CULTURA


FILMOGRAFIA ATEA SCETTICA LAICA

Questa pagina è dedicata al cinema che ha visitato l'ateismo, lo scetticismo, l'agnosticismo, il dubbio esistenziale di carattere religioso, l'anticlericalismo serio e storicamente impegnato ma anche quello irriverente.
Il contributo della decima arte per liberare l'umanità dai tabù, dai dogmi, dalle invenzioni mistificatorie e dai condizionamenti sociali e sessuali indotti dai sistemi religiosi.
I visitatori di questa pagina sono cordialmente invitati a commentare i film privi di recensione o ad aggiungere il loro parere su quelli già recensiti.
Sarà gradita anche la semplice segnalazione dei titoli di altri film a tematica atea, scettica, anticlericale o comunque riguardanti problematiche connesse all'influenza delle religioni nella vita degli individui e delle comunità.
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(elenco in ordine alfabetico escludendo l'articolo)

Aiuto ! di Richard Lester 1965, 92 minuti. Una setta religiosa da la caccia ai Beatles per recuperare un anello sacro in possesso di Ringo Starr. Occasione di una satira nei confronti dei costumi tradizionali degli inglesi.

All'onorevole piacciono le donne, di Lucio Fulci 1972, 108 minuti. Farsa particolamente mal riuscita che ha però il merito di rispecchiare il bacchettonismo di un certo mondo politico cattolico dell'epoca. (GCV)

L'amante del prete, di Georges Franju 1970, 100 minuti. In uno sperduto paese della provincia francese si dipanano i turbamenti, i digiuni, la preghiere di un giovane parroco che ha modo di scoprire anche i piaceri del sesso grazie al casuale incontro con una ragazza. Sarà questa a pagare con il suicidio il ripensamento del parroco. (GCV)

Amantes- Amanti di Vicente Aranda 1991, 104 minuti. La repressione sessuale nella Spagna bigotta e franchista degli anni '50 è la cornice di questo dramma di amore e morte incentrato sul classico triangolo.

Gli amanti crocifissi, di Kenji Mizoguchi 1954, 102 minuti. La crocifissione è la pena che la legge stabilisce per gli adulteri nel Giappone del XVIII secolo. Storia di una ribellione alle rigide convenzioni feudali fino alla tragica conseguenza.

Amen, di Costa Gavras 2002, 132 minuti. Ispirato al dramma teatrale Il Vicario il film non sembra al livello del miglior Costa Gavras che qui sembra girare a vuoto attorno al nodo centrale della storia, il silenzio della chiesa cattolica, ma non solo di questa, sull'olocausto nel momento in cui si verificava. (GCV)

L'amore, di Roberto Rossellini 1948, 78 minuti. Film in due episodi con Anna Magnani. Nel secondo la Magnani, barbona sciroccata, viene sedotta e messa incinta da Federico Fellini nei panni di un pastore che l'ingenua crede San Giuseppe. Nel finale, dopo essere stata derisa dai compaesani, mentre partorisce tutti s'inginocchiano. Soggetto e sceneggiatura sono di Fellini.

Amore e rabbia, di Lizzani, Bertolucci, Pasolini, Godard, Bellocchio 1969, 100 minuti. Film a episodi con rilettura in chiave dissacrante di alcune parabole del vangelo.

L'angelo sterminatore, di Luis Buñuel 1962, 89 minuti. Incubo di un gruppo di persone in un interno: una forza misteriosa impedisce loro di uscire dalla stanza in cui hanno consumato un lauto pasto. La situazione fa esplodere i peggiori istinti degli ospiti che ad uno ad uno rivelano tutte le proprie meschinità dietro la facciata perbenista. Quando tutto sembra finito, dopo un liberatorio te deum, l'incubo ricomincia. (GCV)

L'anima e la carne, di John Huston 1957, 107 minuti. Una monaca e un marine naufraghi su un'isola deserta. Non c'è sesso, ma una diffusa vena erotica percorre tutto il film. Un crocifisso decapitato provoca un brivido iconoclastico.

Anna, di Alberto Lattuada 1952, 105 minuti. Sorella Anna, infermiera in attesa di diventare monaca, rievocando il suo passato di ex ballerina mette in crisi le sue scelte. Commistione di sacro e profano che all'epoca suscitò scandalo e successo al botteghino.

Un apprezzato professionista di sicuro avvenire, di Giuseppe De Santis 1972, 129 minuti. Un giovane avvocato scopertosi impotente convince un amico prete a ingravidare sua moglie. Ma il prete ci ha provato gusto e getta la tonaca alle ortiche per dedicarsi ai piaceri della carne. L'avvocato lo ammazza e fa cadere la colpa su un disoccupato meridionale che però ha capito tutto e patteggia con l'assassino il mantenimento di moglie e figli in cambio del silenzio.(GCV)

L'armata Brancaleone, di Mario Monicelli 1966, 120 minuti. Straordinario successo di critica e pubblico per quello che rimane un capolavoto di Monicelli e del cinema italiano. Efficacissima la parodia de "lo monaco santo" che inganna e farnetica sempre in nome di dio. (GCV)

Arrivano i bersaglieri, di Luigi Magni 1980. Terza incursione di Luigi Magni nella storia del Risorgimento nazionale rivisitato nel microcosmo romano. Maneggi e manovre di preti e laici per riciclarsi politicamente dopo la breccia di Porta Pia. Emerge qui, più che nei precedenti film, lo spiritaccio anticlericale dell'autore attento a sottolineare riferimenti all'attualità politica contemporanea. (GCV)

Il bambino di Mâcon, di Peter Greenaway 1992, 112 minuti. Miracoli, sortilegi, imbrogli, sangue e morte in questo grandioso affresco di una società bigotta del 17° secolo. Paradigma straordinario di come lo sfruttamento della credulità popolare arricchisca chiunque ne sappia approfittare. Ma ci sono organizzazioni a ciò deputate che lo sanno fare meglio di tutti. (GCV)

I banchieri di Dio - Il caso Calvi,  di Giuseppe Ferrara 2001, 130 minuti. La storia di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano dal 1975, arrestato nell' '81 per il fallimento del Banco, condannato a 4 anni di reclusione e 15 miliardi di multa, trovato impiccato il 18 giugno del 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Tentativo di ricostruire gli intrecci fra Banco Ambrosiano, lo IOR, l'Opus Dei e la Massoneria, su cui non è stata ancora fatta piena luce, soprattutto per quanto riguarda il Vaticano. Nel film c'è di tutto: P2, attentato al Papa, guerra delle Falklands, Andreotti, Craxi, Michele Sindona, agenti segreti e ambigui faccendieri. Ma i responsabili della banca vaticana Paul Marcinkus e il suo braccio destro Mennini si salvano. 

Beatrice Cenci, di Guido Brignone 1941, di Riccardo Freda 1956, di Lucio Fulci 1969. In tutte le edizioni, dove più dove meno, emerge il peso della chiesa nel determinare la tragica fine sul patibolo della giovane Beatrice accusata di parricidio. (GCV)

Becket e il suo re, di Peter Glenville 1964, 148 minuti. I conflittuali rapporti fra il potere e la religione. Enrico II d'Inghilterra e l'arcivescovo di Canterbury non trovano l'accordo neppure grazie alla stima reciproca e all'amore (anche omosessuale ?) (GCV)

Bella di giorno, di Luis Bunuel 1967, 100 minuti.

Il bell' Antonio, di Mauro Bolognini 1960, 105 minuti. Il mito della virilità nel profondo sud crea grossi problemi a un marito scarsamente attivo. Matrimonio annullato grazie alla sacra rota.

La bellezza del diavolo, di René Clair 1949, 92 minuti. Il mito di Faust rivisitato in atmosfera esistenzialista.


Brancaleone alle crociate, di Mario Monicelli 1970, 117 minuti.

Brian di Nazareth, dei Monty Python 1979. Imperdibile esempio di ironia, gusto e cultura al servizio della dissacrazione intelligente dei più ammuffiti stereotipi sulla sacralità delle istituzioni civili e religiose. (GCV)

La buena vida, di David Trueba 1996, 108 minuti. L'iniziazione alla vita di un adolescente rimasto orfano fra una cugina piromane che incendia sacrestie e un nonno che più si avvicina alla morte e più divena ateo.

Il cappello da (del) prete, di F.Maria Poggioli 1945, 82 minuti.

La carbonara, di Luigi Magni 1999, 117 minuti. Briganti, sbirri papalini, frati e cardinali ruotano intorno all'osteria della bella carbonara nella campagna romana. Siamo nel 1825 e Luigi Magni torna ad ambienti e personaggi non molto nuovi rispetto alla sua produzione precedente. Il film scorre alludendo chiaramente a situazioni politiche e sociali del giorno d'oggi.

Carrie, lo sguardo di Satana, di Brian De Palma, 1976, 97 minuti.

Cattive abitudini, di Michael Lindsay-Hogg 1976, 90 minuti. Gradevole satira sulle manovre "politiche" per l'elezione della nuova badessa in un convento di Filadelfia.

Le chiavi del paradiso, di John M. Sthal 1944, 137 minuti. Drammone strappalacrime ricavato da un romanzo di A.J.Cronin. Un prete buonisimo e serissimo vive una difficile vita da missionario in Cina, ma la figura più credibile e che più si ricorda è quella del vescovo che non capisce i meriti dell'umile prete. Presuntuoso e pieno di sé fa una splendida carriera ecclesiastica. Naturalmente.

Un chien andalou, di Luis Bunuel 1929, 25 minuti.

Il cielo può attendere, di Ernst Lubitsch 1943, 112 minuti. Un irriducibile puttaniere, anche se innamoratissimo della moglie, muore ma va in paradiso alla faccia del perbenismo americano dell'epoca. Inno alla libertà di costumi sessuali (ma solo per i maschi) che non trova sanzione né da parte delle autorità celesti né di quelle infernali in questo film rappresentate da un Mefistofele molto comprensivo. (GCV)

La classe dirigente, di Peter Medak 1972, 120 minuti. Satira a momenti molto ben riuscita sulla classe dirigente in Gran Bretagna. Particolarmente interessante, oltre al protagonista che all'inizio si crede Gesù interpretato da Peter O'Toole, il personaggio del vescovo Lampton.

Come in uno specchio, di Ingmar Bergman 1960, 89 minuti. La ricerca di un dio "silenzioso" che non si fa sentire se non nelle crisi isteriche di una donna appena uscita da un manicomio.

Il comune senso del pudore, di Alberto Sordi 1976, 130 minuti. Quattro episodi intorno a problematiche sessuali di vario genere fra i quali ricordiamo quello del pretore super moralista che va a comprare riviste porno nel paese vicino.

Confortorio, di Paolo Benvenuti 1992, 84 minuti.

Il coraggio e la sfida, di Roy Ward Baker 1961, 129 minuti. Complesso melodamma in ambiente western/messicano in cui un prete deve combattere fra le tentazione amorose di una giovane donna e quelle più insidiose di un cattivo pistolero. Un duello finale con prete e bandito morenti uno sull'altro appare molto di più che un'allusione omoerotica.(GCV)

Il crimine di padre Amaro, di Carlos Carrera 2003, 120 minuti. Precise critiche al celibato ecclesiastico al centro di questo film un po' melodrammatico con prete innamorato che non vuole rinunciare alla sua missione e una ragazza che abortendo muore.

Cristo fra i muratori, di Edward Dmytryk 1949, 120 minuti. Tentativo di conciliare cristianesimo e marxismo che costò l'ostilità della Commissione Mc Carty. Il fil fu portato a termine in Inghilterra.

Il Decameron, di Pier Paolo Pasolini 1970, 111 minuti. Primo film di una trilogia. Nove novelle del Boccacio reinterpetate da Pasolini con grande personalità narrativa che si ripeterà nei successivi Racconti di Canterbury e Fiore delle mille e una notte. (GCV)

Delitto di fede, di Stephen Gyllenhaal 1988, 90 minuti. Preghiere e delusioni per la guarigione di un figlio che, privato delle medicine per essere affidato al solo intervento divino, alla fine muore.

I diavoli, di Ken Russel 1971, 113 minuti. Straordinaria trasposizione cinematografica di un episodio realmente accaduto nella Francia di Richelieu (1634). A volte ridondante di immagini violente descrive con dovizia di particolari procedure e metodi applicati dagli inquisitori per ottenere dai testimoni le prove necessarie a portare sul rogo la vittima predestinata. (GCV)

Dies irae, di Carl Theodor Dreyer 1943, durata 105 minuti.

La dolce vita, di Federico Fellini 1960, 173 minuti.

Dogma, di Kevin Smith 1999, 130 minuti. Variamente interpretato dai critici, piuttosto discordi nel valutarlo, questa fantasy comedy descrive una lotta fra angeli buoni e angeli cattivi il cui esito potrebbe distruggere il mondo. (GCV)

2001 Odissea nello spazio, di Stanley Kubrik 1968, 141 minuti.

....e l'uomo creò Satana, di Stanley Kramer 1960, 127 minuti. Spencer Tracy, in ottima forma interpreta un professore portato in tribunale con l'accusa di insegnare la "blasfema" teoria evoluzionista.

L'esorciccio, di Ciccio Ingrassia 1975, 95 minuti. Satira ruspante e a volte ingenuamente gradevole del più celebre film americano. Qui però l'imbroglio serve anche a mettere in ridicolo le assurdità di una pratica secolare. (GCV)

L'esorcista, di William Friedkin 1973, 120 minuti. Grande successo al botteghino per questo horror satanico/religioso cha ha avuto l'effetto di confermare i creduloni nella credulità e di convincere definitivamente gli scettici sulla ridicolaggine dell'esorcismo. Indimenticabile ed esilarante la scena della rotazione di 360 gradi della testolina della piccola posseduta dal demonio. Il film è uscito nuovamente nel 2000 con 11 minuti in più di effetti speciali e una nuova colonna sonora. Per il cambiamento dei costumi del pubblico pare che che questa abbia suscitato molte più risate della precedente edizione. (GCV)

L'età dell'oro (L'age d'or), di Louis Bunuel 1930. Impietosa decrizione della meschinità umana e travolgimento dei valori tradizionali, in special modo della religione. Il film rappresenta il conflitto presente nella società tra il sentimento dell'amore e qualunque altro come le convenzioni religiose. I personaggi sono reali; le azioni, animate sempre da un sano egoismo, escludono sempre il controllo o qualsiasi sentimento. L istinto sessuale e il senso della morte formano la sostanza del film. Un vero capolavoro.  A volte in qualche cinema d essai. (R.Vilmercati)

Il faraone, di Jerzy Kawalerowicz 1966, durata 135 minuti. Grande esempio della migliore cinematografia polacca. I tentativi di un sovrano di liberarsi dalla ingombrante tutela dei sacerdoti. Conflito fra potere religioso e civile facilmente confrontabile con situazioni attuali.(GCV)

Faust, di Friedrich Wilhelm Murnau 1925, 85 minuti.

Il figlio di Giuda, di Richard Brooks 1960, 145 minuti. Spietata analisi dell'america bigotta e intollerante affascinata dai predicatori di professione.

Frate Ambrogio, di Marty Feldman 1980, 97 minuti. Un po' farsesco questo film descrive le peripezie di un frate trappista nell'ambiente sociale e umano dei predicatori che fanno soldi con la religione negli USA (GCV)

Galileo, di Liliana Cavani 1968 e di Joseph Losey 1974.

La guerra dei mondi, di Byron Haskin 1953, 85 minuti. Ispirato all'omonimo romanzo di H.G.Wells fu un grande successo grazie anche agli effetti speciali molto ben fatti per l'epoca. Gli alieni invadono la terra ma sono sconfitti dai nostri microbi. Esilarante la scena in cui un prete, brandendo il crocifisso d'ordinanza, tenta di fermarli ma.... ZOT ! viene disintegrato lui e il crocifisso.

Il gioco dei rubini, di Boaz Yoakim 1998, 117 minuti. Un film importante che testimonia come ipocrisia el bigottismo siano fenomeni che allignano in tutti i sistemi religiosi come, in questo caso, nelle comunità ebraiche ortodosse. Il difficile cammino di una donna verso l'indipendenza e l'affrancamento da usi, costumi ed anche dalla religione di appartenenza. Interessante occasione di confronto con gli ambienti ebrei liberal spesso descritti nei film di Woody Allen.(GCV)

Giordano Bruno, di Giuliano Montaldo 1973, 123 minuti.

Giovanna d'Arco, di Ubaldo Maria del Colle 1913, di Gustav Ucicky 1935, di Victor Fleming 1948.

Gostanza da Libbiano, di Paolo Benvenuti 2000, 92 minuti.

La grande strage nell'impero del sole, di Irving Lerner 1969 - Spettacolare ricostruzione del saccheggio e delle stragi compiute in nome del dio cristiano dai conquistadores comandati da Francisco Pizarro nei territori
degli Incas.(GCV)

Harry a pezzi di Woody Allen 1997, 96 minuti.

Hawaii, d George Roy Hill 1966, 130 minuti. Grande affresco in cui un sacerdote tenta di scardinare la libera e felice cultura indigena con la sovrapposizione del cristianesimo.

L'indiscreto fascino del peccato, di Pedro Almodóvar 1983, 87 minuti.

In nome del papa re, di Luigi Magni 1977 - Secondo film di una serie inaugurata da "Nell'anno del Signore" in cui Luigi Magni ritorna ad esaminare il Risorgimento italiano in ambito romano. Piace in questo film l'ottica laica più che l'anticlericalismo che viene imputato all'autore da chi, nella politica italiana, cerca di stabilire negli anni '70 un rapporto privilegiato con la chiesa cattolica. Sono gli anni delle leggi sul divorzio e sull'aborto e alcuni presunti laici sono preoccupatissimi di perdere la benedizione del vaticano ai loro progetti politici.(GCV)

In nome del popolo sovrano, di Luigi Magni 1971, 105 minuti.

Interno di un convento, di Walerian Borowczyk 1978, 100 minuti. Un uomo entra in un convento per la gioia delle suorine e del regista che ama tanto il genere erotico.

Il ladrone, di Pasquale Festa Campanile 1980, 112 minuti. Un ladruncolo palestinese è convinto che Gesù sia un suo collega in imbrogli, solo un po' più bravo di lui. Memorabile le battute finali: ".......Stasera sarai con me in paradiso" "Grazie, vai pure avanti tu".

La lettera scarlatta, di Wim Wenders 1972 e di Roland Joffé 1995 . Entrambi i film sono tratti dal famoso romanzo di N.Hawthorne, in cui si intrecciano storie d'amore e tentativi di emancipazione femminile in una comunità puritana di Salem. Bigottismo e intolleranza, processo per stregoneria e annesse violenze fisiche e morali sono opportunamente evidenziate (GCV)

Luci d'inverno, di Ingmar Bergman 1963, 81 minuti. Storia del fallimento umano e professionale di un pastore protestante che perde - nell'ordine - la moglie, la fede in dio, l'occasione di ristabilire un rapporto d'amore con un'altra donna, la fiducia di un parrocchiano che si ammazza, e la stima della moglie di quest'ultimo.

Maddalena, di Augusto Genina 1954, 97 minuti. Gli abitanti di un piccolo paese non perdonano a una prostituta di aver impersonato la Madonna in una processione e la lapidano. Melodramma a tinte forti tipico degli anni '50.

Madre Giovanna degli Angeli, di Jerzy Kawalerowicz 1961, 110 minuti. Il demonio turba le monache di un convento in Polonia, ma il prete spedito ad esorcizzarle cede abbondantemente alle tentazioni.

Il maestro e Margherita, di Aleksander Petrovic 1972, 100 minuti. Intervento del diavolo per consentire la messa in scena del suo "Ponzio Pilato" a uno scrittore un po' scalcinato. Ma gli esiti sono imprevedibili. Il film non riesce ad esprimere la straordinaria intensità del romanzo di Bulgakov da cui è tratto.

Magdalene, di P Mullan 2002, drammatico. Storia vera ambientata negli anni sessanta in una cattolica Irlanda. La vita quotidiana di alcune ragazze costrette a passare la loro gioventù in un convitto cattolico gestito da suore. Ragazze madri o solo ragazze con la voglia di vivere. Il film è sostanzialmente la storia di continue vessazioni e soprusi perpetrati da suore malvage e ottuse verso queste ragazze, ree solo di non avere seguito l'ipocrita morale cattolica. Un film duro, un film di denuncia. Ma non solo, la forza del film è quella di evidenziare un ambiente sociale meschino e reazionario come conseguenza di una educazione e di una "CULTURA CATTOLICA" dilagante. Assolutamente da vedere; ancora in qualche cinema d essai. (R.Vilmercati)

Magnificat, di Pupi Avati 1993, 100 minuti. Torbida storia d'amore e di morte ambientata nel X secolo con una tesi di fondo piuttosto discutibile : la ferocia di quel mondo primitivo è però nobilitata dal timore e dall'amore di dio, a differenza del mondo moderno, altrettanto feroce, ma privo di spiritualità.

Il Mahabharata, di Peter Brook 1989, 171 minuti. Grandioso affresco tratto dall'antico poema indiano in cui si narra la lotta di cinque fratelli indiani che, con l'aiuto di magia e divinità varie, sconfiggono i crudeli cugini.

La mala educacion (La cattiva educazione), di Pedro Almodovar 2004, 105 minuti. Almodovar si avvicina sempre piu' ad atmosfere Bunueliane con questo film in cui la vita di un collegio cattolico della Spagna franchista e' immersa in atmosfere torbide, morbose, dove si mischiano violenza e pedofilia. Queste esperienze marcheranno per tutta la vita i due protagonisti, che reincontriamo, separatamente ma con destini intrecciati, ad anni di distanza, insieme all'ormai ex prete, carnefice e vittima. (M.Campanelli)

La mano sinistra di dio, di Edwuard Dmytryk 1955, 87 minuti.

Marat-Sade, di Peter Brook 1967, 116 minuti.

Il Marchese del Grillo, di Mario Monicelli 1981, 135 mimuti. Come non citare tra i film in questione uno dei titoli più anticlericali prodotti dal cinema italiano con un rutilante Alberto Sordi. E' vero che il film ha le sue volgarità e che può essere tacciato di "romanismo", ma ha dei punti davvero esilaranti e rappresenta un pungente affresco dell'ipocrisia e dell'oscurantismo della Roma dei papi. Da notare il dramma interiore del marchese tra una realtà immodificabile ("morto un papa se ne fa sempre un altro", gracchia la madre) e la velleità di fuga e rinnovamento. Non vorrei che un titolo così venga snobbato perchè associato alla grossolanità e alla romanità (non scadiamo nel solito stereotipo sui romani). E' il mio modesto consiglio.(Valentino)

La messa è finita, di Nanni Moretti 1985, 94 minuti.

Mio papà è il Papa, di Peter Richardson 1991, 97 minuti. Un parroco di campagna ascende al trono di Pietro dove trova le peggio cose. Ma allusioni ai pasticci finanziari e all'ipocrisia del clero non sollevano il film più di tanto.

Il miracolo, di Jean-Pierre Mocky 1987, 87 minuti. Anticlericalismo di maniera su un miracolo da inscenare a Lourdes.

La moglie del prete, di Dino Risi 1970, 107 minuti. Filmetto insulso, un vero spreco del talento di Risi, Loren e Mastroianni. Si fa notare solo per le scene finali in cui si denuncia l'ipocrisia con cui si "normalizza" la relazione fra il prete e la sua amante.

Il monaco, di Ado Kyrou, 1972, 98 minuti. Un priore dei cappuccini si innamora di una strega, ne combina di tutti i colori e, vendendo l'anima al diavolo, finisce per diventare papa.

Un mondo di marionette, di Ingmar Bergman 1980, 85 minuti. Un film contorto e minore di Bergman che cerca di dimostrare come ciascuno sia una marionetta nelle mani di altri.....ma chi le manovra tutte quante ?

Monsignore, di Frank Perry 1982, 121 minuti. Polpettone sull'amore di un cardinale per una carmelitana .

La montagna sacra, di Alejandro Jodorowsky 1973, 115 minuti. Travolgente, visionario, rutilante film all'insegna dell'eccesso. Viaggio iniziatico alla ricerca dell'immortatlità di un gruppo di potenti signori guidati da un alchimista. Paradigma del fascino che sa esercitare chi si ammanta di misteriosi poteri (GCV).

Monty Python il senso della vita, di Terry Jones 1983, 90 minuti.

Il moralista, di Giorgio Bianchi 1959, 98 minuti. Grande intepretazione di Alberto Sordi nei panni di un moralista dalla doppia vita.

Mortacci, di Sergio Citti 1989, 102 minuti. Allegra parata di trapassati che le raccontano le loro storie. Un film sull'aldilà in cui manca qualsiasi riferimento a premi o punizioni, inferno o paradiso, trascendenza o quant'altro.

Narciso nero, di Michael Powell & Emeric Pressburger 1946, 99 minuti. Un gruppetto di suore tenta inutilmente di scardinare usi e costumi di un microcosmo asiatico per colonizzarlo cattolicamente. Se ne tornano sconfitte da dove erano partite.

Nazarin, di Luis Buñuel 1958, 94 minuti.

Nell'anno del Signore, di Luigi Magni 1970, 117 minuti. Primo di una serie di film in cui passa un'analisi storica del Risorgimento in chiave fortemente laica, stemperata dalla leggerezza narrativa tipica della commedia all'italiana. In questo film di grande successo anche al botteghino, Luigi Magni inaugura un genere personalissimo in cui si cimenterà con risultati non sempre altissimi anche negli anni successivi. (GCV)

Nel nome del padre, di Marco Bellocchio 1972 , 109 minuti. C'è una profondità di analisi psicologica di un ombrosissimo e grottesco  collegio cattolico. Davvero geniale e anche un po' crudele !

Nel più alto dei cieli, di Silvano Agosti 1976, 85 minuti. Film claustrofobico con risvolti antropofagi. Alcuni pellegrini bloccati in ascensore mentre vanno in udienza dal papa si scannano fra loro. Alla fine della strage generale quando sembra che si sia salvata solo una suora il tutto si rivela solo un'allucinazione.

Il nome della rosa, di Jean-Jaques Annaud 1986, durata 125 minuti. Riuscita trasposizione cinematografica del capolavoro di Umberto Eco. Intrighi, violenza, lotte per il potere in un'abbazia medievale su cui incombe il torbido tentativo del monaco cieco, massimo esperto della biblioteca, di nascondere al mondo l'esistenza di un libro di Aristotele dedicato alla commedia. La possibiltà di ridere o financo sorridere libererebbe il mondo dal terrore della morte e dal potere esercitato dalla chiesa grazie al monopolio sull'argomento. (GCV)

Non è peccato - La quinceanera, di i R.Glazer e W. Westmoreland 2006, con Emily Rios, Jesse Garcia, Chalo Gonzalez. Vaporoso abito bianco, bouquet di fiori rosa, torta a forma di cuore con quindici candeline. E’ una quinceanera, la festa di compleanno che per ogni ragazza messicana rappresenta la fine dell’adolescenza. Ed è il sogno di Magdalena che vive a Los Angeles e parla in inglese.
Ma il giorno del compleanno Magdalena non riesce ad entrare nel vestito. Scandalo: è incinta, viene cacciata dal padre latinos, e non le resta che rifugiarsi in casa del cugino gay, già per questo messo all’indice dalla famiglia.E’ un film etnico e etico, con i protagonisti in equilibrio tra due vite e due culture. Il film ha avuto ben due premi al Sundance Film Festival. Una curiosità: Rios, la protagonista, ha compiuto sul set del film 17 anni e per la prima volta ha festeggiato un compleanno, perché tra i Testimoni di Geova, fede alla quale aderisce, questo tipo di celebrazioni vengono sconsigliate.
Recensione di Tiziana Ficacci .

Non è vero........ ma ci credo, di Sergio Grieco 1952, 103 minuti. Satira sui guasti della superstizione.

Non uccidere, di Claude Autant-Lara 1961, 129 minuti. Sull'imperativo comandamento cristiano si misurano in un'aula di tribunale i comportamenti di due uomini rispetto al problema morale che quell'imperativo agita.

L'ora di religione, di Marco Bellocchio 2002, 103 minuti . Un quarantenne, separato, pittore di talento, campa facendo l'illustratore di libri per bambini. In concorso a Cannes il film racconta il percorso interiore di un artista dichiaratamente ateo dal momento in cui scopre che è in corso un processo di beatificazione della madre. Provocatoriamente l'atesimo del protagonista è inteso come libertà sia professionale che creativa. (GCV)

Ordet - La parola di Carl Theodor Dreyer 1955, 124 minuti. Un studente di teologia si crede il messia e gira per le campagne danesi creando scandalo, un suo fratello ha perso la fede, e l'altro fratello ha problemi a sposare la donna che ama perché di fede diversa. Insomma i guasti della religione che però si appianano, nel film, grazie alla miracolosa resurrezione di una morta.

Orizzonte perduto, di Frank Capra 1937, 118 minuti. Una favola laica in cui è la saggezza coltivata e raggiunta dagli uomini, più che gli dei, a dare la felicità.

Il padrino parte III , di Francis Ford Coppola 1990, 162 minuti.

La papessa Giovanna, di Michael Anderson 1971, 112 minuti. Il film non vale molto, ma serve a ricordare la strana storia di un pontificato al femminile (nel IX secolo) da molti negato.

Il pap'occhio, di Renzo Arbore 1980, 101 minuti. Irriverente satira centrata sull'inaugurazione della TV vaticana sotto l'occhio vigile di un sosia di Giovanni Paolo II.

La passione di Giovanna d' Arco, di Theodor Dreyer 1928, 85 minuti.

La pazza storia del mondo, di Mel Brooks 1981. Una cavalcata irriverente attraverso secoli di storia all'insegna delle trovate spiritose e delle gag, ma secondo molti critici poco riuscita dal punto di vista del divertimento. Personalmente ho apprezzato l'ironia, non rara nella cultura ebrea, con cui Brooks tratta Mosè e i rabbini. (GCV)

Per grazia ricevuta, di Nino Manfredi 1971, durata 122 minuti, drammatico. Cast: Nino Manfredi, Delia Boccardo, Lionel Stander, Véronique Vendell, Paola Borboni, Mariangela Melato, Enzo Cannavale. Trama: Presunto ragazzo miracolato si chiude in convento in attesa di un sogno che confermi la sua vocazione. Quando il sesso lo tenta, va in crisi e tenta di uccidersi. Viene salvato. E' un nuovo miracolo ? Film insolito ed intelligente, in cui Manfredi si cimenta nella regia. Stranamente, la pellicola non subisce gli strali dei "soliti benpensanti" e viene bene accolta dappertutto. Il tema dei tabù religiosi e delle superstizioni vengono svolti con pittoresca abilità. Dialogo arguto, caratteristi calibrati, ritmo (C.Brunori) 

Il pianeta delle scimmie, di Franklin J. Shaffner 1968, 112 minuti. Paradossale rovesciamento della teoria dell'evoluzione con chiari risvolti di carattere pacifista e antireligiosi.

Il prete, di Antonia Bird 1994 , 103 minuti. Grandi angosce esistenzial-religiose di un giovane prete in quartiere degradato di Liverpool.

Il prete sposato, di Marco Vicario 1970, 98 minuti. Il tema importante del celibato dei preti affrontato con molta approssimazione.

Quam mirabilis, di Alberto Rondalli 1994, 56 minuti. Una suora di clausura attratta da una compagna decide di gettare il velo alle ortiche e di fuggire con lei, ma un prete la riporta all'ovile. Mediometraggio molto apprezzato dalla critica per il rigore formale e l'asciuttezza della narazione.

Quell'oscuro oggetto del desiderio, di Luis Bunuel 1977, 100 minuti.

Quills - la penna dello scandalo, di Philip Kaufman 2000, 124 minuti. Critiche molto discordanti su questo film dedicato alle opere del marchese di Sade intercettate da un prete che intuisce la pericolosità delle sue idee.

I racconti di Canterbury, di Pier Paolo Pasolini 1972, 115 minuti.

Roma, di Federico Fellini 1972, durata 120 minuti. Visita della città attraverso tipi, situazioni e luoghi, veri o immaginari, ma sempre presentati con amorevole ironia. Memorabile la sfilata di moda per preti e monache che si conclude con il rutilante arrivo su sedia gestatoria di un papa sfolgorante e sfarzoso come un albero di natale hollywoodiano. Molti hanno creduto di rivedere quel modello la sera dell'apertura della porta santa, all'inizio dell'anno santo 2000, quando il papa (quello vero) apparve adobbato proprio come il prototipo felliniano. (GCV)

Sade-Segui l'istinto, di Benoît Jacquot 2000, 100 minuti. Una bella rivisitazione del personaggio Sade nel contesto politico della sua epoca.

Il Saprofita, di Sergio Nasca 1974, 100 minuti. Il regista, allievo di Bellocchio, applica in questo film lo stesso fervore del maestro nella critica della famiglia e dell'educazione clericale. (GCV)

Secondo Ponzio Pilato, di Luigi Magni 1988, 108 minuti.Turbamenti del governatore della Palestina dopo la condanna di Gesù. Travolto dai sensi di colpa, più etico/politici che religiosi, chiederà di essere messo a morte senza però aderire alla nuova religione.

Sesso in confessionale, di Vittorio De Sisti 1974, 95 minuti. Film sceneggiato sulla base dell'omonimo libro-inchiesta. A corollario degli episodi in tema di sessualità che si raccontano nel film vengono interpellati dal vivo quattro esperti: il teologo Carmine Benincasa, lo psicologo Emilio Servadio, il sociologo e sessuologo Luigi De Marchi, la giornalista Patrizia Carrano.

Sessomatto, di Dino Risi 1973, 120 minuti. Nove episodi più o meno divertenti o pruriginosi, fra i quali uno dedicato alle fatiche di una suora per incoraggiare un donatore di sperma a compiere il suo dovere.

Il settimo sigillo, di Ingmar Bergman 1956, 95 minuti.

Il signore delle mosche, di Peter Brook 1963, 90 minuti.

Il signore del male, di John Carpenter 1987, 110 minuti. Tentativo di coniugare la scienza con religione e metafisica. Grande Carpenter, povero il messaggio.

Signori si nasce, di Mario Mattoli 1960, 96 minuti. Conflitto di famiglia fra Totò, gaudente impenitente, e Peppino De Filippo, morigeratissimo sarto per ecclesistici.

Simon del desierto, di Luis Bunuel 1965, durata 35 minuti. Storico surreale. Storia ambientata in un medio oriente pervaso da spirito mistico, qualche secolo dopo la presunta nascita di Gesù . Un eremita si ritira su un trespolo a dieci metri di altezza per cercare di avvicinarsi a dio. Uno stilita insomma alla ricerca di una improbabile santità. L uomo, solo, immerso nella preghiera dalla mattina alla sera in una continua e assurda mortificazione della carne sarà sconfitto dal diavolo in vesti da donna. Epilogo geniale . L'ex eremita viene abbandonato a New york tra la folla di un sabba scatenato la cui musica ha nome "carne radioattiva". Il personaggio è presentato senza alcuna pietà in questo assurdo tentativo e riportato ad una giusta umanità. Solo in video cassetta assolutamente da comprare. (R.Vilmercati) 

Stalker, di Andrej Tarkovskj 1979, 161 minuti. La fede religiosa e i difficili rapporti dell'uomo moderno con il sacro in un film che crea atmosfere bellissime fra realismo e mondo fantastico.

La stanza del figlio, di Nanni Moretti 2001, 90 minuti

Star trek, di Robert Wise 1979, 106 minuti. Il celebre equipaggio della serie televisiva alle prese con un misteriosa forza aliena alla ricerca.....di dio.

Stigmate, di Rupert Wainwright 1999 , 101 minuti. Un film genericamente definito anticattolico dalla critica. Racconta la storia di una possessione diabolica che però, a differenza di altre storie del genere, avrebbe un obiettivo fanta/religioso/politico, quello cioè di distruggere l'autorità della chiesa.

Storia di una monaca, di Fred Zinnemann 1959, 90 minuti. Per poter svolgere secondo le sue convinzioni la sua missione verso ammalati e bisognosi una suora lascia la tonaca di un ordine religioso di cui non sopporta le rigidità.

Una storia moderna: l'ape regina, di Marco Ferreri 1963, 90 minuti. Feroce satira della concezione cattolica del matrimonio. Il film poté uscire, dopo un sequestro, con alcuni tagli.

Storie scellerate, di Sergio Citti 1973, 93 minuti. Grandguignol romanesco in un crescendo di stupri, castrazioni e fatti di sangue con finale a sorpresa: il padreterno manda in paradiso chi apprezzò i piaceri della carne e sbatte all'inferno gli ipocriti. (GCV)

La strega, di André Michel 1954, 97 minuti. Film non eccelso sulla superstizione che conduce alla lapidazione, in Svezia, di una ragazza ritenuta una strega.

La stregoneria attraverso i secoli, di Benjamin Christensen 1922, 88 minuti. Sorico documento di una delle prime incursioni del cinema nel mondo della stregoneria e della superstizione antica con un tentativo di esaminare il fenomeno in chiave medica e psicologica.

Suzanne Simonin, la Religieuse de Diderot, di Jacques Rivette, Francia 1966, Drammatico, b.n. e colori, con Anna Karina.
E' la storia (vera) di Suzanne Simonin, seconda figlia (illegittima) di una ricca famiglia del Delfinato, in Francia, i cui genitori – per lo scandalo e la questione della dote da provvederle – costringono a prendere i voti, senza vocazione. La ragazza, ventenne, passa attraverso un vero e proprio calvario fisico e morale, sotto l'autorità di diverse "Madri Superiore".
Con una di esse soltanto riesce ad avere una relazione affettiva umana, che sfocia presto nell'amore vero, quello fisico. L'amore omossessuale della Superiora per Suzanne, che non comprende bene il senso di ciò che le accade, è descritto in maniera realistica e dettagliata, quasi clinica. Scoperto lo scandalo, Suzanne viene sottoposta ad ogni specie di orrori e infine fugge dal convento.
Sola, ferita, disperata, la protagonista muore in miseria nella cinica Parigi d'ancien régime.
Diderot s'spirò liberamente ad un episodio tragico della propria vita: la morte della sorella Angélique, a ventotto anni, nel 1748, folle e infine suicida nel convento delle Orsoline, dove pare fosse entrata per "libera vocazione".
La storia della "Religieuse" ha ispirato anche Manzoni per la figura della "monaca di Monza" dei "Promessi Sposi".
Allo spettatore si consiglia di leggere il capolavoro di Diderot (ed. it. di L. Binni, Garzanti) e saggiare poi la bellezza della pellicola di Rivette: censurata fino al 1967 (v.m. 18) e tagliata in Francia, ne fu vietata la circolazione in Italia fino al 1978 (circa). Il film è stato trasmesso una sola volta (a mia conoscenza) su RAI 3, in versione originale sottotitolata, agli inizi degli anni '90, nelle notturne (P. Quintili).


Teorema, di Pier Paolo Pasolini 1968, 98 minuti. Uno strano personaggio (forse un angelo, una divinità, magari Eros) si introduce in una famiglia borghese ed ha rapporti con tutti e cinque i componenti che, quando sparirà, saranno completamente cambiati. Di non facile decifrazione il film suscitò le ire dell'Osservatore Romano contro la giuria dell'OCIC (Office Cathlique International du Cinema) che l'aveva premiato a Venezia.


Le tentazioni del dottor Antonio, di Federico Fellini (da Boccaccio '70) 1962.

Tentazioni quotidiane, di Julien Duvivier 1962, 130 minuti. Film a episodi dedicato all'illustrazione dei dieci comandamenti con un preambolo a cura del Diavolo in prima persona.

Todo modo, di Elio Petri 1976, 130 minuti. Un ritiro spirituale di notabili politici cattolici è l'occasione per una spartizione del potere. Simbolismo e fantapolitica con contorno di delitti.

La Tosca, di Luigi Magni 1973, durata 104 minuti. Il drammone di Victorien Sardou, in cui si agitano motivi rivoluzionari e anticlericali, è ancora oggi celeberrimo grazie alla splendida versione operistica di Giacomo Puccini. Luigi Magni ne tenta una rivisitazione in chiave di commedia musicale avendo a disposizione un cast di attori straordinari da cui ottiene un'interpretazione al massimo delle loro capacità espressive mimiche e canore. Qui Magni riesce a coniugare commedia e dramma secondo la migliore scuola della commedia all'italiana, ma molti critici paludati non apprezzarono la contaminazione.(GCV)

Totò che visse due volte, di Ciprì e Maresco 1998, 95 minuti. In una Palermo in pieno degrado le uniche pulsioni sono il sesso e il disgusto. Un film in tre episodi che vorrebbe dimostrare come il messia (ma anche i suoi ministri) non può e non ha niente da dire in un mondo allo sbando.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere, di Woody Allen 1972, 87 minuti. Sette episodi variamente divertenti. Un rabbino e un prete cattolico, in due diversi momenti, sono oggetto di una gustosa satira.

Tutto su mia madre, di Pedro Almodovar 1999, 101 minuti.

L'ultima tentazione di Cristo, di Martin Scorsese 1988, 161 minuti.

11 settembre 2001, di undici registi di paesi e culture diverse 2002, 135 minuti.

Uneasy Riders, di Jean-Pierre Sinapi 1999, 90 minuti. Due storie parallele ambientate in un istituto per disabili di Tolone. Argomenti difficili come la sessualità dei disabili sono trattati e risolti con discrezione e candore.

Un Uomo per tutte le stagioni, di Fred Zinneman 1966, 135 minuti

L'ultima valle, di James Clavel 1970, 128 minuti. La guerra dei trent'anni sconvolge l'Europa. All'interno del sanguinoso conflitto fra protestanti e cattolici un dramma si svolge anche nel microcosmo di un villaggio che sembrava esente dalla violenza.

L'uomo venuto dal Kremlino di Michael Anderson 1968, 157 minuti. Intrighi fantapolitici intorno all'elezione di un papa russo. Imbrogli coinvolgenti responsabilità della chiesa saranno pure inventati ma sembrano molto realistici (GCV).

Vergine e di nome Maria, di Sergio Nasca 1975, 95 minuti. A questo film fu premesso il nome Malìa quando tornò in circolazione dopo il sequestro. Una ragazza che aspetta un figlio apparentemente senza intervento "umano" viene ritenuta dispensatrice di miracoli con lauti profitti per chi la gestisce. Finale con tentativo di lapidazione e aborto.

Le vergini di Salem, di Raymond Rouleau 1956, 145 minuti. Tratto da Il Crogiuolo di Arthur Miller descrive benissimo intolleranza e superstizione intorno al caso di un'adultera che, nel Massachuset del 1692, si fa credere posseduta dal demonio e riesce a far spedire sul patibolo l'amante fedifrago

La via lattea , di Luis Bunuel  1969 ,   durata 92 minuti. Il film narra la storia di due eremiti diretti verso Santiago di Compostela , in Spagna,  famosa meta di pellegrinaggi. L'itinerario di questi due poveracci si sviluppa attraverso lo spazio e il tempo della storia della chiesa . I temi centrali  sono le eresie  e i dogmi analizzati dall occhio disincantato di un regista che amava definirsi ateo ... grazie a dio.  La genialità del regista è di mostrare con eleganza la rozzezza  e  le continue mistificazioni di una religione ormai datata e meschinamente asservita al potere di una casta detentrice di false verità. Assolutamente da vedere per i cattolici, in modo da  colmare eventuali lacune storiche e dogmatiche. Un film da tenere assolutamente nella propria videoteca per gli atei .CAPOLAVORO  (R.Vilmercati)

Viridiana, di Luis Buñuel 1962, 90 minuti.

Yentl, di Barbra Streisand 1983, 134 minuti. Ingiustamente sottovalutato dalla critica questo film diretto e interpretato dalla Streisand narra le peripezia di una ragazza che per studiare il talmud, cosa impossibile per un'ebrea, si traveste da uomo. Un altro contributo alla lotta per la parità di diritti delle donne in un contesto ebraico.


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