IL CASO LUIGI TOSTI
Storia di ordinaria caccia alle streghe laiche

1/05/08 - Lettera del Dott. Luigi Tosti

 

Vi allego il testo di una recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo che ha condannato la Grecia per aver costretto un avvocato a manifestare i propri convincimenti religiosi in occasione della prestazione del giuramento previsto per l'inizio della sua attività forense (la formula del giuramento, infatti, era predisposta in modo tale da far supporre che il giurante fosse di fede cristiano-ortodossa).

La Corte Europea ha affermato che "la libertà di manifestare le proprie convinzioni religiose comporta anche un aspetto negativo, ovverosia il diritto dell'individuo di non essere costretto a manifestare la propria confessione o i propri convincimenti religiosi e di non essere costretto ad agire in modo che si possa desumere che egli ha -o non ha- tali convincimenti. Le autorità statali non hanno il diritto di intervenire nella sfera della libertà di coscienza dell'individuo e di indagare sui suoi convincimenti religiosi, o di costringerlo a manifestare i suoi convincimenti in merito alla divinità. Questo è tanto più vero nel caso in cui una persona è costretta ad agire in tal modo allo scopo di esercitare certe funzioni, segnatamente in occasione della prestazione di un giuramento".

Il che la dice lunga sul "livello" di cultura giuridica dei giudici italiani, che hanno invece tranquillamente scritto in vari provvedimenti giurisdizionali che la presenza dei crocifissi nei seggi elettorali non determina la lesione del diritto di libertà religiosa degli atei o credenti in altre religioni, perché costoro hanno la possibilità dichiederne la temporanea rimozione durante il voto (questo vale a maggior ragione per il mio caso, dal momento che per me è stata addirittura allestita un'aula-ghetto, dove avrei dovuto esercitare sino a pensionamento, come un appestato, le mie funzioni di giudice). Segnalo, altresì, che questa sentenza rende palese la violazione del diritto di libertà religiosa da parte dei vari preti che, durante il periodo pasquale, si presentano alle nostre case  per "benedirle" (rectius: maledirle), oppure dei vari testimoni di geova che suonano ai nostri campanelli per far opera di nostra conversione: sarà dunque il caso che l'UARR si faccia promotore presso il Ministro dell'Interno affinché questi emani direttive atte ad impedire che si ripetano da parte dei preti & affini simili illecite attività. Diffide dovrebbero essere inoltrate alla CEI e ai testimoni di geova affinché si astengano dall'esercitare simili pratiche, con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di loibertà religiosa (la CEDU ha liquidato 2.000 euro, nel caso di specie).

Allego anche il file contenente il testo di una lettera del Presidente del Tribunale di Ragusa che, dopo aver rimosso i crocifissi dal tribunale, perché lesivi del principio di laicità e del diritto di eguaglianza dei cittadini, ha respinto la richiesta del Consiglio dell'Ordine degli Avvocatri di Ragusa che pretendeva che venissero riappesi. Credo che la lettera del presidente del tribunale meriti di essere pubblicata sul sito dell'UAAR.

Vi segnalo, altresì, che sono in possesso dei files, formato MP3, relativi all'udienza dinanzi al Tribunale dell'Aquila del 21 febbraio scorso, in seguito alla quale ho riportato l'ulteriore condanna. Si tratta di files che andrebbero messi in rete, sia per rendersi conto di "come" viene portato avanti il processo a mio carico, sia perché si avrà l'opportunità di ascoltare il mio interrogatorio quando tra l'altro affermo, in pubblica udienza, che il crocifisso è il vessillo della Chiesa cattolica, cioè della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari della storia del Pianeta (vedrete, poi, quali saranno le reazioni del Pubblico Ministero e del Tribunale). Se avete interesse a riceverli, fatemelo sapere: ve li invierò via e.mail.

Saluti
Luigi Tosti

22/02/08 - Da il Resto del Carlino

TRIBUNALE DELL'AQUILA

Condannato a un anno il giudice 'anticrocifisso' Tosti

I fatti risalgono al 2006 e riguardano le accuse di omissione in atti d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. Il legale ha annunciato che ricorrerà in appello. "Il tribunale non ha considerato che la parte offesa è il giudice e che c'è manifesta antigiuridicità nelle condizioni in cui si è svolta l'udienza"
L'Aquila, 21 febbraio 2008 - Condannato a un anno di reclusione e uno d'interdizione dai pubblici uffici. E' questa la pena che il tribunale dell'Aquila ha inflitto al giudice di Camerino Luigi Tosti, per essersi rifiutato di tenere udienze in aule dove è presente il crocifisso.
I fatti risalgono al 2006 e riguardano le accuse di omissione in atti d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. Il giudice, la cui pena è stata sospesa, era presente in aula, dove c'era anche un crocifisso e ha contestato il conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato chiedendo la sospensione del procedimento perchè il Tribunale facesse istanza al Ministero per chiedere il ripristino della condizione di laicità dello Stato attraverso la rimozione del crocifisso.
Il legale di Tosti, che ha detto che ricorrerà in appello, ha spiegato che nell'aula il crocifisso aveva le dimensioni di mezzo metro per uno. "Non sono assolutamente d'accordo con la sentenza - ha spiegato - il tribunale non ha considerato che la parte offesa è il giudice e che c'è manifesta antigiuridicità nelle condizioni in cui si è svolta l'udienza. Questo non significa offendere i cristiani, ma rimuovere il crocifisso vuol dire togliere un privilegio per consentire che le aule dei tribunali diventino davvero laiche e neutrali".
Lo scorso 15 gennaio Tosti si era opposto contro la richiesta di archiviazione del pm della Procura di Campobasso, Rossana Venditti, relativa alla denuncia penale per il reato di discriminazione religiosa presentata nei confronti dei giudici del Tribunale dell'Aquila, Giovanni Novelli, Carla Ciofani e Alfonso Grimaldi, e relativa all'udienza del 22 novembre scorso.
Nel maggio 2007 la Corte d'Appello dell'Aquila aveva confermato per Tosti la condanna a sette mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa e non menzione) per non aver tenuto udienze a causa della presenza del Crocifisso nelle aule giudiziarie.


15/01/08 - Criminale discriminazione religiosa del magistrato Luigi Tosti (*)

 

(*) Il giudice Luigi Tosti chiede allo Stato Italiano che vengano rimossi dalle aule giudiziarie i simboli religiosi per rispettare il principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo.

 

Al Procuratore della Repubblica di Campobasso

 

Al GIP del Tribunale di Campobasso

N. 6-3781-07 R.G. Mod. 21 Procura Repubblica di Campobasso

 Oggetto: Atto di opposizione alla richiesta di archiviazione del P.M. Dott.ssa Rossana Venditti del 17.12.2007, nonché memoria difensiva, relativi alla denuncia penale per il reato di discriminazione religiosa (art. 3 L. 654/1975) presentata il 22 novembre 2007 da Luigi Tosti contro i Giudici del Tribunale dell’Aquila dott. NOVELLI Giovanni Presidente, dott. CIOFANI Carla, giudice, dott. GRIMALDI Alfonso, giudice. (R.G. 6-3781-07 Mod. 21).

 

Io sottoscritto Luigi Tosti, presa visione della richiesta di archiviazione in oggetto, stranamente non indicante le generalità delle persone da me denunciate, bensì la sibillina sigla “PE/DE”,

propongo opposizione

contro la stessa per i motivi che seguono e, contestualmente

NOMINO MIO DIFENSORE

l’AVV. DARIO VISCONTI del foro dell’Aquila, Via XX settembre n. 19.

MOTIVI

            Premetto e ricordo che il sottoscritto opponente è un cittadino italiano che, almeno stando alla Costituzione Italiana ed alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo, “dovrebbe godere” del DIRITTO INVIOLABILE di NON ESSERE DISCRIMINATO a causa della “razza” o della “confessione religiosa ma che, in virtù della normativa “fascista” e degli altrettanto criminali precetti della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, cioè di quella che -a buon diritto e per pieni meriti storici- è stata giustamente definita come la più grande associazione per delinquere e la più grande banda di falsari che sia mai esistita sulla faccia del pianeta Terra- è stato e viene tuttora DISCRIMINATO perché considerato uno “sporco e perfido ebreo”, responsabile di “Deicidio” ed appartenente a una razza condannata da Dio.

            Premetto e ricordo, altresì, che questo “sporco ebreo” è stato grottescamente tratto a giudizio dinanzi al Tribunale dell’Aquila perché vittima di atti di criminale discriminazione razziale-religiosa da parte del Ministro di Giustizia, e cioè perché, dopo aver invano preteso che venissero rimossi i crocifissi (cioè i “vessilli” della più grande Associazione per delinquere della Storia, autrice dei più efferati crimini contro l’umanità, perpetrati e condivisi per circa 2.000 anni, senza soluzione di continuità, da criminali Pontefici e da criminali gerarchi ecclesiastici) o che, in alternativa, venisse autorizzato ad esporre a fianco dei crocifissi le sue menorà ebraiche, si è rifiutato di SEGUITARE a SUBIRE QUESTA PALESE DISCRIMINAZIONE CRIMINALE, cioè di dover tenere le udienze con l’imposizione del crocifisso, grottescamente appellato dalla circolare del ministro di Giustizia fascista come “simbolo venerato, ammonimento di Verità (??) e Giustizia (??)”, e col CONTESTUALE DIVIETO di esporre la menorà ebraica.

            Premetto e ricordo che questo “sporco e perfido ebreo” -come “amorevolmente” appellato da Voi Cattolici che appartenete, per “volere Divino”, ad una “Razza Superiore”- si è regolarmente presentato, il 22 novembre 2007, dinanzi al Tribunale penale dell’Aquila, composto dai magistrati sopra indicati, per affrontare -come è diritto di qualsiasi cittadino- il processo intentato a proprio carico.

            PRELIMINARMENTE, però, lo sporco ebreo HA PRETESO di ESSERE CONSIDERATO dai TRE GIUDICI come UN ESSERE UMANO, AVENTE gli STESSI DIRITTI e la STESSA DIGNITA’ che lo STATO ITALIANO FASCISTA ATTRIBUISCE agli APPARTENENTI alla “SUPERIORE RAZZA CATTOLICA”: per la precisione lo “sporco e perfido ebreo” HA PRETESO che VENISSERO RIMOSSI I CROCIFISSI o che, IN ALTERNATIVA, VENISSERO ESPOSTI GLI ALTRI PROPRI SIMBOLI RELIGIOSI, in applicazione del principio di EGUAGLIANZA e NON DISCRIMINAZIONE, preannunciando in modo esplicito che avrebbe proposto denuncia penale in caso di mancato accoglimento dell’una o dell’altra delle richieste.

            Il suddetto Collegio -presumibilmente formato da giudici Cattolici, stando almeno alle “statistiche” diffuse dalla Chiesa Cattolica e dallo Stato italiano, che appioppano la qualifica di “cattolici” al 98 % della popolazione- ha disatteso la prima richiesta affermando, testualmente, che “il simbolo del crocifisso non può in nessun modo considerarsi come fonte di discriminazione di un cittadino ateo, ovvero professante diversa religione, perché non limita in nessun modo la facoltà in concreto di professare il diverso credo, né viola la dignità dell’essere umano, e non costituisce ostacolo all’imparzialità del giudice che non è condizionato nelle sue decisioni da tale presenza”.

            Come vanamente evidenziato nella denuncia sporta il 22.11.2007, però, i tre giudici in questione hanno DELIBERATAMENTE OMESSO DI PRONUNCIARSI SULLA SECONDA ISTANZA, non sapendo evidentemente che cosa “inventarsi” e “a quale santo votarsi” per giustificare perché la menorà ebraica e gli altri simboli religiosi -che parimenti non potevano considerarsi “fonte di discriminazione per i cattolici”- non potevano essere esposti a fianco dell’augusto crocifisso.

            Alla luce di questa incontestabile VERITA’ OGGETTIVA è squisitamente assurdo e grottesco che qualcuno possa sostenere che non integri un “COMPORTAMENTO DISCRIMINATORIO” quello di chi consente che SOLO gli IMPUTATI di FEDE CATTOLICA si possano giovare -allorché compaiono nelle aule giudiziarie- della PRESENZA SIMBOLICA del LORO IDOLO, mentre agli IMPUTATI di FEDE EBRAICA o di ALTRA FEDE o CREDO debba essere inibito di giovarsi della medesima presenza simbolica dei loro idoli e/o dei loro simboli ideologici.

            La valenza criminale di questa discriminazione è pari a quella di chi consentisse ai cattolici di esibire i propri crocifissi negli ospedali o nei carceri e negasse identico diritto agli appartenenti ad altre fedi religiose.

            Ebbene, il P.M. dott.ssa Rossana VENDITTI -presumibilmente anche Lei Cattolica (secondo la statistica) e, quindi, poco incline a rinunciare ai propri privilegi e a valutare le “discriminazioni” che non la toccano- ha chiesto la sollecita archiviazione della denuncia dello “sporco ebreo”, senza espletare alcuna attività istruttoria, con una motivazione del tutto apodittica e di tredici parole, e cioè perché “non si rinviene natura discriminatoria, a carattere religioso, nei fatti denunciati il 22.11.2007”.

            Questa “motivazione” lascia a dir poco interdetti, perché è grottesco che l’autorità giudiziaria italiana si faccia paladina di patenti atti di criminale discriminazione religiosa, perpetrati addirittura da organi istituzionali dello Stato, senza fornire la radice cubica di mezza sillaba di motivazione sul “perché mai gli imputati Cattolici debbano usufruire del privilegio di marcare le aule di giustizia col loro idolo divino, usufruendo quindi del “conforto” e del “supporto” del loro DIO durante l’intero dibattimento, mentre agli imputati ebrei o di altra fede o credo sia precluso il pari diritto e la pari opportunità, cioè quella di esporre pubblicamente, sulle pareti delle aule, i LORO IDOLI, usufruendo durante i processi del medesimo “conforto” e del medesimo “supporto”: CI VUOLE SOLTANTO UNA NOTEVOLE DOSE DI MALA FEDE per sostenere che non ricorra, nel caso di specie, una PATENTE e CRIMINALE DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

            La stessa notevole dose di malafede che ha portato l’attuale Guardasigilli Mastella ad affermare, in risposta ad esplicita question time dell’On.le Turco, che il crocifisso merita di essere esposto in base ad una semplice circolare, peraltro dell’era fascista, mentre la menorà ebraica non lo merita perché -si badi bene- occorrerebbe all’uopo una.... LEGGE del Parlamento!!!!!!!!!!!!!

            In ogni caso, la prova oggettiva della mala fede del Collegio aquilano risiede in queste DUE circostante di fatto, in ordine alle quali si chiede supplemento di indagine:

  1. 1°)           la prima circostanza -lo ribadisco- è nel fatto che il Collegio ha deliberatamente OMESSO di pronunciarsi sulla mia seconda istanza, e questo perché non era in grado di fornire una giustificazione plausibile della denunciata DISCRIMINAZIONE, e cioè del motivo per il quale agli imputati cattolici è accordato il privilegio di godere della presenza e del conforto del loro simbolo, mentre agli sporchi ebrei sia invece negato lo stesso diritto e la stessa opportunità: l’opponente chiede dunque che il GIP ordini l’acquisizione di copia dell’ordinanza collegiale, per far constatare questa intenzionale omissione dei tre giudici, sintomo univoco di perfetta MALA FEDE;
  2. 2°)           la seconda circostanza fattuale risiede nel fatto che durante l’esposizione orale da parte del dr. Tosti delle sue due richieste il Presidente del Collegio, dott. Novelli Giovanni, ha interrotto l’imputato affermando che l’autorizzazione ad esporre altri simboli non era di pertinenza del tribunale ma del Ministro, in tal modo anticipando le motivazioni di diniego: il dr. Tosti, tuttavia, ha immediatamente replicato al Presidente del Collegio, rappresentando che egli reclamava il RISPETTO DELLA PROPRIA DIGNITA’ e DEL PROPRIO DIRITTO ALLA NON DISCRIMINAZIONE e che, dunque, era semmai onere del Tribunale aquilano attivarsi presso il Ministro di Giustizia affinché venisse RIPRISTINATA LA SITUAZIONE DI LEGALITA’, e cioè venisse rimossa la situazione di PALESE DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA AI SUOI DANNI.

            Nel supportare questa replica, l’imputato Tosti Luigi rappresentava ai tre giudici che in un caso del tutto analogo, deciso dalla Cassazione penale con sent. n. 3376/2001, era stato censurato il comportamento di un Tribunale che aveva processato in contumacia un imputato, portatore di handicap, che aveva rappresentato la sua impossibilità a presenziare al dibattimento a causa del mancato abbattimento delle barriere architettoniche nel palazzo di giustizia: in quel caso, infatti, la Corte Suprema aveva stabilito che i cittadini handicappati avevano il sacrosanto diritto al rispetto dei propri DIRITTI all’EGUAGLIANZA ed al rispetto della “DIGNITA’” e che l’OBBLIGO di ATTIVARSI, per far sì che venissero abbattute le barriere architettoniche, incombeva sulle autorità pubbliche -cioè giudici e sindaci- e non, grottescamente, sui cittadini titolari di tali DIRITTI. Concludeva, pertanto, affermando che ANCHE sui tre giudici aquilani incombeva l’obbligo di attivarsi presso il Ministro per chiedere la rimozione dei crocifissi o l’aggiunta di altri simboli perché, in caso contrario, si sarebbe concretizzato un criminale atto di discriminazione religiosa ai suoi danni.

            Ebbene, i tre giudici aquilani, resisi conto dell’inconsistenza della tesi prospettata dal presidente dott. Novelli, hanno deliberatamente OMESSO di decidere la questione prospettata dallo scrivente, non sapendo che cosa inventarsi per rigettarla.

            Questo comportamento omissivo -di cui si chiede l’accertamento attraverso altro supplemento di indagine, cioè con l’acquisizione del verbale d’udienza in forma fonica e trascrizionale- è stato dunque posto in essere allo scopo di perpetuare una situazione di CRIMINALE DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA, e cioè per negare all’imputato ebreo il rispetto dei suoi DIRITTI di EGUAGLIANZA e NON DISCRIMINAZIONE in CAMPO RELIGIOSO: i tre giudici, infatti, erano stati messi in guardia sull’obbligo di attivarsi per far sì che venissero rispettati i DIRITTI all’EGUAGLIANZA e di PARI DIGNITA’ dell’imputato, ma nulla hanno fatto e, anzi, HANNO OMESSO di DELIBERARE su questa richiesta che, se esaudita, avrebbe eliminato qualsiasi discriminazione di stampo criminale ai suoi danni.

            Gravissima è la circostanza che i tre giudici abbiano perpetrato questa OMISSIONE solo e soltanto PERCHE’ NON ERANO IN GRADO DI FORNIRE UNA GIUSTIFICAZIONE, LOGICA e/o GIURIDICA, DI COTANTO “RAZZISMO RELIGIOSO”.

            E, in effetti, la motivazione che è stata addotta dal Collegio per affermare la “non discriminatorietà” della presenza del crocifisso sopra la loro testa è una motivazione che valeva e che vale -con tutta evidenza- anche per la menorah ebraica ed “anche” per tutti gli altri simboli religiosi: “anche” la menorà, infatti, “è un simbolo che non può in nessun modo considerarsi come fonte di discriminazione di un cittadino ateo, ovvero professante diversa religione, perché non limita in nessun modo la facoltà in concreto di professare il diverso credo, né viola la dignità dell’essere umano, e non costituisce ostacolo all’imparzialità del giudice che non è condizionato nelle sue decisioni da tale presenza”.

            E allora bisogna essere franchi: “Voi Cattolici” non potete seguitare a sperare di “fare i furbi” impunemente o, meglio, a credere di essere furbi perché, in realtà, siete ed avete concretamente dimostrato di essere, nei secoli, solo dei “razzisti” arroganti. Le motivazioni che sono state “furbescamente” quanto arrogantemente inventate -in varie sedi giudiziarie- per supportare la “legittimità” dell’ostensione del “Vostro” Idolo, valgono infatti -con ogni evidenza- anche per tutti gli altri idoli!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Concludendo,

c h i e d o

  1. 1°)           la prosecuzione delle indagini attraverso l’acquisizione del decreto, pronunciato dal Collegio penale il 22.11.2007, col quale è stata respinta la richiesta di rimozione dei crocifissi ma si è omesso di deliberare sulla richiesta di autorizzazione ad esporre a fianco del crocifisso altri simboli religiosi, nonché della registrazione fonica e/o della trascrizione del verbale d’udienza nella parte relativa all’esposizione della questione preliminare da parte dell’imputato Tosti Luigi, che aveva chiesto ed ottenuto la parola;
  2. 2°)           la reiezione, in ogni caso, della richiesta di archiviazione con conseguente formulazione a carico dei tre magistrati sopra indicati del seguente capo d'imputazione:

per avere, pur non esistendo alcun impedimento di legge e/o di fatto, intenzionalmente omesso di deliberare sulla richiesta dell’imputato Luigi Tosti di esporre, a fianco del crocifisso, la sua menorah ebraica e gli altri suoi simboli religiosi o, comunque, per aver omesso di attivarsi presso il Ministro di Giustizia per ottenere la rimozione dei crocifissi o, in subordine, l’autorizzazione dell’imputato ad esporre i suoi simboli a fianco del crocifisso, così ponendo in essere o, comunque, così cooperando e concorrendo col Ministro di Giustizia nel porre in essere comportamenti di discriminazione religiosa ai danni dell’imputato Luigi Tosti, al quale è stato imposto il simbolo religioso dei cattolici ed è stato contestualmente negato di usufruire dello stesso diritto e, dunque, della stessa opportunità di godere, durante la celebrazione del processo, del conforto morale e religioso indotto dalla presenza dei propri simboli religiosi

Rimini, 11 gennaio 2008

Luigi Tosti

tosti.luigi@yahoo.it 

mobile 3384130312

P.S.: Mi preme far sapere che non sono un idiota e che, “conoscendo bene i miei polli” -cioè i Cattolici- so perfettamente che il loro ostinato ostracismo avverso il riconoscimento del diritto di eguaglianza, che pur compete alle “altre” religioni e/o credo, poggia sul fatto che affiancare al crocifisso altri simboli significherebbe non solo “turbare” la “sensibilità” dei razzisti cattolici, ma anche creare un’imbarazzo e un’enorme curiosità nell’opinione pubblica, anche estera: a quel punto, infatti, anche i marziani approderebbero presso i Tribunali italiani per ammirare le ridicole esposizioni di idoli.

Luigi Tosti


Comunicato del giudice Luigi Tosti

Il 22 novembre 2007 ci sarà anche il dibattimento del secondo processo dinanzi al Tribunale dell'Aquila, al quale ho ovviamente reiterato la richiesta di rimuovere i crocifissi o, in subordine, di esporre il logo dell'UAAR, la menorà ebraica, il simulacro di Budda, la statua di Pallade Atena e le effigi di altre divinità atzeche, nordiche ed egizie, alle quali mi sono recentemente "convertito" dopo esserne rimasto "folgorato" durante un viaggio a Damasco. Per ora ho recuperato il logo dell'UAAR, una statua di budda e la menorà ebraica. Chiederò la parola per esporre le motivazioni giuridiche della richiesta, ricordando ai giudici che esiste la Costituzione, che esiste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, che esiste l'art. 3 della legge 654/1975 italiana che sanziona con la reclusione sino a tre anni gli atti di discriminazione religiosa e preannuncerò loro che, se non solleveranno conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale o, in alternativa, non appenderanno in modo permanente a fianco dell'idolo del Dio biblico incarnato (tale è Gesù secondo la dottrina ufficiale della Chiesa) questi miei simboli in ossequio al principio secondo cui TUTTE le ideologie religiose sono UGUALI ED HANNO PARI DIGNITA’ DINANZI ALLA LEGGE, mi rifiuterò di presenziare all'udienza, revocherò la nomina dei miei difensori di fiducia (non intendo subire processi da parte di un'Amministrazione della Giustizia italiana "RAZZISTA") e mi recherò immediatamente presso la locale Procura della Repubblica di LAquila per formalizzare contro di essi la denuncia per il delitto di "discriminazione religiosa" previsto e punito dall'art. 3 della legge 654/1975 (se non altro per la curiosità di leggere -e poi pubblicizzare- le rocambolesche "motivazioni" con le quali i giudici "insabbieranno" questa mia denuncia).



16/09/07

Carissimi,

Vi informo che, purtroppo, sono stato costretto a chiedere il rinvio, per motivi di salute, dell'udienza che si sarebbe dovuta tenere il 21 settembre prossimo dinanzi alla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,  relativa al procedimento attivato a mio carico dal Ministro di Giustizia Clemente Mastella, su istigazione del suo compagno di governo Francesco Storace, per RITORSIONE nei miei confronti, e cioè per avergli chiesto di rimuovere dalle aule pubbliche dei Tribunali i simboli della sua religione.
Dal momento che si stavano organizzando movimenti di sostegno a mio favore, anche con partecipazione diretta all'udienza. che è pubblica, Vi prego di diffondere la notizia per evitare che qualcuno faccia inutili viaggi a Roma.
Sarà mia cura informarvi sulla nuova data del dibattimento, che ho caldeggiato sia più breve possibile.
Cordiali saluti
Luigi Tosti, RIMINI
tel. 0541 -789323; 338-4130312

La Laicità è un reato ?

Manifestazione per la Laicità a Roma il 21 settembre alle ore 09,00 in Piazza Indipendenza.
(Manifestazione sospesa)

Il Giudice Luigi Tosti sarà nuovamente chiamato in causa dal CSM. La sua unica colpa ? ... Essere "troppo laico" ! Tutto iniziò quando tra il 2004 ed il 2005 il giudice decise di sospendere le udienze presso il tribunale di Camerino perchè non venne accolta la sua richiesta di rimuovere i crocifissi dalle aule di tribunale (e a tal fine rinunciò anche al proprio stipendio). Questo gesto gli costò una lunga serie di ritorsioni da parte delle istituzioni per sospensione pubblico servizio. Il Giudice Tosti non ha mai declinato le proprie responsabilità circa le proprie funzioni, ma lo stato italiano si è ben guardato dal riconoscere le proprie responsabilità nel garantire la laicità delle sue istituzioni. Ancora oggi troppi cittadini si chiedono perchè in un'aula di tribunale debba essere esposto un simbolo religioso e non l'emblema della Repubblica Italiana a cui le nostre leggi e le nostre istituzioni dovrebbero fare riferimento. Ancora oggi troppi cittadini si chiedono perchè un giudice (che desidera che il principio di laicità dello stato sia rispettato per tutti, soprattutto nelle aule di giustizia) sospende le udienze e viene giustamente perseguito per "interruzione di pubblico servizio", mentre un farmacista o un medico dipendenti di strutture pubbliche che si dichiarano obiettori (e che finiscono per imporre agli altri i dettami della loro religione) possono tranquillamente sospendere un servizio pubblico senza che questo comporti per loro la minima sanzione.

Il 21 settembre alle ore 09,00 in Piazza Indipendenza a Roma NO GOD ci sarà !
Tutte le associazioni e i cittadini laici sono invitate ad aderire
.

 

23/12/06 - Sconcertanti e paradossali le motivazioni del CSM che condanna Luigi Tosti e nello stesso tempo gli da ragione. Riceviamo in data odierna dal Dott. Tosti.

Il 31 gennaio scorso il CSM ha comminato la sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio al giudice di Camerino Luigi Tosti perché si è rifiutato di tenere le udienze sia perché il Ministro di Giustizia ha omesso di rimuovere i crocifissi cattolici dalle aule sia perché, soprattutto, lo ha discriminato negandogli il pari diritto di esporre il proprio simbolo, cioè la menorà ebraica. La motivazione dell'ordinanza è stata comunicata al diretto interessato il 20 dicembre, cioè a distanza di ben undici mesi.

"Il Consiglio Superiore della Magistratura -commenta con un misto di soddisfazione e di sconcerto il dott. Tosti- ha affermato che la mia pretesa di ottenere la rimozione dei crocifissi dalle aule giudiziarie è pienamente fondata, dal momento che la circolare fascista del Ministro Rocco deve ritenersi tacitamente abrogata sin dal 1948 per incompatibilità con la Costituzione repubblicana, innanzitutto perché si tratta di "un atto amministrativo privo di fondamento normativo e, quindi, contrastante con il principio di legalità dell'azione amministrativa, desumibile dagli articoli 97 e 113 della Costituzione, dal quale deriva che ogni atto amministrativo deve essere espressione di un potere riconosciuto all'Amministrazione da una norma", tant'è, soggiunge il CSM, che per poter esporre i simboli nazionali negli uffici pubblici il legislatore ha dovuto emanare ben due leggi. In secondo luogo, poi, il CSM riconosce che la circolare fascista "appare in contrasto con il principio costituzionale di laicità dello Stato e con la garanzia della libertà di coscienza e di religione, essendo pacifico (in tal senso Cassazione, Sezione Unite, 18.11.1997, n. 11432 e Sez. Disciplinare 15.9.2004, Sansa) che nessun provvedimento amministrativo può limitare diritti fondamentali di libertà, al di fuori degli spazi eventualmente consentiti da una legge ordinaria conforme a costituzione. Ne consegue, da un lato, che in materia religiosa lo Stato deve essere equidistante, imparziale e neutrale e, dall'altro, che l'ordine delle questioni religiose e quello delle questioni civili debbono rimanere separati, con la conseguenza che in nessun caso il compimento di atti appartenenti alla sfera della religione possa essere oggetto di prescrizioni obbligatorie o che si ricorra ad obbligazioni di ordine religioso per rafforzare l'efficacia di precetti statali: la religione e gli obblighi morali che ne derivano non possono essere imposti come mezzo al fine dello Stato. La libertà di coscienza (espressamente riconosciuta anche dall'art. 9 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dall'art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea) e la libertà di religione debbono essere lette come affermazione non solo positiva, di tutela delle convinzioni o della fede professata, ma anche in senso negativo, come tutela di chi rifiuti di avere una fede e, pertanto, deve essere garantita sia ai credenti che ai non credenti, siano essi atei o agnostici. Dal carattere "fondante" della libertà di coscienza deriva anche che nelle valutazioni costituzionali relative ai profili dell'eguaglianza in materia religiosa il dato quantitativo, l'adesione più o meno diffusa a questa o a quella confessione, non può essere rilevante. Alla luce dei rilievi ora svolti appare convincente la tesi dell'incolpato secondo la quale l'esposizione del crocifisso nelle aule di giustizia, in funzione solenne di "ammonimento di verità e giustizia", costituisce un'utilizzazione di un simbolo religioso come mezzo per il perseguimento di finalità dello Stato. Del pari persuasiva sembra l'affermazione che l'indicazione di un fondamento religioso dei doveri di verità e giustizia, ai quali i cittadini sono tenuti, può provocare nei non credenti "turbamenti, casi di coscienza, conflitti di lealtà tra doveri del cittadino e fedeltà alle proprie convinzioni" e pertanto può ledere la libertà di coscienza e di religione."

Il CSM "boccia" poi esplicitamente le sentenze del TAR del Veneto e del Consiglio di Stato che hanno legittimato l'esposizione dei crocifissi nelle scuole per la loro supposta valenza "culturale": "anche a poter condividere la tesi del significato meramente culturale del crocifisso -chiarisce il CSM- il problema della libertà di coscienza e del pluralismo si sposterebbe dal terreno esclusivamente religioso a quello appunto culturale, ma non sarebbe risolto, in quanto dai principi costituzionali in precedenza individuati deriva che l'amministrazione pubblica non può scegliere di privilegiare un aspetto della tradizione e della cultura nazionale, sia pure largamente maggioritaria, a discapito di altri minoritari, in contrasto con il progetto costituzionale di una società "in cui hanno da convivere fedi, culture e tradizioni diverse" (Corte Cost., n. 440 del 1995)".

In buona sostanza, dunque, dalla motivazione del CSM emerge che l'esposizione dei soli crocefissi nelle aule giudiziarie e, in genere, nei pubblici uffici, così come imposta dalla Madrepatria -cioè dal Vaticano e dalla Chiesa Cattolica- alla sua Colonia -cioè alla Repubblica Pontificia Italiana- calpesta il principio supremo di laicità delineato dalla Costituzione italiana e, quindi, l'obbligo costituzionale dei giudici di essere imparziali, calpesta il diritto dei cittadini, garantito sia dalla Costituzione che dalla Convenzione sui diritti dell'Uomo, di essere giudicati da giudici imparziali, calpesta i diritti fondamentali e costituzionali alla libertà di coscienza e di religione, che appartengono a me e a qualsiasi cittadino della Repubblica Pontificia, e, infine, calpestano il diritto costituzionale e fondamentale all'eguaglianza, senza distinzione di religione, dei cittadini non cattolici, atei o agnostici. Se la motivazione del CSM mi conforta e mi riconcilia con la Giustizia italiana, non mi conforta affatto constatare che l'unico giudice che abbia avuto, in Italia, il coraggio e la determinazione di rifiutarsi di calpestare la Costituzione e di difendere i diritti alla libertà religiosa e alla non discriminazione religiosa di tutti i cittadini italiani e, in particolare, dei non cattolici e dei non credenti, sia stato condannato, come un criminale, a sette mesi di reclusione e sia stato allontanato dalla Magistratura con ignominia per ristabilirne il supposto "prestigio" ed il supposto "decoro". Mi conforta ancor meno l'accusa disciplinare, mossami dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione, di aver "gettato sconcerto" nell'opinione pubblica italiana per aver osato obbedire ai precetti impostimi dalla Costituzione e per aver osato difendere il diritto alla non discriminazione religiosa che mi appartiene e che appartiene a tutti i cittadini italiani. Non mi conforta constatare che i Ministri della Giustizia di questa Repubblica Pontificia pratichino costantemente il crimine della discriminazione religiosa ai danni dei cittadini non cattolici, seguendo supinamente le direttive del Papa e della Chiesa Cattolica, e cioè esponendo il solo simbolo delle "Superiore" religione cattolica, senza che nessun Pubblico Ministero si premuri di incriminarli.

Auguro ai sudditi italiani di festeggiare con serenità la prossima ricorrenza della vera natività del Dio Mitra e quella, anche se falsa, della natività del suo emulo Gesù Cristo."

Luigi Tosti, Via Bastioni Orientali n. 38, RIMINI. Tel. 0541 -789323; cell.: 338-4130312. E.mail: tosti.luigi@alice.it

 

6/11/06 - La legge in Italia si amministra solo all' ombra del crocifisso.
I magistrati che volessero farlo in aule non contrassegnate da alcun simbolo religioso, non sono idonei ad essere promossi, anzi devono essere cacciati. In nome del dio di una delle tante sette religiose che raccontano favole nel mondo. LEGGI - Ed ecco che interviene anche il cattolicissimo ministro Mastella il quale, rispondendo a una interrogazione del fedelissimo cattolico Francesco Storace, deputato in un Parlamento sempre ispirato più alla teocrazia che alla laicità, non esclude "il promovimento dell'azione disciplinare nei confronti del magistrato". Pubblichiamo qui la replica del coraggioso giudice Tosti. LEGGI
LETTERA AL PRESIDENTE
Un lettore della mailing-list di NO GOD ha scritto al Presidente Napolitano e al Vice Presidente del CSM una lettera che abbiamo qui sotto rielaborato. Se lo ritenete opportuno potete copiarla, cambiandola anche come preferite, e spedirla agli unici due indirizzi e.mail che abbiamo trovato :
- per il Presidente dovete andare su questa pagina
https://servizi.quirinale.it/webmail/
e trascrivere il testo nell' apposito modulo o inviare un fax al N. 06.46993125
- Per il Vice Presidente del CSM c'è invece questo indirizzo : segvpres@cosmag.it
- Al Presidente della Republica
- Al Vice Presidente CSM

Oggetto : giudice Luigi Tosti

Signor Presidente Napolitano,
protesto per il grave giudizio espresso dal CSM sul giudice Luigi Tosti, riferito ieri dal giornale La Repubblica. Il Dr. Tosti è stato ritenuto indegno di una promozione -che gli spetta per diritti maturati nella sua lunga e onorata carriera- a causa della sua ferma presa di posizione contro l'esposizione nelle aule di giustizia non già dell' unico emblema della Repubblica (approvato dall' Assemblea Costituente e stabilito con DL 535/1948) ma del crocifisso, che è solo il simbolo di una delle varie religioni riconosciute dallo Stato.
Altrettanta solerzia nel privare un giudice della meritata promozione non è stata mostrata a carico di magistrati   chiacchierati dalla pubblica opinione per ben altro che questioni di principio costituzionale.
Voglio auspicare che il CSM, ritornando sulla sua decisione, riconosca al giudice Tosti quanto gli è stato negato a causa della suo impegno affinché l'unico emblema della Repubblica, ammissibile all' esposizione in tutti i pubblici edifici del territorio nazionale, sia quello stabilito dalla Legge e non altri simboli religiosi per quanto oggetto di venerazione da parte di larghi strati della popolazione.

6/11/06 - Riceviamo dal giudice Tosti

Il Consiglio Superiore della Magistratura "boccia" il giudice "anticrocefisso" Tosti Luigi.            Il CSM ha dichiarato il giudice Tosti Luigi non idoneo alla qualifica di magistrato di cassazione perché, pur essendo capace, laborioso e diligente sotto il profilo professionale, gli difettano "la correttezza, il riserbo e l'equilibrio".            Questo giudizio negativo è stato tratto sia dalle circostanze che il magistrato, per sua stessa ammissione, è una sorta di "cane sciolto", che non è stato mai iscritto all'Associazione Nazionale dei Magistrati, non si è mai candidato ad elezioni politiche, che non conosce membri del CSM e non ha mai contatto nessuno per ottenere favori, sia dalla pendenza del procedimento disciplinare relativo alla sua "scelta di non svolgere più attività di udienza fino a quando non vengano rimossi dalle aule di giustizia i crocifissi, e ciò pur avendo avuto la disponibilità di un'aula priva di ogni simbolo religioso".            "Questo provvedimento del CSM -dichiara il diretto interessato Tosti Luigi- si riferisce alla valutazione del triennio 1999-2002 ed è stato significativamente deliberato dopo che sono stato addirittura costretto a proporre e a notificare ben due denunce penali per omissione di atti di ufficio nei confronti dei membri del CSM i quali, a distanza di ben due anni dalla mia domanda, temporeggiavano, non sapendo a quali argomenti appigliarsi per respingerla. E, in effetti, è significativo il fatto che il CSM abbia deliberatamente violato la legge e le sue stesse circolari, decretando la mia idoneità sulla base di episodi che sono avvenuti nel 2005 (quindi inutilizzabili perché successivi al triennio 1999-2002) per quali, oltretutto, manca qualsiasi decisione disciplinare.Altrettanto significativa è la circostanza che il CSM si sia dimenticato di considerare -al pari del Tribunale dell'Aquila e della Procura Generale presso la Cassazione- che io avevo manifestato la piena disponibilità a tenere le udienze in presenza del mio simbolo, la menorà ebraica, e che il mio rifiuto è scaturito pertanto da atti di discriminazione religiosa. Evidentemente per il CSM -e non solo per il CSM- solo i "Cattolici" hanno il diritto di marcare con i loro idoli gli edifici pubblici, cioè di tutti gli italiani, perché appartengono ad una Superiore Razza religiosa. Significativa, infine, è la circostanza che il CSM mi addebiti il fatto di non aver accettato l'offerta di seguitare ad espletare il mio lavoro, sino a pensionamento, nell'aula-ghetto che è stata amorevolmente allestita per me. Spero che queste deliberate violazioni della legge e queste forme di razzismo vengano convalidate dal TAR del Lazio e dal Consiglio di Stato e mi auspico, ovviamente, che lo stillicidio persecutorio nei miei confronti prosegua con costanza e con perfetta consapevolezza di impunità."

Luigi Tosti, Via Bastioni Orientali n. 38, 47900 RIMINI. tel: 0541-789323; cell.: 338-4130312. E.mail: tosti.luigi@alice.it


7/09/06

Rimini, li 5 settembre 2006


Al Ministro di Giustizia
On.le Clemente Mastella
Via Arenula 70
00186    R  O  M  AOGGETTO: Rimozione del simbolo religioso cattolico da tutte le aule giudiziarie italiane.Io sottoscritto Luigi Tosti, res. a Rimini, Via Bastioni Orientali n. 38, nella mia duplice qualità di magistrato ordinario di questa Repubblica e di cittadino italiano imputato nei procedimenti penali nn. 2366/05, 3188/05, 3373/05, 3800/05R.G., 78/2006 e 194/2006 Mod. 21 P.M. Tribunale de L'Aquila e nei procedimenti riuniti nn. 637 e 638/2005 R.G. Tribunale de L'Aquila, reitero per l'ennesima volta, la richiesta di immediata rimozione dei simboli religiosi da tutte le aule giudiziarie italiane, in ottemperanza al principio di laicità dello Stato e in ossequio alla pronuncia della Corte di Cassazione Penale, IV Sez., del 1.3.2000 n. 439, che ha espressamente sancito che tutta la normativa fascista relativa all'ostensione del crocifisso negli uffici pubblici deve ritenersi abrogata, ex art. 15 disp. prel. al cod. civile, per incompatibilità assoluta coi principi di laicità, di libertà religiosa e di eguaglianza dei cittadini affermati dalla Carta Costituzionale e dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell'Uomo.
In subordine Le chiedo di esporre in tutte le aule giudiziarie, a fianco del crocifisso ed in ottemperanza al principio di eguaglianza di tutte le religioni e di tutti cittadini, tutti i simboli di tutti i credo religiosi concepiti dalla mente dell'uomo e, in particolare, il simbolo dell'Unione degli Atei ed Agnostici Razionalisti e la menorà ebraica (le rammento che la Corte Costituzionale ha sempre attribuito all'ateismo e all'agnosticismo gli stessi diritti e la stessa dignità che competono alle ideologie positive).
Ribadisco che nella mia qualità di magistrato mi rifiuto di violare il mio obbligo giuridico di essere e di apparire imparziale, perché ritengo di dover rispettare sia il comma 2° dell'art. 111 della Costituzione che l'art. 6, 1° comma, della Convenzione sui diritti dell'Uomo e, pertanto, mi rifiuto di calpestare il diritto dei cittadini non cattolici e dei cittadini non credenti di essere giudicati da giudici "visibilmente imparziali".
Ribadisco, poi, che nella mia qualità di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo.
Ribadisco che non accetto di essere processato da giudici che sono indotti a condannarmi per non correre il rischio, in caso contrario, di essere sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Ministro di Giustizia, nonché al linciaggio pubblico da parte delle più Alte cariche istituzionali, politiche e "religiose" dello Stato Cattolico Italiano.
Le ricordo, a tal proposito, che il giudice dell'Aquila dott. Mario Montanaro, "reo" di aver pedissequamente seguito l'orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale; "reo" di avere applicato e rispettato la Costituzione Italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell'Uomo, "reo" di avere considerato un cittadino italiano di fede musulmana uguale e di dignità pari a quella di un cittadino cattolico, è stato sottoposto alla vergognosa intimidazione del Ministro della Giustizia Castelli, che ha disposto un'immediata ispezione a suo carico ed ha pubblicamente bollato la sua ordinanza, senza neppure leggerla, come un "provvedimento abnorme", "ricordando di aver ricevuto da Adel Smith la strampalata richiesta -cui ovviamente non ha dato seguito- di togliere i crocifissi dalle aule giudiziarie".
Le ricordo che persino il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi ha scagliato i suoi strali contro il giudice Montanaro, caldeggiando pubblicamente la riforma della sua ordinanza ("si tratta di una decisione non definitiva, suscettibile di impugnazione") e censurandola, nel merito, sino al punto di affermare che "il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno a base della nostra ("nostra"???) identità", dimenticandosi forse di rivestire la carica istituzionale di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e, quindi, di garante dell' indipendenza e dell'imparzialità dei giudici (estremamente significativa è la circostanza che le "motivazioni" "suggerite" da questo dictat Presidenziale siano poi state pedissequamente recepite dai giudici amministrativi, al pari del dictat del Cardinal Ruini, presidente della Confer. Episc. Italiana, che ha affermato che "il crocifisso esprime l'anima profonda del nostro Paese e deve dunque rimanere come segno dell'identità della nostra nazione. La decisione del giudice Montanaro ci ha sorpreso sia per il contenuto che per le ragioni addotte").
Le ricordo che Benedetto XVI, Capo di uno Stato estero che gode di spazi televisivi RAI infinitamente superiori a quelli destinati al Presidente della Repubblica Italiana, ha lanciato il suo dictat affermando che "E' importante che Dio sia visibile nelle case pubbliche e private, che Dio sia presente nella vita pubblica, con la presenza dei crocefissi negli uffici pubblici" (faccio osservare, incidentalmente, che nessuno vieta a Dio, che è fatto a nostra immagine e somiglianza, di rendersi visibile di persona, quando e dovunque voglia).
Le ricordo che Pierluigi Castagnetti ha "gentilmente" bollato l'ordinanza del giudice Montanaro come "una sentenza priva di intelligenza, buonsenso e legittimità" Le ricordo che Roberto Maroni l'ha bollata come "una sentenza aberrante, che va cancellata al più presto perché un giudice non può cancellare millenni di storia"). Le ricordo che Roberto Calderoli ha bollato l' ordinanza come "una bestemmia, le cui motivazioni gli appaiono ancor più gravi" (per il leghista è inconcepibile che un musulmano possa essere uguale ad un cattolico, come è inconcepibile per alcuni uomini di razza bianca che i "negri" possano godere dei loro stessi diritti).
Le ricordo che il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Virginio Rognoni, dimenticandosi forse di rivestire il ruolo istituzionale di garante dell'indipendenza e dell'imparzialità dei giudici, ha dichiarato di "essere disorientato e preoccupato" (di che? Forse del fatto che il giudice Montanaro aveva fatto pedissequa applicazione delle sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale?)
Le ricordo che il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Fini ha graziosamente bollato il provvedimento del dr. Montanaro come una "decisione assurda e sconcertante, operata da un magistrato evidentemente in cerca di notorietà, che offende i sentimenti profondi della stragrande maggioranza degli italiani" (quali? Forse quelli dediti alla pratica del razzismo e della discriminazione religiosa?).
Le ricordo che il Ministro dell'Interno Pisanu, dall'alto della sua carica istituzionale, ha pubblicamente dichiarato di "sentirsi offeso dalla sentenza del giudice Montanaro, sia come cristiano che come cittadino: il crocifisso, infatti, non è solo il simbolo della mia religione, ma anche l'espressione più alta di 2000 anni di civiltà" (a quale "civiltà allude l'On.le Pisanu? Forse alle "sante crociate", che hanno provocato lo sterminio di milioni e milioni di "infedeli musulmani"? Forse ai roghi su cui sono stati fatti cristianamente ardere gli eretici, gli omosessuali e le streghe? Forse alle torture cristianamente inflitte dai Tribunali della "Santa" Inquisizione? Forse all'imposizione di simboli distintivi, alle ghettizzazioni, alle persecuzioni razziali ed all'olocausto contro gli ebrei ed agli stermini dei valdesi e degli ugonotti?)
Le ricordo che il segretario dell'UDC Follini ha bollato il provvedimento del dr. Montanaro come un "errore clamoroso, che colpisce i sentimenti delle persone (quali?) senza aggiungere nulla alla piena autonomia delle istituzioni".
Le ricordo che il capogruppo centrista alla Camera Volonté ha definito l'ordinanza come "sconcertante, oltre che sbagliata, invitando l'Avvocatura di Stato e il Ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le leggi (??) e la morale civile (??????)". Le ricordo che il Sindaco DS di Roma Veltroni ha bollato il provvedimento come "sentenza priva di intelligenza, che non aiuta l'integrazione" (forse per l'On.le Veltroni l'integrazione consiste nell'obbligo degli atei e dei credenti in religioni diverse dal cristianesimo di prostrarsi dinanzi al "suo" crocifisso, perché "UNICO" simbolo depositario di Verità, civiltà, tolleranza etc. etc.).
Le ricordo che Sandro Bondi di Forza Italia ha invocato addirittura "l'intervento del Parlamento (non, per fortuna, quello dell'ONU) per ristabilire la sovranità popolare e democratica rispetto a decisioni come quella assunta da un funzionario dell'ordine giudiziario che offendono i valori fondamentali della nostra (???) storia, della nostra (???) cultura e della nostra (???) identità nazionale". Le ricordo che Francesco Storace, Presidente della regione Lazio, ha "provato una fortissima indignazione per la sentenza dell'Aquila, che è la logica conseguenza di una grave tendenza che punta alla negazione di valori che fanno parte della tradizione italiana ed europea. E' bene che si cominci a dire forte e chiaro che i cattolici non possono essere considerati ospiti (???) in Italia."
Le ricordo che Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, ha espresso pubblica "indignazione per la sentenza del giudice Montanaro: aprire alle altre culture non può e non deve significare la cancellazione (????????) della nostra (????)  identità italiana" (evidentemente per Alemanno non si è italiani se non si è cattolici).
Le ricordo che il Comitato Nazionale per la Giustizia, presieduto dall'Avv. perugino Giacomo Perrone e dal segretario Gianfranco Sassi, magistrato in pensione, ha chiesto al Ministro di Giustizia Castelli di promuovere l'azione disciplinare nei confronti del dott. Montanaro, "denunciando la natura prettamente politica della decisione, che contrasta con i principi dell'ordinamento dello Stato e con la normativa vigente (follia!), emessa per di più su ricorso del Presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, autore di un grave atto di ostilità (non c'è limite all'impudenza)", e bollandola come un' "abnorme pronuncia giudiziaria, chiaramente parziale, e come tale lesiva del prestigio della magistratura (esiste un giudice a Berlino, ma, non certo, nella specie, a L'Aquila".
Le ricordo che il Segretario della Conferenza Episcopale Italiana Mons. Betori ha dichiarato che "la Croce è un simbolo irrinunciabile per il popolo italiano e che la sentenza del giudice Montanaro è in contraddizione con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai cambiato, tanto meno la Costituzione" (dal che si arguisce che i giudici della IV Sezione penale della Cassazione sono, agli occhi dell'Alto Prelato, dei perfetti incompetenti).
Le ricordo che il giudice Montanaro è stato fatto oggetto di intimidazioni e minacce di morte da parte di vigliacchi quanto anonimi accoliti della cosiddetta "civiltà" e della cosiddetta "tolleranza" cristiana, di cui sarebbe impregnato il simbolo del crocifisso.
Le ricordo che l'ordinanza del giudice Montanaro ha determinato la presentazione del disegno di legge 2749 del 15.5.2002 dell'On.le Federico Bricolo, recentemente reiterata in data 31.5.2006 col n. 955, col quale si tenta addirittura di istituzionalizzare con legge la discriminazione religiosa, cioè un crimine punito dalla Convenzione di New York con pene detentive, imponendo ai non credenti ed ai credenti in religioni diverse il simbolo della Superiore Religione Cattolica, unico simbolo di civiltà e di tolleranza (Giordano bruno docet), e prevedendo anche sanzioni penali per chi, come me, si rifiuta di soggiogarsi sul posto di lavoro a questo simbolo.
Le ricordo che l'ordinanza del dott. Montanaro ha determinato anche la presentazione del disegno di legge 4523 del 26.11.2003 del leghista Alessandro Cè per la modifica dell'art. 8 della Costituzione in senso razzistico, cioè per attribuire alla sola Religione Cristiana il privilegio e la prerogativa di "fondamento spirituale nel patrimonio religioso italiano", bollando l'ordinanza del giudice Montanaro come un "episodio sconcertante che ha provocato l'unanime reazione di condanna del Parlamento e della Chiesa" (forse sarebbe stato opportuno rispettare la scala dei "valori" istituzionali, posponendo il Parlamento alla Chiesa).
Le ricordo che l'On.le Cosimo Izzo di Forza Italia si è fatto anch'egli promotore di altro progetto di legge di modifica dell'art. 2 della Costituzione, per rendere "obbligatoria" la morale e la religione cattolica agli italiani, forse per "ossequiare" la Convenzione internazionale per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e la convenzione di New York per la repressione delle discriminazioni religiose.
Le ricordo, infine, che anche Ella ha bollato l'ordinanza del giudice Montanaro come "un errore storico e culturale, che non aiuta l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo religioso. Togliere oggi il crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per valori che per noi ("noi", chi?) sono fondamentali".
Le chiedo pertanto -nell'ipotesi che non intenda ammettere che il Giudice Mario Montanaro è stato vittima di un vigliacco e ingiusto linciaggio istituzionale, perpetrato col classico coraggio del branco- di spiegarmi quale sarebbe "il modo giusto di interpretare il pluralismo religioso" e se, in particolare, Ella ritiene, come il Suo predecessore On.le Castelli, che il simbolo degli ebrei -che sono stati da Voi cristiani ghettizzati, perseguitati e sterminati- non meriti, per un qualche motivo che mi resta ancora ignoto, di essere esposto a fianco del Vostro sacro Crocifisso.
Attendo cioè di sapere da Lei se il "modo giusto" di interpretare il pluralismo religioso nelle aule giudiziarie sia quello di seguitare a perpetuare il privilegio dell'uso esclusivo delle pareti pubbliche -che cioè appartengono a tutti gli italiani, qualunque sia il loro credo- alla sola "Superiore Razza Cristiana", esponendo il solo simbolo del Crocifisso ed escludendo e discriminando i simboli degli ebrei, dei musulmani, dei buddisti, degli atei e via dicendo.
In epoca oramai lontana negli Stati Uniti si praticava la discriminazione razziale ai danni dei "negri", riservando i posti a sedere sugli autobus pubblici ai soli uomini di "superiore razza bianca". In Italia si pratica ancora oggi la discriminazione religiosa, riservando l'uso e il godimento delle pareti degli uffici pubblici alla sola Razza Superiore dei Cristiani: e si ha anche la sconfinata impudenza di giustificare questa odiosa e squallida discriminazione attraverso il "richiamo" dei "valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di eguaglianza e di rifiuto di ogni discriminazione che il crocifisso è atto ad esprimere in chiave simbolica".
E' forse questo il "modo" in cui Voi Cattolici "praticate" e "coltivate" i "valori" di "eguaglianza", "rispetto reciproco", "tolleranza" e "rifiuto di ogni discriminazione", cioè "marcando" le pareti pubbliche col vostro idolo ed escludendo tutti gli altri dalla possibilità di farne un pari uso? Complimenti!
Gradirei anche sapere se è sua intenzione reiterare, come il Suo predecessore On.le Castelli, la minaccia di procedimenti disciplinari a carico dei giudici aquilani che "osassero" incautamente affermare l'illiceità dell'esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie italiane, in "oltraggioso" disaccordo con gli autorevoli "dictat" del Vaticano, della Conferenza Episcopale Italiana e della schiera trasversale dei politici sopra menzionati.
Spero che Ella avrà -a differenza del Suo predecessore- la gentilezza di rispondermi e, all'occorrenza, l'umiltà di ammettere gli errori e le ingiuste accuse che sono state perpetrate ai danni di un Giudice, il dr. Mario Montanaro, le cui uniche "colpe" sono quelle di essere giuridicamente preparato, coraggioso, imparziale e indipendente. Penso che molti dovrebbero vergognarsi e chiedergli pubblicamente scusa.
Avendone infine interesse, anche ai fini del tempestivo esercizio della cd. legittima suspicione, colgo l'occasione per chiederLe quale sia l'esito dell'esposto che Le ho presentato per le gravi irregolarità che sono state perpetrate ai miei danni dai giudici aquilani nella formazione del collegio che mi ha giudicato (e condannato) in data 18.11.2005. Chiedo, in particolare, di sapere per quali giustificabili motivi sia stato affidato l'incarico di presidente al dott. Carlo Tatozzi che, oltre ad essere incompatibile ex lege a causa delle mansioni ricoperte (GUP), non rientrava, tabellarmente, tra i giudici assegnati al Collegio penale, e sia stato invece escluso dal collegio giudicante il dott. Mario Montanaro che, stando alle vigenti tabelle, doveva far parte di quel collegio. Mi sembra sufficiente grave che le norme della Costituzione sulla "precostituzione del giudice naturale", le corrispondenti disposizioni dell'ordinamento giudiziario, le circolari del CSM e le tabelle approvate dal CSM siano state disapplicate per creare un giudice prevenuto nei miei confronti.
Distinti saluti.
                                               Luigi Tosti

P.S.: dimenticavo di ricordare che il TAR del Veneto, con ordinanza n. 56 del 2004, ha ritenuto -in perfetta sintonia con la Corte di Cassazione penale- che le norme fasciste che impongono l'ostensione dei crocefissi nelle scuole violassero gli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 (una vera e propria strage): pertanto ha sollevato un'eccezione di incostituzionalità delle norme fasciste. La Corte Costituzionale ha però dichiarato inammissibile la questione, trattandosi di norme regolamentari. A quel punto tutti davano per scontato l'accoglimento del ricorso da parte del TAR del Veneto. La Divina Provvidenza, però, ha fatto sì che due dei tre giudici che componevano il precedente Collegio venissero sostituiti e che il fascicolo, originariamente assegnato al relatore dr. Angelo Gabbricci, trasmigrasse nelle mani del nuovo Presidente, il dr. Umberto Zuballi: sicché, con sentenza 1110/2005, il TAR del Veneto si rimangiava tranquillamente tutto quello che aveva affermato un anno prima, affermando addirittura che il crocifisso è un simbolo "laico".
Con sentenza n. 556 del 2006 il Consiglio di Stato ha respinto l'appello, confermando la sentenza del TAR del Veneto. Nella sentenza -la cui stesura è stata affidata non al relatore dr. Sabino Luce, bensì al dr. Giuseppe Romeo, ex residente del centro studi Torrescalla dell'Opus Dei- si spiega che "il crocifisso è atto ad esprimere, in chiave simbolica ma in modo adeguato, l'origine religiosa dei valori della tolleranza (ad esempio: crociate, inquisizioni, roghi su cui Giordano Bruno e decine di migliaia di eretici, streghe ed omosessuali arsero cristianamente), del rispetto reciproco, di valorizzazione della persona (ad esempio: imposizione dei simboli distintivi agli ebrei, ghettizzazione degli ebrei, imposizione delle prediche coatte, rapimento dei bambini ebrei battezzati di nascosto, leggi razziali ed olocausto praticati dai cristiani fascisti e nazisti), di rifiuto di ogni discriminazione (ne sanno qualcosa gli ebrei, le donne, gli omosessuali, gli schiavi)", sicché, in estrema sintesi, "il crocifisso esprime i valori della laicità" e deve essere cristianamente imposto a tutti -anche ai non credenti e a coloro che professano altre religioni- perché "nel contesto culturale italiano appare difficile trovare un altro simbolo che, più del crocifisso, esprima quei valori".
Come dire: la superiore razza ariana è l'unica che merita di vivere, perché si è particolarmente distinta -soprattutto durante il ventennio nazi-fascista- nella lotta contro la discriminazione razziale. E' dunque giusto che solo gli ariani seguitino a vivere e che, al contrario, gli ebrei e i rom seguitino ad entrare nelle camere a gas e nei forni crematori. Oppure: la Superiore Razza Cristiana si è particolarmente distinta -come testualmente afferma il Consiglio di Stato- nella lotta per l'affermazione dei valori della "tolleranza", dell' "eguaglianza", del "rispetto reciproco" e del "rifiuto di ogni discriminazione". E' dunque "giusto" che seguiti a godere del privilegio di marcare, in regime di monopolio, le pareti degli uffici pubblici, discriminando ed escludendo tutte le altre religioni e chi non crede.
Complimenti alla "logica" ed all'impudenza. Credo proprio che per chiudere "degnamente" i processi a mio carico in quel de L'Aquila sarebbe opportuno che la futura formazione dei Collegi giudicanti fosse demandata al Vaticano, alla C.E.I. ed all'Opus Dei: sempreché, ovviamente, non si voglia scomodare la Divina Provvidenza in persona.
Luigi Tosti

5/09/06 -
Il Consiglio Giudiziario di Ancona "boccia" il giudice "anticrocefisso" Tosti Luigi perché non è iscritto all'Associazione Nazionale Magistrati né ad alcuna corrente politica della Magistratura e non si è mai candidato ad elezioni politiche.Per il Consiglio giudiziario di Ancona il giudice di Camerino Luigi Tosti è indegno di essere nominato magistrato di cassazione perché " non è iscritto all'Associazione Nazionale Magistrati né al alcuna corrente della magistratura, non si è mai candidato ad elezioni politiche, non conosce componenti del Consiglio Superiore della Magistratura,  non ha mai contattato membri del Consiglio Superiore della Magistratura, del Consiglio Giudiziario o del Ministero di Giustizia per chiedere favori e perché, infine, non frequenta personaggi di spicco o di potere".Questi scelte comportamentali del dott. Tosti denotano -come ha sottolineato il Consiglio giudiziario di Ancona- una "inclinazione del magistrato alla mancanza di riserbo e alla disistima generalizzata verso i propri colleghi e un difetto di equilibrio e di autocontrollo", avvalorati dalla sua "pretesa di eliminare, quale privato cittadino, il crocifisso dalle aule giudiziarie o di esporre, a fianco del crocifisso, la menorà ebraica".In seguito a questa singolare motivazione -che sottintende che il "bravo magistrato" è quello politicizzato, colluso col Potere ed avvezzo a chiedere favori- la toga anticrocefisso ha fatto pervenire al Consiglio Superiore della Magistratura una lettera provocatoria in cui dichiara di "essere pentito degli errori commessi"  e di volersi oggi "ravvedere", "aderendo all'Associazione Nazionale Magistrati e a tutte le correnti della Magistratura, rinnegando l' insulsa pretesa di esporre l'immondo simbolo della menorà a fianco del crocifisso e considerando il Cattolicesimo come l'unica Religione depositaria dell'unica Vera Verità". Stranamente il CSM, cui compete la decisione finale, ha omesso di deliberare sulla sua pratica a distanza di quasi due anni, nonostante diffide e denunce penali per omissioni di atti di ufficio.In compenso, però, la Procura della Repubblica dell'Aquila ha attivato altri sei procedimenti penali per omissione di atti di ufficio contro il magistrato di Camerino, "per essersi indebitamente rifiutato di tenere le udienze a causa della presenza del crocifisso". Si attende, per questi processi, che venga fissata l'udienza preliminare dinanzi al GUP dell'Aquila."Anche per queste nuove accuse -commenta l'interessato- la Procura dell'Aquila si è stranamente dimenticata di esporre nei capi di imputazione la Verità, e cioè che il mio rifiuto è nato dalla mancata autorizzazione ad esporre a fianco del crocifisso il simbolo della menorà ebraica, cioè da un atto di palese discriminazione religiosa. Sono comunque curioso di vedere come sarà composto il collegio giudicante, dal momento che il precedente collegio che mi ha condannato è stato composto in violazione di norme della Costituzione, di disposizioni dell'ordinamento giudiziario, di circolari del CSM e delle tabelle del Tribunale dell'Aquila: cioè includendo illegittimamente nel collegio il dr. Carlo Tatozzi, che si era già espresso a favore della permanenza dei crocifissi, ed escludendo il dr. Mario Montanaro, che si era espresso in senso opposto e che doveva far parte del collegio. Sono curioso di verificare quali siano i provvedimenti adottati dal Ministro di Giustizia , dalla Procura Generale e dal CSM per queste gravi irregolarità, che ho segnalato con esposto. Sono infine curioso di constatare se verrà allestita un'altra aula-ghetto per la celebrazione del mio processo e se l'attuale Ministro di Giustizia On.le Clemente Mastella, cui sto inoltrando richiesta in tal senso, rimuoverà tutti i crocefissi da tutte le aule di giustizia italiane, oppure farà orecchie da mercante come il suo predecessore On.le Roberto Castelli."  
Luigi Tosti, Via Bastioni Orientali n. 38, 47900 RIMINI. tel: 0541-789323; cell.: 338-4130312. E.mail: tosti.luigi@alice.it
5/09/06 -
Allego l'ultima "chicca", cioè la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione distaccata di Brescia, che, decidendo sul ricorso proposto nel 1992 (15 anni fa!) dall'insegnante Lazzarini Angelo, ha sancito la legittimità della "consuetudine" dell'esposizione del crocifisso nelle scuole, quando essa sia "condivisa dai funzionari e dai cittadini" e "rafforzata dalla decisione di alcuni genitori di ritirare i figli dalla scuola nel caso di mancato ristabilimento della consuetudine".Facendo un esempio parallelo, sarebbe come dire: la "consuetudine di vietare ai "negri" l'accesso nelle scuole italiane è da ritenere legittima, quando essa sia condivisa dal Preside, dagli insegnanti e dai genitori degli alunni e, anzi, rafforzata dalla decisione di alcuni genitori di razza bianca che hanno minacciato di ritirare i loro candidi pargoletti nell'ipotesi in cui si consenta agli "sporchi" bambini "negri" di frequentare la scuola".I miei personalissimi complimenti al TAR bresciano.Saluti
Luigi Tosti

19/06/06 - Giudice Tosti e rimozione crocifissi dai luoghi pubblici

A: Daniele Capezzone
Camera dei Deputati
capezzone_d@camera.it 
d.capezzone@radicali.it :
Oggetto: Giudice Luigi Tosti e rimozione crocifissi dai luoghi pubblici.
:

Caro Daniele
questa lettera è stata inviata anche a varie associazioni laiche e atee così da coinvolgere anche loro in maniera marcata in merito allo stesso problema. Le associazioni sarebbero molte di più, ma non potendo comunicare con tutte, mi scuso per quelle mancanti. Questa lettera saràc omunque pubblicata su vari siti e diffusa.

:Ti scrivo per ricordarti il caso del giudice Luigi Tosti. Come ricorderai Tosti tentò – difendendo la Costituzione italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo – di non discriminare i cittadini chiedendo la rimozione del simbolo religioso del crocifisso dai luoghi pubblici.:Una richiesta che qualsiasi Stato, che si definisce laico e non teocratico, dovrebbe accogliere immediatamente senza esitare e senza bisogno di una sollecitazione da parte di un funzionario dello Stato. Invece lo Stato italiano, con l’allora guardasigilli Roberto Castelli, non si mosse. Neanche Carlo Azeglio Ciampi Presidente della Repubblica di allora prese posizione. Le istituzioni rappresentano i cittadini italiani oppure la Chiesa cattolica e il Vaticano?:Lo Stato italiano ha ritenuto che la richiesta avanzata dal magistrato Tosti fosse addirittura perseguibile e condannabile. Infatti Luigi Tosti è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, interdetto per un anno dai pubblici uffici e condannato a sette mesi di carcere in aggiunta di altri procedimenti contro di lui sempre in merito al tema di questa vicenda. E’ questa l’Italia laica e democratica che viene sbandierata? Oppure dovremmo chiamarla Italia vaticana oppure Repubblica pontificia italiana?:Ora a guardasigilli c’è Clemente Mastella e Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano. E’ da chiedersi se in politica, come in matematica, cambiando l’ordine dei fattori il risultato cambi oppure resti invariato. Non ci resta che appurarlo.:Andiamo al punto Daniele. Questa lettera l’ho scritta di mio pugno, ma sappi che sto esprimendo il pensiero e il disagio di moltissimi cittadini scontenti di quanto sta accadendo. Il silenzio assordante dei mass media è coperto dall’ancora più assordante silenzio del Parlamento.:Ti chiediamo Daniele di attivarti e di attivare il tuo partito e gli altri partiti alleati che dovrebbero condividere e difendere gli stessi ideali come La Rosa nel Pugno, affinchè le associazioni laiche si mobilitino in maniera concreta e massiccia sul territorio nazionale per aprire una petizione, una raccolta di firme a difesa del giudice Luigi Tosti e a difesa della laicità dello Stato. E’ inaudito infatti che da molti mesi – tranne rarissime eccezioni – non si siano attivate Interrogazioni parlamentari e Question time alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, né iniziative tranne che in Francia da parte dei Brights http://brightsfrance.free.fr/tostiitaliano.htm  e da altre nazioni. Certo è che bisogna provvedere al più presto per non disilludere i cittadini che hanno dato il proprio voto e la propria fiducia a una certa forza politica.:Ti chiamerò al telefonino la settimana entrante per raccogliere i tuoi commenti.
:
Un saluto cordiale,:Ennio Montesi
enniomontesi@tiscali.it
mobile 3393188116:
Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni
Movimento Internazionale di Libero Pensiero
http://nochiesa.blogspot.com:Nella foto, il parlamentare Daniele Capezzone e il giudice Luigi Tosti.


La Francia si è mobilitata contro la condanna del giudice italiano Luigi Tosti il quale si sta battendo a difesa
e a sostegno del diritto di non discriminazione di tutti i cittadini. L’elenco verrà inoltrato al Parlamento Europeo,
alle Nazioni Unite, all’Unesco, ad Amnesty International e ad altri organismi internazionali.
E da qui si può inviare la propria adesione seguendo le istruzioni LEGGI
Aggiornamento del 31/12/05

Il testo della sentenza del Tribunale dell'Aquila 18.11.05-15.12.05, che mi ha condannato per omissione di atti di ufficio è già pubblicata sul sito www.olir.it.

Il mio primo commento telegrafico è il seguente.

1°) Il Tribunale ha completamente eluso la questione relativa alla nullità dell'intero dibattimento, derivante dal giustificato motivo (presenza dei crocefissi nelle aule giudiziarie italiane) per il quale io,nella mia qualità di "imputato" ed adducendo gli stessi motivi di libertà di coscienza ritenuti fondati dalla Cassazione nella sentenza 4273/2000, mi sono rifiutato di presenziare all'udienza: non è stata neppure vagliata la richiesta di sollevare conflitto di attribuzione o eccezione di incostituzionalità delle norme processuali che consentono la celebrazione del processo in assenza dell'imputato che, per motivi di libertà di coscienza collegati alla presenza obbligatoria dei crocefissi nelel aule di giustizia, si rifiuta di presenziare al dibattimento.
2°) il Tribunale ha omesso di esaminare il primo motivo da me addotto a sostegno della legittimità del mio rifiuto, e cioè che l'Amministrazione mi aveva negato il diritto di esporre la mia menorà ebraica a fianco del crocifisso, così compiendo un atto di discriminazione religiosa che ledeva sia il mio diritto costituzionale all'eguaglianza (che implica il diritto alla non discriminazione) che il mio diritto di libertà religiosa (non a caso l'art. 58 del regolamento penitenziario attribuisce a tutti i detenuti (e non ai soli detenuti cattolici) il diritto di esporre i propri simboli nell'ambiente penitenziario). Infatti, in relazione a questo comportamento "discriminatorio" dello Stato italiano "laico" (!?!?!?), che integra gli estremi della disciminazione religiosa prevista e punita come reato dall'art. 3 della L. 654/1975, io ho addotto di essermi rifiuto di esercitare le mie mansioni innanzitutto per legittima difesa, cioè per evitare di subire la discriminazione religiosa derivante sia dal diniego di esposizione del mio simbolo che dalla contestuale imposizione di un altro simbolo, nel quale non solo non mi identifico, ma dal quale mi dissocio per la sua storia criminale. Era dunque onere del Tribunale valutare la sussistenza o meno di questa scriminante e, comunque, di motivare per quale astruso motivo la mia richiesta di esporre il mio simbolo a fianco del crocifisso cattolico -cioè la "pretesa" di avere gli stessi diritti e la stessa dignità dei cattolici- dovesse ritenersi infondata e pretestuosa;
3°) del tutto erronea è l'affermazione che i principi relativi all'esimente della "libertà di coscienza", ritenuta sussistente dalla Cassazione nel caso del prof. Montagnana, non siano applicabili alla fattispecie del reato di "omissione di atti di ufficio", in quanto tale norma penale non prevede l'esimente speciale del "giustificato motivo". Innanzitutto l'art. 328 del codice penale sancisce che la punibilità del reato è subordinata alla circostanza che il rifiuto sia "indebito", e cioè che non sussista un giustificato motivo di rifiuto: pertanto le due ipotesi sono uguali. In secondo luogo -come vanamente esposto nella memoria difensiva- la Cassazione penale ha applicato l'esimente del "giustificato motivo" soltanto perché l'art. 108 D.P.R. 30.3.1957 n. 361 prevedeva espressamente questa scriminante: nel caso in cui essa non fosse esistita, tuttavia, è la stessa Corte di Cassazione che ha ventilato nella sentenza Montagnana, in modo esplicito, la necessità di sollevare una vera e propria eccezione di incostituzionalità.
Così si esprime, infatti, la Corte al punto 9 della motivazione: "la libertà di coscienza.... va tutelata nella massima estensione compatibile con altri beni costituzionalmente rilevanti e di analogo carattere fondante, come si ricava dalle declaratorie di illegittimità costituzionale delle formule del giuramento...: ma, nel caso, non si pongono problemi a livello costituzionale, giacché il bilanciamento degli interessi è già assicurato nella previsione della clausola penale del giustificato motivo".

Il che, argomentando a contrario, significa due cose:A che l'esposizione del solo crocifisso lede i diritti inviolabili (libertà di coscienza) dello scrutatore e, quindi, necessariamente anche quelli dei votanti (si tratta, infatti, di diritti soggetti assoluti inviolabili, che possono esser fatti valere anche dal singolo erga omnes);

B che, se l'art. 108 del DPR n. 361/1957 non avesse contemplato la clausola del "giustificato motivo", la Corte sarebbe stata addirittura costretta a sollevare l'eccezione di incostituzionalità della norma, in quanto lesiva dei diritti inviolabili dello scrutatore (e quindi anche dei votanti).

E la riprova concreta di queste argomentazioni a contrario è rappresentata proprio dalla giurisprudenza costituzionale che si è interessata dei vari casi di "libertà di coscienza" e, in particolare, del caso dei testi che si sono rifiutati di prestare il giuramento a causa dei riferimenti alla Divinità contenuti nelle formule prescritte dalla legge, così incappando nel reato di cui all'art. 366 del codice penale che punisce il teste che rifiuta di prestare il giuramento. In quei casi, infatti, la norma penale non prevede alcuna esimente specifica per l'ipotesi di "rifiuto di testimoniare per giustificati motivi" ma, nonostante questo, il teste è stato poi assolto, dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme processuali che imponevano di giurare in nome di Dio. Quindi è assolutamente infondato l'assunto che l'esimente della "libertà di coscienza" può essere applicata solo in presenza di norma penale che contempli la clausola del "giustificato motivo".
4°) Singolarissime sono le statuizioni circa la "tardività" dell'esercizio dell'esimente della "libertà di coscienza" e la "pretestuosità" del mio rifiuto ad esercitare le mie funzioni, nonostante mi fosse stata messa a disposizione un' "aula-ghetto" allestita senza crocifisso.
Innanzitutto la Cassazione penale, nella sentenza n. 4273 del 1.3.2000 , ha evidenziato che l'obbligo dello Stato di rimuovere i simboli riguarda tutte le aule, essendo addirittura irrilevante l'occasionale assenza del crocifisso (e il Montagna, in effetti, oppose un rifiutò pur in assenza del crocifisso): sicché la "soluzione" dell'aula-ghetto è giuridicamente ininfluente e inaccettabile.
In secondo luogo la circostanza che io abbia eventualmente tollerato la lesione di miei diritti di rango costituzionale per un determinato tempo o nell'occasione dell'episodio menzionato dal P.M., allorché tra l'altro ignoravo gli esatti termini della questione, non vale a farmi "decadere" dai miei diritti soggettivi assoluti di rango costituzionali, quali il diritto all'eguaglianza ed alla libertà religiosa, trattandosi al contrario di diritti imprescrittibili e non soggetti a decadenze (tra l'altro il diritto di libertà religosa implica la facoltà di mutare opinione e/o credo quando e come si vuole).
L'affermazione che il dott. Tosti avrebbe dovuto accettare la "soluzione" dell'aula "ghetto", appositamente "allestita" per lui, è assolutamente inaccettabile e sconfina addirittura nella "legalizzazione" del reato di discriminazione religiosa, sanzionato penalmente e, comunque, vietato dalla convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Senza considerare l'assoluta impraticabilità di questa "soluzione" nei giudizi collegiali. Né è da sottovalutare la circostanza che, come magistrato, vengo sovente applicato in altre sedi, anche al di fuori del distretto della Corte di Appello, sicché il regime di apartheid che mi si vorrebbe imporre sino al pensionamento è quanto di più assurdo, ridicolo e lesivo e della mia dignità umana si possa concepire. E' un vero delirioche certe cose vengano scritte dai giudici nelle sentenze.
La soluzione dell'"aula-ghetto" è infine estremamente contraddittoria perché, se l'Amministrazione ha ritenuto che la presenza dei crocifissi fosse legittima e obbligatoria alla luce di una circolare fascista, tuttora vigente, al punto tale da non consentirne la rimozione e da costringermi ad intraprendere un giudizio amministrativo dinanzi al TAR, non si capisce perché poi la stessa Amministrazione violi tale normativa addobbandi alcune aule senza di essi e pretendendo, inoltre, che alcuni suoi dipendenti le debbano utilizzare: la legge è obbligatoria per tutti e non è consentito applicarla o disapplicarla a piacimento di chi, oltre tutto, è istituzionalmente tenuto a farla osservare.

Camerino, 30 dicembre 2005.
Luigi Tosti, Via Bastioni orentali n. 38, 47900 RIMINI; tel. 0541-79323; cell.: 33-4130312.
E.mail: emilia.protti@fastwebnet.it; luigitosti@virgilio.it


Comunicato Stampa del Dott. Tosti a commento della sentenza del Tribunale de L'Aquila che l'ha condannato a 7 mesi di reclusione.
Domenica, 20 novembre 2005


È stata scritta, in un'aula-ghetto allestita "senza crocifisso" e destinata appositamente ad uno "sporco" imputato non cattolico, una delle pagine più epiche della Giustizia italiana, perché si è finalmente inflitta una giusta ed esemplare condanna a chi, pretendendo di affiancare al sacro simbolo del crocifisso i propri falsi simboli, ha manifestato con sconfinata arroganza l'assurda pretesa di godere degli stessi diritti e della stessa dignità che la Repubblica Pontificia italiana accorda, giustamente, alla sola superiore razza dei Cattolici.
Plaudo alla totale prevaricazione del mio diritto di difesa e all'imposizione del termine preventivo di "due minuti", che mi è stato benevolmente concesso dal GUP-Presidente del collegio per formulare ed illustrare le mie richieste. Mi rammarico pubblicamente con la Stampa per la limitazione del Suo diritto di cronaca e di ripresa audiovisiva, che ha impedito la documentazione della celebrazione del dibattimento nell'interesse della collettività e a garanzia della trasparenza della Giustizia. Spero che la mia sentenza di condanna -contro la quale ricorrerò- sia l'inizio di un incendio che risvegli le coscienze dei sudditi italiani che non intendono più tollerare l'emarginazione e la discriminazione che parte dei Cattolici attua ai danni degli atei, degli agnostici, degli ebrei, degli islamici, dei buddisti, degli evangelisti, dei valdesi, dei testimoni di Geova e di tutti coloro che si identificano in religioni diverse dalla loro.
Spero che i 40 giorni per il deposito della motivazione della condanna siano sufficienti per giustificare la violazione dell'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, che sancisce che "ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione: questo diritto importa la libertà di cambiare religione o pensiero, come anche la libertà di manifestare la propria religone o il proprio pensiero individualmente o collettivamente, in pubblico o in
privato, per mezzo del culto, dell'insegnamento, di pratiche e compimento di riti". Ringrazio tutti coloro che si sono sobbarcati i disagi e le spese di un viaggio per assistere alla celebrazione di questo cristallino processo che, spero, resterà impresso nella loro memoria. Ringrazio i deputati Enrico Buemi e Marco Pannella per l'appoggio morale e per la stima che mi hanno dimostrato con la loro presenza fisica a L'Aquila. Ringrazio infine il Dio dei Cattolici per avere offerto a mia moglie e a me l'opportunità di conoscere Marco Pannella e di stringere la "zampa" di questo leone radicale che è riuscito, contro la volontà della maggior parte degli italiani, a rendere più libera e più dignitosa l'esistenza di tutti gli italiani.
Luigi Tosti


 

Ecco la straordinaria memoria difensiva del Giudice Luigi Tosti. E' molto lunga ma offre una grandissima quantità di riferimenti per ogni futura vertenza riguardante l'ostensione dei crocifissi nei pubblici edifici LEGGI

Da Affari Italiani del 10/11/05 - Intervista al Giudice Tosti

Il 18 novembre 2005 ci sarà la prima udienza. E il magistrato Luigi Tosti dovrà sedere dietro la sbarra come imputato. Il motivo? E' dal 9 maggio scorso che si rifiuta di tenere le udienze nel Tribunale di Camerino perchè
l'Amministrazione Giudiziaria omette di rimuovere dalle aule pubbliche il
crocifisso. Ha chiesto che non gli sia accreditato più lo stipendio, visto che "non svolgo più il mio lavoro perchè non rispettano i miei diritti". Ha scritto al Ministro di Giustizia Roberto Castelli e al Presidente della Repubblica Ciampi.

Affari lo ha intervistato, cercando di capirne di più su questa battaglia per la laicità dello Stato. Che cosa chiede allo Stato?
"Che che vengano rimossi tutti i simboli religiosi in osservanza del principio di laicità. E cioè che lo stato non si identifichi in nessuna religione. Questo in via principale".E poi?
"E poi cerco di rimarcare l'aspetto razzistico di questa questione, e cioè il razzismo che lo Stato italiano compie ai danni dei non cattolici o degli atei. Ho chiesto, un po' provocatoriamente, di essere autorizzato a esporre i miei simboli".Quindi riprenderà a tenere le udienze solo se verranno esposti i suoi simboli religiosi?
"Certo. Io seguiterò nel mio lavoro solo a queste condizioni". Lei ha chiesto che le venisse decurtato lo stipendio…
"Sì, l'ho chiesto da molto tempo ormai. Per me è inutile percepire una paga per un lavoro che non faccio più perché mi sono tolti i miei diritti. Ma a questa richiesta non ho ricevuto risposta".Come non ha ricevuto risposta né dal ministro Castelli, né dal presidente Ciampi, ai quali lei ha scritto due lettere...
"Esatto, da due anni non ho ricevuto neanche la radice cubica della metà di mezza sillaba".E ora che strada intende intraprendere…
"Ora ci sarà questo processo che, quasi grottescamente, rappresenta un'opportunità per far valere i miei diritti, nonostante io sia imputato. Sarà il mio modo di far verificare ai giudici quello che ha già stabilito la Corte di Cassazione nel 2000".
A cosa si riferisce?
Per un caso simile è già stato processato il professor Montagnana, ateo, che si era rifiutato di svolgere un incarico doveroso, cioè quella di scrutatore di seggi, a causa della presenza di un crocefisso. E la Cassazione gli ha dato ragione". Lei si presenterà in aula?
"Sì, certo. Ma se per quella data il ministro non avrà rimosso tutti i crocefissi da tutti i luoghi pubblici italiani, farò quello che ho fatto da giudice".Cioè?
"Mi rifiuterò di farmi processare da un tribunale che non è imparziale e neutrale dal punto di vista simbolico, visto che si identifica con un simbolo partigiano. Mi alzerò e andrò via". Quindi lei pone come termine il 18 novembre alla sua richiesta?
"Esatto, anche perché a quel punto il tribunale dovrà risolvere una bella questione giuridica…"Che cosa intende?
"Il tribunale dovrà dire 'non importa che tu lasci l'aula, noi facciamo lo stesso il processo'. Oppure ritenere che il mio sia un motivo giustificato. A questo punto si crea una situazione di stallo".Dovuta a cosa?
"Al fatto che non compete ai tribunali togliere i crocefissi. E quindi a me toccherà chiedere al tribunale stesso di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. Quindi, se il tribunale dell'Aquila accoglie questa mia richiesta, dovrebbe rimettere gli atti alla corte Costituzionale, oppure li dovrebbe inoltrare al ministro di Giustizia per chiede di togliere il crocefisso". Altrimenti?
"Altrimenti, è semplice. Non mi possono processare".

Di Benedetta Sangirardi



27/10/05 -
Risposta del dott. Luigi Tosti all' articolo di Sergio Romano sul Corriere della Sera del 26 ottobre 2005


Egregio Signor Romano,

quale diretto interessato mi permetto di interloquire in merito alla risposta che Lei ha dato al lettore Pietro Ancona sul "caso" del giudice Tosti. Innanzitutto mi preme avvisarla che, se è vero che i lettori del Corriere sono stati informati sul mio caso da un articolo di Marco Imarisio del 25 settembre, è anche vero che, purtroppo, sono stato costretto a querelarmi per diffamazione proprio per quell'articolo nel quale, stravolgendo deliberatamente le dichiarazioni rilasciate nel corso di un colloquio telefonico, il giornalista mi ha tra l'altro attribuito frasi virgolettate da me mai rese. Sottolineo che è l'unica querela che ho proposto.Fatta questa puntualizzazione, mi complimento con lei perché è uno dei pochi giornalisti che ha avuto il coraggio di affermare che i crocifissi nei luoghi deputati all'esercizio di pubbliche funzioni sono divenuti da tempo anacronistici e costituiscono il retaggio illiberale della dittatura fascista e dello Statuto albertino.Non posso invece condividere il giudizio critico sul mio "sciopero": e questo perché il presupposto su cui si fonda non corrisponde affatto al vero.Il mio rifiuto di tenere le udienze non è infatti uno "sciopero" -cosa di per sé assurda- bensì la reazione legittima contro atti di discriminazione religiosa che lo Stato italiano ha posto in essere contro un lavoratore. Infatti, è bene che l'opinione pubblica sappia, una buona volta, che io ho manifestato la piena disponibilità a tenere le udienze in presenza del crocifisso, pretendendo, però, che lo Stato mi autorizzasse ad esporre i miei simboli religiosi: e questo perché -come ho puntualizzato- i "miei" simboli religiosi non sono razzisti e, dunque, non hanno alcun problema ad essere affiancati ai crocefissi. Purtroppo l'Amministrazione della Giustizia non ha riconosciuto il mio diritto di essere "uguale" ai cattolici, come sancito dall'art. 3 della Costituzione: di qui è nata la mia "reazione legittima" contro quella che considero, senza mezzi termini, una vera e propria discriminazione di stampo razzistico-religioso.In epoca non lontana una cittadina americana di colore si è rifiutata di cedere il posto ad un uomo "bianco" ed è stata perciò processata. In Italia un altro cittadino, che si è rifiutato di giurare a causa dei riferimenti a Dio contenuti nella formula del giuramento, è stato processato. Altro cittadino italiano, ateo e di origini ebraiche, si è rifiutato di fare lo scrutatore per la presenza dei crocifissi nei seggi ed è stato anch'egli processato. Questi processi, Le rammento, sono finiti con delle assoluzioni assai significative, perché con esse si sono finalmente affermati sacrosanti principi di civiltà, quali quello dell'eguaglianza e della pari dignità di qualsiasi uomo, indipendentemente dal colore della pelle, dal sesso, dal pensiero e dall'ideologia religiosa.E allora le chiedo, provocatoriamente: da quale parte sta? Dalla parte dello Stato razzista italiano o dalla parte dei cittadini discriminati? Lei si indigna contro l'ebreo che si rifiuta di farsi ghettizzare o di entrare in una camera a gas, oppure nei confronti dei criminali che vorrebbero ghettizzarlo o ucciderlo?Ebbene, il prossimo 18 novembre io dovrò comparire dinanzi ad un Tribunale per essermi rifiutato di essere discriminato da uno Stato razzista. Non so se a Lei questo le potrà sembrare grottesco: per me e per tutti quelli che combattono per l'affermazione dell'eguaglianza di tutti gli uomini (e quindi per l'affermazione del principio di laicità) questa è una grossa opportunità per costringere i giudici a prendersi le loro responsabilità e per far affermare principi di civiltà che sono oscurati dall'integralismo di alcune religioni.

La saluto cordialmente.

Luigi Tosti, Via Bastioni Orientali n. 38, 47900 RIMINI.

E questa è la lettera di un lettore del Corriere
che ha provocato la risposta di Sergio Romano
Corriere della Sera 26-10-2005 Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudiceMi rivolgo a lei per segnalare il silenzio con il quale si vorrebbe
isolare e insabbiare il processo al giudice Luigi Tosti previsto per
il 18 novembre prossimo.
Il giudice si è rifiutato di amministrare giustizia in un'aula con
crocifisso alla parete.
Ha ritenuto che la giustizia si amministra soltanto in nome del
popolo italiano sostenendo, a differenza di Ratzinger, che i diritti
delle persone scaturiscono dalle leggi e non dalla volontà divina.
Il dottor Tosti ha restituito allo Stato gli stipendi percepiti
durante la sua volontaria ma necessitata astinenza dalle udienze.
Penso sia giusto che la questione arrivi alla grande opinione
pubblica che, assentendo o dissentendo, ha diritto all'informazione.Pietro Ancona, pietroancona@tin.it
Caro Ancona,
sul dottor Luigi Tosti i lettori del Corriere sono già
stati informati da un articolo di Marco Imarisio apparso il 25
settembre. Personalmente credo che un pubblico ufficiale non
dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o
condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non
gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della
società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo
titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. È questa la
ragione per cui lo sciopero dei magistrati, dei diplomatici, dei
poliziotti, di altri funzionari dello Stato e di certe categorie
professionali collocate al confine tra il pubblico e il privato, mi
sono sempre parsi sbagliati. Ed è questa la ragione per cui i
giornalisti della Rai, a mio avviso, non dovrebbero servirsi dei
loro microfoni e delle loro telecamere per annunciare pubblicamente,
durante i notiziari, le ragioni delle loro proteste. Quei microfoni
e quelle telecamere appartengono al pubblico, non ai sindacati. Dopo
avere fatto questa premessa, debbo riconoscere tuttavia che la
presenza del crocifisso nelle aule scolastiche e nelle aule di
giustizia mi sembra il retaggio superfluo di un'epoca in cui, come
si leggeva nell'articolo 1 dello Statuto Albertino, il cattolicesimo
era la religione dello Stato. Il regime fascista lo conservò perché
volle fare un uso nazionalistico della tradizionale fede degli
italiani. La Dc lo conservò perché era il simbolo dei suoi ideali
politico-religiosi. Ma la sua presenza oggi non tiene alcun conto
delle trasformazioni che il Paese ha subito nel corso di questi
ultimi anni. Immagini un'aula nelle scuole elementari di Prato, dove
i bambini cinesi sono talora più numerosi degli italiani, o un'aula
di giustizia in cui un musulmano siede sul banco degli imputati o
sulla sedia del testimone. Quando vedranno il crocifisso alle spalle
dell'insegnante o del giudice avranno l'impressione che l'istruzione
e la giustizia in Italia siano impartite nel nome di una religione
diversa dalle loro credenze. Qualcuno potrebbe osservare che la
scuola e la giustizia, in Italia, sono laiche. Ma allora perché
trattare un simbolo religioso alla stregua di una decorazione
storico-culturale? I primi a esserne dispiaciuti e infastiditi
dovrebbero essere i cattolici. Qualche tempo, in Abruzzo, un
cittadino italiano di religione musulmana, Adel Smith, sollevò la
questione con riferimento alla scuola frequentata da suo figlio, e
si rivolse a un tribunale italiano che gli dette torto, se non
sbaglio, richiamandosi a certe disposizioni amministrative del
ministero della Pubblica Istruzione. Ma quelle stesse disposizioni
possono essere modificate. E credo che sia giunto il momento di
farlo.Sergio Romano


Il giudice Tosti restituisce gli stipendi al mittente.E' dal 9 maggio che il giudice di Camerino Luigi Tosti si rifiuta di tenere le udienze: e questo perché il Ministero di Giustizia omette di rimuovere i simboli religiosi dalle aule, oppure di autorizzarlo ad esporre i suoi. Ora, a distanza di quasi cinque mesi, il magistrato ha inoltrato una lettera al Ministro Castelli e alla Corte dei Conti con la quale, dopo aver affermato che "i Cittadini italiani hanno il diritto, nella loro qualità di contribuenti, di non veder sperperato il proprio danaro", ha poi invitato "l'Amministrazione della Giustizia ad essere coerente con sé stessa, e cioè o a rimuoverlo dalla Magistratura (visto che l'Amministrazione ritiene di essere nel giusto) o a sospendere il pagamento degli stipendi".
"Ritengo immorale la percezione degli stipendi -ha concluso il magistrato- sicché invito l'Amministrazione a sospenderne l'erogazione, quantomeno sino alla definizione del contenzioso perché, in caso contrario, sarò costretto a restituirli".Con altra lettera, spedita lo stesso giorno, Luigi Tosti ha invitato il Presidente della Repubblica ad inviargli cinque copie del suo ritratto, da esporre nelle aule: "paradossalmente -ha spiegato il magistrato- nelle aule giudiziarie italiane è presente il crocifisso, cioè un simbolo partigiano che identifica solo i cattolici, mentre sono assenti i simboli che identificano l'unità nazionale".
"E' mia intenzione -preannuncia il magistrato- chiedere poi al Ministro di Giustizia, al Presidente della Repubblica ed al Sommo Pontefice l'autorizzazione a sostituire i crocifissi con i ritratti del Presidente della Repubblica, per fornire agli Italiani il riscontro oggettivo di quanto sia realmente "laica", indipendente e rispettosa dei diritti di eguaglianza la Repubblica Italiana. La discriminazione religiosa e razziale nasce quando un gruppo pretende di essere superiore agli altri e di meritare, per ciò stesso, dei privilegi. In epoche recenti l'uomo bianco di superiore razza ariana ha preteso di privilegiare la sua supposta superiorità impedendo ai neri ed agli ebrei di entrare nei locali pubblici. Oggi in Italia la situazione non è affatto diversa: i Cattolici marcano le pareti pubbliche col loro crocifisso e impediscono ai simboli di tutte le altre confessioni religiose e dei non credenti di entrare negli uffici pubblici, e questo perché ritengono, con una presunzione che trasmoda nel razzismo, di essere i soli depositari della Verità".Luigi Tosti, Via Bastioni Orientali n. 38, 47900 Rimini, Tel. 0541-789323, cell.: 338-4130312. E.mail: luigit1@alice.it

Ii testi delle due lettere.All'On.le Ministro di Giustizia
Ing. Roberto Castelli
R O M AAlla Corte dei Conti
R O M A

Alla Cassa di Risparmio di Bologna
Agenzia di Rimini
R I M I N IIo sottoscritto Luigi Tosti, nato a Cingoli (MC) il 3.8.1948, residente a Rimini, Viale Bastioni Orientali n. 38, magistrato ordinario in servizio presso il Tribunale di Camerino, ho iniziato, dallo scorso 9 maggio, a rifiutarmi di tenere le udienze perché l'Ammnistrazione Giudiziaria si rifuta di rimuovere i simboli religiosi di parte dalle aule giudiziarie -e comunque non mi autorizza ad esporre i miei simboli- così violando il principio supremo di laicità ed altri diritti soggettivi assoluti di rango costituzionale. Questa mia reazione è stata tra l'altro giustificata col richiamo di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione penale (1.3.2000 n. 439, Montagnana).Sino ad oggi sono stato comunque impegnato nell'attività lavorativa, se non altro a causa del notevole arretrato che si era accumulato: questa situazione, tuttavia, è destinata ad esaurirsi a breve.Dal momento che ritengo che i Cittadini italiani abbiano il diritto, nella loro qualità di contribuenti, di non veder sperperato il proprio danaro, invito l'Amministrazione della Giustizia ad essere coerente con sé stessa, e cioè o a rimuovermi dalla Magistratura (visto che l'Amministrazione ritiene di essere nel giusto) o a sospendere il pagamento degli stipendi.Ritenendo immorale la percezione degli stipendi, invito comunque l'Amministrazione a sospenderne l'erogazione, quantomeno sino alla definizione del contenzioso perché, in caso contrario, sarei costretto a restituirli.Invito pertanto l'Istituto di Credito CARISBO a rifiutare l'accreditamento sul mio c.c. n. _______ degli stipendi.
Cordiali saluti.
Camerino, li 27 settembre 2005.

Luigi TostiAll'Onorevole Presidente della Repubblica
Carlo Azelio Ciampi
R O M A

Gentile Presidente,
mi chiamo Luigi Tosti e sono magistrato ordinario in servizio presso il Tribunale di Camerino. In questa mia qualifica ho chiesto, senza ottenerlo, all'Amministrazione Giudiziaria di rimuovere dalle aule qualsiasi simbolo religioso in osservanza del supremo principio di laicità dello Stato, affermato sia da costanti sentenze della Corte Costituzionale che da specifiche sentenze della Cassazione (in particolare: Cass. Penale, IV Sez., 1.3.2000 n. 439).Ritengo in effetti che l'esposizione di un unico simbolo religioso, nei locali deputati all'esercizio di pubbliche funzioni, sia incompatibile con l'obbligo dello Stato di essere neutrale, imparziale ed equidistante nei confronti delle altre religioni e dei cittadini che credono in religioni diverse o non credono in nessuna e che, per altro verso, l'uso dei simboli religiosi come "marcatori" del territorio (pubblico) svilisca il loro valore spirituale, tant'è che la religione ebraica, quella islamica e tutte le confessioni cristiane diverse da quella cattolica ripudiano siffatta forma di ostensione.Nell'esercizio delle mie funzioni io mi identifico nel popolo italiano e nei simboli che identificano l'unità nazionale, e cioè nella bandiera tricolore e nel ritratto del Presidente della Repubblica: paradossalmente nessuno di essi è presente nelle aule giudiziarie.Le sarei pertanto grato se Lei volesse inviarmi cinque copie del Suo ritratto, da appendere nelle aule.Questo Suo gesto potrebbe contribuire in modo autorevole a dirimere tensioni e ad indurre al ragionamento.La saluto cordialmente.Camerino, li 27 settembre 2005.

Luigi Tosti
Tribunale di Camerino


Risposta del Dr Luigi Tosti alla nostra campagna in suo favore

29/05/04
Vi ringrazio per la solidarietà e mi scuso per il ritardo con cui rispondo. Credo che questo processo sia comunque una grossa opportunità per diffondere le nostre idee di vera libertà e di vera tolleranza: valori che la Chiesa cattolica non ha mai praticato nella sua storia. L'unica speranza di cambiamento è in un progresso culturale della popolazione, che la affranchi dall'opportunismo, dall'ipocrisia e dall'ingerenza del Vaticano. Ancora grazie.
Luigi Tosti


Pubblichiamo solo i messaggi di solidarietà con il giudice Luigi Tosti corredati da un commento
pervenuti a partire dal 24/09/05

8/10/05

Purtoppo e stranamente ho appreso da poco dell'iniziativa del Giudice Tosti,per caso l'ho sentito parlare in una trasmissione televisiva e sono rimasta innanzitutto molto colpita dal fatto che le sue parole esprimevano esattamente i miei pensieri sull'argomento.Inoltre,come studentessa di giurisprudenza,sono onorata del fatto che esistano ancora persone che fanno della legge uno strumento per portare avanti delle battaglie!Faccio al giudice i miei più cari auguri per l'esito di questa storia e lo ringrazio per avermi confermato che vale sempre la pena di portare avanti le proprie idee! L.M. Roma
25/09/05

Sig. Giudice Tosti, La ringrazio per la battaglia di laicità e di non discriminazione che Lei sta compiendo.Lo Stato deve essere laico , come credente sono convinto che la libera espressione della propria fede nulla ha a che vedere con l'esposizione di simboli religiosi in luoghi dello Stato e della pubblica Amministrazione. Nel manifestarLe la mia simpatia esprimo l'augurio che questa Sua iniziativa abbia positivi risultati, e La prego di contare sulla mia solidarietà. CB - Roma

24/09/05

Solidarietà con il giudice Luigi Tosti. Esprimo tutta la mia stima ed ammirazione per il coraggio civico di un uomo
che dovrebbe ispirare i comportamenti di tutti noi. Infiniti auguri.
EG - Palermo

Oggi 24 settembre 2005, qui a Catania abbiamo commemorato la breccia di porta Pia.Colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà al giudice Tosti, grande fautore della laicità. GB, socio uaar, Catania


Le esprimiamo solidarieta` ed infinita stima. Anche se da molto lontano seguiremo ogni giorno con interesse la sua battaglia augurandoLe caldamente di vincerla. Grazie per quello che ha fatto e che fara`.
Cordialmente, ADR - Tokyo

Rinnovo la mia completa e totale solidarietà, affetto, stima, amicizia e riconoscenza al giudice Tosti per la esemplare battaglia che sta conducendo, a nome di tutti gli italiani, per l'affermazione della laicità dello Stato.
MM

Plaudo alla trasparente e civile coerenza del giudice Tosti. Provo ammirazione e simpatia per una persona che, al di fuori del coro di coercizioni implicite ed esplicite, non rinuncia alla dignità della persona, della cultura umana e della sua professione. In qualunque modo io possa essere utile alla stessa causa, sono disponibile a iniziative e alla partecipazione. Il mio più sentito saluto e augurio.
S.M
.
Luigi Tosti è stato rinviato a giudizio.Chiaramente, il crocifisso esposto, detestato anche dai cavalieri Templari per la gretta cristolatria che rappresenta, non è più, non lo è mai stata, una questione di "Scontro di civiltà" ma di laicità anzi di ingerenza (Sic!). Buon lavoro. PDA

Lo Stato è LAICO, e i cittadini sono tali a prescindere dal credo religioso. Stiamo assistendo ad una inammissibile offensiva della chiesa che pretende ancora di soggiogare con dogmi e quant’ altro il popolo, non passa giorno che i telegiornali non dedichino ampio spazio ai “fatti vaticani”, BASTA con il fondamentalismo cattolico…!!!!!! Che si porti in piazza il caso Tosti e che si dia ampio spazio mediatico alle voci del dissenso. Ciao LMR

Solidarietà al Giudice Tosti. Via crocifissi e mezzelune simboli di terrore e orrore, uno palese e l'altro occulto, ma ricorda la mannaia del boia. BP

Esprimo solidarieta' al giudice Luigi Tosti per la "persecuzione" del Ministro della giustizia.
Tengo a precisare che personalmente apprezzo la provocazione in quanto tale, ma non condivido l'affissione di alcun simbolo. Penso che dobbiamo riuscire a far togliere i simboli della religione cattolica dai luoghi pubblici e non accontentarci che siamo affissi tutti i simboli di tutte le credenze religiose e non. MS - Roma


24 Settembre 2005 L'Unità
di Marzio Cencioni / Roma


DA GIUDICE A IMPUTATO
Dopo mesi di sciopero delle udienze per
protestare contro la presenza del crocifisso nelle aule di
giustizia, il giudice di Camerino Luigi Tosti ora finirà davanti a
un tribunale pe
nale. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale
dell'Aquila, accogliendo la richiesta del pm, lo ha rinviato a
giudizio con l'accusa di omissione d'atti d'ufficio per «essersi
indebitamente astenuto dal tenere le udienze». L'udienza è stata
fissata per il 18 novembre prossimo.
La notizia è stata confermata dallo stesso magistrato che non si
lascia per nulla intimorire. «Non presenzierò nemmeno come imputato
se dall'aula dove mi processeranno non sarà tolto il crocifisso». E
spiega: «Il 18 novembre prossimo dovrò entrare in un'aula
giudiziaria non in qualità di dipendente dell'Amministrazione
giudiziaria ma come utente, e cioè come imputato: dal momento, però,
che si riproporrà la stessa identica questione, inoltrerò al
Tribunale dell'Aquila e al Ministro di Giustizia la richiesta di
rimuovere i simboli religiosi dalle aule giudiziarie, preannunciando
il mio rifiuto a presenziare all'udienza in caso di inottemperanza e
sollevando quindi eccezione di incostituzionalità dell'art. 420 ter
del codice di procedura penale, nella parte in cui esclude che
costituisca legittimo impedimento dell'imputato a comparire il
rifiuto a presenziare motivato dall'obbligatoria presenza del
simbolo religioso del crocifisso nelle aule giudiziarie». «Mi sembra
francamente grottesco - ha concluso il magistrato Tosti - dover
essere giudicato, oltretutto per fatti collegati proprio
all'indebita presenza del crocifisso, da giudici confessionali
sovrastati da quel simbolo partigiano e che giudicano in nome del
Dio dei cattolici».
Una polemica lunga quella del giudice di Camerino. Nel giugno
scorso, durante il referendum sulla fecondazione, Luigi Tosti e sua
moglie si erano rifiutati di votare perché nei seggi di Rimini era
esposto il crocifisso. «Per l'ennesima volta - aveva spiegato Tosti -
io e mia moglie ci siamo recati al seggio e abbiamo chiesto che
accanto al crocifisso fosse esposta la menorah, il candelabro
ebraico. Ma la prefettura non ha acconsentito così noi non abbiamo
votato». Dal 9 maggio, la sua protesta si era spostata all'interno
del Tribunale di Camerino dove il giudice lavora. Anche qui il
ministero della Giustizia non lo ha autorizzato ad esporre la
menorah ebraica a fianco della croce. Per farlo recedere dal suo
sciopero, l'amministrazione giudiziaria aveva pensato di allestire
all'interno del Tribunale di Camerino un'apposita aula senza
crocifisso. Questa proposta, però, è stata immediatamente respinta
da Luigi Tosti che l'ha bollata come un'intollerabile ghettizzazione
ai danni di un dipendente che non si identifica nel crocifisso dei
cattolici.
Il mese scorso, in una lettera inviata fra gli altri al ministro
della Giustizia Roberto Castelli, il giudice Tosti accusava lo Stato
italiano da un lato di esporre (e imporre) il simbolo della
religione cattolica (il crocifisso) nelle aule giudiziarie, in tal
modo violando il principio supremo di laicità e,
dall'altro, «respinge immotivatamente le mie istanze di esporre i
miei simboli religiosi nelle stesse aule giudiziarie».


19/08/05
Allestita un' "aula-ghetto" nel Tribunale di Camerino.

E' da più di tre mesi che il giudice di Camerino Tosti Luigi si rifiuta di tenere le udienze perché il Ministro Castelli non provvede a rimuovere i crocifissi dalle aule giudiziarie o, in via alternativa, non lo autorizza ad esporre la menorà ebraica a fianco dei crocifissi. "Questa mia iniziativa -puntualizza il magistrato- "è una reazione legittima contro atti di discriminazione religiosa: se è vero che la Costituzione sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini, senza distinzione di fede religiosa, non si giustifica che solo i cattolici possano godere dell'anacronistico privilegio di ostentare e venerare i loro simboli nelle aule".Per farlo recedere dal suo "sciopero" l'Amministrazione Giudiziaria ha ora pensato di allestire all'interno del Tribunale camerte un'apposita aula, dove non sarà collocato il crocifisso, da destinare al magistrato che simpatizza per l'ebraismo, invitandolo poi "a riprendere immediatamente il normale corso delle udienze".

Questa "proposta" è stata immediatamente respinta da Luigi Tosti, che l'ha bollata come un'intollerabile "ghettizzazione" ai danni di un dipendente che non si identifica nel crocifisso dei Cattolici. "Non intendo affatto essere confinato nell'aula-ghetto che lo Stato italiano ha appositamente allestito per finalità di segregazione religiosa: è ignobile che lo Stato Italiano -che ha anche l'impudenza di professarsi "laico"- riservi ai soli giudici Cattolici l'uso esclusivo delle aule "istituzionali", nelle quali è imposta l'esposizione del loro venerando simbolo, e confini invece i "diversi" in aule-ghetto, nelle quali è inibita qualsiasi ostentazione di simboli religiosi. E' stata la Romana Chiesa Cattolica ad inventare per prima nella storia, già nel 1215 d.C., i ghetti nei quali rinchiudere e segregare gli ebrei: la proposta "indecente" che mi viene ora fatta dimostra, ancora una volta, che i Cattolici sono adusi a predicare bene ma a razzolare malissimo. Peraltro l'Amministrazione non tiene nemmeno conto del fatto che molte attività giurisdizionali vengono espletate in forma collegiale: in questi casi -mi chiedo- quale dovrebbe essere l'aula nella quale si riuniscono i giudici di fedi diverse? L'aula dei Cattolici, oppure..... il ghetto ebraico?"

Luigi Tosti, Via Bastioni Orientali n. 38 - RIMINI. Tel/fax:. 0541-789323; Cell.: 338-4130312.
E.mail: luigit1@aliceposta.it; luigitosti@virgilio.it.



La notizia
Oggi, 10.12.2004, si è insediato presso il Tribunale di Camerino un ispettore che è stato inviato dal Ministro Castelli per indagare sul conto del giudice Luigi Tosti che il 26 ottobre scorso, in nome dell'eguaglianza e della pari dignità di tutte le ideologie religiose, aveva esposto il simbolo dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) a fianco del crocefisso dei cattolici.Il Ministro ha contestato al magistrato di Camerino di aver esposto il simbolo dell'UAAR in spregio al "principio" che l'unico simbolo religioso, degno di essere ostentato nelle aule giudiziarie italiane, è il "crocefisso" e, inoltre, che il quotidiano La Repubblica ha pubblicato, il 26.10.2004, parte del contenuto
della lettera con la quale il magistrato ha esposto le motivazioni della sua iniziativa: per questi "addebiti" il Ministro chiede il trasferimento per incompatibilità ambientale e il procedimento disciplinare nei confronti del
Tosti.Questo il commento, sarcastico, del Tosti:
"Debbo riconoscere che il Ministro leghista e i cattolici hanno piena ragione nel sostenere che il crocifisso sia l'unico simbolo di "civiltà" che meriti rispetto e venerazione: c'è da rammaricarsi -come ha giustamente fatto il Vaticano- che
gli Stati dell'Unione non abbiano consentito che nella Carta Europea si evidenziassero le "radici cristiane" del vecchio Continente. Questo, tuttavia, non dovrebbe impedire che i "frutti" di queste "sane" radici cristiane vengano di nuovo coltivati e rispolverati, rievocando le pagine più gloriose della storia di Santa Romana Chiesa Cattolica e dei suoi papi.Che si ripristini, dunque, il sacrosanto confino degli ebrei nei ghetti, che non fu disposto per la prima volta dai nazisti, ma dalla bolla papale "Cum numis
absurdum". Perché non ripristinare, poi, il pio obbligo, anche questo imposto per la prima volta agli ebrei dai cattolici (e non dai nazisti), "di indossare, sempre, un emblema distintivo per farsi riconoscere come ebrei (a Modena
era un nastro rosso che dovevano portare ben in vista in cima al cappello)", l'obbligo di assistere alle prediche coatte dei preti cattolici, il diritto di rapire i bambini degli ebrei che fossero stati "battezzati di nascosto" all'insaputa dei genitori, per poi indottrinarli nella Chiesa dei Catecumeni? Perché non ripristinare anche quelle "sante crociate" contro i musulmani, per cancellare dalla faccia della Terra questi "infedeli", che non hanno ancora capito che
l'unica Verità è nel Verbo di Cristo, al quale bisogna convertirsi? Perché non far rifulgere a nuova e cristiana luce, sulla sommità dei roghi, gli eretici, gli atei, le streghe, gli omosessuali e gli scienziati,
come fatto da Santa Cattolica Romana Chiesa per secoli?
Perché non straziare, col ripristino delle torture dei Tribunali della Santa Inquisizione, le carni degli eretici e delle streghe, infilando nelle vagine di queste ultime quelle cristiane "pere" metalliche, da divaricare poi ad arte, per
far rinsavire queste "indemoniate"?In attesa che la Comunità Europea faccia nuovamente sbocciare i fiori e i frutti
di queste "radici cristiane", chiedo pubblicamente scusa al Ministro ed ai Cattolici per aver osato esporre il simbolo degli Atei ed Agnostici accanto al sacro simbolo del Crocifisso e, addirittura, per aver permesso ad un
quotidiano, non filo-governativo, di leggere e pubblicare il mio pensiero: la mia irriconescenza è grave, soprattutto in considerazione dell'alto senso di Tolleranza e di Eguaglianza che si è manifestato nei miei confronti,
provvedendo alla rapida rimozione dell'immondo simbolo dell'UAAR.In fondo si dice che Gesù abbia predicato, democraticamente e laicamente, l'eguaglianza: la colpa non è dei cattolici ma degli atei e degli altri credenti, che non hanno ancora capito che per essere "uguali" bisogna essere tutti uguali ai cattolici.

Il comunicato stampa di NO GOD

11/12/04 - Caccia alle streghe atee. Comunicato di NO GOD

Dopo l'immaginaria e inesistente caccia alle streghe cattoliche cominciano ora procedimenti reali e ufficiali nei confronti di un giudice che osa dichiararsi ateo e che ostenta nel suo ufficio il simbolo dell'associazione di liberi pensatori di cui fa parte, l 'UAAR - Unione Atei e Agnostici Razionalisti. NO GOD - Atei per la Laicità degli Stati esprime al giudice Luigi Tosti di Camerino la sua totale solidarietà nel momento in cui viene sottoposto ad inchiesta per aver esercitato il suo diritto costituzionale a manifestare il suo pensiero. Mentre sopra e dentro tutti gli edifici pubblici italiani incombono non solo crocifissi, ma innumerevoli immagini religiose (madonne e padripii di qualsiasi colore e dimensione), politiche , sindacali, sportive e persino pornografiche, soltanto di un simbolo culturale viene effettuata la rimozione, quello di un'associazione che si batte per la Laicità delle Istituzioni colpevole però, al pari dei suoi iscritti, di non credere in nessuna di quelle immaginarie divinità inventate dagli uomini.
NO GOD invita tutte le Associazioni culturali che abbiano a cuore il mantenimento della libertà di essere e dichiararsi appartenente a una qualsiasi comunità di pensiero, a solidarizzare con il giudice Luigi Tosti.
La lettera di solidarietà di NO GOD

Caro Dr. Tosti,
ho appena appreso dell'indagine a cui viene sottoposto per aver manifestato la sua appartenenza ad una associazione di atei, aggravata dal fatto di averne ostentato il simbolo.
A nome di NO GOD - Atei per la Laicità degli Stati e mio personale Le esprimo la più completa solidarietà e Le offro la nostra totale disponibilità per ogni eventuale iniziativa pubblica che Lei intendesse assumere sia da solo che in collaborazione con l'UAAR, alla quale abbiamo già inviato un messaggio in tale senso.
Con i sentimenti della più viva ammirazione e gratitudine per il coraggio dimostrato Le invio i miei più cordiali saluti.

Giulio C.Vallocchia
Presidente di NO GOD - Atei per la Laicità degli Stati


NO GOD invitia i lettori di questo Comunicato ad inviare un messaggio a nogod@email.it
con questo testo "solidarietà con il giudice Luigi Tosti" indicando nome, cognome e luogo di residenza del mittente. Provvederemo successivamente a trasmetterli al magistrato.

14/12/04 - COMUNICATO STAMPA DELL'UAAR - Unione Atei e Agnostici Razionalisti

Il ministro della giustizia, ingegner Roberto Castelli, ha inviato un ispettore al tribunale di Camerino per indagare sul conto del giudice Luigi Tosti. I gravi indizi che hanno indotto il ministro a promuovere l'ispezione sono: il giudice Tosti è ateo; il giudice Tosti si professa ateo; per il giudice Tosti persone atee e persone praticanti una religione hanno pari dignità; il giudice Tosti pone sullo stesso piano il simbolo di una associazione di atei ed il simbolo di una confessione religiosa; il giudice Tosti chiede il rispetto del principio costituzionale della laicità dello Stato.

Qualcuno aveva appeso nell'aula del tribunale di Camerino un crocifisso, simbolo della chiesa cattolica. Nessuna norma giuridica vigente prevede l'esposizione di tale oggetto. Una circolare del regime fascista, a firma del ministro Rocco (dell'anno 1926 e.v.) prescriveva che nelle aule di udienza "sopra il banco dei giudici e accanto all'effige di Sua Maestà il Re" fosse collocato il crocifisso. Successivamente, e qualcuno dovrà informare il ministro Castelli, è entrata in vigore la Costituzione repubblicana che sancisce il principio di laicità dello Stato. Successivamente ancora, con il nuovo Concordato, è stata anche tolta "la religione ufficiale dello Stato". Il ministro Castelli, che ha giurato fedeltà alla Repubblica ed alla Costituzione, sarà stato avvertito che non c'è più la monarchia, che non c'è più il re, che nelle aule di tribunale non c'è l'effige del re e che, pertanto, "accanto" ad essa non c'è spazio per nulla, neppure per il crocifisso?Il giudice Tosti ha chiesto a chi di dovere di togliere il crocifisso dall'aula delle udienze del tribunale di Camerino, senza ottenere risposta; ha chiesto di poter mettere accanto al crocifisso altri simboli, egualmente senza risposta. Essendo iscritto all'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, il giudice Tosti ha appeso accanto al crocifisso il logo dell'UAAR. Questo è stato tolto, quello è rimasto. Al ministero si sono innervositi perché il fatto ha avuto una qualche eco sulla stampa. Al ministero si è pensato di intimidire di discriminare il giudice Tosti inviandogli un'ispezione. L'ispezione dovrebbe raccogliere elementi per promuovere un'azione disciplinare nei confronti del giudice Tosti o, quantomeno, per richiedere un suo trasferimento per incompatibilità ambientale.L'UAAR denuncia l'uso confessionale della potestà ispettiva ed esprime fraterna solidarietà al giudice Luigi Tosti, che anche al recente congresso nazionale di Firenze ha tenuto una lucida e dotta relazione sul principio di laicità dello Stato e delle battaglie necessarie per la sua realizzazione. Per fortuna non ci sono più i roghi; ma ci sono ancora le ispezioni intimidatorie.'''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''
Giorgio Villella
Segretario Nazionale Uaar

E-mail: segretario@uaar.it
Posta: Uaar - Casella Postale 749 - 35100 Padova
Telefono/segreteria telefonica/fax: 049 876 23 05
Sito: www.uaar.it

 

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