Articoli marcati con tag ‘polverini’

8/7/10 – Cialtroni

giovedì, 8 luglio 2010

Superato brillantemente l’ostacolo Brancher, il Cavaliere punta dritto verso Fini. Rimane da capire quali meriti ci siano da applaudire, visto che la nomina del ministro, sfiduciato persino dalla Gazzetta Ufficiale, era scientemente mirata a tamponare una falla giudiziaria. Ora tocca al Presidente della Camera, contro cui convergono le truppe del Capo. Se fosse soltanto un problema di numeri la partita non si giocherebbe. Sta di fatto che in questi due anni si sono sfaldati nell’ordine: la Protezione Civile (braccio operativo onnipotente del Capo), il partito (pdl) nei vertici e sul territorio, le amicizie internazionali (rimangono Gheddafi e Putin) e, persino la ciambella di salvataggio di ultima istanza (la Chiesa) (lettera a un quotidiano)

Renata Polverini, ha celebrato i suoi cento giorni da presidente della Regione Lazio alla grande. Non nel salotto di Ballarò di Giovanni Floris che l’ha imposta al grande pubblico tirandogli la volata per il successo elettorale, ma sotto un fresco gazebo bianco pronta a tagliare il nastro al nuovo reparto accettazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Come si sa l’amministrazione della sanità è competenza della regione e Polverini era così sorridente e carina con le scarpe basse e l’abitino di lino bianco che sembrava che l’ospedale lo avesse aperto lei. Come è noto invece il Bambino Gesù, che si occupa della salute dei bambini romani, laziali e del sud dell’Italia, è di proprietà della Santa Sede e dalla regione non prende solo la convenzione ma cospicue cifre. In questo caso 2.5 milioni di €. Si dirà che il Paese se li riprende con l’interesse grazie alla cura dei bambini, però questo è un discorso peloso. Perché, come è giusto che sia, ogni bambino curato, ogni tonsilla, ogni valvola cardiaca, ogni ernia, ogni lunga permanenza nell’incubatrice (l’ospedale è una eccellenza per i prematuri), viene pagata dal sistema sanitario nazionale.
Polverini, insieme al sindaco di Roma Alemanno, ha annunciato raggiante che entro due anni sarà attivo un nuovo centro ambulatoriale e per brevi degenze del Bambino Gesù accanto alla Basilica di san Paolo. Detto così, e come hanno riferito le cronache romane dei principali giornali e il tgr rai, non possiamo che alzare il calice. Ma, se si conosce il genesi della storia, si cambia idea. Il prezioso terreno accanto alla Basilica durante il giubileo del 2000 era stato concesso in uso dal sindaco Rutelli alla Santa Sede, e al responsabile dell’evento cattolico card. Crescenzio Sepe, per agevolare il riposo dei pellegrini. In quel periodo infatti c’erano tavolini e sedie, piccoli chioschi per la vendita di panini ecc. In attesa della fine della kermesse il quartiere favoleggiava su uno spazio riservato all’Università Roma 3 - il rettorato e le diverse facoltà sono sparpagliate nelle vie limitrofe – accompagnato da un megaparcheggio interrato che, in effetti, avrebbe avuto un suo perché in considerazione del fatto che a pochi metri di distanza c’è una importante stazione della metro B (san Paolo Basilica) e una fermata del treno per Ostia (che è una megaperiferia della città).
Ma, finita la festa gabbato lo santo, dove per gabbati si intendono i romani.
Il sindaco Veltroni ha preferito non pungersi con la spinosa questione, e Alemanno ha tolto le spine concedendo il terreno al Vaticano. Ma poi, io mi domando se un sindaco ha l’autorità di regalare cose che dovrebbe gestire. Nel frattempo nessuno dice niente. Già inquieta parecchio il federalismo demaniale che è stato approvato tra gli applausi governativi, ma con simili amministratori c’è da avere veramente paura.
In un periodo di vacche magrissime colpisce favorevolmente il cittadino contribuente la decisione adottata dall’amministrazione di Castel Gandolfo – nel paese c’è la residenza estiva del papa – che quest’anno non farà il consueto concerto in onore del pontefice per non prosciugare le esauste casse comunali. Benedetto XVI non patirà, perché il sindaco di Roma la ricca, ha ripristinato il concerto in suo onore il 29 giugno, santi Pietro e Paolo patroni della città. Era stato soppresso dal sindaco Nathan.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

**********************************************************
NoGod ai Mondiali di calcio

Gli argentini chiedono al ct Maradona di non lasciarli. La presidenta Cristina Kirchner, ha invitato la squadra alla Casa Rosada, ma Lionel Messi dice che non è possibile perché non sono degni di tanto onore. Dieguito vuole ritirarsi e la Federcalcio argentina afferma che sarà lui a decidere il proprio futuro. “Alla fine – scrive Darwin Pastorin sull’Unità – ascolterà soltanto il pulsare delle sue vene, quelle vene perennemente aperte, le vene dell’America latina, bellezza e naufragio, le vene di un campione unico e irripetibile”.

Cesar Cigliutti è il presidente di una associazione omo argentina (www.cha.org.ar) , ed è convinto che il 14 luglio al Senato passerà la legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, già approvata alla Camera il 5 maggio scorso. La Chiesa cattolica avrebbe voluto negoziare l’unione civile a livello nazionale, ma ancora più negativi nei confronti del mondo gay sono gli evangelici. Che, del resto, sono ormai più numerosi dei cattolici in tutta l’America latina. Cigliutti dice che il calcio è omofobico, anche se, ricorda, Maradona anni fa venne trovato nudo con altri uomini durante una festicciola….
***********************************************************

5/3/10 – Scorpioni

venerdì, 5 marzo 2010

Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

Perché l’Italia è un paese fermo? Ha senso che mentre gli altri camminano, talvolta anche in direzioni sbagliate, noi siamo inchiodati a sentire Polverini che incita i suoi fans a cantare “come può un scoglio arginare il mareeee”, laddove per scoglio deve intendersi l’imbroglio non riuscito dei cacicchi del Pdl? Spesso ci si chiede il perché della lentezza italiana rispetto alla veloce Spagna che pure si è liberata da un regime totalitario dopo di noi e, come noi, conosce il peso della teocrazia. Credo che qui finiscano le somiglianze. La Spagna infatti è un paese che ha imboccato la modernità da tempo, a cominciare dalle infrastrutture che lasciano a bocca aperta il turista (specialmente se ci sei ritornato a distanza di vent’anni). Alla fine del suo mandato il primo ministro Aznar, commissionò un sondaggio dal quale risultò che gli spagnoli trovavano una istituzione screditata la Chiesa cattolica e solo al terzo o quarto posto il governo in carica. Tenendo a mente quel sondaggio, e dopo due mandati ai socialisti, i dirigenti del partito popolare sono stati tiepidissimi con il clero per le nuove normative sull’aborto recentemente varate dal governo guidato da Zapatero. Come è noto i politici italiani prevengono i desiderata della Chiesa a sprezzo del ridicolo, come per la questione crocefisso, o danneggiando economicamente e culturalmente i propri cittadini, come per il caso della costosa ora di religione facoltativa nelle scuole. Quale sarebbe però la reazione degli italiani se dovessero dare un giudizio sulla Chiesa cattolica? Certamente io non ho visto manifestazioni di piazza a sostegno della richiesta – che ha inorgoglito il nostro ministro degli Esteri – per inchiodare la croce sulle pareti delle scuole, ma non vedo genitori che non iscrivono i bambini alla ora facoltativa di religione. Se pure hanno qualche ragione nell’essere turbati dal vedere i propri figlioli giocare nei corridoi senza maestro che gli spiega le regole fondamentali del nascondino, non hanno nessuna coscienza che con questo atteggiamento perpetrano l’arroganza clericale. Ed è difficile che qualcosa cambi senza pagare un piccolo prezzo. C’entra con questo il familismo, padre e padrone dell’italiano, quello che per la famiglia tutto si fa e s’abbozza, pure l’ora confessionale per non traumatizzare il pupo lasciandolo giocare con gli amichetti agnostici. Certo che questi non sono argomenti che entrano nei talk show rai, inspiegabilmente chiusi in questo mese. Ovviamente non si può che essere solidali con Floris Paragone Santoro Vespa che per un mese hanno avuto un incomprensibile stop. Va però detto per la verità che questi quattro giornalisti, bravissimi sicuramente ma non persone di cui si è gettato lo stampo, non hanno nessun problema a sospendere per una estate che comincia a primavera e finisce in autunno e per il santo natale che dura un mese il loro lavoro. Dei quattro però vorrei dire che ho disprezzato il loro atteggiamento di sufficienza per le questioni legate alle elezioni regionali: “dovrei forse mettermi a fare domande a candidati di partitini”? Perché no? E’ così insignificante sapere cosa propongono i diversi candidati? E’ o no un problema che il centro destra nel Lazio ha creato uno strappo nella sanità che il suo successore ha molto parzialmente ripianato? O che in Lombardia non si faccia un aborto? O che il Piemonte da cui è partita l’Italia passi alla Lega? E’ possibile che la gente comune in questo paese vale zero? E’ poi così diversa l’arroganza della Chiesa da quella della politica o di quella dell’informazione che non informa?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Emma Bonino aveva ragione !

martedì, 2 marzo 2010

Tutta la partitocrazia e la stampa di regime hanno vomitato lazzi e frizzi, nel caso migliore, e insulti contro Emma Bomino per la “sceneggiata solita dei radicali” con lo sciopero della fame e della sete. Emma, come Pannella, oltre tutto è colpevole di fare quello sciopero senza però mai arriva a crepare, e quindi a togliere l’impiccio di una coscienza critica così fastidiosa per i politicanti corrotti. Ma anche stavolta, come sempre, Emma e i radicali hanno avuto ragione a richiamare il rispetto delle regole e della legalità. E a differenza delle altre volte il bubbone è scoppiato ed è sotto gli occhi di tutti l’approssimazione, l’arroganza e il disprezzo delle regole che anima i tenutari del potere. Certo, in un Paese in cui tutto si ottiene per raccomadazioni, mance ed elemosine e si impone con la prepotenza politico-mafiosa i radicali sono veramente un corpo estraneo. Ma finchè loro resistono noi resistiamo con loro.

Da: info@radicali.it

Ogg: Chi di firme ferisce, di firme perisce

Quanto accaduto in Lombardia e nel Lazio è la dimostrazione di ciò che denunciamo da anni: in Italia le elezioni sono strutturalmente illegali e quindi non democratiche.
La violazione delle regole elettorali e dei diritti civili dei cittadini è sistematica e coinvolge l’intera campagna elettorale, dalla fase di presentazione delle liste fino al voto finale.

I partiti sono abituati a raccogliere le firme in modo illegale, riempiendo i moduli con i nomi dei propri iscritti, potendo contare su complicità e un sistema di illegalità diffusa.

È bastato che un manipolo di Radicali chiedesse il rispetto delle regole per fa emergere la verità e affondare due corazzate partitocratiche come il PDL di Roma e Formigoni in Lombardia.

“Formalismi giuridici” dicono, o ancora: “la burocrazia non può battere la democrazia”. Si chiama burocrazia la legge quando una volta tanto deve essere rispettata anche da loro. Si chiama democrazia quando esclude le candidature scomode e costringe Emma Bonino a uno sciopero della sete per denunciare una serie di illegalità che hanno di fatto impedito alla lista Bonino Pannella di essere presente nella maggior parte delle regioni in cui si voterà il 28 marzo nonostante gli sforzi di tanti militanti radicali, gli stessi che pochi anni fa hanno raccolto milioni di firme per decine di referendum.

Ecco cosa è accaduto:

- in Lombardia Marco Cappato ha presentato un ricorso per l’irregolarità nella raccolta delle firme sul listino del candidato presidente Formigoni “Per la Lombardia”. A seguito della denuncia radicale, la Corte d’appello del Tribunale di Milano ha riscontrato l’irregolare autenticazione di 514 firme. Il listino di Formigoni senza quelle firme non raggiunge il numero di sottoscrizioni richieste, e per il sistema elettorale regionale il candidato presidente e le liste collegate non possono candidarsi alle elezioni

- nel Lazio il rappresentante del Pdl è arrivato dopo la scadenza delle 12 fissata per la presentazione delle liste. Era entrato prima, ma poi si è assentato, per poi tornare quando ormai la scadenza era passata. Le cronache dei giornali dicono che «ha lasciato l’edificio del Tribunale forse per andare a mangiare un panino o, forse, per cancellare qualche nome dalle liste che stava per presentare su indicazioni, pare, venute molto dall’alto». Lui fornisce versioni contrastanti a distanza di pochi minuti. Il militante radicale Diego Sabatinelli ha chiesto il rispetto dei termini di legge ed ora lo accusano di essere stato “violento”.

Per noi radicali partecipare alle elezioni significa innanzitutto superare gli ostacoli che la strutturale illegalità dello Stato pone ai diritti civili dei cittadini, denunciando le violazioni e provando a conquistare più diritto per tutti, non solo per noi. E’ la storia del nostro partito.

Prevediamo che ci saranno altri “casi Formigoni”: nelle prossime ore effettueremo in tutta Italia gli accessi agli atti per controllare le liste presentate. Solo dimostrando che siamo davanti ad un sistema criminale dei partiti possiamo avere la speranza che in Italia democrazia e diritto tornino ad avere un valore.

Queste lotte costano, specie per chi come noi non si arricchisce con la truffa dei finanziamenti pubblici. Per poterle fare, e per sostenere le spese campagna elettorale, donaci almeno 1 euro con un versamento online.

http://www.boninopannella.it/contribuisci