Articoli marcati con tag ‘napolitano’

10/1/11 – Al mio via, scatenate l’inferno

domenica, 9 gennaio 2011

Tutti a dire che prima o poi la globalizzazione costringerà gli operai Fiat-Fiom a cedere. Possibile che la globalizzazione valga solo per gli operai Fiat e non per il variegato gruppo delle sanguisughe (gli ultraprotetti, gli ultragarantiti, buona parte dei dirigenti della pubblica amministrazione e dei liberi professionisti, quel mezzo milione di italiani che vivono di politica)? (T.Vinco, da un blog)
Mentre il presidente della Repubblica rendeva omaggio alla lapide dei fratelli Cervi, a Modena la Lega chiedeva di realizzare una lapide in memoria dei nazifascisti, ossia “i caduti della guerra civile del 1943-1945”. E di affiancarla alla stele dedicata alle vittime dell’olocausto, danneggiata a martellate a capodanno… (ste.san, Il Fatto quotidiano)
Bossi non si è limitato a mancare di rispetto alla bandiera. Ha scelto di mancare di rispetto anche al presidente della Repubblica. Cosa dirà Fini, leader di una forza che si ispira al patriottismo repubblicano? E cosa farà il Pd, partito che è stato fin troppo indulgente in tema di federalismo, fino al punto di votare in aula una riforma della quale ancora adesso non si conoscono cifre e coperture? E Casini, al quale continuano ad arrivare profferte di scambio per il suo ingresso in maggioranza? (P. Caldarola, Mambo)

Pare che il Gran Consiglio abbia applaudito più volte gli sforzi del ministro Brunetta per la riforma della pubblica amministrazione che dovrebbe andare a regime da questo mese (e non, come sarebbe opportuno il 1° aprile). Sembra – se vogliamo rimanere nel mondo reale - difficile che “la riforma” riuscirà a far funzionare meglio di oggi la burocratica macchina statale.
Secondo le cifre presentate dal ministro, nel quinquennio 2008-2013 si risparmieranno 62 miliardi di €. I lavoratori, già sfrondati di 70mila persone con pensionamenti e prepensionamenti, dovrebbe diminuire ancora di 300mila unità entro il 2012. Meno dipendenti potranno fornire servizi più efficienti? Il sindacato dei medici Anaao sostiene che nel 2018 mancheranno 22mila dottori per la mancata sostituzione del personale che andrà in pensione.
Il ministro Brunetta si è esaltato, durante un convegno Ocse a Venezia, perché nel 2008 le politiche di alleggerimento hanno portato un risparmio di 5,5 miliardi di €. Con tutta evidenza il ministro contava su un pubblico sonnacchioso, perché è palese che i risparmi sono stati determinati dal governo precedente (il governo delle “elite di merda” guidate da Prodi).
Il professore Renato Brunetta patisce un malefico peccato originale: è convinto che la macchina burocratica pubblica è perfetta, specialmente con le dotazioni informatiche e tecnologiche meravigliose da lui personalmente fornite (sicuro?), ma il buon funzionamento è ostacolato dal fannullone. Sicuramente nella pubblica amministrazione – così come nelle banche, nelle redazioni, nelle fabbriche…, ci sono degli squallidi lavativi. Ma per uno che vanta di avere nel suo curriculum un passaggio alla Fondazione Brodolini (ministro del Lavoro e padre dello Statuto dei lavoratori) e ricorda di essere – stato aggiungerei io – socialista (ma è equo ricordarlo, sempre nelle seconde e terze file), parlare dei lavoratori come mangiapane a tradimento è una cosa schifosa.
La legge brunettiana prevede che il 25% del personale che si condurrà benissimo avrà un 50% di soldi in più (il salario accessorio) e percorsi preferenziali per eventuali avanzamenti di carriera, il 50% del personale che si comporterà bene avrà una parte del salario accessorio, il rimanente 25%, cioè gli scansafatiche, nulla. Chi giudicherà i bravissimi i bravi e gli sfaticati? Per il momento le tre categorie saranno valutate insindacabilmente dal loro dirigente, anche se sarebbe più giusto dire sarnno in balia. Quel che è certo, è che il dinamico Brunetta ha il bastone, ma non la carota. Con i tagli di Tremonti, come potrà avere il salario accessorio per il personale modello? Appare probabile che l’impiegato che si prenderà la bastonata in testa ricorrerà al Tar per vedere disconosciuto il metro di valutazione del suo diretto superiore. A quelli che si aspettavano la carota non rimarrà che andare a palazzo Vidoni e sputargli addosso appena esce. Sempre che, come costume dei politici italiani, non si chiuda in una macchina blu con vetri oscurati inforcando largo Argentina contromano, solo per il gusto di dire lo posso fare e lo faccio.
E’ evidente che efficienza, burocrazia snella, merito… sono aspirazioni di chi lavora nella pubblica amministrazione e dei tanti noi che quotidianamente ce ne serviamo. Ma le nozze coi fichi secchi non si sono mai viste, così come non c’è mai stato un ministro della Pubblica amministrazione che tratta come paria “il suo esercito”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
12/12/10 – La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco Alemanno ne è la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre), ha, nonostante la forte crisi economica, fatto erogare prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes. Pensando di onorare l’architettura fascista – appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito – ha deciso di dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti sgomenti così come per la sua beatificazione. Ha portato corone a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui (dal Sessanta all’Ottanta), ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – ai presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha lanciato idee grandiose (ad esempio radere al suolo e ricostruire Tor Bella Monaca, una borgata insana) dal palco di Cortina InConTra. Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che non farà più (del resto non ha mai iniziato) asili nido perché è meglio fare delle convezioni coi privati.
Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata di alcuni. Ha un conflitto di interessi enorme come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti – la intelligente della coppia – che già titolare di un incarico al ministero delle Pari Opportunità, con Pollastrini ieri e oggi con Carfagna, è ora anche consigliere della Regione Lazio. Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli paradossali, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, perché aspirante statista nazionale – è stato l’ascaro di cui si è servito Silvio ad agosto per la tentata ricucitura coi futuristi (sic) – e quindi disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo avrebbe aiutato ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (nessuno ama ricordare le sue gesta di ministro dell’Ambiente, manco lui). Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non è bastata l’esperienza della Regione Lazio con Storace che ha prodotto un buco nella sanità di proporzioni inaudite (con la sua presidenza addirittura si arrivò a pagare un plus sul ticket per farmaci e analisi)? Nella mia giovinezza, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in viale delle Milizie con i camerati, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Riconosco che non era un granché. Molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada, molti topi sono usciti dalle fogne e spesso sono rimasti accecati dalla luce del giorno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Testamento Biologico, Napolitano confida in soluzioni condivise.

mercoledì, 29 aprile 2009

Ma condivise da chi ? Dai nazi-cristianisti favorevoli alla tortura di Stato obbligatoria per tutti che sono maggioritari in Parlamento ? Diamo atto comunque a Napolitano di aver risposto pubblicamente al video messaggio di Paolo Ravasin che chiede di rispettare la sua volontà di rifiutare l’alimentazione forzata e tutte le torture fisiche connesse al suo stato di malato terminale di SLA. Questa risposta del Presidente, in una condizione politica generale di assoluta sudditanza politica davanti ai gerarchi della SS Vaticana che pretendono la Legge per la Tortura Obbligatoria, rimane comunque un piccolo segnale di incoraggiamento per i pochi laici confinati nella riserva indiana, i radicali e pochi altri.

Qui la fonte della notizia

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/biotestamento-2/risponde-napolitano/risponde-napolitano.html

L’uomo aveva affidato a un videomessaggio una settimana fa il suo biotestamento chiedendo di non essere nutrito e mantenuto in vita forzatamente. Napolitano risponde a Ravasin, malato di Sla. “Raccolgo il suo appassionato messaggio”. Il presidente ha però ribadito di essere tenuto “a un atteggiamento di rigoroso riserbo” pur esprimendo l’auspicio che “prevalga l’impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise”

ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto all’appello lanciato il 21 aprile da Paolo Ravasin, da dieci anni malato di sclerosi laterale amiotrofica (Sla). “Raccolgo il suo appassionato messaggio con la stessa attenzione e partecipazione con cui seguo tutti i casi di tragica sofferenza personale, al di là delle posizioni che ciascuno può esprimere in termini generali”, ha scritto il presidente.

“I temi da lei ora evocati – sostiene il Capo dello Stato nella lettera resa nota dall’Associazione Luca Coscioni – disciplina della fine vita, testamento biologico, trattamenti di alimentazione e idratazione meccanica, continuano a interrogare le coscienze individuali e investono sempre più la responsabilità collettiva. In Parlamento si è infine aperta una discussione che si sta misurando con la complessità e la delicatezza di questioni eticamente sensibili, che incidono sui diritti fondamentali della persona e investono concezioni politiche trasversali agli stessi schieramenti politici”.

Il Presidente della Repubblica afferma di sentire “profondamente la responsabilità di ascoltare ogni voce, nel rispetto della natura e dei limiti del ruolo che la Costituzione mi affida”. E tuttavia, “anche e in particolare rispetto al dibattito in corso alle Camere, sono tenuto a un atteggiamento di rigoroso riserbo”. “Posso solo constatare – ha concluso – che in Parlamento si è venuto a determinare un clima di grande riflessività e confidare che prevalga l’impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise nel dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare”.


Ravasin, che aveva affidato il suo testamento biologico a un video, chiedendo di non essere sottoposto ad alimentazione e cure forzate, nel caso in cui avesse perso la capacità di esprimere la propria volontà, ha mostrato apprezzamento per il messaggio di Napolitano: “Auspico che le parole del presidente ispirino nei prossimi giorni le coscienze dei parlamentari che, a mio avviso, hanno finora svilito uno di questi beni costituzionali da tutelare di cui egli parla: la libertà di scelta”.

“Ringrazio di cuore il presidente Napolitano per la sua risposta – ha scritto ancora Ravasin – Capisco che la carica da lui ricoperta gli imponga riserbo sulla sua opinione personale, tuttavia ritengo molto importanti le sue parole, specie quando auspica che, in materia di scelte di fine vita, si tenga conto del dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare”.


I nazi-vescovi ringraziano…

sabato, 7 febbraio 2009

….il quisling Berlusconi e attaccano Napolitano.

Non è piaciuto ai preti-padroni che controllano e guidano il Vicereame vaticaliano del Papa Re il comportamento del presidente Napolitano che ha rifiutato la sua firma a un decreto legge chiaramente incostituzionale. E continua il tentativo di Berlusconi per regalare defnitivamente ai preti-predoni della nostra libertà il controllo assoluto dei nostri corpi. Non è più il controlllo delle anime quello che interessa ai vescovi-ayatollah. Quello l’hanno perso con la secolarizzazione e con l’evoluzione della libertà di pensiero. Per loro è molto più importante il controllo dei corpi e l’accanimento per prolungare lo stato vegetativo del corpo della fu-Eluana Englaro ne è la dimostrazione. Come pure l’esclusione della possibilità di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata prevista dal DDL che ieri il governo vaticaliano di SS B16 ha approvato in fretta e in furia. Con quel DDL, se diventasse Legge, verrebbe definitivamente sancito e codificato che solo loro, i preti-padroni, con la legge scritta sotto loro dettatura, hanno il potere di decidere per noi -e addirittura contro la nostra volontà- tutto ciò che riguarda la nostra salute, il nostro corpo e la nostra vita. Se passa quella Legge diventeremo a tutti gli effetti una teocrazia come quella Iraniana e cederemo al potere dei vescovi-ayatollah addirittura il controllo del nostro corpo fisico.

Napolitano e Ratzinger parlano con linguaggio affine.

lunedì, 5 gennaio 2009

(4.1.09) A fine dicembre avevamo indirizzato, da umili cittadini, una lettera aperta al nostro Presidente della Repubblica illudendoci che potesse reagire – già nel suo messaggio di fine anno – ai ripetuti attacchi vaticani alla nostra sovranità riaffermando, sia pure di passaggio,  i corretti rapporti tra i due Stati sanciti dall’art. 7 della Costituzione. Non solo così non è stato ma il giorno dopo, da Napoli, il Presidente ha avuto modo di esprimere il suo compiacimento per il fatto che lui e il Pontefice parlino “da tribune diverse ma con un linguaggio necessariamente affine”. Certo, si trattava di due discorsi riguardanti il modo di uscire dalla crisi – con soluzioni più egualitarie, capaci di tutelare maggiormente i più deboli – ma forse il Presidente avrebbe potuto evitare quel “necessariamente”. E forse avrebbe potuto  aggiungere qualcosa tipo “anche se su talune materie possiamo poi pensarla in modo diverso”. Tanto da dare almeno l’idea di un minimo di eventuale, ipotetica, marginale, timida, eccezionale, temporanea diversità di giudizio di fronte a temi come quelli bioetici e alle continue invasioni di campo del Vaticano. Non sarebbe stata certo una mancanza di riguardo ma la giusta riaffermazione della necessaria, questa sì, distinzione tra ambito laico e ambito religioso della politica. Cosa del tutto ovvia, peraltro, in qualunque Stato non sottomesso alla Sharia. Non lo ha fatto, e allora ci sono venute in mente le parole dell’antico capo del comunismo italiano, Palmiro Togliatti, al momento di votare le norme della Costituzione sui rapporti tra Stato e Chiesa.

di Giancarlo Fornari

2/1/09 – “Come hai fatto ad andare in rovina?”

venerdì, 2 gennaio 2009

2/1/09 – “Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi,” rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo.” (Fiesta)

Nel consueto messaggio di fine anno, il presidente Napolitano, ha invitato gli italiani a non farsi irretire dalla crisi, ma anzi farne tesoro, intraprendendo stili di vita sobri e promuovendo una maggiore equità. Discorso di buon senso, anche se francamente sembra rivolto all’indirizzo sbagliato, perché sempre più la gente comune è impotente davanti all’arretratezza culturale e alla pochezza della classe politica che non legifera nell’interesse del paese, anzi, lo sprofonda sempre più davanti al resto del mondo facendogli perdere garanzie acquisite in momenti che parevano bui ma che in realtà erano più luminosi. Vasta eco hanno avuto le simili parole del papa sulla povertà. Spiace ricordare che il presidente del Senato, il primo a definirsi entusiasta per le parole del teocrate, non abbia avuto nessun rossore a consegnare una busta con una mancia di 50mila € all’ospedale pediatrico del Bambino Gesù, natalizio sforzo collegiale di senatori, deputati e governo al completo che, per raccogliere la modesta somma, hanno allestito un concerto al Senato col pianista Giovanni Allevi (il ‘ggiovane quarantenne presuntuoso e mai originale secondo Uto Ughi)
Grande pubblicità al milione di € che Tettamanzi ha annunciato per costituire un fondo-crisi stornando la cifra dall’8 per mille destinato alla sua diocesi (che a me ricorda la ciotola di riso che madreteresa destinava ai poveri dietro conversione), e che sembra avere lo scopo di gettare fumo negli occhi alle persone sempre più consapevoli dell’arroganza delle gerarchie ecclesiastiche. Come del resto ha fatto rilevare l’incredibile Brunetta, tra il silenzio della sua parte e, ovviamente, della controparte, ben felice di essersi tenuta alla larga delle ultime bordate della Santa Sede. Del resto, come non comprendere gli affanni della minoranza che ha finalmente (forse) scoperto i guasti del giustizialismo, sempre che non si scuota solo per i suoi inquisiti perché, è bene ricordarlo, sarebbe complicità non garantismo. Ma, torniamo alla questione sobrietà. Il Presidente del Consiglio ha tenuto a informarci di aver donato a don Gelmini 5milioni di €, mentre che 1/3 della social card non è stato caricato lo abbiamo saputo da qualche breve di agenzia. Sgradevolissima invece la sobrietà delle aziende che hanno deciso di fare la carità al posto mio. Dico, vuoi risparmiare sul panettone che mi mandavi a Natale? Occhei mi sta benissimo, ma evita anche di mandarmi il biglietto dove mi informi che hai devoluto la cifra a una non meglio identificata associazione di aiuto ai bambini congolesi, che se esiste quasi sicuramente è gestita da qualche pretacchione. Ancora di più ha fatto il Comune di Roma, che ha allestito banchetti (con lo stemma della città e le bandiere di aenne) per raccogliere abiti e giochi usati per i poveri. Cioè, mi svuoto casa dalla mondezza e contemporaneamente mi assolvo l’anima per i poveracci che bruciano ai bordi della città. In linea con la consuetudine la televisione pubblica ha ignorato il suo pubblico di depressi e ospedalizzati: giornalisti(!) con la saliva alla bocca ad augurarci un buon santo natale, film sui miracoli e sulla bontà, un orrendo programma di fine anno con Carlo Conti (sempre più marrone), mentre, con la finestra aperta sentivo il concerto di Gianna Nannini che, diciamo la verità, cantava sullo sfondo del Colosseo che è un po’ meglio da vedere che il marrone Conti che a mezzanotte ha fatto il trenino con Del Noce (brividi brividi). Ma alla rai collegarsi con Nannini non interessa! Purtroppo, mentre lei cantava, in un’altra parte della città, un branco di maschi che vivono male, ha stuprato una giovane donna. Gli auguri di Roma alle donne! Come non dedicare, in questi santi giorni, un pensiero alla fine dei compagni comunisti che si stanno infilando nella setta di Massimo Fagioli, uno che ha definito Freud uno stronzo e che pensa che l’omosessualità è una malattia ma che, per volere del nuovo segretario di Rc probabilmente gestirà il quotidiano Liberazione. O a Massimino D’Alema che, ancora una volta, ha ribadito i suoi pregiudizi antisraeliani, la sua vicinanza ad Hamas e Hezbollah, la sua antipatia per gli ebrei. Non è solo però, e a lui e a quei tantissimi che pensano come lui, sarebbe bene che l’anno nuovo portasse il coraggio di dire che Israele deve scomparire. Sicuramente il papa non li manderebbe all’inferno per un peccatuccio di antipatia (che li accomuna al teocrate).
Un 2009 sereno e anche, come si usa dire, pieno di salute e di ricchezza!

Tiziana Ficacci, per  www.nogod.it

Protettorato vaticano o colonia francese ?

domenica, 28 dicembre 2008

(28.12.08) Protettorato vaticano o colonia francese, si potrebbe scegliere qualche altra alternativa?  E’ possibile che la nostra massima autorità costituzionale rimanga in silenzio di fronte alle arroganti intimidazioni delle autorità di Oltre Tevere nei confronti dei nostri giudici o alle pesanti intromissioni di Sarkozy in altre delicate vicende giudiziarie italiane? E – per restare tra noi – non preoccupa nessuno la saldatura tra le ormai sempre più scoperte ambizioni del Vaticano a prevaricare il nostro potere legislativo in tutte le materie che gli interessano e l’aspirazione ad essere legittimato nel ruolo di “Nuovo Uomo della Provvidenza” da parte di colui che ormai non fa mistero di volersi insediare al Quirinale munito di poteri speciali? Interrogativi espressi in questa lettera che avremmo voluto inviare anche via e-mail al Presidente Napolitano, se non fosse che il server del sito del Quirinale stranamente si è sempre bloccato al momento in cui doveva accettare la spedizione. Pazienza, gliela manderemo per posta ordinaria

Lettera aperta di Giancarlo Fornari

 

Caro e illustre Presidente, ci permetta di esprimerle, innanzitutto, la grande ammirazione e stima che abbiamo per Lei. In una fase in cui, davanti all’ondata di fango che travolge un po’ tutti quelli che contano nel nostro Paese, si sarebbe tentati di dare le dimissioni da italiani, Lei rappresenta un modello di correttezza, serietà, equilibrio. Lei continua a spendersi, purtroppo spesso inascoltato, perché il rapporto tra le forze politiche possa essere di civile dialogo invece che di scontro forsennato. In tante occasioni interpreta il suo ruolo in modo esemplare. E di tutto questo le siamo profondamente grati, come sicuramente lo è la stragrande maggioranza degli italiani. E’ una fortuna che ci sia Lei al Quirinale.
 
Detto questo – e non si tratta
di un ossequio di maniera – speriamo che Lei, nostro primo cittadino, vorrà permettere a noi, ultimi dei cittadini, di rivolgerle alcune sommesse osservazioni.
Personalmente non abbiamo capito, dobbiamo dirlo, il silenzio che Lei ha osservato di fronte ai pesanti attacchi rivolti di recente ai nostri magistrati dalle gerarchie vaticane, cioè dai rappresentanti di uno Stato estero, che sono arrivati a chiamare “assassini” i giudici della Cassazione cercando di intimorirli e ricattarli moralmente per dissuaderli dall’emettere una sentenza che andasse contro i loro desideri. Silenzio, il Suo, che è continuato, assordante – dopo che la sentenza sgradita al Vaticano era stata emessa – di fronte all’atto con il quale il ministro del Welfare ha proibito ad una clinica di applicarla minacciando altrimenti di escluderla dalla convenzione con il Servizio sanitario. Un atto di vero e proprio bullismo politico, un vulnus – di stampo squadristico – di quel corretto rapporto tra i poteri dello Stato del quale Lei, anche come presidente del Consiglio superiore della magistratura, è, e dovrebbe essere, il supremo garante.

Ma non si contano le prevaricazioni alla sovranità del nostro Stato compiute quasi ogni giorno dai rappresentanti dello Stato vaticano ed avallate da una classe politica che per convinzione o, più spesso, per deteriori interessi di parte si inchina disciplinatamente ai loro diktat, come è accaduto anche poche settimane fa in occasione del progetto – in un contesto di tagli generalizzati alla scuola – di riduzione dei fondi alle scuole private, un’ipotesi di fronte alla quale i prelati avevano addirittura minacciato una specie di marcia su Roma delle loro truppe scolastiche.
Possibile che il legame che si sta saldando pericolosamente tra lo Stato confessionale assolutista, che purtroppo per millenarie vicende storiche ci ritroviamo in casa, e la forza politica che aspira a sua volta ad un potere quasi assoluto, come fanno chiaramente capire gli accenni al presidenzialismo fatti ormai scopertamente dal suo capo – personaggio abbastanza disinvolto, come si sa, da fare suo il motto “Parigi val bene una messa” se questo può consentirgli l’investitura di nuovo “Uomo della Provvidenza” e agevolare il suo disegno politico – possibile, dicevamo, che questa saldatura preoccupi solo quattro laicisti, come ormai sprezzantemente veniamo chiamati?
Certo, siamo solo agli inizi di quello che può diventare un nuovo squadrismo, ma non cominciò così – con qualche purga, qualche atto di bullismo politico – anche nel 1919?

Caro Presidente, non Le chiediamo
di dichiarare guerra a nessuno, chiediamo solo – a Lei che non riceve la sua investitura dal potere religioso ma dalla nostra Costituzione – di trovare il modo di far capire, magari – se possibile – nel suo prossimo messaggio di fine anno, che non siamo (ancora, almeno per questa legislatura) un protettorato vaticano; che l’articolo 7 della nostra Costituzione non è ancora stato abrogato; in una parola, che siamo tuttora almeno teoricamente uno Stato sovrano, e che non è lecito ai rappresentanti di uno Stato estero  prevaricare i nostri giudici e neppure ai governanti italiani di mettersi sotto i piedi i loro atti.
Così come ci piacerebbe – cambiando argomento – che Lei dicesse qualcosa nei confronti di un altro bullo della politica, il presidente francese Sarkozy, che dopo averci rifiutato con offensive motivazioni l’estradizione di un’ex terrorista amica della di lui moglie adesso si sta adoperando, in modo neppure tanto sotterraneo, per indurre il Brasile a negarci l’estradizione di un altro efferato assassino ex terrorista, amato dalle signore bene dell’intellighentia francese. 
Pare, illustre Presidente, che tutti impunemente possano prendere a schiaffi la nostra sovranità. Che forse – affrontiamo la realtà – non esiste più se non nelle illusioni di chi crede che la vecchia Costituzione sia ancora in vigore. Ma se l’alternativa deve essere tra protettorato vaticano e colonia francese vorremmo almeno ci fosse permesso di scegliere: sarebbe possibile votare per la Spagna, un po’ più laica e quindi statalista – anzi, statolatra? Oppure per l’Austria, che ci amministrerebbe sicuramente  meglio di come  siamo stati finora? O magari l’Italia potrebbe essere annessa alla Presidenza di turno della Unione europea? Visto che non siamo più sovrani vorremmo poter decidere almeno da chi dobbiamo essere comandati. Tanto come italiani ci siamo avvezzi da secoli, fa parte del nostro Dna.

E per concludere
ci auguriamo ci sia consentita una considerazione riguardante i costi del Quirinale. Il quotidiano Italia Oggi ha dato con grande risalto nei giorni scorsi (e non ci pare sia stato smentito, se lo è stato e ci fosse sfuggito ce ne scusiamo sin da ora) la notizia che “la Casta”, ossia il Senato, la Camera e la Presidenza della Repubblica costeranno nel 2009 ben 25,7 milioni in più. Il prossimo anno la Camera, da sola, peserà sulle casse dello Stato per quasi un miliardo. Mentre il Suo assegno sarà portato – sempre che le notizie siano vere – da 226.561 a 235.171 euro.
Intendiamoci, niente di scandaloso, forse anche meno della metà di quanto un abile magistrato del Tar, capo di gabinetto di un qualunque importante ministero, riesce tra annessi e connessi a portarsi a casa ogni anno. Ma ci sarebbe piaciuto immensamente poter leggere che in questo momento di crisi Lei aveva diminuito le sue indennità. Con questo gesto avrebbe dimostrato sensibilità per le ristrettezze drammatiche in cui versano molti italiani e dato un esempio che altri sarebbero stati costretti ad imitare. Avrebbe preso ancor più le distanze dalla vera casta, della quale Lei, per Sua e nostra fortuna,  sicuramente non fa parte. La classe politica più numerosa, più pagata e forse più corrotta del mondo occidentale. Quella che imbroglia perfino quando vota le leggi in Parlamento – ci riferiamo ai cosiddetti pianisti – e pure se ne vanta, splendido esempio per i nostri giovani. Quella che gli italiani – e di questo c’è da essere molto tristi – hanno ormai imparato a disprezzare.

Con i più deferenti omaggi e i migliori auguri per un felice 2009.

Suo, Giancarlo Fornari

Roma, 28 dicembre 2008