Equiparare l’età della pensione delle donne a quella degli uomini è un suggerimento che Emma Bonino, l’unica donna della politica italiana, sta proponendo già dallo scorso anno al dibattito. Tutta l’Europa va in questa direzione e presto anche l’Italia, che è già oggetto di una procedura di infrazione comunitaria per quanto riguarda l’impiego pubblico, dovrà adeguarsi. La scorsa settimana durante un convegno organizzato dai radicali italiani, il ministro Sacconi ha escluso che l’Italia si adeguerà a quanto richiesto dall’Europa (!). Ieri il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha dichiarato che con tempi e modi flessibili nella pubblica amministrazione presto ci si adeguerà al resto dell’Europa. I sindacati tutti, dalla Cgil alla Ugl, hanno escluso che la strada è, al momento, percorribile. Va ricordato alle donne che potrebbero seccarsi di lavorare come gli uomini, che cinque anni di contribuzione in meno si traducono in una pensione minore e a maggior rischio di erosione. Le donne sanno che, tornando a casa, finiscono col fare le bambinaie ai nipotini e le badanti ai genitori e ai suoceri. I detrattori della proposta dicono che i cinque anni di lavoro in meno indennizzano le donne per il peso del lavoro domestico e di cura. Ma piuttosto che questa carità pelosa, meglio sarebbe investire in asili nido, in strutture per anziani… in breve in quei servizi, ora inesistenti, e ai quali le donne suppliscono con fatica e sacrificio di sé. In troppi, datori di lavoro, sindacati, ministrisacconi, pensano che il lavoro femminile sia uno sgradevole accidente che è meglio circoscrivere e contenere. Le donne, in genere più intelligenti e intuitive degli uomini, credo che per prime capiranno che è il caso di lavorare cinque anni per avere una pensione meno bassa (e mandare a fanculo tutti questi stronzi che vogliono sottometterci:bambini, vecchi, sindacati, ministrisacconi).
Tiziana Ficacci, per www.nogod.it
