Articoli marcati con tag ‘pd partitus dei’

Dorina Bianchi se ne va dal PD-Partitus Dei.

lunedì, 7 dicembre 2009

Povero Bersani, nemmeno l’essersi piegato a riconoscere il crocifisso come “simbolo” della tradizione italiana lo mette al riparo dalla diaspora dei fondamentalisti cattolici portati dentro al PD da Rutelli. Peccato che non se ne vanno tutti, così almeno il PD smette di essere il Partitus Dei, la nuova Democrazia Cristiana figlia del Compromesso Storico.

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…..“Il Pd è stato una delusione – ha dichiarato la Bianchi – Bersani è stato eletto con il mandato di rafforzare l’ancoraggio del partito alla storia della sinistra italiana, lo spazio per una presenza identitaria dei moderati cattolici si è ridotto al lumicino. Non penso che che piangeranno molto per la mia uscita”. “Sono convinta – ha aggiunto a proposito della costruzione di un “grande centro” – che si possa e si debba collaborare con Rutelli per costruire un fronte comune dei moderati, ritengo erò che sia importante favorire l’aggregazione senza dividerci in altri contenitori”.

Laicità, questa sconosciuta nel PD-Partitus Dei.

mercoledì, 2 settembre 2009

Laicità, questa sconosciuta nel PD-Partitus Dei.

Laicità e diritti, alla festa Pd scontro Carra-Scalfarotto
. da L’Unità del 1 settembre 2009, pag. 17

di Andrea Carugati
Si infiamma il dibattito sulla laicità alla festa democratica di Genova. E
sono subito scintille, anche tra diverse anime del Pd. Come Enzo Carra e
Ivan Scalfarotto, vicino ai teodem il primo, seguace di Ignazio Marino il
secondo. Nodo della discordia è il matrimonio tra omosessuali, che Vittoria
Franco giudica come un traguardo non a portata di mano: «Non siamo riusciti
neanche a fare le unioni civili…». Scalfarotto si indigna: «Perché non se
ne può parlare? Vietare il diritto alle nozze a un omosessuale è apartheid».
E Carra: «Tu sostieni la logica del vietato vietare. Ma siamo sicuri che le
leggi non debbano essere collegate ai valori?». Controreplica di
Scalfarotto: «E quale sarebbe il valore che si tutela negando un diritto ai
gay?». Interviene il prof. Francesco D’Agostino, presidente dei giuristi
cattolici: «E allora perché non accettare un matrimonio tra fratelli o tra
un gruppo di persone?». La sala rumoreggia, contesta D’Agostino. Che
replica: «Laicità è ascoltare le ragioni degli altri». E sul testamento
biologico aggiunge un altro carico: «Una persona in fin vita è
psicologicamente fragile, non è in grado di decidere». Stavolta si arrabbia
Vittoria Franco: «Guardi che il testamento lo scrive una persona quando è
nel pie- no delle sue facoltà psicologiche!»

. Rita De Santis, presidente
dell’associazione genitori di omosessuali, si scaglia contro D’Agostino:
«Mio figlio omosessuale non è uno scarto umano». Si va avanti, i temi di
confronto e scontro non mancano: dalla legge 40 alla pillola Ru486. Miguel
Mora, corrispondente del quotidiano spagnolo El Pais, paragona le ingerenze
vaticane in Italia al clima clericale della spagna franchista. E dice: «Da
noi i vescovi abbaiano ma non mordono, da voi comandano».Altre scintille tra
Carra e la radicale Maria Anonietta Coscioni. Il professore di Siena Marco
Ventura provoca: «La Lega riesce a sfidare il Vaticano perché ha un rapporto
fortissimo con i suoi elettori, perché il Pd non riesce a farlo?». E Carra
concede: «Va bene, discutiamo se questo tipo di Concordato è ancora utile».

17/9/09 – La prevalenza del cretino

venerdì, 17 luglio 2009

La mozione presentata dal Pd al Senato sulla moralità, inizia dichiarando che “la presente mozione non è diretta ad aprire un dibattito su tali temi specifici”. Prosegue affermando “chi governa deve essere credibile e assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”, ma affermando che “queste sfere devono rimanere distinte”. E allora perché mai devono essere coerenti? Conclude elencando un astruso decalogo di norme di comportamento cui dovrebbero attenersi i membri del governo al fine di “mantenere la credibilità che l’Italia ha recuperato a livello internazionale attraverso l’impegno che ha caratterizzato l’organizzazione del G8”. Un complimento rivolto proprio a quel Berlusconi che la mozione vorrebbe censurare. (da un editoriale non firmato del Riformista)

Il cretino è ormai la categoria prevalente nella politica. Come altro definire se non cretineria politica la mozione presentata al Senato dal Pd che mostra le spaccature interne di quel partito che, per riverire la campagna – più che rispettabile ma giornalistica – di Repubblica, ha dovuto presentare una mozione inquisitoria e bacchettona che dice e non dice. Tacendo, o intervenendo tiepidamente, sullo scudo fiscale e la revisione del sistema pensionistico . Accodandosi agli alti lai per la buona riuscita organizzativa del G8, anche se, va detto, solo quello di Genova ebbe un coordinamento infausto, non si ha memoria di vertici catastrofici preparati da altri paesi. Spiace che il Pd, le cui sorti non possono che riguardarci tutti, anche quelli di noi che mai nessuna fiducia hanno accordato al progetto di addizionare due vecchi partiti illiberali, non riesca a rendersi conto di aver toccato il fondo. La vulnerabilità che mostra davanti alle incursioni di un Grillo, i nervi (di Marino soprattutto) che saltano davanti al fatto che un loro dirigente forse è uno stupratore mentre c’è silenzio tombale sulla lievitazione delle iscrizioni napoletane, l’incoronazione ad icona di una dirigente locale di mezza età neanche fosse la nuova Rosa Luxemburg… beh, questo smarrimento sembra il frutto di miopia e cretinismo.
Non so che tipo di aggettivo si possa usare per la presa di posizione del sindaco di Roma sulla sentenza Gabbo. Come si sa il poliziotto che sparò al tifoso ultras della Lazio Gabriele Sandri ha avuto sei anni di reclusione. Poco? Così sostengono i familiari dello sfortunato giovane e gli ultras che hanno reagito attaccando una caserma dei carabinieri e una camionetta della polizia, reiterando le gesta compiute venti mesi fa quando misero a ferro e fuoco Roma. Un politico accorto si sarebbe dovuto muovere col felpato passo del gatto, e invece Alemanno ha rispolverato l’aggressività dei suoi anni giovanili (celtica al collo, ma senza pugno di ferro) e ha annunciato che parlerà con i ministri della Giustizia e dell’Interno per tentare di ripianare l’iniqua sentenza. Il sindacato di polizia è insorto, e la posizione presa dal sindaco sembrerebbe dare copertura a quegli ultras che più che giustizia si aspettavano, probabilmente, un segnale di immunità per le loro scorribande negli stadi. Passo d’ippopotamo quindi, niente gatto. Animale, ahimè, che porta male ai giornalisti-pecorelle rai che li chiamano in causa imprudentemente http://www.nessundio.net/blog/2009/07/16/2169/
E inchinandosi alla Chiesa coprono le manovre delle diverse fazioni Pd che si stanno contendendo poltrone, seggiole e strapuntini della terza rete della rai.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

PD-Partitus Dei sempre più democristiano.

giovedì, 7 maggio 2009

Dopo le amministrative di Trento riparte la corsa al centro guidata da Rutelli. Verso l’abbraccio con l’UDC. Manca solo l’approdo europeo nel Partito Popolare e poi avremo il paradosso che i due partiti antagonisti in Italia siederanno felici e contenti nello stesso gruppo a Bruxelles.

Il PD non è la sinistra.
Intervista a Francesco Rutelli dal Corriere della Sera del 6/05/09

ROMA — Dario Franceschini, segretario del Partito Democratico, ha detto al «Cor­riere »: il modello di Berlusconi sono le re­pubbliche ex sovietiche, Turkmenistan, Uz­bekistan.
Se stiamo sull’ironia, forse è più efficace la definizione di Giovanni Sartori: il sultana­to. Ma non è questo che serve».
Quindi, Franceschini non dovrebbe insi­stere con l’antiberlusconismo…
«Le grida d’allarme dove ci portano? Im­portante è presentare al Paese la nostra poli­tica, che convinca i ceti produttivi: piccole imprese, artigiani, cooperative, lavoratori. E importante è fare tesoro del successo del Pd a Trento, con una alleanza che guarda al cen­tro ».

Francesco Rutelli da tempo parla poco di politica. Ha scelto di comparire soprattutto come presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza. Ora, però, manca un mese alle elezioni Europee e amministrative, 5 me­si al congresso del Pd.

Al Comune di Trento il Pd ha vinto, qua­si con il 30 per cento.
«A Trento il Pd era alleato con Udc, sociali­sti, verdi e l’Unione per il Trentino di Loren­zo Dellai, pioniere della Margherita. Trento conferma che quando c’è un’interpretazione sobria e operosa del cattolicesimo politico gli elettori rispondono con fiducia. Non rie­sco ad accettare che il Pd sia sempre definito ‘la sinistra’».
Il Pd non è di sinistra?
«Il Pd doveva essere la conclusione di un’intuizione storica, e di un processo: l’in­contro delle tradizioni riformiste italiane per creare un soggetto nuovo. Il patrimonio ideale della sinistra, dei riformisti cattolici, liberali, ecologisti e una coraggiosa innova­zione di contenuti. Invece, dicendo ‘la sini­stra’ alcuni pensano di ridipingere la casa la­sciata del Pci, e a moltissimi si impedisce di entrare».
Più che altri, è Berlusconi che parla sem­pre di «sinistra».
«Se accettiamo questo perimetro, gli sarà sufficiente per vincere: la sinistra arriva a un quarto dei voti in Italia».
C’era anche Di Pietro nell’alleanza trenti­na.
«Io credo che parlare in astratto di allean­ze sia la cosa più stupida in questo momen­to. Il Pd deve definire la sua proposta per il governo e poi allearsi con chi la condivide».
Anche con Di Pietro?
«Nessuno va escluso a priori. E’ chiaro che la competizione si svolge al centro e che l’Udc è un interlocutore molto adatto. Anche se a Trento ha preso il 2,7 per cento e non credo avrà beneficio da allegre candidature come quella di Emanuele Filiberto…».
Scriveva ieri «Europa», quotidiano a lei vicino, che il Pd si è asserragliato fra pen­sionati e impiegati, ha perso i ceti produtti­vi e non prova neanche a riconquistarli.
«Sono d’accordo, ma non è sempre stato così. Nei momenti migliori li abbiamo con­quistati. A Roma io presi un milione di voti, e Veltroni anche. Nel quinquennio di opposi­zione 2001-2006 abbiamo vinto sempre, qua­si ovunque».
Cosa è accaduto, poi?
«C’è stata la crisi della coalizione Prodi e la destra ha guadagnato voti sulle paure. Ora ha costruito consenso sulla leadership forte di Berlusconi. Ma non gli durerà, perché è sull’uscita dalla crisi economica che avverrà il confronto».
Come si recupera la parte più produttiva dell’Italia?
«Davvero: non con l’antiberlusconismo. Al contrario, con una strategia economica e sociale, visto che Berlusconi di questo non si occupa. E’ possibile che più arretra il mo­dello iperliberista e meno – da parte dei ceti popolari – ci si rivolge ai progressisti? Que­sta è la crisi del Pd. Dobbiamo puntare sugli ambienti più competitivi, sull’efficienza del settore pubblico, sulle piccole e medie im­prese abbandonate. E recuperando credibili­tà sui temi della sicurezza».
E la vita privata del premier?
«La vita privata di Berlusconi non va toc­cata. Allo stesso tempo, c’è bisogno di un’im­prenditoria e di un’editoria liberale che non abbiano paura del padrone del vapore».
È giunta l’ora di regolare il conflitto di interessi?
«E’ stato il fiasco della legislatura ’96-2001. Ma oggi, più che alle leggi, dobbia­mo affidarci all’intelligenza e al buon senso democratico».
Lei è sempre stato contrario al referen­dum sulla legge elettorale…
«La vittoria del Sì produrrebbe il ‘Porcel­lissimum’. Peggio del ‘Porcellum’: liste di nomina padronale, e maggioranza assoluta a un singolo partito. Franceschini aveva giu­stamente detto che dopo il pronunciamento del Pd non ne avrebbe più parlato e invece vedo che insiste ogni giorno per il Sì, al bu­io. La Destra ha già detto che vota Sì e che poi il risultato del voto non si tocca. Bel ca­polavoro di furbizia, da parte nostra. Faccio invece una proposta chiara: verifichi subito il segretario se c’è una maggioranza per una nuova legge elettorale».
Con la Lega, l’Udc, con chi ci sta?
«Una maggioranza per una legge: sistema tedesco, doppio turno francese, ‘Mattarel­lum’. E solo in quel caso votiamo Sì».
Congresso di ottobre, Franceschini o Bersani?
«Del congresso parleremo a fine giugno».
Le sue posizioni non sono lontane da quelle di Enrico Letta…
«Su molti aspetti, sì. Anche se Enrico do­vrebbe essere più risoluto: ad esempio sul­l’originalità del Pd in Europa. Abbiamo crea­to un partito nuovo per apparentarci con i socialisti europei, in grave crisi? E il nostro ‘treno per l’Europa’? A Parigi non ha neppu­re invitato Bayrou, tornato al 20% dei con­sensi ».
Se il risultato delle elezioni dovesse esse­re molto deludente ci potrà essere una scissione dal Pd?
«Diamo il nostro contributo perché il vo­to non sia deludente. Con proposte per il la­voro, l’ambiente, le piccole imprese».

Andrea Garibaldi
06 maggio 2009

Ecco come i catto-talibani….

martedì, 7 aprile 2009

… tengono in ostaggio il PD-Partitus Dei. Dichiarazioni illuminanti dei cattolici integralisti che tengono sotto schiaffo i traditori della laicità che hanno voluto realizzare il “compromesso storico”.

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Notizie Radicali
lunedì 06 aprile 2009
Testamento biologico: se la politica abdica al Vaticano

di Andrea Trigolo

La legge sul testamento biologico (anzi, contro il testamento biologico) è dunque passata al Senato. Alla Camera arriverà un testo che è l’espressione più restrittiva e contro la libertà di scelta e l’autodeterminazione che ci potessimo aspettare.

In questa battaglia, abbiamo pensato – noi laici, noi radicali – di avere a che fare con avversari politici che possedessero un minimo di decenza. Purtroppo non è così.

Ricordo quando Emma Bonino in più trasmissioni televisive svelava il nocciolo del problema, vale a dire che ognuno deve poter essere libero di scegliere le proprie cure, anche quando non in condizioni di farlo, in pieno accordo con l’articolo 32 della nostra Costituzione. Purtroppo questo Governo, pur di dedicarsi ai suoi affari economici anche in tempo di crisi (e lo constatiamo dalle discussioni sul nucleare ai provvedimenti sul cosiddetto piano casa), ha abdicato da tempo ogni questione etica al Vaticano.

Il tema della libertà di scelta, l’unico fondamentale, è stato mutilato e il piano della discussione, continuamente e scorrettamente, spostato. A compiere queste oscenità, non solo i vari Quagliarello e Roccella della maggioranza, tutti a proporsi per ricoprire il ruolo di primo chierichetto – quello che suona la campanella durante l’Eucarestia – ma parlamentari della minoranza, di quel Pd che, forse a causa dell’imbarazzo della presenza dei Radicali al suo interno, non si accorge (bugia: se ne accorge, eccome) di come alcuni suoi parlamentari sostengano su questi temi la destra autoritaria e clericale. Basti pensare a Dorina Bianchi, la contestata capogruppo Pd in Commissione sanità: che sostiene che «La vita non è un bene che appartiene a uno solo, al singolo individuo, ma alla collettività.»

Ecco cosa intendevo prima, quando dicevo che il piano della discussione, che deve avere come unico riferimento la libertà di scelta, viene spostato.

Ma c’è chi si è espresso in termini ancor peggiori, se non eversivi, come Pieluigi Castagnetti, sempre del Pd: «Gli ex-DS fanno fatica a capire. Quelli che per noi sono passi da gigante, come i passi fatti sul testamento biologico, per loro sono passettini. […] Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l’altra alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici, insomma, il vero “capo” è lui: il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo gli ex-diessini dovrebbero alla fine comprenderlo»

Ma davvero si ritiene che si possa giungere a compromessi con questa gente? Non è il caso di ridere in faccia alla Finocchiaro o a chi, tra le fila del Pd, continua vergognosamente a difendere i parlamentari che con la loro obiezione di coscienza obbligheranno ognuno di noi all’inferno di Eluana?

Davvero è concepibile scendere a compromessi con parlamentari così tanto asserviti ai voleri della Chiesa? Davvero si può discutere con chi parla di “valori non negoziabili”?

Mi si potrà dire che negli anni ’70 la Chiesa era altrettanto forte e che la dialettica fra cattolici e laici, ai tempi di divorzio e aborto, era altrettanto animata. Sta di fatto che a quel tempo, leggi laiche passavano; oggi no, oggi pare passare solo la linea della Chiesa cattolica e solo quella.

Non so come ci si possa ribellare a questa situazione. Penso però sia utile iniziare a chiamare le cose col proprio nome: e dire che il nostro Stato sta diventando confessionale, che la Chiesa cattolica rischia, in questo preciso momento storico, di essere nemica della democrazia e che molti parlamentari cattolici non hanno alcuna credibilità politica, in quanto impossibilitati a concepire la laicità.

Prove di scissione nel PD-Partitus Dei.

domenica, 15 febbraio 2009

I catto-talibani delegati dal padrone vaticano a controllare il PD-Partitus Dei perchè non si azzardi a difendere la laicità delle istituzoni, minacciano scissioni e sfracelli. Speriamo che la scissione si verifichi prima della presentazione delle liste per le elezioni europee, così almeno quel che resta del vecchio PCI/PDS/DS, liberatosi dai teo-dem potrà tentare la riunificazione delle forze laiche e sperare di conservare una percentuale di voti che ne garantisca la sopravvivenza. Come No God siamo pronti a recitare un Te Deum di ringraziamento per il fallimento della più grande cazzata politica dell’ultimo secolo, il Compromesso Storico vagheggiato da Enrico Berlinguer e realizzato da Veltroni che ha messo definitivamente in ginocchio la Repubblica italiana davanti al Papa Re.

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