Articoli marcati con tag ‘Vittorio Arrigoni’

Ma quale libertà viaggia con la Freedom Flotilla? E per chi?

domenica, 10 luglio 2011

Una riflessione di Marco Taradash per far luce sul barbaro assassinio di Vittorio Arrigoni che i mentitori abituali “de sinistra” cercano di attribuire in ogni modo agli israeliani.


Vittorio Arrigoni. Una luce sinistra sul funerale di stato voluto da Hamas. Arrigoni ne aveva condannato la brutalità.
pubblicata da Marco Taradash

C’è qualcosa su Vittorio Arrigoni che ci hanno nascosto e che getta una luce sinistra sul funerale di stato deciso da Hamas. Vale a dire la dura condanna di Arrigoni nei confronti delle violenze della polizia di Hamas contro i giovani palestinesi di Gaza, scesi in piazza il 15 marzo scorso. Ci sono arrivato per caso. Mi chiedevo cosa Arrigoni, così preciso e compassionevole verso le vittime delle ritorsioni israeliane, avesse scritto all’indomani dell’eccidio di Itamar, la colonia israeliana dove il 12 marzo scorso furono trovati morti nella loro casa, colla gola tagliata, padre madre e tre bambini israeliani. Stranamente tutte le raccolte degli ultimi scritti di Arrigoni, pubblicate sui siti amici, non andavano oltre l’ultimo mese. Sono andato allora sul sito di Arrigoni, Guerrilla Radio, e, come immaginavo, non c’era nemmeno una parola sulla strage di Itamar. Ma ho trovato qualcosa di più interessante. Arrigoni si era schierato con i giovani di Gaza che il 15 marzo scorso avevano indetto una manifestazione interrotta da un brutale attacco della polizia di Hamas, e ne aveva scritto il 17 marzo su Peace Reporter in questi termini: “Ne è nato per alcuni minuti un furibondo parapiglia che ha visto alcuni feriti, finché i ragazzi sono riusciti a ricacciare indietro i facinorosi di Hamas dalla manifestazione. Alle 19 circa, quando ho lasciato Katiba square, la nuova Tahrir palestinese, la situazione era tranquilla: manifestanti e paramedici della mezza luna rossa avevano montato le tende e si preparavano per la notte. Molte famiglie con bimbi al seguito si susseguivano in visita l’accampamento dei giovani portando cibo, bevande calde e coperte. Meno di un’ora dopo Hamas decideva di terminare la festa a modo suo: centinaia di poliziotti e agenti in borghese hanno accerchiato l’area, e armati di bastoni hanno assaltato brutalmente i manifestanti pacifici, dando alle fiamme le tende e l’ospedale da campo. Circa 300 i ragazzi feriti, per la maggior parte donne, una decina con fratture. Per tutta la notte di ieri fuori dall’ospedale Al Shifa, nel centro di Gaza city, poliziotti arrestavano i contusi mano a mano che venivano rilasciati dal pronto soccorso. Molti gli attacchi ai giornalisti, ai quali sono stati confiscati telecamere e macchine fotografiche. Ad Akram Atallah, giornalista palestinese è stata spezzata una mano. Samah Ahmed, giovane collega di Akram, è stata colpita da un fendente di coltello alle spalle. Asma Al Ghoul, nota blogger della Striscia è stata ripetutamente percossa dagli agenti in borghese mentre cercava di soccorrere l’amica ferita. Le forze di sicurezza di Hamas hanno convogliato l’attacco nel centro della piazza Katiba, dove si concentrava il presidio delle donne, figlie e madri di una Gaza che hanno conosciuto la gioia della speranza di un cambiamento, per poi risvegliarsi alla cruda realtà dopo un breve sogno”. Cosa chiedevano i giovani del GYBO che avevano promosso la manifestazione? Qualcosa cui tutti noi dovremmo prestare grande attenzione. Ecco un passaggio del loro manifesto che si apre con queste parole: “Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo ONU. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale!”. Qualche paragrafo più avanti si spiega il perché: “Qui a Gaza abbiamo paura di essere incarcerati, picchiati, torturati, bombardati, uccisi. Abbiamo paura di vivere, perché dobbiamo soppesare con cautela ogni piccolo passo che facciamo, viviamo tra proibizioni di ogni tipo, non possiamo muoverci come vogliamo, né dire ciò che vogliamo, né fare ciò che vogliamo, a volte non possiamo neanche pensare ciò che vogliamo perché l’occupazione ci ha occupato il cervello e il cuore in modo così orribile che fa male e ci fa venire voglia di piangere lacrime infinite di frustrazione e rabbia! Non vogliamo odiare, non vogliamo sentire questi sentimenti, non vogliamo più essere vittime. BASTA! Basta dolore, basta lacrime, basta sofferenza, basta controllo, proibizioni, giustificazioni ingiuste, terrore, torture, scuse, bombardamenti, notti insonni, civili morti, ricordi neri, futuro orribile, presente che ti spezza il cuore, politica perversa, politici fanatici, stronzate religiose, basta incarcerazioni! DICIAMO BASTA! Questo non è il futuro che vogliamo! Vogliamo tre cose. Vogliamo essere liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo la pace”. Arrigoni, per il suo sostegno ai ragazzi del GYBO era stato accusato di raccontare “bufale” dal cosiddetto Campo Antimperialista, e ne era nata una dura polemica (di cui però non ho trovato traccia sul sito del Campo, dove resta invece il testo di un faticoso tentativo di riconciliazione). Quale sia stata invece la reazione ddl governo di Hamas non è dato sapere. Così come non sappiamo come sia stato giudicato il fatto che il 18 marzo il suo blog riportasse un documento del Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) dove si puó leggere fra l’altro: “PCHR condanna con forza questi attacchi contro le donne. Secondo attivisti per i diritti umani del PCHR presenti sulla scena, poliziotti in divisa e agenti in borghese hanno duramente picchiato con pugni, calci e bastoni i manifestanti che fuggivano dalla piazza. La polizia ha inseguito fotografi e giornalisti che lavorano per le agenzie di stampa che erano presenti alla scena, sequestrando un numero di telecamere. Un certo numero di giornalisti sono stati duramente picchiati e hanno sostenuto contusioni e fratture. Mohammed al-Baba, fotografo dell’AFP, è stato duramente picchiato e ha subito una frattura nella mano sinistra”. Arrigoni tornerà ancora sull’argomento. Questi suoi scritti gettano una luce sinistra sul funerale di stato organizzato da Hamas in sua memoria. Se questi articoli nulla ci possono dire sui mandanti e gli esecutori dell’omicidio, almeno ci aiutano a capire come nella mente efferata dei suoi aguzzini possa essere balenata l’idea che Arrigoni fosse, come hanno proclamato nel video del rapimento, un collaborazionista venuto a spargere disordine e corruzione.

Marco Taradash

21/6/11 – Siamo umani, per favore (2)

martedì, 21 giugno 2011

Le cornacchie affermano che basta una sola cornacchia a distruggere il cielo. La cosa è indubitabile, ma non dimostra nulla contro il cielo, poiché il cielo significa appunto incompatibilità con le cornacchie (Franz Kafka, Gli otto quaderni in ottavo)

Alla fine del mese un gruppo di attivisti pacifisti italiani salirà sulle navi di Freedom Flotilla 2 per recarsi a Gaza. Ai pacifisti vanno tutti i nostri auguri per la buona riuscita della loro missione, e, soprattutto, li ringraziamo per il bello slogan “restiamo umani”. Se possiamo avanzare una richiesta ai nostri connazionali che a giorni si imbarcheranno, è di ricordare il soldato Gilad Shalit – l’anno scorso i passeggeri della flottiglia rifiutarono l’incontro con i famigliari del giovane – che venne rapito e non catturato da un commando che lo consegnò ad Hamas, cinque anni fa su territorio israeliano in una operazione di guerra.
Non c’è motivo di contestare la critica dura, per certi aspetti anche condivisibile, che i pacifisti muovono ai governi israeliani, ma lo slogan restiamo umani avrà più senso e forza se non presterà il fianco ai signori della guerra intrisi da fanatismo religioso violento e maschilista, e a regimi che ignorano sistematicamente i diritti delle persone, soprattutto delle donne.
Sarebbe equo che sulla Freedom Flotilla, oltre alle bandiere palestinesi, campeggiasse un vessillo che ricordi come non è propriamente umano trattenere un prigioniero senza processo, senza visite di organizzazioni internazionali, colpevole, in definitiva, solo di esistere. Sarebbe una dimostrazione, oltre che di intelligenza, di essere umani.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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18/4/11 – Siamo umani, per favore
Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sinerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente (non sempre perfetto ovviamente) e stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana (è appena il caso di ricordare come un presidente della Camera comunista inveì contro un ministro dell’Economia della sua coalizione che voleva eliminare l’iniquo privilegio dell’Ici alla Cei).
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

5/7/10 – Epilogo http://www.nessundio.net/blog/2010/07/05/4192/

18/4/11 – Siamo umani, per favore

lunedì, 18 aprile 2011

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sinerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente (non sempre perfetto ovviamente) e stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana (è appena il caso di ricordare come un presidente della Camera comunista inveì contro un ministro dell’Economia della sua coalizione che voleva eliminare l’iniquo privilegio dell’Ici alla Cei).
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Questa rubrica vi darà tregua fino al 28 aprile. Vi, e mi, auguro nel frattempo di non abbrutire nel luogo comune. Segnalo ai lettori di NoGod questo video http://www.iloveroma.it/fontanella-3a/articoli/lisolachece.htm

Un pacifista nel campo sbagliato.

venerdì, 15 aprile 2011

Ci uniamo al cordoglio di tutti gli italiani e di tutti quelli che credono a una pace rispettosa del diritto all’esistenza dei due popoli, israeliano e palestinese, per ricordare Vittorio Arrigoni assassinato stanotte dal gruppo islamista più feroce fra i gueriglieri di Gaza. E il dolore per questo nostro connazionale è tanto più grande in quanto il suo nobile intento umanitario veniva esercitato nel campo più ostile a quella pace per cui si batteva, in un territorio dominato dalle forze che non solo sono in guerra fra loro ma che non pensano affatto alla pace con Israele bensì alla sua distruzione con l’eliminazione finale di tutti i suoi abitanti di fede ebraica. E alcuni di quei gruppi, in prospettiva planetaria, si battono per l’eliminazione fisica di chiunque sia di fede non islamica, in nome della jihad, la guerra santa contro tutti gli infedeli predicata dal Corano.