che definisce "privi di validità" i registri per i biotestamenti e, di seguito, le notizia apparsa sulla stampa con un breve commento del segretario nazionale. Comunicato stampa di LiberaUscita GOVERNO: I REGISTRI DEI BIOTESTAMENTI NON SONO VALIDI
Da: www.repubblica.it di venerdì 19 novembre 2010 I registri sul biotestamento fatti nascere da circa settanta tra Comuni e municipi delle grandi città sono privi di qualunque efficacia giuridica: lo indica una circolare dei ministri della Salute, Ferruccio Fazio, del Welfare, Maurizio Sacconi e degli Interni, Roberto Maroni, indirizzata ai Comuni. Lo ha reso noto il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, precisando che ….. i "Registri sono una presa in giro". Nella circolare, spiega Eugenia Roccella, "si dice che tali registri attivati da alcuni Comuni sono in realtà assolutamente inefficaci, ovvero privi di qualunque efficacia giuridica". Questi registri, rileva ancora, "rappresentano solo una provocazione politica e prendono in giro il cittadino poiché sono 'regolamenti' di una legge, quella sul biotestamento, che non c'è". Dunque, chiarisce il sottosegretario, "è evidente che non essendoci una legge in materia, il medico non può ottemperare ad alcuna richiesta di tipo eutanasico indicata nei registri. Il medico, cioè, non può che riferirsi alle normative esistenti, che vietano ogni attività eutanasica". Obiettivo della circolare, prosegue Roccella, è quello di "mettere in guardia il cittadino, che deve sapere che le volontà lasciate attraverso i registri dei Comuni non hanno alcun effetto, e che questo non è un servizio ai cittadini anche se viene spacciato per tale". "Ora serve una 'stretta' per varare in tempi brevi la legge sul testamento biologico, che ha compiuto il suo iter parlamentare nelle commissioni e deve solo passare in aula alla Camera per il varo definitivo". In ogni caso, sottolinea Roccella, la situazione attuale non è di 'vacatio legis': "C'è la legge che vieta il suicidio assistito, e che già da sola basta a rendere inefficace qualsiasi iniziativa in tal senso". La circolare dei ministri. In linea generale, spiega la nota congiunta, "occorre considerare che la materia del 'fine vita' rientra nell'esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata. L'intervento del Comune in questi ambiti appare pertanto esorbitante rispetto alle competenze proprie dell'ente locale e si traduce in provvedimenti privi di effetti giuridici". Secondo i ministri Maroni, Fazio e Sacconi, dunque, presso i cui ministeri erano giunte le richieste dei Comuni, "nessuna norma di legge abilita il Comune a gestire il servizio relativo alle dichiarazioni anticipate di trattamento". Una legge dello Stato, prosegue la circolare, "è particolarmente necessaria perché vengono implicate anche altre materie come la tutela della salute, della famiglia e della privacy, nell'ambito delle quali il Comune non può certamente agire in assenza di una disciplina statale che ponga principi e definisca la competenze di vari soggetti pubblici coinvolti". Quindi, concludono i ministri, "non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento. Anzi, nell'attuale quadro si potrebbe ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso a iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore". Cardinale Sgreccia: bene governo. "Hanno fatto bene" i ministri Maroni, Fazio e Sacconi, perché "i Comuni non hanno alcuna competenza di accogliere liste di biotestamenti finché non c'è una legge" che lo prescriva, afferma all'Ansa il neo-cardinale Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Le iniziative di alcuni Comuni nascevano piuttosto, ha aggiunto Sgreccia, da "una forma di pressione ma è inutile affogare i Comuni di questo compito: hanno ben altri problemi come far vivere la gente e procurare il lavoro e non farla morire". Englaro: "Dicano come ma volontà va rispettata". "Se i registri non hanno valore, dicano loro cosa lo ha purché la volontà dei cittadini sia rispettata anche nel momento in cui non possono più difendersi e dire esattamente cosa vogliono" dice all'Ansa Beppino Englaro 1, il padre di Eluana, morta il 9 febbraio 2del 2009 dopo 17 anni di stato vegetativo permanente e una lunga battaglia legale 3. "Se si riesce ad avere delle leggi ad hoc il cittadino si organizza e difende come può - ha aggiunto Beppino - quello che conta è che ci sia un documento, che può essere il registro o la tessera sanitaria, dove sta scritto chiaramente quali sono le sue volontà rispetto ai trattamenti di fine vita". Mina Welby: "Validi perché autografi". I registri comunali sul biotestamento raccolgono le "volontà autografe da parte di un soggetto" e in quanto "autografi devono essere validi" afferma Mina Welby. "Si tratta - sottolinea - di attestazioni scritte in forma autografa e, dunque, attestazioni che devono valere anche se non c'è una legge in materia". In altri termini, afferma Mina Welby, "fa fede la firma autografa del soggetto". "La mia firma sotto un documento in cui si dice cosa fare nel caso la mia salute peggiori - afferma ancora la moglie di Piergiorgio Welby 4, affetto da distrofia muscolare e che fu aiutato a morire nel 2006 da un medico poi prosciolto 5 - indica una volontà che credo debba essere rispettata dal medico. La mia firma autografa credo abbia valore perché sulla salute di un individuo non possono essere i ministri a decidere ma il soggetto stesso". Secondo Mina Welby, "ogni medico sarà contento di sapere quale è la volontà del paziente. La volontà del singolo deve avere forza e va rispettata e questo - conclude Mina Welby - va attuato nella legge all'esame del Parlamento". Presidente Municipio Roma annuncia ricorso. "La circolare ministeriale, contro la quale ricorreremo, non soltanto è un atto politico discriminatorio e autocratico, ma contiene un palese errore di natura giuridica, perché alcune amministrazioni locali, tra cui il nostro Municipio che l'ha sperimentato per primo in Italia, garantiscono la validità delle dichiarazioni di volontà di fine vita attraverso la forma dell'atto notorio sostitutivo" afferma il presidente del X Municipio di Roma, Sandro Medici, che nella Capitale ha attivato un registro per il testamento biologico aperto ai cittadini di tutto il Comune di Roma. L'idea del registro nel X municipio fu appoggiata da Mina Welby perché questo era il quartiere dove visse il marito Piergiorgio. Sono circa mille i cittadini che si sono iscritti al registro del X Municipio: "Si tratta soprattutto di persone anziane - spiega Medici - ma ci sono anche giovani e coppie omosessuali". Torino: "Applicheremo delibera". Il Comune di Torino non si ferma: malgrado la circolare del governo, il capoluogo piemontese adotterà la delibera votata di recente dal Consiglio comunale che istituisce proprio un registro per le dichiarazioni anticipate di trattamento. Lo rende noto Giovanni Maria Ferraris, assessore ai servizi civici del Comune di Torino. "Il Consiglio comunale - sottolinea Ferraris - è sovrano per le decisioni assunte e stiamo lavorando per applicare la delibera di iniziativa popolare". Pd: "Si discuta in Parlamento". "Tre ministri e un sottosegretario si sono scomodati per scrivere una circolare che non ha un fondamento giuridico. Infatti, non c'è una legge che vieti ai Comuni l'iniziativa dei registri per la raccolta dei testamenti biologici. Potremmo discutere sull'efficacia dei registri, anzi dovremmo farlo in Parlamento con uno spirito aperto, non di crociata" dice Margherita Miotto, capogruppo Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio. "Forse, dietro l'iniziativa dei quattro esponenti del governo si nasconde solo la cattiva coscienza per gli ingenti tagli alla sanità e alle politiche sociali che hanno imposto al Paese", conclude. Idv: "Circolare è un atto intimidatorio". "La circolare vergata dai ministri Maroni, Sacconi e Fazio per il cinquanta per cento assomiglia a un'intimidazione mentre per la restante metà sembra un atto puramente propagandistico" afferma Silvana Mura (Idv). "Più il governo si avvicina alla fine - rileva - più aumenta la sua arroganza come dimostra questo tentativo di tornare all'assalto in tema di testamento biologico. Ancora una volta, come spesso accade nei temi etici e sociali, si tratta di una posizione ipocrita volta a impedire con gli atti amministrativi quello che hanno tentato di impedire con una legge talmente pessima in tema di testamento biologico che neppure la maggioranza ha avuto il coraggio di approvarla".
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10/10/10 COMMISSIONE BILANCIO CAMERA: SOPPRIMERE I REGISTRI Commento di Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita. Tutto fa brodo per sabotare il testamento biologico. Adesso la Commissione Bilancio della Camera, che deve esprimere il parere sul disegno di legge all’esame della Commissione Affari sociali, si inventa un’altra scusa: non esistono i fondi necessari per istituire presso le ASL gli "uffici dedicati” alla redazione delle volontà di fine vita. Gli onorevoli deputati della Commissione Bilancio non sono forse a conoscenza che tali registri sono in via di attuazione presso molti Comuni, senza oneri aggiuntivi rispetto alla normale attività di autocertificazione che fa capo ai predetti enti a norma di legge? A meno che la Commissione Bilancio non intenda volutamente cancellare un servizio pubblico da sempre reso dai Comuni, esiste un modo semplice per risolvere il problema dei costi delle ASL: non incaricarle di tale servizio. Anzi, a questo punto, facciano a meno di approvare un disegno di legge che è contro il diritto alla autodeterminazione sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. LiberaUscita |
25/09/10 - Attenzione, è in arrivo la Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita.
Al Convegno "Primum vivere-l'agenda bioetica del Governo" da poco conclusosi abbiamo sentito affermare dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi che la maggioranza di governo intende riprendersi la Legge sul Testamento Biologico (ddl in materia di alleanza terapeutica, consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento) rallentata nel suo iter dall'ostruzionismo di una minoranza del Pdl. Intende giungere all'approvazione per sanare al più presto il "buco" aperto dalla "sentenza creativa della magistratura" sul caso Englaro. Sentenza che, dice il Ministro, ha dato vita ad una "falla eutanasica: ora c'è un'esigenza oggettiva di chiuderla". Per quanto sia sempre doloroso, almeno per me, leggere simili dichiarazioni, posso dire che purtroppo non potevamo aspettarci altro dal Ministro Sacconi che rimane ligio e fedele alle posizioni espresse dalle alte gerarchie vaticane: "bisogna disinnescare le pericolose derive dell'autonomia del paziente che portano alla sfiducia verso il medico e alla sua deresponsabilizzazione". "..Non può esserci spazio all'autodeterminazione dell'individuo poichè questa va contro le radici cristiane della nostra cultura. La vita è un bene indisponibile". Parole, queste ultime del Cardinale Bertone (Segretario di Stato del Vaticano) pronunciate poco prima dell'approvazione in Senato del Ddl Calabrò (26 Marzo 2009).
Non v'è dubbio che stiamo assistendo nel nostro Paese ad un tentativo di vera restaurazione ante anni '70 ma, nonostante la disinformazione e la diseducazione, per non dir di peggio, delle reti televisive, salvo qualche eccezione, l'opinione pubblica continua a rispondere nei sondaggi in modo inequivocabile a favore dell'autodeterminazione (vedi Sondaggio Eurispes Gennaio 2010). Questo dato ci conforta e ci stimola nel nostro impegno quotidiano e ci dà la certezza che se anche questa maggioranza riuscirà a varare una legge incostituzionale che ci sottrarrà il diritto di decidere sulle cure che potrebbero esserci fatte, sarà una Legge presto cancellata e che resterà negli atti parlamentari a disonore di chi la votò.
Ringrazio e plaudo al Sen. Ignazio Marino che in risposta a quanto sopra ha rivolto un invito al PD e a tutte le forze politiche che hanno a cuore il principio di autodeterminazione delle persone ammalate affinchè esprimano una posizione unitaria sulla Legge sul Testamento Biologico, rispettando il dettato costituzionale e le evidenze scientifiche di cui siamo in possesso.
Ricordo che di estrema importanza è la mobilitazione in atto per far crescere in tutt'Italia il numero del Registri Comunali dei Testamenti Biologici, la più poderosa risposta dal basso contro chi vuole sottrarci il diritto costituzionale all'autodeterminazione terapeutica. Registri Comunali che Eugenia Roccella ha bollato come una "provocazione ideologica", questo è, per lei, LA LIBERTA'!!!
Maria Laura Cattinari
presidente Associazione Libera-Uscita
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6/08/10 - Testamento biologico, il sottosegretario Eugenia Roccella manovra sulla libertà di decisione. Tortura di fine vita obbligatoria e annullamento delle volontà espresse nei registri comunali. Un commento del Segretario di LiberaUscita. Da: ASCA - Roma, 5 agosto 2010 I registri per i testamenti biologici che qualche comune ha approntato sono ''una forma di deregulation, iniziative estemporanee che non possono offrire un reale servizio al cittadini con le necessarie tutele e garanzie, soprattutto circa il consenso informato'', per questo ''stiamo elaborando una risposta comune con il ministero dell'Interno''. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, durante la presentazione dell'agenda bioetica del Governo, questo pomeriggio a Palazzo Chigi. Commento. *****************************************
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15/11/09 Repetita iuvant. Abbiamo già parlato su questo sito del libro "Vaticano S.p.A" di Gianluigi Nuzzi con una recensione di Tiziana Ficacci ( LEGGI ), ma ci fa piacere segnalare di nuovo quel libro grazie al commento di una socia dell'Associazione LiberaUscita. Da Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita. VATICANO S.P.A. - TUTTO NEL NOME DEL SIGNORE La città di Torino, il 12 ottobre scorso, ha visto la presentazione del libro “Vaticano S.p.A” edito da Chiarelettere presso l’unione culturale “Franco Antonicelli” a cura dell’associazione Amici della consulta torinese per la laicità delle istituzioni, con l’introduzione e la conduzione di Federico Calcagno, Presidente dell’associazione e giornalista RAI, la partecipazione di Gianluigi Nuzzi, inviato di “Panorama” ed autore del libro, di don Franco Barbero fondatore della comunità cristiana di base di Pinerolo “Viottoli”, del coordinatore della consulta Tullio Monti e di Edoardo Tortarolo, docente all’Università del Piemonte orientale. Attraverso questa coraggiosa inchiesta Nuzzi ci porta nelle segrete stanze dei sacri palazzi del Vaticano grazie a monsignor Dardozzi, figura molto importante dello IOR (Istituto Opere di Religione) il quale ha dato vita ad un immenso archivio costituito da 4000 documenti inediti permettendo di ricostruire la gestione delle finanze vaticane svelando gli intrighi, le ambiguità, le omissioni e forse, è anche il caso di dire, le enormi truffe, di un meccanismo creato sistematicamente “ad hoc”, una vera holding all’interno della Santa Sede. Suddiviso in due parti, nella prima viene descritta l’ascesa del sacerdote Paul Casimir Marcinkus grazie all’appoggio del cardinale di New York, Francis J. Spellman, figura molto oscura (definito dall’autore come l’elemento che fece da trait d’union tra la CIA e la Democrazia Cristiana onde evitare l’ascesa della sinistra al governo italiano), la sua alleanza con Michele Sindona, il famoso banchiere siciliano noto per i suoi legami con la mafia e la Propaganda Due di Licio Gelli ed i rapporti con Roberto Calvi noto anch’esso per le sue truffaldine operazioni finanziarie. Ma qualcosa non andò per il verso giusto Il 12 settembre 1978 il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria. Tra questi Marcinkus e il suo segretario Donato de Bonis che diventerà ben presto prelato, ossia il tramite tra la banca e i cinque cardinali della Commissione di controllo che dovrà riferire direttamente al Sommo Pontefice. persona ineccepibile che non mantiene più contatti con le figure equivoche della finanza come il suo predecessore ma che inizierà a creare un sistema di riciclaggio di denaro entro le mura del Vaticano con conti criptati. Nasce così il famigerato deposito “Fondazione Cardinale Francis Spellman” gestito per conto di Giulio Andreotti. Altro evento oscuro la morte improvvisa di Papa Luciani dopo aver dichiarato la sua intenzione di far luce sulle ombre dello IOR. Intanto per Sindona la situazione sta ormai precipitando ed organizza l’omicidio di Ambrosoli avvenuto nel luglio del 1979 mentre Calvi nel giugno del 1982 verrà trovato impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra. Nell’agosto dello stesso anno si dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano. Nelle pagine seguenti è possibile esaminare la vicenda Enimont dal 1989 all’apertura delle inchieste. Dopo il suicidio di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, ormai iscritti nel registro degli indagati, una tempesta si abbatte sullo IOR grazie al lavoro dei magistrati mentre sui giornali si anticipa la notizia dei presunti collegamenti con il Vaticano. Tra il 1992 ed il 1993 una serie di eventi segneranno il paese nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica: gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del giornalista Mino Pecorelli, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e la presunta implicazione di Giulio Andreotti con cosa nostra. Esplode anche lo scandalo delle mazzette Enimont e dai documenti di Dardozzi risulta evidente come qualcuno abbia violato il segreto istruttorio in quanto la santa Sede era già stata informata. Con il processo del 1994 vengono imputati molti politici tra i quali Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Umberto Bossi e Claudio Martelli ma nell’elenco non vi è nemmeno un sacerdote e nessun ecclesiastico viene ascoltato come testimone. E ancora montagne di denaro versate su fantomatici conti a favore di Istituti o Fondazioni benefiche divenuti strumenti per attività finanziarie occulte come per esempio il movimento ecclesiale “Lumen Christi” volto alla diffusione della fede cattolica in America Latina o la “St. Francis of Assisi Foundation” che coinvolgerà numerose compagnie assicurative. Ma nel bilancio del Vaticano c’è ancora posto per le offerte delle sante messe e per i defunti, donazioni di denaro, di arredi antichi, di opere d’arte e proprietà immobiliari sparse per l’Europa. Del resto lo stesso Marcinkus aveva sostenuto che “Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”. La seconda parte del libro si muove da nuove e inedite testimonianze da cui emergono legami con la mafia e il progetto di costruzione di un “grande centro” giusto per ricordare che la Chiesa non si occupa solo delle anime ma anche di politica e questioni di Stato. Siamo ormai di fronte ad una banca mondiale appartenente all’unica teocrazia esistente. Restano ancora molti punti oscuri come la destinazione di fondi per finanziare le minoranze cattoliche nei paesi dell’Est e i regimi totalitari in America Latina. Parole molto dure e di condanna quelle pronunciate da don Franco Barbero di Pinerolo che con la sua amara ironia ha commentato la doppiezza e il degrado della Chiesa sostenendo l’assoluta necessità della laicità dello Stato e delle istituzioni dove “Dio non c’entra e mentre la Chiesa continua a parlare di diritti si dirige sempre dalla parte opposta” lontana dai deboli e dai bisognosi “vera scuola di affarismo ed ipocrisia…sistema di reale corruzione, di ricatto economico, continuando a seminare la paura di parlare”. E ancora ha aggiunto che “La grande bestemmia è la Chiesa gerarchica in cui si tende a salvare l’immagine piuttosto che cambiare la sostanza”. Toni più pacati sono giunti da Edoardo Tortarolo che ha trattato degli intrecci tra Vaticano ed economia sottolineando come la forza del libro sia la documentazione perfettamente inserita nel contesto e commentata, senza entrare nel merito di quali fossero le motivazioni di Dardozzi per avere reso pubblico l’archivio dopo la sua morte lasciandola tra le volontà testamentarie e su cui si sono fatte le più svariate ipotesi, ma chiedendosi invece, come storico, quali siano state le modalità di costruzione e di raccolta di queste prove e commentando anche la fragilità del contesto politico italiano in cui si muovono le vicende descritte. Tullio Monti è intervenuto ricordando che mentre si sono tenuti segreti i rapporti tra Sodano e Pinochet si sono rifiutati i funerali a Piergiorgio Welby e ritenendo di non avere fiducia che lo IOR possa cambiare visti i suoi 4000 dipendenti ed i 44000 correntisti tra ecclesiastici e privati. Ha anche ricordato come l’elemento più inquietante sia l’enorme massa di denaro che il Vaticano aspira dai cittadini italiani ogni anno. Secondo i calcoli più recenti effettuati dal matematico Piergiorgio Odifreddi, al miliardo di euro dell’8 per mille bisogna aggiungere i soldi elargiti per gli stipendi degli insegnanti di religione e la loro assunzione in ruolo, per i finanziamenti delle scuole cattoliche e le cinque università, per la fornitura di servizi idrici alla città del Vaticano, per l’Opus Dei, per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per la ristrutturazione di edifici religiosi, per gli stipendi dei cappellani militari, per il fondo di previdenza del clero, per l’ospedale di padre Pio a san Giovanni Rotondo, per il finanziamento degli oratori, per la costruzione di edifici di culto, ecc…ecc… Occorre ancora aggiungere una parte dei finanziamenti pubblici alla sanità, di cui una grossa parte viene ancora gestita da istituzioni cattoliche, senza considerare le mancate entrate dovute alle esenzioni ICI per gli edifici vari appartenenti al clero. Questo libro, che tra l’altro vanta 180.000 copie vendute in quattro mesi, riesce a tenere desta l’attenzione del lettore il quale si trova proiettato in una sorta di “thrilling fantapolitico-finanziario”, documentato minuziosamente, dal finale molto inquietante con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e l’ennesima somma di denaro scomparsa dopo essere stata affidata al noto teologo e demonologo, nonché esorcista, monsignor Corrado Balducci morto nel settembre del 2008. Forse uno scherzo del diavolo? Purtroppo anche questo illustre ecclesiastico finirà nel calderone dei cupi ed ambigui personaggi in abito talare che, rifacendosi ai principi dell’Opus Dei, si potrebbero forse definire spiriti che hanno desiderato la santità nell’esercizio del loro ministero? O come direbbe Max Weber ci troviamo di fronte ad un’azione politica in cui l’etica della convenzione si oppone all’etica della responsabilità? D’altronde il fine giustifica i mezzi. E se un messaggio positivo è giunto in questi giorni dall’arcivescovo Mariano Crociata, segretario generale della CEI, dall’assemblea di Assisi, il quale ha condannato la malavita organizzata in tutte le sue forme sostenendo che mafiosi, camorristi e affiliati alla ‘ndrangheta “sono già scomunicati… chi vive in queste realtà già automaticamente è fuori dalla comunione ecclesiale e dalla Chiesa, anche se si ammanta di una falsa religiosità”, possiamo concedere il beneficio del dubbio e affermare che si tratta solamente di una nuova teologia del lavoro o per meglio dire degli affari. Naturalmente tutto nel nome del Signore. E a questo punto credo non ci sia bisogno di altri commenti. Graziella Sturaro *************************************************** LiberaUscita Associazione nazionale laica e apartitica per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell'eutanasia Via Magenta, 24 - 00185 Roma telefono (provvisorio): 338.9595790 fax (provvisorio): 06.69924050 sito web: www.liberauscita.it email: info@liberauscita.it |
COMUNICATO STAMPA del 9 novembre ’09
"NEL MUNICIPIO XI, DA OGGI, TUTTI I CITTADINI ROMANI POTRANNO DEPOSITARE IL PROPRIO TESTAMENTO BIOLOGICO"
La Giunta del Municipio Roma XI già il 21 maggio scorso ha istituito il Registro dei testamenti biologici e delle disposizioni di fine vita. A partire da questa data, ogni cittadino residente nel Municipio XI ha avuto la possibilità di depositare presso gli uffici anagrafici del Municipio, le proprie decisioni in ordine alla volontà o non volontà ad essere sottoposto a trattamento sanitario, inclusa l'idratazione e l'alimentazione forzate, nella eventualità di trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti. Con una ulteriore innovazione il Registro del Municipio XI ha previsto, oltre al testamento biologico, anche la possibilità di depositare le proprie volontà sulle forme (civili o religiose) di esequie funebri, sulla volontà in punto di morte di avvalersi o meno dell'assistenza religiosa, sulla volontà o meno di utilizzare il corpo per la donazione degli organi, sulla volontà o meno di essere cremati.
Ora, a partire da oggi, attraverso la modifica apportata alla precedente delibera, non solo i residenti locali, ma tutti i cittadini residenti nel Comune di Roma potranno depositare le proprie volontà presso il Municipio XI – dichiarano Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI e Andrea Beccari, Assessore Politiche Sociali del Municipio Roma XI.
Mentre il Parlamento discute la legge indecorosa licenziata dal Senato e approdata alla Camera, una legge contro e non per la libertà di scelta del cittadino dal momento che: riduce il testamento ad una semplice espressione di orientamento non vincolante per il medico, esclude l'idratazione e l'alimentazione forzati dal testamento e trasforma la figura del fiduciario in una sorta di secondino del testatore; il Municipio XI rilancia e mette a disposizione di tutta la cittadinanza romana il Registro dei Testamenti Biologici e di fine vita.
E' importantissimo dare la possibilità al maggior numero di cittadini di depositare le proprie volontà – concludono Catarci e Beccari - prima che una nuova legge, voluta più dalle gerarchie ecclesiali e certamente in contrasto con la volontà popolare, espressamente anti-Costituzionale, limiti le volontà espresse dei cittadini e limiti la libertà di ogni individuo di autodeterminare il proprio destino.
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9/09/09 - Dal Segretario di LiberaUscita Cari amici,
PROGETTO DI DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE DI COMPETENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE
Io sottoscritto_____________________________autentico le otto firme sopra riportate in qualità di consigliere comunale o funzionario incaricato. Le firme sono state apposte in mia presenza. ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE RELATIVE AI TRATTAMENTI SANITARI ART. 1 –ISTITUZIONE DEL REGISTRO DEI TESTAMENTI BIOLOGICI
ART. 2 MODALITA’ DI TENUTA DEL REGISTRO
ART. 3 DISPOSIZIONI FINALI
ART.4 PREVENTIVO DI SPESA Informativa ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, “Codice in materia di trattamento dei dati personali” Ho letto l’informativa e acconsento al trattamento dei miei dati personali da parte di “comitato Articolo 32. Per la libertà di cura di Modena” autorizzandone la consegna al Comune di Modena, coerentemente con lo scopo della presente raccolta di firma.
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4/08/09 - Riceviamo dall'Associazione LiberaUscita e volentieri pubblichiamo DEBBIE PURDY VINCE LA CAUSA ALLA CAMERA DEI LORDS di Frances Gibb, editorialista legale – da: The Times di venerdì 31 luglio 2009 Traduzione per LiberaUscita di Alberto Bonfiglioli Dopo la decisione di ieri della Camera dei Lords, i famigliari che aiutino i parenti malati terminali a mettere fine alla loro vita non rischieranno più un processo penale. Il Procuratore Generale dovrà predisporre con urgenza una “Guida” che chiarisca la legge dopo che Debbie Purdy, sofferente di sclerosi multipla, ha vinto uno storico giudizio presso la Camera dei Lords. La “Guida” non eliminerà il reato di suicidio assistito previsto dal “Suicide Act” del 1961 ma chiarirà la situazione delle persone che aiutino un parente a morire in circostanze di “suicidio assistito compassionevole”. Nella loro decisione unanime, i cinque giudici della Suprema Corte hanno stabilito che il Procuratore Generale dovrà rendere esplicite le circostanze in cui si procederà alla incriminazione e quelle in cui non si procederà. É la prima volta che si chiede al Procuratore Generale di dettagliare tali circostanze.. Keir Starmer, QC (Queen's Counsel, avvocato consulente della Regina, ndr), e Procuratore Generale, prevede di emanare la “Guida” entro otto settimane, per poi proporre un progetto di legge che potrà essere sottoposto alla pubblica opinione. La legge finale dovrebbe essere varata nella prossima primavera. “Ci hanno passato un testimone molto pesante” ha dichiarato il Procuratore a The Times. “Questo passo é estremamente difficile e comporta questioni molto sensibili. Ma ce la faremo”. La signora Purdy é uscita dalla Camera dei Lords per ringraziare i suoi sostenitori. Ha detto che era in estasi. “Sento come se fossi una persona normale. Questo fatto mi ha restituito la vita. Voglio viverla appieno, ma non voglio soffrire inutilmente alla fine. Questa decisione significa che posso fare una scelta informata insieme a Omar (suo marito, il violinista cubano Omar Puente, ndr), che gli permetta di viaggiare con me all’estero per mettere fine alle mie sofferenze. Sono grata ai giudici per aver ascoltato e sollevato questo caso”. Lord Pannick, QC in rappresentanza della signora Purdy, ha dichiarato di sperare che la “Guida” del Procuratore Generale garantisca “che qualcuno, di fronte al tremendo richiamo della signora Purdy, avrà almeno il conforto di sapere che il coniuge o l’amico che gli stringerà la mano mentre muore non finirà imputato in Old Bailey”. (Old Bailey, edificio che ospita la corte criminale inglese per l’area di Londra ed eccezionalmente per altre aree dell’Inghilterra. ndr) L’avvocato della signora Purdy, Saimo Chahal, dello studio legale Bindmans, ha detto: “E’ una vittoria fantastica anche in considerazione del fatto che é stata una decisione unanime e che si tratta della Camera dei Lords, l’ultima istanza di giudizio, la quale allarga così l’ambito dell’articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti Umani”. In una dichiarazione dopo il verdetto, il Procuratore Generale Mr Starmer ha detto: “La Procura ha grande comprensione delle circostanze personali della signora Purdy e della sua famiglia. Ci sforzeremo per definire un testo provvisorio al più presto possibile che delinei i principali fattori sia a favore sia contro il processo penale. A tal fine, un gruppo di lavoro elaborerà delle proposte durante l’estate, che saranno esaminate in modo da poterle implementare verso la fine di settembre. Una volta pubblicata la “Guida”, procederemmo ad una consultazione pubblica che ci consenta di conoscere l’ampia varietà di punti di vista sull’argomento”. Sino ad oggi, 115 persone hanno viaggiato dalla Gran Bretagna alla Svizzera, per essere assistiti a morire. Otto casi sono stati denunciati alla Procura Generale ma nessun parente é stato imputato. Tuttavia, l’incertezza ha indotto alcune persone a fare l’ultimo viaggio da sole, senza accompagnatori, in modo che questi non corrano il rischio di subire un processo penale. Lord Hope of Craighead, dando lettura al verdetto, ha affermato: "Per tale motivo altre persone hanno abbandonato l’idea del suicidio assistito e hanno avuto una morte penosa e indegna”. Sarah Wootton, direttrice di “Dignity in Dying”, ha detto che il verdetto dovrebbe fare chiarezza nella ”attuale confusione legale”. Ha aggiunto: “Una legge che non si capisce, anche se sostenuta o applicata dalla maggioranza del pubblico, è inadeguata. Il verdetto distingue tra l’incitazione malevola al suicidio e il sostegno compassionevole a chi ha deciso di morire. Questi atti sono trattati in modo diverso. Sempre più persone vogliono scegliere come finire la loro vita. Tuttavia, sino ad ora la legge non ha chiarito se le persone che accompagnano qualcuno a morire all’estero subiranno o meno un processo”. Il mese scorso, una proposta di emendamento alla legge vigente, presentato da Lord Falconer of Thoroton, che avrebbe eliminato il rischio di un processo penale per chi accompagna a morire all’estero un malato terminale, era stata respinta dalla Camera dei Lords, riunita non come Corte di Giustizia ma come seconda Camera legislativa. NB. Per la versione originale dell’articolo: www.timesonline.co.uk/tol/business/law/article6733559.ece Per il testo completo della sentenza: www.publications.parliament.uk/pa/ld200809/ldjudgmt/jd090730/rvpurd-1.htm) *************************************************** |
23/10/02 - Dal Segretario di LiberaUscita, Giampietro Sestini. La ns. vice-Presidente, prof. Maria Laura Cattinari, ha inviato ai componenti della 12° Commissione Sanità del Senato, in previsione della discussione sui ddl per il testamento biologico, il messaggio sottoriportato, che condividiamo pienamente. Oggetto: testamento biologico Pregiatissime/i Senatrici e Senatori Sono un socio di LiberaUscita, associazione nazionale, laica e apartitica (www.liberauscita.it) che da anni è impegnata per ottenere anche nel nostro Paese una buona legge che consenta di rispettare la volontà della persona nell’esercizio del suo diritto, costituzionalmente garantito (art.32) di poter rifiutare qualunque trattamento sanitario, non imposto per legge, anche quando sia sopraggiunta, per i più diversi motivi, l’incapacità in intendere e di volere. - la nomina, da parte della persona che stende l’atto, di un FIDUCIARIO, parente od amico, che sia la sua VOCE per tutto quanto non presente nel documento delle direttive anticipate di trattamento. “ Decida lui, il Fiduciario, in mia vece”. Se la legge che Vi apprestate a varare dovesse essere priva anche di uno solo di questi tre punti, la riterrei iniqua e già superata nei fatti dalle nuove esigenze e consapevolezze maturate dalla stragrande maggioranza delle e degli Italiane/i, così come appare chiaro da anni in tutti i sondaggi variamente commissionati. ................................................................................ Attenzione : dopo aver copiato e incollato il testo nella vostra lettera selezionate l'intero indirizzario tomassini_a@posta.senato.it ; saccomanno_m@posta.senato.it ; rizzotti_m@posta.senato.it ; rizzi_f@posta.senato.it ; poretti_d@posta.senato.it ; montani_e@posta.senato.it ; massidda_p@posta.senato.it ; marino_i@posta.senato.it ; levimontalcini_r@posta.senato.it ; ghigo_e@posta.senato.it ; fosson_a@posta.senato.it ; digirolamo_l@posta.senato.it ; digiacomo_u@posta.senato.it ; delillo_s@posta.senato.it ; cosentino_l@posta.senato.it ; chiaromonte_f@posta.senato.it ; calabro_r@posta.senato.it ; bianconi_l@posta.senato.it ; bianchi_d@posta.senato.it ; bassoli_f@posta.senato.it ; astore_g@posta.senato.it ; gustavino_c@posta.senato.it ; dambrosiolettieri_l@posta.senato.it ; gramazio_d@posta.senato.it ; bosone_d@posta.senato.it |
12/10/08 - Il commento di Giampietro Sestini in calce a questo articolo. Nel pomeriggio l'emorragia si è invece fermata spontaneamente. "Mi sarei aspettato una fine pacifica e senza polemiche" ha dichiarato il professor Carlo Alberto Defanti, medico curante della donna uscendo dalla clinica, "ma forse non sarà così perché il suo fisico sta reagendo". Il neurologo ha confermato che Eluana ha sofferto "un'emorragia uterina molto abbondante, non sappiamo per quali cause" ma, ha aggiunto, "nel pomeriggio si è arrestata. Se non ricomincia potrebbe riprendersi", ha spiegato Defanti il quale ha detto che "per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, me stesso e la clinica a non adottare misure salvavita". "Misure che potevano essere utili in una condizione normale, ma non in questa" ha concluso. Qualsiasi intervento non avrebbe infatti portato alcun miglioramento significativo nella non-vita di Eluana.
Commento del Segretario di LiberaUscita. Siamo vicini a papà Beppino in questo momento difficile. Ci consola leggere che questa volta non è solo. Leggiamo infatti che il prof. Defanti, medico curante di Eluana, ha dichiarato "per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, me stesso e la clinica a non adottare misure salvavita". Mi chiedo però: certamente la famiglia (e credo anche il medico curante) è da moltissimi anni d’accordo “a non adottare misure salvavita” (ivi compresa l’alimentazione e l’idratazione forzata), ma perché la clinica delle Miserecordine, che da moltissimi anni sottopone Eluana a misure salvavita non volute, questa volta è d’accordo? Mi viene un dubbio: che sia per loro preferibile che Eluana muoia per emorragia, ossia per morte “naturale” e quindi voluta dal Signore, piuttosto che per distacco dalle macchine, come deciso dalla giustizia degli uomini? Fra l’altro, così eviterebbero l’ennesima sentenza a loro contraria, quella che la Cassazione emetterà l’11 novembre p.v. , e tutto lo scalpore connesso alla successiva decisione di papà Beppino di staccare definitivamente la spina e porre termine alla tortura della figlia. |
9/10/08 - Riceviamo dal Segretario di LiberaUscita, Giampietro Sestini, questo commento aggiornato sul caso Englaro. Cari amici, oggi 8 ottobre 2008 si sono verificati due importanti avvenimenti che influeranno in futuro sull'iter del testamento biologico. |
2/10/08 - Dal Segretario di LiberaUscita Riceviamo e inoltriamo il commento del nostro socio onorario, Franco Toscani, alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della CEI, mons. Betori, circa i contenuti di una possibile legge sul testamento biologico. anni fa avevo scritto questo "pezzo", uscito sulla rivista di medical humanities "Janus" col titolo "Living Will, o Living Wish?". Ero certo che sarebbe finita così, ma sotto sotto conservavo ancora un pò di speranza, se non nei confronti dei massimi sistemi della politica, almeno nel buon senso e nell'interesse delle singole persone che vivono in questo sventurato paese. E invece mi sbagliavo: ormai l'Italia è patria di rassegnati e di drogati dai reality, inermi nei confronti di chiunque, incapaci di svegliarsi da questo letargo tossico nemmeno quando viene minacciato il proprio corpo e la propria anima. Ve lo propongo come un divertissement amaro. L'unico consiglio nuovo che potrei dare al malato dell'articolo (cioè a tutti noi) è: "Scappa, emigra, se puoi.". Si salvi chi può. Franco Toscani Living will or living wish? Dialogo tra un malato e il suo medico - Dottore, sono preoccupato. Ormai non sono più giovane, cominciano gli acciacchi e mi sto rendendo conto che prima o poi anch’io mi ammalerò seriamente e morirò. Alla morte sono anche preparato, ma quello che temo è la sofferenza inutile. Sa, l’accanimento terapeutico eccetera… - La legge le dà il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento che lei non condivida. Basta dire di no, e i medici si fermano. - Questo lo so, ma cosa succede se finisco per rimbambirmi, o andare in coma. Ha presente tutti quei vecchietti, più o meno svaniti, in ospizio o in ospedale…Mi vedo già in un letto con gli occhi persi, pieno di tubi, e tutti che tirano dritto. Se mi ritroverò paralizzato, o in coma irreversibile, o con l’Alzheimer, o con un cancro terminale, vorrei essere lasciato morire in pace. Se passa una legge sul Living Will, come in America, vorrei averne uno anch’io da tenere in tasca. Guardi, ne avrei fatto uno, mi dica se va bene. - Non va bene - Ma se non l’ha letto..!! - E’ scritto su un modulo prestampato. Deve essere scritto tutto a mano. - Ma chi l’ha detto? - Il Comitato Nazionale per la Bioetica. E poi deve farsi assistere da un medico, che deve controfirmare. - Va bene. Lo riscrivo a penna. E poi, già che sono qui, mi assista lei. Mi spieghi tutto, così potrò dire di essere stato ben informato, e me lo controfirmi. - Lo posso fare per le cose che riguardano le malattie generiche. Per quelle specialistiche si deve rivolgere ad uno specialista. - A chi, ad un oncologo? - Se si aspetta che le venga un cancro, sì. Ma potrebbe prendere anche qualche altra malattia. Vediamo un po’.. Direi che dovrebbe anche consultare un neurologo per le malattie neurologiche, ma anche un cardiologo, sapesse quanti infarti ci sono ancora! Ma anche un ematologo. E un rianimatore. E un infettivologo per l’AIDS, e un geriatra, e un otorinolaringoiatra. Naturalmente anche pneumologo e nefrologo. E.… - Ho capito, da ogni specialista possibile! - No, direi che si potrebbero escludere il pediatra e il ginecologo. - Ci perderò almeno un mese. - Ogni anno. Non vorrà che un documento così grave non abbia una scadenza. Metta che dopo averlo scritto si scopre una nuova cura: si giocherebbe la possibilità di approfittarne. - Ma io ho scritto “malattia terminale”, “condizioni irreversibili” ecc. Se non lo sono più e mi si può guarire e far vivere bene, è ovvio che… - Non è ovvio un bel niente. La data di scadenza ce l’ha perfino l’acqua minerale! E poi, guardi che ha scritto delle cose che non stanno né in cielo né in terra: ad esempio che non vuole la nutrizione artificiale. - E perché non dovrei? Non voglio tubi, non voglio essere nutrito a forza, non voglio gli antibiotici se mi viene una polmonite. Voglio solo che se ho dolore mi venga data della morfina e che mi si lasci morire in pace. E poi cosa c’entra: potrò ben fare come mi pare..?! - No. Non può chiedere cose che contraddicono il diritto positivo, le regole di pratica medica, la deontologia medica. - E come faccio a sapere se contraddicono o meno il diritto positivo? - Basta chiederlo al medico. O al prete. Però cattolico, altrimenti non vale. Può rifiutare solo le terapie sproporzionate o straordinarie. Rifiutarne altre comporterebbe una finalità eutanasica. - Ma sta scherzando? Che senso avrebbe nutrirmi per tenermi in una vita da vegetale! - La nutrizione non è “terapia”, e quindi non può rifiutarla. E anche sull’antibiotico avrei da ridire. E’ chiaramente un mezzo tutt’altro che straordinario. - E il sangue, allora? Non mi dirà che le trasfusioni non sono ordinarie! Mettiamo che diventi Testimone di Geova. - Sconsiglio vivamente. In Italia, per le minoranze non è aria. Raccomanderei piuttosto una iscrizione all’Opus Dei. Comunque, se vuole essere sicuro di venir preso sul serio deve scrivere che non vuole che le siano fatti interventi sproporzionati che palesemente costituiscano accanimento terapeutico. - Cioè? - Ad esempio, che se ha un cancro terminale e le viene un infartaccio, non la si sottoponga a by-pass, o che, con un Alzheimer avanzatissimo non le sia fatta una chemioterapia di terzo livello se le viene anche un cancro del pancreas. - Ma io non voglio nemmeno che mi si facciano un sacco di altre cose..!! - Si accontenti. Piuttosto che niente è meglio piuttosto. - Mi accontenterò pensando che almeno le situazioni più demenziali mi saranno risparmiate. - Dipende. - Come “dipende”! Sono o non sono “direttive anticipate”? Una “direttiva” è una cosa che dirige, che obbliga a fare. Una specie di “ordine” che va eseguito. O no? Se i medici non ubbidiscono finiscono in galera!! - No. Non sono “direttive anticipate” ma “Dichiarazioni anticipate di trattamento”. Il CNB dice che nella Convenzione di Oviedo, in inglese le hanno chiamate “whishes” cioè desideri. Un conto è ordinare, un’altro desiderare. Uno può desiderare ciò che vuole e dichiararlo quanto gli pare. Se vado in mezzo ad uno stadio e dichiaro che detesto il calcio dovrei aspettarmi che venga sospesa la partita? Con le direttive si “fa fare”, con le dichiarazioni si “fa conoscere”. Non crederà che si possa obbligare un medico ad accontentare qualsiasi desiderio, e di chiunque per giunta! E poi, chi è incapace di intendere e volere di solito non è in grado di pretendere né di obbligare nessuno. - Immagino che la persona che ho nominato come fiduciario si premurerà di esigere che i miei desideri, oltretutto gli ultimi, siano esauditi. - Sbagliato. I compiti del fiduciario - le leggo testualmente - “dovrebbero esclusivamente riassumersi nell’individuazione, in costante dialogo e confronto con i medici curanti, del miglior interesse del paziente divenuto incapace di intendere e di volere, a partire dalle indicazioni lasciate da costui nelle sue dichiarazioni anticipate.” - Vede che è come dicevo io? Il fiduciario è quello che individua qual’è la cosa che va meglio per me! - E allora? Quand’anche l’avesse individuata, il medico non lo può obbligare: deve semplicemente concordare con lui la via concreta da seguire. E per concordare si deve essere d’accordo in due. E se il medico non è d’accordo, farà quello che crede meglio fare. - Devo quindi solo sperare di trovare un medico che la pensa come me? - Esatto. Ma cosa credeva, che veramente il potere di decisione sarebbe stato lasciato a gente come lei? Inesperti e ignoranti, che solo perché hanno letto l’inserto Salute del giornale credono di sapere cosa sia meglio per loro? Ma mi faccia il piacere! Il documento del CNB indica chiaramente che i desideri devono essere tenuti in considerazione ma che questo non significa che debbano essere soddisfatti. Un medico non può essere costretto a fare cose che non condivide. I suoi desideri, li terrà in considerazione per quel tanto che meritano, e ,nel caso non li esaudisca, ne scriverà in cartella le motivazioni. Certo che dipende da chi è il medico: la valutazione degli eventi di fine vita si basa sostanzialmente sul suo modo di pensare, sulla sua etica. Ma vada tranquillo, io la penso come lei, e le prometto di accontentarla. - E se lei è in ferie, o ammalato, o muore prima di me..? - Ahimè! - Come sarebbe!!?? Mi sta dicendo che il mio Living Will è una lettera a Babbo Natale ma che chi decide quali regali comprare resta sempre il medico? Oltre tutto un medico che magari è lì solo per caso, o perché è di turno? Se non se la sente di accontentarmi, che giri il problema a qualcun altro meglio disposto!! - Ma si rende conto di quello che dice? Secondo lei, se mi venisse a chiedere di ammazzare sua moglie, invece di cacciarla a pedate, dovrei dirle no grazie non me la sento e darle il numero di telefono del killer che abita al piano di sotto? - Ma allora se questo documento non mi garantisce un bel niente, cosa devo fare per evitare una morte lenta e indegna? Suicidarmi? - Potrebbe essere una soluzione. Ma chi è in stato terminale confuso o in coma, di solito non ci riesce. Le suggerirei di diventare terminale la settimana di Ferragosto. Sono via tutti, fa caldo e nessuno ha voglia di discutere. Non si fa ricoverare così chiameranno me, che sono qui perché vado in ferie in giugno. E’ molto probabile che non le farei l’antibiotico, non le metterei una sonda nasogastrica per nutrirla, non la risusciterei se andrà in arresto cardiaco, non le farei una trasfusione.... - Come sarebbe a dire “è molto probabile”...? - Bè, da qui ad allora potrei cambiare opinione. |
19/09/08 - Dal Segretario di LiberaUscita
Riportiamo qui sotto l'articolo del nostro socio onorario Stefano Rodotà, pubblicato oggi su "la Repubblica", che spiega in modo esauriente e convincente perchè il diritto non può "divenire solo il custode delle arretratezze e delle paure". La tecnoscienza ha modificato e sconvolto profondamente i paradigmi della nostra vita, ma "quando viene il momento di dare spazio alla regola giuridica, troppo spesso si impugnano gli strumenti vecchi. Timorosi del nuovo, l’unica norma possibile sembra essere il divieto". Sono questi i principi per i quali ci battiamo. Grazie Stefano Giampietro Sestini SE LA LEGGE REGOLA LA VITA E LA MORTE – DI STEFANO RODOTA’ da: la Repubblica di giovedì 18 settembre 2008Ai politici prepotenti, ai giuristi impazienti, agli eticisti saccenti si addice l’ammonimento di Michel de Montaigne: «La vita è un movimento ineguale, irregolare e multiforme». Quest’intima sua natura fa sì che la vita appaia come irriducibile ad un carattere proprio del diritto: il dover essere eguale, regolare, uniforme. Da qui, da quest’antico e ineliminabile conflitto, nascono le difficoltà che oggi registriamo, più intense di quelle del passato perché l’innovazione scientifica e tecnologica fa progressivamente venir meno le barriere che le leggi naturali ponevano alla libertà di scelta sul modo di nascere e di morire. Proprio la natura, con le sue leggi che apparivano sottratte alla volontà umana, allontanava dal diritto l’obbligo di misurarsi con quel conflitto. I grandi codici, pur aprendosi tutti con una parte dedicata alle “persone”, ne ignoravano del tutto la fisicità, facendo minimi accenni al nascere e al morire. Di questi punti estremi del ciclo vitale si limitavano a registrare la naturalità. Era la natura che governava, e il diritto poteva silenziosamente stare a guardare. «Nella disciplina storica per molto tempo ha prevalso l’idea che il corpo appartenesse alla natura». Questa confessione di Jacques Le Goff può apparire sorprendente, perché da sempre riti e regole del potere, ma pure i ritmi della vita quotidiana e le pratiche mediche e magiche, hanno scandito le modalità d’uso del corpo, la sua libertà o il suo essere oggetto d’implacabile coercizione. Coglieva, però, un dato culturale, oggi sempre più respinto sullo sfondo da una artificialità che ci avvolge sempre più intensamente, che supera le barriere naturali, che consente scelte dove prima era solo caso o necessità. Di questo ci ha parlato la vicenda di Piergiorgio Welby e ci parla oggi quella di Eluana Englaro. Di questo ci parlano i tre milioni di bambini nati con le tecniche di procreazione assistita. Di questo ci parla Oscar Pistorius che, privo della parte inferiore delle gambe, le sostituisce con protesi in fibra di carbonio e non solo corre e vince nelle paraolimpiadi, ma si vede riconosciuto anche il diritto a partecipare alle olimpiadi vere e proprie, fa cadere la barriera tra “normodotati” e portatori di protesi e impone così una nuova nozione di normalità. |
17/09/08 - CASSAZIONE: IL MALATO HA DIRITTO A NON CURARSI Giampietro Sestini , Segretario di LiberaUscita |
3/08/08 . Da Gampietro Sestini, Segretario di LiberaUscitaSiamo al trionfo dell’ipocrisia. Sono almeno sette anni che il Parlamento, governato per cinque anni dal centrodestra e per due dal centrosinistra, non riesce, o meglio non vuole legalizzare il testamento biologico. Poi, finalmente, la Corte di Cassazione accoglie uno dei tanti ricorsi presentati dal padre di Eluana Englaro sulla base di un articolo della nostra Costituzione che dice esattamente: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Di conseguenza, la Cassazione rinvia il caso ai giudici milanesi, disponendo di accertare quale era l’effettiva volontà di Eluana quando era capace di intendere e di volere e quindi di decidere in conformità. I giudici, dopo aver accertato sulla base di varie circostanze che Eluana non avrebbe voluto essere sottoposta al trattamento che l’affligge da 16 anni, autorizzano il padre al distacco del sondino nasogastrico. Succede il finimondo. La Chiesa ed i politici filoclericali di ambedue gli schieramenti (ma in maggior parte del centrodestra) si scatenano per impedire a papà Englaro di eseguire una sentenza emessa in nome del popolo italiano e in aderenza alla Costituzione repubblicana. Il tribunale di Milano ricorre contro una sentenza dei suoi giudici. In tal modo i senatori “filoclericali” intendono stabilire per legge che l’alimentazione e l’idratazione artificiale NON COSTITUISCONO trattamento sanitario e NON VIOLANO il rispetto della persona umana, e pertanto NON RIENTRANO nei casi previsti dall’art. 32 della Costituzione, mentre i senatori “laici” intendono stabilire il contrario. E poiché i primi sono molto di più dei secondi, è facile prevedere come andrà a finire. |
16/07/08 - Articolo tratto da La Repubblica, Commento. |
15/07/08 - Un commento sul caso Eluana Englaro > Marco Cappato, radicale presidente dell'associazione Luca Coscioni, |
12/07/08 - ELUANA: "E' QUESTIONE DI GIORNI" Commento. Emessa la sentenza in esecuzione dei principi contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nella Convenzione di Oviedo, nella Costituzione Italia, nella ordinanza della Suprema Corte di Cassazione, inizia la controffensiva del Vaticano e dei clericali |
10/07/08 - Comunicato di LiberaUscita sul caso Englaro E’ dal 18 gennaio 1992, da quando è stata coinvolta in un incidente stradale, che Eluana giace in una clinica di Lecco, alimentata con un sondino nasogastrico, paralizzata, incosciente, muta, praticamente morta, ininterrottamente e inutilmente torturata per seimiladiciotto giorni, proprio lei che, avendo vissuto un caso analogo accaduto ad un suo amico sciatore, si era pronunciata contro tale accanimento terapeutico, peraltro vietato dalla Costituzione. |
7/04/08 - Da Giampietro Sestini Segretario di LiberaUscita Si riporta qui sotto l'articolo di Claudio Siniscalchi pubblicato su "Libero" del 23 aprile. A parte la strumentalizzazione del titolo chiaramente voluta dalla linea editoriale (Zapatero non ha inventato nulla: ha solo dato parziale applicazione a norme vigenti in Spagna ed a livello universale contro l'accanimento terapeutico, maliziosamente qualificate come una sorta di eutanasia), dobbiamo costatare come la decisione della Spagna di "istituire nelle comunità autonome (leggi per l'Italia: i Comuni) appositi registri dove i cittadini possano indicare in piena libertà la loro decisione di ricevere o meno determinati trattamenti medici" coincide perfettamente con l'iniziativa lanciata a Roma da LiberaUscita ed altre associazioni laiche per NUOVI SERVIZI DI CITTADINANZA.
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7/04/08 - Da Giampietro Sestini Segretario di LiberaUscita
La nostra Meri Negrelli ci ha inviato l'articolo sottoriportato, che commenta l'iniziativa del notaio Luigi Aricò, nostro socio, di autenticare le dichiarazioni anticipate di volontà per l'onorario simbolico di un euro (neppure le spese effettive). L’importante è dare un segnale forte: un euro per ogni «living will». «Gratis non potevo, per una questione di dignità professionale, ma era giusto che il prezzo fosse soltanto simbolico». Certo, se poi si vuole registrare l’ultima bio-volontà nel registro nazionale «con l’imposta si passa a 168 euro». |
5/04/08 - Da Libera Uscita Nel riportare qui sotto l'articolo di Miriam Mafai pubblicato su "la Repubblica" del 3 aprile, ricordo che abbiamo avuto modo di esprimerci sul tema allorché la federazione nazionale degli infermieri stava approvando un nuovo codice deontologico che prevedeva, tra l'altro, che in presenza di richieste dei pazienti "in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, l'infermiere si avvale dell’obiezione di coscienza" (vedi: IL PUNTO n° 43). Sostenemmo in quella occasione che un codice professionale di categoria non può essere contrario alla legge, alla quale – come giustamente osserva Miriam Mafai – tutti debbono attenersi, quali che siano le scelte etiche o religiose individuali. Di conseguenza, se un dottore o un farmacista si rifiutano di prescrivere o di vendere un prodotto farmaceutico consentito dalla legge, commettono un reato. O cambiano il loro comportamento o vanno sostituiti. Ci saremmo atteso che l’on. Gasparri, che aveva proposto il licenziamento di 67 professori soltanto perché avevano esercitato il loro diritto democratico di scrivere una lettera al Magnifico (?) Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, si sarebbe scagliato ancora più drasticamente contro coloro (il medico e il farmacista di Pisa) che impedivano ad altri cittadini di esercitare il loro diritto democratico. Ma Gasparri nulla ha detto in proposito. Aggiungo che la formulazione proposta per il nuovo codice deontologico degli infermieri allargava a dismisura il concetto di “obiezione di coscienza”, in quanto lo legava non soltanto ai” principi etici della professione” ma anche ai “valori” del singolo infermiere. Non soltanto, dunque, un infermiere testimone di Geova potrebbe rifiutarsi - come ipotizzato da Miriam Mafai - di prelevare il sangue ad un malato che ne ha bisogno, ma addirittura un infermiere razzista potrebbe rifiutarsi di curare un negro perché “in contrasto con i propri valori”. E’ triste dover costatare che mentre i gravissimi problemi del pianeta dovrebbero essere affrontati con il massimo di solidarietà da tutti gli esseri umani, il nostro Paese di distingue per le divisioni, la rissosità, l’egoismo individuale e di corporazione, l’inosservanza delle leggi, la criminalità diffusa, il razzismo, la mancanza di un senso unitario dello Stato e ora anche di laicità delle istituzioni.Cordiali saluti Ed è bene che sia così. A nessuno di noi, penso piacerebbe vivere in una società nella quale dovessimo chiedere al medico o al farmacista cui ci rivolgiamo quotidianamente quali sono le sue profonde convinzioni religiose. Faccio un esempio classico a proposito della necessaria neutralità di coloro che operano nello spazio pubblico, I Testimoni di Geova, come noto, sono contrari alle trasfusioni di sangue e la loro richiesta, per quello che so, viene rispettata nei nostri ospedali quando avanzata da un adulto cosciente. Ma un medico testimone di Geova che operi in un ospedale non potrà rifiutare, per quello che so, una trasfusione di sangue a un paziente che ne abbia bisogno. O dovrò chiedere al medico che mi opera, prima di entrare in sala operatoria, quali sono le sue convinzioni religiose? |
10/03/2008 - Dal Segretario di LiberaUscitaLeggiamo che il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, ha dichiarato che “sarà sua cura accertare se i valori cristiani sono realmente supportati da un vero impegno dei cattolici presenti nei vari schieramenti politici e dal rispetto promesso dai leader di quegli schieramenti».Banco di prova di tale accertamento sarà il "rifiuto di leggi sul testamento biologico e sulle coppie di fatto, il veto a nuove norme sulla diagnosi pre-impianto degli embrioni e, contemporaneamente, la richiesta di un pieno finanziamento delle scuole cattoliche" aggirando così il preciso dettato costituzionale.Apprendiamo inoltre che, secondo Benedetto XVI, “l’uomo ha sete di conoscenza dell’infinito, e vuole arrivare alla fonte della vita per sconfiggere la morte. Ma se si trovasse una pillola dell’immortalità sarebbe uno scenario spaventoso: il mondo si riempirebbe di vecchi e non ci sarebbe più spazio per i giovani”.Mi chiedo: come farà il cardinale Bertone ad accertare se “i valori cristiani sono realmente supportati da un vero impegno dei cattolici presenti nei vari schieramenti politici”? Anzitutto: come li identificherà? E poi, li interrogherà uno per uno? Farà firmare loro un atto scritto di impegno prima di autorizzare i parroci a votare per loro? Accetterà per valide anche le dichiarazioni firmate dai cattolici che di fatto si comportano pubblicamente contro i dettami della Chiesa? Inoltre: che cosa in concreto hanno “promesso” i leader dei vari schieramenti politici alla Chiesa Cattolica? E' vero che la legge elettorale voluta dal Governo Berlusconi conferisce alla Chiesa cattolica un vero e proprio potere di ricatto nei confronti di TUTTI gli schieramenti, ma i politici si illudono se credono veramente di aumentare i loro consensi prendendo ordini dalla Chiesa. Le elezioni spagnole dovrebbero pure insegnare qualcosa. Circa lo “scenario spaventoso” pronosticato da Ratzinger qualora l’uomo prosegua nella sua “sete di conoscenza”, si tranquillizzi pure. La scienza può aiutare l’uomo a soffrire meno su questa terra e - forse - conoscere le sue origini e quelle dell’universo, non certo a renderlo immortale. O invece il teologo Ratzinger teme appunto che attraverso la scienza si arrivi alla conclusione che non esiste alcun Dio? Sarebbe questo veramente uno "scenario spaventoso", ma per tutte le religioni, non certo per gli uomini. Altrettanto incomprensibile appare il timore che per colpa della scienza il mondo si riempia di vecchi quando viene espresso da chi predica "crescete e moltiplicatevi" e condanna l'uso dei contraccettivi. Cordiali saluti Giampietro Sestini |
Lunedì 28 gennaio 2008, alle ore 17:00 Il giovane francese Vincent Humbert è da tre anni legato ai macchinari dopo uno scontro con un camion che lo ha reso tetraplegico, muto e quasi cieco. Vincent rifiuta questa esistenza e con l’aiuto del pollice riesce a dettare una supplica al presidente Chirac – Le chiedo il diritto di morire – che commuoverà la Francia. Questo libro è la drammatica autodifesa di Frédéric Chaussoy, il medico responsabile del servizio Con l’occasione si svolgerà una tavola rotonda sul tema: Per informazioni: LiberaUscita, Via Genova 24 Roma – mobile: 338.9595790 (Anna Cicogna) – fax: 06.47823807 email: info@liberauscita.it – NB. Per accedere alla sala è necessario presentare un documento di riconoscimento |
15/11/07 - UNA LUCE NEL BUIO: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE – DI Giancarlo FORNARI Dovrebbe essere ormai vicino alla conclusione il tragico caso di Eluana Englaro grazie a una lucida, argomentata sentenza della Cassazione (n. 21748-07 - Prima sezione civile, Presidente Maria Gabriella Luccioli, estensore Alberto Giusti). Come abbiamo commentato “a caldo”, la sentenza si segnala non solo perché dovrebbe finalmente far cessare l'incredibile accanimento medico-giudiziario, protrattosi oltre quindici anni, nei confronti dell'infelice Eluana ma anche perché afferma in modo netto e con logica ineccepibile alcuni importanti principi di diritto in materia di decisioni di fine vita.Non ultimo quello della validità - anche in mancanza dell'attesa legge - delle direttive anticipate e quello dell'efficacia quanto meno interpretativa della Convenzione internazionale di Oviedo che le riconosce. Altrettanto importante è l'aver affermato che al contrario di quanto sostengono le gerarchie cattoliche i trattamenti cosiddetti di sostegno vitale (e cioè l'alimentazione, l'idratazione e la ventilazione forzata) sono veri e propri atti medici, che pertanto rientrano nel divieto di accanimento terapeutico e possono essere – al pari degli altri trattamenti – rifiutati dall'interessato. Il coraggio della legalitàUna sentenza che si limita ad applicare in modo logico e corretto la legge, ma che si può quasi definire una rarità nel clima di soggezione politica e culturale ai diktat, sempre più arroganti, delle gerarchie vaticane sui temi eticamente sensibili e, in particolare, su tutto quanto riguarda le scelte di fine vita. Per avere un'idea di questa “rinuncia della politica” può bastare questa citazione: “Decisi di non partecipare più alle votazioni e ne diedi notizia al Presidente del Senato”. (...) “Ma naturalmente, qualora fossero in ballo questioni di natura etica che attengano alla mia coscienza di appartenente alla Chiesa Cattolica e di suddito del Vescovo di Roma, io voterei perché «salus coscientiarium, defensio juris naturalis et christianae societatis, suprema lex esto»”. Chi ha scritto queste frasi in una lettera al Corriere il 9 novembre 2007 è un certo Francesco Cossiga, uno che è stato presidente della Repubblica Italiana e come tale ha giurato fedeltà alla nostra Costituzione, “suprema lex” dello Stato Italiano, e per questo è poi diventato anche senatore a vita. E adesso apprendiamo con raccapriccio che il Cossiga non era (non si sentiva) il “primo cittadino” dello Stato italiano ma il “primo suddito” del vescovo di Roma; e che per lui la lex suprema non era (non è) la nostra Costituzione, come noi ingenuamente pensavamo, ma il breviario della Chiesa cattolica. Ecco perché si è costretti a scomodare gli aggettivi “coraggiosa”, “rivoluzionaria”, per questa sentenza che non a caso è stata attaccata in modo pesante dalle gerarchie vaticane. Non a caso l'Osservatore Romano ha parlato di "relativismo dei valori", che risulta "inaccettabile soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita". Addirittura, secondo il giornale del Papa, "nel vuoto legislativo, una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia". Come sempre il Vaticano fa del terrorismo, visto che per questo bisognerebbe passare sui cadaveri dei Cossiga e dei Rutelli, per non parlare delle Binetti, dei Fioroni e dei cattofascisti alla Storace. Ma c'è di più, perché "introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili". "Attribuire a ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza" (cosa che la Cassazione, per la verità, non ha neppure detto) avrebbe infatti "delle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico". Ben diverso, invece, il commento di Stefano Rodotà (vedi l'intervista rilasciata a “Resistenza laica”), secondo il quale i giudici “sono partiti dai principi” come quello della “libertà di cura”, della “tutela del diritto alla salute”, della “illegittimità di trattamenti medici contrari al rispetto della persona umana fissato dall'art. 32 della Costituzione”. Così facendo la Cassazione “ha reso esplicita la trama costituzionale che, come ben si sa, in queste materie, è oggetto di applicazione diretta ai rapporti tra privati. In ipotesi come queste non c’è bisogno dell’intermediazione del legislatore”. Il percorso logico E infatti è proprio dalla Costituzione, da quella lex suprema spesso ignorata, che ha preso le mosse la sentenza: stabilendo, innanzitutto, che esiste un diritto, consacrato dall'articolo 32, all'autodeterminazione delle cure. Cardine di questo diritto è l'informazione: il paziente deve essere informato, ad opera del medico, del tipo di cure praticate e della loro efficacia in termini di rapporto costi-benefici. E le cure possono essere intraprese solo “dopo” che il paziente vi abbia dato il suo “consenso informato”, che costituisce quindi l'unica legittimazione del trattamento sanitario. Anche nel codice di deontologia medica del 2006 – ricorda la Corte - si ribadisce che «Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l'acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente». Il consenso informato “ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale”. Ciò è conforme al principio personalistico che secondo la Corte anima la nostra Costituzione, la quale “vede nella persona umana un valore etico in sé, vieta ogni strumentalizzazione della medesima per alcun fine eteronomo ed assorbente, concepisce l'intervento solidaristico e sociale in funzione della persona e del suo sviluppo e non viceversa, e guarda al limite del «rispetto della persona umana» in riferimento al singolo individuo, in qualsiasi momento della sua vita e nell'integralità della sua persona, in considerazione del fascio di convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche che orientano le sue determinazioni volitive”. Non siamo, cioè, nello Stato etico che volevano i totalitaristi fascisti e ora vorrebbero i totalitaristi cattolici: la società e le sue leggi non possono trasformare in un “dovere” il “diritto” alla vita e alla salute della persona. Niente limiti all'autodeterminazioneDeve perciò escludersi – ha ribadito la Corte - che il diritto all'autodeterminazione terapeutica del paziente incontri un limite “allorché da esso consegua il sacrificio del bene della vita”.“Benché sia stato talora prospettato un obbligo per l'individuo di attivarsi a vantaggio della propria salute o un divieto di rifiutare trattamenti o di omettere comportamenti ritenuti vantaggiosi o addirittura necessari per il mantenimento o il ristabilimento di essa, il Collegio ritiene che la salute dell'individuo non possa essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva.” Non esiste, in altri termini, un “dovere di curarsi” come principio di ordine pubblico. Il medico potrà, semmai, provare a “persuadere”, ma non potrà mai “imporre”. Anche il codice della sanità pubblica francese, nel testo modificato dalla cosiddetta Legge Leonetti (approvata in Francia sull'onda dell'emozione suscitata dal tragico caso di Vincent Humbert, vedi: www.liberauscita.it/online/wpcontent/uploads/2007/11/legge_leonetti.pdf) stabilisce che “quando una persona in fase avanzata o terminale di una affezione grave e incurabile, qualunque ne sia la causa, decide di limitare o arrestare ogni trattamento, il medico rispetta la sua volontà dopo averlo informato delle conseguenze della sua scelta”. Le direttive anticipate e il caso EnglaroOvviamente le cose cambiano se l'interessato non è in grado di manifestare la propria volontà a causa di uno stato di incapacità totale, a meno che, dice la Corte – facendo una prima, importante ammissione implicita della validità del testamento biologico - “non abbia, prima di cadere in tale condizione, allorché era nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, specificamente indicato, attraverso dichiarazioni di volontà anticipate, quali terapie egli avrebbe desiderato ricevere e quali invece avrebbe inteso rifiutare nel caso in cui fosse venuto a trovarsi in uno stato di incoscienza”. Ma questo non è il caso di Eluana Englaro, la quale “non ha predisposto, quando era in possesso della capacità di intendere e di volere, alcuna dichiarazione anticipata di trattamento”, ed ora è affidata, per la sopravvivenza fisica, all'alimentazione e idratazione artificiali somministratele attraverso un sondino nasograstrico. Per le sue condizioni, Eluana è stata interdetta ed il padre è stato nominato suo legale rappresentante. Ed è grazie al rappresentante, afferma la Corte, che si potrà ricreare il necessario dualismo medico-paziente in ordine all'accettazione e alla praticabilità delle cure. Il diritto di accettare o respingere i trattamenti sanitari non può essere infatti limitato, se non si vuole calpestare il principio costituzionale di eguaglianza, alle persone in grado di intendere e di volere, ma deve essere esteso agli incapaci, che lo esercitano - in mancanza di direttive anticipate – attraverso il proprio rappresentante. La Convenzione di OviedoQuesto potere è espressamente previsto dalla nostra legislazione e la stessa Convenzione di Oviedo afferma che “quando una persona maggiore di età non possiede – a causa di un handicap mentale, di una malattia o di altro motivo similare (ad esempio, uno stato comatoso), la capacità di dare il consenso ad un intervento, questo non può essere effettuato senza l'autorizzazione del suo rappresentante”. In ogni caso, “nessun intervento può essere effettuato su di una persona incapace se non per il suo beneficio diretto”. E secondo la Corte, è possibile invocare le prescrizioni della Convenzione, anche se questa non ha ricevuto ancora la ratifica dallo Stato italiano sebbene una legge del Parlamento l'abbia autorizzata. E' chiaro che la Convenzione, fino alla ratifica, dovrà cedere di fronte a norme interne contrarie, ma può e deve essere utilizzata (come si evince anche dalle sentenze della Corte costituzionale) nell'interpretazione di norme interne al fine di dare a queste una lettura il più possibile ad essa conforme. I principi della Convenzione, in altri termini, “fanno già oggi parte del sistema e da essi non si può prescindere”. Il limite dei poteri del rappresentanteQuesto non vuol dire – tiene a puntualizzare la Corte – che il rappresentante abbia un potere indiscriminato di esprimere i propri intendimenti in ordine ai trattamenti sanitari dell'incapace. Il suo intervento incontra infatti dei limiti, connaturati al fatto che la salute è un diritto personalissimo e che la libertà di rifiutare le cure "presuppone il ricorso a valutazioni della vita e della morte, che trovano il loro fondamento in concezioni di natura etica o religiosa, e comunque (anche) extragiuridiche, quindi squisitamente soggettive".Proprio in base al carattere personalissimo del diritto alla salute dell'incapace non compete al tutore, investito di una funzione di diritto privato, un potere incondizionato di disporre della salute della persona in stato di totale e permanente incoscienza. Nel consentire al trattamento medico o nel dissentire dalla prosecuzione dello stesso sulla persona dell'incapace, la rappresentanza del tutore è infatti sottoposta a un duplice ordine di vincoli: egli deve, innanzi tutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace; e, nella ricerca del best interest, deve decidere non “al posto” dell'incapace né "per" l'incapace, ma "con" l'incapace: quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche”. La sentenza del tribunale tedescoMa, al contempo, il tutore non può nemmeno trascurare l'idea di dignità della persona dallo stesso rappresentato manifestata, prima di cadere in stato di incapacità, dinanzi ai problemi della vita e della morte. E qui la Corte fa un richiamo a numerose sentenze di giurisdizioni estere, tra le quali ci sembra importante citare la sentenza 17 marzo 2003, con la quale il Bundesgerichtshof afferma che se un paziente non è capace di prestare il consenso e la sua malattia ha iniziato un decorso mortale irreversibile, devono essere evitate misure atte a prolungargli la vita o a mantenerlo in vita qualora tali cure siano contrarie alla sua volontà espressa in precedenza sotto forma di cosiddetta “disposizione del paziente”: e ciò in considerazione del fatto che la dignità dell'essere umano impone di rispettare il suo diritto di autodeterminarsi, esercitato in situazione di capacità di esprimere il suo consenso, anche nel momento in cui questi non è più in grado di prendere decisioni consapevoli. E se non fosse possibile accertare tale chiara volontà del paziente, si può valutare l'ammissibilità di tali misure secondo la sua presunta volontà, la quale deve, quindi, essere identificata, di volta in volta, anche sulla base delle decisioni del paziente stesso in merito alla sua vita, ai suoi valori e alle sue convinzioni”. La condizione del malato in S.V.P. Anche su questo punto la posizione della Corte è estremamente chiara. Da un lato afferma che la persona in stato vegetativo permanente “è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente”. Ma - “accanto a chi ritiene che sia nel proprio miglior interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, anche privo di coscienza - c'è chi, legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno”.Secondo la Cassazione, uno Stato, come il nostro, organizzato, per fondamentali scelte vergate nella Carta costituzionale, sul pluralismo dei valori, e che mette al centro del rapporto tra paziente e medico il principio di autodeterminazione e la libertà di scelta, non può che rispettare anche quest'ultima decisione.All'individuo che, prima di cadere nello stato di totale ed assoluta incoscienza, tipica dello stato vegetativo permanente, abbia manifestato, in forma espressa o anche attraverso i propri convincimenti, il proprio stile di vita e i valori di riferimento, di non voler accettare l'idea di un corpo destinato, grazie a terapie mediche, a sopravvivere alla mente, l'ordinamento dà quindi la possibilità di far sentire la propria voce in merito alla disattivazione di quel trattamento attraverso il rappresentante legale. Il quale, nell'esprimere quella voce, deve però sottostare a precisi limiti. Conta la volontà del rappresentato e non quella del rappresentanteLa ricerca della presunta volontà della persona in stato di incoscienza - ricostruita, alla stregua di chiari, univoci e convincenti elementi di prova, non solo alla luce dei precedenti desideri e dichiarazioni dell'interessato, ma anche sulla base dello stile e del carattere della sua vita, del suo senso dell'integrità e dei suoi interessi critici e di esperienza - assicura che la scelta in questione non sia espressione del giudizio sulla qualità della vita proprio del rappresentante, ancorché appartenente alla stessa cerchia familiare del rappresentato, e che non sia in alcun modo condizionata dalla particolare gravosità della situazione, ma sia rivolta, esclusivamente, a dare sostanza e coerenza all'identità complessiva del paziente e al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona. Tirando le somme: “in una situazione cronica di oggettiva irreversibilità del quadro clinico di perdita assoluta della coscienza, può essere dato corso, come estremo gesto di rispetto dell'autonomia del malato in stato vegetativo permanente, alla richiesta, proveniente dal tutore che lo rappresenta, di interruzione del trattamento medico che lo tiene artificialmente in vita, allorché quella condizione, caratterizzante detto stato, di assenza di sentimento e di esperienza, di relazione e di conoscenza - proprio muovendo dalla volontà espressa prima di cadere in tale stato e tenendo conto dei valori e delle convinzioni propri della persona in stato di incapacità - si appalesi, in mancanza di qualsivoglia prospettiva di regressione della patologia, lesiva del suo modo di intendere la dignità della vita e la sofferenza nella vita”. Le misure di “sostegno vitale” sono vere e proprie terapie“Non v' è dubbio infatti, secondo la Corte, che “l'idratazione e l'alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscono un trattamento sanitario. Esse, infatti, integrano un trattamento che sottende un sapere scientifico che è posto in essere da medici, anche se poi proseguito da non medici, e consiste nella somministrazione di preparati implicanti procedure tecnologiche. Tale qualificazione è convalidata dalla comunità scientifica internazionale (si veda nel sito www.liberauscita.it il documento dei medici specialisti di tali trattamenti); si allinea, infine, agli orientamenti della giurisprudenza costituzionale, la quale ricomprende il prelievo ematico - anch'esso "pratica medica di ordinaria amministrazione" - tra le misure di "restrizione della libertà personale quando se ne renda necessaria la esecuzione coattiva perché la persona sottoposta all'esame peritale non acconsente spontaneamente al prelievo". Un'ultima precisazione riguarda i poteri/doveri del giudice: non spetta a lui ordinare ai medici di “staccare la spina”, ma controllare la legittimità della scelta del rappresentante legale ed eventualmente autorizzarla. Il principio di dirittoSulla base di queste considerazioni la Corte ha stabilito il seguente principio di diritto al quale dovrà adeguarsi la decisione del giudice del rinvio (un'altra sezione della Corte d'Appello di Milano): “Ove il malato giaccia da moltissimi anni (nella specie, oltre quindici) in stato vegetativo permanente, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificia1mente in vita mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore speciale, il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario (fatta salva l'applicazione delle misure suggerite dalla scienza e dalla pratica medica nell'interesse del paziente), unicamente in presenza dei seguenti presupposti: (a) quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; (b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona. Ove l'uno o l'altro presupposto non sussista, il giudice deve negare l'autorizzazione, dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dal grado di salute, di autonomia e di capacità di intendere e di volere del soggetto interessato e dalla percezione, che altri possano avere, della qualità della vita stessa”. ConclusioniCome risulta evidente dalle ampie citazioni che ne abbiamo fatto, la sentenza ha risolto con grande equilibrio la problematica relativa alle decisioni di fine vita nei confronti di una persona che si trovi in uno stato vegetativo permanente. E siccome i paletti posti nei confronti della interruzione dei trattamenti di sostegno vitale (le condizioni di cui ai punti a e b) sono estremamente scrupolosi, non condividiamo affatto il timore – espresso dalla nostra vice presidente Maria Di Chio in un commento peraltro interessante, pubblicato nel sito dell’associazione- che la sentenza si presti ad essere interpretata “in modo più largo e grossolano” e quindi ad offrire “la possibilità di intervenire su soggetti in SV per interromperne l’alimentazione artificiale”.Avremmo, semmai, il timore contrario, perché nel momento in cui subordina l'interruzione del trattamento non solo alla verifica di una precedente volontà in tal senso dell'interessato ma anche all'accertamento della irreversibilità dello stato vegetativo permanente la Corte entra indirettamente in contraddizione (come rilevato dalla stessa Di Chio) con le precedenti affermazioni, contenute nella sentenza, che il consenso informato è l’unico fondamento della legittimità dell’atto medico. Ma riteniamo si tratti di una contraddizione solo apparente, determinata dal fatto che la Corte, avendo ammesso una certa elasticità nel giudizio che dovrà essere dato circa la volontà di Eluana di interrompere le terapie (ricostruibile in forma anche inespressa, “attraverso i propri convincimenti”), ha voluto cautelarsi dalle accuse che sicuramente le sarebbero state rivolte dai tanti “defensores juris naturalis et christianae societatis” in circolazione. Torneremo su questo punto tra poco. Intanto vogliamo però ribadire che qualche marginale perplessità non toglie nulla al grande valore della sentenza, che può essere considerata una pietra miliare lungo il difficile cammino del sistema giuridico verso un assetto equilibrato della materia riguardante le scelte di fine vita, per i principi che contiene e che vanno bene al di là del caso su cui si è trovata a giudicare: perché riafferma i valori della dignità della vita e dell'autonomia della persona di fronte a imposizioni dello stato, della società, delle religioni, dei giudici, dei medici; perché ribadisce che “la salute dell'individuo non può essere oggetto di imposizione autoritativo-coattiva” e che il rapporto medico-paziente deve essere necessariamente un rapporto dualistico, all'interno del quale, se c'è contrasto, la volontà che deve prevalere è quella del paziente e non quella del medico, quali ne siano le conseguenze (con ciò risolvendo in senso positivo casi come quello Welby-Riccio); perché afferma che nello stato di incapacità occorre fare riferimento alla volontà precedentemente espressa dal paziente (con ciò dando indiretto riconoscimento legale al testamento biologico); perché, infine, riconosce la validità nel nostro ordinamento, sia pure al momento solo ai fini interpretativi, della Convenzione di Oviedo. Che fareCome bene ha detto il nostro socio onorario Veronesi, con questa sentenza si ripete nel nostro Paese “una situazione capovolta, in cui sono i giudici a sopperire alla politica. Non è la prima volta che la nostra magistratura dimostra una fedeltà ai principi della Costituzione e un'apertura ai nuovi valori e bisogni dei cittadini, che purtroppo non sa esprimere la classe politica”.Purtroppo la citazione che abbiamo fatto all'inizio dimostra quanto sia problematico immaginare che questa classe politica possa arrivare a scelte che siano sia pure in minima contraddizione con i valori – presentati a priori come “non negoziabili” – che esprimono le gerarchie vaticane, che non lasciano passare un giorno senza esprimere la loro feroce opposizione non solo all'eutanasia ma pure al testamento biologico. E se di quest'ultimo volessero sentir parlare, sarebbe in una forma svirilizzata, in quanto: a) non potrebbe contenere la contrarietà alle misure di idratazione, alimentazione e ventilazione forzata le quali, al contrario di quanto affermano i medici, per le gerarchie cattoliche (che naturalmente sanno di medicina più dei medici), non sono atti medici ma “pratiche naturali”; b) si dovrebbe lasciare ai medici l'ultima parola nel senso che questi, secondo scienza e coscienza, avrebbero il potere/dovere di applicare o no le indicazioni contenute nel testamento. Che si stia andando o comunque si possa andare in Senato verso una soluzione di questo tipo lo hanno fatto capire gli stessi rappresentanti del centro sinistra, come si può leggere dall'intervista che pubblichiamo. Un vero capolavoro - se venisse fuori una legge del genere - di ipocrisia gesuitica.Queste conseguenze sono scontate se i laici - o i sedicenti laici, a questo punto bisogna dire - pensano di poter trattare sui temi etici (come purtroppo li ha invitati a fare lo stesso Presidente Napolitano) con persone od enti che si dichiarano portatori di verità assolute e valori “non negoziabili”. I risultati a questo punto sono due: o non si fa nessuna legge o si fa una legge come vorrebbero loro. E quindi si finisce sempre con dargli ragione. E' una fortuna che quando si dovette discutere la legge sul divorzio ci fosse gente in Parlamento che non stava troppo a negoziare con chi era portatore di un valore assoluto come l'indissolubilità del sacramento matrimoniale, altrimenti staremmo ancora a combattere con la Sacra Rota. Laicismo significa, invece, capire che ci sono persone che possono avere valori diversi, e cercare di trovare un contemperamento normativo che assicuri un'equa dignità e un giusto riconoscimento a questi valori. Come fa ad esempio la Cassazione, nella sentenza che abbiamo esaminato, quando afferma che “accanto a chi ritiene che sia nel proprio miglior interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, anche privo di coscienza, c'è chi, legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno”. Sottinteso: perché dovremmo rispettare la volontà del primo e non anche quella del secondo? E' sempre della loro vita, che si tratta. Allo stesso modo, accanto a chi considera un “valore assoluto” e “non negoziabile” l'indissolubilità del matrimonio ed è disposto a rispettare questo dogma anche se il coniuge si è macchiato delle colpe più gravi, dall'abuso di droga a quello dei figli (“perché l'uomo non deve separare ciò che Dio ha unito”) c'è anche chi considera suo diritto mettere fine a un vincolo che può provocare solo dolori. Se il primo vuole rispettare il dogma della religione in cui crede, affar suo, ma perché dovrebbe obbligare a rispettarlo anche il secondo – che non crede, oppure crede diversamente da lui? Per il testamento biologico siamo di fronte ancora una volta, come purtroppo sempre in questo paese, al conflitto tra tolleranza/intolleranza, pluralismo/assolutismo. Non solo la Chiesa cattolica vuole (del tutto giustamente) che siano rispettati i suoi valori ma pretende di imporli a tutti: non solamente ai suoi seguaci e militanti, ma a tutto il resto del mondo; e di imporli non attraverso la persuasione e la predicazione ma mediante una legge dello Stato, ancora e sempre suo braccio secolare. Il vero credente è convinto che la vita sia un dono di Dio e non sia lecito in nessun modo abbreviarla? Benissimo, è nel suo pieno diritto. Ma perché dovrebbe voler vietare a chi in Dio non crede affatto o a chi, pur credendovi, ritiene che in alcune circostanze la vita possa essere non un dono ma una terribile condanna, di abbreviarla se ritiene di non poterla più sopportare?Inutile porre queste domande agli zelanti “sudditi del vescovo di Roma”, quelli che considerano il suo breviario “suprema lex” e si alzano con la febbre per andare a votare contro qualunque progetto possa minimamente discostarsi dai diktat di oltre Tevere. E quindi, visto che se ne discute inutilmente da più di un anno, archiviamo ormai, in questo clima politico, ogni residua speranza di vedere approvata anche in Italia una legge sul testamento biologico che non sia un orribile pateracchio. Certo, come ha detto Veronesi, una legge che stabilizzi le volontà del cittadino e le renda vincolanti sarebbe auspicabile, ma meglio nessuna legge che una cattiva legge. Tanto più ora che la Cassazione ha affermato in modo preciso la validità delle direttive anticipate e l'efficacia nel nostro ordinamento (sia pure ai fini interpretativi) della Convenzione di Oviedo. E non ci preoccupa – relativamente allo stato vegetativo permanente – la condizione della irreversibilità posta dalla sentenza, in quanto la riteniamo limitata alla fattispecie oggetto di giudizio, e cioè a situazioni, come quella di Eluana, in cui manca una direttiva esplicita e formale del paziente. In ogni caso, come suggerisce giustamente Di Chio, se vogliamo garantirci dal prolungamento ad libitum delle cure in tali condizioni non terminali, dovremo inserire molte e dettagliate specificazioni nel nostro formulario delle direttive anticipate.Accantonate dunque - salvo miracoli in cui da laici però poco crediamo - le aspettative circa una prossima legalizzazione del testamento biologico, l'alternativa che oggi si apre davanti ad associazioni come la nostra, dopo la sentenza della Cassazione sul caso Englaro, è quella di adoperarsi il più possibile per sensibilizzare l'opinione pubblica e incentivare le persone a sottoscrivere il testamento, ormai considerato valido nel nostro Paese in base alla Convenzione di Oviedo e come logica estensione del consenso informato alle cure. Sapendo – citiamo ancora Veronesi - di essere giuridicamente protetti dalla Costituzione e da una Magistratura (ricordiamo anche il proscioglimento di Mario Riccio ad opera del Gup della Capitale) che dimostra di avere la forza di difenderla. Per usare una frase purtroppo negli ultimi tempi abusata da uomini politici dai comportamenti tutt'altro che cristallini, è bello sapere che ci sono dei giudici a Roma.Giancarlo Fornari, Presidente di Libera uscita (Il testo originale della sentenza è pubblicato nel sito di LiberaUscita, rubrica “Documenti”). |
6/11/07 - Sintesi e commento a cura di Maria Di Chio dell' Associazione LiberaUscita Sentenza della Cassazione su Eluana Englaro. La sentenza della Cassazione inizia ricostruendo la storia delle sentenze su Eluana. Ecco l’iter. Il Tribunale di Lecco con decreto 2 /2/2006 ha dichiarato inammissibile il ricorso di Beppino Englaro, con il quale chiedeva per sua figlia Eluana l’emanazione di un ordine di interruzione dell’alimentazione forzata mediante sondino nasogastrico:
2) anche se il tutore e il curatore potessero farlo, la domanda dovrebbe essere rigettata, perché contrasta con i principi espressi dall’ordinamento costituz, ai sensi dell’art. 2 e 32 (art. 2: doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; art. 32: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività).In base agli art. 13 e 32 della Cost ogni persona capace di intendere e volere può rifiutare qualsiasi trattamento terapeutico e nutrizionale fortemente invasivo, anche se necessario alla sua sopravvivenza. Ma, se la persona non è capace, il conflitto tra diritto di libertà e di autodeterminazione e diritto alla vita è solo ipotetico e deve risolversi a favore di quest’ultimo. Infatti, non potendo la persona esprimere alcuna volontà, non vi è alcun profilo di autodeterminazione o di libertà da tutelare.Contro tale decreto B. E ha proposto reclamo alla Corte d’appello di Milano, chiedendo l’interruzione dell’alimentaz forzata, in quanto “ trattamento invasivo della sfera personale, perpetrato contro la dignità umana”.
Inoltre l’interruzione dell’alimentazione equivarrebbe ad un’eutanasia indiretta omissiva. Commento conclusivo A questo punto possiamo fare qualche altra osservazione conclusiva, oltre a quelle già inserite nel corso della sintesi della sentenza. È’ evidente che tale sentenza conferma ulteriormente la legittimità del comportamento del dr. Riccio nei riguardi di Piergiorgio Welby. Affermando con forza e con gli adeguati riferimenti giuridici che il CI è il fondamento, che legittima l’intervento del medico sul paziente, e che l’obbligo della cura da parte del medico viene meno, se manca o se viene revocato il CI, si toglie ogni dubbio su ciò che il medico deve fare di fronte ad un paziente che rifiuta la terapia. Questo principio è valido anche per l’incapace, che, attraverso il suo rappresentante legale, può far valere la sua volontà, anche se non ha lasciato per iscritto disposizioni sui trattamenti che intende rifiutare, in determinate condizioni estreme. Maria Di Chio |
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EUTANASIA: SONDAGGIO CHOC "E' un dato inquietante - commenta Carpino - e che smentisce quanti sostengono che tutti i familiari stretti dei malati vogliono che al loro caro non venga staccata la spina". *************************************************** |
16/09/07 - LiberaUscita
Associazione nazionale laica e apolitica per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell'eutanasia Via Genova, 24 - 00184 Roma apertura sede: lun-merc-ven. ore 8:30 - 10:30 tel e fax: 0647823807 sito web: www.liberauscita.it email: info@liberauscita.it Di fronte all’ultima, ennesima presa di posizione della Chiesa contro il principio dell’autodeterminazione del malato in materia di trattamenti sanitari ai quali essere sottoposto (leggi articolo allegato), ci sia consentito qualche commento.1. Chi ancora auspicava un “ravvedimento” della Chiesa in merito ai trattamenti sanitari forzati CONTRO la volontà dei malati, può perdere ormai ogni speranza. La pronuncia della Congregazione per la dottrina della Fede è una sentenza senza appello, partorita dopo due anni di gestazione, che si ricollega ai papi Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, che è stata approvata dal papa attuale Benedetto XVI, che è conforme al pensiero dell’intera Conferenza Episcopale Italiana e – ne siamo sicuri – del Sant’Uffizio di beneamata memoria. 2. Evidentemente il ministro della salute, Livia Turco, confonde la laicità con la vigliaccheria quando dichiara che «lo Stato è laico, per cui non è detto che si debba commentare tutto quello che dice il Papa». La verità è che lo Stato, o meglio il Governo, è schiavo della Chiesa, grazie alla sciagurata legge elettorale (approvata dal precedente Governo) che le consente di ricattare politicamente e a tutto campo sia la maggioranza che la minoranza. La strategia del “ricatto politico” è iniziata con l’invito-minaccia rivolto ai cattolici di astenersi dal voto in occasione del referendum sulla legge per la fecondazione assistita, è proseguita con l’opposizione ai DICO, al testamento biologico e al divorzio breve, con la richiesta di revisione della legge sull’aborto, col rifiuto di pagare l’ICI sugli immobili destinati ad esercizi commerciali, senza parlare dell'eutanasia. Tutto ciò in barba al Concordato. Il “no comment” del Ministro non è ispirato dalla saggezza ma dalla paura. 2.«La vita è dono di Dio e spetta solo a Dio decidere quando deve considerarsi conclusa». E’ un ritornello che ci sentiamo ripetere continuamente, al quale abbiamo sempre risposto, terra-terra, che se la vita è un dono di Dio all’uomo, è l’uomo che ha il diritto di disporne. In caso contrario non è un dono, ma un prestito, un “leasing” con patto di riservato dominio. Ma anche volendo accedere alla seconda ipotesi di un “dono non donato”, resta il fatto che Dio avrebbe nel tempo cambiato idea. Ossia, per milioni di anni, quando non esistevano le macchine per l’alimentazione e la ventilazione forzata, Dio decideva che gli uomini dovevano crepare. Oggi, che la scienza (la stessa scienza per altri versi demonizzata dalla Chiesa) ha inventato macchine e farmaci per prolungare la vita oltre il suo termine naturale, Dio “avrebbe” deciso che gli uomini prima di morire debbano essere sottoposti ad una tortura da loro non voluta. Vista così, ha ragione Marco Cappato quando accusa la Chiesa di aver assunto «paradossalmente una posizione materialista». 3. In determinati casi, è però la Chiesa a decidere al posto di Dio. Infatti, “quando il paziente non assimila cibo e liquidi», di fronte al «sopraggiungere di complicazioni», nei «casi di estrema povertà», se l'ammalato vive «in regioni molto isolate e povere», allora il trattamento artificiale può essere sospeso. E allora, a chi spetta decidere sulla fine del 'dono'? A Dio? Alla Chiesa? Talora all'uno e talora all'altra? E il principio di autodeterminazione, che fine ha fatto?4. Secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede, coloro che sostengono il diritto del paziente a “staccare la spina” «mettono in dubbio la stessa 'qualità umana' dei pazienti in stato vegetativo permanente». Niente di più falso e demagogico. Nessuno mette in dubbio la “qualità umana” dei pazienti in stato vegetativo permanente, semmai è la Congregazione della Fede a dubitarne, visto che non riconosce loro il diritto che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Costituzione Italiana garantiscono a TUTTI gli esseri umani.5. Ci fa piacere che la Congregazione della Fede abbia riconosciuto che «l'ammalato ha sempre diritto ad una assistenza sanitaria di base (nutrizione, idratazione, igiene, riscaldamento, ecc.) ed alla prevenzione delle complicazioni legate all'allettamento. Questi ammalati hanno anche diritto a un intervento riabilitativo mirato ed al monitoraggio dei segni clinici di una eventuale ripresa». Giusto. Ma spetta al legislatore italiano stabilire modi e forme dell’assistenza sanitaria, visto che viene finanziata con le tasse pagate dai cittadini italiani. O forse era un richiamo a quelle nazioni dove l’assistenza sanitaria pubblica non è prevista?6. Il segretario della Federazione medici di famiglia, Giacomo Milillo, quando dichiara che «occorre intervenire caso per caso, rispettare la volontà del paziente e non si può dire che l'alimentazione forzata sia un metodo naturale» sembra ignorare che in Italia è REATO rispettare la volontà del paziente.7. Ed infine Luca Volontè, capogruppo UDC alla Camera. Ha plaudito - non avevamo dubbi - all'iniziativa pontificia, arrivando ad accusare i sostenitori dell’eutanasia di «essere becchini anticattolici». Grazie, caro Volontè, di un epiteto così cortese e democratico: Lei dà ragione a Beppe Grillo quando sostiene che la classe politica italiana deve andare affanculo.Cordiali saluti. Giampietro Sestini |
11/05/07 - Da LiberaUscitaS'informa che una delegazione della ns. associazione, composta dal Presidente prof. Giancarlo Fornari, dallo scrivente Segretario e dalle consulenti scientifiche Rossana Cecchi, prof.ssa all'Istituto di medicina sociale della Sapienza, ed Alessandra Sannella, prof.ssa di bioetica della Sapienza, è stata ricevuta oggi pomeriggio dall'Ufficio di Presidenza della 12° Commissione Sanità del Senato presieduto dal sen. prof. Ignazio Marino per l'audizione in merito alle problematiche connesse alle proposte di legge sul "testamento biologico" o "direttive anticipate di trattamento sanitario". COMUNICATO STAMPA Una delegazione di "LiberaUscita", l'associazione per la depenalizzazione dell'eutanasia e per dare valore legale al testamento biologico, è stata ricevuta oggi dalla Commissione Sanità del Senato nell'ambito delle audizioni finalizzate ad approfondire i contenuti di una eventuale legge sulle direttive anticipate."LiberaUscita", nel richiamarsi al disegno di legge presentato dal sen. Giorgio Benvenuto, alla cui stesura ha collaborato, ha sottolineato quanto segue:1. Occorre ribadire il principio, sancito dall'art. 32 della costituzione, che ogni persona ha il diritto di accettare o rifiutare i trattamenti sanitari, sia che debbano essere iniziati sia che lo siano già stati.2. Nel concetto di trattamento sanitario devono essere ricompresi anche i c.d. trattamenti di "sostegno vitale", quali l'idratazione e l'alimentazione forzata.3. Il diritto alla autodeterminazione dei trattamenti sanitari deve valere anche per le persone che si trovino in stato di incoscienza, dando valore legale alle direttive espresse anticipatamente.4. Tramite le direttive anticipate la persona - in caso di malattia in fase terminale o di lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante, tale da impedirle una normale vita di relazione o da ridurla in stato vegetativo permanente – può esprimere la volontà di non essere sottoposta ad alcun trattamento terapeutico né di sostegno vitale attraverso macchine o altri sistemi artificiali, anche se già iniziato. In ogni caso, al paziente deve essere riconosciuto il diritto alle terapie necessarie per il controllo del dolore, anche se queste dovessero accelerarne la morte.5. Le direttive devono essere redatte per iscritto, non necessariamente autenticate da un pubblico ufficiale e possono contenere l'indicazione di un fiduciario incaricato di far rispettare le volontà del testatore e di decidere nelle situazioni non previste.6. Il medico ha l'obbligo di rispettare le volontà espresse dal paziente anche quando dalla loro osservanza può derivare l'anticipazione della sua morte. Egli può eccezionalmente disattendere le indicazioni del testamento solo se dalla sua data la scienza medica abbia compiuto, nella materia, progressi tali che, qualora fossero stati conosciuti dal paziente, lo avrebbero indotto a modificarle. In tal caso deve informare il fiduciario. In mancanza del fiduciario o se questi è contrario, la questione va sottoposta al Comitato etico al quale spetta la decisione.Per "LiberaUscita" è in ogni caso essenziale che la futura legge stabilisca espressamente il diritto di autodeterminazione della persona, l'inclusione nel concetto di trattamento sanitario delle misure di sostegno vitale, l'obbligo del medico di rispettare le volontà espresse nel testamento biologico. In caso contrario, sarebbe preferibile lasciare le cose come stanno. Roma, 10 maggio 2007 *************************************************** |
| 23/01/06
- EUTANASIA - Riceviamo dal Segretario di LiberaUscita questo messaggio
che volentieri pubblichiamo Nei giorni scorsi, la "Rosa nel pugno" (socialisti e radicali) ha presentato in Parlamento i seguenti progetti di legge in materia di eutanasia: - l'11 gennaio 2006, il sen. Roberto Biscardini ed altri 5 senatori del gruppo misto hanno presentato in Senato il pdl 3726 contenente"Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina dell'eutanasia". Non appena disponibile, trasmetteremo il testo completo. - il 17 gennaio 2006, l'on.le Enrico Buemi, sempre del gruppo misto, ha presentato alla Camera, con lo stesso oggetto e presumibilmente lo stesso contenuto, il pdl 6269. Come era prevedibile, si sono scatenate subito le polemiche, anche perchè i progetti prevedono l'eutanasia per i bambini, tematica molto delicata che va oltre il criterio del consenso degli interessati, che è oggetto di sperimentazione soltanto in Olanda e che in Italia rischia oggi di far naufragare ogni possibile ipotesi di depenalizzazione dell'eutanasia. Il quotidiano dei vescovi, l'Avvenire, ha subito duramente attaccato il progetto della "Rosa nel pugno" con questi commenti: <Il comunismo ieri, la "libera scelta" oggi. Una libera scelta che si fonde con il sogno umano di onnipotenza, il desiderio degli individui di governare totalmente la propria vita, di escludere il caso, di ignorare il senso del limite. Se un tempo il fantasma che s'aggirava per l'Europa era quello del comunismo, capace di suscitare panico in alcuni e speranza in altri, oggi è in circolazione un nuovo, ambiguo fantasma: la libera scelta. L'eutanasia nessuno la vuole: si tratta di cifre forzate, statistiche non omogenee, percorsi sanitari che spingono a formulare la domanda.> Appare così chiaro che l'obiettivo della Chiesa non è tanto l'eutanasia nè la sua estensione ai bambini, ma il libero arbitrio e tutto ciò che ad esso è collegato (PACS, fecondazione assistita, aborto, divorzio, ecc). Secondo la Chiesa, se gli esseri umani sono lasciati a se stessi, rischiano di "ignorare il senso del limite", ossia di non obbedire più ai limiti imposti dalla religione, come peraltro già avviene in Italia (vedi i risultati dell'indagine Eurispes sul tema "italiani e la Chiesa", che riportiamo per conoscenza in allegato). A ciò aggiungasi un preoccupante e strisciante giudizio politico, laddove si citano i fantasmi del comunismo (alias: l'opposizione) ignorando quelli ben più tragici per l'Europa e per l'Italia del nazi-fascismo (secondo la stessa logica, la maggioranza). LiberaUscita ha precisato la sua posizione con il seguente comunicato stampa diramato ieri dal Presidente Fornari: Comunicato stampa SI' ALL'EUTANASIA PER CHI LA CHIEDE. MA NON PER I BAMBINI!"L'Associazione LiberaUscita, che si batte da anni per la depenalizzazione dell'eutanasia e per il testamento biologico ed ha sponsorizzato disegni di legge basati sul principio della responsabile autodeterminazione della persona, non condivide la possibilità di scavalcare questo requisito essenziale.Prevedere - come è scritto nel disegno di legge presentato in questi giorni in Parlamento dalla "Rosa nel pugno" - che l'eutanasia possa riguardare anche soggetti che non l'hanno richiesta eche non si trovano nella piena capacità di intendere e volere - in particolare bambini - significa snaturare il principio della autodeterminazione, portando acqua al mulino degli oppositori e moltiplicando i già tanti ostacoli che si frappongono, particolarmente in Italia, all'approvazione di una legge giusta e civile. Altra cosa è il divieto di accanimento terapeutico, divieto che deve trovare applicazione anche nei casi di alimentazione e idratazione forzata, in modo da risolvere casi come quello di Eluana Englaro che i nostri giudici obbligano a tenere da tredici anni in stato vegetativo permanente nonostante le ripetute richieste dei genitori. Al di là del merito di queste iniziativa, LiberaUscita auspica comunque che sia possibile, superando opposizioni basate solo su dogmi, riaprire il confronto delle opinioni su un tema così delicato e complesso come l'eutanasia, evitando che sia accantonato come se non esistesse e non fosse condiviso - come dimostrano recenti inchieste - da gran parte degli italiani." TESTAMENTO BIOLOGICOIl 12 gennaio scorso, in allegato a "il Sole 24 ore", è stato pubblicato il libro edito dalla Fondazione Umberto Veronesi "Testamento biologico - Riflessioni di dieci giuristi".Il libro contiene i contributi di Salvatore Patti, Pietro Rescigno, Guido Alpa, Lorenzo d'Avack, Luigi Balestra, Gilda Ferrando, Michele Sesta, Diana Vincenti Amato, Giovanni Bonilini nonchè della nostra socia e consulente scientifica Rossana Cecchi, che ringraziamo vivamente per il suo appassionato impegno.La prefazione è del prof. Umberto Veronesi, nostro socio onorario ed autore del libro "Diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza", di cui abbiamo dato notizia in occasione della sua presentazione e che ieri sera è stato oggetto della trasmissione "Che tempo fa" di Fabio Fazio su RAI 3.Il libro consta di 200 pagine e si trova in vendita al modico prezzo di 3 euro IN TUTTE LE EDICOLE per un mese dalla pubblicazione (quindi sino al 12 febbraio p.v.).LAICITA'L'associazione culturale "Civiltà Laica" di Terni ha organizzato per sabato 11 febbraio p.v. un pomeriggio di incontri e dibattiti sul tema " Chi ha paura di Charles Darwin?". L'iniziativa si svolgerà, con il patrocinio del Comune di Terni, presso la sala comunale in via Aminale 22, con inizio alle ore16. La partecipazione è libera. Su richiesta, invieremo la locandina con il programma.Cordiali saluti Giampietro Sestini |
| LIBERAUSCITA
GIOVEDI'19
FEBBRAIO 2004, ORE 11,30IL SEN. ALESSANDRO
BATTISTI
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