… gerarca territoriale della SS Vaticana.
Dopo l’approvazione in Consiglio Comunale di una delibera che consentiva ai cittadini di registrare le proprie volontà arriva il veto del vescovo-gerarca e il provvedimento viene annullato.
Segnalazione di Giorgio Grossi, socio di LiberaUscita http://www.liberauscita.it/online/
E VICENZA DICE NO AL REGISTRO…DOPO IL VETO DEL VESCOVO
Accogliendo una petizione popolare sottoscritta da 600 elettori, in data 28 settembre 2009 il Consiglio comunale di Vicenza aveva approvato con una maggioranza “risicata” una mozione per l’istituzione del registro per i testamenti biologici. Il “cattolicissimo” sindaco Achille Variati era uscito dall’aula per non partecipare alla votazione, pur «promettendo, come sindaco di tutti, il dovere di proseguire un tracciato votato dalla maggioranza per verificarne la praticabilità». Di qui l’idea di una commissione speciale, composta da demografi, avvocati e tecnici comunali, per approfondire il grado di “fattibilità” dell’iniziativa. Ora arriva il responso. Ed è negativo, come è stato comunicato l’8 giugno dal direttore generale del Comune Simone Vetrano alla conferenza dei capigruppo. Il primo no, quello decisivo, si dà per «riserva costituzionale in materia sanitaria», e si spiega che «anche in presenza di vuoti legislativi, non è facoltà degli enti locali esprimersi in merito, altrimenti si assisterebbe alla nascita di diversi casi tutti differenti a seconda dei singoli orientamenti».
La riunione del Consiglio comunale è stata vivace, ma si è arrivati sostanzialmente ad una scelta decisiva. «Cosa succederà adesso? L’intenzione comune è quella di congelare la discussione sul tema, almeno fino a luglio, in attesa di qualche novità in ambito legislativo a livello nazionale – spiega Federico Formisano (capogruppo Pd), sintetizzando l’esito della conferenza dei capigruppo -. Visto gli impedimenti, qui ci sarebbe il rischio di aprire un registro prettamente certificativo e non di reale utilizzo. Aspettiamo che venga discusso in parlamento, dunque. Mantenendo tuttavia l’impegno di affrontare di nuovo la questione prima della pausa estiva».
La vicenda aveva scatenato il dibattito in città. Si erano espressi medici, religiosi, politici. Non solo: nei mesi scorsi non era mancato un intervento critico dello stesso vescovo Cesare Nosiglia che «amareggiato » aveva definito la stessa mozione «una moneta fuori corso».
Commento. Siamo alla commedia, anzi alla farsa. La “Commissione speciale” incaricata dal sindaco di Vicenza di approfondire il “grado di fattibilità” del registro per i testamenti biologici ha dichiarato che “non è facoltà degli enti locali esprimersi in merito”. In altre parole, non rientrerebbe nella facoltà degli enti locali autenticare la sottoscrizione di un cittadino in calce ad una sua dichiarazione, di cui soltanto lui si assume la responsabilità. Secondo la “Commissione speciale” di Vicenza i milioni di autodichiarazioni di atto notorio che i Comuni italiani autenticano ogni anno sarebbero dunque contro legge. E tutti gli altri Comuni (un centinaio ad oggi) che hanno istituito il registro, ovviamente dopo i doverosi approfondimenti giuridici, sociologici e organizzativi? Che dire poi dei notai, i quali autenticano regolarmente dichiarazioni analoghe a quelle depositate nei registri? Sbaglia anche il capogruppo del PD, quando attribuisce al registro il valore di un “reale utilizzo”, che ovviamente non può essere contrario alla legge, anziché quello proprio di “certificazione”. Il capogruppo Formisano dovrebbe sapere che la legge in discussione in Parlamento non può vietare i registri comunali, perchè non può andare contro la Costituzione.
La verità è un’altra. La Chiesa ha compreso il vero significato dei registri: quello di dimostrare pubblicamente la volontà dei cittadini rispetto ai trattamenti sanitari e parasanitari che intendono o meno accettare nel caso divengano incapaci di intendere e di volere. Per questo il vescovo Nosiglia è intervenuto – come sempre fa la Chiesa immischiandosi nelle misure legislative e amministrative dello Stato – definendo i registri una “moneta fuori corso”. Si è dimenticato, volutamente, di aggiungere: “secondo la legge di Dio, come interpretata dalla gerarchia cattolica”. Ma la Chiesa può contare su oltre 27.000 parrocchie in un paese (l’Italia) dove l’esito delle elezioni politiche può dipendere da 24.000 voti, per cui avviene – purtroppo – che ambedue i contrapposti schieramenti politici si adeguano ai suoi “comandamenti”
Giorgio Grossi
