Articoli marcati con tag ‘zingari’

28/6/11 – VatiRomItalia

martedì, 28 giugno 2011

Venite, la celebre
La santa Bottega
A prezzi di fabbrica
Vi scioglie, vi lega
Fa spaccio di meriti
Cancella peccati…
Venite! I solvibili
Saranno beati!

(Olindo Guerrini, 1877)

Mercoledì 29 giugno santi Pietro e Paolo patroni di Roma.
Sarebbe più coerente per la città festeggiare il 21 aprile, giorno in cui si ricorda il solco tracciato da Romolo e Remo. Come corretto sarebbe festeggiare su scala nazionale il 20 settembre (entrata dei bersaglieri a Roma e fine dello Stato pontificio) piuttosto che l’8 dicembre (Immacolata concezione) e il 6 gennaio (visita dei re Magi al bambino Gesù).
San Paolo esprime bene l’arroganza del cattolicesimo il cui unico scopo è la conversione e l’acquisizione del potere. La basilica di san Paolo sorge tra la Montagnola e la Piramide Cestia (in via Ostiense) teatro il 9 settembre 1943 del generoso tentativo di una parte dell’esercito e di volenterosi che si opposero ai tedeschi che stavano invadendo la città.
Quest’anno, alla vigilia della pasqua cattolica, un gruppo di zingari si accampò nei giardini della basilica di san Paolo e il sindaco di Roma, insieme alla direzione della basilica e la caritas, si mosse per reprimere gli occupanti, prima dividendo le famiglie non facendo rientrare quelli che si erano spostati per acquistare il cibo, poi offrendo denaro e colombe Bauli per mandarli via. Oggi a spese del comune sono alloggiati in brutti locali della caritas.
Paradossalmente (ma non sorprendendo) nessun eroico giornalista ha ricordato l’episodio squallido quando il papa ha ricevuto, qualche domenica fa, degli zingari. Invito, tra l’altro, tardivo. Mentre avveniva il loro sterminio ad opera dei nazisti nell’Europa bianca e cristiana i predecessori di Benedetto XVI tenevano gli occhi ben chiusi, nonostante molti di loro fossero anche cattolici. Poco notato anche che il teocrate ha evitato di chiedere scusa, anzi li ha lodati per la loro sottomissione “che non ha preteso né Stati né riconoscimenti”.
Guarda caso tutte le scuse sono buone per il Vaticano di attaccare chi pensa diversamente da sé e prova ad alzare il capino. (E siccome in quelle parole si intravedeva una piccola critica ad Israele, il silenzio è stato tombale).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Via libera del Vaticano alle espulsioni dei rom ?

giovedì, 2 settembre 2010

Le dimissioni del vescovo responsabile della SS Vaticana per la pastorale dei migranti, motivata dal personale interesse a usufruire di alcune facilitazioni pensionistiche, fa nascere un interrogativo inquietante. Vuoi vedere che è stato spinto a levarsi di torno dalle pressioni di Francia e Italia, i due paesi che più di tutti stanno cercando di mettere un argine agli arrivi di immigrati problematici ? Nei canali segreti e misteriosi delle diplomazie non escludiamo che i cattolicissimi governi cugini tanto attenti agli interessi e ai privilegi della SS Vaticana abbiano chiesto un segno tangibile di riconoscenza. E far dimettere un pericoloso vescovo tanto critico nei confronti delle rispettive politiche sulle migrazioni potrebbe essere un segnale importante di via libera al proseguimento delle stesse. A pensar male, diceva Andreotti, si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E intanto, come leggiamo sul Messaggero di oggi i rom espulsi da Parigi, dopo una breve sosta, un caffè e uno spuntino in Romania, stanno già arrivando a Roma.

Fonte della notizia sulle dimissioni di mons. Marchetto dal Corriere della Sera LEGGI

27 /8/10 – Zingari

venerdì, 27 agosto 2010

Funzionario di prefettura nella Parigi dell’Ottocento, Alphonse Bertillon rivoluzionò le tecniche della criminologia grazie al “bertillonnage”, un sistema integrato di misurazione antropometriche, schedature fotografiche, impronte. Iniziò a sperimentare i nuovi sistemi con i vagabondi per garantirgli di non essere confusi con i criminali. Nel 1912 una legge speciale sui nomadi impose a ciascuno di loro un tesserino antropometrico. Parigi sperimentò un’ondata di razzismo antirom violentissima.
In un momento come questo il politicamente corretto non paga. Servono scelte coraggiose, come quelle che sta facendo Berlusconi (ministro dell’Istruzione Gelmini intervistata dal Corriere della Sera)

In Europa spirano venti xenofobi e razzisti. Le politiche di sicurezza prendono il sopravvento, come se mostrare gli incisivi fosse una espressione di buon governo. Sarkozy smantellando i campi degli zingari (espulsi 8mila nomadi dall’inizio dell’anno) otterrà poco, perché già da destra e da sinistra si sono levate voci disgustate per l’arroganza di un presidente in calo di consensi. La stampa francese, meno asservita al padrone della nostra, accusa il presidente di voler distrarre l’opinione pubblica dal fallimento delle sue politiche economiche e sociali. Non è casuale che in Italia le mosse francesi siano piaciute ai ministri Maroni e Gelmini, ai sindaci Moratti e Tosi. Anzi, di più: Maroni vuole estendere l’esclusione non solo agli zingari, ma anche ai comunitari. Tosi e Moratti trovano un eccesso di bontà i 300 € consegnati a ogni zingaro adulto che toglie il disturbo. Il papa, cioè la persona che più conta in Italia, ha pronunciato parole generiche, le stesse che ogni volta dice sulle guerre in corso e sulle catastrofi ambientali. Qualche prete si appella all’Europa, dimenticando però che l’Ue ci chiede di equipararci anche sui temi dei diritti civili. Il Pd , che sempre più è solo motivo di imbarazzo per quelli che lo hanno votato, sugli zingari non ha speso neanche una parola. Neanche gli organizzatori di appelli in servizio permanente hanno pensato di chiedere una firma . E’ evidente che questo silenzio è la volenterosa condanna di una intera etnia nel cuore dell’Europa. E neanche sorprende.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Di seguito un breve articolo di Donatella Di Cesare da Pagine ebraiche

Nomadi. Il diritto di avere diritti.

“Noi profughi” è il titolo di un breve saggio pubblicato da Hannah Arendt nel 1943. La descrizione dei profughi ebrei, che erano riusciti a varcare le frontiere dell’Europa di Hitler, prefigura le pagine che in Origini del totalitarismo vengono dedicate alla vicenda degli apolidi, ai senza-stato, alle non-persone. Arendt affronta la complessa questione della “cittadinanza”. L’umanità si è organizzata in stati-nazione. Ma che ne è di chi si trova tra un confine nazionale e l’altro? Di chi è senza patria, senza stato , o senza nazione?
Come gli zingari: “nomadi” perché trasversali? Diventa “irregolare” o almeno “indesiderato” – si potrebbe rispondere in termini ormai usuali. Nel sistema degli stati-nazione, chi non ha stato, chi non ha una appartenenza nazionale, perde automaticamente i diritti umani, finisce , nel mondo globalizzato, per trovarsi fuori dall’umanità. Perché ha diritto ad essere umano solo chi è cittadino . “Ci siamo accorti – avverte Arendt – che esiste un diritto ad avere diritti”. Ma questo “diritto ad avere diritti” – questione politica e filosofica che resta aperta – non può essere garantito e non viene infatti garantito. Oggi più che mai. Il diritto si arresta di fronte allo straniero che è una non-persona.
Il cosiddetto rimpatrio degli zingari in Francia, promulgato da Sarkozy e minacciato anche in Italia, fa vergogna all’Europa. Mentre i turisti vanno e vengono liberi di circolare, i rom e i sinti vengono sottoposti a una espulsione poliziesca coatta spacciata come scelta volontaria. Per “fare ritorno” in Romania che, come si sa, non è la loro patria: Nessuno li vuole. Ma non si tratta solo di denunciare il trattamento subito da persone che a tutti gli effetti vengono considerate “indesiderate”. Si tratta di un regresso pericoloso a una concezione premoderna della cittadinanza basata sui diritti diseguali.
Donatella Di Cesare