La cazoncina tutta lacrime e retorica, che sembrava soprattutto un inno a sostegno di un futuro partito monarchico-cattolico, è stata fischiata dal pubblico nonostante la presenza del principino alto, bello, biondo e con gli occhi azzurri. O magari è stata proprio la scadente performance canora del rampollo Savoia che scatenato i fischi ?
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Dio, Patria e Famiglia fischiati a Sanremo.
mercoledì, 17 febbraio 2010Avanti Savoia !
venerdì, 5 febbraio 2010Al grido di Dio, Patria, Famiglia pubblichiamo l’esilarante testo della canzone che l’ultimo regale rampollo savoiardo, Emanuele Filiberto, canterà a Sanremo accompagnato dal corazziere dalla real casa Pupo.
Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici, “Italia Amore Mio”
(Pupo) Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,
nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente.
(E. Filiberto) Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore
mio.
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
(E. Filiberto) Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia.
(Pupo) Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore
mio
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
(Pupo) Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale,
nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale.
(E. Filiberto) Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore
mio.
fonte:
http://www.angolotesti.it/S/testi_sanremo_52282/testo_canzone_pupo,_emanuele
_filiberto_e_luca_canonici_-_italia_amore_mio_978917.html
Sanremo, un festival malato terminale.
mercoledì, 18 febbraio 2009Per favore: Non scandalizziamoci
per la canzone di Povia (da adesso in poi leggasi pOVIA).
Mi si permetta di
iniziare esprimendo tutta la mia compassione per questo ragazzo di nome Luca:
Ma che vita faceva sto Luca? Luca si bucava, e Silvia non lo sapeva prima che
Carboni lo sputtanasse per radio. Luca organizzava pure strani festini a casa
sua e lo sapeva pure la Salemi che lo ha voluto dire a tutti dal palco di
Sanremo. Adesso sappiamo pure che suo padre era sempre assente, sua madre lo
opprimeva, che i suoi poi hanno divorziato, e perché no, rosso di sera bel
tempo di spera e sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. All’appello
manca solo lo zio pedofilo. Povero Luca, adesso si capisce perché sto ragazzo
si faceva le pere e tutte le sere organizzava festini a casa sua: Luca era
gay!!!
Ma adesso tutto è risolto. E’ bastata una pOVIA-pillola e Luca non è
più gay. Perché adesso Luca sta con lei. (Scusate, siamo certi che a questo
punto lei non sia più un lui? Forse lei era lesbica e allora avremmo due
piccioni con una fava. Se poi addirittura Lei era un uomo, ecco, lì si
complicherebbe di nuovo la storia. Chissà che non sia uno spunto per la
prossima canzone di pOVIA)
Comunque, pochi scandali per questa canzonetta. Da
sempre (anche a Sanremo) si canta di corna, tradimenti, falsità, stupri e droga
e chi più ne ha più ne metta. Ricordo che ero piccolissimo quando un gruppo
cantava “Sono un gran figlio di puttana”, e fece scandalo. Ma gli si diede il
valore che meritava. Non credo che quel brano sia passato agli annali della
musica italica. Molto prima, quando il direttore artistico della musica
italiana era l’ufficio censure, ci si scandalizzò (e si censurò) anche una
canzone di un indiscutibile paroliere del livello di Giorgio Calabrese che osò
parlare di “piedi nudi” in una canzone. E che schifo ! (ognuno esprima lo
schifo nella direzione che più lo aggrada, se per i piedi nudi o per la
censura).
Torniamo a pOVIA. Per questioni di fuso orario, sono stato sveglio
fino alle 4 del mattino per vedermelo in diretta. Pura curiosità per ‘sto testo
segretissimo. Io sono stato uno dei pochi che ha cercato di ignorare quanto più
possibile la polemica che è iniziata gia nel 2008.
La canzone è, e resterà,
una delle tante canzonette squallide della musica italiana. Come giustamente ha
detto Bonolis, la cui intelligenza mi permetto di dichiararla indiscutibile
senza appello, l’autore racconta una storia come mille altre (e che
scoperta).
E’ vero, caro Bonolis, ma la tua intelligenza non ti ha impedito
di trasformati in “paravento”: ecco perché il testo della canzone è stato
strategicamente tenuto nascosto fino all’ultimo momento. Domanda cretina:
perché difendere un testo che non si vuole rendere pubblico dicendo: “Aspettate
la canzone e capirete che non è offensiva?”.
Caspiterina, TUTTI gli altri
cantanti hanno pubblicato i loro testi; pOVIA no. Però ci giura che non è una
canzone offensiva. E allora non ci gonfiare i maroni e pubblica ‘sto testo,
no?
Di nuovo a Te, Bonolis. Ripeto che le canzoni DEVONO raccontare una
storia. Ci siamo mai chiesti perché? Affinché gli ascoltatori ci si
immedesimino per meglio catturare la loro attenzione al pezzo. Quante canzoni
sembrano scritte per noi? Quante riflettono i nostri problemi? Le canzoni sono
da sempre un veicolo di messaggi. Quello che infatti si deve valutare, a mio
avviso, è la qualità di questo messaggio e tutti gli aspetti positivi (o
negativi) del diffonderlo “urbi et orbi”.
Di gay si è gia parlato tante altre
volte nelle canzoni. Anche a Sanremo. Come non ricordare la tristissima canzone
della Tatangelo? Questo per dire che io non critico solo la canzone di pOVIA
perché Luca è guarito ma sia pOVIA che Tatangelo dipingono una idea triste di
omosessuale che va contro la mia idea di omosessualità. Anche nel testo della
Tatangelo si parlava usando gli stessi luoghi comuni che, come ricordato dallo
stesso Benigni, hanno spedito omosessuali in carcere e anche nei forni
crematori. Un po di rispetto in più non guasterebbe.
Non a caso, canzoni come
Pierre dei Pooh, per esempio, parlavano invece di rispetto per la condizione di
questo compagno di scuola che “adesso deve restare così com’è”. Una splendida
canzone di Aznavour parla invece della vita non certo facile di un travestito
che si prostituisce la notte pur rimanendo una persona con valori e principi
sanissimi. Era la storia di un “uomo o come gli dicono” (nella versione
italiana: “un uomo o quel che si dice”). Vogliamo non parlare dello stupro
cantato a Sanremo da Luca Barbarossa? Ma, a differenza di pOVIA, il messaggio
veicolato da queste canzoni ha una valenza positiva molto differente da quella
che fa credere che di Gayismo si possa GUARIRE. Canzoni come quelle citate sono
un mattone in più nel processo di democratizzazione della nostra società (o nel
processo di secolarizzazione – Secondo una scuola di pensiero, LA MIA, i due
termini sono sinonimi interscambiabili)
Se Bonolis avesse ragione nel dire che
ogni storia di vita si possa cantare, a questo punto potremmo anche cantare la
felicità di una giornata di lavoro di un Ufficiale delle SS che va in ufficio a
fare pulizia etnica. Oppure chissà cosa fosse successo se la canzone “Generale
Kamikaze- Stefano Picchi – Sanremo 2004) invece che terminare con la rinuncia
dell’aspirante suicida fosse finita con l’elogio del martirio. Sono “storie”
pure queste.
Ma il messaggio veicolato andrebbe contro la moralità che ci porta
(o che ci dovrebbe portare) a condannare quegli atti che vanno contro quel
lento e difficile processo di civilizzazione che, pur con diverse trame, si
basa sul medesimo ordito del rispetto reciproco delle libertà individuali,
site nel buon senso comune e sancite anche nei principi di atti normativi più
grandi e importanti di noi tutti, perché figli di un processo sociologico
positivo che ha visto coinvolti Stati interi per la loro stesura.
Però non
posso chiudere senza una critica vera. Di pOVIA ho detto che preferisco
ignorarlo e spero che incontri l’insuccesso che questa canzone merita. Allo
stesso tempo gli auguro canzoni di altro spessore e di maggiore successo. Di
Bonolis ho detto che è una persona intelligente ma piegato alle esigenze
proprie di un Direttore Artistico chiamato a portare audience ad un malato
terminale quale è ormai il festival di Sanremo.
Una critica seria, diretta e
cattivissima la faccio invece all’ignoranza che ieri sera era seduta in platea
al Teatro Ariston. A quelle persone che spellandosi i polpastrelli hanno
applaudito alle parole di Benigni che esaltava l’amore in tutte le sue
declinazioni ed esprimeva il suo sdegno per le reazioni troppo spesso crudeli
nei confronti di due persone che semplicemente si amano a prescindere dal loro
sesso e che fanno parte del “disegno di Dio” – per chi, evidentemente come
Benigni, crede in Dio.
L’accusa di ignoranza è rivolta a quelle stesse persone
che hanno anche dedicato una standing ovation alla lettera di Oscar Wild,
arrestato per sodomia a causa del suo amore proibito, con la quale si augurava,
ironia della sorte, di fuggire con il suo compagno proprio in Italia dove
avrebbero potuto vivere di pace, amore e poesia.
Quelle stesse persone hanno
poi fischiato il presidente dell’Arci Gay Grillini e votato positivamente la
canzone di pOVIA. Per carità, chiariamo subito che non si tratta di lesa
maestà: io ho una opinione (personalissima) di Grillini che non lo vede
certamente in cima alla classifica delle persone che più rispetto per le loro
idee. Anzi, questa credo che sia l’unica volta che lo difendo. Quei fischi mi
hanno dato la conferma che quel pubblico non ha ascoltato le parole di Benigni,
non ha capito che Oscar Wild scriveva da un carcere perché arrestato per
sodomia, non ha ascoltato le parole di una canzone che pretende di “guarire”
Luca da una presunta malattia e non vedeva l’ora di lapidare (per fortuna solo
con i fischi) il frocio di turno.
Il politically correct ci porta ormai a
ripetere a memoria che “Gay è bello, che gay è normale” ma, sotto sotto, molti
ancora pensano che “Frocio sia molto meglio”. Un Gay non si può insultare, un
frocio si.
Concludo con un auspicio: abbiamo visto che di omosessualità si
muore ma che da oggi si potrebbe guarire e che si può addirittura vantarsene
cantandolo in una canzone. Sulla stessa scia logica mi chiedo come mai nessuno
abbia ancora scritto una canzone dal titolo “Luca era cretino”. Oppure devo
pensare che è più facile che un “gay vada con lei”, piuttosto che un cretino
muoia intelligente?
D.C.
