I golosi si scavano la fossa con i denti
Il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’accordo conclusosi tra conservatori (tory) e liberaldemocratici (libdem) inducono ad alcune riflessioni amare. Intanto che in pochi giorni si è arrivati ad un accordo nonostante le grandi diversità fra i due partiti e i due leader (David Cameron e Nick Clegg). La giovane età del primo ministro e del vice e dei principali ministri (George Osborne a 39 anni è il più giovane cancelliere dello scacchiere nella storia del Regno Unito, equivalente al nostro ministro dell’economia) , il “vecchio” William Hague, ministro degli Esteri è del ’61. Ma non è solo l’età che da l’idea del nuovo, ma lo stile, l’approccio con gli elettori, il rapporto con le minoranze. Ben diversa la situazione in Italia dove gli stessi uomini si ripropongono limitandosi a cambiare partito, fondandone di nuovi, inventandosi fondazioni dai nomi roboanti, incontrandosi in splendidi borghi medioevali. E il tutto senza mai una autocritica sui danni che hanno prodotto. Stupefacente in questo senso l’intervento di Veltroni che ha chiesto un cambio di passo al segretario del Pd (Bersani) da poco eletto col sistema delle primarie. Con una sicumera così sfrontata da non specificare su cosa si deve cambiare il passo, e, dimenticando che sotto la sua guida ha regalato la più grande vittoria a Berlusconi, e per questo capolavoro si è dimesso da sindaco di Roma (non propriamente l’ultima della città) dopo essere stato eletto con un voto bulgaro. E cosa c’è di peggio di tradire la fiducia di chi ti ha votato?
Talmente vecchi e muffiti questi leader che perdono le staffe quando gli si ricordano le loro magagne, che ostacolano la crescita di quei pochi giovani che, capito l’andazzo, dopo il primo libero pigolio si ingegnano a cercare la cordata che gli consentirà se non la guida un posto nella fila.
Dal nostro cortile addirittura nobile è sembrato il gesto di Gordon Brown che ha lasciato la guida del Labour per consentirne la ricostituzione. David Miliband*, ministro degli Esteri del governo Brown, si è candidato alla leadership del partito laburista. Non è l’unico candidato, ma è dato per vincente e, per quel che conta, io tifo per lui.
Un antico detto recita ne uccide più la gola che la fame: il grasso ostruisce le carotidi e pian piano l’ossigeno non arriva più al cervello e crepi. E’ possibile che questa sia la fine dei nostri ingordi uomini politici, il grave non è il loro soffocamento, anzi, ma che ci trascinano nel baratro con loro.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
*David Miliband è figlio di una polacca, Marion Kozak, e di un belga Ralph Miliband, intellettuale marxista. Si dice ateo ma non manca mai di sottolineare la rilevanza che le origini ebraiche hanno avuto nella formazione della sua identità, anche politica, perché lo hanno reso più partecipe alle questioni delle minoranze. Dopo gli studi di economia e filosofia ad Oxford entra in politica negli anni ’90 diventando ben presto il più stretto collaboratore di Tony Blair.
