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23/7/11 – Stato di diritto

sabato, 23 luglio 2011

Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi, ma si sbagliano

Da domenica la grande mela sarà ancora più Grande. Il 24 luglio, infatti, è il primo giorno di applicazione della recente legge che autorizza nello Stato di New York la celebrazione di matrimoni anche tra persone dello stesso sesso. Data attesa da così tanto tempo da aver creato un vero e proprio ingolfamento negli uffici, tanto che il sindaco Bloomberg ha proposto una lotteria tra i richiedenti arrivando a 764 sposalizi. Un po’ lo sappiamo dai film, ma per sposarsi negli Usa le pratiche da sbrigare sono veramente poche: ci si presenta in municipio con i documenti in regola. Niente certificato esposto per 15 giorni nelle sedi comunali come da noi, ma solo una richiesta generica tre giorni prima all’ufficio competente. E, senza aspettare risposta, si arriva negli uffici col vestito della festa e il bouquet in mano. Anche con il numero chiuso sarà ugualmente un vero primato per NY che arrivò nel 2003 alla cifra record di 621 matrimoni celebrati il giorno di san Valentino, protettore degli innamorati e dei malati di epilessia. Naturalmente gli estratti potranno essere coppie omo o etero. Si ipotizza che anche nelle prossime settimane bisognerà procedere a questo sistema sia a Manhattan che a Brooklyn, Queens, Bronx, Staten Island.
Dietro a questa grande festa di domenica c’è anche un piccolissimo contributo italiano. In molti ricordano il sindaco di New York Rudolph Giuliani, gran fautore della tolleranza zero, teorico della broken window che ha avuto anche da noi emuli, che hanno interpretato la finestra rotta arrestando la zingarella e al contempo spalancando porte e finestre per lasciare entrare nei posti di comando gli amici coi tirapugni più fighi. Giuliani, italiano di terza generazione, ha lavorato per questo risultato, prestandosi anche a travestirsi nelle maniere più improbabili e divertenti durante i gay pride. E ha passato il testimone al più composto ma deciso Bloomberg che ha speso molto del suo tempo all’affermazione del diritto per le coppie omosessuali. E poi c’è il governatore dello Stato di NY, Andrea La Guardia che ha ritenuto l’equiparazione del diritto come dato imprescindibile per la civiltà. Nipote di Fiorello La Guardia – è anche il nome dell’aeroporto di NY – l’uomo che come interprete ha aiutato i nostri connazionali che arrivavano ad Ellis Island, probabilmente in condizioni peggiori di come oggi arrivano gli stranieri a Lampedusa, e che poi diventò sindaco della città nel 1933.
Intanto in Italia si continua a negare questo basilare diritto. Non è accettabile sentire Giovanardi (e compagnia) dire che lui rispetta gli omosessuali ma la famiglia è altra cosa. Chi afferma questo deve essere chiamato col suo nome, cioè razzista, e senza timore di aver abusato della parola. Chi nega un istituto come il matrimonio ad una parte di cittadini in base al pregiudizio e all’idea vagamente animalesca che il matrimonio ha il solo scopo della riproduzione e dell’accudimento dei cuccioli, dovrebbe subire un trattamento sanitario obbligatorio – al momento è l’unico consentito e prevede le cure per chi fa del male a sé e agli altri – che lo riconduca ai nostri giorni. Nessuno impedisce a Giovanardi di vestirsi come un Borgia, magari starebbe anche bene, ma può lui e i suoi compagni della partitocrazia impedire alle persone di vivere normalmente come nel resto del mondo occidentale? Che ne sa lui di Anna che da sette anni vive con la sua compagna e non può godersi una bella giornata di festa insieme agli amici e i parenti, per una volta vestita bene, tra i confetti e le posate d’argento che vorrebbe mettere nella lista di nozze? Auguri a tutti quelli che si amano, o almeno ci provano. Agli altri una bella poesia, e state calmi che prima o poi l’amore arriva.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
oppure sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore
(W.H. Auden)

Dopo la prima notte di matrimonio gay a New York.

domenica, 26 giugno 2011

Su tutti i giornali italiani e su alcuni TG (ma non tutti) è stata data con molta enfasi la notizia che il Senato dello Stato di New York ha approvato il pieno riconoscimento della parità di diritto a sposarsi per tutte le coppie che si amano, indipendentemente dal sesso anagrafico. Ovvio il disappunto e in molti casi anche le feroci critiche delle religioni omofobe, quelle che campano di rendita sulla discriminazione e perfino l’incitamento alla violenza sulle persone omosessuali. E anche i media legati ai partiti politici al servizio delle gerarchie vaticane fanno piovere le loro critiche. Ma c’è una cosa che ci diverte, la certezza che schiumeranno di rabbia e soprattutto di invidia le cripto-checche, vale a dire gli omosessuali “velati” che per convenienza di carriera politica o ecclesiastica fanno finta di essere etero e sono in prima fila a protestare e a condannare confratelli e consorelle di pari orientamento sessuale. Sappiamo però che il giorno magico in cui anche in Italia una legge riconoscerà a tutti i cittadini, nessuno escluso, il diritto a formare una famiglia succederà quello che successe all’epoca dell’approvazione del divorzio. Allora fra i primi a uscire allo scoperto e a usufruire della nuova legge ci furono proprio i principali avversari politici (fasci e democristiani in testa) che si erano battutti come iene contro il divorzio. I primi omosessuali che correranno a sposarsi sarranno sicuramente le cripto-checche politiche e religiose che oggi fanno le vergini offese dalla ventata di libertà che arriva da New York.