DARWIN

PROGRAMMA

DARWINDAY @ROMA
Una kermesse di una settimana sulla evoluzione biologica

Venerdì 9 febbraio 2007 - ore 21.00
RICERCA DI VITA PRIMORDIALE NEL COSMO
Conferenza di Cristiano Batalli Cosmovici
realizzato da Musei Scientifici di Roma in collaborazione con "Emozione Scienza"
dove Planetario e Museo Astronomico

da Venerdì 9 a lunedì 12 febbraio
IL BOSCO DELL'EVOLUZIONE
Attività di laboratorio per bambini e famiglie in una ricostruzione di un bosco con piante e animali vivi.
realizzato da Fondazione Bioparco
dove Teatro Tor Bella Monaca

Sabato 10 febbraio ore 15.30
L'ALBA DELL'UOMO
Dagli studi sulle origini nasce un ritratto inedito dell'uomo moderno
Interventi di Francesco d'Errico, Richard E. Green, Carlos Lazuela Fox e Guido Barbujani. Chairman Alberto Oliverio.
realizzato da Darwin, bimestrale di scienza
dove Auditorium Parco della Musica

Lunedì12 febbraio ore 16.00
CONVERSAZIONI SU DARWIN
L'attualità dell'evoluzione biologica in un Museo di Zoologia
L'evoluzione biologica ispira tutti gli attuali temi della ricerca sui viventi. A partire dalle collezioni e dai laboratori del Museo, si aprirà un dialogo tra i partecipanti.
Intervengono gli zoologi del Museo di Zoologia e insegnanti dell'ANISN.
realizzato da Museo Civico di Zoologia in collaborazione con  ANISN
dove Museo Civico di Zoologia

Lunedì 12 febbraio ore 11.00 e 21.00
Martedì 13 ore 11.00 - Replica per i docenti delle scuole romane
PROCESSO A DARWIN
Spettacolo teatrale che ripercorre in maniera semplice e divertente le tappe fondamentali del pensiero darwiniano. In scena un vero processo, con un imputato d'eccellenza: Charles Darwin e l'accusa, il dibattimento, le arringhe e il giudizio. Gli spettatori, in veste di giuria popolare, attenti fino al verdetto.
Regia di Riccardo Cavallo, testo di Giovanni Carrada.
realizzato da  Fondazione Bioparco
dove Teatro di Tor Bella Monaca

Lunedì 12 febbraio ore 18.00           
CONFERENZE DEDICATE A CHARLES DARWIN
Interventi di Roberto Argano e di Valerio Sbordoni.
realizzato da UAAR
dove Libreria Feltrinelli

 

Martedì 13 e mercoledì 14 febbraio ore 09.00
DARWIN A SCUOLA
Di ritorno dal viaggio sul Beagle, Mr Charles Darwin, con il suo fido assistente Arthur, entra nelle classi delle scuole romane raccontando le sue idee sconvolgenti e portando con sé i più significativi materiali raccolti nel corso delle sue esplorazioni.
Drammatizzazione di Gabriele Catanzaro, Daniele Verri e Vincenzo Vomero.
realizzato da Musei Scientifici Roma in collaborazione con "Associazione Momenti di Cultura"
dove Istituti scolastici cittadini - info 06-6787864

Martedì 13 e mercoledì 15 febbraio ore 15.30
DARWIN AL MUSEO INCONTRA GLI ACIDI NUCLEICI
Mr Charles Darwin, con l'aiuto del suo fido assistente Arthur, guida i ragazzi delle scuole romane in visita nelle sale del Museo di Zoologia. Dopo la visita saremo noi a stupire la nostra "guida" molto speciale, raccontandogli ciò che le ricerche di biologia evolutiva hanno scoperto dopo di lui e, in diretta, estrarremo il suo DNA.
A cura di Gabriele Catanzaro, Daniele Verri e Vincenzo Vomero, con l'intervento di Paolo Mariottini.
realizzato da - Musei Scientifici Roma  in collaborazione con "Associazione Momenti di Cultura"
dove - Museo Civico di Zoologia
Replica Mercoledì 14 ore 15.30

Martedì 13 febbraio ore 21.00
ROCK E SCIENZA
Concerto - Happening con il Banco del Mutuo Soccorso
Tra le musiche e i versi di "Darwin", opera musicale del BMS, i ricercatori dei musei e degli istituti di ricerca romani discutono sulle nuove frontiere della biologia evolutiva e della ricerca filogenetica.
Sul palco Vittorio Nocenzi e Rodolfo Maltese eseguono brani scelti da "Darwin" .
Conducono Vincenzo Vomero e Alberto Zilli
realizzato da Musei Scientifici di Roma
dove Museo Civico di Zoologia

Mercoledì 14 febbraio ore 18.30
DARWIN DAY DELL'ANISN a cura di A.Magistrelli
Nel corso della manifestazione sarà eseguita la raccolta di canti ("Songs of travel") musicati da R. V. Williams, pronipote di Darwin, su testi di Robert Stevenson.  A. Amendola (viola) e D. Lasorsa (violino). 
realizzato da Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali
dove Libreria "Il Corsaro"

Giovedì 15 febbraio
CINEFORUM
18.30 Darwin Dangerous idea (in inglese)
Uno dei più fedeli sceneggiati su Darwin e il suo tempo.
Regia di David Espar e Susan K. Lewis.
21.00 E l'uomo creò Satana
La controversia sull'evoluzionismo approda a sorpresa, nel 1925, in una cittadina del Tennessee, dove il maestro della scuola locale, reo di aver parlato ai suoi alunni della teoria di Darwin, viene portato in tribunale.
Regia di Stanley Kramer, USA 1960. 
realizzato da Musei Scientifici di Roma in collaborazione con "Emozione Scienza"
dove Planetario e Museo Astronomico

Giovedì 15 febbraio ore 09.00 - 17.00
EVOLUZIONE OGGI
 - L'evoluzione e le molecole della Vita
Seminario mattutino con interventi di E. Capanna, P. Costantino, G. Valle, A. Tramontano e S. Garagna
 - Bioenergetica
Seminario pomeridiano con interventi di G. Forti, R.C. Jennings, A. Meandri, G. Finazzi, D. Zannoni
realizzato da Accademia Nazionale dei Lincei
dove  Accademia Nazionale dei Lincei - Palazzo Corsini

Venerdì 16 febbraio ore 17.00
SCENARI DI RICERCA TRA EVOLUZIONE E MATEMATICA
Conferenza di Carlotta Maffei
realizzato da  Musei Scientifici Roma
dove Museo della Matematica I racconti di Numeria

Venerdì 16 febbraio ore 09.00 - 17.00
EVOLUZIONE OGGI
 - Le popolazioni
Seminario mattutino con interventi di P. Cappuccinelli,
V. Sbordoni, L. Bullini, A. Della Torre, G. F. Azione.
 - Evoluzione umana
Seminario pomeridiano con interventi di G. Manzi, O. Rickards, G. Barbujani.
realizzato da Accademia Nazionale dei Lincei
dove Accademia Nazionale dei Lincei - Palazzo Corsini

Sabato 17 febbraio ore 09.00 - 12.00
EVOLUZIONE OGGI
Seminario mattutino con interventi di G. Bignami, T. Pievani.
realizzato da Accademia Nazionale dei Lincei
dove Accademia Nazionale dei Lincei Palazzo Corsini

Sabato 17 Febbraio ore 09.00
FRASCATI SCIENZA PER IL DARWIN DAY
Interventi di Gianfranco Biondi, Ernesto Capanna, Barbara Continenza, Giorgio Manzi, Olga Rickards, Valerio Sbordoni.
Conduce Rossella Panarese
realizzato da Università di Tor Vergata, Comuni di Frascati e Monte Porzio Catone, Associazione Eta Carinae, Associazione Tuscolana di Astronomia
dove Villa Mondragone, Monte Porzio Catone (Roma)

DOVE
Accademia Nazionale dei Lincei - Via della Lungara, 10 Tel. 06 680271
Auditorium Parco della Musica  - Viale Pietro de Coubertin, 30 Tel. 06 3217387
Libreria Feltrinelli  - Via Vittorio Emanuele Orlando, 81      
Libreria "Il corsaro"  - Via Macerata, 46 Tel. 06 97603760
Museo Civico di Zoologia - Via Ulisse Aldrovandi, 18 Tel. 06 6710 9270
Museo della Matematica  - Piazzale Aldo Moro, 5 Tel. 06 58331022
Planetario di Roma - Piazza Giovanni Agnelli, 10  Tel. 06 82059127
Teatro Tor Bella Monaca  - Via Bruno Cirino Tel. 06.20.10.579
Villa Mondragone Via Frascati, 51  Monte Porzio Catone (Roma) Tel.  06 94019421

INFO
MUSEI SCIENTIFICI ROMA
Tel. 06-6787864   Fax. 06-6991453 www.museiscientificiroma.eu/darwin

 

Al via i Darwin Day Uaar:
Martedì 16 gennaio la presentazione al pubblico e alla stampa


Ritorna l'appuntamento con i Darwin Day Uaar, le giornate per la scienza organizzate dall'Uaar insieme alle librerie Feltrinelli in occasione del compleanno di Charles Darwin: conferenze, dibattiti e incontri con scienziati e personalità della cultura che si terranno in contemporanea in una ventina di città italiane. La presentazione dell'iniziativa si terrà domani, martedì 16 gennaio, a Milano, alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte 2 dalle 18.00 alle 20.00. Saranno presenti il segretario dello Uaar Giorgio Villella, l'etologo Dànilo Mainardi e Armando Massarenti, responsabile della pagina di scienza e filosofia del supplemento domenicale del Sole24Ore. Insieme a loro, i musicisti del Banco del Mutuo Soccorso, il gruppo rock che nel 1972 pubblicò l'album Darwin!

I Darwin Day Uaar si terranno, come sempre, intorno alla data del 12 febbraio, anniversario della nascita di Charles Darwin. Quest'anno gli eventi sul territorio nazionale organizzati dall'Uaar saranno più di venti, dato che conferma la crescita dell'interesse intorno all'iniziativa (nel 2003, anno del primo Darwin Day Uaar, si cominciò con una sola tavola rotonda a Roma, nel 2004 gli eventi sono stati 8, 14 nel 2005 e 17 nel 2006). Così, per le 198 candeline del padre dell'evoluzionismo, sono attese centinaia di persone ad assistere alle conferenze organizzate dai circoli territoriali Uaar e a ricordare che la scienza deve essere libera da condizionamenti di qualsiasi tipo.


La scoperta dei resti fossili di un pesce osseo nell’Artico è l’ultima conferma  delle tesi di Darwin. Ancora una prova che l’evoluzionismo è scienza e non ideologia.
Un articolo del prof. Umberto Veronesi su l’Espresso n.36 del 14 settembre 2006

Sarebbe stato un giorno assai soddisfacente per Charles Darwin, che vedeva come punti critici nella sua teoria dell’evoluzione gli anelli mancanti: ad aprile di quest’anno tre scienziati americani hanno scoperto nel territorio artico  canadese i resti fossili di Tiktaalik, un pesce osseo che nelle membrane natatorie aveva un gomito e un radio, un omero e un abbozzo di dita. Era la fine del Devoniano, tra385 e 365 milioni di anni fa, e questo tipo di pesce osseo, testa piatta e muso da coccodrillo, incominciava ad uscire dalle acque per adattarsi alla terra ferma. Una scoperta importante, perché si può considerarla una vera “icona dell’evoluzione”: dimostra come è avvenuta la transizione tra i pesci e il gruppo dei tetrapodi, che comprende i mammiferi, gli anfibi, i rettili e gli uccelli. Il vero adattamento al cammino fuori dell’acqua avrebbe avuto luogo più tardi, nel Carbonifero (340 milioni di anni fa), ma il ritrovamento ha permesso il puzzle evolutivo tra la vita in mare e la vita sulla  terra ferma. Ma Darwin sarebbe stato assai più soddisfatto del fatto che adesso la scienza non deve più accontentarsi solo delle scoperte dei paleontologi: la conferma della spiegazione darwiniana del processo evolutivo di ogni forma vivente ci viene dalla grande scoperta del Dna, che è identico in ogno organismo. E’ la prima cosa che abbiamo imparato, il Dna di un virus è uguale a quello di un elefante, e la vita si costruisce su quattro basi azotate che si uniscono in triplette e formano 20 aminoacidi che a loro volta costruiscono tutti gli organismi.
E’ di questo che si parlerà nella seconda Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza che si svolgerà a Venezia dal 20 al 23 settembre, e che è dedicata all’Evoluzione perché il principio evoluzionistico, alla luce della genetica moderna, contiene il manifesto del pensiero scientifico.
La teoria darwiniana è l’unica oggi in grado di spiegare i fatti noti della biologia, e le idee di Darwin rappresentano una maniera di vedere i fenomeni naturali da cui non si può prescindere. Tutta la biologia morale moderna deriva da qui. Nella visione scientifica e darwiniana, la vita è retta da due forze; la casualità e il condizionamento ambientale. Mi rendo conto che questo non lascia molto spazio a interpretazioni metafisiche dell’esistenza umana, e neppure alla centralità dell’uomo nell’universo. Ma discutere semplicemente di evoluzione della materia sconcerta e forse impaurisce chi vuole trovare rassicurazioni e certezze. Figlio di Dio o delle scimmie? La vecchia contrapposizione tra evoluzionismo e creazionismo è tramontata solo formalmente, e c’è chi non vuole rinunciare alla speranza del trascendentale. In tutti i manuali di storia della scienza è riportata la vicenda del processo fatto nel 1925, negli Stati Uniti, al professore di biologia John Scopes, che fu condannato a 100 dollari di ammenda per aver insegnato le teorie di Darwin, e certamente fu una vittoria della ragione quando nel 1987 la giustizia americana vietò definitivamente l’insegnamento del creazionismo, che interpreta in maniera letterale i primi capitoli della Genesi: il mondo fu creato in soli sei giorni e solo seimila anni fa. Con questo divieto, fu sancito il principio della separazione tra Chiesa e Stato, ma proprio negli ultimi anni  il creazionismo ha ripreso vigore grazie a una strategia molto più agguerrita, che non nega la teoria evolutiva, ma tenta di completarla e integrarla con l’Intelligent Design. Il centro mondiale di questo movimento di pensiero si trova dal 1996 a Seattle, al Discovery Institute. In partica, e la versione secolare del creazionismo, e rappresenta una sfida molto più seria del vecchio racconto che fotocopiava la Bibbia. Di che si tratta? Nominalmente, non si parla più di Dio , ma di una forza superiore che non può non essere all’origine di questa cosa così complicata che è la vita. I sostenitori dell’Intelligent Design sottolineano la perfezione della meccanica delle cellule, e in particolare tutto il loro funzionamento: le linee di assemblaggio, le centrali energetiche, le unità di riciclaggio, le minirotaie che veicolano gli elementi da una parte all’altra di una cellula. Assolutamente troppo sofisticata, secondo essi, perché sia frutto semplicemente del caso o dell’evoluzione determinata dalle condizioni ambientali. Per i fautori del disegno intelligente, non c’è incompatibilità: perché la scienza non potrebbe accettarlo?
Su questa strada, quella del teismo evoluzionista, si è incamminata anche l’ala razionalista del pensiero cattolico contemporaneo, che rigetta il creazionismo come un errore grossolano.Incoraggiata nel 1996 da una dichiarazione del papa Giovanni Paolo II che apparve di grandissima apertura : “L’evoluzione non è più una semplice ipotesi”. Altro fatto notevolissimo, fu quando la Commissione teologica internazionale, sotto la presidenza di Joseph Ratzinger dichiarò di “non notare alcuna incompatibilità tra il piano provvidenziale di Dio per la creazione, e le conseguenze di un reale processo evoluzionistico nella natura”. Indubbiamente si tratta di grandi e moderne aperture, che però riaffermano comunque qualcosa che non è dimostrabile, e che quindi esce dagli orizzonti della scienza e non può essere accettato dalla ragione.
La teoria dell’evoluzione sta trovando continue conferme. Prima con la paleontologia, adesso anche con la gnomica. E’ ideologico, questo neo-darwinismo che continua ad affermare il ruolo della casualità e della necessità? Certamente no, perché la scienza  è sperimentale e pragmatica e non ideologica e si costruisce con fatti e dimostrazioni. La scienza ci spiega come si è evoluto l’Universo e come si è evoluta la vita, ma non può spiegare il perché. Questo tema esula dell’ambito della scienza per entrare in quello della filosofia.
Certo, la strada della ricerca è lunga. Più del 20% della materia che ci circonda è sconosciuta. Oggi sappiamo qualcosa di più della vita delle stelle. Sappiamo innanzitutto che si evolvono. Sappiamo che il Sole scoppierà e sparirà, e con esso il suo sistema, di cui la Terra è parte. Rivorranno milioni di anni, ma credo che tutti comprendano quanto la certezza – anche remota – di questi eventi cosmici impicciolisca la storia dell’uno sulla Terra e renda difficile accettare il principio di un disegno intelligente perché sarebbe un disegno suicida. Sappiamo anche che nella loro evoluzione le stelle si trasformano in supernovae e poi in buchi neri, che sono centrali così piene di luce che l’energia viene trattenuta dalla  loro stessa immensa forza di gravità. Oggi con i nuovi telescopi da satellite abbiamo cominciato a scoprire altri pianeti di altre stelle. Conosciamo circa 250 pianeti e sappiamo che circa 1/5 di questi hanno condizioni simili alla Terra, per cui è razionale ipotizzare che ci siano forme di vita simili alle nostre. Questo spazza via la concezione che il firmamento è stato costruito come una immensa volta che protegge e illumina la nostra Terra, per cui è razionale ipotizzare che ci siano forme di vita simili alle nostre. Questo spazza via la concezione che il firmamento è stato costruito come una immensa volta che protegge e illumina la nostra Terra, e ci proietta in un infinito difficile da pensare. Però, proprio la facoltà del pensare ci caratterizza come esseri umani.
Ma che cos’è il pensiero? Ciò che emerge di nuovo è  che una forma di intelligenza esiste anche in una singola cellula. Se la isoliamo e tentiamo di toglierle la vita, la vediamo reagire, difendersi, attivare l’istinto di conservazione del suo Dna, un codice della vita che ha due compiti: il primo è di sopravvivere ad ogni costo, anche a danno di altri Dna, e il secondo è di riprodursi, cosicché anche il filo d’erba tende a diventare due fili d’erba, e così via. Si affollano domande che attendono risposte. Per esempio, se anche in una semplice cellula c’è istinto e reazione, allora c’è un’organizzazione del sistema di difesa per assolvere ai due compiti di sopravvivere e riprodursi? Che cosa è allora il pensiero, e come si determina? Ancora l’evoluzione. Questo apre letture affascinanti del pensiero in ogni sua espressione dalla razionalità all’emozione e alla fantasia. Letture dell’anima e della vita dell’uomo, e soprattutto  delle sue possibilità di modificare la vita per sopravvivere e continuare la specie, portandola a vivere in condizioni migliori delle sue.
Io credo che il ruolo dell’uomo sia proprio quello di assecondare in modo intelligente la spinta del proprio Dna che ci impone di vivere, riprodurci e poi morire per lasciare spazio alle nuove generazioni a cui ha dato origine trasmettendo loro il proprio Dna. Una reincarnazione infinita, da genitori ai figli, ai figli dei propri figli e così via. Nasce di qui l’etica della scienza: che deve essere a servizio dell’uomo per difenderne la vita, migliorarne la qualità, proteggerla dalle malattie. E per dargli la possibilità, con il pensiero etico, di elaborare i grandi valori (libertà, tolleranza, solidarietà, pacifismo) da trasmettere alle future generazioni.

 

 

14/01/06
SCIENZA DARWINIANA
E FANTASCIENZA BIBLICA

'Dove sono i miliardi di fossili che dovrebbero esistere se la teoria di Darwin fosse corretta?'. 'Perché in tante culture antiche ricorrono miti di inondazioni?'. Uno studioso di fama mondiale risponde al creazionista Brown e alle sue 'domande da porre agli evoluzionisti'. C'è di che perdere la ragione. O di che ritrovarla.

STEVE JONES

Da tempo su Internet circolano le "Venti domande da porre agli evoluzionisti", scritte da un colonnello in pensione nato a Kansas City di nome Walter Brown. Votato alla guerra contro la ragione e la scienza, il colonnello Brown ha scritto un libro in cui tenta di dimostrare "scientificamente" la verità letterale di ogni singolo passo della Bibbia, a partire dal racconto del diluvio universale. La teoria (fanta)geologica di Brown ipotizza che un tempo sotto la crosta terrestre si trovasse moltissima acqua, in condizioni di pressione elevatissima. Cinquemila anni fa si sarebbero prodotte delle fratture, da cui l'acqua sarebbe fuoriuscita con una potenza mai vista. Le fratture avrebbero dato origine alle dorsali oceaniche, separando le terre emerse, spingendo rapidamente i continenti nella loro posizione attuale e formando in pochi giorni catene montuose come l'Himalaya. L'acqua avrebbe inondato tutto il creato dando luogo a nuovi mari e canyon. Oltre a travolgere orde di peccatori che dovevano essere puniti, il cataclisma avrebbe congelato i mammut in Siberia, sepolto milioni di cadaveri creando i fossili e provocando l'estinzione di molti dinosauri. Qualche dinosauro, però, sostiene Brown, deve ancora esistere sulla Terra: questo si deduce dal fatto che Noè non può aver disobbedito a Dio, e che deve averne imbarcato almeno qualche esemplare sull'Arca.
Di fronte a una logica così schiacciante, chi può ancora credere alle favole che raccontano gli scienziati? L'affondo finale del colonnello Brown è una lista di venti domande, a cui gli evoluzionisti starebbero evitando di rispondere nel timore di veder smascherata la loro incompetenza, frutto evidente di una diabolica perseveranza nell'errore.
Chi ritiene che la teoria di Brown sia un delirio isolato, che non sia meritevole di seria considerazione, deve ricredersi. È da più di un secolo che gruppi di fondamentalisti cristiani statunitensi sostengono che ogni passo del racconto biblico sia pienamente corroborato dalle scoperte della scienza moderna e che la teoria di Darwin sia, nel migliore dei casi, solo una delle possibili spiegazioni della nostra origine. Decenni di conferenze, articoli e libri sulla pseudoscienza del creazionismo hanno dato il loro inquietante frutto: secondo una recentissima indagine del Pew Research Center, un centro indipendente di statistica, ben il 42 per cento degli statunitensi ritiene che l'uomo e tutte le altre specie esistano da sempre nella loro forma attuale, e il 38 per cento vorrebbe che il creazionismo sostituisse del tutto la teoria dell'evoluzione nei programmi scolastici.
Abbiamo chiesto a Steve Jones di rispondere ad alcune delle venti domande del colonnello Brown. Scienziato di fama mondiale, docente di genetica all'University College di Londra, Steve Jones si occupa di genetica evolutiva e in particolare del rapporto fra variabilità individuale e selezione naturale. È anche uno dei più brillanti divulgatori del nostro tempo: un infaticabile autore di libri e di trasmissioni radiofoniche e televisive, e un attivissimo conferenziere. Steve Jones risponde a nove di queste domande, quelle che meglio riassumono gli argomenti alla base del creazionismo e della sua versione meno ingenua: l'Intelligent Design.
(df)

Steve Jones: Scienza darwiniana e fantascienza biblica

Prima di tutto, vorrei spiegare che agli evoluzionisti è spesso chiesto di dibattere con i creazionisti, ma da molti anni io e persone più importanti di me come Richard Dawkins, abbiamo capito che è impossibile. Un dibattito deve avere due parti in contrapposizione, in cui ciascuna sia perlomeno disposta ad ammettere i fatti presentati dall'altra. I creazionisti, invece, non capiscono la vera natura della scienza. Gli scienziati spendono tutto il loro tempo dicendosi l'un l'altro "Di questo non conosco la risposta", "Ancora non sappiamo", "Non capiamo come…", mentre i creazionisti questo non lo dicono mai. Loro conoscono tutte le risposte. Pensano di possedere le chiavi per comprendere tutto quanto ci sia da comprendere, e vivono di certezze. Gli scienziati, invece, non hanno mai certezze››.
Com'è possibile che organi tanto complessi come l'occhio, o l'orecchio, o anche il cervello del più piccolo uccellino, si siano originati dal caso o da processi naturali?
Questa è una delle domande più classiche, e per rispondere basta sfogliare l'Origine delle specie di Darwin. In questo libro c'è il bellissimo capitolo intitolato "Difficoltà nella teoria", che contiene la sezione "Sugli organi di estrema perfezione e complessità". Qui Darwin, che aveva previsto interamente gli argomenti dei creazionisti e dei sostenitori dell'Intelligent Design, si rifà proprio all'esempio dell'occhio. Egli si meraviglia sinceramente di fronte alla fantastica perfezione di quest'organo, e si chiede come qualcosa di tanto complesso possa essersi evoluto per selezione naturale. Subito dopo, però, egli brillantemente indica come giungere alla soluzione di questo rompicapo, notando che nel regno animale si osservano molti diversi stadi intermedi dell'occhio. Un organo deputato alla vista, infatti, si è evoluto indipendentemente almeno 20 volte in altrettanti tipi diversi di organismo. Certo, oggi sappiamo che l'occhio è ancora più complesso di quanto Darwin potesse sapere, ma questo non altera la validità dell'argomento. Quante più cose scopriamo intorno all'occhio, tanto più ci possiamo meravigliare della potenza dell'evoluzione. Se tutti ragionassero come i sostenitori dell'Intelligent Design, non solo Darwin non avrebbe scritto quel capitolo, egli non avrebbe scritto l'Origine delle specie, e noi staremmo vivendo nell'ignoranza più totale.
Trovo che sia paradossale sostenere, come fanno i creazionisti, che il nostro mondo è troppo complesso, e che quindi è inutile che la scienza tenti di spiegarlo. Che discorsi! Per forza è difficile da spiegare! Vogliamo forse pretendere che il nostro Universo sia semplice da comprendere?! L'argomento dell'Intelligent Design è un argomento di pigrizia e arroganza. "Io sono una persona molto colta e intelligente, conosco una quantità enorme di fatti e ho dato un'occhiata a questo fenomeno. Dal momento che non riesco a capire abbia potuto prodursi in base a processi naturali, le cose devono essere andate diversamente". Ma chi ragiona in questo modo, non può dire di fare scienza. Io non riesco a comprendere la fisica del Big Bang, perché sono troppo stupido, ma non mi metto a dire "Il Big Bang non è mai avvenuto, perché io non riesco a comprenderne la matematica".
Come si è evoluta la riproduzione sessuale?
Sono felicissimo di rispondere a questo genere di domande, ma non nel modo in cui qualcuno si aspetterebbe. Sull'evoluzione del sesso, potrei dare almeno quattro lezioni di un'ora, e la risposta sarebbe comunque: "Non conosciamo i dettagli, e ci sono almeno due o tre ipotesi differenti".
Nessuno di noi "sa" con certezza come la riproduzione sessuale si sia evoluta, ma ci sono molte idee interessantissime su cui lavorare. Ora, se io rispondessi così a qualcuno di questi creazionisti, la loro trionfale conclusione sarebbe: "Steve Jones ammette che non sa come la riproduzione sessuale si sia evoluta, dunque la scienza non è in grado di spiegare niente, e niente di quello che Steve Jones ci racconta vale la pena di essere ascoltato".
Quando mai è stata osservata la macroevoluzione?
Macroevoluzione è una parola un po' sfuggente, non troppo chiaramente definita. Diciamo che qui s'intende il passaggio da una specie a un'altra. Anche se si seguono le teorie di Stephen Jay Gould, in base alle quali l'evoluzione di una specie in certi periodi accelera e in altri rallenta, il tempo necessario per osservare un tale passaggio, sarebbe davvero lungo, lunghissimo. Nessuno di noi ha vissuto abbastanza, per assistervi.
Io penso spesso a un efficace parallelo con la teoria della gravità di Newton. Tutti noi possiamo fare un semplice esperimento: sollevare una penna e lasciarla cadere. La penna ovviamente cadrà tutte le volte verso il basso, e sappiamo che questo è dovuto alla forza di gravità. Sappiamo, cioè, che la Terra esercita una forza di attrazione sulla penna, e la tira verso il basso, e abbiamo capito che la penna attrae impercettibilmente la Terra verso di sé, verso l'alto. Ora, il genio di Newton fu di vedere che questo stesso principio spiega perché la Terra gira attorno al Sole. Noi non possiamo fare nessun esperimento per provarlo direttamente, ad esempio spostando la Terra di cinquanta piedi, per poi vedere se torna alla sua posizione originale. Eppure, non abbiamo ormai motivo di dubitare che esista una sostanziale unità dei processi, che agiscono su scale diverse, e che la stessa spiegazione che diamo alla caduta della penna, si applica benissimo alla Terra che ruota attorno al Sole. Allo stesso modo, i processi di evoluzione che osserviamo operare all'interno di una specie, possono plausibilmente produrre nuove specie, nuovi generi, nuove famiglie di piante animali, batteri… Non abbiamo la macchina del tempo, e non possiamo vederlo accadere andando avanti e indietro nella storia della Terra, così come non possiamo spostare questa ultima per studiare la forza di gravità.
Dove sono i miliardi di fossili di transizione che dovrebbero esserci, se la teoria di Darwin fosse corretta?
La risposta è semplicemente che ci sono! Ci sono tanti fossili sconosciuti sottoterra, quante stelle ci sono nel cielo, e ci sono miliardi di fossili di transizione. Basta salire su una qualsiasi montagna composta di rocce sedimentarie, per esempio i vostri Appennini. Questi monti non sono solo pieni di fossili, essi praticamente sono dei fossili. Seguendo gli strati di roccia, è possibile osservare sequenze più o meno complete di cambiamenti graduali, occorsi ad alcune delle creature che hanno vissuto da quelle parti.
Ovviamente, non si può pretendere di trovare tutti gli intermedi, di tutte le sequenze, di tutte le specie. Mi viene in mente un episodio piuttosto divertente, e assai significativo. Una volta, circa venti anni fa, ascoltai alla radio un dibattito fra un paleontologo e un creazionista. Quest'ultimo sosteneva che uomo e scimpanzé non potevano essersi separati evolutivamente circa sette milioni di anni fa, come ritiene la maggior parte degli scienziati. A sostegno della sua ipotesi, portava il fatto che non erano mai state trovate le forme fossili intermedie fra i moderni scimpanzé e il presunto antenato comune. In effetti, all'epoca c'era un'enorme lacuna nella documentazione paleontologica. Alcuni anni dopo, però, fu trovato un fossile che si collocava esattamente a metà strada. Quando, in seguito, fui per caso presentato a questo creazionista, gli chiesi se le sue opinioni fossero cambiate, dal momento che la lacuna in questione era stata colmata "Niente affatto!" mi rispose "Ho ancora ragione: il fossile trovato sta esattamente a metà strada, e invece di una lacuna adesso ci sono due lacune da spiegare!". Non si può vincere, è una discussione del tutto cretina.
Chi sono gli antenati degli insetti? Se c'è un albero evolutivo, chi ne forma il tronco, e chi i rami?
Oh, Dio, non sono molto bravo su questo. Indubbiamente ci sono esperti che saprebbero rispondere meglio alla domanda. La risposta è che non me lo ricordo: una risposta dettata dall'ignoranza. Un'ignoranza, però, di tipo ben diverso da quella di certi creazionisti.
C'è però qualcosa d'interessante che vorrei raccontare sugli insetti, qualcosa che per me illustra la sorprendente bellezza degli studi comparativi. Le persone che per molti anni hanno utilizzato il moscerino della frutta come modello per la genetica, adesso lavorano sui vermi nematodi. Questi ultimi sono più utili per quegli studi che vogliono essere applicabili all'uomo, perché possiedono moltissimi geni in comune con noi. Gli insetti, sorprendentemente, hanno perso la maggior parte dei loro geni in comune, e sono troppo diversi. Persino i coralli, animali ben più semplici degli insetti, hanno più geni in comune con gli umani. Non sappiamo perché gli insetti hanno perso grosse porzioni di dna, ma se non avessimo la curiosità di andare a scoprire questo genere di fenomeni, perderemmo l'occasione di sorprenderci. La mia risposta è quindi questa: non comprendiamo perché gli insetti siano così strani, ma il sapere di non saperlo, ed ammetterlo, rappresenta la nostra forza di scienziati›.
Perché in così tante culture antiche ricorrono miti d'inondazioni?
Questa è una bellissima domanda! Se chiede di giustificare il mito del diluvio universale, alcune persone ritengono si riferisca al riempimento catastrofico del mar Nero, occorso circa 7.600 anni fa. Francamente, io ritengo questa spiegazione troppo semplicistica, perché il tempo trascorso è molto lungo, ed è difficile immaginare che si sia conservata la memoria di un evento occorso tanto tempo prima. D'altra parte, è possibile che le cose siano andate proprio così. Il punto è che non serve invocare un intervento divino per rispondere a questa domanda: basta un po' di geologia.
Un recente articolo comparso sulla prestigiosa rivista Science parla proprio di questo. Ad esempio, si parla del monte Sant'Angelo, in Italia, dove la leggenda vuole che sia apparso san Michele Arcangelo, lasciando un'impronta sulle rocce. Scavi recenti hanno scoperto che in corrispondenza del sacrario dedicato al santo, si trova un'enorme faglia, testimonianza di un antico terremoto. La gente che all'epoca viveva in quella zona vide la terra tremare, le rocce aprirsi e franare, e pensò, in modo naturale per la cultura del tempo, che un santo fosse atterrato.
Un altro bellissimo caso si trova a Delfi, in Grecia. Come tutti sanno, qui anticamente sorgeva un tempio, in cui l'oracolo aveva visioni divinatorie. Adesso sappiamo che anche sotto quel tempio si trova una faglia, da cui escono miasmi che intossicano le persone, causando loro allucinazioni.
Il migliore esempio di tutti si trova a Seattle, negli Stati Uniti, dove circa dieci anni fa è stato scoperto un nuovo sistema di faglie, assai più potente di quello che attraversa San Francisco e Los Angeles, e che risulta essersi spostato l'ultima volta 1.100 anni fa. Studiando le leggende dei nativi americani, gli studiosi hanno scoperto che alcune tribù condividono il mito di un mostro, che fa tremare la terra, e che trasforma in roccia chiunque lo guardi. Tutte queste tribù si trovano lungo tale sistema di faglie, e le loro leggende risalgono presumibilmente all'epoca in cui occorse l'ultimo terremoto. La gente di allora non poteva comprendere che cosa stesse accadendo, e pensò che dovesse trattarsi di un fenomeno sovrannaturale. Questa idea ha continuato a vivere nella loro coscienza collettiva.
Ci sono tantissime leggende d'inondazioni, che hanno probabilmente tutte spiegazioni simili. Prendiamo il recente tsunami. Secondo le tradizioni del popolo costiero dei moken, in Thailandia, se il mare si ritira, vuol dire che è in arrivo un'onda che mangia gli uomini. All'arrivo dello tsunami, questa gente sapeva cosa fare, è fuggita nell'entroterra, e si è salvata. Non ho nessun problema con queste leggende. Vengono da un tempo in cui ci si rifaceva a spiegazioni soprannaturali, e rappresentano una forma arcaica di scienza›.
Come avrebbe potuto formarsi la prima cellula? Si tratta di un miracolo ancora più grande che non il far derivare un uomo da un batterio.
Precisiamo innanzitutto che i batteri non si sono evoluti direttamente in un uomo. I batteri hanno in comune con noi un antenato. In ogni caso, la risposta è che non lo sappiamo, ma non è così improbabile come si potrebbe immaginare. Quasi tutti conoscono gli esperimenti, molto semplici, compiuti negli anni Cinquanta da Stanley Miller. Egli mise in un'ampolla gli elementi che erano presenti nell'atmosfera primordiale (metano, anidride carbonica, e così via) e vi fece passare delle scariche elettriche, l'equivalente sperimentale dei fulmini. In questa miscela si produssero spontaneamente i mattoni elementari della vita: amminoacidi, purine e altro. Oggi abbiamo modelli e ipotesi piuttosto convincenti, che spiegano come la vita possa essersi originata a partire da questi materiali. In sorgenti termali che si trovano sul fondo dei mari, ci sono abbondanti minerali argillosi, su cui le molecole organiche aderiscono facilmente. In questi ambienti, le reazioni chimiche necessarie a dar luogo alla vita sarebbero state molto facilitate.
Abbiamo anche un'idea schematica, ma molto plausibile, di come apparissero e di cosa fossero composte le prime creature. Non erano fatte di dna, perché questo non può replicare se stesso senza l'aiuto di sostanze che agiscano da catalizzatori. Non erano fatte di proteine, perché le proteine possono fare da catalizzatori, ma non possono replicare se stesse. Con tutta probabilità, i primi organismi erano composti principalmente di rna, una molecola presente in tutti gli organismi, e che è in grado di agire tanto da replicatore che da catalizzatore. I più semplici di tutti i virus sono privi di dna, ed hanno solo rna. Insomma, stiamo iniziando a comprendere, anche se ovviamente siamo lontani dall'aver capito tutto, e sono molto fiero di ammetterlo.
Se è necessaria l'intelligenza per costruire una punta di una freccia, perché non è logico pensare che ci sia voluta un'intelligenza enormemente superiore per creare un uomo?
Perché a differenza di noi, la punta di una freccia è splendidamente disegnata per il suo compito. La prima persona che ha costruito un arco e una freccia, voleva uccidere qualcuno. Pertanto la punta della freccia è molto più raffinata di qualsiasi cosa si sia evoluta per selezione naturale: è stata fatta con intenzionalità, mentre l'evoluzione non fa mai niente pensando al futuro. Immaginiamo un tizio che sta puntando un fucile di precisione, che è solo una versione un po' più raffinata di un arco, in cui al posto di una freccia si mette una ben più efficace pallottola. Con il suo fucile di precisione, un uomo può uccidere qualcuno lontano magari diverse miglia, semplicemente guardando attraverso un mirino telescopico, e prendendo bene la mira. Questo è possibile perché qualcuno ha progettato e costruito per il fucile un efficientissimo super-occhio. Con il mio occhio evoluto per selezione naturale, invece, non avrei avuto nessuna possibilità. Da questo punto di vista, quindi, l'occhio non è affatto un organo naturale di fantastica complessità, come sostengono i creazionisti. Rispetto ai nostri scopi e alle nostre ambizioni, l'occhio è un organo piuttosto mal progettato, tanto che abbiamo avuto bisogno di inventare telescopi, microscopi, e radar, che da soli non si erano evoluti. In fin dei conti, più che mostrarci le prove di un progetto intelligente, la natura ci mostra che l'evoluzione è assai limitata. Noi riusciamo a fare molto meglio.
Perché gli evoluzionisti più qualificati non vogliono entrare in un dibattito scritto?
Se qui s'intende un dibattito scientifico, rispondo semplicemente che non è vero che non lo accettiamo. Il dibattito, tanto più se scritto, è una costante del nostro lavoro di scienziati. Per fare un esempio, tutti i mesi esce una rivista scientifica intitolata Evolution, che è piena di articoli e di dibattiti scientifici sull'evoluzione. D'altra parte, noi non sprechiamo tempo per partecipare a discussioni con idioti che non intendono ascoltare i nostri argomenti. Personalmente, ho appena scritto un libro di 140 mila parole su questi temi, e non mi preoccupo se qualcuno, dopo aver letto il mio libro, decide di bruciarlo. Basta che prima lo abbia pagato!
A me sembra che l'atteggiamento di molti fondamentalisti stia arrecando un bel danno alla religione, più che alla scienza. Ho pensato spesso a questo, per esempio negli Stati Uniti, dove ho assistito a lezioni di religiosi creazionisti, che quotidianamente insegnano ai bambini che uomini e dinosauri hanno vissuto fianco a fianco sulla Terra diecimila anni fa. Prendiamo uno di quei bambini. Egli magari crederà a tutto quanto gli starà dicendo il suo insegnante sui contenuti della Bibbia. Se poi, però, crescendo, riceverà un'istruzione corretta, cosa possibile anche negli Stati Uniti, dove ci sono ottime scuole, quel bambino scoprirà che non è assolutamente vero che dinosauri e uomini hanno vissuto insieme in epoche passate. L'intero corpo di conoscenze scientifiche attuali dice che questo è impossibile. In altre parole, si renderà conto che il suo insegnante creazionista gli ha mentito. A quel punto, guardandosi indietro, è probabile che non crederà più a niente di quanto gli sia stato raccontato intorno alla religione. Perché dovrebbe credere che Gesù Cristo è morto per i peccati dell'umanità? Visto che i suoi insegnanti di religione erano così desiderosi di mentirgli intorno ai dati scientifici, perché non dovrebbero avergli mentito su ogni altra cosa?
Vedendo la diffidenza e il timore che certa gente manifesta oggi verso la teoria dell'evoluzione, si sarebbe portati a pensare che dopo il 1859, anno di pubblicazione dell'Origine delle specie, Londra sia stata scossa da rivolte e disordini, con quartieri dati alle fiamme, chiese abbattute e sangue nelle strade. Che io sappia, niente di tutto questo è successo. Dopo il 1859 si è aperta una discussione interna alla Chiesa, e alla fine è stato ammesso che la biologia ha ragione. Perfino il precedente Papa ha riconosciuto che la teoria dell'evoluzione è molto più di una semplice ipotesi. Questo riconoscimento è avvenuto, forse, con un po' di ritardo, ma stiamo parlando della storia della Chiesa cattolica, che è una storia molto lunga. Giovanni Paolo II aveva detto che in noi esseri umani c'è qualcosa che va oltre la comprensione scientifica; qualcosa che, chi lo desidera, può chiamare anima. Io non ho niente da obbiettare a questa posizione. Chiunque è liberissimo di pensare che in qualche modo, magari per intervento divino, in creature come noi si sia sviluppata questa cosa chiamata anima, che non ha geni, non lascia fossili, e non può essere studiata dalla scienza. Per quanto mi riguarda, è un argomento del tutto accettabile. Il problema arriva quando si vuol prendere la bibbia alla lettera, e quando si sostiene che non è solo l'anima ad essere sovrannaturale, ma anche tutto il resto. Non è così. Siamo naturali.

(a cura di Daniele Fanelli)


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