CINEMAFESTIVAL

16/12/07 - Dal Festival del Cinema di Dubai

Aborto, rapporti prematrimoniali, relazioni omosessuali, uso di droghe: la quarta edizione del Dubai International Film Festival (DIFF) per la prima volta ha proiettato film senza censura.
   
Shah deve sposare Shuba, la donna del suo villaggio. Entrambi sono indiani, ma della profonda provincia del Bengala che deve ancora conoscere il boom economico dell'India. Shah fa il muratore in citta' e ha dei rapporti sessuali con una donna trascurata da suo marito, che a sua volta ha una relazione omosessuale. Al momento della nascita del figlio di Shuba e Shah, entrambi scopriranno di essere sieropositivi.

Non e' un film di Almodovar, ma "AIDS, Jaago!" (AIDS, sveglia!), un film sulla pandemia dell'AIDS in India, che ha visto quattro registi al lavoro: Santosh Sivan (Prarambha/The Beginning), Vishal Bharadwaj (Blood Brothers), Mira Nair (Migration), Farhan Akhtar (Positive); il film e' in lingua Hindi e Kannada con sottotitoli in inglese, e' in 35 mm e dura 71 minuti.

Per la prima volta dalla sua apertura il DIFF ha deciso di non censurare i film "i cui contenuti sono contrari ai valori morali, culturali e religiosi degli Emirati Arabi". L'ostacolo e' stato aggirato con una semplice dicitura sotto il titolo di ogni film, indicativa dei contenuti. Cosi' nel book di presentazione sono comparsi:"Contiene scene di nudo", oppure "linguaggio scurrile", o ancora "uso esplicito di droghe", avvisando lo spettatore e quindi lasciandogli la scelta se vedere quel film o meno. 

E' grazie proprio a questo escamotage che la prima finestra sulla gioventu' degli Emirati e' stata aperta. E ha subito rivelato una vista tutt'altro che tradizionale. Il documentario che descrive le fashion victims dell'emirato piu' ricco del Golfo Persico si chiama "Ana Rajol" (Sono un uomo) e' di Shamma Abu Nawas e di Sahar Al Khatib, due studentesse di Scienza della Comunicazione del Dubai Women's College. E' grazie a loro che si scopre che i giovani ragazzi di Dubai si comperano polo rosa confetto, vanno dal barbiere piu' trendy e fanno manicure e pedicure. Roba da far rabbrividire i loro cugini che, nell'adiacente emirato di Abu Dhabi, vestiti nei loro bianchi dishdasha (tunica) pascolano i cammelli all'ombra delle palme. Anche le ragazze sono perplesse dalla cura ossessiva per il corpo che i loro coetanei maschi hanno. La maggior parte di loro non vorrebbe un marito cosi', ma qualcuna ammette che guarda piu' volentieri un ragazzo curato piuttosto che uno sciatto.

Le maggiori perplessita' sono suscitate dalla ceretta e dal fondotinta, quest'ultimo considerato una cosa esclusivamente femminile e quindi haram (peccato) per gli uomini. Il documentario e' a colori, dura 20 minuti ed e' in arabo/inglese con sottotitoli in inglese; il formato e' miniDV.

Pienone in sala per questo ma anche per "Quattro mesi, tre settimane e due giorni", film rumeno Palma D'Oro a Cannes 2007 sugli aborti clandestini nella Romania di Ceausescu.

E' indubbio che rispetto alle prime tre edizioni del DIFF un passo avanti nell'abolizione della censura sia stato fatto. Ci sono diversi motivi dietro una scelta cosi'; rendere la citta' ulteriormente appetibile ad un pubblico di fascia economico/culturale medio-alta (che e' quella che maggiormente investe a Dubai), ampliare l'offerta di cultura investendo in immagine per chi ancora non ci risiede e ha intenzione di farlo e infine far concorrenza al censurato MiddlEast Film Festival di Abu Dhabi e al Festival del Cinema di Beirut.

La strada dei diritti civili negli stati arabi del Golfo Persico e' ancora lunga, ma nel frattempo buona visione.
  
Giulio Russo


CINEMA

Magdalene, di P Mullan 2002, drammatico. Storia vera ambientata negli anni sessanta in una cattolica Irlanda. La vita quotidiana di alcune ragazze costrette a passare la loro gioventù in un convitto cattolico gestito da suore. Ragazze madri o solo ragazze con la voglia di vivere. Il film è sostanzialmente la storia di continue vessazioni e soprusi perpetrati da suore malvage e ottuse verso queste ragazze, ree solo di non avere seguito l'ipocrita morale cattolica. Un film duro, un film di denuncia. Ma non solo, la forza del film è quella di evidenziare un ambiente sociale meschino e reazionario come conseguenza di una educazione e di una "CULTURA CATTOLICA" dilagante. Assolutamente da vedere; ancora in qualche cinema d essai. (R.Vilmercati)

L'età dell'oro (L'age d'or), di Luis Bunuel 1930. Impietosa decrizione della meschinità umana e travolgimento dei valori tradizionali, in special modo della religione. Il film rappresenta il conflitto presente nella società tra il sentimento dell'amore e qualunque altro come le convenzioni religiose. I personaggi sono reali; le azioni, animate sempre da un sano egoismo, escludono sempre il controllo o qualsiasi sentimento. L istinto sessuale e il senso della morte formano la sostanza del film. Un vero capolavoro.  A volte in qualche cinema d essai. (R.Vilmercati)

L'ora di religione  (Titolo originale: L'ora di religione)  Nazione: Italia Anno: 2002 Genere: Drammatico Regia: Marco Bellocchio Sito ufficiale: www.luce.it/loradireligione Cast: Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Piera degli Esposti. Produzione: Film Albatros - Rai Cinema Distribuzione: Istituto Luce Trama: Protagonista della storia è Ernesto Picciafuoco, quarantenne, separato, pittore di talento, per sopravvivenza illustratore di libri per bambini. Alla notizia del processo di beatificazione di sua madre, tornano i Fantasmi del passato: la famiglia cattolica, la famiglia borghese, la famiglia tradizionalista... In concorso a Cannes il nuovo film di Bellocchio racconta il percorso interiore di un artista dichiaratamente ateo dal momento in cui scopre che è in corso un processo di beatificazione della madre. Con un argomento indubbiamente provocatorio il regista piacentino analizza il rapporto dell'artista che si professa ateo e per cui questa mancanza di religione è intesa come libertà sia professionale sia creativa, con una società in cui il cinismo dilagante e un'incredulità diffusa spinge alla necessità di sentirsi appoggiati da una qualsiasi forma di potere piuttosto che affidarsi ad un puro e sincero sentimento religioso. 

I banchieri di Dio - Il caso Calvi  Nazione: Italia Anno: 2001 Genere: Storico/Drammatico Durata: 130' Regia: Giuseppe Ferrara Cast: Omero Antonutti, Pamela Villoresi, Giancarlo Giannini, Alessandro Gasmann, Rutger Hauer. Produzione: Sistina Cinematografica Distribuzione: Columbia Tristar Data di uscita: 01 Marzo 2002 Sette anni dopo "Segreto di Stato" in cui denunciava i guasti dei servizi segreti italiani, Ferrara ritorna sulla storia politica d'Italia degli anni '80, tra bancarottieri, monsignori e faccendieri, e racconta la storia di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano dal 1975, arrestato nell' '81 per il fallimento del Banco, condannato a 4 anni di reclusione e 15 miliardi di multa, fuggito all'estero e infine trovato impiccato il 18 giugno del 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Dopo aver raccolto una enorme mole di dati ed informazioni non solo su Calvi ma anche sul Banco Ambrosiano, lo IOR, l'Opus Dei e la Massoneria, Ferrara si inerpica per le ripide pendici di un caso sul quale la giustizia italiana non ha fatto ancora oggi piena luce, nelle cui maglie era rimasto, sebbene per poco, intrappolato persino il Vaticano. Un film nel quale c'è tutto: dalla P2, all'attentato al Papa, alla guerra delle Falklands. Passano sullo schermo personaggi politici come Andreotti, Craxi, o bancarottieri come Michele Sindona e la vicenda di Calvi si dipana, o sarebbe meglio dire si complica, tra agenti segreti tuttofare come Francesco Pazienza e ambigui faccendieri come Flavio Carboni, mentre i responsabili della banca vaticana Paul Marcinkus e il suo braccio destro Mennini si assicurano la salvezza con giochi di firme e di potere. 

Amen Nazione: Francia/Germania Anno: 2002 Genere: Drammatico Durata: 132' Regia: Costa-Gavras Sito ufficiale: www.amen-lefilm.com Cast: Ulrich Tukur, Mathieu Kassovitz. Produzione: TF1 Films Productions, Le Studio Canal+, KC Medien AG Distribuzione: Mikado Uscita: 19 Aprile 2002 Trama: Due sistemi: la mcchina nazista...la diplomazia del vaticano e degli alleati. Due uomini che lottano dall'interno: un ufficiale delle SS, Kurt Gerstein, e un giovane gesuita, Ricardo Fontana. Amen Contrariamente al resto dell'Europa qui in Italia non avremo la possibilità di vedere il manifesto dell'ultimo film di Costa-Gavras, per le strade delle nostre città. Manifesto ideato dal fotografo italiano Oliviero Toscani che suscitò molte polemiche alla sua presentazione al Festival di Berlino, ma che riassume magistralmente l'essenza provocatoria del film. Storia del passato, incentrata sul silenzio delle potenze internazionali e della Chiesa cattolica, di fronte alle notizie dello sterminio degli ebrei (senza dimenticare degli zingari e degli omosessuali) operato dalla Germania di Hitler. "Metafora sui silenzi della nostra società" come lo ha definito lo stesso regista, in cui si sottolinea il ripetersi, oggi come ieri, di eventi drammatici, quali le oppressioni di etnie e di intere popolazioni, davanti all'indifferente silenzio del resto del mondo. Adattando una pièce teatrale che fece scandalo alla sua apparizione nel 1963, "Il Vicario" del tedesco Rolf Hochhut, Costa-Gravas torna allo scontro dell'individuo con la macchina politica. Rievoca la responsabilità di coloro che si rifiutarono di sapere cosa accadeva nei campi nazisti. A partire dal Vaticano che nella figura di Pio XII non partecipò in alcun modo, né si adoperò per tentare di fermare quel terribile massacro. Il film ruota attorno a due importanti apparati di potere: la macchina di morte ben oliata e organizzata dei nazisti e la diplomazia del Vaticano, e racconta la lotta di due uomini contro questi due apparati. Da una parte Kurt Gerstein, chimico e ufficiale delle SS, personaggio realmente esistito, che fornisce i campi di sterminio del terribile veleno Zyklon B usato nelle camere a gas. Una figura tragica che tenta disperatamente di denunciare i crimini che si svolgono nella sua patria avvertendone gli alleati, il Papa e persino la stessa popolazione e, pur mettendo a repentaglio la propria vita e quella della sua famiglia, resta inascoltato. Dall'altra Riccardo, giovane gesuita, personificazione delle migliaia di preti cattolici che ebbero il coraggio di lottare apertamente contro la ferocia dei nazisti e la crudeltà del silenzio di tutti gli altri. Denuncia senza compromessi, in cui il regista di origine greca, risparmiando allo spettatore le immagini tragiche e indimenticabili dei campi di concentramento, non lesina nell'accusare l'indegno silenzio. La disperata ricerca dei due protagonisti di qualcuno che li ascolti, è così ritmata dal continuo passaggio degli infami treni merci che attraversando continuamente l'intero territorio della Germania, evidenziano l'insistente imperturbabilità nazista e l' indegna indifferenza mondiale.


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