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Lo scandalo della pedofilia pretesca è colpa (o merito ?) del diavolo.

giovedì, 25 novembre 2010

Lo scopriamo grazie a Tiziana Ficacci che fra le tante amenità di “Luce del Mondo” ha pescato alcune perle. In particolare, per quanto riguarda l’intervento personale del diavolo nel far scoppiare lo scandalo, non si capisce bene se Ratzinger lo ritenga una frutto di perfidia satanica oppure un intervento provvidenziale. Cosa che proveniendo dall’antagonista principale della “divina provvidenza” renderebbe quell’intervento teologicamente molto contorto. Ma certe contorsioni possono essere agevolmente risolte ricorrendo al “mistero” della divina provvidenza che operando al di fuori della comprensione umana può far nascere dal male (la pedofilia pretesca) un bene (il pentimento e la purificazione), anche servendosi dell’opera del diavolo. Impagabile Ratzinger !

Luce del mondo

Con il modesto titolo di Luce del mondo è uscito il libro intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald, già redattore di Spiegel Stern e della Suddeutsche Zeitung. Sewald aveva pubblicato con Ratzinger Il sale della terra nel 1996 e Dio e il mondo nel 2000. Il volume è edito dalla Libreria Editrice Vaticana diretta da don Giuseppe Costa.

Di seguito alcuni passaggi dal libro.

Pedofilia

Seewald – Quanto è grande questa crisi?

B16 – Si, è una crisi grande, bisogna dirlo. E’ stato sconvolgente per tutti noi. All’improvviso tutta quella  sporcizia. E’ stato quasi come se il creatore di un vulcano avesse improvvisamente eruttato una grossa nube che insudiciava e rabbuiava tutto, cosicché soprattutto il sacerdozio improvvisamente appariva come un luogo della vergogna ed ogni sacerdote era sospettato di essere “uno di quelli”.

S – Ha mai pensato di dimettersi?

B16 – Quando il pericolo è grande non si può scappare. Ecco perché questo non è il momento di dimettersi. E’ proprio in momenti come questi che bisogna resistere e superre la situazione difficile. Questo è il mio pensiero. Ci si può dimettere in un momento di serenità, ma non si può scappare proprio nel momento del pericolo e dire “se ne occupi un altro”.

Dimissioni

S – Quindi è immaginabile una situazione nella quale Lei ritenga opportuno che il papa si dimetta?

B16 – Si. Quando un papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto ed in alcuni casi anche il dovere di dimettersi.

S – Da un punto di vista biblico, la notizia di questi scandali non è forse da intendere come segno?

B16 – E’ immaginabile che il diavolo non riuscisse a sopportare l’Anno Sacerdotale e allora ci ha scaraventato in faccia il sudiciume. Ha voluto mostrare al mondo quanta sporcizia c’è anche tra i sacerdoti.

Laicismo e Omosessualità

S – L’ex presidente del Senato italiano (Marcello Pera) parla di “una grande lotta ingaggiata dal laicismo contro il clericalismo”

B16 – Si sta diffondendo una intolleranza di tipo nuovo, è evidente. Esistono modi di pensare ben rodati che devono essere imposti a tutti . E che vengono promossi in nome della cosiddetta tolleranza negativa. Quando ad esempio, in nome della non discriminazione si vuole costringere la chiesa cattolica a cambiare la propria posizione riguardo all’omosessualità o all’ordinazione sacerdotale delle donne, questo significa che non le è più consentito di vivere la propria identità, ergendo invece una astratta religione negativa a tirannico criterio ultimo, al quale tutti devono piegarsi.

S – Non è un mistero che vi sono omosessuali anche tra sacerdoti e monaci

B16 – L’omosessualità non è conciliabile con il ministero sacerdotale; perché altrimenti anche il celibato come rinuncia non ha alcun senso.

Vatican fashion

S – Ha destato scalpore la scelta del camauro

B16 – L’ho indossato una sola volta. Avevo semplicemente molto freddo e la testa è per me un punto molto sensibile. E mi sono detto: visto che c’è, mettiamo questo camauro. Da allora non l’ho più indossato perché non nascessero altre superflue interpretazioni.

Ratzinger costringe a scusarsi…

mercoledì, 30 giugno 2010

… l’unico cardinale che aveva tentato di frenare gli abusi dei preti.
Comportamento schizofrenico del papa che da una parte dice di denunciare gli abusi e dall’altra punisce chi lo fa.

MERA RETORICA DI STATO

L’idolatria della Chiesa

Costretto a fare pubblica ammenda il cardinale Schönborn, che aveva accusato Sodano di aver coperto un caso di pedofilia
Il Papa ripete che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal suo interno, ma ha umiliato pubblicamente il cardinale in prima linea nella denuncia degli abusi
30 giugno 2010 | Mondo

Il cardinale austriaco Schönborn, che un mese e mezzo fa aveva accusato pubblicamente il cardinale Sodano di aver coperto uno dei casi più gravi di pedofilia nella Chiesa Cattolica, è stato convocato ieri in Vaticano e costretto a pubbliche scuse. “Umiliato”, scrivono i giornali di tutto il mondo.

L’origine dei fatti risale allo scorso 9 maggio. Cristoph Schönborn sostenne che negli anni Novanta Joseph Ratzinger (allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, suo vecchio amico) fosse intenzionato a fare chiarezza sul caso di Hans Hermann Groër – predecessore di Schönborn come arcivescovo di Vienna, morto nel 2003 e responsabile di un numero imprecisato di violenze sessuali – e “usare una linea di tolleranza zero”. La volontà e l’influenza di Angelo Sodano nella Curia romana avrebbero finito però per metterlo in minoranza: secondo Schönborn, l’allora segretario di Stato avrebbe deciso di coprire gli abusi e insabbiare le inchieste, per evitare effetti negativi sull’immagine della Chiesa. La portata delle accuse di Schönborn era stata gigantesca: era la prima volta che un cardinale accusava pubblicamente un altro cardinale e i giornali parlarono di “atto senza precedenti”.

A seguito di quelle frasi Joseph Ratzinger ha convocato Schönborn a Roma e lo ha costretto a fare pubblica ammenda al termine di un incontro con l’attuale segretario di stato Tarcisio Bertone e lo stesso Angelo Sodano. Il comunicato con cui il Vaticano ha annunciato l’incontro dà l’idea della situazione, facendo riferimento ai “giudizi equivoci” di Schönborn nei confronti dell’allora segretario di stato Sodano e del “compianto” cardinale Hans Hermann Groër. Dice altre due cose importanti, il comunicato. La prima è che “nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al Papa”. La seconda è che Schönborn – che aveva anche fatto aperture verso le coppie gay e l’abolizione del celibato sacerdotale – farebbe bene a tenere per sé le sue divagazioni dottrinali.

A Schönborn non è rimasto che abbozzare e dirsi “dispiaciuto”, ma l’umiliazione rimane: secondo il New York Times sarebbe stata pretesa dallo stesso Sodano. E in molti hanno osservato una nuova contraddizione da parte della Chiesa e di papa Benedetto XVI: che un giorno allude al peccato che contagia la Chiesa al suo interno e l’altro attacca i giornali accusati di persecuzioni; un giorno annuncia “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili e quello dopo umilia un cardinale che ha denunciato proprio l’esistenza del male all’interno della Chiesa. Simili perplessità sono espresse oggi su Repubblica da Vito Mancuso, teologo e già sacerdote.

Ieri il papa ha sottolineato che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal fronte interno: “Il danno maggiore lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità”. Ma allora perché, due giorni fa, ha pubblicamente umiliato il cardinale Christoph Schönborn, finora il più coraggioso degli uomini di Chiesa nel lottare contro il terribile inquinamento interno che è la pedofilia del clero? Io quasi non volevo crederci, non poteva essere vero che Benedetto XVI, dopo aver più volte affermato di voler fare tutto il possibile per stabilire la verità e perseguire la giustizia nello scandalo pedofilia, avesse costretto l’arcivescovo di Vienna a una specie di Canossa vaticana. Eppure era vero.

Mancuso si dice colpito soprattutto dal “disinteresse mostrato dal papa per il merito delle accuse” mosse da Schönborn. Possibile che a Ratzinger non interessi se Schönborn dice o no la verità? Se Sodano abbia coperto davvero le indagini di Vienna sul cardinale Groër, addirittura compianto?

Il papa semplicemente non se ne è curato, non è entrato nel merito, alla verità ha preferito la forma ricordando che solo a lui è concesso accusare un cardinale. Così il comunicato ufficiale: “Nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al papa”. Ma se è così, allora il papa è tenuto ad andare fino in fondo verificando se le accuse di Schönborn a Sodano sono fondate o sono solo calunnie. Lo farà?

Mancuso ricorda le parole dette da Ratzinger soltanto lo scorso 11 giugno, quando disse di “voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”. Mera retorica di stato, visto il comportamento concreto di Ratzinger: che dice altre due cose.

Primo: se non fosse stato per la forza dei giornali e delle tv tutto sarebbe rimasto sconosciuto e insabbiato; se la Chiesa riuscirà un giorno a fare pulizia al proprio interno lo dovrà alla forza delle scomode verità fatte emergere dalla libera informazione. Secondo: fino a poco tempo fa la linea tenuta dal cardinal Sodano sul caso Groër era la prassi abituale, come appare anche dalla Epistula de delictis gravioribus inviata il 18 maggio 2001 dall’allora cardinal Ratzinger ai vescovi di tutto il mondo che imponeva il secretum Pontificium per tutte le gravi trasgressioni del clero (notare: il caso Groër risale a sei anni prima!). È proprio questa la peculiarità dello scandalo, non tanto la pedofilia di preti e vescovi, quanto l’insabbiamento da parte delle gerarchie, il fatto incredibile che i vertici ecclesiastici sapevano di questi crimini e, per non indebolire il potere politico della Chiesa, tacevano e insabbiavano. Per anni e anni. Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime, e quindi verso Dio.

Ecco perché secondo Mancuso non c’è speranza che le cose cambino, almeno per ora. Malgrado il cambio di tono, la Chiesa si trova esattamente dove si trovava dieci anni fa.

Le dichiarazioni del cardinal Sodano che riduceva a “chiacchiericcio” le accuse erano esattamente in linea con questa politica dell’insabbiare, e l’umiliazione inferta dal papa al cardinale Schönborn per averlo criticato è una conferma che questa politica non è terminata. La subdola peculiarità di questo scandalo mondiale è purtroppo ancora in vita. Salvare la Chiesa prima di tutto. Prima dei bambini e della loro vita psichica e affettiva. Prima dei genitori e del loro inestirpabile dolore. Prima del senso di giustizia di tutta una società. Prima della giustizia di cui rendere conto davanti a Dio. Prima di tutto, la Chiesa e la sua immagine, e il conseguente potere che ne deriva. Per questo l’ordine era (anzi è, perché altrimenti non si sarebbe salvata l’onorabilità del potente cardinal Sodano) coprire, insabbiare, dissimulare, mentire, negare, comprare. Tra l’ottantina di cardinali della Chiesa solo uno aveva avuto il coraggio e l’onestà di puntare il dito contro il vertice della nomenclatura. Il papa l’ha messo a tacere, l’ha fatto rientrare tra le fila, imponendogli una bella dichiarazione di facciata.

Mancuso ha una spiegazione per il fatto che la Chiesa prediliga gli interessi degli aguzzini a quelli delle vittime: la prevalenza della Chiesa su Dio nella fede di molti cattolici.

La risposta a mio avviso consiste nella teologia elaborata lungo i secoli che ha condotto a una vera e propria idolatria della struttura politica della Chiesa, a una sorta di sequestro dell’intelligenza da parte della struttura per affermare se stessa sopra ogni cosa, il cui inizio si può emblematicamente collocare, come già intuito da Dante, nella stesura del falso documento conosciuto come “Donazione di Costantino” da parte della cancelleria papale (documento svelato come falso da Lorenzo Valla nel 1440). Questa teologia ecclesiastica ha condotto a fare dell’obbedienza alla Chiesa gerarchica il segno distintivo dell’essere cattolico: il cattolico è anzitutto colui che obbedisce al papa e ai vescovi. Se non obbedisci, non sei cattolico. Dante non lo sarebbe più, neppure san Paolo, che ebbe l’ardire di opporsi pubblicamente a Pietro, non potrebbe far parte di questa Chiesa cattolica. Al termine degli Esercizi spirituali così Ignazio di Loyola illustrava il rapporto con la verità che deve avere il cattolico: “Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.

http://www.ilpost.it/2010/06/30/ratzinger-contro-schonborn/

L’articolo completo

Preti pedofili perché il Papa difende Sodano?

di Vito Mancuso (la Repubblica, 30 giugno 2010)

Ieri il papa ha sottolineato che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal fronte interno: “Il danno maggiore lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità”. Ma allora perché, due giorni fa, ha pubblicamente umiliato il cardinale Christoph Schönborn, finora il più coraggioso degli uomini di Chiesa nel lottare contro il terribile inquinamento interno che è la pedofilia del clero?

Io quasi non volevo crederci, non poteva essere vero che Benedetto XVI, dopo aver più volte affermato di voler fare tutto il possibile per stabilire la verità e perseguire la giustizia nello scandalo pedofilia, avesse costretto l’arcivescovo di Vienna a una specie di Canossa vaticana.

Eppure era vero. Benedetto XVI aveva costretto il presule, nonché stimato teologo di orientamento conservatore a lui molto vicino, a una conciliazione forzata con il cardinal Sodano. La logica del potere romano è la forza che ancora domina la Chiesa cattolica.

Quello che però a mente fredda colpisce di più è il disinteresse mostrato dal papa per il merito delle accuse mosse pubblicamente da Schönborn il 28 aprile scorso contro il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato sotto Giovanni Paolo II, accusandolo di aver insabbiato il caso Groer.

Hans Hermann Groer (1919-2003), monaco benedettino, arcivescovo di Vienna e cardinale, fu costretto a dimettersi nel 1995 per aver molestato un seminarista minorenne (in seguito a suo carico emersero molti altri casi).

Immediato successore di Groer nella diocesi di Vienna, Schönborn quando accusava Sodano parlava di cose che conosce molto bene. Ma diceva la verità oppure mentiva? È vero o non è vero che Sodano da Roma ostacolò le indagini di Vienna? Il papa semplicemente non se ne è curato, non è entrato nel merito, alla verità ha preferito la forma ricordando che solo a lui è concesso accusare un cardinale. Così il comunicato ufficiale: “Nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al papa”.

Ma se è così, allora il papa è tenuto ad andare fino in fondo verificando se le accuse di Schönborn a Sodano sono fondate o sono solo calunnie. Lo farà? Non lo farà, per il motivo che dirò alla fine di questo articolo.

Nella predica a conclusione dell’Anno sacerdotale a piazza San Pietro l’11 giugno Benedetto XVI aveva detto di “voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”. Alla luce del trattamento riservato a Schönborn queste parole appaiono molto sfuocate, mera retorica di stato. Di che cosa stiamo parlando, infatti? Stiamo parlando (occorre ricordarlo sempre!) di migliaia e migliaia di giovani vittime.

Oltre all’Austria scandali sono emersi ovunque. Negli Stati Uniti finora sono stati pagati indennizzi per 1.269 miliardi di dollari, con il conseguente fallimento di non poche diocesi.

In Irlanda nel 2009 sono usciti documenti come il Rapporto Murphy e il Rapporto Ryan, quest’ultimo sugli abusi del clero dagli anni ’30 agli anni ’70 (notare: anni ’30, altro che responsabilità della rivoluzione sessuale del postconcilio come scrive Benedetto XVI nella “Lettera ai cattolici irlandesi”): il risultato è che la Chiesa irlandese deve versare 2.100 milioni di euro di risarcimenti.

Poi c’è la Germania del papa: abbazia benedettina di Ettal in Alta Baviera, coro di Ratisbona, dimissioni di mons. Mixa vescovo di Augusta per molestie sessuali su minori, collegio Canisius dei gesuiti a Berlino…

C’è il Belgio con le dimissioni del vescovo di Bruges per i medesimi tristi motivi e le perquisizioni delle tombe nella cattedrale di Malines con le conseguenti deplorazioni pontificie.

Ci sono Polonia, Svizzera, Olanda, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Australia…

Don Ferdinando Di Noto, il prete da anni in prima linea contro la pedofilia, simbolo della rettitudine della gran parte dei preti, dichiarava il 18 febbraio scorso che in Italia i casi accertati sarebbero un’ottantina. Da allora, vista la frequenza delle notizie sui giornali, temo che la cifra sia aumentata non poco.

Di fronte a questi dati due cose sono sicure. Primo: se non fosse stato per la forza dei giornali e delle tv tutto sarebbe rimasto sconosciuto e insabbiato; se la Chiesa riuscirà un giorno a fare pulizia al proprio interno lo dovrà alla forza delle scomode verità fatte emergere dalla libera informazione.

Secondo: fino a poco tempo fa la linea tenuta dal cardinal Sodano sul caso Groer era la prassi abituale, come appare anche dalla Epistula de delictis gravioribus inviata il 18 maggio 2001 dall’allora cardinal Ratzinger ai vescovi di tutto il mondo che imponeva il secretum Pontificium per tutte le gravi trasgressioni del clero (notare: il caso Groer risale a sei anni prima!). È proprio questa la peculiarità dello scandalo, non tanto la pedofilia di preti e vescovi, quanto l’insabbiamento da parte delle gerarchie, il fatto incredibile che i vertici ecclesiastici sapevano di questi crimini e, per non indebolire il potere politico della Chiesa, tacevano e insabbiavano.

Per anni e anni. Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime, e quindi verso Dio. Le dichiarazioni del cardinal Sodano che riduceva a “chiacchiericcio” le accuse erano esattamente in linea con questa politica dell’insabbiare, e l’umiliazione inferta dal papa al cardinale Schönborn per averlo criticato è una conferma che questa politica non è terminata. La subdola peculiarità di questo scandalo mondiale è purtroppo ancora in vita.

Salvare la Chiesa prima di tutto. Prima dei bambini e della loro vita psichica e affettiva. Prima dei genitori e del loro inestirpabile dolore. Prima del senso di giustizia di tutta una società. Prima della giustizia di cui rendere conto davanti a Dio. Prima di tutto, la Chiesa e la sua immagine, e il conseguente potere che ne deriva.

Per questo l’ordine era (anzi è, perché altrimenti non si sarebbe salvata l’onorabilità del potente cardinal Sodano) coprire, insabbiare, dissimulare, mentire, negare, comprare. Tra l’ottantina di cardinali della Chiesa solo uno aveva avuto il coraggio e l’onestà di puntare il dito contro il vertice della nomenclatura. Il papa l’ha messo a tacere, l’ha fatto rientrare tra le fila, imponendogli una bella dichiarazione di facciata.

Ma com’è possibile che nella Chiesa tanti crimini siano stati occultati e che all’interesse delle vittime sia stato preferito quello dei loro aguzzini? La risposta a mio avviso consiste nella teologia elaborata lungo i secoli che ha condotto a una vera e propria idolatria della struttura politica della Chiesa, a una sorta di sequestro dell’intelligenza da parte della struttura per affermare se stessa sopra ogni cosa, il cui inizio si può emblematicamente collocare, come già intuito da Dante, nella stesura del falso documento conosciuto come “Donazione di Costantino” da parte della cancelleria papale (documento svelato come falso da Lorenzo Valla nel 1440).

Questa teologia ecclesiastica ha condotto a fare dell’obbedienza alla Chiesa gerarchica il segno distintivo dell’essere cattolico: il cattolico è anzitutto colui che obbedisce al papa e ai vescovi. Se non obbedisci, non sei cattolico. Dante non lo sarebbe più, neppure san Paolo, che ebbe l’ardire di opporsi pubblicamente a Pietro, non potrebbe far parte di questa Chiesa cattolica. Al termine degli Esercizi spirituali così Ignazio di Loyola illustrava il rapporto con la verità che deve avere il cattolico: “Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.

Da tempo immemorabile la bilancia è il simbolo della giustizia. Su un piatto della bilancia ci sono le vite di migliaia di bambini, ragazzi e giovani irrimediabilmente deturpate da uomini di Chiesa. Sull’altro, che cosa mette la Chiesa? Oggi è costretta a mettere i nomi dei colpevoli, e tantissimi soldi. Ma si ferma qui, e non basta. Essa infatti deve aggiungere se stessa, la struttura di potere che l’ha fatta precipitare in questo abisso. Solo a questa condizione i due piatti possono tornare in equilibrio e generare la vera giustizia, quella che Gesù diceva di cercare sopra ogni altra cosa.

Pochi casi isolati…

martedì, 13 aprile 2010

…. ammise l’imperturbabile mons Fisichella nella trasmissione di AnnoZero del 31/5/07 che Santoro dedicò alla pedofilia pretesca. Erano migliaia. L’ultimo in ordine di tempo è di ieri e riguarda a Teramo una bambina di 10 anni. LEGGI – Intanto viene data grande enfasi alla decisione di Ratzinger per una denuncia immediata da parte dei vescovi alle autorità civili dei casi di abusi preteschi su bambine e bambini. Bene, bravo dicono in coro i politicanti vaticaliani alcuni dei quali, sulla scia del vescovo di Grosseto arrivano addirittura a inventarsi un complotto massonico teso ad attaccare la chiesa cattolica.

Dal Corriere della sera LEGGI

dove leggiamo anche un abile commento della Sala Stampa vaticana  che, per attenuare le responsabilità di Ratzinger,  chiama indirettamente in causa addirittura Wojtyla che solo su richiesta di Ratzinger  avrebbe firmato il Motu Proprio… altrimenti….

… Le linee guida pubblicate oggi, spiega la sala stampa vaticana, sono il riassunto di procedure operative risalenti al 2003, ma mai rese note al pubblico e relative al Motu proprio del 2001 sui “Delicta Graviora”. Il testo pubblicato oggi, spiegano dal Vaticano, può essere tranquillamente attribuito all’allora cardinale Joseph Ratzinger, che chiese a papa Wojtyla il “giro di vite” arrivato con il Motu proprio del 2001. Nel documento online si specifica che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha intrapreso una revisione di alcuni articoli del Motu proprio sui “Delicta Graviora” del 2001 con l’obiettivo di abolire la “prescrizione” dei delitti attualmente fissata in dieci anni…

Pochi casi isolati,

martedì, 13 aprile 2010

…. ammise l’imperturbabile mons Fisichella nella trasmissione di AnnoZero del 31/5/07 che Santoro dedicò alla pedofilia pretesca. Erano migliaia. L’ultimo in ordine di tempo è di ieri e riguarda a Teramo una bambina di 10 anni. LEGGI – Intanto viene data grande enfasi alla decisione di Ratzinger per una denuncia immediata da parte dei vescovi alle autorità civili dei casi di abusi preteschi su bambine e bambini. Bene, bravo dicono in coro i politicanti vaticaliani alcuni dei quali, sulla scia del vescovo di Grosseto arrivano addirittura a inventarsi un complotto massonico teso ad attaccare la chiesa cattolica.

Dal Corriere della sera LEGGI

dove leggiamo anche un abile commento della sala Stampa vaticana  che, per attenuare le responsabilità di Ratzinger ,  chiama indirettamente in causa addirittura un recalcitrante (così fanno surrettiziamente credere) papa Wojtyla.

… Le linee guida pubblicate oggi, spiega la sala stampa vaticana, sono il riassunto di procedure operative risalenti al 2003, ma mai rese note al pubblico e relative al Motu proprio del 2001 sui “Delicta Graviora”. Il testo pubblicato oggi, spiegano dal Vaticano, può essere tranquillamente attribuito all’allora cardinale Joseph Ratzinger, che chiese a papa Wojtyla il “giro di vite” arrivato con il Motu proprio del 2001. Nel documento online si specifica che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha intrapreso una revisione di alcuni articoli del Motu proprio sui “Delicta Graviora” del 2001 con l’obiettivo di abolire la “prescrizione” dei delitti attualmente fissata in dieci anni…

Arrestate il papa !

lunedì, 12 aprile 2010

E’ quanto chiedono due importanti intellettuali atei inglesi in vista della prossima visita di B16 in Gran Bretagna.

Da il Giornale

LEGGI

di Redazione
Ad attendere Papa Benedetto XVI, quando si recherà in visita in Gran Bretagna tra il 16 e 19 settembre, potrebbe esserci un mandato di arresto per «crimini contro l’umanità». Richard Dawkins e Christopher Hitchens, intellettuali e militanti del movimento ateo britannico, hanno infatti chiesto ad alcuni esperti di diritti umani di preparare un’accusa formale e richiedere l’incriminazione del Pontefice sulla base del presunto insabbiamento architettato per coprire le responsabilità della Chiesa Cattolica nello scandalo degli abusi sessuali ai danni di minori. Mossa che, per quanto improbabile, è contemplata dall’ordinamento giuridico britannico. «Stiamo parlando di una persona – ha tuonato Dawkins al Sunday Times – il cui primo impulso, quando i suoi preti vengono pizzicati con le braghe calate, è quello di coprire lo scandalo e condannare la giovane vittima al silenzio». «Quest’uomo – gli ha fatto eco Hitchens – non è nè al di sopra nè al di fuori della legge. L’insabbiamento istituzionalizzato di abusi ai danni di minori è un crimine contemplato in ogni ordinamento e non prevede cerimonie private di penitenza o risarcimenti pagati dalla Chiesa ma giustizia e sentenze». La coppia di provocatori crede di poter sfruttare il medesimo principio usato per arrestare il dittatore cileno Augusto Pinochet durante la sua visita del 1998.

28/06/08 – The Pope in Red, l’Anno Paolino e un trono per due.

venerdì, 26 giugno 2009

Ieri pomeriggio, per la gioia dei telespettatori italiani orfani di Michele Cocuzza, Rai Uno ha trasmesso in diretta l’inaugurazione dell’ Anno Paolino dalla Basilica di San Paolo in Roma. Con una star assoluta, Benedetto XVI, e una guest star, Bartolomeo I arcivescovo di Costantinopoli. Spettacolare reality religioso iniziato con una solenne processione che, dopo il periplo del quadriportico, entra poi in Basilica fra gli sguardi ammirati di prestigiosi spettatori fra i quali la telecamera coglie un sindaco Alemanno sbadigliante a ganasce spalancate, per la gioia di Blob e Striscia la Notizia. Ma naturalmente tutta l’attenzione è rivolta ai due protagonisti del reality. Sotto una sfolgorante mitria dorata Benedetto è ammantato e quasi soffocato da una pesantissimo e arabescato mantello in rosso valentino, ma alcune signore esperte giurano che ci sono almeno due gradazioni di nuances in più rispetto al colore amato dal noto stilista. Chiude il mantello sul petto una pesantissima, enorme, aurea borchia ovale da cui emergono prepotenti tre grossi speroni d’oro spiraliformi. La prima impressione è che il costumista vaticano si sia ispirato alla placca ovale fissata sulla fronte del negrone che interpreta Star Gate, popolarissima serie su la 7. Bartolomeo invece ha un mantello apparentemente più modesto ma -sorpresa- è talmente lungo che lo strascico deve essere sorretto da un pope in modestissimo abito nero. 1 a 0 per Bartolomeo, almeno per quanto riguarda il mantello. La star e la guest star procedono appaiate e apparentemente in sorridente e complice armonia, ma quando alla fine arrivano alla meta in fondo alla Basilica, ci accorgiamo che non ci sono due troni gemelli, come sarebbe ovvio vista la celebrazione in condominio. Purtroppo il Trono è uno solo, e accanto ad esso, sulla sinistra di chi guarda, c’è solo uno strapuntino. E allora l’impressione dello spettatore è che le due star accelerino il passo, come se solo la più veloce dovesse vincere la corsa al trono. A questo punto le chiese sorelle, quella di Roma e quella di Costantinopoli, diventano improvvisamente cugine. Più o meno come Elisabetta Tudor e Maria Stuarda. Solo che in questo caso Elisabetta acchiappa il trono e Maria, poverina, per non perdere la testa sul patibolo si deve accontentare dello strapuntino. E là si accuccia. Così impara a venire qua con il mantello a strascico, ‘sta fanatica !

26/6/09 – Piove o c’è il sole, r’ papa magna

venerdì, 26 giugno 2009

Il nemico ha deposto le armi, lo scopo è stato raggiunto, tanta fatica viene finalmente premiata: il Vaticano ha cessato di interferire con la vita italiana. Roma è libera. Anche l’Osservatore Romano non osserva più; in genere vigila sui fatti nostri con mille occhi, ma oggi sono chiusi, concentrati sul ritorno delle reliquie di san Paolino a Nola. Grazie alla carrellata di luoghi comuni entrati impetuosamente nel letto del Governo sono spariti per incanto il moralismo, la scorribanda teodem e la predichetta sul bene comune. L’unica cosa è che non pensavo che tutto ciò potesse accadere grazie a questa maggioranza. (Roberto Martina, il Riformista)

Prepotenza dice il giornalaio, sopruso secondo il barista, ingiustizia per il fruttarolo, commannano loro dicono tutti gli altri. Motivo del contendere? La festa rionale di san Paolo. Come è noto i patroni di Roma sono i santi Pietro e Paolo che vengono ricordati il 29 giugno. Ma, in quella data si chiude anche l’anno paolino per cui quel giorno verrà il papa a celebrar messa alla basilica di san Paolo alla presenza di vescovoni e cardinaloni. In sintesi estrema, lo scorrazzare fuori dalle mura vaticane del papa e i suoi, vieterà la festa rionale, o meglio, verrà rimandata al prossimo fine settimana. Con buona pace dei commercianti che speravano di avere qualche cliente in più e dei fedeli che magari sarebbero andati a portare candele a san Paolo nel giorno della sua festa. Anche il papa, quindi, secondo una tendenza sperimentata in città da un anno a questa parte, si muoverà nel vuoto: infatti ormai tutti gli eventi che potrebbero presentare qualche rischio, da una partita ad una visita di un politico straniero, vedono la città interdetta agli abitanti. E anche il papa si renderà complice dell’amministrazione, togliendo quel poco a chi ha poco e si accontenta di poco, cioè a quelle persone desiderose di passare una giornata mangiando porchetta, sbirciando le bancarelle, guardando i fuochi d’artificio.
Sarebbe più dignitoso che Roma festeggiasse in altre date, ad esempio il 21 aprile giorno in cui si ricorda il solco tracciato da Romolo e Remo. Ma, pare che tutte le città hanno un santo patrono, e del resto che dire di un paese che festeggia l’8 dicembre e il 6 gennaio piuttosto che il 20 settembre? Ci sta poi che san Paolo è uno dei santi più antipatici del calendario e che esprime tutta la protervia del cattolicesimo che l’unico obiettivo che si pone è quello della conversione per tutti. A ciò va anche aggiunto che la basilica di san Paolo sorge tra la Montagnola e la Piramide Cestia, in zona Ostiense, teatro, il 9 settembre 1943, del generoso tentativo di una parte dell’esercito e di volenterosi che si opposero ai tedeschi che stavano per invadere Roma; ma ahimè, la zona viene ormai ricordata solo per la basilica vaticana.
Se i romani non potranno recarsi nel tempio liberamente nel giorno di san Paolo, il sindaco ha già annunciato che parteciperà alla solenne messa celebrata dal papa. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa dove ha comunicato ai romani (che in questi giorni hanno ricevuto la prima rata semestrale dell’Ama (per me 127.30 €) e si chiedono perché visto che la città è sempre più sporca e di questo non si può accusare il sindaco precedente) che dall’1 al 4 settembre andrà a Lourdes. La gita è particolarmente significativa visto che, per la prima volta, i dipendenti comunali potranno partecipare al pellegrinaggio usufruendo di particolari condizioni economiche, grazie al contributo dell’Ipa (Istituto previdenza dei dipendenti amministrativi) grazie a un accordo tra l’assessore al personale del Comune di Roma e l’amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Alemanno ha voluto graziosamente aggiungere che sarà accompagnato nel pellegrinaggio dalla moglie. E queste sono le conferenze stampa del Comune di Roma. Anche col vento e con la grandine, il papa stia tranquillo che continuerà a magnà.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Vedi per i sudditi papalini http://www.nessundio.net/blog/2009/06/14/1918/
e per il lavoro del sindaco http://www.nessundio.net/blog/2009/06/14/1913/

18/5/09 – Ripensamenti

domenica, 17 maggio 2009

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio per conquistare il potere. (Philip Roth)

Sua Santità Benedetto XVI e il Segretario di Stato card. Tarcisio Bertone hanno ricevuto la loro prima carta d’imbarco . Volo El Al LY2009. Sorpresa e un po’ di imbarazzo da parte dei giornalisti italiani. (Corriere della Sera)

Cosa resterà del viaggio del papa in Israele? Fatte salve le immagini “turistiche” come la formale commozione allo Yad Vashem (ma senza la visita al memoriale) e il bigliettino infilato nelle fessure del Kotel, che avrà contenuto il pensierino edificante tipico del turista suggestionato dal luogo sacro, rimane il discorso politico sull’abbattimento dei muri. In sintesi estrema, onore agli ebrei morti (senza ricordare le responsabilità del cattolicesimo) ma nessuna comprensione per gli israeliani. Qualche frase generica sul terrorismo il pontefice l’ha detta: “esistono serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza”, senza fare cenno agli attentati dei kamikaze o ai missili, ma, in vero spirito bipartisan, condannando entrambi. B16 ha ricordato come i palestinesi soffrano gli eventi del 1948, cioè la nascita dello Stato di Israele, e come il muro li intrappoli e impedisca qualsiasi contatto con i loro fratelli. Peccato che il papa del “si abbatta il muro” non abbia menzionato il fatto che senza barriera difensiva i fratelli arabi (che poi sono gli stessi che aveva insultato coll’inopportuno discorso di Ratisbona) andavano a farsi saltare nelle discoteche e sugli autobus.
Generica l’invocazione dei due Stati, considerando la rottura tra Hamas e Abu Mazen, e inutile perché mai ha richiamato al riconoscimento dello Stato di Israele. Niente di religioso ma molto di politico poi, indossare più volte la kefiah. Del resto è anche difficile comprendere quali siano le reali intenzioni di un pontefice che teme e condanna l’antisemitismo ma si limita ad un ammonimento al vescovo negazionista Williamson, dando l’impressione di uno studioso di teologia confuso chiamato a ricoprire un incarico per il quale è totalmente incapace. Lasciando Israele, al momento di uno scambio di saluti, che è apparso freddamente protocollare sia con il presidente che con il primo ministro, il papa che era stato ampiamente criticato dai media per la sua apatia verso i sopravvissuti alla Shoah, dimenticando il suo passato nella hitlerjugend (e passi pure che forse fare il giovane nazista era doveroso in quel momento) ha voluto ricordare che l’olocausto è figlio di un paese ateo (sic).
Mentre i giornali israeliani tirano un sospiro per la fine di un viaggio che ha tenuta impegnata la sicurezza nell’operazione “tunica bianca” drenando risorse economiche, il ministro del Turismo Stas Misezhnikov (di Israel Beiteinu), spera che la visita papale attiri turismo, in calo per la guerra a Gaza e per la recessione economica. Misezhnikov, immigrato dalla Russia nel 1982, vorrebbe attirare i ricchi russi, ma punta anche sugli evangelici americani. Quanto ai pellegrini italiani, è noto che la maggior parte di loro ignorano del tutto la storia dello Stato ebraico. Mentre fanno la fila agli sportelli dei passaporti la loro guida – quasi sempre un prete – si affanna a spiegargli che non devono farsi mettere il timbro, altrimenti non saranno più liberi di andare da nessuna parte. In realtà sono “alcuni altri paesi” ad impedire l’ingresso se sul passaporto c’è il timbro di Israele. Nei programmi di viaggio dei pellegrini italiani non c’è nessun luogo ebraico significativo da visitare (il Muro del Pianto, la Tomba di Rachele, la Grotta di Machpelà, le tombe di Maimonide…) ma solo la Via dolorosa, la Sala dell’Ultima Cena, il Santo Sepolcro… Raramente in questi viaggi è compreso lo Yad Vashem. Ovviamente le guide scelte sono sempre di religione cattolica, e mal disposte nei confronti di Israele che infatti chiamano solo terrasanta, così come hanno fatto sempre i giornalisti italiani (più giusto però chiamarli vaticaliani) durante il viaggio del papa.

Opportuno sarebbe un ripensamento all’interno del governo dove la Lega conta troppo. Al momento l’Italia è l’unico paese europeo ad avere ministri appartenenti ad un partito xenofobo. Anche altrove si fanno i respingimenti, anche in altri momenti e con altri governi si sono fatti i rimpatri (fine degli anni ’90), ma sono le modalità utilizzate che ci attirano le condanne dell’Europa e dell’Onu. Prendere in esame l’idea di negare l’istruzione pubblica e le cure mediche, chiedere la separazione sugli autobus, eleggere miss Padania e organizzare il torneo di calcio… e soprattutto introdurre il reato di clandestinità usando una norma penale per uno scopo non appropriato mette in discussione lo Stato di diritto. Istituire le ronde per legittimare gli impulsi di intolleranza di chi vuole una giustizia da far west è una tassa troppo alta, anche per un governo di destra e per una opposizione colpevole di mancanza di proposta politica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Sorpresa, ma non troppo.

martedì, 14 aprile 2009

Guardate un po’ chi bazzica i camerati dell’estrema destra europea.

Notizia pescata nella mailing list ateismo.

Quando Ratzinger bazzicava il più lercio sottobosco della destra estrema europea

Die Aula è una rivista austriaca di estrema destra fondata nel 1951 che il Dokumentationsarchi v des österreichischen Widerstandes, l’Informationsdienst gegen Rechtsextremismus e l’Informationsportal Rassismus und Antisemitismus schedano come neonazista e negazionista. Un giornalaccio, insomma. Tuttavia può vantare di aver avuto un collaboratore di eccezione: Joseph Ratzinger. Poco più di dieci anni fa, un suo breve saggio dal titolo Freiheit und Wahrheit impreziosiva il numero speciale che la rivista dedicava ai 150 anni trascorsi dai moti liberali del 1848 (1848 – Erbe und Auftrag).
A soli 19,90 euro, sul sito web della rivista (dalla cui homepage Benedetto XVI saluta i visitatori col suo ineffabile sorriso), si può ordinare una copia di quel fascicolo che fieramente espone una fascetta con la scritta: “Mit einem Beitrag von Kardinal Ratzinger”. Questo per i feticisti, perché il testo del contributo che Joseph Ratzinger dava alla rivista preferita dai neonazisti austriaci è reperibile in rete in una eccellente traduzione in lingua inglese.

Niente di eccezionale, in realtà, si tratta del solito Ratzinger e del solito attacco al cuore della modernità, cioè al concetto di libertà così come venutosi a definire dall’Illuminismo in poi, ineluttabilmente – fatalmente, quasi – in opposizione al concetto di libertà cristiana. Insomma, siamo di fronte al solito lamento dell’uomo della Tradizione che nel tramonto del principio di autorità com’era inteso nel Medioevo vede la fonte prima di ogni bruttura e di ogni male del mondo moderno. Toni soffici da chierico, ma nella sostanza si tratta della solita critica alla democrazia e al principio della libera e responsabile autodeterminazione dell’individuo.
È stato il deputato austriaco Karl Öllinger a ritrovare questo testo e la rivista Der Spiegel a segnalare le pessime frequentazioni di Joseph Ratzinger. Imbarazzo della diocesi di pertinenza, quella di Vienna, che subito si precipitava a dichiarare che l’autore di quello scritto non ne avesse mai autorizzato la pubblicazione su Die Aula. È una bugia, se ne ha la conferma quando salta fuori il carteggio tra il responsabile della rivista e il segretario dell’allora cardinal Ratzinger: l’assenso era stato dato con tutti i crismi.

Fa un po’ impressione, scorrendo l’indice di questo numero della rivista, vedere, tra i nomi di antisemiti e negazionisti, il nome di chi tra poco più di dieci anni, da pontefice, spalancherà le braccia a monsignor Richard Williamson. La stampa di mezza Europa ha fatto espressione di tale sconcerto, ma voi pensate che in Italia qualcuno abbia ritenuto utile segnalare la cosaccia? Macché.
Abbiamo visto, ieri: i nostri vaticanisti pensano che “il giornalista in Vaticano non deve mai venire meno alla legge dell’ospitalità”. Ricordare al Papa che dieci anni fa bazzicava il più lercio sottobosco della destra estrema europea sarebbe un’indelicatezza. Non si fa.

Ratzinger in Africa : “L’Aids non si vince con i preservativi”.

martedì, 17 marzo 2009

E non c’è nessuno che lo denunci  per complicità nella diffusione di malattie infettive ! E nemmeno per spaccio di aria fritta.

Da La Repubblica del 17/03/09
Terza visita di un Pontefice nel continente africano dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II che si recò 42 volte
Camerun e Angola saranno le tappe di Benedetto XVI: “In questa crisi ci vuole etica”

Viaggio in Africa del Papa: non mi sento solo

“E l’Aids non si vince con preservativi”

Unica strada efficace quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità

A BORDO DEL VOLO PAPALE - L’epidemia di Aids “non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi”: è quanto ha affermato Benedetto XVI, durante il suo viaggio verso l’Africa. Il Papa ha indicato come unica strada efficace quella di un “rinnovo spirituale e umano” nella sessualità.

Il Papa ha ricordato che la chiesa cattolica fa tanto in Africa contro l’Aids. “E’ una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi aumentano i problemi”. Serve invece, ha proseguito, un comportamento umano morale e corretto e una grande attenzione verso i malati: “soffrire con i sofferenti”.

Papa Ratzinger ha poi definito ridicolo il “mito della sua solitudine”. “Non mi sento solo in alcun modo”, ha aggiunto dicendo di essere circondato da amici, collaboratori e vescovi. Il Papa ha risposto a una domanda sulla sua presunta solitudine dopo la crisi scoppiata in Vaticano dopo la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani.

Il Papa ha poi detto che la chiesa in Africa è vicina ai poveri e ai sofferenti, ma non è esente da peccati e deve purificarsi. Rispondendo a chi gli chiedeva se oltre alla quantità sia necessaria anche la qualità nella presenza cattolica nel continente nero, il Papa ha osservato che anche la chiesa non è “una società perfetta”. Piuttosto che la purificazione delle strutture – ha indicato – occorre però “una purificazione dei cuori”.


Benedetto XVI ha anche parlato dell’aggressività dei nuovi movimenti protestanti: “E’ vero – ha ammesso – in Africa ci sono problemi con le sette. Noi non annunciamo miracoli o prosperità, al contrario di loro”. Tuttavia, ha spiegato, queste nuove chiese sono “molto instabili” e il cattolicesimo può fronteggiarle grazie alla sua struttura e alla sua unità. “Abbiamo una rete – ha concluso – che supera il tribalismo”.

Durante la conferenza stampa a bordo dell’aereo in viaggio verso la capitale del Camerun, il Papa ha poi lanciato un appello alla solidarietà internazionale perché non lasci sprofondare l’Africa sotto il peso della crisi economica. Benedetto XVI ha però ribadito che il mondo della finanza e dell’economia devono ritrovare la centralità dell’etica. “Questa crisi economica – ha osservato – è il prodotto di un deficit dell’etica”. Benedetto XVI ha anche annunciato che di questo parlerà nella sua prossima enciclica. “Era quasi pronta – ha rivelato – ma poi è intervenuta la recessione globale e abbiamo dovuto rilavorarci proprio per offrire un messaggio all’umanità in questa congiuntura”.

Benedetto XVI ha lasciato questa mattina intorno alle 10.20 l’Italia diretto in Camerun, prima tappa del suo primo viaggio in Africa – la seconda è l’Angola – dove si tratterrà fino al 23 marzo. E’ la sua prima visita nel continente africano, la terza di un pontefice dopo Paolo VI (che si recò solamente una volta in Uganda) e Giovanni Paolo II che invece toccò per 42 volte il suolo africano.