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Dopo il terremoto arrivano i preti.

martedì, 14 aprile 2009

Per primo sarà il generale-cardinale Bagnasco, a seguire B16 forse a fine mese. Non si ferma la passerella mediatica di politicanti e presunte “autorità” civili e religiose che vanno a visitare e portare aiuto, dicono loro, ai terremotati. Con quali vantaggi concreti oltre all’intasamento del traffico e alla confusione nella normale attività di assistenza è difficile dire. Ma Bagnasco sarà anche latore di ben 3 milioni di Euro prelevati dal bottino dell’ottopermille, che però ammonta a parecchie centinaia di milioni l’anno. Insomma lo zero virgola qualcosa di quanto viene estorto dallo Stato a tutti noi contribuenti a favore della CEI – Congrega Estorsori Istituzionalizzati. Tutti i media di regime, pubblici e privati, tacciono invece sulla possibilità che lo Stato impieghi per la ricostruzione la sua quota dell’ottopermille. I politicanti al servizio dei preti -la quasi totalità dei parlamentari esclusi i radicali e pochissimi altri- temono che se adottassero e pubblicizzassero un simile provvedimento (previsto peraltro dalla Legge 222 del 1985 che regolò la truffa estorsiva dell’ottopermille), i contribuenti firmerebbero per lo Stato e non per la chiesa cattolica. E questi ultimi si farebberto rodere il culo, togliendo l’appoggio che ad ogni elezione forniscono ai loro “picciotti” nelle Istituzioni. Per scongiurare questo pericolo il ministro Tremonti vorrebbe aggiungere ai destinatari del cinquepermille, oltre alle migliaia di enti e associazioni già concorrenti, anche i terremotati d’ Abruzzo,  aggiungendo così anche la presa per il culo degli italiani dal momento che gli importi raccolti con il cinquepermille sono ridicoli rispetto a quelli dell’ottopermille. E in più vanno suddivisi fra migliaia di beneficiari. Ma dal mago della creatività contabile Giulio Tremonti non c’era da aspettarsi niente altro che trucchi.

Ed ecco qui da la Repubblica una ricca documentazione sull’ imbrogliuscone Tremonti

di Ranieri Salvadorini


L’iniziativa del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di devolvere il 5 per mille ai terremotati abruzzesi, rischia di essere controproducente perché metterebbe in crisi tante piccole associazioni di volontariato, molte delle quali peraltro già attive nelle zone colpite dal sisma. A sostenerlo sono in tanti, dal consulente di Emergency Gianpaolo Concari al Forum del terzo settore, dal presidente del Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato Marco Granelli all’Aduc.

Iniziativa demagogica. “Devolvere il 5 per mille per gli abruzzesi, come annunciato da Tremonti, potrebbe essere inutile e potenzialmente dannoso, mentre i fondi già ci sarebbero”. Concari, commercialista esperto di enti no profit, parla di inizativa “inquietante e demagogica”.

L’idea di Tremonti è potenzialmente dannosa perché colpirebbe quell’arcipelago di associazioni che costituiscono la spina dorsale del servizio di Protezione civile nazionale e che ora e per molto tempo ancora saranno impegnate nell’attività di assistenza ai terremotati. Tutte associazioni che sono potenziali destinatarie del 5 per mille e che, nell’ipotesi che si crei un unico canale “abruzzese”, rischiano grosso. “Infatti – spiega Concari – la campagna dichiarazione dei redditi 2008 è in avanzato corso di lavorazione e questo fa pensare che l’unico modo di intervenire sia la creazione di un codice fiscale “ad hoc” che funga da collettore per l’Abruzzo, senza possibilità per il contribuente di poter segnalare le singole associazioni a cui devolvere la quota”.

“Soldi per il terremoto in realtà ce ne sono già adesso – dice Concari – si possono infatti anticipare e quindi smobilizzare i soldi dell’8 per mille”. La legge già prevede, all’art. 2 comma 1 del d. P. R. 10/03/1998, che, qualora l’8 per mille sia devoluto allo Stato, questo li utilizzi “per calamità naturali”. “Quindi basterebbe ‘blindare’ i fondi dell’8 per mille per indirizzare nuove risorse alla popolazione abruzzese”, prosegue Concari.

Ma perché “blindare” se la legge prevede con molta precisione dove indirizzare il fondo dell’8 per mille (fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione beni culturali, ndr)? “Perché il fondo, in questi anni, è stato depauperato per tappare falle di bilancio, oppure, e questo è incontrovertibile, per finanziare azioni di guerra in Afghanistan. E al contrario del 5 per mille non ha un tetto massimo, se non nell’ammontare globale dell’Irpef”.

L’iniziativa di Tremonti presenta anche un altro inconveniente, quello dei tempi in cui il denaro sarebbe utilizzabile. “I soldi servono adesso e non nel 2012, perché con il 5 per mille prima di due/tre anni è difficile che si veda qualcosa. Purtoppo questa è l’esperienza di ogni associazione del terzo settore”. Un terzo settore verso cui lo Stato è già debitore, secondo una stima recente de Il Sole24Ore, di circa 25 miliardi di euro.

Così si torna indietro. Andrea Olivero, presidente delle Acli e portavoce del Forum del terzo settore, sostiene che sulle risorse del 5 per mille non bisogna “tornare indietro”. Va ribadito il principio di sussidiarietà alla base del fondo, secondo il quale “è il cittadino che sceglie a quale organizzazione dare i propri soldi per specifici interventi. E fra queste non può esserci lo Stato, altrimenti si torna agli aiuti del pubblico”.

“Il ministro Tremonti ci chieda invece un impegno per l’Abruzzo, lo daremo anche per iscritto ma non cancelli la logica della sussidiarietà”, suggerisce Olivero.

Guerra tra poveri. Per Marco Granelli, presidente del Csvnet (Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato, strutture create dalla legge sul volontariato a servizio delle associazioni) con la destinazione del 5 per mille alle popolazioni terremotate “si fa una guerra fra poveri”.

“Ricordo – spiega – che sul 5 per mille lo Stato ha fissato un tetto, 380 milioni di euro. Se questo tetto si conferma, vuol dire che Tremonti non allarga gli interventi ma toglie i soldi ad attività di assistenza svolte dal non profit. Si tratta di fabbisogni che comunque continuano ad essere presenti, mi riferisco ai disabili, ai tossicodipendenti, all’assistenza domiciliare per gli anziani e così via”. Così come è stata annunciata la misura “non aggiunge nulla. Tremonti – precisa Granelli – interviene su soldi già destinati dallo Stato ad altro. Mi sembra un intervento inopportuno”. Diverso sarebbe, a suo avviso, se invece il ministro intendesse ampliare il tetto e di conseguenza gli interventi.
Sudditanza al Vaticano. Secondo l’Aduc la proposta di Tremonti è “sintomatica perché conferma la sudditanza del nostro governo al Vaticano”. L’associazione dei consumatori ricorda che “tre senatori Radicali-Pd hanno proposto, con una interrogazione parlamentare, che lo Stato promuova la devoluzione del proprio otto per mille. Niente di particolarmente rivoluzionario visto che la devoluzione di questi fondi per casi del genere è già previsto dalla legge”. “Si tratterebbe – spiega l’Aduc – solo di incrementare più di quanto già avviene questo tipo di scelta: tra le confessioni religiose e lo Stato la gara, sempre in teoria, dovrebbe esserci per definizione. Certo è anomalo che lo Stato si metta a gareggiare con le confessioni religiose per questo tipo di finanziamenti”.

(13 aprile 2009)

Socialista di Dio.

sabato, 29 novembre 2008

Con questo titolo Sergio Zavoli molti anni fa presentò in un libro la sua militanza politica e religiosa, cercando di conciliarle in una visione unitaria. A quanto pare ben pochi socialisti oggi osano prescindere da una personale appartenenza alla versione cattolica della Menzogna Globale. Se non come professione di fede, almeno come identificazione o anche semplice contaminazione culturale. Magari ripescando e mistificando il vero sifgnificato di quel “perchè non possiamo non dirci cristiani” di Benedetto Croce. Che poi è quello che ha fatto Oriama Fallaci definendosi atea-cristiana, ma nel senso di appartenente a una cultura che nelle sue sedimentazioni mostra anche, ma non solo e non esclusivivamente -fra tante altre- anche radici cristiane. I socialisti della diaspora, che oggi vegetano e vivacchiano come ospiti più o meno graditi nei vari schieramenti politici, fanno quasi tutti a gara per accreditarsi, come un tempo Sergio Zavoli, socialisti di dio. Giulio Tremonti arriva addirittura a rispolverare per sè il famigerato motto “dio, patria, famiglia”. Gli altri che lo hanno seguito nel PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano, magari non arrivano a tanto. Brunetta per esempio continua a definirsi non credente, ma nella passata legislatura, sull’esenzione degli immobili commerciali dei preti votò a favore del dio denaro di Ratzinger. E quando c’è qualche episodio “scottante” come la clamorosa sentenza del tribunale spagnolo che riconosce nei crocifissi appesi nelle aule scolastiche un vulnus alla laicità delle istituzioni, ecco che i presunti laici socialisti si vestono da crociati e sparano critiche feroci. Come ha fatto la berlusconiana Margherita Boniver. Altri personaggi di insospettabile e duratura tessera socialista, come Gennaro Acquaviva, il cattolicissimo plenipotenziario di Craxi per la stesura dell’ ultimo stramaledetto Concordato, si sono appena riuniti in un conclave di catto-socialisti per ribadire che loro sono sempre al servizio di dio. Con la benedizione del neo-segretario Nencini. Ma il segno della perdita di qualunque connotazione socialista ci viene soprattutto dal PD-Partitus Dei, che sta accantonando definitivamente la possibilità di collocarsi nella grande famiglia dell’Internazionale Socialista. Quelli dell’Opus Dei e di altre consorterie cattoliche che infestano il PD non lo consentiranno mai. Ormai a chi vuole essere socialista e basta non resta altra scelta che emigrare in Spagna.