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18/12/11 – Le parole per dirlo

sabato, 17 dicembre 2011

“Bisogna sapere che nel Paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra, l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e, la mattina dopo, di levata, tornando nel campo che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro quanti chicchi di grano può avere una bella spiga” (C.Collodi,Le avventure di Pinocchio, cap. 18)

Le vittime del raid punitivo in un campo nomadi torinese e l’omicidio di due senegalesi in un mercato di Firenze, meriterebbero almeno le parole giuste. La cronaca italiana di questi anni è prodiga di episodi più o meno gravi che recano un indubbio stigma razzista. La adolescente torinese che si è inventato uno stupro da parte di uno zingaro è intrisa di pregiudizi, i torinesi che hanno partecipato al pogrom hanno agito al posto di istituzioni che ritengono inefficaci, l’omicida dei senegalesi ha agito spinto dalle sue convinzioni nenonaziste e negazioniste. Sono episodi gravi, ancora più pericolosi in un periodo di dura crisi che nutre rancori, invidie, tabù. La timidezza nel denunciare a piena gola il razzismo montante, è una forma di complicità.
Non è un segno d’amore negare che il nostro Paese ha coperto e approvato secoli di antigiudaismo cattolico, ha praticato un colonialismo feroce e predatorio, e, negli ultimi decenni, ha emanato leggi e circolari discriminatorie e meschine nei confronti dei migranti.
Nessuno di noi ama sentirsi dire che è razzista, ma se ci facessimo un breve e sincero esame, ci renderemmo conto di quante preclusioni abbiamo. Soprattutto nei confronti degli zingari rom nomadi sinti, anche se è caricaturale sforzarsi di usare la definizione giusta quando da destra a sinistra si pensa che siano un popolo di ladri. Nei loro confronti è viva una forma di razzismo etnico: è ovvio che ci sono zingari onestissimi, ma a nessuno frega niente, i rom sono un problema sociale che va estirpato, non meritano né un futuro né hanno diritto a poter sperare in una vita alternativa per sé e i loro figli. I nazisti sterminarono gli zingari e gli ebrei insieme, perché razze inferiori neanche buone per la sudditanza ma solo per la morte. Della Shoah gli ebrei hanno – con fatica – testimoniato, del Porrajmos manca pure la memoria. Quelli tra di loro che ce l’hanno fatta, i Togni gli Orfei, cercano di farlo dimenticare che appartengono a quell’etnia lì.
Non ci porta nelle strade il fuoco che viene usato per mandarli via: per loro mai una parola, neanche da quei leader di partito che non perdono una piazza. Anche la Chiesa cattolica, che ha la superbia di affermare che protegge gli ultimi, sulle etnie non scherza, e ripete, per silenzi reticenze e tardive prese di posizione, le pagine più schifose della sua storia: antisemitismo, pedofilia, complicità con le dittature, furto. I media di regime, come sempre volenterosi carnefici, non risparmiano caratteri cubitali: nel maggio del 2008 raccontavano che nel quartiere di Ponticelli a Napoli gli zingari volevano rubarsi una bambina. Niente vero, ma un manipolo di giustizieri picchiò un romeno che neanche conosceva quel campo nomadi che venne smantellato dalla furia delle brave persone. Così come tanta enfasi venne riservata a due rom accusati immotivatamente di un brutto stupro ai danni di una coppietta romana; così appetibile il fatto che, nonostante il veloce rilascio, ai due non si diede pace continuando il massacro nei laidi programmi televisivi. O i due arrestati a Catania per un inesistente rapimento, scarcerati dopo 4 mesi senza neanche le scuse dei media che ci avevano campato sopra.
Ma non solo. La scorsa estate a Roma un membro della comunità ebraica venne assassinato mentre rientrava a casa e l’omicidio velocemente attribuito a un giro d’usura. Le indagini presero un’altra strada e i giornalisti dovettero scusarsi per il riflesso condizionato dovuto ad antichi stereotipi sul commerciante ebreo. E l’assassinato non era neanche un commerciante. O anche una interlocutrice infantile e grossolana che credendo che sei ebrea vuole da te conto dell’omicidio di Arrigoni (crudelmente ucciso per un regolamento di conti fra organizzazioni palestinesi). Che fare? Le sbarri le porte di casa tua, ma il razzismo di cui è imbevuta continua a suppurare con lei.
E cosa è se non razzismo, la faccia feroce ostentata ai giovani nordafricani che sbarcavano in massa lo scorso marzo? Eppure l’Italia avrebbe potuto esibire un volto gentile a quei giovani disperati, esaminare le posizioni di ognuno, accogliere gli aventi diritto e rimpatriare gli altri, mostrando un paese accogliente ma rispettoso delle leggi, mentre si è preferito gridare al feroce Saladino.
E’ meglio abbandonare il mito di italiani brava gente. E l’unica strada è riconoscere quanto percorrere caparbiamente strade sbagliate ci porti nel baratro. Pubblico e privato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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E’ morto Vittorio (Wicky) Hassan stroncato da un brutto tumore. Aveva 57 anni ed era un amico. Era molto conosciuto a Roma, soprattutto per il suo lavoro. Era il titolare del marchio di abbigliamento Sixty e Murphy e Nye. Nel 1983 il suo negozio Energie di via del Corso stupì i passanti con le vetrine realizzate da Andrea Pazienza. Wicky era un ebreo osservante, omosessuale, legato da anni a Stefano col quale aveva adottato 3 bambini. Il dolore per la sua perdita è mitigato dal ricordo di una persona appassionata alla libertà.

23/9/10 – giallosvezia

giovedì, 23 settembre 2010

Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)
Alla visione repubblicana della Francia che non fa distinzione fra le origini dei suoi cittadini – visione condivisa da tutte le sfumature dell’arco costituzionale repubblicano, dai comunisti ai gollisti – si sostituisce oggi un’idea antica e pericolosa, fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica (Laurent Joffrin, direttore di Libération)
Si sa che gli zingari sono ladri. Al mio paese quando arrivavano si chiudevano porte e finestre ma li trattavamo bene. Bossi, invece che occuparsi degli zingari dovrebbe occuparsi di altri ladri (Pier Luigi Bersani che si crede – sbagliando – meglio di Bossi)

Se esiste un posto al mondo dove il multiculturalismo avrebbe dovuto prosperare, è la Svezia. Paese libero dal flagello di Dio, culturalmente omogeneo, orgoglioso della libertà dai principi indiscutibili del pregiudizio, antinazionalista, rispettoso delle minoranze, delle donne, magnanimi con gli immigrati, biondissimi. Il folkhemmet, cioè la casa di tutto il popolo, è(era) il modello socialdemocratico su cui la Svezia si è retta per anni proponendosi come un faro per il suo welfare state, si è spento con il fragoroso 5% (20 seggi su 349) dei Democratici di Jimmi Akesson, formazione di destra antimmigrazione che rivendica la Svezia agli svedesi.
Solo dieci anni fa nessuno in Svezia avrebbe ipotizzato che Lars Vilks, vignettista autore di caricature su Maometto, avrebbe dovuto utilizzare la scorta perché minacciato di morte. A Malmo, la città dove il rom Ibrahimovic (oggi al Milan) ha studiato e si è appassionato al calcio, nel mese di marzo la comunità islamica con il sostegno di intellettuali svedesi (tra cui il giallista Mankell citato sotto il titolo di questo post) voleva impedire la partecipazione della squadra israeliana impegnata nella Coppa Davis. Per la sicurezza dei tennisti e degli spettatori Svezia e Israele hanno giocato a porte chiuse nel Baltic Hall di Malmo (per la cronaca ha vinto la Svezia).
Nelle case svedesi dalla grandi vetrate arredate con i mobili Ikea , si sono verificati parecchi delitti d’onore, in quel Paese sconosciuti (a differenza dell’Italia che abolì il delitto d’onore solo nell’81, quando il marito o padre offeso era punito con un massimo di sette anni). Gustave Blix, rappresentate del partito Moderato di Fredrik Reinfeldt oggi al governo e che ha avuto la maggioranza dei voti (172 seggi su 349), si dice preoccupato dello sviluppo di politiche anti immigrazione in Europa. Ed è sicuro che i Democratici rappresentano una minoranza esigua della società svedese che ha intercettato voti di scontenti che sarà possibile recuperare, perché la visione sull’economia e sul welfare esteso a tutti è comune anche nella nuova formazione. Pure l’attuale ministro per l’Integrazione, Nyanko Sabuni, figlia di congolesi musulmani, nemica del fondamentalismo, firmataria di una legge che vieta il velo alle studentesse, si dice certa che questa è solo una fase e che la società svedese ha gli anticorpi per contrastare la xenofobia.
Intanto alla tre giorni Millenium organizzata dall’Onu, si parla di aiuti ai pvs e dimezzamento della povertà. Il presidente francese, spalleggiato da Zapatero, ha fatto una proposta che secondo molti puzzi di capriola dopo il casino fatto con i rom. Monsieur le président infatti è stato per un semestre alla guida della Ue, e quella sarebbe stata la giusta sede per chiedere l’introduzione della Tobin tax. L’imposta trae il nome dal premio Nobel dell’Economia James Tobin che nel 1972 decise di codificare una intuizione del grande economista John Maynard Keynes.
Tobin propose di introdurre una tassa su tutte le transazioni finanziarie con un’aliquota molto bassa, lo 0,1%, con lo scopo di contrastare la speculazione finanziaria liberando così risorse da destinare a favore dei Paesi più poveri (e anche per l’integrazione degli zingari considerati la feccia dell’umanità) . Oggi, anche se applicata al solo mercato valutario, garantirebbe 1200 miliardi di $ all’anno. E’ probabile che la proposta di Sarkozy cadrà nel vuoto soprattutto per la contrarietà dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina), una sorta di direttorio delle economie in via di espansione.
Mentre leggiamo con un po’ di turbamento che il governatore della Regione Veneto Luca Zaia ha scritto una irata lettera al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri per chiedergli di licenziare il poliziotto bergamasco della serie “Distretto di polizia” perché è un tontolone che fa sfigurare i padani, passano in rai gli spot di “Le ragazze dello swing” . E’ probabile che la rai troverà il modo di infilare santini e madonne anche in questa fiction, ma la storia del trio Lescano, cioè le tre sorelle Leschan, figlie di un circense ungherese e di una ebrea olandese, sulla carta è interessante. Diventate popolarissime grazie allo swing, una specie di jazz autarchico, ottengono dopo l’introduzione delle leggi razziali (1938) uno status speciale che consente loro di continuare a cantare. Maramao perché sei morto, Pippo non lo sa (quando passa ride tutta la città sembrava però fare il verso al gerarca Achille Starace), Tulli Tulli Tulipan hanno varcato gli anni e la guerra. Nel novembre del 1943 vennero arrestate a Genova e tradotte a Marassi. Uscite raggiunsero fortunosamente la madre nascosta nel Canavese. Le sorelle Bandiera ieri e oggi le Marinetti si sono ispirate ad Alessandra, Giuditta e Caterinetta Lescano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Via libera del Vaticano alle espulsioni dei rom ?

giovedì, 2 settembre 2010

Le dimissioni del vescovo responsabile della SS Vaticana per la pastorale dei migranti, motivata dal personale interesse a usufruire di alcune facilitazioni pensionistiche, fa nascere un interrogativo inquietante. Vuoi vedere che è stato spinto a levarsi di torno dalle pressioni di Francia e Italia, i due paesi che più di tutti stanno cercando di mettere un argine agli arrivi di immigrati problematici ? Nei canali segreti e misteriosi delle diplomazie non escludiamo che i cattolicissimi governi cugini tanto attenti agli interessi e ai privilegi della SS Vaticana abbiano chiesto un segno tangibile di riconoscenza. E far dimettere un pericoloso vescovo tanto critico nei confronti delle rispettive politiche sulle migrazioni potrebbe essere un segnale importante di via libera al proseguimento delle stesse. A pensar male, diceva Andreotti, si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E intanto, come leggiamo sul Messaggero di oggi i rom espulsi da Parigi, dopo una breve sosta, un caffè e uno spuntino in Romania, stanno già arrivando a Roma.

Fonte della notizia sulle dimissioni di mons. Marchetto dal Corriere della Sera LEGGI

27 /8/10 – Zingari

venerdì, 27 agosto 2010

Funzionario di prefettura nella Parigi dell’Ottocento, Alphonse Bertillon rivoluzionò le tecniche della criminologia grazie al “bertillonnage”, un sistema integrato di misurazione antropometriche, schedature fotografiche, impronte. Iniziò a sperimentare i nuovi sistemi con i vagabondi per garantirgli di non essere confusi con i criminali. Nel 1912 una legge speciale sui nomadi impose a ciascuno di loro un tesserino antropometrico. Parigi sperimentò un’ondata di razzismo antirom violentissima.
In un momento come questo il politicamente corretto non paga. Servono scelte coraggiose, come quelle che sta facendo Berlusconi (ministro dell’Istruzione Gelmini intervistata dal Corriere della Sera)

In Europa spirano venti xenofobi e razzisti. Le politiche di sicurezza prendono il sopravvento, come se mostrare gli incisivi fosse una espressione di buon governo. Sarkozy smantellando i campi degli zingari (espulsi 8mila nomadi dall’inizio dell’anno) otterrà poco, perché già da destra e da sinistra si sono levate voci disgustate per l’arroganza di un presidente in calo di consensi. La stampa francese, meno asservita al padrone della nostra, accusa il presidente di voler distrarre l’opinione pubblica dal fallimento delle sue politiche economiche e sociali. Non è casuale che in Italia le mosse francesi siano piaciute ai ministri Maroni e Gelmini, ai sindaci Moratti e Tosi. Anzi, di più: Maroni vuole estendere l’esclusione non solo agli zingari, ma anche ai comunitari. Tosi e Moratti trovano un eccesso di bontà i 300 € consegnati a ogni zingaro adulto che toglie il disturbo. Il papa, cioè la persona che più conta in Italia, ha pronunciato parole generiche, le stesse che ogni volta dice sulle guerre in corso e sulle catastrofi ambientali. Qualche prete si appella all’Europa, dimenticando però che l’Ue ci chiede di equipararci anche sui temi dei diritti civili. Il Pd , che sempre più è solo motivo di imbarazzo per quelli che lo hanno votato, sugli zingari non ha speso neanche una parola. Neanche gli organizzatori di appelli in servizio permanente hanno pensato di chiedere una firma . E’ evidente che questo silenzio è la volenterosa condanna di una intera etnia nel cuore dell’Europa. E neanche sorprende.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Di seguito un breve articolo di Donatella Di Cesare da Pagine ebraiche

Nomadi. Il diritto di avere diritti.

“Noi profughi” è il titolo di un breve saggio pubblicato da Hannah Arendt nel 1943. La descrizione dei profughi ebrei, che erano riusciti a varcare le frontiere dell’Europa di Hitler, prefigura le pagine che in Origini del totalitarismo vengono dedicate alla vicenda degli apolidi, ai senza-stato, alle non-persone. Arendt affronta la complessa questione della “cittadinanza”. L’umanità si è organizzata in stati-nazione. Ma che ne è di chi si trova tra un confine nazionale e l’altro? Di chi è senza patria, senza stato , o senza nazione?
Come gli zingari: “nomadi” perché trasversali? Diventa “irregolare” o almeno “indesiderato” – si potrebbe rispondere in termini ormai usuali. Nel sistema degli stati-nazione, chi non ha stato, chi non ha una appartenenza nazionale, perde automaticamente i diritti umani, finisce , nel mondo globalizzato, per trovarsi fuori dall’umanità. Perché ha diritto ad essere umano solo chi è cittadino . “Ci siamo accorti – avverte Arendt – che esiste un diritto ad avere diritti”. Ma questo “diritto ad avere diritti” – questione politica e filosofica che resta aperta – non può essere garantito e non viene infatti garantito. Oggi più che mai. Il diritto si arresta di fronte allo straniero che è una non-persona.
Il cosiddetto rimpatrio degli zingari in Francia, promulgato da Sarkozy e minacciato anche in Italia, fa vergogna all’Europa. Mentre i turisti vanno e vengono liberi di circolare, i rom e i sinti vengono sottoposti a una espulsione poliziesca coatta spacciata come scelta volontaria. Per “fare ritorno” in Romania che, come si sa, non è la loro patria: Nessuno li vuole. Ma non si tratta solo di denunciare il trattamento subito da persone che a tutti gli effetti vengono considerate “indesiderate”. Si tratta di un regresso pericoloso a una concezione premoderna della cittadinanza basata sui diritti diseguali.
Donatella Di Cesare