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17/9/09 – La prevalenza del cretino

venerdì, 17 luglio 2009

La mozione presentata dal Pd al Senato sulla moralità, inizia dichiarando che “la presente mozione non è diretta ad aprire un dibattito su tali temi specifici”. Prosegue affermando “chi governa deve essere credibile e assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”, ma affermando che “queste sfere devono rimanere distinte”. E allora perché mai devono essere coerenti? Conclude elencando un astruso decalogo di norme di comportamento cui dovrebbero attenersi i membri del governo al fine di “mantenere la credibilità che l’Italia ha recuperato a livello internazionale attraverso l’impegno che ha caratterizzato l’organizzazione del G8”. Un complimento rivolto proprio a quel Berlusconi che la mozione vorrebbe censurare. (da un editoriale non firmato del Riformista)

Il cretino è ormai la categoria prevalente nella politica. Come altro definire se non cretineria politica la mozione presentata al Senato dal Pd che mostra le spaccature interne di quel partito che, per riverire la campagna – più che rispettabile ma giornalistica – di Repubblica, ha dovuto presentare una mozione inquisitoria e bacchettona che dice e non dice. Tacendo, o intervenendo tiepidamente, sullo scudo fiscale e la revisione del sistema pensionistico . Accodandosi agli alti lai per la buona riuscita organizzativa del G8, anche se, va detto, solo quello di Genova ebbe un coordinamento infausto, non si ha memoria di vertici catastrofici preparati da altri paesi. Spiace che il Pd, le cui sorti non possono che riguardarci tutti, anche quelli di noi che mai nessuna fiducia hanno accordato al progetto di addizionare due vecchi partiti illiberali, non riesca a rendersi conto di aver toccato il fondo. La vulnerabilità che mostra davanti alle incursioni di un Grillo, i nervi (di Marino soprattutto) che saltano davanti al fatto che un loro dirigente forse è uno stupratore mentre c’è silenzio tombale sulla lievitazione delle iscrizioni napoletane, l’incoronazione ad icona di una dirigente locale di mezza età neanche fosse la nuova Rosa Luxemburg… beh, questo smarrimento sembra il frutto di miopia e cretinismo.
Non so che tipo di aggettivo si possa usare per la presa di posizione del sindaco di Roma sulla sentenza Gabbo. Come si sa il poliziotto che sparò al tifoso ultras della Lazio Gabriele Sandri ha avuto sei anni di reclusione. Poco? Così sostengono i familiari dello sfortunato giovane e gli ultras che hanno reagito attaccando una caserma dei carabinieri e una camionetta della polizia, reiterando le gesta compiute venti mesi fa quando misero a ferro e fuoco Roma. Un politico accorto si sarebbe dovuto muovere col felpato passo del gatto, e invece Alemanno ha rispolverato l’aggressività dei suoi anni giovanili (celtica al collo, ma senza pugno di ferro) e ha annunciato che parlerà con i ministri della Giustizia e dell’Interno per tentare di ripianare l’iniqua sentenza. Il sindacato di polizia è insorto, e la posizione presa dal sindaco sembrerebbe dare copertura a quegli ultras che più che giustizia si aspettavano, probabilmente, un segnale di immunità per le loro scorribande negli stadi. Passo d’ippopotamo quindi, niente gatto. Animale, ahimè, che porta male ai giornalisti-pecorelle rai che li chiamano in causa imprudentemente http://www.nessundio.net/blog/2009/07/16/2169/
E inchinandosi alla Chiesa coprono le manovre delle diverse fazioni Pd che si stanno contendendo poltrone, seggiole e strapuntini della terza rete della rai.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it