“La faccia esangue, gli occhi verdognoli… un individuo squallido e sgradevole. Questo giovanotto ispira una incontrollata e irragionevole sensazione di ripugnanza”. Così sul Borghese Gianna Preda, nel 1961, descrive il prof. Luigi De Marchi.
Non solo, un anno prima l’Osservatore romano ne aveva chiesto l’arresto, mentre i responsabili di una delle tante opere assistenziali ecclesiastiche – sentendosi offese dal suo lavoro – gli fanno la posta sotto casa; e infastidiscono Maria Luisa Zardini, allora sua moglie, impegnata a spiegare la contraccezione nelle periferie.
Ma, che cosa aveva mai fatto questo signore?
Pioniere del controllo delle nascite, De Marchi individua tra i suoi avversari la sessuofobica Chiesa, e una bella domenica se ne va a piazza San Pietro con un camioncino dal quale disinvoltamente scarica una pillolona di polistirolo e la fa rotolare fin sotto l’obelisco. Viene fermato dai carabinieri, il pillolone sequestrato dalla gendarmeria vaticana, e la foto del professore si fa un bel giro. Inventore dell’AIED (Associazione italiana educazione demografica), vive amori e disamori con i radicali. E’ un personaggio chiave nella storia dei diritti civili, ed è la dimostrazione di come parlare di sessualità e diritti riproduttivi ti inimica il sistema dei partiti e tutte le Chiese. Si inventa un modo accattivante per parlare di sessualità e contraccezione, facendo il regista di fotoromanzi interpretati dai giovani Paola Pitagora e Ugo Pagliai. Lo scrittore Luciano Bianciardi gli dedica un bel racconto: in una ipotetica città dove tutti sono costretti a mangiare semolino, il prof. Marco De Luigi, dalla gola anarchica, si batte perché tutti possano scegliere di mangiare spaghetti, polpette e patatine. Il professore, venuto da Brescia dove è nato nel ’37, si becca ben sei processi per violazione dell’art. 553 c.p. per le sue conferenze scientifiche sulla contraccezione. Ma il “tignoso” non smette, e nel corso degli anni i suoi interventi diventano libri, programmi tv, rubriche radiofoniche.
Tanti sono i motivi per cui riconosciamo quasi ogni giorno di vivere in un paese anormale. Incontrare il prof. De Marchi alla Sma di via Livorno, sempre con il suo cappello a metà tra un basco e una coppola, e non vedere uomini e donne (e si che gli dobbiamo tutte qualcosa) che lo salutano con reverenza, è uno.
Ma forse lui lo sa che non essere sempre compresi è il prezzo che pagano quelli che hanno ragione prima degli altri.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
