Fra i tanti commenti entusiastici che danno per certo il ritrovamento dei resti di Paolo, il fantasioso ebreo che si inventò la figura del Cristo sulla base delle leggende fiorite intorno a uno o più terroristi nazirei giustiziati dai romani, si distingue soprattutto il Giornale di Berlusconi. Leggendo questo articolo vale la pena di fare il confronto tra l’apodittica certezza espressa dal giornalista sulla reale presenza di Paolo (e anche di Pietro) a Roma e le parole molto più misurate dello stesso papa Paolo VI che, per esempio, pur nell’entusiasmo del presunto ritrovamento delle ossa di Pietro nel 1968, non dette per certa e certificata la sua reale presenza a Roma. Del resto gli storici più avvertiti di provata fede cattolica, a proposito di quella presenza, parlano solo e sempre di “tradizione” e non già di certezze storiche conclamate e da tutti accettate. E non già di certezze storiche conclamate ed accettate. Infatti di Pietro dai testi canonici (e solo negli Atti degli Apostoli) si sa solo che “dopo Antiochia si recò in altri luoghi”. Mentre di Paolo, che nelle sue Lettere non fa mai il minimo accenno alla presenza di Pietro a Roma, non è nemmeno accertata la morte per decapitazione. Almeno fino a quando le ossa a lui attribuite non riveleranno i segni del decollamento. E se quei segni non ci fossero dovranno inventarsi qualche altra bufala per continuare a spacciare il presunto martirio del grande inventore del cristianesimo.
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