
Associazione Democratica Giuditta Tavani Arquati
Giuditta Tavani Arquati - Lunedì 26 ottobre 2006 Roma - Lunedì 26 ottobre 2009, alle ore 10.30, in via della Lungaretta, l’Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati ricorderà, insieme all’Amministrazione capitolina il 142° anniversario del il sacrificio di Giuditta Tavani Arquati, di suo figlio Francesco, di suo marito e degli altri sedici patrioti che morirono con loro nell’assalto degli zuavi di Pio IX al lanificio Ajani. Questa piccola cerimonia, iniziata dall’amministrazione Nathan, interrotta dal fascismo e ripresa dall’amministrazione Vetere, ha visto sempre insieme l’amministrazione capitolina e la nostra associazione, che rappresenta l’impegno laico e libertario dei romani: noi crediamo che sia importante continuare a ricordare le radici risorgimentali di Roma democratica e il patrimonio di libertà, laicità, convivenza e tolleranza che Roma ha saputo esprimere nel corso della sua difficile storia. Giuditta Tavani era figlia di un difensore della Repubblica romana che, liberato dal carcere pontificio dopo una lunga detenzione, andò con la famiglia in esilio a Venezia. Giuditta crebbe in un ambiente di impegno politico, e sposò un patriota, Francesco Arquati, proprietario, con la sua famiglia, di un lanificio nella zona di Trastevere allora ricca di attività artigianali e commerciali. Venduto il lanificio a Giulio Ajani, Arquati aveva continuato a dirigerlo. Nell’ottobre 1867 dopo l’attentato di Monti e Tognetti alla caserma Serristori, gli zuavi pontifici attaccano il lanificio dove Giuditta, con il marito, il figlio Francesco di dodici anni e altri patrioti preparavano e nascondevano munizioni in previsione dell’insurrezione garibaldina. Giuditta, incinta, il figlio, il marito e altri sedici patrioti cercano di difendersi ma vengono massacrati. L’Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati fu fondata dai reduci della Repubblica Romana e dai parenti dei caduti trasformando una antica "vendita" carbonara. Denominata inizialmente "dei non elettori del V° mandamento"(Borgo e Trastevere) (e non elettori perché poveri e perché repubblicani irriducibili), fu poi intitolata all’eroina trasteverina e continuò ad incarnare lo spirito laico e libertario della Roma risorgimentale. Sciolta dal fascismo nel 1925, fu ricostituita dopo la liberazione dai nazi-fascisti e oggi continua ad operare Presidente Sandro Masini
Così l’ha descritta Felice Cavallotti, storico di quegli anni: “Alta, aitante, sguardo scintillante e piena d’intelletto, notevole fisionomia, si che , veduta, te ne restava fissa in mente la immagine:la condizione agiata ne ebbe favorito la coltura al di là di femminile abitudine” Roma aveva avuto esperienza, nei mesi tumultuosi della Repubblica romana, di altre donne fattesi dirigenti nei movimenti di libertà: la giornalista americana Margaret Fuller, la napoletana Enrichetta Pisacane, L’aristocratica milanese Cristina Trivulzio Belgioioso, la giovanissima umbra Colomba Antonietti, uccisa sugli spalti del Granicolo. Alcune di loro avevano dovuto combattere contro diffusi pregiudizi, anche tra i compagni di lotta. La diciottenne Giuditta Tavani, trasteverina, aveva difeso la Repubblica assieme al marito. All’ingresso delle truppe francesi, nel luglio del 1849, aveva lasciato Roma al seguito dell’esercito di Garibaldi, raggiungendo prima le Romane , e poi Venezia. “E’ il nostro viaggio di nozze, quello che non abbiamo fatto quando ci siamo sposati”, scherzava Giuditta, raccontando la sua vita da esule. Presto però l’impegno per la libertà di Roma aveva ricondotto in città la giovane coppia. La ribelle trasteverina non tardò a sviluppare la sua iniziativa in una Roma che, ritornata sotto il dominio pontificio dopo la fiammata della Repubblica, aveva visto l’esodo verso altre città d’Italia di migliaia di rivoluzionari, mentre l’opinione popolare era frustrata , disillusa, apparentemente inerte. Gli interlocutori politici di Giuditta e dei patrioti del lanificio Ajani erano, prevalentemente, lavoratori e piccoli artigiani. Roma, città di poco più di duecentomila abitanti, non aveva un forte nucleo di presenza borghese, quella che in altre parti d’Italia e d’Europa aveva combattuto per il rinnovamento produttivo e civile. Potente, in campo economico, era ancora l’aristocrazia , mentre cresceva l’influenza dei “mercanti di campagna”. Il potere politico era interamente in mano al clero, che monopolizzava tutte le cariche, al punto che il poeta Gioacchino Belli aveva potuto esplicitare l’acronimo S.P.Q.R. nella frase “Solo Preti Qui Regneranno” . Dal libro La ribelle e il Papa Re, Claudio Fracassi, Mursia, € 18.00 |
Giuditta Tavani Arquati – 25 ottobre 2008 Sono molto onorata di essere stata scelta a rappresentare l’Associazione Giuditta Tavani Arquati in occasione del 144° anniversario dell’uccisione della patriota, personaggio luminoso del nostro Risorgimento, e nel 26° anniversario del ripristino di questa significativa cerimonia iniziata ai tempi dell’Amministrazione Nathan, ripresa nel 1982 con l’Amministrazione del Sindaco Vetere. |
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Il 25 ottobre 2007 è stato ricordato il 140° anniversario dell’eccidio del lanificio Ajani, il 25° dal ripristino della commemorazione che fu sospesa durante il fascismo. Vigili in alta uniforme hanno deposto una corona di alloro accanto alla lapide* che ricorda il sacrificio di Giuditta Tavani Arquati uccisa dagli zuavi pontifici. Care amiche e cari amici, vorrei rinnovare anche quest’anno la mia partecipazione a questo importante appuntamento per la nostra memoria collettiva. Oggi si celebra la ricorrenza di un episodio allo stesso tempo tragico ed eroico della nostra storia, che coincide con uno dei momenti fondanti della nostra identità nazionale. Pietro Marrazzo * via della Lungaretta, Trastevere |
Giovedì 25 ottobre 2007, a Roma, cerimonia a cura della Associazione Democratica Giuditta Tavani Arquati Ore 10,30 in Via della Lungaretta. ASSOCIAZIONE DEMOCRATICA GIUDITTA TAVANI ARQUATI DI ROMA
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In ricordo dell' eccidio di Giuditta Tavani Arquati, dei suoi figli e dei patrioti romani ad opera degli zuavi di papa Pio IX, assassino di italiani, publichiamo di seguito un breve saggio di Giovanni Lubrano sul periodo storico che si concluse con l' eccidio. 23/09/07 - Per un XX Settembre che duri tutto l'anno. Pubblichiamo a puntate, a partire da oggi, un bel lavoro di ricerca storica cortesemente messo a nostra disposizione da Giovanni Lubrano, giornalista e scrittore laico della cui amizizia ci onoriamo. La serie ha come titolo "Alla rinfrescata muoveremo" e si concluderà con l' assassinio della patriota romana Giuditta Tavani Arquati, dei suoi figli e degli altri patrioti ad opera degli zuavi di Pio IX, il papa assassino di italiani beatificato nell' anno 2000 da Giovanni Paolo II 1° Puntata 2° Puntata Nel febbraio del ’67 Bettino Ricasoli ha sciolto la Camera: i democratici sperano in un futuro governo di sinistra. Garibaldi si lancia generosamente nella battaglia elettorale. A Firenze, Bologna, Ferrara, Venezia, in Veneto, Lombardia, Piemonte, i suoi discorsi battono sempre sulla “questione romana”. Ma qual è la situazione a Roma? Qui ci sono due comitati clandestini: il Comitato nazionale dei moderati e il Centro di insurrezione repubblicano. Naturalmente, sono in contrasto tra loro. I repubblicani sono per l’insurrezione in città, gli altri frenano. I repubblicani si appellano a Garibaldi perché assuma la direzione dei moti popolari e della guerra di volontari per la liberazione di Roma. E a farsi appoggiare da un comitato di emigrati romani. Garibaldi, il 22 marzo, accetta l’incarico. Il 1° aprile il Centro di insurrezione diffonde nello Stato pontificio un proclama eccitante alla rivolta ed emette dei buoni a prestito, formalmente per aiutare la popolazione bisognosa, in realtà si tratta di una misura mirante a raccogliere denaro per la vicina lotta. La situazione è talmente in movimento che il Comitato romano dei moderati decide di fondersi con quello repubblicano. Nasce la Giunta nazionale e romana che riunisce i Patrioti di tutte le tendenze col solo, immediato scopo di provocare l’insurrezione a Roma. 3° Puntata . Doccia fredda elettorale: vince Rattazzi, l’uomo di Aspromonte che con la sua politica ha illuso per troppo tempo Garibaldi, fino al punto di fargli sparare addosso dalle regie truppe sugli altipiani di Calabria. Rattazzi, di fronte a quanto si muove per Roma, non si smentirà. Per le proteste di Napoleone III, allarmato dalla piega che stanno prendendo gli eventi, il capo del governo assicura il francese che la Convenzione del ’64 sarà rispettata. E spedisce Crispi da Garibaldi, per calmarlo. L’agitazione per Roma sembra attenuarsi. Ma Garibaldi insiste nella sua propaganda. Afferma a Siena: “Alla rinfrescata, muoveremo!” Spedisce a Roma il bergamasco Francesco Cucchi per dirigere il movimento popolare; il figlio Menotti nel Mezzogiorno per iniziare l’arruolamento dei volontari, e Giovanni Acerbi alla frontiera tosco-umbra perché raccolga i giovani che affluiscono dal nord. A Ginevra (congresso della Lega della Pace e della Libertà) Garibaldi rilancia con veemenza il tema della questione romana e, tornato in Italia, dichiara che si muoverà a sostegno degli insorti: la Giunta nazionale lo aveva assicurato che, qualora fossero giunti denaro e armi, l’insurrezione non sarebbe mancata. Rattazzi cerca di convincere il Generale a tornarsene a Caprera, ma Garibaldi da quell’orecchio non ci sente; è convinto che quanto più i romani vedranno come certo l’aiuto in caso di insurrezione, tanto più saranno spinti ad agire. Rimanda Cucchi a Roma, Menotti a Terni, Acerbi a Orvieto e Nicotera verso Frosinone. Lo scopo del movimento è, secondo le intenzioni di Garibaldi, di rovesciare il governo dei preti, proclamare Roma capitale d’Italia e lasciare il popolo romano libero sulle proprie condizioni di plebiscito. 4° Puntata Garibaldi le cose le organizza in modo che lo sforzo bellico si sviluppi con azione concentrica con epicentro il Lazio settentrionale. Teme – e ha ragione – di essere arrestato. Il che puntualmente avviene a Sinalunga, nel senese. Riesce però, a Pistoia, mentre lo stanno trasferendo nella fortezza di Alessandria, a passare al fidato Vecchio un biglietto scritto a matita: “24 settembre. I romani hanno il diritto degli schiavi, insorgere contro i loro tiranni: i preti. Gli Italiani hanno il dovere di aiutarli – e spero lo faranno – a dispetto della prigionia di cinquanta Garibaldi. Avanti dunque nelle vostre belle intenzioni, romani e Italiani…” 5° Puntata Rattazzi, vista la piega che hanno preso gli eventi, tenta di correre ai ripari:crea una legione romana con sudditi del territorio pontificio e ne affida il comando a un certo Ghirelli, al quale fa arrivare denaro tramite Crispi. E’ un tentativo maldestro di partecipare, in qualche modo, alla eventuale presa di Roma. Il Ghirelli non vuole però sottostare ad alcuna autorità e agisce in modo così scorretto e disonesto da far persino sospettare di essere un agente provocatore governativo con l’incarico di screditare tutti i volontari. Garibaldi riesce ad “evadere” da Caprera, grazie alla paranza di Stefano Canzio: non si fida più della mediazione di Crispi tra lui e Rattazzi, e vuole partecipare direttamente alla lotta. L’Eroe e Canzio sbarcano il 19 a Vada e il 20 ottobre sono a Firenze, accolti con entusiasmo. Ma, il 17 ottobre, il governo francese ha deciso di intervenire a Roma poiché quello italiano è impotente ad impedire l’invasione del territorio pontificio. Rattazzi si dimette il 19 di fronte alla minaccia francese. Intanto “il re galantuomo” Vittorio Emanuele II promette a Napoleone III che l’esercito italiano non sarebbe intervenuto a Roma. Il 22 ottobre, il generale Cialdini cui il Savoia ha conferito l’incarico di formare il nuovo ministero (non ce la farà… ), tenta di convincere Garibaldi a desistere dall’azione ma il Generale è inflessibile e dichiara: “Redimere l’Italia o morire”. E, in un successivo proclama, in cui scrive che già a Roma i fratelli innalzano barricate e dalla sera prima si battono contro gli sgherri papali, così conclude: “L’Italia spera da noi che ognuno faccia il proprio dovere”. Purtroppo Garibaldi non è bene informato sui fatti reali. 6° Puntata. In quello stesso 22 ottobre a Roma dovrebbe essere effettivamente scoppiata l’insurrezione che il Cucchi preparava da tempo. Circolano notizie false o esagerate: che Roma è piena di barricate, che l’insurrezione trionfa, che la popolazione si batte da due giorni. Ma non è così: troppo complessa si presenta l’azione e troppo se ne è parlato. La polizia è ormai da tempo in stato d’allarme. Tuttavia i Patrioti ci provano: una grossa schiera, quella di Cucchi, deve assalire il Campidoglio; un’altra attaccare il corpo di guardia di piazza Colonna; Guerzoni, con 100 uomini, prova a forzare Porta San Paolo e introdurre in città un carico d’armi e distribuirle; il muratore Giuseppe Monti deve minare la caserma Serristori. Francesco Zoffetti e altri sette cannonieri tentano di inchiodare le artiglierie di Castel Sant’Angelo così che non possano funzionare. Inoltre i fratelli Enrico e Giovanni Cairoli(che però non agivano in accordo con il Comitato romano) devono scendere lungo il Tevere con 75 compagni fino a Ripetta con un carico di armi. Nel frattempo il generale Zappi, governatore di Roma, fa murare sei delle dodici porte della città. Tutti i tentativi falliscono: Guerzoni, che invece di 100 compagni se ne trova accanto solo sette, viene sorpreso e assalito da zuavi, gendarmi e dragoni pontifici e, dopo breve lotta, abbandona al nemico il carico d’armi. Pure l’assalto al Campidoglio si trasforma in un insuccesso e quello a Piazza Colonna, dispersi i congiurati prima dell’ora fissata, non poteva nemmeno essere tentata. 7° Puntata. La caserma Serristori, minata dai due muratori Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, aiutati dagli ex emigrati Ansiglioni e Silvestri, rimane rovinata in parte e l’esplosione provoca vari feriti. Ma il grosso degli zuavi era già uscito per correre contro la colonna di Guerzoni. I Cairoli, del cui arrivo né Cucchi né altri erano stati avvertiti , giunti in ritirata all’altezza del ponte Milvio e avvertiti della difficoltà della sollevazione, si nascondono tra i canneti della riva; all’alba si avviano verso Villa Glori. Nel pomeriggio del 23 ottobre la schiera è assalita da un nemico triplo di numero. Giovanni Cairoli è crivellato da ben dieci ferite, il fratello Enrico colpito a morte. Gli altri valorosi, che si sono difesi strenuamente, sono uccisi, o feriti, o fatti prigionieri. 8° Puntata. Un ultimo episodio si avrà il 25 ottobre alla Lungaretta ed era il solo che valeva a salvare l’onore del popolo romano. Nel lanificio Ajani un gruppo di ardenti repubblicani sta preparando cartucce. All’avanzare dei gendarmi pontifici, pare che partisse per errore un colpo d’arma da fuoco e allora i papalini assaltarono l’edificio. Li accoglie una resistenza accanita. Anima di essa sono i Patrioti Francesco Arquati con l’eroica moglie Giuditta Tavani Arquati e i tre figli. I pontifici riescono peraltro a penetrare nel lanificio ma i pochi difensori, rincuorati dall’eroina, continuano a resistere. Alla fine, più che mai inferociti, riescono a passare e cadono massacrati l’Arquati, Giuditta, i tre figli e altri quattro Patrioti. Fine
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10/08/07 - Roma - La statua di Ciceruacchio, patriota della Repubblica Romana, torna visibile dopo la ripulitura curata dal Decoro urbano capitolino, sollecitata dall’Associazione Giuditta Tavani Arquati. Nel 1907 l’Associazione Giuditta Tavani Arquati, con fondi raccolti attraverso una sottoscrizione pubblica, eresse una statua per ricordare la figura del patriota Angelo Brunetti detto Ciceruacchio. |
MANIFESTAZIONE A ROMA Nel corso della manifestazione sarà assunta una iniziativa rivolta al Sindaco Veltroni e saranno presentati documenti e atti ufficiali relativi:
Per informazioni Tel 3926372771 Sandro Masini. |
5/12/06
Risoluzione approvata all'unaminità il 1° dicembre dal consiglio del primo municipio Roma Centro Storico, su proposta del consigliore Mario Staderini della Rosa nel pugno. I consiglieri di Alleanza Nazionale non hanno partecipato alla votazione, avendo abbandonato l'aula, nel tentativo non riuscito di far mancare il numero legale.
Sandro Masini - presidente dell'associazione democratica Giuditta Tavani Arquati
RISOLUZIONE Premesso
Visto che
Chiede al Sindaco
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Mercoledì 25 ottobre 2006, a Roma, cerimonia a cura Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati in occasione del 139 anniversario dell' eccidio. Mercoledì 25 ottobre 2006, alle ore 10.30, in via della Lungaretta, l’Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati ricorderà, insieme all’Amministrazione capitolina ed al I Municipio il sacrificio di Giuditta Tavani Arquati, di suo figlio Francesco, di suo marito e degli altri sedici patrioti che morirono con loro nell’assalto degli zuavi di Pio IX al lanificio Ajani. |
| 21/08/05 Questo necrologio fu pubblicato in Vita e pensiero, rivista dell’Università Cattolica, agosto 1924. Pubblicato anonimo, ne fu rivendicata con orgoglio la paternità, nel numero del dicembre 1924 della stessa rivista, dal francescano Agostino Gemelli, allora Rettore dell’Università Cattolica e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze e consigliere di due papi: Pio XI e Pio XII. Papa Ratzinger per
dare credibilità e concretezza alle sue plateali prese di distanza
dalle persecuzioni agli ebrei dovrebbe, almeno per cominciare, cambiare
nome al Policlinico Agostino Gemelli, che è un ospedale di esclusiva
proprietà di santa romana chiesa. |
| ASSOCIAZIONE
DEMOCRATICA GIUDITTA TAVANI ARQUATI DI ROMA FONDATA IL 9 FEBBRAIO 1887 Via degli Scialoja 18 - 00196 - Roma - tel/fax 06.3611337 - ccp. 59814004 COMUNICATO STAMPA LAssociazione non intende avallare quella che giudica una pura e inaccettabile strumentalizzazione da parte di unamministrazione che nelle deliberazioni appare totalmente estranea ai principi di laicità, eguaglianza e rispetto dei diritti individuali della Repubblica Romana fino a sollecitare i Comuni affinché intestino strade e piazze a Giorgio Almirante, segretario di redazione fino alla fine della rivista "La difesa della razza", su cui ha pubblicato scritti significativi e inequivocabili, componente il governo fantoccio della Repubblica di Salò, al servizio di Hitler. Come ogni anno lAssociazione invita i cittadini a ricordare levento portando un fiore nel luogo dove sono ricordati e sepolti i tanti, fra i quali Goffredo Mameli, che soffrirono e morirono per liberare Roma e farne una città dove non vi fossero sudditi ma cittadini tutti con uguali diritti e in cui vi fosse libertà di pensiero e di religione. Roma, 4 febbraio 2004 |
| ASSOCIAZIONE
DEMOCRATICA GIUDITTA TAVANI ARQUATI DI ROMA FONDATA IL 9 FEBBRAIO 1887 Via degli Scialoja 18 00196 Roma tel/fax 06.3611337
Roma,sabato 25 ottobre 2003, cerimonia per il 136 anniversario della morte di Giuditta Tavani Arquati, organizzata dalla Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati Sabato 25 ottobre 2003, alle ore 10.30, in via della Lungaretta, lAssociazione democratica Giuditta Tavani Arquati ricorderà, insieme allAmministrazione capitolina, il sacrificio di Giuditta Tavani Arquati, di suo figlio Francesco, di suo marito e degli altri sedici patrioti che morirono con loro nellassalto degli zuavi di Pio IX al lanificio Ajani. Questa piccola cerimonia, iniziata dallamministrazione Nathan, interrotta dal fascismo e ripresa dallamministrazione Vetere, ha visto sempre insieme lamministrazione capitolina e la nostra associazione, che rappresenta limpegno laico e libertario dei romani: noi crediamo che sia importante continuare a ricordare le radici risorgimentali di Roma democratica e il patrimonio di libertà, laicità, convivenza e tolleranza che Roma ha saputo esprimere nel corso della sua difficile storia. Giuditta Tavani era figlia di un difensore della Repubblica romana che, liberato dal carcere pontificio dopo una lunga detenzione, andò con la famiglia in esilio a Venezia. Giuditta crebbe in un ambiente di impegno politico, e sposò un patriota, Francesco Arquati, proprietario, con la sua famiglia, di un lanificio nella zona di Trastevere allora ricca di attività artigianali e commerciali. Venduto il lanificio a Giulio Ajani, Arquati aveva continuato a dirigerlo. Nellottobre 1867 dopo lattentato di Monti e Tognetti alla caserma Serristori, gli zuavi pontifici attaccano il lanificio dove Giuditta, con il marito, il figlio Francesco di dodici anni e altri patrioti preparavano e nascondevano munizioni in previsione dellinsurrezione garibardina. Giuditta, incinta, il figlio, il marito e altri sedici patrioti cercano di difendersi ma vengono massacrati.
Denominata inizialmente "dei non elettori del V mandamento"(Borgo e Trastevere) (non elettori perché poveri e perché repubblicani irriducibili) fu poi intitolata alleroina trasteverina e continuò ad incarnare lo spirito laico e libertario della Roma risorgimentale. Sciolta dal fascismo
nel 1925, fu ricostituita dopo la liberazione e continua ad operare |