Articoli marcati con tag ‘ottopermille’

30/8/10 – Intesi?

lunedì, 30 agosto 2010

Sofia, l’Italia è come Montecarlo, puoi vivere solo se hai già i soldi in tasca. Insomma, è un paese per turisti. (Amara Lakhous, Divorzio all’islamica in viale Marconi, E/O, 16 euro)
Quando i baci miei tu rimpiangerai/puoi tornar chérie a Montecarlo/questo nostro amor puoi salvare ancor/oh chérie con me a Montecarlo (Johnny Dorelli)

Il cancro della religione di Stato continua a mietere vittime. Si, va bene, il nostro è un paese laico e viene garantita la libertà religiosa, ma sappiamo bene che così non è. L’Italia è stata laica per poco, diciamo dall’Unità al ’29. Poi c’è stato l’accordo tra Mussolini e la Santa Sede, i cosiddetti Patti lateranensi. Il fascismo utilizzò la Chiesa per coprirsi le spalle e compiere con la sua garanzia infami lordure, tra cui le leggi razziali da essa ispirate (a tal proposito è bene leggere il nuovo lavoro di Yosef Haim Yerushalmi, Assimilazione e antisemitismo razziale, edito da Giuntina che spiega come l’antisemitismo razzista non è un’esclusiva del nazismo, perché è nato prima ed è connesso con l’antigiudaismo cristiano).
Finita la dittatura la questione non è stata più la divisione fra Stato e Chiesa, ma il rapporto di supremazia fra i due contraenti. La pietra tombale sulla laicità e l’uguaglianza dei cittadini, è stata posta con l’art. 7 della Costituzione fortemente voluto da Togliatti e che fece tremare le vene ai polsi ai socialisti. Piace ricordare a questo proposito un passo del discorso che Nenni pronunciò all’Assemblea costituente il 27 marzo ’47: “Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri. La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani”.
L’art. 7, impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Tra i due contraenti concordatari, lo Stato e la Chiesa cattolica, chi ha in questo paese il sopravvento?
Per fare finta di non essere una teocrazia, per fare finta di credere che ci sia la libertà religiosa (quello di non essere religiosi non è diritto contemplato) lo Stato italiano ha aggiunto al cancro del concordato le metastasi delle intese. Utili per ottenere la possibilità di non recarsi al lavoro per alcune festività (all’inizio dell’anno comunichi al tuo datore di lavoro i giorni in cui non ti recherai al lavoro, impegnandoti a recuperare quei giorni che non possono essere cumulati. Invece le feste cattoliche sono obbligatorie per tutti, e, in caso di turni, ti danno diritto a una doppia retribuzione), e soprattutto l’ambito 8 x mille. Ma siccome il diavolo fa le pentole e non i coperchi, continua la pagliaccesca storia dell’ora di religione, prerogativa del cattolicesimo, aggravata da quanti caparbiamente invece di chiederne la soppressione continuano, come vuole la Cei, a chiedere insegnamenti alternativi all’ora facoltativa. Ghiaccio bollente!
Alla Chiesa cattolica, Tavola valdese, Chiesa luterana, Unione delle comunità ebraiche, Avventisti del 7° giorno, Assemblee di Dio, si aggiungeranno i cristiani ortodossi, buddisti, mormoni*, induisti e Testimoni di Geova. La Cei mastica amaro la concorrenza, ma ingoia il rospo: preferisce dividere il bottino piuttosto che mettere in discussione l’intero sistema di furto con raggiro dell’8 x mille. Al tavolo magnaccione non potranno sedersi gli islamici, e questa è una cosa incomprensibile. Sono divisi, si dice, però non si tiene in nessun conto che le intese sono state stipulate con diverse chiese cristiane, frammentate litigiose e incoerenti. Ma con la bocca piena. Si reputa l’islam reo di poligamia e non in linea con il rispetto della donna. Tutto? Perché se il governo italiano che da la pagella (e la torta) pensa che l’islam sia tutto così, fa vincere a tavolino i fondamentalisti. Che magari vinceranno pure, ma perché lo deve decidere (in anticipo) il governo italiano? Si badi bene che la trasparenza richiesta ai musulmani non viene chiesta a nessuno, anzi, la Chiesa cattolica (solamente) non è tenuta neanche a rendicontare i soldi dell’8 x mille. Così come nessuna delle religioni delle intese è tenuta ad esibire titoli di studio, trasparenza linguistica, ecc. Non sarebbe male che, almeno per equità, i beneficiati vecchi e nuovi delle intese si chiedessero in quale libertà religiosa confida un governo e uno Stato che si muove con tale doppiopesismo. Ma è troppo chiedere realismo e senso civico a chi è convinto di essere il padrone del mondo (e che impunemente invece di chiedere soldi ai suoi aderenti (in effetti le comunità ebraiche lo fanno) preferisce spillare i soldi allo Stato depredando noi contribuenti) .

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*8/6/09 – Periferia di Roma, Bufalotta: qui si vengono a cercare i mobili all’Ikea e si finisce per abboffarsi di salmone e dolcetti di sego, insoddisfatti dalla esangue libreria Billy. Volendo, presto si potrà venire a pregare l’angelo Moroni, che è il profeta che annuncia il vangelo al mondo. In via Settebagni sui circa 15mila acri di terreno (1 acro = 4050 metri quadri), da tempo proprietà della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni, più nota come chiesa Mormone, è cominciata la costruzione del primo tempio italiano, il dodicesimo in Europa. Si dice che la fede mormone sia destinata a diventare una delle grandi religioni, intanto è quella che sta aumentando più rapidamente nell’occidente. Joseph Smith, fondatore del mormonismo nel 1893, pose la prima pietra su una collina nella contea di Manchester (stato di NY) chiamandola Cumorah e oggi luogo di pellegrinaggio, ha fin dall’inizio teso a diffondere una immagine pubblica e accattivante della religione. Ad esempio provando a scalare la Casa Bianca, candidandosi alle presidenziali nel 1844. Allora le possibilità erano limitatissime, mentre è noto che nelle recenti elezioni il repubblicano Mitt Romney, governatore del Massachusetts, è arrivato a un soffio dalla candidatura. E i malpensanti dicono che Obama ha riservato un posto di rilievo a Jon Huntsman, già governatore dello Utah e oggi ambasciatore a Pechino, per toglierselo dai piedi. I mormoni infatti avrebbero ben visto, dopo un presidente nero, un presidente santo (così si chiamano tra loro i mormoni) nel 2012. Il libro di Mormon è alla base dei romanzi di Stephanie Meyer, autrice della saga fantasy Twilight, da cui sono derivati i film con i vampiri innamorati che tanto successo hanno anche da noi. Poi c’è la serie televisiva, prodotta da Tom Hanks, Big Love che racconta la quotidianità del fondamentalismo mormone attraverso la vita di un marito con tre mogli, rappresentando il tabù mormone. Nel 1890 la chiesa dei santi degli Ultimi giorni ha rinunciato alla poligamia, nonostante il fondatore Smith avesse ricevuto questo comandamento direttamente da Dio. La rinuncia è il frutto di un accordo – una mediazione – col governo americano, mai perdonato dai fondamentalisti alla chiesa ufficiale. Nel seguito talent show American Idol, è emerso il cantante David Archuleta, mormone doc. Ai suoi concerti le ammiratrici indossano magliette con su scritto mormon girl. Il testo di una sua canzone dice più o meno “sono un ragazzo mormone e questo è il mio orgoglio e la mia gioia… noi abbiamo la vita eterna, innamorati di un ragazzo mormone”.
Non sappiamo come saranno accolti i mormoni in Vaticalia, certamente la concorrenza dei cattolici sul terreno del proselitismo è forte e la clericaglia locale troverà mezzi, magari mungendo le casse italiane, per screditare la concorrenza. Una cosa ci sentiamo però di consigliarla ai nuovi apostoli della menzogna globale: accanto all’angelo Moroni un buffet con dolcetti meno stucchevolmente grassi di quelli dell’Ikea potrebbero attirare qualche (goloso) visitatore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

L’ottopermille per molti ma non per tutti.

venerdì, 27 agosto 2010

Con l’approvazione della CEI , il Governo Ombra dei vescovi che controlla e guida il governo ufficiale vaticaliano, sono arrivati in dirittura d’arrivo per l’incasso dell’ottopermille altre sei confessioni religiose: cristiano-ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova. Ma non ancora i musulmani. Se ne lamenta l’imam Yahya Pallavicini, rappresentante di una delle varie associazioni islamiche presenti in Italia. Quello che ci indigna di questo nuovo assalto alla diligenza dell’ottopermille non è tanto che possano usufruirne tutte le associazioni rappresentative dei credenti nelle varie versioni della Menzogna Globale , ma che il diritto di spartire il bottino sia sottoposto all’approvazione dall CEI. Questo è veramente il più scandaloso aspetto di tutta la questione. Solo i gerarchi della SS vaticana possono approvare quali e quante consorelle della Menzogna Globale possano partecipare alla spartizione del bottino.

Dal Corriere della Sera LEGGI

ROMA – «Di resistenze vere e proprie in questi casi non ce ne sono, no, però sa come si dice in politica: esistono altre priorità…». Il senatore pdl Lucio Malan, valdese, la racconta con ironia, i disegni di legge presentati assieme al costituzionalista del pd Stefano Ceccanti arriveranno in Parlamento alla riapertura dalle ferie per ratificare le nuove intese dello Stato con altre sei confessioni religiose, materia delicata anche perché le «intese» permettono di partecipare alla ripartizione dell’otto per mille. Tra i nuovi ingressi, peraltro, non ci saranno né erano previsti i musulmani, e l’imam Yahya Pallavicini, del Coreis, non nasconde l’amarezza: «Sarebbe opportuno che si iniziasse a lavorare per riconoscere giuridicamente quei musulmani moderati che da anni si sono dimostrati interlocutori affidabili e autonomi da ogni ideologia fondamentalista».
Finora, oltre alla Chiesa cattolica, lo Stato ha riconosciuto l’Unione delle comunità ebraiche italiane, la Tavola valdese, la Chiesa evangelica luterana, l’Unione delle Chiese avventiste del 7° giorno e le Assemblee di Dio, tutte leggi approvate tra gli anni Ottanta e Novanta. Le nuove intese – già definite dal governo Prodi e sottoscritte da quello Berlusconi il 4 aprile, con relativi disegni di legge approvati dal consiglio dei ministri il 13 maggio – aggiungeranno all’elenco cristiani ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova. Non è ancora finita, la Lega ha già pronti una serie di emendamenti, dai matrimoni all’ora di religione «ci sono una serie di questioni che meritano approfondimento», dice il capogruppo al Senato Federico Bricolo.
I cattolici come la Cei, peraltro, negano preoccupazioni per l’otto per mille, «siamo sempre stati favorevoli all’allargamento né ci preoccupa: è una conferma del sistema stesso, nessuno potrà accusare la Chiesa di volere un abito su misura», dice il vescovo Domenico Mogavero, responsabile degli Affari giuridici della Cei. Intanto, però, su una cosa tutti quanti appaiono d’accordo: per l’Islam la faccenda è ancora tutta da impostare. Lo dice il vicepresidente pdl della Camera, Maurizio Lupi: «La libertà religiosa non è in discussione. Ma il problema è duplice: da una parte non esiste un interlocutore unico, i musulmani sono divisi tra vari soggetti; e dall’altra c’è la questione oggettivamente delicata che riguarda la regolamentazione delle attività intorno alle moschee, non sempre di culto, talvolta contaminate dall’estremismo terroristico».
In più, aggiunge il pd Pierluigi Castagnetti, «non si può derogare sul riconoscimento esplicito, non solo implicito, della Costituzione: un riconoscimento formale che già ai tempi del tavolo aperto da Amato e fino ad oggi non è mai arrivato». Lo stesso vescovo Mogavero fa notare: «Poligamia, il ruolo della donna, l’educazione dei figli, ci sono norme e usi islamici che vanno contro i postulati fondamentali della nostra Costituzione: per questo l’impegno a rispettare la Carta è la condizione essenziale». Il tema è aperto, l’imam Pallavicini sospira: «C’è una responsabilità politica nel non voler arginare l’estremismo, le difficoltà esistono ma non è giusto che per una minoranza pretestuosamente maschilista o poligama ci vada di mezzo un milione di fedeli».
Gian Guido Vecchi

30/4/09 – Ma che so’ tanti 5 milioni di euri ?

giovedì, 30 aprile 2009

Fino ad oggi la Cei ha stanziato per i terremotati dell’aquilano 5 milioni di € più 500 uova di cioccolato, regalo personale del santopadre, per i piccoli terremotati.
La prima tranche, 3 milioni, è stata allocata dopo un paio di giorni e gli allocchi hanno fatto oooooo! Nel frattempo Emma Bonino, le piccole e frammentate associazioni laiche e l’uaar, hanno provato a chiedere che i fondi dell’8×1000 fossero riservati allo Stato. La legge prevede che quei fondi vengano destinati, soprattutto, al contrasto delle calamità naturali, anche se è successo che i fondi sono stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. In venti anni dall’istituzione dell’8×1000, nessun governo – mai nessun governo – ha pensato a farsi un po’ di pubblicità così come fanno le confessioni che hanno diritto al contributo. Noi avremmo messo la mano sul fuoco, volendo anche tutte e due, che anche questo governo avrebbe evitato “la concorrenza scorretta alla Chiesa”, come ebbe a dire il cassiere pontificio mons. Attilio Nicora all’ingenua Livia Turco che propose di destinare la quota statale dell’8 ai bambini poveri. Ma sia mai che le tragedie portino ad un ripensamento… così il cardinale Angelo Bagnasco si è affrettato ad andare tra le macerie per testimoniare preghiere e vicinanza aggiungendo altri 2 milioni, dichiarati con clamore ai microfoni dei giornalisti leccaculo. La pensata della Cei è evidente: perché dare soldi allo Stato che non è nemmeno in grado di controllare come si fa il cemento armato, quando ci siamo noi? Noi che abbiamo scritto quel bell’editoriale sull’Avvenire per dire che la solidarietà non è più una emergenza ma uno stile di vita.
Come è noto dell’8×1000 lo Stato raccoglie le mollichelle; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8×1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2007).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5×1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni, indovinate di chi, nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra) decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5×1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8×1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno molesta per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Dopo il terremoto arrivano i preti.

martedì, 14 aprile 2009

Per primo sarà il generale-cardinale Bagnasco, a seguire B16 forse a fine mese. Non si ferma la passerella mediatica di politicanti e presunte “autorità” civili e religiose che vanno a visitare e portare aiuto, dicono loro, ai terremotati. Con quali vantaggi concreti oltre all’intasamento del traffico e alla confusione nella normale attività di assistenza è difficile dire. Ma Bagnasco sarà anche latore di ben 3 milioni di Euro prelevati dal bottino dell’ottopermille, che però ammonta a parecchie centinaia di milioni l’anno. Insomma lo zero virgola qualcosa di quanto viene estorto dallo Stato a tutti noi contribuenti a favore della CEI – Congrega Estorsori Istituzionalizzati. Tutti i media di regime, pubblici e privati, tacciono invece sulla possibilità che lo Stato impieghi per la ricostruzione la sua quota dell’ottopermille. I politicanti al servizio dei preti -la quasi totalità dei parlamentari esclusi i radicali e pochissimi altri- temono che se adottassero e pubblicizzassero un simile provvedimento (previsto peraltro dalla Legge 222 del 1985 che regolò la truffa estorsiva dell’ottopermille), i contribuenti firmerebbero per lo Stato e non per la chiesa cattolica. E questi ultimi si farebberto rodere il culo, togliendo l’appoggio che ad ogni elezione forniscono ai loro “picciotti” nelle Istituzioni. Per scongiurare questo pericolo il ministro Tremonti vorrebbe aggiungere ai destinatari del cinquepermille, oltre alle migliaia di enti e associazioni già concorrenti, anche i terremotati d’ Abruzzo,  aggiungendo così anche la presa per il culo degli italiani dal momento che gli importi raccolti con il cinquepermille sono ridicoli rispetto a quelli dell’ottopermille. E in più vanno suddivisi fra migliaia di beneficiari. Ma dal mago della creatività contabile Giulio Tremonti non c’era da aspettarsi niente altro che trucchi.

Ed ecco qui da la Repubblica una ricca documentazione sull’ imbrogliuscone Tremonti

di Ranieri Salvadorini


L’iniziativa del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di devolvere il 5 per mille ai terremotati abruzzesi, rischia di essere controproducente perché metterebbe in crisi tante piccole associazioni di volontariato, molte delle quali peraltro già attive nelle zone colpite dal sisma. A sostenerlo sono in tanti, dal consulente di Emergency Gianpaolo Concari al Forum del terzo settore, dal presidente del Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato Marco Granelli all’Aduc.

Iniziativa demagogica. “Devolvere il 5 per mille per gli abruzzesi, come annunciato da Tremonti, potrebbe essere inutile e potenzialmente dannoso, mentre i fondi già ci sarebbero”. Concari, commercialista esperto di enti no profit, parla di inizativa “inquietante e demagogica”.

L’idea di Tremonti è potenzialmente dannosa perché colpirebbe quell’arcipelago di associazioni che costituiscono la spina dorsale del servizio di Protezione civile nazionale e che ora e per molto tempo ancora saranno impegnate nell’attività di assistenza ai terremotati. Tutte associazioni che sono potenziali destinatarie del 5 per mille e che, nell’ipotesi che si crei un unico canale “abruzzese”, rischiano grosso. “Infatti – spiega Concari – la campagna dichiarazione dei redditi 2008 è in avanzato corso di lavorazione e questo fa pensare che l’unico modo di intervenire sia la creazione di un codice fiscale “ad hoc” che funga da collettore per l’Abruzzo, senza possibilità per il contribuente di poter segnalare le singole associazioni a cui devolvere la quota”.

“Soldi per il terremoto in realtà ce ne sono già adesso – dice Concari – si possono infatti anticipare e quindi smobilizzare i soldi dell’8 per mille”. La legge già prevede, all’art. 2 comma 1 del d. P. R. 10/03/1998, che, qualora l’8 per mille sia devoluto allo Stato, questo li utilizzi “per calamità naturali”. “Quindi basterebbe ‘blindare’ i fondi dell’8 per mille per indirizzare nuove risorse alla popolazione abruzzese”, prosegue Concari.

Ma perché “blindare” se la legge prevede con molta precisione dove indirizzare il fondo dell’8 per mille (fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione beni culturali, ndr)? “Perché il fondo, in questi anni, è stato depauperato per tappare falle di bilancio, oppure, e questo è incontrovertibile, per finanziare azioni di guerra in Afghanistan. E al contrario del 5 per mille non ha un tetto massimo, se non nell’ammontare globale dell’Irpef”.

L’iniziativa di Tremonti presenta anche un altro inconveniente, quello dei tempi in cui il denaro sarebbe utilizzabile. “I soldi servono adesso e non nel 2012, perché con il 5 per mille prima di due/tre anni è difficile che si veda qualcosa. Purtoppo questa è l’esperienza di ogni associazione del terzo settore”. Un terzo settore verso cui lo Stato è già debitore, secondo una stima recente de Il Sole24Ore, di circa 25 miliardi di euro.

Così si torna indietro. Andrea Olivero, presidente delle Acli e portavoce del Forum del terzo settore, sostiene che sulle risorse del 5 per mille non bisogna “tornare indietro”. Va ribadito il principio di sussidiarietà alla base del fondo, secondo il quale “è il cittadino che sceglie a quale organizzazione dare i propri soldi per specifici interventi. E fra queste non può esserci lo Stato, altrimenti si torna agli aiuti del pubblico”.

“Il ministro Tremonti ci chieda invece un impegno per l’Abruzzo, lo daremo anche per iscritto ma non cancelli la logica della sussidiarietà”, suggerisce Olivero.

Guerra tra poveri. Per Marco Granelli, presidente del Csvnet (Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato, strutture create dalla legge sul volontariato a servizio delle associazioni) con la destinazione del 5 per mille alle popolazioni terremotate “si fa una guerra fra poveri”.

“Ricordo – spiega – che sul 5 per mille lo Stato ha fissato un tetto, 380 milioni di euro. Se questo tetto si conferma, vuol dire che Tremonti non allarga gli interventi ma toglie i soldi ad attività di assistenza svolte dal non profit. Si tratta di fabbisogni che comunque continuano ad essere presenti, mi riferisco ai disabili, ai tossicodipendenti, all’assistenza domiciliare per gli anziani e così via”. Così come è stata annunciata la misura “non aggiunge nulla. Tremonti – precisa Granelli – interviene su soldi già destinati dallo Stato ad altro. Mi sembra un intervento inopportuno”. Diverso sarebbe, a suo avviso, se invece il ministro intendesse ampliare il tetto e di conseguenza gli interventi.
Sudditanza al Vaticano. Secondo l’Aduc la proposta di Tremonti è “sintomatica perché conferma la sudditanza del nostro governo al Vaticano”. L’associazione dei consumatori ricorda che “tre senatori Radicali-Pd hanno proposto, con una interrogazione parlamentare, che lo Stato promuova la devoluzione del proprio otto per mille. Niente di particolarmente rivoluzionario visto che la devoluzione di questi fondi per casi del genere è già previsto dalla legge”. “Si tratterebbe – spiega l’Aduc – solo di incrementare più di quanto già avviene questo tipo di scelta: tra le confessioni religiose e lo Stato la gara, sempre in teoria, dovrebbe esserci per definizione. Certo è anomalo che lo Stato si metta a gareggiare con le confessioni religiose per questo tipo di finanziamenti”.

(13 aprile 2009)

Imbrogli contabili del creativo Tremonti.

lunedì, 13 aprile 2009

Nei giorni scorsi sia l’ UAAR che i Radicali Italiani (non sappiamo chi prima o dopo, ma comunque bravissimi entrambi) hanno lanciato una campagna perchè lo Stato invitasse i cittadini a scegliere proprio lo Stato come destinatario dell’ottopermille, al fine di devolvere gli importi derivanti da quella scelta alla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Giova ricordare che la stessa Legge 222 del 1985, istitutiva di quella truffa estorsiva, prevede che se i cittadini indicano lo Stato come destinatario dell’ottopermille quegli importi possono essere impiegati anche per riparare “disatri e calamità naturali”. Ma Tremonti, terrorizzato dal fatto che se fosse stata pubblicizzata una simile possibilità i contribuenti potessero dirottare le loro scelte dell’ottopermille verso lo Stato anzichè verso la CEI (Congrega degli Estortori Istituzionalizzati), ha preferito inventarsi un destinatario “istituzionale” del cinquepermille, pro-terremotati abruzzesi. Facendo così contenti i ladroni religiosi della suddetta Congrega che così non avranno concorrenti sul bottino dell’ottopermille, e alla faccia di tutte quelle associazioni che speravano nel cinquepermille e che ora si troveranno un destinatario in più verso il quale i contribuenti si sentiranno fortemente e comprensibilmente motivati.

Qui la fonte della notizia LEGGI

16/2/09 – Non parlare non ti sento.

lunedì, 16 febbraio 2009

C’è una storiella ebraica molto carina. Da un naufragio si salva un uomo che approda su una isoletta deserta: l’omino, molto ingegnoso, edifica ponti, strade, dighe… e due sinagoghe. Dopo qualche anno approdano sull’isoletta i soccorritori che immediatamente gli chiedono: ma se sei solo perché due sinagoghe? E l’omino prontamente risponde: una è per pregare, nell’altra mai metterei piede. Descrive un po’ lo spirito di un popolo che non risponde ad una sola autoritaria idea e che non rinuncia, neanche al momento della preghiera, a discutere pure con l’Eterno.
Non è invece carina l’attuale frammentata situazione del mondo laico, ridotto al lumicino per essere stato per troppo tempo fermo nella stessa posizione tanto da avere piaghe di decubito progettuale e politico. Siamo infatti sempre pronti a saltare al collo alle innumerevoli e continue posizioni reazionarie della chiesa cattolica, preparati a respingere le politiche restauratrici della destra, inclini, e veramente non se ne comprende il motivo, a scusare posizioni altrettanto destrorse della sinistra, senza avere nessuna capacità di svolgere autonomamente i temi che ci riguardano. E che sono non solo, come sostengono quei politici che vorrebbero imbrigliarci, quelli che oggi vengono chiamati etici, ma tutti: dall’eutanasia alla crisi economica, dalla sicurezza all’occupazione. Tutti temi altamente etici.
Costretti a scegliere tra il marcio e la muffa, in molti, anche tra di noi, hanno cercato di accostarsi al nato vecchio Pd (che probabilmente morirà giovane) partito dal quale regolarmente hanno preso calci sulle gengive. A nulla contano gli alti lai di Ignazio Marino che in un accorato intervento organizzato dai Radicali sulla tristissima gestione mediatica e politica del caso di E., ha confermato il suo impegno nel Pd sul testamento biologico ma dopo aver riconosciuto che solo tra i radicali ha trovato lealtà e trasparenza politica. Analogamente il sincero liberale Benedetto Della Vedova ha mostrato uguali difficoltà nel Pdl dove è deputato.
I politici italiani, ansiosi di prendere lo scettro teso dal teocrate vaticano, fanno a chi la spara più grossa, e abbiamo dovuto anche subire l’umiliazione di sentire che la vera laicità è quella cattolica perché ha in sé anche i valori religiosi (Binetti). Dal canto suo la Chiesa non ha interesse in chi la sostiene, può essere un anarchico dell’etica come Berlusconi o un ateo devoto come Quagliarello, avida come è di trasformarsi in una sorta di religione civile al servizio dei potenti di turno. E mettendosi sotto i piedi i cattolici, probabilmente la maggioranza, che non tollerano questi diktat come leggiamo nel libro di Marco Politi La Chiesa del no* , probabilmente il più lucido tra i vaticanisti italiani.
E’ probabile che la maggioranza più forte del secolo approvi le cosiddette dichiarazioni anticipate di volontà con il contributo dei nominati del Pd, e sarà opportuno a questo punto chiedersi quale dovrà essere la posizione che i laici potrebbero assumere per il futuro.
Ad esempio, perché non sostenere, andando a scontrarsi con gli interessi economici della Cei, la proposta del dirigente della Cgil Nerozzi che ha chiesto sul modello 730 – che è bene ricordare, noi non evasori compiliamo – una casellina per versare l’8 per mille ai lavoratori precari. Personalmente riservo il mio contributo all’Ucei piuttosto che allo Stato come vorrei per non incorrere nella ripartizione, ma sarei ben felice di versare il mio 8 per mille a quanti sono in una situazione lavorativa difficile*. E sarebbe bene che il mondo laico assumesse su di sé questa proposta.
Un altro strumento è quello del voto: un risultato più che mediocre per il Pd il prossimo giugno, potrebbe essere utile a quanti auspicano la nascita di un grande partito socialista riformista e libertario in grado di guidare il Paese.
Noi, semplici e poveri, abbiamo poche frecce al nostro arco, ma uno strumento può essere la rete, che però non deve essere solo uno sfogatoio o uno strumento consolatorio quando magari nel blog qualcuno ci da ragione. Intanto sarebbe bene che tra i mille frammenti del mondo laico non ci fosse la competizione a chi ha il prato più verde, arrivando a fare come quel tale che si taglia il naso per far dispetto al viso pur di non linkare quello che ha detto una cosa sensata perché potrebbe fargli ombra, ma che al contrario questi nostri piccolissimi siti diventino un utile strumento di dibattito e di elaborazione politica.