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28/10/11 – Rosso pompeiano

venerdì, 28 ottobre 2011

E’ fatta! La Ue ci da 105 milioni di € (Galan, ministro dei Beni culturali)
E’ complicato proteggere case vecchie di duemila anni dal sole dalla pioggia dai terremoti. Ci vuole una amministrazione internazionale (M. Beard, Daily Telegraph)

Da quanto tempo non andate a Pompei? Se, come la maggioranza degli italiani, ci siete andati con la gita scolastica, forse è bene che lasciate intatto il ricordo. Se invece ci siete tornati, è fin troppo banale riconoscere in questo bene unico che si sbriciola, le condizioni del nostro umiliato Paese.
Sterpaglie erbacce e arbusti sono ovunque, guide improbabili sono divise per bande e si contendono i turisti più sprovveduti e polposi, i cani randagi sono pericolosi e molestano le caviglie dei visitatori che alla fine gli cedono la rosetta con la bresaola  nel tentativo di liberarsene.
Ogni anno due milioni e mezzo di turisti si recano a Pompei, e più di un milione va in pellegrinaggio al santuario dedicato alla Madonna. Ma, secondo i calcoli della banca Merril Lynch, sono solo il 5% i benefici economici che vengono tratti da questo bengodi che ci è toccato in sorte. Incredibilmente delle 160 persone che lavorano nella zona archeologica, ci sono solo cinque operai e un (1) archeologo. Fino a 18 anni fa c’era un mosaicista che, andato in pensione, non è stato sostituito. La municipalità che non è in grado di trarre beneficio dai suoi beni sarebbe felice di radere al suolo la zona archeologica. I pompeiani accusano i turisti di fare traffico e produrre spazzatura. Nei brutti bar e ristoranti si mangia da schifo e si spende tanto. Incredibile a dirsi ma fuori dall’ingresso degli scavi c’è un vivace giro di prostituzione che, insieme alla madonna di Pompei con le stelle in testa, racconta dell’Italia più di quanto vorremmo sapere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Secondo le stime dell’Unfpa (United Nations Population Fund) entro il 31 ottobre saremo 7 miliardi.
E’ probabile che il traguardo sarà superato grazie a un bebè asiatico, considerati i ritmi di crescita demografica di quel continente.
Vediamo come siamo arrivati a questo incredibile numero in appena 200 anni

1804 – 1 miliardo
la città più popolata è Pechino con un milione e 100mila abitanti
1927 – 2 miliardi
in appena 123 anni la popolazione raddoppia e arriva a 2 miliardi di cui ¼  vive in Cina. Si svolge a Ginevra la Conferenza sulla Popolazione e per la prima volta si parla di sovrappopolazione.  In Italia ci sono 30 milioni di abitanti
1960 – 3 miliardi
si è arrivati a questa cifra nonostante i 50 milioni di morti (militari e civili) della II guerra mondiale. in questi anni Città del Messico passa da 5 a 9 milioni di abitanti
1974 – 4 miliardi
un miliardo in più in soli 14 anni. Nel 1980 la Cina raggiunge 1 miliardo. In Italia si arriva a 55 milioni
1987 – 5 miliardi
l’11 luglio si raggiungono i 5 miliardi e in quella data si celebra la Giornata della popolazione
1999 – 6 miliardi
continua ad aumentare il ritmo di crescita, un miliardo in appena 12 anni. L’India raggiunge il miliardo di persone
2011 – 7 miliardi
secondo le stime dell’Unfpa raggiungeremo gli 8 miliardi nel 2025 www.unfpa.org

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11/11/10 – Veneto

giovedì, 11 novembre 2010

Per le gerarchie ecclesiastiche le fregnacce dette da questo governo – dai rifiuti di Napoli al terremoto dell’Aquila alla fine del cancro all’indimenticato milione di posti di lavoro… – non contano davanti alla promessa di soffocare i temi civili che, grazie all’insipienza politica di destra e sinistra, ormai si chiamano temi etici.
Tradizionalmente la Chiesa cattolica stabilisce rapporti esclusivamente con i potenti – dittatori sanguinari compresi - ma con questo premier ha una timidezza in più. Dopo aver sperimentato la potenza dei giornali del capo con l’affaire Boffo (già direttore dell’Avvenire, quotidiano della Cei), le gerarchie sono ben attente a non uscire dai ranghi, nel terrore che il premier gli scagli tra le gambe Feltri e Belpietro alla ricerca dei preti pedofili. E con simili giornalisti si potrebbe arrivare a scoprire vizi fin sull’altare del Bernini ,che come si sa sta a san Pietro. (2/11/10 – Unfit to run Italy)

E’ difficile essere solidali con il Veneto alluvionato quando il presidente della regione, ma pomposamente si fa chiamare governatore, Luca Zaia dice che “è una vergogna spendere 250 milioni per i quattro sassi di Pompei”. Lo stesso Luca Zaia che con tanta sicumera stigmatizzava appena un paio di settimane fa la mondezza napoletana e la diversità antropologica dei meridionali. E pensare che il governatore Zaia è autorevole esponente di quel partito che da 15 anni è la spina dorsale dei governi che hanno ridotto al lumicino le priorità ambientali, hanno condonato qualsiasi abuso edilizio, non hanno messo un soldo per salvaguardare il (suo) territorio. Oggi Zaia chiede soldi e aiuti a tutti gli italiani, e si scusa col premier per i veneti intemperanti che hanno osato contestarlo. Proprio come gli italiani del sud che i leghisti disprezzano, i veneti hanno assistito ai comizi dei “governanti”, alla conferenza stampa in prefettura, alle promesse mirabolanti e ai pochi milioni di euro assegnati.
Nella tragedia il Veneto è identico al resto dell’Italia ferita, vittima dello Stato inadempiente, oppresso da una classe dirigente senza progetti per il futuro, vilipeso da cittadini senza scrupoli che hanno pensato solo agli affari loro comportandosi da padroni degli alberi e dei fiumi.
E’ difficile essere solidali col Veneto supercattolico che impugna i crocefissi per scacciare gli immigrati, che regala la bibbia al patriarca di Venezia (evidentemente Zaia pensa che il prelato non l’abbia letta) , che si oppone alle leggi dello Stato per rendere più difficile la vita alle donne che desiderano abortire, che sega le panchine per non far sedere gli sfaccendati stranieri, che vuole il federalismo punitivo nei confronti del mezzogiorno.
E’ difficile in questo momento non detestare il Veneto che ci ha indotto questi pensieri razzisti che con intelligenza (romanacentrica ) supereremo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it