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Il voto agli immigrati favorirà l’integrazione o solo la nascita di un agguerrito partito islamico ?

giovedì, 19 novembre 2009

Su il Corriere della Sera un articolo molto problematico.

Scritto da Angelo Panebianco
mercoledì 18 novembre 2009


La politica demo­cratica è struttu­ralmente vincola­ta a un orizzonte di
breve periodo. La natu­ra del sistema democrati­co spinge gli uomini
poli­tici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre
grane, quelle che già si intravedo­no ma che ci arriveranno addosso solo
domani o dopodomani non posso­no essere prese in consi­derazione.

A differenza di ciò che fa la migliore me­dicina, la politica demo­cratica
non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta
dalla Spagna do­vrebbe provocare grandi discussioni entro le classi
politiche di tutti i Paesi eu­ropei, Italia inclusa. La no­tizia è che, come
era pri­ma o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piaz­za un partito
islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne
nella com­petizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un
partito fon­dato da un noto intellet­tuale marocchino, da an­ni residente in
Spagna, Mustafá Bakkach. Ufficial­mente, il suo intento pro­grammatico è di
ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna.
In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità isla­mica. Avrà il
suo battesi­mo elettorale nelle elezio­ni amministrative del 2011. Se
otterrà un succes­so, come è possibile, solle­verà un’onda (ce lo dico­no i
flussi migratori e la demografia) che attraver­serà l’intera Europa.
L’ef­fetto imitativo sarà poten­te e partiti islamici si
for­merannoprobabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la
strada della
auspicata «integrazione» di tanti musulmani che ri­siedono in Europa
diven­terà molto ripida e imper­via. Perché? Perché la scel­ta del partito
islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’au­to-
ghettizzazione. Si po­trebbe anche dire, para­dossalmente, che quando
nasceranno i partiti isla­mici sarà possibile valuta­re davvero quale sia,
per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazio­ne dei musulmani.
Per­ché è evidente che il mu­sulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già
moltissimi), quello che vi­ve quietamente la sua fe­de e non ha
rivendicazio­ni identitario-religiose da avanzare nei confronti del­la
società europea in cui risiede e lavora, * non* vote­rà per il partito
islamico. A votarlo però saranno co­munque molti altri, sia per adesione
spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della
pressio­ne degli ambienti musul­mani che frequentano.

Al pari del partito isla­mico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito
islami­co europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di cre­dere il
contrario) di rifiu­tare la violenza. Non po­trà infatti rischiare (pena il
fallimento del progetto politico) vicinanze o con­taminazioni con cellule
terroriste più o meno atti­ve o più o meno dormien­ti in Europa. Ma ciò non
toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà co­munque quella
tradiziona­lista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori
antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si
tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi
spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro
ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a
lungo l’integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica
non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di
successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei
dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo
musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e
per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che
basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e
forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei.
Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali
maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a
quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso
l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito
per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti
porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve
persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di
lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari
talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema
maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico
britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la
proporzionale nell’una o nell’altra variante: l’ingresso è relativamente
facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente
associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a
piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno
sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del
sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione
in più per adottarlo. * *

da:corriere.it

Pulizia etnica in nome di Gesù Bambino.

giovedì, 19 novembre 2009

Con la scusa di fare un White Christmas ripulito da macchie di colore  un comune della Padania profonda ha iniziato una campagna che a molti appare chiaramente xenofoba. Suscitando molte reazioni.

Articolo di Cecilia Calamani da Cronache Laiche

http://www.cronachelaiche.it/2009/11/la-lega-da-la-caccia-ai-clandestini-in-nome-della-cristianita/

Il comune leghista di Boccaglio (Brescia) ha avviato l’operazione ‘White Christmas per “far piazza pulita” degli immigrati clandestini in occasione del Natale. I vigili del piccolo Comune, 7mila abitanti e 1500 stranieri, suoneranno casa per casa per chiedere il permesso di soggiorno a 400 extracomunitari. E a quelli che non avranno avviato le pratiche per il rinnovo del permesso, nel caso sia scaduto, verrà revocata la residenza d’ufficio.

L’ideatore dell’operazione, l’assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi (Lega) dichiara: “Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità“. Ancor più incisive le motivazioni del sindaco leghista, Franco Claretti: “Da noi non c’è criminalità,  vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia“.

Tradizioni cristiane e intolleranza xenofoba continuano a mescolarsi nel Nord leghista, in un crescendo di azioni volte ad affermare il predominio di una razza e di una religione. Dopo la sentenza della Corte europea sui crocifissi, che ha scatenato nelle amministrazioni leghiste le più fantasiose (e ridicole) reazioni – quali multare chi oserà togliere il simbolo di Cristo dalle scuole pubbliche -  ora il piccolo Comune del bresciano rievoca vecchi fantasmi di pulizia etnica, evidentemente mai sopiti nella parte più retriva della popolazione italiana.

Fare pulizia”: questi i termini utilizzati senza alcuna remora nei confronti degli immigrati.
L’immigrato, evidentemente, è ‘sporco’ per definizione. E il Natale (’White Christmas’) – la festa cristiana per eccellenza – è ‘bianco’, e non per la neve, ma per il colore della pelle di chi lo festeggia.

In questo disgustoso scenario razzista, che fa della religione un’ulteriore arma di lotta etnica, ci si chiede cosa farà la Chiesa cattolica. Si scaglierà contro una parte politica che, attualmente al Governo, le serve su un piatto d’argento i diritti (vedi legge sul biotestamento) e le finanze (vedi la destinazione di gran parte dell’8 per mille statale) dei cittadini? O affermerà con forza a gran voce i suoi principi di accoglienza e solidarietà verso i deboli, gli sfruttati e gli oppressi?

Al momento tace, e questa è già un’eloquente risposta.