Articoli marcati con tag ‘terremoto’

Monsignor Ravasi, celebre e sussiegoso biblista…

sabato, 25 aprile 2009

…preso in giro con una documetata contestazione. Lettera pescata in una mailing list.

Egr: Monsignor Gianfranco Ravasi,

mi consenta avanzarLe, nella Sua qualita’ di presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e con riferimento ai Suoi numerosi interventi sia alle televisione che alle radio, alcune considerazioni circa la formazione cattolica  che trova origine, a mio modo di vedere, nella Bibbia, alla quale Ella, piu’ volte, giustamente, si e’ rifatto. Tali considerazioni mi ritornano alla mente ogni qual volta eventi terrestri, come, tra l’altro, i terremoti, conducono alla distruzione non solo di immobili pubblici e privati, ma anche di case del Dio cristiano e al perimento di varie statue di Santi e della Madonna, nonche’ di  crocifissi, unitamente alla perdita di tante vite di innocenti. Dico di innocenti in quanto e’ codesta stessa Chiesa che li considera tali quando per essi impegna parte della sua organizzazione per gestire imponenti esequie religiose. Inoltre detta organizzazione, per quanto concerne il terremoto dell’Aquila, si e’ impegnata nelle preghiere ai fin
i di ridurre i disagi dei terremotati. Cosa e’ successo ? Pioggia e freddo a non finire. Qualcuno potrebbe dirmi che si tratta di eventi naturali. Giusto, anzi giustissimo, ma allora evitiamo di rivolgerci alla divinita’ e ai relativi santi per ridurre detti disagi, perche’ i medesimi nulla possono fare per i fini delle suindicate preghiere. Mi permetta riportarLe qui di seguito alcuni passi della Bibbia che Ella certamente conosce.  Il primo e’ del Vecchio Testamento, il secondo del Nuovo.

1) ORA VEDRETE A BABILONIA DEGLI DEI D’ARGENTO, D’ORO E DI LEGNO, PORTATI A SPALLA, PER INCUTERE TIMORE ALLE NAZIONI. QUANDO VEDRETE LA FOLLA CHE PRECEDE O SEGUE I LORO SIMULACRI, PROSTRARSI  E ADORARLI, DITE NEL VOSTRO CUORE: O SIGNORE SI DEVE ADORARE TE SOLO.

( I sacerdoti ) ADORNANO PURE DI SPLENDIDI VESTITI QUESTI DEI D’ARGENTO,, D’ORO O DI LEGNO, COME FOSSERO UOMINI, MA NON LI POSSONO SOTTRARRE ALLA RUGGINE E AI TARLI, QUANTUNQUE RIVESTITI DI PORPORA. ANCHE LA LORO FACCIA DEVE ESSERE RIPULITA DALLA POLVERE DEL TEMPIO CHE SI POSA SU DI LORO ABBONDANTEMENTE. FRA DI ESSI TALUNO TIENE IN MANO UNO SCETTRO, COME UN GOVERNATORE DI PROVINCIA, MA NON POTREBBE FAR MORIRE CHI L’OFFENDE. UN ALTRO HA LA SPADA E LA SCURE IN MANO, MA NON PUO’ SALVARSI NE’ IN GUERRA, NE’ DAI LADRI. DA QUESTO SI PUO’ VEDERE CHE NON SONO DEI: QUINDI NON LI TEMETE.

I LORO OCCHI ( quelli degli dei ) SI COPRONO DI POLVERE SMOSSA DAI PIEDI DI CHI ENTRA. I SACERDOTI ASSICURANO LA DIMORA DEGLI DEI CON PORTE, MUNITE DI SERRATURE E DI SBARRE, PERCHE’ NON SIANO SPOGLIATI DAI LADRI. NON SI ACCORGONO AFFATTO DEI VERMI CHE VENGONO FUORI DALLA TERRA E LI DIVORANO ASSIEME AI LORO VESTITI. LE LORO FACCE DIVENTANO NERE PER IL FUMO DELLE LAMPADE CHE SALE DAL TEMPIO. SOLO IL LORO CORPO E SUL LORO CAPO SVOLAZZANO I PIPISTRELLI, LE RONDINI E ALTRI UCCELLI. SALTANO SOPRA LORO ANCHE I GATTI. DA CIO’ IMPARATE CHE NON SONO DEI , QUINDI NON LI TEMETE.

NON AVENDO PIEDI SONO PORTATI A SPALLA, MOSTRANDO COSI’ AGLI UOMINI LA LORO VERGOGNOSA IMPOTENZA. SONO CONFUSI ANCHE QUELLI CHE LI ADORANO, PERCHE’ SE CADONO PER TERRA, DA SE STESSI NON RIESCONO A RADDRIZZARSI; COME SE FOSSERO DEI MORTI VENGONO MESSE DAVANTI A LORO OFFERTE. LE DONNE CHE DA POCO HANNO AVUTO I FIGLI O QUELLE IN STATO DI IMPURITA’ TOCCANO I LORO SACRIFICI. DA QUESTO COMPRENDETE DUNQUE CHE NON SONO DEI: NON LI TEMETE.

SONO FATTI DA ARTIGIANI  E DA OREFICI, E NON SARANNO ALTRO SE NON QUELLO CHE I LORO ARTEFICI VOGLIONO CHE SIANO. ….COME DUNQUE NON COMPRENDERE CHE NON SONO DEI, QUESTE STATUE CHE NON SANNO SALVARSI DALLA GUERRA E DALLE SVENTURE. NON ESSENDO ALTRO CHE LEGNO INDORATO O INARGENTATO SI RICONOSCERA’ IN FUTURO CHE SONO SOLTANTO MENZOGNA…..A CHI DUNQUE NON APPARIRA’ CHE NON SONO DEI ?

E QUANDO S’APPICCHERA’ IL FUOCO AL TEMPIO DEGLI DEI DI LEGNO, RICOPERTI D’ORO E D’ARGENTO, I LORO SACERDOTI CERTO FUGGIRANNO,  E SI METTERANNO IN SALVO, MA GLI DEI COME TRAVI BRUCERANNO LI’ DENTRO. ESSI POI NON POSSONO FAR RESISTENZA NE’ AD UN RE NE’ AD UN ESERCITO INVASORE. COME DUNQUE SI PUO’ CREDERE E RITENERE CHE SIANO DIVINITÀ’?

NON SI POSSONO DIFENDERE NE’ DAI LADRI NE’ DAI BRIGANTI, QUESTI DEI DI LEGNO INDORATI E INARGENTATI. LI SPOGLIANO DELL’ORO, DELL’ARGENTO E DEL VESTITO DI CUI SONO RICOPERTI POI SE NE VANNO, ED ESSI NON POSSONO DARSI ALCUN AIUTO. E’ CHIARO PER NOI CHE NON POSSONO ESSERE DEI: DUNQUE NON LI TEMETE.

Ora, se non sapessimo che si tratta di un estratto della Sacra Bibbia, che la Chiesa Cattolica Apostolica pone a fondamento di tutta la sua dottrina, e che detto passo si riferisce agli idoli pagani, si potrebbe pensare che ci troviamo di fronte ad un testo di qualche ateo, agnostico o anticlericale, che ha voluto fotografare la Chiesa stessa e i suoi fedeli, per dimostrare quello che Geremia ha detto nei riguardi degli idoli. Infatti si tratta di parole perfettamente confacenti, senza alcuna aggiunta e senza alcuna eccezione, alla prassi cristiana nei riguardi di Gesu’, dello Spirito Santo, della Madonna e dei Santi. Non c’e', infatti, alcun tempio cristiano ne’ alcuna processione che non rispecchino le suindicate PAROLE DEL SIGNORE. Quindi per coerenza e considerato che dette indicazioni sono, a dire del cristianesimo, PAROLA DEL SIGNORE, se ne dovrebbe dedurre che DA CIO’ IMPARATE CHE NON SONO DEI, QUINDI NON LI TEMETE. Al riguardo si ritiene opportuno ricordare un p
rincipio elaborato dal filosofo M.R. Hare con il quale si afferma che le prescrizioni morali devono essere universabili, cioe’ che chi le enuncia le dovra’ far valere nei confronti di tutti coloro che si trovano in situazioni simili, in primo luogo per le stesse sue azioni, il tutto se non ci si vuole contraddire.   Infatti se dietro alle statue pagane che per la loro salvaguardia avevano bisogno dell’opera dell’uomo, la Bibbia dice che dietro alle medesime non c’e’ alcuna divinita’ o forme similari, e che di conseguenza non si devono temere chi esse rappresenterebbero, non si comprende perche’ mai gli stessi principi riportati nella Bibbia nei riguardi delle statue pagane non dovrebbero valere anche nei riguardi di quelle di carattere cristiano che incontriamo nelle chiese o ai crocicchi delle strade. Infatti, anche per quest’ultime necessita, ai fini della loro salvaguardia, un’opera costante degli uomini.  Qualche tempo fa in occasione di un incendio, dove
ttero correre gli uomini dei vigili del fuoco per salvare la!
Sacra S
indone. In questi giorni, a L’Aquila, per spostare una statua di una Madonna ritenuta in pericolo di distruzione,  sono dovuti intervenire, a rischio e pericolo della loro vita,, sempre i vigili del fuoco. Un tale intervento e’ la dimostrazione di come anche codesta Chiesa ritenga che una statua della Madonna non possa salvarsi da sola per intervento soprannaturale della stessa ma abbia bisogno degli uomini, come gli idoli pagani.

Mi si permetta ricordarLe le parole di Sant’Agostino: DOPO LE MOLTE SPIEGAZIONI ACCETTABILI CHE NE AVEVO UDITO, ORMAI ATTRIBUIVO LE ASSURDITA’ CHE MI SOLEVANO URTARE IN QUEI TESTI ( cioe’ i testi sacri ) ALLA SUBLIMITA’ DEI SIMBOLI.  Quindi nessuna razionalita’, ma FEDE al di la’ della ragione.

2) NON AFFANNATEVI, DUNQUE DICENDO: CHE COSA MANGEREMO ? CHE COSA BERREMO ? CHE COSA INDOSSEREMO ? DI TUTTE QUESTE COSE SI PREOCCUPANO I PAGANI; IL PADRE VOSTRO CELESTE INFATTI SA CHE NE AVETE BISOGNO.

Allora mi domando io: PERCHE’ LE COLLETTE ? PERCHE’ CI SI RIVOLGE AGLI UOMINI PER POTER AVERE IL MANGIARE ? PER POTER AVERE IL BERE? PER POTER AVERE DI CHE VESTIRCI ? Per tutto questo, a dire dei testi sacri, dovrebbe essere sufficiente il Padre Celeste. O sbaglio ?

Potro’ avere da Lei, che si occupa della cultura cristiana, e quindi della Bibbia, una qualche considerazione ?

Avv. Massimo Sega di Roma. (e-mail: sega5@interfree.it)

Terremoto, c’è anche chi non vuol dare nemmeno un centesimo.

martedì, 14 aprile 2009

E con qualche buona ragione.

Messaggio pescato in una mailing list.
“MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO…”

di Giacomo Di Girolamo

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia
suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario,
senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò
a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non
manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né
versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da
destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai
passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori,
alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non
mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le
scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro.
E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo
momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina
di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi
slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa
Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo,
la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del
pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con
l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci
siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi
coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste
tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti,
per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E
quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io
dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che
attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto
anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula
sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le
catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad
ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia
passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a
visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli
altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha
parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e
al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto
tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve
essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco
come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura
Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in
questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non
sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di
politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete
responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse
forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non
ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una
solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha
servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto
Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo
euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo
sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle
popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico
versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo
tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di
fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare
indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre
come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere
bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che
una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un
tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in
edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi
requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa,
l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è
un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza
rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso
quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove –
per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo
scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala
Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto
in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro
della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se
non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta
sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il
canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del
canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa
succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i
furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto
è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non
parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza
(tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto.
Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per
giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se
solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli
sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei
super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum.
Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso
mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia,
il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio
diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia
dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe
successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se
il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni
studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni.
Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come
Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli
ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno
fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i
poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura
quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

Grazie al terremoto il ponte sullo stretto non si farà.

giovedì, 9 aprile 2009

E scende anche il silenzio sul “piano casa” con cui Berlusconi voleva “abbellire” l’talia delle villette. Lo scopriamo da una risposta di Marco Travaglio a due giornalisti di regime che lo avevano pesantemente accusato.

Sciacalli e leccapiedi

Due futuri premi Pulitzer, sul Giornale e a Radio24, mi danno gentilmente dello «sciacallo» perché ho ricordato quali danni aggiuntivi ai terremoti avrebbero comportato il “piano casa” e il ponte di Messina (in una delle zone più sismiche d’Europa) se sciaguratamente fossero già stati realizzati. I servi furbi sono così accecati dalla saliva delle loro lingue da non accorgersi che a liquidare il ponte, all’indomani della sciagura abruzzese, è stato il sottosegretario alle Infrastrutture del loro adorato governo, il leghista Roberto Castelli; e che a rinviare sine die il “piano casa” è stato il ministro forzista Raffaele Fitto, con la soave espressione dorotea della «pausa di riflessione». Intanto il ministro Claudio Scajola annuncia che nel decreto saranno inserite precise «misure antisismiche»

: fino a domenica non ci aveva pensato nessuno. La parola “terremoto” non compariva mai nella proposta inviata a giugno dal governo alle regioni, nella bozza di un mese fa e men che meno nell’intesa del 31 marzo. Anzi, lì un cenno c’era, ma per smantellare i divieti (art.6: «Semplificazioni in materia antisismica»). Solo due giorni fa, mentre l’Abruzzo crollava, si son ricordati che siamo il paese più a rischio d’Europa e hanno cancellato l’art.6 e, al posto, hanno infilato qualche riga di «misure urgenti in materia antisismica»: gli ampliamenti delle case non saranno autorizzati «ove non sia documentalmente provato il rispetto della normativa antisismica». Ci son voluti 260 morti, per ripristinare la legalità. A proposito di sciacalli. Vergogniamoci per loro, e per i loro servi.

Marco Travaglio