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Schifani contro Fini.

lunedì, 31 agosto 2009

30/08/09 – Commento di Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita.

Ieri, al “meeting” di Comunione e Liberazione di Rimini, il Presidente del Senato Renato Schifani ha bacchettato il suo collega di Partito e presidente della Camera, Gianfranco Fini, per essersi dichiarato a favore della modifica del disegno di legge sul testamento biologico approvato dal Senato.

Da “la Reppubblica” di oggi apprendiamo che l’autorevole Presidente del Senato ha affermato: “Sarebbe un errore condizionare i parlamentari attraverso interventi autorevoli di qualunque provenienza. Sul testamento biologico le soluzioni approvate in Parlamento andranno rispettate, perché frutto di un libero dibattito e di un libero voto espresso senza condizionamenti esterni di carattere etico”.

Premesso che è diritto, ed aggiungerei dovere, di un rappresentante del popolo, autorevole o meno, esprimere la sua opinione sulle questioni di fondo riguardanti l’intero Paese in modo da poter essere giudicato dagli elettori, chiedo all’ineffabile sen. Schifani: “Premesso che il Papa è certamente persona autorevole, i cui reiterati interventi esterni di carattere etico condizionano pesantemente i parlamentari, perché il Presidente del Senato non lo ha mai criticato?”. Inoltre: “Da quando in qua le soluzioni approvate da un solo ramo del Parlamento (il Senato) debbono essere rispettate? O forse Schifani ha già abolito il bicameralismo, su cui tanto si discute?”

Per quanto concerne la laicità, Schifani ha affernato solennemente: “Laicità, infatti, comporta assunzione di responsabilità dinanzi alle proprie coscienze, alle proprie sensibilità, alla propria cultura ed anche, per chi crede, alla propria fede.” No, caro Schifani, non è laicità impedire per legge ad altri, che non la pensano come noi, di disporre della propria vita quando per loro diventa sofferenza e morte. La legge umana non è identica alla legge divina (lasciamo stare  da quale “Dio” dettata e da quale uomo interpretata). Una legge sul testamento biologico per definirsi “laica” deve consentire a tutti, credenti, diversamente credenti e non credenti, di potersi assumere le proprie responsabilità, anche dinanzi alla propria fede, ma senza impedire agli altri di poter fare altrettanto. Sempre nel rispetto dello stesso principio, valido per tutti: “male non facere”.

Cordiali saluti.

Giampietro Sestini

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6/4/09 – Si scrive etica, si legge moralismo

lunedì, 6 aprile 2009

“Quand’anche sia provato che il genere umano abbia a lungo progredito e possa ancora progredire, nessuno può sostenere che non possa ora cominciare il suo regresso” Immanuel Kant, Il conflitto delle facoltà, 1798

Da un lato c’è l’astro nascente del Pd, la 38enne Debora Serracchiani, che ha esordito lodando la sua Udine che ha accolto Eluana, e ha proseguito dicendo che “la libertà di coscienza non deve essere il paravento dietro il quale nascondersi se non siamo uniti”. E dall’altro il presidente del Senato Renato Schifani, che approfitta di una missione istituzionale all’estero per difendere la libertà di coscienza che ha consentito, con la legge 40, di sancire l’inferiorità della donna sull’embrione.
E’ possibile che nel Parlamento la coscienza dei politici sia nera come quella che ha consentito la legge 40 o il ddl Calabrò, e che, in entrambi i casi ha visto la trasversalità. Per cui abbiamo il presidente della Camera Fini che plaude alle decisioni della Corte costituzionale che confermano ciò che da segretario di An aveva sostenuto votando al referendum, e Dario Franceschini reggente temporaneo del Pd, che al referendum preferì astenersi. Ma la vera novità del momento è il conflitto in corso tra le due cariche istituzionali che probabilmente capeggiano due correnti, o, come forse è più corretto dire, due diversi modi di intendere il centrodestra.
Il presidente del Senato difende la libertà di coscienza pur sapendo che è usata come un paravento politico per compiacere la Chiesa, mentre il presidente della Camera denuncia il rischio dello Stato etico che si corre quando la coscienza parlamentare cancella i diritti civili dei cittadini, religiosi o no, a favore delle gerarchie vaticane.
E’ auspicabile che in questa guerra tra istituzioni e in parlamento per vedere chi ha la coscienza più lunga, i politici non poggino altra zavorra sulle spalle dei cittadini che, religiosi e no, sono in grado di comprendere la differenza tra il bene e il male. Al contrario di quei ministri che ufficialmente si devono occupare di lavoro, questione che dovrebbe fargli tremare le vene dei polsi, ma aspirano alla ginecologia.

P.S. Mica sarebbe stato brutto se in questi giorni qualcuno avesse “minacciato” Karzai e il suo governo di ritirare le truppe dall’Afghanistan. Mica è giusto che i soldati devono difendere un governo reazionario che consente agli sciiti di torturare le proprie mogli. Non rischiamo, con l’eccesso di garbo che i G20 hanno voluto mantenere, di perdere la faccia davanti alla popolazione che teme il ritorno dei talebani?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it