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6/12/09 – Simul stabunt, simul cadent.

sabato, 5 dicembre 2009

Something is rotten in the state of Denmark! (Shakespeare, Amleto, Atto I, Scena IV)

Dal 7 al 18 dicembre si terrà a Copenaghen le quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Al centro di questo vertice internazionale i negoziati per l’ampliamento della Convenzione sui cambiamenti climatici e per la firma di un nuovo accordo sul clima che aggiorni il Protocollo di Kyoto. Nella conferenza preparatoria di Poznan i delegati si sono accordati su progetti ambiziosi per prevenire, a partire dal 2013, gli effetti dannosi del riscaldamento climatico.
Secondo gli scenari previsti dall’Ippc (Intergovernamental Panel on Climate Change, la task force scientifica sul clima delle Nazioni Unite) entro la fine del secolo si potrebbe avere un innalzamento della temperatura fino a 5°.
Ma, la cosa che ci preme sottolineare dell’ampia e interessante documentazione preparatoria della Conferenza di Copenaghen, sono i dati che dimostrano come l’andamento climatico non è legato alla variabilità naturale. Infatti, leggiamo nei documenti predisposti dall’Ipcc “ci sono nuove e forti evidenze che la maggior parte del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni sia attribuibile ad attività umane”. Fenomeni meteorologici estremi conducono a spostamenti di popolazioni; i mutamenti climatici infatti determineranno l’incremento di elevati flussi migratori che, secondo le stime delle Nazioni Unite, coinvolgeranno almeno 50 milioni di persone entro il 2010, in gran parte donne e bambini. I cambiamenti climatici si correlano strettamente all’urbanizzazione. Infatti è stato calcolato che nei prossimi 20 anni la popolazione delle aree urbane raddoppierà da 2,5 a 5 miliardi nelle megalopoli (Bombay, Città del Messico, Delhi, Dakar, Lagos, San Paolo, Tokyo), e ci sarà, per la contaminazione delle falde acquifere, un incremento del tasso di mortalità infantile fino a 12 volte rispetto alle città più piccole e con servizi adeguati.
Oggi la popolazione mondiale si assesta sui 6,7 miliardi di persone che diventeranno, secondo le proiezioni, almeno 9 nel 2050. Concentrati soprattutto in alcuni continenti: in Asia la percentuale si attesterà a livelli stabili del 59%; in Africa la percentuale raddoppierà (al 20%); in America latina la percentuale raggiungerà il 9%; in Europa la percentuale scenderà dal 12 al 7%. Un aumento demografico ma anche, come si vede dai dati, un cambiamento nella distribuzione della popolazione fra i vari continenti.
E questo pone la richiesta di una più equa distribuzione delle risorse sociali ed economiche tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo. Nel corso dell’ultimo secolo si è utilizzata 10 volte più energia che nel millennio precedente… il pianeta riuscirà a sostenere la crescita demografica attraverso le sue risorse?
La questione demografica e quella energetica rappresentano due sfide interconnesse, due volti dello stesso problema che a Copenaghen non potranno essere eluse.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

www.algore.com
www.unfpa.org
www.ipcc.ch