“Se lei si preoccupa di quello che pensa la gente su questo argomento posso illuminarla. Io sono un’autorità su come far pensare la gente”( Charles Foster Kane nel film Quarto potere di Orson Welles)
A San Francisco (California) si è riunita la Corte Federale che ha accolto una petizione di due coppie, la prima formata da due donne, la seconda da due uomini. Le due coppie sostengono che la Proposition 8, cioè l’emendamento alla Costituzione dello Stato della California che afferma che il matrimonio è tra un uomo e una donna, viola la garanzia costituzionale che garantisce l’uguaglianza dei diritti dei cittadini. Il punto di forza della petizione delle due coppie è che hanno gli stessi doveri degli altri cittadini ma non gli stessi diritti, per primo quello di pagare le tasse.
L’argomento scelto dalle coppie è potente. Infatti nella società americana le tasse sono il corpo fondamentale del diritto di cittadinanza, perché pagare le tasse è un diritto-dovere, un dovere che – se assolto – deve assicurare anche il diritto di cittadinanza. Per i sostenitori della Proposition 8 l’istituto matrimoniale ha come scopo principale la procreazione e l’educazione della prole, ma altrettanto pronta è stata la risposta dei petitori che hanno portato come esempio George Washington, padre della nazione, coniugato, senza figli. Altro punto di forza delle coppie proponenti è il perché della intromissione dello Stato all’interno di una coppia. Per comprendere questo punto, bisogna tenere presente che in California lo stato non ritiene di dover intervenire nelle questioni private tra coniugi, cioè non si devono spiegare i motivi di un divorzio. Si pensi che da noi un giudice sconosciuto alla coppia tenta di mediare una riconciliazione trascinando i tempi, facendo lievitare le spese della separazione e talvolta anche il dolore che la fine di un rapporto d’amore porta con sé. E successivamente lo sconosciuto giudice stabilisce chi è la parte lesa, se il divorzio ha un addebito, qual è il coniuge debole, insomma, gli eterni bambini sotto tutela o di un giudice, o di un medico, o di un prete. A pensarci, un cittadino italiano che chiede venga rispettato il suo diritto di cittadinanza perché paga le tasse, si mostra subito come un fesso cretino non in grado di evaderle. Quando il ministro dell’Economia Padoa Schioppa (ultimo governo Prodi) disse che pagare le tasse era bellissimo venne spernacchiato in tutte le lingue del mondo. In realtà l’economista (che si spese per cancellare l’iniquo privilegio dell’esenzione ici ai beni ecclesiastici, anche in quel caso spernacchiato da tutti compresi i ministri del suo governo e perfino del presidente della Camera) aveva vissuto troppo all’estero e non ricordava che nel suo Paese l’evasore Valentino Rossi è un eroe, gli atleti delle Olimpiadi (in genere poliziotti o carabinieri) approfittano del podio per chiedere uno sgravio fiscale e anche il primo ministro per strizzare un occhio a una parte cospicua dell’elettorato trova che evadere è comprensibile (ma si guarda dall’abbassare le tasse). Insomma, lo Stato è un re stronzo al quale il cittadino suddito cerca costantemente di ribellarsi, evadendo le tasse se possibile, affidandosi alla bontà degli amici chiedendogli di staccarlo dai macchinari qualora dovesse toccarci in sorte di non poterlo fare da soli, pagando per abortire in clinica senza umiliarci se dovesse capitare… Il guaio grosso è che il cittadino italiano, così abituato, tira a fregare tutti. Per cui quella che ti abita di sopra che è tanto perfettina e ti da il volantino delle primarie “perché partecipare è importante”, decide di appiccicare il similparquet senza preparare il pavimento con l’isolante e se ne frega se ti sfracassa i timpani camminando, quello che non vuole inquinare usa la bicicletta ma per fare prima cammina sul marciapiede e ti strilla di spostarti per strada… e tu passi da idealista cretino se pensi di far notare che non si fa. Ma quello che veramente è intollerabile è il clima di rissa continuo alimentato dai politicastri insieme ai “colleghi dell’informazione” che non informano ma si animano solo quando c’è la possibilità di creare rissa. Prendiamo il recente caso della diversità di opinione tra alcuni rabbini in occasione della visita del pontefice al tempio. Invece di elogiare il dibattito interno che in altre religioni, quali ad esempio la cattolica, è proibito visto che c’è un solo capo, si fomenta la guerra inventando una zizzania che non esiste. Dovrebbe essere noto anche ai più sprovveduti che laddove esistono due ebrei ci sono almeno 3 o 4 opinioni diverse, ma non lo sa l’ineffabile giornalista del servizio pubblico rai che chiede al sant’Egidio un incredibile parere. Intanto, alla chetichella, è passato un piccolo aumento per gli insegnanti. Bene, 220 euro in più, seppure lordi, fanno comodo, ma no, sono solo per i docenti di religione! Nel frattempo un parlamentare leghista di cui non voglio citare neanche il nome per significargli tutto il mio disprezzo mostra le sue radici padane: ignoranza, grossolanità, clericalismo, sessuofobia. E basta così. Aggiungiamo l’articolo di Massimo Granellini sulla Stampa che ben chiarisce i miei sentimenti di oggi.
“Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente. Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano.
Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno. A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
