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FUNERALI LAICI

22/06/05 - Relazione sullo stato dei servizi offerti dal'AMA per quanto riguarda cremazioni e funerali laici
FRANCA ECKERT COEN
Consigliera delegata del Sindaco
alle Politiche della Multienicità

All’Assessore On. Raffaela Milano
alla IV° Commissione - Servizi Sociali
all’AMA Presidente dott. Massimo Tabacchiera
Direttore Dott. Vitaliano De Salazar
e p.c.
al Gabinetto del Sindaco dott. Matteo Rebesani
alla Associazione romana cremazione
alla Consulta delle Religioni
alla Consulta per la Libertà di Pensiero
e la Laicità delle Istituzioni


Dai sopralluoghi effettuati nei cimiteri e dagli incontri con i Responsabili dei servizi funebri e cimiteriali, con i rappresentanti della “Consulta delle Religioni”, della “Consulta per la Libertà di Pensiero e la Laicità delle Istituzioni” e dell’Associazione romana cremazione è stata elaborata la seguente relazione finalizzata ad un globale miglioramento e adeguamento dei servizi alle attuali esigenze locali.


I LUOGHI DEL COMMIATO


Premessa
In una società multiculturale come la nostra, il rito funebre dovrebbe consentire l’espressione di credenze e visioni del mondo alquanto eterogenee. E’ oggi fortemente avvertita l’esigenza di avere a disposizione spazi aperti, multiconfessionali o aconfessionali che permettano il ricorso a simboli, gesti, pratiche e parole differenti.
Il rito funebre, infatti, è una potente espressione di identità sociale. L’apertura, la tolleranza e l’accoglienza si esprimono dunque anche nella capacità di consentire, attraverso il rito funebre, il dispiegarsi di altre logiche culturali.
Una realtà sfaccettata, in gran parte secolarizzata, decisamente incanalata nella pluralità dal punto di vista culturale, etnico e religioso non è necessariamente antiritualista: quando abbandona i grandi riti collettivi perché non riesce più a riconoscersi in essi, tende a percepire come problema la mancanza di ritualità e ad inventare altre forme per esprimere contenuti che sono cambiati, ma che rispondono comunque al bisogno di uno spazio, di un tempo e di un linguaggio rituali per la condivisione del dolore.
Ecco quindi che la richiesta di aree cimiteriali e di sale di commiato destinate a onorare degnamente i defunti non proviene soltanto dalle minoranze religiose presenti nella città ma anche dal fermento del mondo civile che, sempre più secolarizzato, chiede ai suoi amministratori di dargli la possibilità di celebrare riti non religiosi, personalizzati, volti a commemorare la vita di chi è scomparso.
Presso l’Ufficio della Consigliera Franca Eckert Coen hanno sede 3 Consulte: quella dei laici, delle religioni, delle cittadine straniere. Ognuna di queste realtà necessita di attenzione specifica in relazione al commiato, ecco perché le esamineremo separatamente.

Il rito laico
Gli uomini del nostro tempo, anche quando hanno perso i legami con la propria tradizione, continuano a manifestare l’esigenza di un trascendimento della morte, mediante gesti e parole simboliche, mediante un rito.
Essi esprimono una nuova tendenza che è quella di commemorare i propri morti in modo più personale, parlando di chi non è più, ricordando la sua vita, i suoi affetti, le sue preferenze, il segno da lui lasciato su questa terra. Si tratta di una memoria che ha il suo luogo di elezione nella mente e nel cuore di chi rimane, oltre che nelle tombe o nelle cellette cinerarie di un cimitero o di un crematorio.
Inoltre il rito, che riunisce parenti e amici intorno al morto, sottolinea l’appartenenza di quest’ultimo all’umanità, lo reintegra nel gruppo sociale e familiare, attribuendo così un significato alla sua vita, malgrado quel limite, a dispetto della finitezza.
Infine il rito permette, nella condivisione del dolore, di far percepire ai sopravvissuti che la loro solidarietà alimenta il desiderio di una continuazione della vita, li sottrae alla sofferenza bruta e senza nome, consente di riconoscere e accettare l’accaduto.
L’esigenza di un rito laico volto a commemorare la persona quale era in vita risponde alla cultura della nostra epoca, che molta importanza attribuisce all’individualità di ciascuno. Indipendentemente dalle fedi religiose, molto avvertita è l’esigenza di avere un momento privato per dire addio ai propri cari nel modo che si ritiene più idoneo a commemorare ciò che lo scomparso fu e rappresentò per coloro che lo hanno amato.
La nostra società è fondata sulla convinzione della unicità e insostituibilità di ogni individuo: è pertanto comprensibile che l’addio sia pensato come una commemorazione del significato dell’esistenza, del ruolo sociale, delle relazioni amicali e affettive di chi è scomparso.
Gli elementi di questo rito del commiato potranno essere l’ascolto di musica, il silenzio e la riflessione, la lettura di brani poetici o letterari, i discorsi o gli elogi funebri, alcuni gesti che assumono per ognuno di coloro che li scelgono un significato simbolico.

Riti multi etnici
Inscindibile dalla trattazione delle cerimonie del commiato, e delle sale ove queste dovranno avere luogo, è il tema delle esigenze rituali delle comunità minoritarie dal punto di vista religioso e/o etnico che vivono nel nostro territorio.
Il tema dei riti funebri, delle regole di sepoltura e dei cimiteri non è stato preso ancora in seria considerazione fino ad oggi nel dibattito sull’immigrazione, probabilmente perché altri problemi appaiono (e forse sono) più urgenti.
Tuttavia è utile ricordare che la prima nozione che viene messa in discussione nel bagaglio culturale del migrante è quella dell’identità, e che i riti della comunità di appartenenza connessi con la vita e la morte sono parte integrante e costitutiva dell’identità di un uomo, qualunque sia la posizione intellettuale che egli assume nei loro confronti, di accettazione, di critica o di rifiuto.
Il problema dell’identità, nell’incontro fra culture diverse, non riguarda, evidentemente, solo l’immigrato, ma anche la società che “accoglie”. Ogni identità, anche quella cosiddetta “etnica”, si definisce in rapporto ad un’alterità, e non è data dalla nascita, ma è una costruzione culturale, fluida e flessibile, sovente invocata per rivendicare qualcosa.
L’intolleranza e il razzismo nascono da un’identità vissuta come rigido confine protettivo tra “noi” e “loro”, dalla percezione di una minaccia nei confronti della propria identità; è pertanto su una concezione più aperta e dialettica di identità che bisogna lavorare per sconfiggerli. L’importanza di un’apertura conoscitiva reciproca fra paese che accoglie e gruppi immigrati su un tema come quello dei riti di morte ha direttamente a che fare con il nocciolo dell’accettazione e con quello del radicamento, dunque, della convivenza possibile tra differenti gruppi.
Oggi in Italia la maggior parte degli immigrati tende a rimpatriare la salma dei propri cari defunti all’estero. Questi rimpatri sono emblematici riguardo all’assenza di una situazione interculturale nel nostro paese. La scelta di rimpatriare la salma può infatti essere letta come il sogno di un ritorno a casa, come legame forte con la propria comunità e terra d’origine, come un rifiuto della terra d’immigrazione e, comunque, come segno di uno scarso radicamento.
D’altronde, perché il rimpatrio non sia una scelta forzata come oggi si presenta, è necessario che il paese che accoglie si preoccupi di creare le condizioni affinché una sepoltura e un rito funebre compatibili con le usanze dell’immigrato siano possibili: il dialogo si crea nel momento in cui ad una richiesta di spazi –ad esempio cimiteriali- viene data una risposta consona da parte delle istituzioni del paese che accoglie.
Tanto più che, col crescere delle generazioni di immigrazione, si verificano nella vita degli immigrati eventi biografici che rendono estranea la pratica del rimpatrio, data per scontata oggi in Italia dai maghrebini e non solo (il più delle volte ottenuta con collette della comunità messe insieme con difficoltà e non immediatamente dopo il decesso): in particolare, non va sottovalutato lo spostamento del proprio nucleo affettivo e familiare in terra d’immigrazione, i matrimoni misti, la presenza di figli e nipoti, l’effettivo tramonto dell’idea del ritorno e l’invecchiamento in terra d’immigrazione.
Pertanto sul versante del rito, una volta superata l’idea di una sorta di “maledizione” del morire “in esilio”, senza aver potuto fare ritorno, è possibile che l’immigrato accetti una forma di costruzione del rito funebre in terra d’immigrazione non come crisi identitaria, ma come positivo fattore di mediazione e integrazione, passando da un sentimento di vergogna per essere sepolto in terra straniera al sentirsi onorato di esserlo.

I riti religiosi
Oggi, il percorso più comune che segue un decesso è ospedale – obitorio – trasporto funebre – rito religioso in chiesa – cimitero (o crematorio). Con l’eccezione, forse, dei veri credenti, per i quali il rito cattolico mantiene il suo profondo significato, tale percorso è sovente vissuto come un insieme di formalità da adempiere, come un momento spoglio e deludente. Va tenuto presente, a questo proposito, che circa il 33,8% degli italiani (dati del 1995) dichiara di credere nell’esistenza di un’anima immortale. Per gli altri, evidentemente, il rito religioso cattolico, fondato sull’idea della salvezza e della sopravvivenza dell’anima, viene sovente scelto per conformismo o per la mancanza di un’alternativa.
Il rito funebre funge da contenitore del cordoglio, sospende il tempo ordinario, il fluire quotidiano degli eventi, e mette pertanto le persone colpite da un lutto di fronte alla possibilità di esprimere, in modo solenne, il dolore, lo sconvolgimento e l’impotenza che l’uomo prova di fronte al mistero della morte.
Anche qualora non vi siano convinzioni salvifiche di fronte alla morte, l’espressione collettiva del dolore è già il riconoscimento di un senso, la presa di coscienza (che può essere sofferta ma salda) dei limiti dell’umano.
E la morte è precisamente, innanzitutto, tale limite, che offre l’orizzonte di significato nel quale l’uomo vive e dà un senso al tempo e alle sue azioni. In un contesto di immortalità, le possibilità sarebbero infinite e il valore dei singoli atti umani completamente diverso. Il riconoscimento della realtà della morte e del senso del limite che ne deriva è dunque uno dei primi contenuti del rito stesso.
La Consulta delle Religioni della città di Roma annovera la partecipazione di 16 realtà religiose differenti, ognuna con i propri riti, ordinamenti e leggi. Una questione centrale a ogni rito funebre religioso è quella che concerne il destino del corpo, oggetto in vita di consistenti investimenti di natura affettiva, estetica, culturale e religiosa. Ai riti funebri di ogni religione si richiede di sancire pubblicamente la forma di congedo prescelta per i corpi.
Inoltre, in questa sede facciamo presente che l’attuale denominazione 'acattolico' per il luogo di commiato o per l'area cimiteriale, attualmente utilizzata, risulta, proprio per quanto più sopra osservato, impropria, ignara della realtà sociale attuale e lesiva della dignità delle singole fedi o credenze. Suggeriamo quindi che ogni area cimiteriale riporti il nome della rispettiva religione o concezione.
Per tale ragione, e a completamento di questa relazione, alleghiamo il materiale fornito dalle singole comunità di fede o di pensiero.


RIEPILOGO DELLE RICHIESTE

Breve premessa generale:
Annotiamo qui di seguito alcuni brevi punti comuni a tutti i richiedenti, siano essi laici, appartenenti a minoranze religiose o etniche e già dibattute e concordate con i referenti dell’A.M.A.
? Creare delle sale di commiato in tutti i municipi e nei cimiteri ove non siano ancora state
allestite
? Creare dei luoghi dove poter esporre le salme a livello locale
? Rendere la cremazione più dignitosa e ottenere almeno due luoghi dove poterla effettuare
? Istituire la figura del cerimoniere
? Pubblicizzare adeguatamente luoghi e possibilità a disposizione

DA PARTE DELLA CONSULTA LAICA PER I SERVIZI CIMITERIALI

Realizzazione o potenziamento delle seguenti strutture :
• sale per commiato laico
• forni per la cremazione
• aree per lo spargimento delle ceneri

DA PARTE DELLA COMUNITA’ BUDDHISTA DI ROMA

Popolazione attuale della comunità nel Comune di Roma : circa 20.000
La tipologia di sepoltura prevista é la cremazione e, oltre alle necessità di seguito indicate, ve n’é una anteriore alla cremazione in quanto, per alcune scuole buddhiste, si richiede che il corpo non venga toccato per tre giorni.
• sala per svolgimento rituali in struttura chiusa
• area cimiteriale
• dispersione ed uso delle ceneri come eventualmente disposto dal defunto.

DA PARTE DELL’UNIONE INDUISTA

Popolazione attuale della comunità nel Comune di Roma: circa 10.000
Le tipologie di sepoltura previste sono l’inumazione e la cremazione con orientamento del defunto.
• sala per svolgimento rituali in struttura chiusa
• area cimiteriale

DA PARTE DELLA COMUNITA’ BAHÁ'Í DI ROMA

Popolazione attuale della comunità nel Comune di Roma: circa 100
La tipologia di sepoltura prevista é esclusivamente l’inumazione.
• sala per lo svolgimento del commiato in struttura chiusa
• area cimiteriale


ALLA PRESENTE RELAZIONE SI ALLEGANO I DATI RELATIVI ALLA PRESENZA, A ROMA, DI CITTADINI APPARTENENTI ALLE FEDI CHE HANNO ADERITO ALLA CONSULTA DELLE RELIGIONI
Chiediamo, comunque, ai rappresentanti della Consulta delle Religioni di comunicarci stime più aggiornate qualora ne fossero a conoscenza

CONSULTA DELLE RELIGIONI A ROMA (STIME)

MUSULMANI
90.000
(oltre ai romani ma prevalenza di marocchini, seguiti da albanesi
egiziani, pachistani e bengalesi)

PROTESTANTI +ORTODOSSI
58.494
75% protestanti e 25% ortodossi
(oltre ai romani provengono in prevalenza da Asia (Filippine
Corea e Cina) Africa (Madagascar Etiopia Eritrea Ghana
Nigeria Cameron Costa d' Avorio, Togo, dall' America latina
(PerùEcuador Colombia) oltre ad Europa ed Usa

BUDDISTI
900
(oltre ai romani cingalesi)

INDUISTI
10.000
(oltre ai romani immigrati dal Tamil Nadu o dallo
Sri Lanka)

BAHA'I
65
(oltre ai romani una decina di origine iraniana)

SOKA GAKKAI
2.300

EBREI
15.000
(sono in maggioranza romani. La comunità
ebraica romana è la più antica del mondo)

SIKH
200
(Sud dell'India, Sri Lanka a Roma e provincia)

AVVENTISTI
1.100
(una rilevante presenza di rumeni, filippini e
latinoamericani)

TESTIMONI D1 GEOVA
17.000
(non appartenenti alla Consulta)



20/10/04 - CREMAZIONE - Nuove regole per la dispersione o anche la conservazione delle ceneri a cura di privati.
Abbiamo appreso dal competente Ufficio dell'AMA che le nuove regole approvate ieri dal Comune di Roma, riguardanti fra l'altro la dispersione o anche la conservazione delle ceneri a cura di familiari o privati, diventeranno operative al termine di un iter burocratico che si spera abbastanza breve. Dovrebbe comunque concludersi entro la fine dell'anno 2005.


RICORDI DI VITA
Con questo titolo la Consigliera del Sindaco per la Multietnicità, Franca Eckert Coen, ha invitato la stampa e la cittadinanza alla presentazione del Tempietto Egizio, il nuovo spazio riservato alle cerimonie commemorative laiche nel cimitero monumentale del Verano.
No God, insieme alle altre Associazioni Laiche, ha collaborato alla preparazione dell'evento che si è svolto nel pomeriggio di martedì 8 aprile 2003 con un grande afflusso di pubblico. Dopo il discorso della Sig.ra Eckert Coen, di Miriam Mafai e del pastore valdese Girardet, sono stati eseguiti brani musicali e letture di poesie. Hanno poi preso la parola i rappresentanti delle associazioni laiche presenti, a cominciare da No God, che hanno tutti espresso il gradimento per una realizzazione da lungo tempo attesa.

( Scheda )
Funerali laici :
anche a Roma è oggi possibile celebrare esequie non religiose in ambienti appositamente attrezzati.

Forse per un'atavica forma di pigrizia o per una diffusa e acritica abitudine ai riti della religione cattolica, nel nostro Paese non si è mai consolidato il ricorso a cerimonie funebri di tipo laico per quei cittadini che, magari per tutta la vita, si sono professati atei o laici convinti. Oggi però la richiesta di questo tipo di cerimonie si sta ampliando grazie anche all'impegno profuso dalle associazioni atee e laiche per ottennere dalle autorità responsabili la predisposizione di luoghi adatti allo scopo.
A Roma, in particolare, sono già state appositamente attrezzate due "aule del commiato" di tipo laico, sia al Verano (il cosiddetto Tempietto Egizio) che presso il cimitero Flaminio, in una sala adiacente all'area crematoria.
Le due aule sono state attrezzate in modo semplice e sobrio, senza sovrastutture o decorazioni richiamanti simbologie di tipo religioso, in modo da poter essere utilizzate sia per cerimonie di commiato riguardanti cittadini atei, che credenti di fede diversa da quella cattolica.
Con una sensibilità di cui va dato atto al Comune di Roma e all'Agenzia competente (AMA) sono state previste anche apparecchiature audio/video per coloro che intendono arricchire la cerimonia con discorsi commemorativi, immagini o musiche significative.
E stata avanzata richiesta perché anche gli altri cimiteri romani vengano dotati di aule del commiato adeguatamente attrezzate.
Tale situazione non è però riscontrabile nella generalità dei comuni italiani, salvo poche e lodevoli eccezioni.
Tuttavia, sia per le pressioni esercitate dalle associazioni atee e laiche che anche per la crescita rapidissima di richieste provenienti da credenti non cattolici in rapido e cospicuo aumento, è prevedibile che - compatibilmente con la proverbiale lentezza delle pubbliche amministrazioni italiane - la disponibiltà di aule del commiato laiche e multifunzionali si ampli.
Cresce parallelamente anche la possibiltà della cremazione, grazie anche alla recente legge N. 130/2001 che però fino ad oggi è stata corredata di regolamenti attuativi solo dalle Regioni Lombardia e Veneto.
Questa legge fra l'altro prevede anche la possibilità di conservazione o dipersione delle ceneri in luoghi diversi da quelli prima obbligatoriamente destinati alla conservazione, i fornetti dei cimiteri, il che significa un notevole crollo economico dell'indotto relativo (costruzione e gestione dei siti).
Speriamo che non dipenda da questo la lentezza con cui si procede all'approvazione dei citati Regolamenti.
Ricordiamo che chiunque sia interessato ad un funerale laico deve dare precise disposizioni testamentarie al riguardo, anche per evitare che eredi o familiari troppo legati a tradizioni di tipo religioso tradiscano la volontà del defunto.
Diciamo infine, come curiosità, che a differenza delle cerimonie funebri cattoliche che seguono una precisa ed immodificabile ritualità, la cerimonia di tipo laico può essere articolatamente definita anche nel testamento.

Informazioni sulle cerimonie laiche e sulla cremazione, relativamente al Comune di Roma, possono essere richieste all'AMA - Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) Via del Verano, 74
te.: 06.4923.6243/6349/6351
e.mail
info.servizicimiteriali@amaroma.it
servizi.funebri@amaroma.it


ROMA CITTA’ DELLA PACE
Il Sindaco di Roma Walter Veltroni e
la Consigliera Delegata alle Politiche della Multietnicità Franca Eckert Coen
invitano alla cerimonia
RICORDI DI VITA
8 aprile 2003 ore 17,00
Tempietto Egizio - Cimitero Monumentale del Verano

In collaborazione con
Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno
Associazione Democrazia Laica
Associazione Giuditta Tavani Arquati
Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustianiani (Massoneria italiana)
NO GOD – Atei per la laicità degli Stati
Unione Atei Agnostici Razionalisti
Consulta delle Religioni nella città di Roma
Ufficio della Consigliera Delegata alle Politiche della Multietnicità
Piazza Navona, 68 – 00186 Roma
Tel. 06.68307228 – 7665 Fax 06.68307616
multietnicita@comune.roma.it

Uno Spazio per ricordare la memoria di uomini e donne laici

Il Comune di Roma dal 1° Marzo 2003 mette a disposizione gratuitamente di tutti i cittadini che ne faranno richiesta la Sala del Tempietto Egizio, situata nel Cimitero monumentale del Verano, per cerimonie funebri o commemorazioni di carattere laico.
Nel pieno rispetto dei diritti di tutti i cittadini l'amministrazione ottempera ad una esigenza
di garanzia verso i cittadini che in vita hanno espresso la volontà di ricevere un estremo saluto di carattere laico. Come assumere informazioni Per avere informazioni sul servizio è possibile chiamare il Call center del Comune di Roma al numero 060606.
L'operatrice fornisce indicazioni sul funzionamento del servizio 24 ore su 24, provvedendo in caso di prenotazione ad interessare l'Ufficio relazioni con il pubblico dell'Ama che gestisce il servizio che provvederà dalle ore 8.30 alle ore 12.30 ad effettuare la prenotazione e ad integrare le informazioni . Il numero telefonico dell'Urp di Ama è 0649236351
Ulteriori altre notizie saranno reperibili sul sito internet del Comune di Roma nel mese di Marzo direttamente sulla home-page e successivamente sul sito di Ama (www.amaroma.it) o (www.comune.roma.it al link Ama ).
La Sala del tempietto Egizio, recentemente ristrutturata, è situata nel cuore del
Cimitero Monumentale del Verano è facilmente accessibile anche con il feretro
ed è opportunamente dotata di quegli strumenti minimi che consentono il normale svolgimento di una cerimonia con rito laico (impianto stereofonico per musica e voce con alcune musiche di base , supporto per feretro, sedie per i convenuti e piante ornamentali).
La sala può ospitare fino ad un massimo di 150 persone. Oltre a ciò i cittadini che lo vorranno autonomamente potranno fermarsi a riflettere insieme agli amici nel rispetto della persona cara e della sua vita anche proiettando un filmato, ascoltando musica,
recitando una poesia . Un funzionario dell'Ama presenzierà alle operazioni.
Orari La sala potrà essere messa a disposizione di quanti la richiederanno dalle ore 9.00 alle ore 15.00, nei giorni dal lunedì al sabato, (fermo restando il fatto che alle 14.00 dovrà iniziare l'ultima cerimonia che dovrà terminare entro le ore 15.00)