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14/09/08 - Di seguito alcuni stralci di un colloquio tra Odifreddi e Aumann (l’intervista integrale su l’espresso del 18 settembre 2008). Piergiorgio Odifreddi che lo intervista è un docente di Logica all’Università di Torino, noto per aver definito iddioti e cretini i fedeli cristiani ed ebrei (non musulmani), e conosciuto per le sue posizioni antisraeliane., ed è presidente onorario dell’UAAR. Roberto Aumann è un matematico, premio Nobel, israeliano e anche ebreo osservante.
Il Nobel è stato assegnato a Aumann nel 2005 “per aver migliorato la comprensione del conflitto e della cooperazione attraverso le analisi della teoria dei giochi”. L’intervista di O. si concentra però non sulla matematica, ma piuttosto sulla condizione privata e personale di ebreo osservante di Aumann che ha da poco compiuto 78 anni. Aumann, sorpreso per la curiosità di Odifreddi, però fa lui una ultima domanda. (scheda cortesemente fornita da Tiziana Ficacci)
O. Ha mai avuto problemi a conciliare scienza e religione?
A. No, perché per me la religione non è solo fede ma una esperienza concreta. Fare è molto più importante che credere. Ad esempio per i cristiani la domenica è un giorno di riposo, ma a parte andare a messa, c’è poco di specifico. Lo shabbat invece è come fermare il treno della vita quotidiana per scendere per un giorno. Da 18 minuti prima del tramonto del venerdì, a una quarantina di minuti dopo il tramonto del sabato, quindi circa 25 ore, la vita è diversa: non si viaggia, non si accende la luce, non si fuma…
O. Non può fare queste cose per scelta invece che per obbligo?
A. Si, ma è comodo affidarsi a una religione che ha già pensato ai tuoi bisogni. Qualche anno fa dovevo acquistare un software costoso, potevo piratarlo. Tentennavo dicendomi che piratare non era proprio come rubare. Ho chiesto consiglio al rabbino che mi disse che piratare era rubare. Sono regole esterne, imposte.
O. Da chi?
A. Dal Talmud, il libro che stabilisce le regole.
O. Ma è contrario alla logica razionale.
A. vede, uno compra un pacchetto e l’accetta integralmente: o tutto o niente. E il pacchetto include prescrizioni morali, regole alimentari: è un modo di vita. Molti ebrei perdono la fede, ma si disperano non per aver perso la fede, ma la pratica.
O. Non si può praticare senza credere?
A. Sarebbe come suonare il piano senza provare emozioni.
O. Come si fa a credere nel Dio della Bibbia se si è razionali? Il Dio irascibile, violento e vendicativo, quasi umano?
A. Quando la Bibbia parla della sua ira, della sua gioia, del suo amore, si tratta di metafore. E così oggi la maggior parte degli ebrei crede in un Dio molto trascendente e poco antropomorfo. Ma io sono un ribelle, accetto che le nostre fonti siano antropomorfe. Ecco perché non sono infastidito dalla sua domanda.
O. Ma non dovrebbe esserlo in quanto scienziato?
A. No, perché fa parte dell’esperienza pensare a un Dio con qualità umane. Io lo vedo come l’anima del mondo.
O. Perché anima e non ordine o ragione?
A. Secondo me lei prende troppo seriamente la sua professione di logico. Io prendo meno seriamente la mia di economista matematico.
O. Forse la teoria dei giochi l’aiuta a vedere l’aspetto ludico delle cose
A. L’aspetto più importante della matematica non è la sua correttezza, ma la sua bellezza. La logica è solo il mezzo resistente attraverso cui si esprime quello forma d’arte che è la matematica.
O. Ma non significa declassare la matematica? Questa non esprime emozioni ma è la verità.
A. Non credo ci sia una dicotomia così netta tra arte e matematica. Uno scienziato che faccia una qualsiasi scoperta meravigliosa prova la stessa soddisfazione di un artista che produce un’opera meravigliosa.
O. Il prezzo da pagare scegliendo la religione è la perdita della libertà?
A. La libertà sta nello scegliere di seguirla. Non è obbligatorio essere ortodossi.
O. C’è anche la libertà di ricerca scientifica nell’ebraismo? Ad esempio, riguardo alle staminali.
A. Conosce la storiella di quei tre credenti ai quali viene domandato quando comincia la vita? Per il cattolico al momento del concepimento, per il protestante alla nascita, per l’ebreo la vita comincia quando il ragazzo se ne va finalmente da casa… E’ come chiedersi se durante la Shoah sia lecito sopprimere un bambino che si mette a piangere durante un rastrellamento dei nazisti: uccidendo il bambino si possono di sicuro salvare altre vite, ma è consentito farlo?
O. Cosa farebbe lei in quel caso?
A. Non ne ho idea. Non si possono avere risposte ad ogni cosa.
O. Non trova una contraddizione tra chi è contrario all’aborto, come i cattolici, e poi è favorevole alla guerra?
A. Nessuno è favorevole alla guerra.
O. Come no! Bush lo è. E altri, compresi i cattolici, non rifiutano di usarla come mezzo per raggiungere i propri scopi, compresa l’autodifesa.
A. E lei cosa pensa della guerra? Se il suo paese fosse attaccato, accetterebbe di difenderlo?
O. E’ difficile rispondere, non sono mai stato in quella situazione.
A. Le auguro di non trovarcisi mai, perché non si può avere una risposta su ogni cosa. |
9/07/08 - Al Generale Comandante Arma dei Carabinieri
Dopo aver visto alcune puntate della serie televisiva Don Matteo (rai 1 ore 14.55), noto con grande fastidio che il maresciallo, il capitano e gli appuntati, sono raffigurati in maniera grottesca. Inoltre vengono messi continuamente in ridicolo su casi elementari da un parroco che, come se non bastasse, è il suggeritore del maresciallo che sembra avere molta più fiducia nella giustizia divina che in quella umana e molte più aspettative nell’intuito del prete che negli specialisti della ris.
Non ho una particolare conoscenza dei Carabinieri, ma ho uno zio, ormai molto anziano, che pure ha servito con dedizione l’Arma fino ad assumere il grado di generale. Le figure a cui penso, anche quando incontro giovani in divisa intenti nel loro lavoro, sono Anversa, Frignani, D’Acquisto, Varisco, Dalla Chiesa.
Non vedo come la popolazione possa riporre fiducia nelle istituzioni quando addirittura l’Arma dei Carabinieri da il suo sostegno ad una fiction che ne ridicolizza la figura.
Mi permetto di aggiungere che sarebbe anche bene che i carabinieri non mostrassero una eccessiva devozione religiosa, ma fossero più neutri/obiettivi anche nelle fiction, per venire incontro a tutta la popolazione nel rispetto della Costituzione e delle regole dello Stato italiano.
Ringrazio per l’attenzione nella quale confido,
T.F. |
23/10/06 - Lo struzzo e il gufo. (una sintesi)
Per lo struzzo la situazione è bellissima. Vede un mercato aperto di 450milioni di cittadini, una economia florida, la libera circolazione delle persone, denaro, servizi. Per lo struzzo l’immigrazione sembra una vera occasione per una popolazione locale che invecchia sempre più. Lo struzzo dice che ben presto ci sarà un islam europeo. Lo struzzo vede un solo problema: la xenofobia degli indigeni europei.
Il gufo è un uccello notturno e riesce a cogliere, meglio dello struzzo, il lato in ombra delle cose.
L’Europa è sana e ricca, ma il gufo teme che non sia molto saggia. Il lato negativo del libero movimento delle persone, ad esempio, è il mercato delle donne e dei bambini destinati all’industria del sesso e le armi di ogni genere che vengono vendute. Il gufo vede che l’islam è complicato e che non tutti i musulmani vogliono accettare un futuro fondato sui valori europei di libertà, tolleranza e di reciproco rispetto. Il gufo sa che i movimenti di estrema destra sono in crescita e teme che il dibattuto sul pluralismo venga confiscato da due estremismi contrapposti.
Le società europee si divideranno lungo divari etnici e religiosi ostili gli uni agli altri. Gli stati europei saranno costretti a limitare i diritti costituzionali. Coloro che saranno in grado di emigrare lo faranno. Nel migliore dei casi gli europei ascolteranno gli ammonimenti del gufo senza rinunciare alla baldanza dello struzzo. Per prima cosa l’immigrazione sarà programmata e controllata;poi si faranno interventi mirati nei paesi che generano l’esodo più massiccio; poi si instaurerà una politica di integrazione attiva. Per affrontare la prima dimensione del problema occorre pensare a una riforma dell’attuale politica dell’immigrazione. Gli interventi dei singoli paesi saranno abbandonati a favore di una politica comune. L’UE dovrò adottare un programma di integrazione facendo tesoro dell’esperienza di quei paesi che hanno tentato di assimilare gli immigrati con la teoria del multiculturalismo. Se la prevenzione dei ghetti è la chiave per aiutare gli immigrati a integrarsi, il migliore strumento per una integrazione rapida ed efficace sta nella scuola. Servono riforme strutturali che sappiano informare gli immigrati, premiare coloro che lavorano e scoraggiare l’inoperosità; riforme che puniscano la discriminazione, che assicurino un clima di legalità e stabilità, in cui le mogli non temano i mariti e le figlie possano andare a scuola senza paura; riforme che vietino la mutilazione genitale e mettano al bando la violenza.
In Europa è possibile realizzare sia l’ideale dello struzzo che quello del gufo, ma serve volontà, leadership, e consapevolezza che tollerare culture oppressive danneggia le persone che pensiamo di aiutare. Solo una nuova visione idealistica, convinta della superiorità innata dei valori liberali sui valori di culture oppressive, una visione fondata sui diritti della persona, sulla legalità e sull’uguaglianza tra uomini e donne potrà portare l’Europa sulla via corretta. Così forse gli immigrati potranno integrarsi. Ayaan Hirsi Ali |
9/10/06
L'articolo «incriminato» di Redeker
[ Redeker e' un professore di filosofia in un liceo della Francia
meridionale, costretto alla fuga dalla sua citta' e dal suo lavoro a causa di una fatwa di condanna a morte, come bestemmiatore dell'islam
emessa contro di lui da islamisti cosi' come fu per la fatwa di
condanna a morte di Sulman Rushdie ].
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L'articolo «incriminato» di Redeker,
pubblicato sul «Figaro» del 19 settembre 2006
Le reazioni suscitate dall'analisi di Benedetto XVI sull'islam e la
violenza fanno parte dell'obiettivo che lo stesso islam si pone:
spazzare via la cosa piu' preziosa che possiede l'occidente e che non
siste in alcun paese musulmano, ovvero la liberta'di pensiero e di
espressione.
L'islam sta cercando di imporre all'Europa le proprie
regole: apertura delle piscine solo per le donne a determinati
orari, divieto di satira della religione, pretesa di avere un certo
tipo di alimentazione per i bambini musulmani nelle mense
scolastiche, lotta per imporre il velo nelle scuole, accusa di
islamofobia contro gli spiriti liberi.
Come si spiega il divieto dell'estate scorsa di portare il tanga a
Paris-Plage? La spiegazione addotta e'quantomeno strana: c'era il
rischio, si dice, di "turbare l'ordine pubblico". Cosa significa? Che
bande di giovani frustrati avrebbero rischiato di diventare violenti
di fronte alla bellezza che faceva mostra di se'? Oppure si temevano
manifestazioni islamiche, nelle vesti di brigate della virtu', nella
zona di Paris- Plage? In realta';, il fatto che portare il velo in
pubblico non sia vietato e'qualcosa che puo'"turbare l'ordine
pubblico" molto piu'del tanga, a causa della condanna che suscita
questo strumento per l'oppressione delle donne.
Non e'fuori luogo pensare che il divieto quello del tanga rappresenti
una certa islamizzazione della mentalita' francese, la sottomissione
piu' o meno conscia ai dettami dell'islam.
O quantomeno che questo sia il risultato dell'insidiosa pressione
musulmana sulla mentalita'della gente: le stesse persone che sono
insorte contro l'inaugurazione di un sagrato dedicato a Giovanni
Paolo II a Parigi non fiatano quando si costruiscono le moschee.
L'islam sta cercando di obbligare l'Europa ad adeguarsi alla sua
visione dell'uomo. Come gia'accadde con il comunismo, l'occidente e'
ora sotto sorveglianza ideologica. L'islam si presenta, esattamente
come il defunto comunismo, come alternativa al mondo occidentale. E
come il comunismo di altri tempi, l'islam, per conquistare gli animi,
gioca su fattori emotivi. Ostenta una legittimita'che turba la
coscienza occidentale, attenta al prossimo: il fatto di porsi come la
voce dei poveri di tutto il mondo.
Ieri la voce dei poveri proveniva da Mosca; oggi viene dalla Mecca.
Oggi degli intellettuali si fanno portatori dello sguardo del Corano,
come ieri avevano fatto con lo sguardo di Mosca.
Ora la scomunica e'per l'islamofobia, come lo era stata in passato per
l'anticomunismo. Nell'apertura agli altri, che e'propria
dell'occidente, si manifesta una
secolarizzazione del cristianesimo che puo'essere riassunta in
questi termini: l'altro deve sempre venire prima di me.
L'occidentale, erede del cristianesimo, e'colui che mette a nudo la
propria anima, assumendosi il rischio di passare per debole. Come
il defunto comunismo, l'islam considera la generosita', l'apertura
mentale, la tolleranza, la dolcezza, la liberta' delle donne e dei
costumi e i valori democratici come segni di decadenza.
Sono debolezze che sfrutta volutamente grazie a degli "utili idioti",
buone coscienze imbevute di buoni sentimenti, per imporre l'ordine
coranico nel mondo occidentale.
Il Corano e'un libro di una violenza inaudita.
Maxime Rodinson sostiene, nell'Encyclopedia Universalis,
alcune verita'importanti che in Francia sono considerate tabu';.
Infatti, da una parte, "Maometto rivelo' a Medina delle insospettate
qualita' di dirigente politico e capo militare (...) Ricorse alla
guerra privata, istituzione comune in Arabia (...) Maometto invio';
subito manipoli di suoi sostenitori ad attaccare le carovane della
Mecca, punendo cosi'i suoi connazionali increduli e, al contempo,
ottenendo un ricco bottino". Dall'altra, "Maometto approfitto'di
questo successo per eliminare da Medina, facendola massacrare,
l'ultima tribu'ebrea ancora esistente, quella dei Qurayza, con
l'accusa di comportamento sospetto". Poi, "dopo la morte di
Khadidja, sposo' una vedova, brava donna di casa di nome Sawda, e
anche la piccola Aisha, che aveva appena dieci anni. Le sue tendenze
erotiche, a lungo represse, lo avrebbero portato a contrarre
contemporaneamente una decina di matrimoni". C'e'un'esaltazione della
violenza, perche' il Corano mostra Maometto sotto questa luce:
guerrafondaio senza pieta';, predatore, massacratore di ebrei e
poligamo. Ovviamente anche la chiesa cattolica ha le sue colpe. La sua
storia e'costellata di pagine nere, delle quali ha fatto una qualche
ammenda: l'inquisizione, la caccia alle streghe, l'esecuzione dei
filosofi Bruno e Vanini, la condanna degli epicurei, quella del
cavaliere de La Barre, accusato di empieta'in pieno XVIII secolo, non
depongono a suo favore. Pero'c'e'una differenza fondamentale tra il
cristianesimo e l'islam: e'sempre possibile tornare ai valori
evangelici, alla dolce personalita'di Gesu'Cristo, riscattandosi dagli
errori della chiesa. Nessun errore della chiesa e'stato ispirato dal
Vangelo.
Gesu'e'per la non violenza, e il ritorno al Cristo rappresenta la
salvezza nei confronti di certi eccessi dell'istituzione ecclesiale.
Il ricorso a Maometto, invece, rafforza l'odio e la violenza.
Gesu'e'il maestro dell'amore, Maometto, il maestro dell'odio.
La lapidazione di Satana che si ripete ogni anno alla Mecca non
e'solo un fenomeno superstizioso: non si riduce infatti allo
spettacolo di una folla isterica che flirta con la barbarie, ma ha una
portata antropologica. Si tratta invero di un rito che ogni musulmano
e'invitato ad accettare, radicando la violenza come dovere sacro nel
cuore del credente. Questa lapidazione, che ogni anno provoca la morte
di fedeli calpestati dalla folla (a volte anche centinaia), e'un
rituale che ingloba la violenza arcaica.
Anziche' eliminare questa violenza arcaica neutralizzandola, sulla
scia dell'ebraismo e del cristianesimo (l'ebraismo inizia con il
rifiuto del sacrificio umano, che e' l'ingresso nella civilta', mentre
il cristianesimo trasformera'il sacrificio in eucarestia), l'islam le
crea un bel nido per crescere al caldo. Mentre l'ebraismo e il
ristianesimo sono religioni i cui riti sono rivolti contro la violenza
e la delegittimano, l'islam e' una religione che esalta la violenza e
l'odio, sia nel suo testo sacro che in alcuni riti comuni. Odio e
violenza pervadono il testo sul quale si formano tutti i musulmani: il
Corano. Come ai tempi della Guerra fredda, la violenza e
l'intimidazione vengono utilizzate al servizio di un'ideologia che si
vuole egemone:
l'islamismo, che mira a mettere la sua cappa di piombo sul mondo intero.
Benedetto XVI sta soffrendo la crudelta'di tale esperienza. Come in
altri tempi, e'necessario dire a chiare lettere che l'occidente
e' "il mondo libero" nei confronti di quello musulmano, e, come in
quei tempi, gli avversari di questo "mondo libero", funzionari
zelanti del Corano, pullulano al suo interno.
Robert Redeker (trad. Studio Brindani)
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2/09/06 - UNA COPPIA FUORI DAL COMUNE
Fred Halliday, docente di relazioni internazionali alla London School of Economics, esperto di civiltà araba e mediorientale, analizza, per Open Democracy, la strana alleanza che si sta creando tra la sinistra e l’estremismo islamico. Di seguito una sintesi del lungo intervento. Qui il testo in inglese LEGGI
Il quinto anniversario degli attentati dell’11 settembre ha riportato l’attenzione su un problema che troppo poco è al centro di un’analisi critica approfondita. Parliamo del rapporto tra i gruppi islamisti radicali e la sinistra.
Gli attentati dell’11-9 insieme a quelli avvenuti in tutto il mondo, hanno fatto guadagnare consensi ai gruppi islamisti anche al di fuori del mondo musulmano, pure tra chi è ideologicamente contrario alle principali manifestazioni politiche dell’islam. In più parti del mondo si notano segni di una convergenza, tra forze islamiste e formazioni di sinistra. In molti sembrano considerare la combinazione tra Al Qaeda, i Fratelli musulmani, Hezbollah, Hamas e il presidente iraniano Ahmadinejad come l’esempio di un antimperialismo internazionale che completa il loro progetto storico. Agli occhi di certi progressisti questo presunto movimento potrà anche apparire prigioniero della falsa coscienza, ma non è una ragione sufficiente per smettere di appoggiarlo oggettivamente, o quanto meno assecondarlo.
Alcuni esempi: il leader venezuelano Hugo Chavez è volato a Teheran per abbracciare il presidente iraniano; il sindaco di Londra Ken Livingstone (Ken il rosso)ha accolto con tutti gli onori il religioso egiziano Yusuf al Qaradawi, uomo di spicco dei Fratelli musulmani.
La manifestazione più recente di questa tendenza si è avuta durante la guerra in Libano. E’ un fenomeno preoccupante perché finisce per confermare una delle tesi più pericolose e inesatte della nostra epoca, sostenuta non dalla sinistra ma dalla destra imperialista. E’la stessa tesi su cui poggiano la guerra al terrorismo dichiarata dagli Stati Uniti e le scelte politiche imposte dopo l’11 settembre: cioè quella secondo cui l’islamismo è un movimento contro l’occidente.
L’islamismo come tendenza politica organizzata è nato dopo la fondazione in Egitto, nel 1928, dei Fratelli musulmani, con l’obiettivo di risolvere i problemi politici moderni facendo riferimento ai testi dell’islam. In questa prospettiva considerava il socialismo una delle mille teste dell’idra laicista occidentale e pensava che andasse combattuto tanto più aspramente in quanto godeva di forti consensi nel mondo arabo, in Iran e altri paesi musulmani. Allo stesso modo di altri nemici della sinistra anche gli islamisti impararono molto dai loro rivali laici: dagli stereotipi della retorica antimperialista ai sistemi di riforma sociale alla struttura organizzativa del partito centralizzato.
Le violente denunce del liberalismo da parte dell’ayatollah Khomeini e dei suoi seguaci sembrano prese di peso dai manuali stalinisti. I messaggi di Osama bin Laden, anche se ricchi di espressioni retoriche tratte dal Corano, contengono un messaggio politico radicale tipico dell’età contemporanea: gli imperialisti occupano le nostre terre, i governanti arabi tradiscono i nostri interessi, l’occidente ci ruba le nostre risorse…
In Egitto, fino alla rivoluzione del 1952, il conflitto tra movimenti comunisti e islamisti fu spesso violento. Negli anni ’60, nel tentativo di contrastare l’influsso dell’Urss e dell’Egitto del presidente Nasser in MO, l’Arabia Saudita decise di appoggiare un’alleanza antisocialista: la Lega islamica mondiale. E’ noto che il re saudita Feisal considerava il comunismo una componente del complotto ebraico mondiale e che chiamò spesso i suoi seguaci a combatterlo. Nel 1975, il leader del partito socialista marocchino, Oman bin Jalloun, fu assassinato da un militante islamista.
Altri esempi: in Turchia, negli anni Settanta, il governo era sotto l’attacco dei gruppi armati di sinistra. Il governo incoraggiò sia la destra nazionalista (i Lupi grigi) sia gli islamisti. In Palestina, sul finire degli anni Settanta, le autorità israeliane tentarono di ostacolare la crescente influenza di Al Fatah in Cisgiordania autorizzando organizzazioni legate ai Fratelli musulmani facilitando la fondazione di Hamas nel 1987. In Algeria all’interno del Fronte di liberazione nazionale c’erano fazioni alleate con il Fronte islamico di salvezza (Fis9, il gruppo islamista messo al bando dalle autorità.In Egitto, dopo la morte del presidente Nasser nel ’70, il regime di Anwar Sadat prima e di Hosni Mubarak poi, incoraggiarono attivamente l’islamizzazione della società.
Tra islamisti e sostenitori di posizioni socialiste e laiche ci sono stati scontri ancora più duri. In Sudan , il Fronte nazionale islamico, un gruppo clandestino che si richiamava esplicitamente a forme di organizzazione leninista, ha preso il potere nel 1989. Subito dopo ha cominciato ad arrestare, torturare e uccidere i membri del partito comunista, nello stesso periodo in cui ospitava Osama bin Laden a Khartoum.
Il caso dell’Afghanistan. Durante l’occupazione sovietica degli anni Ottanta, i gruppi islamisti più fanatici furono finanziati dalla Cia, dal Pakistan e dall’Arabia Saudita allo scopo di rovesciare il governo comunista di Kabul. Nelle zone sotto il loro controllo uccisero maestre e professoresse, bombardarono scuole e costrinsero le donne a tornare a casa. Quel conflitto indusse il primo leader dell’Afghanistan comunista, Nur Mohammad Taraki, a definire gli oppositori fratelli satanici. Lo stesso bin Laden ha svolto un ruolo attivo non solo nella lotta contro i comunisti afgani, ma anche nell’uccisione di esponenti sciiti, considerati parenti stretti dei comunisti nella visione del mondo del fondamentalismo saudita.
Questo resoconto deve essere accompagnato dall’osservazione di ciò che sta effettivamente accadendo in quei paesi dove gli islamisti sono influenti o stanno guadagnando terreno. Il carattere reazionario di buona parte dei loro programmi su questioni come il ruolo delle donne, la libertà di parola, i diritti dei gay è del tutto evidente.
A questo si aggiunga una mentalità imbevuta di pregiudizi antiebraici e carica di razzismo e di oscurantismo religioso. In pochi hanno notato ce uno dei missili più distruttivi sparati da Hezbollah in territorio israeliano si chiamava Khaibar. E’ il nome del luogo di una battaglia combattuta e vinta dal profeta Maometto nel settimo secolo contro gli ebrei. Vale la pena di ricordare un detto di August Bebel, uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca, secondo cui l’antisemitismo è il socialismo degli idioti.
Quante perone di sinistra mostrano tolleranza, se non complicità attiva, nei confronti di questa idiozia? E’ un interrogativo che fa male.
Quanto pi all’idea di etichettare i gruppi islamisti radicali e la loro ideologia con il termine “fascisti”, è inutile oltre che inesatta, viste le molte differenze dal modello europeo. Non occorrono slogan per capire che il programma, l’ideologia e i precedenti dell’islamismo radicale sono opposti a quelli della sinistra. La sinistra nata sulla base dei principi del socialismo classico, dell’illuminismo, dei valori delle rivoluzioni del 1789 e del 1848 e, dall’esperienza di intere generazioni. Le attuali incarnazioni di questa sinistra non hanno alcun bisogno di quella “falsa coscienza” che spinge tante persone progressiste tra le braccia dei jihadisti.
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20/07/05
- Da Yahoo Salute
http://it.health.yahoo.net/c_news.asp?id=12262
La preghiera fa bene al cuore?
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
15/07/2005
Pregare può avere effetti diversi per chi prega.
Ma la preghiera degli altri
che effetto ha su di noi? Da tempo si cerca di ottenere
qualche dato
plausibile sull’argomento. Ora The Lancet pubblica
i risultati di uno studio
sulla preghiera d’intercessione a distanza. Ebbene,
per pazienti sottoposti
ad interventi cardiovascolari per i quali si è
pregato o ai quali si è
somministrata al capezzale una terapia immaginativa
con musica, stimolazioni
immaginative e tattili, non è stato riscontrato
alcun miglioramento clinico.
Gli autori rilevano tuttavia che i pazienti sottoposti
a terapia
immaginativa presentano un tasso di mortalità
a sei mesi leggermente più
basso. Peraltro, interventi noetici come l’omeopatia
e la preghiera d’
intercessione, che non ricorrono quindi a farmaci o
a dispositivi e che lo
studio ha messo sullo stesso piano, sono assai diffusi
nella popolazione;
purtroppo, mancano ad oggi studi consistenti sulla loro
efficacia.
Mitchell Krucoff ed i suoi colleghi del Duke University
Medical Center hanno
reclutato nello studio MANTRA II in nove centri statunitensi
700 pazienti
sottoposti a cateterismo e a rivascolarizzazione coronarica
percutanea. A
371 pazienti è stato assegnato un gruppo di preghiera
a distanza, mentre a
377 no. Il gruppo di oranti comprendeva fedeli cristiani,
musulmani, ebrei e
buddisti. Inoltre, la metà dei pazienti è
stata sottoposta anche a terapia
immaginativa, comprendente l’insegnamento ai pazienti
di tecniche
respiratorie e momenti ludici di ascolto di musica classica
o country nel
corso delle cure.
Già nel 1998 Krucoff aveva varato il Mantra
Study Project, analizzando l’uso
di cinque terapie noetiche (tra cui la preghiera), attraverso
uno studio su
150 pazienti cardiopatici. Cristiani, monache carmelitane,
battisti, moravi,
ebrei e monaci tibetani avevano allora pregato per questi
pazienti da luoghi
lontani come il Nepal.
Abbiamo chiesto al professor Krucoff se i malati del
MANTRA II erano
consapevoli delle preghiere che venivano dette per loro:
“Certamente, tutti
i pazienti erano al corrente di essere inseriti nello
studio e che questo
accordava loro un 50 per cento di possibilità
di essere oggetto di preghiera
di altre persone. Dal momento che lo studio è
stato condotto in doppio
cieco, i pazienti non sapevano – e neppure noi
ricercatori, ovviamente – se
erano poi entrati nel gruppo per il quale si pregava
oppure no. Inoltre, a
causa del consenso informato, ai pazienti è stata
esplicitata l’affiliazione
religiosa di ogni orante coinvolto nello studio (quindi,
cristiani,
musulmani, buddisti, ebrei, ecc.)”.
Al dunque, i ricercatori hanno constatato che nessuna
delle terapie
alternative, da sola o in combinazione, ha sortito un
effetto misurabile
sulle cure in merito agli eventi cardiovascolari, alla
riammissione
ospedaliera e alla morte. I pazienti trattati con terapia
immaginativa
mostravano però un minor stress nell’affrontare
le procedure
interventistiche, presentando un tasso leggermente inferiore
di mortalità a
sei mesi, rispetto a quelli che non avevano ricevuto
la terapia.
Krucoff ne conclude che “se vogliamo comprendere
il ruolo dell’insieme delle
risorse che l’uomo ha a disposizione in epoca
di tecnologie mediche
avanzate, dobbiamo innanzitutto fare della buona scienza.
Non avendo idea
dei meccanismi coinvolti nelle antiche pratiche di guarigione,
come la
preghiera, gli stimoli tattili o la musica, occorre
basarsi sulla ricerca
strutturata degli esiti che ci consente di raccogliere
dati che possiamo poi
interpretare in molti modi. Nonostante nessun effetto
sia stato raggiunto da
questi trattamenti alternativi a livello di endpoint
primari, possono essere
utili analisi secondarie per generare ipotesi che guidino
nuovi, futuri
trial”.
Il commento del Lancet è affidato ad un editoriale
sullo stesso numero della
rivista: “I risultati dello studio MANTRA II bocciano
dunque l’uso delle
terapie noetiche nella moderna medicina scientifica?
Una simile conclusione
sarebbe prematura. Il contributo che speranza e fede
portano alla personale
comprensione della malattia non può essere sottovalutato.
La scienza deve
tenerne conto, anche se quegli ambiti trascendono i
suoi attuali confini”.
Fonte: Krucoff MW et al. Music, imagery, touch, and
prayer as adjuncts to
interventional cardiac care. The Lancet 2005; 366(9481):211-217.
-martino dell’angelo -
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APOSTASIA
COMUNICATO FINALE sui lavori della 50.ma assemblea
della Conferenza Episcopale Italiana.
Vale la pena comunque di far notare
come la CEI non usi il termine
apostasia pur essendo chiaro che
i richiedenti non credono più all'invenzione
religiosa chiamata
cristianesimo.
"Titolo
7. Iniziative, determinazioni e delibere. "In
seguito a diverse richieste di chiarimenti e indicazioni
circa la procedura da adottare nel caso che un fedele
chieda di essere cancellato dal registro dei battezzati,
sono stati esposti ai vescovi alcuni orientamenti che
tengono conto delle Disposizioni per la tutela al diritto
della buona fama e alla riservatezza (decreto generale
del 30 ottobre 1999) nel rispetto delle convinzioni
religiose, che rientrano tra i dati cosiddetti "sensibili".
"La procedura prevede che all'istanza del richiedente,
inoltrata al parroco della parrocchia dove è stato celebrato
il battesimo, debba seguire la comunicazione all'interessato
dell'avvenuta annotazione sul registro della volontà
di non far più parte della Chiesa cattolica (e non,
quindi, della cancellazione dell'atto di battesimo).
Non si tratta pertanto di annullare il fatto del battesimo,
che resta indelebile. "L'annotazione richiede una previa
autorizzazione dell'Ordinario del luogo. " Tale annotazione,
ovviamente, comporta per il richiedente una reale esclusione
dalla vita sacramentale della Chiesa ".
Potete trovare indicazioni pratiche per procedere all'annotazione
di apostasia nel sito della
UAAR
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DISEGNO DI LEGGE PER IL RIPRISTINO
DELLA FESTIVITA' NAZIONALE DEL XX SETTEMBRE
ANNIVERSARIO DELLA BRECCIA DI PORTA PIA
TESTO
DELLA PROPOSTA DI LEGGE
Onorevoli colleghi, la presente proposta di legge intende
ripristinare la festa nazionale del 20 settembre. Sino
all'avvento del fascismo il 20 settembre era festeggiato
come giornata dell'unità nazionale. Con la presa di Roma,
il 20 settembre 1870, la Chiesa romana perdeva il suo
potere temporale e l'Italia diventava una nazione. La
breccia di Porta Pia fu opera dei bersaglieri, che fecero
sparare la prima cannonata da un tenente ebreo per evitare
la scomunica comminata da Pio IX a chi avesse sparato
per primo. Lo Stato unitario nasce quindi su basi laiche
e liberali, travolte poi dalla dittatura fascista, che
non a caso abolì questa festività in ossequio e come corollario
dei Patti lateranensi del 1929. Con una legge del 1930,
poi, non solo il regime fascista abolì la festività del
20 settembre ma introdusse gli anniversari della marcia
su Roma e della fondazione dei fasci di combattimento
come feste nazionali e l'anniversario dei Patti lateranensi
tra le solennità civili. Attualmente si ripresentano rischi
verificabili di integralismo religioso e di intrusione
nella sfera di autonomia dello Stato. Riproporre la festività
del 20 settembre significa recuperare alla memoria collettiva
una data fondante per la nostra nazione (non a caso celebrata
con la presenza pressoché in ogni città italiana di vie
e piazze ad essa dedicata in zone centrali) e al contempo
respingere ogni forma di integralismo. Significa, insomma,
riaffermare la laicità dello stato che, in quanto tale,
deve essere di tutti e riaffermare che la libertà religiosa
è prima di tutto un diritto individuale che la costituzione
garantisce ad ogni persona di qualsiasi credo.
ART. 1 A decorrere dal 2003 la celebrazione del Risorgimento
italiano ha nuovamente luogo il 20 settembre di ciascun
anno, che pertanto viene ripristinato come giorno festivo.
ART. 2 Le vie, le piazze ed ogni altro luogo intitolato
alla ricorrenza del XX settembre sono sottoposte a vincolo
di tutela culturale e storica.
Franco Grillini (DS) Katia Bellillo (PdCI) Valdo Spini
(DS) Alba Sasso (DS) Giovanna Grignaffini (DS) Fulvia
Bandoli (DS) Titti De Simone (PRC) Tiziana Valpiana (PRC)
Elettra Deiana (PRC) Enzo Bianco (Margherita) Franca Bimbi
(Margherita) Luana Zanella (Verdi) Laura Cima (Verdi)
Lion (Verdi) Bulgarelli (Verdi) Carlo Rognoni (DS) Pino
Petrella (DS) Alfiero Grandi (DS) Giorgio Panattoni (DS)
Giovanni Lolli (DS) Giorgio Bogi (DS) Maura Cossutta (PdCI)
Giuliano Pisapia (PRC) Italo Sandi (DS) Gabriella Pistone
(PdCI) Rugghia (DS) |
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Repubblica,
18/6/2001/Pagina 26
Gli
scienziati: "Dio? Creazione del
cervello" Ricerca in Usa, ed è battaglia con
i teologi
NEW YORK - A Filadelfia in Pennsylvania uno scienziato
scopre un'area del cervello che si attiva con la meditazione;
a San Diego e in North Carolina neurologi studiano come
l'epilessia e gli allucinogeni producano apparizioni
mistiche; e in Canada un neuroscienziato sperimenta
un casco magnetizzato che provoca in chi lo indossa
«esperienze spirituali». E' la nuova frontiera delle
neuroscienze negli Usa: andando a cercare le origini
della religiosità, alcuni scienziati americani sono
arrivati addirittura a concludere che Dio è solo una
creazione del cervello. Una conclusione che rappresenta
una sfida per i teologi che hanno subito ingaggiato
una battaglia con la scienza: «Questi studi - ha polemizzato
Nancey Murphy, che insegna filosofia cristiana al Fuller
Theological Seminary di Pasadena in California - rinforzano
le tesi degli atei e fanno apparire la religione totalmente
superflua». A parere di Murphy, se «è possibile spiegare
l'esperienza religiosa come un semplice fenomeno cerebrale,
non occorre ipotizzare l'esistenza di Dio». Alcuni scienziati
non potrebbero essere più d'accordo: ai loro occhi le
ricerche di Andrew Newborg a Filadefia, di Michael Persinger
in Canada e di altri neuroteologi come loro, sono la
prova che Dio non esiste. Ma per altri ricercatori,
che con Murphy condividono la fede, i nuovi studi non
sono un'arma per gli atei: cercano solo di capire come
la mente umana produca il senso della spiritualità.
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