30/08/09 – Commento di Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita.
Ieri, al “meeting” di Comunione e Liberazione di Rimini, il Presidente del Senato Renato Schifani ha bacchettato il suo collega di Partito e presidente della Camera, Gianfranco Fini, per essersi dichiarato a favore della modifica del disegno di legge sul testamento biologico approvato dal Senato.
Da “la Reppubblica” di oggi apprendiamo che l’autorevole Presidente del Senato ha affermato: “Sarebbe un errore condizionare i parlamentari attraverso interventi autorevoli di qualunque provenienza. Sul testamento biologico le soluzioni approvate in Parlamento andranno rispettate, perché frutto di un libero dibattito e di un libero voto espresso senza condizionamenti esterni di carattere etico”.
Premesso che è diritto, ed aggiungerei dovere, di un rappresentante del popolo, autorevole o meno, esprimere la sua opinione sulle questioni di fondo riguardanti l’intero Paese in modo da poter essere giudicato dagli elettori, chiedo all’ineffabile sen. Schifani: “Premesso che il Papa è certamente persona autorevole, i cui reiterati interventi esterni di carattere etico condizionano pesantemente i parlamentari, perché il Presidente del Senato non lo ha mai criticato?”. Inoltre: “Da quando in qua le soluzioni approvate da un solo ramo del Parlamento (il Senato) debbono essere rispettate? O forse Schifani ha già abolito il bicameralismo, su cui tanto si discute?”
Per quanto concerne la laicità, Schifani ha affernato solennemente: “Laicità, infatti, comporta assunzione di responsabilità dinanzi alle proprie coscienze, alle proprie sensibilità, alla propria cultura ed anche, per chi crede, alla propria fede.” No, caro Schifani, non è laicità impedire per legge ad altri, che non la pensano come noi, di disporre della propria vita quando per loro diventa sofferenza e morte. La legge umana non è identica alla legge divina (lasciamo stare da quale “Dio” dettata e da quale uomo interpretata). Una legge sul testamento biologico per definirsi “laica” deve consentire a tutti, credenti, diversamente credenti e non credenti, di potersi assumere le proprie responsabilità, anche dinanzi alla propria fede, ma senza impedire agli altri di poter fare altrettanto. Sempre nel rispetto dello stesso principio, valido per tutti: “male non facere”.
Cordiali saluti.
Giampietro Sestini
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