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	<title>.:: No God ::. &#187; pirati e jihad islamica</title>
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	<description>Ateismo è libertà</description>
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		<title>Lo stretto rapporto fra pirateria e jihad islamica.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 07:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[teocrazie criminali]]></category>
		<category><![CDATA[pirati e jihad islamica]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo stretto rapporto fra pirateria e jihad islamica. Il Foglio &#60;http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=20&#38;mediaId=8&#62; Informazione che informa &#60;http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=120&#62; 01.05.2009 Come nasce il legame fra la pirateria e la jihad islamica *L&#8217;analisi di Carlo Panella* *Testata*: Il Foglio *Data*: 01 maggio 2009 *Pagina*: 1 *Autore*: Carlo Panella *Titolo*: «Una stretta di mano a Mogadiscio (nel 1992) dice tutto sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo stretto rapporto fra pirateria e jihad islamica.</strong></p>
<p>Il Foglio &lt;<a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=20&amp;mediaId=8">http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=20&amp;mediaId=8</a>&gt;<br />
Informazione che  informa &lt;<a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=120">http://www.informazionecorretta.com/main.php?sez=120</a>&gt;<br />
01.05.2009  Come nasce il legame fra la pirateria e la jihad islamica<br />
*L&#8217;analisi di  Carlo Panella*</p>
<p>*Testata*: Il Foglio<br />
*Data*: 01 maggio  2009<br />
*Pagina*: 1<br />
*Autore*: Carlo Panella<br />
*Titolo*: «Una stretta di mano  a Mogadiscio (nel 1992) dice tutto sulla<br />
crisi di oggi»</p>
<p>*Riportiamo  dal FOGLIO di oggi, 01/05/2009, in prima pagina, l&#8217;analisi di<br />
Carlo Panella  dal titolo &#8221; Una stretta di mano a Mogadiscio (nel 1992) dice<br />
tutto sulla  crisi di oggi &#8221; *</p>
<p>New York. Il paradosso di un Golfo di Aden in mano alla  pirateria, dopo<br />
soltanto una quindicina d&#8217;anni dalla missione militare delle  Nazioni Unite<br />
&#8220;Restore Hope&#8221;, è ben spiegato in una &#8220;photo opportunity&#8221;  dell&#8217;11 dicembre<br />
1992, con cui Robert Oakley, l&#8217;inviato speciale  dell&#8217;Amministrazione<br />
americana, celebrò due giorni dopo lo sbarco a  Mogadiscio di milleottocento<br />
marine la stipula di un accordo con i due  signori della guerra, Mohamed<br />
Aidid e il suo rivale Ali Mahdi Mohamed. In  quella stretta di mano possiamo<br />
oggi leggere tutte le cause e le ragioni dei  fallimenti delle Nazioni Unite,<br />
e soprattutto degli Stati Uniti, in Somalia,  così come in tutta l&#8217;area di<br />
crisi che arriva sino al Pakistan. Aidid infatti  &#8211; avvisarono inutilmente<br />
gli italiani &#8211; faceva parte del problema e non certo  della soluzione della<br />
crisi somala: era un macellaio che usò l&#8217;incredibile  fiducia di Oakley per<br />
meglio impiantarsi nella capitale e poi iniziò a  sparare sui militari delle<br />
Nazioni Unite e ripagò infine Washington  massacrando 19 Delta Force che<br />
tentavano di catturarlo, nell&#8217;episodio noto  come &#8220;Black Hawk Down&#8221; che<br />
determinò la ritirata degli Stati Uniti di Bill  Clinton e dell&#8217;Onu dalla<br />
Somalia. Nelle ragioni per cui Oakley firmò con  Aidid quell&#8217;accordo, nelle<br />
coordinate della Cia per inquadrare il dossier  somalo, nei criteri di<br />
analisi di Washington a fronte di uno scenario  islamico leggiamo oggi i<br />
&#8220;fondamentali&#8221; di una dottrina americana che sempre  porta al disastro e che<br />
poi si replicherà in varie forme &#8211; vedi  l&#8217;acquiescenza verso i talebani in<br />
Afghanistan sino all&#8217;11 settembre del  2001, o la dissoluzione dell&#8217;esercito<br />
di Saddam Hussein appena deposto in  Iraq, o l&#8217;irresponsabile appoggio a<br />
Pervez Musharraf in Pakistan &#8211; e che  ancora si replica nei confronti dei<br />
regimi yemenita e saudita. Questa logica  rifiuta di vedere quel che pure è<br />
palese: il legame biunivoco tra  fondamentalismo islamico e terrorismo o<br />
jihadismo, attentatori suicidi  inclusi. Rifiuta di prendere atto che nei<br />
paesi islamici fa sempre più presa  una concezione violenta della società (a<br />
partire dalla riduzione a  semischiavitù della donna) che si proietta in<br />
aggressività militare violenta  verso l&#8217;esterno e l&#8217;occidente. Questa logica<br />
porta al disastro, perché spinge  a trattare apocalittici attentatori suicidi<br />
come se fossero invece  nazionalisti irredentisti. Dal 1995 è noto che la<br />
Somalia è regno  incontrastato di Osama bin Laden e dei signori della guerra,<br />
ma le Nazioni  Unite e gli Stati Uniti hanno fatto di tutto &#8211; incluso il via<br />
libera a  un&#8217;invasione da parte dell&#8217;Etiopia, poi fallita &#8211; tranne che quel<br />
che andava  fatto. Il risultato è stato la consegna della Somalia alle Corti<br />
islamiche  alleate di al Qaida e la trasformazione dei signori della guerra<br />
in corsari  dei barchini, che non sono contrastabili in mare, ma che possono<br />
essere  spazzati via soltanto con la ripresa del controllo di Mogadiscio,<br />
ipotesi che  &#8211; ora che c&#8217;è la nuova Amministrazione di Barack Obama così<br />
propensa al  dialogo e alla mano tesa &#8211; non è ipotizzabile neppure in via<br />
teorica. Il  dramma è che questo errore di dottrina produce effetti in una<br />
regione  strategica in cui i regimi &#8211; tutti dittatoriali &#8211; stanno sempre più<br />
cedendo  al fondamentalismo. Così è nello Yemen di Abdullah Saleh, culla e<br />
santuario  di al Qaida, così in Arabia Saudita in cui la nomina a erede al<br />
trono del  principe Najif (il filoamericano Sultan, sinora erede designato,<br />
sta morendo)  segna la fine di ogni promessa di riforme del re Abdullah e il<br />
trionfo futuro  dei fondamentalisti, con ripercussioni devastanti in tutto il<br />
mondo islamico.  Da sempre Najif, ministro dell&#8217;Interno dal 1975, rappresenta<br />
alla corte  saudita la componente più rigida, fondamentalista e<br />
tradizionalista del  regno, sostenitore della più rigida dogmatica<br />
salafitawahabita e di  conseguenza protettore e finanziatore sia dei Fratelli<br />
musulmani sia dei  movimenti terroristi islamici, a partire da Hamas. Allo<br />
stesso modo è  nell&#8217;altro golfo cruciale per l&#8217;area, il Golfo persico, che il<br />
presidente  iraniano Mahmoud Ahmadinejad mette a profitto i lunghi mesi di<br />
tregua  regalati da Obama &#8211; prototipo del fraintendimento sull&#8217;islam<br />
fondamentalista  &#8211; per impiantare un devastante &#8220;Hezbollah del Golfo&#8221; e<br />
addirittura per  dichiarare con impudenza la sua prossima mossa: la<br />
destabilizzazione &#8211; e  forse l&#8217;annessione &#8211; del Bahrein.</p>
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