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ELIMINARE DARWIN
L’AFFARE DARWIN/MORATTI
Una vicenda kafkiana: prima si ‘cancella’ Darwin dalle scuole, poi
si chiede un parere alla commissione Levi Montalcini e il ministro dichiara
che tale rapporto conclusivo sarà immediatamente esecutivo. Quindi, il
documento scompare. Il ministero non vuole renderlo pubblico, e ora ne circola
una versione epurata in senso clericale. Clandestina, perché evidentemente
se ne vergognano…
Un giallo darwiniano al ministero (t.p.)
La vicenda del documento «ufficiale» presentato dal gruppo di esperti
ministeriale sul «caso Darwin» merita di essere brevemente raccontata
perché presenta alcuni aspetti grotteschi.
La commissione viene istituita il 28 aprile 2004 dal ministro, preoccupato per
le proteste massicce della comunità scientifica, compresa l’Accademia
dei Lincei. Quel giorno il ministro assicura che «la discussione delle
teorie darwiniane, fondamento della moderna scienza biologica, sarà assicurata
nella formazione di tutti i ragazzi dai 6 ai 18 anni, secondo criteri didattici
graduali» e dà notizia della nomina della Commissione «per
dare precise indicazioni che costituiranno la base di tutti i percorsi educativi».
La Commissione è presieduta da Rita Levi Montalcini, senatore a vita
e premio Nobel per la Medicina, ed è composta da Carlo Rubbia, Nobel
per la Fisica, da don Roberto Colombo, ricercatore responsabile del Laboratorio
di biologia molecolare e genetica umana dell’Università Cattolica
di Milano, e da Vittorio Sgaramella, professore di Biologia molecolare all’Università
della Calabria e responsabile della sezione di Biologia molecolare e cellulare
del Centro ricerche e studi agroalimentari del Parco tecnologico padano di Lodi.
I compiti della Commissione vengono presentati dal ministro in un incontro che
si tiene a Roma il 16 giugno 2004. La reintroduzione dell’insegnamento
dell’evoluzione viene ribadita dal ministro nella conferenza stampa di
presentazione del nuovo anno scolastico, il 6 settembre 2005. I quattro esperti
lavorano per alcuni mesi.
Il 23 febbraio 2005 la presidente Montalcini consegna al ministro il «rapporto»
conclusivo che, si presume, sia stato concordato con tutti gli altri membri.
In ogni caso il documento viene presentato a nome di tutta la commissione e
il ministro ne dà subito notizia in un comunicato in cui esprime «viva
soddisfazione per la collaborazione degli illustri studiosi» e informa
di averlo già trasmesso alla struttura amministrativa «affinché
provveda ad integrare i piani di studio della scuola primaria e secondaria di
primo grado in base alle riflessioni fornite». A questo punto, da quando
il manoscritto fa il suo ingresso nella fantomatica «struttura amministrativa»
di via Trastevere, cala sulla vicenda un fitto velo di mistero. Tutte le richieste
formali di poter leggere il testo, giunte dalle più svariate istituzioni
scientifiche e associazioni nazionali in questi mesi, vengono respinte per motivi
così bizzarri che sarebbero stati degni di una caricatura di Alberto
Sordi.
Ci proviamo anche noi. Alcune ignare segretarie ci parlano con innocenza di
smarrimenti temporanei, altre ci confessano che nei loro faldoni risulta esservi
soltanto una bozza «provvisoria» piena di «correzioni».
Cominciamo a domandarci cosa vi sia scritto di tanto scabroso. Diventa lecito
ipotizzare che all’interno della Commissione vi siano state valutazioni
contrastanti che il ministero non vuole far conoscere.
Dopo vari rimbalzi fra un ufficio e l’altro, e dopo una deviazione inutile
verso il «Dipartimento per l’università, l’alta formazione
artistica, musicale e coreutica e per la ricerca scientifica e tecnologica»,
la cui struttura ignora il documento, veniamo infine indirizzati dalla efficiente
segretaria diretta del ministro verso la direzione generale per gli ordinamenti
didattici. Qui il responsabile, dottor Silvio Criscuoli, ci risponde cortesemente
che il documento è in realtà una bozza destinata alla struttura
amministrativa interna e che solo marginalmente riguarda l’evoluzione.
Il giallo kafkiano si fa ancora più intrigante allorché scopriamo
che non solo l’evoluzione è, al contrario, il tema centrale del
documento, ma che ne esistono almeno due versioni, la seconda delle quali, in
ordine temporale, presenta alcune significative «correzioni» di
rotta… Non ci è dato sapere chi e quando sia intervenuto sul testo
in questo modo, ma non è difficile formulare qualche ipotesi. Insieme
a molte altre riflessioni interessanti sul rapporto fra la libertà del
sapere scientifico e le minacce del dogmatismo religioso, nella prima versione
compariva una frase, poi emendata, che merita di essere sottolineata: «Trascurare
l’insegnamento dell’evoluzione, in favore della quale esistono oggi
molti fatti incontrovertibili e teorie molte chiare, probabilmente ignorati
dagli estensori delle nuove norme ministeriali, sarebbe un errore intollerabile
in una società che si ritiene civile». Perbacco, un affronto imperdonabile.
***
Perciò pubblichiamo qui la versione completa del documento prodotto dalla
commissione «Darwin», unitamente ad alcuni significativi tagli (o,
in italiano migliore, censure: li riportiamo tra parentesi quadre, in neretto)
introdotti nella seconda, fantomatica versione di cui al ministero nessuno vuole
assumersi la paternità. In tale versione un paragrafo (il secondo) è
stato non già «tagliato», ma completamente rifatto e perciò
riportiamo le due versioni una di seguito all’altra. La prima aveva per
titolo «Lo studio dell’evoluzione», che diventa nel «fantasma»
ministeriale «Insegnare l’evoluzione». Nella prima versione
del paragrafo abbiamo segnalato in corsivo e tra parentesi quadre le parti più
significative «cadute» nella seconda.
Rapporto conclusivo della commissione ‘Darwin’
– La ricerca delle nostre origini è quel succo di dolce frutto
che mantiene la soddisfazione nella mente dei filosofi. Luca Pacioli, 1445-1517,
ne «La Divina Proportione»
– In biologia nulla ha significato se non alla luce dell’evoluzione.
Th. Dobzhansky
Per uno scienziato moderno, il termine evoluzione ha un unico e solo significato:
la teoria della discendenza comune. E. Mayr
– I Progetti Genomi rappresentano la documentazione più ricca e
la validazione più sicura dell’evoluzione biologica. W. Gilbert,
premio Nobel
– Con Darwin, Mendel e le teorie matematiche del secolo XX, l’evoluzione
biologica è fondamentalmente spiegata. Ma l’uomo evolve anche culturalmente
e per questo è importante ricordare Lamarck. L.L. Cavalli Sforza
1. COMPITO DELLA COMMISSIONE
Questa Commissione è stata nominata dal Ministro L. Moratti che nell’incontro
di presentazione tenutosi al MIUR il 16 giugno 2004, ne ha così specificato
il compito: «dare indicazioni su come modificare e integrare l’aspetto
della teoria evoluzionistica. … A questa prima parte seguiranno in modo
continuativo proposte su come insegnare la scienza.». La Commissione è
presieduta dalla senatrice a vita prof.a Rita Levi Montalcini, premio Nobel,
e composta dal prof. Carlo Rubbia, premio Nobel, dal prof. don Roberto Colombo
e dal prof. Vittorio Sgaramella.
La nomina della Commissione e il suo mandato, formulato come sopra riportato,
rappresentavano una risposta del MIUR alla discussione pubblica stimolata dall’approvazione
della legge del 28 marzo 2003, n. 53 (Delega al Governo per la Definizione delle
Norme Generali sull’Istruzione e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni
in Materia di Istruzione e Formazione Professionale), e del Decreto Legislativo
del 19 febbraio 2004, n. 59. (Definizione delle norme generali relative alla
scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, a norma dell’art.
1 della legge 53).
[La discussione seguita alla promulgazione di queste norme era stata ampiamente
ripresa dagli organi di informazione; tra la fine di ottobre e l’inizio
di novembre s’è tenuto anche un dibattito parlamentare. In generale
ne era emerso che ai fenomeni evolutivi della biologia era stato dato un rilievo
non solo per qualità e quantità inadeguato alla loro importanza
scientifica e culturale, ma anche ridotto rispetto ai programmi precedenti.
Il consenso generale era che la situazione andava corretta.
Questa Commissione ha lavorato esaminando indicazioni che emergevano dalla consultazione
di una ricca letteratura, da colloqui con esponenti del mondo della scuola e
con scienziati esperti nel campo specifico dell’evoluzione, dallo studio
di documenti nazionali e internazionali dedicati all’argomento e da riunioni
con esperti.]
Ribadita la necessità di concentrare l’impegno iniziale sulla parte
dell’insegnamento specificamente dedicata all’evoluzione, ma rilevata
anche l’opportunità di non perdere di vista il suo raccordo con
il più ampio obiettivo assegnatole, la Commissione con il presente documento
elabora una serie di considerazioni generali e di suggerimenti finalizzati ad
integrare e modificare le Indicazioni nazionali contenute nel DL n. 59. Più
in particolare si augura che i suoi sforzi possano aiutare la Scuola italiana
a chiarire le basi dei principali e complessi problemi che scienza e tecnologia
pongono alla società moderna. La Commissione spera che in tal modo la
nostra Scuola possa rendere più efficace la sua azione tesa a educare
gli studenti, in modo da metterli in grado di partecipare consapevolmente alla
loro discussione come cittadini e eventualmente alla loro soluzione come operatori
della ricerca scientifica.
Tutti questi obiettivi devono anche tener conto del fatto che la legge 53 prescrive
che il sistema educativo di istruzione e di formazione si articoli nella scuola
dell’infanzia (triennale), in un 1° ciclo (per ragazzi dai 6 ai 14
anni, ripartiti in scuola primaria, quinquennale, e secondaria di 1° grado,
triennale) e in un 2° ciclo (diversificato in un sistema dei licei, quinquennale,
e un sistema dell’istruzione e formazione professionale, almeno quadriennale).
Con questi strumenti la legge vuole assicurare a «tutti il diritto all’istruzione
e alla formazione per almeno 12 anni e comunque sino al conseguimento di una
qualifica entro il 18° anno».
In considerazione del fatto che al termine del 1° ciclo ha inizio un differenziamento
dell’istruzione, con opzioni che vanno dai licei classico e scientifico
a scuole artistiche e tecniche etc., le segnalazioni della Commissione mirano
ad assicurare agli alunni che terminano il 1° ciclo una conoscenza di base
della scienza e della tecnologia, che per alcuni potrà poi essere estesa
e approfondita nel corso del 2° ciclo, mentre per altri potrebbe essere
se non l’unico forse il momento più formativo del loro rapporto
con la scienza.
Ne consegue che la Scuola deve offrire le conoscenze essenziali del ruolo della
scienza, delle modalità della sua pratica in generale e della comprensione
dell’evoluzione in particolare. Deve però anche contribuire a far
emergere che la scienza non è certamente l’unica forma di conoscenza
della realtà e dei suoi cambiamenti: ma si differenzia dalle altre (artistica,
filosofica, metafisica etc) in quanto usa un approccio combinato teorico-sperimentale,
[che deve essere condivisibile e riproducibile, richiede argomentazioni logiche
e non contraddittorie, esercita un costante scetticismo, predilige le soluzioni
di maggior semplicità ed è caratterizzata da una disponibilità
a rimettere di continuo in discussione le sue acquisizioni più recenti
ma anche le sue leggi più consolidate. Non però il metodo e i
fondamenti: le idee centrali della scienza quali ad esempio i principi della
termodinamica e della meccanica sono state assoggettate ormai per molti anni
ad un’ampia gamma di verifiche e conferme. Di conseguenza è improbabile
che vengano falsificate almeno nei sistemi in cui sono state studiate e provate.
In aree dove i dati non sono completi e il quadro è in fase di definizione,
nuove evidenze potrebbero mettere in discussione alcune interpretazioni controverse,
ma non la sostanza delle teorie.]
Rispetto alla scienza, spiegazioni alternative basate su miti, racconti, credenze
personali, fedi religiose, ispirazioni mistiche e formulazioni dogmatiche, possono
essere culturalmente formative e da alcuni ritenute valide risposte a molte
delle domande alle quali le scienze non hanno ancora saputo rispondere o non
possono farlo per incompetenza riguardo all’oggetto, ma esulano dall’ambito
scientifico.
La storia delle scienze ci insegna che culture diverse hanno contribuito al
progresso dell’umanità con conoscenze scientifiche e invenzioni
tecnologiche. Attorno al primo millennio s’è affermata nel mondo
arabo una grande cultura scientifica. Ma le scienze moderne hanno incominciato
a fiorire in Europa poco più di 300 anni fa: in particolare negli ultimi
due secoli hanno contribuito in modo determinante all’industrializzazione
e allo sviluppo del mondo occidentale. È il lavoro quotidiano degli scienziati
e degli ingegneri che permette avanzamenti graduali nella nostra comprensione
del mondo e nella nostra capacità di soddisfare i bisogni di molti e
le aspirazioni di tutti gli uomini verso un crescente benessere.
[Nel formulare i suoi suggerimenti la Commissione ha ritenuto importante che
in generale le Indicazioni riconoscano il ruolo delle scienze come componente
essenziale della cultura umana e in particolare il principio che la responsabilità
di indicare che cosa insegnare delle scienze tocchi agli scienziati, ai pedagogisti,
come; e a entrambi, quando.]
2. LO STUDIO DELL’EVOLUZIONE (paragrafo poi sostituito dal 2bis. Tra parentesi
quadre, in corsivo, le parti cancellate completamente)
Esistono diverse definizioni del significato scientifico di evoluzione. Quello
proposto dalla National Academy of Sciences USA (in TEACHING ABOUT EVOLUTION
AND THE NATURE OF SCIENCE, National Academy Press, 1998, Evolution and the Nature
of Science in the National Science Education Standards, pubblicato dal National
Research Council in 1996) ci pare particolarmente appropriata [anche perché
elaborata nell’ambito di una situazione simile a quella nella quale ci
troviamo noi oggi in Italia: in entrambi i casi assistiamo ad un attacco al
darwinismo da parte di posizioni integraliste e pseudoreligiose]. Secondo il
testo USA «evoluzione è una serie di cambiamenti, alcuni graduali
e altri sporadici, responsabili delle forme e delle funzioni presenti in oggetti,
organismi e sistemi naturali e artificiali. L’idea generale dell’evoluzione
è che le forme presenti si originino da materiali e forme del passato».
E, possiamo aggiungere, che queste a loro volta originano materiali e forme
future. Per quanto l’evoluzione sia comunemente associata con la teoria
biologica che spiega il processo di discendenza con modificazione di organismi
da un progenitore comune, l’evoluzione naturale si applica anche al mondo
fisico e all’universo. E l’uomo vi ha sovrapposto l’evoluzione
culturale.
[Per quel che ci riguarda qui l’evoluzione biologica è la trasformazione
degli esseri viventi nel corso delle generazioni e il loro differenziamento
in organismi diversi da un antenato comune e raggruppabili in nuove specie.
Di particolare importanza deve essere anche il riconoscimento che la stessa
evoluzione va incontro ad una evoluzione, discontinua nell’autorevole
ipotesi di S.J. Gould, sia per fenomeni naturali sia per la crescente interferenza
dell’evoluzione culturale avviata dall’uomo.]
L’evoluzione biologica opera attraverso mutazioni che avvengono per lo
più casualmente a carico del patrimonio genetico che gli individui trasmettono
di generazione in generazione: il suo vettore molecolare è il DNA e la
sua unità di tempo è la lunghezza della generazione. È
osservabile attraverso i cambiamenti delle proprietà degli organismi
e verificabile grazie allo studio dei genomi, ma è difficilmente misurabile
sui singoli individui. Vale la pena citare l’eccezione dei batteri, in
quanto i loro tempi generazionali possono essere anche poche decine di minuti.
In questi casi l’evoluzione non solo è sperimentalmente studiabile,
ma è anche inducibile, soddisfacendo così uno dei principi epistemologici
e dei criteri operativi più esigenti del pensiero scientifico moderno
(la riproduzione di un processo e la sintesi di un prodotto come coronamento
rispettivamente di una spiegazione e verifica di un’analisi). Con l’esempio
dei microrganismi patogeni l’evoluzione rivela la sua enorme importanza,
sia scientifica che applicativa: la comparsa anche improvvisa di specie microbiche
a maggior infettività/virulenza e a minor sensibilità ad antibiotici.
[Ma studiare l’evoluzione biologica è importante e possibile anche
negli organismi più complessi come l’uomo, dove l’indagine
però si basa su reperti paleontologici e archeologici spesso di difficile
ritrovamento e complessa interpretazione. L’evoluzione è un fatto,
un fenomeno intrinseco alla vita quale noi la conosciamo, e probabilmente ad
ogni tipo di vita in quanto tale; è in atto per moltissimi aspetti sia
della vita dell’uomo e del mondo che lo circonda, sia della storia dell’umanità.
Lo studio che se ne occupa dà origine a spiegazioni, a teorie (evoluzionistiche:
gli evoluzionismi), a volte sbagliate, spesso incomplete in quanto in continuo
divenire.] Alcune si sono consolidate nel tempo e hanno acquisito una convincente
validità, tale da non permettere ragionevolmente la coesistenza con altre
teorie, come si sente spesso dire a proposito di evoluzione: tra queste si è
affermata in modo non più contestabile la teoria indicata come darwinismo
in quanto elaborato prevalentemente da Charles Darwin a cavallo della metà
dell’800, ma in modo indipendente anche da un altro scienziato suo contemporaneo,
Alfred Wallace, che peraltro si definiva fiero «darwinista». Questo
rafforza l’affermazione che una teoria evoluzionistica basata sulla selezione
naturale, sulla mutazione e sull’adattamento era matura già oltre
un secolo e mezzo fa.
[La necessità di capire l’evoluzione è emersa alla fine
del Settecento con l’accumulo di conoscenze e di classificazioni delle
diverse specie: divenne quasi inevitabile concludere che tutti i viventi derivano
con storie diverse da un’origine unica, antica quasi come la Terra. Lamarck
fu il primo ad esprimere questo concetto. Darwin con la teoria della selezione
naturale, fornì una soddisfacente spiegazione del meccanismo dell’evoluzione
dei viventi. Essi sono capaci di autoriprodursi generando discendenti praticamente
identici a se stessi e gli errori di trasmissione del loro patrimonio ereditario
(mutazioni) possono rivelarsi, specie in nuove circostanze ambientali, utili
per superare problemi di sopravvivenza e moltiplicazione. Con ciò la
trasformazione delle specie e il loro differenziamento, che sono eventi fondamentali
dell’evoluzione, divengono fenomeni spontanei e inevitabili. Da dati archeologici,
genetici e di molte altre origini è derivato un largo accordo su un «modello
standard dell’evoluzione dell’uomo moderno» (anche per la
sua aspirazione unificatrice analogo a quello della fisica delle particelle).
Secondo questo modello l’uomo moderno, generato da una piccola popolazione
vissuta molto probabilmente in Africa orientale, ha cominciato a moltiplicarsi
e a diffondersi in tutto il mondo circa centomila anni fa, mentre tipi più
arcaici che vivevano altrove hanno lasciato pochi o nessun discendente. È
stato aiutato da un gran numero di invenzioni che gli hanno permesso di imparare
a vivere in climi molto diversi e negli ultimi diecimila anni a produrre il
cibo, mediante la coltivazione delle piante e l’allevamento degli animali,
pur continuando a raccoglierlo e a cacciarlo. Queste invenzioni hanno permesso
un progressivo aumento della popolazione e lo sviluppo di società complesse:
grandi assembramenti urbani hanno contribuito in modo importante all’evoluzione
culturale, intesa come accumulo di conoscenze attraverso le generazioni, e creazione
di organizzazioni e istituzioni che regolano la nostra vita sociale. Non si
può capire l’evoluzione biologica senza la parte importantissima
dell’evoluzione culturale negli ultimi centomila anni. L’evoluzione
culturale, come tutte le evoluzioni, ha inoltre somiglianze formali con quella
biologica che aiutano a capirla, ma mostra differenze fondamentali che seguono
piuttosto alcune idee di Lamarck, come la trasmissione dei caratteri acquisiti
durante la vita, che nell’evoluzione biologica non è mai stata
dimostrata, se non in rari casi di infezioni virali che interessano la linea
germinale, ma invece fa ovviamente parte dell’apprendimento a qualunque
età. Inoltre la trasmissione culturale non è necessariamente o
solo da genitori a figli come quella genetica, ma avviene sempre più
largamente tra persone non imparentate, e questa differenza rende l’evoluzione
culturale molto più rapida di quella biologica (si pensi a Internet).
L’evoluzione culturale non riesce però a sottrarsi completamente
alla selezione naturale, anche se prova a farlo.
Uno degli studiosi più attenti della storia del pensiero biologico, Ernst
Mayr (in Lamarck Revisited), ha scritto che «nella cultura moderna, la
parola “evoluzione” ha un solo e unico significato: la teoria della
discendenza comune». La struttura stessa della biologia non avrebbe la
coerenza che attualmente ha se non si riconoscesse l’esistenza e la funzione
dell’evoluzione biologica, come sottolineato con forza da Theodosius Dobzhansky.
Da dieci anni a questa parte, secondo l’opinione espressa tra gli altri
da Walter Gilbert, premio Nobel per la sua scoperta di una tecnica per il sequenziamento
del Dna (grazie alla quale è stato possibile avviare la risoluzione della
struttura primaria o sequenza dei genomi) è diventato possibile confermare
definitivamente l’esistenza e le modalità d’azione dell’evoluzione,
e ipotizzarne possibili ulteriori sviluppi o evoluzioni. Appropriati corollari
della teoria sono individuabili nella selezione naturale in generale; la genetica
sperimentale fornisce spiegazioni molto convincenti sull’esistenza e del
ruolo delle mutazioni naturali e indotte, oltre che dei principali meccanismi
della selezione naturale. Tra questi vanno ricordate non solo la selezione ritenuta
tradizionalmente attiva sul fenotipo, ma anche quella che opera sul genotipo
attraverso variazioni neutrali del genoma (selezioni molecolari in generale
attive su caratteristiche sequenze di Dna dette anche «firme genomiche»,
tipiche di ogni specie eccetera).]
L’evoluzione biologica è la storia della vita, e i suoi rapporti
con l’evoluzione culturale sono di particolare importanza per l’uomo,
l’organismo in cui l’evoluzione culturale ha avuto il massimo sviluppo.
[I principi fondamentali dell’evoluzione biologica e culturale sono semplici
e facilmente comprensibili. Trascurare l’insegnamento dell’evoluzione,
in favore della quale esistono oggi molti fatti incontrovertibili e teorie molte
chiare, probabilmente ignorati dagli estensori delle nuove norme ministeriali,
sarebbe un errore intollerabile in una società che si ritiene civile.
Secondo quanto traspare dai documenti disponibili questo grave errore sarebbe
dovuto a paure non chiare che si riferiscono tutt’al più a incomprensioni
completamente superate, spettri di un passato remoto che non meritano di essere
rivangati. Lo dimostra anche il carattere plebiscitario che ha accompagnato
la protesta contro l’abrogazione dell’insegnamento dell’evoluzione.
Esso si accentuerebbe se non si desse corso rapidamente a un radicale cambiamento
di questa parte delle Indicazioni nazionali.] Occorre che il Ministero riconosca
al più presto la necessità dell’insegnamento
dei principi dell’evoluzione biologica, con i suoi riflessi culturali
sull’evoluzione dell’uomo moderno, sia nella scuola primaria che
nel 1° ciclo di quella secondaria. Non vi è necessità di verbalizzazioni,
e burocraticismi, ma potrebbe anche bastare, agli effetti di questo problema
particolarmente acuto, la raccomandazione che insegnare l’evoluzione biologica
e quella culturale faccia parte dell’insegnamento delle scienze sia nella
scuola primaria che in quella secondaria del 1° ciclo. Sembra doveroso da
parte della Commissione far notare che le condizioni molto difficili in cui
ha avuto luogo il suo lavoro hanno causato un ritardo grave delle sue conclusioni,
cui si spera il Ministero vorrà porre rimedio con una rapida soluzione
del problema più acuto, almeno prima che vi sia una nuova mobilitazione
altrimenti difficile da evitare.Va infine ribadito che il concetto di evoluzione
deve riguardare la natura, vivente e non, e quindi la terra e infine i pianeti,
il sistema solare e l’universo, ma anche i prodotti della mente umana
come la cultura e la morale, le scienze, le arti e le religioni. Obiettivo costante
dell’attività didattica della scuola dell’obbligo deve essere
l’insegnamento dei concetti base relativi alle evoluzioni biologica e
culturale.
È evidente che se non si insegna in modo corretto agli alunni del 1°
ciclo scolastico che cos’è l’evoluzione, più avanti
difficilmente capiranno la biologia, la medicina e le scienze naturali in generale;
se non s’insegna in modo corretto che cos’è l’evoluzione
culturale, difficilmente capiranno la storia, la filosofia, la letteratura,
le arti etc. e ne apprezzeranno le differenze.
In conclusione la scuola dell’obbligo deve mettere gli alunni dalla scuola
dell’infanzia sino al completamento del 2° ciclo in grado di comprendere
il concetto di evoluzione biologica in quanto mediata principalmente dalla selezione
naturale, le evidenze e le argomentazioni che la sostengono, e la sua importanza
nella storia della biosfera e in particolare dell’uomo. Tutti gli studenti
dovrebbero concludere il 1° ciclo avendo acquisito una comprensione dei
concetti base dell’evoluzione, ma anche dei limiti, delle possibilità
e delle dinamiche della scienza come uno dei modi più importanti di conoscere
la realtà e di adattarla alle crescenti esigenze dell’uomo.
[Ricordiamo che negli Usa, secondo una recente inchiesta Gallup, solo un 12
per cento crede che l’uomo derivi da altre forme di vita senza alcun intervento
di un dio: l’aspetto più sorprendente di queste inchieste è
che i loro risultati non sono cambiati di molto negli ultimi vent’anni.
Esattamente le stesse domande sono state poste nel 1982, 1993, 1997 e 1999.
La posizione dei creazionisti o di quanti professano di credere in un cosiddetto
«disegno intelligente» – Dio da solo e non l’evoluzione
ha prodotto l’uomo – non ha ricevuto mai meno del 44% dei consensi.
In altre parole, quasi la metà degli americani ritiene che Charles Darwin
aveva sbagliato. All’inizio di dicembre 2004 la rivista Newsweek riporta
che il 62 per cento degli americani ritiene che nelle scuole pubbliche la «scienza
della creazione» vada insegnata in aggiunta all’evoluzionismo, mentre
il 26 per cento s’oppone. Il 43 per cento sostiene che la «sciernza
della creazione» detta anche «disegno intelligente» sostituisca
l’evoluzionismo darwiniano; il 40 per cento s’oppone. Se non interveniamo
in modo rapido e deciso presto anche in Italia inchieste simili daranno probabilmente
risultati non dissimili.]
2bis. INSEGNARE L’EVOLUZIONE
È innegabile che lo studio dei fenomeni evolutivi nel campo delle scienze
della vita debba avere un’importanza notevole nella cultura scientifica
dell’uomo. Nelle presenti Indicazioni nazionali le teorie evolutive hanno
un rilievo gravemente inadeguato alla loro importanza scientifica, ma anche
ridotto rispetto ai programmi precedenti. Si sottolinea che le attuali Indicazioni
non fanno cenno specificamente alla esistenza di diverse ipotesi e teorie che
cercano di spiegare il fenomeno della evoluzione degli organismi viventi, che
non per questo devono essere considerate escluse dall’insegnamento (come
autonomamente deciso dai docenti). Vista l’importanza di alcune conoscenze
omesse in queste formulazioni, ma presenti nelle precedenti, si impone il «ripristino»
di un insegnamento completo dei dati
empirici sul fenomeno biologico dell’evoluzione e delle ipotesi e teorie
evolutive. Questo potrebbe già valere per le Indicazioni nazionali relative
al secondo ciclo della Scuola secondaria, ritenute di imminente completamento
ma non esaminate da questa Commissione.
L’analisi e la comprensione razionale dei dati sull’evoluzione portano
allo sviluppo di ipotesi e alla formulazione di teorie che ne correlano gli
aspetti, ne ricostruiscono la teoria e ne identificano le cause fisiche, chimiche
e biologiche. Lo studio di queste ipotesi e di queste teorie arricchisce la
conoscenza dello studente sulla storia delle scienze naturali e lo aiuta a comprendere
e ad apprezzare il valore culturale dell’impresa scientifica, avvicinandolo
al metodo e all’opera di insigni studiosi del presente e del passato.
Nell’ambito dei programmi scolastici sono contenute diverse discipline
che hanno per oggetto la vita, la sua origine, le sue varietà ed i suoi
mutamenti. Le conoscenze che provengono da discipline quali storia, filosofia,
religione, letteratura, ecc.., rappresentano un completamento e un arricchimento
delle conoscenze biologiche sulla vita e sulla sua evoluzione, e devono contribuire
a far comprendere allo studente la ricchezza e la varietà delle indagini
possibili sul fenomeno della vita dell’uomo e degli altri organismi.
Esistono varie definizioni del significato scientifico di evoluzione. Quello
proposto dalla National Academy of Sciences USA (in TEACHING ABOUT EVOLUTION
AND THE NATURE OF SCIENCE, National Academy Press, 1998, Evolution and the Nature
of Science in the National Science Education Standards, pubblicato dal National
Research Council nel 1996) pare particolarmente appropriata. Secondo il testo
USA, «l’evoluzione è una serie di cambiamenti, alcuni graduali
e altri sporadici, responsabili delle forme e delle funzioni presenti in oggetti,
organismi e sistemi naturali e artificiali. L’idea generale dell’evoluzione
è che le forme presenti si originino da materiali e forme del passato».
L’evoluzione biologica opera mediante mutazioni che avvengono casualmente
a carico del patrimonio genetico. È osservabile attraverso i cambiamenti
delle proprietà dei singoli organismi nelle generazioni successive e
verificabile grazie allo studio dei genomi individuali. È importante
citare l’eccezione dei batteri, in quanto i loro tempi generazionali possono
essere anche poche decine di minuti. In questi casi l’evoluzione non solo
è sperimentalmente studiabile, ma è anche inducibile. Nei microrganismi
patogeni l’evoluzione rivela la sua enorme importanza, sia scientifica
che applicativa, dimostrata dalla comparsa improvvisa di specie o ceppi di microbi
a maggior infettività/virulenza e a minor sensibilità ad antibiotici.
Lo studio dell’evoluzione ha prodotto ipotesi e teorie, alcune delle quali
si sono consolidate nel tempo e hanno acquisito una indiscussa validità.
Tra queste si è affermata la teoria indicata come darwinismo in quanto
elaborata da C. Darwin attorno alla metà dell’Ottocento, e in modo
indipendente da un altro scienziato suo contemporaneo, A. Wallace, che peraltro
si definiva convinto «darwinista». Una teoria evoluzionistica basata
sulla selezione naturale e sulle mutazioni era stata proposta e difesa già
quasi un secolo e mezzo fa anche se veniva ritenuta dai suoi stessi fondatori
largamente incompleta.
L’evoluzione è la storia della vita biologica. Per quanto l’evoluzione
sia comunemente associata con la teoria biologica che spiega il processo di
discendenza con modificazioni di organismi da un progenitore comune, l’evoluzione
naturale si applica anche al mondo fisico e all’universo. Oltre alla sua
evoluzione naturale l’Homo sapiens ha aggiunto l’evoluzione culturale.
Infatti di particolare importanza per l’uomo è la sua peculiare
capacità di evolvere culturalmente: è infatti il solo essere vivente
in cui l’evoluzione culturale ha esercitato una forte influenza sul suo
sviluppo.
Abolire l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole primarie significherebbe
non apportare una completa formazione culturale dei giovani nel loro periodo
più formativo. La protesta sollevata dalla pubblicazione delle nuove
Indicazioni esige un’immediata rettifica del decreto su citato.
È evidente che se si elimina l’insegnamento di concetti connessi
al fenomeno dell’evoluzione biologica e alle sue interpretazioni, gli
alunni del primo ciclo scolastico, a
livello superiore, non avrebbero sufficienti nozioni per un successivo approccio
scientifico allo studio della vita.
La Commissione ritiene che la responsabilità di indicare che cosa insegnare
delle scienze spetti agli scienziati con un valido contributo da parte dei pedagogisti.
In conclusione, la scuola dell’obbligo deve permettere agli alunni della
scuola primaria, sino al completamento del secondo ciclo, di comprendere il
concetto di evoluzione biologica. Gli studenti dovrebbero concludere il primo
ciclo avendo acquisito una comprensione non soltanto dei concetti base dell’evoluzione,
ma anche del metodo scientifico e del suo rigore.
3. NOTE SPECIFICHE SULLE NORME IN ESAME
Innanzi tutto si deve sottolineare che la definizione delle norme generali riportate
nel DL n° 59, specie per quel che riguarda le scienze, soffre di seri problemi
sia di concettualizzazione, sia di presentazione, tali da far riflettere sull’opportunità
e sull’efficacia di qualunque tentativo di sistemazione: in questo senso
si è espresso anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione.
In ogni caso quanto segue è il risultato di una seconda opzione, tuttora
in discussione, che contempla la possibilità di un laborioso intervento
migliorativo sui testi attuali.
Va inoltre ribadito che non è compito della Commissione rivedere il testo
del DL: pure, sarebbe venir meno ad un mandato implicito, ma soprattutto ad
una responsabilità oggettiva, omettere la segnalazione di aspetti insoddisfacenti
del materiale che ci è stato dato in esame. D’altro canto non riportare
le considerazioni che sono emerse nel corso dell’esame dei testi da parte
della Commissione sarebbe forse fare un disservizio al Ministero e alla comunità.
A titolo d’esempio è forse utile ricordare che nel DL n° 59,
al Capo III, La scuola primaria, Art. 5, Finalità, si legge che «….La
scuola primaria, accogliendo e valorizzando le diversità individuali,
ivi comprese quelle derivanti dalle disabilità, promuove, nel rispetto
delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, e
ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di
base, … , di porre le basi per l’utilizzazione di metodologie scientifiche
per lo studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi…».
Sottolineati sono i punti che si segnalano come problematici: uno stile poco
accurato, con frequenti ripetizioni; mancanza di riferimenti al rispetto delle
diversità di cultura e di genere e al rispetto delle loro parti condivise
e omogenee; un’eccessiva e pervasiva attenzione verso aspetti metodologici
e tecnologici, a detrimento di quelli sostanziali e scientifici. Parrebbe forse
preferibile una formulazione conclusiva del tipo: «porre le basi per l’acquisizione
e l’utilizzazione di metodi scientifici…»; lo «studio»
cui detti metodi dovrebbero servire andrebbe opportunamente rivolto, oltre che
al «mondo naturale», anche a quello «artificiale», costituito
dai manufatti umani – come in effetti viene giustamente ripreso nelle
Indicazioni nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria
(v. All. B, 2° §, p. 23, dove si parla di «mondo naturale e artificiale»).
Qualche riferimento bibliografico potrebbe aiutare nella comprensione di affermazioni
che altrimenti suonano apodittiche.
In generale parrebbe utile anche un riesame degli «Obiettivi generali
del processo formativo» (1° §, p. 24) con i suoi richiami alle
forme «ingenue» di «loro» conoscenze scientifiche, «ereditate»
dal fanciullo, da bilanciare con le forme (presumibilmente sofisticate) fornite
dalla scuola. Tra gli «Obiettivi Specifici di Apprendimento» (OSA)
pure raccomandabile sarebbero una rivisitazione e nel caso un approfondimento
del ricorrente ma evanescente «principio della sintesi e dell’ologramma»,
ripetutamente citato (pp. 27, 28….) ma mai adeguatamente spiegato. Pare
che questo «principio» sia stato mutuato dal messaggio e dal titolo
di un recente libro, poco noto persino agli addetti ai lavori; comunque, almeno
alla luce di quanto riportato nel testo del DL, è difficile considerarlo
sufficientemenete valido per farlo assurgere a principio di base di una riforma
didattica ambiziosa come questa.
Quanto al Portfolio delle Competenze individuali, va osservato che delle due
sezioni dedicate alla valutazione e all’orientamento, la seconda riceve
pochissima attenzione, se
pure alcuna, nonostante la sua ovvia importanza rispetto alla valutazione, cui
è dedicato tutto il paragrafo (pp. 28 e 29).
Scarsa definizione riceve la definizione del ruolo di tutor e del suo rapporto
con un indefinito «gruppo di allievi», le famiglie e l’équipe
pedagogica che coordina (p. 31).
Si deplora in generale un uso eccessivo di espressioni «virgolettate»,
suscettibili di interpretazioni personali se non ingiustificate. Una lista sinottica
dei neologismi didattico-pedagogici pare desiderabile per una maggiore chiarezza
concettuale e espositiva dei loro contenuti, probabilmente vantaggiosa per i
fruitori ma anche per gli estensori di queste norme.
[Si scoraggia l’uso generalizzato del termine «scienze» ad
esempio se riferito allo sport: l’uso dell’espressione «Scienze
motorie e sportive» pare un omaggio ad una non incoraggiabile tendenza
che arriva addirittura a manifestarsi addirittura nella dizione «scienze
religiose» (che per fortuna non compare qui!): a questo riguardo va però
sottolineato che l’aggettivazione di religione come «cattolica»
(assente nei precedenti programmi) e il richiamo alla «definizione delle
Indicazioni a quelle che saranno indicate dalla Cei» limitano fortemente
le auspicabili aperture interreligiose e interconfessionali che pure ricevono
forti sollecitazioni dalle massime autorità religiose, cattoliche e non].
In risposta alla prima e più specifica parte del nostro mandato, si sottolineano
i seguenti punti:
SCUOLA PRIMARIA, All. B del DL n° 59:
Nel preambolo tra le ragioni dell’adozione del termine «Scuola primaria»
(p. 23) si indica come terza una ragione sociale: a sostegno si cita l’art.
3 della nostra Costituzione, che assicura a tutti i cittadini la rimozione degli
ostacoli di ordine e economico e sociale che limitano «la libertà
e la giustizia dei cittadini»…. Non si capisce che cosa potrebbe
limitare contemporaneamente «libertà» e «giustizia».
E infatti l’art. 3 della nostra Costituzione parla ovviamente di «libertà
e uguaglianza» (non giustizia). Un secondo richiamo all’art. 3 (p.
71) non lo tratta meglio.
In particolare:
1. si nota una certa confusione tra gli «Obiettivi Specifici di Apprendimento»
(OSA) di storia e geografia della 1.a classe della primaria (p. 33)
2. alla voce SCIENZE (p. 35), tra gli OSA per la classe prima, dovrebbe emergere
la consapevolezza che i sensi mediano la nostra conoscenza, anche se non la
esauriscono: quindi si suggerisce di invertire le posizioni di «Identificazione
e descrizione di oggetti inanimati e “viventi”» (virgolettato
nel testo), qui presentata come conoscenza e di «Esplorare il mondo con
i cinque sensi», qui presentata come abilità. E inoltre di far
seguire la «Identificazione e descrizione di oggetti inanimati e “viventi”»,
alle altre semplici caratterizzazioni poi elencate (alto, lungo etc). Non deve
infatti ingannare l’apparente ovvietà di quella identificazione/descrizione,
quando invece ne è nota la profonda difficoltà, tale addirittura
da sfuggire all’«esplorazione del mondo con i cinque sensi»,
come citato nella corrispondente colonna delle abilità ma forse spostabile
nella colonna delle conoscenze. La distinzione tra «organico» e
«inorganico» (forse preferibile a quelle tra «vivente»
e «non vivente», o tra «animato» e «inanimato»)
e una descrizione delle proprietà caratteristiche degli organismi viventi
restano oggetto di accesa discussione tra scienziati (si pensi all’evoluzione
organica, ma anche ai virus);
3. alla voce TECNOLOGIA E INFORMATICA che compare qui per la prima volta (p.
36) sarebbe bene introdurre qualche accenno alla formulazione di criteri distintivi
tra scienza e tecnologia, tra trasmissione tradizionale delle informazioni e
informatica. Inoltre identificare nelle conoscenze della tecnologia «I
bisogni primari dell’uomo» pare poco appropriato.
4. le varie parti del corpo dovrebbero essere tra gli OSA di SCIENZE e non di
SCIENZE MOTORIE E SPORTIVE.
5. negli OSA di STORIA (p. 39): a «Miti e leggende delle origini»,
andrebbero aggiunti «dati storici», giustamente seguiti dall’abilità
di «Riconoscere la differenza tra mito e racconto storico».
6. negli OSA per le classi seconda e terza (1° biennio): alla voce SCIENZE
(p. 43), le «Notizie elementari sulla sessualità nell’uomo»
andrebbero precedute da «Cenni di anatomia umana e comparata».
7. negli OSA di STORIA (p. 51). «Nascita della religione cristiana, sue
peculiarità e suo sviluppo», andrebbe preceduta da vicende socio-politiche
dell’Italia.
8. negli OSA per il 2° biennio, alla voce MATEMATICA pare lodevole sottolineare
che la «Introduzione al pensiero razionale» vada coordinata in maniera
particolare (?) con tutte le altre discipline nelle attività educative
e didattiche unitarie promosse: forse andrebbe messo all’inizio degli
OSA. Inoltre non si verifica un’ipotesi, né una congettura, con
esempi, ma con argomentazioni.
9. negli OSA di SCIENZE (p. 54-55) la prima voce («Direzioni orizzontale
e verticale») è inspiegabilmente uguale nelle due colonne relative
a conoscenze e abilità (ma mancano riferimenti espliciti a riguardo);
usare la livella e il filo a piombo è certo stimolante ma perché
non la bilancia? Alla indicazione «La vista e l’udito, mezzi per
la conoscenza sensibile a distanza», sarebbe bene aggiungere «l’olfatto»
(anche alla luce del recente Premio Nobel); «Organismi degli animali superiori
con particolare riferimento all’uomo» pare una dizione discutibile
a fronte delle corrispondenti abilità (riconoscere le strutture fondamentali
degli animali e in particolare dell’uomo): forse andrebbe meglio sostituire
organismi con organi.
SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO, DL n° 59, All. C:
OSA (obiettivi specifici di apprendimento) per le classi prima e seconda (1
biennio):
1. alla voce MATEMATICA, geometria, «Qmotetie» (per Omotetie) è
forse un divertente refuso (p. 83);
2. alla voce SCIENZE, a proposito dei suoli, il richiamo ai concimi pare peculiare,
considerato che non v’è cenno delle grandi conformazioni della
superficie terrestre (deserti, pianure, montagne etc.);
3. la voce «Cellule e organismi pluricellulari» potrebbe diventare
«Comparsa delle prime cellule sulla Terra, origine e evoluzione di organismi
unicellulari e pluricellulari: biodiversità. Le grandi suddivisioni degli
organismi viventi: eucarioti, procarioti e archeobatteri»;
4. il cenno a «Animali vertebrati e invertebrati» dovrebbe essere
posto qui di seguito e essere integrato da «specializzazione e adattamento
all’ambiente; gli animali domestici; animali e salute umana»;
5. poi introdurre «Piante: specializzazione e adattamento all’ambiente,
compresi i cambiamenti stagionali; le piante domestiche; piante e salute umana»;
6. ai sistemi e apparati del corpo umano andrebbero aggiunti «sistema
nervoso, apparati riproduttivo e digerente»;
7. introdurre concetti come Ecologia, Etologia (p. 85) da sistematizzare nell’evoluzione
geo-bio-logica;
8. alla voce TECNOLOGIA, l’indicazione «I settori dell’economia»
andrebbe integrata da voci come «differenze tra scienze, tecnologie, industrie,
e loro interazioni» e «i settori dell’industria». La
rilevanza e il significato della transizione dall’industriale al sistema
biodigitale appaiono oscure (p. 85). Gli elementi di disegno tecnico e sistemi
di rappresentazione andrebbero coordinati meglio all’abilità descritta
come «Individuare e praticare esperienze di design» come indicato
a p. 86
OSA per la classe terza:
1. alla voce SCIENZE (p. 95) la voce «Il sole e il sistema solare»
va completata: accanto ai miti e alle osservazioni degli antichi e alle «ipotesi»
della scienza contemporanea, occorre
ricordarne «i modelli, le teorie e le leggi»; citare Galilei e Newton;
organizzazione e evoluzione dell’universo, Einstein e l’avvio della
ricerca di un modello standard (i cenni biografici sui grandi geni dell’umanità
possono essere pedagogicamente importanti);
2. del globo terracqueo vanno descritte «dimensioni e struttura»
ma anche «origini e evoluzione»; concetti di: interazioni reciproche
tra Geosfera e Biosfera, loro coevoluzione, Darwin e Wallace (v. supra);
3. così a proposito dei tipi di rocce, introdurre i concetti di «evoluzione
della Terra», «ere geologiche» e «fossili»; introdurre
cenni su idrosfera e atmosfera,
4. la funzione nutritiva: andrebbe integrata con i componenti degli alimenti,
i regimi alimentari e dietetici;
5. il sistema nervoso: enfatizzare il ruolo del sistema nervoso dell’uomo
nella sua funzione cognitiva e nella sua evoluzione culturale (con riferimenti
a storia e geografia);
6. la genetica merita sia una trattazione a parte rispetto alla riproduzione,
sia un maggior approfondimento; introdurre la trasmissione dei caratteri ereditari,
ricordare Mendel (v. supra); citare fenotipo e genotipo, e in particolare spiegare
il DNA come elemento unificatore della Biosfera, molecola portatrice dell’informazione
biologica tra le diverse generazioni, cui assicura la sostanziale continuità,
e tra le diverse specie, cui assicura l’enorme biodiversità, pur
nella salvaguardia dell’irripetibilità individuale; il suo ruolo
nell’evoluzione biologica.
7. la riproduzione sessuata e asessuata, e loro significato evolutivo; le mutazioni
naturali e indotte;
8. TECNOLOGIA: peculiare menzionare «ecotecnologie» e bricolage
ma non biotecnologie e ingegneria genetica.
A questo punto particolare attenzione va data alla necessità di alleggerire
i programmi, che paiono già piuttosto pesanti; in tal senso, si propone
che le Indicazioni su effetti degli psicofarmaci, principi della sana alimentazione,
malattie trasmesse per via sessuale, allevamento e educazione della prole, argomenti
certo di grande importanza per bambini e ragazzi, non siano oggetto specifico
delle scienze, ma vadano trattati in un contesto e in modi diversi, ad es. come
educazione alla Convivenza o come integrazione delle abilità (v. supra).
4. RACCOMANDAZIONI GENERALI
Alla fine del 1° ciclo si dovrebbe aver trasmesso agli studenti una comprensione
dei seguenti concetti basilari della scienza:
1. La scienza è una delle due forme più alte della cultura umana;
2. Universalità delle caratteristiche essenziali del pensiero e della
prassi scientifica;
3. Responsabilità della scienza;
4. Essenzialità dell’evoluzione al fenomeno vita.
[Nella versione «fantasma» i quattro punti risultano così
trasformati:
– le scienze hanno un ruolo essenziale nei processi produttivi;
– il metodo delle scienze è uno strumento universale per la conoscenza
della realtà empirica: i giovani devono imparare ad esaminare i dati
acquisiti dalle materie scientifiche, correlandoli a ipotesi e teorie;
– lo studio dell’evoluzione è essenziale per una visione
olistica del fenomeno vita.]
NB. La Commissione non considera qui l’All. D, Profilo educativo culturale
e professionale … in quanto meritevole di esame più approfondito.