14/01/06
SCIENZA DARWINIANA
E FANTASCIENZA BIBLICA
'Dove sono i miliardi di fossili che dovrebbero esistere se la teoria
di Darwin fosse corretta?'. 'Perché in tante culture antiche
ricorrono miti di inondazioni?'. Uno studioso di fama mondiale risponde
al creazionista Brown e alle sue 'domande da porre agli evoluzionisti'.
C'è di che perdere la ragione. O di che ritrovarla.
STEVE JONES
Da tempo su Internet circolano le "Venti domande
da porre agli evoluzionisti", scritte da un colonnello in pensione
nato a Kansas City di nome Walter Brown. Votato alla guerra contro la
ragione e la scienza, il colonnello Brown ha scritto un libro in cui
tenta di dimostrare "scientificamente" la verità letterale
di ogni singolo passo della Bibbia, a partire dal racconto del diluvio
universale. La teoria (fanta)geologica di Brown ipotizza che un tempo
sotto la crosta terrestre si trovasse moltissima acqua, in condizioni
di pressione elevatissima. Cinquemila anni fa si sarebbero prodotte
delle fratture, da cui l'acqua sarebbe fuoriuscita con una potenza mai
vista. Le fratture avrebbero dato origine alle dorsali oceaniche, separando
le terre emerse, spingendo rapidamente i continenti nella loro posizione
attuale e formando in pochi giorni catene montuose come l'Himalaya.
L'acqua avrebbe inondato tutto il creato dando luogo a nuovi mari e
canyon. Oltre a travolgere orde di peccatori che dovevano essere puniti,
il cataclisma avrebbe congelato i mammut in Siberia, sepolto milioni
di cadaveri creando i fossili e provocando l'estinzione di molti dinosauri.
Qualche dinosauro, però, sostiene Brown, deve ancora esistere
sulla Terra: questo si deduce dal fatto che Noè non può
aver disobbedito a Dio, e che deve averne imbarcato almeno qualche esemplare
sull'Arca.
Di fronte a una logica così schiacciante, chi può ancora
credere alle favole che raccontano gli scienziati? L'affondo finale
del colonnello Brown è una lista di venti domande, a cui gli
evoluzionisti starebbero evitando di rispondere nel timore di veder
smascherata la loro incompetenza, frutto evidente di una diabolica perseveranza
nell'errore.
Chi ritiene che la teoria di Brown sia un delirio isolato, che non sia
meritevole di seria considerazione, deve ricredersi. È da più
di un secolo che gruppi di fondamentalisti cristiani statunitensi sostengono
che ogni passo del racconto biblico sia pienamente corroborato dalle
scoperte della scienza moderna e che la teoria di Darwin sia, nel migliore
dei casi, solo una delle possibili spiegazioni della nostra origine.
Decenni di conferenze, articoli e libri sulla pseudoscienza del creazionismo
hanno dato il loro inquietante frutto: secondo una recentissima indagine
del Pew Research Center, un centro indipendente di statistica, ben il
42 per cento degli statunitensi ritiene che l'uomo e tutte le altre
specie esistano da sempre nella loro forma attuale, e il 38 per cento
vorrebbe che il creazionismo sostituisse del tutto la teoria dell'evoluzione
nei programmi scolastici.
Abbiamo chiesto a Steve Jones di rispondere ad alcune delle venti domande
del colonnello Brown. Scienziato di fama mondiale, docente di genetica
all'University College di Londra, Steve Jones si occupa di genetica
evolutiva e in particolare del rapporto fra variabilità individuale
e selezione naturale. È anche uno dei più brillanti divulgatori
del nostro tempo: un infaticabile autore di libri e di trasmissioni
radiofoniche e televisive, e un attivissimo conferenziere. Steve Jones
risponde a nove di queste domande, quelle che meglio riassumono gli
argomenti alla base del creazionismo e della sua versione meno ingenua:
l'Intelligent Design.
(df)
Steve Jones: Scienza darwiniana e fantascienza biblica
Prima di tutto, vorrei spiegare che agli evoluzionisti
è spesso chiesto di dibattere con i creazionisti, ma da molti
anni io e persone più importanti di me come Richard Dawkins,
abbiamo capito che è impossibile. Un dibattito deve avere due
parti in contrapposizione, in cui ciascuna sia perlomeno disposta ad
ammettere i fatti presentati dall'altra. I creazionisti, invece, non
capiscono la vera natura della scienza. Gli scienziati spendono tutto
il loro tempo dicendosi l'un l'altro "Di questo non conosco la
risposta", "Ancora non sappiamo", "Non capiamo come…",
mentre i creazionisti questo non lo dicono mai. Loro conoscono tutte
le risposte. Pensano di possedere le chiavi per comprendere tutto quanto
ci sia da comprendere, e vivono di certezze. Gli scienziati, invece,
non hanno mai certezze››.
Com'è possibile che organi tanto complessi come l'occhio, o l'orecchio,
o anche il cervello del più piccolo uccellino, si siano originati
dal caso o da processi naturali?
Questa è una delle domande più classiche, e per rispondere
basta sfogliare l'Origine delle specie di Darwin. In questo libro c'è
il bellissimo capitolo intitolato "Difficoltà nella teoria",
che contiene la sezione "Sugli organi di estrema perfezione e complessità".
Qui Darwin, che aveva previsto interamente gli argomenti dei creazionisti
e dei sostenitori dell'Intelligent Design, si rifà proprio all'esempio
dell'occhio. Egli si meraviglia sinceramente di fronte alla fantastica
perfezione di quest'organo, e si chiede come qualcosa di tanto complesso
possa essersi evoluto per selezione naturale. Subito dopo, però,
egli brillantemente indica come giungere alla soluzione di questo rompicapo,
notando che nel regno animale si osservano molti diversi stadi intermedi
dell'occhio. Un organo deputato alla vista, infatti, si è evoluto
indipendentemente almeno 20 volte in altrettanti tipi diversi di organismo.
Certo, oggi sappiamo che l'occhio è ancora più complesso
di quanto Darwin potesse sapere, ma questo non altera la validità
dell'argomento. Quante più cose scopriamo intorno all'occhio,
tanto più ci possiamo meravigliare della potenza dell'evoluzione.
Se tutti ragionassero come i sostenitori dell'Intelligent Design, non
solo Darwin non avrebbe scritto quel capitolo, egli non avrebbe scritto
l'Origine delle specie, e noi staremmo vivendo nell'ignoranza più
totale.
Trovo che sia paradossale sostenere, come fanno i creazionisti, che
il nostro mondo è troppo complesso, e che quindi è inutile
che la scienza tenti di spiegarlo. Che discorsi! Per forza è
difficile da spiegare! Vogliamo forse pretendere che il nostro Universo
sia semplice da comprendere?! L'argomento dell'Intelligent Design è
un argomento di pigrizia e arroganza. "Io sono una persona molto
colta e intelligente, conosco una quantità enorme di fatti e
ho dato un'occhiata a questo fenomeno. Dal momento che non riesco a
capire abbia potuto prodursi in base a processi naturali, le cose devono
essere andate diversamente". Ma chi ragiona in questo modo, non
può dire di fare scienza. Io non riesco a comprendere la fisica
del Big Bang, perché sono troppo stupido, ma non mi metto a dire
"Il Big Bang non è mai avvenuto, perché io non riesco
a comprenderne la matematica".
Come si è evoluta la riproduzione sessuale?
Sono felicissimo di rispondere a questo genere di domande, ma non nel
modo in cui qualcuno si aspetterebbe. Sull'evoluzione del sesso, potrei
dare almeno quattro lezioni di un'ora, e la risposta sarebbe comunque:
"Non conosciamo i dettagli, e ci sono almeno due o tre ipotesi
differenti".
Nessuno di noi "sa" con certezza come la riproduzione sessuale
si sia evoluta, ma ci sono molte idee interessantissime su cui lavorare.
Ora, se io rispondessi così a qualcuno di questi creazionisti,
la loro trionfale conclusione sarebbe: "Steve Jones ammette che
non sa come la riproduzione sessuale si sia evoluta, dunque la scienza
non è in grado di spiegare niente, e niente di quello che Steve
Jones ci racconta vale la pena di essere ascoltato".
Quando mai è stata osservata la macroevoluzione?
Macroevoluzione è una parola un po' sfuggente, non troppo chiaramente
definita. Diciamo che qui s'intende il passaggio da una specie a un'altra.
Anche se si seguono le teorie di Stephen Jay Gould, in base alle quali
l'evoluzione di una specie in certi periodi accelera e in altri rallenta,
il tempo necessario per osservare un tale passaggio, sarebbe davvero
lungo, lunghissimo. Nessuno di noi ha vissuto abbastanza, per assistervi.
Io penso spesso a un efficace parallelo con la teoria della gravità
di Newton. Tutti noi possiamo fare un semplice esperimento: sollevare
una penna e lasciarla cadere. La penna ovviamente cadrà tutte
le volte verso il basso, e sappiamo che questo è dovuto alla
forza di gravità. Sappiamo, cioè, che la Terra esercita
una forza di attrazione sulla penna, e la tira verso il basso, e abbiamo
capito che la penna attrae impercettibilmente la Terra verso di sé,
verso l'alto. Ora, il genio di Newton fu di vedere che questo stesso
principio spiega perché la Terra gira attorno al Sole. Noi non
possiamo fare nessun esperimento per provarlo direttamente, ad esempio
spostando la Terra di cinquanta piedi, per poi vedere se torna alla
sua posizione originale. Eppure, non abbiamo ormai motivo di dubitare
che esista una sostanziale unità dei processi, che agiscono su
scale diverse, e che la stessa spiegazione che diamo alla caduta della
penna, si applica benissimo alla Terra che ruota attorno al Sole. Allo
stesso modo, i processi di evoluzione che osserviamo operare all'interno
di una specie, possono plausibilmente produrre nuove specie, nuovi generi,
nuove famiglie di piante animali, batteri… Non abbiamo la macchina
del tempo, e non possiamo vederlo accadere andando avanti e indietro
nella storia della Terra, così come non possiamo spostare questa
ultima per studiare la forza di gravità.
Dove sono i miliardi di fossili di transizione che dovrebbero esserci,
se la teoria di Darwin fosse corretta?
La risposta è semplicemente che ci sono! Ci sono tanti fossili
sconosciuti sottoterra, quante stelle ci sono nel cielo, e ci sono miliardi
di fossili di transizione. Basta salire su una qualsiasi montagna composta
di rocce sedimentarie, per esempio i vostri Appennini. Questi monti
non sono solo pieni di fossili, essi praticamente sono dei fossili.
Seguendo gli strati di roccia, è possibile osservare sequenze
più o meno complete di cambiamenti graduali, occorsi ad alcune
delle creature che hanno vissuto da quelle parti.
Ovviamente, non si può pretendere di trovare tutti gli intermedi,
di tutte le sequenze, di tutte le specie. Mi viene in mente un episodio
piuttosto divertente, e assai significativo. Una volta, circa venti
anni fa, ascoltai alla radio un dibattito fra un paleontologo e un creazionista.
Quest'ultimo sosteneva che uomo e scimpanzé non potevano essersi
separati evolutivamente circa sette milioni di anni fa, come ritiene
la maggior parte degli scienziati. A sostegno della sua ipotesi, portava
il fatto che non erano mai state trovate le forme fossili intermedie
fra i moderni scimpanzé e il presunto antenato comune. In effetti,
all'epoca c'era un'enorme lacuna nella documentazione paleontologica.
Alcuni anni dopo, però, fu trovato un fossile che si collocava
esattamente a metà strada. Quando, in seguito, fui per caso presentato
a questo creazionista, gli chiesi se le sue opinioni fossero cambiate,
dal momento che la lacuna in questione era stata colmata "Niente
affatto!" mi rispose "Ho ancora ragione: il fossile trovato
sta esattamente a metà strada, e invece di una lacuna adesso
ci sono due lacune da spiegare!". Non si può vincere, è
una discussione del tutto cretina.
Chi sono gli antenati degli insetti? Se c'è un albero evolutivo,
chi ne forma il tronco, e chi i rami?
Oh, Dio, non sono molto bravo su questo. Indubbiamente ci sono esperti
che saprebbero rispondere meglio alla domanda. La risposta è
che non me lo ricordo: una risposta dettata dall'ignoranza. Un'ignoranza,
però, di tipo ben diverso da quella di certi creazionisti.
C'è però qualcosa d'interessante che vorrei raccontare
sugli insetti, qualcosa che per me illustra la sorprendente bellezza
degli studi comparativi. Le persone che per molti anni hanno utilizzato
il moscerino della frutta come modello per la genetica, adesso lavorano
sui vermi nematodi. Questi ultimi sono più utili per quegli studi
che vogliono essere applicabili all'uomo, perché possiedono moltissimi
geni in comune con noi. Gli insetti, sorprendentemente, hanno perso
la maggior parte dei loro geni in comune, e sono troppo diversi. Persino
i coralli, animali ben più semplici degli insetti, hanno più
geni in comune con gli umani. Non sappiamo perché gli insetti
hanno perso grosse porzioni di dna, ma se non avessimo la curiosità
di andare a scoprire questo genere di fenomeni, perderemmo l'occasione
di sorprenderci. La mia risposta è quindi questa: non comprendiamo
perché gli insetti siano così strani, ma il sapere di
non saperlo, ed ammetterlo, rappresenta la nostra forza di scienziati›.
Perché in così tante culture antiche ricorrono miti d'inondazioni?
Questa è una bellissima domanda! Se chiede di giustificare il
mito del diluvio universale, alcune persone ritengono si riferisca al
riempimento catastrofico del mar Nero, occorso circa 7.600 anni fa.
Francamente, io ritengo questa spiegazione troppo semplicistica, perché
il tempo trascorso è molto lungo, ed è difficile immaginare
che si sia conservata la memoria di un evento occorso tanto tempo prima.
D'altra parte, è possibile che le cose siano andate proprio così.
Il punto è che non serve invocare un intervento divino per rispondere
a questa domanda: basta un po' di geologia.
Un recente articolo comparso sulla prestigiosa rivista Science parla
proprio di questo. Ad esempio, si parla del monte Sant'Angelo, in Italia,
dove la leggenda vuole che sia apparso san Michele Arcangelo, lasciando
un'impronta sulle rocce. Scavi recenti hanno scoperto che in corrispondenza
del sacrario dedicato al santo, si trova un'enorme faglia, testimonianza
di un antico terremoto. La gente che all'epoca viveva in quella zona
vide la terra tremare, le rocce aprirsi e franare, e pensò, in
modo naturale per la cultura del tempo, che un santo fosse atterrato.
Un altro bellissimo caso si trova a Delfi, in Grecia. Come tutti sanno,
qui anticamente sorgeva un tempio, in cui l'oracolo aveva visioni divinatorie.
Adesso sappiamo che anche sotto quel tempio si trova una faglia, da
cui escono miasmi che intossicano le persone, causando loro allucinazioni.
Il migliore esempio di tutti si trova a Seattle, negli Stati Uniti,
dove circa dieci anni fa è stato scoperto un nuovo sistema di
faglie, assai più potente di quello che attraversa San Francisco
e Los Angeles, e che risulta essersi spostato l'ultima volta 1.100 anni
fa. Studiando le leggende dei nativi americani, gli studiosi hanno scoperto
che alcune tribù condividono il mito di un mostro, che fa tremare
la terra, e che trasforma in roccia chiunque lo guardi. Tutte queste
tribù si trovano lungo tale sistema di faglie, e le loro leggende
risalgono presumibilmente all'epoca in cui occorse l'ultimo terremoto.
La gente di allora non poteva comprendere che cosa stesse accadendo,
e pensò che dovesse trattarsi di un fenomeno sovrannaturale.
Questa idea ha continuato a vivere nella loro coscienza collettiva.
Ci sono tantissime leggende d'inondazioni, che hanno probabilmente tutte
spiegazioni simili. Prendiamo il recente tsunami. Secondo le tradizioni
del popolo costiero dei moken, in Thailandia, se il mare si ritira,
vuol dire che è in arrivo un'onda che mangia gli uomini. All'arrivo
dello tsunami, questa gente sapeva cosa fare, è fuggita nell'entroterra,
e si è salvata. Non ho nessun problema con queste leggende. Vengono
da un tempo in cui ci si rifaceva a spiegazioni soprannaturali, e rappresentano
una forma arcaica di scienza›.
Come avrebbe potuto formarsi la prima cellula? Si tratta di un miracolo
ancora più grande che non il far derivare un uomo da un batterio.
Precisiamo innanzitutto che i batteri non si sono evoluti direttamente
in un uomo. I batteri hanno in comune con noi un antenato. In ogni caso,
la risposta è che non lo sappiamo, ma non è così
improbabile come si potrebbe immaginare. Quasi tutti conoscono gli esperimenti,
molto semplici, compiuti negli anni Cinquanta da Stanley Miller. Egli
mise in un'ampolla gli elementi che erano presenti nell'atmosfera primordiale
(metano, anidride carbonica, e così via) e vi fece passare delle
scariche elettriche, l'equivalente sperimentale dei fulmini. In questa
miscela si produssero spontaneamente i mattoni elementari della vita:
amminoacidi, purine e altro. Oggi abbiamo modelli e ipotesi piuttosto
convincenti, che spiegano come la vita possa essersi originata a partire
da questi materiali. In sorgenti termali che si trovano sul fondo dei
mari, ci sono abbondanti minerali argillosi, su cui le molecole organiche
aderiscono facilmente. In questi ambienti, le reazioni chimiche necessarie
a dar luogo alla vita sarebbero state molto facilitate.
Abbiamo anche un'idea schematica, ma molto plausibile, di come apparissero
e di cosa fossero composte le prime creature. Non erano fatte di dna,
perché questo non può replicare se stesso senza l'aiuto
di sostanze che agiscano da catalizzatori. Non erano fatte di proteine,
perché le proteine possono fare da catalizzatori, ma non possono
replicare se stesse. Con tutta probabilità, i primi organismi
erano composti principalmente di rna, una molecola presente in tutti
gli organismi, e che è in grado di agire tanto da replicatore
che da catalizzatore. I più semplici di tutti i virus sono privi
di dna, ed hanno solo rna. Insomma, stiamo iniziando a comprendere,
anche se ovviamente siamo lontani dall'aver capito tutto, e sono molto
fiero di ammetterlo.
Se è necessaria l'intelligenza per costruire una punta di una
freccia, perché non è logico pensare che ci sia voluta
un'intelligenza enormemente superiore per creare un uomo?
Perché a differenza di noi, la punta di una freccia è
splendidamente disegnata per il suo compito. La prima persona che ha
costruito un arco e una freccia, voleva uccidere qualcuno. Pertanto
la punta della freccia è molto più raffinata di qualsiasi
cosa si sia evoluta per selezione naturale: è stata fatta con
intenzionalità, mentre l'evoluzione non fa mai niente pensando
al futuro. Immaginiamo un tizio che sta puntando un fucile di precisione,
che è solo una versione un po' più raffinata di un arco,
in cui al posto di una freccia si mette una ben più efficace
pallottola. Con il suo fucile di precisione, un uomo può uccidere
qualcuno lontano magari diverse miglia, semplicemente guardando attraverso
un mirino telescopico, e prendendo bene la mira. Questo è possibile
perché qualcuno ha progettato e costruito per il fucile un efficientissimo
super-occhio. Con il mio occhio evoluto per selezione naturale, invece,
non avrei avuto nessuna possibilità. Da questo punto di vista,
quindi, l'occhio non è affatto un organo naturale di fantastica
complessità, come sostengono i creazionisti. Rispetto ai nostri
scopi e alle nostre ambizioni, l'occhio è un organo piuttosto
mal progettato, tanto che abbiamo avuto bisogno di inventare telescopi,
microscopi, e radar, che da soli non si erano evoluti. In fin dei conti,
più che mostrarci le prove di un progetto intelligente, la natura
ci mostra che l'evoluzione è assai limitata. Noi riusciamo a
fare molto meglio.
Perché gli evoluzionisti più qualificati non vogliono
entrare in un dibattito scritto?
Se qui s'intende un dibattito scientifico, rispondo semplicemente che
non è vero che non lo accettiamo. Il dibattito, tanto più
se scritto, è una costante del nostro lavoro di scienziati. Per
fare un esempio, tutti i mesi esce una rivista scientifica intitolata
Evolution, che è piena di articoli e di dibattiti scientifici
sull'evoluzione. D'altra parte, noi non sprechiamo tempo per partecipare
a discussioni con idioti che non intendono ascoltare i nostri argomenti.
Personalmente, ho appena scritto un libro di 140 mila parole su questi
temi, e non mi preoccupo se qualcuno, dopo aver letto il mio libro,
decide di bruciarlo. Basta che prima lo abbia pagato!
A me sembra che l'atteggiamento di molti fondamentalisti stia arrecando
un bel danno alla religione, più che alla scienza. Ho pensato
spesso a questo, per esempio negli Stati Uniti, dove ho assistito a
lezioni di religiosi creazionisti, che quotidianamente insegnano ai
bambini che uomini e dinosauri hanno vissuto fianco a fianco sulla Terra
diecimila anni fa. Prendiamo uno di quei bambini. Egli magari crederà
a tutto quanto gli starà dicendo il suo insegnante sui contenuti
della Bibbia. Se poi, però, crescendo, riceverà un'istruzione
corretta, cosa possibile anche negli Stati Uniti, dove ci sono ottime
scuole, quel bambino scoprirà che non è assolutamente
vero che dinosauri e uomini hanno vissuto insieme in epoche passate.
L'intero corpo di conoscenze scientifiche attuali dice che questo è
impossibile. In altre parole, si renderà conto che il suo insegnante
creazionista gli ha mentito. A quel punto, guardandosi indietro, è
probabile che non crederà più a niente di quanto gli sia
stato raccontato intorno alla religione. Perché dovrebbe credere
che Gesù Cristo è morto per i peccati dell'umanità?
Visto che i suoi insegnanti di religione erano così desiderosi
di mentirgli intorno ai dati scientifici, perché non dovrebbero
avergli mentito su ogni altra cosa?
Vedendo la diffidenza e il timore che certa gente manifesta oggi verso
la teoria dell'evoluzione, si sarebbe portati a pensare che dopo il
1859, anno di pubblicazione dell'Origine delle specie, Londra sia stata
scossa da rivolte e disordini, con quartieri dati alle fiamme, chiese
abbattute e sangue nelle strade. Che io sappia, niente di tutto questo
è successo. Dopo il 1859 si è aperta una discussione interna
alla Chiesa, e alla fine è stato ammesso che la biologia ha ragione.
Perfino il precedente Papa ha riconosciuto che la teoria dell'evoluzione
è molto più di una semplice ipotesi. Questo riconoscimento
è avvenuto, forse, con un po' di ritardo, ma stiamo parlando
della storia della Chiesa cattolica, che è una storia molto lunga.
Giovanni Paolo II aveva detto che in noi esseri umani c'è qualcosa
che va oltre la comprensione scientifica; qualcosa che, chi lo desidera,
può chiamare anima. Io non ho niente da obbiettare a questa posizione.
Chiunque è liberissimo di pensare che in qualche modo, magari
per intervento divino, in creature come noi si sia sviluppata questa
cosa chiamata anima, che non ha geni, non lascia fossili, e non può
essere studiata dalla scienza. Per quanto mi riguarda, è un argomento
del tutto accettabile. Il problema arriva quando si vuol prendere la
bibbia alla lettera, e quando si sostiene che non è solo l'anima
ad essere sovrannaturale, ma anche tutto il resto. Non è così.
Siamo naturali.
(a cura di Daniele Fanelli)
IL SASSO NELLO STAGNO 1
Gianni Vattimo
Luca Cavalli Sforza
Francesco Cavalli Sforza
Scienza o filosofia? 7
TAVOLA ROTONDA
Paul Ricoeur
Claude Lévi-Strauss
Marc Gaborieau
Mikel Dufrenne
Jean-Pierre Faye
Kostas Axelos
Jean Lautman
Jean Cuisenier
Pierre Hadot
Jean Conilh
Dialogo intorno a
'Il pensiero selvaggio' 25
INEDITO 1
Günther Anders
La natura eretica (presentazione
di Stefano Velotti) 47
AUT AUT
Steven Pinker
Steven Rose
Mente, cervello e libero
arbitrio (presentazione
di Daniele Fanelli) 59
IL SASSO NELLO STAGNO 2
Stephen Jay Gould e
Richard C. Lewontin
I pennacchi di San Marco
e il paradigma di Pangloss
(presentazione di Telmo Pievani) 77
ICEBERG
natura e cultura
Alberto Piazza
La Babele delle origini 101
Massimo De Carolis
Natura umana e costruzione
del mondo nel rituale 117
SUPERSTIZIONI
Steve Jones
Scienza darwiniana e fantascienza biblica (presentazione di
Daniele Fanelli) 129
INEDITO 2
Søren Kierkegaard
Aver bisogno di Dio è la suprema
perfezione dell'essere umano
(presentazione di Ettore Rocca) 139
ESSERE E DOVER-ESSERE
Paolo Flores d'Arcais
La natura dell'esistenza (2)
Appunti per una filosofia
del finito 165
NOTIZIE SUGLI AUTORI 190
|