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14/5/10 – Gola

venerdì, 14 maggio 2010

I golosi si scavano la fossa con i denti

Il risultato elettorale in Gran Bretagna e l’accordo conclusosi tra conservatori (tory) e liberaldemocratici (libdem) inducono ad alcune riflessioni amare. Intanto che in pochi giorni si è arrivati ad un accordo nonostante le grandi diversità fra i due partiti e i due leader (David Cameron e Nick Clegg). La giovane età del primo ministro e del vice e dei principali ministri (George Osborne a 39 anni è il più giovane cancelliere dello scacchiere nella storia del Regno Unito, equivalente al nostro ministro dell’economia) , il “vecchio” William Hague, ministro degli Esteri è del ’61. Ma non è solo l’età che da l’idea del nuovo, ma lo stile, l’approccio con gli elettori, il rapporto con le minoranze. Ben diversa la situazione in Italia dove gli stessi uomini si ripropongono limitandosi a cambiare partito, fondandone di nuovi, inventandosi fondazioni dai nomi roboanti, incontrandosi in splendidi borghi medioevali. E il tutto senza mai una autocritica sui danni che hanno prodotto. Stupefacente in questo senso l’intervento di Veltroni che ha chiesto un cambio di passo al segretario del Pd (Bersani) da poco eletto col sistema delle primarie. Con una sicumera così sfrontata da non specificare su cosa si deve cambiare il passo, e, dimenticando che sotto la sua guida ha regalato la più grande vittoria a Berlusconi, e per questo capolavoro si è dimesso da sindaco di Roma (non propriamente l’ultima della città) dopo essere stato eletto con un voto bulgaro. E cosa c’è di peggio di tradire la fiducia di chi ti ha votato?
Talmente vecchi e muffiti questi leader che perdono le staffe quando gli si ricordano le loro magagne, che ostacolano la crescita di quei pochi giovani che, capito l’andazzo, dopo il primo libero pigolio si ingegnano a cercare la cordata che gli consentirà se non la guida un posto nella fila.
Dal nostro cortile addirittura nobile è sembrato il gesto di Gordon Brown che ha lasciato la guida del Labour per consentirne la ricostituzione. David Miliband*, ministro degli Esteri del governo Brown, si è candidato alla leadership del partito laburista. Non è l’unico candidato, ma è dato per vincente e, per quel che conta, io tifo per lui.
Un antico detto recita ne uccide più la gola che la fame: il grasso ostruisce le carotidi e pian piano l’ossigeno non arriva più al cervello e crepi. E’ possibile che questa sia la fine dei nostri ingordi uomini politici, il grave non è il loro soffocamento, anzi, ma che ci trascinano nel baratro con loro.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*David Miliband è figlio di una polacca, Marion Kozak, e di un belga Ralph Miliband, intellettuale marxista. Si dice ateo ma non manca mai di sottolineare la rilevanza che le origini ebraiche hanno avuto nella formazione della sua identità, anche politica, perché lo hanno reso più partecipe alle questioni delle minoranze. Dopo gli studi di economia e filosofia ad Oxford entra in politica negli anni ’90 diventando ben presto il più stretto collaboratore di Tony Blair.

3/11/09 – Mr. Europe

martedì, 3 novembre 2009

Ci sono dei momenti in cui il mondo si diverte, tutti ridono, scherzano, fanno casino. E invece tu ti senti sola, sola da morire. Pensi che nessuno ti capisce. Ma può bastare un attimo e ti senti di nuovo 3 metri sopra il cielo (dal trailer del film Amore 14, di Federico Moccia)

Massimino D’Alema da un po’ di giorni si sente tre metri sopra il cielo. Il premier infatti ha deciso, per una volta, di comportarsi come un politico normale e ha dichiarato che se ci sarà un gradimento europeo sponsorizzerà baffino all’importantissimo ruolo. Certamente toglierselo dalle scatole sarebbe una opportunità per la politica italiana, in primis per il neosegretario del Pd, altrimenti costretto a tenersi il corvaccio sul groppo. Perché pur se la leggenda dice che D’Alema è intelligentissimo, politicamente ha contribuito più a rompere che a costruire, distruggendo qualsiasi esperimento non lo vedesse al comando. Dovrà vedersela però con un altro leader del gruppo socialista europeo, obiettivamente molto più preparato di lui, che, secondo me, se avesse la meglio potrebbe stroncare definitivamente le gambe a Massimino. E’ David Miliband, ministro degli Esteri del governo Brown, nato nel ’65, figlio di Ralph uno dei più noti studiosi del marxismo, a sua volta figlio di un ebreo polacco che combatté i nazisti nell’Armata Rossa e sepolto accanto a Carlo Marx nel cimitero di Highgate. A vantaggio di D’Alema c’è il fatto che non ha nessun’altra ambizione né possibilità che quella di fare il ministro degli Esteri europeo, Miliband potrebbe aspirare alla leadership del suo partito.
L’italiano ha una visione piuttosto antiquata, che tiene molto alla realpolitik (ricordate la Serbia e i bombardamenti sui civili?), l’inglese sembrerebbe più attento alla dimensione etica. E’ molto probabile che l’inglese presto non avrà il suo partito al governo che – quasi sicuramente – andrà ai conservatori di Cameron i quali non considerano al centro del loro cuore l’Unione europea. Quel che è certo è che in Europa continuerà a dominare l’asse franco-tedesco che potrebbe lavorare meglio con D’Alema. Per entrambi i candidati conta il peso che i rispettivi paesi metteranno nella loro promozione, e come è noto il nostro premier è molto umorale e, va ricordato, promuovere D’Alema vuol dire rinunciare al commissario ai Trasporti, l’opaco ma fedele Antonio Tajani.
Il post comunista italiano non è stato, da ministro degli Esteri, molto equilibrato, anzi ha sempre parteggiato per una parte ad esempio nel conflitto israelo-palestinese (in linea con la tradizione d.c. – p.c.i. che è il brodo di coltura del politico).
A tutto ciò va aggiunto che D’Alema, nonostante le sue ambizioni, ha fatto pochi progressi nello studio dell’inglese, il che, con tutta evidenza, è un notevole svantaggio a meno che non voglia costantemente camminare con la bravissima interprete Chiara Ingrao nel taschino.
So che la mia opinione conta meno di nulla, esattamente come quella di qualsiasi cittadino costretto a subire una classe politica che non occorre descrivere visto che è sotto gli occhi di chiunque, ma voglio lo stesso scrivere che per me D’Alema dovrebbe salire sulla sua bella barca e circumnavigare la terra una volta poi un’altra e poi un’altra. Non solo per lui auspico un lungo periodo di riposo, è ovvio, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it