Un odioso reato diventerebbe un legittima opzione delle pubbliche autorità se si desse retta al ministro Fazio e a tutti i cristinisti mobilitati contro le donne che, scegliendo la pillola RU 486, non intendono farsi recludere obbligatoriamente in ospedale per tre giorni. Intanto è stata somministrata a Bari la prima pillola abortiva legale in Italia
Da La Stampa LEGGI
Mentre il ministro Fazio avverte che la somministrazione senza ricovero obbligatorio è reato, la prima paziente sceglie di firmare la liberatoria e uscire.
Flavia Amabile
La Ru486 è arrivata. Ieri a Bari è stata somministrata per la prima volta al di fuori delle sperimentazioni su una paziente e le strutture di tutt’Italia si stanno organizzando per poterla fornire alle donne che ne faranno richiesta. Il ministro Ferruccio Fazio ha avvisato le Regioni che chi non si atterrà all’obbligo di ricovero commetterà «reato». Ma la giovane barese è uscita poche ore dopo la somministrazione, e la polemica sulle modalità è lontana dall’essere chiusa.
Nel frattempo al ministero della Salute si è insediato un tavolo che si appresta a stilare delle linee guida. Come ha spiegato il ministro Fazio «daranno indicazioni alle Regioni non già sul ricovero, sul quale il Consiglio superiore di sanità si è espresso in modo chiaro, ma sulla necessaria informazione da dare alle pazienti, in modo che questo possa essere garantito». La commissione lavorerà in tempi rapidi, ha garantito. «Il Css – ha ribadito il ministro – ha espresso un parere molto chiaro, indicando che il procedimento abortivo inizia con il distacco del prodotto del concepimento, quindi potenzialmente dall’assunzione della prima pillola. Da qui l’obbligatorietà del ricovero, per la necessità di rispettare la legge 194».
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