Scrivere consente di mettere il proprio pensiero come in aspettativa, a disposizione di coloro, donne e uomini, che oggi o domani potranno ascoltarlo (Luce Irigaray)
Arabian Business è una rivista che ogni anno stila una lista dei cento uomini più potenti del Medio Oriente e quest’anno – a sorpresa – c’è il nome di Wael Abbas, un blogger egiziano.
Abdel Kareem Nabil Suleiman, noto con il nome di Wael Abbas, in carcere dal 6 novembre 2006 con l’accusa di avere irriso l’islam e offeso il presidente egiziano Hosni Mubarak, è stato liberato qualche giorno fa. Gli appelli, soprattutto quelli internazionali, hanno contribuito alla scarcerazione anche se, come ha denunciato Reporter senza frontiere, quattro anni lasciano il segno.
Prima del 2006 era stato arrestato un paio di volte per aver postato qualche critica di troppo sugli eccessi religiosi e autoritari nel Paese, oltre ad essere espulso dalla prestigiosa università di Alessandria dove frequentava la facoltà di legge inseguendo il sogno di diventare avvocato dei diritti umani.
Le autorità egiziane temono come la peste i blogger, anzi il solo fatto di avere un blog porta chiunque sotto la lente di ingrandimento. Di fatto sono i giovani ad essere considerati una minaccia all’integrità del paese che, come si sa, si appresta alle elezioni presidenziali nel 2011. Le autorità procedono “a strascico” reprimendo qualsiasi manifestazione giovanile di velato dissenso, dall’arresto collettivo del gruppo che si recava a rendere omaggio alle vittime di una strage di copti verificatasi lo scorso natale, fino ad arrivare al processo davanti alla corte marziale per il blogger Ahmed Mustafa che denunciava la corruzione all’interno dell’Accademia militare nazionale. Colpirne uno per educarne cento, la strategia adottata da Mubarak (che non è lo zio di Ruby rubacuori) sembra non funzionare. Per fortuna.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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26/9/10 – Alcune settimane fa i moderatori di Facebook hanno cancellato l’account dei Fratelli musulmani che sono immediatamente corsi ai ripari creando una versione islamicamente corretta del social network. Mohammed Badie, capo del movimento, ha presentato Ikhwan book (ikhwan=fratelli), somigliante a Facebook nell’interfaccia ma “controllato” sull’uso delle foto, nella diffusione di particolari sulla vita privata, ecc.
Il nuovo social network giocherà un ruolo fondamentale per le elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo anno (2011) in Egitto. Come è noto in quel Paese i Fratelli sono fuori legge dagli anni ’50, ma vengono tollerati dalle autorità e sono amatissimi da una larga parte della popolazione. Già adesso i portavoce del movimento stanno supportando candidati per le prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno ad ottobre del 2010. I Fratelli puntano a rafforzare le forze anti governative, tra cui il nuovo movimento lanciato dall’ex presidente dell’ Agenzia atomica internazionale e premio Nobel per la pace Mohammed el Baradei. E proprio el Baradei nei giorni scorsi ha pagato pegno sui social network che hanno pubblicato le foto di sua figlia Laila in costume – un accollatissimo due pezzi – ma che la società conservatrice egiziana ha mal tollerato. Appena nato il social network ha già diecimila utenti. I Fratelli musulmani sono particolarmente bravi nell’uso della rete. Qualche mese fa nell’anniversario della morte di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli, inaugurarono “Ikhwan wiki”, enciclopedia on line simile a Wikipedia.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
