Articoli marcati con tag ‘terrasanta’

18/5/09 – Ripensamenti

domenica, 17 maggio 2009

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio per conquistare il potere. (Philip Roth)

Sua Santità Benedetto XVI e il Segretario di Stato card. Tarcisio Bertone hanno ricevuto la loro prima carta d’imbarco . Volo El Al LY2009. Sorpresa e un po’ di imbarazzo da parte dei giornalisti italiani. (Corriere della Sera)

Cosa resterà del viaggio del papa in Israele? Fatte salve le immagini “turistiche” come la formale commozione allo Yad Vashem (ma senza la visita al memoriale) e il bigliettino infilato nelle fessure del Kotel, che avrà contenuto il pensierino edificante tipico del turista suggestionato dal luogo sacro, rimane il discorso politico sull’abbattimento dei muri. In sintesi estrema, onore agli ebrei morti (senza ricordare le responsabilità del cattolicesimo) ma nessuna comprensione per gli israeliani. Qualche frase generica sul terrorismo il pontefice l’ha detta: “esistono serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza”, senza fare cenno agli attentati dei kamikaze o ai missili, ma, in vero spirito bipartisan, condannando entrambi. B16 ha ricordato come i palestinesi soffrano gli eventi del 1948, cioè la nascita dello Stato di Israele, e come il muro li intrappoli e impedisca qualsiasi contatto con i loro fratelli. Peccato che il papa del “si abbatta il muro” non abbia menzionato il fatto che senza barriera difensiva i fratelli arabi (che poi sono gli stessi che aveva insultato coll’inopportuno discorso di Ratisbona) andavano a farsi saltare nelle discoteche e sugli autobus.
Generica l’invocazione dei due Stati, considerando la rottura tra Hamas e Abu Mazen, e inutile perché mai ha richiamato al riconoscimento dello Stato di Israele. Niente di religioso ma molto di politico poi, indossare più volte la kefiah. Del resto è anche difficile comprendere quali siano le reali intenzioni di un pontefice che teme e condanna l’antisemitismo ma si limita ad un ammonimento al vescovo negazionista Williamson, dando l’impressione di uno studioso di teologia confuso chiamato a ricoprire un incarico per il quale è totalmente incapace. Lasciando Israele, al momento di uno scambio di saluti, che è apparso freddamente protocollare sia con il presidente che con il primo ministro, il papa che era stato ampiamente criticato dai media per la sua apatia verso i sopravvissuti alla Shoah, dimenticando il suo passato nella hitlerjugend (e passi pure che forse fare il giovane nazista era doveroso in quel momento) ha voluto ricordare che l’olocausto è figlio di un paese ateo (sic).
Mentre i giornali israeliani tirano un sospiro per la fine di un viaggio che ha tenuta impegnata la sicurezza nell’operazione “tunica bianca” drenando risorse economiche, il ministro del Turismo Stas Misezhnikov (di Israel Beiteinu), spera che la visita papale attiri turismo, in calo per la guerra a Gaza e per la recessione economica. Misezhnikov, immigrato dalla Russia nel 1982, vorrebbe attirare i ricchi russi, ma punta anche sugli evangelici americani. Quanto ai pellegrini italiani, è noto che la maggior parte di loro ignorano del tutto la storia dello Stato ebraico. Mentre fanno la fila agli sportelli dei passaporti la loro guida – quasi sempre un prete – si affanna a spiegargli che non devono farsi mettere il timbro, altrimenti non saranno più liberi di andare da nessuna parte. In realtà sono “alcuni altri paesi” ad impedire l’ingresso se sul passaporto c’è il timbro di Israele. Nei programmi di viaggio dei pellegrini italiani non c’è nessun luogo ebraico significativo da visitare (il Muro del Pianto, la Tomba di Rachele, la Grotta di Machpelà, le tombe di Maimonide…) ma solo la Via dolorosa, la Sala dell’Ultima Cena, il Santo Sepolcro… Raramente in questi viaggi è compreso lo Yad Vashem. Ovviamente le guide scelte sono sempre di religione cattolica, e mal disposte nei confronti di Israele che infatti chiamano solo terrasanta, così come hanno fatto sempre i giornalisti italiani (più giusto però chiamarli vaticaliani) durante il viaggio del papa.

Opportuno sarebbe un ripensamento all’interno del governo dove la Lega conta troppo. Al momento l’Italia è l’unico paese europeo ad avere ministri appartenenti ad un partito xenofobo. Anche altrove si fanno i respingimenti, anche in altri momenti e con altri governi si sono fatti i rimpatri (fine degli anni ’90), ma sono le modalità utilizzate che ci attirano le condanne dell’Europa e dell’Onu. Prendere in esame l’idea di negare l’istruzione pubblica e le cure mediche, chiedere la separazione sugli autobus, eleggere miss Padania e organizzare il torneo di calcio… e soprattutto introdurre il reato di clandestinità usando una norma penale per uno scopo non appropriato mette in discussione lo Stato di diritto. Istituire le ronde per legittimare gli impulsi di intolleranza di chi vuole una giustizia da far west è una tassa troppo alta, anche per un governo di destra e per una opposizione colpevole di mancanza di proposta politica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

11/5/09 – terrasanta

lunedì, 11 maggio 2009

Rabbi Yeoshua intervenne nella discussione sostenendo che nella bibbia è detto “la Legge non è in cielo”*. Gli studenti gli chiesero cosa intendesse dire. “Significa che dal momento in cui la Legge ci venne data sul Monte Sinai, non abbiamo più bisogno di voci celesti per decidere, perché è scritto “segui la maggioranza”**. E gli studenti chiesero, come la prese Dio? E il Rabbi rispose che non si adirò affatto, ma sorrise e disse: “i miei figli mi hanno messo in minoranza”. Non so di altra religione i cui libri sacri abbiano osato arrivare a una conclusione come questa. (Martin Buber, Racconti )
*Deuteronomio 30,12
** Esodo 23,2

La questione è nota e ampiamente trattata su questo sito: le incomprensioni tra ebrei e cattolici si sono accentuate per la liberalizzazione fortemente voluta da Benedetto XVI dell’antico messale di san Pio V che, nella versione precedente a quella rivista nel 1962 da Giovanni XXIII contiene l’invocazione pro perfidis iudaeis. E’ sembrato ai più una prova dell’antisemitismo mai estirpato completamente dal cattolicesimo. A questo si è aggiunta la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebrviani (tra cui Williamson, sostenitore di tesi negazioniste sulla shoah) e la possibilità che il papa sblocchi il processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.
E’ comprensibile quindi che gli ebrei che vivono nella diaspora, guardino con attenzione, apprensione, speranza, al viaggio del papa in Israele (e ci aspettiamo che i giornalisti vaticaliani chiamino Israele col suo nome e non terrasanta). Ma se gli ebrei, che sono esigua minoranza nel mondo, guardano al dialogo tra le religioni, gli israeliani sono completamente disinteressati all’argomento e, come scrive il quotidiano Haaretz, pregano tanto in questi giorni, ma solo perché tutto fili liscio considerate anche le enormi spese per la sicurezza e l’accoglienza che hanno fatto storcere il naso praticamente a ogni cittadino. Per Amnon Ramon, esperto di relazioni tra lo Stato di Israele e la Santa Sede, anche i membri del governo non considerano il viaggio fondamentale. Come è noto il governo si è insediato da poco e, ad eccezione del ministro del Welfare, il laburista Yitzhak Herzog da sempre impegnato nel dialogo inter-religioso, gli altri ministri hanno in mente solo argomenti pratici. Ad esempio la sovranità dei luoghi santi del cristianesimo che il Vaticano rivendica e che rappresentano un rilevante problema economico.
Le maggiori domande che si fanno i media israeliani riguardano ciò che Benedetto XVI dirà sulla questione palestinese: tutti si aspettano belle parole sulla pace ma nessuno crede che potranno sortire un qualche risultato. Si sa, e lo sa anche lo staff vaticano che pure sceglie l’ambiguità, che i problemi dei cristiani palestinesi che aspettano con gioia la visita del papa, difficilmente potranno giovarsi dell’incontro, perché i loro problemi sono determinati da hamas non certo dagli israeliani. La visita invece potrebbe portare qualche beneficio ai cristiani israeliani che vivono in maniera pacifica con gli ebrei (che si dichiarano laici al 70%) ma che scontano un problema di mancata integrazione economica rispetto al resto della popolazione, arabi compresi.
Accennavamo prima alle aspettative degli ebrei della diaspora. Soffermiamoci per un attimo sugli ebrei italiani che vivono, compostamente, in un paese che solo sulla carta non ha una religione di Stato e dove è un prerequisito fondamentale che un politico si dichiari, prima che capace e onesto, cattolico. Pensate a cosa vuol dire per una piccola ma antichissima minoranza religiosa, una legislazione ispirata dalla Chiesa cattolica. Qualche sera fa ho partecipato ad un incontro, promosso dalla comunità ebraica romana, sul testamento biologico, argomento tabù nel parlamento italiano. Come si sa la gestione della fine della vita – o per chi crede il passaggio da questa vita ad un’altra – da un grande potere a chi riesce a convincere di saperla controllare. Riccardo Di Segni, medico presso l’ospedale san Giovanni e rabbino capo di Roma, ha spiegato un brano della Torah (Emòr) che prescrive che i sacerdoti non debbono avere rapporti con i cadaveri. Si pensi che gli ebrei erano appena usciti dall’Egitto dove tutta la religione e il sacerdozio erano basati sulla gestione della morte e dell’aldilà. La Torah, ha detto il rabbino, è religione di vita e non di speculazione sulla morte.
Il pensiero unico del cattolicesimo, oltre a privare gli italiani di una maggiore cultura e conoscenza degli altri mettendo uno scivolo a posizioni insopportabili sulla società multietnica, unito alla scarsa laicità del Paese, è un limite per tutti i cittadini – che siano credenti o no – e una fonte di sofferenza continua per chi confida nell’equità e nella giustizia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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