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28/03/10

Chiesa e pedofilia

Gli atti di pedofilia che sono stati contestati agli ecclesiastici sono meglio descritti come veri e propri abusi e violenze sessuali e morali su minori, minori, si noti bene, affidati alle loro cure, ossia in balìa del loro potere e, quindi, con il più riprovevole tradimento della buona fede riposta nell’istituzione e nelle persone che operano per suo conto e in suo nome, dalle vittime e dai loro famigliari.

Oltre agli addetti ai lavori, tutti sanno bene che le conseguenze di un’esperienza di stupro o di violazione dell’intimità fisica e psichica in età evolutiva sono gigantesche e devastanti, tali da segnare il destino della persona, fino a negargli per sempre serenità e felicità in toto o, comunque, in una delle sfere più delicate e significative della sua esistenza.

Sentimenti di colpa, vergogna, disistima, inadeguatezza, blocchi e stravolgimenti del sentire e del godere sessuali, alterazioni dell’espressività e dei vissuti emotivi e sentimentali: tutte sindromi che possono accompagnare, anche per tutta una vita, chi ha dovuto subire una o più di queste brutalità.

In queste ultime settimane questa profonda e puzzolente pentola dei “peccati” commessi da chi stabilisce che cosa è, o non è “peccato” si è scoperchiata più del solito e ha denunciato quanto profonda, radicata e diffusa sia questa tentazione e questa pratica, proprio nell’ambiente che, con una ipocrisia davvero infinita, continua a perseguire e a condannare i comportamenti sessuali altrui come risultato di una civiltà che si allontana dalla fede e che rinnega i valori e gli orientamenti della chiesa!

Di fronte a questo scandaloso quanto reiterato moltiplicarsi di crimini contro la persona commessi proprio da chi sostiene di mettere la persona al centro delle sue attenzioni (forse si tratta di un equivoco sintattico?), invece di preoccuparsi delle vittime, in luogo dell’umiliarsi di fronte a loro, al posto del lottare per lenire il male prodotto e le future conseguenze di esso, anzichè mettersi in seria discussione come istituzione, come compagine sociale, come ordinamento e come dottrina, la chiesa cosa fa? I suoi portavoce minimizzano, parlano di esagerazioni montate e di veleni gettati per screditare il pontefice, per mortificare la chiesa che, invece, sarebbero estranei a questi fenomeni, fenomeni che, nel loro mondo, devono essere considerati straordinari e marginali!

Del crimine commesso non si parla nemmeno, se ne ammette la responsabilità solo come devianza individuale, non come fenomeno sistemico e sistematico perché se si ammettesse questo si dovrebbe sospettare dell’istituzione nel suo complesso, della sua composizione monosessuale, del suo impianto rigidamente gerarchizzato e antidemocratico, del suo fondamento antistorico e antidialettico, della sua essenza dogmatica e stereotipata, del suo goffo maschilismo e della sua imbarazzante misoginìa di derivazione vetero testamentaria; si dovrebbe riconsiderare la sua storia che è una storia che gronda sangue e perversione, tortura e devastazione ovunque si è affermata come potere: no, questo è decisamente troppo, meglio ritenere che le migliaia e migliaia di episodi di pedofilia (una stima di un caso denunciato su dieci comunque consumati, ma taciuti per vergogna, pudore o paura della rappresaglia, è una stima prudente) avvenuti, avvenenti e avvenire siano, appunto, episodici, personali e assolutamente estranei alla chiesa come ordinamento.

Gli stessi portavoce sottolineano poi il profondo valore del riconoscimento di questo odioso crimine, che il capo stesso della chiesa, il papa, ha ammesso denunciando e sanzionando per primo (primo rispetto a chi?) i comportamenti “devianti” dei suoi sottoposti, con ciò quasi pretendendo un plauso per la presa di coscienza e per il gesto di grande responsabilità mostrato!

Pensate, dovremmo trovare questo atteggiamento dei vertici della chiesa come un gesto e una prova di assoluto pentimento e di grande impegno etico e non, invece, concludere che esso prova proprio che per secoli i loro predecessori hanno coperto (se non anche avallato e praticato in prima persona!) crimini di questo ed altro genere!

Se la novità è l’ammissione delle responsabilità individuali, non si tratta di una grande novità e la prima considerazione di rimando è il ritardo secolare che l’accompagna, quindi la complicità e la connivenza con questo ed altri reati come condizione storica, se non normale, della chiesa!

Persino la presidenza degli Stati Uniti sarebbe stata deposta su due piedi di fronte a reati di questo tipo, ma la chiesa non si tocca, non si discute, non si cambia: essa è là, piena di se medesima, unica o principale depositaria del bene e del male, unica interprete del verbo divino, unica e legittima autorità terrena che può dire la sua su tutto senza che nulla e nessuno possano dire alcunchè su di essa! Che splendida dittatura! Che impero perfetto! Che regime inattaccabile e immodificabile, dal momento che si autoamministra, si autoelegge e si autodetermina e che può fare tutto ciò senza nemmeno sporcarsi con il lavoro, perché è finanziato dai suoi sudditi extraterritoriali!


Roma 28.3.10

Roberto Sabatini (Giordano Bruno 2)


17/01/2010

Salve, amici di NOGOD,

tempo fa vi avevo inviato un piccolo contributo relativo ad alcune riflessioni che avevo buttato giù circa la natura della religione.
Oggi, specie dopo la nuova requisitoria del papa sull'etica e sulla morale, che non fa altro che ritritare vecchi concetti, o per meglio dire vecchie trappole mentali, volevo proporvi un altro picccolo scritto sull'etica naturale e sull'etica religiosa.

Grazie per il vostro tempo, ma sopratutto per la vostra continua presenza

L.L.  

I fondamenti dell’Etica umana e dell’etica religiosa.1) I fondamenti dell’EticaIl vero fondamento dell’Etica è nella natura umana, intesa come insieme delle caratteristiche distintive della specie Homo Sapiens, di cui tutti noi facciamo parte.
Gli umani sono una specie sociale. Nella nostra specie il concetto di branco si è evoluto fino a quello di società.
In tutti gli esseri sociali convivono due pulsioni primordiali: la pulsione egoistica dell’istinto di conservazione, che diventa ricerca del benessere personale, e la pulsione sociale, che ci spinge a volere che tutti i membri del gruppo di cui si fa parte partecipino dello stesso benessere.
Per molti la pulsione sociale non è che l’estensione della pulsione egoistica agli esseri più prossimi, perché essi, con la loro riconoscenza, ricambino le azioni fatte in loro favore con altrettante azioni di pari livello. Dal punto di vista evolutivo è una spiegazione corretta, ma è parziale e molto riduttiva. Prendiamo ad esempio i leoni, vivono in gruppo, cacciano in branco e accudiscono i piccoli in comunità; ma quando un nuovo leone dominante prende il posto di quello vecchio, esso non esita ad uccidere la progenie del maschio sconfitto per sostituirla con la sua. E le leonesse non trovano nulla di strano in ciò, accoppiandosi volentieri col nuovo capobranco.
Evolutivamente è un comportamento pienamente giustificato, ma esso non è ovviamente applicabile agli esseri umani. Dove sta allora la differenza?
La differenza sta nella natura stessa del cervello umano e della nostra coscienza. Sono i neuroni specchio, che abbiamo evoluto così fortemente per accelerare le nostre capacità di apprendimento e renderci la specie col maggior livello di coscienza e conoscenza di ciò che ci circonda.
Si tratta della particolare organizzazione di una parte del nostro cervello che fa praticamente attivare all’interno di questo le stesse aree che si attivano nel cervello di un’altra persona, quando noi osserviamo con attenzione i gesti che essa compie.
Per capirci, è grazie a tale meccanismo che riusciamo ad imitare i movimenti di chi ci sta di fronte mentre questi li sta compiendo. Negli uccelli è un meccanismo simile che permette loro di cambiare direzione tutti all’unisono quando volano con lo stormo.
Negli uomini questo meccanismo si è così evoluto da consentirci di “riflettere” nel nostro cervello anche i pensieri di colui che ce li sta trasmettendo a voce, nel momento stesso in cui egli li formula. In pratica è alla base della comprensione del linguaggio. E così come i pensieri, noi assorbiamo anche le emozioni di colui che ci sta di fronte.
Pensate alla differenza dell’intensità dell’emozione che passa quando leggiamo che in Africa un bimbo muore di fame rispetto a quando vediamo un bimbo africano patire la fame in un video o rispetto a quando assistiamo alla scena di persona. Ovviamente noi non patiamo gli stessi dolori del bimbo, ma ne sentiamo l’eco dentro di noi, ed il suo dolore diventa parzialmente anche il nostro.
Se faccio del male a una persona vicina, sento in me un riflesso del dolore che le procuro, e questo dolore mi permette di immedesimarmi in quella persona e capire che quello che quello che sto facendo è dannoso, e quindi sbagliato.
Considerando allora l’importanza dei neuroni specchio nel comportamento umano, la regola aurea assume un significato più intenso: ”non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.
Su questo fondamento “evolutivo” e “naturale” dell’Etica si aggiunge la considerazione che un indubbio vantaggio incorre all’intera comunità se tutti i suoi appartenenti, nella ricerca del benessere personale, operano per la limitazione del dolore che viene inferto agli altri.
Poiché, come abbiamo appena detto, ogni stato d’animo ha un feedback dello stesso tipo nella persona che quello stato d’animo ha indotto, l’operare per il benessere dell’altro ha, dal punto di vista del singolo e dell’intero gruppo, un plusvalore rispetto all’operare per il benessere personale. E tale plusvalore è presente anche qualora colui che ha ricevuto l’attenzione positiva non la ricambi ad altri membri del gruppo (a differenza ad esempio dello scimmiesco spulciarsi a vicenda).
L’attività dei neuroni specchio si è evoluta parallelamente alla nostra intelligenza, essenzialmente per consentirci di condividere le nostre scoperte con il prossimo. E parimenti si è evoluta parallelamente allo sviluppo del linguaggio, per consentirci di sviluppare rapidamente un vocabolario sempre più vasto.
Contestualmente lo sviluppo di questa funzione ha garantito un ulteriore vantaggio evolutivo alla specie umana, rendendo ancora più stabili le relazioni all’interno dei gruppi, permettendo ad esempio ai gruppi stessi di convenire rapidamente su decisioni che avrebbero influenzato il destino di tutta la comunità, e quindi di evolvere una società stabile.
Ne consegue che operare il bene per un altro membro del gruppo dà un vantaggio in ogni caso superiore che operare un bene di uguale dimensione per sé stessi.
(ad esempio: se si sta mangiando insieme ad un amico e alla fine si fosse entrambi sazi, qualora restasse un panino in più è considerato positivo darlo all’amico che tenerlo per sé.)
Finora ho comunque parlato sempre di “gruppi umani” e mai di umanità in generale. Infatti condizione necessaria perché si abbia il feedback positivo o negativo dovuto ai neuroni specchio, è che si riconosca in chi ci sta di fronte un proprio simile.
Il senso di dolore che si sente nell’uccidere una mucca o un maiale è inferiore di molte grandezze a quello che si sentirebbe uccidendo un essere umano. Allo stesso modo la sensazione di compiere un gesto dannoso e sbagliato è minore in uno spartano che uccide un ateniese, o in un nazista che uccide un ebreo. Se si viene indotti a pensare che chi ci sta di fronte è diverso da noi, il feedback che ci arriva da questi attraverserà dei filtri cognitivi, e sarà di conseguenza minore o pari a zero.
Ecco perché nessuno ritiene moralmente sbagliato uccidere un nemico.
Ovviamente il fondamento di questo travisamento dell’Etica sta nell’inganno di indurre a pensare che un essere umano, solo perché nato in un luogo diverso dal nostro o perché autore di azioni che ci hanno danneggiato, non è più un nostro pari.
Torniamo dunque alla contrapposizione tra pulsioni egoistiche e pulsioni sociali, avendo però compreso per quale motivo l’Etica vuole che siano le seconde ad avere il primato sulle prime.
Come osserviamo, ciò ha una motivazione puramente evolutiva, basata sul vantaggio di specie che da questo deriva, e questa condizione è inscritta in ogni essere umano; è il nostro cervello a essere fatto così.
I concetti di Giusto e Sbagliato emergono in maniera semplice dalle considerazioni appena esposte.
Il giusto è ciò che causa piacere a un singolo a meno che esso non causi dolore maggiore a un altro singolo o all’intero gruppo, oppure è ciò che causa piacere all’intero gruppo senza che esso causi un dolore maggiore a un singolo.
Ciò che non è giusto è sbagliato (inazione compresa). (Merci, monsieur Lapalisse)
Con queste premesse, ecco sorgere la naturale risposta alla domanda che tutti ci siamo posti: quale è lo scopo della vita? La risposta è illuminante nella sua semplicità: vivere e far vivere il proprio gruppo in un benessere sempre maggiore. Lo scopo della vita è la ricerca di una felicità condivisa.
I nostri vicini (o il nostro prossimo, per dirla alla maniera biblica) divengono allora il mezzo con cui la nostra vita acquista senso. Ed è la presenza di senso che dà valore alla nostra stessa vita.
Diventa parimenti chiaro il significato del valore della vita umana. La vita dell’essere che ho di fronte è importante sia perché egli è un membro della mia stessa specie, ma soprattutto perché è un essere con il quale posso scambiare una comunicazione “intellettuale” (nel senso più ampio) o emotiva, e perché esso ha un livello di coscienza di piacere e dolore, e conseguentemente di giusto e sbagliato, affini ai miei.La  vita di un uomo allora ha valore perché ognuno di noi non è solo nell’universo. La possibilità di comunicare, esprimersi, interagire scambiando emozioni e ricercando la felicità è l’origine del valore della vita di ognuno.Analizzando meglio queste definizioni riusciamo anche a comprendere l’affetto particolare che ci lega ai nostri animali domestici ( e il motivo per cui un cane può diventare quasi un membro della nostra famiglia, o invece essere consumato come pasto, come accade nei paesi del sud-est asiatico).
Dipende tutto dal fatto che sia possibile instaurare una comunicazione emotiva con tali esseri. Da ciò consegue, almeno nei confronti della nostra persona, l’aumento del valore della loro vita.
Un’ultima considerazione: se un giorno dovessimo incontrare dei visitatori intelligenti provenienti dallo spazio, sapremo senza ombra di dubbio di come la loro esistenza abbia lo stesso valore della nostra, pur essendo questi esseri non appartenenti alla nostra specie. Il concetto di vantaggio di specie che è alla base dell’Etica, come prima avevo affermato, si estende dunque considerando “specie” qualunque essere dotato di: “un livello di coscienza di piacere e dolore, e conseguentemente di giusto e sbagliato, affini ai miei “.2) I fondamenti dell’etica religiosaIl fondamento dell’etica religiosa è l’entità immaginaria denominata dio, o nei politeismi, il dio più importante. Da questo punto di vista è necessario distinguere tra le morali propugnate dalle religioni monoteiste e da quelle politeiste.
Purtroppo, per mia ignoranza in materia, posso parlare solo riguardo le prime. D’ora in poi quindi per religioni intenderò solo quelle monoteiste, e per dio il dio dei monoteismi.
Secondo le religioni, dall’entità dio proviene il valore della vita umana, in quanto dono dell’entità suddetta. Mentre i concetti di giusto e sbagliato discendono dalla sua volontà. Non essendo possibile rivolgersi direttamente ad essa (altrimenti nel dialogo con una entità immaginaria chiunque le farebbe dire un po’ quello che vuole), ci si rifà a quanto affermato della religione stessa, riportato spesso in dei libri “sacri”.Ma proviamo a non tenere conto dei localismi e dei particolarismi della visione etica di ogni religione, e proviamo invece a comprendere quali storture discendono dal basare una etica su di una entità con le caratteristiche di un dio, ossia onnipotenza, onniscienza e giudizio sugli esseri umani per la loro vita dopo la morte (caratteristica questa comune a tutti i monoteismi), nonché di esistenza e di immortalità dell’anima.Dato che il discorso è vasto e complesso procediamo con ordine.Supponiamo per assurdo che l’entità dio esista veramente; quali sarebbero le caratteristiche di un’etica fondata su di esso?
Il primo punto riguarda il valore della vita umana: esso, da valore assoluto e naturale quale è (come dimostrato nel paragrafo precedente) diventerebbe un valore relativo. La Vita non avrebbe in sé alcun valore, se non come dono di dio. Un dono però alquanto strano, dato che rimane sempre ben sotto il controllo del donatore, e che da questi può esserci tolto in qualsiasi momento, a suo piacere.
A prescindere quindi dalla favoletta del libero arbitrio, inventata per giustificare il male nel mondo e il fatto che dio non riesca o non voglia estirparlo (onnipotente, sommamente giusto, mah?), la nostra vita rimane proprietà gestita da dio, dato che egli ce la dà e ce la toglie a suo piacimento, e magari ce la modifica coi miracoli. Noi non saremo altro che le misere creature sotto il suo completo controllo.
Quale è dunque il significato della vita, quale motivo allora avremo di viverla? Quello di sopportare tutte le prove cui il nostro  padrone ci sottoporrà prima che lui si ritenga soddisfatto e ci porti dall’altra parte dove, se siamo stati bravi, goderemo per l’eternità. Altrimenti c’è l’inferno, dove invece soffriremo per l’eternità.
In questa visione il fondamento dell’altruismo, della bontà d’animo e dell’amore per il prossimo non sono che la volontà di compiacere il padrone al fine di ottenere una ricompensa, e il timore della sua ira qualora non si convenga dei suoi ordini. In pratica i sentimenti fondanti l’agire secondo l’etica religiosa sono la paura e l’egoismo.Così qualora il padrone comandasse l’inutile sacrificio della propria vita, o peggio la tortura, l’uccisione o la strage di poveri innocenti, il vero credente non avrebbe nessuna remora, la sua morale dice di compiacere il padrone (la cui volontà, ricordiamolo, è ovviamente espressa da altri esseri umani), ed egli ucciderà e torturerà con la stupida (perché non ragionata) convinzione di stare facendo la cosa giusta.“Di solito un uomo giusto fa cose giuste e un uomo malvagio fa cose malvagie; ma perché un uomo giusto faccia cose malvagie, be’, allora lì serve la religione.”  C. Hitchens.Questa obbedienza cieca gli è stata insegnata fin da piccolo, quando poneva delle ovvie domande sull’esistenza di dio e gli veniva risposto che era male domandare ed era bene credere acerebralmente a quanto dettogli. Essendo stato sottoposto fin da piccolo all’esaltazione e l’elogio dell’obbedienza al posto dell’indipendenza critica, egli è divenuto il perfetto soldato di dio. Dotato sì di una intelligenza propria, ma pronto a rinunciarvi ogni qual volta l’autorità glielo chiede.
Non che abbia mai avuto scelta, questa visione del mondo gli è stata imposta forzatamente sin dalla nascita, e crescendo, tutte le spinte di indipendenza e di riscoperta dell’Etica naturale sono state soffocate.
Riflettiamo ora sull’immortalità dell’anima e sul fatto che dopo la morte ci si prospetta una nuova vita, eterna.
Conseguenza immediata è l’abbassamento fino a zero del valore di quelle azioni compiute in vita che non sono volte a preparare la vita successiva, di valore incommensurabilmente superiore.
Per evitare allora di finire nell’anarchia, bisogna far sì di controllare tutti gli aspetti della vita degli uomini, e  scongiurare l’immancabile Caos che questa considerazione genererebbe. La religione dice allora che tutte le azioni della vita vanno svolte come essa comanda, perché tutte avranno il loro riflesso nella vita ultraterrena.
Come hanno fatto le religioni a decidere come vanno svolte le azioni della vita?
In base a quella che era la condotta ritenuta esemplare all'epoca della fondazione della religione e nel luogo ove essa si formò, o secondo l’opinione personale del fondatore della stessa.
Perché questa conclusione?
Analizziamo la figura di dio: egli sa tutto, può tutto, e sarà lui a decidere come si svolgerà la vita eterna di ognuno. Bisogna allora conoscere la sua volontà e adeguarsi assolutamente ad essa. Ma come conoscere la volontà di qualcosa che non esiste? Semplicemente rifacendosi a quello che i fondatori della religione ci hanno fatto pervenire, che è sempre una versione scritta della propria personale interpretazione della volontà divina.
Tale testo scritto diventa allora il nuovo codice civile e penale che deve regolare la società.
Semplice allora? Magari! Si tratta sempre di un coacervo di scritti poco organici e autocontraddittori, dato che chi fonda una religione lo fa sempre con altri fini che non quelli di portare chiarezza. Inoltre, dato che la società si evolve, e dato che tutto avevano i redattori dei libri tranne la dote della preveggenza, ben presto sorgono situazioni che nei libri non sono minimamente previste.
In quel caso ecco sopraggiungere l’autorità etica assoluta, cioè il fondatore della religione o un suo successore, che decide come intervenire in base, se in buona “fede”, estrapolando da quanto già scritto nel libro, altrimenti semplicemente in base al suo gusto personale (o al suo tornaconto privato).
L’etica religiosa diventa così man mano più contraddittoria e, lungi dall’essere considerabile vera e immutabile, alla fine dice tutto e il contrario di tutto su tutto. Ma questo non indebolisce la religione stessa, che come sappiamo ha altri strumenti di diffusione, anzi potenzia l’autorità morale degli alti ranghi religiosi. Essi potranno esprimere infatti qualsiasi comandamento etica senza il timore di essere contraddetti da quanto scritto nei libri “sacri”.“A chi non crede in dio tutto è permesso”. Questa l’avremo sentita mille volte. Ma alla luce di quanto detto, e ricordando i tremendi fatti di sangue che i religiosi hanno procurato giustificandosi con dei “dio lo vuole” o con ineffabili promesse di gioia eterna (dopo la morte) è molto più corretto dire: “A chi crede in dio tutto è permesso”.Tirando le somme:
Il fondamento dell’etica religiosa è la volontà di dominio degli inventori delle religioni, dominio ottenuto fomentando stupidità, paura ed egoismo.
Paura ed egoismo li abbiamo tutti dentro, chi più chi meno, e la religione non fa’ che renderli più forti.
La stupidità, o ce l’abbiamo o dobbiamo coltivarla con un continuo lavaggio del cervello fatto di messe, preghiere, estasi mistiche e tanta, tanta ostinazione.
ConclusioniMagari, dopo questa sommaria trattazione, chi studia filosofia starà storcendo il naso per la semplicioneria di quanto esposto.
Il vero guaio è che la etica religiosa si è camuffata da Etica vera, estorcendole alcuni dei concetti più nobili e degradandoli fino a renderli irriconoscibili o detestabili. L’etica religiosa non è che il lato oscuro della forza (per dirla come alcuni geek sapranno comprendere), cioè una devianza perversa dall’Etica stessa. Ecco perché per le idee dei filosofi con le menti obnubilate da fantasmi religiosi, in qualsiasi epoca siano vissuti, o peggio per le idee dei teologi, non nutro che pietà o ribrezzo.
Il fatto è che, anche solo secondo una trattazione così elementare, la conclusione è che l’etica religiosa è contraria all’Etica. Ne è la nemesi, la negazione, il sovvertimento, e qualunque approfondimento filosofico basato sulla realtà dei fatti (cioè sul fatto che, semplicemente, dio non esiste), non può capovolgere questa affermazione. Ma anche nell’ipotesi che questo dio esistesse nelle forme descritte dai principali monoteismi, un’etica basata su esso sarebbe profondamente inumana.
Millenni di storia, sia di storia mondiale, delle nazioni, sia di storia personale, di ogni singolo uomo, non sono che una ulteriore conferma di quanto esposto.

“Ciò che è divino non è umano, ossia è o inumano o disumano.”


9/09/09La religione come specie..
Contributo di un nostro affezionato lettore.
"""....Adesso che la corsa dell’umanità deve farsi più agile e veloce per poter cogliere tutti i frutti che l’intelletto ci sta offrendo, una domanda si  pone ineludibile. L’umanità riuscirà a capire la natura del meme religioso, così come fecero i medici che scoprirono la causa delle infezioni? E se questa nuova consapevolezza si diffonderà, il meme religioso si estinguerà, si evolverà ancora per rendersi quasi trasparente, o ci appesantirà tanto da farci cadere all’indietro, in un rovinoso balzo di migliaia di anni? """

La religione come specie.

 
La tesi che intendo illustrare in questo breve articolo afferma che l’insieme delle religioni vada considerato come specie vivente, non animale o vegetale, ma specie di memi.
Numerosi pensatori considerano la religione alla stregua di un virus della mente, e condividendo appieno l’assunto, ne ho preso spunto per approfondire le implicazioni del considerare meme ogni religione, anche sotto un punto di vista evolutivo.
Ricordiamo che un meme è un qualunque sistema o schema di pensiero che può essere trasmesso da persona a persona che ha la capacità di essere ritrasmesso a sua volta, anche attraverso strumenti intermedi.
Nella ritrasmissione esso può mutare, in minima parte o massicciamente, a seconda degli individui che se lo trasmettono, o del mezzo utilizzato.
Ad esempio un meme è una procedura semplice come l’insieme dei gesti per allacciarsi le scarpe, o qualcosa di più complesso come le nozioni necessarie a guidare un jet, o la conoscenza della grammatica italiana.
Ogni essere senziente e in grado di comunicare è allora portatore di memi in numero proporzionale al suo grado di intelligenza, e conseguentemente vede la sua condotta influenzata dai memi di cui è portatore.Una specie animale o vegetale origina da esseri preesistenti, considerabili distinti dalla specie stessa, quindi evolve differenziandosi in razze fatte da individui sostanzialmente simili. Prima o poi ogni razza, o si estingue sotto la spinta dell’ambiente naturale e di competitori naturali, o si differenzia così fortemente da dare origine a una nuova specie.Lo stesso ragionamento può farsi per i memi, facciamo un esempio:
dal meme del linguaggio si evolse il meme della grammatica, che si differenziò in base alle varie lingue divenendo specie (di memi). A questa specie (meme grammatica) appartengono delle razze (grammatica italiana, inglese, francese ecc..) fatte di individui (la grammatica che conosco io, o tu, o chiunque parli la mia lingua).
 
Consideriamo allora la religione (in generale) come una specie di memi, le singole religioni come razze di questa specie, e le visioni religiose in ogni singolo uomo come gli individui della razza.
Esistono contestualmente nello stesso momento storico, più religioni (razze) , e i loro habitat sono i diversi contesti storico-politico-ambientali in cui la società umana si ritrova a vivere. Ogni religione ha il suo habitat preferito, spesso quello in cui essa nacque, e per spostarsi in altri habitat deve evolvere tramite piccole metamorfosi e adattamenti sia propri che dell’ambiente in cui si espande. Essa interviene infatti nei consessi umani in cui si stabilisce modificandoli, per garantire la continuità della razza e della specie.Analizziamo adesso le diverse fasi dello sviluppo di questa specie.Le origini.Nella storia umana sono esistite numerose religioni, differenti non solo per liturgie o riti, ma per la base stessa del credo che ne permette la sopravvivenza o ne causa l’estinzione. L’evoluzione culturale della specie umana è stata per queste religioni (razze) il principio di selezione darwiniana che ne ha ora favorito alcune, ora ne ha estinto altre.
E’ necessario ripercorrere l’evoluzione della società sin dai suoi albori per individuare i contesti storici che permisero la nascita della religione come specie.
I primi  gruppi sociali che possiamo ricordare sono le tribù delle prime specie Homo, antecedenti l’Homo Sapiens, ma già in grado di un certo livello di astrazione e con un linguaggio sufficientemente strutturato. Gli individui allora avevano una scarsissima consapevolezza e conoscenza dei fenomeni naturali cui assistevano. Ne seguì la nascita di spiegazioni fantasiose, che divennero credenze atte a compensare queste mancanze. Si viene cosi a creare il primo nucleo del “DNA” del meme religioso. Non si è ancora in presenza di una religione, ma questo primo nucleo, che verrà tramandato a tutte le religioni future, è il punto di contatto della credenza con la realtà.La socialità umana tende poi a uniformare nel territorio le credenze più sentite. Quando esse vengono condivise da un consesso umano abbastanza ampio, cominciano ad incrementare il potere di replicarsi passando non più solo di padre in figlio, ma anche da anziano a giovane, da saggio ad apprendista.Quando l’evoluzione ci diede capacità di astrazione superiori, nei villaggi sorse l’esigenza prima di organizzare e poi di cominciare a sfruttare le credenze per il bene del villaggio stesso. Queste diventarono molto più complesse, e nacquero così i primi riti di guarigione, le danze della pioggia, la divinazione e i miracoli (intesi come interventi della divinità) indotti da preghiere e sacrifici. Come conseguenza, sia i classici riti di passaggio della vita degli uomini (la nascita, la maturità sessuale, il matrimonio, la morte), sia gli eventi notevoli del ciclo della natura,( i solstizi, l’arrivo della primavera o dell’inverno ecc..), da eventi vissuti in comunità con feste e celebrazioni, vennero ritualizzati e santificati e di essi si appropriò de facto la neonata religione.E’ in questo momento storico che, a mia opinione, va collocato il sorgere della specie religiosa.Una volta penetrata la quotidianità, il meme religioso vede diventare la sua capacità autoreplicativa estremamente forte.
I figli acquisiscono le credenze dei loro padri così come ne acquisiscono le conoscenze pratiche, secondo il principio evoluzionista che dice che in giovane età è darwinianamente conveniente credere senza remore a quello che viene detto con autorità dai genitori o dai capi della comunità.
Con l’età adulta, ai membri della comunità non è più possibile rinnegare le credenze condivise dal villaggio senza rischiare di essere esclusi dal villaggio stesso. Il rigetto di un sistema complesso di credenze che diventano regole sociali condivise, causa necessariamente a) il sospetto nei confronti di chi non le accetta  da parte di coloro che invece le seguono pedissequamente e con sacrificio, e b) la conseguente esclusione dell’individuo “strano” e “diverso”, indipendentemente dal fatto che abbia ragione o no. L’arsenale di sopravvivenza darwiniana della neonata religione si arricchisce così di una nuova arma; l’esclusione dal contesto sociale di chi non la condivide e la tramanda.Di più, dato che le religioni fanno confondere i pilastri della comune convivenza sociale con i pilastri della religione stessa, coloro che hanno rigettato il meme (detti atei non senza disprezzo), o anche solo i portatori di un meme troppo diverso, vengono considerati come potenziali distruttori della comune convivenza, e vengono quindi esclusi da ogni attività politica e sociale (piaga questa che continua tutt’oggi).“La religione è come una mano di gesso sul pilastro di granito della morale umana, fa credere che tutto il pilastro sia fatto di gesso.”Una interessante incidentale :
la complessità dei riti religiosi e il loro richiedere sacrifici di difficile comprensione potenzia il fenomeno di esclusione degli scettici dal contesto sociale, e quindi rappresenta un efficace dissuasore all’abbandono della religione stessa. Quando il sistema di riti e credenze si fa così complesso da condizionare e regolare la vita dei fedeli se non in ogni sua parte, almeno nei momenti più importanti, esso diventa una solida regola di convivenza sociale.

L’evoluzione

La società umana si evolve. Da questo semplice assunto deriva che anche il meme religioso deve evolversi con essa.
Come è facilmente dimostrabile eseguendo delle analisi storiche, ogni razza del meme acquisisce o perde caratteristiche in maniera funzionale al suo prosperare con relativa facilità.
Tutte le sue metamorfosi sono sempre e comunque causate da modifiche del contesto sociale nel quale essa opera.
Ad esempio, il politeismo, nato dalla constatazione della pluralità di specializzazioni dell’attività umana, è stato necessario finché esso garantiva uno status divino alle autorità politiche, o meglio rifletteva in cielo l’organizzazione sociale presente in terra allo scopo di darle ulteriore consenso.
Così, quando la struttura del potere politico si accentra nei grandi imperi, si crea il terreno necessario al prosperare delle religioni monoteiste, che ne appoggiano l’ascesa e sono strumenti che accentrano il potere in una o poche persone (che spesso divengono Dei esse stesse).
In tutto ciò si osserva come l’evoluzione arricchisca la specie religiosa di un altro mezzo di sussistenza e propagazione; così come i cavalli furono usati dagli uomini come mezzo di trasporto o di superiorità in battaglia o simbolo di comando, così le religioni hanno dato e danno potere e superiorità sociale a coloro che ne diventano gli alfieri e i propugnatori, ossia coloro che ne sono portatori e maggiori diffusori. Gli uomini hanno cominciato a fare a gara per acquisire questo potere, addirittura creando dal nulla nuove religioni (fino ai recentissimi Raeliani), provvedendo poi a mantenerlo e ingrandirlo, allargando l’area di influenza del meme che sta all’origine del loro potere.E’ nell’occidente che la società ha subito l’evoluzione più intensa anche per via del progresso scientifico, ed è qui che dobbiamo indagare per capire alcuni dei meccanismi di evoluzione del meme religioso.Nell’estremo oriente infatti, forse a causa della paura degli antichi conquistatori che l’instaurarsi di gerarchie confessionali ne minasse il potere, si svilupparono religioni “di stato” nel senso vero del termine; un dio distante, una serie di precetti e di riti provenienti direttamente da una autorità morale riconosciuta dall’imperatore. Per questo, a oggi, in quella parte di mondo non ha generato religioni politicamente potenti.
Data inoltre la difficoltà nelle zone del sud del mondo di creare strutture politiche forti e unitarie, lì il politeismo continua fino ai giorni nostri.
Ma non è mia intenzione descrivere i singoli passi fatti dalla specie religiosa nella sua evoluzione sino ai giorni nostri.
Essi sono di facile conoscenza leggendo dei validi libri di storia delle religioni. Alla fine, generalizzando e tirando le somme però si può dedurre che:

  • Una religione si espande non perché quello che dice è giusto, ma perché quello che dice può essere usato convenientemente per la sua diffusione.
  • Le religioni possono mescolarsi fra loro per adattarsi a nuovi habitat, salvo poi rivendicarne il dominio assoluto.
  • Basta una sola persona di potere per creare una nuova religione, magari pescando da credenze preesistenti (l’islam, o l’attuale cristianesimo, che sarebbe più giusto chiamare Costantinesimo).
  • Ogni religione ha bisogno di un gruppo di potere che ne curi la sussistenza e l’espansione; se questa autorità viene a mancare lentamente la religione muore e viene sostituita da un’altra.
  • La morale propugnata da queste autorità è ben lungi dall’essere giustificabile con argomenti che non tendano al rafforzamento della religione stessa.
  • Ogni religione cristallizza gli usi sociali considerati nobili all’atto della sua nascita, e quindi rappresenta un potente volano che impedisce ogni cambiamento degli stessi, anche dopo secoli.

Le religioni che riescono a sopravvivere abbastanza a lungo in un contesto abbastanza vasto possono contare anche sul potere che una forte inerzia sociale esercita contro tutte le forme di cambiamento radicale degli usi (leggi riti e tradizioni).
Alla fine persino i non religiosi respingono l’idea di una eradicazione completa della religione stessa.
Quanto accaduto in occidente necessità però di una analisi più approfondita. Poco più di due secoli fa, si ebbe una concentrazione di persone benestanti e notevolmente istruite in un contesto ”religiosamente” poco influente, le quali si dedicarono, quasi come si trattasse di una moda, all’analisi della natura. Ciò era già avvenuto in passato, questa volta però si decise comunemente di adottare il neonato “metodo scientifico”.Il cosiddetto secolo dei lumi ha dato così la prima forte spinta alla diffusione del meme del pensiero scientifico, che fino ad allora aveva avuto solo una diffusione puntiforme.
Questo meme è capace di assalire il meme religioso e modificarlo, sottraendogli buona parte della sua virulenza, facendolo declassare da “visione assoluta dell’universo” a comune mitologia.
Esso è sempre esistito, sin dagli albori dell’umanità, e ha sicuramente preceduto la comparsa della religione. Per questo motivo qualsiasi meme religioso contiene al suo interno la direttiva imprescindibile di rinunciare ad ogni analisi razionale e  di “credere” “per fede”, ossia di tenere distinti i due memi non facendoli interagire fra loro, mantenendo comunque il meme religioso in posizione di predominanza su quello scientifico.
Visto che le armi di sopravvivenza darwiniana del meme del pensiero scientifico non erano ancora affilante come quelle del meme religioso, per millenni esso non ha avuto modo di diffondersi efficacemente. Quando però lo sviluppo scientifico ha cominciato a dare frutti in maniera copiosa, rendendo lo stile di vita della gente molto più agiato, il meme del pensiero scientifico è stato rivalutato, ed oggi compete quasi ad armi pari col meme religioso, almeno in occidente.

La fine

L’estinzione di un meme religioso (come razza) non è improbabile come sembra; trattando dell’evoluzione abbiamo visto che alla morte di uno di essi ne è sempre esistito un altro pronto a prenderne il posto.A noi interessa l’estinzione della specie dei memi religiosi, ossia di se e come sia possibile eradicare dalla società umana ogni religione.Il motivo per cui bisognerebbe auspicare questo evento è di facile comprensione. Cosa può venire di buono all’umanità da un meme che semplicemente ottunde la libertà di pensiero e induce singoli individui o intere società a prendere decisioni basate su una visione del mondo falsa e fantasiosa (se non addirittura malata). Gli effetti si sono visti e sono stati ben documentati negli ultimi due millenni: guerre sanguinosissime, omicidi efferati, sofferenze che hanno afflitto persone per tutta la loro vita,  tutto giustificato da astrazioni indimostrabili che hanno alimentato brame di potere e di sopraffazione.Ma in che modo l’estinzione del meme religioso sarebbe possibile?
I punti in cui le religioni sono sensibili risiedono nel loro nucleo comune, quello che esiste sin dal paleolitico. Sono però ben lungi dall’essere punti deboli; sono piuttosto assimilabili alle fondamenta che reggono tutto il palazzo.
Il primo punto è la capacità della religione di spiegare la realtà contingente.
Sappiamo tutti che oggi però non esiste più nessun campo del sapere in cui la religione possa avere ancora qualcosa da dire. La scienza spiega o è potenzialmente abile a trovare le spiegazioni di qualsiasi evento sostanziale.
L’unica autodifesa che le religioni hanno imbastito contro coloro che attaccano le teorie sul mondo da esse propugnate, consiste nell’asserzione che per fede, determinate “verità” non devono essere passibili di analisi critiche, che vanno dunque rigettate in toto e con estrema forza.
E’ ben noto che tutti i teologi chiamati a spiegare ora l’origine dell’universo ora la natura della materia vivente e non, se ne vengono sempre fuori con degli autocontraddittori “Abracadabra” (leggi “passi della bibbia” o  “versetti del corano”), o con dei discorsi che rivelano la natura circolare e autosostenitiva delle idee che intrappolano il loro pensiero. Alla fine l’attacco veemente su basi puramente personali di chiunque li contesti efficacemente non è che la naturale conclusione di ogni diatriba.Per l’estinzione del meme religioso è dunque necessario troncare il sottile filo che lega le credenze indimostrabili alla realtà dei fatti.
Purtroppo ad impedire questo fenomeno si impone l’ignoranza delle masse, che specie nelle nazioni meno sviluppate è fertile humus per gli anatemi e le fatwe delle autorità religiose che controllano l’educazione e l’informazione, e che null’altro causano se non ulteriore ignoranza e, spesso, violenza.
Incidentale:
Nella loro strategia di difesa, i propugnatori della religione insistono spesso sulla necessità della presenza di un “di più”, ossia di un qualcosa che deve assolutamente esistere oltre la comprensione umana. In pratica, secondo questo concetto, deve esistere qualcosa di inconoscibile, perché il mondo non può essere solo un meccanismo meramente fisico completamente comprensibile dall’uomo. La frase più comune è “Non può essere tutto qui! ”.
E’ ovvia, se spiegata con parole semplici, la fallacia e la malizia insita in tale linea di difesa: siccome una volta che si è scoperto come funziona una cosa, essa appare meno magica e fantastica di come veniva descritta dal mito, allora questa magia che viene di colpo a mancare dovrebbe farci rinunciare alla spiegazione scoperta; 
come dire che per il fatto che sia meno poetico che siano i genitori a natale a fare i regali ai figli invece di babbo natale, allora babbo natale deve esistere. 
Provate a rifare questo ragionamento centrandolo su temi come l’esistenza dell’anima, l’Amore, o l’origine dell’Universo. Vi renderete conto che otterrete sempre qualcosa di già sentito, su cui magari avete speso un poco di credulità.
Il secondo punto sta nella riappropriazione di tutti i riti, le feste, le ricorrenze sottratteci dalle religioni.
Solo potendo celebrare matrimoni, nascite, anni nuovi o feste della primavera o del riposo settimanale con la propria comunità, senza la presenza di ministri di culto che ne alterino il significato e ammansiscano i fedeli, il meme religioso comincerà a perdere il suo contatto con la società, e così coloro che non si sottoporranno alle sue liturgie non saranno più socialmente emarginati.
Anche qui però le religioni hanno scavato le loro trincee, terrorizzando le madri col battesimo dei figli, demonizzando le coppie che si sposano solo civilmente, introducendosi come parassiti nel dolore della perdita di un parente.Il terzo punto sta nel potere delle autorità religiose.
Queste lobby sono il principale veicolo tramite il quale il meme controlla la società e limita le naturali spinte del pensiero umano a liberarsi dalla sua oppressione. Non a caso, nel mondo, sono le principali autorità religiose, o coloro che da queste traggono legittimazione al loro potere, a tentare di limitare in ogni modo la libertà di pensiero.
Qui purtroppo la situazione è pessima. Sentendosi soggette già da qualche secolo all’attacco del meme scientifico, le chiese hanno potenziato la loro influenza sul potere politico, spesso rendendolo completamente succube, attanagliando così nella schiavitù sociale e morale interi popoli.Infine, ultimo punto, bisogna impedire la diffusione del contagio, trovando il modo di proteggere i minori dalle nefaste influenze religiose che oggi come ieri non danno loro scampo, riuscendo a circuirli e violarli ovunque essi si trovino.Qui, a mia opinione, il metodo più efficace è lo stesso della vaccinazione. Bisogna prontamente infettare i ragazzi sin dai 4-5 anni di età con la credenza religiosa più diffusa, ma in maniera poco virulenta, salvo poi, poco tempo dopo, consentire loro di auto-immunizzarsi guidandoli nel percorso di guarigione.
Questo passerà necessariamente:

  • dall’analisi critica della credenza indotta, fatta alla luce di limpidi ragionamenti e di conoscenza della storia e dei fatti;della comprensione della sua perniciosità, fatta individuando quali comportamenti indotti dalla credenza risultano in un danno per sé o per gli altri;
  • dalla spinta ad adottare lo stesso metodo critico a tutte le religioni con cui si verrà in contatto.

E’ un processo complesso, che deve accompagnare la formazione del carattere del ragazzo, almeno fino ai 13 anni, facendo attenzione che tutti gli sforzi non vengano resi vani da frequentazioni poco controllate con suore, mullah, preti o altre persone che traggano personale godimento dall’apostolato sui minori.
Arriverà il punto in cui il ragazzo sarà in grado da solo di resistere alla religione, perché la conoscerà meglio di qualsiasi religioso, e ne avrà pronti gli anticorpi. Io chiamerei questo metodo “Vaccinazione Babbo Natale”.
Il riuscire a mettere in pratica e promuovere universalmente queste linee d’azione, avrà come effetto quello di diffondere un potente anti-meme. Si diffonderà infatti la tendenza a considerare qualsiasi religione solo come un sistema strutturato di miti e credenze. L’obiettivo è far sì che qualsiasi religione venga considerata come i miti di Amon Ra o le vicende dell’Olimpo. Non esisteranno più seguaci di una religione, ma conoscitori delle religioni.La famiglia, che è tuttora il più potente volano di diffusione della religione, ne diventerà il principale ostacolo, dato che sarà tramite la famiglia stessa che l’anti-meme della lucidità di giudizio e della sospettosità verso qualunque cosa acciechi il libero pensiero avrà principale via di diffusione (d’altronde le famiglie mettono già in guardia i figli contro le droghe o l’abuso di alcool).Incidentale:
La violenza psicologica su un minore è definita come la costrizione del minore stesso ad affrontare emozioni o comportamenti che non ha ancora la capacità di comprendere. Cosa fa allora la religione, terrorizzando i bambini con le torture dell’inferno, con l’immagine del diavolo e con il concetto di peccato originale, dato che  questi non hanno ancora sviluppato capacità di introspezione e di comprensione del trascendente?

Conclusione

Negli ultimi 15.000 anni la società umana si è evoluta trascinando con sé questo potente meme, e sicuramente in un futuro, prossimo se non remoto, le cose cambieranno.
La corsa dell’uomo non può continuare con questa zavorra sulle spalle; specie adesso che l’umanità si trova di fronte alle risposte ai misteri dell’origine e dell’evoluzione della vita, e inaspettate porte sull’evoluzione umana si stanno aprendo.
Ma il meme religioso si è fatto molto potente, coloro che ne sono portatori solo raramente riescono a rendersi conto della natura della cosa che tiranneggia i loro pensieri. Essa soffoca e uccide, così come farebbe un dittatore, qualunque moto di ribellione al suo regime, che si manifesta con quei dubbi che tutti i credenti non possono che avere, data la loro stessa natura di uomini. Adesso che la corsa dell’umanità deve farsi più agile e veloce per poter cogliere tutti i frutti che l’intelletto ci sta offrendo, una domanda si  pone ineludibile. L’umanità riuscirà a capire la natura del meme religioso, così come fecero i medici che scoprirono la causa delle infezioni? E se questa nuova consapevolezza si diffonderà, il meme religioso si estinguerà, si evolverà ancora per rendersi quasi trasparente, o ci appesantirà tanto da farci cadere all’indietro, in un rovinoso balzo di migliaia di anni?L.L.C. 10092009

 


21/08/08 - Scrive D.G. sulla Lista _di_Geopolitica

"...Scrive R. A. M. di Genova e da Genova:

"Questa notizia è del 15 Agosto, ed ha girato poco. Ovvero, se ne è parlato poco. Anzi "poco".
Come mai? Oltre a Repubblica il silenzio è stato assordante. La domanda sorge spontanea ed a Voi lascio la risposta! Invece sul pre-supposto buco di bilancio di Roma, scoppiò un bufera. A Catania invece, la situazione fallimentare , non è pre-Supposta! A Catania c'è anche buio, nel senso del "buio". Stanno spegnendo anche le luci nelle strade! Vediamo quindi dalle pagine del quotidiano, questa storia di una città al fallimento.

La città, di quella splendida storia del sedicenne cattivone e comunista! Di questa storia del sedicenne, non ne parlo, perchè è il sintomo del fascismo strisciante. Tanto per gli italiani "questo è un altro discorso". Buona lettura sul fallimento della Città di Catania!

(Catania:   "In epoca storica, è stata distrutta ben sette volte da eruzioni vulcaniche (la più grande, in epoca storica, è quella del 1669) e da terremoti (i più catastrofici sono stati quelli del 1169 e del 1693). Il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità, assieme ai sette comuni del Val di Noto, nel 2002". Doriana)

From Repubblica del 15 Agosto 2008!

L'ultima minaccia è arrivata la mattina del 14 luglio.

Un foglio bianco nella buca delle lettere: "Non rompere più la minchia".

Un mese dopo, il 10 agosto, gli hanno tolto la scorta. "Non sussistono
più ragioni di pericolo", recita l'asciutto dispaccio della Prefettura.
Orazio Licandro, 46 anni, è un uomo solo.

È l'ultima conseguenza del pauroso crac che sta mettendo in ginocchio
Catania, la nona città d'Italia. "Me ne andrò da qui", annuncia in un
bar di corso Sicilia, tra frastuoni di ambulanze e zingarelli che
reclamano l'elemosina. "Non lo faccio solo per me: lo faccio
soprattutto per i miei figli, che hanno 7 e 4 anni.

Questa è la città con il più alto tasso d'illegalità d'Europa.

E noi della sinistra siamo disarmati, anche per colpe nostre
beninteso". Probabilmente non esagera in pessimismo: "Nuatri semu
catanisi e i cristiani s'ana spagnari", motteggia un barista di via
Etnea. "Noi siamo catanesi e la gente deve avere paura di noi".

E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni.

E' stato Licandro, ex parlamentare del Pdci, a far esplodere il caso,
invocando accertamenti patrimoniali non solo nei confronti dell'ex
sindaco Umberto Scapagnini - al potere dal 2000 al 2008 - ma anche
della burocrazia comunale. "A tutt'oggi non sappiamo dov'è stata
inghiottita questa gigantesca montagna di denaro". La Procura a luglio
ha spedito 40 avvisi di garanzia.

Come si vive in una città sull'orlo della bancarotta?

Mute di cani randagi scodinzolano la sera per via Umberto, di fronte
alla storica villa dedicata al Bellini, chiusa da aprile. Tornare a
casa dopo il cinema mette paura. Nella vicina via Pacini, dove abita il
governatore Raffaele Lombardo, non ci sono cassonetti per depositare la
spazzatura e i sacchetti di plastica si ammucchiano come piramidi
davanti ai portoni, e spesso prima dei netturbini arrivano i bastardini
a squarciarne i resti.

Non a caso: gli spazzini percepiscono gli stipendi a singhiozzo e
rovesciano la loro rabbia svuotando periodicamente i contenitori
davanti al municipio. Da settembre incerti gli stipendi dei dipendenti
comunali. Le scuole rischiano lo sfratto. A San Cristoforo, ventre
popolare, dove la "dispersione" sfiora il 20 per cento, le suore
Orsoline sono stufe di aspettare i 150 mila euro di affitti arretrati
promessi più volte per la media Doria: lo sfratto, rinviato più volte,
sembra imminente.

Novecento milioni di debiti ha il Comune, 16 milioni li deve alla
società che gestisce l'illuminazione pubblica, e tratti del centro
storico sono al buio, da mesi.

In via dei Corridoni, di fronte alla casa del "viceré" Lombardo,
l'illuminazione è data dalle insegne dello storico cinema Odeon. I
fornitori sono inferociti: aspettano 140 milioni. Le cooperative
sociali non pagano gli stipendi da mesi. Perfino le edicole non
forniscono più i giornali. Le librerie non accettano i buoni libri.
Senza benzina i vigili.

Uno scooterista alle 8 del mattino sfreccia per piazza Duomo, è senza
casco (a Catania s'usa così), il vigile lo chiama, pensi che gli faccia
la multa, invece discutono di una faccenda privata, poi il motociclista
si congeda impunito: "Salutammu".

L'economia langue.

Ikea doveva aprire uno stabilimento nella zona industriale, centinaia
di assunzioni in cantiere: hanno rinunciato. Forse apriranno a Palermo.

Licandro, che insegna diritto romano a Catanzaro, medita di andare a
vivere a Roma. "Cosa potranno fare qua i mie figli, una volta terminati
gli studi? Bussare alle porte della segreteria di un politico. Questa
città non ha futuro". Un milione di abitanti ha Catania (paesi
satelliti compresi). Una vitalità prepotente: piena di teatri, cinema,
anche rockstar (Consoli, Trovato, Battiato, Venuti).

I catanesi, pur votandolo in massa, l'avevano capito subito di che
pasta era fatto Scapagnini, ribattezzato "Champagnini". Il paradosso è
che alle ultime comunali otto su dieci hanno votato per il Pdl. Tutto è
lento: c'hanno messo 45 giorni per la proclamazione degli eletti, 58
giorni per l'insediamento del consiglio comunale. Come assessore al
Bilancio è stato nominato l'ex presidente della commissione bilancio
Gaetano Riva, commercialista: "Catania, come Roma, si merita un impegno
governativo", dice.

Il sindaco Raffaele Stancanelli (An), intanto ha speso 300 mila euro -
presi da chissà dove - per due stabilimenti balneari sulla spiaggia di
piazza Europa.

Li hanno subito sequestrati. Erano abusivi!


10/07/08 - Waste

armando gnisci


Noialtri letterati diciamo che l’Ulysses di Joyce ha travolto e reinventato
il romanzo e che il poema di Thomas S. Eliot, The Waste Land (che
traduciamo senza alcun dubbio da decenni, da Praz in poi, La terra
desolata) abbia rappresentato lo stesso valore per la poesia. Ma ”Waste”
sta scritto sui cassonetti della spazzatura in UK e quindi oggi sappiamo
veramente, dopo quasi un secolo, dove è “La Terra della Mondezza”,
l’Italia. (I due testi cardinali uscirono entrambi nel 1922).
Ieri ho scritto “ a prescindere da di Pietro, Flores d’Arcais,
Grillo e tutti gli altri” e così via, oggi torno sull’a prescindere, e lo
cancello. Voglio parlare proprio della “spazzatura”, parola di Doppiopetto
G8 in missione nel Hokkaiddo, usata per definire la manifestazione di
Navona 2008 contro di lui e la sua faccia di corno. Tutti i partiti e
movimenti, istituzioni e boccheaperte (vedi Cicchetto, Bocchino, Veltroni
ecc.) televisivi si sono indignati al massimo, seguendo il vessillo
nipponico di Silvio. Festa della Monnezza a Piazza Navona, di Pietro infame
e fuorilegge, Guzzanti demente, Camilleri ‘na pena, Grillo transumante
verso l’inferno, non c’è più la democrazia e la vera opposizione non si
sa…; abbasso i comici e i satiri ecc.
Il circuito della monnezza si è chiuso a Piazza Navona e nella
oscenità della “polemica” seguente: il Doppiopetto ha prodotto spazzatura
in politica (prima di lui abitata da larve clericali – Andreotti aeternus –
e da vecchi antifascisti intrattabili – Pertini ai mondiali dell’82) dalla
sua discesa libera in campo a ridosso di Craxi e di Mani pulite. Da lui
prende consistenza e produzione la monnezza in Italia e ne discende tutta;
la Manifestazione a Pza Navona è, quindi, l’unica opposizione vera contro
di lui: monnezza; ma cambiata un po’ di segno: ora, necessaria e
surrealista, metafisica e grottesca, infatti, essa torna a colpire il ricco
mandante e il principio fetente, proprio alla sua altezza e stringe il
fermaglio della trappola del truman show che avvita tutti noi. Veltroni è
un discendente delle larve, immemore e svagato, buono solo per la mondanità
e per la rotta perduta per l’Africa, matrix è il suo refrigerio, nido e sito.
Pza Navona, insomma, conferma che l’opposizione non esiste in
Italia: è una mummia larvale in Parlamento e un carnevale disarticolato
(voglio dire, non un caos robusto) di grilli e flores in piazza. Resta una
sola via per opporsi: intellettuale e di massa critica, di resistenza e di
inimicizia assoluta (sic) verso il quadrilatero della Monnezza/Waste: la
menzogna, il dissesto/ingiustizia, la volgarità e gli uomini vuoti che ci
camminano sulla testa.

10 luglio 2008

 

9/07/08

armando gnisci

Colpo di doppiopetto


La Casa Bianca del caro George traccia un quadro dell’Italia come nazione
più corrotta dei GMille, e il quotidiano En Clarín di Buenos Aires annuncia
sesso orale tra Doppiopetto Silvio e una ministra prima di diventare
ministra. Il mastino napoletano di villa Arcore, dicono in Giappone, è
candidato a succedere a Taiani (o a Scaiola, dipende dal rendimento di
Taiani sulle fasce).
Questa è l’immagine mondiale del paese in cui siamo nati e ci
ostiniamo a vivere e lavorare (o non lavorare). Ho cercato di avviare una
revisione storico-culturale della nostra vicenda non-nazionale con il libro
Decolonizzare l’Italia, uscito presso l’editore Bulzoni di Roma, alla fine
del 2007. Ma i libri che scrivo li leggono solo i miei studenti, Roberto
Gigliucci e Cristiano Spila. A volte sono tradotti in arabo, però. Per
questo affiggo lettere aperte sui muri da quando ero piccolo (non perché
sono tradotti in arabo).
A prescindere da di Pietro, Flores d’Arcais, Grillo e tutti
gli altri girotondisti pecoreccio-illuminati d’Italia, io ritengo, in
parole povere, che oggi la decadenza italiana abbia raggiunto con l’ultimo
Berlusconi (insieme a i suoi servi più e meno obbedienti: ex-fascisti senza
collare e camicie verdi senza collo) il fondo del tunnel, in fase di “colpo
di stato”, che data la dissimetria tra Hitler e Berlusconi, possiamo
chiamare colpo di doppiopetto. La democrazia non c’è mai stata in Italia, o
meglio: è stata, dal 1948, la più imperfetta possibile e in rovina
progressiva, tra quelle costituite e realizzate in Europa. Che fare (senza
il ?, come ha scritto Lenin): ecco la mia proposta: non abbiamo fucili come
Bossi e non ne vogliamo; è necessaria una rivoluzione intellettuale
permanente e non girotondina, ma giacobina, implacabile e con una massa
critica pressante. Ora. Se non ora, quando? Quando Gennarino, il mastino
napoletano di Arcore, sarà diventato ministro della difesa?

9 luglio 2008


20 Maggio 2008 - dal nostro amico D.C.

La strambata della cARFAGNA


L'approssimazione dell'ultima esternazione del Ministro delle DISpari opportunità mi lascia quasi indifferente. Nulla di più potevo aspettarmi da una persona che arriva ad affermare una ipotetica quanto strampalata sterilità costituzionale di molti (tantissimi) cittadini omo/bisessuali.

Il patrocinio non è effettivamente un contentino, né un regalo come e non è un'elemosina. Il patrocinio è la condivisione ufficiale, l'appoggio istituzionale alla manifestazione e ai suoi princìpi. In tutta la sua coerenza, il Ministro cARFAGNA non può che negarlo.

I modi, i tempi e i toni sono asolutamente riprovevoli, degni di critica e certamente insufficienti sul rendimento sociale del dialogo tra le parti. Il clima di "minimization" attuato dal Ministro delle DISpari opportunità e a tratti scandaloso.
Obiettivo: Ridurre il problema fino a farlo apparire inesistente, fino a farlo apparire pretestuoso.

E' scandaloso prima di tutto perché ammette l'inesistenza di discriminazioni basandosi su dichiarazioni di suoi amici omosessuali. E' vecchia la storia che tutti noi abbiamo amici omosessuali e che tutti i nostri amici omosessuali sono NORMALI. Però da essere normali a sostituirsi a indagini, statistiche e studi di categoria elaborati da associazioni che nel tema ci vivono quotidianamente, credo che di differenza ce ne sia. A questo punto, in piena coerenza con la millantata discriminazione, aboliamo, cancelliamo e perseguitiamo tutte quelle associazioni cialtrone che non vogliano ammettere la pacifica integrazione degli omosessuali nella nostra società.

Le dichiarazioni si vestono di scandalo e incredulità anche quando la stessa cARFAGNA, appoggiata a ruota da lUCA vOLONTé dell'UDC, ammette che non appoggerà nessuna proposta di riconoscimento di quelli che "la sinistra gay chiama diritti » ma che effettivamente sono « i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali » (vOLONTé dixit http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=24452&sez=ELEZIONI2008 )

Non c'è bisogno di interpretazione autentica per capire quanto le dichiarazioni mirate a « minimizzare » la questione, stiano andando verso lo stravolgimento delle parti. Ebbene si, adesso si sta andando verso un deciso cambiamento di rotta sulla questione che porta ad una traslazione dei ruoli.

Adesso sono le famiglie e gli eterosessuali ad essere discriminati. Mi limito solo a ripetere che tutti coloro che affermano ciò non specificano « come,  dove, quando e perchè » avvenga questa presunta discriminazione ad opera degli omosessuali a scapito degli etero.

La strambata si completa con la ciliegina sulla torta arrivata proprio mentre sto scrivendo queste righe.

Ecco l'ultima dichiarazione del Ministro cARFAGNA :
« I GAY SONO DISCRIMINATI e sarà cura del suo dicastero sollevare ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Il Ministro è anche cosciente delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle universita' e nei luoghi di lavoro e crede che l'Italia abbia il dovere di contrastarle con fermezza ».

Sembrano così lontani i tempi in cui la medesima credeva « che l'omosessualità non sia più un problema », i tempi in cui cercava « omosessuali non assunti o licenziati per la propria condizione » e dichiarava a pieni polmoni che « l'integrazione nella società esiste ». Invece sono bastate solo poche ore per affermare l'esatto contrario.

Spero solo che gli amici omosessuali della cARFAGNA (sempre che ne abbia) si rendano conto di quello che hanno combinato durante l'ultimo té delle cinque preso a casa del Ministro.

Articoli di riferimento :
http://www.corriere.it/politica/08_maggio_19/carfagna_78f7180a-2564-11dd-9a1d-00144f486ba6.shtml
http://www.corriere.it/politica/08_maggio_19/carfagna_arcigay_a0dca186-25ab-11dd-9a1d-00144f486ba6.shtml
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Roma-15:55/3129188/7


14 maggio 2008 - "Il ministro delle disPARI opportunità" (riceviamo dal nostro amico D.C.)

E' da un po di tempo che non prendo spunto da articoli che attirano la mia curiosità. Questo non è certamente dovuto all'assenza di articoli pseudo-omofobici-pro-clericali.

Navigando a memoria, ricordo ad esempio la "tenebrosa" vicenda di quella "torbida" storia torinese della "losca" sauna dove gli avventori giravano ADDIRITTURA seminudi e coperti solo con un asciugamani attorno alla vita. Roba da non credersi! Chissà se nelle saune degli antichi romani si girava in frac o in black tie.

Non può che sovvenirmi anche l'intervento di pAPA bENEDETTO XVI con il quale detta tempi e (ovviamente) modalità della mia attività sessuale.

Sorrido maliziosamente, invece, se penso all'appello di qualche giorno fa dell'Osservatore Romano che lamenta l'assenza nell'attuale Governo di esponenti di estrazione cattolica. La malizia alberga comodamente nei miei pensieri se mi soffermo a riflettere su tutte le dichiarazioni degli attuali "governanti" in tema, per esempio, di diritti civili o di aborto.

Sempre ad esempio, non sono lontanissime nel tempo le dichiarazioni di.. come si chiama.. quella soubrette che fece quel calendario tutta ignuda (foto artistiche, si intende). Colei che adesso è al governo.ah ecco, la Sig.ra cARFAGNA, ovvero il MINISTRO DELLE disPARI OPPORTUNITA'.

Quanti di noi hanno gia dimenticato le sue dichiarazioni sui gay "costituzionalmente sterili". Se ci soffermassimo attentamente sulla sola analisi delle parole, potremmo tranquillamente, senza timore di vedercela respinta, avanzare una mozione di sfiducia alla neonominata, per palese conflitto di attribuzioni con l'aggettivo "PARI" che è parte integrante della denominazione del suo compito istituzionale.

La Costituzione sarà pure sterile ma di fatto è anche INERTE nei confronti di tali situazioni. Eppure il tutto risale solo allo scorso febbraio e non credo che possa essere sopraggiunto un cambiamento tale da poter giustificare un cambio di rotta della sua personalità a tal punto da farle guadagnare quel posto da Ministro. Non ce l'ho con lei, non con chi l'ha nominata e nemmeno con chi l'ha votata. Il mio sdegno va tutto a chi non ricorda, non sottolinea e non rispolvera le sue dichiarazioni. A chi non ricorda che l'attuale Ministro delle disPARI opportunità si rivolgeva al deputato lUXURIA con locuzioni di indubbia connotazione maschile come "il collega Guadagno", ignorando volontariamente così la palese volontà di genere sessuale della diretta interessata.

Com'è possibile che nessuno porti alla ribalta dell'opinione pubblica l'imperdonabile incoerenza della carica di "Ministro delle pari opportunità" con la sua dichiarazione di "sterilità costituzionale dei gay" dovuta alla impossibilità genetica di riprodursi, ignorando del tutto così la terrifica similitudine con una legge di hitleriana memoria che prevedeva
l'internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi ?

E mi fermo qui senza entrare nei dettagli genetici della indiscutibile possibilità reale per lesbiche e gay di riprodursi al di fuori della propria unione omosessuale senza per questo mutare il proprio orientamento sessuale : Serebbero briciole per nutrire i colti e rocce da digerire per gli stolti.

La mia malizia mi porta ancora a sorridere delle dichiarazioni dell'Osservatore anche se penso al Ministro bONDI, che si differenzia dalla bINDI solo per una lettera del cognome.

Benchè il suo esordio politico lo vede sindaco comunista, non ha mai fatto segreto del suo profondo sentire cattolico. Una conferma, benchè non determinante, del suo interesse verso una filosofia non certo nemica alla dottrina clericale, la abbiamo anche nella scelta di laurearsi in filosofia all'Università di Pisa con una tesi su Leonardo Valazzana, predicatore agostiniano e avversario di Girolamo Savonarola. Forse la punta della sua radice politica è effettivamente macchiata di rosso comunista ma di certo tutto il resto del fusto, fino all'estremità della chioma, non può certo dirsi anticlericale.

Dopo tanta malizia, una recriminazione però me la si permetta. Perchè l'Osservatore non si è lagnato della imponente presenza cattolica nel precedente governo di centro-sinistra invece di cassare con sentenza definitiva e senza rinvio la nomina di Capezzone, ex radicale, a portavoce di Forza Italia ? Per carità, non chiamamola ingerenza, ormai questa definizione è stata bandita dalla politica, dalla critica, dalla satira e, prossimamente, anche dal dizionario della lingua italiana.

Del resto, l'Osservatore si può consolare con la dichiarazione del Presidente del Consiglio Berlusconi che, come buon auspicio al suo quinquennio, invoca l'aiuto del « buon Dio » (ammettendo di fatto l'esistenza di divinità « cattive ») senza specificare, da buon politico, a quale « Dio » rivolge il suo appello e, inoltre, affidandosi alla laicissima « sorella fortuna », antitesi perfetta del volere divino.

Alla stessa fortuna, che per un popolano come me si può tranquillamente definire « culo » , rivolgo il mio personale appello a non vedere cestinato irrimediabilmente il mio diritto di essere rispettato, tutelato e amministrato in quanto cittadino non legato necessariamente a presupposti religiosi, sessuali o razziali.

Ho avuto il culo di nascere in un paese civile, laico e democratico. Che questo mio culo non si limiti solo sulla carta.

D.C.

5/05/08 - Informazione pescata in una mailing list.

Il peer to peer "ruba" i redditi on line. E i dati fiscali ormai restano in Rete


Malgrado lo stop, le dichiarazioni dei redditi pubblicate per alcune ore dal
ministero rimarranno su internet:
trovarli su e-Mule, o su altri siti, è facilissimo !

di Alessandro Longo

ROMA - Internet si è già appropriata, probabilmente per sempre, dei dati dei
redditi 2005 degli italiani: c'è chi di buonora, ieri, ha copiato i file (in
formato testo) e li ha messi su reti peer to peer raggiungibili con il programma
eMule. Tutti potranno scaricarli da lì. Altri li hanno messi su siti come
Rapidshare e poi hanno pubblicato i link sui propri blog.

Adesso sarà molto difficile, se non impossibile, bloccare l'emorragia dei dati
personali.

Trovarli su eMule è facilissimo: basta digitare il codice fiscale della città,
per esempio H501 per Roma. Oppure "p-2005" per avere numerose città. Quelle
principali si trovano sparse tra diversi file. Qualcuno ha però già cominciato a
renderli più comodi da consultare, mettendo per esempio Roma in un file unico,
in formato tabella. Si scopre così che il più ricco di Roma (almeno secondo il
fisco) è Giancarlo Giglio, classe 1941, 13,556 milioni di euro di reddito
imponibile. Poi, Massimiliano Zucchi (13,044 milioni). Francesco Totti è al
terzo posto, con "soli" 10,085 milioni di euro. Ed è anche il più ricco tra
quelli con meno di 40 anni. C'è un calciatore di 29 anni che dichiara 4,725
milioni: Jonathan Jacques Guy Zebina. Più di Antonio Cassano, 4,550 milioni.
Difficile trovare un giovane ricco non calciatore, a Roma: a 1,6 milioni c'è
Alessia Marcuzzi (35 anni), per dire. E anche questo è un po' specchio
dell'Italia.

La dice lunga questo rapido proliferare delle dichiarazioni dei redditi, sul
peer to peer. Avviene - ricordiamolo - grazie a comuni utenti che scelgono di
condividere i file, contribuendo così a diffondere i dati dei redditi propri e
altrui.


Sembra insomma che molti utenti abbiano apprezzato la mossa dell'Agenzia delle
Entrate. A differenza di quanto avviene in altre platee, sono del resto tanti i
blog che prendono le difese di Vincenzo Visco: "poche ore di trasparenza e
civiltà, in un Paese di omertosi e mafiosi", dice per esempio Doxaliber.it La
tesi di alcuni è infatti che, con i redditi resi pubblici, sarebbe stato più
facile combattere l'evasione.

Gli italiani che vivono nei Paesi scandinavi dicono che lì è normale, che in
Finlandia basta un sms per conoscere il reddito del vicino. È nato anche un blog
tutto dedicato al tema, Redditodelvicino.com: ci sono numerosi sondaggi e, su
385 votanti, il 60 per cento si dice d'accordo con l'Agenzia delle Entrate.

Beppe Grillo, com'è noto, ha usato invece il proprio blog per attaccare Visco e
Padoa Schioppa, con un post dal titolo "La colonna infame". Molti dei
commentatori di quel post però ora cominciano a chiedersi come giudicare il
fatto che l'idolo dei precari guadagni 4 milioni di euro l'anno.


22/04/08 - I diritti umani non discendono da alcuna immaginaria divinitàOspite dell’istituto di studi americani a Roma, Ronald Dworkin, considerato uno dei filosofi viventi più interessanti, ha presentato uno studio su Religion and the Foundation of Human Rights nello stesso giorno in cui il papa interveniva all’Onu.  Di seguito riportiamo stralci dell’intervento dello studioso americano tratti da un commento di Mario Ricciardi per il Riformista … Dworkin sostiene che non c’è bisogno di un fondamento religioso per l’idea di diritti umani e che anche i credenti dovrebbero ammettere che i principi della moralità politica – incluso quello che protegge la libertà di culto – hanno una giustificazione indipendente dalla religione. … Benedetto XVI rivendica l’autorità divina per giustificare l’esistenza di diritti che precedono quelli stabiliti dalla legge positiva e limitano il potere dei legislatori. La posizione ufficiale della Chiesa cattolica delinea un modello di rapporti tra religione e diritto che Dworkin respinge come incompatibile con il liberalismo. … Il diritto di libertà religiosa concepito in questo modo non presupporrebbe alcun diritto più generale da cui esso discende. Non presupporrebbe un diritto generale a decidere nelle materie che sono di importanza etica fondamentale per ognuno di noi: il diritto di abortire, o di essere omosessuali senza incorrere in sanzioni,… una società tollerante non può accettare un resoconto così ristretto del fondamento della libertà religiosa.

… Dal punto di vista liberale, la giustificazione normativa della libertà religiosa si trova in un principio fondamentale che non dipende dalla religione stessa e genera una concezione più generosa delle sfere di valore in cui gli individui devono essere lasciati liberi di scegliere per sé. … una società tollerante non confessionale deve trattare la libertà religiosa come un caso di un più generale diritto di libertà non solo religiosa ma etica.


16/01/08 - Il papa alla Sapienza. Pubblichiamo due commenti in ordine di ricevimento e ringraziamo gli autori.
15/01/08 - Contributo di Paolo Dune sulla controversa vicenda del papa alla Sapienza. Da www.paolodune.it Non si fa a tempo a commentare una notizia, che ne esce un'altra... Il papa è stato invitato dal rettore dell'università di Roma "la Sapienza" all'inaugurazione dell'anno accedemico. Galileo aveva dato forfait all'ultimo minuto e il rettore non sapeva come occupare il palinsesto. L'alternativa era tra invitare un comico o una ballerina, e si è pensato che la verve del papa fosse più indicata alla circostanza.Ovviamente il papa è stato lieto di accettare l'invito, essendo previsto anche un rinfresco. Ma la cosa ha deluso alcuni docenti ed alcuni allievi, che preferivano ascoltare Galileo. L'accoglienza poco calorosa ha quindi offeso il Vaticano, abituato ad inni di giubilo, e l'onorevole Gasparri ha fatto subito da eco proponendo l'arresto degli infedeli.
Per dirimere la diatriba e conciliare le parti, occorre ricordare che le democrazie e le relazioni internazionali si fondano anche sul principio della "reciprocità", per cui basterebbe che il papa si impegnasse a ricambiare l'invito, magari invitando qualche scienziato alle prossime cerimonie religiose.
Di seguito il programma che si propone:

Inaugurazione dell'Anno Santo, presso la Basilica di San Pietro:

- ore 10,00: Apertura dei lavori da parte del papa, che benedice i presenti e introduce gli ospiti;
- ore 10,30: Relazione di un fisico, che illustra il moto della rotazione della terra attorno al sole;
- ore 11,30: Lettura della Parola e omelia del papa;
- ore 12,00: Rinfresco;
- ore 12,30: Relazione di un biologo, che illustra i principi dell'evoluzionismo;
- ore 13,00: Comunione dei fedeli;
- ore 13,30: Interventi di uno psicologo, che accenna al tema dell'inconscio, e di un matematico, che approfondisce il concetto di infinito;
- ore 14,00: Domande del pubbico e dibattito;
- Ore 14,30: Canti r eligiosi;
- ore 15,00: Ringraziamenti, conclusione e benedizione urbi ed orbi finale.
L'articolo completo è disponibile su www.paolodune.it
Un saluto da Paolo Dune 
16/01/08 - Un contributo di Stefano Faraoni sulla controversa vicenda del papa alla Sapienza. da http://loscientista.blog.kataweb.it/“Il processo a Galileo fu ragionevole e giusto.” Ratzinger all’Università e una definizione dell’amore.Prescindiamo da valutazioni e riflessioni articolate, a carattere più o meno politico, sull’invadenza mediatica del pontefice e sui rapporti fra Stato e Chiesa. L’onnipresenza papale, di divina derivazione, sui telegiornali e sui giornali è ormai un dato acquisito; così come le quotidiane incursioni del Vaticano nella vita dello Stato.Quello su cui vorremmo principalmente soffermarci è l’aspetto culturale della presenza religiosa nel nostro Paese; su questo vorremmo auspicare una sorta di “valutazione di impatto culturale”, sulle cui conseguenze a nostro avviso non si ragiona abbastanza. Come le ben note, e sovente disattese, “valutazioni di impatto ambientale”, prima di accedere con nonchalance alla acquiescente e pacificatrice tesi del diritto di ognuno ad esprimersi (ivi compreso il Papa, sul cui diritto siamo ovviamente d’accordo), è bene si faccia una disamina approfondita e preventiva di “con chi abbiamo a che fare e di quali idee sia portatore”. Proprio come nelle valutazioni preventive di impatto ambientale, questo è l’unico modo per  prevenire disastri sulla cui irreversibilità ragioneranno le prossime generazioni.Partiamo dei fatti, o meglio, dalla scomparsa dei fatti, come ci racconta Travaglio nel suo omonimo bel libro. In tempi un po’ meno sospetti, all’incirca un paio d’anni fa, denunciammo con veemenza il ritorno di un modo di ragionare, o sragionare, assunto come atteggiamento etico per secoli, mortificante per la crescita umana, sintetizzato dalla ora conosciutissima affermazione di Ratzinger, pronunciata all’università di Parma in una lectio magistralis: “Il processo a Galileo Galilei fu ragionevole e giusto.” Come un fuoco che cova sotto la cenere, qualcuno ogni tanto soffia per ravvivare la fiammella dell’intolleranza (quella vera) per illuminare i contorni di una visione dogmatica e asfittica dell’esistenza, pervasa  da un modo di pensare che volta le spalle alla ragione (quella vera) ed alla libertà. Nello stesso modo in cui papa Ratzinger l’altro giorno ha detto messa voltando le spalle ai fedeli in occasione dei battesimi  ( e questo non è un richiamo alla spiritualità, ma un richiamo al distacco).Pronunciare quella frase vuol dire alcune cose. Innanzitutto la legittimazione dell’inquisizione come metodo di giudizio: cioè legittimare la costrizione; il reato d’opinione; l’inversione dell’onere della prova (prima sei colpevole, sta a te dimostrare che non lo sei); l’impossibilità di difendersi adeguatamente; l’utilizzazione di mezzi violenti per raggiungere il risultato. Su quest’ultimo punto ci sia consentito, nonostante le smentite più o meno ufficiali sulla tortura di Galileo, riportare un passo della sentenza di condanna che non sembra lasciare dubbi in proposito: “ E parendo a noi che tu non avessi detto intieramente la verità circa la tua intenzione, giudicassimo esser necessario venir contro di te al rigoroso esame; nel quale, senza però pregiudizio alcuno delle cose da te confessate e contro di te dedotte come di sopra circa la detta tua intenzione, rispondesti cattolicamente.”  Il rigoroso esame è la tortura. Per l’appunto, il processo a quest’uomo fu ragionevole e giusto.Il secondo punto che ci preme sottolineare è quello che riguarda il fatto, il merito del processo, l’oggetto della condanna: “ Diciamo, pronuntiamo, sentenziamo e dichiariamo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Off.o vehementemente sospetto d’heresia, cioè d’haver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle sacre  e divine scritture, ch’il sole sia centro della Terra e che non si muova da oriente a occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo…omissis . “ Cioè a dire, Galileo è stato condannato per aver sostenuto che non è il Sole che gira intorno alla Terra, ma è la Terra che gira intorno al Sole. E il processo a Galileo fu giusto e ragionevole. Ora, ci permettiamo sommessamente di ricordare che Galileo Galilei è universalmente conosciuto e riconosciuto come il padre della scienza moderna. Il metodo sperimentale, la ricerca della prova, la minuziosità comportamentale del lavoro scientifico, sono i prodotti della sua intelligenza, della sua caparbietà, della sua voglia di conoscenza, di superare il limite, di andare oltre. Di essere uomo.  Se oggigiorno lavoriamo col computer, ci spostiamo con la macchina, comunichiamo coi satelliti, diagnostichiamo in tempo malattie una volta ritenute incurabili, lo dobbiamo in gran parte a lui. Ebbene, la culla della scienza, l’università “La Sapienza” di Roma, ospiterà il suo più grande detrattore, colui che a quasi quattrocento anni dal processo, non ha trovato di meglio che confermare l’inquisizione e la giustezza di quell’atto malvagio di condanna. Che è la condanna della scienza.Se un Papa dice ai biologi che non bisogna prendere sul serio Darwin oppure che è inammissibile rifiutarsi di ascoltare le tradizioni della fede cristiana, ha diritto di parola all’università? Ha diritto, come lo hanno tutti; ma parimenti tutti hanno il diritto, ed anche il dovere morale, di sapere con chi si ha a che fare, di quale tradizione e cultura cristiana egli è portatore. Hanno il diritto e il dovere di sapere che la religione non è l’unica portatrice di valori e che se i valori sono questi, il compito civile ed etico di ogni cittadino è di allontanarsene e cercarne altrove. Nonostante tutto, la Terra gira e continuerà a girare intorno al Sole, le malattie incurabili diverranno sempre più curabili, e la scienza, al contrario della religione, metterà sempre in discussione tutto, anche se stessa. Un coraggio che la religione raramente ha avuto, e men che mai oggi.Il sogno di John Lennon, quella meravigliosa ed eterea visione della vita scritta in una delle più belle canzoni di tutti i tempi, Imagine, è ancora lontano da venire : “Immagina un mondo senza inferno né paradiso… e senza religione.” Un modo originale, ma anche terribilmente vero, di definire l’amore.Roma, 15/1/2008

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17/10/07 - Milingo al bando.

Su un articolo pubblicato da La Stampa del 15 ottobre, leggo che all’ex Mons. Milingo è fatto divieto di entrare in Italia.
In un primo momento, la notiza mi ha perfino fatto sorridere. Come del resto mi fa sorridere  la principale occupazione del presunto esorcista.
Scorrendo le righe dell’articolo mi acciglio e comincio a diventare più serio, e oserei anche dire PREOCCUPATO. Leggo testualmente che Milingo non può entrare in Italia perché “persona non gradita”.  Cerco un po più in la tra le parole le ragioni del divieto. Leggo che le difficoltà “burocratiche” dovute alla revoca del suo passaporto, a  seguito della scomunica da parte del vATICANO, sono di fatto un ostacolo insormontabile per la legislazione italiana in materia di immigrazione.
Non mi esprimo sulle ragioni della revoca del documento, per non peccare di ingerenza come invece fa  QUALCUNO a noi tutti noto. E nulla questio invece sulla legislazione italiana che non può autorizzare il passaggio in fontiera in assenza di un documento valido ai fini del viaggio.
L a mia preoccupazione aumenta però quando leggo che Milingo sarebbe nella lista delle “persone non gradite” sul Territorio italiano. Inoltre apprendo dal medesimo articolo  che anche gli Stati Uniti d’America, patria storica dei diritti individuali di libertà, non gli avrebbero  rinnovato il visto di ingresso. A questo aggiungiamo anche che si prevede che pure il Brasile, noto quanto immenso polmone cattolico, potrebbe non rinnovare il visto in scadenza di Milingo.
Se quanto afferma il giornalista dovesse risultare effettivamente veritiero (e non ho dubbi a pensarlo) il gesto dell’Italia potrebbe  generare perplessità appellabili innanzi la Corte per i diritti dell’uomo.
La questione del passaporto vaticano revocato, è per l’Italia un problema amministrativo di poco conto. Di fatto Milingo è anche titolare del suo passaporto nazionale rilasciato dallo Zambia e potrebbe fare ingesso in Italia usando quel passaporto. Ma i cittadini dello Zambia, a differenza dei cittadini “vaticani”, sono soggetti all’obbligo di visto di ingresso in Italia. Pare però che il visto di ingresso venga negato a Milingo sempre per via  della sua segnalazione come persona non gradita.
Il problema si allarga anche a tutto il Territorio Schengen, ovvero quella grande porzione di territorio europeo composto dagli Stati che hanno aderito al Trattato di Schengen per garantire (ironia della sorte) la libera circolazione dei cittadini tra gli Stati che ne fanno parte. La conseguenza della posizione italiana, quindi, non darebbe a Milingo nemmeno la possibilità di chiedere un visto di ingresso in nessuno degli altri Stati europei aderenti al Trattato.
Effettivamente una possibilità ci sarebbe. Lo Stato appartenente al Trattato di Schengen, che dovesse decidere di accordargli l’ingresso, potrebbe rilasciare un visto valido solo per il territorio di quello Stato. Però lo Stato in questione dovrebbe giustificare agli altri Stati Membri  le ragioni che lo hanno portato a rilasciare tale tipologia di visto, in deroga (permessa in casi particolari) alle disposizioni del medesimo Trattato .
In pratica con la sua azione, l’Italia avrebbe chiuso le porte dell’Europa a Milingo in virtù di una questione tutta interna al vATICANO, che (tra l’altro) non ha nemmeno aderito al Trattato di Schengen e che nulla ha a che vedere con le ragioni politiche, di sicurezza nazionale e/o  pericolosità sociale che invece giustificherebbero una decisione simile.
Per questa volta non parlerei di INGERENZA dello sTATO vATICANO nella politica italiana, quanto invece di un asservimento della legge italiana ad uso e consumo degli scopi dello staterello clericale,  la cui intenzione è solo di tenere lontano lo scomodo Milingo, che dicono miri ad essere il secondo pAPA sposato dopo Pietro, facendogli terra bruciata attorno e non permettendogli di partecipare a manifestazioni come quella che si terrà l’8 dicembre a Roma a sostegno del matrimonio per i preti.  
Ironia della sorte, pare che gia in novembre, il “non più celibe candidato alla nuova concezione  di papato” dovrebbe andare a rifugiarsi in Svizzera, proprio a pochi passi dall’Italia; quel fazzoletto storico di neutralità ha ospitato i più funesti oppositori del potere temporale che più hanno fatto tremare il pAPA di turno. Che Milingo sia la nuova minaccia “protestante” e che rATZINGER sia il muovo “pAPA di turno”?
Curiosi ci terremo informati.

D.C.


15/10/07 - Il Talebano Scarlatto di Roma

Skenderaj e Gjilan sono nomi che probabilmente non diranno niente al lettore di queste righe. A meno che alcuni di voi siano passati per ventura dalle parti del Kosovo, o che non ricordiate con prodigiosa memoria i nomi di alcune delle citta’ Kosovare teatro dell’ultimo conflitto balcanico, queste due parole suggeriranno poco o nulla : a parte le lontane eco dei negoziati per risolvere lo status giuridico di quel fazzoletto di terra incastrato tra Albania, Macedonia, Serbia e Montenegro, del Kosovo si sente parlare molto poco, e in ispecie sui media italiani.
Dalle immagini della carta geografica passiamo poi a quelle molto meno interessanti di Porta a Porta. Quelle poche volte che se ne sente parlare, gli accenni al Kosovo sono di solito relativi alle solite e stantie polemiche tra destra e sinistra in cui la destra rinfaccia a D’Alema di essere stato favorevole all’intervento armato nel 1999 ed inspiegabilmente contrario nel caso dell’invasione dell’Iraq nel 2003, e D’Alema risponde che il conflitto gia’ esisteva e che l’Italia e’ intervenuta per facilitare la fine delle atrocita’ contro i civili. Oppure di solito se ne parla nel contesto dei ‘dibattiti’ sul pericolo islamico e l’integrazione degli immigrati (di fede islamica ovviamente). A quel punto, solitamente dopo la solita retorica sulla Turchia e la deriva integralista, qualcuno tira fuori l’argomento della penetrazione ( ?!) islamica in Kosovo adducendola ad esempio di un islam aggressivo, imperialista e che subdolamente e silenziosamente si insinua come un cancro nei gangli vitali dell’Europa. Ad onor di verita’ il luogo comune del Kosovo come culla dell’islamismo rampante non trova asilo solo dal Bruno nostrano, ma ben oltre. Mentre cerco di strutturare questi pensieri trovo un articolo di un tale, che si presenta come esperto di relazioni internazionali, che scrive parole del seguente tenore :
« Come i combattenti islamici kosovari sono la propaggine estrema del jhiadismo (sic), così anche il traffico di eroina segue gli stessi flussi. Il Kosovo è il terminale di un traffico che inizia nello stesso Paese dove il jihadismo è nato: l'Afghanistan »
Dopo questo volo pindarico, il nostro esperto emula Lapalisse scrivendo :
« La situazione del Kosovo si può definire “balcanica” all'ennesima potenza »
E qui viene subito alla mente la tipica espressione ‘gli schiamazzi avevano raggiunto un volume tale da potersi definire notturni’ da molti ritenuta autenticamente partorita in seno ad un' arma molto amata dagli italiani.

Di combattenti islamici in Kosovo infatti se ne sono visti ben pochi. Il conflitto in Kosovo non e’ stato come il conflitto in Bosnia. In sei anni di permanenza tra Kosovo e Macedonia, il sottoscritto puo’ senza timore di smentita confermare non solo di non averne visti, ma anche di non averne sentito parlare. Chi conosce la societa’ kosovara e i kosovari sa bene che un innesto di combattenti stranieri nel conflitto 1998/1999 sulla scala presentata da certi media e’ semplicemente molto poco credibile.
Inoltre, se mai ci sono stati, sono stati piuttosto inefficaci o marginali visto che il Kosovo rimane sostanzialmente a tutt’oggi un paese in cui la dimensione religiosa convive pacificamente con le istituzioni dello stato laico e viceversa. I problemi del Kosovo sono ben altri.

Pino Arlacchi, il quale ne sapra’ pur qualcosa in piu’ del nostro esperto, scrive infatti che « L'elemento religioso, che alcuni studiosi hanno visto come un elemento importantissimo nei Balcani - i Balcani soni stati considerati come un teatro dello scontro tra civiltà - ecco, l'elemento religioso, io credo che giochi un ruolo assolutamente minimo, se non irrilevante, nella spiegazione di quello che è successo e di quello che succede. ». Addirittura Rocco Buttiglione (Rocco Buttiglione !!) a Porta a Porta, ha dato atto ai Kosovari di essere gente affabile e di vivere la loro religione in maniera equilibrata e serena.
Quindi, dal web quintessenzialmente libero ai salotti televisivi imbragati, il leitmotiv sembra essere la preoccupazione per la minaccia di una penetrazione islamica che metta a repentaglio le nostre liberta’ e il nostro essere « occidentali », quindi liberi, piu’ liberi e felici della ragazza della pubblicita’ Nuvenia (ricordate ? Ti getti in volo…).
Mi vengono in mente a questo punto le parole di Marco Travaglio, che a proposito di politica e antipolitica scrive dalle pagine del suo blog che e’ ora di preoccuparsi più che del Berlusconi in sé, del Berlusconi in me. E mi domando : ma non e’ che ci stiamo preoccupando del Talebano all’estero molto piu’ di quanto ci preoccupiamo del Talebano fra noi ?

Ecco, qui torniamo a Gjilan e Skenderaj. Un grande (quantitativamente, si intende) prologo per un piccolo ma significativo fatto di cronaca.
In Settembre ed Ottobre, in pieno Ramandan, due scuole decidono di escludere dalle lezioni 3 studentesse entrate in classe col velo. Notizia riportata da una serie di siti faith-oriented ma anche da altre fonti internazionali. In effetti la vicenda non e’ nuova, visto che gia’ nel 2004 la rivista Focus Kosovo, edita dall’amministrazione interinale ONU, riportava la storia di una ragazza a cui, dopo essere stata distribuita l’uniforme scolastica (il cui ripristino in Italia potrebbe essere una buona idea), era stato imposto di togliere il velo.
Le leggi del Kosovo prescrivono infatti che « le istituzioni pubbliche si astengano dall’insegnamento o dalla promozione di qualsiasi religione ». La legge impone anche che gli studenti portino l’uniforme durante la permanenza nelle strutture scolastiche : ne consegue che fuori dalla scuola uno si comporti come meglio crede, nei limiti di legge e civismo.
A commento di questi fatti, il sociologo Blerim Latifi dell’Universita’ di Pristina ha reiterato che in Kosovo le istituzioni pubbliche sono secolari. Cio’ implica che amministrazioni e scuole pubbliche siano libere da influenze religiose. Lo stesso ha poi concluso che a scuola « ne’ veli ne vestiti che rivelino piu’ di quanto nascondano » devono trovare posto.

Di reazioni, come si puo’immaginare, ce ne sono state molte, e non ultima quella del capo imam di Skenderaj (per intenderci, un vice-Bagnasco locale) che ha bollato la decisione come contraria ai diritti umani. Il capo dell’amministrazione scolastica Muhamet Baktiraj, il cui solo nome farebbe rabbrividire Borghezio, per tutta risposta, ha detto che non riammettera’ a scuola le ragazze fino al momento in cui il governo passera’ una legge che autorizzi espressamente l’uso del velo a scuola.
Niente male per un presunto covo di Jihadisti, ed una buona lezione per quanti invocano a sproposito l’applicazione degli articoli del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (datato 1931 !!!) contro il burka, per poi mandare a scuola figlie sedicenni con piercing all’ombelico in vista, pantaloni a vita cosi’ bassa che sembrano cavigliere, e che mettono in rete le loro foto ose’ in cambio di una ricarica da 10 euro per il nuovo telefonino. Ecco la nostra moralissima e cattolicissima italia. Ma come dice il mio amico Annibale, « noi non siamo la Francia ». Peccato lui lo dica per difendere il nostro clericalismo.

E infatti ce ne accorgiamo ogni giorno : non siamo ne’ la Francia, ne’ il piccolo ma dignitoso Kosovo.
Siamo infatti il paese che deve ricorrere al diritto canonico per consentire alla povera vedova del sottofficiale del Sismi D’Auria, ucciso in Afghanistan, di usufruire dei benefici pensionistici previsti dalla legge per i familiari dei militari caduti in servizio. Lo stesso paese che nega la partecipazione alla commemorazione dei caduti di Nassiriya alla compagna del regista Stefano Rolla perche’ appunto ‘compagna’ e non moglie. Che ancora tiene il crocefisso ben visibile negli edifici pubblici e nelle scuole con la scusa che « fa parte della nostra storia e cultura », e nessuno si puo’ nemmeno permettere di mettere in discussione tale questione, pena l’essere tacciato di essere addirittura anti italiano. Il paese in cui il Papa autore del Sillabo, summa della reazione allo stato unitario ed all’intero pensiero politico moderno, viene addirittura santificato senza che i politici laici di destra o sinistra proferiscano verbo. In cui un qualunque prete di campagna e’ autorizzato a sindacare ed indirizzare i comportamenti pubblici e privati dei cittadini, e in cui la gerarchia ecclesiastica si sente titolata ad intervenire in qualunque campo della vita sociale con la rinnovata pretesa dell’infallibilita’.
E potrei continuare con la disamina degli episodi dai quali si evince che la Repubblica laica e democratica torna pericolosamente a somigliare allo scendiletto del Talebano Scarlatto di Roma, con buona pace di tutti.

Dal sito di Caffe’ Europa trovo questo estratto dall’intervento effettuato nella seduta della Camera del 25 maggio 1861, in cui l'on. Audinot, deputato della destra, esponeva con queste parole le conseguenze del potere temporale dei Papi: "L'ordine ieratico nel governo delle cose politiche e delle civili porta quelle istesse massime di infallibilità e di immobilità che riconosce nel dogma cattolico; quindi col potere temporale del sommo pontefice non è compatibile la libertà di coscienza, che è la prima fra le moderne libertà; quindi col governo temporale pontificio sono impossibili la libertà di stampa, la libertà dell'insegnamento; con questo governo è impossibile l'uguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge; con questo governo è impossibile recare in mano ai laici lo stato civile, le nascite, i matrimoni, le morti; con questo governo sono impossibili le riforme economiche in ordine ai beni posseduti dalle manomorte. Con questo governo è impossibile lasciare ai laici la direzione di tutto quanto rigurada l'educazione e l'istruzione. E infine, o signori, il governo pontificio non può abbandonare, senza un'influenza quasi esclusiva, alla libertà comune tutte quelle materie che nel linguaggio della curia romana si chiamano materie miste. E sapete voi che cosa sono queste materie miste. Comprendono presso a poco tutti i fatti umani".

Ad maiora.

S.F.


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